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L’infinito

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Analizzando la lirica da un punto di vista strutturale, si puoò notare come essa sia “divisa” in
quattro sequenze. Leopardi descrive nella prima il panorama che si staglia dinanzi ai suoi
occhi (eò quindi uno scenario reale); nella seconda gli effetti provocati in lui da questa
imperfetta visione: eò dunque uno scenario “fantastico” in cui il poeta esprime le sue sensazioni
nel guardare il vago; nella terza invece torna alla realtaò grazie al richiamo del vento (ancora
uno scenario reale); ed infine nella quarta entra in contatto con l’Infinito (quindi, una seconda
sequenza interiore e fantastica). Quindi si ha una prima parte in cui viene descritto un infinito
spaziale, in cui sottolinea la sensazione visiva, esprimendo vicinanza e lontananza attraverso
la ripetizione dei termini “questo” e “quello” e una seconda in cui da ampio spazio all’infinito
temporale. Dal punto di vista stilistico il componimento appare molto equilibrato e studiato.
Si nota, innanzi tutto, l’onnipresenza e la ripetizione anaforica della congiunzione “e”,
soprattutto nelle due sequenze “fantastiche”: essa eò importante in quanto, da una parte,
suggerisce un’idea di unitarietaò nella lirica; mentre dall’altra rende l’idea dell’estrema
fulmineitaò del contatto con l’Infinito. A rendere l’idea di continuitaò metrica, sono molto efficaci
anche gli enjambements, sei su 15 versi (vv.2,4,5,8,9,13). Inoltre si puoò trovare una
similitudine a stampo naturale al verso 9, alcuni latinismi come fingo e ultimo, e una
metonimia che chiude il canto.

Es 4
L'Infinito, nella visione leopardiana, non eò un infinito reale, ma eò frutto dell'immaginazione
dell'uomo e, quindi, da trattare in senso metafisico. Esso rappresenta quello slancio vitale e
quella tensione verso la felicitaò connaturati ad ogni uomo, diventando in questo modo il
principio stesso del piacere. L'esperienza dell'Infinito eò un'esperienza duplice, che porta chi la
compie ad essere in bilico tra la perdita di se stesso. Il poeta infatti ama “naufragar” nell’
infinito e nell’ eterno come processo immaginativo e consolatorio che, pur se dominato dalla
ragione, esprime un processo conoscitivo che comporta una eliminazione dei dati reali e
concreti (l’ eclusione determinata dalla siepe; lo stormire delle piante determinato dal vento;
…) per “abbracciare” l’ infinito come superamento dei limiti posti all’ uomo . Mentre per
molti poeti romantici il tema dell’ infinito e dell’ eterno rappresenta, infatti, una fuga nel
sogno e nell’ irrazionale per Leopardi eò contemplazione del piacere che la ragione domina e
che quanto piuò reali sono i limiti posti dalla ragione tanto piuò il pensiero si annienta nell’
infinito (il suono reale e familiare del vento sembra evocare l’ eternitaò ) e “vaga” nell’
immensitaò e nell’ eternitaò .