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egr.

Andrea Mazzalai, voglio con questo mio intervento esporre un articolo di


Michele S., sulla fine dell'impero romano. Quello che � iniziato dall'autunno del
2007 � la fine dell'impero americano. e quello che lei auspica... cio� una risposta
dei giovani � utopia. per me, si deve pensare di fare dei clan. Un primo clan
potrebbe essere quello da Lei guidato, coordinato magari con altri uomini di buona
volont� come Paolo Barrai e Eugenio Benetazzo . che ne dice?
Buona lettura a tutti. Volutamente non ho espresso il cognome dell'autore del
pezzo, perch� nel 2007 ha chiuso il proprio blog, ma penso che lei, capitano , ed
altri fedeli suoi lettori intuirete chi �.
SPECIALE FINANZE ROMANE 22 agosto 2006 di Michele S.
Premessa
l�impero romano ebbe due secoli di pace e prosperit� dalla sua fondazione (30 a.C.
quando si dissolse la repubblica romana) fino al regno di Marco Aurelio (161-180
d.C.); un periodo di declino fino all�anno 268 cui poi segu� una ripresa sotto gli
imperatori il lirici che dur� fino al regno di Costantino (324-337); ed infine dopo

Costantino, l�impero entr� nella fase finale, con la data ufficiale della fine
storicamente stabilita nel 476.
L�impero romano fu la pi� grande civilt� prodotta dall�occidente, e rappresent� il
culmine di 10 mila anni di avanzamento economico iniziato nell�et� neolitica. In
termini di dimensione, popolazione, ricchezza, potere militare, portata delle opere
economiche, numero di fondazioni, e sofisticazione dell�ingegneria militare e
civile, l�impero Romano non venne superato fino alla rivoluzione industriale del
18� secolo.
Per fare un esempio, la citt� di Roma aveva una popolazione di un milione di
persone, raggiunta solo da Londra nel 1800. Dopo la caduta dell�impero, la
popolazione di Roma si ridusse a quella di un semplice villaggio.
In questo Speciale esamino la rovina finanziaria dell�impero, un processo lungo e
complesso che rappresenta una causa fondamentale del collasso, perch� �
interessante culturalmente
Il sistema monetario
Il sistema monetario nella fase iniziale era basato su tre monete:
1 sesterzio = 25 grammi di bronzo
1 denaro (3,5 grammi di argento) = 4 sesterzi (cio� 100 grammi di bronzo)
1 aureo(7,8 grammi di oro) = 25 denari (cio� 87,5 grammi di argento) =100 sesterzi
(2,5 kg. di bronzo)
(Interessante notare come all�epoca quindi 1 grammo di oro valeva 11,2 grammi di
argento.
Oggi 1 grammo di oro oscilla intorno a 50 grammi di argento.) ma oggi 2 dic 2008
vale circa 80gr di silver
Le entrate
Le entrate della repubblica dopo le conquiste di Pompeo erano di 340 milioni di
sesterzi(HS). L�annessione della Gallia nel 51 a.C. e dell�Egitto nel 31 a.C.
avevano aggiunto 300 mln. di HS. Le conquiste imperiali della Cappadocia , della
Mauritiana e della Bretagna aggiunsero altri 30 mln.HS, facendo s� che le entrate
totali all�epoca di Nerone arrivassero a 670 mln. di sesterzi. Durante la guerra
civile seguita alla morte di Nerone, il governo ebbe un enorme deficit e Vespasiano
cerc� di rimediare aumentando le tasse del 20% durante gli anni 70 (dopo Cristo).
Cos� le entrate arrivarono a 804 mln. circa, ed in termini reali sembra che non
siano pi� salite in modo sostanziale sopra questo livello fino alla fine.
Le spese
Vediamo adesso le spese: nell�anno 150 erano di 832 mln. HS (di cui 640 per il
pagamento dei militari, 50 per i bisogni dell�imperatore, e il resto tra impiegati
civili, costruzioni e cash). Si tratta ovvio
di stime e non implicano un deficit, perch� l�avere un bilancio in pareggio era un
principio caro agli imperatori iniziali: Augusto ridusse le legioni da 60 a 28, e
questo numero rimase relativamente stabile per i primi 3 secoli dopo Cristo. Un
legionario prendeva mediamente 1200 sesterzi l�anno (equivalenti a meno di 100
grammi di oro, che oggi sarebbero circa 1500 euro) . il 2 dic 2008 2000 euro
La politica di bilancio
Comprendere l�equazione delle entrate e delle spese � basilare per capire la rovina
finanziaria dell�impero nel corso dei secoli. I costi militari consumavano pi� del
70% delle entrate da quando le legioni salirono a 33 sotto Settimo Severo.
Vespasiano aveva gi� aumentato le tasse fin dove possibile , ci� senza che
creassero rivolte, cos� vi era poco spazio per aumentare le entrate durante i
periodi di spese straordinarie dovute alle guerre o ai regni di imperatori
stravaganti. Nel frattempo c�era poco spazio per ridurre le spese, se non si voleva
ridurre la dimensione militare.
Nel periodo repubblicano, prima dell�impero, la rovina finanziaria era stata
evitata durante i periodi di difficolt� , conquistando nuovi territori. Ma anche
questo non era pi� possibile, perch� tutti i territori profittevoli erano gi� stati
annessi. Le trib� barbare del nord non valevano la pena (Augusto diceva che
ulteriori conquiste sarebbero state come pescare pesciolini con un amo d�oro).
Ci� nonostante l�impero aveva qualche altro espediente finanziario a sua
disposizione quando era in difficolt� :

1) confiscava le propriet� dei condannati (per tradimento o altro); ma nel tempo


questo sistema distrusse la vecchia classe senatoriale, che fu rimpiazzata da una
nuova elite terriera che derivava il suo potere dalla fedelt� all�imperatore.
2) Tasse e pagamenti una tantum.
3) Prendere metalli preziosi dai tempi e dalle statue costruite con oro e argento.
4) Vendita di beni (palazzi, schiavi, ed armi).

Ma in pratica l�impero aveva poca flessibilit� nel suo budget, sia dal lato delle
entrate che delle spese. Fino a quando non vi furono significative minacce esterne,
il budget rest� sostenibile.
Una volta per� che gli assalti dei barbari divennero cronici e diffusi, piuttosto
che locali e sporadici, l�Impero si venne a trovare in un lento ma inesorabile
declino.
Le vittorie sui barbari non davano guadagni finanziari, mentre le sconfitte
comportavano perdite finanziarie , per danni alle propriet� , commerci che andavano
in malora, ed una minore popolazione da tassare.
Il governo reagiva con tasse ancora crescenti che lentamente strozzarono l�intera
economia e alla fine lo distrussero.
Manovre monetarie
E andiamo alle manovre da banchieri centrali che escogitarono.
Praticamente ogni imperatore, a partire da Nerone, metteva sempre meno bronzo e
argento nelle monete che produceva. Sotto Augusto il denario era per il 98% di
argento puro, e ai tempi di Adriano nel 138 si era scesi al 90%. Antonino Pio lo
ridusse all’86,5%, marco Aurelio al 78%, Comodo al 73%, Settimo Severo al 55,5% e
caracolla al 51,5% (siamo arrivati all’anno 217). Caracolla poi si invent�
l�antoniniano (il denario doppio) che aveva per� solo il 50% di argento in pi�
quando nominalmente rappresentava il doppio.
L�inflazione
Naturalmente tutto ci� produsse inflazione. Ai tempi della repubblica Plinio diceva
che svuotare di contenuto prezioso la moneta equivaleva a un default, diremmo oggi,
del debito governativo.
Gli imperatori invece lo trovarono un comodo mezzo di finanziamento, anche perch�
avevano paura che l�esercito potesse impossessarsi delle riserve preziose.
Tra l�altro � sorprendente notare come la paga dei soldati in termini di argento
non aument� mai rispetto ai livelli raggiunti sotto Augusto. In pratica ogni volta
che il salario nominale veniva aumentato, il contenuto di argento/bronzo del denaro
in circolazione veniva ridotto, cos� il costo in metallo prezioso dei soldati fu
tenuto costante (da Domiziano nell�anno 84 a Caracalla nel 212 il salario annuo di
un legionario pass� da 1200 a 2400 sesterzi, ma come vistLa riduzione del contenuto
prezioso nella moneta in circolazione ebbe un significativo impatto sui prezzi.
Dopo Caracalla, la svalutazione acceler� , e il contenuto di argento scese al 40%
nell�anno 250 e quasi a zero nel 270 quando il bronzo veniva appena dipinto di
argento.
Si stima che l�inflazione tra il secondo ed il terzo secolo sia stata del 15000%
(avete letto bene, quindicimila).
Diocleziano per porvi rimedio eman� un editto nel 301 : blocco dei prezzi su oltre
800 voci (come si vede, i ns.
governanti quando bloccano tariffe e simili, non inventano niente di originale).
I salari vennero stabiliti dall�editto con due livelli:
lavori qualificati (carpentieri, etc.) a 50-60 denari al giorno, gli altri a 25
denari. Nel frattempo i legionari , cui venivano fatte regalie una tantum ed in
parte erano pagati con grano, prendevano un po�di pi� dei lavoratori qualificati.

L�editto di Diocleziano non riusc� per� a fermare la corsa dei prezzi, nonostante
la minaccia di punizioni capitali. Diocleziano specific� che un oncia di oro (33
grammi) valeva 50mila denarii, ma il tasso di mercato rapidamente and� a 100mila
nell�anno 307, a 300mila nel 324, e ad un incredibile 2,1 miliardi di denarii per
ogni oncia di oro nel 350.
Comunque altre riforme di Diocleziano ebbero pi� successo. La pietra angolare della
sua politica economica fu far divenire permanenti le confische delle risorse
necessarie all�impero, fino ad allora fatte saltuariamente.
Poich� la moneta non aveva pi� valore, il nuovo sistema fu basato sull�esazione di
tasse in natura, regolarmente previste dal budget imperiale in modo da dare
comunque certezza di ci� che si sarebbe dovuto pagare, e di converso, avere
certezza delle risorse su cui si poteva contare.
Effetti finanziari delle invasioni
Nel frattempo le invasioni barbariche avevano iniziato a diffondersi gi� a met� del
secolo, e accelerarono con l�apparizione degli Unni nel 376.
Questi assalti causarono...

Effetti finanziari delle invasioni


Nel frattempo le invasioni barbariche avevano iniziato a diffondersi gi� a met� del
secolo, e accelerarono con l�apparizione degli Unni nel 376.
Questi assalti causarono numerose perdite finanziarie oltre ai costi militari
diretti.
Aureliano aveva speso diversi anni per la ricostruzione delle mura di Roma, impresa
molto costosa. La citt� rimase salva durante il quarto secolo ma fu occupata e
saccheggiata due volte nel quinto, nonostante le mura aureliane. I goti
saccheggiarono Roma per sei giorni nel 410 e i vandali per due settimane nel 455.
Questi danni comportarono anche una riduzione delle tasse incassate dalle province.
Ad esempio nel 445 le entrate erano di 9600 solidi dalla Numidia e di 5150 dalla
Mauritania, invece che rispettivamente 77mila e 41mila dei tempi antecedenti
l�invasione dei vandali .
(il solido era di 4,54 grammi di oro, e fu introdotto da Costantino).

Roma perse anche il controllo dei mari: la marina imperiale era gi� sparita durante
il terzo secolo, quando nel 250 i pirati erano comparsi su vasta scala, e nel 269
una banda di goti pot� navigare senza ostacoli fino in Grecia. Diocleziano pot�
finanziare solo la costruzione di flotte locali nel mediterraneo, ma per la fine
degli
anni 300 non ce n�erano pi�.
Poich� l�impero era un anello di terra circondato dal mediterraneo, la perdita del
controllo ebbe enormi
conseguenze sul commercio tra province, particolarmente grave perch� l�Italia non
era autosufficiente nella produzione di cibo.
Infine, dopo la battaglia di Adrianopoli nel 378, l�impero inizi� anche a pagare le
trib� barbare purch� non effettuassero incursioni.
Tutto ci� non toglie per� che continuasse a esistere una crescente burocrazia,
accoppiata a sprechi di ogni genere e a una fortissima tendenza all�ozio e alla
lussuria.
Gibbon nel suo monumentale �declino e caduta dell�impero romano : descrive cos� la
situazione ai tempi di Giuliano (361 ) � Subito dopo l�entrata (di Giuliano) nel
palazzo di Costantinopoli, ebbe bisogno di un barbiere. Un uomo magnificamente
vestito, immediatamente si present� a lui. Giuliano ripet� che voleva un barbiere ,
e, scoprendo che questi era il barbiere ,inizi� a chiedergli quanto guadagnava
dalla sua occupazione, e fu informato che � a parte un salario cospicuo �� questi
godeva dei servizi di 20 servi e altrettanti cavalli. Con questa situazione di
benefici un migliaio di barbieri, un migliaio di portatori di tazze, un migliaio di
cuochi vennero distribuiti in diversi luoghi di lussuria; ed il numero di eunuchi
poteva essere paragonato solo con gli insetti dei giorni estivi�(p.747)
Conclusione
la riduzione delle entrate e l�aumento delle spese per tutte le cause sopraesposte,
port� l�impero ad aumentare le tasse laddove poteva, raddoppiando l�incidenza nel
350. I piccoli proprietari caddero in rovina per il peso delle tasse, e furono
costretti a impiegarsi presso i grandi proprietari, a volte anche
come schiavi pur di sopravvivere.
Il fenomeno si diffuse cos� tanto che l�imperatore Valente nel 368 dichiar�
illegale la rinuncia alla propria libert�.
Le legioni si deteriorano fino al punto che erano composte di contadini e mercenari
barbari.
Diocleziano ne aveva aumentato il numero a 60, ma alla fine del quarto secolo
esistevano solo sulla carta.
Nel 406 la situazione divenne cos� disperata che Onorio arruol� pure gli schiavi.

Nel settore privato, l�attivit� bancaria fu abbandonata nel 410 , la terra


produttiva fu anche lei man mano abbandonata, il commercio collass�.
Le invasioni barbariche, il colpo finale all�impero nel quinto secolo, furono
semplicemente il culmine di 3 secoli di deterioramento continuo nella capacit�
fiscale.
Un circolo vizioso era stato decisivo: l�aumento delle spese militari, la
burocrazia, e gli sperperi portarono a un insopportabile livello la pressione
fiscale, cos� crebbe per reazione l�evasione fiscale soprattutto da parte degli
alti esponenti e dei grandi proprietari terrieri; alla fine arriv� la bancarotta;
nello stesso tempo piccoli gruppi privilegiati, evasori fiscali, riuscivano a
tesaurizzare la loro ricchezza creando intorno alle loro ville dei microcosmi
sociali ed economici, completamente indipendenti dall�autorit� centrale: � la fine
dell�impero e l�inizio del medio evo.
Concludo facendo notare come la questione finanziaria e la questione morale siano
state sempre intrecciate nella lunga storia romana.
Nel 485 a.C. nei primi anni della repubblica, Cincinnato fu nominato dittatore:
egli sconfisse gli Equi e si dimise da dittatore, ritornando ai suoi campi. Questo
comportamento rende l�idea dello standard di virt� civiche che ispirarono Roma per
secoli rendendola grande.
Ma gi� alla fine della repubblica queste virt� erano in declino e rimpiazzate dal
desiderio di potere personale e questo desiderio forse pi� di ogni altra cosa port�
alla implosione finale.