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ESECUZIONE DELLE DECISIONI DEI TRIBUNALI STRANIERI E LODI ARBITRALI

Londra 21 Marzo 2014 Conversazione di Aggiornamento Professionale Relatore: Avv. Sara Martucciello www.studiomartucciello.it

QUADRO NORMATIVO

-Regolamento CE n.44/2001 (cd.Bruxelles I) -Regolamento CE n.1393/2007 -Regolamento Ce n.805/2004 -Regolamento CE n.1896/2006 -Regolamento CE n.936/2012 che ha modificato gli allegati del procedimento di ingiunzione di pagamento europeo -Art. 64-66 della L.n.218/1995 -Articoli 839-840 del Codice di Procedura Civile -Convenzione per il riconoscimento e l’esecuzione delle sentenze arbitrali firmata a New York il 10/06/1959 -Convenzione Europea sull’arbitrato commerciale internazionale firmata a Ginevra nel 1961

COMPETENZA RICONOSCIMENTO ED ESECUZIONE DELLE DECISIONI IN MATERIA CIVILE E COMMERCIALE (Bruxelles I)

Regolamento (CE) n.44/2001 del Consiglio, del 22 Dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale. SINTESI:

Il Regolamento determina la competenza dei giudici in materia civile e commerciale. Prevede che le decisioni emesse in uno Stato membro dell’Unione Europea (UE) siano riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, salvo in caso di contestazione. La dichiarazione di esecutività deve essere rilasciata a seguito di un controllo meramente formale dei documenti prodotti, senza che il giudice possa rilevare d’ufficio i motivi di diniego dell’esecuzione indicati nel regolamento.

NORMA GENERALE SULLA COMPETENZA

Il principio fondamentale è quello secondo cui la competenza spetta al giudice dello Stato membro in cui è domiciliato il convenuto, indipendentemente dalla cittadinanza di quest’ultimo. Il domicilio viene determinato a norma della legge dello Stato membro cui appartiene il giudice adito. Qualora una parte non sia domiciliata nello Stato membro i cui giudici sono aditi, il giudice, per stabilire se essa ha il domicilio in tale Stato membro, deve applicare la legge di un altro Stato membro. Per le persone giuridiche o le società il domicilio è determinato dalla sede sociale, dall’amministrazione centrale o del centro di attività principale. Per i trust, il domicilio è definito dalla corte che si occupa della causa, applicando le norme del proprio diritto internazionale privato.

SOSTITUZIONE DELLA CONVENZIONE DI BRUXELLES del 1968

Il Regolamento sostituisce la Convenzione di Bruxelles del 1968, applicabile tra gli Stati membri prima dell’entrata in vigore del regolamento, salvo per quanto riguarda i territori degli Stati membri che rientrano nel campo di applicazione territoriale di tale convenzione e che sono esclusi dal regolamento ai sensi dell’articolo 299 del trattato che istituisce la Comunità europea (ora articolo 355 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea).

Al momento dell’entrata in vigore del regolamento, la competenza giudiziaria tra

la Danimarca e gli altri Stati membri continuava ad essere disciplinata dalla Convenzione di Bruxelles del 1968.

Il

19 Ottobre del 2005, l’UE ha firmato l’accordo con la Danimarca concernente

la

competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in

materia civile e commerciale, entrato in vigore dal 1° Luglio del 2007. Il 16 Settembre 1998 gli Stati membri e gli Stati EFTA hanno concluso la convenzione di Lugano concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione

delle decisioni in materia civile e commerciale, che è parallela alla convenzione

di Bruxelles.

CAMPO DI APPLICAZIONE DEL REGOLAMENTO

Articolo 1 Il presente regolamento si applica in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell’organo giurisdizionale. Esso non concerne, in particolare la materia fiscale, doganale ed amministrativa. Sono esclusi dal campo di applicazione delle persone fisiche, il regime patrimoniale fra i coniugi, i testamenti e le successioni, i fallimenti i concordati e le procedure affini, la sicurezza sociale e l’arbitrato.

TITOLO III RICONOSCIMENTO ED ESECUZIONE

Articolo 33 Le decisioni emesse in uno Stato membro sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento. Articolo 38 Le decisioni emesse in uno Stato membro ed ivi esecutive sono eseguite in un altro stato membro dopo essere state ivi dichiarate esecutive su istanza della parte interessata. Articolo 43 Il ricorso contro la dichiarazione di esecutività deve essere proposto nel termine di un mese dalla notificazione della stessa, il termine è di due mesi se la parte contro la quale è chiesta l’esecuzione è domiciliata in un altro Stato membro, detto termine non è prorogabile.

L’ISTANZA

L’istanza deve essere depositata secondo le modalità previste dallo Stato membro che ne fa richiesta e deve essere corredata dai seguenti documenti:

-un spedizione che presenti tutte le formalità necessarie alla sua autenticità; -se si tratta di una decisione contumaciale, l’originale o una copia certificata conforme al documento comprovante che la domanda giudiziale o un atto equivalente è stato notificato o comunicato al contumace; -qualsiasi atto comprovante che secondo la legge dello Stato di origine, la decisone è esecutiva ed è stata notificata. Il Giudice adito statuisce sull’esecuzione entro un breve termine, senza che la parte contro cui l’esecuzione viene chiesta possa presentare osservazioni, solo quando l’esecuzione viene accordata, la parte contro cui viene fatta valere può proporre opposizione ai sensi dell’art. 36 del regolamento. In pendenza del termine per proporre detta opposizione e fino a quando non sia stata adottata alcuna decisione in materia, è possibile unicamente disporre provvedimenti conservativi sui beni della parte contro cui è chiesta l’esecuzione.

NOTIFICA E COMUNICAZIONE DEGLI ATTI GIUDIZIALI ED EXTRAGIUDIZIALI

Il regolamento CE n.1393/2007 relativo alla notificazione ed alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale ha abrogato il precedente regolamento CE n.1348/2000. Pertanto i due Atti rilevanti sono da una parte il regolamento CE 1393/2007 valevole per tutti gli Stati membri della UE, dall’altra la Convenzione dell’Aja del 1965 valevole nella UE ed anche negli altri Stati non aderenti alla UE.

La notifica in base al regolamento CE 1393/2007 si esegue osservando scrupolosamente i seguenti punti:

dell’originale

dell’atto sottoscritto con asseverazione dell’atto tradotto e con la certificazione della firma del traduttore in base alla Convenzione dell’Aja «Apostille»; -l’atto originale dovrà essere allegato in calce alla traduzione e l’uno e l’altro dovranno recare, su ogni pagina i timbri di consunzione dell’Ufficio che assevera (Procura della Repubblica presso il Tribunale del distretto competente);

-traduzione

nella

lingua

dello

Stato

di

destinazione

-l’atto da notificare dovrà infine essere accompagnato dall’Allegato I possibilmente nella lingua del paese di destinazione, di cui al regolamento CE 1393/2007.

AMBITO DI APPLICAZIONE

Art.1

Il presente regolamento si applica in materia civile e commerciale, quando un atto giudiziario o extragiudiziale deve essere trasmesso in un altro Stato membro per essere notificato o comunicato al suo destinatario.

Art.4

Gli atti giudiziari sono trasmessi direttamente tra gli organi designati dall’art.2, cioè dall’organo competente per la trasmissione degli atti che devono essere notificati o comunicati in un altro Stato membro (cd. organo mittente) e l’organo competente per la ricezione degli atti provenienti da un altro Stato membro (cd. organo ricevente).

Art.7

L’organo ricevente procede o fa procedere alla notificazione o alla comunicazione dell’atto secondo la legge dello Stato membro richiesto, non rinvia alle norme di diritto internazionale privato che regolano in ciascun Stato membro la notificazione degli atti giudiziari all’estero, ma si limita a richiamare le disposizioni processuali sulla notificazione degli atti giudiziari all’interno dello Stato membro in cui la notificazione deve essere eseguita.

ESEGUIRE DALL’ITALIA UNA NOTIFICA ALL’ESTERO

Per eseguire dall’Italia una notifica all’estero di un atto giudiziario o extragiudiziario in materia civile o commerciale è opportuno inizialmente verificare se tra il Paese emittente e quello ricevente è stato ratificato un accordo bilaterale, se entrambi i Paesi hanno aderito alla Convenzione dell’Aja del 1965 e se entrambi i Paesi hanno adottato il Regolamento CE n.1393/2007. Nel caso in cui la trasmissione degli atti da notificare deve avvenire ai sensi di una Convenzione bilaterale (cd. via diplomatica normale), l’Ufficiale giudiziario trasmetterà la documentazione direttamente all’Ambasciata italiana competente che a sua volta ne curerà l’inoltro alle autorità locali. Per i Paesi con i quali non sono in vigore accordi in materia di assistenza giudiziaria, la notifica deve essere richiesta, senza spese, a cura dell’Ufficiale giudiziario, ai sensi degli articoli 30 e 75 del DPR n.200/1967, mediante invio di due copie dell’atto direttamente alle Rappresentanze diplomatico-consolari territorialmente competenti. Soltanto nei casi in cui risulta impossibile eseguire la notificazione in uno dei modi consentiti dalle Convenzioni internazionali e dal DPR, sono applicabili le disposizioni dell’art. 142 cpc

I MODULI E GLI INDIRIZZI

I moduli necessari per richiedere le notifiche all’estero si possono reperire sul sito: www.hcch.net ;

Gli indirizzi delle rappresentanze diplomatiche e consolari si possono reperire sul sito: www.esteri.it .

LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE DECISIONI GIUDIZIARIE CON IL TITOLO ESECUTIVO EUROPEO

Il regolamento n.805/2004 istitutivo del Titolo europeo (Tee) per i crediti non contestati è entrato in vigore nel Gennaio del 2005, esso prevede che dopo la qualificazione da parte del Giudice del Paese di origine, non siano necessarie ulteriori procedure per l’esecuzione della decisione giudiziaria nello Stato richiesto. Il nuovo titolo esecutivo europeo si applica alle decisioni giudiziarie rese alle transazioni giudiziarie approvate o concluse e agli atti pubblici redatti o registrati dopo la sua entrata in vigore. La sua finalità è quella di consentire la libera circolazione delle decisioni giudiziarie in materia civile e commerciale con l’auspicio di arrivare ad un’armonizzazione a livello europeo anche di altre procedure. Il Tee per i crediti non contestati è un certificato che consente alle decisioni giudiziarie, alle transazioni giudiziarie e agli atti pubblici di poter essere riconosciuti ed eseguiti automaticamente in un altro Stato membro, senza il procedimento intermedio in quanto evita l’exequatur.

LA CERTIFICAZIONE DEL TITOLO

Il procedimento per la dichiarazione di esecutività prevede l’avvio a seguito della presentazione dell’istanza della parte interessata, rivolta al giudice dello Stato in cui il provvedimento deve essere eseguito. Il nuovo regolamento prevede la facoltà per il creditore di iniziare il processo esecutivo in tutti gli Stati membri, sulla base di un titolo esecutivo europeo e cioè di un titolo di credito certificato come tale dalla preposta autorità dello Stato di origine del provvedimento e non più dal Giudice dello Stato membro dell’esecuzione. La finalità è quella di fare in modo che la decisione giudiziaria, certificata come Tee, sia trattata come se fosse stata pronunciata nello Stato membro dove si chiede l’esecuzione.

ESECUZIONE

Il diritto applicabile alla procedura di esecuzione è quello dello Stato membro in cui viene richiesta l’esecuzione della decisione (Stato membro di esecuzione). Il creditore è tenuto a fornire alle autorità competenti dell’esecuzione:

-una copia della decisione; -una copia del certificato di titolo esecutivo europeo; -se del caso, una trascrizione del certificato di titolo esecutivo europeo o una sua traduzione nella lingua ufficiale dello Stato membro dell’esecuzione oppure in un’altra lingua che abbia dichiarato di accettare. Il Giudice competente nello Stato membro dell’esecuzione può rifiutare l’esecuzione se la decisione giudiziaria certificata è incompatibile con una decisione anteriore pronunciata in uno Stato membro o in un paese terzo. In certi casi può sospendere o limitare il procedimento di esecuzione.

PERCORSI

Il creditore potrà scegliere tra il meccanismo dell’ingiunzione europea, quello di una procedura giudiziaria nel proprio Paese, con la prospettiva dell’esecuzione all’estero, previo exequatur, se vi sono le condizioni per ottenere la certificazione come titolo esecutivo europeo ovvero quello di un’ azione da promuovere nello Stato membro del debitore con maggiori difficoltà iniziali, ma con un sicuro vantaggio al momento dell’esecuzione. Si possono pertanto percorrere tre strade diverse:

1) Valorizzazione dei provvedimenti giudiziari o accordi stragiudiziali nazionali quando il titolo fondante sia un credito non contestato, si ritiene superfluo l’exequatur nel Paese ad quem e lo si sostituisce con un’apposita certificazione. 2) Costruzione di un procedimento autonomo idoneo alla formazione di un titolo esecutivo che può essere fatto valere in ogni altro Paese dell’Unione senza la necessità dell’exequatur che viene formalmente abolito. 3) Instaurare un giudizio nel Paese dove ha sede il debitore e dove si trovano i suoi beni da aggredire evitando ogni problema di riconoscimento. Libera circolazione delle liti che potenzialmente sostituisce la libera circolazione delle sentenze.

DECRETO INGIUNTIVO EUROPEO

Il Regolamento n.1896/2006 istituisce una procedura europea di ingiunzione di pagamento che semplificata e sveltisce le controversie transfrontaliere in materia di crediti non contestati, riducendone i costi. Il Regolamento garantisce la libera circolazione delle ingiunzioni di pagamento europeo all’interno di tutti gli Stati membri definendo norme minime la cui osservanza rende inutile qualsiasi procedura intermedia nello Stato membro di esecuzione in via preliminare al riconoscimento e all’esecuzione stessa. Si definisce transfrontaliera, una controversia nella quale almeno una delle parti abbia il proprio domicilio residenza abituale in uno Stato membro diverso dallo Stato membro della giurisdizione adita. Il Regolamento prevede un modulo A per la domanda di ingiunzione di pagamento europea. Per presentare opposizione all’ingiunzione, il convenuto può servirsi del modulo F che gli viene consegnato unitamente all’ingiunzione di pagamento.

L’ESECUZIONE DELLE SENTENZE STRANIERE IN ITALIA

Nel sistema legislativo italiano nessun titolo esecutivo straniero, giudiziale e stragiudiziale ha autonoma efficacia esecutiva, se non a seguito di un procedimento delibativo della nostra autorità giudiziaria (exequatur), le uniche eccezioni sono i titoli di credito.

Nonostante la globalizzazione e l’integrazione europea la sovranità dello Stato italiano sembra escludere a priori l’applicazione in territorio nazionale di sentenze emesse da tribunali stranieri. In origine prima dell’entrata in vigore della L.n.218/1995 era impossibile che una sentenza straniera potesse regolare rapporti giuridici in Italia a meno che non fosse intervenuto una sorta di nulla osta da parte della Corte di Appello, la quale verificava che i presupposti di tale sentenza fossero coerenti con i principi vigenti e soprattutto con l’ordine interno. Con l’entrata in vigore della L.n.218 parallelamente è stato recepito anche il principio dell’automatica efficacia in Italia dei provvedimenti giudiziari stranieri

EFFICACIA DI SENTENZE ED ATTI STRANIERI

Art.64 Riconoscimento di sentenze straniere La sentenza straniera è riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento quando:

-il giudice che l’ha pronunciata poteva conoscere della causa secondo i principi della competenza giurisdizionale propri dell’ordinamento italiano; -l’atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo dove si è svolto il processo e non sono stati violati il diritto alla difesa; -le parti si sono costituite in giudizio secondo la legge del luogo dove si è svolto il processo o la contumacia è stata dichiarata in conformità a tale legge;

-essa è passata in giudicato

cui è stata

pronunciata; -essa non è contraria ad altra sentenza pronunziata da un giudice italiano passata in giudicato; -non pende un processo davanti a un giudice italiano per il medesimo oggetto e tra le stesse parti, che abbia avuto inizio prima del processo straniero; -le sue disposizioni non producono effetti contrari all’ordine pubblico.

secondo la legge del

luogo in

Art.67 Attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri di giurisdizione volontaria e contestazione del riconoscimento In caso di mancata ottemperanza o di contestazione del riconoscimento della sentenza straniera o del provvedimento straniero di volontaria giurisdizione, ovvero quando sia necessario procedere ad esecuzione forzata, chiunque vi abbia interesse può chiedere alla Corte d’Appello del luogo di attuazione l’accertamento dei requisiti del riconoscimento. La sentenza straniera o il provvedimento straniero di volontaria giurisdizione unitamente al provvedimento che accoglie la domanda di cui al comma 1 costituiscono titolo per l’attuazione e l’esecuzione forzata.

RICONOSCIMENTO ED ESECUZIONE NEGLI USA DELLE SENTENZE STRANIERE CHE COMPORTANO IL PAGAMENTO DI UNA SOMMA DI DENARO

Il Tribunale di un qualunque Stato Americano si potrebbe trovare nell’impossibilità di dare esecuzione ad una propria sentenza per la mancanza nel suo territorio di beni appartenenti al soggetto da pignorare. Il questi casi il creditore deve instaurare un secondo giudizio davanti al tribunale dello Stato in cui si trovano i beni del debitore. La Costituzione Americana stabilisce il principio secondo il quale qualunque sentenza purchè emessa negli stati Uniti, sia che provenga da un tribunale statale che da uno federale deve ottenere automatico riconoscimento ed esecuzione in ciascun Stato della Confederazione, a condizione che tale sentenza sia stata ivi appositamente registrata. La ragione risiede nel fatto che negli Stati Uniti, non esiste alcuna legge federale o trattato internazionale che disciplini il riconoscimento e l’esecuzione di sentenze straniere nel Paese. Per questo motivo negli Stati Uniti la materia del riconoscimento e dell’esecuzione delle decisioni emesse da organi giudicanti stranieri è disciplinata quasi interamente a livello nazionale. ( Si veda l’Uniform Foreign Money Judgments Recognition Act)

ARBITRATO INTERNAZIONALE

Con l’obiettivo di rendere maggiormente sicuri gli scambi di commercio internazionale, si è affermato negli anni 60 il ruolo dell’Arbitrato Internazionale. L’arbitrato è una forma di risoluzione delle controversie demandata alla volontà negoziale delle parti che si affidano a soggetti terzi. E’ un giudizio privato che si svolge davanti ad uno o più arbitri e può essere previsto dalle parti ad origine, mediante l’inserimento nel contratto di una clausola compromissoria oppure può essere scelto come mezzo di risoluzione a controversia già insorta, tramite la sottoscrizione di un compromesso arbitrale. La clausola o il compromesso devono essere redatti per iscritto e contenere quante più informazioni possibili in merito alla procedura arbitrale specificando in particolare la lingua ed il luogo dell’arbitrato, la camera arbitrale prescelta, il criterio di ripartizione dei costi, se gli arbitri devono decidere in base ad una normativa nazionale o secondo equità.

CONVENZIONE DI NEW YORK

In materia di arbitrato internazionale la convenzione più importante è la Convenzione di New York del 10 Giugno 1958 sul riconoscimento e l’esecuzione dei lodi arbitrali stranieri, ratificata da 146 Paesi. Le fonti:

-convenzioni internazionali (Convenzione di New York) -regolamenti arbitrali (es. International Chamber of Commerce di Parigi) -leggi in materia contenute nei diversi ordinamenti nazionali (favorevoli all’arbitrato l’ordinamento inglese, francese, svizzero) Tipologie L’arbitrato è suddiviso secondo il nostro Codice civile in arbitrato Ad Hoc dove le parti regolano gli aspetti essenziali dell’arbitrato ed arbitrato Amministrato, dove si farà espresso riferimento al regolamento dell’ente specializzato (es. Camera Arbitrale di Milano in Italia)

GLOSSARIO DELLE ISTITUZIONI DI ARBITRATO

AAA-ICDR (American Arbitration Association-International Centre for Dispute Resolution) ACICA (Australian Centre for International Commercial Arbitration) CICA (The Court of International Commercial Arbitration to the Chamber of Commerce and Industry of Romania and Bucarest) CIETAC (China International Economic and Trade Arbitration Commission) FIESPI (Federation of Industries of the State of Sao Paulo) HKIAC (Hong Kong International Arbitration Centre) ICAC (Ukraine) ICC (International Chamber of Commerce) JCAA (The Japan Commercial Arbitration Association) KCAB (Korean Commercial Arbitration Board) LCIA (The London Court of International Arbitration) Mongolian National Arbitration Court NAI (The Netherlands Arbitration Institute) New York Convention 1958 PCA (Permanent Court of Arbitration) SAKIG (Court of Arbitration at the Polish Chamber of Commerce) SCC (The Arbitration Instituite of the Stockholm Chamber of Commerce) SIAC (Singapore International Arbitration Centre) Swiss Chamber VIAC (International Arbitration Centre of the Austrian Federal Economic Chamber) WIPO (World Intellectual Property Organisation)

REQUISITI PER IL RICONSCIMENTO DI UN LODO STRANIERO IN ITALIA

Il riconoscimento viene richiesto con un ricorso al Presidente della Corte D’Appello nella cui circoscrizione risiede la parte contro cui il lodo deve essere eseguito. La parte che richiese il riconoscimento deve produrre, in originale o in copia autentica, con una traduzione autentica, il contratto che prevede la clausola arbitrale ed il lodo arbitrale. E’ possibile presentare opposizione entro 30 gg. dalla avvenuta notificazione del decreto con il quale è stato concesso il riconoscimento, tuttavia i motivi che devono sussistere per opporsi sono tassativi. La Corte di Appello può in pendenza di opposizione concedere la provvisoria esecuzione del lodo.

ESEMPIO:LA FEDERAZIONE RUSSA

Le decisioni dei Tribunali statali stranieri sono riconosciute nel territorio della Federazione Russa nei casi stabiliti dalle Convenzioni Internazionali o dai Trattati bilaterali firmati dalla Federazione e dal relativo Paese. La Federazione Russa ed il Paese straniero la cui decisione deve essere eseguita devono essere membri di una convenzione internazionale in cui vengono stabilite le condizioni per il riconoscimento della decisione di un Tribunale straniero.

CONVENZIONE EUROPEA SULL’ARBITRATO COMMERCIALE INTERNAZIONALE

La Convenzione sull’arbitrato internazionale di Ginevra del 1961 rappresenta la più importante fonte convenzionale di disciplina dell’arbitrato internazionale in materia commerciale. Essa è applicabile alle procedure arbitrali se ed in quanto entrambe le parti di un contratto abbiano sede o residenza in Stati aderenti alla convenzione.

CAMPO DI APPLICAZIONE

La Convenzione di Ginevra si applica:

-alle convenzioni di arbitrato concluse per risolvere le controversie sorte o che potrebbero sorgere da operazioni di commercio internazionale, tra persone fisiche o morali aventi, al momento della conclusione della Convenzione, la loro residenza abituale oppure la loro sede in Stati contraenti diversi; -alle procedure ed alle sentenze arbitrali basate sulle convenzioni di cui al paragrafo 1 a) del presente articolo.