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Manuali per la didattica

(Spiridione Alessandro Curuni)


Indice

Presentazione (G. Carbonara) 7


Introduzione (S. A. Curuni) 9

Capitolo 1 - LA FOTOGRAFIA (A. Cattaneo) 12


1.1 - Breve storia della fotografia chimica 13
1.2 - L’attrezzatura necessaria 35
1.2.1 - La macchina fotografica 37
1.2.2 - Gli obiettivi intercambiabili 41
1.2.3 - Gli obiettivi normali o standard 43
1.2.4 - Gli obiettivi grandangolari 45
1.2.5 - I teleobiettivi 47
1.2.6 - Il cavalletto (treppiedi) o stativo 51
1.2.7 - Lo scatto flessibile 53
1.2.8 - Le lenti addizionali 57
1.2.9 - La camera oscura 59
1.2.10 - Il materiale sensibile 61

© Sapienza, Università di Roma. Capitolo 2 - LA FOTOGRAFIA DIGITALE (S. A. Curuni) 74


Dipartimento di Storia, Disegno e
Restauro dell’Architettura 2.1 - La macchina fotografica (fotocamera digitale) 75
P.zza Borghese, 9 - 00196 ROMA 2.2 - Fotografia e Prospettiva: due tecniche a confronto 83
2.3 - Le immagini documentarie 101
La realizzazione di questo volume è stata possibile grazie
2.4 - Le immagini utili per il lavoro 129
ai fondi per le esercitazioni degli studenti del Laboratorio 2.5 - Le fotoriproduzioni 155
di Restauro del prof. S.A. Curuni

Capitolo 3 - DIORAMI DI CONTESTI STORICI E PAESAGGI NATURALI (N. Santopuoli) 170


3.1 - Diorami di contesti storici e paesaggi naturali 171
3.2 - Civitavecchia, Chiesa della SS. Concezione al Ghetto 179
3.3 - Il restauro delle mura dell’antico Castello e la rifunzionalizzazione
di Villa del Seminario di Carpineta (Cesena) 183
3.4 - Cimitero Ebraico di via delle Vigne a Ferrara. Elaborazioni del dato
di riflettanza e image processing a fini diagnostici 189
3.5 - La Chiesa di San Rocco a Bertinoro (Forlì) 195
3.6 - L’Atlante dei Mosaici della Cupola della Roccia di Gerusalemme 199
I edizione 2014 3.7 - Battistero Neoniano: stereofotogrammetria sull’architettura e sui mosaici 205
© 2014 - Felici Editore Srl 3.8 - Battistero Neoniano a Ravenna: banca d’immagini digitali dei mosaici 209
via Carducci, 60 - 56010 Ghezzano (PI)
tel. 050 878159 - fax 050 8755897
www.felicieditore.it Contributi di
(Alessandra Alvisi) Il Complesso monumentale di Colle Ameno a Bologna 213
ISBN: 978-88-6019-702-3
(Alessandra Alvisi) Dalla documentazione fotografica alla conoscenza:
l’interpretazione del sisma ai fini della ricostruzione.
Fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volume/fascicolo di periodico dietro pagamento alla SIAE del Il terremoto dell’Emilia: riflessioni post sisma 223
compenso previsto dall’art. 68, comma 4, della legge 22 aprile 1941 n. 633 ovvero dall’accordo stipulato tra SIAE, AIE, SNS e CNA, CONFARTIGIANATO, CASA, CLAII,
CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI il 18 dicembre 2000.
(Lavinia Munnini) Le Terme del Dio Mitra ad Ostia Antica (Roma) 227
Le riproduzioni per uso differente da quello personale sopracitato potranno avvenire solo a seguito di specifica autorizzazione rilasciata dagli aventi diritto/ (Lavinia Munnini e Fabiola Tassin) Il Santuario di S. Maria delle Grazie di Fornò (FC) 231
dall’editore.
(G. Salamone) L’Excubitorium della VII Coorte 237
Il Complesso monumentale di Colle Ameno a Bologna

Il confronto tra ieri e oggi per la conoscenza dello stato di conservazione


del costruito storico. Il complesso monumentale di Colle Ameno fra incuria e
discutibilità degli interventi

La conoscenza dell’architettura storica finalizzata alla sua conservazione e trasmissione al fu-


turo presuppone un’approfondita analisi dello stato di fatto in cui il costruito si trova oggi. Nu-
merose problematiche e situazioni critiche individuabili sull’edificio, però, trovano difficilmente
giustificazione e comprensione se il progetto conoscitivo si limita a indagare solamente la veste
in cui il manufatto ci arriva dal passato. Una sintesi completa ed esaustiva sulle stratificazioni, le
modifiche, le alterazioni, le perdite che l’architettura può aver subito nel tempo, nonché sulle
problematiche di degrado strutturale e superficiale che potrebbero aver interessato l’edificio in
passato o ancora oggi, deve estendere il campo di conoscenza lungo il tempo-vita del manufat-
to, cercando di ricostruirne le fasi salienti che lo hanno portato alla situazione in cui lo vediamo
oggi.
Un contributo utile a questo scopo è fornito dalla documentazione fotografica pregressa, sia
che si tratti di cartoline storiche e fotografie d’epoca, sia che la nostra risorsa si limiti a immagini
relative a pochi decenni prima. Nel giro di questo pur breve intervallo di tempo, l’architettura
può infatti aver subito notevoli modifiche, specialmente se si è trovata in condizioni di inutilizzo
e abbandono.
Lo studio e la conoscenza del complesso monumentale di Colle Ameno1 a Sasso Marconi
(provincia di Bologna) hanno trovato nella fotografia un utile strumento per l’inquadramento
e la definizione delle problematiche di degrado. Il complesso architettonico composto da villa
padronale e adiacente borgo rurale, un tempo perno sul territorio della campagna bolognese,
si è trovato per decenni in condizioni di incuria e abbandono e, solo nel corso degli anni ’90
del Novecento, è stato oggetto di un intervento di restauro e rifunzionalizzazione, limitato però
solamente agli edifici del borgo, tralasciando del tutto l’imponente corpo della villa senatoria.

1 Il complesso di Colle Ameno è stato oggetto di una tesi di Laurea in Architettura svolta presso l’Università degli Studi di Ferrara,
a.a. 2005/06 dal titolo Il complesso monumentale di Colle Ameno: dal restauro della villa padronale al progetto di un nuovo polo
culturale nella provincia di Bologna. Laureande: arch. Alessandra Alvisi, arch. Elena Gentilini; relatori: prof. arch. Nicola Santo-
puoli, prof. arch. Spiridione Alessandro Curuni. Sul rapporto villa-borgo si vedano anche: Alessandra Alvisi, Elena Gentilini,
Federica Maietti, Dal rudere alla reintegrazione dell’immagine attraverso il trattamento della lacuna, in “Kermes - La rivista del
restauro”, Nardini editore, anno XXI, n. 70, aprile-giugno 2008, pp. 55-65 e Nicola Santopuoli, Federica Maietti, A cosa servono
Il Complesso monumentale le indagini scientifiche? Dalle indagini preliminari agli interventi di restauro filologico dei fronti esterni del borgo di Colle Ameno di
Sasso Marconi a Bologna in “Paesaggio Urbano”, n. 6, nov-dic 2005, pp. XIV-XVII.

di Colle Ameno a Bologna


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(Alessandra Alvisi) 213
Il reperimento di fotografie acquisite alla fine degli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta
del XX secolo (comunque prima della realizzazione degli interventi di restauro del borgo) si è
rivelato un interessante punto di partenza per riflessioni sull’evoluzione del degrado e sulle mo-
difiche subite dall’architettura del complesso. Al fine di rendere la documentazione fotografica
reperita davvero significativa, sono state acquisite oggi fotografie che hanno previsto la stessa
inquadratura di quelle pregresse. In questo modo il confronto tra la situazione odierna e quella
precedente è, spesso, immediata: è possibile individuare parti andate perdute o piuttosto ag-
giunte, valutare l’apertura o la tamponatura di porte e finestre, il cambiamento delle cromie di fi-
nitura, il miglioramento o il peggioramento delle lesioni e l’evoluzione di altre forme di degrado.

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6-7. L’aspetto della chiesa nei primi anni ‘90 del Novecento e
oggi, messe a confronto: la geometria della facciata principale
(fronte ovest) è rimasta inalterata, mentre dell’originale
bicromia di finitura non si vede più traccia, dato che le scelte
progettuali per la finitura si sono indirizzate verso un rosso
cupo, peraltro completamente avulso dalle fasi storiche
del complesso architettonico e dalle tecniche costruttive
documentate sul territorio della campagna bolognese (Foto U.
Guidoreni, 1990 circa; foto A. Alvisi ed E. Gentilini, 2005).
8-9. Le ex-scuderie, quindici anni fa in stato di completo
abbandono e oggi, restaurate e rifunzionalizzate per
3 4 accogliere uffici e appartamenti. Il fronte est dell’edificio, preso
dalla stessa distanza e angolazione, mostra chiaramente le 10
1-2. Il borgo di Colle Ameno in due fotografie a modifiche che hanno interessato l’architettura nel tempo:
confronto relative alla situazione prima e dopo i lavori di nell’immagine a sinistra emergono lo stato di incuria e
“restauro” che hanno gravemente alterato l’impaginato la mancanza di manutenzione che le ex-scuderie hanno
architettonico e l’assetto cromatico dei fronti (Fotografia subito per decenni, prive di utilizzo e destinazione d’uso. In
1994; fotografia di F. Barone e M. Fontana, 2004). quella a destra, si riscontrano chiare tracce degli interventi
attuati per restituire una destinazione coerente alla fabbrica
3-4. Confronto relativo al borgo di Colle Ameno prima abbandonata ma, allo stesso tempo, si evince la superficialità
e dopo l’intervento di “restauro”, ancora parzialmente della lettura della sintassi di facciata che ha risolto il progetto
in corso d’opera: osservando il voltone di collegamento di ritinteggiatura con scelte cromatiche semplicistiche che
fra villa Ghisilieri e il borgo vero e proprio, risulta annullano la scansione delle lesene rispetto ai fondi, nonchè la
evidente la scelta cromatica di progetto che si distacca scelta di un tipo di finitura pellicolante che non lascia respirare
la muratura provocando, nel giro di pochi anni, evidenti
completamente e discutibilmente dai colori che hanno
manifestazioni di problematiche di umidità di risalita (Foto U.
5 caratterizzato la storia del complesso architettonico;
Guidoreni, 1990; foto A. Alvisi ed E. Gentilini, 2005).
l’edificio puntellato prima dell’intervento è stato demolito
10-11. L’ala nord di villa Ghisilieri vista dalla corte: le 11
per via delle gravi condizioni strutturali, probabilmente
ritenute non recuperabili (Fotografia S. Marchioni, 1990 condizioni già fortemente degradate vent’anni prima si sono
circa; fotografia A. Alvisi ed E. Gentilini, 2005). progressivamente aggravate, fino alla situazione odierna:
le poche parti rimaste in opera vengono gradualmente
5. Il complesso monumentale di Colle Ameno è un raro inghiottite dalla vegetazione infestante, con gli ambienti
esempio di centro urbano e artigiano sviluppato attorno interni decorati ormai esposti costantemente all’azione
alla villa signorile di campagna in un assetto tipico delle intemperie (Foto U. Guidoreni, 1990; foto A. Alvisi ed E.
dell’illuminismo bolognese (Fotografia IBC, 1981). Gentilini, 2005).

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del complesso nello stato in cui si trovava al momento del suo rilievo, cercando di dare però, allo
stesso tempo, percezione della volumetria e del fasto ora non più visibili, attraverso il disegno a
fil di ferro opportunamente integrato con l’inserimento di fotopiani delle porzioni di architettura
sopravvissute.
L’approfondita ricerca storica portata avanti negli archivi bolognesi parallelamente alla con-
duzione del rilievo, nonchè il reperimento di una consistente documentazione fotografica ri-
salente a circa trent’anni fa, quando le lacune e le parti crollate erano di entità minore, hanno
permesso di ricostruire graficamente, sulla base di dati certi, ciò che ora è andato perduto. Gli
elaborati prodotti riconfigurano le geometrie e gli ingombri che andavano a costituire la villa
senatoria a corte e, allo stesso tempo, mostrano un chiaro e immediato quadro delle problema-
tiche di degrado che investono il costruito.
La scelta di lasciare l’architettura a colori e di trattare la vegetazione infestante in toni di grigio
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si giustifica nel tentativo di far passare in secondo piano, rispetto alle strutture architettoniche,
le piante e la vegetazione la cui crescita incontrollata, in diverse zone, le ha portate a rivestire
12-13. Cupola dell’oratorio, uno degli ambienti interamente le murature.
maggiormente impreziositi dall’apparato decorativo
della villa: confronto tra la situazione all’inizio degli Gli elaborati si prestano, inoltre, a contenere ulteriori informazioni conoscitive: l’utilizzo di
anni ‘90 del Novecento, quando la finta cupola in colori differenti, per campire le porzioni di muratura sezionate, permette di distinguere ciò che
incannucciato era integra, e oggi, quando restano solo è stato rilevato (grigio) e ciò che è stato ricostruito sulla base dei documenti (rosso); lo stesso
due dei pennacchi alla base (Fotografia S. Marchioni,
trattamento è stato effettuato in prospetto, laddove la documentazione fotografica acquisita,
1990; fotografia A. Alvisi ed Elena Gentilini, 2005).
riferita a trent’anni prima, ne ha permesso la riconfigurazione grafica.
14. Dall’osservazione e dal confronto delle situazioni di L’acquisizione fotografica in fase di rilievo ha comportato la scelta di una distanza dai pro-
ieri e di oggi è possibile tracciare schemi e diagrammi spetti oggetto di studio tale da ridurre al minimo la distorsione delle immagini, cercando quindi
in cui graficizzare l’andamento delle problematiche
che hanno interessato e che interessano il costuito
di disporsi in posizione ortogonale alle superfici da fotografare. La scelta del momento della
storico nel tempo. L’immagine mostra la dislocazione giornata in cui effettuare l’operazione si è rivolta alle ore in cui i raggi del sole non colpivano in
temporale dei crolli che il complesso architettonico ha maniera diretta le superfici e la luce era diffusa. In fase di post-processing, le singole fotografie
13 subito (tratta da tesi di Laurea, vedi nota 1). sono state unite mediante il software Adobe Photoshop tenendone controllate le dimensioni e
le proporzioni grazie a sistemi di riferimento posti in situ al momento del rilievo (aste metriche).
Il risultato è un elaborato critico, che fornisce informazioni relativamente alle dimensioni, ai

La riconfigurazione dell’architettura attraverso la realizzazione di fotopiani


conoscitivi. Il rilievo critico del rudere architettonico

Gli attuali orientamenti condivisi dalla comunità scientifica nel campo del restauro tendono
a considerare il rilievo come momento di prediagnosi, oltre che come indispensabile strumento
di analisi della consistenza materica e dello stato conservativo del costruito. La fase conoscitiva,
infatti, momento di approccio al manufatto, di lettura e comprensione dell’architettura storica,
costituisce un passaggio indispensabile al fine della conoscenza delle problematiche che lo ri-
guardano e, quindi, dell’elaborazione di un progetto di restauro in grado di salvaguardarne i
valori.
Nell’ambito del percorso appena descritto, la fotografia, quale strumento di indagine, cono-
scenza e documentazione dell’architettura, può offrire un valido contributo alla definizione del
costruito storico, alla comprensione delle sue caratteristiche materiche e costruttive e del suo
stato di conservazione. Il settecentesco complesso monumentale di Colle Ameno presenta un’e-
stensione, un’eterogeneità delle situazioni di degrado riscontrate e una consistenza delle parti
perdute talmente estesa, da rendere difficile la comprensione dell’aspetto, della volumetria e Le fotografie acquisite da metà degli anni ’80 all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso da appassionati della cultura e
delle caratteristiche che ne facevano una sontuosa residenza signorile di campagna con borgo della storia del luogo hanno contribuito a facilitare la comprensione e la lettura dell’architettura di alcune delle parti
rurale e un importante punto di riferimento sul territorio bolognese. oggi andate perdute. Nelle immagini, il Salone di rappresentanza con lo stemma della famiglia Ghisilieri e la parte
centrale dell’ala est, lungo la quale si snodava la “Sala degli Imperatori”, ovvero il “Paseggio del Marchese”. Fotografie Ugo
La fotografia è stata qui utilizzata come efficace strumento per la rappresentazione del rudere Guidoreni, 1990 circa.

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Le fotografie scattate tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 del secolo scorso da Ugo Guidoreni e Davide
Elaborati tratti dalla tesi di Laurea che ha affrontato il progetto di restauro del complesso (vedi nota 1): il rilievo del costruito Marchioni di Sasso Marconi alle strutture e agli ambienti del complesso architettonico permettono di conoscere parti del
ha sfruttato fotopiani dei prospetti appositamente predisposti, ai quali si sovrappongono, con linea a fil di ferro, le porzioni di costruito ora non più esistenti. Le vedute prospettiche sono state utilizzate per comprendere la spazialità dei vani mentre
architettura andate perdute e ricostruite sulla base delle fotografie d’epoca e della documentazione storica reperita. le prese ortogonali che documentano le finte architettura dipinte sono state inserite all’interno degli elaborati grafici
(sezioni-prospetto). Fotografie U. Guidoreni, 1990.

materiali, ai sistemi costruttivi e alle forme di degrado dell’edificio, nonché dati di carattere sto-
rico, utili a impostare le opportune riflessioni sui valori del costruito, preliminari alle scelte pro-
gettuali.

Dalla ricerca d’archivio all’indagine sul territorio: il confronto critico attraverso


l’interpretazione fotografica. I luoghi della conservazione del cibo: lo studio
della conserva da neve di Colle Ameno

La pratica della conservazione di cibo e bevande costituisce una problematica che da sem-
pre l’uomo ha dovuto affrontare per potersi garantire adeguate fonti di sostentamento durante
l’intero ciclo delle stagioni e i periodi di carestia. Di conseguenza, l’attenzione riposta nell’edifica-
zione di cisterne, pozzi e in generale degli spazi ipogei porta, nel corso dei secoli, ad affinare e a
differenziare i sistemi costruttivi, i materiali impiegati e gli accorgimenti relativi al mantenimen-
to del microclima per dare luogo a soluzioni architettoniche costruttive specifiche.
L’identificazione della presenza di una cisterna da neve all’interno del complesso monumen-
tale di Colle Ameno costituisce un interessante caso di studio e indagine nell’ambito del quale la
fotografia ha giocato un ruolo determinante.
Le vicende storiche che hanno visto Colle Ameno protagonista sono state ricostruite sulla
base di un’approfondita ricerca di archivio che ha permesso di dedurre - e in alcuni casi solo di
ipotizzare - la consistenza del costruito nel corso delle differenti fasi evolutive del complesso,
che purtroppo verte oggi nella condizione di rudere.
Una descrizione piuttosto dettagliata di Colle Ameno viene fornita dal Catasto Gregoriano
relativo al Comune di Pontecchio, redatto nel 1818. Dal confronto tra il brogliardo e la relativa
mappa, si evince che il complesso possedeva una conserva da neve, rappresentata nella car-
tografia come una costruzione circolare localizzata fra il complesso architettonico stesso e la
Strada Comunale - l’attuale via Porrettana - (figg. 1 e 4). Tale struttura, oggi non più esistente - al-
meno per quanto riguarda la parte fuori terra -, non compare nemmeno nelle fotografie aeree di
inizio ‘900, periodo di piena decadenza e abbandono di villa e borgo, condizioni che porteranno
al crollo di numerose porzioni del costruito: dall’osservazione della documentazione fotografica
reperita, è però possibile trovare riscontro della presenza dei resti della conserva da neve analiz-
I fotopiani sono stati utilizzati sia in fase di rilievo, che nello studio del progetto, sempre integrandoli al disegno a zando le immagini aeree.
fil di ferro che graficizza le scelte progettuali. Nella sezione di rilievo, sono state inserite, in toni di rosso, anche le
L’interpretazione della fotografia aerea che mostra l’insieme dei fabbricati del complesso ar-
fotografie degli anno ’80-’90 del secolo scorso, relative a parti del costruito successivamente crollate.

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Vista aerea del
complesso di
Colle Ameno: la
settecentesca
villa Ghisilieri,
impostata sulla
preesistente
palazzina Davia, si
Catasto Gregoriano, stralcio di mappa relativo a Colle Fotografia aerea del complesso di Colle Ameno scattata nel trovava in stretto
Ameno: «n°19 “Palazzo di Villeggiatura”, n°20 “Casa ad 1970 (foto da http://www.auladellamemoria.it/). rapporto con gli
uso del Fattore con una bottega”, n°21 “Casa ad uso edifici del borgo
di Stalla”, n°22 “Ghiacciaia” (…)» (Archivio di Stato di (in P. Guidotti,
Bologna, Catasto Gregoriano, Inventario delle Mappe, Colle Ameno,
Cartella n°125 “Pontecchio”, 1811-14). Bologna 1986, p.
12, fotografia di M.
Rebeschini).

chitettonico (figg. 2 e 5), suggerisce l’ipotesi che l’anomalia nella texture individuata dal circolo
rosso nel particolare della figura 2 (fig. 5) sia da attribuire ai resti ancora presenti della struttura
muraria della neviera, probabilmente di forma circolare. Si può constatare, infatti, che l’anomalia
nella texture è caratterizzata da archi concentrici la cui dimensione e posizione sembrano cor-
rispondere alla stessa neviera. È inoltre interessante osservare che, in un’altra fotografia aerea
(figg. 3 e 6), tali resti non appaiono più direttamente individuabili, ma, come spesso accade, la
mancanza di vegetazione e la presenza di una curvatura anomala nel sentiero ghiaioso che cir-
conda il fabbricato ne mantengono la memoria.
L’esempio di Colle Ameno2 vuole essere un monito su come la conoscenza costituisca lo stru-
mento primo ed essenziale per muoversi in un ambito ancora inesplorato come quello dei luo-
ghi per la conservazione del cibo. Occorre avvicinarsi alla struttura oggetto d’indagine inqua-
drandola nel suo contesto territoriale e cronologico attraverso un’analisi condotta in parallelo Evidenziazione della ghiacchiaia di Colle Ameno.
sul piano storico e tecnico. Se da una parte, infatti, un’approfondita ricerca bibliografica, archi-
vistica e iconografica permette di stabilirne una più certa datazione e comprenderne eventuali
modifiche apportate nel corso del tempo, dall’altra parte l’esecuzione di un’accurata campagna
fotografica e di un rilievo condotto in maniera critica sono in grado di raccontarne la geometria,
la metrologia, la consistenza e lo stato di conservazione.

A titolo esemplificativo, le sezioni delle


ghiacchiaie di Mondaio e Montescudo
(RN) ne mostrano dimensioni e
struttura (disegni tratti da: Conservare
il cibo da Columella ad Artusi. I luoghi
della conservazione a cura di Annamaria
Ciarallo e Barbara Vernia, Felici ed., Pisa
2 Il caso studio della ghiacciaia di Colle Ameno è stato analizzato in: Nicola Santopuoli, Alessandra Alvisi, I luoghi della conserva- 2009).
zione del cibo: dalla conoscenza alla valorizzazione delle strutture architettoniche, in “Conservare il cibo da Columella ad Artusi. I
luoghi della conservazione” a cura di Annamaria Ciarallo e Barbara Vernia, Felici ed., Pisa 2009, pp. 81-97.

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