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Fare Democrazia

Relatori : Antonino Caponnetto


Patrizia Carboni
Fiorella Farinelli
Anna Olivero Ferraris
Introduzione
La Scuola non sempre forma un’identità civile.
Cosa si può fare ?
Si può e si deve stimolare gli allievi ad una
partecipazione attiva, oltre l’individualismo.
L’alunno deve diventare cittadino.
Educare alla democrazia vuol dire far vivere la
democrazia.
La democrazia si basa sulla premessa che i cittadini
conoscano i loro diritti, doveri, interessi. Perché ciò sia vero
occorre la garanzia di un’istruzione. Quindi l’istruzione
condiziona profondamente il processo democratico perché
la Scuola da gli strumenti per condividere i valori
democratici. La Scuola quindi ha una funzione di
eguagliamento del disuguale. Abbandoni e dispersioni sono
un segnale che la Scuola, in questo senso, non funziona, le
disuguaglianze restano.
Non solo la Scuola, però, educa o deve educare alla
legalità. L’azione di ristabilimento di un’etica pubblica è
fondamento all’operato scolastico. Ciò che Luciano Violante
definisce il “bipolarismo delle coscienze”, cioè la
consapevolezza del diritto e nel contempo la
disobbedienza al diritto, determina il fallimento
dell’educazione civica nei giovani.
La democrazia, come prassi, è nella Scuola il rispetto
delle regole, dei diritti, dei doveri.
La democrazia come cultura si manifesta quando la
Scuola è luogo d’inclusione alla cultura e alla politica.
Quando la Scuola è orientativa alle scelta, in questa
dimensione quindi l’educazione alla democrazia investe
tutte le discipline.
Scuola - Società
Chi lavora nella Scuola ha evidenti le difficoltà di
orientamento di politici ed insegnanti rispetto ai fini
dell’istruzione.
Le finalità della Scuola sono state fino ad ora
sostanzialmente due :
Scuola come formazione di una coscienza nazionale che
regoli i rapporti tra i cittadini di uno Stato e quello Stato
medesimo
Scuola come formazione di produttori nell’ambito dello
sviluppo economico.
Entrambi questi fondamenti sono oggi esposti al
ragionevole dubbio di essere non veri.
L’esperienza storica ci ha insegnato che lo sviluppo
economico non è davvero garanzia di democraticità.
L’ottimismo positivista fondato sull’identità economia =
giustizia sociale oggi è ampiamente sconfessato dai fatti.
La globalizzazione, d’altro canto, sconfessa il
fondamento di un’identità nazionale come base per una
coscienza civile.
Educare alla democrazia significa far comprendere che
i valori nostri e degli altri sono simili, sono ugualmente
degni di rispetto, che le regole, condivise e condivisibili,
vanno osservate ovunque, anche lontano da casa, in un
Paese che non è il mio ma non è lontano da me perché i
valori fondamentali sono anche li.
La Scuola come luogo di democrazia
La società è profondamente mutata attraverso una
serie di crisi, cioè trasformazioni, transizioni.
Sulla scena pubblica sono comparsi nuovo soggetti
sociali che portano nuove culture, non sempre comprese.
C’è stato in questi anni un aumento dell’individualismo
e una contrazione della sfera pubblica, a causa del
disorientamento e della confusione comunicativa.
Cittadini si diventa attraverso la trasmissione di valori
dalla famiglia, dalla Scuola, dalle altre agenzie.
Scolarizzare, umanizzare, socializzare è compito della
Scuola perché essa funziona da cuscinetto tra famiglie e
società e ospita soggetti in età evolutiva. La Scuola può
educare alla relazione con chiunque altro

Famigliare - sfera degli intimi



Relazione con gli altri

Scolastica - sfera degli altri
I ragazzi dovrebbero sentire la Scuola come un loro
spazio. Le regole si apprendono con un lento lavoro e
devono essere :
riconoscibili
chiare
fondate sull’esperienza diretta
Perché ciò possa avvenire è necessario che gli alunni
sentano il piacere di appartenere ad una comunità
attraverso la partecipazione attiva a progetti comuni e
condivisi.
La capacità di sapersi relazionare agli altri presuppone :
mutuo rispetto
collaborazione
La Scuola quindi deve rinnovarsi sulle basi di
un’efficace comunicazione
il concetto di non competizione
attività condivise dagli alunni
stimolo ad una partecipazione attiva
L’unità classe deve diventare un luogo di vita in cui le
regole comportamentali sono sentite e non imposte, tali
regole, inevitabilmente, si estendono al di fuori della
classe. Esse sono relative a :

Saper fare

Saper scegliere Orientamento

Sapersi adattare
Occorre qui identificare la definizione di luogo e
confrontarla con quella di non luogo.
Il luogo è uno spazio in cui l’identità si manifestano e si
realizzano nella collettività. Non è uno spazio solo fisico ma
anche storico.
Il non luogo è dove l’individuo perde la sua identità e
conserva soltanto un ruolo. E’ soltanto uno spazio fisico
Es. : aereoporto : io→viaggiatore.
I luoghi sono nostri.
Un luogo di vita è connotato da :
appartenenza : il luogo è sentito come proprio, nel
luogo si hanno diritti e doveri
durata : nel luogo si sta insieme nel tempo, si compie
un percorso di vita
conoscenza : nel luogo si provano sentimenti per l’altro
totalità : nel luogo c’è il coinvolgimento e la
considerazione totale degli appartenenti
crescita e sviluppo : un luogo di vita implica
trasformazione
significatività : il luogo dà un senso all’esistenza, offre
obiettivi comuni, permette di vivere insieme.
Se ammettiamo che l’alunno non è un consumatore
della Scuola ma ne è un protagonista, dobbiamo fare della
Scuola un luogo di vita.
Per realizzare democrazia in un luogo di vita non deve
esserci cristallizzazione : i ruoli e i compiti devono ruotare
in modo che tutti i componenti siano coinvolti, deve esserci
esperienza diretta, il procedimento deve assumere un
carattere non conformista, è necessario il rispetto delle
individualità, il gruppo è necessario ma è funzionale
quando è anche dialettico.
Le dimensioni da sviluppare sono :
apprendere insieme
sviluppare le potenzialità di ognuno
imparare a vivere insieme
Ogni individuo ha due livelli di socializzazione :
spontaneo
intenzionale.
Appartenere alla classe deve essere motivo di orgoglio,
deve esserci autostima di sé e del proprio gruppo.
Perché un gruppo di individui diventi gruppo
umanizzato occorre che si sviluppi il senso di appartenenza

faccio parte di un gruppo

Socializzazione

interiorizzo le regole

affinità (sfera degli intimi)

Socialità

alterità (sfera degli altri)

La dinamica di gruppo deriva da forze contrarie,


correttamente dialettizzate, secondo lo schema seguente

appartenenza

S
O
C
I
A
L
comunicare S 0 C I A L I T A’ agire
Z
Z
A
Z
I
O
N
E

interiorizzazione delle regole
comportamenti strutturati

La democrazia non si improvvisa e non è data una volta


per tutte.
Le regole vanno ricostruite i vissute nella prassi
quotidiana, un’insegnante non deve mai dare per scontato
che le nuove generazioni abbiano acquisito valori e regole.
La Scuola deve essere luogo di scoperta per i giovani,
ambiente in cui avviene la comprensione dei valori
fondamentali ma anche della mistificazione dei disvalori
attraverso la traduzione in pratica dei valori nella vita
quotidiana tra gli studenti.
Un sintomo pericoloso che ciò non avviene è il
fenomeno del bullismo.
Il bullo non sente la Scuola come luogo di vita, assume
quindi atteggiamenti di oppressione e prevaricazione
spietata ma è egli stesso una vittima.
L’emarginazione o la ghettizzazione del bullo è inutile o
dannosa, essa può tradursi in un aumento della violenza
del giovane o in una sua crisi non costruttiva che può
sfociare nella depressione o in casi estremi nel suicidio.
Poiché l’insegnante, volente o nolente, rappresenta un
modello di vita forte per l’alunno, egli deve concretizzare i
valori in agire pratico. Occorre proporre modelli diversi e
alternativi, lo stereotipo del bullo ha successo se non ci
sono alternative.
Occorre proporre ai giovani la ricerca del proprio modo
di essere e del proprio tempo.
Certo dovrebbe essere la famiglia a compiere questo
sforzo ma oggi sempre di più la famiglia non sa, non può,
non vuole farsi carico di questo compito.
Il raccordo tra Scuola e vita si può fare, attraverso
percorsi orientativi anche con le risorse che ognuno di noi
ha da dare agli altri se teniamo costantemente presente
nel nostro lavoro un’ottica di servizio.

Teresa Palmisano