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Athesis

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OLIO DI PESCE

Oggigiorno gli acidi grassi essenziali (EFA) rappresentano uno degli aspetti più trascurati della nutrizione dalla società
moderna. Si può avere una dieta considerata nutritiva sotto molti aspetti e comunque povera di EFA. Gli omega 3 hanno
una particolare importanza nel mondo di oggi. Una carenza di EFA omega 3 nella dieta, in articolar modo di acido
eicosapentanoico (EPA) e di acido docosaesanoico (DHA), può giocare un ruolo importante in molte delle malattie più
diffuse di oggi, come quelle cardiovascolari, quelle infiammatorie e nell’obesità. Nonostante gli omega 3 siano
maggiormente enfatizzati quando si presentano queste condizioni, l’assicurarne un adeguato consumo può essere molto
importante a livello preventivo.

La nostra dieta ancestrale era molto differente da quella di oggi. Nella dieta dell’uomo del Paleolitico il rapporto tra omega
6 e omega 3 era circa pari a 1:1 – 1:2. Il DHA può aver giocato un ruolo molto importante nello sviluppo del cervello degli
ominidi. In contrasto a questo, lo stesso rapporto nella tipica dieta occidentale è di 10:1 – 25:1 (16:1 di media) e
l’importanza di questa differenza non può essere sottovalutata.

Il consumo di fonti grasse ricche in omega 3, come ad esempio l’olio di semi di lino, può aiutare a correggere questo
sbilancio. Gli omega 3 presenti nell’olio di semi di lino (acido alfa linolenico – ALA), però, si trasformano solo
limitatamente nei più importanti EPA e DHA e quindi i suoi effetti biologici sono molto inferiori. E’ invece molto importante
avere un dieta ricca sia in EPA che in DHA, e uno dei migliori modi per fare ciò è integrare la dieta con olio di pesce. Ciò
comporta che ci si dovrebbe cibare regolarmente di grandi quantità di pesce, e questo può essere un problema; un altro
problema è dato dal fatto che i pesci d’allevamento presentano minori concentrazioni di DHA e di EPA rispetto a quelli
selvatici. Gli integratori a base di olio di pesce rappresentano una fonte più semplice ed economica di EFA.

Composizione dell’organismo

Uno dei benefici più importanti dell’integrazione con olio di pesce è dato dal miglioramento della composizione del nostro
corpo, soprattutto a livello dell’accumulo di un eccesso di grasso corporeo. Ci si attende una riduzione della massa
grassa ed una ridistribuzione della stessa diminuendo la massa addominale.
Vi sono diversi meccanismi d’azione, uno dei più importanti riguarda il perossizoma attivatore dei recettori alfa e gamma, i
quali fanno aumentare la produzione di altri enzimi che catabolizzano i grassi. L’olio di pesce, inoltre, disattiva parecchi
enzimi lipogenici (che formano il grasso).
Molti studi eseguiti sui ratti hanno rilevato che una dieta ricca in olio di pesce fa ridurre significativamente l’accumulo di
grasso, e la riduzione è dose-dipendente. L’olio di pesce, inoltre, provoca una mobilizzazione dei grassi dell’area
addominale in tessuto adiposo viscerale.

Nonostante questo effetto non sia ancora stato confermato nell’uomo, l’olio di pesce ha dei potenziali definiti nel
trattamento dell’obesità. L’olio di pesce potrebbe essere particolarmente utile durante un periodi di aumento di peso
dovuto alla ridistribuzione della massa grassa.

Malattie cardiovascolari

Molti studi epidemiologici effettuati su larga scala e a lungo termine hanno mostrato una relazione significativa tra il
consumo di pesce e varie malattie (infarto, morte cardiaca improvvisa, e altre patologie cardiovascolari). In uno di questi
studi si è calcolato che è sufficiente una quantità di solo 5,5 grammi al mese di omega 3 per vere una riduzione del 50%
del rischio di arresto cardiaco. Uno studio epidemiologico giapponese ha anche mostrato che il consumo di omega 3 di
pesce è associato ad una diminuzione di tutti i casi di morte nelle donne. Altri due trial clinici su larga scala hanno
confermato questi risultati.

Il primo è durato due anni ed è stato effettuato su uomini in guarigione da un attacco cardiaco. Ad uno dei due gruppi fu
prescritto il consumo di almeno due porzioni di pesce alla settimana oppure di olio di esce in capsule (900 mg di
EPA/DHA al giorno),mentre l secondo gruppo, di controllo, non fu prescritto niente. Il rischio di morte per ischemia
cardiaca nel primo gruppo fu inferiore del 33% nei soggetti che mangiarono il pesce e del 62% in quelli che consumarono
l’integratore. L’integratore a base di olio di pesce ridusse la mortalità generale del 57%.

Un altro studio effettuato su 11.000 pazienti con problemi simili portò a risultati simili, mostrando che il consumo di 850
mg di EPA/DHA ridusse il rischio di mortalità del 41% in soli 3 mesi.
L’effetto che l’olio di pesce determina sulla pressione sanguigna è stato studiato in modo estensivo ed un meta-analisi
eseguita su 90 trials clinici ha mostrato che l’olio di pesce riduce in modo significativo la pressione arteriosa, soprattutto
negli anziani e negli ipertesi. Alcuni dei meccanismi d’azione implicati nella prevenzione e nel trattamento delle malattie
cardiovascolari sono dati da proprietà antiaritmiche, miglioramento della funzione endoteliale, proprietà antinfiammatorie,
riduzione dei trigliceridi nel sangue, etc.,; in tutti i casi sia l’EPA che il DHA giocano un ruolo molto importante.

L’olio di pesce ed il cervello

Il DHA è probabilmente il più importante acido grasso del cervello. Il DHA gioca un ruolo molto importante nello sviluppo
del cervello e nel mantenimento delle normali funzioni encefaliche dell’adulto. Il suo impatto durante l’accrescimento è
talmente significativo che integrando la dieta della madre in gravidanza con olio di pesce ha mostrato un aumento del
quoziente d’intelligenza del bambino a 4 anni di 4,1 punti in media.

Il cervello assorbe preferibilmente il DHA, rispetto ad altri acidi grassi, il quale provoca un miglioramento della fluidità
della membrana, con conseguente modificazione della trasmissione nervosa dei neuroni, ed inoltre influisce sulle funzioni
della barriera emato-encefalica.
Studi epidemiologici mostrano che esiste una relazione tra il consumo di grandi quantità di pesce e la riduzione del
rischio di calo cognitivo. In modelli animali, l’integrazione con olio di pesce migliora l’apprendimento e la memoria in ratti
giovani e vecchi.

L’olio di pesce combatte anche lo stress e la depressione. Molti studi hanno confermato una relazione diretta tra
depressione e presenza di omega 3 in vari tessuti dell’organismo.
Nei ratti, l’integrazione con omega 3 determina un aumento dei livelli sia di serotonina che di dopamina, senza modificare
quelli della norepinefrina.
Oltre alle proprietà antistress ed antidepressive, l’olio di pesce può anche essere utile nel trattamento di altri problemi,
come la dislessia e la schizofrenia.

Trattamento e prevenzione di altre malattie

L’olio di pesce presenta anche proprietà antinfiammatorie, e per questo motivo la sua efficacia è stata studiata su
numerose malattie infiammatorie ed autoimmuni, spesso con buoni risultati: artrite reumatoide, malattia di Crohn, colite
ulcerosa, psoriasi, lupus eritematoso, sclerosi multipla, emicrania, mal di testa, asma, e fibrosi cistica, etc.

Studi effettuati su animali hanno mostrato che l’olio di pesce presenta anche effetti positivi sulla sensibilità all’insulina, sul
metabolismo osseo (con possibili benefici nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi) e nel far diminuire il
rischio di tumori ai polmoni, alle mammelle ed al colon.

Possibili effetti collaterali

Il consumo di olio di pesce è generalmente sicuro e ben tollerato, con meno effetti collaterali rispetto ad altri oli alimentari.
Nei ratti una dose tripla a quella massima stabilita dall’FDA (Federal Drug Administration) americana, pari a 3 g. di
EPA/DHA al giorno, si è rilevata sicura. L’effetto collaterale più diffuso è il permanere di un gusto di pesce nella bocca,
anche se ciò dipende dal tipo di preparazione e comunque generalmente si avverte solamente per qualche settimana
dall’inizio del trattamento.

In ogni caso si possono avere effetti collaterali più seri, quando si assumono forti dosi di olio di pesce, che meritano una
attenta considerazione.

Il primo è dato dal fatto che alte dosi di olio di pesce possono portare ad un indebolimento della funzione immunitaria, al
contrario di dosaggi adeguati che invece la rafforzano.

Nonostante questo indebolimento possa essere positivo nel caso di malattie autoimmuni, nella stragrande maggioranza
dei casi non è desiderato. Questo effetto può essere evitato attraverso l’assunzione di vitamina E.
Un secondo potenziale problema è dato dall’aumento della perossidazione lipidica, con conseguente aumento dello
stress ossidativo. Anche questo effetto può essere annullato con la vitamina E.

Un altro possibile effetto collaterale è dato d un aumento del colesterolo LDL e una diminuzione del HDL. Anche questo
può avvenire solo con alti dosaggi e comunque l’aumento del LDL raramente supera il 5%, inoltre l’olio di pesce ha un
impatto altamente positivo sul sistema cardiovascolare.
Poiché l’olio di pesce tende a rendere il sangue più liquido, si potrebbe verificare un aumento del tempo di
sanguinamento, ma questo si verifica quando il dosaggio arriva a 20 grammi al giorno.

Altri effetti collaterali riportati su animali a dosi molto massicce possono essere: aumento del peso del fegato e della
milza, sbilanciamento del metabolismo del ferro, deformità dei globuli rossi, ma nessuno di questi normalmente si
evidenzia quando si assumano dosi normali.In definitiva, l’uso di olio di pesce in individui sani dovrebbe essere
mantenuto entro un range ragionevole, e l’integrazione con vitamina E è certamente una buon scelta.
Il dosaggio ottimale per avere sia sicurezza che efficacia nella maggior parte degli individui sani dovrebbe mantenersi tra
1 e 4 grammi al giorno di EPA/DHA, e questa quantità non dovrebbe essere superata senza la supervisione di un
medico.