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INTRODUZIONE

Sin dalla fine degli anni settanta, nei maggiori paesi industrializzati, la problematica
dell’individuazione e del risanamento dei siti contaminati da attività socioeconomiche ha richiamato
l’attenzione degli esperti in campo ambientale.
I terreni ed i siti inquinati possono rappresentare seri pericoli sia per la salute pubblica, sia per le
risorse ecologiche se si tiene presente con quale frequenza crescente si stanno manifestando
fenomeni di degrado delle risorse idriche ed, in particolare, di quelle sotterranee. Inoltre, la
considerazione che nei paesi a maggiore sviluppo industriale, più del 50% dell’acqua destinata ai
fini potabili è pompata dal sottosuolo, da sola giustifica le preoccupazioni a riguardo.
Negli ultimi anni sono state sviluppate strategie di gestione dei terreni contaminati nonché
tecnologie per il loro risanamento e la loro bonifica.
Nonostante tali progressi rimane ancora molta la strada da fare e, dato l’elevatissimo costo
potenziale delle bonifiche, una strategia di prevenzione dovrebbe rappresentare la prima linea di
difesa.
Tale affermazione assume maggior significato se si pensa che la contaminazione non è imputabile
soltanto a cause accidentali o occasionali, ma, più frequentemente, è conseguenza di attività
antropiche diffuse e prolungate nel tempo, talvolta illecite, che hanno danneggiato le risorse
naturali, compromesso parte del territorio e creato stati di pericolo sanitario.
Tra le attività antropiche che possono potenzialmente influire sulla qualità delle risorse sotterranee
possono essere evidenziate cinque categorie.
a) Riciclo/Smaltimento al suolo di acque di scarico civili e/o industriali;
b) Percolati originati da discariche di rifiuti solidi;
c) Perdite o sversamenti accidentali da attività commerciali e/o industriali;
d) Ricarica artificiale delle falde con acque di bassa qualità;
e) Applicazione intensiva di fertilizzanti e pesticidi alle colture.
Al fine di sfruttare le potenzialità del suolo come attenuatore e/o ricettore degli inquinanti è
necessario un rigido controllo delle sorgenti di inquinamento, una accurata progettazione e una
precisa conduzione di eventuali installazioni atte allo smaltimento dei rifiuti (solidi e/o liquidi).
In definitiva, la constatazione di un crescente inquinamento dei corpi idrici (sotterranei e
superficiali), nonché delle risorse pedologiche, mette in evidenza l’importanza di acquisire
informazioni circa i fenomeni che regolano il destino ed il trasporto di composti inquinanti nel
comparto acqua-suolo.
Pertanto lo scopo di questo lavoro è quello di evidenziare i metodi finalizzati a limitare l’impatto di
una tipica tecnologia ambientale quale la discarica di rifiuti, focalizzando l’attenzione sul ruolo dei
fenomeni chimico-fisici che possono influire sul trasporto degli inquinanti, contenuti nel percolato,
nel mezzo poroso naturale.
Considerando che, la contaminazione da metalli pesanti è uno dei più rilevanti problemi di
inquinamento, a causa degli effetti tossici che tali composti possono avere sulla salute umana e
sull’ambiente, vengono analizzati nello specifico i fenomeni interattivi di specifici inquinanti
metallici alle interfacce liquido-solido del mezzo poroso naturale (suolo, sottosuolo), processi che
possono ritardare o, al contrario, perfino aumentare la mobilità di questi inquinanti nei comparti
ambientali interessati.
Partendo dalla presentazione degli aspetti legislativi vigenti in materia nel nostro paese, che
recepiscono, in genere, più ampie leggi “quadro” europee, saranno valutate, successivamente, le
possibili metodologie d’intervento.
Preliminarmente verrà fornita una dettagliata descrizione dei fenomeni che regolano le interazioni
degli inquinanti alle interfacce liquido-solido interessate, una volta penetrati nell’ambiente
sotterraneo, e i principi basilari che li governano. Particolare attenzione sarà posta nell’analizzare il
comportamento chimico e la mobilità di alcuni composti derivati di metalli pesanti, in un’area
circostante la discarica, al fine di valutare la vulnerabilità dell’acquifero, ossia, il rischio di
contaminazione dei corpi idrici sotterranei. Tale rischio è, infatti, legato sia alle caratteristiche
idrogeologiche dell’acquifero che ai fenomeni di speciazione chimica degli inquinanti, ovvero le
diverse “forme” chimiche presenti nei sistemi acqua-suolo coinvolti. La misura preventiva, scelta al
fine di contenere l’impatto ambientale della discarica, consiste in un sistema di
impermeabilizzazione che deve garantire la tenuta idraulica del sistema ed impedire l’inquinamento
da parte del percolato dei terreni e delle falde acquifere sottostanti. Pertanto, si valuterà lo spessore
minimo del rivestimento impermeabile per assicurare tale tenuta per almeno 150 anni, come da
normativa vigente.