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BANDO N. 126.114.BS.

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Candidata: Bozza Francesca

Tematica di ricerca: Ottimizzazione di processi innovativi e limitazione degli impatti dei


trattamenti delle acque

Lo sviluppo industriale è connesso alla produzione di nuovi substrati inquinanti organici che
provocano impatto ambientale e sanitario. Tali principi attivi organici risultano, nella grande
maggioranza dei casi, biopersistenti e, pertanto, di difficile degradazione adottando i processi di
trattamento biologico convenzionali delle acque reflue.
Il presente studio ha come obiettivo lo sviluppo di un processo innovativo di trattamento delle
acque reflue civili e/o industriali basato sull’impiego di prodotti fotocatalitici nanometrici.
Il biossido di titanio nella forma nanoparticellare mostra attività fotocatalitica per assorbimento di
luce UV. Pertanto, nell’ambito dei processi di trattamento delle acque reflue il suo utilizzo è oggetto
d’interesse, in quanto l’irraggiamento nel citato intervallo di lunghezze d’onda porta alla
formazione di radicali chimici ad estrema reattività (il radicale ossidrile nel caso di riferimento) che,
in base a reazioni di ossidazione non selettive, mostra ottime capacità di abbattimento del carico
organico presente nelle acque e buone capacità come agente di disinfezione.
In termini generali, la via più comune per il trattamento delle acque di scarico prevede la raccolta
preliminare delle stesse mediante reti di collettamento (fognature) prima del successivo trattamento
biologico e/o chimico convenzionale. Sfortunatamente, in prossimità di centri fortemente
urbanizzati, la velocità di accumulo delle acque da trattare supera, in volume ed in contenuto
organico, la velocità delle degradazione naturale dei corpi idrici recipienti (fiumi, laghi, acque
marine costiere) e ciò comporta accumuli indesiderati che provocano sensibili fenomeni di
inquinamento generalizzato.
La domanda di ricerca di tecnologie per il trattamento delle acque reflue che siano sempre più
efficienti dal punto di vista tecnico-economico cresce negli ultimi anni.
In questo ambito, sono state sviluppate, negli ultimi anni, nuove tecnologie di trattamento delle
acque reflue basate sulla ossidazione spinta delle stesse mediante l’uso di reattivi chimici ossidanti
ad alta efficienza e di basso costo. Tali processi prendono il nome di “Processi di ossidazione
avanzata” o Advanced Oxidation Processes”, AOP, nella letteratura anglosassone.
Come accennato, tali processi inducono la generazione di radicali ossidrili ad alta reattività in
quantità sufficiente da produrre l’ossidazione quantitativa delle acque. Le reazioni possono
procedere fino a completa mineralizzazione degli inquinanti organici, ovvero fino alla loro totale
trasformazione in composti inorganici a più basso peso molecolare e, soprattutto, ad impatto
ambientale minimo.
Una volta verificata l’affidabilità tecnica delle prestazioni del biossido di titanio nanoparticellare in
scala laboratorio, le tecnologie dovranno essere sviluppate in idonei prototipi sperimentali in scala
dimostrativa semi-industriale, con l’obiettivo finale di verificare la fattibilità tecnica-economica di
potenziali soluzioni innovative. E’ questo l’obiettivo principale del presente progetto di ricerca.
All’uopo, la tematica di ricerca prevede l’integrazione di processi di filtrazione attraverso
membrane con processi biologici (bioreattori a membrana). I reattori biologici a membrana (MBR,
dall’inglese Membrane Biological Reactor) derivano dall’accoppiamento dei tradizionali processi a
biomassa sospesa con i processi di filtrazione su membrane microporose o ultraporose, a seconda
delle dimensioni nominali dei pori.
La filtrazione mediante membrana dà origine a due fasi, il permeato o filtrato che ha attraversato la
membrana e il mixed liquor, ossia il contenuto del reattore biologico costituito dalla biomassa
sospesa nel refluo da trattare. Il permeato è l’effluente finale ossia il risultato del processo
depurativo realizzatosi nel MBR.(Fig.1)
La forza motrice che permette l’operazione di filtrazione attraverso le membrane è costituita dal
gradiente di pressione applicato tra il lato dell’alimento ed il lato del filtrato o permeato.

Fig. 1 – Schema di funzionamento della fase di filtrazione a membrana

Solitamente il processo opera a pressioni dell’ordine di 1 bar o poco superiore; in realtà, risulta più
opportuno lavorare a sovrapressioni, rispetto all’atmosfera, non superiori a 0.7-0.8 bar, sia per
motivi di resistenza strutturale della membrana sia per ragioni di tipo idraulico. L’efficienza di
filtrazione del modulo di membrane viene mantenuta alternando ciclicamente periodi di estrazione
del permeato e controlavaggi.
La scelta del tipo di filtrazione da realizzare mediante membrana è in funzione del flusso di
alimentazione all’impianto e degli obiettivi di qualità del sistema di depurazione messo in opera, ad
esempio per un riutilizzo in agricoltura a fini irrigui delle acque reflue depurate nel rispetto della
normativa in materia.
I maggiori vantaggi legati a questa tecnologia vanno ricercati nella possibilità di eliminare l’unità di
sedimentazione a valle del comparto biologico e tutti i vincoli gestionali ed operativi ad essa
connessa.(Fig.2)

Trattamento terziario

MBR “side stream”

MBR a membrana sommersa

Fig.2 - Configurazioni impiantistiche degli MBR per la separazione dei solidi.

La sostituzione del comparto di sedimentazione con un comparto di filtrazione su membrane


comporta:
• una notevole riduzione dell’ingombro planimetrico dell’impianto di depurazione, dovuta sia alla
scomparsa del sedimentatore che all’incremento di concentrazione di solidi sospesi nel reattore
biologico;
• la possibilità di gestire il processo biologico in maniera totalmente indipendente dalle fluttuazioni
di carico idraulico (il tempo di residenza cellulare ed il tempo di ritenzione idraulica sono
completamente svincolati tra loro);
• la diminuzione dei fanghi di supero, associata ai più alti valori di età del fango;
• l’eliminazione dei problemi di sedimentabilità del fango, solitamente riscontrabili negli impianti a
fanghi attivi convenzionali;
• il sensibile miglioramento delle caratteristiche qualitative dell’effluente, compatibili con il
potenziale riuso agricolo dell’acqua depurata.
A fronte di questi vantaggi dei sistemi MBR, restano ancora diversi aspetti da chiarire, sia in
relazione alle cinetiche del processo biologico che al controllo dei fenomeni di sporcamento della
membrana.
Tra le prospettive di ricerca nel settore dei bioreattori a membrana è prevista la realizzazione di
processi integrati MBR-AOP per il trattamento di reflui industriali.
L’obiettivo dello studio di ricerca sarà quello di estendere l’efficacia del trattamento agli inquinanti
organici più resistenti ai trattamenti convenzionali. In questo ambito appare particolarmente
interessante testare, oltre all’effettiva efficacia del processo di trattamento per la rimozione di
sostanze organiche, l’effetto prodotto su una membrana polimerica utilizzata per la separazione del
catalizzatore dall’effluente trattato. Dal punto di vista applicativo, infatti, uno dei problemi
principali, per l’utilizzo del biossido di titanio, sarà quello della separazione dalla fase liquida per il
suo recupero. I recenti sviluppi e la riduzione dei costi delle membrane consentiranno di accoppiare
la tecnica di trattamento con membrana polimerica ai processi fotocatalitici eterogenei. Si ritiene
che tale accoppiamento oltre a permettere il trattenimento del catalizzatore, consentirà di fungere da
barriera selettiva per alcuni composti organici da trattare o per i loro sottoprodotti.