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Bianco e nero che passione

Parlando di bianco e nero la maggior parte delle persone sensibili ad ogni forma d´arte figurativa
afferma che le foto in bianco e nero sono più belle di quelle a colori.
C´è chi dice che il bianco e nero sia la visione astratta della realtà, in effetti se quel che i nostri
occhi vedono è reale e concreto, qualsiasi immagine priva di colori è di per sé astratta. C´è di più, l
´assenza di colore porta l´occhio ad una maggiore osservazione delle forme, certi fotografi hanno
talmente saputo giocare con le forme da portare un paesaggio agricolo ad una rete di segni senza
filo logico.
Inoltre la fotografia in bianco e nero, proprio per la sua irrealtà, è in grado di restituire l´atmosfera
di una scena in maniera più attraente del colore, se il fotografo , oltre ad una buona scelta delle luci,
ha una piena padronanza della pellicola e della carta da stampa.
Siamo di fronte infatti all´ultima branca della fotografia che mantiene una buona dose di
artigianalità, che implica qualche accessorio in più in ripresa ( solo qui possono rendersi utili dei
filtri ) ed ha per lo sviluppo del negativo e per la stampa della carta una serie di prodotti base e di
accessori assolutamente assenti nel trattamento del colore e della diapositiva.
Anche se adesso in commercio esistono delle pellicole b/n che si sviluppano nello stesso bagno del
colore, anche se un minilab è in grado di stampare poi ottime copie con ben poca dominante blu o
rossa, i migliori vantaggi li ottiene chi ha la pazienza di trattare in proprio le negative e
successivamente di chiudersi per qualche ora in camera oscura.

Solo bianco e nero ?

Ovviamente no, la pellicola legge i colori come toni di grigio,che vanno in una scala infinita da
bianco puro a nero assoluto, la differenza fra queste tonalità crea il contrasto , fattore col quale
bisogna sempre fare i conti nella fotografia in bianco e nero.
Prendiamo come esempio un paesaggio urbano, sfilata di casette coi colori pastello, cielo azzurro
con due nuvolette , prati verdi, sole invernale delle dieci del mattino. Si tratta di una condizione
ideale per cui le due nuvolette risulteranno di un grigio molto vicino al bianco, tonalità non troppo
dissimile dalle varie facciate delle case, l´azzurro del cielo sarà tradotto in un grigio abbastanza
scuro, ma non certo come quello delle immancabili ombre create da ogni illuminazione diretta , che
saranno molto simili al nero, un po´ più chiaro sarà invece il grigio del verde del prato.
C´è quindi un discreto stacco dei toni fra le varie componenti del soggetto, il contrasto è alto.
La stessa scena col cielo nuvoloso darà, al contrario, tutta una serie di grigi molto simili fra di loro,
si dirà dunque che il contrasto è basso.
L´illuminazione di una scena è totalmente indipendente dal tipo di emulsione che si ha nella
fotocamera, ma il grosso vantaggio del bianco e nero è quello di poter destreggiarsi con più
autonomia sia durante che dopo lo scatto, in modo da avere in ogni caso sempre un buon risultato
finale.
Se infatti la scena sopra descritta nel primo caso è perfetta o quasi per essere ripresa con una
pellicola professionale in diapositiva, è totalmente sconsigliabile nel secondo caso.
Anche nel bianco e nero il primo caso è perfetto o quasi. Se in fotografia a colori una scena del
genere non consente quasi alcun intervento in ripresa, infatti, col bianco e nero si possono usare i
filtri per variare il contrasto. Un filtro colorato , infatti, avendo la caratteristica di trattenere la luce
opposta al suo colore e lasciar passare quella simile, un cielo blu è all´opposto del giallo o del rosso,
i due filtri principali per il bianco e nero, sul negativo risulterà più bianco del normale, e in stampa
più scuro, dando anche più particolarità alla scena, questo in maniera maggiore col rosso.

Anche il secondo caso è quasi perfetto per il b/n ; ed è il momento di chiederci che cosa determina
un buon risultato finale, ovvero cos´è esattamente una buona stampa. Diciamo che come ogni
immagine dev´essere gradevole all´occhio e per essere tale deve riportare fedelmente sia i bianchi
che i neri che il resto dei grigi, inoltre, possibilmente, avere i dettagli leggibili in ogni tonalità , da
quelle che sono dette alte luci, i toni relativamente vicini al bianco o comunque in luce diretta, alle
basse luci, ovvero ombre e tonalità prossime al nero.
La carta fotografica, l´approdo finale , è prodotta con diversi gradi di contrasto, in un crescendo che
va da uno a cinque, da circa una decina d´anni è poi stata messa sul commercio la carta a contrasto
variabile, dove lo stesso è determinato da appositi filtri messi sull´ingranditore. Nel caso della
prima immagine ad esempio, usando una carta ad alto contrasto si perderanno i dettagli nelle alte
luci, le facciate dai colori pastello verranno fuori di un grigio irrealmente troppo vicino al bianco ,
usando una carta a contrasto basso , invece, tutto sarà molto più simile al reale.

Prendendo invece la seconda immagine, con la carta ad alto contrasto si può ravvivare il tutto
ottenendo dei neri profondi, dei dettagli e dei contrasti che neanche si notano nella scena.
In pratica il bianco e nero offre l´innegabile vantaggio di manipolare i contrasti .

Il segreto sta nell´ottenere un buon negativo.

Ci è dato sapere che le pellicole a colori e in bianco e nero hanno una latitudine di posa molto più
estesa di quelle in diapositiva. Questa proprietà consente di sovraesporre o sottoesporre senza
perdere leggibilità nel negativo, il bianco e nero è molto flessibile, una sovraesposizione di uno o
mezzo - stop darà dei negativi abbastanza "neri "( alte luci ) , pieni di dettagli e relativamente facili
da stampare. Con le fotocamere a lettura computerizzata a settori ( matrix ecc. ) questo escamotage
si può anche evitare, durante lo sviluppo però, come consigliato da alcune case produttrici, conviene
incrementare almeno del dieci per cento i tempi che si trovano sul libretto di istruzioni.
Una fotografia come quella col cielo nuvoloso scattata ad esposizione nominale e col
negativo sviluppato nella stessa maniera significherà un negativo pallidissimo ed un grigiume
totale in stampa
Fatta ad uno stop in sovraesposizione e sviluppata almeno del venti per cento in più rispetto al
tempo indicato darà un negativo coi suoi neri e i suoi bianchi ed in fase di stampa consentirà anche
degli interventi per rendere la scena più drammatica del previsto, per andare dunque ad ingigantire
il reale.
Altra particolarità della pellicola in bianco e nero che la rende " visone astratta della realtà" è la
grana ; può infatti piacere o non piacere, ma quando piace è un´altro elemento che da astrattismo
all´immagine.
Un tempo era canonico che la grana andava di pari passo con la sensibilità della pellicola ; oggi con
l´invenzioone dei granuli tabulari, il discorso è molto contenuto. Una stampa 18*24 fatta da una
pellicola 400 asa a granuli tabulari, esposta per 1600 asa, può presentare una apparente assenza di
grana.
In commercio restano però pellicole a grani " tradizionali", che possono essere trattate in sviluppo
con materiale " finegranulante" come acutante, che oltre dal contrasto tira fuori la grana. La stessa si
può ottenere prolungando il tempo di sviluppo o alzandone la temperatura, andando cioè un po´
oltre i "margini d´errore", oppure usando solo piccoli particolari di fotogramma estremamente
ingranditi.

In camera oscura

In camera oscura i processi fondamentali sono molto semplici, il negativo deve essere manipolato in
completa oscurità fino all´inserimento nella sviluppatrice, oggetto nel quale si inserisce lo sviluppo ,
che rivelerà le immagini, e dopo un risciacquo, il fissaggio, che le bloccherà per sempre sull
´emulsione; altro risciacquo asciugatura al naturale e la pellicola è pronta per essere stampata. Per
far ciò occorre un ingranditore, che proietta e mette a fuoco l´immagine su un piano da una distanza
a piacimento ( trovata tramite lo scorrimento della parte operativa del pezzo su un apposito braccio)
e la carta sensibile... a tutta la luce tranne che a quella rossa, tant´è che si lavora con le " mitiche"
luci da camera oscura. Una volta impressionata la carta deve essere a sua volta sviluppata ( quel
magico momento in cui nella bacinella appare l´immagine ) lavata e fissata, nonché rilavata ed
asciugata.
Le difficoltà di chi inizia stanno nello stabilire il tempo necessario per tenere la carta esposta alla
luce bianca dell´ingranditore ed ottenere una buona stampa.
E´ abbastanza ovvio che un negativo più è nero ( alte luci ) e più è denso, quindi necessità di un
tempo di esposizione maggiore di uno chiaro, il problema è quantificare questo tempo.
La chiave di volta è il provino a scalare, ovvero una striscia di carta fotografica esposta a pezzi per
svariati intervalli di ugual tempo.
Se espongo un pezzo per cinque secondi e ripeto per dieci volte l´operazione avrò un provino sul
quale l´ultimo pezzo sarà stato esposto per cinque secondi, il penultimo per dieci, il terzult. per
quindici, il quartult. per venti fino ad arrivare al primo che avrà avuto cinquanta secondi di
esposizione. Nella maggior parte dei casi ( altrimenti il negativo dovrebbe essere nero in maniera
eccessiva o bianco nella stessa maniera, quindi la stampabilità diventa difficile per l´insorgere di
molti altri difetti ) in questa scala c´è la giusta esposizione, ovvero la corretta scala dei grigi nonché
la lettura dei dettagli nelle varie tonalità. L´accorgimento da seguire è quello di porre la striscia in
una parte del negativo ( proiettato sul piano dell´ingranditore ) dove siano presenti tutte le tonalità.
La gamma di interventi è molteplice. Nel caso della scena col cielo nuvoloso, ad esempio, può
accadere che non si possa usare lo stesso tempo di esposizione per il panorama e per il cielo, che il
cielo risulti bianco comunque, anche se dal negativo si intravede qualche nuvola, o qualche
increspatura. Si lavora allora con la mascheratura, cioè si da un tempo per la scena, poi la si tappa e
se ne da un´altro per il cielo ; si può anche accentuare l´effetto incupimento del cielo soltanto
incrementando il tempo di esposizione.
Altro intervento per rendere ancora più astratta la realtà del bianco e nero è quello della
solarizzazione, se erroneamente si accende la luce durante lo sviluppo della carta questa andrà
progressivamente annerendosi fino a divenire un pezzo nero monocromatico, se invece si illumina
per pochissimi secondi (con un fiammifero o luce elettrica) si otterrà un effetto irreale mantenendo
le stesse forme della fotografia.
A carta asciugata si possono adoperare dei bagni particolari che conferiscono all´immagine un tono
rosso, blu o violetto, il famoso effetto seppia delle foto antiche.... un negativo può essere stampato
in sovrapposizione con un altro creando irreali effetti sandwich, oppure due negativi identici messi
nell´ingranditore leggermente sfalsati fra loro possono dare un effetto bassorilievo. La carta, come
si è già visto, può avere un supporto plastificato o baritato, può essere a tono caldo o neutro, oppure
leggermente marroncino.... tutte cose che ancora conservano alla camera oscura quel ruolo di
bottega dell´alchimista che esercita ancora molto fascino nonché un libero sfogo della fantasia.