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Testo estratto da Flatlandia

Testo Inizio Fine

Mentre dormivo feci un sogno Circa 0.25 Entro 0.37

Mi parve di trovarmi ancora una volta Da 0.37 Entro 0.53


accanto alla Sfera, la cui tinta
splendente indicava che la sua ira
contro di me aveva lasciato il posto a
una perfetta placidità.

Stavamo muovendoci insieme verso Da 1.00 Circa 1.10 comunque non dopo 1.25
un punto luminoso ma infinitamente
piccolo, sul quale il Maestro dirigeva
la mia attenzione

“Guarda laggiù,” disse la mia Guida, Da 1.31 Entro 2.33


“osserva quella miserabile creatura.
Quel punto è un essere come noi ma
confinato nel baratro adimensionale.
Egli stesso è tutto il suo Mondo, tutto
il suo Universo; egli non può
concepire altri al di fuori di sé stesso:
egli non conosce lunghezza, né
larghezza, né altezza, poiché non ne
ha esperienza; non ha cognizione
nemmeno del numero due; né ha
un’idea della pluralità, poiché egli è
in sé stesso il suo Uno e il suo Tutto,
essendo in realtà Niente. Eppure nota
la sua soddisfazione totale e traine
questa lezione: che l’essere
soddisfatti di sé significa essere vili e
ignoranti, e che è meglio aspirare a
qualcosa che essere ciecamente, e
impotentemente, felici. Ascolta
adesso”.

S’interruppe, e in quel momento dalla 2.35 2.42 (non c’è musica quindi puoi
creaturina ronzante si levò un lieve allungare o abbreviare)
ticchettio, basso e monotono
e io ne distinsi queste parole: Da 2.42 Entro 3.21
“Infinita beatitudine dell’Esistenza!
Esso è, e non c’è altro al di fuori di
Esso. Esso riempie ogni spazio, e
quello che Esso riempie, Esso è.
Quello che Esso pensa, Esso lo dice;
e quello che Esso dice, Esso lo ode;
ed Esso è Pensatore, Parlatore,
Ascoltatore, Pensiero, Parola,
Audizione; è l’Uno e tuttavia il Tutto
nel Tutto. Ah, la felicità, ah, la
felicità di Essere!”

“Perché non gli apri gli occhi, a quel Da 3.45 3.55 e comunque entro 4.05
cosino, in modo che la finisca col suo
compiacimento?” Dissi io. “Digli che
cos’è in realtà, come lo hai detto a
me. Conducilo verso qualcosa di più
alto”.

“Non è facile” disse il mio Maestro. Da 4.06 4.16


“Provaci tu”.

Al che, levando alta la voce, dissi al Da 4.26 la parola Nulla dovrebbe coincidere
Punto così: “Silenzio, silenzio, su 4.43
creatura spregevole! Tu tu chiami il
Tutto nel Tutto, e invece sei il Nulla!

Il tuo cosiddetto Universo non è che Da 4.57 entro 5.09


un puntolino in una Linea, e una
Linea non è che un’ombra in
confronto a….”

non avevo ancora terminato che egli Da 5.09 Entro 5.53


riprendeva il suo ritornello: “Ah, la
gioia, ah, la gioia del Pensiero! Cosa
non può Esso ottenere grazie al
Pensiero! Il suo proprio Pensiero che
a sé stesso si rivolge, insinuando il
disprezzo di sé solo per esaltare la sua
felicità! Dolce ribellione suscitata per
finire in trionfo! Ah, il divino potere
creativo del Tutto nell’Uno! Ah, la
gioia, la gioia di Essere!”

“Vedi” disse il mio Maestro “quanto Da 6.17 entro 6.39


poco hanno potuto le tue parole.
Nella misura in cui il Monarca riesce
ad afferrarle, egli le accetta come sue,
poiché è incapace di concepire altri
all’infuori di sé stesso, e si vanta
della varietà del Suo Pensiero come
di un esempio di Potere Creativo
Niente che tu o io possiamo fare può 6.49 Entro fine
scuoterlo dal compiacimento che
prova di sé stesso”.