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Università degli Studi di Firenze

Dipartimento di Ingegneria Industriale

Caratteristiche termiche delle strutture edilizie

Calcolo del fabbisogno energetico degli edifici

Prof. Simone Secchi


Università degli Studi di Firenze
Dipartimento di Ingegneria Industriale

Calcolo della trasmittanza termica


Metodo di calcolo riportato nella norma UNI EN ISO 6946.

La trasmittanza termica di una partizione è data dal reciproco della resistenza termica
totale RT, somma delle resistenze termiche parziali relative ai diversi strati di cui questa
è composta:

1 1  W 
U   2 
RT Rsi  R1  R2  ...  Rn  Rse  m K 

Rsi e Rse sono le resistenze termiche superficiali interna ed esterna (m2K/W);


R1, R2, Rn sono le resistenze termiche utili relative ai diversi strati componenti la
partizione.
ti i
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Direzione del flusso termico

Ascendente Orizzontale Discendente

Resistenza termica superficiale interna (Rsi) 0,10 0,13 0,17


Resistenza termica superficiale esterna (Rse) 0,04 0,04 0,04

Ai fini del calcolo dei consumi energetici le norme assegnano a Rsi e Rse i seguenti
valori di default indipendentemente dalla giacitura dell
dell’elemento:
elemento: 0,125
0 125 (1/8) e 0,043
0 043
(1/23).

D t
Determinazione
i i d ll resistenze
delle i t t
termiche
i h utili
tili (W/mK)
(W/ K)

d  m2K 
R  
  W 

d = spessore ddell materiale


t i l ((m);
)
 = coefficiente di conduttività termica (W/m2K)
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Valori dei coefficienti di conduttività termica () dei diversi materiali


(da norma UNI 10351)
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Intercapedini d
d’aria
aria

Nel caso di pareti con intercapedini d’aria


d aria, queste sono caratterizzate da un valore della
resistenza termica da sommare a denominatore dell’equazione generale della
trasmittanza termica.

Le intercapedini d’aria sono infatti interessate da scambi termici per irraggiamento e


convezione che impediscono di valutare il solo coefficiente di conduttività termica
d ll’ i in
dell’aria i quiete.
i

La resistenza termica offerta dall’intercapedine è differente se questa è ventilata,


debolmente ventilata o non ventilata.

Un intercapedine d
Un’intercapedine d’aria
aria si considera non ventilata, oltre al caso in cui non sia in
comunicazione con l’ambiente esterno, anche nei casi di ventilazione molto ridotta.

Ad esempio,
esempio le aperture di drenaggio conformate come giunti verticali aperti sulle pareti
esterne di un muro in elementi laterizio a blocchi cavi non sono considerate come
aperture di ventilazione.
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Resistenze termiche di intercapedini d’ara non ventilate in (m2K/W) di spessore


inferiore a 30 cm

Spessore Direzione del flusso termico


dell’intercapedine d’aria
(mm) Ascendente Orizzontale Discendente

0 0,00 0,00 0,00

5 0 11
0,11 0 11
0,11 0 11
0,11

7 0,13 0,13 0,13

10 0,15 0,15 0,15

15 0,16 0,17 0,17

25 0,16 0,18 0,19

50 0 16
0,16 0 18
0,18 0 21
0,21

100 0,16 0,18 0,22

300 0,16 0,18 0,23


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Resistenza
R i t ttermica
i utile
til di intercapedini
i t di i d
debolmente
b l t e
fortemente ventilate

La resistenza termica utile di un


un’intercapedine
intercapedine d
d'aria
aria debolmente ventilata è uguale alla
metà dei valori riportati in tabella 5.5. Tuttavia, se la resistenza termica tra
ll’intercapedine
intercapedine d
d'aria
aria e ll'ambiente 0 15 (m2K/W),
ambiente esterno è maggiore di 0,15 K/W) essa deve
essere riportata al valore 0,15 (m2K/W).

La resistenza termica totale di una partizione contenente un’intercapedine d'aria


fortemente ventilata si ottiene trascurando la resistenza termica dell’intercapedine d'aria
e di tutti gli altri strati che separano detta intercapedine d'aria dall'ambiente esterno e
includendo una resistenza termica superficiale esterna corrispondente all'aria immobile
(cioè uguale alla resistenza termica superficiale interna del medesimo componente).
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Determinazione dei ponti termici


Si definiscono ponti termici le zone dei componenti edilizi dove
si registrano salti termici particolarmente elevati con
conseguente raffreddamento delle superfici: in tali zone si ha
una riduzione della resistenza termica e quindi un incremento
delle dispersioni, ovvero il gradiente di temperatura raggiunge
il valore
l massimo.
i
Ip
ponti termici sono rischiosi p
perché p
possono dar luogo
g a
formazione di condensa e conseguente comparsa di muffe.
I ponti termici si verificano per due motivi:
• per eterogeneità dei materiali;
• per ragioni di forma geometrica (spigoli, angoli).
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Tipologie più comuni di ponti termici


Più generalmente potremo dire che avremo dei ponti termici ove vi siano
nodi tra elementi aventi coefficiente di trasmissione termica diversa, o
qualora vi sia interruzione del materiale isolante nella struttura dell’edificio:
- angolo tra due pareti esterne;
- giunto tra un muro ed un pavimento su passaggio aperto,
aperto cantine,
cantine box;
- giunto tra un muro ed una terrazza o soffitto di sottotetto;
- giunto tra un muro esterno ed un pavimento (interno o anche sporgente);
- zone intorno o comprendenti i serramenti (mazzette, velette, davanzali,
soglie, ecc.);
- elementi strutturali ad elevata conduttanza inseriti in altri a conduttanza
inferiore.
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Esemplificazione

Prof.Gianfranco Cellai
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Esempi di ponti termici

Prof.Gianfranco Cellai
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Metodologia di calcolo dei ponti termici (UNI 14683)


Per tenere conto della presenza dei ponti termici nel calcolo della dispersione termica da
parte di un edificio,
edificio è necessario aggiungere termini di correzione che coinvolgono la
trasmittanza termica lineica e puntuale:

L   U iAi    klk    j
L = coefficiente di accoppiamento termico,
termico da utilizzarsi per il calcolo della potenza
termica trasmessa attraverso una porzione dell’involucro edilizio contenente ponti
termici;

Ui = trasmittanza termica dell’i-esimo componente dell'involucro edilizio;

Ai = l’area
’ del componente i;

k = trasmittanza termica lineica del k-esimo ponte termico lineare;

lk = lunghezza del ponte termico lineare;

j = trasmittanza termica puntuale del j-esimo ponte termico puntuale (generalmente


trascurabile).
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Metodologia di calcolo dei ponti termici (UNI 14683)

I ponti termici posso essere raggruppati per tipo e per disposizione dello strato isolante.
Lo strato isolante può essere posizionato:

• sul lato esterno;


• nella parte intermedia;
• sul lato interno;
• uniformemente distribuito nella struttura (quando l'elemento è costituito da
muratura leggera o parete intelaiata in legno)

Per ogni tipo di ponte termico e per ogni posizione dello strato isolante principale
vengono forniti l i di :
f iti ttre valori 

• i basato sulle dimensioni interne;


• oi basato sulle dimensioni totali interne;
• e basato sulle dimensioni esterne.
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Posizione e tipologia dei principali ponti termici in edilizia


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Nodo tra parete esterna e solai di copertura


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Nodo tra parete esterna e solai di copertura


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Angoli tra pareti esterne


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Nodo tra pareti esterne e solai interpiano


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Nodo tra pareti esterne e pareti interne


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Nodo tra pareti esterne e pilastri


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Nodo tra pareti esterne e serramenti di porte e finestre


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Nodo tra pareti esterne e serramenti di porte e finestre


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Nodo tra pareti esterne e serramenti di porte e finestre


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Comportamento
Co po ta e to delle
de e strutture
st uttu e in regime
eg e dinamico:
d a co:
l’inerzia termica
In regime stazionario la disposizione degli strati è indifferente,
indifferente pur evidenziando che al
mutare della stessa varia l’andamento interno delle temperature; ad esempio la
pposizione dell’isolante, a seconda della stagione,
g mantiene una massa della pparete a
temperatura mediamente più o meno elevata, ovvero con una capacità maggiore o
minore di accumulare calore.
Nelle figure seguenti, in regime invernale, si evidenzia che la situazione ottimale è
rappresentata dall’isolamento a cappotto (figura 2).

1 2 3 4
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Inerzia e capacità termica


L’inerzia termica può essere definita come la capacità di un
componente ad opporsi alle variazioni di temperatura.
Le variazioni di temperatura che si verificano sulla faccia
esterna arrivano sulla faccia interna con un certo ritardo e
attenuate in misura tanto maggiore quanto maggiore è la
capacità termica areica Cm:
Cm = cp · m (kJ/m2K)
cp = calore specifico a pressione costante (kJ/kgK)
m = massa
assa termica
te ca areica
a e ca (kg/m²)
( g/ )
la diffusività termica ² = / cp indice dell’inerzia termica
Prof.Gianfranco Cellai
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Calore
specifico di
materiali

Prof.Gianfranco Cellai
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Massa termica areica (UNI 10375)


Pareti senza isolamento concentrato
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P i con isolamento
Pareti i l concentrato
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Soluzioni di parete

Prof.Gianfranco Cellai
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I
Inerzia
i termica
t i edd effetti
ff tti
AE A = semiampiezza
Faccia interna
della oscillazione
della parete
AI

Tpm= temp.media
p superficiale
p
Ritardo
Rit d o della parete
sfasamento
temporale
Rt

Andamento temperatura
Andamento temperatura sulla faccia interna della
sulla faccia esterna della parete
t
parete
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Temperatura che varia Inerzia termica:


con legge sinusoidale
T Schematizzazione
Tmax grafica
T = AI sin ( 
i (
AE Tpm= temp.media superficiale
Tpm d ll parete
della
AI

Tmin
Ritardo R t

La pulsazione è pari a 


Rt = R i (s)  h
 h
 · (s-1)

Ri = si/vi (s)
Tempo 
con si = spessore dello strato i-esimo
vi = velocità
l ità di spostamento
t t dell’onda
d ll’ d termica
t i (m/s)
( /) ²i/(cpi· i ) (m²/s)
vi =  2 ² (m/s)
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Eq a ione di Fo
Equazione Fourier
rier e soluzioni
sol ioni per l’inerzia
l’iner ia termica
l equazione di Fourier per flusso monodimensionale
l’equazione monodimensionale, all
all’interno
interno
della parete, ad un certo istante , ammette la seguente soluzione
per una variazione di T sinusoidale e ad una profondità x dalla
superficie esterna:

T(x -Ri · sin [[((  R 


( x ) = Tm + AE · e i

dove R i (ritardo
ritardo) è il tempo che l’onda termica impiega ad
attraversare lo strato i-esimo di materiale di spessore x .
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Rit d
Ritardo
Dalla relazione Ri = si/vi si ha : 
 · ((s-1)

Ri = si ·  1 /(2 ²i ) =  si si cpi· i /(2 i ) (s)

Ri = 82,76  si · cppi· i /(i /si) = 82,76  si cppi· i /Ui (s)

Per una condizione ottimale:


AE
Rt = 0,023   si cpi· i /Ui  9 (h) AI
Sfasamento
Prestazioni Qualità prestazionale
(ore)
S > 12 ottime I
12 ≥ S > 10 buone II
Rt
10 ≥ S > 8 medie III
8≥S>6 sufficienti IV
6≥S mediocri V
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A
Attenuazione
i 
AE

AI

A
 AI/E
Rt

 e ((- 0,261 · Rt)


 = e -0,261 · 9 = 0,10 valore di attenuazione
Ad esempio, nel’esempio precedente, se il punto di massimo
dell’onda
de o da AE impiega
p ega Rt = 9 h per
pe giungere
g u ge e sulla
su a faccia
acc a interna
te a
della parete, l’ampiezza AE risulterà attenuata di circa 10 volte.
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Esercizio
Una parete in mattoni pieni ha le seguenti caratteristiche:
cm, = 0,72
Spessore s = 30 cm 0 72 W/mK,
W/mK cp = 835 J/kgK ,
= 1920 kg/m3
si determini il valore del ritardo Rt e dell’attenuazione 
nonché il valore della ampiezza massima sulla faccia interna
dopo 24 ore con i seguenti dati climatici (UNI 10349):
-Temp
Temp esterna max = 37°
37 Escursione giornaliera 10
10°C
C
- semiampiezza di oscillazione AE = 10/2 = 5 °C
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Calcolo del ritardo R


Dalla relazione : Rt = 82,76  si cpi· i /Ui (s)
Si ha:
h
Rt = 82,76 [ s cpii·  /U]/3600 (h) =
0,023 [ 0,3 · 835 · 1920/(0,72/0,3) ] = 10,3 h Prestazioni buone

AE

AI

10,3
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Calcolo dell’attenuazione e di 


Dalla relazione:  e
e (-0,261 · Rt)

 = e  0,261 · 10,3) = 0,07


Ovvero l’ampiezza dell’onda termica esterna AE subisce
un’attenuazione di circa 15 volte:

 = AI/AE AI = 5 · 0,07 = 0,35 °C


AE

AI

10,3
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Calcolo della trasmittanza termica periodica YIE


(W/m2K)
La trasmittanza termica periodica è stata introdotta come parametro di verifica
dell’inerzia termica dal DPR 59 del 2/4/2009.

Essa rappresenta il prodotto della Trasmittanza U (W/m2K) per un fattore di decremento o


attenuazione fa (-) dato dal seguente rapporto:
fa= flusso termico dinamico / flusso termico stazionario
fa = qdinamico/qstazionario YIE = f · U (W/m2K)
Il flusso termico in condizioni reali (qdinamico) si riferisce al regime dinamico che si calcola attraverso la
soluzione dell’equazione generale della conduzione del calore in regime variabile.
Il flusso termico stazionario (qstazionario) è pari al prodotto della trasmittanza termica (U) per la differenza di
temperatura tra il valore massimo esterno- interno ( Temax - Ti):
qstazionario = U x ( Temax - Ti)
L intervallo di valori del fattore di attenuazione (fa) è compreso tra 0 e 1:
L‘intervallo
- 0 corrisponde alla situazione limite di totale accumulo di calore
- 1 corrisponde alla situazione limite di accumulo di calore nullo

NB. Non si deve confondere l’attenuazione fa con 


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I valori limite di legge e tabella di giudizio per S, f e YIE

Sfasamento
Attenuazione Prestazioni Qualità prestazionale
(ore)
S > 12 fa <0
<0,15
15 ottime I
12 ≥ S > 10 0,15 ≤ fa <0,30 buone II
10 ≥ S > 8 0,30 ≤ fa <0,40 medie III
8≥S>6 0,40 ≤ fa <0,60 sufficienti IV
6≥S 0,60≤ fa mediocri V

in tutte le zone climatiche ad esclusione della F, per le località nelle quali il valore medio mensile
dell’irradianza sul piano orizzontale, nel mese di massima insolazione estiva, Im,s, sia  290
W/ ²
W/m²:
1. relativamente a tutte le pareti verticali opache con l’eccezione di quelle comprese nel
quadrante nord-ovest / nord / nord-est, si esegue almeno una delle seguenti verifiche:
• che il valore
alore della massa superficiale
s perficiale Ms,
Ms di ccuii al comma 22 dell’allegato A, A sia superiore
s periore
a 230 kg/m2;
• che il valore di YIE sia < 0,12 W/m2K;
2 relativamente a tutte le pareti opache orizzontali ed inclinate che il valore di YIE sia < 0,20
2. 0 20
W/m2K
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Calcolo dei
carichi termici
in regime invernale ed estivo
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Scopo del condizionamento

Mantenere condizioni ambiente interne confortevoli significa


controllare i carichi termici perturbatori generati nell’edificio o
trasmessi attraverso le strutture.
I carichi termici che si manifestano con variazioni di temperatura,
positive o negative
negative, vengono definiti sensibili
sensibili;
Sono definiti latenti quelli corrispondenti alla potenza termica
scambiata
bi t neii processii di deumidificazione/umidificazione
d idifi i / idifi i
dell’aria.
L’aria esterna di ventilazione/infiltrazione immessa direttamente in
ambiente rappresenta per i locali un carico sensibile e latente.
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Tipologia dei carichi termici


I carichi termici sensibili sono di due tipi:

• in ingresso
g o interni all’edificio,, detti p
positivi ((regime
g estivo))
• in uscita dall’edificio, detti negativi (regime invernale)

I carichi interni provocano sempre un aumento della temperatura.

Al fine di mantenere le condizioni igrometriche desiderate occorre


anche deumidificare/umidificare l’aria
l aria di ventilazione (carico
latente).

In sintesi occorre fornire o sottrarre una certa quantità di energia e


vapor d’acqua
d acqua
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S h
Schema ffunzionale
i l
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Bil i termico
Bilancio t i in
i un ambiente
bi t
Per il principio di conservazione dell’energia il bilancio
termico dell’aria racchiusa in un ambiente ad un dato istante è
espresso dalla seguente equazione (segni in valore assoluto):
QC + QV + QG + QP = 0
QC = potenza termica scambiata per convezione con le
pareti;
QV = potenza termica dovuta alle portate dd’aria
aria di
ventilazione ed infiltrazione;
QG = apporti interni gratuiti;
QP = potenza fornita dal terminale dd’impianto
impianto
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Scambio termico in regime invernale

- QC - QV + QG + QP = 0
generalmente QG si trascura
IIn regime
i stazionario
t i i la
l componente t convettiva
tti QC puòò
essere determinata ricorrendo al principio di
sovrapposizione degli effetti :

QC = Qt + Qs
Qt = potenza termica scambiata per trasmissione
Qs = potenza termica attribuita all’irraggiamento solare
Generalmente in inverno Qs si trascura.
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Scambio termico in regime invernale


semplificato
L’equazione del bilancio termico diviene:

- Qt - QV + QP = 0
QV è un carico termico per il terminale solo se l’aria di
ventilazione è immessa direttamente in ambiente; se ll’aria
aria è
trattata centralmente il carico termico corrispondente grava sulle
batterie dell’unità di trattamento aria e quindi si ha:

- Qt + QP = 0
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C i ttermico
Carico i per ventilazione
til i
Noti
N ti i contributi
t ib ti per ventilazione
til i edd infiltrazione
i filt i sii ottiene
tti la
l portata
t t
d’aria qv e quindi il carico termico Qv dovuto alla ventilazione è dato
dalla relazione:
Qv = qv · ρa · ca · ((θa – θe) ((W))
qv = portata d’aria in m3/s
ρa = densità dell
dell’aria 1 2 kg/m3)
aria (circa 1,2
ca = calore specifico dell’aria (0,29 J/kg °C)
Oppure :
Qv = 0,34 · n · V · (θa – θe) (W)
n = n° ricambi orari (h –1)
V = volume dell ambiente (m3)
dell’ambiente
ρa · ca = 0,34 (Wh/m3 °C)
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C i hi termici
Carichi i i estivi
i i
Diventa fondamentale sia il carico termico dovuto alla ventilazione QV,
talora anche quello degli apporti interni QG
ma soprattutto quello
ll dovuto
d all’irraggiamento
ll’i i solare
l QS:

QS = QSE + QSI (W)

QS = potenza termica attribuita all’irraggiamento solare


QSE apporti della radiazione solare attraverso componenti opachi;
QSI apporti attraverso componenti trasparenti;