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Ventoso Respiro

e altre storie

VDL

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First Print Edition, May 2007 - Prima Edizione in


Stampa, Maggio 2007

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Introduzione
Qualche anno fa, leggendo una raccolta di Haiku di Jack
Kerouac, ho incontrato il termine da lui usato per descrivere i
suoi Haiku: pops! La combinazione di questa scoperta e del fatto
che ascolto e suono Blues mi ha convinto che Bluespops sarebbe
stata una buona parola da utilizzare per riferirmi ai miei scritti,
siano essi Haiku, storielle o quant’altro.
Bluespops inoltre cattura nella mia mente l’idea di illuminazioni
subitanee, flow o esperienze picco che tutti sperimentano di
tanto in tanto (quando il tempo sembra fermarsi e la propria
autocoscienza sparisce...), piccoli satori – e allo stesso tempo
Bluespops cattura il modo di scrittura: corsa sfrenata senza
respiro e interruzione, senza intenzione.....

Le storie di questa raccolta sono principalmente il frutto delle


mie esperienze in Nord Europa e dei “conflitti da contrasto” che
hanno determinato – conflitti nati dal conrtasto tra la mia origine
cittadina e le sconfinate distese selvaggie di boschi laghi fiumi
mari montagne del Nord, una maniera di metabolizzare tali
esperienze e tali conflitti attraverso una meta-narrativa delle mie
emozioni e dei miei territori mentali – e infine una maniera di
comprendere cambiamenti interni ed esterni che ho “vissuto
attraverso”.

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Ventoso Respiro
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Ho mangiato qualche patata con un po' di sugo e un bel bicchiere
di vino bianco che va giù come un ruscello fresco estivo scivola
nel suo letto in mezzo a erba verde che scintilla di luce del sole e
lo sento il vento acqua nell’aria il mondo intero per letto e per
casa che corre dovunque in un respiro....Mi sono girato una
sigaretta e me la fumo anche se è notte fonda e il silenzio un
buon compagno perchè non fa domande, o forse solo una ma è la
più difficile perché è la domanda infinita cui non si può
rispondere....
Quando stavo nel bosco tutto sembrava più facile e anche più
bello, tutto parlava così come sempre solo che normalmente non
si riesce a sentire - lì nel bosco davanti al fuoco al tramonto e non
era solo un quadretto ecologico era pura vita con il fiume che
non cessava di scorrere e anche adesso sta lì nel più puro nord
che continua a scorrere, o magari è ghiacciato.....mi sono fatto un
coltello, il manico di un coltello con legno di betulla anche se non
è riuscito proprio perfetto ma l’importante era l’atto
dell’intagliare seduto sulle scalette del cottage nel mezzo di
pomeriggi assolati e quasi caldi e se alzavo lo sguardo alberi e
alberi e cespugli e ginepro dovunque....quindici giorni di
paradiso perduto anche se ora so dov’è, ma poi l’aria è diventata
di nuovo pesante e grigia e forse non era più neanche aria ma
solo disgusto.

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Il profumo del ginepro bruciato caccia gli spiriti maligni e
l’aroma è così buono che forse davvero è una pianta magica,
cogliendola anzi strappandola alla terra con il coltello perché non

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viene via facilmente, è tenacemente attaccata alla sua vita come a
dirti che non si fa - strappandola chiedevo il suo assenso e
pensavo di averlo anche se non c’era una voce umana a parlarmi
ma solo una fantasia così reale e bella nella sua pura innocenza
che mi bastava in quei momenti e poi un rametto dopo l’altro
messo con cura sopra il fuoco....le fiamme che già si
confondevano con gli impetuosi colori delle nuvole infuocate dal
sole in uno spazio di cielo che davvero sembrava
infinito.....l’acqua fredda era la prima cosa del creato a darmi il
buongiorno, ogni giorno a torso nudo e piedi scalzi - ho
cominciato a odiare le scarpe dopo quei giorni quando i piedi
toccavano la terra e ci camminavano e le sensazioni dei propri
passi direttamente sopra la terra e l’erba e anche i sassi anche
quando faceva male ai piedi non abituati all’asprezza.....ogni
giorno lì sulla riva del fiume a rubare un po' d’acqua per lavarmi
e poi a spaccare la legna per riscaldarsi la sera e per scaldare
l’acqua e per cucinare...ma poi l’aria di nuovo pesante e grigia e
anche immobile tutt’attorno a me e a tutti con un mucchio di
scarpe di tutti i tipi così non sai mai sopra cosa cammini tanto è
sempre una suola di qualcosa....
Un altro bicchiere di vino bianco mi va a pennello e darò anche
un’occhiata al cielo chiaro e pieno di punti luminosi che sono
stelle ma sembrano pupille d’argento scintillanti o gocce di
pioggia ma stasera non c’è la luna là fuori.....

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Questo era un pizzico di estate nel puro nord ma anche l’inverno
è magico, sembra un continuo fuoco d’artificio con la neve e il
ghiaccio e soprattutto le aurore boreali che si fanno vedere ma le
puoi anche sentire...flebili ffssshh elettrici e si muovono e
cambiano colori, è così meraviglioso che per brevissimi istanti
possiedi il segreto della vita nei tuoi occhi anche se poi sfugge
via - non siamo destinati a capire, possiamo solo sentire e intuire
ed è solo un attimo...

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Spesso rimpiango di essere nato e cresciuto in una grande città
ma poi mi dico che era il mio destino per qualche strana ragione -
forse dovevo vedere con occhi vergini quello che non c’è più per
milioni di persone....o quello che non ci sarà mai.
Forse quel grido dentro vuole dirmi che la frenesia del viaggio è
là che deve terminare perché è lì ciò che cerco nonostante tutte le
visioni siano così controverse e lampeggianti che ipnotizzano
come i semafori di notte quando è piovuto....i riflessi lucidi e
scivolosi.....
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E poi invece sera dopo sera a suonare nei locali più disparati per
due lire e la gente che non sente la musica non sente le vibrazioni
l’energia di cui siamo tramiti...meri tramiti....fumo e birre e
tequila giù d’un fiato e poi tutto galleggia nella tua testa quando
ti apri alle percezioni con un po' d’erba e il mondo comincia a
girare in un’altra direzione e gira come una giostra di fiori e
prendi i petali al volo e ogni nota diventa una piuma colorata e
liquida e quando sei lì così con il tuo corpo che si fa tutt’uno con
quello che sei e che senti e che trasmetti con la musica allora c’è
un alito di paradiso - chiamalo Vuoto, chiamalo eternità senza
tempo.....e invece la gente per lo più chiacchiera e tu sai che è
solo la gente che non comprende la dolcezza dei tuoi occhi.....
873 parole fino ad ora con questo mostro che ti tiene aggiornato
su ogni virgola d’indecenza che butti giù e tutto diventa un
numero che t’insegue dovunque - i numeri non esistono in realtà
perché se gli alberi sapessero quante foglie hanno o quanti fiori o
frutti e quanti fili d’erba gli sono intorno allora non vivrebbero
più liberamente la morte e la rinascita e l’amore.....

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Quindici giorni sono bastati a capire il bosco? A capire il puro
nord e le sue parole? Forse no però una parola Una l’ho capita ed
è quella che parla di armonia......Ho letto un libro Tao che diceva
che il destino di morte non è destino dell’uomo......è solo perdita

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di energia senza rinascita....e non parlava di vita eterna ma solo
d’armonia e equilibrio - il blues è un unico lungo lamento senza
fine passato di bocca in bocca dal vagito del primo uomo fino
all’ultimo ronzio di una mosca che lotta con il vetro di una
finestra per uscire di nuovo all’aria......un unico coro di note che
esprime ognuna la propria paura e c’è un equilibrio in ognuna di
loro che è l’ombra dei crocicchi....quattro direzioni sono troppe
per scegliere.....senza numeri ognuna è quella giusta e la
consapevolezza la senti negli occhi bendati e segui il vento senza
paura.....e mi sono girato un’altra sigaretta e ad ogni tiro un po' di
tabacco mi finisce fastidiosamente sulle labbra e allora penso che
sulle mie labbra ci dovrebbero essere altre due labbra di quel
colore ma di quello solo a darmi il loro respiro
autunnale....quell’umido di un bacio che aspetta ognuno di noi in
quel colore così dolce che le lacrime vorrebbero sfiorarlo.....

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Un giorno di questi devo riandare in quel pub di cui non ricordo
mai il nome, sempre quasi vuoto come se aspettasse noi per
dargli vita....si va lì e si suona con una chitarra un bongo e si
canta e il ritmo scivola e scorre attraverso noi in improvvisazioni
di pazzia eppure è un salto tutt’insieme nell’universo e ognuno
diventa una luce che parla in un linguaggio armonioso - il canto
di esseri in cerca di spiragli nell’oscurità della notte......
Fabio è lì che mi aspetta con le scintille negli occhi e la voglia di
essere e le sue scoperte sono anche le mie - prima o poi un
viaggio insieme a lui su strade deserte mi attende.....alcune
persone non vengono più insieme a noi in quelle sere di allegria
o anche di tristezza e soprattutto non più insieme a me e questo
sarà sempre un dolore bruciante dentro di me perché l’autunno e
le foreste sono sempre in quegli occhi e in quelle labbra.....ma
non dispero perché luci diverse mi accompagnano, diverse ma
bellissime anche e poi un giorno quell’autunno e quelle foreste
potrebbero tornare tra le mie mani e non sarà sabbia che scivola

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via ma un abbraccio tra cielo e terra benedetto dal vento.....
Ancora un po' di vino che mi inebria.....così adesso vi racconto
una storia anzi non è una storia è una sera d’estate in riva al lago
di Martignano.....

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Partiamo in quattro, io, Giovanni, Foreste d’autunno - le do un
nome alla maniera delle nazioni indiane d’america....- e Bruno
mio cugino che vive nelle montagne del dormiente gigante.....è
pomeriggio tardi e non ci importa perché andiamo al lago per
restare la sera e mangiare qualcosa sul fuoco e godere della notte
con vino e con Maria e buon cibo....ci vogliono quaranta minuti
per arrivare là e subito dimentichiamo la città e ci sediamo sulla
spiaggia mista all’erba delle colline.....Giovanni è vegetariano così
ci procuriamo dei panini con le melanzane al bar - già tramonta
la luce e la gente comincia ad andare via e così saremo soli di
fronte alla scura acqua del lago, e dopo ancora un po' mentre si
parla di qualsiasi cosa cominciamo a preparare la brace.....ci
vuole un bel po' di tempo per riuscire a farla funzionare, era
meglio fare un fuoco ma ormai avevamo portato il bar-b-q così
Bruno sta lì a soffiare e ad agitarsi con qualunque cosa in mano
fino a che non gli vengono i crampi o quasi e allora già eravamo
tutti un unico sorriso di pura gioia con la sera ormai attorno a noi
- il lago un unico argentato riflesso di luna e le stelle che
cominciavano ad affacciarsi ai loro balconi invisibili.....alla fine si
può cucinare qualcosa nel silenzio delle nostre voci che sembrano
così soavi e musicali, quattro uccelli che cantano e ridono - tre
salsicce sono già sulla graticola, io preparo il pane e abbiamo
anche la senape e la maionese mentre Giovanni addenta il suo
panino con le melanzane ma a lui sta bene così.....Foreste
d’autunno è solo i suoi occhi e le sue labbra di quel colore e non
lo dimenticherò mai.....c’è un cane che si avvicina e vorrebbe
mangiare con noi, e alla fine qualcosa tocca anche a lui che fa
parte della comitiva dopo tutto.....il vino bianco resta fresco

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perché la temperatura notturna e l’umidità lo aiutano mentre noi
cominciamo a coprirci con un maglione o qualche altra cosa
perché in effetti comincia a fare freddo lì sulla riva.....e il vino va
giù nelle nostre gole interrompendo per qualche secondo le
nostre parole che si perdono nel buio e nel silenzio che ci sta
attorno.......i panini e le salsicce alla fine sono buoni e quel cibo è
un cibo di amore e di libertà, non pesa più lo zaino sulle spalle e
non pesa il prima né il dopo.
Allora Maria esce dal suo nascondiglio per accarezzarci e baciarci
e tutti siamo pronti per lei - un altro sorso di vino e poi i
respiri.....ognuno è respirato e conosce il vento e abbiamo già le
ali negli occhi, uno e poi l’altro e l’altro ancora, tutti siamo
respirati nel silenzio.....Foreste d’autunno vola sopra il lago e
sopra le correnti e sopra i riflessi e io so che vorrebbe toccare le
stelle...le cerca e le insegue e quasi si dispera perché non può
raggiungerle finché non si posa sulla riva del lago, le docili onde
le sfiorano i piedi e lei sta là, ferma e il suo sguardo
galleggia.....“Vieni, vieni...” lo sento ma lei non ha parlato con la
sua voce, ha parlato dentro eppure l’ho sentito così mi avvicino
alla riva e lascio che le onde sfiorino anche i miei di piedi....
"Si vola sul lago...nel lago...lo senti?”
Eppure è ancora un parlare silenzioso....
“Si.....siamo nel lago.....forse siamo il lago....”
Il silenzio trasporta le nostre vibrazioni.......
Attraversiamo il lago noi due forse nuotiamo o forse
camminiamo sopra di esso.....e lui respira insieme a noi.....Bruno
ed Giovanni ora sono sulla riva accanto a noi...quattro esseri
affiancati...
“Anche voi lo sentite.....anche voi siete il lago....”
Foreste d’autunno in qualche modo ci conduce e ci prende per
mano.....Tutti e quattro seguiamo il ritmo delle onde sul
bagnasciuga e scivoliamo con esse e non c’è bisogno di
parlare.......gli alberi attorno sono contenti perché noi per un
momento stiamo sentendo ciò che loro sentono sempre.....il lago

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e i suoi riflessi non sono altro che i nostri occhi - non visioni o
scenari solo pura armonia e gioia......
Eppure prima o poi la magia scompare e di nuovo il lago è di
fronte a noi nel suo silenzio e anche le colline attorno sono di
nuovo colline scure ma poi alziamo lo sguardo al cielo e allora
vediamo che le stelle sorridono e non c’è più il cielo scuro ma
ogni particella ora scintilla......
E’ notte fonda....le due, le tre...non abbiamo orologi ma in ogni
caso è ora di andare - non è mai ora di allontanarsi dalla follia
eppure lo facciamo - così recuperiamo la nostra roba e ci
incamminiamo per la salita sulle colline verso la macchina,
infreddoliti e inumiditi.....La macchina è solitaria sullo spiazzo
che i sabati d’estate ne ospita a centinaia....è buio e riflessi di luna
o stelle o qualunque cosa brillano sul terreno.....poi dentro e io
giro la chiave e si sente l’eco del motore che taglia l’aria e ci
avverte che stiamo andando via per davvero verso la città, verso
le nostre case, verso le nostre strade finché ci salutiamo in un
sorriso estatico e ciao Giovanni, ciao Bruno.....ciao Foreste
d’autunno.....ci vediamo presto.....

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Una giornata di sole e di cielo azzurro fresco è il miglior modo
per aprire gli occhi dopo il sonno notturno e di sicuro ti scorre
energia nelle fibre quando ti svegli su una giornata così, hai
voglia di correre e di muoverti ballare e cantare a squarciagola e
gli ZZ Top sono proprio in sintonia con il mio umore di
mezzogiorno.....quasi quasi me ne vado a Villa Ada a sdraiarmi
sull’erba con la chitarra e lo slide e canterò un blues in onore
delle formiche sul terreno, tra i fili d’erba che per loro sono
giganti verdi e freschi eppure loro non ne hanno paura ma
camminano e camminano piccole e veloci tutto il giorno - tutto il
giorno che dovrà essere un’eternità se forse anche il tempo è in
miniatura per loro.....o magari suonerò uno stornello e aspetterò
che gli uccellini cantino per me tra un volo e un altro mentre

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fanno una pausa su un ramo o su una fronda - però sono ancora
pochi anche se è tardo inverno ma sembra primavera.......in ogni
caso voglio che questa luce solare - esplosione nucleare continua
impazzita......voglio che la luce del giorno m’invada e penetri nei
miei occhi e non voglio scordarla quando sarà buio e avrò
paura.......

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Sure got cold after the rain fell/not from the sky/but from my
eyes......e come si può non sentire la forza e la solitudine di queste
parole.....versi cantati e suonati in una notte di pioggia - o
comunque in una notte nel deserto......ancora gli ZZ Top accanto
a me in questi versi......stasera al concerto sarà uno sballo....chissà
se verrà anche Sarah.....l’ho conosciuta ieri su una chat-line per
un caso e anche lei è di qui.....di Roma e forse passerà per il
concerto ma a lei piacciono Megadeth e Guns’.....però anche la
band saprà infilarsi nei suoi occhi e saprà farle desiderare un
bacio infinito sdraiata su un letto notturno destinata a volare
dentro una chitarra quasi come un’arca per salvarsi dal diluvio
universale - Però Noè non sapeva cantare il blues....o forse sì?
Già vedo Jack andare fuori e volteggiare perso tra i tavoli e le
persone e sorridente....tum-tum-ta-ta-tum la batteria fa il sound-
check e anche Fausto - ilpedronifausto dopo l’episodio del
camper al Cencios e i carabinieri e le risate impazzite quella notte
del mini-tour al nord persi tra capannoni industriali e oscurità e
l’erba appena girata ma poi stop, gli sbirri...- anche Fausto sorride
e volteggia con le bacchette e picchia duro sul rullante, così!, il
suono deve essere pieno di grinta e ruvido e secco senza
riverbero fastidioso o clamori di pozzanghera.....

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Una serata in iol.....ho conosciuto Snapcase......un quindicenne
beat innamorato della poesia, e mi ha anche
dato delle dritte su due libri di Neal Cassady e di Carolyn

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Cassady, dovrò comprarli. Lui ha anche improvvisato una poesia
online, bella scrosciante poesia in cui il dig era il cardine.....il dig
dei Beats, una specie di fisica quantistica dell’emozione, della
gioia, del pazzo zen come le camminate in montagna......sono
raffreddato e ripenso alla serata al Voodoo Chile di venerdì, un
gran concerto della band, c’era energia attorno a noi e allora si
che le note prendono il volo e c’è poesia musicale....sto leggendo
angeli di desolazione e davvero mi sento desolato anch’io nelle
notti a letto con la luce sul comodino che riverbera sulle pagine
del libro mentre io seguo il filo delle pazzie concatenate nelle
righe - eppure c’è qualcosa che mi sembra già vissuto nell’angolo
della mia memoria universale.....qualche spiraglio di vuoto
dietro, alla mia sinistra, forse la mia morte o il mio
risveglio......non vedo l’ora di riandare nei boschi e camminare e
perdermi là tra il suono dei ruscelli e del vento.....forse racconterò
un’altra storia, ma non subito, ora voglio ancora andare alla
deriva...senza meta o con una meta di cui non conosco il nome. Il
silenzio notturno è strepitoso nella sua solitudine......qualche eco
di macchine lontano, come fosse solo un ricordo troppo vivo che
qui e là torna cosciente.....ma senza luccicare.....Mi mancano le
foreste d’autunno.......

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Ripenso ai miei amici e alle loro storie, alle loro vite......un giorno
dirò loro tutto.....sarò per loro ciò che sono per pochi adesso, un
vortice di colori e parole che galleggiano tra le ombre dei
suoni.....venerdì al Voodoo Chile ce ne erano molti, lì per la
musica e per il blues e per la vita, ma quanti davvero hanno
compreso?.....eppure ne basta uno per dare un senso alla follia di
una nota in quell’oscura sotterranea stanza di via Nomentana,
dove Steve Ray Vaughan ogni sera suona il suo testamento e le
sue lacrime se mai ne ha sparse vengono raccolte da gente che
mentre beve una birra e fuma una sigaretta – oppure soltanto
guarda il viso di una ragazza con i capelli neri e con le

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lentiggini.....occhi incantevoli e pericolosi - continua a sentire le
vibrazioni, quella musica e quei lamenti e quella vita che scorre
ancora nei nastri e nei solchi e tutt’attorno a noi.....
Tanti anni fa abbiamo fatto un viaggio con l’interrail, treni e treni
e binari dovunque fino al convento di suore che ci ha ospitato, a
me a McLuke e Mitch....vicino Dusseldorf, con una piccola
stazione a due passi che aspettava noi che scattassimo una foto
sui binari deserti sotto al sole d’agosto nel pomeriggio prima
della festa della birra.....

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Tre serpenti e un incantesimo stanno suonando e finalmente
parlano di un venerdì buono e non sempre il solito venerdì nero.
Tre serpenti e un incantesimo che sembrano l’esatto ritratto di
una visione che io non ho mai avuto, tre serpenti che strisciano
sulla terra deserta e spaccata da un sole bruciante e l’incantesimo
che è pura neve impossibile da sciogliere perché è neve divina e
la sua purezza incontaminata e incorruttibile......forse scriverò il
primo haiku della mia vita e ho l’impressione che avrà l’aroma di
una ciliegia.
E’ un po' che non vado alla vineria, e mi andrebbe un po' di vino
rosso e due chiacchiere anche col primo venuto, forse sarebbe
ancora meglio con chiunque incontrato lì per caso come quella
sera che ho conosciuto un ex attore di cinecittà di quasi
sessant’anni, ubriaco di vino e di disperazione, quando stavo lì
con Antonio e la ragazza, dopo una bottiglia di vino e qualche
ora lì con la confusione che calpestava ogni parola....un ex attore
che ora faceva l’usciere o qualcosa del genere ma non importa in
fondo, importa solo che nei suoi occhi brillasse ancora la scintilla
della poesia, poesia di vita dura e solitaria eppure aveva ancora
la forza di insegnare la sua esperienza....“Ciò che ti spinge nella
vita verso il successo è la fame...la fame ti da il carburante per
fottertene delle delusioni e andare avanti..se non c’è la fame non
si raggiunge la meta...”

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Ora non sono tanto d’accordo con quelle frasi inzuppate di
lacrime.....altri tempi e altre storie ma volevo abbracciarlo perché
ci ha passato un giro di bevute - e per me quel giro è stato un
fragolino bianco nettare del cielo stellato, e perché lui mi
guardava negli occhi come ad un fratello mentre diceva quelle
parole sante....e la santità era tutta nella purezza delle sue
intenzioni, seppure il suo cervello fosse impazzito per il vino, ma
lui era un vero vagabondo solitario.......

nei suoi occhi pazzi -


vagabondi ubriachi
il mare e l’usignolo

E’ questo il mio primo haiku in assoluto, il più perfetto nella sua


ingenuità......

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Nella perfezione paradossale dello zen ho trovato una parola che
voglio usare spesso per il suo suono, non importa il
significato...come le parole di potere degli sciamani....è il suono
che ha potere...le vibrazioni emesse pronunciando le parole di
potere.....diamante è la mia parola di
potere....diamante....diamante Diamante DIAMANTE - D I A A A
M A N T E!!!!!
Ed evoca la lucentezza e l’arcobaleno e l’acqua e le montagne e i
riflessi del sole e la polvere respirata dal vento e poi la terra su
cui si poggerà un giorno per tornare a dormire e poi la mano
dell’uomo avido......d-ia-m-a-n-t-e che dormi sulla luna perdo i
miei occhi nelle tue vibrazioni cromatiche per cercare le visioni,
come tra le fiamme del fuoco nei boschi, accanto al fiume Børselv
sotto al cielo che si oscurava lentamente e l’aria fredda che mi
accarezzava e mi baciava, gli occhi fissi e persi nelle fiamme che
danzavano con gli spiriti del nord - lei accanto a me immobile e
seguiva le ombre del mio cammino solitario in quel momento

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aspettando il mio risveglio a lei e al mondo e al cielo sempre più
scuro.....è ora di mettere sul fuoco la pentolona per riscaldare
l’acqua, così torno indietro e vado a prendere due secchi d’acqua
al fiume lì accanto....non posso non indugiare un attimo sulla riva
rocciosa e scoscesa di fronte allo spettacolo eterno del suo
scorrere spensierato e freddo.....un attimo di armonia e
comprensione dell’illusione - poi devo portare l’acqua che servirà
per lavare i vestiti e per lavarci noi nell’oscurità rischiarata solo
da candele colorate all’interno del piccolo cottage nei boschi...e
poi sarà un vortice di baci e pelle liscia e bianca e uno dentro
l’altro fino a morire nel sonno......

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Ho fatto un sogno strano stanotte, un sogno mistico forse, o il
sogno di uno sciamano. Ero nel giardino di casa, c’era il sole e
non era freddo e l’odore di primavera galleggiava tra gli alberi di
albicocche e susine....ad un certo punto dal nulla appare uno
stormo di corvi e gabbiani...mischiati bianco e nero insieme..volo
radente sopra la mia testa finché non alzo un braccio verso un
corvo che sembrava voler fare un nido tra i miei capelli - e con la
mano strappo una nera lucente piuma dal suo corpo e lui non
emette neanche un lamento e vola via, allora alzo la piuma verso
il cielo e la guardo, luccicava teneramente e io mi sentivo come
un depositario di saggezza in quell’istante, e poi metto la piuma
tra i capelli, la fisso in qualche modo ed è lì che mi adorna....però
non ne ho capito il significato - forse dovrei accendere un fuoco e
precipitare nelle fiamme con i miei occhi, forse lì troverò il
significato di questo sogno quasi zen...mi ricorda un koan che ho
letto in un libro di koan e meditazioni, si in qualche modo me lo
ricorda - c’è un uomo inseguito da un orso, mi pare, e comunque
scappa e corre via finché non cade in un precipizio e riesce solo
ad aggrapparsi ad un ramo solitario...però sotto c’è un leone
ruggente, mi pare che fosse un leone ma non importa davvero,
così con l’orso sopra di lui e il leone sotto, lui vede un fiore e lo

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coglie.
La purezza di questo koan è così luminosa che sembra neve
sciolta da bere e poi ti scivola via dagli angoli della bocca e ti
rinfresca il viso il corpo e l’anima......
Comunque la piuma del corvo che pende dai miei capelli nel
sogno può significare che il corvo è diventato il mio animale
totem, che il suo potere mi è stato affidato per qualche motivo....Il
Corvo Volante Nella Sua Nerezza E Tenerezza Mi Ha Donato
Una Delle Sue Piume......

15
Adesso andiamo a Venezia, tanti anni fa, stavo al liceo - ultimo
anno e in cinque eravamo andati lì per passare la Pasqua.....in
realtà vacanze, fosse pasqua o natale o capodanno non ci
interessava davvero....insomma stavamo camminando tra le calle
e i ponti e cercavamo da dormire tra il brulicare della gente in
una giornata di fresco sole pomeridiano. Mentre stavamo
attraversando Rialto o forse un altro ponte - si era un altro
ponte....quello di legno se c’è ancora....comunque attraversavamo
un ponte qualsiasi sopra un canale e chissà come incrociamo un
prete che chissà come - probabilmente per via degli zaini sulle
spalle - ci chiede se avevamo un posto dove dormire e poi
iniziamo a parlare. Alla fine ci dice che un posto per farci
dormire lui ce l’ha, una casa lì vicino che non si deve pagare - ci
spiega mentre ovviamente ci avviamo lì dove lui ci
guida.....arriviamo all’appartamento, lui tira fuori le chiavi e apre
la porta e noi entriamo in fila indiana sorridenti e ci guardiamo
intorno - sembra una bella casa e grande anche, grande per noi
almeno.....lui ci spiega varie cose e il bagno e le camere da letto e
la cucina etc....poi i suoi occhi cominciano a sfavillare e
impazziscono e allora lui ci dice che beh in effetti ci sarebbe
qualcosa che noi potremmo fare per ripagare la sua ospitalità....ci
guardiamo curiosi...cosa vorrà da noi questo prete impazzito e
accogliente come un cristiano bodhisattva?

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Allora lui ci dice che vorrebbe che noi la sera della domenica -
due giorni dopo.....la Pasqua.....vorrebbe che noi gli facessimo da
chierichetti!!....Un fragore scomposto e incredulo di risate
ammutolite e gridate con gli occhi .....McLuke subito aveva capito
che era un’occasione d’oro per combinare qualche pazzia da
chiesa......gli altri ed io ci guardavamo scintillanti e guardavamo
il prete serio e naturale....dicevamo beh si può fare, anche se non
è proprio nostra intenzione, però visto che ci dà da dormire.....e
allora lui, perverso prete incrollabile ci dice qual è l’ultima
condizione per stare lì...c’è l’orario di ritirata, entro le dieci di sera
dobbiamo tornare a casa e certo è presto, noi vogliamo tirare fino
a mattina con birra vino e possibilmente ragazze veneziane
umide con le labbra schiuse per noi e per la gioia della
vita.....stiamo per dire si ma sapendo di mentire spudorati e che
se non ci apre chissenefrega stiamo fuori ancora in giro fino
all’alba.....ma lui insiste....”Ragazzi, ogni minuto di ritardo sono
cento lire....”
Ciao prete imbroglione e pazzo anche se santo accoglitore di
fedeli dispersi tra i ponti e le calle e i canali e di filato verso il
ponte dei sospiri a sospirare magnifiche risate perché non ci
potevamo credere e continuavamo a ripeterci “Capisci che ha
detto??...cento lire ogni minuto.....” e giù a ridere felicemente
finché ci mettiamo di nuovo in cammino e troviamo una stanza
in un hotel casuale e dormiamo tutti e cinque là.....dopo una
notte di baldoria e bevute e spensierati rimorchi sfrenati.....

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E ora sono qui di nuovo con un bicchiere di vino bianco un po'
annacquato e una sigaretta e Steve Ray che va a tutta birra....uno
shuffle strisciante strascicato dei Double Trouble che cammina
avanti e breaks che però scivolano nel mio cervello che ripensa a
quella volta che ho pescato per la prima volta.....stavo a
Honningsvåg, vicino a Nordkapp, 30 km...sulle rocce nere con

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attorno scogli e isolette di roccia nera e erba di un verde
sconosciuto meraviglioso e il rumore dell’oceano quasi calmo con
l’alta marea, con Kristin e Torolf e la nuova canna avuta per il
mio compleanno lassù nel puro nord.....il sole estivo eterno è
coperto da nuvole grigie e il vento soffia forte e freddo sui nostri
visi e le nostre giacche.....la pace sfavillante era dappertutto...nei
gabbiani padroni dell’aria e nei pesci destinati a diventare il
nostro cibo serale con cosciente sacrificio....D-I-A-M-A-N-T-E
vitale invisibile - preparo la canna con l’aiuto di Torolf e poi via la
muovo veloce dietro di me sul lato destro con i piedi piantati
sopra le rocce scivolose e poi lancio nell’oceano con tutta la forza
e il lancio è buono, aspetto un po' e poi come uno
strattone....piccolo piccolo e allora giro il mulinello piano come
mi è stato insegnato e piano la lenza torna verso di me con l’amo
ancora invisibile nell’oscuro misterioso oceano e piano ancora
più vicino ma diventa più forte la resistenza perché c’è un
pesce...un sei in norvegese – un merlano nero che si sacrifica
impassibile per me per la mia comprensione della pesca in quel
pomeriggio beato e struggente e quasi piango perché mi manca
così tanto la vita del puro nord.....tiro su con fatica inesperta il
primo pesce della mia vita, il primo cibo realmente procurato da
me senza supermercati o drugstores o mc donalds.....e l’ho tirato
su e allora lo prendo con la mano sinistra per toglierlo dall’amo e
metterlo nel catino....il contatto è viscido e lui lascia una parte di
sé sopra la mia mano infastidita ma solo per un attimo, sento il
battito del suo cuore veloce e il piccolo tum tum sulle dita e una
lacrima di vento risponde al suo immacolato sacrificio, poi il mio
sorriso è un fuoco d’artificio che si espande e mi sento davvero
parte eterna del Meraviglioso Creato Impassibile E Benevolo E
Freddo.....sento che il mio secondo haiku sopraggiunge dalle
montagne nevose della mia pazzia, via di nuovo con un altro
lancio e così per un’ora di vento e freddo e acqua sulla giacca e
sui pantaloni e fin sul cappello, le mani ghiacciate e sofferenti di
gioia cristallina......Kristin è su una roccia sporgente alla mia

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destra che mi guarda tra un lancio e un altro con il suo sorriso
d’amore e di pura gioia ingenua, poi Torolf mi insegna a pulire il
pesce, come staccargli la testa col coltello e poi aprirlo e buttare le
interiora nell’oceano per i gabbiani ansiosi ma pazienti.....decine
volano sopra di noi e urlano per il loro pasto.......luce scura di
nuvole e quelle spettacolari rocce nere e la terra nera con l’erba di
quel verde che esiste solo nel puro nord e ti precipita negli occhi
e nei sogni e non si può dimenticare tutt’attorno.....
Torniamo a casa con le biciclette e dritti in cucina a mettere il
pesce nel lavandino pronto per essere pulito ancora, Torolf ne fa
dei filetti meravigliosi e mi insegna anche questo e presto divento
piuttosto bravo così quando lui e Beate partono per il sud e io e
Kristin continuiamo ad andare a pesca i filetti li faccio io con
concentrazione zen...e molte sere poi Kristin cucina quel pesce
che mi ha dato una lezione vitale con il suo sacrificio e ora mi
manca tutto questo perché qui non c’è la purezza selvaggia del
nord......

sulle rocce nere


del sacro nord
il vento (mi) porta l’oceano

Il secondo haiku spontaneamente è volato nella mia mente da


lontano seppure non sia perfetto come il primo ingenuo
respiro.....

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Io sono un ventoso respiro che si muove e galleggia nel vento del
nord - ....naviga l'onda....attorno c'è molto poco....un deserto
d'emozioni...... ma sulle montagne......accanto ai fiumi.....spira
una brezza che sospira la vita e DEVE comunicare la serenità del
proprio infinito e forse illusorio ruolo....

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Quella tre giorni fluorescente è cominciata mercoledì alla vineria,
ero con Mitch....via subito una bottiglia di rosso di
montepulciano che arriva sul tavolo insieme al brusio e alla scura
ombra della notte, accanto a noi un uomo silenzioso e due donne
che parlano del matrimonio a termine musulmano e “anche in
spagna sembra”, così dice una delle due con accento del
nord.....un bicchiere dopo l’altro del rosso vino delle colline ci
inebria - parliamo della band un po' svogliati e assonnati eppure
nell’aria c’è la primavera e io mi sento impazzire....dopo un po',
gente va via solitaria e gente arriva sorridendo e accanto a noi si
siede un tipo ubriaco che dice di essere un vecchio bastonato
eppure un uomo vero, “maschio si nasce, uomo si deve
diventare” dichiara al vento e a noi che lo ascoltiamo avidi della
sua pazzia malinconica, e poi due americani di New York al
tavolo più in là.......Mitch mi dice che quel tipo è un genio e ride
della follia ubriaca di quel disperato randagio che racconta la sua
vita in termini di “io sono cazzuto, non si gioca con me perché
alla fine io sono uno che ha le palle di ferro” e così biascica e si
srotola per lunghi minuti svolazzanti, ma la mia attenzione è ora
concentrata sui due americani, facciamo amicizia nel locale
sempre più vuoto e noi siamo abbastanza ubriachi oramai,
mettono su il nostro cd e agli americani piace, Rich e J.T. - due
che fanno le anestesie in qualche ospedale desolato dall’altra
parte dell’oceano. Doriano e gli altri già stanno mettendo le sedie
sopra ai tavolini deserti, chiaro segno della chiusura incombente
così cominciamo ad alzarci e salutiamo Rich e J.T. ma ci vedremo
domani sempre qui e allora diamo un passaggio a Rosaria
attraverso la città umida e solitaria...saliamo su da lei per suonare
un po’ e lei si raccomanda di fare piano perché vive con altri due
- una coppia venuta dalla calabria proprio come Rosaria, e loro
già stanno viaggiando nei sentieri addormentati - e allora per
prima cosa io urlo un pazzo Yuhoooo...sorridente fluorescente
ubriaco urlo che s’innamora della sua eco attraverso le stanze e il
corridoio desolato e silenzioso......Rosaria mi fa cenno di stare

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zitto con un perentorio dito sulla bocca e mi guarda con occhi
severi e allora non posso che dire si e poi lanciare un altro
selvaggio Yuhooooo incurante e rido...arriviamo nella sua stanza
e lei chiude la porta con premura, Mitch è andato, si sdraia sul
letto e cade in una catalessi ubriaca e pare che si addormenti
istantaneamente mentre io imbraccio subito la chitarra e accendo
il piccolo amplificatore e strappo dei blues subitanei dalle corde
di metallo – Rosaria prepara due bicchierini blue elettrico e
attacchiamo una bottiglia di mandarinetto e una di limoncello,
sorsi brucianti mentre fumiamo e Mitch ancora lì steso immobile
nel suo sonno essenziale. Le canzoni di Rosaria mi piacciono, i
suoi testi soprattutto anche se la musica è un po' fluttuante
nell’aria e lei riesce a cantarle solo se è lei a suonare, però non sa
suonare affatto bene così la situazione si fa complicata...ma io già
vedo i pezzi arrangiati nella mia mente soffusa e offuscata dai
bruciori dolciastri dei due liquori che vanno giù a staffetta, allora
non mi resta che lanciare un altro pazzesco Yuhoooo!!
Andiamo via che è quasi l’alba e Mitch fa giusto in tempo a
svegliarsi che deve vomitare nel cortiletto su delle aiuole laterali,
però è una vomitata discreta e indolore, tre spruzzi secchi e poi
come se niente fosse mi dice che sta-bene seb-bene sia un po'
pallido.....buonanotte -

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Mitch è partito per il Circeo con Bruna così devo trovare qualcun
altro che mi accompagni all’appuntamento con Rich e J.T. - viene
Antonio e arriviamo alla vineria verso le 10.30 con lui che
comincia a zoppicare perché è caduto chissà-dove-chissà-come e
poi ha messo uno spray che però sta volandosene via. Rich è lì
che cena da solo, sta mangiando ravioli succulenti e vino rosso,
J.T. arriva dopo un po' - nel frattempo Rich ordina una pizza
margherita e io una coca cola - mi sono svegliato con un hang-
over febbrile per cui parto con una bevanda dissetante, Antonio
prende la sua noiosa acqua tonica perché neanche lui vuole

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andare fuori come l’ultima volta che siamo stati insieme alla
vineria e lui ha festeggiato con una grappa dietro l’altra
quell’incontro fortuito mentre gli occhi della gente intorno
luccicavano stranamente nel suo cervello stordito eppure
sorridente e poi nell’ascensore, mi ha raccontato, tutto girava e
vorticava e lui era capovolto e scivolava lungo le pareti in
movimento ascensionale e credeva di dileguarsi lungo i cavi
d’acciaio - comunque l’inizio serata è blando e carburiamo
lentamente.....Quando usciamo Rich viene in macchina con noi,
invece J.T. ci segue con lo scooter che ha affittato perché si diverte
come un pazzo a guidarlo essendo come un gioco nuovo per lui
abituato alle enormi macchine americane nelle strade a
perpendicolo e nelle distanze sfavillanti di New York - arriviamo
al Foollyk ma c’è un concerto di una band che fa cover di
Buscaglione, non sarebbe male tuttavia ma gli americani non ci
tengono granché quindi usciamo di filato e andiamo al Verso
Sera che è proprio lì di fronte alla villa, e anche se c’è da pagare
l’entrata di due scudi pazienza....dentro la gente in piedi
indiscriminatamente e ballicchia, subito agguantiamo delle birre
e studiamo la situazione - Rich è un tipo calmo mezzo-indiano
meditativo e dagli occhi scuri, si appoggia su un muretto di lato e
Antonio che nel frattempo zoppica del tutto si siede su uno
sgabello di quelli alti lì accanto, J.T. invece si illumina e va in giro
vagabondando per il locale con gli occhi un po' in fuori che
scintillano nel buio....la musica non è bella, un po' di hip hop e
poi house e roba disco, la seconda birra mi riscalda un po' così
comincio ad aggirarmi illuminato anch’io, ma in effetti il posto
non è granché e decidiamo di andare via anche da lì - J.T. ancora
sul suo scooter che ci insuegue zigzagando e accostando ragazze
ai semafori fino al Radio Londra a Testaccio, e lì c’è un bel
concerto acustico di pezzi famosi americani, Otis Redding, Bob
Dylan, Extreme e roba del genere, poi un medley di
rock’n’roll.....Rich ci paga un giro di birre meraviglioso e
cominciamo a salire d’umore con la musica acustica e Antonio

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anche quasi si dimentica del piede sofferente sebbene lui continui
con la sua noiosa acqua tonica che luccica azzurro fosforescente
per via delle luci viola che non so come si chiamano ma l’effetto è
lo stesso.....un’altro giro, paga J.T. e poi loro ringraziano noi e io
mi scolo in un lampo fuggevole anche l’altra birra mentre la
gente comincia ad andare via e J.T. dichiara la sua passione per
Jim Morrison e la sua visionaria libertà e i suoi versi magnifici e
io sono d’accordo, cavalcherei il serpente fino al deserto che
scotta e alle dune mescolate con l’odore dell’aria calda e secca e
poi ballerei lì con le visioni e con la mia morte.....
La terza serata ha un solo significativo ricordo che fiammeggia
nella mia mente, ho incontrato Foreste d’Autunno lì alla vineria e
mi sono inebriato del suo sorriso e del suo essere magnetico e dei
suoi occhi in cui sono scivolato come un sorriso furtivo e
malinconico, il bicchiere di vino rosso sul tavolo l’ho dimenticato
e tutto il resto anche, Bruno di fronte a me si dileguava e si
sfocava e io sguazzavo come in una pozzanghera d’illusioni,
eppure il mio essere fibrillava impazzito come una stella cometa
che invariabilmente instancabilmente pazzamente attraversa
l’universo buio e allora io mi sono illuminato e brillavo
nell’oscurità della gente seduta attorno e anche le foreste
brillavano e si scioglieva la neve sulle cime dei picchi isolati
vicino al cielo sovrastante e immobile......

20
Quella serata immacolata, o quell’incontro piuttosto, ha urlato la
sua evanescenza poco dopo quando ci siamo salutati per
rientrare nella marcia forsennata dei fottuti sabato sera che
conducono sempre allo stesso porto abbandonato dalla
santità...un vortice di birra e luci colorate strampalate e locali
stantii e troppi imbecilli in giro che nobilitano l’indecenza della
vita cortocircuitata, è meglio surfare sulla rete in quelle notti ed
essere solitario e indipendente e predicare la poesia e le scariche
elettriche nebulose.....al Foollyk di nuovo ed è una serata

23
d’incontri perché lì arrivano i ragazzi - non vi importa di sapere
chi sono perché dire i loro nomi non vi direbbe niente di più che
ciò che vi comunica marmoreo il termine ragazzi, per cui
sappiatelo con coscienza che anche voi avete i vostri
ragazzi...insomma arrivano lì tutti insieme con anche Marianna e
quell’altra ragazza col viso di angelo sporcato e da divano tardi
in discoteca quando allunghi una mano sulle sue cosce e lei ha il
rossetto sbavato ed è tardi e tu puzzi di birra e magari anche di
tequila su quei divanetti...ma non voglio dire male di lei perché
la conosco così poco che per quanto mi riguarda potrebbe essere
un’incarnazione di Maria la vergine Madonna immacolata, era
solo una sensazione visiva che lei mi ha trasmesso - poi arriva
anche Franco l’altro mio cugino che in qualcosa è davvero simile
a me.....poi si vortica fuori da lì e in giro per altri locali e io voglio
andare a dormire ma prima ci ritroviamo a ballare musica new
wave e dark in un posto sconosciuto......

21
E ora sono stanco e sento di avere le vertigini e vorrei solo
andarmene lassù nel puro nord, nel cottage nei boschi, come
quella volta d’estate che ci siamo inoltrati attraverso le colline fin
sugli altipiani oltre il fiume - il fiume Børselv dove vivono i
salmoni, il fiume gelido e imperturbabile dove bevevamo e ci
lavavamo e dove ho tentato anche di pescare qualche volta, ma le
mie esche erano sbagliate e poi non avevo le calosce per stare nel
bel mezzo di quell’acqua fluente e impetuosa - comunque
dovemmo attraversare il fiume gelido per raggiungere l’altra
parte e inoltrarci su per le colline.....io sto a torso nudo e la mia
pelle assorbe il sole tiepido e indosso solo i boxer, giusto per non
denudarmi completamente, sono così abituato a stare con i vestiti
indosso che almeno i boxer mi danno la sensazione abituale di
essere a mio agio, insomma metto su un paio di calosce tagliate
all’altezza delle caviglie per camminare sui sassi scivolosi e non
cadere e non ferirmi i piedi delicati, Kristin è in calzoncini e t-

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shirt, prendiamo due bastoni robusti per farci da appoggio
contro la corrente spavalda del fiume e prendiamo su gli zaini
con i vestiti e un po' di cibo.....entriamo nell’acqua qualche decina
di metri più in giù, dove il fiume è più basso e cominciamo ad
attraversarlo - l’acqua è gelata e fa male ai piedi, poi alle caviglie
poi fino su ai polpacci e quasi alle ginocchia mano a mano che
camminiamo....passi lenti e insicuri su quei sassi o meglio ciottoli
arrotondati dallo scorrere infinito delle acque del puro fiume
solitario e sento così freddo che credo di impazzire, il dolore è di
ghiaccio e mi avvolge anche il cervello, però l’umore è talmente
pazzesco che vorrei piangere di gioia, se non fosse che devo stare
attento a non cadere e devo sbrigarmi sennò le gambe e i piedi
mi scoppiano e il sangue smette di vorticare nelle vene dei miei
arti inferiori subacquei....siamo a metà e io mi devo
assolutamente fermare un attimo, siamo arrivati a metà e
fortunatamente buona parte dei ciottoli sono a pelo d’acqua così
alzo appena i piedi uno alla volta per fargli sentire il bacio del
sole e ancora un po' di calore così che non svaniscano ghiacciati e
possano sorreggermi ancora fino all’altra riva, un minuto scarso e
poi di nuovo avanti ma ormai in effetti non sento più dolore,
sento solo uno strano formicolio che però è quasi piacevole, e
vado avanti spavaldo oramai, accelero la camminata e Kristin
dietro a me sorride e sorrido anch’io che scherzo e le propongo
una gara a chi arriva prima sull’altra sponda - i miei occhi
riflettono il sole tiepido e si tuffano nei mulinelli dell’acqua
trasparente, cammino svelto sebbene l’acqua si faccia più alta di
nuovo, di nuovo arriva alle ginocchia ed è un bello sforzo
resistere alla corrente infinita senza tempo che ci vorrebbe
trascinare giù verso l’oceano.....ma poi arriviamo sulla
riva....camminiamo sui ciottoli lucidi e assolati e indifferenti - di
tutte le forme e i colori che riverberano la luce e quasi sembrano
gemme o occhi psichedelici e vivi, ne raccoglierò un po' per la
mia ruota....qualche metro e siamo in mezzo ai cespugli da cui
comincia il bosco, ci sediamo e io mi tolgo le calosce tagliate, tiro

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fuori i vestiti e comincio a infilare i pantaloni mentre Kristin più
o meno fa lo stesso. Agganciato il coltello alla cinta e rimesso il
resto negli zaini ci muoviamo verso le colline attraverso un
sentiero che ci condurrà silenzioso su fino al cielo e alle illusioni
pomeridiane nel selvaggio nord....subito un ruscello ci parla e ci
appare ed è un’occasione benedetta per bere così prendo la tazza
attaccata allo zaino e discendo la piccola altura e ascolto il suono
scrosciante e libero di quell’acqua limpida e gioiosa - immergo la
tazza e la mano di nuovo in acqua gelida e sento l’elettrico
pulsare della vita.....bevo un sorso di pura eternità! Beve anche
Kristin e poi ci rimettiamo a camminare, sorridiamo e ridiamo e i
nostri occhi sono una luce incandescente che si espande e non
abbiamo bisogno di parlare per comunicare......come sono lontani
i lampioni lampeggianti di notte nella città burbera e sola e le
stanze affumicate piene di gente svogliata e passeggera, come
sono lontane le ore interminabili passate dentro macchine
luccicanti e rumorose in fila ai semafori bugiardi e le sgommate e
la puzza nell’aria che ti fa bruciare le narici.....- Qui camminiamo
e facciamo scorribande tra i bassi cespugli di bacche, piccole
crakbær, piccoli succulenti regali della natura che davvero è
nostra madre amorevole e ci regala dolci frutti selvaggi che noi
cogliamo uno dopo l’altro e ne mangiamo ringraziando e
assaporiamo la dolce polpa e l’aspretta buccia, chinati a terra per
cogliere quelle delizie estive - buona parte però le conserviamo in
una scatola di plastica per portarle a casa e farne un dolce simile
a marmellata, solo non cotta.....continuiamo a camminare, ora
attraverso la myr, terra umida e fangosa dove crescono le altre
bacche, le giallo-arancioni moltebær - un frutto proibito nella
solitudine silenziosa dell’immensità.....non ce ne sono, così
andiamo avanti fino a che non arriviamo sull’altopiano
incredibile. Ci scegliamo un posto per riposarci un po' e fumare
una sigaretta e bere un po' di caffè che abbiamo portato con noi
nel thermos.....
Un essere volante vortica lontano nel cielo sconfinato e urla e il

26
vento trasporta l’urlo fino a noi così guardiamo il cielo e
seguiamo il richiamo finché non avvistiamo un’aquila maestosa
che si avvicina verso di noi.....Kristin mi avverte che può anche
attaccarci se ha dei piccoli lì vicino perché noi potremmo
sembrare - lo siamo in effetti......un pericolo inaspettato, ma
l’aquila ci dà solo un’occhiata ansiosa e poi volteggiando si
allontana di nuovo......allora torniamo al nostro caffè e alla nostra
sigaretta, utile anche contro le zanzare che non sopportano il
fumo e smettono di zanzararci attorno.....Il sole comincia a
muoversi verso l’altro emisfero e l’aria comincia a
rinfrescarsi......pini e betulle sconfinate vivono lì da sempre e ci
contornano e ci parlano e chiedono cosa siamo venuti a fare lì - il
tramonto ci avverte che dobbiamo rientrare dato che non
abbiamo portato la tenda e non si sa mai, potrebbero girare orsi o
lupi anche se sono incontri rari in quella zona, ma non si sa
mai.....ci accampiamo accanto ad un meraviglioso ruscelletto
sotto ad una collina e facciamo un po' di legna per accendere un
fuoco su cui cucinare le salsicce e le mozzarelle seccate che
abbiamo portato. Io accendo il fuoco senza difficoltà perché la
legna è molto secca e brucia fin troppo così dobbiamo
provvederci di grossi sassi da mettere attorno al fuoco per evitare
che si brucino i cespugli attorno, poi prepariamo dei bastoncini
per infilzare le salsicce e le mozzarelle e cuocerle sulle fiamme
che tagliano la penombra avvolgente della sera calante sul puro
nord....delizia e meraviglia e infinita gioia a stare lì sotto al cielo
che si oscura col vento punzecchiante e la pura libertà accanto al
ruscelletto simpatico che ci dà da bere e ci fa compagnia col suo
pazzesco scorrere verso il fiume e poi morire e mescolarsi
nell’oceano scuro.....Il Vuoto é Questa Meraviglia Incessante
Attorno A Noi -

un ruscello
l’acqua scivola
e la (mia) mente è pura

27
Un terzo haiku me lo ha portato la sorgente della vita mentre ero
seduto davanti al fuoco col coltello in mano e gli occhi persi nella
visione delle fiamme serpeggianti e ballavo silenzioso nei vortici
del vuoto che si espande se ascolti il ritmo e il battito al tramonto
lassù nel nord imperturbabile.....

Ventoso Respiro nel bosco

1
Nella desolazione di questo Blues contornato da questa neve da
questo nevischio serale sulla superficie tiepida tutte le superfici
scivolose e l’erba di cristallo e la catasta di legno da segare e
spaccare con l’ascia....questa desolazione sparpagliata in un
bicchiere di vino mentre la sigaretta girata attende fumante sul
posacenere di ceramica di tuffarsi nei miei polmoni

2
Quando ebbi quella visione di cielo stellato quel disegno
simbolico mistico e non ero ubriaco o stonato....fuori nel giardino
con l’ultima sigaretta della giornata tra le dita e l’aria fresca che
trotterellava intorno e alzai gli occhi al cielo notturno della
solitudine dei gradini e improvvisamente percepii, vidi la mia
visione giallo-senape quasi e il rettangolo con un cerchio inscritto
nella parte superiore con a sua volta un punto nel mezzo ( il
disco solare? Nella notte silenziosa...) e più in basso una linea o
un trattino galleggiante e poi TAC - sparisce la visione, mi
precipita negli occhi e così non la posso più vedere ma solo
percepire nella sua scintillante bellezza -

3
Oh il luccichio brillante di una goccia di neve sciolta che gocciola
giù per i rami del pino nordico scintillando attraverso....i passi

28
affondano sull’erba fradicia eppure docile dove pozzanghere di
neve ora poco più che brina o rugiadoso biancore sfavillante
giacciono.....un tramonto di solitudine sviolina i suoi pensieri alla
foresta umida, più giù il fiume e il lago senza pesci!?! Il
DIAMANTE annoiato si è ritirato nel suo rifugio accanto alle
nuvole stanche e sussurra piano così un leggero venticello fresco
di parole sciamaniche sorvola la terra bagnata e tiepida di sole
lampeggiante....e ora lei (Kristin) è intenta indaffarata a
preparare la cena, una cena i cui preliminari odori mi
raggiungono sul divano davanti a Liverpool-Manchester U. ( 1-1
per ora), odori di bacon (pancetta) e porro e peperoni e poi le
patate a bollire per poi essere infornate e mangiate con sour
cream e burro che scivola fondendosi e il vino già riluce nei
bicchieri....una succulenta cena norvegese nel silenzio del cottage
(hytte) tra i pini e le betulle....prenderò una tazza di caffè caldo
nero e appena appena di zucchero e mi girerò una siga - oh
quegli odori galleggianti - ho una fame da lupi e voglio che la
cena sia pronta prima di ubriacarmi.....Questa serenità...questa
fame di cibo succoso e pensieri di Santità e Peculiarità e odore
forte di pino che penetra le narici come un bruciore tagliente e
avvolgente quando taglio i tronchi con la sega.....serenità a
mezz’ora da Oslo e dal chiasso del sabato sera nordico ubriaco
pazzo sfavillante vicolo cieco di 400.000 persone fuori a far
baldoria e a diventare aggressivi.....perché, datemi i vostri sorrisi
innocenti che giacciono nel fondo degli oceani freddi e scuri,
venite e insegnatemi la vostra grazia boreale - la grazia della
pelle biancheggiante e degli occhi azzurrini e trasparenti.....non
affogate nell’alcool la vostra grazia e non chiudete lo sguardo
sulla pura serenità del vostro nord baluginante e le mie pupille
vogliono baciarvi - il bacon sta friggendo in padella e cazzo! ho
fame....prendo la tazza col caffè e distolgo il mio stomaco...a
parte la colazione di salsicce e uova e pane c’è stato solo caffè e
tronchi da tagliare e poi l’ascia poderosa e scura e taniche d’acqua
da 10 litri e asciugare piatti e tutto questo per sei ore - quasi un

29
lavoro d’impiegato - ma poi quando i muscoli sono dolenti e mi
siedo sul divano col caffè e la sigaretta e l’odore della cena che
promette un paradiso stellato di delizie - allora sono
felice.....dietro questo velo di felicità terrene si nasconde il vuoto
fluttuante dell’illuminazione subitanea.....me lo dicono gli uccelli
tutti i giorni, me lo cantano e io mi perdo nei loro cori di
pazzia.....loro conoscono l’essenza delle cose - la luce della
candela blu.....la fiamma chiara sullo sfondo del cielo grigio è
come una stella galleggiante e tremula nella sua purezza
inviolabile...una divina luce di meditazione in cui i miei occhi si
perdono e passo attraverso il ponte di fuoco in un grido interiore
- mi trovo dentro la fiamma fredda di una bolla di sapone che
fluttua nel nulla e io lì dentro dopo un’esplosione nel letto, dopo
il flutto prepotente del liquido vitale – scaraventato dentro la
bolla in mezzo a milioni di altre bolle fluttuanti nello stesso nulla
incolore inodore e forse insapore - i miei muscoli dolenti mi
donano sorrisi soddisfatti - vorrei ballare in una festa di boscaioli
di tutto il mondo delle foreste - vorrei ascoltare la loro poesia
esplosiva.....dæven - DIAMANTI SOLITARI MI BACIANO E MI
CHIEDONO UN GIRO DI DANZA LUCCICANTE - luccicante
rituale di purificazione motoria, una trance vorticante e piroette
di luce e allora perdo i limiti fisici del mio corpo e via giù sulle
montagne russe della spazio infinito......

4
La neve cade gocciolando e ondeggiando giù e sembra che arrivi
dal nulla - arriva dal vuoto immenso del cielo grigio, ogni fiocco
sembra una piuma e allora forse milioni di uccelli sacri
combattono la battaglia finale per il nuovo Dio Uccello Sacro e le
piume cadono giù e rotolano nel cielo e noi abbiamo la neve - 25
ma il vuoto immenso calderone di luce immobile non consente
battaglie e così la neve non è che acqua ghiacciata e leggera che
scivola giù in balìa del vento e turbina e sussulta e vortica fino ad
arrivare a terra e posarsi su ogni cosa e creare veli di purezza e

30
biancore luccicante.....

5
Perché la ragione della mia bambinesca felicità immerso nell’aura
rassicurante dei boschi e degli odori della cena, questa neve
costante in piccoli petali bianchi di loto selvaggiamente nordico
che ruggisce silenzio e serenità è la stessa ragione per cui una
mamma una moglie e donna è morta solitaria a mezzanotte su
una strada innevata scivolosa inclemente o forse solo fatalista
oppure un fantasma fluorescente? - comunque otto innocenti
occhi piangeranno la loro mamma morta tra le montagne
silenziose in una macchina uscita fuori strada - e la mia felicità
diventa tristezza seppure con dentro la musica silenziosa del
vuoto di nevecielogrigio-impassibile-angelico.....Insomma le
news hanno portato questa cattiva notizia che io naturalmente
non ho capito perché era sul canale norvegese (TV2) così Kristin
me l’ha tradotta - traduzione di tristezza eppure quello che è
orrore nel mondo è orrore di uomo separato avvinghiato alla
falsità e all’impostura - anche la morte di una donna solitaria può
essere un granello di luce? Il suo ritorno fulminante nell’essenza
del Vuoto originario come un fiore di loto germinato sbocciato
passato attraverso la vita e poi appassito di nuovo e adagiato
nella sua culla scintillante di pura essenza.......

6
Oh ancora neve, fiocchi svolazzanti pigramente verso il suolo
l’erba un bianco flusso tutt’attorno mentre aspetto che l’acqua
cominci a bollire così potrò lavare i piatti, c’è ancora lo stantìo
odore d’olio fritto e pancetta e uova attaccate avidamente alla
padella e ai piatti unti nel catino con la prima parte d’acqua e
sapone.....il caffè è finito, il saft (concentrato di succo di varie
bacche e frutti) è finito, l’acqua da bere è finita il pane sta per
finire e la gioia cresce ovattata e umida e biancheggiante - di
nuovo le orme dei miei scarponi spariscono lentamente ricoperti

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dal velo sottile della neve primaverile - c’è modo di racimolare
qualche soldo riconsegnando i vuoti delle bibite o birre vetro
plastica o qualunque cosa, riciclaggio e salvaguardia nel lontano
nord - sono 2,5 Kr per le bottiglie grandi e 1 Kr per quelle piccole
così ci incamminiamo verso Fetsund discendendo l’umida
squagliata collina, una lunga ripida faticosa camminata fino alla
strada tra le colline nevose scivolose, case di legno colorate coi
tetti spioventi - in tutto sei buste piene di bottiglie che fanno 100
Kr tonde tonde così possiamo comprare 4 patate, caffé pane latte
e salsicce, in più ci concediamo il lusso di una bottiglia di coca-
cola - ma domani arrivano i soldi (10.000 Kr circa) e allora vorrò
una bottiglia di Porto e Chianti e birra e magari un Galliano shot
e la testa ubriaca piena di stelle - comunque usciamo da Rimi (la
catena di supermercati della Norvegia che conosco, anche in
televisione con la pubblicità e un lappone acchittato con i vestiti
tradizionali lapponi che dice quanto sia conveniente Rimi) e
indietro verso il cottage, pochi passi e comincia una grandine
nevosa sulla strada, io vedo un bastone tra gli alberi di lato e lo
prendo e camminando appoggiandomi al bastone mi sento un
mistico predicatore errante sotto la grandine su per le colline più
ripide in salita, una tazza di caffè e il fuoco attendono più avanti
nel tempo, ringrazio Dio per pizzichi di felicità dolente e
desolata, Kristin cammina un po' indietro dolorante per le
mestruazioni di cui ha detto un paio di giorni fa che non
dovrebbero far male secondo la loro natura, qualcosa è andato
storto nella storia dell’uomo e da allora provocano dolore, e ha
detto anche “I miei sensi sono aperti all’infinito quando ho le
mestruazioni, percepisco i fili d’argento dell’universo”, o
qualcosa del genere

L’alito increspato
il deserto
la luna è caduta – desolata

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7
Un filo di perle traslucenti una nebbia una visione - un’immagine
che sfoca nei suoi contorni ombreggiati e scintillanti...Sono
tornato a Roma e ora cammino per la città dall’autonoleggio dove
ho mollato la macchina verso casa, cammino e decido di non
prendere l’autobus, sento voci estranee tutt’attorno a me e rumori
mostruosi rombanti frenetici mentre i miei passi percorrono i
marciapiedi luridi e scuri - cammino e sento un richiamo
crescente, il richiamo delle foreste si impadronisce di me, mi
sento Buck il cane-luposanto-avventuriero che scopre la sua
intima essenza d’esplosivi fuochi d’artificio selvaggi....forse
diventerò il capo di un branco di lupi nordici - questo sento
mentre cammino tra la gente e i miei occhi scintillano taglienti e
vigili e mi sento acuito, il richiamo prepotente delle foreste
romba dentro di me e ormai sono estraneo alla sporcizia cittadina
alle opache pupille senza gioia che mi sfiorano attente e
preoccupate, devo anche avere un aspetto selvaggio pericoloso,
un orso bruno con occhi azzurri immerso nei fiumi o sulle rive
scoscese rocciose che agguanta salmoni impazziti che risalgono
verso la sorgente......sento artigli di fuoco o di ghiaccio e poesia
meravigliosa mentre intuisco l’illuminazione, il principio di
un’illuminazione spontanea Camminata Illuminante Nella
Rumoreggiante Città Lurida - ma non sono riuscito ad entrare
nell’illuminazione del vuoto e nel richiamo estenuante
dell’essenza delle cose......non ancora

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Nel pomeriggio alla fermata dell’autobus appoggiato al grande
impassibile platano con la testa ripiegata indietro e gli occhi
chiusi eppure vedo un immenso lago di vuoto di colore rosso, il
sole splende sulle mie palpebre...robusto immobile il tronco e il
flusso d’energia dalla terra al cielo dalle radici all’apice la linfa
scorre fluisce turbina ribolle in ogni venatura ramo foglia.....io
stesso sono un tronco e un albero con i piedi sulla terra e lo

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sguardo al cielo e al sole - oh meraviglia splendente ovunque,
vita scintillante di pura gioia luminosa.......poi sento il richiamo
del corvo l’eco del silenzio e quel richiamo - il mio animale totem
o solo un uccello nero luccicante che svolazza e gracchia infinite
parole di saggezza senza tempo?

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Un urlo si schianta sulle pareti umide......le mie dita scorrono
sulla tastiera e percuotono le corde con la rabbia e con gli occhi
chiusi persi nelle visioni - cos’è la morte? E cosa la vita che
turbina in una goccia di cielo o in una lacrima liquefatta e poi
evaporata in un sorriso benigno dietro un bicchiere rilucente
spavaldo, la mente sorvola i pensieri incespicanti e viaggia
serena e imperturbabile, porta aperta senza errori dispersi nel
cosmo e nelle cosce di una donna - pelle lucida morbida
fulminante in un letto di favole raccontate da una bambina
seduta in disparte con gli occhi bagnati, sogni fluttuanti e ricordi
od ombre che trafiggono le pupille eppure il sangue continua a
scorrere e a rombare attraverso......la chiarezza sembra così
vicina, come una bottiglia di vino, lì sulla mensola, devi solo
muovere il braccio ed afferrarla ma allora sparisce - era un’ombra
illusoria che aspettava solo di tenderti un tranello dispettoso
come un alito di pioggia quando c’è la siccità nei paesi del sud -
pazzia alla deriva sull’oceano imprendibile allo sguardo perso
nel vuoto di una stanza affumicata e perduta nella solitudine
della fluente scorribanda dell’emozione inconscia......sono qui ma
sono ovunque la mia essenza mi sfugge, si accovaccia sorridente
dietro al tavolino imbandito di dolci e bottiglie e....forse invece
sarò sull’autobus domani pomeriggio osservando le persone
accanto attorno ognuno che ha un bagaglio differente e una meta
differente e una vita forse uguale ingnota inconscia - chissà cosa
c’è ad attenderti domani mattina quando apri gli occhi e ancora
non riconosci la verità nascosta nella linfa violacea del pruno
selvatico che io amo da quando ero bambino......

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10
Finché dorme il lampo e il cielo oscurato in un giorno strano, la
pioggia non cade, attende il segnale turbinante e il vento si posa
selvaggio sulla sabbia e la porta via attraverso il cielo - attorno al
fuoco in meditazione......seduto ai piedi di una montagna nella
posizione del loto - un loto fluttuante nella nebbia mattutina e i
petali scintillano e tremolano nelle mie mani, ai piedi di una
montagna innevata e silenziosa - finché dorme la polvere
s’accumula negli occhi e nelle lacrime d’argento tenebroso e nei
colori e nelle fiamme di una candela blu......la danza di Siva
davanti all’oceano - il serpente e lo sciamano mano nella mano si
perdono nel bacio di Maria e nei passi della danza vorticante, il
selvaggio rituale sulla sabbia notturna ai piedi della montagna
solitaria......finché dorme il tempo nel suo rifugio sconosciuto la
danza lo avvolge e lo seduce con la sua rugiada luminosa.....

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Una notte di paura e brividi nell’oscurità ondeggiante, un lampo
di paura - freddo e caldo e brividi febbrili in quel bacio di Maria,
un bacio incomprensibile oppure un’imboscata degli spiriti
nascosti nell’alito delle visioni.....esco fuori per respirare l’aria
fredda e scuotermi di dosso la polvere della notte ma continuo a
tremare lì sui gradini del portico sotto la lampada assediata da
insetti voraci di luce e di morte - ho paura, le ombre mi assalgono
con brividi malvagi in questo viaggio al di fuori della ragione, le
stelle che scintillano sono fuori della mia portata.....sembra che la
mia pazzia abbia preso il sopravvento ma lei mi accarezza sulla
fronte sulle mani, il mio respiro rallenta e la paura scorre meno
orribilmente attraverso.....i miei passi lambiscono la luce
fluttuante delle candele - la piuma del corvo luccicante.....ogni
carezza mi avvicina alla soglia della visione e la paura si dissolve
in un bacio e poi la luna si scioglie in argentovivo che scorre in
ogni direzione finché chiudo gli occhi nel sonno e nel sogno -

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incontro uno sciamano con cui attraverso in volo la mia storia.....

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Diversi mesi dopo, lontano dal nord e dal freddo spirito delle
nuvole di primavera, ho passato gli ultimi giorni in una vorticosa
impresa e la mia mente ha corso forsennata per valli e colline e
ha scalato montagne ventose, strade fangose e viscide e prati
ariosi e colorati di parole. Ho intravisto i contorni sfocati di ciò
che mi aspetta al di là delle barricate imprendibili,
quell’immagine-lepre che mi sfugge costantemente ma che è
sempre lì e mi sfida.....l’ho colta avvolta nella sua nebbia
fluttuante e ne ho scorto la limpidezza e le scintille......so di
camminare nella direzione giusta ora. Stavo per rimanere
intrappolato nei miei sogni, prigioniero di me stesso e incapace
di accendere il lume sul comodino, ma poi ce l’ho fatta.....con
fatica ho aperto gli occhi fiammeggianti ed ero ancora nel mio
letto, solo e silenzioso. E poi questa sera frizzante mentre andavo
a suonare ho desico di fermarmi in un bar per un caffè.....un
soffio degli spiriti mi ha portato in quel bar luccicante e lì mi
attendeva lo sciamano africano......chiedo il caffè e pago alla
cassa, mi avvicino al banco e lui è lì con gli occhi rossi e
incandescenti che mi riconoscono. La barista se ne deve essere
accorta perché dimentica il caffè e ci ascolta.....lui mi saluta
bruciante e mi parla della sua africa, del dolore e della fame,
della povertà e delle colpe di chi non riesce a capire la
disperazione......mi parla di figli della terra abbandonati ed
ingannati e dei governi occidentali che rubano cibo e anima
dell’africa. I suoi occhi bruciano impazziti mentre beve del vino
bianco, i suoi occhi rossi......reggo il suo sguardo, non c’è più
niente attorno a me, solo l’africa in lui e il calore del suo essere e
la sua disperazione.......e poi c’è il suo messaggio per
me......guarda la mia chitarra, gli dico che devo andare, mi
aspettano ma lui continua a parlare, continua a vaticinare nel
vuoto.....io gli dico che i problemi nascono dalle politiche

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economiche mondiali che calpestano l’essenza della vita per i
profitti......e lui no, sbarra la strada alle mie scuse “quando voti,
pensa all’africa...” pazzo ubriaco vagabondo, perché hai scelto
me? - me ne sto per andare ma lui ancora mi scuote, “lasciatemi
cantare, con la chitarra in mano..” sussurra, e io dico no, non
cantare questa canzone...ma poi mi fermo e percepisco le scintille
nelle sue pupille.....”Lasciatemi parlare, con la mia penna in
mano”...questa volta canta a voce alta.....“questo è ciò che ti
volevo dire....vai a suonare, ma meglio ancora che con la
chitarra.....usa la penna, scrivi un libro grande così e parla
dell’africa, del dolore, parla della disperazione che accomuna
tutti noi, fratelli in questa vita”.......me ne vado, faccio qualche
passo verso la sala prove poi mi fermo e sto per tornare indietro,
vorrei continuare a parlare con questo sciamano folle.....ma poi
capisco che il suo messaggio me lo ha dato e ora sta a me capirne
il significato.....forse i contorni di ciò che sta al di là delle
barricate si fanno un po’ più nitidi nella sera d’autunno che mi ha
fatto precipitare nel soffocante calore del caffè.......negli occhi di
fuoco di quell’essere impazzito.....

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Mi sono ricordato solo adesso di un altro seme illuminato gettato
dallo sciamano africano, dopo una notte stanca e affaticata, nel
lento fluire dei pensieri susseguente il risveglio. Leggevo il “Tao
della fisica” di F. Capra, un santo avventuriero che illumina il
sentiero della storia del pensiero umano in un’unica folle goccia
d’acqua piovana che si era infranta in mille altre gocce dopo
l’impatto con la terra e di lì in altre mille gocce fresche e
scivolose, ognuna identica nella sua essenza, ognuna in relazione
con l’essenza primigenia......lo sciamano africano mi aveva detto
all’improvviso che ci sono ventidue religioni ma che c’è un unico
Dio di mille colori e con mille nomi che scintilla nel buio e nella
luce e che è triste per ciò che vede e soffre.......e la gente attorno,
la barista e il cassiere e un paio di avventori - ci guardavano

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stupefatti e persi e non se ne sarebbero ricordati di lì a pochi
minuti, o forse avrebbero soltanto sorriso e poi via da quelle
acque melmose dove puoi rimanere infangato e scivolare via e
impazzire.....
E ancora mi sento un ventoso respiro che soffia dovunque e che
danza insieme alle vibrazioni del cosmo......

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Il Coyote e L’Orso
Il coyote ulula e danza attorno alle ceneri trapassate dalle
vibrazioni, solitario nel deserto.
Gente che vive per le strade, in silenzio, gli occhi freddi, spenti,
senza più i colori. La natura scivola verso nuovi equilibri,
silenziosa anche lei ma inesorabile. Io scrivo seguendo un filo
disperso tra i miei pensieri, devo far emergere le mie emozioni
fino a che non si riversino incessanti attraverso di me in tasti,
lettere, frasi, una birra un lampo un abbraccio una nuvola di
dolore che cresce dal fondo, dal nulla, dal principio e dalla fine
verso l’istante in cui non c’è né vita né morte, verso l’istante
senza tempo, fermo e vorticante, e la gente vive per le strade,
oscura, silenziosa scivola verso la morte, dimenticata….finché
dorme c’è il tempo di scappare, chiudere gli occhi...
L’orso si è addormentato di nuovo dentro di me, il suo letargo è
la mia vita, normale, libera, sana, lontana dalla pazzia generata
dall’urlo, lontana dalla danza del coyote e dal viaggio, lontana
dalle visioni, serena….finché dorme……
E questa vita corre pazzesca attraverso le mie dita, una freccia
infuocata nell’oscurità, e io la seguo con gli occhi, la rincorro e a
volte mi fermo impassibile….ascolto la musica, la bevo e la sento
trasudare dal mio corpo, le lacrime formano pozzanghere mentre
io corro...
L’ultima volta che l’orso si è svegliato il suo urlo mi ha dilaniato e
fatto a pezzi, sono partito lasciando dietro di me la mia vita, ho
vagabondato ai confini dei miei ricordi, dei miei sentimenti, sono
cresciuto nel dolore e sono diventato un altro….ho viaggiato per
strade deserte, solo, lontano, imbevuto dell’urlo, cercando la pace
in autobus o treni, in notti solitarie tra birre chitarre luci al neon o
in piazze di domenica mattina oltre l’oceano, ai confini del nord,

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tra la neve e le betulle, lungo i fiumi, pescando sulle rocce o
guidando attraverso….veloce, impazzito o lento tra i boschi e gli
scoiattoli, alla ricerca del luogo in cui l’orso potesse tornare in
letargo…
La prima volta che ho percepito l’urlo avevo quasi 17 anni, ero in
Inghilterra per una vacanza-studio, di quelle per imparare
l’inglese, un timido ragazzino che andava bene a scuola, giocava
a tennis e non aveva pensieri e non era mai stato con una
ragazza…..
Allora è stato un terremoto, le giovani radici attraverso cui ero
attaccato al suolo, alla vita, sono state spazzate via con un soffio
di vento lungo le spiagge di sassi della manica, un colpo di
marea, un fulmine luccicante negli occhi di una ragazza…..e le
vibrazioni hanno cominciato a farsi strada nelle mie ossa,
attraverso i miei nervi….il mondo è diventato tutt’un tratto
diverso, non riconoscevo più nulla, nuovi occhi, nuove visioni,
nuove emozioni….il tempo si era fermato per un istante e dopo
ogni cosa era diversa, sconosciuta, fluttuante, scintillanti strade
che dovevo iniziare a percorrere scorrevano di fronte a me come
un fiume in piena, in primavera sotto la forza del sole nascente,
un uragano…..tornato a Roma ho iniziato a rincorrere altri sogni,
più pericolosi, mischiati a visioni luccicanti mentre l’urlo
continuava a crescere e a esplodere nelle mie tempie…..
La notte aveva cominciato ad essere più attraente del giorno, la
sera fuori con i motorini per le strade, cercando posti solitari per
girare sigarette di maria, occhi lucidi, dilatati verso visioni
fluttuanti, misteriose, verso colori scivolosi, occhi semichiusi
sulla realtà e aperti verso gli antipodi della mente, le lanterne
magiche e le ombre sfuggenti…..la notte avvolgente al posto del
giorno conosciuto, familiare….
L’ultimo anno di liceo e la corsa verso la maturità era diventata
una corsa verso la ribellione, verso la ricerca dell’origine
dell’urlo, ma io ancora non sapevo che cosa fosse, da dove
venisse…..Parlare del passato senza parlare del presente o del

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futuro….in realtà non vedo linea di separazione, solo una sfocata
immagine che si confonde con se stessa…..non posso raccontare
una storia che sia definita nel suo aspetto temporale…

23 dicembre, vivo ad Oslo con la mia donna e i suoi due figli,


stiamo decorando l’albero di natale con luci e palle e il profumo
di resina mi inebria, mi precipita in un tunnel di sensazioni,
sento una turbolenza sottile in fondo allo stomaco…..sono due o
tre mesi che sto in guardia, ho cominciato a percepire vaghe
vibrazioni nel sottofondo del mio spirito, ho cominciato a sentire
la forza dell’orso tornare in superficie….
Stiamo decorando l’albero e la forza dei ricordi mi invade, in
parte la mia infanzia, il resto una memoria collettiva delle feste
del solstizio d’inverno, danzando con il coyote attorno ai
fuochi….Non c’è neve quest’anno, non fa molto freddo, la città
assorbe le vibrazioni e gli odori in un generico senso di
assopimento, forse….mangeremo porridge domani…..

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Roma Blues
Io fissavo lo sguardo su quel muro sgretolato, e su quella fila di
autobus fermi, arroventati, colmi del loro carico di turisti ansiosi
di posare i loro piedi e i loro occhi sui sanpietrini della piazza
dove le loro speranze e i loro fardelli si sarebbero mischiati nel
frastuono e nella preghiera....rumore, puzza, suoni e un fluire
incessante di vita senza contorni, una macchia senza confini che
si diffonde e avvolge tutto, tutti....i semafori che cambiano colore
seguendo il ritmo designato o lampeggiano nella loro piccola
rivoluzione, le strade sono piene di desideri, il fiume scorre
nascosto e pieno di vergogna....una vita senza punteggiatura che
segna il culmine della storia di cui io sono oggi il protagonista -
le lacrime sui muri delle “torri” e sulle strade e le lacrime nelle
pubblicità, nessuno le vede eppure sono ovunque: palazzi sudici
rigonfi e morenti e subito accanto rabbia tristezza e passione nei
volti di chi è nato senza la sua storia......Il Colosseo? Prendiamone
i marmi e facciamone case per il popolo, lucenti baracche di
dignità, ridiamo valore alla storia per farne il nostro futuro - e
invece, nero su nero coltre e velo che copre l’origine e ricordi
imbalsamati in cartoline e piccoli slogan, il calvario del turista si
dipana attraverso le stazioni più famose, doveri da fotografare e
portare a casa di corsa - “5 minuti di sosta per le foto”, Roma è
una foto sbiadita, stracciata, dispersa.....Roma si vende e si
svende nelle statuine da quattro soldi....
Il silenzio di quella notte era un benedetto compagno di viaggio -
i miei passi lenti rifranti in seicentocinquantaquattro eco e
scintille tutt’attorno a me e per i vicoli scuri....via dal lungotevere
e via dalla conciliazione e dai cantieri e via via.....silenzio nei
vicoli e le mie visioni cominciano - cammino valutando ogni
passo sui porfidi lucidi di umidità della sera, le sconnessioni

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creano un andamento traballante e un ritmo fluttuante, un
tamburo leggero che mi passa attraverso con i suoi colpi senza
legami, il suo tremore scostante - gli occhi si dilatano e bagliori
penetrano da angoli sfocati vorticando nell’aria di fronte a
me.............si aprono le mie finestre e vedo: esplosioni senza
colori, grigi su grigi su grigi.....sento tuoni, muovo lo sguardo che
si perde nei suoni assordanti, non respiro - sento fumo
tutt’attorno a me, cerco d’afferrare aria e cammino lentamente in
avanti, il grigio mi spinge, ho paura......vedo ancora lacrime,
gente scappa furiosa, grida rimbalzano su muri a pezzi.....la città
è aperta.......I bagliori si colorano all’improvviso e sento una
musica venire da lontano, alla mia destra.....rosso e giallo e
bianco lucente, la gente danza ora, il fumo è quello di sigarette,
quello del colpo fortunato - il vento è lieve sui miei occhi, voglio
andare giù al fiume e pescare nella vita e nella speranza: i
bagliori delle visioni volteggiano e ballano e il ritmo del tamburo
si espande in un fluido flauto d’argento.......barcollo qualche
passo, un nasone all’angolo......abbevero i miei occhi e la mia
bocca in quell’acqua che scorre giù dalle sorgenti dei
colli.......l’acqua schizza su scarpe e pantaloni e poi sulla mia
faccia.....ricomincio a camminare lento - il vicolo si apre in altri
vicoletti laterali, panni stesi sono soffiati via dal vento e io
cammino: nuovi bagliori mi precipitano in un’altra visione, sono
al centro di un vortice, la gente parla a gran voce mentre vetturini
sornioni aspettano clienti in piazza di Spagna - il sole illumina e
riscalda e vedo sorrisi, pesce fresco appena arrivato da
Fiumicino, ragazzini che corrono nelle piazze.....ci sono attori
stranieri, americani....un bagliore più forte, una nebbia sale, mi
avvolge, Cinecittà.....
Carta, cartone, scene, centinaia di persone, mi sento sospeso - è il
Kolossal, Roma rinasce e mostra il suo passato al mondo in
technicolor.....non c’è più oscurità mentre cammino, occhi viola
mi guidano verso le pellicole che scorrono nei deserti bianchi e
sugli sfondi di carta......

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Mi arrotolo una sigaretta, l’accendo - vorrei salire su un tram a
via labicana e scendere al giardino zoologico, a villa borghese,
camminare sull’erba.....giro in un vicolo senza uscita, passo sotto
un archetto, mi siedo su un gradino di marmo......
Questo cibo sacro mi trasporta ancora via.....l’ università ribolle,
ragazzi seduti in circolo cantano e suonano e fumano - bruciano
il totem della Sapienza alla libertà, c’è un fossato insuperabile, le
cravatte da un lato, colori e occhi di fuoco dall’altro - si corre e si
scappa, ci sono visioni e vortici dappertutto – poi lotte e
scorribande.....ancora gli stessi testimoni, marmi scalfiti,
scherniti, abbracciati.......una lupa corre solitaria lungo le
mura......mi fa male la testa, c’è una gran folla a piazza colonna,
urla e cartelli, divise.......
Mi sento stordito e stanco, via della Scala e poi l’orto botanico -
vedo la domenica fuori porta, l’aria tiepida di maggio e il sole, c’è
una festa e un banchetto sull’erba, favette e pecorino e vino
bianco....vorrei essere lì eppure mi ritrovo tra centinaia di
persone che camminano lungo le strade e urlano in megafoni e
bandiere rosse ovunque, canti operai......un baleno mi porta via
da tutto questo, ancora i vortici mi ingoiano.....
Le cravatte si moltiplicano ora, in mezzo alla rugiada e al
ponentino.......si respira Milano, ma le mie visioni sono a Roma -
file e file sulle strisce si muovono all’unisono, il tempo governa e
decide.....macchine, soldi, carriere, privilegi.......mi fanno male gli
occhi arrossati, il vicolo mi conduce nella piazza di S.Maria,
quiete serale, mi siedo sui gradini attorno alla fontana - la
memoria liquida scorre come lava davanti a me, travolge le
sensazioni e gli spiriti fluttuano e mi indicano altre visioni.......ho
sete.....
L’alternativa diventa la moda, sui giornali e nei pub, sui manifesti
e nei discorsi della gente, che illusione, il verde d’Irlanda nei
legni laccati dei franchising, i gridi di libertà nei testi di canzoni
lontane nello spazio e nelle ragioni, imparate a memoria.......e poi
cammino nel quartiere multietnico, la stazione - negozi arabi e

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cinesi e africani, l’arcobaleno umano che risplende.....risplende?
Che illusione questa, che ci porta di fretta verso la fine di questo
secolo e millennio, verso un soffocamento in nome di un evento
religioso, economico, politico.......la città soffoca, affoga nel fiume
di crepacci e polvere e ferri, nei rifiuti urbani, nelle grida di
culture importate per cantare i disagi, nelle gabbie e nei palazzi
di “flaminio maphia” - un paese destinato a morire in nome della
metropoli.....Eppure ancora si sente e si vede il caldarrostaro per
le strade invernali, non è forse più il vecchio di trastevere, è un
indiano o pakistano e chissà chi ma che importa se poi l’uomo è
uomo e gli spiriti camminano al suo fianco comunque sia......le
piazze, le chiese e le mura, i templi e i fori......giacciono e
aspettano comunque di raccontarci una storia.......la loro
visione......il loro blues.....

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L’Orso a Fetsund
Questa mattina è stata una mattina frettolosa, giù dal letto, mi
sono lavato con l’acqua presa ieri notte dal barile, con la scodella
di plastica gialla, le mani, il viso, i denti, poi ho rifatto il letto e
già la colazione era pronta sul tavolo, uova lesse e il pane che
abbiamo infornato ieri - che meraviglioso momento quello
dell’infornata del pane, prima la mescola di farina bianca, farina
scura e farina di segala, un uovo, del burro fuso, sale, acqua e giù
ad impastare con le mie mani benedette, poi il lievito e l’attesa
che montasse e poi nel forno - e saft (concentrato di succo di
frutti di bosco) da bere e filetti di sgombero al sugo (makrell),
sardine sotto aceto con cipolle, salame di pecora, formaggio
bianco norvegese.......la giornata è splendida, il sole riluce sul
bosco e sulle colline, e attorno al cottage, tra gli abeti e le betulle
che per 48 ore sono stati inondati di pioggia nordica, come noi
del resto, nella nostra lunga passeggiata giù verso Fetsund, per
fare un po’ di spesa, 2 o 3 chilometri, e poi su di nuovo sotto la
pioggia grigia e fredda, con i cappelli da baseball per ripararci
almeno un po’ la testa....io, Kristin e i bambini, sotto la pioggia
insistente che precipitava dalle nuvole grigie e scure, e il vento
che sferzava freddo sulle nostre facce......finita la colazione
Kristin si comincia a preparare, dobbiamo andare di nuovo giù a
Fetsund, Lise deve andare dal parrucchiere per farsi applicare
due ciocche viola ai capelli e io devo andare in biblioteca dove
lasciano usare il computer gratuitamente per andare su internet,
così potrò prendere la posta, e Kristin anche, nella piccola bianca
attrezzata biblioteca del comune di Fet - mentre scendiamo si
intravede il fiume, dove ai vecchi tempi scorrevano migliaia di
tronchi per raggiungere la valle dove sorgevano segherie etc.
tanto che adesso c’è un museo proprio lungo il fiume, il Lensen

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museet, e il fiume scorre largo e tranquillo sotto al sole d’inizio
estate, mentre noi scendiamo lungo la ripida discesa tra i boschi e
i cottages verso Fetsund. Arrivati giù Kristin e Lise vanno dritte
dal parrucchiere, mentre io e Danny andiamo verso la biblioteca,
500 metri più avanti, sulla strada principale, un edificio di legno,
pitturato di bianco, entriamo e io chiedo all’addetta se il
computer è libero e se posso usarlo, lei non parla un buon
inglese, ma riusciamo a capirci, così vado e mi siedo al computer,
mentre Danny si siede accanto a me e inizia a leggere un fumetto
- e ora sto qui seduto nella biblioteca comunale di Fetsund e sto
per prendere la posta dal computer a disposizione del pubblico,
sono uno del pubblico in questo momento consapevole, in questa
giornata di sole nordico, un po’ opaco e alleggerito dal vento che
soffia e muove le foglie delle betulle che diventano specchi verdi
luminosi che danzano al vento e vorrei danzare con loro,
imparare la loro danza magica nella foschia di un mattino di
rugiada e di luce brillante.....è tutto così lontano da Roma, dal
traffico e dalla puzza dell’aria, dal caldo umido e soffocante, dal
rumore, dalla gente, tutto è così distrattamente lontano, e io sono
ancora alla ricerca dell’urlo che mi ha portato qui la prima volta,
tre anni fa.
L’orso ha urlato dentro di me tre anni fa per la prima volta, una
notte calda nei giardini di Castel Sant’Angelo, tra gli stand di
invito alla lettura, sotto ai pini che si innalzavano nell’oscurità,
tra uno stand di cristalli e quarzi e una birreria all’aperto, un urlo
sordo, silenzioso, che è uscito piano dai miei occhi sotto forma di
lente lacrime incontenibili, ero con qualche amico e con Foreste
d’Autunno, mi sono allontanato, mi sono seduto su una
panchina e poi mi sono sdraiato là, l’urlo mi stava devastando e
le lacrime restavano appiccicate ai miei occhi, non scendevano
giù, si gonfiavano in laghi ribollenti, un urlo doloroso e solitario -
dovevo andare e inseguire l’urlo e cacciare la sua disperazione.
Un paio di email del Sig. Palamo a proposito del sito web a cui
Kristin ed io abbiamo lavorato i due mesi scorsi e di cui curiamo

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l’aggiornamento, un paio di email con offerte strabilianti di
questo e quello e un email di Gaia, un dolce tremante email che
io sto leggendo in questa bianca biblioteca nel sud-est della
Norvegia, con Danny accanto a me immerso nel suo fumetto di
bambino di undici anni, con gli occhiali e i pantaloni militari
comprati in Finlandia - poi scrivo un email a mia mamma,
rispondo al Sig. Palamo e anche a Gaia.....Kristin arriva con Lise
che mostra le sue nuove ciocche viola, una ogni lato della sua
testa, due ciocche di gioia e orgoglio che mi dicono «guardaci,
siamo belle e nuove e adorniamo la testa di Lise e le regaliamo
un sorriso per un momento frenetico, anche se svanirà», poi
continuiamo a prendere la posta degli altri indirizzi....mentre
stiamo per andare via Danny dice che vorrebbe che io facessi la
tessera per prendere libri dalla biblioteca - Kristin non ha la carta
d’identità con sé - e allora lo faccio e divento un tesserato della
biblioteca comunale di Fetsund, e l’addetta è un unico grande
sorriso, lei mi ha registrato sul computer, ha registrato un italiano
come tesserato che vuole prendere dei libri da leggere «abbiamo
anche libri in inglese» mi dice, e mi fa cenno di seguirla per
mostrarmi gli scaffali dove sono, una cinquantina, vecchiotti per
lo più, e un po’ strani, ma alla fine decido di prendere The call of
the wild di Jack London, il primo libro che abbia mai letto o di
cui mi ricordi almeno, decine di volte, ma sarà ancora una prima
volta, visto che non l’ho mai letto in inglese, e poi prendo
Forward the foundation di Isaac Asimov, già letto pure questo,
ma mai in inglese....Kristin prende un corso di italiano con
cassette, e i bambini un manuale delle giovani marmotte
norvegesi, un Dracula di Bram Stoker illustrato e qualche altra
cosa norvegese, loro sono abituati a prendere libri da biblioteche,
ma per me è anche questa una prima volta, tolti i libri presi per
l’università. Fuori il sole brilla e si posa sulla strada tra i campi di
grano ancora verde e rigoglioso, dove vorrei solo stendermi e
stare là, soltanto semplicemente stare là sdraiato, sguardo al cielo
blu e al sole e godermi il vento sul mio corpo - invece

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camminiamo verso il cottage, tagliando per i campi.
Quando arriviamo subito i bambini si siedono sul dondolo a
leggere i nuovi libri e godere di quella gioia fuggente prima che
sparisca, prima che perda il suo attimo di purezza, Kristin mette
su il caffè e anche lei si immerge nel corso di italiano con la
cassetta e tutto, mentre io mi accingo ad affrontare una giornata
di meraviglioso lavoro dei boschi norvegesi, prendo i guanti
gialli di pelle comprati lungo un’Highway tra Kentucky e
Tennessee tre anni fa e vado fuori, scendo giù verso il bosco dove
ci sono un paio di mucchi di rami e tronchetti accatastati da tirare
su e segare per farne legna per l’inverno, ne prendo uno dalla
prima catasta, poi più giù verso la seconda e mi ci vuole un bel
po’ prima di riuscire a tirar via il tronco di abete che ho scelto
questa volta, incastrato com’è nel mucchio ma alla fine viene
fuori e li porto entrambi su dove c’è il supporto per segare -
mentre li sego l’odore di legna fresca assale le mie narici con il
suo profumo inebriante, fresco e verde e legnoso, il vento
l’avvolge e me lo porta dritto al cervello che lo riconosce come
odore di libertà e gioia, immagino di fare salti e zompi e danze
mentre la mia mano muove la sega lungo il tronco e giù uno, via
con l’altro e zum, giù l’altro ancora, il tronco è piuttosto fino, così
la sega scorre facilmente e frettolosa.........in una mezz’oretta ho
finito, che fare? vado a prendere l’ascia nella sjøen (la casetta
degli attrezzi) e lì mi accorgo che il gradino di legno è del tutto
fracico, mezzo rotto e logorato dal tempo del nord e allora, in
quel preciso istante illuminante decido di costruirne uno nuovo,
vado nella legnaia sotto il cottage a cercare delle palanche da
tagliare e ce ne sono a bizzeffe, ne scelgo una lunga quasi tre
metri e la tiro fuori con la schiena piegata in due, lì sotto è
davvero basso, poi la misuro approssimativamente e ne taglio
due pezzi per il gradino, da un’altra palanca sdraiata vicino alla
sjøen taglio tre pezzi come supporto e poi prendo chiodi e
martello, in un quarto d’ora il gradino è pronto e lo sistemo e poi
lo provo, e’ un po’ corto, ma va bene e Lise, che nel frattempo è

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venuta vicino a me per vedere cosa stavo facendo mi sorride
contenta e lo prova anche lei e mi dice che è cool - il sole
languisce e attraversa l’universo per arrivare a splendere su di
noi qui sulle colline, mentre io ho costruito un nuovo semplice
gradino di legno nel vento e ogni momento io esistevo solo per
quel gradino che piano piano nasceva davanti a me, grazie alle
mie mani inesperte ma felici e frenetiche col martello a picchiare
sui chiodi, tra abeti e betulle, il segreto della vita.....
Il sole scende lentamente verso il margine delle colline, la sera è
illuminata qui, il buio non si espande mai in questo cielo estivo
del nord, tramonta alle 23.00 e albeggia alle 03.30 circa, il buio
resta a guardare e aspetta l’inverno, dove e’ la luce a dover farsi
da parte per tre quarti della giornata......il sole si muove
lentamente e luci ed ombre cominciano la loro danza tra gli
alberi e il fiume e la valle e le colline dall’altra parte delle acque
che scorrono placide.....laghi di luce ritagliano pezzi di bosco, il
sole trapassa rami e foglie e accende i suoi alberi preferiti, mentre
io raccolgo legna e fascine per il fuoco, dobbiamo scaldare acqua
per fare il bucato, e probabilmente prepareremo carne e salsicce
alla griglia.....Danny e Lise stanno montando delle tende, un
Lavvo (la tenda sami che è identica a quelle dei nativi americani,
alti pali sistemati in circolo e legati in cima e pelli di bufalo come
copertura, solo i sami usano pelli di renna) e una tenda tipo
canadese, raccolgono tronchi fini e lunghi e corti e di ogni tipo
purché possano servire allo scopo e poi usano buste nere per la
spazzatura o buste colorate con scritte dei supermercati come
copertura, sembra una tendopoli suburbana, metropolitana, e
invece siamo qui sulle colline boscose - la vita scorre a modo suo,
si attinge l’acqua e si accende il fuoco, si taglia legna e si fa il
bucato, vorrei andare a pesca, e portare pesci a casa per cena,
farne filetti e friggerli con farina e pepe e poi mangiare il frutto
della mia vita, invece devo trovare un lavoro per alzare dei soldi,
perché quelli che ho fatto a Roma a maggio e giugno stanno per
finire, Kristin lavora un giorno ogni tanto, ma non basta, quindi

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dovrò trovare un lavoro, uno qualsiasi, o forse potrei andare a
Oslo e suonare per la strada, lo fa un sacco di gente qui, pazzi
suonatori ambulanti di ogni tipo, bluesmen, cantastorie, cantanti
lirici, gruppi andini, decine di viaggiatori che donano le loro
emozioni ai passanti che in cambio danno qualche moneta, e a
fine giornata questi santi avventurieri mettono da parte un bel
po’ di soldi.....

L’orso mi ha gettato di schianto fuori dal binario della mia vita,


mi ha fatto impazzire, mi ha deragliato e il lento scorrere del mio
animo è diventato una scrosciante cascata di emozioni fluttuanti
esplosive, fuochi d’artificio sono apparsi nell’oscurità e ho
cominciato il mio viaggio disperato alla ricerca dell’urlo –
l’ultimo esame all’università e’ stato l’ultimo atto compiuto sul
binario prima dell’orso, poi la deriva.....ho lasciato la mia
ragazza, con cui stavo da cinque anni, ho mollato la tesi, ho
deciso di partire per gli States, da solo, per un paio di mesi, ho
conosciuto Kristin su internet, lei mi ha accolto e ha capito i miei
blues devastanti - sentivo un buco espandersi dentro di me, nel
fondo oscuro del mio essere, e sentivo di essere impotente,
potevo soltanto portarlo via, lontano, inseguirlo oppure aspettare
per sempre. Il sole non si vede quasi più, il cielo si fa nuvoloso,
con piccoli squarci azzurri che si vanno scurendo di minuto in
minuto, lo sconfinato cielo sopra di noi - il fuoco scaglia le sue
fiamme tra le pietre che lo confinano nel suo spazio, la legna
tumultua e scoppia e scintilla, mi perdo in quelle fiamme, come
sempre davanti ad un fuoco.....Kristin e Lise preparano le salsicce
avvolgendole con bacon e la carne pennellandola di salsa bar-b-q,
l’insalata di patate, i panini, la birra e il saft e le salse, io e Danny
ci occupiamo del fuoco, io faccio e lui disfà, io sistemo lui
folleggia e volteggia attorno al fuoco con ramoscelli e fili d’erba e
pazzi sorrisi, il cottage di legno ci sovrasta e ci protegge, alzo gli
occhi verso il bosco per un momento, un infinito balenante
miracoloso momento di comprensione, sono accovacciato

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accanto al fuoco e così lontano, eppure c’è qualcosa dentro di me
che non riesco a fermare, scorre e scorre incessante verso il vuoto,
ribolle e crepita immerso nel fondo, devo riuscire a fermare il
mondo per un istante, pulire lo specchio della mia mente e
raccogliere sabbia e terra che il vento soffia via - Kristin porta il
cibo e allora io metto su la griglia e su di essa poso le salsicce e
un paio di bistecche, e subito il fuoco aggredisce il grasso e
fiammeggia impazzito, un profumo di cibo inebriante si propaga
e raggiunge le mie narici, ho una fame da lupi, apro la birra e ne
prendo un lungo sorso freddo e gustoso.....
Si e’ fatta notte, una notte chiara in cui le sagome scure degli
alberi emergono dal fondo del cielo grigioazzurro striato da
poche nuvole allungate sull’infinito, la luna scintilla di tre quarti,
l’alba incalza mentre i pipistrelli svolazzano per le ultime
scorrerie, si iniziano a sentire i primi cippettii degli uccelli
mattutini - getto un’occhiata verso la valle, il fiume silenzioso
scorre argenteo, vedo il campanile della chiesa bianca di legno,
più lontano vedo il lago, oltre Fetsund, Kristin è al computer che
lavora a della grafica, i bambini dormono e io guardo fuori, in
questa notte chiara mentre le previsioni del tempo annunciano
sole e pioggia - esco fuori per attingere acqua dal barile e
sciacquare il secchio che usiamo per l’acqua sporca, non c’è acqua
corrente nel cottage, il cielo si va schiarendo, sulle colline
dall’altra parte del fiume le luci sparpagliate delle case
tremolano, l’erba e gli alberi sono di un verde così intenso che
vorrei piangere o gridare oppure danzarvi attraverso, ciuffi di
verde smeraldino appaiono qua e là.........il fiume diventa
specchio e riflette le immagini increspate appena da una brezza
spumeggiante d’alba di case e boschi e del cielo che s’inizia a
rosare, il fruscio del vento accarezza l’erba e le mie orecchie e il
mio viso e attraversa il silenzio di traverso, da’ il beat ai cippettii -
vado a dormire, sono le 3.30 am

Mi sono svegliato, è tarda mattinata, il sole splende impeccabile e

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illumina i miei occhi in un riflesso incandescente. Mi alzo, Kristin
è già in piedi da un pezzo. Ci prepariamo per una doccia,
abbiamo acceso il fuoco e l’abbiamo fatto sfavillare e poi abbiamo
messo su il calderone con l’acqua, per scaldarla - ci saranno un
cinquanta litri d’acqua bollente pronta per l’uso, mi
spoglio e mi metto gli shorts da mare, Kristin sta mescolando
acqua calda e fredda nella tinozza per raggiungere una
temperatura accettabile, poi la doccia.....prendo il mestolino e lo
scarico sulla mia testa, i miei piedi sfrigolano sull’erba, attorno il
bosco e il sole che scintilla appena sopra il tetto del cottage,
l’acqua scivola lungo il mio corpo, dalla testa ai piedi, poi bagno
le braccia e il petto e le gambe finché non prendo il sapone ed
inizio a lavarmi - all’improvviso comincio a ridere, un riso che
esplode senza controllo, una risata di pura gioia, entusiasmo, per
la mia doccia nel bosco.....l’acqua scivola e scivola e porta via il
sapone, e io comincio a sentire un po’ freddo così, tutto bagnato,
e ancora rido e tutto il mio essere è lì, consapevole solo di questa
doccia col mestolino e il calderone e la tinozza e le betulle –
afferro l’asciugamano, strizzo i capelli e poi me lo avvolgo
attorno per riscaldarmi un po’ e ripararmi dalla brezza che soffia
sulla mia pelle bagnata.......poi vado dentro per vestirmi - un paio
di boxer, gli shorts militari e una t-shirt, poi di nuovo fuori, mi
siedo sulle scale del portico e mi giro una sigaretta, guardo verso
la valle e fumo......

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Nevica
Nevica da due giorni, dopo settimane di tempo buono, caldo e
sole, finalmente nevica. Cinque gradi sotto lo zero, sono uscito
per spalare neve dal portico e dalle scale e poi dal sentiero fino su
alle altre scale che portano alla strada, tutto è bianco e ovattato e
silenzioso, la valle è avvolta da nebbia fitta e non si vede il fiume
e non si vedono le colline dall’altra parte né il paese….Silje
dorme, sono le 5 del pomeriggio e lei dorme, è stata sveglia fino a
mattina inoltrata a giocare a Age of Empires II al computer….io
ho sognato una donna e che facevo sesso con lei e il suo viso
oscuro e inavvicinabile e la sua bocca che beveva il mio seme….
mi sono alzato tardi, mentre Silje veniva a dormire, e fuori la
neve cadeva soffice e lenta ma inesorabilmente cancellava le
tracce del paesaggio, tutto è ricoperto e nascosto.
E’ sabato e fuori è buio, tra un paio di giorni dovrò chiamare
Bjarne e Runar, batterista e bassista, per incontrarci e fare qualche
jam per vedere se ci intendiamo, dovrò andare ad Oslo, e
suoneremo in una sala che Bjarne conosce, ma prima devo
comprare una chitarra….non ho i soldi per una vecchia strato
vintage, dovrò accontentarmi di una qualsiasi cosa con sei corde
che mi permetterà di emettere i miei lamenti blues, i graffianti
demoni che mi tormentano finché non li suono via, i blues…
Abbiamo passato il Natale a Roma, 20 giorni attraverso il nuovo
millennio, 2 milioni di persone per le strade a festeggiare questo
fantasma bimillenario che chiamiamo tempo, questa illusione
della nostra era, mentre cinesi e musulmani ed ebrei contano la
loro personale illusione con numeri diversi……due milioni di
persone per le strade di Roma, città assediata e demolita in nome
e per conto del Giubileo cattolico, lavori stradali dappertutto e
senza senso e compimento….io e Silje siamo andati alla vineria a

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Fontana di Trevi, verso le 2 e mezzo, attraversando il mare di
gente a piedi e Silje era attonita di fronte a quello spettacolo
umano, nella sua Magerøya (l’isola di capo nord) vivono 4.000
persone – attonita beveva con i suoi occhi di cielo invernale
quello spettacolo inesorabile di esseri umani in festa per
l’illusione del millennio.
Sono dovuto scendere nella legnaia a prendere della legna, ho
spaccato qualche tronco troppo grande per entrare nella stufa di
ghisa, con l’accetta nel buio pallido di neve, l’ho portato su e ho
acceso il fuoco, la temperatura è a meno 6 gradi ora…..sono
uscito di nuovo a riempire il secchio di neve, da usare come
acqua per lavarci e per lavare piatti e roba del genere, non c’è
acqua corrente qui nel cottage tra i boschi di betulle e pini dal
tronco rosso……la neve ha quasi raggiunto il mezzo metro, e
continua a cadere in minuscoli e fluttuanti fiocchetti, la luna
osserva bassa e giallastra, si affaccia dal cielo e l’aria nebbiosa
l’avvolge a tratti, la nasconde…..
Silje si è svegliata, ore 18.20 circa, mi manca……ho voglia di lei,
di amarla e di toccarla…..mi verso una tazza di caffè norvegese e
mi giro una sigaretta, ho fame anche, Silje ha mangiato un paio di
sandwich col formaggio, io farò un po’ di pasta per la mia cena, i
nostri ritmi si sono separati da qualche giorno, Silje dorme
quando io sono sveglio, il tempo e il ciclo giorno/notte è
singolarmente spaccato in due, farò un po’ di pasta col tonno…..
Invece anche Silje vuole un po’ di pasta, e siccome non le piace il
tonno preparo un sugo volante con aglio e peperoncino…..
mangiamo sorridendo, mentre fuori non nevica più, la pasta è
buona e il fuoco brucia insaziabile – la casa è bella calda ora...
Oggi è una giornata splendente, il sole brilla ovunque, è più
freddo, 10 gradi sotto zero e la neve si è ghiacciata….ieri notte
abbiamo fatto l’amore, dolce e lento e più aggressivo e
travolgente, abbiamo fatto l’amore e ci siamo addormentati l’uno
nell’altra, fuori nevicava e noi eravamo nel letto uniti, io dentro
di lei fino all’esplosione e poi fermi qualche minuto così, stretti e

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immobili e sussurri affannati e fluttuanti……poi stamattina una
colazione veloce con pane e bacon e pomodori, caffè sigaretta e
fuori al lavoro, siamo senz’acqua per cui devo andare fuori a
raccogliere neve da squagliare e più tardi dovrò andare dai vicini
per riempire le due taniche da 10 litri con acqua potabile….
raccolgo anche legna per accendere il fuoco e comincio a mettere
la pentola con della neve dentro sopra la stufa così che si squagli
più velocemente, devo andare fuori a raccogliere neve 10 o 12
volte per riempire un secchio d’acqua….il fuoco brucia
scoppiettando e il calore si diffonde lentamente dalla stufa in
tutta la stanza….Silje ricomincia a giocare, impersona Saladino
nella sua lotta contro i crociati cristiani assalitori del deserto….la
giornata corre veloce verso la prossima mentre io lavoro, dentro e
fuori, poi prendo l’aspirapolvere e così via – domenica…ma
d’altra parte mi posso scegliere il giorno di riposo e infatti dovrei
lavare anche i piatti, ma a quello penserò domani…devo anche
connettermi a internet, ho parecchio lavoro arretrato e qui nel
cottage non c’è il telefono, normalmente uso il computer della
biblioteca giù in paese – Fetsund – dove sono di casa ormai…..è
meraviglioso uscire fuori e stare lì ad osservare gli alberi e la
neve e assorbire il silenzio ovattato che scorre tutt’attorno….il
silenzio del nord addormentato in questo inverno freddo e
pazzesco, mentre io sono testimone immobile e stupefatto e
vorrei solo poter pescare in pace per qualche ora e lasciarmi
andare alle sensazioni subitanee e alle pazzie momentanee
guardando i pesci presi all’amo…E’ ora di cena, Silje non ha fame
per cui preparerò solo per me, patate bollite e fiskekaker
(polpette di pesce) di merlano nero, meraviglioso pesce del puro
e lontano nord, primo pesce ad insegnarmi la gioia assoluta della
solitudine immerso in colori cupi e densi e indimenticabili sopra
le rocce di Magerøya…..abbiamo finito la margarina per cui devo
usare olio d’oliva, è pronto in mezz’ora e mi gusto il mio pasto
serale con infinita serenità e brillantezza, ceno mentre Silje
continua a giocare – per questo non voglio comprare la play

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station, è pericoloso….mi perderei nel mondo digitale di Lara
Croft o chissà quale altro personaggio immaginario che
diventerebbe una luce impazzita nel mio subconscio, un cristallo
malvagio nei miei occhi……preferisco mangiare fiskekaker e un
buon caffè e suonare la chitarra, si….suonare qualche demone e
guardare fuori nella neve ghiacciata e luccicante….
Anche oggi siamo a meno 10, e io penso alla mia vita……ho tolto
il pendaglio che mi ero fatto con corna di renna, lo spirito
dell’animale mi ha perseguitato, non ho dormito bene da quando
l’ho messo al collo così ora voglio vedere che succede senza……
la mia vita – qui nel nord cerco la serenità e l’armonia, la felicità
non si può cercare, ti arriva e basta come un’illuminazione
subitanea e tu la devi solo cogliere prima che scappi via….e
scappa sempre, non si può trattenere….è come acqua nelle tue
mani…..ti rinfresca ma scivola via in un fluttuante istante di
meraviglia e non resta che coglierne il momento – la serenità va
conseguita invece, va trovata e mantenuta…..mente pura e spirito
pronto a rispondere agli eventi….
Nel pomeriggio sono andato ad Oslo, per usare il computer
nell’ufficio di Arne – il fratello di Silje……ho mandato degli
email e ho fatto le modifiche ai siti web di due clienti…..sono
stato lì un paio d’ore, ma non ho avuto modo di chiacchierare con
lui che era impegnato col suo lavoro…..sono andato via e subito
alla stazione per tornare a casa…..un’ora di viaggio tra treno,
attesa e autobus fino al cottage….e camminando per il sentiero
dalla strada alla casa in mezzo alla neve e agli alberi e all’oscurità
della sera nordica la serenità scorreva dentro di me mentre
sorridevo irrefrenabilmente……
E’ tutto così differente dalla vita che conducevo a Roma, tutte le
notti fuori in qualche pub o music club o chissà dove ma sempre
con un bicchiere di vino o di birra in mano e risate – oppure in
qualche locale a suonare con la band, rock e blues e poca gente
intorno eppure l’energia scorreva….eterne interazioni con esseri
umani, incessanti e logoranti parole che uscivano da migliaia di

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bocche e non una – forse una o due……non una che
raggiungesse l’essenza del sole impazzito all’alba……terrore
cittadino fatto di ore in macchina e aria rancida e affumicata
eppure a volte mi manca la città e la sua vita e gli stimoli del
cervello occidentale, dell’emisfero sinistro……qui al nord avvolto
dalla neve e dalla solitudine ho imparato a conoscere il mondo di
altri esseri viventi….attorno a me sempre…costanti nella loro
essenza e pieni di serenità eppure brillanti di vita esplosiva nella
loro apparente impassibilità…..ho imparato a conoscere il legno,
a tagliarlo e a lavorarlo, a rispettarlo e ad aspettarlo con la
pazienza di un vecchio saggio delle montagne….la vita non può
essere sempre tutto e subito – spesso ha bisogno di pause e di
attese, di lentezza e di serenità….quando era pronto il primo
manico di coltello che abbia fatto….dopo lunghe ore di attento e
scintillante lavoro, quando ho spalmato l’olio di lino sul legno di
betulla ho sperimentato un lampo improvviso di felicità….di
totale immersione nel momento che stavo vivendo…di completa
identificazione con l’oggetto del mio lavoro e di oblio per la mia
coscienza….un’unione col flusso della vita…un fulmine di pazzia
travolgente nel vedere le venature del legno esplodere e
propagarsi su tutto il manico con una lucentezza e potenza
stellare…..e poi ripenso alla vita a Roma, alle frenesie e ai contatti
intellettuali, alla gente e alle donne…..e mi trovo sbalordito a
rimbalzare tra due mondi così diversi e poi nel mezzo ancora
sperduto al bivio mentre i blues mi tormentano…..eppure ho
vissuto la felicità…La prossima primavera appena la neve sarà
sciolta dovrò tirare fuori dalla terra le radici di una betulla che è
caduta l’anno scorso – per un lampo o per il vento……avevo
iniziato in autunno ma è un lavoro terribile che richiede molto
tempo e la neve ha ricoperto tutto quand’appena avevo scoperto
due o tre piccole radici……le tirerò fuori e le metterò nella
legnaia a seccare per l’estate e poi le potrò usare per manici di
coltelli e posacenere o chissà quali altre cose pazzesche…..le
radici sono di un colore rosso-bruno…scure e poderose, il

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miglior legno che si possa utilizzare…..l’anno scorso ho preso il
tronco caduto e l’ho segato e poi spaccato con l’accetta e poi
durante l’inverno l’ho bruciato per scaldarmi…..e ora userò le
radici per fare coltelli e utensili forse……e io amo quell’albero e il
suo sacrificio…..un giorno sarò io a sacrificarmi per un albero e
per la terra…per nutrirla…
E penso alla mia morte anche…..alla sola certezza della vita….
alla sola inesorabile compagna dalla pazienza infinita……dovrei
ascoltare i suoi consigli e vivere ogni istante in pura brillantezza
– vorrei danzare con lei nel mio ultimo giorno e salutare questo
mondo come un guerriero eppure sono spaventato…..lei è lì….e
io vivo la mia vita ancora annebbiata – ma ho conosciuto
germogli di felicità istantanea e il lento scorrere della serenità e
ho conosciuto la solitudine sublime e il silenzio…
Ieri ho fatto di nuovo l’amore con Silje….siamo lentamente
scivolati verso la combustione e poi nel dolce sonno…..oggi è
meno freddo e il sole scintilla meraviglioso sul biancore dei
campi e delle colline…..folate di vento spazzano neve dai rami
degli alberi carichi…..ho acceso il fuoco e devo raccogliere neve
di nuovo per lavare i piatti e per lavarmi….Silje sta dormendo sul
divano…..ogni tanto i miei pensieri si soffermano su Lisa…..
lontana e sorridente…..voglio andare a sciare, sci di fondo…devo
imparare a scivolare sulla neve come se camminassi per poter
andare nei boschi per qualche giorno nel puro silenzio ovattato
dell’inverno norvegese…..
Ho lavato metà dei piatti sporchi mentre Silje continuava a
dormicchiare sul divano, ora devo squagliare altra neve per la
seconda metà ma non credo che farò in tempo stasera, tra poco
mi abbatterò su una poltrona a guardare un po’ di Tv, un’oretta di
risate con il buio che è calato qui sulla collina, Tv in lingua
originale (inglese…) così capisco, visto che il norvegese non lo
parlo ancora così bene da seguire, almeno non tutto…..o forse
farò una partita a Age of Empires…..forse guiderò le truppe di
Barbarossa alla conquista di Milano o le orde di Gengis Khan

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contro le armate cinesi (che però è davvero un’impresa difficile –
e io gioco al livello più facile…) o forse starò semplicemente
seduto in poltrona per un po’ senza fare nulla…..la cosa più
difficile, sedere e non fare e rimanere calmo e sereno mentre la
vita scorre tutt’attorno…..
Silje si è svegliata, ha fame e anch’io…preparo uova strapazzate
con latte e pepe, una cena veloce, riattizzo il fuoco che stava
spegnendosi e la mia mente vagabonda nel cielo stellato e cerca
Lisa….non capisco bene perché, Silje è qui e l’amo……ma i
pensieri turbolenti mi esasperano…..
Forse ho solo bisogno di andare in città per una notte pazza di
fuochi d’artificio e luminose risate alla deriva, una notte
fluorescente da solo per tuffarmi nei sorrisi della gente e sfiorare
un paio di labbra umide e poi cercare di nuovo la pace e la
serenità della collina e dei boschi –
Voglio andare più a nord, in Finnmark, nella terra selvaggia del
nord infinito dove ho conosciuto l’odore della libertà e il potere
del vento, il fiume Børsalv che ora sarà ghiacciato e le renne e la
gente che va in slitta e l’immensità del cielo e dei tramonti….
Oggi sono andato giù a Lillestrøm per fare un po’ di spesa e mi
sono fermato al negozio di strumenti musicali per dare
un’occhiata, ho chiesto se potevo provare qualche chitarra con
queste e quelle caratteristiche (soprattutto di prezzo…) e il tipo
mi ha consigliato una Fernades giapponese (le ex strato
giapponesi) riedizione degli anni cinquanta, e io allora l’ho
imbracciata e attaccata ad un piccolo marshall a valvole anche se
sapevo che costa troppo – 5200 Kr , ho suonato del blues e dei riff
nella sala prove cercando di aggiustare il sound troppo squillante
e i bassi turbolenti e confusi……non mi ha soddisfatto granché,
ho spiegato al tipo il sound che cerco e lui mi ha detto di tornare
di mattina e con più tempo a disposizione mi avrebbe fatto
provare altre chitarre – dan electro….è stato strano suonare di
nuovo un’elettrica dopo quasi nove mesi, senza dinamica e così
esplosiva, richiede un tocco molto diverso e le dita della mano

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destra non hanno la stessa sensibilità che un’acustica
garantisce…..meglio il plettro, o forse devo solo riabituarmi al
differente modo di sentire lo strumento…..o forse dovrei solo
portare qui la mia gibson marauder, vecchia compagna con i coil
di rame a vista comprata usata (è del 1976) a 18 anni con i
primi soldi guadagnati come autista….con il suo suono cupo e
caldo e lancinante.
Il tempo è cambiato, ora la temperatura è a più 1, è umido ed è
piovuto per quasi tutto il giorno, non forte, una pioggerella
costante e leggera. Buona parte della neve è stata lavata via e il
resto è diventata fanghiglia bianco-grigia…..stanotte ghiaccerà e
domani sarà divertente camminarci sopra e scivolare e magari
finire a culo per terra. I bambini sono venuti a stare con noi per il
week-end - quando stiamo da soli spesso dimentico che Silje è
una mamma….i vetri delle finestre sono bagnati e pieni di
condensa e la luce della lampada del portico trapassa le
increspature d’umidità soffusa e sfocata e la condensa riluce e
brilla nella notte…..domani o lunedì devo andare di nuovo a
Oslo per connettermi ad internet, devo pagare per due domini e
prendere la posta e voglio girovagare per la ragnatela digitale
alla ricerca del nulla….voglio vagabondare attraverso la
ragnatela e solo sfiorare i petali di seta luminosa delle incessanti
connessioni…..internet è una metafora elettronica di Gaia, tutto è
interconnesso….ogni particella partecipa alla danza dell’universo
ma nessuna è irrinunciabile, Gaia/Internet funzionano senza
coscienza dello specifico essere vivente/network locale, balenano
nella notte e sfavillano attraverso l’infinita processione di
componenti ai quali però non riconoscono importanza…..solo
l’unità sorregge l’universo, la Mente Universale, il Tao che scorre
senza inizio e senza fine attraverso il cosmo e in ogni essere…..
mentre noi esseri umani siamo dominati dalla supercoscienza
dell’Io che genera le separazioni e il discernimento nel nostro
illusorio viaggio dalla culla del Tao alla culla del Tao…e allora
perché? Stiamo facendo un viaggio a ritroso verso il principio di

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tutto, verso la porta accostata che abbiamo aperto per curiosità
irrefrenabile e da cui siamo precipitati nell’immenso e nebbioso
mondo della coscienza dell’Io, siamo diventati il terzo polo del
triangolo della vita ponendoci tra il mondo dello spirito e quello
della materia come classificatori e separatori perdendo l’essenza
dell’unità, abbiamo tutti mangiato la mela e siamo in viaggio
verso una meta irraggiungibile perché è dietro di noi, al
principio, è la morte che ci segue alla nostra sinistra e ci aspetta
sulla soglia di quella stessa porta….e allora perché? Questi
pensieri fluttuano liberi nella mia mente mentre fumo una
sigaretta e bevo un po’ di vino rosso immerso nella solitudine
della notte e Silje e i bambini dormono…anch’io dovrei andare a
dormire ma qualcosa mi tiene qui, pensieri turbolenti si aggirano
furtivi nella stanza come spifferi e domani arriverà il vento
dall’oceano a spazzarli via e a dirigere la danza degli alberi in un
altro giorno incosciente…..
Ancora non ho chiamato Bjarne e Runar, ma adesso l’unica cosa
che vorrei è mettere su un disco dei Doors e scivolare via dietro
alle poesie della lucertola e andare nel deserto a stendermi sulla
sabbia calda o a prenderla tra le dita e misurare la clessidra della
mia vita. E’ il compleanno di Silje, Arne e la ragazza sono venuti
a cena….siamo scivolati tutti e quattro in un vortice di pazzia
musicale….io ed Arne con le facce pitturate di nero preso dalla
stufa di ghisa e canzoni e urli e frementi sensazioni l’uno
appresso o all’altro nel centro della nebbia di questa sera
impazzita…..eppure mi manca il sole e il vento che nasce dagli
occhi umidi della dolce parodia dell’amore….abbiamo bevuto
una bottiglia di Brunello del 1986 e arrosto di manzo con patate
al forno e rigatoni con salsa di funghi e bianco di Jesi e ancora
birra e irish coffee finché le fluttuanti sensazioni non si sono
impadronite di tutti noi e abbiamo ballato al ritmo della vita e
della morte…..la faccia nera di fuliggine e la mente sorridente e
telefonate agli amici in Italia senza risposta…..il Blues mi
aggredisce e vorrei essere con lei e con il suo sorriso incorniciato

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in quelle guance rosate e in quelle labbra….perché? proprio oggi
ho ricevuto una mail con allegato un bacio che vorrei fosse sulla
mia bocca umida….e l’aria fresca che soffia tra gli alberi
norvegesi qui sulle colline mentre la mia vita scorre verso la
morte necessaria…Bente e Silje cantano deliranti e parole
sorvolano le nostre anime unite in questa notte senza fine….
vorrei essere con quegli occhi e quelle movenze docili e sensuali e
quelle gambe in cui vorrei affogare per bere e morire come
quell’estate in cui l’odore e la tentazione hanno minacciato la
sanità della mia mente e sarei voluto scivolare lì…..baciare la
pelle fino allo sfinimento…..
E ora sono qui ubriaco di voci e musica…..
Mi sono incontrato con Bjarne e Runar, i due musicisti
quarantacinquenni con cui la settimana prossima dovrei iniziare
a suonare vorticanti blues. Bjarne è grande e sornione come
un’orso polare, la sua faccia segnata dalla sua vita, lo sguardo
stanco e beat ma con una brillantezza di speranza e una voce
bassa e roca….negli anni ’60 ha suonato insieme a Eric Burden in
un festival blues qui in Norvegia e poi ha viaggiato in Inghilterra
e chissà dove, mi piace o meglio mi intriga. Runar insegna
musica in un istituto per disabili e proprio non sembra la persona
giusta, insicuro, non pro e sulla via del tramonto….però le
sensazioni mattutine si illuminano in pieno giorno per cui
chissà…. Aspetto notizie da Bjarne per andare a fare qualche jam
pazzesca nella sala prove della Croce Rossa Internazionale e
ubriacarci di musica e di birra in giro per la città…..Le mie dita
fremono e la mia essenza traballa al pensiero di andare di nuovo
on stage…con la neve attorno e il vento del nord a proteggermi e
soffiarmi via.
Ho risposto ad un annuncio di lavoro che diceva web e
marketing, una voce femminile ha risposto e io ho subito
attaccato in inglese, chiedendo informazioni e “Io in realtà sono
un web designer e web programmer…”
“Ok, la nostra società lavora anche con soluzioni internet. Per

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telefono non è semplice spiegare esattamente di cosa ci
occupiamo, per cui sarebbe opportuno che lei ci facesse una
visita”
Dopo qualche preliminare mi chiede notizie personali tipo da
quanto tempo vivi in Norvegia, di dove sei etc., e quando le dico
che sono italiano un sorriso mi arriva attraverso il cavo di rame e
un “oh, cool, abbiamo relazioni con società italiane…” arriva alle
mie orecchie….qualcosa mi dice che questa telefonata segnerà
una svolta nella mia vita norvegese…una telefonata nata da un
microscopico annuncio trovato su Aftenposten, il secondo
maggiore quotidiano norvegese, dove di solito gli annunci di
lavoro sono tra 1/6 e ½ pagina…..eppure quelle poche righe e
quell’annuncio sono balzati ai miei occhi in un volteggiante
batticiglia…..
In realtà il tono della conversazione era molto più informale,
diretto e schietto come la lingua inglese e la gente norvegese…..
comunque ho dovuto agganciare perché chiamavo da un
telefono pubblico e avevo finito le monete…Silje stava
comprando verdure e altro cibo per il week-end.
“Wenche (il nome della donna), sono Andrea Ramble, ho
chiamato qualche minuto fa….”
“Oh, si, allora ti stavo dando l’indirizzo….”
Mi da l’indirizzo e poi mi fa lo spelling….è in Vika, la zona
business e nottambula di Oslo, della gioiosa fluttuante capitale
nordica, preda inerte del furore notturno dei vichinghi…
“Venerdì prossimo va bene?” fa Wenche
“Ok, benissimo, a che ora?”
“Mattina o pomeriggio?” chiede lei
“Pomeriggio, dipende…verso le 16.00?”
“Ok…alle 16.00, mi aspetti nell’atrio e ti vengo a prendere io…
ciao”
“Ciao…”
Silje è appena arrivata con due buste piene di verdure pallide…..
il sole del Sud non arriva a riscaldare i campi del nord Europa….

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ma va bene lo stesso, qui mi rifaccio con sgombro affumicato col
pepe e salmone e merlano nero e odore di bosco e alci
impazzite…..ho mangiato il cuore di un alce un paio di mesi
fa….in un centro commerciale c’era una bancarella di cacciagione
(salami, salsicce, carne affumicata…) durante la stagione della
caccia, novembre, no forse inizio dicembre….insomma ho
assaggiato il cuore seccato e il sapore era buonissimo, quasi come
prosciutto affumicato, eppure ho provato sensazioni serpeggianti
e il calore dell’animale, mi sono sentito un selvaggio cacciatore
col sapore della sua preda in bocca…..un attimo di follia
splendente e poi di nuovo là nel centro commerciale pieno zeppo
di gente e la bancarella e allora ho tirato fuori i soldi e ho
pagato…..
E’ il giorno del colloquio di lavoro, io e Silje andiamo a Oslo
insieme perché andremo anche a prendere i bambini, nel
frattempo ci dirigiamo al Café Justo in centro per bere qualcosa
nell’attesa e salutare degli amici di Silje, il padrone del locale e
una cameriera….l’appuntamento è alle quattro, per cui ho giusto
il tempo di una tazza di caffè norvegese e una siga, poi mi avvio
per le strade di Oslo in questa giornata fredda ma luminosa di
sole invernale, cammino veloce verso Vika, passando per Karl
Johan dritto per il Castello da dove il Re norvegese guarda la sua
città e la sua gente e poi a sinistra verso il mare nordico freddo e
scuro e i moli – devo chiedere ad un paio di passanti dove
esattamente sta la strada che cerco, Munkedamsveien, e l’edificio
dove devo andare, il Vika Atrium, e cammino veloce mentre
immagino di avere il lavoro e di guadagnare 30.000 Kr,- al mese
(8 milioni circa) e quindi di comprare la terra su al nord di questo
malinconico e delirante paese e costruire la mia hytta (cottage di
tronchi) tra i boschi e accanto al fiume dei salmoni, immersa nella
solitudine spaventosa e docile della natura selvaggia in
Finnmark, all’estremo nord…..
Finalmente trovo il Vika Atrium, dopo un buon quarto d’ora di
passi, entro e mi siedo ad uno dei tavolini nel patio centrale,

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come d’accordo con Wenche.
Dopo un paio di minuti mi si avvicina un tipo che mi chiede
tentennante se ho un appuntamento di lavoro ed io dico di si,
sono l’italiano, allora lui mi indica una ragazza seduta dall’altra
parte del patio e mi dice che lei mi sta aspettando etc…….allora
io mi alzo e mi dirigo verso di lei…..
“Salve, sono Andrea Ramble, Wenche?”
“Si, ciao, accomodati”
Mi siedo, lei è vestita elegante, molto trucco, alta e un po’
bruttina…..
“Well, il mio inglese non è molto fluido, comunque……”
“Hey, va benissimo….allora, a proposito del lavoro….”
Lei mi fa qualche domanda preliminare piuttosto easy, da quanto
sto in Norvegia e cose del genere, che tra l’altro mi aveva già
chiesto per telefono….non è iniziata proprio come un colloquio
di lavoro, in questo strano patio, c’è altra gente, gruppi in
qualche tavolo e tutti indaffarati a parlare serratamente o ad
ascoltare con aria estatica - poi comincia a parlare di lavoro…..ho
la sensazione fluttuante che questo pomeriggio non darà una
svolta alla mia vita norvegese…..
“Mi dicevi che sei un web designer, molto bene, vediamo….”
E apre un libro patinato…..
“Io adesso ti spiego quello di cui si tratta. Questa società è nata
20 anni fa in America….creata da quest’uomo” e mi mostra la
foto di un pupone americano tipo Beautiful…..
Lei parla per buoni dieci minuti mentre io annuisco ogni tanto e
ad ogni parola quello che dice mi interessa sempre di meno…..
questa pazza avventuriera ex insegnante di scuola materna mi
sta proponendo un lavoro di venditore di prodotti vari a base di
erbe cinesi o chissà quale altra pazzesca multicolore impresa, mi
parla del multi-level marketing e della sua efficacia e di tutti i
vantaggi di questo mondo ma sta di fatto che dovrei vendere
boccette di lozioni per il corpo e rossetti e fondo tinta….io le dico
che conosco la società, che mio cugino ci ha lavorato parecchi

66
anni fa e lei invece di capire l’antifona si entusiasma nel sapere di
mio cugino e della coincidenza meravigliosa…..
“Prima devi pagare 900 Kr,-, per diventare distributor, poi puoi
diventare supervisor …..tu guadagni una percentuale di tutti i
prodotti venduti da coloro che sono entrati nella società
attraverso di te….”
E vai con la catena di Sant’Antonio, penso io mentre lei va avanti
incessante…..
“Puoi creare un network di persone se non vuoi vendere tu
direttamente….puoi lavorare in 47 paesi…..”
Wenche è davvero entusiasta del suo lavoro….e del suo marito
americano che gira il mondo con lo stesso lavoro e di sua suocera
che è la sua migliore cliente e di tutto questo pazzesco giro di
lozioni per il mondo….io vorrei solo raccogliere gocce di rugiada
e sdraiarmi sulla terra e baciare un filo d’erba….. Mentre torno al
Café Justo dico addio alle mie 30.000 Kr,- al mese e alla cara
delirante Wenche e alle creme e mando un bacio di vento a Silje
che mi aspetta….
Al Café trovo anche Arne e Bente seduti con Silje e c’è parecchia
gente, è venerdì e tutti dopo il lavoro invadono pub e caffè e
qualsiasi posto purché il week-end possa iniziare con valzer
vorticanti e bevute estreme e pazzie multicolori, ragazzi e adulti
insieme come difficilmente si vede in Italia, a Roma almeno….mi
siedo anch’io e una birra scintilla già sul tavolo e allora la prendo
e butto giù un sorso dorato alle 5 del pomeriggio e inizio a
raccontare del colloquio a Silje e agli altri due facendone una
barzelletta (ed in realtà per quanto debba trovare un lavoro per
alzare dei soldi l’intera faccenda fa ridere…..o chissà, ma proprio
non mi vedo a spiegare i benefici di creme e lozioni a donne di
mezz’età e sfoderare un sorriso che nulla vale se non lo sforzo di
tenerlo su…).
Il locale diventa sempre più pieno e i bicchieri sempre meno e ne
arrivano di nuovi, io e Bente ci mettiamo a parlare di coltelli e
legno, mi ha portato due libri didattici su come fare manici e su

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come lavorare e cucire la pelle per i foderi, e poi lei scivola verso
la sua Bergen e mi parla con gli occhi scintillanti della sua città e
delle case di legno del centro e della pioggia incessante e dei
pochi momenti di sole che valgono oro e bellezza mentre le birre
scivolano giù.
Arriva anche Ivar, che divide l’appartamento con Arne, ex
soldato, ex imbianchino e ora tributarista nel dipartimento delle
finanze, racconto anche a lui del colloquio e anzi prima gli chiedo
se vuole acquistare qualche crema o shampoo e poi giù risate
mentre anche lui inizia a bere birra….l’aria comincia a diventare
nebbiosa e scura, fuori è buio e freddo……Mi volto verso Silje e
guardo i suoi occhi, i suoi brillanti amuleti di forza e tenerezza e
tutto il resto sparisce per un momento benedetto e percepisco
solo le liquide emozioni nelle sue pupille, lei si gira verso di me
con sguardo interrogativo allora semplicemente la bacio sulle
labbra e poi metto i miei occhi nei suoi, poi tutto comincia a
tornare verso di me, la diga ha ceduto ma era solo un istante…
siamo nel locale pieno di suoni e rumori e gente concitata…..le
stringo la mano e poi tutto è di nuovo lì, ma va bene….
Le birre sono finite ma ecco subito Arne che si alza per ordinare
ancora, io e Ivar ancora birra mentre gli altri passano agli irish
coffe, gli umori cominciano a salire e i cervelli a fluttuare, Bente
mi inizia a parlare del nonno e di come fa la birra nella maniera
antica, quella dei vichinghi, il Mjød, e della sua fattoria e poi
della nonna scrittrice per bambini e della vita che scorre
incessante…..
“La vita deve essere presa giorno per giorno, se penso che sarò
legata per anni al mutuo per studenti che ho acceso quando ho
iniziato il college mi sento schiacciata…..sento che la mia libertà è
limitata….”
Mi dice lei tentennando forse per l’alcool o forse per il suo inglese
non proprio fluente…
“Il senso di libertà non si perde con i legami, di qualunque tipo,
ma solo quando percepisci il mondo attorno a te come una

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limitazione…..lascia il tuo sguardo scivolare via……comunque
ogni giorno, ogni momento profuma di vita e di energia se lo
lasciamo andare senza intenzione e lo viviamo in assoluta
completezza…….”
Lascio andare queste parole di saggezza di cui sono soltanto un
folle tramite, poi mi alzo e vado fuori a prendere una boccata
d’aria fresca, la serata si prospetta lunga…
Infatti quando la mia terza birra sta per finire decidiamo di
andare in un altro locale, mentre nel frattempo si è unito alla
comitiva l’allenatore della nazionale norvegese di canottaggio, un
tipo alto e con due spalle tipo armadio a muro. In cinque minuti
raggiungiamo il bar dei giornalisti e Arne deve mostrare la sua
tessera stampa per farci entrare. Il locale è piuttosto pieno ma
l’atmosfera è soffusa e in qualche modo stanca. Ci sediamo ad un
tavolo in fondo alla sala principale mentre Arne saluta in giro
colleghi e io mi guardo intorno….ordino un’altra birra mentre
Silje e Bente continuano con irish coffee e l’allenatore beve una
vodka. Sono le undici, sette ore da quando siamo arrivati ad Oslo
questo pomeriggio, sette ore passate in un pub e poi verso un
altro in un vortice di scintille color malto…..Silje attacca a
discutere di filosofia con l’allenatore mentre io e Bente invitiamo
un tipo che sedeva da solo al tavolo accanto al nostro…..è un
giornalista marocchino da poco in città, ovviamente senza amici
e iniziamo a chiacchierare con la fluidità alcolica che ci fa
scorrere come un torrente primaverile, senza coscienza e timori e
lui ci racconta la sua esperienza nordica e ha l’aria beat, nel senso
di battuto, e si lamenta della freddezza dei norvegesi, causa della
sua difficoltà a farsi degli amici……Bente ascolta mentre sono io
per lo più ad interloquire, lei si interessa alla sua tessera stampa
con doppia scritta, francese e arabo e crescente rosso in bella
vista……un altro paio di birre volano via e gli occhi diventano
più lucidi e acquosi, pensieri turbolenti sfiorano i miei lobi
scivolando da destra a sinistra in una giostra di sensazioni
sfocate che vorrei solo allontanare così mi concentro sulle

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sfumature e i giochi di luce che si infrangono sulla poca birra
rimasta nel mio bicchiere…..altre parole fuggono veloci dalla mia
bocca e da quella del giornalista marocchino e di Bente anche…
Arne è tornato al tavolo con una ragazza raggiante nella sua
consapevole bellezza, anche lei di Honningsvåg come Arne e
Silje, lavora in televisione come conduttrice di qualche sorta di
lotteria, idee non proprio gentili vagabondano per le strade delle
voci sul suo percorso professionale eppure le lancio uno sguardo
mezzo ubriaco per catturarne l’attenzione in uno sforzo del tutto
idiota di apparire un’appetibile incredibile irripetibile
opportunità, ma è solo il mio minuto di inconsapevole
narcisismo, oltretutto buttato dalla finestra perché lei mi saluta a
malapena…….ma non ha importanza, non lo ricordo più non
appena giro il mio sguardo, la birra circola veloce nel mio sangue
ormai, le sensazioni attorno a me scorrono veloci, più veloci della
mia capacità di tenerle sotto controllo...
Decidiamo di andare in un altro locale.
Lille Tromsø, la piccola Tromsø, città oltre il circolo polare che ha
il suo ritrovo per gente dura lontana da casa, pescatori, siamo
affamati ma l’unica cosa che offre questo locale desolato e
semivuoto è merluzzo seccato e salato, stoccafisso servito in
piccole bustine e in pezzetti da mandare giù in un boccone, come
patatine fritte…..io affogo ogni boccone in ennesimi e stanchi
sorsi di birra mentre chiacchiero con l’allenatore, di filosofia e del
suo lavoro e del suo strano dialetto del sud della Norvegia, Bente
è completamente fuori, Silje è assonnata, il giornalista
marocchino ha declinato il nostro invito a seguirci nella piccola
Tromsø, forse nella sua preveggente saggezza ha capito che
sarebbe stato un approdo desolato e stanco e ha preferito la
solitudine camminando verso casa...
Sono le 3, più o meno…..l’ultima birra è quasi finita ed è ora di
saltare su un taxi e tornare nel cottage e ritrovare la serenità e il
ritmo lento e inesauribile del bosco…
Hang-over, la luce del sole trapassa le mie pupille e fa male…..mi

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lavo il viso con acqua gelata che brucia ma riesce a darmi una
parvenza di lucidità, è assurdo il dopo bevuta……vorrei solo
sedermi sull’erba e guardare verso valle attraverso gli alberi e
godermi la brezza fredda e la luce del sole che si muove lungo il
suo arco….rilassarmi così tutto il giorno e dimenticare le frenesie
notturne in città e promettere a me stesso di vivere in assoluta e
completa armonia con la natura da oggi in poi….ma so che è solo
la reazione ad una bevuta eccessiva……ho una sete pazzesca…..
tipico risultato di troppo alcool……ho sete di cascate
meravigliose nel mio animo ugualmente ubriaco – e ho fumato
come un dannato e vorrei smettere, ma so che durerà solo fino
alla prima sigaretta della giornata, e la mia bocca pizzica al solo
pensiero e non basterà lavarmi i denti 50 volte per mandare via il
sapore di pazzie notturne……allora mi preparo una colazione di
pane burro pomodoro e formaggio, mentre Silje dormicchia
anche più stanca e ubriacata di me……
La giornata è piuttosto fresca per via del vento che abbassa la
temperatura effettiva……ma sembra che l’inverno duro e
inesorabile sia finito…..le previsioni del tempo parlano di
temperature sopra la media per la prossima settimana e tra poco
sarà marzo e poi l’equinozio……a Roma siamo già sopra i 10
gradi di massima…..

Primavera
L’aria porterà presto profumi di primavera, fa ancora freddo, il
sole ha appena iniziato a riscaldare l’aria e il vento soffia ancora.
Pasqua è tra quattro settimane e domani sarà equinozio.
Abbiamo comprato bistecche e salsicce da fare sul fuoco per
celebrare la natura e la sua rinascita, un tentativo di rimanere in
armonia col ritmo del mondo che ci circonda, con gli alberi e il
cielo e il vento e il sole che ha di nuovo preso a riscaldarci….è
così facile qui nei boschi essere in sintonia, ma appena in città le
uniche luci sono insegne di negozi e fari e luccichii di bicchieri
colmi di birra…..

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Tra quattro settimane, lunedì di Pasqua andrò a Roma per
passare due settimane a casa con i miei e i vecchi amici e per
un’intervista di lavoro con una società con cui ho lavorato
qualche volta come consulente. Se vorranno assumermi
significherà che dovrò tornare in Italia, a Roma e l’idea non mi
convince….lasciare i boschi….

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Bolle
«Stavo seduto di fronte al fuoco, sguardo verso la valle, in mano
avevo un pezzo di legno di pino e lo strumento per l’intaglio
circolare - stavo facendo un posacenere, e lì in quel preciso
fulminante istante ho visto....insomma, non è che ho visto, o
meglio...ho visto nella mia mente con chiarezza che se fossi
morto in quel momento esatto avrei danzato, avrei avuto una
buona morte.....ed è allora che ho realizzato che l’unico modo di
vivere in serenità e purezza è avere sempre a fuoco la propria
morte e vivere in modo che ogni fluttuante secondo del nostro
tempo sia un momento per una buona morte.......vuoi una mela?»
«Si, grazie,»
«Insomma, capisci che voglio dire? Non sto parlando di
ossessione per la morte o roba del genere.....la danza, essere un
guerriero, essere inaccessibile, abbiamo letto queste cose tante
volte e finalmente i pezzi vanno al loro posto......sii pronto e fai
della tua vita una meravigliosa danza, fanne una canzone di
gioia in ogni istante e la tua morte non potrà prenderti
all’improvviso.......»
«Questa mela e’ dolcissima, fragrante e succosa - come si fa ad
essere pronti quando ci si deve alzare tutti i giorni e andare a fare
un lavoro che ti costringe a centellinare i momenti di serenità?
Come si può danzare quando la maggior parte della vita scorre
nella tua macchina o nel tuo ufficio o alla posta o in banca o
all’alimentari o che cazzo ne so? - davvero buona ‘sta mela...»
«Bisogna lasciare quello che non è importante e vivere senza
intenzione eppure consapevoli......bisogna che la vita scorra
incessante come un torrente giù da una montagna, aggirando gli
ostacoli o travolgendoli.....e che ogni istante sia essenziale in se
stesso, sii in ogni azione, sii in esse totalmente....»

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«Guarda fuori, la luna tra quelle nuvole, sembra un quadro di
Turner, un film dell’orrore, un brano degli Alman brothers....»
«.....uhm.....birra?.....ho della carlsberg in frigo - la luna?....puoi
indicarmi la luna?.......e’ solo una bolla di sapone fluorescente e
scintillante, qualche ragazzino universale che gioca con le bolle
di sapone come noi da bambini....»
«La luna e’ sparita..........come posso indicartela? - una buona
birra ghiacciata......ok......poi ci facciamo una suonata....le mie dita
fremono per un po’ di blues.....»
«D’accordo......non c’e’ miglior momento per volare via....»

1
La città di notte, d’inverno, freddo e umidità, i semafori
lampeggiano arancione come occhi psichedelici e luccicano, è
piovuto durante il giorno, le gomme scivolano sull’asfalto viscido
e risuonano ovattate, unico rumore attorno, il finestrino è aperto
per lasciare uscire il fumo dell’ennesima sigaretta.....la macchina
corre verso un incrocio, rallenta e quasi si ferma, nessuno in vista
e accelera di nuovo - due luci balenano all’improvviso da
sinistra, è un’altra macchina che arriva a tutta velocità.....non c’è
tempo.....si avvicina e l’impatto non si può evitare, il rumore
stridulo e tagliente della frenata..........BAM!
Sono come in un sogno, mi guardo attorno, sento dolore al fianco
sinistro, mille pensieri si srotolano all’impazzata nella mia
mente....confusione - non è possibile, penso, poi provo a
muovermi, ci riesco anche se fa male, lo sportello è bloccato,
allora cerco di scivolare verso l’altra portiera, con fluttuanti
schegge nella mente, illusioni e incredulità, un sogno, non ha
senso......qualcuno apre la portiera mentre sono ormai sul sedile
del passeggero, qualcuno dice qualcosa ma va perso....esco dalla
macchina con un solo pensiero, stare in piedi.....mi appoggio alla
macchina, il fianco è dolorante ma sto in piedi, le gambe non
sono molto solide ma sto in piedi - non deve essere troppo grave,
penso, mentre parecchie persone appaiono lì attorno come dal

74
nulla, un ragazzo sta gridando, si avvicina e grida....
«Come stai?» domanda una donna
«Mi pare bene.....dolorante......» rispondo senza guardarla....senza
guardare...i miei occhi guardano dentro.....il ragazzo è ora di
fronte a me e grida ancora.....Non è possibile....
«Ma che cazzo fai? Chi cazzo ti ha dato la patente?»
Guardo il ragazzo lì di fronte a me, occhi negli occhi.......leggo
terrore e rabbia....confusione, paura......forse......
«Ci potevamo ammazzare.....quant’è vero Iddio.....’sto pazzo.....ti
devono leva’ la patente......» il ragazzo si fa
minaccioso.....aggressivo.....non è colpa mia, penso, che cazzo
vuole ‘sto stronzo.....e continuo a guardarlo negli occhi...ma
passo attraverso, oltre.....arriva una macchina dei vigili
urbani......c’è tanta gente, illuminata a intermittenza di arancione,
il semaforo luccicante di pioggia - arriva l’ambulanza......un
infermiere mi domanda se voglio andare al pronto soccorso....
«Aspetto mio padre, è medico, mi accompagnerà lui...grazie...»
«Vuoi chiamare a casa?» domanda una donna porgendo il suo
cellulare
«Oh, si grazie.....» chiamo, parlo con mio padre, che arriva in
dieci minuti....intanto i vigili stanno raccogliendo le versioni dei
fatti per i verbali dell’incidente......il ragazzo si è allontanato, ogni
tanto grida ancora, poi va via in ambulanza.....
Affrontavo l’incrocio dopo essermi fermato (non proprio vero...),
quando mi trovavo nel mezzo dell’incrocio vedevo un veicolo
avvicinarsi a velocità estremamente sostenuta da sinistra, allora
tentavo di accelerare per evitare l’impatto, ma senza successo,
data e firma e il verbale è fatto.....
«Ehi papà, possiamo andare al pronto soccorso.....ok?»
«D’accordo»
Durante il tragitto spiego la dinamica dell’accaduto, mentre nella
mia mente volano migliaia di bolle di sapone in ogni direzione, si
scontrano e scompaiono, c’è confusione e paura, il fianco mi fa
male......

75
«Prego, venga» dice il medico ed entro nell’ambulatorio. «Si
stenda sul lettino, cosa è successo?»
«Un incidente, sono stato preso sul lato sinistro, l’altra macchina
mi ha preso in pieno.....»
«Vediamo, ti fa male...dove?»
«Qui sul fianco sinistro» mi tolgo la camicia «qui...e qui.....»
La visita dura poco, il medico dice che non è niente, cinque giorni
di prognosi, stai a casa e riposati, dice, non è niente.....
La confusione comincia a diradarsi, rimane la paura, l’immagine
dell’impatto comincia a correre nella mia mente......i fari, la
macchina si avvicina a tutta velocità......BAM.........non è
possibile....i fari....la macchina a mille...BAM - non è possibile......

2
Mezzogiorno, la luce che filtra attraverso le imposte fende una
striscia di pavimento e una striscia fluttuante di polvere
scintilla.....apro gli occhi......BAM....ieri....il fianco mi fa male....mi
muovo lentamente e mi tiro su a sedere, mi tocco e torco il busto
piano, per vedere quanto mi riesco a muovere......scendo dal letto
e vado in bagno a pisciare e lavarmi....mi guardo allo specchio
attraverso gli occhi appena lavati con l’acqua fredda......la
macchina arriva da sinistra....ma era ieri, il fianco fa male ma sto
in piedi.....sorrido.
«Francesco, al telefono» grida mia mamma
«Si...arrivo.......pronto...»
«Ehi Frank....che fine hai fatto ieri sera?»
«Ciao Vittorio.....ho fatto il botto...’na macchina m’ha preso in
pieno dalla mia parte...so’ un po’ rotto...ma ok...»
«Oh cazzo......»
«No...sto bene.....un po’ dolorante sul fianco...però la mia mente
frulla via....ci potevo rimanere secco....»
«E la macchina?»
«Bella rovinata....tutta la fiancata sinistra è da buttare.....mi sa che
non c’è niente da fare.... ....avete suonato?»

76
«No....quel deficiente del direttore artistico s’è ubriacato e noi
pure e ti aspettavamo e poi ce ne siamo andati in vineria verso
l’una e poi a casa....»
«Ehi, senti...mi sono appena alzato....mangio qualcosa e poi ti
richiamo...ok?»
«Ok....a dopo.....ciao»
Vado in cucina, preparo una rosetta con prosciutto cotto e
mozzarella e un bicchiere d’acqua e vado in soggiorno...
«Ehi, come ti senti?»
«Abbastanza bene, ma’, un po’ dolorante....però ok»
«Meno male che è andata bene....ti potevi rovinare....»
Quello stronzo mi poteva rovinare, penso.....«....uhm......mi è
andata bene...si....»
Accendo la tv, è presto per il tg....è presto per i simpsons.....una
macchina arriva da sinistra.....per fortuna era ieri....ma ci potevo
rimanere secco.....
Finito il panino vado di nuovo in cucina e metto su la
moka.....mentre aspetto mi giro una sigaretta, fuori splende il
sole dopo il giorno di pioggia scivolosa, la macchinetta comincia
a borbottare, spengo il gas, prendo una tazzina e verso il caffè, un
cucchiaino di zucchero e vado fuori in giardino a fumare - dentro
casa no smoking. Prendo anche il telefono portatile per fare un
paio di chiamate.....Maria, si, la chiamo e le dico di venirmi a
trovare.....
Cinque giorni di prognosi, decido di stare a casa per cinque
giorni, riposarmi e riflettere.....l’incidente corre nella mia mente,
un segnale, devo coglierne l’essenza....guardo il fumo della
sigaretta salire su e allargarsi, muoversi verso destra in una
nuvola informe che poi si disperde attorno ai miei pensieri che
sembrano fluttuare tutt’attorno a me....senza capo né
coda......vagano e volteggiano attorno al film dell’incidente, io
nell’abitacolo col fianco dolorante e il pensiero incessante
illuminato nella mia mente come un’insegna al neon: non è
possibile....quell’attimo di terrore che fosse tutto finito.....non è

77
possibile.....ma era ieri......ora sto bene, solo ammaccato,
dolorante......il telefono squilla «si, pronto...»
«Buongiorno, potrei parlare con Francesco, sono Maria....»
«Non è in casa.....buuu...sono io»
«Oh...ciao....come va?»
«Insomma....ho fatto il botto con la macchina ieri....sono tutto un
dolore.....quasi...»
«Oh....»
Le spiego e le racconto e bla bla e le chiedo se mi viene a
trovare....
«Certo, però non posso venire prima del tardo
pomeriggio....diciamo le sei e mezzo sette...va bene?»
«Ok...io non ho progetti per la giornata....»
«Allora a dopo...ciao......a proposito...ti avevo chiamato per dirti
che sabato sera c’è una festa....ma mi sa che non capita a
proposito...»
«Vedremo sabato......»
«Va bene....a dopo....ciao...»
«Ciao Maria...»
Click.
Non ho voglia di richiamare Vittorio, l’aria è umida ma non fa
molto freddo, il sole rimbalza sulle foglie bagnate e sembra un
flipper di luce impazzita.....mi avvicino ad una gocciolina sul
bordo di una foglia di mentuccia, in basso nell’aiuola, la
gocciolina risplende e riesco a vedere il prisma dei colori....i
fari...la frenata....BAM
Ma era ieri, penso...voglio salire in macchina e guidare per non
avere paura, ma il fianco mi fa parecchio male e mi farà più male
domani....man mano che il mio corpo assorbe il trauma.....cinque
giorni......
Finita la sigaretta vado nello studio, accendo il computer e
comincio a lavorare.....webdesign - vivo con i miei, lavoro free
lance come webdesigner, un lavoro qua e uno là, ma non mi
basta per andare a vivere da solo, e i soldi che faccio con i

78
concerti mi bastano per pagare la benzina e qualche birra qualche
sera in qualche pub o il vino in vineria...tutto qua.....non mi va di
lavorare, non riesco a concentrarmi.....mi connetto per prendere
la posta elettronica......il consueto biiiip bbzzzz biiiip del modem
mi fa sentire a casa, tutto è ok......ma d’altra parte sono a casa.....i
fari e la macchina sono successi ieri, oggi ho solo dolore al
fianco........
«Ehi, come stai...» Maria è arrivata, le sei e tre quarti, mi bacia
sulle guance....
«Abbastanza bene, mi fa male tutto il fianco sinistro, il lato della
botta....»
Le racconto di nuovo come è successo, stavolta con più
dettagli......i fari....la frenata.....non è possibile....lei mi ascolta con
un’aria preoccupata.....Maria mi piace, siamo amici da tanto
tempo ma c’è sempre stata dell’elettricità - almeno da parte
mia...eppure non mi vedo insieme a lei....forse dovrei andarci a
letto per capire......si, ci dovrei andare a letto....è alta, seno
piccolo, capelli castani e occhi verdi.....la parte che più mi attrae
di lei è la sua aria persa...e le sue guance....gli zigomi, porta
sempre le superga....la sua aria persa....
«Allora sabato c’è ‘sta festa»
«Si, è il compleanno di Fabio, fa la festa in campagna, dalle parti
di Frascati, ha una villa col vigneto, io ci sono stata l’estate scorsa,
ovviamente adesso non si potrà stare di fuori, ma l’idea è di
cucinare sulla brace, c’è un grande camino......salsicce, bistecche,
bruschette....e fiumi di vino...»
«L’idea mi sembra gustosa.....penso che verrò.....chi viene?»
«Un po’ tutti.....tranne Michele, è a Milano per lavoro.....»
«Uhm....si, penso che verrò, a meno che il dolore peggiori...ma
non dovrebbe....però non credo di voler guidare.....»
«Ehi, puoi venire con me......dovrei andare solo con Veronica.....»
«L’antropologa?»
«Si....lei......»
«Ok....vengo con te.....»

79
Mi giro una sigaretta, una nuvola nasconde il sole, andiamo di
fuori a fumare...le sedie sono bagnate, così vado dentro a
prendere uno straccio.......s’è alzato un po’ di vento, è freddo,
Maria prende una sigaretta dalla borsa e l’accende, poi mi porge
l’accendino......il sole riappare a metà, infuocando il contorno
della nuvola bianco-grigia.....che meraviglia......
«Adesso vado.....» dice mentre si alza «...ti chiamo domani ok?»
«Ok.......ti accompagno...»
Baci sulle guance, allungo il braccio e la stringo leggermente sul
fianco.....mi piace il contatto.....
«Ciao, a domani....» esce......
Ho fame, è ora di cena ma non sento profumini provenire dalla
cucina......
«Quando si mangia ma’?»
«Tra una mezz’ora, devo finire di leggere questo libro, poche
pagine, ma è tutto pronto, basta scaldare la carne e preparare un
po’ d’insalata....»
«Ok...sto al computer, chiamami.....a proposito...papà?»
«E’ a cena da nonna....non sta molto bene....è andato a visitarla e
resterà a mangiare là...»
«Ok...»
Vado al computer per vedere se riesco a lavorare...devo
consegnare un lavoro tra cinque giorni – cinque giorni....mi devo
riposare e assimilare l’incidente....ci potevo rimanere
secco....bastava solo poco così e tutto sarebbe stato nulla.....sarei
volato via in un lampo....ma ho solo male a un
fianco.....telefonerò al cliente per avvertirlo che sarò in ritardo di
qualche giorno...si, farò così...domani.....

3
La notte è lunga se non dormi, occhi chiusi, silenzio attorno ma ti
giri e rigiri nel letto......appena comincio a fluttuare verso il sonno
ecco là due luci intense....due fari che si avvicinano da
sinistra......non è possibile.....mi tiro su a sedere.....un filo di luce

80
penetra attraverso le imposte......silenzio - tutte le emozioni e la
paura dell’incidente si concentrano in tre parole...non è possibile,
e la loro eco si dilata nell’oscurità e si disperde e poi di nuovo,
eppure bastava così poco e sarebbe stato il nulla - o la luce eterna
per quello che conta.....la morte.....ora qui e un attimo dopo
zip...via....nulla, volare via.....niente più giorno e notte e sole e
pioggia, niente più baci e schiaffi....niente di niente...
Apro gli occhi, è mattina, c’è luce nella stanza, mi rigiro e mi
riaddormento......
Apro gli occhi, c’è luce nella stanza, dev’essere tardi, mi giro per
guardare l’ora, l’orologio sul comodino mi dice che sono le 11.37,
decido di alzarmi - mi devo muovere con cautela, il fianco mi fa
male, più di ieri, mi sembra.....mi alzo e vado in bagno a pisciare
e lavarmi......doccia.....apro l’acqua calda e la lascio scorrere
mentre mi tolgo la t-shirt e i boxer......apro l’acqua cada e aspetto
che il getto raggiunga la temperatura che voglio e poi vado
sotto......l’acqua scivola giù sulla mia testa e lungo il torace e la
pancia e le gambe fino ai piedi....sto fermo e mi godo la
sensazione che scorre.....chiudo gli occhi.....i fari....la frenata....ma
sembra più lontano nel tempo...tanto tempo fa ed invece sono
solo 48 ore......meno.....prendo la boccetta del sapone, la spremo e
comincio a lavarmi........sotto le ascelle, le braccia e via tutto il
corpo, le palle, il pene, l’ano......ogni volta che mi lavo l’ano mi
ricordo di un libro che ho letto un paio d’anni fa.....un libro sul
Tao e i massaggi e la sessualità.....mi ricordo del massaggio del
cervo, i dettagli si fanno sempre più sfuggenti ma il nocciolo
riguarda il lavaggio e il massaggio dell’ano......e poi la posizione
del cervo, chiamata così perché i pazzi monaci taoisti hanno
carpito il meraviglioso segreto attraverso l’osservazione di cervi
maschi adulti.......esporre l’ano al sole con la schiena piegata in
giù.......e poi mi ricordo l’iniaculazione, una tecnica sessuale per
mantenere il liquido seminale all’interno del proprio corpo
invece che disperderlo in quello della donna o buttarlo via.....ho
sempre voluto provarla ma richiede un’enorme consapevolezza,

81
credo.....il pazzo risultato è che l’iniaculazione mantiene
all’interno del corpo dell’uomo l’enorme quantità di energia
contenuta nel liquido seminale......o cosi’ dicono i pazzi monaci
taoisti....l’acqua scivola giù portando via il sapone e lo
shampoo.....l’acqua che scorre sulla mia testa e scivola, vorrei
stare qui per ore, con gli occhi chiusi pensando a nulla, liberando
la mia mente da ogni fremito di illusione, da ogni particella di
razionalità, discernimento, classificazione, e lasciarla scorrere via
con l’acqua.......
Mi asciugo e mi taglio le unghie dei piedi, c’è una certa perversa
sensazione nel tagliare le unghie dei piedi...non so.....è
un’operazione che mi da’ soddisfazione.....mi spazzolo i capelli e
mi asciugo le orecchie, poi mi lavo i denti......l’aria nel bagno è
calda e umida, lo specchio è appannato allora apro la
finestra....ho fame, vado in camera e mi vesto, Levi’s e una T-shirt
del Rum Boogie Cafè di Beale street, Memphis, TN, che ho
comprato due anni fa una delle diverse sere che mi sono ritrovato
là da solo seduto al bancone o ad un tavolino vicino al muro
laterale per bere birra incontrare gente e ascoltare la voce di una
cantante nera enorme e con un carattere da femme fatale,
abbiamo chiacchierato un paio volte dopo i concerti, al bancone
con heineken ghiacciata in bottiglia....lei non capiva come mai ero
tornato tre sere di seguito nello stesso posto per lo stesso
concerto - una volta sono andato lì alle 19.30, il locale vuoto e gli
occhi della cameriera che scintillano nella penombra.....la guardo
di straforo, la guardo a lungo, i suoi occhi scintillano e la vorrei
baciare......un paio di calzini e gli scarponi Timberland, vecchi e
scoloriti e deformati dai miei piedi, stravaccati sul suolo ma
robusti.......scendo giù per fare colazione......ho voglia di parlare,
non di dire qualcosa di specifico, solo di esercitare le corde
vocali, soffiare aria e produrre vibrazioni da far muovere
nell’aria, suoni senza destinatario....verso il nulla, l’aria e le
vibrazioni...forse voglio cantare - vado in cucina per preparare
qualcosa per colazione.....non c’è nessuno in casa, il sole va e

82
viene tra le nuvole bianco-grigie e tira vento.....una giornata
meravigliosa.....il fianco mi fa abbastanza male, spero che vada
meglio per sabato.....
Il sole sta tramontando lentamente, giù verso occidente, la terra
dei morti e dell’introspezione......il sole tramonta sul secondo
giorno - cinque giorni di prognosi......il fianco mi fa male ma
l’immagine dei fari comincia a screpolarsi, a perdere la sua
tagliente nitidezza nell’oscurità della mente fluttuante......sono a
cena da solo, i miei sono fuori per non so bene cosa, qualche
avvenimento o chissà cosa, in fondo quello che importa è che
sono a cena da solo, per cui devo cucinare......apro il frigo e il
freezer per vedere cosa posso arrangiare, salsa di pomodoro, una
pezzo residuo di salsiccia di fegato dolce.....questa la
mangio......non mi va di cucinare pasta, apro il mobile delle
conserve e scatolette, ci sono tre confezioni di zuppa di ceci che
basta solo scaldare...ok....
Mi siedo e accendo la tv, sono le 21.06, faccio un po’ di zapping
qua e là.....tutta spazzatura, come al solito.....devo comprare la
parabolica e fanculo la televisione italiana....non sopporto i film
doppiati, vedi 3, 4, 10 film con un attore che ti fa impazzire e poi
scopri che non conosci la sua voce, che è tutto un bluff, chi è, «chi
sei? perché parli con un’altra voce?» «Ehi, buddy, questa è la mia
voce....» - non c’è un tubo stasera, allora metto videomusic, o quel
che ne resta, niente....avanti, magic tv con i suoi vj.....almeno c’è
musica around the clock......il telefono squilla.... «pronto?»
«Pronto, sono Maria.....»
«Ehi, ciao..come va?»
«Io bene, tu piuttosto....come stai?»
«Uhm....il fianco mi fa abbastanza male....per il resto ok.....sto
cenando.....»
«Oh....mi dispiace.....»
«Ehi...non ti preoccupare.....che fai stasera?»
«Vado al cinema con Veronica.....ti ho chiamato per sentire come
stavi...»

83
«Molto gentile signorina....» dico imitando un accento straniero
«....ti mando un’email...ok?»
«Ok....a domani....»
«Ciao....» attacco e torno alla mia cena....i ceci rimasti nel piatto si
sono raffreddati, bevo un sorso di vino, delizia vellutata che
accarezza il palato e il gozzo e lo stomaco e finalmente il
cervello...e luci e giostre impazzite volteggiano nel buio sospeso e
raccolgono il vento in piccoli soffi da conservare per giornate
calde e afose d’estate.......adoro le salsicce di fegato dolce.....un
boccone e un sorso di vino e vorrei che non finisse mai......squilla
il telefono..... «pronto...»
«Ciao, come te la passi?»
«Ehi, bro.....insomma....tu?»
«Io bene, che fai stasera?....»
«Niente di niente.....sto cenando da solo......fai un salto?»
«Esatto.....diciamo sto lì tra un’oretta....»
«Quando ti pare...ti aspetto....»
click.

4
Giulio.......siamo cresciuti insieme, poi ci siamo persi di vista
quando ci siamo fidanzati, 20 o 21 anni, strade diverse, io
l’università e lui un negozio di dischi, poi siamo tornati tutti e
due single e lo sono andato a trovare in negozio, non c’era, l’ex
ragazza mi ha dato il telefono e di nuovo fuori a bere in un pub e
di nuovo abbiamo trovato la sintonia, di nuovo
sincronizzati........e ora sta venendo da me e sicuramente mi deve
comunicare qualche illuminazione raggiunta nella notte
inebriata.....
L’ultima estate che abbiamo passato insieme prima di dileguarci
eravamo nel solito posto di villeggiatura, vicino Pescara......20
anni, mattine perse a dormire e pomeriggi pigri sulla spiaggia a
giocare a briscola e tressette, occhi scintillanti e giorno dopo
giorno........una partita a pallavolo.....poi la sera fuori a bere....a

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fumare.....a ritrovarci negli stabilimenti vuoti di notte...le stelle a
luccicare e le onde a sciabordare sulla riva.....Giulio ed io e tutti
gli altri, ci passavamo le bottiglie di birra e le canne e le nostre
vite....di mano in mano, in quella fraterna incessante comunione
sulla spiaggia notturna e silenziosa........
«Hei bro, come va?»
«Alla grande....ho trovato.......»
«Ehi...aspetta......che bevi?.....sistemiamoci di fuori...poi mi
racconti......ok?»
I suoi occhi sono umidi e luccicanti....
«Ok....ok.....vino...birra....ehi, non è che hai della genziana?»
«Nope, finita......vino....ok?»
«Vabbè.....»
Non fa molto freddo......prendo un vassoio e ci sistemo i bicchieri
e la boccia di vino e le sigarette e il portatile, non si sa mai.....
«Carlos Castaneda, Viaggio ad Ixtlan....l’hai letto, non è vero?»
«Si......qualche anno fa......me lo avevi prestato tu......»
«Ce l’hai qua?......prendilo...»
Annuisco e faccio per alzarmi.....il libro...... «Arrivo subito...»
Copertina grigio scuro e l’aquila......eccolo.....torno di fuori....
«Allora....che c’è nel libro?»
Mi guarda infuocato....inebriato....beve un sorso di vino e prende
una sigaretta....ci gioca qualche secondo con le dita, creando una
pausa che mi tiene sulle spine....la mia mente si svuota.....poi
tutt’a un tratto dico «Ho fatto il botto con la macchina.....mi fa
male tutto il fianco sinistro.....ci potevo rimanere secco» le parole
escono a fatica dalla mia bocca.....slegate, irreali....non era questo
il modo giusto di dirgli dell’incidente....di punto in bianco e nel
mezzo di un momento di rivelazione.....prendo una
sigaretta......l’aria si muove leggermente attorno a noi
nell’oscurità della sera......
«Parto.» Così, secco e definitivo......una parola sola.....parto......via,
un volo, dove? perché?...ma che cazzo vuoi dire?
«Parto....mi voglio rendere inaccessibile.....voglio cancellare la

85
mia storia personale........»
I suoi occhi irradiano consapevolezza......decisione e
soddisfazione, ha trovato...eppure io non riesco del tutto ad
afferrare.....faccio un tiro e butto fuori il fumo lentamente dalle
narici...lo guardo disperdersi....
«Parti....uhm.....» mi fermo a pensare....
«Stai bene...no?» ha realizzato che ho fatto il botto....
«Si, più o meno.....mi fa male il fianco sinistro....sono stato al
pronto soccorso, cinque giorni di prognosi....ci potevo rimanere
secco....ho incontrato la morte per la prima volta....» le parole
sono uscite con un accento solenne...senza volerlo...
«Cazzo.....brutta storia...meno male che stiamo qui a parlare, vuol
dire che stai bene.....ti ricordi quando ci siamo fatti la prima
canna? Su a Venezia....che storia.....»
Avevo 17 anni, eravamo andati a Venezia a passare la Pasqua,
sette giorni di follia in laguna.....un comune amico ci aveva
procurato un po’ di maria, andiamo a casa sua per cenare, a
Mestrino, pasta col sugo di cipolle, vino dei colli, formaggio e
caffè...poi loro due girano un paio di canne e via con la giostra
sfavillante......vado fuori dopo qualche minuto......gli occhi si
fanno pesanti e la mente leggera....un mezzo sorriso mi si stampa
sulle labbra.....Giulio e Stefano si perdono in discorsi senza via
d’uscita e io li osservo e li ascolto, noto strani dettagli sui loro
visi, piccole ombre tra il naso e le guance, pazze insenature che
non avevo mai visto.....mi fisso sul naso di Stefano, lungo e
robusto, leggermente all’ingiù......poi usciamo, Stefano ha la
patente, andiamo a Venezia, parcheggiamo e col traghetto al
Lido....camminiamo stonati finché non entriamo in un night
club.....scendiamo delle scalette e troviamo un tavolino, è
scuro.....vecchi ricordi.....
«Mi ricordo....il primo viaggio sulle ali di Maria......» verso un
altro bicchiere di vino ad entrambi....
«Hai incontrato la morte, non lo dimenticare....» dice con un
sacro tono di voce.....

86
5
Tre mesi dopo e il ricordo dell’incidente è una nuvola scolorita,
un guizzo luccicante nell’oscurità del lago dei miei pensieri…
eppure provo ad ogni costo a tramutare quell’istante in una
fiamma da mantenere in vita, per non dimenticare la
consapevolezza e la lucidità delle sensazioni fluttuanti nei miei
occhi…..per non dimenticare di fare della mia vita una canzone
gioiosa….
Giulio è partito, non so dov’è ora, è partito senza una meta
precisa, una tenda uno zaino e i suoi sogni furiosi a fargli da
guida verso la perdita di se stesso e verso la sua rinascita….l’ho
accompagnato alla stazione e l’ho abbracciato, e siamo rimasti
che mi avrebbe contattato una volta raggiunto il suo luogo
sacro…così chiama il luogo in cui lui sentirà di doversi
fermare….
Ammiro il suo coraggio e forse la sua pazzia nell’abbandonare la
cornice e far vivere in pieno il quadro intrappolato fino ad allora,
nell’affrontare un’esperienza che la maggior parte di noi legge
solo sui libri e su cui fantastica al sicuro, tra amici altrettanto
liberi a parole e poi tutti incatenati al loro destino, senza la forza
di scegliere…
In questi tre mesi io sono andato a vivere da solo, ho trovato un
appartamento di una stanza e ho trovato un lavoro abbastanza
stabile, per cui ho fatto il mio piccolo passo verso la mia vita,
verso la mia morte e verso la consapevolezza che il passato vive
solo nella memoria e il futuro è sempre inaspettato…vivo il mio
presente o almeno tento di viverlo in piena lucidità, senza
aspettare e senza precipitare all’indietro…
6
1 anno dopo - ho ricevuto una lettera da Giulio
«Ho cancellato la mia storia personale, non ho più bisogno di
verità o bugie, ho scardinato la descrizione del mondo, sono
inaccessibile, non estinguo le vibrazioni delle persone che

87
m’incontrano, sono un cacciatore e un guerriero......però è
difficile.....è così difficile.....»

88
C’è un’ombra e c’è un fuoco
Certi giorni è del tutto inutile prendersela, semplicemente
bisogna lasciare le tensioni scorrere via come l’acqua, camminare
senza meta finché le nuvole si polverizzano all’orizzonte e il
vento diventa brezza…..aspettare in silenzio e lasciare la mente
fluttuare fino a perdere la coscienza o magari fare un giro in
moto. Verso i trent’anni e inesorabilmente sento il bisogno di
guardare in dietro prima di poter continuare in avanti,
congiungere il passato e il futuro nell’instabile immensità del qui
ed ora, del presente. In questo silenzio, in questi boschi della
Norvegia meridionale, in questa vita è giunto il momento di
rallentare, parcheggiare magari per sgranchirsi le gambe e le
giunture, immergersi nel paesaggio e appartenervi e allo stesso
tempo uscire dalla scena per vagabondare ai confini.
C’è un’ombra e c’è un fuoco d’artificio e io inseguo entrambi nei
miei viaggi al di là della coscienza, nel limbo della nebbia prima
del sonno, nella scia del libero fluire dei pensieri, nei pochi
momenti di pura lucentezza dello spirito…..li inseguo entrambi
nell’illusione di fonderli insieme e di fermarli, di fermare le mie
percezioni ed entrare in unisono con il fuori, con l’altro,
ricomporre la frattura e scivolare via. Nel corso di questi miei
anni ho radunato alcune linee di pensiero e di sentire che potrei
chiamare i miei pensieri magici, anch’essi in parte ombre e in
parte fuochi, e anche in essi e attraverso di essi ho turbinato e
meditato e cercato disperatamente di raggiungere la visone
unitaria, di entrare in armonia con la danza.
In un certo senso mi trovo al confine, ma non so se arrivo dal
bosco verso la città o viceversa, non comprendo ancora da dove
vengo e dove mi sto dirigendo. Ma forse in realtà non ha
importanza, dal momento che comunque sia quando ho fame

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mangio e quando ho sonno dormo……
Ho sempre creduto che il mio viaggio, la mia esperienza debba
portarmi ad un punto di unione, ho tentato molte strade e in
ognuna ho sentito di muovermi nella direzione giusta, ma devo
ancora trovare l’esatta convergenza di quelle strade, di quei
sistemi di pensiero. In realtà se fermo il dialogo interiore e
semplicemente chiudo i flussi cerebrali della coscienza riesco ad
intuire il fulcro e a percepire un’opaca luminescenza, ma scivola
via ogni volta prima che io raggiunga la comprensione…..o forse
dovrei solo chiudere il pensiero e buttarlo via….
Da poco più di un mese ho iniziato a lavorare ad Oslo, web
developer in una società della new economy, e da quando ho
iniziato una marea di pensieri mi ha investito e sorpreso e
continua a sciabordare sul mio inconscio ogni giorno, per
affiorare in superficie di quando in quando, dopo la scossa e
l’entusiasmo iniziale. La direzione che ha preso la mia vita è
ancora una volta inaspettata.
Dopo aver lasciato Roma per i boschi del puro e solitario nord
per inseguire il grido dell’orso – o per sfuggirgli - in cerca delle
ragioni della mia pazzia, e dopo aver vissuto sulle rive di un
fiume in un rifugio, senz’acqua corrente, tra le betulle e i pini e le
scure rocce sono tornato a sud, a Oslo, ancora tra i boschi ma
immerso nella vita di un villaggio ai margini della città. Ho
vissuto lì per un anno, spalando neve e intagliando legno,
guadagnando soldi come webdesigner freelance e come
correttore di bozze per delle società italiane. Il grido dell’orso si è
fatto mano a mano più lontano, un’eco fluttuante e intermittente.
Poi ancora mi sono trasferito ad Oslo, in città di nuovo, quando
ho deciso di avere un lavoro fisso. In realtà è stata la necessità a
portarmi in città, e la voglia di provare ancora a suonare il blues,
in pub dalle luci soffuse, affumicati, birre sul bancone e occhi
luccicanti sopra labbra umide….
Eppure non ho suonato neppure una nota in questi ultimi 4 mesi,
mi sono immerso nel lavoro a capo fitto, guadagno bene ma ho

90
perso l’orizzonte e l’odore dei boschi è più lontano….anche l’orso
è sparito, il suo urlo è a malapena un ricordo sfocato, nebbioso,
sbiadito….
In qualche modo sento che ho fallito, che il mio viaggio mi ha
portato indietro, nuovi scenari e nuovi orizzonti che si sono
richiusi su una storia che ho già vissuto o che ho cercato di far
finire in modo diverso…Il lavoro prende la maggior parte del
mio tempo, seduto davanti al computer, proiettando i miei
pensieri in luminescenze digitali, lontane dall’urlo, lontano dal
paradosso che mi ha portato qui…
Appena ho cominciato a lavorare, appena ho cominciato a
guadagnare uno stipendio fisso, e più che soddisfacente, il
denaro ha acquistato una diversa consapevolezza, ha iniziato a
dialogare con me in maniera inaspettata…..quando avevo le
tasche vuote, a Fetsund, tra i boschi e le colline, il denaro non
aveva significato eccetto la possibilità di tramutarlo in cibo e
bevande e qualche altra cosa meno basilare, non avevo soldi ma
avevo il tempo….ora, a Oslo, con le tasche piene non ho più il
tempo, e quello che ho lo passo in un appartamento, senza boschi
e senza il fiume in fondo alla valle….

Ma i boschi sanno attendere con infinita pazienza -

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Indice
Introduzione.................................................................................3
Ventoso Respiro...........................................................................4
Il Coyote e L’Orso......................................................................39
Roma Blues.................................................................................42
L’Orso a Fetsund........................................................................46
Nevica.........................................................................................54
Bolle.............................................................................................73
C’è un’ombra e c’è un fuoco.....................................................89

92