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Mélanges de l'Ecole française

de Rome. Italie et Méditerranée

La capitale e le élites urbane nel Regno di Napoli tra XVI e XVIII


secolo
Piero Ventura

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Ventura Piero. La capitale e le élites urbane nel Regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo. In: Mélanges de l'Ecole française
de Rome. Italie et Méditerranée, tome 121, n°1. 2009. Administrer les sacrements en Europe et au Nouveau Monde : la
curie romaine et les dubia circa sacramenta pp. 261-296;

http://www.persee.fr/doc/mefr_1123-9891_2009_num_121_1_10589

Document généré le 12/12/2017


Riassunto
Nel saggio si illustrano i risultati di un percorso di ricerca sulle élites urbane del regno di Napoli
nella prima età moderna. Si approfondisce il ruolo giocato dalla città capitale nei confronti delle
élites aristocratiche e popolari dei centri urbani del regno, per le quali quelle della capitale
rappresentavano un modello sociale e politico. Attraverso fonti prodotte dalle magistrature centrali
di governo, si evidenzia inoltre la cura nel preservare gli equilibri politici locali rispetto al sistema
dei seggi, che sanciva la separazione di ceto, in alcune delle principali comunità del regno, e
conferiva alle famiglie che ne facevano parte le prerogative del governo urbano.
Si illustrano, per alcuni casi, linguaggi e dinamiche politiche di gruppi sociali emergenti, nel corso
del XVIII secolo, anche nelle pressioni per accedere ai seggi.
L’analisi si concentra quindi sulle strategie per costruire alleanze e perseguire disegni egemonici,
in particolare riguardo ad alcune famiglie dei seggi aristocratici di Napoli. Attraverso le votazioni
del seggio di Montagna, dal 1632 al 1659, si è constatato il protagonismo dei Sanfelice, dei
Muscettola, dei Carmignano. Il loro attivismo nel condizionare e determinare la vita del seggio era
anche più necessario per cercare di bilanciare l’egemonia, espressa a livello cittadino, dei seggi
napoletani più potenti e prestigiosi come Nido e Capuana. tale rappresentavano un modello
sociale e politico. Attraverso fonti prodotte dalle magistrature centrali di governo, si evidenzia
inoltre la cura nel preservare gli equilibri politici locali rispetto al sistema dei seggi, che sanciva la
separazione di ceto, in alcune delle principali comunità del regno, e conferiva alle famiglie che ne
facevano parte le prerogative del governo urbano. Si illustrano, per alcuni casi, linguaggi e
dinamiche politiche di gruppi sociali emergenti, nel corso del XVIII secolo, anche nelle pressioni
per accedere ai seggi. L’analisi si concentra quindi sulle strategie per costruire alleanze e
perseguire disegni egemonici, in particolare riguardo ad alcune famiglie dei seggi aristocratici di
Napoli. Attraverso le votazioni del seggio di Montagna, dal 1632 al 1659, si è constatato il
protagonismo dei Sanfelice, dei Muscettola, dei Carmignano. Il loro attivismo nel condizionare e
determinare la vita del seggio era anche più necessario per cercare di bilanciare l’egemonia,
espressa a livello cittadino, dei seggi napoletani più potenti e prestigiosi come Nido e Capuana.
MEFRIM – 121/1 – 2009, p. 261-296.

La capitale e le élites urbane nel


regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
Piero V ENTURA

PREMESSA ricostruzione di molteplici profili delle élites aristo-


cratiche. Maria Antonietta Visceglia ha studiato le
Da un ventennio a questa parte, la storiografia casate protagoniste del possesso feudale, con parti-
sul regno di Napoli è stata arricchita da alcuni colare riguardo alle province di Terra d’Otranto e
pregevoli studi sulle élites sociali ed economiche di Terra di Bari1. Attraverso i suoi lavori è emerso
nella prima età moderna. Di queste ultime è stato il peso della nobiltà titolata all’interno della
intrapreso un approfondito e talora suggestivo nobiltà ascritta ai Seggi di Napoli 2. Ella ha preci-
lavoro di identificazione e contestualizzazione, sato le caratteristiche di quella composizione
specialmente per quelle aristocratiche, dal quale è sociale, in virtù della quale Rosario Villari aveva
possibile trarre spunti per ulteriori ricerche. Il mio definito Napoli una «capitale feudale», in riferi-
intento non è quello di ripercorrere sistematica- mento alla recrudescenza, culminata negli anni
mente i momenti salienti di tale evoluzione storio- quaranta del XVII secolo, dell’egemonia politica
grafica. In questa sede vorrei soltanto proporre acquisitavi dal baronaggio 3. I patrimoni feudali più
alcune note di lettura in merito; coniugando consistenti appartenevano ad alcune delle famiglie
l’approccio problematico e uno sguardo ai percorsi più in vista nei seggi napoletani. L’elemento
di ricerca, compiuti o potenziali. Il mio discorso urbano e quello feudale si fondevano in queste
sugli scenari urbani del regno di Napoli e sulle loro istituzioni municipali che designavano le figure
élites di governo, con particolare attenzione alle preposte al governo della città, ovvero gli Eletti 4.
pratiche e ai linguaggi politici, tuttavia, è incen- La studiosa ha fornito, altresì, importanti ricostru-
trato soprattutto sulla capitale. zioni dei sistemi di trasmissione dei patrimoni
I contributi più rilevanti hanno consentito la aristocratici e degli stili di preservazione della

1. M. A. Visceglia, Territorio, feudo e potere locale. Terra d’Otranto serie dell’Archivio Municipale di Napoli (1387-1806). Parte prima,
tra Medioevo ed età moderna, Napoli, 1988; Ead., Dislocazione Napoli, 1876, p. 1-8; G. Muto, Interessi cetuali e rappresentanza
territoriale e dimensione del possesso feudale nel Regno di Napoli a politica : i «seggi» e il patriziato napoletano nella prima metà del
metà Cinquecento, in M. A. Visceglia (a cura di), Signori, patrizi Cinquecento, in F. Cantù e M. A. Visceglia (a cura di), L’Italia
e cavalieri in Italia centro-meridionale nell’età moderna, Roma- di Carlo V. Guerra, religione e politica nel primo Cinquecento,
Bari, 1992, p. 31-75. Roma, 2003, p. 615-637.
2. I seggi di Napoli, oppure piazze o sedili, costituivano il 3. R. Villari, La rivolta antispagnola a Napoli. Le origini 1585-1647,
sistema di rappresentanza della nobiltà e del popolo. Essi Roma-Bari, 1994 (5 ediz.), p. 241.
erano sei : cinque nobili (Nido, Capuana, Porto, Montagna e 4. F. Campennì, La patria e il sangue. Città, patriziati e potere nella
Portanova) e uno popolare. Gli eletti da essi espressi, che Calabria moderna, Manduria-Bari-Roma, 2004, p. 80, mostra
formavano il Tribunale di San Lorenzo, svolgevano le che anche a Cosenza, l’elemento feudale connota forte-
mansioni del governo urbano. Ciascuno dei seggi nobili era mente il profilo urbano del patriziato : cinque delle famiglie
rappresentato e governato da sei dei cavalieri che ne face- che ne fanno parte, i Telesio, i Sambiase, i Sersale, i Caval-
vano parte (cinque per quello di Nido). La denominazione di canti e i Firrao, possiedono il patrimonio feudale più
tali deputati divenne quella dei Cinque e Sei. Il seggio popo- ingente. Sul caso calabrese nel suo complesso, oltre che per
lare era governato dal proprio eletto, coadiuvato da dieci la feudalità, resta fondamentale G. Galasso, Economia e società
consultori. Si vedano in merito B. Capasso, Catalogo ragionato nella Calabria del Cinquecento, Napoli, 1992 (3 ediz.).
dei libri registri e scritture esistenti nella sezione antica o prima

———————
Piero Ventura, Dipartimento di discipline storiche «E. Lepore», Università degli studi di Napoli «Federico II», piero.ventura@libero.it.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
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memoria dei lignaggi, attraverso la scelta della secolo, in modo specifico per la casata dei
sepoltura 5. Toledo10. Egli ne ha ricostruito i legami e le
Nei suoi studi, Giovanni Muto ha precisato alleanze con altre grandi casate italiane, nell’am-
caratteri, fasi e problemi della stratificazione nobi- bito dell’egemonia spagnola in Italia in via di
liare nel regno di Napoli, in un’ottica comparativa consolidamento; delineando uno scenario più
rispetto all’Italia spagnola e più in generale ai vasto e complesso, che conferiva alle élites osser-
patriziati urbani centro-settentrionali 6. Egli ha vate ulteriori connotati di rilevanza politica e
analizzato le dinamiche politiche del rapporto identità culturale.
tra élites aristocratiche napoletane e governo Dagli studi a cui si è fatto riferimento finora,
spagnolo, specialmente nel mantenimento dei ma in misura diversa anche da altri, si desume
delicati equilibri nella composizione dei seggi della come il particolare statuto di città capitale di
capitale e nell’attento controllo dei nuovi accessi, Napoli abbia esercitato alcuni significativi condi-
nella seconda metà del XVI secolo 7. Le sue ricerche zionamenti sulle sue élites11. Si tratta di un fattore
hanno offerto, inoltre, un’affascinante prospettiva che ha reso più intenso e continuativo il rapporto
sulla sociabilità culturale e sui profili dell’identità tra i vertici della società cittadina e la dimensione
della nobiltà di seggio; tra l’altro, attraverso accu- statale. L’esempio più classico è il ruolo svolto dai
rate analisi della trattatistica del Cinque e del seggi napoletani nei parlamenti generali del regno
Seicento 8. Ne sono emerse vere e proprie corti che, a causa della mancata convocazione delle
aristocratiche, che animavano la vita culturale assemblee parlamentari dopo il 1642, assunsero
napoletana, scandendo i tempi e le pratiche del- un ruolo esclusivo e politicamente ancora più
l’identità di ceto. In una prospettiva attenta al marcato nella rappresentanza degli interessi e del-
confronto con la storiografia sui contesti urbani le esigenze del regno rispetto al governo
dell’Italia centro-settentrionale si era mosso Ange- spagnolo, specialmente nella mediazione dei
lantonio Spagnoletti, adottando e rileggendo la donativi alla corona12.
categoria di patriziato per lo studio delle élites di Ulteriori contributi offerti da una consolidata
Terra di Bari 9. I suoi interessanti studi hanno rico- tradizione storiografica nonché da più recenti e
struito le dinamiche politiche e istituzionali che innovative ricerche hanno illustrato l’effetto della
portarono nella seconda metà del XVI secolo alla capitale sulle élites. A Napoli si svolsero infatti due
chiusura oligarchica delle nobiltà cittadine in grandi stagioni di disciplinamento dell’aristocrazia
quella provincia del regno di Napoli. del regno. La prima, ad opera del viceré don Pedro
Carlos José Hernando Sánchez ha studiato de Toledo, consumatasi con l’attrazione abilmente
invece il ruolo svolto a Napoli dalle élites aristo- esercitata nei confronti del baronaggio verso la
cratiche spagnole impegnate nei mandati del corte vicereale, indotto a trasferirsi a Napoli13. La
governo vicereale, nella prima metà del XVI seconda, compiutasi in epoca borbonica, con la

5. M. A. Visceglia, Il bisogno di eternità. I comportamenti aristocra- vol. III, Bologna, 1991, p. 321-343.
tici a Napoli in età moderna, Napoli, 1988. 9. A. Spagnoletti, L’«incostanza delle cose umane». Il patriziato di
6. G. Muto, Problemi di stratificazione nobiliare nell’Italia Terra di Bari tra egemonia e crisi (XVI-XVIII secolo), Bari, 1981;
spagnola, in Dimenticare Croce? Studi e orientamenti di storia del Id., L’egemonia nobiliare sulle università, in Le comunità negli
Mezzogiorno, Napoli, 1991, p. 73-112; Id., Noble presence and stati italiani di antico regime, Bologna, 1989, p. 233-244.
stratification in the territoires of Spanish Italy, in T. J. Dandelet 10. C. J. Hernando Sánchez, Castilla y Nápoles en el siglo XVI. El
and J. Marino (a cura di), Spain in Italy. Politics, society, and virrey Pedro de Toledo. Linaje, estrado y cultura (1532-1553), Sala-
religion 1500-1700, Leida-Boston, 2007, p. 251-297; Id., La manca, 1994; Id., El Reino de Nápoles en el imperio de Carlos
nobleza napolitana en el contexto de la Monarquía Hispánica : V. La consolidación de la conquista, Madrid, 2001.
Algunos planteamientos, in B. Yun Casalilla (a cura di), Las 11. Elementi significativi in tal senso si trovano, ad esempio, in
redes del imperio. Élites sociales en la articulación de la Monarquía G. Galasso, Napoli capitale. Identità politica e identità cittadina.
Hispánica, 1492-1714, Madrid, 2009, p. 135-171. Studi e ricerche 1266-1860, Napoli, 1998, in particolare
7. Id., Gestione politica e controllo sociale nella Napoli spagnola, in p. 61-164.
Le città capitali, a cura di C. De Seta, Roma-Bari, 1985, 12. Si veda in proposito G. D’Agostino, Parlamento e società nel
p. 67-94. regno di Napoli. Secoli XV-XVII, Napoli, 1979, p. 131, 141. Il
8. G. Muto, «I segni d’honore». Rappresentazioni delle dinamiche raggiungimento del consenso sui donativi era il prodotto di
nobiliari a Napoli in età moderna, in Signori, Patrizi, Cavalieri... un’impegnativa e delicata opera politica; che sfociava anche
cit., p. 171-192; Id., I trattati napoletani cinquecenteschi in tema nella formulazione della richiesta di grazie, da parte della
di nobiltà, in Sapere e/è potere. Discipline, dispute e professioni capitale e del regno, da presentare al sovrano.
nell’università medievale e moderna. Il caso bolognese a confronto, 13. Sulle basi e sugli indirizzi del lungo e fondamentale mandato
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progressiva affermazione della preponderanza del dall’identificazione politica da parte dei seggi
sovrano sul profilo politico della nobiltà di seggio, napoletani con i privilegi della città, nel rapporto
nelle vicende del governo della capitale, durante il con il governo vicereale e con il sovrano, in epoca
regno di Ferdinando IV; specialmente dagli anni spagnola, ma anche durante il viceregno austriaco
settanta del XVIII secolo14. e il regno borbonico, richiamato ad esempio da
In entrambi i casi è in gioco il ruolo della capi- Anna Maria Rao15 ; quindi dagli incarichi politici e
tale, come scenario in cui si svolgono i processi amministrativi, ad alto livello, che la nobiltà
politici, ma anche come strumento di condiziona- continuò a ricevere, tra XVI e XVIII secolo16. Con i
mento di tali processi. Nel rapporto tra capitale e nuovi accessi ai seggi, accordati nel corso del XVIII
stato si inseriscono o sono inquadrate le élites, non secolo, si pone il problema del cambiamento
solo quelle aristocratiche. Questo intreccio costi- parziale delle caratteristiche sociali e delle attitu-
tuisce un terreno ancora in parte da sondare, per dini politiche dei loro esponenti; comunque dei
comprendere meglio funzioni politiche e profili meccanismi di cooptazione o di amalgama nella
sociali soprattutto delle élites urbane, sul lungo vita dei seggi17. Bisognerebbe compiere ulteriori
periodo. Due esempi in tal senso sono forniti verifiche e approfondimenti in tal senso, sul lungo

del Toledo, si veda l’importante volume C. J. Hernando lunga persistenza di una mentalità ancorata ad antichi privi-
Sánchez, Castilla y Nápoles... cit., soprattutto p. 177-339. Sui legi e tradizioni. La nomina del vicario Pignatelli venne
risvolti in termini urbanistici e soprattutto di sviluppo del infatti considerata abusiva dalla Città, che rivendicava il
sistema delle residenze aristocratiche di tale politica sono tradizionale diritto, inserito fra i propri privilegi, di assumere
incentrati G. Labrot, Baroni in città. Residenze e comportamenti il governo in caso di assenza del sovrano» (ibid., p. 132). Il
dell’aristocrazia napoletana, 1530-1734, Napoli, 1979; Id., conflitto fu risolto dall’accordo tra il generale Championnet
Palazzi napoletani : storie di nobili e cortigiani 1520-1750, Napoli, e lo stesso vicario Pignatelli.
1993. 16. Tra i vari esempi, per il XVIII secolo, se ne possono citare due
14. In proposito si possono consultare le analisi di B. Marin in certamente significativi. Il primo è l’incarico affidato a
Ead., G. Muto e P. Ventura, Infrastructures et services de la Giovanni Carafa, duca di Noja, della realizzazione dell’impo-
Naples moderne, in C. Nicolet, R. Ilbert e J. Ch. Depaule (a nente mappa topografica della capitale, pubblicata nel 1775,
cura di), Mégapoles méditerranéennes. Géographie urbane rétro- su cui si vedano B. Marin, La mappa topografica della città di
spective, Parigi-Roma, 2000, p. 829-854, in modo particolare Napoli e de’ suoi Contorni (1775) de Giovanni Carafa, duc de
alle p. 843 sgg. Noja : les ambiguïtés politiques d’une entreprise cartographique
15. A. M. Rao, Il Regno di Napoli nel Settecento, Napoli, 1983, moderne, in E. Iachello e B. Salvemini (a cura di), Per un
p. 28, segnala «una notevole capacità di resistenza sul piano atlante storico del Mezzogiorno e della Sicilia in Età moderna.
economico e sociale» della nobiltà meridionale alla fine del Omaggio a Bernard Lepetit, Napoli, 1998, p. 187-199 ;
XVII secolo. La studiosa sostiene che nonostante un processo G. Labrot, Démesure-Fiction-Intégration. L’aristocratie dans les
di «“imborghesimento” dei fondamenti economici della sua plans de Naples 1625-1775, in Mégapoles méditerranéennes... cit.,
posizione, la stabilità della situazione patrimoniale, politica, p. 938-955. Il secondo esempio consiste nella nomina di
sociale della nobiltà napoletana alla fine del XVII secolo Domenico Di Gennaro, duca di Cantalupo, a Intendente
trovava espressione anche nella continuità fisica delle degli Allodiali nel marzo del 1791. A. M. Rao, Nel Settecento
maggiori famiglie della nobiltà tradizionale, sia cittadina che napoletano : la questione feudale, in R. Pasta (a cura di),
feudale». E conclude : «La permanente potenza della Cultura, intellettuali e circolazione delle idee nel ’700, Milano,
nobiltà non la spingeva più, tuttavia, a contrastare l’autorità 1990, p. 104-105 afferma che tale designazione fu «salutata
dello Stato e della corona, divenuti puntello indispensabile come degno e benefico ricorso alla nobiltà di seggio al posto
della sua posizione, ma a salvaguardare ed ampliare i propri dei togati». La studiosa ricorda che Di Gennaro era stato nel
privilegi all’interno del quadro politico esistente». La Rao 1764 «tra i firmatari delle fiere rivendicazioni di un ruolo di
cita poi una Memoria di Alessandro Riccardi che, all’inizio del “potenze intermedie” per i baroni e del monopolio anno-
viceregno austriaco chiedeva tra l’altro il rafforzamento della nario dei Seggi napoletani, e più tardi convinto assertore e
struttura privilegiata del governo della capitale, attraverso promotore di una politica di liberalizzazione annonaria e di
l’aumento delle aggregazioni ai seggi nobiliari. L’identifica- trasformazione in libera proprietà privata delle terre
zione con lo statuto privilegiato della capitale, quale feudali». La rivincita della nobiltà di seggio si profila dunque
elemento distintivo e nevralgico delle sue élites nobili e informata a una nuova impostazione politica e culturale.
popolari, emerge ancora palesemente alla fine del 17. Sugli accessi ai seggi napoletani nel XVIII secolo si veda
XVIII secolo in due circostanze riportate dalla Rao. In primo I. Del Bagno, Governo borbonico e reintegrazione nei seggi napo-
luogo le resistenze opposte alle misure fiscali decise nel 1796, letani intorno alla metà del Settecento, in Archivio storico per le
che prevedevano anche l’imposizione della decima sui province napoletane, CIII, 1985, p. 355-375. M. Schipa, Il
terreni dei cittadini napoletani, tradizionalmente immuni Regno di Napoli al tempo di Carlo Borbone, in Archivio storico per
dai gravami catastali (ibid., p. 130). Dopo la fuga della fami- le provincie napoletane, 1902, p. 472-473, fornisce il dato di un
glia reale, nel dicembre del 1798, gli Eletti napoletani significativo aumento delle aggregazioni ai seggi di Napoli,
«videro nel vuoto di potere così determinatosi un’ultima nel corso del XVIII secolo : ne furono concesse 250. Egli fa
occasione di affermazione del proprio potere oligarchico : notare che ogni cedola di aggregazione fruttava allo stato
tentativo quanto mai anacronistico ma significativo della 2000 ducati.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
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periodo, sia sui contenuti dell’azione politica delle nobiliare. L’appartenenza e l’identità professionale
élites sia sul loro modo di interpretare e sostenere il di membri delle magistrature centrali o di avvocati
ruolo di Napoli capitale. ci porta a cogliere solo una componente, seppure
Al riguardo restano attuali altri quesiti, da di rilevante peso sociale, delle élites presenti a
riprendere. Si può articolare e approfondire la Napoli in ambito popolare.
ricostruzione di un percorso, sulla lunga durata, Un interessante e proficuo contributo in tal
dal quale si evincano i caratteri di governo delle senso è stato recentemente fornito da Saverio Di
élites, specie nella capitale, secondo una tendenza Franco, che ha ricostruito la biografia di Giovanni
all’affermazione, almeno parziale, di una nobiltà Antonio Summonte, il noto autore dell’Historia
di servizio18 ? Si può parlare, inoltre, di una sorta di della Città e regno di Napoli (1601-1602) 22. Egli ne ha
lunga durata del paradigma della nobilitazione, evidenziato caratteristiche e soprattutto capacità
per le élites del regno di Napoli? Rispetto alle stesse che ne fanno un esponente esemplare degli
élites cittadine non nobiliari, il suddetto paradigma ambienti popolari più dinamici della capitale, nella
può contenere un valore di inquadramento, come seconda metà del XVI secolo, in grado di gestire
dimostrano gli eletti del Popolo, per i quali nella interessi commerciali e di cogliere a pieno le occa-
prima metà del XVIII secolo si aprì la prospettiva sioni di rappresentanza politica all’interno delle
della nobilitazione19. Analoghi percorsi di nobilita- confraternite laicali. Summonte si muoveva abil-
zione si schiusero tra l’altro per alcuni esponenti mente nelle attività mercantili dell’arte della seta,
del ceto togato, nel XVII secolo 20. Quella del mini- la corporazione più importante della città. Lo
stero togato è una vicenda la cui affermazione a storico raggiunse una posizione centrale nella
Napoli, tra XVI e XVIII secolo, è stata ricostruita da compagnia dei Bianchi dello Spirito Santo e,
numerosi e notevoli studi 21. È bene considerare, successivamente, completò il suo cursus honorum
comunque, gli esponenti delle professioni legali divenendo uno dei tesorieri del seggio del
nel più generale contesto dell’universo sociale non Popolo 23. Il protagonismo di Summonte risulta

18. Secondo A. M. Rao, Nel Settecento napoletano... cit., p. 83, il ed i togati di seconda generazione, gli altri finivano per inve-
progetto di ripresa nobiliare, che prese corpo con l’avvento stire capitali nell’acquisto di feudi e di titoli nobiliari per sé o
della dinastia borbonica, «non era espressione di una pura e per i propri figli».
semplice reazione retrograda, resa possibile e quasi inevita- 21. Il riferimento va agli studi di Raffaele Ajello e dei suoi allievi.
bile della perdita dei legami con un forte potere esterno, ma Per limitarsi a qualche titolo rappresentativi, si vedano
di un processo di rinnovamento interno alla nobiltà, analogo R. Ajello, Il problema della riforma giudiziaria e legislativa nel
a quello che investiva altri stati italiani ed europei, che Regno di Napoli durante la prima metà del secolo XVIII, Napoli,
vedeva gradualmente aprirsi settori più o meno ampi della 1961; P. L. Rovito, Respublica dei togati. Giuristi e società nella
nobiltà stessa ad esigenze di cambiamento culturale e di Napoli del Seicento. I. Le garanzie giuridiche, Napoli, 1981; I. Del
servizio dello Stato». Bagno, Legum doctores. La formazione del ceto giuridico a Napoli
19. Alcune considerazioni in proposito in B. Marin e P. Ventura, tra Cinque e Seicento, Napoli, 1993; R. Pilati, Officia principis.
Les offices «populaires» du gouvernement municipal de Naples à Politica e amministrazione a Napoli nel Cinquecento, Napoli,
l’époque moderne. Premières réflexions, in B. Pellistrandi (a cura 1994; N. A. Miletti, Tra equità e dottrina. Il Sacro Regio Consi-
di), Couronne espagnole et magistratures citadines à l’époque glio e le «Decisiones» di V. De Franchis, Napoli, 1995.
moderne, dossier des Mélanges de la Casa de Vélazquez. Nouvelle 22. S. Di Franco, Giovanni Antonio Summonte. Linee per una
série, 34, 2, 2004, p. 125. biografia, in Archivio Storico per le Province Napoletane, CXXII,
20. V. I. Comparato, Uffici e società a Napoli (1600-1647). Aspetti 2004, p. 67-165.
dell’ideologia del magistrato nell’età moderna, Firenze, 1974, 23. Ibid., p. 159. L’autore dimostra attraverso una polizza del
p. 99 fa notare, ad esempio, che 15 dei consiglieri napoletani Banco dello Spirito Santo del 1602, che Summonte ricopriva
del Sacro Regio Consiglio, la più alta corte di giustizia del la prestigiosa carica nel 1597. «Il percorso intrapreso da
regno, «in servizio nella prima metà del secolo erano nobili Summonte per inserirsi nell’amministrazione della cosa
di seggio o lo erano diventati... nel corso della carriera». pubblica ed assurgere ad importanti cariche politiche partì
L’autore precisa inoltre che la maggior parte dei consiglieri proprio dalla partecipazione alle confraternite della capitale,
di origine provinciale è costituita da patrizi di altre città del dalle più piccole o rionali, quelle di S. Pietro Martire,
regno e molti napoletani non di seggio, tra essi, sono aggre- passando per il conservatorio dell’arte della seta, fino alla
gati alle nobiltà cittadine delle province. Sul piano dell’ana- compagnia dello Spirito Santo, di cui sarà governatore e
lisi prosopografica, infine, egli spiega che «non è possibile maestro economo assieme ad altri esponenti dei ceti rappre-
accertare il momento a cui risale la nobiltà di ciascuno, salvo sentativi della città, nobili-dottori-mercanti-artigiani, che
a ricostruirne singolarmente la genealogia, poiché i consi- daranno vita al banco omonimo nel 1591» (ibid., p. 124-
glieri del Sacro Regio Consiglio sono colti appunto nella deli- 125).
cata fase della promozione sociale : a parte i nobili di seggio
265

ancora più interessante, considerando che si fondazione 25. Il loro peso economico e finanziario,
espresse in scenari quali quello delle confraternite, a Napoli e nel regno, era preponderante ed è stato
rilevanti centri di risorse materiali, spirituali e poli- ampiamente studiato sia per l’epoca aragonese che
tiche per la città, che in alcuni casi sfociarono nella per quella spagnola. Il riferimento corre soprat-
fondazione di banchi pubblici 24. I risultati delle tutto al ruolo dei genovesi, tra XVI e XVII secolo,
ricerche di Di Franco dimostrano che andrebbero su cui disponiamo di una vasta e pregevole let-
estese le indagini per individuare altri profili tipici teratura 26, e prima di loro a quello dei fiorentini 27,
di esponenti significativi delle élites, al centro della ultimamente oggetto di nuovi studi 28. Resta
scena poltica e sociale popolare. comunque da sondare ulteriormente la presenza e
Nel XVI secolo, in una notevole opera assisten- l’operato delle élites forestiere negli spazi politici,
ziale come gli Incurabili, la principale della città sociali e istituzionali della Napoli moderna. I
insieme all’Annunziata, inoltre, è chiaramente risvolti di tale presenza, anche a livello politico, si
formalizzato nella sua gestione anche il ruolo delle possono cogliere negli ambienti cittadini più
élites forestiere, che ne avevano finanziato la stessa importanti, a dimostrazione dell’apertura del

24. G. Muto, Forme e contenuti economici dell’assistenza nel Mezzo- stieri», in Una relazione vicereale... cit., p. 80. Il Consiglio
giorno moderno : il caso di Napoli, in G. Politi, M. Rosa e Collaterale rappresentava l’organo di governo del regno isti-
F. Della Peruta (a cura di), Timore e carità. I poveri nell’Italia tuito nel 1507 da Ferdinando il Cattolico. Esso era presieduto
moderna, Cremona, 1982, p. 249, sottolinea come le congre- dal viceré, affiancato da consiglieri, tra i quali spiccava il
gazioni furono «almeno all’origine, il corpo vivo da cui i ruolo dei reggenti di cancelleria, G. Muto, Il regno di Napoli
banchi poterono trarre la loro affermazione». Nel saggio si sotto la dominazione spagnola, in Storia della società italiana.
citano quelli derivati dalle compagnie già operanti negli Parte quarta, vol. XI, Milano, 1989, p. 269-270. In un mano-
ospedali come gli Incurabili, S. Giacomo e Vittoria, S. Eligio; scritto redatto nella seconda metà del XVII secolo, che elenca
dai conservatori come l’Annunziata e lo stesso Spirito Santo e illustra i luoghi sacri e le opere pie di Napoli, si trova una
e dal Monte dei Poveri. Muto richiama l’importanza del precisazione a proposito dei maestri forestieri degli Incura-
contesto economico in cui si inseriva la vicenda di questi bili. «Hora questa santa casa vien’ governata da sette gover-
banchi, ovvero l’inserimento del regno di Napoli in un più natori, cioè : un regente di cancelleria, uno titolato, un’
ampio e trainante circuito finanziario e commerciale, nobile di piazza mutando ogni anno piazza, un presidente
animato a livello europeo dagli hombres de negocios. Si veda al della regia camera, due cittadini, et un mercante forestiero
riguardo anche Id., Tra «hombres de negocios» e banchi mutando ogni anno natione», Catalogo di tutti gli edifizi sacri
pubblici : progetti di autonomia finanziaria nello stato napoletano della città di Napoli e suoi sobborghi. Tratto da un Ms. autografo
(secoli XVI-XVII), in Id., Saggi sul governo dell’economia nel della chiesa di S. Giorgio ad forum, a cura di S. d’Aloe, in
Mezzogiorno spagnolo, Napoli, 1992, p. 81-101. Che le confra- Archivio Storico per le Province Napoletane, VIII, 3, 1883, p. 536.
ternite costituissero un terreno nevralgico per la dialettica La rotazione annuale, sia per i nobili di seggio sia per i
sociale e politica napoletana, nella seconda metà del XVI mercanti forestieri, dimostra quanto fossero importanti la
secolo, è confermato da una annotazione presente in una carica e la garanzia degli equilibri tra le varie élites rappresen-
scrittura di governo, frutto di una rielaborazione compiuta tate nel governo degli Incurabili. Sugli ospedali di Napoli
tra il 1602 e il 1603 della relazione del viceré don Enrique de nella prima età moderna si può consultare G. Boccadamo,
Guzmán, conte di Olivares, redatta tra il 1601 e il 1602 : «A L’ospedalizzazione a Napoli in età moderna. Il San Giacomo, gli
Napoli si sono introdotte molte confraternite, e Congrega- Incurabili e l’Annunziata al tempo di Camillo de Lellis, in San
zioni che, per la ragion di Stato, sogliono essere sospette per Camillo de Lellis e il suo tempo, Roma, 2000, p. 69-119.
i monopoli che vi si fanno. A quelle delle Arti meccaniche si 26. Tra i vari studi si vedano in particolare R. Colapietra, I Geno-
attribuisce la carestia di tante cose, e, per provvedere ad esse, vesi a Napoli nel primo Cinquecento, in Storia e Politica, VII, 3,
gli ufficiali vengono meno con le loro elemosine a quelle 1968; A. Calabria, Finanzieri genovesi nel Regno di Napoli nel
dell’Annunziata e degli Incurabili, e di altre di tanta Carità. Cinquecento, in Rivista Storica Italiana, CI, 3, 1989, p. 578-613;
Sua Maestà ha ordinato che si proibisca la (Congregazione) A. Musi, Mercanti genovesi nel Regno di Napoli, Napoli, 1996;
della Casa Professa del Gesù, dove si riunisce tanta gente G. Muto, Cittadini e ‘forestieri’ nel regno di Napoli : note sulla
importante, e so che in qualche Parlamento Generale lo presenza genovese nella capitale tra Cinque e Seicento, in M. Del
hanno chiesto a Sua Maestà», in Una relazione vicereale sul Treppo (a cura di), Sistema di rapporti ed élites economiche in
governo del regno di Napoli agli inizi del ’600, a cura di Europa (secoli XII-XVII), Napoli, 1994, p. 163-178; G. Bran-
B. J. García García, Napoli, 1993, p. 85. caccio, «Nazione genovese». Consoli e colonia nella Napoli
25. Sul ruolo dei genovesi nelle vicende e nell’attività degli moderna, Napoli, 2001; A. Ceccarelli, Notai, togati e nobili... cit.
Incurabili, dei De Mari in particolare, si sofferma ultima- 27. A. Leone, Il Giornale del Banco Strozzi di Napoli (1473), Napoli,
mente A. Ceccarelli, Notai, togati e nobili di provincia. I percorsi 1981; M. Del Treppo, Stranieri nel Regno di Napoli. Le élites
sociali, economici e politici di una famiglia genovese nel regno di finanziarie e la strutturazione dello spazio economico e politico, in
Napoli (sec. XV-XVII), Manduria-Roma, 2007, p. 34 sgg. All’i- G. Rossetti (a cura di), Dentro la città. Stranieri e realtà urbane
nizio del XVII secolo, i maestri della Casa degli Incurabili, nell’Europa dei secoli XII-XVI, Napoli, 1999, p. 179-233.
sulla cui elezione aveva molta voce in capitolo il viceré, 28. B. Figliuolo, L’organigramma della nazione fiorentina a Napoli
dovevano ancora essere «uno del Collaterale, un Titolato, dagli statuti del 1430, in G. Petti Balbi (a cura di), Comunità
un Cavaliere di Seggio, uno Spagnolo che suole essere forestiere e «nationes» nell’Europa dei secoli XIII-XVI, Napoli,
Consigliere o Presidente, due del Popolo e qualcuno dei fore- 2001.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
266 Piero V ENTURA

modello di città capitale che caratterizzava la nale per le élites delle altre città del regno; quindi
Napoli spagnola, in modo particolare. Un interes- di strumento politico e normativo utilizzato dalla
sante contributo in tale direzione è stato recente- monarchia aragonese prima e dal governo
mente offerto da Alessia Ceccarelli, che ha spagnolo poi. Giulio Rezasco, per spiegare le acce-
illustrato l’efficace radicamento delle élites mercan- zioni del lemma «seggio», nella sua nota opera
tili e finanziarie genovesi, in un percorso che che all’indomani dell’Unità raccoglieva il
approdò negli anni sessanta del XVI secolo a linguaggio istituzionale e amministrativo degli
proficue alleanze con la nobiltà napoletana di antichi stati italiani, offre la seguente definizione :
seggio 29.
In Napoli, ed al suo esempio nelle altre città princi-
NAPOLI CAPITALE : SCENARIO E MODELLO pali napoletane, significò eziandio l’Aggregamento
PER LE ÉLITES URBANE di più famiglie nobili in un corpo, avendo ciascuna
di queste congregazioni per privilegio una loggia,
Nella città capitale, aragonese, spagnola e ove i suoi si riducevano a conversare privativamente
borbonica, convergevano élites sia forestiere sia e trattare delle cose pubbliche; in Napoli detta
regnicole 30. Ciò è evidenziato, per le famiglie popo- ancora Sedile, Piazza, Teatro nel 1549, e più antica-
lari che vi raggiunsero apprezzabili successi, anche mente Tocco, nome che restò in Sicilia; altrove
in alcune cronache secentesche 31. La stessa prolun- Loggia, Portico 34.
gata residenza a Napoli di vescovi, che non presen-
ziavano le sedi assegnate, già interpretata come In primo luogo, se ne deduce che il seggio, in
emblema del loro assenteismo, si può in parte assi- quanto unione in un corpo distinto di famiglie e
milare alla confluenza nella capitale di un tipo lignaggi, secondo le modalità tipiche con cui si
peculiare di élite, accanto alle altre precedente- strutturavano le società cittadine di antico regime,
mente citate, intenta a curare interessi politici, costituiva la vera e più qualificante sanzione delle
sociali o familiari 32. Al riguardo bisogna considerare élites urbane. Soprattutto questa appartenenza,
anche il percorso inverso, dalla capitale al regno, basata sulla separazione di ceto, conferiva alle élites
ossia l’assegnazione di importanti diocesi a vescovi il carattere di soggetti politici e istituzionali, rico-
provenienti dalle famiglie dei seggi di Napoli 33. noscendo loro implicitamente uno statuto gerar-
Si può ritenere Napoli, dunque, un ampio e chicamente superiore ad altre élites, escluse da tale
attraente scenario per le élites aristocratiche, popo- appartenenza. Ciò valeva tanto più in antico
lari, forestiere o trasferitesi dalle province del regime, quando il suggello della preminenza degli
regno. Se ne deve considerare tuttavia, nel strati sociali superiori non era ancora prevalente-
contempo, anche il carattere di modello istituzio- mente incentrato sui livelli di ricchezza. A Napoli,

29. A. Ceccarelli, Notai, togati e nobili... cit., p. 116-117. del’ vico de Scassa cocchi sopra il campanile di Santa Maria a
30. Si vedano, ad esempio, L. Borean e I. Cecchini, Microstorie Piazza a man’ dritta sotto un certo supportino fondato l’anno
d’affari e di quadri. I Lumaga tra Venezia e Napoli, in L. Borean 1539 da Nicolò Piscicello arcivescovo della città di Salerno
e S. Mason (a cura di), Figure di collezionisti a Venezia tra quale possedeva il palazzo sopra detta cappella, fu poi dotata
Cinque e Seicento, Udine, 2002, p. 159-231; A. Ciuffreda, « ... a da Paola Spina moglie d’Alfonso Pescicello, al presente è
tre giorni di cammino da Napoli». L’ascesa di una famiglia iuspatronato della detta famiglia come per in strumento
patrizia di Capitanata : i Tontoli di Manfredonia tra XVI e XVIII rogato da notare Luiggi Calaprico di Napoli a’ 29 di
secolo, in Mélanges de l’École française de Rome. Italie et Méditer- novembre 1539».
ranée, CIII, 1, 1991, p. 165-216. 33. F. Campennì, La patria e il sangue... cit., p. 309, afferma che a
31. Biblioteca Nazionale di Napoli (d’ora in poi BNN), Ms. 1 D 5, Tropea «la nobiltà di seggio controllava non di meno i vertici
Notizie d’alcune famiglie popolari della città e Regno di Napoli della Curia vescovile», ma i «vescovi tropeani provengono
divenute ragguardevoli per cause di ricchezze e dignitari. Opera del spesso, nel periodo viceregnale, da famiglie dell’aristocrazia
fu Domenico Conforto con le note marginali del Dottor Domenico spagnola e della grande nobiltà napoletana e regnicola, quasi
Bertelli. L’autore scrive circa il 1693 e poco appresso e le note son sempre toccano al patriziato cittadino le cariche di vicario
fatte dal 1706 in avanti. generale e di vicario capitolare sede vacante». I criteri osser-
32. E. Papa, L’obbligo della residenza nell’episcopato napoletano del vati denotano peraltro l’influenza delle gerarchie tra le élites
secolo XVIII, in Gregorianum, XLII (1961), p. 737-748. Un del regno, protrattasi a lungo nella prima età moderna.
indizio al riguardo si può cogliere in Catalogo di tutti gli edifizi 34. G. Rezasco, Dizionario del linguaggio italiano storico ed ammini-
sacri... cit., p. 538 : «Santa Maria di mezzo Agosto alias strativo, Firenze, 1881, p. 1044.
del’Assunta è una picciola cappella beneficiale sita nel mezzo
267

la nobiltà «fuori piazza», nonostante il prestigio, la non aristocratiche. A Napoli esso si suddivideva
rilevanza e l’antichità dei suoi lignaggi, non nelle 29 circoscrizioni chiamate ottine, governate
essendo investita delle responsabilità del governo ciascuna da un capitano, coadiuvato dal «capo-
urbano, scontava un minore riconoscimento dieci» e dai «complateari», che in sostanza si
sociale e politico 35. possono assimilare agli esponenti più attivi e
Rezasco evidenzia l’importanza del corpo, del- apprezzati delle élites popolari 38.
l’appartenenza, e del seggio, il luogo canonico dove La rilevanza dell’appartenenza alle élites e del
si riunivano le famiglie ad esso ascritte. La sua loro riconoscimento si evince anche dal fatto che
precisazione dell’attività a cui si dedicavano queste essere aggregati al seggio consentiva l’attribuzione
ultime, ovvero il «conversare privativamente e della condizione di cittadino. Ciò vale per i cittadini
trattare cose pubbliche», coglie un’altra connota- napoletani dell’aristocrazia di seggio, ma anche per
zione fondamentale : le questioni del governo della quelli aggregati alla comunità urbana dal seggio
città, cui attendevano i membri dei seggi, ossia popolare 39. In questo caso l’accostamento può
l’incombenza più qualificante per i vertici sociali riguardare ancora il caso di Trani 40. Oltre all’aggre-
delle comunità cittadine, venivano affrontate sepa- gazione al seggio, anche il titolo feudale consentiva
ratamente nell’ambito delle appartenenze a l’accesso alla cittadinanza 41.
ciascuno dei seggi. Il discorso sembra riprendere La citata definizione di seggio, proposta da
quanto era stato specificato in merito da Barto- Rezasco, indica inoltre come i seggi di altre comu-
lommeo Capasso, pochi anni prima : le «piazze nità del regno si fossero modellati su quelli di
non si riunivano mai in una generale assemblea, Napoli. Tra le fonti a cui egli ha fatto riferimento
ma ciascuna deliberava separatamente, e la confor- c’è il Codice Aragonese; in particolare la pramma-
mità delle deliberazioni di quattro piazze costituiva tica del 1491, che stabiliva norme in materia di
la maggioranza, il che dicevasi formar città» 36. governo delle comunità, dalla quale emerge il
Rezasco non cita i popolari, ma le stesse moda- ruolo centrale dei seggi napoletani in proposito 42.
lità di autogoverno e di gestione delle materie del In una descrizione secentesca del regno, la suddi-
governo urbano valevano per il seggio del Popolo visione in ceti e in seggi di altri importanti centri è
e non solo a Napoli. Il discorso riguarda anche altri presentata costantemente in rapporto a quella di
seggi popolari delle città del regno, ove vigeva la Napoli. Sorrento è una città «che è Regia, ha le
separazione dei ceti, come nel caso di Trani 37. Il sue nobiltà distinte in due Seggi al modo di
seggio popolare, nella capitale e nelle altre comu- Napoli» 43. Salerno «ch’anco è Metropolitana, ha
nità, si può definire come l’organizzazione istitu- tre Seggi a modo di Napoli» 44. Trani «che è Regia,
zionale che dava rappresentanza alle sfere sociali ha quattro Seggi, ne’ quali, come si costuma nella

35. M. A. Visceglia, Un groupe social ambigu. Organisation, straté- P. Ventura, Le ambiguità di un privilegio : la cittadinanza napole-
gies et représentations de la noblesse napolitaine XVIe-XVIIIe tana tra Cinque e Seicento, in Quaderni storici, 89, 1995,
siècles, in Annales ESC, 4, 1993, p. 829; G. Muto, Gestione p. 385-416.
politica... cit., p. 73-79. 40. G. Beltrani e F. Sarlo, Documenti relativi... cit.
36. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte prima, p. 5. Sull’o- 41. P. Ventura, Il linguaggio della cittadinanza a Napoli tra ritualità
pera di questo importante studioso si può consultare Barto- civica, amministrazione e pratica politica (secoli XV-XVII), in
lommeo Capasso : storia, filologia, erudizione nella Napoli G. Petti Balbi e G. Vitolo (a cura di), Linguaggi e pratiche del
dell’Ottocento, a cura di G. Vitolo, Napoli, 2005. potere. Genova e il Regno di Napoli tra Medioevo ed Età moderna,
37. Preziose a tale scopo sono le trascrizioni contenute in Salerno, 2007, p. 354.
G. Beltrani e F. Sarlo, Documenti relativi agli antichi seggi de’ 42. F. Trinchera, Codice aragonese, vol. III, Napoli, 1874. La pram-
nobili della città di Trani, in particolare p. 7-47, Bologna, matica del 1491 e altri atti della politica aragonese riguardo
Forni, (rist. anast. dell’edizione Trani 1883). all’amministrazione delle comunità sono analizzati da
38. Le ottine rappresentavano le circoscrizioni amministrative in N. F. Faraglia, Il Comune nell’Italia meridionale (1100-1806),
cui era suddiviso l’intero territorio della capitale, sulle quali Napoli, 1883, p. 96 sgg.
esercitava giurisdizione l’Eletto del Popolo. Nel 1535, esse 43. E. Bacco, Nuova descrittione del Regno di Napoli diviso in dodici
furono portate da 27 a 29, in coincidenza con il piano urba- provincie, Bologna, 1977 (ristampa anast. dell’edizione
nistico del viceré don Pedro de Toledo, che fra l’altro ampliò Napoli, 1629), p. 168. I seggi erano quelli di Porta e Domini
la cinta muraria, G. Muto, Il regno di Napoli sotto la domina- nova.
zione spagnola, in Storia della società italiana. Parte quarta. Vol. 44. Ibid., p. 202. I seggi erano Portanova, Portaretesa e del
XI, Milano, 1989 p. 297-298. Campo. Su Salerno si veda A. Musi, Il patriziato a Salerno in
39. Sulle modalità di acquisizione e sui caratteri della cittadi- età moderna, in Signori, Patrizi, Cavalieri... cit., p. 122-145; Id.,
nanza napoletana, mi sia consentito di rimandare a Salerno moderna, Cava de’ Tirreni, 1999.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
268 Piero V ENTURA

città di Napoli, sono distinte le ... famiglie un sistema che le élites del regno potevano tentare
nobili» 45. È interessante però cogliere anche la di percorrere per completare o rafforzare le loro
modalità speculare nel forte e pregnante rapporto strategie ascensionali. Il suo punto focale resta
con la capitale da parte di altre città : Salerno, naturalmente la capitale, come evidenzia il caso
Amalfi o Scala si ponevano come matrici dei seggi delle nobiltà cittadine calabresi.
di Napoli, per il contributo fornito a questi ultimi
dalle loro famiglie 46. La precedenza generalmente data allo status patrizio
Napoli resta il luogo di approdo e valorizzazione dai nobili di seggio calabresi (pur se titolari di feudi)
per le élites delle province, esercitando così nella si spiega anche alla luce della forza attrattiva eserci-
stretta reciprocità con il regno una delle sue tata su di essi dal modello nobiliare napoletano.
funzioni di capitale. Gli intrecci tra seggi nobili della L’esperienza di potere vissuta nei centri provinciali è
capitale e quelli delle altre città del regno costitui- percepita come una ripetizione o una derivazione, in
scono uno degli elementi qualificanti di tale reci- scala ridotta, del sistema di governo e di privilegio
procità. Ciò si coglie, ad esempio, in un interessante gestito dai Seggi nobili di Napoli. Ciò è chiaramente
documento rinvenuto da Gérard Delille, una lettera leggibile nell’importanza – ribadita a ogni occasione
al nunzio pontificio del 1746, al quale i nobili di Bari – che le nobiltà civiche calabresi attribuiscono all’o-
affidavano le loro proteste per i tentativi in atto di rigine napoletana di alcune, o di molte, delle fami-
forzare la chiusura del loro seggio, attraverso nuove glie sedenti nei propri ranghi. Alcuni lignaggi ascritti
aggregazioni ritenute non all’altezza della qualità e al patriziato cosentino, oriundi napoletani, otten-
del prestigio delle famiglie in esso presenti 47. Al gono nel corso del Seicento la reintegra a uno dei
governo e agli onori di Bari figuravano, tra le altre, Seggi della Capitale, dove qualche loro antenato
alcune delle famiglie appartenenti ai seggi più aveva goduto privilegi e onori... Analoghi tentativi,
prestigiosi di Napoli : i Pignatelli, i Caracciolo, i non sempre coronati da successo, persegue tra XVII
Carafa, gli Arcamone e i Boccapianola 48. e XVIII secolo qualche famiglia del patriziato di
La separazione in ceto sancisce nel modo più Tropea 49.
efficace, sulla scala dell’intero regno, l’importanza
della nobiltà nei governi delle città e costituisce Un altro interessante esempio di reciprocità tra
uno dei tratti salienti delle gerarchie urbane. Il capitale e regno è dato dal completamento del
riconoscimento della distinzione cetuale conferisce proprio cursus honorum, presso i seggi delle altre
maggiore prestigio e potere di attrazione alle città, da parte di esponenti di ceti sociali che
nobiltà cittadine. Tali gerarchie rappresentavano avevano costruito i propri successi a Napoli. È il

45. E. Bacco, Nuova descrittione... cit., p. 288. I nobili erano riuniti sociale, piuttosto che sanzionare l’apporto di ceti emergenti
nei seggi di Portanova, dell’Arcivescovado e del Campo. della stessa città. La Camera di Santa Chiara era l’organismo
46. M. A. Visceglia, Un groupe social ambigu... cit., p. 829-830. di governo del regno, istituito all’indomani dell’avvento di
G. Delille, Le maire et le prieur. Pouvoir central et pouvoir local en Carlo di Borbone, composto in modo particolare dal Presi-
Méditerranée occidentale (XVe-XVIIIe siècle), Roma-Parigi, 2003, dente e dai quattro caporuota del Sacro Regio Consiglio, che
p. 37, richiama inoltre l’attenzione sulle soluzioni adottate assorbì le competenze del Consiglio Collaterale, abolito il 7
dalla politica aragonese per le distinzioni cetuali nelle comu- giugno 1735, A. M. Rao, Il Regno di Napoli... cit., p. 60.
nità calabresi, specialmente a Catanzaro e Cosenza; segna- 49. F. Campennì, La patria e il sangue... cit., p. 108-109. Tra i
lando anche per esse l’effetto di modello per altre comunità membri del patriziato cosentino, Francesco Sersale venne
del regno. reintegrato nel seggio di Nido, nel 1621; la famiglia Gaeta,
47. G. Delille, Le maire et le prieur... cit., p. 117-118. negli stessi anni, in quello di Porto. Fra i casati ascritti al
48. Ibid.. Delille precisa che le rimostranze espresse dai nobili Seggio dei Nobili di Tropea all’inizio del Cinquecento,
baresi e affidate a Saverio Effrem, esponente di una delle più l’autore ne segnala alcuni che discendevano da lignaggi del
importanti famiglie dell’aristocrazia cittadina, rispetto alle Seggio di Nido : Vulcano, Frezza, Caracciolo, Tomacelli,
nuove aggregazioni decise dalla Camera di Santa Chiara, Pignatelli, Toraldo, Orsini. I Vulcano ottennero la reintegra-
erano dovute al decremento demografico del ceto nobile. È zione nel seggio di Nido, rispettivamente nel 1706 e nel
interessante notare che tra le richieste del ceto nobile ci fosse 1797. Il percorso compiuto dai Frezza fu inverso; dopo un
anche quella di stabilire che le nuove aggregazioni al seggio periodo trascorso a Napoli essi si fecero reintegrare nel
dovessero riguardare solo casate fregiate del titolo baronale o seggio nobile di Tropea, nel 1699 (ibid., p. 109-110). Sulle
titolari di feudi, anche se non cittadine. La richiesta solo dinamiche conflittuali tra ceti e sui percorsi di chiusura
limitatamente accettata evidenzia come l’élite di Bari cercasse oligarchica nei comuni calabresi si veda G. Galasso, Economia
ancora l’apporto di altre élites cittadine, di pari qualità e società... cit., p. 305-333.
269

caso del cosentino Gaetano Argento, prestigioso Il percorso tra città diverse induce anche a
membro del ceto togato, divenuto presidente del sfumare, se non proprio a rimettere in discussione
Sacro Regio Consiglio. Il seggio nobile di Cosenza la definizione di élites locali. Le élites spesso sono
lo accolse unanimemente nel 1718 50. Un’implicita tali, specialmente quelle aristocratiche, solo se
conferma che il sistema delle gerarchie urbane del misurate sulla scala dell’intero regno e oltre lo
regno e delle corrispondenti gerarchie tra le élites stesso regno. Lo si evince, ad esempio, da un caso
fosse percorso anche in senso inverso, cioè dalla esemplare come quello della famiglia Del Pezzo di
capitale al regno, sin dal XVI secolo, giunge però Salerno, segnalato da Scipione Mazzella negli anni
anche dai tentativi compiuti dalla nobiltà fuori ottanta del XVI secolo :
piazza napoletana di farsi aggregare ai seggi nobili
di centri minori 51.
Il sistema dei seggi nel regno, attraverso le sue Gode altresì detta famiglia in molt’altri Collegi de’
connessioni, era dunque necessario per comple- nobili in diversi luoghi; e questo perché Pino del
tare il cursus honorum di queste élites, non Pezzo discendente da Giovanni essendo andato in
comprese nei seggi della capitale; per le quali era Amalfi al governo di quel stato, fu ascritto tra nobili
necessario ripartire dalle città provinciali. Tale di quella città, e Luca suo fratello militando col’
sistema però costituì, ben prima dell’età spagnola e Duca d’Amalfi, Marchese del Guasto, nelle guerre di
borbonica, un utile sbocco compensatore per gli Lombardia, essendo egli capitano di molto grido, nel
stessi rami cadetti di famiglie dei seggi nobili napo- ritorno suo passando per Roma fu per decreto del
letani. Se ne deduce, con più evidenza, che la Senato fatto con i suoi discendenti Patrizio Romano,
gerarchia dei luoghi, nell’ambito della rete di rela- la cui linea si vede hoggi, che nel Seggio de nobili del
zioni tra capitale e province, si intrecciava con la Campo di Salerno gode. E Francesco del Pezzo figlio
gerarchia tra le élites. di Pirro, essendo dalla Maestà del Re Filippo creato
Auditore di quelle provintie fu medesimamente tra
L’expulsion des lignées cadettes vers des villes de li nobili del Seggio di Portaretese ricevuto 53.
province et dans des noblesses de niveau inférieur, sui
vie de leur éventuel retour en cas d’extinction de la I risultati ottenuti dalle famiglie delle élites
branche aînée n’a, aux XVe et XVIe siècles, rien urbane, attraverso le loro strategie di incremento
d’exceptionnel : l’histoire des grandes familles napo- del proprio capitale sociale, spinte oltre la dimen-
litaines est pleine d’exemples de tels déclassements sione locale, specialmente verso Napoli, potevano
vers les Seggi «nobles» de province. Ainsi, Tarente qui essere anche piuttosto diversi. E in tale direzione
avait accueilli vers 1310 une branche des Ayello de sarebbe interessante orientare ulteriori ricerche
Salerne-Naples et, vers 1400, une lignée secondaire sui percorsi di singole famiglie. La stessa tendenza
des d’Alagno d’Amalfi-Naples, admet au début du si può cogliere anche nel XVIII secolo, come
XVIe siècle, dans les rangs de sa noblesse, une branche evidenzia l’esempio del patriziato salernitano.
des d’Aquino de Bénévent-Naples, puis au début du
XVIe siècle, un Capece de Naples et encore, au début Alla fine del secolo XVII la ristrettezza dell’oligarchia
du XVIIe siècle, un d’Afflitto d’Amalfi-Naples 52 patrizia a Salerno, nonostante le «nuove» aggrega-

50. Ibid., p. 464. governo è in sé un processo – composto di coesioni mute-


51. Ibid., p. 109. È il caso della famiglia Medici, presente tra i voli, negoziati, strategie, relazioni, collaborazioni e contesta-
fuochi numerati a Tropea nella prima metà del Cinquecento. zioni – durante il quale si foggia un’identità di ceto e di
52. G. Delille, Le maire et le prieur... cit., p. 179. luogo, cosmopolita e locale nello stesso tempo». Un proficuo
53. S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Napoli, 1586, contributo metodologico, in tema di élites locali, è stato
p. 74. Sulla proiezione delle élites napoletane, in particolare fornito in tal senso da un’indagine di vasto respiro compiuta
di quelle aristocratiche, G. Muto, La nobleza napolitana... cit. da G. Delille, Le maire et le prieur... cit. L’autore sottolinea
Marta Petrusewicz, nell’introduzione a F. Campennì, La che se «le pouvoir local a ses propres règles d’organisation, il
patria e il sangue... cit., p. 14, parla di sviluppi storiografici ne peut être compris en dehors de ses rapports constants
recenti in virtù dei quali i ceti dirigenti urbani sono più avec le ou les pouvoirs centraux et en dehors de la place qui
adeguatamente colti nel loro esercizio di governo, l’ele- lui est assignée – ou qu’il se conquiert – sur un échiquier de
mento che li qualifica di più, attraverso la contestualizza- rapports plus vastes et plus globaux» (ibid., p. 8).
zione spaziale. Ella precisa tuttavia che l’«esercizio di
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
270 Piero V ENTURA

zioni e «reintegre», è un dato ulteriormente accen- 1792, il primogenito Giovan Domenico trasferì la
tuato. Molte famiglie «storiche» sono estinte : sua residenza a Napoli, consentendo alle genera-
Aversano, Ajello, Villano, Scatterico, Serluco, zioni successive di acquisirne la cittadinanza 56.
Coppola, Guarna, Pagliata, Rascica, Castellomata, Altro caso emblematico della capacità di coniugare
ecc. Altre si sono trasferite a Napoli : negli anni Trenta mobilità geografica e mobilità sociale, in vista della
del Settecento risulteranno ascritte ai Seggi della capi- definitiva sanzione del proprio successo nella capi-
tale le famiglie Giudice (Nido da Portaretese), Guin- tale, è quello degli Stella. Si tratta di una casata
dazzo, Morra (Capuana da Portanova), Leonessa e della piccola nobiltà, ascritta dopo lo spostamento
Gesualdo (Capuana e Nido da Campo), Saraceno in varie città alla nobiltà di Modugno. Rocco
(Nido da Portanova), Russo (Montagna da Campo), divenne all’inizio del XVIII secolo ministro e consi-
Dentice (Nido da Portaretese), Filangieri (Nido da gliere dell’imperatore Carlo VI e tale salto di
Campo). Il quadro fondamentalmente stabile e qualità rappresentò un punto di svolta per le stra-
statico del potere locale non è sconvolto anche perché tegie familiari : Nicola Francesco, il padre, fu
alcuni nuclei familiari sono stati aggregati per pochis- aggregato nel 1710 alla nobiltà di Bari; il nipote
simi anni, quindi si sono trasferiti altrove 54. acquisì il titolo di marchese di Torre Ruggiero e fu
aggregato a Napoli al seggio di Montagna 57.
Per alcune famiglie ha prevalso il radicamento, Delille sottolinea che l’accesso ai seggi nobili
con esiti egemonici, nell’ambito del patriziato della capitale, tra XVII e XVIII secolo, premiava
locale. Per altre, la presenza più limitata nel tempo raramente le strategie di affermazione di lignaggi
e la proiezione in scenari diversi nel regno in ascesa nelle altre comunità del regno. Restava
possono essere state anche delle necessità oltre che tuttavia la possibilità di entrare a far parte della
un’opportunità. nobiltà fuori seggio della capitale. Ciò divenne
La capitale, indubbiamente, restava la dimen- l’approdo premiante per i rami principali di alcune
sione nevralgica per le strategie di affermazione dinamiche famiglie come i Mazzachera all’inizio
delle élites nobili e popolari, napoletane o regni- del XVIII secolo e gli Zeuli nel 1772 58.
cole. Gérard Delille precisa che sul piano locale «se Una vicenda non meno significativa è quella
mettent ainsi en place de véritables “réseaux” dei Tontoli di Manfredonia che evidenzia la capa-
géographiques de mobilité des élites, sanctionnés cità dei due rami di controllare in quella comu-
par l’existence, de fait ou de droit, de privilèges nità la carica di sindaco, tra XVI e XVII secolo, e
différents suivant les communautés» 55. Egli cita di esprimere tre vescovi. Il coronamento del
significative strategie familiari, delle quali analizza percorso ascendente della casata coincise con le
anche le modalità in cui si articolava il rapporto tra carriere nelle magistrature nel XVIII secolo, che
rami principali e rami cadetti. I Palumbo inizia- sancirono il definitivo premiante approdo e il
rono la loro ascesa da Senise, in Basilicata, negli radicamento dei Tontoli a Napoli. Il figlio del
anni trenta del XVI secolo con Giovanni, dottore barone Oronzo Tontoli, Francesco, diventò gover-
in legge, che grazie al matrimonio con una donna natore di Otranto nel 1744; ma nel 1750 egli si
della casata dei Fanelli venne integrato nella stabilì definitivamente a Napoli, con il fratello
nobiltà di Bari. In seguito alcuni esponenti dei due Andrea. Quest’ultimo, avvocato e destinatario
rami della famiglia ricoprirono più volte l’incarico dell’eredità della famiglia, divenne quindi consi-
di sindaco dei nobili. Orazio, membro del secondo gliere del Sacro Regio Consiglio e ottenne il titolo
ramo dei Palumbo, dopo l’acquisto dell’ufficio di di marchese 59.
guardiano della Marina di Taranto, in virtù di un Gli studi richiamati consentono di comprendere
altro proficuo matrimonio con una donna della a fondo come le élites del regno, specie quelle più
casata dei Conti Sangiorgio, all’inizio del XVII intraprendenti, riuscissero a coniugare le capacità
secolo, consentì ai suoi discendenti l’ascrizione alla di collegamento con altre élites, magari di più
nobiltà di Lecce nella prima metà del XVIII. Nel elevato profilo sociale e in contesti urbani più

54. A. Musi, Il patriziato a Salerno... cit., p. 135. 57. Ibid., p. 184.


55. G. Delille, Le maire et le prieur... cit., p. 183. 58. Ibid, p. 180.
56. Ibid., p. 180. 59. A. Ciuffreda, «...a tre giorni di cammino da Napoli... cit.
271

importanti, attraverso le alleanze matrimoniali 60. ceto. Nel parlamento generale del giugno 1702, i
Esse sapevano cogliere le possibilità offerte dalla patrizi di Tropea proposero la costruzione di un
mobilità, attraverso il percorso delle generazioni e nuovo seggio, con la denominazione di Portercole,
talvolta grazie all’azione combinata delle parentele, da collocare nella pubblica piazza.
che portava dalla dimensione locale a quella del-
l’intero regno, con il suggello rappresentato dall’af- La nuova fondazione doveva rispecchiare gli usi del-
fermazione nella capitale. Tale mobilità passava le altre città del Regno dove «la Nobiltà è serrata e
attraverso tappe graduali nell’ambito delle gerar- separata dal popolo», ed essere «specialmente,
chie urbane del regno, alle quali corrispondeva conforme li capitoli, condizioni, e prerogative dei
un’articolata gerarchia di privilegi e di prestigio. Da Seggi della fedelissima Città di Napoli»... La succes-
questi studi emerge inoltre che nella prima età siva capitolazione, approvata l’8 marzo 1704, unifor-
moderna, e pienamente nel corso del XVIII secolo, mava sempre più il rinnovato Seggio di Portercole
le élites del regno sapevano utilizzare la dimensione alle caratteristiche dei Seggi napoletani. La direzione
urbana, come risorsa materiale e simbolica, abbi- delle attività del Seggio era affidata a cinque depu-
nandola alla capacità di coniugare nobilitazione e tati, i cosiddetti Signori Cinque, imitazione dei Cinque
carriere nelle magistrature. Tali percorsi risulta- del Seggio di Nido, fra i quali la preminenza spettava
vano vincenti e trovavano nella capitale il fattore al Sindaco dei nobili 61.
più proficuo per completare un successo che era
insieme sociale e politico. Ne deriva anche la neces- A Cosenza con i capitoli del 13 luglio 1734 fu
sità di proseguire e approfondire le ricerche sulle attuata una riforma amministrativa di analogo
élites urbane del regno napoletano, superando le contenuto.
letture della stratificazione sociale determinate da
forti e talvolta rigide categorie identitarie, come Secondo un processo in atto in altri contesti urbani
quella di ceto togato. La stessa categoria di patri- della Calabria, le istituzioni e le cariche popolari
ziato, nella sua accezione di status che sancisce una venivano svuotate di ogni concreto potere decisio-
definitiva affermazione sociale si potrebbe inten- nale in seno all’Università. Il nuovo corso politico si
dere forse in modo ancora più deciso come il frutto attuava, inoltre, all’insegna di una progressiva
di strategie – dovute beninteso non solo a capacità immedesimazione nel modello nobiliare-ammini-
ma anche a circostanze a volte più fortunate – di strativo della capitale del Regno. Il capitolato cosen-
costruzione dei legami sociali e politici, attraverso i tino del 1734 lasciava inalterato il Reggimento dei
territori e le generazioni. Nobili, rispettando il «modo solito e consueto» nella
Per quanto concerne il ruolo della capitale nomina del Sindaco, del Mastrogiurato e dei sei
come modello, oltre che come scenario del- Eletti patrizi e attribuendo al solo Sindaco la deputa-
l’affermazione sociale e politica, per le élites urbane zione dell’annona, «come si pratica nella Città di
del regno, emergono con nettezza elementi di Napoli». La novità di rilievo era l’abolizione del
carattere amministrativo nella prima metà del Sindacato e degli Eletti degli Onorati Cittadini : d’ora
XVIII secolo, alla base del consolidamento delle in poi tutto il popolo, nelle sue varie componenti di
oligarchie patrizie locali. È significativo che ancora plebe urbana, maestranze e onorati, era chiamato a
nei primi anni del Settecento si ripropongano in esprimere, sull’esempio napoletano, un unico Eletto
Calabria soluzioni al problema della rappresen- del Popolo (cui era affidata l’amministrazione
tanza politica attraverso meccanismi di chiusura di dell’annona) e sei Deputati 62.

60. G. Delille, Le maire et le prieur... cit., p. 123-124, in virtù di premier comte de La Torre Santa Susanna qui ne déroge
una verifica sui registri parrocchiali di Altamura, dal 1630 al jamais aux alliances avec les autres familles nobles locales
1665, ricostruisce gli esiti delle strategie matrimoniali. Emer- (de Angelis, Castelli, Rossi) avant de passer avec Bisantio,
gono matrimoni contratti con esponenti di famiglie popolari, deuxième comte de La Torre et époux de Giulia d’Aquino
da parte di famiglie nobili di più antica origine, per contra- des ducs de Casarano et son fils Massentio époux d’Irene
stare le difficoltà economiche. Delille cita però anche «la Capece, à des alliances avec la grande noblesse napolitaine».
montée en puissance des autres lignées restées relativement 61. F. Campennì, La patria e il sangue... cit., p. 476-477.
dans l’ombre dans la seconde moitié du XVIe siècle-début du 62. Ibid., p. 465-466.
XVIIe, en particulier celle de Massentio Pietro Aurelio,
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
272 Piero V ENTURA

La logica della capitale aveva assunto ormai un Intanto è opportuno considerare come gli
valore paradigmatico per le élites urbane dell’intero apparati burocratici si estendano sul territorio, lo
regno. Nelle riforme citate si possono leggere le strutturino, creando nuovi centri di decisione, in
pressioni di queste ultime e, nel contempo, grado tra l’altro di produrre o favorire la forma-
l’orientamento persistente, da parte delle magi- zione o il consolidamento di élites locali. Il riferi-
strature centrali di governo, a curare con partico- mento va ad esempio alle Udienze provinciali 65.
lare attenzione gli equilibri politici locali. Le élites Nella documentazione del Collaterale, il massimo
locali rappresentarono sul lungo periodo uno stru- organo di governo del regno in epoca spagnola,
mento di governo prezioso e in tal senso giova- presieduto dal viceré, è presente per il 1584 un
rono i processi che portarono a una definitiva riferimento che sottolinea l’importanza dell’istitu-
affermazione dell’aristocratizzazione nei governi zione di «doi altri regii tribunali de regie audientie
locali. Possiamo tuttavia attribuire la dovuta a l’ono nela provintia di Calabria ultra et l’altro
importanza al gioco di mediazioni tra interessi nella provintia de terra de Bari per magior como-
locali e prospettiva del governo centrale e alle dità delli negocianti», che grazie alla «vicinanza de
alleanze politiche costruite presso la capitale; detti tribunali possono con magior loro comodità»
senza indulgere a una visione restrittiva che accedere alla giustizia 66.
consenta di cogliere nella gestione politica e Alcuni risvolti in termini di gestione politica o di
amministrativa delle istituzioni centrali soprat- mediazione degli interessi propri delle élites urbane
tutto delle operazioni calate dall’alto in contesti del regno si possono scorgere proprio nel ruolo di
locali. Anche da spunti di questo tipo si può rica- istituzioni che estendevano il controllo delle magi-
vare nuova linfa per approfondire la storia politica strature centrali sul territorio, come le Udienze. Il
delle élites urbane del regno di Napoli. 20 agosto 1560, il Collaterale incaricò l’Udienza di
Basilicata di raccogliere informazioni su un memo-
IL SOVRANO, LE MAGISTRATURE CENTRALI riale ricevuto dai ventiquattro membri del governo
E LE ÉLITES URBANE urbano di Salerno, che chiedevano la salvaguardia
della loro potestà effettiva. Erano sorte «confu-
La prammatica del 1491 citata da Rezasco è un sioni» con il clero, circa la contribuzione attraverso
documento che attesta la forte attenzione prestata le gabelle, «per la redemptione de debiti de dicta
già dalla monarchia aragonese alle questioni dei cita» 67. L’attivazione del circuito giurisdizionale
governi locali 63. Tale cura proseguì in età spagnola, territoriale consentiva dunque al Collaterale di
specialmente nel mantenere gli equilibri nei seggi dispiegare uno strumento più adeguato per sorve-
di Napoli, evitando di forzarne la serrata delle gliare, e possibilmente orientare, le più equilibrate
aggregazioni, consumatasi intorno alla metà del decisioni in merito, inducendo gli attori istituzio-
XVI secolo 64. Sono però molteplici e interessanti le nali coinvolti a comportamenti improntati alla
linee di intervento o di vigilanza a vari livelli che si necessaria prudenza politica.
possono ricavare, per il regno di Napoli della Bisogna altresì ponderare lo spessore istituzio-
prima età moderna, dalla documentazione delle nale e politico della sorveglianza sugli equilibri
magistrature centrali di governo. locali operata dalle magistrature centrali, di cui era

63. N. F. Faraglia, Il Comune... cit., p. 96. una provincia era compresa in un’unica Udienza; all’origine,
64. G. Muto, Gestione politica... cit. infatti, le udienze non dovevano essere più di sei : Abruzzi,
65. G. Muto, Il regno di Napoli... cit., p. 273-274, precisa Capitanata e Contado di Molise, Principato Ultra, Terra di
funzioni e periodizzazione dell’istituzione delle Udienze Bari e Terra d’Otranto, Principato Citra e Basilicata, Calabrie.
provinciali. Si tratta di tribunali competenti in prima istanza Una prima riorganizzazione si ebbe tra il 1583 e il 1586
«per tutta la materia sottoposta alla giurisdizione regia» e quando furono create due distinte sedi a Trani e a Lecce e la
con potere di appello «per le sentenze emanate dalle corti medesima divisione seguì per le due Calabrie; una seconda e
inferiori». Le Udienze dovevano concorrere all’identifica- più vasta riforma fu operata tra il 1643 e il 1645; quando
zione di «un corretto circuito amministrativo e giurisdizio- furono separate le Udienze del Principato Citra e di Basilicata
nale che potesse tradurre operativamente con efficienza e e quelle dei due Abruzzi».
rapidità in periferia la volontà del potere centrale». La loro 66. Archivio di Stato di Napoli (d’ora in avanti ASN), Collaterale
articolazione sul territorio del regno era differenziata. Negotiorum Camere, 6, 17 luglio 1584, f. 159.
«Napoli e la sua provincia, Terra di Lavoro, erano sotto la 67. ASN, Collaterale Comune, 21.
diretta giurisdizione degli organi centrali», mentre «più di
273

espressione anche la cautela nel non deprimere il intervento del Collaterale, all’insegna della vigi-
ruolo, il peso e la composizione delle élites urbane. lanza sulla composizione e la qualità dei reggi-
In proposito si possono reperire non pochi esempi. menti urbani. Si tratta di un ordine del 13
Nel novembre del 1552, il Collaterale si occupò settembre 1574, diretto al capitano di Monopoli :
della delicata questione della sostituzione dei «ve debbiate informare che tutti quelli che sono in
consiglieri del reggimento di Gaeta; in particolare, detto governo si sono debitori o in alcun modo
nel dicembre dello stesso anno, della nomina di interessati con detta università et se li osta la regia
Laurencio Bocchino, esponente del popolo 68. Alla pragmatica et trovando altro che sia stato eletto
fine di marzo del 1558, il Collaterale intervenne contra la pragmatica predetta et che li osta grave-
anche sulle parti politiche impegnate nel governo mente, che sia amosso, dal governo predetto et sia
di Teramo e rivolse agli esponenti del reggimento Eletto altro in suo loco che concorra in esso tutte
di Capua la perentoria richiesta di prestare «la le bone qualità contente in detta pragmatica et di
debita obedientia al magnifico et circumspetto come l’haverrate essequito ci tenerrete avisati» 72.
reggente Villano» 69. La preoccupazione che emerge è certamente
È sicuramente da approfondire anche il coin- quella di verificare l’osservanza delle prammatiche
volgimento di altre magistrature centrali nella vicereali in materia di governo delle università, ma
gestione politica delle questioni relative ai governi anche di mantenere un costante effetto di pres-
delle città del regno. Il 9 settembre 1574, ad sione politico-istituzionale sulle élites urbane che
esempio, il Collaterale si rivolse al presidente della ne erano investite.
Regia Camera della Sommaria Annibale Moles, Dobbiamo comunque interrogarci sulla perio-
per il controllo dell’elezione dei componenti del dizzazione degli interventi delle magistrature
reggimento di Sorrento 70. Il nodo da sciogliere centrali, cercando di individuarne le specifiche
erano le «differentie» insorte sulla modalità per congiunture. Il 1574 sembra sia stato un anno signi-
designare i Sindaci di Sorrento. In merito alla loro ficativo in tal senso. Delille spiega, infatti, che a
elezione il Collaterale dispose : «si facciano con
quiete et come conviene essendo la detta città Molfetta comme à Brindisi et dans beaucoup
vicino a questa di Napole». La magistratura d’autres communautés du Royaume de Naples,
esigeva inoltre che i Sindaci «siano persune l’équilibre entre les deux ceti n’est trouvé et imposé
temente Dio, amatori del servicio de Sua Maestà et par le pouvoir central qu’après une longue période
del beneficio pubblico della città et che non siano de troubles. En 1574, une nouvelle réforme repro-
interessati et che concorrano in loro tutte le bone pose, comme nous l’avons déjà indiqué, la parité
qualità contente in le regie prammatiche» 71. Molta entre les deux ceti. Elle ordonne que les familles du
attenzione era dunque riservata alla qualità delle patriciat et du peuple qui ont le droit de participer
élites urbane investite delle incombenze del aux honneurs et aux dignités soient inscrites dans
governo delle loro comunità. È peraltro emblema- un livre, sans qu’ae autre puisse jamais venir s’y
tico il riferimento alla vicinanza di Sorrento a ajouter. Les familles inscrites sur les listes sont, en
Napoli, che dimostra quanto si considerassero fait, de véritables lignages : on a 36 casate nobles
nevralgici, negli ambienti del governo centrale, i divisées en 53 familles et 78 casate de populaires
potenziali risvolti politici del confronto o del colle- divisées en 82 familles. Certains noms – les Caccavo,
gamento tra le élites delle principali città del regno. Tattolo, Michielli, Nesta –, apparaissent aussi bien
Si temevano evidentemente ripercussioni di quei parmi les nobles que parmi les populaires, ce qui
contrasti anche sulla situazione della capitale. témoigne de phénomènes de segmentation
Per lo stesso periodo si può citare un altro interne 73.

68. ASN, Collaterale Curiae, 14, ff. 265-265t, 289. mentorum, 45, f. 890.
69. ASN, Collaterale Curiae, 16, f. 241v, f. 247. 71. ASN, Collaterale Curiae, 27, 7 gennaio 1575, f. 243v. L’inter-
70. ASN, Collaterale Curiae, 27, f. 173v. Nella seduta della vento sul reggimento di Sorrento era rivolto tra l’altro a
Sommaria del 10 settembre 1574 il presidente Moles avvi- sedare il conflitto tra le casate Aimone e Anfora, contrap-
sava che «dimane andarrà in Surrento perché Sua Signoria poste da «inimicitia capitale»; disponendo che Francesco
Illustrissima l’ha comandato con una lettera che vada lla per Aymone restasse in carcere qualora non si fosse pacificato.
la elettione delli homini del reggimento di quella città e che 72. ASN, Collaterale Curiae, 27.
c’andarrà fatta ch’haverrà sua hora», ASN, Sommaria Nota- 73. G. Delille, Le maire et le prieur... cit., p. 135.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
274 Piero V ENTURA

Il potere centrale si trova a intervenire per dalla Giunta di cinque giudici e un fiscale che
favorire o imporre convenienti equilibri nei reggi- aveva competenza sulle cause dei seggi di Napoli,
menti urbani; a garantire la separazione di ceto; ad estendendo un provvedimento già adottato per
affrontare la spinosa questione della divisione tra Salerno, Capua e Sorrento. Tale soluzione suscitò
nobili e popolari e delle richieste di parità dei loro tuttavia il malcontento dei capi delle fazioni
voti. Tale separazione diveniva un problema poli- patrizie, che si assicuravano di solito l’appoggio dei
tico ancora più complesso quando la distinzione popolari nelle elezioni dei Sindaci. L’intervento
cetuale, come dimostrano i casi citati da Delille, centrale, dai risvolti omologanti poteva dunque
passava anche attraverso gli stessi lignaggi. creare ulteriori tensioni nelle élites urbane 78.
Circa le diverse stagioni degli interventi Per ricavare ulteriori e proficui spunti metodo-
centrali sulle materie del governo delle comunità logici sul rapporto tra istituzioni centrali ed élites
locali e sui meccanismi di definizione delle loro locali, è possibile tuttavia sviluppare le ricerche sul
élites dirigenti, dalla monarchia aragonese a quella tema dei privilegi. I principali centri del regno
borbonica, esiste una cospicua letteratura. Un erano dotati di una serie di privilegi, giurisdizionali
punto di partenza proficuo e ricco di documenta- e fiscali, che ne attestavano il rilievo politico e
zione resta il classico studio sulle comunità meri- simbolico nell’ambito della gerarchia urbana.
dionali di Nunzio Federico Faraglia, pubblicato Molti di questi privilegi furono concessi dai
negli anni ottanta del XIX secolo 74. In virtù di una sovrani aragonesi. Bisogna compiere ulteriori
ripresa di interesse e di un rinnovamento storio- sforzi per individuare la composizione delle élites
grafico, dagli anni ottanta del XX secolo è stato locali dietro questo capitale politico, così impor-
scritto molto al riguardo, specialmente da Ange- tante per le comunità urbane, e il loro ruolo nella
lantonio Spagnoletti 75 e Giovanni Muto 76. Sul caso relazione con i poteri centrali. In tale direzione
calabrese sono state recentemente offerte indica- offrono feconde indicazioni, per l’età aragonese,
zioni relative a significativi momenti di dialettica studi recenti di Francesco Senatore e Anna Airò
tra poteri centrali e poteri locali. Ad esempio, la condotti con raffinati approcci testuali alla docu-
grazia del sedile chiuso, concessa da Carlo II nel mentazione prodotta dalle comunità nel loro
1680 a Cosenza, che ristabiliva il criterio della rapporto con la corona.
maggioranza dei due terzi dei consensi per le L’analisi della documentazione di Capua in
aggregazioni. L’appello al sovrano da parte del tema di privilegi, tra il XV secolo e l’inizio del XVI,
patriziato cosentino era stato accolto quale segno induce, il Senatore a parlare di una normazione
del rafforzamento dello «scambio fedeltà/grazia partecipata, frutto del concorso tra due parti : «da
sulla base del comune interesse delle parti al un lato la comunità con i suoi rappresentanti, più
mantenimento dell’ordine sociale e politico» 77. La o meno vicini all’entourage del sovrano, dall’altro
conflittualità sulle aggregazioni o sulle reintegra- lato il sovrano stesso, con i consiglieri e gli uditori
zioni nei principali seggi patrizi calabresi fu elevata che trattavano sui singoli capitoli» 79. Lo studioso
tra XVII e XVIII secolo. Catanzaro, in particolare, si precisa come la materia dei privilegi di un’univer-
rivolse direttamente a Filippo IV, che nel giugno sità fosse soggetta a conflitti molto frequenti,
del 1635 concesse che le cause fossero vagliate dovuti a contestazioni che potevano giungere «da

74. N. F. Faraglia, Il Comune... cit. controllo amministrativo nel Mezzogiorno spagnolo, in Comunità e
75. A. Spagnoletti, Le istituzioni statali e il potere locale nel regno di poteri centrali negli antichi stati italiani, Napoli, 1997; Id.,
Napoli (1730-1780), in Archivio Storico per la Sicilia Orientale, Comunità, governo e poteri locali nel Regno di Napoli in età
I-II, 1988, p. 7-28; Id., Ufficiali, feudatari e notabili. Le forme moderna, in Mélanges de l’École française de Rome. Italie et Médi-
dell’azione politica nelle università meridionali, in Quaderni terranée, 116, 2, 2004, p. 507-526.
storici, 27, 1992, p. 231-261; Id., Ceti dirigenti cittadini e costru- 77. F. Campennì, La patria e il sangue... cit., p. 463.
zione dell’identità urbana nelle città pugliesi tra XVI e XVII secolo, 78. Ibid., p. 483.
in A. Musi (a cura di), Le città del Mezzogiorno nell’età 79. F. Senatore, Le scritture delle universitates meridionali. Produ-
moderna, Napoli, 2000, p. 25-40. zione e conservazione, in Reti Medievali Rivista, IX, 2008,
76. G. Muto, Istituzioni dell’Universitas e ceti dirigenti locali, in www.retimedievali.it numero monografico su Scritture e
Storia del Mezzogiorno, vol. IX, Aspetti e problemi del Medioevo e potere. Pratiche documentarie e forme di governo nell’Italia tardo-
dell’età moderna, t. 2, a cura di G. Galasso, Napoli, 1991, medievale (XIV-XV secolo), a cura di. I. Lazzarini.
soprattutto p. 34-58; Id., Comunità territoriali e forme del
275

un ufficiale regio, centrale o periferico, e da qual- peso politico, della «propria relazione privilegiata
siasi altro soggetto giuridico, anch’esso dotato di con il vertice dello stato, con nostalgia per le
un proprio complesso di privilegi, come un singolo straordinarie prospettive consentite dal rapporto
barone, un ente ecclesiastico o monastico, un’altra diretto con il sovrano fino all’epoca aragonese» 83.
università, un privato che, ad esempio, rifiutava Il ruolo dei privilegi nell’identità e nel profilo poli-
l’appartenenza all’università per accedere a un tico delle varie città del regno di Napoli, specie le
regime giudiziario più favorevole». Illustrandone principali, resta fino al XVIII secolo un argomento
la natura e i contenuti, lo studioso dimostra come i da sviluppare. Manca, ad esempio, uno studio
privilegi costituiscano il cuore politico della comu- comparativo dei sistemi di privilegio delle comu-
nità. nità urbane del regno, da abbinare a una ricostru-
zione dell’operato in merito delle élites urbane
L’eterogeneità formale, contenutistica, genetica del- interessate. Per il periodo spagnolo, ad esempio, il
la categoria dei privilegi – un termine di per sé gioco delle mediazioni sui privilegi delle comunità
ambiguo perché si riferisce sia al contenuto che al si fa più articolato e complesso, nel rapporto con la
contenente –, è espressa dal succedersi di differenti corona spagnola e le magistrature centrali. Si
definizioni nei titoli delle raccolte normative univer- potrebbe inoltre cercare di studiare più a fondo il
sali (non solo meridionali), manoscritte o a stampa : ruolo svolto dalle élites nella competizione volta ad
Consuetudines, statuta, ordinationes et privilegia; Capitoli affermare, consolidare o rafforzare lo statuto delle
et privilegii; Privilegi, capitoli, lettere e gratie. Tale rispettive comunità.
varietà di definizioni, che lascia irrisolta, per quanto A tale scopo, l’identificazione dei membri di
ci riguarda, la questione di una più rigorosa identifi- queste élites si può estendere a partire dalle stesse
cazione diplomatistica, non pregiudicava affatto la scritture sopra citate. Quanto sia importante
percezione globale del corpus giuridico dell’univer- l’approccio alla lingua dei privilegi viene eviden-
sità, impegnata a difenderlo e rinnovarlo in ogni ziato dagli studi della Airò che considera la «tessi-
occasione e contro ogni indebita innovazione (è ben tura linguistica e pragmatica della lingua dei
noto quanto, nell’antico regime, la novità sia sempre privilegi» 84, assumendo la prospettiva dei suoi
considerata uno scandalo nella difesa comunitaria utenti. Nei privilegi, oltre ai meccanismi di funzio-
dei propri diritti 80. namento istituzionale, è presente una realtà
comunicativa. La studiosa si è concentrata, per la
Per le comunità assume dunque molta impor- Taranto aragonese in particolare, sul formulario
tanza la conservazione dei privilegi, come eviden- dei privilegi, in special modo circa la sovranità,
ziano l’abbondanza e la cura delle scritture di nonché sulla valenza comunicativa delle formule e
carattere normativo, amministrativo o archivi- sui loro destinatari. Ciò si inscrive in un obiettivo
stico 81. L’autore fa riferimento alla pubblicazione storiografico dichiarato, tuttora attuale, ovvero
tra XVI e XVII secolo di raccolte e repertori di «mostrare l’inconsistenza, e provare a demolire
privilegi, ovvero degli elementi tra i più significa- l’immagine di un’inimicizia costituzionale, ed
tivi delle identità politiche urbane nel regno di originaria, tra monarchia e comunità suddite» 85.
Napoli 82. I privilegi attestano anche la celebrazione Una visione più orientata a leggere la relazione
o la rivendicazione, da parte delle comunità, del dinamica, comunicativa e contrattuale, tra poteri

80. Ibid., p. 6. significativi di privilegi riuniti in volumi, fondamentali per


81. G. A. Manna, Prima parte della cancelleria de tutti Privilegii, l’identità e la salvaguardia degli interessi cittadini, si veda
Capitoli, Lettere Regie, Decreti, Conclusioni del Consiglio et altre Privilegi et capitoli della città de Cosenza et soi casali, Napoli 1557
scritture della fedelissima Città di Capua dall’anno 1109 infino (ristampa anast., Bologna, 1982).
all’anno 1570 ridotte per ordine d’alfabeto, Napoli, 1588. Sena- 83. F. Senatore, Le scritture delle universitates... cit., p. 14.
tore ne segnala anche le integrazioni fino al 1595, contenute 84. A. Airò, L’architettura istituzionale e territoriale del Regno di
nel Ms della Biblioteca del Museo Campano di Capua, Napoli nello specchio degli atti linguistici di un privilegio sovrano
Top. Sp. 16 P, Rep. Capua Pl. 2 n. 186. (XV secolo), in Linguaggi politici nell’Italia del Rinascimento, a
82. I riferimenti in proposito sarebbero veramente numerosi, cura di A. Gamberini e G. Petralia, Roma, 2007, p. 141-142
considerando soprattutto le raccolte nei Libri rossi delle 85. Ibid., p. 142.
comunità pugliesi. Solo per considerare uno dei casi più
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
276 Piero V ENTURA

centrali e poteri locali, ripartendo dalla materia dei aperto. I seggi aristocratici chiusi concedevano
privilegi di cui erano dotate le città, potrebbe nuove ascrizioni solo in virtù dell’accordo dei
consentire di leggere più adeguatamente la storia nobili già ascritti. Per le stesse élites popolari, è
politica delle élites urbane anche per una periodiz- discriminante sapere se si svolgesse la partecipa-
zazione posteriore a quella presa in considerazione zione separata al governo della città, raccogliendo i
dalla Airò. Le potenzialità in tal senso sono dovute voti del popolo in un libro a parte. Bisogna
all’importanza politica e alla natura dei sistemi di comprendere inoltre se si può parlare di vere élites,
privilegio. contraddistinte possibilmente da un ruolo egemo-
nico anche al di là della loro funzione istituzio-
Il privilegio esprime qualcosa di più ampio, nale, o piuttosto di un ceto dirigente oppure di
esprime il progetto di un ordine politico comples- gruppi emergenti, con caratteri distintivi, da inten-
sivo, in cui a ciascun magistrato, ad ogni livello dersi come notabilato locale. Per le città infeudate
della gerarchia e d’ogni ordinamento d’apparte- possiamo ritenere gli ufficiali del feudatario
nenza, spetta un proprio ruolo nel corretto funzio- membri di élites o solo piuttosto esponenti di
namento delle istituzioni dello stato; in questa un’amministrazione? Questo, ad esempio, è un
prospettiva interessare dei diritti di comunità quesito che fa capire, meglio di altri, quanto il
lontane le massime cariche dell’amministrazione rango e lo statuto delle città contribuiscano a
centrale, proprio in quanto organi direttivi e di determinare anche quello delle sue élites. Su tali
controllo dell’attività degli uffici periferici, signifi- questioni e su altri nodi della dimensione urbana
cava aggiornare la costituzione materiale del Regno gli studi sul regno di Napoli si sono soffermati
per tutelare l’intero processo istituzionale territo- adeguatamente, fornendo risposte e stimoli per
riale : col privilegio non si individuavano semplice- ulteriori lavori 87.
mente delle competenze, in sostanza se ne C’erano però importanti città in cui non vigeva
creavano delle nuove 86. la separazione e la chiusura di seggio, nella
seconda metà del XVI secolo; non per questo
In questa ottica si può intensificare la ricerca meno rilevanti nelle gerarchie urbane del regno.
sulle èlites urbane del regno. Si potrebbero inve- Capua, ad esempio, era caratterizzata dalla
stire energie, ad esempio, nei fondi della presenza di nobiltà riunita in un seggio aperto. Il
Sommaria o del Collaterale per il viceregno suo profilo tuttavia restava di grande prestigio,
spagnolo, non solo per seguire l’azione di governo come dimostra il suo ruolo – nella fattispecie delle
calata o perseguita nelle province, ma per ripren- sue élites – nei parlamenti generali del regno,
dere in una più penetrante considerazione dei espresso tra l’altro nella competizione con quello
rapporti centro-periferia, un lavoro che possa in svolto da Salerno, città con separazione di ceto. Lo
futuro approdare a uno studio comparativo delle si evince del resto anche dall’importante descri-
performances politiche di tali élites in materia di zione del regno di Napoli pubblicata da Scipione
privilegi. Mazzella, negli anni ottanta del XVI secolo,
quando vi si specifica che Salerno «contende con
LINGUAGGI DELLA PREMINENZA SOCIALE, Capoa della precedenza e nelle diete, o vogliam
PERFORMANCES POLITICHE, EGEMONIE dire publici parlamenti di Napoli». Capua viene
celebrata anche per i suoi privilegi e per il numero
È importante chiarire quanto i reggimenti consistente di famiglie nobili, che contribuiva ad
urbani fossero basati sul sedile chiuso o sul sedile innalzarne il rango 88. La separazione di ceto, assi-

86. A. Airò, L’architettura istituzionale... cit., p. 152. XVII), Roma, 2008; F. Gaudioso, Lecce in età moderna.
87. Sui reggimenti e sulle pratiche politiche nelle comunità Società, amministrazione e potere locale, Galatina, 1996;
cittadine del regno di Napoli della prima età moderna il A. Musi (a cura di), Le città del Mezzogiorno nell’età moderna,
panorama degli studi ha raggiunto ormai una certa densità. Napoli, 2000; A. Carrino, La città aristocratica. Linguaggi e
Tra i contributi più significativi, oltre a quelli citati finora, pratiche della politica a Monopoli fra Cinque e Seicento, Bari,
si possono consultare G. Sabatini, Proprietà e proprietari a 2000.
L’Aquila e nel contado. Le rilevazioni catastali in età spagnola, 88. S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Napoli, 1601
Napoli, 1995; ancora sul caso aquilano S. Mantini, L’Aquila (ristampa anast., Bologna, 1981) p. 75. L’importanza di
spagnola. Percorsi di identità, conflitti, convivenze (secc. XVI- Capua era dovuta anche alla sua soglia demografica. Per il
277

milata ai titoli o ai feudi, resta un criterio impor- nutrita serie di indicatori, utili per individuare
tante per una ricognizione delle élites. Bisogna con più precisione le gerarchie urbane e
tuttavia considerare il peso di varie altre sanzioni comprendere di conseguenza il livello di impor-
della distinzione, tipiche dell’ancien régime, come il tanza delle loro élites sulla scala dell’intero regno.
senso di appartenenza e lo spirito di corpo, la Oltre al rango di Aversa, Capua e Gaeta, mante-
rivendicazione e la celebrazione dell’antichità e del nuto in termini demografici anche tra XVII e
prestigio stratificato in una storia plurisecolare, la XVIII secolo, viene evidenziato un nucleo di città
quantità e i contenuti dei privilegi della comunità composto da Sessa, Caserta, Salerno, Sorrento e
di cui le élites si sentivano guida. Il fatto che la Nola, prossime a quelle più grandi sopra citate,
separazione riguardi poche città, inoltre, le rende il che «pur avendo ciascuna di esse una parte
vertice di una rete urbana. Sebbene, inizialmente, variabile di popolazione sparsa nei casali, hanno
tra XV e XVI secolo, nella storiografia si diceva che comunque una spiccata identità storica che
varie città non avevano avuto la preoccupazione consente di qualificarle come città medie» 92. Lo
di realizzare la separazione di ceto, così come era studioso sostiene inoltre che nel caso campano si
accaduto peraltro alla nobiltà fuori piazza della può ampliare la categoria delle città medie ad
capitale. La forte coscienza della distinzione tra altri centri soltanto di poco al di sotto della soglia
nobiltà e popolo, sul piano civico e del governo dei 5.000 abitanti, quali Pozzuoli, Piedimonte
delle comunità, resta un dato dirimente anche in d’Alife, Teano, nonché Cerreto, Venafro e
mancanza di separazione di ceto 89. Per questo Sant’Agata dei Goti, sebbene di minore peso
motivo è necessario andare anche oltre la separa- demografico.
zione cetuale, per individuare più efficacemente le
élites urbane del regno di Napoli nella prima età Tutte queste città, infatti, soddisfano per un verso
moderna e coglierne altri aspetti. In assenza di tutte le altre condizioni dell’identità urbana
seggi però si pone in misura maggiore il problema (densità, larga prevalenza di popolazione non agri-
di ricostruire più ampiamente i linguaggi della cola, articolata composizione socio-professionale),
distinzione nei vertici sociali delle città. Più in ma presentano per un altro verso elementi che
generale sembra opportuno sviluppare percorsi di sono propri delle dinamiche urbane : presenza di
indagine che ricostruiscano le performances poli- gruppi sociali privilegiati, una articolata rete di
tiche di questi gruppi e le loro capacità di conse- parrocchie, un seminario vescovile, strutture educa-
guire posizioni egemoniche. tive gestite da religiosi o da laici, numerosi luoghi di
A tale scopo, ad esempio, si può approfondire culto (chiese non parrocchiali, cappelle private,
l’analisi dei territori, focalizzando l’attenzione altari), monasteri (in particolare quelli femminili
sulle reti urbane e riprendendo gli sviluppi dove possono essere accolte le figlie dei gentiluo-
storiografici più recenti e suggestivi. Giovanni mini locali), monti di pietà e monti di “maritaggio”,
Muto ha studiato i processi di urbanizzazione nel attività delle confraternite, strutture assistenziali e
regno di Napoli, classificandoli in tre distinti ospedaliere. Certo, a questi si potrebbero aggiun-
circuiti : le grandi, le medie e le piccole città 90. gere altri indicatori che per più versi rafforzano
Egli ha evidenziato come la popolazione urbana l’identità cittadina, indipendentemente dalla taglia
di tali circuiti sia in linea con gli standard demografica : la presenza di una corte signorile che,
europei, «anche se esprime valori minori di sia pure su scala ridotta, riproduca ed imiti le
quella media italiana» 91. Con particolare riferi- pratiche della sociabilità aristocratica, il ruolo delle
mento all’area campana, egli ha fornito una accademie, la presenza di stamperie, l’attività
lettura dell’urbanizzazione sulla base di una amministrativa o giurisdizionale di strutture decen-

1595 essa risulta superare i 30.000 abitanti, K. J. Beloch, 90. G. Muto, Processi di urbanizzazione nell’antico regime napole-
Bevölkerungsgeschichte Italiens, Berlino-Lipsia 1937-1961 (trad. tano : le città medie della Campania nella prima età moderna, in
it., Firenze, 1994), p. 176-181. C. De Seta e A. Buccaro (a cura di), Iconografia delle città in
89. G. Muto, Immagine e identità dei patriziati cittadini del Mezzo- Campania. Le province di Avellino, Benevento, Caserta, Salerno,
giorno nella prima età moderna, in G. Galasso e C. Hernando Napoli, 2008, p. 26.
Sánchez (a cura di), El reino de Nápoles y la monarquía de 91. Ibid., p. 30.
España. Entre agregación y conquista (1485-1535), Madrid, 2004, 92. G. Muto, Processi di urbanizzazione... cit., p. 32.
p. 373.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
278 Piero V ENTURA

trate del governo (dogane, fondaci, portolanie, regno di Napoli in termini politici, amministrativi
secrezie, presidi militari) 93. ed economici diversi, rispetto all’Italia centro-
settentrionale. Ciò nonostante le maggiori città del
Questi indici restano ovviamente discriminanti Mezzogiorno hanno cercato «di funzionalizzare
per individuare le vere élites urbane del regno. Essi alle loro esigenze il territorio dei casali, comunità e
danno anche la misura della complessa e articolata villaggi», estendendo su aree piuttosto ampie la
concentrazione di risorse materiali e simboliche «giurisdizione amministrativa e lo sfruttamento
che quelle élites dovevano cercare di controllare, economico delle élites cittadine» 98. In tal senso è
per affermare la loro egemonia. Continuare a importante riprendere l’analisi delle dinamiche
lavorare in questa direzione consente di ampliare territoriali, per cogliere l’operato politico delle
la ricerca di elementi per leggere le gerarchie élites urbane nella difesa dei loro interessi.
urbane e comprendere meglio come queste Nell’ambito di territori dai diversi gradi di
variano nel lungo periodo. omogeneità e legati da rapporti di forza in alcuni
A tale scopo giova anche l’analisi dedicata da casi oggetto di contestazioni, si possono indivi-
Luigi Piccioni al Dizionario geografico realizzato da duare performances politiche di ceti sociali emer-
Lorenzo Giustiniani sul regno di Napoli, tra la fine genti, probabilmente assimilabili ad aspiranti
del XVIII secolo e i primi anni del XIX 94. Egli si nuove élites. Uno spunto significativo al riguardo è
sofferma sulle tipologie insediative, scomponendo contenuto in un documento relativo a un’istanza
le gerarchie urbane ed evidenziando gli esiti dei formulata nell’ottobre del 1728 dai cittadini dei
percorsi di urbanizzazione del regno. Sulle 1970 casali di Salerno, per alcune «differenze» sorte
università considerate nell’opera di Giustiniani, con gli amministratori della città. Essi chiedono il
226 sono contraddistinte da dignità urbana. patrocinio di Sebastiano Chiarizia, «della Regia
Risulta completata la rete delle capitali di Audienza Provinciale», poiché «non è stato possi-
provincia, ovvero le sedi delle Udienze. Salerno, bile finora ritrovar nella Città di Salerno Avvocato
Lucera, Lecce, Aquila, Chieti e Cosenza che ospi- che si fosse compiaciuto in essa Città appresso
tano anche gli uffici fiscali, cioè i Percettori 95. l’Audienza Provinciale ed altri Tribunali della
Piccioni sottolinea come l’area campana, composta medesima provvedere il di loro Patrocinio, è ciò
dagli insediamenti di Terra di Lavoro e di Princi- per la prepotenza dell’Amministratori Nobili di
pato Citra, sia caratterizzata dalla più elevata detta Città» 99. Si intuisce il conflitto politico
presenza di casali e villaggi. Il dato viene interpre- animato da un gruppo di cittadini dei casali, nel
tato evidenziando che «si tratta delle aree che quale possiamo ravvisare i caratteri di un soggetto
fanno da retroterra alla capitale e vivono in buona politico che interpreta le esigenze di un territorio
parte nel suo gigantesco e influente cono d’ombra, investito probabilmente da una maggiore vitalità,
economico e politico» 96. contrapposta negli interessi alla città dominante.
Ai caratteri e alla tipologia dei casali, ovvero Questo è solo un esempio, ma nei fondi documen-
degli insediamenti circostanti le città e ad esse tari delle magistrature centrali, del periodo
funzionali, Muto ha dedicato articolate analisi 97. spagnolo, di quello del viceregno austriaco e di
Egli precisa che il rapporto tra città dominante e quello borbonico, si possono cercare altri interes-
territorio gravitante attorno ad essa si è svolto nel santi casi analoghi, in grado di restituirci elementi

93. Ibid. 97. G. Muto, Pouvoirs et territoires dans l’Italie espagnole, in Revue
94. L. Piccioni, Insediamenti e status urbano nel Dizionario geografico d’histoire moderne et contemporaine, 45, 1998, specie p. 49-51;
ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani (1797-1816), Id., Città e contado nell’esperienza del Mezzogiorno moderno, in
in Società e Storia, 99, 2003, p. 45-58. Città e contado nel Mezzogiorno tra Medioevo ed Età moderna,
95. Sulla rete dei Percettori, uno per provincia, con la funzione Salerno, 2005, p. 289-301.
dell’amministrazione fiscale periferica, a cominciare dal 98. Id., Capitale e province, in Archivio Storico per le Province Napole-
prelievo ordinario e straordinario dalle università, si veda tane, CXIX, 2001, p. 416
G. Muto, Una struttura periferica del governo dell’economia nel 99. ASN, Carte diverse. Viceré, 1824. Il documento reca la firma di
Mezzogiorno spagnolo : i Percettori Provinciali, in Società e Storia, Saverio Spaziani, procuratore «delli casali di Capriglia,
19, 1983, p. 1-36. Caporchia e Pellezzano».
96. L. Piccioni, Insediamenti e status urbano... cit., p. 52n.
279

utili per identificare gruppi emergenti, più o meno suoi Vassalli, perché ogni persona che haverà
ristretti, e la loro capacità di proiettare sui territori questa fine d’essere nobile procurerà di far la
i loro interessi, nel difenderli o nell’affermarne di facoltà per poter arrivare a tal suo desiderio di
nuovi100. nobiltà, et di così nelle Città di Sua Maestà non si
Per proseguire e approfondire le ricerche volte haverà più bisogno de Mercanti Forestieri, perché
all’individuazione delle élites urbane del regno di li Patrioti staranno impiegati nella professione
Napoli è ancora necessario tornare sul linguaggio mercantile»103. Il proposito di Lunetti rappresenta
della stratificazione sociale. Si può ripartire, ad soprattutto il riflesso di un perdurante difetto,
esempio, dai livelli di ricchezza. Vittor Ivo Compa- nell’attività economica e finanziaria, da parte delle
rato, nella sua ricostruzione dell’ideologia dei élites locali del regno; era necessario stimolare
magistrati a Napoli nella prima metà del XVII l’intraprendenza di nuove élites urbane. Esso
secolo, ha considerato fra l’altro le strategie popo- evidenzia, tuttavia, come nel linguaggio della
lari per affermare, attraverso la trattatistica, «la cittadinanza si possano trovare elementi utili
definitiva accettazione della condizione borghese all’individuazione di gruppi emergenti nella sfera
come condizione di per sé nobile»101. Egli ha altresì sociale non aristocratica104.
segnalato le proposte di politica economica e A partire dalla ricchezza e dai vari termini della
sociale formulate nel 1630 da Vittorio Lunetti, stratificazione sociale nonché della autorappresen-
mercante fiorentino attivo nel regno, volte alla tazione di ceti non aristocratici, si possono ripro-
promozione e al riconoscimento di nuove élites del porre percorsi di ricerca che portino alla più ampia
denaro, attive nelle varie comunità urbane. Per ricostruzione delle affermazioni dei membri delle
risolvere i problemi finanziari del regno, egli élites cittadine nel regno di Napoli della prima età
proponeva la costituzione in ogni città di un moderna. Spunti suggestivi e congeniali, non solo
nuovo seggio nobiliare che accogliesse i possessori in tal senso, sono ad esempio contenuti nel prege-
di patrimoni superiori a 20.000 ducati, «dietro vole volume di Annastella Carrino su Monopoli,
pagamento di un’imposta patrimoniale del 10, del tra XVI e XVII secolo. Spingendo lo sguardo al
25 e fino al 33%, a seconda della loro attività»102. XVIII secolo si potrà tornare inoltre sui cosiddetti
Comparato osserva che Lunetti riserva la condi- «nobili viventi», emergenti dai catasti, che si affer-
zione dei 20.000 ducati e della tassa del 10% ai soli mano quindi per i livelli di ricchezza raggiunti e
cittadini-mercanti. Coloro che non volessero intra- per il fatto di non esercitare arti meccaniche.
prendere attività mercantili avrebbero dovuto Sebbene la definizione ne sancisca una qualche
disporre di un patrimonio di almeno 25.000 distinzione, essi premono spesso nel regno per
ducati, se nati in città, e di almeno 50.000, se fore- entrare in un seggio o per costituire seggi; dunque,
stieri. Egli reputa certamente poco realistica la per ottenere la sanzione istituzionale della loro
proposta di Lunetti, ma ne evidenzia la motiva- distinzione sociale, ritenuta più efficace. Esistono
zione principale : «Questa nova Nobiltà causerà tuttavia ipotesi di ricerca da sondare anche al di là
ne Regni di Sua Maestà grandezza, e ricchezza de della formalizzazione della distinzione cetuale in

100. A tale scopo sarebbe indubbiamente proficuo un lavoro mento va in particolare all’opera di Ferrante Imperato,
sistematico sulle scritture concernenti i conflitti tra comu- Discorsi intorno all’origine, reggimento e stato della gran Casa del-
nità, sorti su interessi territoriali e fiscali e sulla rivendica- la Santissima Annuntiata di Napoli, Napoli, 1629, secondo
zione o la contestazione dei loro statuti privilegiati, Comparato espressione della posizione che mirava «a sosti-
pubblicate con una certa frequenza nel corso del XVIII tuire l’élite borghese a quella nobiliare come classe di
secolo. Ne costituisce un esempio calzante C. Franchi, Disser- governo», frutto anche di «una sociologia del popolo citta-
tazione su l’origine, sito, e territorio di Napoli in occasione della dino, diviso in masse e nucleo dirigente».
controversia promossa ultimamente dalla città di Aversa di obbli- 102. V. Lunetti, Politica mercantile, Napoli, 1630, p. 22-27, citato in
gare i Napoletani al peso della buonatenenza per li beni, che V. I. Comparato, Uffici e società... cit., p. 319-320.
posseggono nel tenimento Aversano, e di sciogliere la promiscuità, 103. Ibid.
di cui hanno sempremai colà goduto i Napoletani medesimi, 104. Ho svolto un primo tentativo di ricostruire il profilo politico
Napoli, 1754 Napoli Aversa; da cui si evince l’opposizione delle élites popolari di Napoli, durante la rivolta antispagnola
alla vasta proiezione sui territori circostanti degli interessi del 1647-48, a partire dal linguaggio della cittadinanza in
della capitale. P. Ventura, Il linguaggio della cittadinanza a Napoli... cit., in
101. V. I. Comparato, Uffici e società... cit., p. 316-323. Il riferi- particolare p. 360-371.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
280 Piero V ENTURA

uso durante l’epoca spagnola, specialmente nel sero in contrasto con i privilegi della capitale, che
sistema dei seggi cittadini. rappresentavano un connotato fortemente sedi-
È importante in tal senso il contributo recente- mentato nell’identità dei suoi cittadini, sebbene già
mente fornito da Alessandra Bulgarelli Lukacs, in precedenza messi in discussione in più occasioni,
soprattutto per i primi decenni del XVIII secolo105. A tra prima e seconda metà del XVII secolo108. Il
partire dai catasti, ella ha lavorato sui percorsi di tentativo, per Napoli, era basato su una suddivi-
ascesa dei benestanti nel regno. Per la stessa capi- sione della popolazione cittadina non più scandita
tale, inoltre, la studiosa ha offerto proficui spunti di «secondo lo schema classico di feudalità, ceto civile
ricerca per una più ampia ricostruzione delle sue e popolo, bensì per “ceti”, nella cui minuta articola-
élites non aristocratiche; resa certamente più ardua zione si tenta di dispiegare una migliore distribu-
per l’esenzione dalla catastazione di cui essa benefi- zione dell’onere ed una più capillare riscossione
ciava sin dall’inizio del regno aragonese106. Ella ha attribuendo un diverso peso contributivo ad ogni
reperito, ad esempio, una lista dei benestanti delle gruppo»109. Le tassonomie per suddividere la popo-
ventinove ottine di Napoli stilata dalla Deputazione lazione napoletana da tassare, al di là degli esiti
del Donativo, incominciata nel 1708107. Si doveva negativi dell’operazione, esprimono i gruppi in cui
stabilire la ripartizione delle quote del donativo, si possono riconoscere, con più ampiezza, i tratti
votato nel 1707, di cui fare omaggio all’imperatore delle élites presenti nella capitale del regno.
Carlo VI. L’iniziativa istituzionale rientra in un
mutato segno della politica fiscale, proprio del vice- Ad una prima suddivisione in 25 categorie – tra le
regno austriaco, ma tentato parzialmente già verso quali rientravano : i baroni, i cavalieri di piazza,
la fine del viceregno spagnolo. Con i donativi del distinti da quelli di fuori piazza, le «persone che
primo Settecento si cercò di reperire risorse finan- vivono delle loro rendite», i ministri, i rappresen-
ziarie attraverso una più equa ripartizione del tanti delle diverse arti liberali (avvocati e procura-
carico fiscale. Non furono ottenuti risultati apprez- tori; medici, fisici e chirurghi; notari), gli «officiali»
zabili, ma per la Bulgarelli Lukacs resta il carattere di arredamenti, luoghi pii e dogane, i negozianti
innovativo dell’impostazione volta a perfezionare pubblici di ragione, distinti dai semplici negozianti, i
la pratica tributaria, nella fase di preludio alla mercanti dell’arte della seta e quelli della lana e i
riforma catastale di Carlo di Borbone. Per l’inda- rappresentanti delle diverse arti cittadine – segue
gine del 1708 si registrò pure la forte tendenza ad una più succinta articolazione in soli 5 ceti : i baroni;
eludere la denuncia personale dei beni. Bisogna i benestanti, identificati in «todos de todos los demas
peraltro considerare come tali procedure entras- cetos» che non siano baroni (ovvero i cavalieri di

105. A. Bulgarelli Lukacs, Alla ricerca del contribuente. Fisco, catasto, eccezione dei rappresentanti del seggio del Popolo, che
gruppi di potere, ceti emergenti nel Regno di Napoli del erano saliti a sei : Luca Puoto, Alberico Giordano, Giovanni
XVIII secolo, Napoli, 2004. Antonio Celeste, Aniello Mascolo, Antonio Carola, Lorenzo
106. B. Capasso, Sulla circoscrizione civile ed ecclesiastica e sulla popo- Fabbricatore e Silvestro Ferraro. Essa era inoltre presieduta
lazione di Napoli dalla fine del secolo XIII fino al 1809, Napoli, dal Luogotenente della Regia Camera della Sommaria, la
1883, p. 99. massima magistratura fiscale del regno, A. Bulgarelli Lukacs,
107. BNN, Ms XI D 2, Libro della Deputazione del Donativo dei ducati Alla ricerca del contribuente... cit., p. 100.
350 mila fatto alla Maestà del Re Carlo III, contenente l’annota- 108. Una conferma sembra provenire dal bilancio dell’opera di
zione di tutti li benestanti delle 29 ottine di questa fedelissima Città ripartizione e riscossione, effettuata anche dopo il 1708,
e borghi, principiato l’anno 1708. La Deputazione del donativo compiuto nel febbraio del 1716 : per quanto concerne la
«avea per oggetto il trovare e stabilire gli espedienti neces- capitale, erano stati ottenuti solo 15.000 ducati dai bene-
sari, onde ricavarsi le somme offerte periodicamente alla stanti dei casali di Napoli. Il resto del prelievo era composto
Corona. Componeasi per l’ordinario da tre deputati per da «100.000 ducati dalle comunità in ragione dei fuochi; il
ciascuna piazza nobile e da altri tre Deputati con l’Eletto per 2% su arredamenti, fiscali, adohe e rendite feudali, ripetuto
quella del popolo. Dapprima riguardava soltanto la città, per tre volte; il 4% dai titolari degli uffici, in quanto bene-
poichè gli espedienti pei donativi comuni a tutto il regno si stanti; il 5% dalle rendite di due annate e mezzo dei fore-
deliberavano negli stessi parlamenti generali; ma dopo il stieri e dei regnicoli assenti da tre anni per i beni che
1642, dimessi questi e data facoltà alle piazze di votare dona- possiedono nel regno; il 6% «degli effetti dei contumaci»
tivi pel resto del regno, essa ebbe ad un tale scopo relazione per i beni sia feudali che burgensatici», A. Bulgarelli Lukacs,
ed autorità anche nelle provincie», B. Capasso, Catalogo Alla ricerca del contribuente... cit., p. 102.
ragionato... cit., p. 33. La Deputazione che si occupò del 109. Ibid., p. 101.
donativo del 1707 presentava la stessa composizione, ad
281

piazza e fuori piazza, le persone che vivono delle dini zelanti» affermatasi nella denominazione di
loro rendite, gli esercenti le libere professioni); i alcuni ceti cittadini nel XVIII secolo. Se ne
negozianti di cambio «ed altre mercantie»; i potrebbero ricavare vantaggiosi dati per ripercor-
mercanti delle varie arti; gli «officiali» di banchi, rere più compiutamente il protagonismo politico
arredamenti ed altro e notai110. delle élites popolari in alcune realtà urbane del
regno. A Bitonto, ad esempio, a causa del-
Il linguaggio della classificazione sociale, all’i- l’estinzione di molte delle famiglie del reggimento
nizio del Settecento, anche per rappresentare le cittadino, nel 1741 alcune famiglie di «nobili
élites dell’universo popolare della capitale, sembra viventi» chiesero una riforma. Delle 33 famiglie
dunque coniugare l’accento posto sui livelli di che avevano sempre controllato le cariche citta-
ricchezza con una più ampia articolazione socio- dine, infatti, ne erano rimaste 11. Nel 1751 la loro
professionale. mobilitazione fu coronata da successo, per
Per rendere più efficace la ricerca, bisogna l’aggregazione al governo della città di 23 nuove
tuttavia ripartire anche dai linguaggi della pratica famiglie113. Sono indicative le motivazioni addotte
politica, cercandone gli intrecci con il linguaggio dai «nobili viventi», dichiaratisi anche «zelanti
della classificazione sociale basato sugli indicatori cittadini», per ottenere dal sovrano «d’ordinare
della consistenza patrimoniale e dell’esercizio delle nuova più numerosa aggregazione di famiglie a
professioni. Nel corso del XVIII secolo, il proporzione del copioso numero di quegli
linguaggio della cittadinanza sembra divenire deci- abitanti»114. Tale cambiamento rappresentava a
sivo, nell’accompagnare le pressioni di gruppi loro avviso la soluzione auspicabile «affinché
sociali non aristocratici in ascesa per ottenere rico- regolandosi gli interessi dell’Università da mag-
noscimenti; soprattutto per entrare nei reggimenti gior numero di Cittadini, come nelle altre ben
urbani111. Nel 1780, ad esempio, gli esponenti del regolate Città di questo Regno generalmente si
«Sedile di genere patrizio di Gaeta» erano ancora pratica, venir possa in tal guisa abolito un
intenti ad ostacolare l’aggregazione chiesta da governo, qual ivi sperimentasi veramente tiran-
sette «onesti cittadini», che sostenevano come nico e dispotico; e potessero altresì gli altri Citta-
l’esercizio privativo di alcuni uffici del reggimento dini impiegar egualmente la di lor cura e
urbano fosse un abuso introdotto dai nobili, vigilanza per l’afflitta lor Patria»115.
«sicché ogni Cittadino fregiato di qualche qualifi- Nel 1752, da alcuni cittadini di Teano fu
cazione potea pretenderli»112. Nel 1757 la quiete formulata una richiesta di aggregazione analoga a
della nobiltà di seggio era stata interrotta, poiché quella avanzata a Bitonto. In questo caso l’identi-
«sul pretesto della mancanza de’ Nobili Patrizi fu ficazione politica con la categoria della cittadi-
macchinata la surrogazione de’ venti Famiglie per nanza, da parte degli esponenti in ascesa nella
l’esercizio delli pubblici uffizi». Nel 1759 i nobili società cittadina, risulta ancora più esplicita ed
contestarono che i «surrogati» si erano attribuiti il incisiva. Pur perseguendo l’aggregazione, essi
titolo di «Nobile aggregato o di Patrizio», soste- sostenevano infatti che dai «Sedili» il «diritto
nendo che «la loro Piazza formava un perfetto però della Cittadinanza non si comparte; egli
corpo politico di Nobiltà chiuso», anche sulla base tanto men s’intenderà compartito nella persona
di una Real Carta di Filippo IV, spedita ed eseguita di tali aggregati il diritto di poter essere Decu-
dal Consiglio Collaterale nel 1630. rione, o sia elettore, che per necessaria base
Sarebbe interessante inoltre chiarire i signifi- suppone quello preventivamente di essere Citta-
cati e i profili racchiusi nella categoria dei «citta- dino»116.

110. Ibid. serrata oligarchica del 1565 (ibid., p. 50).


111. Su tali tentativi si vedano N. F. Faraglia, Il Comune... cit.; 114. Per li Zelanti Cittadini della Città di Bitonto contro de’ Nobili del
G. Muto, Istituzioni dell’Universitas... cit. preteso sedile dell’istessa Città, s.l., 1741, f. 2.
112. Per il Sedile dei Nobili di Genere Patrizio della Città di Gaeta, s.l., 115. Ibid.
1780. 116. G. Celani, Per lo ristabilimento del Governo nella Città di Teano
113. G. Muto, Istituzioni dell’Universitas... cit., p. 57-58. Il gruppo da farsi coll’Aggregazione de i Cittadini a que’ suoi tre Ceti,
delle famiglie di reggimento a Bitonto era stato definito dalla Napoli, 1752, p. 79.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
282 Piero V ENTURA

LE ÉLITES NELLA CAPITALE La precisazione dei profili dei distinti gruppi di


vertice, anche nell’ambito della dinamica interna
Il modello patrizio dei ceti, non sempre è stata basata sulla distinzione
tra percezione politica o ideologica e realtà sociale.
Tra la fine del XVI e la prima metà del XVII Ciò vale specialmente riguardo al vertice delle
secolo, attraverso alcune descrizioni, si sviluppa élites napoletane, ovvero la nobiltà di seggio. Le
una serie di classificazioni della società napoletana ragioni e la durata della sua egemonia sono state
che la suddividono in nobiltà, popolo e plebe117. Da talvolta considerate prescindendo da tale distin-
tale tripartizione, sostanzialmente tradizionale, zione, ad esempio decretandone una precoce
derivano altre scomposizioni all’interno di marginalizzazione sulla scena politica o istituzio-
ciascuna delle categorie, che restituiscono termini nale, quindi sociale, a vantaggio del ceto togato123.
preziosi per comprendere la natura delle élites. Gli elementi di rischio per i lignaggi apparte-
All’interno della nobiltà, emergono i «gentil- nenti ai seggi non sono mancati tra XVI e XVIII
homini antichi», già presenti nei seggi, e i secolo, a Napoli come nel regno; a cominciare
baroni118. Nel popolo, Giulio Cesare Capaccio rico- dall’estinzione di molti di essi124. Le pur frequenti
nosce ai vertici del raggruppamento, i gentiluo- pressioni degli altri ceti sociali, approdati solo
mini, in sostanza gli esponenti delle élites popolari, verso la metà del XVIII secolo all’immissione in
contraddistinti da costanti aspirazioni di nobilita- alcuni dei seggi aristocratici non hanno impedito
zione119. la tenuta complessiva del sistema.125. Per quanto
Della nobiltà presente nella capitale vengono riguarda i seggi della capitale, dobbiamo parlare di
messi in evidenza, in primo luogo, la concentra- una preminenza politica oltre che sociale. Essi, ad
zione e il numero. Giovanni Muto ha invitato a esempio, non avevano bisogno dell’autorizzazione
non appiattire l’immagine della nobiltà, a Napoli politica per riunirsi, sebbene si verificarono tenta-
e nel regno, su quella della feudalità, cercan- tivi di alcuni viceré spagnoli di bloccare tale auto-
done piuttosto le diverse componenti 120 . Il noma facoltà126.
contributo da lui fornito in tale direzione La persistenza dell’egemonia dei seggi di
andrebbe ripreso e sviluppato, applicandolo, Napoli si evince anche dalle risposte alle difficoltà.
oltre a quelle aristocratiche, alle stesse élites Si può citare la resistenza alla commercializzazione
popolari, specialmente a quelle delle principali del feudo, favorita dalla corona spagnola; in
città del regno, che dovrebbero essere più atten- quanto furono ottenuti più gradi per la trasmis-
tamente scomposte e analizzate121. Ciò è stato in sione dei feudi127. Si deve ricordare il ruolo econo-
parte fatto, in realtà, talora in modo egregio, mico e politico dei seggi nell’annona napoletana,
specie per le prime e soprattutto per quanto divenuto ingombrante, fino al XVIII secolo128.
concerne la loro composizione e le pratiche volte Altro segno importante del protagonismo sociale
alla ricerca e alla conservazione della loro dell’aristocrazia cittadina si può scorgere nella
egemonia sociale, oltre che alla stessa soprav- capacità di occupare ingenti porzioni del suolo
vivenza delle famiglie che ne facevano parte122. urbano, attraverso la realizzazione di molte resi-
Si dispone dunque di validi esempi. denze129.

117. Un quadro che ne illustra i passaggi salienti in G. Muto, Il 123. Questo orientamento interpretativo è presente in R. Ajello,
regno di Napoli... cit., p. 229-233. Una società anomala. Il programma e la sconfitta della nobiltà
118. Su tali stratificazioni è importante anche il volume G. Vitale, napoletana in due memoriali cinquecenteschi, Napoli, 2002.
Élites burocratica e famiglia. Dinamiche nobiliari e processi di 124. E. Bacco, Nuova descrittione del regno di Napoli diviso in dodici
costruzione statale nella Napoli angioino-aragonese, Napoli, provincie, Napoli, 1629, p. 87-90.
2003. 125. M. Schipa, Il Regno di Napoli... cit., p. 472-473.
119. G. Capaccio, Il Forestiero, Napoli 1634, p. 783-784. 126. Capasso, Catalogo ragionato... cit., p. 5.
120. G. Muto, Il regno di Napoli... cit. p. 223-234. 127. G. Delille, Famiglia e proprietà... cit.; A. M. Rao, Nel Settecento
121. Tali approfondimenti sono naturalmente da conciliare con la napoletano... cit.
disponibilità di documentazione storica municipale. Possibi- 128. P. Macry, Mercato e società nel Regno di Napoli. Commercio del
lità interessanti in tal senso, per l’epoca spagnola, esistono grano e politica economica nel Settecento, Napoli, 1974 ;
ad esempio per Capua e Gaeta. E. Alifano, Il grano, il pane e la politica annonaria a Napoli nel
122. A. Carrino, La città aristocratica... cit.; A. Musi, Le città del Settecento, Napoli, 1996.
Mezzogiorno... cit. 129. G. Labrot, Baroni in città... cit.
283

Un profilo tipico principe di Roccella e Butera don Carlo Carafa,


che ordinò «particolare fidei commisso o sia magi-
Possiamo comprendere ancora più da vicino la strato su dei beni suoi liberi, Burgensatico di
tenuta sociale dell’egemonia del modello dei seggi, qualunque consistenza ed in qualsiasi parte
sebbene non priva di momenti di forte affanno, esistenti, avendo chiamato in detto fidei commisso
attraverso l’esame di alcune vicende di una singola quelle stesse linee e Fameglia, che chiamate avea
famiglia di seggio : i Carafa di Roccella, ascritti a nelle precedenti fidei commissate donationi fatte
Nido130, considerando peraltro che sulle strategie e da Don Simone Carafa Arcivescovo di Messina»134.
sulle vicende patrimoniali delle grandi famiglie La linea di successione dei Roccella giunse
aristocratiche nel regno di Napoli il quadro degli fino al principe don Gennaro Maria, negli anni
studi è infatti decisamente ricco131. Per diversi quaranta del XVIII secolo, allorché si verificò un
aspetti si tratta di un lignaggio tipico dei seggi. Per incendio che distrusse il palazzo di famiglia. Nella
quanto concerne i suoi beni a Napoli, si può perizia redatta il 20 maggio 1742, il regio inge-
parlare di una molteplicità dei luoghi della resi- gnere Martino Buonocore stabilì la necessità di
denza aristocratica, sebbene con centralità insita 40.000 ducati per il restauro. La spesa fu ritenuta
nell’acquisto del palazzo nel seggio di apparte- ingente dal principe; inoltre, dato che il «primo
nenza nel 1592132. È confermato il profilo nel costo veniva ad essere fidei commissato», «stimò
contempo urbano e feudale della famiglia (acquisti egli, per cautela di quelle somme che vi si dove-
di feudi, burgensatici e allodiali; titoli, dignità, vano spendere, ricorrere perciò nella gran Corte
onori, uso del fedecommesso ecc.). della Vicaria, domandò esserli lecito di farsene
Dalla documentazione emerge altresì il neces- spedire il preferatur a suo beneficio»135. In questa
sario incontro con il ristretto gruppo di operatori vicenda sembra delinearsi una funzione decisiva
finanziari; la posta in gioco era uno dei simboli per svolta dalle magistrature centrali a sostegno del
eccellenza della preminenza sociale aristocratica : modello sociale dell’élite aristocratica di Napoli,
la residenza e la sua trasmissione patrimoniale grazie a un’attenta vigilanza sul fedecommesso.
attraverso le generazioni. Il principe don Fabrizio C’era già stato nel XVI secolo l’interessato
Carafa, per l’acquisto dal principe di Caserta il sostegno a questo stesso modello da parte di altri
palazzo sulla riviera di Posillipo, «non havendo ceti e delle élites del denaro. Non bisogna dunque
avuto pronto il sudetto danaro quello prese da leggere in termini dicotomici i rapporti tra ceti a
Paris e fratelli di Doria, e gliene costituì una Napoli : le élites economiche basate su fortune
annualità di docati 840 alla ragione del 8 per recenti o il ceto togato aspiravano alla nobilita-
cento, tantoché nell’anno poi 1640 furono detti zione. Bisogna considerare inoltre la non trascu-
Paris e Fratelli Doria soddisfatti col rilascio di rabile presenza dell’aristocrazia di seggio nelle
docati 500 dal Monte delle 29 Famiglie di questa magistrature centrali che, fino alla metà del
città di Napoli in docati 10.000»133. Nel 1690 fu Cinquecento, risulta ancora forte e significa-
stabilito un fedecommesso sul palazzo da parte del tiva136.

130. Si vedano al riguardo B. Aldimari, Historia genealogica della di Bruzzano della Famiglia Carafa della Spina.
famiglia Carafa, divisa in tre libri, Napoli, 1691; M. Pisani, I 133. Ibid., f. 365.
Carafa di Roccella. Storie di principi, cardinali, grandi dimore, 134. Ibid. Nel 1694, al Monte delle 29 Famiglie di Napoli fu corri-
Napoli, 1992. sposta la cifra di 10.000 ducati in virtù della vendita del
131. Basti citare M. A. Visceglia, Il bisogno di eternità. I comporta- Feudo di Siderno. Ciò fa pensare a una scelta che precisa il
menti aristocratici a Napoli in età moderna, Napoli, 1988; T. Asta- significato e lo scopo del fedecommesso del 1690. Sulle stra-
rita, The continuità of feudal power. The Caracciolo di Brienza in tegie per preservare il patrimonio aristocratico ha scritto
Spanish Naples, Cambridge, 1992; I. Puglia, I Piccolomini d’Ara- belle pagine F. Luise, I d’Avalos... cit., p. 39-68. Sul ricorso al
gona duchi di Amalfi (1461-1610). Storia di un patrimonio, Napoli, fedecommesso, più in generale, si sono soffermati M. Piccia-
2005; F. Luise, I d’Avalos. Una grande famiglia aristocratica napo- luti, L’immortalità dei beni. Fedecommessi e primogeniture a
letana nel Settecento, Napoli, 2006; G. Muto, The structure of Roma nei secoli XVII e XVIII, Roma, 1999; I. Puglia, Per la
aristocratic patrimonies in the kingdom of Naples : management storia dei fedecommessi : il «Palazzo di Siena» dei Piccolomini
strategies and regional economic development, 16th-18th Centuries, in (1450-1582), in Città e Storia, 1, 2006, p. 35-52.
P. Janssens e B. Yun-Casalilla (a cura di), European aristocracies 135. ASN, Storia e Ragione, f. 366.
and colonial elites. Patrimonial management strategies and economic 136. V. I. Comparato, Uffici e società... cit., p. 449-450; G. Intorcia,
development, 15th-18th centuries, Londra, 2007, p. 115-133. Magistrature del Regno di Napoli. Analisi prosopografia. Secoli
132. ASN, Storia e Ragione della Casa de’ Principi di Roccella e Duchi XVI-XVII, Napoli, 1987.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
284 Piero V ENTURA

Le pratiche politiche regno, raccogliendo la funzione svolta fino ad


allora dai parlamenti generali del regno, che non
Per comprendere più a fondo le élites urbane, vennero più convocati140. I seggi votarono la
in particolare la loro tenuta o la loro egemonia, concessione del donativo al sovrano e altri prov-
può essere proficua una più accurata analisi delle vedimenti di carattere fiscale. Tale condizione ne
loro performances politiche. Come si costruisce e si accentuò per certi versi il ruolo in termini di
consolida all’interno dei seggi l’egemonia che la soggettività e contrattualità politica nel rapporto
nobiltà ad essi ascritta sembra mantenere piuttosto con la corona. I seggi napoletani ottennero impor-
a lungo? Per cercare risposte in tal senso, in modo tanti successi già nel parlamento tenutosi nel
particolare per l’epoca spagnola, bisogna calarsi settembre del 1642, come la disponibilità del
all’interno della vita politica e istituzionale dei sovrano a consentire la permanenza in demanio di
seggi. Al tempo stesso è necessario considerare le Sorrento, Aversa, Nola, Pozzuoli e Cosenza141. Dal
dinamiche, le congiunture e i contenuti del- testo delle petizioni formulate a tale scopo si rica-
l’attività politica svolta dai seggi, nel rapporto con vano informazioni interessanti. Per mezzo degli
il governo spagnolo. eletti, la «Fedelissima Città di Napoli» aveva
È bene non perdere di vista il peso delle diffi- presentato «istanza alli Deputati del presente
coltà politiche, la dialettica talvolta serrata tra Parlamento, che dovessero supplicare Vostra
viceré e governo municipale di Napoli, la peculiare Maestà a non permettere che detta Città di
condizione di città capitale di quest’ultima. La Surrento s’esponga venale; atteso nelli Seggi di
componente municipale di Napoli, i seggi e la loro Capoana e Nido di questa Città, oggi godono gli
espressione esecutiva, gli eletti, svolgono un ruolo onori e Nobiltà d’essi sei famiglie surrentine». La
talvolta più compatto e combattivo, talaltra non stessa richiesta era stata avanzata per Aversa, di cui
privo di aspetti contraddittori e di limiti. Nel 1583 si sottolineava la costante conservazione in
si lamenta la preponderanza dell’«uomo regio» demanio, da parte dei precedenti sovrani. Il
nelle decisioni sul governo della città137. Il riferi- vantaggio di non alterarne la condizione avrebbe
mento va al grassiere, ovvero la figura imposta premiato lo stesso «Real Servizio», in quanto la
all’amministrazione cittadina da parte spagnola, capitale era interessata alla «manutenzione del
all’inizio degli anni sessanta138. Bisogna però consi- Demanio della suddetta Città d’Aversa, così per
derare anche gli elementi non conflittuali del tenere molte famiglie Nobili Napoletane parentado
rapporto tra governi dei viceré e seggi della capi- con quella Nobiltà; come ancora per la promiscuità
tale. Non mancava l’accortezza politica da parte del territorio, e per somministrarle grano dolce per
del governo spagnolo rispetto al patriziato della molta parte dell’anno». Il dominio dei baroni su
capitale. Nella lista dei grassieri vediamo infatti Aversa avrebbe provocato gravi inconvenienti per
presente anche la nobiltà di Napoli139. Ciò si può Napoli, specialmente in tempi di carestia e
leggere come uno dei punti qualificanti di un’abile «maggiormente essendo in detta Città molti Moni-
operazione, basata sul perseguimento e sul mante- steri di clausura di Monache, nelli quali vi sono la
nimento di equilibri politici che non pregiudicas- maggior parte Monache nobili di Seggi di questa
sero o mettessero realmente in discussione gli Città»142. Per Nola si cita la grande prova di fedeltà
interessi della nobiltà di seggio. offerta nel 1528 contro l’esercito di Lautrec. La
Dal 1642, la nobiltà di seggio napoletana si permanenza in demanio avrebbe consentito di
trova a svolgere un ruolo di rilievo, nell’ambito del valorizzare ancora la sua funzione di «Piazza

137. Privilegi et capitoli con altre gratie concesse alla fedelissima Città di seggio napoletana nei monasteri femminili si veda E. Novi
Napoli e Regno, Venezia, 1588, f. 173. Chavarria, Monache e gentildonne : un labile confine. Poteri poli-
138. G. Muto, Gestione politica... cit., p. 82-84. tici e identità religiose nei monasteri napoletani. Secoli 16-17,
139. G. C. Capaccio, Il Forestiero... cit., p. 639-640. Milano, 2001; sul caso di Aversa, in particolare, si è soffer-
140. G. D’Agostino, Parlamento e società... cit.; G. Muto, Interessi mata G. Boccadamo, Élites cittadine e monasteri femminili ad
cetuali e rappresentanza politica... cit., p. 626. Aversa, in E. Novi Chavarria (a cura di), La città e il monastero.
141. Privilegi e capitoli con altre gratie concedute alla fedelissima Città e Comunità femminili cittadine nel Mezzogiorno moderno, Napoli,
Regno di Napoli, Milano, 1719, p. 165-166. 2005, p. 65-103.
142. Sugli interessi e sul peso delle famiglie dell’aristocrazia di
285

d’armi», «per rendersi più abile al Servizio di già da Scipione Mazzella, negli anni ottanta del
Vostra Maestà». Le «famiglie principali» di Napoli XVI secolo144 : le élites danno lustro alle città, ma
avevano anche a Nola «molte famiglie nobili appa- anche queste ultime condizionano e determinano
rentate». La capitale inoltre riceveva da quella città la natura delle élites; come si evince dallo stesso
ogni anno «gran quantità di vino». Per Pozzuoli testo delle grazie richieste sopra citato.
l’eventuale giurisdizione baronale avrebbe arre- Per cogliere a pieno il profilo delle élites aristo-
cato «incomodo e pregiudizio al beneficio cratiche della capitale, bisogna cercare di indagare
pubblico», «tenendovi molte case e palazzi Cava- la dinamica interna dei seggi, come spazio nevral-
lieri Napoletani». Il demanio era preferibile anche gico dell’esercizio della politica. Si deve conside-
per Cosenza, «Metropoli delle due Provincie di rare in primo luogo l’importanza maggiore dei
Calabria, ed antico titolo delli Duchi di Calabria seggi di Nido e Capuana; nonché perseguire una
Principi Primogeniti de’ Serenissimi Rè di questo ricostruzione, almeno parziale, di percorsi più
Regno». Due famiglie consentine inoltre facevano specifici e dell’incidenza delle singole famiglie
parte dei seggi napoletani di Nido e Porto. come di singoli esponenti all’interno dei seggi
L’intreccio delle parentele tra l’aristocrazia di napoletani. In questo senso Muto ha fornito
seggio di Napoli e le altre nobiltà cittadine fa emer- recentemente un interessante contributo. Egli ha
gere chiaramente il primato della prima e costi- elaborato i dati del numero delle famiglie aggre-
tuisce nel contempo una delle basi per l’egemonia gate tra 1569 e 1671145. Il peso preponderante di
delle seconde. I seggi esprimono e difendono la Capuana e Nido è dovuto alla maggiore consi-
logica e gli interessi materiali e simbolici della stenza del numero delle loro famiglie. Nido
capitale, anche al di fuori del suo territorio143 : gli presenta nell’arco temporale considerato la più
approvvigionamenti; proprietà nelle città che elevata stabilità nella composizione. Con Capuana,
rischiavano di essere infeudate, il prestigio insito quest’ultimo rappresenta un baluardo politico
nella proiezione dei lignaggi di Napoli sulla scala nell’ambito della componente municipale della
dell’intero regno. Le élites urbane di quest’ultimo, capitale146. Lo studioso ha evidenziato inoltre come
dal canto loro, lo sono in definitiva attraverso una nel seggio di Nido il peso specifico più consistente
convergenza nella stessa logica della capitale, in termini politici fosse quello dei Brancaccio e dei
anche grazie alle parentele e alle alleanze con Carafa. La conferma è data dal prezioso verbale
quelle di Napoli. Le élites raggiungono un adeguato della votazione di alcune ascrizioni, da egli rinve-
grado di egemonia solo se intrecciano proficua- nuto, tenutasi il 14 aprile del 1584. Si tratta delle
mente le dimensioni locale ed extralocale. Ciò prestigiose aggregazioni del viceré don Pedro
rappresenta anche una conferma di quanto notato Giron duca di Ossuna e di don Innico Lopez

143. Su questo e su altri temi relativi ai caratteri, agli interessi e ai che il primato di Nido e Capuana era dovuto alla presenza
problemi di Napoli capitale, specialmente durante il suo nei loro ranghi delle «famiglie più ragguardevoli per patri-
intenso sviluppo demografico e urbanistico ha proposto monio e per prestigio», di cui precisa il peso specifico nella
dense considerazioni G. Galasso, Il Regno di Napoli. Il Mezzo- contribuzione del 1605 : «Dei 2031 ducati di Nido un quarto
giorno spagnolo (1494-1622), Torino, 2005, p. 647-677. (527 ducati) tocca ai varii rami dei Carafa, che anche in
144. S. Mazzella, Descrittione... cit. questo caso particolare e minore si dimostrano come il più
145. G. Muto, Interessi cetuali, p. 633. cospicuo dei ceppi nobili napoletani. Solo a grande distanza
146. Ibid., p. 622. L’autore, citando e rielaborando i dati di un seguono gli Avalos (175), i Pignatelli (159), i Gesualdo (149),
doumento citato da G. Galasso, Ideologia e sociologia del patro- gli Acquaviva (121), i Gonzaga (120 : ovviamente, le famiglie
nato di S. Tommaso d’Aquino su Napoli (1605), in G. Galasso e extraregnicole contribuiscono solo pro quota di quanto
C. Russo (a cura di), Per la storia sociale e religiosa del Mezzo- posseggono nel Regno), gli Orsini (105), gli Spinelli (88), i di
giorno d’Italia, Napoli, 1982, p. 221-249 (ora anche in Id., Capua (60) : altre otto famiglie che forniscono, a loro volta,
Napoli capitale... cit., p. 144-164), richiama anche la forte la metà all’incirca della contribuzione del Seggio. In
capacità contributiva di Nido e Capuana, in grado di versare Capuana si incontra, bensì, il solo altro raggruppamento
2821 ducati sui 3413 raccolti dai seggi nel loro insieme, in familiare confrontabile in qualche modo con quello dei
occasione della autotassazione del 1605 per la proclamazione Carafa, e cioè la grande costellazione dei Caracciolo, che
di di S. Tommaso d’Aquino come ottavo patrono di Napoli. contribuiscono alla celebrazione con 331 ducati, divisi fra i
Muto sottolinea peraltro che delle 60 famiglie ascritte all’e- loro due rami, degli Sguizzari (244) e dei Rossi (87) e
poca a Nido solo 37 sottoscrivono la raccolta dei fondi e delle ammontati al 41,9% dell’intera contribuzione del Seggio. La
35 ascritte a Capuana partecipano ad essa solo 29 (G. Muto, seconda famiglia di Capuana, i Loffredo, arriva appena a 69
Interessi cetuali... cit., p. 633-634). Galasso mette in evidenza ducati», (G. Galasso, Napoli capitale... cit., p. 149).
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
286 Piero V ENTURA

Hernandez de Velasco, Contestabile di Castiglia. due sole famiglie, i Mormile e i de Liguoro, control-
Sui 121 cavalieri presenti e votanti, 45 apparten- lano con i loro cavalieri l’intero seggio148.
gono ai quattro rami dei Brancaccio e ai due dei
Carafa147. La proporzione consente di identificare Se ne ricavano proficui spunti di riflessione e di
all’interno di ciascun seggio un numero ristretto di ricerca rispetto alla vita politica municipale della
famiglie che determinano e condizionano la vita Napoli spagnola. Dal Trattato del Governo della Fede-
dei seggi e che di fatto costituiscono il nucleo duro lissima Città di di Napoli, ultimato nel 1671 da
del patriziato napoletano. Ma anche al di là del Michele Muscettola, uno degli esponenti più in
peso numerico, emerge il nodo del protagonismo vista del seggio di Montagna, è possibile ricavare
politico di alcuni lignaggi all’interno del seggio, dati che confermano quanto osservato da Muto. In
oltre ai Brancaccio e ai Carafa. Al riguardo, Muto particolare vi sono riportati i verbali delle dieci
osserva : conclusioni raggiunte in virtù delle votazioni svol-
tesi nel seggio, in occasione di richieste di donativi
di fatto, il seggio è controllato da queste due famiglie o di altri sostegni di carattere fiscale alla corona, tra
che con la loro forza di trascinamento e con l’aiuto il 1632 e il 1659149. Si tratta di una fonte molto inte-
di pochi altri alleati (i Capace capitalizzano sette ressante, specialmente considerando le difficoltà di
cavalieri con voto) possono governare il seggio e reperire documentazione relativa alla vita politica
disegnarne la strategia politica. Questa situazione si dei seggi, date le ingenti distruzioni subite dai fondi
verifica anche negli altri seggi : nel seggio di antichi dell’Archivio Storico Municipale di Napoli.
Capuana i Caracciolo Sguizzari assieme ai Caracciolo I Sanfelice, i Muscettola e i Carmignano si
Rossi e ai Loffredo raggiungono il 40% dei cavalieri confermano protagonisti dell’attività del seggio di
aventi diritto al voto; nel seggio di Montagna le Montagna. Il totale dei loro cavalieri, rispetto agli
famiglie Sanfelice, Carmignano e Muscettola capita- altri membri del seggio, nelle occasioni citate
lizzano circa la metà dei votanti proprio come in raggiunge sempre percentuali che oscillano
quello di Porto dove la stessa proporzione è data dai intorno alla metà del numero complessivo dei
Pappacoda, i De Gennaro e i Macedonio; infine, cavalieri intervenuti; come si evince dalla
anche nel seggio più piccolo, quello di Portanova, seguente tabella.

Tabella 1

VOTAZIONI DEL SEGGIO DI MONTAGNA

Famiglie con il maggior numero Anno Anno Anno Anno Anno Anno Anno Anno Anno Anno
di cavalieri presenti alle votazioni 1632 1634 1636 1637 1638 1639 1643 1645 1646 1659

SANFELICE 12 8 8 10 11 5 9 8 7 5
MUSCETTOLA 5 5 4 5 6 5 5 8 6 9
CARMIGNANI 3 8 7 4 4 7 – 4 9 7

Totale cavalieri intervenuti per le tre famiglie 20 21 19 19 21 17 14 20 22 21


Totale cavalieri del seggio intervenuti 38 47 49 48 49 37 37 46 46 34

Percentuali 52,6 44,7 38,7 39,6 42,8 45,9 37,8 43,5 47,8 61,7

147. G. Muto, Immagine e identità... cit., p. 371. dei donativi e più in generale del sostegno finanziario al
148. Ibid. sovrano era il frutto di un operato politico impegnativo e
149. Biblioteca Nacional Madrid (da adesso in poi BNM), Ms delicato. Ciò anche in considerazione della condizione privi-
6247, f. 40-288. Gli appuntamenti in questione rappresen- legiata che rendeva la capitale esente «dalle contribuzioni in
tano occasioni di rilievo della vita politica del seggio di forma di imposte dirette, ordinarie o straordinarie »,
Montagna., specie nel rapporto con il governo vicereale. La G. D’Agostino, Parlamento e società... cit., p. 124.
costruzione del consenso politico per favorire la concessione
287

Sulla scena cittadina, Nido e Capuana rappre- tutto superfluo sottolineare che le diverse linee
sentano i seggi più rilevanti, in termini di consi- familiari dei Caracciolo, degli Acquaviva, dei Carafa,
stenza numerica e di prestigio, e più compatti nei dei Gesualdo, dei Pignatelli, dei Brancaccio, degli
confronti del governo dei viceré spagnoli nonché Spinelli facevano la fortuna dei singoli seggi in cui
degli altri seggi. Afferma Muto che per esse ascritte, non tanto per i titoli e il possesso di
feudi ma soprattutto per la capacità di mobilitare il
quanto i seggi fossero tutti su un piano di pari patrimonio di risorse relazionali dentro e fuori il
dignità, è evidente che il loro peso contrattuale regno150.
veniva determinato da due variabili : da un lato la
composizione quantitativa, ovvero il numero delle L’importanza delle famiglie e delle loro capa-
famiglie e dei cavalieri che ciascuna famiglia espri- cità politiche sono dunque alla base delle fortune
meva; dall’altro la qualità delle medesime famiglie, il dei seggi. Ciò vale anche per quelle appartenenti ai
loro rango come titolati, la fortuna economica, la seggi di minore spessore. In questi casi l’attivismo
capacità delle loro reti parentali e fazionali. Sotto il sul piano politico era anzi ancora più necessario,
primo profilo il seggio di Nido si affermò come per cercare di bilanciare l’egemonia dei seggi più
quello con il maggior numero di famiglie ascritte le importanti e dei loro lignaggi più prestigiosi. In tal
quali variarono nel tempo tra le sessanta e le senso si dovrebbe approfondire il discorso sulle
quarantatre; il seggio di Capuana registrò tra le performances politiche delle famiglie dei seggi
quarantatre e le trentadue famiglie ascritte; quello di minori e di singoli cavalieri151.
Montagna tra le ventidue e le diciotto; Porto tra le Tutte queste indicazioni evidenziano che il
venti e le diciassette; Portauova infine tra le sedici e seggio è per eccellenza il luogo della politica, non
le undici famiglie. Il numero complessivo delle fami- solo nei casi di Nido e Capuana. Tale importanza,
glie ascritte ai cinque seggi variò complessivamente cresciuta dopo la già richiamata svolta del 1642, da
nel corso dei secoli XVI e XVII tra 126 e 160. Risulta quando cioè il parlamento generale del regno di
evidente, inoltre, che i due seggi più consistenti Nido Napoli non fu più convocato, si può misurare
e Capuana, differenziati nel numero delle famiglie anche nel ruolo del seggio di Montagna. Da una
ma non in quello dei cavalieri ascritti, avevano la nota dell’agente del granduca di Toscana dell’8
meglio sotto ogni aspetto sugli altri tre seggi e questa settembre del 1643, si apprende delle manovre del
loro supremazia fu rimarcata dalla letteratura coeva viceré per ottenere anche dal seggio di Montagna
che cercò in qualche caso di legittimare un maggior un voto favorevole al donativo ordinario per la
gradiente di nobiltà rispetto agli altri tre. Sotto il corona152 ; poiché a causa di alcune contrapposi-
profilo dello spessore politico le differenze tra i seggi zioni all’interno del seggio non era stato possibile
sono evidenti e sono espresse dal rango e dallo spes- giungere alla conclusione. Il voto di Montagna era
sore delle famiglie ascritte a ciascuno di essi. È del fondamentale per consentire di raggiungere la

150. G. Muto, Immagine e identità... cit., p. 371-372. richiesta si riporta in appendice la convocazione, la conclu-
151. In tal senso sono preziose le analisi su vicende e contesti sione e l’elenco dei cavalieri di Montagna intervenuti. Viene
politici a Napoli, per la prima metà del XVII secolo, compiute evidenziato l’impegno del seggio di Montagna, specie di
da G. Galasso, Il Regno di Napoli... cit., p. 124 sg. Ad esempio, fronte alle pressanti esigenze finanziarie spagnole dovute
questi sottolinea l’effetto dell’azione congiunta dei seggi di alle ingenti spese militari durante la guerra dei Trent’anni,
Porto, Montagna e Portanova, in accordo col seggio del per elaborare soluzioni praticabili che rendessero la tassa-
Popolo, nel fare blocco con il viceré e consentire la conces- zione finalizzata ai donativi non troppo gravosa. Ad
sione del donativo di 600.000 ducati chiesto nel 1636 (ibid., esempio, rispetto ai 600.000 ducati chiesti dalla corona nel
p. 124). Rispetto a un meccanismo divenuto costante e strut- 1645, si proponeva di raccoglierne 400.000 attraverso
turale, durante il viceregno spagnolo, quale quello dei dona- l’imposizione di «carlini quattro per tomolo de farina alli
tivi, non si deve ritenere scontato o meccanico l’accordo casali» di Napoli. Si chiedeva tuttavia, nel contempo, di
politico che ne costituiva di volta in volta il fondamento. evitare che tale tassa straordinaria pregiudicasse, da allora in
Emerge ad esempio lo sforzo degli esponenti del seggio di poi, lo statuto privilegiato di cui gli stessi casali, parte inte-
Montagna perché andasse a buon fine la richiesta del 1636, grante del territorio della capitale godevano (immunità da
dovuta alla «necessità, che se dice che tiene Sua Maestà pesi fiscali sui fuochi, alloggiamenti militari e altre servitù),
d’esser servita nelli passati bisogni di guerra non solo nella ibid., f. 99v-103.
Fiandra, Alemagna, ma sopra tutto nel Stato di Milano», 152. Citato da G. Muto, Interessi cetuali... cit., p. 626.
BNM, Ms. 6247, f. 66. Della votazione relativa a questa
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
288 Piero V ENTURA

maggioranza, dal momento che Portanova, Porto e servendo in nome pubblico nel felice ingresso del
il seggio del Popolo avevano già espresso il proprio suo governo di questo Regno, ho havuto stimolo
accordo. Il momento decisivo per approdare alla ragionevole di presentar li un breve raguaglio del
decisione politica restava la dialettica all’interno governo dell’istessa Città, e Regno, con riportarci
del seggio. In tal senso Muto ha anche precisato diverse Conclusioni delle nostre Piazze e lor Deputa-
che «la funzione di indirizzo politico riservata agli tioni a tal proposito con l’origine de Tribunali parti-
eletti era forse meno ampia di quanto si sia sino ad colari e Gabelle della Città, et l’intiero Parlamento
ora ritenuto, poiché erano le singole piazze a deli- celebrato nel medesimo anno 1628..., tutto negotio
berare su tutto ciò che riguardava l’amministra- concernente al maneggio politico di questo
zione cittadina»153. È importante perciò cogliere il Pubblico157.
protagonismo politico all’interno dei seggi.
Nell’ambito del seggio di Montagna fu proprio Muscettola motiva retoricamente la propria
Michele Muscettola, l’autore del citato trattato sul iniziativa, conferendole quasi il carattere di una
governo di Napoli, uno dei cavalieri più attivi. La missione obbligata o, in altri termini, la legittima-
sua stessa opera di ricostruzione storica e di docu- zione di un ruolo politico dirigente all’interno del
mentazione è espressione di protagonismo poli- seggio. Certo egli accoglie il viceré ad interim in
tico all’interno del seggio. Egli firma la sua dedica veste ufficiale, in quanto sindaco eletto dal suo
a don Fadrique de Toledo Ossorio, marchese di seggio; ma lo scopo del suo trattato sembra chiara-
Villafranca, il 18 febbraio 1671. Pochi giorni mente andare oltre. Egli aggiunge infatti :
prima, il 2 febbraio, don Fadrique, generale della
squadra delle galee del regno, si era insediato a e ben doveasi da me consagrar a Vostra Eccellenza
Napoli come viceré ad interim, in sostituzione di questo qualsisia picciol fascetto delle publiche notitie
don Pedro de Aragona, inviato a Roma per raccolte fra il breve spatio concessomi dalle continue
rendere omaggio in nome del re a papa Clemente occupationi del mio officio così per il luogo, che
X154. Nella dedica, Muscettola pone in risalto la Vostra Eccellenza tiene nelle nostre Piazze, per
figura paterna : Francesco Antonio era diventato trovarsi già la sua augustissima Casa annoverata fra
reggente di Cancelleria nel 1656155 ed era stato le famiglie della Piazza o sia Seggio di Montagna158.
sindaco nel parlamento generale del regno del
1628156. Nell’illustrazione dei motivi della dedica Il contenuto politico dell’iniziativa di Muscet-
egli richiama dunque i meriti istituzionali della tola si intende meglio considerando in termini più
sua casata, sottolineando un legame particolare precisi il contesto peculiare e ambiguo del governo
con i Toledo e più in generale con i viceré vicereale di quel momento. Don Fabrique de
spagnoli : Toledo era stato nominato viceré ma non sostituto
di don Pedro de Aragona, che al suo ritorno da
Havendo sperimentato fatalità troppo felice la nostra Roma avrebbe assunto nuovamente la carica vice-
Casa, Eccellentissimo signore, nel sortir due volte reale. Ciò produsse un quadro dai risvolti conflit-
l’officio di Sindico di questa Città e Regno, eletto tuali. Il Toledo cercò di interpretare il proprio
dalla Piazza di Montagna, a servir l’augustissima casa ruolo energicamente, per volgere la situazione a
di Toledo, la prima volta il Regente Francesco proprio vantaggio e per non subire gli intralci del-
Antonio mio Padre, con l’occasione del parlamento l’Aragona, che sebbene impegnato a Roma restava
generale del Regno dell’anno 1628, appresso la una presenza ingombrante, e del suo entourage159.
persona dell’Eccellentissimo Signor Duca d’Alba Il viceré Aragona peraltro, insediatosi nell’aprile
all’hora Viceré, et ultimamente io per andarlo del 1666, aveva svolto con impegno e talora con

153. Ibid., p. 621. diritto di nominare a turno «il Sindaco, che rappresentava la
154. G. Coniglio, I viceré spagnoli di Napoli, Napoli 1967, p. 287. città ed il regno intero nei parlamenti generali, ed in tutte
155. All’epoca dell’incarico egli era giudice della Gran Corte della quelle pubbliche e solenni funzioni, in cui anche il regno
Vicaria. A breve distanza, nel 1631, egli divenne consigliere doveva figurare», B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte
del Sacro Regio Consiglio, prima di concludere brillante- prima, p. 6.
mente la sua carriera come reggente di Cancelleria, 157. BNM, Ms. 6247.
G. Intorcia, Magistrature del Regno di Napoli... cit., p. 347. 158. Ibid.
156. BNM, Ms 6247. Solo i seggi nobili di Napoli avevano il 159. G. Coniglio, I viceré spagnoli... cit., p. 292-293.
289

efficacia il proprio mandato160. Tra le prime inizia- interprete di una politica anche aggressiva rispetto
tive del Toledo vi fu il controllo sistematico di ai seggi nobili, e strettamente legata al viceré
memoriali e suppliche presentati in vari uffici, per d’Aragona166. In seguito a una serie di contrasti
perseguire ruberie e atti di corruzione161. Sembra con quest’ultimo, i seggi di Nido, Capuana e
perciò che Muscettola abbia colto l’occasione più Montagna interruppero la loro partecipazione alle
propizia per rendere la sua fatica un’opera al riunioni del Tribunale di San Lorenzo. Nel
servizio dell’esponente più prestigioso del suo novembre del 1669, però, il viceré giunse a paven-
seggio, nel suo delicato e non facile compito. Con tare che il grassiero, un eletto nobile e l’eletto del
il suo trattato egli offriva le chiavi d’accesso alle Popolo, potessero «far Città», cioè deliberare in
istituzioni municipali, giocando abilmente la carta materia di governo urbano senza l’apporto deci-
dell’adempimento di un dovere a cui si era sentito sivo di alcun seggio167.
chiamato per soddisfare le esigenze di governo del Cammisa riferisce di un altro episodio signifi-
viceré162. cativo dell’impegno di Muscettola sulla scena
L’impegno istituzionale di Muscettola si svolge cittadina, verificatosi poco prima della redazione
dunque sulla base di una solida consapevolezza del discorso del 1668, che ne pone in rilievo le doti
politica. Al riguardo si può citare anche il cospicuo di pragmatismo e l’abilità nel tessere alleanze utili
bagaglio dovuto alla sua carriera nelle magistra- rispetto alle congiunture politiche. Egli avallò
ture del regno. Nel 1662 egli è giudice della Gran un’operazione di mistificazione che doveva
Corte della Vicaria; nel 1669 è consigliere del Sacro proteggere il viceré d’Aragona dalla censura al suo
Regio Consiglio e nel 1687 diviene presidente della operato da parte di Madrid. Questi, oltre a quella
Regia Camera della Sommaria163. Si tratta di un di Muscettola, aveva ottenuto la complicità del
curriculum rilevante, certamente una risorsa in più Segretario del Regno, del duca di Isola Giulio
nel profilo di nobile di seggio. Lo spessore e Cesare Bonito, delle piazze di Nido, Porto e
l’importanza del personaggio sono stati richiamati Montagna e dell’eletto del Popolo, nel sottoscri-
di recente da Francesco Cammisa inscrivendo il vere un memoriale predatato, in cui risultasse che
suo percorso prevalentemente nell’appartenenza la decisione di imporre gabelle sulle sete e sulle
al ceto togato della capitale. È opportuno invece carni macellate per consentire la costruzione del-
parlare di due dimensioni nell’identità e nell’ope- l’Ospizio di San Gennaro, destinato ai poveri, fosse
rato di Muscettola, definito un «protagonista di stata assunta dalla città e non dal viceré168.
primo piano della vita politica napoletana»164. Del Giuseppe Coniglio evidenzia come questa inizia-
Muscettola è stato edito un testo sul governo di tiva dovesse bilanciare le rimostranze precedente-
Napoli, del 1668165. Si tratta di uno scritto pole- mente affidate dagli altri eletti al Marchese di
mico, costruito su un nutrito apparato erudito, che Grottola, inviato a corte. Dal sovrano tuttavia
mira a ridimensionare le prerogative del seggio del giunse il richiamo al rispetto dei privilegi cittadini,
popolo nel governo urbano; sostenendo peraltro che non prevedevano forzature in materia fiscale
l’origine decisamente recente del riconoscimento al di là del consenso espresso dai seggi. Il Segre-
da parte regia dei suoi compiti istituzionali e dei tario del Regno divenne il capro espiatorio del
suoi privilegi. Il contesto nel quale si colloca lo viceré, che sostenne di non essere stato messo al
scritto è quello successivo alla nomina di Fran- corrente della necessità del consenso della città per
cesco Troise ad eletto del Popolo, figura che si fece imporre nuovi tributi169. Il quadro che ne emerge

160. Ibid., p. 283-292. fedelissima città di Napoli, in F. Cammisa, Dialettica istituzio-


161. Ibid. nale... cit., p. 18-35.
162. Tra i fattori che possono avere incoraggiato Muscettola in 166. Ciò è anche dimostrato dalle pressioni esercitate dal viceré
tale direzione giova probabilmente richiamare i conflitti d’Aragona, per ottenere la nomina del Troise a consigliere
verificatisi tra gli eletti napoletani e il viceré Aragona in del Sacro Regio Consiglio; che però non ottennero l’effetto
diverse occasioni, accennati da G. Coniglio, I viceré spagnoli... desiderato. Il Troise fu infatti nominato solo razionale di
cit., p. 284. questo tribunale e rifiutò la carica, G. Coniglio, I viceré
163. G. Intorcia, Magistrature nel regno... cit., p. 348. spagnoli... cit., p. 286.
164. F. Cammisa, Dialettica istituzionale e governo della città di Napoli 167. F. Cammisa, Dialettica istituzionale... cit., p. 11.
in un inedito del 1668, in Frontiera d’Europa, 1, 2000, p. 9. 168. G. Coniglio, I viceré spagnoli... cit., p. 286, sottolinea l’impor-
165. BNN, Ms. XI C 37, Discorso per le differenze occorse in quest’anno tanza di tale realizzazione.
1668 tra gli eletti nobili con l’eletto del popolo circa il governo della 169. F. Cammisa, Dialettica istituzionale... cit., p. 12. Sulla gestione
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
290 Piero V ENTURA

sembra dunque piuttosto quello di una dialettica scritto inedito, ovvero quel Trattato del Governo del-
politica anche trasversale nell’ambito dei seggi, in la Fedelissima Città di Napoli, citato precedente-
cui si aprivano spazi di manovra utili nel conse- mente. E il richiamo alla prudenza politica di chi
guire un rapporto più vantaggioso con il viceré. governa, con cui egli chiude il Discorso del 1668173,
Sono da considerare inoltre le difficoltà per suona come il punto di vista di chi è impegnato
quest’ultimo, rispetto ai delicati equilibri politici nel governo della città piuttosto che di un testi-
del regno, che stavano molto a cuore alla corte170. mone affannosamente intento ad accattivarsi il
In «questi frangenti Michele Muscettola, per viceré e la nobiltà. Certo bisogna affinare la
far carriera, si barcamenava : era giudice di prospettiva e considerare la peculiarità della sua
Vicaria, ossia teoricamente non perpetuo, ed aspi- posizione, ascritto in un seggio con minore potere
rava a progredire. Il suo coinvolgimento...fu nell’ambito cittadino quale Montagna, che neces-
dovuto all’ambizione di «arrivare alla toga sitava di alleanze e abilità politica per potere
perpetua». I suoi sforzi furono premiati; nel contare di più.
maggio 1669, infatti, egli fu nominato Consigliere Calandosi nelle dinamiche politiche della
di Santa Chiara dallo stesso viceré. «E – forse per seconda metà del XVII secolo, attraverso la figura
compensare i nobili del favore ricevuto, certo per di Michele Muscettola e del suo operato, sembra
mostrare ch’egli era persona di cultura, che solo per certi versi ribaltata l’immagine di una certa
occasionalmente si era dovuto compromettere – disaffezione da parte dei cavalieri di seggio rispetto
scrisse il Discorso»171. Il giudizio mi sembra riduttivo agli impegni della vita politica municipale e di
e contraddittorio. Michele Muscettola è stato defi- governo della città, sottolineata ad esempio dal
nito dallo stesso Cammisa un protagonista della viceré Granvelle negli anni settanta del Cinque-
vita politica napoletana. Egli non si barcamena, cento. È lecito leggere tale sottolineatura di una
piuttosto partecipa ad alleanze che possono anche situazione peraltro oggettiva anche come un topos
cambiare, secondo modalità tipiche di un membro volto a giustificare un più energico intervento
dell’élite politica del suo seggio, in grado di farsi vicereale nelle delicate questioni del governo della
all’occorrenza parte dirigente. Muscettola scrive in capitale; eventualmente anche a dispetto delle
polemica con l’eletto del Popolo, sottolineando prerogative istituzionali garantite agli eletti. Resta
come le sue prerogative non siano mai state esclu- tuttavia il dato di una diseguale partecipazione da
sive in materia di annona e circoscrivendone parte dei cavalieri di seggio, che pone ulterior-
l’ampiezza alle decisioni relative ai vertici delle arti mente in risalto i protagonismi di pochi, cioè delle
cittadine. Ma egli non fa ciò in veste di esponente élites tra le élites dei seggi di Napoli. La disaffezione
del ministero togato che «rifiutava per sé ogni per l’attività politica e istituzionale nell’ambito dei
collocazione cetuale e si poneva super partes»172 ; seggi si può evincere, già per la seconda metà del
quanto piuttosto come uno dei cavalieri politica- Cinquecento, dall’intimazione formulata agli eletti
mente più dinamici del seggio di Montagna. Ciò lo dal viceré cardinale Granvelle Collaterale, il 20
si intende pienamente se si considera un altro suo ottobre 1573 : «per non andarno tutte le vostre

finanziaria del viceré Aragona ha espresso un parere favore- dall’eccellentissimo signor don Pietro Antonio Raymondo Folch de
vole G. Coniglio, I viceré spagnoli... cit., p. 286 sgg., che Cardona olim Aragona. Si veda in merito M. Santoro, Le secen-
richiama anche il peso delle difficoltà sopraggiunte in tine napoletane della Biblioteca nazionale di Napoli, Roma,
seguito alla numerazione dei fuochi del regno, portata a p. 234.
compimento dopo un decennio nel 1669, dalla quale risultò 171. F. Cammisa, Dialettica istituzionale... cit., p. 12.
una diminuzione della popolazione di 100.000 fuochi. 172. Ibid., p. 16.
170. Dopo il mandato del Troise e le più movimentate manovre 173. È interessante in proposito la metafora, mutuata da Bene-
politiche in accordo con il viceré, la carica di eletto del detto Di Falco, descrittore della Napoli del XVI secolo, impie-
Popolo passò al dottor Giuseppe Pandolfi, esponente popo- gata da Muscettola. Il Popolo è da considerare come un
lare gradito ai seggi nobili. Secondo G. Coniglio, I viceré olmo; di per sé «un Albero infruttifero», che non «vale cosa
spagnoli... cit., p. 286, il viceré Aragona «ammaestrato alcuna senza la Nobiltà, ch’è la vite sua moglie». L’autore
dall’esperienza» cercò con questi ultimi di trovare un’intesa. conclude che l’unione tra nobili e popolari «habbi da essere
Del rinnovato e rasserenato clima politico si può ravvisare fraterna, per dar frutto, non dovendosi havere altra mira,
un indizio anche nella pubblicazione avvenuta nella capi- che il servitio del Re et del Pubblico, nel quale deve coope-
tale, nel 1671, da parte di Pandolfi di un volume in lode del- rare chi prudentemente governa», in F. Cammisa, Dialettica
l’Ospizio di San Gennaro realizzato dal viceré, ovvero La istituzionale... cit., p. 35.
povertà arricchita o vero l’hospitio de poveri mendicanti fondato
291

persone ordinariamente in lo luco solito di San nuovi, in quella di Capuana i Sei vecchi nominavano
Lorenzo si mancano di far molte provvisioni che gli Eletti pel Tribunale di S. Lorenzo, ed i cavalieri, che
da dì in dì convengono farsi per conto della grassa dovevano comporre talune deputazioni ordinarie o
di questa magnifica et fedelissima città di Napoli et straordinarie della Città. Nella sola piazza di
da questo ne può nascere alcuno mancamento in Portauova creavano quando toccava, anche il
disservizio di sua Maestà et del bene pubblico della Sindaco. Il loro ufficio era annuo. Ad essi propria-
città»174. Il viceré ordina di conseguenza che «vi mente apparteneva convocare le piazze, estraendo a
debbiate giuntare tutti in detto luogo de San sorte il nome di quella che doveva cominciare il giro,
Lorenzo ogni di de negotii de poi di magnare et in ed essi, quando occorreva, sia a richiesta del
esso assistere tre hore continue»175. In caso Governo o degli Eletti stessi, sia per propria inizia-
contrario sarebbe stata comminata una pena di tiva si riunivano nel capitolo di S. Lorenzo per deli-
mille ducati. berare degli affari comuni a tutta la Città178.
Alcuni meccanismi istituzionali della vita
interna dei seggi pongono in luce l’importanza Nei meccanismi di rotazione, frutto dei
della partecipazione attiva da parte dei cavalieri di sorteggi, e dunque nel ruolo dei Cinque e Sei, non
seggio. Alcune procedure invece erano basate si esauriscono certo le funzioni, le incombenze e
sull’estrazione a sorte. Ad esempio la scelta dei gli appuntamenti della vita politica e istituzionale
Cinque e dei Sei, ovvero dei cavalieri deputati al dei seggi. Resta l’importanza della competizione
governo dei seggi nobili (cinque per Nido, sei per politica e degli accordi, delle consorterie, delle
gli altri), avveniva proprio estraendo a sorte tra i alleanze; dunque delle performances politiche degli
nomi di tutti gli appartenenti al seggio176. Essi, esponenti più abili dell’élite politica nell’ambito di
precisa Bartolommeo Capasso, «avevano la giuri- ciascun seggio. La effettiva partecipazione alla vita
sdizione sui nobili della propria piazza nelle del seggio produceva posizioni di maggiore peso
questioni, che potevano sorgere tra essi, salvo se vi per i lignaggi, che potevano rafforzare quelli più
fusse seguita effusione di sangue, ma nelle delibe- numerosi e potenti o rendere meno deboli quelli
razioni non avevano voto alcuno»177. Quest’ultimo di minore peso.
punto conferma peraltro quanto già sottolineato Gérard Delille inoltre ha sottolineato l’impor-
da Muto, ovvero che era il seggio nel suo tanza della solidarietà di lignaggio e dei criteri
complesso a restare il centro della vita e della deci- distributivi per affidare le cariche nell’ambito del
sione politica, anche rispetto al ruolo dell’eletto, seggio; ha considerato ad esempio i «meccanismi
che era la sua espressione esecutiva. di funzionamento interno dei grandi lignaggi, la
loro maniera di raggrupparsi a livello amministra-
Nelle piazze di Montagna, Porto e Portauova i Sei tivo e in rapporto al potere centrale»179. Egli ha

174. ASN, Collaterale Curiae, 27, 20 ottobre 1573, f. 30. essi quelle persune più vecchie quieti et onorati che li pare-
175. Ibid. Bisogna anzi valutare le difficoltà di far riunire i seggi, ranno esser in dicte lloro piaze et con intervento lloro far la
insorte già diversi anni prima. Alla fine di giugno del 1559 electione come è solito del decto novo electo et consultori
giunse un richiamo all’obbligatorietà della loro adunanza, per lo semestro futuro quale siano persune qualificati et apti
ASN, Collaterale Curiae, 18, f. 7v. Riguarda il seggio del al ben guberno di questa Magnifica et fedelissima Città per
Popolo un mandato del Collaterale, del 22 giugno 1550, che servitio di decta Maestà et Universale beneficio». È palese la
ne sollecitava l’elezione del nuovo eletto, ASN, Collaterale cura adoperata nell’assicurare il funzionamento dei mecca-
Curiae 12, f. 109. All’eletto ancora in carica e ai suoi consul- nismi di selezione e di promozione delle élites politiche all’in-
tori il viceré e il Collaterale conferivano «ampla potestà et terno della piazza popolare. Si deve peraltro ricondurre
facoltà de possere astringere et fare mandato penale de l’intervento istituzionale citato alla riforma, disposta nel
nostra parte de mille ducati a tutti quelli che per voi saranno 1548 dallo stesso Toledo, del sistema di elezione dell’eletto
chiamati per lo effectuare et concluder de dicta electione del Popolo. Quest’ultimo sarebbe stato scelto da allora in poi
accio habbiano da intervenir in quella et assistere con li altri da una lista di sei nomi fornita dal seggio del Popolo,
cittadini che seranno venuti per tale effecto». Ciò conferma G. Muto, Il regno di Napoli... cit., p. 278.
l’attenzione delle magistrature centrali per le élites del regno 176. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte prima, p. 26.
e tanto più della sua capitale. L’ordine del 1550 formulato 177. Ibid.
dal Toledo e dai suoi consiglieri, infatti, recita ancora : 178. Ibid., p. 26-27.
«volemo che li Magnifici Capitanei de le piaze debiano 179. G. Delille, Famiglia e proprietà... cit., p. 38-39. In tal senso
conferire in lo solito loco del vostro reggimento et portar con cita la fondazione dei Monti di Famiglia.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
292 Piero V ENTURA

richiamato la suddivisione di Capuana in tre portolania, uno dei proventi giurisdizionali della
raggruppamenti principali di lignaggio : i Carac- città. L’ufficio di Regio Portolano era stato addirit-
ciolo, i Capace e gli Aienti. Questi si suddividono a tura concesso da Alfonso I e tenuto in burgensa-
loro volta in più rami : Caracciolo Sguizzeri, tico per tutto il XVI secolo e fu appannaggio della
Caracciolo Rossi; Capace Tomacelli, Capace Minu- famiglia fino al 1617181. La portolania faceva parte
tolo, Capace Latro ecc. Gli Aienti invece costitui- del patrimonio della città, che comprendeva
scono un insieme di più famiglie (Loffredo, gabelle e arrendamenti e diritti di privativa (ad
Somma, Barrili, Filomarino, Tocco ecc.). Sui esempio lo jus panizzandi)182. Nel 1636 essa fu
rapporti politici e istituzionali di questi raggruppa- acquistata dalla città183. La portolania «aveva
menti Delille pone l’accento su quanto illustrato inoltre gli emolumenti per le concessioni e licenze
da un attento osservatore cinquecentesco quale di spiazzi, posti, cacciate, pennate, ecc. che anda-
Scipione Ammirato : vano comprese sotto la denominazione di jus di
Moccia, e per gli affitti delle piazze o mercati, non
Gli honori dunque in questo modo si comparti- che per altre occupazioni temporanee di suolo o di
scono; che creandosi per dover fare alcuna cosa sei aria, colle corrispondenti multe per le contrav-
cavalieri del seggio di Capouana, due sen’hanno da venzioni»184. Ai Carmignano, ascritti a Montagna,
pigliare dal corpo de Caraccioli, due da Capaci, e due dedica un espressivo medaglione Bartolommeo
da gli Aienti, e così si fa sempre, e i Caraccioli in Capasso.
guisa fra loro convengono che gli Sguizzeri da Rossi,
o Rossi da Sguizzeri non debbiano avere vantaggio, Nel principio del secolo XVII la città per comodo del-
creandosi di due eletti l’un de Rossi, e l’altro de gli l’annona fece costruire tre case di molini ne’ fossi
Sguizzeri180. contigui alle porte Capuana, Nolana e del Carmine,
e le fece animare all’acqua della Preziosa con un
Queste ricostruzioni di Delille rendono ancora canale formato a tal uopo, adoperandovi 30 mole da
più nevralgico il nodo del controllo politico dei macinar grano. Ma bentosto l’acqua fu trovata insuf-
seggi. Molti cavalieri potevano non partecipare, ficiente allo scopo. Epperò nel 1626 Cesare Carmi-
esprimendo disaffezione; invece alcuni lignaggi o gnano, patrizio napoletano, si offrì a condurre le
singoli loro esponenti assumevano ruoli guida acque del fiume Faenza da S. Agata de’ Goti in
all’interno dei seggi. Al di là dei seggi più impor- Napoli, a sue proprie spese, non solo per gli usi della
tanti, tali dinamiche restano una possibilità e al vita e per l’abbellimento della città, ma anche per
tempo stesso una necessità anche per quelli di arricchire le suddette tre case de’ molini della quan-
minore peso demografico e politico. Anche per tità sufficiente alla macina del grano e delle vettova-
Montagna, Porto e Portanova è decisivo cercare di glie necessarie alla sussistenza della capitale.
ricostruire e analizzare le performances politiche per L’offerta migliorata di alcune altre condizioni chieste
valutare meglio i diversi profili dei lignaggi. dal Comune fu accettata; e nel 22 maggio 1627, fu
In tal senso, oltre all’attivismo politico o ad stipulato analogo istrumento fra esso Carmignano e
alcune fortune politiche, giova considerare anche gli Eletti di quel tempo, coll’intervento del reggente
casi di dinamismo economico, che caratterizza- Enriquez. In compenso di tutte le spese, cui il
vano o meno le famiglie di seggio. Elementi in Carmignano obbligavasi, si pattuì che l’utile che
questa direzione si possono ricavare, ad esempio, sarebbesi ricavato da’ molini, dedotte quelle,
dalle vicende di due famiglie quali i Moccia, dovesse dividersi metà a beneficio della Città e l’altra
ascritti a Portanova, e i Carmignano, ascritti a metà a vantaggio di esso Carmignano e di altri che
Montagna. I Moccia ottennero guadagni dalla volesse associarsi nell’opera medesima. Fu del pari

180. Citato da G. Delille, Famiglia e proprietà... cit., p. 39. sione fu fatta con tutti i dritti, giurisdizioni civili, criminali e
181. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte seconda, Napoli, miste e con tutti i lucri, emolumenti ecc. così nella città
1899, p. 124. «L’ufficio del Regio Portolano, per la morte di come nel distretto e casali di essa» (ibid., p. 125).
Gian Simone Moccia nel 1617 ricaduto al Fisco, fu, come già 182. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte prima, p. 7.
sopra si è detto, concesso alla Città unitamente a quello del 183. Ibid., p. 50.
Giustiziero e gabella delle meretrici, nel 1635. La conces- 184. Ibid., p. 102.
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stabilito il prezzo della molitura tanto dei grani della nel governo della capitale e del regno. Vi si coglie
Città che dei panettieri o cittadini, e che l’ammini- in modo particolare il suo rapporto diretto con il
strazione di detti molini spettasse al Carmignano. viceré.
Nello stesso anno il Carmignano si associò il Cimi- Recenti studi invitano a gettare nuova luce
nello, accordandogli la metà de’ lucri a sé spettanti, e sulle élites popolari, tema meno studiato rispetto
costui cedè nello stesso modo un terzo della sua all’ambito aristocratico, a partire dal loro ruolo
quarta parte ad un tal Francucci; cosicché una nella gestione delle opere assistenziali187. In virtù
quarta parte di tutto il prodotto delle acque rimase di una precoce laicizzazione dei vertici di governo
in beneficio del Carmignano, e dell’altra quarta degli ospedali, rispetto all’Italia settentrionale, a
parte due terzi erano del Ciminelli, ed un terzo del Napoli,
Francucci. L’acqua arrivò in Napoli sulla fine del
maggio del 1629, ed i tre molini cominciarono tosto i seggi nobili, ma soprattutto le ottine del Popolo
a funzionare185. procedono alla nomina dei maestri di loro compe-
tenza senza alcuna interferenza esterna, neanche da
Il percorso dei Carmignano è efficacemente parte dei sovrani. Essi, infatti, se non fanno
delineato. Forse questa famiglia meno potente e mancare, come si è visto, la loro protezione e aiuti di
prestigiosa dei Caracciolo o dei Carafa, oltre a dei ogni genere, non si riservano alcuno spazio significa-
guadagni, ottenne in tal modo delle integrazioni, tivo di intervento; anzi se lo fanno, è più che altro su
delle compensazioni, anche in termini di capitale sollecitazione del Popolo stesso, interessato a coin-
sociale, a sostegno del proprio ruolo sulla scena volgere la monarchia nella vita delle sue istituzioni
cittadina. Sebbene lo stesso Capasso precisi che i caritative188.
diritti e gli obblighi dei Carmignano, stabiliti dalle
convenzioni illustrate, furono causa di molte liti e Se ne ricava in primo luogo l’immagine di un
di conseguenti transazioni, non sempre a ambito caratterizzato da forte autonomia politica,
vantaggio della città, a partire dagli anni quaranta in cui risalta l’operato e il prestigio sociale delle
del XVII secolo, fino ai primi anni del XVIII186. élites cittadine, sia nobili sia popolari, con forte
Nell’opera di Muscettola sono presenti diversi radicamento nel territorio. A tale riguardo,
elementi che evidenziano la complessità e l’artico- passando rapidamente in rassegna alcune opere
lazione della partecipazione delle élites cittadine assistenziali attive nell’ambito delle ottine, sorte o
alle vicende del governo urbano. La stessa vicenda ancora in funzione nel corso del XVI e del XVII
dell’autore ne emerge come quella di un protago- secolo, si nota come il loro governo fosse misto,
nista vero della vita politica del suo seggio e di ovvero assicurato congiuntamente da figure desi-
quella municipale nel suo complesso. Il suo trat- gnate sia da parte popolare sia da parte dei seggi
tato celebra la parte svolta dal seggio di Montagna nobili189. Lo studio da cui è tratto il brano appena

185. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte prima, p. 96-97. erano affiancati da un ufficiale regio (f.lo IV, p. 702). Su
Alle vicende urbanistiche dell’acquedotto napoletano è dedi- questa opera assistenziale si veda G. Boccadamo, La malattia
cato G. Fiengo, L’acquedotto di Carmignano e lo sviluppo di della vita : l’antico Ospedale napoletano di San Nicola al Molo per
Napoli in età barocca, Firenze, 1990. i marinai, in Campania sacra, 19, 1988, p. 309-340. La confra-
186. B. Capasso, Catalogo ragionato... cit., Parte prima, p. 98. ternita di San Biagio all’Olmo, risalente al 1543, risulta
187. G. Vitolo e R. Di Meglio, Napoli angioino-aragonese. Confrater- governata, secondo un «istrumento pubblico rogato da
nite ospedali dinamiche politico-sociali, Salerno, 2003. notare Simone d’Andrea di Napoli a’ 21 agosto 1632», da
188. G. Vitolo e R. Di Meglio, Napoli angioino-aragonese... cit., quattro cittadini e da «un nobile di piazza mutando ogni
p. 104. volta di una piazza, et questa prima volta è uscito per sorte
189. D’Aloe, Catalogo degli edifizi... cit. Ciò vale per le due istitu- uno nobile della piazza di Nido per nome Ascanio di
zioni più importanti, gli ospedali dell’Annunziata e degli Bologna» (f.lo I, p. 137). Santa Maria della Carità, fondata
Incurabili. Il governo della prima risulta affidato, dal 1433, a nel 1546 e dedita ad elargire «molte limosine a’ poveri
un nobile del seggio di Capuana e a quattro cittadini, ovvero vergognosi con tenere anche un collegio de figliuole
esponenti del seggio del Popolo (f.lo III, p. 507); alla guida vergini», era governata da due nobili e da da sette esponenti
della seconda, sorta tra 1515 e 1519 (già illustrata alla nota del seggio del Popolo (f.lo III, p. 516). Santa Maria della
25), partecipavano anche un membro dei seggi nobili, ogni Redentione, fondata nel 1545 per «riscattare li schiavi
anno di un seggio diverso, e due cittadini (f.lo III, p. 536). cristiani dalle mani de Turchi», era guidata, tra gli altri, da
Tra gli 11 governatori dell’ospedale di San Nicola al Molo, un nobile di seggio, «mutando ogn’anno piazza», e da due
fondato nel 1424, otto erano popolari, designati da altret- cittadini (f.lo IV, p. 674); si veda in merito G. Boccadamo, La
tante ottine, e due erano espressi dal seggio di Porto. Essi redenzione dei cattivi, Napoli, 1985. La confraternita della
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
294 Piero V ENTURA

citato sottolinea quanto fossero circoscritti, prati- volte a costruire reti di relazioni. A tale scopo
camente eccezionali, dall’epoca tardo angioina possono ancora giovare, sul piano euristico, le
fino ai primi decenni del periodo spagnolo, gli numerose potenzialità insite nella categoria gram-
interventi dei poteri sovrani o vicereali190. La sciana dell’egemonia. Riletture recenti ne hanno
gestione delle risorse materiali e simboliche messe evidenziato il contenuto di direzione prima ancora
in gioco nella sfera assistenziale sono fondamentali che di dominio; l’equilibrato connubio tra forza e
per l’egemonia delle élites municipali della capitale. consenso. Il gruppo, il ceto o la persona conse-
Tra XVI e XVII secolo l’autonomia politica di guono l’egemonia anche perché in grado di
queste ultime in merito persiste. Per lo stesso rappresentare interessi e istanze diversi, distinti
periodo, c’è da registrare tuttavia qualche caso di dai propri, ma evidentemente conciliabili194. Tale
partecipazione diretta di membri delle magistra- dinamica si scorge, e si dovrebbe tentare di appro-
ture centrali, da leggere anche come segno di un fondirla ulteriormente, nelle attività politiche nei
maggiore sebbene prudente controllo delle inizia- seggi nobili e in quello popolare di Napoli.
tive assistenziali da parte spagnola191. Si può Si può dunque porre l’accento sull’importanza
comunque ipotizzare che tale presenza conti- della costruzione relazionale dell’egemonia. Si
nuasse a rappresentare un elemento proficuo, in potrebbe altresì coniugare proficuamente in modo
termini di potenziali alleanze e di vantaggi politici, più organico l’approccio basato sulla visione gram-
specialmente per le élites popolari. sciana dell’egemonia con i migliori frutti di altri
Gli studi sulle élites popolari sono stati recente- contributi storiografici. Il riferimento va in partico-
mente ripresi per quanto concerne Napoli192, lare alla storiografia più attenta alla costruzione
anche al di là delle loro fortune burocratiche. del legame sociale attraverso le reti di relazione e
Spunti interessanti si possono ricavare inoltre dai le pratiche sociali, che ha reso possibile il supera-
comportamenti e dai consumi culturali, ad mento di visioni del sociale assimilato a una sorta
esempio il collezionismo di antichità193. Resta di livello autonomo della realtà, spesso alla base di
tuttavia la convinzione che sia necessario e nel categorie come ceti, ordini, classi195.
contempo attraente ritornare sulla storia politica Questo tipo di fermenti sono comunque
delle élites popolari, per la capitale e il regno. Al presenti in apprezzabili studi su contesti urbani
riguardo non resta che proporre solo qualche nota italiani, anche molto diversi, della prima età
conclusiva. Un elemento di riflessione può scatu- moderna, che hanno suggestivamente ricostruito
rire dalla convinzione che per le élites popolari sia le strategie o le capacità egemoniche. Se ne
ancora più indispensabile costruire reti di alleanze. potrebbero citare diversi; ma è sufficiente fare rife-
In tal senso è opportuno rifuggire il rischio, rimento, ad esempio, al protagonismo politico del-
comunque presente anche nel linguaggio delle le famiglie aggregate al patriziato di Venezia nel
fonti, di indulgere a una visione condizionata dalla secondo Seicento, illustrate da Dorit Raines196 ;
contrapposizione ideologica tra gruppi cetuali. Più oppure, per restare al regno di Napoli, alle capacità
che le dicotomie bisogna spendere ulteriori relazionali e agli esiti egemonici delle due famiglie
energie per individuare le alleanze, le logiche preminenti a Monopoli, tra XVI e XVII secolo, i
trasversali, le pratiche politiche ed economiche Palmieri e gli Indelli, descritte da Annastella

Concezione a Monte Calvario, fondata nel 1579 «da Don 189), D’Aloe, Catalogo degli edifizi... cit. p. 536, 674.
Giovanni d’Avalos et altri signori principali», era governata 192. S. Di Franco, Giovanni Antonio Summonte... cit.
da «un signore titolato, due nobili et tre cittadini» (f.lo IV, 193. I. M. Iasiello, Il collezionismo di antichità nella Napoli dei viceré,
p. 676-677). Il conservatorio fondato nel 1585 da Alessandro Napoli, 2003.
Burla, «nobile piacentino delli padri dell’oratorio», per «le 194. G. Cospito, Egemonia. Materiali di lavoro per il seminario sul
povere donzelle che se ritrovano in pericolo di perdere la Lessico gramsciano, 2003, in www.gramscitalia.it/html/
verginità e s’espongono anco a’ maggiori peccati», fu affi- egemonia.htm.
dato al governo di due nobili e di quattro cittadini (f.lo III, 195. F. Cosandey (a cura di), Dire et vivre l’ordre social en France
p. 523). sous l’Ancien Régime, Paris, 2005; in particolare il capitolo À
190. G. Vitolo e R. Di Meglio, Napoli angioino-aragonese... cit., propos des catégories sociales de l’Ancien Régime, p. 9-43
p. 104. 196. D. Raines, Cooptazione, aggregazione e presenza al Maggior
191. Oltre all’ospedale degli Incurabili, è ad esempio il caso di Consiglio : le casate del patriziato veneziano, 1297-1797, in Storia
Santa Maria della Redenzione dei Cattivi (si veda la nota di Venezia. Rivista, I, 2003, p. 1-64.
295

Carrino197. In tal senso la studiosa ha ricostruito relaciones interpersonales desarrolladas costante-


una vicenda di aristocratizzazione del reggimento mente entre familias y facciones, también con las de
urbano, considerando gli ambiti relazionali e trat- áreas externas a aquella en la que actùa la élite. Un
tando con cautela lemmi come fazione; prefe- sistema de élites no implica en absoluto una misma
rendo una terminologia «debole ed incerta» per dignidad de los roles y las funciones de sus compo-
riferirsi ai «nessi fra i protagonisti... ed i loro nentes, es más, se presenta con una estratificación
seguaci (ambiti relazionali, “partiti”, gruppi, tanto horizontal como vertical que de todos modos
ambienti, spazi...)»198, ma più congeniale per asegura promociones sociales y distribuciones de
cogliere le concrete dinamiche politiche e sociali poder entre los miembros del grupo; todo esto, en el
nella comunità urbana analizzata. Da entrambi gli fondo, no era de ninguna manera incompatibile con
studi si riceve un insegnamento e uno stimolo : le los supuestos sobre los cuales estaba organizada una
élites diventano e restano tali perché riescono ad sociedad de rango como la de los países europeos de
affermare e a rinnovare costantemente la loro la primiera Edad Moderna199.
egemonia, non per definizione. Per fare tesoro dei
risultati e dei proficui spunti offerti da questi, Tale definizione profila uno sviluppo della
come da altri studi citati, e pensare a futuri appro- ricerca nella ricostruzione delle élites, specialmente
fondimenti dedicati soprattutto alle élites napole- di quelle urbane, sulla base di caratteristiche dina-
tane, ritengo congeniale, in conclusione, ripartire miche : le capacità di costruire alleanze, di diffe-
da una penetrante affermazione di Giovanni renziare ruoli, di impostare e attuare strategie
Muto : politiche. Si tratta di elementi costitutivi delle
élites, da tenere costantemente presenti anche per
Una élite debe construir un sistema de redes relacio- evitare, quanto più possibile, il rischio di subire il
nales eficaces tanto en su interior como fuera del condizionamento di una lettura più rigida e restrit-
grupo. Estas redes de alianzas deben, por un lado, tiva della società per ceti di antico regime.
reunir grupos nacionales y, por otro, fundarse sobre

Piero VENTURA

197. A. Carrino, La città aristocratica... cit. 199. G. Muto, La nobleza napolitana... cit., p. 144.
198. Ibid., p. 271.
La capitale e le élites urbane nel regno di Napoli tra XVI e XVIII secolo
296 Piero V ENTURA

Appendice della Monarchia di detta Maestà e di questo Regno,


dispiacendosi infinitamente non haver forsi corrisposto
Convocazione dei cavalieri del seggio di Montagna alla volontà tiene di servir Sua Maestà, votato e ballot-
ed elenco dei cavalieri intervenuti alla Conclusione del tato more solito, ha concluso si serva Sua Maestà d’un
1636, in merito alla richiesta di un donativo al sovrano donativo purché non ecceda li ducati sei cento milia pro
di 600.000 ducati presentata ai seggi di Napoli dal viceré una vice tantum in così pronta occasion, con la quale se
Manuel de Zuñiga y Fonseca, conte di Monterey possi accodire alle dette immenenti necessità... essen-
(fonte : Michele Muscettola, Trattato del Governo della dosi fatti per l’effetto predetto l’infrascritti Signori Depu-
Fedelissima Città di Napoli, 1671, Biblioteca Nacional. tati, se da tutta la potestà che l’istessa Piazza tiene, li
Madrid, Ms 6247, f. 66-68) Deputati sono... il Signor Consigliero Giovan Francesco
Sanfelice, il Signor Consigliero Francesco Antonio
1636. a 8 Marzo Muscettola, il Signor Donato Coppola; nella suddetta
Piazza sono intervenuti l’infrascritti cavalieri
Se chiama l’Illustrissima Piazza di Montagna per Il Signor Cesare Coppola, il Signor Paolo Frantone, il
domani Sabbato 8 del corrente mese di Marzo ad hore Signor Don Alexandro Carmignano, il Signor Antonio
17, ad instantia delli Sei di detta Piazza, per proponerli Sorgente, il Signor Cesare Villano Sei, il Signor Consi-
la necessità, che se dice, che tiene Sua Maestà d’esser gliero Muscettola, il Signor Consigliero Sanfelice, il
servita nelli passati bisogni di guerra non solo nella Signor Ignatio de Mayo, il Signor Carlo Rocco, il Signor
Fiandra, Alemagna, ma sopra tutto nel Stato di Cesare Sanfelice, il Signor Don Francesco Muscettola, il
Milano, per mantenimento e difesa del presente Signor Don Gioseppe Sanfelice, il Signor Fabio Rosso, il
Regno, acciò quelli intesi detta Piazza possa servir Sua Signor Giova Francesco Iuniore Sanfelice, il Signor Fran-
Maestà di quello li parerà conveniente in tal partico- cesco Rosso, il Signor Duca di Spezzano, il Signor
lare, e arnese per detto effetto Deputati il dì 7 di Gennaro Sanfelice, il Signor Camillo Sanfelice, il Signor
Marzo 1636 Cesare Coppola Sei, Antonio Sorgente Sei, Donato Coppola, il Signor Carlo Russo, il Signor Don
Paolo Frantone Sei, Don Antonio Carmignano Sei, Giovanni Sanges, il Signor Andrea Cicinello, il Signor
Cesare Villano Sei. Fabio Cicinello, il Signor Marchese di Montefalcone, il
Chiamata e congregata la detta Illustrissima Piazza a Signor Marchese d’Oriolo, il Signor Don Gioserio Sanfe-
detta hora nel Capitolo di San Lorenzo, more et loco lice, il Signor Giovan Vincenzo Carmignano, il Signor
solitis, et inteso la proposta del Signor Cesare Coppola Don Iacinto Muscettola, il Signor Fabritio Villano, il
uno de Signori Sei, dal quale si lesse la Piazza di Signor Don Antonio Sanges, il Signor Mutio di Mago, il
Portauova fatta per la detta causa ch’è del tenor Signor Duca di Bagnolo, il Signor Iacinto Rocco, il
seguente... Et inteso dal Signor Animale Captano Sei la Signor Gioseppe Sorgente, Signor Animale Rocco,
proposta fatta dall’Eccellentissimo Signor Conte di Signor Don Antonio Carmignano, Signor Andrea Carmi-
Monterey alli Signori Sei e Cinque dell’Illustrissime gnano, Signor Don Giovan Maria Carmignano, Signor
Piazze, in esecutione dello che Sua Maestà per sua Real Don Alessio Pignone, Signor Don Ottavio Pignone,
Carta. Signor Iacinto Carmignano, Signor Marchese di Grot-
La Piazza considerato l’urgente necessità et inva- tola, Signor Don Alonzo Sances, Signor Don Gennaro
sione de nemici della Maestà Sua Cattolica nel Stato di Muscettola, Signor Duca di Rodi, Signor Giovanni Miro-
Milano antimurale e chiave d’Italia e di questo Regno, ballo, Signor Fabio Carmignano, Signor Don Fabio
trattandosi della conservatione della Religion Cattolica Sanfelice, Signor Mario Rosso.