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Paolo ed i problemi della cristologia

P. José María Castillo

Teologo e Scrittore.

Professore emerito della facoltà di teologia di Granada.

Punto di partenza

Paolo non ha conosciuto il Gesù terreno. A lui "apparve" il Risuscitato,


cosa che Paolo ripete più volte (Gal 1,11-16; 1Cor 9,1;15,8; 2Cor 4, 6) e che
Luca, negli Atti, presenta in tre racconti dettagliati (9,1-19; 22,3-21; 26,9-18).
Ciò rende già l’idea dell'importanza che proprio Paolo e il suo collaboratore più
vicino (Luca) hanno attribuito a questo evento.

Per quanto riguarda la terminologia che ricorre in questi racconti, subito


si avverte che Paolo e Luca cercano di indicare che, in quell’ evento, è avvenuta
la manifestazione di "un essere di condizione divina" (S. Vidal, 2008, 54).

Pertanto, il punto di partenza per esaminare la cristologia di Paolo deve


essere questo fatto fondamentale: si tratta di una cristologia incompleta. Perché
in essa mancano quasi tutte le informazioni che forniscono i Vangeli e ciò che
tali informazioni rappresentano: la conoscenza di Gesù uomo.

Inoltre, sembra che Paolo non abbia nemmeno mostrato l’interesse di


informarsi sulla vita terrena di Gesù. Lo stesso Paolo dice che, dopo la
rivelazione che Dio gli fece riguardo al Risuscitato, "subito, senza chiedere
consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli
prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco" (Gal 1,16-17).