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Anatomia (LEZIONE 08/01/18)

Il controllo delle funzioni, non soltanto legate alla motilità del corpo ovvero non solo quelle che a livello del midollo
spinale, sono viste come risposte riflesse a stimoli co-ricettivi ambientati all’interno per gestire il tronco, gli arti
inferiori, gli arti superiori ma anche per dare un senso al movimento (inteso come un intenzionalità) quindi si passa da
un controllo fine in senso più preciso a un controllo più sofisticato (più complesso).
Con l’intenzione del movimento c’è quindi anche un atteggiamento: per noi l’equilibrio è semplicemente cercare di
mantenere il baricentro tra i piedi e questo non vuol dire stare fermi, ma vuol dire avere un continuo controllo dei
muscoli, un continuo sollecitare delle fibre muscolari a contrarsi in maniera da tenere un equilibrio (non siamo
attaccati a un bastone).
Un’altra cosa invece è la postura dove la posizione viene mantenuta ma questa ha un senso, anzi molto spesso anche
un’espressione, nel momento in cui noi ci poniamo di fronte a una situazione, a delle persone, a delle cose, di fronte
una macchina fotografica noi ci stiamo atteggiando e questo movimento che risulta essere più sofisticato, richiede dei
modelli che non sono soltanto motori ma anche emotivi e che richiedono un’integrazione (un insieme).

LA FORMAZIONE RETICOLARE
La formazione reticolare che si posiziona in una parte del sistema nervoso centrale ovvero la parte sottostale del
midollo spinale che incomincia a ricevere delle informazioni più specifiche quindi non soltanto la sollecitazione in casi
come la fuga da un oggetto caldo, anche da qualcosa che ci interessa e quindi legata ai centri della vista e dell’udito
nonché l’olfatto, è ovvio che in questa zona si incominciano a integrare non soltanto delle risposte riflesse secche ma
anche interpretate seconda della circostanza.
 Nella parte del tronco-encefalico dove a livello mesencefalico troviamo il controllo per esempio degli occhi
abbiamo anche una situazione dove la posizione del corpo venga essere interpretata in relazione a quello che
viene osservato; questo non comprende soltanto quello che vediamo ma anche come ci poniamo rispetto a quello
che vediamo (sembra una fesseria cit) però questo
richiede già un insieme di interpretazioni e di
elaborazioni.
 Se andiamo un pochettino più caudalmente vediamo
che ci sono un insieme di reazioni o meglio di controlli
su determinate reazioni che hanno a che fare con la
deglutizione, espirazione, inspirazione quindi i centri
per la ventilazione, sono vascolari attività cardiaca
tutte collocate in questa zona dove abbiamo i nuclei
quindi i gruppi di neuroni che hanno a che fare con il
trigemino (quinto nervo) e il nervo vago (decimo
nervo). Un idea del nervo vago: shock vagale
(riduzione frequenza cardiaca, calo di pressione e
svenimento). Il nervo vago è un vettore il sistema di
organizzazione degli assoni dei corpi dei neuroni che
sono posizionati nelle centraline di controllo
vegetativo per quanto riguarda l’apparato digerente,
respiratorio, cardiocircolatorio per la parte
parasimpatica.
Il sistema nervoso vegetativo (il termine è importante)
perché è un un controllo vegetativo quindi delle funzioni
di base dei visceri che non interessano la coscienza quindi
hanno che fare con il controllo di fibre muscolari lisce.
-Il connettivo (domanda esame)-.
Vedrete che ci sono delle differenze nelle fibre muscolari
scheletriche e lisce:
o Le scheletriche hanno un’organizzazione più
direzionale quindi sono specializzate
nell’ottimizzare l’avvicinamento di due punti;
o Le lisce sono meno direzionate ma questo non vuol dire che non siano forti, cioè la forza è data dalla capacità
della contrazione all’interno del citoscheletro, però non vuol dire che non essendo direzionale queste non
abbiano una notevole forza. (basta pensare a quello che riesce a esercitare la muscolatura liscia della vescica,
il getto che riesce a dare, la muscolatura liscia dell’utero al momento del parto).
Quindi la muscolatura liscia è un tipo di
muscolo potente quindi che però è un
organizzazione diversa e si stava nervoso
vegetativo controlla la muscolatura liscia
dei visceri: l’apparato digerente,
l’apparato respiratorio, apparato
urinario, le ghiandole (quindi la
spremitura della ghiandola per emettere
il secreto) e lo fa in determinate
situazioni in equilibrio con l’orto-
simpatico. Quindi orto-simpatico e
parasimpatico gestiscono i visceri.
Come faremo meglio un esempio di orto
e parasimpatico che gestiscono il cuore
è nella necessità di dover rispondere a
un un emergenza che può essere:
decidere se scappare o combattere,
quindi attivare tutte le strutture del corpo per utilizzare questo per una lotta oppure per il riposo. L’orto simpatico nel
cuore determina una risposta importante, il parasimpatico lo fa tranquillizzare.
Quando il cuore è in allarme, tutti gli altri visceri rallentano. Praticamente la necessità di dover rispondere a una
situazione di allarme porta a reclutare, sequestrare una grande quantità di sangue e quindi ai visceri viene tolta.
Diciamo che se siamo in ansia l’apparato digerente viene escluso, cioè non digerisce più bene perché non abbastanza
sangue; viceversa quando la situazione è tranquilla il cuore si mette in pace e allora vengono di nuovo stabilite le
quantità di sangue per l’apparato digerente o tutti gli altri apparati che stanno che stanno costruendo (compito del
parasimpatico). I due si alternano quindi se qui ci sono i centri di controllo per ventilazione, per la la cardio-
circolazione e perché qua ci sono anche i nuclei che gestiscono i bersagli quindi i muscoli attivati nel momento giusto
ci sono qua i muscoli ad esempio della gabbia toracica oppure diaframma o meglio sono i centri che gestiscono i
muscoli bene.
Il sistema reticolare non fa altro che raggiungerli e attivarli quando servono perciò è ovvio che la formazione
ventricolare abbia qui i centri di elaborazione per quelle centraline.
 Andando qui più o meno metà vedete che ci sono sempre i centri legati alla respirazione;
un po’ più su abbiamo a che fare con i centri invece si attivano per quelle che sono le abilità masticatorie, introduzione
degli alimenti, masticare ecc..
perché qua diciamo che si hanno più regolati da quello che vediamo e percepiamo con l’olfatto cioè la parte più
anteriore del sistema nervoso centrale che si relaziona alle percezioni del busto, dell’odore e di quello che viene e di
quello che viene essere visto.
In definitiva tutta questa formazione poco definita non fa altro che integrare e controllare le centraline che poi
attivano.
La formazione ventricolare non è assolutamente un unico nucleo è un insieme di strutture che si dispongono:
o tre medialmente ;
o una un po’ più distale;
o tutte le altre vanno ad allontanarsi.
Diciamo che la disposizione è legata alla posizione dei nuclei che abbiamo visto in maniera molto generica la volta
scorsa e che corrispondono all’origine reale dei nervi cranici.
Il dettaglio è molto nella funzione dei nuclei e dei centri in relazione alla sostanza che utilizzano per la trasmissione: è
un modo il neurotrasmettitore (usare neurotrasmettitore diverso) di avere una risposta soltanto in un certo gruppo di
neuroni o di sinapsi anziché in altre, quindi l’utilizzo di neurotrasmettitori diversi fa sì che anche in posizioni molto
vicine soltanto le sinapsi attivabili possono reagire.

La formazione ventricolare va distinta nelle due parti: magni e vasi cellulari (= a cellulare grandi e a cellule piccole). In
vari blocchi viene qui rappresentata in maniera molto semplice nelle sue possibili attivazioni (non verrà chiesto
all’esame ma è giusto per far capire la complessità, qui c’è una sorta già di dettaglio cioè viene dato lo schema
elettrico delle connessioni quindi bisogna sapere solo che le connessioni di questo tipo rappresentano poi quello che
noi siamo, ovvero come arriviamo a utilizzare dei centri che possono svolgere una funzione in maniera diversa a
seconda del gruppo e della sequenza con cui sono utilizzate).
Si deve provare a fare un’analogia con quella che è una formazione possibile di una squadra cioè formata da elementi
che possono variare a seconda di quelle che vengono utilizzati possono dare un tipo di gioco meglio di un altro.
La formazione ventricolare è così: quindi a seconda dei centri che
utilizza, a seconda delle connessioni con cui si rapporta dà risposte
diverse.
Il nostro sistema nervoso centrale è fatto in questa maniera: non c’è un
neurone per una risposta ma è data dal collegamento fra loro,
dall’integrazione tra loro la risposta possibile che viene data.
(Terenzio: “dovete imparare ad analizzarle e piano pian ma non fatevi
spaventare da collegamenti del genere”).
Come può funzionare una di queste centraline lo vediamo: gli elementi
cioè il nuclei dell’intera formazione reticolare fanno in funzione degli
elementi che poi vanno a sollecitare.

Un esempio abbastanza facile è legato ai nuclei del raffe(cucitura) che


sono posizionate al centro nella parte più centrale del tronco-encefalico
in corrispondenza del bulbo e i nuclei sono assolutamente centrali, che
sono equidistali questi emettono degli assoni che vanno raggiungere la
parte posteriore del midollo spinale in corrispondenza del corno
posteriore dove arrivano le fibre no-ricettive ovvero quelle che portano
informazioni sul dolore
In determinate situazioni le fibre non ricettive possono essere inibite
ovvero viene essere inibito il segnale di dolore
Quando è che non percepiamo dolore senza usare antidolorifici? Quando siamo sotto adrenalina.. (esempio film
soldato Ryan: quando un soldato raccoglie il braccio che gli si era staccato, la sensazione è stata quella che ti avessero
portato dentro, provato lo stesso dolore, ansia nella maggior parte degli spettatori c’era e iniziavamo anche noi come
potevano stare i saldato in quella condizione cit).
L’adrenalina corrisponde a un situazione orto
simpatica diffusa che serve per dare il massimo della
concentrazione non soltanto dell’attenzione, sonno e
veglia quindi il controllo è importante su quello che si
sta tenendo concentrati e che potrebbe portare a una
perdita della concentrazione e quindi dell’efficienza
nella risposta di fuga o di combattimento risposta di
fuga o di combattimento.
L’adrenalina e l’orto simpatico questo fanno: in certe
situazioni non sentiamo dolore (esempio in un
combattimento di pugilato non si sente il dolore
magari uno lo sente dopo, però in una rissa non si
sente dolore, non si sente niente. Ma questo sistema
non è legato al rilascio di un ormone che che ha come
azione la concentrazione per il combattimento, è una
eliminazione di un qualcosa che potrebbe distrarre, potrebbero essere anche dolori interni e non soltanto da dolori
esterni. Molte cose che noi percepiamo come dolore dopo un po’ non le sentiamo più, perché? Non viene tranciata la
comunicazione, ma viene tolto il segnale. Non è detto che sia mal di denti potrebbe essere legato ad una contrattura,
a una testata. Non possiamo sempre sentire dolore e allora dopo un po’ se questo dolore comincia disturbare le altre
funzioni quindi mette a rischio l’organismo, l’individuo, allora un segnale basta, ho ricevuto il messaggio, adesso non ci
pensiamo più. Le motivazioni per il dolore allora esistono ancora e il segnale viene fatto partire ma non viene ricevuto,
quindi viene intercettato, perciò qui si può capire che cosa fa la formazione reticolare: interpreta quello che può e non
può servire o tutto quello che è dannoso.
 L’ultima parte che presenta un’organizzazione che è importante sottolineare è quella a livello dell’encefalico,
quindi nella parte che troviamo anteriormente, definita con i due piedi dal cervello i due peduncoli celebrali, che
invece posteriormente presentava quella lamina (la quadrigemina) quindi con i due tubercoli due per parte
assolutamente simmetrici e quindi una struttura che viene definita mesencefalo: questa ha come origine una
vescicola molto più piccola rispetto alle altre però rimane poco sviluppata, cioè nello sviluppo di tutto il tronco-
encefalico questo rimane così, definita.
È importante sottolinearlo è quella che abbiamo già visto avere a che fare con il controllo delle informazioni visive e
acustiche in relazione alla posizione del capo, cioè è in grado di integrare le informazioni per posizionare il capo in
relazione a uno stimolo e a mantenere uno stato di veglia (cioè di attenzione) ma non nel senso di essere svegli ma di
essere attenti.

La parte appunto del mesencefalo abbastanza facile da ricordare perché così non si vede, però se fosse rovesciata
somiglia più o meno “a un gattino a un Hello Kitty con orecchie e bocca” è data dalla protuberanza interiore dei due
peduncoli cerebrali. Questi sono i fasci che dalla corteccia si portano al midollo spinale e corrispondono quindi al
grosso dei fasci cortico-spinali
che non hanno ancora
incrociato(sono ancora dalla
stessa parte). Tra questa parte
e la sostanza bianca l’interno
che è cosparso di nuclei di
fasci, esiste una sostanza una
sorta di ammasso che fa da
confine chiamata sostanza
nera ricca di melanina. Questa
è una zona molto importante
di integrazione per quanto
riguarda il movimento
volontario e anche se è
posizionato qui fa parte di
quello che vediamo tra poco essere i nuclei della base.
Più all’interno vediamo invece un ammasso chiamato nucleo rosso questo sia per la vascolarizzazione che per il forte
contenuto di ferro presenta appunto un aspetto rosseggiante. Anche questo ha a che fare con il controllo motorio
quindi una specie di nucleo distaccato Per quanto riguarda il controllo della muscolatura scheletrica
poi abbiamo qui nel confine (ricordatevi come abbiamo già visto per l’insieme del tronco-encefalico la suddivisione):
tetto-ombra
-il tetto, si addensa in nuclei quindi in corpi di neuroni e che corrispondono lamina quadrigemina
-il tegumento, la parte coperta rispetto alla cavità
-intorno alla cavità che rimane (all’acquedotto) troviamo un insieme di neuroni “quelli più antichi” che gestiscono una
serie di funzioni.

Nella tabella non li chiama


tubercoli ma li chiama collicoli,
è la stessa cosa cioè il
tubercolo è una specie di
patata quindi di protubero, il
collicolo è una piccola
emergenza come una piccola
collina.
Il collicolo superiore (i due che
sono pari) integrano quello che
viene percepito a livello della
retina e anche se non viene
riconosciuto l’oggetto questo
però può essere visto come un’immagine e eventualmente inseguito. A livello del collicolo superiore si può attivare in
relazione anche ad altri input un movimento di inseguimento (vedremo poi che tipo di movimento).
Quello inferiore invece ha che fare con le informazioni uditive, cioè quello che gli arriva dalla coclea (che è l’organo di
senso specifico per percepire suoni) e li invia al corpo genicolato mediale del talamo.

A livello del tegmento, quindi all’interno del mesencefalo, abbiamo i due gruppi: nucleo rosso e sostanza nera che
hanno a che fare con il controllo muscolare “involontario” ma non è proprio preciso, non è proprio involontario, è
incosciente (non possiamo parlare di controllo involontario della muscolatura scheletrica perché può essere
comunque comandato) è vero che ne coscientemente possiamo fare attraverso la corteccia celebrale però il controllo
è comunque volontario.
Quello che e più importante sottolineare è la differenza che c’è tra involontario e incosciente:
I. movimento volontario: muscolatura scheletrica
II. movimento involontario: il battito del cuore, la vescica si contrae con un movimento involontario, l’esofago si
contrae con movimento involontario, la cistifellea;
III. movimento incosciente(volontario): Terenzio “adesso che io sto parlando e mi sto muovendo, sto
gesticolando, ho attivato dei movimenti non involontari, ma volontari e incoscienti, perché ho un modello di
movimento legato a quello che voglio esprimere e a quello che ormai è la mia conoscenza di questa aula, di
questa parte ingombra di oggetti, che il un sistema di controllo motorio gestisce senza disturbarmi quindi è un
insieme di movimenti volontari che vengono gestiti in maniera da non disturbare la coscienza, perchè li posso
rettificare in ogni momento (invece quello che è la contrazione della vescica dell’esofago della cistifellea non
lo posso fare).
È una sensazione ingannevole quella di poter strizzare la vescica. Noi utilizziamo altri muscoli che agiscono
indirettamente sulla parete esterna della vescicola ad esempio la muscolatura addominale o del perineo però
sicuramente non possiamo decidere di svuotarla, possiamo eventualmente eventualmente con lo sfintere
scheletrico(del perineo) chiudere l’uretra e bloccarla ma non possiamo decidere di svuotare la vescicola anzi possiamo
condizionarci mentalmente per dire al sistema nervoso vegetativo “adesso la possiamo fare” e quindi rimaniamo in
attesa così come per le feci. Quindi involontario è sbagliato, perlomeno non è perfetto, perché se abbiamo a che fare
con con il tono muscolare della muscolatura scheletrica vuol dire che è muscolatura volontaria e quindi può essere
regolata coscientemente.
Quello che succede alla formazione ventricolare l’abbiamo già visto quindi è la parte che è legata al controllo del
corpo rispetto a quello che vediamo e sentiamo in maniera da rimanere attenti. Tutte queste cose devono essere
messe insieme (ad esempio sentiamo sento rumore che richiama la mia attenzione, quindi un rumore prima attiva lo
stato di attenzione, di interesse e porta il mio corpo a volgere lo sguardo, a portare gli occhi verso lo stimolo acustico).
Questo è un insieme di reazioni date appunto dalla coordinazione dalla formazione reticolare. Lo stato di coscienza
può essere mantenuta per quanto è necessaria questa informazione (ad esempio dopo un po’ che sento scoppiare un
qualcosa non mi giro più perché ormai, so chi è che cosa e non mi interessa più quello, ma mi faccio distrarre da altre
cose) quindi non soltanto lo stimolo, impulso secco ma anche lo stimolo dell’impulso e a cosa possono portare quelle
informazioni.
Per quanto riguarda la stostanza bianca abbiamo a che fare con passaggi: siccome è una zona di passaggio dalla
periferia al cervello e dal cervello alla periferia, qui ci passa tutto e quindi abbiamo a vari fasci che hanno come
funzione il portare le informazioni in salita e in discesa.
L’altra parte che succede, quindi in senso caudo-craniale è il diencefalo: questa è una grossa massa che si frappone tra
il tronco encefalico e il telencefalo. È costituito principalmente da emisferi celebrali.
In questa immagine noi vediamo
l’emisferi celebrali sviluppati, ovvero la
sostanza grigia e la sostanza bianca della
corteccia si sono talmente espanse da
coprire quello che in profondità e la
parte che invece va a integrare e questa
è data dal diencefalo. Qui troviamo
perlopiù delle grosse masse di sostanza
grigia che integrano i segnali dal midollo
spinale alla corteccia e dalla corteccia
midollo spinale e sono: i nuclei della
base, il talamo, il sistema limbico,
praticamente tutto quello che serve per
far sì che quello nella memoria della
corteccia possa essere eseguito oppure
per portare informazioni che vengono
immagazzinate nella memoria appunto
della corteccia. Quindi a livello del
mesencefalo e del diencefalo vengono
fase fatte passare le informazioni che
servono Per la gestione di praticamente
tutto.
LA VISTA
Per incominciare a capire torniamo a quello che è appunto la gestione delle informazioni date da sistemi specifici
come ad esempio la vista. L’occhio o il bulbo oculare è un accoppiamento di una parte nervosa (praticamente
un’espansione del telencefalo) che va verso il tegumento esterno praticamente il rivestimento dell’embrione e qui la
fusione delle due strutture forma appunto l’occhio.
Diciamo che quello che abbiamo ancora del telencefalo che si espande, non è altro che il nervo ottico(29) e poi la
retina che viene essere avvolta da una serie di strutture che derivano perlopiù dalla parte esterna del rivestimento,
quindi dall’ectoderma. Il risultato è una palla, una sfera costituita da una tonaca esterna a tre strati quindi tre tonache
chiamate: la sclera, la coroidea e quella più vascolare la retina.
• La SCLERA (33) che corrisponde a un tessuto connettivo
denso di fibre intrecciate, ha una consistenza notevole
(basta soltanto provare a premere, non tanto, non sulla
cornea ma sulla parte laterale per sentire quanto è
consistente l’occhio) quindi connettivo denso a fibre
intrecciate che non fanno passare la luce e infatti
hanno un aspetto bianco. La cornea che è posizionata
anteriormente ha più o meno la stessa consistenza,
però le fibre invece che essere intrecciate sono
incrociate e lasciano passare la luce, infatti è
trasparente. La curvatura è diversa, tutti noi sappiamo
che guardando l’occhio vediamo che la parte
trasparente e quindi la cornea protude un po’ quindi
c’è un cambiamento di curvatura (non è continua) e
questo determina una capacità diottrica della cornea
(questa è la prima lente).
• All’interno un altro strato di tonaca vascolare, la
COROIDE che non viene a interessare la cornea ma
viene lasciata libera (la cornea non è vascolarizzata
perché i capillari andrebbero a disturbare il passaggio
della luce). La coroide insieme all’iride e al corpo ciliare
va a formare la tonaca vascolare dell’occhio o uvea.
• Ancora più interno ritroviamo la RETINA che
corrisponde alla componente nervosa dell’occhio e
quindi dove ci sono veramente i recettori per la parte
luminosa, la parte percepibile dello spettro (noi non
percepiamo tutte le frequenze).

L’interno del bulbo oculare(28) è riempito perlopiù da


umore vitreo, una specie di gelatina che mantiene la
pressione e da forma a tutto il bulbo oculare.
Anteriormente all’umore vitreo troviamo una specie di parete che è data dall’ introflessione, con dei processi, di un
diaframma (l’iride) e da un cristallino che non è altro che è una sostanza cellulare, non soltanto connettivale, ricca di
acqua e con una forma variabile. Il cristallino quindi tende a prendere una forma quasi sferica, tende a contrarsi e ciò
viene impedito da una serie di legamenti che lo tirano (si appiattisce quando si guarda lontano e si incurva guardando
oggetti vicini).
Esempio: Immaginiamo di avere un pallone da calcio e di deformarlo con dei tiranti. Questo è il comportamento del
cristallino, la sua tendenza è quella di tornare sferica però i tiranti tendono a trasformarlo in una lente biconvessa e i
tiranti vengono ad essere tesi tramite dei legamenti proprio dalla dimensione del bulbo oculare.
Quindi è l’umore vitreo che gonfia e tiene tesa la sclera e la sclera tira cristallini (da ricordare).
Dei muscoli possono agire sul cristallino indirettamente: il muscolo ciliare ossia una specie di muscolo che si dispone
intorno alla zona tesa del cristallino e se può con la contrazione determinare l’avvicinamento e quindi la maggiore
dilatazione del cristallino stesso. La maggiore contrazione del muscolo ciliare aumenta le dimensioni nel diametro
antro-posteriore del cristallino e quindi ne aumenta la convessità e lo trasforma in una lente a maggior capacità di
convergenza.
A livello del diaframma invece (quindi dell’iride) troviamo dei muscoli che possono ampliare o diminuire il diametro
della pupilla ovvero il foro che permette il passaggio della luce.
Anteriormente a questa camera troviamo la camera tiroidea dell’occhio e che viene riempita di umore acqueo.
La differenza tra umore acqueo e umore vitreo è la viscosità e la densità:
o UV è molto più denso una gelatina mentre UA è un liquidò incolore perfettamente trasparente;
o mentre l’UV ha un ricambio molto lento, l’UA viene cambiato in continuazione e contribuisce a dare con la
pressione la forma dell’occhio.
Tutto l’occhio viene a essere contenuto all’interno della cavità orbitaria che è da immaginare con molto più spazio di
quello che immaginiamo guardando l’occhio, bisognerebbe andare in profondità per arrivar al fondo della cavità
orbitaria.
L’occhio è tenuto insieme da dei muscoli chiamati muscoli estrinseci perché sono esterni all’occhio stesso però
perlopiù chi tiene in posizione l’occhio è la quantità di tessuto adiposo(27) tra l’occhio e le pareti della cavità orbitaria.
Diciamo che l’occhio non è per niente tenuto insieme ne dei muscoli né dal tessuto adiposo tanto è vero che è
facilmente enucleabile (anche qui ci sono molti film come Kill Bill dove viene strappato via cioè l’occhio non ha
bisogno di un gesto del genere per andare fuori ma basta anche un contraccolpo, che in alcuni traumi il bulbo oculare
può enucleare facilmente questo può succedere non
spaventatevi cit) All’esterno l’occhio viene protetto dalle
due palpebre (superiore9 e inferiore10) che non sono altro
che delle pliche cutanee che continuano all’interno con un
rivestimento più sottile che viene chiamato congiuntiva,
formando dei fornici uno superiore e uno inferiore (il
fornice non è altro che una specie di volta, una piega), in
questa maniera con questa plica la congiuntiva si applica
direttamente al bulbo oculare. Non c’è comunicazione tra
l’esterno e l’interno della cavità però è limitata a un tessuto
epiteliale pavimentoso pluristratificato, più sottile rispetto
però l’epidermide che appunto mantiene una continuità.
Quindi dall’esterno non può entrare niente all’interno.
Dato che è necessaria una manutenzione della cornea, che
non è vascolarizzata e idratata ma deve rimanere idratata,
una ghiandola produce la ghiandola lacrimale produce un
liquido che viene fatto passare sino ad essere recuperato dalla canucola lacrimale e immerso nella cavità nasale. In
questa maniera il continuo muoversi dalle palpebre non fa altro che detergere e mantenere pulita la superficie della
cornea, quindi proteggendo la parte più importante l’occhio ossia la parte esterna.
L’occhio può essere mosso, anzi deve essere mosso. Ci sono:

o quattro muscoli retti, praticamente quattro punti cardinali: superiore(4A), inferiore(5A), mediale e laterale
o due muscoli obliqui: muscolo obliquo superiore(6A) e muscolo obliquo inferiore(8B)

Due immagini, una visione in sezione trasversa della cavità orbitaria di destra dove possiamo vedere che una parete è
parallela al piano sagittale del piano che corrisponde alla cavità nasale.
l’altro invece si apre molto ed è molto più obliqua
L’occhio appunto viene tenuto in posizione non
tanto dai muscoli, ma quanto dal tessuto adiposo
che riempie praticamente tutto lo spazio tanto è
vero che perdendo il tessuto adiposo gli occhi
tendono a infossarsi invece quando il tessuto di
posto è presente gli occhi tendono a escludere.
In sezione invece sagittale quindi qui vediamo la
parte dell’osso che corrisponde all’osso frontale,
l’osso nasale, mascellare e qui è il punto dove
passa il nervo ottico che fuoriesce dal cranio ed
entra nella cavità orbitale e quindi accompagna i
nervi che raggiungono la retina.
Qui tutti i muscoli tranne uno, originano dalla
parte che avvolge in uscita il nervo ottico e si
chiama tendine oppure zona di Zinn(1) praticamente una specie di anello che lascia passare il nervo ottico quindi
l’avvolge, lo blocca in qualche maniera all’osso e da lì partono i tendini per cinque muscoli: quattro retti e l’obliquo
superiore.
1. L’obliquo superiore presenta un decorso appoggiato alla parete mediale della cavità orbitale e va verso
l’angolo supero-mediale della cavità Abbiamo la ghiandola lacrimale, la carrucola che raccoglie le lacrime e poi
una specie di puleggia detta troclea(7A), un anello che praticamente fa deviare a 90° il muscolo obliquo
superiore che così facendo ritorna quasi indietro lateralmente sotto il retto superiore e quindi può muovere
l’occhio(immaginatevi voi come cit) usando la puleggia;
2. L’obliquo inferiore è quello che insieme agli altri non utilizza questo tendine bensì dall’angolo infero-mediale
della cavità arbitraria si porta così sull’occhio e quindi è in grado di richiamarlo facendolo ruotare un po’ più
sullo stesso asse.

Cosa fanno gli altri quattro muscoli è facile:


3. Il retto superiore lo ruota verso la
l’alto(4C);
4. Il retto inferiore la ruota verso il
basso(5C);
5. Il retto mediale porta il bulbo
medialmente;
6. Il retto laterale lo porta lateralmente.

In realtà noi dobbiamo pensare non a un


singolo movimento ma a un movimento in
concerto, dove ognuno può essere contratto
in quantità minima e quindi determinare tutti
movimenti possibili. Gli occhi non si muovono
in maniera robotica, ma hanno un
movimento precisissimo, considerando che la
quantità di unità motorie di questi muscoli
molto leggeri è enorme. Le attività motorie
non soltanto lavorano per muovere il
muscolo ma anche per percepire il
movimento quindi funzionano anche come
elementi co-ricettivi, per informare la posizione dell’oggetto che viene seguita dall’occhio per il corpo vedremo poi
perché. Quindi gli occhi mediante questi muscoli sono estremamente mobili e precisi nel movimento.