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METODOLOGIA E TECNICHE DELLE GLOBALITÀ DEI LINGUAGGI

IL TESTO E LA SUA PERFORMANCE

IL TESTO: TIPOLOGIA, SCRITTURA, LETTURA

Il testo presuppone due elementi fondamentali: la lettura e la scrittura.

La lettura non si garantisce contro l’usura del tempo (ci si dimentica e la si dimentica), non
conserva o conserva male quanto ha acquisito. Cosi è per il libro che noi leggiamo, non ha mai la
stessa valenza in quanto la sua ricezione cambia come “cambia la vita, come cambia il mondo”.
La posizione di una determinata cultura rispetto ai suoi testi scandisce anche gli orientamenti di
lettura e di scrittura dei testi stessi. Si possono così capire, ad esempio, alcuni giudizi negativi del
poeta classicista elisabettiano Sidney o dell’illuminista Voltaire nei confronti di Shakespeare (lo
definì un “barbaro non privo d’ingegno)

Ma si considerino ora due tipi di lettura: la silenziosa e la lettura ad alta voce .


La lettura ad alta voce è una proliferazione dello scritto attraverso la voce di chi legge. È una lettura
che risente di molti impedimenti tra cui la timidezza o la scarsa conoscenza dell’argomento letto
(specialmente se in pubblico, in lingua straniera o se in prima lettura); la sua efficacia dipende dalle
capacità personali di lettura e dalle esperienze o abitudini di lettura. Deve fare uno sforzo mentale e
fisico per assolvere la propria funzione strumentale o le lettere rimarranno prive di senso”

Nella lettura silenziosa non c’è invece alcuno sforzo di decifrazione in quanto lo scritto sembra
parlare da solo al lettore : il lettore che legge nella propria testa non deve attivare o riattivare lo
scritto mediante l’intervento della propria voce. Gli sembra, semplicemente, che la lettura gli parli.
Egli è all’ascolto di una scrittura, come lo spettatore teatrale è all’ascolto della scrittura vocale degli
attori”. Come lo spettatore non può in nessun modo intervenire sulle vicende che si svolgono sulla
scena, così il lettore silenzioso, “non ha bisogno di intervenire sulla scena della scrittura: capaci di
‘parlare’ , le lettere possono fare a meno dell’intervento della voce. Ne possiedono già una. Al
lettore spetta soltanto di ‘ascoltarla’ all’interno di se stesso. La voce lettrice si trova ad essere
interiorizzata”.
Il testo teatrale passa attraverso la scrittura vocale dell’attore (l’attore radiofonico di solito legge la
parte così come quello cinematografico in fase di doppiaggio).

La scrittura accumula immagazzina, resiste al tempo e moltiplica la sua produzione mediante


l’espansionismo della riproduzione.

Il pubblico è sempre presente nella mente di un autore teatrale, sia esso un pubblico reale, come
quello per cui scriveva Shakespeare, sia esso un pubblico di “stati non ancora nati” ( come si legge
nel Giulio Cesare), in cui risuoneranno “accenti ancora sconosciuti”.

Ma, come osserva Agostino Lombardo, vi è un ulteriore processo nell’atteggiamento del pubblico
nei confronti della rappresentazione: “la sospensione della sospensione dell’incredulità”. Lo
spettatore è consapevole che la morte rappresentata sulla scena attraverso la finzione teatrale è il
tragico epilogo della condizione umana.

Nella ‘performance’ di un testo teatrale, osserva Lombardo, sembrano coesistere due processi:
- il primo è un “processo di cui il pubblico è complice, attraverso il quale si costruisce un
oggetto artistico (teatrale in questo caso) che appartiene a un universo immaginario è
qualcosa di distaccato, distanziato, che non produce dolore o paura ma è anzi catartico anche
quando evoca situazioni angosciose.
- L’altro è un processo distruttivo, in cui il pubblico diventa vittima: si distrugge la finzione e
si rivela la condizione umana,; si evoca la morte, e non quella ‘finta’ dei personaggi ma
quella che è destino dell’uomo”.

LA SCRITTURA SCENICA
Il testo teatrale è dunque, come ha sottolineato la critica novecentesca, un pre-testo per una nuova
scrittura che è la scrittura scenica.” non si discosta molto da quanto facevano Shakespeare e gli altri
drammaturghi del periodo elisabettiano. Infatti molti capolavori erano remake di opere precedenti a
cui i drammaturghi elisabettiani attingevano a larghe.
Mettere in scena Shakespeare non è molto diverso dal mettere in scena altri autori anche se si deve
tener presente il carattere ancora più effimero delle opere shakespeariane in quanto erano copioni
(di cui soltanto uno, quello del suggeritore, conteneva l’intero testo) destinati alla messinscena e
non alla stampa.
Ma quali sono i problemi relativi alla messa in scena di un play shakespeariano (come, del resto, di
qualsiasi altro testo teatrale)?

La prima operazione critica è quella della traduzione che presuppone non soltanto una scelta di
tipo filologico-lessicale ma anche ritmico-testuale (come si spiegherà nel prossimo modulo).

La seconda è il “punto di vista”, quello che Brecht, chiamava il ‘fatto storico’; è un’operazione
dialettica scrive Strehler “che implica ideologia e storia, indagine contenutistica e formale e che
presenta i suoi grandi pericoli: il primo è quello dello schematismo, della facilità ideologica, quello
dell’arresto della totalità dell’opera d’arte al suo aspetto di contenuto ideologico o alla forzatura del
suo contenuto ideologico per piegarlo a un certo punto di vista”.

La terza operazione è la riduzione del testo che è strettamente legata al punto di vista,
all’angolatura espressiva che si vuole dare all’opera da mettere in scena, agli spazi, agli attori, ai
mezzi economici di cui si dispone o si vuole disporre.
Sarà completamente diverso mettere in scena l’Amleto in un teatro di una grande città o nel
sottoscala di un edificio adibito a provvisorio palcoscenico.

TEST DI AUTOVALUTAZIONE

a) La lettura radiofonica si può considerare una scrittura vocale o una lettura ad alta voce?
b) Lo studente legga un brano di venti righe prima in silenzio e poi ad alta voce. Cronometri il
tempo e tragga le conclusioni.
c) Esponga le caratteristiche della scrittura e della lettura.