Sei sulla pagina 1di 27

``BEDA A COMMUNIONE SEPARATUS'' ?

UNA SINGOLARE TESTIMONIANZA CUSTODITA

NELL'HISTORIA SCHOLASTICA

DEL MAESTRO PARIGINO PIETRO COMESTOR*

Nella prestigiosa e ben diffusa Historia scholastica il celebre maestro

parigino Pietro Comestor riferisce su Beda – al quale, si badi, venne

conferito, appena pochi anni dopo la morte, il singolare titolo di ‘‘vene-

rabilis'' – qualcosa di alquanto sorprendente : per un periodo (‘‘quando-

que'') Beda sarebbe stato separato dalla comunione dei propri fratelli

1
monaci a ragione di una fabulosa credenza sulla stella dei Magi .

Tale testimonianza del Comestor costituisce un vero e proprio hapax

documentario : le pagine dell' Historia scholastica sono, infatti, l'unica

fonte ad oggi conosciuta che della biografia di Beda custodisca ed atte-

sti questo singolare dettaglio.

Ma un altro fatto sorprende, ancor più che le parole del Comestor :

ad oggi non esistono contributi che si interroghino sull'eccezionale

affermazione del maestro parigino, tentando di affrontarla sistematica-

mente. Passando in rassegna sia la ricca, estesa e consolidata bibliogra-

2
fia su Beda , sia la nutrita bibliografia su Pietro Comestor, non si

3
riscontra, infatti, alcuno studio specifico al riguardo .

* Ringrazio Riccardo Quinto per le preziose e puntuali critiche prodigatemi in let-

tura di bozza e per i materiali di difficile reperimento che gentilmente mi ha fornito.

1. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, col. 1542 : ‘‘Quod, quia fabulo-

sum existimaverunt, fratres, cum quibus monasticam ducebat vitam, eum a commu-

nione sua quandoque separaverunt''.

2. A Bede Bibliography, 1935-1960 , in ‘‘Traditio'', 18 (1962), pp. 437-445. Per gli

aggiornamenti successivi si è consultato il repertorio bibliografico ‘‘Medioevo Latino'',

edito annualmente a Firenze dalla Società Internazionale per lo Studio del Medioevo

Latino dal 1980.

3. Per essenziali informazioni biobibliografiche su Pietro Comestor punto di parten-

za è Agneta Sylwan , Introduction, in Petrus Comestor , Historia scholastica. Liber


Genesis, Turnhout 2005 (CCCM, 191), in particolare pp. IX-XIII e LXXXVI-

LXXXIX. Si vedano anche Riccardo Quinto Petrus Comestor


, , in ,,Lexikon des Mit-

telalters‘‘, VI (1993), coll. 1967-1968; Monika Rappenecker Petrus Comestor , , in ‘‘Bio-

graphisch-Bibliographisches Kirchenlexikon'', VII (1994), coll. 343-345 e successivi

aggiornamenti. Oltre ad Arthur Landgraf , Recherches sur les e´crits de Pierre le Man-
geur, in ‘‘Recherches de Théologie Ancienne et Médiévale'', 3 (1931), pp. 292-306, im-

prescindibili e pioneristici sono gli studi di Beryl Smalley, tra i quali si ricordano

almeno Smalley , Lo studio della Bibbia nel Medioevo, Bologna 1972, in particolare I
F. TASCA 217

Le presenti pagine si propongono, dunque, di colmare questo vuoto,

provando se non a rispondere, per lo meno a prendere in esame gli

urgenti interrogativi documentari che solleva la testimonianza unica

su di una temporanea separazione di Beda dalla propria comunità

monastica a causa della stella dei Magi.

Si cercherà, innanzitutto, di rintracciare le possibili fonti cui il magi-


ster Pietro Comestor attinse, facendo, nel contempo e in controluce,

riaffiorare una controversa credenza, carsicamente diffusa nell'immagi-

nario mediolatino, sulla stella di Betlemme. In secondo luogo, dopo

aver contestualizzato redazionalmente la Historia scholastica, si cer-

cherà di ipotizzare per quali ragioni e con quali finalità Pietro

Comestor abbia deciso di introdurre nella propria opera maggiore e più

conosciuta lo spinoso particolare bediano. Si cercherà, infine, di

valutare il complessivo rilievo documentale da potersi attribuire alle

parole del Comestor : se ne considererà, cioè, lo spessore storico,

pesandone sia l'attendibilità sia il significato, in relazione tanto

all'opera e alla vita di Beda, quanto, soprattutto, alle circostanze

redazionali in cui Pietro Comestor si trovò a scrivere.

1. Pietro Comestor e la Historia scholastica :

la testimonianza sul pozzo della stella

Il titolo di ‘‘magister historiarum'' lega indissolubilmente la memoria

di Pietro Comestor
4
alla sua opera più nota : l' Historia scholastica 5
.

Maestri della ‘‘sacra pagina'' : il Comestore, il Cantore, Stefano Langton , pp. 277-365

(trad. The Study of the Bible in the Middle Age


italiana di , London 1952) e Ead., I
Vangeli nelle scuole medievali (secoli XII-XIII) , Milano 2001 (Fonti e ricerche, 16), in

particolare Pietro Comestore sui Vangeli e le sue fonti , pp. 53-97 (trad. italiana di The
Gospels in the Schools, c. 1100-c. 1280 , London 1985).

4. Allievo a Parigi, alla metà del xii secolo, del ‘‘magister sententiarum'' Pietro

Lombardo, Pietro Comestor esercitò la docenza nella medesima città a partire dal

1159. A Parigi tenne, inoltre, l'ufficio di cancelliere di Notre-Dame tra il 1168 e il

1178, anno in cui morí̀, poco dopo essersi ritirato nella celebre abbazia di San Vittore.

5. Petrus Comestor, Historia scholastica , Genesi


PL 198. Per esiste la più recente

edizione Petrus Comestor, Historia scholastica. Liber Genesis , edidit Agneta Sylwan,
`
Turnhout 2005 (CCCM, 191). E prossimamente prevista l'edizione critica complessiva

dell' Historia scholastica a cura dello statunitense Mark J. Clark, che ringrazio per aver-

mi gentilmente fornito in copia elettronica il capitolo ‘‘De stella et magis'' dell' In


Evangelia contenuto nel ms. ÖNB , lat. 363, permettendomi il raffronto con l'edizione

Migne (in questo caso rivelatasi affidabile). Del medesimo studioso si segnalano Mark

J. Clark, How to edit the Historia scholastica of Peter Comestor? , in ‘‘Revue bénédic-

tine'', 116 (2006), pp. 83-91, recensione all'edizione di Agneta Sylwan, in cui non si

risparmiano critiche sulle scelte e sui raggruppamenti dei manoscritti, e in cui si espri-

mono perplessità sul tentativo da parte della Sylwan di ricostruire una versione pre-

scolastica della Historia . Sulla diffusione e la ricezione della Historia scholastica si ve-

RB 13
´ ´
218 REVUE BENEDICTINE

6
Redatta entro la fine degli anni Sessanta del xii secolo , l'opera riper-

corre la storia del mondo dalla Creazione ‘‘usque ad ascensionem Sal-

7
vatoris'' , attraverso le vicende narrate nell'Antico e nel Nuovo Testa-

8
mento, integrate con fonti esterne al mondo biblico . Divenuta presto

un vero e proprio manuale, l' Historia scholastica esercitò una durevole

influenza nell'insegnamento scritturale : fino almeno a tutto il xv

secolo fu testo fondante e di riferimento per lo studio della storia

9
sacra .

Concluso il commento degli episodi dell'Antico Testamento con l'in-

10
sediamento della dinastia erodiana in Palestina , l'Historia scholastica

prosegue con la sezione In evangelia , articolata in 198 capitula : dal

concepimento virginale di Maria giunge sino all'Ascensione di Gesù Cri-

11
sto . Il Comestor segue il modello, abbastanza consolidato, della con-

cordanza evangelica. Gli episodi dell'infanzia di Gesù (dalla nascita alla

strage degli Innocenti) si sviluppano lungo sei capitoli (capitoli V-XI),

12
intrecciando equilibratamente il testo di Luca con quello di Matteo .

dano James H. Morey, Peter Comestor, Biblical Paraphrase and the Medieval Popular

Bible, in ‘‘Speculum'', 68 (1993), pp. 6-35; Maria C. Sherwood-Smith, Studies in the

Reception of the ‘‘Historia scholastica '' of Peter Comestor, Oxford 2000 (Medium Aevum

Monographs, n.s., 20)

6. Sulla discussione circa la datazione testuale particolarmente utile Mark J. Clark,


The commentaries on Peter Comestor's ‘‘Historia scholastica '' of Stephen Langton, Pseudo-

Langton and Hugh of St. Cher , in ‘‘Sacris erudiri'', 44 (2005), p. 302, nota 3. La reda-

zione, collocata negli anni 1169-1173 da Agneta Sylwan, è spostata entro la fine degli

anni Sessanta dallo statunitense Mark J. Clark. Cfr. Sylwan, Introduction cit., p. XI :

‘‘Pierre Comestor écrivit son œuvre maíˆtresse, la Scolastica Historia, vers 1170 et la

dédia à Guillaume aux Blanches-Mains, archeveˆ que de Sens entre 1168 et 1175 (...).

Son œuvre est basée sur le cours qu'il donnait dans les écoles parisiennes jusqu'en

1168''; Mark J. Clark, How to edit the Historia scholastica of Peter Comestor''?, in

‘‘Revue bénédictine'', 116 (2006), pp. 83-91, in particolare p. 83 : ‘‘Given that Comestor

finished the History towards the close of the 1160's''.

7. Petrus Comestor, Historia scholastica , PL 198, col. 1053.

8. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, col. 1538 : ‘‘Incidenter adiectae

praemissis historiographis libris Bibliae a diversis temporum scriptoribus sumptae his-

toriae''.

9. Lunga tradizione di uso ma pochi (solo quattro) i commenti attestati. Al riguar-

do si veda Mark J. Clark, The commentaries on Peter Comestor's ‘‘Historia scholastica ''

of Stephen Langton, Pseudo-Langton and Hugh of St. Cher , in ‘‘Sacris erudiri'', 44

(2005), pp. 301-446.

10. Pietro Comestor giunge alla dominazione romana della Palestina fino al contro-

verso testamento di Erode il Grande e descrive le lotte scatenatesi tra i figli di questo.

11. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, coll. 1537-1644. L'edizione

Migne aggiunge anche la Historia libri actuum Apostolorum , PL 198, coll. 1645-1722 :

articolata in 123 capitula, si distende dalle prime apparizioni del Risorto ai discepoli

(I. Quoties apparuit Dominus discipulis infra quadraginta dies , PL 198, col. 1645) sino

all'esecuzione di Pietro e di Paolo a Roma in età neroniana (CXXIII. In quibus locis

puniti fuerint Petrus et Paulus , PL 198, col. 1722).

12. Petrus Comestor, Historia scholastica , PL 198, coll. 1539-1544.


F. TASCA 219

Dopo aver illustrato nel capitolo V la nascita di Gesù (‘‘De nativi-

13
tate Salvatoris'' ), il capitolo VI (‘‘De cantico angelorum et circumci-

14
sione Domini'' ) commenta due episodi di ascendenza lucana : l'appari-

zione notturna degli angeli ai pastori (Lc. 2, 8-20) e la circoncisione di

15
Gesù (Lc. 2, 21) . Il ‘‘magister historiarum'' dedica poi i due capitoli

successivi al celebre episodio dei Magi, narrato da Matteo (Mt. 2, 1-

12) : il capitolo VII si sofferma sul viaggio dei Magi e sulla misteriosa

16
stella (‘‘De stella et magis'' ), mentre il capitolo VIII illustra, breve-

mente, i doni offerti a Gesù e i nomi propri dei Magi (‘‘De oblatione

17
et nominibus magorum'' ). Quindi, nel capitolo IX si riprende il rac-

conto lucano (Lc. 2, 22-38) con l'episodio della purificazione di Maria,

la presentazione al tempio di Gesù, la profezia di Simeone e dell'an-

18
ziana Anna (‘‘De Hippapanti Domini'' ). Infine, nei capitoli XI e XII,

si ritorna alla narrazione matteana (Mt. 2, 13-18), con la fuga in Egitto

19
(‘‘De fuga Domini in Egyptum'' ) e la strage di bambini, ordinata da

20
Erode (‘‘De nece puerorum'' ).

All'interno di tale sezione sull'infanzia di Gesù, è nel capitolo VII

(‘‘De stella et magis'') che si incontra la testimonianza su Beda e sul

pozzo della stella, di cui qui di seguito si riporta integralmente il testo.

Quos egredientes de Jerusalem stella antecedebat, usque dum veniens

staret supra domum ubi erat puer. Dicit Fulgentius stellam tum crea-

tam notabilem, et discretam a caeteris, et in splendore, quia eam lux

diurna non impedivit; et in loco, quia neque in firmamento cum stellis

minoribus erat, neque in aethere cum planetis, sed in aere vicina terris

tenebat vias; et in motu, quia prius immobilis super Judaeam, magis

dedit signum veniendi in Judaeam, qui ex deliberatione sua Jerusalem

tamquam caput Iudaeae adierunt. Quibus egressis, tunc primo motu

notabili praecessit eos stella; quae facto officio mox esse desiit, rever-

tens in praeiacentem materiam, unde sumpta fuerat.

Tamen quidam tradunt Bedam voluisse quod in puteum Bethehemita-

num ceciderit, et post in diebus Paulae et Eustochii, quasdam virgines

13. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, coll. 1539-1540.

14. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, coll. 1540-1541.

15. L'edizione Migne riporta una curiosa additio sulla reliquia costituita, a seguito

della circoncisione, dal ‘‘praeputium Domini'', cfr. Petrus Comestor , Historia schola-
stica, PL 198, col. 1541 : ‘‘Dicitur quod praeputium Domini delatum est ab angelo

Carolo Magno in templo Domini, et translatum ab eo Aquisgrani; etiam post a Carlo

Calvo positum in ecclesia Salvatoris apud Carosium. Alii dicunt Antuerpiam delatum,

nam illic in summa veneratione habetur''.

16. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, coll. 1541-1542.

17. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, col. 1542.

18. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, col. 1542.

19. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, col. 1543.

20. Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, coll. 1543-1544.


´ ´
220 REVUE BENEDICTINE

Deo dicatas eam miraculose vidisse, quod, quia fabulosum existimave-

runt fratres, cum quibus monasticam ducebat vitam, eum a commu-


21
nione sua quandoque separaverunt .

Il commento si articola, con evidenza, in due parti. Nella prima,

dove si richiama esplicitamente l'autorità di Fulgenzio (‘‘dicit Fulgen-

tius''), si descrivono le straordinarie caratteristiche fisiche della stella

dei Magi, ‘‘notabilis et discreta'' per luminosità, movimento e posizione

(‘‘in splendore'', ‘‘in motu'', ‘‘in loco''), e se ne spiega l'immediata

(‘‘mox'') dissoluzione finale : una volta concluso il compito di guida

(‘‘facto officio'') la stella sarebbe, infatti, ritornata nella materia preesi-

stente (‘‘in praeiacentem materiam'') da cui era stata tratta e plasmata.

La seconda parte, invece, aperta da una forte avversativa (‘‘tamen'')

riferisce una controversa ed anonima tradizione (‘‘quidam tradunt'') :

Beda avrebbe creduto che la stella fosse caduta nel pozzo di Betlemme

e lí̀ sarebbe stata vista da alcune vergini vissute al tempo di Paola ed

Eustochio, pie discepole di san Gerolamo. Ritenendo ciò fabulosum, i

monaci con cui Beda viveva (appartenenti, dunque, ai due monasteri

22
gemelli di Wearmouth e Jarrow, nel Northumberland ), ne decisero il

temporaneo allontanamento dalla loro comunione.

Come si chiarirà nelle pagine successive, nella prima sezione il com-

mento di Pietro Comestor, pur con spunti originali, non si discosta

troppo da fonti ed attestazioni precedenti e consuete (o, per lo meno,

rintracciabili). Per la seconda parte la questione delle fonti, pur con

lampi di luce, rimane nel complesso irrisolta.

2. Le possibili fonti di Pietro Comestor

2.1. Le Enarrationes in Matthaeum

Come era la stella? Che cosa era la stella? E, soprattutto : che fine

aveva fatto la stella, concluso il proprio compito di annuncio? Com-

mentando l'episodio dei Magi, Pietro Comestor si trovò, inevitabil-

mente, ad affrontare i grandi interrogativi che avevano sulla stella di

Betlemme interpellato i credenti fin dai primissimi secoli del Cristiane-

23
simo, dando origine a diverse soluzioni interpretative .

21. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, col. 1542.

22. Cfr. nota 67.

23. La natura fisica della misteriosa stella dei Magi ha interrogato i credenti fin dai

primissimi secoli del Cristianesimo. Non fu certo Agostino il primo a chiedersi che cosa

fosse ‘‘quella stella che né mai prima apparve tra i corpi celesti, né mai in seguito
F. TASCA 221

Sulla straordinaria natura della stella che guidò i Magi, Pietro Come-

stor afferma di attingere a Fulgenzio (‘‘dicit Fulgentius''), monaco della

prima metà del vi secolo, divenuto poi vescovo presso la sede nordafri-

24
cana di Ruspe . Nella raccolta di dieci Sermones del vescovo-monaco

Fulgenzio si rintraccia però sulla stella di Betlemme un'indicazione

diversa e ridotta rispetto a quella citata dal Comestor. Nel quarto ser-

mone, dedicato alla solennità epifanica ed alla strage degli Innocenti

25
(‘‘De Epiphania, deque Innocentium nece et muneribus magorum'' ),

non ci si dilunga, infatti, sulle caratteristiche di luminosità e di movi-

mento della stella. Vi si afferma solo che mai la stella era apparsa in

precedenza, perché il Bambino Gesù l'aveva soltanto allora creata,

appositamente e per l'occasione, per fungere da guida ai Magi in cam-

mino :

Haec stella numquam ante apparuit, quia nunc eam puer iste creavit,
26
et magis ad se venientibus praeviam deputavit .

rimase cosí̀ da poter essere mostrata''. Cfr. Augustinus, Sermones, 201, PL 38, col.

1031 : ‘‘Quid erat illa stella, quae nec unquam antea inter sidera apparuit, nec postea

demonstranda permansit?''. Origene, nel trattato Contro Celso, aveva identificato la

stella dei Magi con un fenomeno assimilabile alle comete : un corpo celeste tempora-

neo, in transito nell'aer. Ma non tutti condivisero tale spiegazione. Una soluzione al-

ternativa (che troverà accoglienza e sistemazione nella Summa theologiae di Tommaso

d'Aquino) afferma che la stella fu, in realtà, una ‘‘virtus quidam rationalis'' : una forza

invisibile e razionale, trasformata per l'occasione in apparenza di stella, cfr. Thomas


Aquinas, Summa Theologiae, III, q. 36, a. 7 : ‘‘Hoc non videtur proprium esse stellae,

sed virtutis cuiusdam rationalis. Unde videtur quod haec stella virtus invisibilis fuisset

in talem apparentiam transformata''. Tale formula autorevole e definitiva non basterà

a spegnere le discussioni e le ipotesi più disparate sulla natura della stella, che prose-

guono fino ai nostri giorni.

24. Roger J.H. Collins, Fulgentius von Ruspe, in ‘‘Theologische Realenzyklopädie'',

11 (1983), pp. 723-727; Manlio Simonetti, Fulgenzio di Ruspe, in Dizionario patristico


e di antichità cristiane, diretto da Angelo Di Bernardino, Casale Monferrato 1983, I,

pp. 1407-1409; Thomas Smith, Fulgenzio di Ruspe, in Allan D. Fitzgerald (a cura

di), Agostino : dizionario enciclopedico, edizione italiana a cura di Luigi Alici e Anto-

nio Pieretti, Roma 2007, pp. 740-741, e relativa bibliografia. S. Fulgentii Ruspensis
opera, edidit Johannes Fraipont, Turnhout 1968 (CCL 91), in particolare Introduction,
pp. V-XI e Bibliographia selecta, pp. XII-XV.

25. Fulgentius Ruspensis episcopus, Sermones, PL 65, coll. 732-737.

26. Fulgentius Ruspensis episcopus, Sermones, IV, PL 65, col. 736 : ‘‘Si nescis

veram huius pueri deitatem, attende stellam in coelo fulgentem. Magos praecedentem,

et iter ignorantibus ostendentem. Haec stella numquam ante apparuit, quia nunc eam

puer iste creavit, et Magis ad se venientibus previa deputavit. Iste puer in praesepi

quidem parvulus collocatur, sed magnus in coelo mirabiliter operatur. Permittit se

manibus in terra portari, sed praecipit sibi coelestia famulari. Quid est ergo quod in-

fantilem attendis aetatem, et eius divinam non intelligis potestatem? Sic fuit veraciter

intimanda pueri huius naturalis divinitas, et naturalis humanitas, utraque naturaliter

vera, utraque unita, nec in se invicem confusa, ne in se invicem separata. Ipsum enim

habuit Maria filium de se natum, cui stella debitae servitutis exhibuit famulatum.

Ipsum eumdemque Maria in Bethlehem Deum nomine peperit, quem stella Magis in

Oriente positis nuntiavit. Magi ergo venerunt, et filium Virginis unum eundemque
´ ´
222 REVUE BENEDICTINE

Nel suo complesso il quarto sermone di Fulgenzio insiste piuttosto e

soprattutto su di un'esegesi della stella come segno evidente della vera

divinità (‘‘vera deitas'') del bambino di Betlemme. Tale scelta esegetica

rimandava ad un punto specifico della discussione cristologica tanto

dibattuta nei primi secoli cristiani : la doppia natura, e divina e

umana, nell'unica persona di Gesù Cristo. Attivo nell'Africa settentrio-

nale d'età tardo-antica, il vescovo-monaco Fulgenzio fu impegnato in

prima persona nella lotta contro le forme di Cristianesimo ariano pro-

27
fessate dai Vandali del re Trasamondo . Con forza Fulgenzio sostenne

le formule cristologiche del Concilio di Calcedonia : la ‘‘naturaliter divi-

nitas'' e la ‘‘naturaliter humanitas'' unite, indivise ed inseparabili, ma

non confuse, in Gesù Cristo ‘‘Deus et homo''. Se si tiene conto di tale

contesto squisitamente cristologico, si comprende perché Fulgenzio

ritenga la stella prova della contemporanea ‘‘infantilis aetas'' e ‘‘divina

potestas'' di Gesù Cristo bambino.

Tale accentuazione cristologica, cosí̀ urgente al tempo in cui viveva

ed operava Fulgenzio, è, invece, del tutto assente nel commento di Pie-

tro Comestor, maestro parigino della seconda metà del xii secolo. E

non solo perché le priorità esegetiche fossero profondamente cambiate.

`
E, infatti, plausibile che Pietro Comestor abbia inserito nella Historia

scholastica il rimando all'autorità di Fulgenzio non attraverso un

accesso diretto ai testi dell'antico scrittore cristiano, bensí̀ per il tra-

mite di un anteriore commentario evangelico, redatto verso il 1140 : le

28
Enarrationes in Matthaeum . Fu Beryl Smalley , ormai venticinque

anni fa, a dimostrare che per la compilazione della Historia scholastica

Pietro Comestor attinse in via prioritaria alle Enarrationes in Mat-

thaeum , attribuite nell'edizione Migne ad Anselmo di Laon e, in

29
seguito, (pur con notevoli perplessità) al maestro Goffredo Babione .

Deum nomine cognoverunt''. Cfr. S. Fulgentii Ruspensis opera , edidit Johannes

Fraipont cit., pp. 911-917, in particolare p. 915 (CCL, 91/A).

27. Sulla lotta antiariana della Chiesa africana si rimanda a Faustin Bashuth Mapwar,
´
La résistance de l'Eglise catholique à la foi arienne en Afrique du Nord : un exemple d'une

église locale inculture´e? in Cristianesimo e specificità regionali nel Mediterraneo latino

(secc. IV-VI ). XXII incontro di studiosi dell'antichità cristiane. Roma, 6-8 maggio

1993, Roma 1994 (Studia Ephemeridis Augustinianum, 46), pp. 189-213, e, in partico-

lare pp. 202-208 sul ruolo e sull'impegno di Fulgenzio.

28. Beryl Smalley, Pietro Comestore sui Vangeli e le sue fonti , in Ead., I Vangeli

nelle scuole medievali (secoli XII-XIII ), Padova 2001, pp. 53-97 (Fonti e ricerche, 16),

traduzione italiana di The Gospels in the Schools (c.1100-c.1280), London 1985 (History

series).

29. Sull'attribuzione delle Enarrationes in Matthaeum fondamentali le pagine di

Beryl Smalley, Alcuni commentari ai Vangeli dell'inizio del XII secolo, in Ead., I Van-

geli nelle scuole medievali cit., pp. 19-52, in particolare p. 41-47. Su Goffredo Babione

utile anche Violetta De Angelis, I commenti medievali alla Tebaide di Stazio : Ansel-
F. TASCA 223

L'inevitabile raffronto tra le due opere sull'episodio dei Magi con-

ferma però solo parzialmente la dipendenza redazionale dell' Historia

scholastica dalle Enarrationes in Matthaeum . Incentrando il commento

del passo matteano sul viaggio dei Magi, di cui si vogliono chiarire

tempi e modalità, le Enarrationes in Matthaeum offrono, affiancandole,

due possibili versioni dei fatti. Secondo la prima spiegazione la stella

apparve esclusivamente in concomitanza con la natività di Gesù e, con-

cluso il proprio compito di annuncio (‘‘peracto officio''), cessò di esi-

stere (‘‘desinit esse''). Si cita in supporto ancora l'autorità di Fulgenzio

(‘‘ait enim Fulgentius'') secondo cui il bambino Gesù appositamente si

fece (‘‘fabricavit'') questo insolito astro (‘‘nova stella''). In questo primo

caso i Magi sarebbero riusciti comunque a raggiungere velocemente

Betlemme grazie all'utilizzo di cavalli arabi e dromedari. Una seconda

30
spiegazione, attribuita invece ad un non meglio specificato Aimone

(‘‘refert tamen Haymo''), ritiene che la stella sia apparsa prima della

nascita del bambino e che i Magi abbiano, quindi, potuto intraprendere

il viaggio con un certo anticipo. La stella, terminato il proprio compito

(‘‘peracto officio''), sarebbe poi caduta nel pozzo di Betlemme (‘‘in

puteum Bethlehem decidisse''), dove una frivola diceria (‘‘frivolum'')

ritiene che appaia ancora talora (‘‘aliquando'') ai soli vergini :

A die nativitatis Domini creditur stella tantum apparuisse et, peracto

officio, cum nova esset, desinit esse. Ait enim Fulgentius : ‘‘Puer natus

novam stellam fabricavit''. Nec mireris eos in tredecim diebus venisse

in Bethlehem, cum equos arabicos et dromedarios habeant, nec mul-

tum sunt a Iudaea remoti. Refert tamen Haymo, et stellam ante nati-

vitatem apparuisse Christi, et eos iter simul incoepisse, et peracto

officio stellam in puteum Bethlehem decidisse, et aliquando solis ibi


31
virginibus apparere, quod frivolum putatur .

mo di Laon, Goffredo Babione, Ilario d'Orle´ans, in Nicholas Mann, Birger Munk Olsen
(edited by), Medieval and Renaissance Scholarship , Köln-Leiden-New York 1997,

pp. 75-136.

30. Si tratta probabilmente di Aimone vescovo di Halberstadt, già monaco a Fulda,

allievo di Alcuino. Si veda nota 54.


`
31. Enarrationes in Matthaeum, PL 162, col. 1254. E difficile stabilire le fonti delle
`
Enarrationes in Matthaeum. E stato possibile rintracciare il riferimento all'autorità di

Fulgenzio nelle Deflorationes SS. Patrum di Wernerus, abate di S. Blasius (Schwarz-

wald), redatte entro il primo quarto del xii secolo. Il medesimo riferimento a Fulgen-

zio si è rintracciato nel De concordia evangelistarum, redatto entro la metà del xii
secolo da Zaccaria, vescovo di Besançon. Cfr. Wernerus abate di S. Blasius, Deflo-

rationes SS. Patrum, PL 157, col. 307 : ‘‘Haec stella, ut ait Fulgentius, numquam an-

tea apparuit, quam Magis praevia putaretur, sed tunc creata est, et peracto officio

mox esse desiit''. Ibid. , col. 812 : ‘‘Haec stella clarior sole fuit : unde et in die radians

a sole obscurari non potuit, quia solem solo suo fulgore praetulit. Haec etiam in coelo,

non cum aliis sideribus in aere propre terram cucurrit, quia condito rem astrorum il-

luxisse innotuit''. Zacharias Chrysopolitanus episcopus, De concordia evangelista-


´ ´
224 REVUE BENEDICTINE

Mettendo a paragone il testo della Historia scholastica del Comestor

e le Enarrationes in Matthaeum , si riconoscono alcune indubbie simila-

rità : il medesimo rimando all'autorità di Fulgenzio; la tradizione della

stella caduta nel puteus di Betlemme; l'occasionale visione virginale.

Tuttavia numerose e notevoli sono anche le divergenze. In primo luogo

e innanzi tutto, nelle Enarrationes in Matthaeum non vi è alcun riferi-

mento alla vicenda di Beda, che costituisce attualmente il vero focus

della presente indagine. Mancano, inoltre, le ulteriori precisazioni fisi-

che sulla stella, fornite invece da Comestor : il moto, la collocazione e

la luminosità. Assente è, pure, il dettaglio sulla dissoluzione della stella

‘‘in materiam praeiacentem''.

Bisogna, dunque, ritenere che il Comestor abbia proceduto secondo

un metodo combinatorio, raccogliendo e componendo testi diversi, non

limitandosi, cioè, ad attingere ad un'unica fonte, anche se prioritaria.

Quella del Comestor non fu, però, un'operazione meramente combina-

toria : il magister intervenne anche con innovazioni personali ed origi-

`
nali. E il caso delle dissoluzione della stella dei Magi nella materia

preesistente : non si è potuta, infatti, individuare alcuna fonte ante-

rum, PL 186, col. 83 : ‘‘Haec stella, ut ait Fulgentius, numquam antea apparuit, quam
`
magis praevia deputaretur; sed nunc creata est, et peracto officio mox esse desiit''. E

bene precisare che la medesima forma delle parole attribuite all'autorità di Fulgenzio è

anche riscontrabile, sebbene senza il rimando al vescovo-monaco africano, nel Com-


mentarium in Matthaeum di Rabano Mauro redatto nella prima metà del ix secolo,

poi ripreso nella Glossa ordinaria. Ci si limita qui a questo accenno, in quanto prose-

guire ulteriormente su tale, pur interessante, pista di indagine ci costringerebbe ad

allontanarci dal nostro interrogativo prioritario, relativo a Beda. Cfr. Hrabanus Mau-
rus, In Matthaeum, PL 107, col. 759 : ‘‘Haec stella numquam antea apparuit, quia

nunc eam puer iste creavit, et Magis ad se venientibus praeviam deputavit, quae pe-

racto obsequio mox esse desiit''. Si ritiene opportuno riportare qui di seguito i com-

menti marginali contenuti nella Glossa ordinaria a commento di Mt. 2, per

evidenziare l'assoluta assenza di ogni riferimento sia a Beda, sia al pozzo di Betlem-

me : ci si limita a indicare la dissoluzione della stella. Cfr. Glossa ordinaria, Turnhout

1992, IV, p. 8, testo : ‘‘Ecce Magi ab oriente venerunt hierosolimam dicentes : ‘‘Ubi est

qui natus rex Iudeorum? Vidimus enim stellam eius in oriente et venimus adorare

eum''. Glossa marginale : ‘‘Vidimus enim stellam : Haec stella dominicae nativitatis

nuncia nunquam prius apparuit, sed eam tunc puer creavit, et Magis praeviam depu-

tavit : quae mox peracto officio esse desiit''. Testo : ‘‘Et responso accepto in somnis ne

redirent ad Herodem, per aliam viam reversi sunt in regionem suam''. Glossa margina-

le : ‘‘Et responso accepto : Sicut Moyses tacens clamabat, sic isti pio affectu interroga-

bant quid divina iuberet voluta. Haec responsio non fit per angelum sed per ipsum

deum; quia nullus alius viam reversionis instituit nisi ille qui dicit ‘‘Ego sum via, ve-

ritas et vita''. Ibidem, Glossa marginale, p. 9 : ‘‘Per aliam viam : In hac forma datur

credentibus ut devoti ad deum veniant et quod intendant. Scilicet ne ad dyabolum

redeant, sed per semitas virtutum ad patriam veniene et qui ceciderunt contenendo

resurgent obedientes''. Sull'uso della Glossa ordinaria da parte di Pietro Comestor si

rimanda a Mark J. Clark, Glossing Genesis 1.2 in the Twelfth Century or how Andrew
of St. Victor and Peter Comestor dealt with the intersection of ‘‘nova '' and ‘‘vetera'' in the
Biblical ‘‘Glossa ordinaria'', in ‘‘Sacris erudiri'', 46 (2007), pp. 241-286.
F. TASCA 225

riore alla Historia scholastica che contenga tale particolare fisico. Il det-

taglio sul ritorno della stella nella ‘‘materia praeiacens'' (che ebbe, in

32
seguito, una grande accoglienza testuale e notevole fortuna ) sarebbe,

dunque, da attribuirsi ad un intervento originale, aggiuntivo e puntua-

lizzante dello stesso Comestor. Tale aggiunta voleva probabilmente

ricondurre la stella dei Magi entro dinamiche fisiche razionalizzabili,

secondo un atteggiamento costante del maestro parigino.

In autori del xii secolo precedenti il Comestor si rintraccia l'espres-

sione ‘‘materia praeiacens'' nei tentativi di accoglienza e cristianizza-

zione delle categorie e del pensiero aristotelici. Si impiegava già la

‘‘materia praeiacens'' per spiegare la Creazione; o nelle discussioni rela-

tive alla trasformazione, durante la celebrazione eucaristica, del pane e

del vino in corpo e sangue di Cristo. La ‘‘materia praeiacens'' è atte-

stata, ad esempio, nell' Expositio in Hexameron del maestro parigino

Pietro Abelardo, per differenziare l'iniziale atto con cui Dio creò gli

elementi primordiali (‘‘creare''), dal successivo plasmare e dare forma

33
(‘‘formare'') . Maestro di Pietro Comestor, Pietro Lombardo utilizzava

la categoria ‘‘materia praeiacens'' nelle Sententiae sia per illustrare le

ipotesi relative alla materia eucaristica, sia per spiegare come Dio

34
plasmò Adamo .

32. Il riferimento al ritorno ‘‘in primordialem materiam'' si ritrova, a titolo esempli-

ficativo, nelle opere di Siccardo (vescovo di Cremona tra il 1185 e il 1215), di Giovan-

Chronica
ni Beleth (che sicuramente conobbe Pietro Comestor) e di Guglielmo Durante (xiii

secolo). Cfr. Sicardus episcopus Cremonensis, , MGH, Scriptores, 31,

p. 84 : ‘‘Haec stella in nativitate Domini orta est, non in firmamento, sed in aere;

Summa de ecclesiasticis officis


quae consumato magorum officio in preiacentem materiam resoluta est''. Iohannes

Beleth, , edita ab Heriberto Douteil, Turnholti, Bre-

Rationale divinorum officiorum


pols, 1976 (CCCM, 41/A), p. 135 : ‘‘Alii dicunt, quod redacta est in primordialem ma-

teriam''. Guillelmus Durantis, dictus Speculator, ,

ed. Anselme Davril, Timoty Matthew Thibodeau, Turnholti, Brepols, 1998-2000

(CCCM, 140 A), p. 201 : ‘‘Alii, et verius, quod fuit de novo creata, que, peracto officio

Hexpositio in hexameron
suo, rediit in primordialem materiam''.

33. Petrus Abelardus, , PL 178, col. 734 : ‘‘Bene autem

de elementis dictum est ‘‘creavit'' potius quam ‘‘formavit'', quia creari proprie id dici-

tur, quod non esse ita ad esse producitur, ut praeiacentem non habeat materiam (...).

Sententiae in quattuor libris distinctae


Cum enim praeiacens materia denotatur''.

34. Petrus Lombardus, , Grottaferrata (Ro-

ma) 1971 (Spicilegium Bonaventurianum, 4), l. II, d. XIII, p. 390 : ‘‘Si vero corporalis

fuit lux illa, quod utique probabile est, corpus lucidum fuisse intellegitur, velut lucida

Sententiae
nubes; quod non de nihilo, sed de praeiacenti materia formaliter factum est, ut lux

Sententiae in quattuor libris distinctae


esset et vim lucendi haberet'' (cfr. Petrus Lombardus, , PL 192, col. 678);

inoltre Petrus Lombardus, , Grottaferrata (Ro-

ma) 1981 (Spicilegium Bonaventurianum, 5), l. IV, d. XI, p. 298 : ‘‘Quod si est, quid

Sententiae
ergo sit de substantia panis et vini? Illi dicunt vel in praeiacentem materiam resolvi,

In omnes divi Pauli Apostoli


vel in nihilum redigi'' (cfr. Petrus Lombardus, , PL 192, col. 862). Il me-

epistolas
desimo impiego si ritrova anche in Petrus Lombardus,

, PL 191, col. 1645 : ‘‘Ad quod illi respondent, vel in praeiacentem materiam
´ ´
226 REVUE BENEDICTINE

Quando, dunque, Pietro Comestor utilizza in principio alla Historia

scholastica la ‘‘materia praeiacens'', per chiarire tre diverse teorie filoso-

fiche antiche sull'origine del mondo (rispettivamente di Platone, di Ari-

35
stotele e di Epicuro), in contrapposizione alla narrazione biblica , si

conforma al solco esegetico già tracciato dal proprio maestro Pietro

Lombardo . Fino a questo punto sarebbe tutto abbastanza prevedibile

e consueto. Nella Historia scholastica la vera novità è, piuttosto, l'uso

della ‘‘materia praeiacens'' per commentare l'episodio dei Magi. La

categoria della ‘‘materia praeiacens'' si trova qui impiegata per la

prima volta sul testo matteano, per spiegare la natura della stella,

riportandone la straordinarietà entro un universo fisicamente ordinato,

leggibile e coerente. Il merito di Pietro Comestor sta, quindi, nell'aver

applicato con successo al problema della stella di Betlemme una solu-

zione esplicativa del tutto nuova, tratta dal linguaggio filosofico che,

36
con radici aristoteliche, allora stava cominciando a diffondersi .

2.2. Il manoscritto Alençon 26

Per meglio comprendere la specificità e i margini di originalità della

Historia scholastica di Pietro Comestor è bene ricordare che, come

dimostrato da Beryl Smalley, le Enarrationes in Matthaeum in buona

misura attinsero a loro volta ad un precedente commentario : l' Exposi-

tio sul Vangelo di Matteo, oggi custodita nell'ancora inedito mano-

resolutam, vel in nihilum redactam, quod potest ille facere qui de nihilo cuncta creavit''.

Su Pietro Lombardo si segnalano almeno Marcia L. Colish, Peter Lombard, Leiden

1994, 2 voll. (Brill's Studies in Intellectual History, 41, 1 / 2); Philipp W. Rosemann,
Peter Lombard, New York 2004 (Great Medieval Thinkers); I d., The Story of a Great

Medieval Book : Peter Lombard's ‘‘Sentences '', Peterborough (Ontario) 2007; Pietro

Lombardo. Atti del XLIII Convegno storico internazionale. Todi, 8-10 ottobre 2006 ,

Spoleto 2007.

35. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198 coll. 1055-1556 : ‘‘Trium errores

elidit, Platonis, Aristotelis et Epicuri. Plato dixit tria fuisse ab aeterno, scilicet Deum,

ideas, ile, et in principio temporis, de ile mundum factum fuisse. Aristoteles duo, mun-

dum et opificem, qui de duobus principiis, scilicet materia et forma, operatus est sine

principio, et operatur sine fine. Epicurus duo, inane et atomos : et in principio natura

quosdam atomos solidavit in terram, alios in aquam, alios in aera, alios in ignem.

Moyses vero solum Deum aeternum prophetavit, et sine praeiacenti materia mundum

creatum''.

36. Utilizzando il ritorno alla ‘‘materia praeiacens'' il Comestor spiegherà anche la

dissoluzione della colomba, apparsa in occasione del battesimo di Gesù Cristo nel

Giordano. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, col. 1555 : ‘‘Et Spiritus

Sanctus in corporali specie columbae venit, et sedit super caput eius, quae peracto

officio suo, in praeiacentem materiam rediit, unde sumpta fuerat''. L'espressione ‘‘ma-

teria praeiacens'' si consoliderà poi nel xiii secolo, nella piena scolastica, potendo ri-

meditare la fisica secondo le categorie aristoteliche. Ripetutamente la utilizzerà

Tommaso d'Aquino per spiegare, ad esempio, la realtà eucaristica.


F. TASCA 227

37
scritto Alençon 26, ff. 91r-198v . La titolazione attribuisce con chia-

rezza il testo al lavoro collettorio di Anselmo di Laon (‘‘expositio de

diversis auctoribus a domino Ansello, Laudunensi philosopho exquisi-

tissimo collecta super evangelium domini nostri Iesu Christi secundum

Mathaeum''). Tuttavia l'identificazione dell'autore è ancora oggetto di

38
dibattiti .

Il confronto con l' Expositio del manoscritto Alençon 26, che pure

forní̀ i materiali di base alle Enarrationes in Matthaeum , si dimostra a

prima vista poco fruttuoso per la presente indagine su Beda. Nel com-

mento all'episodio dei Magi, che si distende lungo i fogli 98v-102r,

l'Expositio – come poi faranno anche le Enarrationes – cita l'autorità

di Fulgenzio (‘‘ut Fulgentius dicit'') per attestare la novitas della stella.

Si precisano, poi, alcuni limitati dettagli sulla stella dei Magi (la posi-

zione nel cielo, ad esempio, al di fuori delle viae sydereae; il tempora-

neo abbassamento di luminosità della stella nei pressi di Gerusalemme)

`
e si discute sul luogo del suo sorgere (‘‘in oriente''). E, invece, assente

37. Per la descrizione del manoscritto Alençon 26 si veda Smalley, Alcuni com-
mentari ai vangeli cit., pp. 33-41. Utile anche Adrian Ballentyne, A Reassessment of
the Exposition on the Gospel according to St. Matthew in Manuscript Alençon 26 , in

‘‘Recherches de Théologie Ancienne et Médiévale'', 56 (1989), pp. 19-57; quest'ultimo

contributo offre alle pp. 36-57 quattro appendici documentarie. Si segnala inoltre

Heinrich Weisweiler, Pascasius Radbertus als Vermittler des Gedankengutes der karo-
lingischen Renaissance in den Matthäuskommentaren des Kreises um Anselm von Laon ,
in ,,Scholastik‘‘, 25 (1960), pp. 363-402; alle pp. 393-400 l'autore mette a paragone

parte dell'episodio dei Magi secondo il manoscritto Alençon 26 e secondo la Glossa


ordinaria.
38. Smalley, Alcuni commentari ai vangeli cit., p. 33 : ‘‘L'attribuzione ad Anselmo

di Laon non è convincente. Lottin, Van den Eynde e Weisweiler concordano tutti nel

negarla''. Ibid., p. 47 : ‘‘Se Anselmo di Laon ha lasciato un commentario su Matteo,

questo è scomparso e non può essere identificato nell'ambito dell'esistente materiale''.

Ballentyne, A Reassessment cit., p. 28 : ‘‘What A is, still remains, however, a matter

of debate. Whether A is a copy or abbreviation of a work by Anselm himself, or a

derivative from Anselm's teaching, and if so, of what kind, are questions which cannot

be answered with certainty. Nevertheless it is an intellectually satisfying work which

has much material in common not only with the Glossa ordinaria but also with the

influential Enarrationes''. Ibid., p. 35 : ‘‘In conclusion, then, even if only on the

grounds that all defendents are innocent until proved guilty, I would suggest that, in

A.26, we have the unadulterated work of Anselm – perhaps an abbreviation from a


`
longer commentary by him''. E possibile affermare che il manoscritto Alençon 26,

comprendente l'Expositio di ambiente laoniese, fu materialmente trascritto entro la

metà del xii secolo (Ballentyne, A Reassessment cit., p. 21 : ‘‘The crucial fact for

our purpose is that, from its content, the Enarrationes was probably compiled towards

the middle of the twelfth century while Anselm died in 1117''). Si può, inoltre, ritenere
´
che il manoscritto sia stato copiato nel monastero normanno di Saint-E vraul, ad opera

del monaco-storico Orderico Vitale, morto nel 1142. Cfr. Marjorie Chibnall, The
Ecclesiastical History of Orderic Vitalis, Oxford 1968-1990, 6 voll.; Franz Joseph

Schmale, Ordericus Vitalis, in ‘‘Lexikon des Mittelalters'', VI (1993), coll. 1432-1433.

Si è verificato che nemmeno nella Historia ecclesiastica dell'inglese Orderico Vitale (il

quale pure usa ampiamente Beda) vi è alcun cenno alla questione del pozzo e della

stella.
´ ´
228 REVUE BENEDICTINE

qualunque informazione sulla fine della stella e, di conseguenza, manca

del tutto il riferimento al pozzo di Betlemme.

‘‘(f. 98v.) Hii videntes novam stellam quae numquam ante apparuerat

quia, ut Fulgentius/ (f. 99 r.) dicit : ‘‘puer natus noviter eam fabrica-

verat'', ammirati sunt et memores antiquae pronuntiationis Balaam

summi astrologi quae ait : ‘‘Orietur stella ex Iacob et exurget homo

ex Israel''. Illa quasi previa in Iudeam venerunt Iesu et cum magna

veneratione trina munera ei nato optulerunt. Utrum unus quisque tria

illa munera optulerit an unusquisque unum, non bene notum. Quod

vero non soli sed multis comitati ut reges venerunt putari debet.

Dubium autem est utrum stella illa orta sit in oriente an ipsi ibi positi

natam ad occidentem viderint. Potuit quidem nasci in oriente et eos

Ierusalem perducere. Sed dum quasi humanum queritur auxilium divi-

num ad tempus perdunt. Veritas autem evangelii non videtur velle

quod eos stella Ierusolimam perduxerit, sed in oriente tantum vidisse.

Unde intellexerunt in Iudea regem natum quo pervenerunt et locum

discentes iter aggressi, tunc primum habent stellam previam quam


39
recognoscunt . (...)''

‘‘(f. 99r.) Vidimus enim stellam eius in oriente''. Recte dicit ‘‘eius''

quod licet sunt stelle ab eodem create, ipsius sint, hec tamen proprie

Christi erat, quia illum modo natum nuntiabat. Cetere stelle ab inicio

mundi facte sunt, ut distinguerent tempora et operarentur quaedam


40
nobis occulta ''.

‘‘(f. 99v.) Notat Claudius iudicio die actum esse ut stella que previa

magis extiterat, appropinquantibus Ierusalem lucis sue radios contra-

heret, ut hac necessitate magi compulsi a sacerdotibus et scribis Iudeo-

rum locum nativitatis domini inquirerent et Iudei a gentibus tempus

nativitatis eiusdem cognoscerent et gentes prophetarum vaticinio ad

cunabula Christi prevenirent, ut Iudei hac auctoritate compulsi crede-

rent, et, qui nollent, inexscusabiles essent. Consentit etiam Leo dicens
41
(...) ''.

‘‘(f. 100r.) Stella quae divino nutu propter supradictas causas radios

sui luminis contraxerat, dum vadunt ad Christi cunabula fuit regibus

previa. Nec tenuit vias sydereas sed domui in quo erat puer multum

fuit vicina aliter enim domum non discerneret plusquam alia''.

Questo confronto documentario non permette solo ed ovviamente di

escludere il ms. Alençon 26 come fonte del Comestor sulla questione

di Beda. Più in generale, consente di affermare che sia la specifica tra-

dizione su Beda sia la tradizione sulla stella nel pozzo di Betlemme non

39. Cfr. Weisweiler Pascasius Radbertus


, cit., pp. 394-395.

40. Cfr. Weisweiler Pascasius Radbertus


, cit., pp. 396-397.

41. Cfr. Weisweiler Pascasius Radbertus


, cit., p. 399.
F. TASCA 229

derivano dall'ambiente redazionale laoniese-anselmiano. Accostando

l'anonima Expositio conservata nel ms. Alençon 26 con le Enarrationes

in Matthaeum si nota che nella prima opera manca del tutto il riferi-

mento alla tradizione del pozzo, invece presente nel secondo commen-

tario. Se le Enarrationes sono importanti perché costituiscono ‘‘un

ponte gettato tra l'insegnamento post-laoniano e le lezioni su Matteo

42
nelle scuole di Parigi'' , bisogna ipotizzare che la tradizione sulla stella

dei Magi caduta nel pozzo di Betlemme e lí̀ talvolta visibile ai vergini

non fosse diffusa in ambiente laoniese all'inizio del xii secolo. L'inser-

zione di questo immaginario nelle Enarrationes in Matthaeum avvenne,

quindi, in ambiente parigino, che costituí̀, dunque, uno snodo centrale

nella circolazione e nell'elaborazione di questo tema. Ed è proprio nelle

scuole parigine che questo motivo visse ulteriori stratificazioni, in cui

percolarono e si condensarono tradizioni letterarie diverse, giungendo

fino alla complessa forma modellata e fissata da Pietro Comestor nella

Historia scholastica alla fine degli anni Settanta del xii secolo.

2.3. ‘‘Insolitus splendor '' e ‘‘notabilis motus '' : la persistenza di tradizioni

tardoantiche

L'indagine fino a questo punto svolta porta a due parziali conclu-

sioni sugli ingredienti testuali confluiti nella Historia scholastica. In

primo luogo, si è visto che il dettaglio del ritorno della stella nella

‘‘materia praeiacens'' è da attribuirsi ad un'originale applicazione del

Comestor di una categoria filosofica anteriore, a lui pervenuta, in

forma diretta, attraverso le Sententiae del proprio maestro Pietro

43
Lombardo . In secondo luogo, si è verificato che se il rimando fatto da

Pietro Comestor all'autorità di Fulgenzio si riscontra sia nelle

Enarrationes in Matthaeum sia nell'Expositio contenuta nel ms.

Alençon 26, il tema del pozzo della stella si ritrova invece solo e

soltanto nelle Enarrationes in Matthaeum , completamente prive, per

altro, della vicenda di Beda.

Si deve ricercare entro più ampi e fluidi perimetri testuali la deriva-

zione di tutti gli altri elementi che, pur compresi nel capitolo De stella

et magis dell' Historia scholastica, non si ritrovano all'interno di tale

stretta e genetica discendenza diretta.

42. Smalley , Alcuni commentari ai vangeli cit., p. 41.

43. E già attestate nelle riflessioni di Pietro Abelardo. Cfr. nota 33.
´ ´
230 REVUE BENEDICTINE

Le precisazioni sul moto (‘‘in motu''), sulla collocazione spaziale (‘‘in

loco'') e sulla luminosità della stella (‘‘in splendore'') conoscono, ad

esempio, una tradizione molto antica. La speciale ed insolita luminosità

44
della stella (‘‘insolitus novi sideris splendor'' ) era, infatti, già indicata

nei primissimi secoli cristiani. Si riteneva che la stella, visibile anche in

pieno giorno (‘‘in media die''), possedesse uno straordinario chiarore,

45
più luminoso, più bello e più forte di tutte le altre stelle . Già nel

Liber de physicis Mario Vittorino, celebre retore e filosofo di origine

africana, convertitosi al Cristianesimo verso la metà del iv secolo,

sosteneva che la stella dei Magi brillasse non solo di notte, bensí̀ anche

di giorno (‘‘per diem refulgebat in sole''), superando in luminosità lo

46
stesso sole (‘‘et sole et die in splendore superato'') . L'inno epifanico

47
contenuto nel Cathemerinon del poeta Prudenzio (anch'esso risalente

al iv secolo), canta la stella che vince in luce e bellezza il disco solare

48
(‘‘quae solis rotam vincit decore ac lumine'' ). Una stella che non sorge

e non tramonta, che non è adombrata da nubi, che eclissa ogni altro

49
astro . Tali elementi ritornano nelle parole del Comestor, che accenna

alla straordinarietà luminosa della stella, non impedita dalla luce del

giorno (‘‘stellam tum creatam notabilem, et discretam a caeteris, et in

splendore, quia eam lux diurna non impedivit'').

44. Leo Magnus, Sermones, XXXII, PL 54, col. 239 : ‘‘Hunc principem natum lon-

giquae Orientalium gentium nationes insolito novi sideris splendore didicerunt''.

45. Leo Magnus, Sermones, XXXI, PL 54, col. 235 : ‘‘Tribus igitur magis in regio-

ne Orientis stella novae claritatis apparuit, quae illustrior caeteris pulchriorque sideri-

bus, facile in se intuentium oculos animosque converteret''.

46. Marius Victorinus, De physicis liber, PL 8, col. 1306 : ‘‘Cuius stellae signum

caetera stellarum praeibat insignia : stella enim quae nativitatis dominicae index fuit,

non ut caeterae lucebat in tenebris, sed per diem refulgebat in sole; et sole et die in

splendore superato; non quasi quae fixa esset in coelo, sed praecedens specie mira

magis ad inquisitionem Domini pergentibus viam in itinere demonstrabat''. Su Mario

Vittorino si rimanda a Pierre Hadot, Marius Victorinus. Recherches sur sa vie et ses

œuvres, Paris 1971; Giacomo Raspanti, Mario Vittorino esegeta di san Paolo , Palermo

1996 (Bibliotheca philologica. Saggi); Id., Il significato storico dell'esegesi di Mario Vit-

torino, in ‘‘Ho Theológos'', 1 (1996), pp. 103-128.

47. Prudentius, Cathemerinon Liber, Hymnus Epiphaniae , par M. Lavarenne, Pa-

ris 1955, pp. 66-75 (Collection des Universités de France).

48. Prudentius, Cathemerinon Liber, Hymnus Epiphaniae cit., p. 67, vv. 5-8 :

‘‘Haec stella, quae solis rotam/vincit decore ac lumine/ venisse terris nuntiat/ cum

carne terrestri Deum''.

49. Prudentius, Cathemerinon Liber, Hymnus Epiphaniae cit., p. 68, vv. 17-20 :

‘‘Hoc sidus aeternum manet/ haec stella numquam mergitur/ nec nubis occursu abdi-

ta/ obumbrat obductam facem''. Tommaso d'Aquino indicherà nella luminosità diurna

e nel tipo di moto due argomenti decisivi per rifiutare l'assimilazione della stella dei

Magi ad una stella cometa. Cfr. Thomas Aquinas, Summa theologiae, III, q. 36, a. 7 :

‘‘Ad tertium dicendum est quod, sicut stella non est secuta motum stellarum caele-

stium, it nec stellarum cometarum, quae nec de die apparent, nec cursum suum ordi-

natum mutant''.
F. TASCA 231

Per identificare la stella di Betlemme in rapporto a motus e locus il

testo di riferimento fondamentale e fondativo per tutto il Medioevo fu

certamente il terzo libro delle Etimologiae di Isidoro di Siviglia. Ai

capitoli LX-LXXI della sezione De astronomia si descrivono i differenti

tipi di astri, stelle e corpi celesti, precisandone i nomi, la collocazione

spaziale, il tipo di luminosità e di movimento. Benché nell'originario

testo isidoriano non vi sia cenno alla stella dei Magi, le Etimologiae
fornirono, comunque, la griglia classificatoria di riferimento. Coerente-

mente a tale modello tassonomico, in età carolingia si avanzò, infatti,

anche la classificazione tipologica della stella dei Magi, in base al suo

50
movimento ed alla sua collocazione spaziale : la si escludeva dalle

stelle fisse del cielo sidereo e se ne collocava il percorso ‘‘in aere'' (‘‘in

devexo istius aeris''), in prossimità della superficie terrestre (‘‘proxima

fuit terris''), dal momento che poteva indicare con una certa sicurezza

51
il luogo dove si trovava il bambino . Pietro Comestor ripete tali indi-

cazioni, affermando che la stella non apparteneva né al firmamento né

all'etere : si muoveva bensí̀ nell'aria, vicino alla terra (‘‘neque in firma-

mento cum stellis minoribus erat, neque in aethere cum planetis, sed in

aere vicina terris tenebat vias'').

2.4. Gregorio di Tours e gli Itineraria di Terra Santa

Pietro Comestor, dunque, accolse e compose nel proprio commento

le diverse e sparse tradizioni fino ad allora esistenti sulla stella. Ma la

sua non fu una compilazione onnivora. Prioritario fu, invece, lo sforzo

di attingere e vagliare tutto ciò che potesse far luce sugli aspetti oscuri

del misterioso corpo celeste : il movimento, la luminosità e il percorso;

52
ma anche l'origine e, soprattutto, la fine .

50. Si cita, a titolo esemplificativo, Haymon Halberstatensis episcopus, Homi-


liae de tempore, XV, PL 118, coll. 109-110 : ‘‘Sed forte interrogat aliquis utrum haec

stella in coelo sidereo permaneret, sicut et caeterae vel per aerem an per terram dis-

curreret. Ad quod dicendum quia neque in coelo sidereo fixa erat, neque in terra, sed

per aera discurrebat, ut dux et praevia magorum usque ad natum puerum esset. Sed

neque antea fuisse creditur, neque postea permansisse, sed cum novus homo natus est

in mundo, novum sidus apparuit in coelo''.

51. Heiricus Autissiodorensis, Homiliae per circulum anni, I, 17, CCCM 116,

pp. 145-146 : ‘‘Et sciendum quod stella nequaquam in coelo sidereas vias tenuit, sed

in devexo istius aeris pependit latiore luce et fulgentioribus radiis coruscans; alioquin

si inter caeteras stellas fixa in coelo fuisset, non facile domum unam in terra designare

potuisset. Sidera namque quae in summo coelo sunt collocata, quamvis amplissima sit

civica unicuique tamen domui supra verticem prae nimia altitudine stare videntur.

Haec vero quia non in coelo fixa sed proxima fuit terris, discretione facili quod quae-

rebatur ostendere potuit''.

52. La necessità e l'utilità di raccogliere, selezionare, valutare e combinare gli sparsi

frammenti delle tradizioni precedenti ‘‘pro veritate historiae consequenda'' nasceva in-
232 REVUE BÉNÉDICTINE

Le attestazioni documentali anteriori all'Historia scholastica tacciono


però tutte su di un punto : la vicenda di Beda ‘‘a communione separatus''
a causa del pozzo della stella. Nelle Sententiae di Pietro Lombardo – di
cui (non lo si scordi) Pietro Comestor fu allievo – manca, addirittura,
un qualsiasi riferimento al pozzo di Betlemme 53. E si è già verificato
che le Enarrationes in Matthaeum riferiscono sí̀ la credenza della stella
nel pozzo, ma non accennano assolutamente a Beda. Citando l'autorità
di Aimone (‘‘tamen refert Haymo''), si limitano, infatti, a riportare
della caduta della stella nel pozzo di Betlemme (‘‘stellam in puteum
Bethlehem decidisse'') e dell'occasionale visione (‘‘aliquando'') accessi-
bile ai soli vergini (‘‘solis ibi virginibus apparere''), puntualizzando
come tale credenza sia considerata frivola (‘‘quod frivolum putatur'').
È poco utile tentare di risalire al non meglio identificato (né con
certezza identificabile) Aimone (‘‘refert tamen Haymo'') 54, citato nelle
Enarrationes in Matthaeum . La credenza della stella nel pozzo di
Betlemme ha, infatti, radici più lontane ed una tradizione testuale
abbastanza complessa, con lunghi periodi carsici. La prima forma
documentabile di questo immaginario risale al De gloria martyrum,

opera minore di Gregorio, vescovo di Tours nell'ultimo quarto del vi

secolo, noto soprattutto per i dieci libri della Historia francorum.

In principio al De gloria martyrum (106 capitoletti in cui si raccon-


tano le vicende dei martiri protocristiani, soffermandosi in particolare
sui ‘‘de sanctorum miraculis'') è inserito il brano sulla stella dei Magi

nanzi tutto – come dichiarato dallo stesso Comestor nel proemio all' Historia scholas-
tica – dalla ‘‘instans petitio sociorum''. Cfr. Petrus Comestor, Historia scholastica,
PL 198, col. 1052. Non è da escludersi che tale tensione alla maggiore completezza
esplicativa fosse stata ulteriormente sollecitata dagli interrogativi sorti tra gli studenti
nel corso delle lezioni parigine.
53. Nelle Sententiae di Pietro Lombardo Beda è molto citato (ben 58 volte!), ma
non si ritrova alcun riferimento né alla stella, né ai Magi, né, tantomeno, al pozzo di
Betlemme. Per l'esattezza Betlemme vi è citata una sola volta, riferendo la profezia di
Michea : Petrus Lombardus, Sententiae in quattuor libris distinctae, Grottaferrata
(Roma) 1971 (Spicilegium Bonaventurianum, 4), l. I, d. II, pp. 66-67 (cfr. Petrus
Lombardus, Sententiae, PL 192, col. 528).
54. È possibile che si tratti di Aimone vescovo di Halberstadt, già monaco di Ful-
da, allievo di Alcuino, ed attivo nella prima metà del ix secolo († 855). Tuttavia non è
stato finora possibile individuare nelle opere di questo autore d'età carolingia alcun
rimando al pozzo di Betlemme. Cfr. Haymon Halberstatensis episcopus, Opera om-
nia, PL 116-118. Bisogna inoltre precisare che alcuni testi a lungo attribuiti ad Aimo-
ne di Halberstadt sono invece di Aimone di Auxerre, anch'egli attivo nel ix secolo.
Cfr. Birgit Gansweidt, Haimo von Auxerre, in ‘‘Lexikon des Mittelalters'', IV (1989),
col. 1864; Ead., Haimo von Halberstadt, in ‘‘Lexikon des Mittelalters'', IV (1989), col.
1864; Ekkart Sauser, Haimo von Halberstadt, in ‘‘Biographisch-Bibliographisches Kir-
chenlexikon'', 16 (1999), col. 635.
F. TASCA 233

caduta in un grande pozzo (‘‘magnus puteus'') di Betlemme, e lí̀ ancora

visibile ai puri di cuore (‘‘mundis corde'') :

Nato ergo Domino nostro Iesu Christo secundum carnem in Bethleem

oppido, in diebus Herodis regis, iuxta fidem evangelicam, magi ab

oriente venerunt Hierosolym, dicentes : ‘‘Ubi est qui natus est Rex

Iudeorum? Vidimus enim stellam eius in oriente, et venimus adorare

eum'' et reliqua. Est autem in Bethleem puteus magnus, de quo Maria

gloriosa aquam fertur hausisse : ubi saepius aspicientibus miraculum

illustre monstratur, id est stella ibi mundis corde, quae apparuit

magis, ostenditur. Venientibus devotis ac recumbentibus super os

putei, operiuntur linteo capita eorum. Tunc ille cuius meritum obti-

nuerit, videt stellam ab uno pariete putei super aquas transmigrare

ad alium, in illo modo quo solent super coelorum circulo stellae trans-

ferri. Et cum multi aspiciant, ab illis tantum videtur, quibus est mens

sanior. Nonnullos vidi qui eam asserebant se vidisse. Nuper autem dia-

conus noster retulit quod cum quinque viris aspexit, sed dobus tantum
55
apparuit .

Tale immaginario sulla stella dei Magi visibile nel pozzo di

56
Betlemme godette di alterna fortuna lungo il medioevo occidentale .

Dopo circa quattro secoli di latenza testuale, questo ‘‘miraculum illu-

stre'' riaffiorò negli Itineraria di Terra Santa a partire dalla fine dell' xi

secolo. Si rinsaldò, quindi, nel corso del xii secolo, parzialmente ampli-

57
ficandosi e, successivamente, cristallizzandosi . Non può certo essere

casuale che l'emergere e l'intensificarsi delle ricorrenze sul pozzo della

stella cronologicamente corrispondano con esattezza all'intrapresa delle

Crociate. I pellegrinaggi armati riaprirono un considerevole flusso di

uomini e di idee da e verso la Palestina : si rinnovò l'interesse della

Christianitas latina per i loca sancta , sempre più spesso descritti come

Wonderland , in cui ad ogni piè sospinto ci si poteva imbattere in mira-

bilia .

55. Gregorius Turonensis episcopus, De gloria martyrum, PL 71, coll. 705-708.

56. Sulla ricezione e sulle dinamiche di diffusione del tema del pozzo della stella nel

corso del medioevo latino sto conducendo una ricerca sistematica, dei cui esiti darò

prossimamente notizia in forma monografica.

57. Saewulfus, Peregrinatio, in R.B.C. Huygens (ed.), Peregrinationes tres. Sae-

wulf, Iohannes Wirziburgensis, Theodericus , Turnholti 1994, pp. 71-72 (CCCM 139);

Gervasius von Tilbury, Otia imperialia, hrsg. Felix Liebrecht, Hannover 1856, I,

V, ‘‘De sole et luna et stellis et signis''; Iohannes Beleth, Summa de ecclesiasticis

officiis, edita ab Heriberto Douteil, Turnholti 1976, p. 135 (CCCM 41 A); Guillel-
mus Duranti dictus Speculator, Rationale divinorum officiorum, V-VI , ed. Anselme

Davril, Timoty Matthew Thibodeau, Turnholti 1998-2000, p. 201 (CCCM, 140 A);

fra Niccolò da Poggibonsi, Libro d'Oltremare, Gerusalemme 1945, p. 61 (Studium

Biblicum Franciscanum, 2).

RB 14
´ ´
234 REVUE BENEDICTINE

E
`
verosimile che Pietro Comestor negli anni Sessanta del xii secolo

abbia attinto all'immaginario del pozzo della stella, per la prima volta

modellato testualmente da Gregorio di Tours e passato con una certa

stabilità nel repertorio occidentale su Betlemme dagli ultimissimi anni

dell' xi secolo. Poiché non è comprovabile che il Comestor conoscesse il

De gloria martyrum e che ne abbia usato in modo diretto, si ipotizza

che la conoscenza dei temi in esso raccolti gli sia giunta per il tramite

di uno degli Itineraria redatti nell'Occidente mediolatino in concomi-

58
tanza con le Crociate .

Sia ben chiaro però che anche tra gli Itineraria non è, comunque,

possibile trovare nessuna fonte che, pur riferendo del pozzo di

Betlemme, della stella dei Magi e dell'occasionale visione dei vergini,

vi associ in un qualunque modo il nome di Beda il Venerabile e, tanto-

meno, la temporanea rottura di comunione monastica di questi.

58. Senza qui dilungarsi sulle dinamiche di circolazione di tale immaginario, basti in

tale sede accennare al fatto che tale nucleo narrativo fu a lungo esclusivo dell'Occi-

dente mediolatino. Emblematica, in tal senso, una delle fonti sulla Palestina che

Pietro Comestor sicuramente conobbe e utilizzò : il Liber locorum sanctorum terrae


Ierusalem, sorta di ‘‘traité de topographie sacrée'' redatto in Palestina tra il 1128 e il

1132 da Rorgo Fretellus di Nazareth. All'interno del breve opuscolo i due capitoletti

(46 e 47) che descrivono Betlemme non fanno alcun cenno alla tradizione della ‘‘nova

stella'' nel pozzo. Da un lato ciò attesta la circolazione del tema del pozzo a lungo

esclusivamente in area europea; nel contempo, dall'altro lato esclude il Liber locorum
sanctorum quale fonte del Comestor sullo specifico passo sui Magi. Cfr. Rorgo Fretellus
de Nazareth , Liber locorum sanctorum terrae Ierusalem. Descriptio de locis sanctis , his-

toire et édition du texte par Petrus Cornelius Boeren , Amsterdam 1978 (Verhandelin-

gen der Koninklijke Nederlandse Akademie van wetenschappen, Afd. Letterkunde

Nieuwe reeks), cap. 46, p. 29 : ‘‘Quarto miliario ab Iherusalem contra meridiem

Bethleem. De qua dictum est : ‘‘Bethleem, nequaqam minima es in principibus Iuda''.

Que est Effrata, de qua in psalmo : ‘‘Audivimus eam in Effrata''. Effrata sonat ubertes

sive pulverulenta. Ex Bethleem Ysai sive Iesse. De quo propheta : ‘‘Orietur virga ex

Iesse et flos de radice eius ascendet''. Ex qua et David, Christi typum gerens in se.

David manu fortis visuque desiderabilis. David prostravit Golyam, Christus Satanam.

David facie decorus, Christus speciosus forma pre filiis hominum. Bethleem domus

panis interpretatur. Nec sine causa, quia de flore Nazareno processit in ea fructus vite

de virgine Maria, videlicet filius Dei vivi, qui panis est angelorum totiusque mundi

vita. In Bethleem iuxta locum nativitatis presepium in quo latitavit infans Ihesus.

Unde propheta : ‘‘Cognovit bos possessorem suum et asinus presepe domini sui''. Ex

quo fenum illud infans in quo latitaverat, Rome delatum fuit ab Helena regina et

honeste reconditum in ecclesia beate Marie maioris''. Ibid., cap. 47, p. 30 : ‘‘Miliario a

Bethleem contra boram refulsit stella pastoribus nato Domino, eis apparente angelo et

dicente : ‘‘Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bone voluntatis''. In

Bethleem nova stella duce venerunt magi ab oriente venerari natum Emmanuhel et

ut regem angelorum adorare, presentantes ei munera : aurum, thus et myrrham. In

Bethleem eiusque finibus innocentes decollari iussit Herodes. Quorum pars maxima

contra meridiem tercio miliario a Bethleem, secunda a Tecua, sepulta quiescit. Secun-

do miliario a Bethleem contra zephirum Ramale, de qua dicitur : ‘‘Vox in Rama au-

dita est''. In Bethleem infra basilicam haut longe a presepio Domini requiescit corpus

beati Ieronimi, Paula quidem et Eustochium, quibus ipse Ieronimus scribit, sic et in

Bethleem sepulte quiescunt''.


F. TASCA 235

2.5. L'Epistola 108 di Gerolamo

Un'ulteriore fonte sembra riverberare nella costruzione dell'episodio

di Beda contenuto nell' Historia scholastica : la celebre Epistola 108

scritta da Gerolamo alla vergine Eustochio, in memoria della defunta

59
madre Paola .

`
E noto : Paola, nobile matrona, aveva lasciato la sfavillante vita

60
mondana di Roma per ritirarsi a Betlemme . Ripercorrendone la vita,

nella lettera-epitaffio Gerolamo riferisce che proprio a Betlemme

Paola, con gli occhi della fede (‘‘oculis fidei''), entrando per la prima

volta nella grotta della natività (‘‘in specum Salvatoris introiens''), gli

giurava (‘‘me audiente iurabat'') di aver rivisto davanti a sé gli episodi

e i protagonisti salienti connessi alla nascita di Gesù Cristo :

Atque in Bethleem ingressa, et in specum Salvatoris introiens, post-

quam vidit sacrum virginis diversorium, et stabulum in quo agnovit

bos possessorem suum, et asinus praesepe Domini sui; ut illud imple-

retur, quod in eodem Propheta scriptum est : ‘‘Beatus qui seminat

super aquas, ubi bos et asinus calcant'', me audiente iurabat, cernere

se oculis fidei infantem pannis involutum, vagientem in praesepi

Dominum, Magos adorantes, stellam fulgentem desuper, matrem Virgi-

nem, nutricium sedulum, pastores nocte venientes, ut viderent verbum

quod factum erat; et iam tunc Evangelistae Ioannis principium dedi-

carent : ‘‘In principio erat Verbum, et Verbum caro factum est''; par-

vulos interfectos, Herodem saevientem, Ioseph et Mariam fugientes in

Aegyptum : mixtisque gaudio lacrymis, loquebatur : Salve Bethleem,


61
domus panis, in qua natus est ille panis, qui de coelo descendit .

Tra i molti dettagli, è degno di attenzione il riferimento alla lumi-

nosa stella, sfavillante al di sopra della scena della natività. Tale

visione mistica della ‘‘stella fulgens desuper'' potrebbe essersi progressi-

vamente trasformata nell'idea di una visione reale e sensibile, collocata,

appunto, proprio come nell' Historia scholastica afferma Pietro Comestor

‘‘ai tempi di Paola ed Eustochio'' (‘‘in diebus Paulae et Eustochii''). Il

riferimento è un po' più che un'assonanza. Benché non sia possibile sta-

bilire chi abbia materialmente compiuto la prima connessione tra la

Betlemme di Paola ed Eustochio e le vicende di Beda nell'Inghilterra

all'inizio dell' viii secolo, si ritiene che il nesso sia passato anche per il

tramite dell'Epistola 108 di Gerolamo.

59. Hieronymus, Epistola 108, PL 22, coll. 878-906.

60. Hieronymus, Epistola 108, PL 22, col. 878 : ‘‘Romae praetulit Bethleem, et

auro tecta fulgentia, informis luti vilitate mutavit''.

61. Hieronymus, Epistola 108, PL 22, coll. 884-885.


´ ´
236 REVUE BENEDICTINE

Comunque sia, è certo che Pietro Comestor conoscesse l'Epistola 108

perché la cita in calco nel capitolo V dell' In Evangelia, dedicato alla

Historia scholastica
62
nascita di Gesù Cristo . Inoltre in altri punti della

Pietro Comestor nomina a più riprese Paola ed Eustochio, ricordandole

63
perché sepolte a Betlemme o, più spesso, associandole alle diverse

64
occasioni da cui scaturirono le traduzioni bibliche geronimiane .

Se l'Epistola 108 di Gerolamo e il De gloria martyrum di Gregorio di

Tours rischiarano in parte le fonti (verosimilmente indirette) del Come-

stor, ciò che tuttavia continua a permanere oscuro è la connessione con

Beda, nonché il riferimento al periodo di allontanamento del Venera-

bile dalla comunione monastica a causa del pozzo della stella. L'inda-

gine sulla ignota fonte cui Pietro Comestor attinse la controversa

vicenda di Beda, pur non giungendo ad alcuna soluzione definitiva, ha

però perlomeno portato da un lato a respingere con certezza diverse

65
piste, e, dall'altro lato, a proporre alcune tracce da non escludersi .

3. Beda ‘‘inter haereticos''?

Ciò che conosciamo della vita di Beda, lo dobbiamo in larga misura

alle stesse parole che l'insigne monaco inglese pose a chiusura e sug-

gello della propria opera maggiore, l' Historia ecclesiastica gentis Anglo-
rum
66
. Lí̀ Beda ripercorreva la propria formazione, ricordava i

62. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, coll. 1539-1540.

63. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, col. 1539 : ‘‘Paula quoque et

Eustochium in Bethlehem quiescunt''.

64. Petrus Comestor, Historia scholastica, PL 198, col. 1447 : ‘‘Librum eius tran-

stulit Hieronymus ad petitionem Paulae et Eustochii cum magna difficultate''; Ibid.,


col. 1475 : ‘‘Hanc historiam transtulit Hieronymus ad petitionem Paulae et Eustochii

de Chaldaeo in Latinum''; Ibid., col. 1489 : ‘‘Librum Esther transtulit Hieronymus ad

petitionem Paulae et Eustochii de Hebraeo in Latinum''.

65. Una lieve traccia, sebbene solo in via congetturale, potrebbe essere rappresenta-

ta dalle reticenti insinuazioni che nel ix secolo espresse il monaco Cristiano Druthma-

rus di Stavelot nell' Expositio in Matthaeum. Nel commentare l'episodio dei Magi, il

monaco vallone ribadisce l'unicità della stella (‘‘questa stella non vi fu né prima né

dopo, ma per ciò appositamente fu creata, perché le genti attraverso di lei fossero

istruite e fossero condotte a Cristo''), ed accenna all'esistenza di molte dicerie su quella

stella (‘‘multa dicunt aliqui''), che lui preferisce trascurare (‘‘praetermittere malui''), in

quanto prive di fondamento (‘‘quia non habent fontem veritatis''). In tale reticenza

potrebbe essere in controluce visibile l'esistenza di una tradizione pericolosa sulla stella

dei Magi, una tradizione che è preferibile tacere? Cfr. Christianus Druthmarus,

Expositio in Matthaeum, PL 106, col. 1282 : ‘‘Sed tamen ista stella non fuit ante nec

post, sed ad hoc fuit tunc creata, ut gentes per eam docerentur et ducerentur ad

Christum. Et multa dicunt aliqui de stella hac, qui quia non habent fontem veritatis,

praetermittere malui''.

66. L'opera più celebre, che guadagnò a Beda il titolo di ‘‘padre della storiografia

britannica'', è, senza dubbio, l' Historia ecclesiastica gentis Anglorum. In tale capolavoro
F. TASCA 237

momenti salienti della propria esistenza cristiana ed, infine, allegava

67
un elenco delle proprie opere .

Come è possibile constatare da tale elenco, Beda toccò i più diversi

campi del sapere e padroneggiò diversi generi testuali : la sua produ-

zione comprende commentari biblici ed omelie, ma anche componi-

68
menti poetici, testi di cronologia , storia ed agiografia, metrica, orto-

grafia, musica, astronomia, aritmetica. Le sue numerose e differenziate

opere esercitarono un influsso notevole, sia sui contemporanei, sia

lungo i secoli successivi.

Eppure in nessuna di tali e tante numerose opere di Beda si trova

alcun riscontro alla conoscenza dell'immaginario sulla stella nel pozzo

di Betlemme. All'inizio dell' viii secolo Beda redasse, ad esempio, il De

locis sanctis, opera completamente dedicata alla geografia della Terra

Santa. Ebbene : nella descrizione di Betlemme, Beda non cita nella

maniera più assoluta il pozzo della stella, pur mostrando in generale,

69
‘‘devot believer in miracles'' , di apprezzare i mirabilia : si sofferma,

70
infatti, su altri significativi luoghi legati alla natività .

– una sorta di ‘‘chronological hagiography'' (cfr. James Campbell, Essays in Anglo-


Saxon History, London-Ronceverte 1986, p. 5) – Beda narra la storia del popolo ingle-

se da Giulio Cesare all'età a lui contemporanea, attraverso le successive fasi dell'evan-

gelizzazione.

67. Beda, Historia ecclesiastica, PL 95, coll. 285-290. Beda visse tra l'ultimo quarto

del vii secolo e gli anni Trenta dell'viii secolo, nella regione inglese del Northumber-

land : l'estremità settentrionale del mondo allora conosciuto, a poca distanza dai so-

pravvissuti resti del vallum dell'imperatore Adriano. Consegnato ancora bambino dai

parenti al monastero benedettino di Wearmouth, trascorse l'intera esistenza tra questo

monastero e quello, gemello, di Jarrow, posti a pochi kilometri di distanza l'uno dal-

l'altro (‘‘cunctumque ex eo tempus vitae in eiusdem monasterii habitatione peragens'').

Qui, dapprima in obbedienza all'abate Benedetto e poi all'abate Ceolfrido, visse nel-

l'osservanza della regola monastica, meditando le Scritture e prendendo parte alle quo-

tidiane preghiere corali. In questo estremo angolo di mondo, Beda dice di aver trovato

la propria gioia ‘‘imparando, insegnando, scrivendo'' (‘‘aut discere, aut docere, aut scri-

bere dulce habui''), senza aspirare a ruoli maggiori che non quello di semplice monaco

insegnante.

68. Di particolare interesse il De ratione temporum, che istruendo sul calcolo delle

scansioni temporali e delle festività mobili, costituisce uno dei primi passi del successi-

vo complesso Computus calendariale medievale.

69. Campbell, Essays in Anglo-Saxon History cit., p. 42.

70. Beda, De locis sanctis, collegit atque adnotavit Donato Baldi, Enchiridion lo-
corum sanctorum. Documenta sancti Evangelii loca respicienta , Jerusalem 1955, p. 101 :

‘‘Bethleem sex milibus in austrum ab Hierosolyma secreta in dorso sita est angusto ex

omni parte vallibus circumdato, ab occidente in orientem mille passibus longa, humili

sine turribus muro per extrema plani verticis instructo; in cuius orientali angulo quasi

quoddam naturale semiantrum est, cuius exterior pars nativitatis dominicae fuisse di-

citur locus, interior praesepe Domini nominatur. Haec spelunca tota interius pretioso

marmore tecta supra ipsum locum, ubi Dominus natus specialius traditur, sanctae

Mariae grandem gestat ecclesiam. Petra iuxta murum cavata primum dominici corpo-

ris lavacrum de muro missum suspiciens hactenus servat; quae si qua forte occasione

vel industria fuerit exhausta, haec nihilominus continuo, dum respicis, sicut ante fue-
´ ´
238 REVUE BENEDICTINE

Lo stesso avviene all'interno dell' Aliquot quaestionum liber , dove la

Quaestio prima è espressamente dedicata alla stella (‘‘De stella et

Magis''). Beda si limita a brevi considerazioni sul movimento e sulla

71
collocazione spaziale della stella di Betlemme : la stella non si doveva

trovare ‘‘in summa coeli altitudine'' tra le altre stelle, bensí̀ nelle vici-

nanze della terra (‘‘in vicinia terrae''). Del resto, benché Beda cono-

72
scesse e usasse l' Historia Francorum , non è però né dimostrabile né

probabile la conoscenza del De Gloria Martyrum di Gregorio di Tours,

contenente la narrazione sul pozzo di Betlemme e redatta non più di

un cinquantennio prima.

Un'ombra (taciuta del tutto nella nota autobiografica posta al ter-

mine dell' Historia ecclesiastica ) minaccia, tuttavia, l'immagine dell'esi-

`
stenza luminosa, umile, silente, limpida e laboriosa di Beda. E oppor-

tuno ricordare che nel 708 Beda redasse l'accorata Epistola ad

Pleguinam, poiché costretto a difendersi da una singolare accusa di ere-

73
sia . Il destinatario della lettera, Plegwin (altrimenti sconosciuto

rat, plena redundat. Ad aquilonem Bethleem in valle contigua sepulchrum David in

medio ecclesiae humili lapide tegitur lampade superposita, ad astrum vero in valle

contigua in ecclesia sepulchrum sancti Hieronymi''.

71. Beda, Aliquot quaestionum liber, I, PL 93, coll. 455-456. Beda, De temporum
ratione, PL 90, col. 376 : ‘‘Multa hinc dici poterant, sed haec melius a colloquente

quam a scribente fiunt''. Tale affermazione è però da mettersi probabilmente in rela-

zione alle costellazioni dello zodiaco ed alla loro influenza sull'indole umana. Un più

esplicito riferimento alla stella dei Magi si trova in Pseudo-Beda, De mundi celestis
terrestrisque constitutione : opera databile alla metà dell' xi secolo, redatta in area sviz-

zero-germanica meridionale. Nel breve paragrafo De constellationibus si elencano le

stelle che appaiono solo periodicamente (‘‘longo intervallo temporis interposto'') od oc-

casionalmente : la Canicula, Ahus, Canopon. Quindi si cita anche la stella che apparve

una sola volta e forse non apparirà mai più : quella che indicò ai Magi l'Incarnazione.

Pseudo-Beda, De mundi celestis terrestrisque constitutione, PL 90, col. 897 : ‘‘Est et

alia que semel – ut reor – apparuit, nec ultra forsan apparebit, scilicet quae Incarna-

tionem tribus magis indicavit''.

72. Sulle fonti di Beda si rimanda all'accurata introduzione di Beda, Storia degli
Inglesi, a cura di Michael Lapidge, traduzione di Paolo Chiesa, Milano-Roma 2008,

pp. XLII-LVIII, in particolare p. XXXV : ‘‘Beda (...) conosceva certamente un'altra

storia nazionale, l'Historia francorum di Gregorio di Tours, e da Gregorio può avere

avuto l'idea di limitare a un solo popolo l'ambito del suo lavoro. Varie caratteristiche

dell'opera di Gregorio – ad esempio il fatto che l'autore conclude con una notizia

autobiografica e con una lista delle propri opere – si ritrovano anche nell' Historia

scholastica di Beda, e derivano con ogni verosimiglianza da tale modello''. Beda poteva

utilizzare i testi posseduti dalle biblioteche dei monasteri di Jarrow e Wearmouth.

Inoltre sono altamente probabili contatti e scambi con le biblioteche di York,

Canterbury e Lindisfarne. Un'inventariazione delle fonti di Beda porta ad individuare

la conoscenza e la citazione della Epistola 108 di Gerolamo ad Eustochio, in cui si

narrano le già citate vicende di Paola. Cfr. Laistner, The Library of the Venerable
Bede, in Id., The Intellectual Heritage of The Middle Ages cit., pp. 117-149, in partico-

lare p. 130, sulla conoscenza delle epistole di Gerolamo.

73. Beda, Epistola ad Pleguinam, in Beda, Opera de temporibus, edited by Charles

W. Jones, Cambridge 1943, pp. 307-315.


F. TASCA 239

monaco di Hexham, Northumberland) aveva sentito il nome di Beda

compreso tra gli eretici (‘‘inter haereticos'') decantati nelle canzonacce

che rozzi popolani avvinazzati e licenziosi (‘‘lascivientes rustici'') into-

74
navano tra i brindisi (‘‘per pocula'') . Secondo l'accusa, Beda non

75
avrebbe collocato l'incarnazione cristica ‘‘in sexta aetate saeculi'' .

Ripresosi dallo schock dell'imputazione ereticale, Beda organizzò la

propria difesa : nel corso della serrata Epistola ad Pleguinam dimostrò

che la scansione nelle sei età del mondo da lui proposta cinque anni

prima nel trattato De temporibus 76


, in sé perfettamente ortodossa, era

stata gravemente fraintesa ed erroneamente divulgata.

L' Epistola ad Pleguinam attesta che Beda dovette, ad un certo

punto della propria vita, difendersi da un'accusa che l'avrebbe collo-

cato al di fuori della ‘‘ecclesiastica unitas''. Tuttavia le sue stesse

parole chiariscono senza spazio di dubbio un oggetto del contendere

ben lontano dalla visione della stella nel pozzo di Betlemme : la calun-

niosa imputazione, legata agli interessi cronografici di Beda, riguarda

la controversa scansione delle sei aetates del mondo e non il destino

della stella che guidò i Magi. La Epistula ad Pleguinam è, dunque, da

riferirsi ad una controversia del tutto esterna al perimetro di nostro

`
interesse. E, comunque, da notarsi che tale documento custodisce il

ricordo di un'ombra, per lo meno temporanea, sulla fama di Beda.

Non è da escludere che tale episodio, per vie finora non chiarite, possa

aver in qualche modo a che fare – magari come lontano, distorto eco di

un'assonanza – con la vicenda contenuta nell' Historia scholastica di Pie-

tro Comestor.

4. Gli intenti di Pietro Comestor : ipotesi conclusive

Pietro Comestor cita ripetutamente Beda nella Historia scholastica :

77
`
lo conosce, lo usa e lo apprezza . E sua primaria autorità di riferi-

74. Beda, Epistola ad Pleguinam cit., p. 307 : ‘‘Venit ad me ante biduum, frater

amantissime, nuntius tuae sanctitatis, qui pacificae quidem salutationis a te laetissima

verba detulit. Sed haec tristi mox admixtione confudit, addendo videlicet quod me

Epistola ad Pleguinam
audires a lascivientibus rusticis inter haereticos per pocula decantari''.

75. Beda, cit., p. 307 : ‘‘Exhorrui, fateor, et pallens percun-

catabar, cuius hereseos arguerer. Respondit quia negarem in sexta aetate saeculi do-

Epistola ad Pleguinam
minum salvatorem in carne venisse''.

76. Beda, cit., p. 307 : ‘‘Cuidam vestrum nuper opusculum

Historia
meum de temporibus quod ante quinquennium edidi monstrabat''.

scholastica Historia
77. Il nome di Beda ricorre almeno trentacinque volte all'interno della

Petrus Comestor,
scholastica
, in quanto autorità di riferimento. Esempio

, PL 198, col. 1658 : ‘‘Sed est adhaerendum verbo Bedae super hunc locum''.
´ ´
240 REVUE BENEDICTINE

78
mento, talora associata ad Agostino . Nella Historia scholastica si

incontrano, addirittura, due capitoli dedicati in modo esclusivo ad

esporre e discutere l'interpretazione di Beda (‘‘opinio Bedae'') su punti

79
controversi del testo biblico . Perché Pietro Comestor avrebbe, dun-

que, ritenuto necessario, opportuno e conveniente raccontare, nella

medesima Historia scholastica, di una temporanea separazione ‘‘a com-

munione'' di Beda, scaturita dalla controversa questione della stella dei

Magi finita nel pozzo di Betlemme?

La disamina svolta nelle precedenti pagine alla ricerca delle possibili

fonti non è riuscita ad individuare un esatto ed unico testo anteriore

cui il Comestor si sia con certezza ed inequivocabilmente ispirato per

plasmare il problematico nucleo narrativo su Beda e il pozzo della

stella. Non si è, insomma, scoperto chi si celi dietro quel generico ‘‘qui-

dam tradunt''. L'Epistola 108 di Gerolamo, il De gloria martyrum di

Gregorio di Tours, le Enarrationes in Matthaeum contengono solo

alcune tracce, in diverso modo riconducibili all'immaginario tanto della

stella dei Magi caduta nel pozzo di Betlemme, quanto all'occasionale

visione virginale. Ma nessuna delle tre citate fonti contiene riferimenti

a Beda.

Tuttavia è ben difficile credere che il Comestor si sia costruito dal

nulla un tale e preciso quadro accusatorio in grado di gettare pesanti

ombre proprio sull'amato Beda. ‘‘Historia est fundamentum'' : questa

convinzione, dichiarata nel proemio dell'intera Historia scholastica ,

costituiva il principio-guida esegetico del maestro parigino. Seguendo

80
il modello vittorino , Comestor cercava di riportare la narrazione scrit-

turale alla storicità, alla veridicità fattuale, alla realtà dei luoghi e dei

tempi. Le ricerche sulla storia, la geografia e l'archeologia palestinese

caratterizzano, infatti, il commento biblico del Comestor ‘‘pro veritate

81
historiae consequenda'' .

In attesa che le ricerche erudite portino alla luce nuovi documenti, in

grado di far compiere qualche passo in avanti sulle fonti, ci si deve qui

limitare ad ipotizzare le possibili intenzioni che indussero Pietro Come-

78. Ad esempio, Petrus Comestor , Historia scholastica, PL 198, col. 1645 : ‘‘Sed

super hunc locum dicunt Beda et Augustinus, quod fuerint baptizati''.

79. Petrus Comestor , Historia scholastica , PL 198, col. 1177 : ‘‘De modo tegendi

secundum Bedam'' (sul modo di coprire il tabernacolo); Petrus Comestor , Historia

scholastica, PL 198, col. 1665 : ‘‘Opinio Bedae de eodem'' (sulla modalità di computare

le età dei patriarchi).

80. Ambrogio M. Piazzoni , L'esegesi vittorina, in Giuseppe Cremascoli , Claudio

Leonardi , La Bibbia nel Medioevo, Bologna 1996, pp. 239-255 (La Bibbia nella storia,

6).

81. Petrus Comestor , Historia scholastica , PL 198, col. 1053.


F. TASCA 241

stor a decidere di comprendere comunque nella propria opera principale

queste – in un certo senso – scomode dicerie su Beda. Per tentare una

spiegazione, è necessario ricollocare l' Historia scholastica all'interno del-

l'atmosfera culturale, religiosa e redazionale in cui l'opera fu prodotta.

L'Historia scholastica vide la luce nell'ambito delle scuole parigine

alla fine degli anni Sessanta del xii secolo : anni su cui andarono a

convergere e sommarsi molteplici e diverse tensioni, che attraversavano

la cristianità occidentale. Da un lato, le scuole di Parigi, soprattutto

per influsso dell'esegesi vittorina, cercavano nell'incontro con i testi

sacri una maggiore storicità ed una maggiore letterarietà. Dall'altro

lato, nella seconda metà del xii secolo la Christianitas era reduce dalla

seconda crociata. I racconti di viaggio dei pellegrini armati verso i loca

sancta avevano amplificato le proiezioni del meraviglioso sulla Terra

Santa, trasformandola quasi in un Paese delle Meraviglie. I vivaci fer-

menti che agitavano un nuovo ritorno alle terre del Vangelo, nel giro

di vent'anni si sarebbero concretizzati nella terza crociata.

Esigenza di esegesi storica e ripresa dei contatti con i luoghi evange-

lici : questi due diversi versanti non sfuggirono allo sguardo che Pietro

Comestor, attento osservatore, ebbe sulla propria contemporaneità. Da

qui, forse, la scelta di riferire nell' Historia Scholastica dell'ingenua e

totale fede di Beda sui mirabilia del mondo palestinese e sul ‘‘miracu-

lum illustre'' verificatosi nella eccezionale comunità monastica raccol-

tasi a Betlemme ai tempi di Gerolamo, Paola ed Eustochio. Dettata

dal modello esegetico vittorino, la volontà di realismo storico nel rap-

porto con il mondo mediorientale avrebbe, quindi, spinto il Comestor

ad inserire, per contrasto, il dettaglio sulla stella nel pozzo e sulla

visione delle vergini, marchiandolo, appunto, come fabulosum, oltre

che mostrandolo motivo passibile, addirittura, di separazione ‘‘a com-

munione''. La vicenda di Beda doveva mettere ben in guardia : Pietro

Comestor, pragmatico uomo di mondo e di chiesa, invitava cosí̀ a diffi-

dare dell'eccessiva, incondizionata ammirazione per la chiesa antica.

Del resto, abbagliato dalla straordinarietà del ‘‘mito delle origini'',

anche Beda il Venerabile avrebbe potuto temporaneamente (‘‘quando-

que'') sbagliarsi, subendo dagli stessi fratelli l'allontanamento.

Al di là della veridicità storica dell'episodio che coinvolge Beda, se

ne può, dunque, riconoscere una verità sovrastorica : un appello del

Comestor, realista e pragmatico maestro parigino, ai propri contempo-

ranei contro la seduzione del meraviglioso e contro l'idealizzazione,

sempre in agguato, delle origini (anche dei luoghi delle origini).


´ ´
242 REVUE BENEDICTINE

Ad una chiesa vergine e visionaria, fatta di elitarie comunità mona-

stiche separate dal mondo e di contemplativi confinati in remoti loca

sancta, fitti di sensazionali mirabilia, Pietro Comestor preferiva la

chiesa del proprio tempo : una chiesa storica, impegnata nelle scuole

delle più grandi città europee, attiva e impastata in un mondo fisico

`
ed umanissimo. E con le leggi di tale mondo che, pur nella propria

straordinarietà e diversità, la chiesa storica deve accettare di confron-

tarsi. Come la stella dei Magi che, pur nella propria unicità e straordi-

narietà, Comestor ricollocava entro precise e consuete leggi fisiche.

Sembra che Pietro Comestor volesse, insomma, togliere dalla fede cri-

stiana le incrostazioni favolistiche e superfluamente miracolistiche,

dalle cui tentazioni nessun credente – nemmeno il venerabile Beda – è

in fondo mai completamente risparmiato.

Sono queste, se ne è ben consapevoli, solo ipotesi sui possibili intenti

di Pietro Comestor. E si è pure ugualemente ben consapevoli, al ter-

mine di questa disamina, di non avere risolto il problema delle fonti

sul capitolo ‘‘De stella et magis'' dell' Historia scholastica . Tuttavia si

ritiene che l'indagine abbia aperto, per lo meno, alcuni spiragli testuali,

attraverso cui è possibile riconoscere tratti del profilo proprio di Pietro

Comestor e alcuni aspetti del contributo specifico del ‘‘magister histo-

riarum''. In attesa di ulteriori segnalazioni o scoperte documentarie,

‘‘l'unica consolazione'' – come già scrisse Beryl Smalley – ‘‘è che il

punto in cui una persona si ferma può segnare l'inizio dell'attività di

un'altra'', e che le proprie fatiche possano ‘‘offrire linee guida a futuri

82
ricercatori di questa materia'' .

Bergamo Francesca T asca

82. Smalley , I Vangeli nelle scuole medievali cit., p. 15.