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4.

Il peso di ogni singola parola: Mario Luzi, Non andartene


Poeta e scrittore italiano d’inizio novecento, Luzi non ha mai fatto del barocco il
suo stile, anzi, seguendo la corrente dell’ermetismo, di cui faceva parte, diede
risalto alla pulizia formale e alla scelta di parole che riverberassero con forza
nel testo, come in questo caso:

“Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata”.

Lo conosciamo per testi più crudi, spesso sboccati, che lo associano alla corrente
del realismo sporco. “La vita è profonda nella sua semplicità”, diceva, ed è per
questo che i testi di “Hank” rappresentano spesso la realtà nella sua più pura,
cruda, crudele essenza. Ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di
poesie. Tra cui, incredibilmente, questa:

“Quando Dio creò l’amore non ci ha aiutato molto…


…Quando creò te distesa a letto
sapeva cosa stava facendo
era ubriaco e su di giri
e creò le montagne e il mare e il fuoco
allo stesso tempo
Ha fatto qualche errore
ma quando creò te distesa a letto
fece tutto il Suo Sacro Universo”.

6. La negazione del futuro: Julio Cortázar, Il Futuro


Si è sempre mosso nell’ambito del metafisico e del fantastico. Questa volta lo
scrittore argentino in una veste più romantica, in cui non è difficile seguire la
linea del tempo o le psicologie interne dei personaggi: è la fine di una storia
d’amore, punto.

“E so molto bene che non ci sarai.


Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani”.
7. Elogiare la felicità: Pablo Neruda, Ode al giorno felice
Pablo_Neruda
Il Premio Nobel è forse il più grande classico per le poesie d’amore. E non è un
caso. Come scrive in Farewell, da Crepuscolario: “Amo l’amore che si suddivide / in
baci, letto e pane. / Amore che può essere eterno / e può esser fugace. / Amore che
vuol liberarsi / per tornare ad amare.”

“…Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,


tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice”.

8. L’amore passato: Alda Merini, Ieri sera era amore (A Ettore)


La poetessa dei navigli la dedicò a Ettore, suo marito, cui si unì nel 1953. Nella
sua vita, non facile a causa dei suoi disturbi psicologici, la poesia fu sollievo e
arte: a essa, e all’amore, Alda dedicò gran parte delle proprie energie (“Non ho
paura della morte, ma ho paura dell’amore”).

“Ieri sera era amore,


io e te nella vita
fuggitivi e fuggiaschi
con un bacio e una bocca
come in un quadro astratto:
io e te innamorati
stupendamente accanto.
Io ti ho gemmato e l’ho detto:
ma questa mia emozione
si è spenta nelle parole”.

9. L’elenco dei ricordi: Mark Haddon, Vecchio, nuovo, preso in prestito, blu
Vi ricordate Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, in cime alle classifiche
di vendita del 2003? Dallo stesso autore, una poesia metropolitana, pop, redatta
con lo stile di una rassegna. Il titolo si riferisce a una tradizione anglosassone
che vuole che la sposa, il giorno del matrimonio, indossi qualcosa di vecchio,
qualcosa di nuovo, qualcosa preso in prestito e qualcosa di colore blu:

“Il giorno in cui ci siamo incontrati.


Questa busta inaspettata.
La mia maglietta del San Francisco mime Troupe che
indossavi per gingillarti nell’appartamento, le cui
maniche tagliate si abbinavano
Ai tuoi occhi.
Quella notte senza sonno.
Questa notte senza sonno.
La faccia che indosserò per stringerti la mano ed augurarti il meglio.
Il modo in cui mi sentirò quando lo faccio”.

10. La ballata pop: Guido Catalano, Ti ho vista


Infine, un poeta italiano contemporaneo reso famoso dallo stile secco, musicale,
ironico. Nato a Torino, dove vive, fa delle sue poesie performance, interpretandole
in pubblico in reading “strabilianti” (parole sue). Le sue poesie, oltre che nei
suoi libri, sono disponibili online nel suo blog e nella sua pagina facebook –
quello che si dice un poeta contemporaneo.

“…il tuo corpo è un’ isola segreta


lontana
facciamo che sono un naufrago
mi sveglio sulla spiaggia
è mattina
non ho nessunissimo bisogno
di essere
salvato”

Lucia Moschella è nata a Siracusa nel 1990. Si è diplomata in Pubblicità allo IED
Roma e in Storytelling and Performing Arts alla Scuola Holden. Oltre a scrivere,
lavora in comunicazione.

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