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Ritorni d'amore

Ritorni dell'amore da poco apparso

Quando apparisti tu,


penavo nelle viscere profonde
di una caverna senzaria e senza uscita.
Brancicavo nel buio, agonizzando,
e udivo un rantolo aleggiare
come il pulsare di un impercettibile uccello.
Sopra di me spargesti i tuoi capelli
e ascesi al sole e vidi che erano laurora
che copriva un alto mare in primavera.
Fu come se giungessi al pi ridente
porto del mezzogiorno. Annegavano
in te i paesaggi pi splendenti:
chiari, aguzzi monti coronati
di neve rosa, fonti nascoste
nellarricciarsi ombroso dei boschi.

Appresi a riposare sulla tua spalla


e a scendere per fiumi e per pendii,
ad intrecciarmi sui rami distesi
e a far del sonno la mia dolce morte.
Archi mi apristi e i miei anni fioriti
appena usciti alla luce, giacevano
sotto lamore della tua stretta ombra,
aprendo il cuore al vento libero
e accordandolo col verde suono del tuo.
Gi potevo dormire, gi svegliarmi sapendo
che non penavo in una caverna oscura,
brancicando, senzaria e senza uscita.

Perch in fine eri apparsa.

Ritorni dell'amore in un palco di teatro

Fuori, in sala, musiche e luci,


amore finto, amore dato a freddo,
lettera morta, bench apparentemente
sanguini il cuore cantando la vita.

Attutito, giungeva tra i tendaggi,


gli ori falsi e i velluti rossi, il grido
dell'eroe agonizzante nell'ombra segreta
del palchetto ove autentico,
senza parole, senza gesti studiati,
accadeva l'amore.

Dolci le mani e gli occhi indovinati,


la tepidezza ombrosa
della pelle, quel languido silenzio,
quell'irta oscurit
nella scena amorosa
che tutt'e due offrivamo, senza applausi,
al godimento d'uno specchio muto.

O grazia di quegli anni, meraviglia


di offrire al nostro amore una qualsiasi penombra,
d'una carrozza, d'un angolo solitario
o d'un palco di teatro mentre passa
la morte senza accorgersene!

Ritorni dell'amore sui balconi

giunto il tempo in cui gli anni,


le ore, i minuti, i secondi vissuti
si profilano di te, si colmano di noi,
e diventa urgente, diventa necessario,
per non vederseli sfuggire con la morte,
fissare in essi le nostre pi felici
successive immagini.

Dove sei oggi, dove ti contemplo,


su che roccia, in che mare, in quale bosco,
in che penombra di lenzuola estive,
o in quali calde alcove del nord?

passata la dolce siesta di azzurri


che ci tese nel sogno la vasta isola.
Venere ancora semiaddormentata, ti affacci
all'intimo rifugio delle navi
e canti tutta come un porto
amoroso di vele e alberature.

I tuoi sparsi capelli volano dai balconi


per impigliarsi nella trama fina delle reti,
o a mettere bandierine sui pi alti pennoni
e un concerto d'amore fra i venti marinai.
Quando al tramonto tornano silenziosi,
bianchi di sale e ali di gabbiani,
poso l'orecchio sul tuo cuore nudo
e ascolto il mare, aspiro il mare che scorre
da te e m'imbarco verso l'aperta notte.
Ritorni dell'amore come era

A quel tempo eri bionda e grande,


solida spuma ardente ed elevata.
Parevi un corpo staccatosi
dai centri del sole, lasciato
da un colpo di mare sulla sabbia.

Tutto era fuoco a quel tempo. Bruciava


intorno a te la spiaggia. A rutilanti
vetri di luce erano ridotte
le alghe, i molluschi, le pietre
che le ondate spingevano contro di te.

Tutto era fuoco, fulmine, palpito


d'onda calda in te. Se era una mano
che osava o le labbra, cieche braci
volando fischiavano nell'aria.
Tempo incendiato, sogno consumato.

Io mi rotolai nella tua spuma a quel tempo.

Ritorni dell'amore su una terrazza

Son popolato di tante terrazze.


Si tendono sul mare le pi bianche,
pronte a salpare al sole; hanno per vele
lenzuola stese ad asciugare.
Altre danno sui campi, ma ce n' una
che d solo sull'amore, in faccia ai monti.
Ed quella che sempre fa ritorno.

L pettinava amore i suoi gerani,


o guidava le rose e i gelsomini
sulle balaustre e nell'ardente notte
si disfaceva in una fresca pioggia.

Lontane vette, sostenendo il peso


di grandi stelle, su di esso vegliavano.
Quand' che visse mai pi fortunato
l'amore o quando fu tra i fiori
annaffiati di fresco
posseduto nel sangue con pi anima?
Saliva il fischio dei treni. Un tremolare
di lampioncini di festa e musiche
dai chioschi e dagli alberi accesi
risalivano e subitanei diluvi
di veloci comete che versavano
nei suoi occhi fugaci splendori.

Fu la pi bella et del cuore. Torna


in questo d remoto in cui la sogno
su questo vecchio tronco, in un cammino
che non mi porta ormai in nessun luogo.

Ritorni dell'amore davanti alle antiche divinit

Sognarti, amore, sognarti come allora,


davanti a quelle Diane discinte,
a quelle dee dai robusti seni
e il vento impune tra le gambe libere.

Tu eri come loro, amore. Le Grazie,


come tre estati accese,
il sollevato ardore delle baccanti
e la corsa bollente delle ninfe,
questo compatto fiore di bellezza
rotondo e chiaro, poderosamente
in te si apriva, anche in te si ergeva.

Sognarti come allora, s, sognarti


davanti a quei viali confusi,
orto d'Amore dove la grande Venere,
cosce dorate, ventre pensieroso,
si bagna nel concerto della sera.

Sognarti, amore, sognarti, oh s, sognarti


identica ad allora, mentre sorgi
dal mare e da quei monti, e rivive
in te l'amore pieno, sano e forte
delle antiche dee della terra.

Ritorni dell'amore sulle dune raggianti

Oh, vieni, s, ritorna come in quei mattini


raggianti delle dune,
nuda e calda sulla sabbia deserta,
come una grande onda di spuma rovesciata,
di infuriato sole sempre inquieto.

Oh, s, vieni, ritorna come allora, distesa,


coi tuoi capelli biondi d'angelo tra i seni,
coi tuoi dolci declivi scorrenti
verso arricciate penombre sommerse!

Oh, esser giovane, esser giovane! Non te ne andare,


vieni, vieni ritorna, ritorna a me stasera,
in queste solitarie dune dove le onde
si frangono con il profilo del tuo fianco,
dove il battuto mare protende azzurre gambe,
culla labbra che cantano
e braccia ormai notturne che mi cingono e portano.

Ritorni dell'amore nei boschi notturni

Sono i boschi che tornano! Son quelli


dove l'amore, rotolando, si graffiava fra i rovi
ed era come un ruscello felice, reso incandescente
da piccole stelle di dolcissimo sangue.

I boschi della notte, con l'amore taciuto,


che sente solo il fremito delle foglie
ed il profondo ritmo dei petti affondati
col tremito della terra e del cielo alle spalle.

Che conforto senza nome non perdere la memoria,


tenere gli occhi pieni di quei tempi passati,
di quelle notti in cui l'amore ardeva
come l'unico dio che abitasse i boschi!

Ritorni dell'amore in una notte d'estate

A tentoni l'amore, alla cieca nel buio,


talvolta tra i rami, matura, qualche stella,
torno a sentirlo, torno,
bagnato dalla rugiada calda della notte,
contro il solco di menta tagliata e timo.

lui, unico, solo, quello che la mia mano,


la pelle sparsa del mio corpo, l'ombra
del mio cuore aperto da poco, gli ombrosi
centri pi sotterranei del mio essere volevano.
Torna unico, torna
come forma toccata soltanto, come pieno
palpito steso coperto di capelli,
come sangue intrecciato col mio sangue, un pulsare
dentro un altro pulsare solamente.

Ma la parole, dove?
Le parole non giungono. Non trovarono posto
in quel notturno bruciato, non ebbero
quella minima aria che separa due bocche
prima di ridursi ad un garofano silenzioso.

Ma un profumo nascosto scivola, scorre,


mi brucia un ridestato odore di oscura riva.
Qualcuno sta accendendo nell'erba un mormorio.
Che sempre nella notte dell'amore passa un fiume.

Ritorni dell'amore nei vissuti paesaggi

Crediamo, amore mio, che quei paesaggi


siano rimasti addormentati o morti con noi
nell'et, nel giorno in cui li abitammo;
che gli alberi perdano la memoria
e vadano le notti, lasciando all'oblio
ci che le fece belle e talvolta immortali.

Ma basta il lieve palpitare di una foglia,


una stella sbiadita che d'un tratto respira
per vederci gli stessi allegri che riempimmo
i luoghi che ci ebbero uniti.

Cos ti svegli oggi, amore, al mio fianco,


tra l'uva spina e le fragole nascoste
al riparo del forte cuore dei boschi.
Qui la carezza bagnata di rugiada,
le tenere erbe che ti rinnovano il letto,
i silfi incantati di ornare i tuoi capelli
e gli alti scoiattoli misteriosi che piovono
sopra il tuo sonno il verde minuto dei rami.

Sii felice, foglia, sempre: non aver mai autunno,


foglia che mi hai portato
col tuo tremore piccolo
l'aroma di tanta cieca et luminosa.
E tu, minima stella perduta che mi apri
le intime finestre delle mie giovani notti,
non chiudere mai la tua luce
su tante alcove che ci addormentarono all'alba,
e quella biblioteca con la luna
e i libri dolcemente caduti
e i morti fuori, insonni, che per noi cantavano.

Ritorni dell'amore fuggitivo sui monti

Era come un'isola di Teocrito. Era


l'et d'oro delle onde. Gi stava
per levarsi Venere dalla spuma. Era
l'et d'oro dei campi. Incominciava
Pan a suonare nuovamente il flauto
e Priapo a versarsi sui giardini.
Tutto era allora. Tutto incominciava.

Cominciava l'amore ad essere felice. Era


la giovent con cinque tori dentro.
L'ardore cominciava ad ardere nei grappoli.
Era il sangue un gorgogliare di fiamme.
Era la pace per l'amore. Veniva
l'et d'oro dell'amore. Era giunta.

Ma nell'isola apparvero le navi


e uomini armati sulle spiagge. Venere
non fu data alla luce dalla spuma. L'aria
dentro il flauto di Pan si occult, muta.
Secchi, i fiori senza il loro dio morirono
e amore, perseguitato, fugg ai monti.

Qui fece la sua grotta, come errante


scacciato figlio di un oscuro mare,
tra il frastuono mortale e raddoppiato
che l'Eco spaventata ripeteva.
Aghi spezzati degli ombrosi pini
all'amore ordirono il suo letto.
Dure ginestre, vizze madreselve,
rozzi finocchi e inariditi timi
lo inghirlandarono nella cieca notte.
E se, lingua di fuoco, l'aria urlava
d'intorno, la terra, oh s, la terra
non fu, sicuramente, dura al sonno
d'amore fuggitivo in mezzo ai monti.

L'et d'oro dell'amore veniva,


ma nell'isola apparvero le navi...

Ritorni dell'amore nella notte triste (*)


Vieni, mio amore, vieni, in questa notte
sola e triste dItalia. Le tue spalle
forti e belle mi sono necessarie.
Le tue braccia graziose, la lunghezza
piena delle tue cosce e questo attacco
del fianco, la compatta
linea che ti isola e ti circonda,
felice mare, aperta spiaggia mia.
Come dirti, mio amore, in questa notte
solitaria di Genova, ascoltando
l'azzurro cuore del mareggio
che sei tu che a me vieni sulla spuma?
Baciami, amore, in questa notte triste.
Ti dir le parole che le labbra
per tanto amore, amore, non hanno osato.
Amore mio, amore mio, il tuo capo
d'oro steso al mio fianco, l'ardente
lungo bosco d'autunno che mi ascolta.
Ascoltami, ti chiamo. Vita mia,
s, vita mia, mia sola vita.
Di chi mai, di chi mai, se solamente
posso esser io che al tuo orecchio canto:
vita, vita, mia vita, vita mia?
Che sono senza di te, mio amore? Che sarei
dimmi, senza il mio forte e dolce muro blando
che mi d luce quando mi d l'ombra,
sonno quando ai miei occhi si sottrae.
Io non posso dormire. Quante aurore
oscure, brancicando nelle tenebre,
senza trovarti, amore! Quanti amari
colpi di sale contro la mia bocca!
Dove sei? Dove sei? Dimmi, mio amore.
Mi ascolti? Non mi senti
giungere come una lagrima a chiamarti,
al di sopra del mare, questa notte?

Ritorni dell'amore in mezzo al mare (*)

Splendore mio, amore,


inizio della mia vita,
ti voglio dire tutta la tua bellezza,
qui, in mezzo al mare, quando ti cerco,
quando soltanto posso confrontarti
con la tepida bellezza delle onde.
Il tuo capo una sorgente d'oro,
pioggia di spuma dorata che mi accende
e porta a navigare al fondo della notte.
La tua fronte l'aurora con due archi
dove passano dolci questi soli
di cui all'alba sognano le navi.
Che dire della tua bocca e le tue orecchie,
del tuo collo e le spalle se il mare cela conchiglie,
coralli e giardini sommersi
che vorrebbero al soffio
delle ali del sud essergli uguali?
Sono i tuoi fianchi come due lontane
baie in riposo
dove al suono delle tue braccia solo canta
il silenzio d'amore che le circonda.
Triste parlare, quando si lontani,
dei golfi d'ombra, delle isole
che chiamano il marinaio che li sente
passare, senza vederli, fuori dalla sua rotta.
Amore mio, sono le tue gambe due spiagge,
dune distese che si elevano
con rumore di giunchi se non dormono.
Dammi i tuoi piccoli piedi per percorrerti,
per sentirti in tutte le tue rive.
Vado sul mare, vado su di te, mia vita,
sopra il tuo amore, verso il tuo amore, cantando
la tua bellezza pi bella che le onde.

Ritorni dell'amore nei vicoli antichi

Rimane sempre la felicit, l'infinito


dono di poter tornare sopra i passi
lontani che ponemmo in quei luoghi
che il nostro amore come in un sogno
ci and creando.
Adesso
il sottile, oscuro labirinto
di una citt che dorme, un cuore
screpolato che un fiume lambisce e canta
la silenziosa notte delle pietre.

Dovevamo stringerci fino ad essere uno


per poter entrare in questa rete
di angoli, di porte, di cortili e balconi.
Mai l'amore arriv pi nel profondo
dei secoli passati.
Cavalieri,
come fiamme esangui, come estinti
fuochi fatui sorgevano, spegnendosi.

Vidi d'un tratto che stringevo Debora


o Giuditta o Rachele, la pi bella,
sciolti i capelli, sulla vera del pozzo.
Amore, amore, amore! Amore che si muta,
nuovo garofano, in fresco fiore antico,
rosa del ghetto, profumo degli orti
di Gerico, o Zulema,
la prigioniera della torre
del sobborgo indomabile del fiume.
Come tornare, amore, a quella che tu eri?
Dove l'uscita, se perfino il vento,
prigioniero, gemeva per trovarla?

Pianti sinagogali, moribondi


gemiti delle sabbie del deserto
e insonni, gregoriani
lamenti nelle deboli
luci della penombra dei chiostri,
ci perdevamo, senza possibile oriente,
fino a quando i canti stridenti
dei mulattieri, al mattino,
districarono il nostro andare, portandoci
ai boschi fluviali, dove
ormai liberi, con l'alba,
annottammo in un chiaro sonno.

Ritorni dell'amore come angelo d'ombra

A volte, amore, sono il tuo angelo d'ombra.


M'innalzo da non so quali tane,
fulmineo, con tra i denti
una spada dall'amaro taglio, una triste
spada che bene, povero amore mio, conosci.
I giorni oscuri della furia, le ore
del risveglio spietato, amandoti
in mezzo alle lagrime sgorgate
dal pi ingiusto e dal pi dolce sconforto.
Io so, mio amore, da dove queste tenebre
vengono a me, cingendoti, opprimendomi
fino a farle cadere sulle tue spalle
e scenderle, disfatte come un fiume.
Che vuoi, se a volte sono cos, mio amore,
quando sulle incancellabili pietre del passato,
cieco, mi logoro e lotto per spezzarle,
e vederti libera e sola nella mia luce?
Sconfitto sempre, annichilato sempre,
torno alla calma, amore, alla serena
felicit, fino all'oscuro istante
in cui di nuovo scendo alla mia tana
per drizzarmi di nuovo tuo angelo d'ombra.

Ritorni dell'amore sulla sabbia (*)

Questa mattina, amore, abbiamo vent'anni.


Vanno volutamente lente, intrecciate
le nostre ombre scalze sul sentiero degli orti
che oppongono all'azzurro del mare il loro verde.
Tu sei ancora quella che mi apparve,
giunta una sera senza luce tra due luci,
quando il giovane distratto della citt prolunga,
pensieroso, deliberatamente il ritorno.
Tu sei ancora quella che al mio fianco
cercava il declivio segreto delle dune,
il versante nascosto della sabbia, l'occulto
canneto che pone
cortine agli occhi marini del vento.
Tu sei qui, qui sto contro di te, provando
l'alta temperatura delle onde felici,
il cuore del mare ciecamente innalzato,
che muore in pezzi di dolce sale e spuma.
Tutto ci guarda lieto, dopo, sulle rive.
I castelli caduti alzano i loro merli,
le alghe ci offrono corone e le vele,
teso il volo, vogliono cantare sulle torri.

Questa mattina, amore, abbiamo vent'anni.

Ritorni dell'amore tra le rovine illustri

Tornano le pietre calcinate, tornano


in demoliti templi, in caduti
lupanari, in patii verdi dove
il sorriso di Priapo scalda
ancora il ricordo delle fonti.

Andiamo, amore, per le strade che furono,


per chiare geometrie che portavano
al misterioso amore, ai piaceri
vietati, ma dolci nella notte.

Questa la casa della dea. Respira


nell'azzurro ambito il suo aroma
di spuma marina, dei garofani
salati e i gelsomini del suo corpo.

Il simbolo virile gioviale riposa


nel suo puro verdore, steso
sopra il piatto felice della bilancia
che gli offre l'Amore. Vince il suo peso
quello di tutti i frutti della terra.
(Afrodite nella penombra sorride,
mentre il mare le pulsa tra le cosce.)

Oh chiarit antica, luce lontana,


luce nuda, amore, coprici sempre!
Ma quando ormai rovine, pietre sole
giungiamo, amore mio, ad essere un giorno,
siamolo come queste che cantano nel sole
e portano all'amore per strade che furono.

Ritorni dell'amore con la luna (*)

Eri la luna con la luna. Ti levavi


dal letto affaticato, cos grande e lucente,
che le oscure lenzuola addormentate credevano
dare alla luce un sole sconosciuto.

Profonda era lalcova come un pozzo immobile


che cresceva incantato da unacqua illuminata.
Nuotavano sommerse in dolce luce le onde
che le tue braccia facevano morire contro i muri.

Quando in fine ascendevi agli alti cristalli


che la Luna remota gi con sonno guardava,
tu, Luna con la Luna, traboccando, cadevi
nuovamente placata nel tuo letto tranquillo.

Altre cose la Luna mi port questa notte


al levarsi, solitaria, sopra gli alberi muti.

Ritorni dell'amore sulle cime del vento

Vieni ora, amore, preceduta dal vento


che le bionde pianure di pane fiorito
nelle tepide ore
di quella nostra estate iniziale levarono
per farti pi alta e accesa sulle pietre.

Vibravi nel sottile alveo del monumento


di simili archi che mani romane
tesero al disopra dei templi e delle torri
della citt, pensando forse che un giorno
li avresti coronati, con i piccoli passi
del tuo ardente biancore.

Ricevevi, in mezzo a quel ronzio petroso


di scheletro sonoro inchiodato agli spazi,
il volto della luce che sui monti spogli
si drizzava, i villaggi di pallidi mattoni,
i sentieri bruciati, la dormiente grandezza,
di un paesaggio stupito di vederti
come quella che apparve sulle cime del vento.

Potessi, amore mio, d'un tratto contemplarti


di nuovo, come allora,
a quella stessa altezza di sole, dare alle ore
della nostra estate inaugurale l'armonia,
la chiara ardente musica che fosti
sopra il sottile alveo delle antiche pietre!
E poter nuovamente, gi entrati nella notte,
scendere e nella dolce oscurit distesi
alzare di quando in quando la testa, per guardare
negli archi vuoti le stelle tranquille!

Ritorni dell'amore dove non fu mai

Se tu, mio amore, salissi a questa torre,


ti entrerebbe con la luce ed il vento
tutta la verde musica che muovono
i campi elevati a giardini.

I tuoi piedi sarebbero di grano e d'avena,


di intrecciate fonti e di roseti;
di canne le tue gambe, di dorate
pesche le cosce, e l'inguine
di susine piante
per cingere la tua vita.

Di pioppi bianchi ed eucalipti grigi,


alle spalle legati, i tuoi due seni,
come due alti soli, affacciati
al belvedere mobile dei rami.

Di che, mio amore, il tuo capo sarebbe


se non di cielo bordato dai boschi
di tutte le stelle, scesi
al biondo risuonare dei tuoi capelli?

Sali, mio amore, ritorna dove mai


sei stata, io voglio questa notte,
con te, ascoltare la musica che muovono
i campi elevati a giardini.