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Alma Mater Studiorum-Universit di Bologna

Dipartimento di Filosofia e Comunicazione


Laboratorio di Filosofia
Prof.ssa Raffaella Campaner

LO SPETTATORE ASSENTE
Ernst Mach e l'io in Conoscenza ed Errore

Luca Pasini

A.A. 2014-2015
Sommario

Nel primo capitolo di Conoscenza ed errore Ernst Mach riduce l'esperienza di un individuo a un
insieme di dati di senso comprendente processi fisici e psichici. L'io solo unione di questi
processi, senza un principio ultimo e metafisico che faccia da spettatore al loro accadere.
Cambia il punto di vista dal dualismo io-mondo di Descartes, dove l'io definito dalla sua attivit
di pensare. Anche Kant vede l'io penso come attivit autocosciente. In Locke si trovano germi della
concezione di Mach: l'intelletto pu solo recepire passivamente stimoli esterni ed elaborarli, ma
ancora libera la scelta di quali elaborare. Intendere i processi della mente esterni all'io proprio
della filosofia indiana. Il Buddhismo, come Mach, nega sostanzialit allo spettatore. Questa
concezione ha due conseguenze importanti: sostenere che la mente umana si origini secondo uno
schema biologicamente determinato; negare il libero arbitrio: il comportamento umano
determinato dagli stimoli esterni.

Abstract

In Knowledge And Error, Ernst Mach reduces the individual's own experience to a set of sense data,
including both physical and psychological processes. Self is constituted by the union of these
processes, without a metaphysical principle acting as spectator. There is a shift from cartesian
dualism Self-External World, the former being considered res extensa and defined properly by its
activity of thinking. Kant as well identifies the Ich Denke principle with its self-conscious
activity. There are seeds of Mach's conception in Locke's thought. In Human understanding mind
only seems to passively receive external stimuli and to elaborate them. But is still free to choose
how to work. Considering mind processes external to the self is typical of Indian philosophy.
Buddhism denies self substantiality, hence positioning very close to Mach's position. This
conception has two major consequences: (1) claiming that human mind originates in a biologically
determined way. (2) Free will is denied: human behavior is determined by external stimuli.

Parole chiave:

Ernst Mach Io Esperienza Buddhismo Libert

1
Introduzione

Ernst Mach ha sempre sottolineato il suo essere scienziato e non filosofo. Proprio questo suo
diverso punto di vista lo ha portato, nel porsi i problemi strettamente filosofici delle basi della
conoscenza, a sostenere tesi originali e lontane dalla tradizione. Oggetto di questa trattazione sar la
particolare concezione dell'io esposta nell'opera Conoscenza ed errore: un punto di vista inedito,
soprattutto a confronto con quei pensatori che sono universalmente considerati i padri
dell'imponente e sfuggente complesso di saperi che oggi chiamiamo scienza. Si vedr invece come
si possano trovare parallelismi interessanti con una cultura filosofica lontana dalla nostra come
quella indiana. Infine saranno analizzate due conseguenze dell'assunzione di questo punto di vista.
Alla base delle riflessioni di Mach sull'argomento ci sono anni di esperienza personale nel
neonato campo della psicofisica, un'opera, Analisi delle sensazioni che ne condensa i risultati e
l'influenza di psicologi come Gustav Fechner1. Il suo obiettivo in Conoscenza ed Errore epurare la
filosofia della scienza da ogni refuso metafisico, assumendo un punto di vista a prima vista
completamente empirista e improntato a sfumare le grandi distinzioni concettuali ereditate tanto
dalla filosofia quanto dalla storia della scienza, analisi di cui proprio Mach si pu dire l'iniziatore. Il
suo ideale di ricerca, tramite lo studio graduale delle variazioni dei fenomeni attraverso esperimenti
mentali e fisici, vorrebbe portare ad una completa unificazione della conoscenza sotto forma di
funzioni. In nome di gradualit e continuit Mach cerca di eliminare dualismi e distinzioni
concettuali, spesso retaggio di invadenti tradizioni filosofiche. Si eliminano quindi i confini fra
animale e uomo, fra pensiero comune e pensiero scientifico, ma soprattutto fra fisico e psichico, io e
mondo: il classico dualismo cartesiano, si vedr, scardinato fin dalle prime battute del saggio.

1. Io in senso stretto

Ogni individuo singolo [] trova gi pronta una visione del mondo compiuta, che egli non ha
deliberatamente contribuito ad edificare. [] Tutti debbono cominciare da qui 2. Il primo capitolo
di Conoscenza ed Errore, intitolato Pensiero Filosofico e Pensiero Scientifico, fondamentale per
comprendere le basi del sostrato teoretico della concezione di scienza di Mach. Questa visione del

1 Negli anni in cui Mach scriveva, proprio lo sviluppo della psicofisica aveva portato gli scienziati a ritenere abbattuta
la barriera fra il fisico e il mentale, e quantificato quest'ultimo in funzione del primo, rendendolo oggetto di analisi
con i metodi della fisica. Il maggior sostenitore di questa concezione proprio Fechner.
Cfr. PAUL POJMAN, "Ernst Mach", The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Winter 2011 Edition), Edward N.
Zalta (ed.), URL = <http://plato.stanford.edu/archives/win2011/entries/ernst-mach/>, par. 3.1 consultato il
14/04/2015.
2 ERNST MACH, Conoscenza ed errore, Abbozzi per una psicologia della ricerca, trad. di Sandro Barbera, Torino,
Einaudi, 1982, p.7.

2
mondo il trovarsi circondati nello spazio da vari corpi. [] Il mio corpo mobile nello spazio
anche, per me, un oggetto che occupa una parte dello spazio sensoriale 3. Si distingue dai corpi
degli altri uomini solo perch al contatto di esso si ripresentano sensazioni particolari e perch
visibile solo in parte e in una prospettiva del tutto diversa. Ma parte di questa visione del mondo
sono anche ricordi, speranze, timori, impulsi, desideri, volont, ecc. di cui non sono responsabile,
cos come non lo sono della presenza dei corpi nell'ambiente circostante. A questa volont si
connettono per movimenti di un determinato corpo, che [] si caratterizza come mio4. In questo
periodo racchiusa l'intuizione fondamentale di Mach riguardo all'io, che fatica a trovare analoghi
nella tradizione filosofica occidentale. L'attivit cognitiva viene sganciata dal concetto di io e
accostata a quella fisica come oggetto di osservazione; l'io ridotto cos a semplice spettatore del
dispiegarsi di processi viene inoltre negato come entit metafisica: Possiamo anche chiamare la
totalit di ci che dato immediatamente ad uno solo, il suo Io, nel senso pi ristretto del termine5.
Ad esso si contrappone l'Io nel senso pi ampio, la totalit dello psichico: solo in questo senso si
pu dire che il mio io ha in s sensazione e rappresentazione del mondo.
Cosa dunque rimasto di ci che comunemente intendiamo nel dire io ho fame, io credo
che o io voglio andarmene? L'avere fame un dato di senso che deriva da fattori fisici, il
credere e il volere sono ugualmente dati di senso che derivano da fattori psichici. L'io in senso
ristretto soltanto il presentarsi di questi stimoli. Sarebbe possibile e forse legittimo concepire un
sostrato atomico totalmente passivo che sia lo spettatore ultimo che, come il pubblico di un
cinema si gode l'accadere dei fatti, ma Mach non ne parla affatto, perch dovrebbe postularne
l'esistenza come entit puramente filosofica (con tutte le complicazioni che questo comporta, come
si vedr nel confronto con il pensiero indiano) e, in quanto tale, perch non ha un'utilit
fondamentale ai fini della possibilit della ricerca scientifica. Nello spirito pragmatico che anima
tutta l'opera, nel tendere alla massima sintesi ed efficienza, Mach non si pone il problema. Tutte le
volte che citato, l'io non sembra altro che un agglomerato di dati di senso, di cui parte ogni
fenomeno dato, compresa la stessa volont e attivit indagatrice dello scienziato che sperimenta.
A questo punto6 Mach pu contestare le posizioni scettiche e solipsistiche secondo cui la
conoscenza non pu andare oltre i confini della vita mentale del singolo: esse devono riferirsi
necessariamente all'io sua accezione pi estesa e contrapporlo a qualcosa di esterno ipostatizzato
come ente autonomo. Ma se, cambiando punto di vista, si sposta il confine di ci che esterno
includendovi i processi cognitivi, anche lo stesso dubitare dell'esistenza o dell'attendibilit del

3 Ibidem, corsivo dell'autore.


4 Ibidem, corsivo dell'autore. Le conseguenze di questa tesi per la valutazione dell'agire morale cfr. infra, pp. 7-8.
5 Ivi, p. 8.
6 Cfr. MACH, cit., p. 11.

3
mondo esterno ne diviene parte. L'individuo, nell'interesse di sopravvivere e di migliorare le proprie
condizioni esplora la visione del mondo che gli si dispiega davanti cercando di prevedere il suo
accadere e di ricavarne vantaggi, ma non solo: La vita psichica [] si manifesta anche in modo
autonomo, che oltrepassa quella necessit. La curiosit ci mostra questa sovrabbondanza di vita
psichica7.

2. Uno sguardo all'Occidente

Costante nella filosofia occidentale moderna , al contrario di quanto appena esposto,


l'identificazione dell'io con la sua attivit: Esistevo di certo se mi sono persuaso di qualcosa! Ma se
ci fosse un non so quale ingannatore [] non potr mai far s che io non sia niente, fintantoch
penser di essere qualcosa8. Assunto fondamentale perch il Descartes delle Meditazioni
metafisiche possa uscire dal suo completo scetticismo il ribadire l'assoluta identit fra il suo
pensare e il suo essere. Come si appena visto tuttavia il porsi questo problema presuppone questa
identit almeno quanto essa necessaria alla sua soluzione. Con Descartes il pensiero diventa
dunque l'attributo fondamentale dell'anima, il presupposto della sua stessa esistenza.
Nella Critica della ragion pura, Immanuel Kant afferma che la rappresentazione io penso
deve accompagnare ogni altra rappresentazione, per rendere possibile ogni sintesi del molteplice
derivato dall'esperienza. Infatti la coscienza empirica, che accompagna diverse rappresentazioni,
in s dispersa e senza riferimento alla identit del soggetto 9. Nel congiungere in una coscienza il
molteplice di rappresentazioni, l'io pensando si riconosce rispecchiato in esso come identit e
riconosce quella coscienza come sua, diventando autocosciente. Anche in questo caso, seppur pi
complesso, prerogativa dell'io la sua attivit, che il suo agire da prototipo dell'unit a tutti i
livelli del processo conoscitivo. Se non fosse possibile comprendere il molteplice (che pure viene
impresso passivamente nella sensibilit) in una coscienza si avrebbe un me stesso variopinto e
differente, alla stessa stregua delle rappresentazioni10.
Si avvicina maggiormente a quella che sar l'intuizione di Mach, seppure con rilevanti
differenze, John Locke, che non a caso un empirista, alla base dell'orientamento del pensatore
austriaco. Nel Saggio sull'intelletto umano si legge: Quando la mente rivolge il suo sguardo a se
stessa e contempla le proprie azioni, la prima che le si presenta quella del pensare. [] La
percezione che effettivamente accompagna ed connessa a ogni impressione che si esercita sul

7 Ivi, p. 73.
8 REN DESCARTES, Meditazioni metafisiche, VII 18 AT (trad. di Sergio Landucci, Roma-Bari, Laterza, 1997, p. 41).
9 IMMANUEL KANT, Critica della ragion pura, B133, (trad. di Piero Chiodi, Torino, UTET, 1967, p. 163).
10 Ivi, B134, p. 163.

4
corpo a opera di un oggetto esterno [] procura alla mente un'idea distinta, che noi chiamiamo
sensazione11. La mente attivamente contempla, ma si contempla pensare passivamente nella
riflessione, e passivamente riceve stimoli esterni nella sensazione. Sensazione e riflessione sono le
uniche due vie tramite cui l'intelletto pu produrre idee: esso non ha il potere di crearne dal nulla,
ma pu soltanto elaborare materiali passivamente ricevuti. L'attivit libera dell'io compare per
nella nozione di potere attivo: la mente, nel suo subire modificazioni, considera, in un caso, la
possibilit d'intervento di un cambiamento in alcune delle sue semplici idee, e, in un altro, la
possibilit di effettuare quel cambiamento 12, cio, nel secondo caso, deliberatamente interviene
sulle idee scegliendo su quali farlo. Volont e intelletto sono quindi due poteri: il primo l'ordinare
alla mente o al corpo cosa fare, il secondo il percepire le idee, il significato dei segni, la presenza
di un accordo fra idee, che rende possibile la comprensione13.
Ci che manca per arrivare alla concezione totalmente passiva di Mach il considerare
ancora l'agire della mente come libero, sebbene in un campo limitato: il processo di scelta
presuppone un agente attivo, non pu essere ridotto al semplice accadere di fenomeni. Sebbene l'io
non sia mai nominato da Locke, e ci troviamo di fronte solo poteri e processi dell'intelletto, esso
comunque latentemente presente in quanto libero motore della volont. Si pu per vedere in queste
pagine un punto di partenza che Mach pu aver portato alle estreme, e pi semplici, conseguenze.

3. Uno sguardo all'Oriente

Si sono appena fatti alcuni confronti, senza certo pretese di esaustivit, solo per tentare di definire
pi precisamente in cosa la visione dell'io in senso stretto di Mach si differenzi dal modo in cui
nella storia della filosofia occidentale si normalmente trattato il concetto di io. Si pu invece
trovare una sorprendente somiglianza fra la grande intuizione di Mach e il modo in cui si posto il
problema fin dai tempi antichissimi nella riflessione filosofica dell'India 14. Gi in un testo datato
intorno alla prima met del I millennio a.C. si riscontra un'assoluta continuit naturalistica fra
principi costitutivi materiali, come il cibo, e i processi mentali: Costituita di cibo la mente 15.
11 JOHN LOCKE, Saggio sull'intelletto umano, libro II, capitolo XIX (trad. di Vincenzo Cicero e Maria Grazia d'Amico,
Milano, Bompiani, 2004 p. 403), corsivo dell'autore. Cfr. anche libro II, capitolo XXI, pp. 415-417, dove Locke
compie osservazioni simili.
12 Ivi, libro II, capitolo XXI, p. 417.
13 Cfr. LOCKE, cit., Libro II, capitolo XXI, p.423.
14 La questione se sia legittimo o no parlare di una filosofia indiana oggetto di dibattiti, che dipendono
probabilmente da cosa ciascuno vuole designare con il termine filosofia. Io l'ho qui utilizzato in riferimento
all'India tanto per semplicit e brevit, quanto perch i problemi qui trattati sono visti a confronto con analoghi della
tradizione occidentale in un senso per me strettamente filosofico. Cfr. RAFFAELE TORELLA, Il pensiero dell'India,
Un'introduzione, Roma, Carocci, 2008, pp. 11 sgg.
15 Chndogya Upaniad, la citazione e questi spunti sono tratti da SAVERIO MARCHIGNOLI, L'India filosofica, Bologna,
Eurocopy, 2005, pp. 24 sgg.

5
Questa continuit presente anche nelle correnti pi antimaterialistiche: in queste ultime, al
complesso psico-fisico verr contrapposta una coscienza o, come vedremo, una coscienzialit
pura totalmente separata dall'elemento psichico e mentale 16. Non c' un io con i suoi processi e la
sua libert contrapposto ad un mondo esterno, ma un principio puramente passivo, incorporeo e
immortale, contrapposto ad ogni fenomeno tanto fisico quanto psicologico. Si tratta proprio di
quello spettatore ultimo che l'antimetafisico Mach implicitamente negher, ma condividendo
questa impostazione del problema. Gi nel pensiero indiano antico questo principio (tman), viene
identificato con il sostrato di ogni fenomenizzarsi della materia (brahman), l'anima individua con
l'anima universa17, per dare origine ad un Assoluto unico e totale, a cui il singolo io legato in un
rapporto di partecipazione.
A criticare tutto questo edificio metafisico ci penser il Buddha (circa III secolo a.C.) e tutta
la scuola di pensiero da lui iniziata. Le dottrine buddhiste, partendo dalle medesime premesse delle
scuole metafisiche, rifiutano questa ipostatizzazione del s: al contrario, [] esse affermano che
non si pu attribuire sostanzialit non solo all'io, ma neppure al s anegoico 18 e, per alcune scuole
nemmeno agli elementi in cui viene analizzata la realt esperienziale. Il ridondante edificio dell'io
personale scomposto in aggregazioni elementari e passeggere causate dai sensi 19, una serie di
stati di coscienza i quali si succedono l'uno determinando il successivo 20.
facile scorgere una forte nonch paradossale analogia, che travalica lo spazio e il tempo,
fra la dottrina buddhista degli aggregati e la visione contenente impulsi, desideri, volont, ecc. di
cui non sono responsabile21 esposta in Conoscenza ed errore. Bisogna comunque chiarire che il
contesto in cui si vanno a porre queste affini decostruzioni della personalit sono totalmente diversi:
la prima, infatti, nasce come la quasi totalit della filosofia indiana da una preoccupazione
soteriologica: necessario conoscere cosa l'umano sia per comprendere come lo si possa salvare
dalla negativit dell'esistenza22. Non presente alcuna spinta semplicemente teoretica simile a ci
che Mach riassume nella nozione di curiosit. La sua soteriologia non mira alla liberazione
spirituale, bens a quella materiale dalle difficolt dell'ambiente in cui la specie umana si ritrova a
vivere; difficolt comunque in parte gi superate grazie proprio grazie alla curiosit che anima

16 MARCHIGNOLI, cit., p. 25.


17 GIUSEPPE TUCCI, Storia della filosofia indiana, Roma-Bari, Laterza, 2005, p.250. Cfr. tutto il capitolo 4 riguardante
la concezione dell'io e i dibattiti a riguardo fra le diverse scuole di pensiero.
18 MARCHIGNOLI, cit., p. 36.
19 Cfr TORELLA, cit., pp. 115-116.
20 TUCCI, cit., p. 272.
21 MACH, cit., p. 7.
22 Cfr. TUCCI, cit., pp. 11 sgg. Fondamentale in quella cultura la nozione di karman, retribuzione di ogni azione, che
qui non stata considerata affatto per non appesantire inutilmente la trattazione. per il problema da cui prende ke
mosse tutta la riflessione buddhista e, in generale, indiana.

6
l'uomo come gli altri animali, ma in modo quantitativamente maggiore23.

3. Conseguenze: innatismo, determinismo

Si pu ora tracciare un quadro delle conseguenze di questa teoria. In primo luogo importante
notare che il seme iniziale da cui si costituiscono tramite lo sviluppo i processi cognitivi che portano
all'illusione dell'io innato. L'individuo nei suoi primi passi 24 all'interno della visione
costretto per analogia a supporre che esseri in apparenza simili a lui abbiano a loro volta un
comportamento simile e provino esperienze paragonabili, mentre l'associazione permette di
organizzare esperienze in una regola in modo da riprodurle in caso di bisogno 25. Grazie ad esse
impara a vivere in societ, inventando il linguaggio e poi la scrittura. Per rendere possibile la
conoscenza e quindi questa evoluzione per necessaria, in un insieme di rappresentazioni
sufficientemente differenti, una relativa costanza, stabilit delle parti che costituiscono l'ambiente di
vita dei viventi; ambiente, che come si visto riguarda sia i processi fisici che quelli psichici. Essa
presupposta per consuetudine e istinto come condizione per il benessere biologico della specie 26.
Quindi ogni sensazione deve derivare dall'interazione fra il semplice e neutro dato d'esperienza e
una struttura cognitiva gi formata27: l'oggetto di conoscenza un'idealizzazione dell'esperienza
ottenuta grazie a questo a priori; una relazione fra esso e ci che deriva dai sensi. Pur essendo
anch'egli empirista, Mach a differenza di Locke non ritiene quindi che la mente umana sia una
tabula rasa (evitando le contraddizioni in cui Locke incorre 28), ma afferma che possiede una
predisposizione biologica a sviluppare certi processi necessari allo sviluppo dell'individuo.
Se la disposizione innata ed acquisita dell'organismo contribuisce a determinare le prima
impressioni sensoriali, queste sembrano influenzare le successive. [] Ma pi tardi c' un
passaggio assai graduale ad una prosecuzione consapevole ed intenzionale [] comincia la
ricerca29. L'uso che Mach compie del termine intenzionalit non deve essere fuorviante: la
conseguenza fondamentale dell'impostazione machiana del problema dell'io , e non pu che essere,
la completa negazione del libero arbitrio. Come si potrebbe infatti attribuire libert e responsabilit
23 Cfr. MACH, cit., p. 74. Sull'idea che Mach ha del progresso e della condizione presente dell'umanit cfr. pp. 80-81.
24 Mach un uomo del suo tempo e ribadisce pi volte nel corso dell'opera l'identit fra filogenesi e ontogenesi
riguardo tanto alla specie umana quanto all'intero mondo dei viventi. Ribadisce pi volte anche la posizione
gerarchicamente superiore dell'uomo civilizzato, sviluppato rispetto ai popoli indigeni ritenuti ad uno stadio
inferiore di progresso.
25 MACH, cit., pp. 31-32.
26 Ivi, pp. 270 sgg.
27 Cfr. il capitolo Il concetto, pp. 124 sgg, e POJMAN, cit., par. 3.3.
28 Cfr. STEFANO BESOLI, Argomenti trattati nel corso di filosofia teoretica a.a. 2014-2015, URL =
<http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.aspx?UPN=stefano.besoli%40unibo.it&View=Link>, consultato il
19/04/2015.
29 MACH, cit., p. 161, corsivo dell'autore.

7
ad un mutevole aggregato di dati di senso senza un principio esterno ordinatore? Esistono solo fatti
che accadono: l'uomo non altro che un animale pi sofisticato e come tale si comporta, anche nel
compiere ricerca scientifica, in modo saldamente determinato, regolare, automatico, solo che nei
due casi ci si presenta con gradi di sviluppo e complicazione cos diversi che siamo indotti a credere
di percepire due motivazioni di fondo totalmente diverse fra loro. [] L'ipotesi di un'anima libera
[] sar sempre difficile da refutare, visto che l'esperienza mostrer sempre un residuo di fatti
inesplicati: ma assumere come ipotesi scientifica la libert dell'anima [] , secondo me,
un'aberrazione metodologica30. La volont ridotta a un semplice dato di fatto, determinato
meccanicamente dagli stimoli che si presentano e si influenzano a vicenda. Non siamo padroni di
scegliere quali ricordi emergono. [] Nelle azioni volontarie non siamo meno automi degli
organismi pi semplici31. Avendo un quadro ipotetico di un individuo che contempli tutti i fattori,
sia innati, sia acquisiti, che lo differenzino dagli altri in un dato istante, il suo comportamento
sarebbe interamente determinabile. La regolarit dell'agire umano comunque gi un fecondo
campo di indagine: Che figura pu fare, ad esempio, la volont libera [] di fronte ai risultati
della statistica?32
Gi Locke aveva negato la libert della volont: essa mossa da un certo disagio originato
da fattori esterni: l'unico potere lasciato all'arbitrio la scelta di impedire o meno il suo
soddisfacimento e l'eliminazione del disagio 33. Le scuole buddhiste si sono trovate in serie difficolt
a ipotizzare come un io senza sostanza, un semplice ammasso di sensazioni, possa avere
responsabilit morale delle sue azioni34. Mach, da dichiarato non-filosofo, forte dei risultati della
biologia e della statistica del tempo non ha esitazioni nel sostenere un totale ipotetico determinismo
del comportamento umano. N si pone il problema della responsabilit, ad esempio nei casi di
infrazione della legge. Presumibilmente il tema esula troppo dai suoi interessi di scienziato: egli si
accontenta di indagare come si origini la conoscenza, in particolare quella scientifica, e di proporre
regole per ordinarne l'accrescimento.

Conclusione

Nel concludere questa esposizione occorre ricordare che, per quanto particolare, il tema qui
analizzato occupa, almeno visto sotto questa luce, una posizione marginale nel contesto di
Conoscenza ed errore, venendo analizzato in poche pagine nelle prime battute dell'opera. Mach non
30 Ivi, p. 27, corsivo dell'autore.
31 Ivi, pp. 25-26.
32 Ivi, p. 303.
33 Cfr. LOCKE, cit., Libro II capitolo 21, pp. 425 sgg.
34 Cfr TORELLA, cit., p. 121.

8
ha certo interesse alle conseguenze filosofiche di ci che afferma basandosi su salde
sperimentazioni scientifiche.
Questa trattazione ha molti limiti. Il principale la totale asistematicit in cui sono utilizzati
i termini relativi alla sfera della soggettivit. Inoltre l'analisi delle differenze che distinguono Mach
dalla tradizione occidentale avrebbe richiesto un maggiore approfondimento e probabilmente altri
pensatori fra i termini di paragone, unitamente ad una loro analisi ad un livello di approfondimento
maggiore. Si cercato di non eccedere nella lunghezza del testo e di utilizzare il pi possibile fonti
accreditate nel formulare i confronti, nella speranza di evitare interpretazioni erronee o forzate.
Infine il confronto con il Buddhismo, che pu apparire quantomeno poco ortodosso 35, pu
essere considerato a mio avviso una testimonianza di come la specie umana, a dispetto delle
distanze temporali e spaziali sembri, riflettendo su se stessa, formulare teorie che possono dialogare
fra loro. Questo pu considerarsi una conferma di molte tesi: quella di Mach secondo cui ogni
individuo umano nasce con un cervello predisposto a pensare in un certo modo, ma anche il biblico
e pessimista Non c' nulla di nuovo sotto il sole36.

35 A stesura terminata ho trovato un paragone simile in DENIS NOBLE, La musica della vita, Torino, Bollati Boringhieri,
2009. Anche Noble si pone, nel contesto di un'analisi del modo in cui la scienza deve considerare il S, il problema
dello spettatore e opera un confronto con il pensiero e le lingue orientali.
36 Qoelet, 1, 9.

9
Bibliografia di Lavoro

BESOLI STEFANO, Argomenti trattati nel corso di filosofia teoretica a.a. 2014-2015, URL =
<http://www.unibo.it/SitoWebDocente/default.aspx?UPN=stefano.besoli
%40unibo.it&View=Link>.
DESCARTES REN, Meditazioni metafisiche, trad. di Sergio Landucci, Roma-Bari, Laterza,
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KANT IMMANUEL, Critica della ragion pura, trad. di Piero Chiodi, Torino, UTET, 1967.
LOCKE JOHN, Saggio sull'intelletto umano, trad. di Vincenzo Cicero e Maria Grazia d'Amico,
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Barbera, Torino, Einaudi, 1982.
MARCHIGNOLI SAVERIO, L'India filosofica, Bologna, Eurocopy, 2005.
NOBLE DENIS, La musica della vita, Torino, Bollati Boringhieri, 2009.
POJMAN PAUL, "Ernst Mach", The Stanford Encyclopedia of Philosophy (Winter 2011 Edition),
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TORELLA RAFFAELE, Il pensiero dell'India, Un'introduzione, Roma, Carocci, 2008.
TUCCI GIUSEPPE, Storia della filosofia indiana, Roma-Bari, Laterza, 2005.

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