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A.NY.G.D.

Associazione Nazionale Venezia Giulia e Damazia

CONFINE
ORIENTALI
UNA BREVE SINTESI STORICA
di GUIDO RUMICI
Sintesi del lavoro pubblicato sul sito del Ministero per l'lstruzione Universit e Ricerca
(M.l.U.R.), rielaborato a cura dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia
(A.N.V.G.D.) ed in collaborazione con la Federazione delle Associazioni degli Esuli lstriani
Fiumanie Dalmati.

Pola

Con la Legge 30 mazo 2004 n. 92, "La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno
del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di
tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel
secondo dopoguerra e della pi complessa vicenda del confine orientale".

La data del 10 febbraio stata scelta per ricordare il giorno in cuia Parigi, nel '1947,
venne firmato il Trattato di pace in conseguenza del quale venne sancita la cessione
di buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia di Tito e I'abbandono di numerose
citt della sponda orientale dell'Adriatico dove I'elemento italiano era percentualmente
maggioritario.

La situazione geopolitica attuale dell'lstria, di Fiume e della Dalmazia deriva dalla


dissoluzione della Jugoslavia, awenuta gradualmente a partire dal 1991, con la
conseguente nascita delle nuove Repubbliche di Slovenia e di Croazia. Slovenia e
Croazia sidichiararono Statisovranied indipendentiil26 giugno 1991, ma ottennero il
riconoscimento della comunit internazionale solo l'anno successivo. Lltalia riconobbe
ufficialmente le due nuove Repubbliche il 15 gennaio 1992. La maggior parte deiterritori
ex italiani dell'lstria, di Fiume e della Dalmazia appartiene oggi alla Croazia, mentre solo
una piccola parte dell'lstria settentrionale sotto la sovranit slovena. La nascita dei due
nuovi Paesi ha percio portato alla creazione di un nuovo confine in lstria, dividendo in due
distinti konconi un tenitorio che ha avuto per secoli una storia comune.
Lr prr)tipali ttrod.

Aegida
O N'ia Gemino
MA A VENEZIA Pir:rnum :

Le regioni situate intorno alla fascia costiera Umagum 5 llea


dellAdriatico settentrionale ed orienlale iniziarono ad
r Pinguentum Castra
Ad Ningum
essere abitate in maniera stanziale diverse migliaia di & Castrum
prima presenza, preromana,
Aemona O Montonae Tarsatica
anni di Cristo. La in epoca
di popolazoni Paleovenete, degli lstri dei Giapidi, dei
Via Flanatica
Celti degll llliri e dei Liburni contribu a determinare la Parentium Via Flavia
pecu iarit della zona. Roma si affaccio gradualmente
nell'Adriatico settentrionale ed orientale verso il terzo Ad XIT
Ursaria
secolo a.C,, con i primi contattr con le popolaziont locali
degii lstri e dei Liburni. La fondazione diAquleia ('181
Ruginium gr
a C ) e delle successive colonie di Tergeste (Trieste) e
di Pola posero le basi per la profonda romanizzazione
dell'intera ltalia nord orientale, che ai temp di Augusto .{ttinianum
venne nominata "Decima Regio Venetia et Histria".
Itrafficied icommercitra I'lstria e le altre terre romane * Nesactium
Crexa
divennero via via fiorenti e ben presto gl abitanti
della costa settentrionale ed orientale dellAdriatico
assorbirono gli usi le consuetudini, i culti e la lingua di
Roma. Caduio nel 476 dopo Cristo l'mpero Romano
d Occidente, l'lstria fin come gran parte dell ltalia
sotto i Goti dr Teodorico. Essa fu por bizantina dal 538
al 778 quando subentrarono i Franchi di Carlo Magno

La Dalmazia sub l'invasione slava tra i secoli Vl e


Vll dopo Cristo, riducendosi alle sole citt dela costa
ed alle isole. dove ci fu una ceda continuit politlca
bizantina fino al Xll secolo Nei secoli a cava lo del Polo: stltLto cli Cesore Augusto
Mille le cittadine della costa occidentale del lstria
che nel tempo si costituirono in Comuni, dovettero
difendersi dalle incursioni dei pirati saracen e narentani
e confrontarsi politicamente con il crescente potere di
Venezia e con le varie casate germaniche feudatarie
del lmpero La caduta, negli anni 142a-1421. del
potere temporale del patriarcato di Aquieia. stabilizzo
la situaz one politica dell lstria ripartita da quell'epoca
tra un predominante dominio venezrano ne la parte
costiera ed occidentale e quello imperiale asburgico Polo: tl tt'ntpio (l'ALt{JLtslo. Dig nono
esercitato nella parte interna ed orientale de la penisola.

I Comuni dalmati invece, per tutelare la propria


autonomia, si destreggiarono tra la Repubblica di
Venezia e il Regno di Ungheria-Croazia (unitos nel
1102) che prevalse dal 1358 Fra il 1409 e il 1432 i

veneziani acquisrrono in maniera stabile la costa e


le isoLe dalmate, ad eccezione deLla Repubblica di
5ebenico.
Ragusa, che resto indipendente fino al 1B0B Durante
la seconda met del Quattrocento, alla controparte
ungherese-croata subentro quella ottomana, in lotta
con Venezia, La Serenissima governo I lstria e la
Dalmazta per altrr quattro secoli, fino alla caduta della
Repubblica e al trattato di Campoformido ('1797) | segni
della presenza veneziana sono ancora oggi evidenti in
tutto l'Arco Adriatico e il Leone di San Marco visibile
in molte localit istriane e dalmate,
'-!

Spoloto.

-
IL PERIODO AUSTROUNGARICO
E LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Dopo la pace diCampoformido (siglata tra Napoleone e gliAsburgo) inizio l'epoca austriaca, che ando dalgiugno 1797 all'ottobre 1918,
con una piccola parentesi napoleonica tra il 1806 ed il 1813 Nel marzo 1806 Napoleone aggrego ufficialmente l'lstria e la Dalmazia al
Regno d ltalia. L'amministrazione asburgica instaurata nel 1813 porto un'efficiente burocrazia e un senso dello Stato che si innesto nel
substrato civile e culturale lasciato dalla Serenisslma Repubblica di Venezia. Verso la met del secolo diciannovesimo divenne tuttavia
irreversibile la presa di coscienza nazionale di strati sempre piu ampi delle popolazioni italiane, slovene e croate residenti all'interno
dell'impero asburgico, che nel 1867 sitrasformo nella duplice monarchia austro-ungarica,
lfattidel 1848-1849, la nascita del Regno d'ltalia ('1861) lalerza guerra d'indipendenza, la mutata politica diVienna verso le diverse
nazionalit, furono alcuni dei fattori che contribuirono a creare tensioni tra le etnie italiane, croate e slovene. che in precedenza erano
sempre vissute in un clima ditranquilla convivenza. La proclamazione del Regno d'ltalia (1861)esercito un forte richiamo culturale ed
emotivo sulle popolazionidi lingua italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia e nei decenni successivi si ando sempre piu manifestando
una decisa volont politica separatistica (l lrredentismo) da parte dei giuliani e dei dalmati di nazionalit italiana nei confronti dell'Austria.
I nazionalisti italiani. da ambo i lati del confine italo-austriaco, rivendicavano le zone abitate da secoli da popolazroni di lingua veneta, ma
queste aspirazioni erano concorrenti e contrastanti con le analoghe rivendicazionidi matrice slava, Le popolazioni slovene e croate furono
per considerate dalle autorit austroungariche piu leali di quelle italiane.

Fiume: il teotra comunole. Fiunte: lo Torre Civico. Roguso: centro cittl.

Lo scoppio della prima guerra mondiale diede l'occasione all'ltalia di entrare a conflitto gi iniziato, dalla parte awersa alla monarchia
austroungarica, e per completare il suo disegno nazionale. Con il patto di Londra (26 aprile 1915) le potenze dell'lntesa (Francia, lnghilterra
e Russia) promisero all'ltalia che se fosse intervenuta militarmente al loro fianco avrebbe avuto garantita, a guerra flnita, l'annessione del
Trentino, diTrieste, diGorizia, dell'intera lstria con le isole, della Dalmazia (conZara e Sebenico), oltre ad altrivariterritori. L'ltalia entr
effettivamente in guerra il24 maggio'1915 e, dopo tre annididuro e sanguinoso conflitto, riusca contribuire alla vittoria delle potenze
dell'lntesa. La guerra si concluse sul fronte italiano con l'armistizio del 3 novembre 191 B e il Regio Esercito occup tutti i territori promessi
dal patto di Londra. La Conferenza di Pace sisvolse a Versailles nel 1919 ma riguardo al confine orientale italiano emersero subito
opinioni divergenti tra le varie Potenze vincitrici. Dopo mesi di discussioni si giunse a trattative dirette tra il Regno d'ltalia ed il nuovo Stato
nato dopo la dissoluzione dell'impero austroungarico, il Regno deiSerbi, Croatie Sloveni(la futura Jugoslavia). ll 12 novembre '1920 i
due paesi firmarono a Rapallo un Trattato con cui l'ltalia otteneva la quasi totalit della Venezia Giulia, mentre rinunciava a quasi tutta la
Dalmazia (tranne Zara e Lagosta). Fiume, rivendicata dall'ltalia, divenne Stato Libero e il Governo ltaliano dovette, in rispetto al Trattato,
intervenire militarmente contro ilegionaridiGabriele D'Annunzio, che avevano occupato la citt sin dalsettembre 1919 e instaurato la
Reggenza del Carnaro. Lo Stato Fiumano ebbe vita breve giacch nel gennaio 1924 si giunse alla spartizione tra ltalia e Jugoslavia.
L'ltalia si annesse la citt di Fiume, mentre il Porto Baros ed una parte dell'entroterra fu assegnata alla Jugoslavia.

Bersaglieri in ozione sul fronte del Piove Fonterio itoliono in prima lineo. Lo resa delle truppe oLtstrioche.
IL PERODO FASCISTA
E LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Lamministrazione italiana dell'lmmediato dopoguerra evidenzio subito una notevole
mpreparazione nell'affrontare i problemi specifici della Venezia Giu ia e soprattutto la
del cata questione della presenza di consistenti nuclei di minoranze lingu stiche autoctone.
Lavvento del fascismo in ltalia peggioro la situazione degli sloven e dei croati del
confine orientale, In breve tempo il regime fascista varo numerosi provvedimenti tesi alla
saazionalizzazione delle minoranze presenti sul territorio italano, in un c ima di profonda
ntolleranza inasprito dalle misure totaltarie della dttatura. Le scuole di ingua slovena e
croata vennero ilaltanizzate e furono soppresse centinaia di assocazionicuiiurali, sportive,
giovanili, sociali ed economiche delle due minoranze, Va peraltro chiarito che nella
medesima epoca la maggior parte degl stati europei dimostro scarsissimo rspetto per i
dritti delle minoranze etniche presenti nel proprio territorio. La stessa minoranza italiana
presente in Jugoslavia (in Dalmaz a) non ebbe vita facile. Le ritorsion tra due Paesi ai
danni delle rispettve minoranze accompagnar0no diversi perodi del Ventennio fascista.
Le mlsure repressive non raggrunsero peraltro irisultati sperati daile autorit fasciste e le
Lo Venezia Giulio nel 1924, dopo
l'onnessiane di Fiume.
popolazioni slovene e croate della Venezia Giulia rimasero compattamente insediate nel
loro territorio,

FiLtme: il P0lozzo del Governo. Fiuntt: il conline tro ltoli e JLtgaslovi0 L'Areno di Pola nel 1938: fitonifestclzone dello Begintr
Morino.

Con 'ingresso in guerra dell'ltalia a fianco della Germania nazista (giugno 1940) e piu in particolare, con l'invasione de la Jugoslavia
da parte delle forze dell'Asse nell aprile del 194'1, i territori del confine orientale d ltalia si trovarono coinvoltt drettamente nel secondo
conflitto mondiale. ll 6 aprile 1941 le truppe tedesche iniziarono l'attacco aila JugosLavia, seguite in breve dalle forze italane ed ungheresi
L'esercitolugoslavo, attaccato da piu front, sidissolse rapidamente. ll 10 aprile laCroazta proclamo la propria indipendenza, con un atto
chesegnavainmododeterminanteilcrollodelLaJugoslavia,LaresavennefirmataaBelgradoillTaprileeRePietro lfugg,assiemeal
suo governo. in esilio a Londra. L ltalia sl annesse buona parte della costa dalmata e delle relatve isole, costituendo ll Governatorato della
Dalmazia (con Sebenico,Trau,spalato e Cattaro), ottenendo ilpieno contro lo delle sponde orientalidelMareAdriatico. L ltalia incorporo
inoltre una parte della Slovenia con Lubiana, mentre il Montenegro venne dichiarato Stato rndipendente, sotto il protettorato italiano. Le
truppe dellAsse assunsero ilcontrollo de le principaliarterie stradali, disinteressandosial resto delterritorio prevalentemente montuoso,
ln tal modo numerosi reparti dell'esercito jugoslavo si diedero alla macchia, creando i primi nuclei di resistenza e di guerriglia contro i

tedeschi, gl talianie gliungheresi. I prlncipal movimentiresistenzialifurono quellidelcolonnello DraZa Mihajlovi fedele a Re Pietro ll,e
diJosip BrozTito,che puntava a creare uno Stato comunista sulmodello sovietico. La guerriglia partigiana e la relativa attivit repressiva
attuata dalle truppe tedesche ed italiane divennero via via piu intense, coinvolgendo strati sempre piu ampi d popolazione civile, in un
vortice di crescenti violenze sanguinose

Pottuglio di Militi di stonzo sul confine orientdle Portigioni di Tito. Buot10 porte degli ormomenti sallo Sfiloto del bctttogliane bersoglit'i "Zor0" (1 Spolota.
d'ltslio. di predo bellico.
L'ARMISTIZIO ITALIANO
E LE FOIBE DEL 1943
Nell'estate del '1943, dopo tre annidiguerra, la popolazione della Venezia Giulia sperava che,
dopo la caduta del fascismo (25 luglio 1943), il conflitto si sarebbe concluso quanto prima,
anche se a molti non sfuggiva la particolare situazione della regione, terra di confine con il
mondo slavo e con ilmondo germanico. La notizia dell'armistizio italiano (8 settembre 1943)
creo ansia ed incertezza. La presenza tedesca da un lato e l'esistenza di un Movimento di
resistenza capeggiato dall'elemento slavo rendevano ilfuturo pieno di incognite. Come nel resto
d'ltalia, i reparti militari di stanza nella Venezia Giulia, in assenza di collegamenti con i comandi
superiori, iniziarono a sbandarsi davanti all'aggressione tedesca, provocando lo sfaldamento La foniglio Abb di Rovigno: Giorgio,
Aiu:eppina e lo f,glio Alile d; 12 onni.
generale delle foze armate che in pochi giorni port al collasso totale dell'apparato siatale uccisi doi portigioni di Tito.
italiano sulterritorio. Le principali citt giuliane (Trieste, Gorizia, Pola e Fiume)furono occupate
da colonne motorizzate tedesche che puntarono al controllo delle vie di comunicazione e delle
infrastrutture. ln diversi paesi dell'lstria invece, dove i tedeschi non erano ancora giunti, si
verifico un vuoto di potere e comparvero di colpo i partigiani comunisti di fito che occuparono
diverse localit, instaurando i "Poteri popolari". La situazione divenne caotica, in un clima di
anarchia e di violenze diffuse, che colpirono non solo coloro che si erano compromessi con
il passato regime fascista, ma anche persone estranee alla politica, in un misto di rivalse
sociali, nazionali, ideologiche e personali. Le violenze e le uccisioni assunsero valenza non
solo politica ma anche nazionale per Ia presenza nelle fila partigiane jugoslave di numerosi
esponenti nazionalisti, i "narodnjaci", che rivendicavano la Venezia Giulia alla nuova Jugoslavia
che volevano costruire. ln tale ottica vennero presi di mira, arrestati, deportati e uccisi non solo
gli appartenenti alle forze dell'ordine, ma pure i civili che in qualche modo rappresentavano
l'Amministrazione statale italiana. La sorte di molte di queste persone, oltre 500 nella sola
provincia di Pola, rimase awolta per diverso tempo nel mistero. Solo successivamente si venne
a sapere che buona parte di loro, dopo un periodo di prigionia, era stata uccisa dai partigiani di
Tito che usarono le cavit naturali del territorio, le foibe, per far sparire le vittime. Le foibe sono
delle voragini spesso a forma di imbuto, pariicolarmente presenti nel paesaggio giuliano, che lo studentesso ventitreenne Normo Cossetto
gettoto nell0 foiba di Villo Suroni lo notte tro il
sprofondano pi o meno verticalmente nel terreno per decine di metri, talvolta con salti di due- 4 e l 5 ottobre 194i.
trecento metri, ed assumono le sembianze di autentici pozzi naturali.

L'arrivo deitedeschi, che ad inizio ottobre '1943 scatenarono una violenta offensiva tesa a sgominare I'attivit partigiana in tutta Ia regione,
mise fine ai "Poteri popolari". ln pochi giorni le truppe naziste misero a ferro e fuoco ogni paese dove trovarono la minima resistenza, con
un pesante tributo di sangue pagato sia dai partigiani slavi che dall'intera popolazione civile giuliana.
Dopo aver completato l'occupazione dell'intera Venezia Giulia e della Dalmazia, i tedeschi costituirono l'"Adriatisches Ktistenland" (Zona
di Operazioni Litorale Adriatico) composta dalle province di Trieste, Gorizia, Pola, Udine, Lubiana e Fiume. I nazisti esercitarono un potere
quasiassoluto sulla regione, lasciando al loro posto solo una parte delle autorit locali italiane con compiti limitati. Nel 19441'attivit
partigiana riprese vigore e la Venezia Giulia fu coinvolta in un Iungo stillicidio di agguati, sabotaggi ed uccisioni, cui fecero seguito, da
parte dei tedeschi, rappresaglie, rastrellamenti ed arresti, in una scia crescente di violenze e di morte che si protrasse, a fasi alterne, fino
al termine della guerra. I tedeschi misero in atto una politica repressiva contro chiunque fosse sospettato di collusione con i partigiani e
molte migliaia di persone furono arrestate e deportate in Germania. A Trieste in particolare i nazisti istituirono un campo di detenzione
presso la Risiera di San Sabba, che funzion come luogo di transito per gli ebrei e come luogo di tortura ed eliminazione per partigiani
ed antifascisticatturati durante i rastrellamenti. Nell'aprile del1944 venne attivato nella Risiera ilforno crematorio, in cuivennero bruciati
i corpi di oltre 3.000 persone.

ZARA UNA CITTA' DISTRUTIA


Una vicenda partrcolare fu quella che colp la citt diZara,roccaforle della presenza
italiana in Dalmazia. Occupata dai tedeschi nel settembre 1943, Zara continuo
ad avere un'amministrazione italiana. La citt venne continuamente bombardata
dall'aviazione angloamericana, con 54 pesanti incursioni che la ridussero ad un
cumulo di macerie. Zara venne rasa al suolo e 2.000 persone circa morirono sotto le
bombe. Gran pafie degli altri zaratini abbandonarono la citt per fuggire verso Trieste.
Quando i tedeschi si ritirarono dalla Dalmazia ed evacuarono Zara (3l ottobre 1944),
la citt venne occupata dai partigiani jugoslavi che subito operarono i primi arresti,
deportando diversi cittadini verso ignota destinazione.
LA FINE DELLA GUERRA
E VIOLEN
Nel mese di aprile 1g45 le forze armate della Germania nazista, attaccate su pi fronti erano ormai
definitivamente sconfitte e la fine della
guerra era prossma ln ltalia le truppe angloamericane irruppero nella Valle Padana. spingendosi anche verso est in direzione di Venezia
puntando ad occupare quanto prima la Venezla
Trieste Negli stess giorni I Esercito lugosiavo diTito invest ll confine orientale d'ltalia.
forze germanche in ltalia venne firmata a Caserta il 29 apriLe'1945 e divenne effettiva dal
Giulia ('Opezione Treste ). La resa dlle
Gorizia e Monfalcone
2 maggio. repartilugoslavigiunsero a Trieste il 1; maggio 1945 anticipando di un giorno i neozelandesr: anche
u.nnio occupate dagl slavi il 1'maggio 1g45, mentre ne giorn seguenti l'esercto cli Tito entro a Fume e a Pola, completando
intera regione e festeggiarono l'avvenimento con
l,occupazione dell inteia Venezia Giuli Gll lugoslavi dichararono l'annessione dell
gliarrestie le deportazionidimigliaia dipersone
manifestazionie cortei, Con la presa dipotere delle nuove autorit comuniste, iniziarono
jugoslava ( O Z NA ) ed n tutta la Venezia Giulia una pesantissima cappa di oppressione e paura avvolse
ad opera della polizla Segreta
gran parte della popolazione tr,ltti miLitaritedeschied italiani appena catturatifurono fucilati, con esecuzioni sommarie, ln spregio ad
nei campr di prigionia dove fame. malattie e violenze
gni norma internazionale di tutela dei prigionieri, mentre tanti altri vennero deportati
parte degli arrestati venne eliminata quasi
d ogni genere causarono la morte di parecchi di loro. Per dlversi civili la sorte fu simile: una
subito sia nelle foibe carsiche che mediante fucilazione, mentre ancora maggiore fu iL numero di coloro che condivisero la sorte dei mlitari

venendo deportati nel campi di concentramento situati nell'lnterno della Jugoslavia. Le deportazionie le uccisioni riguardarono soprattutto

coloro che, agl occh dellO.Z NA., potevano rappresentare un ostacolo ai pianid annessioneiugoslavie, tra di loro, in particolare, diversi
membriantifascisil delComitato diLiberazione Nazionale (C L.N )e gliautonomist, contrariall'opzione jugoslava
Sia nell,autunno dei lg43 che nel
'1g45 per molte persone arrestate e deportate non ci fu ritorno e I'angoscia dei familiari duro a
persone depofiate che sparirono senza lasciare
1ungo. Elemento comune di questo dramma fu la quasi totale mancanza d notizie delle
"foiba" nelsuo signifcalo soprattutto simbolico, a prescindere dal luogo e
traccia, per cui nel tempo si consolidato l'uso deltermine
dalle specifiche modait che interessarono le singole uccisioni. Le foibe rappresentarono cosi il simbolo di una tragedia che colp la
popolazione giu iano-dalmata, con alcune migliaia di persone uccise dai partigiani di Tito soprattutto a guerra finita ed altre migliaia
il loro arresto,furono uccisi
detenute nelle carcer e nei campi di prigionia jugoslavi, Rilevante in particolare il numero di coloro, che dopo
anche parecchi mes dopo la fine del conflitto
per le deportazioni e le ucctsioni
Se per l,autunno lg43 si parla di circa 500 persone infoibate n stria (e circa T50 compresa la Dalmazia)
nominativamente accertate, mentre con ilnumero
del maggio - giugno 1g45le stime piu accreditate siorientano su circa 6.000 vittime
pi
delle vittime presunte, didifficile quantificazrone le ipotesidi stima raggiungono cifre elevate.

Moggio 1915: sfiloto di portigioni jugosktvi. Monifestoziofii jugo-slove per /'onness ione lelltt
Lo resa tlei tedeschl ln Ltno locttlitit dello Venezia
Venezio Gittlio (ntoqqio 1945).
Giulio.

jugoslavo (oggi sloveno o croato), mentre in


Dopo il Trattato di pace quasi tutte le folbe carsiche sono rrmaste in territorio divenuto pot
(che in realt non
Italia sono rimaste Le cavit di Basovizza, Monrupino e dell Abisso Plutone (vicino a Trieste) La vorag ne di Basovizza
"Monumento Nazionale" e, nel tempo,
una foiba naturale, ma e il pozzo di una vecchia miniera abbandonata), e stata dichtarata nel 1992
'1943 e nel 1945
diventata il memoriale principale per tutte le vittime degli eccidi perpetrati daglijugoslavi diTito nel

Lo foibo Mortinesi, presso Grisignrtno cl'lstrio.


ll l)oz/a ne r -t,t ,ero dt Bq'or,ttq.
/n questo vorogine vennerc gettate, nel moggia del
1945, ctlcune decine cli persone prelevote 0 Gorizio doi
partigiani di Tito.
E L'ESODO
Dopo la fine del secondo conflitto mondiale l'ltalia, sconfitta, dovette accettare tutte le
pesanti condizioni stabilite dalle Potenze vincitrici. Con il Traitato di Pace firmato a Parigi il
10 febbraio 1947iu siabilita in particolare la cessione dibuona parte della Venezia Giulia I militori omericoni segnono con lo colce
alla Jugoslavia di Tito e la creazione del Territorio Libero di Trieste (T.L.T,), suddiviso i lintiti del nuovo confine tro ltolio e
Jugoslovia.
prowisoriamente in due zone: la "Zona A" sotto amministrazione militare angloamericana e
la"Zona B" sotto amminishazione militare jugoslava. Le intere province di Pola, di Fiume, di
Zara e parte di quelle di Gorizia e Trieste furono assegnate alla Jugoslavia al termine di un
lungo contenzioso che comunque avrebbe avuto degli strascichi, per la questione diTrieste
e del relativo Territorio Libero, ancora per molti anni. Per una parte degli abitanti della
Venezia Giulia il cambio di sovranit tra ltalia e Jugoslavia fu traumatico e port all'esodo
di una frazione consistente della popolazione. Su un totale di oltre 500.000 persone
che abitavano all'epoca nei territori passati sotto la sovranit jugoslava, la maggioranza
scelse di abbandonare le proprie case per trasferirsi oltre confine e vivere in un paese
occidentale. Diverse furono le cause: il passaggio ad un regime di stampo comunista
compoftava infatti tali differenze nel modo di vita sul piano economico, politco, sociale,
Seffembre 194/: la lineo confinario posso
amministrativo, religioso e culturale, che molte persone preferirono perdere tutto ci che
spesso in mezzo alle cast.
possedevano pur di fuggire da una realt percepita come ostile e pericolosa. L'introduzione
della lingua slovena e croata nella vita di tutti i giorni,l'azzeramento delle consuetudini
sociali e delle tradizioni, la criminalizzazione della vita religiosa ed un senso di completa
estraneit alla nuova realt furono fattori che influenzarono pesantemente la decisione
di partire. I licenziamenti e gli espropri, la politica degli ammassi, le confische dei beni e
delle aziende, il "lavoro volontario", la socializzazione forzata, contribuirono a far crollare
la base economica di molte persone privandole del necessario sostentamento. Lapparato
repressivo poliziesco instaur un clima di tensione e sospetto che port alla negazione
delle libert individuali fondamentali. Molti cittadini furono bollati come "nemici del popolo"
e subirono angherie ed abusi di ogni genere, patendo il capestro della cosiddetta giustizia
popolare, con processi da farsa e condanne spropositate ed immotivate. L'insieme dei
Nuovi confini dividono ormoi il territorio
fattori sopra delineati fece s che un intero popolo parti, senza distinzione di ceto sociale. della Venezio Giulio.
Secondo un censimento effettuato nel '1958, 145,60/o degli esuli erano operai, t23,4%
donne ed anziani, 117,6% impiegatie dirigentie solo il 13,4% erano commercianti, artigiani
e professionisti. L'esodo copr un periodo di oltre 15 anni, fino alla fine degli anni Cinquanta,
ed awenne alla spicciolata, senza una specifica pianificazione, tranne nel caso di Pola,
dove la presenza in loco dell'amministrazione militare alleata fece s che nell'inverno 1947
le partenze potessero essere organizzate in massa, grazie anche all'impiego delle motonavi
"Toscana", "Pola" e "Grado" che in poche settimane svuotarono la citt.

Polo: lo portenza di uno fontiglio.


Lasciarono la Venezia Giulia circa 300.000 persone. L'esodo fu massiccio soprattutto
nelle principali citt della costa (Pola, Fiume, Zara, Rovigno, Parenzo, Albona) e delle
isole (Cherso e Lussino), mentre fu minore nelle localit dell'entroterra. La gran massa
dei profughi giunse, dopo aver abbandonaio tutti i beni immobili e parte di quelli mobili,
a Trieste, e poi a Gorizia e a Udine, in condizioni esiremamente precarie. Molti vennero
assistiti da apposiii enti pubblici che organizzarono I'accoglienza e l'insediamento degli
esuli in una rete di strutture ricettive disseminate sull'intero territorio nazionale. Furono oltre
140 le strutture che accolsero, a pi riprese, gli esuli giuliano dalmati: dai Centri Raccolta
Profughi (C.R.P.) alle caserme dismesse, dalle scuole alle pensioni ed agli alloggi requisiti.
Gli esuli vi rimasero per lunghi periodi, talvolta anche per anni, in condizioni spesso di
promiscuit e di disagio, in attesa di una dimora pi decorosa. La maggioranza di coloro
che lasciarono i territori ceduti prefer, comunque, rimanere nelle zone limitrofe al confine
(circa 80.000 profughi si sistemarono a Trieste, nell'lsontino ed in Friuli) o comunque in
Italia, mentre gli altri, circa 70.000, emigrarono all'estero, soprattutto nelle Americhe ed in
Australia.

La partenzo di uno bimbo, emblento di un


popolo.
NDUM DI
TRIESTE TORNA ALL'ITALIA.
IL TRATTMO DI OSIMO.
llTrattato di Pace del 1947 aveva stabilito la nascita delTerriiorio Libero diTrieste (T.L.T'), diviso
prowisoriamente nella "Zona A", sotto amministrazione militare angloamericana, e nella "Zona 8",
"Zona
sotto amministrazione militare jugoslava, ma tale istituzione non venne mai realizzala. Nella
B" molte persone rimasero ad abitare sotto le autorit jugoslave per anni nella speranza che, alla
poi, restituita
luce della mutata situazione politica internazionale, l'intera zona sarebbe stata, prima o
all'ltalia. Una parte della popolazione sopport perci anni di angherie, di pressioni e di vessazioni
'1954 venne siglato a Londra il "Memorandum
titoiste. Dopo tunghe trattative diplomatiche, il 5 ottobre l.&i"nfi
d'lntesa" tia ltali, Jugoslavia, Gran Bretagna e Stati Uniti con cui veniva di fatto accantonato il
progetto del T,L.T. e veniva invece deciso il passaggio all'amministrazione civile jugoslava dell'intera
;Zona
B'(nonch diun piccolo pezzodi"ZonaA" a sud di Muggia)e il passaggio all'amministrazione \
italiana di Trieste e della restante parte della "Zona A". Mentre a Trieste tutti gli abitanti di sentimenti
presero la
italiani festeggiarono il ritorno dell'amministrazione taliana, nella "Zona B" molti istriani Canfint (lel 1924
poich partirono pure
decisione di partire. Se ne andarono oltre 24.000 persone, non solo italiane, Lo "Zonn B" del T.L.T. ltl cLli rinLtncto

quasi tremila slavi dei paesini adiacenti i centri costieri, quesii ultimi compattamente italiani. Anche intplicito venne sorclto o Osililo

se il Governo italiano avrebbe rinunciato alla sovranit italiana sulla "ZonaB" appena nel 1975 con il
Trattaio di Osimo, fu chiaro, gi nel 1954, quale sarebbe stato l'assetto finale del confine, e cio fece
cadere ogni residua speranza in tutti coloro che, di l a poco, sarebbero partiti. ll Trattato di Osimo,
jugoslavo,
frmato il i 0 novembre 1 975 dopo lunghe trattative riservate tra il Governo italiano e quello
sanc la rinuncia implicita della sovranit italiana sui territori che la Jugoslavia ormai amministrava da
anni e nei quali la presenza italiana si era ridotta ad una esigua minoranza.

LE COMUNITA' ITALIANE IN ISTRIA,


Festeggiomenti per il ritamo di Trieste in

FIUME E DALMAZIA DOPO L'ESODO Itolict.

ll numero degli italiani residenti in lstria, a Fiume ed in Dalmazia scese velocemente sia
per I'esodo

che continuo fino alla fine degli anni Cinquanta sia per la lenta assimilazione cui furono sottoposti i
connazionali rimasti. I censimentijugoslavi del dopoguena riportarono il continuo e veloce calo della
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presenza italiana nei territori ceduti e gli ultimi dati segnalano l'esistenza di circa 20.000 persone che
nelle attuali Repubbliche di Slovenia e di Croazia sidichiarano ancora di nazionalit italiana. L'attuale I
minoranza italiana esistente in Slovenia e n Croazia e strutturata in una cinquantina di sodalzi I
detti "Comunit ltaliane (C.1.), situati nelle localit dove vi il piu alio numero di connazionali.
L'nsegnamento della lingua italiana nelle istituzioni scolastiche garantito dalla presenza di 39 asili {--
Hl
I
I
per un totale
14 scuole elementari e 7 scuole medie, situate tra il tenitoro istriano e la citt di Fiume Rovqna, 13 dicttbre 197A. A fiottco dello
complessivo di circa 4.000 allievi. bondiero rosstt, il tricalare iugosl(tvo e
quello dello niDoronzo itttli(1no cotl lo
ste//o rosso.

I BENI ABBANDONATI
quella che riguardo il loro patrimonio
GIi esuli giuliano-dalmati subirono diverse ingiustizie, ma una delle pir rilevanti fu senz'altro
personale. I profughi persero tutti i loro beni immobili (case, appartamenti, campagne, terreni, aziende) ed una parte di quelli mobili, dato
cheleautoriijugoslaveoperaronoconfische,sequestri,espropri enazionalizzazioniaidannideiproprietaricheeranopartitiinesilio.

lstrio obbondonoto: Collolto, presso Buie Plovio, outunno 1954. Lo popolozione portito Partole d'lstrio (1998): dopo tanti onni il
lJn cane fa lo guordio olle case obbondonote. poese e orcoro desolotdmente vuoto.
PERSONAGGI ILLUSTRI
Molii sono i personagg iliustri nati in lstria, a Fiume e in Dalmazia (o di famiglia originaria di quest luoghi), che con la loro opera hanno
contribuito a rendere pir note le loro terre sia in ltalia che all'estero.
L'appartenenza secolare di queste regroni alla sfera culturale italiana ha fatto s che molti di questi italiani dell'Adriatico orientale sono stati
inseriti nell'elenco delle personalit che hanno dato lustro alla nazione italtana.

E' arduo stilare un elenco di tali personalit, tanti sono i possibili nominativi che si potrebbero fare,
Atitolo esemplificativo, ricordiamo i nomi di:

IVARIOANDRETTI, pilota di Formula uno, di Montona


LAURAANTONELLI, attrice, di Pola
N/ATTEO BARTOLI, giottologo e saggista, diAlbona d'lstria
NlN0 BENVENUTI, pugile, campione olimpico, di lsola d'lstria
ENZO BETTIZA, giornalista e scrittore, di Spalato
BARTOL0N/EO BIAS0LETTO, botanico, di Dignano d'lstria
RUGGER0 BOSCOVICH, matematico ed astronomo, di Ragusa
CARLO CON/Bl, storiografo, di Capodistria
PIETRO C0PPO, geografo, di lsola d'lstria
TULLIO CRALI, pittore futurista, di lgalo in Dalmazia
LUIGI DALLAPICCOLA, compositore e pianista di Pisino
Dl0CLEZlAN0, imperatore romano, di Salona in Dalmazia
ALDO DURO, linguista e lessicografo, di Zara Alido Volli Ottovio Missoni
SERGI0 ENDRIG0 cantautore, di Pola
FABIO FlLZl, patriota, medaglia d'oro, di Pisino
N/ATTEO FLACCI0, teologo della Riforma luterana, diAlbona
GlORG0 GABER, cantautore, d famiglia originaria di Fiume
0

a
l

MARGHERITA GRANBASSI, schermitrice, di famiglia originaria di Pisino


CARLOTTA GRlSl, ballerina classca, di Visinada d lstria
FRANCESCO e LUCIANO LAURANA, architetti, daVrana (Zara)
EZl0 L0ll(, calciatore della nazionale italiana, di Fiume
ESTER MAZZOLENI, artista lirica, diSebenico
OTTAVI0 MISSONI stilista, di Ragusa
ANNATVARIA MORI, giornalista e scrittrice, di Pola
Gl0RGl0 ORSlNl, il Dalmatico, architetto e scultore, di Zara
ABDON PAMICH marciatore, campione olimpico, di Fiume Louro Antonelli Abclon Pamiclt
ALESSANDRO PARAVIA letterato, di Zara
FRANCESCO PATR|Z|0, filosofo e poeta, di Cherso
MARCO POLO, esploratore veneziano di famiglia originaria di Curzola
FRANCESCO RISMOND0 patriota, medaglia d oro di Spalato
SAN GEROLAMO, traduttore della Bibbia in latino, di Stridone
NAZARI0 SAURO patriota, medaglia d'oro, diCapodistria
IMILA SCHON, stilista di Trau
ORLANDO SIROLA tennista, di Fiume
UMBERTO SMAILA, uomo di spettacolo, di famiglia originaria di Fiume
I

ANTONl0 SN/AREGLIA, musicista e compositore di Pola


ARIMAND0 STRAULIN0, velista, campione olimpico, di Lussinpiccolo
FRANCESCO SUPPE , compositore. di Spalato
GIUSEPPE TARTINI, violinista e compositore, di Pirano A/i/)o Be/lveruri Mctrgherito Gronbassi
FULVIO TOI{:IZZA, scrittore, di N/aterada
NICOLO'TON/MASEO, etterato e patriota, di Sebenico
UT0 UGHI violinista, di famiglia originaria di Pirano
LEO VALIANI, storico, pubblicista ed uomo politico, di Fiume I

ALIDA VALLI, attrice, d Pola i


I

L-.
Nloria Ailretti Umberto Smoilo
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BIBLI OGRAFIA CON SI GLIATA


Per chi volesse approfondire le temaiiche qui affrontate, si consiglia Ia lettura
dei seguenti libri:
- Sergio CELLA Dal plebiscito negato alplebiscito dellesodo, ed A N.V.G D Gorizia,
Gorizia 1993
- lVario DASSOVICH, L'aquila aveva preso ilvolo, I R.C.l. ed. Libreria Editrice Goriziana,
Gorizia, 1998.
- Diego DE CASTRO, La questione d Trieste. L'azione politica e diplomatica italiana
dal 1943 al 1954, ed. Lnt, Trieste, 1981.
- Nicol Luxardo DE FRANCHI, Dietro gliscogldiZara,Ed. Goriziana 1992.
- Aldo DEPOLI, Fiume una storia meravigliosa, ed. Libero Comune diFiume in Esil0,
R0ma,1969.
- Gaetano LA PERNA, Pola-lstria-Fiume 1943-1945, ed. Mursia, Milano 1993.
- Arrigo PETACCO, L'esodo, ed. Mondadori, Milano, 1999
- Raoul PUPO, Venezia Giulia 1945. lmmagini e problemi, Editrice Goriziana,
Gorizia,1992.
- Raoul PUP0 ll lungo esodo, ed. RCS Libri Milano, 2005.
- Padre Flaminio ROCCHI L'esodo dei 350mila Giuliani Fiumani e Dalmati,
ed. Difesa Adriatica, Roma, 1990.
- Guido RUMICI Fratelli d'lstria, ed. Mursra, Milano, 2001
- Guido RUMlCl, Infoibati. lnomi, iluoghi, itestimoni, idocumenti, ed. Mursia,
Milano 2002
- Roberto SPAZZALI, Epurazione di frontiera. 1945-1948. ed. L.E.G., Gorizia 2000.
- Oddone TALPO, Dalmazia, una cronaca per la stora. ed. U.S S.M.E., 3 volumi, Roma.
- Luigi Gigi TOMAZ, Architettura Adriatica tra e due sponde, ed A.N.V.G.D. Venezia -
Thnk ADV, Venezia, 2006.
- Lino VlVODA, L'esodo da Pola. Agonra e morte di una citt italiana, ed. Nuova Ltoeffe,
Pracenza 1989.

ST WEB
Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia - www anvgd.it
Centro di Ricerche Storiche (Rovigno) - www.crsrv,org
C.D.M. - Arcipelago Adriatico (Trieste) - www,arcipelagoadriatico.it
Coordinamento Adriatico - www.coordinamentoadriatico.it
lstituto Regionale per la Cultura lstriana Fiumana e Dalmata - www.irci.it
Lega Nazionale (Trieste) - www.leganazionale.it
Mailing List Histria - wvwv.mlhistria.it

Docente e scrittore gradese (1959), ha pubblicato numerosi librie saggi sutla storia della Venezia
Giulia e della Dalmazia, sull'esodo e sulle foibe, tra iquali: "La Scuola ltaliana in lstria", "Fratelli
d'lstria. 1945/2000'(ed. Mursia, 2001), "lnfoibati. I nomi, i luoghi, i testimoni, idocumenti" (ed.
Mursia, 2002) e "Mosaico dalmata. Storie di dalmati italiani", ed. ANVGD Gorizia, 20'11.
E' autore inoltre di mostre fotografiche, cataloghi, dvd e pubblicazioni sui temi del confine
orientale e del Giorno del Ricordo, tra cui la dispensa "lshia, Fiume e Dalmazia.
Profilo storico" per il Ministero dell'lstruzione, dell'Universit e della Ricerca.