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Daniela Bisello Antonucci

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VINCENZO CRUPI
L'ALTRA FACCIA DELLA LUNA. ASSOLUTO E MISTERO NELL OPERA
DI LUIGI IRANDELL
Soveria Mannelli: Rubbettino, 1997. 164 pp.

'interesse per l'opera di Luigi Pirandello continua senza interruzione


nel tempo e il testo di Vincenzo Crupi un esempio rappresentativo
dell'incessante studio della problematica pirandelliana: rapporto tra
vita, arte e assoluto.
Nel primo capitolo "Per una storia di Pirandello segreto" si fa menzione del
saggio di Guido Mattei La religiosit di Luigi Pirandello (1949) per la novit
dell'approccio all'analisi del problema: studiare infatti l'opera pirandelliana
"come un blocco omogeneo senza distinzione di periodi ed atteggiamenti
diversi" (22) -Crupi invece si propone di farlo secondo un ordine
rigorosamente cronologico- e comprendere, partendo da episodi dell'infanzia
di Pirandello lo stato di confusione e delusione dello scrittore agrigentino nei
confronti del mondo. L'universo infatti, descritto nelle opere di Pirandello
un universo senza Dio, "fatto di istintiva atrocit, di convenienza e finzioni"
(23). Questo spiega come Pirandello sia alla "ricerca affannosa di una fede" e
di "un irresistibile bisogno di credere, per non rimanere vittima della
negativit del mondo" (25). D'accordo con i critici Sciascia e Lauretta, Crupi
conviene che la visione religiosa della vita, scissa dalla fede, pervade tutta
l'opera pirandelliana e la religiosit si esprime come un'infaticabile ricerca
dell'assoluto.
Il secondo capitolo "L'inappagata ricerca dell'assoluto nel primo
Pirandello" parte dall'analisi di un racconto pirandelliano, La Madonnina
(1913), nel quale Crupi vede la scissione tra religione e fede insieme alla
connotazione negativa della figura del prete, per poi passare a esaminare i
volumi di versi pirandelliani: Mal giocondo (1889), Pasqua di Gea (1891),
Elegie renane (1895), Zampogna (1891) nei quali si riscontrano
atteggiamenti ambigui nei confronti della fede: attribuzione della
resurrezione alla terra invece che a Cristo, pessimismo esistenziale,
frantumazione dell'io, rifiuto della trascendenza e ricerca di forze diverse che
operano all'interno della natura, riscontrabili poi nei primi romanzi, nel
personaggio di Marta (L'esclusa) e di altre figure femminili. Nella novella
Padron Dio (1898) viene messo in questione il conforto della fede, nel Dono
della vergine Maria (1899) si tratta il tema dell'illusione vana di una fede
nella Provvidenza, ne Il tabernacolo (1903) presente il crollo della fede
nella giustizia divina. La ricerca dell'assoluto nel primo Pirandello si
conclude insomma con interrogativi angoscianti che non hanno risposta.
Il terzo capitolo "Dal Fu Mattia Pascal ai Quaderni di Serafino Gubbio

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operatore" tra il rifiuto della trascendenza e l'assoluto dell'arte, Crupi parte


dal dissesto economico sperimentato da Pirandello e dall'inizio della lunga
malattia della moglie Antonietta. Indubbiamente questi fattori hanno
contribuito ad indurire la visione pirandelliana dell'assoluto. Il 1904 l'anno
di pubblicazione del Fu Mattia Pascal e ritoma il motivo della fede: la crisi
di identit porta al desiderio di abolire il mistero della trascendenza. Nel 1911
Pirandello pubblica Suo marito, il personaggio di Silvia arriva alla percezione
di un'esistenza priva di senso e alla scoperta che nell'arte c' la vera essenza
della vita: l'arte potrebbe occupare il posto lasciato vuoto da Dio. I quaderni
di Serafino Gubbio operatore (1915) "rappresentano infatti il congedo di
Pirandello da un itinerario narrativo che era stato caratterizzato da una attiva
partecipazione alle vicende dei suoi personaggi, investiti di una valenza
essenziale
che
li
faceva
portavoce
di
istanze
chiaramente
autobiografiche"(89).
Il quarto capitolo "Dal personaggio in cerca di assoluto alle novelle
dell'ultimo Pirandello" analizza il "corpus novellistico" pirandelliano perch
il periodo coincide con "momenti di forte ricerca esistenziale" (91) per
approdare alla disgregazione dell'io nel protagonista del romanzo Uno
nessuno e centomila (1926) che cerca la sua identit nel relativismo della
realt: il personaggio pirandelliano approda nella desolazione dell'uomo
senza Dio. La soluzione di Vitangelo: il desiderio di un'infanzia spirituale in
contatto con la natura "che apertura al nuovo, creativit, disponibilit a
cogliere le cose nello stupore e nella meraviglia" (111) il nucleo attorno al
quale si sviluppa il cammino pirandelliano successivo: nel teatro dei Miti e
nelle ultime novelle. L'ansia di libert dei personaggi delle opere dell'ultimo
Pirandello si tramuta in avvertimento di un senso di "consistenza, la presenza
di un punto fermo intravisto e che pu salvarlo dall'annientamento totale e
dalla disperazione" (119). " Attraverso strade diverse, sia nei Miti che nelle
novelle", Pirandello giunge alla stessa conclusione: "l'accettazione del dolore
della storia, la vita che nasce dalla morte" (125).
Il quinto e ultimo capitolo "Tra il mito del personaggio e il mito dell'arte"
conferma l'intenzione pirandelliana di intrawedere nel personaggio l'unica
verit certa che ha l'impronta dell'eterno. Rifacendosi alle teorie teofsiche di
Leadbeater, Pirandello, secondo Crupi, ipotizza che "gli esseri viventi
presenti nel mondo invisibile che ci circonda tendono a diventare personaggi
teatrali" (129). Sar infatti il teatro ad offrire allo scrittore la possibilit di
una via alternativa al nulla. Con i miti infatti si sente l'esigenza dell'uomo di
riconciliarsi con il mondo: "il mito della rinascita (sociale-politico-religiosoletterario) si scontra con la consapevolezza della impossibilit per l'uomo di
evadere dalla storia" (149). Ne I giganti della montagna Pirandello trova la
concretizzazione della sua visione teatrale della vita: la paura che suscita il
passaggio dei giganti verso il paese che si scontra con la decisione di non

Assoluto e mistero nell'opera di Luigi Pirandello

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evadere da essa. Il messaggio di speranza pirandelliano sta nel fatto che l'arte
non pu appagarsi solo dei suoi sogni ma deve scendere in mezzo agli uomini
e: "la vita nasce dalla sintesi con il mondo della materia, ed una creazione
nuova che ha la sua origine in un amore puro, capace di sacrificarsi perdendo
se stesso a favore della costruzione di un'umanit nuova" (159). La nuova
creazione rappresentata dalla figura di un uomo-Dio crocifisso dagli uomini
ed abbandonato da Dio stesso.
L'analisi eseguita da Vincenzo Crupi minuziosa e dettagliata e trova
riscontro nell'opera pirandelliana. Il testo chiaro e ben organizzato, pur senza
aggiungere nulla di nuovo, lascia il lettore soddisfatto e compiaciuto di aver
intrapreso il tragitto dell'opera di uno dei pi grandi maestri della letteratura
del Novecento, alla ricerca dell'"altra faccia della luna".
DANIELA BISELLO ANTONUCCI
Drew University
Madison, New Jersey