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Osservazioni. Nella prima sezione di questo capitolo si riesamina in maniera storico-cri- fica la geometria euclidea nel piano appresa nel biennio e si mette in luce il ruolo che ha in essa il postulato delle parallele. La seconda sezione é dedicata a un‘esposizione dei tentativi di dimostrare tale postulato e si evidenzia |importanza avuta da tali tentativi nella nascita del- le geometrie non-euclidee. Owio prerequisito per la comprensione degli argomenti qui esposti é la conoscenza dei con- cetti basilari della geometria razionale studiata nel biennio. Lo scopo di questo capitolo, oltre all’esposizione storica, é quello di introdurre alcuni concetti fondamentali che verranno ripresi nel capitolo dedicato alle feorie formal contenuto nel mo- dulo K. Si awerte che, data la natura prettamente teorica dei temi qui trattati, questo capitolo non é corredato da esercizi Gli «Elementi» di Euclide e il postulato delle parallele HEE 1! matematico greco Euclide, vissuto attorno al 300 a.C., diede nei suoi «Elementi» una siste- mazione teorica alla geometria destinata a durare oltre due millenni, Si pensi che la maggior parte dei libri di testo di geometria, in uso nelle scuole superiori fino a qualche decennio fa, ricalcava sostan- zialmente la struttura degli «Elementi» di Euclide, Ancora oggi molt testi di geometria riprendono, sia pur con un maggior rigore formal, tale impostazione. Ma Pimportanza degli «Elementi» di Eu- clide va al di la della geometric in tale testo, infatt, il metodo ipotetico-deduttivo viene per la prima volta utilizeato nella costruzione di un sistema teorico di vasto respiro. Tale metodo @ stato, fino ai primi decenni di questo secolo, il modello a cui si & ispirata tutta la matematica Il modo di procedere di Euclide @ gia noto agli studenti che hanno affrontato lo studio della geome- tria nel biennio. Ognuno dei tredici libri in cui siarticolano gli «Elementi» comincia con il presentare i termini, che corrispondono a cid che noi oggi chiamiamo definizioni. All'inizio del libro primo com- paiono poi gli assiomi 0 nozion’ comuni ei postulai, Sia gli assiomi sia i postulati sono asserzioni la cui verita & considerata da Euclide come evidente, I postulati riguardano concetti strettamente geo- metrici, mentre gli assiomi sono enunciati matematici di carattere piti generale. (Oggi non sifa pit alcuna distinzione tra assiomi e postulati, tanto che i due termini, nella matematica modema, sono divenuti sinonimi 3 E 3 & 5 g Pet Euclide, assiomi e postulati sono asserzioni la cui veri @ garantta dallevidenza intuitva, senza che sia necessaria alcuna dimostrazione. Ognialtra asserzione («ptoposizione» nella terminlogia eu- clidea) &invece dimostrata. In questo modo il ticorso allintuizione come garanzia di verit, se da un lato & reso esplicito, dal'altro é circoscritto ¢ limitato al massimo, Questo atteggiamento di «scarsa fiducia» nei confronti della pur necessariaintuizione ha improntato tutta la storia della matematica (come lo studente sa bene, i matematici vogliono sempre dimostrare anche le cose pit! evident). Teotie gid note sono state spesso sottoposte a ripetuti riesami critici allo scopo, non tanto di modi- ficarne o ampliame i risultati, quanto di render pid rigorosi eliminando il pid. possibile il ricorso allintuizione. Questa sorte, come vedremo, non ha risparmiato neppure la stessa geometria euclidea. Euclide, dunque, per evitare ulteriori appeli allevidenza intuitiva, in ogni dimostrazione ammette come veri solo gli assiomi, i postulati e le proposizioni precedentemente gia dimostrate. L'intera teo- Tia viene dunque a poggiare sugli assiomi e sui postulati come un edificio poggia sulle sua fondamen ta: la veriti di assiomi e postulai,insieme alla correttezza delle dimostrazioni, garantisce la vert del Tintera teoria WEA Riportiamo di seguito alcuni dei termini (definizioni) nonché tutti gli assiomi ¢ i postulati di Euclide, (*) TERMINI 1. Punto & cid che non ha parti 2. Linea & lunghezza senza larghezza. 23. Parallele sono quelle rette che, essendo nello stesso piano e venendo prolungate illi mente dall’una e dall’altra parte, non si incontrano tra loro da nessuna delle due parti ASSIOMI 1. Cose che sono eguali a una stessa cosa sono uguali anche tra loro. 2. Se cose eguali sono addizionate a cose eguali, le somme sono egual 3. Se da cose eguali sono sottratte cose eguali, le differenze sono eguali [4, Se cose eguali sono addizionate a cose diseguali, le somme sono diseguali.] [5. | doppi di una stessa cosa sono eguali tra loro.] [6. Le meta di una stessa cosa sono eguali tra loro.] 7. Cose che coincidono tra loro sono fra loro eguali. 8. II tutto @ maggiore della parte. POSTULATI 1. Risulti postulato: che si possa condurre una linea retta da qualsiasi punto a ogni altro punto. 2. E che una retta terminata si possa prolungare continuamente in linea retta. 3. E che si possa descrivere un cerchio con qualsiasi centro ¢ ogni raggio. ee |. Maccioni, Ed. U.T.ET. 1970. 7") Gitiamo dalle raduzione degli Element di Euclde curata da A. Fr Si impongono qui alcune considerazioni Tl ruolo che Euclide attribuisce ai «termini» non coincide completamente con quello che modema- mente si di alle definizioni. Le nostre definizioni, com'é noto, constano di due parti: il definiendum, che @ il nuovo concetto che si vuole definire, e il definiens, che é la locuzione con cui viene indivi- duato il significato di tale concetto. Nel defniens@ per noi lecto utilizar solo termini defini in precedenca, Per evitare una regressione infinito & dunque necessario partire da concettiprimitii. Tal sono considerat, nei pit classici ma- i geometria, i concetti di punto, retta, piano, ecc...I loro significato & considerato come intui- nuali tivamente evidente senza bisogno di alcuna definizione. Eudlide invece, con i suoi termini, non vuole definire nuovi conceti, ma rendere riconosciili oggeti: punt, rete, pani, ec, che noi consieri- ‘mo come astrazioni matematiche, sono per ui enti gia esistenti, a cui la definizione assegna un nome. Quanto agli assiomi, osserviamo che il concetto euclideo di eguaglianza comprende i nostri concetti di congruenza ¢ equivalenza, Gli assiomi 1 e 7 ne esprimono rispettivamente le proprieta transitiva e riflessiva, mentre la propricta simmettica é sottintesa, Gli assiomi 4, 5 6 sono stati posti tra parentesi perché si tratta, molto probabilmente, di interpolazioni posteriori a Euclide. Dai postulati 1, 2 € 5 si deduce chiatamente che Euclide, con il termine re¢ta, designa cid che noi chiamiamo segmento di retta, La rettaillimitara, come noi la intendiamo oggi, per Euclide non esiste «in atto», ma solo «in potenza, in quanto ogni segmento di retta pud essere prolungato a piacere (postulato 2). lettore ricordera che il numero dei postulati, nei trattati di geometia da li studiati nel biennio,& di molto maggiore dei cinque formulati negli «Elementi». La critica moderna ha infatti messo in luce, nella trattazione euclidea, diversi «postulati sottintesi, di cui Euclide fa uso senza enunciatli esplici- tamente, Si ricordera, ad esempio, il postulato «per due puntidistint’ passa una e una sola retta>. Il postulato 1 di Euclide afferma Iesistenza di una tale retta, mentre la sua uniciti é assunta implicta- mente. Tali pecche comungue non inficiano il sostanziale rigore della costruzione teorica di Euclide. Il primo postulato come gia detto afferma 'esistenza di una retta passante per due puntidistinti qual- siasi Tl secondo postulato equivale ai moderni postulati di ilimitatezza della retta Tl terzo postulato, negli atuali trattati, @spesso enunciato in forma diversa come «postulato del tra- sporto del segmentor. Tl quarto postulato non ha equivalenti nei moderni manuali di geometia: a Euclide esso & necessatio perché egli non considera, tra gli angoli, Pangolo piatt. Tl quinto postulato @ oggi formulato in modo assai diverso: «per un punto esterno a una data retto, passa una sola parallela a essa». Tale enuinciato, come si potrebbe dimostrare, @ del tutto equivalente a quello euclideo. Avremo occasione, in seguito, di tomare su questo importante postulato HEI Il cuinto postulato degli «Elementi» di Euclide, detto anche postulato delle parallele, svolge un ruolo centrale nella nascta delle geometrie non-eu- clidee. Le prime pesplessité nei confronti di questo postulato sono da atribuirs probabilmente allo stesso Euclide. In effetti nelle prime 26 proposizioni del libro primo degh «Ele- enti» egli non fa uso del postulato delle parallele, quasi che voglia limitare ¢ rimandare il pid possibile il ricorso a ess. I lettore, abituato fin dai primi anni del suo corso di studi alla geometria euclidea, e quindi anche al uinto postulato con tutte le sue conseguenze, pud forse avere delle diffcolta a comprendere la na- tura dei problemi suscitati dal quinto postulato. Per capitl si riflerta sulle seguenti considerazioni. I primi tre postulati hanno un'evidenza intuitiva pressoché immediata: chiunque abbia lavorato con riga e compasso non ha alcuna difficolti ad ammettere che si possano unire con un segmento due punti qualsias (postulato 1), che si possa prolungare un segmento (postulato 2) e che si possano trac- ciate circonferenze con raggio e centro prefissati(postulato 3), II quarto postulato (postulato d'egua- glianza degli angoli retti) non & neppure necessario: esso si potrebbe dimostrare, come teorema, a partite dai primi tre; si potrebbe pertanto eliminare il quarto postulato senza pregiudicare i risultat della geometria euclidea Lrevidenza del postulato delle parallele, invece, non é affatto immediata: esso non rimanda a una co- struzione geometrica. Inoltre i primi quattro postulati restano valid se limitiamo la nostra attenzione a una porzione finita di piano (come fa chi, disegnando, considera solo un foglio). Cosi non & per uinto postulato: le due rette r e sin figura 1, pur formando con la trasversale £, come prescrive il quinto postulato, angoli coniugati intern a e la cui somma @ minore di 180°, non si incontrano nella parte di piano delimitata dalla linea in colore. E vero che considerando una porzione di piano pitt ampia, come quella delimitata dal riquadro in nero, le due rette si incontrano, Ma possiamo tro- vare due altre rete, r' es, che, pur formando angoli coniugati intern con somma minore di 180°, non si incontrano neppure in tale parte di piano: in ogni parte di piano limitata, non vale il postulate delle parallele. Se consideriamo il piano illimitato dunque cosa succede? I! postulato delle parallele continua a non essere valido, oppure no? L'intuizione non pus dircelo, ee Tuttavia non & possibile rinunciare a tale postulato, poiché da esso dipendono numerosi risultati di grande importanza tra cui segnaliamo i seguenti: ~ il teorema sulla somma degli angoli intern di un triangolo (uguale a un angolo piatto) = i teoremi sui parallelogrammi ~ la teoria dell’equialenza delle superfici piane ~ il teorema di Pitagora ~ la teoria della similitudine delle figure piane Inoltte, senza il postulato delle parallel, resterebbero senza basi teoriche importanti settori della ma- tematica, come la trigonometria piana ¢ la geometria analitica HX Per oltre duemila anni si sono succeduti numerosi tentativi di eliminare il ricorso al postulato delle parallele senza pregiudicare Pedificio teorico euclideo. tura dei problemi suscitati dal quinto postulato. Per capitl si riflerta sulle seguenti considerazioni. I primi tre postulati hanno un'evidenza intuitiva pressoché immediata: chiunque abbia lavorato con riga e compasso non ha alcuna difficolti ad ammettere che si possano unire con un segmento due punti qualsias (postulato 1), che si possa prolungare un segmento (postulato 2) e che si possano trac- ciate circonferenze con raggio e centro prefissati(postulato 3), II quarto postulato (postulato d'egua- glianza degli angoli retti) non & neppure necessario: esso si potrebbe dimostrare, come teorema, a partite dai primi tre; si potrebbe pertanto eliminare il quarto postulato senza pregiudicare i risultat della geometria euclidea Lrevidenza del postulato delle parallele, invece, non é affatto immediata: esso non rimanda a una co- struzione geometrica. Inoltre i primi quattro postulati restano valid se limitiamo la nostra attenzione a una porzione finita di piano (come fa chi, disegnando, considera solo un foglio). Cosi non & per uinto postulato: le due rette r e sin figura 1, pur formando con la trasversale £, come prescrive il quinto postulato, angoli coniugati intern a e la cui somma @ minore di 180°, non si incontrano nella parte di piano delimitata dalla linea in colore. E vero che considerando una porzione di piano pitt ampia, come quella delimitata dal riquadro in nero, le due rette si incontrano, Ma possiamo tro- vare due altre rete, r' es, che, pur formando angoli coniugati intern con somma minore di 180°, non si incontrano neppure in tale parte di piano: in ogni parte di piano limitata, non vale il postulate delle parallele. Se consideriamo il piano illimitato dunque cosa succede? I! postulato delle parallele continua a non essere valido, oppure no? L'intuizione non pus dircelo, ee Tuttavia non & possibile rinunciare a tale postulato, poiché da esso dipendono numerosi risultati di grande importanza tra cui segnaliamo i seguenti: ~ il teorema sulla somma degli angoli intern di un triangolo (uguale a un angolo piatto) = i teoremi sui parallelogrammi ~ la teoria dell’equialenza delle superfici piane ~ il teorema di Pitagora ~ la teoria della similitudine delle figure piane Inoltte, senza il postulato delle parallel, resterebbero senza basi teoriche importanti settori della ma- tematica, come la trigonometria piana ¢ la geometria analitica HX Per oltre duemila anni si sono succeduti numerosi tentativi di eliminare il ricorso al postulato delle parallele senza pregiudicare Pedificio teorico euclideo. Tali tentativi si possono classficare in tre categorie 42) Alcuni matematici propongono di sosttuire, al quinto postulato di Euclide, altri postulati che ab- biano mageiore evidenza intuitiva. Tali tentativi perd non sono molto interessanti, in quanto essi richiedono pur sempre un apposito postulato per il parallelismo. Inoltre l'evidenza intuitiva degli enunciati proposti é sempre molto discutibile. Percio la maggior parte dei matematici preferisce mantenere Voriginario postulato di Euclide : 5) Si riformula la definizione di parallelismo in modo da rendere superfluo il postulato delle parallee. 0) Sicerca di dimostrare il postulato delle parallele, in modo da insertlo, come teorema, nell’edificio teorico euclideo. Tuttavia nessuno di tai tentaivi resist alle critiche successive. Esaminiamone, a titolo d'esempio, aleuni, Il matematico greco Posidonio (1° secolo a.C.),riformula la definizione euclidea di parallele (rette complanari che non si incontrano), proponendo di chiamare parallele le rette equidistanti. Ma tale definizione non coincide con quella euclidea: se, infatt, si pud facilmente dimostrare che due rette equidistanti non si incontrano, non é possibile dimostrare che due rette che non s‘incontrano sono equidistant, se non facendo ticorso proprio a quel quinto postulato che si vuole eliminare Un altro greco, Proclo [410-485], cerca di dimostrare il postulato delle parallele, ma la sua dimostra- zione si fonda sullipotesi, implicita, che la dstanza tra due rette parallele sa fnita Tale ipotesi perd rnon pu essere dimostrata, se non ammettendo il postulato delle parallele. Osserviamo, per inciso, che i tentativi di Posidonio e di Proclo, come quelli di molti altri a essi po- steriori, si fondano sulipotesi implicta del?impossibilita deesistenza di rette asintotiche, ossia di coppie di rette che si comportano allinfinito come si comporta un ramo d’iperbole con un suo asin- toto. Ma Vimpossibilita dellesistenza di rette asintotiche, come hanno mostrato i successivi sviluppi delle geometrie non euclidee, pud essere dimostrata solo a partie dal postulato delle parallele. La dimostrazione del quinto postulato fornita dal matematico arabo Nasir-Eddin [1201-1274], é fon- data sullipotesi che una linea, formata dai punti equidistanti da una retta, sia una retta. Ma, come al solito, tale ipotesi pud essere dimostrata solo a partire dal quinto postulato. Il matematico inglese J. Walis [1616-1703] ritene che il postulato delle parallele sia dimostrabile fa- cendo uso del concetio intuitivo di simiitudine di figure piane. Ma, come abbiamo gia anticipato, la teoria della similitudine & fondata sul teorema di Talete, per la cui dimostrazione sono necessarie alcune proprieta dei parallelogrammi le quali, a loro volta, sono conseguenze del postulato delle parallele. HEA [ tentativi di dimostrare il quinto postulato di Euclide continuano con scarsi successi fino al XVII secolo, | Liitaliano Gerolamo Saccheri (1667-1733) ha il merito di aprire una nuova strada, che si riveleri molto fruttuosa: egli tenta di dimostrare il postulato delle parallele per assurdo. In tal modo egli, cosi come lo svizzero Lambert che si incammina sulla stessa strada, pur non riuscen- do nel suo intento, getta inconsapevolmente le basi delle geometrie non euclidee, scoprendone i primi teoremi, Il modo di procedere delle dimostrazioni per assurdo é ben noto al lettore: si nega la tesi che si vuole dimostrare e si traggono le conseguenze di questa negazione, fino a giungere a una contrad- dizione, Saccheri parte dalla negazione non del postulato delle parallele, ma di una proposizione a esso equivalente. Ecco come procede. Egli comincia con il considerare una figura geometrica che chiama quadrilatero birettangolo: preso un qualunque segmento AB, si traccino i segmenti AD e BC, a ess0 perpendicolari e tra loro congruenti. Si congiungano quindi C e D (fig. 2). Che cosa si pud dire degli angoli Ce D? E facile dimostrare, con owvie considerazioni di simmettia, che essi sono congruenti, Pertanto, in linea di principio, si possono ammettere tre possibilita 1. Ipotesi dell'angolo acuto: C e B sono acuti. a b 2. Ipotesi dell’angolo retto: C e D sono retti. 3. Ipotesi dell’angolo ottuso: Ce D sono ottusi. Per prima cosa Saccheri dimostra che se una delle tre ipotesi va- le per un particolare quadrilatero birettangolo, essa vale anche per ogni altro quadrilatero birettangolo, NelVordinaria geome- tria vale Pipotesi dell’angolo retto, ma per dimostrarla & necessa- rio, come ben noto, fare ricorso al postulato delle parallele;e, viceversa, se si ammette lipotesi dell angolo retto, non é molto difficile dimostrare il postulato delle parallel. ’ipotesi dell'an- golo retto & quindi equivalente al postulato delle parallele, Sac- cheti perc, volendo dimostrare per assurdo tale postulato, ne | |_ 4 a'ipotesi dellangolo retto, Restano dunque aperte le altre due possbilit’, Ammessa vera 'potesi dell angolo ottuso, si deduco- no alcuni interessanti risultati: Figura 2 = la somma degli angoli interni di un triangolo & maggiore di un angolo piatto; ~ una perpendicolare e una obliqua a una stessa retta si incontrano sempre. Quest'ultima proprieta, in particolare, permette a Saccheri di rigettare Pipotesi dellangolo ottuso: infatti da esa si pud dedurre facilmente il postulato delle parallele, da cui, come abbiamo gia detto, discende la validita dell'ipotesi dell'angolo retto che era invece stata negata; percid Vipotesi dell’an- golo ottuso é contraddittoria, La ricerca di una contraddizione nell'ipotesi dell angolo acuto risulta perd molto pitt complessa: Sac- cheri dimostra in tale ipotesi, diversi risultat; tra essi segnaliamo i seguenti, = La somma degli angoli interni di un triangolo & minore di un angolo piatto. ~ Si possono trovare una perpendicolare ¢ una obliqua a una stessa retta, che non si incontrano. — Existono coppie di rette asintotiche. ~ Data una retta r e un punto P fuori di essa, esistono due rette a e b, passanti per P che hanno la seguente proprieta (fig 3): “ogni reta passante per P che cade allintemo dei due angoli (formati daaeb), che non contengono la perpendicolare da P a r, non incontra r; ogni retta passante per P, che cade all'estemo di tai angoli, incontra 7; le rette a e b sono asintotiche con”. tn "nee, Figura 3 Saccheri non riesce a dedurre dallpotesi dell angolo acuto una vera e propria contraddizione; si «ac: contenta» perci6 di concludere la ricerca con un rsultato che, secondo le sue parole, «ripugna alla natura di linea retta»: lesistenza di una perpendicolare comune a una coppia di rette asintotiche, in un punto all infinito, Rigettando in tal modo anche lpotesi dell angolo acuto, Saccheriritiene di aver dimostrato il quinto postulato di Euclide. I matematico svizzero Johann Henrich Lambert (1728-1777) ripercorre la strada di Saccheri, parten- do dallanalisi di una figura analoga a quella del matematico italiano: il quadrilatero trirettangolo, Do- po aver ritrovato diversi dei risultati di Saccheriegli si spinge oltre, dimostrando, nellipotesi dell’an- golo acuto, nuovi interessanti risultati Sea, 8,7 sono le misure, in radiant, degli angoli di un triangolo ABC, Lambert chiama deficienza del triangolo il numero positivo (*) —(a+B+%). Si dimostra che Parea di un triangolo @ proporzionale alla deficienza 6, Tale tisultato comporta delle conseguenze molto importanti. In particolar, viene «distrutto» il concetto di similitudine; infatti due triangoli simi, nella geometria euclidea, hanno aree diverse (e precisamente proporzional ai quadrati dei lati) ¢ angoli congruenti; tale possibilita, nelipotesi dellangolo acuto, non @ piti ammessa: due triangoli aventi angoli congruenti, avendo egual deficienza, hanno necessariamente la stessa atea € percid non esistono triangoli simili Tale risultato, per quanto in contraddizione con la nostra intuizione geometrica, non é perd in sé con- traddittorio e non contraddice nessuno dei primi quattro postulati di Euclide WAI Molti altri matematici proseguono le ricerche di Saccheri e Lambert. Tra essi segnaliamo Legendre (1752-1833), Bolyai (1775-1856), Gauss (1777-1855) Liidea che il postulato delle parallele non possa essere dimostrato & ormai, nei primi decenni del secolo XIX, comunemente accettata. Ma, come avevano anche mostrato i ten- tativi di Saccheri e Lambert, dire che tale postulato non pué essere dimostrato e dire che la sua ne- gazione ¢ le relative conseguenze non entrano in contraddizione con i primi quattro postulati, & la stessa cosa . Comincia percid ad affacciarsil'idea che si possa costruire una geometria indipendente dal quinto postulato di Euclide. primi ad avere coscienza di tale possbilta sono probabilmente Bolyai e Gauss. Ma @il matematico russo Nicolaj Ivanovié Lobagevskij (1793-1856) che per primo organizza in un sistema coerente i risultati dei suoi predecessori, a cui aggiunge originali contributi; egli& percid considerato il fonda- tore dull che chia omer imag che in seguito prendera il nome di geometria iper- ica, Nella geometriaiperbolica la definizione di parallelismo & diversa da quella euclidea: per Lobaéevskij le parallele coincidono con le rette asintotiche di Saccheri, mentre due rette complanati che non si incontrano sono semplicemente on-secanti Figura 4 Esaminiamo pid attentamente la definizione di parallelismo data da Lobagevskij (fig. 4). Sia r una retta, P un punto non appartenente a essa ¢ PH la perpendicolare a r condotta da P. Si traci da Pla retta s perpendicolare a PH. Tale retta, nella geometria euclidea, ¢ unica non-secante r passante F715 scorc che nel’ipotesi del'ongolo acu si hoa +8 +7 < we percid 6="—(atB+7)>0. 170 per P. Nella geometria iperbolica invece tale non-secante non é unica (come gia mostrd Saccheri nel- Tipotesi dell'angolo acuto), Le rette passanti per P si possono pertanto suddividere in due insiemi: le secanti ¢ le non-secanti. Lobaéeskij chiama parallele a r solo le due rette a e b che delimitano i due angoli in cui vengono a cadere le non-secanti. L’angolo acuto che a forma con PH, eguale all’angolo acuto che b forma con PH, é detto angolo di parallelismo. Lobaéevskij dimostra che tale angolo di- pende dalla distanza d di P dalla retta r e indica con 7(d) la sua misura espressa in radianti. Pid pre- cisamente si ha a(d) = 2 are tg(a~*) (1) essendo a una costante maggiore di 1; percid, come si potrebbe dimostrare anche con considerazioni geometriche, lafunzione 7(d) risulta continua e decrescente e si ha © din x(d) = lim x(d) =0. 2° dato0 Lobatevskijritrova poi i risultaxi che Saccheri e Lambert avevano dedotto dallipotesi dell’angolo acuto e che abbiamo riportato nel precedente n, 5, Inoltre il matematico russo espone i risutati della trigonometriaiperbolica, su cui pers noi non ci soffermeremo. Concluciamo questo paragrafo osservando come Pordinaria geometria euclidea possa essere conside- rata un caso limite della geometria iperbolica, Se infatti nella (1) anziché a > 1 prendiamo a = otteniamo per x(d) il valore costante 7 In questo caso le due rette a ¢ b di figura 4 vengono a coin- cidere in una retta che rappresenta unica reta passante per P non-secante r; per a= 1 vale percid il postulato delle paralele di Euclide e quindi valgono anche tutti risultati dela geometria euclidea. WEA Lapproccio di Bernhard Riemann (1826-1866) alla geometria & com- pletamente diverso da quello dei suoi predecessor. Egli considera lo spazio da-un punto di vista analiti anziché sintetico. Il concetto base delle teorie di Riemann @ quello di varieta n-dimensionale. Una varieti n-dimensionale, per Riemann, @ insieme di tutte le n-ple ordinate di numeri real, II pia- no pud percid essere considerato una varicta bidimensionale e lo spazio una varietA tridimensionale. Tl punto di vista astratto adottato permette di dare ai risultatiteorici una validith generale, che pre- scinde dalle concrete proprietafisiche dello spazio e si estende a varietd dotate di un numero di mensioni maggiore di tre (naturalmente le varieta a quattro o pit dimensioni non potranno essere <«isualizzate> dalla nostra intuizione geometrica). Non si deve perd credere che le varieta di Riemann si riducano a una semplice generalizzazione del piano e dello spazio cartesiano, studiati dalla geome- tria andlitica. La chiave che permette di comprendere limpostazione di Riemann sta nei concetti di distanza e di eodetica. Una geodetica é una linea che ha la proprieta di rappresentare il camino pitt breve tra due qualunque dei suoi punti. Una tale linea, nello spazio euclideo é, come si potrebbe fa- cilmente dimostrare, una linea retta. Ma se muta il concetto di distanza, deve necessariamente mutare anche la forma delle geodetiche. Cerchiamo di chiarire tale fatto con un’analogia, Per chi si muove sulla superficie terrestre senza ave- re la possibilita di staccarsi sensibilmente da questa né di scendere sotto di essa, il percorso pi breve tra due punti non @ una retta, ma un arco di citconferenza. E per tale motivo che la distanza tra Mi- Jano e Wellington (Nuova Zelanda) viene indicata in circa 18,600 km. In realtail segmento di retta che unisce Milano e Wellington misura circa 12.700 km, Ma quest ultima misura della distanza non ha alcun valore pratico, perché tale segmento di retta passa vicino al centro della terra, Percio le geo- detiche, sulla superficie terrestre, non sono rette, ma circonferenze. Si faccia perd attenzione al fatto che le geodetiche hanno, almeno «localmente», tutte le proprieti che comunemente si attibuiscono alle rette. Esse cio® «sembrano» rette, almeno a chi non si sposti notevolmente né dalla superficie terrestre né su di essa. ‘Torniamo ora alle varieta »-dimensionali di Riemann e, per fissare le idee, consideriamo una varieta bidimensionale, i cui punti sano percid identificati da una coppia di coordinate, Sia Po( 9 ; 0) un punto di tale vatieti e P(x + dx ; yp +d) un alto punto, «infinitamente vicino» a Pp, Riemann mo- stra che la funzione ds delle variabili dx e dy cosi definita Ja dx? +26 de dy +e d iO) gode di tutte le proprieta che é ragionevole richiedere a una funzione che esprima la distanza tra Py € P (*), purché a e c siano positive si abbia ac > b2. Si osservi che se nella (I) prendiamo a= c= 1e 6 =0, otteniamo ds = vax? + dy?. ds Figura 5 Tale espressione di ds coincide con lordinaria distanza nel piano euclideo (fig. 5), in cui le geodetiche sono le nee di equazione ax + by + ¢ = 0, che si identificano con le rette del piano cartesiano. Ma, in generale, a diverse espressioni di ds cortispondono diverse lince geodetiche. Tali geodetiche, come abbiamo gid osservato, sarebbero petd considerate linee rette dagli eventuali «abitanti> di queste va- rieta n-dimensionali! Riemann dimostra che le proprieta geometriche di una varietd dipendono da un certo numero, che chiama curvatura dello spazio e che é funzione dei parametri che compaiono nellespressione (1) di ds. Si possono distinguere le seguenti varieta. — Varietd a curvatura costante, in cui Vespressione di ds, e quindi anche la curvatura, & la stessa in ogni punto; in tai vatieti lo spazio ha le stesse proprieta geometiche in ogni suo punto. — Varieta a curvatura variabile in cui Vespressione di ds, e quindi anche la curvatura, dipende dal punto consideraro; in questo caso le proprieta geometriche dello spazio possono variare da punto a punto. Le varieti a curvatura costante poi, si possono classifica in base alla loro curvatura. a) Varieta a curvatura costante negativa: in esse, considerando rette le geodetiche, vale la geometria iperbolica di Lobacevski. 5b) Varieta a curvatura costante nulla: in tai varieta, dette spazi piani, vale Vordinaria geometria eucli- dea, 0) Varieta a curvatura costante positca, la cui geometria corrisponde allipotesi dell angolo ottuso di Saccheri; a geometria di tali varieta viene anche detta geomettia elittica. TF) Tal propria’ sono, od esempio: ~ la distanza di un punto da se stesso & nulls = lo dstanzo di un punto Ada un punto 8 equole alla distanza di 8 da A = la dstanza di A da B & minore o eguale ala somma delle istanze di un punto C da A e da 8. Ma com’ possibile che nella geometria ellttca valga Lipotesi dell'angolo ottuso, che git Saccheri aveva dimostrato essere contraddittoria? Cid si spiega perché in realta la contraddizione trovata da Saccheri non & una contraddizione assoluta, ma una contraddizione relativa: in altre parole, Pipotesi dellangolo ottuso non entra in contraddizione con se stessa, bensi con il secondo postulato di Eu- clide, che garantisceIllimitatezza della retta. Ma tale postulato non vale nella geometra ellttica, per. ché le geodetiche delle vareta a curvatura costante positva sono ince chiuse: in uno spazio elltico, percorrendo una retta, si ritoma, prima o poi, al punto di partenza, Altre caratteristiche della geometta ellttca sono le seguenti ~ non esistono rette parallel ossia due rette hanno sempre un punto in comune; — lasomma degli angoliinteri di un triangolo & maggiore angoli, espressi in radianti, il numero positivo in angolo piato ¢, se a, 3, -ysono tal a+f+y detto eccesso angolare del triangolo,risuta proporzionale alla sua area; ~ come nella geometria iperbolica, non esistono figure simil HEA Come abbiamo visto, esistono tre teorie geometriche distinte, tra loro incompatibili, ciascuna delle quali & pero perfettamente coerente dal punto di vista logico. Ci si pud allora chiedere quale di queste geometrie é «vera». Per rispondere a questa domanda occorre precisare il concetto di verta,finora usato solo intitiva. mente. Approfonditemo tale questione studiando le teorie formali, Per ora limitiamoci a osservare che la veriti non é una proprieta intrinseca di una teoria: per decidere se una delle tre geometrie @ vera, @ inutile indagare sulla sua struttura logica, ma & necessario stabilire se essa descrive esatta- mente lo spazio fisico. Questa decisione percid non pud essere presa dalla matematica, ma dalla fisica Il problema @ inoltre complicato dalla possbiliti, prevsta da Riemann, che la curvatura dello spazio non sia costante, ma variabile da punto a punto. In questo caso, come abbiamo gid detto, sarebbero variabili anche le proprieta geomettiche dello spazio.