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DA ALESSANDRIA AL

MONCENISIO
IMPRESSIONI

DI

VIAGGIO PEL
GEOMETRA...
Giuseppe Ferazzi

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DA ALESSANDRIA

AL yVIONCENISIO
impressioni di viaggio

FERAZZI GIUSEPPE

ALESSANDRIA
TIPOGRAFIA SOCIALE OVIGI.IO

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DA ALESSANDRIA

AL yVtONCENISIO
impressioni di viaggia

pel

Geometra

FERAZZI GIUSEPPE

ALESSANDRIA
TIPOGRAFIA SOCIALE OVIGLIO
1870

Ali

Xc

Alpi, miserabile difesa dell' ludi*,


iouo

pur trgjipo barriera

clic

basta

ud escludere questi mercati, indi perth languisce

il

industria non

un

Iraflicn, la

tua

perfeziona.

si

Bocctnno (relasiotte di un viaggio


in

EgiHo, alla Camera di Corn-

amela

E un
ferrate,

ormai
hmnels, i

fatto
i

di Bologna),

indiscutibile
telegrafi

nicazioni

ohe
in

le

strade

una parola
le comu-

facilitare

fra popolo e popolo

mercati, e congiuugendone

ed

qualunque mezzo che serva a

ravvicinandone

porti,

sono uno dei

pi potenti mezzi di incivilimento e di prosperit.

Noi vediamo infatti l'Inghilterra, 1' America, la


Germania, il Belgio, e l'Olanda, per non parlare
di tanti altri paesi in cui la costruzione dello strade

ferrate giunta a tal segno, che ogni pi piccola


ai grandi centri per mezzo di lunghissime reti ferroviarie; noi vediamo dico fra quei

borgata unita
popoli,

una

civilt della nostra pi ti- avanzata,

una income

dustria sviluppata, un commercio vastissimo: e

conseguenza di

ci, la ricchezza,

l'

istruzione e la

libert.

E ben a ragione il Boccardo ed altri sommi , si


occuparono della risoluzione del difficile problema
del passaggio delle Alpi, giacch

mio
iill"

potenti mezzi

dei pi

per

ritornare

antica prosperit economica

Valicate facilmente

comunicazione

le

coli'

prodotti, l ove

nostre sete

prodotti della nostra

insomma

agricoltura, quello

dere per noi

meno

esso

in

Italia

Inghilterra

Germania; ed l ove si smerciano


devono andare
nostri

culla

l'

industriale.

eri

noi siamo in diretta

Alpi

Francia

colla

vedevano

l'unico

nostri

vini, lo

industria ed

mezzo

di

ren-

illusoria la libert dogli scambi,

ormai trascorso il tempo in cui si credeva che


una nazione per essere ricca, doveva per quanto
era possibile bastare a se solar questa massima
li

le

vieta

ai di nostri

giacch

sulla

bandiera del

progresso sta ormai scritto 'produzione, o scambio.


liivolgere

adunque

per raggiungere

nostri studi

questi due scopi, riunire le nostre forze per risol-

vere questo problema;

secondo

ecco

me uno

dei

mezzi coi quali potremo riuscire a risollevarci da


questo languore economico, per rendere meno dura
condizione

la

dell'

operaio e

dell' agricoltore.

Considerato da questo lato


sie

il

Traforo del Ceni-

assume una immensa importanza economica o


che se d'altra parte noi poniam mente

co;,; marciale;

allo
rai'"

grandi
:

se

difficolt

tecniche che

noi riandiamo

la

si

storia

dovettero supedi

quest' opera

e dal 1832 quando l' ide il povero


Geometra Giuseppe Medai) abitante le montagne

gigantesca;

seguiamo tutte le fasi di questo


venendo fino a quello degli ingegneri

di Iardonnecie

progetto

Orandis, Grattoni e Sommeiller; noi vedremo questa colossale


il

idea, ora incoraggiata

pi delle volte tacciata

ora respinta,

utopia

di

Parigi e d'Inghilterra; finch

il

dai

dotti

di

coraggio eia forza

dell'ingegno superarono tutti gli ostacoli, e coil'aiuto di

Cavour

e del

compianto Paleocapa,

progetto pot tradursi in atto; per


mesi,

il

difficile

il

grande

cut fra pochi

valico del Moncenisio ora esistente

sar quasi totalmente dimenticato.

Fu appunto

a visitare quest'opera che l'egregio


il Cav. Demaria, volle
3 anno , e quantunque

preside dell'Istituto Tecnico

condurre gli studenti del

io gi da pi mesi abbia ivi termiuati


pure avendomi gentilmente permesso

miei studi,

di

prendere

parte a questa gita scientifica ho divisato di riassu-

mere e pubblicare

cisa

Conscio della

colla

certezza che

questi cenni

scarsit delle mie cognizioni

esse

non saranno tali da poter dare una idea predel grande lavoro, io non osai chiamarla re-

ma cercando inle impressioni che


ho ricevute oggi le pubblico, speranzoso che
da voi accolte con molta indulgenza,
in esse pi al buon volere , che alle
mende di cui per avventura dovrebbero andar

lazione del viaggio al Moncenisio,

vece Ji raccogliere alla meglio


ivi

verranno

guardando
corrette-

II

mattino

II

circa,

ilnll's

giugno, alio

una comitiva composta

vidui gi

trovava

alla

ori 1
.

quattro e mezzo

di oltre trenta

stazione

indi-

ferroviaria di

Alessandria. Erano gran parte degli studenti del-

che accompagnati dal loro Preside e da


alcuni dei loro professori, unitamente all' ingegnere municipale sig. Antonio Rossetti, ed a pochi
altri amanti di istruirsi che stavano per partire

l'

Institi! to

alla volta del Cenisio.

Giunsi io pure pochi minuti

prima della partenza e provvisti

di

pu

quanto

occorrere in un viaggio di montagna, entrammo nel


convoglio

Fra

che doveva trasportarci fino a Torino.

3 lunghe ore di viagil


fischio prolungato del convoglio, che
annunziava essere giunti nella bella metropoli,
mi fece alzare dall' angolo della vettura ove fino
l'allegra brigata passai le

gio finch
ci

allora era rimasto

con

sommo

piacere

Scendemmo

rincantucciato.

trovammo

allo scalo della fer-

rovia gli amici e condiscepoli di Alessandria, che


lasciati

per quel giorno

aspettarci.

gli studi

nell'

erano venuti ad

Dopo aver scambiati con

tuosi saluti e le strette di

interno

di

mano,

essi gli affet-

tutti ci

Torino ed avevamo

avviammo

appena

pochi passi per quelle spaziose vie quando

mammo

davanti ad un semplice

ma

fatti

ci

fer-

colossale edi-

ficio.

Era questo

l'arsenale, ove per

mezzo

di

un per-

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mosso

scrtto

potemmo

introdurci o visitare

in-

ogni

Nel vasto cortile, tutto circondato da

sua parte.

porticati, solivi cataste di cannoni, di mortai,

tombe

di corazze

di tutti

arnesi

gli

d;

insomma

barbaro costume della guerra rese necessari.


Qua e col sonvi quei pezzi che ricordano le gesta
dell' esercito piemontese , in un angolo si vedono
alcuni cannoni che furono presi ai russi nella batche

il

in un altro si scorge un morcannone che servi per espugnare

taglia della Cernala

taio od

un

altro

Sebastopoli e vicino adessi sonvi


la

regali che fece

nazione inglese al nostro piccolo esercito; men-

come

tre in altri luoghi,

sono ammirare
per ridurre

vare la voce contro


in Italia

oggetti da museo,

cannoni d cui

al silenzio
le

si

servirono

si

pos-

papi

coloro che tentarono d ele-

infamie ch'essi commettevano

ed in Ispagna.

qui io dovrei assai di-

lungarmi se volessi anche solo dare un cenno della


quantit di materiale da guerra che

ivi

esiste,

ma

non essendo mio scopo principale, mi limiter


a darvi un' idea della distribuzione in generale dell'edificio e delle macchine che ivi funzionano.
Da un lato del cortile esiste la fondera ove si
gettano i cannoni
si fabbricano le munizioni e
tutti quei pezzi che possono occorrere per il riattamento doi carri ed altri utensili. E questa una
lunga officina fiancheggiata dai cosi detti forni ,
ove si effettua la fusione del metalo. Ai piedi di
ognuno di essi scavata una fossa profonda quanto
pu essere la lunghezza di uno dei pi grossi cauci

noni

entro la quale

l'uno sopra l'altro


il

dispongono verticalmente

si

pezzi che servono a modellare

modo che

eannone, in

l'apertura dell'ultimo di

essi arrivi all'imboccatura del forno.

Allorquando

il

metallo liquido

modello cosi disposto e

si

introduce nel

vi si lascia fino

raffreddamento. Cos gettato

il

a completo

cannone, viene tra-

sportato dalla fossa per mezzo di potentissime


e si incomincia la perforazione.

qui descrivere
sto

mirabile

tempo

in cui

permise

tal

di*

fine

spensato.

il

colossale tornio che effettua que-

lavoro

ma

siccome

potemmo fermarci

in

la

brevit del

Torino, non mi

poter prendere quelle annotazioni

occorrevano, cosi
Solo

gru

Io vorrei potervi

vi dir

che

me

che

ne ritengo per di-

ne vidi a funzionare

uno allorquando torniva il cos detto cannone Armstrong e tutti ne restammo meravigliati. Questo
enorme pezzo che lancia a sei miglia di distanza
una bomba di 200 kil. e le cut pareti nella parte
posteriore sono di uno spessore di circa 35 centimetri con una lunghezza a questa proporzionata:
questo cannone, dico, era posto sopra uno di questi
un solo operaio eseguiva la perforazione
stessa facilit con cui uno dei nostri tornitori
uno dei pi delicati pezzi di moEsso un insieme di colossali ruote denmosse da una grossa cinghia che gira su di
un cilindro il quale riceve il movimento da una
macchina a vapore. Fissato alla pi grossa di esse
il cannane gira lentamente sul tornio, mentre uno

torni, ed

colla

in legno lavora
biglia.
tate,

0
scalpello fisso

forazione.

all'

altra estremit eseguisce la per-

una

questa io credo

di quelle

mac-

il genio dell' uomo,


che bastano di per s sole a dare un' idea di
quanto progresso abbia fatto e possa ancor faro ai
di nostri la meccanica, coadiuvata dal volere per-

chine in cui tutto improntato


e

severante dell'ingegno. Questa macchina poi

come

tutte le altre che servono a piallare, a tornire, a


segare i metalli, ricevono movimento da varie mac-

chine a vapore, qua e col disposte nell'officina;


e

di cui una mirabile per la sua grossezza pu


produrre una forza di 110 cavalli.
Questo per quanto riguarda la fonderia ed il

laboratorio di precisione; che se poi dal pian ter-

reno

si

Museo

sale al piano

noi troviamo U
il primo una rac
moderne che basta per

superiore,

e la sala delle armi.

colta delle armi antiche e

darci un' idea generale dei perfezionamenti per cui

dovette passare l'arte della guerra. Ai piedi della

ha

primo cannone a retrocarica che


invent il signor Cavalli, mentre nella sala superiore, dal primo fucile che era montato su di un
carro, venendo fino al fucile a retrocarica , ed ai
suoi ultimi e perfezionati modelli
dal primo cannone d rame foderato di legno e di cuoio , e di
cui uno ivi ancora si conserva , veneado fino al
colossale cannone caricantesi dalla culatta, tutti ivi
sono raccolti in iscala cronologica i perfezionamenti
subiti dalle armi, non che dagli attrezzi che servono all'arte della guerra.
In piccola scala quivi
scala

vi

il

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sono

modelli

traini tutti

dui

cui

si

10

carriaggi

pompe

delle

e dei

che furono inventati e proposti per mo-

dificazioni all'esercito

servivano

le

ivi esiste

uno

dei rostri, di

navi romane per distruggere

il

ne-

mico e che fa pescato nel 1597 in fondo al porto di


Genova; e a me che in particolar modo stimo il povero
l'elice Orsini, riusc assai

scomporre
egli

nelle sue parti

grato

una

il

poter vedere e

di quelle

bombe che

aveva inventate per uccidere l'imperatore dei

francesi e che gli venne sequestrata nella valigia


il

giorno del suo arresto.

Dal museo delle armi passammo nell'ampia sala

ove

conservano

si

le

provviste' dei fucili, ve ne

erano nientemeno che 400,000! tutti disposti attorno


alle alte

colonne d quel vasto salone. Battevano

ore 11 quando

avevamo terminata

la

nostra visita

le
al-

mentre ce ne ritornavamo indietro mille


mia mente: Ecco, io diceva fra me, a che furono dedicati gli studi degli
uomini Quante vite forse s logorarono sui libri:
per arrivare a modificare un cannone od un fucile:
l'arsenale

pensieri s'affollavano alla

quale

beneficio arrecarono all'umanit? Nulla!

Essi non fecero che agevolare agli uomini

il

mezzo

di distruggersi vicendevolmente, e per quale scopo

per sostenere, un trono o per malintese gelosie


che vollero chiamare diritto di nazio-

di territorio

nalit! Io gi sar forse dai pi qualificato di uto-

pista; pure tali sono le mie opinioni ed ho

il

co-

raggio di sostenerle.
lo

non arrivo a comprendere come debba

esistere

Digitizod

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un popoo e l'altro, solo perch abizona drcoscritta da fiumi o da monti


una diversa lingua, od hanno

differenza tra

tano

vina

solo perch parlino

un'altra civilt od un'altra storia; oppure perch


professano una diversa religione. Io vedo negli
uomini una sola rode ti in cui ognuno deve aspirare
al benessere coniane, senza pensare ne. a guerre
nazionali n tanto meno a sostenere dei padroni.
Io

ammiro

scienti floamente chi collo

studio in-

defesso pervenne ad inventare o perfezionare tutte

queste macchine da guerra

io

ammiro coloro che

convinti della bont della causa per cui

si

sacrifica-

armi ed uccidevano i
la causa devo
necessariamente escludere tutte le conseguenze e
fiducioso nei progresso io spero che verr un giorno
vano impugnavano

fratelli; io

per

quelle

me non ammettendo

nel quale invece di logorarsi la vita per poter laniare


si

una

palla piii ad otto che

sttidier

il

modo

a dieci chilometri,

di arricchire l'industria, di in-

coraggiare l'agricoltura, di favorire

il

commercio.

Ili

Accompagnati dall'egregio ingegnere Decasa,


addetto alla Direzione Generalo dei lavori del Cenisio, e da tre dei nostri amici che ora percorrono
il corso superiore degli studi in Torino, poco dopo
il mezzogiorno
partivamo alla Tolta di Susa. Quantunque i raggi del sole fossero in quel giorno abbastanza caldi , pure siccome era la prima volta

13

che la maggior parte di noi


dei monti, cosi

si

s'

internava nelle gole

viaggio riusc abbastanza diver-

il

che avesse una qualche impor-

tevole. Nulla per

tanza

present ai nostri sguardi

soltanto sulla

vetta di un monte

vedemmo un monumento,

se vuoisi, ed la

Sagra

tello oggidi quasi

totalmente diroccato e che servi

di

tomba

Savoia prima

alla casa di

di Superga. Del resto

dell'

certamente la vita

erezione

eccetto che alte e pittore-

sche montagne, pi che rapidi torrenti


paeselli, belli a vedersi

storico

di S. Michele, antico cas-

ma

miseri

non condurrei
vede di rimar-

nei quali

nuli' altro

si

chevole nei dintorni della citt di Susa.


Alle ore tre e mezza

scendemmo

dal convoglio

e dopo una sosta di circa un'ora, nella quale potemmo vedere la monotona citt; salimmo in tre
grandi diligenze, ed ivi percorremmo quasi 30 chi-

montagne e ora precipitando iu profonde vallate, percorrendo strade praticate sul ciglio di burroni, che agghiacciavano il sanlometri, ora salendo ripide

gue

Vedevamo sempre in fondp alla


Dora Riparia che nascendo appunto

al solo guardarli.

valle la limpida

dalle creste delle Alpi Cozie raccoglie

lungo que-

sto tratto le acque prodotte dalla liquefazione dello

nevi e per la tortuosa china con rapido corso va


a mettere foce nel Po.

Ad

ogni tratto

il

sole ca-

dente indorando la vette di quei monti eternamente


coperti di neve, ci presentava uno di quei quadri
in cui

l'uomo

ad ammirare

si

sente risollevato ed

obbligato

la grandezza e la maest della na-

13
tura. Sul dirupo di
di

un monte giganteggia

Exilles, le qui inferriate,

muraglie e

poveruomo

eh' dalla societ

delle intiere ore

guardia

con un

ai pipistrelli

cancelli,

il

forte

le spesse

per cui passa la luce ed

gli spiragli

il

condannato a stare

fucile in

mano

mi facevano

per far la

ritornare

alla

pi d' una volta


moderna societ.
Cosi di paese in paese passammo a Meana, a Cliiomonte ed a Salbertrand finch alle 9 arrivammo
ad Oulx.. Ci attendeva un amico, il quale termin
con me lo scorso anno i suoi studi, e che ora
addetto ai lavori del Cenisio. Con lui andammo in
un piccolo albergo ove era apparecchiata una lunga

mente

quelle

per le quali

iti.ie

dovetti imprecare contro la

tavola, e con quali intenzioni e con quanto appetito

ci

narlo.

assidemmo ad essa lascio a voi l'immagiquantunque in apparenza essa fosse ab-

Ma

bastanza ricca, pure

le

nostre aspettazioni furono

deluse, sicch

io

parte di pane

e bere dell'eccellente acqua.

il

dovetti soddisfarmi per la

rimanente era cattivo, ed

alle

mag?

Tutto
mie rimostranze,

perch la carne era cruda o per altro, siamo in


montagna, mi rispondevano, bisogna aver pazienza! Capisco come in quei luoghi non si possano godere

gli agi delle citt,

ma

che uno per-

ch si trovava fra i monti dovesse essere costretto


ad ingoiare della carne cruda, questo poi quanto
non poteva immaginare.

Basta, erano

le

11 ed

il

pensiero

che l'indo-

mani avremmo dovuto recarci a piedi sino a Bar-


donne percorrendo
visitare

ivi

il

pifi

cantiere

14

chilometri

di undici

imboccatura

e la

della galleria, e che poscia

mi

sto

scordassi

al

per

sud

dovevamo attraversare

Alpi per recarci a Modane, fece

le

del pranzo

ai

che ben pre-

e cercai di riposare

alquanto. Ci dividemmo chi in

tre,

chi in quattro

por camera; finch tutto l'albergo essendo ripieno

dovemmo emigrare in altro luogo. Io con otto altri


fummo destinati in una cameraccia ove erano tre
sacchi di paglia coperti di tela greggia
la

nostra camera da

letto.

era quella

Tre individui sopra un

sacco di paglia ed in nove in una sola camera

guratevi
in

fi-

che razza di dormire. Ma gi, eravamo


,
e bisognava aver pazienza!

montagna
Il

mattino

appena alcuni raggi

di luce

riflessi

dalla neve vennero ad illuminare i nostri giacigli,

alzammo ed in breve eravamo allestiti per la


Poco prima delle cinque allorch il sole
cominciava ad indorare quelle vette alpestri, con
una brezza invernale ed un cielo serenissimo, noi
ci

partenza.

"gi:V

partivamo alla volta

Percorrendo tutto

di
il

Bardonuche.
tracciato

.visitando quelle opere d' arte


in piotra

che

mezzo

si

ferrovia

costruiscono

alle
la Dora
giungemmo finalmente all' im-

da taglio per contenere

.ore sette e

della

bocco della galleria.

15

IV.
di roccie, die per pi
di 2000 metri elevandosi sul livello del mare, ha
sua vetta eternamente ricoperta di neve; davanti
a quest'opera colossale che attraversando i secoli
destinata a tramandare ai popoli i segni del Genio
Italiano , dispensando loro gli immensi benefici del
reciproco scambio ; io mi sentii compreso di ammirazione per quegli eletti ingegni che vollero coll'esempio insegnare al mondo, quanto possa l'uomo
collo studio indefesso e colla fermezza del volere.
Osteggiati combattuti , tacciati di visionari da

Ai piedi

di

quest'ammasso

la

molti dotti d'oltralpe, gli ingegneri Grandis, Grattoui e Sommeiller

non indietreggiarono

passo nella via che

quando

si

di

un

solo

erano proposti; e dal 1846,

governo Piemontese sciogliendoli fra i


pi distinti laureati in Matematica nell'Universit
di

il

Torino,

li

mandava

nel Belgio e nell'Inghilterra

per istudiarvi la costruzione delle

strade ferrate,

venendo fino al 185-4 allorch presentavano a Cavour il mezzo di tradurre in atte il progetto fin
allora vagheggiato; noi vediamo in essi uno studio
ed una lotta continua contro le immense difficolt
tecniche e

le irrisioni degli uomini;


finch il 31
agosto 1857 il re di Sardegna dando fuoco alle
prime mine inaugurava solennemente il traforo.
Sono ormai l'S anni che con rara assiduit ivi si

lavora, e ben pochi metri di roccia ancor

ci

sepa-

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16

Fra breve

rano dalla nazione francese.

assister alla solenne apertura

gantesca

ma

<ii

1'

Europa

quesf opera

certamente coloro che

vi

colt che
in

dovettero superare, senza aver

si

gi-

reche-

si

ranno, non potran farsi un'idea precisa delle

diffi-

visto

esercizio le semplici macchinette che eseguirono

non ho certamente la
presunzione di voler qui anche solo tentare di supplire a ci
pur non di meno riassumendo a granquesto colossale lavoro.

Io

dissimi tratti

pi importanti problemi che si do-

vettero risolvere, per mettere in atto questa vasta

idea

maggior chiarezza

procurer con quella

hrevit che mi sar possibile, di descrivere

il

can-

tiere d Bardonnche e le due principali macchine


che costituiscono la base di quell'ingegnoso sistema, con cui si eseguise il traforo del Cenisio.

Se poniamo
gigantesca

niamo

di

l'

uomo davanti

munito

penetrarne

di
le

questa

uno scalpello

roccia

propo-

gli

viscere per uscire dall'op-

posto Iato, noi vediamo che egli non tarda a rico-

noscere

l'

impossibilit

di attuare

con

tali

mezzi

quest'idea: e vi desiste se non ha una macchina

che centuplicando il lavoro agevoli la sua opera


manuale. Ecco uno degli importanti problemi che
si dovettero studiare per eseguire questa colossale
,

galleria; e l'invenzione della -perforatrice

tuisce lo splendido risultato

di

anche avendo questa semplice


china,

come

si

tali

costi-

ricerche.

Ma

ed ingegnosa mac-

potea darle movimento ad una di-

stanza di 5 o 6 mila metri

E quando

si

fossero

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Superate questo due

17

difficolt,

come

si

avrebbe som-

ministrato V aria necessaria alla respirazione degli

operai

Ecco riassunte
grandi

difficolt

in queste

che

si

tre

questioni

presentavano per

del Oenisio, e la cui felice risoluzione

il

le

pii

traforo

dovuta prin-

cipalmente agli ingegneri Grandis, Gratton e Som-

punto culminante di quell'invenzione, che mentre procur a noi il mezzo di


nieiller, costituisce

il

squarciare le roccie e penetrare nelle viscere

monti, fece

che

si

loro

dei

nomi fossero coronati di

aureola di gloria, con cui rarauomini sogliono compensare lo studio e

quell'immortale

mente
l'

gli

ingegno.

Gi dissi che per rompere speditamente


s'invent la perforatrice
tere questa in

incredibile,

la roccia

aggiunger che per met-

movimento

agli operai, si fece

che

e per somministrare l'aria


uso dell'aria compressa. Cosa

coli' aria

atmosferica conveniente-

mente racchiusa

in tubi di ferro, siasi riuscito a


fra le pi dure pietre un tunnel di oltre
12000 metri
eppure i fatti sono l per farne la
ampia testimonianza.

scavare

piti

Approfittando delle molte acque che dai torrenti


del Melezet, della Roux e di Rochemolles impetuosamente discendono dai perpetui ghiacciai delle Alpi,
se ne pot raccogliere in un canale una discreta
quantit che ha la considerevole caduta di 44 metri. Con essa si mettono in movimento sette ruote
idrauliche disposte, su quel terreno pendente,

luna

18

di livello inferiore all' altra

talch

il

canale che

serve per dar fuga alle acque dell'una, serve pure

come canale d' arrivo dell' altra. Esse sono tutte


ed ognuna ha un edifizio di per s che
comunica coll'inferiore per mezzo di una scaletta.
Entriamo in uno di essi; e vediamo una mota
eguali

idraulica di ferro a cassette del diametro di sei


una larghezza di petto di cinque,
che producendo una forza di 80 cavalli, per mozzo
duo manovelle da un moto alterno a due bracci
orizzontali portanti ciascuno due stantuffi. Ai due

metri, avente

di

della ruota stanno accoppiati

lati

lindri verticali di ghisa,

due grandi

ci-

quali presso al suolo ri-

piegandosi ad angolo retto, presentano un tratto


orizzontale entro cui lentamente
stantuffi

il

moto alterno

si

muovono

dei quali viene

detti

comuni-

cato ad una colonna d'acqua che abbassandosi ed

alternativamente nel tratto verticale

innalzandosi

che munito di apposite valvole, a guisa di tromba


aspirante c premente aspira l'aria esterna e la comprime, t'na

comoda

ben lavorata scala in ghisa


si possono esaminare

porta ad una galleria da cut

meccanismo. Ogni cosa


somma precisione il movimento si
massima regolarit e senza la menoma
scossa sicch queste macchine potranno lavorare
lunghi anni senza che mai si manifesti il bisogno

le

parti pi elevate del

lavorata
fa

con

colla
;

di qualsiasi riparazione.

L'aria compressa da
tutti

compressori

un tubo che comunica con


condotta

in

appositi

reci-

Digitizod &/

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pienti; e di l per
li eli

19

mezzo

di

tubi, viene

diramata-

a galleria.

Vicino

nome

compressione

agli, edificii di

officine di

esistono

ripm'azione desiniate come indica

a riparare

alle perforatrici

il

le

Ioni

guasti che l'uso pu cagionare

ed agli altri meccanismi. Esse con-

tengono tuttoci pu occorrere, in quei siti lontani


da ogni centro d'industria, qui sono le pialle, i
torni,

qui son

trapani,

le

fucine alimentate da'

un ventilatore, od
magli mossi ad aria compressa, qui pure una piccola fonderia; ed il tutto,
eccetto i magli
mosso da una turbine della forza
i

di

Un

ben fornon
giacch non vi. certanessuna industria una macchina com-

12 cavalli.

officina di riparazione

nita era indispensabile perch la perforazione

avesse a soffrire ritardi

mente

in

posta d'ordegni si molteplici e dir cosi delicati,


con tanti movimenti, altri, contimi
altri intermittenti
posta in condizioni cosi difficili, e che vada
i

soggetta a tante cause di distruzione come la perforatrice.

In quasi tutte le macchine

la principale

industriali

causa di deterioramento, proviene da-

gli attriti d'ogni

genere;

ma

nella perforatrice essi

sono resi oltre ogni dire pi distruttivi, dalla polvere quarzosa prodotta dalla perforazione
quella serie di urti violenti che

formano

il

e-

da

carat-

tere distintivo di questa macchina.

Per mezzo di un tubo


compressa viene a mettere
ove abbiamo vista ad agire

di diramazione, l'aria
nell'officina

ed

la perforatrice

qui

contro

SOiin

grosso pezzo di macigno a ci appositamente de-

Questa piccola ed elegante macchina che


limitatissimo spazio di metri 2, 10 di lun0, 23 di larghezza e 0, 40 di altezza,
colpi di scalpello per ogni minuto, ed
eseguisce tre movimenti; uno di percossione, uno
stinato.

occupa

il

ghezza, per

200

batte

per cui ad ogni colpo presenta

di rotazione

alla

roccia la punta dello scalpello in diverso senso; ed

uno con cui esso


secondo

si

avanza pi o meno celeremente,

durezza della

la

roccia

da perforare.

15

quasi che ancor non bastasse questo potentissimo


lavoro, essa veniva pochi giorni or sono perfezio-

nata dal capo- meccanico del cantiere di Modane;

come

talch oggi
triplo,

usa

ivi si

eseguisce un lavoro

battendo 600 invece di 200 colpi al minuto.

Ecco

in

che consiste la parte pi importante del

cantiere di Bardonnche; e dico la pi importante,

giacch se volessi considerare

tutti gli edificii

case che ivi ancora esistono se parlassi della


futura stazione , ove attualmente risiede la Direle

zione tecnica dei

magazzeni,
polveriera,
sorse

il

lavori

il

stretti limiti

se volessi

descrivere
gli

gazoraetro e tutto quanto

come per incanto

gne, dopo

scuole, le case per

le

1857,

io

operai, la

insomma

fra quelle squallide

monta-

dovrei certamente varcare

ri-

che mi sono concessi per questo breve

lavoro.

A completare la visita ci rimaneva ancora da


esaminare nella galleria il modo con cui si eseguisce il traforo ma siccome per evitare i facili peri;

Digiiizcd by

Google

21
avrebbesi dovuto sospendere momentaneamente

eoli

lavori con grave

danno dell'amministrazione cosi


d' inoltrarci per un buon tratto
;

ci

accontentammo

in

essa, senza poter scorgere per n

dei

lumi degli operai, n sentire il frastuono delle


si trovavano lontane.

il

chiarore

macchine, tanto esse

Erano

mezza allorch avevamo terminato

te 11 e

di visitare

il

cantiere di Bardonnche e gi

ponevamo per

la traversata delle alpi

ci dis-

onde recarci

a Modane. Io per prima di chiudere questo breve


capitolo, verrei

meno ad un dovere

se

mille ringraziamenti all'egregio ing.

non porgessi
cav.

che tanto validamente dirige quei lavori,


volle

permetterci

di visitare

questo grandioso cantiere

in

ogni

non che

all'

Borelii,
il

quale

sua parte
ingegnere

Boni, che con squisita gentilezza, volle accompa-

gnarci nella visita, e

ci

fu largo

di tutte

quelle

spiegazioni, che potevano farci meglio intendere lo

funzioni che esercitano quei meccanismi nelle molteplici operazioni

con cui

si

riesce

ad eseguire

il

colossale trafora.

Mentre eravamo occupati a visitare il cantiere,


un praticissimo uomo del paese che ci venne offerto
per guida, and in cerca di muli per poter far la salita
del monte. Al nostro uscire ne trovammo quattordici,
tutti

schierati al limitar del paese; ed

corsero subito a cavalcarli. Io che

fin

piii

stanchi

allora noti


ne sentiva
a piedi

cor

il

ma

slancili,

bisogno

22

incominciai la ripida salita

quei benedetti muli non essendo an-

allungarono

il

passo e ben presto

io

ed un amico restammo per un buon tratto indietro.

Continuammo

in tanto alzando

i!

tuttavia

la strada,

capo vedevamo

al

e di tanto
di

sopra di

noi l'allegra comitiva che se ne andava tranquilio col compagno, sbuffando e sudando come buoi da lavoro, andavamo arrampi-

lamente, mentre

candoci per quelle roccie.

camminammo per

Cosi

un' ora abbondante, allorch finalmente io vedo che


in

lontananza all'ombra di una casupola

muli

si

Forse si sono ricordati di noi


giacch i nostri
amico , ed era tempo
muscoli non potevano pit a lungo durare un tale
esercizio ginnastico. Camminando alla meglio potemmo raggiungere desiderati quadrupedi e con
quanta gioia li cavalcammo lascio a voi l' immaginarlo. Benedetti i muli, io diceva fra me, che sa
non fosse per essi, io non avrei certamente attraversato il Monuenisio. Ho detto il Ceuisio e devo
rettificare, giacch il monte che noi dovevamo
attraversare precisamente il Frejus, quello che
attualmente si trafora e che trovasi di fianco al
Moncenisie. Ma siccome l'uso ha ormai sanzionato

erano fermati.

dissi all'

quest'impropriet, cos

nuer a denominarlo

il

io,

come

feci finora, conti-

traforo del Ceniso.

Dopo essermi alquanto riposato sul muto, potei


al monte; eravamo ad un terzo

dare un'occhiata

circa della salita e gi cominciavano a cessarejg);

23

alberi d'alto fusto: solo

qua

e col qualche piccola

macchia faceva

miiiunonLiiutli' risaltare il suo verde


cupo fra quelle roccie ignude. Al disopra tutto ora
di nove e man mano discendendo collo
sguardo fino al basso, la montagna era adorna di

coperto

una vegetazione che


gala

dal pino, al castagno, alia se-

ed alla patata, gradatamente

si

fa ricca fin

nella valle ove gi

si ottiene un discreto raccolto


grano. Una cosa ivi osservai riguardante l' imboschimento dei monti, e che qui mi faccio lecito
accennare giacch della massima importanza.

di

di

Ninno
lit

t'

siano

ha che ormai non conosca


le

di

quanta

uti-

piantagioni specialmente nei monti; e

quei grande economista che fu

Francesco Men-

il

ne parl brevemente nella sua opera della


Idraulica e della Fisica espermcutale. Ma il gogotti

verno nostro per nulla si mostra penetrato di questa


importanza, giacch lascia che una improvvida
scure sostituisca alla coltura boschiva una povera
coltivazione di segale e di patate.

questi uomini che sono al pubblico regime, io

mi permetto

di rivolgere la parola:

mentre

vito a leggere Io squarcio dell'opera citata del


gotti,

li

in-

Men-

ove tratta dell'imboschimento dei monti, de-

sidererei che varcassero

il

confine

e si recassero

Francia ove una rigorosa legge regola il


diboscamento e l potrebbero apprendere di quanta
in quella

utilit siano

Ma

boschi.

ritornando alla nostra

due ore circa

di

salita, vi dir

cammino eran

cessati

che dop
grandi
i


calori,
tire; e

24

ed un brezza primaverile gi si faceva sensiccome la stanchezza ormai invadeva anche

capo della spedizione ordin


che si cambiassero ogni dieci minuti i muli. Dpo
circa tre ore di cammino incominciammo a trovare
un piccolo strato di neve, che gradatamente crescendo di spessore era sulla sommit dell' altezza
di un metro. Alle 3 pomeridiane giungevamo sulla
-vetta del Frejus
a 2200 e pi metri sul livello
i

robusti, cosi

piii

ti

Un piccolissimo altipiano ove sono piansegna il confine colla nazione francese.


Quale maestoso spettacolo presentano i due versanti,
quanto son belle le interminabili valli, i profondi
burroni e gli argentei ruscelletti che di l si scordel mare.

tate tre croci

gono!

Ivi ci

fermammo per

pochi minuti, giac-

ch la brezza primaverile essendosi tramutata

un agghiacciato vento
dente n divertevole

invernale,

il

in

non era n pru-

fermarci oltre

coperti dei nostri paletots

per cui

avviluppati nei

ri-

scialli

ed in fazzoletti incominciammo la discesa.

Se

non

salire cattivo,

il

lo

meno

il

discen-

dere, specialmente fra quelle roccie senza strade,

ove

si

deve passare su

delle volte

non

si

d'

un sentiero

che

il

pi

ritrova, tanto raramente fre-

quentato quel passaggio.

Erano

le

quattro allorch lasciavamo dietro di

noi le ultime treccie

riposo in cui
e di

ci

di

neve

dopo un breve

rifocillammo con un p di liquore

pane, riprendemmo il cammino verso Modane.


del Frejus incomincia la magnifica vallata

Ai piedi

25
Charmaix. questo un torrentello le cui acque
battendo con una considerevole caduta contro gli
enormi macigni, di cui cosparso il suo letto, rompono alquanto fa solitudine di quello cupe vallate.
del

Una

ripida stradi cci noia, scavata fra quelle roccie,

e tutta

irta di grossi sassi

torrente

costeggiando

questo

per pi di dieci chilometri conduce fino

a Modane. L' ingegnere

ed

Rossetti

il

professore

Leardi, percorrendo quest'incantevole tratto

di

mon-

tagna non tralasciavano, bench stanchi,

di

fare

loro

osservazioni scientifiche, e mentre l'uno

raccoglieva alcune pianticelle od esaminava un grazioso foreilino, l'altro studiava la composizione e


e ne raccoglieva

la giacitura di quelle roccie

al-

cuni pezzetti.
sole

11

ove

1
i

era

appunto l'imboccatura

il

cantiere

di

arrivammo

tramontato allorch

Charmaix s'immette

nel torrente d'Are

al

Pernottammo

in quel

paese

ed

io

fui tra

che poterono avere un buon letto;

fortunati

l
ivi

nord della galleria ed

Modane.
que*

ma

sebbene taluni abbiano dovuto dormire alla meglio,


pure ad onor del vero devo dichiarare che i sacchi
di por/Ha

generale
alle

ivi

erano totalmente eliminati, e che in


Oulx. 11 mattino

dormimmo meglio che ad

ore sette ripartimmo a piedi per Lanslebourg

percorrendo

imperiale

lo stradale

giato dalla ferrovia Fell.

qui

mi

che

sia

costeg-

permessa una

fcreve digressione su questa ferrovia giacche per la

sua importanza merita

di

non essere dimenticata.

DigitizGd

t>y

Google

Tutti saurio
1

come un

ing. inglese,

il

sig. Fell, sia

inventore di questo ingegnoso sistema ferroviario

elle

da poco tempo fu messo

in attivit

fra

Susa

San Miche!. Esso non varia da una ferrovia ordinaria se non

in ci,

numero

portate al

che

da due furono
quali una centrale,

le rotaie

di tre; delle

che viene solidissimamente stabilita allo traversine;


costituisce il congegno essenziale del sistema. Questa rotaia di circa 25 centimetri pi alta delle
altre due, e viene afferrata Dell'avanzarsi della
locomotiva da due coppie di ruote orizzontali, messe
in moto dalla niacL'liina, sotto una pressione, maggiore o minore secondoeh il carico da rimorchiarsi
pi o

meno

pesante- In virt di tale disposizione

della rotaia di mezzo,


di trazione

per

salire,

zontali costituiscono

ripide discese.
il

ai ottiene una grande forza


mentre le stesse ruote orizun freno potentissimo nelle
delle macchine
compreso

Ognuna

carico del carbone e dell'acqua, pesa circa 200

quintali, ed capace di rimorchiare

na

una

sessanti-

ovvero un ugual peso di mercanche si fecero in propoche la velocit del convoglio pu arri15 chilometri per ora nelle salite e

di viaggiatori,

ta. Dalle esperienze poi


sito, risulta

vare Ano

ai

discese; ed ai 20 nella pianura; e che le pendenze


che pu superare sono del 12 0[0. Ma ci non basta: giacch il maraviglioso del sistema consiste in

ci elio mentre una locomotiva ordinaria non pu


percorrere, senza pericolo, delle curve il cui raggio sia minore di 500 metri

il

convoglio Fell esc-

guisce

risvolti posti sui

ilei

cui archi sono perfino


gio.

Ma

gi

io

di

ciglio

di

burroni, ed

quaranta metri

m' accorgo

che entrando

materia dovrei ben a lungo intrattenere

di rag-

in tale
lettoli,

per cui uill'altro aggiungendo su tale argomento,

cercher

di por termine

in

questo capitolo

alle

mie impressioni dei viaggio al Moncenisio.


Alle ore due pomeridiane arrivammo a Lanslefcourg, discreto paesello situato a 1462 metri sul
livello

del mure.

La stanchezza

nostra essendo a

segno che ben pochi avrebbero resistito a fare


alpi, quantunque meno faticosa, cosi cercammo tre carri , e su
4 1[2 partivamo alla volta dell'ospizio
t.i

a piedi la seconda traversata delle

di essi ale

che trovasi sulla sommit de! Cenisio. Il magnifico


stradale che attraversa questo monte di tanto
in tanto provvisto di apposite case di rifugio

possono ricoverarsi
le

le

ove

viandanti allorch le nevi e

tormente impediscono

Erano

otto di sera

di andare pi oltre.
quando giungemmo

sulla

vetta del Cenisio, ed allora appunto cominciavano

a cadere alcuni cristalli di neve. Discendemmo dai


carri (t dopo poco cammino ci si present il magnifico spettacolo della vista del lago, che trovasi rimpetto al grande ospizio. Oh quante cose mi dicevano quelle mute vallate! e come ivi ammirai la
grandezza e la maest della natura I.... Alle nove
circa giungemmo alla Gran Croix, discreto albergo
ove trovammo di che rifocillarsi e dormire. Il mattino dell' 11 giugno alle ore 4 1[2 con un freddo

28
invernale partivamo alla volta di Susa.
qui io dovrei descrivervi

la

Ed anche

magnifica vallata ed

il bel panorama che ci si present allorch il sole


venne ad irraggiare quelle perpetue nevi; ma ormai
dopo averne passate quattro, di cui I' una supera
l'altra in bellezza, senz'aver potuto dire di una sola
quanto si converrebbe; giacch allora pi che ad
impressioni, avrei dovuto estendermi a fare ampie

descrizioni: cosi io lascio ogni cosa per venir subito

a Susa ove appunto arrivammo poco dopo le nove.


Dopo una mezz'ora circa, presi da estrema stan-

chezza salimmo

sul

convoglio

ed a

mezzogiorno

eravamo nuovamente a Torino. Era qui desiderio


Demaria di visitare specialmente i musei

del cav.

ma

ci fu materialmente impossibile, giacch ave-

vamo

pi che bisogno di riposarsi.

Alle sette delia sera, salutando gli amici ripar-

timmo da Torino, e alle otto e mezza giungevamo


nuovamente nella nostra Alessandria.
Cosi terminava la nostra escursione al Moncenisio, e colla mente ricca di utilissime cognizioni
scientifiche ce ne

N
sti

io

ritornavamo agli usati studi.


modo chiudere que-

potrei forse in miglior

brevi conni, se non porgendo un ringraziamento

all'egregio preside dell'Istituto Tecnico, cui do-

vuto

il

merito d'aver ideato

a termine

l'intiera escursione

ben condotto
non che agli esimii
hanno contribuito

e cosi
;

professori che prendendovi parte

non poco a rendere vieppi

bella ed

istruttiva la

gita.

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20

E mentre io sento il dovere di ringraziare dopo


Rappresentanza cittadina ,
che volle concorrere con una discreta somma ad
di essi quest'onorevole

alleviare le spese ai giovani studenti;

con essa

che cooperarono per il buon andamento


permettete che io mi auguri di
anno venturo scrivere le impressioni del
nuovamente gli studenti del-

tutti coloro

della escursione

potere

l'

viaggio che faranno


l'Istituto

Tecnico.

Alessandria

Qhujno 1870.

Ferazzi Geom. Giuseppi;.

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