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ZOOTECNIA BIOLOGICA
LUCI ED OMBRE DI UNA CRESCITA RALLENTATA
Paolo Pignattelli (*)

Lo stato dellarte.
Il 2006 si sta avviando alla fine ed anche per la Zootecnia biologica tempo di bilanci,
analisi e previsioni. Compito decisamente non facile trattandosi di un settore, quello
dellAgricoltura biologica in generale e quello della zootecnia in particolare, influenzato da troppe
variabili nazionali ed internazionali (norme, import-export, politiche commerciali, stili di vita,
variazioni climatiche, ecc.).
Dallesame dei dati forniti dal SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sullAgricoltura
Biologica) e da altri Organismi pubblici e privati (MiPaf, ISTAT, CRPA, CRA, FIAO, ecc.)
relativamente al quinquennio 2001-2005 si evidenzia una costante riduzione della superficie
coltivata con metodo biologico; dagli oltre 1.235.000 ettari del 2001 si scesi a poco pi di 900.000
ettari nel 2005. Nonostante un calo di oltre il 25% restiamo al primo posto in Europa anche se
dobbiamo registrare una progressiva e costante crescita di quasi tutti gli altri partner europei. Infatti,
ad esclusione della Danimarca (- 8,2%), tutti gli altri Paesi sono in crescita; contenuta in alcuni,
come: Belgio, Svezia, Finlandia, Inghilterra e molto evidente in altri, come: Portogallo ( 200%),
Grecia ( 200%), Spagna ( 50%), Francia ( 30%), Austria ( 24%), Germania ( 20%). Se il
trend evidenziato non dovesse mutare, possibile che gi dal prossimo anno lItalia perda il primato
e che in due-tre anni possa passare al 4 se non addirittura al 5 posto. Inoltre, se osserviamo il
rapporto fra superficie convertita e superficie agricola totale, lItalia passa al quarto posto, infatti il
rapporto per lItalia di poco inferiore all8% contro il 10% della Svizzera il 12% dellAustria e il
26% del Liechtenstein.
Analoga situazione si sta verificando relativamente al numero dei produttori (aziende agro zootecniche); nel 2001 superavano le 55.000 unit a fine 2004 erano meno di 37.000 (- 32%),
mentre a fine 2005 erano risalite a 44.733, di queste, 5.875 (api incluse) sono aziende zootecniche.
Tuttavia, nonostante il forte calo ( 20%), lItalia rimane saldamente al primo posto, anche se
lettarato medio per azienda ( 26 ha) resta ancora molto al di sotto della media europea (> 40 ha).
Va comunque precisato che la riduzione nel quinquennio dei produttori del biologico comune a
tutti gli altri stati europei, mentre in crescita (media europea 30%) il numero dei trasformatori: +
39% in Germania, + 42% in Italia, + 80% in Spagna, solo per citare gli esempi pi evidenti
Tabella 1. Zootecnia biologica: consistenze relative al quinquennio 2001-2005 (SINAB 2006)
Comparto
2001
2002
2003
2004
2005
Cavalli
2.205
3.333
5.195
5.489
7.393
Bovini (latte-carne)
330.701
164.536
189.806
215.022
222.516
Ovini
301.601
608.687
436.186
499.976
738.737
Caprini
26.290
59.764
101.211
56.815
86.537
Suini
25.435
19.917
20.513
26.508
31.338
Pollame: ovaiole
180-220.000
380-400.000
420-450.000
614.663
662.453
carne
428-468.000
539-559.000
837-867.000
1.537.632
314.584
Conigli
1.682
1.377
1.068
1.109
1.293
Api (n. arnie)
48.228
67.353
76.607
67.713
72.241
Totale
1.384.142
1.863.967
2.117.586
3.024.927
2.137.092
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(*) Presidente Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica (ZOOBIODI) - Istituto


di Zootecnica, Facolt di Medicina Veterinaria, Universit di Milano.

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Infine, salvo rare eccezioni, in quasi tutti i Paesi europei si registrato un forte aumento
degli importatori. In Italia il numero degli importatori praticamente raddoppiato in cinque anni,
passando dai 115 del 2001 ai 216 del 2005. I dati che riguardano la Zootecnia biologica sono
riassunte nella tabella 1, che riporta le consistenze dei diversi settori per il quinquennio 2001-2005.

Analisi e commenti.
Analizzando i dati del quinquennio 2001-2005 si evidenzia che il quadro offerto
dallAgricoltura biologica italiana mostra alcuni interessanti cambiamenti, innanzitutto la costante
riduzione della superficie agraria convertita a biologico (> 25%) ed una diminuzione dei produttori
( 20%) accompagnata da un aumento dei trasformatori (+ 42%) e degli importatori (+ 100%).
Anche se esula dagli scopi del presente articolo, focalizzato sulla Zootecnia biologica, i citati
cambiamenti suggeriscono una breve riflessione. La riduzione dellettarato biologico riguarda
soprattutto aree legate alla politica dei contributi, la riduzione dei produttori viene giudicata
positivamente dagli esperti quale atto di maturazione del settore che sta privilegiando le aziende a
vera vocazione biologica intenzionate ad investire nel settore, come dimostra laumento
dellettarato medio per azienda. Infine, il contemporaneo aumento dei trasformatori e degli
importatori, se da un lato visto positivamente in sintonia con laumento del mercato del biologico
dallaltro deve essere considerato per i produttori italiani un segnale ad alzare la guardia verso le
importazioni ed a puntare su produzioni specializzate e di alta qualit.
Relativamente alla Zootecnia biologica, la sopracitata riflessione valida solo in parte,
innanzitutto perch tutto il settore, salvo qualche comparto, stenta a decollare al contrario di quanto
avvenuto in altri Paesi europei. Anche se il numero totale degli animali allevati con metodo
biologico quasi raddoppiato nel quinquennio, poco pi di due milioni di capi, di cui circa il 50%
volatili, rappresentano una goccia nella nostra zootecnia ( 0,22%), lo stesso dicasi per il numero di
aziende, anche se quintuplicato, rappresenta appena lo 0,8%.
Esaminando i singoli comparti, appare evidente che due in particolare non sono mai
decollati, conigli e suini; il numero di capi allevati statisticamente irrilevante, anche se qualche
segnale di risveglio a fine 2005 hanno mostrano i suini con un + 26,3 % sulla media 2001-2004.
Anche lapicoltura biologica sembra avere raggiunto un suo plafon di crescita attestandosi, dopo
una crescita esponenziale fino al 2002, attorno alle 71.000 arnie (media 2002-2005) con oscillazioni
comprese fra il 5,2% ed il 7,4%. Va comunque fatto notare che, mentre ai due precedenti comparti
gli importatori non sembrano particolarmente interessati per la bassa domanda, al contrario lo sono
per il miele, altrimenti come giustificare che il 35% del miele consumato in Italia di origine
biologica.
Il trend di crescita del comparto bovino decisamente inferiore alle aspettative del mercato,
basti pensare allaumento della domanda di latte e derivati ed al relativo aumento delle
importazioni; infatti il latte assieme alle uova continua a rappresentare la principale voce del
mercato biologico delle derrate alimentari di origine animale ed il nostro autoapprovvigionamento
di poco superiore al 70%. Lo stesso dicasi per la carne, una produzione quasi delite per amatori in
concorrenza con le produzioni a marchio. Questultime, ben collocate in un mercato caratterizzato
da una forte domanda, non hanno alcun interesse alla conversione al biologico che significa solo
aggravio di costi. In ogni caso, dopo la caduta del 2002 (- 55% rispetto al 2001) le consistenze
dellallevamento bovino (latte e carne) sono andate crescendo di un 10% medio annuo;
auguriamoci che possa essere il segnale di una crescita pi consistente in un prossimo futuro.
Il comparto degli ovini , fra i mammiferi, quello che vanta le maggiori consistenze. Dopo
una crescita esponenziale che gli ha consentito di raggiungere il top nel 2002 (608.687 capi) ha
registrato una caduta del 30% nel 2003 ridotta al 18% nel 2004 e completamente annullata nel 2005
(+ 21%) secondo i dati forniti dal SINAB, ripresa tuttavia non confermata da altre fonti del settore.
Lallevamento con metodo biologico dei caprini mostra, nel quinquennio, una crescita
costante fino al 2003 ( 50% annuo), poi una brusca caduta (- 50%) nel 2004 ed un recupero del
34% nel 2005. Uno strano andamento che potrebbe essere spiegato dal fatto che trattasi di un settore

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abbastanza specializzato che necessita duna maggiore e migliore pianificazione per fronteggiare
loscillazioni di un mercato ancora troppo piccolo e quindi facilmente influenzabile dalle relative
variabili.
Un capitolo a parte rappresentato dalla voce pollame dove, a fronte di una costante
crescita delle ovaiole, triplicata rispetto al 2001, si assiste ad una imponente caduta del pollame
da carne, soprattutto polli, dal momento che lallevamento biologico degli altri volatili (tacchini,
faraone, oche, ecc.) in pratica, sempre stato inesistente. Lallevamento del pollo da carne nel 2005
ridisceso ai valori del 2000, dopo uninteressante e costante crescita che aveva caratterizzato il
periodo 2001-2004, mediamente circa il 32% annuo. Le ricorrenti crisi del settore e la
malainformazione su presunte pandemie influenzali assieme ad altre fantasiose zoonosi possono in
parte spiegare la debacle a cui per vanno aggiunti, fra le cause pi importanti, i problemi della
commercializzazione e della distribuzione (per es. scarsa ed incostante presenza sui banchi di
vendita dei prodotti finiti) e la politica dei prezzi (eccessivo divario fra convenzionale e biologico),
ma soprattutto il troppo frequente ricorso agli ibridi commerciali per mancanza di un costante e
sufficiente approvvigionamento di pulcini da razze autoctone.
Infine, dulcis in fundo, il comparto cavalli lunico che mostra un trend di crescita
abbastanza costante in tutto il quinquennio, infatti, ad eccezione del 2004, lincremento medio
annuo stato superiore al 45%. Le consistenze, a fine 2005, risultavano pi che triplicate rispetto al
2001.

Conclusioni
Il rallentamento delleconomia nazionale in generale e quello dellagricoltura in particolare
hanno senzaltro contribuito alle citate trasformazioni dellAgricoltura biologica, che dopo gli anni
della crescita entrata nella fase di assestamento e riflessione. Fase che giocoforza cerca di
privilegiare le aziende dotate di maggiore efficienza, soprattutto nel campo della programmazione,
ma anche quelle marketing oriented, come pure le produzioni a pi alto reddito ed a pi facile e
profittevole accesso al mercato. Contemporaneamente si assiste ad un maggiore coinvolgimento al
biologico di strutture di ricerca pubbliche e private, ma anche di enti ed organizzazioni soprattutto
impegnate nella promozione della cultura del biologico a tutti i livelli. Anche i numerosi corsi di
formazione professionale, divenuti una costante a livello delle varie regioni, hanno fatto un notevole
salto di qualit allargando i campi dintervento, dalla produzione alla commercializzazione,
marketing compreso; in alcuni casi divenendo dei veri e propri master.
Sul fronte commerciale, oltre ad alcune alleanze strategiche tra imprese, si stanno
sviluppando forme alternative di vendita (tabella 2) a quella della grande distribuzione che da sei
anni detiene il monopolio del mercato e che comunque stata costretta ad una revisione dei prodotti
con conseguente taglio di quelli a minor rotazione. Rispetto al 2004, nel 2005 le vendite dirette sono
aumentate sia a livello di agriturismo sia di azienda agricola, mentre sono diminuite (10%) quelle
dei negozi specialistici, sono contemporaneamente cresciuti i gruppi dacquisto collettivi (35%), i
mercatini (5%) e le vendite on line, sono 88 i siti e-commerce bio. Interessante lincremento (8%)
delle mense a totale o parziale uso di prodotti biologici, che hanno raggiunto quota 654 unit con
quasi un milione di pasti bio/anno ed i ristoranti bio (+10%). Molto importante, soprattutto sul
piano educativo, laumento delle fattorie didattiche cresciute del 36,5% nel biennio 2003-2005
(www.biobank.it).
Tabella 1. Agricoltura biologica: nuove alternative di
vendita, consistenze al 31, 12, 2005, (www.biobank.it).
Aziende con vendita diretta 1.202 Fattorie didattiche
411
Negozi
1.014 Ristoranti
274
Agriturismi
804 Gruppi dacquisto
200
Mense bio nelle scuole
654 Mercatini bio
194
Siti e-commerce bio
88

Nonostante tutto, la Zootecnia biologica italiana non riesce ancora a brillare di luce propria
ed sempre pi evidente la mancanza, a livello nazionale, di una chiara visione, in chiave
programmatica, delle strategie da attuare, non solo di produzione e di commercializzazione, ma
anche politiche, di ricerca, di promozione culturale, dinformazione, ecc. Un esempio per tutti
fornito dall approvvigionamento della materia prima da allevare, cio i giovani soggetti
provenienti da razze rustiche, possibilmente autoctone. A distanza di quasi 7 anni dallentrata in
vigore del Reg. CE 1804/99, ad eccezione dei comprati ovicaprino e bovino, senza lescamotage
delle deroghe, solo con il ricorso agli ibridi commerciali possibile soddisfare la richiesta
dallevare sufficienti numeri di capi compatibili con una redditizia realt aziendale di medio, medioalto livello.
In conclusione siamo ancora a livello di mercato di nicchia e si avverte limpressione e Dio
sa quanto vorremmo sbagliarci, che da questa nicchia nessuno voglia uscirne privilegiando invece la
politica dei cani sciolti.
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