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Yoga ed energia: suggestioni, ambiguit e qualche riflessione critica

Energia una delle parole chiave dello yoga contemporaneo. Tutti la usiamo, tutti ne siamo
affascinati e tutti le attribuiamo ogni sorta di significati, spesso senza renderci conto della
complessit e del carattere problematico che essa sottende:
Sento lenergia che scorre ; Ho un blocco energetico; Assorbite lenergia della terra; Le
mudr sigillano lenergia; In questsana riesco a sentire le linee di energia; Bisogna portare
lenergia verso il canale centrale; eccetera, eccetera.
A cosa ci riferiamo esattamente quando parliamo di energia? Il pi delle volte qualcosa che non
sappiamo bene come definire ma della cui esistenza siamo grosso modo certi, qualcosa che si
sente o si intuisce ma che difficile esprimere a parole. Energia dunque un termine
sufficientemente vago e al tempo stesso sufficientemente evocativo da poter contenere ogni sorta di
sfumature, adattarsi a ogni contesto e tollerare ogni abuso. Il concetto di energia diffuso nello yoga
contemporaneo si riferisce, pi o meno direttamente, al concetto tradizionale di prn a, ed legato
in modo indissolubile a molte idee diffuse nel pensiero teosofico e New Age, nonch a moltissime
forme moderne e contemporanee di medicina olistica e di spiritualit alternativa. Avere chiaro a
quale ambito specifico ci riferiamo quando usiamo il termine energia pu aiutarci a inquadrarlo
nella giusta prospettiva, e ci consente di usarlo consapevolmente, evitando interpretazioni ingenue o
eccessivamente vaghe.
Iniziamo dal concetto di prn a. Definirlo in modo preciso richiederebbe una lunga trattazione (e
corpose citazioni), che appesantirebbero non poco lo spazio di questo post. Limitiamoci a una
definizione essenziale nellambito generale del pensiero indiano: il prn a solitamente concepito
come il respiro o soffio vitale che anima il corpo e che si diffonde in esso sotto forma di cinque
soffi maggiori (vyu) e cinque soffi minori (upavyu). Al momento della morte i soffi abbandonano
il corpo, che da vivente diviene cadavere. Nello yoga legato indissolubilmente a una delle sue
tecniche pi importanti, il prn yma, ovvero il controllo, o estensione, del soffio vitale realizzato
attraverso il controllo e lestensione della respirazione. Pochi sanno che a questa definizione
tradizionale del prn se ne affianca unaltra, tipica del pensiero neo-hindu, che reinterpreta questo
concetto legandolo alle dottrine pseudoscientifiche ed esoteriche del mesmerismo, tanto in voga
negli ambienti occultistici e teosofici del XIX secolo, ma anche nella New Age contemporanea.

Swami Vivekananda (1863-1902), uno dei pensatori pi importanti del neo induismo e padre
fondatore dello yoga moderno, utilizza il termine prn a arricchendolo di nuove sfumature ispirate
direttamente alle dottrine mesmeriche. La sua interpretazione del concetto di prn a di capitale
importanza per tutto lo yoga contemporaneo, in modo particolare per quelle forme che insistono sul
lavoro corporeo e propriocettivo (ovvero il cosiddetto yoga posturale moderno). Quando nello
yoga di oggi si parla di energia, spesso non si fa che riproporre inconsapevolmente le definizioni
coniate da Vivekananda, definizioni che hanno finito ormai per assumere un carattere normativo.
Non pretendo ovviamente di stabilire nel breve spazio di un post se le sue idee sul prn a siano
giuste o sbagliate, ma intendo semplicemente fare chiarezza sulla genesi e lo sviluppo di questo
concetto fondamentale. La seguente interpretazione del pensiero di Vivekananda si basa su un
saggio fondamentale di Elizabeth De Michelis, A History of Modern Yoga, in modo particolare sul
capitolo 5 dellopera.

Le teorie mesmeriche prendono il nome dal medico tedesco Franz Anton Mesmer (1734-1815), e si
basano sul concetto di magnetismo animale: esiste un fluido fisico sottile che pervade luniverso e
connette luomo, la terra e i corpi celesti, ma anche gli uomini luno con laltro. La malattia si
origina da uno squilibrio nella distribuzione del fluido nel corpo, mentre la guarigione avviene
ripristinandone lequilibrio. Grazie a certe tecniche addirittura possibile incanalare, conservare e
dirigere su altre persone questo fluido. In questo modo si possono indurre delle crisi nel paziente e
curare le malattie
Nelle sue opere Vivekananda presenta il prn a nei termini scientifici e materialistici delle scienze
fisiche, e tenta di dimostrare (a costo di inevitabili forzature) che tali conoscenze erano gi state
raggiunte nellIndia antica. Il prn a (esattamente come il fluido mesmerico) per lui una forza
sottile, dal carattere tanto spirituale quanto materiale, che fa da sostrato a tutto ci che esiste e
costituisce la forza vitale in ogni essere. Secondo Vivekananda una delle finalit del prn yma
consiste nella distribuzione del prn a nel corpo al fine di ripristinarne lequilibrio e ristabilire la
salute. Egli perci materializza il concetto di prn a, intendendolo come un fluido concreto e

percepibile che risponde a leggi fisiche precise anche se sottili e pu essere perci controllato a
piacimento dallo yogin. Controllando il respiro possibile controllare il prn a e percepirne il
movimento nel corpo, cos da riuscire a curare se stessi e gli altri, accrescere la volont e aumentare
il proprio livello di vibrazione, giungendo infine al samdhi. Molti dei dogmi dello yoga
contemporaneo sono in perfetta sintonia con i termini in cui Vivekananda presenta questo processo:
il viaggio interiore dello yogin innanzitutto un viaggio di esplorazione propriocettiva del corpo,
alla scoperta di una fisiologia sottile ed energetica che non va letta in modo simbolico (i cakra e le
nd non sono strutture immaginali ma esistono e spesso sono identificati o associati a
terminazioni nervose o ghiandole endocrine). la nostra mancanza di armonia e di sensibilit a
impedirci di percepire questa dimensione sottile, una dimensione che di fatto in sintonia perfetta
con la scienza moderna: ci che la fisiologia sta scoprendo oggi sarebbe stato gi scoperto dagli
yogin del passato, e le loro intuizioni scientifiche aspetterebbero soltanto di essere convalidate
dagli scienziati.
Ve detto che questa tendenza a fisicizzare il prn a e a postulare una fisiologia pneumatica
(verrebbe quasi da dire idraulica) non un fenomeno esclusivamente moderno e legato
allOccidente, ma si riscontra anche nelle tradizioni dellHatha
yoga, dove al sistema delle nd e
dei cakra viene attribuito uno status ambiguo: si tratta infatti di una struttura sottile ma comunque
influenzabile e controllabile attraverso atti di natura fisiologica (manipolazioni del respiro, sana, e
soprattutto mediante determinati sigilli, o mudr). Ad esempio, T. Krishnamacharya (2013, p. 21)
paragona il sistema dei cakra agli ingranaggi di una macchina, legandoli direttamente alla fisiologia
del corpo:
Se il sangue non puro, i canali (n d ) e i centri energetici (cakra) non funzionano in modo
efficiente e alacre. Possiamo paragonarli agli ingranaggi di un congegno meccanico, come un
motore o una dinamo: se anche un solo ingranaggio danneggiato, lintero congegno si blocca.
Allo stesso modo, se anche un solo centro energetico nel nostro sistema corporeo si guasta, la
salute generale del corpo viene compromessa e ne risultano molte complicazioni
Questo modello hat hayogico, di derivazione tantrica, la base del concetto di corpo sottile
divulgato nello yoga contemporaneo. Esso va per distinto dallanalogo modello propriamente
tantrico da cui deriva, che invece concepito come un corpo immaginale (termine usato da A.
Padoux 2011, pp. 96-100). Nei testi tantrici ivaiti e buddhisti il corpo yogico immaginale, che va
visualizzato ed evocato nella meditazione e nel rituale, legato sicuramente al corpo fisico ma gode
di un status soprattutto simbolico. Nota a questo proposito Gavin Flood (2006. p. 162):
Visualizzare il corpo come fosse mappato da questi centri sottili chiaramente un processo di
intestualizzazione (entextualisation, sic!) del corpo, ovvero una mappatura del cosmo e del viaggio
del s verso la sua fonte trascendente, secondo le modalit specifiche della tradizione di
riferimento. Perci, cercare di comprendere i cakra al di fuori di questo contesto, come fossero
strutture ontologicamente esistenti ed extra testuali, incoerente. (traduzione mia)

Detto in altri termini, nelle tradizioni tantriche il sistema energetico dei cakra e dei canali legato a
specifiche tradizioni (basate ciascuna su uno o pi testi di riferimento), e dunque non va inteso
come una realt ontologica a s stante: i cakra esistono nella misura in cui li evochiamo dentro di
noi, e dunque non ci appartengono in modo innato, come accade invece per il fegato, i reni, il cuore
o la milza, eccetera.
Nella New Age contemporanea (che intrattiene con il neo induismo un lungo e appassionato
sodalizio) il prn stato assimilato a concetti energetici quali il qi cinese, allidea di aura, alla
pranoterapia, al reiki e a forme di cura e di medicina alternative, e a tanto altro ancora. La tendenza,
pi o meno consapevole, alla fisicizzazione e alla ricerca di un accordo con una fantomatica
scienza ormai un dato acquisito e pressoch incontestabile. Un brano di Anodea Judith (1989, p.
27), le cui opere sui cakra sono oggi popolarissime, esemplifica pienamente questa visione
tipicamente New Age:
Il corpo sottile il corpo psichico non fisico sovraimposto al corpo fisico. costituito dalla parte
pi spirituale di noi, e lo sperimentiamo sotto forma di pensieri e sentimenti. Pu essere
sperimentato come un campo di forza elettromagnetica che si trova allinterno e intorno a ogni
creatura vivente. La fotografia Kirlian, per esempio, ha ripreso le emanazioni del corpo sottile
tanto delle piante che degli animali. Nellaura, che la manifestazione esterna del corpo sottile, il
campo di energia appare come un bagliore intorno al corpo fisico, spesso composto da fibre
affusolate. Allinterno del corpo, il campo sottile si manifesta sotto forma di dischi rotanti detti
chakra.
In questo brano evidente il tentativo di dimostrare la realt sottile e non fisica dellenergia
legandola a concetti decisamente fisici e scientifici come la forza elettromagnetica, e
pseudoscientifici come la fotografia Kirlian. Poche pagine oltre (pp. 33-34) troviamo due tavole che
illustrano le corrispondenze (ormai accettate acriticamente da milioni di persone) tra cakra e gangli
nervosi, e tra cakra e ghiandole del sistema endocrino, dunque tra lenergia sottile e gli aspetti
grossolani del corpo fisico. Provare a ricercare queste corrispondenze nei testi sanscriti antichi

sarebbe ovviamente tempo sprecato, visto che si tratta di elaborazioni moderne di autori occidentali
o di autori indiani a loro volta influenzati da dottrine occidentali.
Naturalmente la scienza ufficiale (fonte di ogni male secondo la vulgata New Age) non sottoscrive
in alcun modo queste idee, considerandole prive di ogni evidenza empirica: sta di fatto che nessuno
scienziato ha mai misurato il prn a, individuato e mappato le nd e i cakra e monitorato in
laboratorio lascesa della kun dalin.

In quanto praticanti di yoga, come dovremmo porci di fronte a tutto questo? Ovviamente non so
dare una risposta definitiva. Personalmente credo che ricercare a tutti i costi una prova scientifica
dellesistenza del prn a (il consueto: se lo dice la scienza allora vero) sia una via irta di insidie.
Trovo molto pi utile soffermarmi ogni tanto a riflettere sui modi in cui uso termini come energia
o prn a e constatare la loro fondamentale ambiguit. Questa natura ambigua e vaga non per
forza un difetto, ma pu essere utilizzata come uno stimolo allindagine. Piuttosto che considerare il
prn a una realt oggettiva e concreta da dover scoprire e fissare, perch non considerarlo una realt
soggettiva da evocare? Il significato del termine bhvan, che traduciamo generalmente con
meditazione, significa letteralmente portare in essere. Perch allora non portare in essere il
prn a dentro di noi, evocandolo fino a sentirlo? Non si tratta di ingenua autosuggestione, ma di un
approccio serio, aperto e rigoroso. Personalmente non ritengo che lo yoga sia una scienza, perch
esula dai presupposti stessi del metodo scientifico, che si basa sulla fondamentale distinzione tra
losservatore e loggetto osservato. Il soggetto dello yoga, lo yogin, e il campo stesso della sua
ricerca, ovvero le sensazioni che sperimenta soggettivamente, di fatto coincidono. Nessuno, se non
noi stessi, pu misurare ci che proviamo nella pratica: la vitalit, lenergia, il soffio di vita che
percepiamo, quel non so che che non so spiegare ma che sento il motivo che ci spinge tutti a
praticare, e a scoprire ogni giorno nuovi orizzonti di senso.
Bibliografia
E. De Michelis, A History of Modern Yoga. Patajali and Western Esotericism, Continuum,
London 2005.
G. Flood, The Tantric body. The Secret Tradition of Hindu Religion, I. B. Tauris, London 2006.
A. Judith, Cakras. Ruote di vita, Armenia Editore, Milano 1989.
T. Krishnamacharya, Il nettare dello Yoga, Astrolabio, Roma 2013
A. Padoux, Tantra, Einaudi, Torino 2011.