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Sommario

Parte prima
Il terzo decreto correttivo (n. 128/2010) al TUA: sintesi e prospettive
1. Il terzo decreto non e` lultimo ... - 2. Rilievi sulla tecnica legislativa del terzo correttivo al TUA - 3.
Analisi sintetica dei contributi pubblicati nei due inserti.
Franco Giampietro _____________________________________________________________________

III

La VAS: applicazione pratica e giurisprudenza tra i ripensamenti del Legislatore


1. Premessa - 2. La sentenza del TAR Lombardia - 3. Le modifiche del D.Lgs. n. 128/2010 - 4.
Lapporto della legge n. 122/2010 - 5. Le altre modifiche apportate dal D.Lgs. n. 128/2010.
Maddalena Mazzoleni __________________________________________________________________

VIII

LAIA tra il D.Lgs. n. 59/2005 e il terzo decreto correttivo del TUA


1. Sintesi delle novita` - 2. Premessa - 3. Lintegrazione dellAIA nei procedimenti di VIA e VAS - 4. La
nuova disciplina in tema di AIA - 5. Le modifiche in tema di individuazione e utilizzo delle migliori
tecniche disponibili - 6. Le modifiche alla domanda ed alla procedura di autorizzazione integrata
ambientale - 7. Le modifiche agli indirizzi per garantire luniforme applicazione sul territorio nazionale
- 8. Le modifiche alle condizioni per il rilascio dellAutorizzazione integrata ambientale - 9. Le restanti
modifiche alla previgente disciplina - 10. Le modifiche al sistema sanzionatorio in tema di A.I.A. - 11.
Le modifiche alla disciplina degli effetti transfrontalieri - 12. Considerazioni conclusive.
Alessio Scarcella _______________________________________________________________________

XIV

La riforma della disciplina delle emissioni in atmosfera nel Terzo Correttivo


del D.Lgs. 152/2006
1. Premessa - 2. Le disposizioni di carattere generale del Titolo I: campo dapplicazione e apparato
definitorio - 3. La profonda e stravolgente riforma del regime autorizzatorio - 4. Linnovato sistema delle
deroghe: casistica delle fattispecie esentate dal regime autorizzatorio e di quelle ammesse ad autorizzazione generale (o semplificata) - 5. Gli altri elementi di novita` introdotti dal terzo decreto correttivo
sulle disposizioni della Titolo I della Parte Quinta - 6. Le modifiche ai titoli II e III - 7. Cenni conclusivi.
Alberto Muratori _______________________________________________________________________

Parte seconda (pubblicata sul n. 12/2010)


Piani e programmi soggetti alla valutazione ambientale strategica: profili di diritto
comunitario, Maria Grazia Boccia
Le nuove norme in materia di VIA nel D.Lgs n. 128/2010. Rapporti tra VIA
e AIA, Alberta Milone
Il rapporto tra VIA e gli strumenti di pianificazione e programmazione del territorio
come rapporto tra VIA e VAS, Tommaso Bellei

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XXV

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Il terzo decreto correttivo


(n. 128/2010) al TUA:
sintesi e prospettive
Franco Giampietro
1. Il terzo decreto non e` lultimo...
Nel supplemento ordinario alla G.U. 11 agosto 2010 n.
184/L, e` stato pubblicato il D.Lgs. 29 giugno 2010, n.
128, rubricato Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia
ambientale, a norma dellart. 12 della legge 18 giugno
2009, n. 69.
E` il c.d. terzo decreto correttivo del TUA, che, in forza
della cit. Delega (ex art. 12), con scadenza 30 giugno
2010, ha mantenuto fermi i princ`pi ed i criteri direttivi,
stabiliti dalla legge n. 308/2004 (1). Un cantiere legislativo aperto, quindi, da circa 6 anni.
Il nuovo decreto legislativo si caratterizza, innanzi tutto,
per aver introdotto modifiche ed integrazioni a tre rilevanti istituti orizzontali, vigenti in materia di ambiente (2) - VIA, VAS e AIA - inseriti ora nella stessa fonte
legislativa e che vanno ad integrarsi con i princ`pi, pure
qui ritoccati, gia` introdotti nella Parte I delloriginario
D.Lgs. n. 152/2006 dal decreto correttivo n. 4/2008 (3).
E per una rivisitazione della Parte V sullinquinamento atmosferico.
Si potrebbe sostenere che, con il terzo decreto correttivo, il legislatore sta cercando di consolidare le fondamenta di un Codice dellambiente, sia pure a posteriori rispetto alla stagione riformatrice del 2006 (4)
e, quindi, con reiterati trapianti nelloriginario testo.
Trapianti che, come si dira` in seguito, dovranno continuare nel corso del prossimo biennio, ove si considerino le due ulteriori deleghe conferite dal Parlamento al
Governo per dare attuazione alla direttiva 2008/98/Ce
(sui rifiuti) e alla direttiva 2009/99/Ce (sulla tutela penale
dellambiente) (5).
In sostanza, il legislatore intende perseguire lobiettivo
di un (futuro) Codice dellambiente, ma ha posto a carico dei soggetti obbligati non solo troppe e ravvicinate modifiche ed integrazioni del tessuto normativo,
ma anche i rischi di ulteriori scoordinamenti in conseguenza di interventi settoriali e differenziati, che
esigeranno dunque successivi ritocchi di coordinamento. Come si constatera` a proposito di alcune mo-

difiche, introdotte nella Parte II e V dal decreto correttivo in esame.

Note:
(1) Sulla genericita` e vaghezza dei pric`pi e criteri direttivi della legge-delega n. 308, cit., si rinvia a:
F. Fonderico, La muraglia e i libri: legge delega, testi unici e codificazione
del diritto ambientale, in Giornale dir. amm., 2005, 6, pag. 585 e segg.;
e:
al nostro contributo I criteri direttivi specifici (?) della legge delega sui
testi unici ambientali, in questa Rivista, 2005, pag. 105 e segg.
(2) Sulla recente definizione dellambiente, come materia, si richiama la giurisprudenza della Corte Costituzionale, formatasi a partire dal 2007, che la
riconduce alla competenza legislativa statale esclusiva. Ci permettiamo di rinviare al nostro contributo La nozione di ambiente nelle recenti decisioni della
Corte Costituzionale, in questa Rivista, 2009, 6, pag. 505 e segg. nonche a:
P. DellAnno, La tutela dellambiente come materia e come valore costituzionale, ibidem, 2009, 7, pag. 585 e segg.
(3) Sui princ`pi generali, introdotti ex post nella Parte I del TUA con il secondo correttivo (art. 3 bis - 3 sexies), - e che nel decreto correttivo in
commento hanno sub`to piccoli ritocchi di natura formale (compreso il richiamo agli obblighi internazionali) - rinviamo, per linquadramento della
tematica, agli approfondimenti di :
M. Cafagno, Princ`pi e strumenti di tutela dellambiente, Torino, 2007,
ed ivi, in specie, pag. 205 e segg.,
e per un esame critico sulleffettivo ruolo dei medesimi nel TUA, ai nostri
lavori:
I princ`pi ambientali nel D.Lgs. n. 152/2006: dal T.U. al Codice dellambiente ovvero le prediche inutili ?, in questa Rivista, 2008, 6, pag. 505 e segg.;
Codice dellambiente: l(incoerente) attuazione dei princ`pi ambientali in
materia di bonifica e danno ambientale, in questa Rivista, 2009, 4, pag.
333 e segg.
(4) Allorquando, peraltro, si osservava che il D.Lgs. n. 152/2006 non era
classificabile ne come un Codice dellambiente ne come un vero e proprio
Testo Unico: si veda:
F. Fonderico, op. cit.;
F. Giampietro, Ne T.U. ne Codice dellambiente... ma un unico contenitore per discipline differenziate, in questa Rivista, 2006, 5, pag. 405
ss., nonche AA.VV. (a cura di F. Giampietro) Commento al Testo Unico
ambientale, Milano, 2006, pagg. 285.
(5) Si tratta come` noto, della legge-delega n. 88/2009, che prevede per la
trasposizione della Direttiva n. 2008/98/Ce la scadenza del 12 dicembre p.v.
e della legge-delega n. 96/2010, che, per lattuazione della Direttiva n.
2008/99/Ce fissa il termine del 10 aprile 2011. In merito a questultima,
si veda:
A.L. Vergine, Nuovi orizzonti del diritto penale ambientale?, in questa
Rivista, 2009, 1, pag. 5 e segg.

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11/2010

III

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Queste osservazioni, meramente introduttive, segnalano lurgenza e lutilita` di una prima lettura del D.Lgs n.
128/2010, affinche controllori e controllati possano cogliere le reali novita` del decreto, distinguendo, nel polverone delle norme, quelle di natura sostanziale da
quelle meramente formali.
Di qui il contributo plurimo, pubblicato nellinserto di
questo numero della Rivista e che sara` integrato nel
prossimo numero (12/2010), attesa la rilevanza e complessita` del decreto in commento.

2. Rilievi sulla tecnica legislativa del terzo


correttivo al TUA
Muovendo dallesame della tecnica legislativa, adottata
dal decreto n. 128, non sfugge ad una prima osservazione, che mentre il secondo correttivo (n. 4/2008) ha
modificato il TUA, inserendovi integralmente il dettato
delle nuove disposizioni, eppercio` facilitandone la lettura (e linterpretazione); il recente decreto n. 128 utilizza
un metodo diverso e disarticolato...
Infatti, pur essendo composto di soli 4 articoli (che rispettivamente incidono sulla Parte I: art. 1; sulla Parte
II: art. 2 e sulla Parte V: art. 3; restando affidato allart. 4
il consueto ruolo di dettare Le disposizione transitorie
e finali e (le) abrogazioni); purtuttavia lart. 2 reca 32
commi; lart. 3 ne formula 36; tutti inseriti nel testo
previgente, e ciascun comma presenta appositi commi
interni, individuati con lettere tipo m bis, m ter
ovvero come veri e propri articoli, per es.: da 29 bis - 29
quattrodecies - ciascuno di questi ultimi aventi propri
commi.
Ne consegue che la lettura (e linterpretazione) delle
ultime modifiche e/o integrazioni appare, ictu oculi, disagevole se non faticosa, perche assomma in sequenza ora piccole integrazioni, ora innovazione sostanziali,
ora formule che appaiono meramente aggiuntive o
esplicative; ora nuove definizioni, di rilevanza generale
e comune ai richiamati istituti orizzontali (VAS, VIA,
AIA).
Questa evidente disomogeneita` (anche sostanziale)
delle disposizioni innovative generano nellinterprete
dubbi specifici sulla ratio sottesa a non poche modifiche, in specie, allorquando - come vedremo - queste
ultime rielaborano solo formalmente il dettato previgente, ma con effetti che potrebbero invece qualificarsi
come rilevanti, quanto meno, per giustificare la necessita` dellintervento legislativo... che apparirebbe altrimenti superfluo...
In altri termini, sotto il profilo concreto, linterprete si
deve sobbarcare allanalisi della portata della singola
disposizione modificatrice, nonche del suo effetto cumulativo con quella o quelle rimaste invariate e, a

volte, deve tener conto dellannuncio di future integrazioni-attuazioni attraverso decreti ministeriali, rinviati a
scadenza (futura e, di fatto, incerta...).
In definitiva, spetta ad una prima analisi del decreto n.
128, nel pulviscolo dei commi e delle relative disposizioni, identificare quali siano le modifiche o le integrazioni del testo del decreto legislativo n. 152/2006 (risultante allesito degli ultimi due decreti correttivi) che si
qualificano di peso specifico; quali come semplici ritocchi (migliorativi) formali e quali come semplice
conferma, sia pure con parole diverse, della previgente
disciplina.
A tale scopo sono indirizzati (separando il loglio dal
grano) i contributi che seguono.
Si cerchera` di evidenziare, con citazioni esemplificative,
le soluzioni ivi proposte alla problematica, sin qui esposta soltanto in termini di critica al metodo di legiferazione.
Certo e` che se uno degli obiettivi di fondo, perseguiti
dal legislatore del 2010, (anche a voler prescindere dalle due deleghe in corso di attuazione) (6) e` stato quello
della semplificazione della disciplina ambientale, sotto profili non solo procedimentali, si deve ammettere
che tale obiettivo non appare ancora a portata di mano... in quanto alcune delle nuove soluzioni sollevano
sin da oggi ulteriori quesiti interpretativi.

3. Analisi sintetica dei contributi pubblicati


nei due inserti
Lanalisi del decreto legislativo n. 128 non poteva prescindere dalla (vincolante) premessa posta dal diritto
comunitario.
Il lavoro di Maria Grazia Boccia (7) si rivela di peculiare
interesse, perche esamina gli istituti della VAS e della
VIA secondo la linea evolutiva delle rispettive direttive, cos` come interpretate e a volte sospinte dalla
giurisprudenza della Corte di Giustizia. Estende lorizzonte ai rapporti dei predetti istituti ed, in specie, della
VAS con le normative di settore (inquinamento idrico,
gestione dei rifiuti e qualita` dellaria) e alle fattispecie di
possibile sovrapposizione tra valutazione ambientale di
piani e programmi e quella connessa allautorizzazione

Note:
(6) E che coinvolgeranno la Parte IV sulla gestione dei rifiuti e le disposizioni sanzionatorie dellintero TUA. Un compito difficilmente realizzabile
nel termine di scadenza di questultima delega (2008/99/Ce). Per un esame
della direttiva 2008/98/Ce, si veda:
AA.VV. (a cura di F. Giampietro) Commento alla direttiva 2008/98/CE sui
rifiuti. Quali modifiche del Codice dellambiente?, Milano, 2009, pp. IXXI, 288.
(7) Che, per sole ragioni di spazio, sara` pubblicato nella seconda parte di
questo Inserto (2010, 12).

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IV

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

del singolo progetto (VIA), sottolineando che il criterio


rilevante (ex art. 5, par. 2 della direttiva 2001/42/Ce) e`
da identificare nei contenuti e nel livello di dettaglio
del piano e del programma. Indica le condizioni, in
presenza delle quali la VAS puo` divenire un effettivo
strumento di sostenibilita`, in attuazione del principio,
codificato dallart. 3 quater del TUA.
Il contributo di Maddalena Mazzoleni presenta, allinterno dello stesso contesto, profili di concretezza (muovendo dallanalisi della sentenza del TAR Lombardia n.
1526/2010, che ha deciso il ricorso avverso la DGR n. 8/
6420 del 2007, e succ. modifiche, della citata Regione,
regolante la VAS per diverse tipologie di piani e programmi) e profili di analisi problematica della sopravvenuta normativa sulla VAS, di cui coglie (a valle del
decreto 4/2008) il primo intervento modificativo nellart.
49, comma 2, lett. c) del D.L. n. 78/2010, convertito
dalla legge n. 122/2010 - ove e` regolata la sola ipotesi
della VIA svolta in Conferenza di servizi per un progetto,
gia` sottoposto a VAS con esito positivo (8) - passando,
quindi, allesame delle ulteriori modifiche, previste dal
D.Lgs. n. 128.
Nel commentare la declaratoria di illegittimita` della cit.
delibera regionale lombarda, la Mazzoleni sottolinea
che essa esautora la procedura di VAS da ogni funzione di controllo, ma non le attribuisce nemmeno la funzione di supporto e approfondimento della decisione,
vista la contiguita`-omogeneita` tra autorita` procedente e
autorita` competente...
Quanto alle reiterate modifiche delle regole sulla VAS
(nel decreto correttivo 4/2008; nella cit. legge n. 122/
2010 e nel decreto correttivo in esame) le osservazioni
elaborate nel medesimo contributo evidenziano, accanto alla frammentazione, le incertezze testuali degli interventi legislativi e si incentrano su una questione di
fondo: se la VAS si esaurisca in un parere obbligatorio e
motivato con eventuali osservazioni e condizioni, ovvero se il parere sia altres` vincolante nei confronti
dellautorita` competente allapprovazione del piano (ex
art. 15, comma 2, nuovo testo, in relazione allart. 5,
comma 1, lett. m-ter, D.Lgs. n. 128/2010) (9).
Nel suo studio sui rapporti tra VIA e VAS, come rapporto tra VIA e strumenti di pianificazione e programmazione del territorio, Tommaso Bellei mira ad unindagine
ricostruttiva della disciplina vigente, muovendo dalle
disposizioni non modificate dai recenti interventi legislativi. Sulla base di queste sottolinea che nel D.Lgs.
n. 152/2006 e` stata privilegiata una forma di coordinamento debole tra VAS e VIA, ove la documentazione
e le conclusioni della VAS sono tenute in considerazione nel corso della VIA (ex art. 10, commi 4 e 5 e,
analogamente, lart. 6, comma 2, lett. a) D.Lgs. citato).
Quindi, dopo aver messo in luce le piu` rilevanti differenze tra i due citati istituti quanto ad obiettivi, ogget-

to, e soggetti destinatari ed aver rilevato che, in attuazione dellart. 11 della Direttiva n. 2001/42/Ce, cit., la
Commissione ha auspicato procedure di coordinamento tra VAS e VIA per evitare una duplicazione di valutazione allinterno degli ordinamenti nazionali, il medesimo Autore osserva che i due istituti sono entrambi
riconducibili allesercizio di un potere amministrativo
connotato da discrezionalita` mista, tecnica e amministrativa, destinate a restare distinte e ad essere
esercitate in tempi diversi. Nel senso che e` dato distinguere le valutazioni di un organo tecnico da quelle
rimesse, poi, alla discrezionalita` politico-amministrativa
dellautorita`, competente ad adottare i provvedimenti
conclusivi di VIA o di VAS.
Nellesame delle piu` recenti modifiche, lo stesso Autore interpreta lart. 49, comma 2, del D.L. n. 78/2010,
cit., - che ha introdotto il comma 14 bis allart. 14 ter
della legge n. 241/1990 e smi - come quello che stabilisce lefficacia vincolante della VAS sulla VIA quando
entrambe le procedure siano effettuate nella medesima sede statale o regionale e lintervento sottoposto
a VIA sia stato previsto nel piano o programma, assoggettato a VAS.
Dopo un approfondimento della speciale disciplina del
piano regolatore portuale, il Bellei conclude nel senso
che la parziale riforma (...) della disciplina in tema di
procedure di VIA e VAS va completata con i previsti
regolamenti di attuazione (v. art. 34, commi 1, 6 e 7),
che includono norme tecniche, organizzative ed integrative (come recita la rubrica del cit. art. 34), ferme
restando quelle di cui al D.P.C.M. 27 dicembre 1988.
Nel suo analitico contributo, Alessio Scarcella illustra i
numerosi problemi di inserimento della disciplina dellautorizzazione integrata ambientale (AIA) nel D.Lgs. n.
152/2006 (dopo le modifiche introdotte dal secondo
correttivo), con la conseguente abrogazione del
D.Lgs. n. 59/2005, attuativo della Direttiva n. 96/61/
Ce la c.d. IPPC (ex art. 4, comma 1, lett. a) del decreto
correttivo in commento) (10).
Esamina, quindi, le disposizioni di raccordo della medesima autorizzazione con la VIA, a tenore delle quali la
VIA sostituisce lAIA qualora i progetti sottoposti alla
prima rientrino tra quelli dellAllegato XII, mentre se la

Note:
(8) Sul tema ritornano, con autonome argomentazioni, Alberta Milone e
Tommaso Bellei (in questo Inserto, parte seconda, 2010, 12).
(9) Per le difficolta` gia` illustrate retro (par. 2) e, quindi, per comodita` del
lettore ci limiteremo di seguito a citare il testo novellato (del D.Lgs. n.
152) in forza del decreto correttivo n. 128.
(10) La disciplina transitoria e` dettata dal medesimo art. 4, comma 1, lett. a)
e b). Dello stesso Autore, si veda:
Lautorizzazione integrata ambientale, Collana Teoria e Pratica del diritto, Milano, 2005.

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11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

verifica di assoggettabilita` avra` esito negativo (la c.d.


VIA eventuale) puo` essere richiesta lAIA. Nel primo
caso, il proponente dovra` presentare, contestualmente
alla domanda di VIA ed alla relativa documentazione,
anche le informazioni e la documentazione richieste ai
fini dellAIA.
Ove, peraltro, la competenza sui progetti spetti alla regione, la scelta della sostituzione (della VIA allAIA) resta facoltativa, essendo rimessa alla discrezionalita`
della regione o della provincia autonoma.
Segue il commento dei cit. artt. 29 bis - 29 quattordecies, ove lAutore elabora una paziente comparazione
tra le nuove norme e quelle corrispondenti del D.Lgs. n.
59/2005, contestualmente abrogate, evidenziandone
gli aspetti innovativi.
Le sue conclusioni si possono cos` riassumere. Il terzo
correttivo non ha imboccato la via maestra, consistente nella rifusione delle previgenti disposizioni
con le nuove.... Mentre linnesto delle modifiche - aggiunge - non brilla certo per sistematicita` e fruibilita`....
Di qui lesigenza di elencare le vere novita` rispetto
alla previgente disciplina e che identifica in 8 punti.
LAutore non escludeovviamente un quarto correttivo, anche se non a breve, atteso il sovraffollamento
che i lavori parlamentari stanno attraversando in questa
fase storica nel nostro Paese (11).
Nellaffrontare il tema della esegesi delle nuove norme
in materia di VIA e dei rapporti tra VIA e AIA, Alberta
Milone segue un approccio cautelativo, con particolare riguardo alle nuove definizioni di VIA, al suo oggetto, al procedimento di screening in relazione alle
modifiche (sostanziali) dei progetti, alla fase di monitoraggio.
Quanto alla nuova definizione di VIA, ne identifica la
finalita` nellassicurare lattuazione dei princ`pi dello sviluppo sostenibile, oltre che quelli di prevenzione, integrazione e di garanzia di un elevato livello di protezione
ambientale (12).
Quanto al suo oggetto, avverte la pericolosita` di una
interpretazione letterale dei commi 5, 6 e 7 (nuovo
testo) dellart. 6 del TUA, a tenore dei quali le autorita`
competenti
potrebbero discrezionalmente sottoporre a VIA qualsiasi progetto di rilevante impatto, oltre a quelli elencati negli allegati richiamati nellart. 6, comma 6.
Ma tale interpretazione sarebbe in contrasto - a suo
avviso - con le prescrizioni della Direttiva n. 97/11/Ce.
Donde la proposta di eliminare la parola altres` (contenuta nel comma 6 dellart. 5) (13).
In merito alla procedura di screening, la Milone, evidenziata la nuova definizione di modifica e di modifica
sostanziale, dirette a renderle compatibili con quelle
riferite allAIA (donde la regola che il provvedimento di

VIA fa luogo dellAIA nelle opere di competenza statale), rileva che le modifiche sostanziali, ai sensi dellart. 20, lett. b), nuovo testo, sono soltanto quelle che
determinano effetti negativi e significativi sullambiente (14). Di tal che non qualsiasi modifica impone lobbligo della verifica di assoggettabilita`. Nello stesso senso, si consultino le definizioni di modifica e di modifica
sostanziale, di cui allart. 5, comma 1, lett. l) e l-bis) nel
testo novellato, che si riferiscono a piano, programma,
impianto o progetto approvato
ovvero alle variazioni relative al funzionamento o potenziamento delle stesse opere, se esistenti.
Da ultimo, va sottolineata linterpretazione dellart. 25,
comma 3, nuovo testo del D.Lgs. n. 152/2006, elaborata nel contributo in esame, ove dalla qualificazione
come istruttoria della Conferenza di servizi, eventualmente indetta dallautorita` competente, si trae la seguente conseguenza.
Si introduce un elemento di semplificazione, in quanto - chiarisce la Milone - in sede di Conferenza istruttoria non e` richiesta lunanimita`. Infatti, detta Conferenza non e` un mezzo di manifestazione del consenso e,
quindi, lAmministrazione competente puo` adottare il
parere di compatibilita` ambientale, anche nei casi
nei quali non venisse acquisita la totalita` delle determinazioni richieste (la c.d. decisione monostrutturata),
fatto salvo lobbligo di adeguata motivazione (15).
Nel presentare le modifiche alla Parte V del TUA, Alberto Muratori rileva, in rapida sintesi, che la disciplina
delle emissioni in atmosfera di impianti ed attivita` (ex
art. 3 del D.Lgs. n. 128) ha sub`to una radicale riforma
nel Titolo I (Campo di applicazione) con i primi quattordici commi; non irrilevanti modifiche nel Titolo II (sugli

Note:
(11) Ritengo che il riferimento di Scarcella al quarto correttivo non includa le due deleghe, di cui se` detto nella nota 5, gia` in corso di attuazione in
sede governativa e fatti salvi i prescritti pareri delle Commissioni parlamentari; mentre il cit. sovraffollamento dei lavori parlamentari alluda alle c.d.
riforme costituzionali e alla conversione dei tanti decreto-legge... adottati
dal Governo.
(12) In tema, si veda, da ultimo:
F. Fonderico, Sviluppo sostenibile e princ`pi di diritto ambientale, in questa Rivista, 2009, 10, pag. 921 e segg.
(13) Da ultimo, sulla disciplina speciale di VIA e AIA, si veda.
A. Milone, Il procedimento autorizzatorio degli impianti di produzione
di energia rinnovabile: rapporti con VIA e AIA, in questa Rivista,
2009, 12, pagg. 1123 e segg.
(14) Mentre il precedente testo si richiamava agli effetti negativi apprezzabili per lambiente (D.Lgs. n. 4/2008) e nello schema dellattuale decreto
correttivo (testo 13 maggio 2010), la verifica di assoggettabilita` riguardava
le modifiche che possano comportare effetti sullambiente... E quindi, argomenta la Milone, estendeva lo screening a qualunque modifica....
(15) Nello stesso senso, si veda la giurisprudenza amministrativa, citata dalla Milone.

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VI

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Inserto
TUA e Terzo Correttivo

impianti tecnici civili: commi 15 - 22); aggiustamenti


delle disposizioni del Titolo III (sui combustibili: commi
23 - 26); rettifiche dellAll. I (per eliminare alcuni errori
materiali) e la sostituzione integrale dellAll. IV, con
modifiche al regime delle deroghe); stravolgenti
cambiamenti degli Allegati IX e X (v. i commi da 27 a
30). Infine, i commi 31 - 36 del medesimo art. 3 possono essere considerati autonomi perche dettano regole di tipo transitorio, preannunciando futuri provvedimenti...
Il ricco e analitico contributo del Muratori approfondisce, quindi, i profili tecnici e giuridici del nuovo regime
sulla prevenzione e limitazione dellinquinamento atmosferico, cui rinviamo il lettore.
Intendiamo qui a sottolineare le sue puntuali osservazioni sulla riforma del regime autorizzatorio, che investe lo stabilimento e non piu` i singoli impianti,
presenti in esso, superando unesperienza quasi quarantennale (... a partire dal D.P.R. n. 322/1971) e identificandone la nozione nella sede di un complessivo
ciclo produttivo.
LAutore annota che il (lodevole) tentativo di ridurre il
numero delle autorizzazioni e, quindi, delle pratiche burocratiche connesse alle modifiche degli stabilimenti
non diminuisce la complessita` dellautorizzazione di
stabilimento (ex art. 269, novellato), che continua, tuttavia, a regolare le emissioni dei singoli impianti dello
stabilimento... Infatti, a suo avviso, il tentativo non

sembra riuscito perche, per un verso, la nuova autorizzazione riecheggia la complessita` di impostazione
dellAIA; per altro verso, non ne conserva gli elementi
positivi, quali:
a) lapproccio integrato alla valutazione degli effetti
complessivi sullambiente dellattivita` oggetto di domanda di assenso;
b) lunicita` ed esaustivita` dellAIA, idonea a sostituire
ogni altra autorizzazione di natura ambientale.
Segue una paziente ricognizione del nuovo scadenzario per il rinnovo dellautorizzazione (dagli impianti agli
stabilimenti), che comporta slittamenti e anticipazioni rispetto a quello in precedenza stabilito (cfr. art.
281, nuovo testo).
Ne, infine, puo` essere sottaciuta la perplessita` manifestata dallAutore in ordine ai larghi margini di discrezionalita` attribuiti alle regioni in merito alla determinazione delle prescrizioni autorizzatorie, comprensive dei
valori-limite, da individuare caso per caso... (16).

Nota:
(16) Dello stesso Autore, si veda da ultimo:
Tutela della qualita` dellaria e inquinamento atmosferico: novita` estive,
in questa Rivista, 2010, 10, pag. 781 e segg.

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VII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

La Valutazione Ambientale
Strategica: applicazione pratica
e giurisprudenza tra i ripensamenti
del Legislatore
3

Maddalena Mazzoleni

1. Premessa

La DGR Lombardia n. 8/6420 del 2007

Le modifiche apportate alla disciplina della VAS dal recente D.Lgs. n. 128/2010 e dalla manovra finanziaria,
accompagnate dalla sentenza del TAR Lombardia, Milano, sez. II, 17 maggio 2010, n. 1526 offrono ampio
spunto per una rivisitazione dello stato dellarte in materia di valutazione strategica e di come essa sia applicata o, per meglio dire, percepita dalle Amministrazioni, dai Giudici e, non ultimo, dal Legislatore.

2. La sentenza del TAR Lombardia


Ante riforma, la sentenza del TAR Lombardia n. 1526/
2010 appare come la prima sentenza significativa in
tema di VAS: oggetto del pronunciamento e` un ricorso
promosso da un cittadino avverso le delibere comunali
di approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio, compreso tutto quanto riguarda la relativa VAS
(delibera di avvio della VAS, rapporto ambientale, sintesi non tecnica, piano di monitoraggio) e compresa, in
parte, la Delibera di Giunta Regionale che disciplina la
VAS stessa.
Oltre ad affrontare anche altri profili di legittimita` dei
provvedimenti impugnati, il TAR si concentra sul fulcro
delle doglianze del ricorrente, puntate tutte sulla violazione delle norme comunitarie (piu` che nazionali) in
materia di VAS.
Riporta e riconosce, infatti, il TAR Lombardia che, in
ossequio a quanto previsto dalla DGR Lombardia n. 8/
6420 del 2007, il Comune interessato, quale autorita`
procedente nellelaborazione del PGT, ha individuato la
autorita` competente per la VAS al proprio interno,
nella persona di alcuni funzionari, responsabili del settore urbanistica e del settore lavori pubblici, cos` venendo meno al principio di imparzialita` e terzieta` che il
parere VAS dovrebbe garantire rispetto al piano/programma che ne e` oggetto.

La DGR n. 8/6420 del 2007 di cui e` questione nel ricorso e` accompagnata da una serie di 23 allegati - allegati
in parte aggiunti e in parte sostituiti nel tempo dalle
DGR n. 8/7110 del 2008, n. 8/8950 e n. 8/10971 del
2009 -, dedicati ad illustrare il modello metodologico
procedurale ed organizzativo della VAS applicata alle
diverse tipologie di piani e programmi (PGT, Piano della
Riserva Naturale, Piano di riordino irriguo, ecc.).
Il modello generale di cui allallegato 1 individua al punto 3 i soggetti interessati e dispone:
al punto 3.1 ter, che lautorita` procedente e` individuata allinterno dellente tra coloro che hanno responsabilita` nel procedimento di P/P;
al punto 3.2, che lautorita` competente per la VAS,
ovvero la pubblica amministrazione cui compete
ladozione del provvedimento di verifica di assoggettabilita` e lelaborazione del parere motivato, e` individuata allinterno dellente con atto formale
della pubblica amministrazione che procede alla
formazione del P/P, nel rispetto dei principi generali
stabiliti dai D.Lgs. n. 4/2008 e n. 267/2000, purche
abbia i requisiti di: separazione rispetto allautorita`
procedente, adeguato grado di autonomia nel rispetto dei principi generali stabiliti dal D.Lgs. n. 267/
2000, fatto salvo quanto previsto dallart. 29, comma
4, legge n. 448/2001, competenze in materia di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e di sviluppo sostenibile
Lo schema generale, quindi, prevede che, di volta in
volta, lautorita` procedente, con proprio atto formale,
individui lautorita` competente, pescandola al proprio
interno, garantendo che vi sia separazione ed autonomia rispetto allautorita` procedente e puntando sugli

Nota:
3 Avvocato in Padova.

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VIII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

uffici interni che hanno competenze in materia ambientale: gia` da qui emerge la violazione riscontrata dal TAR,
ovvero la commistione inevitabile tra chi elabora il P/P e
chi lo dovrebbe valutare, tra chi ne e` lautore e chi ne
dovrebbe essere, se non proprio il controllore, quanto
meno il chiosatore.
Cos` si esprime il TAR, che, nel rinviare allart. 7 del
D.Lgs. n. 4/2008 (successivo alla versione iniziale della
DGR Lombardia n. 8/6420 del 2007), sottolinea che le
regioni devono individuare lautorita` competente nella
pubblica amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione ambientale e non, invece, che
lautorita` competente va individuata di volta in volta, a
cura dellamministrazione procedente e allinterno della
stessa.
E` ben vero che il D.Lgs. n. 4/2008 chiarisce - a parere di
chi scrive - che la VAS e` una procedura di codecisione e
di supporto alla decisione e non una procedura di controllo esterno come la VIA, ma resta il fatto che deve
essere garantita la massima imparzialita` dellautorita`
che esprime il parere, per evitare di svilire il tutto a
livello di futile aggravamento del procedimento (1).
Come afferma il TAR, qualora lautorita` procedente
individuasse lautorita` competente esclusivamente
tra soggetti collocati al proprio interno, legati magari
da vincoli di subordinazione gerarchica rispetto agli
organi politici o amministrativi di governo dellAmministrazione, il ruolo di verifica ambientale finirebbe
per perdere ogni efficacia, risolvendosi in un semplice passaggio burocratico interno, con il rischio tuttaltro che remoto di vanificare la finalita` della disciplina sulla VAS e di conseguenza di pregiudicare la
corretta applicazione delle norme comunitarie, frustrando cos` gli scopi perseguiti dalla Comunita` Europea con la Direttiva n. 2001/42/Ce, come quello di
salvaguardia e promozione dello sviluppo sostenibile, espressamente enunciato allart. 1 della direttiva, come gia` sopra evidenziato.
Il ricorso, peraltro, non investe altra parte della DGR n.
8/6420 del 2007, cos` come modificata nel 2008 e nel
2009, che insiste con ancor maggior forza e decisione
su questa omogeneita` tra autorita` procedente e autorita` competente: lallegato 1 a, dedicato al modello procedurale ed organizzativo specifico dei Piani di Governo
del Territorio, prevede al punto 3.2 che lautorita` procedente individui lautorita` competente secondo le seguenti alternative:
allinterno dellente tra coloro che hanno compiti
di tutela e valorizzazione ambientale
in un team interdisciplinare che comprenda, oltre
a coloro che hanno compiti di tutela e valorizzazione ambientale, anche il responsabile di procedimento del DdP o altri, aventi compiti di sovrin-

tendere alla direzione generale dellautorita` procedente


con incarico a contratto per alta specializzazione
in ambito di tutela e valorizzazione ambientale ai
sensi dellart. 110 del D.Lgs. n. 267/2000.
Le alternative sono certamente giustificate dalla considerazione che i Comuni possono non sempre possedere competenze ambientali interne sufficienti, ma evidenziano quanto poco la VAS lombarda ricalchi la VAS
comunitaria, vista limpossibilita` che lautorita` competente, cos` scelta dallautorita` procedente, sia effettivamente imparziale: al di la` della prima e ordinaria soluzione, lalternativa di scegliere un team interdisciplinare richiede addirittura la compresenza diretta dellautorita` procedente, nella persona del responsabile del
procedimento di elaborazione del P/P o di colui che
sovrintende allautorita` procedente; la terza alternativa
non e` da meno, considerando che il rapporto contrattuale con esterni non assicura affatto - anzi, garantisce
il contrario - obiettivita` di giudizio ed estraneita` a condizionamenti - anche indiretti - da parte dellautorita` procedente.
E ancora, lallegato 1 b, dedicato al modello procedurale
e organizzativo per i PGT dei piccoli Comuni, prevede,
al punto 3.2, che:
lautorita` competente per la VAS, relativamente agli
enti locali con popolazione inferiore a 5.000 abitanti
puo` essere individuata, come previsto dal comma
23 dellart. 53 della legge n. 388/2000 modificata
dal comma 4 dellart. 29 della legge 448/2001, previa
assunzione delle disposizioni regolamentari ed organizzative, nellorgano esecutivo preposto a compiti
di tutela e valorizzazione ambientale.
Nei piccoli Comuni, quindi, lautorita` procedente per il
PGT (il Comune stesso) potrebbe individuare lautorita`
competente per la VAS niente meno che nellassessorato/assessore allambiente.
Da queste disposizioni si desume loriginalissima interpretazione lombarda delle norme sulla VAS, soprattutto

Nota:
(1) Sulla natura della VAS e sul suo percorso normativo ci si consenta di
rinviare a:
M. Mazzoleni, Lattuazione della direttiva sulla Valutazione Ambientale
Strategica: unoccasione persa?, in questa Rivista, 2006, 7, pag. 611 e
segg.;
M. Mazzoleni, La riforma della parte seconda - VAS e VIA - del D.Lgs. n.
152/2006: novita` e prospettive, in questa Rivista, 2008, 4, pag. 305 e
segg.;
M. Mazzoleni, G. Galotto, Le valutazioni ambientali: VAS, VIA e IPPC: la
nuova disciplina dopo il D.Lgs. n. 152/2006 e la sua riforma, Ipsoa Gruppo Wolters Kluwer, 2008;
per una comparazione a livello europeo, si veda:
M. Mazzoleni, Uno sguardo fuori confine: la Valutazione Ambientale
Strategica in Germania, in Francia e in Spagna, in questa Rivista,
2009, 5, pag. 439 e segg..

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11/2010

IX

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

se si considera che esse, pur se poi modificate nel


tempo, sono state ideate a cavallo tra la versione iniziale del D.Lgs. n. 152/2006 - dove la VAS appariva come
una copia della VIA e si concludeva con un vero e proprio giudizio di compatibilita` ambientale - e la versione riformata dal D.Lgs. n. 4/2008 - dove la VAS riacquista la natura propria di supporto alla decisione: in
questo contesto, la VAS lombarda del 2007, invece,
esautora la procedura di ogni funzione di controllo,
ma non le attribuisce nemmeno funzione di supporto ed approfondimento della decisione, vista la contiguita`/omogeneita` tra autorita` procedente ed autorita`
competente.
Come conseguenza e pur fermandosi alle sole disposizioni dellallegato 1, il TAR Lombardia pronuncia la illegittimita` della DGR n. 8/6420 del 2007 e del provvedimento comunale di designazione dellautorita` competente, travolgendo con cio` anche le delibere di approvazione post VAS del PGT, giudicato integralmente illegittimo.

Linterpretazione del Giudice Amministrativo


Come si e` sopra riassunto, il TAR riprende sostanzialmente le motivazioni addotte dal ricorrente, ma, in parte, ne corregge opportunamente il tiro: mentre il ricorrente sostiene che la scelta di personale interno allautorita` procedente quale autorita` competente:
non offrirebbe sufficienti garanzie di imparzialita` e
terzieta` nella valutazione ambientale, determinando
una illegittima commistione fra funzioni di amministrazione attiva (approvazione PGT) e di controllo
(valutazione ambientale), con la conseguenza di vanificare le finalita` - previste dalla normativa comunitaria e da quella nazionale di attuazione - proprie
della valutazione ambientale strategica,
ovvero interpreta la VAS come una forma vera e propria
di controllo sulloperato dellAmministrazione procedente, il TAR, invece, sfuma verso una giustapposizione piu` che verso una contrapposizione tra autorita`
procedente e competente.
Da un lato, infatti, afferma che:
si aggiunga, inoltre, che il Responsabile del Settore
Urbanistica del Comune, membro dellautorita` competente, risulta fra coloro che hanno contribuito alla
predisposizione del documento di Piano, il che vale a
rafforzare il convincimento del Collegio circa lillegittimita` della composizione dellautorita` competente,
a causa dellevidente commistione fra il ruolo di controllore e quello di controllato,
dallaltro specifica che:
le ulteriori disposizioni sulla VAS contenute nel Codice dellAmbiente confermano, con chiarezza, la
necessita` di separazione fra le due differenti autorita`
- quella procedente e quella competente - il cui rap-

porto nellambito del procedimento di valutazione


ambientale strategica appare tutto sommato dialettico, a conferma dellintendimento del legislatore di
affidare il ruolo di autorita` competente ad un soggetto pubblico specializzato, in giustapposizione allautorita` procedente, coincidente invece con il soggetto
pubblico che approva il piano.
Traspare, quindi, dalla sentenza la stessa incertezza
che ha colpito anche il Legislatore nazionale, inizialmente fuorviato dalla VIA e fermo nellinterpretare la VAS
come un vero e proprio giudizio di compatibilita` ambientale in funzione autorizzativa/legittimante, per poi,
con il D.Lgs. n. 4/2008, ritornare ad una maggiore aderenza al dettato comunitario mediante lespunzione,
senza sostituzione, del parere VAS dalla definizione di
giudizio di compatibilita` ambientale.
Nella versione del 2008, quindi, la VAS acquista vera
valenza dialettica, anche nella previsione - che potrebbe in parte giustificare le norme lombarde sulla VAS che la valutazione finale sia resa dallautorita` competente in piena collaborazione con lautorita` procedente.

3. Le modifiche del D.Lgs. n. 128/2010


Dalla lettura delle modifiche apportate alla VAS con il
D.Lgs. n. 128/2010 non sembra di intravvedere cambiamenti significativi per i profili che interessano questo
contributo: linserimento della definizione di parere
motivato, quale provvedimento obbligatorio con
eventuali osservazioni e condizioni che conclude la fase
di valutazione di VAS, espresso dallautorita` competente sulla base dellistruttoria svolta e degli esiti delle
consultazioni (art. 2, comma 2, lettera f) del D.Lgs.
n. 128/2010) copre la lacuna lasciata dal precedente
D.Lgs. n. 4/2008, senza apparenti innovazioni.
A ben leggere, pero`, oltre a ribadire la obbligatorieta` del
parere, le nuove norme fanno intravvedere una non
chiara vincolativita` dello stesso, quasi reintroducendo
lo schema del controllo/autorizzazione esterni di cui alla
prima versione del D.Lgs. n. 152/2006: la nuova lettera
m-ter), infatti, ipotizza un parere con osservazioni e
condizioni, ovvero un parere fatto non solo di suggerimenti e proposte - le osservazioni, termine che richiama lo schema del supporto alla decisione -, ma
anche di vere e proprie condizioni - termine che fa
pensare allobbligo di rispettare la condizione per
poter ottenere un parere positivo.
Sembra, cioe`, che il parere VAS sia obbligatorio non
solo sotto il profilo della sua presenza, ma anche della
sua necessaria valenza positiva: sembra che esso sia
vincolante.
Pur rimanendo ancorati ad un linguaggio non troppo

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11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

chiaro, la nuova versione dellart. 15 sembra confermare questa nuova impostazione:


 da un lato, il rinvio alle norme generali sulla tutela
contro il silenzio dellAmministrazione (nuovo codice
del processo amministrativo, D.Lgs. n. 104/2010)
sembra svilire la collaborazione tra autorita` procedente ed autorita` competente nello svolgimento dellistruttoria, nella valutazione della documentazione
e nellelaborazione del parere: se tutto va fatto in
collaborazione, per dare supporto alla decisione,
perche immaginare un silenzio (congiunto?), cui reagire di fronte al Giudice Amministrativo? Lo schema
riecheggia la posizione di chi avanza unistanza, dalla
cui risposta dipende la possibilita` di svolgere una
determinata attivita`, ovvero lo schema autorizzativo
classico;
 dallaltro, il nuovo comma 2 e` riscritto in modo tale
da far sembrare piu` cogente ladeguamento del piano programma alle risultanze del parere motivato,
al quale vanno apportate le opportune revisioni,
pur se sempre in collaborazione con lautorita`
competente.

4. Lapporto della legge n. 122/2010


Non si puo`, infine, tralasciare quanto inserito dallart.
49, comma 2, lettera c) del D.L. n. 78/2010, convertito
nella legge n. 122/2010 (2): senza incidere sulla disciplina della VAS, bens` intervenendo solo sulle norme
sulla conferenza di servizi della legge n. 241/1990 - e,
quindi, confinando la propria operativita` ai casi in cui sia
effettivamente indetta una conferenza di servizi -, la
manovra finanziaria considera lipotesi che venga richiesta la VIA (con conferenza di servizi) per un intervento
gia` sottoposto positivamente a valutazione ambientale strategica.
Gia` da qui i primi elementi interessanti:
 si parla di intervento sottoposto a VAS (3),
 si ribadisce che la VAS puo` essere dichiaratamente
positiva o negativa, al pari della VIA (4),
 vengono disciplinate espressamente delle conseguenze significative solo se la VAS e` positiva.
Continuando, e` previsto che i risultati e prescrizioni
della VAS sono, di fatto, vincolanti per la VIA: in primo
luogo, la VAS contiene delle prescrizioni - termine ancora piu` forte delle condizioni inserite dal D.Lgs. n.
128/2010, palesemente tratto dallo schema autorizzativo classico della VIA; in secondo luogo, tali risultati e
prescrizioni vanno utilizzati nella VIA senza modificazioni, ovvero sono vincolanti.
Cio` che e` vincolante e`, poi, quanto previsto dallart. 10,
commi 4 e 5 del D.Lgs. n. 152/2006 (come modificato
nel 2008), ovvero - se cos` si puo` interpretare il rinvio - i
risultati della verifica di assoggettabilita` e le informazio-

ni contenute nel rapporto ambientale elaborato ai fini


della VAS; il tutto, pero`, a condizione che VAS e VIA
avvengano nella stessa sede, ovvero entrambe in sede
statale o entrambe in sede regionale.
Strano ibrido, per riassumere e concludere:
 nel D.Lgs. n. 152/2006 la VAS era costruita come
una procedura di controllo esterno, del tutto simile
alla VIA;
 nel D.Lgs. n. 4/2008 la VAS era costruita come
una procedura di codecisione e supporto alla decisione, abbastanza in linea con quanto previsto a
livello comunitario;
 secondo il D.Lgs. n. 4/2008 (art. 19, non modificato espressamente dal D.Lgs. n.128/2010, ne dalla
legge 122/10), la VAS positiva richiede che la successiva VIA negativa sia adeguatamente motivata;
 con il D.Lgs. n. 128/2010 la VAS riacquista una
valenza quasi autorizzativa, contenendo delle possibili condizioni e presupponendo un rapporto non
sempre collaborativo tra autorita` procedente ed
autorita` competente (tutela contro il silenzio dellamministrazione);
 con la legge n. 122/2010 la VAS positiva, con i
suoi risultati e prescrizioni, condiziona la VIA e, quindi, e` strettamente vincolante per lautorita`
competente per la VIA -, sempre che la VIA passi
per la conferenza di servizi e sempre che vi sia
identita` di sede (VAS e VIA statali o VAS e VIA
regionali);
 se non vi e` conferenza di servizi e/o non vi e` identita` di sede, sembra riprendere spazio lart. 19, 28
comma, ovvero la non vincolativita` della VAS positiva rispetto alla VIA, fatto salvo lobbligo di adeguatamente motivare il contrasto di valutazione.
Strano ibrido, quindi, dove non si dice - ma forse e` cos`?
E` implicito, visto che la VAS ha riacquisito una valenza
vincolante generale? - se la VAS negativa preclude e
pregiudica la VIA successiva, ne si spiegano chiaramente i rapporti tra VAS e VIA svolte in sedi diverse;

Note:
(2) Pur rinviando in toto agli approfondimenti dellavv. Tommaso Bellei, in
pubblicazione nel prossimo fascicolo di questa Rivista, nella seconda parte
di questo Inserto.
(3) E forse si intendeva un intervento inserito in un piano o programma gia`
sottoposto a VAS...
(4) Gia` lart. 19 del D.Lgs. n. 152/2006, come riformato nel 2008, prevede la
valutazione strategica positiva (e, quindi, la valutazione strategica negativa), gia` creando delle incertezze sulla valenza stessa della VAS; sul tema,
ci si consenta di rinviare a:
M. Mazzoleni, La riforma della parte seconda - VAS e VIA - del D.Lgs. n.
152/2006: novita` e prospettive, in questa Rivista, 2008, 4, pag. 305 e
segg.

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11/2010

XI

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

o si deve ritenere che, in assenza di norme specifiche,


la VAS negativa non produca alcun effetto, tranne quanto previsto allart. 10, comma 5, ovvero la possibilita` di
utilizzare informazioni ed analisi del rapporto ambientale nellelaborazione dello studio di impatto ambientale?
Tanti punti di domanda, di fronte ai quali torna piu` che
plausibile e giustificata anche la versione lombarda della VAS, cos` come la parziale vaghezza del TAR Lombardia, incerto nellinterpretare i rapporti tra autorita`
competente ed autorita` procedente come rapporti di
contrapposizione tra controllore e controllato o come rapporti realmente dialettici, di giustapposizione.

5. Le altre modifiche apportate


dal D.Lgs. n. 128/2010
Dalle definizioni: le modifiche di piani e programmi
Il D.Lgs. n. 128/2010 elimina la nozione di modifica
sostanziale riferita a piani e programmi, spostandola
sulla verifica di assoggettabilita` di un piano o programma (nuova lettera m-bis del comma 1 dellart. 5
del D.Lgs. n. 152/2006): e` compito della fase di verifica
di assoggettabilita` appurare se il piano/programma e
relative modifiche comportano effetti significativi sullambiente, tanto da giustificare la loro sottoposizione
ad una ordinaria procedura di VAS - altrimenti detto:
modifica sostanziale e` la modifica che comporta effetti
significativi sullambiente, alla stregua di quanto valutato in sede di verifica di assoggettabilita`.
Piu` precisamente, lart. 11 stabilisce che la verifica serve solo per le modifiche di piani e programmi (e per i
piani e programmi diversi da quelli dellart. 6, comma 2)
e che e` preordinata a valutare se essi producano - non
piu` possano produrre - effetti significativi sullambiente, il tutto tenendo in considerazione il diverso
livello di sensibilita` ambientale delle aree interessate.
Ma le novita` sulle modifiche di piani e programmi non
si limitano a queste limature formali: il nuovo comma
12 dellart. 6 prevede che:
per le modifiche dei piani e programmi elaborati per
la pianificazione territoriale o della destinazione di
suoli conseguenti a provvedimenti di autorizzazione
di opere singole che hanno per legge leffetto di
variante ai suddetti piani e programmi, ferma restando lapplicazione della disciplina in materia di VIA, la
valutazione ambientale strategica non e` necessaria
per la localizzazione delle singole opere.
Cos`, ad esempio, lautorizzazione unica alla realizzazione e allesercizio di un impianto di trattamento di rifiuti
ex art. 208 del D.Lgs. n. 152/2006, costituendo per
legge, ove necessario, variante urbanistica, ha lulteriore effetto di modificare il relativo piano territoriale: tale

modifica, e la conseguente localizzazione della nuova


opera autorizzata in contrasto con quanto disposto nel
piano, non richiedono una ulteriore VAS, rimanendo
aspetti da valutare a livello di autorizzazione in variante
o a livello di VIA sulla nuova opera autorizzata, laddove
essa sia necessaria.
Ancora sulle modifiche, il nuovo comma 6 dellart. 12 intitolato, peraltro, alla sola verifica di assoggettabilita` prevede che:
la verifica di assoggettabilita` a VAS ovvero la VAS
relative a modifiche a piani o programmi ovvero a
strumenti attuativi di piani e programmi gia` sottoposti positivamente alla verifica di assoggettabilita` di
cui allart. 12 o alla VAS di cui agli articoli da 12 a
17, si limita ai soli effetti significativi sullambiente
che non siano stati precedentemente considerati
dagli strumenti normativamente sovraordinati.
La disposizione puo` creare qualche difficolta` interpretativa: cosa si intende per verifica di assoggettabilita`
positiva? Vuol dire che la VAS va fatta o che non e`
necessaria? Piu` probabilmente si intende che la VAS
non e` necessaria, dal che leffetto di sottoporre a verifica solo gli effetti ambientali significativi indotti dalla
modifica e non gia` precedentemente valutati, per vedere se sia o meno necessaria una VAS (a questo punto
sullintero piano?).
Ma ce` un altro problema: la norma si applica solo se
ce` un rapporto gerarchico tra piani e programmi - in
che si verifica di norma tra strumenti attuativi e pianificazione territoriale, ma non sempre, invece, in altri
settori, come nel piano regionale rifiuti, nel piano di
risanamento dellatmosfera o dellacqua: in tutte queste ipotesi non vi e` uno strumento normativamente
sovraordinato idoneo a limitare la portata della verifica
o della VAS sulle modifiche, con una riespansione della
valutazione forse non sempre ragionevole.

Sulle competenze e gli attori della procedura


Le nuove norme contengono opportune precisazioni
circa il ruolo delle Regioni: e` confermato che la disciplina della VAS contenuta nel codice consiste di principi
fondamentali (5) entro i quali si deve muovere il Legislatore regionale, sia per individuare piani e programmi
diversi (e ulteriori) rispetto a quelli indicati dal codice da
sottoporre a VAS - sempre nei limiti di quanto gia` delineato anche a livello comunitario -, sia per scandire le
procedure applicative della VAS, sullo sfondo della disciplina generale della legge n. 241/1990.
A parte la correzione del riferimento normativo della

Nota:
(5) Sui rapporti tra competenze statali e regionali in materia di VAS si e` gia`
espressa la Corte Costituzionale con sentenze n. 398/2006 e n. 225/2009.

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XII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Commissione tecnica di verifica dellimpatto ambientale - VIA e VAS (legge n. 123/2008, di conversione del
D.L. n. 90/2008), maggior spazio e` dedicato allipotesi
di impatti transfrontalieri anche di piani e programmi
sottoposti a VAS: e` precisato che tutte le informazioni
necessarie devono essere trasmesse entro 90 giorni da
quando lo Stato interessato abbia dichiarato il proprio
interesse a partecipare alla VAS o che, comunque, siano concordati termini diversi, ma idonei ad assicurare
una partecipazione effettiva del pubblico e delle autorita`
ambientali competenti; al termine della procedura, poi,
la decisione finale, accompagnata dal parere ambientale, dalla sintesi non tecnica e dalle misure di monitoraggio, va trasmessa agli Stati membri consultati, con riferimento espresso del nuovo art. 32 anche alla decisione
ex art. 17 (decisione VAS) e non solo, come nella versione ante riforma, alla decisione ex art. 26 (decisione
VIA).
Un po piu` al margine, invece, il ruolo del sistema agenziale, prima immediatamente chiamato in causa per le
misure di monitoraggio, ora in seconda linea rispetto al
monitoraggio effettuato direttamente dallautorita` procedente in collaborazione con lautorita` competente (ultimo periodo dellart. 18).

Sulla procedura di valutazione: la consultazione


Per quanto attiene alla fase di consultazione, le nuove
norme prevedono, in primo luogo, la tendenziale sostituzione dei documenti cartacei con documenti di tipo
informatico, tanto al fine di avviare il dialogo con lautorita` competente, quanto al fine di sollecitare la partecipazione del pubblico; in secondo luogo, impongono la
tracciabilita` della prima fase di consultazione sul rapporto ambientale preliminare, prevedendo che il successivo rapporto ambientale vero e proprio dia atto della
consultazione di cui al comma 1 ed evidenzi come sono
stati presi in considerazione i contributi pervenuti
(nuovo comma 4 dellart. 13); in terzo luogo, si torna
alla partecipazione del pubblico solo mediante osservazioni che siano messe per iscritto (comma 3 dellart.
14).

Qualora il Piano regolatore portuale ovvero le rispettive varianti abbiano contenuti tali da essere sottoposti a valutazione di impatto ambientale nella loro
interezza secondo le norme comunitarie, tale valutazione e` effettuata secondo le modalita` e le competenze previste dalla parte seconda del presente decreto ed e` integrata dalla valutazione ambientale
strategica per gli eventuali contenuti di pianificazione
del Piano e si conclude con un unico provvedimento.
Lobiettivo evidente e` la semplificazione e la concentrazione dei procedimenti: da un lato, nel caso di piani
portuali gia` sottoposti a VAS, i relativi interventi ed opere da sottoporre a VIA beneficiano di una sorta di percorso privilegiato, poiche la VIA accoglie e fa propri tutti
gli elementi gia` valutati in sede VAS o altrimenti desumibili dal Piano; dallaltro lato, laddove, per il contenuto
puntuale ed esecutivo, il piano regolatore o le relative
varianti richiedano una VIA, si procede integrando VIA e
VAS - per i contenuti di pianificazione presenti nello
stesso piano o varianti -, dando applicazione alle norme
del D.Lgs. n. 152/2006.
Si tratta di unulteriore norma finalizzata a rendere coerenti i diversi livelli decisionali (VIA e VAS), ancora una
volta ricorrendo ad una vincolativita` assoluta (della VAS
rispetto alla VIA successiva) o ad una necessaria valutazione congiunta (VIA insieme alla VAS), tali da assicurare omogeneita` e coerenza delle decisioni finali.

VAS e piani regolatori portuali


Ultima novita` di rilievo del D.Lgs. n. 128/2010 e` il nuovo
comma 3-ter inserito allart. 6 del D.Lgs. n. 152/2006,
secondo il quale:
per progetti di opere e interventi da realizzarsi nellambito del Piano regolatore portuale, gia` sottoposti
ad una valutazione ambientale strategica, e che rientrano tra le categorie per le quali e` prevista la Valutazione di impatto ambientale, costituiscono dati acquisiti tutti gli elementi valutati in sede di VAS o
comunque desumibili dal Piano regolatore portuale.

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11/2010

XIII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

LAIA tra il D.Lgs. n. 59/2005


e il terzo decreto correttivo del TUA
Alessio Scarcella
1. Sintesi delle novita`
Con la delibera del Consiglio dei Ministri n. 98 del 24
giugno 2010, il Governo aveva previsto il varo del c.d.
Terzo Correttivo al TUA, contenente modifiche ed integrazioni al previgente D.Lgs. n. 152/2006. Il varo e` effettivamente avvenuto con il D.Lgs. 29 giugno 2010, n.
128, entrato in vigore il 26 agosto 2010, che opera
profonde modifiche alle parti I (Generalita`), II (VIA,
VAS, IPPC) e V (Emissioni in atmosfera). Il decreto modifica, in particolare, le procedure per la valutazione di
impatto ambientale e per la valutazione ambientale
strategica, e dispone nuove condizioni in materia di
inquinamento atmosferico.
Viene inoltre introdotta allinterno del Codice ambientale (Parte II) la disciplina dellautorizzazione integrata ambientale (AIA), con abrogazione del D.Lgs. 18 febbraio
2005, n. 59.
Quanto alle emissioni in atmosfera, data la prossimita`
delle scadenze definite prima della modifica, il decreto
e` intervenuto a rivedere i tempi indicati dallart. 281
D.Lgs. n. 152/2006 entro i quali i titolari delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate precedentemente al 2006, sono tenuti a presentare una nuova
domanda di autorizzazione.
Nel dettaglio tale richiesta deve ora essere presentata:
 per impianti anteriori al 1988: entro il 31 dicembre 2011 (in precedenza la scadenza era fissata al
31 dicembre 2010);
 per impianti anteriori al 2006 che siano stati
autorizzati in data anteriore al 18 gennaio
2000: tra il 18 gennaio 2012 ed il 31 dicembre
2013 (in precedenza i termini erano compresi tra
il 18 gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014);
 per impianti anteriori al 2006 che siano stati
autorizzati in data successiva al 31 dicembre
1999: tra il 18 gennaio 2014 ed il 31 dicembre
2015 (in precedenza i termini erano compresi tra
il 18 gennaio 2015 e il 31 dicembre 2018).
Le Regioni hanno tempo 12 mesi per adeguare il proprio ordinamento ai principi introdotti dal legislatore. Le
procedure di VIA, VAS ed AIA avviate prima del 26

agosto 2010 si concludono in base alle norme vigenti


al momento dellavvio del procedimento.
Quanto alla VIA la nuova definizione recita testualmente
procedimento mediante il quale vengono preventivamente individuati gli effetti sullambiente di un progetto ai fini del raggiungimento delle soluzioni piu`
idonee al perseguimento degli obiettivi della VIA.
Inoltre, vengono modificate importanti definizioni tra cui
quelle di inquinamento, impianto, impianto nuovo, gestore, migliori tecniche disponibili mutuate dal D.Lgs. n.
59/2005.
Cambia anche la definizione di VAS con due novita`
sostanziali: con la prima il processo comprende ora la
definizione e non piu` la valutazione del progetto, dello
studio dimpatto ambientale e degli esiti delle consultazioni, mentre la finalita` esplicita della VAS ora e` quella di
individuare le soluzioni piu` idonee al perseguimento
degli obiettivi della VAS.
Per cio` che attiene alla Autorizzazione integrata ambientale vengono rivisti gli articoli dal 29 al 35. Le modifiche
piu` importanti riguardano la domanda di AIA (art. 29 ter)
e la procedura per il rilascio dellAIA (art. 29 quater).
Lart. 29 ter corrisponde allart. 5 (commi 1, 2, 5 e 7)
del D.Lgs. n. 59/2005, con la novita` della fissazione di
un termine per la verifica della completezza dellistanza
(30 giorni dalla presentazione della domanda). Lart. 29
quater corrisponde allart. 5 (commi 4, 6, 10-15 e 20)
del D.Lgs. n. 59/2005 con qualche novita`:
a) le informazioni pubblicate dal gestore dovranno essere pubblicate anche sul sito web dellAutorita`
competente;
b) la Conferenza di servizi deve obbligatoriamente essere convocata;
c) i soggetti partecipanti alla Conferenza possono trasmettere le proprie osservazioni entro il termine di
tre giorni;
d) decorsi i termini stabiliti e` possibile presentare ricorso contro il silenzio assenso dellAmministrazione;
e) le autorizzazioni sostituite dallAIA sono contenute
nellallegato IX.
Per il resto la normativa viene ripresa dal gia` citato
D.Lgs. n. 59/2005 Attuazione integrale della Direttiva
n. 96/61/Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrata dellinquinamento.

AMBIENTE & SVILUPPO

XIV

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

2. Premessa
Lart. 2, comma 24, D.Lgs. 29 giugno 2010, n. 128,
introduce un inedito Titolo III bis Lautorizzazione integrata ambientale nel D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
(c.d. Testo Unico Ambientale o TUA) con gli artt. 29
bis, 29 ter, 29 quater, 29 quinquies, 29 sexies, 29 septies, 29 octies, 29 nonies, 29 decies, 29 undecies, 29
duodecies, 29 terdecies e 29 quattuordecies.
Lart. 2 traspone, dunque, allinterno della Parte II del
TUA, la disciplina in materia di autorizzazione ambientale integrata (AIA), prima contenuta nel D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59, ed apporta anche alcune modifiche
alla gia` vigente disciplina della valutazione ambientale
strategica (VAS) e della valutazione dellimpatto ambientale (VIA). Nella relazione illustrativa si precisa,
con riferimento alle modifiche alla Parte II, che attraverso linserimento dellapposito Titolo III bis dedicato allAIA, il Governo ha dato seguito al parere del Consiglio
di Stato sul secondo correttivo - D.Lgs. n. 4 del 2008 manifestato nelladunanza del 5 novembre 2007 (n.
3838/2007), nel quale aveva espresso avviso positivo
in merito allinserimento della disciplina sullAIA nel
TUA, essendo tale operazione volta al riassetto dellintera materia ambientale.
La Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del C.d.S.,
infatti, aveva ritenuto che, avendo la legge delega attribuito non solo un potere correttivo, ma anche integrativo,
"loggetto di intervento puo` essere ampliato dato quei
profili della materia delegata, come individuata nei
criteri base, trascurati in sede di prima attuazione.
Si ricorda, in estrema sintesi, che la Parte II del TUA,
totalmente riscritta con il D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4
(c.d. secondo correttivo), reca le procedure per la VAS e
la VIA, mentre in merito allAIA (autorizzazione integrata
relativa a tutti i possibili impatti di unopera, prevista
dalla Direttiva 96/61/Ce), occorre rilevare che, contrariamente a quanto indicato dalla rubrica e nel Titolo I della
parte seconda, ne il testo originario del TUA ne quello
scaturito dal correttivo del 2008 in realta` comprendeva
la disciplina di questa particolare autorizzazione contenuta, invece, nel D.Lgs. n. 59 del 2005 (non compreso
nella codificazione operata dal TUA), ma solo mere norme di coordinamento (art. 10). Lo strumento individuato per rendere concreto il coordinamento era la tendenza allunificazione (realizzata nellambito della legislazione statale e indicata come metodo di positivo indirizzo
per la legislazione regionale ed equiparata) del provvedimento di VIA e di AIA, nel senso che il primo fa
luogo dellaltra e ne deve contenere tutti i requisiti di
sostanza oltre che di forma. Si trattava di metodica
logica e coerente, condivisa dallo stesso Consiglio di
Stato allatto della redazione del parere del 2007. Lo
stesso D.Lgs. n. 4 del 2008, inoltre, introduceva alcune

modifiche in materia di AIA, intervenendo direttamente


sul D.Lgs. n. 59/2005.
Occorre pero` sottolineare che la delega principale, contenuta nellart. 1 della legge n. 308 del 2004, aveva ad
oggetto, tra gli altri, anche alla lett. f) procedure per la
valutazione di impatto ambientale, per la valutazione
ambientale strategica e per lautorizzazione ambientale
integrata.
Tuttavia, ne il D.Lgs. n. 152 del 2006, ne il secondo
correttivo (D.Lgs. n. 4 del 2008) avevano posto in essere una compiuta disciplina dellAIA - fino allentrata in
vigore del D.Lgs. n. 128/2010 disciplinata compiutamente dal D.Lgs. n. 59 del 2005 - con il quale si era
provveduto a recepire integralmente la Direttiva 96/61/
Ce relativa alla prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento (cd. direttiva IPPC: lAIA e` infatti meglio
nota con lacronimo in lingua inglese, IPPC, ovvero Integrated Pollution Prevention and Control).

3. Lintegrazione dellAIA nei procedimenti


di VIA e VAS
Orbene, e` lart. 2, comma 1, a rendere concreto il coordinamento tra le procedure stabilendo espressamente
come il TUA individua
nellambito della procedura di Valutazione dellimpatto ambientale modalita` di semplificazione e coordinamento delle procedure autorizzative in campo
ambientale, ivi comprese le procedure di cui al Titolo
III bis, Parte Seconda del presente decreto.
Attraverso alcune modifiche allart. 4 del TUA, lart. 2,
comma 1, D.Lgs. n. 128 del 2010 inserisce i riferimenti
sia comunitari che nazionali (direttiva n. 2008/1/Ce del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 gennaio
2008, concernente la prevenzione e la riduzione integrate dellinquinamento e Titolo III bis, Parte Seconda del
D.Lgs. n. 152 del 2006) recanti la disciplina dellAIA.
La Direttiva n. 2008/1/Ce, come si ricordera`, costituisce
la versione codificata della Direttiva n. 96/61/Ce sulla
prevenzione e la riduzione integrate dellinquinamento
che e` stata modificata in modo sostanziale e a piu` riprese e, pertanto, ai fini di razionalita` e chiarezza, ne e` stata
disposta la relativa codificazione. Viene, inoltre, aggiunta
- accanto alle finalita` della VIA e della VAS (nuova lett. c),
art. 4, TUA) - anche quella dellAIA che persegue le
stesse finalita` previste per la VIA, attraverso lautorizzazione integrata ambientale avente per oggetto
la prevenzione e la riduzione integrate dellinquinamento proveniente dalle attivita` di cui allallegato VIII
e prevede misure intese a evitare, ove possibile, o a
ridurre le emissioni nellaria, nellacqua e nel suolo,
comprese le misure relative ai rifiuti, per conseguire
un livello elevato di protezione dellambiente salve le
disposizioni sulla valutazione di impatto ambientale.

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XV

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Tale definizione riproduce, anche se parzialmente,


quanto gia` previsto dallart. 1, commi 2 e 3, del
D.Lgs. n. 59 del 2005 che, diversamente dal D.Lgs. n.
128 del 2010, aveva ribadito quanto gia` contenuto nelle
norme di settore in materia di produzione di energia
elettrica, cioe` che per gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW, nuovi o
sostanzialmente modificati, lAIA era disciplinata dal
D.Lgs. n. 59 del 2005.
Le lettere da b) a d) dellart. 2, comma 2, inseriscono
allart. 5 del TUA, attraverso alcune lettere, dalla nuova
lettera i-bis) alla lettera r-bis), pressoche tutte le definizioni previste dallart. 2 del D.Lgs. 59 del 2005 e, nel
contempo, modificano alcune delle definizioni gia` recate
dallo stesso art. 5, inserendovi il riferimento anche agli
impianti - oltre che ai gia` previsti piani, programmi, progetti od opere - ai fini dellAIA. Tra esse si segnalano le
definizioni di modifica e modifica sostanziale [lettere
l), l bis) ed l ter)] - volte a chiarire ed uniformare la nomenclatura, in quanto le vigenti definizioni sono tra loro
diverse, rispettivamente, nel testo del D.Lgs. n. 152 del
2006 in riferimento alla VIA ed al D.Lgs. n. 59 del 2005
in relazione allAIA. Importante e` anche la modifica alla
nozione di gestore, che pur riprendendo quella delloriginaria lett. p) del D.Lgs. n. 59 del 2005 (qualsiasi persona fisica o giuridica che detiene o gestisce limpianto), viene oggi disancorata dal rigoroso aspetto formale
ed estesa anche al soggetto che dispone di un potere
economico determinante sullesercizio tecnico dellimpianto stesso (nuova lett. r bis) dellart. 5, TUA). Quanto alla definizione di pubblico (nuova lett. u) dellart. 5
TUA), viene limitata lindividuazione - per quanto concerne le associazioni, le organizzazioni o i gruppi di tali
persone - a quelle cos` definite ai sensi della legislazione vigente, con esclusione di quelle individuabili in base
alla prassi nazionale, come invece prevedeva la lett.
q) dellart. 2, D.Lgs. n. 59 del 2005.
Da segnalare, infine, la sostituzione della lett. o-bis) che
reca la definizione dellAIA che, sostanzialmente, corrisponde alla definizione prevista dalla lett. l) dellart. 2 del
D.Lgs. n. 59 del 2005 (che aveva gia` recepito la definizione comunitaria), aggiungendovi il perseguimento delle finalita` previste per la VIA e per la VAS dallart. 4. La
nuova definizione di AIA, in definitiva, si uniforma a
quella contenuta nella Direttiva europea 2008/1/Ce
(che ha codificato la Direttiva 96/61/Ce), la quale definisce lautorizzazione, la parte o la totalita` di una o piu`
decisioni scritte, che autorizzano lesercizio di un impianto o di parte di esso a determinate condizioni che
devono garantire che limpianto sia conforme ai requisiti
della direttiva. Unautorizzazione puo` valere per uno o
piu` impianti o parti di essi, che siano localizzati sullo
stesso sito e gestiti dal medesimo gestore. Si segnala,
infine, lestensione alle organizzazioni sindacali mag-

giormente rappresentative della nozione di pubblico


interessato (nuova lett. v) dellart. 5 TUA), prima limitata dallabrogata lett. r) dellart. 2 D.Lgs. n. 59 del 2005
alle organizzazioni non governative che promuovono la
protezione dellambiente e che soddisfano i requisiti di
diritto nazionale si considerano portatrici di un siffatto
interesse. Cio` comporta, dunque, che oggi, a seguito
delle modifiche al TUA, anche le organizzazioni sindacali
purche maggiormente rappresentative - unitamente alle
predette organizzazioni non governative - sono considerate come soggetti aventi interesse nelle procedure decisionali in materia ambientale.
Modifiche interessano anche lart. 6 del TUA che, nel
definire loggetto della disciplina VIA e VAS, integra le
previsioni in materia di AIA. In particolare, ai sensi del
nuovo comma 13 lAIA e` necessaria per:
a) i progetti di cui allallegato VIII del decreto (Categorie
di attivita` industriali:
1. attivita` energetiche;
2. produzione e trasformazione dei metalli;
3. industria dei prodotti minerali;
4. industria chimica;
5. gestione dei rifiuti;
6. altre attivita`);
b) le modifiche sostanziali degli impianti di cui sopra.
Il campo di applicazione risulta essere parzialmente
identico a quello previsto dallart. 1, comma 3 del
D.Lgs. n. 59 del 2005, in quanto mentre tale ultima
disposizione prevedeva che lautorizzazione integrata
ambientale per gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, nuovi
ovvero oggetto di modifiche sostanziali, dovesse essere rilasciata nel rispetto della disciplina di cui al D.Lgs.
n. 59/2005, la nuova previsione contenuta nel comma
12, letta in combinato disposto con il novellato All. VIII,
non sembra contemplare piu` - come invece prevedeva
il testo della novella prima dellapprovazione definitiva gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza
superiore a 300 MW termici, nuovi ovvero oggetto di
modifiche sostanziali, come impianti soggetti ad AIA.
In sede di stesura definitiva del testo del comma 12,
infatti, da un lato, e` stata soppressa loriginaria lett. b)
che, appunto, richiedeva la necessita` dellAIA per
b) i progetti di impianti di produzione di energia
elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, di
cui allart. 1, comma 2, del D.L. n. 7/2002 ed allart. 1
sexies, comma 8, del D.L. 29 agosto 2003, n. 239
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre
2003, n. 290
e riformulato il testo dellattuale lett. b), che nel testo
originariamente proposto assumeva la lett. c), che
estendeva la necessita` dellAIA alle modifiche sostanziali degli impianti di produzione di energia elettrica di
potenza superiore a 300 MW termici. Il novellato All.

AMBIENTE & SVILUPPO

XVI

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

VIII, infatti, limita, quanto alle attivita` energetiche, la


necessita` dellAIA ai soli Impianti di combustione
con potenza termica di combustione di oltre 50 MW
(nuovo punto 1.1.).
Il nuovo comma 14 dellart. 6 dispone, poi, che per gli
impianti che svolgono le attivita` elencate nellallegato
VIII e per le loro modifiche sostanziali, il procedimento
di rilascio dellAIA garantisce contestualmente, ove ne
ricorrano le fattispecie, losservanza di quanto previsto
dallart. 208, commi 6 e 7, del TUA (tali norme, come si
ricordera`, dispongono che entro 30 giorni dal ricevimento delle conclusioni della conferenza di servizi e sulla
base delle risultanze della stessa, la regione, in caso di
valutazione positiva, approva il progetto e autorizza la
realizzazione e la gestione dellimpianto. Lapprovazione
sostituisce ad ogni effetto visti, pareri, autorizzazioni e
concessioni di organi regionali, provinciali e comunali,
costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilita`, urgenza ed indifferibilita` dei lavori. Qualora il progetto riguardi aree vincolate ai sensi del D.Lgs. 42/2004, si applicano le disposizioni dellart. 146 in materia di autorizzazione paesaggistica). Il nuovo comma 15 prevede
che per gli impianti di cui alla lettera a) del comma 12
del presente articolo (trattasi di un evidente refuso dovuto a difetto di coordinamento interno del testo, in
quanto non esiste alcuna lett. a) del comma 12, presente
invece nel successivo comma 13, cui la norma in effetti
rinvia), nonche per le loro modifiche sostanziali, lAIA sia
rilasciata nel rispetto della disciplina prevista dal Codice
e dei termini previsti dal nuovo articolo 29 quater, inserito, anchesso dal D.Lgs. in esame (ed al quale si rinvia).
Il nuovo comma 16 reca i principi generali che lautorita`
competente deve considerare nel determinare le condizioni per il rilascio dellAIA: il contenuto del comma corrisponde esattamente a quello previsto dallart. 3 del
D.Lgs. n. 59/2005, fatta eccezione che per una lieve
ma significativa modifica alla lett. d) delloriginario art.
3, D.Lgs. n. 59/2005, inserendosi accanto al requisito
della efficacia nellutilizzo dellenergia, anche quello della
efficienza (nuova lett. d) del comma 16, art. 6, TUA).
Modifiche interessano anche lart. 7, TUA in tema di
competenze.
Il comma 4 dellart. 2 apporta alcune modifiche allart. 7
del TUA relativo alle competenze in materia di VIA e
VAS, aggiungendovi il campo di applicazione e le competenze relative allAIA, sia statale che regionale. Tali
modifiche, ai sensi della Relazione illustrativa, si sono
rese necessarie in quanto coerenti con loriginario
D.Lgs. n. 59/2005 in materia di AIA e con il D.L. n. 7/
2002, recante Misure urgenti per garantire la sicurezza
del sistema elettrico nazionale (in particolare, lart. 1,
comma 1, del D.L. n. 7/2002 ha dichiarato opere di
pubblica utilita` ed assoggettato ad una autorizzazione

unica, rilasciata dal Ministero delle attivita` produttive,


la costruzione e lesercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica o ripotenziamento, nonche le opere
connesse e le infrastrutture indispensabili allesercizio
degli stessi. La predetta autorizzazione sostituisce autorizzazioni, concessioni ed atti di assenso comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo
a costruire ed a esercire limpianto in conformita` al progetto approvato. Il medesimo comma ha comunque
disposto che il rilascio dellunica autorizzazione non possa essere previsto oltre il 31 dicembre 2003).
Pertanto, il nuovo comma 4 bis indica il campo di applicazione dellAIA statale, alla quale sono sottoposti i
progetti relativi alle attivita` di cui allallegato XII (che
elenca le categorie di impianti relativi alle attivita` industriali dellallegato VIII soggetti ad AIA statale): esso
riproduce lallegato V del D.Lgs. n. 59/2005. In sede
di stesura definitiva e` stato, pero`, espunto dal testo il
riferimento anche ai progetti di cui agli impianti di produzione di energia elettrica di potenza superiore a 300
MW termici di cui allart. 1, comma 2, del D.L. n. 7/2002
ed allart. 1 sexies, comma 8, del D.L. n. 239/2003
(come gia` previsto dallabrogato art. 1, comma 3 del
D.Lgs. n. 59/2005). Viene quindi riconfermata - diversamente da quanto disposto dallabrogato art. 1, comma
3, del D.Lgs. n. 59/2005 - la soppressione di quanto gia`
contenuto nelle norme di settore in materia di produzione di energia elettrica, ovvero che per gli impianti di
produzione di energia elettrica di potenza superiore a
300 MW, nuovi o sostanzialmente modificati, lAIA non
e` piu` disciplinata dalle norme in esame.
In ogni caso, la modifica del comma 4 bis si giustifica in
quanto tali norme sono volte alla prevenzione e riduzione integrate dellinquinamento proveniente non da tutte le attivita`, ma soltanto da quelle rientranti nel campo
di applicazione, che viene delimitato alle attivita` indicate nellallegato XII per le quali e` obbligatoria lAIA statale. Si tratta sostanzialmente delle attivita` industriali di
maggiore dimensione e rilievo dal punto di vista dellimpatto sullambiente, quali le attivita` energetiche, lindustria dei metalli, quella dei prodotti minerali, lindustria
chimica, le attivita` di gestione dei rifiuti ecc. (lelenco
delle attivita` incluse nellallegato XII e` identico a quello
dellAllegato I del D.Lgs. n. 59). Il nuovo comma 4 ter
indica il campo di applicazione dellAIA regionale:
1) i progetti di cui allallegato VIII non ricompresi anche
nellallegato XII (che elenca le categorie di impianti
soggetti a AIA statale obbligatoria);
2) le modifiche sostanziali degli impianti stessi.
In merito allAIA regionale si osserva che vengono indicati con piu` chiarezza, rispetto al D.Lgs. n. 59/2005, gli
impianti che sono sottoposti a VIA regionale, nonche le
modifiche sostanziali agli stessi. Nel D.Lgs. n. 59/2005

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XVII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

tale ripartizione si evinceva dallart. 2, comma 1, lett. i)


ove, in merito alla definizione di autorita` competente, si
indicava il Ministero dellambiente per gli impianti di
competenza statale indicati nellallegato V, e, per tutti
gli altri impianti, lautorita` individuata, tenendo conto
dellesigenza di definire un unico procedimento per il
rilascio dellautorizzazione integrata ambientale, dalla
regione o dalla provincia autonoma. Viene quindi modificato il comma 5, attraverso la sostituzione del termine
Ministro con Ministero, al fine di attribuire la competenza in materia di VIA e VAS non piu` allorgano di
vertice politico ma allorgano di vertice gestionale in
linea con la natura tecnica delle due valutazioni (la Relazione illustrativa motiva tale scelta con il fatto che con
le procedure di VIA e di VAS lamministrazione esercita
un potere tecnico-discrezionale). La seconda modifica
al comma 5 dispone che il provvedimento di AIA venga
espresso dallautorita` competente dopo un concerto fra
piu` Ministeri ossia tra quello dellInterno, del lavoro e
delle politiche sociali, della salute, dello sviluppo economico e delle politiche agricole: si tratta di una novita`
del novellato testo, in quanto la consultazione di tali
ministeri ai fini del rilascio dellAIA (si suppone statale)
non era prevista nel D.Lgs. n. 59/2005, che prevedeva
solamente la consultazione di alcuni di tali ministeri
allinterno di una eventuale conferenza di servizi per i
progetti sottoposti ad AIA statale (art. 5, comma 10).
La modifica al comma 7 aggiunge alle competenze delle
regioni e degli enti locali fermo il rispetto della legislazione comunitaria (nuova lett. c) il compito di disciplinare sia eventuali ulteriori modalita`, rispetto a quelle indicate nel TUA, purche con questo compatibili, per lindividuazione dei piani e programmi o progetti da sottoporre a VAS, VIA ed AIA e per lo svolgimento della relativa
consultazione, sia le regole procedurali per il rilascio dei
provvedimenti di VIA ed AIA e dei pareri motivati in sede
di VAS di propria competenza, nel rispetto dei limiti generali previsti dal TUA e dallart. 29 della legge n. 241 del
1990 relativo allambito di applicazione della legge in
materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi (nuova lett. e). Viene, infine aggiunto un nuovo comma 9 che ribadisce che
le regioni e le province autonome debbano esercitare la
competenza loro assegnata dai commi 2, 4 e 7 nel rispetto dei principi fondamentali dal titolo in esame.
Modifiche solo formali interessano lart. 8, TUA. In particolare, viene modificato il comma 2 intervenendo sui
riferimenti normativi della norma, secondo cui, ove i
progetti sottoposti a VIA ricadono anche nel campo di
applicazione del D.Lgs. n. 59/2005, e` previsto il supporto della Commissione di cui allart. 10 del D.P.R. n. 90/
2007 (c.d. Commissione istruttoria per lautorizzazione
ambientale integrata - IPPC). Oggi viene quindi fatto
direttamente riferimento allAllegato VIII del TUA, piut-

tosto che al D.Lgs. n. 59/2005 (ove, appunto, e` confluito lallegato I del D.Lgs. n. 59/2005) e il riferimento alla
Commissione IPPC e` quello del nuovo art. 8 bis (introdotto dal successivo comma 6).
Una delle novita` del testo, solo formale ma non sostanziale, e` data dallinserimento del nuovo art. 8 bis
D.Lgs. n. 152/2006. Il comma 6 dellart. 2 inserisce, con
il nuovo art. 8 bis, allinterno del TUA, a scopo ricognitivo, le norme relative alla Commissione IPPC, la cui
composizione e` stata modificata dallart. 28, commi 7,
8 e 9, del D.L. n. 112/2008 e che dovra` assicurare al
Ministero dellambiente il supporto tecnico-scientifico
con specifico riferimento alle norme di cui al nuovo titolo III-bis sullAIA del decreto in esame. La Commissione svolge i compiti ad essa attribuiti dallart. 10, comma
2, del citato D.P.R. n. 90/2007. Si ricorda che lart. 28 del
D.L. n. 112/2008 (con il quale e` stato istituito anche
lISPRA) prevede, ai commi 7, 8 e 9, che la Commissione istruttoria per lIPPC sia composta da ventitre esperti
provenienti dal settore pubblico e privato, con elevata
qualificazione giuridico-amministrativa, di cui almeno tre
scelti fra magistrati ordinari, amministrativi e contabili,
oppure tecnico-scientifica e nominati con D.M. e che il
presidente dovra` essere scelto nellambito degli esperti
con elevata qualificazione tecnico-scientifica. In merito
ai compiti della Commissione previsti dallart. 10, comma 2, del D.P.R. n. 90/2007, essi consistono nel fornire
allautorita` competente, anche effettuando i necessari
sopralluoghi, in tempo utile per il rilascio dellAIA, un
parere istruttorio conclusivo e pareri intermedi debitamente motivati, nonche approfondimenti tecnici in merito a ciascuna domanda di autorizzazione. La Commissione ha altres` il compito di consulenza tecnica nei
confronti del Ministero dellambiente in merito alle norme attuative dellIPPC. Il nuovo articolo 8 bis ribadisce
che la nomina dei componenti della Commissione dovra`
rispettare le disposizioni introdotte con il citato art. 28
del D.L. n. 112/2008. Infine, in applicazione del comma
3 dellart. 8 del TUA, i componenti della Commissione
sono nominati, nel rispetto del principio dellequilibrio di
genere, con decreto del Ministro dellambiente, per un
triennio, ovvero dei principi dettati dallart. 8, commi 2 e
3 per la Commissione VIA-VAS.
Quanto allart. 9, TUA, le modifiche introdotte prevedono lapplicazione integrale anche alla procedura di rilascio AIA (oltre che di VIA e VAS) della legge sul procedimento amministrativo. Il comma 7 dellart. 2, infatti,
sostituendo il comma 1 dellart. 9, prevede che alle
procedure di verifica e autorizzazione disciplinate dal
Codice si applichino, solo in quanto compatibili, le norme della legge n. 241/1990 in materia di procedimento
amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi, mentre la versione del comma 1 vigente
prevedeva che le modalita` di partecipazione previste

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XVIII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

dal Codice dovessero soddisfare comunque i requisiti


di cui agli articoli da 7 a 10 della citata legge n. 241/
1990 (ossia solo delle norme che disciplinano la partecipazione al procedimento amministrativo, in particolare: le modalita` di comunicazione di avvio del procedimento, la possibilita`, da parte di qualunque soggetto
portatore di interessi pubblici o privati, nonche portatori
di interessi diffusi costituiti in associazioni o comitati, di
intervenire nel procedimento e i relativi diritti dei partecipanti al procedimento).
Il comma 8 reca numerose modifiche allart. 10 TUA
sulle norme per il coordinamento e la semplificazione
dei procedimenti (VIA, VAS e AIA). La prima modifica fa
riferimento al comma 1 e ribadisce che per i progetti
soggetti a VIA statale ma anche ad AIA, il provvedimento di VIA sostituisce lAIA qualora tali progetti rientrano
tra quelli dellAllegato XII (ove sono confluiti i progetti
indicati nellAllegato V del D.Lgs. n. 59/2005). Viene
eliminato il secondo periodo il cui contenuto viene inserito nel nuovo comma 1 bis (v. infra) ed aggiunto un
nuovo periodo, come esplicita la Relazione illustrativa,
al fine di eliminare gli inconvenienti derivanti dalle scarse norme di coordinamento tra VIA ed AIA, che inserisce la c.d. VIA eventuale per progetti rientranti tra
quelli dellart. 6, comma 7 e sottoposti obbligatoriamente alla verifica di assoggettabilita` di cui allart. 20. Pertanto, se a seguito di tale verifica, lautorita` competente
valuta di non assoggettare i progetti a VIA puo` essere
richiesta lAIA (e non sorgeranno i relativi problemi di
coordinamento tra le due procedure). Al contrario se
lesito sara` positivo essi dovranno essere sottoposti a
VIA che andra` a sostituire lAIA. Conseguentemente
non saranno piu` avviate due procedure separate per
la VIA e per lAIA: infatti, una volta accertato che la
VIA - o perche obbligatoria per legge, o a seguito di
esito positivo della verifica di assoggettabilita` - deve
far luogo allAIA, il proponente e` obbligato a presentare fin da subito la documentazione completa anche
delle informazioni richieste ai fini dellAIA. La seconda
modifica inserisce due nuovi commi: a) il nuovo comma
1 bis riproduce il contenuto del secondo periodo del
vigente comma 1, che prevede, nei casi in cui il provvedimento di VIA sostituisca lAIA, che lo studio di impatto ambientale (SIA) contenga anche alcune informazioni previste dal D.Lgs. n. 59/2005. La nuova formulazione modifica ovviamente i citati riferimenti normativi
facendo riferimento ai nuovi articoli 29 ter, 29 sexies e
29 septies del TUA, ove sono confluite le norme del
D.Lgs. n. 59/2005. Rispetto al testo previgente vengono aggiunte le informazioni previste dal comma 3 del
nuovo articolo 29 ter (che riproduce il comma 5 dellart.
5 del D.Lgs. n. 59/2005), ovvero quelle informazioni che
il gestore ha gia` fornito secondo altra normativa [ossia
delle informazioni e delle descrizioni fornite secondo un

rapporto di sicurezza, elaborato conformemente alle


norme previste sui rischi di incidente rilevante connessi
a determinate attivita` industriali, o secondo la norma
UNI EN ISO 14001 (norma che fornisce le indicazioni
basilari per giungere alla definizione di un sistema di
gestione ambientale efficiente), ovvero i dati prodotti
per i siti registrati ai sensi del Regolamento n. 761/
2001/Ce (EMAS), nonche altre informazioni fornite secondo qualunque altra normativa] e che possono facilitarlo nella redazione della domanda di AIA. Nel previgente testo del D.Lgs. n. 59/2005 erano gli artt. 5, 7 ed
8 ad elencare le informazioni da inserirsi nella domanda
per il rilascio dellAIA e disciplinavano le condizioni specifiche che gli impianti dovevano rispettare ai fini del
suo rilascio e consentivano allautorita` competente di
prescrivere - per determinate aree - anche misure supplementari piu` rigorose di quelle ottenibili con le migliori
tecniche disponibili, al fine di assicurare nellarea specifica il rispetto delle norme di qualita` ambientale. Qualora la documentazione prodotta risulti incompleta, il
nuovo comma 1 bis rinvia allarticolo 23, comma 4,
del TUA - come modificato dal D.Lgs. n. 128/2010 che prevede che entro 30 giorni lautorita` competente
verifichi la completezza della documentazione. Qualora
risulti incompleta, questa viene restituita al proponente
con lindicazione degli elementi mancanti e lautorita`
competente richiede allo stesso la documentazione integrativa da presentare entro un termine non inferiore a
30 giorni. In tal caso i termini del procedimento si intendono sospesi fino alla presentazione della documentazione integrativa. Qualora entro il termine stabilito il
proponente non depositi la documentazione completa
degli elementi mancanti, listanza si intende non presentata.
Quanto al nuovo comma 1 ter dispone che per i progetti di cui al comma 1, nei casi in cui il provvedimento
di VIA sostituisca lAIA, il monitoraggio e i controlli successivi al rilascio della VIA possono avvenire anche con
le modalita` previste per lAIA ai nuovi articoli 29 decies
e 29 undecies. E` sufficiente segnalare che tali nuovi
articoli riproducono le norme contenute negli artt. 11
e 12 del D.Lgs. n. 59/2005 relative rispettivamente al
rispetto delle condizioni dellAIA verificato dallISPRA,
per gli impianti di competenza statale, e o dalle agenzie
regionali o provinciali per la protezione dellambiente
negli altri casi ed al monitoraggio. Altra modifica, con
alcune novelle al comma 2 relativo alla VIA regionale,
riguarda il procedimento.
Anzitutto, una modifica di carattere formale consistente
nella sostituzione dellallegato I del D.Lgs. n. 59/2005
con lAllegato VIII. La disposizione prevede che per i
progetti per i quali e` prevista la VIA regionale, ma che
ricadono nellambito di applicazione del nuovo Allegato
VIII, ovvero siano soggetti anche ad AIA, la procedura

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11/2010

XIX

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

per il rilascio dellAIA deve essere coordinata nellambito della procedura di VIA. In sede di stesura definitiva
della novella, e` stata peraltro soppressa la previsione
secondo cui, in caso di coincidenza tra lautorita` competente in materia di VIA e quella in materia di AIA, era
obbligatorio che la VIA sostituisse lAIA: e` stata, quindi,
mantenuta nel testo definitivo la previsione della norma
previgente che pone la scelta come facoltativa e in
capo alla discrezionalita` regionale. E` stato, poi, modificato, lultimo periodo del comma 2 (In questo caso, si
applica il comma 1 bis del presente articolo), rinviandosi quindi - ove la regione o provincia autonoma eserciti tale facolta` discrezionale - alle norme ora contenute
nel nuovo comma 1 bis sulle informazioni supplementari da inserire nel SIA.
Ultima tra le modifiche di rilievo da segnalarsi sotto il
profilo del coordinamento tra la disciplina di VIA e quella
di AIA, interessa il novellato art. 26, comma 4 TUA. La
sostituzione del comma 4, operata dallart. 2, comma
22, lett. f), D.Lgs. n. 128/2010, e` di carattere meramente formale in quanto, nulla innovando al contenuto del
comma vigente, sostituisce in modo piu` appropriato il
riferimento allAIA di cui al D.Lgs. n. 59/2005. Il comma
dispone oggi che il provvedimento di VIA sostituisce o
coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e lesercizio dellopera o dellimpianto.

4. La nuova disciplina in tema di AIA


(Tit. III-bis del TUA)
Come gia` anticipato, e` il comma 24 dellart. 2 D.Lgs. n.
128/2010 ad introdurre, con il nuovo Titolo III bis, la
normativa in materia di AIA nel corpo dello stesso Codice ambientale, prevedendo labrogazione espressa
del D.Lgs. n. 59/2005.
Il nuovo Titolo III bis dedica, in particolare, alla novellata
disciplina in materia di autorizzazione integrata ambientale gli articoli da 29 bis a 29 quattuordecies. Verranno
esaminate le nuove disposizioni, operandone una comparazione con quelle, corrispondenti, del D.Lgs. n. 59/
2005, oggetto di contestuale abrogazione, evidenziandone gli eventuali aspetti innovativi.

5. Le modifiche in tema di individuazione


e utilizzo delle migliori tecniche disponibili
(art. 29 bis, ex art. 4, D.Lgs. n. 59/2005)
Lart. 29 bis riproduce sostanzialmente il contenuto
dellart. 4 del D.Lgs. n. 59/2005 sullindividuazione e
utilizzo delle migliori tecniche disponibili. Pertanto,
per gli impianti rientranti nelle attivita` di cui allallegato

VIII (allegato I del D.Lgs. n. 59/2005), lAIA deve essere


rilasciata tenendo conto: a) delle considerazioni riportate nellallegato XI (allegato IV al D.Lgs. 59, relativo alle
informazioni pubblicate dalla Commissione europea); b)
dello scambio di informazioni tra le autorita` competenti
e della loro diffusione al pubblico, secondo quanto stabilito dallart. 29 terdecies, comma 4 (art. 14, comma 4,
D.Lgs. n. 59/2005); c) nel rispetto dei documenti BREF
(BAT Reference Documents) pubblicati dalla Commissione europea e delle linee guida per lindividuazione e
lutilizzo delle migliori tecniche disponibili (MTD).
Cio` premesso occorre ricordare che i criteri di riferimento che devono essere tenuti in considerazione quando
si effettua la valutazione delle MTD sono molto generali
e, per una piu` efficace applicazione, necessitano di ulteriori approfondimenti di carattere tecnico, economico
e procedurale, nonche dello sviluppo di un approccio
gerarchico, soprattutto per i casi piu` complessi. Per tale
motivo, e per favorire lo scambio di informazioni, lUnione Europea si e` attrezzata per migliorare lattuazione
della direttiva IPPC creando un apposito ufficio, operante presso il centro comunitario di ricerca di Siviglia, che
coordina una serie di gruppi tecnici, ai quali partecipano
delegati italiani sotto il coordinamento del Ministero
dellambiente incaricati della redazione di documenti
di riferimento per lindividuazione delle MTD, cosiddetti
BREF, aventi lobiettivo di fotografare quelle che, nellambito comunitario, sono oggi considerabili le tecnologie di riferimento e quali sono le prestazioni ambientali che esse sono in grado di garantire. Lufficio di
Siviglia ha gia` predisposto numerosi BREF per alcune
attivita` produttive o per processi orizzontali potenzialmente comuni a piu` attivita`. Si tratta di documenti
che non fissano norme giuridicamente vincolanti ma
si limitano a fornire informazioni di riferimento e si presentano inevitabilmente molto tecnici, voluminosi e
densi di informazioni, la cui lettura e comprensione appare ardua per i non addetti ai lavori. Occorre notare,
tuttavia, che il richiamo ai BREF e` contenuto anche nel
punto 12 dellallegato XI che riguarda le informazioni
pubblicate dalla Commissione europea ai sensi dellarticolo 16, paragrafo 2, della Direttiva 96/61/Ce, o da
organizzazioni internazionali e che lart. 16, par. 2, della
citata direttiva prevede che la Commissione organizza
lo scambio di informazioni tra gli Stati membri e le industrie interessate sulle migliori tecniche disponibili,
sulle relative prescrizioni in materia di controllo e i relativi sviluppi. La Commissione pubblica ogni tre anni i
risultati degli scambi di informazioni.
Rispetto al testo del D.Lgs. n. 59/2005, le linee guida
devono essere emanate con un decreto interministeriale che comprenda anche il Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata
(comma 1). Inoltre, viene soppresso il comma che

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XX

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

prevedeva la costituzione di una Commissione di


esperti che ha fornito supporto al Ministero dellambiente nelladozione delle linee guida che sono state
emanate con il D.M. 31 gennaio 2005, con quattro
D.M. adottati in data 29 gennaio 2007 e con cinque
D.M. adottati in data 18 ottobre 2008. Laggiornamento
delle citate linee guida viene ora assicurato dal comma 1 attraverso lemanazione di uno o piu` decreti interministeriali, sentita la Conferenza unificata, mentre
la citata Commissione di esperti, che era stata istituita
con D.M. 15 febbraio 2007, e` sostituita dalla Commissione IPPC di cui allart. 10 del citato D.P.R. n. 10/2007.

6. Le modifiche alla domanda


ed alla procedura di autorizzazione integrata
ambientale (artt. 29 ter e 29 quater,
ex art. 5, D.Lgs. n. 59/2005)
Larticolo 29-ter, rispetto alle disposizioni dellart. 5
del D.Lgs. n. 59/2005, relativo al contenuto della domanda di AIA, aggiorna tutti i richiami interni prima
contenuti nelle norme del D.Lgs. n. 59/2005 con richiami inseriti al D.Lgs. n. 152/2006, sostituisce i riferimenti allAPAT con quelli allISPRA e aggiorna il corretto riferimento alla normativa in materia di segreto di
Stato (ora nellart. 39 della legge n. 124/1007).
Le novita` riguardano, oltre lintegrazione del comma 1
(in cui, tra le informazioni da inserirsi nella domanda,
vengono aggiunte
le attivita` di autocontrollo e di controllo programmato che richiede lintervento dellIstituto Superiore per
la Protezione e la Ricerca Ambientale e Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e
delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione
dellambiente:
nuova lett. h), il nuovo comma 4 che introduce la
verifica di procedibilita` delle domande come previsto
in sede VIA allart. 23, nonche la previsione di un termine (non inferiore a 30 giorni ed analogo a quello
concesso dallart. 23 per la VIA) entro il quale presentare le integrazioni richieste dallautorita` competente,
in mancanza delle quali listanza si considera come non
presentata.
Il successivo art. 29 quater riproduce, con alcune
integrazioni, il contenuto della procedura per il rilascio dellAIA introdotta con lart. 5 del D.Lgs. n. 59/
2005.
Le integrazioni riguardano:
a) una maggiore pubblicita` delle informazioni anche
a carico dellautorita` competente, utilizzando a tal
fine il sito web istituzionale (comma 3);
b) lobbligo, invece della facolta`, da parte dellautorita`
competente di convocare, ai fini del rilascio dellAIA,

apposita conferenza di servizi ai sensi della legge


n. 241/1990 alla quale invitare, per i progetti di competenza statale, oltre ai gia` previsti Ministeri dellinterno, della salute e dello sviluppo economico, anche i Ministeri del lavoro e delle politiche sociali,
nonche il soggetto richiedente lAIA (comma 5);
c) per superare gli inconvenienti derivanti dal fatto che le
amministrazioni invitate alla Conferenza dei servizi
presentavano, come sottolinea la Relazione illustrativa, le proprie deduzioni in momenti successivi, con
un conseguente allungamento dei tempi procedimentali, e` stato previsto lobbligo di richiedere eventuali integrazioni alla documentazione unicamente
nellambito della Conferenza di servizi e tale ipotesi sospende il termine massimo entro il quale deve
concludersi la Conferenza di servizi (comma 8);
d) salvo quanto diversamente concordato, viene introdotto un temine massimo di conclusione della
Conferenza, ossia entro 60 giorni dal termine previsto per la presentazione delle osservazioni (che
devono essere presentate, ai sensi del precedente
comma 4, entro 30 giorni dalla pubblicazione dellannuncio) (comma 9);
e) viene introdotta una nuova scadenza temporale
entro la quale lautorita` competente dovra` esprimere
le proprie determinazioni in merito allAIA - oltre a
quella ordinaria che prevede il suo rilascio entro
150 giorni dalla presentazione della domanda - nel
caso di richiesta di integrazioni della documentazione nellambito della Conferenza di servizi, ossia entro 180 giorni dalla presentazione della domanda
(comma 10);
f) qualora, decorsi i previsti termini, lautorita` non si sia
pronunciata, viene introdotta la possibilita` di presentare (come per la VIA e la VAS) ricorso avverso il
silenzio-inadempimento ai sensi del citato art. 21
bis della legge n. 1034/1971 (comma 10);
g) e` stata aggiunta una norma che prevede che ogni
AIA debba includere non solo le modalita` previste
dal decreto in esame per la protezione dellambiente, ma anche indicare le autorizzazioni sostituite
(comma 12);
h) per casi di conclusione di accordi volontari tra le P.A.
competenti ed i soggetti gestori di impianti caratterizzati da particolare e rilevante impatto ambientale o
complessita` o preminente interesse nazionale viene
previsto che lautorita` competente assicuri il necessario coordinamento tra lattuazione dellaccordo e la
procedura di rilascio dellAIA e i termini da rispettare
per la conclusione del procedimento sono raddoppiati, ovvero diventano 300 giorni per il procedimento ordinario e 360 nei casi di integrazioni (comma 15).
Il testo previgente del D.Lgs. n. 59/2005 prevedeva,
come si ricordera`, un unico termine di 300 giorni.

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XXI

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

In particolare, quanto al punto sub b), come precisa la


Relazione illustrativa, a fini di accelerazione e semplificazione procedimentale, si e` optato per il modulo della
conferenza dei servizi obbligatoria e decisoria, con
la partecipazione del privato, in ossequio al modello
della Conferenza aperta oggi generalizzato dalla legge n. 241/1990, come modificata nel 2009. E` stato,
tuttavia, introdotto un termine anche per la trasmissione delle informazioni da parte dei soggetti partecipanti alla Conferenza dei servizi, ovvero entro tre giorni
prima della data fissata per la Conferenza stessa, ai fini
della certezza del procedimento.

7. Le modifiche agli indirizzi per garantire


luniforme applicazione sul territorio
nazionale (art. 29 quinquies,
ex art. 6, D.Lgs. n. 59/2005)
Larticolo 29 quinquies, identico allart. 6 del D.Lgs. n.
59/2005, prevede leventuale adozione di indirizzi
per garantire luniforme applicazione delle disposizioni del decreto da parte delle autorita` competenti, da
emanarsi con uno o piu` decreti del Ministro dellambiente, aggiungendo il concerto anche dei Ministri
del lavoro e delle politiche sociali, oltre a quelli gia`
previsti dello sviluppo economico e della salute, sempre dintesa con la Conferenza Stato-Regioni.

8. Le modifiche alle condizioni per il rilascio


dellAutorizzazione integrata ambientale
(art. 29 sexies, ex art. 7, D.Lgs. n. 59/2005)
Larticolo 29 sexies sulle misure che devono essere
incluse nellAIA al fine di conseguire un livello elevato di
protezione dellambiente nel suo complesso, riproduce pressoche integralmente il contenuto dellart. 7
del D.Lgs. n. 59/2005 e le modifiche apportate sono
prevalentemente di carattere formale.
Lunica modifica di rilievo riguarda il rinvio alle norme di
coordinamento tra le due procedure introdotte dallart. 10 nei casi in cui il nuovo impianto o la modifica
sostanziale richiedano la VIA (v. infra).

9. Le restanti modifiche alla previgente


disciplina (artt. 29 septies/29 terdecies,
ex artt. 8/15, D.Lgs. n. 59/2005)
Gli articoli dal 29 septies al 29 terdecies, che riproducono esattamente i corrispondenti articoli del D.Lgs. n.
59/2005, recano unicamente modifiche di carattere
formale ai fini di un migliore coordinamento del testo,
inseriscono la corretta denominazione degli enti pubbli-

ci contemplati (ad es., lISPRA in luogo dellAPAT) e il


riferimento ai decreti ministeriali nel frattempo emanati.
Per quanto concerne, infine, la disciplina in materia di
Effetti transfrontalieri, prima contemplata dallabrogato art. 15 D.Lgs. n. 59/2005 ed oggi ripresa dal nuovo
art. 32 bis TUA (introdotto dallart. 2, comma 27,
D.Lgs. n. 128 del 2010), si rimanda allapprofondimento
contenuto nel successivo paragrafo 11.

10. Le modifiche al sistema sanzionatorio


in tema di AIA (art. 29 quattuordecies,
ex art. 16, D.Lgs. n. 59/2005)
Lart. 29 quattuordecies del D.Lgs. n. 152/2006, introdotto dal D.Lgs. n. 128/2010, riproduce senza particolari modifiche, lapparato sanzionatorio dellabrogato
art. 16, D.Lgs. n. 59/2005.
In sostanza, fermo restando il regime sanzionatorio
contemplato dal D.Lgs. n. 59/2005, si tratta di modifiche rese necessarie per il coordinamento interno del
testo rispetto alla nuova collocazione sistematica della
disciplina in tema di AIA in seno al TUA (in tal senso, da
un lato, lallegato I del D.Lgs. n. 59/2005 muta denominazione quale Allegato VIII alla Parte II del TUA; la
comunicazione prevista dallabrogato art. 11,
D.Lgs. n. 59/2005 diventa oggi la comunicazione prevista dallart. 29 decies, comma 1; la documentazione integrativa prevista dallart. 5, comma 13, D.Lgs.
n. 59/2005, diventa la documentazione integrativa
prevista dal nuovo art. 29 quater, comma 8).

11. Le modifiche alla disciplina degli effetti


transfrontalieri (art. 32 bis, ex art. 15,
D.Lgs. n. 59/2005).
Il comma 27 dellart. 2 introduce, infine, un nuovo articolo 32 bis relativo agli effetti transfrontalieri che riproduce esattamente il contenuto dellart. 15 del D.Lgs. n.
59/2005 facendo riferimento agli obblighi di comunicazioni intercorrenti tra i diversi Stati dellUnione europea
nel caso in cui il funzionamento di un impianto possa
avere effetti negativi e significativi sullambiente di un
altro Stato.

12. Considerazioni conclusive


Allesito dellanalitica disamina delle modifiche normative introdotte dal D.Lgs. n. 128/2010 alla disciplina in
materia di Autorizzazione Integrata Ambientale, possono trarsi, in sintesi, le seguenti conclusioni: la prima, di
metodo; la seconda di merito.
Quanto alla prima, e` innegabile - e il testo normativo
qui commentato ne costituisce un fulgido esempio -

AMBIENTE & SVILUPPO

XXII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

In sintesi:
a) lart. 29 septies detta la disciplina in tema di Migliori tecniche disponibili e norme di qualita` ambientale,
riproduce esattamente labrogato art. 8 D.Lgs. n. 59/2005,
b) lart. 29 octies che detta la disciplina in tema di Rinnovo e riesame dellAIA, riprende i contenuti dellabrogato art. 9 del D.Lgs. n. 59/2005, confermando i termini per il rinnovo dellA.I.A. gia` rilasciata (5 anni,
lordinario; 6 anni, per gli impianti certificati secondo la norma UNI EN ISO 14001; 8 anni, per gli impianti registrati
ai sensi del Regolamento (CE) n. 761/2001), sopprimendo sia la diversa decorrenza del termine prevista per gli
impianti esistenti (prima il dies a quo per la decorrenza del predetto termine era il 31 marzo 2008, richiamato
dallart. 5, comma 18 abrogato) - oggi unico per tutti gli impianti (a partire dalla data di rilascio dellautorizzazione) - sia le eccezioni previste in precedenza, da un lato, per gli impianti di produzione di energia elettrica di
potenza superiore a 300 MW termici (per i quali il primo rinnovo dellautorizzazione doveva essere effettuato
dopo sette anni dalla data di rilascio dellautorizzazione) e, dallaltro, per gli impianti per lallevamento intensivo di
pollame o di suini di cui al punto 6.6. dellabrogato Allegato VIII al D.Lgs. n. 59/2005 (per i quali il primo rinnovo
dellautorizzazione doveva essere effettuato dopo dieci anni dalla data di rilascio dellautorizzazione: art. 9,
comma 6, D.Lgs. n. 59/2005, non riproposto dal nuovo art. 29-octies);
c) lart. 29 nonies in tema di Modifica degli impianti o variazione del gestore riprende senza alcuna variazione
quanto disposto dallabrogato art. 10 del D.Lgs. n. 59/2005;
d) lart. 29 decies dedicato al Rispetto delle condizioni dellautorizzazione integrata ambientale, riprende,
senza modificarli nella sostanza, i contenuti dellabrogato art. 11 D.Lgs. n. 59/2005;
e) lart. 29 undecies, che detta la disciplina in tema di Inventario delle principali emissioni e loro fonti,
ripropone senza sostanziali modifiche i contenuti dellabrogato art. 12 D.Lgs. n. 59/2005;
f) lart. 29 duodecies che riguarda le Comunicazioni riproduce senza modifiche labrogato art. 13, commi 2 e
3, i cui commi 1 e 4, diversamente, in quanto disciplinanti competenze e funzioni del mai istituito Osservatorio
IPPC, non vengono riproposti nel nuovo testo;
g) lart. 29 terdecies, rubricato Scambio di informazioni e relativo alle modalita` di trasmissione, da parte delle
autorita` competenti, al Ministero dellambiente di una comunicazione sullapplicazione del decreto, ripropone il
contenuto dellabrogato art. 14 D.Lgs. n. 59/2005, chiarendo tuttavia che la trasmissione dovra` ora avvenire
attraverso lISPRA e non piu` attraverso lOsservatorio IPPC che avrebbe dovuto essere istituito ai sensi dellart.
13 del D.Lgs. n. 59/2005 con funzioni di coordinamento tra le autorita` competenti, in particolare per la conservazione e la gestione dei dati ambientali; tali funzioni sono ora attribuite allISPRA nellambito dei propri fini
istituzionali; inoltre, in merito allo scambio di informazioni organizzato dalla Commissione europea relativamente
alle MTD e al loro sviluppo, il Ministero dellambiente dovra` avere il concerto anche del Ministero del lavoro e
delle politiche sociali, oltre a quello gia` previsto dello sviluppo economico e della salute.

che il legislatore prosegua con una tecnica, ormai consolidata ma deprecabile, di introdurre norme modificative ed integrative (soprattutto in testi normativi di cos`
ampio respiro e di notevole impatto socio - economico)
in maniera assolutamente disorganica e priva di sistematicita`.
La stessa storia giuridica della Parte II del D.Lgs. n.
152/2006 ne rappresenta un esempio.
Nata sotto una cattiva stella, la disciplina in tema di
VIA e VAS, gia` al momento del varo del TUA, era stata
differita nella sua applicazione; il tortuoso percorso
della disciplina era poi proseguito con un robusto
intervento modificativo attuato con il D.Lgs. n. 4/
2008 lunico, forse, davvero organico, con cui il legislatore aveva ritenuto opportuno procedere allintegrale sostituzione della disciplina dettata dalla Parte II,
riformandola funditus, procedendo contestualmente
alla soppressione del previgente ed originario testo

normativo (anche se mai entrato in vigore). Lopera


di innesto, peraltro, era stata parziale ed incompleta,
non avendo provveduto il legislatore del 2008 ad una
compiuta integrazione della disciplina in materia di VIA
e VAS con le disposizioni in materia di AIA, il cui riferimento normativo era rimasto esterno al TUA, in
quanto costituito dal quasi coevo (rispetto al TUA)
D.Lgs. n. 59/2005, essendosi limitato il legislatore
del 2008 ad introdurre delle insoddisfacenti disposizioni di coordinamento tra la disciplina dettata dal TUA in
tema di VIA e VAS e quella in materia di AIA dettata
dal testo di recepimento della direttiva IPPC (cio`, nonostante, si noti, lo stesso Consiglio di Stato avesse
espressamente evidenziato, nel proprio parere n.
3838/2007 reso sullo schema del futuro decreto legislativo n. 4/2008, lesigenza di accorpare da subito le
due normative al fine di evitare possibili disarmonie
esegetiche ed applicative).

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XXIII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Si e` dovuto attendere il varo del terzo correttivo del


2010 per vedere, finalmente, integrata la disciplina di
AIA con quella di VIA e VAS; purtroppo, pero`, stavolta il
legislatore, anziche seguire la via maestra di una rifusione delle previgenti disposizioni con le nuove scaturenti dal correttivo, ha preferito procedere ad un innesto del nuovo sul vecchio, nellintento, pur apprezzabile, di attuare finalmente quella sinergia normativa da
piu` parti invocata. Il seppure lodevole intento, tuttavia,
non brilla certo per sistematicita` e fruibilita`, costringendo il lettore ad una complessa e defatigante opera di
risistemazione normativa cui lo obbliga questa tecnica
legislativa degli innesti disorganici. Da qui, la difficolta`
per gli operatori del settore di raccapezzarsi nel dedalo
normativo degli innesti tra vecchio e nuovo che il terzo
correttivo ha introdotto.
Quanto alla seconda conclusione, di merito, per agevolare lopera del lettore dopo lampia e dettagliata ricognizione delle modifiche normative apportate alla
normativa in materia di AIA, si reputa opportuno raggruppare per sintesi le vere novita` rispetto alla previgente disciplina, cos` da semplificare il compito degli
operatori del settore, senza ovviamente alcuna pretesa
di sostituirsi al legislatore ma con il (confidiamo) apprezzato intento di rendere piu` facilmente intelligibili le modifiche normative introdotte in materia di AIA con il
D.Lgs. n. 128/2010.
Dette modifiche possono essere, quindi, individuate
in 8 punti, cos` di seguito riassunti:
1) si prevede labrogazione delle disposizioni istitutive di una Commissione di esperti incaricata di
predisporre le linee guida in materia di AIA, gia`
adottate negli anni 2007-2008 e di un Osservatorio che, secondo il D.Lgs. n. 59/2005, doveva essere istituito a seguito dellentrata in vigore del
D.Lgs. n. 59/2005, con funzioni di coordinamento tra le autorita` competenti, in particolare
per la conservazione e la gestione dei dati ambientali. Tali funzioni sono ora attribuite allISPRA
nellambito dei propri fini istituzionali (artt. 29 bis
e 29 terdecies);
2) si introduce la verifica di procedibilita` delle domande come previsto in sede VIA allart. 23, nonche la previsione di un termine (non inferiore a 30
giorni ed analogo a quello concesso dallart. 23
per la VIA) entro il quale presentare le integrazioni
richieste dallautorita` competente, in mancanza
delle quali listanza si considera come non presentata (articolo 29 ter);
3) si prevede la riduzione dei termini per lintegrazione della documentazione da parte del gestore, nonche lobbligatorieta` della conferenza dei
servizi quale modulo procedimentale per addive-

4)

5)

6)

7)

8)

nire alla decisione finale del procedimento di AIA


(art. 29 quater);
gli artt. da 29 quinquies a 29 quattordecies, che
riproducono gli articoli del D.Lgs. n. 59/2005,
recano modifiche di carattere formale ai fini di
un migliore coordinamento del testo (in particolare, per quanto qui di interesse, nessuna modifica
viene introdotta al sistema sanzionatorio, prima
previsto dallart. 16 D.Lgs. n. 59/2006, oggi trasposto nellart. 29 quattuordecies, D.Lgs. n. 152/
2006);
si inserisce il coordinamento delle norme riguardanti gli impatti ambientali interregionali relativi
alla VIA ed alla VAS con le norme in materia di AIA
(art. 30);
consultazioni transfrontaliere - alla luce della
procedura di infrazione UE C-2009/2235: si e` garantita una corretta partecipazione degli Stati
confinanti in caso di piani, programmi o progetti
che possono avere impatti rilevanti sullambiente
di un altro Stato (art. 32);
lart. 32 bis reca obblighi di comunicazione nel
caso in cui il funzionamento di un impianto possa
avere effetti negativi e significativi sullambiente di
un altro Stato, mentre lart. 33 pone le spese
necessarie per listruttoria della domanda dellAIA
e per i successivi controlli a carico del gestore
dellimpianto, secondo modalita` disciplinate da
un successivo decreto interministeriale;
sistema di monitoraggio: viene effettuato anche
avvalendosi del solo ISPRA e non piu` del Sistema
statistico nazionale (SISTAN); si prevede inoltre
che le modifiche agli allegati della parte seconda
vengano approvate con regolamenti da emanarsi
previo parere della Conferenza Stato-Regioni (art.
34).

Queste, in sintesi, le vere modifiche al testo, in attesa,


ovviamente, del quarto correttivo i cui tempi di attuazione non sono, pero`, allo stato prevedibili in considerazione del sovraffollamento che i lavori parlamentari
stanno attraversando in questa fase storica del nostro
Paese.

AMBIENTE & SVILUPPO

XXIV

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

La riforma della disciplina


delle emissioni in atmosfera
nel terzo correttivo
del D.Lgs. n. 152/2006
Alberto Muratori
1. Premessa
Il D.Lgs. 29 giugno 2010 n. 128 (s.o. n. 184 alla G.U. n.
186 dell11 agosto 2010) in vigore dal 26 agosto scorso,
costituisce il terzo (e, in base al vigente quadro normativo, ultimo) (1) decreto correttivo del D.Lgs. n. 152/
2006, dopo il D.Lgs. 8 novembre 2006, n. 284, (primo
correttivo) e il D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 (secondo
correttivo).
Mentre il primo correttivo era intervenuto solo sulle
Parti Terza e Quarta (2), ed il secondo, oltre ad apportare ulteriori modifiche alle disposizioni in tema di
tutela delle acque (Parte Terza) e di disciplina sui rifiuti
(Parte Quarta), aveva integralmente riscritto la Parte
Seconda (VAS - VIA - IPPC), questo terzo Correttivo
si distingue, in particolare, per i seguenti aspetti:
Ingloba allinterno del c.d. TUA le disposizioni del
D.Lgs. n. 59/2005 in materia di disciplina IPPC - AIA dando finalmente ragione della rubricazione assegnata
alla Parte Seconda, (che di IPPC si era finora in effetti
occupata molto poco), - con tutto sommato scarse modifiche rispetto al provvedimento originario (3), che viene contestualmente abrogato.
Introduce (per la prima volta) rilevanti modifiche alla
Parte Quinta, in primo luogo disponendo il passaggio da
un regime di autorizzazione degli impianti, ad uno di
autorizzazione degli stabilimenti, che si riverbera, a
caduta, su diverse disposizioni del Titolo I; innovando
inoltre significativamente anche il sistema delle deroghe; e, infine, modificando sia il Titolo II sugli impianti
termici civili, - per introdurvi non trascurabili elementi di
semplificazione, e per allinearne il disposto alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 250/2009, - sia il Titolo
III sui combustibili, attraverso rettifiche e specificazioni
di minor rilievo.
Il Terzo decreto correttivo si presenta con una struttura
estremamente semplice, di soli quattro articoli, i primi
tre (4) dedicati a ciascuna delle Parti del c.d. TUA nelle

quali introduce modifiche, ed il quarto, invece, relativo


alle disposizioni transitorie e finali e alle abrogazioni.
Le modifiche e integrazioni alla Parte Quinta fanno tutte
capo ai 36 commi dellart. 3 Modifiche alla Parte Quinta del D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152, con i primi quattordici dedicati al Titolo I, che, malgrado la conservazione
delloriginario impalcato, ne esce radicalmente riformato; i commi da 15 a 22, riguardanti le non irrilevanti
modifiche alla disciplina degli impianti termici civili, di
cui al Titolo II, e i commi da 23 a 26, per gli aggiustamenti alle disposizioni del Titolo III sui combustibili. I
commi da 27 a 30 riguardano invece gli Allegati, rispettivamente rettificando lAllegato I, (per leliminazione di
alcuni errori materiali), sostituendo integralmente
lAllegato IV, nel quadro della significativa modifica al
regime delle deroghe, e introducendo non stravolgenti
modifiche agli Allegati IX e X. I commi 31-36, infine,

Note:
(1) Lemanazione di questo terzo decreto correttivo e` infatti intervenuta
sulla base della delega prevista dallart. 12 della legge 18 giugno 2009,
n. 69, secondo la quale il Governo veniva delegato ad adottare, entro il
30 giugno 2010, uno o piu` decreti legislativi recanti disposizioni integrative
e correttive dei decreti legislativi emanati ai sensi dellart. 1 della legge 15
dicembre 2004, n. 308, nel rispetto dei princ`pi e criteri direttivi stabiliti dalla stessa legge.
(2) Questultima, per altro, ulteriormente da modificare attraverso alcuni
provvedimenti a se stanti gia` in itinere, il piu` importante dei quali ci sembra
quello relativo al recepimento della Direttiva n. 2008/98/Ce sui rifiuti, che
interverra` in applicazione della delega specificamente prevista dalla legge
comunitaria 2008 (legge 7 luglio 2009, n. 88).
(3) Di fatto, il testo del D.Lgs. n. 59/2005 viene spaccato, e mentre alcune
disposizioni vanno ad integrare i Principi generali di cui al Titolo I della
Parte Seconda, e il grosso dellarticolato confluisce in un Titolo III bis di
nuova introduzione, mentre gli allegati sono posizionati a seguire di quelli
gia` presenti nella Parte Seconda, che consegue cos` un pacchetto di ben
tredici allegati.
(4) In particolare, lart. 1 contiene le modifiche alla Parte Prima, lart. 2
quelle relative alla Parte Seconda, mentre lart. 3 interviene sulla Parte
Quinta.

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XXV

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

sebbene inseriti nellart. 3, - della cui rubrica si e` dato


conto sopra, - non rientrano, a ben vedere, tra le disposizioni della novellata Parte Quinta, ma restano autonomi, esponendo regole di tipo applicativo, ovvero
preannunciando futuri provvedimenti, a loro volta comportanti ulteriori modifiche alla Parte Quinta.
Nei successivi paragrafi di queste note si illustrera` e si
commentera` linnovata stesura della Parte Quinta, quale risulta dal testo coordinato del provvedimento originario con le modifiche introdotte dallart. 3 del D.Lgs. n.
128/2010, focalizzando lattenzione sulle piu` significative novita`, - con riferimento alle quali non ci si potra`
esimere, in qualche caso, dalla formulazione di un giudizio pesantemente critico, - e sulle piu` significative
ricadute anche sul fronte degli adempimenti dei gestori
e della Pubblica Amministrazione.
Infatti, sebbene in alcuni casi con le innovazioni si sia
cercato di fluidificare il precedente articolato, e di chiarire le non poche formulazioni oscure o ambigue che
caratterizzavano la precedente stesura della Parte Quinta, talora anche con esito positivo, - si veda, ad esempio, il piu` efficace raccordo con la normativa concorrente, - il risultato e` nel complesso piuttosto deludente,
principalmente a causa dellopzione per lautorizzazione
allo stabilimento - operata forse con lintento di perseguire un poco ponderato obiettivo di [apparente]
semplificazione procedurale, - in sostituzione di unormai consolidata prassi di autorizzazione agli impianti,
che si e` voluto abbandonare senza avere adeguatamente valutato le conseguenze della scelta.

2. Le disposizioni di carattere generale


del Titolo I: campo dapplicazione
e apparato definitorio
Evidenziato come, ad onta dellinnovato sistema autorizzatorio, il Titolo I (art. 267, comma1) continui ad applicarsi agli impianti e alle attivita` che producono
emissioni in atmosfera (5), va espresso in primo luogo
apprezzamento per la nuova formulazione delle disposizioni relative al coordinamento con la normativa concorrente, (sugli impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti, - cui sono stati opportunamente
aggiunti alcuni riferimenti riguardanti gli altri impianti
di trattamento termico dei rifiuti, - e sugli impianti
dotati di emissioni in atmosfera, rientranti nel campo
di applicazione della disciplina AIA, di cui al nuovo
Titolo III bis della Parte Seconda del D.Lgs. n. 152/
2006), che risultano senzaltro piu` chiare ed esaurienti.
Per gli inceneritori, in particolare, - cos` come per gli
impianti di coincenerimento, - pur senza confermarne
lesclusione dal campo dapplicazione della Parte Quinta (6), se ne ribadisce lassoggettamento al dispositivo

autorizzatorio di cui allart. 208 (relativo agli impianti di


trattamento dei rifiuti in genere), nellambito del quale
dovranno essere fissati i valori limite demissione e le
prescrizioni tecniche conformemente alle disposizioni
del D.Lgs. n. 133/2005, che, a differenza del D.Lgs. n.
59/2005 (IPPC) non viene assorbito nel novellato D.Lgs.
n. 152/2006; per gli altri impianti di trattamento termico dei rifiuti, invece, fermo restando, anche in questo caso, il regime autorizzatorio di cui allart. 208,
(ovvero ai sensi della Parte quarta), si precisa che la
definizione dei valori limite dovra` intervenire sulla base
degli artt. 270 e 271 della Parte Quinta.
Sono invece in toto assoggettati al Titolo I della Parte
Quinta gli altri impianti e attivita` presenti nello stesso
stabilimento, nonche la fattispecie di cui allart. 214
comma 8, concernente cioe` la costruzione di impianti
che recuperano rifiuti nel rispetto delle condizioni, delle
prescrizioni e delle norme tecniche per laccesso alle
procedure semplificate, che, secondo quellinfausta disposizione (7), resta disciplinata dalla normativa nazionale e comunitaria in materia di qualita` dellaria e di
inquinamento atmosferico da impianti industriali.
Per quanto riguarda invece gli impianti sottoposti ad
AIA, restano ferme le disposizioni e prescrizioni del
Titolo III-bis della Parte Seconda, ribadendosi in particolare che per tali impianti lautorizzazione integrata ambientale sostituisce lautorizzazione alle emissioni (8)
di cui al Titolo I della Parte Quinta, ai fini sia della
costruzione che dellesercizio, ferma restando lapplicabilita` delle disposizioni tecniche previste da questultimo - talora persino specificamente indirizzate agli im-

Note:
(5) Al fine di stabilire i valori di emissione da rispettare, le prescrizioni, i metodi di campionamento e di analisi delle emissioni ed i criteri per la valutazione della conformita` dei valori misurati ai valori limite.
(6) Che la precedente stesura della Parte Quinta formalmente sanciva attraverso il disposto dellart. 267, comma 2 nella sua formulazione originaria.
(7) Ferma restando comunque lopportunita` del richiamo della citata disposizione di cui alla Parte Quarta, per la dimostrazione dellincongruita` tecnica e almeno parziale erroneita` di tale prescrizione - la cui prima enunciazione risale addirittura al D.Lgs. n. 22/1997, si rimanda al precedente contributo di chi scrive, comparso su questa stessa Rivista: Recupero dei rifiuti
in regime semplificato e VIA: una sentenza e un decreto non dissipano tutti
gli equivoci, pubblicato, in due parti, sui nn. 8 (pag. 704 e segg.) e 9
(pag.793 e segg.) del 2007, ove largomento e` esaustivamente trattato, in
particolare, nella parte seconda.
(8) A ben vedere, il richiamo ad una pretesa autorizzazione alle emissioni
- istituto defunto con labrogazione del D.P.R. n. 203/1988 - che si opera
allart. 267 comma 3, e` un autentico sproposito logico e giuridico, cui il Legislatore e` costretto dallesigenza di ribadire la sostituibilita` dellautorizzazione di cui allart. 269 (non piu` allimpianto, ma ora, allo stabilimento) da
parte dellAIA, riferita invece, come noto, agli impianti e attivita` di cui [dopo
lentrata in vigore del terzo correttivo] allAllegato VIII del Titolo III-bis
della Parte Seconda.

AMBIENTE & SVILUPPO

XXVI

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

pianti in regime AIA (9) - anche alle emissioni in atmosfera generate dagli impianti di cui allAllegato VIII della
Parte Seconda del D.Lgs. n. 152/2006, come modificato dal terzo Correttivo.
Importanti le modifiche allapparato definitorio (10), e,
in particolare, come si vedra`, quelle direttamente o indirettamente riconducibili al cambio di oggetto del
provvedimento autorizzativo, pur restando invariate
quelle di emissione convogliata e di emissione tecnicamente convogliabile, e solamente adeguata allintegrazione introdotta ex novo nella definizione generale
di emissione, quella relativa allemissione diffusa,
nella cui declaratoria rientra ora ogni
emissione diversa da quella convogliata, che per le
attivita` di cui allart. 275 include anche i COV contenuti negli scarichi idrici, nei rifiuti e nei prodotti.
Piu` significativa, ma certo non stravolgente, appare poi
linnovata definizione di impianto, che conviene proporre di seguito (tabella 1) in termini sinottici con quella
precedente, per meglio evidenziarne le differenze.
A parte la sostituzione del termine macchinario con il
termine dispositivo, che ci sembra meramente lessicale, cio` che distingue la nuova declaratoria e` piuttosto
laccentuazione dellaspetto - per altro anche in precedenza non negato, ma ritenuto evidentemente non fondamentale - relativo alla possibile operativita` dellimpianto stesso nellambito di un ciclo piu` ampio.
Si puo` percio` affermare che la nuova definizione di impianto fa, per cos` dire, da apripista a quella di stabilimento, - che si riporta di seguito, - a sua volta centrale ai fini della riforma del regime autorizzatorio operata dal terzo correttivo.
Stabilimento: il complesso unitario e stabile, che si
configura come un complessivo ciclo produttivo,
sottoposto al potere decisionale di un unico gestore,
in cui sono presenti uno o piu` impianti o sono effettuate una o piu` attivita` che producono emissioni
attraverso, per esempio, dispositivi mobili, operazioni
manuali, deposizioni e movimentazioni. Si considera
stabilimento anche il luogo adibito in modo stabile
allesercizio di una o piu` attivita`.

Si tratta per altro, a ben vedere, della classica stonata


filza di parole in [quasi] liberta`, ridondante e sonora, ma
pressoche priva di senso logico (11), dal momento che
la nozione di ciclo produttivo corrisponde evidentemente ad un concetto astratto e adimensionale, con
conseguente ontologica impossibilita` di essere luogo
o sede di oggetti materiali di qualsiasi tipo, e in particolare di impianti, nella loro metallica concretezza destinati a svolgere in modo autonomo una specifica attivita`. Si e` di fatto confuso il ciclo produttivo col sito in

cui esso si attua, attraverso limpiego di uno o piu`


impianti o lo svolgimento di una o piu` attivita`.
Accanto alla definizione di stabilimento, sono enunciate
quelle di:
stabilimento anteriore al 1988, ex art. 268, comma 1
lett. i);
stabilimento anteriore al 2006, ex art. 268, comma 1
lett. i-bis);
stabilimento nuovo, ex art. 268, comma 1 lett. i-ter),
che riproducono pressoche parola per parola le omologhe definizioni (ora abrogate) di impianto anteriore al
1988, di impianto anteriore al 2006 e di impianto nuovo,
come evidente dal prospetto sinottico proposto in tabella 2.
Si tratta infatti di coppie di definizioni, che mutatis mutandis si presentano in termini di assoluta omogeneita`,
differenziandosi solo per la presenza o lassenza, nelle
relative enunciazioni, di qualche requisito.
Varra` la pena di rimarcarne le differenze: nel caso di un
impianto anteriore al 1988, per la rispondenza alla definizione ci si accontentava dellaccertamento del suo
esercizio o della sua intervenuta ultimazione al 18 luglio
1988, ovvero della sua intervenuta autorizzazione, alla
medesima data, sulla base della normativa precedente
[allentrata in vigore del D.P.R. n. 203/1988], nel senso
che condizione sufficiente era comunque lesistenza
fisica dellimpianto; per il soddisfacimento dei requisiti
richiesti dalla definizione di stabilimento anteriore al
1988, invece, lesistenza e/o lesercizio e/o lintervenuta autorizzazione dello stabilimento ai sensi della normativa previgente non bastano piu`, ma occorre anche

Note:
(9) Come nel caso della disposizione di cui allart. 269, comma 5 secondo
periodo, con la quale si stabilisce che, per gli impianti assoggettati ad
AIA statale, (cioe` quelli di cui [ora] allAllegato XII della Parte Seconda),
in tutti i casi in cui sia tecnicamente possibile individuare valori limite
di emissione espressi come concentrazione, lautorizzazione integrata ambientale, fatto salvo quanto disposto dallarticolo 275, comma 2, non puo`
stabilire esclusivamente valori espressi come flusso di massa fattore di
emissione o percentuale.
(10) A partire da quella di emissione, gia` definita come qualsiasi sostanza
solida, liquida o gassosa introdotta nellatmosfera che possa causare inquinamento atmosferico ove si introduce una specificazione per le attivita` di
cui allart. 275, rientrando ora tra le emissioni, in tale ipotesi, qualsiasi scarico di COV nellambiente.
(11) Secondo il Dizionario della Lingua Italiana del Devoto - Oli, per stabilimento si intende piuttosto un complesso di edifici appositamente attrezzati per una fabbricazione o lavorazione industriale. E questa nozione
di stabilimento resta sottesa anche dallanaloga definizione che ritroviamo
nel D.Lgs. n. 152/2006 - in questo caso nella Parte Terza, - allart. 74, comma 1, lett. nn), - ove (si tratta della disciplina degli scarichi) lo si identifica
in tutta larea sottoposta al controllo di un unico gestore, nella quale si
svolgono attivita` commerciali o industriali che comportano la produzione,
la trasformazione e/o lutilizzazione delle sostanze di cui allallegato 8 alla
parte terza del presente decreto, ovvero qualsiasi altro processo produttivo
che comporti la presenza di tali sostanze nello scarico.

AMBIENTE & SVILUPPO


11/2010

XXVII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Tabella 1
Impianto ex art. 268, c. 1, lett. h)
stesura originaria 2006

Impianto ex art. 268, c. 1, lett. l)


come modificato dal D.Lgs. 128/2010

Il macchinario o il sistema o linsieme di macchinari o di si- Il dispositivo, o il sistema, o linsieme di dispositivi o sistemi
stemi costituito da una struttura fissa, e dotata di autonomia fisso e destinato a svolgere in modo autonomo una specifica
funzionale, in quanto destinato a una specifica attivita`
attivita`, anche nellambito di un ciclo piu` ampio

Tabella 2
Definizioni riferite agli impianti
ex art. 268, c, 1, lett. i), l), e m)
versione originaria D.Lgs. 152/2006

Definizioni riferite agli stabilimenti


ex art. 268, c. 1, lett. i), i-bis) e i-ter),
come modificato ex D.Lgs. 128/2010

i) impianto anteriore al 1988: un impianto che, alla data del 18 i) stabilimento anteriore al 1988: uno stabilimento che, alla
luglio 1988, era in esercizio o costruito in tutte le sue parti o data del 18 luglio 1988, era in esercizio o costruito in tutte le
sue parti o autorizzato ai sensi della normativa previgente, e
autorizzato ai sensi della normativa previgente;
che e` stato autorizzato ai sensi degli artt. 12 e 13 del DPR 24
maggio 1988, n. 203;
l) impianto anteriore al 2006: un impianto che non ricade nella
definizione di cui alla lettera i) e che, alla data di entrata in
vigore della parte quinta del presente decreto, e` autorizzato ai
sensi del DPR 24 maggio 1988, n. 203, purche in funzione o
messo in funzione entro i successivi ventiquattro mesi; si
considerano anteriori al 2006 anche gli impianti anteriori al
1988 la cui autorizzazione e` stata aggiornata ai sensi dellart.
11 del DPR 203/88

i bis) stabilimento anteriore al 2006: uno stabilimento che e`


stato autorizzato ai sensi dellart. 6 o dellart. 11 o dellart. 15,
c. 1, lettera b), del DPR 24 maggio 1988, n. 203, purche in
funzione o messo in funzione entro il 29 aprile 2008;

m) impianto nuovo: un impianto che non ricade nelle defini- i ter) stabilimento nuovo: uno stabilimento che non ricade
zioni di cui alle lettere i) e l);
nelle definizioni di cui alle lettere i) e i bis).

- e si tratta di una condizione necessaria - che esso


risulti successivamente autorizzato anche ai sensi degli
artt. 12 o 13 del D.P.R. n. 203/1988, (12) - eventualmente anche solo in forma tacita, - non ritenendosi
comunque in questo caso sufficiente la sola esistenza
dello stabilimento alla data di che trattasi, o la sola autorizzazione ottenuta in applicazione della normativa previgente.
Per quanto riguarda invece il confronto tra le declaratorie di impianto anteriore al 2006 e di stabilimento anteriore alla stessa data, viene ovviamente meno, da un
lato, nel caso degli stabilimenti, la riconducibilita` di
quelli autorizzati prima dell1 luglio 1988, ma con autorizzazione aggiornata ex D.P.R. n. 203/1988, agli stabilimenti anteriori al 2006 (13), che invece, prima della
riforma, valeva per gli impianti nelle stesse condizioni;
e si specifica, da un altro, che per rispondere alla definizione di stabilimento [esistente] anteriore al 2006, il
relativo provvedimento autorizzatorio deve essere stato
conseguito ai sensi dellart. 6 o dellart. 15, comma 1
lett. b) del D.P.R. n. 203/1988 (14).
Anche per gli stabilimenti, infine, e` confermato il carattere residuale della definizione riferita a quelli nuovi, del
tutto omologa a quella in precedenza corrispondentemente prevista per gli impianti.

Balza tuttavia agli occhi lapparente contraddittorieta`


del riferimento ad articoli di un disposto normativo
che aveva a suo tempo disciplinato lautorizzazione degli impianti che possono dare luogo ad emissioni in
atmosfera, disinteressandosi, invece, degli stabilimenti; ma per risolvere il bisticcio, e cogliere il senso del
concetto di stabilimento esistente [gia`] autorizzato, e`
necessario saltare fino al comma 31 dellart. 3 del

Note:
(12) Gli articoli richiamati disponevano che per gli impianti gia` esistenti alla
data di entrata in vigore del D.P.R. n. 203/1988 i gestori presentassero domanda di autorizzazione al proseguimento delle emissioni, corredata da
una relazione tecnico illustrativa e da un progetto di adeguamento alle
prescrizioni regionali (art. 12) e che le regioni stesse provvedessero a rilasciare lautorizzazione alla prosecuzione delle emissioni, prima in forma
provvisoria e poi in forma definitiva, dopo aver verificato lintervenuto adeguamento dellimpianto nei tempi e modi stabiliti dal provvedimento provvisorio, che poteva anche risultare tacito.
(13) Infatti, con le innovazioni introdotte dal terzo Correttivo, il conseguimento o la convalida dellautorizzazione ai sensi del D.P.R. n. 203/1988 costituiscono, come se` visto, condizione necessaria per la classificabilita` degli
stabilimenti tra quelli anteriori al 1988.
(14) Facendosi doverosamente presente che gli artt. 6 e 15 comma 1, lett.
b) disciplinavano rispettivamente, in realta` lautorizzazione degli impianti
nuovi (secondo il D.P.R. n. 203/1988), e di quelli a qualsiasi titolo trasferiti
in altra ubicazione, cioe` smontati e poi riassemblati altrove.

AMBIENTE & SVILUPPO

XXVIII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

nuovo Correttivo, ove, con norma non trasfusa nella


nuova Parte Quinta, si fornisce la ricetta per qualificare uno stabilimento come anteriore al 1988 o anteriore al 2006 [e/o, in via residuale, come nuovo], in
funzione della data di rilascio della prima autorizzazione (tuttora in vigore), conseguita da uno dei singoli
impianti o delle singole attivita` in esso collocati, nei
seguenti termini:
Al fine di qualificare come anteriore al 1988, anteriore al 2006 o nuovo uno stabilimento in cui i singoli
impianti o le singole attivita` sono stati oggetto di
distinte autorizzazioni alle emissioni anteriormente
allentrata in vigore della presente disposizione, la
prima, tra le autorizzazioni in vigore, si considera
come autorizzazione dello stabilimento e le altre
autorizzazioni in vigore sono valutate congiuntamente in sede di primo rinnovo.
Tale mancata inclusione e`, a parere di chi scrive, un
errore di ingegneria normativa di entita` assolutamente imperdonabile, perche sulla base del solo testo novellato della Parte Quinta, tutte le disposizioni relative
agli stabilimenti esistenti - anteriori al 1988 o al 2006 risultano inspiegabili e del tutto incomprensibili, sembrandoci inoltre inaccettabile, anche in termini di principio, che la chiave interpretativa di una Norma - per di
piu` di importanza prioritaria come nel caso della Parte
Quinta del D.Lgs. n. 152/2006, - possa essere reperita
solo spigolando tra larticolato di altri provvedimenti.
A complemento delle definizioni fin qui richiamate, meritano qualche considerazione anche quelle, illustrate di
seguito, di modifica dello stabilimento e di modifica
sostanziale.
Modifica dello stabilimento, in termini di installazione di un impianto o avvio di una attivita` presso
uno stabilimento, o modifica di un impianto o di una
attivita` presso uno stabilimento, la quale comporti
una variazione di quanto indicato nel progetto o nella
relazione tecnica di cui allart. 269, comma 2, o nella
domanda di adesione allautorizzazione generale di
cui allart. 272, o nellautorizzazione di cui allart.
269, comma 3, o nellautorizzazione rilasciata ai sensi
del D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, o nei documenti
previsti dallart. 12 di tale decreto; ricadono nella definizione anche le modifiche relative alle modalita` di
esercizio o ai combustibili utilizzati.
Modifica sostanziale, ovvero: modifica che comporta un aumento o una variazione qualitativa delle emissioni o che altera le condizioni di convogliabilita` tecnica delle stesse; per le attivita` di cui
allart. 275 valgono le definizioni di cui ai commi 21 e
22 del medesimo (15).
Non ci si puo` esimere, a questo punto, da una sottoli-

neatura dellampiezza della nozione di modifica dello


stabilimento, che, combinata con lestrema genericita` della definizione di modifica sostanziale, puo` presentare dirompenti e negative ricadute - allinsegna dellappesantimento e della complicazione - sugli adempimenti tecnico amministrativi a carico dei gestori degli
stabilimenti e della stessa Pubblica Amministrazione, in
relazione al confermato obbligo di preventiva comunicazione delle modifiche da apportare [ora] allo stabilimento, e agli adempimenti in capo al gestore e allAutorita` competente, nellipotesi obblighi insorgenti in caso di modifiche sostanziali.
Di tale rischio deve per altro essersi reso ben conto
anche il Legislatore, tanto da sentirsi indotto a prefigurare (in tal senso, il novellato art. 269, comma 8, ultimo
periodo) lemanazione di un Decreto che, a integrazione
dei contenuti dellAllegato I, dovra` prevedere:
ulteriori criteri per la qualificazione delle modifiche
come sostanziali;
lindicazione delle modifiche (minori) non comportanti obbligo di comunicazione preventiva.
Ma finche questo salutare provvedimento non sara`
stato emanato, ci sembra incontrovertibile un grave
appesantimento della gestione - tecnica e amministrativa - delle modifiche agli stabilimenti, e in particolare
di quelle da ritenersi sostanziali, secondo unapplicazione letterale delle nuove declaratorie, con tutte le
conseguenze del caso sul piano della certezza e della
stabilita` (nel tempo) dei provvedimenti autorizzatori,
esposti alla necessita` di pressoche continui aggiornamenti.

Nota:
(15) Il cit. comma 21, in particolare, espone la nozione di modifica sostanziale per gli impianti che danno luogo ad emissione di COV sottoposti alla
disciplina di cui allart. 275, nei seguenti termini:
a) per le attivita` di ridotte dimensioni, [si tratta di] una modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporta un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al 25%;
b) per tutte le altre attivita`, una modifica del consumo massimo teorico di
solventi che comporta un aumento delle emissioni di composti organici volatili superiore al 10%;
c) qualsiasi modifica che, a giudizio dellautorita` competente, potrebbe avere effetti negativi significativi sulla salute umana o sullambiente;
d) qualsiasi modifica del consumo massimo teorico di solventi che comporti
la variazione dei valori limite applicabili.
Il comma 22, invece, fornisce la definizione - applicabile in questo caso - di
attivita` di ridotte dimensioni in termini di attivita` di cui alla parte III,
punti 1, 3, 4, 5, 8, 10, 13,16 o 17 dellallegato III [alla Parte Quinta del
D.Lgs. n. 152/2006] aventi un consumo massimo teorico di solventi inferiore o uguale alla piu` bassa tra le soglie di consumo ivi indicate in terza colonna e le altre attivita` di cui alla parte III del medesimo Allegato III aventi
un consumo massimo teorico di solventi inferiore a 10 tonnellate lanno

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11/2010

XXIX

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

3. La profonda e stravolgente riforma


del regime autorizzatorio
Le definizioni sulle quali ci siamo fin qui soffermati
aprono la strada alle disposizioni da cui deriva la radicale
riforma del sistema autorizzatorio, cos` come esplicitata
dalle disposizioni dellinnovato art. 269 gia` a partire dalla rubrica che, ora suona Autorizzazione alle emissioni
in atmosfera per gli stabilimenti.
Subito dopo si specifica che:
... omissis ... per tutti gli stabilimenti che producono emissioni deve essere richiesta una autorizzazione ai sensi della Parte Quinta del presente decreto. Lautorizzazione e` rilasciata con riferimento allo
stabilimento.
E, a beneficio di chi non avesse colto il senso della
disposizione, il testo della norma cos` prosegue:
Lautorizzazione e` rilasciata con riferimento allo stabilimento. I singoli impianti e le singole attivita`
presenti nello stabilimento non sono oggetto di
distinte autorizzazioni.
Attraverso queste stringate disposizioni si compie il
passaggio da un regime di autorizzazione ai singoli impianti, intesi come unita` tecniche dotate di autonomia
funzionale, - che durava da quasi quarantanni (16), ad
un regime di autorizzazione agli stabilimenti, nella loro
accezione di sede di un complessivo ciclo produttivo.
Allorigine del cambiamento va probabilmente ravvisato
un poco meditato obiettivo di riduzione della burocrazia,
- essendosi pero` tenuto conto solo della diminuzione
[una volta raggiunta la situazione di regime] del numero
assoluto di autorizzazioni da gestire, ma non dellaumento della loro complessita`, e dellincremento esponenziale delle pratiche e degli incombenti connessi alle
modifiche degli stabilimenti, - e, forse, il tentativo di
parafrasare in qualche modo, lAIA, come noto in grado
di assorbire anche le autorizzazioni degli impianti collaterali a quello principale, cioe` a quello comportante
lassoggettamento dellimpianto al regime IPPC. Tentativo, per altro, decisamente mal riuscito, perche la
nuova autorizzazione di stabilimento di cui al novellato
art. 269, dellAIA riecheggia la complessita` di impianto,
senza pero` conservane gli elementi positivi, ovvero:
lapproccio integrato alla valutazione degli effetti
complessivi sullambiente e sulle sue diverse componenti, dellattivita` proposta per lautorizzazione;
lunicita` e lesaustivita`, ovvero la capacita` dellAIA
di sostituire ogni altra autorizzazione di natura ambientale, tra quelle [ora] contemplate dallallegato IX
alla Parte Seconda del D.Lgs. n. 152/2006, come
modificato dallart. 2 del D.Lgs. n. 128/2010.
Lart. 269 modificato prosegue poi riproducendo, nella
sostanza, le prescrizioni e disposizioni gia` previste dalla
sua stesura originaria con riferimento allautorizzazione

dei singoli impianti, sia per quanto riguarda la documentazione da allegare alla domanda per linstallazione o il
trasferimento [da un luogo ad un altro] di uno stabilimento (17), sia per i profili procedimentali, sia per i
contenuti del dispositivo autorizzatorio.
Mentre gli aspetti procedimentali - con particolare riferimento al ricorso alla Conferenza di Servizi e alla tempistica per il rilascio del provvedimento conclusivo - nel
caso dei nuovi stabilimenti sono rimasti inalterati rispetto a quelli gia` previsti per i nuovi impianti, a livello
di documentazione da allegare alla domanda di autorizzazione sono stati introdotti solo gli adattamenti indispensabili a renderne congruenti i contenuti con la natura della nuova fattispecie - lo stabilimento - cui e` ora
indirizzato il provvedimento abilitativo (tabella 3).
Anche per quanto riguarda i contenuti dellautorizzazione, si e` teso per quanto possibile a parafrasare quelli
gia` previsti per lautorizzazione degli impianti singoli.
In tal senso, anche secondo le nuove disposizioni per
lautorizzazione [degli stabilimenti], restandone confermata la durata di validita` in 15 anni (18), sono contemplate sia prescrizioni da introdurre obbligatoriamente
nel dispositivo dellatto, sia prescrizioni facoltative, la
cui previsione e` cioe` rimessa alla valutazione discrezionale dellAutorita` competente.

Note:
(16) Cioe` da quando era entrato in vigore il D.P.R. n. 322/1971 Regolamento per lesecuzione della L. 13 luglio 1966, n. 615, recante provvedimenti contro linquinamento atmosferico, limitatamente al settore dellindustria, successivamente abrogato dal D.P.R. n. 203/1988, col quale, a 5
anni dallemanazione delle c.d. legge antismog, prendeva effettivamente
il via il regime di autorizzazione e controllo delle emissioni in atmosfera
degli impianti industriali, valendo la pena di sottolineare che questo provvedimento si era curato anche di fornire una prima definizione di impianto
[industriale] in termini di Apparecchiatura od insieme di apparecchiature
in cui si realizza uno dei cicli tecnologici che caratterizzano lo stabilimento
industriale, nel contempo introducendo anche la nozione di stabilimento
industriale.
(17) E` evidente linappropriatezza lessicale del Legislatore, la` dove detta disposizioni riferite allinstallazione di uno stabilimento, (uno stabilimento,
a differenza di un impianto, non lo si installa, ma lo si costruisce), o al suo
improbabile trasferimento (circostanza del tutto teorica e astratta), che riflettono unacritica applicazione agli stabilimenti delle norme che in precedenza riguardavano gli impianti.
(18) Nel primo schema di terzo decreto correttivo, licenziato dal Governo il
13 maggio 2010, per essere inviato al vaglio delle Commissioni Parlamentari competenti e della conferenza Unificata, l (insieme allo schema di decreto per il recepimento della Direttiva n. 2008/50/Ce sulla valutazione e
gestione della qualita` dellaria ambiente, poi tradotto nel D.Lgs. 13 agosto
2010, n. 155), la durata dellautorizzazione ex art. 269 risultava ridotta a 10
anni, con levidente intendimento di incentivare ladeguamento alle migliori tecniche [via via] disponibili non (ovviamente) dello stabilimento in se, ma
dei diversi impianti la cui operativita` concorre alla formazione di quel
complessivo ciclo produttivo che il nostro poco accorto Legislatore sembra aver confuso con lo stabilimento, come risulta dalloscura e tortuosa
definizione di cui allattuale art. 268, comma 1, lett. i).

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XXX

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

Tabella 3
Gli allegati alla domanda di autorizzazione
dellimpianto, ai sensi dellart. 269 originario

Gli allegati alla domanda di autorizzazione


dello stabilimento, ai sensi dellart. 269 modificato

progetto dellimpianto, in cui sono descritte la specifica


attivita` a cui limpianto e` destinato, le tecniche adottate per
limitare le emissioni e la quantita` e la qualita` di tali emissioni,
le modalita` di esercizio e la quantita`, il tipo e le caratteristiche
merceologiche dei combustibili di cui si prevede lutilizzo,
nonche, per gli impianti soggetti a tale condizione, il minimo
tecnico definito tramite i parametri di impianto che lo caratterizzano.

progetto dello stabilimento, in cui sono descritti gli impianti


e le attivita`, le tecniche adottate per limitare le emissioni e la
quantita` e la qualita` di tali emissioni, le modalita` di esercizio, la
quota dei punti di emissione individuata in modo da garantire
ladeguata dispersione degli inquinanti, i parametri che caratterizzano lesercizio e la quantita`, il tipo e le caratteristiche
merceologiche dei combustibili di cui si prevede lutilizzo,
nonche, per gli impianti soggetti a tale condizione, il minimo
tecnico definito tramite i parametri di impianto che lo caratterizzano;

relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inserisce la specifica attivita` cui limpianto e` destinato ed indica il periodo previsto intercorrente tra la messa
in esercizio e la messa a regime dellimpianto.

relazione tecnica che descrive il complessivo ciclo produttivo in cui si inseriscono gli impianti e le attivita` ed indica il
periodo previsto intercorrente tra la messa in esercizio e la
messa a regime degli impianti.

Tra i contenuti obbligatori dellautorizzazione, vanno in


particolare richiamati:
 per ciascuno degli impianti che fanno parte dello
stabilimento:
previa positiva verifica della sussistenza delle
condizioni di fattibilita` tecnica, da esperirsi sulla base delle migliori tecniche disponibili e delle
pertinenti norme dellAllegato I [alla Parte Quinta],
- e comunque applicando i criteri esposti dal decreto richiamato allart. 270, comma 3, - la fissazione delle modalita` di captazione e convogliamento di eventuali emissioni diffuse cui
si sia riconosciuto il requisito delle convogliabilita` (19);
la determinazione del periodo che deve intercorrere tra la messa in esercizio e la sua messa a
regime, la fissazione della data entro cui devono
essere comunicati allautorita` competente i dati
relativi alle emissioni effettuate in un periodo continuativo di marcia controllata decorrente dalla
messa a regime, e della durata di tale periodo;
e, infine, lindicazione del numero dei campionamenti da realizzare.
 relativamente alle emissioni convogliate o a
quelle [diffuse] di cui e` stato disposto il convogliamento, la specificazione dei valori limite di emissione, delle prescrizioni, dei metodi di campionamento e di analisi, dei criteri per la valutazione della
conformita` dei valori misurati ai valori limite; e ancora, lindicazione della periodicita` dei controlli di competenza del gestore, delle quote dei punti di emissione, (20) del cosiddetto minimo tecnico (per
gli impianti soggetti a tale condizione) e delle portate
di progetto (21). Devono infine essere specificamen-

te indicate le sostanze a cui si applicano i valori limite di emissione, le prescrizioni ed i relativi controlli;
 relativamente alle emissioni diffuse, la determinazione di apposite prescrizioni finalizzate ad assicurarne il contenimento.
In quanto ai contenuti discrezionali del provvedimento autorizzatorio, le attribuzioni dellAutorita` competente riguardano:
 per ciascun inquinante, la possibilita` di fissare [oltre ai limiti di emissione in concentrazione riferiti ai
singoli impianti, anche] valori limite di emissione
espressi come flussi di massa annuali riferiti al
complesso delle emissioni, eventualmente incluse
quelle diffuse, degli impianti e delle attivita` di uno
stabilimento (22);

Note:
(19) Lesercizio effettivo di tale potesta` in sede di prescrizioni autorizzatorie per altro gia` prevista anche dalla versione originaria dellart. 269, con riferimento, cioe`, allautorizzazione degli impianti, - non e` in realta` tecnicamente
praticabile, perche qualora lAutorita` competente ravvisi la sussistenza delle
condizioni (tecniche ed economiche) per lintercettazione (di una quota parte)
delle emissioni diffuse e per il loro convogliamento verso un punto demissione, lottemperanza alla prescrizione comporta in genere una radicale revisione del progetto, che nella stragrande maggioranza dei casi non potra` che
concretizzarsi nel ritiro del progetto presentato, e in una sua totale rielaborazione a cura dei progettisti, tanto da configurarsi come nuovo progetto sostitutivo di quello precedentemente proposto per lautorizzazione.
(20) Da individuare tenendo conto delle relative condizioni tecnico-economiche.
(21) In termini tali da consentire che le emissioni siano diluite solo nella
misura inevitabile dal punto di vista tecnologico e dellesercizio.
(22) Si tratta della sola prescrizione derivante dal D.Lgs. n. 128/2010 che
puo` comportare valore aggiunto sul fronte della riduzione dellinquinamento atmosferico grazie alla nuova declaratoria di stabilimento; ma, si
noti, nulla avrebbe vietato che tale norma venisse introdotta anche vigendo
un regime autorizzatorio ordinario riferito agli impianti.

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11/2010

XXXI

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

 nel caso di piu` impianti con caratteristiche tecniche e costruttive simili, localizzati in un medesimo stabilimento, e destinati ad attivita` tra loro
identiche, nonche dotati di emissioni con caratteristiche chimico fisiche omogenee, la facolta` di
considerarli come un unico impianto, destinandone
percio` le emissioni ad un unico punto di convogliamento, ferma restando lobbligatorieta` di tale approccio unitario ai fini della determinazione dei valori
limite; (facolta` attribuita allA.C. dal disposto dellart.
270, comma 4);
 nel caso di piu` impianti localizzati in un medesimo stabilimento, dotati di emissioni con caratteristiche chimico fisiche omogenee, la facolta` di accordare il convogliamento delle emissioni di tali impianti in uno o piu` punti di emissione comuni, applicandosi in tale ipotesi, a ciascun punto di emissione il
piu` restrittivo dei valori limite di emissione espressi
come concentrazione previsti per i singoli impianti,
nel contempo definendo apposite prescrizioni per limitare la diluizione delle emissioni; (facolta` attribuita
allA.C. dal disposto dellart. 270, comma 7);
 qualora non sia possibile ottemperare al requisito relativo allunicita` del punto di emissione per
ogni impianto dello stabilimento:
la facolta` di consentire due o piu` punti di emissione negli impianti caratterizzati da tale impossibilita` (23) in tale impianto; (facolta` attribuita allA.C.
dal disposto dellart. 270, comma 6);
la facolta` di stabilire che i valori limite di emissione si riferiscano alla media ponderata delle emissioni di sostanze inquinanti uguali o appartenenti
alla stessa classe ed aventi caratteristiche chimiche omogenee, provenienti dai diversi punti di
emissione dellimpianto, garantendo comunque
che il flusso di massa complessivo dellimpianto
non risulti superiore a quello che si avrebbe se i
valori limite di emissione si applicassero ai singoli
punti di emissione; (facolta` attribuita allA.C. dal
disposto dellart. 270, comma 6).
Lart. 269, nella sua attuale e piu` snella riformulazione,
disciplina anche gli istituti del rinnovo e dell aggiornamento dellautorizzazione dello stabilimento.
Ai fini del rinnovo di unautorizzazione rilasciata in attuazione delle nuove disposizioni, la relativa domanda
dovra` essere presentata almeno un anno prima della
scadenza, ovvero secondo le disposizioni dell[anchesso innovato] art. 281 (24), per gli stabilimenti esistenti, (con impianti autorizzati ai sensi del D.P.R. n.
203/1988), salvo che lAutorita` competente non ne disponga il rinnovo anticipato, qualora cio` si renda necessario per rispettare gli obiettivi e livelli fissati dai piani di
miglioramento o mantenimento della qualita` dellaria,
da adottarsi [ora] ai sensi del recentissimo D.Lgs. n.

155/2010, ad opera delle Regioni o delle Province autonome.


Il rinnovo dellautorizzazione, - anche con parziale modifica delle relative condizioni, - ne comporta la durata
per un ulteriore periodo di 15 anni.
Laggiornamento dellautorizzazione allo stabilimento
ricorre (o puo` ricorrere) in relazione a modifiche (sostanziali o meno) che il gestore intenda apportare allo
stabilimento, tenuto conto delle definizioni di cui allart.
268, comma 1, lett. m) e m-bis), secondo le disposizioni
dellart. 269, comma 8, prescrivendosi, in tal senso:
 che qualsiasi modifica sia comunicata preventivamente allAC da parte del gestore, a favore del quale e` disposto il silenzio-assenso, dopo 60 gg;
 che in caso di modifica [a giudizio del gestore] sostanziale, sia contestualmente presentata domanda
di autorizzazione della modifica, ovvero che questa
sia prodotta su ordine dellA.C., ove sia questultima
a ritenere sostanziale la modifica;
 che, per le modifiche sostanziali, lAC dia obbligatoriamente luogo allaggiornamento dellautorizzazione, previa istruttoria limitata agli impianti oggetto di modifica; (25)
che, per le modifiche non sostanziali, LAC possa
aggiornare lautorizzazione in atto, fermo restando il
diritto del gestore di attuare lintervento decorsi 60
gg., usufruendo le modifiche di questo tipo del silenzio-assenso.
Ovviamente, in assenza del decreto (gia` in precedenza
ricordato) per un piu` circostanziato inquadramento delle
modifiche da ritenersi sostanziali, (nonche di quelle,
minimali, non comportanti lobbligo di preventiva comunicazione), a causa dellampiezza, - e al tempo stesso
della genericita` - della nozione di modifica sostanziale
[dello stabilimento], e` evidente la possibilita` di divergenze di vedute tra gestore ed Autorita` competente
sulla sostanzialita` di svariate tipologie di modifica, con
conseguente rischio che il gestore dello stabilimento
proceda, in perfetta buona fede, alla modifica notificata
decorsi i 60 gg. per il maturarsi del silenzio assenso,

Note:
(23) In tal caso, i valori limite di emissione espressi come flusso di massa,
fattore di emissione e percentuale sono riferiti al complesso delle emissioni
dellimpianto e quelli espressi come concentrazione sono riferiti alle emissioni dei singoli punti.
(24) Per lindividuazione della situazione degli stabilimenti esistenti sotto il
profilo dellautorizzazione della quale sono da ritenersi in possesso, si fara`
riferimento ai criteri di cui allart. 3, comma 31 del D.Lgs. n. 128/2010, riattribuzione.
(25) Salvo che, a seguito di eventuale apposita istruttoria che dimostri tale
esigenza in relazione allevoluzione della situazione ambientale o delle migliori tecniche disponibili, L A.C. non opti per un rinnovo con unistruttoria
estesa allintero stabilimento.

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XXXII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

vedendosi poi contestare la contravvenzione di cui allart. 279, comma 1, secondo periodo, per aver dato
corso ad una modifica sostanziale in difetto della prescritta preventiva autorizzazione.
Per trarre qualche conclusione di sintesi estrema sugli
effetti della sostituzione dellautorizzazione allimpianto con quella ora da rilasciarsi allo stabilimento, va in
primo luogo evidenziato che nel caso di stabilimenti
mono-impianto, a ben vedere, nulla cambiera`, se
non sotto laspetto di un lessico che, quando riferito
agli stabilimenti, appare evidentemente sgangherato
(cfr., a titolo esemplificativo, linstallazione di uno stabilimento, o la pazza idea di un suo [in realta` fisicamente impossibile] trasferimento).
Nel caso di stabilimenti pluri-impianto, una volta raggiunta la situazione di regime, diminuira` indubbiamente
il numero assoluto delle autorizzazioni da gestire, ma a
tale apparente beneficio corrisponderanno:
 lappesantimento della documentazione di supporto
alla domanda;
 la complicazione degli adempimenti istruttori, - ora
estesi allo stabilimento nel suo complesso, - senza
alcun vantaggio pratico;
 la piu` complessa articolazione del provvedimento
autorizzatorio, ora riferito ai limiti, alle prescrizioni
costruttive e alle disposizioni desercizio di una molteplicita` di impianti, con maggiore rischio di errori e/o
omissioni, poi dif-ficili da recuperare ex post;
 la maggiore incertezza sui casi da ricondurre a modifica sostanziale.
Si tratta dunque di conseguenze che vanno nella direzione opposta a quella che sembra lobiettivo sotteso
dalla riforma, cioe` una brunettiana riduzione della burocrazia.

4. Linnovato sistema delle deroghe


Casistica delle fattispecie esentate dal regime
autorizzatorio e di quelle ammesse ad autorizzazione
generale (o semplificata)
Anche il sistema delle deroghe, i cui principi sono esposti allart. 272, e` stato riformato, sia con riferimento alle
fattispecie di esenzione totale dal regime autorizzatorio, sia con riferimento alle condizioni di ammissibilita`
ad autorizzazione semplificata, e anche in questo
caso riaggiustandone le disposizioni sugli stabilimenti,
(se vogliamo, con acrobazie logiche anche superiori a
quelle intrinseche alladattamento del regime ordinario), e con risultati, che, ad onta di una prima impressione positiva, sulla base di un esame piu` approfondito
non possono certo ritenersi brillanti.
Come noto, il regime derogatorio a suo tempo statuito

dal Titolo I della Parte Quinta del D.Lgs. n. 152/2006


nella sua versione originaria, consisteva:
in norme che disponevano una piu` o meno ampia
esclusione dallassoggettamento alle prescrizioni
del Titolo I, - a partire dallesenzione dallobbligo di
conseguire unautorizzazione di qualsiasi tipo, - a favore di determinati impianti e/o attivita` da ritenersi a
limitato impatto potenziale sulla componente ambientale aria;
nellistituzione di un regime autorizzatorio semplificato, a favore di un ulteriore ventaglio di impianti e
attivita`, - o individuati discrezionalmente dallA.C. o
predefiniti dal legislatore, - fondato sulladesione del
gestore ad unautorizzazione di carattere generale preventivamente predisposta dallA.C. per le diverse categorie di impianti e attivita` ammissibili a
tale beneficio.
Tale impianto concettuale viene riconfermato anche in
sede di novella della Parte Quinta, con le seguenti importanti innovazioni:
 lapplicazione del regime di esenzione dallautorizzazione ex art. 269, e del meccanismo semplificato
incentrato sulladesione allautorizzazione generale,
anche in questo caso, - come se` gia` anticipato in
apertura del paragrafo, - agli stabilimenti anziche agli
impianti.
 la riscrittura dellAllegato IV, nelle sue due parti, la
prima relativa allelenco delle attivita` escluse dal
sistema autorizzatorio, ed in tal senso assoggettabili solo a norme da definirsi in sede regionale, ma
comunque nei limiti e termini previsti dallart. 272; e
la seconda riferita allelenco delle attivita` da assoggettare ad autorizzazione generale obbligatoria.
Attraverso la riscrittura dellAllegato IV, che, depurato
da qualsiasi disposizione normativa, rimane ora circoscritto agli elenchi di impianti e attivita` di cui alle Parti I
e II, viene innovata, in particolare, la disciplina degli
stabilimenti comprendenti le seguenti tipologie di impianti e attivita`:
 impianti termici minori (fino a 3 MW di potenza
nominale), e altri dispositivi gia` esentati dallautorizzazione ex art. 269 comma 14, ed ora inseriti
nellelenco di cui alla parte I;
 impianti termici civili (26) di taglia compresa tra 3

Nota:
(26) Converra` qui ricordare che attraverso le disposizioni del terzo decreto
correttivo viene modificato anche il campo di applicazione del Titolo II Impianti termici civili che ora disciplina tutti gli impianti destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di ambienti, nonche alla produzione di acqua calda sanitaria nellintervallo di potenzialita` nominale superiore a 0,035
MW e fino a 3 MW esclusi, indipendentemente dal tipo di combustibile impiegato, che in precedenza, invece, condizionava la definizione del limite
superiore di potenzialita`.

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11/2010

XXXIII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

MW e 10 MW, ora inseriti ex novo nellelenco di cui


alla Parte II, ed in tal senso assoggettati ad autorizzazione generale;
 allevamenti zootecnici, relativamente ai quali vengono modificate le disposizioni relative alle fattispecie gia` anche in precedenza ricondotte alla Parte I
dellAllegato IV, mentre altre vengono collocate ex
novo nellelenco di cui alla Parte II.

La nuova disciplina relativa alle emissioni


scarsamente rilevanti agli effetti
dellinquinamento atmosferico
Lart. 272, comma 1 stabilisce che non sono sottoposti
ad autorizzazione gli stabilimenti in cui siano presenti
esclusivamente impianti e attivita` elencati nella Parte I
del nuovo Allegato IV alla Parte Quinta, specificando
che tale
elenco si riferisce a impianti e ad attivita` le cui
emissioni sono scarsamente rilevanti agli effetti dellinquinamento atmosferico.
Anche per tali impianti e attivita`, tuttavia, - e si tratta di
elemento di assoluta novita` rispetto alla disciplina precedente, - possono tuttavia applicarsi valori limite ed
eventuali prescrizioni, qualora essi siano previsti in sede di Piani e programmi di qualita` dellaria, e/o di
ulteriori norme regionali adottate ai sensi dellart. 271,
comma 3 (27) della Parte Quinta, come modificato dal
terzo decreto correttivo.
LA.C. puo` inoltre prescrivere con proprio Provvedimento generale che i gestori di tali impianti e attivita` comunichino in via preventiva la relativa data di messa in
esercizio dellimpianto o di avvio dellattivita`, allA.C.
stessa o ad altra autorita` da essa delegata.
E` inoltre disciplinato il caso, divenuto facilmente ricorrente col passaggio al regime autorizzatorio di stabilimento, della compresenza, allinterno di un medesimo stabilimento, di impianti e attivita` in regime d
esenzione dallobbligo di autorizzazione, e di impianti
assoggettati ad autorizzazione ordinaria o semplificata,
specificandosi che, in tale ipotesi, lautorizzazione, ordinaria o generale, considera solo questi ultimi.
Attraverso la riscrittura dellAllegato IV nellelenco di cui
alla Parte I sono state inserite anche le fattispecie precedentemente escluse [dal campo di applicazione del
Titolo I] dallart. 269, comma 14, comma che viene ora
abrogato; si tratta, in pratica di tutta una serie di impianti termici di entita` relativamente modesta, comunque
variabile da 0,3 a 3 MW in funzione del combustibile
impiegato, - e di alcune altre attivita` come gli impianti
pilota per prove, i laboratori di analisi e ricerca, etc.
Sono altres` sottratti al regime autorizzatorio, ex art. 269
comma 10 (gia` c. 16) i depositi di oli minerali, fermo
restando il rispetto, se dovuto, delle norme dellAll. VII,

mentre sono esclusi tout court dalla disciplina del Titolo


I, ex art. 272, comma 5, gli stabilimenti destinati alla
difesa nazionale e le emissioni di sfiati e ricambi daria
dei luoghi di lavoro; mentre i distributori di carburante
sono sottoposti alle sole disposizioni di cui agli artt. 276
e 277.

La nuova disciplina riferita alle autorizzazioni


di carattere generale
Lart. 272, comma 2 sancisce che per specifiche categorie di stabilimenti, individuate in relazione al tipo e
alle modalita` di produzione, lA.C. puo` adottare apposite
autorizzazioni di carattere generale, relative a ciascuna singola categoria, nelle quali sono stabiliti, da un
lato, i valori limite di emissione e le prescrizioni (28),
anche inerenti le condizioni di costruzione o di esercizio,
nonche i combustibili utilizzati, i tempi di adeguamento,
i metodi di campionamento e di analisi e la periodicita`
dei controlli; e, da un altro, i requisiti della domanda di
adesione, per la quale puo` essere previsto il ricorso a
una modulistica semplificata, anche per la caratterizzazione del quadro emissivo. Lelemento di novita` rispetto
alla previgente disciplina, oltre al riferimento agli stabilimenti, e` senzaltro rappresentato dalla durata di validita`
delle condizioni di adesione, fissata in 10 anni a far
tempo dallintervenuta adesione (29), cui fa riscontro
lobbligo di reiterazione con cadenza decennale delle
autorizzazioni di carattere generale gia` emanate, ad opera delle Autorita` competenti. Questa e` una novita` senzaltro significativa, che costituisce la prima incrinatura
del criterio della durata quindicennale delle autorizzazioni riferibili alle emissioni in atmosfera. Ma la novita` e` per
altro piu` apparente che sostanziale, dal momento che lo
spazio delle autorizzazioni generali e` di fatto gravemente
ridimensionato dalla norma - di cui allart. 272, comma 2
ultimo periodo, secondo la quale
per gli stabilimenti in cui sono presenti anche impianti o attivita` a cui lautorizzazione generale non si
riferisce,
si deve necessariamente ricorrere allautorizzazione

Note:
(27) Il comma qui richiamato, ove vengono ridefiniti i contorni della potesta` di regolazione attribuita alle Regioni, dispone tra laltro che per tutti
gli impianti e le attivita` previsti dallarticolo 272, comma 1, la Regione o la
Provincia autonoma, puo` stabilire, anche con legge o provvedimento generale, sulla base delle migliori tecniche disponibili, appositi valori limite di
emissione e prescrizioni, anche inerenti le condizioni di costruzione o di
esercizio e i combustibili utilizzati, fino a fissare, ai fini della valutazione
dellentita` della diluizione delle emissioni, portate caratteristiche di specifiche tipologie di impianti.
(28) Da definirsi sulla base di quanto disposto allart. 271, commi da 5 a 7.
(29) Tale disposizione continuando a sussistere anche in caso di intervenuta
sostituzione dellautorizzazione generale.

AMBIENTE & SVILUPPO

XXXIV

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Inserto
TUA e Terzo Correttivo

espressa di cui allart. 269: e cio` mette fuori gioco tutti i


casi di impianto (o attivita`) appartenente allelenco di
cui alla Parte II dellAllegato IV, ma collocato allinterno di uno stabilimento pluri-impianto, salvo che non
si tratti di piu` impianti riconducibili ad una medesima
voce dellelenco (30), in tale ipotesi dovendosi considerare linsieme degli impianti e delle attivita` che, nello
stabilimento, ricadono nella categoria di che trattasi, al
fine di stabilire le soglie di produzione e di consumo e/o
le potenze termiche nominali indicate nella Parte II dellAllegato IV, come condizione per lammissibilita` alla
procedura semplificata.
Alla presentazione della domanda di adesione il soggetto interessato alla gestione di un nuovo stabilimento (31) caratterizzato dalla presenza di un impianto o
di unattivita` contemplati dalla Parte II dellAllegato IV
e` tenuto a provvedere con un anticipo di almeno 45
giorni rispetto allinstallazione dello stabilimento, ferma restando comunque la possibilita` di motivato diniego da parte dellAutorita` competente.
Le autorizzazioni di carattere generale riferite a stabilimenti in cui siano presenti esclusivamente impianti e
attivita` di cui alla Parte II dellAllegato IV, dovranno
essere obbligatoriamente predisposte entro il 29
aprile 2011 (32), con la sola eccezione di quella relativa
alle puli-tinto-lavanderie e lavanderie a secco a ciclo
chiuso, che [discutibilmente] promosse al rango di stabilimenti, nelle more dellemanazione dellAtto da assumersi a cura dellAutorita` competente, devono continuare ad avvalersi dellautorizzazione generale ministeriale di cui alla Parte VII dellAllegato III (rimasto
inalterato in seguito alla riforma). Fatta salva questultima fattispecie, in caso di inerzia delle autorita` preposte,
le autorizzazioni di carattere generale in questione saranno rilasciate dal Ministro dellAmbiente con appositi
decreti, e la comunicazione allAutorita` competente
vertera` sulladesione agli atti predisposti del Ministero,
che decadranno quando le autorita` competenti avranno
provveduto secondo le competenze ad esse attribuite
ex lege.
Unidentica scadenza alla data del 29 aprile 2011 e`
stabilita per il rinnovo delle autorizzazioni a carattere
generale - ovviamente ora da riferire agli stabilimenti - a
suo tempo emanate ai sensi del D.P.R. 25 luglio
1991, alle quali i gestori degli impianti che ne avevano
beneficiato dovranno aderire nei sei mesi successivi
allemanazione dei relativi atti, e percio` non oltre il
29 ottobre 2011, salvo che non sia dovuto intervenire
lesercizio dei poteri sostitutivi da parte del Ministero
dellAmbiente, secondo quanto previsto dallart. 272,
nel qual caso usufruiranno di un periodo di sei mesi,
a far tempo dallavvenuta emanazione dei relativi atti da
parte delle Autorita` Competenti.
Ancora entro il termine del 29 aprile 2011, ma in que-

sto caso ai sensi dellart. 281, comma 4, le Autorita`


Competenti sono tenute ad emanare le Autorizzazioni
di carattere generale per gli stabilimenti esistenti, ora
ricadenti nel campo dapplicazione del Titolo I, in cui
siano presenti impianti termici con potenza fino a
10 MW, gia` sottoposti alla legge n. 615/1966 o al
D.P.R. n. 1391/1970, e percio` a suo tempo esenti dallobbligo di conseguire autorizzazione ex D.P.R. n. 203/
1988, anche per tale fattispecie essendo previsto lesercizio dei poteri sostitutivi da parte del Ministro dellAmbiente, in caso di inerzia delle Autorita` competenti.

Il nuovo regime di disciplina per gli allevamenti


zootecnici sotto il profilo delle emissioni in atmosfera
Attraverso la riscrittura dellAllegato IV in entrambe le
sue parti, si da` luogo ad un totale cambiamento dei
criteri per la regolamentazione (sul fronte delle emissioni in atmosfera) degli allevamenti zootecnici: si esentano infatti dallautorizzazione - come specificato alla
lett. aa) della Parte I, - gli allevamenti effettuati in ambienti non confinati; mentre, per quelli effettuati in
ambienti confinati (33), si fissano valori soglia diversificati in funzione della specie animale e del numero di capi allevati, abbandonando cioe` il criterio, cui si
era ricorso finora, del peso vivo per ettaro di terreno in
disponibilita` [per lo spandimento agronomico degli effluenti]: criterio sensato per stabilire se lallevamento
debba essere considerato civile o industriale sul fronte della disciplina degli scarichi su suolo, ma senza
dubbio incongruo per laspetto dellinquinamento atmosferico.
Viene inoltre articolata in modo molto piu` dettagliato la

Note:
(30) Essendo evidentemente impensabile che lautorita` competente provveda ad emanare autorizzazioni generali patchwork.
(31) Tale procedura si applica anche nel caso in cui il gestore intenda effettuare una modifica dello stabilimento, fermo restando lobbligo di sottoporre lo stabilimento allautorizzazione di cui allarticolo 269 in caso di modifiche per effetto delle quali lo stabilimento non risulti piu` conforme alle
previsioni dellautorizzazione generale.
(32) Si noti che la versione originaria del D.Lgs. n. 152/2006 prescriveva che
allanalogo adempimento - allora direttamente riferito alle autorizzazioni di
carattere generale per gli impianti e attivita` indicati nella Parte seconda
dellAllegato IV originario, - le Autorita` competenti dovessero provvedere
entro il 29 aprile 2008; ma si e` trattato di una scadenza largamente disattesa, anche perche alcune Regioni, del resto abbastanza ragionevolmente, si
erano opposte alla delega in bianco attribuita ex lege dalla norma originaria
al troppo frammentato universo delle Autorita` competenti, in genere
coincidenti con le Province, per lo piu` auto-riservandosi il potere di emanare linee guida per la predisposizione delle nuove autorizzazioni generali
da parte delle Autorita` Competenti, e contestualmente disponendo che,
nelle more, mantenessero validita` le autorizzazioni generali gia` rilasciate.
(33) Con cio` intendendosi lallevamento il cui ciclo produttivo prevede il
sistematico utilizzo di una struttura coperta per la stabulazione degli animali.

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XXXV

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

tabella delle categorie animali allevate in ambienti confinati, che passano da n. 11 a n. 21, (fino a comprendere persino gli allevamenti di struzzi), fissando percio`,
per ciascuna categoria, il tetto dimensionale dellallevamento per lesenzione dal regime autorizzatorio, o per
lassoggettamento ad autorizzazione generale, fermo
restando che per allevamenti con numero di capi eccedente questa seconda soglia, dovra` essere ottenuta
lautorizzazione ordinaria, ovvero, nei casi previsti,
lAutorizzazione Integrata Ambientale (34).

5. Gli altri elementi di novita` introdotti


dal terzo decreto correttivo
alle disposizioni del Titolo I - Parte Quinta
Se il passaggio dallautorizzazione dimpianto allautorizzazione di stabilimento e la modifica del sistema
delle deroghe rappresentano senzaltro gli aspetti piu`
eclatanti della recentissima riforma della Parte Quinta
del D.Lgs. n. 152/2006, le modifiche introdotte dal
D.Lgs. n. 128/2010 toccano anche altri aspetti non secondari della normativa relativa alle emissioni in atmosfera degli impianti fissi: dalla revisione della mappa
delle competenze, alla rielaborazione dei principi della
disciplina sui limiti di emissione, pur essendone rimasti
inalterati i fondamenti; dallaggiustamento del sistema
sanzionatorio, alle ricadute della riforma sulle disposizioni transitorie e finali.

Le nuove disposizioni sulla determinazione dei valori


limite per le emissioni e la riconfigurazione
delle competenze
Fermo restando che
con decreto da adottare ai sensi dellart. 281, c. 5,
attraverso la modifica e lintegrazione degli Allegati I
[entro il 30 giugno 2011] e V, sono individuati i
valori di emissione e le prescrizioni da applicare
alle emissioni convogliate e diffuse degli impianti e
alle emissioni diffuse delle attivita` presso gli stabilimenti anteriori al 1988, anteriori al 2006 e nuovi,
si sancisce ora in forma espressa (in tal senso i commi
3 e 4 dellart. 271) una specifica potesta` delle Regioni e
Province autonome in ordine alla fissazione dei valori
limite di emissione e prescrizioni riferiti ad impianti e
attivita` (35), tenendo conto di quanto stabilito in sede di
piani e programmi di qualita` dellaria assunti in attuazione della normativa vigente (36), che possono prevedere limiti e prescrizioni piu` restrittivi rispetto a quanto disposto dagli Allegati I, II, III e V alla Parte Quinta, - e
relativi futuri aggiornamenti, - qualora cio` sia ritenuto
necessario per il conseguimento dei valori di concentrazione e degli obiettivi enunciati dai Piani stessi. Analoga potesta` e` inoltre riconosciuta per quanto riguarda

le definizioni di valori limite demissione e prescrizioni


concernenti gli impianti e le attivita` di cui alla Parte II
dellAllegato IV (37).
Accanto alle prerogative regionali appena illustrate, e`
inoltre attribuito alle Autorita` competenti delegate allesercizio delle funzioni autorizzatorie la facolta` di stabilire, caso per caso, in esito ad unadeguata istruttoria
basata sulle migliori tecniche disponibili nonche sulle normative regionali e/o sui piani e programmi della
qualita` dellaria, valori limite e prescrizioni piu` restrittivi
non solo di quelli stabiliti dai pertinenti allegati alla Parte
Quinta, anche successivamente allemanazione dei relativi decreti di aggiornamento, ma anche dei limiti e
delle prescrizioni fissati in sede di normative regionali
o di piani della qualita` dellaria.
Ai fini della fissazione dei valori limite e delle prescrizioni autorizzatorie per gli impianti di ogni stabilimento, lAutorita` competente dovra` altres`
valutare il complesso di tutte le emissioni degli
impianti e delle attivita` presenti, le emissioni prove-

Note:
(34) Cio`, per le svariate fattispecie riconducibili a quelle di cui al punto 6.6.
dell(attuale) Allegato VIII alla novellata Parte Seconda del D.Lgs. n. 152/
2006), dovendosi qui evidenziare che per tali categorie di allevamento pollame; suini da produzione; scrofe, - la soglia superiore per lammissione ad autorizzazione generale e` stata determinata in modo da prevedere
per gli allevamenti di taglia ancora superiore lassoggettamento ad AIA,
senza dare luogo, cioe`, ad una fascia dimensionale assoggettata ad autorizzazione ordinaria ai sensi dellart. 269 della Parte Quinta.
(35) Si esplicita inoltre in forma espressa che finche non vengano sostituite, restano comunque in vigore le normative regionali relative a valori limite e prescrizioni tecniche a suo tempo emanate in attuazione del D.P.R. n.
203/1988 e del D.P.C.M. 21 luglio 1989, aspetto finora messo in discussione
in relazione alla formulazione delle previgenti omologhe disposizioni della
Parte Quinta (stesura originaria).
(36) Ovvero, oggi, dal D.Lgs. 13 agosto 2010 n. 155, emanato in recepimento della Direttiva n. 2008/50/Ce, con il quale nellambito della totale rielaborazione della disciplina sulla valutazione e gestione della qualita` dellaria
ambiente sono stati finalmente individuati in termini chiari e inequivocabili
i contenuti dei Piani e la tipologia delle misure da assumere, attraverso i
piani, ai fini per il miglioramento o il mantenimento della qualita` dellaria
ambiente, possono essere, tra laltro, stabiliti:
valori limite di emissione, prescrizioni per lesercizio, criteri di localizzazione ed altre condizioni di autorizzazione per gli impianti di cui alla
Parte Quinta, titolo I, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, secondo le relative
disposizioni;
valori limite di emissione, prescrizioni per lesercizio e criteri di localizzazione per gli impianti di trattamento dei rifiuti che producono emissioni in atmosfera;
valori limite di emissione, prescrizioni per lesercizio e criteri di localizzazione per gli impianti soggetti ad autorizzazione integrata ambientale
che producono emissioni in atmosfera;
valori limite di emissione, prescrizioni per lesercizio, caratteristiche tecniche e costruttive per gli impianti di cui alla Parte Quinta, titolo II, del
D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, secondo le relative disposizioni.
(37) Potesta` che si aggiunge al potere di definire limite e prescrizioni, attribuito alle regioni dallart. 272, comma 3, per le attivita` di cui alla Parte I
del medesimo Allegato IV.

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Inserto
TUA e Terzo Correttivo

nienti da altre fonti, e lo stato di qualita` dellaria nella


[specifica] zona interessata.
In sostanza, diversamente dalla prima formulazione della Parte Quinta, i limiti e le prescrizioni della Normativa
Statale indicano ora in pratica le prestazioni minime
da richiedere agli impianti e alle attivita` in essere presso
gli stabilimenti.
Sono inoltre ribadite la centralita` dellAllegato VI, (Criteri di valutazione della conformita` dei valori misurati ai valori limite prescritti, da modificare entro il
31 dicembre 2010), e limportanza del ricorso alle corrette metodiche di rilevazione e controllo, anche ai fini
dellapplicazione del sistema sanzionatorio.
Le su esposte disposizioni innovano profondamente i
criteri di determinazione dei valori limite, sia per quanto
riguarda la priorita` della regolamentazione di livello regionale, sia per quanto attiene agli ulteriori gradi di
liberta` attribuiti alle Autorita` competenti periferiche,
in termini di maggiore autonomia delle normative regionali, di maggiore potere decisionale delle Autorita` competenti, e di maggiore chiarezza e semplicita` delle
enunciazioni. Si e` di fatto dato luogo ad un sostanziale
ribaltamento della visione centralistica che aveva informato lapproccio seguito in sede di stesura originaria
delle corrispondenti disposizioni, fino allattuale esposizione al rischio, caso mai, di un eccessivo decentramento delle decisioni, e di un eccesso di discrezionalita`
tecnica a favore della Pubblica Amministrazione, nei
suoi livelli istituzionali e organi.

Le disposizioni di ordine tecnico


Lopzione per un sistema autorizzatorio riferito agli stabilimenti presenta, in qualche modo, ricadute anche sui
contenuti tecnici della disciplina sulle emissioni, fermo restando che continuano a riferirsi agli impianti e
attivita` presenti negli stabilimenti. Qualche incongruita` concettuale resta evidente nelle disposizioni relative
ai grandi impianti di combustione, che continuano ad
essere destinatari dellautorizzazione in quanto impianti e non in termini di stabilimento allinterno del quale il
grande impianto di combustione si trova inserito, per
lesigenza di rispettare la lettera della normativa europea di riferimento (38).
Nellambito dellart. 273 sui G.I.C. si stabilisce inoltre
che se piu` impianti di combustione, anche di potenza
termica nominale inferiore a 50 MW, - e percio` singolarmente non riconducibili alla nozione di grandi impianti - sono localizzati nello stesso stabilimento, lautorita` competente deve, in qualsiasi caso, considerare
tali impianti come un unico impianto ai fini della determinazione della potenza termica nominale in base
alla quale stabilire i valori limite di emissione, cio` implicando anche la possibilita` che il complesso debba
essere considerato Grande impianto di combustione

ed in tal senso assoggettato ad AIA. Lautorita` competente, tenendo conto delle condizioni tecniche ed
economiche, puo` altres` disporre il convogliamento
delle emissioni di tali impianti ad un solo punto di
emissione ed applicare i valori limite che, in caso di
mancato convogliamento, si applicherebbero allimpianto piu` recente.
Tuttavia, la norma tace sulle modalita` secondo cui, sotto il profilo dellautorizzazione, debba essere considerato lo stabilimento nel quale il grande impianto di combustione risulti inserito, qualora in esso coesistano impianti di diverso tipo, che come noto in se non possono
piu` essere destinatari di un provvedimento autorizzativo.
Minori difficolta` si incontrano per quanto riguarda gli
stabilimenti in cui si trovino impianti assoggettati
ad AIA, secondo le disposizioni del Titolo III-bis della
Parte seconda del D.Lgs. n. 152/2006, come modificata
dal D.Lgs. n. 128/2010. Infatti, la disciplina IPPC prevede che lautorizzazione integrata ambientale si estenda
anche agli impianti e le attivita` collaterali a quello soggetto ad AIA, di fatto potendosi ricorrere alla sostanziale sovrapponibilita`, mutatis mutandis, della nozione di
complesso IPPC con quella di stabilimento.
Va infine evidenziato che i problemi derivanti dal ribaltamento sul nuovo sistema autorizzatorio delle disposizioni relative agli impianti che comportano emissioni di COV, disciplinati dallart. 275, sono risolti abbastanza brillantemente, essendosi persino eliminate alcune incongruenze della precedente formulazione che
sono risolti

Modifiche alle disposizioni relative alle sanzioni


e relative condizioni dapplicazione
Le disposizioni sanzionatorie del Titolo I della Parte
Quinta derivavano - e continuano a derivare - da quelle
a suo tempo statuite dal D.P.R. n. 203/1988, caratterizzate dalla larga prevalenza delle sanzioni penali, pur
nella sostanziale irrisorieta` della componente pecuniaria delle sanzioni, e senza alcuna attenzione per i principi di dissuasivita` e progressivita` della pena. Con la
prima stesura dellart. 279, lambito di intervento del
Giudice Penale era stato persino esteso alle omesse
comunicazioni relative allavvio di attivita` esentate
dal regime autorizzatorio, in violazione, cioe`, di eventuali provvedimenti di carattere generale assunti in sede regionale.
Le altre fattispecie contravvenzionali delloriginario Titolo I erano:

Nota:
(38) Si tratta della Direttiva n. 2001/80/Ce.

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XXXVII

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

 avvio dellinstallazione o messa in esercizio di un


impianto (o di unattivita`) in assenza della prescritta
autorizzazione (o con autorizzazione scaduta, sospesa o revocata);
 realizzazione di modifiche non autorizzate (se sostanziali) o non comunicate preventivamente (se
non sostanziali);
 superamento dei valori limite di cui allAllegato I o di
quelli comunque stabiliti dallAutorita` Competente in
sede di autorizzazione;
 omessa comunicazione dellavvio di un impianto o
dei dati rilevati nella fase di prima attivazione;
 mancata adozione delle misure per evitare un incremento anche temporaneo delle emissioni, nelle more della ri-autorizzazione ai sensi del Titolo I, da parte
degli impianti esistenti assoggettati.
Il Terzo correttivo ha introdotto modifiche non trascurabili alle disposizioni sanzionatorie e, soprattutto ai relativi meccanismi applicativi.
Sul piano delle norme dirette va segnalato il declassamento a sanzione amministrativa dellomessa comunicazione preventiva di modifiche non sostanziali degli stabilimenti, pur essendosi mantenuta rilevanza penale alle omesse comunicazioni relative ad attivita`
esentate dallautorizzazione, ex art. 272, comma 1.
Rilevanza penale assumono anche le violazioni attuate
nellesercizio di uno stabilimento delle [eventuali]
prescrizioni stabilite dai Piani e dai programmi per la
qualita` dellaria, e dalle normative regionali ex art.
271, comma 3.
Significative anche le disposizioni su determinati meccanismi applicativi delle sanzioni, previste dallart.
271, commi 18 e 20.
 Il ricorso, da parte del gestore, a metodi di monitoraggio e controllo non conformi a quanto prescritto
dallAllegato VI, comporta la irrilevanza dei dati ai fini
dellaccertamento del rispetto dei valori limite, e percio`, lapplicazione ipso iure della sanzione di cui allart. 279, comma 2.
 Per lapplicabilita` della sanzione relativa al mancato
rispetto dei limiti, condizione necessaria e` che la
contestazione da parte dellAutorita` di controllo sia
intervenuta ricorrendo ai metodi di campionamento
ed analisi previsti dallAllegato VI.
 La comunicazione tempestiva da parte del gestore
di un superamento dei valori limite, e le risultanze
delle conseguenti verifiche eseguite dallautorita` di
controllo, non possono essere utilizzate ai fini dellapplicazione della sanzione di cui allart. 279, comma 2.

gnificative ricadute anche a livello di norme transitorie


di cui allart. 281, sulle quali si e` percio` dovuto piuttosto
pesantemente intervenire.
Innanzitutto, la questione del nuovo scadenzario per il
rinnovo delle autorizzazioni per gli stabilimenti gia`
autorizzati, anche in via provvisoria o in forma tacita,
ai sensi del D.P.R. 24 maggio 1988, n. 203, che sebbene sottratto ad un giudizio di totale incongruita` dalla
disposizione - gia` richiamata - di cui allart. 3, comma 31
del D.Lgs. n. 128/2010 (39), comporta comunque slittamenti e anticipazioni rispetto al calendario in precedenza stabilito, ed in ogni caso una totale riconfigurazione delle fattispecie riconducibili alluna o allaltra scadenza, con la conseguenza di vanificare lattivita` gia`
svolta in materia di ri-autorizzazione di impianti esistenti
ad opera delle autorita` competenti piu` sollecite nellesercizio delle funzioni ad esse attribuite.
Ulteriori prescrizioni sono finalizzate a risolvere il nodo
degli stabilimenti esistenti che non possono essere
considerati gia` in possesso di autorizzazione, in quanto
in essi siano presenti esclusivamente impianti e/o attivita` rientranti nel campo di applicazione della Parte
Quinta, ma non del D.P.R. n. 203/1988, e percio` mai
autorizzati ai sensi di tale provvedimento. Si tratta di
una casistica abbastanza estesa, che comprende impianti termici gia` autorizzati ai sensi del D.P.R. n.
1391/1970, ovvero mai autorizzati perche non in zona
di controllo, sia classificabili oggi come impianti termici civili, sia non classificabili come tali, e in ogni caso di
potenza termica che li rende oggi soggetti alle disposizioni del Titolo I della Parte Quinta.
Ai gestori degli stabilimenti in queste condizioni si prescrive di adeguarsi alle disposizioni del Titolo I entro il 18
settembre 2013, (o nel termine piu` breve eventualmente stabilito in sede di autorizzazione generale per gli
impianti termici civili di taglia compresa tra i 3 e 10
MW, dei quali se` gia` riferito precedentemente, trattando delle autorizzazioni di carattere generale), con obbligo di presentare la relativa domanda ai sensi dellarticolo 269 o dellarticolo 272, commi 2 e 3, entro il 31
luglio 2012.

Le conseguenze sulle disposizioni transitorie e finali

(39) Disposizione che ci fornisce il cifrario per la riclassificazione degli


stabilimenti preesistenti in base alla cronologia delle autorizzazioni a suo
tempo conseguite dagli impianti che si trovino al loro interno, purche rilasciate [almeno] ai sensi del D.P.R. n. 203/1988.

Ovviamente, lopzione per lo spostamento dellautorizzazione dagli impianti agli stabilimenti comporta si-

6. Le modifiche ai Titoli II e III


Se nelleconomia complessiva delle disposizioni modificative della Parte Quinta del D.Lgs. n. 152/2006 sono
di gran lunga preponderanti quelle destinate alla revi-

Nota:

AMBIENTE & SVILUPPO

XXXVIII

11/2010

Inserto
TUA e Terzo Correttivo

sione del Titolo I, non per questo si possono ritenere


secondarie le novita` introdotte alla disciplina degli impianti termici civili, a partire dalla revisione stessa del
suo campo di applicazione; mentre decisamente piu`
circoscritte sono le modifiche al Titolo III sui combustibili e al relativo Allegato X.

Il terzo Decreto Correttivo e le innovazioni indotte


alla disciplina degli impianti termici civili
Esigenze di maggiore chiarezza e semplificazione delle
formulazioni, un tentativo di migliore coordinamento
con altre norme concorrenti, e la necessita` di adeguare
larticolato - o meglio, lart. 287, - alla Sentenza della
Corte Costituzionale n. 250 del 24 luglio 2009 (40), sono alla base delle modifiche introdotte alla base della
disciplina relativa agli impianti termici civili.
In quanto alla ricerca di una maggior chiarezza delle
enunciazioni, basta esemplificare col confronto fra la
previgente e linnovata definizione di impianto termico
civile, apparentemente speciosa, ma in realta` meditata
e significativa (tabella 4).
E` infatti evidente come lavverbio esclusivamente tolga ambiguita` alla declaratoria, nella misura in cui ora
non puo` piu` essere considerato, civile limpianto termico in cui la produzione di acqua calda oltre che per
usi igienico-sanitari abbia, o possa avere, anche altre e
diverse destinazioni/utilizzazioni. Tuttavia, non sempre
lobiettivo di chiarezza e` compiutamente conseguito: la
definizione conserva infatti elementi di indeterminatezza, la` dove sembra non capiente del caso di una o piu`
unita` immobiliari che si stacchino dallimpianto centralizzato di un edificio esistente, per dotarsi di un impianto autonomo, oppure fin dallinizio climatizzate attraverso impianti autonomi, a differenza della restante parte
delle unita` delledificio (41).
La modifica piu` importante introdotta nel titolo II, e`
comunque allinsegna della semplificazione, trattandosi di quella che riguarda il campo dapplicazione, ora
riferito agli impianti termici civili la cui potenzialita` termica nominale si trova nellintervallo tra i 0,035 MW
compresi e i 3MW esclusi, con abbandono del precedente criterio, - legato al tipo di combustibile, - per la
determinazione della soglia superiore, che ora risulta
invece unificata, con effetto di semplificazione e di
maggior chiarezza anche sul campo di applicazione
del Titolo I, alle cui disposizioni restano assoggettati
gli impianti termici civili di taglia superiore.

Modifiche introdotte al titolo III sulla disciplina


dei combustibili
Per quanto riguarda la disciplina dei combustibili, la modifica piu` rilevante e senzaltro rappresentata dallinter-

venuto inserimento del seguente inciso, nel testo dellart. 293 comma 1:
I materiali e le sostanze elencati nellallegato X alla
Parte quinta del presente decreto non possono essere utilizzati come combustibili ai sensi del presente titolo se costituiscono rifiuti ai sensi della Parte
quarta del presente decreto. E` soggetta alla normativa vigente in materia di rifiuti la combustione di
materiali e sostanze che non sono conformi allallegato X alla Parte Quinta del presente decreto o che
comunque costituiscono rifiuti ai sensi della Parte
Quarta del presente decreto.
A tale nuova prescrizione, tesa evidentemente a dissipare equivoci interpretativi e ad evitare distorsioni in
sede applicativa, fanno riscontro anche alcune modifiche introdotte nella Parte Seconda - Sezione 4 dellAllegato X, come la specificazione secondo la quale
Salvo il caso in cui i materiali elencati nel paragrafo
1 derivino da processi direttamente destinati alla loro produzione o ricadano nelle esclusioni dal campo
di applicazione della Parte quarta del presente decreto, la possibilita` di utilizzare tali biomasse secondo le
disposizioni della presente Parte quinta e` subordinata alla sussistenza dei requisiti previsti per i sottoprodotti dalla precedente Parte Quarta. (42)
Altre disposizioni - tese al coordinamento con la parallela riforma della normativa sulla valutazione e gestione
della qualita` dellaria ambiente, di cui al D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 155, riguardano le restrizioni che i Piani di
qualita` dellaria previsti in questa sede potranno introdurre alluso di alcune tipologie di combustibili disciplinati dallAllegato X alla Parte Quinta.

Note:
(40) La dichiarazione dincostituzionalita` riguarda lindividuazione nellIspettorato Provinciale del Lavoro, a suo tempo operata dalla versione originaria dellart. 187, dellautorita` preposta al rilascio degli attestati di abilitazione alla conduzione degli impianti di taglia superiore a 0,232 MW, evidentemente lesiva delle prerogative regionali in materia di formazione professionale.
(41) In realta`, per svelare larcano, basta applicare la definizione di edificio proposta dallart. 2, comma 1, lett. a) del D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192
Attuazione della Direttiva n. 2002/91/Ce relativa al rendimento energetico
nelledilizia e smi, ma larticolato del Titolo II non si e` sforzato di operare
tale indispensabile rimando.
(42) Va tuttavia evidenziato, che rientrando tra le biomasse di che trattasi
anche il Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzione forestale e da potatura il vincolo appena introdotto dal D.Lgs. n.
128/2010, e` stato drasticamente dal disposto dellart. 1, comma 3 del D.L. 8
luglio 2010, 105 Misure Urgenti in materia di energia, convertito, con
modifiche, dalla legge 13 agosto 2010 n. 129, che modificando lart. 185
del D.Lgs. n. 152/2006, ha sottratto dal campo dapplicazione della normativa sui rifiuti proprio il Materiale vegetale prodotto da interventi selvicolturali, da manutenzione forestale e da potatura di manutenzione del verde
pubblico e privato, oppure da attivita` agricole, utilizzati nelle attivita` agricole, anche al di fuori del luogo di produzione, ovvero ceduti a terzi, o utilizzati. Che dire della coerenza del nostro beneamato Legislatore?

AMBIENTE & SVILUPPO


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XXXIX

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TUA e Terzo Correttivo

Tabella 4
Definizione di i.t.c. ai sensi del titolo II
versione originaria

Definizione di i.t.c. ai sensi del titolo II


versione modificata dal terzo correttivo

impianto termico civile: impianto termico la cui produzione


di calore e` destinata, anche in edifici ad uso non re-sidenziale,
al riscaldamento o alla climatizzazione di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari; limpianto termico
civile e` centralizzato se serve tutte le unita` delledificio o di piu`
edifici ed e` individuale negli altri casi.

impianto termico civile: impianto termico la cui produzione


di calore e` esclusivamente destinata, anche in edifici ad uso
non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione invernale o estiva di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi
igienici e sanitari; limpianto termico civile e` centralizzato se
serve tutte le unita` delledificio o di piu` edifici ed e` individuale
negli altri casi.

7. Cenni conclusivi
I passaggi mal formulati, le dimenticanze e le omissioni
non mancavano certo, nella stesura originaria della Parte Quinta del D.Lgs. n. 152/2006, per non dire del continuo rimpallo tra articolato ed allegati troppo spesso
imposto al lettore che avesse voluto esaustivamente
scogliere il senso della Norma, con conseguenti vere
e proprie acrobazie (mentali) per lo sfortunato interprete, o per il consulente cui fosse capitato di dover suggerire ai gestori degli impianti e attivita` comportanti
emissioni in atmosfera, come districarsi con le nuove
regole e i nuovi adempimenti. Era percio` notevole lattesa, tra gli addetti ai lavori, per questo provvedimento
di modifica, predisposto praticamente alla chetichella,
fino alla sua approvazione in prima lettura da parte del
Consiglio dei Ministri, il 13 maggio 2010. Ci si aspettava
soprattutto non un rivoluzionario quanto poco meditato
stravolgimento del regime autorizzatorio, ma piuttosto,
il sospirato aggiornamento degli allegati, in particolare
dellAllegato I, per far s` che, finalmente, i valori limite
non fossero piu` quelli suggeriti dalle tecnologie di ventanni or sono. Ed altrettanto, ci si aspettava la focalizzazione dei criteri per valutare leffettiva convogliabilita`
delle emissioni diffuse. Ma per questi aspetti si dovra`
ancora attendere, ad onta di unattesa - finora vana, che si protrae dal 29 aprile 2007. Cio` che dovremo
gestire nellimmediato e`, invece, il complicato transito
dallautorizzazione dellimpianto allautorizzazione dello
stabilimento, che prefiguriamo ne semplice ne indolore, perche fondato sullincongrua convinzione che bastasse tutto sommato sostituire un termine con laltro,
in un impalcato normativo che si poteva mantenere,
secondo gli estensori della riforma, tutto sommato inalterato.
Ma si tratta, a nostro modesto avviso, di un errore di
valutazione molto grave, dovendosi qui auspicare che i
fatti ci diano torto.
Il riconoscimento e il rilancio delle funzioni e competenze regionali in materia di regolazione delle emissioni
degli impianti (43), che si pone nella linea di una certo
auspicabile maggiore incisivita` dellazione delle Regioni

per il miglioramento della qualita` dellaria, rappresenta


senzaltro un profilo, in se, salutare, dopo aver sperimentato lesasperato centralismo della versione originaria della Parte Quinta; ma se si tiene conto anche dei
margini di discrezionalita` attribuiti alle Autorita` competenti in ordine alle prescrizioni autorizzatorie da assegnare caso per caso, valori limite compresi, aumentati
a dismisura, e` evidente il rischio di precipitare in uno
stato di permanente e diffusa incertezza del diritto (e
di disomogeneita` degli obblighi a carico delle imprese)
sul fronte delle prestazioni ambientali degli impianti,
e in particolare dei valori limite che dovranno essere
osservati.
Prima di un giudizio definitivo ci sembra, comunque,
opportuno attendere linnovata disciplina alla prova dei
fatti, o meglio, della sua dimensione applicativa.

Nota:
(43) Cui e` probabilmente dovuto il passaggio pressoche indolore del provvedimento in Conferenza Unificata, nonostante le dense zone dombra che
ne caratterizzano non pochi aspetti.

AMBIENTE & SVILUPPO

XL

11/2010