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APPUNTI PER IL

Volontario Soccorritore ANPAS


Segreteria Provinciale per la Formazione Pubbliche Assistenze
Viale Corassori, 54 41100
Tel. 059 2929322 Fax 059 2925841

A.N.P.AS.
Associazione
Nazionale
Pubbliche
Assistenze

SOMMARIO
1.

A.N.P.AS. - ASSOCIAZIONE NAZIONALE PUBBLICHE ASSISTENZE - ATTIVIT E PROGETTI................................................................... 2

2.

ORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA DI SOCCORSO PROVINCIALE, MODALIT DI APPROCCIO AL SISTEMA 118 ............................................ 26

3.

RISPOSTA TELEFONICA, LINGUAGGIO RADIO E RELATIVI PROTOCOLLI DI COMUNICAZIONE .................................................................. 29

4.

SUPPORTO PSICOLOGICO AL SOGGETTO NEL SOCCORSO .................................................................................................................. 34

5.

TRIAGE E GESTIONE DELL'EMERGENZA CON I MEZZI DI SOCCORSO AVANZATO E CON OPERATORI DELL'EMERGENZA NON SANITARIA .. 49

6.

TRATTAMENTO POLITRAUMATIZZATO SECONDO LINEE GUIDA IRC (ITALIAN RESUSCITATION COUNCIL) .............................................. 59

7.

LESIONI DA AGENTI CHIMICI E FISICI, LESIONI DA COLPO DI CALORE E DA FREDDO .............................................................................. 64

8.

DISINFEZIONE, CONTROLLO, VERIFICA DEL MEZZO DI SOCCORSO. IMPIANTO DI OSSIGENOTERAPIA ..................................................... 84

9.

BASIC LIFE SUPPORT .................................................................................................................................................................... 104

10.

RIANIMAZIONE PEDIATRICA............................................................................................................................................................ 120

11.

URGENZA NELLA DONNA GRAVIDA ................................................................................................................................................. 130

12.

PSICOPATOLOGIA .......................................................................................................................................................................... 136

13.

PSICOLOGIA DELL'EMERGENZA ..................................................................................................................................................... 154

14.

MEDICINA LEGALE......................................................................................................................................................................... 162

15.

LA SICUREZZA NEL SOCCORSO EXTRAOSPEDALIERO ...................................................................................................................... 180

Sommario

Introduzione
Il Sistema Provinciale della Emergenza Urgenza
Il Sistema dellemergenza urgenza della nostra Provincia costituito dalla Centrale Operativa
118 Modena Soccorso, che attiva e coordina il sistema dal momento della richiesta di soccorso
fino allaccesso ai presidi ospedalieri, dalle strutture della rete Ospedaliera Provinciale. che
afferiscono ai Dipartimenti di Emergenza Urgenza dellAzienda USL e dellAzienda Ospedaliera
Policlinico di Modena e da un elevato numero di mezzi di soccorso dislocati su tutto il territorio,
sia pubblici che delle Associazioni di Volontariato (Pubblica Assistenza, CRI, Misericordia
dItalia). Si avvale inoltre dellapporto integrato di strutture non sanitarie (Vigili del Fuoco, Forze
dellOrdine, Soccorso Alpino, Polizia Municipale .).
Il sistema globalmente agisce secondo percorsi provinciali definiti con i Dipartimenti di
Emergenza urgenza ed Area critica, in rapporto alla patologia, alla distanza, alle dotazioni dei
presidi, alla tipologia delle equipe di soccorso, perseguendo il fine di inviare il paziente
allospedale pi idoneo, nel minor tempo possibile in prima e seconda istanza, secondo i criteri
dellHub & Spoke.
I protocolli clinici sono stati rapportati alla potenzialit delle diverse equipes presenti nel sistema,
quali equipes mediche, infermieristiche, del volontariato e miste.
Funzioni della Centrale Operativa
Le funzioni fondamentali della Centrale Operativa 118, sono rappresentate in primo luogo dalla
ricezione delle richieste di soccorso, valutazione del grado di complessit dellintervento da
attivare, attivazione e coordinamento dellintervento stesso; inoltre compito della Centrale
Operativa :
garantire interventi tempestivi, adeguati e ottimali a tutte le richieste sanitarie del cittadino
che rivestono carattere di emergenza urgenza, in sinergia con i Dipartimenti di emergenza
urgenza e le rispettive risorse territoriali
ottimizzare e razionalizzare le risorse sanitarie di emergenza sul territorio
organizzare e coordinare gli interventi sanitari nelle maxi-emergenze in collaborazione con
le altre risorse sanitarie e non
creare un sistema omogeneo di risposta allemergenza sanitaria
estendere nella popolazione la cultura dellemergenza urgenza e del corretto utilizzo del
sistema
formare i first-responder.

Le Strutture Sanitarie
La strutture della rete provinciale sono classificate in rapporto alla loro complessit ed alla
capacit di dare risposte dirette ai casi di emergenza urgenza
Punti di Primo intervento:
Sono dislocati nei vari distretti della provincia e sono attive diverse modalit organizzative quali lattivit
territoriale su ambulanza, lattivit ambulatoriale o entrambe; l afferenza gestionale ed organizzativa
dei singoli Punti di Primo Intervento riferita al Dipartimento Provinciale di Emergenza Urgenza,
attraverso le sue articolazioni presenti nei vari stabilimenti ospedalieri. La presenza medica
garantita da Medici di emergenza Territoriale. Sono presenti a:
Introduzione
i

Fanano
Formigine
Finale Emilia
Castelfranco Emilia

Accettazione e Pronto Soccorso Ospedaliero


Sono presenti nelle strutture Ospedaliere di :
Pavullo
Vignola
Sassuolo
Mirandola
In questi ospedali , in rapporto al numero attuale degli accessi, prevista la presenza
continuativa di almeno un medico nelle 24 ore e di un adeguato numero di turni infermieristici
sufficienti a garantire anche la funzione di triage, secondo parametri ben definiti.
E inoltre compito del Pronto Soccorso degli Ospedali di Sassuolo e di Vignola gestire, in
collaborazione con il Volontariato ed i Distretti di competenza, le ambulanze ubicate nelle zone
montane di Montefiorino e Zocca dove, in particolari fasce orarie, viene garantita la possibilit di
un equipaggio dotato di Infermiere Professionale
D.E.A di 1 livello
Sono rappresentati dagli ospedali della rete attualmente dotati di rianimazione e/o terapia
intensiva
Modena Ospedale Civile
Ospedale di Carpi
D.E.A di 2 livello
Fino al completamento della struttura di Baggiovara rappresentato dal Policlinico di Modena,
sede, oltre che della rianimazione e della terapia intensiva post operatoria, anche dei reparti
specialistici in grado di affrontare efficacemente la complessit della casistica di emergenza
urgenza.
I Mezzi di soccorso e le Professionalit
Nel territorio provinciale sono attivabili, se pure in fasce orarie diversificate:
n 9 ambulanze con infermiere professionale
n 2 ambulanze 118 medicalizzate con medico dellemergenza territoriale ed infermiere
professionale
n 3 ambulanze con equipaggio misto:volontario, infermiere professionale e/o medico
n 2 automediche con medico dellemergenza territoriale ed infermiere professionale
n 41 ambulanze del volontariato in convenzione per lattivit di emergenza-urgenza
n 3 basi di elisoccorso regionale dislocate a Bologna, Parma e Ravenna, che operano
sul territorio regionale con quipe formata da un medico anestesista - rianimatore e due
infermieri professionali
n 1 Elicottero di recupero SAR/118 regionale (dotato di verricello) dislocato a Pavullo,
con quipe formata da un medico, un infermiere professionale ed un tecnico del Soccorso
Alpino; questa risorsa si rivelata estremamente utile per lemergenza sanitaria nel nostro
territorio montano per la collocazione allinterno del territorio appenninico. La specifica
professionalit (utilizzo del verricello) inoltre permette di intervenire in terreno ostile ed ha un
bacino di utenza su tutto il territorio regionale.
Concorrono inoltre allemergenza sul territorio:
Medici di Medicina Generale e/o di Continuit Assistenziale, che hanno sostenuto specifici
corsi di addestramento, disponibili ad intervenire in situazioni demergenza; le zone interessate
sono attualmente quelle di alcune aree montana: Fiumalbo, Pievepelago, Riolunato, Zocca,
Introduzione
ii

Montese, Sestola. Questa situazione, del tutto innovativa nel sistema, comporta un miglioramento
dellefficacia della risposta al cittadino.
Le ambulanze, sia pubbliche che del volontariato, utilizzate dalla Centrale Operativa 118 e dislocate
sul territorio provinciale, sono di tipo A secondo la classificazione ministeriale (DM 17 dicembre 1987,
n.553), inoltre sono dotate di strumenti elettromedicali e presidi sanitari atti a sostenere le situazioni di
emergenza-urgenza sia internistiche che traumatiche.
Concorrono al sistema di sicurezza sanitaria, secondo procedure individuate nellambito logistico
organizzativo del sistema 118, postazioni fisse e mobili di laici addestrati alla defibrillazione precoce e
dotati di defibrillatore semiautomatico (DAE), secondo quanto previsto dal progetto interaziendale di
defibrillazione precoce e in specifico dal progetto Cuore Vivo definito con lAssociazione di
Volontariato Gli Amici del Cuore.
Volontariato
Il Volontariato costituisce una risorsa preziosa ed indispensabile che integra fortemente il Sistema
Pubblico.
Su 41 postazioni fisse o stagionali, 3 operano con equipaggi misti, le altre sono del Volontariato con
netta preponderanza delle PP.AA.
Oltre il 40% delle richieste di soccorso sostenuto in prima istanza da Associazioni di Volontariato.
I soccorsi effettuati da tali Associazioni sono integrati, ove necessario e possibile, con il successivo
invio di risorse avanzate del Sistema Pubblico (rendez- vous).
Le Aziende sanitarie di comune accordo con il Coordinamento Provinciale delle Pubbliche Assistenze,
che ne ha coordinato tutti gli aspetti organizzativi, hanno svolto, negli ultimi anni, un intenso
programma di formazione rivolto ai volontari soccorritori, comprendente soprattutto specifici corsi di
addestramento per il soccorso al paziente in arresto cardiaco ed al paziente traumatizzato.
necessario tuttavia prevedere, in particolare in alcune zone ove il numero di interventi limitato,
come ad es. nellarea montana, attivit formative mirate, quali retraining pi frequenti e tirocini di
Volontari soccorritori su mezzi istituzionali.
Attualmente la maggior parte delle Pubbliche Assistenze, la Misericordia dItalia di Modena e la Croce
Rossa, hanno a bordo dei mezzi soccorritori addestrati e dotati di defibrillatore semiautomatico che
agiscono secondo procedure definite dalla Centrale Operativa 118 Modena Soccorso.

Dr. Marilena Cmpisi Responsabile Centrale Operativa Modena Soccorso


Dr. Giorgio Lenzotti Coordinatore per l'Emergenza Territoriale Azienda USL Modena

Introduzione
iii

La Formazione nel Volontariato di Pubblica Assistenza.


I moduli presentati nel presente Manuale, in forma di appunti delle lezioni del Corso per Volontario
Soccorritore ANPAS, sono il risultato di un lavoro di confronto che abbiamo svolto, prima a livello
Nazionale e successivamente, assieme alla Centrale Operativa di Modena Soccorso, su base
provinciale. A questo ultimo tavolo erano quindi presenti rappresentanti istituzionali e Associazioni di
Volontariato presenti sul territorio modenese: le Pubbliche Assistenze e la Croce Rossa Italiana. La
Misericordia essendo di recente costituzione, non ha potuto essere presente ma condivide ora i
percorsi formativi e collabora con la Centrale Operativa.
Il tavolo di confronto Nazionale partito al Congresso Nazionale dellANPAS di Chianciano nel 1990.
Una Commissione Nazionale ha lavorato per diversi anni producendo materiale, cercando di
schematizzare e rendere fruibile a una realt complessa come sono le pubbliche Assistenze, uno
strumento di riferimento che abbiamo voluto appunto chiamare Standard Formativi ANPAS.
Lidea era quella di poter avere una traccia, un riferimento e delle indicazioni didattiche da proporre alle
associazioni di Pubblica Assistenza che in Italia sono pi di 800, e che si differenziano gi allinterno
della stessa provincia per la tipologia dei servizi prevalentemente svolti e caratteristiche di specificit
uniche. Il nostro obiettivo non poteva essere altro che uno standard.
Stiamo parlando dei primi anni novanta, negli uffici stava malinconica ancora la macchina da scrivere,
e il fax faceva brillare alcuni luoghi per avanguardia e tecnologia, la video scrittura aveva elaborato il
primo lutto: word star. Internet esisteva, ma solo presso le Universit. Gli scambi della Commissione
avvenivano per posta e/o di persona in occasione di riunioni interminabili dove si discuteva a lungo se
aggiungere o no un determinato argomento e perch
Al Congresso di Baveno Claudio Tortone ha presentato un primo lavoro, e successivamente il risultato
stato raggiunto anche grazie alla collaborazione di Paolo Losa per i pazienti assemblaggi del
materiale che giungeva in modo caotico e del tutto disorganizzato. Il mio contributo si evidenzia con
lapporto della nostra esperienza modenese e della richiesta, fin dai primi incontri, di inserire una parte
sulla psicologia dellemergenza e sul supporto psicologico al paziente durante il trasporto. Credo che
la Commissione tutta, abbia lavorato faticosamente ma anche con grandi soddisfazioni; quindi senza
dover fare i nomi di tutti, colgo questa occasione per ringraziarli dei contributi che hanno dato a me
personalmente e in particolare alle Pubbliche Assistenze della Provincia di Modena che utilizzano dal
2000 gli standard formativi Provinciali adattati da quelli Nazionali.
Il Comitato Regionale ANPAS del Piemonte ha proseguito a livello Regionale nella elaborazione degli
Standard, producendo un ottimo lavoro che personalmente ho pi volte utilizzato e apprezzato.
Il mondo delle Pubbliche Assistenze e del Volontariato, pi in generale, un patrimonio che sul nostro
territorio ha creato una rete di collaborazioni veramente interessante e preziosa per la comunit. A
volte il volontario dietro allo slancio passionale e sincero, fatica a comprendere la necessit di una
preparazione adeguata per svolgere un buon servizio. Per questo motivo negli anni abbiamo creato
una formazione a moduli che consente di raggiungere i livelli di formazione adeguati per svolgere
diverse tipologie di servizio. Il modulo VSA - Volontario Soccorritore ANPAS - abilita allemergenza
urgenza, coinvolgendo i volontari nei servizi allinterno di un sistema complesso che affronta
problematiche di urgenza e criticit per le quali occorre anche nel ruolo di volontario una
competenza tecnica e personale importante e impegnativa.
I cinquemila volontari di Pubblica Assistenza della Provincia di Modena non svolgono solo servizi di
emergenza urgenza per i quali necessaria questa preparazione che noi abbiamo chiamato di
secondo livello, per gli altri servizi socio-sanitari sono previsti percorsi formativi meno impegnativi.
Se state leggendo, se avete cominciato questo percorso, avete fatto una scelta importante e
limpegno formativo che vi siete assunti certamente faticoso. Sono certa per che lavete scelto
volontariamente e anche per un arricchimento professionale e personale. Pertanto vi auguro di poter
proseguire e concludere questo percorso, che necessariamente potr cambiare nel tempo grazie
anche ai vostri suggerimenti e contributi.
Dr. Maria Pia Bagnato Rappresentante del Comitato Tecnico per la Formazione PPAA Modena
Introduzione
iv

Le Pubbliche Assistenze della Provincia di Modena


Dopo quattro anni dallinizio dellattivit della Segreteria Provinciale per la Formazione, siamo
finalmente in grado di mettere a disposizione dei Volontari questo Manuale, uno strumento
indispensabile che va a sostituire le dispense per singolo argomento che abbiamo utilizzato fino
ad ora.
La collaborazione costante fra Pubbliche Assistenze, Aziende Sanitarie, Centrale Operativa Modena
Soccorso e Agefor, e lindispensabile supporto organizzativo della Segreteria Provinciale per la
Formazione, hanno consentito alle nostre Associazioni di raggiungere in brevissimo tempo livelli
formativi molto importanti e omogenei che assicurano ai cittadini delle nostre comunit, interventi
sempre pi qualificati. S, qualificati perch Volontariato nelle Pubbliche Assistenze significa anche
essere consapevoli e accettare la responsabilit morale e legale di esercitare un pubblico servizio in
cui richiesta la conoscenza di manovre sanitarie che non siano di esclusiva competenza di medici e
infermieri.
Vogliamo far bene ci che dobbiamo fare ma, allo stesso tempo, confermare motivazioni e
gratificazioni sul piano umano in una preziosa attivit di volontariato.
I prossimi mesi dovranno servirci per una riflessione generale che ci possa portare ad uniformare il pi
possibile la formazione di base dei Volontari in modo che, anche la formazione avanzata per
lemergenza sanitaria, possa ulteriormente essere migliorata.
Vorrei ringraziare lAzienda USL e la Centrale Operativa Modena Soccorso per aver creduto ed
investito sulla Segreteria Provinciale che, oltre per la formazione, ha contribuito allunit del nostro
movimento a livello provinciale; tutti i docenti che collaborano con le Pubbliche Assistenze, la
Cooperativa Sociale Oltre il Blu con tutto il personale che si impegnato nelle attivit della Segreteria
e soprattutto i dirigenti e i volontari delle Pubbliche Assistenze per la crescente partecipazione e
collaborazione.
Alessandra Trabucco Coordinatore Provinciale

Introduzione
v

Le crescenti complessit e diversificazioni dei bisogni espressi da larghe fasce di popolazione hanno
favorito in questi anni lo sviluppo di positive e qualificate forme di partnership collaborative tra
Istituzioni e Soggetti del Terzo Settore, in primis le Associazioni di Volontariato, per il conseguimento di
obiettivi di inclusione e benessere sociale, di minimizzazione dei rischi di esclusione ed emarginazione
e nella gestione di emergenze sociali e sanitarie.
Il ruolo dellAssociazionismo via via cresciuto fino al suo coinvolgimento nella progettazione
istituzionale e nella implementazione di significativi interventi poi assunti territorialmente nei Piani
per la Salute e nei Piani di Zona.
Daltro canto questo protagonismo stato reso possibile grazie allattenzione con cui si
guardato, da parte delle stesse Associazioni, alla preparazione e alla formazione dei tanti
cittadini, donne e uomini, giovani e meno giovani, che offrono il loro personale contributo
partecipando attivamente alle esperienze di volontariato.
Il volontariato, le sue Associazioni, nel nostro caso la rete delle Pubbliche Assistenze
rappresentano unimportantissima risorsa proprio anche grazie allimportanza assegnata alla
formazione dei volontari, costituendone elemento costante e fondante.
Il Manuale formativo per il soccorritore che viene qui presentato offre un momento concreto ed
esemplare di questa centralit, rappresentando nel contempo fattore di garanzia per una
progettazione di qualit e per interventi di elevata efficacia.

ASSESSORE AL LAVORO E
POLITICHE SOCIALI

ASSESSORE ISTRUZIONE E
FORMAZIONE PROFESSIONALE

PROF. CLAUDIO BERGIANTI

DR. GIORGIO RAZZOLI

Introduzione
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Capitolo

A.N.P.AS. Attivit e Progetti


A cura di Alessandra Trabucco 1e Fausto Casini2

Coordinatore Provinciale Pubbliche Assistenze


Vicepresidente Nazionale e Responsabile nazionale del Servizio civile ANPAS

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A.N.P.AS. Attivit e Progetti

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1. A.N.P.AS. - Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze - Attivit e Progetti


Obiettivi Formativi:
1) Illustrare la storia dell'ANPAS (origini, sviluppo, finalit e attivit);
2) I valori dell'ANPAS
3) Illustrare la storia del Coordinamento Provinciale delle Pubbliche
Assistenze di Modena (origini, sviluppo, finalit e attivit);
4) Il ruolo del Volontario Soccorritore.

Le Pubbliche Assistenze vantano una storia che affonda le sue radici nelle origini
stesse dellItalia come stato unitario, nel Risorgimento: esse nascono a partire dal
1860 come laiche, libere Associazioni di volontariato, che - in un lasso di tempo
incredibilmente breve - si formano in ogni parte dItalia, sotto una grande molteplicit
di nomi: Croce Verde, Croce Bianca, Croce Turchina, Croce DOro, Societ di
Salvamento, Fratellanza Militare, Fratellanza Popolare, e altri ancora. Dalla Sicilia al
Piemonte, unanimi nel loro impegno, le Pubbliche Assistenze non fanno distinzioni di
servizio per nobili e poveri, servono chiunque esprima un bisogno, non pongono
condizioni allaiuto prestato e sono, generalmente, aperte a chiunque voglia
prendervi parte.
Da documenti dellepoca risulta che il primo congresso delle Associazioni di Pubblica
Assistenza ha luogo a La Spezia, nel 1892: allappello rispondono 29 associazioni, di
cui: 12 toscane, 4 liguri, 4 laziali, 2 lombarde, 2 piemontesi, 2 siciliane, una emiliana,
una umbra e una pugliese.
Un congresso che peraltro gi affronta la questione del coordinamento tra le varie
associazioni al quale seguono molti altri, a scadenza pi o meno annuale, e dai
quali emerge con sempre maggiore chiarezza la necessit di costituire degli
organismi di indirizzo generale e di coordinamento. E sin dai primi del 900 che si
evidenziano alcune delle caratteristiche pi marcate di quello che gi si configura
come un vero e proprio movimento: le Pubbliche Assistenze le cui attivit si
esplicano in moltissimi campi, compreso quello dei Vigili del Fuoco volontari si
rifiutano di assumere il ruolo di supporto ai servizi di pertinenza dello Stato, e quindi
di trasformarsi in serbatoio di attivit subordinate, controllabili e indirizzabili.
Ma un altro, fondamentale, passo in avanti sulla via della caratterizzazione delle
Pubbliche Assistenze avviene con la costituzione, nel 1903, dellUnione Regionale
Toscana e, nel 1904 a Spoleto, con quella della Federazione Nazionale, eretta ad
Ente Morale nel 1911, con Regio Decreto n638 del 18 giugno;
contemporaneamente, cresce con grande impeto il numero delle associazioni: nel
congresso che precede la prima guerra mondiale, si contano ben 150 associazioni
federate e 100 mila aderenti.
Tuttavia, tale processo conoscer una prima battuta darresto con la grande guerra,
che di fatto smobilita le associazioni, privandole degli uomini che vengono inviati al
fronte e svuotando le sedi delle Pubbliche Assistenze in tutta Italia.
Sar la ripresa post-bellica a favorire un nuovo sviluppo del movimento. La sede
della Federazione viene spostata da Spoleto a Roma e poi definitivamente a Firenze,
mentre al congresso di Fiume, del 1924, le associazioni federate arrivano ad essere
218.
E tuttavia, sar il fascismo a bloccarne la crescita ancora una volta: non poteva, il
regime, far vivere una realt che per sua stessa natura ne rappresentava lantitesi, in
quanto portatrice di valori quali la solidariet, la condivisione, il servizio
disinteressato. Non un caso, infatti, se nel 1930, con il Regio Decreto n84 del 12
febbraio, Vittorio Emanuele III decider di trasferire alla Croce Rossa Italiana tutte le
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A.N.P.AS. Attivit e Progetti

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competenze relative al soccorso, e scioglier tutte le associazioni prive di


riconoscimenti giuridici.
Ma le Pubbliche Assistenze non soccombono. Anzi, lasciato alle spalle lorrore
bellico, il movimento si ricompone quasi spontaneamente. Il 14 e il 15 dicembre 1946
ha luogo a Milano il primo congresso nazionale del dopoguerra: sono 64 le
associazioni, 79.000 i soci, 9.000 i volontari, 98 gli automezzi, 454 le barelle a cavalli
e a braccia.
Nei 20-25 anni che seguono, il movimento ha una crescita complessivamente lenta,
ma costante. Sar negli anni 70 che, con lavviarsi dei grandi processi di riforma e
con il dibattito ad essi legati, si apre il confronto fra chi, nel movimento continua a
ritenere che il compito delle associazioni sia quello di pura e semplice
organizzazione di servizi, in una dimensione esclusivamente quotidiana, asettica,
priva di un vero progetto per il futuro e chi, invece, afferma la necessit del
rinnovamento anche per quel che concerne le linee guida ideali che hanno
caratterizzato la nascita e lo sviluppo delle Pubbliche Assistenze.
Su questa strada lAnpas allarga i propri confini fino ad assumere le caratteristiche di
una grande organizzazione di volontariato che si configura come un punto di
riferimento obbligatorio nel contesto del volontariato moderno.
Oggi lAnpas rappresenta 816 Associazioni di Pubblica Assistenza, impegnate
quotidianamente nellemergenza sanitaria, nel pronto soccorso, nelle attivit sociali e
di protezione civile con lapporto di 100.000 volontari, 2.700 ambulanze ed il
sostegno di circa 700.000 soci. Dal 1999 lAnpas ha costituito una Organizzazione
Non Governativa denominata Anpas Solidariet Internazionale per la gestione di
grandi progetti internazionali.
LAnpas, associazione apartitica e aconfessionale, ha come scopi principali quelli di:
coordinare lattivit delle Associazioni di Pubblica Assistenza;
promuoverne lo sviluppo, favorendone la diffusione;
tutelarne gli interessi morali e materiali;
promuovere ed organizzare la diffusione della coscienza sanitaria e della cultura del
volontariati e della solidariet;
stimolare ed organizzare la formazione dei soci attivi e dei soci in genere.
A tal fine sono stati da tempo istituiti presso alcuni Comitati Regionali centri di
formazione per i volontari che provvedono alla qualificazione del personale che
svolge servizi e dei dirigenti delle associazioni, applicando programmi e metodiche
che hanno ricevuto il generale apprezzamento delle istituzioni preposte alle varie
attivit.
Le Associazioni aderenti allAnpas sono al servizio di chiunque ne abbia bisogno,
non pongono condizioni allaiuto prestato e sono, generalmente, aperte a chiunque
voglia prendervi parte.
La solidariet un ambito aperto, imprevedibile, imprecisabile e lo spirito che la
anima deve sentirsi disponibile sempre, a favore di chicchessia, ovunque lintervento
dei volontari, anche se non richiesto, si riveli utile. Liniziativa autonoma dei volontari
pu costituire, nel mondo egoista in cui viviamo, la speranza di un futuro.
LAnpas e le Pubbliche Assistenze intendono proporre una storia ed una realt che
contribuiscano a costruire un sistema di valori che si contrapponga alla societ
dellegoismo, della solitudine, dellinsicurezza.
LAnpas, come movimento di Volontariato, intende essere punto di riferimento e
soggetto di progresso idoneo a contribuire al rinnovamento della societ.
Un soggetto fatto di Volontari, abituati per scelta di vita a mettersi al servizio degli
altri, con professionalit, senza aspettarsi nulla in cambio. Volontari che hanno
conquistato sul campo il diritto di partecipare alle fasi decisionali, alle scelte delle
soluzioni di problemi che hanno imparato a conoscere e, in molti casi, a dominare,
attraverso il lavoro di ogni giorno, che rappresenta un modo leale, concreto,
coraggioso di partecipare alla vita della comunit, nell'assoluta convinzione della
centralit delluomo.
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IL TERZO SETTORE E LANPAS


Gli anni 90 sono trascorsi con una grande produzione di norme e provvedimenti che
nellottica della sussidiariet tendono a riconoscere e a normare tutto quel mondo
fatto di imprese no profit, fondazioni e associazioni di volontariato che prende il nome
di Terzo settore.
Allinterno del terzo Settore nella comunanza dello spirito solidaristico troviamo
soggetti molto differenti fra loro e in particolare le Associazioni di volontariato, le
cooperative sociali e le Associazioni di promozione sociale.
Le attivit del Terzo settore hanno conosciuto in questi anni un forte sviluppo e
spesso ci si interroga su quali siano i valori comuni ed di appartenenza.
Allinterno di questo mondo il volontariato costituisce una risorsa fondamentale, non
tanto per quel che riguarda la capacit di dare risposte alle esigenze di servizio ma
per la particola propensione allinnovazione e alla ricerca di quei servizi che spesso
si pongono al margine fra le prestazioni professionali e la semplice ricostruzione di
dinamiche inclusive nei rapporti sociali.
Le Pubbliche Assistenze sono una pratica testimonianza di come il volontariato
possa intervenire anche nella gestione di servizi complessi e spesso attraverso la
sperimentazione di servizi svolta dal volontariato si sono poi sviluppate attivit che
ora costituiscono occasioni di impiego e di sviluppo.
LANPAS vede il volontariato come una realt specifica che ha bisogno di tutele e
libert particolari ma nello stesso tempo non condivide alcune tendenze ideologiche
che vorrebbero una separatezza tra le associazioni di volontariato e il resto del Terzo
Settore. Le Pubbliche Assistenze hanno sempre trovato le loro radici nella
comunanza di intenti con chi allinterno del mondo del lavoro e dellimpresa sociale
crede in una societ in cui la gratuit ha ancora diritto di cittadinanza e in cui non
siano unico criterio di valutazione il mercato o la potenzialit di profitto.
Nel 1991 sono state promulgate la leggi 266 e 381 che finalmente davano
riconoscimento alle associazioni di volontariato e alle cooperative sociali mentre per
il riconoscimento delle associazioni di promozione sociale si sono dovuti attendere
altri 10 anni, ma non un caso che mentre si avviava il processo di riforma delle
pubbliche amministrazioni e del loro rapporto con i cittadini in parallelo si cercasse di
regolamentare il rapporto tra questi importanti attori della societ civile e le pubbliche
amministrazioni; questo processo non si ancora compiuto e spesso si assistito a
passi avanti sul fronte legislativo che non coincidevano con reali volont politiche.
Siamo in un momento di grande incertezza per quello che succeder nelle politiche
di welfare del futuro alcune importanti leggi quali la legge di riforma della Sanit e la
legge sullassistenza sociale non trovano completa applicazione rendendo sempre
pi debole lidea delluniversalit del diritto alla salute e allassistenza.
Il Terzo settore non potr limitarsi a svolgere servizi pi o meno complessi ma dovr
cercare di costruire quelle alleanze e di proporsi come interlocutore delle istituzioni
nella salvaguardia dei diritti essenziali di tutti gli individui con particolare attenzione ai
pi deboli trasformando la concretezza e la capacit di fare dellazione volontaria in
un formidabile strumento di partecipazione.
Principali Norme di riferimento
Legge 266/91
Legge-quadro sul volontariato
Legge 381/91
Disciplina delle Cooperative Sociali
Legge 383/2000
Legge sulla Disciplina delle Associazioni di Promozione Sociale
Decreto
Norme per la razionalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale
Legislativo
(riforma Bindi).
229/1999
Legge 328/2000
Legge-quadro sull'Assistenza Sociale
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Legge 142/90
Legge 241/ 91

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Riforma Ordinamento delle Autonomie Locali


Norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di
accesso ai documenti amministrativi

Legge 675/96

Legge sulla Privacy

Legge 772/72
Legge 230/98
Legge n.331/2000
Legge 64/2001

Convenzione dei diritti dellUomo di Ginevra


Norme per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza
Riforma dellObiezione di Coscienza
Legge di riforma dellistituto della leva obbligatoria
Legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale
LA STRUTTURA DELLA.N.P.AS.

A.N.P.AS.

A.N.P.AS. Comitati regionali

Pubbliche Assistenze

Consiglio Nazionale
Direzione Nazionale
Presidente Nazionale

Consiglio Regionale
Direzione Regionale
Presidente Regionale

Consiglio Direttivo
Presidente
Volontari

Settori di attivit
Emergenza sanitaria 118, Trasporto sanitario, Donazione sangue, Protezione Civile,
Antincendio, Interventi Socio-Sanitari, Obiezione di Coscienza e Servizio Civile,
Mutualit ed aggregazione sociale, Adozioni internazionali, Formazione,
Cremazione, Promozione della Solidariet, Soccorso animali

Figura 1
SANITA
Lidea del soccorso antica quanto luomo e non poteva essere disgiunta dallidea di
mutualit, solidariet, quali fondamenta delle associazioni di Pubblica Assistenza.
Portare aiuto agli uomini, questo limpegno del nostro movimento ed in questo non
poteva mancare il trasportare gli ammalati, il soccorrere i feriti. Non in un'ottica
puramente caritatevole, ma di solidariet in un concetto universale.
Dalle motivazioni e dalle radici, ad una concezione che vedeva le Pubbliche
Assistenze promotrici di iniziative di educazione al soccorso dei propri aderenti e
della collettivit.
Da un'impostazione di puro e semplice trasporto, allassistenza, sino ad arrivare negli
anni settanta, con un ribaltamento di questi concetti, a favore di una impostazione
che metteva al centro degli interventi la persona con il suo bisogno di salute, sino
allinsorgenza dellevento, senza tralasciare laspetto sociale e solidaristico. Questo,
quando ancora la cultura nell'intero paese, nell'ambito del comparto sanit, era ben
lontana da apprezzare le nuove filosofie dell'emergenza. Tante sono le esperienze
espresse sul territorio, anche molto differenti tra loro, che hanno comunque
contribuito tutte a creare una cultura dell'emergenza sanitaria e soprattutto a salvare
tante vite.
Le Pubbliche Assistenze, in questo hanno fatto la loro parte, hanno sperimentato
modelli nuovi, hanno spinto le istituzioni sanitarie a farsi carico delle varie
problematiche ed hanno dimostrato la vitalit e validit del volontariato.
Dal telesoccorso, alle ambulanze di rianimazione, sino alla realizzazione di servizi di
elisoccorso o alla costituzione di centrali operative, un percorso che ha visto il
volontariato fortemente impegnato.
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Oggi nel paese le Pubbliche Assistenze collaborano con le centrali operative del 118,
contribuiscono a formare tante persone alle manovre di soccorso, forniscono un
contributo insostituibile al Servizio Sanitario nazionale.
Tutto questo passa anche per una sempre pi attenta e necessaria formazione dei
volontari del soccorso che dispongono di circa 2.700 ambulanze, 200 automediche,
che partono dalle 845Totpa sedi di Pubblica Assistenza sparse nel territorio
nazionale e che ne fanno, con i suoi 100.000 volontari, la prima organizzazione di
volontariato del soccorso del nostro paese.
SOCIALE
Le Pubbliche Assistenze sviluppano il proprio impegno sociale in diverse aree della
marginalit:
SERVIZIO
Affidamento

UTENTI
Carcerati

Assistenza
domiciliare
infermieristica
Attivit ludico
motoria
Attivit ludico
motoria

Anziani

DESCRIZIONE
Recupero sociale attraverso
attivit nellambito associativo
Servizi infermieristici a domicilio

Minori (6 - 10 anni)

Ginnastica Formativa e
presportiva
Minori (11 - 16 anni) Ginnastica formativa,
orientamento al soccorso e
sopravvivenza in territorio
socialmente a rischio
Centri
Extracomunitari
Centro di accoglienza per
accoglienza
extracomunitari con assistenza e
recupero sociale
Centri diurni
Anziani
Attivit ricreativo culturali
Centri estivi
Anziani
Attivit ricreativo culturali,
diurni
socializzazione
Periodo: da giugno a settembre
Centro di ascolto Tossicodipendenti, Punto di ascolto telefonico e
alcolisti
successiva assistenza e recupero
sociale
Filogiovani
Minori
Punto di ascolto telefonico per
disagio familiare sociale,
prevenzione ai maltrattamenti o
abusi sessuali
Presidi
Extracomunitari
Presidi sociosanitari presso campi
sociosanitari
di lavoro estivi
Prima
Extracomunitari
Presidi sanitari presso centri di
accoglienza
accoglienza
Rete di
Anziani
Punto telefonico informativo e per
solidariet
richieste di necessit specifiche a
Assistenza
domicilio
domiciliare
Attivit di riabilitazione motoria
Riabilitazione
Anziani con
presso centro esterno, stimolo
fisioterapica
problemi motori
socializzazione
(ictus, artrosi,
morbo di Parkinson)
Teleassistenza
Anziani
Controllo giornaliero utente,
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Telesoccorso Telesalvalavita

Trasporti sociali

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possibilit di collegamento per


richieste specifiche.
Anziani
Servizio di protezione individuale
basato su un sistema radio di
allarme con collegamento fra
abitazione e sede associativa.
Anziani,
Accompagnamento per
handicappati, minori riabilitazione, socializzazione,
scolarizzazione

Figura 2
DONAZIONE SANGUE
Chi pensa che il mondo delle Pubbliche Assistenze sia ristretto solo ai servizi di
soccorso e di ambulanza smentito da alcune associazioni che hanno diversificato il
modo di portare solidariet organizzando e gestendo gruppi di donatori di sangue.
Purtroppo, a causa delle tante problematiche, tale attivit ancora limitata a pochi
gruppi che, nel caso dell Anpas, si concentrano maggiormente in Toscana e Liguria.
Tali regioni stanno sperimentando vari progetti con risultati eccellenti anche se le
problematiche da affrontare sono tante e diversificate. Infatti nonostante gli sforzi
conseguiti per laumento lento, costante, dei donatori e delle donazioni, il sistema
trasfusionale, ad esempio toscano, non risulta complessivamente adeguato al
fabbisogno, quella autosufficienza che sarebbe assolutamente necessaria per la
salvaguardia della salute dei cittadini. Ad esempio nellanno 2001 sono state
effettuate, presso le strutture della rete trasfusionale toscana, oltre 180.000
donazioni tra sangue, plasma, e piastrine. Purtroppo, nonostante gli intensi sforzi
degli enti interessati e dell Anpas Toscana, sempre nel 2001 la Toscana stata
costretta ad importare unit di emocomponenti da altre regioni e questo non
succedeva da anni.
Il gruppo di lavoro Anpas Toscana ha promosso vari progetti atti a sensibilizzare
lopinione pubblica alla necessit delle donazioni di sangue, con luso di mezzi come
le TV e le radio Locali. Sono stai inoltre fatti accordi per realizzare una Tessera di
Donatore Anpas, permettendo cos di identificare i nostri donatori, il loro numero e
comprendere le strade da percorrere perch questo aumenti allinterno dellAnpas
stessa.
Per quanto riguarda la realt della Liguria, al momento sono due le associazioni che
svolgono questa importante attivit: la Croce Verde di Sestri Ponente che attiv
questo servizio gi nel 1955 e la Croce Azzurra di Bavari, che si attiv in tal senso
nel 1978.
Da anni si sta cercando di infondere nella cittadinanza questa cultura del soccorso
indiretto, vale a dire predisporre oggi scorte vitali per i bisogni di domani.
Trovare sangue per le persone malate sempre pi difficile, quindi occorre
incentivare il maggior numero di donatori possibili per cercare di avere una migliore
scelta e sempre pi scorte.
Spesso, infatti, la gente rischia di non avere le informazioni e gli incentivi necessari
per andare avanti;
occorre, affinch il servizio funzioni e la gente sia sempre invogliata a continuare,
motivare sempre pi le persone facendo capire limportanza di questo piccolo grande
gesto.
La risorsa sangue, per la sua non sostituibilit, necessita di essere supportata da una
campagna di comunicazione costante, corretta, coordinata. Questo obbliga lAnpas a
lavorare assiduamente per poter diffondere questa attivit sanitaria.
Non facile, ma fondamentale per il futuro delle persone che attendono il prezioso
dono della vita.
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CREMAZIONE
Bruciate quel che resta di me e spargete le ceneri al vento; serviranno a far
crescere i fiori.
Se dovete seppellire qualcosa,
seppellite i miei difetti, le mie debolezze e tutti i pregiudizi contro i miei simili.
LAnpas nazionale, ha stipulato con la Federazione Italiana Cremazione
(organizzazione no-profit), un protocollo di collaborazione per la divulgazione di
questa pratica.
La cremazione rappresenta il ricongiungimento con un principio primo e divino, dato
dal fuoco, elemento non solo di distruzione, ma anche di purificazione, un rito
antichissimo, sia nella cultura occidentale che orientale.
E comunque una rappresentazione, quella del fuoco, di ambivalenza: distruggere
per fare rinascere.
Oggi in alcuni paesi la pratica della cremazione rappresenta una percentuale
consistente: 21% negli Stati Uniti, 40% in Canada, 54% in Australia, 32% in Europa,
ma con lItalia ferma al 3%.
Nel nostro Paese questa pratica stata fortemente osteggiata dalla Chiesa cattolica
fino al 1963, quando fu giudicata non contraria alla religione e da allora non proibita
e punita; forse anche in questo sta la motivazione di una percentuale bassissima di
persone che scelgono la cremazione.

SOCCORSO ANIMALI
Fra i vari servizi in cui le associazioni Anpas sono impegnate, vi anche il Soccorso
Animali.
Le richieste di soccorso giungono alle Centrali Operative sia da parte di cittadini che
di operatori delle forze dellordine. In caso di intervento per un animale randagio il
mezzo viene inviato sul posto per soccorrere lanimale e trasportarlo verso il canile
municipale, ove presente o reperibile il veterinario di guardia. In caso di interventi
per un animale di propriet, invece, previsto il trasporto presso il veterinario di
fiducia o presso un centro veterinario convenzionato (in tal caso i costi dellintervento
veterinario sono sostenuti dal proprietario).
Questo servizio non vuole offrire solo cure mediche. Spesso chi vive in compagnia di
un animale deve affrontare problemi di varia natura: ad esempio legali (magari un
vicino di casa minaccioso), oppure sapere come comportarsi con un animale
difficile. A volte capita di doversi assentare e non sapere come fare a lasciare
lamico a quattro zampe a qualcuno di fiducia, oppure ci si accorge di casi di
maltrattamento e non si sa a chi rivolgersi, per non parlare di consigli e suggerimenti
su come comportarsi con questi nostri amici.
L'obiettivo quello di aiutare tutti coloro che hanno un animale da affezione a
seguirlo e curarlo ed a poter affrontare i problemi che potrebbe avere senza che ci
comporti un aggravio del proprio tenore di vita. Spesso gli animali fanno compagnia a
persone sole ed anziane e anche in questo modo si pu dare loro aiuto.

PROTEZIONE CIVILE
La protezione civile una delle attivit portanti dellAnpas. Da sempre le nostre
associazioni operano in questo campo perch alla base degli scopi e dello spirito di
solidariet del nostro movimento.
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A livello operativo senzaltro, dopo i servizi di trasporto sanitario, quello che


impegna il maggior numero di mezzi e volontari. La nostra struttura capillare, parte
dalle realt comunali e attraverso province e regioni, si ricompone nellambito
nazionale.
Le attrezzature disponibili hanno raggiunto, numericamente e quantitativamente,
livelli di tutto rispetto. I volontari sono una certezza di professionalit, grazie anche al
lavoro di formazione dei Comitati Regionali Anpas.
L'organizzazione della protezione civile Anpas comprende un responsabile nazionale
con compiti di collegamento con le istituzioni, con le altre realt di protezione civile e
di coordinamento interno; un responsabile operativo che gestisce gli interventi; un
gruppo di lavoro al cui interno sono compresi i responsabili regionali e ad una sala
operativa h24. Questo schema si ripete a livello regionale.
La protezione civile dellAnpas interviene su allertamento del Dipartimento Nazionale
di Protezione Civile, mentre ai livelli comunali, provinciali e regionali lallertamento
opera delle autorit locali competenti e le associazioni intervengono con mezzi e
risorse volontarie locali in piena autonomia dopo aver informato la Sala operativa
nazionale e la segreteria dellAnpas. Queste ultime resteranno a disposizione per
allargare l'intervento di aiuto in caso di necessit. Questo sistema, progressivamente
perfezionato, sta dando ottimi risultati.
Le Associazioni di Pubblica Assistenza che fanno protezione civile sono 450 sparse
su tutto il territorio nazionale con circa 300 mezzi e 11.000 volontari attivi, ai quali si
aggiungono, nei casi di grandi calamit, tutti i volontari Anpas che operano nei vari
settori (soccorso, sociale, ecc.).
Intervengono in tutte le calamit, locali e nazionali.
Importante il lavoro svolto sul terreno della prevenzione, soprattutto per ci che
riguarda la tutela ambientale (antincendio, controllo corsi dacqua, controllo area a
rischio di inquinamento, ecc.).

SERVIZIO CIVILE NAZIONALE e OBIEZIONE DI COSCIENZA


Dal 1981 l'Anpas titolare di una convezione per limpiego degli obiettori di
coscienza e in questi anni passata da una disponibilit iniziale di 18 obiettori alla
disponibilit attuale di 3.125 posti in servizio civile per giovani obiettori di coscienza
Le sedi di Pubbliche Assistenze convenzionate sono 493 e la convenzione
prevede 1.574 posti con vitto alloggio e 1.551 senza vitto e alloggio.
Dalla fine del 2001 le pubbliche assistenze hanno presentato anche progetti di
servizio civile nazionale ai sensi della legge 64/01 e lANPAS oggi Ente
accreditato in prima classe presso la Presidenza del Consiglio per lorganizzazione
del Servizio Civile nazionale.
Grazie a questo ai giovani obiettori si sono ora aggiunte in servizio pi di 1000
ragazze in servizio civile volontario e questo fa ben sperare che per linizio del 2005,
data di probabile sospensione della leva obbligatoria, le associazioni di Pubblica
Assistenza possano proseguire a proporre a tutti i giovani italiani che la sceglieranno
lopportunit di questa esperienza arricchente al servizio delle proprie comunit
locali.
I giovani obiettori svolgono un orario di servizio che va dalle 36 alle 40 ore
settimanali mentre per le ragazze si parte da un minimo di 1200 ore annue.
I Settori di impiego dei giovani in servizio civile sono tutti quelli in cui operano le
Pubbliche assistenze in particolare il trasporto sanitario;i servizi sociali con anziani,
disabili e minori.; la protezione civile; la salvaguardia dellambiente; la solidariet
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internazionale; informazione e promozione sulla solidariet sociale, sullobiezione di


coscienza e sul servizio civile.
La formazione dei giovani in servizio civile si sviluppa in due direzioni, la prima
finalizzata allespletamento dei servizi che consiste quasi sempre nellinserimento dei
giovani allinterno dei percorsi formativi previsti per i volontari, mentre la seconda
consiste nella formazione pi specifica sul servizio civile sui temi della non violenza
e sulla mediazione dei conflitti ed organizzata sulle linee proposte dalla struttura
nazionale.
Il servizio civile per lANPAS un grande servizio alla collettivit e per questo il
nostro movimento nazionale tra gli enti che pi hanno investito in risorse e
impegno; il vivere un esperienza di servizio civile in una pubblica assistenza una
grande opportunit offerta ai giovani di giocarsi in un ambiente laico che si fa carico
della responsabilit sociale e che promuove i valori del dialogo e della cittadinanza
attiva.
La struttura nazionale costituita da 3 operatori che operano presso lufficio
nazionale di Firenze e da 25 responsabili di area che sono dislocati su tutti i territori
dove sono presenti giovani in servizio civile nelle pubbliche assistenze.
La direzione nazionale nomina al suo interno il responsabile nazionale del servizio
civile ANPAS e il responsabile della formazione; il consiglio nomina la
commissione nazionale per il servizio civile ANPAS che composta dai
responsabili regionali del servizio civile e da alcuni consiglieri nazionali.
Lanello essenziale per la corretta gestione e progettazione del servizio civile sono i
responsabili del servizio civile di Ogni Pubblica Assistenza.
LANPAS socio della CNESC (Conferenza nazionale degli enti di servizio civile)
che comprende tutti i maggiori enti di servizio civile del privato sociale e attualmente
il responsabile nazionale dellANPAS ricopre la vicepresidenza di questo importante
organismo
ADOZIONI INTERNAZIONALI
LAnpas si occupa di adozioni internazionali dal 1998. Nel settembre 2000 ha
ottenuto dalla Commissione Adozioni Internazionali, come previsto dalla legge n
476/98 di ratifica della Convenzione dellAja sulla tutela dellinfanzia e disciplina
delladozione internazionale, lautorizzazione allo svolgimento delle pratiche di
adozione relative ai minori provenienti dalla Repubblica di Bulgaria.
Autorizzata inizialmente ad assistere nelliter adottivo solo le famiglie residenti nella
Regione Toscana, lAnpas ha acquisito lautorizzazione ad operare sullintero
territorio nazionale in base alla delibera n.77/02, emessa dalla Commissione
Adozioni Internazionali in data 17 luglio 2002. Oltre alla sede centrale in Toscana e
alla sede principale per larea Nord in Piemonte, lAnpas svolge il servizio adozioni
internazionali in Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche e Veneto, dove
si avvale della competenza dei Comitati Regionali Anpas e delle loro figure
professionali.
LE MODALITA OPERATIVE
La coppia che intende conferire incarico allAnpas dovr presentare, dopo aver
ricevuto informazioni dettagliate su tutti gli aspetti del servizio reso dallassociazione,
una copia del decreto di idoneit e della relazione psicosociale, due foto, la lettera di
conferimento di incarico e il consenso al trattamento dei dati personali. Gli incontri
informativi e liscrizione nella lista dattesa sono gratuiti.
E inoltre prevista la frequenza di un corso formativo articolato in quattro o pi incontri
di gruppo che si svolgono generalmente il fine settimana e sono condotti da
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professionisti del settore in concorso con gli operatori del servizio adozioni. Tra i temi
trattati figurano i principi giuridici delle norme che disciplinano ladozione
internazionale, la situazione dellinfanzia in Bulgaria , la realt degli istituti, le
problematiche legate allabbandono, ladozione vista dalla parte del bambino e della
coppia, linserimento nella famiglia , a scuola e nella comunit. Le varie sedi regionali
potranno variare alcune delle modalit attuative del corso, al fine di adeguarne la
struttura ai diversi protocolli regionali.
Nel corso dei viaggi e delle permanenze allestero le coppie sono seguite dagli
accompagnatori volontari Anpas e dal referente estero. I viaggi, generalmente
organizzati per gruppi di tre o quattro coppie, sono due: il primo in occasione
dellabbinamento e il secondo a conclusione delliter in Bulgaria.

RATIFICA DELLA CONVENZIONE DELLAJA


La ratifica della Convenzione dellAja sulla tutela dellinfanzia e disciplina
delladozione internazionale, siglata dalla Bulgaria a gennaio 2002 ed entrata in
vigore a settembre dello stesso anno, diverr esecutiva con il varo di una nuova
legge nazionale bulgara tuttora in corso di approvazione. Per effetto della nuova
normativa, le procedure di adozione in Bulgaria si adegueranno definitivamente alle
disposizioni della Convenzione, facilitando i rapporti con il nostro Paese e
garantendo una tutela dellinteresse del minore in tutto conforme ai principi
internazionali.
SOLIDARIETA INTERNAZIONALE

LAnpas Nazionale e le Pubbliche Assistenze sono da molti anni impegnate


nellattivit di solidariet internazionale e di cooperazione allo sviluppo in diversi
Paesi dellex Unione Sovietica, dei Balcani, del Nord Africa e del Centro America.
Lesperienza acquisita in questi anni ha evidenziato la necessit di dotare lAnpas di
uno strumento pi idoneo ad operare allestero, necessit che ha trovato risposta
nella costituzione nel 1999 di un'Organizzazione Non Governativa denominata
Anpas Solidariet Internazionale.
LAnpas Internazionale, costituita allinterno degli aderenti allAnpas Nazionale,
un'organizzazione indipendente, senza fini di lucro, che persegue il raggiungimento
di una pace tra i popoli che si fondi sulla giustizia e la solidariet verso i pi deboli. A
tal fine promuove e realizza progetti a sostegno delle popolazioni di Paesi in via di
sviluppo o colpiti da grave crisi economica o da calamit naturali o teatro di eventi
bellici, con particolare attenzione alle fasce pi deboli quali i minori e gli orfani. In
particolare, lAnpas Internazionale si propone di promuovere la cultura della
solidariet sia in Italia che allestero attraverso la realizzazione di progetti di
emergenza in paesi colpiti da eventi bellici o da calamit naturali (impiegando un
gruppo di volontari di Protezione Civile Internazionale), di progetti di cooperazione
internazionale allo sviluppo rivolti alle fasce pi deboli della popolazione, di
progetti a sostegno dellinfanzia (quali affido a distanza ed accoglienza), di
progetti di promozione del commercio equo e solidale e del credito etico, di
educazione allo sviluppo e alla democrazia, di valorizzazione delle diverse
culture e di lotta allalcolismo.
Per la realizzazione dei progetti, l'Anpas Internazionale si avvale, oltre che della
propria struttura logistica ed operativa, della collaborazione dei 16 Comitati
Regionali, delle 816 Associazioni di Pubblica Assistenza e dei 100.000 volontari
dellAnpas Nazionale.
I progetti che attualmente lAnpas Internazionale sta realizzando sono descritti
brevemente di seguito.
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Progetto accoglienza bambini di Chernobyl


Le associazioni di Pubblica Assistenza e le famiglie italiane che hanno aderito al
progetto, dal 1992 ad oggi hanno ospitato 36.105 persone tra bambini e
accompagnatori, cos in dettaglio:
A questo progetto hanno partecipato quasi tutte le regioni italiane.
I bambini sono stati ospitati singolarmente presso famiglie o in gruppo presso
strutture "aperte" sostenute e gestite dai volontari e dalle famiglie del territorio.
Nelle strutture sono stati ospitati soprattutto minori provenienti dagli orfanotrofi o
bambini che necessitano di un'assistenza sanitaria quotidiana.

A.N.P.AS. Solidariet Internazionale - Organizzazione Non Governativa


Via Baracca, 209/int 50127 Firenze Tel 055/30.24.261 - Fax 055/30.02.93
email: segreteria@anpas-internazionale.org
sito internet: www.anpas-internazionale.org

FORMAZIONE
Nellambito della risposta sanitaria ordinaria e di emergenza-urgenza le Associazioni
del Volontariato fanno parte integrante del sistema sanitario nazionale, da questo ne
deriva che la formazione e laggiornamento dei volontari riveste unimportanza
strategica.
Attualmente aperto un dibattito nazionale che, volto ad elevare il livello qualitativo
dellassistenza ai cittadini, concorda che notevole importanza riveste laspetto
formativo degli operatori, omogeneo sul territorio nazionale ed attuato attraverso
programmi teorici-pratici certificati da Enti di formazione specializzati.
L'Anpas ha prodotto uno strumento formativo a moduli, i quali rispondono alle
esigenze didattiche dei vari temi da trattare.
Gli standard formativi per i volontari soccorritori Anpas hanno gi ottenuto il copyright
e sono stati affidati allUni.T.S., Universit del Terzo Settore, agenzia formativa
costituita dallAnpas.
Uni.T.S. (Universit del terzo settore)
Via Turati, 6 - 56125 PISA Tel. 050/ 46.171 - Fax 050/ 50.63.93
Email: info@uniterzosettore.it - Internet: www.uniterzosettore.it
Il nuovo Welfare che si sta affermando nel nostro Paese allinsegna del
federalismo, della sussidiariet anche orizzontale, della collaborazione pubblicoprivato. Il Terzo Settore (volontariato, cooperazione, associazionismo, impresa
sociale) unanimemente indicato come soggetto fondamentale, insieme agli Enti
Locali, per la progettazione, realizzazione e gestione dei servizi socio-sanitari sul
territorio. Per sostenere tale ruolo necessario che dirigenti, operatori e volontari
acquisiscano competenze professionali adeguate.
LUni.TS si propone come agenzia formativa che nasce dal Terzo Settore per il Terzo
Settore. Si propone, quindi, di rafforzare il ruolo e migliore lefficienza delle
organizzazioni del Terzo Settore in Italia potenziando la ricerca e promuovendo lo
sviluppo della formazione di alta qualit per gli operatori del Terzo Settore.
Nasce su progetto dellAnpas con la partecipazione di associazione di Pubblica
Assistenza, Enti Locali, Istituzioni Pubbliche e Aziende Private per promuovere e
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sviluppare la formazione a tutti i livelli per dirigenti, operatori e volontari del Terzo
Settore.
LUni.TS si dotata di un Comitato Scientifico Didattico che un organo di
consulenza della Direzione e del Consiglio. Esso si riunisce periodicamente con
lobiettivo di formulare proposte formative sulla base dei bisogni espressi dalle
organizzazioni del Terzo Settore. Esso , inoltre, lo strumento di confronto della
Direzione e del Consiglio su tematiche specifiche del Terzo Settore in relazione alla
riforma dello Stato Sociale nel nostro Paese.
Sono membri del Comitato Scientifico Didattico:
Prof. Ugo Ascoli (Ordinario di Sociologia Economica alla Facolt di Economia
dellUniversit di Ancona).
On. Salvatore Biasco (Ordinario di Economia alla Sapienza di Roma e Presidente
della Commissione sul Fisco alla Camera dei Deputati).
Prof. Claudio Calvaruso (Direttore generale del Centro Studi, Ministero della Sanit).
Dott. Pierluigi Castellini (Medico esperto in Medicina delle Grandi Catastrofi e
dellEmergenza di Massa - Responsabile della Centrale Operativa del 118 di
Modena).
Prof. Avv. Marco Miccinesi (Professore Straordinario di Diritto Tributario allUniversit
di Ferrara).
Dott. Alessandro Montebugnoli (ricercatore di economia sociale dellOsservatorio
Regionale del Lazio sulla condizione degli anziani)
Sen. Patrizio Petrucci (Coordinatore per il Senato del Tavolo Parlamentare per i
Rapporti con il Terzo Settore).
Prof. Alessandro Pizzorusso (Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico allUniversit
di Pisa)
Prof. Francesco Rovetto (Associato in Psicologia Clinica Universit di Parma)
Sono soci dellUni.TS
Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) - AUSER - Opera Pia
Fondazione Montevaso - Taverna Sviluppo - Provincia di Pisa - Pubblica Assistenza
Poggibonsi - Pubblica Assistenza Humanitas Scandicci - Croce Verde Padova Croce Verde Nizza Monferrato - Croce Bianca Orbassano - Croce Blu Modena Croce Verde Fermo - Croce Bianca Savona - Pubblica Assistenza Moliterno Pubblica Assistenza di Rassina
Da giugno 2001 lUniTS membro del Forum Nazionale per lEducazione degli
Adulti.
I temi su cui lUni.TS lavora sono:
Etica del Volontariato
Comunicazione sociale e marketing dei servizi
Fund raising
Progettazione e co-progettazione
Formazione strategica, gestionale ed amministrativa per dirigenti di organizzazioni
del Terzo Settore
Il Volontariato e levoluzione legislativa
Formazione tecnica ed operativa per il trasporto e lemergenza sanitaria
Formazione per operatori socio-sanitari, socio-assistenziali e della protezione civile
Formazione per responsabili di Obiettori di Coscienza

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IMMAGINE E COMUNICAZIONE
LAnpas a partire dal 1997 ha adottato un'unica immagine grafica nazionale sia per le
divise dei volontari che per la simbologia dei veicoli.
Uniforme standard per i volontari Anpas
tipologia giaccone o giacca a vento certificati CE in materia di alta visibilit e bande
retroriflettenti a norma; tuta spezzata (giacca + pantalone congiungibili in vita
mediante cerniera) certificata CE o realizzata con altri tessuti che rispettino il colore e
la posizione delle bande in materia di alta visibilit; gilet certificati CE (dotazione
obbligatoria solo in caso di tuta non certificata CE); camicia e polo bianca.
colore arancione (definito rosso-arancio nella normativa sullalta visibilit)
indipendentemente dallattivit svolta dai volontari;
simbologia distintivi Anpas da apporre sulla schiena e sul braccio sinistro (posizione
ripetuta anche nella giacca a vento, nel gilet e nella camicia o polo); simbologia
dellAssociazione nello spazio anteriore destro.
I Mezzi delle Pubbliche Assistenze
tipologia automezzi;
colore banda tricolore laterale che termina nella croce Anpas - tutte le scritte relative
allAnpas sono in verde;
simbologia logo dellAnpas (croce tricolore) - banda tricolore laterale - acronimo
Anpas e scritta Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze per esteso. Per le
autoambulanze sono stati individuati spazi per messaggi quali: servizio 118,
donatore, stemmi storici, altre informazioni relative allassociazione.

LEGENDA GENERALE RIFERIMENTO COLORI PANTONE


Verde 362C
Rosso 032C
FASCIA DI CINTURA:
Colore arancione retoriflettente in altezza di cm 20 (COME DA DM 553 17/12/87)
SIMBOLO DEL SOCCORSO INTERNAZIONALE:
Stampa Process Cyan su fondo bianco retroriflettente (come da DM 553 17/12/87)
Logotipi e simboli dell'Associazione intestataria del mezzo a discrezione.
Tutte le diciture generiche e i numeri telefonici dovranno essere realizzate utilizzando il
font Avant Garde Demi Italic riferimento Letraset in colore verde pantone 362C. Modello di
riferimento Fiat Ducato rialzato.
L'impostazione dovr essere seguita fedelmente senza lasciare libere interpretazioni o
modifiche di alcun genere.

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SIMBOLOGIA A.N.P.AS. PER LE DIVISE


IMPOSTAZIONE DIVISA UFFICIALE
Logo Associazione diametro 100 mm
Logo A.N.P.AS. maniche diametro 100 mm
Logo A.N.P.AS. dietro le Spalle 220 mm
Le strisce bianche presenti e il fondo dei simboli
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dovranno essere retroriflettenti.
Il colore base della divisa deve essere a
riferimento
"Rosso arancio" secondo colore normativa alta
visibilit CE 471 .
Riferimento colore pantone arancione 165 C.

IMPOSTAZIONE GIACCA A VENTO


CLASSE 2
Logo Associazione diametro 100 mm
- Logo A.N.P.AS. maniche diametro 100mm
- Logo A.N.P.AS. dietro le Spalle 220mm
- Tesserino porta generalit
Le strisce bianche presenti e il fondo dei simboli
A.N.P.AS.
dovranno essere retroriflettenti.
Il colore base della divisa deve essere a
riferimento "Rosso arancio" secondo colore
normativa alta visibilit CE 471.
Riferimento colore pantone arancione 165 C.
Eventuale interno asportabile.

IMPOSTAZIONE VISTA LATERALE


La fascia trasversale tricolore dovr
conservare in tutta la sua lunghezza la
banda centrale di colore bianco anche sulle
superfici vetrate l'unica interruzione sar al
punto di intersezione con la fascia arancione
retroriflettente La linea posteriore di partenza
della banda tricolore dovr coincidere con il
teorico prolungamento del logo croce
tricolore. La croce a sua volta dovr sempre
presentarsi verso la parte posteriore del
mezzo tenendo un allineamento filo
finestratura. Attenzione al posizionamento
della banda tricolore che varia secondo il lato
destro o sinistro essendo speculare.

IMPOSTAZIONE VISTA FRONTALE


Stemma associazione in misura non
superiore al simbolo A.N.P.AS..
IMPOSTAZIONE VISTA
POSTERIORE
Stemma associazione in misura non
superiore al simbolo A.N.P.AS..

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A.N.P.AS. Attivit e Progetti

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A P P U N T I

ACCORDI E CONVENZIONI
LAnpas ha stipulato accordi e convenzioni con alcune Aziende per agevolare le
associate e i singoli.
Le convenzioni attualmente stipulate da parte dellAnpas nei vari settori sono le
seguenti:
ACQUISTO APPARATI RADIO PROFESSIONALI

La ditta Marcucci SpA offre a tutte le associate Anpas e CO.P.A.S.S., sugli apparati
ricetrasmittenti e relativi accessori, attraverso la propria rete di vendita (Distributori e
Rivenditori) uno sconto del 15%
Simoco Italia, azienda che opera nel settore Radio Mobile Professionale offre alle
Associazioni aderenti Anpas sconti sui prezzi di listino variabili dal 30 al 35% in
funzione delle quantit acquistate.
ACQUISTO MEZZI DI SOCCORSO
Su vari modelli acquistati presso un concessionario della rete di Land Rover Italia
potr usufruire di uno sconto allacquisto pari al 12% sul prezzo di listino. Inoltre
stata preparata una particolare offerta favorevole alle Pubbliche Assistenze per la
quale lo sconto sul prezzo di listino sar del 14,5%.
POLIZZA ASSICURATIVA SERVIZIO CIVILE
Accordo per una polizza assicurativa attraverso Siser s.r.l. (Societ di Servizi del
Terzo Settore), alla quale lAnpas aderisce.
Tra le novit segnaliamo che con questa Convenzione assicurato per la
responsabilit civile verso terzi anche il responsabile obiettori dellassociazione.
Inoltre le garanzie di responsabilit civile verso terzi sono estese anche verso
eventuali azioni di rivalsa indirizzate allAnpas.
POLIZZA ASSICURATIVA PER VOLONTARI
Sulla base di quanto previsto dalla legge quadro sul volontariato 266/91, lAnpas ha
studiato con Siser s.r.l. (Societ di Servizi del Terzo Settore, alla quale lAnpas
aderisce) una polizza assicurativa di base per i volontari e i dirigenti delle Pubbliche
Assistenze, abbinata alla tessera nazionale volontario.
AUTONOLEGGI
La convenzione con Sixt Rent A Car prevede la possibilit di godere di una tariffa
agevolata sul noleggio di automezzi e furgoni, riservata alle Associazioni aderenti
Anpas e ai Soci e Volontari dellAssociazione stessa.
TELEFONIA FISSA
Accordo con Albacom per la telefonia fissa che permette alle associate di avere
vantaggiosi piani tariffari.
TELEFONIA MOBILE
Convenzione con la TIM per la telefonia mobile, con notevoli vantaggi per le proprie
Associate, per i soci e per i volontari.
ACQUISTO CARBURANTE
Convenzione per lacquisto di carburanti occorrenti ai mezzi delle Associazioni di
volontariato, tramite la carta definita MULTICARD. (Solo per le associazioni dotate
di personalit giuridica).

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SIAE
Per le varie manifestazioni e feste che sono organizzate dalle Associazioni, accordo
con la Siae con un particolare piano tariffario per tutte le aderenti Anpas.
CO.P.A.S.S. (Cooperativa Pubbliche Assistenze Soccorso Socio Sanitario Scrl)
Via F. Baracca 209/int - 50127 Firenze - Tel. 055/31.53.01 - Fax 055/34.29.305
email: copass_onlus@libero.it
La CO.P.A.SS., fondata l11 maggio 1991, un organismo voluto dallAnpas per la
gestione del SISTEMA NAZIONALE RADIOCOMUNICAZIONI per le Pubbliche
Assistenze.
Il sistema, cui aderiscono 360 Pubbliche Assistenze, concepito in 110 bacini
dutenza (in ogni bacino operano pi Associazioni) e consente alle Pubbliche
Assistenze di trasmettere su tutto il territorio nazionale per:
pronto soccorso, emergenza, 118
protezione civile
telesoccorso
assistenza domiciliare
interventi di solidariet in Italia e allestero
Un sistema che ha contribuito a migliorare la qualit delle attivit svolte dai volontari
delle Pubbliche Assistenze.

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I COMITATI REGIONALI A.NP.AS.


A.N.P.A.S. ABRUZZO - Via F. Filzi (c/o Asilo Nido) - 64010 VILLA ROSA DI
MARTINSICURO (TE)
Tel. e Fax 0861/710.200
A.N.P.A.S. BASILICATA - c/o Pubblica Assistenza - Via Salita Ortone - 85047
MOLITERNO (PZ)
Tel. 0975/67.188 Fax 0975/67.815 email: anpas.basilicata@tiscalinet.it
A.N.P.A.S. CALABRIA - Via L. Sturzo, 8 - 89046 MARINA DI GIOIOSA IONICA
(RC)
Tel. 0964/416.895 - Fax 0964/415.002
A.N.P.A.S. CAMPANIA - Via San Tommaso, 18/b2 - 83100 AVELLINO
Tel. e Fax 0825/74.124 - email: anpascampania@libero.it
A.N.P.A.S. EMILIA ROMAGNA - Via Selva Pescarola, 20/6 - 40138 BOLOGNA
Tel. 051/63.47.184 - Fax 051/63.50.118 - email:
segreteria@anpasemiliaromagna.org
Internet anpasemiliaromagna.org
A.N.P.A.S. LAZIO - c/o P.A. Soccorso - Via Casalbianco, 18 - 00012 GUIDONIA
(RM)
Tel. 0774/300696 Fax 0774/300234 - email: anpasguidonia@tiscalinet.it
Internet: www.anpaslazio.org
A.N.P.A.S. LIGURIA - Via Cantore, 29/D - 16149 GENOVA SAMPIERDARENA
Tel. 010/463.405 - 463.406 - Fax 010/462.500 - email: anpasliguria@tin.it
ANPAS LOMBARDIA - Via Lanzone, 19 - 20123 MILANO
Tel. 02/809.121 - Fax 02/890.100.68 - email:
A.N.P.A.S. MARCHE - Via Goito, 3 - 60121 ANCONA
Tel. 071/52.398 071/20.76.689 N. verde 800 15.15.10 - Fax 071/52.398
email: anpasmarche@tin.it info@anpasmarche.org Internet:

www.anpasmarche.org
A.N.P.A.S. PIEMONTE - Via Sabaudia, 164 10095 GRUGLIASCO (TO)
Tel. 011/403.80.90 - Fax 011/411.45.99 - email: anpas-pmn@anpas.piemonte.it
Internet: www.anpas.piemonte.it
A.N.P.A.S. PUGLIA c/o Serbari - Via Orazio Flacco, 24 74026 BARI
Tel. 080/50.44.040 - Fax 080/56.15.015 - email: presidenzanpaspuglia@tiscali.it
Internet: www.anpaspuglia.org
A.N.P.A.S. SARDEGNA - c/o Livas - Via Roma, 110 - 09035 GONNOSFANADIGA
(CA)
Tel. e Fax 070/979.93.66 - email: anpas_sardegna@hotmail.com
A.N.P.A.S. SICILIA - Via Luigi Giannettino, 4 - 90128 PALERMO
Tel. 091/652.35.29 - Fax 091/652.34.56 - email:
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A.N.P.A.S. TOSCANA - Via F. Baracca, 209 - 50127 FIRENZE


Tel. 055/30.82.80 - fax 055/30.24.607 - email: info@anpastoscana.it
Internet: www.anpastoscana.it
A.N.P.A.S. UMBRIA - c/o Gubbio Soccorso - Via del Risorgimento, 1 - 06034
GUBBIO (PG)
Tel. 075/922.83.64 - Fax 075/922.83.64
A.N.P.A.S. VENETO c/o Franzoso M. - Via Aldo Moro, 35/10 45011 ADRIA
Tel.049/80.333.11 - Fax 049/8.033.319 - email:

(Aggiornato al 31/12/02003)

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(Aggiornato al 31/12/02003)

Il Coordinamento Provinciale
Nella Provincia di Modena il movimento delle Pubbliche Assistenze, ha un forte
sviluppo nei primi anni 80, quando cominciano a costituirsi numerose Associazioni
che aderiscono allallora Federazione Nazionale delle Pubbliche Assistenze; in
quegli anni che nasce anche lUnione Regionale delle PPAA con sede a Parma.
In molti casi, lesigenza principale che stimola la nascita delle Associazioni quella di
assicurare il soccorso sui vari territori, in particolare nelle zone montane; infatti, in
quegli anni, solo qualche ospedale disponeva di mezzi per il soccorso, ed era
presente solo la Croce Rossa nei centri pi grossi con solo mezzi per lemergenzaurgenza. Le Pubbliche Assistenze, storicamente attente alle esigenze dei territori, si
attrezzano e iniziano attivit di trasporto sanitario e sociale, quindi non solo
emergenza.
I Presidenti cominciano ad incontrarsi e a collaborare con lobiettivo di migliorare i
servizi per i cittadini e nasce cos il Coordinamento Provinciale delle Pubbliche
Assistenze anche se, inizialmente, la collaborazione maggiore fra le Associazioni
vicine tra loro.
Alla fine degli anni 80, il Coordinamento comincia a raggiungere alcuni importanti
risultati, come ad esempio la divisa unica per i Volontari della Provincia di Modena.
LAzienda Sanitaria inizia a ragionare su quella che diventer la Centrale Operativa
Modena Soccorso e, la Croce Blu di Modena, nella persona di Anna Bulgarelli,
partecipa al gruppo di studio che dovr definire i percorsi per la nascita del 118
modenese.
Questi sono anni molto importanti per il nostro Movimento; nel 1987 si svolge il
Congresso Nazionale delle Pubbliche Assistenze che segna una svolta importante:
trasforma la Federazione Nazionale, in Associazione Nazionale Pubbliche
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Assistenze (A.N.P.AS.). Nel 1991 il Parlamento approva la legge quadro sul


Volontariato.
Nel 1992 la convenzione che la Croce Blu di Modena aveva con lAzienda USL viene
radicalmente modificata, oltre agli aspetti economici sono infatti previsti protocolli di
lavoro che regolano anche la collaborazione in servizio; questa Convenzione viene
estesa anche alle Pubbliche Assistenze di Castelfranco Emilia, Soliera e
Camposanto.
In questi anni, si intensifica la collaborazione tra le Pubbliche Assistenze, le Aziende
Sanitarie e le Amministrazioni locali. Nel 1998, la Croce Blu di Modena, constatando
le conseguenze di una politica sanitaria che riduce sempre di pi i tempi di degenza
e conseguentemente moltiplica le esigenze di trasporto, propone allUSL e alle
PPAA della Provincia un progetto di gestione centralizzata delle dimissioni dagli
ospedali che ottiene subito eccellenti risultati riducendo significativamente i tempi di
attesa per i pazienti in dimissione e razionalizzando le risorse presenti sul territorio.
Nel 1997, un gruppo di lavoro nominato dal Coordinamento Provinciale fa parte di
una Commissione Paritetica con Azienda USL e Modena Soccorso, viene quindi
raggiunto un altro importante risultato: La Firma della Convenzione Provinciale che
regola i rapporti economici e le procedure operative, per quanto riguarda il trasporto
sanitario urgente e ordinario, alla quale aderiscono tutte le Associazioni di Pubblica
Assistenza della Provincia di Modena.
Le Pubbliche Assistenze continuano a collaborare fra loro partecipando assieme a
progetti e iniziative quali lAssistenza a grandi eventi, manifestazioni sportive e di
massa , concerti con grande pubblico.
Nel 1999, un altro importante risultato che segna anche una svolta nel nostro
Movimento: viene prevista e finanziata dalla nuova Convenzione con le Aziende
Sanitarie la Segreteria Provinciale per la Formazione delle Pubbliche Assistenze.
Dopo alcuni anni di lavoro e confronto con le Aziende Sanitarie dove si sono definiti
gli Standard Formativi Provinciali per i Volontari di Pubblica Assistenza3, viene
riconosciuta sia dalle Aziende Sanitarie che dalle PPAA la necessit di uno
strumento quale la Segreteria Provinciale, che garantisca la formazione dei Volontari
di PPAA in modo omogeneo su tutto il territorio Provinciale. Ora, dopo alcuni anni di
lavoro, possiamo apprezzare i grossi risultati ottenuti, risultati inimmaginabili fino a
qualche anno prima.
Il Coordinamento Provinciale ha ampliato le funzioni e si appoggia sempre di pi alla
Segreteria Provinciale che ora lavora in modo sistematico sui rapporti con le Aziende
Sanitarie, sugli acquisti centralizzati per le Associazioni, sulla promozione al
Volontariato e al servizio Civile Volontario e mantenendo i contatti con gli organismi
Nazionali e Regionali dellA.N.P.AS.
Attualmente in Provincia di Modena sono presenti 31 Associazioni di Pubblica
Assistenza distribuite in modo capillare sul territorio. Le PPAA mettono a
disposizione della Comunit modenese oltre 5.000 Volontari che prestano servizio
attivo, pi di 100 autoambulanze oltre a pulmini attrezzati per il trasporto sociale, e
automobili per trasporti sociosanitari, mezzi e strumenti per la Protezione Civile. Si
occupano di trasporto sanitario, di emergenza-urgenza, di trasporti sociosanitari,
attivit rivolte agli anziani, ai disabili, ai giovani, partecipano a progetti di Solidariet
Internazionale e di Protezione Civile, assicurano lAssistenza Sanitaria a grandi
eventi sportivi e musicali in collaborazione e sempre coordinate al meglio per
ottimizzare le risorse sul territorio.
Sono punti di aggregazione per giovani e meno giovani, molto importanti e da
salvaguardare.

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Sicuramente in pochi anni abbiamo raggiunto importanti risultati ma occorre


continuare a lavorare e a mantenere alta l'attenzione sui bisogni che emergono viste
le modifiche sociali che si stanno compiendo nel nostro Paese. E necessario
continuare il confronto con le Istituzioni ai vari livelli per cercare, per quanto possibile,
di assicurare ai cittadini delle nostre comunit i livelli di assistenza che devono
essere garantiti a tutti.

(Aggiornato al 31/12/02003)

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P.A. Alta Val Dolo Via Bosco, 14 * 41040 Rovolo TEL 0536 967034 FAX
0536 967270 [www.sancesario.net/avap_alta_val_dolo.htm avapfrassinoro@sancesario.net]
Croce Blu Bastiglia P.zza Repubblica, 6 * 41030 Bastiglia TEL 059 904905
FAX 059 904464 [www.creativeglobe.com/croceblu croceblu.bastiglia@libero.it]
Croce Blu Camposanto S/P Via Marconi, 41 * 41031 Camposanto TEL 0535
87777 FAX 0535 80596 [www.croceblucamposanto.org]
Croce Blu Carpi Piazzale Allende, 3 * 41012 Carpi TEL 059 698585 FAX
059 621199
Croce Blu Castelfranco / Bomporto Via per Modena, 22/A * 41030
Bomporto TEL 059 909966
Croce Blu Castelfranco / Nonantola P.zza della Liberazione, 10 * 41015
Nonantola TEL 059 547870 FAX 059 5421093
Croce Blu Castelfranco E. Via Costa, 6 * 41013 Castelfranco E. TEL 059
924545 FAX 059 9530626 [croceblucastelfranco@tin.it]
P.A. Castelnuovo Rangone Via Zanasi, 46/E 41051 Castelnuovo R. TEL
059 538190 FAX 059 538641 [pacastelnuovo@libero.it]
Croce Blu Cavezzo Via S.Allende, 9/E * 41032 Cavezzo TEL 0535 46555
FAX 0535 44231
A.V.P.A. Concordia Via Pace, 113 * 41033 Concordia TEL 0535 40175 FAX
0535 40154
A.V.F. Fiorano Via Cameazzo, 6 * 41042 Fiorano TEL 0536 910386 FAX
0536 8382
A.V.P.A. Fiumalbo Via Cap. Coppi, 11 * 41022 Fiumalbo TEL 0536 73267
FAX 0536 73364
A.V.P.A. Formigine Via S. Onofrio, 3 * 41043 Formigine TEL 059 571409
FAX 059 572957 [www.pianeta.it/avapform - avapform@pianeta.it]
A.V.P.A. Lama Mocogno Via Nazionale, 198 * 41023 Lama Mocogno TEL
0536 44888 FAX 0536 44888
A.V.A.P. Maranello Via S. Luca, 30 * 41053 Maranello TEL 0536 943043
FAX 0536 945920 [www.avapmaranello.org - avap.maranello@libero.it]
Croce Blu Mirandola Via Cavour, 3/A * 41037 Mirandola TEL 0535 20104
FAX 0535 20104 [croceblumirandola@tin.it oppure croceblumir@yahoo.it]
Croce Blu Modena Via Giardini, 481 * 41100 Modena TEL 059 342424 *
343156 FAX 059 343242 [www.croceblu.org - segreteria@croceblu.org]
A.V.A.P. Montecreto Via Roma, 22 * 41025 Montecreto TEL 0536 63722
FAX 0536 63470
A.V.A.P. Montefiorino Via Casa Volpe, 2 * 41045 Montefiorino TEL 0536
965148 FAX 0536 965969 [www.sancesario.net/avap_montefiorino.htm avapmontefiorino@sancesario.net]
A.V.P.A. Montese Via Panoramica Bassa, 70 * 41055 Montese TEL 059
982424 FAX 059 982424
A.V.A.P. Palagano V.le S. Francesco, 17 * 41046 Palagano TEL 0536
961666 FAX 0536 961672 [www.avappalagano.org
avappalagano@avappalagano.org]
A.V.P.A. Pavullo Via Matteotti, 2/B * 41026 Pavullo TEL 0536 22222 FAX
0536 22144
A.V.P.A. Polinago C.so Roma, 27 * 41010 Polinago TEL 0536 47744 FAX
0536 47083
A.V.A.P. Riolunato Via Castello, 8 * 41020 Riolunato TEL 0536 75199 FAX
0536 75324
A.V.R. Roccamalatina Guiglia Via Fosse Ardeatine, 179 * 41052
Roccamalatina TEL 059 795646 FAX 059 795014
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Croce Blu San Felice S/P e Medolla Via Garibaldi, 116 * 41038 S.Felice s/P
TEL 0535 81111 FAX 0535 84696 [www.blusanfelice.it - info@blusanfelice.it]
A.V.P.A. San Prospero P.zza Gramsci, 2/a * 41030 S.Prospero TEL 059
906332 FAX 059 906332
A.V.A.P. Sassuolo Via San Simone, 6 * 41049 Sassuolo TEL 0536 813252
FAX 0536889287
A.V.A.P. Serramazzoni Via Roma, 301 * 41028 Serramazzoni TEL 0536
954295 FAX 0536 954665 [www.avapserramazzoni.it - info@avapserramazzoni.it]
A.V.A.P. Sestola Via Panorama, 11 * 41029 Sestola TEL 0536 61061 FAX
0536 61061 [web.tiscali.it/avapsestola - avapsestola@tiscalinet.it]
Croce Blu Soliera Via 4 Novembre, 10 * 41019 Soliera TEL 059 566696 FAX
059 8578323 [www.creativeglobe.com/croceblu - croceblu.soliera@libero.it]
A.V.A.P. Vignola Via Gramsci, 1 * 41058 Vignola TEL 059 761010 FAX 059
775588 [pavignola@tin.it]
A.V.P.A. Zocca Via M.Tesi, 120 * 41059 Zocca TEL 059 986644 FAX 059
986644
(Aggiornato al 31/12/02003)

BIBLIOGRAFIA
Aa. Vv. (2003) Chi siamo Cosa facciamo Dove siamo, Firenze, ANPAS.
Bagnato M.P. (2004) Volontariato di Pubblica Assistenza, Milano, FrancoAngeli

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Capitolo

Organizzazione del sistema di


soccorso provinciale, modalit di
approccio al sistema 118
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"

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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalit di
approccio al sistema 118

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2. Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalit di approccio al


sistema 118
Obiettivi Formativi:
1) Definire il sistema 118 e i suoi scopi;
2) Identificare le componenti del sistema di Emergenza Sanitaria nella
provincia di Modena;

Sistema 118 Integrato:


Numero unico di Soccorso Sanitario;
Rete telefonica riservata alla sanit;
Punti di primo intervento;
Pronto Soccorso Ospedali di I e II livello in rete.
Il Volontario Soccorritore :
Un cittadino che opera un intervento di primo soccorso con capacit
professionali nell'ambito di un'organizzazione definita.
Un operatore costitutivo del sistema di emergenza sanitaria 118 e che
coopera con gli altri operatori professionisti (Infermiere Professionale e
Medico).
Emergenza:
Condizione statisticamente poco frequente che coinvolge uno o pi individui
vittime di eventi che necessitano di immediato e adeguato intervento
terapeutico o ricorso a mezzi speciali di trattamento.
Urgenza:
Condizione statisticamente ordinaria che riguarda uno o pochi individui colpiti da
processi patologici per i quali, pur non esistendo pericolo immediato di vita, tuttavia
necessario adottare entro breve tempo l'opportuno intervento terapeutico.
Obiettivi:

Ridurre le Morti
Evitabili
RIDURRE
LA
MORIBILITA

DIMINUIRE I
TASSI
DI MORTALITA

Figura 3

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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalit di
approccio al sistema 118

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Sistema Emergenza-Urgenza della Provincia di Modena


La Centrale Operativa coordina il servizio attraverso il numero unico 118 ed ha la
13 Postazioni con Ambulanza e/o Automedica
responsabilit del servizio

32 Pubbliche Assistenze
oltre 4.000 Volontari attivi
100 ragazzi e ragazze in servizio civile
15.000 soci contribuenti
90 Ambulanze
46 Pulmini Attrezzati
44 fra Automobili e automediche
Ogni anno 200.000 trasporti sociosanitari e
di emergenza
2 Misericordie
6 Croce Rossa Italiana

PPAA: 32
CRI: 6
Misericordia: 2

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Organizzazione del sistema di soccorso provinciale, modalit di
approccio al sistema 118

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Capitolo

Risposta telefonica, linguaggio


radio e relativi protocolli di
comunicazione
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"

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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione

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3. Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di comunicazione

Obiettivi Formativi:
1) Decodificare e formulare i codici di intervento corrispondenti al tipo
di patologia e al luogo in cui si trova il soggetto da soccorrere;
2) Applicare i protocolli per le comunicazioni radio;
3) Applicare le procedure della C.O. 118 riguardanti le comunicazioni
radio.

___________________________________________________________________

Com. Indiretta

Com. Diretta

Ponte Radio

Telefono
Cellulare
Figura 4
Procedura per una corretta comunicazione radio
Ricorda:
Al momento dell'accensione della radio, assicurati di avere selezionato la
giusta frequenza o il canale radio corrispondente;
I messaggi devono essere chiari, brevi e concisi;
Parlare per radio significa occupare una frequenza che pu essere
necessaria ad altri nello stesso momento;
Prima di iniziare la trasmissione del messaggio verifica che la frequenza sia
libera;
Per poter trasmettere il messaggio, premi il pulsante sul microfono o
sull'apparecchio radio, prima di iniziare a parlare lascia passare almeno un
secondo;
Porta il microfono vicino alla bocca per fare comprendere meglio il
messaggio, qualificati e chiedi l'ascolto di chi vuoi contattare;
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione

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Trasmetti il messaggio in modo tranquillo, scandendo chiaramente le parole;


Trasmesso il messaggio, assicurati che sia stato ben compreso chiedendo
conferma;
Quando ricevi una comunicazione, ripeti il messaggio per avere una
conferma dello stesso (procedura eco);
Terminato il messaggio, lascia libera la frequenza

______________________________________________________________
POF
Posto Operatore
Filtro

Per comunicazione diretta


riguardante il Dispatcher e
proveniente dall'esterno;
In caso di seconda emergenza
ed il Call Taker sia ancora
impegnato
nella
prima
gestione

BOX EMERGENZA
Call Taker
Riceva la chiamata e la

Dispatcher:
Individua il luogo
Individua il mezzo pi
idoneo per vicinanza
Individua il mezzo pi
idoneo per
professionalit

______________________________________________________________
Figura 5
Procedure per una corretta comunicazione radio
Per i collegamenti tra il Box d'emergenza e i mezzi di soccorso istallato un
apparato radiotrasmittente su varie frequenze.
Esigenze operative, tanto in termini di tempo quanto di chiarezza del messaggio,
fanno si che si debba osservare la massima sinteticit, la brevit d'uso della
trasmittente ed altrettanta massima chiarezza per le comunicazioni sia da parte della
Centrale Operativa 118 che dai mezzi di soccorso sul territorio.
Convenzioni internazionali definiscono le modalit comuni per la comunicazione fino
ad identificare un'apposita terminologia ed un alfabeto cos detto "fonetico" per la
pronuncia corrispondente delle singole lettere:
A Alpha N November
B Bravo O Oscar
C Charlie P Papa
D Delta Q Quebec
E Echo
R Romeo
F Foxtrot S Sierra
G Golf
T Tango
H Hotel U Uniform
I India
V Victor
J Juliett W Whiskey
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione

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K Kilo
L Lima
M Mike
Figura 6

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X X-ray
Y Yankee
Z Zulu

Tutte le comunicazioni devono iniziare con il gruppo di indirizzo espresso nella


seguente forma:
Nome del destinatario
(es. Modena)
DA
Nome del mittente
(es. Oscar 17)
Se l'operatore della Centrale Operativa impegnata in altra comunicazione radio o
telefonica e quindi impossibilitato a ricevere il messaggio pu, o non rispondere, o
comunicare "di attendere".
Quando l'operatore della C.O. sar in grado di ricevere il messaggio chiamer il
mezzo (es. Avanti Oscar 16) e in quel momento il mezzo comunica il suo messaggio.
Trasmissione Numeri
I numeri che esprimono centinaia o migliaia, vengono espressi in conformit
all'esempio seguente: 500 = cinque-cento; 2.300 = due-mila-tre-cento; 10.000 =
dieci-mila.
- Un numero che non esprime centinaia o migliaia, viene trasmesso pronunciando
una per una le cifre che lo compongono, esempi: 2.633 = due-sei-sei-tre; 245 =
due-quattro-cinque; 32 = tre-due.
- Le ore vengono espresse con quattro cifre, esempio: 9 e 20 = zero-nove-duezero; 10 e 35 = uno-zero-tre-cinque.
In merito alla comprensibilit in uso una scala in quinti il cui minimo (1/5 = un
quinto) indica estrema difficolt di ricezione/comprensione ed il massimo (5/5 =
cinque quinti) corrisponde al "ricevo forte e chiaro".
-

Codice di Invio:
Bianco: non critico.
Si definisce non critico un servizio che con ragionevole certezza non ha necessit di
essere espletato in tempi brevi;
Verde: poco critico.
Si definisce poco critico un intervento differibile;
Giallo: mediamente critico.
Si definisce mediamente critico un intervento indifferibile;
Rosso: molto critico.
Si definisce molto critico un intervento di emergenza.
Codice Rosso:
Intervento molto critico cio di emergenza.
Le funzioni vitali del paziente sono compromesse.
Utilizzo di segnalatori acustico-visivi.
Codice Giallo:
Intervento mediamente critico, cio indifferibile.
ipotizzabile la compromissione dello stato di salute del paziente.
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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione

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No segnalatori acustico-visivi.
Codice Verde:
Intervento poco critico, cio differibile.
No segnalatori acustico-visivi.
Velocit massima consentita 40 km/h. nei centri urbani.
Codice Bianco:
Intervento non critico, differibile.
No segnalatori acustico-visivi.
Velocit massima consentita 40 km/h. nei centri urbani.

Luogo dell'evento:
S  Strada
P  Uffici ed Es. Pubblici
Y  Impianti Sportivi
K  Casa
L  Impianti Lavorativi
Q  Scuola
Z  Altro

Patologia:
C1:
C2:
C3:
C4:
C5:
C6:
C7:
C8:
C9:
C0:

Traumatica
Cardiocircolatoria
Respiratoria
Neurologica
Psichiatrica
Neoplastica
Intossicazione
Altra Patologia
Non Identificato
Etilista

Figura 7

Codice di Rientro:
Codice 1: (Traumatico o Internistico) non critico, nessuna funzione vitale
compromessa.
Codice 2: (Traumatico o Internistico) mediamente critico, almeno una
funzione vitale compromessa.
Codice 3: (Traumatico o Internistico) Emergenza, pi di una funzione vitale
compromessa.
Codice 4: (Traumatico o Internistico) Paziente deceduto.
Codice 5: Rientro a vuoto operativo.

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Risposta telefonica, linguaggio radio e relativi protocolli di
comunicazione

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Capitolo

Supporto psicologico al soggetto


nel soccorso
A cura di Maria Pia Bagnato 4

Psicologa Psicoterapeuta

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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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4. Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

Obiettivi Formativi:
1) adottare un atteggiamento e un comportamento professionale;
2) riconoscere l'appartenenza ad un gruppo e gestire la leadership nel
gruppo di lavoro;
3) adottare un atteggiamento positivo e un comportamento funzionale
con il gruppo di lavoro;
4) gestire il processo di comunicazione con la persona;
5) identificare i bisogni e i modi di affrontare la malattia propri della
persona;
6) gestire la relazione con la persona;
7) salvaguardare la privacy della persona;

Introduzione
Se state frequentando il corso per Volontario Soccorritore ANPAS, avete senza dubbio
gi avuto esperienze di trasporto in ambulanza per quelli che normalmente vengono
chiamati servizi ordinari, come: dimissioni ospedaliere, ricoveri non urgenti,
fisioterapie Avrete quindi notato che durante il trasporto oltre alla conoscenza tecnica,
che necessaria per lutilizzo dei presidi allinterno dellambulanza, avete utilizzato
qualcosa di vostro e di molto meno codificabile: la relazione.
Il presente capitolo si pone quindi un obiettivo un po ambizioso, quello cio di suggerirvi
alcune riflessioni per migliorare il risultato finale del vostro servizio, aggiungendo alla dose
di competenza tecnica, quella parte di informazioni che riguardano gli aspetti meno
concreti del servizio: il lavoro di gruppo, la relazione con la persona che state
trasportando e con i membri dellequipaggio.
Il Lavoro di Gruppo
Quando usciamo in ambulanza per svolgere un servizio, con noi vengono altri
soccorritori, con i quali dovremo collaborare. Sicuramente se cercassimo di operare
ognuno per conto proprio finiremmo per intralciarci e creare confusione, se invece ci
integriamo suddividendoci i compiti, allora tutto risulter pi facile e ordinato. E'
inutile recarsi in due alla radio ricetrasmittente per comunicare con il 118, oppure
salire in due sull'ambulanza per prendere la steccobenda Il nostro servizio deve
essere rapido e funzionante, non devono esserci confusione e incomprensioni,
come, ad esempio, discussioni in presenza della persona soccorsa sull'utilizzo o
meno del cotone e della garza sterile.
Per raggiungere una buona armonia nel gruppo quindi necessario che ogni
singolo soccorritore si impegni a tenere degli atteggiamenti professionali e
collaborativi avendo come obiettivo il benessere della persona trasportata.
Cerchiamo allora di illustrare qualche accorgimento utile per migliorare la
collaborazione fra i volontari.
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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Parole Chiave:
Interazione - termine usato in psicologia e sociologia: relazione fra due persone;
interazione sociale, in cui ciascun soggetto modifica i propri comportamenti in
rapporto a quelli dell'altro, anticipandoli o rispondendovi.
Integrazione termine usato in fisiologia: coordinazione e confluenza di pi funzioni
elementari in un'attivit complessa5.

L'Atteggiamento Professionale
Quest'ambito comprende alcuni comportamenti e modi di presentarsi che
trasmettono immediatamente un senso di fiducia e sicurezza nelle competenze ed
abilit tecniche del volontario soccorritore. E' molto importante per una persona
sofferente sentirsi aiutato da qualcuno in grado di alleviare il suo dolore.
I punti fondamentali possono venire riassunti come segue:

indossare sempre la divisa pulita ed in ordine, esponendo bene in vista il


tesserino della propria associazione;
curare il proprio aspetto fisico: per fare solo un esempio possiamo immaginare
la diffidenza che provocherebbe nella persona soccorsa una volontaria che si
presentasse con tacchi alti ed un numero di anelli tale da impedirle di infilarsi
velocemente i guanti sterili, oppure un ragazzo con i pantaloni corti, la barba
incolta; oppure vedere lo stesso gruppo di soccorritori con diverse divise, pi o
meno in ordine
gestire e controllare in modo ottimale le proprie emozioni: il volontario pu
provare ansia rispetto alle sue capacit di affrontare questa situazione, paura di
un eventuale contagio o di potersi comunque far del male, dolore per la
situazione della persona soccorsa, o ancora fastidio, insofferenza, noia, ecc
Qualsiasi tipo di emozione va comunque controllata e non comunicata/trasferita
alla persona soccorsa; opportuno al rientro confrontarsi con gli altri volontari, e
quindi esternare le proprie difficolt con loro o chiedere un appuntamento con la
Direzione Sanitaria dellAssociazione;
rapportarsi rispettosamente e gentilmente con la persona soccorsa ed i suoi
eventuali accompagnatori; non dobbiamo mai dimenticare che siamo l per
soccorrere una persona che gi in difficolt, non possiamo quindi aumentare la
sofferenza del trasportato con comportamenti poco gentili o intolleranti;
svolgere con sicurezza le manovre di soccorso: incontrare un volontario che
non dimostra disinvoltura nell'alzare lo schienale della barella o che non sa
immobilizzare una gamba, genera sicuramente paura e ansia nella persona
soccorsa oltre che confusione all'interno dellequipaggio; anche in questo caso se
il volontario si trova in difficolt pu chiedere aiuto agli altri e al rientro in sede,
dovr farsi spiegare da volontari pi esperti quella manovra che durante il
servizio non ricordava;
esaudire con attenzione ed interesse le richieste comunicate dalla persona
soccorsa, nei limiti esplicitati nel protocollo di intervento e dal ruolo del Volontario
Soccorritore: non rispettare i protocolli creerebbe dei dissapori e dei motivi di
conflitto nellequipaggio e dimostrerebbe inoltre l'incapacit di attenersi e di

Dizionario De Mauro Bruno Mondadori editori. 2000

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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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rispettare i compiti ed i doveri impliciti nel ruolo di volontario soccorritore che si


riveste nel momento dell'intervento;
non mettersi mai a discutere davanti alla persona soccorsa! Ogni
discussione va rimandata in un momento e in un luogo pi opportuni per un
appropriato chiarimento fra lequipaggio.

L'Atteggiamento Collaborativo
La collaborazione e la cooperazione sono i due aspetti principali che
differenziano un Gruppo da un Gruppo di Lavoro.
Con il termine "gruppo" si indica una "pluralit di soggetti in interazione impegnati a
soddisfare i propri bisogni individuali". Si intende cio un insieme di persone che, pur
trovandosi contemporaneamente nello stesso luogo, sono impegnate ognuna ad
occuparsi dei propri bisogni, senza cercare di trovare uno scopo comune che possa
racchiudere ed utilizzare tutte le risorse presenti. Esemplificando possiamo vedere
un gruppo in una squadra di soccorritori in cui ognuno agisce compiendo le manovre
in cui si sente pi sicuro, senza preoccuparsi di cosa stiano facendo i suoi compagni.
Il gruppo di lavoro invece un "insieme di persone in integrazione, ossia
impegnati ad integrare i bisogni individuali per produrre un lavoro di gruppo"
quindi un risultato complesso che non dato semplicemente dalla somma
delle parti.
Rientra in questa definizione la problematica di come riuscire a sfruttare al meglio le
risorse presenti: se si dispone di un soccorritore alto e robusto e di una soccorritrice
abituata a comunicare con la gente, al primo verranno affidati tutti i compiti pi
pesanti mentre la seconda si dedicher maggiormente alla sfera relazionale.
Cos facendo otterremo un lavoro di gruppo, ossia "un'azione complessa propria del
gruppo di lavoro, richiedente oltre alla pianificazione ed allo svolgimento del mandato
organizzativo, anche la gestione delle relazioni interpersonali all'interno del gruppo".
Ci che si ottiene qualcosa di pi e di diverso da ci che ogni singolo individuo
potrebbe produrre. Tramite lo scambio di informazioni e di conoscenze con i propri
colleghi, si pu accrescere la propria competenza migliorando in tal modo la qualit
del servizio offerto.
Affinch tutto ci si realizzi necessario che, oltre ad esserci stima e fiducia
reciproca ed avere sempre in mente il nostro ruolo di soccorritori che esula da
qualsiasi altra motivazione che ci ha portato ad avvicinarci al volontariato, emerga
all'interno della squadra un leader che pu variare a seconda della situazione in cui
ci si trova. Questa figura pu essere definita come una persona che "lavora con il
gruppo e non per o sul gruppo: non si sostituisce ad esso ne' nelle decisioni ne' nel
superamento delle difficolt". La sua funzione di cercare di "ottimizzare le risorse
disponibili all'interno del gruppo sia in termini operativi che relazionali".
Il leader risulta quindi essere un soccorritore che durante un determinato servizio si
impegna a rendere pi fluido il lavoro cercando di integrare nel miglior modo
possibile le risorse presenti. Nel caso in cui ad esempio, la squadra sia impegnata in
un soccorso stradale ed uno dei soccorritori abbia svolto di recente un servizio simile
o gli sia capitato di trovarsi molto spesso in situazioni analoghe, spetter
probabilmente a lui rivestire questo difficile compito di integrazione ed
armonizzazione del servizio. Un altro esempio potrebbe riguardare il caso in cui si
crei una squadra in cui un solo soccorritore ha gi avuto modo di operare almeno
una volta con tutti i suoi compagni; risulter naturale che sia lui a gestire le relazioni
e la coordinazione all'interno del gruppo.
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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Questi casi sottolineano ulteriormente il fatto che il leader non detto che sia il
soccorritore pi esperto, n che sia sempre lo stesso, indipendentemente dalle
situazioni affrontate. Per raggiungere dei buoni risultati di gruppo
indispensabile lavorare in modo elastico e adattabile alle esigenze del
momento, evitando di fossilizzarsi su idee gerarchiche e inflessibili.
Gli atteggiamenti collaborativi che devono contraddistinguere il leader devono perci
ritrovarsi in qualsiasi soccorritore di qualsiasi squadra.
Un buon grado di cooperazione ed unione pu essere raggiunto attenendosi a poche
ma fondamentali azioni:

usare un linguaggio chiaro, comune e comprensibile da tutti i componenti del


gruppo;
rispettare la diversit di opinioni;
assumere comportamenti gentili e disponibili alla cooperazione;
dimostrare sicurezza personale e spirito di intraprendenza;
dopo averle discusse assieme, adeguarsi alle decisioni prese dal gruppo;
rispettare la posizione di leader, mantenendosi in un atteggiamento di critica
attenta e costruttiva;
dopo aver terminato il servizio, discutere con il gruppo le proprie incertezze,
dubbi e preoccupazioni circa i servizi svolti.

Questionario di Autovalutazione
Atteggiamenti Professionali e Collaborativi
Il questionario di autovalutazione pu essere utilizzato al termine dei servizi per
valutare il proprio atteggiamento.
Il mio atteggiamento in servizio stato efficace se:

il mio abbigliamento ha dimostrato professionalit (pulizia, ordine, cura);


ero sempre riconoscibile nel nome e nella qualifica nei confronti del trasportato;
ho svolto il mio servizio in modo cooperativo e collaborativi;
sono stato in grado di integrare e di ottimizzare le risorse presenti;
sono stato capace di condividere le mie preoccupazioni e le mie ansie con gli altri
volontari.

Il lavoro di gruppo stato efficace se:

il nostro abbigliamento ha dimostrato professionalit (pulizia, ordine, cura) e


identit;
abbiamo svolto il servizio in modo cooperativo e collaborativi;
siamo stati capaci di far emergere un leader in grado di ottimizzare le risorse
presenti;
siamo riusciti a condividere le nostre preoccupazioni e le nostre ansie.

Sarebbe molto utile, per migliorare la qualit del servizio offerto, confrontare le
risposte con quelle di tutti i componenti dellequipaggio.

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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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Sostegno Psicologico
Tutto pi semplice di quanto si possa immaginare
e allo stesso tempo pi complicato
di quanto si possa capire.
J. W. Goethe
Introduzione
Nelle azioni di soccorso che ogni volontario si trova quotidianamente a svolgere, tutto
deve essere eseguito nel rispetto di standard e criteri appositamente prefissati ed
insegnati, senza lasciare nulla all'intuito ed alle caratteristiche individuali di ogni
soccorritore.
Durante gli incontri organizzati per questa formazione, impariamo come aprire e
chiudere la barella cucchiaio o come utilizzare la radio per le comunicazioni con la
Centrale Operativa, come immobilizzare un arto piuttosto che le manovre per il BLS
(Basic Life Suport). A noi non resta che ripetere meccanicamente le tecniche
imparate. Non troveremo per nessuno che ci dar due o tre frasi standard
indispensabili per instaurare una relazione con la persona che stiamo soccorrendo o
per sapere come reagire e/o comunicare in situazioni difficili emotivamente.
Esistono per esempio - molti modi per chiedere ad una persona come sta in quel
momento: "Come si sente?", "E' sicuro di stare cos male?", "Ha proprio una brutta
cera oggi. Lei deve stare davvero molto male. Non cos?". Ognuna di queste
espressioni provocher nello stato d'animo del nostro interlocutore, sentimenti
diversi. Il processo relazionale dipende da molte variabili: le parole usate, la
situazione temporale e spaziale in cui ci si trova, il nostro stato d'animo, il ns.
abbigliamento, il suo abbigliamento, la ns. postura, il tono della voce ecc..
Vediamo assieme qualche suggerimento utile per poter affrontare consapevolmente
la relazione con la persona trasportata.

la comunicazione
stato dimostrato che la relazione utilizza diversi canali. Il pi immediato, ma
anche meno efficace, il canale verbale, quello cio della parola. Soprattutto per
noi comunichiamo con il tono della voce e con la nostra postura, con una modalit
quindi non verbale.
In particolare le ricerche hanno confermato che la comunicazione raggiunge il nostro
interlocutore nelle seguenti percentuali:
7% parole,
38% tono voce,
55% linguaggio corporeo
E quindi evidente che quando comunichiamo dobbiamo prestare molta attenzione al
tono della voce e alla postura quando comunichiamo, non solo alle parole.
Non possibile fornire delle ricette valide in tutte le occasioni. Cercheremo allora di
dare alcuni suggerimenti che possono aiutarci di volta in volta a "trattare con
umanit" non il "paziente" o il "soggetto", ma la "PERSONA" che abbiamo di fronte,
alla quale stiamo offrendo volontariamente - il nostro aiuto e la nostra abilit
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tecnica. Quando siamo in emergenza sui mezzi delle associazioni, non siamo l per
fare i piccoli medici con i loro piccoli pazienti malati ed indifesi, n siamo l per
riaggiustare un "oggetto/soggetto" rotto e privo di autonomia.
Il nostro compito interagire con una persona che in questo momento si trova in una
situazione di disagio, ma che comunque possiede una sua personalit ed emotivit,
come noi. In questa situazione di emergenza spetta per a noi di assumere il
compito di gestire positivamente la situazione, cooperando con la persona soccorsa
alla creazione di un clima accogliente e confortevole per tutti. Lo scambio relazionale
che si instaura tra noi e il nostro interlocutore influenzato da molti fattori riassumibili
a partire dalle caratteristiche delle persone coinvolte, alla situazione ambientale e
temporale in cui ci troviamo.
Partendo dalla persona da soccorrere possiamo soffermare la nostra attenzione su
alcuni punti principali:

stato fisico: lo stato di salute della persona nel preciso momento in cui stiamo
entrando in contatto, tenendo anche conto di eventuali altri problemi di salute che
si protraggono gi da tempo;
deficit sensoriali: la persona pu avere delle carenze visive, uditive, verbali,
tattili o olfattive che possono influire molto sulla relazione, a volte rischiando di
renderla quasi impossibile;
bisogni fisiologici: vanno dalla necessit di essere ossigenato al desiderio di
bere o di evacuare. E' molto importante riuscire a dare alla persona la sicurezza
che rispettiamo i suoi bisogni e che siamo l proprio per fornirgli un aiuto a
soddisfarli nel miglior modo possibile;
fattori emotivi: importante osservare e ascoltare le emozioni che sta
esprimendo la persona soccorsa: paura, ansia, rabbia su questo punto
torneremo altre volte, data l'influenza che lo stato d'animo esercita sul processo
relazionale;
et: molto diverso dover comunicare con un bambino di due anni o con un
anziano, sia per gli argomenti trattabili, sia per le caratteristiche fisiche-emotive
che contraddistinguono le diverse fasce d'et;
cultura e gruppo di appartenenza: questi due aspetti, comprendenti anche la
sfera religiosa, influenzano profondamente il livello ed i messaggi comunicativi;
solo tenendo conto di eventuali diversit culturali potremo sintonizzare la nostra
comunicazione con quella della persona soccorsa.

Con il termine "situazione contingente" vengono riassunte tutte le componenti


ambientali e temporali che rappresentano lo sfondo dell'incontro relazionale che sta
avvenendo:

condizioni ambientali: il contesto decisamente diverso a seconda che il


soccorso stia avvenendo in mezzo ad una strada o all'interno della stanza da
letto della persona soccorsa, che stia diluviando o che stia splendendo il sole. La
modalit di intervento e la comunicazione saranno quindi differenti, cos come le
preoccupazioni dei soccorritori;
illuminazione: sicuramente utile pu essere rendere l'ambiente illuminato
almeno abbastanza da permetterci di vedere distintamente il viso del nostro
interlocutore, a volte lequipaggio si lascia trasportare dagli eventi e dalla fretta
senza soffermarsi sugli elementi pi semplici e facilmente risolvibili;
rumore: risulta certamente una variabile importante per creare un clima
accogliente e confortevole;
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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sicurezza del luogo: di fondamentale importanza sia per noi che per chiunque si
stia soccorrendo; la prima cosa da valutare quando si arriva sul posto;
interruzioni: possono compromettere molto la relazione, soprattutto nei casi in
cui la persona sia gi restia a comunicare con noi, sar opportuno cercare,
quanto possibile, di non essere interrotti durante il soccorso: se la polizia
municipale sul luogo dellincidente stradale, dovr esserci un soccorritore o due
che interviene sulla persona e il terzo che parla con la polizia;
tempo a disposizione: sar necessario valutare con attenzione anche questa
variabile per affrontare lintervento, che sar necessariamente diverso a seconda
del tempo che occorre per il trasporto e la tipologia dellintervento di emergenza;
presenza di accompagnatori: spesso rappresentano il tramite attraverso cui
avvicinarsi al nostro interlocutore, soprattutto nei casi delle persone pi difficili da
raggiungere, come i bambini e gli individui chiusi o spaventati.

Nel momento del soccorso siamo noi soccorritori a dover portare aiuti ed accoglienza
a qualcun altro, quindi spetta a noi anche il compito di riuscire a creare la migliore
situazione emotiva e relazionale che la persona in grado di raggiungere in quel
momento. Perci risulter di fondamentale importanza il modo in cui ci presenteremo
alla persona soccorsa nonch il rispetto e l'interessamento che noi riusciremo a
comunicarle. Il semplice rivolgere domande cortesi quali: "Come si sente?", "Come
successo?", bastano a far sentire alla persona che c' qualcuno attento alla sua
attuale situazione di difficolt.
Da questo quadro iniziale risulta chiaro come l'approccio relazionale sia complesso e
coinvolgente per il soccorritore. A ben guardare per ci si accorge che in fondo,
seguendo qualche suggerimento generale e apprendendo qualche conoscenza in pi
sulla nostra comunicazione, non sia poi cos difficile "andare a trovare l'altro l dove
emotivamente ". Occorre solo usare al meglio le nostre capacit emotive e
comunicative per potersi affiancare a chi sta soffrendo.
Inizialmente bisogna perci possedere qualche conoscenza di base sulla propria ed
altrui comunicazione, per poi porre l'attenzione sulle capacit relazionali ed infine sul
rispetto della privacy altrui.
Parole Chiave:

DECODIFICARE: decifrare, trasformare in termini pi chiari e comprensibili


EMPATIA: riconoscere, entrare e provare i sentimenti di un'altra persona
RAPPORTO SUPPORTIVO: relazione personale finalizzata a sostenere e ad
aiutare
VERBALIZZARE: comunicare a voce, esprimere a parole

Ritornando quindi a quello che il nostro principale strumento: la comunicazione,


dobbiamo ri-sottolineare quanto, anche quando ci sembra di non comunicare nulla, in
realt stiamo mandando dei messaggi non verbali a chi ci sta di fronte. Anche mentre
osserviamo od ascoltiamo, non smettiamo mai di comunicare e di essere coinvolti
nella relazione. L'importante non allora interrogarsi su come poter smettere di
lanciare messaggi, ma bens capire come ci avvenga e come funzioni questo
scambio continuo di influenze reciproche.
La comunicazione composta da vari elementi:

emittente: colui che invia il messaggio (anche se inconsapevolmente); da lui


che prende avvio lo scambio comunicativo;
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Supporto psicologico al soggetto nel soccorso

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ricevente: colui che oltre a ricevere il messaggio lo decodifica ed eventualmente


invia un nuovo messaggio. E' da sottolineare come ognuno di noi si trovi quindi a
poter ricoprire contemporaneamente e/o alternativamente sia la posizione di
ricevente che di emittente;
messaggio: tutto ci che l'emittente comunica al ricevente. Il messaggio pu
anche essere inconsapevole e non voluto, come succede - per esempio - alle
persone timide che, pur non desiderandolo, arrossiscono, comunicando agli altri
il proprio imbarazzo;
canale: il mezzo attraverso il quale il messaggio viene inviato (ad es. la voce, la
mimica facciale, la posizione del corpo, ...);
contesto: l'ambiente fisico e la situazione socio-culturale in cui avviene il
processo comunicativo. Diverso effettuare il soccorso di una maestra svenuta
sotto gli occhi degli alunni, dal soccorrere un automobilista uscito di strada.

Tutti questi elementi compongono sia la comunicazione verbale sia quella analogica
(non verbale).

La comunicazione verbale: si realizza attraverso la parola parlata e quindi


implica l'utilizzo del canale vocale. L'utilit principale dell'uso delle parole
rassicurarci, permettendo di dare un nome, un senso ed un significato a ci che
stiamo provando; in tal modo possiamo discutere su ci che sentiamo dentro di
noi, prendendo cos anche un po' le distanze dalle paure pi profonde. Il
linguaggio diventa quindi un modo per instaurare un contatto con la persona a cui
stiamo parlando, con la quale possiamo condividere i nostri pensieri e sentimenti,
lasciando per aperto il rischio del fraintendimento e della creazione di un
significato aggiunto da chi sta decodificando il nostro messaggio.
La comunicazione non verbale: racchiude tutti i messaggi lanciati attraverso le
variazioni di utilizzo del canale vocale (intercalare, pause, intonazioni, volume
della voce) e attraverso le espressioni ed i gesti del viso e del corpo. Come
riportato pi sopra, apparentemente sembra pi difficile da decodificare, ma in
realt molto pi chiara ed utilizzata della comunicazione verbale. Chiunque di
noi sa capire che se qualcuno picchietta freneticamente le dita sul tavolino
nervoso, ma molto pi difficile capire questo stesso stato d'animo da un
semplice dialogo verbale. La comunicazione analogica scorre, rispetto al terreno
della comunicazione verbale, come un fiume sotterraneo, proprio come le
emozioni scorrono sotto i nostri pensieri.

Se ne deduce che i due tipi di comunicazione si occupano principalmente di due aree


distinte: la comunicazione verbale dell'aspetto contenutistico del messaggio, la
comunicazione non verbale di quello emotivo-relazionale.
La comunicazione nel rapporto supportivo deve raggiungere principalmente lo scopo
di permettere alla persona soccorsa di trovarsi nella condizione di maggior
benessere possibile per lui in quel momento. Questo pu essere raggiunto attraverso
tre momenti successivi:

favorire lo scambio di informazioni: pi notizie sullo stato psichico e fisico si


raccolgono pi diventa facile entrare in relazione; le domande non devono per
essere troppo invadenti o personali. Se la persona non vuole dirci nulla di lei, non
per questo dobbiamo insistere e forzarla. A noi compete invece il dovere di
fornire con chiarezza e tranquillit tutte le informazioni che possono servire alla
persona soccorsa, per ridurre la sua ansia. Forse poi vedendo la nostra
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disponibilit e interessamento, sar la persona stessa a fornirci spontaneamente


notizie su di s.
individuare lo stato emotivo: oltre a decifrare la comunicazione non verbale della
persona soccorsa bene cercare di cogliere anche il nostro stato d'animo per
poter arginare e tenere a freno i nostri sentimenti e ansie pi forti;
entrare in relazione empatica: con questa espressione ci si riferisce alla capacit
di sentire dentro di s lo stato d'animo della persona soccorsa e di comunicarle
che la si comprende. Questo meccanismo deve portare all'individuazione delle
scelte migliori per fornire l'aiuto ed il servizio pi adatto a migliorare lo stato
emotivo attuale del nostro interlocutore.

Alcuni suggerimenti.
Per raggiungere questi scopi ci si pu avvalere di alcune efficaci tecniche di
comunicazione:

utilizzare il livello linguistico della persona da soccorrere: come possiamo


comunicare e aiutare qualcuno di cui non utilizziamo lo stesso linguaggio? Se
abbiamo di fronte un bambino di 5 anni che ci parla agitatamente, sar utile
usare una comunicazione semplice. Il nostro linguaggio dovr sempre essere il
pi possibile comprensibile e vicino a quello della persona soccorsa. Siamo
sempre noi a doverci adeguare alle esigenze altrui e non viceversa;
ascolto attivo: si intende una situazione in cui la persona soccorsa recepisce,
attraverso la nostra comunicazione e i nostri commenti di risposta, che siamo
realmente interessati a ci che ci sta dicendo;
osservazione partecipata: tenere la mano della persona soccorsa palpando
spesso il polso radiale un tipico gesto che comunica attenzione e
partecipazione a ci che sta accadendo; la persona si sente sicuramente meno
sola ed abbandonata alla sua sofferenza;
tollerare il silenzio: questa forse una delle tecniche pi difficili da applicare,
perch la voglia di fare e di agire fa sembrare tempo sprecato quello passato
semplicemente stringendo la mano di chi sta soffrendo. Noi possiamo provare
una o due volte a rompere questo silenzio, ma se i nostri messaggi non
ottengono risposte, allora nostro compito rispettare la scelta altrui;
domande appropriate: "Posso metterle meglio il cuscino?", "Se ha caldo, posso
aprire il finestrino, che ne pensa?"; due esempi solo per chiarire che le domande
devono essere chiare, brevi e precise;
decifrare la comunicazione non verbale: soprattutto con le persone pi
silenziose questo l'unico mezzo con cui entrare in relazione. Una volta decifrati,
questi messaggi devono servirci per adeguare ulteriormente il nostro servizio alla
situazione contingente;
dimostrare interesse per gli argomenti trattati: talvolta il mondo e gli interessi
della persona soccorsa sono molto diversi dai nostri, ma questo non deve
renderci meno attenti a creare un clima il pi possibile confortevole e tranquillo;
rispondere correttamente e chiaramente alle domande poste dalla persona
soccorsa e dai suoi eventuali accompagnatori: questi ultimi sono la presenza pi
rassicurante per la persona soccorsa ed quindi necessario essere disponibili e
chiari anche con loro.

Cosa NON fare.


Esistono per anche delle tecniche inefficaci di comunicazione delle quali sarebbe
bene fare il minor uso possibile:

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parlare per parlare: spesso frutto della paura di non saper reggere un eventuale
silenzio. Crea solo confusione ed imbarazzo, non permettendo ai bisogni ed ai
pensieri pi profondi di essere verbalizzati. Se la persona soccorsa ad utilizzare
questa tecnica, dovremo cercare di farla sentire in un ambiente confortevole in
cui possa lasciarsi andare e stare anche in silenzio, se questo ci che desidera
(non in questo momento la nostra ansia il problema da affrontare);
formulare giudizi e fornire consigli non richiesti: per sentirsi tranquilli di certo
non si ha bisogno di qualcuno che ci predichi cosa giusto e cosa sbagliato,
ma bens di qualcuno che ci accetti per come siamo, soprattutto in una situazione
critica come un'urgenza sanitaria;
mostrare disinteresse e fastidio: la persona che soccorriamo non si fatta
male appositamente per disturbarci, ma bens si trova in una posizione molto pi
fastidiosa e "poco interessante" di quella in cui ci troviamo noi;
banalizzare i sentimenti espressi: "Ma perch urla? E' matto?", "Questa sua
angoscia proprio inutile", "Smetta di piangere, sembra una fontana rotta"; questi
interventi non fanno che acutizzare il disagio della persona soccorsa;
verbalizzare le proprie paure e timori: "Anch'io ho paura che la situazione
peggiori", "Temo di non sapere proprio cosa fare per aiutarla"; anche queste frasi
provocano solo un maggior malessere nella persona soccorsa ed anche in noi
soccorritori;
mostrare atteggiamenti di chiusura: non guardare mai l'interlocutore negli
occhi, stargli lontano, rivolgere la parola solo ai colleghi, ecc...aumentano il senso
di solitudine e la paura;
interrompere e cambiare argomento: evidenzia scarso rispetto ed interesse,
provocando disagio e ritrosia;
mandare messaggi incongruenti e confondere con ipotesi non verificate: dire
ad una mamma che il suo bambino molto bello e poi non volerlo nemmeno
toccare pu generare ostilit e soprattutto confusione; questo vale per qualsiasi
persona con cui non ci si relazioni in modo chiaro e coerente.

Il tipo di tecniche da utilizzare, nonch la scelta del canale comunicativo


preferenziale vanno regolati in base al nostro interlocutore, soprattutto in alcuni casi
specifici:

i bambini: solitamente vivono questa esperienza dolorosa con molti sensi di


colpa, data l'impossibilit di cogliere le cause reali dell'incidente accaduto ed in
seguito ad eventuali rimproveri da parte dei genitori. E' bene quindi fornire
informazioni chiare al bambino su quanto successo e su quanto sta avvenendo
ora, utilizzando anche la comunicazione non verbale alla quale i bambini sono
sempre molto attenti. Importante anche tenere un atteggiamento comprensivo
e collaborativo con i genitori o con le figure significative per il bambino;
gli adolescenti: evitare di trattarlo come un bambino, cercando invece di creare
un rapporto di fiducia e di stima che lo faccia sentire rispettato e accettato come
persona gi in grado di cavarsela da sola. L'adolescente ha molto bisogno di
essere rassicurato sul suo aspetto fisico, ma anche di relazionarsi con persone
adulte capaci di verbalizzare i suoi sentimenti ed i suoi dubbi, collaborando con
lui al superamento di questa situazione critica;
l'anziano: la paura della morte il sentimento che contraddistingue questa
persona. A noi spetta quindi cercare di arginare questa ansia, verbalizzandola e
infondendo della speranza e della positivit nell'animo di questa persona
impaurita e spesso completamente priva di autonomia. Sentirsi dipendenti da
qualcun altro provoca molto disagio, dissipabile solo tramite delle azioni
rassicuranti e rispettose dell'individualit altrui;
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lo straniero: con una gestualit marcata ed una comunicazione non verbale ben
usata, possiamo riuscire a costruire una relazione efficiente, anche con persone
di cui non conosciamo la lingua;
la persona con deficit sensoriale: facilmente riconoscibile se non vedente o
muta, un po' meno se sorda; con questa persona bisogna dirigere la propria
attenzione sui canali comunicativi funzionanti e utilizzare questi per instaurare un
rapporto supportivo che sottolinei il meno possibile la condizione di
menomazione presente;
il paziente cronico: l'unica cosa da poter fare cercare di infondergli un po' di
speranza, servendosi della propria esperienza personale per raccontare magari
situazioni simili che abbiano avuto dei risultati finali positivi. A volte questi
pazienti preferiscono il silenzio;
il paziente terminale: pu vivere questa sua condizione in diversi modi
(rifiutandola, provando collera e rabbia, deprimendosi, accettandola); noi non
possiamo fare altro che cercare di non giudicarlo per come si sta comportando,
dimostrandogli invece comprensione e rispetto, senza cercare di ingannarlo con
espressioni come "Vedr che guarir", "Sicuramente sono i medici ad aver
sbagliato diagnosi".
Il paziente con disagio psichico o psichiatrico: necessario tenere sempre
presente che per lui il disagio che a noi pare "assurdo", concreto, tanto
concreto e vero come la sua sofferenza, quindi non sottovalutare mai i sintomi,
cercare il pi possibile di tranquillizzarlo (ma non dicendogli che non vero
niente e che se ne render conto presto). Affronteremo ampiamente queste
problematiche nel capitolo 14.

Le Capacit Relazionali

Io faccio le mie cose e tu fai le tue.


Non sto a questo mondo per vivere secondo le tue aspettative.
E tu non stai a questo mondo per vivere secondo le mie aspettative.
Tu sei tu ed io sono io.
E se per caso ci troviamo bello.
Se non ci troviamo, allora niente.
Perls Fritz
Dopo aver appreso alcuni suggerimenti sulla comunicazione, soffermiamoci ora
sull'ascolto e sulla gestione della relazione.
Saper fare delle buone domande dando inizio ad un processo comunicativo
perfettamente inutile se poi non si sa come cogliere ed utilizzare il rimando del nostro
interlocutore. Il soccorritore dovrebbe saper gestire la relazione ponendosi in un
atteggiamento attivo di ascolto e di osservazione, che gli permetta di raggiungere lo
scopo del suo rapporto supportivo: "far raggiungere alla persona soccorsa il
miglior benessere possibile in quel momento".
Cominciamo il percorso identificando i principali bisogni che la persona pu
presentare durante il soccorso:

fisiologici: essere scaldato, ossigenato...


di rassicurazione: si trova infatti in una situazione critica di cui non conosce l'esito
ed in cui si sente impaurito, circa il suo presente e futuro;
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di stima e rispetto: in un momento doloroso e sofferente, ma mantiene una sua


individualit e personalit; una persona e come tale deve essere considerata
anche in questa situazione di disagio;
d'amore e di appartenenza: pi ci si sente impauriti, pi ci si sente soli ed indifesi,
alla ricerca di qualcuno che ci sia vicino e si prenda cura di noi;
di autonomia: anche se ora la vediamo bisognosa di aiuto, molto probabilmente
questa persona fino a pochi istanti fa era indipendente ed autonoma, come spera
di ritornare ad essere al pi presto;

Questi bisogni, tranne quelli fisiologici, sono strettamente dipendenti dal modo in cui
ognuno di noi affronta la malattia ed il dolore. Sono diverse infatti le modalit con
le quali ognuno di noi affronta la sofferenza, quindi la persona che stiamo
soccorrendo potr:
1. intraprendere un comportamento per alleviare il sintomo: alla ricerca
dell'autonomia e del benessere, questa persona sar per noi un valido
collaboratore con cui sar pi facile entrare in relazione ;
2. negare il sintomo: uno dei meccanismi di difesa pi forti che possediamo; utile
ad evitare il confronto con paure e sofferenze troppo grosse, deve venire
rispettato e non forzato da frasi come "Ma non vede che ha perso l'uso delle
gambe?", "Si guardi allo specchio e vedr che malato". Questi interventi non
farebbero che acutizzare ulteriormente l'ansia della persona soccorsa,
provocando o il rafforzamento dell'atteggiamento difensivo o il crollo completo,
ponendoci in ogni caso in una situazione difficile da sostenere;
3. permanere in uno stato di confusione ed incertezza: il nostro aiuto nel
verbalizzare i dubbi e le perplessit, cercando insieme delle risposte valide e
reali, pu rappresentare un sostegno efficace per persone impaurite e
disorientate come queste;
4. entrare in uno stato apatico e depressivo: cercare di stimolare con domande e
dubbi, proporre argomenti presumibilmente interessanti e coinvolgere la persona
in progetti futuri. Questi sono alcuni modi in cui possiamo provare ad instaurare
un dialogo con persone cos tristi e spesso stanche delle loro sofferenze.
Avendo descritto gli stati d'animo della persona con cui ci stiamo relazionando,
passiamo a chiarire quali sono gli elementi costitutivi del "rapporto supportivo",
ossia della reazione finalizzata a contenere le ansie ed a supportare una persona
bisognosa di aiuto:

rispetto: senza di esso non pu esistere nessuno scambio e dialogo proficuo;


non siamo dei supereroi di fronte a degli esseri inferiori a noi, ma bens delle
persone perfettamente simili a quelle che, solo in questo momento e non per
scelta propria, hanno bisogno di noi;
fiducia: non possiamo sperare di ottenerla dal nostro interlocutore se prima non
siamo noi a dimostrarci fiduciosi nella sua disponibilit a cooperare per
perseguire il meglio possibile;
empatia: come gi accennato in precedenza, si intende la capacit di
sintonizzare sullo stato d'animo altrui le proprie emozioni, provando gli stessi
sentimenti e paure. E' un utile strumento per poi potersi comportare
coerentemente con il clima affettivo presente;
interessamento: legato al rispetto ed alla stima, evidenzia da parte nostra un
atteggiamento attento all'umanit ed all'individualit altrui;
autonomia: intesa come capacit di autogovernarsi e di compiere delle scelte
indipendentemente dai suggerimenti altrui.
Come noi cerchiamo di difendere
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la nostra, la persona soccorsa difender, per quanto gli possibile, la sua e noi
dovremo facilitargli questo compito;
dialogo: comprende anche quello analogico, sottolineando la centralit che
ricopre lo scambio di informazioni (anche emotive) per l'instaurarsi di un qualsiasi
legame;
reciprocit: come noi aiutiamo la persona soccorsa ad alleviare la sua
sofferenza, cos essa pu aiutare noi, attraverso il confronto con delle realt
diverse, ad entrare sempre pi in contatto con i nostri sentimenti e debolezze.

Questi elementi essenziali si possono facilmente identificare all'interno dei


comportamenti e degli atteggiamenti che dovrebbero contraddistinguere
l'intervento del soccorritore:

utilizzo di tecniche efficaci di comunicazione: rappresentano lo strumento senza il


quale la relazione non pu neanche prendere avvio;

spiegazione delle manovre che si stanno eseguendo: se la persona cosciente,


spiegare in modo sintetico e con un linguaggio non eccessivamente tecnico, le
manovre che si intendono eseguire;

sospensione di giudizi e pregiudizi: in una stessa giornata possiamo trovarci a


dover soccorrere un bambino, un delinquente appena scarcerato o un esponente
del partito politico opposto al nostro: a queste tre persone dovremo riservare lo
stesso aiuto morale e tecnico. La possibilit di fare incontri spiacevoli deve
essere messa in conto nel momento stesso in cui si decide di diventare volontari
soccorritori;

rispetto del codice etico: per eseguire questo compito basta ricordarsi sempre
che chi si ha di fronte una persona e non un oggetto;

infondere speranza: la persona soccorsa ha la mente piena di paure e di dolori


che possono sembrargli interminabili; in questi casi fondamentale riuscire a
fargli intravedere uno spiraglio di luce e di fiducia nel futuro;

instaurare un rapporto collaborativo: questo un utilissimo mezzo per rinsaldare


nella persona soccorsa la fiducia nelle sue capacit e nella sua abilit a superare
quest'avversit;

comprendere e verbalizzare la sofferenza: "Vedo che ha molta paura di non poter


pi muovere le dita. Cerchiamo di esaminare insieme la situazione reale". E'
importante contenere i timori altrui, ma anche riconoscerli per poterli
eventualmente dissipare o ridimensionare;

mantenere un comportamento tranquillo: riordinare le attrezzature con sicurezza


e calma, eseguire con voce tranquilla le comunicazioni radio e quelle con i propri
colleghi, ecc.. Si instaura in tal modo un clima rassicurante e professionale, che
permette a tutte le persone coinvolte di non farsi dominare dalle paure e dalle
tensioni del momento;

Tutti questi suggerimenti di gestione della relazione sono pressoch validi per ogni
situazione, ma compete al singolo soccorritore in ogni singola circostanza scegliere
l'approccio relazionale pi indicato.
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Lo psicanalista C.G. Jung afferm che necessario imparare tutto ci che si pu


sulla teoria ma che quando si di fronte all'altro il manuale va dimenticato.
Quest'affermazione forse un po' eccessiva, ma sicuramente nell'approccio
relazionale necessario/sufficiente agire con umanit e interesse per il prossimo.

Il Rispetto per la Privacy altrui


Il nostro intervento finalizzato a soccorrere persone sconosciute che forse non
rivedremo mai pi. Non assolutamente etico e professionalmente corretto
approfittare della situazione di disagio e di urgenza in cui si opera per invadere
l'intimit altrui.
La persona che soccorriamo ricerca in noi qualcuno capace di aiutarlo e difenderlo
dalla sofferenza; non rispettandone la privacy aumenteremmo il suo disagio e la sua
mancanza di autonomia, distruggendo le sue aspettative di supporto e di aiuto.
I compiti essenziali possono essere schematizzati in poche azioni indispensabili al
raggiungimento di una relazione e di un servizio davvero riusciti:

coprire eventuali nudit


non fissare lo sguardo su parti intime o mutilate
ripararlo durante l'evacuazione o la minzione
mantenere sempre un atteggiamento rispettoso dell'intimit e dell'autonomia
altrui
rispettare il segreto professionale

Questionario di Autovalutazione
La Comunicazione e la Relazione
Il questionario di autovalutazione pu essere utilizzato al termine dei servizi per
valutare il proprio atteggiamento.
Il mio approccio stato realmente relazionale ed empatico se:
sono stato motivato ed interessato alla comunicazione con la persona che ho
soccorso;
ho saputo cogliere, attraverso la comunicazione analogica, lo stato emotivo della
persona che ho soccorso;
cogliendo i bisogni primari della persona, ho saputo fornirgli delle risposte valide
a migliorare il suo benessere fisico e psicologico;
ho rispettato la privacy della persona soccorsa;
sono stato capace di infondere speranza, cogliendo la sofferenza mentale e fisica
della persona soccorsa;
Cerca di individuare almeno 5 tecniche efficaci di comunicazione che hai utilizzato
durante il soccorso. Se riesci ad identificarne altrettante inefficaci, prova a trovare dei
sostituti efficaci a queste tue azioni comunicative.
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Capitolo

Triage e gestione dell'emergenza


con i mezzi di soccorso avanzato e
con operatori dell'emergenza non
sanitaria
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"

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e con operatori dell'emergenza non sanitaria

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5. Triage e gestione dell'emergenza con i mezzi di soccorso avanzato e con


operatori dell'emergenza non sanitaria

5.1 Triage:

Obiettivi Formativi:
1) Come scegliere il Pronto Soccorso di destinazione;
2) Come effettuare il Triage e a chi spetta.
Triage = Scelta
In presenza di molti pazienti, disponendo di mezzi limitati bisogna decidere chi
evacuare prima e chi dopo a seconda della gravit.
Bisogna scegliere il pronto soccorso di destinazione tenendo conto di:
Distanza
Possibilit strutturali del Pronto Soccorso (es. livello di intasamento)
Gravit del paziente
importante che sulla scena si identifichi una sola persona a cui fare riferimento e
dalla quale prendere ordini diretti.
Quindi:
1 Triagista

I cui compiti sono:


Definire il numero dei feriti,
Attivare il numero corretto di mezzi sanitari,
Attivare strutture non sanitarie,
Identificare i codici di priorit,
Organizzare i punti di raccolta e l'evacuazione dei pazienti partendo dai pi
gravi ai meno critici,
Identificare i pazienti,
Inviarli ai Pronto Soccorso in accordo con la Centrale Operativa.
A chi aspetta il Triage?
Sicuramente al primo mezzo che arriva sul posto, fino all'arrivo del mezzo
avanzato: Automedica con Infermiere Professionale, Elicottero (CSV) o
Ambulanza con Infermiere Professionale.

Tutti gli altri mezzi all'arrivo parlano solo con il triagista e si mettono a
disposizione.
Nessuno prende iniziative senza avallo Triage!
Si carica il paziente od i pazienti e si portano alla destinazione scelta dal triagista
con il codice assegnato.
Le comunicazioni radio devono essere ridotte al minimo e solo il triage mantiene i
contatti definendo destinazioni e codici!
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5.2 Operatori di soccorso non sanitari:


Obiettivi Formativi:
1) Identificare i mezzi di soccorso non sanitari;
2) Ruolo dei mezzi di soccorso non sanitari;

Chi sono?
S Carabinieri
S 113
S Polizia Stradale
S Vigili Urbani
S Vigili del Fuoco
S Soccorso Alpino
Rapporti con operatori non sanitari:
rispettare i ruoli, ad ognuno le proprie competenze, gli sforzi eroici non servono a
nessuno ed evitiamo le medaglie d'oro alla memoria!!!
Lo scopo unico: evitare morti evitabili, limitare se non annullare i danni
permanenti, ma soprattutto NON causiamone!!!

Quando attivare i Vigili del Fuoco:


Abitazioni o luoghi difficilmente accessibili;
Apriporta;
Incastrati in strada e sul lavoro;
Fughe di gas;
Incendi;
Incidenti chimici;
Inquinamenti ambientali;
Pericolo di incendio o perdita di sostanze da autocombustibili incidentate.

Quando attivare le Forze dell'Ordine:


Sospetto presenza di reato;
Gestione di traffico e di persone;
Soggetti potenzialmente e/o effettivamente pericolosi per se stessi e per gli altri;
Trattamento Sanitario Obbligatorio (a Modena di competenza dei Vigili Urbani);
In caso di incidenti stradali: sia a richiesta dei coinvolti, sia per esigenze
dell'equipaggio;
S Infortuni sul lavoro (a Modena di competenze dei Carabinieri);
S Presenza di minorenne che rifiuta il trasporto e non sono presenti i genitori.
S
S
S
S
S

In caso di eventi con supposta od accertata presenza di armi, rispettare i ruoli


privilegiando la gestione sanitaria del paziente ferito e non gli aspetti legali del caso.
Comportamento da attendere al loro arrivo:
L Si lavora tutti per lo stesso scopo quindi collaborare indispensabile;
L Descrivere lo scenario dell'evento necessit;
L Comunicare osservazioni, descrizioni, fatti accaduti prima del loro arrivo
(fumo, perdita di liquidi, ecc.);
L In caso di estricazioni complesse, rispettare "nell'ambito della collaborazione"
i ruoli.
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Nel caso ci fossero gi altre


Forze sul luogo chiedere le
Informazioni necessarie prima
Di agire.

Quando attivare il Soccorso Alpino:


Recuperi particolarmente complessi;
Ricerca dispersi;
Maxi Emergenze.

Come attivarli:
Si possono attivare sia via cavo sia via radio tramite la Centrale Operativa
specificando sempre la natura della richiesta.
Importante:
L Se si arriva per primi, fornire notizie precise sulla localizzazione dell'evento e
sua natura;
L Segnalare tempestivamente per radio eventuale annullamento del loro invio
(meglio se entro 180 sec.);
Nel caso ci necessiti un aiuto tipicamente sanitario da parte di persone non dedicate,
compito del soccorritore gestire e spiegare le manovre che dovranno essere fatte.

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5.3 Livelli di soccorso:


Obiettivi Formativi:
1) Elencare i mezzi di soccorso sanitario;
2) Descrivere le procedure di scelta dei mezzi di soccorso;
3) Procedura di attivazione e supporto dell'Eliambulanza

1)

Ambulanze Volontariato

2)

Ambulanza con Infermiere Professionale

3)

Ambulanza con Medico Emergenza Territoriale

4)

Automedica con Anestesista e Infermiere Professionale

5)

Eliambulanza con Anestesista e due Infermieri Professionale


Mezzi di Soccorso Avanzato

Auto
Medicalizza

Figura 8

Ambulanza
Medicalizzata

Caratteristiche Comuni:
Attrezzature atte a garantire cure necessarie ed indispensabili a
situazioni di grave emergenza sanitari.

Ambulanza con
Infermiere
Professionale

soggetti in

Eliambulanza

Trasporti veloci per lunghe distanze in modo stabile;

Trasporta velocemente un'equipe sanitaria sul luogo dell'evento;

Raggiunge luoghi impervi ed isolati o irraggiungibili con altri mezzi;

Riduce vibrazioni e forze di decelerazione rispetto ai mezzi stradali;

Evita il traffico stradale;

Possibili rendez-vous.

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Automedica

E il mezzo stradale pi veloce per intervenire con un'equipe sanitaria sul


luogo dell'intervento;

Se il medico non deve seguire il paziente si pu rendere subito disponibile


per altri eventuali interventi;

Possibili rendez-vous.

Ambulanza Medicalizzata

Presenza di equipe sanitaria;

Pu caricare il paziente, il paziente, stabilizzarlo sul posto e rendere operativa


l'altra ambulanza;

Possibilit di trasferimento del medico sull'altra ambulanza quindi una rimane


subito operativa con l'Infermiere Professionale;

Possibilit di trasferimento dell'Infermiere Professionale sull'altra ambulanza


per cui una rimane subito operativa col Medico;

Possibili rendez-vous;

Possibilit di caricare pi pazienti.


Ambulanza con Infermiere Professionale 118

Possibili rendez-vous;

Trasferimento del paziente a bordo con stabilizzazione precoce e rendendo


operativa l'altra ambulanza;

Trasferimento Infermiere Professionale sull'altra ambulanza e facendo salire


un Volontario sull'ambulanza 118 che diviene libera e operativa.

Quando richiedere i Mezzi di Soccorso Avanzato:


In caso di sospetto o accertato pericolo di vita del paziente;
In appoggio a soccorsi particolarmente gravi o complessi;
Localizzazioni geografiche gi indicate per intervento;
In caso siano gi stati attivati dalla Centrale Operativa;
Confermare il loro intervento se realmente necessario.
Comunicazione con i Mezzi di Soccorso Avanzato:
Via cavo (in diretta o tramite centrale operativa);
Via radio (in diretta o tramite centrale operativa;
Comunicazione con Automedica, Ambulanza Medicalizzata e con Infermiere
Professionale
8 Conferma alla Centrale Operativa sull'invio entro 60 secondi dall'arrivo sul
posto;
8 Localizzazione precisa dell'evento;
8 Spiegare chiaramente le strade da percorrere e il luogo preciso per il rendezvous;
8 Risposte all'equipaggio 118 sulla dinamica e sulle condizioni sanitarie.
Comunicazioni con l'Elicottero
8 Sul posto confermare necessit entro i tempi stabiliti;
8 Localizzazione evento con riferimenti visibili dall'alto, utilizzo mezzi visivi di

supporto se necessari (es: fumogeni, torce, ecc.);


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8 Risposte precise alle domande inerenti situazioni meteo, possibili zone di

atterraggio;
8 Eventuale presenza di cavi;
8 Risposte precise circa la dinamica dell'evento e la situazione sanitaria.

Ricordare inoltre:
K Mantenere la distanza di sicurezza di almeno 30 metri ed avvicinarsi solo

dopo essere stati invitati a farlo;


K Durante atterraggio e decollo fissare tutto ci che mobile in ambulanza;
K Durante atterraggio e decollo chiudere l'ambulanza;
K Non lasciare teli o altro materiale mobile a terra.
Guidare l'Elicottero sul posto
Mentre dal basso l'elicottero sempre ben visibile, dall'alto spesso difficile
individuare il luogo predisposto per l'atterraggio o l'ambulanza, in particolare in zone
alberate, in aperta campagna, in collina o in montagna.
Quando ci si trova in queste situazioni, fondamentale l'aiuto dei soccorritori
presenti per guidare l'elicottero sul posto.
Se possibile parcheggiare l'ambulanza o il mezzo di soccorso in una posizione ben
visibile, ma al di fuori dell'area di atterraggio.
Mettersi in luogo aperto, facendo dei segnali verso l'elicottero o, meglio, sventolando
un lenzuolo bianco o una coperta colorata. Ricordate che i colori pi visibili, oltre al
bianco, sono il giallo e l'arancione. Non dimenticate di piegare o di trattenere il
lenzuolo mentre l'elicottero sta atterrando!
Se l'elicottero non riesce a vedervi o vi chiede informazioni via radio, guidatelo
indicando in quale posizione vi trovate rispetto a un quadrante di orologio con le ore
12.00 in corrispondenza della prua dell'elicottero (esempio: siamo a ore 10 da voi).

Figura 9
Il Trasporto del paziente
Dopo aver trattato il paziente sul posto, l'equipe
organizzer il trasporto in base alla patologia:
K Con Ambulanza: all'ospedale competente, se
necessario con l'accompagnamento dell'equipe
dell'Elicottero;
K Con Elicottero: solo se le condizioni del paziente lo
richiedono, all'ospedale pi vicino o direttamente a
un centro specialistico;
In questo ultimo caso l'Elicottero contatter la Centrale
Operativa per verificare quale centro disponibile ad
accogliere il paziente.
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Qualora vi fossero difficolt nelle comunicazioni con la Centrale Operativa, l'equipe


dell'Elicottero potr richiedere alla base operativa che ha richiesto l'intervento di fare
da tramite.Prima dell'atterraggio
Assicurarsi che la zona sia libera ed agibile
K Fermare il traffico
K Mantenere a distanza gli spettatori
K Mantenere la zona circostante pulita

da carte, lamiere, ombrelloni, etc.


K Bloccare le lenzuola della barella
K Comunicare la presenza di cavi oaltri ostacoli
K Restare al di fuori dell'area.

Dopo l'atterraggio
K Non avvicinarsi mai alle pale con l'Ambulanza
K Prima di avvicinarsi attendere l'ordine dell'equipaggio
K Avvicinarsi sempre frontalmente guardando il pilota
K Se il terreno in pendenza non avvicinarsi assolutamente alle pale: la loro
altezza dal suolo diminuisce!
K Non sollevare le braccia in prossimit delle pale in movimento
K Sotto le pale le barelle ed ogni altro oggetto lungo vanno sempre tenuti
orizzontali
K Non avvicinarsi al rotore di coda.

Figura 10
Come collaborare con l'equipaggio degli Elicotteri di soccorso sanitario
(a cura di SAER - Base di Pavullo nel Frignano)
Premessa
Quando si allerta un Elicottero di soccorso, l'attesa non delle pi semplici, ci si
trova spesso in una situazione altamente ansiogena con innumerevoli fattori di
disturbo situazionali: vi sono feriti gravi, parenti o amici agitati, situazioni evolutive,
etc.
Mantenere la lucidit difficoltoso e si pu basare solo sull'esecuzione di atti
schematici e collaudati. Nelle poche righe a seguire sono illustrati alcuni principi
basilari per consentire una proficua collaborazione tra gli operatori al suolo e gli
equipaggi degli Elicotteri di soccorso sanitario del sistema regionale 118 dell'Emilia
Romagna.
L'allertamento
Un corretto sistema di soccorso prevede di pre-allertare il servizio di elisoccorso, cos
come tutti i mezzi avanzati, su basi procedurali che derivano da evidenze scientifiche
e cliniche.
L'elicottero, secondo le prerogative tipiche del mezzo, consente di apportare alle
procedure di soccorso alcuni benefici peculiari (seppure al momento limitati alle ore
diurne e a condizioni meteo non invalidanti) quali:
L Raggiungere direttamente il paziente in tempi brevi;
L Sbarcare l'equipe medicalizzata direttamente sul luogo dell'evento;
L Trasferire in tempi brevi il paziente all'ospedale idoneo ad assistere al meglio
la sua patologia;
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Triage e gestione dell'emergenza con i mezzi di soccorso avanzato
e con operatori dell'emergenza non sanitaria

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L Ridurre nel trasporto le sollecitazioni cinetiche al paziente.


Il servizio di elisoccorso SAR consente inoltre di raggiungere o prelevare
direttamente l'infortunato anche in luoghi ostili e impervi, riducendo al minimo i tempi
ed i rischi della sua mobilizzazione e tutelando i soccorritori dai rischi ambientali
relativi al contesto operativo.
Un'equipe sanitaria che richiede la collaborazione di un elicottero medicalizzato deve
quindi considerare i benefici elencati e collaborare con l'equipaggio per renderli
possibili.
Il primo di questi benefici pu essere il rapido raggiungimento del paziente da parte
del medico dell'elicottero. Per far s che il medico arrivi velocemente sul paziente
necessario che vi siano corrette informazioni sul luogo esatto in cui il paziente si
trova e che l'elicottero sia "vettorato" efficacemente in vista del target.
Se l'equipaggio di un mezzo di soccorso arriva per primo sul paziente, necessario
quindi che questo collabori attuando alcune basilari azioni:
1. Collocare il mezzo di soccorso in una zona visibile dall'alto, sgombra da alberi
o edifici
2. Lasciare tutte le luci lampeggianti accese
3. Preoccuparsi di stabilire un buon contatto radio con l'elicottero (spesso ci
avviene con i canali "diretti")
4. Almeno un soccorritore deve portarsi all'aperto (se si interviene in abitazione)
ed in vista del mezzo aereo: l'equipaggio dell'ambulanza deve considerare
che l'arrivo del medico sul paziente in tempi brevi fondamentale e prioritario
per il paziente
5. Comunicare all'elicottero che interviene appena se ne sente il rumore
6. Comunicare all'elicottero appena lo si ha in vista
7. Indicare in che direzione si trova il target rispetto all'elicottero utilizzando
preferibilmente il "metodo dell'orologio" per facilitare il pilota
8. Comunicare eventuali punti di riferimento ben visibili come edifici particolari,
tralicci, cantieri di lavoro, sbancamenti del terreno, laghi, campi sportivi o
centri abitati e tutto ci che si ipotizza facilmente distinguibile dall'alto
9. Dare all'elicottero indicazioni frequenti sino a che non si ha conferma
dell'individuazione del target da parte dell'equipaggio segnalando eventuali
ostacoli difficilmente visibili dall'alto (cavi, fili, teloni, "catena del cane", teloni,
materiale sollevabile dal flusso del rotore, ecc.)
10. Una volta individuati dall'elicottero prestarsi per rendere sicura la fase di
avvicinamento al target ed attenersi alle indicazioni dell'equipaggio di
condotta.
Tra le cose che possono agevolare l'individuazione di un target un fumogeno
rosso, se questo viene acceso appena si intravede l'elicottero (dopo il consenso del
pilota) pu dare un'immediata visibilit e indicazioni utili sulla direzione e velocit del
vento al suolo.
Un ulteriore aiuto tecnologico lo si pu avere dal sistema GPS, le coordinate rilevate
da un GPS portatile al suolo consentono, se correttamente comunicate all'elicottero,
di individuare il luogo con un'approssimazione inferiore ai 10 metri.
Utilizzo dell'Helivector
Per dare indicazioni all'equipaggio sulla propria posizione necessario immaginarsi
di essere a bordo dell'elicottero, quindi di "auto-individuarsi" rispetto a questo.
A tale scopo si utilizza un metodo di derivazione ed uso aereonautico il sistema
"dell'orologio" immaginandosi a bordo dell'elicottero, al centro del quadrante dove la
prua corrisponde alle ore 12, la coda alle ore 6 e tutto intorno a noi si sviluppano le
altre ore che individuano altri settori in cui localizzare il nostro obiettivo.
Una volta indicata l'ora corrispondente al settore di direzione in cui si trova il target
rispetto all'elicottero utile indicare una distanza approssimativa (pi di 2 km, pi di 1
km, meno di 500 m.).
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Triage e gestione dell'emergenza con i mezzi di soccorso avanzato
e con operatori dell'emergenza non sanitaria

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Lo strumento Helivector ci pu essere utile e di prezioso ausilio per non confonderci


nell'indicare il settore orario in cui ci troviamo rispetto all'elicottero.
Una volta in vista dell'elicottero, poniamo il cartoncino tra noi e l'elicottero orientando
la figura dell'elicottero centrale nella stessa direzione in cui vediamo procedere
l'elicottero (ovviamente in vista) e cos facendo potremo vedere in quale settore
orario ci troviamo rispetto all'equipaggio che ci deve individuare a terra rispetto al
loro spazio circostante.
A questo punto dobbiamo "stimare" rapidamente anche a quale distanza ci troviamo,
sapendo che:
L Se ci troviamo oltre 2 km distanti non riconosceremo facilmente il tipo di
elicottero;
L Se ci troviamo tra 1 km e 2 km distanti cominceremo a distinguere il tipo di
elicottero ma non vedremo marche ed emblemi;
L Solo sotto i 500 m di distanza ci potranno apparire le marche e gli emblemi
della livrea dell'elicottero.
Stabilito settore orario e distanza lo comunicheremo via radio tempestivamente
all'elicottero, proseguendo magari ad aggiornare l'indicazione man mano che questo
si avvicina a noi.
Nei territori montani opportuno comunicare anche un riferimento di quota relativo
all'elicottero: es. sono pi in alto di voi di circa 200 metri, o specificando (se in
possesso di altimetro) la quota cui si ci trova. Nei territori di pianura la comunicazione
della quota risulta irrilevante e quindi da evitare.
Non indispensabile per i soccorritori al suolo ricercare un luogo "atterrabile",
dall'alto , infatti, molto pi agevole individuare luoghi che si prestano ad atterraggi o
manovre in hovering nelle immediate vicinanze del target, aree che magari non
risultano facilmente visibili dalla prospettiva "suolo".
invece prioritario consentire all'equipaggio dell'elisoccorso d'individuare il luogo
dell'evento, a maggior ragione se si tratta di un evento traumatico, la scena del
trauma, infatti, consente una serie di valutazioni di carattere diagnostico importanti
per la destinazione corretta del paziente, l'intervento dell'elicottero direttamente sul
luogo dell'evento consente anche di ridurre le mobilizzazioni necessarie, limitando
inoltre i rischi per il paziente.
Una volta che si stati individuati dall'equipaggio dell'elicottero rispettate tutte le
norme di sicurezza ed attenetevi alle indicazioni dei membri addetti alla sicurezza.
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Cassigoli M. (2003) Sicurezza ed autoprotezione in emergenza, Firenze, Anpas
Toscana

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Triage e gestione dell'emergenza con i mezzi di soccorso avanzato
e con operatori dell'emergenza non sanitaria

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Capitolo

Trattamento politraumatizzato
secondo linee guida IRC
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"

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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC

6. Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC (Italian Resuscitation


Council)
Obiettivi Formativi:
1) Valutare la scena che si presenta;
2) Sospettare le lesioni pi frequenti e probabili in base alla dinamica
dell'evento traumatico;
3) Effettuare la valutazione primaria della persona vittima di un evento
traumatico;
4) Riconoscere l'assenza di una o pi funzioni vitali in una persona
vittima di un evento traumatico ed eseguire le tecniche di B.L.S.;
5) Effettuare la valutazione secondaria.

Avvicinarsi al ferito solo al momento opportuno


Preparazione all'evento:
Entrata in servizio:
K Verifica funzionamento strumenti;
K Verifica materiale.
Alla chiamata:
K Distribuzione dei compiti.
Sul campo:
K Allertamento Centrale Operativa per eventuale invio mezzo avanzato;
Sulla scena:
K In caso di traumatismo sospettare un trauma del rachide cervicale;
Controllo della scena:
1. Sicurezza sulla scena dell'incidente ( prioritario proteggere se stessi, la
propria equipe, il paziente ed eventuali astanti).
Valutare:
K Eventuale presenza di feriti sul bordo stradale;
K Presenza di fumo, odori particolari, sostanze tossiche;
K Presenza di tralicci o cavi elettrici caduti o altro materiale sospeso.

2. Mezzi coinvolti.
3. Dinamica dell'incidente, in particolare:
K Caduta>= 5 metri
K Veicolo fortemente deformato
K Paziente proiettato all'esterno
K Impatto frontale violento
K Morte di un passeggero del
mezzo
K Mezzo ribaltato
Pedone, ciclista o motociclista contro un veicolo

Dare comunicazione alla Centrale Operativa sullo


scenario:
Valutazione clinica primaria
A. Airway - vie aeree e protezione rachide cervicale
B. Breathing - valutazione della circolazione
C. Circulation - valutazione della circolazione
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC

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D. Disability - valutazione dello stato di vigilanza


E. Exposure - esposizione e protezione termica del paziente.
Airway - vie aeree e protezione rachide cervicale
L'asfissia uccide in pochi minuti
K Valutare la coscienza ricercando una risposta verbale
K Disostruire le vie aeree ricercando ed eliminando corpi estranei della cavit

orale (rimozione digitale o aspiratore)


K Utilizzare eventualmente una cannula orofaringea (soltanto nel caso che il

paziente abbia riflessi assenti o molto attenuati)


K Posizionare il collare cervicale e comunque mantenere il collo in posizione

neutra (sublussazione della mandibola)


Breathing - valutazione della circolazione
Collare sempre a tutti i traumatizzati
OPAC(S)
L Osserva: il carattere del respiro: normale, difficoltoso, agonico.
L Palpa:

Espansione del torace: simmetrica, asimmetrica

Presenza di lesioni ossee a livello della gabbia toracica

Presenza di crepitii caratteristici di enfisema sottocutaneo (come


calpestio di neve fresca)
L Conto: valutazione grossolana della frequenza respiratoria: normale 12-24
nell'adulto, eccessivamente alta (polipnea), eccessivamente bassa
(bradipnea)
L Saturimetria: appena possibile (meno del 90% segno di allarme.
Ossigeno sempre:
tutti i traumatizzati gravi devono essere trattati con ossigeno alla pi alta percentuale
possibile per garantire una correzione anche parziale dell'ipossiemia e una
saturazione = o > 90%.
Metodiche
- Ventimask per pazienti in respiro spontaneo valido
- Maschera pi Ambu e Reservoir per assistere la ventilazione
Circulation - valutazione della circolazione
Controllo emorragie e valutazione del circolo:
rapidissima ispezione per escludere gravi
presenza/assenza di polso radiale:

foci

emorragiche,

rilevazione

K Polso carotideo presente = 60 mm Hg


K Polso femorale presente = 70 mm Hg
K Polso radiale presente = 80 mm Hg
K

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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC

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Stima approssimativa della perdita ematica:


K
K
K
K
K

1000-2000 ml Per una frattura pelvica;


500-1000 ml. Per una frattura di femore;
250-500 ml Per una frattura di tibia e perone;
125-250 ml Per una frattura di osso piccolo;
Circa 500 ml Per un ematoma di 8 cm di diametro

Ulteriore perdita di liquidi dall'interstizio = circa il 25% della perdita ematica.


L'ipotensione in relazione al tempo intercorso fra l'evento traumatico e il momento
della prima valutazione.

Controllo delle emorragie:

Figura 11
Priorit di trattamento al punto C-Circulation sempre la ricerca e l'identificazione
di foci emorragiche, in particolare di quelli esterni comprimibili.
1. pressione diretta: l'unica tecnica sicuramente efficace e meno
dannosa per i tessuti la compressione diretta sul focolaio di
emorragia. Pu essere all'inizio la compressione manuale del
soccorritore, seguita dal posizionamento di un pacchetto di garze sul
focolaio di emorragia e successivamente del bendaggio compressivo
della zona con una benda elastica autoretraente ed autoadesiva.
2. Se vi sono emorragie gravi da fratture esposte, in cui controindicato
comprimere direttamente sul focolaio di frattura, la prima scelta la
compressione nelle zone in cui il vaso palpabile e scorre su un
piano osseo. La seconda scelta il laccio.
No, tranne in casi estremi, al tourniquet
No, sempre, alla pinzatura del vaso

Disability - valutazione dello stato di vigilanza


Valutazione dello stato di coscienza:
AVPU SCORE
A. Alert = Vigile
V. Verbal = Risposta allo stimolo verbale
P. Pain = Risposta al dolore
U. Unresponsive = Nessuna risposta
Sintesi della Valutazione Primaria:
L Garantire la perviet delle vie aeree;
L Immobilizzare il rachide cervicale;
L Individuare problemi di respiro;
L Bloccare le emorragie;
L Evidenziare lo stato di shock;
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC

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Individuare problemi di vigilanza.

Valutazione Secondaria:
Consiste in una rapida valutazione per portare il paziente
all'ospedale pi idoneo;
Viene fatta soltanto se il paziente stabilizzato.
L'ospedale pi vicino quello pi idoneo nei traumi penetranti, nei pazienti instabili,
se l'equipe avanzata non disponibile in tempo utile, non quello pi idoneo se vi
sono criteri di centralizzazione del paziente, cio:
- caduta dall'alto;
- eiezione dal veicolo;
- tempi di estricazione superiori a 20 minuti;
- presenza di persone decedute;
- deformazione del veicolo;
- et < 5 anni;
- sbalzamento da moto/bici.
La valutazione secondaria segue il criterio testa-piedi, andando a ricercare in modo
pi approfondito:
- segni di lesione;
- fratture;
- traumi importanti;
- ferite penetranti;
- emorragie non evidenziate durante la valutazione primaria.
Importante!!!
Valutare la dinamica:

L Impatto frontale;
L Eiezione;
L Caduta dall'alto.
L
L
L
L

Trauma penetrante:
Non estrarre l'oggetto;
Stabilizzarlo in sede;
Scoop & run (carica e fuggi);
Allertare la Centrale Operativa.

Anamnesi:
Ricercare:
L Malattie importanti;
L Assunzione abituali di farmaci.

Bibliografia
Aa. Vv. (2002) Approccio e trattamento preospedaliero al traumatizzato secondo le
linee guida IRC, Bologna, IRC
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
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Trattamento politraumatizzato secondo linee guida IRC

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Capitolo

Lesioni da agenti chimici e fisici,


lesioni da colpo di calore e da
freddo
A cura di Carlo Tassi6

Medico

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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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7. Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo


Obiettivi Formativi:
1) Sospettare e valutare le lesioni da agenti fisici e chimici;
2) Prestare il primo soccorso alle persone con lesioni da agenti chimici
o fisici;
3) Valutare la malattia da colpo di calore o da freddo;
4) Prestare il primo soccorso alle persone con colpo di calore o in stato
di congelamento.

Sostanze chimiche: Acidi (per es. acido solforico, nitrico, cloridrico, tricloroacetico,
fluoridrico, ecc);
Fonti di calore: fiamme, corpi incandescenti, liquidi, vapori bollenti, flash (esplosioni);
Calore eccessivo: colpo di sole, colpo di calore, sincope, crampi di calore
esaurimento da calore;
Freddo eccessivo, acqua, ghiaccio: generali (ipotermia o assideramento) e locali
(congelamento);
Elettricit: ustioni, paralisi, difficolt o arresto respiratorio, alterazioni del ritmo
cardiaco, fratture e lussazioni;
Agenti fisici: raggi solari, elettricit, radiazioni.
Spesso la combinazione di due o pi fattori a provocare o a complicare i tentativi di
soccorso:
Il calore eccessivo pu causare delle alterazioni ai meccanismi di regolazione
dellorganismo portando a delle vere e proprie urgenze; questo problema pu essere
associato a ustioni provocate dal fuoco.
Lacqua non un pericolo solo perch pu
essere
causa
di
annegamento;
a
temperature molto basse pu determinare,
infatti, diverse lesioni.
Lelettricit non solo brucia la pelle ma
influenza anche le attivit chimiche vitali
allinterno dellorganismo (causando per es.
arresto cardiaco).
Di solito si pensa che la prima lesione
interessi la cute dal momento che essa a
contatto diretto con lambiente.
Ma la cute un tessuto multistratificato che ricopre lorganismo e lo protegge
dagli agenti esterni; la prima difesa che abbiamo contro lambiente esterno e per
questa ragione coinvolta in molti tipi di lesioni. Oltre alla funzione di protezione, la
cute interviene anche nei meccanismi di termoregolazione, mantenimento
dellequilibrio idroelettrolitico, depurazione, e ha funzione sensoriale.

La cute formata da tre strati:


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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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Epidermide
Derma
Sottocute

Le ustioni possono non limitarsi solo alla pelle ma spesso interessano le strutture
sottocutanee, coinvolgono muscoli, ossa, nervi e vasi sanguigni.
Anche gli occhi possono essere lesi senza possibilit di guarigione; gli occhi
subiscono anche danni che possono non interessare altri organi e sono coinvolti in
numerosissime urgenze.
Lo stesso dicasi per le vie aeree attraverso le quali il sistema respiratorio comunica
con lesterno: le lesioni allapparato respiratorio possono estendersi dalle mucose
nasali agli alveoli polmonari.
Gli organi del corpo e le loro attivit chimiche possono subire alterazioni in
conseguenza di certi fattori ambientali: le radiazioni possono influenzare le cellule;
lelettricit in grado di interferire con lattivit nervosa muscolare e cardiaca;
numerosi materiali pericolosi possono danneggiare le cellule che compongono i
tessuti (a volte questazione rapida e violenta, altre volte lenta e meno
prevedibile).
importante essere preparati ad affrontare i danni causati dagli agenti chimico
fisici e dal fuoco, e a gestire certe urgenze provocate dallelettricit, ma occorre
osservare regole ben precise e rispettare certi limiti durante le procedure di
salvataggio. Occorre pensare alla sicurezza dellintervento e allincolumit
dellequipaggio.
Ustioni
Bisogna pensare che anche le strutture del sistema respiratorio possono essere
danneggiate, con ostruzione delle vie aeree secondarie ad un rigonfiamento dei
tessuti, oppure pu comparire uninsufficienza respiratoria fino allarresto della
funzione. Oltre al danno fisico causato dalle ustioni, i pazienti possono andare
incontro a problemi emozionali e psicologici.
Quando si soccorre un paziente che presenti ustioni non ci si deve limitare a
considerare il danno imputabile direttamente allustione: questultima, infatti, pu
essere la conseguenza di un problema medico o di un incidente. Il soggetto ad
esempio pu essere stato colpito da un attacco cardiaco mentre fumava una
sigaretta, la quale pu avere dato luogo allincendio che poi ha determinato le ustioni
del paziente. Il problema cardiaco non deve passare inosservato. possibile poi che
cercando di sfuggire alle fiamme una persona cada e riporti un danno grave alla
colonna vertebrale, o comunque delle fratture: necessario che questi problemi
vengano individuati.
La valutazione del paziente non deve essere tralasciata per curare
immediatamente le ustioni.
CLASSIFICAZIONE DELLE USTIONI
Le ustioni possono essere classificate in base a diverse modalit, una delle quali
quella di considerare lagente causale; per effettuare una suddivisione pi specifica
possibile far riferimento anche alla fonte: per esempio, la causa dellustione pu
essere il calore e in questo caso si potrebbe parlare di ustione termica derivante dal
contatto con un termosifone.
Dovreste far riferimento allagente che ha causato direttamente lustione e se
possibile indicare anche la fonte;
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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Lagente pu essere:
Termico: fiamme, radiazioni o eccessivo calore provocato da fuoco,
Vapori, liquidi bollenti, oggetti caldi;
Chimico: numerosi acidi, basi e sostanze caustiche;
Elettrico: corrente alternata, corrente continua e folgorazioni;
Luminoso: generalmente interessa gli occhi, sono ustioni causate da;
fonti di luce intensa o ultravioletta (compresa la luce solare);
Radioattivo: generalmente deriva da fonti nucleari, ma anche i raggi
ultravioletti possono essere considerati radiazioni.

Non bisogna mai dare per scontata la fonte di unustione: ci che pu, infatti, sembrare
unustione termica potrebbe in realt derivare da radiazioni; possibile riscontrare ustioni
termiche di lieve entit sul volto del paziente e dimenticare di prendere in considerazione
ustioni gravi agli occhi dipendenti dalla luce. Bisogna raccogliere sempre informazioni
osservando il luogo dellincidente, ascoltando i presenti o attraverso un colloquio diretto
con i pazienti.
Come determinare la gravit delle ustioni
1. Profondit o grado dellustione (PRIMO, SECONDO, TERZO);
2. Estensione della zona lesa (REGOLA DEL 9);
3. Regione del corpo (VISO, COLLO, MANI, PIEDI, PERINEO, CIRCONFERENZIALI,
VIE AEREE);
4. Et del paziente (NEONATI, BAMBINI, ANZIANI);
5. Fonte dellustione (RADIAZIONI NUCLEARI, SOSTANZE CHIMICHE, USTIONI
TERMICHE);
6. Malattie o lesioni preesistenti (CARDIACHE, RESPIRATORIE, DAIBETE);
7. Indumenti indossati (FIBRE SINTETICHE, MATERIALI CHE TRATTENGONO IL
CALORE).
K Le ustioni che interessano la pelle possono essere classificate, a

seconda della profondit, in ustioni di primo, secondo e terzo grado.


Le ustioni di primo o secondo grado possono danneggiare solo lepidermide ed
eventualmente anche la parte superiore del derma, ma senza attraversare questultimo
n quindi ledere i tessuti sottostanti;
Unustione di terzo grado invece attraversa lepidermide e il derma causando delle
lesioni agli strati sottocutanei.
Il grado delle lesioni quindi certo importante, infatti, nelle ustioni di secondo e terzo
grado lo strato esterno della pelle viene attraversato per cui pu esistere la possibilit

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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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dinfezione per i tessuti esposti e di invasione del sistema circolatorio da parte di


sostanze chimiche nocive e di microrganismi.
Ustione di primo grado: unustione superficiale che interessa solo lepidermide.
caratterizzata da arrossamento della pelle e, a volte, da un leggero gonfiore. Il
paziente in genere lamenta dolore localizzato. Lustione guarisce da sola, senza
produrre cicatrici. Dal momento che la cute non stata attraversata, questo tipo di
ustione viene considerata lieve;
Ustione di secondo grado: il primo strato della pelle viene attraversato e il secondo
strato viene danneggiato, ma lustione non raggiunge i tessuti sottostanti. Il paziente
accusa un dolore intenso, un arrossamento notevole, formazione di vescicole e la
pelle appare macchiata. Le ustioni di questo tipo comportano un rigonfiamento e la
comparsa di vescicole per le 48 ore successive alla lesione, in seguito alla liberazione
da parte dei tessuti di plasma e liquidi che si raccolgono in corrispondenza dello strato
superiore della pelle. Queste lesioni sono sempre accompagnate da un dolore
intenso. Quando curate in modo adeguato le lesioni di secondo grado guariscono da
sole lasciando una leggera cicatrice;
Ustione di terzo grado: tutti gli strati della pelle sono danneggiati. A volte difficile
distinguere il secondo dal terzo grado; tuttavia, in questultimo caso, sono
generalmente presenti aree carbonizzate e quindi scure, o aree bianche e secche. Il
paziente lamenter in genere un dolore intenso, tuttavia se sono stati danneggiati
anche i nervi potrebbe non provare alcun dolore (ad eccezione della zona periferica
dellustione dove una lesione adiacente di secondo grado potrebbe indurre dolore).
possibile che questo tipo di ustione renda necessario un trapianto di pelle. Le lesioni
di terzo grado guariscono, lasciando per cicatrici molto evidenti.
La gravit di unustione dipende poi dallestensione dellarea ustionata. La superficie
cutanea pu essere calcolata velocemente utilizzando la regola dei nove. Ognuna
delle aree rappresenta circa il 9% della superficie corporea: la testa e il collo, le estremit
superiori, il torace, laddome, la parte anteriore di ogni arto inferiore, la parte posteriore di
ogni arto inferiore; in questo modo si raggiunto il 99% della superficie corporea: il
rimanente 1% attribuito alla regione genitale.

Questo sistema vale per gli adulti. Per bambini e neonati si usano parametri diversi.
Sul luogo dell'urgenza, pi pratico attribuire alla testa e il collo del neonato il 18%,
ad ogni arto superiore il 9%, al torace e all'addome il 18%, alla schiena intera il 18%,
ad ogni arto inferiore il 14% e alla regione genitale l'1%. Bench con questo metodo
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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si giunga al 101%, necessario ricordare che si tratta solo di una determinazione


approssimativa. Il capo del neonato valutato 18% dal momento che molto pi
grande, in rapporto al resto del corpo, rispetto a quello di un adulto.
REGOLA DEL NOVE
(SUPERFICIE USTIONATA)
Valutazione Aprossimativa
BAMBINO ADULTO
TESTA

19%

9%

ARTO
SUPERIORE

9%

9%

TRONCO
SUPERFICIE
ANTERIORE

18%

18%

TRONCO
SUPERFICIE
POSTERIORE

18%

18%

GENITALI

1%

1%

ARTO
INFERIORE

13%

13%

Figura 12
Importante poi la regione del corpo che stata lesionata. Qualsiasi ustione al volto
molto preoccupante, dal momento che pu comportare una lesione alle vie aeree o agli
occhi. Le mani e i piedi sono altre zone da considerare in modo speciale, poich la
formazione di cicatrici pu determinare la perdita di movimento delle dita. necessaria
una cura particolare per impedire che il paziente, muovendosi, possa aggravare le lesioni
ed evitare che i tessuti danneggiati aderiscano l'uno l'altro prima del trasferimento in
ospedale. Quando le lesioni interessano l'inguine, le natiche, le cosce nella parte
mediana, la possibilit di infezione batterica costituisce un problema spesso molto pi
grave del danneggiamento iniziale dei tessuti.
Le ustioni circonferenziali abbracciano il corpo o una parte di esso, queste ustioni
possono essere molto gravi quando interessano un'estremit, poich pu verificarsi
un'interruzione della circolazione nei tessuti a valle rispetto alla parte lesa. In caso di
ustione circonferenziale, il processo di guarigione pu risultare molto complesso. Questo
fatto vero soprattutto quando queste ustioni interessano le articolazioni, il torace e
l'addome, sedi nelle quali la cicatrice tende a limitare le normali funzioni.
L'et costituisce un fattore importante. I neonati e i bambini sotto i 5 anni, e gli adulti sopra
i 60 anni, presentano reazioni corporee pi gravi alle ustioni e differenze circa le fasi di
guarigione rispetto alle altre fasce di et. Un'ustione che per intensit e zona lesa pu
essere considerata di gravit moderata per un giovane adulto, rischia di essere fatale per
un neonato o un anziano.
Il neonato e il bambino piccolo presentano una superficie cutanea molto pi estesa, in
rapporto alle dimensioni corporee, rispetto ai bambini pi grandi e agli adulti: ci vuol dire
che un'ustione comporter una perdita di liquidi maggiore se il paziente ha un et inferiore
ai 5 anni. Nell'et adulta avanzata, la capacit dell'organismo di reagire ad una lesione
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ridotta dall'invecchiamento dei tessuti e dal rallentamento di certe funzioni. La capacit dei
tessuti di guarire ad una lesione ridotta e il tempo necessario aumenta.

La fonte della lesione pu essere significativa per quanto riguarda la valutazione del
paziente. Una lesione di lieve entit causata da una radiazione nucleare molto pi
preoccupante di una conseguente ad una fonte termica. Le ustioni chimiche sono
particolarmente importanti dal momento che l'agente pu rimanere sulla pelle e
proseguire l'azione devastatrice per ore e persino giorni, fino a penetrare nel circolo
ematico: questa possibilit esiste realmente per certe sostanze chimiche alcaline.
Ovviamente, i pazienti con malattie preesistenti respiratorie saranno esposti ad un
rischio maggiore se verranno a trovarsi in presenze d aria riscaldata o vapori chimici.
Analogamente, lo stress derivante dall'urgenza ambientale conseguente ad un'ustione
sar senza dubbio pi preoccupante in un paziente affetto da malattia cardiaca. I soggetti
con malattie respiratorie, malattie cardiache, o diabete reagiscono con maggior difficolt
alle ustioni. Ci che per un adulto sano potrebbe essere un'ustione lieve, pu diventare
grave per costoro.
Classificazione della gravit delle ustioni
Le ustioni possono essere classificate in base alla loro gravit cos da determinare
l'ordine d'intervento e il tipo di cura. In alcuni casi, la gravit delle ustioni pu essere
decisiva per determinare se il paziente debba essere trasportato direttamente ad un
ospedale dotato di attrezzature particolari.
Ustioni Lievi
K Ustioni di terzo grado che coinvolgono meno del 2% della superficie corporea,

escluso il volto, le mani, i piedi, l'inguine e le articolazioni principali.


K Ustioni di secondo grado che interessano meno dei 15 % della superficie

corporea.
K Ustioni di primo grado che si estendono su meno dei 20% della superficie

corporea.
Ustioni di Media entit
K Ustioni di terzo grado che coinvolgono meno del 10% della superficie corporea,

escluso il volto, le mani, i piedi, l'inguine e le articolazione principali.


K

Ustioni di secondo grado che coinvolgono dal 15% al 30% della superficie
corporea.

K Ustioni di primo grado che coinvolgono dal 20% al 75% della superficie corporea.

Ustioni Critiche
K Tutte le ustioni complicate da lesioni del tratto respiratorio, da altre lesioni ai

tessuti molli e alle ossa.

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Ustioni di secondo e terzo grado che coinvolgono il volto, le mani, i piedi, l'inguine
e le articolazioni principali.

K Lesioni di terzo grado che interessano pi dei 10% della superficie corporea.
K Ustioni di secondo grado che coinvolgono pi dei 30% della superficie corporea.
K

Ustioni di primo grado che si estendono pi dei 75% della superficie corporea.
Terapia d'urgenza per le ustioni

Molte urgenze mediche debbono essere curate prima delle ustioni. Se un paziente
ustionato che non presenta problemi respiratori, viene curato per primo, solo perch
esiste il rischio di uno shock. L'ostruzione delle vie aeree, le gravi difficolt respiratorie,
l'arresto del respiro, l'arresto cardiaco, le emorragie gravi, lo shock, le lesioni alla colonna
vertebrale, le lesioni craniche gravi, le ferite toraciche aperte, le ferite addominali aperte
sono prioritarie rispetto alle ustioni. Ci vale anche quando si debba decidere l'ordine di
intervento e di trasporto quando vi siano pi pazienti.
Anche alcuni problemi medici godono di priorit rispetto alle ustioni: ad esempio, l'attacco
cardiaco, l'ictus, il colpo di calore, e l'avvelenamento. Ancora una volta, questo vale sia
per il singolo paziente che in situazioni con pi persone da soccorrere.
Le lesioni che interessano il tratto respiratorio vengono considerate urgenze ad alta
priorit. Nel caso il paziente presenti lesioni che possono essere classificate come
critiche, necessario il trasporto immediato. Dal momento che l'et pu costituire un
fattore importante, il trasporto immediato viene generalmente raccomandato per qualsiasi
bambino o persona anziana che presenti ustioni profonde o estese di secondo o terzo
grado. Analogamente, un soggetto affetto da una malattia cronica nota, da una malattia
cardiaca, oppure avente precedenti di ictus, o che soffra di diabete deve essere
trasportato immediatamente.
Se la lesione comune a pi pazienti, il trasporto viene generalmente effettuato in base
all'ordine di gravit.
necessario effettuare alcune considerazioni: i pazienti con lesioni al tratto respiratorio e
complicanze che interessano la respirazione o l'attivit cardiaca, generalmente devono
essere trasportati per primi sacrificando i feriti con ustioni gravi che coprono dal 60%
all'80% della superficie corporea. Per ultimi si trasportano i pazienti con ustioni gravi
superiori all'80% della superficie corporea. La scelta si giustifica basandosi sul fatto che in
questi casi, la morte molto probabile, mentre gli altri, se trasportati immediatamente,
hanno maggiori possibilit di sopravvivere.
Il dolore un altro punto da considerare quando si stabilisce l'ordine del trasporto: occorre
ricordare che gli infortunati con ustioni di terzo grado, e ustioni gravi, spesso non
avvertono dolore per via del danneggiamento delle terminazioni nervose. Pu sembrare
crudele far attendere una persona con ustioni di secondo grado, ma se un paziente con
ustione di terzo ha riportato lesioni pi gravi, deve essere trasportato per primo.
Se valutando un'ustione ci sono dei dubbi essa deve essere sempre considerata
pi grave di quanto possa apparire: se non si riesce a stabilire se un'ustione di primo
o secondo grado, va considerata di secondo grado. Se non si riesce a capire se di
secondo o terzo grado ritenetela sempre di terzo grado. La reale gravit di alcune ustioni
pu apparire tale solo dopo molte ore.
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Trattamento delle ustioni chimiche


ATTENZIONE: Alcune zone in cui si sono verificati incidenti con ustioni chimiche possono
essere molto pericolose. Bisogna sempre esaminare con attenzione il posto: possibile
che accanto al paziente vi siano delle pozze di sostanze chimiche pericolose. Potrebbero
inoltre esserci delle fuoriuscite di sostanze acide, unite a esalazioni tossiche. Se il luogo
crea una situazione di pericolo, non tentate di salvare la vittima ma fate intervenire i Vigili
dei Fuoco.
Le ustioni chimiche richiedono un trattamento immediato.
Qualora riceviate la chiamata date consigli su cosa fare in attesa dell'arrivo dei soccorsi,
La maggior parte delle principali industrie dotata di docce di sicurezza per detergere le
sostanze pericolose dal corpo e addestra i dipendenti a fornire cure iniziali in caso di
incidenti dovuti alle sostanze chimiche in uso. Non sempre, per, le cose stanno in questi
termini e a volte ci si trova a intervenire anche in situazioni in cui non stato preso alcun
provvedimento iniziale e dove non esiste acqua corrente nelle vicinanze.
Per prima cosa bisogna detergere la sostanza chimica utilizzando acqua corrente
(eccezion fatta per la calce secca eliminarla spazzolando, NON CON L'ACQUA!!).
Il semplice fatto di inumidire la parte lesa non sufficiente.
necessario un flusso continuo sull'area colpita, un getto d'acqua abbondante, ma
non troppo forte. Evitate un getto violento dal momento che potrebbe danneggiare
seriamente i tessuti ustionati. Continuate a detergere l'area per parecchi minuti (almeno
15) eliminando gli abiti contaminati, le scarpe, le calze e i gioielli, solo dopo averli
ben lavati. ATTENZIONE: Durante il lavaggio bisogna essere prudenti e indossare
guanti di gomma o di lattice (meglio 2 paia) e fare in modo di evitare possibili schizzi.
Dopo aver pulito le zone causticate, si applica una medicazione sterile o un telino sterile.
Bisogna sempre sospettare lo shock e trasportare il paziente in posizione antishock
somministrando se necessario ossigeno a 8-10l/min. Se possibile, individuare la
sostanza responsabile, o la miscela di sostanze che hanno provocato l'incidente e
comunicarlo alla C.O. Va ricordato che sono possibili reazioni ritardate che possono
provocare nuovamente dolore o interferire con la capacit di respirazione del paziente.
Nel caso il ferito lamenti un bruciore o un'irritazione crescente, bisogna lavare
nuovamente le zone causticate, utilizzando acqua corrente e continuando per parecchi
minuti. Evitate di togliere la medicazione una volta applicata.
Molte sostanze chimiche utilizzate nei processi industriali sono costituite da acidi misti. La
loro azione congiunta pu essere immediata e grave. Quando la sostanza un acido
forte (acido cloridrico o acido solforico), una combinazione di acidi o un composto non
noto, continuate a lavare anche se il paziente sostiene di non provare pi alcun dolore.
ATTENZIONE: Se l'agente ustionante calce secca, non sciacquare il luogo dell'ustione
con acqua, perch si formerebbe un liquido corrosivo. Spazzolare via la calce secca dalla
pelle, dai capelli e dall'abbigliamento dei pazienti. Assicurarsi di non contaminare gli occhi
o le vie aeree. Utilizzare acqua solo dopo aver eliminato la calce dal corpo e aver
rimosso gli abiti o gli effetti personali contaminati: effettuate velocemente il lavaggio
impiegando un flusso continuo, o acqua corrente.

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Ogni volta che il paziente stato esposto ad una sostanza caustica e pu averne inalato i
vapori, bisogna erogare ossigeno ad elevata concentrazione (se possibile, umidificato)
e procedere al trasporto urgente. Si tratta di un procedimento necessario specie nel caso
la sostanza chimica sia un acido in grado di trasformarsi in vapore a temperatura
ambientale (per esempio, l'acido cloridrico e l'acido solforico).

Trattamento delle ustioni termiche


ATTENZIONE: Non bisogna tentare di salvare una persona intrappolata dalle fiamme. Il
semplice fatto di aprire una porta potrebbe costare la vita. In alcuni incendi, l'aprire una
porta o una finestra pu intensificare notevolmente il fuoco o persino provocare
un'esplosione.
Le ustioni termiche possono essere causate da liquidi bollenti, vapore, contatto con
oggetti caldi, fiamme e gas infiammabili. In rare circostanze, si pu essere chiamati per
ustioni solari, che possono tuttavia essere gravi se coinvolgono neonati e bambini piccoli.
Questi pazienti possono presentare altre lesioni da calore.
Non bisogna MAI applicare unguenti, spray, o burro sulle lesioni e neppure applicare
ghiaccio su nessun'ustione.

PROTOCOLLO DI TRATTAMENTO SUL POSTO DELLE USTIONI TERMICHE


1.

Allontanare la fonte dell'ustione


a.

Fuoco - Bagnare, soffocare le fiamme, allontanare gli abiti bruciacchiati.

b.

Catrame - Raffreddare la zona fino al termine dell'azione ustionante. Non


rimuovere il catrame.

c.

Elettricit - Eliminare la fonte di elettricit utilizzando materiale non


conduttivo.

d.

Sostanze chimiche - Lavare immediatamente la zona con acqua


(proseguire il lavaggio per 15-20 minuti prima del trasporto).

2. Valutare il paziente
K Vie aeree (lesioni all'apparato respiratorio): presenza di peli del

naso bruciacchiati, ustioni sul volto, fuliggine nella bocca,


K

Effettuare valutazione del paziente (attenzione a possibili traumi


associati). Curare i traumi come se l'ustione non esistesse

K Chiedere spiegazioni circa l'accaduto (la dinamica e le circostanze

della lesione).
K

Determinare la profondit e la percentuale della superficie


corporea lesa ("regola dei nove")

K Indicazioni a favore di un trasferimento al centro ustionati

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1) Estensione:
a. Ustioni di 2' grado >30% (10% in pazienti sotto i 10 anni di et)
b. Ustioni di 3' grado > 10% (5% in pazienti sotto i 10 anni di et)
c. Ustioni sul volto, sulle mani, sui piedi o sul perineo, ustioni
profonde circonferenziali, lesione vie aeree
d. Ustioni elettriche.
e. Ustioni chimiche.
3.Trattamento
a. Allontanare tutti i gioielli e gli abiti per poter valutare l'ustione in modo corretto.
b. Avvolgere il paziente in un lenzuolo pulito e asciutto. (Se l'area ustionata piccola
(meno del 9%); possibile applicare delle medicazioni umide per dare sollievo al
paziente.
c. Dopo aver sciacquato le ustioni chimiche coprirle con un lenzuolo asciutto.
d. Dopo aver iniziato a raffreddare il catrame, coprirlo con una medicazione asciutta.
e. In caso di lesione da inalazione, somministrare ossigeno al 8-10 litri/min tramite
maschera o cannula nasale.

4.Trasporto
a. Mantenere il paziente al caldo e monitorare continuamente i segni vitali.
b. Utilizzare un elicottero qualora distiate pi di 30 minuti dal centro ustionati.
c. Se il paziente rimasto vittima di una folgorazione, monitorare la frequenza cardiaca e
chiedete consiglio alla C.O..
AVVERTENZE IMPORTANTI.
K Non usare estintori chimici per spegnere le fiamme sul paziente!
K Non parlare o tossire in prossimit di zone cutanee ustionate!
K Non usare preparati antiustione o sostanze oleose!
K Non porre ghiaccio su nessuna ustione!
K

Non occuparsi solo delle lesioni locali tralasciando la valutazione del paziente!
Ustioni chimiche agli occhi

Un agente chimico corrosivo in grado di ustionare il globo oculare di una persona prima
che questi possa avvertire il pericolo e chiudere la palpebra. Anche se la palpebra viene
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chiusa, la sostanza chimica pu infiltrarsi e raggiungere ugualmente il globo oculare. Per


curare le ustioni chimiche agli occhi, procedete nel modo seguente:
fondamentale sciacquare immediatamente gli occhi con acqua evitando di far penetrare
nuovamente la sostanza nell'occhio colpito o in quello sano e continuare a detergere con
acqua a bassa pressione dall' angolo nasale verso l'esterno. Continuare il lavaggio
durante il trasporto e per almeno 20'. Lavare nuovamente se il paziente lamenta
ricomparsa di bruciore o irritazione.

Inalazione di fumi
L'inalazione di fumi costituisce un grave problema associato alle ustioni termiche e
chimiche. Il fumo proveniente da un incendio contiene numerose sostanze tossiche. I
materiali edili moderni e quelli utilizzati per l'arredamento, spesso sono composti di
plastica e altre sostanze sintetiche che emettono fumi tossici se bruciate o surriscaldate.
possibile che queste sostanze presenti nel fumo brucino la pelle, irritino gli occhi,
ledano le vie aeree, provochino l'arresto respiratorio e in alcuni casi l'arresto cardiaco.
Sono di frequente riscontro irritazioni oculari e lesioni alle vie aeree associate al fumo. Le
irritazioni della pelle e degli occhi possono essere curate con un semplice lavaggio con
acqua. La priorit spetta alle vie aeree. Il paziente generalmente far fatica a respirare e
spesso tossir. Bisogna valutare se il fiato ha odore di fumo o di sostanze chimiche
coinvolte nell'incidente e osservare se c' presenza di residui neri (carbone) in bocca e
nel naso del paziente.
Controllare anche l'espettorato eventualmente emesso con la tosse.
In caso di inalazione di fumo o gas tossici si deve operare come segue:
1) Valutare l'ambiente e i rischi per la propria incolumit.
2) Trasportare il paziente in una zona sicura.
3) Effettuare il primo controllo e, se necessario, iniziare il supporto delle funzioni vitali.
4)

Controllare la presenza di possibili lesioni alla colonna vertebrale e altri danni o


malattie che richiedano intervento.

5) Somministrare ossigeno ad elevata concentrazione e continuare l'erogazione durante


il trasporto
6) Prevenire lo shock.
7) Fare attenzione a eventuali variazioni nel comportamento. Alcuni soggetti man mano
che si riprendono dagli effetti del fumo divengono irrequieti e alcuni sono anche
violenti.
8) Trasportare i pazienti rapidamente erogando ossigeno ad elevata concentrazione e
monitorando i segni vitali.

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NOTA: Le reazioni dell'organismo a gas tossici e a sostanze estranee nelle vie aeree
possono spesso essere ritardate. Bisogna insistere e convincere tutti i pazienti che hanno
inalato fumi che devono sottoporsi a visita medica.

Lesioni dovute all'elettricit


ATTENZIONE: il luogo in cui si verifica un incidente dovuto all'elettricit spesso molto
pericoloso. Se la fonte dell'elettricit ancora attiva deve essere disattivata. Non tentate
di avvicinarvi al paziente se non con attrezzatura isolante al fine di allontanare i cavi
nell'attesa che la fonte sia disattivata! Assicuratevi che sia voi che il paziente vi troviate in
una ZONA SICURA. La corrente elettrica, compresi i fulmini, pu causare un danno
notevole. La pelle viene ustionata nel punto in cui l'energia penetra nell'organismo e in
quello in cui fuori esce scaricandosi al suolo. Lungo il percorso di questo flusso elettrico, i
tessuti vengono danneggiati a causa del calore. Nei nervi, nel cuore, nei muscoli
avvengono dei cambiamenti chimici importanti e alcune reazioni vengono alterate o
completamente arrestate. La vittima di una folgorazione pu presentare uno o anche tutti
i seguenti sintomi e segni:
K Ustioni nei punti di entrata e uscita dell'energia elettrica nell'organismo.
K Alterazioni del sistema nervoso che si manifestano con una paralisi.
K Contrattura muscolare, con o senza spasmi.
K Difficolt di respiro o arresto respiratorio (la lingua pu gonfiarsi e ostruire le vie

aeree).
K Battito cardiaco irregolare o arresto cardiaco.
K Pressione sanguigna elevata o pressione sanguigna bassa con sintomi e segni

di uno shock.
K Irrequietezza ed irritabilit nel caso di paziente cosciente, oppure perdita di

coscienza.
K Difficolt visive
K Fratture ossee e lussazioni dovute a gravi contrazioni muscolari o a una caduta,

compresa anche la colonna vertebrale.

A) Aprite le vie aeree e assicuratevi che restino pervie,


B) Controllare che il paziente respiri,
C) Valutare la presenza di attivit circolatoria.
Mentre agite, osservare se vi sono segni di lesioni alla spina dorsale, lussazioni e fratture.
I soggetti vittime di incidenti dovuti alla corrente elettrica possono richiedere cure per le
ustioni riportate che non differiscono sostanzialmente dalle cure per le ustioni termiche
ma il problema non generalmente costituito dall'ustione. L'arresto cardiaco e respiratorio
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rappresentano rischi molto concreti. Siate pronti a praticare una rianimazione


cardiorespiratoria di base (BLS).
Incidente da radiazioni
Gli incidenti da radiazioni si distinguono fondamentalmente in due tipi: puliti e sporchi.
Nell'incidente pulito, la persona stata esposta alle radiazioni, ma non contaminata
dalla sostanza radioattiva, da particelle di polvere radioattiva, o da liquidi, gas o fumi
radioattivi. Se il soggetto non stato contaminato, o stato adeguatamente
decontaminato prima del vostro arrivo, il pericolo per voi molto limitato, a condizione che
la fonte delle radiazioni non sia pi presente sul posto
L'incidente sporco spesso associato alla presenza di un incendio sul posto ed espone il
paziente a radiazioni, contaminandolo con particelle o liquidi radioattivi. La zona pu
essere fortemente contaminata, sebbene al vostro arrivo la fonte principale di radiazioni
possa anche gi essere stata isolata. Se si arriva per primi occorre attendere l'arrivo dei
Vigili del Fuoco e attenersi alle loro istruzioni o contattare i Tecnici addetti alle procedure
di decontaminazione eventualmente presenti sul luogo dell' incidente.
I compiti del soccorritore sono:
1. Proteggersi dall'esposizione.
2.

Individuare qualsiasi segnale di pericolo che indichi la possibilit di radiazioni.

3. Avvisare la Centrale Operativa in modo da ottenere l'assistenza di un esperto.


4. Fornire cure d'urgenza al paziente decontaminato.
5. Contribuire ad impedire la diffusione delle radiazioni controllando gli oggetti
contaminati.
-MALATTIE DA CALORELa permanenza prolungata in ambienti surriscaldati pu provocare patologie diverse che
vengono definite come "MALATTIA DA CALOREI". Tali manifestazioni sono: la Sincope
o Collasso da calore; i Crampi muscolari da calore; l'Esaurimento da calore; il
COLPO DI SOLE e il COLPO DI CALORE.
Pensiamo a che cosa pu succedere all'organismo quando si trova in un ambiente molto
caldo. L'aria inalata calda, magari pi calda dell'aria esalata e la pelle pu assorbire pi
calore di quanto ne irradi. Se a ci si aggiunge un elevato tasso di umidit, l'evaporazione
del sudore rallenta. Ad aggravare ulteriormente le cose, immaginate che tutti questi fattori
si sommino in un ambiente privo di ventilazione che altrimenti favorirebbe la cessione di
calore. Questo il quadro ambientale che spesso associato alle urgenze dovute ad un
calore eccessivo, cio all'ipertermia e spiega come mai condizioni atmosferiche
favorevoli o un'ondata di calore aumentano notevolmente gli interventi di soccorso.
Dal momento che, in un ambiente umido, la perdita di calore tramite evaporazione
ridotta, il caldo umido pu produrre variazioni corporee drammatiche nell'arco di un
periodo molto breve. Tuttavia, il caldo umido generalmente spossa i soggetti molto
velocemente, impedendo loro di fare sforzi eccessivi e peggiorare cos la situazione.
Alcune persone, per, continuano a svolgere attivit corporee, correndo il rischio di un
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colpo di calore. Il caldo secco spesso inganna. Le persone continuano a lavorare o


comunque rimangono esposte al calore per un tempo eccessivo e superano il punto
massimo di tollerabilit. Questo il motivo per si possono incontrare problemi pi gravi a
causa dell'esposizione al caldo secco che non per l'esposizione al caldo umido.
Per queste urgenze valgono le stesse regole generali applicabili per qualsiasi altra
urgenza. necessario condurre un attento esame sul paziente e interrogarlo. Non
sottovalutate la possibile esistenza di altri problemi. Il collasso dovuto a temperature
elevate pu comportare una caduta e quindi essere causa di fratture ossee. Gli effetti
dell'esposizione al caldo possono essere pi gravi se il paziente soffre di pressione
sanguigna elevata, malattie cardiache o problemi polmonari. Ci che potrebbe sembrare
un problema collegato semplicemente all'esposizione al caldo, potrebbe in realt essere
un attacco cardiaco. L'et, le malattie e le lesioni esistenti devono essere oggetto di
attenta considerazione durante la valutazione del paziente. Se il paziente un bambino,
un anziano, presenta lesioni o malattie croniche, affrontate sempre il problema come se
fosse grave.
Le urgenze comuni causate dall'esposizione al calore eccessivo sono:
COLPO DI SOLE
Il colpo di sole compare dopo un'eccessiva esposizione ai raggi solari sulla testa e
consegue all'elevazione della temperatura intracranica. Il primo segnale del disturbo un
malessere generale e improvviso a cui seguono un violento mal di testa, sensazione
di vertigine, nausea e vomito. La temperatura corporea si alza, la pelle appare secca e
molto arrossata specie in volto.
COLPO DI CALORE
Il colpo di calore il severo disturbo causato da una temperatura alta, associata a un
elevato tasso di umidit e alla mancanza di ventilazione, a cui l'organismo non riesce ad
adattarsi per arresto dei meccanismi di regolazione della temperatura corporea. Pu
manifestarsi come conseguenza di esposizione a temperatura elevate e/o ad
affaticamento fisico, anche in un ambiente chiuso oppure in un luogo in cui non batte
direttamente il sole. Rappresenta una situazione urgente che pu mettere a rischio la vita
del paziente.
I casi pi frequenti si verificano durante le giornate calde e umide. Tuttavia, il colpo di
calore spesso associato all'esposizione al caldo secco. Sebbene il colpo di calore
venga spesso definito "colpo di sole", pu anche essere causato da calore eccessivo di
provenienza diversa da quello solare. Tutti i casi di colpo di calore sono gravi e il paziente
deve essere raffreddato e trasportato rapidamente in ospedale. Durante i periodi estivi,
l'ambulanza dovrebbe essere provvista di ghiaccio secco o preparati simili.
Segni e sintomi fondamentali sono:
Colorito del volto rosso intenso
Elevata temperatura corporea (la temperatura rettale e superiore ai 41)
Scarsa o assente espressivit del volto
Pelle secca e molto calda
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Alterazione della respirazione (inizialmente profonda poi superficiale)


Alterazione del polso (prima rapido e forte poi rapido e debole)
Andatura incerta possibile perdita di coscienza
La pelle calda al tatto e appare arrossata. Non c' sudorazione e la pressione si
abbassa al punto da portare allo svenimento. necessario trasportare subito la persona
in un luogo fresco, ombroso e possibilmente ventilato. Va quindi sdraiata sulla schiena
con le gambe sollevate e svestita completamente. Con un asciugamano o un telo
imbevuti di acqua fredda necessario raffreddare il corpo dell'ammalato in modo da far
scendere la temperatura.
bene anche porre una del ghiaccio sulla testa, sui polsi, sulle caviglie, sul collo, sotto le
ascelle e all'inguine. Se possibile, ancora meglio riempire una vasca d'acqua fresca e
farvi distendere il colpito. Per i bambini, il raffreddamento deve iniziare utilizzando acqua
tiepida. Quest'acqua pu essere sostituita poi da acqua pi fredda sotto le ascelle e ali
inguine. La temperatura corporea va tenuta costantemente sotto controllo: se scende al di
sotto dei 38 gradi bene sospendere gli Impacchi e asciugare la persona. Se la
temperatura risale invece necessario riprendere l'operazione di raffreddamento. Il
trasporto in ospedale e il ricovero sono indispensabili. Alcuni pazienti: spesso non
credono che le urgenze causate da un eccesso di calore siano gravi. Molti desiderano
semplicemente tornare al lavoro o non vogliono perdere tempo. Assicuratevi che il
paziente presenti segni vitali stabili all'interno dei limiti normali. Se avete dei dubbi, dite al
paziente che dovrebbe essere trasportato e chiedetegli il consenso.
-URGENZE CAUSATE DALFREDDO ECCESSIVOSe l'ambiente troppo freddo, il calore corporeo viene ceduto pi velocemente di quanto
venga generato. Il corpo tenta di adattarsi alla situazione riducendo il numero delle
respirazioni, l'entit della traspirazione e limitando la circolazione sanguigna superficiale.
L'attivit muscolare aumenta provocando i brividi, nel tentativo di generare una quantit
maggiore di calore. All'interno dei corpo, i cibi utilizzati come carburante vengono bruciati
(metabolizzati) pi velocemente per produrre pi calore. A un certo punto, non vi sar una
quantit sufficiente di calore in tutte le zone del corpo, e questo fatto provocher danni
prima ai tessuti esposti, poi una riduzione generale delle funzioni corporee ed infine la
cessazione delle funzioni corporee vitali. Un'azione tempestiva del soccorritore pu
prevenire la lunga riabilitazione necessaria in caso di lesioni da freddo; pu impedire che
zone del corpo perdano la loro funzionalit e pu persino salvare la vita del paziente. Le
urgenze collegate al freddo possono essere la conseguenza di un raffreddamento
localizzato o generale. Le lesioni derivanti da un raffreddamento localizzato interessano
particolari regioni del corpo e vengono indicate con il termine di congelamento. Il
raffreddamento generale, invece, interessa il corpo intero e in questo caso s parla di
ipotermia o assideramento.
In caso di abiti bagnati il freddo dell'acqua pu costituire un problema: l'acqua assorbe il
calore corporeo 240 volte pi velocemente dell'aria in assenza di vento. Le conseguenze
di un ambiente freddo possono essere peggiorate da un vento gelido: pi forte il vento,
maggiore la perdita di calore corporeo.
Coloro che hanno ingerito bevande alcoliche tendono ad essere colpiti molto pi
rapidamente e in forma pi grande rispetto ad un soggetto in condizioni normali. Una
persona anziana subisce gli effetti del freddo molto pi velocemente. Il paziente privo di
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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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conoscenza steso sul terreno freddo presenter problemi maggiori rispetto ad un


paziente cosciente in grado di camminare.
Congelamento
Le zone pi comunemente colpite sono le orecchie, il naso, le mani e i piedi. Quando una
zona del corpo esposta all'aria o a liquidi particolarmente freddi, la circolazione
sanguigna in quella zona si riduce in seguito alla costrizione dei vasi sanguigni. In questo
caso, i tessuti non ricevono abbastanza sangue e quindi calore per impedire il
congelamento. possibile che all'interno della pelle si formino dei cristalli di ghiaccio. Nei
casi pi gravi, pu subentrare la morte delle cellule, con successiva cancrena (un tipo
particolare di distruzione dei tessuti) che spesso causa la perdita della parte colpita.
Esistono 3 gradi di congelamento:
K CONGELAMENTO INIZIALE (principio di congelamento) - il primo stadio del

congelamento causato dal contatto diretto con un oggetto freddo o


dall'esposizione di una parte del corpo all'aria fredda. Il vento e l'acqua freddi
possono essere fattori importanti. Questa condizione non grave. Il
danneggiamento dei tessuti lieve e la risposta dell'organismo all'intervento del
soccorritore buona. Le zone pi frequentemente suscettibili di congelamento
iniziale sono la punta del naso, la punta delle orecchie, gli zigomi e le dita (tutte
aree che generalmente sono esposte).
K CONGELAMENTO SUPERFICIALE - interessa la pelle e gli strati sottocutanei.

Se il congelamento iniziale non viene curato, pu evolvere in un congelamento


superficiale.
K CONGELAMENTO PROFONDO - vengono colpiti la pelle, gli strati sottocutanei e

le strutture pi profonde del corpo. possibile osservare un congelamento dei


muscoli, delle ossa, dei vasi sanguigni profondi e delle membrane degli organi.
I sintomi e i segni del congelamento sono progressivi: dapprima la pelle esposta si
arrossa, o, nei soggetti di colore, la pelle tende a diventare pi chiara raggiungendo quasi
una colorazione biancastra, quindi, con il continuare dell'esposizione, la pelle assume un
aspetto grigio o bianco, a chiazze. La superficie cutanea esposta diventa insensibile a
causa della ridotta circolazione. Se il processo di congelamento continua, la sensibilit
viene persa completamente e la pelle assume un colore bianco cadaverico.
ESPOSIZIONE AL FREDDO ECCESSIVO
Condizione cutanea

Superficie della pelle

Tessuti sotto la
pelle

Colore

Congelamento iniziale Morbida

Morbidi

Inizialmente rossa,
quindi bianca

Congelamento
superficiale

Rigida

Morbidi

Bianca e cerea

Congelamento
Profondo

Rigida

Rigidi

A chiazze tendente
al giallo-grigio/blugrigio

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I sintomi e i segni del congelamento iniziale comprendono:


K Insorgenza lenta - il congelamento in fase iniziale generalmente impiega

parecchio tempo prima di diventare ben evidente.


K Inconsapevolezza del paziente - La maggior parte delle persone vittime di

congelamento iniziale non si rende conto del problema finch qualcuno non gli fa
notare che la pelle ha assunto un colore insolito. La parte colpita da un principio di
congelamento generalmente insensibile.
K Variazione del colore della pelle - L'area della pelle colpita all'inizio si arrossa,

poi schiarisce (diventa bianca). Una volta iniziata questa fase, la variazione di
colore pu avvenire molto velocemente.
K La zona colpita diventa insensibile.

La terapia d'urgenza in caso di congelamento iniziale consiste semplicemente nello


scaldare l'area colpita. Generalmente, il paziente pu utilizzare il calore delle mani,
soffiare aria calda sulla parte colpita, o nel caso siano coinvolte le dita, tenere queste
ultime sotto le ascelle. Durante la fase di scongelamento, il paziente lamenter sensazioni
di "formicolio" o bruciore, ma la cosa normale. Se queste misure non sono sufficienti,
cominciate il trattamento specifico.

I sintomi e i segni del congelamento superficiale sono i seguenti:


K La zona colpita della pelle appare bianca o cerea.
K La zona colpita sembrer congelata, ma soltanto a livello superficiale. I

tessuti sottostanti devono essere ancora molli ed avere la normale "elasticit".


Non schiacciate n attribuite colpi ai tessuti. La condizione dei tessuti pi
profondi pu essere individuata palpando delicatamente l'area colpita. Procedete
nell'esame come se l'area colpita presentasse una frattura ossea.
I sintomi e i segni del congelamento profondo sono i seguenti:
K La pelle sar chiazzata. Il colore tender al bianco, poi al giallo grigio e infine al

grigio blu.
K I

tessuti sembreranno congelati alla palpazione, senza l'elasticit


sottostante tipica del congelamento superficiale.

La terapia iniziale per il congelamento superficiale e profondo analoga e viene praticata


da personale medico, pertanto: dopo aver eliminato gli indumenti freddi e/o umidi (non
rimuoverli se adesi alla zona colpita!) e protetto la zona congelata con molta delicatezza
procedere immediatamente al trasporto. Se possibile, il trasporto dovrebbe essere
effettuato immediatamente, ma nel caso dovesse essere ritardato, portate il paziente al
coperto e mantenetelo al caldo. Non consentitegli di fumare. Il fumo causa un
restringimento dei vasi sanguigni, riducendo la circolazione nei tessuti danneggiati,
Analogamente, non permettetegli di assumere bevande alcoliche.
NOTA: Non fatevi influenzare dai presenti e non date credito a certe tradizioni
popolari o consuetudini: non sfregate mai una zona congelata ne utilizzate neve sulla
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zona colpita, dal momento che vi sono dei cristalli di ghiaccio a livello dei capillari che in
seguito ad uno sfregamento potrebbero danneggiare gravemente i tessuti gi lesi. Non
scongelate un arto congelato se esiste il rischio di un nuovo congelamento.

Raffreddamento generale - Ipotermia Il raffreddamento generale del corpo noto come assideramento o ipotermia.
L'esposizione al freddo riduce il calore corporeo. Col tempo, l'organismo non pi in
grado di mantenere costante la propria temperatura interna. Se non viene curata,
l'ipotermia letale. Ricordate che l'ipotermia pu insorgere a temperature superiori
rispetto al congelamento. Essa costituisce spesso un grave problema per gli anziani.
Durante i mesi invernali, molti anziani vivono in stanze poco riscaldate. Il processo
naturale d'invecchiamento, le malattie croniche, la dieta povera e la mancanza di
esercizio si sommano all'ambiente freddo causando ipotermia o assideramento.
I sintomi e i segni dell'ipotermia sono caratterizzati da:
K Brividi (nelle fasi iniziali, quando la temperatura corporea interna superiore ai

32'C).
K Sensazione di intorpidimento.
K Sonnolenza e mancanza di volont nel fare persino le cose pi semplici.

possibile osservare un livello ridotto di coscienza.


K Respirazione e polso lenti (in caso di ipotermia prolungata).
K Facolt visive ridotte (in caso di ipotermia prolungata).
K Difficolt a coordinare i movimenti ( possibile che il paziente barcolli).
K Perdita di conoscenza, generalmente il paziente ha uno "sguardo privo di

espressione" (nei casi estremi).


Bisogna innanzi tutto
K Procedere alla valutazione del paziente, parlandogli esaminandolo in modo da

rendersi conto dell'entit del problema.


K Portare il paziente all'asciutto eliminando gli indumenti umidi e stretti e coprirlo

con coperte asciutte.


K Somministrare bevande calde e zuccherate (non alcolici!) se il paziente

cosciente e collaborante.
K Controllare i parametri vitali e intervenire se necessario.
K Trasportare il paziente in posizione antishock.
K Somministrare ossigeno

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ATTENZIONE: non riscaldare troppo velocemente il paziente per il rischio di insorgenza


di Fibrillazione Ventricolare! Il riscaldamento dove interessare il tronco, le ascelle e
l'inguine. Per ultimi vanno riscaldati gli arti.
NON CERCATE DI RISCALDARE UN PAZIENTE AFFETTO DA IPOTERMIA GRAVE.
Anche riscaldando il paziente lentamente, potreste causare una: fibrillazione ventricolare
letale. In caso di pazienti affetti da ipotermia grave, dovreste:
K Trattare i pazienti con la maggior cura possibile, altrimenti potreste provocare una

fibrillazione ventricolare.
K Posizionare il paziente con la testa in basso. Assicuratevi che le vie aeree siano

pervie.
K Erogare ossigeno ad alta concentrazione dopo averlo fatto passare attraverso un

umidificatore ad acqua calda. Potete eventualmente utilizzare l'ossigeno tenuto al


caldo all'interno dello scomparto per il passeggero. Se non avete altra scelta,
usate pure ossigeno da una bombola fredda
K Avvolgere il paziente con coperte. Se possibile, utilizzate coperte isolanti.
K Trasportare il paziente IMMEDIATAMENTE.

Nei casi di ipotermia in fase molto avanzata, il paziente sar privo di conoscenza, e non
riuscirete ad individuare segni vitali (si pu impiegare anche un minuto per cercare il polso
carotideo). Alla palpazione il paziente apparir molto freddo (la temperatura interna del
corpo pu essere inferiore ai 26,5'C), ma ancora possibile che il paziente sia in vita!
Cominciate subito una rianimazione cardiopolmonare! Il paziente potrebbe impiegare
30 minuti e oltre prima di raggiungere la morte biologica. Il personale del pronto
soccorso non dichiarer un paziente biologicamente morto senza prima averlo
riscaldato e aver tentato una rianimazione. Ci significa che non potete presupporre
che un paziente colpito da ipotermia grave sia morto solo in base alla temperatura
corporea e all'assenza di segni vitali.
Bibliografia:
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.

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Lesioni da agenti chimici e fisici, lesioni da colpo di calore e da freddo

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Capitolo

Disinfezione, controllo, verifica del


mezzo di soccorso. Impianto di
Ossigenoterapia
A cura di Valeriano Zini 7

Infermiere professionale

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Disinfezione, controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di
Ossigenoterapia

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8. Disinfezione, controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di Ossigenoterapia


Obiettivi Formativi:
1) Verifica della funzionalit del mezzo di soccorso;
2) Controllo della presenza dei presidi nella cellula sanitaria;
3) Pulizia e disinfezione della cellula sanitaria;
4) Utilizzo dell'impianto di Ossigenoterapia.

1 - Eseguire la preparazione, lalloggiamento e la


verifica dell'attrezzatura e del materiale della
cellula sanitaria dellautoambulanza
Lambulanza deve essere sempre pronta ad affrontare qualsiasi situazione si
presenti nello svolgimento del servizio.
Allinizio di ogni turno (o comunque ad ogni cambio di turno) necessario:
1.1
- Controllare lo stato meccanico del mezzo (solitamente a carico
dellautista)

Livello di benzina
Impianto elettrico esterno (luci, frecce, lucciole)
Impianto elettrico interno (luci della cellula sanitaria)
Integrit della carrozzeria
Perfetto funzionamento di portiere, portelloni, agganci della barella

1.2 - Controllare lo stato della cellula sanitaria (solitamente a carico del resto
dellequipaggio)

Secondo i protocolli locali (eventuale CHECK-LIST)


o Verificare la presenza, la collocazione prevista di tutte le attrezzature
e del materiale in dotazione standard
o Reintegrare leventuale materiale mancante
o Verificare lintegrit delle confezioni sterili (se, durante un servizio, un
presidio sigillato venisse aperto, questo dovr essere gettato, e non
conservato per un successivo servizio)
Ricordate di rispettare la check-list, devono essere presenti tutti i presidi nella
quantit indicata. Specialmente nei servizi di Emergenza-Urgenza, dovendo
lavorare il spazi limitati, una quantit di materiale eccessiva solo di intralcio
al servizio
Non basta controllare la presenza di un presidio, necessario assicurarsi che
tale presidio sia funzionante (per esempio gli elettromedicali, laspiratore) o
che sia presente in quantit sufficiente (ad esempio verificare che le
confezioni di disinfettante contengano adeguate quantit di sostanza e non
siano vuote)
Segnare la data di apertura su tutti i disinfettanti e gettarli dopo 15 giorni
Controllare il livello delle bombole di ossigeno (N.B.: la bombola si considera
scarica quando il manometro segna 20 bar)
Verificare la pulizia
Biancheria

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Disinfezione, controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di
Ossigenoterapia

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Verificare le eventuali scadenze (farmaci, flebo, materiale sterile)

E comunque necessario segnalare al responsabile i problemi riscontrati che non


possono essere risolti nellimmediato, attraverso un messaggio con data, ora e firma
leggibile.
Lambiente dellambulanza deve essere sempre e comunque pulito, e venire
disinfettato periodicamente, almeno una volta al mese.
Il materiale allinterno della cellula sanitaria deve essere posto in modo stabile,
perch non rischi di cadere durante il trasporto.
Inoltre sarebbe molto importante posizionare il materiale allinterno delle cellule
sanitarie sempre nella stessa posizione, in modo da cercare, e quindi trovare, il
materiale in modo automatico. Questo diventa molto importante soprattutto nelle
emergenze quando sono molto le cose a cui pensare e sapere sempre dove si trova
il materiale, anche quando si in ambulanze nuove o di altre associazioni, facilita il
lavoro.
Una volta che lutente stato ospedalizzato, il mezzo deve tornare ad essere a
disposizione della centrale nel minore tempo possibile, con le caratteristiche sopra
descritte di ordine, pulizia e completezza.
Nel caso che, durante lespletamento del servizio, questi presupposti venissero a
mancare, devono essere ripristinati in P.S. (per quanto possibile).
Se un mezzo non pu essere ritenuto disponibile, esso non pu proseguire nei
servizi, ma deve rientrare alla sede per essere sostituito o riportato alloperativit

2 Identificare le situazioni a rischio infettivo


2.1 - trasporti a rischio infettivo:
-

trasporto di soggetti con perdita di sangue


presenza, nella cellula sanitaria, di liquidi organici
se si sospettano malattie infettive nel soggetto

Sono da considerare ad alto rischio infettivo i seguenti composti organici:


-

sangue
feci
liquor (liquido cerebro-spinale)
sperma
secrezioni vaginali
altri liquidi biologici che contengono sangue in quantit evidente

Sono da considerarsi a basso o nullo rischio infettivo i seguenti composti organici


(a meno che non contengano sangue in quantit visibile):
secrezioni nasali
saliva
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sudore
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controllo, verifica del mezzo di soccorso. Impianto di
lacrime
vomito
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N.B. ci sono composti organici che sono essere sterili in condizioni non patologiche o
se prodotti in presenza di determinate patologie (ex. Tumori o malattie autoimmuni)
ma che possono essere ad alto rischio infettivo se prodotti da pazienti con malattie
infettive (ex. Urina normalmente sterile, ma, in presenza di paziente con infezione
delle vie urinarie, diventa veicolo del microorganismo che determina linfezione;
liquido pleurico sterile normalmente o se prodotto in quantit eccessive per un
tumore al polmone, ma altamente infettante se prelevato in paziente con TBC
polmonare). Questi materiali organici sono:

liquido amniotico
liquido perticardico
liquido peritoneale
liquido pleurico
liquido sinoviale
urine

Ogni utente trasportato da considerarsi a potenziale rischio infettivo.


Nonostante questo non necessario che per ogni servizio loperatore indossi guanti,
mascherina e visiera protettiva. Il volontario deve essere in grado di riconoscere il
reale rischio infettivo legato ad ogni singolo servizio (per esempio un utente
trasportato a una fisioterapia da considerarsi a rischio infettivo minimo, un PS con
presenza di sangue ad alto rischio infettivo come pure un sospetto di meningite, un
paziente sieropositivo che deve andare a fare una visita di controllo e con cute
integra da considerarsi a medio rischio infettivo, non sono necessari i guanti a
meno che durante il trasporto non avvenga perdita di sangue da parte del paziente).
Per essere in grado di fare questo il volontario deve conoscere le vie di trasmissione
delle malattie infettive e conoscere i metodi di prevenzione per ognuna di queste.

Via di trasmissione

AEREA

PATOLOGIE

PREVENZIONE

Igiene:
Batteri
Parotite (orecchioni)
Aerare lambiente
Meningite
da Usare la mascherina
meningococco
N.B. per TBC usare mascherine con filtro
TBC
FFP2; un Battere molto resistente
allambiente.
Virus
Per SARS usare mascherine che rechino
Morbillo
il codice FFP3
Varicella
usare guanti se si maneggiano secrezioni
Orecchioni
respiratorie
Rosolia
Influenza
Vaccini
TBC/ meningite da meningococco

Profilassi post esposizione: *


Meningite da meningococco
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Batteri
Salmonella
Gastroenteriti
OROFECALE
Virus
Epatite A
Poliomielite

Virus
Epatite B
Epatite C
HIV/AIDS
PARENTERALE

Igiene:
lavarsi bene le mani
usare i guanti
cambiare la biancheria
Disinfettare gli oggetti venuti a contatto
con le feci del pz.
Vaccini
epatite A

Usare sempre Guanti in presenza di


sangue,
Ricordare che se la cute integra una
buona barriera di protezione, il sangue
non passa,
In presenza di paziente che sanguinano
molto indossare le mascherine con la
visiera per proteggersi dagli schizzi di
sangue
disinfettare le superfici sporche di sangue
Vaccini
Epatite B (HBV)
Profilassi post esposizione: *
HIV

Batteri
Tetano

PER CONTATTO

Ectoparassiti
Scabbia
Pidocchi
Virus
Verruche

Igiene:
Lavarsi bene le mani
Usare i Guanti
Lavare la biancheria usata (mantenerla
separata dallaltra per il trasporto)
Usare camici (se c contatto diretto molto
stretto o se si rischia contatto degli
indumenti)
Vaccini:
Tetano

*PPE = profilassi Post Esposizione = terapia con antibiotici (meningite da


meningococco) o antiretrovirali (HIV) che data alle persone che si sono esposte al
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rischio di infezione (ex: trasporto di un paziente con meningite da meningococco


senza mascherina o puntura con una siringa).
Nel caso, durante lo svolgimento del servizio, venissimo a contatto con materiale
infetto (o sospettato tale) necessario lavare e disinfettare accuratamente la zona di
contatto, e riferire, appena arrivati al P.S. laccaduto al personale sanitario, che
prender tutti i provvedimenti del caso.
E per da ricordare che la cute integra (senza soluzioni di continuit) rappresenta
una barriera invalicabile per i germi (virus, batteri), quindi anche in caso di contatto
con sangue il rischio infettivo minimo (se la zona viene lavata e disinfettata
accuratamente).
Daltra parte basta un arrossamento cutaneo per aumentare il rischio o un piccolo
taglio o abrasione per far s che la barriera cutanea possa essere attraversata con
facilit dai microrganismi.

3
3.1

Mantenere in efficienza lambulanza dopo aver


condotto il soggetto a destinazione
- Attivit da compiere per essere operativi subito dopo larrivo a
destinazione
Utilizzando guanti nuovi provvedere a:
a - ripristinare la barella, lenzuola, telo, coperte e cuscino
b - ripulire labitacolo da sangue, fango, vomito, liquidi
c - raccogliere e gettare materiale usato: garze, medicazioni,
confezioni aperte, materiale monouso aperto
d - areare il vano sanitario

3.2 - Smaltimento dei rifiuti:


Dobbiamo distinguere tra:
o rifiuti potenzialmente infetti
o rifiuti non infetti

Rifiuti potenzialmente infetti


Fa parte di questo gruppo tutto ci che entrato in contatto con i liquidi biologici del
paziente.
Questi materiali devono essere smaltiti come rifiuti ospedalieri infetti, che seguono un
destino idoneo alla distruzione di tutti i germi, compresi quelli di natura sporigena.
Questi rifiuti vanno posti nei Jolly-pack in P.S. (o nelle sedi dove presenti), oppure
negli appositi contenitori di ambulanza (halibox, multibox) che, una volta pieni
vanno comunque gettati nei Jolly-pack e mai smaltiti come rifiuti ordinari.
Nei contenitori per rifiuti infetti non vanno mai gettati rifiuti che non sono infetti e
viceversa.
Tra i rifiuti potenzialmente infetti abbiamo:
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materiale monouso utilizzato


o guanti sporchi di liquidi biologici
o maschere ossigeno
o digit-vent
o sondini
o canule
o Ambu monouso (non autoclavabile)
Materiale per la medicazione entrato in contatto con materiale organico
o Garze
o Bende
o Cerotti
Altro materiale entrato in contatto con liquidi biologici
o Ad esempio fazzoletti di carta utilizzati dallutente
Materiale utilizzato per la disinfezione

Rifiuti non infetti


Tra i rifiuti non infetti abbiamo:
-

materiale monouso aperto ma non utilizzato


guanti non sporchi di materiale biologico
fogli dove si sono annotati i servizi gi svolti
rifiuti vari (cartacce, lattine)

Questi rifiuti vanno smaltiti come rifiuti ordinari, quindi eliminati in qualsiasi cestino.
3.3

- Descrivere le attivit da compiere per essere operativi durante il


tragitto di rientro in sede
a - comunicare alla sede che si liberi e pronti per un successivo
servizio
b - areare il vano sanitario

4 Eseguire il riordino e la detersione della cellula


sanitaria
4.1

- Definire i termini di detersione e disinfezione


A. detersione: pulire dallo sporco grossolano e dalla polvere, utilizzando acqua e
detergente (anionici)
B. disinfezione: eliminare di tutti i microrganismi patogeni (virus, batteri, .)
operazione che ha lo scopo di distruggere eventuali germi patogeni presenti;
si effettua con ipoclorito di sodio (varechina, candeggina, antisapril
opportunamente diluito) evitando il contatto con la pelle (indossare guanti
appositi). Non utilizzare acqua calda, per il pericolo di sviluppo di gas tossici e
perch in questo modo le proteine contenute nel sangue possono coagulare,
rendendo la disinfezione pi difficile
C. sterilizzazione: eliminazione di tutti i microrganismi patogeni e no.

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4.2

- Descrivere, giustificare ed eseguire il riordino e la detersione della


cellula sanitaria e delle attrezzature
Protocollo dellazienda Policlinico
Materiali
guanti in gomma;
scopa in nylon;
sistema MOP (2 secchi di colore diverso uno per soluzione
detergente e uno per acqua pulita, mop)
1 panno in TNT o spugna preferibilmente monouso
1 panno lavasciuga preferibilmente monouso
soluzione detergente
soluzione disinfettante a base di cloro o sodio dicloroisocianurato in
granuli o sali quaternari di ammonio

Modalit di pulizia dellambulanza


a. allestire i due secchi, quello blu con acqua pulita, quello rosso con acqua pi
soluzione detergente;
b. indossare i guanti;
c. rimuovere la biancheria sporca,raccogliere e gettare negli appositi contenitori
di rifiuti ed il materiale usato (garze, medicazioni, confezioni sterili aperte e
non utilizzate);
d. con panno o spugna imbevuta di soluzione detergente lavare il materassino, il
cuscino della barella, tutte le suppellettili, le superficie interne, e le
attrezzature dellambulanza (risciacquare frequentemente la spugna o il
panno nellacqua pulita);
e. disinfezione con panno o spugna imbevuta di soluzione disinfettante, a base
di cloro e lasciare agire per alcuni minuti (10-20 minuti), tutte le attrezzature
(barelle, sedie, steccobende, collari, telo, )
f. passare il panno lavasciuga per sciacquare e asciugare le superfici
precedentemente trattate;
g. detergere il pavimento;
h. rifornire la cassetta dei medicamenti (dove presente), sostituire i sussidi
monouso: cannule, filtri, maschere, tubi di raccordo, garze, ambu ;
controllare e/o sostituire le bombole di ossigeno vuote (ricordare che la
bombola si deve considerare scarica quando il manometro segna 20 bar)
i. vuotare lacqua dai 2 secchi lavarli e asciugarli;
j. detergere le spugne e i panni multiuso e disinfettarli tramite immersione in
soluzione a base di cloro per almeno 30 minuti; utilizzare se possibile spugne
e stracci monouso
k. lavarsi accuratamente ed abbondantemente le mani dopo qualsiasi servizio;
l. cambiarsi se gli indumenti sono sporchi. Utilizzare se possibile camici
monouso.

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Raccomandazioni
in caso di superfici visibilmente contaminate con materiale organico
(sangue, feci, vomito .) il volontario deve procedere alla
decontaminazione nel seguente modo:
-indossare guanti e mascherina di protezione,
-versare i granuli di sodio dicloroisocianurato sul materiale da
rimuovere fino a coprirlo completamente,
-lasciare agire 5 minuti (il materiale biologico verr solidificato),
-rimuovere il tutto con panno monouso,
le soluzioni a base di cloro, se usate frequentemente, possono
provocare corrosione di oggetti e superfici metalliche; pertanto,
dopo la disinfezione, occorre rimuovere i residui del prodotto dalle
superfici.

4.3

- Elencare ed individuare i momenti in cui effettuare la disinfezione della


cellula sanitaria

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a - al termine di un trasporto a rischio infettivo


b - periodicamente almeno una volta al mese

4.4

- Descrivere ed eseguire la metodica di detersione e disinfezione del


materiale sanitario non monouso
a - secondo protocolli locali e/o con prodotti specifici
b - lavare con acqua e detergente a bassa schiumosit
c - disinfettare (ad esempio immergere in soluzione di ipoclorito di sodio al
5% per 1520 minuti, risciacquare abbondantemente

In alcuni casi buona regola indossare due paia di guanti (uno sopra laltro).
Per esempio, nel caso ci si trovi ad operare su pi pazienti, o in caso sia presente
sangue.
In primo luogo perch che un guanto si laceri (o peggio che presenti rotture
difficilmente visibili), in secondo luogo perch, nel caso avessimo bisogno di
materiale potremmo toglierci il primo guanto, evitando di spargere materiale
organico. (indicazione presente nel protocollo PTC)

5 - PRECAUZIONI UNIVERSALI PER LA PROTEZIONE


DEL PERSONALE
Come gi detto, opportuno ritenere ogni utente potenzialmente portatore di malattie
infettive e ogni azione dei soccorritori non deve venir meno a questo principio.
Le Precauzioni Universali forniscono indicazioni di massima su come affrontare
queste situazioni e si applicano ad ogni operatore che possa essere esposto al
contatto di sangue, liquidi od altri materiali biologici.
Evidentemente le consuete norme di igiene sconsigliano il contatto con alcuni di questi materiali, ed perci opportuno prendere tutte le precauzioni necessarie indistintamente, trattando tutti i materiali biologici come infetti. Di seguito vengono
indicate le applicazioni di massima dei mezzi di protezione pi comuni ed alcune
norme di pulizia e disinfezione dei materiali.

5.1 - BUON SENSO


Il primo presidio di cui si dispone il buon senso; evidentemente applicare in modo
indiscriminato tutte le tecniche di autoprotezione non ha molto senso, cos come
proteggere le mani e lasciare scoperte le braccia non garantisce, evidentemente, una
protezione adeguata. Per lo stesso buon senso, necessario garantire un sufficiente
livello di disinfezione dei materiali e dei mezzi con i quali si opera. Le malattie
potenzialmente trasmissibili sono parecchie, per alcune di queste si ha una
persistenza dellagente infettante per tempi piuttosto lunghi (parecchi giorni) se non
neutralizzato con le tecniche opportune. Evidentemente unattrezzatura non disinfet92
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tata costituisce un anello debole nella catena delle precauzioni universali e permette
il diffondersi dellinfezione.

5.2 - LAVAGGIO DELLE MANI.


E un potente mezzo di difesa, idoneo ad impedire linsorgere di infezioni incrociate.
Se consigliabile lavarsi le mani prima di ogni contatto con un utente, necessario
lavarsele dopo ogni contatto col paziente, dopo essersi tolti i guanti, dopo ogni
operazione di pulizia e disinfezione.
Se ci si sporca le mani di sangue od altri liquidi organici necessario lavarsele
immediatamente e con grande cura. Ricordarsi che luso di sapone disinfettante
consigliato solo in caso di contatto con liquidi biologici, poich luso continuativo di
tali saponi pu portare a dermatiti.
5.3 - GUANTI
E necessario indossare guanti monouso ogni qualvolta sia probabile il contatto con
sangue od altri materiali organici.
Si raccomanda di non indossare anelli (ammessa la fede) e di mantenere le unghie
corte.
Nel caso in cui si debbano trattare pi pazienti consigliabile indossare due guanti
(uno sullaltro); il guanto pi esterno pu essere sfilato senza eccessive
preoccupazioni, avendo comunque la mano protetta da quello interno, prima di
passare al paziente successivo. Non guidare indossando guanti sporchi e cambiare i
guanti sporchi non appena possibile.
Unica alternativa, al fine di avere una maggiore protezione, quella di utilizzare
guanti chirurgici; questi si presentano pi spessi e pi lunghi dei normali guanti da
esaminazione.
Ancora poco diffusi sul mercato, anche per il loro prezzo pi elevato rispetto ai guanti
in lattice, sono i guanti in nitrile. Questo tipo di guanto presenta alcune caratteristiche
interessanti: non contiene le proteine del lattice (e quindi ben tollerato da coloro che
sono allergici al lattice), il cerotto non vi fa presa, si lacera in maniera distruttiva se
presenta una minima perforazione (rendendo cos evidente la mancanza dellintegrit
del guanto), si conforma alle mani evitando linsorgere di compressioni, risultando
cos particolarmente confortevole sui lunghi periodi ed insensibile ai disinfettanti
alcolici. Luso dei guanti non deve far passare in secondo piano il rischio, sempre presente, di contatto con materiali biologici, soprattutto se vi sono ferite sulle mani.
Sarebbe auspicabile non svolgere interventi a rischio se vi sono ferite sulle mani e se
queste non sono adeguatamente protette con medicazioni impermeabili.
5.4 - MASCHERINE
Non sono, in genere, necessarie, ma sono indispensabili in caso di schizzi di sangue
od altri liquidi organici; una mascherina di carta (o TNT) o sprovvista di protezione
per gli occhi non sufficiente. Sul mercato sono reperibili mascherine provviste di
uno strato interno impermeabile ai liquidi e complete di visiera.
Occhiali protettivi (o visiere) Non sono in genere necessari, ma sono indispensabili in
caso di schizzi di sangue od altri liquidi organici; devono essere indossati con una
mascherina protettiva. Gli occhiali da vista offrono, in genere, una protezione
sufficiente (a patto di essere indossati con la mascherina). Lappannamento della
superficie pu scoraggiarne luso ma ne evidente la loro necessit.

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6 - Pulizia del materiale di soccorso


6.1 - TECNICHE E PRODOTTI
Il materiale non monouso (stecche, tavola spinale, cinture per barelle, aspiratore,
ecc.) deve essere pulito di tutte le tracce di materiali organici e disinfettato secondo
schemi precisi. I materiali che vengono a contatto con cute intatta richiedono una
disinfezione finale di basso livello; il materiale che, invece, viene a contatto con
liquidi potenzialmente infettivi richiede una disinfezione ad alto livello. La disinfezione
ad alto livello determina linattivazione di tutti i microrganismi presenti (compresi HIV,
HBV e i microbatteri tubercolari con la sola eccezione delle spore batteriche).
E imperativo che, prima della disinfezione, si proceda ad un'accurata detersione del
materiale, lavandolo con detergente anionico o non ionico; successivamente il
materiale disinfettato con una soluzione acquosa di cloro tale da permettere di
realizzare una disinfezione di basso o alto livello (a seconda delle necessit). Se
presentare sangue in quantit rilevanti, necessario, prima della detersione,
provvedere ad una prima disinfezione con composti a base di cloro tali da garantire
almeno 5000 p.p.m. (parti per milione) di cloro attivo (diluizione allo 0,5%). Un detergente non idoneo (cationico) pu annullare lazione disinfettante del cloro. Utilizzare
acqua fredda o tiepida, non utilizzare acqua eccessivamente calda perch lalta
temperatura provoca la coagulazione delle proteine dei materiali organici e la loro
adesione alla superficie delloggetto. La disinfezione si effettua, preferibilmente, per
immersione; nel caso in cui non fosse possibile, necessario mantenere le superfici
bagnate per un tempo sufficiente. I tubi (aspiratore) devono essere riempiti di
soluzione disinfettante. Il tempo di azione della soluzione disinfettante deve essere
compreso tra i 20 e i 30 minuti. Per la detersione e disinfezione si utilizzino panni
monouso e spazzolini per le parti meno accessibili o per strofinare con maggior
energia; evitare assolutamente luso di spugnette. I contenitori utilizzati per le
operazioni di detersione e disinfezione devono essere riservati esclusivamente a
questo scopo e devono essere a loro volta disinfettati dopo ogni utilizzo.
E di fondamentale importanza acquisire il concetto che la disinfezione finale deve
essere eseguita su superfici gi deterse: in caso contrario lazione disinfettante del
cloro si esplica solo sulla superficie dello sporco e non raggiunge la superficie
delloggetto.
Al termine delle operazioni di disinfezione si deve eseguire un accurato risciacquo
degli oggetti o delle parti di essi sottoposti a disinfezione.
Potrebbero essere utilizzati anche altri prodotti disinfettanti ma i prodotti a base di
cloro, per la loro pronta disponibilit, il basso costo, la loro semplicit dutilizzo, la
loro bassa tossicit e per lo spettro dazione soddisfacente (buona efficacia su:
batteri Gram-positivi, batteri Gram-negativi, batteri alcool-acido resistenti, virus
idrofilici e lipofilici, spore del tetano e del carbonchio, miceti, efficacia incerta su
spore batteriche), sono i pi diffusi; gli svantaggi sono dati dallazione corrosiva del
cloro sui metalli e dalla veloce deteriorabilit della soluzione.
6.2 - STRUMENTI METALLICI
I materiali metallici (ad esempio le lame dei larigoscopi), che non accettano il
contatto con il cloro, devono essere detersi (con accurata spazzolatura) e disinfettati,
per immersione, con altri prodotti, ad esempio Sali quaternari di ammonio.
6.3 - AUTOCLAVE
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Alcuni materiali ammettono la sterilizzazione in autoclave; pu essere opportuno


avvalersene (se, ovviamente, accessibile lautoclave) almeno nei casi in cui si
certi della presenza di sangue.
Ovviamente tutte le operazioni di detersione / disinfezione devono essere eseguite
prendendo tutte le precauzioni eventualmente necessarie (guanti - sono accettabili i
guanti per uso domestico, da riutilizzarsi previa disinfezione - camice, mascherina)
ed astenendosi dal mangiare o fumare.
6.4 - ABBIGLIAMENTO
Per quanto riguarda labbigliamento, si evidenziano particolari problemi, a cominciare
dal fatto che, nella maggior parte delle Associazioni di Volontariato, il lavaggio degli
indumenti di servizio viene affidato ai singoli Volontari. I capi di vestiario contaminati
da liquidi biologici devono essere lavati separatamente dal bucato normale. Il tessuto
normalmente usato per i capi d'abbigliamento, in modo particolare per quelli ad Alta
Visibilit, e il materiale rifrangente in genere mal sopportano temperature di lavaggio
elevate (la temperatura di lavaggio viene indicata tra i 40 e i 600C, anche se alcuni
tessuti e materiali rifrangenti accettano temperature sino a 90C) e soluzioni a base
di cloro. Per una disinfezione minima si possono utilizzare prodotti che liberano
ossigeno attivo o disinfettanti specifici per biancheria a base di sali dammonio
quaternari. Nel caso in cui la contaminazione fosse particolarmente estesa
consigliabile eliminare il capo di vestiario e trattarlo come rifiuto contaminato.
6.5 - PULIZIA DEL VEICOLO
Il vano sanitario dellambulanza e gli arredi possono essere puliti, seguendo i criteri
visti sopra (detersione e disinfezione di basso livello eseguita con panni monouso).
E necessario prestare la massima cura agli angoli meno visibili, alle superfici di
appoggio, ai punti di appiglio, alle maniglie delle porte, ecc.
Per la pulizia / disinfezione del pavimento si possono utilizzare frange MOP, dopo
aver assorbito con prodotti gelificanti o cosparso di candeggina pura (lasciata agire
circa 15 minuti) e asportato con panni monouso la maggior parte del liquido contaminante.
Rimane sempre valido il principio di far precedere la disinfezione (con soluzione a
base di cloro) da unaccurata detersione. Le frange MOP vengono successivamente
disinfettate in soluzione di cloro e lavate in lavatrice a 60C. Una buona aerazione
del mezzo ed uneventuale esposizione alla luce solare completano lopera di
sanificazione.
6.6 - BARELLE
Lenzuola e federe dovrebbero essere monouso e pertanto DEVONO essere sostituite dopo OGNI utilizzo, anche se non si presentano sporche. E consigliabile
limitare al massimo il tempo di contatto delle soluzioni disinfettanti a base di cloro
con il metallo con cui sono costruite le barelle poich si innescano fenomeni di
corrosione, il cui segno pi evidente la chiazzatura biancastra del metallo. In
alternativa si possono utilizzare prodotti a base di sali quaternari di ammonio (cloruro
di benzalconio) che hanno, per, uno spettro dazione pi ridotto.
6.7 - RIFIUTI CONTAMINATI
Si intendono rifiuti contaminati tutti i materiali monouso sporchi di sangue o di altri
materiali organici. I rifiuti contaminati devono essere smaltiti utilizzando gli appositi
contenitori. Guanti, materiale di medicazione, deflussori, panni monouso per pulizia /
disinfezione, ecc. vanno posti negli appositi contenitori (Jolly-pack: cartone con
sacco impermeabile, di colore giallo); aghi ed altri oggetti taglienti / pungenti devono
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essere posti negli appositi contenitori di plastica, che non devono essere riempiti
oltre il livello indicato. In modo particolare si deve evitare di piegare o ritappare gli
aghi. Una volta sigillati questi contenitori devono essere smaltiti quanto prima: lo
smaltimento dei rifiuti contaminati pu rientrare nelle convenzioni gi esistenti con le
varie strutture ospedaliere o pu essere oggetto di convenzione separata.

7 - Tecniche di igiene personale


Anche se pu sembrare banale, si indicano di seguito alcune tecniche che consigliabile
seguire, alfine di ridurre al minimo le possibilit di venire a contatto con materiale
biologico:
7.1 - TECNICA DI LAVAGGIO DELLE MANI
- Aprire il rubinetto dellacqua, bagnarsi le mani.
- Insaponarsi le mani e gli avambracci, producendo unabbondante schiuma.
- Continuare a strofinarsi le mani e gli avambracci per almeno 2 minuti, eventualmente aggiungendo sapone.
- Sciacquarsi con cura le mani e gli avambracci.
- Eventualmente ripetere il lavaggio con sapone disinfettante.
- Prelevare una salvietta di carta ed asciugarsi grossolanamente le mani; con la
stessa salvietta chiudere il rubinetto dellacqua.
- Prelevare altre salviette e terminare di asciugarsi le mani e gli avambracci.

TECNICA DI RIMOZIONE DEI GUANTI MONOUSO


Scopo della procedura indicata quello di permettere la rimozione di guanti sporchi,
evitando che il lato esterno (sporco) venga a contatto con la cute.
-

Pizzicare il guanto, a circa 1,5 cm dal bordo.


Far scivolare il bordo del guanto sulle dita.
Tirare il guanto verso lesterno.
Sfilare laltro guanto con la mano parzialmente guantata.
Terminare di sfilare il guanto.
Buttare i guanti nei contenitori per rifiuti contaminati.

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CONCLUSIONI
Solo unadeguata preparazione ed una corretta metodologia di lavoro possono
prevenire la maggior parte dei rischi. Anche se molte operazioni, come quelle di
pulizia periodica e straordinaria, diventano di noiosa routine, devono essere
svolte con diligenza perch proprio in questi casi la disattenzione porta pi
facilmente allerrore, vanificando lopera di prevenzione svolta sino a quel
momento.

8 - La disinfezione
LA DISINFEZIONE
Appurato che le soluzioni disinfettanti a base di cloro sono le pi convenienti da
gestire, necessario approfondire i parametri di lavoro, in modo particolare
identificare i prodotti pi idonei e la loro corretta diluizione, al fine di ottenere le
caratteristiche di disinfezione volute.
Per la disinfezione a basso livello, le linee guida richiedono una concentrazione di
cloro attivo dello 0,1%, pari a 1 grammi/litro o 1000 p.p.m. (Parti Per Milione).
Per la disinfezione ad alto livello, invece, viene richiesta una concentrazione dello
0,5%, pari a 5 grammi/litro, o 5000 p.p.m.. Il prodotto contenente cloro pi
facilmente disponibile lipoclorito di sodio (candeggina) in varie concentrazioni. La
candeggina normalmente reperibile in commercio , in effetti, una soluzione al 10%
circa di ipoclorito di sodio con concentrazione media di cloro attivo del 5%. Risulta,
quindi, che la concentrazione di cloro attivo nella candeggina commerciale dello
0,5% circa, perci la disinfezione ad alto livello deve essere eseguita con candeggina pura. Per realizzare la concentrazione dello 0,1%, richiesta per la
disinfezione a basso livello, necessario aggiungere ad 1 volume di candeggina 4
volumi dacqua fredda. Per la miscelazione nelle qualit richieste si possono
utilizzare caraffe graduate.
le soluzioni disinfettanti cos preparate hanno una durata limitata, devono, perci
essere preparate prima di ogni utilizzo.

Concentrazione di
Cloro Attivo
Nella
CANDEGGINA
commerciale

Disinfezione a basso livello


(0,1% di cloro attivo)
Volumi di
Volumi
candeggina dacqua

Volume Volumi di
Volumi
totale
candeggina dacqua

Volume
totale

0,5%

Disinfezione ad alto livello


(0,5% di cloro attivo)

Pi comode da maneggiare, ma meno flessibili da dosare, sono le compresse


effervescenti di sodio dicloroisocianurato; la soluzione cos preparata, pi durevole
della soluzione di ipoclorito di sodio (24 ore), deve comunque rispettare le
concentrazioni richieste per i due standard di disinfezione. Per il calcolo della
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percentuale di cloro ci si deve rifare alla quantit di cloro disponibile per ogni
compressa. Si ipotizza, di seguito, un calcolo per un prodotto in compresse da 5
grammi con il 32% in peso di Cloro disponibile. Ogni compressa dispone, perci, di
1,6 grammi di cloro. 1 compressa ogni litro dacqua realizza una concentrazione dello
0,16%. Per realizzare la concentrazione richiesta per la disinfezione ad alto livello
sono necessarie 3,5 pastiglie che permettono di raggiungere una concentrazione pari
allo 0,56%.
Non esistendo formule magiche per calcolare la percentuale di cloro ci si deve
rifare a semplici proporzioni, tenendo presente che 1 litro dacqua pesa 1.000
grammi e che, per la candeggina, la concentrazione media di cloro attivo deve
essere riferita alla percentuale della soluzione di ipoclorito di sodio; inoltre il volume
di partenza di candeggina va, a tutti gli effetti, a costituire un volume della soluzione
finale.
Con entrambi i tipi di soluzione necessario prestare attenzione affinch vengano
prese tutte le protezioni necessarie, tenendo presente che le soluzioni in uso
scoloriscono i tessuti (attenzione alle uniformi!).

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Impianto di ossigenoterapia.
Elencare i vari
dellassociazione
-

tipi

di

bombole

in

dotazione

ai

mezzi

secondo i protocolli locali


1, 2, 4, 5, 7 e 10 sono le capacit pi comuni
si dividono in portatili (con erogatore incorporato) e fisse (con
erogatore fisso nella cellula sanitaria)

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Descrivere limpianto per lossigenoterapia


a - bar:
- unit di misura indicante una pressione8
- una bombola si considera scarica quando il manometro segna 20 bar
b - Flussometro
- indicatore della quantit di ossigeno passante espressa in litri al minuto
(l/min)
c - umidificatore
- contenitore con acqua attraverso il quale passa lossigeno per umidificarsi
- lacqua deve essere sostituita frequentemente ed il contenitore deve essere
pulito e disinfettato
d - manometro
- indicatore della pressione alla quale lossigeno compresso nella bombola
e - raccordi
- attacchi ai quali si collegano i vari tubi per il passaggio dellossigeno

Calcolare lautonomia di una bombola


(pressione manometro pressione residua di sicurezza) x capacit bombola
portata in litri del flusso erogato
(La pressione residua di sicurezza di 20 bar)

esempio:
bombola da 7 litri
manometro a 200 bar
erogazione a 2 l/min

(200 20) 7 180 x7


=
= 630 min = 10h,30 min
2
2
esempio:
bombola da 2 litri
manometro a 70 bar
erogazione a 12 l/min

(70 20) 2 50 x 2
=
= 8,3 min
12
12
8
Bar: unit di misura della pressione, contemplata dal sistema internazionale SI, e pari a 105 pascal; il
bar viene utilizzato per misurare pressioni di fluidi, e con riferimento ad altre unit usate in passato si ha:
1bar = 1,0197 at (atmosfere tecniche) = 0,9869 atm (atmosfere). Molto usato, fra i sottomultipli del bar,
il millibar, in particolare in meteorologia per misure di pressione atmosferica.

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Principali azioni da evitare nel maneggiare o nel sostituire una


bombola
Ricorda: lossigeno un combustibile e un comburente9.
a
b
c
d

- aprire la bombola quando stata staccata dallimpianto dellambulanza


- liberare ossigeno in ambienti poco areati
- fumare vicino alle bombole
- avvicinare la bombola a fiamme libere, fonti di calore, sorgenti di scintille, oggetti
molto caldi o incandescenti
e - pulire o disinfettare le bombole e le altre attrezzature per lossigenoterapia con oli
o grassi di ogni tipo
f - mettere la bombola a contatto con prodotti infiammabili (alcool)
g - manipolare con le mani sporche di grasso
h - prestare attenzione nello spostare una bombola, evitare urti, cadute; non
sollevarla per la valvola, ma afferrarla con una mano sotto la valvola ed unaltra
sul fondo, ed inclinarla leggermente
i - non aprire la bombola con il manometro rivolto verso il viso, perch il vetro
potrebbe staccarsi a causa della pressione e colpire il volontario
j - non utilizzare pinze per montare/smontare le bombole, altrimenti si rovinano.
Controllare piuttosto che la guarnizione sia presente e in buono stato, e che il
circuito non sia sotto pressione. Ricordate che se il circuito non vuoto mentre si
smonta una bombola, oltre che costituire un pericolo, crea una pressione tale
che non sar possibile svitare il dado.

Eseguire la metodica per lerogazione dellossigeno


a - erogazione:
- apertura della valvola della bombola
- apertura progressiva del flussometro e regolazione al flusso desiderato
b - fine dellerogazione:
- chiusura della valvola della bombola
- sfiatamento dellimpianto
chiusura del flussometro.

BIBLIOGRAFIA
Leonardo Ferrazzi, Pubblica Assistenza AVIS Primo Soccorso, Valenza, Alessandria.
Infezioni a bordo delle ambulanze: come garantire agli operatori ed ai pazienti
ladeguata protezione, N&A, Vol.88 Marzo 1999
S.D. Schaffer, L.S. Garzon, D.L. Heroux, D.M. Korniewicz:
Prevenzione delle infezioni e sicurezza nelle procedure (Edizione italiana a cura di
G. Ippolito e N. Petrosillo), Il Pensiero Scientifico Editore Roma. ISBN 88-7002-738 4.

Nel linguaggio tecnico, sostanza che combinata con unaltra (combustibile) ne mantiene la
combustione.

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Gianfranco Finzi: Le infezioni ospedaliere, Edizioni Sorbona. ISBN 88-7150-063-6.


Servizio di Emergenza Territoriale ASL 21 Casale Monferrato: Protocolli operativi per
la pulizia / disinfezione dei mezzi e attrezzature, a cura di Leonardo Ferrazzi
(volontario RA. AVIS Primo Soccorso - Valenza) ed Elisabetta Ferrando (l.R Coli.
ASL 21), 1998.
Lynn Zimmermann, Mary Neuman, Db Jurewicz Infection Control for Prehospital
care Providers; Mercy Ambulance, Grand Rapids, Ml, 1993. ISBN 0-961 581 9-1-3.
Adriano Peris: Emergenze Extraospedaliere, Il pensiero Scientifico Editore, Roma,
1988. ISBN 88-7002-406-7. Cap. 20 Gli strumenti dellemergenza: la gestione e la
manutenzione a cura di Marco Spepi e Anna Pieralli.
Vincenzo Scontrino Melillo: Fondamenti Legislativi del Soccorso; McGraw - Hill Libri
Italia srI, Milano, 1995. ISBN 88-386-2440-2.
Ministero della Sanit, Commissione nazionale per la lotta allAIDS: Linee guida di
comportamento per gli operatori sanitari per il controllo delle infezioni da HIV,
06/09/1989.
Ministero della Sanit, Decreto Ministro della Sanit del
28/09/1990: Norme di protezione dal contagio professionale da HIV nelle strutture
sanitarie ed assistenziali pubbliche e private, G.U. 08/1 0/1 990, n. 235.
Ministero della Sanit, Commissione nazionale per la lotta allAIDS: Linee guida per
la prevenzione del contagio tubercolare nellassistenza a pazienti con infezione da
HIV, 28/06/1 994.

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Capitolo

Basic Life Support

A cura del Coordinamento Provinciale Pubbliche Assistenze

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Basic Life Support

9. Basic Life Support


Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere l'assenza di una o pi funzioni vitali in una persona ed
eseguire le tecniche di B.L.S. secondo i protocolli stabiliti;
2) Rendere e mantenere pervie le vie aeree (in una persona non
cosciente);
3) Ventilare artificialmente una persona in arresto respiratorio;
4) Effettuare la rianimazione cardio-polmonare in una persona in
arresto cardiaco, secondo i protocolli stabiliti.

Il Supporto di base delle funzioni vitali (Basic Life Support, BLS) consiste nelle
procedure di rianimazione cardiopolmonare (RCP) necessarie per soccorrere un
paziente adulto, cio con un et superiore agli 8 anni di et, che:
K ha perso coscienza,
K ha una ostruzione delle vie aeree o si trova in stato di apnea per altri motivi,
K in arresto cardiaco.

L'obiettivo principale del BLS la prevenzione dei danni anossici cerebrali; le


procedure sono finalizzate a:

prevenire l'evoluzione verso l'arresto cardiaco in caso di ostruzione


respiratoria o apnea,
provvedere alla respirazione e alla circolazione artificiali in caso di arresto di
circolo.

Nel 1997 rappresentanti di associazioni scientifiche quali American Heart


Association, Heart and Stroke Foundation of Canada, European Resuscitation
Council, Australian Resuscitation Council, Resuscitation Council of Southern Africa
hanno confrontato le linee guida raccomandate dalle diverse societ al fine di poterle
uniformare e condividerle a livello internazionale.

Figura 13

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Il suddetto Gruppo di Lavoro denominato "International Liaison Committee on


Resuscitation" (ILCOR) ha pubblicato delle "raccomandazioni" in cui vengono sottolineati
i passaggi fondamentali della sequenza BLS.
In questo manuale IRC aggiorna le linee guida BLS sulla base delle indicazioni
internazionali ILCOR agosto 200 - ERC marzo 2001.
Questo manuale, rivolto agli operatori sanitari, contiene gli elementi teorici
indispensabili per comprendere i principi e le tecniche di RCP ma deve essere
associato ad un corso di tipo pratico-comportamentale per garantire l'acquisizione
delle abilit del BLS.
Segni di Allarme dell'Attacco Cardiaco
Quando una parte del muscolo cardiaco non riceve un adeguato flusso di sangue per
un periodo prolungato (circa 20-30 minuti) si manifesta una condizione clinica
comunemente chiamata "attacco cardiaco", che pu in alcuni casi portare all'infarto
miocardico, cio alla morte di un certo numero di cellule cardiache.
Nel corso di un attacco cardiaco possibile che si verifichi la cessazione improvvisa
dell'attivit di pompa del cuore (arresto cardiaco) dovuta in molti casi a fibrillazione
ventricolare; in tal caso i presenti, se sono in grado di farlo, devono tempestivamente
mettere in atto le procedure del BLS e attivare il sistema di emergenza.
Tuttavia, opportuno conoscere i segni premonitori che possono farci sospettare che
un arresto cardiaco sia imminente o possibile, cos da poter mettere in atto un
soccorso precoce; opportuno cio conoscere i segni di allarme dell'attacco
cardiaco:

Dolore o senso di oppressione pi frequentemente al centro del torace ma


talvolta localizzato o irradiato alle spalle, alle braccia, al collo o alla parte
superiore dell'addome
Sudorazione, nausea, sensazione di "mancanza di respiro" e di debolezza
Il dolore non viene necessariamente descritto come "acuto"; a volte pu
essere di entit modesta ed essere presente solo difficolt respiratoria

I sintomi possono comparire in qualsiasi luogo ed in qualsiasi momento, sia che il


paziente stia facendo uno sforzo, sia che si trovi a riposo.
La Morte Cardiaca Improvvisa
Si definisce morte cardiaca improvvisa la cessazione brusca ed inaspettata
dell'attivit circolatoria e respiratoria. Pu verificarsi senza segni premonitori ed
essere la prima manifestazione della malattia coronarica. Pu anche colpire pazienti
con malattia cardiaca nota, specialmente nel corso delle prime due ore dall'inizio di
un attacco cardiaco.
Rappresenta il 10% delle morti dovute a malattia cardiovascolare.
Il Danno Anossico Cerebrale
La mancanza di apporto di ossigeno alle cellule cerebrali (anossia cerebrale)
produce lesioni che diventano irreversibili dopo circa 4-6 minuti di assenza di circolo.
L'attuazione di procedure atte a mantenere un'ossigenazione d'emergenza pu
interrompere la progressione verso una condizione di irreversibilit dei danni
tessutali. Qualora il circolo sia ripristinato ma il soccorso sia stato ritardato o
inadeguato, l'anossia cerebrale prolungata si manifester con esiti di entit variabile:
stato di coma persistente, deficit motori o sensoriali, alterazioni delle capacit
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cognitive o della sfera affettiva, ecc. Le possibilit di prevenire il danno anossico


dipendono dalla rapidit e dall'efficacia delle procedure di soccorso, ed in particolare
dalla corretta applicazione della "Catena della sopravvivenza".
La "Catena della sopravvivenza"
La sopravvivenza integra dopo un arresto cardiaco avvenuto in sede preospedaliera
dipende dalla corretta realizzazione di una serie di interventi; la metafora della
"catena" sta a significare che se una delle fasi del soccorso mancante, le possibilit
di sopravvivenza sono ridottissime.
Come illustrato in figura, i quattro anelli della catena sono costituiti da:

Accesso precoce al sistema di emergenza


Inizio precoce delle procedure di BLS (con particolare riferimento al BLS
messo in atto dalle persone presenti)
Defibrillazione precoce, cio arrivo precoce sul posto di un'equipe in grado di
praticare la defibrillazione

Inizio precoce del trattamento intensivo.

Figura 14

Dopo il BLS, quindi, la prosecuzione logica della formazione nella RCP comprende
l'acquisizione delle tecniche di utilizzo di un defibrillatore semiautomatico (DAE) e di
supporto vitale avanzato (Advanced Cardiac Life Support, ACLS).
La defibrillazione semiautomatica deve essere considerata come un passo del BLS
(BLSD): nei sistemi di soccorso in cui le unit BLS praticano la defibrillazione
precoce si sono osservati significativi miglioramenti della sopravvivenza dopo arresto
cardiaco in sede preospedaliera.
Il BLS in situazioni particolari:
In caso di arresto cardiaco (fibrillazione ventricolare, asistolia, dissociazione
elettromeccanica) la perdita di coscienza e la cessazione dell'attivit respiratoria si
verificano entro circa 30 secondi.
A seguito di apnea grave o grave difficolt respiratoria, l'arresto cardiaco pu
sopraggiungere dopo un tempo variabile; il polso pu essere quindi ancora presente
per un certo tempo nel paziente con ostruzione respiratoria o apnea. In questi casi
indicato mettere in atto le procedure BLS per prevenire l'evoluzione verso l'arresto
cardiaco.

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In caso di:

L Trauma
L Annegamento
L Ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo
L Intossicazione da farmaci o alcol
L Se la vittima un bambino,
Se sei solo esegui la rianimazione cardiopolmonare per un minuto, prima di andare a
chiamare aiuto.

Accidente cerebrovascolare (stroke):

Pu presentarsi in modi molto diversi (alterazioni della coscienza, della parola, della
motilit, della sensibilit, convulsioni, ecc.); il mantenimento della perviet delle vie
aeree (sollevamento del mento, estensione della testa) deve essere assicurato nei
casi in cui il rilassamento muscolare e la riduzione del livello di coscienza provocano
l'ostruzione.

Trauma:

La sequenza A-B-C del BLS non diversa in caso di evento traumatico, ma nel
mantenimento della perviet delle vie aeree si deve tenere conto della possibilit di
lesioni alla colonna cervicale, quindi:
- sollevamento del mento o della mandibola senza estensione del capo (testa in
posizione neutrale)
- mantenimento in asse di testa e collo.
La posizione laterale di sicurezza controindicata. Le possibilit di successo della
rianimazione in caso di arresto cardiaco post traumatico in sede preospedaliera sono
scarse; la causa, infatti, risiede spesso in lesioni che riducono l'efficacia della
ventilazione e del massaggio cardiaco (es. tamponamento cardiaco, pneumotorace a
tensione, dissanguamento, ecc.)

Elettrocuzioni - folgorazione:

L'esposizione a scariche elettriche pu provocare arresto cardiaco immediato (per


fibrillazione ventricolare o altre aritmie ventricolari gravi) o apnea (per inibizione dei
centri respiratori, contrazione tetanica dei muscolo respiratori o paralisi muscolare
prolungata). Le procedure di BLS sono indicate in tutte le condizioni descritte, una
volta che il soccorritore ha provveduto a salvaguardare la sua sicurezza.

Annegamento:

Le possibilit di sopravvivenza dipendono dalla durata dell'ipossia, pertanto


necessario iniziare al pi presto le procedure di BLS, che non differiscono da quelle
standard. La ventilazione non deve essere ritardata nel tentativo di estrarre acqua
dalle vie aeree: in molti casi non presente ed comunque quasi sempre
impossibile farla uscire.
Qualora il soccorritore raggiunga la vittima in acqua,
dovr prima di tutto provvedere alla propria incolumit servendosi sempre di un
galleggiante. Il massaggio cardiaco pu essere eseguito solo su un piano rigido, mai
in acqua; le manovre di Heimlich non sono utili per estrarre liquido dalle vie aeree e
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sono indicate solo se si sospetta un'ostruzione da materiale solido. Nel provvedere


alla perviet delle vie aeree deve essere valutata la possibilit di trauma cervicale

La sequenza del BLS:


La sequenza delle procedure di BLS consiste in una serie di azioni alternate con fasi
di valutazione. Le azioni sono schematizzate mnemonicamente con l'ABC:

A. Aperture delle vie aeree (Airway)


B.
Respirazione artificiale, con metodo bocca-a-bocca o con mezzi
aggiuntivi (Breathing)
C. Compressioni toraciche (Circulation)

Ogni passo preceduto da una fase di valutazione:

Valutazione dello stato di coscienza


Valutazione della presenza di attivit respiratoria
Valutazione della presenza di attivit circolatoria

==> A
==> B
==> C

Ogni valutazione ed ogni azione va eseguita nella corretta sequenza e nella corretta
modalit.

Valuta se nell'ambiente ci sono pericoli

Figura 15
Se l'ambiente sicuro non spostare la vittima.
Prima di intraprendere qualunque manovra nei confronti
di un soggetto che necessiti di aiuto, il soccorritore deve
sempre valutare l'ambiente in cui si trova e gli eventuali
rischi. Se esistono pericoli per s e per il soggetto che si
vuole soccorrere (ad esempio rischio di essere investiti
da automobili, di incendio, di folgorazione, ecc), la
vittima deve essere spostata e tutte le manovre
rianimatorie eseguite in un luogo sicuro. Lo spostamento
deve sempre essere effettuato con molta cautela,
muovendo la testa ed il tronco come un tutto unico ed
evitando ogni estensione o flessione della colonna
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vertebrale.
In tutti gli altri casi, il paziente deve essere rianimato sul posto.

Valutazione dello stato di coscienza:


Il primo passo nel soccorso di una persona apparentemente senza vita consiste nel
valutare lo stato di coscienza:

Chiamala a voce alta


Scuotila delicatamente

La condizione di non coscienza autorizza l'attivazione della sequenza del BLS:

Chiedi aiuto e fai chiamare il 118

Se sei solo, chiama aiuto senza allontanarti, valuta se la vittima respira, se non
respira allontanati per chiamare il 118.
Poni la vittima in posizione supina su un piano rigido o a terra, allineando il capo, il
tronco e gli arti; se la vittima non supina va ruotata sul dorso.

Apertura delle vie aeree:


La perdita di coscienza determina un rilasciamento muscolare; la mandibola cade
all'indietro e la lingua va ad ostruire le prime vie aeree. Per ottenere la perviet delle
vie aeree:
K Poni una mano sulla fronte della vittima, con l'altra apri la bocca e controlla
visivamente il cavo orale ricercando un eventuale corpo estraneo: soltanto se
visibile, cerca di rimuoverlo uncinando col dito indice; rimuovi una protesi
dentaria solo se dislocata, lasciala in sede se ben posizionata. A questo
punto apri le vie aeree sollevando con le dita di una mano il mento e
spingendo la testa all'indietro con l'altra mano appoggiata sulla fronte.

K Questa

manovra impedisce la
caduta indietro della lingua e
permette il passaggio dell'aria.
Tecnica
alternativa:
posizionandoti dietro la testa del
paziente, solleva la mandibola
agganciandone gli angoli con due
mani. In caso di sospetta lesione
traumatica cervicale, solleva la
mandibola senza estendere la
testa.

Mezzo aggiuntivo: canula faringea


La canula faringea facilita il mantenimento della perviet
delle vie aeree: posta tra la lingua e la parete posteriore
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della faringe garantisce il passaggio dell'aria attraverso le vie aeree superiori, sia in
caso di respiro spontaneo che durante ventilazione con maschera.
Attenzione: se sono presenti i riflessi faringei, possibile che lo stimolo meccanico
della canula provochi il vomito; in questo caso l'ostruzione
delle vie aeree pu venire aggravata. E' opportuno quindi
non impiegare la canula se il soggetto reagisce al tentativo
di inserimento. Le dimensioni della canula possono essere
stimate prendendo la distanza tra il lobo dell'orecchio e
l'angolo della bocca.
Valutazione della presenza di attivit respiratoria:
Una volta provveduto alla perviet delle vie aeree occorre
valutare se l'attivit respiratoria presente:

Mantieni il mento sollevato ed il capo


esteso
Avvicina la guancia alla bocca e al naso
della vittima
Ascolta e senti l'eventuale passaggio
d'aria
Osserva se il torace si alza e si abbassa

Valuta pre 10 secondi non tenendo conto di deboli tentativi di respirazione.


Attenzione: la presenza di "respiro agonico" (gasping) equivale ad assenza di
attivit respiratoria: consiste in contrazioni dei muscoli respiratori accessori senza
che venga prodotta una espansione del torace; un respiro inefficace.

Posizione laterale di sicurezza:


Qualora l'attivit respiratoria sia presente e la
vittima rimanga non cosciente, possibile
utilizzare la posizione laterale di sicurezza, che
permette di:

Mantenere l'estensione del capo (quindi


la perviet delle vie aeree)
Prevenire la penetrazione nelle vie aeree
di materiale presente nella bocca, che
pu defluire all'esterno
Mantenere la stabilit (il corpo non
rotola)

Puoi utilizzare questa posizione nell'attesa di


altri soccorsi o nel caso tu debba allontanarti.
Non indicata in caso di eventi traumatici.
Ricordati di controllare sempre che la vittima
continui a respirare. Se la vittima deve essere
tenuta in posizione laterale di sicurezza per un
periodo prolungato, ruotala sul lato opposto ogni
30 minuti.
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Respirazione bocca-bocca o bocca-naso:


Qualora l'attivit respiratoria sia assente, necessario iniziare la respirazione
artificiale:
Tecnica della respirazione bocca-bocca:

Posizionandoti a fianco della vittima, mantieni il capo esteso tenendo una


mano sulla fronte e solleva il mento con due dita dell'altra mano;
Appoggia la tua bocca bene aperta sulla bocca della vittima. Se disponibile
poni un mezzo di barriera (fazzoletto, garza, indumento, ecc.) tra la bocca
della vittima e la tua; pinza il naso della vittima con pollice ed indice della
mano che hai posto sulla fronte;
Mantenendo la perviet delle vie aeree, esegui due insuflazioni della durata di
circa 2 secondi ciascuna verificando che il torace si sollevi come durante una
respirazione normale. Dopo ogni insuflazione, distacca la tua bocca da quella
della vittima, e, sempre mantenendo la perviet delle vie aeree, osserva che il
torace si abbassi mentre l'aria esce. Se non riesci a fare espandere il torace,
controlla di nuovo se ci sono corpi estranei in bocca e se la posizione della
testa e del mento sono corrette; riprova ad ottenere 2 insuflazioni efficaci fino
a un massimo di 5 tentativi. Quindi, anche se non efficaci, passa a valutare i
segni della presenza di circolo.

Il pollice e l'indice della mano sulla fronte stringono il naso nel momento
dell'insufflazione.

Se per qualche motivo la ventilazione attraverso la bocca impedita, possibile


insufflare attraverso il naso mantenendo sempre esteso il capo con una mano e
sollevando il mento per chiudere la bocca con l'altra.
Insufflazioni troppo brusche o con insufficiente estensione della testa provocheranno
introduzione di aria nello stomaco, distensione gastrica e vomito.
Ventilazione con mezzi aggiuntivi:
E' opportuno che il personale sanitario utilizzi mezzi aggiuntivi di ventilazione,
evitando, quando possibile, il contatto diretto col paziente.
Ventilazione bocca-maschera:
Si pratica per mezzo di una maschera tascabile (pocket mask) o di maschere per
rianimazione tradizionali.
Tecnica:

Posizionati dietro la testa


della vittima
Appoggia la maschera sul
viso della vittima
Solleva la mandibola ed
estendi la testa con entrambe
le mani
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Mantieni aderente la maschera con pollice ed indice di entrambe le mani


Insuffla nel boccaglio della maschera

La ventilazione bocca-maschera molto efficace, di facile esecuzione e permette di


erogare un volume elevato ad ogni atto. Raccordando la maschera ad una sorgente
di ossigeno inoltre possibile ventilare con aria arricchita di ossigeno.
Ventilazione pallone-maschera:
Si effettua utilizzando il sistema pallone autoespandibile-maschera e, non
appena possibile, ossigeno. Una valvola unidirezionale permette all'aria espirata
di non rientrare nel pallone e quindi di non essere reinspirata. Possono essere
ottenuti arricchimenti di ossigeno di vara entit, a seconda che venga utilizzato o
meno un reservoir e a seconda del flusso di ossigeno impiegato (valori indicativi
in tabella).
Flusso di O2

Concentrazione inspirata

10-12 lt/min senza reservoir

40-50%

10-12 lt/min con reservoir


Figura 16

80-90%

Tecnica:

Posizionati dietro la testa del paziente


Appoggia la maschera, solleva la mandibola ed estendi la testa con la mano
sinistra
Comprimi il pallone con la
mano destra

Insufflazioni brusche o eseguite senza un'adeguata


perviet delle vie aeree possono provocare distensione
gastrica. La difficolt di mantenere una buona aderenza
della maschera e di garantire un sufficiente volume
corrente rendono necessario un addestramento
specifico per raggiungere una manualit adeguata.
Valutazione della presenza di attivit circolatoria:
Dopo aver effettuato 2 insufflazioni necessario
valutare se presente l'attivit circolatoria, cio
valutare per 10 secondi la presenza del polso
carotideo, e contemporaneamente cercare segni di vita:

mantieni estesa la testa della vittima con una


mano;
Con l'indice ed il medio dell'altra mano individua il pomo di Adamo
Fai scivolare le dita dal pomo di Adamo verso di te fino ad incontrare un
incavo nella parte laterale del collo;
Senti per 10 secondi con i polpastrelli se ci sono pulsazioni in quest'area; la
pulsazione va cercata con delicatezza per evitare di schiacciare l'arteria

La ricerca del polso si esegue dal lato dove si trova il soccorritore; si deve evitare
che le dita siano poste di traverso sulle vie aeree per non comprimerle.
Osservare contemporaneamente la presenza di altri segni di circolo come:
movimenti degli arti, atti respiratori normali (non gasping), colpi di tosse.
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La loro presenza indica che c' circolo, anche se non si riesce a sentire il polso
carotideo.

C. COMPRESSIONI TORACICHE (Massaggio Cardiaco Esterno)


Se il polso carotideo assente ed i segni di circolo
sono assenti, necessario iniziare le compressioni
toraciche
(massaggio
cardiaco
esterno).

necessario provvedere alla circolazione artificiale per


mezzo delle compressioni toraciche o massaggio
cardiaco esterno.
Il cuore si trova all'interno della gabbia toracica subito
dietro lo sterno; comprimendo lo sterno il cuore viene
schiacciato contro la colonna vertebrale e questo,
assieme ad un aumento della pressione all'interno del torace, permette al sangue
contenuto nelle camere cardiache e nei grossi vasi di essere spinto in circolo;
rilasciando il torace il cuore si riempie di nuovo.

Ricerca del punto di compressione e posizione delle mani:


K Fai scorrere l'indice ed il medio della mano pi vicino ai piedi della vittima
lungo il margine costale inferiore fino al punto dove le coste si uniscono allo
sterno;
K Tenendo fermo il dito medio su questo
punto, appoggia il dito indice sullo
sterno;
K fai scorrere l'altra mano lungo lo sterno
fino ad affiancare il dito indice della
prima mano: appoggia l'eminenza tenar
ed ipotenar su questo punto, che
dovrebbe corrispondere al centro della
met inferiore dello sterno.
Sovrapponi a questa la prima mano ed
intreccia o estendi le dita in modo da esercitare
la compressione solo sullo sterno.

Esecuzione del massaggio cardiaco:


K posizionati in modo che le tue braccia

e le spalle siano sulla verticale


dell'area della compressione;
K Comprimi ritmicamente il torace ad
una frequenza di 80-100/min; il torace
si deve abbassare di 4-5 cm;
K La compressione ed il rilasciamento
devono avere la stessa durata;

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Continua alternando 15 compressioni toraciche e 2 insuflazioni. D'ora in poi non


interrompere pi il BLS a meno che le tue forze non si esauriscano, ricompaiono
segni di circolo, oppure subentri l'equipe di soccorso avanzato (ASL).

Qualora ricompaiano segni di circolo, ripercorri la


sequenza al contrario:
K Controlla se ripresa un'attivit respiratoria
spontanea (GAS); se la vittima non respira,
continua le ventilazioni, 12 atti al minuto,
verificando al termine di ogni minuto che
permangano i segni di circolo;
K Se ricompare l'attivit respiratoria, continua a
mantenere pervie le vie aeree sollevando il
mento ed estendendo il capo o, se indicato:
K Utilizza la posizione laterale di sicurezza.

RIEPILOGO
SEQUENZA BLS - UN SOCCORRITORE
1. Valuta lo stato di coscienza;
Se la vittima non risponde:
2. Chiama aiuto, posiziona, allinea
3. A. Perviet delle vie aeree:
esplorazione
del
cavo
orale,
sollevamento
del
mento
ed
iperestensione del capo
4. Valuta per 10 sec. la presenza di
attivit respiratoria; se sei solo vai ad
attivare il sistema di emergenza;
se assente:
5. B. 2 tentativi di insufflazione (fino a 5
per ottenerne 2 efficaci)
6. Valuta per 10 sec. la presenza di
segni di circolo ed il polso carotideo;
Se assente:
6. C. Compressioni toraciche 80 - 100/min.
Alterna 2 insufflazioni a 15 compressioni
7. Continua la manovra di BLS senza interromperla a
meno che: 1) subentri l'equipe di soccorso avanzato;
2) le tue forze si esauriscano; 3) ricompaiano i segni di
circolo.
8. Se ricompaiono polso e respiro, ripercorri la
sequenza al contrario.

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BLS PRATICATO DA DUE SOCCORRITORI


La sequenza del BLS viene attuata da due soccorritori in modo pi efficace e
meno faticoso per gli operatori.
Separazioni dei ruoli:
K Il 1 soccorritore effettua le fasi del BLS come descritte sopra fino alla

valutazione della presenza del circolo, posizionandosi dietro la testa del


paziente nel caso vengano impiegati mezzi aggiuntivi per la ventilazione
(pocket mask, pallone-maschera);
K Il 2 soccorritore aiuta il 1 nel posizionamento della vittima e si prepara ad
effettuare le compressioni toraciche prendendo posto a fianco del torace del
paziente;
K Il 1 soccorritore, accertata l'assenza del polso carotideo, comunica al 2:
" un arresto cardiaco: inizia il massaggio"
Si alternano 15 compressioni a 2 insufflazioni; le 2 insuflazioni seguono
immediatamente l'ultima delle 15 compressioni e le compressioni seguono
immediatamente la seconda delle due insuflazioni;
Scambio fra i due soccorritori
Quando uno dei due stanco (pi
facilmente il chi esegue il massaggio
cardiaco) chiede uno scambio dei ruoli.
"alla fine di questo ciclo, cambio". Finito
il ciclo di 15 compressioni si sposta alla
testa della vittima ed esegue due
insuflazioni mentre il collega ruota
sull'altro lato della vittima, ricerca il
punto per le compressioni e, subito
dopo la seconda insuflazione, inizia a
sua volta il massaggio. Lo scambio dei
ruoli deve avvenire nella maniera pi
rapida e fluida possibile.
Ostruzione delle Vie Aeree da Corpo Estraneo
Un corpo estraneo pu provocare un'ostruzione parziale o completa delle vie aere.
Pi frequentemente il corpo estraneo, nell'adulto, rappresentato da materiale
alimentare solido in pazienti con riflessi della tosse torpidi per et avanzata,
assunzione di alcool o patologie neurologiche.
Occorre sospettare l'ostruzione da corpo estraneo qualora il soggetto manifesti
improvvisamente difficolt respiratoria, accompagnata da sforzi respiratori inefficaci e
seguita da cianosi, o perdita di coscienza inspiegabile.
L'ostruzione pu essere incompleta e l'attivit respiratoria pu essere sufficiente a
non determinare perdita di coscienza; in questo caso il soggetto viene incoraggiato a
tossire ed a respirare spontaneamente, cercando di non interferire con i suoi tentativi
di espellere il corpo estraneo.
Se l'ostruzione completa, il soggetto presenter i sintomi tipici dell'ostruzione
respiratoria:
K Non riesce a respirare, parlare, tossire;
K Si porta le mani alla gola.

L'ostruzione pu essere sospettata anche nel corso delle procedure BLS in una
vittima non cosciente nella quale le insufflazioni sono inefficaci (il torace non si
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espande nonostante che l'estensione della testa e il sollevamento del mento siano
corretti).
In questo caso il trattamento consiste nella messa in atto delle manovre che hanno lo
scopo di produrre un aumento brusco della pressione nelle vie aeree con l'obiettivo
di disocare o fare espellere il corpo estraneo.
Tecniche di disostruzione delle vie aeree
Manovre di disostruzione nel soggetto cosciente
Se la vittima cosciente e l'ostruzione delle vie aeree parziale (il soggetto tossisce
o riesce a parlare): non fare nulla, limitandoti ad assisterlo ed aiutandolo ad
assumere la posizione che trova pi comoda.
Se la vittima, cosciente, inizia a presentare segni di debolezza o smettere di
respirare, eseguire la seguente manovra:
K Posizionati al suo fianco, un po' dietro di lei;
K Sostieni il torace con una mano e fai in modo che si sporga in avanti
appoggiandosi sul tuo braccio per favorire l'espulsione del corpo estraneo;
K Colpisci fino a 5 volte con l'altra mano sul dorso della vittima tra le scapole.
Se i colpi dorsali non hanno effetto esegui la manovra di Heimlich in piedi:
K Il soccorritore si posiziona alle spalle del
paziente;
K Pone entrambe le braccia attorno alla vita
del paziente;
K Pone una mano stretta a pugno tra
l'ombelico e l'estremit dello sterno e con
l'altra mano stringe il polso della prima;
K Comprimendo il pugno nell'addome esercita
ripetutamente delle brusche spinte dal
basso verso l'alto.
Manovre di disostruzione nel soggetto privo di coscienza
Se la vittima in qualunque momento perde coscienza:
K Verifica se ci sono corpi estranei visibili nel cavo orale;
K Estendi il capo e solleva il mento, tenta di eseguire due insuflazioni, se
non sono efficaci tenta di insuflare fino a 5 volte;
K Se non riesci ad ottenere 2 insuflazioni efficaci, inizia ad eseguire le
compressioni toraciche (massaggio cardiaco);
K Ogni 15 compressioni, ricontrolla il cavo orale e tenta di effettuare alcune
insuflazioni;
K Cerca i segni di presenza di circolo solo quando riesci ad insuflare in
modo efficace.
La manovra di Heimlich nel soggetto non cosciente (vittima supina) non
raccomandata.
Le compressioni toraciche si ritengono altrettanto efficaci a dislocare il corpo
estraneo.

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Procedura Defibrillazione Precoce Laici


Azienda Ospedaliera Policlinico

Policlinico
di Modena
AZIENDA OSPEDALIERA

PS_
REV_
Pag 1/....

Modena Soccorso

C.O.118

Ambulanza
P.A

MSA 118

Note

Ricezione
chiamata

Attivazione

Verifica
chiamata

Attivazione

Paziente
Incosciente?

SI
Attivazione
MSA

Se il mezzo di soccorso P.A trova per


qualsiasi motivo un paziente incosciente dovr:
attivare la procedura comunicando il CODICE BLU alla C.O.
porre in essere lalgoritmo BLSD Laici

Nota 1:
- via radio
in alternativa
- 059.422.59.01/2/3/4
- 118

Nota 1

Comunicazione
codice BLU

Nota 2
Arrivo sul posto
presa in carico
paziente

Nota 2:
attivare algoritmo
BLSD Laici

NO
Nota 3
Conferma
quadro clinico

Gestione
evento

Nota 3:
consuete procedure
a seconda del problema

SI
Procedura DAE sanitari
Ricezione comunicazioni
informazione PS

Comunicazione C.O. 118/trasporto in PS

Note 1 La presenza delloperatore DAE dovr essere tempestivamente comunicata alla C.O. ad ogni inizio turno

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Basic Life Support

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Bibliografia
Aa. Vv. (2002) Manuale per l'esecutore Basic Life Support, Bologna, IRC
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.

118
Basic Life Support

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10
Capitolo

Rianimazione Pediatrica
A cura di Battista Guidi10

10

Medico

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Rianimazione Pediatrica

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10. Rianimazione Pediatrica


Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere valutare un bambino in condizioni critiche in base ai
segni e ai sintomi;
2) Prestare l'assistenza di primo soccorso al neonato o al bambino in
condizioni critiche.
Il comportamento e le valutazioni del soccorritore nel caso di neonati e bimbi piccoli
in condizioni critiche, sono sostanzialmente simili a quelle messe in atto nel caso
degli adulti. Naturalmente, in considerazione delle differenze di et e della struttura
fisica, alcune procedure e tecniche di rianimazione differiscono a seconda che il
paziente sia un lattante ( et meno di 1 anno, con un peso inferiore a 10 Kg ed una
lunghezza meno di 75 cm.), o bambino (et compresa tra 1 e 8 anni, con un peso
inferiore a 25 Kg ed unaltezza inferiore a 125 cm.). Dopo gli 8 anni si applicheranno
le procedure e le tecniche proprie delladulto ricordando, per, che anche le
dimensioni del soggetto possono costituire un fattore importante: per esempio su di
un paziente di 10 anni con una struttura corporea piccola potranno essere adottate
le procedure tipiche per il bambino.
In et pediatrica i parametri vitali normali sono un po diversi rispetto alladulto: per
esempio nei lattanti la frequenza respiratoria normale pu variare da 30 a 40 atti
respiratori al minuto e la frequenza cardiaca normale pu variare da 90 a 150 battiti
al minuto; nei bambini con meno di 8 anni di et la frequenza respiratoria normale
pu variare da da 20 a 34 atti respiratori al minuto e la frequenza cardiaca normale
pu variare da 65 a 120 battiti al minuto.
COSA SI FA QUANDO CI TROVIAMO DI FRONTE AD UN BAMBINO IN
CONDIZIONI APPARENTEMENTE CRITICHE?
1) Verificare la mancanza di risposta agli stimoli verbali (chiamare il bambino) e
dolorosi (pizzicare il bambino sulle spalle senza scuoterlo)
2) Se il paziente non risponde o non piange allora significa che NON E
COSCIENTE. Chiamare subito aiuto urlando senza allontanarsi dal paziente,
posizionare supino su un piano rigido il paziente e spogliarlo in modo da poter
osservare il torace
3) Guardare in bocca per vedere se vi sono corpi estranei e attuare le manovre per
rendere pervie le vie respiratorie. Queste manovre possono essere fatte solo nei
casi in cui non vi sono stati traumi a
livello della colonna cervicale. Bisogna
estendere la testa mettendo una mano
sulla fronte del bambino e due dita sulla
parte dura del mento che andr
sollevato. Nel caso specifico dei lattanti
sufficiente una estensione molto
leggera, in quanto una estensione
eccessiva potrebbe chiudere le vie respiratorie
4) Avvicinarsi con il proprio viso al viso del paziente guardando il torace (come si fa
nelladulto) e valutare per 10 secondi se respira oppure non respira
5) Se non respira fare 5 ventilazioni di soccorso o con la propria bocca oppure, se
disponibile, utilizzare il pallone Ambu con una maschera adeguata alla
grandezza del viso del paziente
6) Sono sufficienti piccole ventilazioni che devono erogare un quantitativo daria
sufficiente a far sollevare il torace del paziente senza esagerazioni. Delle 5
insufflazioni da fare, se almeno due insufflazioni non fanno sollevare il torace
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necessario riposizionare meglio la testa e riprovare a fare nuovamente 5


insufflazioni
7) Nel caso invece che le insufflazioni sono risultate efficaci (hanno fatto sollevare il
torace) accertare la presenza delle pulsazioni cardiache ricercando il polso
brachiale per il lattante e il polso carotideo per il bambino oltre lanno di vita.
Questa rilevazione deve essere fatta per 10 secondi
8) Se abbiamo rilevato 10 o pi pulsazioni in 10 secondi vuol dire che la situazione
cardiaca del paziente buona e quindi NON si fanno le compressioni toraciche
esterne, ma si continua a fare 1 insufflazione ogni 3 secondi per 20 volte (circa 1
minuto) e poi si valuta se il paziente ha ripreso a respirare da solo
9) Se invece non abbiamo rilevato almeno 10 pulsazioni in 10 secondi e il paziente
cianotico o molto pallido, non si muove, non tossisce e non deglutisce, allora
dobbiamo cominciare a fare le compressioni toraciche esterne:
- LATTANTE Nel lattante le compressioni vanno applicate utilizzando 2 dita
posizionate perpendicolarmente sulla linea mediana dello sterno, un dito sotto
una linea immaginaria tracciata tra i capezzoli del piccolo. E sufficiente porre
lindice al centro della linea immaginaria tracciata fra i capezzoli del paziente, in
questo modo il medio e lanulare si troveranno nellarea corretta. Lo sterno dovr
abbassarsi di circa 1-2 cm.
- BAMBINO Le compressioni vanno applicate utilizzando la base del palmo di
UNA SOLA MANO. La mano con tutto larto esteso e perpendicolare va
posizionata sul terzo inferiore dello sterno, distante dalla punta dello sterno di 2
dita. Il punto di compressione si ricerca utilizzando la stessa procedura adottata
per il paziente adulto. Lo sterno dovr abbassarsi di circa 2-3 cm.

10) Compressioni e respirazioni: frequenze e rapporti:


- LATTANTE Le compressioni dovranno essere effettuate 5 per volta con una
frequenza pari a 100 al minuto. Interporre una insufflazione lenta e moderata
ogni 5 compressioni per ottenere un rapporto 5:1.
- BAMBINO Le compressioni dovranno essere effettuate 5 per volta con una
frequenza pari a 100 al minuto. Interporre una insufflazione lenta e moderata
ogni 5 compressioni per ottenere un rapporto 5:1.
11) Dopo un minuto effettuare rilevazione del polso e in base alla ripresa o meno
della circolazione il comportamento sar diverso (vedi manuale PBLS).
P BLS = Pediatric Basic Life Support
Supporto di base delle funzioni vitali in
un paziente che:
Supporto di base delle funzioni vitali in
un paziente che:
K Ha perso conoscenza;
K Ha un'ostruzione delle vie aeree
o in arresto respiratorio;
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K Ha un arresto cardiaco.
Queste procedure sono riconosciute valide da organismi internazionali (American
Heart Association, European Resuscitation Council, World Federation of Societies of
Anaesthesiologist).
SCOPO: prevenire i danni anossici cerebrali (mancanza di O2, danni che divengono
irreversibili dopo 4-6' di assenza di circolo); la possibilit di prevenire il danno
anossico dipendono dalla rapidit e dall'efficacia delle procedure di soccorso ed in
particolare della corretta applicazione della "catena della sopravvivenza" (se
manca una delle fasi del soccorso, le possibilit di sopravvivenza sono ridottissime).

1.

2.
3.

Accesso precoce al sistema di emergenza 118; (se il soccorritore non solo


invia qualcuno a chiamare i soccorsi; se solo deve urlare per chiedere
aiuto e se non riceve risposta deve eseguire 1' di RCP prima di attivare un
soccorso avanzato).
Inizio precoce di RCP
Soccorso avanzato precoce (PALS)

L Lattante da 0 a 1 aa
L Bambino piccolo da 1 a 8 aa
L Bambino grande > 8 aa
BLS in condizioni particolari:

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a Accidenti cerebrovascolari (Stroke): clinicamente pu manifestarsi in modi


diversi: alterazione del sensorio, della parola, della motilit, della sensibilit,
convulsioni il mantenimento della perviet delle vie aeree (sollevamento del
mento, estensione della testa) deve essere assicurato nei casi in cui il
rilasciamento muscolare (lingua, faringe, faccia) e la riduzione della coscienza
provocano l'ostruzione.
a Trauma: nel mantenimento della perviet delle vie aeree si deve tenere conto
della possibilit di lesioni al rachide quindi: sollevamento del mento o della
mandibola senza estensione del capo (testa in posizione neutrale); controindicata
la posizione laterale di sicurezza.
a Folgorazione: l'esposizione a scariche elettriche pu provocare arresto cardiaco
immediato (fibrillazione ventricolare) o apnea (inibizione dei centri respiratori,
contrazione tetanica dei muscoli respiratori, paralisi muscolare prolungata); il BLS
indicato una volta che il soccorritore ha provveduto a salvaguardare la sua
sicurezza.
a Annegamento: provvedere alla propria incolumit, il massaggio cardiaco eseguito
sempre su un piano rigido; le manovre di Heimlich non servono ad estrarre liquido
dalle vie aeree e sono indicate solo se si sospetta un'ostruzione da materiale
solido; nel provvedere alla perviet delle vie aeree deve essere valutata la
possibilit di trauma cervicale.
Il BLS consiste in una serie di azioni alternate con fasi di valutazione:
A. Controllo delle vie aeree, immobilizzazione del rachide cervicale;
B. Controllo della ventilazione;
C. Valutazione del circolo.
Ogni punto preceduto da una fase di valutazione:

Valutazione dello stato di coscienza e perviet delle vie respiratorie A

Valutazione dell'attivit respiratoria B

Valutazione dell'attivit cardiocircolatoria C


Valutazione del rischio ambientale: solo in caso di pericolo giusto spostare il
paziente (cautela nel trauma) prima di iniziare ogni tipo di intervento.
Valutazione stato di coscienza
K
K
K
K

Chiamare ad alta voce;


Scuotere il paziente delicatamente;
Chiamare il sistema di emergenza;
Posizionare la vittima su un piano rigido o a terra, allineando il capo, il tronco
e gli arti. Attenzione al traumatizzato.
A. apertura delle vie aeree
Ogni azione patologica che induce perdita della coscienza, determina ipotonia
muscolare, la lingua ostruisce le vie respiratorie alte (ipofaringe); per ottenere la
perviet delle vie aeree occorre:
K Sollevare con due dita il mento;
K Sublussare la mandibola nel caso di trauma (fig. 1);
K Spingere all'indietro la testa poggiando l'altra mano sulla fronte;

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K Nel lattante eseguire un'estensione moderata del capo, lo scarso supporto

cartilagineo della trachea pu indurre un collasso della stessa;


K Verificare nella cavit buccale se presenti: oggetti, residui alimentari se si

eseguire lo svuotamento digitale (dito ad uncino);


Cannula oro-faringea di Mayo: attenzione se sono presenti i riflessi faringo-laringei,
molto probabile che lo stimolo meccanico della cannula induca vomito aggravando il
rischio di ostruzione delle vie respiratorie (inalazione di materiale gastrico a livello
polmonare): evitare il suo utilizzo se presente anche il minimo riflesso. Valutare le
dimensioni della cannula prendendo la distanza tra il lobo dell'orecchio e l'angolo
della bocca. La cannula si inserisce con la parte concava verso il palato ruotando di
180 in modo da collocare la parte concava a contatto della base della lingua (fig 3 e
4).

B. Valutazione della presenza di attivit respiratoria


K Mentenere il mento sollevato ed il capo esteso;
K Avvicinare la guancia alla bocca e al naso del paziente;
K Guardare sollevamento del torace, ascoltare e sentire il passaggio di aria,

(GAS) valuta per 10 secondi;


K Se presente attivit respiratoria e il paziente non cosciente possibile

utilizzare la posizione laterale di sicurezza (da non eseguire nel


politraumatizzato) che consente di mantenere l'estensione del capo, la
perviet delle vie aeree, prevenire l'inalazione e mantenere la stabilit del
corpo.
K Qualora si ASSENTE l'attivit respiratoria iniziare la respirazione artificiale:
eseguire 5 ventilazioni lente per la durata di circa 1 secondo; verificare
l'efficacia della ventilazione (sollevamento del torace). In caso di insuccesso
riposizionare il capo e ripetere 5 insuflazioni e se non si ottengono 2
ventilazioni efficaci si passa alla sequenza del corpo estraneo.
opportuna utilizzare mezzi aggiuntivi di ventilazione evitando il contatto diretto con
il paziente.

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1) Tecnica Bocca-Bocca: (nel bambino) si ci posiziona lateralmente rispetto al


paziente, si mantiene il capo esteso, una mano va sulla fronte e pollice e indice
chiudono il naso, con due dita dell'altra mano si solleva il mento.
K Appoggiare la bocca su quella del paziente;
K Soffiare lentamente 2 volte nelle seree, osservare se il torace si espande;
K Insufficiente estensione della testa ed insuflazioni troppo brusche possono
provocare introduzione di aria nello stomaco e vomito.
2)Tecnica Bocca-Bocca/Naso: (nel lattante) applicare la propria bocca sulla bocca
e naso del lattante.

3) Ventilazione Bocca- Maschera Tascabile:


K Posizionarsi lateralmente al paziente;
K Appoggiare la maschera sul viso della vittima facendolo ben aderire con

pollice e indice;
K Sollevare la mandibola ed estendere la testa;
K Insuflare nel boccaglio della maschera.

4) Ventilazione Pallone-Maschera
K Una valvola unidirezionale consente all'aria espirata di non rientrare nel
K
K
K
K

pallone e non reinspirarla (10-12 L/min);


Posizionati posteriormente al paziente;
Appoggiare la maschera, sollevare la mandibola ed estendere la testa;
Comprimere il pallone con la mano destra;
Insuflazioni rapide eseguite senza adeguata estensione della testa possono
distendere lo stomaco ed indurre il vomito.

Valutazione presenza attivit cardio-circolatoria


Dopo avere eseguito 5 insuflazioni, necessario valutare la presenza di un polso
arterioso (brachiale o femorale nel lattante, carotideo nel bambino):
L Estendere la testa con una mano;
L Indice e medio dell'altra mano individuano il pomo d'Adamo
(cartilagine carotidea)
L Si fanno scivolare le dita verso di se fino ad incontrare un
incavo nella parte laterale del collo (2 capi articolari del
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muscolo sternoicteidomastoideo);Sentire per 10 secondi con i


polpastrelli se si apprezzano pulsazioni, non comprimere
eccessivamente per il rischio di schiacciare l'arteria;

Se assente il polso, assente un'attivit cardiaca efficace


e quindi si ricorre alle compressioni toraciche o MCE
Se il polso presente sostenere solo il respiro con 20
Insuflazioni al minuto (1 ogni 3")

Nel Lattante la ricerca del punto di repere si effettua con la seguente modalit:
con un dito si individua la linea intermamillare, si poggiano le due dita
sottostanti sullo sterno nella posizione per il massaggio, si solleva il dito con il
quale si individuata la linea intermamillare, si comprime mantenendo le dita
perpendicolari allo sterno.
Nel Bambino: l'indice e il medio scorrono lungo il margine inferiore
della cassa toracica ed individua il punto di incontro dell'ultima costa con lo
sterno.
Appoggiare le due dita al di sopra di questo punto sulla parte ossea
dello sterno;
Poggiare il calcagno della mano sollevando le dita sul punto di repere,
posizionarsi con le spalle perpendicolari allo sterno della vittima, con il braccio
rigido eseguire 5 compressioni ed eseguire una insuflazione, mantenere una
frequenza di 100 compressioni per minuto, compressioni/ventilazioni 5:1;
Alterna 15 compressioni a due insuflazioni se da solo;
Alterna 5 compressioni ed una insuflazione se in coppia;
Rivalutazione: dopo ogni minuto di RCP ovvero ogni tre minuti finch
il polso assente e bisogna continuare l'associazione MCE-insuflazioni;
Cambio: quando uno dei soccorritori stanco, chiede il cambio
dicendo "al prossimo ciclo cambio"; esegue 5 compressioni, il Leader ventila, i
due si spostano senza incrociarsi; il nuovo Leader esegue valutazione del
polso e se assente ventila una volta e si ricominciano le compressioni.

Se ricompare il polso, ripercorrere la sequenza al contrario:


1) si rivaluta il GAS; se non respira si sostiene il respiro con una frequenza di 20
ventilazioni/min.
2) se ricompare l'attivit respiratoria si continua a mantenere pervie le vie aeree
sollevando il mento ed estendendo il capo se indicato; valutazione dello stato
di coscienza, utilizzare la posizione laterale di sicurezza.
Ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo:
Ostruzione completa o parziale
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Quando sospettare un'ostruzione da corpo estraneo?


Quando il paziente ha manifestato improvvisa dispnea accompagnata da sforzi
respiratori inefficaci seguita da cianosi o perdita di coscienza ovvero l'insuflazione
risulta inefficace (il torace non si espande con estensione della testa ed il
sollevamento del mento).
K Se l'ostruzione incompleta l'attivit respiratoria sufficiente a mantenere

un'ossigenazione cerebrale senza determinare perdita di coscienza. In


questo caso il paziente viene incoraggiato a tossire e a respirare
spontaneamente con O2; astenersi dall'eseguire delle manovre di
disostruzione.
K Se l'ostruzione completa il paziente non respira, non parla, non tossisce,
si porta le mani alla gola, cianosi ingravescente. Cosa fare?
Lattante:
1) Pacche
interscapolari:
posizionare
il
paziente sull'avambraccio in modo da creare
un piano rigido; la testa del paziente va tenuta
in leggera estensione e pi in basso rispetto al
tronco. Appoggiare l'avambraccio sulla coscia
e applicare 5 colpi vigorosi in sede
interscapolare.
2) Compressioni toraciche: posizionare il paziente
sull'avambraccio in modo da creare un piano
rigido; la testa del paziente va tenuta in leggera
estensione e pi in basso rispetto al tronco.
Appoggiare l'avambraccio sulla coscia, eseguire 5
compressioni toraciche con la stessa tecnica
usata per il MCE.
Continuare fino a quando non si risolto il problema o fino a quando il paziente non
diventa incosciente nel qual caso si posizione su un piano rigido, fase A del BLS, se
non respira eseguire 5 ventilazioni seguite da 5 pacche dorsali pi 5 pacche
toraciche.
Bambino:
1) Si attua la manovra di Heimlich se
cosciente: col paziente seduto o in
piedi il soccorritore si posiziona
alle sue spalle;
2) Pone le braccia attorno alla vita
del paziente;
3) Pone una mano stretta a pugno tra
l'ombelico e l'estremit dello
sterno, comporre una C all'interno
della quale porre il pungo dell'altra
mano con il pollice all'interno.
Staccare la mano che ha
composto la C ed afferrare il
pugno;
eseguire
delle
compressioni vigorose in direzione
anteroposteriore e caudo-craniale.
Bambino Incosciente:
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Rianimazione Pediatrica

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1) Compressioni subdiaframmatiche: il paziente a terra su un piano rigido, il


soccorritore si posiziona in ginocchio a cavalcioni delle cosce della vittima,
con il pollice e l'indice di una mano comporre una C che colleghi l'apeofisi
xifoide all'ombelico, all'interno della C porre l'eminenza dell'altra mano,
staccare la mano che composto la C e porla al di sopra della prima; eseguire
compressioni dirette in senso caudo-craniale.
2) Compressioni toraciche esterne: il paziente a terra su un piano rigido, si
eseguono 5 compressioni toraciche con la stessa tecnica utilizzata per MCE
(1 ogni 3 secondi).
Bibliografia
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Aa. Vv. (2002) Manuale per l'esecutore Pediatric Basic Life Support, Bologna, IRC
Franci A. (2002) P-BLS: il supporto vitale di base Pediatrico, Firenze, Anpas
Toscana.

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Rianimazione Pediatrica

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Capitolo

Urgenza nella donna gravida


A cura di Stefano Stipa11

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Medico

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Urgenza nella donna gravida

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11. Urgenza nella donna gravida


Obiettivi Formativi:
1) Assistenza al parto;
2) Primo Soccorso alla donna gravida e al neonato.

La gravidanza quella condizione biologica della donna che dura dal giorno del
concepimento al parto, circa cio nove mesi.
Il bambino in fase di sviluppo viene definito FETO.
I nove mesi di gravidanza vengono suddivisi in tre trimestri.
Durante il primo trimestre, il feto si forma. Poich il feto rimane abbastanza piccolo,
durante questo periodo lo sviluppo uterino ridotto.
Dopo il terzo mese lutero cresce rapidamente raggiungendo lombelico entro il
quinto mese e lepigastrio (addome superiore) al settimo. Altre variazioni che
interessano il corpo della donna in questo periodo comprendono un aumento del
volume ematico, nonch un aumento della gittata e della frequenza cardiaca. Di
solito la pressione arteriosa risulta leggermente ridotta e si verifica un rallentamento
della digestione. Un altro cambiamento degno di nota un aumento notevole della
vascolarizzazione (sangue e vasi sanguigni) dellutero e delle strutture a esso
correlate.
A volte si possono verificare interruzioni di gravidanza nei primi tre mesi, si parla
allora di ABORTO SPONTANEO. Laborto spontaneo pu essere causato da
numerosi fattori tra i quali malformazioni dellutero, fibromi, rosolia ecc.
Le donne che hanno in corso un aborto spontaneo presentano generalmente:
-

Dolori addominali con crampi, non dissimili da quelli associati alla prima fase del
travaglio.
Emorragia moderata o grave.
Talvolta emissione di frammenti di tessuto e di sangue dalla vagina.

Esistono casi in cui laborto pu avvenire anche durante il secondo trimestre di


gravidanza, oggi tuttavia le possibilit di rianimazione di tali neonati sono
notevolmente migliorate consentendone la sopravvivenza gi a 24/25 settimane.
PARTO PREMATURO
Per definizione un neonato viene detto prematuro quando viene partorito prima della
38 settimana di gestazione ossia che non ha ancora raggiunto la completa
maturazione anatomica e funzionale degli apparati, con un peso corporeo inferiore ai
2500 gr.
GRAVIDANZA EXTRA-UTERINA
Gravidanza in cui lembrione si impianta al di fuori della normale sede uterina. Nella
maggior parte dei casi, limpianto avviene a livello delle tube. Sono presenti i segni
caratteristici della gravidanza accompagnati da forti dolori addominali, contrattura
della parete addominale, grave emorragia che pu portare a shock. La terapia
chirurgica con resezione parziale o totale della tuba interessata.
TRAVAGLIO
Il travaglio comprende lintero processo del parto. E suddiviso in tre periodi:
Primo periodo- Prodromico: inizia con le contrazioni sempre pi vicine e regolari.
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Urgenza nella donna gravida

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Secondo periodo- Dilatante: c una progressiva dilatazione del collo dellutero e


il neonato entra nel canale del parto restandovi fino alla nascita.
Terzo periodo/ Espulsivo: comincia con la nascita del bambino e termina con il
Secondamento (consiste nellespulsione della placenta con la parte del cordone
ombelicale ad essa collegato, la membrana del sacco amniotico e parte dei
tessuti di rivestimento dellutero. Nella maggior parte dei casi la placenta viene
espulsa nellarco di una ventina di minuti.

SINTOMI
Quando il feto comincia a muoversi e la cervice si dilata, generalmente si verifica la
rottura del sacco amniotico con la conseguente emissione di liquidi acquosi misti a
sangue. Le contrazioni dellutero sono poi la causa delle normali DOGLIE. La
maggior parte delle donne accusa linizio delle doglie sotto forma di un dolore in
corrispondenza della parte inferiore della schiena. Man mano che il travaglio
progredisce, il dolore diventa pi evidente nelladdome inferire crescendo dintensit.
I dolori si presentano a intervalli regolari di 2-3 minuti e durano dai 30 secondi al
minuto. Quando i muscoli si rilassano, i dolori diminuiscono.
COME INTERVENIRE SULLA MADRE
- Riscaldare il pi possibile lambulanza se si molto distanti dallospedale
- Assistere psicologicamente la donna, assicurarsi che sia in una posizione
comoda
- Assecondare lespulsione del neonato sorreggendogli la testa. NON CERCARE
DI ACCELLERARE LEVENTO TIRANDOLO. Quando visibile lintero capo,
continuare a sostenere la testa con una mano e con laltra ripulite la bocca e il
naso.
- Massaggiare il basso ventre della donna dopo lespulsione per facilitare
lemostasi.
- Portare la donna immediatamente allospedale.
COME INTERVENIRE SUL NEONATO
- Rendere pervie le vie aeree (naso e bocca) utilizzando dei tamponi di garza
sterile o un aspiratore, liberandole da muco e sangue.
- Tenerlo con la testa leggermente pi in basso del corpo, in modo da consentirgli
di espellere altro eventuale muco dalla gola, aspirando nuovamente.
- Controllare che il bambino stia respirando. Generalmente una volta aperte le vie
aeree, il bambino respira da solo.
- Mantenete il neonato al caldo prima di iniziare a pinzare e tagliare il cordone.
- Legare il cordone ombelicale utilizzando due pinze sterili (o dello spago
sterilizzato). Applicare una pinza d una distanza di 20/25 cm. bambino.
Posizionate la seconda pinza ad una distanza di 7/8 cm. pi vicina al bambino.
- Tagliate il cordone tra le due pinze utilizzando forbici chirurgiche sterili. Non
togliere mai le pinze dal cordone una volta che il cordone stato reciso. (N.B: la
sezione del cordone ombelicale un atto estremamente delicato, da eseguirsi
con accuratezza. Il soccorritore deve pertanto limitarsi alla legatura del funicolo,
lasciando tale manovra al personale specializzato cui affider il neonato. Fanno
ovviamente eccezione gli stati di comprovata necessit, come la norma di legge.
Avvolgere il neonato in veli di alluminio per tenerlo il pi caldo possibile.

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Urgenza nella donna gravida

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Urgenze nel Neonato e nel Bambino


Per definizione la medicina inserisce nella categoria pediatrica tutti i soggetti fino ai
12/13 anni.
E possibile tuttavia fare un'ulteriore classificazione:
-

Neonato: dalla nascita ad un mese


Lattante: tra il uno mese e il uno anno
Pediatrico: dal 1 anno a 12/13 anni

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Urgenza nella donna gravida

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PRINCIPALI URGENZE PEDIATRICHE


1)CONVULSIONI: Contrazioni brusche e involontarie pi o meno rapide,
accompagnate, a volte, da perdita di coscienza. Da un punto di vista qualitativo si
differenziano in:
-

C.toniche: quando la contrazione prolungata nel tempo con irrigidimento della


muscolatura
C.cloniche: si ha invece un succedersi rapido di contrazioni e rilasciamenti
muscolari.

Molto frequenti nei bambini sono le convulsioni febbrili generalizzate (che


interessano tutto il corpo), che si verificano nel corso di un accesso febbrile, durante
la fase di aumento rapido della temperatura. Nei casi pi gravi le convulsioni
possono essere accompagnate da arresto del respiro e cianosi (colorazione bluastra
della cute e delle mucose dovuta ad una scarsa ossigenazione del sangue capillare).
A volte le convulsioni possono essere definite anche traumatiche a seguito di un
trauma cranico.
2) EPILESSIA: forse la condizione pi nota in grado di causare crisi convulsive con
caratteristiche varie (sensitive, psichiche, motorie neurovegetative). E una sindrome
caratterizzata da alterazioni dellattivit bioelettrica del cervello. Queste crisi non
costituiscono una malattia in s, bens un segno di un difetto, di una lesione o di una
patologia sottostante. Le cause pi comuni possono essere traumi cerebrali, difetti
cerebrali congeniti, cisti, cicatrici ecc.
3) INGESTIONE DI CORPI ESTRANEI: Questi possono comprendere pezzi di cibo,
giocattolini, vomito e liquidi che si accumulano in gola ecc. Tali fattori possono
causare unostruzione parziale o completa delle alte vie respiratorie.
SEGNI
Rumori respiratori insoliti, eccessi di tosse incontrollata e continua, cambiamento del
colore della cute che pu variare dal rosso paonazzo al bluastro come segno di
cianosi. A volte, nel caso di un paziente cosciente, potrebbe essere utile indurlo a
continuare a tossire nella speranza che tale azione sblocchi ed espella il corpo
estraneo. Nel caso di perdita di coscienza NON CERCARE DI EFFETTUARE UNA
RIMOZIONE CON LE DITA SE NON SI VEDE IL CORPO ESTRANEO.
4) AVVELENAMENTO: I bambini sono spesso vittime di avvelenamento accidentale,
derivante frequentemente dallingestione di prodotti per ligiene casalinga o di
farmaci, ma anche per linalazione di vapori tossici o irritanti ovvero per contatto
cutaneo. Le sostanze tossiche possono provocare nel bambino cosciente difficolt
respiratorie con tosse secca e insistente o una forma di dispnea accentuata (fame
daria) fino allarresto respiratorio. Inoltre possono determinare linsorgenza di
condizioni pericolose per la sopravvivenza a carico del sistema circolatorio e del
sistema nervoso. Le vie respiratorie e il tratto gastrointestinale possono essere
ustionati da sostanze corrosive ingerite.
Il bambino si pu presentare anche gi in stato di coma (il paziente non risponde e
non reagisce agli stimoli per perdita della coscienza, della motilit spontanea e della
sensibilit).
Esistono diversi tipi di coma:
-1 grado/ LIEVE- il soggetto sonnolento, non presenta alterazioni delle funzioni
vegetative, alla stimolazione verbale o dolorosa risponde in modo coordinato.
-2 grado/ INTERMEDIO - il soggetto non risponde pi se non agli stimoli dolorosi
intensi con movimenti automatici di difesa, i riflessi sono assenti-3 grado/
PROFONDO O IRREVERSIBILE- i riflessi sono del tutto scomparsi, completa
mancanza di risposte non c possibilit di ritorno.
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Urgenza nella donna gravida

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Bibliografia:
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.
Franci A. (2002) P-BLS: il supporto vitale di base Pediatrico, Firenze, Anpas
Toscana.

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Urgenza nella donna gravida

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Capitolo

Psicopatologia

A cura di Maria Pia Bagnato 12 e Andrea Ruozzi 13

Dal film: COPYCAT - OMICIDI IN SERIE (1996)

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Psicologa psicoterapeuta

13

Psicologo

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Psicopatologia

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12. Psicopatologia
Obiettivi Formativi:
1) Essere in grado di percepire e condividere la sofferenza psichica;
2) Riconoscere come reale/vero il disagio psichico-psichiatrico;
3) Essere in grado di comprendere meglio la persona con disagio
psichico-psichiatrico.

Gli obiettivi di questo incontro sono un po ambiziosi.


Abbiamo ritenuto per importante tracciare una panoramica sulle principali
psicopatologie per dare ai volontari che prestano servizio in emergenza, anche una
breve informazione sulla patologia psichica che pu essere oggetto di una
emergenza ma che spesso secondaria ad altre patologie che sono state
ampiamente illustrate dai colleghi durante questo percorso formativo per Volontario
Soccorritore ANPAS.
Come sempre, oltre a fare formazione per il servizio, le nostre Associazioni ci hanno
dato lopportunit di conoscere anche per una formazione personale, nozioni di primo
soccorso e indicazioni utili per azioni di prevenzione primaria. Questo capitolo vuole
rispondere a queste due esigenze, la prima per il servizio, la seconda per la vita
personale e privata dei volontari.
Divideremo il capitolo in due parti: la prima ha lo scopo di fare chiarezza sulle
professionalit che operano in questo settore per poter rispondere alla domanda che
frequentemente viene posta quando un famigliare o un amico soffre di un
disturbo/disagio psichico. Nella seconda parte cercheremo di descrivere molto
sinteticamente i sintomi di alcune psicopatologie.
12.1 - Sto male. Che fare?
Davanti ad una sintomatologia che interessa problematiche psicologiche (disturbi
dell'umore, dell'ansia sindromi non confortate da valori diagnostici clinici evidenti
quanto una emorragia, una frattura ossea o semplicemente la varicella), spesso la
persona che ne soffre, e con lei la famiglia, si trova in forte difficolt a capire cosa
meglio fare per poter risolvere al pi presto questo malessere. Al pi presto, perch
anche se il quadro clinico non ha il conforto di valori che possono indicare una pi
chiara patologia clinica di tipo organico, la sofferenza grande, ed quindi
comprensibile che si voglia al pi presto trovare un rimedio a questo problema
che spesso stravolge la nostra vita!
Sono sempre pi convinta che per i "non addetti ai lavori" capire come muoversi
nella "giungla" che si apre davanti a noi quando noi stessi o un nostro caro soffre di
un disagio psichico, non cosa semplice. Anzi a volte difficile anche per chi lavora
in questo settore, si vorrebbe infatti inviare a colleghi specializzati pazienti che non
rientrano nelle nostre specializzazioni, ma non sempre il nominativo proprio sotto i
nostri occhi. Quindi tranquilli, non davvero cosa semplice individuare per ogni
paziente lo specialista pi indicato.
Una cosa la eviterei: aprire le pagine gialle e cercare l il nominativo, magari con un
criterio di scelta legato all'impatto visivo mentre scrivo penso ai primi manuali che
abbiamo preparato per il primo soccorso e ricordo che la cosa pi utile ed immediata
era "Cosa fare e cosa NON fare". Proprio cos: cerchereste il dentista allo stesso
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modo? Penso anche a un mio paziente che prima di venire da me, ha scelto un
nome dalle pagine gialle. In questa sede non facciamo critiche di merito - ma
chiaro che se ha cambiato non si era trovato bene n aveva risolto il suo problema quello che per va detto che sotto un nome ambiguo, riferito allo studio, si celava
una non professionalit non iscritta all'albo Mi vengono in mente altre cose ma
queste sono altre storie
Torniamo al nostro problema. Consiglio innanzi tutto di rivolgersi al medico di base.
Se il medico attento anche a queste problematiche - intendo dire alle
psicopatologie - pu fare una prima valutazione e intervenire direttamente se la
sintomatologia non cos grave o cronica da richiedere l'intervento di uno
specialista. Il medico di famiglia infatti conosce il suo paziente nella complessit del
quadro clinico, e pu dare un primo supporto o prescrivere farmaci.
Se il problema non si risolve nel breve termine con l'intervento del medico di famiglia,
opportuno chiedere a lui/lei l'indicazione per una visita specialistica. Questo, potete
commentare, quello che succede per molti problemi sanitari, il medico infatti
spesso invia il paziente dallo specialista. A questo punto si apre il dibattito in merito
allo specialista: psicologo, psichiatra o psicoterapeuta? Non intendo risolvere qui
e in poche righe la risposta a questa domanda, ma solo dare qualche riferimento e
informazione per rispondere in parte alla domanda.
Quindi, cosa non fare l'abbiamo detto prima, ma rivediamolo assieme: NON affidarsi
a un nome senza conoscerne la specializzazione, e nemmeno affrontare disagi di
questa natura affidandosi a discipline che tanto possono giovare solo se non siamo
in un quadro diagnostico che rientra nelle psicopatologie. Per esempio: pu essere
utile un massaggio rilassante o qualche altra tecnica (solitamente svolta nei centri di
benessere o presso centri estetici) ma solo se non vi sono sofferenze psicologiche.
Anche questo lo dico perch negli ultimi anni sorgono "come funghi" tecniche che
non hanno nulla a che fare con la psicoterapia e che hanno una efficacia - nel breve
termine - solo su coloro che di base stanno bene. Non possono invece essere
risolutive di malesseri che hanno una base psicologica, a volte anche organica, per
la quale necessario un intervento terapeutico professionale a volte integrato fra
farmaci e terapie. Chiarito questo, la "giungla" si restringe.
Un'altra indicazione che mi sembra molto utile quella di tenere sempre presente
che questi specialisti (che ripeto, sono - a parer mio - solo tre figure professionali:
psichiatra - psicologo - psicoterapeuta) sono iscritti a un albo. Quindi prima di
intraprendere qualsiasi percorso vi suggerisco di verificare questa iscrizione,
telefonando ai rispettivi albi (cfr. linx nella sitografia a fine capitolo). Oppure
chiedendolo direttamente a loro.
In estrema sintesi facciamo un po' il punto per capire che differenza c' fra queste tre
professionalit:

Lo psicologo. abilitato all'esercizio della professione - quindi iscritto


all'albo se: laureato in psicologia, se ha svolto un anno di tirocinio di circa
20 ore settimanali post laurea e se ha superato l'esame di stato.
Lo psichiatra. abilitato all'esercizio della professione se laureato in
medicina e specializzato in psichiatria.
Lo psicoterapeuta: uno psicologo o un medico, specializzato in
psicoterapia, ha quindi frequentato una scuola di 700 ore all'anno per 4 anni
con esame finale. Le scuole riconosciute dal MURST (Ministero dell'Istruzione
dell'Universit e della Ricerca) sono caratterizzate dai diversi orientamenti di
terapia
(terapia
cognitivo-comportamentale,
sistemica,
dinamica,
interpersonale) ma qui ci inoltriamo in un altro difficile percorso, direi che
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pu essere sufficiente specificare che vi sono diversi orientamenti, e che negli


ultimi anni anche in Italia, si cerca di orientare i pazienti ai diversi specialisti a
seconda delle terapie che vengono effettuate. E', infatti, sempre pi un dato
di ricerca che alcune terapie hanno una maggiore e specifica efficacia
su certi disturbi piuttosto che altre psicoterapie su altri disturbi. Di
questo le ricerche americane hanno gi dato dei riscontri molto precisi,
sui quali appunto si cercato negli ultimi anni di trarre spunto per
opportune evidenze anche sul nostro territorio.
Per una maggiore conoscenza di queste figure professionali vi rimando alla seguente
tabella.

Esperienze di
studio e
formazione

Capacit di
riconoscere e
trattare
problemi
psicologici

Preparazione
teorica
approfondita
in psicologia

Abilitazione
allesercizio
della
Psicoterapia

Possibilit di
prescrivere
psicofarmaci
e analisi
mediche

Capacit di
riconoscere e
curare malattie
con cause
organiche

Psicologo clinico

Laurea in
Psicologia
Tirocinio post
lauream

S, per quanto
riguarda il
riconoscere, ma
pu trattare i
disturbi mentali
solo con alcuni
strumenti
psicologici

No

No

No

Psicoterapeuta

Laurea in
S; minore nel
Psicologia o in
caso dei non
Medicina e
psicologi
Chirurgia e
Scuola di
specializzazione
privata o
universitaria
riconosciuta
dallo Stato

Solo se
laureato in
psicologia

Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia

Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia

Medico Psichiatra

Laurea in
S. Il trattamento
Medicina e
perlopi
Chirurgia
farmacologico.
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
quadriennale in
Psichiatria

No

Medico Neurologo

Laurea in
Limitata
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
quadriennale in
Neurologia

No

No

Medico
Neuropsichiatra
Infantile

Laurea in
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di

No
Limitata e
circoscritta alle
problematiche
dell'infanzia e
dell'adolescenza.
Il trattamento

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specializzazione perlopi
quinquennale in farmacologico
Neuropsichiatria
infantile
Medico generico

Laurea in
Limitata
Medicina e
Chirurgia
Tirocinio post
lauream Scuola
di
specializzazione
biennale in
Medicina di
Base

Psicoanalista
(Societ
Psicoanalitica
Italiana)

Laurea in
S, ma minore nel Solo se
Psicologia o in
caso dei non
laureato in
Medicina e
psicologi
psicologia
Chirurgia e
Scuola di
specializzazione
privata
attualmente non
riconosciuta
dallo Stato

Mago, grafologo,
Formazione non No
sensitivo,
riconosciuta
cartomante, eccetera dallo Stato

No

No

No

Attualmente
no

Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia.

Solo se
laureato in
medicina e
chirurgia.

No

No

No

tratto da http://www.psicologonline.it/risorse/1b2.asp e Come cercare aiuto psicologico (e perch). Orientarsi nelle


possibilit professionali e informali per accrescere il benessere, Gabriele Lo Iacono, Centro Studi Erickson 2001

Questa tabella riassume i percorsi di studio delle specializzazioni, in sintesi lo


psicologo clinico ha una preparazione specifica in psicologia e psicopatologia
proveniente dai cinque anni di studio presso lUniversit (laurea di 5 anni), dal
tirocinio post laurea e a questo - non sempre - si aggiunge la specializzazione in
psicoterapia. Il medico difficilmente ha nel suo curriculum di studi esami di psicologia,
ma pu quindi avere la specializzazione in psicoterapia (le scuole di psicoterapia
sono infatti rivolte a psicologi e medici). Lo psichiatra un medico con la
specializzazione in psichiatria che come si pu notare dalla tabella ha un
orientamento sulle malattie psichiatriche, e pi spesso orientato alle terapie
farmacologiche.
Un ultima nota: lo psichiatra di fatto automaticamente autorizzato all'esercizio della
psicoterapia anche se non ha frequentato la scuola di specializzazione quadriennale.
Nell'albo degli psicologi vi sono anche - se iscritti prima del 1989 - laureati in altre
discipline, grazie alla sanatoria che avvenuta in quell'anno.
Le scuole di psicoterapia sono di quattro anni e di 700 ore allanno solo da qualche
anno.
Queste ultime precisazioni vi avranno nuovamente fatto salire il livello dell'ansia.
Niente panico. Credo che la cosa migliore sia sempre tenere presente un consiglio
per ogni vostro dubbio: chiedete al vostro medico di famiglia, o allo specialista - se
siete gi arrivati ad una scelta - il suo percorso di formazione, tenendo presente ci
che desiderate ottenere da lui/lei. Fatevi aiutare a "tradurre" eventuali dubbi
direttamente da lui/lei o dal medico di famiglia se vi sta suggerendo un nominativo.
Del resto questa persona avr cura di voi e a lui/lei confiderete cose talmente
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personali per le quali estremamente opportuno e doveroso che voi sappiate a chi le
state confidando... n'est-ce pas?
Un ultima precisazione: vi ho consigliato di verificare attentamente la scelta dello
specialista, ma opportuno anche che teniate in considerazione che potete rivolgervi
sia al privato (quindi specialisti che ricevono presso gli studi privati) considerando le
tariffe e le informazioni pubblicate anche in rete allindirizzo dellOrdine degli
Psicologi: http://www.ordpsicologier.it/unframe9.HTM, oppure presso le strutture
pubbliche che applicano il tkt sanitario.
Mi sembra anche questa una precisazione importante. Per il territorio modenese, vi
segnalo la pagina http://www.ausl.mo.it/dipartimenti/02a.html I servizi di consulenza
psicologica e psicoterapia dell'AUSL sono presso i due consultori. Per avere un
appuntamento sufficiente telefonare in segreteria e pagare il tkt sanitario. I servizi
delle Aziende Sanitarie sono diversi, vi rimando quindi alle loro pagine on line o ai
centralini dei Distretti o degli Ospedali.
12.2 Alcuni fra i maggiori disturbi pi frequenti
Disturbi dAnsia
Cosa significa soffrire d'ansia? E cos' questa emozione cos terribile che
accompagna e pervade il nostro corpo di sintomi cos insopportabili e spesso
invalidanti?
Innanzitutto va detto che l'ansia una buona compagna di vita se tenuta a buoni
livelli.
E' una buona compagna perch in alcuni
momenti ci ha dato la possibilit di ottime
performance che altrimenti non sarebbero
state possibili. Prendiamo ad es. gli atleti prima
delle gare, gli studenti prima delle prove
d'esame, chiunque di noi davanti a qualsiasi
prova. Appare evidente che una "buona" dose
di ansia ha sempre alzato i livelli di
performance. altrettanto chiaro invece che
alti livelli di ansia immobilizzano e rendono
impossibile qualunque prova. Premesso ci,
stiamo quindi parlando di quantit, e aggiungo
anche di interpretazione di un evento pi
terribile di quanto non sia. Ma tutto ci non
chiaramente sufficiente per smettere di stare
male!
Faremo frequentemente riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi
Mentali (DSM IV)14 trattando alcuni dei disturbi pi frequenti.
Il Disturbo d'Ansia Generalizzato caratterizzato da almeno 6 mesi di ansia e
preoccupazione persistenti ed eccessive. Vedremo che in realt molti sintomi sono
caratteristici della vita di ognuno di noi. La differenza fra normalit e patologia
spesso determinata dal funzionamento della persona, quindi normale avere un po
di ansia per un esame, come gi detto: funzionale. Diventa patologia dal momento

14

Masson editore Milano - 1996

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in cui il sintomo talmente invalidante da determinare la decisione di non andare


allesame e quindi di bloccare il percorso universitario.
Che fare quindi nel momento in cui ci sentiamo pervasi da sintomi cos intrusivi e
spesso invalidanti per la nostra vita?
Mai come in questo caso vale la pena di intervenire subito all'insorgere del disturbo.
Prendiamo per esempio l'attacco di panico che normalmente il pi destabilizzante
per la caratteristica che lo contraddistingue: l'improvvisa apparsa dei sintomi molto
pervasivi e importanti, apparentemente senza giusta causa" cio in situazioni
assolutamente non legate a prestazioni o a situazioni di paura. Tipicamente lesordio
dellattacco di panico avviene in macchina, in autobus, in metropolitana, in discoteca,
al cinema.
Disturbo di Panico
Cosa succede durante un attacco di panico?
Il DSM [Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali] descrive i seguenti
sintomi:
1) palpitazioni, cardiopalmo, o tachicardia
2) sudorazione
3) tremori fini o a grandi scosse
4) dispnea o sensazione di soffocamento
5) sensazione di asfissia
6) dolore o fastidio al petto
7) nausea o disturbi addominali
8) sensazioni di sbandamento, di instabilit, di testa leggera o di svenimento
9) derealizzazione (sensazione di irrealt) o depersonalizzazione (essere distaccati
da s stessi)
10) paura di perdere il controllo o di impazzire
11) paura di morire
12) parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
13) brividi o vampate di calore.
Evidentemente il quadro pi sopra descritto comporta una grave sofferenza psichica.
Teniamo presente che i sintomi non sono simulati - come qualcuno pensa,
trattandosi di una psicopatologia - la tachicardia reale, i tremori, la dispnea
sono reali sensazioni / reazioni del sistema neurovegetativo. La persona sta
veramente male!
E' comprensibile allora che si generi nella persona una paura che quelle sensazioni
cos negative ritornino a vivere cos improvvisamente come capitato al momento
dell'esordio. Questa paura della paura fa s che si inneschi un meccanismo tipico
dei disturbi d'ansia: l'evitamento. Ho paura (comprensibile) di quella costellazione di
sintomi, quindi evito i posti e/o le situazioni che potrebbero scatenare questa
sintomatologia. Purtroppo ci ritroviamo - come spesso accade - nelle sindromi
psichiche, in un circolo vizioso che perpetua e alimenta i sintomi e il disturbo.
Evitando le situazioni che possiamo chiamare "fobiche" cio temute, che potrebbero
richiamare la paura, ho la prova che non mi accade nulla. Questo rinforzo (la prova
che non mi succede nulla se evito), mi induce a evitare sempre di pi (cio ad evitare
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i luoghi anche simili al luogo dove ho sofferto lattacco di panico), provocando un


allargamento dellarea temuta.
Purtroppo per la continua paura di quell'evento mi rende estremamente sensibile a
qualsiasi situazione che sempre pi si allarga a macchia d'olio, se prima evitavo per
esempio solo le discoteche perch l che ho avuto il mio primo attacco di panico,
dopo comincio ad evitare i luoghi affollati, poi qualsiasi posto che mi d un senso di
costrizione fino a quando eviter di andare al super mercato, a far la spesa, in
autostrada - perch potrei incappare in una coda e da l non saprei come fare a
uscire - in banca questo evitamento "esponenziale" tiene vivo il sintomo e lo
amplifica. Sempre pi vincola le mie scelte e condiziona la mia vita. Ecco perch i
disturbi d'ansia sono di semplice risoluzione se affrontati all'esordio, ma sempre pi
complicati e "stratificati" - quindi maggiormente difficili da risolvere - se affrontati
dopo mesi o addirittura anni di evitamento e di "paura della paura".
Va inoltre tenuto in considerazione il rischio di sviluppare oltre all'attacco di panico,
lagorafobia. Questo estremo evitamento e isolamento spesso porta la persona a
rinchiudersi in casa senza riuscire a mettere un piede fuori dall'uscio! Non difficile
che a questo punto si sviluppi una depressione per il progressivo isolamento e
l'incapacit di affrontare qualsiasi compito.
Per avere una idea di quanto sopra ho descritto, consiglio la visione di due film: per
l'attacco di panico "Terapia e pallottole" con Robert De Niro e Billy Cristal 1998.
Mentre per l'agorafobia "Copycat Omicidi in serie" con Sigourney Weaver (1996).
Per una comprensione del disturbo ossessivo compulsivo che vedremo pi avanti consiglio invece la visione di "Qualcosa cambiato" con Jack Nicholson 1997.
Chiaramente come psicoterapeuta sconsiglio l'utilizzo di psicofarmaci per affrontare
in un primo momento i disturbi d'ansia, anche se ne riconosco l'efficacia nel caso in
cui il disturbo sia cos grave e/o cronico che pu essere senza dubbio opportuno
affiancare alla psicoterapia una terapia farmacologica. La prima cosa da fare
rendersi conto del disturbo - che peraltro in forte crescita - e chiedere aiuto.
Cercando il pi possibile di non modificare per nulla le abitudini di vita, cio, il primo
suggerimento proprio: non evitare!!
Pu essere invece utile una esposizione graduale all'evento fobico, magari in
compagnia di una persona fidata (un amico, un fratello, il marito o la moglie) per le
prime volte e poi da soli. Questo dovrebbe funzionare esattamente al contrario di
quanto esposto prima: ho la dimostrazione che anche se mi espongo non sto male,
oppure sto male, ma sempre meno. Sono infatti avvantaggiata dalla conoscenza del
disturbo e da una importante buona notizia: lattacco di panico dura poco, al max 15
minuti, ma termina! Non infinito e irreversibile come mi apparso la prima volta!
Inoltre non posso morire, non ho un infarto ho solo paura! Lo so che ci che ho
detto, ancora una volta, non assolutamente sufficiente: ma chiaro che in questa
sede non ho la presunzione di fare terapia ma solo di dare alcune informazioni.
Anche in questo caso ho cercato di descrivere alcuni sintomi e di dare qualche
suggerimento, rimandando il resto alla terapia che normalmente da ottimi risultati.
Pi sopra ho elencato altri disturbi d'ansia. Mi sono volutamente soffermata
sull'attacco di panico perch sembra in forte crescita e perch spesso anche presso i
pronti soccorsi dove arrivano i pazienti con le prime crisi, non viene presa in
considerazione questa diagnosi differenziale, con la terribile conseguenza di mesi di
indagini cliniche per verificare eventuali disturbi cardiaci o altre ipotesi diagnostiche.
Ci comporta oltre che una spesa per il paziente e per il Servizio Sanitario
Nazionale, la cronicizzazione del disturbo, che come abbiamo visto rende poi difficile
la risoluzione in psicoterapia.

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L'Agorafobia descritta come ansia o evitamento verso luoghi o situazioni dai quali
sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere
disponibile aiuto in caso di un Attacco di Panico o di sintomi tipo il panico.
La Fobia Specifica caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata
dall'esposizione a un oggetto o a una situazione temuti, che spesso determina
condotte di esitamento, parliamo quindi di fobia dei ragni per esempio, nota come
aracnofobia.
La Fobia Sociale caratterizzata da un'ansia clinicamente significativa provocata
dall'esposizione a certi tipi di situazioni o di prestazioni sociali, che spesso determina
condotte di evitamento.
Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo
dal film Qualcosa cambiato

Annullare i rischi e ridurre al minimo gli


imprevisti in fondo ci che molti vorrebbero.
Ma se per ottenere questo scopo ci
impegniamo in eccessivi comportamenti
ripetitivi di controllo, eccessivi atteggiamenti
scaramantici, rigore nella programmazione
fino agli ultimi dettagli, tentativi di mantenere
un ordine ed una pulizia irrealisticamente
possibile, cerimoniali assurdi e ripetitivi,
probabile che soffriamo di un DOC (Disturbo Ossessivo Compulsivo).
In tal caso i nostri comportamenti diventano una vera e propria gabbia che pu
giungere a legare la nostra spontaneit e a compromettere le normali relazioni
sociali, la nostra vita scolastica, lavorativa e affettiva.
Caratteristiche essenziali del DOC sono perci le ossessioni e le compulsioni.
Ossessioni
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano pi e pi volte e
sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Si tratta di presenze mentali che
sono avvertite come disturbanti ed intrusive e, almeno quando le persone non sono
assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate.
Possono essere ossessioni, ad esempio, la paura eccessiva dello sporco e dei
germi, la paura di aver fatto male a qualcuno, di poter perdere il controllo, di essere
omosessuali
Le ossessioni si distinguono dalle comuni preoccupazioni per il fatto che queste
ultime sono riconosciute come realistiche e, come abbiamo detto, sono cos
eccessive e invalidanti da rendere impossibile la vita della persona che soffre di
questo disturbo e dei famigliari costretti al controllo dei rituali per attenuare
quellansia che paradossalmente invece destinata ad aumentare.
Compulsioni
Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali, e sono comportamenti
ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare), o azioni mentali (contare, pregare,
ripetere formule mentalmente).
Lo scopo dei rituali di ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri
intrusivi tipici delle ossessioni.
Ad esempio, chi ha l'ossessione della contaminazione pu lavarsi costantemente le
mani (anche utilizzando acidi e detersivi o disinfettanti in grandi quantit), fino a
procurarsi delle escoriazioni, rimanendo nel dubbio di avere le mani sporche.
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Le compulsioni possono diventare talmente abituali e ripetitive da attuarsi, a scopo


preventivo, anche in assenza dei pensieri ossessivi.
Altre conseguenze possibili delle ossessioni sono:
Ricerca di rassicurazione da parte degli altri
Un altro modo con il quale si cerca di ridurre il disagio suscitato dai pensieri ossessivi
di chiedere di essere rassicurati da familiari, amici o medici per le proprie
preoccupazioni.
Evitamento
Spesso le preoccupazioni ossessive sono causate da certe persone o circostanze,
come toccare lo sporco, o riscontrare difetti particolari come ad esempio: oggetti
non appaiati, linee spezzate, numeri particolari. Quindi, per contenere le
preoccupazioni legate a queste particolari situazioni si cerca di evitarle. Per quanto
sia un modo di aggirare il problema, levitamento pu portare ad uno stile di vita
sempre pi limitato restringendo larea di libero accesso e aumentando
tragicamente gli spazi e i luoghi temuti. Procedimento identico a quello descritto per
gli attacchi di panico.
Il Disturbo Post-traumatico da Stress
Questo disturbo (che tratteremo anche nel capitolo dedicato alla psicologia
dellemergenza) caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico
accompagnato da sintomi di aumento dell'arousal e da evitamento di stimoli associati
al trauma.
"Era il '44 sui monti di Reggio. La notte i soldati armati di mitra sono andati casa per
casa: avevano l'ordine di uccidere tutti, uomini, donne, bambini. Li hanno svegliati,
radunati in cucina, poi hanno sparato una raffica. Lilli caduta tra il nonno e la
nonna, coperta del suo e del loro sangue. I soldati avevano portato benzina ed
hanno incendiato le case, ma Lilli era viva ed riuscita ad arrivare alla finestra e a
lasciarsi cadere. Ma la casa bruciava e sarebbe caduta su Lilli con un colpo di grazia;
molto difficile scappare lontano, a 11 anni con la gola ferita.
E sentiva le grida mischiate agli spari e le bestie nitrire impazzite, e le voci metalliche
degli ufficiali e sentiva il calore del fuoco.
L'hanno trovata soltanto al mattino: ferita, bruciata, ma viva. Il postino l'ha messa
sulla bicicletta e portata dai parenti in pianura. Poi Lilli guarita e la guerra finita. I
tedeschi se ne sono partiti. Ma per molti anni ha sognato gli spari e non le usciva la
voce.
Ora, Lilli vive una vita serena ed nonna di tanti nipoti. Ma a volte si sveglia con gli
occhi aperti nel buio e rivede la Bettola in fiamme."
[L'unica superstite, La grande famiglia - M.C.R. (1996)]
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IV Edizione (DSM-IV),
all'interno del Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), definisce il trauma come
un fattore traumatico estremo che implica l'esperienza personale diretta di un evento
che causa o pu comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all'integrit fisica;
o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o
minaccia di morte o lesioni sopportate da un membro della famiglia o da altra
persona con cui in stretta relazione.
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Non sappiamo se a Lilli stato diagnosticato un PTSD, sicuramente la analogie con


la definizione di trauma che da il DSM-IV sono evidenti come evidente un'altra
delle sintomatologie che concorre a formulare la diagnosi di Disturbo PostTraumatico da Stress ovvero il rivivere persistentemente l'evento traumatico tramite:
1) ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dell'evento, che comprendono immagini,
pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi
ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma;
2) sogni spiacevoli ricorrenti dell'evento. Nei bambini possono essere presenti
sogni spaventosi senza un contenuto riconoscibile;
3) agire o sentire come se l'evento traumatico si stesse ripresentando (ci
include sensazioni di rivivere l'esperienza, illusioni, allucinazioni, ed episodi
dissociativi di flashback, compresi quelli che si manifestano al risveglio o in
stato di intossicazione). Nei bambini piccoli possono manifestarsi
rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma;
4) disagio psicologico intenso all'esposizione a fattori scatenanti interni o esterni
che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell'evento traumatico;
5) reattivit fisiologica allesposizione a fattori scatenanti interni o esterni che
simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dell'evento traumatico.
Quindi abbiamo un evento traumatico che rimane come congelato nella mente e
che viene rivissuto dalla persona (flash-back, incubi) e inoltre un evitamento
costante degli stimoli legati al trauma e una diminuzione della reattivit generale,
l'evitamento pu riguardare sia luoghi oggetti collegati al trauma ma anche
pensieri, conversazioni.
I sintomi per altro non si esauriscono nel quadro pi sopra esposto, si rileva
spesso un aumento dell'ansia che si manifesta nei seguenti modi:
1) difficolt ad addormentarsi o a mantenere il sonno
2) irritabilit o scoppi di collera
3) difficolt a concentrarsi
4) ipervigilanza
5) esagerate risposte di allarme
Dopo tante brutte notizie diamone qualcuna buona: non tutte le persone che vivono
un trauma riportano automaticamente un PTSD anzi la percentuale relativamente
bassa (50%), non nemmeno la gravit del trauma che conduce automaticamente al
disturbo, molto probabilmente sono le risorse soggettive e sociali di cui le persone
dispongono ad abbassare questa percentuale. Un'altra buona notizia che il PTSD
si pu curare ed esistono terapie efficaci: Secondo l'American Psychological
Association i due trattamenti d'elezione per questo tipo di disturbo sono lo Stress
Inoculation Training (SIT; Foa et al., 1991) e l'Eye Movement Desensitization and
Reprocesing (EMDR; per informazioni www.emdritalia.it), pi in generale si sono
rilevate pi efficaci quelle tecniche che si basano sull'esposizione, sulla
ristrutturazione cognitiva e sulla gestione dell'ansia.
Per approfondimenti rimando a www.psicotraumatologia.com dove potete trovare
molte notizie sulla traumatologia e sull'EMDR, in particolare questa tecnica, molto
controversa negli ultimi anni, stata oggetto di numerose ricerche per valutarne
l'efficacia e i risultati sono incoraggianti.

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Disturbi dell'Alimentazione
Per spiegare l'insorgere dei Disturbi del Comportamento Alimentare appare
condivisa l'idea di un adeguamento a quei modelli culturali che prospettano ideali di
bellezza improntati a standard esagerati di magrezza. Sotto il profilo psicologico e
sociale, i fattori che sono ritenuti pi frequentemente implicati nell'insorgenza dei
disturbi alimentari riguardano la bassa autostima, il perfezionismo, la depressione,
l'impulsivit, la distorsione dell'immagine corporea, la carenza di rilevanti rapporti
sociali, i rapporti familiari e le difficolt nelle relazioni interpersonali.
I primi studi sull'anoressia nervosa risalgono a diversi anni fa. Le prime descrizioni di
pazienti con i sintomi che oggi potrebbero essere diagnosticati pi precisamente,
risalgono addirittura al 1873, ma fu il medico inglese Richard Norton che nel 1964
descrisse i sintomi dell'anoressia nervosa.
Da allora sono stati fatti diversi studi e soprattutto ricerche in grado non solo di
tracciare un quadro pi preciso di questi disturbi, ma anche di stabilire fra le
psicoterapie quali sono le pi efficaci.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM IV) descrive
analiticamente i sintomi che noi abbiamo riportato pi sotto in una sintesi descrittiva.
I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono:
L'Anoressia Nervosa porta a un costante rifiuto di mantenere il peso corporeo al di
sopra del livello minimo normale per l'et e la statura, si pervasi da un'intensa
paura di ingrassare e da una visione distorta delle proprie forme corporee.
Quindi i criteri diagnostici sono: severa perdita di peso; paura di ingrassare;
preoccupazione per il peso e le forme corporee; amenorrea.
La Bulimia Nervosa porta invece ha un costante bisogno di assumere grandi
quantit di cibo che poi sono eliminate attraverso condotte compensatorie quali il
vomito auto-indotto, l'abuso di lassativi o l'esercizio fisico intenso.
Quindi i criteri diagnostici sono: abbuffate ricorrenti; comportamenti di compenso
(vomito, uso di lassativi, diuretici, enteroclismi); abbuffate due volte alla settimana
per un periodo non inferiore a tre mesi; preoccupazione per il peso e le forme
corporee.
Spesso questi due disturbi compaiono associati nella stessa persona che alterna
periodi di "digiuno assoluto" a periodi di "grandi abbuffate". Se i sintomi non
soddisfano la diagnosi di anoressia o di bulimia ma ricalcano una o l'altra sindrome si
parla di "Disturbo dell'alimentazione Non Altrimenti Specificato.

Distribuzione e fattori a rischio


Nei paesi occidentali, compresa l'Italia, nella fascia d'et 12-25 anni, su 100
ragazze 8-10 soffrono di un qualche disturbo del comportamento alimentare. Di
queste, 1-2 presentano un Disturbo Alimentare in forma grave (Anoressia Nervosa,
Bulimia Nervosa o Disturbo dalimentazione incontrollata) per le quali le terapie sono
spesso lunghe e faticose, le altre di un qualche quadro a specifico, pi lieve e spesso

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transitorio. Fino a una decina di anni fa erano disturbi tipici della classe pi
benestante, mentre oggi possiamo dire che questa distinzione non pi vera.
Vi sono quindi alcuni fattori specifici che pi facilmente mettono a rischio la
popolazione. Vediamoli:
Innanzitutto l'et. Come abbiamo detto la fascia pi colpita quella fra i 12 e 25 ma
la frequenza maggiore la troviamo pi precisamente fra i 14 e i 18 anni. In questa et
il corpo si trasforma - ed quindi oggetto di attenzione - e nel contempo cominciano
ad essere particolarmente interessanti e di "feroce efficacia" i complimenti o le
critiche dei coetanei. Un periodo delicato per diversi motivi, ormai ben noti alla
psicologia. Ancora a rischio sono maggiormente le ragazze il 90-95% dei pazienti
appartiene infatti al sesso femminile. Sembrano maggiormente a rischio i giovani
con famiglie all'interno delle quali si vivono situazioni difficili, come malattie croniche,
disturbi psichici, relazioni familiari critiche, altri casi di disturbi del comportamento
alimentare all'interno della famiglia, diete in famiglia, una particolare attenzione al
peso e alle forme corporee da parte dei genitori o dei fratelli/sorelle. La cultura
fattore predisponente: sono infatti disturbi tipici della cultura occidentale, sono rari i
casi in oriente.
Risulta quindi evidente che vi una multifattorialit di cause che intervengono
all'insorgere del disturbo. Secondo David Garner15, vi sarebbero "fattori
predisponenti" (individuali, famigliari e culturali) che appunto preparano il terreno
facile. L'esordio avverrebbe in concomitanza a "fattori precipitanti" come per es.
l'insoddisfazione per il peso e le forme corporee dovuta magari alle critiche di amici o
a situazioni difficili di confronto nell'ambiente scolastico. A questo punto la decisione
pi frequente quella di iniziare una dieta. Solitamente la dieta funziona molto bene
e la ragazza o il ragazzo comincia a ricevere complimenti e soddisfazioni, che da una
parte nutrono la propria autostima, dall'altra "rinforzano" la convinzione che la dieta
la cosa giusta da farsi: fattore perpetuante. Questo circolo vizioso rende oltremodo
difficile l'interruzione della malattia.
In un primo momento evidente che le pazienti ritrovano nella dieta una buona
alleata e le conseguenze di un comportamento alimentare scorretto non sono ancora
cos evidenti. Per questo motivo la motivazione al trattamento arriva solitamente
molto tardi, quando ormai il disturbo cronicizzato e complesso.
Le conseguenze negative sia psicologiche che organiche non tardano ad arrivare ed
a questo punto che anche la paziente non cos euforica come nei primi mesi della
dieta, ma allo stesso tempo sa bene che non vuole riprendere il suo peso che la
renderebbe "orribile", inaccettabile, non adeguata come prima.
Insomma si ritrova nuovamente in una situazione di isolamento, non riesce pi ad
ascoltare il proprio corpo per sapere quando ha fame e quando sazia (n sa
quando felice e cosa la potrebbe rendere felice), vive allora nel terrore di aver
sempre mangiato troppo. Si pesa continuamente o evita di pesarsi per paura di
deludere se stessa e gli altri, di non essere cos brava come prima. Ogni
riferimento/valutazione della propria vita diventa ed solo il cibo. Oltre a queste
conseguenze psicologiche che alimentano il disturbo, purtroppo spesso la paziente

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Direttore del Toledo Center for Eating Disorders e Professore di Psicologia alla Bowling Green State
University. considerato una delle massime autorit nel campo della Ricerca e del trattamento dei
Disturbi Alimentari.

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pu arrivare a un livello tale di denutrizione, per il quale assolutamente necessario


il ricovero ospedaliero.
Con queste poche righe spero di aver raggiunto alcuni obiettivi

Dare una breve descrizione - non esaustiva - dei sintomi dei disturbi
Alimentari.
Dare qualche cenno sui fattori che mettono a rischio la nostra popolazione,
soprattutto di giovani.
Infine accennare a quali possono essere le conseguenze di questi patologici
comportamenti alimentari, spesso sottovalutati dai famigliari ma purtroppo, a
volte, anche dai medici di famiglia.

Negli ultimi anni si cercato di fare un lavoro capillare di prevenzione, in linea anche
con le indicazioni del Ministero della Sanit. E' infatti molto importante mettere a
conoscenza sia i ragazzi che i genitori di questi rischi per la salute sia fisica che
psichica.
"Prevenire meglio che curare" recitava uno spot di qualche anno fa. Se per avete
dei dubbi su questi disturbi e voi o qualche conoscente temete che possa aver
cominciato ad applicare diete rigide o condotte di eliminazione (vomito, lassativi) e
siete preoccupati per lei/lui, la cosa migliore rivolgersi ad uno specialista.
Depressione
Sempre facendo riferimento al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, i
sintomi della depressione sono i seguenti.
Umore depresso. Per la maggior parte del tempo vi sentite gi, tristi, vuoti,
scoraggiati. Potreste piangere molto o sentire di voler piangere ma non riuscirci.
Anche l'irritabilit un sintomo comune.
Perdita di interessi. Provate una perdita di interesse e di piacere nella vita cos che
ora dovete fare con sforzo le cose che prima vi piacevano. Spesso vi anche una
perdita di interesse per l'attivit sessuale. Vi difficile aspettarvi di poter trarre
piacere da qualsiasi cosa.
Cambiamenti nell'appetito. Il quadro pi tipico la perdita di appetito. Il cibo non vi
interessa. Dovete sforzarvi per mangiare e potreste perdere peso.
A volte, per, le persone mangiano di pi quando sono depresse. Usano il cibo come
una fonte di conforto o come un modo per riempire il loro senso di vuoto. Se per voi
cos, potreste ingrassare anzich dimagrire.
Disturbi del sonno. Dormite molto meno o molto pi di prima. Se state dormendo
meno, forse avete difficolt ad addormentarvi, o vi svegliate di continuo, oppure
potreste svegliarvi troppo presto e non riuscire pi a riprendere sonno.
Se dormite troppo, potreste passare gran parte della giornata facendo lunghi
sonnellini oppure dormire pi a lungo di notte.
Senso di agitazione o rallentamento. Il vostro corpo, la vostra mente e il vostro
modo di parlare vanno troppo veloci o troppo lenti. Siete agitati, non avete pace
oppure siete rallentati.
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Perdita di energia. Vi sentite stanchi, esauriti. Anche piccoli compiti vi appaiono


esorbitanti. Nei casi estremi, potreste trovare troppo difficile anche svolgere le
normali attivit quotidiane, come lavarvi, vestirvi, fare spese e cucinare.
Sentimenti di autosvalutazione o di colpa. La vostra autostima bassa. Potreste
sentirvi inutili o cattivi, potreste anche arrivare a odiarvi. Potreste credere che la
vostra depressione sia una punizione che vi meritiate. Probabilmente, siete anche
arrabbiati con voi stessi per via della depressione, in quanto lasciate che essa
interferisca con la vostra vita personale e lavorativa.
Difficolt a pensare. Non siete pi in grado di pensare come prima. Avete difficolt
a concentrarvi e a prendere decisioni.
Ideazione suicidaria. In alcuni casi la disperazione cos grande che potreste
arrivare a pensare che non valga la pena vivere o che sarebbe meglio se foste morti.
Potreste credere che gli altri starebbero meglio se voi non ci foste. Potreste avere
fantasie di suicidio e potreste realmente programmare quando, dove e come
compiere questo gesto.
Se siete depressi, probabilmente presentate molti di questi sintomi (ma non
necessariamente tutti).
Teniamo sempre presente che la diagnosi deve essere fatta da uno specialista,
queste informazioni sono quindi da ritenere una prima indagine che pu farvi
inquadrare alcuni dei sintomi all'interno di una quadro che non
necessariamente patologico.
La depressione un disturbo molto frequente - per questo ne diamo indicazione in
queste pagine - ma non il solo disturbo con i sintomi riportati pi sotto. Appartiene,
infatti, alla "categoria" dei Disturbi dell'Umore, caratterizzati, da sintomi che
interessano l'umore, provocando oscillazioni in alcuni casi, o situazioni critiche in altri
tali da mettere in difficolt la persona stessa o i propri familiari e amici.
La depressione pu consistere di uno o pi episodi gravi (disturbo depressivo
maggiore) o pu accompagnare la vostra vita in maniera pi sottile per la maggior
parte del tempo, per una durata di anni (disturbo distimico).
Distribuzione nella popolazione: le donne che presentano episodi depressivi sono il
doppio degli uomini. Tuttavia, in et evolutiva, la probabilit di incorrere in un
episodio depressivo la stessa tra maschi e femmine. La depressione tende a
presentare una familiarit. In ogni caso, l'incidenza della depressione non appare
correlata al gruppo etnico, al livello di istruzione, al reddito o allo stato civile. Pu
presentarsi a qualsiasi et (l'et media di esordio intorno ai 25 anni). In seguito al
primo episodio depressivo, molte persone tornano alla normalit e non ci ricadono
pi. Molti altri, tuttavia, continuano a essere depressi. Possono presentare episodi
ricorrenti o diventare distimici (o entrambe le cose). Se avete una depressione
cronica, importante intraprendere una terapia e/o comunque consultare il vostro
medico di famiglia.
La depressione pu avere una causa legata alle condizioni mediche generali o pu
essere indotta da sostanze: prima di intraprendere una psicoterapia, dovreste poter
escludere possibili cause fisiche. La vostra depressione pu essere inoltre dovuta a
una sostanza di cui state abusando (per es.: alcool, droghe) o a medicinali che vi ha
prescritto il dottore (per es.: steroidi, tranquillanti). Anche alcuni trattamenti
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farmacologici, infatti, possono scatenare la depressione, cos come certi problemi


fisici (per es.: ipotiroidismo, ictus) o anche sostanze tossiche presenti nell'ambiente.
Se la vostra depressione ha una "causa fisica" diretta, pu esserci anche una "cura
fisica" diretta: interrompere l'abuso di sostanze, consultare il medico per cambiare
eventualmente la prescrizione di medicinali, curare le malattie o eliminare le
sostanze tossiche.
Disturbo Bipolare
Abbiamo detto che i disturbi dellumore fra i quali la depressione hanno
caratteristiche diverse. Portiamo ad esempio il Disturbo Bipolare, per rendere il
concetto di fluttuazioni dellumore.
Chi soffre di Disturbo Bipolare fa esperienza di oscillazioni dell'umore molto intense
che vanno da uno stato depressivo ad una condizione di grande eccitamento.
Queste oscillazioni si manifestano in episodi ciclici di Depressione (episodio
depressivo) o Mania (episodio maniacale), che possono durare da alcune settimane
ad alcuni mesi.
Alcuni pazienti manifestano ripetuti episodi depressivi, altri soffrono sia di episodi
depressivi che maniacali, pochissime persone soffrono solo di ripetuti episodi
maniacali.
Tra un episodio e l'altro di Depressione o di Mania, l'umore normale e possono non
esserci disturbi di alcun genere.
Altre volte, invece, tra un episodio e l'altro possono esserci disturbi pi lievi
dell'umore, come la ciclotimia (oscillazioni dell'umore anche nell'arco della stessa
giornata, ma senza raggiungere l'intensit della Depressione e dell'episodio
Maniacale).
Altre volte, infine, gli episodi possono succedersi l'uno all'altro senza alcun ritorno
alla normalit.
Nel corso di un episodio maniacale ci si pu sentire particolarmente bene, come al
settimo cielo, pieni di energia, in grado di fare qualsiasi cosa senza alcun problema
e incredibilmente pieni di idee eccitanti.
Nel corso di un episodio depressivo ci si sente disperatamente infelici, senza energia
ed incapaci di affrontare persino le cose pi elementari.
La diagnosi di Episodio Maniacale si fa tenendo conto di specifici cambiamenti nelle
sensazioni, nel comportamento e nei pensieri:

Cambiamenti nelle sensazioni

Umore elevato Si tratta di uno stato di felicit eccessiva che non spiegabile
da nessun evento particolare. Ci si pu sentire al settimo cielo per tutto il
tempo, liberi da qualsiasi problema. Si portati a ridere, a prendersi gioco di
tutto.
Percezioni pi forti I suoni possono sembrare pi distinti ed i colori pi vividi.
Irritabilit Nonostante la prevalenza di sentimenti gioiosi ed eccitati, a volte si
diventa pi irritabili ed arrabbiati. Ci si rende particolarmente evidente in
seguito alle frustrazioni, specialmente quando si incontra opposizione, critiche
o quando qualcuno impedisce di fare qualcosa. In queste circostanze si pu
diventare ostili, si protesta e qualche volta si diventa anche violenti.

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Psicopatologia

Cambiamenti nel comportamento

Aumento dellattivit Durante un episodio maniacale si diventa in genere


estremamente attivi. Si sempre in movimento, si cammina avanti e indietro
e si iniziano molte attivit contemporaneamente. Spesso questa iperattivit
ostacola il sonno e persino la possibilit di sedersi e rilassarsi un attimo o
mangiare dei pasti regolari.
Mancanza di sonno Questa incapacit di rilassarsi riduce il bisogno di sonno
anche se ci si mostra fisicamente esausti.
Comportamento impulsivo, disinibito, imbarazzante.
Gran parte
dellincremento di attivit porta con s dei comportamenti impulsivi, disinibiti e
spesso imbarazzanti.
Si pu diventare incredibilmente ambiziosi, si possono avere iniziative daffari
assolutamente balorde, spendere soldi in modo sconsiderato, o avere
esperienze sessuali promiscue. Laspetto pu diventare trasandato sino ad
ignorare ligiene personale con grande imbarazzo degli amici e familiari.
Linguaggio accelerato Generalmente il linguaggio diventa accelerato, si parla
ad alta voce e si tende a monopolizzare le conversazioni senza permettere a
nessuno di dire una sola parola. Pu diventare molto difficile seguire le idee
di chi in stato maniacale in quanto si passa velocemente da un argomento
allaltro. A volte si osserva la tendenza a parlare in rime.

Cambiamenti nel pensiero

Pensiero accelerato Per tenere dietro alla aumentata attivit generale ed alla
accelerazione del linguaggio si pu sperimentare una sorta di accelerazione
del pensiero. I pensieri si muovono rapidamente da un argomento allaltro.
Ci rende difficile il pianificare le cose e prendere le decisioni. Cos si spiega
come mai laumento dellattivit non produce risultati concreti.
Distraibilit Quando si ha un episodio maniacale si possono stare a notare
molte cose banali ed avere difficolt a concentrare la propria attenzione su
questioni importanti.
Idee grandiose ed eccitanti Si possono vantare conoscenze importanti o
credere di essere persone famose. Si pu immaginare di avere intelligenza,
forza o abilit sovraumane.

Bibliografia:
DSM IV Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (1996), Milano,
Masson Editore
La professione di Psicologo Opuscolo informativo a cura dellOrdine degli Psicologi
dellEmilia Romagna (2004)
Barlow H. Clinical Handbook of Psycological Disorders III edition (2001), NYC,
Guilford Press
Dalle Grave R. (1998) Alle mie pazienti dico... informazione e auto-aiuto per superare
i disturbi alimentari, Verona, Positive Press
Klosko J.S., Sandreson W. C. (2001) Trattamento Cognitivo Comportamentale della
Depressione, Milano, Mc Graw Hill
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Lo Iacono G. (2001) Come cercare aiuto psicologico (e perch), Centro Studi


Erickson
Miceli M. (1998) Lautostima, Milano, Il Mulino
Rovetto F. (1996) Non solo pillole, Milano, Mc Graw Hill
Rovetto F. (2003) Panico, Milano, Mc Graw Hill

Sitografia:
http://www.oltreilblu.org - Oltre il Blu scarl
http://www.apc.it - Associazione Psicologia Cognitiva
http://www.ipsico.org - Ist di Psicologia e Psicoterapia comportam e cognitiva
http://www.aid-onlus.org - Associazione Italiana Disturbi dellUmore Onlus
http://www.positivepress.net/Aidap - Ass Italiana Dist dellaliment e del peso
http://www.psicologi-italiani.it - Psicologi Online
http://www.ordpsicologier.it - Ordine degli Psicologi Emilia Romagna
http://www.psy.it - Ordine Nazionale Psicologi
http://www.psicologia.unipd.it - Universit di Padova
http://www.unipr.it/arpa/psicolog - Universit di Parma
http://www.psice.unibo.it - Universit di Bologna

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Capitolo

Psicologia dell'Emergenza
A cura di Maria Pia Bagnato 16 e Andrea Ruozzi 17

16

Psicologa Psicoterapeuta

17

Psicologo

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13. Psicologia dell'Emergenza


Obiettivi Formativi:
1) Reazione del soccorritore per interventi di
emergenze e catastrofi;
2) Gestione dello stress;
3) Disturbo Post-Traumatico da Stress.

soccorso in gravi

Negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento di interesse verso le reazioni dei
soccorritori che intervengono in eventi particolarmente traumatici. Solitamente l'operatore
in emergenza sviluppa una soglia di tolleranza abbastanza elevata nei confronti di
situazioni che, occasionalmente o cronicamente, possono mettere a rischio il suo
equilibrio psicologico. Tuttavia il rischio di essere seriamente coinvolto nelle esperienze
traumatiche delle persone che soccorre (traumatizzazione vicaria) deve essere tenuto in
seria considerazione.
La psicologia dell'emergenza si rivolge alle persone colpite da una catastrofe, da
un lutto, da un trauma, ma anche ai soccorritori, cio alle persone che intervengono
per prime e che, assieme ai sopravissuti, sperimentano sentimenti di impotenza,
angoscia, ansia, disperazione.
L'intervento di soccorso si articola in varie fasi (Hartsougt, 1985) e a ciascuna di
queste fasi si associano specifiche reazioni del soccorritore, talvolta anche molto
marcate, ma che vanno comunque considerate come reazioni normali a situazioni
anomale/straordinarie. Vediamole assieme:
a. Allarme: prende avvio dalla comunicazione di un evento critico grave, in cui
bisogna intervenire. Questa fase si pu considerare come il primo impatto con
l'evento traumatico, ed caratterizzata dallo stordimento iniziale e dall'ansia,
dalla irritabilit e dall'irrequietezza che caratterizzano la maggior parte degli
operatori. Non mancano anche soccorritori in cui si determina una reazione pi
o meno grave di tipo inibitorio. I soccorritori in questa fase di impatto vivono
varie reazioni:
-

reazioni fisiche (accelerazione del battito cardiaco, aumento pressorio,


difficolt respiratorie);
reazioni cognitive (disorientamento, difficolt nel dare senso alle informazioni
ricevute e nel comprendere la gravit dell'evento);
reazioni emozionali (ansia, stordimento, shock, paura per ci che si
incontrer sulla scena dell'evento, inibizione in alcuni altri casi);
reazioni comportamentali (diminuzione dell'efficienza, aumento del livello di
attivazione, difficolt di comunicazione).

b. Mobilitazione: superato l'impatto iniziale gli operatori si preparano all'azione,


l'agire aiuta a dissolvere la tensione, si recupera l'autocontrollo. In questa fase
sono presenti in tono minore la maggior parte dei vissuti e delle reazioni della
fase precedente, ai quali si associano, come preziosi fattori di recupero
dell'equilibrio, il trascorrere del tempo, il passaggio all'azione finalizzata e
coordinata e l'interazione.
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c. Azione: il soccorritore inizia l'intervento di primo soccorso a favore delle vittime.


L'operatore attraversato da emozioni contrastanti: si passa da momenti di
euforia (quando si riesce efficacemente a prestare aiuto), fino a sentimenti di
delusione, colpa, inadeguatezza (quando l'intervento non ha successo). Il
soccorritore vive diverse categorie di reazioni:
-

reazioni fisiche (aumento del battito cardiaco, della pressione, della frequenza
respiratoria, nausea, sudorazione, tremore, ecc.);
reazioni cognitive (difficolt di memoria, disorientamento, confusione,perdita
di obiettivit, difficolt di comprensione);
reazioni emozionali (senso di invulnerabilit, euforia, ansia, rabbia, tristezza,
sconforto, apatia, assenza di sentimenti);
reazioni comportamentali (iperattivit, facilit allo scontro verbale o fisico,
aumento dell'uso di tabacco, alcol, farmaci, perdita di efficienza ed efficacia
nelle azioni di soccorso, ecc.).

d. Lasciarsi andare: la fase che va dalla fine del servizio, al ritorno alla routine
lavorativa o sociale, quindi al rientro del volontario dopo lintervento di
emergenza sulla catastrofe. Due contenuti caratterizzano questa fase:
o
o

Il carico emotivo, che durante l'azione stato represso, nel


ritorno alla quotidianit, riemerge con evidenza;
Il complesso di vissuti, indotti dalla separazione dagli altri
soccorritori con i quali si vissuto lintervento, e il ritorno alla
vita quotidiana con le relative aspettative rispetto a questo
ritorno.

Esistono contenuti psichici negativi inibiti durante la fase di azione, che trovano poi la
forza di riemergere e manifestarsi nella fase del lasciarsi andare. Tra questi
particolarmente comuni sono: la difficolt nel distendersi, nel rilassarsi,
nell'addormentarsi, la tristezza, la tensione, il riaffiorare di episodi e vissuti
particolarmente forti sul piano emotivo, la rabbia.
Tra le reazioni legate alle attese positive o negative verso il ritorno alla quotidianit
lavorativa e socio-affettiva, possiamo ricordare tanto il desiderio continuo di tornare a
casa, quanto il timore della conflittualit con i familiari e con i colleghi, a volte critici
verso la scelta di prendere parte ai soccorsi, il disagio per il lavoro arretrato,
eventuali sensi di colpa verso il partner ed i figli, ecc.
Gli operatori soggetti ad un maggiore grado di rischio sono:
-

Personale medico e paramedico;


Personale delle ambulanze;
Operatori di ricerca e salvataggio superstiti;
Medico legale e il suo staff;
Forze dell'ordine;
Volontari che operano sul luogo dell'incidente.

I soccorritori normalmente sviluppano una tolleranza abbastanza elevata nei


confronti di queste situazioni, ma il rischio di sviluppare una traumatizzazione
vicaria va tenuto nella necessaria considerazione.
La traumatizzazione vicaria indica la possibilit che un soccorritore durante il servizio
viva in prima persona il trauma, non per esposizione diretta, ma per il contatto con la
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persona soccorsa. Questo pu accadere in particolar modo quando l'operatore


eccessivamente coinvolto con la persona che sta soccorrendo.
Esistono diversi fattori di rischio per lo sviluppo di una traumatizzazione vicaria che
possono essere raggruppati in tre classi:
a. Fattori di rischio oggettivi:
- Eventi che comportano gravi danni per neonati e bambini;
- Eventi che coinvolgono molte persone (dall'incidente stradale al terremoto);
- Eventi che causano lesioni gravi, mutilazioni e deformazioni del corpo delle
vittime;
- Eventi che causano la morte di colleghi;
- Il fallimento di una missione di soccorso comportante la morte di una o pi
persone;
- La necessit di compiere scelte difficili e/o inadeguate al proprio ruolo
operativo;
- La necessit di prendere decisioni importanti in tempi rapidissimi.
b. Fattori di rischio soggettivi:
- Tendenza eccessiva del soccorritore ad identificarsi con la vittima;
- Bisogno marcato del soccorritore di tenersi a distanza dalle vittime;
- Presenza di significative problematiche psicologiche del soccorritore e/o la
presenza di traumi pregressi in elaborati;
- Mancanza di idonee strategie per fronteggiare lo stress e/o la mancanza di
adeguate capacit di valutare la propria tolleranza allo stress;
- Scarsa conoscenza della normale risposta fisiologica e psicologica delle
persone di fronte allo stress;
- Lesioni personali.
c. Fattori di rischio legati all'organizzazione in cui si presta servizio:
- Ritmi di lavoro eccessivi;
- Inadeguatezze logistiche degli ambienti destinati ai soccorritori;
- Carenze nei processi di comunicazione;
- Conflitti interni all'organizzazione e tra soccorritori;
- Carenze nei processi di selezione e formazione degli operatori;
- Mancanza di programmi di supporto psicologico dei soccorritori.
Rischi per il soccorritore
Oltre al paziente, anche il soccorritore sottoposto a stress e le difficolt possono
essere sia fisiche che psichiche, aldil di ogni tipologia dintervento.
A questo proposito Mitchell ed Everly (1996) parlano di critical incident definendolo
come qualunque situazione affrontata dal personale di emergenza sanitaria, capace
di produrre uno stress emotivo insolitamente elevato in grado di interferire sulle
abilit delloperatore di fronte alla scena dellevento e anche dopo.
Esiste una vera e propria sindrome che pu colpire i soccorritori, la critical incident
stress syndrome (CISS). un rischio reale per le persone che sono spesso a
contatto con incidenti, tragedie, morti e pu causare problemi familiari, perdita di
lavoro oltre ad un'elevata sofferenza individuale.
La sindrome pu causare effetti e reazioni a vari livelli:
z

Reazioni fisiche: nausea, problemi gastro-intestinali, tremori muscolari,


aumento del ritmo respiratorio e della pressione sanguigna, alternanza di
iperattivit e spossatezza, disturbi del
sonno, alimentari e sessuali;

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Reazioni emozionali: senso di colpa, rabbia, oscillazioni dellumore,


repressione dei sentimenti, angoscia, paura, perdita dellautostima,
depressione,

Reazioni cognitive: disorientamento, incapacit a concentrarsi, incapacit di


giudizio, difficolt di memoria, amnesia.

In letteratura vi sono molti studi e ricerche che sottolineano come gli operatori
dellemergenza possono incorrere in sindromi e problematiche legate proprio alla loro
attivit.
Colen (1978): su 42 operatori demergenza, coloro che si sono sottoposti a
psicoterapia sono aumentati da 5, nel periodo precedente ad un disastro aereo, a 13
nel periodo seguente alla tragedia.
Ravenscroft (1994): il 97% del personale delle ambulanze di Londra ritiene lo stress
come il loro problema principale; inoltre il 15% superava la soglia del disturbo acuto
post-traumatico da stress.
Genest (1990): gli operatori di emergenza che riferivano di aver praticato il BSL con
esito negativo riportavano pensieri intrusivi riguardo allaccaduto e affermavano di
avere difficolt nellaccantonare questi pensieri.
Nube Driefing (1993) riporta che il 29% dei lavoratori dellemergenza soffrono di
ipertensione arteriosa e di cefalea; inoltre la Critical Incident Stress Sindrome pu
evolvere nel tempo in quadri clinici quali Disturbo Acuto da Stress e Disturbo PostTraumatico da Stress.
Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD)
Come gi sottolineato prima, il PTSD si pu presentare come evoluzione della
Critical Incident Stress Sindrome negli operatori di emergenza oppure nelle vittime di
un trauma.
Solo nel 1980 il PTSD stato formulato nel Manuale Diagnostico e Statistico di
Disturbi Mentali (DSM-III).
Nel DSM-IV la diagnosi di PTSD si pone quando una persona, esposta ad eventi
traumatici, sviluppa sintomi duraturi intrusivi, di evitamento e di iperattivazione.
Criteri di diagnosi
Nellevento traumatico sono presenti entrambe queste caratteristiche:
o

la persona ha vissuto, assistito, o si confrontata con un evento che ha


implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni o una minaccia
allintegrit fisica propria o di altri;
la risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di
impotenza, o di orrore.

Il soggetto rivive persistentemente levento in uno, o pi, dei seguenti modi:


1. ricordi spiacevoli ricorrenti e intrusivi dellevento che comprendono immagini,
pensieri, o percezioni. Nei bambini piccoli si possono manifestare giochi ripetitivi
in cui sono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma;
2. sogni spiacevoli ricorrenti dellevento. Nei bambini possono essere presenti sogni
spaventosi senza un contenuto orribile;
3. agire o sentire come se levento traumatico si stesse ripresentando (sensazioni di
rivivere lesperienza, illusioni, allucinazioni, episodi dissociativi di flashback). Nei
bambini piccoli possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del
trauma;
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4. disagio psicologico intenso allesposizione a fattori scatenanti interni o esterni


che simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dellevento traumatico;
5. reattivit fisiologica o esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che
simbolizzano o assomigliano a qualche aspetto dellevento traumatico.
Si verifica un evitamento persistente agli stimoli associati con il trauma e vi
un'attenuazione della reattivit generale:
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.

sforzi per evitare pensieri, sensazioni, o conversazioni associate al trauma;


sforzi per evitare attivit, luoghi o persone che evocano ricordi del trauma;
incapacit di ricordare qualche aspetto importante del trauma;
riduzione marcata dellinteresse o della partecipazione ad attivit significative;
sentimenti di distacco o di estraneit verso gli altri;
affettivit ridotta (es. incapacit di provare sentimenti di amore, affetto);
sentimenti di diminuzione delle prospettive future (es. aspettarsi di non poter
avere una carriera, un matrimonio o dei figli o una normale durata della vita).

Sintomi persistenti di aumentato arousal:


1.
2.
3.
4.
5.

difficolt ad addormentarsi o a mantenere il sonno;


irritabilit o scoppi di collera;
difficolt a concentrarsi;
ipervigilanza;
Reazioni Tipiche conseguenti al trauma
esagerate risposte di allarme.
REAZIONE
EMOTIVA

MENTALE

FISICA

COMPORTAMENTALE

Ansia

Confusione

Affaticamento

Accessi di rabbia

Paura

Deficit di
memoria

Esaurimento

Uso di sostanze

Agitazione

Difficolt di
concentrazione

Problemi
gastrointestinali

Chiusura in se stessi /
isolamento

Irritabilit /
fragilit

Distraibilit

Problemi
respiratori

Difficolt relazionali

Rabbia

Pensieri intrusivi

Cefalee

Disturbi dellappetito

Senso di colpa

Flashback

Spasmi muscolari

Disturbi del sonno

Lutto / perdita

Incubi

Sudorazione

Cambiamenti della libido

Vulnerabilit

Pensieri ossessivi

Vertigini

Facile agitazione

Scetticismo

Ipervigilanza

La durata del disturbo superiore a 1 mese.


Il disturbo causa disagio clinicamente significativo
funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

menomazione

nel

opportuno sottolineare che non tutte le persone che vivono unesperienza di


trauma incorrono nel PTSD; meno del 50% infatti si ammalano di questo disturbo che

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pu essere di breve durata, ma pu anche cronicizzarsi e ci dipende dalle molteplici


variabili gi precedentemente evocate.
I soggetti che pi facilmente possono soffrire di Disturbo Post-Traumatico da Stress
sono adolescenti e giovani adulti, prevalentemente di sesso femminile, con
temperamento introverso e scarsa educazione e formazione. Questi soggetti hanno
solitamente un locus of control esterno e hanno avuto precedenti disturbi
psicopatologici.
Oltre al PTSD vi sono altri disturbi specifici legati ad un evento traumatico tra cui:
- disturbo acuto da stress;
- disturbo delladattamento;
- disturbo psicotico breve.
Vi sono inoltre alcune patologie che non sono specifiche, ma si possono presentare
dopo un evento particolarmente doloroso/traumatico:
- altri disturbi dansia;
- disturbi dellumore;
- disturbi sessuali;
- disturbi dellalimentazione;
- disturbi somatoformi;
- disturbi correlati a sostanze;
- disturbi di personalit.
bene che qualsiasi disturbo tra i precedenti sia riconosciuto e sia trattato
precocemente in quanto la cronicizzazione implica una terapia e un miglioramento
pi lungo e difficile.
Tecniche di gestione dello stress da evento critico
Prevenzione e cura: Alla luce dei fattori di rischio precedentemente accennati, si
possono evidenziare le seguenti misure preventive e terapeutiche al fine di
minimizzare il rischio dello stress post-traumatico negli operatori dell'emergenza o
per intervenire su una condizione patologica in atto.
Strategie generali
-

Selezione adeguata del personale.


Ritmi di lavoro che consentano un adeguato riposo.
Riduzione al minimo delle tensioni comunicative e politiche all'interno
dell'organizzazione che opera in emergenza.

Strategie rivolte a piccoli o a grandi gruppi:


Spiegazione agli operatori delle modalit di manifestazioni pi tipiche dello stress
legato a lavori in contesto di emergenza al fine di non trascurarle.
Insegnamento di semplici e rapide tecniche di rilassamento o di autoipnosi.
Utilizzazione di strategie di defusing e debriefing (Solomon, Macy, 2003) per gli
eventi critici rivolte con regolarit agli operatori al fine di consentire una adeguata
condivisione tra colleghi delle tensioni emotive connesse al proprio operato. Si tratta
di specifici gruppi di discussione strutturati e coordinati da un esperto nella gestione
degli eventi critici che contribuiscono a ridurre l'impatto emotivo delle esperienze con
le quali ci si confrontati. Interventi di questo tipo sono stati utilizzati recentemente,
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ad esempio, con il personale coinvolto di soccorso in occasione dell'attentato alle


torri gemelle di New York del settembre 2001.
Interventi psicoterapeutici: Sono state create specifiche strategie di intervento
psicoterapeutico per intervenire sull'operatore rimasto altamente coinvolto dagli
eventi stressanti e/o nel caso in cui esperienze in emergenza avessero
destabilizzato un equilibrio psicologico precario (per una rassegna: Foa, Keane,
Friedman, 2000; Giannantonio, 2003). A questo scopo, l'EMDR (Eye Movement
Desensitization and Reprocessing) e alcune strategie cognitivo-comportamentali
hanno dimostrato una buona efficacia.
Defusing
Il defusing una tecnica di gestione dello stress da evento critico e rappresenta,
assieme al debriefing, uno dei momenti di maggiore rilievo del programma messo a
punto da Jeff Mitchell per la gestione dello stress da evento critico. In particolare il
defusing
-

un pronto soccorso emotivo;


non una psicoterapia;
non una cura.

L'intervento di defusing serve essenzialmente per ridurre il senso di isolamento,


attraverso l'appartenenza al gruppo che ha subito il trauma e aiuta il gruppo a
ritornare alla normalit fornendo soluzioni a breve termine stabilizzando le emozioni
e normalizzando l'esperienza.
Questa tecnica permette di condividere l'esperienza, dando l'opportunit al gruppo di
sentirsi una squadra, considerarsi un "tutto" con la piena coesione tra i singoli.
In pratica si tratta di far raccontare ed ascoltare con empatia e a ruota libera, quel
che stato visto e fatto e quel che successo; si fa attenzione a lasciare esprimere
le emozioni dando loro un nome e possibilmente anche localizzandole nel corpo.
Questo pu essere utile farlo anche senza la presenza di un esperto. In questo
capitolo potete trovare una descrizione delle varie reazioni che un trauma pi o meno
intenso pu provocare, il condividere le emozioni dopo un intervento particolarmente
grave pu essere una prima strategia. Nel caso la vostra qualit di vita fosse inficiata
da un evento traumatico vi consigliamo di rivolgervi ad un esperto. Troverete in
bibliografia e in sitografia molti riferimenti che potranno esservi d'aiuto.
Bibliografia:
Giannantonio M. (a cura di) (2003) Psicotraumatologia e Psicologia dell'Emergenza,
Salerno, Ecomind.
Giusti E., Montanari C. (2000) Trattamenti psicologici in emergenza con EMDR per
profughi, rifugiati e vittime di traumi, Roma, Sovera Multimedia.
Lo Iacono A., Troiano M. (a cura di) (2002) Psicologia dell'Emergenza, Roma, Editori
Riuniti
Sitografia:
www.oltreilblu.org
www.psicotraumatologia.org
www.sipem.org

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Capitolo

Medicina Legale
A cura di Alberto Martini 18

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Medico Legale

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Medicina Legale

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14. Medicina Legale


Obiettivi Formativi:
1) Riconoscere le proprie responsabilit civili e penali;
2) Reati in cui pu incorrere il soccorritore;
3) Agire nei limiti dei propri doveri;
4) Agire conscio dei propri diritti.
Introduzione
Il perch di questo studio, di questa analisi sulle responsabilit che possono nascere
dalle azioni realizzate dai soccorritori volontari, da coloro che operano nell'ambito
dell'emergenza sanitaria e non solo, manifestamente chiaro; basti pensare alla
gravit delle situazioni che questi soggetti si trovano ad affrontare quotidianamente
nello svolgere il loro servizio, per comprendere la delicatezza di un servizio che viene
esercitato in condizioni limite per quanto riguarda la sicurezza e l'incolumit sia di chi
interviene che del destinatario dell'intervento. L'importanza delle conseguenze che
possono verificarsi, causate da una semplice leggerezza o da un errore, si
comprende ancora di pi se consideriamo che il bene ultimo, alla tutela del quale la
loro azione rivolta, la salute umana, e non di rado addirittura la vita. Si rende cos
necessario fare maggiore chiarezza su quali siano i dettami giuridici, ovvero
normativi e giurisprudenziali, che concorrono a regolare gli interventi di coloro i quali
si assumono l'impegno di aiutare il prossimo. Con un avvertimento specifico: a causa
della difficile collocazione giuridica dei "volontari", e la persistente carenza normativa
in merito ai loro doveri e corrispondenti diritti, si deve sempre tenere presente che la
disciplina di quelle circostanze, in cui questi soggetti possono incorrere, non sar mai
onnicomprensiva; per cui, al di l di alcuni principi di diritto, fondamentali e inviolabili,
la decisione dei casi di specie sar, di volta in volta, rimessa alla valutazione
discrezionale del giudice competente. Il problema fondamentale che si presentato
stato il dover necessariamente trasportare una parte della disciplina relativa al
personale medico ausiliario, peraltro lacunosa, piena di lati oscuri, di dubbia
interpretazione, contrastata in dottrina e nelle pronunce giurisprudenziali, nei
confronti dei soccorritori volontari; l'unico elemento che ci ha permesso di attuare in
parte questa trasfusione stata la certezza che questi soggetti ricevono una
preparazione, al termine della quale viene certificata la loro idoneit a compiere
determinate pratiche di intervento, per cui dall'affidamento che si crea nei loro
confronti scaturiscono tutta una serie di conseguenze, che hanno anche un certo
rilievo giuridico. Queste difficolt non ci hanno impedito di delineare, nelle prossime
pagine, pur brevemente, un insieme di principi e di regole che tendono a disciplinare
quelle stesse attivit che giustificano l'esistenza delle Pubbliche Assistenze sul
territorio; nella speranza che cos diventino maggiormente chiari e comprensibili i
limiti a cui quei soggetti sottostanno, ed i rischi ai quali vanno incontro
nell'espletamento delle loro funzioni e dei loro compiti.
La responsabilit giuridica
Il termine responsabilit nel linguaggio comune ci riporta all'idea di essere chiamati a
rispondere di un nostro comportamento, che ha causato una conseguenza negativa,
eventualmente ad un altro soggetto. La responsabilit si scinde, per ci che ci
interessa in questa sede, in penale e civile.
La responsabilit penale
Prima di affrontare le problematiche inerenti alla responsabilit penale in cui pu
incorrere il soccorritore volontario nell'esercizio delle attivit alle quali posto,
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fondamentale una rapida panoramica di carattere generale, che ci spieghi, in breve,


alcuni dei concetti salienti dell'argomento che tratteremo; tralasciando determinati
approfondimenti che risulterebbero pretestuosi, e tutto sommato irrilevanti per lo
scopo che ci siamo prefissati, che essenzialmente quello di delineare le
responsabilit e le conseguenze cui va incontro il "volontario" nella sua attivit
solidaristica.
La responsabilit di cui stiamo trattando, quella penale, segue alla commissione di
uno o pi reati. Occorre premettere che la responsabilit penale strettamente
personale quindi ricade completamente su chi compie il reato.
Volendo semplificare all'estremo si pu definire il reato come un fatto umano che
viola una norma penale, posta a difesa, a tutela di un certo interesse; un interesse di
cui pu essere titolare un singolo individuo (es. reato di lesioni personali che tutela
l'integrit fisica, la salute, della singola vittima) oppure un interesse proprio della
Comunit (es. reato di interruzione di pubblico servizio che tutela l'interesse proprio
della Pubblica Amministrazione a che certi servizi siano sempre in essere). Sono
elementi costitutivi del reato stesso l'elemento psicologico o soggettivo e l'elemento
materiale od oggettivo. L'elemento psicologico attiene al soggetto del reato e
considera il comportamento del colpevole in relazione agli scopi dell'azione, ed alla
sua capacit di scegliere un modo d'agire e di indirizzarlo verso determinati fini. In
definitiva la valutazione della colpevolezza del soggetto non pu prescindere da una
considerazione della sua azione in rapporto con la sua volont. Tralasceremo, ai fini
di questa analisi, le figure di reato doloso e preterintenzionale, nelle quali si individua,
indipendentemente dalle diversit delle due figure, la volont di realizzare il fatto
criminoso. (nel reato doloso il soggetto agisce per realizzare un illecito penale; nel
reato preterintenzionale si verifica un illecito pi grave di quello voluto dal soggetto
che comunque agisce per realizzare un reato). E'evidente, che nessun soccorritore
agir allo scopo di provocare eventi dannosi al soccorso, ma nonostante tutto questo
potrebbero, eventualmente, verificarsi, ed essere imputati al volontario medesimo.
Dunque, i casi che invece ci interessano da vicino sono quelli in cui il reato la
conseguenza di un'azione posta in essere dal soggetto agente, non perch
volontariamente intrapresa per realizzare un fatto illecito, ma attuata trasgredendo
regole di condotta, disposizioni legislative, disciplinari e regolamentari e senza
alcuna volont di commettere un reato. Per colpa in senso giuridico quindi si intende
qualcosa di diverso
dal significato comunemente attribuitovi. L'evento si dice
colposo, o contro l'intenzione, se non voluto, anche se prevedibile nelle
conseguenze, da parte di colui che agisce. Se la colpa consiste nell'inosservanza di
determinati regolamenti, che si devono rispettare per compiere correttamente le
operazioni, le funzioni alle quali si predisposti, si parla di colpa specifica; si tratta
dell'inosservanza di quelle disposizioni normative che sono state impartite proprio
per scoraggiare quei comportamenti che, indipendentemente dalla volont colpevole,
sono fonte di danni o pericoli. Un evento per si pu verificare, oltre che per il motivo
sopraddetto, anche a causa di negligenza, imprudenza e imperizia; quando, cio, le
regole cautelari da rispettare, per evitare che si verifichino fatti dannosi, non sono
scritte: allora si parla di colpa generica. Il dato comune per tutte le ipotesi colpose
l'inosservanza di precauzioni doverose. Le regole di diligenza, prudenza e perizia
non sono predeterminate dalla legge, o da altra fonte giuridica, ma sono ricavate
dalla esperienza comune della vita sociale.
Per imprudenza si pu intendere la leggerezza nel compiere gli atti, anche
pericolosi, senza le dovute cautele e senza prevedere, sulla base
dell'esperienza generale, le relative conseguenze.
Per negligenza s'intende una voluta omissione di atti o comportamenti che
invece si ha il dovere di compiere. 163
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Per imperizia, infine, s'intende la preparazione scadente, sia dal punto di


vista scientifico che della manualit, incompatibile con il livello minimo di
cognizione tecnica e di esperienza indispensabile per l'esercizio dell'attivit
svolta.
Beninteso, occorre verificare di volta in volta se le norme scritte (regolamenti), alle
quali bisogna attenersi, esauriscono la misura di diligenza richiesta all'agente nelle
situazioni considerate: solo in questo caso l'osservanza di dette norme esclude la
responsabilit penale. In caso contrario, ove residui cio uno spazio di esigenze
preventive non coperte dalla disposizione scritta, il giudizio di colpa pu tornare a
basarsi sulla
Inosservanza di una generica misura precauzionale. In altre parole, se il protocollo
da rispettare, nell'eseguire le operazioni di intervento, prevede un grado sufficiente di
diligenza nel compimento delle pratiche medesime, tale da assicurare l'incolumit
della vittima soccorsa, allora il suo rispetto da parte del volontario lo salvaguarda da
qualsiasi responsabilit in ordine agli eventuali danni occorsi al paziente. La
responsabilit penale poi, si configura quando il danno sia avvenuto sia per aver
fatto, sia per aver non fatto, o ritardato in modo non giustificabile, atti e operazioni cui
la persona obbligata per legge, per regolamenti o perch propri della sua attivit
(professione). Rispetto al modo con cui i reati sono attuati, si distinguono i reati
commissivi dai reati omissivi, i primi dovuti ad un'azione concretamente diretta alla
realizzazione del delitto, i secondi resi concreti da un comportamento astensivo del
colpevole, che non interviene per evitare il verificarsi del danno. (art. 40, comma
secondo, c.p.: "Non impedire un evento equivale a causarlo) Nel nostro caso, quindi,
azioni ed omissioni che abbiano il potere di causare un danno ingiusto ad un altro
soggetto. Un'azione dalla quale il soccorritore avrebbe dovuto astenersi;
un'omissione quando, invece, era ravvisabile un obbligo di agire. Secondo la dottrina
pi autorevole alla radice d'ogni delitto colposo si ritrova un difetto d'attenzione non
scusabile, difetto evitabile e, quindi, prevedibile, che si traduce in un errore sulle
condizioni di fatto esistenti al momento in cui si agisce, oppure sulle conseguenze
dell'azione stessa; alla base della colpa vi sempre allora una violazione di un
dovere di attenzione. L'essenza della colpa, dunque, sta nella violazione di una
regola di diligenza nell'esercizio di un'attivit lecita ma rischiosa, e nella mancanza di
volont dell'evento che si verificato. E' poi opportuno tenere presente che
l'osservanza delle regole precauzionali trova un limite nell'ambito delle attivit
rischiose ma necessarie per la loro elevata utilit sociale; da questo punto di vista le
cautele da osservare non possono giungere, comunque, fino al punto di pregiudicare
nei suoi aspetti essenziali l'attivit da svolgere, altrimenti si annullerebbe proprio
quell'utilit sopraddetta. Tutta questa panoramica, in estrema sintesi, vuol significare
che il soccorritore deve mantenere una particolare attenzione nel portare a termine le
operazioni delle quali incaricato, e per le quali stata accertata e riconosciuta, la
sua idoneit; altrimenti potr comunque essere ritenuto responsabile delle
conseguenze causate da un suo errore, commesso nello svolgimento dell'attivit.
L'intervento deve essere commisurato alle sue competenze. Il volontario del
soccorso dovrebbe saper svolgere tutte quelle manovre per il quale stato formato.
L'uso del condizionale ha un suo preciso significato, in quanto l'obbligo di risultato,
tipico dell'infermiere, che una figura professionale, viene ad essere molto pi
sfumato; ma nonostante questo non si pu escludere la "colpa" se le tecniche di
trasporto e di soccorso non vengono applicate con diligenza, perizia e prudenza.
Evidentemente si parler di conseguenze, ovvero danni, derivanti da un'azione o da
un'omissione imputabile al volontario medesimo, che ha tenuto un comportamento
imprudente o negligente, oppure ha agito dimostrando una preparazione scadente,
inferiore alle normali aspettative. Le prestazioni svolte in urgenza da parte di tale
soggetto acquisiscono un carattere "professionale" che incider sulla valutazione
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dell'eventuale colpa e, pur considerando le ragioni umanitarie che lo hanno spinto ad


una scelta di questo tipo, non si potranno ignorare quei comportamenti, attivi o
omissivi che siano, che hanno comunque arrecato un danno alla vittima. Per i
volontari che operano nelle Associazioni convenzionate con il S.S.N., e che abbiano
quei "requisiti professionali" cos come indicato dall'art. 5, comma secondo, dei
D.RR. 27 Marzo 1992, pu ben dirsi che le responsabilit siano simili a quelle degli
infermieri, sussistendo in alcuni casi quasi un'obbligazione di risultato, derivante dalla
natura del convenzionamento con il S.S.N.; anche se la preparazione e la
competenza di questi soggetti si distingue per difetto rispetto a quella degli infermieri
medesimi. Esiste, infatti, alla base di questo atto di natura contrattuale tra i due
interlocutori, pubblico l'uno e privati gli altri, un'aspettativa determinata,
9
Applicando questo principio alla questione in esame, cio agli interventi sanitari
implicanti problemi tecnici di speciale difficolt, nei quali l'esito infausto non dipeso
da imperizia grave, si deve tenere conto della circostanza che la legge (seppur civile)
esclude la responsabilit e l'obbligo risarcitorio. Quando, invece, si affronta un caso
"comune", ordinario, l'errore che causa l'evento lesivo sempre da ritenersi grave,
anzi di estrema gravit, poich l'agente mostra di ignorare le nozioni elementari che
deve possedere chi abilitato a quella determinata pratica. Allora diventa di
sostanziale importanza determinare quando pu definirsi grave la condotta colposa
del soggetto. Indipendentemente da quella che pu risultare la classificazione delle
operazioni, a cui sono predisposti i soccorritori, quindi senza entrare nel merito di
un'ipotetica suddivisione, tra pratiche la cui realizzazione comporta la soluzione di
problemi di speciale difficolt tecnica, e quelle che invece sono pi agevoli, si pu
genericamente riconoscere che il prestatore d'opera, il volontario nel nostro caso,
deve ritenersi responsabile penale del fatto quando, non implicando la sua attivit la
soluzione di problemi tecnici complessi, violi comuni norme di diligenza, prudenza,
perizia, o addirittura disposizioni di legge che disciplinano l'esercizio del suo
intervento. Paradossalmente dovr ritenersi responsabile di colpa grave colui che
compie un errore, recando danno alla vittima, nell'eseguire un'operazione "semplice"
e, invece, sar per cos dire esentato da questo peso, se l'infortunio gli sar occorso
nell'esercizio di una manovra che presenta una difficolt maggiore, quando, cio,
l'errore pu essere considerato maggiormente scusabile. Il novero degli esempi pu
rivelarsi un'impresa senza limiti, ma sicuramente quando parliamo di casi in cui
l'imperizia del volontario costituisce reato, facciamo riferimento a situazioni nelle
quali si manifesta:
a) Il difetto della normale esperienza tecnica;
b) L'assenza delle cognizioni fondamentali attinenti alle operazioni da porre in
essere;
c) L'insufficiente preparazione e inettitudine, per cui si trascura- no le regole
tecniche che scienza e pratica dettano;
d) L'incapacit ad eseguire le pi comuni prestazioni con carattere di urgenza;
e) Il difetto di un minimo di abilit nell'uso dei mezzi manuali e strumentali.
In buona sostanza tutte queste definizioni, che non possono essere certo esaustive
delle molteplici situazioni che si verificano nell'emergenza, dicono la stessa cosa:
individuano l'imperizia grave in quella condotta che risulta incompatibile con un livello
minimo di cognizione tecnica, esperienza e capacit, presupposti indispensabili per
esercitare l'attivit in questione. Conseguentemente, in base all'art. 2236 cod. civ.,
solo quando l'errore frutto di una condotta incompatibile con la tecnica elementare
che legittimo pretendere da un individuo abilitato a quel tipo d'intervento. La
condotta lesiva del volontario punibile. A completamente di quanto detto,
necessario tenere presenti alcune condizioni imprescindibili per l'applicabilit della
165
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norma di cui trattasi: "L'errore (..) pu essere valutato sulla base del parametro di cui
all'art. 2236 c.c., vale a dire della colpa grave quando sia presente una situazione
emergenziale, oppure quando il caso implichi la soluzione di problemi tecnici di
speciale difficolt [Cass., sez. IV, Settembre 1997; ed ancora, Cass., sez. IV, 23
Marzo 1995] e, soprattutto, "tale limitazione di responsabilit attiene esclusivamente
all'imperizia, non all'imprudenza e alla negligenza, con la conseguenza che risponde
anche per colpa lieve l'agente che nell'esecuzione di un intervento o di una terapia
provochi un danno per omissione di diligenza ed inadeguata preparazione (...) "
[Cass., sez. III, 10 Maggio 2000, n. 5945]. Ci vuol significare che qualora non sia
soddisfatto almeno uno di questi requisiti "i canoni valutativi della condotta colposa
non possono essere che quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilit
penale per la causazione di danni alla vita o all'integrit dell'uomo" [Cass., sez. IV, 29
Settembre 1997; ed ancora, Cass., sez. IV, 23 Marzo 1995]. Quest'argomentazione,
relativa alla possibilit di attenuare la responsabilit dei nostri soccorritori, fino ad
escluderla, in base alla graduazione della colpa loro imputabile, valida solamente in
merito a determinati tipi di reati. In pratica, si potr applicare la limitazione prevista
dalla norma del codice civile sopra citata, solo quando si tratti di delitti che
implicitamente prevedono la possibilit di graduare la colpa, ovvero la dove sia
possibile parlare di una colpa pi o meno grave dell'imputato, in relazione,
soprattutto, alla difficolt della condotta che egli doveva tenere per non incorrere in
nessuna responsabilit.
Richiamare la diligenza o la perizia media come parametri per giudicare l'operato dei
volontario, perch rappresentano la misura di ci che ci dobbiamo aspettare nel suo
comportamento, vuoi dire intendere la perizia, la diligenza e la prudenza adottate da
un ipotetico agente-modello, preso come esempio di riferimento, che, nello svolgere
le stesse mansioni, nel porre in essere le medesime pratiche, quindi, in poche parole,
nel compiere la stessa attivit dei soggetto reale posto in giudizio, agisce con quella
capacit, esperienza, accuratezza e abilit manuale che qualsiasi soccorritore
idoneo dovrebbe avere, dopo essere stato formato. D'altronde si pu pretendere una
perizia non inferiore alla media, ma non si pu pretendere che egli abbia una
particolare abilit, superiore appunto a quella minima, ritenuta oggettivamente
sufficiente per realizzare correttamente gli interventi richiesti. Parlando della
responsabilit penale non abbiamo finora riportato, ma dato invece per scontato, un
principio fondamentale che scaturisce direttamente dalla nostra Carta Costituzionale:
la responsabilit penale personale (art. 27, comma primo). Quindi, nella
Costituzione si afferma il divieto assoluto di responsabilit per fatto altrui. Tale
affermazione viene di fatto ripetuta anche nell'art. 40 dei Cod. Pen.: "Nessuno pu
essere punito per un fatto previsto dalla legge come reato, se l'evento (..) non
conseguenza della sua azione o omissione". La responsabilit per fatto proprio
colpevole impone, quindi, che il soggetto sia chiamato a rispondere soltanto dei fatti
a lui psicologicamente riferibili a titolo di dolo o di colpa; nei casi cui noi ci riferiamo
evidente che ogni singolo volontario si trover a rispondere, ed eventualmente ad
essere responsabile, solamente delle condotte da lui stesso poste in essere. Questo
ci permette di allargare la riflessione e dare altre risposte altrettanto importanti. In
primo luogo, un problema molto delicato riguarda l'interrogativo se sia possibile che
sia attribuita al soccorritore volontario una responsabilit, nel caso in cui a recare
materialmente danno alla vittima sia un altro componente dell'equipaggio, oppure il
medico con il quale il volontario sta collaborando nell'immediatezza dell'evento
dannoso, e con il quale pu e deve interagire.
La regola generale dalla quale sviluppare le osservazioni la seguente: ogni
partecipante ad un'attivit medica d'quipe risponde solo del corretto adempimento
dei doveri di diligenza e di perizia inerenti ai compiti che gli sono specificamente
affidati; per cui si pu escludere a priori una responsabilit del volontario nell'ipotesi
sopra accennata, cio quando la conseguenza dannosa per la vittima non sia
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materialmente causata dalla sua condotta. La divisione delle responsabilit dovuta


alla necessit di consentire che ciascuno si concentri sul proprio lavoro, facendo
affida- mento sulla professionalit dell'altro. Per meglio esplicitare il concetto di cui
trattasi partiamo dall'analisi di quanto disposto da recenti pronunce della Suprema
Corte di Cassazione [Sez. IV, 18 Gennaio 2000 n. 556; ed ancora prima, Sez. IV, 28
Giugno 1996 n. 7363] in merito alla responsabilit, in campo sanitario, della figura
dell'aiuto, ponendo attenzione a quanto affermato circa i rapporti tra i soggetti
coinvolti, in relazione alle reciproche responsabilit; tenendo, come ovvio, sempre
ben presente che si tratta di figure professionali (medici) e che, quindi, siamo
nuovamente costretti a recepire una disciplina non tipica, ovvero non
specificatamente prevista per le figure (soccorritori volontari) oggetto dei nostro
approfondimento. Dice la Corte di Cassazione: "L'assistente ospedaliero tenuto a
seguire le direttive organizzative dei superiori collaborare con il primario e gli aiutanti
nei loro compiti, (...) non tenuto (...) ad un banale e autocritico atteggiamento di
sudditanza verso gli altri sanitari perch, qualora costui ravvisi elementi di sospetto
percepiti o percepibili con la necessaria diligenza, attenzione e perizia, ha il dovere di
segnalarli e di esprimere il proprio dissenso, e solo a fronte di tale condotta potr
rimanere esente da responsabilit nel caso il superiore gerarchico non ritenga di
condividere il suo suggerimento". Ragionando a crontraris, possiamo trarre qualche
indicazione in pi circa le eventuali responsabilit del volontario nei riguardi della
vittima soccorsa, quando l'eventuale evento dannoso sia causato dall'esecuzione di
direttive impartite dal medico intervenuto, facente parte o meno dell'equipaggio, ed
eseguite dal soccorritore. In questa sentenza, come nelle altre prese ad esame,
indicative e rappresentative di un orientamento consolidato, si stabilisce che il
subordinato potrebbe andare esente da responsabilit qualora avesse fedelmente
attuato la volont del superiore, pur caratterizzata da un approccio diagnostico o
terapeutico erroneo, solo se si potessero concepire i suoi rapporti con il secondo
come caratterizzati da subordinazione gerarchica, qualificati cio dalla dazione di
"ordini" da parte del soggetto sovraordinato, che il subordinato non avrebbe titolo per
poter sindacare.
Dunque, ci dobbiamo chiedere se quando si parla di "autonomia vincolata alle
direttive ricevute", evidentemente, ci si riferisca ad una subordinazione gerarchica
che non consente scelte diverse. Ci dobbiamo chiedere se tale situazione si verifica
per la posizione del personale non medico, al quale non lasciata libert di scelta;
pertanto, se il volontario si dovr considerare mero esecutore degli ordini - direttive
impartite dal medico di emergenza, indipendentemente dalla qualifica che si voglia
riconoscere al soccorritore.
In buona sostanza, se l'assistente, come ovvio, maggiormente qualificato rispetto
al volontario, stante la sua posizione funzionale, pu andare esente da
responsabilit, a fronte di un approccio terapeutico formulato dal superiore e ritenuto
erroneo e forviante, manifestando esplicitamente il proprio dissenso; il soccorritore,
posto che si trova in una posizione tale da non essergli consentita alcuna libert di
scelta, sar giustificato per il semplice fatto di eseguire un ordine dato dal medico,
sovraordinato gerarchico.
Certo, come avremo modo di vedere pi avanti, atteggiamento ancor pi liberatorio
da eventuali responsabilit per il volontario l'esposizione del proprio dissenso a
fronte di un'indicazione palesemente errata del medico.
comunque opinione di chi scrive che in capo al medico componente
dell'equipaggio gravi un dovere di vigilanza, un onere di sovrintendere le varie fasi
dell'intervento, cui necessariamente corrisponde una responsabilit cosiddetta culpa
in vigilando. Infine, ci che preme sottolineare con forza che il giudizio che il
giudice pu dare, in sede penale processuale, sulla colpa, ovvero sull'inosservanza
delle regole cautelari di condotta, nonostante certi limiti invalicabili, pu essere frutto
di una valutazione discrezionale; il giudizio da attribuire al volontario un giudizio
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relativo, che deve necessariamente considerare tutta una serie di circostanze


concrete, quali il disagio generale, il luogo assai spesso inadatto e, soprattutto, la
situazione di pericolo nella quale il volontario si trova ad operare; l'insieme di questi
elementi pu descriversi semplicemente con una sola parola: l'urgenza
dell'intervento che deve essere portato a termine per non pregiudicare la salute della
vittima soccorsa. E'evidente che il giudice deve maturare il proprio convincimento
attenendosi a dati riscontrati e riscontrabili, sulla base dei quali ricostruire l'evento
verificatosi, (ad es. le prove raccolte), ma quest'insieme appunto valutato, e la
valutazione un'operazione che racchiude in se ampi margini di discrezionalit. Del
resto anche la possibile applicazione dell'art. 2236 cod. civ. in sede penale, che
come gi riportato tende a graduare la colpa dell'imputato, una scelta che solo il
giudice del caso concreto pu compiere, condizionando cos, in maniera oserei dire
decisa, gli esiti di un eventuale procedimento a carico del soccorritore. Questa
precisazione finalizzata ad evidenziare come le riflessioni finora compiute non
possono rappresentare una regola valida in ogni situazione, valida ad affrontare ogni
circostanza, ma possono facilitare la comprensione di alcuni aspetti complessi
dell'attivit di cui ci interessiamo, che talvolta possono riservare risvolti negativi;
possono inoltre indirizzare coloro che operano nel volontariato verso un
comportamento meno rischioso, o meglio, pi consapevole delle conseguenze a cui
possono andare incontro.
La responsabilit civile
La responsabilit civile conseguente alla violazione di doveri di rispetto altrui nella
vita di relazione, ed impone, come conseguenza, di risarcire economicamente colui
che dalla violazione rimasto danneggiato. La lesione del diritto soggettivo e
primario della salute antigiuridica, e l'ingiustizia si collega ad un'imputazione
dell'atto lesivo, riferito alla condotta umana, secondo i principi della responsabilit
civile. Una prima distinzione da compiere relativa al fatto che la responsabilit civile
pu essere di natura contrattuale o extracontrattuale.
Si ha un illecito contrattuale quando la lesione si riferisce ad un precedente rapporto
obbligatorio instaurato tra danneggiante e danneggiato; mentre si incorre nella
responsabilit extracontrattuale se si viola un diritto tutelato verso tutti i consociati.
La distinzione tra le due forme ha grande importanza:
a) Diversa la regola da applicare in tema di onere della prova, nell'illecito
contrattuale esiste una presunzione di colpa per chi non ha adempiuto alla
propria obbligazione, che viene a cadere! Solo quando si dimostri che
l'inadempimento non a lui imputabile; per l'extracontrattuale invece la
presunzione non esiste, e chi pretende il risarcimento dei danni deve
dimostrare la colpevolezza di colui che egli afferma essere autore dell'atto
illecito;
b) Diverso il termine di prescrizione dell'azione che il danneggiato pu
esperire: cinque anni per l'illecito extracontrattuale (art. 2497 c.c.), dieci anni,
il tempo ordinario, per la violazione di un'obbligazione.
Per poter considerare la responsabilit del soccorritore, ai fini civilistici, di carattere
contrattuale la condizione essenziale che la prestazione dipenda da un rapporto
obbligatorio tra i due soggetti in questione, come gi abbiamo anticipato. Forse un
elemento che ci pu ricondurre ad una soluzione di questo tipo potrebbe essere
l'incarico conferito dal soggetto pubblico in vista del perseguimento di un pubblico
interesse, nel caso in questione si dovrebbe, a nostro avviso, far riferimento
all'incarico dato dalle Aziende Sanitarie Locali alle Associazioni, tramite la
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sottoscrizione delle convenzioni, e considerare che i volontari agiscono per conto


delle
Associazioni medesime; oppure, in via interpretativa, si potrebbe individuare
l'obbligazione contrattuale come nascente da un dovere giuridico di intervento in
situazioni di emergenza, che grava sul soccorritore idoneo alle operazioni d'urgenza.
Tali costruzioni, per, risultano alquanto artificiose, tanto pi che, allorch le
prestazioni del volontario risultino prive di valutabilit economica e, dunque, non
sorga l'obbligo di continuare ad agire, non vi necessit di concorso tra i due sistemi
di responsabilit, ma il destinatario potr solo chiedere il ristoro dei danni ingiusti,
subiti in conseguenza dell'atto illecito compiuto dal volontario, ex art. 2043 cod. civ.
Resta insomma, anche la dove non vi sia la responsabilit per inadempimento di un
obbligo, non essendo individuabile un obbligo, il sistema degli artt. 2043 e ss.
La norma gi citata senza ombra di dubbio quella fondamentale in tema di
responsabilit extracontrattuale: "Qualunque fatto doloso o colposo, che cagioni ad
altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno".
Un punto fondamentale da sottolineare che mentre la responsabilit penale
strettamente personale (art. 27 Cost.), quella civile che ne pu conseguire deve
essere coperta da una polizza assicurativa che solleva il volontario dal risarcimento.
La responsabilit civile, a differenza di quella penale, trasmissibile; infatti attraverso
la stipulazione di appositi contratti di assicurazione possibile trasferire alla
compagnia assicurativa il dovere di rimborsare economicamente i danni provocati
con la propria condotta; dei resto con la legge quadro n. 266 dei 1991, che riordina il
volontariato, diventa obbligatorio per le Associazioni che svolgono attivit di soccorso
assicurare contro la responsabilit civile per i danni causati a terzi, dall'esercizio
dell'attivit di volontariato stesse, i propri aderenti. A tal proposito si ricorda la lettera
dell'art. 4, comma primo, della I. n. 266/91: "Le organizzazioni di volontariato
debbono assicurare i propri aderenti, che pre- stano attivit di volontariato, contro gli
infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell'attivit stessa, nonch per la
responsabilit civile verso i terzi" Deriva da ci, quindi, come regola generale, che gli
aderenti ad una organizzazione di volontariato sono "coperti" per gli eventuali eventi
dannosi provocati con la loro condotta.
La tipologia della responsabilit civile di tipo risarcitorio. Il presupposto l'esistenza
di un danno risarcibile, che il danno biologico sanitario, ovvero la lesione della
salute, dell'integrit fisica e psichica, dovuta ad un intervento "sanitario" inadeguato o
infausto. L'agente risponde, dunque, per i danni che siano derivati al destinatario dei
soccorso da trattamenti "sanitari" praticatigli con colpa; in queste ipotesi la
responsabilit pu comportare un'obbligazione di risarcimento estesa non al solo
danno patrimoniale, ma, come detto, anche al danno biologico e cio al danno non
patrimoniale costituito dalle conseguenze pregiudizievoli per la salute derivanti dalle
menomazioni fisico-psichiche prodotte dal comportamento inadempiente. Ma vi di
pi, qualora siano oggettivamente configurabili, nel comportamento tenuto dal
volontario, gli estremi di un reato, ove la menomazione dell'integrit psicofisica si
renda riconducibile ad un comportamento colposo, avremo la conseguente
estensione della responsabilit anche al danno morale a carico del soggetto agente.
Poich l'aspetto prevalente della responsabilit civile rappresentato dal
risarcimento, il codice civile (art. 2050) stabilisce che "chiunque cagiona danni ad
altri nello svolgimento di un'attivit pericolosa per sua natura o per natura dei mezzi
adoperati, tenuto al risarcimento, se non prova di aver adottato tutte le misure
idonee ad evitare il danno". Lo stesso codice solleva, quindi, dalla responsabilit
l'operato di colui che, pur ponendo in essere manovre intrinsecamente pericolose,
dimostri di aver messo in atto tutti gli idonei accorgimenti per evitare il danno
medesimo; in sostanza, sono ritenuti conseguenza della condotta illecita quegli
eventi dannosi che non si sarebbero verificati senza quella specifica condotta
umana, e sempre che non siano intervenuti fattori specifici e di per s idonei a
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determinare l'evento dannoso. Il risarcimento concerne primariamente la


considerazione del danno biologico, solo secondariamente e consequenzialmente
potr avere rilevanza patrimoniale e morale. La risarcibilit in senso civilistico dei
danni morali pu essere sempre invocata in tutti i casi in cui sia la legge a disporre
cos e, quindi, non soltanto allorch ricorra una figura di reato. Altra norma civilistico
degna di attenzione, ai fini del nostro studio pu risultare l'art. 2055 Cod. Civ., che
cos recita: "Se il fatto dannoso imputarle a pi persone, tutte sono obbligate in
solido al risarcimento del danno. Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro
ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla gravit della rispettiva colpa e
dall'entit delle conseguenze che ne sono derivate"; in buona sostanza, qualora
venga accertata la responsabilit dell'intero equipaggio di soccorso, tutti i
componenti sono obbligati a risarcire il danno procurato, a tal punto che il creditore
(danneggiato) ha la facolt di richiedere l'intero pagamento anche ad uno solo di
questi, che, una volta saldato, avr poi il diritto di chiedere agli altri componenti la
restituzione della loro parte. Una norma che tende cos a garantire il danneggiato,
ma il cui valore, nell'esame della nostra situazione, ridotto in virt dell'intervento
della copertura assicurativa obbligatoria per tutti i partecipanti all'equipaggio di
soccorso. Non v' dubbio che la legge quadro non pone alcuna deroga in favore dei
volontari. Il soggetto obbligato al risarcimento continua ad essere individuato nel
singolo soccorritore, sebbene la rilevanza delle motivazioni solidaristiche della
condotta del danneggiante potrebbero, in astratto, incidere anche sulla definizione
dei criteri alternativi in grado di operare una traslazione soggettiva della
responsabilit.
Sul piano teorico, si potrebbe, invero, ritenere salvi i casi di condotte dolose o
gravemente colpose poste in essere dal volontario; degli eventi dannosi dovuti a
mera colpa dell'agente siano tenuti a rispondere quei soggetti che dell'operato dei
volontari si sono avvalsi, e, pertanto, la stessa associazione di volontariato, oppure
l'Ente, che l'opera del volontario abbia utilizzato per il conseguimento delle proprie
finalit istituzionali.
L'esonero del volontario dalla responsabilit civile si giustificherebbe con la
considerazione della rilevanza sociale del volontariato nel suo insieme, come
riconosciuto dalla stessa legge quadro n. 266/91.
Tuttavia la legge, indicando negli aderenti all'associazione i soggetti e
assicurati per la responsabilit civile verso i terzi, ha implicitamente disatteso la
suddetta ricostruzione e riconfermato la diretta responsabilit civile dei volontari per
gli eventi dannosi cagionati.
Gli interrogativi che ragionevole porsi, dinanzi ad un caso di responsabilit civile
accertata dei soccorritori, concernono: in primo luogo, la possibilit di configurare
una responsabilit concorrente o sussidiaria in
capo a soggetti diversi dagli autori
del fatto, e, in secondo luogo,
l'ammissibilit di un'attenuazione dei quantum di
risarcimento in ragione delle motivazioni che determinano allo svolgimento di
un'attivit di Volontariato.
Con riguardo al primo punto, partendo dal presupposto della responsabilit diretta
a carico dei volontari, si potrebbe evidenziare, nelle ipotesi in cui l'azione del
soccorritore s'inquadri all'interno di un rapporto convenzionale con Enti pubblici, ed il
fatto dannoso si verifichi nell'adempimento di obbligazioni proprie del soggetto
pubblico, una responsabilit concorrente di quest'ultimo, il quale, cos come risponde
del fatto illecito del dipendente, sarebbe altres responsabile per i danni causati dai
volontari. evidente che negli eventuali casi che ci troviamo a disciplinare potrebbe
ipotizzare una responsabilit concorrente dell'Ente sanitario, con il quale le
Associazioni intrattengono un rapporto di carattere convenzionale, legittimante
l'intervento dei volontari medesimi.
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La risposta negativa a questo interrogativo, peraltro pi che giustificato alla luce


delle norme giuridiche in questione, ci viene dalla riscontrata, e purtroppo oramai
radicata, tendenza a sollevare l'interlocutore pubblico da ogni responsabilit in merito
ai danni occorsi ai soccorritori o ai trasportati, tramite discutibili disposizioni delle
convenzioni redatte finora. Per quanto concerne, invece, la possibile attenuazione
dei quantum di risarcimento dovuto dal volontario in conseguenza della propria
responsabilit, la sua configurazione presupporrebbe il riconoscimento normativo
della rilevanza delle motivazioni che lo hanno indotto a porre in essere la condotta da
cui derivato l'evento dannoso. Tale rilevanza non dato cogliere nel sistema
codicistico della responsabilit civile, dove il legislatore ha riguardo ai solo nessi
psichici della capacit di intendere e volere e del dolo o della colpa.
Tuttavia nel codice civile esiste almeno una norma, l'art. 2030, comma secondo,
relativa alla gestione d'affari, con la quale al giudice viene attribuito il potere di ridurre
discrezionalmente, in considerazione delle circostanze che hanno indotto il gestore
ad assumere la gestione stessa, il risarcimento di quei danni causati da quest'ultimo
per effetto della sua colpa. Il punto fondamentale consiste nell'equiparare, sul piano
interpretativo, le caratteristiche dell'operato del volontario, e le circostanze che
giustificano la discrezionalit decisionale dei giudice in relazione alla responsabilit
civile dei gestore. Non v' dubbio che il principio della cosiddetta moderazione del
danno si debba ritenere applicabile anche all'ipotesi della responsabilit civile del
volontario, per la sussistenza dei medesimi presupposti che giustificano il favor
legislativo verso le iniziative solidaristiche del gestore. Riconoscere una riduzione
vantaggiosa della responsabilit al gestore intervenuto a favore di terzi per la tutela
di interessi economici, e non riconosce invece al soccorritore intervenuto a favore di
terzi per la tutela di diritti ben pi rilevanti, quali la salute, costituirebbe una
macroscopica ed irragionevole disparit di trattamento tra i due soggetti presi in
considerazione.
Le cause di giustificazione
All'attivit svolta dal volontario, inserito in una particolare situazione di emergenza,
dove ha contati diretti con un'eventuale vittima, destinataria del soccorso, e che
agisce nell'ambito di un gruppo, di una quipe, possono ricollegarsi le disposizioni
previste dal diritto penale e relative alle "CAUSE OGGETTIVE DI GIUSTIFICAZIONE
DEL REATO".
In alcuni casi, infatti, determinate condotte, che di regola costituiscono reato, non
sono considerate tali, in quanto la legge stessa che le autorizza o addirittura le
impone: tali situazioni particolari sono comunemente indicate come cause di
giustificazione.
In presenza di una di queste viene meno il contrasto tra un fatto di reato e
l'ordinamento giuridico, in quanto, esistendo questa "giustificazione", il fatto viene
consentito dalla legge.
Per illustrare alcune di queste situazioni, quelle che evidentemente meglio si
ricollegano alle circostanze comuni affrontate dal volontario, ci serviremo di esempi
attinenti al mondo dell'emergenza sanitaria.
Adempimento del dovere (art. 51 c.p.)
ESEMPIO 1
Durante un intervento di soccorso il medico dell'equipaggio, o un altro medico
intervenuto, ordina al volontario di eseguire una manovra senza rispettare il
protocollo, e, contestualmente, si verifica l'evento dannoso alla vittima destinataria
del soccorso.
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"L'esercizio di un diritto o l'adempimento di un dovere imposto da una norma


giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorit, esclude la punibilit. Se un
fatto costituente reato commesso per ordine dell'Autorit, del reato risponde il
pubblico ufficiale che ha dato l'ordine." (art. 51, comma primo e secondo)
Cominciamo analizzando questi primi due commi della disposizione.
Oltre che direttamente dalla legge il dovere pu derivare da un ordine dato
dall'Autorit, soggetto che genericamente si fa coincidere con un pubblico ufficiale;
anche in questo caso fonte del dovere sar una legge, che consente al superiore di
dare quell'ordine all'inferiore.
L'ordine deve provenire, appunto, da un pubblico ufficiale o da una persona
incaricata di un pubblico servizio, quale sicuramente il medico convenzionato con il
SSN.
Affinch si possa escludere la responsabilit sia di chi lo ha impartito, che di chi lo ha
eseguito, l'ordine deve essere legittimo, ma il problema che invece noi ci troviamo ad
affrontare, nell'esempio sopracitato, riguarda un ordine evidentemente
ILLEGITTIMO, poich implica il mancato rispetto di un determinato protocollo,
relativo alla corretta realizzazione della manovra in questione.
Se ci limitassimo a leggere solamente il secondo comma, dovremmo arrivare alla
conclusione che se l'ordine illegittimo la responsabilit del reato ricade sempre sul
soggetto che lo ha impartito, sollevando quindi l'esecutore materiale.
I successivi commi terzo e quarto ("Risponde del reato altres chi ha eseguito
l'ordine, salvo che, per errore di fatto abbia ritenuto di obbedire ad un ordine
legittimo. Non punibile chi esegue l'ordine illegittimo, quando la legge non gli
consente alcun sindacato sulla legittimit dell'ordine." sottolineano, invece, che la
responsabilit ricade anche sul soggetto che esegue l'ordine, tranne che in due
precise occasioni:
a) Quando chi esegue (volontario) ritiene di obbedire ad un ordine legittimo,
giusto;
b) Quando la legge non gli consente alcun sindacato sull'ordine e sulla sua
legittimit, cio gli impedito di contestare la validit dell'ordine stesso.
La prima ipotesi si pu escludere a priori, perch il soccorritore che conosce il
protocollo da seguire, nel caso concreto, si render conto immediatamente, o quanto
meno dovrebbe farlo, che l'esecuzione dell'ordine lo porter alla violazione dello
stesso, quindi avr coscienza di eseguire un ordine palesemente illegittimo.
La seconda ipotesi, invece, pi complessa. Bisogna chiedersi se il volontario non
abbia il diritto di sindacare l'ordine ricevuto, alla luce di quello che il rapporto fra lui
e il medico dell'equipaggio. La dottrina prevalente ritiene che l'insindacabilit sia
ammissibile solo nel caso dei rapporti di subordinazione di natura militare o assimilati
(agenti di polizia, pompieri), per cui implicitamente si dovrebbe escludere il rapporto
medico-volontario, e di conseguenza ammettere che quest'ultimo abbia la possibilit
di contestare la legittimit dell'ordine ricevuto. In questo caso eseguire un ordine che
ci si rende conto essere illegittimo, senza sindacarlo, comporta la responsabilit per
l'evento dannoso che ne deriva; l'esecutore materiale risponde in concorso con chi
ha impartito l'ordine. Buona regola comportamentale sar quella di manifestare il
proprio dissenso, ma eseguire comunque l'operazione indicata.
Consenso dell'avente diritto (art. 50 C.P.)
ESEMPIO 2
La vittima soccorsa non in grado di prestare il consenso alla manovra di
salvataggio; oppure si rifiuta di subire l'intervento.
"Non punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che
pu validamente disporne. " (art. 50)
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Il consenso deve:
a) Avere ad oggetto un diritto disponibile;
b) Essere prestato dal soggetto titolare del diritto, che sia capace di prestarlo e
lo presti validamente;
c) Sussistere al momento del fatto.
Esaminiamo tali caratteristiche con l'intento di riportarle all'esempio menzionato.
a) Oggetto del consenso deve essere un diritto disponibile; chi presta il
consenso deve avere la disponibilit del bene tutelato dalla norma penale, ed
alla cui lesione rivolto il consenso stesso. Circa i beni facenti capo ai singoli,
dobbiamo sottolineare che si ritiene indisponibile la vita, come si evince dagli
art. 579 e 580 c.p. che puniscono l'omicidio del consenziente e l'aiuto al
suicidio; parzialmente disponibile , invece, l'integrit fisica, dovendo
necessariamente distinguere fra quegli atti vantaggiosi per la salute del
soggetto che deve esprimere il consenso, e che saranno quindi ammessi, e
quelli svantaggioso, che invece risulta vietati. Quindi, rispetto alla seconda
ipotesi dell'esempio riportato, in cui la vittima si rifiuta di consentire alla
manovra, qualora l'intervento sia de- terminante per la tutela della sua salute,
diritto riconosciuto e garantito a livello costituzionale, dunque di primissimo
rilievo, non potr godere della libert di esercitare il dissenso.
b) Il titolare del diritto per poter esprimere il consenso deve averne la capacit;
occorre la capacit di intendere e volere, per quanto riguarda invece la
capacit d'agire discusso, sia in dottrina che a livello giurisprudenziale,
quale sia il limite di et richiesto.
c) Il consenso, fra le tante caratteristiche essenziali che deve avere, deve
essere attuale, ovvero esistente al momento del fatto.
Opinione condivisa, e condivisibile, che sia rilevante anche il
CONSENSO
PRESUNTO, che si verifica quando colui che agisce sa che non vi stato il
consenso espresso, ma compie ugualmente l'azione per due motivi:
S consapevole che l'azione medesima vantaggiosa per l'avente
diritto (vittima);
S Pu ragionevolmente presumere che l'avente diritto avrebbe
consentito, se avesse potuto.
Essendo, purtroppo, un'ipotesi non del tutto inconsueto che il soccorritore, nel
momento in cui si trova a dover intervenire, soccorra un soggetto che ha perso
conoscenza, evidente che il criterio del consenso presunto acquista una valenza
assai importante. Dunque il volontario per sentirsi maggiormente salvaguardato deve
valutare il caso concreto e intervenire quando verosimile l'utilit obiettiva, al
momento dei fatto, per l'avente diritto; l'intervento deve dimostrarsi vantaggioso al
punto che l'interesse salvaguardato con la manovra posta in essere, risulti superiore
all'interesse sacrificato. A tal proposito, pare opportuno riportare una pronuncia
giurisprudenziale che, seppure riferita al personale sanitario, chiarisce meglio il
concetto della presunzione dei consenso: "Deve ritenersi esente da responsabilit,
perch privo di colpa, il comportamento del sanitario che abbia agito in base ad un
ragionevole convincimento -sebbene poi rivelatosi fallace- e che, ritenendo
erroneamente ricorrenti i presupposti dello stato di necessit e di urgenza, abbia
omesso di chiedere il consenso del paziente al trattamento medico [Cass., sez. III,
15 Novembre 1999, n. 12621].

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I reati in cui possono incorrere i volontari


A) OMISSIONE DI SOCCORSO
Partiamo dalla lettera dell'art. 593 c.p.: "Chiunque trovando abbandonato o smarrito
un fanciullo minore degli anni dieci, o un'altra persona incapace di provvedere a se
stessa, per malattia di mente o di corpo. Per vecchiaia o per altra causa, omette di
darne immediato avviso all'Autorit, punito con la reclusione fino a tre mesi o con la
multa fino a lire duecentomila. Alla stessa pena soggiace chi, trovando un corpo
umano che sia o che sembri inanimato, ovvero una persona ferita o altrimenti in
pericolo, omette di prestare l'assistenza occorrente o di dame immediato avviso
all'Autorit. Se da siffatta condotta del colpevole deriva una lesione personale, la
pena aumentata; se ne deriva la morte, la pena raddoppiata".
L'omissione di soccorso comprende:
a) Sia la mancata prestazione del soccorso;
b) Sia la insufficiente prestazione del soccorso in relazione ai bisogni del
destinatario e delle concrete possibilit soccorritrici (di luogo, di tempo, di
capacit tecniche, di mezzi disponibili) dei rinvenitore;
c) Sia la ritardata prestazione del soccorso in rapporto alle effettive possibilit di
un intervento, consistentemente pi tempestivo.
Si tratta di un reato che qualsiasi cittadino pu commettere se omette di prestare la
necessaria assistenza alle persone che si trovano ferite o in pericolo, o se omette di
dare avviso del ritrovamento stesso a chi competente a prestare il soccorso.
Anche se la norma riguarda un dovere civico comune a tutti i cittadini, appare
opportuno il richiamo ad un particolare impegno, non certo ad un onere, che hanno
quei soggetti che operano nell'ambito sanitario, i quali possono vantare anche una
specifica competenza in materia di soccorso.
Il dovere civico di prestare soccorso non deve essere compiuto indiscriminatamente
e con incosciente sprezzo del pericolo, per cui la condotta del soccorritore che non
tiene conto di tali essenziali condizioni certamente al di fuori di ogni normale
previsione.

B) INTERRUZIONE DI UN SERVIZIO PUBBLICO O DI PUBBLICA


NECESSITA'
L'individuazione di questa specifica fattispecie di reato, in cui pu incorrere il
soccorritore volontario, risulta sicuramente una ricerca condizionata, influenzata dalla
posizione giuridica che lo stesso viene ad assumere nell'ambito della societ in cui
opera, e fondamentalmente nell'ambito del nostro ordinamento. La prima questione
dibattuta l'investitura da destinare a questi soggetti, che prestano la loro opera
nelle Pubbliche Assistenze, capire se quando svolgono una delle molteplici attivit,
contemplate dalle convenzioni stipulate con le Aziende Sanitarie Locali, possano
essere considerati incaricati di un pubblico servizio, ovvero persone esercenti un
servizio di pubblica necessit. Indubbiamente la difficolt di riportare i volontari
soccorritori all'una o l'altra categoria si delineata nel momento in cui intervenuta
la novella dell'art. 358 dei Cod. Pen., apportata dall'art. 18 della legge del 26 aprile
1990 n. 86, il quale modificando la lettera della disposizione penale ha stravolto la
precedente interpretazione. Leggendo il modificato secondo comma dell'art. 358 c.p.
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diventa meno immediato ricondurre l'attivit svolta dai volontari a quella l descritta,
perch facendo riferimento alla funzione pubblica, il concetto di servizio pubblico
assume una consistenza i cui confini non sembrano cos rigidi e decisi come ci si
aspetterebbe da una nozione giuridica. Del resto per, anche le definizioni date
dall'art. 359, ai punti n. 1 e 2, relative ai servizi di pubblica necessit, non sono
riconducibili alla situazione in cui operano i volontari, poich richiamano degli
elementi che non sono presenti nell'attivit in questione.
D'altro canto l'attivit del trasporto sanitario, ordinario o di emergenza, non pu che
classificarsi come un servizio pubblico, intendendosi una prestazione che lo Stato
mette a disposizione della collettivit, del cittadino che libero di servirsene oppure
no; quindi un servizio che ha chiare e precise finalit sociali.
Ma vi di pi, la giurisprudenza pregressa ci viene in aiuto, specificando come:
"L'autista di un'ambulanza, di propriet di societ privata, autorizzata al servizio di
pronto soccorso come ausiliaria della protezione civile provinciale, incaricato di
pubblico servizio (..) " [Cass., sez. VI, 28 Maggio 1997].
In buona sostanza, il volontario soccorritore sar considerato un incaricato di
pubblico servizio, poich non si limita a svolgere mansioni solamente esecutive, ma
agisca con un certo margine di autonomia in relazione all'organizzazione dei servizi,
addirittura con taluni poteri di iniziativa.
Per il lettore poco avvezzo alle argomentazioni prettamente giuridiche, questa
dissertazione, che si sviluppa sul labile confine esistente tra le due posizioni
soggettive, risulter sterile e poco proficua, tanto pi che questo dibattito, comunque,
non influisce in maniera sostanziale, poich, investire questi soggetti di una carica
cos determinata, sia che vengano considerati appartenenti all'una o all'altra
categoria, comporta inevitabilmente le medesime conseguenze, sul piano penale, al
fine dell'individuazione di un reato specifico che il volontario pu commettere:
incorre, cio, sempre nella fattispecie disciplinata dall'art. 331 c.p., ovvero
"Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessit". Delitto la cui
commissione punita con la reclusione da sei mesi ad un anno, a cui si aggiunge la
multa minima di un milione.
C) LESIONE PERSONALE
Il codice penale prevede il delitto di lesione personale sia nella forma dolosa che in
quella colposa; quest'ultima disciplinata dall'art. 590 c.p.: "Chiunque cagiona ad
altri, per colpa, una lesione punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa
fino a lire duecentomila" (comma primo).
La lesione personale l'evento che caratterizza il delitto, e costituisce la
conseguenza di un'azione od omissione capace di alterare in modo negativo lo stato
di integrit fisica o psichica dell'individuo leso.
Vale la pena ricordare che l'art. 583 c.p. prevede alcune circostanze aggravanti del
delitto in questione, che meritano particolare attenzione perch hanno carattere
sanitario, distinguendosi cos, sotto questo profilo, dalle aggravanti comuni.
La lesione personale grave:
a) Se dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona
offesa, ovvero una malattia o un'incapacit di attendere alle ordinarie
occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni;
b) Se il fatto produce indebolimento permanente di un senso o di un organo.
La lesione personale gravissima se dal fatto deriva:
a) Una malattia certamente o probabilmente insanabile;
b) La perdita di un senso;
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c) la perdita di un arto, o una mutilazione che renda l'arto inservibile, ovvero la


perdita dell'uso di un organo o della capacit di procreare, ovvero una
permanente e grave difficolt della favella;
d) La deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso.
Nell'ambito di questo reato opportuno ricordare anche la disposizione dell'art. 17
della legge sulla tutela della maternit e sull'interruzione volontaria della gravidanza
(i. n. 194178), poich dall'intervento "sbagliato" di un soccorritore pu derivare un
evento tanto spiacevole; per cui si ricorda che "chiunque cagiona ad una donna, per
colpa, l'interruzione della gravidanza punito con reclusione da tre mesi a due anni",
alla met della pena soggiace chi, invece, causa, per colpa, un parto prematuro.
D) OMICIDIO COLPOSO
L'art. 539 c.p. recita: "Chiunque cagiona, per colpa, la morte di un uomo punito con
la reclusione da sei mesi a cinque anni".
Il delitto in questione si realizza quando l'evento, pur non voluto, anche se
prevedibile, si verifica per colpa dell'agente, che pone in essere un comportamento
antigiuridico senza la volont di ledere, ovvero uccidere qualcuno.
Nell'omicidio colposo la condotta di colui che agisce consiste in un'azione
certamente lecita, ma rischiosa, alla quale, per la violazione di una ben precisa
regola di comportamento imposta proprio dal carattere rischioso dell'attivit,
consegue, come evento non voluto, la morte di una persona. In via generale deve
trattarsi della violazione, con azioni ma anche omissioni, di specifici obblighi connessi
ad attivit che possono essere fonte di pericolo per la vita altrui. In concreto, per
esempio,
sussiste il
rapporto di causalit che lega la morte di una persona, che sarebbe deceduta
comunque, e l'opera del sanitario che l'ha accelerata; e altres quando l'azione del
sanitario, tempestivamente e correttamente intervenuto, avrebbe avuto serie
possibilit di salvare la vita del paziente.

E) ABUSIVO ESERCIZIO DI UNA PROFESSIONE


Il soccorritore deve essere attento a non compiere mai manovre o interventi che
esulino da quelle che sono le mansioni a lui richieste, per le quali ha ricevuto
un'adeguata preparazione e gli stato rilasciato il relativo diploma, che attesta la sua
idoneit a compierle.
Astenersi, dunque, dal fare quello che compete agli esercenti la professione
sanitaria, come, ad esempio, la somministrazione di farmaci. Eseguire atti o manovre
di pertinenza medica o infermieristica configurerebbe un altro reato, il delitto di
"Abusivo esercizio di una professione" che l'art. 348 c.p. punisce con la reclusione
fino a sei mesi oppure con una multa compresa tra duecentomila lire ed un milione.
Per poter parlare di "esercizio della professione" non necessaria una continuit
nell'azione, ma sufficiente anche un solo atto compiuto da chi non abilitato
all'esercizio della stessa. Devono considerarsi esercizio della professione sanitaria
tutte le iniziative, azioni e applicazioni che caratterizzano il rapporto che
ordinariamente si istituisce tra il medico ed il paziente.
A questo punto ritengo opportuno segnalare qualche pronuncia della magistratura,
per offrire un chiarimento, anche se gli esempi non possono essere sufficienti per
esaurire tutte le ipotesi verificabili.
"Qualsiasi medicazione e qualsiasi applicazione di mezzi curativi, comunque
eseguite, integrano il delitto di esercizio abusivo della professione medica, perch
non possono essere consentite a persone sprovviste delle necessarie cognizioni
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tecnico-scientifiche, specie quando si tratti di mezzi che incautamente o


maldestramente adoperati possono arrecare danni all'organismo umano" [Cass. 26
Marzo 1968, CP, 1969, 1198]. " stato escluso che integri il delitto in questione la
semplice misurazione della pressione arteriosa, se non seguita da un giudizio
diagnostico, da una prognosi o dalla indicazione di adeguata terapia" [Cass. 27
Novembre 1968, CP, 1969, 1465]. In buona sostanza ci che si vuole evidenziare
come "non assume rilievo, quale causa di esclusione della responsabilit, l'ignoranza
delle previsioni legislative che disciplinano l'esercizio della professione sanitaria, in
ordine ad un determinato comportamento come attivit riservata alla professione
medica" [Pret. Torino, 19 Ottobre 1985].
F)

VIOLENZA PRIVATA

Ricorre il delitto di violenza privata (art. 610 c.p.) qualora il soggetto agente ponga in
essere un comportamento costrittivo dell'altrui libert di determinazione; l'elemento
oggettivo del reato in analisi quindi costituito da una violenza o da una minaccia
che abbiano l'effetto di costringere taluno a fare, omettere, ma nel nostro caso
soprattutto tollerare, una determinata cosa.
Per integrare tale reato non sufficiente una condotta che abbia determinato una
situazione di "costrizione", essendo necessario che questa condotta sia stata
realizzata con violenza o minaccia; a tal proposito, giusto precisare che la violenza
si pu identificare in qualsiasi mezzo ido-neo a privare coattivamente l'offeso della
libert di determinazione e di azione, ben potendo trattarsi di violenza fisica, che si
esplica direttamente nei confronti della vittima o di violenza che si attua attraverso
l'uso dei mezzi anomali diretti ad esercitare pressioni sulla volont altrui.
Tale reato punibile con la reclusione fino a quattro anni.
G) MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA O VERSO FANCIULLI
Il titolo di questo reato non deve trarre in inganno il lettore, poich tale delitto ha
subito dalle pronunce giurisprudenziali susseguitesi nel tempo un'interpretazione
alquanto estensiva, a tal punto che si possa ritenere applicabile anche alle
circostanze prese in esame in questa sede.
L'art. 572 c.p. prevede che: "Chiunque maltratta una persona sottoposta alla sua
autorit, o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, Vigilanza o
custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, punito con la reclusione
da uno a cinque anni".
Come accennato la lettura data a questo articolo dall'organo giudicante lo ha reso
applicabile anche a quelle situazioni in cui il soggetto agente, e dunque imputabile,
sia colui il quale sia visto come obbligato a garantire "cura" alla vittima. L'elemento
materiale del delitto de quo sono quei comportamento di aggressione fisica o di
lesione dei patrimoni morali, o di sopraffazione sistematica.
opinione di che scrive che questo reato sia da considerarsi potenzialmente
realizzabile da quei volontari che si dedicano ai cosiddetti servizi sociali, piuttosto
che riferibile alle situazioni di emergenza sanitaria; infatti, quel che la legge richiede,
al fine di individuare il delitto di cui trattasi, che vi sia nell'agente la coscienza e la
volont di commettere una serie di fatti lesivi della integrit fisica e della libert o del
decoro della persona offesa in maniera abituale.
Ci, a mio avviso, non possibile solo quando il volontario instaura un rapporto una
tantum con il destinatario dell'intervento di soccorso.
La struttura abituale del reato in esame impone che vi sia una certa continuit nel
comportamento censurabile del reo, attestata da una condotta che solo
progressivamente in grado di realizzare il risultato, che altro non se non l'intento
di infliggere sofferenze fisiche e morali al soggetto passivo.
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Le pene previste per tale delitto oscillano a seconda che le conseguenze riportate
dalla vittima comportino lesioni gravi, gravissime o addirittura la morte in danno della
stessa.

RIASSUMENDO
Due sono i principi fondamentali che dobbiamo tenere sempre bene a mente
nell'esercizio di questa funzione cos delicata:
1. Ciascuno penalmente responsabile delle proprie azioni, cos come
sancito dall'articolo 27, comma primo, della Costituzione; pertanto,
risponde personalmente dei comportamenti che violano la legge penale.
2. Ogni volontario soccorritore deve necessariamente attenersi ai propri
compiti, ovvero deve eseguire solamente quelle manovre ed operazioni
per le quali ha ricevuto una specifica formazione e per le quali stata
riconosciuta e certificata la sua idoneit.
Bibliografia:
Arinci L. A. (2002) La responsabilit penale e civile dei volontari soccorritori, Firenze,
Anpas Toscana.
Aa. Vv. (2004) Scenari di Soccorso, Manuale formativo per il Volontario Soccorritore
118, Torino, Anpas Piemonte.

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Capitolo

La sicurezza nel soccorso


extraospedaliero
A cura della Centrale Operativa 118 "Modena Soccorso"

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15. La sicurezza nel soccorso extraospedaliero


La Sicurezza non un concetto assoluto, c sempre un rischio intrinseco in ogni
attivit. Pertanto la Sicurezza il metodo con cui si gestisce il rischio.
Obiettivi:
L Riconoscere le situazioni di pericolo per quipe, astanti e paziente;
L Garantire o far garantire la sicurezza ambientale;
L Allertare correttamente le strutture di soccorso non sanitario;
L Avvicinare il ferito solo al momento opportuno.

VALUTAZIONE AMBIENTALE
AD AMPIO RAGGIO!!!
Arrivati sulla scena, non concentrare tutta lattenzione sul ferito trascurando quello
che gli sta attorno!
La garanzia della sicurezza personale...
INIZIA dalla conoscenza dei fattori di rischio;
PROSEGUE con l'utilizzo dei presidi di autoprotezione;
SI CONCLUDE operando con metodo sulla scena.
...fattori di rischio:
CULTURALI:
Preparazione,
esperienza,
addestramento,...

OPERATIVI:
Materiali organici,
taglienti,
caustici,
alte temperature
Lautoprotezione inizia durante la fase
di spostamento dellquipe verso il target...
OSSERVA!
(fumo o vapore,
autocisterna, odori
particolari,
codice di Kemmler,
fuoriuscita di sostanze)

AMBIENTALI
Montagna, scarpate,
fossati, strade,
viabilit,...

RILEVA!
(pali della luce abbattuti,
cavi elettrici al suolo)

SITUAZIONALI
Posizione ve
colo,
cantieri,
traffico,
crolli,...

ATTENTO!
(curiosi, feriti sulla
strada, sbandati vittime
di un incidente)

presidi di autoprotezione
Guanti in lattice (infezioni)
Guanti in cuoio (traumi)
Elmetto protettivo (traumi)
Calzature anti-infortunistiche (traumi)
Occhiali protettivi (infezioni e traumi)
Autorespiratore (intossicazioni)
Giaccone (calore radiante,taglio, intemperie)
Bande riflettenti sulla divisa (visualizzazione)
(legge 626; Alleg.B: indumenti di classe 3).
Una volta messa in sicurezza la scena
e raggiunto quindi linfortunato,
lattenzione per la sicurezza personale
NON DEVE DIMINUIRE,
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ma deve aumentare quella per il ferito!


Fattori che influenzano negativamente la sicurezza
Coinvolgimento emotivo del soccorritore
Condizioni meteorologiche sfavorevoli
Numero dei feriti coinvolti
Complessit apparente o effettiva
dellintervento
Assenza o carenza di abitudine
allautoprotezione
Complessit di scenario
Distanza della scena dal punto di sbarco
. Operare con metodo sulla scena
Attribuzione precisa di ruoli e compiti;
Identificazione di un team-leader;
Verifica attenta fattori di rischio sulla scena;
Atteggiamento improntato a competenza e calma;
Lequipe di soccorso
Conoscenza di materiali e tecniche di soccorso;
unorchestra
Familiarit con metodiche e attrezzature dei VVF;
il team leader ne il direttore
Coscienza propri limiti (personali e professionali);

Il te a m l e a d e r . . .
conosce il territorio
sa organizzare
rassicurante
affidabile
prudente
calmo
versatile
autorevole
competente
professionale
emotivamente stabile

L Il team leader autorevole ma non autoritario.


L Il team leader capace di prendere rapidamente le giuste decisioni.
Requisiti minimi per... mettere in sicurezza la scena
controllare il traffico
utilizzare estintori adeguati
identificare i pericoli correlati allevento
predisporre area di sicurezza
disattivare quadro elettrico del veicolo
arieggiare un ambiente chiuso

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15 m
In caso di PERICOLO:

30 m

Requisiti minimi per... accedere al ferito


stabilizzare la posizione di un veicolo
proteggere il ferito
forzare portiere e bagagliaio
rompere finestrini o parabrezza
entrare nel mezzo incidentato
Pericolo!

500 m

A
IC
IM
CH

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