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Diffusione di getti di densit in presenza di


corrente su fondale liscio e corrugato
CONFERENCE PAPER SEPTEMBER 2004

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3 AUTHORS, INCLUDING:
Daniela Malcangio

Michele Mossa

Politecnico di Bari

Politecnico di Bari

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Available from: Mouldi Ben Meftah


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Diffusione di getti di densit in presenza di corrente su fondale liscio e


corrugato
M. Ben Meftah1, D. Malcangio2 e M. Mossa2
1
2

Dipartimento di Ingegneria delle Acque e di Chimica, Politecnico di Bari


Dipartimento di Ingegneria dellAmbiente e per lo Sviluppo Sostenibile, Politecnico di Bari

SOMMARIO. Riconosciuta la necessit e limportanza di uno studio teso alla comprensione della dinamica
delle correnti, finalizzato alla diffusione di inquinanti, presso il Laboratorio di Ricerca e Sperimentazione
per la Difesa delle Coste (L.I.C.) del DIAC del Politecnico di Bari stato realizzato un modello fisico per lo
studio di getti di densit in presenza di correnti. Il flusso allinterno del canale sperimentale consente di simulare le correnti marine, mentre il getto di densit, che stato immesso in esso attraverso un orifizio di forma
circolare di diametro pari a 5 mm posizionato sul fondo del canale, stato realizzato utilizzando acqua ad una
temperatura superiore a quella del corpo idrico recettore, fissata dalloperatore e controllata da un PC di processo. Le configurazioni analizzate sono quelle di getti di densit immessi trasversalmente alla corrente presente nel canale, in presenza di fondale liscio e corrugato (la scabrezza stata realizzata mediante pannelli di
forma sinusoidale). Lo scopo principale dello studio volge allindividuazione delleffetto della scabrezza del
fondale sulla struttura del getto di densit.

1 INTRODUZIONE
La conoscenza approfondita della circolazione oceanica e costiera fondamentale per la comprensione
di una serie di processi ad essa strettamente correlati, tra cui i processi di diffusione e avvezione di inquinanti. La diffusione di inquinanti in mare non
legata solo alle acque reflue delle civili abitazioni,
ma anche, per esempio, alle acque utilizzate negli
scambiatori di calore e successivamente scaricate in
mare a temperatura maggiore del corpo idrico recettore. Si pensi, per esempio, al caso della presa
dellacqua di mare utilizzata dalle centrali termiche
o, in generale, da industrie per processi di raffreddamento e successivamente scaricata in mare a temperatura sensibilmente maggiore di quella di prelievo.
I getti di densit turbolenti costituiscono un effettivo meccanismo per raggiungere una maggiore diluizione iniziale in maniera da minimizzare leffetto
dello scarico sullambiente, poich essi introducono
un elevato volume di fluido ambiente e lo mescolano al fluido riversato. In letteratura sono presenti
innumerevoli indagini sulla diffusione di getti turbolenti in corpi idrici recettori ipotizzati in condizione
di quiete, nellambito della vasta e importante tema-

tica ambientale dello smaltimento dei reflui in mare.


Tuttavia, in realt, il fluido ambiente non generalmente fermo e il suo campo di moto accresce solitamente il fenomeno della diluizione, provocando,
altres, una forte modifica del campo di moto dei
getti. Un ulteriore fattore che potrebbe favorire la
diluizione la turbolenza del corpo idrico recettore,
che interagisce con quella del getto. La turbolenza
del sito recettore un fattore ambientale, come le
correnti (p.e. vedi De Serio & Malcangio, 2002; De
Serio et al., 2003), la stratificazione della densit
(p.e. Fischer et al., 1979) o il moto ondoso (p.e.
Mossa, 1998; Mossa & Petrillo, 2001; Mossa,
2004a; Mossa, 2004b), che generalmente partecipano ad influenzare il comportamento di un getto.
comunque necessario relazionare questi parametri
con (i) i parametri caratteristici del getto (p.e. la distribuzione della velocit del getto iniziale e il livello di turbolenza, il flusso di massa del getto e il flusso di quantit di moto) e (ii) fattori geometrici (p.e.
la forma del getto, la sua orientazione, i confini o la
sua traiettoria, se il getto soggetto a galleggiamento positivo o negativo).
Tutti i fattori summenzionati possono convergere
in un unico problema e lidentificazione
dellinfluenza di ognuno di essi un compito com-

M. Ben Meftah, D. Malcangio e M. Mossa


plesso non ancora pienamente esaurito. Presso il
Laboratorio di Ricerca e Sperimentazione per la
Difesa delle Coste (L.I.C.) del Dipartimento di Ingegneria delle Acque e di Chimica del Politecnico
di Bari stato sviluppato un sofisticato programma
di modellistica fisica per lo studio dei problemi idraulici precedentemente descritti. In particolare,
sono stati analizzati i getti di densit, ottenuti riscaldando acqua attraverso un sistema termo-idraulico e
immessi in un ambiente fluido con una corrente trasversale al loro asse. Per la medesima configurazione si analizzato il comportamento del getto sia con
fondale liscio sia con fondale scabro, questultimo
realizzato mediante delle superfici plastiche corrugate.
Lo scopo principale del presente studio, tra gli altri, stato quello di dedurre linfluenza della turbolenza generata dalle irregolarit del fondale sulla
struttura dei getti turbolenti tridimensionali e sulla
loro diluizione. I campi della velocit e della temperatura sono stati determinati a differenti livelli verticali, s da ottenere la struttura spaziale del profilo
della velocit e della temperatura del getto di densit. Come risultato, si ottenuta una buona visione
della diversa distribuzione del getto di densit
nellambiente, dipendente dalle varie configurazioni
(fondo liscio e tre tipi di fondo scabro) e dalla presenza della turbolenza circostante.

2 STATO DELLARTE
I getti e le piume immessi in un campo di moto uniforme con direzione trasversale al loro asse mostrano uno sviluppo fortemente caratteristico che risulta
essere strutturalmente interessante e di forte impatto
applicativo. Pertanto, a tal riguardo esistono in letteratura numerosi studi sperimentali, numerici e teorici. Come esempi di getti inflessi, si pensi alle varie
piume di fumo trasportate dal vento, agli scarichi
delle acque reflue nel mare, ai getti degli aeroplani
in fase di decollo o ai getti nelle camere di combustione.
La stabilit del getto e la localizzazione
dellinstabilit sono aspetti fondamentali per la determinazione del tasso di intrusione e mescolamento. Le osservazioni sperimentali di molti autori hanno messo in evidenza che le sezioni normali allasse
del getto hanno una classica forma a rene, nota anche come forma a ferro di cavallo. Facendo riferimento alla fig. 1, si nota che, per questi getti, in assenza di variazioni di densit tra il getto e il corpo
idrico recettore (getti puri), nelle immediate vicinanze della sezione di uscita del getto, supposta circolare, la dimensione della sezione del getto stesso

comparabile a quello dellorifizio. Tale regione, che


si estende dallorifizio fino al punto C (vedi fig. 1),
definita potential core: in essa, le linee di flusso
sono parallele allasse del getto e il tasso di intrusione e mescolamento trascurabile. La lunghezza
del core dipende dal rapporto r = U0 /Ua, essendo U0
la velocit di uscita del getto e Ua la velocit del

Figura 1. Esempio di un getto interagente con un


campo di moto uniforme e trasversale al suo asse
(da Rajaratnam, 1976).
campo di moto uniforme esterno. Rajaratnam (1976)
ha definito tale lunghezza uguale a 6 volte il diametro dellugello, mentre Keffer e Baines (1963) hanno dimostrato che se r maggiore di 4 il punto C di
fig. 1 si trova lungo la verticale passante per il baricentro dellorifizio; per valori pi piccoli di r, il
punto C deviato secondo il verso del campo di
moto del fluido esterno. A ridosso del core, si individua una regione di massima flessione (II regione
di fig. 1) e, infine, una regione dei vortici (III regione di fig. 1). Essenzialmente, in tali regioni vi un
sostanziale aumento delle dimensioni del getto per
effetto dei fenomeni di intrusione e mescolamento.
Inoltre, la traiettoria assiale del getto rapidamente
deviata dalla corrente e la geometria della sua sezione trasversale a forma di rene costituita da una
coppia di vortici le cui dimensioni crescono passando dalla II alla III regione (vedi fig. 1).
Differenti sono i parametri che caratterizzano il
flusso. Lo scarico di un getto di densit circolare
caratterizzato
dalla
portata
allorifizio
Q0=(/4)D2U0 , dal flusso di quantit di moto
M0=U0Q0 e dal flusso di galleggiamento specifico
B0=gQ0, essendo D il diametro del getto, 0 la densit del getto allo scarico, a la densit
nellambiente
recettore
e
g=g(a-0)/a
laccelerazione di gravit ridotta. Wright (1984) definisce diverse lunghezze di scala per descrivere le
forze di galleggiamento, di quantit di moto e di trascinamento, nonch lintrusione turbolenta tra il get-

Diffusione di getti di densit in presenza di corrente su fondale liscio e corrugato


to e la corrente. I parametri fondamentali per la determinazione della traiettoria di un getto di densit
immesso trasversalmente ad una corrente uniforme
dato dal rapporto tra la lunghezza di scala lM =
M01/2/Ua, che definisce la distanza dallugello dove
domina linfluenza della quantit di moto del getto
sul campo di moto circostante, e la lunghezza lB
=B0/Ua3, che rappresenta la distanza dallugello dove dominano le forze di galleggiamento del getto su
quello del flusso ambiente. Esistono due differenti
casi pratici, corrispondenti a lM > lB e lM < lB,
allinterno dei quali si presentano tre regimi (List,
1982). Per lM > lB la quantit di moto del getto predomina e i regimi che si realizzano possono essere
definiti come getto verticale, getto piegato e piuma
piegata. Quando lM < lB prevale leffetto del galleggiamento, quindi i regimi che si sviluppano sono
detti getto verticale, piuma verticale e piuma piegata. In tutti i casi, il galleggiamento a controllare
per ultimo la traiettoria del getto.
Le equazioni della traiettoria del getto di quantit
di moto immesso trasversalmente in una corrente
sono state determinate in primis da Priestley (1956)
e Moore (1966), e confermate successivamente dai
lavori di Chu & Goldberg (1974) e Wright (1977).
Secondo quanto riportato in letteratura (Gordier,
1959), una corretta analisi dimensionale mostra che
per ampi valori del numero di Reynolds del getto,
Re = U0 D/, con la viscosit cinematica del fluido del getto, la penetrazione del getto nel flusso trasversale per ogni distanza x dallugello (si veda la
fig. 1) espressa come

x
yo
U
= f , r = 0 .
D
Ua
D

(1)

Con riferimento sempre alla fig. 1, tale penetrazione


rappresentata dal contorno esterno AD, il quale
viene spesso determinato mediante fotografie.
Pratte e Baines (1967) hanno trovato che la relazione tra yo ed x pu esprimersi mediante
lequazione empirica

yo
x
= 2 . 63

Dr
Dr

0 . 28

(2)

Analogamente, il contorno interno, coincidente


con la curva BE di fig. 1, definito dallequazione

yi
x
= 1 . 35

Dr
Dr

0 . 28

mentre la linea centrale dallequazione

(3)

yc
x
= 2 . 05

Dr
Dr

0 . 28

(4)

Tuttavia, la letteratura in materia risulta essere


scarsa per ci che concerne le reali condizioni del
corpo idrico recettore in cui vengono immessi i getti
di densit (si pensi a tal riguardo agli scarichi dei reflui depurati in mare). Infatti, un ulteriore fattore
ambientale che occorre prendere in considerazione,
oltre alla presenza di una corrente trasversale
allasse del getto di densit, il fondale
dellambiente circostante, quasi mai liscio, bens caratterizzato da una particolare scabrezza. Diversi
studi sono stati eseguiti sullanalisi della turbolenza,
e quindi sulle strutture vorticose, che si generano
per effetto di un fondo scabro. Per una descrizione
dei fenomeni che si instaurano, si raccomanda la lettura del lavoro di Nezu & Nakagawa (1993). Ci
che si fatto nel presente studio, analizzare
leffetto di un fondale con una caratteristica scabrezza sulla struttura di un getto di densit, con particolare attenzione al campo delle velocit e delle
temperature lungo il piano assial-simmetrico longitudinale del canale, nonch allandamento della
traiettoria del getto nello stesso piano.

3 APPARATO SPERIMENTALE
Il modello fisico per lo studio dei getti di densit
turbolenti verticali stato realizzato presso il Laboratorio di Ricerca e Sperimentazione per la Difesa
delle Coste (LIC) del DIAC del Politecnico di Bari.
Esso costituito essenzialmente da un circuito idraulico di acqua a temperatura costante e fissata
dalloperatore raccolta in un serbatoio metallico fissato sul pavimento (fig. 2). In tale serbatoio avviene appunto il riscaldamento dellacqua per mezzo di
quattro termo-resistenze di 12.500 W ciascuna, in
grado di far raggiungere una temperatura massima
di 90C (il valore letto da un trasduttore e riportato su un PC di processo). Mediante una pompa della
potenza di 1 Hp, provvista di manometro e valvola
di intercettazione, lacqua cos riscaldata nel serbatoio metallico sopraindicato viene trasferita in un
secondo serbatoio metallico con sfioro laterale, posto su di una piattaforma mobile posizionabile a diverse altezze, s da garantire un carico costante e,
dunque, differenti e fissate portate del getto di densit. Questultimo viene fatto fuoriuscire da un tubo
coibentato di sezione circolare con diametro terminale D = 5 mm, in condizioni turbolente, garantite
da un elevato numero di Reynolds (Re > 2000).
Lorifizio stato posizionato a 40 mm dal fondo di
un canale rettangolare in acciaio, lungo 15 m, largo

M. Ben Meftah, D. Malcangio e M. Mossa


4 m, con una profondit utile di 0.4 m, con pareti in
vetro (fig. 3), attraversato da un flusso di acqua a
temperatura ambiente. In pratica il sistema idraulico
a circuito chiuso del canale prevede il pompaggio

Figura 2. Sistema termo-idraulico per la produzione


dei getti di densit.

di 250 mm. La portata in canale valutata attraverso


la differenza delle portate misurate con flussometri
elettromagnetici sulle condotte di mandata e di scarico, rispettivamente. Attraverso luso delle paratoie
di monte e di valle del canale il tirante idrico in esso
stato tenuto costantemente uguale a 26 cm durante
tutte le prove condotte nellambito del presente studio. Un computer di processo ed un software di controllo sono in grado di gestire le principali grandezze del modello fisico brevemente descritto in
precedenza, nonch di controllare tutte le strumentazioni connesse con il canale ed il sistema di generazione dei getti di densit, in modo da ottenere e
mantenere costanti le configurazioni fissate.
Laspetto basilare di questo studio sperimentale
stata lanalisi del cambiamento nel comportamento
del getto per effetto della turbolenza generata per
mezzo di tre differenti superfici plastiche in fibra di
vetro, di forma sinusoidale con nota lunghezza
donda e ampiezza , diverse per ognuna di esse, fissate sul fondo del canale di lavoro (fig. 4). In
corrispondenza del punto pi depresso del cavo del
profilo ad onda del fondale, distante 6 m dalla paratoia di monte del canale e 4 m da quella di valle,
lungo la sezione longitudinale media, stato realizzato un foro per lintroduzione del tubo di efflusso
del getto.

Figura 4. Diagramma schematico della messa in


opera dei pannelli sinusoidali sul fondo del canale.
Figura 3. Vista da valle del canale.
di acqua raccolta in un ampio serbatoio metallico a
valle del canale stesso con una elettropompa centrifuga Flygt installata su una condotta di mandata di
diametro 200 mm. La condotta di mandata adduce la
portata dal serbatoio di valle al serbatoio di monte
del canale, dove il livello dellacqua mantenuto
costante mediante lutilizzo di uno sfioratore laterale. Lacqua sfiorata e, dunque, non immessa in canale riportata nel serbatoio di valle, mediante una
condotta di scarico di troppo pieno con un diametro

Sono state analizzate differenti configurazioni,


variando sia i parametri caratteristici del getto di
densit, quale la sua temperatura, sempre maggiore
rispetto a quella ambiente, e la sua portata, sia la
scabrezza del fondo del canale. Lo studio del getto
di densit immesso in un canale con corrente trasversale e fondo scabro stato preceduto dallo studio dello stesso getto nella configurazione di fondo
liscio, in modo da evidenziare il reale effetto che la
scabrezza ha sul getto.

Diffusione di getti di densit in presenza di corrente su fondale liscio e corrugato

Tabella 1. Sommario delle configurazioni sperimentali adottate.


Test

T1
T2
T3
T4
T5
T6
T7
T8
T9
T10
T11
T12
T13
T14
T15
T16

M0
T0
Q0
(l/min) (C) (mm) (mm) (m4/s2)

B0
(m4/s3)

3.7E-5
3.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
3.7E-5
3.7E-5
3.7E-5
3.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
7.7E-5
3.7E-5
3.7E-5

2.3E-6
3.5E-6
5.3E-6
3.4E-6
3.5E-6
4.9E-6
2.4E-6
3.5E-6
2.2E-6
3.1E-6
2.9E-6
4.4E-6
2.8E-6
4.3E-6
2.9E-6
1.9E-6

1.6
1.6
2.3
2.3
2.3
2.3
1.6
1.6
1.6
1.6
2.3
2.3
2.3
2.3
1.6
1.6

25
35
35
25
25
35
25
35
25
35
25
35
25
35
35
25

0
0
0
0
76
76
76
76
146
146
146
146
177
177
177
177

0
0
0
0
18
18
18
18
48
48
48
48
51
51
51
51

rizzontale trasversale V e verticale W, di difficile


utilizzo nel campo vicino del getto, molto prossimo
allugello, poich il volume di controllo interferisce
con la sorgente del getto di densit, dando luogo a
misurazioni errate. ci che si evinto dai risultati
sperimentali, i quali hanno dunque portato a porre
lattenzione nella zona a valle dellorifizio. Le figg.
5 e 6 si riferiscono ai risultati sperimentali del campo medio delle velocit lungo il piano longitudinale
(quindi, per ragioni di brevit, si riporteranno le sole
componenti medie della velocit U e W dei soli test
2 e 8 di tabella 1, pur essendo state misurate e analizzate le componenti fluttuanti turbolente di velocit, che verranno presentate in altri lavori). La fig. 5
si riferisce al getto con fondale liscio, mentre la fig.
6 al medesimo getto in presenza di fondale scabro,
essendo x lasse orizzontale con origine nel punto
baricentrico dellugello e z lasse verticale con origine sul fondo del canale.
26

= 10 cm/s

24
22
20
18
16

Z (cm)

Tutte le configurazioni analizzate sono riportate


nella tabella 1, dove T0 la variazione di temperatura tra lacqua del getto allimmissione e quella del
canale.

14
12
10
8
6

4 RISULTATI SPERIMENTALI

4
2

4.1 CAMPO MEDIO DELLE VELOCIT


Luso del sistema ADV per la misura delle velocit,
nelle tre componenti orizzontale longitudinale U, o-

-2

10

12

14

16

18

20

22

24

26

X (cm)

Figura 5. Campo medio delle velocit lungo il piano longitudinale centrale del canale per il test T2.
26

= 10 cm/s

24
22
20
18
16

Z (cm)

Nei successivi paragrafi vengono riportati alcuni dei


risultati ottenuti durante le misure effettuate
nellambito del presente studio, in termini di (i)
campo medio delle velocit, (ii) campo medio delle
temperature e (iii) traiettoria del getto di densit.
Durante tali esperimenti, la maggior parte delle misurazioni sono state condotte sul piano longitudinale
simmetrico del canale, lungo il quale possibile identificare qualunque deviazione o modifica della
traiettoria dei getti.
Per la misurazione della temperatura del flusso
del getto sono state adoperate delle termocoppie,
mentre, per la misura della velocit, si utilizzato il
sistema Acoustic Doppler Velocimeter (ADV), insieme al software CollectV per lacquisizione dei
dati e al software ExploreV per una loro analisi, tutti
prodotti dalla Nortek. Il test T1 di tabella 1 stato
eseguito per calibrare lapparato sperimentale; per
questa ragione nel seguito si far riferimento ai soli
test T2-T16 di tabella 1.

14
12
10
8
6
4
2

-2

10

12

14

16

18

20

22

24

26

X (cm)

Figura 6. Campo medio delle velocit lungo il piano longitudinale centrale del canale per il test T8.
Ignorando la zona sopra la sorgente del getto e
distante circa 6 cm dal fondo, si nota come man mano che il getto si allontana dalla sua sezione di efflusso, i vettori delle velocit tendono a raggiungere
la superficie libera con un andamento fortemente influenzato dalla corrente presente nel canale e nor-

M. Ben Meftah, D. Malcangio e M. Mossa

4.2 CAMPO DELLE TEMPERATURE


Diversamente dal campo delle velocit, per il campo
delle temperature la frequenza di acquisizione stata molto pi bassa. Pertanto, i risultati sperimentali
ottenuti si riferiscono solo al campo medio di temperatura e, in particolare, alleccesso di temperatura
adimensionalizzato T/T0, dove T rappresenta la
differenza tra la temperatura media nel punto misurato e la temperatura media ambientale.
Le misurazioni sono state condotte a differenti distanze dal fondo e dalla sezione di uscita del getto.
Le figg. 7 e 8 mostrano, a titolo di esempio, i profili
degli eccessi di temperatura del flusso idrico nella
sezione centrale longitudinale del canale, che coincide con la sezione di simmetria del getto di densit,
relativi agli esperimenti T2 e T8, caratterizzati dal
medesimo getto e di cui si sono presentate, in precedenza, le componenti medie di velocit.
40

0.85
0.8
0.75

36

0.7
0.65

32

0.6

Z/D

0.55
0.5

28

0.45
0.4

24

0.35
0.3

20

0.25
0.2
0.15

16

0.1
0.05

12
-4

12

16

20

24
X/D

28

32

36

40

44

48

Figura 7. Campo medio di T/T0 lungo il piano


longitudinale centrale del canale per il test T2.

0.85

40

0.8
0.75

36

0.7
0.65
0.6

32

0.55

Z/D

male alla direzione di uscita. Infatti, mentre inizialmente, allorquando la quantit di moto prevale
sulleffetto del galleggiamento, la direzione del getto pressoch
verticale e poco soggetta
allinflessione per effetto della corrente, man mano
che lo stesso getto raggiunge la superficie il suo
profilo tende a divenire parallelo al fondo del canale.
Il risultato caratteristico che si raggiunto con tali esperimenti di laboratorio il diverso comportamento che lo stesso getto assume in corrispondenza
dei diversi fondali. Infatti, qualora il fondo del canale liscio, i vettori delle velocit risultano essere
maggiormente deviati nella direzione orizzontale, a
differenza del caso in cui sono presenti le superfici
ondulate. Inoltre, allaumentare dei valori dei parametri caratteristici dei pannelli, quale la lunghezza
donda e lampiezza , la traiettoria del getto e,
dunque le sue componenti di velocit, presentano
una direzione pi prossima alla verticale, come se la
forma ondulare del pannello proteggesse il getto
dalleffetto della corrente.

0.5

28

0.45
0.4

24

0.35
0.3
0.25

20

0.2
0.15

16

0.1
0.05
0

12
-4

12

16

20

24

28

32

36

40

44

48

X/D

Figura 8. Campo medio di T/T0 lungo il piano


longitudinale centrale del canale per il test T8.
La dipendenza dei risultati dalla scabrezza sul
fondo del canale evidente confrontando la fig. 7,
relativa alle condizioni di fondo liscio, con la fig. 8,
che si riferisce ad una configurazione con fondale
scabro (si veda la tabella 1). Ancora una volta, si
nota come il profilo del getto sia pi prossimo a
quello verticale nel caso di fondo scabro, con una
deviazione dalla traiettoria verticale che va decrescendo con laumento dei parametri ed , cos come stato riferito durante lanalisi del campo medio
delle velocit.
4.3 TRAIETTORIA DEI GETTI DI DENSIT
Leffetto della scabrezza, presente sul fondo del canale sperimentale, sullevoluzione del getto di densit nello stesso corpo idrico recettore, in cui presente una corrente normale alla direzione di
immissione del getto, stato ulteriormente analizzato prendendo in considerazione landamento della
traiettoria dellasse del getto per tutte le configurazioni esaminate, come riportato in fig. 9. Per diagrammare la traiettoria del getto, si sono riportati i
punti a cui corrisponde il maggiore eccesso di temperatura nei diagrammi tipo quelli delle figg. 7 e 8,
aventi per ascisse il rapporto x/D e per ordinate il
rapporto z/D, essendo z lasse verticale. Come si evince chiaramente, tutte le traiettorie hanno lo stesso
andamento dal fondo fino ad una certa altezza. Successivamente, le stesse si differenziano per effetto
delle diverse condizioni idrauliche iniziali del getto
e della corrente nel canale, come la velocit, la temperatura e la densit di entrambi i fluidi, e per effetto della presenza delle superfici corrugate sul fondale. Le traiettorie meno deviate sono proprio quelle
relative ai getti di densit immessi in presenza di
pannelli caratterizzati da valori maggiori dei parametri ed .
Per meglio evidenziare leffetto della scabrezza
sulla struttura del getto, in fig. 10 vengono riportati i
risultati ottenuti per soli 4 esperimenti, per i quali

Diffusione di getti di densit in presenza di corrente su fondale liscio e corrugato


scopica della traiettoria stessa, come nel caso del
confronto tra i casi di presenza o assenza del fondale
corrugato.

44

40

36

4.3.1 CONFRONTO TRA MISURAZIONI


LEGGI DI LETTERATURA

32

z/D

28

24

20

16

12

8
-1

11

13

15

17

19

x/D
T02

T03

T04

T05

T06

T12

T13

T14

T15

T16

T07

T08

T09

T10

T11

Figura 9. Diagramma dimensionale dellasse del


getto per tutti gli esperimenti eseguiti.

noto in letteratura che i getti di densit hanno un


comportamento simile a quello di un getto puro in
prossimit dellugello, dove prevale leffetto della
quantit di moto, e simile a quello di una piuma, con
prevalenza del galleggiamento, lontano dalla sezione di uscita. Considerando, dunque, la prima regione, per cui possibile trascurare leffetto del galleggiamento del getto di densit, la teoria definisce la
traiettoria del getto stesso mediante lequazione (4).
La fig. 11 mostra che, per tutte le configurazioni in
cui il canale con fondo liscio, i dati sperimentali
rispettano a sufficienza la legge teorica sopra richiamata, pur essendo getti di densit.
10

40

z/rD

36

32

28

z/D

0.1
0.1

24

z/rD = 2.05(x/rD)^0.28

20

x/rD
Exp-T02

Exp-T03

Exp-T04

Figura 11. Confronto tra risultati sperimentali, per


la configurazione a fondo liscio, e teorici dati
dallequazione (4).

16

12

10
8
-1

11

13

15

17

19

x/D
T08

T10

T15

Figura 10. Diagramma dimensionale dellasse del


getto per i test T2, T8, T10 e T15.
si sono mantenute costanti le condizioni iniziali del
getto e della corrente e si variata solo la superficie
corrugata del fondo del canale. Appare evidente,
confrontando i risultati del test T2, per il quale si
adottata la configurazione di fondo liscio, con le altre tre traiettorie relative al caso di fondo scabro,
come tale scabrezza influenzi fortemente la penetrazione del getto. Le traiettorie delle configurazioni
caratterizzate dallo stesso getto e da diversi valori
dei parametri ed , e, quindi, da diversi tipi di scabrezza, pur presentando differenze tra loro, non
hanno evidenziato un effetto di variazione macro-

z/rD

T02

0.1
0.1
z/rD = 2.05(x/rD)^0.28

x/rD
Exp-T05

Exp-T06

Exp-T07

Exp-T08

Figura 12. Confronto tra risultati sperimentali, per


la configurazione a fondo scabro (=76 mm ed
=18 mm), e teorici dati dallequazione (4).
da evidenziare che tutti i dati sperimentali di fig.
11 sono leggermente al di sopra della curva teorica.
Lo stesso tipo di analisi stato condotto per le altre
configurazioni, caratterizzate da fondale scabro (si

M. Ben Meftah, D. Malcangio e M. Mossa


veda la fig. 12). Ci che risulta dallanalisi della figura richiamata che in tali casi i dati sperimentali
presentano uno scostamento dalla legge teorica valida per getti puri, ponendosi sempre sensibilmente
al di sopra di essa. Le stesse conclusioni sono state
ottenute per le altre configurazioni non riportate per
ragioni di brevit. E possibile concludere, dunque,
che lo scostamento dei dati sperimentali dalla legge
teorica sia imputabile alleffetto di galleggiamento e
di fondale scabro non previsto dallequazione (4).

5 CONCLUSIONI
Nel presente lavoro lattenzione stata diretta al
comportamento di un getto di densit in presenza di
corrente trasversale allasse del getto stesso e con
fondale liscio o scabro. Lo scopo principale stato
quello di verificare linfluenza della turbolenza generata dal fondale scabro, effettivamente quasi sempre presente nelle reali condizioni di immissione,
sulla diffusione degli scarichi in mare. Mediante un
complesso modello fisico stato possibile riprodurre getti di densit, differenti in portata e temperatura, in diverse configurazioni di fondo liscio e scabro. Lindagine stata eseguita relativamente al
campo medio delle velocit e delle temperature lungo il piano di simmetria del getto, coincidente con
quello longitudinale centrale del canale in cui lo
stesso immesso. Tutte le indagini eseguite hanno
dimostrato che la presenza del fondo scabro ha un
chiaro effetto sulla struttura del getto e dunque sulla
sua diffusione. Lanalisi della traiettoria dei getti ha
evidenziato lo scostamento della stessa dalle leggi
empiriche presenti in letteratura per i getti puri.

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