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~

CAPITQLO QUARTO

STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

I
4.1 -

Applicazione della meccanica del continuo ai mezzi granulari polifase

Sebbene ad una prima sensazione i corpi naturali appaiano come continui,


nel senso che occupano una regione dello spazio senza apparente soluzione di
continuit, ben noto invece che essi abbiano una struttura discontinua, a li
vello almeno molecolare o atomico. Per le terre, la struttura particellare si ma
nifesta in molti casi - si pensi ad esempio alle sabbie - alla semplice osservazio
ne visuale. Di conseguenza, lo studio del comportamento meccanico dei corpi
granulari potrebbe essere affrontato in base alle forzeche le singole particelle
si scambiano e ai corrispondenti spostamenti. Cos facendo, deriverebbe per
una notevole complessit nella rappresentazione mate~atica_ della defonnazio-.
ne che tali corpi subiscono nel passare da una configurazione ad un'altra e del
lo stato di sforzo connesso con la defonnazione.
Per superare queste difficolt si fa l'ipotesi che il comportamento di un
corpo particellare approssimi quello di un mezzo ideale continuo, ammetten
do che un elemento infinitesimo abbia le stesse propriet del corpo nel suo in
sieme. Ancorch tale ipotesi possa apparire alquanto grossolana, i risultati ai
quali si previene risultano molto soddisfacenti poich le dimensioni dei granuli
sono sufficientemente piccole rispetto non solo a quelle dei corpi.di terrreno
normalmente interessati dalle opere di ingegneria, ma anche a quelle dei provi
ni impiegati in laboratorio per la determinazione sperimentale delle diverse
propriet meccaniche.
4.2 - Tensioni e deformazioni nonnali e tangenziali
Si consideri un elemento di terreno di area trasversale f>A e di altezza f>z( 1 )
(fig. 4.1).
Si definisce tensione normale a il limite

a = -Hm

M-O

f>F N
f>A

e deformazione unitaria lineare normale

= -tim
oz-o

-f>Q

il limite

f>z

Tenendo conto che ai terreni sono normalmente applicati sforzi di compres


sione e seguendo una convenzione largamente impiegata nella meccanica delle

e) In tutto il testo si indicher con da un incremento "infinitesimo" della grandezza a e con 6a e &, ri
spettivamente, un "piccolo", ma finito, e un "grande" incremento della stessa grandezza.

42

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

6A f-

AREA

di!

f 6FN
-----

6z

toFN

a)

b)

6FS

oFS

c)

Fig. 4.1 - Tensioni e defonnazioni in un elemento:


(a) dimensioni; (b) tensioni e defonnazioni normali;
(c) tensioni e defonnazioni tangenziali.
terre, si considerano positive le tensioni e le defonnazioni di compressione.
Analogamente, si definisce ten~ione tangenziale 7" il limite
T=

-lim
M-O

l} Fs
l}A

e deformazione unitaria tangenziale 'Y il limite


'Y

=-

lim
I)z-O

l}x
l}z

(4.1)

Convenzionalmente, la tensione T e la deformazione 'Y si considerano positive


se producono
un incremento degli angoli nei quadranti positivi dell'elemento
A
(angolo AOC in fig. 4.1c). Occorre osservare chela definizione (4.1) alquan
to imprecisa, anche-se largamente impiegata nella letteratura tecnica. Infatti,
-la distorsione dell'elemento in fig. 4.1 c comprende anche una rotazione rigida
dell'elemento stesso. Alla distorsione dell'elemento, depurata della rotazione
rigida (come si vedr successivamente), viene dato il nome di deformazione
unitaria di taglio puro.

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

43

4.3 - Tensioni totali, pressioni di contatto e pressioni interstiziali


E' necessario comprendere chiaramente che le tensioni appena definite
non hanno nulla a che vedere con le tensioni di contatto dei singoli granuli.
Infatti l'elemento di superficie fJA deve essere immaginato come appartenente
ad un piano ideale che attraversa iI terreno e che comprende in generale sia le
sezioni delle particelle solide che quelle dei fluidi interstiziali. A queste tensio
ni si da il nome di "tensioni totali".
Immaginando invece che l'elemento fJA passi proprio per le superfici di
contatto dei granuli, indicando con fJ Ac la somma delle corrispondenti aree e
con fJ F NC la componente nonnale della risultante delle forze di contatto,
possibile definire una "pressione media di contatto".
fJF NC
_

a =--
c

fJAc

Essendo fJA c fJA, risulta che le pressioni di contatto sono sempre molto
maggiori delle tensioni totali. A parit di tensione totale a, quanto pi i granu
li sono piccoli, tanto minori sono le pressioni di contatto. Mentre comunque i
valori delle tensioni totali non superano qualche decina di kg/cm 2 , le pressioni
medie di contatto possono superare la decina di migliaia di kg/cm 2 , il lfmite
superiore essendo dato dai valori delle tensioni di plasticizzazione dei minerali
costituenti i singoli granuli.
Oltre ai granuli, che nel loro insieme costituiscono lo "scheletro solido"
delle terre, i terreni naturali comprendono anche dei fluidi, in genere acqua e
gas, che occupano gli spazi interstiziali e che possono sostenere una certa pres
.sione. Alla pressione dell'acqua viene normalmente associato il simbolo u e vie
ne dato il nome di "pressione interstiziale". La pressione dei gas viene spesso
indicata con il simbolo u g
4.4 - Il principio delle tensioni efficaci
Per effetto della costituzione particellare delle terre ragionevole ritenere
che il loro comportamento meccanico dipenda, in qualche misura, dal valore del
le tensioni presenti nelle singole fasi. La relazione che defmisce quantitativamen
te tale concetto stata stabilita nel 1936 da Terzaghi, attraverso il fond~entale
uprincipio delle tensioni efficaci". La prima parte di tale principio-recita:
~'The

stress in any point of a section


through a mass of soil can be
computed from the total principal
stresses a}, a2 and a3 which act at

Le tensioni in ogni punto di una se


zione attraverso una massa di terra
possono essere calcolate dalle ten- .
sioni principali totali al, a 2 e a 3

44

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

this point. If the voids of the soil


are filled with water under a stress
u the total principal stresses consist
of two parts. One part u acts in the
water and in the solid in every
direction with equal intensity. It is
called the neutraI stress (or the pore
pressure). The balance ai .:. . al - u,
ai == a2 - u and a;; == a3 -u repre
sents an excess over the neutral
stress u and it has its seat exclusively
in the solid phase of the soil. This
fracrion of the total principal stress
will be called the effective principal
stress".

che agiscono in quel punto. Se i pori


della terra sono pieni d'acqua ad
una pressione u, le tensioni princi
pali totali si dividono in due parti.
Una parte, u, agisce nell'acqua e nel
la fase solida, con uguale intensit
in ogni direzione. Le differenze
.ai == al - u, ai == a 2 - U e a;; == a 3 +
- u rappresentano un incremento ri
spetto alla pressione interstiziale ed
hanno la loro sede esclusivamente
~elIa f~se solida della terra. Questa
frazione della tensione principale
totale sar chiamata tensione princi
pale efficace.

Il principio delle tensioni efficaci si esprime allora sinteticamente nella e


quazione:
a'==a-u

(4.2)

dove a' indica la tensione efficace, a quella totale ed u la pressione int~rstizia.


le.
Come alle tensioni totali, cos anche alle tensioni efficaci non possibi
le assegnare un preciso significato fisico. I problemi che sorgono sono gli stessi
incontrati nel definire il significato di tensione in un materiale granulare. Que
sto concetto implicitamente espresso nella prima parte del principio delle
tensioni efficaci, dove si afferma solo che queste risiedono nella fase solida, ed
ulteriormente evidenziato nella seconda parte del principio stesso:
"Ali measurable effects of a chan
ge of stress,such a compression,
distortion and a change of
shearing resistance, are exclusively
due to changes in the effective
stresses".

Tutti gli effetti misurabili di una va


riazione dello stato di tensione, co
me la compressione, la distorsione e
la variazione di resistenza al taglio,
sono dovuti esclusivamente a varia~
zioni delle tensioni efficaci.

Come si vede, Terzaghi si riferisce alla misura degli effetti delle tensioni
efficaci e non a quella delle tensioni stesse.
Pur con i limiti appena indicati, ed allo scopo di meglio chiarire il concet
to di tensione efficace, si consideri un volume di terra e una superficie piana

l
CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

45

che lo attraversi idealmente passando per i punti di contatto tra i granuli. Se


fJA l'area di una porzione di tale superficie, si pu porre:

dove fJA c l'area complessiva delle superfici di contatto tra i granuli, fJA w
l'area delle sezioni dei pori occupati dall'acqua e fJA g l'area delle sezioni dei
pori occupati dal gas.
Indicando con fJn' e fJs' le forze normali e tangenziali che i granuli si tra
smettono attraverso le superfici di contatto e con U w e ug le pressioni dell'ac
qua e del gas, per l'equilibrio devono valere le relazioni:

fJFs =

fJs'

dove fJFN e fJFs sono le componenti normali e tangenziali delle forze che si
trasmettono attraverso fJA.
Dalla definizione di tensione totale si ottiene:
= -Hm

a = -lim

6A-O

6A-O

fJF s
fJA

= -lim

6A-O

~fJn'

-fJA

= -Hm
6A-O

+lim

6A-O

U w fJA w

+ ugfJAg

fJA

1.:fJs'
fJA

(4.3a)

(4.3b)

Se il grado di saturazione sufficientemente elevato (Sr > 0.8 - 0.9), cio


quando il volume di gas piccolo rispetto a quello dell'acqua, si pu porre
con sufficiente approssimazione u g :::: U w = u. In queste condizioni risulta
Uw

+ ug

fJA w

fJA g

::::

u fJA w

fJA

+ fJAg
fJA

= u ( 1 _ fJAc ) .

fJA

Poich l'area di contatto tra i granuli molto piccola (fJAc/fJA


porre u(1 - fJAc/fJA) :::: u e pertanto la (4.3a) assume la forma:

a= -lim
.

6A-O

~fJn'

fJA

Ponendo

a' = -lim

6A-O

~fJn'

fJA

+u .

1), si pu

(4.4)

...

46

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

r' = -lim

~c5s'

c5A

6A~O

si ottengono infine le relazioni

a = a' + u
T

(4.5a)
(4.5b)

=r'

che corrispondono alla (4.2).


In notazione indiciale le (4.5) possono essere rappresentate dall'unica re
lazione
(4.6)

dove 15
.

1)

l per i =j
O per i j

il simbolo ,di Kronecker.

E' opportuno notare che per le terre granulari (sabbie, ghiaie), in cui la
differenza tra ug e U w sempre piuttosto piccola, il campo. di validit della

(4.6) si estende a valori del grado di saturazione minori di quelli indicati. Il


principio delle tensioni efficaci non risulta invece pi verificato sperimental
mente per a' > 200 ,- 300 kg/cm 2 ; in effetti, in questi casi, l'area eli ontatto
tra i granuli risulta relativamente elevata e la condizione c5Ac/c5A l non risulta
pi soddisfatta. Peraltro questi valori delle tensioni efficaci sono molto elevati
rispetto a quelli usuali nei problemi di geotecnica e pertanto, in questo ambito,
la (4.6) da considerarsi esatta. .
Il principio delle tensioni efficaci indispensabile per lo studio delle pro
priet meccaniche delle terre e per la soluzione dei problemi. applicativi. .Dal ri
conoscimento del ruolo delle tensioni efficaci nel comportamento dei terreni
ha avuto origine la geotecnica moderna.

4.5 - Stati di tensione e di defonnazione piani


Per l'analisi di tutti i problemi di meccanica del continuo necessario de
scrivere gli stati di tensione e di deformazione in ogni punto del mezzo in esa-~
- me rispetto ad un qualunque stato di riferimento, prodotti d~ una variazione
delle condizioni al contorno.
Poich la maggior parte dei problemi che si trattano nella meccanica delle
terre riguarda sistemi piani o riconducibili a piani, conveniente, oltre che pi
semplice, riferirsi preliminarmente a tali condizioni.

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

47

Si consideri un piccolo elemento piano OABC (fig. 4.2) sollecitato da ten


sioni normali e tangenziali su tutti i lati.
z

't' zx~z

1:X~!Dix
(]x

C 't'xz

:.Q

Q(Oz.'t'zx)

Ol'}

,,

R
x

x
a)

N (O",'t'l'})

~ o~1:.
"

Tt'zx
Oz

't'

b)

x,'t'xz

c)

Fig. 4.2 - Stati di tensione in elementi bidimensionali e il corrispondente


cerchio di Mohr.

.1

:
l

.e

Al tendere a zero delle dimensioni dell'elemento, tutte le tensioni possono es


sere pensate come applicate al punto O. Se l'elemento in equilibrio deve ne
'cessariamente risultare 'T'xz ='T'zx.
Il problema che si pone quello di determinare le tensioni O" e 'T' l'} che
'agisconosu un arbitrario pial)O inclinato di un angolo -e rispetto all'asse x, no
ti i valori di 0x, Oz e 'T'x z. A tale fine, lo stato tensionale in un punto viene rap
presentato mediante il relativo cerchio di Mohr. Nella sua costruzione, e solo a
questo scopo, le tensioni tangenziali sono considerate positive se formano una
coppia antioraria (ad esempio 'T'zx in fig. 4.2a). Supponendo nota la derivazio
ne analitica del cerchio di Mohr, si ricorda qui solo la definizione del polo K
inteso come quel punto sulla circonferenza tale che, se si traccia una retta da K
al punto corrispondente alle tensioni Oi e Ti, allora nel piano fisico x, z tale ret
ta parallela al piano su cui agiscono ai e n .
Di conseguenza, se da K si traccia una retta inclinata dell'angolo -e rispetto al
l'asse delle ascisse nel piano di Mohr, la sua intersezione con la circonferenza
individua il punto N che ha come coordinate le tensioni O" e 'T'" rispettiva
mente nonnale e parallela al piano EF (fig. 4.2). Variando l'angolo -e possibi
le in questo modo detenni!lare -le tensioni su ciascun piano.
Le intersezioni del cerchio di Mohr con l'asse delle ascisse corrispondono
a due piani, ortogonali tra loro, su cui lelensioni tangenziali sono nulle e quel
le normali assumono i va10ri estremi. Questi piani sono detti "piani principali"
e le tensioni su cui agiscono ''tensioni principali",
Cosi come per l'analisi delle tensioni, anche per quella delle deformazioni

48

,..

LEZIONI DI MECCfu"lICA DELLE TERRE

ci si riferisce, per semplicit, a stati bidimensionali. Si considerano, in partico


lare, le deformazioni sul piano (x,z) supponendo che sia y = O (stato di defor
mazione piana). In queste condizioni ci si riferisca alla fig. 4.3. L'elemento
OABC, per effetto di una variazione dello stato di tensione, assume, in genera
le, la nuova configurazione O'A'B 'C'. Prima di esaminare lo stato di deforma
zione dell'elemento, necessario separare lo spostamento 00' e la rotazione ex
dalle deformazioni unitarie.
z

a)

b)

Fig. 4.3 - Componenti della deformazione - (a) Spostamento e rotazio


ne dell'elemento - (b) Defonnazioniunitarie.
In definitiva, ci che interessa la configurazione riportata nella fig. 4.3b.
Tenendo conto della definizione di deformazione unitaria , per piccole defor
mazioni risulta:

= C'O' = l A'O' = B'C' = l -

A'B'

x
z

avendo assunto pari a l i lati dell 'elemento OABC.

Le deformazioni unitarie di taglio puro sono date invece dalle rotazioni dei la

ti dell'elemento, a meno della rotazione rigida ex. Dalla figura risulta:

xz

= zx

Inoltre dalle figure 4.2 e 4.3 risulta che la deformazione unitaria di taglio puro
x z associata alla tensione tangenziale r xz, cos che i valori positivi di x z e
- z x implicano che l'angolo fra i lati OA e OC dell'elemento aumentino.
Dal confronto delle figure 4.1 c e "4.3b si- ricavano immediatamente le re
lazioni
'zx

'xz

= zx + xz = 2 z x
= xz + zx = 2 x z

49

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

Si osserva, pertanto, che la deformazione unitaria tangenziale, definita dalla


(4.1), pari al doppio di quella di taglio puro. Questo il motivo per cui la
rappresentazione degli stati di deformazione ottenuta associando le deforma
zioni unitarie normali, Ex e E z , alle deformazioni unitarie di taglio puro,
1/2 'Yxz e 1/2 'Yzx, cos espresse per mantenere la pi usuale rappresentazione
letterale delle distorsioni.
Cos come per le tensioni, anche ora possibile costruire il cerchio di
Mohr per rappresentare lo stato di deformazione di un elemento piano unita
rio OEFG, ruotato, intorno ad 0, di un angolo {J rispetto all'elemento OABC
su cui sono note le deformazioni Ex, Ez e. 'Yxz (fig. 4.4). In conformit con le
convenzioni assunte per la descrizione dello stato tensionale nel costruire il cer- .
c-hio di Mohr, si considerano positive le deformazioni di taglio ~che formano
una coppia antioraria nella rappresentazione data in fig. A.4a.

l'
2

x
a)

b)

c)

Fig. 4.4 - Stati di deformazione in elementi bidimensionali e il corri


spondente cerchio di Mohr.

o
e

I punti di intersezione del cerchio di Mohrcon l'asse 'Y = O definiscono le


deformazioni principali El e E3 e l'inclinazione dei corrispondenti piani princi
pali.
A conclusione di questo paragrafo opportuno osservare che la stretta
somiglianza formale tra la rappresentazione degli stati di tensione e quelli di
deformazione non deve indurre alla errata convinzione che le deformazioni ri
portate in fig. 4.4 derivino immediatamente dalle tensioni di fig. 4.2. Lo stato
di deformazione di un corpo in generale, e delle terre in particolare, associato
ad una variazione dello stato di tensione, dipende da moiti fattori. Allo studio
sperimentale e teorico delle relazioni tra sforzi e deformazioni verr dedicato,
successivamente, ampio spazio riconoscendo il significato fondamentale che i
legami costitutivi assumono nella Meccanica delle Terre.

so

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

4.6 - Invarian ti e percorsi di tensione e deformazione


Nel paragrafo precedente si visto come, mediante la costruzione del cer
chio di Mohr, sia possibile rappresentare lo stato di sforzo o di deformazione
di un elemento materiale in un qualunque istante, al variare delle sollecitazioni
agenti sul corpo a cui tale elemento appartiene.
Il comportamento di alcuni materiali ideali particolarmente semplici, co
me quelli perfettamente elastici, dipende solamente dagli stati iniziale e finale
e non da come questi sono connessi tra loro. Al contrario, il comportamento
della maggior parte dei materiali naturali, e tra questi in modo particolarmente
evidente le terre, dipende anche da come evolve lo stato di sforzo e di defor
mazione. Per rappresentare, quindi, l'insieme dei diversi stati raggiunti da un
corpo durante un gen~rico processo di carico, sarebbe necessario costruire in
uno stesso diagramma l'insieme dei diversi, corrispondenti cerchi di Mohr. In
tal modo, per, la rappresentazione grafica risulterebbe molto pesante e diffi
cilmente utilizzabile in pratica. E' questo il motivo per cui stato introdotto
il concetto di "percorsi di tensione e di deformazione" (stress and strain paths)..
L'illustrazione di tale concetto richiede alcune considerazioni preliminari.
Assimilando il terreno ad un solido continuo, lo stato di sforzo in ciascun
punto individuato dal tensore simmetrico a 9 componenti Oij'
Se il sistema di riferimento viene cambiato, anche il tensore delle tensioni
cambia. E' tuttavia evidente che lo stato di sforzo in un punto nel terreno non
pu dipendere dal modo in cui viene rappresentato. Dovr dipendere pertanto
da quantit proprie del tensore delle tensioni, che rimangono costanti anche se
cambia il sistema di riferimento. Tali quantit sono dette appunto "invarianti"
del tensore (1). Gli invarianti del tensore delle tensioni possono essere ottenuti
come segue.
(1) Se A

un tensore simmetrico del 2 ordine di componenti

(Al=

[a

l1
:::

SIMM.

:::J
a 33

i tre invarianti sono dati dalle espressioni:


Il = tr A = ali + a22 + aH

2
2

I 2 -- ali a. 22 + au aH + aH ali -. a 212 - aH


- aH
-1 3 = det A.
Se le direzioni l, 2 e 3 coincidono con quelle principali, gli invarianti assumono la forma
Il = al + a 2 + a 3
12 = al a 2 + a 2 a 3 + a 3 al
13 = al a 2 a 3

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

~l

cer
.zione
lzioni

:;i, co
finale
nento
nente
defor
da un
lire in
,hl. In'
: diffi
Idotto
laths). '

51

Il tensore delle tensioni pu essere decomposto in una parte isotropa e in


una parte deviatorica, cio

dove a m = l /3(a 11 + an + a 33) la pressione media e D'ij il tensore devia


tore di tensione. Le componenti di D'ij sono

a Il

am

[Uijl=

a 12
an-am

a 13
aB

SIMM
-

I ,due invarianti nonnalmente impiegati per descrivere lo stato di sforzo


in un elemento di terreno sono l'invariante primo del tensore isotropo am ~ij,

+ an + a33 ,

Il =all

(4.7)

l.

iascun
nsioni
Lonon
rtanto
.che se
ianti"
:tenuti

e l'invariante secondo del deviatore di tensione (1), esprimibile in funzione de


gli invarianti Il e 12 del tensore delle tensioni secondo la relazione
l
I d2 = 12 -3"" Il

(4.8)

'essendo

n significato fisico de'gli invarianti Il

e Id 2 si scopre considerando la rap

presentazione grafica di fig. 4.5.


n generico vettore tensione pu essere decomposto in una componente
nonnale ed in una tangenziale al piano ottaednco (fig. 4.5a). Queste compo
nenti sono esprimibili nella fonna generale
l

aott

= -(all
+ a22
3

+a33)

(4.9)

Tot!

=3 J (a l l -an)2 +(an -a33)2 +(a33 -al.)2 +6(aI2 +a~3 +a~d


(4.10)

(1) L'invariante primo del tensore deviatore identicamente nullo.

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

52

N
I

I
I
I
I
I

x3
."'

.....

0'3

I
I
~J

b)

a)

Fig. 4.5 - Rappresentazione dello stato di sforzo nello spazio fisico (a) e nello
spazio delle tensioni (b).
che risulta essere invariante rispetto alla tema di riferimento. Si ha infatti
1

ott =

(4.11)

Il

(4.12)
In tennini di tensioni principali le (4.9) e (4.10) divengono
1

Oott

=3

(01

+ 02 + 03)

Lo stato di sforzo pu essere rappresentato anche nello spazio delle ten


sioni (fig. 4.5b).
Da questa figura si osserva inoltre che, per descrivere completamente
la posizione del vettore li, occorre conoscere un terzo invariante; questo pu
essere convenientemente scelto come l'angolo ex che il piano passante per OMN
forma con il piano ORN. Nel caso particolare, ma che si incontrer frequente
mente in seguito, in cui 02 03 (stato di sforzo in condizioni di simmetria ra

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

53

diale), si ha Ci = O ed inoltre:
l

aott =

""3

(al

+ 2 a3)

(4.13)

= al

- a3

(4.14 )

..j2 Tott .

A p e q, ed ai corrispondenti invarianti p' e q', definiti in tennini di ten


sioni efficaci, si far continuo riferimento nel seguito.
E' immediato mostrare che valgono le fondamentali relazioni, che deriva
no dal principio delle tensioni efficaci,
p' =p - u
q'=q.

Analogamente alle tensioni, possibile detenninare gli invarianti del ten


sore delle defonnazioni Eij. Decomponendo Eij in una parte isotropa e in una
deviatorica, si ottiene:

dove

Ev

= E Il + E22 + E33
E

Eu -

e dove le componenti del deviatore

3"v

2"

'Y12

E2 2 -

2"
l

Ev

"'2

-3

SIMM.

'Y13

33

'Y23

Ev

ij

sono:

54

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

Ev

L'invariante primo di - 5ij dato da


3
(4.15)

e l'invariante secondo di

Ed 2 = E 2
.

1
-

Eij

(4.16)

El.

Gli invarianti E l e Ed 2 possono essere espressi in funzione delle defonna


zioni normale e tangenziale sul piano ottaedrico:
1

Eott

'Yott

=-

+ E22 + E33)

(ElI

""3 J

(ElI -

E22)~ + (E22

- E33)2

+ (E33 -

ElI)2

+ 6(E~2 + E~3 + ~d

risultando
1

El

Eott

'Y~tt

=- 3

Ed 2

Nel seguito verranno impiegati gli invarianti Ev ,


, -mazioni principali, assumono la forma:

Es

che, in tennini di defor

Se ci si riferisce ad uno stato di deformazione dotato di simmetria radiale


(ad esempio E2 == E3), i corrispondenti invarianti divengono
Ey

= El

+2

E3

Es =2/3(EI -E3).

E' opportuno osservare che l'invariante Ey semplicemente la defonna- .


zione volumetrica. Infatti se V il volume iniziale di un cubo infinitesimo di

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

55

lati dx, dy e dz e se per effetto di una defonnazione, il volume fmale dato


da V + dV, si ha
)

nell'ipotesi che dV > O per un aumento di volume e Ex, Ey ,E z siano positivi


in compressione. Trascurando gli infinitesimi di ordine superiore al primo si
ottiene:

dV

Ex

+ Ey + Ez = E v = - --.
V

A conclusione delle considerazioni fm qui svolte sulla _definizione e la


. scelta degli invarianti _di tensione e di deformazione, necessario mostrare che
tale scelta congruente, controllando che i prodotti degli invarianti di tensio
ne e deformazione corrispondano al lavoro compiuto dalle sollecitazioni ester
ne. A tale scopo si consideri un elemento di dimensioni (al, a2' a3), come illu
strato in fig. 4.6.

'
)
8

Fig. 4.6 - Elemento di terra sollecitato da un sistema di forze esterne.


Si supponga che le facce dell'elemento appartengano ai piani principali, che su
tali facce agiscano le forze F l, F 2 , F 3 e che nell'interno dell'elemento agisca
. una pressione interstiziale costante u. Se in un piccolo intervallo di tempo gli
spigoli dell'elemento subiscono un incremento <Sal, <Sa2 e <Sa3 e il volul1!e del
l'acqua espulsa pari a <SV w , allora il lavoro <SW compi~to dalle forze esterne
e dalla pressione interstiziale risulta:
. j

. ',1. !l"
{ti

I
'

56

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

Il lavoro per unit di volume


5W =~ .(_ 5a1
V
a2 a3
al

) +

F2
al a3

(_ 5a2
a2

) +

F 3 (_5a3 )+u 5V
al a2
a3
V

tenendo conto del fatto che, se l'elemento saturo e i granuli solidi e il fluido
interstiziale sono considerati incompressibili, deve essere

Si ha quindi:
5W
- - = al Ol
V

a2 52

+ a3 O3 - u Oy

ovvero, essendo u Oy = U(Ol + O2 + O3),


5W

- - = a~ O}
V

+ ai

52

+ ai

O3

(4.19) .

L'espressione (4.19) deve essere ottenuta anche calcolando il lavoro per


unit di volume in termini di invarianti. Deve, cio, risultare
5W

= P'Oy

+ q' 5s

(4.20)

Ponendosi, per semplicit; nelle condizioni di simmetria radiale (ai - ai e


2 == 3 ) si ha:
p'

= "3

(a'l + 2 aj)

q' = a'l - ai
5y = 5 l + 2 5 3

, 59 = -

. 3

(OI - O3)

Di conseguenza la (4.20) diviene

oW

- - = ai Ot
V

+ 2 ai O3

che coincide con la (4.19) scritta nel caso di simmetria radiale.


Definiti correttamente gli invarianti di tensione e di deformazione, pos
sibile mostrare con un esempio il concetto di percorso di tensione.

r-_

57

CAP. IV - STAtI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

Si consideri un elemento di terreno sollecitato, in condizioni di simme


tria radiale, secondo il seguente programma di carico:
l) a, ai e aj vengono incrementati ugualmente a partire da zero;
2) a viene incrementato ulteriormente, rimanendo ai e ai costanti;
3) ai e ai vengono incrementati, lascandocostante a .
Il percorso delle tensioni riportato in figura 4.7 dove i segmenti O' A',
A'B' e B'C' corrispondono ai passi l), 2) e 3).
q,ql

-u -

- -

- B
- --

...

:r

o'
e

p,pl

Fig. 4.7 -Percorsi di tensione in termini di tensioni efficaci e totali.


Il tratto O' A' caratterizzato da q' = O. Nel tratto A'B' si ha:
<Sp' = -

(<Sai

+ 2 <Sa;) =

l
-

<Sai

<Sq' = <Sai - <Sa; = <Sai

d '
e quindi -q-- = 3. Nel tratto B' C' si ha invece:
dp'

<Sp'= - <S-o;

<Sq'=-<Sa;

)s-

e quindi dq'/dp' = ~ 3/2. Inoltre, se in corrispondenza del punto B' la pressio

58

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

ne interstiziale u, il punto B rappresenta lo stato dell'elemento in termini di


tensioni totali.
4.7 - Tensioni litostatiche
Il peso proprio produce uno stato tensionale che influenza il comporta
mento meccanico del terreno, e che pertanto occorre determinare. Ci pos
sibile in sistuazioni morfologiche e stratigrafiche semplici e in particolare nel
caso in cui la superficie del terreno orizzontale per una estensione sufficien
temente grande rispetto alla profondit considerata e si ha una uniformit
orizzontale delle propriet del terreno, condizioni che si verificano frequente
mente nei terreni di origine sedimentaria.
Le tensioni nel terreno dovute al solo peso proprio si dicono geostatiche
o litostatiche.

Se la superficie del terreno orizzontale, i piani verticali e orizzontali sono

piani principali. In queste condizioni le equazioni di equilibrio per un cubo e

lementare le cui facce sono parallele a tali piani si riducono alle equazioni

oa3 = oah = O
ox
OX
002

oah

oy

oy

-=--=0

oav

OOI

---"(=---"(=0
OZ

oz

dove Oy e Oh sono le tensioni litostatiche, verticali e orizzontali, totali e "( il


peso dell'unit di volume del terreno. Se "( variabile con continuit con la
profondit z, si ha in generale
Oy

"((z)dz.

Nel caso in cui il peso di volume possa essere ritenuto costante a tratti (come
spesso avviene, ad esempio, nei terreni stratificati) si ha:

Questa espressione si semplifica ulteriormente ed assume la forma


Oy

= "(z

59

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DE FORlviAZIONE NELLE TERRE

se il terreno uniforme lungo la direzione verticale.


Nella maggior parte dei terreni naturali, gli spazi intergranulari sono par
zialmente o totalmente pieni di acqua. Ad una data profondit, a, dal piano di
campagna si incontra un piano che delimita superiormente l'acqua presente e
che, in condizioni statiche (acqua in quiete) determina la pressione dell'acqua
sottostante. In un punto posto a profondit z tale pressione vale
u

= 'Yw

(z - a)

= 'Yw

Zw

avendo indicato con Zw = z - a la distanza del punto dalla superficie piezome


trica e con 'Yw il peso specifico dell'acqua (fig. 4.8).
DI CAMPAGNA

TUBO
PIEZOMETR ICO

SUP. PIEZOMETRICA

I
I
z

z~

I
Fig. 4.8 - Schema di terreno naturale parziabnente sommerso in acqua
La tensione litostatica verticale efficace risulta dalla applicazione della
(4.2) e, per un terreno uniforme, si ha:
a~

== a v - u= 'Yz - 'Yw Zw.

(4.21 )

Introducendo il peso di volume sommerso 'Yb = 'Y - 'Yw, la (4.21) pu es-


sere scritta nella forma

'"

W'

ll,l"
:,'

;li

60

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

La tensione verticale efficace in un terreno parzialmente o completamen


te sommerso in acqua, in condizioni litostatiche, si ottiene perci direttamen
te, come la tensione totale, dalla somma dei prodotti dei pesi unitari, strato
per strato, per i corrispondenti spessori di terreno sovrastante il punto consi
derato, purch si attribuisca ai volumi sommersi il peso di volume 'Yb del terre
no sommerso.
Le equazioni della statica, con l'espressione delle condizioni di equilibrio,
non possono fornire il valore delle tensioni orizzontali ah. L'equilibrio di un e
lemento di terreno, come il cubo prima esaminato, possibile per qualsiasi va
lore delle tensioni orizzontali.
Considerazioni diverse sull'origine dei depositi naturali, come si vedr nel
seguito, e dati sperimentali forniscono un valore approssimato delle tensioni
orizzontali in condizioni litostatiche, se non sono intervenuti fenomeni natu
rali o cause artificiali a provocare spostamenti orizzontali nel terreno. In gene
rale le tensioni efficaci orizzontali vengono espresse in funzione di quelle verti
cali, attraverso un ,coefficiente K
a'h
K=-
a'y

(4.22)

Per il rapporto tra le tensioni efficaci, orizzontale e verticale in condizioni lito


statiche si usa il simbolo detto comunemente "coefficiente di spinta in quiete"
Ko = ah/a~ il cui valore in genere compreso tra 0,5 e 2. I valori pi frequenti
sono per inferiori all'unit (K o = 0,5 - l).
Nel caso particolare in cui il terreno non abbia mai subito nel passato
tensioni verticali maggiori di quelle presenti (per effetto di carichi applicati o
di depositi successivamente asportati), il coefficiente K o si ottiene con discre
ta approssimazione dalle caratteristiche di resistenza del terreno. In queste
condizioni: Ko = 0,45 - 0,55 in sabbie e ghiaie, e Ko = 0,55 - 0,7 in limi e ar
gille.
Noto Ko , si pu definire completamente lo stato tensionale in condizioni lito
statiche attraverso le seguenti relazioni:
ay

= 'Y z

,
ay-ay-u

ah = K o a~

ah = ah + u.

4.8 - Tensione superficiale e capillarit


Una facile esperienza permette di mostrare come un mezzo poroso sciol
to, ad esempio una sabbia, possa assumere una certa consistenza in particolari

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

61

condizioni di umidit. Per giustificare teoricamente questo comportamento,


apparentemente in contrasto con l'assenza di coesione e, pi in generale, per
studiare una caratteristica interazione tra fase liquida e fase solida, necessa
rio introdurre il concetto di tensione superficiale e di risalita capillare dei li
quidi.
Per effetto delle interazioni molecolari, sulla superficie dei liquidi si manifesta
una sorta di resistenza a trazione, cos che le superfici libere tendono a com
portarsi come membrane in tensione. Se ci si riferisce alla condizione del tutto
generale di superficie di separazione curva, nell'ipotesi di semplice curvatura
la condizione di equilibrio alla traslazione nella direzione dell'asse di simme
tria x-x (fig. 4.9) pu essere espressa nella forma:
Ix

I
I

I
I

Ix

Fig. 4.9 - Tensione superficiale lungo una superficie a semplice cur


vatura.

"o(p
-"o

1 -

P2 ) cos~ ds - 2 T s sin

1:

:. 2(PI -P2) R
Si ha quindi:
~p

= Pl

- P2

Ts
R

cosD

~o =

dO -2 T, sin Do =0

62

LEZIONI DI MECCANICA DELLE TERRE

Nel caso di superficie a doppia curvatura, se R} e R 2 sono i raggi principali, si


ottiene
6p = T s (

e se R}

= R 2 = R (superficie sferica)
6p=

2 Ts
R

Per effetto della tensione superficiale, la pressione agente sulla faccia


concava della superficie di separazione maggiore della pressione agente sul
l'altra faccia e tale differenza tanto pi accentuata quanto minore il raggio
di curvatura.
Le azioni molecolari che si stabiliscono al contatto tra un liquido e una
superficie solida danno luogo a un ben definito angolo di contatto (3 e quindi
ad una curvatura della superficie liquida vicino al contorno (fig. 4.10a). Im
mergendo parzialmente in acqua un tubo di vetro di piccolo diametro, si osser
va una risalita del liquido nel tubo fino ad 'una quota di~ersa da-quella del li
vello esterno dell'acqua (fig. 4.1 Ob). Poich nel caso di contatto acqua-vetro si
ha {3 = O, la superficie aria-acqua pu divenire sferica con raggio pari a quello
del tubo.
L'altezza di risalita pu essere determinata imponendo l'equilibrio delle
forze agenti sulla sezione del fluido passante per il punto E, dove la pressione
evidentemente uguale a quella del punto A e cio nulla (con riferimento alla
pressione atmosferica).
Allora:
d2

d2

4 = h e 'Yw 1r 4 2T
:. he 'Yw - R
= O

PE

1r

~p

1r

da cui:
he

4 Tg

= --

(4.23)

'Yw d

Poich per l'acqua a temperatura ambiente Tg = 75 dine/cm = 75/980 gfcm, si


ha:
4,75
~

980 d

0.3
d

(con d in cm)

CAP. IV - STATI DI TENSIONE E DEFORMAZIONE NELLE TERRE

63

Queste considerazioni possono essere riferite ai pori della terra, che costi
tuiscono un insieme di tubi capillari in cui, per effetto della tensione superfi
ciale, se non satura, si stabilisce una pressione dell 'acqua negativa (- h c 'Yw ).
Per il principio delle tensioni efficaci, se le tensioni totali sono nulle, ad un va
lore negativo della pressione interstiziale corrisponde un ugual valore positivo
delle tensioni efficacL

Ts C Ts

'-"

SOLIDO

L1aUIDO

hc
d :.--

---

a)

b)

Fig. 4.10 - Angolo di contatto tra solido e liquido e risalita capillare


lungo un tubo di piccolo diametro.

La relazione (4.23) stabilisce una corrispondenza fra altezza di risalita capilla


re e diametro del tubo, valida biunivocamente nell'ipotesi di tubi cilindrici a
direttrice circolare. Se queste condizioni non sono soddisfatte, come si verifica
nei mezzi porosi naturali, la determinazione della risalita capillare molto
complicata e, soprattutto, viene a mancare la corrispondenza biunivoca con le
di equilibrio della superficie di
dimensioni dei pori. Inoltre la configurazione
,
separazione acqua-aria dipende dai fatti avvenuti in precedenza, in particolare
da una eventuale immersione preventiva. Ci si constata facilmente osservando
l'altezza di risalita dell'acqua in tubi di forma diversa e con diametro variabile
(fig. 4.11).
Se l'altezza di risalita h c superiore alla lunghezza h 2 del tubo (caso nO 2)
la superficie limi te assumer la curvatura corrispondente ad h 2 cio:

64

LEZIONI DI MECCAN:- " DELLE TERRE

2 Ts > ~.
h 2 , 'Yw
2
Le differenti configurazioni di equilibrio nei tuLi 3. 4 e 5 si realizzano ri
spettivamente con il tubo precedentemente vuoto o pieno d'acqua.
r2 =

<D d

Fig. 4.11

Risalita capillare in tubi di diversefonne e dimensioni..

Nella situazione rappresntata nel tubo 6 la posizione dell'elemento liqui


Jo di altezza b.h pu essere qualunque, indipendentemente dal valore di h c .
Indicando con rI e r2 i raggi in corrispondenza dei menischi, deve essere sod
disfatta l'equazione di equilibrio:

Dop

2Ts
2 Ts
-- - -rI
r2

= &'Yw

da cui:
b.h = 2 T s (_1 __1_).~ .

'Yw
rI
r2

L'insieme di queste schematizzazioni d un'idea di quello che avviene real


mente nel terreno: la risalita capillare pu interessare spessori notevoli di terra
(dell'ordine dei metri) e la configurazione di equilibrio dell'acqua irregolare
in relazione alla disuniformi t dei pori e alle condizioni di immersione prece
dente (frange capillari)..