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Strumenti Critici

editoriale
Un partito politico una macchina per fabbricare una passione
collettiva. Un partito politico un'organizzazione costruita in modo da
esercitare una pressione collettiva sul pensiero di ognuno degli esseri
umani che ne fanno parte. Il fine ultimo e, in ultima analisi, l'unico
fine di un partito politico la sua propria crescita, e questo senza
alcun limite.
Per via di questa tripla caratteristica, ogni partito politico totalitario
in nuce e nelle aspirazioni. Se non lo nei fatti, questo accade solo
perch gli altri, quelli che lo circondano, non lo sono di meno.[...]
Fuori dal Parlamento esistono riviste di opinione. Attorno ad esse si
creano, in modo del tutto naturale, altrettanti circoli. Ma questi circoli
dovrebbero essere mantenuti in stato di fluidit. la fluidit che
distingue dal partito un circolo costruito sullaffinit e gli impedisce
di avere influenza nociva. Quando si frequenta in amicizia chi dirige
una data rivista e chi vi scrive spesso, quando vi si scrive a propria
volta, si sa che si in contatto con il circolo creatosi attorno a quella
rivista. Ma non si sa se si fa parte di questo circolo, non esiste una
divisione netta tra interno ed esterno. Pi distanti, ci sono coloro i
quali leggono la rivista e conoscono una o due delle persone che vi
scrivono. Poi i lettori regolari che ne traggono ispirazione. Pi distanti
ancora, i lettori occasionali.
Ma nessuno potrebbe arrivare a pensare o a dire: In quanto legato a
questa rivista, penso che.
Simone Weil, Manifesto per la soppressione dei partiti politici, 1950

Strumenti Critici Numero uno


Questo ranocchio
combattente il logo
del servizio web Pi
ratePad. Basato su
Etherpad, un pro
Controcopertina: Puliscimi l'ano, getto scartato da
Google e poi rila
spray su muro milanese, ano
sciato sotto licenza
nimi audaci
open source, Pirate
Pad permette la
Illustrazione a pag 10, Plaza
scrittura collettiva in
tempo reale. Dicono
Foto a pag 11, ceccomo
di loro stessi:
Illustrazione a pag 17, Meta
offriamo un
Foto a pag 23 e 24, Antares
approccio basico per
Fumetto a pag 25, Devadatta
creare qualcosa tra
Illustrazioni a pag 27 e 28, Luvi due o pi persone:
un foglio bianco e
Foto a pag 29, creek
uninterfaccia
Illustrazione a pag 38, Marte
asciutta, da riempire
di colori e idee.
Grafica: ceccomo e cisco

Rivista di agitazione culturale Maggio 2015, Milano


aperta a collaborazioni e contaminazioni
elaborata con software libero Copertina: Eatalia, Plaza
Ringraziamo la Libreria Calusca City
Lights per l'ospitalit
strumenticritici.blogspot.it
Strumenti Critici
amicidirattazzo@autistici.org
Licenza Creative Commons
Non commerciale Condividi
allo stesso modo 3.0

Ringraziamo Macao per aver


reso possibile la realizzazione di
questo numero con una festa di
finanziamento.

expo

What the fail?


Expo un successo. Ha mantenuto tutte le promesse. Ha spartito capitali alle varie
lobbies lombarde e nazionali (Coop rosse e Comunione e Liberazione in primis). Ha
smascherato il carattere timido della giunta Pisapia di fronte agli interessi strategici, cio
gli appetiti dei grandi agenti economici. Lo stesso ha fatto con Eataly e il suo poco
sostenibile modello d'impresa e con Slow Food, facendo esplodere la contraddizione in cui
versano i buoni, giusti e puliti, da una decina d'anni apertisi a connivenze pericolose con la
classe politica e i big del capitalismo nostrano, agroindustriali e non.
Una vittoria a tutto tondo: non sono mancate svariate manciate di metri cubi di cemento e
distruzione di terreni agricoli, nutrendo le multinazionali e contaminando il pianeta.
La soddisfazione amplia e trasversale. Le mafie, legali e non, si stringono in un
abbraccio, compiaciute. Prime fra loro, le forze politiche di questo Ventennio. Un altro effetto
benefico dell'esposizione meneghina: allineamento rigidissimo di lorsignori attorno all'asse
pro Expo. Viva la sincerit, abbasso la democrazia rappresentativa attuale.
Per quanto riguarda l'immagine, Expo ha colpito nel centro. Non tanto per la tentennante
campagna di comunicazione, ma proprio per quel che ne derivato.
La ripresa del logo, modificato e subvertito, ne ha aumentato straordinariamente la
pubblicit, e ha trasformato Expo2015 da oggettoevento lontano dal quotidiano a elemento
appartenente al dominio del discorso informale. I fail lo hanno reso nazionalpopolare.
Accettabile.
Scrive a proposito Foucault ne Gli Anormali:
"Mi sembra [...] che sia uno degli ingranaggi che fanno parte integrante dei meccanismi del
potere. Il potere politico si effettivamente dato la possibilit di far trasmettere i suoi effetti,
e, ancor pi, di trovarne l'origine, in un recesso che manifestamente, esplicitamente,
volontariamente squalificato dall'odioso, dall'infame o dal ridicolo."
E ne d questa spiegazione:
"Sappiamo che gli etnologi [...] hanno
individuato il fenomeno che fa s che colui al
quale si d un potere sia, allo stesso tempo,
attraverso un certo numero di riti e cerimonie,
ridicolizzato o reso abietto, oppure venga
mostrato sotto una luce sfavorevole. [..]
[Oggigiorno] mostrando pubblicamente il
potere come abbietto, infame, ubuesco1 o
semplicemente ridicolo, non se ne limitano gli
effetti. N viene detronizzato, con un atto
magico, colui al quale si da la corona.
Si tratta, al contrario, di manifestare in modo
evidente l'insormontabilit e l'inevitabilit del
potere, che pu per l'appunto funzionare in
tutto il suo rigore, e al limite estremo della sua
razionalit violenta, anche allorquando nelle
mani di qualcuno realmente squalificato".
Noi, ben lungi dallo scadere nel pessimismo
dell'inevitabile, scaviamo nei cantieri di
quest'esposizione universale per estrarne i
migliori reperti archeologici di potere rimasti
illesi al passaggio della grande
macchina capitalista. Buona lettura.
ceccomo

1 Ubu un personaggio di un fumetto francese diffuso negli anni '70 caratterizzato dall'essere
grottesco, ridicolo e violento.

expo:narr Azione

I milanesi e la polvere
La primavera quella stagione in cui si apre il cielo
Sbocciano i fiori sbocciano gli amori
Le aiuole e i parchetti si tingono del rosa dellazzurro del giallo delle coppiette e dei neonati
boccioli
Tornano i migratori dal sud e appena prima che sorgano le primi luci dellalba li si pu
sentire cantare
La loro voce una breccia nel silenzio delle strade orfane dei rumori delle automobili
Le giornate allungandosi si rinvigoriscono e si scaldano, per poi esplodere in tramonti
bronzei e infuocati
Intanto
Nella greycity si stanno facendo le pulizie di primavera
Grandi lavori
La stazione della metro di Lanza chiusa tre mesi per lavori, le strade e i marciapiedi rimessi
a nuovo, le fermate del passante ferroviario riverniciate e ripulite
Le macchine delle forze dellordine pattugliano i quartieri e i malviventi e gli zingari non si
fanno vedere e anzi pare ci sia stato un incredibile aumento nelle richieste di iscrizione ai
monasteri benedettini
I musei sono aperti dalla mattina alla sera e macinano ingressi, tanto che quello di Storia
Naturale sta per acquisire unaltra sede negli Emirati Arabi
Addirittura il comune ha mandato squadre di specialisti in ogni zona che grazie a innovative
tecniche ipnotico/motivazionali non solo insegnano ai cani a raccogliere i loro rifiuti organici
ma anche a mingere seduti sugli appositi servizi igienici
Il vento profuma laria della primavera milanese
Pare che Pisapia stia mantenendo le sue promesse
Ha aperto la Darsena e concluso le tanto acclamate piste ciclabili
La rivoluzione arancione
Per il periodo che va da Maggio a Novembre tutto dovr essere lindo e pulito
Stanno lucidando i vetri e lavando i cessi, stanno spazzando per terra, stirando le camicie e
andando a svuotare la spazzatura
Tutto perfetto
Lunico problema ancora non risolto dallamministrazione comunale pare sia la polvere
Dopo aver spazzato per terra si sono dimenticati di raccoglierla e se n andata dappertutto
In questi giorni ho dovuto frequentare quel gioioso luogo che la motorizzazione
La strada che conduce a questo splendido edificio la stessa che arriva alle strutture che
ospiteranno la Grande Esposizione
Essendo il mio unico attuale mezzo di locomozione, in questi giorni primaverili mi muovo in
bici
Ed ecco a voi dove andata a posarsi tutta la polvere di Milano
finita tutta sulle vie che portano a Rho
Non si respira
Non si pu respirare
Laria otturata dalla polvere che un po cade dai camion di movimento terra un po viene
sollevata dallasfalto un po esce dai tubi di scarico
Non si respira e non si pu respirare
Ma non solo
La polvere cos concentrata che d fastidio anche agli occhi
Non puoi tenerli completamente aperti
Devi per forza metterti addosso un paio di occhiali
Questo il profumo del progresso?
Cosa vorr dirmi il signor Expo?

expo:narr Azione

senti giovane io sto facendo le


Grandi Pulizie Di Primavera,
non ho tempo di rispondere
no Signor Expo tu non stai
pulendo una minchia; buttare la
polvere sotto al tappeto non
pulire
ma guarda la citt luccica
posso farti una domanda?
no
tu ti lavi i denti?
certo
allora forse non era il caso di
spazzolarseli tutti?
prego?
guardati, tranne i primi 4 hai
tutti i denti neri
La polvere sono i denti neri di Expo
La polvere il malaffare che sta dietro alla Grande Opera
La polvere non nutrire un bel cazzo di niente tranne che qualche turista in carne e
paffutello, fottendosene di chi veramente non ha le lacrime per piangere
La polvere la puzza di industria e di progresso che incancrenisce il vialone che dalla
greycity porta alla Fiera
La polvere lespressione esponenziale del capitale, per cui in nome del
Primo Dio Economia nulla importa, sia laria irrespirabile o le strade putrescenti
Gli uccellini in ogni caso se ne fottono
Il loro, che poi anche il nostro, idillio primaverile non viene neanche sfiorato dalla polvere
Certo, la polvere gli arriva arrossandoli negli occhi, e si infila nella gola
Ma avete mai sentito una rondine tossire?
Il meschino gioco del Signor Expo, e le sue annesse Grani Pulizie Di Primavera, non
possono far altro quindi che strappare un sorriso a chi lo guardi in faccia con un minimo di
attenzione
Ovviamente non un sorriso come quello dei potentati, degli arricchiti, dei mafiosi, dei
capitalisti, finto e cariato : serve a poco tenere puliti solo i primi quattro denti, se batteri e
vermi ti mangiano la bocca.
E, mi spiace Signor Expo, ma la tua bocca sta proprio messa cos
In ogni caso
Milano sar linda e pulita per i prossimi 6 mesi
E i turisti giapponesi ciccioni che fanno le foto alle merde di cane saranno contenti e
daranno una spinta vitale all'economia morente del bel paese
E tutti avranno loccasione di non avere occasioni e di lavorare gratis per sti cazzo di
giapponesi contribuendo alla crescita del Prodotto Interno Lurido
E tutti sorrideranno, come sorride e gode una pornostar con un palo nel culo
E il capitale trionfer ancora una volta arricchendosi e inciccionendosi
E nessuno si accorger della polvere perch a Expo si andr in macchina in metro in treno
E voi
Voi volevate anche laria da respirare?
kid A

expo:metropoli

Diritto alla destituzione


Questo testo stato elaborato
a partire da un incontro sulla
questione dellabitare1 tenu
tosi presso la libreria Calusca
City Lights nel dicembre 2014
e da Note a margine scritte
da Mattia, uno dei sette
"terroristi" No Tav.
Da qualche tempo e in parti
colare nellultimo anno, a
Milano si sono prodotte varie
sperimentazioni sul tema
dellabitare in comune. Que
ste nuove situazioni mostra
no tratti diversi rispetto al
ciclo delle occupazioni degli
anni 80 e 90, che erano
state in prevalenza a uso so
ciale e non abitative. Tanti
ragazzi hanno ripreso a
occupare delle case ma con
l'intento di creare situazioni
di vita collettiva dotate di
caratteri originali, particola
ri, in buona parte difformi
da quelle degli squat tradi
zionali.
Questi ultimi, molto spesso,
hanno prodotto esperienze
di
vita
in
comune
importanti, ma vissute pre
valentemente allinterno, con
una
identit
esistenziale
maggiore della corrispettiva
pratica sociale.
Ora, invece, si assiste a una
situazione forte di vita in co
mune che si proietta verso
lesterno, che esplicitamente
ricerca un rapporto col pro
prio intorno. Anche in que
sto caso, per, in una
maniera diversa dalle espe
rienze di Milano, Torino,
Roma negli anni 70, in un
ciclo di lotte che vide
esperienze
di
occupazione
grandissime ma
fortemente

influenzate dalla dinamica


politica, esistenziale e orga
nizzativa propria dei gruppi
della sinistra extraparla
mentare, compresi gli ele
menti
pi
deteriori:
la
forsennata competizione sul
mercato politico, il militanti
smo, fase suprema dellalie
nazione, la mancanza di
coesione e di fraternit rivo
luzionaria.
Oggi, invece, una parola
come amicizia ha il suo giu
sto risalto. Si sentono evoca
re
i
battaglioni
del
sabotaggio, i grupponi mo
bili dintervento wobbly e il
riferimento alla lotta No Tav
in Val di Susa, con la sua
fortissima carica simbolica,
centrale. Vi una necessi
t di riabitare i territori.
Territori intesi non soltanto
come spazio materiale, ma
come qualcosa che attra
versa i muri, qualcosa che ri
guarda
innanzitutto
il
vissuto e le relazioni. A
partire da queste angolazioni
cercheremo di raccontare
quello che un elemento de
cisivo della contraddizione
oggi: la casa.
I movimenti per la casa degli
ultimi
5
anni
hanno
affrontato la rottura dei
dispositivi di cattura metro
politani2 mentre cercavano
forme di secessione dalla
metropoli. Nelle lotte signifi
cative stata sempre pre
sente una rottura dello
spaziotempo che alludesse
alla possibilit di sovvertire
il ritmo di vita da cui sorgo
no.
Abitare
pienamente
e
concretamente diventata
una prassi da opporre al go

verno. Intorno al concetto di


abitare si gioca una partita
strategica. Non solo nel
senso di abitare una casa,
ma in quello di vivere un
territorio non saturo di
dispositivi, ovvero smettere
di abitare la metropoli, il
luogo della loro massima
concentrazione.
C' un'ampia letteratura che
parla della fine della civilt
urbana nel tempo della glo
balizzazione. Ma il processo
in realt ben pi antico: la
morte della citt co
minciata due o tre secoli fa.
Almeno per ci che riguarda
l'occidente, la fine della citt
iniziata nel momento in cui
il potere ha preso esclusiva
mente la forma dell'econo
mia politica.
Tra il settecento e l'otto
cento, a livello urbanistico,
per garantire il decollo
dell'economia
capitalistica,
la citt si dovuta aprire.
Foucault nel corso Sicu
rezza, territorio, popolazione
sostiene che con l'affermarsi
dell'economia politica la citt
deve letteralmente aprirsi
alle esigenze del mercato; ri
strutturarsi da un punto di
vista viario. Bisogna co
struire grandi assi di circo
lazione per evitare i miasmi
e assicurare il flusso delle
merci.
Le case una troppo vicine
costituivano un pericolo dal
punto di vista dell'igiene
pubblica e quindi bisognava
distanziarle; le strade strette,
inoltre, erano favorevoli alla
sedizione.
Unendo questi due aspetti,
si aprono le strade per ga
rantire la buona circolazione

1 SPAZI CONTESI (parte seconda): Luoghi, territori, conflitti e contraddizioni LABITARE IN


QUESTIONE disponibile su cox18stream.noblogs.org

expo:metropoli

D'ora in poi ogni amicizia politica

delle persone e delle cose.


La citt si espande, non
pi possibile chiudere le do
gane,
c'
un
afflusso
incontrollato di popolazioni
pericolose: nasce quindi la
scienza della polizia. La citt
storica, centrata, geometri
ca, razionale in occidente
muore almeno a partire dal
1700.

tica, come spazio pubblico,


come socialit nei quartieri,
come luogo del bello e
dell'arte; la metropoli espri
me il lato oscuro della citt e
del processo di urbanizzazio
ne: sprowl urbano, banlieue,
slum, ghetti, gentrificazione,
gated community. Ripetono:
Una citt pi forte della Me
tropoli.

Paradossalmente, una parte


dei movimenti di lotta per la
casa ha trovato un punto di
condensazione
ideologica
intorno all'idea di diritto alla
citt. Negli anni '60 Henri
Lefebrve scrisse il libro omo
nimo e ne diede questa defi
nizione: Il diritto alla citt
la possibilit, per tutti, di
fruire dei beni costituiti
dallorganizzazione
urbana
del territorio, e uguale possi
bilit, per tutti, di partecipa
re
alle
decisioni
sulle
decisioni sulle trasformazio
ni.
Chi si ritrova nel concetto di
diritto alla citt, riprendendo
discorsi di architetti e urba
nisti, dice: contro il male
della metropoli, si tratta di
tornare alla citt, intesa
come polis, come agor poli

Oggi il governo globale e il


governo della metropoli si
sovrappongono, in quanto la
dimensione metropolitana
prevalente in termini quanti
tativi e paradigmatica in
termini qualitativi: il governo
della metropoli e del capitale
globale coincidono nella ra
zionalizzazione della circola
zione di merci, dei flussi. Il
governo si esprime in quei
dispositivi che assicurano
l'infinita e fluida circolazione
delle merci e dei capitali.
Il governo non leggi,
norme,
editti:

so
stanzialmente questo tipo di
controllo. Tra circolazione e
controllo non c' pi diffe
renza, tra merce e polizia
non c' pi differenza, tra
economia e politica non c'
differenza.

Il potere immanente nelle


infrastrutture. Nonostante
ci, per i rivoluzionari il pa
lazzo del potere ha ancora
un'attrazione magnetica. In
questi anni molte sollevazio
ni hanno preso ad oggetto i
palazzi del potere: in piazza
Syntagma, gli accerchia
menti di Madrid e Barcello
na, gli scontri di Roma del
14 dicembre 2010... Ma un
teatro, una messa in scena:
la polizia non stava pro
teggendo gli uomini di pote
re, perch quei palazzi in
verit sono vuoti. Dentro ci
troveremmo il nulla. Nessun
arcano, solo un cuore vuoto.
Il potere non si nasconde,
per: esso sotto gli occhi di
tutti. Ma non abbiamo la
possibilit
di
guardarlo
dritto in faccia, ci spodeste
rebbe dalle nostre certezze.
L'essenza del potere ognuno
di noi lo porta nella tasca.
Basta aprire un biglietto da
5 euro per vedere cosa c'
sopra.
La moneta non un
dispositivo econo
mico ma diretta
mente politico.
La nostra societ

2 Definiti da Giorgio Agamben qualunque cosa abbia in qualche modo la capacit di catturare,
orientare, determinare, intercettare, modellare, controllare e assicurare i gesti, le condotte, le
opinioni e i discorsi degli esseri viventi.

expo:metropoli

sempre stata abituata a


una
rappresentazione
teatrale della politica.
Ecco, questa rappresenta
zione morta. Nelle epoche
passate sui biglietti della
moneta c'erano insegne di
poteri personali: c'erano gli
imperatori, i papi, i presi
denti della repubblica, oggi
invece vi sono rappresentati
ponti, acquedotti, strade. Il
potere l.
Il potere logistico, nelle
infrastrutture. Uno dei me
riti della lotta No Tav stato
dimostrare quanta politica
c' in un semplice cantiere.
Questa crisi di governabilit
non significa niente, perch
il
sistema
continua
a
funzionare senza problemi.
un ordinamento senza
parole, le leggi si scrivono
con le travi d'acciaio e non

pi con le penne.
Se questo l'ordine, c' poco
da criticare un muro o una
struttura d'acciaio: o ci scri
vi sopra, o lo abbatti.
Tutte le forme di lotta di que
sti anni hanno prodotto delle
grandi esperienze dell'abita
re. Le occupazioni delle
piazze centrali, da Tahrir alle
acampadas,
erano
es
senzialmente luoghi pubblici
fatti case. Quelle forme di
occupazione
bloccano:
bloccando si abita il territo
rio, e si sperimenta una
rottura temporale della pro
duttivit che la metropoli
impone. La rottura di quel
tempo ti permette di abitare
lo spazio: scacciando i due
garanti dell'ordine, la polizia
e la merce, liberi e torni a
vivere un territorio.

Abitare significa ricostruire


un mondo, pensare a una
coesistenza
spaziale
che
metta al centro le relazioni
solidali, amichevoli, e che
inaugurano sperimentazioni
rivoluzionarie.
Dalle grandi sperimentazioni
di questi aggregati autonomi,
di queste comuni dipende
tutta la possibilit di desti
tuire la metropoli. L'efficacia
in qualche modo legata
alla consistenza temporale di
queste comuni. Pi queste
comuni durano nel tempo,
pi si intensifica il processo
di destituzione della metro
poli. C' una logica della fe
condit: immergendosi nelle
esperienze di lotta si trova
sempre di pi di quel che si
d. Si crea qualcosa di pi e
si riceve di pi nella misura
in cui si d di pi.

territori:metropoli

True et mes,
nonluoghi e luoghinon
Cos un nonluogo? Secondo
l'ideatore del concetto, Marc
Aug,
possiamo
definirlo
come
uno
spazio
intercambiabile dove l'essere
umano
resta
anonimo.
L'antropologo francese ne ri
cava
la
definizione
per
contrasto rispetto ai luoghi
antropologici, cio quelli che
hanno la prerogativa di esse
re identitari, relazionali e sto
rici. Se uno spazio non porta
con s queste caratteristiche
connesse all'esperienza uma
na, allora potr definirsi
nonluogo.
Negli ultimi trentanni questi
spazi, non caratterizzanti per
propria natura, hanno para
dossalmente dato identit a
zone
e
quartieri
interi,
prendendo il controllo delle
metropoli. Supermercati, ne
gozi allingrosso e mobilifici
hanno divorato la periferia,
diventando gli unici veri
organi funzionanti di territori
che, nel momento in cui sono
nati, generati dalla citt in
espansione,
sono
morti,
perch privi di una reale
pulsione
allesistenza
da
parte degli abitanti. Quartieri
dormitorio dove percorrere
safari domenicali. A fianco di
questi nonluoghi si pro
dotta una moltiplicazione di
zone amorfe non contemplate
da Aug che si sono formate
selvaggiamente, strappando
spazio e carne alla citt uffi
ciale.
Dagli anni 70 ad oggi, tra
alti e bassi, lItalia sempre
stata in testa, in Europa, per
il consumo pro capite di so
stanze stupefacenti, tra le
quali quella che sembrava
ormai la grande esclusa,
leroina;
consumatori
e

venditori
hanno
caratte
rizzato pesantemente le zone
in cui si andavano ammas
sando, facendo abbassare il
prezzo delle propriet circo
stanti o portando pi polizia
nei paraggi e creando la no
mea di zone libere, franche,
rispetto al resto della citt.
Proprio leroina ha sempre
portato coloro che ne fanno
uso a riunirsi, a caratterizza
re con la propria presenza
determinati spazi cittadini
che a distanza di anni ri
mangono
ancora
indele
bilmente segnati, come se la
loro presenza fosse ancora
ben rimarcabile. Basta citare
il Banhof Zoo, immortalato
da Christiane F. in Noi, i ra
gazzi dello zoo di Berlino,
dove ragazzi e ragazze si
vendevano
per
potersi
comprare
le
dosi
dagli
spacciatori nella met degli
anni '70, ma anche il ghetto
nero di Brooklyn, a New
York, dove nel 1969 ci furono
900 morti di overdose tra cui
una discreta percentuale di
giovani sotto i 14 anni l'eroi
na era tanto diffusa da esse
re
associata
a
una
pestilenza, cos come nella
civilissima Svizzera, dove alla
fine degli anni 80 nella
Platzspitz a Zurigo, la vendita
e il consumo di eroina erano
tollerati dalle autorit.
stupido. Vieni ammirato,
nonostante le droghe, se fai
qualcosa di speciale, magari
se sei un musicista o un
pittore. Ma se sei un consu
matore di droghe e non hai di
questi talenti, vieni reputato
inutile per la societ. Anzi,
sei visto come l'antisociet
per eccellenza1.
Storicamente il consumo si

va a concentrare in determi
nate zone urbane, non ne
cessariamente pi povere del
resto della citt. La diffe
renziazione avviene non pri
ma dellarrivo dei buchi,
come venivano apostrofati, e
non ne orienta la preferenza,
bens a posteriori. I consu
matori compulsivi di droga
spesso cadono in una logica
mortifera: vivono esclusiva
mente in funzione della so
stanza. Essi popolano zone
neutre della citt e le aliena
no totalmente dal resto
dellabitato; questo perch la
societ occidentale non in
grado di assorbire una
tendenza cos deviante ri
spetto al suo corso, proprio
perch proviene dallinterno.
Non possibile bandire una
crociata contro il nemico
esterno di turno, le di
pendenze sono nate in seno
alla nostra comunit e ne
sono un prodotto; seguono la
stessa sorte che, secondo
Focault, spettava ai malati di
mente nel medioevo: lesilio,
lallontanamento per evitare
il contagio si ottiene re
stringendoli in un ghetto
che, seppur privo di muri,
altrettanto efficace di quelli
che si costruivano in pas
sato.
Perch si vede sorgere d'un
tratto la sagoma della nave
dei folli, e il suo equipaggio
insensato che invade i pae
saggi pi familiari? Perch,
dalla
vecchia
alleanza
dell'acqua con la follia, nata
un giorno, e proprio quel
giorno,
questa
barca?2
La moderna nave
dei folli nelle
piazzette,
nei

1 Intervista alla vera Christiane F. di "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino", disponibile su Vice.com
2 M. Focault, Storia della follia nell'et classica, BUR, 2011 (1967)

territori:metropoli

parchi giochi, magari davanti


alle stazioni dei treni. Luoghi
che vengono caratterizzati e,
al contempo, resi luoghinon
dalla presenza di una non
umanit che proviene dalla
societ, dal suo fondo, dal
miscuglio di pulsioni incons
ce che la animano. Il proble
ma
sta
proprio
nella
mancata sussunzione di
queste spinte. Il tossico
prodotto dallo stesso sistema
che non in grado di assimi
larlo; ne un prodotto,
esattamente come il lavorato
re. Ogni societ ha sempre
avuto bisogno di un elemento
che portasse lo stigma e
permettesse
al
restante
corpus di coagularsi; un
corpo sociale unito e solido,
almeno in apparenza, che si
fa tale proprio perch in
contrapposizione con qualco
sa d'altro; cos fa la metropo
li. Perch vi siano zone
abitate, perch vi siano zone
dove la polizia ben vista,
dove ci si senta parte di una
comunit normale, devono
esistere dei nonluoghi e dei
luoghinon. Nei primi si espli
ca il capitalismo visibile,
accettato e dichiarato, nei se
condi, invece, il suo movi
mento basale, i sommersi e
i salvati.
La
rappresentazione
drammaturgica rituale.
Essa crea un senso di realt
condivisa3.
Per essere un buon lavorato
re, etero, bianco, padre di fa
miglia, il cittadino normale
ha bisogno di qualcuno che

ne rappresenti lantitesi ma
l'ordine sociale non pu
accettare la presenza di
identit cos dirompenti al
suo interno: per i devianti c
il carcere, per i folli linterna
mento. Secondo il pensiero
dominante il criminale sce
glie di infrangere la legge, il
folle non ha colpa della sua

condizione, il tossico un
debole che decide di autodi
struggersi. Non pu essere,
dunque, antitesi e diventa
nonsoggetto: esattamente
questa nonpresenza che
crea i luoghinon.
Bardamou

10
3 E. Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, il Mulino, 1997 (1959)

expo:alimentazione

La voce dei padroni


Cosa succederebbe se sul cartellino della verdura al supermercato, oltre al prezzo di vendita, ci fosse
anche il prezzo pagato alla fonte? Lo zenzero venduto a 4,59 ma pagato 0,32 spaventerebbe il cliente?
Tranquilli, abbiamo gi pensato anche a questo. Sta nell'etichetta. Scriveremo che 1 euro di radice
vale 10 euro di antinfiammatorio generico. Tu sarai ancora convinto di risparmiare e acquisterai
contento.
Magari non potrai permetterti quello biologico; ma lo sai che l, a portata d'aumento. L'anno prossi
mo il capetto va in pensione, e con quei 200 in pi in busta, tutto il biologico che vuoi.
Nel frattempo puoi continuare ad avvelenarti. L'hai fatto per 30 anni, che sar mai qualche mese in
pi? E poi guarda che sono stati i contadini a voler spruzzare tutti quel veleno. Noi facciamo solo ri
cerca e sviluppo. Proponiamo tecniche per far fruttare gli ettari. Ci sono tante bocche nel pianeta,
baby.
La nostra missione evangelica in realt solo all'inizio: purtroppo il 70 percento della produzione
mondiale di cibo ancora in mano a piccole realt agricole. Molte di loro hanno addirittura il co
raggio di produrre solo il necessario per soddisfare il fabbisogno pi prossimo.
Barbari.

Li convinceremo. Ai pi duri offriremo un contratto di fornitura per Eataly, buono e sano, a condizio
ne che il loro radicchio sia venduto a non meno di 1.000 chilometri. Non siamo mica qui a sostenere
la sovranit alimentare.
Peraltro, un paio di slogan potenti ce li abbiamo gi. Just eat! aka in fondo che te frega della storia di
una mela. O di una fetta di cotto? Hai lavorato? Puoi permettertela? E allora... semplicemente,
mangia!. E stai zitto, che non si parla con la bocca piena! Figuriamoci con la pancia, piena!
E al prossimo che si lamenta, passiamo alle cattive: ricovero coatto in un ristorante All you can Eat
scontato 30 percento a suo carico. L trovi i pi stressati sacerdoti moderni ai fornelli, il rituale
potenzialmente infinito e il sacchettino per il vomito compreso. Tanto, credevi che quel che hai
trangugiato avesse qualche tipo di valore? Chess. Economico? Nutritivo?
Noi siamo meri attori logistici. Amministriamo quote di fame fra i continenti, ma sempre d'accordo
con la tua domanda. Tu sei il nostro padrone. Perci ti abbiamo portato un regalo.
Foody, una mascotte sorridente tutta da mordere. Lei porta in se tutte le stagioni. Viene da
tutto il mondo e quindi da nessuna parte. Non ha storia. Perch quel che conta solo che
il sapore sia quello giusto.
Quello atteso. Quello imparato. Quello costruito.
ceccomo

11

expo:lavoro

Bussole
Noi.
Vediamo
proliferare
intorno a noi e tocchiamo con
mano tutta una serie di situa
zioni di fronte alle quali non
sappiamo orientarci. Il lavoro
a tempo determinato, il preca
riato, il lavoro gratuito, gli sta
ge non retribuiti, gli attacchi
feroci ai garantiti, sono i
pezzi di una realt multiforme
e complessa. In questa notte
di scighera, sta a noi acuire la
vista in cerca di una stella.
No Expo. Expo si fa laborato
rio di sperimentazione di nuo
ve politiche sul lavoro che
hanno da una parte lo scopo
di anticipare le legislazioni che
riguarderanno tutto il paese
[] dallaltra quello di garanti
re un evento in cui la redistri
buzione della ricchezza
assente o riservata solo a chi
sta in cima alla piramide.
Attraverso deroghe al patto di
stabilit e accordi con i sinda
cati confederali, viene sancito,
con Expo, lo stravolgimento
del lavoro a tempo determi
nato.
Permettendone
la
somministrazione
incontrollata e il rinnovo del
100% del personale utilizzabile
tra un contratto e laltro, si
abbassa la percentuale di as
sunzione dopo il periodo di
apprendistato, si determinano
condizioni di stage che poco
hanno a che fare con lambito
formativo e che invece ri
guardano
direttamente
lo
sfruttamento lavorativo.
Ciliegina sulla torta di Expo
lesercito di volontari ottenuto
grazie ai suddetti accordi che
permettono
ad
aziende e datori di
lavoro di servirsi
del lavoro gratui
to. [] Quel che

certo che i volontari saranno


la tipologia prevalente di ma
nodopera per Expo. [] per
Expo si cercano lavoratori
disoccupati da inserire nei
processi di perenne occupabi
lit, per Expo lavoreranno
gratuitamente i Neet1 e gli stu
denti medi e universitari, cui
vengono imposti progetti e la
vori con il ricatto del voto fina
le,
della
maturit,
della
promozione o del fare curri
culum.
Con Expo viene quindi esplici
tato lobiettivo delle politiche
lavorative delle ultime due de
cadi: da lavoratori a tempo
indeterminato si costretti ad
accettare qualsiasi forma di
tempo determinato; politiche
che hanno portato a una cre
scente precariet che culmina
nello sfruttamento tout court.
Con Expo continua leconomia
della speranza rivolta al lavo
ro, per cui la condizione di so
gnare un futuro prima o poi

stabile parte gi dal mondo


della formazione e si materia
lizza nel tempo sempre pi
come un miraggio irraggiungi
bile, mentre si alimenta il si
stema di liberalizzazione del
mercato del lavoro attraverso
limpiego di agenzie interinali
come Manpower, macchine di
precarizzazione che agiscono
sui territori da tempo.
Una speranza che, in fondo al
percorso, diviene ricatto e mi
naccia desclusione sociale,
agiti per rimpolpare un eserci
to di riserva mai cos numero
so.2
Un ragazzo qualsiasi delle
medie
superiori.
Mero
apprendimento statico, learn
by heart. Memoria persa il
giorno seguente. Imparare a
ripetere cose che non si
comprendono,
imparare
a
parlare come automi. Robot al
lavoro, sfruttare le proprie
capacit, riempire il cranio di

12

1 Individui non impegnati n nella formazione n nel lavoro.


2 Expo 2015: nutrire le multinazionali, nocivita per il pianeta disponibile su noexpo.org

expo:lavoro

nozioni,
sovraffollandolo.
Occupare pomeriggi per lo
studio, occupare mattine per
lo studio, occupare sere per lo
studio. Perch? Perch farlo?
La risposta il lavoro. Du
rante gli incontri di orienta
mento
alluniversit
ti
raccontano, che la chiave, il
lavoro. Alessandra, 26 anni,
ex studentessa della Bocconi,
ti spiega tranchant che il
massimo a cui si pu aspirare
nella vita avere una carrie
ra. Apprezziamo lonest. Poi
c la riforma della Buona
Scuola di Renzi che fondata
sul lavoro, sull'alternanza
scuolalavoro, sugli stage non
retribuiti e sullinsegnamento
di materie come marketing ed
economia.
Una neolaureata ad un
colloquio per Expo. una
storia che trovate sul sito del
collettivo Clash City Workers.
La nostra uscita da l con
alcune certezze: a) il grande
evento di fama internazionale
non , innanzitutto, un evento
che porta lavoro, in quanto

la maggior parte dei lavoratori


al suo interno non viene retri
buita []; b) lidoneit per la
retribuzione viene stabilita in
base a criteri variabili []; c) le
possibilit
di
assunzione
allinterno dellazienda in se
guito allo stage per Expo sono
pi che limitate, poich le ri
sorse di cui ora lazienda ha
bisogno per un evento che
possiamo definire extra diffi
cilmente troveranno poi una
collocazione al suo interno
[]; d) dal momento che si d
ormai per scontata la necessi
t di unesperienza da stagista
prima di qualsiasi assunzione,
a tutti gli stagisti di Expo
spetter una comune espe
rienza successiva, ossia un
altro stage []; e) laria che si
respira ancora una volta
quella della pi sfrenata
competizione, nel tentativo di
farci schierare luno contro
laltra, in una lotta in cui a
vincere sar il migliore3.
Perch lavori gratis per
Expo? Mmm, boh, perch
mi da un credito. Foucault,

guardando le trasformazioni
degli ultimi secoli, parlava di
un potere che non agisce pi
sui corpi ma si muove dentro
ai corpi. Perch una grande
opportunit. Parlava cio di
un potere biopolitico, che
prende il controllo dellindivi
duo e lo guida allinterno del
territorio in cui vive. Perch
cos posso vedere Expo senza
pagare. Un territorio in cui
non riusciamo ad orientarci,
appunto. Boh, ma uscire dal
liceo con un' esperienza di vo
lontariato a Expo fa scena.
Mal di lavoro4 sinterroga sulla
capacit
del
capitalismo
odierno di costruire nuove
modalit di gestione della
sudditanza, nella misura in
cui si globalizza. Beh, fa
curriculum. Un lavoro non
pagato, ma che produce
ugualmente valore, non co
munque un lavoro? Perch mi
va. Ecco, il potere biopolitico
proprio in questo: la
gestione del corpo
umano, la sua uti
litizzazione e il suo
controllo.

3 Lavorare per EXPO: storia di un colloquio a carte scoperte disponibile su clashcityworkers.org


4 A cura di R.Curcio, Mal di lavoro. Socioanalisi narrativa della sofferenza nelle attuali condizioni di lavoro,
Sensibili alle foglie, 2013

13

Tecnologia:Lavoro

Gratis per Facebook


In una societ facciale, volti si accavallano, si toccano e proliferano sino a perdersi ad ogni
angolo di mondo. Pubblicit, schermi, cartelloni ne creano in continuazione. Nei vagoni della
metropolitana, piccoli display led si illuminano di un blu innaturale, dita uncinate scorrono
su e gi sul touchscreen. Volti anonimi scrutano febbrilmente maschere sorridenti sul libro
delle facce. Occhi si spremono e sbattono luminosi. Il ritornello dellultimo pezzo dance stri
scia nelle orecchie partendo da una cuffia lontana due posti. Profili personali contendono
venti secondi di gloriosa attenzione a rclame appese come salami sul soffitto del treno. Trilli e
notifiche squillano vibranti suscitando quieti sorrisi e smorfie frustrate.
Facebook il privato che irrompe sul palcoscenico della pubblica piazza. Unautopromozione
di s con lo stesso slancio di una campagna per un nuovo gelato in vaschetta. Qualcuno di
rebbe che un dispositivospecchio1. Uno specchio perch ha inevitabilmente somiglianza
col reale e, allo stesso tempo, consente di promuovere unidentit visiva di s, in un tripudio di
selfie e selfbranding. Un dispositivo perch impone determinati parametri e omologa le mo
dalit di rapportarsi ad esso. E lo fa semplicemente chiedendoti Inserisci unimmagine del pro
filo2.
Si pu parlare, ridere, scherzare, commuoversi, senza rischiare gli imbarazzi della fisicit. Si
pu farlo con degli alter ego forniti soltanto di unimmagine e un nome e secondo gli schemi
prescritti dal dispositivo, come milioni di altri al mondo. Eppure spesso non si pu evitare di
dare a questi surrogati il valore di una presenza reale. Facebook forte laddove le reti sociali
sono pi deboli. Odora la sofferenza e persuasivo e rassicurante riesce a dare uno sbocco
social alla mancanza di socialit. Prolifera laddove atomizzazione e competizione hanno
distrutto i legami sociali. Risponde ai malesseri facendosi mezzo per sfogare i propri rancori in
una pseudocomunit di rifugio senza alcun appiglio col piano della realt. Franco La Cecla
parla di clonazione del vissuto riferendosi al processo per cui i media si pongono come
condizioni necessarie dellesperienza, grazie ad una seduzione "la cui carta vincente sempre
stata il lascivo sussurro all'orecchio io ti servo", e ci conducono in una sorta di fuga nello
schermo in grado di spegnere "la dimensione avventurosa, la scoperta del mondo come
qualcosa che non ha regole di accesso che possano essere attraversate con una password"3.
Un dispositivo che pu insinuarsi dentro i corpi agendo sul bisogno di socialit e, da l, mo
dificare il nostro modo di guardare alle interazioni sociali. Noi vediamo una grafica essenziale
e bottoni blu con cui interagire. Dietro la grafica, c una delle cinque aziende pi importanti
al mondo. Unazienda che produce valore e che lo fa, rullo di tamburi, col nostro lavoro
gratuito. Lo fa grazie ad una macchina in grado di agire sul nostro coinvolgimento emotivo e
muoverci dallinterno come marionette che producono valore aggiornando quotidianamente
uno status o scattando foto al mare. Facebook come un sociopotere, secondo la definizione
del sociologo della rete Evgenij Morozov, "olistico, pervasivo e onnipresente" che "non va []
inteso solo come capacit di determinare con forza la condotta altrui" ma che "piuttosto
concerne la pi sottile e meno evidente capacit di plasmare, indirizzare, persuadere"4. E al
contempo come un potere biopolitico che ci obbliga a ripensare al significato del lavoro. Punta
di diamante di una formazione che pu vantare grandiosi astri nascenti, dal volontariato di
Expo agli stage non pagati e obbligatori per gli studenti delle superiori: la superstar del lavoro
gratuito.

14

1 M. M. Mapelli, Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook, Mimesis, 2011
2 Per approfondire Dinamiche psicologiche: narcisismo, esibizionismo, pornografia emotiva su ippolita.net
3 F. La Cecla, Surrogati di presenza. Media e vita quotidiana, Mondadori, 2006
4 S. Boni, Culture e Poteri, Eluthera, 2011

Tecnologia:Lavoro

E non c solo questo. Per utilizzare il dispositivo, necessario attrezzarsi di uno smartphone
o tablet, eccetera... Cos possiamo immaginarci mentre, sorridenti e allegri, passeggiamo di
ritorno verso casa stringendo tra le mani il sacchetto che contiene il nostro nuovo iPhone, il
tanto sognato attrezzo che ci permetter di lavorare gratis per Zuckerberg, finalmente! E se
guardassimo pi a monte, probabilmente la visione sarebbe ancora pi inquietante. Un insie
me che ingloba le reti antisuicidio nelle fabbriche della Foxconn e la vita da schiavi dei mi
natori sudamericani, passando per le violenze di un capetto in un centro della grande
distribuzione. Per quanto si tenti di occultarlo col culto di Jobs o le squallide coreografie in
apertura del nuovo store, ne esce un quadro di insieme, che ci si trovi a monte o a valle, a dir
poco disgustoso. Limmagine di un capitalismo che " tornato a fare schifo"5, per dirla coi Wu
Ming.

Insomma dietro il fascino di interfacce aggiornate, grandi effe su sfondo blu e mele morsicate ,
c un preciso rapporto di sfruttamento. Un rapporto sociale che assume la forma della rete e
si cela dietro essa , bandiera di un capitalismo odierno in grado, nella misura in cui si globa
lizza, di costruire nuove modalit di gestione della sudditanza e di ripensare il lavoro. Possia
mo pensarlo come un neofeudalesimo in salsa digitale6, in cui la fortuna di una ristretta
oligarchia di hungry e foolish multimilionari, si regge da una parte sullo sfruttamento
schiavistico di lavoratori del sud del mondo (e non solo), dallaltra sul nostro quotidiano lavoro
intellettuale ed emotivo. Gi acquisire consapevolezza di questo sarebbe una conquista. E no,
la soluzione non smettere di comprare smartphone o di utilizzare i social. Il francescanesimo
interessante, ma il culo ce lo salviamo solo tutti insieme e non sar leremitismo digitale a
salvare il mondo. Ne siamo dentro fino al collo.
Per pu esistere un modo altro per utilizzare questi strumenti e dispositivi. Fare leva sulle
contraddizioni e agire sulla liberazione che essi producono, per combattere le pratiche as
soggettanti. Costruire una consapevolezza dei meccanismi di sfruttamento, a partire dalle no
stre esperienze personali. Se fossimo consapevoli dei rapporti che stanno dietro lapp pi
amata, potremmo ragionare sulla quotidiana espropriazione del nostro tempo e della nostra
vita. Disvelare quellenorme sofferenza che si intravede nello scrutare i volti dentro il vagone di
una metropolitana. Quando occhi stanchi si scostano a intervalli regolari dallo
smartphone e poi tornano a posarsi sullo schermo. Sono cinque secondi dattenzio
ne esatti per ogni post, per valutarne limportanza. Sono pezzi di vita da riconqui
stare.
fid_jones

15

5 Quando il capitalismo digitale mette tristezza e fa ribrezzo su wumingfoundation.com


6 A. Keen, Intermet non la risposta, Egea edizioni, 2015

Food inc (2008)


Per capire quale sar la nostra
prossima disgrazia sempre utile
guardare ai cugini statunitensi.
Trattandosi di cibo, dopo la vi
sione di questo documentario lo
shock pu essere intenso. Ne
vale la pena.

Our daily bread (2005)


Per lindustria europea invece
non servono parole. 90 minuti di
sequenze senza voce fuori campo
per raccontare l'allevamento e
l'agricoltura meccanizzati nel
vecchio continente.

Taste the waste (2010)


Si stima che tra il 50 e il 70
percento del cibo prodotto nel
mondo non arriva ai nostri sto
maci. Un viaggio dal campo al
cassonetto del supermercato per
capire come ci sia possibile.

Food matters (2008)


Non mangiava mai niente
di arancione ed ora ha un
cancro. Testimonianze sul
rapporto tra alimentazione
e salute da parte di medici,
giornalisti ed attivisti.

e
x
p
o
:
a
l
i
m
e
n
t
a
z
i
o
n
e

Raj Patel I padroni del cibo


Un ex economista della Omc in
un'esauriente disanima sul si
stema mondiale di produzione
del cibo, raccontata attraverso i
suoi esempi pi significativi.
Feltrinelli, 2008

Wolf Bukowski La danza delle


mozzarelle
Un ragionamento complessivo su
Eataly, sul legame tra farinetti
smo e renzismo, su questideolo
gia buona del cibo e del consumo
fatta di precariet, liberismo
compassionevole, feticismo
della merce e tradizioni farlocche.
Alegre, 2015

No canal Storia della lotta


che ha messo a nudo Expo
Nelle Vie d'acqua si intrecciano
corruzione, devastazione
ambientale e inutilit concla
mata di una grande opera. Ma
anche una sorprendente resi
stenza territoriale.
disponibile su Offtopiclab.org

Nessuna faccia buona


pulita e giusta per Expo
Coop, Eataly e Slow Food
sotto la lente d'ingrandi
mento di Farro e Fuoco Ali
mentiamo il conflitto. Una
critica a tutto tondo ai tre
protagonisti di Expo2015.
disponibile su Noexpo.org

La libert per ciascuno dev'essere libert per tutti. Solo in una societ
di eguali posso essere libero. Ci non significa [...] che le mie
condizioni di libert vadano posposte a quelle di tutti.1

dentro:ilmovimento
Squat, centri sociali, collettivi studenteschi e non, comuni; ecco la collettivit,
la condivisione, il senso del comune per la nostra liberazione. Da cosa ci libe
riamo, mi chiedi? Dalle convenzioni, da ci che questa societ ci impone, per
non diventare degli automi, ma divenire poesia. Quindi rifiutiamo.
Per esempio, ci ritroviamo "nella morte della scuola, nel rifiuto del lavoro" in
quanto ci proposta una posizione di subordinazione a qualcuno, a un'auto
rit, in un sistema meritocratico di indottrinamento. Indottrinamento statico.
Apprendimento seduto, produzione seduta e produzione forzata, nonsponta
nea. L'esperienza apprendimento. L'esperienza dinamica. L'apprendi
mento seduto diventa mero sovraffollamento di nozioni in una mente. Nozioni
che, quindi, abbiamo. L'esperienza essere. L'indottrinamento avere.
Ma non perdiamoci, avviciniamoci. Avviciniamoci a queste realt, a queste
grandi famiglie del rifiuto collettivo. Ascoltiamo i discorsi sulla libert colletti
va.
Ascoltiamo i discorsi sulla liberazione della donna dai canoni estetici presta
biliti e proposti dalla societ odierna. /Correndo, entra una compagna, stretta
in un vestito succinto e si scusa per il ritardo/. Ascoltiamo, ascoltiamo le teo
rie sul poliamore. /Un compagno si mangia le mani osservando come un
altro ci prova con la "sua" ragazza/. Ma quante interruzioni, quante distra
zioni! Ascoltiamo bene cosa dice quel compagno sullo scardinare le ge
rarchie. /E prestiamo attenzione, che lui uno dei grandi/.
Allontaniamoci un po' per andare a pescare dell'autonomia, la nostra
autonomia.
Questa realt comune dentro la nostra societ e rifiutandone i
suoi costumi, ne propone altri. Ma il nuovo canone convenziona
le riproposto in un'ottica di comportamento spontaneo e
disinibito, seppur a sua volta prestabilito.
Infatti, "la costruzione di una normalit altra, anche se
deviante, non ci fa uscire da questa impasse"2.
Ci ritroviamo, quindi, in una societ panopticon,
controllati da migliaia di dispositivi di potere che si
ripropongono da s all'interno delle comunit che li
rifiutano.
Dunque, come creare le condizioni per una co
munit altra? Una ferita altra?
Nadie

1 Pino Tripodi, Settesette. Una rivoluzione. La vita, Milleu, 2005


2 Tiqqun, cographie d'une puissance (Ecografia di una potenzialit)

Ruoli e potere

dentro:

Questo articolo liberamente secondo limportanza che ognu notare la mancanza di tali privi
ispirato a Give up activism, no acquista per il fatto di avere legi. Al contrario, quando la si
disponibile su libcom.org.
qualche qualit specifica, valo tuazione gioca a nostro favore o
rizzata dalle persone che parte ci fa godere di alcuni vantaggi,
La presa di coscienza il primo cipano a un determinato difficilmente
riusciamo
a
passo per superare i residui progetto, inserito in un mo empatizzare con chi non gode di
culturali che ci portiamo, nostro mento storico, e ubicato in uno questi privilegi.
malgrado, addosso. Per provare specifico contesto geografico.
a liberarci della piccola domina Ognuna pu avere un ruolo di La divisione del lavoro la base
zione che abbiamo dentro e potere acquisito grazie al rico della societ moderna. Nasce da
perpetuiamo. Abbiamo bisogno noscimento di particolari quali un propagandato dualismo irre
di farci forza mutuamente se vo t, come la parlantina, la visione conciliabile tra lavoro mentale e
gliamo cambiare in profondit e strategica o la capacit orga manuale, che porta alla creazio
rendere possibili rapporti pi nizzativa. Esistono poi altri ruoli ne degli esperti, coloro i quali
autentici. Almeno tra di noi.
di potere derivanti direttamente detengono una conoscenza spe
dalla provenienza etnica, di cifica, e nei quali dobbiamo ne
In ogni gruppo si forma una classe o dalla costruzione di ge cessariamente riporre la nostra
struttura, esplicita o meno. Pre nere. Altri ancora si acquisisco fiducia.
tendere e affermare di non no grazie all'anzianit di un Gli esperti mitizzano le qualit
averne equivale semplicemente individuo in un contesto.
che posseggono, non condivido
a negare la questione del funzio Potremmo quindi parlare di una no il loro sapere e cos relegano
namento interno. Se lobiettivo certa incoscienza nellutilizzo del gli altri in una posizione
degli ambienti antiautoritari potere: tutti i ranghi comporta subordinata,
rafforzando
quello di creare uno spazio no privilegi, ossia un sistema di unorganizzazione sociale ge
senza regole formali, occorre benefici di cui quasi sempre ci rarchica.
prendere in considerazione le approfittiamo senza esserne La militante si crede un'esperta
norme e ruoli impliciti ereditati.
consapevoli. Quando non ci del
cambiamento
sociale.
La fede nella spontaneit, nel sentiamo a nostro agio in Pensarci come militanti significa
naturale corso degli eventi, qualche situazione, tendiamo a situarci su un piano privilegiato
contribuisce alla riproduzione di
quelle relazioni di dominio
L'INIZIATIVA: la capacit
L'INFORMAZIONE: uno
TIPO DI
di agire, di mantenere e
degli strumenti
AUTORIT /
apprese dai principali agenti di
portare
avanti
le
proprie
imprescindibili per
STRATEGIE PER
socializzazione: la famiglia, i me
idee.
prendere iniziativa.
SUPERARLA
dia, la scuola, etc.
Siamo una piccola personifica
POSIZIONE DI
Una o poche persone
Una o poche persone
zione della cultura, e ci condi
AUTORIT:
hanno questa capacit nel hanno accesso a tutte le
la
situazione
del
collettivo.
Animano
il
informazioni, senza di loro
ziona i nostri caratteri e la
leader
gruppo, gli danno energia. non si pu agire.
Quando non ci sono, il
percezione che abbiamo del
collettivo sembra inerte.
mondo. Ognuno, in modo
DA DENTRO:
Mettersi un po' in dispar
Trasmettere queste
distinto e in funzione della sua
quello che pu
te, non accollarsi ogni re
informazioni al resto del
fare il leader
sponsabilit, non nascon collettivo, affinch siano
educazione, si costruito in
dere le proprie pecche, es accessibili a tutti.
base a valori razzisti, etero
sere pi tollerante, fidarsi
dei compagni.
normativi e competitivi, perch
DA FUORI:
questo il contesto dominante
Acquisire fiducia in se
Appropriarsi delle
quello che
stessi, prendersi dei
informazioni per non dare
nelle societ occidentali.
possono fare gli
rischi, non lasciarsi
eccessivo potere ai
altri
trascinare dall'energia dei
referenti.
Il capitalismo non solo un mo
leader.
dello economico, ma soprattutto
un modello di relazioni sociali
INSIEME:
Creare, rendere visibili e
Creare un contesto di
soluzioni collettive fiducia dove si accettano i
dinamici gli strumenti
che quindi condiziona il modo in
possibili
collettivi: tabelle, taccuini,
tentativi e i fallimenti.
cui ci rapportiamo luno
Identificare le incombenze agende, dossier.
e
designare
chi
deve
allaltro.
svolgerle.
I ruoli di potere si esprimono

ilmovimento

rispetto agli altri: conosciamo


meglio le circostanze, come far
loro fronte, e come stare sul
fronte del cambiamento.
In quanto esperti, crediamo che
gli altri non stiano facendo nulla
per cambiare le loro vite e
sentiamo la responsabilit di
agire a loro nome. Stiamo quindi
compensando la mancanza di
azione degli altri. Definirci mili
tanti vuol dire credere che le no
stre azioni saranno quelle che
condurranno a un cambia
mento, sottovalutando quelle
che non provengono dalle nostre
file.
Il
martirio
rivoluzionario
subentra quando identifichiamo
la causa del nostro agire, la mo
tivazione dei nostri sforzi, in
qualcosa di separato da noi
stessi.
Il ruolo di militante crea una se

parazione tra mezzi e fini: il sa


crificio personale implica creare
una separazione tra la rivoluzio
ne come amore e allegria futuri
e i doveri e la routine attuali.
La visione del mondo del mili
tante dominata dalla colpa
(vecchia cristiana compagna,
dura a morire) e dal dovere, vi
sto che la lotta non fatta per se
stessi, ma per qualcosa di sepa
rato, un orizzonte irraggiungibi
le. Da militante devi negare i
tuoi desideri perch la tua atti
vit politica strutturata in
modo da non tenerne conto.
Essere rivoluzionario significa
anche sapere quando fermarsi
ed
aspettare.

tanto
importante sapere quando e
come colpire con la massima
effettivit,
quanto
sapere
quando non colpire. Spesso as
sumiamo
lattitudine
del
dobbiamo fare qualcosa subito!,

che sembra alimentata dalla


colpa. ci carente di tattica.
Lautosacrificio del militante sta
alla base del costruirsi come
esperto, con interessanti simili
tudini con le strutture religiose
rette dalla gerarchia della soffe
renza e dellautodisciplina.
I militanti acquistano potere su
gli altri in virt del loro grado di
sofferenza. Usano il ricatto mo
rale e la colpa per esercitare il
proprio potere su altri meno fa
miliarizzati ala teogonia della
sofferenza.
La subordinazione di s stessi
porta a braccetto quella altrui
tutti schiavizzati alla causa.
Nella vecchia cosmologia religio
sa, il martire andava in cielo. Da
un punto di vista moderno, le
martiri di successo possono
sperare di passare alla storia.
Quanto pi sacrificio, quanto
pi successo, vincendo un posto

Leader: come disfarcene

In un collettivo autogestito non ci sono vittime e carnefici. Essendo tutti responsabili di una situa
zione di potere, possiamo impegnare noi stessi per cambiare la situazione. Ci richiede lo sforzo di tutti
senza eccezioni, altrimenti rischiamo di sviluppare conflitti interni mortiferi per l'attivit del gruppo.
LA COMPETENZA: le
conoscenze tecniche
necessarie per prendere
iniziativa.

LA PRESENZA: esserci nel


momento dell'avventura
collettiva.

LA PAROLA: la capacit di
esprimersi, di farsi avanti.

LA COORDINAZIONE: la
visione globale del processo
collettivo e delle sue
priorit.

Una o poche persone


posseggono le competenze
necessarie; esse, nel
collettivo, diventano degli
specialisti.

Una o poche persone sono


sempre presenti, sono le
uniche ad aver vissuto
l'esperienza collettiva e ne
conoscono tutti i dettagli.

Una persona parla molto,


con lunghi interventi,
ascolta poco e sovente
toglie la parola agli altri.

Una o poche persone si


incaricano sempre di
ripetere le date importanti,
di formulare gli obbiettivi,
di rincentrare i dibattiti.

Condividere quanto prima


queste conoscenze:
mettersi al livello degli
altri, non disprezzarli, non
mandarli affanculo quando
chiedono qualcosa.

Prendersi delle vacanze,


fare altre cose al mondo
oltre al progetto in
questione.

Imparare a stare zitto,


ascoltare, aspettare il
silenzio prima di parlare
nelle assemblee. Evitare di
ascoltarsi troppo.

Non focalizzarsi solo sulla


propria visione strategica,
sollecitando gli altri a
esprimersi sulla questione
in discussione.

Armarsi di molta curiosit:


cercare di acquisire altre
competenze oltre le
proprie, sollecitare la
trasmissione di saperi.

Non aspettare il leader


quando non c' o arriva
tardi per attivarsi, per
iniziare l'assemblea ad
esempio.

Imparare a prendere la
parola, reagire quando
viene tolta, parlare nelle
assemblee quando c'
silenzio.

Acquisire una visione


globale dell'esperienza e
delle emergenze, non
accomodarsi nel ruolo
dell'esecutore.

Formalizzare e
generalizzare gli scambi di
conoscenze. Per esempio,
per ogni questione tecnica
affiancare un novizio a
qualcuno competente.

Ricordarsi che il ritmo del


collettivo deve essere
accessibile a tutte, perch
non tutte hanno la stessa
disponibilit.

Creare un contesto nel


quale chi ha difficolt ad
esprimersi si senta
ascoltato e rispettato,
preso in considerazione,
appoggiato.

Per ogni assemblea


formalizzare una diversa
moderatrice in modo che
non siano sempre gli stessi
che implicitamente lo
fanno o lo subiscono.

dentro:

nella storia: il cielo borghese.


Noi ci siamo dentro fino al collo.
Ed proprio da qui, da dentro,
che ragioniamo, analizziamo e
sottolineiamo la necessit di
creare ambienti sicuri, dove le
paure non ci paralizzino, per po
ter sbarazzarci di quella piccola
dominazione che abbiamo appe

na descritto: occorrer disfarci


dei ruoli, inventare, sbagliarsi,
provando a cancellare la frontie
ra tra vita e militanza.
Questo testo un frammento
che portiamo sul tavolo del di
battito. Ognuno ne faccia quel
che meglio crede, perch
sappiamo che questionare le

strutture interne non un


compito facile. Solo un'ultima
riflessione, in forma di do
manda: se ti ci sono voluti anni
per costruire la tua coscienza
politica, perch credi che capire
le emozioni sia qualcosa di
innato e che non richiede nes
suno sforzo?

ilmovimento

Elefanti nella stanza

Pubblichiamo, con il suo titolo originale, quest'articolo tratto da intersezioni.noblogs.org.


[...] Leggo che morto un compagno, e posso sentire un malessere crescermi dentro ogni
volta che incontro un necrologio virtuale per lui. Non perch non dovrebbe esserci a priori,
ci mancherebbe. Il disagio suscitato dal fatto che in particolare si tratta di un suicidio.
Parlare, pensare e soprattutto sentire il suicidio mi mette a disagio in una maniera che
non cos facile verbalizzare. E qualcosa mi dice che questo ha a che fare con lopera di ri
mozione e negazione collettiva che si fa nei confronti di queste tematiche. Di morte non si
parla, perch moriamo tutti e vogliamo che sia pi tardi possibile, se la morte ce la voglia
mo procurare da soli ancora pi tab, e di ansia nemmeno, perch lansia ci pervade e
riconoscerla significa ammettere lesistenza di un problema (un problema non immediata
mente rimovibile, quindi lansia aumenta).
Mi arriva una sensazione fortissima di inevitabilit; il malessere, che un cattivissimo
consigliere e uno stronzo bugiardo, mi suggerisce che quello il fato di tutti noi. Mi fa un
male cane. Davvero tutto questo inevitabile? Davvero lunica via alla sopportazione passa
per lintegrazione nel sistema affogando nelle miserie proprie e in quelle altrui, ove perce
pite e non ovattate da un mondo che disimpara lempatia? Molti compagni e compagne
concepiscono il suicidio come fosse un atto estremo di libert, quando tutto soffoca; luni
ca uscita antincendio in un mondo dato alle fiamme. Non lo , o meglio lo nella psiche di
chi investito dai suoi demoni, cosa che mi rende comprensibile il gesto; vorrei tanto per
che smettessimo di dare unaura di romanticismo sovversivo a un gesto che rappresenta
soltanto la tragedia di ci che ci circonda e la voglia, anchessa piuttosto comprensibile, di
sfuggirvi. Mi arriva quindi addosso tutta la nostra debolezza; non solo quella individuale,
la cui espressione non abbiamo ancora imparato a legittimare e che quindi strizzata in
una serie di gesti estremi e incontrollabili, ma quella collettiva, che mi fa paura.
Ho paura, perch questo significa che come movimento che dovrebbe sbriciolare lo stato di
cose presenti non abbiamo una rete di solidariet reale che faccia fronte davvero agli stati
peggiori delle nostre menti, cos ipersensibili allo schifo del presente. Non c, cazzo, non
c, dovremmo essere unite e forti dellessere solidali, ma non accade e sento in cuor mio la
responsabilit di queste morti. Forse dovremmo incominciare a sentirla tutte e tutti, que
sta responsabilit. Forse sarebbe il caso che tutti la finissero di dire resisti, devi avere le
palle/ovaie, non essere codarda, non preoccuparti/deprimerti troppo, e altre frasette di
circostanza che non danno alcuna forza ma spingono verso il baratro. Finisce qui. La forza
ci deriva dallesistenza di reti, ascolto, supporto, mutualismo. Quando ci siamo preoccu
pati di scrivere unanalisi politica su questo? Quando? Persino il movimento anti
psichiatrico, che per definizione qualcosa che ha a che fare con lesperienza del trauma e
del dolore, non trova molto spazio per la narrazione di questi ultimi. Anzi. Ci che ci ri
masto soltanto la critica borghese e individualista verso chi cerca di gestire i propri ma
lesseri tramite psicofarmaci (a volte lerboristeria non basta), ma non andiamo a urlare per
ottenere psicologi gratuiti per tutte, mentre cerchiamo di sradicare le fonti di ci che ci fa
male. Siamo vulnerabili ed ora di ammetterlo, con azioni concrete. Labbiamo fatta mai
un'assemblea per parlare di attacchi di panico, di disordini alimentari, di depressione cli
nica? ora. Ci portiamo il Maalox per spruzzarlo negli occhi irritati dai lacrimogeni, ma le
irritazioni che sfuggono alla vista non sono meno dannose. Il disagio psichico reale, e il
femminismo ci offre uno spunto importante e fondamentale in seno al movimento femmi
nista stesso ma anche per la costruzione di qualsiasi altra cosa di sensato del mondo: il
personale politico. Quindi, lo psicologico politico.
Lansia generalizzata che ho la stessa che mi impedisce di andare a un corteo senza
sentirmi un senso di fortissima preoccupazione e costrizione al petto quando passo di
fronte ai celerini. Eppure, sono convinto che questansia, che contiene anche ansia di
cambiamenti (economici ed esistenziali) che non arrivano e che mi pizzica, valga almeno
un sampietrino. E tanta autocoscienza.

La scuola tra lotte e lotti


Durante il lungo e uggioso
inverno milanese abbiamo avuto
modo di annusare laria di vari li
cei della greycity partecipando,
singolarmente o come rivista, a
momenti di didattica alternativa
durante le autogestioni.
Abbiamo respirato assemblee ge
stionali, collettivi, scazzi, serate
alcoliche svegliandoci il giorno
dopo con le idee un po confuse.
Rielaborato, lossigeno di quei
giorni si concretizzato in questo
articolo.
Ringraziamo i ragazzi del Bottoni,
del Brera e del Manzoni che
hanno
partecipato
al
laboratorio editoriale.
La scuola dovrebbe essere
unistituzione strutturata con lo
scopo di fornire gli strumenti
critici, le capacit razionali e le
conoscenze culturali utili a una
migliore comprensione della
propria identit e della propria
personalit.
La scuola aiuta lindividuo, stu
dente nel suo processo di matu
razione e crescita umana,
fornendo s nozioni di varia
natura ma stimolando il ragio
namento e lanalisi critica
affinch lo stesso individuo
abbia, alla fine del suo percorso
formativo, la consapevolezza del
s e in conseguenza la possibili
t di scegliere il percorso di vita
pi adatto alle proprie inclina
zioni, speranze e desideri.
La scuola deve essere quindi
luogo di confronto, di scambio,
di fermento culturale; un luogo
dove si possa stare bene.
Andando a scuola pi o meno
tutti i giorni, ci rendiamo conto
di come tutto ci si scontri con
lo stato reale delle cose.
Due sono i fondamentali punti
emersi:
limpostazione produttiva
del tempo scolastico

dentro:

limpostazione autoritaria della chi, invece, ha i mezzi per tra


figura dellinsegnante
smettere il sapere e contempo
raneamente fa valere il suo
Limpostazione produttiva trova punto di vista con esempi
concretizzazione nella pratica virtuosi.
del voto di produzione.
Tale prassi oltre che comportare Lesplicarsi
dellautorit
si
una inaccettabile riduzione scontra fattualmente con lidea
della conoscenza individuale, di critica orizzontale.
che non pu e non deve essere inevitabile pensare a una fi
categorizzata entro parametri gura autoritaria come limitante
numerici, mette in discussione per lautonomia intellettuale : se
il fine stesso della scuola, il cui vengono posti dei paletti alla
obiettivo si riduce in un misero propria capacit analitica, si
processo di apprendimento va andr incontro alla castrazione
cuo e superficiale: nel momento della propria coscienza critica e
stesso in cui si parla di produ alla creazione, nellambito della
zione si sfugge dall'idea di ela scuola, di tanti automi che
borazione soggettiva.
sanno s ripetere due concetti
Lidea retrostante il concetto di ma non hanno idea di come po
impostazione produttiva implica terli applicare alla propria esi
che a fronte di una nozione stenza.
impartita dal docente, lalunno La frustrazione dellintelligenza,
sia in grado di impararla e ri intesa come intellgo, ovvero
produrla, esulando da un capacit di carpire e appro
qualsivoglia processo critico.
fondire la realt, da parte di
A partire dalla pratica del voto qualcuno la cui funzione sia
quindi evidente come la scuola quella di fornire le risposte, si
prediliga uno studente che non concretizza quindi da una parte
interiorizza n applica linsegna nella sofferenza dello studente e
mento, ma che si limita a ripro dallaltra nella creazione di un
durlo.
obbedienza forzata.
Lobbedienza, a cui educa la
La seconda criticit evidenziata scuola, non altro che il dispo
nel nostro percorso riguarda la sitivo per cui lo studente viene
figura dellinsegnante.
trasformato in cittadino dallisti
Se la finalit del compimento di tuzione. Ma siamo convinti che
un percorso scolastico sono l'unico cittadino davvero co
quelle di strutturare lindi sciente e responsabile sia colui
pendenza intellettuale, neces che ha sviluppato la capacit di
sario
ridiscutere
i
ruoli criticare e sostenere la sua posi
allinterno della scuola.
zione.
Il docente risulta infatti avere un
ruolo spesso basato su un Questa educazione all'obbe
principio di autorit e non di dienza trova tra gli studenti un
autorevolezza: autoritario chi ampio dissenso, al quale viene
impone il proprio sapere in ma associato un senso di malessere
niera unilaterale, non lasciando e di rifiuto nei confronti dellisti
alla controparte possibilit di ri tuzione scolastica, percepita
sposta, costringendo lalunno come una "gabbia".
allobbedienza, alla riproduzione Labbandono prima del conse
della nozione e alla subordina guimento del diploma di scuola
zione intellettuale; autorevole superiore, peraltro in costante

ilmovimento

aumento, indice di un sempre


pi forte rigurgito nei confronti
dellistituzione, che dimostra
chiaramente di non essere pi
in grado di adempire alla sua
funzione strutturale.
Ma se listituzione non pone
nessun interesse in una modifi
ca dellordinamento scolastico,
che tenga conto di tali critiche e
non si cura della reale crescita
dellindividuo, occupandosi solo
di propugnare nozioni, a chi sta
lelaborazione e la messa in
pratica di una nuova idea di
scuola?
Gli studenti trovano solitamente
nei collettivi un veicolo di azione
politica, ma dato il pessimo
stato di salute del movimento
studentesco occorre fare un ra
gionamento e un analisi sulle
criticit che queste entit politi
che presentano nella loro
struttura.
La prima questione che sono co
stretti ad affrontare quella di
dover agire allinterno di un tes
suto sociale piuttosto scabro, in
cui fa da padrone il disinteresse,

in larga parte dovuto agli


impulsi di un sistema mediatico
e culturale che devia l'individuo
dalla ricerca della sua consape
volezza, assopendo la sua sensi
bilit
e
proponendogli
convenzioni e modelli di vita
prestabiliti.
Ci si concretizza in una scarsa
riflessione critica nella massa
studentesca, che ne penalizza
la capacit di approfondimento.
paradigmatico in questo
senso il rapporto che ha lo stu
dente con la scuola: interes
sandosi poco alle materie che
studia, non vede il potenziale
della conoscenza e della consa
pevolezza; seguendo questo filo
bianco di disinteresse egli si
chiama sovente estraneo anche
alle attivit e alle proposte del
suo collettivo scolastico, eti
chettando la riflessione e il ra
gionamento come perdite di
tempo.
A fronte di questo scoglio si veri
fica il primo fallimento del movi
mento: faticando a creare un
dialogo approfondito allinterno
del mondo studentesco, le ma
nifestazioni autunnali da esso

proposte, considerate il culmine


del percorso politico, risultano
svuotate della loro potenziale
valenza.
emerso come i cortei, solita
mente a cadenza mensile du
rante il primo quadrimestre,
non rappresentino un momento
di incontro e unione delle ri
vendicazioni, ma abbiano le
fattezze di unaccozzaglia di ra
gazze e ragazze che usano il
pretesto del c manifesta per
bersi il vinello e sturare quanti
pi lotti possibili.
quindi evidente come gli stu
denti che formano i collettivi,
quelli impegnati, non siano
completamente in grado di tra
smettere le loro istanze di
cambiamento e rivoluzione ai
loro coetanei, ed necessario
fare una riflessione su quali
siano le caratteristiche del mo
vimento che creano tale situa
zione.
Le critiche al movimento stu
dentesco
sono
fonda
mentalmente due:
Scarsa elaborazione
teorica

Forte gerarchizzazione
La scarsa elaborazione teorica
probabilmente il motivo
principale per cui il movi
mento naviga in acque cos
torbide: non creando una vera
e propria alternativa struttu
rale al modello istituzionale, il
blocco sociale studentesco
andato incontro a un inevita
bile declino per quanto ri
guarda la caratura delle
proteste, e a una conseguente

crisi numerica e politica.


A questo scopo si pensi agli
slogan recitati dai manifesti e
dagli striscioni dei cortei au
tunnali, che richiedono fonda
mentalmente pi soldi e pi
risorse umane per listituzione
scolastica.
Una protesta del genere, co
struita senza apportare ragio
namenti che vadano a colpire
quelle impostazioni che fanno
della
scuola
fonda
mentalmente un dispositivo di

potere,
equivale
a
dire
picchiamelo s forte in culo,
per per favore dammi un po
di vaselina.
Dalla limitata e banale
discussione contingente
scaturita quindi la crisi politi
ca del movimento; a questo
scopo si pensi alle ondate stu
dentesche del 68 del 77: esse
avevano una forte portata ri
voluzionaria, proprio in que
sto risiedeva la loro forza
collante e propositiva.
La
seconda
problematica
emersa riguarda invece la
struttura stessa del movi
mento e, pi nello specifico,
dei collettivi. Essi troppe volte
vengono percepiti come esclu
sivi, non inclusivi e fortemente
gerarchizzati:
queste
due
tendenze evidenziate portano a
un ulteriore allontanamento
dalla massa studentesca,
che non riesce a sentirsi
coinvolta nella lotta e a parte
cipare al collettivo della pro
pria scuola.
Spesso il militante, parte del
collettivo, si pone in una posi
zione di superiorit rispetto
allo studente medio, credendo
che la sua vita, in quanto de
dita alla politica, assuma pi
valore; ci allontana dunque
molti
ipotetici
compagni
dall'idea di partecipare al
gruppo, depotenziando e iso
lando il movimento.
In ultima istanza, quindi evi
dente come il movimento stu
dentesco
non
riesca
a
instaurare un dialogo inclusi
vo e costruttivo con la massa
studentesca, e ripercorra le
stesse dinamiche di potere
proposte dal sistema che,
almeno
in
via
teorica,
combatte.

benja/fum

psiconautica

L'amore in sintesi
Cosa rimane di noi quando sia
mo sotto l'effetto di una sostanza
psicotropa?
In che termini l'amore provato
sotto effetto di una sostanza
empatogena1 reale? Si tratta di
un'esperienza che ha effettiva
mente luogo, quindi materiale,
di questa terra, oppure di
un'immagine
spettacolare
dell'amore vero, di un trucco, un
trabocchetto serotoninico, che
dura il tempo di un trip e poi
svanisce nel nulla?
Penso che l'esperienza estatica
indotta (da una qualsiasi prati
ca, dalla meditazione all'as
sunzione di piante o sostanze
chimiche al fine di modificare il
proprio stato di coscienza) rea
le nella misura in cui le azioni
compiute sotto effetto della so
stanza, o della pratica in que
stione, si oggettivano nel mondo
che per la gran parte degli altri
esseri umani considerato
quello reale.
Qualsiasi azione nel momento in
cui viene compiuta e si tra
sforma in atto poetico di tra
sformazione,
diviene
reale,
perch diviene manifesta anche
a chi sotto stato di veglia quoti
diana, nello stato che noi defini
remmo di lucidit o veglia.
Non ho trovato parole migliori
per definire l'estasi:
Il sentimento metafisico dell'esi
stenza di natura estatica, e
ogni metafisica affonda le sue
radici in una forma particolare
di estasi. A torto si ammette solo
la variante religiosa. Esiste
infatti una molteplicit di forme
che, dipendendo da una forma
zione spirituale specifica o dal
temperamento,
non
portano necessaria
mente alla tra
scendenza.
Perch non do

26

vrebbe esserci un'estasi dell'esi


stenza
pura,
delle
radici
immanenti della vita? E una tale
forma estatica non si realizza
nell'approfondimento
che
squarcia i veli superficiali per fa
cilitare l'accesso alla sostanza
del mondo? Pervenire alle radici
del
mondo,
conseguire
l'ebbrezza suprema, l'esperienza
dell'originale e del primordiale
significa vivere un sentimento
metafisico sorto dall'estasi degli
elementi essenziali dell'essere.
L'estasi
come
esaltazione
dell'immanenza, illuminazione,
visione della follia del mondo
ecco una base per la metafisica,
valida persino per gli ultimi
istanti, per i momenti della fine.
L'estasi vera rischiosa."2
Ecco, io vorrei qui parlare
dell'estasi in Ecstasy. Ecstasy il
nome comunemente diffuso
dato alla MDMA. Il nomignolo
affibbiato dalla club culture non
casuale.
Essa chiamata anche love
drug, droga dell'amore: e cos'
l'amore se non una forma di
estasi? Il movimento continuo
del sversol'altro, la tendenza
al congiungersi in un atto, il
tentativo pi o meno riuscito di
completamento del s?
L'uso di questa sostanza ha mo
dificato il mio atteggiamento nei
confronti dell'amore, e , pi in
generale, la mia concezione del
rapporto con l'Altro. Perci, mi
sono posto alcune domande.
Dopo l'assunzione, l'onda di se
rotonina che sommerge il nostro
corpo ha l'effetto di una freccia
di Cupido, solo che sostituisce il
tradizionale bersaglio (umano e
singolo) con la totalit del
mondo, secondo un principio di
entusiasmo che tutto abbraccia
e tutto comprende. ora diffici
le, in cos poche parole, descri

vere le sensazioni durante


un'esperienza. Mi limiter a
porre una domanda, una delle
principali, forse quella su cui
sarebbe
pi
interessante
soffermarsi: l'ecstasy pu, se de
purata il pi possibile dai suoi
contenuti superficiali, costituire
una buona base per una educa
zione sentimentale ed emotiva?
Sarebbe etico fornire un mezzo
di conoscenza estatica cos po
tente come la MDMA, per svi
luppare
una
educazione
all'amore, che non si pu otte
nere in altro modo che pro
vando,
sperimentandosi,
continuando a gettare ponti l'un
l'altro?
La produzione di una filosofia
dell'amore va di pari passo con
lo sviluppo delle ricerche che ci
possono permettere di stabilire il
danno che provoca la sostanza
(si tratta di una sostanza sco
perta ad inizio '900, ma sinte
tizzata e diffusa solo a partire
dai primi anni '80: non si cono
sce l'entit precisa del danno; il
dibattito acceso e in corso). Le
risposte stanno in ognuno di
noi, nella capacit di ciascuno di
andare oltre i pregiudizi e, nella
volont di curiosare nei nuovi
mondi. Ma gettare ponti, come
fare rivoluzioni o scoprire nuovi
mondi, presuppone il rischio del
fallimento. L'estasi vera ri
schiosa."3 Sta a ciascuno di noi
decidere se rischiare, o meno.
Sugli empatogeni e un uso ri
voluzionario
Le sostanze psicoattive, e in
particolare gli empatogeni, pos
sono essere un veicolo di ricono
scimento e di avvicinamento a
ci che per noi il bene? Do
vremmo attribuire all'amore,
all'atto d'amore, cio nel movi
mento di uscita da s stessi

1 Empatogeni: sostanze psichedeliche, perlopi appartenenti alla categoria delle fenetilamine di cui
l'MDMA fa parte, generatrici di empatia.

psiconautica

verso il mondo, il pi grande po


tenziale sovversivo.
Posso conoscere meglio i miei
compagni e i miei nemici me
diante l'uso di sostanze e/o me
todi per raggiungere stati alterati
di coscienza? E ancora: a cosa
dovuta la particolare opinione di
molti compagni sull'uso di so
stanze, viste come arma del po
tere? Quanto pericoloso il
tab che circola in molti
ambienti, che porta la droga ad

essere vissuta come palliativo


e/o momento di astrazione dalla
vita, proprio perch ne manca la
dimensione comune? Perch
tutti (o quasi) i compagni che co
nosco fanno regolarmente uso di
sostanze e nessuno sembra vo
lerne parlare in termini di uso
collettivo? In una societ mono
fasica come questa (che riduce
cio la possibilit di esperienza
alla sola dimensione della ragio
ne e del pensiero operativo), sa

2 E. Cioran, Al culmine della disperazione, Adelphi, 1998


3 ibidem

rebbe
sensato
perdere
un'importante risorsa di cono
scenza e azione e una potente
molla a costituirsi in comunit?
L'estasi e l'entusiasmo, in
quanto forme d'amore, se veico
late nelle nostre forme di vita
tramite induttori chimici esterni,
avrebbero ancora il senso pro
fondo che mantengono? Oppure
si tratterebbe di un sentimento
illusorio?
Premettendo che non si tratta di
scoprire nessuna chiave di
volta, ma di sperimentare insie
me nuove forme di vitainco
mune, mi chiedo se tutte queste
domande troveranno una rispo
sta che non sia l'effettivo uso
collettivo delle sostanze stesse. Il
punto soppesare il rischio che
comporta l'assunzione, e la
capacit del gruppo di sussu
mere l'uso della sostanza po
nendosi obiettivi sempre altri
che non l'uso stesso. Ma in
quanto a questo non penso ci
sia un rischio reale: ci che lega
una comunit qualcosa di ben
diverso e pi completo di una
sostanza chimica.
La MDMA apre dei canali sco
nosciuti a tutti gli oppiacei e agli
allucinogeni. L'amore intensit:
la MDMA ha l'effetto di svelare
l'intensit, non di crearla. Se
siamo gi innamorati di una
persona, sotto effetto della so
stanza non lo siamo di pi:
semplicemente ce ne accorgiamo.
Cos stato per tre persone che
ho conosciuto e delle quali mi
sono innamorato: era l, dentro
di me, che esondava, e tutti i
dispositivi del mondo non sa
rebbero riusciti ad arginarlo. La
MDMA mi ha co
stretto a guardare in
faccia l'amore in
tutta la sua folle
contraddizione.

27

psiconautica

Durante l'esperienza mantenia


mo la nostra capacit di
discernimento, a meno che non
si ecceda con la dose. Ma nella
maggior parte dei casi, oltre a ri
cordarsi tutto ci che si vissu
to, diventa quasi automatico
riuscire a discernere ci che vo
gliamo da ci che non vogliamo.
La tristezza parte integrante
della nostra vita: durante l'espe
rienza non diventiamo certo pi
allegri siamo allegri quando
stiamo con i nostri amici,
quando amiamo, lottiamo, pro
duciamo, insomma viviamo.
La sensazione che si ha sotto
effetto come quasi un esser
trascinati, vivendo un conti
nuum di momenti e situazioni di
forte ed essenziale presa di co
scienza, verso ci che ci rende
allegri.
Non sempre detto che l'as
sunzione abbia un effetto positi
vo: capita di sbagliare il luogo, il
dosaggio, la compagnia; dipende
dal modo in cui ci si approccia
ad una situazione. In una situa
zione di malessere la MDMA

rende ancora pi manifesto, pi


fisico, lo stare male.
Drogarsi dovrebbe aiutare a
capire cosa fa stare bene e cosa
no: se drogarti l'unica cosa che
ti fa star bene, hai un problema
di tossicodipendenza.
La droga come strumento cri
tico
Quindi, la droga strumento e
non fine. Questo il primo
principio a cui non bisogna mai
rinunciare, altrimenti si rischia
di scivolare nell'abuso. L'abuso
sempre un rischio concreto: nel
caso della droga, ad una grande
gratificazione si associa un
grande rischio.
Servono una mappa e una bus
sola per orientarsi nell'immenso
mondo degli stati alterati di co
scienza: una mappa e una bus
sola che, nei riti degli indiani
d'America e in tante altre cultu
re, erano fornite dallo sciamano,
che aveva appunto il ruolo di
guidare gli iniziati nell'altro
mondo, per portarli indietro sani
e salvi. Ma dato che i sacerdoti

non ci stanno molto simpatici,


crediamo in un processo pi co
rale, dove ognuno possa, con
l'esperienza, essere "lo sciamano
di tutti gli altri", generando un
circolo virtuoso di aiuto e conta
minazioni reciproche.
La rivolta, lo scontro, la comu
nanza, il ballo, la meditazione:
sono tutti stati di trance o di
estasi a seconda dei casi. Riu
scire a comprendere collettiva
mente come viverli il pi
intensamente possibile uno
degli effetti che potrebbe avere la
sperimentazione collettiva di
MDMA. Questa la nostra pro
posta: ma prima di prenderla
seriamente, sarebbe necessario
sviluppare una critica al proibi
zionismo parallelamente a una
liberalizzazione delle ricerche in
campo medico e psicologico, la
sciandoci indietro tutti i timori
che la scoperta e la diffusione di
una sostanza cos potente porta
con s.
Alfredo

Bibliografia :
N. Saunders, E come ecstasy, Feltrinelli, 1995
S. Shulgin, Phikal & Thikal, disponibile online
Filmografia:
Ann e Sasha Shulgin Dirty Pictures

Nota finale: L'articolo non ha l'intenzione di promuovere l'uso sconsiderato


di sostanze pericolose, ma, al contrario, ha l'obiettivo di diffondere consa
pevolezza riguardo un uso ragionevole e pi attento alle sfumature che tra
scendono l'uso esclusivamente sballone di suddette sostanze.
In una realt in cui troppi ne fanno un uso smodato, necessario aprire un
dibattito serio sull'argomento, affrontando il tema da pi angolature.

inviaggio

Il villaggio di Ban Yapa


Sono nato troppo tardi per incontrare la vita e la cultura contadina, non ho mai fatto altro fino ad ora
che esplorare, conoscere e vivere l' occidente. Ne ho pero' sentito parlare da mia mamma, mia nonna,
ho ascoltato Pasolini parlare di loro: diceva che nella povert contadina c' qualcosa di estremamente
vitale, che esplode dall'armonia di un'esistenza a strettissimo contatto con i cicli della natura e si riversa
nella gente che la abita. Una vitalit, un autenticit che non si pu trovare nella vita borghese o
borghesizzata. "Si ritrova poi ad altissimi livelli di cultura, ma la cultura media e' sempre corruttrice"1.
Ho avuto bisogno di capitare nei villaggi contadini sperduti
fra le montagne della Thailandia del nord per accorgermi di
quanto questo fosse vero.
Sono poverissimi certo, ma non mi ha fatto rabbia la loro po
vert, tantomeno pena. Mi viene anzi da invidiarla. Forse
solo uno dei discorsi borghesi fra i tanti, ma e' quello che ho
provato.
Vedere le baracche sotto i ponti pi fetidi delle metropoli mi
ha fatto rabbia, vedere le bambine ballare per i turisti in
cambio di qualche monetina mi ha fatto schifo, vedere le
puttane nei locali a luci rosse nel delirio della notte di Bang
kok mi ha fatto pensare. La miseria e' qualcosa di indissolu
bilmente legato al capitale: esiste finch esiste il capitale.
Quando non c' capitale non si percepisce la miseria. E nel
villaggio di Ban Yapa non ho percepito n capitale n miseria.
Una coppia di giovani contadini lungo il sentiero ci ha
fermato, un uomo e una donna, lei bellissima: di una
bellezza ruvida, non imbacuccata e plastificata come la no
stra.
Ci hanno offerto gli insetti che hanno raccolto, li abbiamo as
saggiati, volevano offrirci il loro tabacco, gli ho lasciato
qualche sigaretta; forse anche questo e' da borghese.
Delle vecchie signore ci hanno invitato nella loro capanna e ci
hanno offerto dell'erba avvolta in foglie di the che fumano in
continuazione. Non abbiamo capito cosa fosse, un po' svarionava.
Dei vecchi ci hanno insegnato i numeri in thailandese fino al 10, poi hanno voluto che glieli ripetessimo
nella nostra lingua.
Abbiamo giocato con dei bambini. Ci inseguivano, hanno preso gli occhiali da sole e il telefono di Nico.
Non riesco a descrivere l'emozione che ho provato: mi sentivo puro, libero, bambino anch'io. Sono riu
scito veramente a capire cosa hanno sempre inteso i poeti nelle loro elegie, negli idilli, negli elogi del
mondo contadino. Ho capito perch Pasolini li amava alla follia, ho capito perch a mia mamma si illu
minano gli occhi quando parla dei suoi ricordi d'infanzia in val Seriana.
Per quelle due ore siamo ritornati ad uno stato primordiale dell'esistere, mi sono sentito parte di un
tutto pi grande di me, mi sono liberato da quella merda schifosa falsa borghese capitalista becera che
ho respirato per tutta la vita.
Non riesco a descriverlo, e' stato incredibile.
Forse anche questo e' un discorso borghese.
Ho pensato che mi sarei dovuto sentire una merda ad andare l con i miei soldi e la mia boria da occi
dentale del cazzo.
Ma non stato quello che ho sentito.
Forse dopo, tornando, qualcosa di simile l'ho pensato, ma per quelle due ore posso dire di
aver incontrato la pace e la libert che per tutta la vita ho invocato e cercato.
creek

29

1 Pasolini da Enzo Biagi, la potenza del Vangelo, disponibile su youtube.it

territori:universita'

Lo spirito del 33
Premessa: Il fascismo non
esiste pi
movimento identitario na
zionalista xenofobo tradizio
nalista, che si rif a
personaggi del fascismo sto
rico, che riprende formule
comunicative del fascismo
storico, costituito a partire
da organizzazioni di destra
derivate da partiti politici
derivanti da un partito neo
fascista costruito intorno al
defunto partito fascista, che
ospita ex appartenenti a
formazioni militanti di estre
ma destra, che pratica entri
smo
nelle
istituzioni
appoggiandosi a partiti po
pulisti di destra, che pro
muove la costruzione di una
rete
internazionale
di
strutture affini che operano
secondo le stesse modalit:
intimamente fasciste per tra
dizione
composizione
e
obbiettivi ma senza laggetti
vo fascista nel nome.
Se non si intende questo per
fascismo allora vero, il fa
scismo non esiste pi. Se
per definire unorganizzazio
ne o una persona fascista
richiesto che si dichiari
pubblicamente tale o si vesta
come
un
gerarca
da
ventennio allora effettiva
mente non ci sono pi fasci
sti. Se poi laspirazione a un
capo carismatico che guidi
la nazione fuori dalla crisi
ristabilendo lordine e ri
portandola ai fasti che meri
ta,
lostilit
per
le
minoranze, il desiderio di
quiete e di lontananza dai

problemi della contempora


neit, il rispetto inderogabile
verso ogni tipo di autorit e
linimicizia radicale per chi
non vi si sottopone non sono
affatto riconducibili al fasci
smo,
sicuramente
esso
appartiene solo al passato.
Infine, se le manifestazioni
di pubblica stima verso
esponenti e pratiche della
dittatura fascista non sono
in nessun modo indizio di
fascismo non esistono dubbi
sulla sua scomparsa.
La politica istituzionale non
sembra avere un grande se
guito allUniversit Statale di
Milano: alle elezioni che ogni
anno decidono la composi
zione studentesca del senato
accademico vota ogni volta
circa il 10% degli aventi di
ritto. Partendo da questo
dato, interessante notare il
rapporto tra il corpo stu
dentesco e limpegno politico
puro, ovvero non mediato
da istituzioni, soprattutto in
ambiente accademico. Si
parla, per intenderci, di
quello che accade quando
luniversit ha a che fare con
il cosiddetto movimento1.
Ogni volta che la politica
tocca la statale di Milano si
verifica un fenomeno che
interessa la maggioranza de
gli studenti: solitamente pri
va di coesione ideologica o
sociale,
essa
si
trova
daccordo nel voler espellere
quello che ritenuto un ele
mento di disturbo della vita
accademica, quando non un
sovvertimento
dei
suoi

obiettivi;
la
maggioranza
esprime questo rifiuto con
radicalit e convinzione, ri
velandolo come espressione
di pi profondi sentimenti.
Consideriamo a titolo di
esempio loccasione pi re
cente. Lo scorso 16 gennaio
per impedire unassemblea
non autorizzata alla Statale
di Milano, il Comitato Pro
vinciale per lOrdine Pubbli
co e la Sicurezza2 su
richiesta del Rettore decret
la chiusura durata tre
giorni della sede di via Fe
sta del Perdono senza pre
avviso, corredandola di un
presidio di almeno 15 ca
mionette tra polizia e cara
binieri; davanti ai cancelli,
tutta la digos di Milano e
alcuni ragazzi rimasti chiusi
fuori.
Uno
strumento
parziale ma comodo come la
pagina Facebook Spotted:
Unimi3 (che raccoglie circa
31 000 utenti tra le varie fa
colt dellateneo) raccoglie le
reazioni degli studenti, quasi
tutte
improntate
alla
condanna dei facinorosi
che hanno costretto la pre
fettura ad una scelta forte
ma giustificata dal pericolo
che ledificio venisse deva
stato e gli iscritti messi a ri
schio. Silvia riassume con
chiarezza toni e contenuti di
questa posizione: Non ave
vate nessun diritto di fare la
vostra patetica assemblea da
4 soldi, avete rotto con i vo
stri patetismi e pretese. Io in
universit ci vado per stu
diare, andate a casa vostra a

30
1 Termine sostituibile con antagonisti, centri sociali, notav, compagni organizzati, blecbloc,
no global, zecche o qualsivoglia a seconda delle preferenze politiche e senso dellumorismo.
2 Formato da prefetto, questore, sindaco, presidente della provincia e comandanti delle forze dellordine.

territori:universita'

manifestare ZECCHE!. In
altri commenti i mancati
partecipanti
allassemblea
vengono definiti coglioni
ignoranti, beceri, laidi,
lerci
sovversivi,
intellettuali da mcdonalds,
infoiati, animali sguaiati,
gente che ha scambiato
luniversit per un comizio
permanente: in generale
prevale lidea che chi voleva
coinvolgere luniversit in
uniniziativa di politica dal
basso abbia compiuto un
atto ingiustificabile e contra
rio agli interessi dei suoi
iscritti, che la decisione della
prefettura sia necessaria a
proteggerli e che comunque
occuparsi di politica in modo
attivo sia incompatibile con

lo studio. La questione
sembra essere pi ampia
dellevento in s; dopo un po
a essere discussa non pi
tanto la chiusura delluni
versit ma la concezione del
rapporto tra individuo e so
ciet4. Come spesso accade
in questi confronti tanto
online che dal vivo le posi
zioni si polarizzano e tutto si
sviluppa
con
precisione
tanto prevedibile da dare un
senso di distanza dalla
realt: i pochi tentativi di co
struire un dialogo utile ai
partecipanti falliscono5, e
questi danno sfogo alle pro
prie frustrazioni e insoffe
renze (il medium virtuale
spinge ai suoi estremi questa
modalit: insultare qualcuno

guardandolo in faccia assai


pi
difficile
che
farlo
guardando uno schermo);
ma per un twist logico quello
che da una parte impedisce
ai discutenti di raggiungere
altri risultati che una pro
fonda irritazione ci in que
sta
sede
utile
ad
approfondire i temi del loro
dibattere e a tentare di
andare oltre.
Assumendo che si pu
convincere un uditorio con
una verit rivelata sfolgo
rante
di
autoevidenza
(chiamiamolo modello Mos)
oppure costruendo un dia
logo che porti progressiva
mente a riconoscere una
verit basata su premesse
condivise (modello Socrate),

3 Tutte le citazioni provengono dalle pagine Spotted: Unimi e Letterati Disperati rispettando la
grafia originale.
4 Questione che si ripropone intatta ad ogni incontro tra politica e Universit, tale che le citazioni
riportate potrebbero riferirsi a conversazioni vecchie di decenni. Chiaramente essa non che
laggiornamento di un problema pi ampio, che ridotto al nocciolo potrebbe esprimersi con
qual il limite dellobbedienza? o qual il motivo dellobbedienza, o anche fin dove pu
arrivare il principio di delega prima di risultare nocivo?.
5 impressionante come persone con almeno 13 anni di formazione alle spalle e inserite in un
contesto che si suppone stimolante non riescano ad interagire con dinamiche diverse da quelle
della rissa verbale; cosa che forse meriterebbe una trattazione a parte e che forse costituisce il
vero fulcro di questo articolo.

31

territori:universita'

decisamente la prima a
prevalere qui; i toni violenti
vengono dalla convinzione di
sapere come stanno le cose,
e che alcuni testardi rifiuti
no di riconoscerlo. Dunque
ci si esprime con la massima
forza per rendere pi evi
dente la verit: e ci si espri
me
con
una
sincerit
pressoch totale. Quando gli
studenti si esprimono come
hanno sempre fatto i di
fensori dell'ordine costituito
da Cicerone a Feltri perch
ne condividono la visione del
mondo6.
Ieri con un sasso hanno
rotto una vetrata, La libert
di espressione non que
sta...BESTIE scrive Silvia
nei giorni della chiusura
delluniversit.
Un
compendio perfetto: la voce
non verificata (la notizia non
risulta da nessuna parte),
laccusa data per certa e
arbitrariamente rivolta ai
sovversivi,
il
richiamo
formale ai valori della socie
t occidentale e infine la de
umanizzazione del nemico.
Un nemico estraneo per
cultura e pratiche alla vita
sana del corpo studentesco;
concetto che risulta pro
duttivo allanalisi se conside
riamo che il primo appello
di un movimento fascista o
prematuramente fascista
contro gli intrusi7. In un
saggio di ventanni fa Eco so
stiene che l UrFascismo
sia un insieme dai confini
sfumati cui partecipano di
versi aspetti non necessaria

32

mente
coerenti
e
compresenti, ognuno dei
quali per denotativo in
senso fascista. Ci non si
gnifica che un movimento
che possieda uno o pi di
questi aspetti sia il movi
mento fascista (quello stori
co, dal 22 al 45) ma
piuttosto un movimento fa
scista, avendo in s delle ca
ratteristiche
che
connotavano il fascismo sto

discussione la sua intima


essenza implicita. Sembra
paradossale derivare tutto
questo da una potente diffi
denza verso la conoscenza
critica, ma questa secondo
me la fonte del problema.
Chi coniuga lo studio con la
militanza politica (e pi in
generale chi pratica mili
tanza politica) accusato di
occuparsi di qualcosa che

rico come fascismo.


Parole come la Statale
antifascista esprimono una
lodevole aspirazione piutto
sto che una verit: la Statale
(i
suoi
studenti)

normalmente
afascista
(indifferente al fascismo) e
dunque istintivamente fasci
sta quando viene messa in

esula dalle sue competenze e


dalle sue mansioni, qualcosa
insomma che non ha diritto
di fare. Parlando con Rache
le, studentessa, le ho chiesto
cosa la spinge a definire ille
gittimo limpegno politico
(trovo
inaccettabile
che
qualcuno si impegni di pi
nella
protesta,
perdendo

6 E quando studenti di opinione contraria li definiscono stupid(i)benpensant(i) idiot(i)


intendono esattamente questo; pur se entrambe le fazioni si negano vicendevolmente statuto di
umanit, interessante notare come quella che richiama al rispetto dellOrdine ne faccia una
sorta di manifesto politico informale mentre in quella opposta sia pi che altro una reazione. Da
qui la scelta del partito dellOrdine come oggetto di analisi.
7 U. Eco, Totalitarismo fuzzy e urfascismo, in La Rivista dei Libri, n 7/8, 1995

territori:universita'

tempo che potrebbe usare


per studiare): l'inesperienza
in primo luogo credo che
fare politica seriamente sia
un vero lavoro, che richiede
molto impegno e sacrifici.
Inoltre senza una laurea il
politico perde credibilit se
condo me, basandosi solo
sui sentimenti. Credo che in
politica serva anche la ragio
ne. Lidea che lo studio sia
finalizzato alla pratica non
contemplata; la consapevo
lezza che ci che si impara
solo nozione se non viene
sottoposto a critica, e che la
critica porta allautonomia
di pensiero osteggiata o ne
gata, quando non semplice
mente ignorata8. Citando
ancora Eco: lo spirito critico
opera distinzioni [...]. Nella
cultura moderna, la comuni
t scientifica intende il
disaccordo come strumento
di avanzamento delle cono
scenze. Per l'UrFascismo, il
disaccordo

tradimento.
Schierarsi sulla base dei
propri studi mediati dalle
proprie convinzioni sba
gliato; tradire lo spirito
delluniversit. Di pi, agli
studi non viene riconosciuta
funzione formativa, che si
identifica unicamente con la
sanzione ufficiale del termi
ne del corso (la laurea): nelle
parole di Rachele leggo un
rispetto solo formale della
cultura, e chi non ha ri
spetto di quello che fa
prende
come
unoffesa
personale vedere altri dargli
tanto valore da basarvici

una parte della propria vita.


Si operano ancora categorie
che non esistono: si pensa
una societ internamente
coerente in cui il posto di
ognuno garantito dal suo
adeguamento al suo ruolo
sociale e che messa in pe
ricolo da chi interpreta il
proprio ruolo in forma non
rigida. Ovvero, lo studente
non solo uno studente,
un individuo che riveste vari
ruoli sociali a seconda del
contesto (consumatore al su
permercato, fattore senti
mentale in una relazione,
lavoratore sul posto di lavo
ro, figlio fratello e a volte pa
dre in famiglia): non
riconoscerne la necessaria
complementariet

una
semplificazione che impedi
sce lo sviluppo del suo po
tenziale,
ed
elevare
a
ideologia tutto questo asso
miglia molto ad un pensiero
fascista (cfr. tutte le teorie su
una comunit armoniosa ro
vinata dallazione sovversiva
di elementi estranei).
Pu essere utile infine os
servare questa tendenza dal
punto di vista del nostro
modo di rapportarci con la
diversit:
alla
veemente
esclusione del "politico" si
accompagna
infatti
fre
quentemente il riconosci
mento del suo diritto di
condurre come meglio crede
la propria vita fino a che
questo non vada a collidere
con le vite degli altri. Mentre
l'idea di un caff senza
caffeina o di una birra senza

alcool e perfino del sesso


senza sesso (pornografia
virtuale) sono tutte pratica
bili, assai problematica la
questione
della
politica
senza
rapporti
umani,
completamente
separata
dalla vita delle persone
bench molto si stia fa
cendo in questa direzione
negli ultimi tempi. Dice il fi
losofo Slavoj iek, "l'Altro va
bene nella misura in cui la
sua presenza non intrusi
va, nella misura in cui l'Altro
non veramente Altro. Ci
che sta emergendo sempre di
pi come il diritto umano
fondamentale nella societ
tardocapitalistica il diritto
di non essere molestati, cio
di poter restare a distanza di
sicurezza dagli altri."9 Il de
siderio prevalente dello stu
dente della Statale sembra
essere quello di essere la
sciato in pace. Ogni volta
che si verifica una situazione
di conflitto di qualsiasi tipo
e intensit, i suoi richiami
allordine e al rispetto della
legalit democratica e delle
istituzioni rivelano dopo una
breve indagine un appello
pi profondo e sentito:
quello che rivendica il diritto
al disinteresse. E si leva il
grido di battaglia della
maggioranza degli iscritti
allateneo: Fate ci che volete,
ma fatelo lontano da qui e da
me.
nasica

33
8 Per non parlare della possibilit che lesperienza si acquisisca con lazione organizzata.
9 Slavoj iek, Il diritto di non essere molestati, in Distanza di Sicurezza, Manifesto libri, 2005

strumenti:empirici

Ambiente e identit,
povert e disabilit
Nella letteratura sulle neuro
scienze cognitive compare
sempre pi di frequente
l'espressione ''povert come
disabilit''.
Disabilit certamente una
parola che pu risultare irri
tante. Oltre al danno, la
beffa: sono a stomaco vuoto
da abbastanza tempo per
non essere dellumore di
sentirmi dare della ritardata.
Perch penso invece che do
vremmo andare oltre allirri
tazione e al rifiuto e
addirittura rivendicarci que
sta interpretazione della po
vert?
La tesi sostenuta da chi ha
introdotto questa espressio
ne che condizioni socio
economiche
svantaggiate,
declinate nelle diverse possi
bili implicazioni nella vita di
una persona1, siano preditti
ve di un probabile sottosvi
luppo di alcuni sistemi
cognitivi
fondamentali,
con uno scarto partico
larmente marcato in quelli
prefrontaleesecutivo, peri
silviano sinistro e medio
temporale.
Il sistema prefrontaleesecu
tivo raggruppa le cosiddette
funzioni esecutive, fra i
quali la gestione di processi
cognitivi quali il ragiona
mento, il problem solving e
la memoria di lavoro.
Quello perisilviano sinistro
un sistema complesso e tra
sversale, che comprende le
funzioni
sottostanti
agli
aspetti sintattici e fonologici
del linguaggio.

34

Il sistema mediotemporale,
infine,

responsabile
dell'interiorizzazione di un
contenuto informativo imme
diatamente successiva allo
stimolo corrispondente, e
della capacit di consultare
e utilizzare questo contenuto
per affrontare una situazio
ne analoga successivamente;
per capire meglio questa abi
lit, la si pu immaginare
come
contrapposta
all'apprendimento per mera
intensificazione della rispo
sta come effetto dell'esercizio
ripetuto.
Questo sembra suggerire
che chi siamo anche de
terminato dalle condizioni
socioeconomiche della no
stra infanzia nel loro equiva
lente
biofisico2
e
che
lintelligenza di una persona
dipende
da
quanto
lambiente le renda possibile
compiere il proprio po
tenziale genetico3.
Le condizioni socioeconomi
che sembrano essere infatti
il fattore con maggior peso
nel successo accademico e
nel livello delle prestazioni
cognitive che vi sottostanno.
Ricordo non molto nitida
mente le sere che passavo a
casa del mio amico Brad a
respirare
combustioni
psicoattive.
Ci troviamo nell'area nord
est della provincia milanese.
Brad pi grande di me di
un paio danni, originario
di un comune vicino a Napo
li noto per le vicende malavi

tose, ed ha una figlia che ai


tempi aveva due anni.
La madre della bambina,
Angelina, era la fidanzata di
Brad e laveva conosciuto in
spiaggia durante una va
canza di lui a Napoli.
Angelina nata nel mio
stesso anno in Siberia (o in
un altro paese molto freddo
e dellex URRS i suoi
racconti
contenevano
sempre una buona parte di
invenzione, ma il fenotipo e
la conoscenza del russo
confermerebbero queste ori
gini), dove ha perso i genitori
molto precocemente, e ha
poi
trascorso
parte
dellinfanzia in orfanotrofio,
fino a che stata adottata
da una famiglia napoletana.
La figlia di Brad e Angelina a
due anni non era minima
mente in grado di parlare.
Brad e Kevin, un comune
amico, come me allepoca
assiduo
frequentatore
di
questo
salotto,
solevano
riempire il tempo della
combustione commentando i
connotati
delle
giovani
donne che guardavano su
Mediaset e alternandosi a
turni di solitario.
Angelina cercava a volte di
inserirsi nel gruppo di gioco
con difficolt, dato che la
sua imperizia la rendeva uno
sfidante di scarso atletismo.
Una sera per Brad decise di
farla provare a giocare e di
spiegarle le regole.
Angelina
non
riusciva
neanche a posizionare le
carte per cominciare la

1 Fra le altre: alimentazione scarsa e/o di scarsa qualit, povert di stimoli cognitivi (per esempio
l'accesso a libri), carenze affettive e/o sociali, stress tossico (vedi box omonimo).
2 M. J. Farah, K. G. Noble, H. Hurt, Poverty, privilege and brain development: empirical findings and
ethical implications, University of Pennsylvania, 2005

strumenti:empirici

partita.
Concitatamente,
Brad
le
spieg a voce come costruire
Stress tossico
la nota struttura piramidale.
Fenomeno per cui le persone che durante
E chiaramente pi facile a
l'infanzia hanno vissuto diversi eventi traumatici
vedersi che a dirsi, infatti
e/o tensione perpetua nel quotidiano hanno un
Brad la invitava ripetuta
livello di cortisolo sempre alto; il cortisolo
mente
a
notare
questo
l'ormone dello stress, e lo produciamo
pattern nelle carte che lui
naturalmente durante la giornata con picchi al
disponeva come esempio.
mattino, alla sera e in corrispondenza ad attivit
Infine, non trovando pi
psicofisiche che richiedono sforzo (per esempio
parole per esprimere quella
un allenamento fisico o un esame).La
che per lui era unovviet gi
sovraproduzione di cortisolo durante l'infanzia
ridotta ai minimi termini,
corrisponde tendenzialmente a un ingrossamento
Brad esort Angelina a pro
anomalo dell'amigdala che si traduce in
vare ad applicare ci che le
personalit impulsive ed eccessivamente emotive
aveva appena mostrato.
e al sottosviluppo di alcune aree del sistema
Lei posizion la prima carta
esecutivo.
al centro del tavolo.
Visibilmente sotto pressione
e strizzando gli occhi per
spremere le meningi, mosse
lentamente il braccio per
portare la seconda carta in
posizione.
Avrebbe dovuto metterla qui. Ma sbagli, mettendola qui.

In un misto di incredulit e
ilarit, Brad esclam: Ma
allora si scem!
(continua)

3 U. Lindenberger del Max Planck Institut for Education Research in Berlin (citato in How
Hereditary Can Intelligence Be? Studies Show Nurture at Least as Important as Nature,
disponbiile online su spiegel.de)

35

strumenti:empirici

Angelina non ha riconosciu


to una struttura regolare,
forse lha intuita, come si
guarda unimmagine troppo
sfocata per distinguerne i
particolari; le informazioni
che riuscita a estrapolare
sono solo la forma triangola
re nel complesso e il fatto
che le carte non fossero alli
neate in colonna ma un po
sfasate, senza capire con che
criterio.
Angelina scem? E disabi
le? E ritardata?
Angelina manifesta un defi
cit gravissimo in quello a cui
molti studi si stanno rife
rendo come senso spazia
le, cio la facolt del
cervello di immaginare lo
spazio e strutturarlo ordi

nandolo, ritenuta prelimina


re ad abilit di livello
superiore come il calcolo.
Il significato delle parole
disabilit e ritardo non
va cercato in accezioni lonta
ne da quella generale.
Lesperienza di Angelina ha
fatto s che sia il suo stato fi
sico cerebrale che le sue pre
stazioni siano paragonabili,
contestualmente a questa fa
colt, alle condizioni di
persone
con
disabilit
congenite o al grado di svi
luppo normale durante la
prima infanzia.
Quello di Angelina un caso
estremo, non uneccezione,
perch rappresenta un ri
sultato compatibile con la
funzione qui ipotizzata che

lega la sottoposizione agli


stimoli formativi e, appunto,
la formazione risultante;
questa funzione una re
strizione della plasticit nelle
facolt cognitive correlate
all'istruzione.
La plasticit corrisponde
all'espressione neurobiologi
ca del meccanismo evolutivo
di modifica fisica come
adattamento all'ambiente; in
termini comportamentali, la
plasticit
rappresenta
il
nesso
tra
l'ambiente
e
l'identit:
le
condizioni
esterne
vengono
interio
rizzate
come
esperienza
personale, la cui percezione
esiste in quanto modifica fi
sica del cervello, che a sua
volta implica una adeguata

Nurture o nature?
Epigenetica
Nasciamo uguali? Se no, quanto diversi e perch? Qual
il rapporto tra genetica ed identit? Nasciamo diversi
perch nasciamo con un corredo genetico diverso;
quello che l'epigenetica introduce che genotipo e
fenotipo (vi ricordate i fiori rossi con genotipo Rr, con
genitori puri bianchi (rr) e rossi (RR) di Mendel?) non
sono unicamente associati per tutti i geni: a parit di
DNA,la manifestazione in parte modulata
dall'esperienza. In altri termini, ci che emerso che
esiste una misura in cui la nurture riscrive la decodifica
della nature.
Inoltre, parte della memoria cellulare che permette
questa sorta di interpretazione del DNA ereditaria,
cio contiene informazioni relative all'esperienza delle
generazioni precedenti.
Si parlato di questo momento come dell' "et della
pietra" di questo campo di studi, ma ci che gi noto
che esistono ripercussioni di questo fenomeno su
apprendimento e memoria, e soprattutto che queste si
posizionano armonicamente rispetto al comportamento
delineato in questo articolo.

La concezione che emerge


in quest'ambito di ricerca
mette in discussione quella
pi popolare per cui esiste
soprattutto un'indole che
sia la discriminante
dell'identit di una persona.
Il dibattito attualmente
infatti impostato sul
rapporto fra nature e
nurture nello sviluppo. Per
nurture, formazione,
s'intende l'insieme delle
condizioni ambientali e
delle esperienze che un
individuo vive. La nature,
''natura'', invece tutto ci
che si possiede fisicamente
al momento della nascita,
espressamente o non, in
quanto il DNA di un
neonato contiene gi le
informazioni sullo sviluppo
in divenire (vedi box
Epigenetica).

strumenti:empirici

strumenti:empirici

espressione comportamenta
le.
Insomma, la si pu vedere
come una questione di livelli,
ma ci che importante
che sono completamente so
vrapponibili.
Nel caso di Angelina un valo
re molto basso dell'ascissa
nella funzione ''nurture/abi
lit'' corrisponde a un valore
proporzionalmente basso di
prestazione;
possiamo
convenzionare questo valore
sotto lo 0, se poniamo le
esperienze formative sul se
miasse positivo, lassenza di
queste esperienze pari a 0, e

il trauma sul semiasse ne


gativo.
A questo punto lecito chie
dersi:

possibile
un
ambiente che non sia una
porzione di societ?
Non un caso se la maggior
parte degli studi che indaga
no
la
correlazione
tra
ambiente e comportamento
utilizzano indici relativi allo
stato socioeconomico per
ricostruire le condizioni di
vita della popolazione stati
stica presa in esame.
In linea di massima infatti la
risposta alla domanda no,
e questo solleva la questione

della responsabilit politica


dietro alle configurazioni so
ciali della citt e del mondo
per come li conosciamo;
infatti questa configurazione
a determinare l'espressione
dell'ambito cognitivo che
abbiamo approssimato fino
ad ora: nasciamo abba
stanza diversi, ma tutti po
tenzialmente intelligenti
ci che conta maggiormente
cosa ci succede dopo la
nascita e in particolare nei
primi tre anni di vita, quelli
in cui non si va a scuola.
Alessia the human

de-genere

Fare l'amore
con la precariet
Quando capisci che la ragazza con cui stai uscendo diventata la tua fidanzata? Quando
smetti di masturbarti pensando a lei!
Il sapere popolare mi ha sempre affascinato, in particolare quando si cristallizza in forme
come questa: rudi e oneste. Analizzare queste forme , tra l'altro, un buon modo per
rendersi conto delle miserie che nascono dei paradossi intrinseci alla condizione umana.
Un buon punto di accesso per analizzare la questione del lieto fine.
Qualche giorno fa correvo sulla bici per la citt, quando tutto a un tratto mi sono dovuto
fermare. Su una pensilina del bus un manifesto pubblicitario di un film recitava: tutti
meritiamo un lieto fine.
Ti senti identificato? Pensi che almeno tu lo meriti veramente? Insomma, dopo tante
burrasche, non ti piacerebbe attraccare in un porto sicuro e confortevole, al riparo da
uragani e piogge torrenziali? A me piacerebbe, e molte volte ne ho sentito il bisogno. Quando
ho visto quel manifesto, questi sono stati i pensieri che hanno inconsciamente fatto
irruzione nella mia testa.
Poi, qualche millesimo di secondo pi tardi, il primo cortocircuito: il messaggio veniva da
una pubblicit, progettata proprio al fine di ricercare l'identificazione rapida attraverso il
recupero di un pensiero diffuso1.
Viviamo di storie, e perci ho sempre considerato molto utile lo schema narrativo canonico
proposto da Greimas. Ogni testo secondo il semiologo lituano termina con una sanzione
conclusiva, un premio, un riconoscimento, per dirne una, la mano della principessa.
Il lieto fine come punto finale di una battaglia, come e vissero felici e contenti, come sanzione
ultima e risolutoria viene quindi interpretato se passato al tornasole dello schema.
Il problema che l'unica sanzione terminale possibile delle nostre vite, anche se storificate,
rimane la morte; mentre nelle storie, nelle relazioni sentimentali ci sembra corrispondere
all'esaurirsi della complicit, l'assopimento della passione, lappagamento: smettere di
masturbarsi pensando a lui.
Da quando abbiamo smesso di credere a una narrazione dominante la giudaicocristiana
passiamo le nostre giornate in un continuo negoziare, praticando e ridefinendo allo stesso
tempo rituali civili, commerciali e intimi. E ci non ci crea grossi problemi.
Eppure, in fondo, non siamo disposti a disfarci di questa sicurezza. Anzi, pi alte e forti
sono le onde che si infrangono sulle nostre esistenze, pi forte cresce il desiderio di lieto
fine. Quasi banale sembra citare la precariet, principale fattore di ansia oggigiorno.
Ne La scimmia nuda Desmond Morris descriveva la nostra tendenza sociobiologica
duplice e contraddittoria: la ricerca del nuovosconosciuto e la riaffermazione del vecchio
conosciuto. l'instabilit che ci fa saldi ormai negli sradicamenti quotidiani, e non c modo
di fuggire dallimmanenza del presente prossimo.
Rivendico che ogni istante della mia vita non vada sprecato, rivendico la mia attualit, non
sacrificandola in nome di una potenziale serenit futura.
La serenit in natura non esiste, un invenzione narrativa delluomo.
Il lieto fine, per tautologia, chiude la narrazione, il film, la storia; significherebbe che oltre
non c' nulla, resta il bianco di una pagina, il buio di uno schermo, il vuoto di un mondo
scomparso. Tutto ci che ci ha portato fino a l, che valeva la pena di essere letto,visto o
vissuto riguarda lo sviluppo, non la conclusione.
La chiusura segna la fine della diegesi, della narrazione, di quel mondo possibile e
immaginabile. Non c' pi niente da dire, n da fare. Si muore, insomma.
la diegesi che ci interessa, non la pagina bianca dopo l'ultimo punto.
ceccomo, kid A, creek
1 Sempre meno diffusa nella propaganda mainstream invece una morale apologetica della
monogamia o della fedelt. Ma la riaffermazione del lieto fine non significa sottendere questi
valori attraverso un espediente narrativo?

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VoxPopuli
Tia Sangermano: Eroe della giornata,
bamba banca e mazzate le sue parole d'ordine."Se non do
fuoco alla banca sono un coglione" e poi si scusa, dimostrandosi disposto
a pulire. Sfuggevole e polimorfo, cercavamo un teorico di riferimento e l'abbiamo trovato.
Voto: 10 e lode