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CORSO BASE

IMPIANTI ELETTRICI

CORSO BASE IMPIANTI ELETTRICI MODULO 6 – CONDUTTURE PER LA DISTRIBUZIONE ELETTRICA E SCHEMI DI PROGETTO

MODULO 6 – CONDUTTURE PER LA DISTRIBUZIONE ELETTRICA E SCHEMI DI PROGETTO

Ver. 01 / 2010

Corso di Base di Impianti Elettrici

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Ing. Stefano ELIA

DISTRIBUZIONE ELETTRICA IN BT

La distribuzione dei circuiti di un impianto elettrico deve avvenire secondo

la regola dell’arte al fine di ottenere un prodotto affidabile e sicuro. Tutti i circuiti devono essere passati in tubi o canali realizzati ed installati a norma.

Di particolare importanza è il grado di protezione delle condutture, delle

scatole di derivazione, dei quadri, degli utilizzatori… Va accuratamente definito

in fase di progetto il grado di protezione da agenti meccanici e da liquidi (IPXX), che limita la possibilità o meno di installazione di un prodotto in un determinato ambiente.

In generale esistono due tipologie fondamentali di ambienti, quello civile e

quello industriale. Nell’ambiente civile va considerato che si hanno persone non formate sul rischio elettrico ma con minori probabilità di avere danni all’impianto. Nel secondo caso, quello dell’ambiente industriale, gli utenti sono certamente più attenti ai pericoli ma è anche vero che aumenta drasticamente la probabilità che venga danneggiato l’impianto. In questo secondo caso va a anche tenuto conto della presenza di pericolose sostanze infiammabili.

Le condutture possono essere realizzate, come si vedrà in seguito, secondo due tipologie fondamentali: le canalizzazioni possono essere realizzate con tubi o canali sotto traccia (in muratura) oppure tramite condotti esterni (canaline, tubi e passerelle). In generale, il primo sistema, di estetica migliore, viene utilizzato nell’impiantistica civile, il secondo sistema è maggiormente sfruttato nell’impiantistica industriale. Le canalizzazioni esterne permettono, in un ambiente soggetto ad usura e modifiche (industria) una manutenzione più rapida ed economica.

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Ing. Stefano ELIA

Protezione da polvere e liquidi

Secondo la Norma CEI 70-1 (norma italiana corrispondente alla EN 60529) si descrive in questo paragrafo il grado di protezione dell’involucro di apparecchiature elettriche con tensione nominale non superiore a 72.5 kV. Il grado di protezione, identificabile grazie al prefisso “IP”, è strutturato come segue:

1° cifra

2° cifra

3° cifra

lettera aggiunta

lettera suppl.

0÷1

0÷8

IK00÷IK10

A÷D

H÷W

I primi due valori sono i più importanti ed indicano: la prima cifra il grado di protezione contro il contatto di corpi solidi esterni e contro l'accesso a parti pericolose e la seconda cifra protezione contro la penetrazione dei liquidi. Esiste un terzo valore il quale indica il grado di resistenza meccanica dell’involucro: la norma di riferimento CEI 70-3 (corrispondente alla EN 50102) prevede la verifica dell’integrità dell’involucro a seguito dell’applicazione di urti per mezzo di martello a pendolo, martello a molla o martello verticale. La protezione dai corpi solidi viene indicata dalla prima cifra, questa è tabellata di seguito.

indicata dalla prima cifra, questa è tabellata di seguito. Codice IP, prima cifra , protezione da

Codice IP, prima cifra, protezione da corpi solidi

Per quanto riguarda la protezione dai liquidi, questa viene indicata dalla seconda cifra; questa è definita a seguire.

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Codice IP, seconda cifra , protezione da liquidi La terza cifra, utilizzata più di rado,

Codice IP, seconda cifra, protezione da liquidi

La terza cifra,

utilizzata più di

rado, è relativa agli

esterni ed è tabellata come segue.

impatti meccanici

agli esterni ed è tabellata come segue. impatti meccanici Codice IP, terza cifra, protezione da impatti

Codice IP, terza cifra, protezione da impatti meccanici

La lettera aggiunta e la lettera supplementare sono rispettivamente definite nelle tabelle successive.

sono rispettivamente definite nelle tabelle successive. Codice IP, lettera aggiunta, protezione delle persone Codice

Codice IP, lettera aggiunta, protezione delle persone

Codice IP, lettera aggiunta, protezione delle persone Codice IP, lettera supplementare, protezione del materiale

Codice IP, lettera supplementare, protezione del materiale

Quando non sia richiesta una cifra caratteristica, quest'ultima deve essere sostituita dalla lettera"X" ("XX" se sono omesse entrambe le cifre).

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Le lettere addizionali e/o supplementari possono essere omesse senza essere sostituite. Nel caso di più lettere supplementari, si deve applicare l'ordine alfabetico.

Se un involucro fornisce diversi gradi di protezione per differenti sistemi di montaggio, il costruttore deve indicare nelle istruzioni i gradi di protezione corrispondenti ai differenti sistemi di montaggio.

I seguenti esempi spiegano l'uso e la posizione delle lettere nel codice IP:

nessuna lettera, nessuna opzione

IP44

omissione della prima cifra caratteristica

IPX5

omissione della seconda cifra caratteristica

IP2X

IP20C uso della lettera addizionale

IPXXC omissione di entrambe le cifre caratteristiche, uso della lettera addizionale

IPX1 C omissione della prima cifra caratteristica, uso della lettera addizionale

IP3XD omissione della seconda cifra caratteristica, uso della lettera addizionale

IP23S uso della lettera supplementare

IP21 CM uso della lettera addizionale e della lettera supplementare

IPX5/IPX7 esempio di due gradi di protezione diversi dall'involucro usato per applicazione doppia, sia contro i getti d'acqua sia contro l'immersione temporaneo

Distribuzione in BT

Fondamentalmente la distribuzione BT avviene secondo due schemi principali, distribuzione radiale e distribuzione dorsale.

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La “rete di distribuzione” che deve assumere caratteristiche atte a privilegiare le seguenti prerogative:

economia di materiale e di apparecchi;

facilità di ampliamento;

facilità di riparazione dei guasti;

minimo disservizio in caso di guasti;

selettività, ove possibile, d’intervento delle protezioni da sovracorrente e differenziali.

In ogni caso i circuiti di distribuzione devono consentire la corretta attuazione delle funzioni di sezionamento per manutenzione elettrica, comando di emergenza, protezione dei conduttori da sovraccarico e dal cortocircuito, interruzioni delle correnti di guasto a terra; il tutto compatibilmente con le necessità di sicurezza.

Nella distribuzione radiale si ha una linea per ogni utilizzatore, tipica del caso di pochi utilizzatori di grande potenza.

La distribuzione di BT radiale presenta evidentemente i seguenti vantaggi:

maggiore continuità di servizio perché un guasto incide soltanto sulla linea in cui si trova;

facilità di calcolo delle correnti di impiego, determinate dalle potenze dei singoli utilizzatori;

individuazione immediata del guasto;

 

taratura precisa delle protezioni.

Alla

stessa

maniera,

questo

sistema

presenta

i

seguenti

svantaggi

(specialmente nel caso di un elevato numero di utilizzatori):

elevato numero di linee, con conseguente maggior sviluppo delle stesse;

elevato numero di apparecchi di manovra;

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maggior complessità dell’impianto;

maggior costo.

Il sistema radiale è del tutto assimilabile con un sistema ad albero; questa ramificazione consente di ottimizzare e risparmiare sulle linee dorsali che alimentano le zone di carico. Ovviamente sono da evitare i circuiti con più carichi distribuiti e non protetti singolarmente; in parole semplici ogni qual vola si presenti una diramazione questa deve essere realizzata con un quadro elettrico che permetta di separare le linee partenti con le rispettive protezioni.

Un circuito con distribuzione dorsale, con più carichi non protetti singolarmente collegati ad una unica linea di alimentazione, potrebbe dare due problemi decisamente rilevanti:

in caso di guasto si aprirebbe il circuito principale fermando una porzione o la totalità dell’impianto piuttosto che la sola parte interessata;

in caso di guasto ad una parte di impianto non sarebbe possibile isolarla non permettendo, quindi, sia di riavviare il resto di impianto sia di individuare il guasto.

Certamente la distribuzione dorsale è più economica e, per apparecchi che raramente vanno fuori servizio, può essere considerata valida. Ad esempio, la distribuzione dorsale viene utilizzata nell’illuminazione.

Le due situazione vengono delineate nella figura seguente.

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Impianto con distribuzione mista: dorsale e radiale Per quanto riguarda la distribuzion e radiale è

Impianto con distribuzione mista: dorsale e radiale

Per quanto riguarda la distribuzione radiale è semplice comprendere come sia realizzato e protetto il singolo circuito; per quella dorsale è necessario portare qualche esempio.

La dorsale ramificata a sezione unica (costante) può essere realizzata con un'unica protezione a monte, in caso di guasto si ha il disservizio massimo. Normalmente viene utilizzata per piccoli apparecchi, ad esempio per l’impianto luci: un esempio è rappresentato in figura.

l’impianto luci: un esempio è rappresentato in figura. Dorsale ramificata a sezione costante con una unica

Dorsale ramificata a sezione costante con una unica protezione

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E’ possibile progettare sistemi radiali che consentano comunque di ottenere una buona selettività di intervento delle protezioni; questo è il caso delle dorsali a sezione unica o a più tronchi che alimentano utilizzatori singolarmente protetti e sezionabili. Gli esempi sono riportati rispettivamente nelle due figure seguenti.

sono riportati rispettivamente nelle due figure seguenti. Dorsale a sezione unica con apparecchi singolarmente

Dorsale a sezione unica con apparecchi singolarmente protetti

a sezione unica con apparecchi singolarmente protetti Dorsale a più tronchi con apparecchi singolarmente protetti

Dorsale a più tronchi con apparecchi singolarmente protetti

In particolare, va posta attenzione nelle riparazione e nelle manutenzioni dei sistemi elettrici sopraelencati. E’ necessario capire bene su che tipo di impianto si sta agendo; se non si è a conoscenza del tipo di distribuzione potrebbe capitare di omettere una protezione perché ritenuta ridondante oppure di sostituire una protezione con un'altra non adeguata, stante il sano principio di sostituire i componenti con altri identici o con stesse caratteristiche.

Stato del neutro nelle reti BT

Vista l’importanza di definire il tipo di distribuzione in fase di progetto, nonché di comunicarlo chiaramente all’installatore, si ripete ancora una volta quanto segue in merito allo stato del neutro.

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Gli impianti utilizzatori vengono alimentati in BT per mezzo di cabine di trasformazione MT/BT. Queste abbassano la tensione da valori di 20 kV (nella zona di Roma, per motivi storici, è ancora diffusa una tensione primaria di 8.4 kV) al valore standard 400/230 (tensione concatenata/tensione di fase).

I trasformatori MT/BT hanno il primario (MT) con gli avvolgimenti collegati

a triangolo con neutro isolato da terra ed il secondario (BT) con gli

avvolgimenti collegati a stella con il neutro collegato in diversi modi a seconda

del sistema (TT, TN, IT).

Al fine di distinguere i diversi sistemi è importante comprendere quali sono i significati delle due lettere identificative, la prima lettera indica lo stato del neutro in cabina, la seconda lo stato della messa a terra degli utilizzatori.

Prima lettera:

T, collegamento diretto a terra del neutro (in genere in cabina).

I, isolamento da terra del neutro o collegamento tramite impedenza (e opzionale sistema di rilevamento della corrente di dispersione).

Seconda lettera:

T, collegamento diretto a terra delle masse.

N, collegamento delle masse al neutro e, quindi, alla terra di cabina. In questo secondo caso si ha l’aggiunta di una terza lettera che può essere S se nella distribuzione si hanno conduttori di neutro e di messa a terra separati e può essere, invece, C se i conduttori di neutro e di messa a terra coincidono (es: TN-S o TN-C).

Il sistema più comune è quello TT; in questo caso si trova il neutro (N)

messo a terra in cabina (collegato quindi alla rete di terra della cabina di trasformazione) e le masse metalliche degli utilizzatori collegate, tramite il PE,

ad un impianto di terra locale.

Tipico esempio di sistema TT sono gli edifici civili che presentano un loro dispersore di messa a terra, come nella figura seguente. In questo caso le

correnti di dispersione si

richiudono

nel

terreno

fino

alla

cabina

e,

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conseguentemente, causano lo scatto delle protezioni, come rappresentato dal circuito di guasto. Per la progettazione delle protezioni e dell’impianto di terra va quindi tenuta in conto la resistenza di terra.

di terra va quindi tenuta in conto la resistenza di terra. Sistema TT Circuito di guasto

Sistema TT

va quindi tenuta in conto la resistenza di terra. Sistema TT Circuito di guasto nel sistema

Circuito di guasto nel sistema TT

Dopo il sistema TT, specialmente nell’ambiente industriale, è più frequente trovare il sistema TN-S. Questa scelta deriva dal fatto che, generalmente, l’industria si alimenta con una propria cabina di trasformazione con possibilità di accedervi e di intervenirvi; avendo il sistema di trasformazione a disposizione è più economico, semplice e funzionale (sicurezza) collegare la distribuzione di terra (PE) direttamente alla rete di cabina e quindi al neutro

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(N), piuttosto che creare un’altra rete di messa a terra come nel sistema TT. Il

sistema TN-S è chiaramente riportato in figura.

TT. Il sistema TN-S è chiaramente riportato in figura. Sistema TN-S Un sistema simile a precedente

Sistema TN-S

Un sistema simile a precedente ma di progettazione e manutenzione più complesse è il il TN-C; in questo i conduttori di messa a terra (PE) e di neutro

(N) coincidono in uno unico. Questo conduttore, detto PEN, può essere di

colore giallo/verde con fascette blu alle estremità oppure l’inverso.

In un sistema TN-C il neutro non va mai interrotto e non deve essere sezionabile, in quanto il PEN è anche conduttore di protezione.

in quanto il PEN è anche conduttore di protezione. Corso di Base di Impianti Elettrici Sistema

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Sistema TN-C

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Il sistema TN-C rispetto al TN-S ha il vantaggio di far risparmiare un cavo per tutta la distribuzione ed un polo di interruttore per ogni protezione.

Uno degli aspetti negativi è che le protezioni devono essere calcolate in maniera precisa e non devono assolutamente essere modificate. Altro problema che può nascere in fase di manutenzione è che spesso vengono interrotti i neutri sostituendo un interruttore tripolare con un tetrapolare.

Negli impianti elettrici non esiste l’obbligo di avere un solo sistema nella distribuzione; normalmente è buona regola limitarsi ad uno, se possibile, per evitare problemi di manutenzione e di difficoltà di intervento ed ampliamento dell’impianto stesso. In alcuni casi si quindi possono avere i sistemi misti, vale a dire il TN-C-S.

indi possono avere i sistemi misti, vale a dire il TN-C-S. Sistema misto TN-C-S Infine va

Sistema misto TN-C-S

Infine va indicato quale può essere il circuito di guasto, quindi di richiusura delle correnti di guasto, negli impianti TN in generale accade quanto segue in figura.

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Circuito di guasto nei sistemi TN Da notare che la corrente di corto circ uito

Circuito di guasto nei sistemi TN

Da notare che la corrente di corto circuito è certamente maggiore di quella in un sistema TT in quanto questa non interessa in terreno. La corrente di guasto trova una via preferenziale nel circuito di ritorno (PE o PEN), ciò da la possibilità di non installare gli interruttori differenziali in quanto anche una piccola dispersione verso terra risulta di grande intensità per la corrente e quindi può essere rilevata dall’interruttore magnetico.

In ultimo, il sistema IT, poco usato, chiude la discussione dei possibili sistemi di distribuzione in BT. Il sistema IT, rappresentato nella figura seguente, mostra un neutro scollegato in cabina ed una messa a terra locale degli utilizzatori.

in cabina ed una messa a terra locale degli utilizzatori. Corso di Base di Impianti Elettrici

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Sistema IT

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Un simile sistema permette di avere delle correnti di guasto bassissime e rilevabili solamente da relè con una soglia molto bassa (soglia di corrente corrispondente a livelli inferiori a quelli mortali).

Il sistema IT si può trovare, ad esempio, nelle sale operatorie; questo è un tipico esempio di locale tecnico che non deve mai essere disalimentato per un guasto o per scatti intempestivi delle protezioni. In questo caso viene solamente installato un relè che rileva eventuali guasti verso terre ed avverte senza interrompere il servizio; in questa maniera l’utente si trova a poter usufruire della continuità di servizio nonostante un guasto che, essendo la resistenza di richiusura tendente ed infinito, è di corrente non percepibile.

Va fatta un considerazione sul sistema IT, che non è poi così raro come appaia ad una analisi superficiale. In tutti i moderni ambienti vengono installati per una questione di continuità assoluta i gruppi di continuità a batterie, detti UPS (Uninterruptible Power System). Nel caso in cui si abbia un funzionamento in isola del sistema che si alimenta autonomamente tramite le batterie, può aversi un sistema IT.

Distribuzione civile

Le parti di impianto che partecipano alla distribuzione vengono classificate secondo il seguente elenco:

quadri generali;

tubo o canalizzazione;

cassette di derivazione;

gruppi presa o quadri locali di alimentazione.

Generalmente nell’ambiente civile le canalizzazioni vengono realizzate sotto traccia, a scomparsa, tramite tubi corrugati inseriti nella muratura. I tubi, flessibili o rigidi, sotto il pavimento devono essere pesanti, mentre sotto traccia, a parete o a soffitto possono essere leggeri.

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Generalmente il colore del tubo flessibile è il nero, la norma (CEI 23-14) ammette comunque qualsiasi colore, ad eccezione del giallo, dell’arancio, del rosso e del grigio.

Nella figura seguente è rappresentato il tubo da inserire sotto traccia; questo non è ovviamente utilizzabile fissato all’esterno, dove è invece necessario il tubo rigido.

all’esterno, dove è invece necessario il tubo rigido. Tubo corrugato per inserimento sotto traccia Va ricordato

Tubo corrugato per inserimento sotto traccia

Va ricordato che la sezione occupata dai cavi non deve superare il 50% della sezione dal tubo, questo per assicurare il raffreddamento e lo sfilaggio dei conduttori in caso di manutenzione.

E’ anche prescritta la sezione del tubo in funzione del numero e della sezione dei cavi che dovranno essere contenuti. Il dettaglio nella tabella di seguito presentata

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Sezione del tubo corrugato in funzione del numero e della sezione dei cavi I tubi

Sezione del tubo corrugato in funzione del numero e della sezione dei cavi

I tubi e le canalizzazioni si diramano ad albero dal quadro principale verso i gruppi presa o quadri di secondo livello; le giunzioni vengono effettuate tramite delle cassette di derivazione che permettono di ispezionare e

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manutenere l’impianto. La funzione delle cassette è anche quella di permettere di infilare e sfilare i cavi, di conseguenza queste devono essere in numero sufficiente da evitare che vi siano percorsi troppo lunghi o tortuosi nei quali il cavo non passerebbe; questo comporta anche una intelligente distribuzione spaziale delle scatole (es. evitare troppe curve sul condotto tra una scatola e l’altra).

Esiste un limite tecnico, definito dalla norma, anche sulla quantità di condotti attestabili ad un cassetta, in funzione della dimensione dei condotti e della casetta; tutto ciò è definito nella a seguire.

e della casetta; tutto ciò è definito nella a seguire. Numero massimo di tubi attestabili alle

Numero massimo di tubi attestabili alle cassette di derivazione, in funzione della dimensione dei tubi e delle cassette

Le connessioni all’interno delle scatole non devono essere realizzare torcendo tra loro i conduttori e coprendoli con nastro isolante.

Tutte le giunzioni devono essere realizzate tramite appositi serracavo dotati di morsetto a vite, aventi grado di protezione IPXXB (le parti in tensione, incluso il neutro, non sono accessibili al “dito di prova”). All’interno dei quadri

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elettrici possono essere installate le barre con i morsetti direttamente sulla barra DIN. All’interno delle scatole esistono dei morsetti volanti dotati di protezione isolante, che sono rappresentati in figura.

di protezione isolante, che sono rappresentati in figura. Serracavo volante per giunzione con morsetto a vite

Serracavo volante per giunzione con morsetto a vite

Nell’esecuzione delle connessioni non si deve ridurre la sezione dei conduttori e lasciare parti conduttrici scoperte.

Nelle scatole porta apparecchi, vale a dire quelle terminali dei punti presa, è vietato effettuare connessioni!

Le canalizzazioni sotto traccia devono essere eseguite secondo la corretta logica imposta dalle norme. Solamente nel pavimento e nel soffitto l’andamento delle condutture non è rigidamente indicato. Per quanto riguarda le condutture incassate a parete, queste devono avere un percorso verticale o orizzontale comunque parallelo agli spigoli della parete. Nella figura seguente risulta evidente come deve essere correttamente realizzata una conduttura sotto traccia.

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Andamenti permessi dei tubi sotto traccia Ai fini della distribuzione civile, posso no anche essere

Andamenti permessi dei tubi sotto traccia

Ai fini della distribuzione civile, possono anche essere utilizzate le canaline portatavi in materiale plastico; queste sono regolamentate dalla norma CEI 23- 19 relativa ai canali portacavi in materiale plastico e loro accessori ad uso battiscopa.

Nella a seguire vengono mostrati due esempi di canalina, apribile a scatto, il primo per installazione a parete tramite stop, il secondo per installazione a battiscopa.

tram ite stop, il secondo per installazione a battiscopa. Canaline e 3 comparti Corso di Base

Canaline e 3 comparti

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Da notare che le canaline presentate sono internamente suddivise in tre scomparti, di conseguenza sono adatte al passaggio contemporaneo dei cavi di energia e di quelli di segnale.

La norma CEI 23-32 regolamenta i sistemi di canali in materiale plastico isolante e loro accessori ad uso portacavi e portapparecchi per soffitto e parete.

Altri tipi di canalizzazioni

ad uso civile sono quelle realizzate sotto

pavimento, come rappresentato di seguito.

realizzate sotto pavimento, come rappresentato di seguito. Canalizzazioni sotto pavimento dotate di gruppi presa a

Canalizzazioni sotto pavimento dotate di gruppi presa a torretta

Nella Fig.6.5 vengono rappresentati, in particolare, le parti componenti di seguito enumerate:

1. condutture in materiale plastico;

2. raccordi flessibili;

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cassette di derivazione;

4. elementi di giunzione e derivazione;

5. cassetta di derivazione separate a più sezioni;

6. torrette per gruppi presa;

7. piastre opzionali per il montaggio di scatole telefoniche o di prese particolari;

8. quadro locale di sezionamento e protezione.

Ovviamente, tale tipo di impianto è poco adatto in ambienti industriali o dove vi sia passaggio di mezzi pesanti o movimentazione dei carichi; sarebbe facile arrivare ad una rottura delle torrette a pavimento non protette.

Nella figura a seguire sono rappresentati in ordine numerico:

1. colonna a scomparti per il passaggio dei cavi e per l’installazione dei punti presa;

2. raccordo colonna-controsoffitto;

3. raccordo colonna-pavimento;

4. gruppi presa composti da cestello e frutti;

5. gruppi presa impianti speciali (informatici, telefonici…);

6. alloggiamenti di riserva per ulteriori gruppi presa;

7. gruppi interruttore composti da cestello e frutti;

8. quadro locale di sezionamento e protezione.

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Canalizzazioni nel controsoffitto Le spine e le prese utilizzabili pe r il collegamento elettrico sono

Canalizzazioni nel controsoffitto

Le spine e le prese utilizzabili per il collegamento elettrico sono rappresentate di seguito. Queste vengono ammesse solo fino ad una corrente di 16 A. Parametri fondamentali per la distinzione delle spine e delle prese risultano:

corrente nominale;

tensione nominale;

numero dei poli;

marchio di fabbrica;

marchio di qualità.

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Queste sono regolamentate nelle norme CEI 23-5 e 23-16.

Queste sono regolamentate nelle norme CEI 23-5 e 23-16. Prese 10/16 A La norma CEI 64-9
Queste sono regolamentate nelle norme CEI 23-5 e 23-16. Prese 10/16 A La norma CEI 64-9

Prese 10/16 A

La norma CEI 64-9 prescrive che le prese e spine devono essere scelte e installate in modo da prevenire i danneggiamenti che possano derivare dalle condizioni ambientali.

Per le prese ad installazione fissa l'asse geometrico d'inserzione delle relative spine deve risultare orizzontale o prossimo all'orizzontale. Tale asse deve risultare distanziato dal piano di calpestio di: 175 mm se a parete (con montaggio incassato o sporgente) 70 mm se da canalina (o zoccolo) 40 mm se da torretta o da calotta (a pavimento)

Nel caso di torrette, calotte e cassette, le loro parti, ad esclusione delle singole prese incorporate, devono assicurare almeno il grado di protezione IP 52 per l'accoppiamento meccanico al pavimento.

Nell’inserimento e serraggio dei cavi nei morsetti dei frutti, il cavo non va mai ridotto di sezione; Il collegamento il entra-esci, come mostrato di seguito, è permesso solamente ai frutti che hanno il doppio morsetto o se la sezione totale dei cavi è non superiore a quella del morsetto singolo.

I punti presa, secondo la norma CEI 64-8, devono essere installati ad altezze che non comportino problemi per la sicurezza, come mostrato in Fig.6.9. Quando la norma permette una variazione nelle misure specificate è necessario applicare il buon senso onde evitare di generare pericoli; per una corretta installazione è necessario analizzare il tipo di attività svolta nei locali e valutare in funzione di questa le altezze ottimali per li installazioni (potrebbero generarsi dei pericoli a causa di movimentazione di carichi, di macchine da ufficio, di macchine utensili, di particolari forme del mobilio, etc…).

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Entra-esci su frutti con doppio morsetto (a), entra-esci con morsetto unico con sezione sufficiente (b)

Entra-esci su frutti con doppio morsetto (a), entra-esci con morsetto unico con sezione sufficiente (b)

Non deve essere possibile rimuovere coperchi, calotte o mascherine senza l'ausilio di un utensile; altrimenti si verificherebbe una condizione di pericolo per possibilità di contatti accidentali. La apertura di qualcosa con un utensile prevede, infatti, la totale volontarietà e responsabilità dell’atto.

Non deve essere possibile,

in nessun materiale elettrico a norma,

modificare la posizione del contatto di terra se non rendendo inutilizzabili le

prese o le spine.

Va ricordato che è necessario collegare e verificare (manutenzione) il conduttore di protezione (PE) giallo/verde sempre al polo centrale della presa. Non è assolutamente permesso utilizzare il conduttore giallo/verde per nessun altro scopo che non sia quello di messa a terra; non è possibile utilizzarlo nemmeno per brevi ed evidenti ponticelli delle fasi nei gruppi presa.

Nei frutti presa, interruttore, o altro, la massima sezione dei conduttori inseribili è mediamente di 2,5 mm 2 ; alterare la sezione del cavo o il morsetto per forzare un accoppiamento non evidentemente fattibile comporta la non rispondenza alle norme dell’impianto con la conseguente responsabilità dell’installatore.

Nelle prese e nelle spine, in particolare quelle volanti, è necessario non omettere mai ne il fermacavo ne il passacavo; entrambe queste protezioni sono necessari e sopportare gli sforzi meccanici a cui è sottoposto il cavo. Se

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non vi fossero dette protezioni, uno strattone potrebbe essere sufficiente a compromettere il funzionamento in sicurezza dell’impianto.

compromettere il funzionamento in sicurezza dell’impianto. Altezze consigliate di installazione per i principali

Altezze consigliate di installazione per i principali apparecchi/comandi/prese nell’edilizia civile.

E’ importante fare una riflessione sugli adattatori; questi oggetti permettono di utilizzare un impianto, realizzato a regola d’arte, in maniera pericolosa o, comunque, non conforme alle norme. La particolare attenzione all’uso degli adattatori si rivolge sia all’utente ultimo (che deve essere

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consigliato del proprio esperto di fiducia) e sia all’elettricista stesso che si trova a farne uso nelle condizioni più critiche di cantiere.

Gli adattatori spesso associano in un corpo unico sia la funzione di una

spina che

la funzione di

una

o

più prese. In genere ne esistono di due

tipologie:

adattatori semplici: aventi una sola funzione di spina ed una sola funzione di presa;

adattatori multipli; aventi una sola funzione di spina e più funzioni di presa.

L'adattatore semplice viene impiegato per risolvere i problemi di accoppiamento tra spina e presa, che si presentano frequentemente dovuti all'impossibilità di inserire una spina collegata ad un apparecchio utilizzatore in una presa a causa dei differenti standard esistenti tra la spina e la presa. Il problema è che diventa spesso possibile utilizzare un apparecchio da 16 A tramite una presa da 10 A.

Gli adattatori multipli sono dotati di più prese di corrente e questo consente che possano svolgere sia la funzione di adattatori semplici come pure quella di poter collegare più apparecchi utilizzatori. In questo caso esiste il pericolo che vengano collegati troppi carichi su di una unica presa; si potrebbe verificare una condizione di sovraccarico che, in caso di mancato coordinamento delle protezioni, si potrebbe avere un riscaldamento anomalo del gruppo presa (incendio).

Per un corretto uso degli adattatori è necessario:

verificare

che

la

potenza

massima

prelevabile

dall'adattatore

(indicata

sul

prodotto)

non

venga

superata

da

quella

degli

apparecchi utilizzatori;

evitare più adattatori inseriti uno sull'altro, una serie troppo lunga di adattatori, con i relativi cavi appesi, può provocare una sollecitazione meccanica che a lungo andare deteriora i contatti.

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Montanti

Per colonna montante si intende il cavo principale che, partendo da un quadro generale (QGBT) o da una cabina, alimenta più zone o più piani di uno stabile, ognuno con un proprio quadro; più semplicemente il montante può essere definito, in ambito civile, come il cavo che collega il gruppo di fornitura/misura al quadro elettrico di appartamento.

La sezione del cavo deve essere scelta in funzione della potenza da trasportare, in modo da non superare la portata del cavo e in relazione alla lunghezza per contenere la caduta di tensione; si ricorda, infatti, che il montante è una conduttura di vitale importanza per l’impianto, spesso caricata da correnti di valore non trascurabile. Tra il punto di consegna e un qualsiasi punto dell’impianto (non deve superare il 4% della tensione nominale con il carico di progetto) non vi devono essere cadute di tensione, avere una elevata caduta sul montante sarebbe un grave errore.

Per realizzare montanti di qualità, oltre che sicuri, la norma CEI-UNEL 35023-70 raccomanda di utilizzare delle sezioni minime. Queste sono indicate, ad esempio per linee monofasi, nella tabella seguente. La sezione del cavo di tabella è riferita al singolo conduttore di fase, sia esso un multipolare con guaina, sia esso un unipolare senza guaina.

multipolare con guaina, sia esso un unipolare senza guaina. Sezione dei montanti per linee monofasi Corso

Sezione dei montanti per linee monofasi

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Per quanto riguarda la conduttura relativa al montante è necessario prendere i normali accorgimenti atti alla protezione meccanica ed elettrica dei circuiti. Un esempio di come si può procedere nella scelta del tipo di posa delle conduttura di montante può essere quello di seguito mostrato.

di montante può essere quello di seguito mostrato. Scelta del conduttore in funzione del tipo di

Scelta del conduttore in funzione del tipo di posa della conduttura montante

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Nelle seguenti figure vengono mostrati due esempi di montate per struttura civile in esecuzione sotto traccia. Entrambe gli esempi si riferiscono a montati con un singolo tubo per ogni utenza; ognuna delle canalizzazioni contiene conduttori unipolari senza guaina, alla protezione meccanica provvede, infatti, il tubo murato stesso. La differenza tra i due esempi risiede nel fatto che il conduttore di protezione (PE) può essere distribuito con le singole condutture oppure tramite proprio montante e diramazioni ove necessario.

tramite proprio montante e diramazioni ove necessario. Montante con una conduttura per ogni utenza e cavi

Montante con una conduttura per ogni utenza e cavi unipolari senza guaina

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Montante con una conduttura per ogni utenza più conduttura separata per la distribuzione dell’impianto di

Montante con una conduttura per ogni utenza più conduttura separata per la distribuzione dell’impianto di terra (PE), tutti conduttori unipolari senza guaina

Il montante del conduttore di protezione non deve mai essere interrotto per diminuire il più possibile la resistenza complessiva dell’impianto di terra. In questo caso, ad ogni scatola di derivazione, la diramazione viene eseguita con un morsetto a serrare che non intacca la continuità del montate.

Le connessioni devono essere effettuate tramite appositi cappellotti con morsetto a vite, oppure, tramite le barre porta morsetti installate negli appositi quadri elettrici. In caso di montante a sbarre o interruttori scatolati dove sia presente un collegamento dei conduttori a bullone, le connessioni devono

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essere realizzate con gli appositi capicorda (da serrare sul cavo con apposita pressa).

Locali umidi

Il problema della sicurezza elettrica assume particolare rilievo nei locali umidi, in presenza di liquidi la via di richiusura della corrente nel terreno presenta una resistenza più bassa. Di conseguenza aumenta il rischio di folgorazione.

La zona maggiormente a rischio è quella relativa a bagni e cucine, almeno

per i comuni ambienti civili, spesso la situazione è peggiorata dalla mancanza

di scarpe o dalla possibilità di trovarsi bagnati a contatto con il terreno. Per gli

ambienti industriali il discorso è più complesso ma il processo di valutazione del rischio è comune al caso precedete.

Nella figura di seguito vengono definite le zone di riferimento con cui viene suddivisa la zona bagno-doccia; nella tabella vengono chiaramente indicate le installazioni elettriche permesse e quelle vietate dalla norma, in detti locali. Per

le installazioni permesse vengono attribuiti, in funzione delle zone, i gradi di

protezione (IPXX) minimi che devono essere assicurati. Le norme di riferimento

sono la CEI 70-1 e la CEI 64-8/7.

Le norme di riferimento sono la CEI 70-1 e la CEI 64-8/7. Definizione delle zone nei

Definizione delle zone nei locali bagno.doccia

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Installazione delle condutture nella zona bagno-doccia Di rilevante importanza è il fatto ch e nella

Installazione delle condutture nella zona bagno-doccia

Di rilevante importanza è il fatto che nella zona 0, quella a maggior rischio, oltre al fatto che non deve essere installato alcun punto presa o altro componente elettrico, non devono essere presenti neanche le condutture, a

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meno che queste non siano incassate ad almeno 5 cm di profondità. Nella zona 0,1 e 2 non sono ammesse le cassette di derivazione.

Per carichi di potenza come gli scaldaacqua elettrici è necessario installare l’interruttore bipolare che, in caso di problemi, assicura il sezionamento di entrambe le fasi; è comunque consigliabile l’installazione di un piccolo interruttore differenziale con soglia da 10 mA direttamente sulla presa dell’apparecchio. Nella zona 1 possono anche essere installati gli scaldaacqua elettrici; è da tener presente che non essendo componenti SELV devono essere collegati con cavo non interrotto a doppio isolamento proveniente da scatola sigillata e senza presa.

La stessa cosa vale per i locali ad uso cucina con meno restrizioni: ciò è dovuto al minor rischio rispetto al locale bagno-doccia (in genere non si hanno i piedi bagnati e scalzi).

Nella figura seguente viene rappresentata l’installazione dei punti presa e dei punti luce in un ambiente ad uso cucina. In generale buona parte delle raccomandazioni relative derivano, oltre che dalla sicurezza elettrica, da un corretto coordinamento tra l’impianto e il mobilio e gli utensili elettrici.

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Installazione di punti presa e punti luce in cucina Una eccezione da segnalare è che

Installazione di punti presa e punti luce in cucina

Una eccezione da segnalare è che i punti presa possono avere una altezza dal pavimento ridotta fino a 7 cm, questo nel caso che facciano parte di impianto in canalina a battiscopa.

Gli ambienti ad uso piscina, come quelli bagno-doccia, presentano caratteristiche tali per le quali possono verificarsi condizioni di pericolo maggiori rispetto ad ambienti ordinari. La presenza di molta acqua e vapore infatti riduce notevolmente la resistenza elettrica del corpo umano; inoltre la presenza di numeroso pubblico e una maggior dotazione di apparecchiature elettriche rende questi luoghi oggetto di particolari precauzioni. Per assicurare gli standard minimi di sicurezza si devono tenere presenti le regole di seguito elencate:

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distanziare gli apparecchi e gli impianti elettrici dalle zone più pericolose (molto umide o bagnate);

adottare adeguati gradi di protezione contro la penetrazione dei liquidi;

impiegare apparecchi con opportune classi di isolamento;

alimentare circuiti e apparecchi con sistemi a bassissima tensione di sicurezza;

effettuare collegamenti equipotenziali.

Anzitutto va definita la ripartizione delle zone, 0, 1 e 2, come richiesto dalla norma CEI64-8/7 e graficato di seguito.

come richiesto dalla norma CEI64-8/7 e graficato di seguito. Suddivisione delle zone in una piscina In
come richiesto dalla norma CEI64-8/7 e graficato di seguito. Suddivisione delle zone in una piscina In

Suddivisione delle zone in una piscina

In questi locali

la norma,

definite le zone, stabilisce quali

sono le

installazioni elettriche permesse ed i criteri secondo cui vanno installate.

Nella ZONA 0 ed 1 è vietata l'installazione di qualsiasi apparecchiatura elettrica non alimentata da un sistema a bassissima tensione di sicurezza con tensione nominale non superiore a 12 V e con sorgente di sicurezza esterna alla zona. Deve essere assicurata la protezione contro i contatti diretti mediante involucri o barriere con grado di protezione non inferiore a IP2x.

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Nella ZONA 2 non esistono limitazioni salvo che per le prese a spina; queste possono essere installate solo se soddisfatta una delle seguenti condizioni:

alimentazione singola tramite trasformatore di sicurezza;

alimentazione a bassissima tensione di sicurezza e protezione contro i contatti diretti mediante involucri o barriere con grado di protezione non inferiore a IP2x;

protezione mediante interruttore differenziale con corrente di intervento inferiore a 30mA.

Nella zona 0 non vi devono essere ne’ condutture ne’ scatole di derivazione. Sono possibili solamente le condutture per l’alimentazione degli utilizzatori speciali ammessi in detta zona. Nelle zone 0 ed 1 le condutture non possono avere involucro metallico; ciò è possibile nelle zone 2 ma questo non deve essere accessibile. L’uso dei cavi a vista è sconsigliato a meno che non si tratti di circuiti SELV o di tratti limitati al collegamento degli utilizzatori.

Nella zona 0 ed 1 possono essere installati solamente apparecchi progettati per utilizzo in piscina, come elettropompe, lampade ad immersione ed altro. Nella zona 2 possono essere istallati tutti gli apparecchi necessari purché in classe II oppure protetti da trasformatore di isolamento o da differenziale da 30 mA.

Per la sicurezza delle persone, prese e spine installate nella zona 2 non possono alimentare apparecchi utilizzatori che in qualche modo possano venire utilizzati nelle zone 1 e 0

I componenti dell'impianto elettrico e gli apparecchi utilizzatori devono avere almeno i seguenti gradi di protezione:

IPx8 - nelle zone 0;

IPx5 - nelle zone 1 (IPx4 per piccole piscine interne private);

IPx4

-

d’acqua).

nelle

zone

2 (IPx5

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se

la pulizia avviene per mezzo di getto

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Distribuzione industriale

L’impianto industriale, rispetto al civile, presenta maggiori difficoltà di progettazione e di installazione; vale pertanto il principio di incrementare, se possibile, l’attenzione progettuale, curare con particolare cura le verifiche tecniche e testare il comportamento in opera.

Nei locali industriali esistono problematiche relative all’utilizzo dei sistemi di potenza, all’utilizzo di macchine operatrici ed all’utilizzo di sistemi di trasporto e manovra. Detti sistemi possono interferire con l’impianto tanto dal punto di vista elettrico quanto dal punto di vista meccanico.

Gli impianti industriali sono molto più complessi di quelli civili, anche per la quantità e la complessità di circuiti presenti. Va tenuto presente che, in questo tipo di impianti, è possibile trovare tutti i circuiti di seguito elencati:

condutture di collegamento alla fornitura di energia;

condutture di alimentazione di impianti speciali e macchine;

condutture di illuminazione, normale e di emergenza;

condutture di collegamento degli impianti a continuità assoluta, sotto UPS;

condutture di protezione (PE);

condutture per rimpianti di allarme e videosorveglianza;

condutture per impianti speciali di controllo e supervisione;

condutture per i impianti telefonici, reti dati, TV, SAT.

Ognuna delle dette condutture deve afferire ad apposita scatola o al relativo quadro. Ovviamente, come da norma, le scatole dei singoli impianti devono essere distinte l’una dall’altra. Inoltre, le condutture elettriche e dati devono essere distinte da quelle degli altri impianti, ad esempio quelli idrici.

Le cassette di derivazione devono essere in numero sufficiente e disposte in punti strategici, in maniera tale da permettere agevolmente lo sfilaggio dei conduttori e la manutenzione.

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I vani corsa degli ascensori non possono essere utilizzati per nessun motivo. In particolare negli ambienti industriali esistono appositi cavedi per il passaggio delle condutture di impianto. Se non vi sono dei passaggi appropriati o dei cavedi, questi devono essere creati.

Conviene predisporre una buona e diffusa conduttura di messa a terra per una distribuzione ampliabile; spesso negli ambienti industriali viene successivamente installato un impianto parafulmine. In tale caso si verifica la necessità di installare i collegamenti supplementari di equipotenzializzazione.

Tutte le tubazioni o le canalizzazioni devono essere maggiorate in maniera tale da permettere futuri ampliamenti, oltre a lasciare libero il 50% (come da norma).

Particolare attenzione va riposta nel coordinamento con gli altri impianti presenti negli ambienti industriali. E sempre necessario contattare il responsabile tecnico dell’impianto per essere sicuri di interfacciare gli impianti tra loro o, quanto meno, di non creare interferenze.

Le tubazioni degli impianti industriali, che possono anche essere realizzate

in

tubo sotto traccia, vengono normalmente realizzate o in tubo rigido esterno,

o

in canale e passerelle esterne oppure, infine, in condotti a sbarre. In

particolare le installazioni possibili sono le seguenti:

tubo rigido;

canali a muro, sospesi o a battiscopa;

a soffitto o a parete;

su passerelle o su mensole;

tubi posti in cunicoli o cunicoli aperti;

condotti a sbarre;

scavo nel terreno protetto da tegolo;

cunicoli o altra struttura edile protetta.

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Tutte le installazioni elencate sono possibili; va comunque verificata la rispondenza alle norme di sicurezza e scelto il corretto grado di protezione delle condutture. I sistemi sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente.

sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in
sopra descritti sono rappresentati nella figura seguente. Principali metodi di installazione delle condutture in

Principali metodi di installazione delle condutture in ambiente industriale

Il tubo rigido, normalmente di PVC, deve essere installato con gli accessori di corredo, non deve essere assolutamente deteriorato o modificato, specie con il calore. Il tubo rigido da esterni deve essere montato con le staffe di fissaggio appropriate e tutte le connessioni, di qualsiasi tipo, devono essere realizzate

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con gli appositi attacchi. Da ricordare che il tubo rigido è fondamentalmente stagno, il grado di protezione dipende dagli accessori di connessione che si utilizzano in quel particolare contesto.

E’ necessario lasciare sempre il 50% di condotto libero per permettere manutenzione e sfilaggio dei conduttori. In tabella vengono indicate le sezioni dei tubi in PVC minime da adottare, in funzione della sezione e del numero dei cavi che devono contenere.

della sezione e del numero dei cavi che devono contenere. Grandezza minima dei tubi rigidi in

Grandezza minima dei tubi rigidi in PVC, in funzione di sezione e numero cavi

La norma CEI 23-39 fornisce la guida generale per i sistemi di tubi; inoltre è necessario fare riferimento alla CEI 23-54 per i tubi rigidi, alla CEI 23-55 (EN 50086-2-2) per i tubi pieghevoli ed, infine, alla CEI 23-56 per i tubi flessibili. Per quanto concerne i raccordi e le filettature dei tubi è possibile fare riferimento alla norma CEI 23-26.

Oltre al tubo rigido, reperibile anche in acciaio per gli impianti nei locali a rischio incendio/esplosione, la installazione di più frequente uso è quella in canala o in passerella, fissata o sospesa. Nella figura di seguito viene rappresentato un esempio di sistema di distribuzione industriale realizzato in canale metallio chiuso. Un questo caso il canale è sospeso. Importante, nel caso di canali metallici, è completare l’installazione degli elementi e dei

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coperchi con i ponticelli di equipotenzializzazione che assicurano la messa a terra di tutta la conduttura.

che assicurano la messa a terra di tutta la conduttura. dove 1: canali portatavi in metallo,

dove

1: canali portatavi in metallo, 2: raccordi, 3: staffe di

fissaggio da soffitto, 4: steffe di fissaggio da parete, 5: accessori per collegamento e/o sospensioni di utilizzatori e linee derivate, 6:

raccordi per quadri, 7: quadro.

Impianto industriale realizzato canali metallici sospesi

Dai condotti realizzati sia con canali sia con passerelle, le derivazioni devono essere effettuate con gli appositi accessori, questo rispettando il grado di protezione. Generalmente la distribuzione industriale avviene tramite un grosso canale di distribuzione di sezione rettangolare, contenente cavi unipolari; questo si completa di derivazioni realizzate in tubo rigido che, tramite i raccordi da avvitare, si collega direttamente sui fori del canale principale.

I condotti a sbarre sono dei componenti con delle precise caratteristiche tecniche, le specifiche sono indicate sul catalogo del costruttore; si risale all’oggetto grazie alla indicazione stampata su di esso e riportante la marca

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(nome del costruttore) ed il modello. I condotti a sbarre non provvedono solamente alla protezione meccanica dei cavi, questi includono anche i conduttori veri e propri e vanno definiti come tali. Le caratteristiche fondamentali di questi condotti sono:

corrente nominale delle sbarre, tipo di alimentazione (alternata o continua) e frequenza;

tensione nominale di funzionamento;

resistenza al corto circuito;

grado di protezione da solidi e liquidi (IPXX);

valori di resistenza e di reattanza del condotto.

La normativa CEI regolamenta l’installazione e la protezione dei condotti a sbarre nelle norme tecniche 17-13 e 64-8.

L’involucro del condotto a sbarre può essere plastico o metallico, nel primo caso deve ovviamente essere contenuto un conduttore di protezione (PE), nel secondo caso può essere utilizzato l’involucro stesso. Per utilizzare l’involucro come PE è necessario che questo sia stato progettato come tale dal costruttore, e che questo possa resistere alle sollecitazioni elettrodinamiche sul corto circuito fase-terra. Quando l’oggetto modulare è previsto per questo tipo di utilizzo è chiaramente esplicitato sul catalogo; è invece da evitare l’utilizzo dell’involucro come PE quando le parti di questo vengono collegate elettricamente tra loro con dei cavallotti (non assicurano nel tempo il contatto elettrico).

Normalmente le derivazioni vengono effettuare a mezzo di prese fisse, prese ad innesto o prese mobili (carrello con contatti striscianti, “trolley”). Ogni singola derivazione può essere diretta o protetta con fusibili contenuti all’interno della medesima cassetta presa.

Le derivazioni, effettuate con tubazioni direttamente annesse all’involucro del condotto a sbarre, vengono realizzate generalmente con tubo rigido (PVC o acciaio, a seconda del tipo di luogo). L’intestazione del tubo nel foro

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dell’involucro di condotto va realizzata con attenzione rispettando il grado di protezione. Una connessione effettuata, ad esempio, con un raccordo avente IPXX minore di quello del condotto principale declassa il grado di protezione dell’intero sistema.

Il sezionamento può avvenire anche grazie alla presa stessa solo per carichi inferiori a 16 A, per problemi di estinzione dell’arco. Se il sezionatore non è adatto a lavorare sotto carico può comunque essere utilizzato ma va installato ad almeno 2,5 m di altezza.

In caso di condotto a sbarre a sezione decrescente, deve essere installato

un sistema di protezione da sovraccarico adatto alla minore sezione.

Ogni singola derivazione deve essere singolarmente protetta contro il sovraccarico con una adeguata protezione (normalmente il condotto a sbarre è

di sezione molto più grande). La protezione da sovraccarico può essere

effettuata tanto in cima alla derivazione quanto a valle, vale a dire che questa può essere installata direttamente sul condotto a sbarre sia nel quadro elettrico dell’utilizzatore. Per quanto riguarda la protezione da corto circuito deve anch’essa essere attuata, facendo eccezione dove la derivazione più corta di 3 mt e dove il corto sia un evento raro a causa della protezione fisica della condotta di discesa (es. tubo metallico) e dove non vi siano materiali infiammabili.

In fase di installazione vanno rispettate scrupolosamente le istruzione del costruttore: i condotti a sbarre devono resistere al loro peso ed alle sollecitazioni dovute a corto circuito. Ciò vuol dire che le staffe di fissaggio devono essere posizionate alla distanza richiesta ed in numero sufficiente, per evitare una eccessiva curvatura della condotta.

Fanno eccezione i binari elettrificati, questo non seguono la normativa relativa ai condotti a sbarre. Normalmente portano piccole correnti (massimo 16 A a 400 V e 25 A a 25 V) e vengono utilizzate per il collegamento di lampade; questi, in genere, vengono protetti come una unica conduttura alla partenza.

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Essendo i condotti a sbarre delle condutture soggetti ad elevate correnti di corto circuito è consigliabile proteggerli con interruttori limitatori.

In figura è evidente come un interruttore automatico limitatore possa abbattere il valore della corrente di corto circuito.

possa abbattere il valore della corrente di corto circuito. Limitazione della corrente di corto circuito tramite

Limitazione della corrente di corto circuito tramite interruttore limitatore

Come si evince dalla seguente figura l’interruttore limitatore, diminuendo le correnti di corto, diminuisce anche le sollecitazioni elettrodinamiche dei condotti. Questo avviene diminuendo sia la corrente di soglia sia il tempo di intervento della protezione.

di soglia sia il tempo di intervento della protezione. Curva di intervento della protezione magnetotermica con

Curva di intervento della protezione magnetotermica con e senza limitatore

Va considerato che il fusibile (vedasi caratteristica corrente-tempo del fusibile) può essere utilizzato come protezione limitatrice, in aggiunta alla normale protezione magnetotermica.

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Gli apparecchi di potenza hanno bisogno di una presa interbloccata che non permetta di scollegare l’apparecchio acceso: in questa maniera si evita il formarsi dell’arco elettrico. In questo tipo di prese, la spina può essere scollegata solo se viene preventivamente azionato l’interruttore; eliminando il problema dell’arco elettrico si diminuisce la probabilità di innesco, in particolare ciò vale per i locali ad elevato rischio incendio.

Le prese e spine o gli interruttori devono essere ubicati ad altezza opportuna dal pavimento, che ne permetta un utilizzo corretto; l'altezza consigliata è di 1,2 m ed in genere è quella più conveniente. E' opportuno che prese, spine e interruttori abbiano grado di protezione non inferiore a IP 4X. Tali apparecchi non devono essere collocati sui piani di lavoro in orizzontale.

La presa interbloccata è anche dotata di fusibili di protezione per il cortocircuito ed il sovraccarico, questo perché potrebbe essere derivata direttamente da un condotto a sbarre; l’omissione delle protezioni o dei fusibili, in questo caso, è gravissima.

Le prese interbloccate, in figura, possono raggiungere una protezione da polvere e liquidi che quelle domestiche non hanno, tutto ciò in aggiunta alla evidente robustezza ed alla maggiore protezione meccanica. Di conseguenza sono le più indicate per le lavorazioni in genere, per il cantiere e per gli ambienti industriali.

in genere, per il cantiere e per gli ambienti industriali. Presa interbloccata per collegamento di apparecchi

Presa interbloccata per collegamento di apparecchi di potenza o per uso industriale

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Le prese e le spine di tipo industriale (norma CEI 23-12) devono avere grado di protezione minimo IP44 se utilizzate all'aperto o sottoposte alla pioggia, IP67 se utilizzate all'aperto per terra o dove la connessione possa trovarsi in parziali allagamenti. In ambienti industriali e nei cantieri vale quanto detto sopra anche per le prese volanti.

vale quanto detto sopra anche per le prese volanti. Presa e spina industriali per collegamento volante

Presa e spina industriali per collegamento volante

Possono anche essere utilizzate le comuni prese a spina per uso civile (CEI 23-5, CEI 23-16) anche in questi ambienti di lavoro; risulta però necessari evitarne un uso particolarmente gravoso e l'ambiente di installazione dovrà essere adeguatamente protetta dall'acqua e dalla polvere.

Cantiere

Nelle installazioni o nei cantieri in generale è necessario proteggere tutti i lavoratori dal rischio elettrico che, in questo caso, è alto.

Non è possibile effettuare collegamenti volanti o lasciare l’interruzione automatica al caso se si vuole garantire la sicurezza.

Una volta ottenuta la fornitura di corrente elettrica, se non esistono già dei punti di collegamento a norma, è necessario collegare un quadro elettrico di cantiere. Tutti i quadri principali dovranno essere installati in modo sicuro preferibilmente vicino al punto di consegna dell'energia elettrica dell'ente distributore. Il quadro di cantiere deve avere tutte le protezioni necessarie e deve essere dotato di prese industriali. Gli armadi che li contengono devono poter proteggere le parti attive da urti e vibrazioni.

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Quadri elettrici di cantiere Tutti i circuiti che alimentano prese e spine devono essere protetti

Quadri elettrici di cantiere

Tutti i circuiti che alimentano prese e spine devono essere protetti da interruttori differenziali ad alta sensibilità (30mA).

La protezione contro i contatti diretti è possibile anche mediante l'impiego della bassissima tensione di sicurezza (BTS) tramite trasformatori di sicurezza, anche se spesso non risulta applicabile a causa delle grandi potenze richieste. Può essere utilizzata anche la protezione mediante la "separazione dei circuiti" tramite trasformatore di isolamento (TST) alimentando ogni singola presa con un suo trasformatore, sistema scarsamente utilizzato perché ingombrante e costoso.

scarsamen te utilizzato perché ingombrante e costoso. Quadro di cantiere con trasformatore di isolamento Tutti i

Quadro di cantiere con trasformatore di isolamento

Tutti i componenti devono possedere grado di protezione minimo IP44 ad eccezione dei quadri per la distribuzione dell'energia. I quadri devono avere

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grado di protezione maggiore dell’ IP43 (ridotto a IP21 quando la porta viene aperta per brevi periodi, per manovrare gli interruttori contenuti); se il quadro contenesse prese e spine il grado di protezione dovrà comunque essere, durante il loro impiego, IP43.

È necessario completare l’opera di distribuzione con:

collegamento di terra efficiente (da allacciare all'apposito morsetto sulla carcassa o in morsettiera),

protezione meccanica del cavo di alimentazione dal punto di consegna all’armadio quadro,

proteggere adeguatamente i circuiti utilizzatori contro i sovraccarichi e i corto circuiti,

offrire un sufficiente potere di interruzione contro i corto circuiti.

Di maggiore diffusione all’interno del cantiere sono i quadri di distribuzione necessari alla distribuzione dell'energia elettrica, questi devono, invece, soddisfare le seguenti specifiche:

possedere proprie protezioni contro i sovraccarichi e i corto circuiti coordinate con quelle a monte per evitare aperture indesiderate,

essere dotati di propri interruttori differenziali,

avere un grado di protezione non inferiore a IP44,

avere

prese

interbloccate,

incendio-esplosione.

in

particolare

se

esiste

il

pericolo

Inoltre, nel caso il lavoro venga effettuato con le seguenti aggravanti:

lavoro in luogo ristretto, che significa che l’addetto si infila in un luogo o in un armadio nel quale non può non entrare in contatto con parti a terra (es. quadri elettrici, gabbie di isolamento dei trasformatori),

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lavoro in luogo conduttore, quando l’operaio deve necessariamente poggiare con il corpo su parti metalliche generalmente a terra (es. quadri elettrici, carpenterie e pali metallici),

lavoro in luogo umido, nel caso in cui l’addetto sia a contatto con

trovi in luoghi molto umidi (es. cisterne, cunicoli

liquidi

o

si

sotterranei),

di devono alimentare i circuiti di cantiere che forniscono alimentazione alla particolare lavorazione mediante trasformatore di isolamento.

Nei lavori in vicinanza di forniture di elevata potenza (es. cabina di trasformazione), nel caso si abbia necessità di una fonte di BT per alimentare gli apparecchi di cantiere, va evitato di collegarsi con mezzi di fortuna! La connessione per l’energia di cantiere deve essere prelevata da apposita presa protetta o tramite quadro di cantiere (dopo aver verificato che il Potere di Interruzione dell’interruttore generale sia adeguato alla corrente massima di corto circuito della sorgente).

Nel caso l’ente erogatore non abbia comunicato la corrente di corto circuito massima del punto di consegna al quale ci colleghiamo, è buona regola aggiungere al quadro di cantiere una protezione a fusibile che garantisca in ogni caso l’apertura del circuito anche se l’interruttore non ce la faccia.

Luoghi con rischio di esplosione o di incendio

Non è banale installare un impianto sicuro in locali a rischio incendio, viene qui accennato qualche principio della regola dell’arte. La norma tecnica di riferimento è la CEI 64-2. La norma CEI 64-8 Variante V2 applica prescrizioni molto specifiche a determinati ambienti che in caso di incendio presentano un rischio maggiore rispetto a quelli ordinari.

Gli ambienti possono essere a maggior rischio in caso d'incendio per:

elevata densità di affollamento, elevato tempo di sfollamento in caso di incendio ed elevato danno ad animali e cose; ad es. teatri,

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alberghi, scuole, supermercati, gallerie, ospedali, edifici con altezza superiore a 24 m ed edifici a valore storico/artistico;

aventi strutture combustibili, ad es. strutture portanti in legno;

3) alto carico di incendio: presenza di materiale infiammabile o combustibile in lavorazione, convogliamento, manipolazione o deposito; ad es. carta, legno, lana, paglia, grassi ed olii.

Anzitutto, tralasciando tutte le altre classi di impianti sicuri, va data una definizione importante; si classificano come impianto di sicurezza quelli indicati in tabella (norma UNI 64-2).

Abbreviazioni relative agli impianti a sicurezza

AD

= a sicurezza

AD-A

= a sicurezza di tipo approvato

AD-F

= a sicurezza funzionale

AD-FE = a sicurezza funzionale contro l'esplosione

AD-FT

= a sicurezza funzionale a tenuta

AD-I

= a sicurezza intrinseca

AD-PE

= a sicurezza a prova di esplosione

AD-S

= a sicurezza di tipo speciale

AD-SI

= a sicurezza a sovrapressione interna

AD-T

= a sicurezza a tenuta

Classificazione degli impianti a sicurezza

La regola dell’arte impone, almeno in linea di massima, le seguenti prescrizioni:

gli impianti non devono essere l'origine di incendio o esplosioni (provocando l’innesco di sostanze infiammabili);

gli impianti non devono essere mezzo di propagazione dell'incendio;

gli impianti non devono sviluppare sostanze tossiche dannose durante la loro combustione in caso di incendio;

in alcuni casi, gli impianti devono assicurare la continuità di sevizio anche durante l'incendio per permettere operazioni vitali o di fuga;

gli impianti devono essere realizzati in modo da agevolare l'evacuazione dei locali e in modo da evitare il panico nelle persone in caso di incidente.

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Da tenere presente che un incendio (o, peggio, l’esplosione) si può innescare per cause dovute all'impianto elettrico solo quando nel medesimo ambiente coesistano condizioni di seguito elencate (presenza di comburente, combustibile ed innesco):

formazione di una miscela infiammabile o esplosiva di gas o di vapori o di polveri con l'atmosfera, oppure accumulo di materiale esplosivo o combustibile;

produzione di una scintilla, di un arco o di temperature superficiali elevate in qualche componente dell'impianto.

Il “centro di pericolo” è un elemento o una parte di impianto in corrispondenza del quale vi può essere emissione di sostanze pericolose o un cumulo di materiali esplosivi o combustibili. I centri di pericolo si distinguono in due categorie:

centro di pericolo di 1° grado dove si hanno emissioni in condizioni ordinarie;

pericolo di

centro di

grado dove si hanno emissioni in caso

guasto.

Per quanto riguarda i locali questi vengono distinti secondo i luoghi pericolosi, che sono raggruppati in quattro classi in relazione alla natura chimica, alle caratteristiche fisiche e alle quantità delle sostanze presenti:

Classe 0: luoghi con presenza di materie esplosive (pericolo di esplosione).

Classe 1: luoghi con presenza di sostanze pericolose sotto forma di gas o vapori infiammabili nelle condizioni indicate dalla norma (pericolo di esplosione e incendio).

Classe 2: luoghi con presenza di polveri infiammabili o che possono dare luogo a miscele esplosive se in sospensione nell'aria (pericolo di esplosione e incendio).

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Classe 3: luoghi con presenza di sostanze pericolose per lavorazione

o deposito nelle condizioni indicate dalla norma; sostanze

combustibili, sia allo stato fluido che allo stato di fibre o di trucioli quali legno in tavole, cartone, manufatti infiammabili, lana, paglia,

olii e grassi lubrificanti, ecc

(pericolo di incendio).

Per i luoghi di Classe 3 si considerino le prescrizioni contenute nella Norma CEI 64-8.

I locali ove vengono lavorati o immagazzinati materiali combustibili, liquidi, solidi, o in polveri quali: falegnamerie, cartiere, laboratori tessili, luoghi con trattamento di resine, vernici, prodotti agricoli, lana, piumino, segatura rispondono a quelli a maggior rischio incendio/esplosione. Detti impianti a sicurezza, i componenti che nel funzionamento normale possono produrre archi o scintille (innesco di miscele) o superare le massime temperature ammesse (accensione per raggiunta temperatura di fiamma) devono essere racchiusi in custodie aventi gradi di protezione adeguati come di seguito elencati:

classe 2 con polveri conduttrici almeno IP55;

classe 2 con polveri non conduttrici almeno IP44 o IP55;

classe 2 con provvedimenti di asportazione polveri almeno IP40;

classe 3 almeno IP44 o IP55.

Gli impianti a sicurezza possono essere completati di condutture in cavo multipolare in aria, in tubo rigido, in canale ed in condotti a sbarre. I tubi metallici si usano quando è necessario proteggere i tubi da urti violenti. Tutti i tubi devono essere in materiale autoestinguente, quindi devono rispondere alle norme CEI 23-8, 23-14, 23-35 e 23-39. Per la posa delle condutture a vista ad altezza inferiore a 2.5 m deve essere utilizzato il tubo pesante (definito come “medio” nella norma CEI 23-39); può anche essere utilizzato il tubo medio purché vengano utilizzati cavi non propaganti l’incendio. Le connessioni alle macchine operatrici devono essere effettuate con tubo pesante oppure, in assenza di sollecitazioni meccaniche, possono essere utilizzati cavi multipolari con guaina, ad esempio tipo FG7OR 0,6/1 o N1VV-k o FROR 450/750.

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I cavi elettrici dei sistemi a 230/400 V devono avere una tensione nominale almeno di 450/750 V. Sono necessari cavi non propaganti l’incendio come, ad esempio, N07VK, N1VV-k, o FROR 450/750V. In alcuni casi sono ammessi anche cavi con caratteristiche minori ma devono essere incubati in canali stagni.

E’ assolutamente vietato installare le condutture elettriche negli stessi cavedi che già contengano condotti di sostanze infiammabili (gas).

Le prese a spina devono essere interbloccate CEE e devono presentare un grado di protezione almeno IP44.

Anche gli apparecchi di illuminazione devono rispondere a particolari specifiche, indicate dal costruttore, in particolare devono avere un grado di protezione minimo pari a IP44.

Per quanto concerne l’impianto di terra è fondamentale mettere in atto l’equipotenzializzazione; l’impianto di messa a terra non serve solamente per la protezione dai contatti indiretti ma per evitare che, in caso di sovratensioni, si verifichino scariche fra le parti metalliche. Vanno quindi collegati a terra i tubi che entrano nell’impianto e tutte le altre parti metalliche a rischio, i cavallotti vanno realizzati con cavo da 4 mm 2 se non protetto meccanicamente, altrimenti è sufficiente il 2,5 mm 2 .

Ricapitolando, gli impianti elettrici, in questo caso, devono possedere le seguenti caratteristiche di massima:

una adeguata resistenza alle condizioni e sollecitazioni dovute all'ambiente;

le custodie protettive, i tubi, le canale, i cunicoli di protezione dei cavi devono essere di materiale autoestinguente;

non è ammesso l'impiego di conduttori nudi;

i cavi, se non posati in tubi, canalette o cunicoli, dovranno avere requisiti di non propagazione dell'incendio;

la sezione minima ammessa per i conduttori dei cavi è di 1,5 mm²;

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le

giunzioni e le derivazioni dovranno essere racchiuse in custodie

aventi gradi di protezione IP55 per installazioni in luoghi di classe 2

con presenza di polveri conduttrici e IP44 per installazioni in luoghi

di

classe 1, per installazione in luoghi di classe 2 con presenza di

polveri conduttrici e in luoghi di classe 3;

 

è ammessa la posa dei cavi graffettati o fissati non racchiusi in involucri. I cavi non armati, per un'altezza fino a 2.5 m sui piani di lavoro, devono essere protetti meccanicamente in modo da poter resistere alle azioni meccaniche cui possono essere sottoposti;

le

macchine

devono

essere

protette

individualmente

contro

i

sovraccarichi;

 

nei luoghi di classe 2 le prese e spine devono essere di tipo interbloccato e garantire il grado di protezione prescritto sia a spina inserita che a spina disinserita;

non è ammesso l'impiego di interruttori unipolari;

 

numero dei componenti elettrici deve essere limitato a quelli necessari per l'uso degli ambienti stessi;

il

l'emissione di gas tossici e fumi opachi in caso di incendio deve essere eliminata;

i dispositivi di manovra, controllo e protezione devono essere installati in modo tale che non siano accessibili al pubblico e siano facilmente manovrabili dal personale addetto o posti in involucri apribili con chiave o attrezzo;

è vietato l'uso del sistema TN-C, con conduttore PE e N coincidenti nel PEN;

la

protezione meccanica delle condutture a portata di mano deve

essere protetta contro i danneggiamenti prevedibili durante una

evacuazione;

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i circuiti che entrano o attraversano gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio vanno protetti contro le sovracorrenti, installando i dispositivi di protezione a monte di tali ambienti;

le

barriere

tagliafiamma

devono

essere

installate

in

ogni

attraversamento

di

solai

(cavedi)

o

pareti

che

delimitano il

compartimento antincendio.

Locali adibiti ad uso medico

Per chi si trovasse ad operare il locali ad uso medico si danno alcune prescrizioni di base sull’installazione; la normativa di riferimento è la CEI 64-8, 64-4 e 64-13 (sono inclusi in questa categoria anche i veterinari ed i saloni di bellezza).

Ogni presa e spina nei locali per chirurgia, per sorveglianza o per terapia intensiva e per anestesia, deve avere un proprio dispositivo di protezione di massima corrente. Tale dispositivo può essere di tipo unipolare. L’impianto può essere TT, TN o IT, comunque con prescrizioni più ristretta sull’intervento delle protezioni.

In caso di apparecchi elettromedicali applicati al paziente (locale tipo A) è necessaria l’equipotenzializzazione (collegamento a terra di tutte le masse estranee accessibili) , nel caso di locali senza applicazioni di macchinari (locale tipo B) è sufficiente l’installazione dell’interruttore differenziale da 30mA.

Come da norma CEI 64-50, si richiede l’installazione di interruttori differenziali di tipo A (di tipo B per i circuiti trifase); tale necessità deriva dal fatto che le apparecchiature elettromedicali potrebbero drenare verso terra correnti continue.

Non vengono richieste prese particolari o interbloccate, le prese possono essere anche di tipo domestico. Nel caso che vi sia un trasformatore di isolamento, le prese di detto circuito veono essere differenti da quelle degli altri circuiti. Nei locali per chirurgia le spine che alimentano gli apparecchi

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elettromedicali devono essere non intercambiabili con quelle che in genere alimentano grosse apparecchiature con potenza assorbita superiore a 5 KVA essendo due circuiti di natura diversa.

I conduttori di protezione collegati ai contatti di terra delle prese a spina

devono essere collegati al nodo equipotenziale del locale in modo visibile, con possibilità di disinserzione individuale e di permanente accessibilità. Nelle prese non è ammesso l’entra-esci del conduttore PE, vanno effettuate delle derivazioni del PE con morsetto a vite che, a loro volta, vanno a collegarsi ai

singoli frutti di una presa.

I contatti di protezione di prese e spine disposti vicini tra loro possono

essere connessi a una stessa dorsale di sezione non inferiore a quella più elevata tra i conduttori di protezione connessi al nodo equipotenziale del locale.

Fra ogni presa o spina ed il nodo equipotenziale del locale è ammessa una sola giunzione o un solo nodo intermedio.

Nei locali ove si usano quantitativi di gas anestetici esplosivi si devono attuare, per le prese e spine, particolari prescrizioni. Se i quantitativi di gas esplosivi sono minimi (inferiori ai valori riportati i tab. 1 CEI 64-4) gli impianti elettrici per una fascia di 50 cm di altezza dal piano di calpestio devono avere grado di protezione dell'involucro non inferiore a IP 44.

Impianti tecnologici

Gli impianti elettrici non possono prescindere dalla loro coesistenza de integrazione con gli impianti tecnologici. All’impianto di distribuzione elettrica si sommano gli impianti telefonici, di comunicazione (reti dati), televisivi, di sicurezza e supervisione, di controllo di accesso e presenza, di rilevazione

La regola fondamentale per le condutture dei cavi di segnale è

incendi, etc

che detti circuiti non devono essere inseriti all’interno delle condutture dei cavi di energia, salvo alcune eccezioni. Di seguito sono elencate le possibili installazioni:

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cavi di energia e di segnale entro tubi, passerelle o canale separati; tutte le derivazioni devono anche possedere scatole separate;

cavi di energia e di segnale entro lo stesso condotto ma separato da setto isolante, la stessa cosa vale per le scatole;

cavi di energia e cavi di segnale nello stesso condotto, purché i cavi di segnale abbiano isolamento sufficiente a sopportare la tensione applicata ai cavi di energia; i cavi non devono essere interrotti ed accessibili.

Gli impianti di base generalmente sempre presenti sono quelli telefonici, la norma di riferimento è la CEI 103-1.

Normalmente, una volta avuto l’allaccio della rete telefonica, si installa un centralino e, di conseguenza, si procede con un impianto radiale che si diparte ad albero su più livelli per servire ogni singola utenza.

L'impianto di distribuzione telefonica è a carico dell'utente e consiste in:

tubazioni

e/o

canalizzazioni

telefonica esterna;

di

raccordo

dell'edificio

alla

montanti e cassette di derivazione;

rete

locali tecnici dove trovano alloggiamento le centrali telefoniche interne di proprietà.

Le scatole telefoniche unificate Telecom (punti telefonici) vanno incassate ad un'altezza compresa tra i 25 e i 35 cm dal pavimento. I normali corpi presa (cestello+frutti) prevedono l’installazione di connettori telefonici tipo RJ11 come quello raffigurato, con le relative connessioni, in figura.

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Connettore RJ11 visto dal lato inferiore; 2:nero, 3:rosso, 4:verde, 5:giallo Si consiglia di collocare i

Connettore RJ11 visto dal lato inferiore; 2:nero, 3:rosso, 4:verde,

5:giallo

Si consiglia di collocare i punti telefono accanto a una presa di corrente in modo da facilitarne l'abbinamento con apparecchiature che necessitino di alimentazione elettrica. Comunque detto accoppiamento è utile per creare comodi punti di lavoro; generalmente si installa un gruppo prese di corrente ed un gruppo prese dati che comprende una presa di rete ed una presa telefonica.

Le cablature telefoniche devono avvenire con le apposite morsettiere dotare di serracavo a vite o a molla. I cavi telefonici non devono essere interrotti, per quanto possibile e le connessioni devono essere effettuate solamente nelle scatole di derivazione e nelle morsettiere dei gruppi centralino.

Oltre al fatto che i cavi di impianti differenti devono essere installati in condutture separare, alcune compagnie telefoniche richiedono che le condutture telefoniche non sia interessate da altri circuiti, anche se di segnale.

Altro impianto con distribuzione radiale è quello radio-televisivo. La distribuzione è molto simile a quella telefonica con la differenza che i montanti provengono dall’alto e non dal basso di un edificio. Di conseguenza, se non si ha un unico montante ma più discese, vanno predisposti dei condotti di sezione maggiore ai piani alti e di sezione minore a quelli bassi.

Normalmente vengono utilizzati dei cavi coassiali con impedenza di 75 Ohm; ultimamente si tende ad installare quelli per uso satellitare, sia perché hanno una attenuazione di segnale minore, sia per prevedere eventuali ampliamenti del sistema.

Le condutture non hanno specifiche particolari, vale quanto già detto per gli impianti elettrici.

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elettronici interessati da detta distribuzione sono

regolamentati dalla norma CEI 12-13. Per quanto riguarda le antenne si fa

riferimento alla CEI 12-14 e 12-16 e, per finire, le misure vengono regolamentate nella CEI 12-17.

Gli

apparecchi

Di grande importanza è il cablaggio strutturato delle reti dati. Oggi non è più possibile concepire un edificio, specialmente se adibito ad uso ufficio, senza una rete interna per lo scambio di dati e per l’accesso ad Internet.

Anche questo tipo di impianto risulta essere di tipo radiale, con la differenza che in ogni cassetta di derivazione deve essere installato un apparecchio ripetitore di segnali, l’HUB. Di conseguenza ogni diramazione deve essere realizzata includendo un apposito armadio di larghezza circa 600 mm (per il montaggio dei componenti standard 19’’); detti armadi possono avere profondità fino a 600 mm ed altezze variabili da 40 mm a 180 mm, in funzione del numero di derivazioni. Quanto detto è evidente nello schema di figura.

Quanto detto è evidente nello schema di figura. Schema radiale di una rete dati / telefono

Schema radiale di una rete dati / telefono

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Ad ogni armadio le linee provenienti dai punti presa devono essere attestate ad un apposito pannello di smistamento (patch anel) collegando i cavi direttamente alla morsettiera, come mostrato in Fig.6.25. Sul pannello di smistamento deve essere segnata e/o numerata ogni linea in relazione alla corrispondenza con il locale che serve.

Dal patch panel le linee vengono portate all’apparecchio derivatore (detto anche concentratore o HUB) tramite dei cavetti già pronti che utilizzano connettori RJ45 (in figura). Dal derivatore, a sua volta, partirà la linea dati che lo alimenta fino a raggiungere il livello superiore dell’albero.

fino a raggiungere il livello superiore dell’albero. Schema generale di cablaggio di una rete dati La

Schema generale di cablaggio di una rete dati

La scelta del cavo dipende dalla protezione che si desidera assicurare contro le perturbazioni elettromagnetiche. Esistono 3 tipi di cavi

il cavo UTP è il cavo standard; economico, facile da installare serve per un ambiente non perturbato da disturbi;

il cavo FTP dispone di uno schermo di protezione che permette di at- tenuare le perturbazioni;

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il cavo STP è un cavo blindato, che assicura un livello di protezione contro le perturbazioni da disturbi molto buono.

Per questi 3 tipi di cavi, un altro criterio da prendere in considerazione è il valore dell’impedenza (Ohm, ). L’utilizzo di un cavo 100 è d’uso corrente; l’utilizzo di un cavo di cat. 5e è da privilegiarsi per anticipare i futuri bisogni in materia di trasmissione dei dati. È consigliabile frazionare in più zone a seconda del loro grado di esposizione alle perturbazioni. Per esempio, il cablaggio di uffici situati in prossimità di officine o laboratori di prova implicherà la scelta di una soluzione tutta blindata. Al contrario, uffici senza vincoli particolari potranno essere cablati con cavi UTP.

Si raccomanda il corretto collegamento dello schermo metallico su tutte le intestazioni, sia nei patch panel sia nelle prese.

Le prese vengono realizzate, come quelle telefoniche sfruttano il classico sistema a cestelli e frutti presa. I frutti con la presa RJ 45 hanno un codice colore per facilitare la connessione con il cavo. La lettera A corrisponde al cablaggio standard EIA/TIA 568A. La lettera B corrisponde al cablaggio standard EIA/TIA 568B. Da uno standard all’altro, soltanto le coppie 2 e 3 sono invertite. In ogni caso, in caso di dubbi l’importante è collegare il contatto numero 1 del patch panel con il contatto numero 1 della presa e così via fino al numero 8. Nella figura seguente è possibile rilevare le connessioni standard per i cablaggi di rete; è quindi possibile collegare correttamente i cavi in funzione dei colori riportati isolamenti degli stessi e su tutte le prese in commercio.

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Convenzioni per il collegamento dei cavi di rete in funzione dei colori Quando le connessioni
Convenzioni per il collegamento dei cavi di rete in funzione dei colori Quando le connessioni

Convenzioni per il collegamento dei cavi di rete in funzione dei colori

Quando le connessioni degli spinotti sui cavi devono essere effettuate manualmente, questo deve avvenire tramite l’apposita pinza (in figura) e non artigianalmente. Le moderne pinze in commercio permettono di chiudere le spine a 8, a 6 ed a 4 contatti, in maniera tale da permette di lavorare sua sulle reti che sulla telefonia.

da permette di lavorare sua sulle reti che sulla telefonia. Pinza per il collegamento delle spine

Pinza per il collegamento delle spine tipo RJ11 ed RJ45

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Nel caso che si debba effettuare il collegamento principale fra più edifici o su lunghe distanze, è necessario abbandonare il normale cavo per passare a collegamenti in fibra ottica. Questo per permettere di diminuire l’attenuazione del segnale aumentando la velocità di trasferimento ed eliminando problemi e disservizi. In questa sezione viene tralasciato per semplicità di discutere i sistemi in fibra ottica.

Pianta di impianto elettrico

La fase di installazione di un qualsiasi impianto prevede la lettura da parte degli installatori del progetto esecutivo e della sua interpretazione. La bontà dell’installazione dipende spesso dalla qualità e dalla chiarezza del progetto;.è comunque necessario saperlo leggere con facilità.

Normalmente le piante di un progetto redatto correttamente sono divise in più tavole, ognuna inerente ad una specifica parte di impianto. In genere si trovano le seguenti suddivisioni:

pianta generale: schema di distribuzione generale, quadri, scatole di derivazione;

pianta pavimento: condutture di connessione alle scatole e posizione prese;

pianta soffitto: condutture di connessione alle scatole e posizione di apparecchi di illuminazione ed interruttori, apparecchi montati in elevazione;

pianta telefono: condutture di connessione alle scatole e posizione dei punti di connessione alle linee telefoniche;

pianta rete dati: condutture di connessione agli armadi concentratori e posizione delle prese della rete dati;

eventuali prospetti di pareti attrezzate come librerie illuminate e o cucine;

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eventuali dettagli per impianti in punti particolari, ad esempio per impianti incassati in strutture di arredo e vetrine.

L’elenco di cui sopra è soggetto a modifiche a seconda della complessità dell’impianto. Si possono trovare impianti semplici con tutto indicato su di una pianta ed impianti più complessi, nei quali si ha necessità di aggiungere anche

le piante per i circuiti di antiintrusione, videosorveglianza, radio-TV, controllo di

accesso, circuiti elettrici in continuità assoluta, circuiti elettrici di illuminazione

di emergenza, etc…

A titolo di esempio si riporta nella figura seguente la pianta generale- pavimento di un progetto di impianto elettrico. Questa indica chiaramente, partendo dalla scatola principale di piano, dove devono essere installate le condutture principale e le relative scatole di derivazione; la pianta indica quali tipi di prese devono essere installate, con la relativa posizione.

Da notare che, sulle condutture, vi è indicato anche il tipo di cavo e la sezione con cui realizzare i collegamenti.

Sulle piante può essere indicata qualsiasi prescrizione o installazione, come, ad esempio, quella dei collegamenti equipotenziali di alcuni locali come quelli ad uso bagno.

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Progetto di impianto elettrico: pianta generale e pavimento Corso di Base di Impianti Elettrici 66

Progetto di impianto elettrico: pianta generale e pavimento

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La corretta lettura di un progetto dipende dalla chiarezza con la quale è stata redatta la tavola della legenda: questa fornisce la possibilità di interpretare (anche per chi non li conoscesse) tutti i simboli standard utilizzati nel progetto. Si riporta, a titolo di esempio, quella corrispondente all’esempio appena mostrato nella tabella seguente.

all’esempio appena mostrato nella tabella seguente. Corso di Base di Impianti Elettrici Legenda 67 Ing.

Corso di Base di Impianti Elettrici

Legenda

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Schemi unifilari

Gli schemi unifilari sono un essenziale elaborato di progetto; questi contengono tutte le informazioni relative all’impianto, sia in termini di dimensionamento, sia intermini di collegamento e gerarchia dei circuiti.

Si vede, di seguito, un semplice schema elettrico unifilare monofase che potrebbe essere di tipo civile/domestico. Ad esempio, l’interruttore generale QS1 potrebbe essere dedicato alla funzione di Dispositivo Generale collegato immediatamente a valle del contatore. Gli interruttori QS2, 3, 4 e 5 potrebbero alimentare separatamente l’impianto luci, le prese, la cucina ed il bagno con lo scaldaacqua elettrico. Da notare che esiste un solo interruttore differenziale a livello di dispositivo generale, in caso di apertura per una dispersione verso terra l’intero impianto verrebbe disalimentato; sarebbe meglio avere un differenziale per ogni circuito (più costoso).

Inoltre va notato come viene chiarito nello schema che la mess a terra (PE) non viene mai interrotta da nessun interruttore o sezionatore e distribuita separatamente.

interruttore o sezionatore e distribuita separatamente. Schema unifilare minimo con un solo interruttore generale

Schema unifilare minimo con un solo interruttore generale magnetotermico e differenziale e quattro circuiti derivati protetti da magnetotermici

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Elaborato di progetto di un quadro elettrico per abitazione Corso di Base di Impianti Elettrici

Elaborato di progetto di un quadro elettrico per abitazione

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Elaborato di progetto per distribuzione ad uso ufficio con sezione sotto trasformatore di isolamento Corso

Elaborato di progetto per distribuzione ad uso ufficio con sezione sotto trasformatore di isolamento

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Elaborato di progetto per distribuzione trifase a tre palazzine Corso di Base di Impianti Elettrici

Elaborato di progetto per distribuzione trifase a tre palazzine

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