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Alle origini dellAlleanza cooperativa: i gruppi dirigenti europei e lInternational Co-operative Alliance (1895-1913)

Universit LUMSA, Roma 24-25 febbraio 2015

Cooperazione e Mutualismo
Influenze e suggestioni internazionali attraverso le pagine della Cooperazione italiana
(1887-1913)
Gianni Silei
Universit di Siena

[trascrizione della comunicazione priva di note e riferimenti bibliografici


da non citare senza il consenso dellautore]

Il 24 gennaio 1913, la prima pagina della Cooperazione Italiana riport in grande evidenza il testo della
prima relazione del Comitato Esecutivo dellAlleanza Cooperativa Internazionale:
Questa nota si leggeva nel corsivo riportato in calce al testo porta in s limpronta di un
documento di alto valore storico []. [Essa] come la voce del nuovo stato in formazione; i primi atti
ufficiali del futuro governo che, dalla sede centrale invia i suoi messaggi al popolo e a lui traccia le vie
da battere.
Una visione internazionale, anzi internazionalista dellAlleanza quella contenuta in queste poche righe di
accompagnamento che rappresentava il punto di approdo di un lungo percorso che lorgano della Lega
Nazionale delle Cooperative e della Federazione Nazionale delle Societ di Mutuo Soccorso aveva da
sempre seguito con attenzione.
Questo mio intervento intende allora ricostruire, sia pure nelle sue linee generali e rimandando agli atti
per una versione pi ampia ed approfondita, alcune delle tappe principali di questo percorso
evidenziando le suggestioni e i riflessi provenienti da fuori i confini nazionali sulle pagine del foglio del
cooperativismo e del mutualismo italiano dalla sua nascita, nel 1887, fino alla vigilia della Grande guerra
mettendo a confronto le direzioni di Romussi (1887-1895) Maffi (1895-1912) e Vergnanini (1912-1913).

La Cooperazione di Romussi
La cooperazione ha finalmente anche in Italia un giornale che ne propugner i molteplici interessi, che
ne accoglier le forze sparse, che sar il tramite delle associazioni per comunicare tra loro, per
aiutarsi. Cos il primo numero della Cooperazione italiana. Quello che sarebbe stato un continuo
richiamo alle esperienze provenienti da fuori Italia fu ribadito dalla pubblicazione, in quello stesso
numero, di due articoli di saluto firmati da Wansittart Neale [scritto con la doppia V]e da Giorgio
Holyoake, padri fondatori del movimento cooperativo. A seguire, nei numeri immediatamente
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successivi, ulteriori contributi di plauso da parte di esponenti della Federazione Internazionale, a


cominciare da Auguste Fougerousse e dallo stesso George Holyoake.
La presenza di contributi di cooperatori stranieri (oltre ai sopra citati ricordo su tutti Charles Gide)
avrebbe rappresentato una costante sin dai primissimi numeri. Sul periodico diretto da Romussi
apparvero inoltre con regolarit articoli, alcuni scritti dai redattori altri semplicemente ripresi da giornali
o fogli stranieri e tradotti in italiano (su tutti tratti dalle Cooperative News e Les Cooperateurs franais), che
parlavano del movimento cooperativistico europeo o con intenti meramente descrittivi o per fornire
indicazioni utili sul piano organizzativo e gestionale. A ci si aggiunsero articoli sulla legislazione
inerente la cooperazione e il mutuo soccorso e i resoconti dei vari congressi nazionali delle societ dei
cooperatori. I paesi maggiormente seguiti erano innanzitutto lInghilterra (con molti articoli sulle origini
e lo sviluppo del movimento cooperativo e delle Trade Unions) e poi, a seguire, la Francia, la Germania
(molta attenzione veniva ad esempio rivolta alla legge sul riposo festivo) e il Belgio (soprattutto per
lesperienza delle banche popolari, delle case operaie e delle Case del popolo).
A partire dal 1887 e fino al 1889, La Cooperazione pubblic a scadenze regolari, spesso in prima pagina,
profili o aneddoti biografici di grandi figure del movimento cooperativo internazionale curati dalla
propria redazione oppure, soprattutto allinizio, ripresi e tradotti da organi della cooperazione stranieri:
Godin, Schulze-Delitzsch, Holyoake, Vansittart Neale. Significativi, per avere un quadro di chi fossero
le figure di riferimento ideali fuori dai confini nazionali, sono inoltre anche i necrologi, taluni scarni,
altri pi lunghi ed articolati (qualcuno anchesso tradotto da contributi pubblicati allestero). Si cominci
nel dicembre del 1888 con Alfredo De Courcy, definito il pi valido propagatore dellassicurazione
attraverso le Assurances gnrales e si prosegu con Jean (anzi Giovanni) Dollfus, fino al ricordo
commosso di Edward Vansittart Neale, uscito in prima pagina nellottobre del 1892 e accompagnato da
un suo articolo dedicato allItalia scritto nel dicembre del 1887.
In questopera di apostolato dellidea cooperativa, volta a far conoscere ai lettori italiani le origini del
movimento, si aggiunse la pubblicazione a puntate di alcuni contributi sulla storia della cooperazione
fuori dItalia. Si cominci ovviamente con la storia dei probi pionieri di Rochdale di Holyoake
pubblicata in compendio, a puntate, a partire dal 1890. E proprio la Storia dei probi pionieri, raccolta in un
volume, avrebbe inoltre inaugurato la Biblioteca della cooperazione italiana.
Sempre nel corso dei primi anni della rivista vennero pubblicate cronache con le impressioni di viaggio
di alcuni corrispondenti del giornale in visita ad organismi cooperativi stranieri. Cito, tra queste, quelle
di Luigi Buffoli a Ginevra, a Parigi e in Inghilterra, uscite nel 1888. Particolarmente interessante, sempre
a proposito di corrispondenze, fu anche il sunto di Lorenzo Ponti sui lavori del Congresso
internazionale delle societ cooperative di consumo tenutosi a Parigi nei palazzi del Trocadero
nellambito delle manifestazioni dellEsposizione universale del 1889.
Questa crescente opera di dialogo e confronto con le esperienze provenienti da oltre confine si and
progressivamente organizzando. Per prime, a partire dal marzo 1890, furono sistematizzate le notizie
sulla Cooperazione allestero che divennero da questo momento in poi una rubrica fissa: i buoni rapporti
della nostra Federazione coi sodalizi esteri ci forniscono ogni giorno in maggior copia notizie di cui
bene far tesoro recita la breve nota di presentazione che inaugurava questo spazio.
Anche la rubrica Libri e giornali (successivamente periodici) inizialmente scarna e prevalentemente
incentrata su documentazione interna inizi a popolarsi di contributi, in lingua o tradotti, provenienti da
oltre confine. Si inizi nel 1890 citando, direi significativamente, Les banques populaires di Alphonse
Courtois. Seguirono, nei mesi successivi, in una nuova rubrica intitolata Bibliografia, curata da Ercole
Bassi, La richesse et le bonheur di Adolphe Coste. Tra i periodici stranieri, i cui sommari cominciarono ad
essere citati per esteso con regolarit dal 1892, compaiono El Previsor di Barcellona e quindi Les
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Cooprateurs Belges di Bruxelles, Les Cooprateurs franais e Cooprateurs et Mutualistes Franais di Parigi,
LEmancipation di Nmes, Le Devoir.
Divenuta quindicinale nel 1892, lanno successivo La Cooperazione adott un nuovo formato editoriale a
quattro colonne senza tuttavia modificare sostanzialmente le rubriche e limpostazione generale. Nel
1893, dopo un fase di pausa, inizi la pubblicazione, tratta dal Cooprateur Belges e tradotta da Lorenzo
Ponti, dei profili dei Dodici apostoli della cooperazione. La rubrica cominci con Fourier, Vansittart Neal e
Giorgio-Giacobbe Holyoake e quindi, nei numeri successivi, si parl di Buchez salvo poi interrompersi
bruscamente. Si sarebbe tornati a parlare dei pionieri della cooperazione nel 1894, quando Enrico Bassi
firm un sunto di una conferenza su Fourier di Charles Gide, e nellagosto del 1895 in un breve articolo
dedicato a Roberto Owen.
Il legame con il movimento cooperativo britannico restava assai forte. Inizialmente caratterizzato da
una sorta di soggezione, esso si fece tuttavia man mano sempre pi articolato. In occasione del Sesto
congresso dei cooperatori italiani di Milano il dibattito ruot proprio intorno al raffronto tra il caso
britannico e quello italiano e pi in generale alla questione cooperazione, socialismo e lotta di classe e la
relazione del segretario generale della Co-operative Union J.C. Gray accese un serrato botta e risposta tra
che coinvolse, tra gli altri, Lazzari, Romussi e Gnocchi-Viani.
Nel frattempo, dopo una lunga e laboriosa preparazione che aveva coinvolto le varie rappresentanze
nazionali, erano maturati i tempi per la nascita dellAlleanza Cooperativa Internazionale. Un saluto
[cito] ai cooperatori inglesi [...] che fino dal primo Congresso cooperativo italiano nel 1886 diedero il
battesimo alle nostre prime armi, che attraverso a cinque Congressi ci seguirono venne cos indirizzato
da Antonio Maffi in un breve intervento nel quale di informavano i lettori dei nomi dei delegati della
Lega inviati a Londra. Un sunto delle deliberazioni, nel quale si dava notizia innanzitutto che le
Associazioni e gli individui partecipanti avevano costituito la International Cooperative Alliance,
continuando cos lopera iniziata dal compianto Edoard [sic] Vansittart Neale sarebbe poi stato
pubblicato nellottobre successivo.
La lunga direzione Maffi (1895-1912)
Nel dicembre del 1895 La Cooperazione pass sotto la direzione di Antonio Maffi. In concomitanza con
questo cambio di direzione, il periodico mut la veste grafica: restavano le quattro colonne che vennero
tuttavia corredate delle pregevoli illustrazioni di Giacomo Campi (autore della celebre testata) e di
Guido Bertini (autore dei fregi).
Maffi riorganizz sin dai primi numeri le rubriche del giornale, rendendole pi individuabili
graficamente grazie al ricorso alla titolazione illustrata. Dal gennaio 1896 ripresero le pubblicazioni,
corredate dal ritratto a due colonne, delle biografie illustrate dei migliori e pi ferventi cooperatori
dellItalia e dellestero raggruppate sotto il titolo Collana dei veri apostoli di civilt. Ad inaugurare la
fortunata rubrica fu il profilo di Edoardo Vansittart Neale, seguirono poi, rimanendo ai personaggi
stranieri, Jesse Clement Gray, Friedrich Schenck, John Mitchell, Eugenio Rostand, Henry Wolff,
Giorgio Jacob Holyoake, Carlo Wrabetz, De Boyve, il conte di Chambrun, lolandese Elias, Charles
Frdric Robert, Schulze-Delitzsch, Hntschke, Gide, Francotte, Mabilleau.
Non mancarono gli articoli che accompagnarono la notizia della scomparsa di alcune grandi figure
internazionali: ricordo qui quelli dedicati a Boycott, a Guglielmo Gladstone (al quale fu dedicato un
ulteriore articolo di approfondimento dedicato al suo impegno a favore della cooperazione), a
Guglielmo Liebknecht, a Herbert Spencer, fino ovviamente a George Jacob Holyoake, scomparso nel
gennaio del 1906 e al quale fu addirittura dedicato uno speciale opuscolo di 64 pagine.

Il censimento degli indici delle riviste estere, che aveva rappresentato una costante sotto la direzione di
Romussi, scomparve. A partire dallaprile 1896 riapparve, riorganizzata nei contenuti e nella grafica lo
spazio Bibliografia, curato da Ercole Bassi, che subito si popol anche di alcuni volumi (pochi per la
verit) editi oltre confine. Anche questo spazio scomparve abbastanza rapidamente, sostituito a partire
dai primi numeri del 1900 da una nuova rubrica Pubblicazioni utili (presto ribattezzata Libri nuovi)
inaugurata significativamente da una nota sulla pubblicazione degli scritti di Marx, Engels e Lassalle.
Dal primo gennaio 1897, in esecuzione di Congressi di Roma e di Firenze, e soprattutto per rispondere
a un bisogno vivamente sentito dalle Societ cooperative di tutta Italia La Cooperazione italiana era
intanto diventata settimanale. In concomitanza con questo importante cambiamento, al quale si
aggiunse sul piano grafico il periodico inserimento di immagini fotografiche, proprio le notizie
provenienti dallestero furono raggruppate nella nuova rubrica Oltralpe e Oltremare. Qui i resoconti delle
principali esposizioni internazionali, dei lavori dei principali congressi nazionali delle societ
cooperative straniere, i temi trattati nei vari convegni e congressi di studio internazionali su questioni
cooperative, mutualistiche e sociali e il panorama sulle caratteristiche del movimento cooperativo nei
vari paesi furono trattati con crescente attenzione.
Se fino agli anni 90 lattenzione era sostanzialmente rimasta focalizzata sulle realt pi vicine o
tradizionalmente pi avanzate sotto il profilo numerico ed organizzativo (Inghilterra, Francia,
Germania, Belgio, Svizzera, Stati Uniti, limpero austro-ungarico). Con larrivo del nuovo secolo,
inizialmente attingendo ad articoli di altre testate poi con contributi curati da redattori interni, i lettori
della Cooperazione italiana poterono invece contare anche su informazioni sempre pi ampie e dettagliate
su molti altri paesi: la Russia (per la quale si manifest un interesse crescente, culminato in alcuni
articoli a commento degli eventi della rivoluzione del 1905 contro la secolare autocrazia degli czars e
nelle cronache del primo Congresso cooperativo del 1908), la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la
Finlandia, lIrlanda, la Spagna, la Serbia, la Romania, la Bulgaria, perfino lAustralia, il Sud Africa, la
Tunisia e lArgentina (ma in questi ultimi due casi, a dire il vero, linteresse molto aveva a che fare con
la presenza di immigrati italiani), il Giappone e addirittura il Polo Nord. In un articolo del 1902 sul
tema dei conflitti tra capitale lavoro, Maffi giunse a citare lesempio della legislazione neozelandese
sullarbitrato obbligatorio che era riuscita a suo dire a portare la completa sicurezza nella vita
economica del paese [], garantire agli industriali e agli operai lequo e controllato svolgimento delle
loro singole energie.
Con lavvicinarsi del nuovo secolo lattenzione si and intanto allargando anche al versante
mutualistico-previdenziale, come testimoniarono i primi articoli sulla legislazione inglese sugli infortuni
sul lavoro e sulle pensioni operaie francesi usciti in concomitanza con la convocazione del Congresso
nazionale sulla previdenza di Milano del maggio 1900. Non si trattava evidentemente di un interesse
isolato, di l a poco, proprio dopo quel Congresso, La Cooperazione italiana sarebbe infatti divenuta
Monitore della Lega Nazionale e della Federazione Italiana delle Societ di Mutuo Soccorso.
Con lavvio delle prime riforme sociali in et giolittiana, il dibattito sulle questioni previdenziali si fece
quindi pi puntuale e anche il richiamo alle esperienze estere (in particolare quella inglese, francese,
belga e ovviamente quella delle assicurazioni tedesche) che inizialmente era ruotato attorno ai principi
generali (carattere libero o legale, cio obbligatorio della previdenza) si fece pi tecnico e specifico grazie
anche ai resoconti dei periodici congressi nazionali ed internazionali su assistenza e assicurazioni sociali
che si susseguirono in quegli anni, Cito, in particolare i Congressi Internazionali della mutualit e il suo
Ufficio Internazionale permanente di studi e statistica nati nel 1905 e fortemente voluti proprio dai
delegati italiani.
Il 1906 rappresent un importante spartiacque per una serie di importanti eventi: per cia degli
appuntamenti congressuali culminati nella stipula della Triplice Alleanza dei lavoratori e per il Terzo
Congresso Internazionale della Mutualit innanzitutto, ma anche per lEsposizione internazionale
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milanese, con il fiore allocchiello del Padiglione della Previdenza [cito dalla Cooperazione Italiana] dalle linee
eleganti e severe e linaugurazione del traforo del Sempione, entrambi monumento moderno alla
tecnica e, come scrisse Maffi, apoteosi della laboriosit italiana. Cooperazione, mutualit, resistenza
furono da quel momento le parole dordine declinate sul versante interno come su quello internazionale
(con particolare attenzione ai giudizi seguiti alla stipula della Triplice), sulle pagine del foglio di Maffi.
Dopo il 1906 anche il confronto con le esperienze provenienti da fuori confine sembr cambiare di
toni e di contenuti. Il ruolo di spicco nei Congressi internazionali della mutualit (culminata nella
decisione di stabilire in Italia per tre anni la residenza della Federazione Internazionale della Mutualit)
sembrarono conferire un maggiore vigore allazione degli organismi italiani. A conferma di ci, nel
gennaio del 1907, giunse lannuncio della convocazione del Congresso dellAlleanza Cooperativa
Internazionale di Cremona.
Fino a quel momento gli articoli dedicati a questa organizzazione si erano generalmente concentrati in
prossimit dei suoi principali appuntamenti congressuali ed erano stati assai stringati nei contenuti.
Tuttal pi si era insistito sul carattere neutrale del sodalizio (lAlleanza non si occupa n di politica n
di religione). Non erano mancate relazioni dettagliate dei lavori dei vari Congressi (soprattutto di
quello di Delft) ma lattenzione era andata progressivamente scemando. Nonostante lampio numero di
partecipanti, il pi alto registrato fino a quel momento, il Congresso di Manchester del luglio 1902, al
quale parteciparono per lItalia Ponti, Maffi, Guasti e Luzzatti, era stato menzionato in poche righe.
Con il Congresso di Cremona del 1907, voluto da Wolff in luogo della candidatura svizzera promossa
da Hans Mller, il movimento italiano otteneva invece il suo pieno riconoscimento ed entrava
definitivamente nel novero di quelli pi importanti del continente. In realt, in quella che La
Cooperazione Italiana defin una Babele di idiomi, contraddistinta da un clima tuttaltro che sereno per
via di numerose divergenze proprio tra Wolff (che usc da quellappuntamento dimissionario) e i
delegati tedeschi, i risultati concreti ottenuti furono minimi. Bloccato da questioni pregiudiziali, il
Congresso come si lament il giornale di Maffi sfior appena le due questioni su cui Garibotti e
Vergnanini avevano impostato le loro relazioni. E cos - si chiosava - con mediocre soddisfazione dei
congressisti, con scarsi risultati, e con poca solennit fin il settimo Congresso dellAlleanza
Internazionale cooperativa.
Le vicende dellAlleanza Cooperativa Internazionale continuarono comunque ad essere seguite sin delle
successive riunioni dei suoi organi direttivi. Non sorprende tuttavia che ad Amburgo la delegazione
italiana e le cooperative rappresentate fossero sostanzialmente ridotte ai minimi termini.
La direzione Vergnanini (1912-1913)
La morte di Antonio Maffi apriva una nuova e per certi versi difficile fase per il foglio della
cooperazione e della mutualit.
A partire dai numeri di novembre, quando le notizie provenienti da oltre confine cominciarono ad
essere raggruppate in agili resoconti sotto la voce Nel mondo (contraltare della rubrica In Italia)
nellambito di una riorganizzazione grafica che abbandonava la titolazione illustrata e che avrebbe
riunito poi in un unico spazio le Notizie sul movimento della Cooperazione, della Mutualit e della Previdenza.
Nel 1913 lazione di propaganda e di confronto con le esperienze internazionali riprese con ulteriore
vigore tanto sul versante mutualistico-previdenziale (con un lungo articolo a puntate sullo stato delle
assicurazioni operaie in Europa) quanto su quello cooperativistico. In questo ambito, si leggeva in un
redazionale, il movimento cooperativo italiano versava ancora in uno stato di inferiorit e doveva
perci ulteriormente modernizzarsi. Al progresso della cooperazione di consumo in Inghilterra ma
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anche in altri paesi (ad esempio in Germania) furono dedicati altri contributi. A sostegno dellazione
cooperativa nello Stato futuro sarebbe inoltre giunto, in giugno, il testo di un lungo intervento di
Sidney Webb. Era linizio di una riflessione, protrattasi per alcuni numeri, sullo stato e il futuro della
nuova cooperazione in Inghilterra e pi in generale in Europa al quale partecip anche Alessandro
Schiavi.
Gli appuntamenti congressuali delle principali organizzazioni europee ed internazionali ed i convegni
internazionali furono seguiti con rinnovata attenzione, stavolta separando le notazioni critiche e i
giudizi degli articolisti dalla documentazione ufficiale. Questo rilancio coincise con quello dellazione
dellAlleanza Cooperativa Internazionale e cos allinizio del 1913, con la prima nota dellUfficio
direttivo con cui ho aperto il mio intervento di oggi, non solo lAlleanza tornava sulle pagine della
Cooperazione ma lo faceva nellambito di unampia trattazione che occup quasi interamente la prima
pagina.
Il Congresso di Glasgow fu dunque salutato in nome dellInternazionale cooperativo con una lunga serie di
articoli a tutta pagina che ripercorrevano le principali tappe storiche dellAlleanza, descrivevano i lavori
dellassemblea e commentavano le decisioni prese. Due pagine intere, corredate da fotografie ed
illustrazioni, descrivevano inoltre ai lettori italiani le impressioni dei delegati nel visitare i luoghi di in
quello che veniva descritto come un vero e proprio pellegrinaggio alla Mecca della Cooperazione.
Era questo il segnale di un rinnovato impegno propagandistico che non soltanto dettato dalle
imminenti elezioni politiche in Italia.
Conclusioni
Nel testo pubblicato sulla Cooperazione Italiana a commento della relazione del Comitato Esecutivo
dellAlleanza Cooperativa Internazionale del 1913 con il quale ho aperto il mio intervento si leggeva:
La sua intonazione cos sicura e serena ti asfonde unimpressione di fede irresistibile. Si sente in essa la
rivelazione di una verit destinata a vincere tutti gli ostacoli; lannunzio di una fase storica che sta
maturando i suoi destini e che gi si manifesta nel progressivo dilagare del pensiero e dellazione
cooperativa.
In mezzo allagitata vita economica e politica, che si svolge in una tumultuosa ridda di ingordigie, di
sopraffazioni, di prepotenze, di ambizioni e di delitti; che si regge sul diritto della forza e delle armi gi
si annuncia nel paziente lavoro di apostolato, spronato dal bisogno di purificare la societ dalle brutture
della miseria e dello sfruttamento, il popolo della nuova civilt.
Un auspicio e una visione, questi, che preannunciavano una stagione di ulteriore rilancio degli ideali di
fratellanza, giustizia e di solidariet tra i popoli.
Apprestandosi ad entrare nel suo 28 anno di vita, la Cooperazione Italiana chiudeva quel 1913 con un
ultimo, forte richiamo: prepariamoci ad utilizzare nel miglior modo possibile lanno nuovo. Un
richiamo questo destinato ad essere cancellato di l a poco, insieme al sogno di un internazionalismo
cooperativo e mutualistico dallo scoppio del primo conflitto mondiale.