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Esperienze, volti e immagini del tempo libero e delle professioni N.1 Novembre-Dicembre 2014 In questo numero

Esperienze, volti e immagini del tempo libero e delle professioni

N.1 Novembre-Dicembre 2014

Esperienze, volti e immagini del tempo libero e delle professioni N.1 Novembre-Dicembre 2014 In questo numero
In questo numero Editoriale Come quel sogno di Geppetto Restauro di un tavolo da cucina Lettera
In questo numero
Editoriale
Come quel sogno di Geppetto
Restauro di un tavolo da cucina
Lettera a San Giuseppe
Intervista a Fernando Meo
Io sono un Hobbista. Parte II
Introduzione agli utensili per la tornitura
Pag. 1
Il découpage. Parte II
Sulla strada di Tucson. Parte II
Scultura
Costruzione Pialla jointer low angle
Il panettone
Tornire il legno non stagionato
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16
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1
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9
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12
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Pag. 14
I perchè di una scelta. . . e non mi riferisco alla pro- posta di <aArca Magazine : quella . . . è stata un’iniziativa di Fabri- zio cui tutti abbiamo dato se- guito pensando che fosse poco più della mia vecchia idea di una newsletter per riprendere i contatti con alcuni amici che non navigavano più con noi. L’idea ha preso forma e consistenza, ma soprat- tutto già dal numero zero non era più l’idea di Fabrizio o dello Staff, ma di Cecco, Francesco, Lu- ca, Tiziana, Emanuele, Giancarlo, Nicola, Giuliano che con lo stesso spirito di gratuità hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro conoscenza per fare di Arca Magazine una rivista interessante fin da subito. Infine, il numero zero ha visto la luce con una quantità di download insperata e con un’accoglien- za entusiastica, anche da persone che a seguito di questa iniziativa sono risalite sul’Arca. A quel punto uno di noi ha posto la questione: foglietto integrativo al forum come prima o rivista vera e propria con tutti i crismi e le ceralacche? Al di là del dibattito interno alla Redazione, rima- neva un ostacolo apparentemente insormontabile: la disponibilità di un Giornalista che svolgesse il ruolo di Direttore Responsabile. Ma “la fortuna aiuta gli audaci”, così un giorno arriva una mail da Antonio (un altro siculo!) che ci offre alcuni suggerimenti sia per migliorare il prodotto, sia per essere in regola con la normativa in materia spie- gandoci cosa fare in un caso e nell’altro. E giù a spiegarci per bene vantaggi e svantaggi delle due opzioni, in termini organizzativi ed economici, ma soprattutto, si è reso disponibile ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile! Così è stato facile fare due conti (una somma e una divisione) e decidere che potevamo e volevamo fare di Arca Magazine una rivista a tutti gli effetti Nel frattempo anche Francesco si è unito alla reda- zione, sta apportando dei contributi professionali molto importanti. E vogliamo ringraziarlo per il suo apporto (fondamentale) e l’entusiasmo con il quale si è offerto volontario. Da lì in avanti è stata solo una questione di carte, che sono state invece il sollazzo dell’Editore tra Tribunali e Cancellerie, e che al momento di an- dare “in stampa” ha ancora il magico numero di pratica: 1402. E di ArcaVideo vogliamo parlarne? Sì, ma nel prossimo numero. . . Amedeo. Come quel sogno di Geppetto Mai credo sia capitato pri- ma, che un forum su inter- net generi una rivista, un canale video e chissà cos’al- tro in futuro. Anzi, di solito, avviene il contrario. Ma ciò è stato possibile e, soprat- tutto, lo sarà in futuro se rimarrà, anche in questi contesti, lo spirito del forum: ambienti dove ciascuno si sentirà a casa e magari protagonista assieme a tutti gli altri, co- me appunto su un’arca. Ma io non intendo solo questo! Nel recente passato il realizzare le cose in proprio, come gran parte delle attività professionali che coinvolgono l’aspetto manuale, era stato svalutato e destinato a una sorta di romantici e sentimentali nostalgici o a pensionati poco occupati. Depaupe- rando così invece un patrimonio del saper essere, oltre che del saper fare, che si è sempre riflesso nell’immensa produzione della manifattura italia- na che ha fatto grande e ancor oggi stimato nel mondo il nostro paese, con quel tanto invocato “made in Italy”, che non può ridursi al concetto anglosassone del luogo di produzione, valido per altri paesi. Quando nel mondo si evidenzia “Made in Italy” riferito ad un prodotto, il “realizzato” por- ta con sè tanti di quei valori, che la costruzione di per sé sparisce! Lo stile creativo, la cura dei dettagli e la ricercatezza dei particolari, l’esclusi- vità nella ricerca dei materiali, il retaggio storico, artistico e culturale legato a quel prodotto e tanto Arca Magazine N.1 1 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-1-3" src="pdf-obj-1-3.jpg">

I perchè di una

scelta. .

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I perchè di una scelta. . . e non mi riferisco alla pro- posta di <aArca Magazine : quella . . . è stata un’iniziativa di Fabri- zio cui tutti abbiamo dato se- guito pensando che fosse poco più della mia vecchia idea di una newsletter per riprendere i contatti con alcuni amici che non navigavano più con noi. L’idea ha preso forma e consistenza, ma soprat- tutto già dal numero zero non era più l’idea di Fabrizio o dello Staff, ma di Cecco, Francesco, Lu- ca, Tiziana, Emanuele, Giancarlo, Nicola, Giuliano che con lo stesso spirito di gratuità hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro conoscenza per fare di Arca Magazine una rivista interessante fin da subito. Infine, il numero zero ha visto la luce con una quantità di download insperata e con un’accoglien- za entusiastica, anche da persone che a seguito di questa iniziativa sono risalite sul’Arca. A quel punto uno di noi ha posto la questione: foglietto integrativo al forum come prima o rivista vera e propria con tutti i crismi e le ceralacche? Al di là del dibattito interno alla Redazione, rima- neva un ostacolo apparentemente insormontabile: la disponibilità di un Giornalista che svolgesse il ruolo di Direttore Responsabile. Ma “la fortuna aiuta gli audaci”, così un giorno arriva una mail da Antonio (un altro siculo!) che ci offre alcuni suggerimenti sia per migliorare il prodotto, sia per essere in regola con la normativa in materia spie- gandoci cosa fare in un caso e nell’altro. E giù a spiegarci per bene vantaggi e svantaggi delle due opzioni, in termini organizzativi ed economici, ma soprattutto, si è reso disponibile ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile! Così è stato facile fare due conti (una somma e una divisione) e decidere che potevamo e volevamo fare di Arca Magazine una rivista a tutti gli effetti Nel frattempo anche Francesco si è unito alla reda- zione, sta apportando dei contributi professionali molto importanti. E vogliamo ringraziarlo per il suo apporto (fondamentale) e l’entusiasmo con il quale si è offerto volontario. Da lì in avanti è stata solo una questione di carte, che sono state invece il sollazzo dell’Editore tra Tribunali e Cancellerie, e che al momento di an- dare “in stampa” ha ancora il magico numero di pratica: 1402. E di ArcaVideo vogliamo parlarne? Sì, ma nel prossimo numero. . . Amedeo. Come quel sogno di Geppetto Mai credo sia capitato pri- ma, che un forum su inter- net generi una rivista, un canale video e chissà cos’al- tro in futuro. Anzi, di solito, avviene il contrario. Ma ciò è stato possibile e, soprat- tutto, lo sarà in futuro se rimarrà, anche in questi contesti, lo spirito del forum: ambienti dove ciascuno si sentirà a casa e magari protagonista assieme a tutti gli altri, co- me appunto su un’arca. Ma io non intendo solo questo! Nel recente passato il realizzare le cose in proprio, come gran parte delle attività professionali che coinvolgono l’aspetto manuale, era stato svalutato e destinato a una sorta di romantici e sentimentali nostalgici o a pensionati poco occupati. Depaupe- rando così invece un patrimonio del saper essere, oltre che del saper fare, che si è sempre riflesso nell’immensa produzione della manifattura italia- na che ha fatto grande e ancor oggi stimato nel mondo il nostro paese, con quel tanto invocato “made in Italy”, che non può ridursi al concetto anglosassone del luogo di produzione, valido per altri paesi. Quando nel mondo si evidenzia “Made in Italy” riferito ad un prodotto, il “realizzato” por- ta con sè tanti di quei valori, che la costruzione di per sé sparisce! Lo stile creativo, la cura dei dettagli e la ricercatezza dei particolari, l’esclusi- vità nella ricerca dei materiali, il retaggio storico, artistico e culturale legato a quel prodotto e tanto Arca Magazine N.1 1 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-1-11" src="pdf-obj-1-11.jpg">

e non mi riferisco alla pro- posta di Arca Magazine: quella

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è stata un’iniziativa di Fabri- zio cui tutti abbiamo dato se- guito pensando che fosse poco più della mia vecchia idea di una newsletter per riprendere i contatti con alcuni amici che non navigavano più con noi.

L’idea ha preso forma e consistenza, ma soprat- tutto già dal numero zero non era più l’idea di Fabrizio o dello Staff, ma di Cecco, Francesco, Lu- ca, Tiziana, Emanuele, Giancarlo, Nicola, Giuliano che con lo stesso spirito di gratuità hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro conoscenza per fare di Arca Magazine una rivista interessante fin da subito.

Infine, il numero zero ha visto la luce con una quantità di download insperata e con un’accoglien- za entusiastica, anche da persone che a seguito di questa iniziativa sono risalite sul’Arca.

A quel punto uno di noi ha posto la questione:

foglietto integrativo al forum come prima o rivista vera e propria con tutti i crismi e le ceralacche?

Al di là del dibattito interno alla Redazione, rima- neva un ostacolo apparentemente insormontabile:

la disponibilità di un Giornalista che svolgesse il ruolo di Direttore Responsabile. Ma “la fortuna aiuta gli audaci”, così un giorno arriva una mail da Antonio (un altro siculo!) che ci offre alcuni suggerimenti sia per migliorare il prodotto, sia per essere in regola con la normativa in materia spie- gandoci cosa fare in un caso e nell’altro. E giù a spiegarci per bene vantaggi e svantaggi delle due opzioni, in termini organizzativi ed economici, ma soprattutto, si è reso disponibile ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile!

Così è stato facile fare due conti (una somma e una divisione) e decidere che potevamo e volevamo fare di Arca Magazine una rivista a tutti gli effetti Nel frattempo anche Francesco si è unito alla reda- zione, sta apportando dei contributi professionali molto importanti. E vogliamo ringraziarlo per il

suo apporto (fondamentale) e l’entusiasmo con il quale si è offerto volontario.

Da lì in avanti è stata solo una questione di carte, che sono state invece il sollazzo dell’Editore tra Tribunali e Cancellerie, e che al momento di an- dare “in stampa” ha ancora il magico numero di pratica: 1402.

E di ArcaVideo vogliamo parlarne? Sì, ma nel

prossimo

numero. .

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Come quel sogno di Geppetto

Mai credo sia capitato pri- ma, che un forum su inter- net generi una rivista, un canale video e chissà cos’al- tro in futuro. Anzi, di solito, avviene il contrario. Ma ciò è stato possibile e, soprat- tutto, lo sarà in futuro se rimarrà, anche in questi contesti, lo spirito del forum: ambienti dove ciascuno si sentirà a casa e magari protagonista assieme a tutti gli altri, co- me appunto su un’arca. Ma io non intendo solo questo!

I perchè di una scelta. . . e non mi riferisco alla pro- posta di <aArca Magazine : quella . . . è stata un’iniziativa di Fabri- zio cui tutti abbiamo dato se- guito pensando che fosse poco più della mia vecchia idea di una newsletter per riprendere i contatti con alcuni amici che non navigavano più con noi. L’idea ha preso forma e consistenza, ma soprat- tutto già dal numero zero non era più l’idea di Fabrizio o dello Staff, ma di Cecco, Francesco, Lu- ca, Tiziana, Emanuele, Giancarlo, Nicola, Giuliano che con lo stesso spirito di gratuità hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro conoscenza per fare di Arca Magazine una rivista interessante fin da subito. Infine, il numero zero ha visto la luce con una quantità di download insperata e con un’accoglien- za entusiastica, anche da persone che a seguito di questa iniziativa sono risalite sul’Arca. A quel punto uno di noi ha posto la questione: foglietto integrativo al forum come prima o rivista vera e propria con tutti i crismi e le ceralacche? Al di là del dibattito interno alla Redazione, rima- neva un ostacolo apparentemente insormontabile: la disponibilità di un Giornalista che svolgesse il ruolo di Direttore Responsabile. Ma “la fortuna aiuta gli audaci”, così un giorno arriva una mail da Antonio (un altro siculo!) che ci offre alcuni suggerimenti sia per migliorare il prodotto, sia per essere in regola con la normativa in materia spie- gandoci cosa fare in un caso e nell’altro. E giù a spiegarci per bene vantaggi e svantaggi delle due opzioni, in termini organizzativi ed economici, ma soprattutto, si è reso disponibile ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile! Così è stato facile fare due conti (una somma e una divisione) e decidere che potevamo e volevamo fare di Arca Magazine una rivista a tutti gli effetti Nel frattempo anche Francesco si è unito alla reda- zione, sta apportando dei contributi professionali molto importanti. E vogliamo ringraziarlo per il suo apporto (fondamentale) e l’entusiasmo con il quale si è offerto volontario. Da lì in avanti è stata solo una questione di carte, che sono state invece il sollazzo dell’Editore tra Tribunali e Cancellerie, e che al momento di an- dare “in stampa” ha ancora il magico numero di pratica: 1402. E di ArcaVideo vogliamo parlarne? Sì, ma nel prossimo numero. . . Amedeo. Come quel sogno di Geppetto Mai credo sia capitato pri- ma, che un forum su inter- net generi una rivista, un canale video e chissà cos’al- tro in futuro. Anzi, di solito, avviene il contrario. Ma ciò è stato possibile e, soprat- tutto, lo sarà in futuro se rimarrà, anche in questi contesti, lo spirito del forum: ambienti dove ciascuno si sentirà a casa e magari protagonista assieme a tutti gli altri, co- me appunto su un’arca. Ma io non intendo solo questo! Nel recente passato il realizzare le cose in proprio, come gran parte delle attività professionali che coinvolgono l’aspetto manuale, era stato svalutato e destinato a una sorta di romantici e sentimentali nostalgici o a pensionati poco occupati. Depaupe- rando così invece un patrimonio del saper essere, oltre che del saper fare, che si è sempre riflesso nell’immensa produzione della manifattura italia- na che ha fatto grande e ancor oggi stimato nel mondo il nostro paese, con quel tanto invocato “made in Italy”, che non può ridursi al concetto anglosassone del luogo di produzione, valido per altri paesi. Quando nel mondo si evidenzia “Made in Italy” riferito ad un prodotto, il “realizzato” por- ta con sè tanti di quei valori, che la costruzione di per sé sparisce! Lo stile creativo, la cura dei dettagli e la ricercatezza dei particolari, l’esclusi- vità nella ricerca dei materiali, il retaggio storico, artistico e culturale legato a quel prodotto e tanto Arca Magazine N.1 1 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-1-65" src="pdf-obj-1-65.jpg">

Nel recente passato il realizzare le cose in proprio, come gran parte delle attività professionali che coinvolgono l’aspetto manuale, era stato svalutato e destinato a una sorta di romantici e sentimentali nostalgici o a pensionati poco occupati. Depaupe- rando così invece un patrimonio del saper essere, oltre che del saper fare, che si è sempre riflesso nell’immensa produzione della manifattura italia- na che ha fatto grande e ancor oggi stimato nel mondo il nostro paese, con quel tanto invocato “made in Italy”, che non può ridursi al concetto anglosassone del luogo di produzione, valido per altri paesi. Quando nel mondo si evidenzia “Made in Italy” riferito ad un prodotto, il “realizzato” por- ta con sè tanti di quei valori, che la costruzione di per sé sparisce! Lo stile creativo, la cura dei dettagli e la ricercatezza dei particolari, l’esclusi- vità nella ricerca dei materiali, il retaggio storico, artistico e culturale legato a quel prodotto e tanto

altro ancora, fanno sì che il valore complessivo di quell’oggetto sia assolutamente non paragonabi- le ad( Antonio65 ) Nuovo Cinema Paradiso. 25 Anni dopo, a Los Angeles! Il grande capolavoro di Giuseppe Tornatore è stato restaurato in ver- sione digitale ad opera dell’Istituto Luce Cinecittà e Dolce & Gabbana. Il 10 Novembre 2014 si è tenuta l’anteprima mondiale, a Los Anegeles, del risultato di un grande lavoro di restauro durato circa sei mesi, ed effettuato presso il laboratorio “l’Immagine Ritrovata” di Bologna. La proiezione è avvenuta in occasione del festival Cinema Italian Style, che si tiene ogni anno a novembre, e costituisce una vetrina per il cinema Italiano, finalizzata a presentare al pubblico americano il film italiano candidato all’Oscar. La “voce” del grande maestro siciliano, Giuseppe Tornatore: La gente mi ferma ancora per strada a parlarmi di Nuovo Cinema Paradiso. Ricevo lettere, messaggi, articoli, inviti a presenziare alle proiezioni. Studenti se ne occupano per i loro saggi e le tesi di lauree [ ... ] Quella febbre che si vive nel momento in cui una pellicola comincia la sua vita nelle sale cinematografiche non si è ancora placata. La meravigliosa avventura a Hollywood in occasione dell’ Oscar per il miglior film straniero, il premio al Festival di Cannes, il Golden Globe, il Bafta, tutti gli altri premi e i festival internazionali in cui il film è stato presentato, sono bellissime sensazioni appena vissute [ ] ... (continua a Pag. 11) Arca Magazine N.1 2 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-2-3" src="pdf-obj-2-3.jpg">

altro ancora, fanno sì che il valore complessivo di quell’oggetto sia assolutamente non paragonabi- le ad altre manifatture. Per non parlare poi del nostro comparto agro-alimentare.

Questa lunga premessa per dirvi che mi auguro che la nostra rivista non vorrà essere la celebra- zione del dolce “fai da te” dei poco occupati, ma vorrà concorrere, seppur con molta modestia, alla conservazione di questi saperi, alla loro trasmis- sione e possa anche essere da stimolo a qualche giovane a cercare la propria realizzazione profes- sionale in questi ambiti, per fortuna tornati ad essere giustamente considerati. Senza però na- scondere la nostra piccola soddisfazione nel pos- sedere e mostrare pezzi unici fatti da noi stessi e che, comunque, in questo tempo di crisi consen- tono di avere la bellezza di un manufatto a costi inferiori rispetto al mercato, oltre la fierezza di averlo realizzato in base alle proprie e particolari esigenze.

Nel forum ho visto soluzioni mobiliari stupefa- centi, oggetti di grandissimo pregio, ma anche la trasmissione dei saperi, le consulenze qualifica- te, i consigli paterni e persino gli accesi dibattiti

- per fortuna! – che stimolano al confronto e alla crescita.

Nel tennis, il capi- tano della nazionale è un non giocatore. Ma sta a bordo cam- po, per scrutare do- v’è il risultato positi- vo e creare entusia- smo tra i giocatori. A me con Arca Magazi- ne è toccata la stessa cosa. Infatti io non sono un esperto – mi definirei un modesto appassionato - ma la mia favola preferita, la mia prima raccolta di figu- rine sono state “Pinocchio” e mi identifico spesso nel povero Geppetto che seppur con pochi attrezzi e un pezzo di legno, possedeva un grande sogno:

altro ancora, fanno sì che il valore complessivo di quell’oggetto sia assolutamente non paragonabi- le ad( Antonio65 ) Nuovo Cinema Paradiso. 25 Anni dopo, a Los Angeles! Il grande capolavoro di Giuseppe Tornatore è stato restaurato in ver- sione digitale ad opera dell’Istituto Luce Cinecittà e Dolce & Gabbana. Il 10 Novembre 2014 si è tenuta l’anteprima mondiale, a Los Anegeles, del risultato di un grande lavoro di restauro durato circa sei mesi, ed effettuato presso il laboratorio “l’Immagine Ritrovata” di Bologna. La proiezione è avvenuta in occasione del festival Cinema Italian Style, che si tiene ogni anno a novembre, e costituisce una vetrina per il cinema Italiano, finalizzata a presentare al pubblico americano il film italiano candidato all’Oscar. La “voce” del grande maestro siciliano, Giuseppe Tornatore: La gente mi ferma ancora per strada a parlarmi di Nuovo Cinema Paradiso. Ricevo lettere, messaggi, articoli, inviti a presenziare alle proiezioni. Studenti se ne occupano per i loro saggi e le tesi di lauree [ ... ] Quella febbre che si vive nel momento in cui una pellicola comincia la sua vita nelle sale cinematografiche non si è ancora placata. La meravigliosa avventura a Hollywood in occasione dell’ Oscar per il miglior film straniero, il premio al Festival di Cannes, il Golden Globe, il Bafta, tutti gli altri premi e i festival internazionali in cui il film è stato presentato, sono bellissime sensazioni appena vissute [ ] ... (continua a Pag. 11) Arca Magazine N.1 2 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-2-15" src="pdf-obj-2-15.jpg">

realizzare qualcosa di grande! Questo il mio au- spicio, ma soprattutto il mio impegno verso di voi tutti. Mi auguro quindi di riuscire a farvi divertire leggendoci ma soprattutto a coinvolgervi perché siate sempre protagonisti.

Antonio (Antonio65)

Nuovo Cinema Paradiso. 25 Anni dopo, a Los Angeles! Il grande capolavoro di Giuseppe Tornatore è
Nuovo Cinema Paradiso. 25 Anni dopo, a Los Angeles!
Il grande capolavoro di Giuseppe Tornatore è stato restaurato in ver-
sione digitale ad opera dell’Istituto Luce Cinecittà e Dolce & Gabbana.
Il 10 Novembre 2014 si è tenuta l’anteprima mondiale, a Los Anegeles,
del risultato di un grande lavoro di restauro durato circa sei mesi, ed
effettuato presso il laboratorio “l’Immagine Ritrovata” di Bologna. La
proiezione è avvenuta in occasione del festival Cinema Italian Style,
che si tiene ogni anno a novembre, e costituisce una vetrina per il
cinema Italiano, finalizzata a presentare al pubblico americano il film
italiano candidato all’Oscar.
La “voce” del grande maestro siciliano, Giuseppe Tornatore: La gente mi ferma ancora per strada a parlarmi
di Nuovo Cinema Paradiso. Ricevo lettere, messaggi, articoli, inviti a presenziare alle proiezioni. Studenti se ne
occupano per i loro saggi e le tesi di lauree [
...
]
Quella febbre che si vive nel momento in cui una pellicola comincia
la sua vita nelle sale cinematografiche non si è ancora placata. La meravigliosa avventura a Hollywood in occasione
dell’ Oscar per il miglior film straniero, il premio al Festival di Cannes, il Golden Globe, il Bafta, tutti gli altri premi e
i festival internazionali in cui il film è stato presentato, sono bellissime sensazioni appena vissute [ ] ...
(continua a Pag. 11)
Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-3" src="pdf-obj-3-3.jpg">

Restauro di un tavolo da cucina

Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavolo da restaurare da una signora. Il tavolo aveva un piano di melaminico fissato con chiodi da carpenteria, con evi- denti problemi di tarli nel telaio. Il piano in melaminico era sta- to montato da qualcuno in sostituzione di quel- lo originale perchè si erano rovinate le tavole in massello che lo componevano.

Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-9" src="pdf-obj-3-9.jpg">

La proprietaria mi ha raccontato che questo tavolo era finito in una casa in montagna e chiunque frequentas- se quella casa mette- va del suo su quel bel tavolo, riducendolo un disastro, tanto che ini- zialmente la signora voleva buttarlo al ma- cero. Tuttavia la proprietaria era (ed è) molto affe- zionata a quel tavolo, perchè le era stato lasciato della nonna.

Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-13" src="pdf-obj-3-13.jpg">

Da due conti somma- ri fatti insieme alla si- gnora, il tavolo aveva circa 80/90 anni. Le gambe erano fissate al- le traverse con chiodi a vista, e non vi era più colla. Sempre in base al racconto della pro- prietaria, i chiodi da carpenteria furono ap- plicati da un loro ami- co che, accortosi che le gambe del tavolo stavano lasciando la presa alle traverse, pensò bene che così facendo poteva ritor- nare stabile, ma così facendo le gambe risultarono ulteriormente danneggiate.

Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-17" src="pdf-obj-3-17.jpg">

Quel “rattoppo” venne fuori perchè la perso- na che se ne occupò, pensò che “tanto è da buttare”. Quindi deci- se di piantare dei chio- di. Io non uso mai chiodi nei miei lavori, al limite, se non pos- so farne a meno, uso viti e solo nelle zone nascoste.

Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-21" src="pdf-obj-3-21.jpg">

Il primo intervento è consistito nella ripro- duzione delle due spal- le da montare in cor- rispondenza di quelle mancanti, sagomando opportunamente un pezzo di noce. La co- pia della spalla è stata realizzata seguendo la forma di una di quelle ancora presenti nella gamba. Ho tracciato la sagoma appoggiando un pezzo di compensato su una spalla esistente, in modo da ottenere una una dima che mi ha permesso di riportare le misure sui pezzi di noce che ho usato. Per questo lavoro ho usato la sega a nastro e la carteggiatrice a nastro, e non ho usato fresatrice.

Restauro di un tavolo da cucina Un bel giorno ho preso in conse- gna un tavoloArca Magazine N.1 3 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-3-27" src="pdf-obj-3-27.jpg">

Il primo taglio della spalla con sega nastro è avve- nuto senza problemi su di un pezzo di noce squa- drato, seguendo il segno della matita. Per il se- condo taglio era importante far rimanere il pezzo nella posizione iniziale, altrimenti avrei rischiato di incastrare il pezzo o sagomarlo male.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-3" src="pdf-obj-4-3.jpg">

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzo appe- na tagliato nello stesso posto, mantenendo co- sì il pezzo come se fos- se un parallellepipedo. In questo modo non ho rischiato di recar danni alla lama, nel caso specifico una bi- metallica da 12 passo

3.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-9" src="pdf-obj-4-9.jpg">

Infine ho dovuto inci- dere il pezzo nuovo per seguire i disegni della gamba. Non so- no un asso in questo genere di lavori, e non avevo mai fatto nul- la che possa assomi- gliare ad una incisio- ne, ma ci ho provato, usando scalpelli picco- li e sgorbie “alla buo- na” seguendo la forma dell’esistente.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-13" src="pdf-obj-4-13.jpg">

Il piano in toulipier è stato realizzato in base ad un disegno di mas- sima realizzato dalla committente. Esso è composto di due riqua- dri simmetrici realizza- ti con perline da 10cm e tagliate con un ango- lo di 45. In questo mo- do sono gradualmente arrivato alla chiusura del riquadri. L’essenza è stata scelta per la sua leggerezza e per il fatto che la venatura assomiglia a quella del noce.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-22" src="pdf-obj-4-22.jpg">

Lo spazio centrale è stato “riempito” con una stella che avevo già preparato in pre- cedenza, e che è sta- ta scelta dalla commit- tente. La stella è stata realizzata con legno di rovere e wenge aventi spessore 5 mm, i quali sono stati alternati in modo opportuno (vedi figura a fianco). Infine so- no stati incollati su un foglio di compensato da 3mm. La stella dona un tocco geometrico che si intona con il disegno del piano stesso.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-29" src="pdf-obj-4-29.jpg">
Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-31" src="pdf-obj-4-31.jpg">

Prima di spianare il piano con la rotorbita- le, ne ho segnato accu- ratamente tutta l’area. Le traverse del telaio erano tarlate, non tut- te per la verità, due si salvavano. Ne ho so- stituite due, e quelle nuove le ho realizza- te in abete, selezionan- do pezzi senza nodi e sacche di resina.

Avendo in precedenza risanato la gola delle gambe, ho inserito le traverse nelle loro se- di fissandole con colla e viti interne mettendo anche un triangolo di legno per dare più sta- bilità. Il tavolo era do- tato di un solo cassetto ben conservato rispet- to al resto. Ho sostitui- to il fondo che era malandato e ho dovuto rifare le guide (in legno) con un po’ di rovere. Queste ultime erano consumate e tarlate.

Usando un pò di na- stro adesivo di carta sono riuscito a man- tenere il pezzoArca Magazine N.1 4 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-4-37" src="pdf-obj-4-37.jpg">
Le parti di legno vec- chio, ovvero gambe, traverse ed il cassetto, sono state trattate conSandro Garofoli Il cavallo e il maiale Un contadi- no possede- va un cavallo che da alcuni giorni giace- va sdraiato ri- fiutandosi di lavorare. Allora il contadino chiamò il veterinario che visitò il cavallo per il quale prescrisse una cura ricostituente, facendo presente che se dopo una setti- mana la cura non avesse avuto l’effetto desiderato si sarebbe dovuto soppri- mere l’animale. Il maiale, che aveva sentito il colloquio tra il medico ed il contadino, informò di questo fatto il cavallo che però non vi diede alcun peso. Dopo una settimana il contadino infor- mò il dottore che la situazione non era cambiata, dunque il dottore comunicò al contadino che avrebbe praticato un’i- niezione letale al cavallo. Il maiale, ascoltato il colloquio tra il padrone ed il medico, si affrettò ad informare il ca- vallo. Quando il medico arrivò trovò il cavallo che galoppava tranquillamente nel recinto mostrando chiari segni del suo benessere. Così l’iniezione letale non fu praticata ed il contadino eufori- co per l’avvenimento decise di offrire un pranzo a tutto il paese e per l’occasione uccise il maiale. Morale della favola: in ogni caso è meglio farsi i c. . . i propri! Giuseppe (lapin) Arca Magazine N.1 5 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-5-3" src="pdf-obj-5-3.jpg">

Le parti di legno vec- chio, ovvero gambe, traverse ed il cassetto, sono state trattate con tre mani di antitarlo. Successivamente sono state sigillate in sacchi

  • di plastica dai quali è

stata tolta l’aria mezzo

  • di un aspirapolvere, al

Le parti di legno vec- chio, ovvero gambe, traverse ed il cassetto, sono state trattate conSandro Garofoli Il cavallo e il maiale Un contadi- no possede- va un cavallo che da alcuni giorni giace- va sdraiato ri- fiutandosi di lavorare. Allora il contadino chiamò il veterinario che visitò il cavallo per il quale prescrisse una cura ricostituente, facendo presente che se dopo una setti- mana la cura non avesse avuto l’effetto desiderato si sarebbe dovuto soppri- mere l’animale. Il maiale, che aveva sentito il colloquio tra il medico ed il contadino, informò di questo fatto il cavallo che però non vi diede alcun peso. Dopo una settimana il contadino infor- mò il dottore che la situazione non era cambiata, dunque il dottore comunicò al contadino che avrebbe praticato un’i- niezione letale al cavallo. Il maiale, ascoltato il colloquio tra il padrone ed il medico, si affrettò ad informare il ca- vallo. Quando il medico arrivò trovò il cavallo che galoppava tranquillamente nel recinto mostrando chiari segni del suo benessere. Così l’iniezione letale non fu praticata ed il contadino eufori- co per l’avvenimento decise di offrire un pranzo a tutto il paese e per l’occasione uccise il maiale. Morale della favola: in ogni caso è meglio farsi i c. . . i propri! Giuseppe (lapin) Arca Magazine N.1 5 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-5-13" src="pdf-obj-5-13.jpg">

fine di creare un par- ziale sottovuoto. I pezzi sono stai lasciati lì per 25 giorni, la durata dell’incubazione delle eventuali uova depositate. Le parti nuove sono state trattate con antitarlo, a solo scopo preventivo. In quel ca- so l’antitarlo asciuga abbastanza velocemente, di conseguenza il ciclo della finitura è iniziato dopo due giorni, dopo aver trattato le parti stesse con levigatrice rotorbitale e grana da 120 fino a 320. Le parti vecchie sono state trattate con una 320 giusto per togliere i residui della vecchia patina.

Poi ho finito con mor- dente noce chiaro di- luito con acqua ed in- fine due mani di vetri- ficante per parquet. Al posto del vetrificante si poteva certamente usare la cera, magari su un fondo di gomma- lacca, ma avrei ottenu- to un risultato molto differente. La differen- za consiste nel fatto che con la finitura a vernice per parquet o “vetrificante” (termine impropria- mente usato), si ha una superficie liscia traspa- rente ma soprattutto resistente ai graffi ed a tutti quegli oggetti contenenti sostanze calde che di solito si appoggiano sul piano di un tavolo. Al contrario, con la finitura a cera si correrebbe il rischio di vedere aloni sotto i piatti caldi o sem- plice graffi appoggiando in modo poco attento di oggetti metallici.

Le parti di legno vec- chio, ovvero gambe, traverse ed il cassetto, sono state trattate conSandro Garofoli Il cavallo e il maiale Un contadi- no possede- va un cavallo che da alcuni giorni giace- va sdraiato ri- fiutandosi di lavorare. Allora il contadino chiamò il veterinario che visitò il cavallo per il quale prescrisse una cura ricostituente, facendo presente che se dopo una setti- mana la cura non avesse avuto l’effetto desiderato si sarebbe dovuto soppri- mere l’animale. Il maiale, che aveva sentito il colloquio tra il medico ed il contadino, informò di questo fatto il cavallo che però non vi diede alcun peso. Dopo una settimana il contadino infor- mò il dottore che la situazione non era cambiata, dunque il dottore comunicò al contadino che avrebbe praticato un’i- niezione letale al cavallo. Il maiale, ascoltato il colloquio tra il padrone ed il medico, si affrettò ad informare il ca- vallo. Quando il medico arrivò trovò il cavallo che galoppava tranquillamente nel recinto mostrando chiari segni del suo benessere. Così l’iniezione letale non fu praticata ed il contadino eufori- co per l’avvenimento decise di offrire un pranzo a tutto il paese e per l’occasione uccise il maiale. Morale della favola: in ogni caso è meglio farsi i c. . . i propri! Giuseppe (lapin) Arca Magazine N.1 5 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-5-19" src="pdf-obj-5-19.jpg">
Il cavallo e il maiale Un contadi- no possede- va un cavallo che da alcuni giorni
Il cavallo e il maiale
Un contadi-
no possede-
va un cavallo
che da alcuni
giorni giace-
va sdraiato ri-
fiutandosi di
lavorare. Allora il contadino chiamò il
veterinario che visitò il cavallo per il
quale prescrisse una cura ricostituente,
facendo presente che se dopo una setti-
mana la cura non avesse avuto l’effetto
desiderato si sarebbe dovuto soppri-
mere l’animale. Il maiale, che aveva
sentito il colloquio tra il medico ed il
contadino, informò di questo fatto il
cavallo che però non vi diede alcun
peso.
Dopo una settimana il contadino infor-
mò il dottore che la situazione non era
cambiata, dunque il dottore comunicò
al contadino che avrebbe praticato un’i-
niezione letale al cavallo. Il maiale,
ascoltato il colloquio tra il padrone ed
il medico, si affrettò ad informare il ca-
vallo. Quando il medico arrivò trovò il
cavallo che galoppava tranquillamente
nel recinto mostrando chiari segni del
suo benessere. Così l’iniezione letale
non fu praticata ed il contadino eufori-
co per l’avvenimento decise di offrire un
pranzo a tutto il paese e per l’occasione
uccise il maiale. Morale della favola: in
ogni caso è meglio farsi i
c. . .
i propri!
Giuseppe (lapin)
Lettera a San Giuseppe (Gerrit van Honthorst, San Giuseppe e il giovane Gesù, olio su tela,Arca Magazine N.1 6 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-6-3" src="pdf-obj-6-3.jpg">

Lettera a San Giuseppe

Lettera a San Giuseppe (Gerrit van Honthorst, San Giuseppe e il giovane Gesù, olio su tela,Arca Magazine N.1 6 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-6-7" src="pdf-obj-6-7.jpg">

(Gerrit van Honthorst, San Giuseppe e il giovane Gesù, olio su tela, 1620 CA., Museo Ermitage, San Pietroburgo)

Caro San Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalità e mi fermo per una mezz’oret- ta nella tua bottega di falegna- me per scambiare quattro chiac- chiere con te. Non voglio farti perdere tempo. Vedo che ne hai così poco, e la mole di lavo- ro ti sovrasta. Perciò, tu conti- nua pure a piallare il tuo legno, mentre io, seduto su una panca, in mezzo ai trucioli che profu- mano di resine, ti affido le mie confidenze. Non preoccuparti neppure di rispondermi. So, del resto che sei l’uomo del silenzio, e consegni i tuoi pensieri, pro- fondi come le notti d’Oriente, all’eloquenza dei gesti più che a quella delle parole.

Vedi, un tempo anche da noi le

botteghe degli artigiani erano il ritrovo feriale degli umili, vi si parlava di tutto, di affari, di donne, di amori, delle stagioni, della vita, della morte. Le cro- nache di paese trovavano lì la loro versione ufficiale, e i redat- tori dell’innocuo pettegolezzo quotidiano affidavano alle rapi- dissime rotative degli avventori la diffusione delle ultime noti- zie. Il tempo passava così lento, che gli intervalli scanditi ogni quarto d’ora dalla torre campa- naria sembravano un’eternità, ma forse era proprio questa lu- singa di eternità a rendere pre- ziosa un’opera di artigianato e a darle vita era proprio quella angosciante porzione di tempo che vi veniva rinchiusa.

Sembrava che la materia prima di una seggiola o di un vome- re non fosse tanto il legno od il ferro, ma il tempo; e che la fati- ca del fabbro o del carpentiere, del sarto o del calzolaio fosse quello di addomesticare i giorni comprimendoli nella materia e crearsi per un istinto di conser- vazione riserve di tempo negli otri delle cose prodotti dalle sue mani. Il tempo allora era impri- gionato nella materia come l’a- nima nel corpo, ruggiva dentro un oggetto e gli dava movenze di vita se non proprio l’accento della parola. Le cose nasceva- no perciò lentamente e con i tratti di una fisionomia irripe- tibile. Come un figlio, prima un atto d’amore, dolcissimo e

breve, poi nove mesi. Oggi purtroppo qui da noi di botteghe artigiane ne sono ri- masteArca Magazine N.1 7 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-7-3" src="pdf-obj-7-3.jpg">

breve, poi nove mesi.

Oggi purtroppo qui da noi di botteghe artigiane ne sono ri- maste veramente poche. Al loro posto sono subentrate le grandi aziende di consumo: non si ge- nera più, o meglio si concepisce solo l’archetipo, ma senza pas- sione e con molto calcolo. L’ar- chetipo poi, questo sordido er- mafrodita, riproduce con ritmi di allucinante rapidità, squalli- di sosia, con l’unico desiderio che campino poco.

Ed eccoli lì, allineati, questi ele- gantissimi mostriciattoli dalla vita breve, belli, ma senz’anima perfetti, ma senza identità, luci- di, ma indistinti. Non parlano perché non sono frutto di amo- re, non vibrano, perché nelle loro vene non ci sono più i fre- miti del tempo prigioniero. Si, Giuseppe! È proprio questa ane- mia di tempo che rende gelide le nostre opere.

Ecco, attraverso l’uscio socchiu- so, scorgo di là Maria intenta a ricamare un panno bellissi- mo, senza cuciture, tutto tessu- to d’un pezzo da cima a fondo. Probabilmente è la tunica di Ge- sù, ma non per quando nascerà, per quando sarà grande: gliela prepara fin d’ora, prima già che lui nasca.

Io non me ne intendo, e perciò non so se gli arabeschi che dise- gna con l’ago siano fatti a punto erba o a punto ombra. Forse so- no fatti a punto a croce. Una cosa, però, intuisco: che quan- do tuo figlio indosserà quella tunica, lui, l’eterno, si sentirà le spalle amorosamente protette

dal fragile tempo di sua Madre. Povera Maria. A suo figlio, vor- rebbe dargliela tutta intera la sua vita. Ma non può. Allo- ra gliene regala una porzione, fin da adesso, racchiusa nello scrigno di quella tunica. Forse un giorno, proprio per questo, sulla vetta del Golgota, gli uo- mini della Croce non vorranno lacerarla.

Oggi da noi, anche i ricami ven- gono fatti in serie. C’è una dit- ta, la quale ha inventato una macchina che fa i punti perfet- ti, e non soltanto quelli! E se tu dopo aver comprato in un negozio della città di san Fran- cesco, un guanciale disegnato o a “punto assisi”, la notte pen- si di poggiare il capo su un frammento di tempo regalatoti da un’anonima ricamatrice, bel- la come Santa Chiara, ti illudi amaramente.

Questo è forse il sacrilegio più grave della nostra civiltà. La di- struzione del tempo, e col tem- po dell’amore, della fantasia, della bellezza, dell’arte.

Abbiamo creduto che per fare un tavolo sia sufficiente il le- gno! Oh Dio! Riusciamo pu- re ad ammettere che per fare il legno ci vuole l’albero, e che per fare l’albero ci vuole il se- me. E perfino che per fare il seme ci vuole il fiore. Ma non abbiamo più il coraggio di con- cludere che per fare un tavolo ci vuole un fiore! E lo lasciamo dire solo ai poeti!

Ma se oggi qui da noi di bot- teghe artigiane è rimasto so- lo qualche nostalgico scampolo,

non è tanto perché non si ge- nera più, quanto perché ormai non si ripara più nulla.

Vedi Giuseppe in questi pochi minuti da che sto parlando con te sono già entrati nella tua bot- tega un bambino in lacrime con la ruzzola a cui rifare l’asse, una vecchietta con la scranna da im- pagliare di nuovo, un contadi- no con un mastello a cui si è in- fracidito una doga, un carrettie- re col mozzo di una ruota che si è sgranato dai raggi. Da noi non si usa più!

Quando un oggetto si è anche leggermente incrinato nella sua funzionalità, lo si mette da par- te senza appello. Del resto se nelle sue viscere non racchiu- de un’anima d’amore, per quale scopo accanirsi a ridare la vita ad un corpo già nato cadavere.

La nostra la chiamiamo perciò la civiltà dell’usa e getta! Al te- levisore che sta in cucina si è fulminato un relè, niente pau- ra! Viene messo da parte e so- stituito con un altro che ha il video registratore incorporato. Alla bambola che sembra sia stata sorpresa da un colpo apo- plettico perché si sono scaricate le pile, poco importa! Portala al bidone della spazzatura! Ne acquisteremo una di quelle che sono vendute con tanto di certi- ficato di nascita, si sposano, fan- no all’amore e vanno nei cam- peggi estivi. Al fucile giocattolo regalato al bambino il giorno di natale è caduto il grilletto? Presto fatto! Per la Befana sarà pronto un mitra col nastro delle pallottole attorno al carrello, o

addirittura un sottomarino lan- ciamissili con la verifica compu- terizzata degli obiettivi colpiti. Alla giacca diQUI ] Arca Magazine N.1 8 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-8-3" src="pdf-obj-8-3.jpg">

addirittura un sottomarino lan- ciamissili con la verifica compu- terizzata degli obiettivi colpiti. Alla giacca di fustagno è cadu- to un bottone? Al soprabito di velluto si è scucita la fodera? Al reggiseno di pizzo si è allentato l’elastico? A un paio di sandali si è staccata la fibbia? Non va- le la spesa ripararli! Porta via al macero, senza scrupoli. Anzi no! Un momento! Tra giorni passeranno quelli della Caritas parrocchiale. Così ci liberiamo il guardaroba da ingombri fasti- diosi, e poi, diamine! Aiutiamo la gente! Facendo contento il Signore il quale ha detto che i poveri li abbiamo sempre con noi.

Un angolo di paradiso, un gior- no, non ce lo negherà certa- mente, visto che ce lo stia- mo accaparrando, sia pure con i riciclaggi delle nostre cose superflue.

Ma che c’è Giuseppe! Vedo che ti sei fermato col martello, bran- dito a mezz’aria, e i tuoi occhi dolenti mi trafiggono con uno sguardo di disgusto. Ho capi- to! Quel tuo sguardo vuol dire:

“mi fate pietà”! Altro che usa e getta, valicando davvero ogni limite, avete invertito la fase in “getta e usa”, visto che siete così abbietti da snaturare perfi- no l’intima essenza della carità, piegandola alla vostra libidine di possesso.

Si, hai ragione falegname di Nazaret. Siamo proprio giun- ti a tale grado di perfidia, che pretendiamo di elevare a livelli di purezza i liquami delle no- stre cupidigie. Traffichiamo per-

sino le scorie del nostro egoi- smo, verniciamo di solidarietà gli scarti del nostro tornaconto, e con una oscena mascherata di gratuità ci illudiamo di riscat- tarci dal nostro interminabile inverno dell’amore.

E guarda che non ti ho detto tutto! Perché ho ancora paura di quel martello che è rimasto brandito a mezz’aria. Se infat- ti dovessi raccontarti di quelle operazioni filantropiche tenu- te a battesimo dalla televisione, son sicuro che metterei a dura prova la tua tenuta di “uomo non-violento”.

Che vuoi farci! Questi si, so- no i misteri buffi, di cui do- vremmo vergognarci e contro cui dovremmo ribellarci e nel cui oceano stiamo tutti facendo naufragio. Ma se oggi qui da noi, in questo crepuscolo tor- mentato del secolo ventesimo, le botteghe artigiane sono pres- soché sparite non è solo perché non si genera più e neppure per- ché non si ripara più nulla. È perché non c’è più tempo per la carezza. Mi spiego! Vedi Giu- seppe, da quando sono entrato nella tua bottega, quante carez- ze non hai fatto su quel legno denudato dalla pialla!

Tutte le volte che l’hai strisciato con il ferro, subito vi sei passa- to sopra con la mano, leggera come la luce che trema sulle ac- que: non saprei bene se per pro- teggerne la verecondia; o per velargli, un attimo appena, la bianca intimità; o per compen- sare con un gesto di tenerezza il trauma della violenza. E an- che ora, mentre ti parlo, passi

e ripassi con le dita sugli spi- goli smussati dallo scalpello, e ne levighi le asprezze, col me- desimo amore con cui la peco- ra madre asciuga con la lingua l’agnello appena nato. Poi ci- catrizzi le ferite del legno, pro- vocate dal trapano e dai chiodi, con gli stucchi, canforati come unguenti d’Arabia. Vi stendi so- pra il balsamo delle vernici, che impregnano l’aria d’un acre pro- fumo, e continui a blandire con la colla gli assi di faggio che ora luccicano come uno spec- chio. Quante carezze: con le palme della mano, con i pennel- li, con le spatole, con gli occhi. Sì, anche con gli occhi, perché, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo.

Oggi purtroppo da noi, non si carezza più, si consuma solo, anzi si concupisce. Le mani in- capaci di dono, sono divenute artigli, le braccia troppo lunghe per amplessi oblativi, si sono ri- dotte a rostri che uncinano, sen- za pietà, gli occhi prosciugati di lacrime ed inabili alla contem- plazione, si sono fatti rapaci, lo sguardo trasuda libidine di pos- sesso, e il dogma dell’usa e get-

ta è divenuto il cardine di un cinico sistema binario che rego- la le aritmetiche del tornacon- to e gestisce l’ufficio ragioneria dei nostri comportamenti quo- tidiani. Perciò si violenta tutto!

[. . .

]

(Don Tonino Bello)

[Potete leggere la versione inte- grale della lettera QUI]

Intervista a Fernando Meo Perchè hai accettato di essere intervistato? (in dialetto siciliano e con voceArca Magazine N.1 9 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-9-3" src="pdf-obj-9-3.jpg">

Intervista a Fernando Meo

Perchè hai accettato di essere intervistato?

(in dialetto siciliano e con voce roca) Fabrizio mi ha fatto una proposta che non ho potuto rifiutare!

Quando e come hai iniziato falegname ?

il mestiere di

Da sempre. Sono figlio di un falegname ma ho anche due sorelle ed un fratello che fanno altro.

Cosa ti piace maggiormente del tuo mestiere? C’e’ un aspetto del tuo lavoro che non ti piace per niente?

Questo lavoro ti da la possibilità di creare qualco- sa, e non è mai uguale. La domenica sera pensan- do al giorno dopo che devi andare al lavoro stai tranquillo non hai il magone; in compenso sei pre- occupato per alcuni aspetti e qui arrivo alla cosa che mi piace meno, cioè tutte le incombenze buro- cratiche a cui si deve fare fronte che sottraggono molto tempo al lavoro.

Cosa è cambiato nel modo di lavorare di un falegname, rispetto a 30 anni fa? In partico- lare, in che modo sei riuscito ad adattarti nel tempo?

Paradossalmente 30 anni fa il lavoro di falegname era più in serie perché si lavorava tanto, adesso il lavoro è diverso e usando una frase mutuata da “affari di famiglia” non sai mai che lavoro ti può entrare dalla porta. Mi sono adattato a fare il lavoro su misura che non ha la concorrenza sleale di chi sappiamo noi.

Ti soddisfano di più le realizzazioni di una volta o ciò che ti chiedono oggi?

Più oggi perché ho cambiato un po’ il mio target.

Pensi che un falegname debba mantenere un legame con la falegnameria tradizionale? E’ giusto, ad esempio, utilizzare quasi esclusiva- mente materiali differenti dal massello come oramai si fa da tempo nel settore della grande distribuzione?

Su questo c’è una grande confusione. Andiamo per ordine: bisogna recuperare la falegnameria tradizionale sempre! I materiali si usano a se- conda dei casi e del tipo di lavoro da svolgere. Qualcuno torce il naso di fronte al truciolato, io invece dico che c’è anche il lavoro dove il trucio- lato ci sta bene, anzi meglio, quello che non va confuso è la frode: ovvero ti vendo un mobile in legno massello, quando in realtà è un truciolato rivestito.

Alla tua destra una bellissima donna che aspet- ta che la porti fuori per una cena a due, a si- nistra una bellissima motocicletta, la più bel- la che tu abbia mai visto, pronta per un viag- gio in solitaria. O la donna, o la motocicletta. Cosa fai?

La motocicletta senza dubbio. Passo di lì e chiedo alla bellissima se vuole salire anche lei! Scherzavo, in moto vado solo. Tutte e due sono un fatto di adrenalina pura quindi cose che piano piano mi interessano sempre meno.

Sono nato 57 anni fa sotto il segno dello scorpione da persone normali. Ho cominciato a
Sono nato 57 anni fa sotto il segno dello scorpione da persone normali. Ho cominciato a fare
il falegname insieme a mio padre in un altro periodo della mia vita, tanto tempo fa. Quando
ero ragazzo ho fatto il falegname in maniera inconsapevole, perché ero attratto da altre cose
in primis la passione per le motociclette e le vespe. Ne ho modificate tante e smontata una
tutti i giorni. Adesso lavoro nella falegnameria a tempo pieno e con molta responsabilità.
Quando lavori dalle 50 alle 60 ore a settimana ti rimane un po’ difficile trovare tempo per
coltivare altre passioni. Il forum concilia un po’ queste due cose. Conoscere persone che amano
veramente questo lavoro fa piacere e tiene compagnia. Mi piace il laboratorio pulito e spero
veramente di poterlo finire di attrezzare come desidero. Spero veramente di recuperare molto
sull’uso degli attrezzi manuali.
Raccontaci di una realizzazione che ricordi in modo particolare, ed il motivo per il quale tiArca Magazine N.1 10 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-10-3" src="pdf-obj-10-3.jpg">

Raccontaci di una realizzazione che ricordi in modo particolare, ed il motivo per il quale ti è rimasta impressa.

Una cucina componibile realizzata per un clien- te che ci teneva veramente ad arredare la casa con prodotti di qualità, sacrificando altre spese. Seguiva i lavori ed è stato bello accontentarlo.

Raccontaci di una realizzazione che ricordi in modo particolare, ed il motivo per il quale tiArca Magazine N.1 10 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-10-9" src="pdf-obj-10-9.jpg">

Se avessi la possibi- lità di cambiare la- voro, lo faresti su- bito, su due pie- di? Potendo sceglie- re, che tipo di lavo- ro preferiresti?

Sono realista: so che non troverei lavoro per l’età ed altri fat- tori, non da ultimo il fatto che sono allergi- co al potere costitui- to e ai “capetti leccaculo” della maggior parte delle fabbriche italiane, ma questo è un problema legato alla mediocrità delle classi dirigenti che sce- glieranno sempre una persona di valore inferiore a loro fino alla fine della catena.

Raccontaci di una realizzazione che ricordi in modo particolare, ed il motivo per il quale tiArca Magazine N.1 10 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-10-15" src="pdf-obj-10-15.jpg">

Raccontaci

 

della tua pas-

sione

per

il

body building,

le

origini ed

il percorso,

a

grandi linee.

Ho sempre fatto palestra anche se quella che fac- cio adesso è più un passatempo. Mi fanno ridere le persone che dicono di essere precise, poi vai a vedere che la loro precisione in realtà è quella che loro chiedono agli altri perché sono dei r.c. che spaccherebbero il pelo dell’uovo in due. La mia precisione è quella che io chiedo a me stesso e per questo che ti dico che sono 36 anni che vado in pa- lestra non ho mai smesso e non mi sono mai fatto pesare la pigrizia. Questa è la mia precisione.

Qual è il segreto per conciliare una passione per uno sport come il body building con un mestiere faticoso e dispendioso come quello

del falegname?

In effetti sei stanco anche se la palestra ti rilassa e conosci gente.

Il rapporto di un professionista con i forum a tema appare molto interessante ai non addetti ai lavori. Ad esempio fino a 15 anni fa, o po- co più, i forum a tema di fatto non esistevano. Quando hai iniziato a frequentare un forum, e cosa vuol dire per te frequentare un forum che tratta argomenti legati al tuo lavoro?

Il forum è una grande cosa, non si finisce mai d’imparare. Ci sono persone che si mettono in gioco e danno qualcosa agli altri. Ho cominciato leggendo qualcosa qua e la su internet. Rende bene l’idea questa frase: “ Chi suona stona chi non suona critica”

A conti fatti, con la compar- sa dei forum, cosa è cambia- to per i pro-
A
conti
fatti,
con la compar-
sa
dei forum,
cosa è cambia-
to per i pro-
fessionisti? E
per
gli hobbi-
sti?
Adesso hanno maggiori opportunità di
imparare?

Facile che un professionista prenda facilmente la “paga” da un dilettante di grandi capacità e idee. La forza sta nel sapere apprendere da chiunque e di non credersi mai intoccabile. Professionista può dire molto e dire niente, ad esempio il recupero dell’arte amanuense è una prerogativa dell’aman- te e non del professionista il quale è sempre di corsa. Personalmente ho fatto molti lavori recupe- rando attrezzi manuali che non usavo più e che, finemente settati, sono per certi lavori meglio di un centro a controllo numerico.

Al di là del fatto tecnico e professionale, che cosa rappresenta per te un forum dal punto di vista umano?

Molti amici e molti r.c. forse la cosa è reciproca ma il tempo è galantuomo e le persone vere ven- gono fuori sempre forum o non forum. Gli amici si ritrovano.

Frequenti solo forum legnosi o anche altri in

funzione di altri tuoi interessi? Sto solo sull’Arca. Nel tuo percorso di vita, quanto hai impara-( Macigno ) a cura della redazione di Arca Magazine (continua da Pag. 2) Improvvisamente però mi chiamano gli amici dell’ Istituto Luce Cinecittà, per dirmi che hanno deciso di restaurare Nuovo Cinema Paradiso. Che succede? Non mi tornano i conti. Per carità ringrazio tutti per l’attenzione, l’impegno, la bella iniziativa. Ma se il film è appena uscito, perché restaurarlo? Sono davvero molto sorpreso, smarrito, come in un sogno, o dentro un effetto speciale. Ma mi fanno notare che sono passati 25 anni . . . Venticinque? Scherziamo. Non è assolutamente possibile. Suppongo si tratti di un errore di calcolo. E invece sono passati 25 anni! Le operazioni di restauro sono state seguite personalmente dal maestro Giuseppe Tornatore e dal direttore della fotografia Blasco Giurato. Danni ad immagini e suono procurati dal tempo alla pellicola, sono stati corretti con risultato eccellente. La versione restaurata ha emozionato i tanti presenti all’anteprima e continuerà ad emozionare tutti noi! Fabrizio (fabrizio979) Arca Magazine N.1 11 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-11-3" src="pdf-obj-11-3.jpg">

funzione di altri tuoi interessi?

Sto solo sull’Arca.

Nel tuo percorso di vita, quanto hai impara- to dagli altri e quanto invece gli altri hanno imparato da te?

Qualcuno ha imparato da me e pochi mi hanno insegnato. Sono sempre stato un po’ autodidatta su tutto ho bisogno solo di uno spunto dopo me la devo vedere da solo.

funzione di altri tuoi interessi? Sto solo sull’Arca. Nel tuo percorso di vita, quanto hai impara-( Macigno ) a cura della redazione di Arca Magazine (continua da Pag. 2) Improvvisamente però mi chiamano gli amici dell’ Istituto Luce Cinecittà, per dirmi che hanno deciso di restaurare Nuovo Cinema Paradiso. Che succede? Non mi tornano i conti. Per carità ringrazio tutti per l’attenzione, l’impegno, la bella iniziativa. Ma se il film è appena uscito, perché restaurarlo? Sono davvero molto sorpreso, smarrito, come in un sogno, o dentro un effetto speciale. Ma mi fanno notare che sono passati 25 anni . . . Venticinque? Scherziamo. Non è assolutamente possibile. Suppongo si tratti di un errore di calcolo. E invece sono passati 25 anni! Le operazioni di restauro sono state seguite personalmente dal maestro Giuseppe Tornatore e dal direttore della fotografia Blasco Giurato. Danni ad immagini e suono procurati dal tempo alla pellicola, sono stati corretti con risultato eccellente. La versione restaurata ha emozionato i tanti presenti all’anteprima e continuerà ad emozionare tutti noi! Fabrizio (fabrizio979) Arca Magazine N.1 11 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-11-13" src="pdf-obj-11-13.jpg">

Cosa vuol di- re esercitare la professione di falegname? In particolare, co- sa ti distingue da un hobbi- sta, a parte il numero di ore

in più che dedichi all’attività?

Avere un commercialista e delle scadenze da rispettare.

Raccontaci il tuo peggior difetto e parlaci di ciò che, a tuo parere, rappresenta una tua virtù.

Conoscere il proprio difetto significa già essere sul- la buona strada del superamento del medesimo. I miei difetti sono anche delle scelte di vita. La mia virtù? Non saprei! Auto diagnosticarsi una virtù

può essere un controsenso, sicuramente l’empatia nei confronti dei più deboli.

A tuo parere, il mestiere del falegname, con- tinuerà a cambiare, ad evolversi, oppure pre- sto scomparirà del tutto per lasciar posto a qualcos’altro?

Il mestiere e le opportunità stanno sempre lì biso- gna sapersi adeguare per coglierle. Attualmente in Italia questo non è possibile non siamo ancora protesi al valore delle persone ma piuttosto sul- l’appiattimento sociale. Un maestro falegname ebanista oggi in Italia è meno di un “lavacessi”. Scusate la volgarità ma è così.

Il mondo è solo bianco e nero? Quelle sfuma- ture di grigio che ci appaiono ogni giorno sono solo apparenza?

Io lo vedo a colori. Quando t’impunti e per gli altri sei uno che vede solo bianco o nero ti rendi conto che parlano di loro stessi.

Esprimi un desiderio.

Che l’intelligenza collettiva esca da questo torpore.

Per chiudere, cosa vorresti dire agli hobbisti che si avvicinano al mondo della falegname- ria, ed in particolare a chi frequenta il forum arcadilegno?

Se avete passione, se siete dei puri, chiedete e vi sarà dato.

Intervista a Fernando Meo (Macigno) a cura della redazione di Arca Magazine

(continua da Pag. 2) Improvvisamente però mi chiamano gli amici dell’ Istituto Luce Cinecittà, per dirmi
(continua da Pag. 2) Improvvisamente però mi chiamano gli amici dell’
Istituto Luce Cinecittà, per dirmi che hanno deciso di restaurare Nuovo
Cinema Paradiso. Che succede? Non mi tornano i conti. Per carità
ringrazio tutti per l’attenzione, l’impegno, la bella iniziativa. Ma se il
film è appena uscito, perché restaurarlo? Sono davvero molto sorpreso,
smarrito, come in un sogno, o dentro un effetto speciale. Ma mi fanno
notare che sono passati 25 anni
. . .
Venticinque? Scherziamo. Non è
assolutamente possibile. Suppongo si tratti di un errore di calcolo.
E invece sono passati 25 anni! Le operazioni di restauro sono state
seguite personalmente dal maestro Giuseppe Tornatore e dal direttore della fotografia Blasco Giurato. Danni
ad immagini e suono procurati dal tempo alla pellicola, sono stati corretti con risultato eccellente. La versione
restaurata ha emozionato i tanti presenti all’anteprima e continuerà ad emozionare tutti noi!
Fabrizio (fabrizio979)
Io sono un Hobbista. Parte II: Come si diventa Hobbisti Certamente non esiste una sola strada,( lapin ) Quattro risate tra un incastro e un altro Ho un amico scemo, ma scemo, talmente scemo, che se si tenessero le Olimpiadi per gli scemi arriverebbe sicuramente secondo! Arca Magazine N.1 12 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-12-3" src="pdf-obj-12-3.jpg">

Io sono un Hobbista. Parte II: Come si diventa Hobbisti

Certamente non esiste una sola strada, ma tante. Si diventa Hob- bisti magari per necessità di ri- sparmiare soldi, per velleità crea- tive, per passatempo, per gioco, per passione, etc. Ognuno ha le sue esperienze e le sue motivazio- ni. Posso dire di esserlo diventato puramente per caso. Premetto che sono figlio e fratello di fale- gname, ma mai per la mia testa si è annidato il benché minimo desiderio di cimentarmi con la lavorazione del legno.

Io sono un Hobbista. Parte II: Come si diventa Hobbisti Certamente non esiste una sola strada,( lapin ) Quattro risate tra un incastro e un altro Ho un amico scemo, ma scemo, talmente scemo, che se si tenessero le Olimpiadi per gli scemi arriverebbe sicuramente secondo! Arca Magazine N.1 12 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-12-10" src="pdf-obj-12-10.jpg">

Prendiamola allora molto alla lontana perché tut- to è cominciato quando, più di vent’anni fa, è venuto a mancare mio suocero che aveva appena acquistato una villetta a schiera di cui, per ere- dità, ovviamente, mi sono ritrovato proprietario, assieme a mia moglie, all’improvviso. Il problema era che questa villetta era lungi dall’essere finita e pertanto, oltre ai muri mi sono ritrovato coerede anche di un bel mucchio di debiti e di lavori da portare a termine. Non vi dico quante cambiali ho firmato e quanti impegni mi sono dovuto assume- re per poter terminare questi lavori. Ho dovuto fare di necessità virtù e mi sono improvvisato an- che volenteroso aiutante di muratore, piastrellista, falegname, elettricista, etc., etc. Siccome la mia unica dotazione all’epoca consisteva in un trapani- no B&D che mi serviva giusto per bucare il muro per fissare qualche tassello, ho cominciato ad ac- quistare qualche attrezzo che mi sarebbe servito a svolgere diversi lavori: un seghetto, un banchetto pieghevole, un trapano più serio, e via via. Fini- ta la casa mi sono reso conto di avere un po’ di attrezzatura (molto poca in verità) a disposizione.

Ed allora mi sono chiesto: Adesso che ne faccio? La ripongo in qualche stipetto e la dimentico per sempre? O magari potrei usarla per farci qualche cosa? E cosa? E se mi facessi qualche lavoretto di falegnameria? In fondo ho un padre ed un fratel- lo che sono Falegnami e quindi potrebbero darmi

qualche prezioso suggerimento. E quasi inconsape- volmente ecco che quel tarlo comincia a lavorare dentro la tua testa sino a corroderti e far scom- parire qualsiasi altra alternativa. Poi succede che magari vedi che il Brico Center vicino fa anche

un corso gratuito di falegnameria della durata di una settimana e quindi ogni remora residua viene completamente rimossa.

Io sono un Hobbista. Parte II: Come si diventa Hobbisti Certamente non esiste una sola strada,( lapin ) Quattro risate tra un incastro e un altro Ho un amico scemo, ma scemo, talmente scemo, che se si tenessero le Olimpiadi per gli scemi arriverebbe sicuramente secondo! Arca Magazine N.1 12 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-12-22" src="pdf-obj-12-22.jpg">

A quel punto sei preso dal vortice dell’Hobbismo pu- ro (malattia croni- ca senza cure, ahi-

mè. . .

)

e quan-

do entri in un Bri- co Center o simila- re cominci a guar- dare utensili più avanzati, e costo- si, dei tuoi, magari la troncatrice, magari il banco sega ed appena puoi, appena ne hai la possibilità, te li porti a casa e li rimiri soddisfatto.

E poi se hai la sfortuna di entrare in una utensile- ria specializzata, salvati cielo! Ormai sei possedu- to dal malefico demone della voglia di possesso e l’unica cosa che può frenarti è solo l’ammontare del tuo conto in Banca ammesso che tu ne abbia uno.

Giuseppe (lapin)

Quattro risate tra un incastro e un altro

Ho un amico scemo, ma scemo, talmente scemo, che se si tenessero le Olimpiadi per gli scemi arriverebbe sicuramente secondo!

Ferramenta Trifiletti La società Trifiletti vanta una tradizione che risale al 1906, arrivando così alla quartaArca Magazine N.1 13 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-13-3" src="pdf-obj-13-3.jpg">
Ferramenta Trifiletti La società Trifiletti vanta una tradizione che risale al 1906, arrivando così alla quarta
Ferramenta Trifiletti
La società Trifiletti vanta una tradizione che risale al 1906,
arrivando così alla quarta generazione di famiglia. In tut-
ti questi anni il magazzino è stato costantemente ampliato
mediante l’inserimento di nuovi articoli nuovi, senza pe-
ro’ tralasciare quelli tradizionali. Questo modo di operare
permette di offrire ai Clienti sia nuove soluzioni che articoli
difficilmente reperibili sul mercato attuale.
La ricerca di articoli di ferramenta sui mercati europei ha permesso
di importare merce da Francia, Austria, Inghilterra. La ferramenta
Trifiletti vanta un magazzino di circa 30.000 articoli, indirizzati prin-
cipalmente sul complemento dell’arredamento di interni, restauro,
falegnameria e tanto altro ancora, con i migliori marchi del mercato.
La ferramenta Trifiletti gode oggi dell’apprezzamento di svariati pro-
fessionisti, quali Architetti, falegnami e restauratori, ma anche da
hobbysti sempre più esigenti.
Presso la società Trifiletti troverete Cortesia e Professionalità, scaturi-
te da anni di esperienca con professionisti ed hobbisti, rapidità, consigli
e soluzioni in tempi accettabili, oltre ad rapporto qualità/prezzo dei prodotti impeccabile. Inoltre
potrete trovare grande competenza e manualità, ad esempio rifacimento chiavi su serrature antiche,
placche ottone e quant’altro serva a risolvere i problemi che ci sottoporrete.
Si effettuano consegne a domicilio a Torino con mezzo della ditta e fuori Torino a mezzo corriere.
Prodotto PROMO Arbortech Contour Sander ha una solida costruzione, ingegnosamente pro- gettato con precisione assoluta. L’azione
Prodotto PROMO
Arbortech Contour Sander ha una solida costruzione, ingegnosamente pro-
gettato con precisione assoluta. L’azione di levigatura orbitale casuale, in
combinazione con il platorello flessibile brevettato crea una finitura perfetta,
senza cicatrici, graffi o macchie. Le aree che in precedenza potevano essere
carteggiate solo a mano possono ora essere rifinite rapidamente. La leviga-
trice è progettata per adattarsi ad una smerigliatrice angolare portatile da
100 o 110 millimetri, ma non si adatta al prodotto Arbortech Mini-Grinder.
Contour Sander è efficace, grazie al bordo esterno molto flessibile del disco
abrasivo, si ottiene un ottimo lavoro di levigatura sulle superfici curve.
Inoltre, il design unico permette di eliminare quasi del tutto le vibrazioni.
Il prodotto include: Random Sander, 1 x platorello, 7 x 80g dischi abrasivi, 6 x 120g dischi, 6 x 180
dischi, 6 x 240g dischi, adattatore M10 - M14.
Ferramenta Trifiletti P.IVA 01618580011 Email Sito web C.so San Maurizio, 63, 10124 Torino (Italy) Tel: +39
Ferramenta Trifiletti
P.IVA 01618580011
Email
Sito web
C.so San Maurizio, 63, 10124 Torino (Italy)
Tel: +39 0118173107
ferramentatrifiletti@ferramentatrifiletti.it
www.ferramentatrifiletti.it
Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-3" src="pdf-obj-14-3.jpg">

Introduzione agli utensili per la tornitura

Nel numero zero di Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare:

Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-11" src="pdf-obj-14-11.jpg">

Nome

misura

Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm

Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge)

13mm

Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge)

10-13mm

Troncatore (Parting Tool) 1

3mm

Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 2

25mm

Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene. Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi.

Sgorbia da sgrosso (roughing gouge).

Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3/4 1 1/4 o 1930mm. Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a

Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-72" src="pdf-obj-14-72.jpg">

grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge)

Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia (fingernail) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo (shear scraper) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3/8 = 10mm - 1/2 = 13mm.

Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-98" src="pdf-obj-14-98.jpg">

Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge)

L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole. La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, (fingernail). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3/8 = 10mm 1/2 = 13mm.

Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-123" src="pdf-obj-14-123.jpg">

Scalpello Obliquo (Skew Chisel)

Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super-

Introduzione agli utensili per la tornitura Nel numero zero di <a href=Arca Magazi- ne si è trattato l’acquisto del pri- mo Tornio. Questa seconda parte tratterà l’acquisto dei primi uten- sili per la tornitura. Si potrebbe inizialmente pensare di acquista- re un Kit, ma il problema è che esso includerebbe molti utensili che si userebbe- ro quasi mai. A mio parere il modo migliore di iniziare è quello di acquistare alcuni strumenti essenziali, e poi via via prenderne altri in base alle esigenze che arrivano con il tempo e la pratica. Ecco una lista di attrezzi giusto per iniziare: Nome misura Sgorbia da Sgrosso (Roughing Gouge) 32mm Sgorbia da Scavo (Bowl Gouge) 13mm Sgorbia a Profilare (Spindle Gouge) 10-13mm Troncatore (Parting Tool) 3mm Scalpello Obliquo (Skew Chisel) 25mm Per gli attrezzi elencati in tabella, i marchi Hamlet, Crown e Robert Sorby rappresentano ottime scel- te. Con questi 5 utensili si può tornire quasi tutto, compra poco ma compra bene . Adesso vediamo nei dettagli questi 5 attrezzi. Sgorbia da sgrosso (roughing gouge). Si tratta della sgorbia mediante la quale si può sgrossare un pez- zo di legno posto fra le punte in modo paral- lelo al binario del tor- nio. Con questo utensi- le è anche possibile fini- re piccoli oggetti come penne, oppure realizza- re gole, la misura preferibile è di 3 / 4 − 1 1 / 4 o 19 − 30 mm . Occorre fare attenzione perchè questo tipo di sgorbia ha una debolezza nella linguetta che entra nel manico, che potrebbe rompersi quan- do la sgorbia viene usata con il poggiautensile a grande distanza dal lavoro. Sgorbia a Profilare (Spindle Gauge) Si tratta di un’attrez- zo utilissimo per cura- re i dettagli della torni- tura, con un’affilatura ad unghia ( fingernail ) permette di formare to- ri e gole, scavare l’inter- no di calici e scatole, e quando usata ad angolo ( shear scraper ) lascia una superficie liscia, la misura ideale per iniziare è di 3 / 8 = 10 mm - 1 / 2 = 13 mm . Sgorbia da Scavo. (Bowl Gouge) L’utilizzo primario di questo utensile è lo svuotamento dell’inter- no delle ciotole . La sgor- bia da scavo è un attrez- zo molto versatile, si può usare per la sgros- satura di pezzi di le- gno traverso vena op- pure lungo vena. É ottima per tornire piatti e Ciotole, e non c’e’ limite alla forma di affilatu- ra, anche questa sgorbia è utilissima se affilata a forma di unghia, ( fingernail ). Personalmente preferisco un’affilatura con le ali un poco arretra- te, ma e gusto personale. La misura ideale è di 3 / 8 = 10 mm − 1 / 2 = 13 mm . Scalpello Obliquo (Skew Chisel) Questo utensile è il più grande ne- mico dei tornito- ri, specialmente al- l’inizio della nuo- va avventura del- la tornitura. Tutta- via, una volta ap- presa la tecnica es- so diverrà il vostro preferito, lasciando una super- Arca Magazine N.1 14 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-14-130" src="pdf-obj-14-130.jpg">
ficie tanto lucida che non sarà necessario usare carta abrasiva. Si puo arrivare a finire una( nonnotony48 ) Il mio Alì Questo libro rac- coglie gli articoli scritti da Gianni Minà su Cassius Clay-Muhammad Ali dal 5 marzo 1971 ad oggi. Mi- nà, per il Tg2 della Rai, segui- va, dall’inizio de- gli anni ’70, l’av- ventura umana e sportiva del “mi- to americano con la faccia nera”, il più prestigioso pugile del secolo appena trascorso. Una sorta di diario accompagnato dagli articoli, dettati “a brac- cio” nella notte, da Los Angeles o da Las Vegas, da Kinshasa o da Manila, al Corriere dello Sport e poi anche a la Repubblica e altri giornali. Queste cronache delle sfide pugilistiche di The Greatest con Frazier, Norton e Foreman caratterizzavano gli Stati Uniti di quegli anni, quelli del riscatto degli afroamericani, di Malcolm X, di Martin Lu- ther King, delle conquiste de “l’altra America”, l’America che lottava per l’affermazione dei “diritti civili”. Cassius Clay, che per abbracciare la fede musul- mana aveva cambiato il suo nome in Muhammad Ali, non solo fu al centro di questi eventi sportivi e sociali, ma ne fu in molti momenti uno dei prota- gonisti. Da allora fino a tempi più recenti quando, nel 1991, si impegnò perfino per la liberazione di alcuni cittadini nordamericani sequestrati in Iraq da Saddam Hussein. L’idea di questo viaggio, nei ricordi di quell’epoca professionale di Minà, è nata quasi casualmente dalla curiosità di sua moglie Loredana che, mettendo in ordine alcuni passaggi dello sterminato archivio cartaceo del giornalista, si è imbattuta in alcune cronache delle imprese del campione di Louisville e ne ha scoperto il fascino, segnalandolo acutamente nella postfazione. Per capire il fenomeno è sufficiente considerare che, do- po il suo rifiuto, negli anni ’60, di andare a fare la guerra in Vietnam, è stata cambiata negli Stati Uniti la legge sull’obiezione di coscienza. Minà ha sempre avuto un’attenzione particolare per cam- pioni complessi come Maradona, Mennea, Tommy Smith, Lee Evans, Baggio e Tomba. La sensibili- tà sulla vicenda di Cassius Clay, anche ora che il campione è afflitto dal morbo di Parkinson, ne è la prova e conferma la singolarità del libro, che, non a caso, è introdotto da un prologo di Mina, artista somma, ma anche indiscutibile esperta di boxe. Fonte: Rizzoli (RCS) Arca Magazine N.1 15 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-15-3" src="pdf-obj-15-3.jpg">

ficie tanto lucida che non sarà necessario usare carta abrasiva. Si puo arrivare a finire una penna dall’inizio alla fine senza l’uso di altri strumenti, mi permetto di dire che è il mio utensile preferito. Anche con questo utensile la forma dell’affilatura dipende dal proprio gusto personale,certi preferi- scono un’affilatura dritta, altri invece un’affilatura ad Arco.

Troncatore (Parting tool). Utensile she usiamo per tronca- re il pezzo il legno , con Pratica e usabile anche per formare To- ri. Anche questi sono disponibili in forme diverse, forma a diamante e forma rettangolare, più pre- ferita. La misura Preferibile è di 1/8 3/16 . Si trovano anche con lame da 1.5mm.

ficie tanto lucida che non sarà necessario usare carta abrasiva. Si puo arrivare a finire una( nonnotony48 ) Il mio Alì Questo libro rac- coglie gli articoli scritti da Gianni Minà su Cassius Clay-Muhammad Ali dal 5 marzo 1971 ad oggi. Mi- nà, per il Tg2 della Rai, segui- va, dall’inizio de- gli anni ’70, l’av- ventura umana e sportiva del “mi- to americano con la faccia nera”, il più prestigioso pugile del secolo appena trascorso. Una sorta di diario accompagnato dagli articoli, dettati “a brac- cio” nella notte, da Los Angeles o da Las Vegas, da Kinshasa o da Manila, al Corriere dello Sport e poi anche a la Repubblica e altri giornali. Queste cronache delle sfide pugilistiche di The Greatest con Frazier, Norton e Foreman caratterizzavano gli Stati Uniti di quegli anni, quelli del riscatto degli afroamericani, di Malcolm X, di Martin Lu- ther King, delle conquiste de “l’altra America”, l’America che lottava per l’affermazione dei “diritti civili”. Cassius Clay, che per abbracciare la fede musul- mana aveva cambiato il suo nome in Muhammad Ali, non solo fu al centro di questi eventi sportivi e sociali, ma ne fu in molti momenti uno dei prota- gonisti. Da allora fino a tempi più recenti quando, nel 1991, si impegnò perfino per la liberazione di alcuni cittadini nordamericani sequestrati in Iraq da Saddam Hussein. L’idea di questo viaggio, nei ricordi di quell’epoca professionale di Minà, è nata quasi casualmente dalla curiosità di sua moglie Loredana che, mettendo in ordine alcuni passaggi dello sterminato archivio cartaceo del giornalista, si è imbattuta in alcune cronache delle imprese del campione di Louisville e ne ha scoperto il fascino, segnalandolo acutamente nella postfazione. Per capire il fenomeno è sufficiente considerare che, do- po il suo rifiuto, negli anni ’60, di andare a fare la guerra in Vietnam, è stata cambiata negli Stati Uniti la legge sull’obiezione di coscienza. Minà ha sempre avuto un’attenzione particolare per cam- pioni complessi come Maradona, Mennea, Tommy Smith, Lee Evans, Baggio e Tomba. La sensibili- tà sulla vicenda di Cassius Clay, anche ora che il campione è afflitto dal morbo di Parkinson, ne è la prova e conferma la singolarità del libro, che, non a caso, è introdotto da un prologo di Mina, artista somma, ma anche indiscutibile esperta di boxe. Fonte: Rizzoli (RCS) Arca Magazine N.1 15 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-15-20" src="pdf-obj-15-20.jpg">

Antonio (nonnotony48)

Il mio Alì

Questo libro rac- coglie gli articoli scritti da Gianni Minà su Cassius Clay-Muhammad Ali dal 5 marzo 1971 ad oggi. Mi- nà, per il Tg2 della Rai, segui- va, dall’inizio de- gli anni ’70, l’av- ventura umana e sportiva del “mi- to americano con la faccia nera”, il più prestigioso pugile del secolo appena trascorso. Una sorta di diario accompagnato dagli articoli, dettati “a brac- cio” nella notte, da Los Angeles o da Las Vegas, da Kinshasa o da Manila, al Corriere dello Sport e poi anche a la Repubblica e altri giornali. Queste cronache delle sfide pugilistiche di The Greatest con Frazier, Norton e Foreman caratterizzavano gli Stati Uniti di quegli anni, quelli del riscatto degli afroamericani, di Malcolm X, di Martin Lu- ther King, delle conquiste de “l’altra America”, l’America che lottava per l’affermazione dei “diritti civili”.

Il mio Alì Questo libro rac- coglie gli articoli scritti da Gianni Minà su Cassius Clay-MuhammadRizzoli (RCS) " id="pdf-obj-15-32" src="pdf-obj-15-32.jpg">

Cassius Clay, che per abbracciare la fede musul- mana aveva cambiato il suo nome in Muhammad Ali, non solo fu al centro di questi eventi sportivi e sociali, ma ne fu in molti momenti uno dei prota- gonisti. Da allora fino a tempi più recenti quando, nel 1991, si impegnò perfino per la liberazione di alcuni cittadini nordamericani sequestrati in Iraq da Saddam Hussein. L’idea di questo viaggio, nei ricordi di quell’epoca professionale di Minà, è nata quasi casualmente dalla curiosità di sua moglie Loredana che, mettendo in ordine alcuni passaggi dello sterminato archivio cartaceo del giornalista, si è imbattuta in alcune cronache delle imprese del campione di Louisville e ne ha scoperto il fascino, segnalandolo acutamente nella postfazione. Per capire il fenomeno è sufficiente considerare che, do- po il suo rifiuto, negli anni ’60, di andare a fare la guerra in Vietnam, è stata cambiata negli Stati Uniti la legge sull’obiezione di coscienza. Minà ha sempre avuto un’attenzione particolare per cam- pioni complessi come Maradona, Mennea, Tommy Smith, Lee Evans, Baggio e Tomba. La sensibili- tà sulla vicenda di Cassius Clay, anche ora che il campione è afflitto dal morbo di Parkinson, ne è la prova e conferma la singolarità del libro, che, non a caso, è introdotto da un prologo di Mina, artista somma, ma anche indiscutibile esperta di boxe.

Fonte: Rizzoli (RCS)

Il découpage - Parte II Per anni il découpage tradiziona- le è stato realizzato quasi esclu-Arca Magazine N.1 16 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-16-3" src="pdf-obj-16-3.jpg">

Il découpage - Parte II

Per anni il découpage tradiziona- le è stato realizzato quasi esclu- sivamente su oggetti di metallo laccato; tuttora gli oggetti di me- tallo (zinco, alluminio, latta, ra- me, ferro e ghisa) sono tra i sup- porti preferiti da utilizzare con questa particolare tecnica deco- rativa. Non tutti questi materiali si comportano nello stesso modo quando vengono rivestiti con la carta ed è per questo che presentano difficoltà di lavorazione differenti.

Il découpage - Parte II Per anni il découpage tradiziona- le è stato realizzato quasi esclu-Arca Magazine N.1 16 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-16-9" src="pdf-obj-16-9.jpg">

Più semplice è il découpage su metalli dipinti co- me bricchi, catinelle e vari tipi di pentolame fa- cilmente reperibili sul mercato. Gli oggetti più difficili da lavorare sono quelli smaltati industrial- mente, molto lisci e lucidi offrono una superficie sulla quale colla e carta rischiano di scivolare. Al contrario gli oggetti dipinti manualmente sono più semplici da rivestire, soprattutto se trattati con una base di cementite che rende la superficie più irregolare e idonea all’incollaggio dei ritagli.

Il découpage - Parte II Per anni il découpage tradiziona- le è stato realizzato quasi esclu-Arca Magazine N.1 16 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-16-13" src="pdf-obj-16-13.jpg">

Ciotola in rame, pri-

mer, effetto craquelé, découpage

3d, finitura lucida all’acqua.

Gli oggetti di me- tallo grezzo più utilizzati per il dé- coupage sono di zinco e alluminio, in particolare an- naffiatoi, tinozze e secchi fatti di que- sti materiali. Le superfici vengono generalmente di- pinte o laccate ma si possono deco- rare anche diret- tamente, la diffi- coltà sta soprattut- to nella patinatu-

ra industriale al- la quale vengono sottoposti per evitare che arrugginiscano.

Più raro è il découpage su ferro grezzo, poiché tende ad arrugginire velocemente e trattarlo con colle all’acqua, implica il pericolo di vedere gli oggetti rovinati in breve tempo. Anche su rame non è molto diffuso, soprattutto perché gli oggetti solitamente cari e di fattura artigianale, sono già belli di per sé e si preferisce non coprirli. In Fig 1 e 2, sono riprodotti esempi di oggetti la cui base è costituita da differenti materiali.

Il découpage - Parte II Per anni il découpage tradiziona- le è stato realizzato quasi esclu-Arca Magazine N.1 16 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-16-32" src="pdf-obj-16-32.jpg">

Tazza in ceramica, de-

corazioni applicate direttamente

sulla superficie, finitura a spray.

Altri tipi di sup- porti tradizionali sui quali realizza- re il découpage so- no: terracotta, ce- ramica e vetro. Le maggiori difficol- tà si presentano nella decorazione di superfici lisce non porose, tan- to da venir spon- taneo pensare che sia impossibile far aderire la carta su questo tipo di ma- teriale. In realtà

si tratta sempre di superfici naturali che mantengono una microporo- sità che permette di realizzare delle decorazioni di grande effetto. La terracotta essendo molto porosa, è un ottimo supporto, occorre però fare attenzione ad un particolare: quando si incollano i ritagli di carta, la colla va passata su tutta la su- perficie in modo da isolare perfettamente la terra- cotta dalla vernice finale ed evitare la formazione di macchie.

I vasi e le ciotole di coccio possono essere usati come portavasi, portamatite, bomboniere, porta- dolci o portafrutta. I vasetti possono essere deco- rati senza alcuna preparazione della superficie, i ritagli si incollano direttamente sul vaso, oppure si può colorare la superficie utilizzando una spugna naturale (effetto spugnato) e colori acrilici.

In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-3" src="pdf-obj-17-3.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-6" src="pdf-obj-17-6.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-8" src="pdf-obj-17-8.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-10" src="pdf-obj-17-10.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-12" src="pdf-obj-17-12.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-14" src="pdf-obj-17-14.jpg">
In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 17 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-17-16" src="pdf-obj-17-16.jpg">

In alto, da sinistra: vassoio di peltro, portatovaglioli, vassoio in acciaio. In basso, da sinistra: vassoi,

svuotatasche in ottone. Per una descrizione più dettagliata vedi pagina seguente.

Il vassoio di peltro è stato trattato con due mani di primer, successivamente all’asciugatura sono state date due mani di colore acrilico rosato, quindi è stato posizionato il ritaglio e fissato con una vernice di finitura lucida. Portatovaglioli: una base di primer, quindi l’acrilico avorio, il ritaglio di carta riso e qualche ritocco di découpage pittorico, finitura opaca. Il vassoio in acciaio è stato ottenuto con la stessa procedura. I vari vassoietti sono stati ottenuti sempre con la stessa tecnica (base con primer, acrilico, ritagli, pittorico, finitura all’acqua), mentre lo svuotatasche in ottone è stato ottenuto con primer, acrilico avorio, ritagli da tovagliolo, effetto puntinato, vernice di finitura lucida.

La ceramica lucida non oppone resistenza alla colla e attaccare i ritagli di carta non è particolar- mente difficile. Nel trattamento finale di oggetti di ceramica colorata, il flatting si potrà stendere normalmente a pennello, mentre se l’oggetto è in ceramica bianca è meglio usare una vernice fina- le spray che risulta completamente trasparente e mantiene il colore di base.

Il vetro permette decorazioni in trasparenza di grande effetto. Prima di iniziare occorre pulire gli oggetti con l’alcool. Il découpage può essere fatto sopra o sotto vetro, a seconda dell’uso che faremo dell’oggetto.

Nel découpage sotto vetro, per poter vedere le

immagini attraverso il vetro, bisogna invertire le

fasi

prima si incolla e poi si crea lo sfondo. Gli

.. oggetti decorati con questa tecnica possono essere utilizzati per gli alimenti. Si può procedere anche con la doppia decorazione, sotto-sopravetro e i risultati sono di grande effetto. Usando la carta di riso sul vetro si imita l’effetto alabastro, in questo caso occorrerà che sia bianca o panna per creare effetti di trasparenza molto raffinati.

Anche il cartone, soprattutto se grezzo, è un otti- mo materiale da utilizzare come supporto per il découpage, la carta marroncina accoglie la colla molto bene ed è adatta per essere dipinta con basi di colore acrilico e ad olio.

In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-3" src="pdf-obj-18-3.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-5" src="pdf-obj-18-5.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-7" src="pdf-obj-18-7.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-9" src="pdf-obj-18-9.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-11" src="pdf-obj-18-11.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-13" src="pdf-obj-18-13.jpg">
In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:Arca Magazine N.1 18 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-18-15" src="pdf-obj-18-15.jpg">

In alto, da sinistra: zuccheriera, ritagli di carta sottovetro, svuotatasche natalizio. In basso, da sinistra:

decorazione sottovetro con sabbie colorate, scatoline preparate per Natale, cartone pressato (vecchie scatole

cellulari).

Altri tipi di supporti tradizionali sui quali realiz- zare il découpage sono: terracotta, ceramica e vetro. Le maggiori difficoltà si presentano nella decorazione di superfici lisce non porose, tanto da venir spontaneo pensare che sia impossibile far aderire la carta su questo tipo di materiale. In realtà si tratta sempre di superfici naturali che mantengono una microporosità che permette di realizzare delle decorazioni di grande effetto.

La terracotta essendo molto porosa, è un ottimo supporto, occorre però fare attenzione ad un par- ticolare: quando si incollano i ritagli di carta, la colla va passata su tutta la superficie in modo da isolare perfettamente la terracotta dalla vernice finale ed evitare la formazione di macchie. Ottima anche la plastica, meglio quella leggermente sa- tinata poiché trattiene meglio la colla, altrimenti se la superficie è lucida meglio utilizzare prodotti spray. A Natale si possono decorare con grande facilità le palline trasparenti, la decorazione può essere fatta all’interno o all’esterno e con l’inseri- mento di piccoli personaggi, saranno comunque decorazioni personalissime. Il sughero offre un’ot-

tima base per la decorazione. Semplici da realiz- zare sono i sottopentola, con una base di gesso acrilico, un ritaglio di carta riso o tovagliolo e dé- coupage pittorico per riempire gli spazi, finitura all’acqua lucida. Polistirolo e cera, per terminare la galleria dei materiali, sono spesso usati nel pe- riodo natalizio per confezionare palline e candele profumate. A Natale il découpage dà il meglio di sé stesso con una gamma infinita di piccoli e gran- di oggetti da realizzare con materiali nuovi o di

riciclo. . .

un occhio al dono e uno al portafoglio!

Lo stile Shabby Chic, detto anche “effetto decapa- to”, dal francese decapé che vuol dire raschiato, permette di invecchiare un oggetto strofinando sulla superficie una spazzola di ferro o della car- ta abrasiva in modo da togliere in alcuni punti il colore. Si realizza con una decapatura dai colori tenui, quando, in genere, prevale il bianco o l’a- vorio. Nello stile provenzale prevalgono invece i colori caldi e pastellati, con immagini di fiori. Una lavorazione che ricorda le case di campagna “Vecchia Inghilterra”, un modo di bilanciare chiaro e scuro e non appesantire gli interni.

In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-3" src="pdf-obj-19-3.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-5" src="pdf-obj-19-5.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-7" src="pdf-obj-19-7.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-9" src="pdf-obj-19-9.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-11" src="pdf-obj-19-11.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-13" src="pdf-obj-19-13.jpg">
In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie SiArca Magazine N.1 19 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-19-15" src="pdf-obj-19-15.jpg">

In alto, da sinistra: scatolette varie, decorazioni natalizie. In basso, da sinistra: decorazioni natalizie

Si tratta di una tecnica americana sviluppatasi nell’Ottocento come recupero di credenze, tavoli, armadi, scrivanie altrimenti inutilizzabili. L’ese- cuzione è semplice e il risultato sarà un oggetto invitante, romantico, apparentemente consumato dal tempo.

In questo vecchio comodino si parte dalla carteg- giatura accurata della superficie, eventualmente stuccando dove necessario. Quindi si prepara il fondo stendendo una mano di gesso acrilico, una volta asciugato bisogna strofinare la superficie con carta vetrata o con una spugna abrasiva a grana fine in modo da renderla perfettamente liscia. Si passa quindi al colore di fondo, di solito scuro, e se il colore non risulta abbastanza coprente, si stende una seconda mano. A questo punto si può prendere un po’ di cera solida con un panno e passarla solo in alcuni punti, oppure strofinare leggermente una candela bianca nei punti soggetti a maggior usura. E’ un passaggio che si può anche saltare perché il problema della cera è la quantità che viene rilasciata sulla superficie dove il colore non aderisce, scartavetrando si rischia di togliere troppo colore superficiale lasciando grosse strisce

anziché venature più sottili e graffiate.

Si passa quindi al secondo colore, di solito chiaro, che sarà steso in modo che non sia completamente coprente. A questo punto si strofina la superficie con una spugna abrasiva a grana grossa o con carta vetrata insistendo nelle zone che si vogliono far risaltare più consumate: il colore sottostante diventerà visibile in alcuni punti che risulteranno come graffiati. Si potrà poi procedere al décou- page vero e proprio, applicando motivi floreali e ombreggiando alcune zone grazie alla tecnica pittorica, semplicemente ritagliando la carta e in- collandola alla superficie con colla vinilica. La finitura sarà satinata a solvente, almeno 3 o 4 mani.

Osservazioni: in corso d’opera mi sono resa conto che il passaggio gesso acrilico e primo colore di base può essere saltato, perché sul legno il colore aggrappa bene e quindi è sufficiente pulire bene il mobile carteggiando e lasciando il colore originale, sopra verrà steso il colore chiaro e quindi si pro- cederà a strofinare con la spugna abrasiva o una paglietta di ferro tirando fuori il legno originale del mobile.

In alto, da sinistra: lattiera (fondo carta riso, ritagli da tovagliolo, pittorico, finitura). Vaso (decorazioneTiziana L’uscita del prossimo numero dipenderà, come sempre, dal contributo di tutti coloro che vorranno contattare la redazione di Arca Magazine per inviare del materiale da pubblicare. Le indicazioni dettagliate sull’invio di articoli e materiale di qualsiasi tipo, si possono trovare nelle FAQ che abbiamo predisposto appositamente. Scriveteci all’indirizzo email r e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t ed avrete tutte le risposte che non avrete trovato nella FAQ. Fabrizio - Caporedattore ( fabrizio979 ) Arca Magazine N.1 20 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-20-3" src="pdf-obj-20-3.jpg">
In alto, da sinistra: lattiera (fondo carta riso, ritagli da tovagliolo, pittorico, finitura). Vaso (decorazioneTiziana L’uscita del prossimo numero dipenderà, come sempre, dal contributo di tutti coloro che vorranno contattare la redazione di Arca Magazine per inviare del materiale da pubblicare. Le indicazioni dettagliate sull’invio di articoli e materiale di qualsiasi tipo, si possono trovare nelle FAQ che abbiamo predisposto appositamente. Scriveteci all’indirizzo email r e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t ed avrete tutte le risposte che non avrete trovato nella FAQ. Fabrizio - Caporedattore ( fabrizio979 ) Arca Magazine N.1 20 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-20-5" src="pdf-obj-20-5.jpg">
In alto, da sinistra: lattiera (fondo carta riso, ritagli da tovagliolo, pittorico, finitura). Vaso (decorazioneTiziana L’uscita del prossimo numero dipenderà, come sempre, dal contributo di tutti coloro che vorranno contattare la redazione di Arca Magazine per inviare del materiale da pubblicare. Le indicazioni dettagliate sull’invio di articoli e materiale di qualsiasi tipo, si possono trovare nelle FAQ che abbiamo predisposto appositamente. Scriveteci all’indirizzo email r e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t ed avrete tutte le risposte che non avrete trovato nella FAQ. Fabrizio - Caporedattore ( fabrizio979 ) Arca Magazine N.1 20 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-20-7" src="pdf-obj-20-7.jpg">
In alto, da sinistra: lattiera (fondo carta riso, ritagli da tovagliolo, pittorico, finitura). Vaso (decorazioneTiziana L’uscita del prossimo numero dipenderà, come sempre, dal contributo di tutti coloro che vorranno contattare la redazione di Arca Magazine per inviare del materiale da pubblicare. Le indicazioni dettagliate sull’invio di articoli e materiale di qualsiasi tipo, si possono trovare nelle FAQ che abbiamo predisposto appositamente. Scriveteci all’indirizzo email r e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t ed avrete tutte le risposte che non avrete trovato nella FAQ. Fabrizio - Caporedattore ( fabrizio979 ) Arca Magazine N.1 20 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-20-9" src="pdf-obj-20-9.jpg">

In alto, da sinistra: lattiera (fondo carta riso, ritagli da tovagliolo, pittorico, finitura). Vaso (decorazione

sopravetro, fondo con carta riso e successive immagini applicate, finitura all’acqua lucida). Contenitori profumi

(decorazione sopravetro su carta riso bianca, finitura con vetrificante all’acqua).

Se invece parliamo di un mobile non verniciato, ad esempio in abete grezzo, occorre carteggia- re bene per rendere la superficie liscia, quindi si stende una mano di gesso acrilico, si carteggia nuovamente e si passa l’acrilico scuro o comunque una qualsiasi tinta legno del colore che si vuol vedere come sfondo nelle venature graffiate. Nel- lo stile provenzale si usano spesso tinte pastello come lilla, azzurro, verde. Successivamente va applicato un colore chiaro, tipo bianco, avorio, crema, champagne, sabbia, corda, giallo tenue, azzurro cielo, verde primavera, rosa cipria, secon- do le preferenze e comunque in contrasto con la tinta sottostante. Dopo l’asciugatura si procederà con la carteggiatura di poche o molte zone, insi- stendo su quelle che si vogliono far risaltare come più vissute, con una spugna abrasiva a grana gros- sa o carta vetro. La finitura sarà opaca, da mobile

anticato.

A volte, anziché usare una tinta scura come colore

  • di base, si preferisce il colore legno chiaro per un

contrasto più delicato, in questo caso dopo aver

carteggiato la superficie si stenderanno due mani

  • di turapori, quindi l’acrilico del colore preferito e

una volta asciutto, si procederà a strofinare nei punti dove si vuol far trasparire il colore del legno.

Nel prossimo numero di Arca Magazine vorrei parlare di costi e prodotti per risparmiare, delle tecniche di invecchiamento e ancora di materiali, inserendo qualche progetto su tela per realizzare quadri senza essere pittori e su paralumi.

Auguro Buone Feste a tutti e rinnovo l’appunta- mento nel nuovo anno con la stessa voglia di ricer- care e creare, fare poesia e raccontarci con mille sfumature.

L’uscita del prossimo numero dipenderà, come sempre, dal contributo di tutti coloro che vorranno contattare

la redazione di Arca Magazine per inviare del materiale da pubblicare.

Le indicazioni dettagliate sull’invio di articoli e materiale di qualsiasi tipo, si possono trovare nelle FAQ che

abbiamo predisposto appositamente.

Scriveteci all’indirizzo email redazione.arcamagazine@arcadilegno.it ed avrete tutte le risposte che non

avrete trovato nella FAQ.

Fabrizio - Caporedattore (fabrizio979)

Sulla strada di Tucson - Parte II Harvey non aveva più altri pensieri ora, si sforzavaArca Magazine N.1 21 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-21-3" src="pdf-obj-21-3.jpg">
Sulla strada di Tucson - Parte II Harvey non aveva più altri pensieri ora, si sforzava
Sulla strada di Tucson - Parte II
Harvey non aveva più altri pensieri ora, si sforzava solo di trovare
un’uscita da quella situazione. Sarebbe stato orribile finire quel
giorno la sua vita là, tra quelle rocce mentre lo attendevano le
delizie di Tucson. Improvvisamente il cielo sembrò oscurarsi come
se una grande nuvola grigia avesse completamente coperto il sole.
Si udì un frastuono incredibile e Harvey vide saettare nell’aria, tra
la massa di polvere come sollevata da un vortice immenso, dei
lampi verdognoli od azzurrognoli.
Spaventato ancor di più si sdraiò a terra tenendosi le mani sopra
la testa. Quell’incredibile situazione durò solo pochi istanti che
ad Harvey sembrarono lunghi come una vita. Poi, d’improvviso, il
cielo si aprì nuovamente, il frastuono sparì lontano e tutto tornò
silenzioso come prima che fosse iniziata la sparatoria. Harvey si
decise ad alzare la testa dal suo nascondiglio solo dopo alcuni
minuti, temendo di ricevere ancora fucilate, ma nemmeno uno
sparo od un grido di guerra ruppe il silenzio irreale che era tornato
sul canyon. Il giovane si guardò attorno con aria sbigottita: ma che
era successo? Dov’erano finiti i suoi assalitori?
La polvere che si era alzata prima si stava lentamente depositando sul terreno roccioso ed a parte
quello sembrava che niente fosse accaduto di anormale. Harvey uscì completamente dal suo riparo ed
imbracciato il Winchester fece alcuni passi con aria guardinga verso le rocce più alte. Nessun rumore
giungeva da dove poco prima gli erano arrivati gli spari. Il cowboy prese coraggio e si avviò verso le
rocce alte. Dietro un masso trovò il corpo di un Apache riverso a terra, con una ferita larga sul petto.
Attorno alla ferita la pelle ed i vestiti presentavano segni di bruciature. Poco più in là trovò i corpi di
altri due Apache che presentavano la stessa identica ferita al petto.
Il giovane continuò a guardarsi attorno, con aria sempre più stupita, sino a che, dietro una grande
roccia trovò un altro Apache, stavolta moribondo. Gli si avvicinò e l’Apache, evidentemente in fin di
vita, gli sussurrò -agua- Harvey tornò indietro al suo cavallo che, nonostante la grande confusione,
era rimasto dove l’aveva lasciato. Prese la borraccia dell’acqua e tornò dal moribondo. Gli sollevò la
testa e gli versò nella bocca alcuni sorsi d’acqua. L’Apache parlava a stento, gli sussurrò un -gracias-,
quindi con gli occhi sbarrati verso il cielo disse ancora -el grande espirito
...
Sconvolto dall’accaduto, ed impaurito dall’atmosfera surreale che si era venuta a creare, Harvey saltò
-
e reclinando la testa, morì.
sul suo cavallo che spronò al galoppo verso Tucson.
(continua nel prossimo numero)
Giuseppe (lapin)
Scultura Scolpire , un verbo che mi ha sempre affascina- to suscitando una profonda voglia diArca Magazine N.1 22 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-22-3" src="pdf-obj-22-3.jpg">

Scultura

Scolpire, un verbo che mi ha sempre affascina- to suscitando una profonda voglia di provare a creare qualcosa con gli attrezzi che vedevo ma- neggiare allo zio materno Oreste. Quando da

bambino gli chiedevo ..

  • mi fai provare??, ogni vol-

ta ricevevo la stessa risposta, sei piccolo

..

ti fai male.

Me ne andavo con la promessa a me stesso che se fossi riuscito a capire dove nascondeva la chiave del suo laboratorio-magazzino, dove lavorando creava piccoli oggetti in legno per la casa, l’avrei fregato, infilandomi a riempirmi di trucioli e pol-

vere contro il suo volere. Ma non ci sono mai riuscito, e così, diventato più grande, ho inizia- to a scavare tronchi per fontane e fioriere con la fantasia (tanta) – tuttavia c’erano pochi attrezzi

e abilità — per gli alberghi ed i ristoranti del mio paese.

I fiori e l’acqua si infilavano così in enormi scar- poni di legno, tromboni scavati con la motosega

ecc. fino a creare una fontana con panca e fio- riera annessa, scavata su di un enorme tronco di larice con radice portato a valle da una valanga, su ordinazione dell’allora Sindaco del mio paese. Che soddisfazione, l’avevo fatta io! Mi piaceva un sacco che l’avessero messa nel centro del paese dove tanta gente si fermava per fare una foto alla mia creazione! Avevo 16 anni ed iniziava il mio percorso nell’universo legno, ricco di scoperte e soddisfazioni, ma anche di sonore capocciate per imparare dagli sbagli!

Scultura Scolpire , un verbo che mi ha sempre affascina- to suscitando una profonda voglia diArca Magazine N.1 22 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-22-36" src="pdf-obj-22-36.jpg">
Scultura Scolpire , un verbo che mi ha sempre affascina- to suscitando una profonda voglia diArca Magazine N.1 22 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-22-38" src="pdf-obj-22-38.jpg">
Scultura Scolpire , un verbo che mi ha sempre affascina- to suscitando una profonda voglia diArca Magazine N.1 22 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-22-40" src="pdf-obj-22-40.jpg">

A sinistra, Barba: tronco in noce nazionale. Dimensioni: diametro 28 cm, altezza 75 cm, lavoro su commissione raffigurante un personaggio che la leggenda dice si aggiri nei nostri boschi di nome BARBA (cioè zio). L’attrezzatura usata è un’elettrosega per la sgrossatura, alcune sgorbie da scultura grandi, medie e piccole per la rifinitura. Finitura cera Novecento neutra;

Al centro e a destra, Gnomo dei Chiapivi: tronchetto in legno di melo, diametro 20 cm, altezza 40 cm,

base in pietra, lavoro su commissione raffigurante uno gnomo con passero sul cappello

si dice abiti

. . . nella frazione Chiapili Superiore nel nostro paese. L’attrezzatura impiegata per la realizzazione è una sega nastro per lo sgrosso, alcune sgorbie da scultura medie e piccole per la rifinitura. Finitura cera Novecento neutra.

Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munitàArca Magazine N.1 23 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-23-3" src="pdf-obj-23-3.jpg">

Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munità mon- tana, ebbi la fortuna di andare con amici a vedere la Fiera di S. Orso ad Aosta e qui cambiò veramente la mia vita. Girovagando attraverso i numerosissimi espositori valdostani ebbi come una folgorazione quando mi avvicinai al banco di quello che diventò poi il mio Maestro: conobbi Giuseppe Binel!

Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munitàArca Magazine N.1 23 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-23-7" src="pdf-obj-23-7.jpg">

Grandissimo artista ed altrettanto grande persona:

dopo 5 anni di frequentazione della sua Bottega Scuola lui mi spinse a fare lo scultore per mestiere, convincendomi anche a divulgare questa fantasti- ca forma di arte lignea, attivando, a mia volta, dei corsi a vari livelli, prima nella mia valle e poi anche al di fuori dei suoi confini. Ho avuto così la possibilità di imparare ad insegnare una mate- ria che non basta una vita per conoscere a fondo, incontrando a mia volta fior di professionisti del legno: falegnami, restauratori, hobbysti ecc., che con passione ed entusiasmo partecipano ai miei corsi per accrescere le loro conoscenze di questo mondo. In questo modo anch’io vengo a conoscen- za di trucchi, malizie ecc., per affrontare lavori in cui non sono esperto.

Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munitàArca Magazine N.1 23 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-23-15" src="pdf-obj-23-15.jpg">
Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munitàArca Magazine N.1 23 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-23-17" src="pdf-obj-23-17.jpg">
Dopo vari approcci al mondo del- l’intaglio, at- traverso cor- si organizza- ti dalla Co- munitàArca Magazine N.1 23 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-23-19" src="pdf-obj-23-19.jpg">

A sinistra, Gallo: tronco in ciliegio dimensioni in scala 1/1 raffigurante un gallo, eseguito su commissione per il

Ristorante del Gallo, attrezzatura usata elettrosega per la sgrossatura, sgorbie da scultura grandi,medie e piccole

per la rifinitura,tecnica tuttotondo,colore acrilico rosso per evidenziare cresta e bargigli,finitura cera Sintyilor

color ciliegio.

Al centro, S. Grato: pala in noce nazionale dimensioni 30x75x6, lavoro su commissione raffigurante San Grato

Vescovo, attrezzatura usata seghetto alternativo per tagli tangenziali al disegno, sgorbie da scultura medie e

piccole per la rifinitura ,tecnica altorilievo,finitura cera Sintylor neutra.

A destra, Ernesto e

. . .

la crota: tavola di pino cembro (cirmolo

..

)

dimensioni 150x42x10. La foto ritrae una

parte del pannello dove ho eseguito, su commissione, la figura di Ernesto, suocero del committente e falegname

di 92 anni ancora in attività, il resto del pannello raffigura uno scorcio di cantina in pietra, due grappoli d’uva,

ed infine una scritta in piemontese. L’attrezzatura usata è l’elettrosega e disco carver per la sgrossatura, alcune

sgorbie da scultura medie e grandi per la rifinitura. La tecnica usata è l’altorilievo, infine finitura cera Novecento

neutra.

Il mio lavoro si basa per il 70% su opere eseguite su commissione, il restante 30%( skir0ll ) A sinistra, cofanetti torniti in noce nazionale diam. 32 cm,la foto ritrae i particolari intagliati dei due coperchi dei cofanetti,attrezzatura usata tornio,sgorbia da scultura n.8/7 e 12/6 per i fiori,coltello da intaglio Codega n. 7 per i particolari intagliati; finitura turapori Tower,lana d’acciaio 00 e poi cera Novecento neutra. A destra, Gotico : tavola di ciliegio antico fine ’700, porzione di anta di una finestra di dimora signorile, dimensioni 25x80x3. La foto ritrae la parte centrale del lavoro, importante evidenziare la possibilità di recuperare un pezzo storico che sembrava destinato al camino. L’attrezzatura usata è composta di alcune sgorbie da scultura e la tecnica usata è quella della scultura a basso-rilievo. La finitura è cera Novecento color ciliegio. Arca Magazine N.1 24 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-24-3" src="pdf-obj-24-3.jpg">

Il mio lavoro si basa per il 70% su opere eseguite su commissione, il restante 30% per creare oggetti e sculture che vendo nel mio atelier-esposizione; nei mesi invernali frequento meno il laboratorio perchè divido il mio tempo con l’insegnamento dello sci dove sono maestro federale.

Una cosa che mi intriga tantissimo della mia atti- vità e che, se volete,presenta forse un pizzico di follia, è che quando entro nel mio deposito, per scegliere o mettere a stagionare il legname, mi piace pensare che i pezzi sanno già cosa diven- teranno,così quando prendo un tronco per fare una statua od uno steppone (tavola di grande di- mensione) per creare un alto-rilievo mi trovo a pensare che mi stava aspettando, sapeva che per quel lavoro ci sarebbe voluto proprio lui! Il con-

siglio che mi sento di dare a chi vuole provare ad intagliare o scolpire è quello di avvicinarsi con curiosità, ma anche una buona dose di umiltà, cercando di superare con intelligenza i momenti di sconforto quando sembra di non riuscire a fare niente e viene voglia di lasciar perdere. Provando con costanza ed impegno arriverà il momento che il coltello e le sgorbie inizieranno ad andare nel verso giusto e la difficoltà nel capire le profondità e la prospettiva si trasformeranno in gioia nell’ese- guire anche solo un semplice rosone intagliato od una serie di fiori scolpiti, tenendo però a mente che man mano che si migliora si alza l’asticella delle difficoltà puntando sempre più in alto e non si finirà MAI di imparare. BUONI TRUCIOLI!!

Marco (skir0ll)

Il mio lavoro si basa per il 70% su opere eseguite su commissione, il restante 30%( skir0ll ) A sinistra, cofanetti torniti in noce nazionale diam. 32 cm,la foto ritrae i particolari intagliati dei due coperchi dei cofanetti,attrezzatura usata tornio,sgorbia da scultura n.8/7 e 12/6 per i fiori,coltello da intaglio Codega n. 7 per i particolari intagliati; finitura turapori Tower,lana d’acciaio 00 e poi cera Novecento neutra. A destra, Gotico : tavola di ciliegio antico fine ’700, porzione di anta di una finestra di dimora signorile, dimensioni 25x80x3. La foto ritrae la parte centrale del lavoro, importante evidenziare la possibilità di recuperare un pezzo storico che sembrava destinato al camino. L’attrezzatura usata è composta di alcune sgorbie da scultura e la tecnica usata è quella della scultura a basso-rilievo. La finitura è cera Novecento color ciliegio. Arca Magazine N.1 24 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-24-20" src="pdf-obj-24-20.jpg">
Il mio lavoro si basa per il 70% su opere eseguite su commissione, il restante 30%( skir0ll ) A sinistra, cofanetti torniti in noce nazionale diam. 32 cm,la foto ritrae i particolari intagliati dei due coperchi dei cofanetti,attrezzatura usata tornio,sgorbia da scultura n.8/7 e 12/6 per i fiori,coltello da intaglio Codega n. 7 per i particolari intagliati; finitura turapori Tower,lana d’acciaio 00 e poi cera Novecento neutra. A destra, Gotico : tavola di ciliegio antico fine ’700, porzione di anta di una finestra di dimora signorile, dimensioni 25x80x3. La foto ritrae la parte centrale del lavoro, importante evidenziare la possibilità di recuperare un pezzo storico che sembrava destinato al camino. L’attrezzatura usata è composta di alcune sgorbie da scultura e la tecnica usata è quella della scultura a basso-rilievo. La finitura è cera Novecento color ciliegio. Arca Magazine N.1 24 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-24-22" src="pdf-obj-24-22.jpg">

A sinistra, cofanetti torniti in noce nazionale diam. 32 cm,la foto ritrae i particolari intagliati dei due coperchi

dei cofanetti,attrezzatura usata tornio,sgorbia da scultura n.8/7 e 12/6 per i fiori,coltello da intaglio Codega n. 7

per i particolari intagliati; finitura turapori Tower,lana d’acciaio 00 e poi cera Novecento neutra.

A destra, Gotico: tavola di ciliegio antico fine ’700, porzione di anta di una finestra di dimora signorile, dimensioni

25x80x3. La foto ritrae la parte centrale del lavoro, importante evidenziare la possibilità di recuperare un pezzo

storico che sembrava destinato al camino. L’attrezzatura usata è composta di alcune sgorbie da scultura e la

tecnica usata è quella della scultura a basso-rilievo. La finitura è cera Novecento color ciliegio.

Circonsione di Gesù, part. della Natività lignea di Hans Klocker, 1500, Convento dei Francescani, Bolzano. ARCAr e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t Fotografie a cura della Redazione . Fotografie e manoscritti anche se non pubblicati non si restituiscono. Anno I Numero I , in corso di registrazione presso il Tribunale di Lecco . Arca Magazine N.1 25 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-25-3" src="pdf-obj-25-3.jpg">
Circonsione di Gesù, part. della Natività lignea di Hans Klocker, 1500, Convento dei Francescani, Bolzano. ARCAr e d a z i o n e . a r c a m a g a z i n e @ a r c a d i l e g n o . i t Fotografie a cura della Redazione . Fotografie e manoscritti anche se non pubblicati non si restituiscono. Anno I Numero I , in corso di registrazione presso il Tribunale di Lecco . Arca Magazine N.1 25 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-25-5" src="pdf-obj-25-5.jpg">

Circonsione di Gesù, part. della Natività lignea di Hans Klocker, 1500, Convento dei Francescani, Bolzano.

ARCA MAGAZINE

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Hanno collaborato a questo numero: Roberto, Tiziana, Tony, Giuseppe, Amedeo, Antonio, Fernando, Sandro, Marco, Vittorio, Francesco.

Editore

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Fotografie a cura della Redazione. Fotografie e manoscritti anche se non pubblicati non si restituiscono. Anno I Numero I, in corso di registrazione presso il Tribunale di Lecco.

Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-3" src="pdf-obj-26-3.jpg">

Costruzione di una pialla jointer low angle

A chi non è capitato di costruire un utensile per la necessità del momento? Io ho cominciato così e affinando via via le mie capaci- tà sono arrivato a costruire alcu- ne pialle in metallo tra cui una Jointer Low Angle. A prima vista può sembrare un lavoro complicato, che necessita l’uso di macchine per lavorare il metallo, ma come vedrete si tratta solo di avere idee chiare e un po’ di pazienza. In

Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-9" src="pdf-obj-26-9.jpg">

realtà interventi con la fresatrice e con il tornio ci sono stati, ma veramente minimali.

Il modello di pialla al quale mi sono ispirato è una Low angle 22” Lie Nielsen (Fig. 7-a), ma poteva essere anche una #62 Stanley o una Quangsheng 62. A differenza delle classiche pialle per spianare il cui angolo di taglio dipende dalla seduta della lama (frog), le low angle sono più versatili perché sostituendo la lama con una con smusso diverso 33° o 38° si hanno tre pialle in una (Fig. 7-b).

Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-20" src="pdf-obj-26-20.jpg">
Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-22" src="pdf-obj-26-22.jpg">
Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-24" src="pdf-obj-26-24.jpg">
Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-26" src="pdf-obj-26-26.jpg">
Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-28" src="pdf-obj-26-28.jpg">
Costruzione di una pialla jointer low angle A chi non è capitato di costruire un utensileArca Magazine N.1 26 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-26-30" src="pdf-obj-26-30.jpg">

In alto, da sinistra a destra: a-Lie Nielsen low angle, b-progetto, c-fase della lavorazione. In basso, da

sinistra a destra: d–f fasi di lavorazione

Il progetto prevede una parte della suola anterio- re mobile per aumentare o ridurre all’occorrenza l’apertura della bocca dove fuoriesce la lama co- me si vede dal disegno, in seguito parzialmente modificato (Fig. 7b).

Il corpo di questa pialla è costruito con acciaio da carpenteria Fe 430 (spess. 5mm) tramite incastri a coda di rondine ribattuti. Ho usato seghetto e trapano, ripetuti controlli e infine la struttura è stata assemblata (Fig. 7c–f e Fig. 8a).

Costruire la suola mobile implica eseguire un’a-

pertura notevole e questa facilita la preparazione della seduta a 12° con la lima, altrimenti era neces- sario dividere la suola in due pezzi, fare la seduta, unire con incastri le due mezze suole ecc. (vedi Figure 8-b–d).

Con un profilato a T in acciaio, ribattuto ai lati e sulla suola, ho rinforzato la struttura, mentre per l’appoggio della lama ho ritagliato un cuneo di al- luminio, avvitato alla suola e con le viti ribattute. Nelle figure 8-e–f e 9a–c si possono vedere delle prove di assemblaggio.

In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-3" src="pdf-obj-27-3.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-5" src="pdf-obj-27-5.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-7" src="pdf-obj-27-7.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-9" src="pdf-obj-27-9.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-11" src="pdf-obj-27-11.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-13" src="pdf-obj-27-13.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-15" src="pdf-obj-27-15.jpg">

In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzata e appoggio

della lama

Il lever cap è ricavato da un pezzo di acciaio da 20mm, ha un foro filettato M10 e relativa vite con la testa in legno. A differenza del disegno iniziale, ho usato un perno per fermarlo e per dare più solidità al corpo (Fig.9a–c).

Sul supporto del manico ho saldato un lungo dado dove si avvita la vite interna (M6), in modo che i filetti su cui fa presa siano numerosi a garanzia di un fissaggio sicuro. Il manico ed il pomolo sono in frassino. Dopo averli sagomati li ho lucidati e

montati (Fig. 10).

Per ribattere gli incastri occorre riempire l’interno dell pialla con un pezzo di legno sagomato in ma- niera precisa, che mantenga inalterato il volume interno della struttura e bloccato il perimetro dei fianchi. Inoltre, essendo la bocca piuttosto ampia, c’è il pericolo che ribattendo i bordi questi cedano un po’ verso l’interno per cui ho riempito il vuoto con uno stesso spessore di acciaio (Fig. 11a-b).

In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-41" src="pdf-obj-27-41.jpg">
In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-43" src="pdf-obj-27-43.jpg">

Lever cap

In alto, da sinistra a destra: a-struttura assemblata, b-c-d seduta a 12°, e-f struttura rinforzataArca Magazine N.1 27 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-27-48" src="pdf-obj-27-48.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-3" src="pdf-obj-28-3.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-5" src="pdf-obj-28-5.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-7" src="pdf-obj-28-7.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-9" src="pdf-obj-28-9.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-11" src="pdf-obj-28-11.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-13" src="pdf-obj-28-13.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-15" src="pdf-obj-28-15.jpg">

Montaggio manico e pomolo

A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare con la smerigliatrice, la lima bastarda e la carta vetrata grana 40, 60, 80 il fondo e i fianchi con carte ancora più fini e quasi ci siamo (Fig. 11c, 12a–c, 13a). La lama è l’ultimo pezzo rimasto- mi di una lama per taglierina industriale molto resistente all’affilatura, spessore 5mm (Fig.13-b).

Per la regolazione della lama ho usato il sistema

delle block, una ghiera (fatta al tornio) avvitata su un filetto fissato nel cuneo di alluminio che si innesta in una scanalatura creata nella lama (fatta con una fresatrice). Avvitando o svitando la lama si muove in avanti o indietro. In Fig 13c–f si possono vedere: il particolare dell’apertura della bocca a lavoro ultimato, la verniciatura finale e i montaggi ultimati.

Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-41" src="pdf-obj-28-41.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-43" src="pdf-obj-28-43.jpg">
Montaggio manico e pomolo A questo punto viene il lavoro più pesante: sgros- sare conArca Magazine N.1 28 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-28-45" src="pdf-obj-28-45.jpg">

Da sinistra: ribattitura degli incastri, sgrossatura con smerigliatrice, finitura con lima

In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-3" src="pdf-obj-29-3.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-5" src="pdf-obj-29-5.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-7" src="pdf-obj-29-7.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-9" src="pdf-obj-29-9.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-11" src="pdf-obj-29-11.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-13" src="pdf-obj-29-13.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-15" src="pdf-obj-29-15.jpg">

In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da sinistra:

d–e-regolazione della lama, f-montaggio finale

La prova di taglio è stata fatta su una tavola di bancale ripulita, per non rovinare la lama. Con poche passate anche i nodi vengono spianati facil- mente e i bordi si raddrizzano con pochi passag- gi (Fig.13-a). Caratteristiche della pialla. Lun- ghezza 559 mm, larghezza 70 mm, larghezza lama 58 mm, Spessore lama 5 mm, Peso 3, 940 kg. In Fig. 13c si possono vedere parte delle pialle che

ho costruito.

Come ho scritto all’inizio, bastano pochi utensili manuali e un po’ di pazienza. Se qualcuno fosse interessato ad una costruzione simile si senta libe- ro di usare il disegno e le indicazioni dell’articolo. Dunque Buon lavoro!

Vittorio (vitto)

In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-58" src="pdf-obj-29-58.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-60" src="pdf-obj-29-60.jpg">
In alto, da sinistra: a-finitura con carte abrasive, b-lama, c-apertura della bocca. In basso, da( vitto ) Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle Arca Magazine N.1 29 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-29-62" src="pdf-obj-29-62.jpg">

Da sinistra: a-lavoro completato, b-prova di piallatura, c-insieme alle sorelle

Il panettone Da una quindicina d’anni questo è il tempo in cui preparo il panettone. HoArca Magazine N.1 30 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-30-3" src="pdf-obj-30-3.jpg">

Il panettone

Da una quindicina d’anni questo è il tempo in cui preparo il panettone. Ho sempre accarezzato l’i- dea di fare il panettone; tutti i prodotti lievitati mi hanno sempre attratto: pane, pizza, focacce, ecc. Ho iniziato a fare il panettone usando il solo lievi- to di birra; i risultati erano apprezzabili, ma non buoni. Poi ho avuto la fortuna di avere a lezione il figlio di un noto pasticcere della provincia di Vero- na che mi ha fatto conoscere il padre e lo zio che mi hanno introdotto nell’arte di fare il panettone e regalato un pezzettino della loro pasta acida. Da allora sono cambiate le mie “tecniche di facitu- ra”, che ho affinato a più riprese, fino a diventare quasi un automatismo. In maniera assai poco mo- desta dico che oggi il risultato è assicurato! Così ho pensato di illustrare il “percorso di costruzio- ne” del panettone. Gli ingredienti, come vedrete sono tanti, ma quello direi strategico è la pasta acida (lievito naturale). Quindi la costruzione del panettone inizia da qui.

La partenza:

La pasta acida

• lavare in acqua calda 150 g di uva sultanina; • ridurre in poltiglia l’uva con il mixer ag- giungendo dell’acqua calda. Deve avere la consistenza di una minestra di semolino; • grattugiare una piccola mela, possibilmente ben matura, ed aggiungerla alla poltiglia di uva secca; • aggiungere il composto a 150/200 g di fari- na tipo Manitoba 00 (farina ricca di glutine del tipo utilizzata per il pane soffiato): l’im- pasto deve avere la consistenza di una crema soda; • mettere l’impasto in un contenitore in luo- go caldo (la temperatura dell’impasto si do- vrebbe mantenere sui 30° - io utilizzo una jogurtiera di cui regolo accensione e spegni- mento con un timer ad orologio, accensione 15 minuti per ora). Può essere utile anche uno scalda biberon; in questo caso l’impasto lo si pone in un vasetto di vetro; • dopo 2/3 giorni il composto dovrebbe

iniziare a fermentare (lievitare); • per evitare che la massa si secchi in super- ficie si può spruzzare dell’acqua (qualche goccia) sulla superficie.

I Rinfreschi:

• trattenere 150/200 gr della massa fer- mentata, avendo cura di eliminare il cappello; • aggiungere lo stesso peso di farina e ac- qua pari al 50% della farina aggiunta ed impastare (l’acqua dovrebbe essere fatta ri- posare in bottiglia un paio di giorni prima dell’utilizzo); • porre a riposo la massa come descritto so- pra, avendo prima lavato accuratamente il contenitore; • ripetere l’operazione 3/4 volte. Il lievito è pronto per il rinfresco quando il suo volume è circa triplicato; • alla 4 volta la triplicazione dovrebbe avvenire in circa mezza giornata.

Il panettone Da una quindicina d’anni questo è il tempo in cui preparo il panettone. HoArca Magazine N.1 30 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-30-21" src="pdf-obj-30-21.jpg">

Pasta acida avvolta in un

panno di cotone e legata

Perchè il lie- vito raggiun- ga la neces- saria forza è necessa- ria una setti- mana duran- te la quale si deve fare almeno un

rinfresco al giorno. Durante questa fase il lievito non andrà più tenuto nel contenitore utilizzato in precedenza ma, dopo l’impasto, andrà completamente avvolto in un panno di cotone e legato in modo morbido per formare un salsicciotto (vedi foto 14).

Modalità dei rinfreschi del lievito nel salsic-

ciotto. Primo rinfresco. trattenere 150/200 gr di lievito, aggiungere farina in pari quantità e acqua per il 45% della farina aggiunta. L’impa-

sto deve essere abbastanza duro (deve essere ben

amalgamato e non appiccicarsi alle mani) per es- sere avvolto nel panno. Per evitare che ilArca Magazine N.1 31 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-31-3" src="pdf-obj-31-3.jpg">

amalgamato e non appiccicarsi alle mani) per es- sere avvolto nel panno. Per evitare che il lievito si attacchi al panno cospargere quest’ultimo con un po’ di farina.

Rinfreschi successivi. sul pane di lievito si forma una sottile crosta che deve essere tolta prima di prelevare la massa per il rinfresco. Conviene mu- nirsi di un coltello seghettato (tipo shogun): la crosta deve essere tolta senza premere sulla massa altrimenti si costipano gli alveoli del lievito. Affet- tare (ca. 1 cm di spessore) il salamino di lievito e mettere le fette in una bacinella d’acqua. L’acqua deve essere a temperatura ambiente con l’aggiun- ta di un po’ di zucchero (un cucchiaino da caffè per litro d’acqua). Il lievito deve galleggiare. In caso contrario (probabilmente) è stato costipato durante la sbucciatura. Lasciare il lievito a bagno per circa 15 minuti (NON DI PIU’), poi strizzarlo con le mani, trattenere la solita quantità per il rim- pasto, aggiungere lo stesso peso di farina e acqua, pari al 42% della farina aggiunta ed impastare. E’ possibile usare acqua e latte (2/3 di acqua e 1/3 di latte). Avvolgere il lievito nel panno e tenerlo in un luogo non freddo, ma nemmeno molto caldo. Quando il lievito prende forza si noterà che tende a fuoriuscire dal panno.

Conservazione del lievito. Il lievito può essere conservato in frigorifero, rinfrescandolo almeno una volta per settimana. In questo caso la farina che si aggiunge nei rinfreschi può essere il doppio del peso del lievito, utilizzando sempre farina di tipo Manitoba 00. Un diverso modo di conservare il lievito, ad esempio per utilizzarlo per la panifica- zione, è di conservarlo in un vaso di vetro chiuso in frigorifero in forma semiliquida (diluizione al 100%), 100 g di lievito, 100 g di farina e 100 g di acqua, rinfrescandolo con un intervallo massimo di una settimana. Naturalmente questa diluizio- ne si otterrà con il procedere dei rinfreschi. Se è usato per la panificazione è necessario procedere ad un rinfresco almeno 3 ore prima dell’impasto. Per panificare il lievito deve essere pari a circa il 30% del peso della farina che si utilizza (1 kg di farina, 300 g di lievito con diluizione 100%). Ma del pane e della pizza ne parliamo poi.

L’impasto del panettone. Quando ho iniziato ad utilizzare la pasta acida ricorrevo ad una tecnica “autodefinita” che prevedeva 5 impasti, uno ogni 3 ore, in modo tale da coprire 12 ore diurne con i primi 4 impasti e lasciare lievitare tutta la notte l’ultimo impasto. Anche i tempi di aggiunta degli ingredienti erano differenti; ad esempio la percen- tuale maggiore di burro l’aggiungevo all’ultimo impasto, così come le uova. Leggendo e sperimen- tando sono arrivato alla ricetta di tabella 1, nella quale ci sono gli ingredienti per un panettone da chilo, suddivisi in 3 impasti.

PRIMO IMPASTO

Ingrediente

Quantità (gr.)

pasta acida

80

biga

50

zucchero

33

burro

64

tuorli

22

latte in polvere

4

farina

198

acqua

75

SECONDO IMPASTO

Ingrediente

Quantità (gr.)

farina

87

zucchero

30

burro

22

tuorli

35

latte in polvere

4

acqua

25

TERZO IMPASTO

Ingrediente

Quantità (gr.)

farina

50

zucchero

37

burro

33

tuorli

33

latte in polvere

3

acqua

12

uvetta

165

arancia candita

58

cedro candito

30

(Tabella 1)

Innanzi tutto ho ridotto gli impasti a 3, intervallan- doli in maniera tale che partendo alleArca Magazine N.1 32 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-32-3" src="pdf-obj-32-3.jpg">

Innanzi tutto ho ridotto gli impasti a 3, intervallan- doli in maniera tale che partendo alle 7 di mattina, alle 7 di sera, dopo il terzo impasto, introduco la pasta nei pirottini e lascio lievitare per tutta la notte, o quasi. Poi ho modificato i momenti di introduzione degli ingredienti. Nei testi di im- portanti ed affermati “panettonai”, si legge che gli ingredienti devono essere introdotti nell’im- pastatrice, seguendo precise modalità. All’inizio cercavo di seguirle, ora non più, e il risultato non cambia. L’unica regola che seguo è quella di inseri- re il burro, che deve essere sempre a temperatura ambiente, mai freddo, per ultimo. Quindi inizio alle 7 di mattina con il primo impasto, introducen- do nell’impastatrice tutti gli ingredienti necessari (vedi Tabella 1). Oltre al mio lievito, la sera pre- cedente preparo la così detta biga, che utilizzo nel primo impasto. La biga la ottengo impastando la sera precedente 250 g di farina (Manitoba 00, una farina ricca di glutine che sopporti tempi di

lievitazione molto lunghi), 2/3 grammi di lievito di birra in polvere sciolto in poca acqua tiepida, 50/60 g di pasta acida e 125 g di acqua (a questa quantità deve essere sottratta quella utilizzata per sciogliere il lievito di birra in polvere). L’impa- sto, ricoperto con una pellicola (non avvolto) lo pongo in un contenitore chiuso ermeticamente, per evitare che si formi una crosta sulla superficie. I tempi del pri- mo impasto possono varia- re con l’impa- statrice utiliz- zata. Sicura- mente sono ne- cessari almeno

Innanzi tutto ho ridotto gli impasti a 3, intervallan- doli in maniera tale che partendo alleArca Magazine N.1 32 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-32-9" src="pdf-obj-32-9.jpg">

Dopo il primo impasto

una decina di

minuti, tenendo presente che a fine impasto la pasta deve essere liscia e lucida e non attaccarsi assolutamente alle mani (vedi Fig 15). In genere sulla mia catena di montaggio ci sono 4 panettoni; in tutto ne produco una dozzina, suddivisi in tre riprese. In luogo fresco si conservano per lungo tempo (anche 3 mesi e più).

Dopo 7 ore, cioè alle 14, mi accin- go a fare il secon- do impasto. In Fig. 16 si può ve- dere la massa do- po la prima lievi- tazione. Non di- sponendo di una

Fine della prima
Fine della prima

lievitazione

cella di lievitazio- ne, ricorro a metodi molto artigianali per favorire la lievitazione.

Innanzi tutto ho ridotto gli impasti a 3, intervallan- doli in maniera tale che partendo alleArca Magazine N.1 32 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-32-30" src="pdf-obj-32-30.jpg">

Dopo il secondo impasto

Per evitare

che

si

for-

mi la crosta sulla massa, introduco il contenitore con l’impa- sto in un sac- chetto, tipo

quelli biode- gradabili che forniscono supermercati per riporre la spesa, e poi colloco il tutto vicino a un calo- rifero, in maniera da garantire una temperatura di circa 30 gradi centigradi alla massa che lie- vita. Anche in questo caso i tempi di impasto dipendono dall’impastatrice utilizzata, tenendo

sempre presente che a fine impasto, come detto in precedenza, la pasta deve essere liscia, lucida e non attaccarsi alle mani (vedi Fig. 17).

Fine della seconda
Fine della seconda

lievitazione

E così si arriva, dopo 5 ore, alle 7 di sera, al terzo impasto, quello fi- nale. In Fig. 18 è visibile la mas- sa dopo la se- conda lievitazio- ne. Questo impa-

sto si suddivide in due fasi: la prima prevede l’introduzione nell’im- pastatrice di tutti gli ingredienti, tranne l’uva pas- sa e i canditi, la seconda l’aggiunta dell’uva passa e dei canditi.

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-3" src="pdf-obj-33-3.jpg">
L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-5" src="pdf-obj-33-5.jpg">

L’impasto del panetto-

ne nei pirottini

Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi – non in- dicati in tabella 1 – un po’ di vani- glia e della buc- cia di limone tri- tata finemente o grattugiata (assi-

curarsi che siano limoni non trattati, altrimenti usare l’aroma di limone in fialette che si trova facilmente in tut- ti i supermercati; per un panettone usare mezza fialetta).

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-16" src="pdf-obj-33-16.jpg">

La mattina dopo

Le impastatrici “casalinghe” dif- ficilmente riesco- no a distribuire in maniera omoge- nea nell’impasto questi ultimi in- gredienti, per cui

è necessario un intervento manuale. Per fare ciò uso un piano di marmo (si può usare un piano di legno cosparso di farina) imburrato, così come le mani, e lavoro la pasta in maniera di amalgamare al meglio l’uvetta e i canditi.

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-25" src="pdf-obj-33-25.jpg">

Il raffreddamento

Quindi si passa al- la fase finale, l’in- troduzione della pasta negli stam- pi di carta per l’ul- tima lievitazione (Fig. 19). Con le mani si deve

cercare di forma- re una palla eseguendo dei movimenti dall’alto verso il basso e, una volta formata, va posta al centro del pirottino. Lo stampo va ricoperto con della pellicola, sempre per evitare che si formi una crosta, e messo a lievitare in un luogo tiepido (vi- cino, ma non troppo a un calorifero, o a una fonte di calore moderata, per esempio un caminetto che prima era stato acceso).

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-36" src="pdf-obj-33-36.jpg">

I panettoni da mezzo

chilo

Il risultato della terza lievitazione si può vedere in Fig. 20. Se non trovate gli stam- pi di carta, potete ricorrere a degli stampi di allumi- nio, imburrando-

li preventivamen- te, o antiaderenti, o di silicone. L’importante che abbiano una forma che ricordi quella del panettone alto, o basso.

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-49" src="pdf-obj-33-49.jpg">

Alveolatura

Per i panettoni da chilo utilizzo gli stampi bassi per- ché il forno in cui li cuocio non è molto alto e non mi consente di usare i pirottini

alti. Per la cottu- ra è ideale un forno ventilato. Prima di introdurre il panettone nel forno, fare dei tagli a raggera sul- la sua superficie, profondi qualche millimetro e porre al centro un pezzetto di burro.

L’impasto del panetto- ne nei pirottini Nel terzo impa- sto aggiungo de- gli aromi –( pesso ) Arca Magazine N.1 33 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-33-58" src="pdf-obj-33-58.jpg">

I panettoni da 1 chilo

Quando il forno è a temperatura, introdurre il pa- nettone nel pia- no più basso. La temperatura con cui cuocio è di 170 gradi centi-

gradi per 40 mi- nuti (questi valori possono leggermente variare da forno a forno, soprattutto il tempo).

Una volta tolto dal forno il panettone va messo a raffreddare a testa in giù (vedi Fig. 21). Uso dei supporti di legno e degli aghi da lana dismessi. Al posto dei supporti di legno si può utilizzare una pentola abbastanza profonda e larga da contenere il panettone. Nelle Figure 22, 23, 24 sono visibili i prodotti finiti e l’alveolatura interna.

Buon Natale con il panettone!

Francesco (pesso)

Tornire il legno non stagionato Tornire il “legno verde” significa utilizzare legna- me fresco di taglio;( Cecco ) Arca Magazine N.1 34 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-34-3" src="pdf-obj-34-3.jpg">

Tornire il legno non stagionato

Tornire il “legno verde” significa utilizzare legna- me fresco di taglio; è possibile utilizzare legno proveniente da un albero appena abbattuto, op- pure dopo qualche giorno dall’abbattimento. In questo modo il tornitore ha modo di entrare in intimo contatto con l’albero, con quello che l’am- biente ha determinato nella crescita, con le sue qualità più nascoste.

Un’avventura affascinante, non facile, che richie- de la volontà di apprendere una serie di tecniche e di accorgimenti che permettono di sfruttare con successo le differenze fra alburno e durame, gli intrecci di fibra dovuti alle diramazioni dei rami. Tornire legno fresco di taglio permette di abban- donarsi ad un’esperienza altamente creativa, dove sperimentazione e ricerca di nuove tecniche sono la norma.

Ad esempio, nel settore delle ciotole e dei vasi, nelle ultime due decadi molte opere importan- ti ed innovative sono state create utilizzando le- gno “verde”. In effetti questo materiale permette una libertà di espressione e di design difficilmen- te raggiungibile con il legno stagionato ed inol- tre vi è una più ampia possibilità di esaltare le caratteristiche intrinseche del tipo di legno scelto.

Tornire il legno non stagionato Tornire il “legno verde” significa utilizzare legna- me fresco di taglio;( Cecco ) Arca Magazine N.1 34 Novembre-Dicembre 2014 " id="pdf-obj-34-13" src="pdf-obj-34-13.jpg">

Possiamo sceglie- re sostanzialmen- te fra due vie:

una via più arti- stica con la qua- le si lavora il le- gno senza solu- zione di continui- tà, dall’abbattimento al prodotto finito; la secon- da opzione prevede invece uno step intermedio, poichè, dopo aver dato una forma grossolana al manufatto, si farà una stagionatura breve (grazie al fatto di aver asportato molto materiale), cui seguirà la lavorazione definitiva. Questa secon- da via è sempre seguita quando il prodotto finale debba avere precise forme geometriche; è il caso delle scatole, ad esempio.

Tornire il legno “verde” è un’esperienza piacevole anche per i sensi: i trucioli si staccano dal pezzo in rotazione in lunghi nastri, l’odore della linfa è penetrante e persistente. Da tener presente inol- tre il lato economico come pure quello etico; il materiale avrà un costo prossimo allo zero (anzi, in qualche caso potreste essere pagati per portare via del legname ritenuto inutile) ed inoltre, uti- lizzando alberi che arrivano dal vostro territorio contribuirete a non incentivare l’abbattimento di specie esotiche a rischio di estinzione.

Per usufruire del legno “verde” non occorrono abi-

lità particolari di tornitura, oltre a quelle di base, indispensabili; dovrete però approfondire la co- noscenza delle diverse essenze, per disporre del maggior numero di informazioni possibili prima

  • di iniziare la tornitura.

Naturalmente foglie ed eventuali frutti, oltre che la corteccia, saranno in grado di indirizzarvi sulla specie; saprete così se siete in presenza di una la- tifoglia o di una conifera, di una rosacea piuttosto che di una leguminosa. Da queste prime informa- zioni potrete farvi un’idea del colore del durame e di quanto sia, o non sia, accentuata la diffe- renza fra durame ed alburno. Successivamente all’abbattimento, l’analisi degli anelli di crescita vi dirà in che tipo di ambiente e con quali differenze stagionali è cresciuto quell’albero.

Anche una attenta osservazione della corteccia

può dare indicazioni di cosa troverete al di sotto:

traumi, cancri, inclusioni, possono essere forieri di sorprese estetiche nelle fibre ma anche portatori

  • di cattive notizie. In sintesi utilizzare il legno “ver-

de” (non in maniera occasionale) può diventare un’esperienza molto pregnante; non più tornire il legno ma tornire “con” il legno, diventandone complici e accettandone le inevitabili bizze e le scontrosità. In futuro potremo approfondire l’uso

  • di queste tecniche. Buoni trucioli.

Roberto Cecconello (Cecco)

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

Natività, Hans Klocker, 1500. Victoria and Albert Museum, Londra.
Natività, Hans Klocker, 1500. Victoria and Albert Museum, Londra.