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numero 11 anno VI 19 marzo 2014


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MILANO: NON SPARARE SULLA CROCE ROSSA. PER


Luca Beltrami Gadola
Non so e chi fu il primo a gridare
non sparate sulla Croce Rossa ma
il modo di dire ha fatto strada e
suona spesso come invocazione a
non infierire su chi gi messo male di suo. Ma questa benedetta Croce Rossa da un po di tempo gira
troppo per Milano per sperare nella
continua amichevole misericordia
dei fucilieri. Sto parlando di alcune
iniziative milanesi, di Expo e buon
ultima della Regione. Anche se imbarazzati qualcosa bisogna pur dire.
Delle vie dacqua si parlato anche
troppo tra macchina avanti e macchina indietro, come sia realmente
finita non ancora dato sapere. Veniamo allascensore di Piazza del
Duomo: qui sembra che la parola
fine labbiano pronunciata le varie
soprintendenze. Continuiamo con la
mascotte di Expo sia come nome
sia come immagine: in molti, direi la
gran parte degli esperti di comunicazione, trovano brutte le immagini
e scipito il nome, tra laltro pochissimo aderenti al tema di Expo nella
sua declinazione originale: sfamare
gli affamati pi che di riempirsi la
pancia di deliziose leccornie.
A proposito delle immagini la continua citazione dellArcimboldo, gloria
della pittura milanese, poi assolutamente fuori luogo perch mai il
pittore ebbe lintento di far pensare
al cibo ma, come sostiene il critico Roland Barthes, l'effetto che oggi
suscitano in noi le tavole di Arcimboldo la "repulsione", suscitata da
una sorta di teratologica mostruosit
che percorre i suoi dipinti. Aver
scomodato Walt Disney stato un
errore perch il fondatore e la sua
indiscussa poetica non ci sono pi:

lui pensando a Expo nutrire il pianeta probabilmente avrebbe fatto


ben altro. Chi mai gli ha suggerito
alla Walt Disney di ispirarsi
allArcimboldo? Forse Dante Ferretti, lo scenografo che si inventato
per Expo lottavo e nono nano: Enolo e Fornolo. Senza commento.
Limmagine grafica di Expo sta degradando, non pi quella dei begli
stendardi di Via Dante, scivola inesorabilmente verso i lampioni di
Corso Lodi: ve li ricordate? Aspettiamo ora con terrore linno di Expo.
Perch tutto questo? Per quel che
riguarda Expo se lo domanda anche
il designer Giulio Iacchetti che, armato di ottime intenzioni lancia
loperazione Expo di tutti: l'evento che socializza l'esposizione universale con un progetto che chiama
a raccolta tutti gli uomini e le donne di buona volont gioved 20
marzo alla DesignLibrary di via Savona 11, per discutere di Expo. Ma
una risposta lui la da gi: mi sembra che Expo soffra di un problema,
non si capisce cosa stiano facendo.
Non si capisce quale sia lo scopo,
quali sono gli obbiettivi e chi coinvolto. C' quantomeno una grossa
lacuna che riguarda la comunicazione.. Quel che dice Iachetti si potrebbe estendere ad alcuni importanti provvedimenti presi dalla giunta.
Lultimo in ordine di tempo sono i
lavori per la pedonalizzazione di
Piazza XXIV Maggio: non per i lavori in s ma per il modo col quale
loperazione stata annunciata ai
residenti e soprattutto ai commercianti, con il sospetto che si sarebbe
potuto fare qualcosa di pi per ga-

rantire la fluidit del traffico e


laccesso ai negozi. Purtroppo il
precedente di Piazza XXV Aprile anni interminabili di lavori - gioca a
sfavore, anche se finalmente ieri si
aperta EATALY SMERALDO con
applausi generali. E questultimo
episodio ci induce a una riflessione
sul tanto citato rapporto pubblico privato. Se ne parla solo e soltanto
quando lamministrazione pubblica
va alla ricerca di soldi per finanziare
investimenti che lei da sola non sarebbe in grado di fare.
Ma non cos: questa la visione
mercantile. Il rapporto pubblicoprivato non riguarda esclusivamente
questioni di denaro ma prende dentro anche laltra ricchezza, quella
intellettuale, il patrimonio di cultura
e conoscenze diffuso tra la gente
non necessariamente appartenente
a istituzioni come luniversit o i
centri di ricerca. Utilizzare questa
particolare
ricchezza
sembra
unimpresa impossibile per le forze
politiche che quando si trovano a
essere responsabili della cosa pubblica pensano di possedere, insieme a una stretta cerchia di collaboratori, tutti i saperi necessari per il
buon governo. Non cos e una
delle ragioni sta nella crescente
complessit dei fenomeni tecnici,
economici e sociali dei tempi che
corrono e che per loro natura richiedono un incessante lavoro di aggiornamento. Saper reinventare il
rapporto pubblico - privato alla luce
di queste considerazioni mi sembra
una condizione essenziale per la
ripresa del nostro Paese a partire
dalla nostra citt.

NUOVO PREMIER NUOVE ISTITUZIONI


Franco DAlfonso
Qualsiasi cosa pensiamo delle prime cento ore di Matteo Renzi a
palazzo Chigi non possiamo non
riconoscere che ha gi cambiato i
tempi e i termini della comunicazione e del dibattito politico e ha segnato una rottura con la tradizione
democristiana che pure stata in
pi giovane et anche la sua: tanto
per dirne una, se Forlani poteva
parlare per ore senza dire nulla,
Renzi pu parlare per ore dicendo
di tutto ... .
Lo stile chiaro e diretto del premier
deve indurre tutti a tagliare corto sui

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preliminari e a esprimersi sulle questioni sul tappeto con altrettanta


chiarezza, a partire da quelle che
egli stesso ha messo sul tappeto
come il riassetto istituzionale e la
legge elettorale .
Abolire il Senato, fare una legge elettorale maggioritaria, riformare in
senso centralistico il Titolo V della
Costituzione, sono tutte misure che
non possono essere legate solo
allopportunit del momento devono
essere inquadrate in un disegno
chiaro e complessivo che non pu
essere disvelato solo a posteriori.

Renzi ha , come credo, una visione


fortemente presidenziale dellazione
di Governo? Ha unidea, come non
credo, federalista della amministrazione? Pensa che i partiti siano il
luogo dellorganizzazione della democrazia, in una misura che non
riesco francamente a stimare, o no?
Non ci costringa a intuire e a fare i
dietrologi, usi il suo linguaggio chiaro e diretto anche in questa occasione cos ci regoliamo tutti meglio.
Ci tranquillizzi sul fatto che non intende proseguire nel perseguire un
presidenzialismo di fatto inventan-

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dosi improbabili e dannosi pasticci


per fare leggi perch si sappia chi
ha vinto la sera stessa pensando di
sostituire la tecnica elettorale alla
politica, distaccandosi dalla dottrina
socialista che ha confermato di aver
abbracciato e mantenendosi invece
nel solco della dissimulazione comunista teorizzata dal fondatore
della Ddr Walter Ulbricht (dobbiamo dirci favorevoli alla democrazia,
ma dobbiamo controllare tutto noi).
Se presidenzialismo deve essere, lo
sia in maniera ordinata e coerente,
adottando nella sua interezza un
modello esistente e funzionante,
senza invenzioni e inutili improvvisazioni: un presidenzialismo puro
modello Usa, che per non potrebbe essere staccato da un sistema
federale e un Senato eletto su base
non proporzionale, piuttosto lontano
dalle nostre tradizioni e soprattutto
dalla nostra realt; o un pi vicino e
pi adatto semipresidenzialismo
modello francese, con un sistema
elettorale maggioritario uninominale
a doppio turno, che potrebbe funzionare meglio e in un tempo pi
ristretto.
Penso che questultima scelta sia
ormai maggioritaria tra i cittadini,
compresi quelli come me che restano convinti che il sistema parlamentare eletto su base proporzionale
indice di uno stato pi avanzato della democrazia matura rispetto al
presidenzialismo, ma che sono
pronti a prendere atto che lo stato di
salute della democrazia in Italia
tale da non permetterne il funzionamento.
Il premier vuole perseguire il giusto
obiettivo della riduzione dei costi
della politica, meglio, dellapparato
politico e della semplificazione burocratica e amministrativa e dei suoi

ingenti costi occulti? Giusto, allora


non ceda al populismo imperante e
non se la prenda solamente con gli
organi elettivi delle Province e non
venda come riforma epocale il risparmio (teorico) di 160 - 200 milioni di euro lanno di compensi, senza
toccare e incidere sullassetto istituzionale stesso dello Stato.
Il sistema delle autonomie locali basato su una fiscalit centralizzata e
un sistema di redistribuzione dei
fondi che ha caratterizzato il nostro
Paese nello scorso secolo non funziona pi da tempo, ma gli interventi
di manutenzione del nuovo millennio, caratteristici del centrosinistra,
cos come quelli di cambiamento
spesso sconfinanti nel sovvertimento, caratteristici invece del ventennio Berlusconi - Bossi, hanno
peggiorato la situazione rendendola
ormai quasi irrimediabile.
Linserimento di un neocentralismo
regionale inteso come un ulteriore
livello di intermediazione e perequazione territoriale cui non seguita alcuna capacit innovativa da
parte di un ente che, come certificato dai recenti dati del Siope governativo (Sistema informativo sulle
operazioni degli enti pubblici), si
rivelato addirittura meno efficiente
delle vituperate Province, ha finito
per essere un danno e non un aiuto
al funzionamento del sistema.
E poi metta fine allegalitarismo comunale, a questa strana teoria tra il
pauperistico e il populistico secondo
la quale gli strumenti di governo,
controllo e responsabilit della nobile e antica citt di Pizzighettone sono esattamente gli stessi di quelli
imposti al Comune di Milano ma
non a quello di Roma, almeno in
parte, grazie alla legge Roma capitale e nemmeno a quelli di Catania

o Napoli , dove leggi - mancia


dellultimo minuto salvano bilanci
devastati e malgestiti.
Un nuovo sistema semplificato e
almeno parzialmente flessibile che
abolisca le Regioni ( duro e difficile
ammetterlo, ma quello delle Regioni
il pi clamoroso e dannoso fallimento riformatore del dopoguerra) e
si basi su un rapporto diretto con le
Citt metropolitane e su un sistema
di
nuove
Province
basate
sullaggregazione di Comuni di territori omogenei non per tradizione o,
peggio, per tracciamento su antiche
carte militari del Regio Esercito, ma
per numero di connessioni di mobilit, di distretto economico e produttivo, di territorio montano o di pianura, di legami di tradizione storica e
culturale, necessario per non ancorare tutta la colonna alla velocit
minima e non, almeno, a quella media!
La sola realizzazione amministrativa
della citt metropolitana di Milano,
per esempio, su un bilancio aggregato di tutte le entit pubbliche
coinvolte di circa 6 miliardi di euro
porterebbe un risparmio di almeno
600 milioni di euro allanno (pi del
doppio della sbandierata eliminazione degli organi elettivi delle Province attuali) pur prevedendo di riuscire a realizzare con il 10% di riduzione costi la peggior performance
di interventi di razionalizzazione di
entit pubbliche degli ultimi trenta
anni.
Matteo Renzi dichiari e sostenga
questa scelta o unaltra, purch
chiara e coerente, e ci risparmi il
calvario di leggi ridicolmente appellate in latinorum, la seriet della politica si recupera anche in questo
modo.

LA TRASPARENZA IMPOSSIBILE DEL BILANCIO COMUNALE


Valentino Ballabio
A proposito del bilancio trasparente consultabile sul sito del Comune,
l'editorialista di ArcipelagoMilano (n.
10/14) giustamente osserva che si
tratta di un prospetto di 11 pagine
sostanzialmente costituito da tabelle
che sintetizzano un ben diverso ed
enormemente pi ampio documento, il vero bilancio di previsione',
questultimo in pratica dimpossibile
lettura per i non addetti ai lavori. Ci
troviamo di fronte a due documenti:
il primo troppo sintetico il secondo
inutile ai pi (compresi alcuni consiglieri comunali). Si torna allora al
tema della trasparenza e partecipazione nonch del rapporto democra-

n. 11 VI - 19 marzo 2014

tico tra esecutivo e assemblea consiliare, senza perdere di vista il


convitato di pietra, recentemente
venuto alla ribalta nelle risolute dichiarazioni del nuovo corso governativo, costituito dalla struttura tecnico-amministrativa.
Viene infatti alla mente il doppio espediente usato (un tempo) dai funzionari pi navigati e scaltri nei confronti di politici principianti e petulanti, ansiosi di acquisire informazioni e
documentazioni riguardo questioni
considerate delicate e recondite. Gli
stratagemmi usati, in alternativa e a
discrezione del burocrate, erano
fondamentalmente due. Tattica nu-

mero uno: il contagocce. I documenti sono consegnati uno per volta, sempre dopo insistente richiesta,
cosicch allegati rimandi precedenti
vengono sapientemente centellinati
giocando sul fattore tempo (il politico passa, il burocrate resta), fino a
esaurimento della pazienza dello
sprovveduto di turno. Tattica numero due: il metro cubo di carte. Il funzionario si presenta accompagnato
da usciere munito di carrello colmo
dincartamenti, sfaldati dai rispettivi
faldoni, manifestando zelo e diligenza per la generosa offerta, quindi le
consegna al malcapitato insieme
all'angoscia di non potersi racca-

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pezzare in quel mare di fascicoli e
protocolli!
Oggi le carte servono molto meno,
se non a ingombrare a scopo ornamentale le scrivanie di capi ufficio
settore ripartizione ecc. ma non
detto che gli incredibili progressi
tecnologici intervenuti siano andati
di pari passo con il mutamento culturale che pure era stato promesso
circa vent'anni fa, alla vigilia della
rivoluzione informatica, dalle leggi
Bassaninioggi quasi dimenticate a
dispetto dei recenti e alti lamenti
verso la burocrazia soffocante. In
particolare il concetto di distinzione
dei ruoli tra politici e apparati, rispettivamente di indirizzo e controllo per
i primi e di efficienza ed efficacia per
i secondi. Cos come quello di orientamento al risultato che avrebbe dovuto sostituire il rispetto puramente formale delle procedure, residuo di un modello statale di stampo burocratico-militare.
Ma tornando alla discussione sul
megabilancio comunale, non si pone forse il dubbio che lo stesso data la sua dimensione e articola-

zione - sia strutturalmente inconoscibile e in buona parte ingestibile?


Vedi i buchi che compaiono puntualmente a ogni cambio di amministrazione? Vedi le pieghe dentro le
quali sfuggono svariati artifici contabili? Vedi gli storni in corso d'opera
e gli scostamenti tra preventivi e
consuntivi? Vedi la composizione
verticale e dicasteriale della spesa, spesso foriera di concorrenze e
attriti tra assessori e assessorati?
Allora anzich le rituali apposite
assemblee pubbliche in tutte le zone della citt invocate dalla mozione approvata non sarebbe ora di
avviare un processo, magari graduale ma certo, che porti a discutere e
approvare appositi bilanci nelle
suddette zone avviate a divenire
municipalit? Dunque fornire alle
Circoscrizioni che sopravvivono con
organi elettivi e retribuiti (a differenza delle nuove province, citt metropolitane e Senato della Repubblica!) un proprio budget, pi facilmente preventivabile controllabile e gestibile nonch partecipabile.

Purtroppo il contributo di Milano alle


smisurate ambizioni di riforma istituzionale appare pressoch nullo, a
giudicare dall'assenza di iniziativa
politica da parte, in primo luogo, di
Sindaco e Assessore competente
(a parte il dossieraggio raccogliticcio
di
ovviamente
apposito
sito
www.milanocittametropolitana.org).
Se il pi importante comune d'Italia
(Capitale esclusa da apposita normativa) non partecipa alla discussione di provvedimenti legislativi
destinati a incidere profondamente
sull'assetto dei pubblici poteri e delle funzioni democratiche, come pu
poi pretendere che i cittadini partecipino alle proprie attivit amministrative interne? Ed invece le prospettive della istituenda citt metropolitana e dello strettamente connesso decentramento del capoluogo
non compaiono dovutamente alla
pubblica attenzione, n da parte dei
partiti politici n da parte di esponenti istituzionali eletti proprio per
superare la miope e angusta pratica
da amministrazione di condominio.

IN VIAGGIO CON LITALIA, IN VIAGGIO CON IL TOURING: EVERGREEN


Tommaso Abbiati
Cambiamento ed entusiasmo. Basta
unire queste due parole e leffetto
che se ne trae solitamente positivo, poich portano a mutare lo
sguardo verso qualcosa di nuovo,
diverso e spesso migliore. Il nuovo
premier Renzi questo lha capito e,
seppur accompagnato da puntuali
critiche e vivaci spunti satirici, percorre con spavalderia la strada del
rinnovamento, reale o illusorio che
sia. Una rigenerazione comunque
diventata vitale anche per il sempre
pi paludoso Ministero dei beni e
delle attivit culturali e del turismo,
affidato ora alle cure di Dario
Franceschini ma afflitto negli ultimi
anni da un incessante turnover politico che lha sempre relegato ai
margini delle scelte strategiche di
rilancio del Paese. Una visione che
necessita di coraggio e innovazione
per invertire un trend che da tempo,
con immobilismo e trascuratezza,
ha stritolato lappassionato lavoro
dei professionisti del settore ormai
rassegnati a lanciare affaticate e
deboli urla al vento.
Piccole soddisfazioni le ha espresse
invece di recente il Comune di Milano, in occasione della BIT, quando
ha comunicato i dati relativi agli afflussi turistici nel 2013, registrando
un +4% rispetto al precedente anno
e un totale complessivo di 4,5 milioni di turisti che evidenziano anche

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una crescente attrattivit culturale


della citt che lascia ben sperare in
previsione di Expo 2015. Da questi
elementi comunque gratificanti e di
buona prospettiva si pu avviare
una riflessione sul valore del nostro
patrimonio culturale e sulle dinamiche che hanno portato alla concezione odierna del turismo, domandandosi nellera della realt aumentata e della quotidianit digitale cosa
significa oggi viaggiare.
Una risposta prova a darla il Touring
Club Italiano con la mostra In viaggio con lItalia, che celebra i 120
anni dellAssociazione, in un percorso espositivo recentemente inaugurato negli spazi di Palazzo
della Ragione a Milano, curato da
Massimo Negri con il coordinamento editoriale di Andrea Kerbaker, e
progettato dal brillante gruppo Studio Azzurro. Un racconto multimediale sullevoluzione del viaggio e
del turismo in Italia che narra con
leggerezza e poesia una storia importante, voluta da un gruppo di
amanti esploratori, di pionieri del
viaggio in bicicletta che, nel 1894
proprio a Milano, si riunirono per
dare vita al Touring Club Ciclistico
Italiano, oggi TCI.
La mostra, divisa in sette sezioni
tematiche, gode di una narrazione
con linguaggi differenti, un mix fra
tradizione e digitale che garantisce

un coinvolgimento totale del pubblico grazie a decine di fotografie storiche, carte stradali, guide turistiche
tratte dallo straordinario centro documentazione del Touring Club, ma
anche installazioni sonore, video,
postazioni interattive create appositamente per liniziativa. I temi sono
quelli da sempre cari al Touring e
quindi direttamente legati al turismo
italiano: beni culturali, territorio, gastronomia, artigianato. Un viaggio
multisensoriale alla scoperta delle
tipicit del Belpaese in tutta la loro
straordinaria complessit e ricchezza.
Seguendo il racconto interessante
sottolineare come tra i vari elementi
di valore che hanno contraddistinto
e ancora esaltano il Sodalizio ci sia
la partecipazione attiva dei suoi Soci. Appassionati italiani che hanno
contribuito in passato a creare una
serie di servizi e strumenti (le celebri Guide Rosse, ma anche le carte
stradali) mappando il territorio, verificando informazioni, stendendo relazioni e trasmettendo consigli in un
processo di antesignano spirito solidaristico e sussidiario. Lo stesso di
chi oggi vuole interpretare uno slancio verso una ritrovata mobilit dolce e sostenibile, verso un interesse
sociale del patrimonio identitario del
Paese, verso un nuovo protagonismo culturale dei cittadini. Un mo-

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vimento dinamico fatto di attivismo e
intraprendenza, che costituisce il
successo delle reti territoriali di volontariato che animano pi in generale il mondo non profit.
Ritrovare oggi la fede verso ideali di
solidariet, senso civico una tra le
sfide lanciate dal terzo settore con
una crescente attenzione anche
verso i beni culturali, andandosi a

inserire laddove lo Stato non arriva.


Il Touring Club Italiano con la sua
comunit di viaggiatori, assieme alle
altre organizzazioni che hanno intrapreso una propria strategia di rilancio per custodire, tramandare e
promuovere i saperi del territorio
sono la nuova forza per una cultura
e un turismo di qualit. Ununione di
valori forti, attuali e condivisi, perch

in fondo giusto saper guardare


con positivit verso un comune obiettivo e perch bello ricordare
che si tutti parte di questo unico
grande insieme. Come ricorda nei
suoi appunti di viaggio Luigi Vittorio
Bertarelli, fondatore del Touring
Club Italiano: Partirono dei viaggiatori, giunsero gli amici.

FUSIONE ATM TRENORD. PERCH? PER CHI?


Hugo Jan Bassi
Egregio Direttore, vorrei attirare
lattenzione dei cittadini di Milano e
dei molti city users, sulla proposta
di fusione tra ATM e TRENORD
(ricordo: societ costituita anni fa
tra ex FNM e Ferrovie dello Stato
per la gestione dei servizi locali,
soluzione adottata in sordina dalla
Regione Lombardia, invece di indire
una gara di appalto): un tema arido ma importante per il futuro di
questa citt. Nei giorni scorsi
comparso sul Corriere il solito articoletto che informa (senza spiegare!) dellinteresse per loperazione
da parte delle FS, che per bocca
del potente ingegner Moretti affermano di essere un operatore industriale, garanzia per lo sviluppo del
servizio dei trasporti (sic !), e della
fretta della Regione di concludere
(Maroni: massimo due mesi per
decidere concessi al Comune di
Milano). Notizie in merito, altrettanto vaghe, erano gi apparse sulla
stampa.
La prima considerazione che
Presto e Bene !. La seconda
che sembra ripetersi loperazione,
per il cittadino comune risultata
quanto meno opaca, della rapida
fusione dei servizi locali TRENITALIA-FNM di cui ho accennato sopra.
Questa fusione ha di fatto vanificato
una delle poche possibilit presenti
in Italia di realizzare un mercato dei
servizi di trasporto pubblico su ferro
un po pi aperto partendo da realt
esistenti (il servizio ferroviario per
lentit e i tempi di realizzazione
degli investimenti necessari, e per i
problemi del rapporto tra propriet/gestione dellinfrastruttura, molto
pi pesante di quella stradale, e
propriet/gestione dei mezzi e servizi, non si presta a una reale e
completa liberalizzazione).
Per spiegarmi meglio, FNM avrebbe potuto ad esempio proporsi come gestore regionale, e magari anche a pi ampio raggio, in
partnership con una delle efficienti

n. 11 VI - 19 marzo 2014

e tanto invidiate realt in questo


campo esistenti in Europa (anche
appena di l dal confine di Chiasso!
oppure con le Ferrovie tedesche
con le quali gi collabora nei servizi
merci); avrebbe potuto creare una
struttura di forza sufficiente a contendere il potere dominante del
monopolista principale, ed invece si
preferito allearsi con esso per
mantenere la situazione esistente,
senza possibilit di confronti.
I risultati sin qui inesistenti o negativi conseguiti da TRENORD (per il
viaggiatore, per i dipendenti e in
genere per i cittadini contribuenti),
come riconosciuto ultimamente anche a livello regionale, cio dalle
stesse forze politiche che questa
fusione avevano voluto o avallato,
dovrebbero essere un pessimo viatico per la nuova proposta operazione fra TRENORD e ATM, e invece .
Terza considerazione: sarebbe interessante sapere se questa nuova
proposta frutto di un serio e indipendente studio economico - gestionale sul medio e lungo termine.
Questo studio in un Paese libero
avrebbe gi dovuto essere reso
pubblico, e pubblicamente e ampiamente discusso sia sul piano
tecnico sia su quello politicostrategico, trattandosi di argomento
di rilevante interesse a lungo termine per la vita e il portafoglio della
comunit. E le forze politiche, se
interessate a una gestione democratica della res publica, dovrebbero abbandonare la facile via dei
luoghi comuni e degli slogan (sinergie, grandeur, eccetera ...) delegando il problema solo a tecnici
operanti nel campo, necessariamente non neutrali. Ricordo che le
ferrovie italiane restano un grande
carrozzone (attenzione LEGA: romanocentrico !) sul quale campano
lobbies di ogni genere, nonostante
e forte degli attuali positivi risultati
di bilancio (frutto di operazioni di

breve respiro e abili artifizi): evidente linteresse a difendere ed estendere la propria posizione monopolistica nel settore dei trasporti pubblici, in assenza di altre aziende di
peso, rispetto alle quali misurare i
servizi resi e i costi, e perch no la
qualit delle relazioni sindacali con
il personale.
Quarta considerazione: lesempio o
confronto con quanto avvenuto a
Firenze con la locale azienda di trasporto urbano (sposata con SITA,
societ FS che si occupa di trasporto su gomma, gi operante in Toscana) non pertinente, e comunque preoccupante. La situazione di
Milano molto diversa: non ci sono
solo autobus e una sola linea tranviaria da integrare, come a Firenze,
ma una realt complessa con grandi infrastrutture (binari e metr), e
vari attori (ATM, Comune, MM, privati concessionari) .
ArcipelagoMilano potrebbe farsi
promotore del dibattito: quale struttura sarebbe ottimale per migliorare
il servizio di trasporto pubblico, anzi
finalmente metropolitano? La citt
(i cittadini di Milano e i city users)
hanno interesse a questa operazione, che la priverebbe del controllo
su una struttura urbana essenziale,
forse sul suo patrimonio, certamente sui suoi costi e sulla loro ripartizione? Magari in cambio di
unapparente riduzione del costo
della gestione a carico del Comune
di Milano per la funzione metropolitana
di
ATM?
Ha
senso
unoperazione di questo genere finch non sar definito cosa diventer la citt metropolitana, ossimoro
sin qui senza chiari contenuti.
Ci sono potenziali partners diversi
da FS e dintorni? urgente focalizzare lattenzione su questo tema,
prima che interessi di lobbies trasversali, politico-industriali, naturalmente corposi e sin qui dimostratisi non virtuosi, mettano tutti di
nuovo di fronte al fatto compiuto.

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ARREDO URBANO: SINERGIE PER IL BELLO


Lorenzo Giorgio
un percorso a ostacoli, lungo le
strade italiane, quello diretto verso
lessenzialit. Eppure sono molti i
casi in cui la pianificazione e la progettazione delle infrastrutture viarie
mostrano di potere collaborare positivamente tra loro nel disegno nobile
del donare grazia alla funzione.
Lesempio di Prato della Valle, a
Padova,
vale
in
tal
senso
leccellenza: il tram, con rispettosa e
silenziosa modestia, entra nella
piazza e accarezza ai suoi fianchi
lisola Memmia; ma soprattutto, prima di fare il suo ingresso, esso
sgancia il pantografo dai fili delle
linee aeree, che con i loro pali spariscono dallorizzonte architettonico
del perimetro della piazza, liberando
al nostro cospetto una visione limpida della quinta e lasciando alle numerosissime statue il ruolo di protagoniste assolute del palcoscenico.
Si tratta anche di una recente prova
di sinergia e convergenza di interessi che hanno portato una pubblica amministrazione, altri enti coinvolti e le aziende di settore, a indirizzarsi verso un obiettivo comune
di salvaguardia e valorizzazione di
uno spazio pubblico che non includesse lintroduzione di un mezzo di
trasporto moderno.
La sinergia una meta difficile da
raggiungere, in particolare quando i
tempi dei processi decisionali sono
dettati dallurgenza del fornire risposte, dalleconomia degli investimenti, dal compromesso.
La qualit per un obbligo di legge, come lavere cura dei dettagli: in
questi, inoltre, alberga pi facilmente il valore dinsieme. Anche locchio
inesperto sa, infatti, riconoscere la
bellezza di un panorama urbano,
larmonia degli elementi, lequilibrio
dei pesi, e per ci apprezza, con la
spontaneit che gli propria,
lattenzione dedicata al disegno.
Sulla qualit di disegno delle strade
italiane, hanno effetto determinante
le norme del Codice della strada,
delle leggi e dei decreti ministeriali:

queste - improntate dallobiettivo


primario di migliorare la sicurezza
della circolazione - regolano le caratteristiche strutturali e di pavimentazione, i requisiti della segnaletica,
la presenza di elementi integrativi
quali la pubblicit, le edicole, le barriere, lilluminazione. Preme sottolineare laspetto prioritario dellazione
legislativa: ridurre il numero di morti
e feriti, agendo al contempo sui costi ambientali della mobilit che si
riversano nelle varie forme dinquinamento e nei costi sociali e sanitari
derivanti.
Sulla qualit di disegno influiscono
anche, tuttavia, le abilit, a volte le
incompetenze ma anche le legittime
prudenze dei progettisti, coloro i
quali - opportuno ricordarlo - sono
perseguibili per legge quando si dimostri che a causa del mancato rispetto della norma vi siano corresponsabilit colpose in un sinistro.
Nella composizione deve influire
lidea di spazio pubblico che si vuole
realizzare. Come pesare le numerose esigenze e interessi, se non cercando di farli convergere verso una
citt a misura duomo? Lattrattivit
e la gradevolezza di un ambiente
urbano passa attraverso meno auto
in circolazione, pi spazi liberi dai
volumi opprimenti dei veicoli parcheggiati ovunque, verde diffuso e
facilmente raggiungibile, marciapiedi liberi da continui ostacoli e possibilmente larghi, barriere architettoniche scarse o inesistenti, accessibilit del trasporto pubblico, pi mobilit ciclistica, sicurezza, vita
allaperto.
La riappropriazione progressiva dello spazio pubblico quindi uno
strumento per migliorare la qualit
del nostro ambiente e della nostra
vita. E il disegno di questi spazi, se
parla da s, in altre parole se aiuta
gli utenti anche a comprendere la
destinazione e il modo duso degli
stessi, pu includere lessenzialit e
la semplificazione dei suoi arredi,
anche segnaletici.

La normativa italiana a fronte di


critiche spesso immotivate o male
argomentate costituita invero
(anche in attuazione delle direttive
comunitarie) da elementi di innovazione e qualit che sono stati per
applicati con fatica dagli enti proprietari delle strade (i comuni, in
particolare, per quanto concerne le
citt e i centri abitati). Il Ministero
dei lavori pubblici, gi nel 2000 (otto
anni dopo lentrata in vigore del
Nuovo codice), pubblicava la Direttiva sulla corretta e uniforme applicazione delle norme del codice della
strada in materia di segnaletica e
criteri per linstallazione e la manutenzione.
Le cause della scorretta applicazione delle norme non sono insite nella
complessit o eccessiva rigidezza
delle medesime (che non vanno altrettanto negate). Pi ci si addentra
nella loro applicazione, infatti, pi si
comprendono le motivazioni che ne
sono alla base, specialmente quando sintuisce che le norme di oggi
sono frutto di una collezione di esperienze raccolte in passato, difficile da sintetizzare meglio e certamente non cestinabile.
La segnaletica stradale, per gli scopi anticipati, deve essere essenziale, chiara, leggibile e inequivocabile:
il contrario della confusione. Questi
principi normativi sono veramente
elementari e semplici nella loro enunciazione.
La soluzione per contrastare
linsensibilit e linaccuratezza che
producono selve di pali, incongruenze, ridondanze e inutilit non
pu tuttavia essere: Riduciamo la
segnaletica o eliminiamola del tutto. Larredo segnaletico quasi
sempre necessario per comunicare
il messaggio dellordinanza: come
altrimenti potrebbe impartirsi lindicazione di comportamento agli utenti della strada? Diamo quindi alla
segnaletica lordine, la chiarezza e
quellessenzialit che ce la facciano
persino apprezzare.

MUNICIPI E CONSIGLI DI ZONA: ACCELERARE IL FUTURO GUARDANDO IL PRESENTE


Fabio Arrigoni
Faticoso, decentrare. Lo stato
dellarte del processo che dovrebbe
trasformare i Consigli di Zona in
Municipalit potrebbe essere raffigurato
come
un
quadro
dellastrattismo, in cui si pu afferrare il tutto e il niente, se non fosse
che, in realt, le cose si stanno

n. 11 VI - 19 marzo 2014

muovendo. Lentamente, ma si
muovono. Ci sono alcuni segnali
che ne danno conto.
Il primo che il Sindaco, Giuliano
Pisapia, da qualche mese ricorda
risolutamente e reiteratamente che,
nel 2016, anno del rinnovo amministrativo, si voter per i Municipi. Co-

sa ovvia, si dir. Invero, la frequenza con cui laffermazione viene


fatta che racconta la fase di accelerazione.
Il secondo la consapevolezza ora abbastanza diffusa - che va
cambiato lo Statuto del Comune,
mettendo i Municipi (con relative

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competenze e organizzazione) al
posto delle Zone, e che questo va
fatto nel 2014, per far s che tutto
sia pronto nel 2016.
La terza che, nel frattempo, quelle
competenze (manutenzione del
verde e delle scuole, in particolare,
ma non solo) che la Giunta a fine
2012 aveva affidato alle Zone, devono essere trasferite veramente,
attraverso passaggi organizzativi e
decisionali certi. Sul tema, della
manutenzioni, peraltro, va annotato
che la cosa (decisione di indirizzi e
interventi) funziona gi in alcune
Zone, meno in altre, in una dissincronia che va messa in ordine.
Accanto a questo, c il percorso
verso la Citt Metropolitana, in discussione al Parlamento, sul quale
lAnci ha recentemente riproposto
un appello alla positiva conclusione.
Deve essere chiaro, per che, vadano in porto o meno (meglio certo
la prima) le Citt Metropolitane, i
Municipi, a Milano, occorre farli lo
stesso.
A questo punto, occorre cercare di
afferrare i passaggi prossimi, e i
problemi, che si porranno.
Statuto, anzitutto. Stante la natura
(fondamentale) della norma, per le
modifiche (come per lapprovazione)
si tratta di procedimento aggravato. Ossia, voto favorevole di due
terzi del Consiglio Comunale o, ove
non si raggiunga tale maggioranza,

due approvazioni in trenta giorni da


parte della maggioranza assoluta
dei componenti. Ora, per una modifica di tal genere, ben sarebbe opportuno raggiungere i due terzi, e
quindi coinvolgere maggioranza e
opposizione. Per partire, giusto mettere una proposta sul tavolo. A parere di chi scrive, utile copiare, e,
se del caso, poi, inventare. Copiare perch ben si pu prendere da
Statuti esistenti, come quello che
delinea i Municipi a Roma. Inventare poich su quella base - e
sullesperienza svolta - si possono
pi facilmente risolvere criticit e
aumentare linnovazione. Quindi,
primo passo, mettere sul tavolo una
proposta chiara e aperta.
A partire dalla innovazione, vanno
risolte le criticit delle attuali attribuzioni di compiti alle Zone (manutenzioni verde e scuole, ma anche altro
come gli impianti sportivi, gli edifici
socioassistenziali, la gestione del
demanio zonale, il commercio itinerante, ). Criticit sostanzialmente
organizzative, una volta chiaro a
tutti che i Consigli di Zona danno gli
indirizzi, i funzionari gestiscono sulla
base degli indirizzi dati. Ora - per
dirla in modo un po crudo molte
resistenze della burocrazia vengono
non tanto, o non solo, dal fatto di
avere pi interlocutori (9 Zone) bens dallipotesi di trasferimento in sedi
diverse. Dovrebbe essere chiaro,

assodata la cornice telematica, che


sono le idee, i documenti, anche le
parole (se del caso corredate con
volti) che si trasferiscono, non le
persone. I mezzi lo consentono, occorre che il Comune adotti innovazioni tecnologiche ulteriori (parlarsi
e vedersi via web, dettare col programma che scrive, ). Serve un
adeguamento di mentalit, che, ad
oggi, appare un atto dovuto.
Infine, il prossimo bilancio. Qualche
segnale va dato. Nel bilancio precedente, era scritto (contando non
sfugga, fra le molte pagine)
limpegno a rendere visibili, per le
attribuzioni alle Zone, le somme disponibili ad ognuna delle nove. Operazione a costo zero, poich si
tratta di suddividere quanto previsto.
Segno piccolo, ma tangibile, della
attenzione al percorso.
A cornice del tutto, la ricerca di una
partecipazione diffusa al percorso. Il
Comune ha attivato un sito
(http://www.milanocittametropolitana
.org/) che oltre a documenti utili
si presenta come un forum aperto al
contributo. Bench largomento non
sia leggero, n di immediata concretezza, qualche discussione in pi (a
partire da gruppi di interesse, associazioni, partiti e movimenti) sarebbe utile: largomento quello di rendere lamministrazione pi efficace
e pi attenta nella lettura del territorio.

PENTASTELLATI AL GOVERNO E LE SCELTE AL POSTO DEI SOGNI


Raffaello Morelli
Larticolo della professoressa Antonella Nappi sullultimo numero di
ArcipelagoMilano non va preso sottogamba perch esprime senza nasconderlo il suo approccio politico
individualistico del dover essere. La
professoressa Nappi non di certo
una mentalit totalitaria e fa continuo riferimento alla rivoluzione pacifica, alla necessit di cambiamenti,
allimportanza della critica, al ruolo
dei diversi. Tutte cose che a ogni
liberale fanno venire lacquolina in
bocca. Peccato che poi la professoressa Nappi non si occupi dei modi
di realizzarle e resti al dover essere.
A parte il dirsi sempre dalla parte di
coloro le cui proposte sono state
sconfitte nelle varie epoche (e in
ogni caso con precise ragioni storiche dellaccaduto), Antonella Nappi
usa come argomento centrale della
attualit lesigenza di tenere conto
dellopposizione Grillina, dato, scrive, che non li hanno ingaggiati davvero nel governo. Per la realt non
questa. Bersani prov in tutti i
modi a ingaggiarli (e anche Renzi

n. 11 VI - 19 marzo 2014

qualche occhiolino lo fa), ma era (ed


) unimpresa impossibile, siccome
il duo Grillo Casaleggio sostiene
apertamente di aver un fine ben diverso, quello di prendere il Parlamento e di eliminarlo. Pu piacere
oppure no (ai liberali ovviamente
non piace) ma la semplice realt.
Continuare ad auspicare di governare con il loro contributo, stare al
dover essere (il governo ombra inglese) piuttosto che alla realt (la
stessa per cui non si pu ipotizzare
per molti decenni ancora che gli
umani respirino a metano o che i
maschi partoriscano). Come stare
al dover essere marxista (fallito nella realt), bollare come imposizione
del potere lacquisto di computer e
wireless (che magari aumentano la
capacit di ciascuno di conoscere e
interagire, dando modo di potenziare il sapere).
Come preoccupante che una persona colta come il giornalista citato
dalla professor Nappi, confonda i
votanti on line con la natura della
rappresentanza politica delegata e

paragoni i numeri di un sistema con


quelli dellaltro. Anche qui, la loro
idea che valga solo lindividualismo puro e non il collegamento tra individui che costituisce
lanima della rappresentanza. Perch non va mai scordato che, nelle
societ con grandi numeri di cittadini, la democrazia diretta unutopia
sempre naufragata sugli scogli della
vita.
Parlare di ostracismo ai grillini
prima di tutto offenderli (ritenendoli
vittime dei cattivi del potere e non
persone che hanno scopi alternativi)
e poi non voler rinunciare a una difficile realt che non ci piace. Il punto
vero per non restare al dover essere
(e per allargare la democrazia non
solo a parole) praticare la libert
che sta con in piedi per terra ma
non li tiene fermi, muovendosi tra i
vincoli del mondo reale e delle relazioni umane per costruire le istituzioni, necessarie ma provvisorie,
che diano regole alle relazioni tra
diversi. Insomma, esercitare lo
spirito critico individuale nel fare

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progetti concreti di interventi per migliorare la libera convivenza, sceglierli attraverso il conflitto democratico, verificare il risultato dellaverli
adottati e sulla scorta di questo ri-

cominciare da capo. Per la societ


preferibile non sognare il dover essere negando lessere (il che soffoca la libert effettiva) e cercare di
rendere migliori, passo a passo, le

condizioni materiali dei cittadini attraverso scelte operate davvero e


verificabili.

IL TASSISTA UCCISO A MILANO: TRA GIUSTIZIA E COSTUME


Ilaria Li Vigni
Laggressore di Alfredo Famoso, il
tassista morto dopo due giorni di
coma a Milano, stato scarcerato. Il
Giudice per le indagini preliminari gli
ha concesso gli arresti domiciliari e
ha derubricato il reato da omicidio
volontario a omicidio preterintenzionale,
riconoscendo
a
Righi
lattenuante della provocazione ed
escludendo laggravante, contestata
dal Pubblico Ministero, dei motivi
abietti e futili.
La ricostruzione confermata da
quattro testimoni oculari ascoltati
dalla polizia, tutti abbastanza concordi: Righi, 48 anni, e sua moglie,
incinta di 9 mesi, stanno rincasando
in via Morgagni, zona est di Milano,
attraversano sulle strisce pedonali
quando il taxi guidato da Famoso
passa senza rispettare la precedenza. Righi, spaventato e stizzito, sferra un colpo allauto con una confezione di quattro bottiglie dacqua
colpendo il mezzo nella parte anteriore, Famoso inchioda, scende dal
taxi, inveisce contro luomo e gli va
incontro.
Righi a quel punto, forse sentendosi
minacciato, gli sferra un colpo con
la stessa confezione, colpendolo al
volto: luomo impatta contro la ruota
posteriore di unauto in sosta e cade
a terra. A questo punto Righi e la
compagna si allontanano, ma vengono fermati da un maresciallo della
Guardia di finanza fuori servizio ad
oltre 100 metri dal luogo dellaccaduto, forniscono lindirizzo di residenza e vengono poi rintracciati il
giorno dopo, a causa della concitazione del momento. Il tassista, dopo
aver perso conoscenza, muore dopo due giorni di ospedale in cui mai

si risvegliato dal coma per cause


che solo lautopsia chiarir.
Questi i fatti, in estrema sintesi, con
qualche ovvia divergenza tra quanto
dichiarato dai testimoni e quanto
affermato dallindagato nel corso
dellinterrogatorio di garanzia. La
Procura di Milano aveva chiesto che
Righi rimanesse in carcere con
laccusa di omicidio volontario con
dolo eventuale, ovvero laccettazione della possibilit e del rischio
di uccidere. Nellinterro-gatorio davanti al Giudice per le indagini preliminari Righi ha sostenuto, tra le
altre cose, che quando il tassista
sceso dalla macchina ha avuto un
atteggiamento aggressivo nei suoi
confronti. Il giudice ha riconosciuto
allindagato lattenuante della provocazione perch, da quanto si
saputo, Righi stava per essere investito insieme alla sua compagna incinta e perch il tassista sarebbe
sceso dalla macchina con fare minaccioso e aggressivo.
Al di l della valutazione giuridica di
cui si occuper la Magistratura, in
questa fase ed in quelle successive,
ritengo che due siano gli aspetti
fondamentali che questo fatto
drammatico ci insegna e su cui ci fa
riflettere. Il primo: il traffico, soprattutto in una grande citt quale Milano, causa di tensione e di violenza. Sono allordine del giorno tensioni e liti fra utenti della strada che
spesso sfociano in gravissimi fatti di
cronaca. Ricordiamo, non certo molto tempo fa, il brutale omicidio di un
altro tassista, Luca Massari, anche
in questo caso per un banale diverbio nato sulla strada.
Occorre davvero uneducazione alla
convivenza anche nellambito della

viabilit urbana che, soprattutto in


orari di punta ed in realt complesse
quale Milano, congestionata. Come si parla di educazione al rispetto
dellambiente, al rispetto dei diritti
dei deboli e di educazione alla legalit, occorre che i giovani, sin dal
percorso scolastico, imparino il rispetto delle regole del traffico e a
mantenere la calma nella viabilit
cittadina anche da un punto di vista
comportamentale.
Il secondo spunto di riflessione, che
qui accenniamo soltanto ma si presenta come una delle problematiche
a mio avviso pi complesse
dellodierna societ civile, attiene al
rapporto tra cronaca, giustizia e
media. Troppo spesso i giornali e la
televisione - e, di conseguenza, la
gente comune, leggendo e ascoltando - sulla base di emozioni a
caldo e incontrollate, sono portati a
parteggiare per qualcuno senza avere contezza dei fatti e, soprattutto,
a ritenere che la custodia cautelare
in carcere sia lunica forma risolutiva
in presenza di fatti di particolare
gravit.
Non sempre cos e la giustizia deve tenere in considerazione molte
peculiarit del fatto, fornendone una
cornice giuridica il pi possibile equa e verosimile, al di l di facili petizioni di retorica.
Ritengo che questi due spunti di riflessione, se ben analizzati da ciascuno di noi, possano contribuire a
che tragedie simili non abbiano pi
a verificarsi e ad un corretto rapporto tra i mezzi di informazione ed il
cittadino, nellottica di una vera convivenza civile.

BINARIO 21. MILANO PER LA MEMORIA DELLA SHOAH


Rita Bramante
C' un binario sotterraneo nel cuore
della citt sotto la Stazione Centrale
e non un binario qualsiasi. Ancora
poco noto ai milanesi, il 'Binario 21'
un luogo unico tra tutte le aree di
deportazione in Europa, in quanto
il solo ad essere rimasto intatto esattamente dove tra il 1943 e il 1945
migliaia di ebrei, rastrellati in citt e

n. 11 VI - 19 marzo 2014

nella regione, furono caricati su vagoni merci.


Da qui ebbe inizio la deportazione
da Milano nei campi di sterminio
nazisti. Possiamo ancora vedere il
tragico treno: in ogni vagone merci
si concentravano dalle 50 alle 80
persone, private dello spazio vitale.
Lungo le pareti soltanto qualche

fessura; niente cibo, n acqua e un


secchio per i bisogni fisiologici. I vagoni merci sollevati tramite un elevatore, raggiungevano il sovrastante
piano dei binari e venivano agganciati ai convogli diretti ai campi di
concentramento e sterminio di Auschwitz-Birkenau, Bergen Belsen e
ai campi italiani di raccolta, come

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Fossoli e Bolzano. Una settimana di
viaggio per molti fatale; numerosi
non riuscirono ad arrivare vivi a destinazione, la maggior parte non fece mai pi ritorno a casa.
Centinaia di ebrei milanesi partirono
dai sotterranei della Stazione Centrale, dall'inverno alla primavera del
1944, in una Milano inconsapevole.
Soltanto 22 dei primi 605 deportati il
30 gennaio del 1944 tornarono a
casa; tra di loro Liliana Segre, allora
tredicenne, che ritorn senza il padre, morto ad Auschwitz.
In quei sotterranei, nello stesso luogo in cui ebbe inizio a Milano
lorrore della Shoah, i milanesi hanno voluto realizzare non soltanto un
luogo di commemorazione e memoria, ma anche un'area di incontro,
studio, ricerca e confronto, il Memoriale della Shoah.
Il Memoriale si estende su una superficie di circa 7.000 mq e si svi-

luppa su due piani, terreno e interrato. La morfologia originaria dellarea


stata rispettata al fine di mantenere intatta la specificit del sito di deportazione. Spazi integrati in sequenza disegnano un percorso tematico dalla "Sala delle testimonianze", dedicata alle voci dei sopravvissuti, fino al cuore del Memoriale, il "Binario della Destinazione
Ignota" e il "Muro dei Nomi", dove
sono ricordate tutte le persone deportate dal Binario 21. I nomi dei
deportati illuminandosi e ingrandendosi per un attimo, riemergono dal
buio dell'oblio e ci appaiono eterni
testimoni della tragedia del '900. Sul
muro campeggia una scritta a caratteri cubitali: INDIFFERENZA. Il ricordo, infatti, l'unico modo di rompere l'indifferenza, alla base di ogni
scellerata discriminazione ed emarginazione.

Da quest'anno il Memoriale apre al


pubblico non solo in occasione della
Giornata della Memoria, ma anche
su prenotazione per le scolaresche
e per la cittadinanza (1). Gioved 20
marzo alle ore lAssociazione Figli
della Shoah, in collaborazione con il
Centro Internazionale di Studi Primo
Levi di Torino, presenter per la
prima volta a Milano presso
lAuditorium del Memoriale l'annuale
Lezione Primo Levi, Raccontare la
Storia. La Lezione sar tenuta da
Anna Bravo, docente di storia sociale allUniversit di Torino, con la
partecipazione di Ferruccio de Bortoli e Fabio Levi, profondo conoscitore della persecuzione antiebraica
in Italia. Un'occasione per valorizzare la ricchezza dell'opera di Levi nel
rapporto con gli sviluppi pi recenti
del dibattito culturale sui temi della
discriminazione e della violenza
razziale.

Scrive Alberto Bolzani a Pablo Rossi


Sottoscrivo il suo articolo e ritengo
che l'allentamento del vincolo della
sovrintendenza chiesto da Marchionne sia il "cavallo di troia" per
iniziare con l'autorizzazione alla
vendita di otto Alfa storiche per poi
proseguire nell'annientamento di
quel brano di storia italiana che
FIAT non ha mai amato. Il mio timo-

re che il Vincolo sia gi rimosso o


modificato, e di ci andrebbe informato il Ministro Beni Culturali. Ho
fatto presente personalmente al dottor Giuseppe Sala (03-03-2014
presso Fondazione Corriere della
Sera) la perdita di immagine che
avrebbe Milano e l'Italia se durante
EXPO2015 il Museo di Arese rima-

nesse chiuso. Ho mandato una mail


al Presidente della Regione (10-032014) segnalando lo stesso pericolo. Le mie segnalazioni hanno scarso valore e non saprei come informare il massimo numero di persone
su questo disastro annunciato.

Scrive Gippo Salvetti a proposito del Museo Alfa Romeo


Inutile dire che sottoscrivo in pieno
quanto scritto da Pablo Rossi sul
Museo Alfa. Proprio anche in
quest'ottica di evitare "depaupera-

mento" di un bene cos importante,


scrissi qualche anno fa "Alfavelate".
Un conto sono le vetture presenti
nel Museo (e ampiamente conosciu-

te e "monitorate") altro sono quelle


"velate" e di cui pochi sanno l'esatta
esistenza...

Scrive Francesco Spadaro a Cecilia Bolognesi


L'articolo sull'arredo urbano dovrebbe essere preso a prestito
dalla Giunta Milanese per gli anni

a venire, a cominciare dal prossimo Bilancio di Previsione. Trovo


l'urgenza del "togliere" (compara-

to al "demolire" in edilizia) una


riflessione preziosa.
...

Scrive Giovanni Fantone a proposito dellarticolo Comune #openbilancio


Oggi voglio essere ottimista: Forse
poteva essere fatto di pi e meglio,

ma ci che stato fatto dal Comune


va nella direzione giusta.

CINEMA
questa rubrica curata da Anonimi Milanesi
rubriche@arcipelagomilano.org
The Lego movie

n. 11 VI - 19 marzo 2014

www.arcipelagomilano.org

di Phil Lord, Christopher Miller [Usa/Australia, 2014, 100']


Capita a volte di trovarsi in sala a
vedere un certo film, senza esserci
arrivati per una propria scelta, ma
per accompagnare il desiderio di
qualcun altro. Capita spesso, come
genitori, di seguire le scelte dei figli
pi piccoli, e di trovarsi a condividere con altri adulti in sala, semplicemente il desiderio di fare contenti i
bambini e di poterne parlare poi con
loro.
Questo successo a me con Lego
Movie (che non avrei inserito nella
mia lista di urgenze da sala, se la
prole non avesse richiesto di esserci
accompagnata), corredato da buona
dose di scetticismo, non essendo
mai riuscita a montare con quei
mattoncini colorati pi di una casetta elementare, o piuttosto confinata
al ruolo di lettrice di istruzioni e custode delle scatole o dei pezzi incompiuti, quando la sfida costruttiva
era rivolta a navicelle spaziali o a
strutture evolute.
Informata per di quanti fans raccogliesse intorno a s il gioco intelligente, che ha gi nel nome la sua
missione (Giocare Bene il significato tradotto dal danese) mi sono
chiesta come mai lidea di un film
che celebrasse i mattoncini universali, inventati nel secolo scorso e
commercializzati in tutte le parti del
mondo con tanto di campionati
mondiali seguitissimi, avesse avuto
solo ora la sua realizzazione.
Ignara della trama e senza aver visto un trailer, con un ottimo posto in
sala in mezzo a bambini coinvolti e
in attesa, devo dire per buona parte
del film mi sono sorpresa, scoprendo con meraviglia quante cose e
quanti possibili mondi si potessero
creare con quei pezzettini di plastica
colorati, e quanto potessero risultare verosimili e affascinanti paesaggi
complessi (lacqua e il mare in tempesta sono davvero magici).
Passati i primi cinque minuti, cio
dopo un inizio un po troppo manga
giapponese ingessato nei rigidi movimenti degli omini di plastica, grazie alla combinazione di perfetta
tecnica di Lego - costruzione e a-

vanzatissima arte di effetti digitali, il


film decolla e compie il miracolo di
far apparire naturale e non forzoso
quel mondo.
La parte pi bella del film racchiusa nei primi venti minuti, nella rappresentazione di un moderno mondo urbano che ospita una societ
organizzata e omologata, che si
comporta seguendo fedelmente le
indicazioni dei libretti prescrittivi di
istruzioni, utili per costruire qualsiasi
cosa e anche per comportarsi bene
con i vicini, dove variazioni
sullassemblaggio dei pezzi, sono
visti come una pericolosa trasgressione.
Lattenzione di piccoli e grandi viene
catturata, come quella del protagonista ignaro della storia, dalle infinite
variet di mondi possibili, ispirati
alla tradizione fumettistica e cinematografica, che stanno tutti in una
scatola, dove ogni elemento sembra
poter essere montato in un sol modo, e in un attimo si pu facilmente
distruggere anche il grattacielo pi
complesso.
Il protagonista il carpentiere di
plastica Emmet, un uomo comune
senza particolari qualit, passivamente e inconsapevolmente quasi
felice, ma che in realt vive una vita
anonima ignorato da chi lo circonda,
cantando le canzoni che cantano
tutti, seguendo pedissequamente le
istruzioni prima di fare qualsiasi cosa, finch non viene investito da
una profezia per caso e suo malgrado, trasformandosi ne lo speciale che ha trovato il pezzo forte che
mancava, per salvare il mondo dal
despota che tutti controlla.
La comicit pi caustica la troviamo
nella prima parte, con battute efficaci, incredulit e spaesamento del
passaggio dalla vita normale
allavventura straordinaria, e riuscite
rivisitazioni caricaturali di supereroi
e caratteri (come Batman, piccolo
macho muscolare, o Poliduro / politenero, le due facce in una del poliziotto buono e cattivo).
Sorprendente anche la trasformazione delloggetto comune come il

tubetto di colla nella rappresentazione estremizzata dellarma fatale


e micidiale, perch immobilizza
mondo e personaggi, impedendo
qualsiasi variazione.
Nello svolgimento della vicenda di
Emmett e dei maestri costruttori impegnati a salvare il mondo dal cattivo, troppo presto per si eccede in
reiterati richiami alla morale (ognuno pu essere speciale, basta crederci).
La parabola morale ha il suo culmine nella sorpresa del finale, che nel
mondo reale cerca e d la spiegazione, attraverso la differenza di visione e di libert di fantasia, tra un
padre, a cui si ispira la figura del
dittatore che fonda il suo regime sul
rispetto di rigide regole, e il figlio
bambino, inventore dei resistenti
che trasgrediscono le regole stesse.
Il filone dellanimazione aveva gi
provato a inventarsi storie originali
con al centro il mondo a parte dei
giocattoli. Su tutte la serie di Toy
Story, che dava maggiore autonomia a quel mondo, tenendo contraddizioni e domande tutto al suo
interno. Mentre su Lego Movie pesa
la causa esterna, pi facile spiegazione, che per costringe a rileggere e a reinterpretare a ritroso quanto
successo sullo schermo prima che
sia svelato lorigine di tutto.
Spente le luci restano le voci dei
bambini
che
cantano
lorecchiabilissima canzoncina
meraviglioso (fare parte di un
team), senza che ne colgano, e
menomale, linno allomologazione
standard, e un neanche tanto nascosto desiderio per i pi appassionati di poter avere grandi spazi dedicati alla costruzione di mondi di
Lego colorati, dove reinventarsi storie e personaggi anche fori dai canoni. Che la Lego ha gi messo sul
mercato in milioni di pezzi anche in
versione videogame. Con istruzioni
precisissime allegate.
Adele H.

MUSICA
questa rubrica a cura di Paolo Viola
rubriche@arcipelagomilano.org

Il Conservatorio di Milano
Doverosamente e con piacere inizio
la rubrica riportando la lettera che la
dottoressa Maria Grazia Mazzocchi,
Presidente del Conservatorio di Mu-

n. 11 VI - 19 marzo 2014

sica G. Verdi di Milano, ha inviato al


nostro
Direttore
in
risposta
allauspicio che avevo formulato
quindici giorni fa, quando scrivevo

che Milano ha un magnifico Conservatorio, traboccante di storia, con


una ricca biblioteca ed una straordinaria capacit didattica. Non per,

10

www.arcipelagomilano.org
purtroppo, quel luogo di aggregazione e di attrazione anche internazionale che potrebbe essere e auguravo al nuovo Presidente di riuscire a trasformare il nostro Conservatorio in un luogo di eccellenza
restituendo alla citt il cuore musicale che le manca e di cui ha bisogno.
Ecco la sua amabile e concreta risposta.
Gentile Direttore, rispondo volentieri a quanto scritto su queste pagine dallamico Paolo Viola, che ci ha
donato unanalisi accurata e precisa
dellofferta musicale milanese e dei
suoi fruitori. In particolare concordo
con la critica volta al Conservatorio
Giuseppe Verdi di non essere ancora divenuto quel luogo di aggregazione e di attrazione internazionale
che potrebbe e, aggiungo, dovrebbe
essere.
Proprio per centrare questo obiettivo, che il direttore ed io vogliamo
raggiungere in tempi relativamente
brevi, gi a febbraio abbiamo lanciato una vera e propria stagione di
concerti del Conservatorio. Si tratta
ancora di poche serate, che per
vogliono introdurre a un ben pi ricco programma che verr realizzato
nel prossimo anno e che si concluder con i sei mesi di EXPO. Proprio cogliendo loccasione di Expo il
Conservatorio si aprir a musicisti
stranieri, specialmente a docenti e
studenti di altri Conservatori che, a
Milano, potranno fare musica insieme ai nostri studenti per il vasto
pubblico milanese.
Immaginiamo il Conservatorio come
un Campus internazionale aperto a
diverse espressioni musicali e ricco
di molteplici stimoli innovativi. Il
Quartetto, le Serate Musicali, la Societ dei Concerti manterranno la
loro presenza in Conservatorio, ma
da gioved a domenica vi sar una
vera e propria stagione del Conservatorio, gestita e realizzata dal Conservatorio stesso.
In verit anche negli anni passati il
Conservatorio ha offerto molte occasioni di incontro ai milanesi: da
Musica da leggere a Concertiamo,
alle molte Master Class e produzioni

aperte alla presenza del pubblico


Dove certamente siamo stati carenti
stato nella comunicazione. Ora
per ne abbiamo preso atto e stiamo lavorando intensamente per coinvolgere tutta la citt diffondendo al
meglio le nostre numerose iniziative, spesso di un livello che va al di
l del saggio degli studenti, come
con rammarico vedo a volte scritto
sui giornali.
Il Rigoletto messo in scena nel
giugno scorso, stata unopera lirica perfettamente eseguita, che ha
riempito i 1400 posti di Sala Verdi
per entrambe le rappresentazioni
lasciando fuori molti spettatori che
non hanno potuto essere accolti.
Questanno, anche se solo in forma
di concerto, realizzeremo Siberia,
opera di Giordano che il Conservatorio di Milano ha realizzato a San
Pietroburgo in collaborazione col
Conservatorio locale.
Dunque non solo ringrazio di cuore
Maria Grazia Mazzocchi e mi rallegro con il Conservatorio ma mi auguro anche che, oltre allattivit didattica, venga adeguatamente promossa lattivit culturale perch diventi meritatamente attrattiva nei
confronti del mondo musicale internazionale; soprattutto invito i lettori
di ArcipelagoMilano - e in particolare i lettori di questa rubrica - a frequentarlo e a tenersi informati grazie allottimo sito www.consmilano.it
dove scopriranno quanta buona
musica vi si pu ascoltare (e tutta, o
quasi, a ingresso libero!).
Non voglio per dimenticare di rivolgere un plauso al direttore
dorchestra Wayne Marshall che la
scorsa settimana ha proposto
allAuditorium due partiture molto
poco note e, pi che affascinanti, di
grande interesse per chi ama la storia della musica: la Serenata in mi
bemolle maggiore opera 7 per tredici strumenti a fiato del giovanissimo
Richard Strauss (nel 1882, quando
lha scritta, aveva 18 anni) che ha
restituito nobilt al popolare e inconfondibile suono della banda, e la
Sinfonia n. 2 nella stessa tonalit di
Franz Schmidt (Bratislava 1879,
Vienna 1939), un ambiguo perso-

naggio del mondo musicale viennese che lha scritta negli anni cruciali
del crollo dellarmonia e delle certezze.
Claudio Magris, sul Corriere della
Sera del 13 scorso, scrive che intorno al 1910 la letteratura, le arti
figurative, la filosofia, la musica, la
scienza, e prima ancora la vita stessa dellOccidente esplodono, sconvolte, annientate, liberate, resuscitate dalla rottura di ogni ordine armonico, e di ogni armoniosa consonanza, distrutte nella loro secolare
organizzazione e costrette, forse pi
con disperazione che con gioia, ad
aprirsi ad una creativit che non ha
eguali. La Sinfonia di Schmidt
appena di tre anni dopo e rappresenta esattamente questo particolarissimo momento, ben allineata
com alla pittura di Schiele e a La
metamorfosi di Kafka; pur non raggiungendo alcuna vetta essa rappresenta lo specchio di quel tempo,
complicato e attraente come pochi.
Si sente che luomo un conservatore, ben lontano dal Pierrot lunaire
che Schnberg aveva scritto lanno
precedente e anche dal Sacre du
printemps che Stravinskij scriveva in
quello stesso anno; tuttavia intuisce
che il mondo sta cambiando e cerca
di rinnovarsi senza trovare il coraggio di abbandonare il tradizionale
schema dellimpianto sinfonico ottocentesco.
Peccato che fra Strauss e Schmidt il
direttore inglese, insieme a Emanuele Arciuli (con il quale non sembra aver trovato, almeno alla prima
del gioved, una grande intesa), ci
abbia offerto una versione improbabile del peraltro incantevole Concerto per pianoforte e orchestra in la
minore di Grieg che - anzich ricordare i boschi e i fiordi norvegesi,
come vorrebbe lideologia allora imperante della musica nazionale evocava piuttosto le atmosfere
blues e jazz di Gershwin di cui due
giorni dopo alla Scala avrebbe diretto due brani con la stessa orchestra.
Solo un po di confusione.

LIBRI
questa rubrica a cura di Marilena Poletti Pasero
rubriche@arcipelagomilano.org
Silvana La Spina
La continentale
Mondadori 2014, pp 210, euro 16

n. 11 VI - 19 marzo 2014

11

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Mercoled 19 il libro verr presentato nel nuovo spazio Gogol'Ostello Caf Letterario, alle ore 20,30 (con
Happy hour alle 19,30), in via Chieti
1(angolo via Piero della Francesca)
con la scrittrice Erminia Dell'Oro, a
cura di Unione Lettori Italiani Milano
"Esiste solo il romanzo, l'invenzione
o se volete la menzogna da cui tutto
nasce e senza cui nemmeno la razza umana sarebbe quella che ".
Cos scrive nella Nota finale l'autrice
per contestare la natura autobiografica del romanzo. "Il problema
semmai se la nostra menzogna riesce a essere talmente viva" da
camminare sulle proprie gambe, diventare un essere nuovo, se "la bestia" = romanzo, vive e ruggisce".
Questo il caso. Infatti la trama del
racconto sicuramente improntata
alla vita della prima giovinezza della
La Spina (11 romanzi al suo attivo e
numerosi Premi) in Sicilia, ma
talmente articolata, scorrevole e
densa di tematiche sottintese, da
trascendere i fatti personali e da offrirci uno scenario indelebile dei
conflittuali rapporti Nord - Sud, fino
ad assurgere a metafora.
E colpisce la scrittura, ove le iterazioni dei capoversi danno una cadenza da antico cantastorie.
la storia della ribellione di una
giovane donna, di una consapevolezza nuova, maturata piano nel
tempo, non senza sofferenza interiore. Una donna lacerata tra l'amore per il Sud, la terra di suo padre e
della sua infanzia e la sottomissione
iniziale alle idee nordiste, avverse al
Sud, di sua madre padovana, che
odiava il Sud, dove il destino l'aveva
costretta a vivere.
Una madre bionda, bella come un'
attrice, ma dispotica, frustrata, lagnosa contro la sua mala sorte, tutta colpa della guerra: l'incontro fatale con un bell'ufficiale interprete sici-

liano, poi mutilato di guerra ad El


Alamein, le cambier per sempre la
vita, a lei che aveva invece un futuro, un lavoro in banca! Le lettere
appassionate dell'ufficiale dell'intelligence la conquisteranno fino a convincerla a sposarlo e a seguirlo poi
nel suo paese, nella piana di Catania, su ordine del suocero. E dire
che lei, la madre, nemmeno "immaginava che il Sud esistesse, che facesse parte della stessa nazione".
La guerra riserver alla madre un'altra forte esperienza, la pi eccitante
della sua vita, quella di essere
scambiata per una spia inglese, in
un lussuoso albergo di Stresa, che
usava frequentare prima della discesa agli inferi in Sicilia. Solo una
telefonata a Berlino, a Rommel, che
il padre conobbe in Africa, la salv
da sicura morte. E per tutta risposta,
lei commenter alla figlia "Chiss,
forse era meglio se mi sparavano,
cos non sarei venuta a vivere in
Sicilia".
Cosa poteva riservare alla madre,
detta con lieve disprezzo la "continentale", quel paese siciliano ove gli
uomini si vestivano "con il solito abito del lutto e le donne con gli scialli
caprini per nascondere lo sfascio e
la miseria? Solo sospetti e pregiudizi di donna di facili costumi. Cos lei,
la figlia, diventa la "sua vittima da
impalare pubblicamente", per dimostrare che tutti quei pregiudizi erano
falsi e che lei educava la figlia come
Dio comanda". E cos la chiude in
casa e pu uscire solo per accompagnare la madre a noiosissimi t
dalle mogli dei notabili locali, tutta
agghindata in velluti e pizzi. E dire
che lei, la figlia non desiderava altro
che giocare con i maschiacci della
via. E spiegare loro, figli di comunisti che nemmeno frequentavano il
catechismo," dai nomi Giuseppe
come Stalin, e persino "Palmiroto-

gliatti", che se finisci al Limbo, non


hai la resurrezione: si sarebbero
spauriti e l'avrebbero presa per pazza a sapere che un giorno si sarebbero sollevati dalla tomba .
E per pazza e disgraziata la prendeva la madre, per le sue rispostacce argute e controcorrente, a cui
seguivano scuse e penitenze infinite. Fino al collegio, luogo di patimento peggiore, dove la figlia decide di lasciarsi andare, di non studiare, e di fingere un crisi mistica, fino
all'arrivo di una nuova intelligente
superiora che la elegge a sua interlocutrice. E qui avviene la folgorazione, apprende da lei tutto il contrario delle parole della madre, impara ad amare il Sud per le sue bellezze, per i suoi grandi uomini del
passato, per le sue tradizioni. Mafia
a parte, che l'autrice volutamente
nomina appena.
Una maturit con il massimo dei voti
le avrebbe potuto aprire le porte
dell'Universit, che invece a causa
della madre che la voleva impiegata
in banca, potr seguire solo molto
pi avanti, dopo una fuga con un
matrimonio improvvisato e poi annullato, quindi una seconda fuga al
nord per diventare a sua volta una
continentale.
E alla fine, donna matura, la figlia
riuscir persino a perdonare la madre,che pur avendo il dono della
bellezza, non seppe apprezzare
quella del Sud. In fondo la madre
voleva solo che lei, la figlia, diventasse come lei, "sprezzante nei confronti dei meridionali". Ma come poteva?
Tutto il libro percorso da un ironia
feroce e avvolgente che alla fine
tutto comprende, in una sorta di pacificazione generale, perch "l'arte
lunga, solo la vita breve".

SIPARIO
questa rubrica a cura di E. Aldrovandi e D.Muscianisi
rubriche@arcipelagomilano.org
In scena
Dopo una tourne ricca di successi
e polemiche, i fischi a Venezia, alcune critiche entusiastiche e un
pubblico spaccato in due fra chi ne
apprezza il coraggio e chi ne denuncia lincomprensibilit, il Servitore di due padroni di Antonio Latella
arriva a Milano, dal 18 al 30 marzo
allElfo Puccini.

n. 11 VI - 19 marzo 2014

Al Franco Parenti continua il debutto alla scrittura di Rosario Lisma,


Peperoni difficili, che visto il grande
successo rester in scena una settimana in pi del previsto, fino al 2
aprile.

Al Piccolo fino al 23 marzo il Riccardo III di Alessandro Gassman e


fino al 5 aprile Pornografia di Luca
Ronconi.
Emanuele Aldrovandi
i

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ARTE
questa rubrica a cura di Virginia Colombo
rubriche@arcipelagomilano.org
Italia segreta: tornano le giornate di primavera del Fai
Sabato 22 e domenica 23 marzo
avr luogo la ventiduesima edizione
delle Giornate FAI di Primavera,
una manifestazione che dalla prima
edizione a oggi ha visto pi di
7.000.000 di italiani coinvolti: visitatori appassionati, abituali, alle prime
armi o semplicemente curiosi che
hanno approfittato delle aperture
straordinarie di palazzi, ville, spazi
alternativi e di solito inaccessibili,
aperti per celebrare le bellezze italiane nascoste.
Anche questanno il programma
vario e vede lapertura eccezionale
di oltre 750 siti in tutte le regioni
dItalia. Come nelle passate edizioni, il FAI propone in tutta Italia curiosit e itinerari culturali tra i pi
vari: aree archeologiche, percorsi
naturalistici, borghi, giardini, chiese,
musei e castelli che per due giorni
saranno a disposizione di tutti coloro che vorranno approfittare di questa occasione preziosa.

Le Giornate di Primavera di questa


edizione avranno un dedicatario
particolare: l'imperatore Augusto. In
occasione del secondo millenario
della sua morte, tra le 750 aperture
infatti ben 120 racconteranno la
storia delluomo che con le sue capacit riuscito a rendere grande,
in termini di arte ma non solo,
lImpero romano e la sua capitale:
ecco che la sua storia potr essere
riscoperta a Roma visitando il suo
Mausoleo (aperto l'ultima volta proprio dal FAI nel '94), il Teatro di
Marcello giungendo fino al Foro che
ancora oggi porta il suo nome.
Strumento e incentivo in pi, i visitatori potranno avvalersi anche
questanno di guide deccezione:
saranno, infatti oltre 22.000 gli Apprendisti Ciceroni, giovani studenti
delle scuole superiori che illustreranno aspetti storico-artistici dei
monumenti nelle singole sedi.

In numerose citt verranno inoltre


riproposte, nellambito del progetto
Arte. Un ponte tra culture, delle
visite guidate per cittadini di origine
straniera, che verranno effettuate in
diverse lingue in base alle cittadinanze dei visitatori stranieri presenti
in loco.
Alcune chicche proposte dal FAI a
Milano e provincia: Visita alla sede
del Corriere della Sera di via Solferino e a Palazzo Lombardia; al Velodromo Maspes Vigorelli; alla RAI,
sede Corso Sempione; a Palazzo
Melzi d' Eril e a Palazzo Aporti - Ex
Palazzo delle Poste e Telegrafi,
l'Albergo Diurno "Venezia", gioiello
del Liberty milanese. Interessanti
perch questi ultimi luoghi sono
normalmente chiusi al pubblico durante lanno. Per avere lelenco
completo di luoghi e orari clicca qui
Giornate FAI di primavera, sabato
22 e domenica 23 marzo 2014

Klimt, Beethoven e la Secessione Viennese


Gustav Klimt il maestro indiscusso
della Secessione viennese, movimento artistico sviluppatosi tra la
fine dell800 ed esauritosi alla fine
degli anni 10 in Austria e che dilag
anche in citt come Monaco e Berlino. uno degli artisti pi amati,
ammirati e idolatrati di sempre, bench il corpus delle sue opere sia relativamente esiguo, 250 lavori circa.
Nulla a confronto della prolificit di
artisti come Picasso, Warhol o Kandinsky, per citare solo alcuni degli
artisti ospitati di recente a Palazzo
Reale.
Ed proprio qui che da mercoled
12 marzo sar possibile scoprire e
ammirare anche i capolavori del
maestro viennese. Klimt. Alle origini di un mito lultima mostra promossa dal Comune di Milano e dal
Sole24 Ore.
bene dire fin da subito che non
una monografica su Klimt, ma piuttosto una panoramica su Klimt, sui
fratelli Georg e Ernst e su alcuni
degli artisti pi significativi della Secessione. Di lavori puramente klimtiani ce ne sono una ventina. Piuttosto quella proposta da Palazzo Reale una mostra, con un allestimento
molto accattivante e suggestivo, con
opere notevoli e lavori che faranno
capire il senso di quella straordinaria rivoluzione artistica che va sotto

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il nome di Art Nouveau, Art Dec o,


appunto, Secessione.
Il motivo presto spiegato. I capolavori di Klimt non sono pi assicurabili, spiega il curatore della mostra, Alfred Weidinger, che cura
lesposizione insieme a unaltra
grande esperta klimtiana, Eva di
Stefano. I premi assicurativi sono
altissimi, le opere troppo significative perch i musei se ne possano
separare con facilit. Retrospettive
importanti a livello numerico sono
ormai rarissime. Per gli amanti dei
numeri basti ricordare che 'Il ritratto
di Adele Bloch Bauer' fu acquistato
nel 2006 da Ronald Lauder per 135
milioni di dollari, diventando uno tra
i quadri pi costosi di sempre.
Nonostante tutto le opere in mostra
sono comunque tante, un centinaio,
divise in sezioni. Si inizia con la sezione sulla famiglia Klimt, significativa perch mostra qualcosa di forse
poco noto, lorigine della vocazione
artistica del maestro. Il padre, orafo,
passa ai tre figli maschi la passione
e la pratica dellarte, che i ragazzi
portano avanti studiando presso la
Kunstgewerbeschule (scuola d'arte
e mestieri), dove si esercitano in
pittura e in svariate tecniche, il tutto
ancora seguendo uno stile storicista
ed eclettico. Particolare attenzione
stata dedicata all'opera giovanile,

alla formazione di Klimt e ai suoi


inizi come decoratore dei monumentali edifici di rappresentanza
lungo il nuovissimo Ring di Vienna.
La sezione successiva dedicata
alla Kunstler-Compagnie, la Compagnia degli Artisti che Klimt cre
con i fratelli Ernst e Georg insieme a
Matsch, e alla quale vennero affidate prestigiose commissioni ufficiali e
onorificenze, riprendendo e portando avanti lo stile pomposo del loro
maestro Hans Makart.
Ma il nuovo stava per arrivare. Abbandonato lo stile storicista Gustav
Klimt e compagni, nel 1898, dopo lo
scandalo causato con i dipinti per
luniversit di Vienna (bruciati in un
incendio ma riproposti in mostra
tramite incisioni) inaugurano la prima mostra della Secessione viennese, con la pubblicazione della rivista ufficiale, Ver Sacrum. lanno
in cui larchitetto Otto Wagner crea il
famoso Palazzo della Secessione,
decorato internamente dagli stessi
artisti.
in questo ambito che nascono alcuni dei capolavori esposti, come la
bellissima Giuditta II. Salom, prestito della veneziana Ca' Pesaro,
Adamo ed Eva, Acqua Mossa, Fuochi fatui (una chicca di collezione
privata difficilmente prestata in mostra) e altre opere preziose, ricche

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di decorazioni eleganti e sinuose, in
cui il corpo femminile diventa protagonista. La donna prima madre poi
femme fatale, intrigante e sensuale,
portatrice di estasi e di tormento il
soggetto prediletto da Klimt.
Paesaggi (con lincredibile Girasole)
e ritratti sono altre sezioni della mostra, disseminate qua e l dagli
straordinari disegni su carta. Opere
che mostrano tutta labilit del grande maestro che con un solo tratto di
matita riusciva a creare un languido
corpo femminile.
Ma varrebbe il costo del biglietto
anche solo la straordinaria ricostru-

zione del Fregio di Beethoven, a


met percorso, ispirato dalla nona
sinfonia del musicista e creato per il
Palazzo della Secessione di Vienna.
Copia dell'originale, irremovibile e
danneggiato, realizzata durante il
complesso lavoro di restauro compiuto negli anni 70-80, stato ricostruito cos come Klimt laveva allestito nel 1902, con 7 pannelli di 2
metri di altezza per 24 di lunghezza.
Tributo a un musicista considerato
leggendario dagli artisti viennesi, il
Fregio rappresentata leterna contrapposizione tra il bene e il male, il
viaggio delluomo - cavaliere e

laspirazione al riscatto e alla salvezza possibili solo attraverso larte,


rappresentata dalla donna; unopera
forte di quel messaggio allegorico
sempre presente nelle opere di
Klimt. Maestro indiscusso di eleganza e raffinatezza.
Klimt. Alle origini di un mito Palazzo Reale, fino al 13 luglio Aperture e costi: Luned dalle ore 14:30
alle ore 19:30, da marted a domenica dalle ore 9:30 alle ore 19:30,
gioved e sabato orario prolungato
fino alle ore 22:30 Biglietto intero 11
euro, ridotto 9,50.

105 disegni di grandi artisti per il Museo Diocesano


Una nuova collezione arricchir il
gi nutrito percorso artistico del Museo Diocesano di Milano. Da venerd 24 gennaio sar infatti possibile
ammirare un nuovo lascito, esposto
insieme alla collezioni vescovili e
della diocesi, donato al Museo dal
grande collezionista e uomo daffari
Antonio Sozzani. Centocinque disegni, perlopi inediti, saranno esposti
in maniera permanente dopo un
lungo restauro che ha visto protagonisti non solo queste preziose e
delicate opere, ma anche le loro
cornici originali.
Sozzani, uomo di spicco della finanza milanese e grande collezionista
di arte dellOttocento francese, su
consiglio di Giovanni Testori, amico
e consigliere, inizia a comprare e
collezionare disegni su carta di molti
significativi maestri, italiani e non,
mettendo insieme una ricca collezione di cui Testori stesso assunse
la guida scientifica.
Forse fu su consiglio di un altro amico, quellAlberto Crespi gi donatore dellomonima collezione Crespi
di fondi oro italiani, depositata pres-

so lo stesso Diocesano, che Sozzani decise di donare anche i suoi disegni al Museo. Con delle clausole
ben precise: i disegni dovevano essere esposti tutti e tutti insieme, con
le loro cornici, e mai conservati o
esposti diversamente.
La raccolta Sozzani costituita da
disegni databili dal XV al XX secolo,
eseguiti da artisti principalmente italiani e stranieri, soprattutto francesi,
offrendo una ricca variet di fogli
riconducibili a scuole diverse, per
epoca e geografia. Tra questi, per la
sezione antica, spiccano i nomi di
Matteo Rosselli, Luca Cambiaso,
Bartolomeo Passarotti, Ludovico
Carracci, Guercino, Elisabetta Sirani, Gian Lorenzo Bernini, Carlo
Francesco Nuvolone, Francisco
Goya, e altri ancora.
Cospicuo anche il nucleo di disegni attribuiti a maestri dellOttocento
francese e dellImpressionismo,
come Jacques Louis David, JeanAuguste-Dominique Ingres, Camille
Corot, Eugne Delacroix, Thodore
Gericault, Gustave Courbet, douard Manet, Auguste Rodin, E-

dgar Degas, Pierre-Auguste Renoir,


Camille Pisarro, Paul Gauguin, Vincent van Gogh.
Per il Novecento sono presenti alcuni lavori di autori quali Lucio Fontana, Jaques Lipchitz, Marcello Dudovich, Jean Cocteau, Balthus, Toti
Scialoja, Graham Sutherland.
Lapertura di questa nuova sezione
sar accompagnata da un catalogo
scientifico, a cura di Paolo Biscottini
e Giulio Bora, che propone, oltre ai
saggi introduttivi sulla storia e sullo
studio scientifico della collezione
Sozzani, la pubblicazione integrale
dei disegni, quasi tutti inediti, corredata da una documentazione fotografica e da schede scientifiche.
La collezione Antonio Sozzani Museo Diocesano di Milano (Milano,
c.so Porta Ticinese 95)
Dal 24 gennaio 2014 Orari di apertura: marted - domenica, 10.0018.00 (la biglietteria chiude alle ore
17.30) Ingresso: intero: 8.00, Ridotto: 5.00, marted 4 euro

Kandinsky e la nascita della pittura astratta


Che cos lastrattismo? Che significato hanno cerchi, linee, macchie di
colori a prima vista casuali ma di
gran impatto visivo? C qualcosa
oltre la superficie del quadro? Per
rispondere a questi leciti interrogativi arriva a Milano una grande retrospettiva dedicata a uno degli artisti
pi significativi del secolo scorso:
Vassily Kandinsky.
Sono oltre 80 le opere in mostra,
tutte provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e tutte firmate dal padre dellastrattismo. Una esposizione che offre una panoramica completa dellevoluzione dellartista, partito da una figurazione semplice e
legata alla tradizione, ma che arrivato a concepire alcune delle teorie

n. 11 VI - 19 marzo 2014

artistiche pi interessanti del 900.


Un percorso di ricerca lungo e fatto
di molte sperimentazioni, che caratterizza larte di Kandinsky come
qualcosa di complesso ed estremamente affascinante.
Lapertura di grande impatto, con
la ricostruzione, per la prima volta
portata
fuori
dalla
Francia,
dell"ambiente artistico totale" ricreato nel 1977 dal restauratore Jean
Vidal, ovvero pitture parietali eseguite riportando fedelmente i cinque
guazzi originali con cui Kandinsky
decor il salone ottagonale della
Juryfreie Kunstausstellung di Berlino, esposte tra il 1911 e il 1930.
Il percorso prosegue poi in ordine
cronologico, esaminando le tante

fasi vissute da Kandinsky. Gi dalle


prime opere lartista russo dimostra
una passione per il colore, le atmosfere di gusto impressionista e fauve con unattenzione ai temi leggendari e legati al passato, come ad
esempio i cavalieri, soggetti che si
trova ad affrontare allinizio del 900.
Abbandonata la Russia, Monaco
sembra offrire una vita migliore a
Kandinsky, che frequenta lAccademia di Belle Arti e si lega ad artisti
che sperimentano con lui un tipo di
arte ancora di gusto Art Nouveau:
il momento del gruppo Phalanx.
Dopo viaggi che lo conducono in
giro per il mondo insieme alla nuova
compagna, la pittrice Gabriele Munter, Kandinsky si trasferisce a Mur-

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nau, in Baviera, ed l che, passo
dopo passo, nascer lastrattismo.
Gradatamente i disegni si fanno
piatti, il colore prende piede e nel
1910 vedr la luce il primo acquerello astratto, dipinto con i colori primari che hanno, agli occhi dellartista,
una valenza e un significato unico e
fondamentale.
Nel 1912, in compagnia dellamico
Franz Marc, nascer il celebre
Blaue Reiter, quel Cavaliere Azzurro protagonista degli esordi di Kandinsky e che diverr anche un fortunato almanacco artistico. Seguir a
breve Lo spirituale nellarte, trascrizione del pensiero e della dottrina di
Kandinsky sullarte astratta.
Con lo scoppio della guerra Kandinsky costretto a tornare in Russia, momento in cui torner a una
fugace figurazione e in cui conoscer la futura moglie Nina. Nel 1922

accetta il prestigioso invito del Bauhaus di Gropius e si trasferisce a


Dessau come insegnante. Dopo la
chiusura nazista di questa prestigiosa scuola, Kandinsky decide di recarsi a Parigi, sua ultima meta e citt allora pervasa dalle grandi novit
del cubismo e del surrealismo, corrente questultima, che influenzer
fortemente gli ultimi lavori dellartista.
Figure biomorfe sembrano galleggiare leggere e impalpabili su cieli
blu, diagonali di colore, griglie e colori pastello. Il cielo e la luce tanto
amata della ville lumiere lasceranno
unultima suggestione nelle grandi
composizioni cos come nei piccoli
dipinti su cartone che Kandinsky
cre durante la Guerra.
In mostra sono presenti alcune delle
opere pi significative dellartista,
quelle che tenne per s costante-

mente appese in casa o che don


allamata moglie Nina, e che danno
quindi il resoconto esatto di unarte
che si rivelata fondamentale anche per i pittori moderni. Molto dovettero a Kandinsky Pollock e i suoi
irascibili, cos come, larte astratta
e lInformale ebbero un debito enorme nei confronti di questuomo
che ebbe il coraggio di dire che le
forme e i colori sono fondamentali,
spirituali, e che la pittura deve trasmettere lessenza pi profonda di
chi la crea e di chi la guarda.
Kandinsky: la collezione del Centre Pompidou fino al 4 maggio
2014 Orari: luned:14.30 - 19.30 dal
marted alla domenica: 9.30 - 19.30
gioved e sabato: 9.30 - 22.30 Biglietti: intero 11,5, ridotto 9,5

Perch il Museo del Duomo un grande museo


Inaugurato nel 1953 e chiuso per
restauri nel 2005, luned 4 novembre, festa di San Carlo, ha riaperto
le sue porte e le sue collezioni il
Grande Museo del Duomo. Ospitato
negli spazi di Palazzo Reale, proprio sotto il primo porticato, il Museo
del Duomo si presenta con numeri e
cifre di tutto rispetto. Duemila metri
quadri di spazi espostivi, ventisette
sale e tredici aree tematiche per
mostrare al pubblico una storia fatta
darte, di fede e di persone, dal
quattordicesimo secolo a oggi.
Perch riaprire proprio ora? Nel
2015 Milano ospiter lExpo, diventando punto di attrazione mondiale
per il futuro, cos come, in passato,
Milano stata anche legata a doppio filo a quelleditto di Costantino
che questanno celebra il suo
1700esimo anniversario, con celebrazioni e convegni. Non a caso la
Veneranda Fabbrica ha scelto di
inserirsi in questa felice congiuntura
temporale, significativa per la citt,
dopo otto anni di restauri e un investimento da 12 milioni di euro.
Il Museo un piccolo gioiello, per la
qualit delle opere esposte cos
come per la scelta espositiva.
Larchitetto Guido Canalico lo ha
concepito come polo aperto verso
quella variet di generi e linguaggi
in cui riassunta la vera anima del
Duomo: oltre duecento sculture, pi

n. 11 VI - 19 marzo 2014

di settecento modelli in gesso, pitture, vetrate, oreficerie, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal
XV secolo alla contemporaneit.
E lallestimento colpisce e coinvolge
gi dalle prime sale. Ci si trova circondati, spiati e osservati da statue
di santi e cherubini, da apostoli, da
monumentali gargoyles - doccioni,
tutti appesi a diversi livelli attraverso
un sistema di sostegni metallici e di
attaccaglie a vista, di mensole e
supporti metallici che fanno sentire
losservatore piccolo ma allo stesso
tempo prossimo allopera, permettendo una visione altrimenti impossibile di ci che stato sul tetto del
Duomo per tanti secoli.
Si poi conquistati dalla bellezza di
opere come il Crocifisso di Ariberto
e il calice in avorio di san Carlo; si
possono vedere a pochi centimetri
di distanze le meravigliose guglie in
marmo di Candoglia, e una sala altamente scenografica espone le vetrate del 400 e 500, alcune su disegno dellArcimboldo, sopraffini
esempi di grazia e potenza espressiva su vetro.
C anche il Cerano con uno dei
Quadroni dedicati a San Carlo,
compagno di quelli pi famosi esposti in Duomo; c un Tintoretto ritrovato in fortunate circostanze, durante la Seconda Guerra mondiale, nella sagrestia del Duomo. Attraverso

un percorso obbligato fatto di nicchie, aperture improvvise e sculture


che sembrano indicare la via, passando per aperture ad arco su pareti in mattoni a vista, si potr gustare
il Paliotto di San Carlo, pregevole
paramento liturgico del 1610; gli Arazzi Gongaza di manifattura fiamminga; la galleria di Camposanto,
con bozzetti e sculture in terracotta;
per arrivare fino alla struttura portante della Madonnina, che pi che
un congegno in ferro del 1700,
sembra unopera darte contemporanea. E al contemporaneo si arriva
davvero in chiusura, con le porte
bronzee di Lucio Fontana e del
Minguzzi, di cui sono esposte fusioni e prove in bronzo di grande impatto emotivo.
Il Duomo da sempre il cuore della
citt. Questo rinnovato, ampliato,
ricchissimo museo non potr che
andare a raccontare ancora meglio
una storia cittadina e di arte che ebbe inizio nel 1386 con la posa della
prima pietra sotto la famiglia Visconti, e che continua ancora oggi in
quel gran cantiere, sempre bisognoso di restauro, che il Duomo
stesso.
Museo del Duomo Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 Biglietti: Intero
6 euro, ridotto 4 euro Orari: MartedDomenica: 10.00 -18.00.

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GALLERY

VIDEO

PIERFRANCESCO MAJORINO: IL WELFARE MILANESE OGGI


http://youtu.be/v2s4hIAbMwQ

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