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Stato gassoso

Generalit e propriet dello stato gassoso


Prendendo in considerazione le caratteristiche dello stato gassoso e limitandoci a
considerarle per il momento dal punto di vista macroscopico, possiamo dedurre l'estrema
dinamicit di questo stato fisico. Infatti:
- i gas si espandono (fenomeno della diffusione) con grande facilit: infatti i gas
posseggono grande libert di movimento, elevata energia cinetica delle particelle elegami
intermolecolari inesistenti o quasi;
- i gas sono facilmente comprimibili: infatti tra le particelle di un gas esistono ampi spazi
vuoti che si riducono man mano che il gas viene compresso;
- i gas a temperatura e pressione ambiente hanno tutti bassa densit.
Per descrivere lo stato di un gas, bisogna definire tre grandezze fisiche che lo
caratterizzano: volume, pressione e temperatura. Queste tre grandezze sono chiamate
variabili di stato.

Natura particellare dello stato gassoso


La teoria cinetica dei gas un modello che possibile applicare ai gas ideali. In base a
questo modello, i gas possono essere immaginati come dei sistemi formati da un enorme
numero di particelle che, nel loro movimento caotico, urtano tra loro e urtano le pareti del
recipiente che lo contiene, come palline di gomma che rimbalzano su una parete. A causa
degli urti esse cambiano continuamente velocit e direzione.
Un modello ideato dall'uomo per studiare il comportamento dei gas il gas ideale. Secondo
questo modello i gas rispondono a leggi scoperte empiricamente tra il 1660 ed il 1803. Esse
sono:

legge di Boyle

legge di Charles

legge di Gay-Lussac

principio di Avogadro

equazione generale dei gas perfetti


Il comportamento di un gas reale si avvicina a quello di un gas ideale nel caso in cui si trovi
ad elevata temperatura e a bassa pressione. In queste condizioni le leggi dei gas sono valide,
con buona approssimazione, anche per i gas reali.

Condizioni normali di un gas


Si definiscono condizioni normali (c.n.) di un gas la temperatura di 0C e la pressione di 1
atm.

Modello atomico di Bohr


Modello atomico di Bohr: definizione e spiegazione
Nel 1913 gli studi sugli spettri di emissione e sugli spettri di assorbimento dell'idrogeno e di
altre sostanze, indussero il fisico danese N. Bohr a pensare che gli elettroni si muovessero
nello spazio soltanto in orbite circolari di ben definita energia (orbite stazionarie o livelli di
energia).
Fino ad allora era ritenuto valido il modello atomico di Rutherford, ma questo modello non
era in grado di interpretare gli spettri atomici di emissione e di assorbimento di molte
sostanze. Inoltre, se fosse stato valido tale modello atomico, l'elettrone ruotando attorno al
nucleo doveva emettere energia elettromagnetica a scapito della sua energia cinetica, fino
a precipitare sul nucleo stesso annullandosi. In altre parole l'atomo, in un tempo quasi
istantaneo, doveva perdere la sua stabilit.

Modello atomico di Bohr: postulati


Il modello atomico di Bohr , valido solo per l'atomo di idrogeno, si basa su due postulati
innovativi.
Il primo postulato afferma che l'elettrone pu percorrere attorno al nucleo alcune orbite
circolari senza perdere energia.
Il secondo postulato afferma che l'energia assorbita da un elettrone ne consente la
transizione dall'orbita in cui si trova normalmente (stato fondamentale), a una delle
orbite di energia quantizzata superiore (stato eccitato).

In queste orbite, l'elettrone permane per un tempo brevissimo (10-9 s), per poi ritornare allo
stato energetico fondamentale.

Un atomo allo stato eccitato non pu pertanto tornare allo stato fondamentale liberando
un fotone di qualsiasi frequenza, ma potr soltanto emettere un fotone la cui energia
uguale alla differenza tra quelle dei due stati tra cui avviene la transizione.