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Piero Imberciadori

Papa
Francesco
Storia di un papa
che non mai esistito
Editoriale Kursaal - Firenze
Piero Imberciadori
Papa Francesco I
Storia di un papa
che non mai esistito
Editoriale Kursaal - Firenze
Propriet letterria riservata.
Tutti i diritti riservati per tutti i Paesi.
Copyright 1966 by Editoriale Kursaal.
Saggi pi significativi d Imberci adori
Discorso sul metodo democratico, Genova 1958.
Si alla presenza di una pubblicazione originale, dove sana
speculazione e astratta ideologia si mescolano in un tutto che lascia
il fiato corto. ( Civilt Cattolica )
La chiesa cattolica vista da un laico, Roma 1962.
Libro dominato da un duplice amore: amore per la chiesa e
per il mondo moderno. suo desiderio di rendere la cristianit au
tentica e inserita nelle istanze moderne sociali. ( Studi sociali )
Libro scritto con fervore: auspica il ritorno alla semplicit e
alla povert evangeliche, con labbandono delle incrostazioni poli
tiche e borghesi che aduggiano lo spirito cristiano della chiesa.
( Paese Sera )
Rivoluzione dellamore, Firenze, 1963.
Un libro esplosivo (Igino Giordani). Imberciadori sa colpire e
toccare (Carlo Bo). Un libro di un uomo di alta statura morale
(C. A. Iemolo).
...Imberciadori manifesta lesigenza di una societ perfetta, ispi
rata allamore... auguriamo allautore, che se lo merita, di darci
in unaltra opera quei termini logici e storici, necessari a qualsiasi
teorizzare, al quale si voglia conferire un significato. ( Paese Sera )
La donna protagonista della democrazia, Firenze 1962.
...Una lettura che va meditata: sono principi da mettere in
pratica. ( LOsservatore Romano )
Rivoluzione verde, Roma 1960.
Imberciadori esprime in ogni pagina il suo spirito battagliero
e scevro da demagogia e velleitarismo e si sforza perch questo
lavoro riesca a contribuire alla realizzazione morale e razionale di
una riforma, che oltre a essere tecnico-agraria, anche sociale...
( La previdenza sociale nellagricoltura ).
E Governo del Comune democratico, Roma 1962.
...La parte dedicata alle note istituzionali sulla problematica e
il contenuto della politica amministrativa presenta osservazioni,
spunti e proposte, spesso, di molto interesse. A patto, sintende,
che si presti orecchio al sincero spirito democratico che anima
lautore. ( Rinascita )
Cenni biografici di papa Francesco
1) Iti questo libro descrivo la vita di Francesco I, papa
regnante dal 1985 al 2005.
Il suo nome di battesimo era Pietro e il. cognome
Alberer. Suo padre era un medico toscano e la madre una
pittrice negra di Leopoldville. Vincenzo Alberer, il padre,
era stato un entusiasta africanista e da giovane, prima di
stabilirsi a Frascati, nei castelli romani, aveva trascorso molti
anni in Africa. Laveva girata in lungo e in largo, come
cacciatore e medico e nel Congo, conosciuta la principessa
Maria Rugamwa, figlia di un capo trib cristiano, innamo
ratosene per la eccezionale bellezza e per il suo talento, laveva
sposata.
Poco dopo il matrimonio i coniugi Alberer lasciarono
lAfrica e Vincenzo con la bella moglie negra, abbandonata
la vita nomade, ritorn in Italia e si stabil a Frascati alle
porte di Roma. Per la graziosa cittadina, allora meno popo
losa di oggi, larrivo degli Alberer costitu il fatto del
giorno. Ma presto la brava gente castellana si abitu al dot
tor Vincenzo, che divent il fratello degli ammalati e il
consigliere disinteressato dei sani e alla signora Maria, sem
pre pronta a dare una mano al marito, quando si trattava
di assistere i malati, intenta ad allevare la famiglia, che di
anno in anno cresceva e, nei momenti liberi, a dipingere i
paesaggi della sua terra, le testoline ricciute dei fanciulli della
sua gente e lanimale ricorrente in tutti i suoi quadri: laquila.
In questo ambiente di serenit familiare e di pace cam
pestre, dopo cinque fratelli, nacque Pietro il 20 marzo 1920
in una casa esistente tuttora e meta di pio pellegrinaggio,
dalla morte di papa Francesco. La casa dei signori Alberer
era a mezza costa, sulla collina di Tuscolo, in mezzo agli olivi
e ai castagni, a fianco della meravigliosa villa dei principi
Aldobrndini, che da alcuni secoli domina le colline assolate
dei castelli romani e ha ai suoi piedi Roma e alle giornate
chiare il mare di Ostia. Il dottor Alberer non avrebbe po
tuto scegliere un posto pi incantevole per la felicit della
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famiglia. La casa era antica e non vi erano le comodit di
oggi, ma pap e mamma Alberer vi si trovavano bene.
La natura che li circondava e in cui potevano vivere, come
in una eterna primavera, in compagnia dei castagni, degli
olivi, degli uccelli e del cielo quasi sempre sereno non aveva
prezzo e non invidiavano il loro vicino, il principe Aldo-
brandini.
In questa casa, dunque, nacque per ultimo il piccolo
Pietro, un moretto ricciuto, rassomigliante come una goccia
d'acqua alla madre. E in questo angolo della natura, che
Rousseau sarebbe stato felice di scegliere per Emilio, cre
sceva in bellezza, grazia e bont, come il Ges di Luca il
fanciullo Pietro Alberer. Nato per ultimo, come suole ac
cadere, non tard a diventare il beniamino della famiglia.
I fratelli pi anziani e 'in particolare il babbo e la mamma
riversarono tutta la piena del loro affetto sopra il caro con
giunto. Il ragazzo sembrava essere consapevole della propria
signoria sulla famiglia. La sua personalit, arricchita dallo
strano miscuglio costituzionale rifletteva, di anno in anno
con maggiore chiarezza, i segni delle stirpi diverse, armoni
camente fusi in un carattere volitivo e riusciva a dominarli.
Pietro Alberer, infatti, da giovane, da uomo maturo e
nella sua vecchiaia giovanile fece risplendere, come poche
creature, il genio toscano gli Alberer dal 1500 si erano
trasferiti dalla Spagna a Siena la bont chisciottesca e
l'esuberanza della gente africana.
2) Mi dispiace di dover trascurare l'abbondante mate
riale biografico dell'adolescenza di Pietro Alberer. Vi si sco
prono cose interessanti e alcune sembrano segni premoni
tori di una vita che doveva essere l'avventura di un giullare
di Dio. Pietro amava come molti giovani il nuoto, la bici
cletta, la boxe e soprattutto amava tuffarsi, a giornate in
tere, per i boschi e i prati del Tuscolo. A marce di bersa
gliere, poi, attraversava i castelli romani e nello stesso gior
no era capace di trasferirsi da Frascati a Rocca di Papa,
raggiungere Rocca Priora e, sempre a piedi, venire gi per i
viottoli, fino al mare di Albano.
Allora, anche qui la natura era pi selvaggia e pi bella
e lasfalto delle vie non infastidiva i piedi, amanti di cam
minare nella terra naturale, e le automobili, ansiose di strade,
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non avevano ancora snidato dalle tane lepri e volpi e dai
loro nascondigli le vipere rabbiose.
Il giovane Alberer studiava e riteneva quello che ap
prendeva con spiccato senso critico e con una memoria,
degna di Pico. Ma non voleva mai essere il primo della classe
e quando si accorgeva di superare in un compito i compagni,
non di rado passava il lavoro a qualche collega ed era felice,
se il professore dava al compagno un bel voto.
A Frascati c una buona tradizione pedagogica. Quindi
pap Alberer non ebbe difficolt nella scelta della scuola
per Pietro e dal ginnasio al liceo fu educato dai figli di don
Bosco, a villa Sora. Era una buona scuola, immersa nel
verde della natura e abituata, da lunga data, a fare lezione
ai ragazzi, allaria libera in compagnia del cinguettio degli
uccelli.
Leducazione di don Bosco, con il passare degli anni,
fece presa sullnimo di Pietro Alberer. La famiglia sale
siana al tempo di Pietro era ancora vergine dello spirito del
fondatore e il giovane cominci prima a conoscere e poi ad
amare don Bosco, come se fosse vivo. E a Pietro capit que
sto, probabilmente, perch ebbe la fortuna di avere un grup
po di professori, uno migliore dellaltro. Questi educatori
possedevano in grado eminente lo spirito di don Bosco, che
sa fondere nella pedagogia, come filosofia applicata e nella
didattica, come pedagogia applicata lo spirito della religiosit
con quello della scienza. E quali pazienti architetti di anime
ebbero tra le loro mani, per otto anni, Pietro e riuscirono
a plasmargli la volont e lintelligenza, entrambe desiderose
di farsi abbracciare dal moto pi misterioso dellanimo:
lamore.
Pap Alberer con lesempio e mamma Maria con la
sua bont perfezionarono lopera di don Bosco e non permi
sero che Pietro respirasse le scorie clericali dellambiente cat
tolico. E in questo gli educatori di Pietro erano daccordo
con pap Alberer.
Dottore, ripeteva ridendo don Coiazzi al babbo del
ragazzo quando sincontravano per le vie di Frascati, noi
vogliamo Pietro a scuola e in chiesa, ma per amor di Dio
non gli lasci mettere i piedi nelle sacrestie. Ne vedrebbe di
tutti i colori e finirebbe per perdere il candore che si deve
avere per il cristianesimo.
E pap Alberer di rimando rispondeva a don Coiazzi:
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-Caro professore sono daccordo: per fare un uomo
ci vuole una famiglia equilibrata, una buona scuola e molto
spirito soprannaturale...
E una medicina vivente come lei, dottore, rideva
beato quel brayuomo di don Coiazzi.
3) Finita la scuola secondaria, anche per Pietro si pre
sent il problema della scelta professionale. Il giovane non
aveva manifestato ancora particolari predilezioni ai genitori.
Il dottor Alberer, con entusiasmo, non mancava di magni
ficargli la professione del medico. Sarebbe stato felice se
almeno lultimo rampollo avesse continuato la tradizione pa
terna, ma con' meraviglia di tutti, tranne che per la madre
che sapeva quanto a Pietro piacesse la natura, il giovane
Alberer, presa la maturit classica, entr allaccademia mi
litare di Livorno.
La notizia fu accolta , con gioia in famiglia, Pietro
sarebbe diventato ufficiale di marina ma anche con tre
pidazione, specialmente dalla mamma. Eravamo, infatti, alla
vigilia della seconda guerra mondiale. Allaccademia Pietro si
fece onore. I superiori lo presero a ben volere per limpegno
negli studi* per il suo coraggio e per il suo amore alla vita
dura. E dei compagni, questo giovane italo-negro, con le
spalle massicce, il petto atletico, le braccia e le gambe, una
danza di muscoli e il volto illuminato da due occhi buoni,
come quelli di Don Chisciotte, fu il re nella scuola e'nellal
legria.
Dopo due anni di accademia i superiori proposero la
sua promozione ad ufficiale e lo inviarono allo stato maggiore
dellammiragliato e per tutto il periodo della guerra fu inca
ricato di missioni speciali. Alcune, veramente delicate e con
dotte dallufficiale Alberer con intelligenza e modestia. Fi
nito il conflitto, con la sconfitta italo-tedesca Alberer, ben
ch non avesse nulla da rimproverare al proprio onore di
marinaio e ne uscisse anzi decorato con una medaglia e con
il grado di capitano di vascello manifest al babbo di dimet
tersi dalla marina italiana.
N valsero a farlo desistere dalla decisione le pressioni
della mamma, le obbiezioni del padre e i consigli del suo
amico ammiriaglio Revel.
Mamma, ripeteva alla signora Alberer, io non posso
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continuare la vita militare. Lufficiale dun esercito sconfitto
come un prete spretato.
Prete spretato, cavolo riscaldato non fu mai buono,
dice il babbo. Cos un ufficiale sconfitto: porta il marchio
per tutta la vita.
E siccome si sapeva che, quando diceva una cosa la
manteneva, lo lasciarono fare. Coi nostalgia lasci il mare,
i marinai e i superiori e, per consolarsi, cambi la propria
vocazione con una professione analoga. Abbandon il mare
per andare in cielo, facendo domanda per diventare ufficiale
pilota presso una compagnia di navigazione civile. Risultato
idoneo alla visita psico-fisica frequent un corso presso la
stessa compagnia, la quale non tard a capire di aver fatto
un buon acquisto. Dopo il corso ricominci, con spirito ca
valleresco, la nuova vita a 26 ami.
Si accorse ben presto che il :ielo valeva il mare e pi
passava il tempo e pi si convinceva che lavvenire del mon
do il cielo.
La sua compagnia camminava al passo con le trasfor
mazioni dei mezzi aerei, verificatesi con un ritmo vertiginoso,
dal 1940 in poi. E cos a Pietro Alberer tocc la fortuna di
pilotare aerei via via pi progrediti e dai comuni aerei pass
a quelli a reazione. Tornava a casa ora da New Jork, ora
da Tokio, ora da Mosca, ora da Capo di Buona Speranza,
sempre pi ricco di esperienze e raccontava i suoi viaggi
al babbo e alla mamma, che, di amo in anno, imbiancavano.
Con il candore di un bambino confidava che se lAme
rica avesse permesso ai piloti stianieri di iscriversi, nelle
proprie scuole astronautiche, avrebbe fatta domanda. Il suo
sogno era di andare sempre pi in alto e lesplorazione dello
spazio lo affascinava. Pap e marna Alberer pendevano
dalle labbra del figliolo e avevano posto il loro Pietro nel
piedistallo di un eroe. La buona signora: Ma certo, Pie
tro, gli diceva, vedrai, la Provvidenza ti far questa grazia,
e commossa volgeva lo sguardo alh teste daquila dei propri
quadri, messi in mostra nella sala da pranzo.
4) A trentanni per Pietro Alberer si verific un fatto
comune a tutti i mortali. Sinnamor di Raffaella Torlonia,
una delle pi belle ragazze dellaristocrazia romana. E come
suo padre tanti anni prima era convolato a nozze con una
principessa negra, cos questo italo-negro, che avrebbe fatto
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innamorare qualsiasi diva, fu la felicit di Raffaella Torlonia,
una figliola dolce e stupendamente bella. Il matrimonio, al
linizio, fu contrastato dalla nobile famiglia romana e da molti
pettegolezzi di salotto per i maledetti pregiudizi razziali e
classisti. Ma alla fine Raffaella la spunt e Pietro, quasi redi
vivo Otello fu ammesso nella famiglia Torlonia e nei circoli
chiusi dellaristocrazia.
Raffaella e Pietro si erano conosciuti, da ragazzi, a villa
Aldobrandini, quando da Roma, a frotte, si partivano intere
famiglie di nobili per ventre ai ricevimenti del principe.
11 matrimonio di Raffaella e di Pietro fu felice. Raffaella
venerava il suo eroe. Difficolt finanziarie non ne avevano.
E non perch la principessa aveva portato in dote un patri
monio vistoso. Pietro, anzi, desiderando che la famiglia fosse
mantenuta dal suo lavoro aveva pregato la moglie di farne
donazione al nascente ospedale di Frascati,. fondato dal ve
scovo e da Maurilio Latta, due uomini rari, sempre pronti
ad animare le opere buone, a condizione di rimanere nascosti.
La principessa fin per essere felice della propria gene
rosit. Prima di tutto perch cos aveva voluto Pietro e in
secondo luogo, perch in occasione delle frequenti assenze
del marito aveva la possibilit di occupare bene il tempo,
come dama infermiera, aiutando le suore dellospedale. Della
cosa ne fu felicissimo il vecchio Alberer, che ripeteva a
tutti: ora, in Italia, un ospedale come Frascati non ce lha
nessuno. E il pi felice fu il nostro Pietro. Anzi per premiare
la bont della moglie, ogni mese, puntuale rimetteva nelle
mani della principessa la busta paga.
Fanne quello che vuoi, le diceva, e dammi quello
che ti pare.
Raffaella, tutte le volte, abbracciava con affetto Pietro,
amministrava con saggezza il lauto stipendio del marito e
alla fine del mese gli correva incontro e gli diceva:
Pietro, sono riuscita a risparmiare qualcosa, che ne
facciamo? E aggiungeva: sai, il dottor Latta vorrebbe arric
chire lospedale di attrezzature, pap dice che sono necessarie,
ma occorre rimediare un certa somma, vuoi che contribuia
mo? Oppure, Pietro, sai, il vescovo vorrebbe annettere al-
Popedale una scuola per le infermiere, ma occorre denaro,
diamo anche noi qualcosa?
E Pietro Alberer che, ormai, conosceva il trucco, riden
do come un fanciullo: ma certo cara, da tutto quello che vuoi,
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peccato che non possa darti di pi. Per fa in modo che nes
suno si accorga che siamo noi a dare. Non sta bene esibirsi
e Ges non vuole che la mano sinistra sappia quello che
d la destra.
Vedi, cara, il superfluo, aggiungeva, non nostro, resti
tuiamo alla comunit, quello che non ci appartiene.
Sta tranquillo, mio caro, le rispondeva .Raffaella e
felice dellassenso del marito spendeva fino alTultimo cente
simo quello che riusciva a risparmiare, affinch i malati del-
lospedale non mancassero di niente e i bisognosi fossero
assistiti meglio degli abbienti.
5) Indubbiamente sarebbe stato troppo bello se la vita
di Pietro Alberer avesse continuato a trascorrere cos, in
particolare dopo il matrimonio. Il destino invidioso delle
persone felici, specialmente se sono buone e, tanto per non
smentire Schopenhauer, colp al cuore la famiglia Alberer.
Erano gi nati cinque maschi e Dio benediva le gravidanze
della signora Alberer: pareva uscirne, tutte le volte, pi
beffa e pi donna. Ma dopo la nascita dell'ultimo figliolo, la
principessa cominci a deperire e non si riusc mai a capire
il perch. Poco dopo un anno, passato fra il letto e la pol
trona, mor, lasciando a Pietro il suo ricordo e una nidiata
di figlioli.
Pietro sembr impazzire dal dolore. Sentiva spezzarsi
la vita e non riusciva a rassegnarsi. Smise di volare, chiese
ai superiori un congedo e trascorreva, negli ultimi tempi,
giornate intere vicino al letto della moglie. Accarezzandola
piangeva come una creatura e dava la colpa a se stesso della
malattia. Tent ffimpossibile per ridarle la salute, aiutato dai
congiunti, costernati fino affo sgomento: tutto fu vano. La
forza della preghiera, la solidariet dei parenti, degli amici,
dei malati dell'ospedale e la scienza a nulla valsero. E la prin
cipessa che sentiva andare la propria vita, rassegnata al volere
di Dio sorrideva mestamente a tutti e dal letto della sua
camera, ordinata come un giardino, incoraggiava tutti.
Voleva vicino il suo Pietro e baciandolo gli faceva
mille raccomandazioni: che non lavrebbe abbandonato, gli
diceva, che si fosse fatto forte, che non la perdeva del tutto
e lo esortava a vivere per le creature. In qualche modo avreb
be riempito il vuoto della sua anima. Una cosa non aveva
il coraggio di dirgli: che, forse, non sarebbe stato male, se
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si fosse sposato di nuovo, anche se non sarebbe stato facile
trovare una donna disposta a prendere un uomo con cinque
figli. .
Pietro in ginocchio accanto al letto della moglie sem
brava non ascoltarla e continuava a piangere , alla fine,
anche la malata piangeva e riempiva di baci il volto del
marito. E allora Pietro si alzava e con sforzo cercava di arre
stare le lacrime, le sorrideva e, tesoro mio, le diceva, tu no,
tu no, non devi piangere e le si metteva pi vicino e la
guardava estatico, per ore, finch Raffaella non riusciva ad
assopirsi. E allora Pietro si liberava il nodo alla gola e, con
templandola, riprendeva a piangere per liberarsi dalla dispera
zione.
6) Morta la consorte, Pietro Alberer, uomo di 37 anni
sub uno choc psicologico. La disperazione non Rabbatt,
perch i ragazzi reclamavano la sua vita. E proprio i figlioli,
ancora una volta, lo decisero a cambiare professione. Come
fare, ora, ad allontanarsi da casa con tutte quelle creature.
I genitori, si sarebbero messi a sua disposizione ma chi pu
sostituire il babbo e la mamma? E dopo il mare il pilota
Alberer abbandon il cielo, nel quale aveva riposto tante
speranze.
Per educare i figlioli e per tentare di ammazzare il do
lore, uomo dinfinite risorse si mise a fare la professione ap
parentemente pi facile e in realt la pi difficile: lagricol
tore. Aiutato dal padre compr* nei pressi di Frascati, cinque
ettari di vigneto e si mise a lavorare la terra. Dico si mise
a lavorare la terra, non dico a fare il padrone. La coltivava
direttamente, recandosi allalba nei campi, facendosi colla
borare, naturalmente, da due Uomini che ben presto gli di
vennero amici. E poich l persone intelligenti riescono a far
tutto quello a cui mettono mano, non pass molto che a
Frascati si cominci a parlare della bravura del signor Pietro
Alberer, nel tenere le viti.
Ma intanto nellanimo di Pietro, a cui il tempo ren
deva il balsamo della rassegnazione, si veniva verificando
una trasformazione spirituale. Abituato a rendersi ragione del
perch di ogni cosa, per quanto portato allazione, si dedic
allo studio della filosofia. Proprio lagricoltura, vera filosofia
della natura lo stimol a intraprendere studi approfonditi.
E lui, nonostante che avesse avuto una educazione scienti
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fica riallacciandosi ai propri studi umanistici riscopr, da
uomo maturo, Platone, Agostino, Spinoza, Kant, Pascal,
bacon, Hegel, unitamente, agli artisti pi sublimi, come Vir
gilio, Omero, Dante, Cervantes, Goethe, Dostoiewskij. Passa
va nello studio il tempo libero, specialmente dinverno, quando
i lavori rurali subiscono un certo ristagno e particolarmente
di notte, mentre i suoi ragazzi dormivano. Evidentemente lo
studio del pensiero, nellanimo di Alberer non fu fine a se
si esso, ma di un uomo ansioso di sintonizzare, con il passato,
per tentare di lasciare qualcosa a chi viene dop. E cominci
a raccogliere i propri pensieri e a pubblicare, di tanto in
tanto, saggi di filosofia. E inavvertitamente comprese che la
filosofia di tutti i tempi lotta del bene contro il male, della
saggezza contro la stoltezza del mondo e che il filosofo, se
tale vuol essere, testimone di vita. Questo convincimento
gli mise nellanimo una strana vocazione: la vocazione del
bene. E dopo alcuni anni di meditazioni si domand quale
potesse essere lattivit pi adatta per lottare per il trionfo
del bene.
7) Gli anni passano e la vita scrre come una serie di
sequenze cinematografiche. E anche per Alberer gli anni
correvano e si trov a cinquantanni senza accorgersene, agri
coltore, saggista noto e pronto per lavventura pi bella della
propria vita. Come gli aveva dett Raffaella prima di morire
i figlioli avrebbero, in parte, occupato il vuoto lasciato da lei.
Tuttavia il ricordo della moglie non labbandonava, e Raf
faella viveva in Pietro, come limmagine di un angelo, come
la presenza reale di una persona viva tra le pareti domestiche.
Aveva educato i figli, ora adolescenti felici,: al culto della
madre. A tavola, ancora il primo posto era riservato alla
principessa. La sua sedia era vicino al tavolo-, le si apparec
chiava, come se fosse viva e ogni giorno un mazzo di garofani
davanti al suo ritratto le rinnovava laffetto di tutta la fa
miglia. E alla domenica babbo Pietro, i nonni finch non
lasciarono la commedia della vita e i cinque ragazzi, nelle
prime ore del pomeriggio, sincamminavano per la strada che
conduce al camposanto di Frascati.^ Sostavano in preghiera e
in conversazione, per molto tempo, dinanzi alla tomba della
principessa, che sembrava aspettarli dal monumentino di
marmo, eretto dal Baratini, su ordinazione di Pietro Alberer.
Lo scultore laveva ritratta, seduta, il volto sorridente e con
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i propri bambini, chi in braccio e chi ai suoi piedi, attaccati
affettuosamente alle vesti.
In questo clima familiare un dopo pranzo di settembre
del 1970 Pietro Alberer, che in tutti quegli anni di ve
dovanza si era imposta una dignitosa continenza annunci ai
ragazzi la decisione di farsi sacerdote. I figlioli, l per l, cre
dettero che il babbo scherzasse, ma quando capirono che
parlava sul serio accolsero*la notizia con gioia. Il babbo li
assicur, peraltro, che per loro non sarebbe cambiato nulla.
N la chiesa, n la vita glieli avrebbero strappati dal cuore
e dalla casa.
E allora, babbo, lo interruppe ad un certo punto il
figlio maggiore, un bel ragazzo di ventanni, quand cos io
propongo che si beva una bottiglia di champagne, alla tua
salute. E oggi andiamo dalla mamma e facciamola felice con
questa notizia.
Pietro sorrise al ragazzo, che pi degli altri somigliava
alla principessa Raffaella. Poco dopo comparve Dina, la vec
chia governante di casa Alberer, e, con le lacrime agli occhi,
per la commozione cominci a mescere lo spumante nelle
coppe, iniziando da quella della principessa.
8) La notizia della vocazione tardiva dello scrittore Al
berer si diffuse in un baleno e la chiesa fu lieta di accogliere
tra i sacerdoti quest'uomo. Il papa stesso, informato, dispose
che, data l'et e la preparazione dell'Alberera, gli fossero
abbreviati gli studi teologici. E, infatti, dopo un anno, assi
stito da alcuni teologi dell'universit gregoriana venne consa
crato sacerdote. Ebbe la gioia di celebrare la prima messa,
nella chiesetta dei cappuccini di Frascati, appollaiata a mezza
costa del Tuscolo, poco sopra villa Aldobrandini, immersa
sotto l'ombra dei boschi e rallegrata, francescanamente, dal
canto degli uccelli.
Quando alla comunione don Alberer distribu il corpo
del Signore, un fremito di commozione invase la piccola folla
di amici che riempiva la chiesa e neppure don Pietro pot
arrestare le lacrime che copiose gli rigavano il volto e, se in
quel momento, confess pi tardi, non l'avesse sorretto la
sua Raffaella, sarebbe svenuto.
Una volta sacerdote, a Roma vi fu una disputa fraterna,
per accaparrarsi la collaborazione di don Alberer. Il cardi
nale segretario di stato gli offr un posto in Vaticano, il car
i
dinaie vicario sarebbe stato lieto di affidargli una parrocchia
e il vescovo di Frascati fece intendere agli autorevoli colleghi
che non era disposto a cedere Alberer. Finalmente il semi
nario di Frascati aveva trovato l'uomo che ci voleva.
Don Alberer ringrazi i nuovi superiori, per tante ma
nifestazioni di stima e chiese un po di tempo per riflettere.
Anzitutto si guard attorno e studi come sistemare i figlioli,
ora, che il sacerdozio gli avrebbe richiesto delle rinunce, ma
non certamente quella di abbandonarli.
I tre pi grandi avevano scelta la propria strada e, giu
diziosamente, non volevano creare intoppi alla libert d'azio
ne del padre. Franco, di 22 anni aveva preso il posto del
babbo presso la compagnia aerea e gli diceva sempre, ridendo,
che nella Luna ci sarebbe andato lui. Enrico di 21 anni aveva
manifestata la passione per l'agricoltura e pap Alberer gli
lasci, come strumento di lavoro, la piccola azienda. Edoardo
di 20 anni era maestro elementare e aveva cominciato ad
insegnare. Rimanevano da mettere a posto Roberto di 19
anni e Vincenzo di 18 e non poteva abbandonare la vecchia
governante Dina, amata dagli Alberer come una seconda
madre. Don Pietro trov una soluzione per tutti questi pro
blemi. Decise di condurre con s i due ultimi figlioli, ancora
bisognosi di assistenza, di lasciare Dina con Enrico e Edoardo
nella casa paterna, Franco si sarebbe sposato presto ,
e cos dopo sei mesi di meditazione e di lavoro si present
al vescovo di Frascati e gli manifest in maniera precisa i
propri desideri apostolici.
9) Il vescovo rimase di stucco allorch il cinquantenne
don Alberer gli domand il permesso di entrare nella societ
salesiana e di raggiungere il Congo come missionario. Fu
vano ogni tentativo per dissuaderlo.
II 6 maggio del 1973 s'imbarc a Napoli per la terra
natale di sua madre. Lo accompagnavano i due figli minori,
Roberto che sarebbe entrato, poco dopo, nella facolt teolo
gica di Leopoldville e Vincenzo. Questi, come il nonno, in
Africa, si fece medico.
A Leopoldville l'arrivo di don Alberer in un primo
momento pass inosservato davanti ai superiori del suo or
dine e alla locale gerarchia. D'altra parte don Pietro non muo
veva foglia per farsi notare. Il suo motto era: obbedire in
silenzio. E ben volentieri faceva tutto quello che era coman
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dato di fare. A Leopoldville i salesiani dirigevano un istituto
e una popolosa parrocchia. Il campo di lavoro era immenso
e la messe abbondante. Don Pietro con la compostezza dei
signori nati, cordiale con tutti e al tempo stesso riservato, si
dette anima e corpo allattivit pastorale.
E in quattro direzioni spieg la propria fatica: i giovani,
gli operai, i malati e gli intellettuali.
La ragione era semplice: i giovani, diceva don Alberer,
hanno in mano Pavvenire e Cristo Pavvenire, gli operai
poveri sono il dolore della terra e Cristo il redentore del
dolore, i malati sono una realt da vincere e per loro bisogna
fare Pimpossibile e gli intellettuali veri sono il seme della vita
e Cristo per essi deve essere il buon concime. Con queste
idee nel cervello e nel cuore don Alberer divideva la gior
nata, infaticabilmente, con i giovani vivendo da giovane, con
gli operai da operaio, con gli sciagurati, accollandosi le di
sgrazie altrui e con gli intellettuali, ricordandosi di essere un
intellettuale. E arrivava alla sera stanco motto e con la co
scienza tranquilla dell'agricoltore.
Ripeteva a se stesso: la vita vale se si spende bene,
dando tutto senza chiedere nulla, amando senza pretendere
di essere riamati, facendo del bene, senza presumere che gli
altri lo riconoscano.
10) Se non ci fossimo proposti di tratteggiare, breve
mente, questi cenni biografici dovremmo, ora, descrivere, a
lungo, lopera del sacerdote Alberer. Don Pietro nella terra
della madre scopr in se stesso la vocazione verso il suo po
polo, da legare alla redenzione di Cristo e alla riconciliazione
con la razza bianca. In Africa gli europei hanno avuto delle
benemerenze: hanno commesso per anche grandi delitti.
Don Pietro Alberer stando vicino al suo popolo lo
rilev con amarezza. Orbene, se don Alberer era felice di
starsene nascosto tra i giovani il tempo non la pens cos.
La sua popolarit aument di anno in anno e a Leo
poldville additavano questo sacerdote come una benedizione
del cielo, in modo particolare per il suo amore verso il
popolo, anche allora bisognoso di voci, capaci di elevarsi al
di sopra degli odi per orientarlo verso una forma superiore
di vita, per fare del Congo una grande nazione. Nessuno,
quindi, si meravigli, quando nel 79, morendo Parcivescovo
Dury si sparse la voce, che la Santa Sede Pavrebbe nominato
18
arcivescovo di Leopoldville. La notizia era data per scontata.
La nomina di don Alberer ad arcivescovo fuse la volont
dei cattolici congolesi e la decisione dellautorit ecclesiastica.
La Santa Sede rispose con lo stesso entusiasmo del popolo,
nei confronti di questuomo, ormai sessantenne, ancora fisi
camente e spiritualmente vivo. Nel 1980, in giugno, in S.
Pietro, il papa consacr vescovo Pietro Alberer e un mese
dopo accolto dal popolo festante fece lentrata solenne nella
citt di Leopoldville.
11) Proseguiva lavventura di questuomo. Ordinario
della sede primaziale del Congo, monsignor Alberer diven
ne, automaticamente, lorientatore pi autorevole della pub
blica opinione nazionale. Secondo labitudine del suo carat
tere, dal nuovo posto di responsabilit, non si fece notare per
cose spettacolari. Da inferiore il suo motto era stato obbedire
in silenzio, da superiore fu: lavorare in silenzio.
Il suo lavoro pastorale, presso una nazione in fermento,
fu improntato alla massima chiarezza, nella difesa del popolo,
contro chiunque attentasse alla giustizia e alla libert. Ado
per lautorit del proprio ufficio per gettare in mezzo alla
gente di sua madre il seme della concordia e della unifica
zione nazionale. Studioso del metodo democratico oper tan
to, con la parola, per fare accettare al popolo congolese l
dialettica democratica. Popolo e dirigenti si dovevano con-
f vincere a spazzare via le fazioni e a comporre il tessuto della
vita politica del paese, con il civile dialogo tra le forze illu
minate della conservazione e le forze democratiche della rin
novazione.
Alberer, sacerdote e vescovo ebbe il raro potere di
saper trattare con tutti, amici e avversari, con la forza della
bont. Per conquistare gli uomini bisogna toccare loro il
cuore, diceva.
La sua casa divenne la casa di chiunque avesse bisogno
e il suo studio il luogo, in cui i personaggi pi importanti
del governo e della opposizione del Congo venivano 'non per
subire interferenze, ma per ricevere consigli di saggezza.
Lopera pi bella di Alberer in Congo fu quella di aver
contribuito allunificazione politica del paese.
La fama dellarcivescovo di Leopoldville si diffuse in
Africa e la benefica influenza della sua azione torn a van
taggio dellevangelizzazione del continente e del suo sviluppo
19
politico. A Roma erano soddisfatti delloperato dellarcive
scovo italo-congolese Pietro Alberer. E il pontefice delle
poca, venerando vegliardo, presago, forse, di un gesto che
avrebbe avuto incalcolabili riflessi, nel 1984, proprio un
anno prima della morte, nel concistoro di Natale, nomin
Pietro Alberer, cardinale.
Dal punto di vista biografico non aggiungo altro su
questo uomo straordinario, senza dubbio il protagonista prin
cipale della fine del secolo XX, di questo papa, che os farsi
chiamare con il nome di Francesco dAssisi, per farne la sua
bandiera e il suo programma.
Come biografo e modesto cronista non ho ambizioni
letterarie. Nelle pagine seguenti ho tentato di proiettare in
maniera sobria e viva la figura di papa Francesco, riferendo
fedelmente i suoi discorsi e limitandomi a fare, con mano
leggera, qualche chiosa e qualche annotazione marginale. Mi
sono imposto, scrupolosamente, di bandire la retorica, i fron
zoli e le cose superflue.
Al lettore giudicare se ho assolto bene il mio compito.
?0
Il conclave del 1985
Il 15 ottobre 1985 ottanta cardinali, venuti a Roma
dalle varie parti del mondo, entrarono in conclave.
L'umanit continuava il decorso della propria malattia,
fatta dincolore insoddisfazione, di amaro benesserismo, di
pauperismo, di dilagante ateismo e di conseguente immorali
smo nella vita politica, economica e sociale.
La guerra atomica non era scoppiata e gli uomini vive
vano ancora assuefatti alle ipocrite tregue, allinconcludente
parlamentare di disarmo e alla sterile lotta ideologica tra
oriente e occidente. Si era ancora lontani dallaver risolto il
dramma della libert, decantata in occidente e della giustizia,
sbandierata in oriente. Era ancora un miraggio lassetto po
litico, economico e sociale del mondo, in cui la parola pace,
come ordine nel divenire dello spirito, avesse senso.
Il mondo cristiano attendeva il nuovo timoniere della
chiesa e le anime tormentate si auguravano, sulla cattedra di
Pietro, un uomo eccezionale, per il tempo eccezionalmente
abnorme. Non si desiderava il solito ottimo diplomatico degli
ultimi cento anni, ma un uomo, imitazione coraggiosa di
Cristo, maestro, profeta e giudice. Attorno al conclave del
1985 regnava incertezza. Si faceva il nome di questo o quel
porporato, ma, probabilmente, nessuno dei papabili sarebbe
riuscito.
E grande fu la sorpresa nel mondo, quando dopo tre
giorni di attesa, il Cardinal Defer, pronunciando la nota for
mula, annunci al popolo in Piazza S. Pietro che Pietro Al
berer, cardinale di Leojpoldville, assumeva il nome di Fran
cesco I.
E quando poco dopo, alla balconata del Maderno, ap-
' parve lalta figura del vecchio giovane Alberer, il volto bello
di negro, tirato dalla commozione e striato di lacrime il po
polo, in delirio, url, pianse, invoc papa Francesco, il papa
africano.
Per la prima volta nella storia della chiesa moderna un
figlio dellAfrica veniva elevato al pontificato. La lezione della
21
chiesa allumanit fu fin troppo trasparente. Il continente
nero accolse con entusiasmo la notizia, dal Congo alTAngola,
dal Sud Africa al Tanganica, dallAbissinia al Sudan, dalla
Rhodesia al Mozambico, dalla Somalia al Madagascar. E ai
negri dellAfrica fecero eco i negri del Nord America. A New
York e nelle citt del?Alabama il popolo invase le chiese
per inneggiare al papa italo-negro.
Il vecchio pastore King, apostolo delPintegrazione dei
negri, nella pi grande chiesa protestante di New York, gre
mita di folla: adesso, disse, muoio contento. La battaglia
della razza negra vinta. Papa Francesco condurr in porto
la riconciliazione tra bianchi e neri, tutti figli di Dio.
Leco favorevole allelezione di Francesco I fu generale
anche in Europa, in Asia e in Australia. Un raggio di spe
ranza, quasi che si dovesse rinnovare nella cristianit addor
mentata una nuova Pentecoste, illumin le anime vive e
nascoste del cristianesimo mondiale.
Le forze sane del mondo fissarono, con fiduciosa attesa,
il proprio occhio spirituale sul nome del nuovo papa, non
scelto a caso, da un uomo, che avrebbe testimoniato, cos
si pensava, la lezione di Cristo.
22
Discorso di papa Francesco ai parroci
1) Papa Francesco, sconvolto nel profondo dell'animo
dalla inattesa elezione trascorse i primi tempi del pontificato
in raccoglimento. Si rinchiuse nel pi assoluto silenzio. Lasci
passare le prime udienze pubbliche e il giorno dell'incorona
zione, senza pronunciare una parola. Avvicinando gruppi e
popolo si limitava, con l'amabilit del suo sorriso, a pronun
ciare la benedizione apostolica. Il fatto meravigli. La stampa
fu disorientata e tra la gente circolarono le pi strane illa
zioni. I collaboratori del Papa, al secondo mese, rispettosa
mente, gli fecero osservare che la chiesa e il mondo attende
vano la sua parola, non essendosi mai verificato che un papa
nuovo tacesse cos.
Al che il papa rispose:
Dite che Francesco I prega e medita. Il papa nuovo
parler, opportune et inopportune , e, forse, concluse in
tono scherzoso, verr a noia.
Il 2 gennaio del 1986 la radio annunci che il papa il
31 gennaio avrebbe pronunciato un discorso ai parroci della
chiesa cattolica.
La mattina del 31 gennaio una lunga teoria di sacerdoti
cominci a uscire dal portone di bronzo dei palazzi vaticani,
verso Piazza S. Pietro. Erano i rappresentanti di tutte le
diocesi del mondo cattolico. Il Papa, in sedia gestatoria, se
guito dai cardinali chiudeva il corteo e con la mano bene-,
diceva il popolo, raccolto nella piazza. Giunti nella basilica
i parroci si accomodarono ai psti loro riservati nella navata -
centrale. Poco dopo il parroco di Santa Maria di Manila, alla
presenza del papa, celebr la messa sull'altare papale. Finito
il rito Francesco I sal sul trono, posto di fronte allassemblea
dei parroci e parl.
Figlioli, esord, rivolgendosi ai parroci, si va dicendo
che il papa tace e ci si meraviglia. Se potesse dipendere da
noi continueremmo a tacere, imitando Dio. Il silenzio
l'eloquenza di Dio. Per, ne conveniamo, sarebbe assurdo per
23
noi continuare a tacere. Rompiamo il ghiaccio, con voi par
roci, architetti del regno di Dio sulla terra.
Prendete le nostre parole e comunicatele ai nostri figli
d'oriente e d'occidente, credenti e non credenti e dite loro:
a Roma c un uomo chiamato Francesco, eletto indegnamente
vicario di Cristo.
Francesco I fa proprio, per il tempo che la Provvi
denza gli dar questo programma: conoscere, fare, testimo
niare lamore di Dio.
facile anche per il papa teorizzare, esortare, am
monire, predicare, insegnare, ma non facile neppure per
lui fare l'amore di Dio e comportarsi con gli uomini come
Cristo.
Dite, dunque, ai nostri figli che papa Francesco go
verner la chiesa facendo lamore di Cristo. Questo pensiero
ci fa paura. Sentiamo l'inadeguatezza della nostra persona:
fare l'amore cosa divina. E noi siamo un uomo: ma l'ufficio
del vicario di Cristo reclama questo impegno.
Verremmo meno al nostro mandato se non osassimo
dire ancora: pastori delle cellule della testimonianza di Cristo
dite che il programma di Francesco I fare l'amore di Cristo.
Il mondo contemporaneo, lontano da Dio per un
verso e cos ansioso di Lui per un altro, reclama dalla chiesa
.la testimonianza. Solo l'amore vero lo ricondurr al suo mae
stro, a Ges e, per Cristo, a Dio. E, allora, a voi pastori e
a noi vicario di Cristo, parroco della terra, oggi, s'impone il
dovere d'imitare i giganti dello spirito.
Urge la carit di diventare sacerdoti, degni di Ges,
s che la gente vedendoci dica: i pastori si comportano come
Cristo. O almeno come gli imitatori pi qualificati di Lui e,
non onorando noi, ma Cristo, aggiunga: essi non sono coloro
che predicano bene e agiscono male. In ogni parrocchia il
popolo vuole vedere Paolo di Tarso, Giovanni Evangelista,
Francesco d'Assisi, Tomaso d'Aquino, Vincenzo dei Paoli,
Giovanni Bosco, Primo Mazzolari.
Non ci dilunghiamo di pi. A noi piace predicare,
ma interessa di pi fare. Piuttosto, posto dinanzi a noi, il
modello da imitare, Ges, crediamo di fare cosa gradita a
voi pastori di anime annunciandovi la prima decisione del
nostro pontificato.
Questo non sar lultimo incontro con voi. Noi inten
diamo istituzionalizzare il colloquio del papa con i parroci,
24
creando la camera ecclesiastica rappresentativa dei parroci
del mondo.
Nella vita della chiesa del divenire, da non confon
dere con la chiesa dellessere, immutabile e irriformabile,
certe decisioni si maturano nel tempo.
Questa nostra prima riforma matura, grazie alle
influenze positive del Concilio Vaticano II, alle sue aperture,
alle sue esigenze e alle sue limitatezze.
Artefici del Vaticano II furono i nostri predecessori
Giovanni XXIII e Paolo VI e i vescovi dellepoca, per
scarsa fu la partecipazione a quel fatto fondamentale della
chiesa dei parroci e del laicato cattolico.
Il basso clero e i laici provveduti avvertirono questa
lacuna. Con la preghiera e la sofferenza immolarono la pro
pria esistenza, affinch un giorno, ognuno nella chiesa chierico
e laico, potesse sentirsi sacerdote partecipante al governo
della chiesa, collaboratore del proprio vescovo e del vicario
di Cristo.
Anche noi, in quel tempo, provammo questa soffe
renza.
Noi, a Roma, costruiremo per vi, con il vostro aiuto
e dei vostri fedeli, il parlamento religioso dei parroci.
Abbiamo gi ordinato allarchitetto Palas la demo
lizione del convento dei cappuccini di Frascati e qui, in
mezzo al verde della natura, sorger, funzionale ed estetico,
il vostro parlamento.
Fratelli, tre volte lanno, tutte le diocesi del mondo
cattolico manderanno un parroco rappresentante e, insieme,
discuteremo del governo della chiesa universale. Voi darete
i consigli della vostra esperienza al papa e Francesco l e i
suoi successori impartiranno le direttive per costruire lamore
di Cristo, con la forza dellamore, allorbe cattolico.
Fratelli, dallespressione dei vostri volti leggiamo nel
lanimo di ciascuno di voi una profonda gioia. Ne siamo lieti.
Ma vogliamo far traboccare la vostra letizia con unaltra de
cisione, piccola, ma grande spiritualmente.
Guardate, fratelli, la veste del papa: labito del do
menicano.
Ebbene il privilegio di portare labito del papa sia
esteso, dora in poi ai parroci, fuori e dentro il sacrario del
tempio, I parroci in mezzo al popolo, con il quale sono
25
chiamati a condividere gioie e dolori, siano la testimonianza
vivente del papa.
Siate degni di questo attestato di fiducia del papa.
Non date al papa dispiaceri, con una vita mediocre.
Voi siete i santi di Dio, del popolo e del papa. Nel
governo delle vostre parrocchie ripetete, in miniatura, il go
verno spirituale e organizzativo che papa Francesco verr
costruendo per tutto il mondo cristiano. Il papa ha bisogno
di collaboratori santi.
Siate santi e casti come gigli.
Non questo il momento di parlare di problemi spe
cifici. Avremo tempo. Non possiamo, per, esimerci subito
dallo sfiorare un grave problema.
Il celibato ecclesiastico l'orgoglio del sacerdozio
cattolico. Noi affronteremo questo problema insoluto. Sap
piamo quanto dolore procura alla chiesa Pincontinenza dei
preti ipocriti. Noi studieremo il modo per rendere possibile
la castit soltanto ai vocati al sacerdozio parrocchiale. Ac
consentiremo a qualificati padri di famiglia di salire l'altare
di Dio. Ma saremo orgogliosi di conservare alla chiesa, par
roci e vescovi, scelti tra coloro che votarono il proprio essere
a Dio, rinunciando alla legittima famiglia, per bruciare di
amore per Cristo e gli uomini.
Noi, fermamente, crediamo nella possibilit di reclu
tare il numero necessario di vocati al sacerdozio gerarchico,
che santit amorosa, eroismo teandrico, saggezza filosofica,
creativit artistica.
2) ... Queste le parole disadorne di papa Francesco fatte
udire per la prima volta al mondo. Fecero impressione negli
ambienti ecclesiastici e in mezzo al popolo. Ancora non si
poteva vedere con chiarezza, ove volesse arrivare il suo pen
siero, ma si intuiva che Francesco I avrebbe fatto quello
che diceva.
un papa che ci crede si cominci a mormorare negli
ambienti ostili alla chiesa. E se, molti anni prima, Gio
vanni XXIII aveva tentato di rompere con la conservazione,
Francesco I, deciso a tutto osare per Cristo, avrebbe potuto
ricondurre il papato, sulla linea dellevangelo, riuscendo a
choccare , il mondo contemporaneo. Di questo si ebbe
una sensazione asatta fin dalle prime mosse del suo pontificato.
Dopo il primo discorso ufficiale il papa prese ad uscire
26
dal Vaticano e le sue mete erano le parrocchie. In un primo
tempo usc con la macchina, accompagnato dai poliziotti in
motocicletta, poi varcando il portone di bronzo sempre pi
di frequente e non volendo disturbare il traffico cominci
a muoversi come un qualsiasi sacerdote.
Grande fu la meraviglia quando si vide il papa a piedi
per le vie. E addirittura sconcert la stampa, allorch fu co
stretta a informare che il papa era salito in tram, come un
qualsiasi cittadino.
Papa Francesco si impose ben presto un regime di lavoro
massacrante. La sua giornata cominciava alle cinque del mat
tino e terminava alPuna di notte. Suo unico svago passare
un po di tempo, dopo il pasto del pomeriggio, con i propri
nipotini.
Le prime ore del mattino, prima diniziare il lavoro di
studio e dudienza, le dedicava al popolo di Roma. Non che
interferisse nel governo della diocesi, affidata al cardinale vi
cario: voleva, bens, esercitare il sacerdozio, facendo quello
che ogni sacerdote deve fare. Soprattutto voleva continuare,
concretamente, a stare vicino ai giovani, ai lavoratori, ai bi
sognosi e agli intellettuali. E per far questo, ogni mattina,
offriva la propria collaborazione, ora a questa ora a quella
parrocchia. E fu tanta la simpatia suscitata da Francesco I
nel popolo e nei parroci romani, che per quanto non suonasse
le trombe, per far sapere dove si recava, le chiese le trovava
sempre piene.
La sua gioia pi intima era quella di poter celebrare
la messa ai fedeli, dire un pensierino al vangelo e passare un
po di tempo in confessionale. E dopo correva verso il Va
ticano e si lasciava massacrare, in letizia, dal governo este
nuante della chiesa universale.
Il servizio liturgico della messa, rileviamo subito, fu
sempre il suo cavallo di battaglia pastorale. Ora, cercava di
dare lesempio perch popolo e clero non costituissero pi,
liturgicamente, due muri separati, ma insieme vivessero la
liturgia.
Ripeteva fino alla noia che la legge del pregare la legge
del credere e la legge del credere la legge dellagire.
Celebrando nelle chiese voleva, sempre, portarsi in mez
zo al popolo: sentirselo vicino. E quando vedeva il popolo
da tutti i lati incominciava la messa.
27
In mano di Francesco I la liturgia divenne gradualmente
uno strumento educativo formidabile del popolo.
Riusc nel suo pontificato a perfezionare lo sforzo litur
gico del concilio Vaticano II e, finalmente, fece entrare nelle
comunit parrocchiali Tesigenza delleducazione filosofica e
teologica del popolo.
28
Discorso di papa Francesco ai vescovi
1 ) La popolarit di Francesco I crebbe con il passare
del tempo. Senza chiasso oper una silenziosa rivoluzione re
ligiosa e morale, influenzando anzitutto Roma. E i benefici
si facevano sentire, conseguentemente, nelle relazioni civili.
Gli amministratori romani, per fare un piccolo esempio, nel
vedere che il papa saliva nelle vecchie vetture tramviarie af
follate di gente si sentirono umiliati. Lazienda tramviaria
cittadina fu costretta a fare Tesarne di coscienza e, senza vo
lerlo, comp il miracolo di rinnovare il servizio dei trasporti.
E, cos, Roma ebbe un servizio tramviario dignitoso.
Francesco I dopo due mesi dallincontro con i parroci
e lannuncio della camera ecclesiastica dei parroci provoc
unaltra riunione, chiamando a Roma, per la seconda dome
nica di passione del 1986, gli ordinari delle diocesi del mon
do cattolico. Lindice indicativo delle direttive del nuovo
papa si veniva precisando. Che avrebbe detto il papa ai
vescovi? Che intendeva fare? Forse un altro concilio? Il Va
ticano II era finito da 20 anni. Le illazioni si rincorrevano
nella cristianit. Dal Vaticano, peraltro, non uscivano indi
screzioni. La curiosit fu accontentata il 31 marzo. San Pietro
offr lo spettacolo di due mesi prima, tranne che al posto
dei parroci, in cotta e stola, cerano i vescovi, in mitra e
piviale. E Francesco I pronunci il seguente discorso:
Fratelli dellepiscopato la seconda volta che il nuvo
papa parla. Sarebbe stato nostro desiderio incontrare, voi per
primi, ma la vostra bont e la nostra autorit ce lhanno im
pedito. La gratitudine della gerarchia e del popolo ci ha spinti
a concedere lonore del primo incontro con il papa ai parroci,
sopra il cui lavoro si fonda la nostra e la vostra fatica epi
scopale. Sappiamo che voi ne avete goduto e di cuore vi
ringraziamo.
Ed ora, fratelli, eccoci a voi, per dirvi, forse, cose
spettacolari? Forse, per darvi un saggio di dottrina e de
clamare parole alate? Non nel nostro stile.
29
Noi siamo arroccati a Cristo e alla concretezza del
regno di Dio. Vi abbiamo voluto qui, oggi, domenica di
passione, attorno a noi, per dirvi anzitutto, siate santi, saggi,
artisti.
Aiutate il papa ad edificare lamore nel mondo con
temporaneo, bisognoso del bene dellintelletto. Ai parroci,
due mesi fa, dicevamo, siate casti, come gigli.
Con Voi facendo eco alle beatitudini, beati mundo
corde, quoniam ipsi Deum videbunt; beati pauperes in ispi-
ritu, quoniam ipsorum est regnum coelorum , insistiamo:
siate poveri.
Il mondo delluomo sintetizzato dalla fame delloro,
dalla ebrezza di Venere e dallillusione del dominio, mentre il
mondo del teandra e della chiesa di Cristo realizzato dal
distacco dalle ricchezze, dalla purezza dello spirito e dal ser
vire dellamore.
Ora, poich vi vogliamo guidare, soltanto con lesem
pio, vi diciamo: osservate attentamente quello che costrui
remo, come vescovo di Roma e imitateci.
Imitare un uomo? Fu detto e a ragione: maledictus
homo qui confidit in hominem.
Non noi, Pietro Alberer dovete imitare, ma Ges.
Cristo a noi, suo vicario, oggi, impone di comportarsi come
Paolo di Tarso e Francesco dAssisi. Ci capite?
E allora prima di annunciarvi la nostra seconda rifor
ma, vi diciamo: fuggite dai palazzi, se in mezzo ai vostri
greggi vi sono uomini che non hanno casa. Condividete con
loro lessere senza tetto. Non assidetevi a mensa, se non vi
siete tolti il pane di bocca, qualora i vostri figli abbiano fame.
Non indossate vesti costose e non portate al collo e alle dita
ninnoli doro, se tra i vostri figli vi qualcuno vestito di
stracci.
Vendete tutto e datelo ai poveri e sul vostro petto
risplenda una croce di legno.
Rinunciate ai titoli onorifici e noi e voi cerchiamo di
essere degni di essere. chiamati, esclusivamente, con il dolce
nome di padri. Dio solo buono, maestro e duce.
E, ora, o governo collegiale della chiesa, ricevete il
dono del vicario di Cristo.
I nostri tempi non consentono al papa di governare
la chiesa, senza lappoggio dei vescovi. Una volta era impos
sibile poter parlare di concilio ecumenico permanente, ma
30
oggi scienza e tecnica avendo distrutto tempo e spazio, es
sendo la terra piccola, possibile dare al vicario di Cristo,
per il governo della chiesa, uno strumento indispensabile:
vale a dire il parlamento degli uomini di Dio.
Abbiamo posto la prima pietra con la camera dei par
roci, gettiamo, ora, e nella sua pienezza, la seconda pietra,
istituzionalizzando, la camera dei vescovi, che sar il concilio
ecumenico permanente.
Tre volte Panno, voi vescovi verrete a Roma, per dare
al papa i tesori della vostra esperienza e per ricevere da lui
gli orientamenti di sintesi, a vantaggio della chiesa universale.
L'architetto Albe ha gi avuto da noi Lordine di restaurare
l'antica residenza dei papi di Villa Mandragone, posta tra il
verde del Tuscolo e di trasformarla. in un palazzo funzionale.
Abbiamo ottenuto dall'amministrazione capitolina la promes
sa di unire, con una metropolitana sotterranea, la basilica
vaticana a Mondragone e dalle principali compagnie aeree
agevolazioni per le spese di viaggio per voi. r
Vi rallegri la nostra decisione. frutto dei tempi e
delle influenze del Vaticano II. E una necessit del presente.
Non aggiungiamo altro: avremo tempo di entrare nei pro
blemi specifici del governo della chiesa e del mondo contem
poraneo.
Da questo incontro, con l'esortazione iniziale da pra
ticare, portate via un nostro desiderio.
Il papa vi supplica di portare in mezzo al popolo lo
spirito della preghiera, della liturgia e della legge dell'ora
et labora.
Francesco I si mostrer un riformatore, ma a nulla
valgono le riforme della chiesa e dello stato, se gli uomini
non cambiano se stessi con la grazia, con la meditazione,
con lo studio, con la vita interiore.
2) ... Con il secondo discorso di papa Francesco gli
osservatori del Vaticano si resero conto che la chiesa umana
aveva al timone un papa che l'avrebbe modificata, radical
mente, nelle strutture, per adeguarla allo splendore della
chiesa di Cristo. Un fremito di commozione pervase il mon
do delle vere anime religiose e si salut, con speranza giu
stificata, l'alba del nuovo pontificato.
Annotiamo, ora, che l'ansia pastorale di Francesco I,
portata nel concreto operare, si spinse ben presto e quando
31
fu necessario, anche fuori Roma. Il papa non sent mai la
vocazione del viaggiatore, ma lasci Roma nelloccasione dei
grandi incontri con le categorie di marcia del genere umano
e quando ritenne opportuna, altrove, la propria presenza,
per confortare il popolo e per indurre alla ragione i go
vernanti.
In queste circostanze Francesco I, con limmediatezza
delPapostolo saliva sullaereo e filava, come una folgore, l
dove cera da piangere con chi piangeva o da persuadere
governanti testardi, sul punto di far spargere sangue inno
cente del popolo.
Tra le visite alle popolazioni colpite dalla sciagura ri
mase famosa quella di papa Francesco a Barcellona, rasa
al suolo dal terremoto del 10 novembre del 1994. Per un
mese, Francesco I stette in mezzo ai superstiti della sventu
rata citt e non si mosse dalle rovine, nella ricerca affannosa
dei sepolti e dei feriti. Fu langelo consolatore di quel po
polo in lacrime.
In seguito si appell al mondo intero e contribu alla
rinascita di Barcellona, rifatta pi bella di prima.
32
Discorso di papa Francesco
ai cardinali della curia romana
1) Il papa manifest se stesso, in tutta la spregiudica
tezza del riformatore, con il monito ai cardinali della curia
romana, quindici giorni dopo il discorso ai vescovi. Fran
cesco I aveva sempre guardato alla curia con sofferenza.
Comprendeva che la curia, per il clero e il popolo, costituisce
il lume sopra il moggio ovvero una fonte di dissapori.
Da laico aveva tentato di capire le mosse del mondo agitan-
tesi dentro le mura aureliane: anzi, dai quaranta ai cinquanta
anni, la sua. maggiore curiosit si spinse allo studio degli
uomini del Vaticano, del Cremlino e della Casa Bianca. Ca
piva che questi tre centri sono quelli che maggiormente in
fluenzano il mutevole animo del mondo contemporaneo. E
dopo un trentennio di meditazione si era convinto, che non
eravamo pi ai tempi, bollati da S. Bernardo e da Lutero,
per la curia era ancora ben lontana dallessere uno spec
chio evangelico e uno strumento spiritualmente efficiente.
Alcuni papi, stimati molto da Francesco I avevano cer
cato di tenere Fumana malizia fuori dalle soglie vaticane, per
a lui sembrava che fosse giunto il momento storico di rim
boccarsi le maniche e di avere il coraggio di fare un discorso
radicale e chiaro ai curiali . Ricordava, sempre, di aver
letto con commozione, nel 1963, il discorso di Paolo VI alla
curia e aveva rilevato tra le righe di quellamletico pontefice
una profonda sofferenza.
Il 15 aprile 1986 alle dieci della mattina i cardinali di
curia furono convocati da Francesco I nella sala del conci
storo. Avvolti nelle porpore, a gruppi incedevano lenti e
pensierosi, intuendo che si sarebbe levato tra poco un ura
gano. Abituati, da secoli, a condizionare lo stesso pontefice,
mal si rassegnavano alle innovazioni di Francesco I. Poco
dopo comparve il papa dimessamente vestito, accenn ai car
dinali amichevolmente di accomodarsi e sedutosi familiar
mente, in una poltrona davanti a loro parl cos:
Amici, oggi pronunceremo il nostro discorso pi im-
33
portante. Infatti se i parroci e i vescovi sono i nostri predi
letti collaboratori, voi cardinali della curia siete i nostri pi
vicini collaboratori. La vostra vicinanza alla cattedra di Pietro
vi pone su un piano di responsabilit e di servizio parti
colari. Giustamente clero e popolo sono esigenti con la per
sona del papa e il papa verrebbe meno al proprio ufficio, se
non fosse esigente con i suoi collaboratori. Un papa lassista
pu essere felice di avere attorno a s collaboratori sonnac
chiosi e burocratici. Ma se sulla cattedra di Pietro sale un
sacerdote, come Paolo, come Giovanni Evangelista e come
Francesco dAssisi vorr che i membri del governo e del se
nato della chiesa e dei dicasteri della Sede Apostolica siano
come lui, tutto fuoco, amore e sorella povert.
Oggi, non salito sulla cattedra di Pietro un sacer
dote ideale, ma un uomo, deciso a praticare la lezione di
Paolo, di Giovanni e di Francesco. Non ignoriamo le critiche
fatte contro la curia romana, da amici e da avversari zelanti
i quali, in buona o in mala fede, fanno ricadere le colpe e
le debolezze nostre e vostre sulla chiesa.
Orbene, questi nostri fratelli hanno una parte di ve
rit nel criticarci e papi e curia devono essere loro grati.
Siamo anche noi uomini fragili. Il papa, come uomo non
un idolo. Lufficio del papa grande, ma il papa un uomo
come gli altri. La stessa cosa si dica dei cardinali, suoi col-
laboratori. Come farebbe un uomo, da solo, a sbrigare gli
affari spirituali del mondo, senza la collaborazione dei dica
steri del governo religioso e morale della chiesa?
E, allora, senza tanta retorica, tirate le conseguenze:
noi da voi esigiamo la santit eroica. Noi vi vogliamo come
il collegio apostolico, dopo che gli apostoli furono riempiti
di amore dallo Spirito Santo. N pretenderemo, questo, lan
ciandovi contro anatemi. Otterremmo leffetto contrario. Chi
di voi avesse intenzione di vivere nella dissipazione, mentre
ancora nel mondo tanti nostri fratelli soffrono fame, freddo
e ignoranza continui pure per la sua strada.
Noi lo puniremo con un solo castigo: il nostro esempio.
A tutti pu essere perdonato adagiarsi nella vita co
moda e stolta, quando ancora nel mondo dolore e morte,
ignoranza e concupiscenza seminano guai, fuorch ai sacerdoti.
Cristo ha pagato il suo amore per gli uomini: chi
continuatore della redenzione deve pagare di persona o smet
terla di dichiararsi cristiano.
34
Il nostro motto sia perdonare e comprendere tutto
negli altri, perdonare e giustificare nulla a noi stessi.
Ed ora, ascoltate quello che abbiamo intenzione di
preparare per il colleggio cardinalizio, affinch risplenda di
luce e diventi strumento di governo esemplare per la chiesa
universale.
Ogni conferenza episcopale e ogni vescovo, libera
mente, lo dovranno imitare. Cos sar distrutta lidra male
fica, che alPombra della cattedra di Pietro, ha tentato di
strangolare Ges. Il mondo, probabilmente, non avrebbe
conosciuto le aberrazioni dellateismo, del liberticidismo e
del giusticidismo, se la luce di Cristo, nei secoli passati,
avesse potuto risplendere dalla curia romana.
Lumanit, spesso groviglio di vipere che si contorcono,
spruzzandosi veleno luna sullaltra, ha bisogno di vedere un
punto, in cui esista un manipolo' di spiriti, nei quali gli uo
mini di Mammona, di Venere e di Leviatan non si rico
noscano.
Gli uomini invocano, senza saperlo, la liberazione de
finitiva della cattedra di Pietro da Mammona, Venere e
Leviatan.
Finch nel Vaticano vi saranno uomini mondani, le
forze del male del mondo non sono in pericolo. Il mondo
condannato da Cristo vivo, se lantimondo vivente nei cri
stiani non opera. Le forze del male hanno fatto nascere e
crescere a dismisura, allombra della cattedra di Pietro, la
pianta del clericalismo.
Il servirsi della chiesa per farne un temporale stru
mento di dominio ha contagiato Roma e, a macchia dolio,
si diffuso nel mondo. Questa lebbra che attacca gli eccle
siastici e i laici, militanti nelle file delle nostre organizza
zioni ha generato reazioni contro Ges. E alla sua religione
gli uomini hanno detto: tu non sei la religione. Sei religio-
nismo. E se sei religionismo sei oppio.
E sono andati oltre: se sei religionismo, scudo dei po
tenti, figli di Venere e di Mammona tu non leghi a Dio.
Anzi Dio non esiste. Lateismo, generato, in parte, dal cle
ricalismo ha invaso il mondo e il mondo senza Dio. Noi,
adesso, piangiamo le colpe del mondo perch sappiamo di
piangere le nostre colpe.
Fratelli, i santi isolati non bastano pi per salvare il
mondo. La voce dei santi deve diventare coro e popolo. Per
35
salvare il mondo urgente un popolo santo. E questo po
polo la chiesa di Dio, accampata su tutta la terra.
Ma bando alle parole. Veniamo al concreto.
Eccovi la prima riforma della curia romana. Comin
ciamo da quella che riguarda la riforma di noi stessi. Voi,
fratelli, governo e senato della chiesa, residenti in Roma siete
la famiglia del papa. Ora, o figli nostri, non possiamo per
mettervi di abitare lontano da noi. Noi siamo obbligati ad
offrirvi lospitalit del nostro tetto, la frugalit della nostra
mensa, la semplicit del nostro vestiario. Voi, tutti, come
famiglia ordinata, in ora et labora, in bene et in pace,
in ecce quam iucundum abitare fratres in unum, alogge-
rete con noi in un monastero, sul colle Aventino. I domeni
cani sono felici di dividere con noi il convento di S. Sabina
e di mettere a nostra disposizione la loro basilica. Dora in
poi la laura di S. Sabina sar la nostra casa.
Cardinali, non vi rincresca di abbandonare i vostri
palazzi e le vostre comodit. Lasciate queste cose a Mam
mona, a Venere e a Leviatan e preferite lobbedienza, la
povert e la castit di Francesco e di Domenico.
Sistemata la nostra famiglia, eccovi, ora, alcune indi
cazioni sommarie di organizzazione della nostra famiglia un
po pi grande, costituita dal microscopico stato pontificio,
quasi velo per la chiesa dello spirito e strumento per il suo
governo universale, tutto spiritualit, metatemporalit e me-
tapoliticit.
Per il decoro della Santa Sede dovremo perfezionare
tutti i servizi del simbolico stato pontificio e ddre ai fun
zionari e alle maestranze impegnate presso di noi e alle
loro famiglie la concreta sensazione che, in Vaticano, dal
servo dei servi di Dio al giardiniere, siamo tutti eguali e
fratelli.
La costruzione razionale della famiglia vaticana im
portante. Il suo efficace funzionamento serve per le rela
zioni che la sede apostolica ha con tutti i popoli e con i
nostri figlioli, che vengono da noi pellegrini.
Diamo, adesso, alcune indicazioni programmatiche sul
governo organizzativo della chiesa universale.
Fratelli, noi siamo un riformatore di vocazione, per
con i piedi attaccati alla terra. Siamo consapevoli della dia
lettica della vita: certi valori anche umani, provati dallespe
rienza vanno conservati. I riformatori infedeli ai valori da
36
conservare finiscono per non rinnovare nulla. Nella storia
della chiesa la tradizione ha un valore teologico e politico.
La tradizione uno scrigno di ammaestramenti. la solu
zione di continuit storica. il fluire della storia. La tradi
zione inibisce il divenire storico, cristallizzando uomini e
strutture, quando tradizionalismo. Allora si trasforma in
formalismo e abbandona la sostanza.
Orbene, la curia, erede del pensiero giuridico romano,
nonostante i difetti degli uomini ha avuto, sempre, il genio
organizzativo di Roma. A nessuno sfugge il valore del di
ritto canonico, diritto romano plasmato ai bisogni spirituali
dellimpero metapolitico della chiesa. Il diritto canonico
una miniera di saggezza organizzativa. , in molte parti,
teologia applicata, fatta diritto. Una critica da fare al diritto
canonico di aver risentito linfluenza napoleonica. Napo
leone pretese dinsegnare anche il diritto, facendo codificare
una disciplina incodificabile.
Il diritto divenire: aggiornamento incessante. I ro
mani non si sognarono mai di fare un codice statico. Per
a parte questa considerazione, che non toglie i meriti alle
generazioni dei giuristi ecclesiastici, il diritto canonico ha
sempre in mano lo scalpello per aggiornare le strutture
della chiesa del divenire, onde adeguarle alla santit della
chiesa dellessere.
Il diritto canonico come il bulino dello scultore:
serve a dare i ritocchi necessari al raggiungimento della
perfezione.
Ebbene, studiando il diritto della chiesa, noi abbiamo
scoperto, che la struttura dei dicasteri ecclesiastici, come stru
menti di governo del vicario di Cristo ancora aderente ai
compiti, che la chiesa deve assolvere. Quello che conta per
non sono le strutture giuridiche, canonicamente previste o
edificabili, ma gli uomini animatori di queste strutture.
Concretamente, se spetta al papa, con la pienezza del
lautorit, del magistero e della giurisdizione il governo della
chiesa, il papa ha bisogno di avere a fianco dei cardinali,
geniali e santi.
E il papa deve poter dire al cardinale-vescovo o
cardinale-laico designato ad un ufficio:
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione per la dottrina della fede e vigila sullortodossia
della fede e della morale cristiana.
37
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione della scuola e trasformala nel dicastero orien-
tatore delleducazione della giovent nel mondo.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione della ricreazione e fa capire al clero e al popolo
cristiano la fondamentalit educativa del problema della ri
creazione.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione delPorientamento della pubblica opinione e, con
la forza della verit e dellamore, induci gli uomini ad ado
perare bene stampa, cinema, radio e televisione.
Tu, fratello, prendi in mano la congregazione del
lavoro e porta tra gli uomini il pensiero di Cristo. Cristo
vuole fare di ogni contadino un teandra, un filosofo e un
tecnico e di ogni operaio un teandra e un tecnico e di en
trambi, dei cittadini creativi nella Politeia umana e dei can
didati al Paradiso.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione dellazione cattolica e, in tutto il mondo, seleziona
i migliori cristiani e fanne dei militi paolini, fermento in
mezzo alla massa, perch affrettino la scomparsa della bar
barie umana e linizio della teandreia.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della congre
gazione dei sacramenti e insegna al clero e al popolo le bel
lezze teologiche, filosofiche e pedagogiche della liturgia della
chiesa doriente e doccidente. E fa che ogni cristiano che assi
ste ad un servizio divino esca dal tempio trasformato nel
cuore e nella mente.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione delle arti e d una spinta allarte sacra e profana,
per cos dire, ad elevazione del popolo e fa che le chiese di
tutta la terra siano costruite da architetti pi bravi di Mi
chelangelo e decorate da pittori pi bravi di Leonardo.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione della ricerca scientifica e sprona le scienze logiche,
fisiche e metafisiche e aiuta gli uomini ad instaurare nel
mondo il regime scientifico ed educativo.
Tu, fratello, prendi in mano la congregazione della
giustizia della chiesa e vigila sulla disciplina sostanziale del
clero e del popolo cristiano. Porta avanti lermeneutica del
diritto canonico e d al matrimonio, secondo lo spirito di
Cristo, nuova vita, affinch divorzio e separazione, adulterio
38
e concubinato, regista lo scompenso psichico, siano banditi
e la famiglia respiri la pace.
Tu, fratello, prendi in mano la congregazione con
cistoriale e realizza queste direttive. Le diocesi e le parroc
chie siano ridimensionate nel numero facendo collimare le
diocesi con i dipartimenti civili e le parrocchie con ragione
voli porzioni delle popolazioni dei municipi. In secondo luogo
vigila sulla disciplina dei vescovi e aiuta il papa, collaborato
dalle conferenze episcopali a fare le nomine episcopali con
saggezza.
Tu, fratello, prendi in mano la congregazione della
chiesa orientale e in nome del vicario di Cristo va dai nostri
fratelli vescovi di Russia, di Grecia, di Rumenia, di Bul
garia e d loro che il papa li prega di fare limpossibile, perch
le chiese di oriente e doccidente ritrovino lunit teologica,
gerarchica e disciplinare, rinnovate in Cristo.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione di Propaganda Fide e in nome di Pietro, fa sen
tire il tuo zelo, come Paolo a tutti i fratelli nostri, che an
cora non conoscono Cristo e affretta la Pentecoste cristiana
per i popoli dAsia e dAfrica.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della con
gregazione dei religiosi e trasforma questo esercito di mili
tanti in una falange di aggressori del mondo. In tutti i con
tinenti portino il fuoco e lamore di Cristo.
Tu, fratello, prendi in mano il timone degli affari
straordinari, e quale nostro segretario di stato, allaccia, in
nome del papa, relazioni con le nazioni e d ai reggitori che
la politica della chiesa la politica del padre nostro.
La chiesa presso ogni popolo per servire il bene, non
per dominare, per amare non per odiare, per unire non per
dividere, per collaborare sul terreno metapolitico le autorit
costituite e non per sostituirle, con interferenze e confusioni.
Sta scritto: date a Cesare quello che di Cesare, date a
Dio quello che di Dio.
Tu, fratello, prendi in mano la congregazione del
cerimoniale e dei riti e veglia sul decoro delle cose e delle
persone, partecipanti alle manifestazioni ecclesiastiche, elimi
nando fasto, spreco e trionfalismo e aiuta il competente tri
bunale a far elevare agli onori degli altari le grandi anime.
Tu, fratello, prendi in mano il timone della cassa
apostolica e diventa lamministratore dei beni della chiesa.
39
Siine il saggio tesoriere. Ricorda per che il tesoriere del
collegio apostolico stato Giuda. Tu devi essere generoso
e fedele amico di Cristo. Devi insegnare al papa, ai vescovi/
ai parroci e ai militanti che i beni della chiesa sono del
popolo cristiano e sue opere. I beni della chiesa vanno am
ministrati con distacco e saggezza e come strumenti di ser
vizio. Il popolo capir che il papa deve essere povero, nella
vita privata, ma bene che 800 milioni di cristiani lo aiu
tino, economicamente, affinch come un babbo possa ridare
tutto quello che riceve ai suoi figlioli, colpiti dalle sventure
ovvero aiutare la sede apostolica, le conferenze episcopali e
i singoli ordinari.
E, allora, vedrai, tutti saranno generosi con il papa e
sentiranno il dovere di dare al papa un obolo.
Cardinali, con questi uomini, con queste idee, con
queste congregazioni noi dirigeremo il governo della chiesa.
Nel governo della chiesa ci vuole fantasia creatrice: il go
verno della sede apostolica non tollera lordinaria amministra
zione. La sede apostolica non il ministero della religione.
Paolo si ribellerebbe ad una simile concezione.
Fratelli, la maggior parte dei dicasteri ecclesiastici so
no di antica esperienza. Noi vi invitiamo soltanto ad infon
dervi un nuovo vigore. Altri, invece, sono nuovi, suggeriti
dai tempi.
nostra intenzione chiamare a far parte del governo
della chiesa cardinali laici. I laici devono partecipare al go
verno della chiesa. Noi vogliamo rompere la presunta frat
tura tra laicato e clero. Il sacerdozio chiamato al laicato di
Cristo e il laicato al sacerdozio di Cristo. Si deve aprire nella
cristianit unra di sacerdoti laici e di laici sacerdoti. Com
prendete lo spirito di queste espressioni?
Fratelli, siamo sicuri che mediterete sulle nostre pa
role. Vi diamo un mese di tempo per meditarci. Poi venite
a farci le vostre critiche. E due mesi di tempo, prima di
poter iniziare la nostra vita in comune.
Ma non possiamo lasciarvi, senza dirvi due parole in
torno ai vostri subalterni e alla sistemazione materiale delle
congregazioni romane.
Fratelli, gli inferiori si comportano, specchiandosi sul
la vita dei propri superiori. una legge psicologica. Non
dovrebbe essere cos. Ci dovrebbe essere autonomia di giu
dizio, ma fatale che il superiore disonesto e pigro abbia
40
come inferiori dei piccoli disonesti e fannulloni. Questa espe
rienza verificabile presso i ministeri di molti Stati, Ora,
poich luomo il medesimo, sia laico o ecclesiastico, il ri
schio di trasformare le congregazioni in organi improduttivi
spiritualmente identico. vergognoso che i ministeri della
repubblica siano accolte di travetti increativi, ma pi ver
gognoso che le congregazioni della sede apostolica siano
accolte di ecclesiastici fannulloni.
Ma, fratelli, c' una sola medicina efficace con il su
balterno: lesempio.
Siate, voi, fratelli, specchio di carit, di laboriosit, di
rettitudine, di spirito diniziativa e vedrete gli effetti nei
vostri subordinati.
Non accogliete negli uffici delle congregazioni troppa
gente: pochi uomini, trattati bene e bravi. Non trasformate i
sacerdoti in burocrati.
I dirigenti sacerdoti delle congregazioni romane non
dimentichino mai, che prima di essere dirigenti di curia sono
sacerdoti di Dio. E allora predichino Ges, nelle parrocchie
al popolo, confessino, amministrino i sacramenti, visitino i
malati.
Insomma facciano i pastori. Allontanate dagli uffici
non congeniali con lo spirito sacerdotale gli ecclesiastici e
al loro posto metteteci i laici. Il personale laico, per le man
sioni amministrative pi produttivo di quello ecclesiastico.
E per ottenere miracoli con i vstri inferiori niente
reprimende, niente castighi: esempio, fratelli, esempio. Nel
lambito temporale si deve castigare il subalterno indegno:
in gioco il corpo della societ umana, ma il punire nel
lambito dello spirituale giova poco. Si ottiene lipocrisia e
allora meglio un subordinato farabutto che non un subor
dinato ipocrita.
Allontanate i mascalzoni e se potete convertiteli.
nostra decisione vi diciamo, infine, di sistemare le
congregazioni romane, nelle adiacenze del Vaticano.
Noi desideriamo una rete architettonica internamente
funzionale ed esternamente estetica, sede di produzione spi
rituale, per i palazzi delle congregazioni romane.
Ognuno di voi al proprio posto, timoniere della pro
pria congregazione con i vostri collaboratori ripieni di Spirito
Santo e diniziativa personale. E non vi dispiacer, se noi,
di tanto in tanto, visiteremo le diverse congregazioni e da
41
voi e dai vostri collaboratori apprenderemo utili informa
zioni .
2) ... Francesco I cinque mesi dopo il discorso alla
curia romana comunic in un concistoro straordinario i nomi
dei cardinali delle congregazioni romane. Nomin segretario
di stato Paolo Taumoto, cardinale di Tokio, affid la con
gregazione concistoriale a Vladimiro Roumier, cardinale di
Ottawa, la congregazione per la dottrina della fede a Gior
gio Albink, cardinale di Utrecht, la congregazione della scuola
a Giuseppe Godfrej, cardinale di Melbourne, la congrega
zione della giustizia ad Andrea Macatenka, cardinale di An
gola, la congregazione dei sacramenti a Giuseppe Renner,
cardinale di curia, la congregazione del cerimoniale e dei riti
a Paolo Bisitti, cardinale di curia, la congregazione orientale
a Nicola Balialianian, cardinale patriarca del Libano, la con
gregazione di Propaganda Fide a Pietro Marendibodbo, cardi
nale di Tanganica, la congregazione dei religiosi a David
Maclean, cardinale di Londra, la congregazione dei beni ec
clesiastici e della finanza alTeconomista tedesco Rudolf Ranke,
la congregazione della ricerca scientifica a Pietro Kaaledj,
ordinario alPuniversit di New York, la congregazione del-
Porientamento della opinione pubblica allo scrittore ucraino
Cirillo Gogol, la congregazione della ricreazione del lavoro
al sindacalista polacco Vladimiro Poliewskj, la congregazione
dellazione cattolica a Pietro Mitlendj, cardinale di Budapest
e, infine, la congregazione delle arti a Paolo Canonica, cardi
nale di curia.
La evidente supernazionalizzazione della rosa dei cardi
nali e la introduzione nel governo della chiesa di laici, assunti
al cardinalato con piena parit con i cardinali ecclesiastici e
con il diritto di partecipare al conclave nella successione del
nuovo papa, furono le novit molto commentate. Francesco I
fu felice nella scelta dei nuovi cardinali curiali. Li aveva
tratti quasi tutti dalle diocesi pi diverse, convinto che non
si pu governare la chiesa, se non si soprattutto pastori
danime. Per quanto riguardava la scelta dei cardinali laici
aveva voluto vicino a s dei cristiani, ricchi di capacit scien
tifica.
In verit nessuno dei cardinali laici deluse la fiducia
del pontefice.
A questo punto nostro dovere rilevare come reagiro
42
no di fronte alle decisioni del pontefice i vecchi cardinali
di curia. Le reazioni furono diverse. La maggioranza positive,
mentre altre negative. La maggior parte dei vecchi cardinali
di curia, in prevalenza italiani, a malincuore pieg la testa
al nuovo corso del papato e seppe ritirarsi in buon ordine.
Per, ci furono i recalcitranti e alcuni ribelli. Decisa
mente si oppose alle direttive del papa il Cardinal Calassi,
vecchio conservatore, legato al formalismo vaticano e stru
mento delle manovre delle destre politiche delPoccidente.
Tutte queste innovazioni, andava ripetendo il Galassi,
sono forme di demagogia, porteranno alla rovina la disciplina
della chiesa e ne faranno una brutta copia delle chiese pro
testanti. Francesco I fa del male alla chiesa: quanto nessun
papa ne ha mai fatto in passato.
Egli muoveva critiche in privato e in pubblico.
Il papa lasciava fare, pregava e taceva. Ma il cardinale
con i suoi seguaci, appoggiati anche da forze extraecclesia-
stiche tent un vero e proprio moto di ribellione. Se fosse
attecchito avrebbe procurato alla chiesa un antipapa. Infatti,
Galassi prese contatti con i vescovi della chiesa ortodossa,
con i patriarchi di Costantinopoli, di Sofia, di Bucarest e di
Mosca e sollecit il loro intervento, per sconfessare il di
spotismo papale. Provvidenzialmente, nessun patriarca orien
tale si lasci irretire dalle manovre del Galassi.
Dopo un- paio danni di questo lavorio sotterraneo, di
sapprovato dalla gerarchia cattolica di tutto il mondo Fran
cesco I, che alla carit sapeva unire la fermezza, si rec dal
Galassi, nella sua dimora, e dopo averlo supplicato di de
sistere dalla propria opera disgregatrice gli comunic, che,
se entro sei mesi, non avesse abbandonato la disobbedienza,
lavrebbe ridotto allo stato laicale.
Ma il Galassi ebbe il coraggio di mettere il papa alla
porta. Evidentemente, lo sciagurato, con il suo modo di fare
si mangi la propria condanna. Per se queste furono le
prime spine del pontificato di Francesco I la maggioranza
dei cardinali non mancarono di procurargli soddisfazioni.
La vita privata e pubblica del Vaticano si trasform,
con il passare degli anni, e quando si voleva additare ad
esempio una famiglia si prese labitudine di dire: ordinata
come la famiglia del papa.
SullAventino i romani potevano vedere la vita modesta
del papa e dei cardinali, che seppero assuefarsi alla regola
43
dei frati domenicani del convento di S. Sabina. E non si
sapeva pi, ad un certo punto, se papa e cardinali fossero
di edificazione ai frati o se i frati fossero di edificazione al
papa e ai cardinali.
Altrettanto radicali furono le trasformazioni delle con-
gregazipni romane.
Quello che invano stati e governi si sforzano di fare,
cio la riforma della burocrazia riusc a Francesco I, il cui
governo spirituale abbracci direttamente un miliardo di
cristiani e indirettamente altri due miliardi di uomini.
Un capo ha bisogno di avere a disposizione strumenti
organizzativi, capaci di plasticizzare le idee e di farle diven
tare pane concreto, ammon sempre il papa.
Il genio riformatore un artista, che partorisce idee e
ha bisogno di chi curi le sue creature, le faccia crescere e
diventare mature. Tale fu veramente Francesco I, come go
vernante spirituale.
Sent, peraltro, sempre la caducit della propria vita:
misurava a frazioni di secondo il tempo messogli a disposi
zione dalla Provvidenza e voleva, senza presumere di se
stesso, lasciare unorma duratura in tutti i settori del go
verno della chiesa.
La vita della famiglia pontificia e della curia romana,
per la legge della diffusivit dellesempio provoc, pian
piano, influenze benefiche sulle famiglie private dei vescovi e
delle curie diocesane. Quasi tutti i vescovi cattolici, ad imi
tazione del papa, presero labitudine di vivere in comune
con i propri collaboratori. I vescovi dettero una fisionomia
laboriosa ai loro canonici, togliendoli dallindecoro della sine
cura. Ma non solo in privato i vescovi e i canonici delle
curie diocesane imitarono il papa, ma ripeterono in minia
tura, nelle diocesi, il governo della curia e delle congrega
zioni romane. Ogni vescovo ebbe il governo, composto da un
numero preciso di canonici e il suo parlamento, formato dai
parroci e, vedremo presto, dai padri di famiglia. Insomma
la chiesa riformata interiormente, senza perdere la propria
fisionomia si and democratizzando nel senso genuino della
parola, insegnando al popolo la partecipazione al governo dei
problemi dello spirito. Le diocesi, nel successivo decennio,
si ridimensionarono, nel numero, si ristrutturarono nel go
verno e, analogamente, le parrocchie.
Nota importante da rilevare, nella inquadratura del go
44
verno di Francesco I questa: nello spirito della collegialit
dellepiscopato, in unione perfetta con lautorit di Pietro,
le conferenze episcopali acquistarono sempre maggiore im
portanza.
Francesco I desider che ogni nazione avesse il proprio
primate nel collegio cardinalizio. I componenti del collegio
cardinalizio si adeguarono al numero delle nazioni indipen
denti del mondo. Ogni vescovo divenne nella propria diocesi
responsabile e autonomo e il governo religioso di ogni na
zione fu retto con altrettanta autonomia e responsabilit dalla
conferenza episcopale, presieduta dal primate, legata al vi
cario di Cristo, grazie alla presenza dei nunzi apostolici, rap
presentanti del papa presso ogni conferenza episcopale e
presso i governi dei singoli stati.
Cos Francesco I fece assistere il mondo a come si pu
governare, contemperando lo spirito monarchico, aristocra
tico e democratico. Insegn agli uomini che ogni forma di
governo deve essere sempre personalista-creativa e comuni-
taria-fraterna.
45
Discorso di Francesco I ai laici
1) Il tratteggiare la vita di papa Francesco, facendola
osservare attraverso i suoi discorsi, forse, apparir noioso,
per inquadra la personalit del pontefice e le pietre miliari
della sua costruzione di governo apostolico.
Del resto ogni papa ha il proprio metodo. A Francesco
interessavano le grandi direttrici, per le quali lo spirito si
muove. Al suo metodo pastorale faceva buon gioco non il
discorso polverizzato alla gamma indefinita delle categorie
professionali ma il colloquio con le categorie che sintetizzano
lattivit teorica e pratica delluomo. Quando invece entrava
nelle chiese affollate o riceveva in udienza moltitudini di
fedeli non si stancava di ripetere il motivo dominante della
dottrina di Cristo. Calava lamore nel tempo, contornandolo
di divagazioni, piene di umanit e ricche di cultura e sal
tando, come unape nel meglio delle letterature confrontava,
poi, i fiori del pensiero umano con la dottrina del Maestro.
Lopinione pubblica cominciandosi ad abituare al me
todo pastorale di Francesco I accolse, senza sorprendersi,
la notizia che il 2 gennaio 1987 il papa si sarebbe recato
a Manila. In quellanno vi si celebrava il congresso eucari
stico internazionale. La notizia mise in moto le conferenze
episcopali. Nessuna voleva essere seconda nella manifesta
zione eucaristica, alla quale avrebbe preso parte il papa.
Immensa la gioia nel popolo filippino.
Le autorit si misero allopera per preparare degnamente
lospitalit al vicario di Cristo.
Anche il papa si prepar, spiritualmente, allincontro
con i suoi figli dAsia e con tanto pi fervore, in quanto si
trattava di rendere omaggio a Ges eucaristico. Lanima di
Francesco era unanima eucaristica. Fin da ragazzo aveva sen
tito il mistero dellEucarestia e linno di Tomaso dAquino,
cantato dal popolo, con fede ingenua, laveva sempre com
mosso.
Manila, verso la fine dellanno brulicava di pellegrini di
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tutte le razze. E il primo delPanno dell87, la citt pavesata
a festa ferveva per larrivo del papa.
Francesco I nella stessa giornata, accompagnato dal se
gretario di stato, sorridente, discese da un Caravell allae-
reoporto di Manila, baci la terra filippina, abbracci il pre
sidente della repubblica e salito su una macchina scoperta,
fra due ali di popolo, apr il corteo, diretto verso la cat
tedrale di nostra Signora della pace. Qui iniziarono le ma
nifestazioni del congresso di Manila, nutrito di popolo di
tutte le genti e ricco di giornate di studio, di riti commo
venti e di fervore generale.
Lultimo giorno del congresso fu speso per la proces
sione attraverso le vie di Manila, percorse da Ges eucari
stico, montato su un carroccio, sul quale davanti al santis
simo, in ginocchio, aveva preso posto Francesco I. Il po
meriggio fu riservato alla chiusura, nella grande piazza, dello
Stadium Christi e il papa davanti ad una moltitudine di
milioni di persone pronunci il seguente discorso:
Santi di Dio, figlioli, lasciatemi esordire cos. Voi,
popolo di Dio, rappresentate, ora, la cristianit in questa
terra benedetta dAsia, in questisola immersa nellOceano.
Pacifico e siete un coro di santi. Tale la vocazione del
cristiano e della cristianit.
In questo momento a noi non concesso il dono delle
lingue, n il francese che vi parliamo capito, immediata
mente, da tutti. Non potete immaginare quanto ci dispiaccia.
Un padre non parla ai figli in una lingua sconosciuta. La con
fusione delle lingue uria realt della natura umana. Pe
raltro, vincibile, se almeno, un miliardo di cristiani si de
cidesse, nella famiglia e nella scuola, ad insegnare ai figli
la lingua materna e una lingua moderna comune.
Come sarebbe bello, se gli uomini si potessero inten
dere linguisticamente. Immaginate i riflessi positivi sul piano
religioso, morale e politico. La chiesa ne ha una prova con
la fedelt alla sua lingua classica: la latina.
Si, non possiamo introdurci in questo colloquio senza
fare un appello preliminare ai cristiani e agli uomini di buona
volont: prendiamo limpegno di parlare bene la nostra lin
gua materna e, tutti, una lingua moderna comune. Allora gli
africani potranno capire gli americani, questi gli asiatici, gli
asiatici gli europei, gli europei gli australiani. E senza liti
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gare per la scelta di una tale lingua, che potrebbe permettere
il perfezionamento di tutte le relazioni umane.
Impariamo tutti la lingua francese, cos familiare nelle
relazioni diplomatiche e cos diffusa. Questo strumento per
metterebbe a tutti di comprenderci per intenderci nello spi
rito, come quando parliamo con Dio nel silenzio della co
scienza.
Entriamo, ora, nel cuore del colloquio con voi, rivol
gendo la nostra parola orientatrice al popolo di Dio. Abbia
mo, gi, fatto intendere il nostro pensiero al clero, ma nel
nostro animo cera lansia di dire, contemporaneamente,- una
parola al laicato. Voi laici come i sacerdoti siete inseriti in
Cristo e perci sacerdoti e voi, sacerdoti, come laici siete
inseriti in Cristo e, perci, laici come Ges.
Ges stirpe sacerdotale si presentato alla ribalta
della storia come un laico ribelle alla religione deformata dal
formalismo. Il formalismo isterilisce la religione, ne annienta
la sostanza e la sinagoghizza ipocritamente.
Cristo fa assurgere il laico al secordozio e, al tempo
stesso, tuffa il sacerdote nelle acque pure del divenire del
popolo e lo trasforma in laico. E siccome ogni cristiano
alter Christus, ogni laico ed ecclesiastico sono alter Christus.
Noi intendiamo bandire ogni deleteria frattura tra clero e
laicato. Vogliamo, nella distinzione dei compiti, la sutura
tra clero e laicato e rigenerare in Cristo lunit dei distinti
tra popolo e sacerdozio. Cos la chiesa militante pu edu
care il genere umano. La fisionomizzazione del laicato, come
popolo e coro di santi d a tutti i laici il distintivo di militi
di Cristo, di apostoli e di martiri.
E allora, i laici, apostoli, militi e martiri non debbono,
come gli ecclesiastici, partecipare al governo della chiesa?
La domanda superflua. Tanto pi che la parteci
pazione al governo dellassemblea del popolo di Dio ser
vire gli uomini. Aiutarli a migliorarsi nello spirito e nel
corpo: a diventare teandri. Partecipare al governo della
chiesa, vuol dire bruciare damore.
Tre miliardi di creature umane devono diventare una
sola cosa, con Dio, in eterno, in terra, in cielo e in ogni
luogo. Vuol dire restaurare in Dio la politeia umana, da
millenni malata, divisa, litigiosa, incapace di risolve i valori
sostanziali della giustizia e della libert, della fraternit e
delleguaglianza.
49
Il governare per gli uomini non fu mai Parte di
lasciarsi migliori. Fu lotta di predominio dei potenti sui de
boli, dei disonesti sugli onesti, dei furbi sugli intelligenti.
La politela umana fu sempre la malata, che invano
muta lato nel letto del proprio dolore. E non cesser di sof
frire fino a che la politela divina, Dio stesso, non diventer
Panima della sua anima e del suo corpo.
Iesus hominum salvator educat animam civitatis.
Quando gli uomini sapranno accettare il giogo del-
Pamore inaugureranno Pera della felicit e della pace. Ma
le forze del male non intendono saperne del regno di Cristo
e alla sua legge preferiscono lo sgoverno della concupiscenza.
E contagiano, in ogni generazione, i fanciulli, gli adolescenti
e i giovani, insabbiandoli nella disperazione delPadultismo.
Pare, allora, che gli uomini non siano nati per amarsi, ma
per tormentarsi reciprocamente.
Fratelli, questo stato di cose rischia di continuare nel
mondo, se il popolo di Dio, svegliandosi dal proprio torpore
non si manifesta nella coralit della santit.
Fino ad oggi i prediletti della chiesa furono i santi
isolati. Ma non bastano pi gli isolati della ricerca della
santit. Occorre il coro, il popolo, Passemblea universale,
santa, artista e scienziata, per assestare un colpo mortale alle
forze del male e assicurare a Dio Puomo e Puomo alla sua
natura teandrica.
E che cosa pu fare il vicario di Cristo, strumental
mente, per invitare i laici a partecipare al governo della
chiesa in sintonia con il collegio dei vescovi?
Il papa pu dare anche ai laici un mezzo parlamen
tare metapolitico al centro della cristianit e nel seno dei
governi delle conferenze episcopali e dei governi diocesani.
Questo strumento deve essere Pinterprete delle istanze
religiose e morali dei laici, rapportate ai problemi umani,
visti dal piano metapolitico. Lontano dalPinterferire nella
sfera autonoma delle competenze della politeia terrena.
Fratelli, annunciamo al mondo listituzione del par
lamento metapolitico dei laici cristiani. Sorger a Roma e
diverr, accanto al parlamento dei parroci e dei vescovi, la
terza componente del concilio ecumenico permanente della
chiesa di Dio.
Ogni diocesi invier a Roma un padre di famiglia,
eletto dal popolo, specchiato nelle virt cardinali, divinizzato
50
dalle virt teologali e competente nei problemi del governo
metapolitico della chiesa. E anche per il vostro parlamento
abbiamo scelto una sede decorosa e incaricato larchitetto
Iacopi di riattare, funzionalmente, la villa Aldobrandini a
due passi da Roma, regalata, con gesto munifico, alla Santa
Sede.
Qui, dallAfrica, dallAsia, dallAmerica, dallAustralia
e dallEuropa. converranno i rappresentanti laici, periodica
mente, ogni anno. Il papa sincontrer con loro e insieme,
in spirito di obbedienza e di critica, discuteremo del governo
delle anime dei teandri, le creature umano-divine del domani.
Fratelli, gioite sul significato del parlamento metapoli
tico universale dei laici. Sar un esempio, nella storia, per
la politela umana. Un miliardo di cristiani far capire ai
governanti che lumanit una famiglia, la terra la nostra
patria e la giustizia la premessa per costruire la pace. Far
capire che, nella libert, faticosamente, dovr essere realiz
zato il regime della scienza e delleducazione, impegnato a
debellare la contronatura umana, malvagia e ignorante, infe
lice e mortale.
Tenevamo nascosto nel cuore questo annuncio solen
ne e siamo grati a Ges di averlo potuto diffondere tra v
cattolici, come un dono prezioso a giuramento di essere
tutti: buoni.
Tanti anni fa, nella cristianit fu fatta una velleitaria
campagna per un mondo migliore.
Fratelli, con le pie intenzioni si lastrica linferno. Il
mondo non sar migliore, se prima non sar buono. Non
sar teandrico, se non sar umano. Non sar splendente di
fede, di speranza e di carit, se non sar arroccato alla pru
denza, alla giustizia, alla fortezza e alla temperanza.
Voi, futuri rappresentanti del Parlamento mondiale dei
padri di famiglia dovrete servirvi di questo strumento, vivifi
candolo con il contenuto di Cristo.
Noi e voi verseremo in questo vaso il vino della dot
trina di Cristo, per contribuire alla santificazione dellumanit.
Fare santa lumanit il nostro appello accorato. Farla
santa significa renderla felice. Non il caso, ora, di accen
nare agli argomenti molteplici che dibatterete, ogni anno in
aula e nelle specifiche commissioni di lavoro, ma permettete
al papa, fin dora, di indicare ai laici i problemi di fondo che
debbono infiammarli.
51
Fratelli, i problemi che maggiormente vi debbono stare
a cuore siano quelli del pregare e dell'agire e quelli che hanno
per oggetto il perfezionamento politico, economico e sociale
della politeia umana.
La politeia va ricondotta a Cristo non con sociologi
smi pseudocristiani e sentimentali, ma con una sociologia
teoretica, fatta di scienza diveniente e di tecnica applicata,
ispirata alla fonte della sapienza: Dio.
Per respirare Paria della religiosit e dell'etica, del
l'ascetica e della mistica di Cristo condizione sine qua
non saper pregare, per saper credere e saper credere per
saper agire. Non si deve entrare in chiesa, fratelli, come si
entra in una sala cinematografica, n ci si pu andare nep
pure con l'intenzione lodevole con cui i greci frequentavano
il teatro della tragedia, creata da Eschilo, Sofocle e Euripide
per la catarsi dell'anima.
Si deve entrare in chiesa per partecipare alla comu
nione dei santi, per vivere la vita sacramentale e liturgica.
Per immedesimarsi del sacrificio e dell'agape eucaristica. Non
soltanto per purificare le nostre anime, ma per metanoizzare
le nostre menti, per trasformare i nostri cuori, per convertire
le nostre anime, per vivere la vita della grazia divina. Dio
assume la grazia umana della bont, della verit e della bel
lezza e infinitizzandola, la divinizza e inibisce alla disgrazia
dell'ignoranza e della concupiscenza di danneggiare l'uomo.
E accanto ai problemi della vita interiore e dellimita
zione di Cristo, capaci di far produrre frutti all'etica, al
l'ascetica e alla mistica voi laici dovrete aiutare la chiesa a
risolvere sul piano metapolitico tutti i problemi delle rela
zioni umane. Avremo il tempo di affrontare insieme i conte
nuti di questi problemi. Vi additiamo, semplicemente, gli
strumenti metodologici da perfezionare per realizzarli.
I contenuti dell'amore di Cristo debbono ossigenare
la vita della politeia, sul piano politico, economico e sociale
nel momento programmatico delle riforme di struttura e in
quello della servizistica al popolo nel momento dei bisogni
contingenti.
Ebbene, gli strumenti ancora validi nel mondo con
temporaneo e nella chiesa sono sostanzialmente due, da non
moltiplicare senza una ragione sufficiente:
1) l'azione cattolica;
2) le associazioni di categoria professionale.
52
L'azione cattolica per essere autentica deve essere
umana, poi, cristiana e quindi cattolica. Allora uno stru
mento qualitativo e un seminario apostolico di laici. Questo
seminario deve travasare i migliori militanti di azione cat
tolica nella dirigenza delle associazioni di categoria profes
sionale.
Le associazioni di categoria fermentate dal lievito del-
Pa/ione cattolica sono invece uno strumento quantitativo,
l'isso mira a fornire alla comunit nazionale e supernazionale
uomini costruiti dall'educazione cristiana integrale per lan
ciarli alla conquista della direzione della politeia, da restau
rare in Cristo, con l'azione della politica, delleconomica e
<lell'amministrativa.
Questi, gli strumenti fondamentali dei laici a servizio
della chiesa e della politeia.
La repubblica ha tutto da guadagnare dal funziona
mento di tali mezzi educativi nei paesi cristiani. Con l'azione
cattolica i cristiani devono tendere a costruire nel mondo
dei seminari di santi-fermento e con le associazioni cristiane
di categoria i santi devono lievitare la massa delle categorie
professionali.
L'imitazione di Cristo deve attrarre i medici e i mec
canici, gli agricoltori e gli attori, i magistrati e i sindacalisti,
gli ufficiali e i politici, i minatori e gli avvocati. Insomma,
latte le categorie professionali, essendo vero questo, fratelli:
assurdo dividere la societ in classi antagoniste ed cristiano
realizzare una societ senza classi, di fratelli, di liberi e di
eguali.
E quando la chiesa sar servita da uomini di azione
cattolica, fermentanti le categorie sociali con la dinamite del-
Pamore sar, forse, necessario difenderla con bracci secolari
o partiti?
Sar, forse, opportuno farla interferire negli affari
politici con la sua gerarchia? Non si creerebbero con ci con
fusioni e commistioni, tra politica e religione? Si dovrebbe,
forse, continuare a far il male alla chiesa e allo sviluppo
religioso? Non sono stati sufficienti gli scandali e scismi,
proteste e ribellioni?
Il papa, interprete autentico del sacerdozio cattolico non
vuole il dominio del mondo, ma il servizio del mondo. La
chiesa non vuole lo sfruttamento degli uomini. al servizio
del loro cuore e della loro mente. L'intelligenza e la volont
53
delluomo siano liberamente e necessariamente, in pugno,
dellamore di Cristo. Dio sia, totalmente, il padrone del suo
essere. Sul piano temporale, per, gli uomini facciano quello
che vogliono.
Amino Dio e siano liberi i laici. E il papa, i vescovi
e i parroci li serviranno. Questo il loro dovere.
Figlioli, con il discorso odierno abbiamo finito di ab
bozzare larchitettura del nostro governo ecclesiastico. Fran
cesco I vuole attorno al vicario di Cristo la mobilitazione
di ogni anima.
Cristiani, non lasciate pi solo il papa a piangere sulle
sventure umane. Piangete e gioite con lui, per migliorare
le sorti del mondo. Questo il significato della istituzione del
parlamento dei parroci, dei vescovi e dei laici e del rinno
vamento del suo esecutivo: la curia romana.
Questo il significato della grande novit del nostro
pontificato: il concilio ecumenico permanente della chiesa
di Dio.
E vedete, figlioli, in tutta questa nuova architettura
non sono affatto sminuiti lufficio e lautorit del primato di
Pietro, pietra angolare della chiesa. Senza Pietro e la sua
autorit sostanziale, tutrice della verit e dellunit la chiesa
del divenire sarebbe crollata. Cristo lo sapeva. Per questo
ha creato Pufficio del pastore confermatore.
Il primato di Pietro un dono di Dio alluomo e
lufficio del papa divino. la garanzia della verit religiosa
e morale sulla quale si fonda lordine di tutta la verit umana
nel momento dellagire e del pensare.
I nostri fratelli critici di questo dono possono essere
indotti a confondere Pufficio del vicario di Cristo con le
manchevolezze del poveruomo che sale sulla cattedra di
Pietro. Sia chiara anche ai cattolici questa distinzione. Il pa
pa, lo ripetiamo, come uomo non un idolo. Non un mito.
Non un Dio. Il papa un poveruomo, pieno di difetti
come tutti gli altri.
Lufficio del papa grande. E chiunque ne investito
ha il potere, per merito di Dio, di non sbagliare e di non
far sbagliare lumanit, in religione e in morale.
Quale gratitudine deve luomo a Dio per questo dono
e come vero, che, per mistero damore, il genere umano
destinato a fare unit spirituale con il vicario di Cristo.
54
2) ... Il giorno dopo Francesco I si conged dal po
polo filippino e dopo poche ore di volo raggiunse Roma.
Spontaneamente lUrbe corse ad accoglierlo in via della Con
ciliazione e in piazza S. Pietro.
La folla non si stancava di gridare, a scrosci di voci
sempre pi forti, viva Francesco I. Il papa commosso accen
nava sorrisi e benedizioni e dentro la propria coscienza, di
tanto in tanto, commentava: no, viva Cristo Signore, nostro
Dio e maestro.
55
Discorso di papa Francesco ai legislatori
1) Papa Francesco i primi mesi del 1987 continu
Popera pastorale presso il clero e il popolo romano e im
pegn la curia affinch le direttive dell'86 cominciassero ad
operare. Gli premeva l'allestimento degli edifici scelti per
il parlamento dei parroci, dei vescovi e dei laici. Era sua
intenzione, al massimo nel 1988, inaugurare il Concilio per
manente, con tre tornate distinte, convocando a Roma, i
vescovi, i parroci e i padri di famiglia. Con la fantasia pre
gustava queste giornate storiche. Si immaginava il discorso
che avrebbe fatto ai parroci, ai vescovi e ai padri di fa
miglia e la processione di penitenza e di trionfo dei padri
conciliari, del papa e del popolo, attraverso le vie di Roma,
incamminati verso la via tuscolana, alla volta della collina
di Frascati. Qui giunti il papa avrebbe consegnato ai pre
sidenti delle tre sezioni del parlamento di Dio le chiavi di
Villa Cappuccini, di Villa Mondragone e di Villa Aldobran-
dini. E da quel momento la chiesa cattolica guidata da
Pietro, collaborato dal Concilio avrebbe continuato a semi
nare nel mondo il verbo creativo di Cristo. Grande era la
commozione di Francesco I a questi pensieri e non riusciva
a nascondere la propria gioia quando si recava, in quei mesi,
a villa Aldobrandini o a villa Mondragone o a villa Cap
puccini per vedere come procedevano i lavori. Era allegro,
come un fanciullo e s'intratteneva con le maestranze, inter
rogava ingegneri e architetti e, qualche volta, divertito aiu
tava, tra l'imbarazzo generale, a fare qualcosa. E non man
cava mai di ripetere:
Mi raccomando, figlioli, presto e bene...
Si cercava di accontentarlo. Tutti intuivano l'urgenza
spirituale del papa, non senza per un bonario spirito cri
tico espressogli, un giorno, con franchezza da un tecnico:
S, padre santo, presto e bene, ma in muratura si
rischia di fare presto e male...
Il papa si mise a ridere: Hai ragione, no presto e
male...
57
E il giorno dopo gli ce giungere un autografo e un
premio.
In quellanno, tra le vsite pastorali di Francesco I ce
ne fu una ai detenuti di Rfgioa Coeli, particolarmente com
movente. Con i carcerati 1 papa amava intrattenersi, en
trando nelle loro celle e c<fdessarli. Appassionato di diritto
penale aveva meditato i t<sti del Carnelutti. Il Carnelutti
aveva scritto molto sul detto e aveva lasciato delle opere
pregevoli, suscitando un noto di solidariet per la reden
zione del detenuto.
A quellepoca in Italia f altrove era ritornata in vigore
la pena di morte per i rea4 contro la famiglia e il popolo.
Il legislatore aveva deciso di colpire questi reati con una
proporzionata intimidazione Sarebbe stato come incoraggiare
il male, non punirli. Si era capito che la medicina migliore
per i distruttori della farngha e del popolo era ucciderli.
Sarebbe stata rispettata ligPne del corpo sociale e sarebbero
stati messi in guardia i citt'dini.
Francesco I approv questa reazione legislativa in ma
teria penale, avvenuta in EvroPa nel ventennio 1970-80, per
merito di alcuni filosofi. Q#esti avevano detto basta al sen
timentalismo giudiziario, qisi a reazione del malcostume di
lagante nel periodo 1920-1960, devastato da due guerre e
dal materialismo volgare, -'he imperversava aggravando la
crisi della famiglia e della societ. Il malversare, lammini
strare allegramente, larricchirsi illecitamente era diventato
di moda allora.
Nell87 nelle carceri rodane soffriva in attesa di giudizio
un alto funzionario statale. un la frode era riuscito a rubare
al popolo centinaia di mi ioni- La documentazione contro
di lui era schiacciante. La polizia tributaria laveva colto
con le mani nel sacco e nc11a' sarebbero stati santi capaci
di liberarlo dalla pena capMe- Ora, gemeva in una cella
di Regina Coel, aveva riconosciuto di essere stato un fara
butto e pentito invocava piet. Ma, indubbiamente, pur
essendo la bont di Dio inanit, la giustizia umana doveva
essere inflessibile. E ormai, cra prossimo al pagamento della
pena, dovendo essere ghigliottinato alla presenza del popolo,
in piazza Venezia il 4 Aprie-
Francesco I al corrente del caso, pur approvando il com
portamento del giudice, nel suo cuore di padre soffriva per
il poveretto, chiamato Bissili- Quando fu informato della
58
sorte del condannato si rec a Regina Coeli e pass lultima
notte con Eisulli disperato. Gli disse che se sapeva accettare
la pena, Dio lavrebbe condotto tra i suoi santi. Luomo,
per, per difendersi dalle belve umane doveva punire i reati
contro la famiglia e contro il popolo. Bisulli piangeva, non
voleva morire, abbracciava il papa e faceva tutto quello che
impossibile descrivere, se non siamo colpiti da un dolore
simile.
Il giorno dopo, il papa comparve in mezzo al popolo
in attesa, nel luogo del supplizio con il condannato su una
camionetta scortata da un plotone di poliziotti. Laiut a
scendere, lo prese per mano e con lui, piangente, per rasse
renato, sal sul patibolo. La mannaia ammonitrice si ergeva
nel centro dlia piazza, di fronte al balcone di Palazzo Ve
nezia. Qui lo consegn al boia, lo aiut ad inginocchiarsi
davanti alla lama della ghigliottina, lo benedisse ancora e
gli disse:
Coraggio, figlio, adesso tu lasci i dannati, per andare
tra gli angeli.
E mentre il popolo, in silenzio, fremeva e gli altopar
lanti, agli angoli della piazza ripetevano, monotonamente,
chi non punisce il male incoraggia che si faccia , Bisulli
balbettava il nome di Cristo, stringeva le mani del papa e
invocava Francesco. Quando poi un magistrato ordin si
faccia giustizia e la lama della ghigliottina rotol sul capo
del Bisulli, Francesco I, pochi attimi dopo, raccolse quella
testa ancora viva e se la strinse al petto, mentre un urlo
di terrore si lev dalla folla.
Popoli e governanti, annotiamo ora, intuirono con quale
papa avevano a che fare. Certi potentati lavevano preso
in odio e ne ostacolavano la missione. Per i pi lamavano
e attendevano le parole del papa, come se venissero dalla
propria coscienza. Si diffondeva nellopinione pubblica una
strana idea: il mondo non lavrebbe riformato nessuno, n
un milione di Marx, n un milione di Ignazio di Lojola,
ma, forse, un uomo, da un vertice come il trono di Pietro,
che si fosse presentato al mondo, come don Chisciotte e
avesse detto,' io sono un pazzo, non mi prendete sul serio,
per quello che vi dico non proviene da me, la medicina
di Dio per lumanit malata.
Questo era un po anche latteggiamento psicologico di
Francesco I. Lo confessava a Dio nel sacrificio divino, all or-
59
ch il suo volto si inebriava di gioia cos grande che in certi
momenti gli sembrava d'impazzire. Oppure quando contem
plava il volto della Vergine e, nel sorriso di nostra Signora,
immaginava la gioia che l'attendeva nella comunione con Dio.
Orbene, il 18 giugno del 1987 un suo avversario,
l'astuto presidente degli U.S.A. Broogher, evidentemente
premuto , dal suo popolo, entusiasta di Francesco I offr a
papa Francesco l'occasione di manifestarsi con un grande di
scorso di orientamento. Broogher per scoprire, ulteriormente,
le carte del papa con una mossa sorprendente l'invit a par
lare davanti al congresso americano. Francesco I ringrazi
la Provvidenza e rispose che gradiva l'invito e che con la
propria visita intendeva manifestare il proprio affetto ai
popoli del continente americano. Il 29 giugno, con un avio
getto, giunse a Washington. Lascio immaginare al lettore la
cornice dell'incontro di papa Francesco con l'America e il
suo popolo cordiale.
Nel narrare questa storia non sembri monotono il dover
sempre parlare d'incontri del papa con il popolo. Purtroppo
una delle fatiche del papa. Il suo ufficio gli impone di
rinunciare a se stesso per darsi tutto a tutti, e bench uno
diventare moltitudine.
il destino di Dio e il vicario di Cristo, pallidamente,
adombra l'amore del Signore. Il papa il giorno prima del
discorso al congresso americano pass molte ore nel racco
glimento della sua camera e, quasi tutta la notte, in preghiera.
Il giorno dopo, all'ora fissata, si present davanti al
congresso, raccolto in riunione plenaria. Vestito semplice-
mente della sua tunica bianca. Sorridente, ricordava ai vecchi
i tratti bonari del famoso papa degli anni '60. Si tolse
appena entrato in aula lo zucchetto in segno di deferenza e
accolto da un applauso, accompagnato dal presidente del
senato, si accomod al banco della presidenza.
Subito il presidente degli Stati Uniti gli rivolse un in
dirizzo di omaggio e dicendosi orgoglioso di salutare nel
papa un leader spirituale lo preg di rivolgere la parola ai
legislatori americani.
Francesco I ringraziato il presidente gli strinse la mano
cordialmente e, a passi svelti, sal sulla tribuna, riservata
agli oratori e in inglese, cos parl:
Signori, e se lo permettete ad un vecchio sacerdote,
60
figlioli, anzitutto grazie dal profondo del cuore per aver
concesso al vicario di Cristo di parlare nellaula di Wash
ington, sacra alla libert del popolo americano.
Dio ve ne renda merito, grazie e benedizione. Noi,
siamo qui ora, per i credenti in veste di vicario di Cristo,
ufficio che fa tremare vene e polsi e, per tutti, crediamo,
in qualit, come ha rilevato il signor presidente, di leader
spirituale.
Parliamo ad un pubblico qualificato: i legislatori del
popolo americano. a loro che, rivolgiamo la nostra parola.
E poich il papa un personaggio universale, le cui parole
sono indirizzate a tutti gli uomini, noi in questo momento
vi ringraziamo ulteriormente. Offrite al papa loccasione
di parlare ai legislatori della terra, dalla sua cattedra meta
politica, religiosa e morale.
Legiferare cosa divina. vero. Luomo, se non si
riveste di teandreia inadeguato a questo compito. Ricor
derete cari figli dAmerica, con quanta amarezza, Dante si
rivolga ai legislatori della sua Firenze e sveli con la sferza
del sarcasmo la piena del proprio dolore.
Fiorenza mia, ben puoi essere contenta
di questa digression che non ti tocca,
merc del popol tuo che si argomenta.
Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca
per non venir sanza consiglio allarco;
ma il popol tuo lha in sommo della bocca.
Molti rifiutan lo comune incarco;
ma il popol tuo sollecito risponde
sanza chiamare, e grida: I mi sobbarco!
Ora ti fa lieta, che tu hai ben onde
tu ricca, tu con pace, e tu con senno!
Sio dico ver, leffetto noi nasconde.
Atene e Lacedemona, che fermo
lantiche leggi e furon s civili,
fecero al viver bene un picciol cenno
verso di te, che fai tanto sottili
provvedimenti, cha mezzo novembre
non giugne quel che tu dottobre fili.
Quante volte, del tempo che rimembre,
legge, moneta, officio e costume
hai tu mutato e rinnovate membre!
61
E se ben ti ricordi e vedi lume,
vedrai te somigliante a quella inferma
che non pu trovar posa in sulle piume,
ma con dar volta suo dolore scherma.
Se gli uomini, fratelli, non fossero dei malati si sa
rebbero accorti che portano le leggi della condotta indivi
duale e collettiva scritte nella coscienza.
Sono le leggi del decalogo che la religione cristiana,
da venti secoli, invita a ripetere per viverle, ai fanciulli e
agli adulti, con la sua didattica negativa.
Forse, il metodo negativo di inculcarle nellanima del
popolo stato valido fino alla vigilia delle convulsioni ideo
logiche dell'era contemporanea, ma noi, oggi, lo riteniamo
superato e per il futuro consigliamo disegnarle in modo
positivo e invitiamo le coscienze a meditarle con questa
dizione:
1) Io sono il Signore Dio tuo, unico tuo Signore
2) Nomina con rispetto e amore il nome di Dio
3) Santifica il giorno del Signore
4) Onora il padre e la madre
5) Rispetta lintegrit spirituale e materiale della per
sona del tuo simile
6) Sii continente
7) Rispetta il lavoro spirituale e materiale della per
sona del tuo simile
8) D sempre la verit
9) Rispetta anche con il pensiero il lavoro spirituale
e materiale della persona del tuo simile
10) Sii continente anche con il pensiero.
Se, poi, pensate che queste leggi, sintesi dei doveri
e dei diritti della persona umana nei rapporti con se stesso,
con i fratelli e con Dio sono vivificate dal comandamento
dellamore: ama Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua mente, con tutta la tua forza e il prossimo tuo come
te stesso voi capite perch Agostino, commenti la legge
del decalogo e quella di Cristo cos: ama Dio e f quel
che vuoi .
E capirete altres, perch Kant ispirato dal patrimonio
spirituale del cristianesimo dica alluomo: agisci in modo
che ogni tua azione sia possibile porla a fondamento della
legislazione universale ed evidenzi, cos, la natura legisla-
62
ti va della coscienza di ogni creatura umana. E potremmo
aggiungere della natura giudiciale e governativa di ogni crea
tura morale. Scopriremmo che ogni uomo religioso e morale
legislatore, governante e giudice di se stesso e del genere
umano, con cui, attraverso lo spirito di Dio, fa unit.
Partendo da queste altezze, lontane dalla palude uma
na, incapace di gustare la sostanza della religiosit e della mo
ralit, della politicit, della economicit e della socialit,
ipso iure, voi legislatori, fattori di leggi destinate a spec
chiarsi nella legge dellamore, fondamento della libert, prin
cipio della necessit morale e razionale, oriente della giusti
zia, delleguaglianza, della fraternit, della pace e dellor
dine siete nella gerarchia della scala umana le creature pi
alte : autenticamente teandriche.
Lufficio del legislatore divino e il rappresentante
del popolo, commissario della sua volont a livello locale,
nazionale e supernazionale pi che uomo.
teandra e non pu essere, pena il tradimento di
se stesso e del popolo, hanimalis homo, impasto di concupi
scenza e di ottusit. In ogni parte del mondo, in tutti i tempi,
profeti, artisti e santi hanno lamentato il mercimonio che
le belve del piacere, dellavere e del potere fecero del vostro
ufficio.
E rilevarono come spesso simpadronirono della vo
stra missione adulti, ribaldi e stupidi o vecchi, incapaci di
ritirarsi nella vita di meditazione e di consiglio.
E tutti questi uomini, atei di fatto, incuranti del
male fatto al popolo, ai governanti e ai giudici che, dal
legislatore attendono orientamento, credettero di poter rima
nere impuniti.
Pensarono che il lasciare lumanit malata fosse cosa
naturale. Dissero che il compito di migliorare e trasformare
gli uomini fosse da sognatori.
Fratelli, se cos , la giustizia non esiste. Per il pre
potente sarebbe legge la schizofrenia della licenza e delle
goismo.
Ma verit il credere, senza scomodare la specula
zione del filosofo, che la giustizia imperfetta postula la
giustizia superiore. E a lei nulla sfugge nellattualit dello
spirito, punitrice del ribaldo e dellottuso, del doloso e del
colposo, che quanto dire del crimine e della follia del
mondo.
63
Ora, noi in nome di Dio, giustizia superiore, in que
stora ancora grave della convivenza di tre miliardi di for
miche umane ammoniamo i legislatori ad essere degni della
legge dellamore, della legge del dovere e dellintelligenza.
La chiesa, facendo questo, non interferisce nella sfera
della autonomia della politica.
Legislatori, a che valgono e a chi le troppe leggi po
sitive, se ciascuno di voi per s e per gli altri non legge
morale?
Quando nei parlamenti di vario grado, da quelli na
zionali a quelli supernazionali, il popolo sar rappresentato
da leggi vive, da teandri, viventi il decalogo e lamore il
popolo sar veramente rappresentato.
E Rousseau non dir pi: quand un peuple se donne
des rpresentants il fnit dtre libre
Voi legislatori siete il principio o la fine della libert
del popolo. La tirannide, loligarchia e la demagogia, dege
nerazioni della monarchia, rispettosa dellautorit liberatrice
del capo, dellaristocrazia, docile al valore dei migliori e
della democrazia, obbediente alla partecipazione di ogni cit
tadino al legiferare, al governare e al giudicare distruggono,
sul nascere la libert del popolo, >se voi legislatori non siete
carne viva, fatta di necessit morale e razionale.
vano strombazzare valori, ripetuti da tutti, se il
legislatore non concretezza intelligente e retta.
Ma come ottenere tale risultato, essendo luomo quel
lo che , e adoperando il popolo il suffragio universale, per
eleggere i propri rappresentanti? Questo congegno a doppio
taglio fonte di guai, se adoperato da gente insufficiente e
strumento di perfettibilit, quando usato da uomini ma
turi, coltivati dal regime educativo e scientifico.
La risposta questa: per fare in modo che ogni par
lamento sia una eletta di saggi necessario sottoporre gli
uomini a regime educativo e scientifico, affinch sappiano
scegliere coloro che inviano a legiferare.
Per rompere le corna alla truffa del meccanismo elet
torale, identico, in ogni paese, questo lunico mezzo. O av
viamo gli uomini a vivere in regime scientifico ed educativo
in cui legge morale e scienza regnino o vano pretendere
il funzionamento metodologico e contenutistico della rap
presentanza legislativa.
Perdonateci la sincerit, propria delleducatore. La
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nostra sincerit non suona a odio degli erranti parlamentari,
ma a condanna dell'errore avvinghiatosi allo strumento par
lamentare, alla sua origine, nel momento delicato della scelta.
Onde i popoli, si suol dire, hanno quel che si meritano, quan
do si allude alle loro classi dirigenti.
Fratelli, il marcio della vita associata ha la sua ori
gine nel crimine e nella follia, dilaganti nei parlamenti. E per
risanare la societ, relativamente e perfettibilmente in un
crescendo teandrico di assolutezza non c che un rimedio:
risanare il cuore e la mente del legislatore malato di ottusit
e di furberia e ancorarlo alla rettitudine morale e allintel
ligenza creatrice. Allora i parlamenti nazionali e continentali
e il parlamento mondiale dei comuni, atteso dallumanit
funzioneranno. E i governanti, i giudici e i cittadini ne trar
ranno vantaggio.
I pessimisti ripetono: fatica impossibile.
Noi vincendo lottimismo vi diciamo: educate gli
uomini, dal concepimento alla morte, in nome di Dio e
della scienza e otterrete il risultato di vedere trasformato
il parlamento in strumento dincivilimento e in scuola di vita.
E, poich il legiferare rappresenta il contenuto della
politica, come il governare il metodo, il parlamento di ogni
grado formato da teandri eletti dal popolo, sottoposto a
regime scientifico ed educativo far un miracolo.
Indovinate? Quello di fare poche leggi, di snellire
la legislazione, di buttare a mare il vecchiume, in breve, di
adeguare il diritto, nel momento legislativo, giudiziario ed
esecutivo alle sue fondamenta: la legge morale, il divenire
della vita, il progredire delle scienze logiche, fisiche e me
tafisiche e lunit nella molteplicit e nella coordinazione
mondiale del legiferare.
Allora i prlamentari, uomini maturi nella camera
bassa e vegliardi nella camera alta saranno i portavoce del
popolo e gli stimolatori delle personalit dellarte, della
scienza e della santit.
A queste, infatti, il compito dilluminare il genere
umano e di essere i collaboratori degli uomini dazione,
capi e titani. I parlamenti, allora, finiranno di essere coa
cervi di mediocrit arrivate ad un ufficio divino. La politica,
scienza e arte dellamore avr nei legislatori i portabandiera
di luce, caldi di fuoco e sereni di saggezza.
I parlamentari non saranno pi gli adulatori del volgo,
65
i ciarlatani delle fiere elettorali, i procaccia di raccoman
dazioni e, talora, i manutengoli del gangsterismo.
Saranno considerati gli orientatori del popolo, le sue
guide di cordata e i servitori della sua libert. La libert
la servit alla legge. E quando i cittadini vorranno assistere
ad uno spettacolo catartico diranno: andiamo al senato ad
ascoltare i re.
E i parlamenti saranno pieni di gente, ansiosa di
udire da loro non sterili diatribe, ma discorsi di eloquenza
concreta, sui problemi fondamentali della politica.
I cittadini futuri dovranno porre alla ribalta del di
venire politico problemi destinati ad essere risolti alla luce
della scienza e a superarli per sprofondarsi poi nelFoceano
del bene, del vero e del bello. E con la nave della ragione
e del sentimento dovranno navigare alla volta del porto
di Dio: cercatori e scopritori di Dio.
Fratelli, vi esprimiamo questi pensieri schermandoci
dietro lufficio di Pietro, preposto da Cristo a confermare
nella via della religione e della morale, fondamento dellor
dine politico. Abbiamo parlato alPinsegna del profeta che
ammonisce Puomo a non pensare di farla franca con Dio-
giudice e della ragione scientifica, illuminata dalla religione.
La religione insegna che la politica fondata sullor
dine morale. Non sappiamo se vi siamo riusciti graditi. Non
abbiamo inteso offendere nessuno con la sincerit del no
stro pensiero. I peggiori di noi, se vogliono, possono diven
tare i migliori e i migliori se non stanno in guardia i peggiori.
Non vogliateci male. Non vogliate male a questo vecchio, che
vi ama, o legislatori.
Anche noi come Giovanni evangelista non sappiamo
che ripetere: amatevi luno con laltro.
E concludendo, bench consapevoli di uscire dalluf
ficio di Pietro, ci permettiamo di darvi un consiglio stru
mentale.
Fatene luso che volete. Se lo ascolterete, lumanit
ve ne sar grata. Se non lo farete vostro lumanit, a mo
mento opportuno, lo realizzer.
il consiglio del metapolitico al politico, delluni
versale al particolare, del necessario al contingente: noi ve
10 diamo per aiutarvi nel governo della politela mondiale.
11 religioso pu essere un consigliere disinteressato del po
litico e viceversa.
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Il nostro pontificato con Pistituzione del parlamento
metapolitico dei padri di famiglia cristiani conforta, ora,
il nostro consiglio.
Fratelli, grazie alla scienza la terra si rimpicciolita.
assurdo continuare a governare Pumanit con una infinit
di staterelli anacronistici. Gli stati nazionali vanno rispettati
nella ragionevolezza del numero e del territorio e nella vi
sione del decentramento amministrativo, ma tempo di rea
lizzare la politela della famiglia umana: lo stato federale
del mondo.
Ebbene, se Pumanit realizzer questo ideale non ,
forse, giunta anche Pora di invitarla a scegliere un punto
della terra per insediarvi la capitale del mondo e per edifi
carvi la sede del parlamento e del governo mondiale?
Ora, a noi, per amore allo spirito universale, uno nel
molteplice, identico nej. diverso e non per desiderio di parte,
di razza e di nazione sia lecito invitare i legislatori a guar
dare a Roma, come alla capitale naturale del mondo.
Roma, casa comune del genere umano, citt dello spi
rito, crocevia dei continenti e delle civilt la citt ideale per-
affratellare gli uomini. Come naturale che New York,
Mosca, Pechino e Melbourne siano, rispettivamente, le ca
pitali degli Stati Uniti d'America, d'Eurafrica, di Asia e
d'Australia. Se l'umanit accoglier linvito del vicario di
Cristo, per cui non esistono n giudei n pagani, n neri
n bianchi, ma figli di Dio, nell'alma citt risieder il parla
mento degli Stati Uniti del mondo.
E non un parlamento astratto, ma permeato di con
cretezza nel rispetto della persona umana e della democrazia
diretta. La sua denominazione dovr essere la camera dei
comuni del mondo, proprio come un sognatore del nostro
secolo la immaginava, molti anni fa.
Ascoltate ci che diceva:
" Suddividete la terra in quattro Stati federali con
tinentali, scriveva parlando ai propri sogni, e costruite i par
lamenti dei comuni di Europa-Africa, d'America, d'Asia e
d'Australia. Europa e Africa costituiscono una unit politica
inscindibile su un piano di assoluta parit. Nello stato eu
roafricano i cittadini edifichino un parlamento capace di
avere un rappresentante per ogni dieci comuni non superanti
i cinquecentomila abitanti e un rappresentante per ogni co
mune con popolazione superiore a 500.000 abitanti. Cos
67
lEuropa-Africa potr avere un parlamento di 1652 parla
mentari, lAmerica di 1650, lAsia di 3242 e lAustralia di
32, in proporzione dei quattro gruppi demografici conti
nentali.
E proseguiva:
Sul piano mondiale il parlamento dei comuni degli
Stati Uniti del mondo, su una popolazione di 3 miliardi di
persone potr avere un corpo rappresentativo di 6.000 de
putati, espresso ' analogamente uno per ogni comune supe
riore a mezzo milione di abitanti e uno per ogni dieci co
muni non superanti il mezzo milione.
Sono calcoli, fatti da uno a tavolino, ingenui, se vo
lete, ma inchiodano la mente delluomo politico sulla ne
cessit democratica di dare alla base del popolo, la comunit
locale, la possibilit della rappresentanza effettiva nei par
lamenti nazionali e negli attesi parlamenti continentali e
nel parlamento mondiale.
Sono prospettive dellespansione cosciente delluomo
democratico su scala mondiale. Forse, i politici capaci di ca
pirle non sono i nostri contemporanei: ma certamente i ni
poti di Gagarin.
Queste prospettive hanno in comune la conquista di
una idea: lunit spirituale della famiglia umana e la dignit
della persona umana.
Il parlamento mondiale dei comuni rappresenter il
trionfo delluomo sullegoismo individuale e collettivo.
E dar al mondo rappresentanti adatti a vedere le cose
politiche in prospettiva universale e, al tempo stesso, in ter
mini concreti e personali.
Legislatori americani, posti dalla Provvidenza in pri
mo piano sulla scena politica del mondo diventate apostoli
di questa idea, attratti dalla forza della scienza, delleduca
zione e dellamore.
Il vostro prestigio grande. Non rimanete secondi
a nessuno nellansia di volerla attuare. E il nostro appello
vada ai legislatori di tutto il mondo. Si fermenti questa idea,
nel cuore dei giovani.
E noi vi diciamo: arrivederci a Roma o legislatori del
congresso mondiale.
Si, a quellepoca noi saremo con Dio, ma il nostro
successore vivr. Il pontefice muore, il papa rimane. Il vi
cario di Cristo divider Roma con il governo e il parlamento
68
del mondo, come un padre con i figli. Come un amico.
Legislatori, genio interiore e contenuto della politica
convincetevi che Tepoca energetica e spaziale ha inaugurato
nel mondo un'era nuova. iniziata l'era del regno scien
tifico ed educativo.
Siate degni di questa nuova era, destinata a seppellire
lumanit barbarica. E in nome di Dio, fondamento della
costituzione degli Stati uniti del mondo bandite errori e
pregiudizi. Vincete le aberrazioni nazionalistiche. Superate
fanatismi e ideologismi. Abbattete i dogmatismi e gli oscu
rantismi. Sgominate le assurdit razziste e date alla politica
mondiale il soffio dell'Eterno e dell'Infinito.
2) ... L'eco nel mondo del primo messaggio politico
metapolitico di papa Francesco fu grande. Costitu un seme
gettato nel duro cuore degli uomini. Ma l'umanit smali
ziata della politica non era ancora matura per le idee verso
cui il papa voleva condurla. Soltanto il popolo semplice
era in grado d'intuire che questo profeta disarmato avrebbe
preparato la strada ad un suo allievo ideale sul piano politico.
Il pontefice lasci l'America, sostando a New York.
Nella grande metropoli americana fu accolto come un Ce
sare. Il papa percorse le vie principali della citt, sommerso
da una pioggia di fiori in mezzo a due ali di popolo fe
stante. Volle visitare anche il quartiere negro di Harlem e
qui si verificarono scene toccanti. I negri assediarono la mac
china del papa e si avvicinarono a lui per toccargli le vesti.
Non era fanatismo: era amore e speranza. I poliziotti suda
rono per proteggere la vita del papa dal delirio della folla.
La gente ricord a lungo il seguente episodio.
Al lato di una via affollata il papa fu colpito dalla
vista di un giovane negro, dal corpo atletico, immobilizzato
in una carrozzella. Dietro di lui c'era una ragazza bianca ed
entrambi agitavano le mani e chiamavano Francesco. Il pon
tefice ordin di fermare la macchina. Allora la ragazza spinse
la carrozzella dell'infermo davanti a Francesco I e il papa,
paternamente, le strinse la mano.
Padre santo, si affrett a balbettare la ragazza, John
si infortunato nel lavoro, ci sposiamo ugualmente: io la
voro e lui ha una pensione... Padre santo, ci sposi... ci
sposi lei...
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Il papa rimase un momento perplesso e commosso
rispose:
E perch no, e sceso dalla macchina chiese ai due
fidanzati se erano in grazia di Dio.
Avuta la conferma rivolse loro le fatidiche domande
sacramentali e benedisse le loro nozze.
70
Discorso di papa Francesco ai governanti
1) La seconda met delT87 Roma vide un crescendo
di pellegrini. La gente era curiosa di vedere il nuovo papa.
E non voleva lasciarsi sfuggire l'occasione. Incerta la vita
di ognuno e Francesco, come ogni mortale poteva morire
prima del previsto. I vecchi ricordavano che analoga sim
patia attorno al pontefice si era verificata con Giovanni XXIII.
Non aveva fatto null'altro che essere buono quell'uomo
e il mondo si era commosso alla sua morte, avvenuta dopo
cinque anni di pontificato incisivo e ricco di novit per la
storia della chiesa.
Il vecchi rivedevano in Francesco I, Giovanni XXIII,
vestito della bont di papa Giovanni, e della grandezza di
un pontefice eccezionale per le riforme enunciate e per le
orme religiose e politiche che avrebbe lasciato. Roma di
venne un via vai di aerei provenienti da tutto il mondo.
Grazie a Francesco I negli anni successivi, si sblocc
la situazione del movimento turistico dell'Europa orientale
e cos anche russi, polacchi, ungheresi, bulgari poterono venire
a godersi Roma. L'affluenza di turisti a Roma cre nell'ammi
nistrazione capitolina gravi problemi per potere ospitare mi
lioni di persone. Intelligentemente si seppero risolvere.
L'ospitalit sacra, raccomandava Francesco I.
L'aereoporto di Fiumicino non fu pi sufficiente e ne
fu costruito un altro nella pianura di Latina. Roma si an
dava rinnovando nel suo piano urbanistico. Gli amministra
tori del tempo miravano a conservare il meglio del passato
e a sventrare il brutto lasciato dalle generazioni precedenti.
Soprattutto dopo il terremoto del 1980, che aveva procurato
la morte a centomila persone e immensi danni.
Sorgevano, ora, anche nuovi quartieri nazionali. Gli stra
nieri a Roma volevano sentirsi come a casa propria.
Nel 1987 il papa decise di onorare in modo straordi
nario la Vergine, di presentarla ai credenti come la regina
del cielo e di farla amare da tutti come il prototipo di
madre ideale. Il papa era convinto che la radice della crisi
71
della societ nella famiglia e il fondamento della famiglia
la madre. Sapeva quanto Maria fosse amata nella chiesa
dOriente, come negli ambienti protestanti fossero caduti
pregiudizi nei confronti della Vergine. Come infine Maria
fosse venerata dall'Islam e gli stessi ebrei cominciavano ad
essere orgogliosi della venerazione del mondo verso questa
fanciulla.
Il papa sapeva ancora che le religioni dOriente sono
legate al culto della famiglia. Quindi Francesco I pens di
chiamare a raccolta Pumanit attorno a Maria, simbolo della
famiglia per l'8 dicembre 1987. E consigliatosi con i car
dinali lanci lidea dinvitare a Roma per lImmacolata i
capi di governo di tutti gli stati, compresi Russia e Cina.
- Padre santo, comment il segretario di stato al
ludire unidea cos insolita, che cosa succeder?
Francesco I sorridendo gli rispose:
Mio caro, lasciamo fare la diplomazia agli uomini...
Il desiderio del pontefice fu eseguito come un ordine.
La curia si mise in moto per preparare alla Vergine una
giornata trionfale.
Ci piacerebbe soffermarci sulle manifestazioni che pre
cedettero lotto dicembre, ma dobbiamo tralasciare la cro
naca. Tuttavia non possiamo fare a meno di ricordare che
il cielo, in quella giornata, mostr un dolce sole invernale
e rallegr due milioni di pellegrini.
Volont del papa era di concludere le manifestazioni ma
riane dell87, con il discorso ai capi del governo. Piazza
S. Pietro avrebbe visto presenti, di fronte alla facciata del
Maderno, i capi di governo del mondo e un popolo immenso.
Per tempo la segreteria di Stato diram gli inviti ai
governi. E attese le risposte con trepidazione. Solo il papa
non trepidava: risponderanno, diceva ai propri collaboratori.
Non mancher nessuno. Vedrete.
Fu cos. Lotto dicembre, a mezzogiorno il papa parl,
di fronte al popolo e ai capi di governo doriente e doccidente.
Il presidente degli USA era accanto al presidente del-
lURSS. Cerano i capi di governo della Cina, deUTndia,
del Giappone con gli altri capi dellAsia. Cerano i capi di
governo degli stati dellAfrica. Cerano i capi di governo di
Europa e quelli dellAustralia. Insomma il mondo era pre
sente, rappresentato dai capi e da una porzione di popoli di
tutte le razze.
72
Quando le trombe d'argento echeggiarono, annuncianti
che il papa avrebbe preso la parola, il popolo ammutol e
Francesco I assisosi in trono, dal centro della gradinata di
S. Pietro, circondato dal collegio cardinalizio prese a parlare:
Fratelli, sia ringraziato Dio di questa giornata. Vede
attorno al vicario di Cristo il mondo intero rappresentato
da Te, popolo voce di Dio e da voi capi del popolo della
terra, uno nella diversit delle lingue, delle razze, delle na
zioni, delle religioni e delle ideologie politiche. Siamo tutti
fratelli, liberi, eguali, figli di Dio, persone umane, teandri.
Un grazie particolare a voi, capi di governo credenti
in Dio e in Cristo e non meno fraterno un grazie a voi capi
che credete in Dio e guardate con simpatia a Ges, rap
presentanti dellTslam, del buddismo, dell'induismo e del
confucianesimo. E grazie anche a voi capi di governo che
affermate non esistere Dio. Del resto, probabilmente, voi
siete pi cari e vicini di noi a quel Dio che non conoscete
e che vi ama.
Grazie, uomini di buona volont di avere ascoltato il
nostro appello.
Perch abbiamo voluto scomodare un numero cos
grande di personalit, rappresentanti miliardi di figli di Dio?
Forse, per farvi godere il sole di Roma?
Forse, fratelli per farvi ascoltare un discorso politico?
Questa astuzia sarebbe riprovevole in noi. Un cedi
mento simile non sarebbe degno di voi e della vostra ade
sione al nostro invito. Sinceramente se noi fossimo al vostro
posto non esiteremmo ad erigerci in corte marziale per un
atto cos sfrontato. Mai abbastanza sono da condannare i
guai procurati al genere umano dalle commistioni e interfe
renze tra il metapolitico e il politico, tra il religioso e il
profano.
E allora qual il motivo per cui abbiamo desiderato
davanti al vicario di Cristo i capi della politeia umana? La
ragione semplice: abbiamo voluto partecipare la gioia di
un miliardo di cristiani alle autorit della terra, nelTonorare
con la fede del credente e con l'onest dell'incredulo, il
simbolo della catarsi e della perfezione della bellezza.
Ci rappresenta la fanciulla ebrea, fatta degna dallo
spirito di Dio di partorire Ges, di vivere nascosta sulla
73
terra e di lasciarla in corpo spiritualizzato e in spirito glorioso
per ricongiungersi con Dio.
Questa, la lezione di Maria.
Anticipazione metafisica dir qualcuno, ipotesi di lavo
ro dir qualche altro, poesia incalzer altri: favola diranno
i non credenti.
Fratelli, pensate quello che volete, ma non rifiutate
un minimo di assenso ai cristiani che onorano Maria come
madre dell'amore, come vittoriosa, in nome dell'amore, della
materia e della morte.
Questa realt teologica sia pure ritenuta anticipazione,
ipotesi, poesia, favola, ma tutti ne traggono un insegnamento.
suscettibile di portare al genere umano benefici, se
si riflette alla catarsi della bellezza e alla sua capacit capo
volgi trice del mondo.
Maria il segno di un Himalaia dello spirito. Lasciate
che la Vergine parli a voi, capi, fratelli e servi del popolo.
E vi dica: capi l'ora di fare la politica della maternit e
della paternit, categorie sublimi dello spirito: quelle che
ci rendono simili a Dio.
E la politica della maternit-paternit, da non
confondere con il paternalismo la politica dell'amore, del
Padre, del pane nostro, della comunione e delle anautorit.
la politica della persona umana legislatrice, giudica
trice e governatrice dell'universo.
la politica inauguratrice della politela, che realizza
il regime della scienza e dell'educazione e avvia l'umanit
verso la teandreia lasciando dietro di s la scimmia e l'uomo.
Se questa la politica di Dio, che non ha nulla a che
vedere con quella delle belve umane, permetteteci dal piano
metapolitico qualche consiglio.
Il mondo lontano dall'avere risolto il dramma della
libert e della giustizia e quindi della pace,
Da un momento all'altro il mondo pu essere scon
volto dalla guerra.
Lumanit, fratelli, ha bisogno di pace religiosa e
politica, economica e sociale. Sono aspetti di uno stesso po
liedro. Li distinguiamo ma formano l'unit dell'azione di Dio.
Dio vuole la pace e insegna il modo di realizzarla.
E come?
Dio atto eterno e divenire infinito. l'essere e il
divenire.
74
Dio la sostanza immutabile che sta sotto tutte le
cose mutevoli.
il principio dellunit e la fonte della molteplicit.
Potremmo continuare a balbettare analogie sul mi
stero di Dio per dare una lezione, non a chi ha il compito
di governare miliardi di stelle, ma quello pi modesto di gui
dare un piccolo formicaio umano.
In campo politico gli uomini non hanno avuto mai
un capo universale, ma molti capi. Gli uomini hanno gover
nato al massimo 700 milioni di creature come in Cina, 200
milioni come in USA, 500 milioni come in India, 200 mi
lioni come in URSS.
I governanti del passato non hanno mai ascoltato lin
segnamento di Dio. E badate non ai fini di una gnosi teore
tica: Dio non vuole credenti per forza, ma ai fini di una
prassi benefica per tutti: credenti e non credenti.
La Provvidenza ha lasciato liberi i capi di fare a loro
talento anche se, sempre, i sommi dello spirito lamentarono
la malattia della Politela.
E probabilmente Dio si lascerebbe disobbedire an
cora se gli uomini, con la scoperta delle fonti energetiche,
non ponessero a repentaglio la creazione adoperandola in
modo suicida.
Fratelli, ai legislatori abbiamo detto, voi siete il con
tenuto della scienza e dellarte della costruzione della Po
li teia: voi governanti siete il metodo creativo della Politela.
Se il legislatore il contenuto e il governante il metodo
quale dei due pilastri della politica pi importante?
una disquisizione superflua: entrambi. Il legislatore
il pensiero della politica, il governante lazione. Non c
politica senza pensiero, non c politica senza azione.
Il legislatore pu essere paragonato allo scienziato,
ricercatore del vero e del bene, il governante allartista, at-
tuatore del bello. Dellarmonia.
Legislatore, governante e giudice sono aspetti interdi
pendenti della politica e analogia di ci che i filosofi affer
mano quando dicono che in ente bonum, pulchrum et ve
runi convertuntur .
Ora, il metodo per realizzare la comunione e lanau-
torit di Dio, che vuole fare di ogni teandra un giudice, un
legislatore e un governante universale, a sua immagine, la
75
sciando creare il genio del governante del municipio, della
nazione e del capo dellumanit, invocato dal genere umano
qual ?
Dio vi risponde: aprite gli occhi dello spirito e leggete
dentro di me. Io sono vita eterna attuale in essere e di
venire attuale, in conservare sostanziale eterno e in divenire
sostanziale eterno.
Con questa dialettica, mie creature, governo me stesso
e luniverso. Applicatela.
E, come vi dice un sacerdote, innamorato di Dio.
Guardate: la politela umana, vista nella storicit at
tuale una palude impraticabile, che sotto il velo dellacqui-
trinio nasconde una forza originaria. Il sopra selvatico della
palude limmagine del contingente. Il divenire in nome
del rinnovare lo deve spazzare via. Il sotto, invece, lim-
magine della sostanza, che lessere, in nome del conservare,
deve custodire.
Comprendete? Se voi volete dare un metodo scien
tifico al contenuto legislativo, per spianare, faticosamente,
]a via ad una nuova sintesi politica, se volete interpretare
le convulsioni del nostro tempo cosa dovete fare?
Sentite che diceva un uomo nel 1963 guardando il
futuro: i popoli hanno bisogno di stabilizzare e coordinare
il terremoto della scienza contemporanea. Essi attendono
nuovi capi di grande valore e con una conoscenza mondiale
dei problemi. Le vecchie ideologie debbono acquistare un
senso nuovo della storia. Si debbono completare a vicenda e
incontrarsi. Lidea di patria deve ridimensionarsi. I naziona
lismi devono essere contenuti nel loro limite, che siano am
ministrativamente autonomi, ma non dimentichi e sottomessi
allidea di patria universale.
Nuovi valori, nuove personalit devono preparare il
rinascimento delluomo, allinsegna, continuiamo noi, della
scienza, delleducazione e di Dio.
Ascoltate il metodo della dialettica divina e guarite
lumanit e rendetela forte.
In nome del rinnovare, figlio del divenire, prendete
le brutture e le ottusit della politela e bruciate tutto.
Del passato c poco da salvare: le belve umane in
politica hanno lasciato il potere. Il potere da distruggere.
In economia il diritto di propriet: il diritto di propriet
nelle sue forme egoistiche da eliminare. In sociologia han
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no lasciato divisioni, sette, ghetti e partiti. E tutta roba da
bruciare.
Il sopra del campo della palude della politeia umana
per acquisir un volto umano-divino deve essere liberato dalle
spine del potere politico e del potere economico e da tutte
le alienazioni sociologiche.
Tolta la sterpaglia, per lasciare crescere al posto del
potere politico, lanautorit, al posto del potere economico
la comunione e lalbero dellunit al posto delle divisioni, il
campo rinnovato della politeia pronto per la dialettica del
conservare e del rinnovare: dellessere e del divenire.
I valori dello spirito, rappresentati dallamore e dalla
legge morale sono il patrimonio immutabile della conserva
zione.
Guai, governanti, se toccate questi valori: uccidete
la libert e acutizzate il suo dramma. I valori del rinnovare,
invece, sono rappresentati dal dramma della giustizia, im
mutabile come la libert, sua matrice, ma diveniente a con
tatto con il fluire delle generazioni.
Il cozzo tra libert e giustizia avviene perch gli uo
mini non hanno mai saputo far dialogare lessere della libert
con il divenire della giustizia.
Di qui impasses, reazioni e deformazioni, per cui,
spesso, i sostenitori della libert sono tacciati da reazionari
e i difensori della giustizia accusati di estremismo.
In verit queste accuse hanno la loro ragion dessere.
I paladini della libert in occidente sono difensori non della
libert di Dio, ma della forma della libert e in oriente i
paladini della giustizia difendono non la giustizia, ma la sua
forma.
Finch, o capi, non imparerete a far dialogare libert
e giustizia sostanziali, essere e divenire, conservare e rinno
vare e non darete ai popoli lidea dellunit della famiglia
umana, per perseguire il bene comune e della persona vano
lo sforzo di migliorare lumanit.
Il potere sar rivestito soltanto di formalismo e ap
parir, anche se le intenzioni sono buone, esercizio di po
tere e soddisfazione di dominio dei governanti.
E vedete, la lezione dellazione divina non astratta:
essa impone, fatta tabula rasa della libert e della giustizia
formali, lalternarsi dellazione governativa e oppositiva.
77
Cos presso ogni popolo si pu avere lunit politica,
distinta in due schieramenti: lo schieramento conservatore
rinnovato della libert e quello rinnovatore conservato della
giustizia.
Questa la dialettica politica del popolo civile.
E allora si distruggono le divisioni e gli uomini si
riconoscono fratelli sia che militino nello schieramento della
libert sia che militino in quello della giustizia. E nellazione
metodolgica di governo, il governo e lopposizione, por
tano avanti il progresso. Lazione politica diventa competi
zione ideale di uomini liberi.
Governanti e oppositori si guardano con stima e sti
molano reciprocamente la critica costruttiva.
Questo insegna Dio, il politico per eccellenza alluo
mo, lantipolitico per antonomasia.
Fratelli, o la societ rispecchia questa dialettica ovvero
ristagna in campo nazionale ed internazionale. Vogliamo an
dare avanti come in passato? Ricordatevi che lo spirito avanza
e non pi, il nostro, il tempo di Nerone.
un vero miracolo che, oggi, una voce metapolitica
vi parli con chiara franchezza: lora di abbandonare i
vecchi metodi politici.
Capi, voi siete qui perch il fronte umano in movi
mento vi ci ha spinto. I popoli sono stanchi di Machiavelli.
Implorano per bocca di un uomo, che ha un potere-non
potere, di cambiare rotta per il bene del popolo di Dio.
nellinteresse della vostra dignit. Voi adombrate
lautorit divina.
Voi siete grandi se vi rivestite della grandezza di Dio.
Se no siete piccoli e fate la figura che fa lo stregone nei
confronti del sacerdote.
Riflettiamo, ora, su unaltra lezione divina da appli
care metodologicamente. Il mondo ha bisogno di un capo,
non solo sul piano metapolitico ma anche su quello politico.
Occorre allumanit un capo politico. Anche questa
una lezione religiosa che d il papa: voi fatene il conto che
volete.
Dite, da chi guidato luniverso? Da pi dei o da
Dio? Al solo nome di questo essere sostanziale e noumenico
linduismo lo ricopre di veli, tanto profonda in questa reli
gione, lesigenza di una divinit sostanziale, mente e guida
delluniverso.
78
Ora, dite perch lumanit deve far fatica a par-
i<>iire un capo del governo del mondo? Guardate i tentativi
di alcune belve umane: a costo di crimini in tutti i secoli
Uvero limpossibile per realizzare questo sogno. Ma il Veltro
dantesco deve essere partorito dalla ragione e dal desiderio di
servire gli uomini e non dalla brama del dominare.
Nellera spaziale anche i fanciulli comprendono la ne
cessit della integrazione politica, economica e sociale.
Di qui, la necessit della coordinazione unitaria nella
molteplicit amministrativa e della rega di un capo.
Capi, c proprio bisogno di invocare un Napoleone
per fare un esempio di adombratore di capo mondiale, c
proprio bisogno di adombrare il tentativo del sottuomo, per
far capire a voi, la necessit della creazione del parlamento
mondiale, capace di esprimere un governo federale del mondo,
presieduto dal capo della repubblica della terra?
C bisogno di litigare? Verr tempo, fratelli, in cui
il capo del mondo potr essere un cittadino di Filadelfia o
di Hamman: Purtroppo la natura non fa salti e la coscienza
politica si deve maturare.
Vi invitiamo a guardarvi in faccia: avete davanti un
arbitro imparziale, un uomo che rappresenta il potere spiri
tuale e guarda con ironia al potere temporale.
Capi degli stati pi forti smettete di dividere il mon
do in due blocchi. Lumanit schiacciata dal peso delle vostre
armi atomiche vive in perenne paura. Non confondete la
politica con lideologismo, trasferitosi dal campo religioso a
quello politico con il dogmatismo intollerante. Smettete di
litigare tra voi.
Scegliete un capo di governo e un capo dellopposi
zione e date al mondo la pace politica, vi diremmo se non
sapessimo che il nostro appello sarebbe ingenuo oggi.
Eppure lumanit, inconsapevolmente, da secoli at
tende il timoniere della terra e la guida di tutti nella nostra
passeggiata terrena. Il giorno, in cui il capo politico della
terra sorger i popoli tireranno un respiro di sollievo e ra
dunati nelle chiese, nelle pagode, nelle moschee, nelle sina
goghe eleveranno a Dio un inno di ringraziamento. E il capo
del mondo sar il servitore del mondo.
Il potere il servire. Regnare servire e chi vuole
essere il primo sia lultimo.
Vi invitiamo a fare questo prodigio. Non lo farete
79
subito, ma questo seme fruttificher. Le nuove generazioni lo
faranno. E benediranno anche voi, perch non avete fatto
quello che in altri tempi i vostri colleghi avrebbero fatto:
ci avrebbero ucciso. Almeno voi ci avete ascoltato .
E anche a voi ripetiamo: Roma, la citt delluniversalit
disposta a ricevere, con il sorriso del suo cielo, il capo del
mondo. disposta a dargli il palazzo pi bello, a vestirsi
ancora meglio per accogliere lui e i membri del suo governo
e il vicario di Cristo sar il suo servo.
Fratelli, non definite sogno, destinato a rimanere so
gno il nostro discorso. Vi abbiamo invitato a Roma per
realizzare libert e giustizia e per edificare la pace.
La pace si edifica con lunit religiosa e politica del
mondo, affidando la regia della citt celeste al capo dello
spirito religioso e della citt terrena al capo dello spirito
politico.
Perch insistiamo sullimmagine di rega? Nella no
stra mente questa idea si presta per dipingere la vostra mis
sione di coordinatori e di uomini della sintesi. E a dipingere
in modo particolare la missione del capo dellumanit, coor
dinatore di tre miliardi di uomini.
Concludiamo facendovi riflettere sullidea di servizio.
La politica non mai stata servizio. Fu sempre domi
nio del lupo sullagnello.
Fratelli, la politica amore. Chi ama serve. Chi
capo amante e servitore.
Voi capi siete, allinsegna del servire, gli artefici crea
tivi della politica agricola, industriale e commerciale, della
politica scolastica, militare, giudiziaria e religiosa, della po
litica artistica e scientifica, della politica familiare, della po
litica delle comunicazioni e dei trasporti, della politica dei
lavori pubblici, della politica dellassistenza e della sicurezza
sociale.
E dovete vedere i settori della politica con una vi
sione mondiale in pieno divenire. Il decentramento ammi
nistrativo vi aiuti a capire la globalit dei problemi e la glo
balit il decentramento. E voi capi di municipio, di pro-
vincie e di regioni, docili ai capi di nazioni e. di continenti
e voi, capi maggiori obbedianti al capo del mondo, agite
collegialmente, come fanno i vescovi della chiesa cattolica,
uniti e sottomessi al vicario di Cristo.
E fate la politica della socialit e della fraternit.
80
Si passi dallassistere il fratello allessere il fratello.
Gradualmente, allora, luomo da selvatico diverr umano e da
umano divino.
La terra diverr paradiso e Dio scender tra gli uo
mini e gli uomini andranno verso Dio.
E risolti i problemi economici come gli uccelli del-
Paria e quelli politici come gli angeli, gli uomini aggredi
ranno i problemi pi importanti delPeconomia e della po
litica.
Con la logica, la fisica e la metafisica, andranno alla
conquista del bene, del vero e del bello. E tenteranno di
debellare ignoranza, vecchiaia e morte. E si inabisseranno
negli spazi siderei, come spiriti e vedranno Pinfinit delluni
verso e nellinfinit delluniverso scorgeranno Dio .
2) ... I commenti dei capi governo si rivelarono ben
presto pieni di perplessit. Pochi di loro erano abituati ai
voli pindarici dellidealismo di Francesco I. Il papa non se
ne meravigli. Tuttavia ci furono eccezioni e riempirono di
gioia lanimo di Francesco I. Non un capo europeo comprese
Pappello del pontefice. Il ghetto degli staterelli nazionalistici
10 impediva. Anche URSS e USA opposero un rispettoso
diniego alle parole del papa, giudicate scarse di senso poli
tico. Gli statisti sud americani si comportarono come quelli
europei. Mentre alcuni statisti dAfrica presero sul serio la
parola del pontefice e si adoperarono per federare le nazioni
africane. Ma il fatto sensazionale successo, alcuni mesi dopo,
fu il comportamento dei governi della Cina, del Giappone
e dellIndia.
I capi di questi tre popoli si impegnarono ad unirsi
in Stato federale e invitarono il papa a visitare Pechino.
In occidente non mancarono neppure violenti attacchi con
tro Francesco I. Il papa li sopport cono serenit. La soddi
sfazione procuratagli dallAfrica e dallAsia gli ripag i dolori
della razza bianca. .
Pensate, diceva ai collaboratori, hanno ascoltato il
papa i popoli, in cui il vangelo non stato ancora accettato
e hanno opposto resistenza i capi dei popoli in cui, da due
mila anni, si predica Cristo. proprio vero, soggiungeva,
11cristianesimo non monopolio delloccidente. patrimonio
degli uomini di buona volont.
II merito della maggiore prontezza delloriente e del
81
mondo africano al messaggio del papa fu dovuto anche allo
spirito dellevangelizzazione, impresso dal Vaticano II al
lazione ecumenica della chiesa. Infatti in Africa a quel
lepoca, finite le liti tra le confessioni cristiane e spento il
colonialismo, i missionari si presentarono ai popoli, come
araldi dellamore e attirarono a Ges masse di popolo e la
stima di quasi tutti gli statisti. La statistica negli anni no
vanta contava in Africa sessanta milioni di cristiani tra cat
tolici e protestanti. Le differenze dottrinali stavano diven
tando minime e tutti guardavano con rispetto verso Fran
cesco I. Analogo discorso si poteva fare per il Giappone, per
lIndia e per la Cina.
I cristiani in Giappone erano saliti a dieci milioni e
davano una testimonianza incisiva di umanit superiore. In
India i cristiani erano aumentati notevolmente assimilando
gli elementi pi profondi della religione induista. Avevano
fatto una specie di iniezione cristiana nella civilt indiana
e creata una sincresi armoniosa.
Ma la cosa pi sorprendente era avvenuta in Cina. For
mosa grazie al vescovo Ciu era diventata interamente cri
stiana e pervasa di un tale senso di testimonianza cristiana,
che era riuscita a fare un miracolo politico. Monsignor Ciu
con un paziente lavoro apostolico aveva convinto le autorit
politiche a riconciliarsi con le autorit comuniste di Pechino.
Formosa rientr a fare parte della grande Cina. Le uniche
condizioni poste da Ciu ai politici di Pechino furono queste:
che riconoscessero la libert religiosa. Che riconoscessero i
valori della tradizione confuciana e buddista e sui valori della
tradizione cinese costruissero il comuniSmo senza scimmiot
tare lateismo occidentale. Monsignor Ciu in oriente divent
il mito della riscossa della libert e gli esponenti del comu
niSmo di allora si decisero di ascoltare la saggezza di questo
loro compatriota, confuciano e cristiano, capace di compren
dere la edificazione del comuniSmo libero dallateismo e dal
liberticidismo. Anche nel subcontinente cinese il cristiane
simo aveva conquistato milioni di persone e i suoi fedeli
erano saliti a trenta milioni.
Piccolo numero, ma cos bene testimoniante Confucio e
Cristo, che le autorit appresero a rispettare sinceramente la
comunit cristiana.
Se tutto il popolo fosse come questi cristiani il co
muniSmo potrebbe essere edificato senza difficolt dichiar,
82
allora, un alto esponente del governo di Pechino.
In Cina la gerarchia cristiana fu ristabilita e riprese
ad operare cori libert nellazione pastorale.
E tocc a Francesco I la soddisfazione di promuovere
Pechino a sede primaziale del popolo cinese affidandone la
direzione al cardinale Ciu.
83
Discorso di papa Francesco ai giudici
1) Il 1988, terzo del pontificato di papa Francesco si
annunci sinistro per la chiesa e per la cristianit.
Due fatti avrebbero potuto sconvolgere la edificazione
del papato di Francesco I, che cos bene si veniva model
lando a vantaggio del popolo. Il primo fu la malattia del
papa. Francesco I in una fredda giornata di gennaio era an
dato a vedere i lavori in corso a Villa Mondragone e accal
dato da una predica fatta poco prima nella cattedrale di
Albano si prese una bronco-polmonite.
Fu immobilizzato al letto per due mesi. Il mondo tre
pidante segu con ansia la malattia. In Vaticano arrivarono
montagne di lettere e molta gente non contenta di seguire il
decorso della malattia del pontefice tentava di suggerire le
cure pi curiose agli archiatri pontifici.
Come Dio volle la fibra del papa super i pericoli della
malattia e verso la met di marzo con sollievo di tutti lo si
poteva dare per convalescente. Francesco I aveva soppor
tato sereno il dolore e nei momenti di lucidit e di delirio
ripeteva: fiat voluntas tua e baciava il crocifisso e il
ritratto della sua Raffaella.
Durante la malattia i figli carnali non lo abbandonarono
un istante e nella convalescenza, sorridendo, diceva di essersi
procurato dopo tanti anni una vacanza. E volle spenderla
passando pi tempo con i nipotini. E con loro, in quei giorni,
seduto su una poltrona, nella cella di Santa Sabina, trascorse
parte delle giornate raccontando loro novelle.
Nel diario intimo del pontefice, di cui riporter altri
brani, ho trovato la seguente riflessione intorno alla ma
lattia di quelPanno:
10 marzo 1988. La mia salute fuori pericolo. Cer
tamente sono stato proprio male. Il nstro corpo cos
fragile che basta un nonnulla per mandarlo al Creatore.
Io ero pronto a partire, a ricongiungermi con il Signore e
con tutti i miei cari. Sinceramente mi sarebbe dispiaciuto
lasciare incompiuta lopera del mio pontificato. Non credo di
85
esserne lartefice, ma io, povero unterello, sarei felice di po
tere recitare per qualche anno ancora la parte strumentale.
La gente ha un bel dire Francesco I : in realt Pietro Alberer
meno che niente e chi opera nella storia Dio e il popolo,
misteriosamente unito a lui.
Laltro fatto che agghiacci il cuore dellumanit si ve
rific nella primavera dell88. Il papa aveva ripreso la pro
pria attivit. La mattina del 17 maggio, festa della Pente
coste era sceso in S. Pietro. Qui doveva celebrare la messa
e parlare ad un pellegrinaggio di fedeli venuti dagli Stati
Uniti. S. Pietro era traboccante di persone e illuminata come
nelle grandi occasioni. Il papa sceso dallascensore, che ac
cede alla basilica e annunciato alla folla dalle trombe dar
gento era salito in sedia gestatoria e si accingeva ad attra
versare la navata centrale della basilica.
Sorridente, tra gli applausi scroscianti della folla, sti
pata di qua e di l dalle transenne era giunto allaltezza
della statua di S. Pietro, quando fulmineo si ud partire
un colpo di rivoltella. Fu un attimo di smarrimento generale,
lungo uneternit, che pervase il massimo tempio della cri
stianit.
Il colpo arriv a destinazione e fu un miracolo se la
pallottola non colp il papa. Il folle non seppe alzare il tiro
e il proiettile si conficc in una tempia di Hans Ollenauer,
una guardia svizzera che sorreggeva la sedia gestatoria. Al
listante il povero ragazzo si accasci per terra.
Francesco I intuita la follia del gesto per la sua persona,
miracalosamente pagata con la vita di quel ragazzo, subito
si preoccup dellattentatore, gi individuato e in procinto di
essere linciato dalla folla.
E con la forza di tutta lanima sua:
Calma, fermi, url, e da vecchio atleta balz in
mezzo alla folla e con il corpo fece scudo allassassino.
Il disgraziato era un giovane ebreo di nome David Cra-
nowski. Il papa stretto dai gendarmi e dalla morsa della
folla guard con piet il forsennato, dal volto stravolto, or
mai immobilizzato e con le lacrime agli occhi gli disse:
Perch hai fatto questo...
Dio morto, bestemmi il folle, e tu lo stai facendo
risuscitare.
Il papa tacque. Ebbe la forza di benedirlo e ordin al
capo della gendarmeria di prenderlo sotto la sua protezione.
86
Ripreso poi il controllo di s, mentre la gente allibita
continuava a tacere si gett sul corpo di Hans, lo baci,
10 prese tra le braccia e aiutato dagli svizzeri con quel peso
s'incammin, a passi lenti, verso l'altare della confessione.
Depose Hans sulFaltare e inizi il sacrificio divino consa
crando le specie eucaristiche sul corpo delPeroico giovane.
Alla fine il papa parl e fece piangere uomini e donne
invitando la cristianit a pregare per l'assassino.
Disse che Hans Ollenauer era un eroe immolatosi per
11bene di tutti. Mise in guardia i popoli dalle mire di Satana
servito dalle forze del male della terra.
Se i cristiani sono cristiani per davvero, afferm, il regno
di Satana crolla e concluse con un pensiero non compreso
da molti dicendo:
L'ateismo internazionale, attestato sulla conoscenza del
tre ebraico, il regno della materia non si rassegna a lasciare
in pace i cristiani, ancorati al 3,14, il regno della materia,
sostanziato dallo spirito e alla ripresa dello spiritualismo,
confortato dalla testimonianza di minoranze agguerrite e dal
progresso scientifico.
Non vi meravigliate, figlioli, la lotta del bene contro
il male. " Portae inferi non praevalebunt ".
Alcune generazioni di papi, profetizz, veramente te
stimoni di Cristo, confortati da generazioni di capi autenti
camente cristiani potranno rompere le corna al diavolo e
distruggere il velleitarismo anti-Dio e anti-uomo, nascosto
nelle forze della materia espresse, in modo particolare, dai
.clan finanziari ebraici, asserviti all'oro e al potere.
L'opinione pubblica, labile di memoria come sempre si
riebbe ben presto dai fatti del Vaticano e riprese a occu
parsi delle cose normali.
D'altra parte Francesco I minimizz tutto e non grad
il chiasso eccessivo sull'accaduto.
Trascorse i mesi che lo separavano dal viaggio a Pe
chino, lavorando nella sua diocesi e curando gli affari ge
nerali della chiesa.
Va rilevato che al papa seccava moltissimo la reclamiz-
zazione sulla sua normale attivit pastorale romana.
Se il papa fa il sacerdote tra i romani suo dovere.
E se va a visitare infermi o carcerati non c' bisogno di
strombazzarlo.
Le ali dell'esempio, diceva papa Francesco, non hanno
87
bisogno della radio, n della stampa.
Non solo, ma era convinto che coloro che,praticamente,
fanno il mestiere di fare il bene al prossimo, fanno della
demagogia se il bene fatto non costa loro nulla. Che ci
vuole a fare visita in un tugurio, abitando in una reggia.
Nulla.
Francesco I sentiva questo dramma. E non avall mai
la mentalit di certi capi socialisti, i quali con la scusa del
sistema sociale sbagliato loro, intanto, passano la vita da
nababbi. N se la sentiva di fare il bene, come certi eccle
siastici che vivono nellabbondanza e posseggono, come gli
altri, una mentalit materialistica. Il bene si deve fare come
dice il Vangelo e pagare di persona.
Francesco I quando pensava a queste cose correva con
la mente a Paolo e a Giovanni, a Francesco e a Caterina,
a Vincenzo de Paoli e a don Bosco e al pi sconosciuto di
tutti i santi e a lui il pi caro: Primo Mazzolari.
Il viaggio del papa a Pechino fu fissato per il 30 di
cembre. Francesco I ebbe cos il tempo di seguire a Roma
la novena di Natale e di celebrare le funzioni liturgiche in
molte parrocchie.
A proposito delle feste natalizie dell88, prima di se
guire il papa a Pechino, ci piace di annotare, accanto ai due
brutti fatti di quellanno un gentile episodio. Allora durante
le feste non mancava al papa la compagnia familiare. Erano
passati i tempi in cui il papa conduceva una vita da prigio
niero nellambito domestico. Ora viveva in comunit con i
cardinali di curia e papa Francesco con quei vegliardi si tro
vava a proprio agio. A pranzo non erano mai soli. Il papa
voleva sempre i vescovi in visita ad limina suoi ospiti e
spesso personalit laiche e anche semplici fedeli erano invitati.
Ma i prediletti alla mensa del papa e dei cardinali erano i
bambini. Non ne mancavano mai.
Francesco I diceva ai cardinali che lunica forma di
nepotismo ammissibile era dinvitare a pranzo quanti nipo
tini volessero. Non era raro il caso di vedere a tavola accanto
al pontefice dei marmocchi e dei compassati diplomatici e
assistere sul pi bello del discorso ad interruzioni scon
certanti.
Il papa nel Natale dell88 desider fare un gesto, che
interpretasse la comunione fraterna tra padre e figli. Non
intendeva per trascorrere il natale in un tugurio di bisognosi
88
delle borgate romane. Purtroppo esistevano ancora. Il volto
dei quartieri romani lo faceva soffrire. I quartieri alti, quelli
borghesi, quelli popolari e quelli abbandonati rappresentavano
assurdit per Francesco I. Dai bisognosi il papa andava spesso
e cercava di non umiliarli. Ora non gli sembrava bello di
lare il gesto di pranzare in una famiglia povera e poi la
sciarla ancora nella sprovvedutezza materiale e spirituale.
Il sogno di Francesco I era la bonifica integrale dei quartieri
della citt.
Decise, invece, di fare un atto che sarebbe stato com
preso nel giusto significato. Domand al parroco della chiesa
di don Bosco, se nella sua parrocchia una famiglia di tran
vieri lavesse gradito ospite per natale. Il parroco rispose
che cento tranvieri lavrebbero accolto con gioia. Essendo
impossibile accontentare tutti il papa grad linvito dellau
tista Giuse Tudoni, padre di quattro bambini. E pose come
condizione che detta famiglia non facesse complimenti. Tu
doni, un popolare tranviere, romano e sua moglie accolsero
il papa nella loro casa con lacrime di commozione. I bam
bini erano felici. Per questa famiglia e per papa Francesco
fu un pranzo di natale indimenticabile.
Intanto a Pechino fervevano i preparativi per larrivo
del papa. La minoranza cristiana della citt era entusiasta e
nella cattedrale di Nostra Signora di Pechino si misero le
cose a nuovo. Anche laltra parte della popolazione buddista,
svegliata alla vita dei tempi moderni dalla ventata comunista
non ignor che stava per arrivare il leader religioso pi im
portante del mondo. Il papa in precedenza aveva fatto sa
pere ai capi della Cina, dellIndia e del Giappone che sa
rebbe stato lieto di parlare di fronte alla camera dei comuni,
ma avrebbe rivolto la propria parola ai giudici della terra.
I capi cino-indiano-giapponesi ben volentieri fecero interve
nire allincontro i giudici pi qualificati dei tre paesi. E a
Pechino il pontefice alla presenza del presidente dello Stato
federale nippo-cino-indiano Ho Ci Min, dei due vicepresi
denti Maratato e Tagore, di tutti i parlamentari e di tremila
magistrati parl nella sede del parlamento federale. Senza
altri preamboli ascoltiamo, ora, quello che disse Francesco I
ai giudici del mondo il 31 dicembre 1988.
Fratelli, cominci, sorprendente lincontro del vi
cario di Cristo con voi in terra dAsia, permeata dallo spirito
89
della etica confuciana, dellascetica buddista e della metafisica
induista e ravvicinata alloccidente dalla politica marxista,
pregna di verit cristiane, contingentemente impazzite.
E pi per colpa degli atteggiamenti dei falsi cristiani
che per la giustificata^ ribellione al religionismo di Marx.
Grazie al macero della storia e alla Provvidenza, proprio nella
Cina, imbevuta di saggezza confuciana le verit impazzite del
marxismo sono state ricondotte nel loro giusto binario di
verit pazze damore.
stato cos possibile, con sollievo dei popoli, fare in
contrare su un piano di denominatore comune, religioso e
morale loccidente e loriente. Questi gli scherzi della Prov
videnza di quel Dio sostanziale riconosciuto da ebraismo,
cristianesimo e islamismo, sottinteso da confucianesimo, bud
dismo e induismo e che il marxismo ammaestrato dalla storia
torna a rispettare.
Al tramonto del nostro secolo travagliato da lotte
ideologiche, creatrici di fossati tra Oriente e Occidente e
pervaso dal para bellum atomico, si vis pacem , in questo
clima nuovo incominciato storicamente dal nostro predeces
sore Giovanni XXIII, noi, oggi, vogliamo inaugurare lunit
spirituale tra loriente e loccidente inviando al mondo un
messaggio sulla giustizia concreta.
Ci rivolgiamo a voi, giudici, onorati in questa aula
dai governanti e dai legislatori. In altre epoche presso il
popolo di Dio nelle vostre mani si assomm il servizio reli
gioso e politico. Grande il servizio del legiferare e del
governare: pi grande il servizio del giudicare. Gli uomini
furono lenti nel loro incivilimento: sentirono parlare di giu
stizia astratta dal legislatore e dal governante, non furono
mai soddisfatti dalla giustizia concreta del giudice. Perch?
Il giudicare pi del legiferare e del governare cosa
divina. Per il legiferare e per il governare pu sembrare suf
ficiente la velleit dellamore: il giudicare impossibile
senza lamore.
Il legiferare pu essere calato nellarea dellassistere
il prossimo: il giudicare impossibile senza identificarsi con
il prossimo. Con il farsi prossimo e lentrare dentro la sua
coscienza. E poich lamore un attributo divino gli uomini,
sempre, parlarono di giustizia astratta e mai realizzarono la
giustizia concreta: quella del giudizio.
Gli uomini non ameranno mai se non diverranno es
90
seri divini. voi giudici lassenza dellamore strapp il
cuore e offusc la mente in tutti i secoli.
Faceste scorrere mari di lacrime e torrenti di sangue.
Se poteste vedere con gli occhi della fantasia le vittime del
lingiustizia piangereste il male e il dolore da voi procurato.
Vi dice questo il sacerdote, il quale porta sulle pro
prie spalle le responsabilit delle maggiori sventure umane.
Il sacerdote fu incapace, quasi sempre, di testimoniare la
scintilla divina dellamore tra le belve umane.
Solo lamore, infatti, d senso al legiferare, al go
vernare e al giudicare. Prima di buttare addosso a voi, giu
dici, il crucffige, noi vi invitiamo a pronunciare la sen
tenza di morte contro i preti di tutte le religioni che ridu
cono il sacerdozio a formalismo rituale e essoterico.
O giudici, riflettiamo, ora, su alcuni aspetti della giu
stizia concreta. Noi non siamo venuti a Pechino, per fare
una lezione di diritto. Nel nos'tro cuore di padre e di servo
di tre miliardi di creature urge la soluzione di fondamentali
problemi giuridici. Insoluti continueranno a produrre lacrime.
Queste lacrime possono essere asciugate, questi torti rad
drizzati, queste debolezze protette soltanto da. voi, cavalieri
del giusto.
La volont dei legislatori e dei governanti non basta.
Fratelli, la mancata soluzione del diritto di propriet,
area dellalienazione della belva umana causa di dolore
per il popolo di Dio.
La mancata soluzione del diritto matrimoniale, area
del crimine della belva umana causa di dolore per il popolo
e per linfanzia.
Noi sacerdoti possiamo testimoniare la tragedia del
diritto matrimoniale.
In questo momento, poi, pesano sulle nostre spalle
le pene dei detenuti di ogni popolo, nostri fratelli e i tor
menti di tutti gli innocenti, torturati dalla giustizia formale.
Cos il diritto di propriet? Perch il diritto di pro
priet?
In nome di che questo ladro, da millenni, fa il tiranno
tra gli uomini, protetto e riverito? Perch mai tranne che
tra filosofi incompresi, santi disinteressati e artisti sublimi
non si lev mai un coro di giudici che dicesse: basta con
il diritto di propriet male inteso. Si, vero, il diritto di
91
propriet psicologicamente alienazione e storicamente furto
e partorisce ladri e figli di ladri.
Perch potete obiettare non si lev mai un coro di
sacerdoti, cristiani e non cristiani che dicesse: il diritto di
propriet occasione di crimini e di follie.
Noi stessi, insediati sulla cattedra di Pietro, perch,
diciamo meravigliati ai nostri predecessori, aveste il timore
di affermare che il diritto di propriet generatore di male
infinito?
Contro questa colpa di omissione dei nostri predeces
sori, noi ora intendiamo rimediare.
E subito invitiamo voi giudici, custodi dell'ius-iustum,
applicatori della giustizia concreta a negare la legittimit
del diritto di propriet romanisticamente inteso.
I maestri di morale predicarono al vento questa verit:
appartiene alPindividuo la sola propriet estrinsecata dal la
voro creativo della persona.
Con questa Pindividuo si assicura la vita.
Ogni essere umano, afferma papa Giovanni XXIII, ha
il diritto alPesistenza, alla integrit fisica, ai mezzi indispen
sabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, special-
mente per quanto riguarda Palimentazione, il vestiario, l'abi-
tazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari;
ed ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di
invalidit, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione e
in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per cir
costanze indipendenti dalla sua volont.
Ma tutto ci che nel mondo creazione di Dio e ma
nifattura delPuomo bene comune del genere umano. I mezzi
di produzione sono beni appartenenti in solido e in uso al-
Pumanit.
L'ordinamento della Politeia deve creare gli istituti
giuridici legittimanti la titolarit dei mezzi di produzione
alPumanit per mezzo della mondializzazione decentrata dei
medesimi. Deve organizzare nel sistema economico mondiale,
per mezzo del decentramento, la produzione, la trasforma
zione, la distribuzione e il consumo dei beni tra le famiglie
nazionali in regime di unit e di coordinazione. Rispettando,
sntende, il fondamento dell'economia: lo spirito di crea
tivit e diniziativa della persona. I superficiali ascoltando
questi discorsi in bocca del papa diranno che stiamo impaz
zendo.
92
Ma non cos. La giustizia economica si raggiunger
soltanto con la comunione dei beni. Dio faccia capire questa
verit al cuore umano. Paolo ammonisce: chi non lavora
non mangi. Chi non lavora creando in arte, in scienza in
tecnica e in spirito non viva.
Non si faccia pi retorica sui lavoratori del barbaro
ieri. I lavoratori furono sempre considerati strumenti.
Gli uomini superiori sono scienziati, artisti e filosofi.
Allora il lavoro teandrizza luomo e uccide lo schiavo.
Fratelli, in occidente si preoccuperanno della nefasta
influenza del nostro insegnamento: Provvidenza e storia ci
permettono di dire queste verit tra confuciani, buddisti e
induisti, nella Cina comunista, che accetta lidea cristiana
della comunione dei beni e la balbetta in mezzo a seicento
milioni di uomini.
Ma noi abbiamo il dovere di condannare non solo
lassurdo della propriet privata, ma anche la follia del col
lettivismo statalista. Non dobbiamo togliere gli uomini dalle
fauci dellegoismo dellindividuo, per farli cadere negli artigli
dellegoismo del collettivo di uno Stato. La nazionalizzazione
dei mezzi di produzione il primo passo verso la comunione
dei beni, ma bisogna andare avanti.
Passare dalla nazionalizzazione, alla continentalizzazio-
ne e da questa alla mondializzazione dei mezzi di produzione
della terra.
quindi urgente creare un sistema economico mon
diale comunitario, non prestando il fianco agli avversari della
comunione dei beni. Si salvino pure i pregi delleconomia
di mercato, il suo spirito di iniziativa, di creativit, di emu
lazione, di concorrenza. Nessuno osi trasformare il mondo
in una galera di forzati e di salariati. Lo stato creativo
ogni cittadino, inserito nel sistema economico.
A fatica gli uomini comprendono il principio comu
nitario, in economia, ma alla fine la letizia comunitaria trion
fer.
Veniamo, ora, ad un altro istituto giuridico, gron
dante lacrime. Giudici, al fondo della crisi del mondo con
temporaneo c la crisi familiare. La famiglia a brandelli.
Pi in Occidente; meno, forse, in Oriente.
E dove la famiglia in crisi non c sistema politico
atto a rimediare il malessere delle nazioni.
93
dovere nostro condannare anche la menzogna del
diritto matrimoniale. Invano cerca Puomo il bene comune,
se non esiste nelle famiglie.
E qual una delle cause della crisi della famiglia?
Fondamentalmente, il mal congegnato sistema giuri
dico, che regola il matrimonio. Limpostazione giuridica del
matrimonio in quasi tutte le legislazioni deve essere rifor
mata, pena il perpetuare Pinferno familiare.
Fratelli, occorre una medicina radicale per ridare alle
famiglie pace e allumanit serenit religiosa e politica.
Le grandi religioni difesero il matrimonio monogamico
per liberare Puomo dalla concupiscenza. Il sesso innocente,
strumento di procreazione degno di amore. Ebraismo e
cristianesimo sono in prima linea, nella difesa della santit
del matrimonio e confucianesimo e buddismo non furono
secondi al cristianesimo.
Linflusso confuciano e buddista stato il baluardo
della famiglia in Oriente. Pensate allo sviluppo demografico
cinese, giapponese e indiano, avvenuto davanti al sorriso
sprezzante delloccidente, limitatore delle nascite.
Tale sviluppo, quando consapevole obbedisce alla
legge di Dio.
Crescete e moltiplicatevi, popolate la terra e valica
tela il suo comando.
Dio non comanda, peraltro, crescete e coniglificate.
Mettete al mondo figli quanti siete in grado di nu
trirli e di educarli. Dio ragionevole: non pu approvare
chi obbedisce limpulso di forze incontrollate.
Glorificate Dio, aiutandolo a creare scintille coscien-
ziali, da diffondere nel Cosmo. Lumanit deve prendere
esempio dallOriente ancora, forse, per poco sordo allappello
anti-concezionale dellOccidente.
Popoli dOriente ascoltate i vostri antenati, rinvigo
rite il culto della famiglia. Non vi fate contagiare dallOcci
dente, artefice della famiglia contro natura. Il mono-figlismo
contro natura. In occidente molti al posto dei figli vo
gliono il piacere, legoismo, il confort e le liti. Questa realt
pericolosa. La famiglia deve riconquistare il senso etico e
ascetico, con la religione e la pedagogia.
Chi si unisce in matrimonio deve essere aiutato, quin
di, da uno strumento giuridico che si presti alla crescita
della persona e al suo sviluppo familiare e sociale.
94
Il matrimonio contratto tra due soggetti coscienti,
voluto da Dio per liberare luomo dal cattivo uso degli
istinti, per creare lintegrazione dei sessi e per assicurare al
lumanit la procreazione e leducazione della prole minato
da due istituti contro natura in tutto il mondo. Sono la
separazione e il divorzio.
Giudici, per ridare la pace alle famiglie noi indichiamo
alla legislazione un istituto scientificamente e moralmente
corretto.
Questo il problema che pi ci sta a cuore. Noi
proviamo, come se fossero nostri, i dolori di milioni di co
niugi abbandonati, traditi, minacciati di morte e di milioni
di fanciulli costretti a crescere nel trauma della famiglia
anormale.
Molti arrivano al suicidio e allomicidio. I pi vivono
nel delirio del tormento e coloro che tentano di rifarsi una
famiglia fuori dellordine coniugale lottano con il rimorso
e la nausea dellesistenza. Noi sentiamo i loro gemiti, le
loro invocazioni, le loro bestemmie, la loro disperazione e
le deponiamo dinanzi a Dio e a voi giudici.
Luomo pu sopportare il dolore, ma quando il dolore
diventa tortura la debolezza lo fa scoppiare.
Il papa non pu pi rimanere sordo di fronte a
questo problema di giustizia concreta. Quos Deus coniun-
xit, homo non separet noi ribadiamo lunit, lindissolu
bilit e la sacralit del matrimonio per le persone sane di
mente e capaci di volere.
Ascoltate, per, queste verit: i coniugi che rompono
il vincolo matrimoniale abbandonando, tradendo e minac
ciando di morte laltra parte sono folli e criminali. E come
tali devono essere dichiarati incapaci dintendere e di volere
e perci stesso incapaci potenziali e attuali di contrarre ma
trimonio. Neppure noi abbiamo il potere di annullare i ma
trimoni validi: abbiamo per il dovere di dichiarare inesi
stenti i matrimoni distrutti da una delle parti con labban
dono, il tradimento e la minaccia di morte.
E per gli adulteri, i distruttori della famiglia invo
chiamo la pena di morte in ogni angolo della terra.
E chiediamo ai giudici che i figli dei matrimoni di
strutti dalla follia di un coniuge siano sempre affidati a quello
che si batt per salvare il matrimonio.
Chi ricorre alla separazione legale, ansia di concubi
95
nato o al divorzio, atsmosfera dadulterio scompensato
psichico.
O giudici, interrogate i vostri migliori collaboratori:
gli psicologi e gli psichiatri.
Noi, oggi, solennemente dinanzi ai giudici del mon
do invochiamo la creazione dellistituto di ricognizione di
nullit dei matrimoni distrutti. E ordiniamo, in nome di
Dio e della morale, che in tutti i municipi delle nazioni
siano costruiti i tribunali matrimoniali, composti di sacer
doti, giudici, psicologi e medici. Questo istituto giuridico de
ve sostituire separazione e divorzio in sede preventiva e
terapeutica. E aiuti la prosperit dei matrimoni concordi e
corra a spegnere sul nascere linferno dei matrimoni in preda
allo scompenso psichico.
Supplichiamo, inoltre, la politela, in nome dellinfan
zia offesa, di togliere i figli a quei coniugi, infelloniti che
vogliano, consensualmente, rompere il nodo matrimoniale,
per rifarsi la vita scapricciando le proprie malevoglie con il di
vorzio o con la separazione. Giudici, non possiamo esimerci
da altre due osservazioni.
Le donne sono persone, indubbiamente, eguali agli
uomini, nella differenziazione psicologica e sessuale.
Questa verit una conquista irreversibile. Porta al
lemancipazione della donna.
Per, finch la donna non sar maturata dalleducazio
ne, essendo erede da millenni di uno stato dinsufficienza,
pericoloso, in nome della licenza, lasciarla scapricciare.
impressionante rilevare come si vada fisionomiz-
zando la femmina occidentale, nellanimo e nel corpo, nei
propri atteggiamenti interiori ed esteriori, familiari e sociali.
La femmina ha preso il sopravvento sul padre, sul marito e
sul fidanzato. Ha dichiarato guerra alla donna e alla famiglia.
Sta deformando la maternit. Non vuole pi procrea
re e daccordo con il maschio sta diventando, come non mai,
strumento di egoismo e di lussuria.
Con questo mostro non ci vuole piet: urge la se
verit' dei giudici antichi se si vuole restituire la donna a
se stessa e alla famiglia. La famiglia senza donna morta.
E unaltra osservazione: il matrimonio monogamico,
come ordine familiare non stato costituito per blandire
legoismo di due io conviventi. La comunione dei beni spi
rituali e materiali non si raggiunger mai se la famiglia non
96
diventa comunit di vicinato di famiglie e di municipio.
L'amore non vuole le famiglie chiuse nell'egoismo
casalingo. La paternit e la maternit vere amano chi sta
loro vicino. Le famiglie viventi nello stesso ambiente sof
frono con chi soffre e gioiscono' con chi gioisce. La vita ma
teriale delle famiglie deve essere organizzata comunitaria
mente. I beni dello spirito sono altretanto comuni. Nell'edu
cazione dei fanciulli deve sorgere un'era nuova, cos come
confusamente l'ha intuita Platone e con chiarezza Cristo.
Concretamente, una maternit e una paternit spirituali e
collegiali devono nascere nel mondo per il mondo dell'in
fanzia.
Voi genitori non amerete mai i vostri figli, se non
sarete capaci di amare i figli di coloro che vi circondano al
primo o al terzo piano del vostro palazzo e nel vostro quar
tiere e nella vostra citt. Allora, nei figli dei vostri vicini
amerete tutti i figli degli uomini.
E riflettiamo sull'ultimo argomento, giudici: i dete
nuti.
Sono le creature che noi prediligiamo. Se sono capaci
di sopportare la sventura sono santi.
Mistero il delitto e il castigo compito divino. Noi
vediamo nel criminale il folle e nel folle il criminale. Na
turalmente, dai delinquenti, il teandra si deve difendere.
Come?
Voi, giudici, correte spesso il rischio di condannare
l'innocente e di assolvere il criminale. Bisogna faticare per
scoprire i veri delinquenti e lasciare in pace gli innocenti.
A questo punto dovremmo iniziare un lungo discorso
e ricollegarlo a quanto abbiamo detto in principio e parlare
dei due centri fondamentali dell'alienazione umana, la societ
politica ed economica e la societ familiare, disancorate dal
l'etica e da Dio.
Ci limitiamo a dirvi: trattate da persone umane i de
tenuti e considerateli persone. Li tratterete da persone, se
durante il processo giudiziario e nelle case di pena, per la
legge dell'amore vi identificherete, come Dio, nell'essere-
esistere del delinquente.
Se l'individuo cade nella detenzione, qualora sia trat
tato da fratello, pu uscire di galera rinnovato. Allora il
delinquente onorato con la pena si redime. Se invece questa
indicazione non seguita si ottiene il contrario. Uomini,
97
folli e criminali al 40 per cento, quando escono di prigione
sono folli e criminali all80 per cento. E se invece di tenerli
segregati per un po di tempo, ce li tenete, come giusto
per certi reati, una vita intera li mandate da Dio disperati.
La responsabilit vostra, giudici. Per redimere il
detenuto fatevi aiutare, veramente, dai sacerdoti, dai me
dici e dagli psicologi. Aggiornate lordinamento dellassi
stenza pedagogica e psicologica ai detenuti. Chiedete aiuto
ai legislatori e ai governanti. Aggiornate anche lordinamento
logistico delle carceri. E allora, da case morte, diverranno
comunit di grazia, di scienza e di lavoro. Di onore, di
redenzione e di esemplarit.
Impossibile? Si, giudici, se sarete uomini. Se vi rifiu
terete di diventare teandri. Se giudicherete formalmente e
assisterete solo esteriormente il delinquente, frutto, tra lal
tro, del disordine psicologico e biologico, economico e pe
dagogico delle generazioni. Tale eredit pu essere distrutta
con la grazia di Dio, la scienza e leducazione. possibile
riportare luomo alla sua innocenza, sapienza e felicit ori
ginaria.
Siate redentori per i detenuti, a pena temporanea.
Bandite dalla legislazione la pena di morte per i reati comuni.
Rimettete in vigore, per, ovunque, la pena di morte,
per i delitti contro la famiglia e contro il popolo.
In questi casi il perdono follia giudiziaria e la
pena detentiva inadeguata alla pericolosit della colpa.
Chi distrugge la famiglia con ladulterio, chi strappa
ai figli la felicit della famiglia degno della pena di morte.
Non siate sentimentali e indulgenti. Rivestitevi del coraggio
dei giudici antichi. Dio perdoner loro nella vita eterna: ma
non giusto che questi criminali contagino la citt terrena.
Cos pure chi distrugge la libert del popolo con la
tirannide sia punito con la pena di morte. Chi lede la giu
stizia, rubando al popolo sia punito con la pena di morte.
E sia punito con la pena di morte chiunque semina la cor
ruzione.
Giudici, ascoltateci. Noi sacerdoti saremo i vostri col-
laboratori. E per meglio espletare la vostra missione fatevi
pure collaborare dai liberi giureconsulti, che sposarono la
missione di difendere i disgraziati. Le belve umane fecero
degli avvocati i vostri nemici.
98
Azzecca-garbugli, presta-coscienze, avvoltoi furono sem
pre considerati dagli oppressi gli avvocati.
Sta a voi riportare nel binario della legge morale il
giureconsulto. Trasformatelo da professionista in missionario.
Fatelo vivere, come voi con decoro, rimunerato dal popolo,
per aiutarvi a rendere giustizia concreta. Razionalizzate i me
todi di procedura civile e penale. E voi e gli avvocati studiate
psicologia, psichiatria e medicina.
Fratelli, la giustizia concreta si rende con il diritto so
stanziale, fondato sulla logica del sapere psicologico e biolo
gico, pedagogico ed economico.
Camminerete, cos facendo, verso la scoperta del de
litto e del castigo e diverrete i costruttori pi validi della
Politeia, il cui scheletro costruito dal diritto.
2) ... Superfluo ogni commento a questo discorso di
papa Francesco. Ai giudici dOriente piacque. Le parole del
papa trasudavano di sincerit. Mise a fuoco tre ordini di
problemi aperti.
Il discorso rimbalzato poco dopo in ogni angolo del
mondo sollev adesioni nei movimenti operai, fece piangere
lacrime di speranza ai coniugi colpiti dalla sventura e nelle
prigioni confort i detenuti.
Il papa si accomiat, dopo due giorni, dal popolo di
Pechino, entusiasta. Il popolo intuisce i personaggi che sim-
boleggiano realt storiche di ordine universale. Per parago
nare le ovazioni di Pechino al pontefice bisognava ricordare
la cronaca del viaggio in Terra Santa di Paolo VI tra mu
sulmani e ebrei e Faccoglienza di Roma al suo ritorno.
Francesco I decoll dallaereoporto di Pechino il 3 Gen
naio delT89..
Al suo rientro a Roma il popolo lo attese in piazza
S. Pietro. Il papa gli rivolse alcune parole dal suo studio
del Vaticano.
Le riportiamo, perch acquistarono un particolare signi
ficato per Roma.
Figlioli, disse, vi ringrazio di essere qui e vi benedico.
Permettete, tuttavia, di esprimervi con schiettezza un pen
siero.
<<Credete, commovente, vedere le moltitudini dei paesi
lontani e delle fedi pi diverse affollare le vie, per acclamare
il vicario di Cristo. Altrettanto gradito lincontro del papa,
99
con i suoi figli romani. Per voi siete di casa: ci vediamo
spesso nelle parrocchie. Molti di voi sono miei penitenti,
perci, dora in avanti, vi chiedo un favore. Non lasciate i
vostri impegni, se altre volte dovr assentarmi da Roma.
Il popolo ha tributato il trionfo a Ges una volta e una
volta Ges lha permesso. Lo ricordate montato sullasi
nelio, mentre la gente getta i mantelli per terra al suo in
gresso a Gerusalemme e agita festante i rami dolivo?
Io, cari romani, sono un uomo contingente. Non mi
nascondo dietro lipocrita frase la mia umile persona ,
Solo Dio grande, maestro e buono.
Solo il popolo del mondo unito con Dio fa la storia.
Perci, se proprio volete onorare lufficio del vicario
di Cristo, quando rientrer a Roma da altri viaggi, radu
natevi nelle chiese. E un sacerdote o un laico vi parlino
di Ges e vi invitino a pregare, affinch il mondo sotto la
guida di Cristo cammini verso la perfezione.
Vedrete, concluse sorridendo Francesco I, che avrete
la soddisfazione, tra alcuni anni, di venire in questa piazza,
a vedere le mie spoglie mortali vicino alla confessione del
Bernini, proprio come noi vecchi facemmo con Giovanni
XXIII.
Daccordo, figlioli? E ora, Dio sia con voi. State
allegri, anche voi che soffrite. Sono tornato da Pechino
con la speranza di asciugare altre lacrime.
Nel mondo c ancora troppo dolore.
100
Discorso di papa Francesco agli scienziati
1) NelT89 furono ultimati i lavori delle ville Mon-
dragone, Cappuccini e Aldobrandini e inizi il Concilio Ecu
menico permanente della chiesa. Si apr con le sessioni an
nuali dellassemblea dei vescovi, dei parroci e dei laici, E fu
lanno dellincontro di papa Francesco con gli scienziati, con
gli educatori e con i capitani dimpresa. Le tre ville, armo
nizzate nellincanto della natura di Frascati, fiera di essere
diventata sede del parlamento della chiesa, furono magnifi
camente restaurate. La cittadina castellana sprofondata nel
verde, animato dagli ulivi, dalle vigne e dai castagni, inon
data di sole e vestita a nuovo nelle sue case attendeva linau
gurazione di villa Mondragone.
La presa di possesso da parte dellepiscopato della villa
si svolse con una assise, svoltasi come il papa aveva sognato.
La processione episcopale si snod da Roma a Frascati,
accompagnata, per tutto il percorso, dal popolo. I vescovi,
tranne quelli avanzati nellet, autotrasportati, sopportarono
bene questa marcia di letizia, seguiti da Francesco I, assorto
nei propri pensieri.
Alle diciassette del primo aprile i vescovi un po stan
chi ma contenti presero posto nelle poltrone dellauditorium
di Mondragone. Divisi per nazioni, vestiti in rubris, con gli
zucchetti in testa e con le loro croci di legno sul petto par
lavano, sommessamente, in attesa dellarrivo del papa. Il col
po docchio dellaula affollata da quattromila uomini, neri,
bianchi e gialli era stupendo.
Oltre ai vescovi, era presente il corpo diplomatico ac
creditato presso la Santa Sede e ospiti donore, al centro
dellesedra dellauditorium, 800 scienziati di ogni parte del
mondo.
I pi celebri nomi della fisica, della matematica, della
medicina, della psicologia, della pedagogia, delleconomia e
di tutte le altre discipline logiche, fisiche e metafisiche erano
stati invitati, da Francesco I allapertura dei lavori del con
cilio, in rappresentanza ideale del sapere umano. Stabilitosi,
101
finalmente, il pi perfetto ordine, entr in aula il papa. Fran
cesco I sedutosi nella sua cattedra, dominante da un punto
lesedra, salutata lassemblea inizi a parlare:
Fratelli, tempora labuntur tacitisque senescimus an-
nis . Bello per noi sacerdoti uscire dallesistenza e ritornare
dal Padre dopo aver combattuto la buona battaglia. Dal 1986
non ci vedevamo riuniti e il nostro cuore oggi esulta di
letizia. Sentiamo subito il dovere, in questo incontro, che
' diverr annuale di ringraziarvi. Non ci fu un papa pi for
tunato di noi: mai si era veduto nella chiesa tanto slancio
nellobbedire a Pietro. Tutti voi, avete accolto, alla lettera,
le nostre esortazioni di tre anni orsono e siete diventati
migliori di noi.
Grazie, in nome di Dio e del popolo. Il popolo in
tuisce la lezione della testimonianza cristiana.
Entriamo, ora, nel vivo del discorso.
Oggi, si apre il concilio permanente della chiesa: fatto
straordinario per il suo governo, fatto, dicemmo tre anni fa,
reso necessario dalle trasformazioni della societ, dal terre
moto scientifico e tecnologico, dal ravvicinamento delle di
stanze e dall incalzare dei problemi nellordine terreno, fisico
e metafisico.
Pietro ha il dovere di avere vicino i suoi confratelli
nel sacerdozio e i suoi confratelli nel laicato sacerdotale.
Tutti debbono aiutarlo a guidare la chiesa.
Adesso, inauguriamo la sessione fondamentale del.
concilio, quella di per s giuridicamente valida per aprirlo,
in quanto assemblea di vescovi. In maggio inaugureremo la
sessione dellassemblea dei parroci e in giugno la sessione
dei laici.
Una volta ingranata la marcia, i tre rami del parla
mento della chiesa, in spirito di obbedienza a Pietro, di
anno in anno, svolgeranno i lavori specifici, sui problemi del
governo delle anime e daranno al papa il contributo della
propria esperienza. Gli permetteranno di arricchire le sue
direttive per la rega e la confermazione del suo governo
universale.
meraviglioso quanto si presenta allorizzonte. la
lezione offerta dalla chiesa alla citt terrena, destinata a rom
pere le divisioni e a raccogliere il genere umano anche sotto
una sola guida politica.
102
Aprendo, ora i lavori del concilio affrontiamo un
tema non pi elusibile per la chiesa e per la politela.La
presenza delle personalit pi illustri del sapere contem
poraneo, nostre ospiti, lo indica.
Scienza e fede, scienza e Dio, scienza e religione,
rapporto tra il logico e il metalogico, tra il fisico e il me
tafisico sono facce di uno stesso poliedro e argomenti vecchi.
Ripercorrete le diatribe, pregne di verit e di errori degli
scienzaiti e dei filosofi e concludete che Dio, larbitro della
questione non stato neppure lontanamente sfiorato. Dio
invita gli uomini pensosi, in spirito di cordata a scoprirlo,
a conquistarlo, per mettere a loro disposizione la verit, nel
lordine logico, fisico e metafisico. Questo ordine va tra
dotto in etica e in politica per trasformare la belva umana
in uomo e da uomo in teandra.
Ricercatori del vero, il satanismo ha imbruttito sem
pre lumanit, pentimento e vergogna di Dio. I primi venti
secoli di cristianesimo sono una bancarotta. Bestemmiando
potremmo dire: invano il figlio di Dio si immolato.
Caos e disordine sono i re del mondo. I figli mi
gliori degli uomini si sono rifugiati nel pessimismo senza spe
ranza. Gli imbecilli guardano con ottimismo il passato e il
presente.
Rivolgendoci ai governanti, ai legislatori e ai giudici
abbiamo parlato un linguaggio chiaro ma deferente verso di
loro, contagiatori e contagiati nel caos del mondo. Con voi
scienziati, anime mature del genere umano parleremo, in mo
do spietato, come il chirurgo che non teme di far soffrire
chi vuole salvare.
Fratelli, Dio non contento delluomo. Lapocalisse
di Giovanni interpreta Dio e il teandra ansiosi di rinnovare
cielo e terra, per impedire al contagio umano di continuare
a far soffrire il creato.
Quanto ancora luomo far soffrire Dio e il teandra,
spodestato da Lucifero e ridotto ad una miserabile vittima
del dolore, dellignoranza, della morte e della concupiscenza?
Anzich proiettarci in vari sogni futuri osserviamo
lieri, cio loggi. Ieri e oggi si fondono nellattualit.
E atterriti diciamo: la vita follia e crimine. Con
Loke ripetiamo: la vita degli uomini breve, ripugnante e
orribile. Questa la realt: se ci smentite rischiate di essere
rimproverati dai sommi del pensiero.
103
Ebbene, se i primi due millenni della redenzione sono
un fallimento vogliamo lasciare al terzo millennio la nostra
disperazione e farlo erede del nostro disordine? O non vo
gliamo indurre Dio a concedere all'uomo una pausa di mille
anni, per fargli pregustare la felicit?
Fratelli, noi dalla cattedra di Pietro osiamo fare que
sta preghiera a Dio in grazia vostra, scienziati.
La scienza, mito illuministico per altre generazioni sta
diventando in mano dei ricercatori doggi umile e consape
vole possibilit di aggredire, anello per anello, la verit del
patrimonio di Dio.
La scienza del nostro secolo ha fatto dei balzi notevoli
in avanti. Sarebbe sciocco misconoscerlo. Eppure ci che
stato fatto e scoperto piccola cosa in confronto di quello
che c da fare e da scoprire.
Le scoperte e le applicazioni scientifiche di oggi sono
grossolane in confronto di quelle che i rari divinatori del
sapere intravedono nelluniverso rinnovato, libero dalla be
stia umana. Allora lo spirito dar al mondo una fisionomia
veramente nuova.
Fratelli, in attesa di cieli e terre nuove, mentre affiora
sulle nostre labbra la preghiera ut unum sint con il Padre
tutte le creature, ci appelliamo alla vostra intelligenza. Dio
deve, per il terzo millennio, esaudire la nostra preghiera.
Gli uomini devono conquistare lunit religiosa e po
litica, la felicit e la pace.
E voi scienziati sarete i costruttori della nostra pre
ghiera, se realizzerete lidea pi amata dellanima nostra: il
regime scientifico del mondo. E se lancerete la sfida contro
la fame, lignoranza, la vecchiaia e la morte.
Sono quattro sfide formidabili. Difficile realizzare la
sfida contro la vecchiaia e la morte in un millennio.
Vecchiaia e morte saranno vinte dai teandri nel co
smo rinnovato da Dio. Tuttavia cimentatevi, egualmente,
contro vecchiaia e morte come se dipendesse da voi ridare
agli uomini la giovinezza efebea dei corpi e limmortalit,
come quando risorgeranno e dello spirito di ognuno saranno
velo. Ma se la sfida contro morte e vecchiaia pu sembrare
assurda, non dite impossibile la sfida contro fame e igno
ranza. Lottate con certezza di vittoria contro fame e igno
ranza. Avete in pugno la vittoria. Instaurate in ogni comu
nit, nazionale e supernazionale, il regime scientifico.
104
Con la grazia di Dio si distrugge il peccato e con la
scienza i figli di Dio possono distruggere il disordine biologi
co e psicologico, economico e pedagogico del mondo. Mettete
in moto la logica, la fisica e la metafisica del sapere-volere e
del conoscere-volere. Sapere potere: potere sapere. Mai
i saggi di Platone avrebbero potuto condizionare i gover
nanti delle belve umane. Oggi lo potete. La Provvidenza ve
lo fa capire.
Oggi, voi avete in mano il governo del mondo e da
lacch delle belve del potere e delPavere potete diventare i
condizionatori.
Con i mezzi di comunicazione e di trasporto avete di
strutto tempo e spazio. Avete fatto della terra un granello
di polvere. Una piccola comunit. E siete alla vigilia di vali
carla. La predicazione scientifica pu e deve entrare in ogni
casa e con essa la sua azione.
Vi porterete dietro le moltitudini ingannate dal potere
e dallavere. Toccatele prima nellutile e le piegherete, poi,
al bene.
Scienziati, afferrate il diritto di propriet e aiutate i
giudici ad ucciderlo. Con la scienza e la tecnica entrate nei
deserti dellAfrica e fatevi biondeggiare le messi. Darete il
pane ai bimbi dellIndia.
In sintesi, se voi darete un ordinamento scientifico al
sistema economico in agricoltura, industria e commercio il
problema economico non angoscer pi e gli uomini si' vesti
ranno come i gigli dei campi e si nutriranno come gli uccelli
dellaria.
compito vostro portare lumanit sulle stelle che
ci attendono per essere modellate dal genio della coscienza
delluomo.
La fame fu inventata dalle belve umane: dalla loro
concupiscenza e ignoranza. Pensate ai ricchi sanguisughe, che
assorbono quasi tutte le ricchezze di un popolo e lasciano
nellesasperazione milioni di poveri con gli occhi iniettati di
odio.
Ci crimine e follia. Per difendersi gli animali da
preda inventarono lo stato, gruppo di tangheri armati in
difesa di pazzi. facile vincere la fame, se il sistema eco
nomico retto dalla scienza e dallamore.
Voi, biologi, psicologi, pedagogisti, economisti, logici
del sapere, voi, fisici e voi, metafisici impadronitevi del siste
105
ma economico e strappatelo alle belve dellavarizia e del
potere.
Instaurate leconomia della, comunione mondiale dei
mezzi di produzione.
E mentre combattete contro vecchiaia, morte e fame
date battaglia allignoranza e instaurate accanto al regime
scientifico quello educativo. Ecco unaltra leva formidabile
per trasformare luomo.
Regime scientifico e regime educativo del mondo sono
come padre e figlio: non c luno senza laltro. Il regime
scientifico non si realizzer se voi scienziati non lo organiz
zerete, ma non sar mai una realt se let evolutiva del
luomo e tutta la vita delle nuove generazioni non saranno
educate dalla scienza e dallamore alla pansofia.
Il regime scientifico genera il regime educativo. A sua
volta il regime educativo perfeziona il regime scientifico.
Ma non divaghiamo: anche voi sarete cos buoni di
ascoltare la nostra parola quando parleremo agli educatori
del mondo. Anche voi infatti siete educatori e accanto alla
ricerca esplicate attivit pedagogica e didattica.
S, la scimmia umana pu essere distrutta e voi scien
ziati aiutate Cristo a distruggerla con le discipline logiche,
fisiche e metafisiche lavorando uniti nella ricerca della gnosi
cosmica e nellattuazione della prassi teandrica.
L ut unum sint vale anzitutto per voi scienziati,
cultori del vero. Tutti degni di essere appellati filosofi, poeti
e profeti. Di pi, pansofoi, adombratori di umanit teandrica,
in cui ogni essere artista, scienziato e filosofo.
Voi scienziati dovete essere distruttori delluomo ani
male, macchina, salario e travetto.
Il regime educativo e scientifico deve annientare que
sto obbrobrio e avviare lumanit verso il teandra. Dio cos
aveva pensata la sua creatura.
Scienziati, abbiate fiducia in Dio, per avere fiducia in
voi stessi e vincere il tarlo dellangoscia. Il tempo non esiste.
Bisogna vincere la contro-natura umana con la grazia e lamo
re. I vostri predecessori fallirono nellintrapresa di trasfor
mare luomo. Credettero di poter fare senza Dio. Scoraggiati
ripiegarono nel pessimismo.
Non siate illuministi, positivisti e razionalisti: alla
fine diventate scettici, cinici, relativisti e, fatalmente, pes
simisti.
106
Senza Dio Tuomo non pu nulla: con Dio pu Tini-
possibile. Senza Dio assurdo trasformare la realt. Con
Dio doveroso trasformarla.
Dio si vergogna delPuomo.
Accettate, ora, alcuni consigli di metodo per creare
il regime scientifico. Cercate, anzitutto, di conoscervi tra di
voi, di amarvi e di lavorare insieme nelle vostre citt e na
zioni. Il mondo piccolo.
Riunitevi, spesso. Fate anche voi, distinti per disci
pline, il concilio ecumenico scientifico permanente. Eleggete
il vostro pontefice massimo. Comunicatevi esperienze e sco
perte. Non ci siano segreti scientifici tra di voi.
Chi arriva prima a scoprire una legge della natura
o a fare una applicazione la comunichi a chi pi indietro.
E chi pi indietro non si senta umiliato. Una vittoria
scientifica degli scienziati di Mosca una vittoria delPumanit.
Vi raccomandiamo, poi, ai fini del lavoro scientifico,
frutto della solitudine e della meditazione di personalit
creative la trasformazione radicale delle universit. Ogni uni
versit sia collegata, realmente, con tutte le altre sorelle. Si
operi un aggiornamento dinamico nelTordinamento universi
tario, onde camminare al passo della vita. Troppe universit
sono accolte pigre di professori fabbricanti di diplomi.
Rimangono fuori dalle universit spesso gli ingegni
migliori. Questo un delitto di lesa intelligenza.
Uomini che avrebbero potuto dare alla scienza la
scintilla della creativit troppo spesso furono fatti morire di
fame e di oblo e al loro posto, nelle cattedre, di fronte ai
giovani ignari pontificarono mediocrit, incapaci di accndere
nei cuori il pathos per la scienza e per Dio.
Tra i templi di Dio e quelli della scienza c una
relazione profonda. Nel tempio Dio aleggia con leucarestia
e la parola della chiesa e nella scuola con lo stato di grazia
dello scienziato che comunica ai giovani i segreti della natura.
Scienziati, la chiesa vi offre la sua collaborazione e
unita al popolo vi considera teofori.
Non dormite: siate creatori di valori e distruttori de
gli idola fori, theatri et specus
Predicate nel mondo il verbo scientifico opportune
et inopportune . In umilt, con fede e coraggio.
I semi diventeranno frutti nellanello delle generazioni,
eredi del patrimonio scientifico. In altre epoche la chiesa fu
107
custode unica del sapere in occidente. Furono momenti tor
bidi e di apparente imbarbarimento. Poi vennero tempi che
posero in antagonismo scienza e religione.
Nel fluire storico che tutto decanta, oggi, noi vediamo
che non c' antagonismo, n pu esserci diffidenza reciproca.
Scienza e religione sono due fiumi convergenti verso la stessa
sorgente: la scoperta e la conquista di Dio.
Fratelli dellepiscopato, se per vincere morte e vec
chiaia, fame e ignoranza, la scienza deve essere considerata
la prima leva archimedea nostro dovere agevolarla in ogni
parrocchia e diocesi. Il popolo e i giovani imparino ad ado
perarla per arrivare faticosamente a mutare la struttura indi
viduale e collettiva dellumanit, da portare dal piano sel
vatico a quello umano e da quello umano a quello divino.
Nella catechesi del popolo oltre che teologia, aprendo
i templi agli scienziati di Dio, si insegni con sistematicit
propedeutica e poi con graduale approfondimento biologia e
psicologia, logica minore del sapere, economia e pedagogia
logica maggiore del sapere e con la logica si porti il popolo
tra i meandri della fisica, con la matematica, la chimica ecc.
e facendo ancora un passo in avanti gli si facciano gustare i
tesori della metafisica con la teodicea, la psicologia metafi
sica, letica e lestetica.
Impossibile, fratelli? Per i barbari s.
Per i cristiani di domani questa realt.
Di pi: noi vogliamo che i sacerdoti sposino oltre
alla teologia una disciplina scientifica e diventino apostoli di
scienza e di cultura.
Avremo gli apostoli della pedagogia e della psicologia,
delleconomia e della biologia, della matematica e di ogni
disciplina. La cultura, come ricerca del bene, del bello e del
vero ricerca di Dio e della sua vita.
Si apre lera della scienza di Dio. La chiesa vuole
anticiparla per le generazioni venture.
2) ... Francesco I finito di parlare, non essendo riuscito
a controllarsi scoppi in un singhiozzo di pianto.
Nellauditorium si trasmise un drammatico fremito di
commozione.
Vedere piangere il papa come vedere piangere Cristo.
I vescovi compresero il dolore del papa, angosciato dal do
lore degli uomini. Compresero, che con il suo appello agli
108
m icn/iati, papa Francesco tentava di giocare per lumanit
una carta fondamentale per salvarli dalla disperazione. La
ommozione misteriosamente contagiosa si comunic agli
:.i ienziati presenti e illustri matematici e celebri filosofi non
seppero contenere le lacrime.
Anche Ludvig Renner, che da poco era riuscito a sco
prire Pantivirus del cancro, pianse. Nessuno os profanare
i|uel clima con applausi volgari.
Un silenzio di vita, che parve un secolo, invase Paula,
illuminata dal chiarore di quella sera primaverile.
109
Discorso di papa Francesco agli educatori
1) I discorsi di papa Francesco acquistarono, durante il
suo pontificato, il valore di lettere encicliche.
La mancanza di pubblicit alle parole del pontefice
nella quotidiana opera pastorale mise in evidenza quanto
diciamo. I messaggi ufficiali di Francesco I ebbero il potere
di diventare opinione pubblica e oggetto di polemiche entu
siaste e di stroncature astiose. Il popolo, lo ripetiamo, era
con il papa. Il popolo sempre dalla parte di chi buono.
Ma certe forze del potere, del capitale e delVintellighenzia
non mancarono mai di scagliare frecce velenose contro Fran
cesco I. Ancora una volta si rivelava valida una verit in
tuita da Ranke: sono sempre le forze dello spirito vivente
quelle che agitano radicalmente il mondo. Elaborate nei se
coli precedenti si levano quando venuto il loro tempo dalle
profondit imperscrutabili dello spirito umano, evocate da
forti e possenti personalit.
Il mondo alla vigilia del 2000 sent che questo uomo
amato dalle moltitudini gettava le fondamenta del terzo
millennio.
I miti del politicantismo, delPeconomismo, del religio-
nismo e del culturalismo sarebbero caduti. Papa Francesco
alla societ della sua epoca apparve come unancora. Il suo
uovo di Colombo consist nellinvitare gli uomini a risco
prire Ges. Nei secoli passati altri avevano fatto la stessa
cosa, ma nessuno aveva osato limpresa in modo radicale e
da un punto cos nevralgico.
Mai fino a Francesco I era salito sul soglio pontificio
un papa deciso a rovesciare il formalismo della religione,
della politica, delleconomia e della cultura. Questuomo tent
di ricongiungere larco spezzato del cristianesimo con il Ges
storico delle origini.
Ed eccoci, ora, al secondo discorso dell89 di France
sco I.
Come un mese prima il papa si rec a Frascati e pre
cisamente a villa Cappuccini, dove era radunata la prima
111
assemblea conciliare dei parroci della chiesa. Ospiti d'onore
erano, questa volta, mille educatori, provenienti dai cinque
continenti e scelti tra gli insegnanti della scuola primaria,
secondaria e universitaria. Annoierei il lettore se tornassi a
descrivergli la cornice di questo nuovo incontro. Piuttosto
penetriamo nell'anima del seguente discorso.
Cari parroci, esord il papa, siamo felici di questa
nuova riunione con voi alla presenza dei prediletti rappre
sentanti degli educatori del mondo.
La chiesa maestra. La chiesa Cristo e Ges disse
agli uomini: non vi fate chiamare maestri. Dio solo maestro.
L'uomo diventa maestro, se partecipa alla vita di
vina. Allora ne un riflesso. Ciascuno di noi, annientando
il proprio io e sostituendolo con l'io + Dio, pu partecipare
al magistero, che orienta il conoscere e il volere.
Il sacerdote in quanto " alter Christus " maestro
e il laico, analogamente, in quanto " alter Christus "
maestro.
maestro di se stesso, come legislatore, giudice e
governante del proprio essere. maestro del prossimo nella
scuola e nella politeia.
Dunque, sacerdoti e laici in quanto cristiani sono
maestri : educatori.
E se volete una definizione. dell'opera della chiesa
anagrammate il termine italiano omonimo,e cavatene questa
idea-luce: " Iesus hominum salvator educat animam civitatis ".
Fratelli, l'educazione dell'anima della citt si fonda
sull'educazione dell'anima del cittadino. Il cittadino l'uomo
del conoscere e del volere. la creatura della prudenza,
della giustizia, della fortezza e della temperanza e il teandra
della fede, della speranza e della carit.
Questa realt deontologica, dopo l'entrata nel mondo
del peccato, stata infranta: di qui l'urgenza della reden
zione cristiana e dell'educazione continua dell'uomo. Sull'uo
mo redento dal peccato, ma vivente nel mondo del peccato
deve calare lo scalpello dell'educazione pena lasciare luomo
nella concupiscenza e nell'ignoranza.
L'educazione il correttivo della natura umana. Prima
in senso relativo e man mano che gli uomini si avvicine
ranno a Dio in senso assoluto.
H2
Se gli uomini erigessero a categoria dello spirito questa
verit progredirebbero nel bene.
E leducazione la disciplina delTintelligenza e della
volont delluomo, semiucciso dal peccato, nel tentativo di
ricondurlo alla teandreia.
Ed educazione integrale della persona umana, cio
educazione religiosa, morale, culturale generale e specifica,
sanitaria e familiare e politica in vista dello sviluppo comu
nitario della persona.
In breve educazione di tutto luomo, spirito, anima
e corpo nella sua singolarit e socialit.
Lo scalpello delleducazione tenuto in mano dalledu
catore va adoperato a tempo e luogo, prima della nascita
delluomo, nellinfanzia, nella fanciullezza, nelladolescenza e
nella giovinezza e, poi, per mezzo del processo di auto-
educazione, per tutta la vita.
Luomo nasce nel disordine biologico, psicologico, eco
nomico e pedagogico. pazzia pensare che possano essere
responsabili della sua educazione solo i coniugi. Essi il pi
delle volte non comprendono, immersi come sono nella de
pressione dello spirito, cosa fanno quando procreano. E quan
do non sono indegni non sono capaci spesso di custodire,
secondo scienza, lessere che nasce.
Non duro questo linguaggio per voi educatori. Non
possiamo nasconderci la verit.
Fratelli, che fare di fronte a questa tragedia? Rifu
giarsi nel pessimismo? Coltivare utopie? A che vale.
Responsabili delleducazione delluomo nellatto del
concepimento e nellet evolutiva sono la scienza, leduca
zione e la grazia di Dio.
Gli strumentali procreatori, affamati di animalesco
piacere, forse, sono i creatori della vita? E la femmina gui
data dalla mutevolezza dei suoi istinti , forse, degna del
laffidamento dellinfanzia?
Educatori, noi rabbrividiamo a questi pensieri. Ogni
scintilla divina che cade sulla terra, forma irrepetibile della
divinit, suo modo ed emanazione in quali mani cade? La
tragedia umana comincia di qui. E al nostro labbro affiora
ancora drammatico: che fare?
La scienza una astrazione: esistono gli scienziati.
La grazia una astrazione: esiste Dio che illumina le co
scienze.
113
Educatori ripieni di scienza, amore e grazia di Dio
devono in collaborazione con gli scienziati creare il regime
educativo per salvare Puomo.
Il regime scientifico Porganizzazione delle scienze
impegnate a dominare la natura, Puomo e a scoprire Dio:
il regime educativo lo strumento del regime scientifico che
ne permette la crescita. Il regime educativo deve diventare
razionale sistema pedagogico, e ordinamento didattico pan-
sofico.
Lordinamento didattico pansofico la razionale or
ganizzazione scolastica, ecclesiastica, giuridica e militare del
regime scientifico.
I pilastri, infatti, del regime educativo sono i sa
cerdoti, i giudici, gli insegnanti e i militari.
Essi sono educatori e scienziati. La religiosit, la giu
ridicit, la scolasticit e la militarit, in regime educativo,
sono destinate a collaborare strettamente tra loro. Sacerdoti,
insegnanti, giudici e militari sono aspetti distinti del po
liedro educativo.
Lo scalpello educativo per incidere sulluomo singolo
e collettivo devessere contemporaneamente religioso, mili
tare, scolastico e giuridico.
Lordinamento educativo nei quattro rami didattici
lotta contro ignoranza, male e dolore per procurare alluomo,
prima del concepimento e durante let evolutiva, un ter
reno adatto al bene e alla felicit.
Ora, se leducatore giuridico opera nellet matura
delluomo prevalentemente e cos leducatore ecclesiastico e
leducatore militare, leducatore scolastico agisce sullet evo
lutiva.
Non possibile il lavoro educativo del legislatore,
del giudice, del governante, del sacerdote e del militare se
let evolutiva non coltivata dalleducatore primario, se
condario e terziario.
Di qui lurgenza di creare per le nuove generazioni
una scuola razionale.
Smettiamola, fratelli, di parlare di riforme. La vita
divenire: quello che riformate oggi ha bisogno di essere
riformato domani. Bisogna camminare con il divenire della
vita. La riforma deve essere perenne,
La scuola il massimo problema per la vita terrena
delluomo. Mai si avranno dei teandri senza scuola primaria,
114
se condaria e terziaria e senza il processo autoeducativo per
manente.
La politica disancorata dalPamore e la religione fatta
di forma non capirono mai questo.
Gli scienziati, fino ai nostri giorni, non ebbero la
loiza di imporre agli uomini il regime scientifico e quello
educativo.
Di qui il perpetuarsi del selvatico umano, con i suoi
aspetti belluini e volgari.
Fratelli, guardatevi attorno e specchiatevi nelle ma
schere umane. Osservate i volti degli uomini delle aree de
presse dello spirito femmine, operai, contadini travetti e
pseudo-intellettuali e vi scorgerete il ferino, lottuso, il
rozzo, il volgare e il furbesco: lanimalesco.
S, luomo un animale selvatico senza educazione
restauratrice e redentrice: anzi lunico animale selvatico.
Un leone nella sua fierezza non un animale selvatico: da
ogni sua mossa ispira bellezza e nobilt.
Fratelli, quanti sono gli uomini che ispirano il senso
della nobilt e della bellezza morale e fisica?
Ma non leggete in tutte le maschere umane, bruttate
dalla concupiscenza e dallottusit, dalla furberia e dalla roz
zezza il dramma delluomo, costretto a trascinare dentro
di s la divinit sofferente ?
Educatori, gli uomini non sono nobili animali. Sono
creature contagiate, ridotte cos dal disordine psicologico e
biologico, economico e pedagogico.
Ges vuole gli uomini belli nello spirito e nel corpo.
Per ottenere tale risultato Dio mette a disposizione
delluomo la scienza, leducazione, lamore e se stesso.
Non accusate il papa di mitomanie scientifiche. Lin
fatuazione scientifica si condanna da s. Per la scienza con
Dio pu limpossibile, soprattutto in biologia e in psicologia,
in economia e in pedagogia.
Al sapere logico, fisico e metafisico, applicato alledu
cazione concesso il potere di migliorare luomo e di trasfor
marlo.
Lamore di Dio dinamitardo se diventa il contenuto
e il metodo della educazione. Le belve umane non sono
capaci di amare. Lamore divino. Luomo ama se teandra.
Se si spoglia delluomo vecchio.
Con leducazione, sostanziata di scienze operanti alla
115
costruzione del pansofo, ispirata dallamore come mettere
a disposizione delluomo Dio stesso. Abbiamo la disponi
bilit di Dio e della sua grazia santificante il cuore e illumi
nante la mente.
Fratelli, le nostre parole mirano a realizzare sulla
terra i maestri. I maestri possono operare il miracolo edu
cativo con il miglioramento del genere umano fino alla sua
trasformazione.
Fino ad oggi nelle scuole vi furono i professori.
Rari maestri poterono portarvi il pathos della scienza
e dellamore e quando riuscirono a penetrare nella scuola,
sembr una cosa inconsueta e pericolosa. Pensate al martire
Socrate.
Il regime scientifico affidato ai ricercatori e quello
educativo ai maestri.
Ricercatore e maestro si identificano e il vero maestro
ricercatore e viceversa. In ogni grado di scuola bisogna
fare entrare il maestro. I professori, incapaci di amore divino
e scientifico, traditori del sapere non hanno il diritto di in
segnare.
Dobbiamo inaugurare lera dei maestri.
Maestri nei giardini dinfanzia, nelle scuole primarie,
secondarie e universitarie. Tutti allo stesso titolo maestri.
utopia, per ora, far diventare i saggi governanti,
ma non utopia far impossessare i saggi della scuola.
Cos getteremo i semi del giorno in cui i reggitori
saranno saggi. Bisogna costruire il maestro a tutti i livelli.
I santi, gli scienziati e gli artisti debbono essere gli
educatori della giovent.
Anche i maestri, come gli scienziati lavorino in cordata
e a contatto delluomo in evoluzione, a colpi di scalpello,
facendo tesoro della storia, lottino contro il disordine bio
logico e psicologico, economico e pedagogico.
Ardua questa fatica: il regime educativo e il regime
scientifico non costituiscono un prima e un dopo. Sono
contemporaneit e intreccio della quipe locale, nazionale
e mondiale degli scienziati e degli educatori operanti in ogni
angolo del mondo.
Educare alla scienza, allamore e a Dio quanto dire
educare gli uomini al vero, al bello e al bene. E quale opera
pi nobile!
116
<Voi educatori siete gli artefici della politeia e della
Iih -..i del divenire. Che altro dirvi ancora?
<<Dalle nostre parole siamo soliti bandire il superfluo.,
micie nella nostra parola. Mettetela in pratica ed edificate
il icgiine scientifico ed educativo sul piano universale, na-
i<male e locale precedendo la lentezza dei governanti. Troppi
di essi sono ancora prigionieri del provincialesco nazionali-
mi >e continentalismo. La terra una e la famiglia umana
una.
Siate antesignani del .mondo teandrico.
Il terzo millennio si fondi sulla costruzione della
! ienza e delleducazione, benedette da Dio in Europa, in
America, in Africa, in Asia e in Australia.
2) ... Con lappello agli scienziati e agli educatori Fran-
' esco I intese rivolgersi allumanit consapevole. La stan-
diezza ideologica della politica prostrava il mondo, sterilito
dulie lotte tra occidente e oriente. Tutti, anche i suoi ne
mici, sembravano dar ragione al pontefice. Ormai, stavano
per decadere i vecchi schemi ideologici dei metodi e dei
contenuti politici del passato. Lumanit guardava annoiata
ai successori di Kennedy e di Kruscew.
Era tramontato nel mondo scientifico lo spirito di su
perbia. Lo scientismo aveva alimentato la illusoria potenza
della scienza senza Dio. In realt aveva lasciato lumanit
pi disperata di quella delle civilt, che avevano partorito
Atene e Roma, Confucio e Budda. Nel rimescolio degli spiriti
e delle razze del mondo contemporaneo, Francesco I, per
salvare luomo, innalz il vessillo della scienza con Dio e
tent di ridare la speranza.
Politici ed ecclesiastici grossolani non potevano affer
rare ancora la trama del disegno spirituale del pontefice,
ma gli scienziati del mondo intero capirono che lautorit
spirituale del papa avrebbe finito per imporsi per forza
di cose.
Dalle universit di tutta la terra si cominci a guardare
a Francesco I, come al capo della rivolta ideale dello spirito
contro il volgarismo e lottusit del passato. Il pensiero,
incarnato nel pontefice fu accolto con entusiasmo crescente.
Il mondo scientifico fu colpito particolarmente dallidea ba-
coniana della costruzione del regime scientifico ed educativo
sul piano mondiale, ai fini di fondare la politeia unita della
117
terra. Gli scienziati rimasero altres affascinati dallidea di
pansofia, come base della pedagogia e della didattica e dal
motivo ricorrente nel pensiero di Francesco I, il teandra,
come superamento delluomo e la teandreia, come umanit
umano-divina.
Francesco I, annotiamo infine, inaugurando il concilio
ecumenico permanente con i temi della scienza e delledu
cazione offr ai padri loccasione per un ampio dibattito in
torno ai problemi dottrinali e pastorali. Furono sommerse,
definitivamente, le diatribe inutili, care ai teologi mediocri
di tutti i tempi.
118
I fiscorso di papa Francesco ai capitani dimpresa
1) Secondo la data stabilita papa Francesco inaugur il
parlamento metapolitico dei laici. 4000 padri di famiglia
delle diocesi del mondo cattolico adunati in seduta ple
naria fecero corona al papa nelTauditorium di villa Aldo-
brandini nella giornata del 1 giugno del 1989.
Furono ospiti qualificati della sessione inaugurale del
parlamento dei laici i pi noti capitani dimpresa del mondo.
I / attesa per il discorso del Papa, in tutti i presenti, era pi
clic giustificata. Erano in aula i massimi capitalisti delPeco-
nomia di mercato doccidente ed eminenti dirigenti del-
P economia socialista doriente.
Padri di famiglia, sintrodusse nel discorso France
sco I, con la sua abituale serenit, oggi per la chiesa una
giornata di letizia. I sacerdoti fanno ufficialmente sutura
con i laici e la sacerdotalizzazione del laicato benedetta
da Dio.
Anche voi siete venuti a Roma in qualit di padri
conciliari e come i vescovi e i parroci ogni anno vi vedrete
per un trimestre nel concilio ecumenico permanente e aiu
terete il papa a governare le anime.
I vostri dibattiti saranno liberi e le materie trattate
pertinenti alia vostra competenza. Unico scopo vostro sar
il bene del genere umano. Fin dora il papa vi ringrazia
anche a nome dei suoi successori. Soltanto un folle, infatti,
potrebbe arrestare il processo di democratizzazione imposto
al governo della chiesa. La sua saggezza rispettosa della
tradizione contempera, oggi, veramente lo spirito monarchico
dellautorit, con quello aristocratico dei migliori e con
quello democratico del popolo.
Entriamo, ora, in un tema fondamentale per Fuma:
nit. I capitani dellintrapresa economica qui presenti ci
offrono il meditato spunto.
Capitani, fratelli cari, ascoltate. Ci sono note le cri
tiche della stampa controllata da voi. Vi diciamo grazie,
119
anche quando i vostri giornali fanno capire tra le righe di
avere a che fare con un papa impazzito. Senza dubbio noi
siamo ammalati della follia di nostro signore Ges Cristo.
Il mondo ha sempre conosciuto legoismo: noi dalla
cattedra di Pietro, liberata dallipocrisia abbiamo predicato
lamore.
In un mondo scettico e ateo di fatto abbiamo operato
il miracolo di farci prendere sul serio dai poveri, dai ma
lati, dai fanciulli, dagli ignoranti e, grazie a Dio, dai poveri
in ispirito e dai puri di cuore: i veri dotti.
Se volete, voi uomini dellavere, condizionatori del
potere potete eliminare la nostra voce. Lattentato dellanno
scorso non riuscito, ma basterebbe la somministrazione
di una piccola dose di veleno, magari mentre celebriamo la
messa, e di Francesco I rimarrebbe un ricordo. Non dif
ficile trovare un Giuda.
Fratelli, scusandoci di questa insinuazione di cattivo
gusto, noi vi invitiamo a condannarci: per dopo il pre
sente discorso, anzi vi esortiamo di farlo se la vostra co
scienza lo impone. Ma se recalcitrante, noi abbiamo vinto.
Ges ha vinto. E allora, capitani dimpresa, voi diver
rete gli amici migliori del vicario di Cristo.
Accettate questa sfida. Voi avete in mano il timone
delleconomia mondiale e siete gli arbitri della produzione,
della trasformazione e della distribuzione dei beni.
Se laccettate rischiate di andare a finire sugli altari
e di ricevere il trionfo dei Cesari.
Voi avreste ragione di mandare sulla forca il papa,
che condanna il diritto di propriet privata e statale e che
proclama il dovere della comunione dei beni e la mondia
lizzazione decentrata e coordinata per continenti, nazioni e
comunit locali dei mezzi di produzione, se predicassimo
la distruzione dellessenza razionale della propriet.
Lessenza naturale del dovere di propriet lo spirito
dellintrapresa della persona umana che crea.
Se non capissimo questo, dovreste definirci immorale.
Leconomia senza libert come larte senza libert.
Il pensare che il toccasana delleconomia sia toglierla dalle
mani dei capitalisti, per darla in mano ai burocrati dello
stato pazzesco. Credono cose del genere gli sprovveduti.
Tra voi, esponenti delleconomia di mercato e voi
esponenti delleconomia socialista c un equivoco.
120
E tocca a noi, al di sopra della mischia, chiarirlo.
Se onesti, noi e voi finiremo per intenderci per ne
cessit di ragione. Fratelli, il mondo contemporaneo ci svela
le sue intrinseche contraddizioni e fa provare il dramma
della libert e della giustizia agli uomini sul piano politico
ed economico. I filosofi avvertirono sempre la tragedia della
libert sul piano politico, ma su quello economico gli uomini
non lo poterono fino a quando il marxismo con la rivolu
zione d'ottobre non cre la frattura nel sistema economico
mondiale e non pose davanti all'economia di mercato l'eco
nomia collettivista.
Da quando Russia e Cina hanno imposto a un mi
liardo di uomini l'abolizione della propriet privata dei mezzi
di produzione il problema economico con la sua contraddi
zione politica-libert-giustizia si fatto sempre pi vivo.
O lo risolviamo o all'economia mondiale toccher il
caos. Non esiste un orologio pi delicato del sistema eco
nomico. Non tollera incoerenze ed equivoci.
L'economia come la verit: una. O vero il siste
ma economico occidentale o vero quello orientale.
Ma se fosse vero luno e falso l'altro non sussiste
rebbero reazioni nei due campi opposti. Laccusa degli occi
dentali contro l'oriente questa: nel vostro sistema econo
mico non c libert, quindi non c spirito dintrapresa.
Gli orientali ribattono: nel vostro non c' giustizia e quindi
non c' spirito neppure d'intrapresa.
Chi ha ragione? necessario un compromesso?
Senza esserne convinti la ragione si d agli scemi e
il compromesso non possibile con una orologeria delicata
come il sistema economico.
Il compromesso in economia, fatto all'insegna del mi
scuglio privatistico-dirigistico non n carne, n pesce.
Per amor di Dio, si scelga la linea liberale o della
giungla o la linea comunista o della caserma: ma niente
ibridi e miscugli. Porteremmo l'economia alla bancarotta, lin
trapresa a zero e l'umanit alla fame.
Tuttavia si pu trovare il denominatore comune tra
luno e l'altro sistema. La scienza lo indica. Qual il de
nominatore per intendervi? Per unificare la produzione, la
trasformazione e la distribuzione mondiale.
Ragioniamo. La propriet privata e statale una fictio
iuris non esiste. Luomo ha luso delle cose, non il pos
121
sesso. Leconomia fondata sulPintrapresa delluomo e di Dio.
Che succederebbe delleconomia se venisse meno la
luce del sole o se si seccassero le acque? E che cosa suc
cede nellimpresa se allo spirito intraprendente del capitano,
si sostituisce quello neghittoso del burocrate?
Leconomia fondata sul nostro: sul pane nostro e
sulla creativit del Padre nostro e delluomo, destinato a. fare
unit con il Padre. Infine il sistema economico, fondato
su Dio, sul nostro e sullintrapresa, negatore della neghit
tosit e del mio, affermatore di fraternit e di comunione
genera il non problema economico.
Luomo e Dio, nel sistema economico, retto da scien
za, educazione e amore producono tale abbondanza di beni
primari, secondari e terziari, che li mettono a disposizione
della famiglia umana, come laria.
Capitani, voi, nella convivenza siete necessari come il
maestro nella scuola, come il direttore nellorchestra.
Si, voi siete educatori: educatori dello spirito din-
trapresa di laboriosit e dintelligenza creativa. Voi siete crea
tori doccasioni temporanee e permanenti di lavoro. Siete
accumulatori e rigeneratori di ricchezze. Siete inventori e
scopritori di fonti di energia.
Voi industriali, agricoltori, commercianti e finanzieri,
addetti alla produzione, alla trasformazione e alla distribu
zione siete i custodi e i valorizztori di tutto ci che sulla
terra, nelle sue viscere e, guardando i cieli, anche di quello
che troverete lass.
Al vostro confronto i generali di imprese belliche
sono pigmei. Il titolo di capitano vi spetta di diritto Voi
siete gli aggressori della natura e la comanderete, se la
obbedirete.
La vostra inventivit, per, non pu essere disponi
bile per la contronatura delluomo. Questo lerrore da
eliminare. Non deve trarne vantaggio legoismo individuale
e statale.
Il profitto egoistico la vostra zavorra. ci che
tarpa le ali ai capitani delle imprese private doccidente e
alle imprese statali doriente. Voi siete come lartista. Lar
tista produce ricchezza spirituale e da signore, vivendo da
povero in spirito pone la sua creazione a disposizione del
lumanit.
Dio fa lo stesso. Crea dal caos il cosmo e mette a
122
disposizione delluomo il creato. Capite qual la vostra
missione?
Non la sterilite, come i vostri predecessori. Essi crea
rono imprese che potevano essere strumenti di bene comune
e poi le castrarono, ponendo sopra tali imprese letichetta
mia , di me Ford oppure mia di me stato russo.
Questo infantilismo, che crea la giungla. Se dal
contesto interiore della societ togliete Dio e fate regnare
lio e lo lasciate padrone di mio privato e statale avete la
civilt della vigilia della guerra atomica. Gli uomini per
paura reciproca non si sbranano, ma dentro lanima lio
senza Dio, alimentato da mio distrugge lultima vestigia
delluomo. Luomo proprietario un alienato.
Lio empirico lo trasforma nellessere peggiore del crea
to. A guardare la societ umana da un osservatorio fa lim
pressione di un branco di lupi che vogliono sbranarsi gli
uni con gli altri.
Questa immagine appare drammaticamente vera se
vedete schierati davanti a voi quelli che dovrebbero essere i
vostri partner, quelli che dovrebbero essere i vostri colla
boratori cio i lavoratori.
Questi sono uomini come voi: a causa dellignoranza
in cui le classi dominanti li abbandonarono sono anime
immature. Su queste anime sono imperversate dottrine che
hanno finito per disumanarle.
E lodio delluomo verso luomo, chiamato lotta di
classe ubriaca il mondo. Questo odio, badate, fu inventato
dalloppressore e non dalloppresso. Il ricco con il super
fluo provoc laffamato, lignorante, lignudo e il senza tetto.
E questo odio perch? Per un tozzo di pane.
A causa di un equivoco: il diritto di propriet, il
sistema economico che ne deriva e attorno ad un problema
non problema. Infatti se scienza, amore e educazione sim
possessano della economia il problema economico risolto
e gli uomini, soddisfatto il corpo, capiranno lurgenza di
risolvere problemi di gran lunga pi importanti: quelli dello
spirito.
Capitani, invitandovi ad ascoltare la nostra parola nel
parlamento metapolitico dei laici della chiesa non siamo
usciti dal nostro magistero di educatore. Stiamo dialogando
con dei colleghi. Per voi suona nuovo questo attributo, ma
certamente anche voi siete educatori. Ogni impresa una
123
scuola e un tempio. E dentro lazienda siete maestri e
sacerdoti.
Rivestitevi di spirito teandrico, che rinnega il dispo
tismo e il paternalismo, il demagogismo e il privatismo. Nel
governo della comunit aziendale sostituite linsipienza uma
na con la fraternit, con la condirezione, con la correspon
sabilit, con la competenza e con il servizio.
Anche a voi si addicono le parole di Ges: chi vuole
essere il primo sia lultimo e chi regna serva.
Con questo spirito, collaborati nelle aziende da bio
logi, da psicologi, da economisti e da pedagogisti, mentre
il vostro genio vi spinge a rinnovare il processo produttivo,
vi sproni altres al miglioramento somatico, psichico e spi
rituale dei vostri fratelli concreatori. Non siete guardiani
armati di greggi di salariati. In altro momento rivolgeremo
la nostra parola agli operai. Ma ci sia permesso di dire
adesso: lora di smetterla dingannare luomo, nellimma
turit delloperaio.
Questo povero essere non ha pi senso nellera della
scienza, dellamore e delleducazione.
E mentre vi esortiamo ad ascoltarci per la felicit
del genere umano vi chiediamo di non spogliare le aziende
dal senso della responsabilit e della direzione. Noi vogliamo
togliere al capitano il potere che sfrutta e opprime, non
la direzione. Dio dirige il cosmo senza opprimere. Un eser
cito, uno stato, una scuola e, quindi, unimpresa hanno
bisogno di direzione. La direzione umana. E l dove c
comunit di uomini c bisogno di direzione.
La direzione si deve perfezionare in condirezione, in
concreazione, in autogoverno in modo da poterle far fare
unit tra capitano e collaboratori.
Evidentemente con la doverosit della direzione c
la missione dellautorit, custode della libert. La belva uma
na con il suo egoismo e la sua neghittosit sempre pronta
a far saltare lo spirito creativo e comunitario.
E lautorit liberatrice il cane da guardia dello spi
rito dintrapresa. Inoltre, il capitano in azienda deve cono
scere la fraternit. Ma non il livellismo.
Il capitano primus inter pares deve far salire al
suo livello il manovale da far scomparire e non scendere al
livello increativo del manovale.
Il capitano, come fratello dei propri collaboratori
124
deve avere una remunerazione analoga a quella di coloro
che lavorano in azienda, perch come lui persone e padri,
ma guai se non fosse confortato di strumenti di lavoro
necessari.
assurdo, per esempio, che il capitano di una Ford
abbia per i propri capricci un aereo a disposizione, ma
doveroso per la comunit aziendale Ford mettergli a dispo
sizione dieci aerei, se necessario, per sbrigare gli affari della
Ford, in cui sono in gioco migliaia di vite.
In economia il tempo oro e un minuto perduto
pu significare incalcolabili danni.
Se quanto stiamo dicendo vero, collima con la
ragionevolezza, condanna legoismo ed esalta la nobilt e
voi in nome delleconomia e noi della morale siamo daccordo.
E siamo daccordo con voi occidentali affamati di
libert e con voi orientali assetati di giustizia.
Ma se entrambi siete daccordo con noi, con un sillo
gismo facile da combinare voi imprenditori doccidente e
doriente siete daccordo tra di voi.
Fratelli, lumanit respirerebbe: griderebbe al mira
colo.
La Russia pu diventare il granaio dEuropa, lAmerica
pu invadere il mondo con le macchine, lAfrica pu di
ventare una riserva inesauribile di ricchezze e le stelle atten
dono le vostre intraprese. Che dirvi ancora?
Voi siete uomini pratici. Mutate il vostro animo, ca
pitani di impresa. E promettete a Dio, chi crede e alla
coscienza, chi non crede di superare lequivoco del diritto
di propriet.
Riempitevi di Spirito Santo. Dio vi faccia intendere
che la propriet sostanziale creazione cio libert e comu
nione di beni cio giustizia.
Capitani, ancora una verit per voi, davanti al par
lamento metapolitico dei militanti cristiani, fermento , del fu
turo parlamento politico mondiale dello stato federale del
mondo.
Voi siete gli artefici pi adatti della teandreia da fon
dare sulle beatitudini:
Beati i poveri in spirito, perch di essi il regno
dei cieli.
Beati i puri di cuore, perch essi vedranno Dio.
125
I poveri in spirito sono i signori, i distaccati, gli
assenti dalle umane bassezze.
I puri di cuore sono le intelligenze creative.
Diventate i buoni collaboratori degli uomini politici.
E insieme operate alla vita del benessere, che lessere
bene, il fare il bene, il godere del bene. Questo benessere
non va confuso con il benesserismo contemporaneo. Il be-
nesserismo ha disumanato Puomo, facendo balenare illusoria-
mente la felicit senza i fondamenti dello Spirito.
Operatori economici, il benesserismo uccide Puomo.
E Pultima nostra raccomandazione sia questa.
Nellera atomica, in cui la guerra cruenta costituisce
lestrema follia, sublimate lo spirito aggressivo delluomo
con imprese audaci, purificanti. Aiutate gli scienziati, ag
gredite i misteri della natura e conquistate Poltre terra, per
far gustare alluomo lebrezza del metafisico fisico, premessa
del metafisico spirituale nel cui sfondo c Dio.
Dio invita Puomo ad annegarsi nellesplorazione nel
suo enigma.
2) ... Di tutti i messaggi di papa Francesco il discorso
economico fu il meno compreso. N Puomo, n la societ
dellepoca erano maturi per afferrare la lezione economica
del Padre nostro. Dio solo sa quanto tempo occorrer per
far capire agli uomini la contronatura del diritto di propriet
privata e statale e lesigenza cristiana della comunione dei
beni che pone ogni uomo a servizio di tutta lumanit e
tutta lumanit al servizio di ogni uomo.
126
Discorso di papa Francesco agli agricoltori
1) Una mattina dellaprile del 1990 papa Francesco
passeggiava nel giardino del convento di Santa Sabina. Os
servava commosso le goccioline di rugiada, semisveglie sui
fili derba e i boccioli che spuntavano sulle piante da frutta.
Passando vicino agli alberi gli veniva voglia di accarezzare
le foglioline. Roma ai piedi dellAventino dormiva ancora e
di tanto in tanto i rumori cominciavano a turbare il silenzio
della nuova giornata e lo facevano sussultare.
Che splendore, pensava, peccato che i cittadini non
sappiano gustare la natura...
Con il pensiero ritornava alla propria giovinezza, al suo
amore per la campagna e riandava con la mente ai suoi
viaggi in mare e in cielo, abbandonandosi ai ricordi.
Ad un tratto quasi rientrando in se stesso, consapevole
delle proprie responsabilit gli balen nella mente un pen
siero.
Francesco, si domand, se vero che hai fatto tuo
il motto, la mia forza lamore per il popolo e per le anime,
perch non approfitti di questa primavera per stare un mese
con il popolo. Daresti agli uomini un ammaestramento, che
li potrebbe arricchire. Perch, Francesco, incalz una ispi
razione, non abbandoni per un mese Roma e a piedi, attra
versando il Lazio e lUmbria, non restituisci al Poverello
la sua visita, come Vicario di Cristo?
Ma le gambe mi reggeranno? riflett il papa.
Ma certo, continu a dirgli lispirazione, sei vec
chio, vero, ma ancora forte...
E il primo maggio del 1990 riempiendo di gioia le po
polazioni laziali e umbre, Francesco I, lasciato il disbrigo
degli affari della chiesa al Segretario di Stato, a piedi sin
cammin alla volta di Assisi. Si accomiat dal popolo di
Roma, sulla via Salaria, presso la catacomba di Priscilla.
Accompagnavano Francesco I cinque studenti di teolo
gia. Con questi giovani, rappresentanza ideale della giovi
nezza dei cinque continenti, seguito da alcune guardie sviz
127
zere che conducevano dei muli, carichi di attrezzature indi
spensabili per edificare le tende e una doccia da campo il
papa, autentico pellegrino, intraprese litinerario, che lo con
dusse ad Assisi, percorrendo a tappe le provincie di Roma
e di Rieti, di Terni e di Perugia.
Infatti arrivato a Rieti sarebbe salito a Greccio, di l
puntando su Piediluco avrebbe toccato Terni, Spoleto, Trevi,
Foligno e Assisi.
Le popolazioni al passaggio della comitiva papale si
riversarono per le strade. Qusto incantevole angolo dTtalia
si mostr a Francesco I come in una quotidiana festa di
popolo e nel pi splendido tripudio della natura. Dalla terra
viva dei monti dell'Appennino era andata via la neve, le
colline sabine e umbre erano argentate dagli olivi e nella
piana di Spoleto e di Foligno i maggesi in erba crescevano
a vista d'occhio. Il cielo era terso e le rondini, a frotte,
volteggiavano nel cielo e si univano alla festa del popolo.
Il papa e i suoi compagni marciarono a tappe a passo
regolare in mezzo al popolo che accorreva al loro passaggio.
Francesco I sorrideva, benediceva e accarezzava i bambini
che le madri gli protendevano. Da buon ex-ufficiale osserv,
scrupolosamente, il ruolino di marcia che prevedeva venti
chilometri giornalieri, interrotti da brevi pause orarie e da
soste nelle ore dedicate ai pasti e al riposo. La mattina
presto il papa diceva la messa, prendeva i pasti meridiani
dove arrivava e la sera, verso le venti i suoi giovani mon
tavano due tende. Una per il papa e una per loro e recitate
le preghiere, circondati sempre da moltitudini, poco dopo si
coricavano.
Il popolo, peraltro, quando il papa la sera si fermava
in aperta campagna, compreso della sua stanchezza, si allon
tanava in silenzio per lasciarlo riposare.
Francesco I felice si stendeva nella sua brandina e prima
di prendere sonno pensava ai propri cari e si addormentava
come un bambino. Al mattino allo spuntare del sole, sve
gliati dai galli che si chiamavano luno con laltro dai pollai
vicini, il papa e i suoi ragazzi si alzavano. Ogni mattina
Francesco I faceva la doccia: cosa a cui nella sua vita non
aveva mai potuto rinunciare.
I compagni lo imitavano e, poi, montavano laltare da
campo.
Allora il popolo, che con discrezione spiava ogni mossa
128
della comitiva si avvicinava nelle improvvisate piazzette, fe
lice di dialogare con il papa la liturgia del giorno. furono
misticamente belle quelle messe celebrate sul fare del giorno
in aperta campagna, davanti ai contadini. Naturalmente la
gente attendeva che il papa parlasse e Francesco I diceva
sempre qualche parola. Tutti per sentivano che prima di
arrivare ad Assisi in qualche luogo il pontefice avrebbe fatto
un discorso importante.
Francesco I, in quei giorni, s'ispir, sempre, alla natura
e fu felice di parlare degli animali, del cielo, del tempo, del
sole, della pioggia e condiva le sue parole con succosi pro
verbi. Erano pensieri vivi, che seminava per la via e il popolo
li raccoglieva e come nel tempo antico li imprimeva nella
memoria.
Per esempio, ad un gruppo di contadini, poco dopo
Nerola, nella Sabina, in una collinetta, che nello sprofondo
vede la piana reatina e sulla sua destra il monte Terminillo
disse:
Figlioli, non potete immaginare quanto io ami la
montagna: una montagna, come il vostro Terminillo, bella
d'inverno con la neve, i venti, le bufere, il freddo e d'estate
con le sue faggete verdi, i suoi uccelli canori e il suo cielo
limpido il libro migliore per salire sulle vette di Dio .
Ad un gruppo di pastori che guardavano le pecore in
torno al convento di Greccio disse:
Beati voi, pastori, che state vicino alle creature pi
care della terra: i miti agnellini. Se non diverremo tutti come
gli agnellini non possederemo la terra e non avremo mai
la pace. Amate gli animali, come se fossero dei cristiani e
pregate con noi il Signore che affretti la nascita del giorno,
in cui le belve umane non uccideranno pi gli uomini,
ma neppure gli animali, fratelli nostri.
E sul lago di Piediluco, guardando le acque, il sole
che spuntava e le piante felici che salutavano il nuovo giorno
Francesco I, terminata la messa, al popolo, che attendeva
la sua parola, si volse commosso e con il volto inondato di
lacrime cominci a dire:
Altissimu, onnipotente, bon Signore
tue so le laude, la gloria e l'honore,
et onne benedictione.
Ad te solo, altissimo, si confano
129
et nullo homo hene digno te mentovare
Laudato sie, mi Signore,
cun tucte le creature,
spezialmente messer lo frate sole,
lo quale iorna et allumini noi per lui;
et ellu bellu e radiante cum grande splendore,
de te, altissimo porta significazione.
Laudato si, mi Signore, per sora luna e le stelle;
in celu Lai formate clarite et preziose et belle.
Laudato si, mi Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et orine tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.
Laudati si, mi Signore, per sora acqua
la quale molto utile et preziosa et casta
Laudato si, mi Signore, per frate focu
per lo quale ennalumini la nocte;
et elio bello et jocundo et robusto et forte.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra madre terra
la quale ne sustenta et governa .
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si, mi Signore,
per quelli che perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulazione;
beati quelli chel sosterranno in pace,
che da te, altissimo sirano incoronati.
Laudato si, mi Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nulo homo vivente p scappare.
Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali;
beati quelli che trovar ne le tue sanctissime voluntati
che la morte secunda noi far male.
Laudate et benedicite mi Signore
et rengratiate et serviateli cum grande humilitate.
E finito il cantico di frate sole, figlioli, soggiunse:
insegnate ai vostri figli questo inno e rinchiudetelo nel cuore
delle vostre creature insieme al padre nostro.
Il viaggio del pontefice procedette, senza incidente al
cuno. Non ci fu bisogno di polizia. Francesco I aveva sup
plicato la televisione di lasciarlo in pace con il popolo.
Una curiosit del lettore pu essere questa? In quei
giorni come prese i pasti il papa? Infatti era partito senza
seguito ufficiale e senza un soldo in tasca, n aveva voluto
130
che i muli fossero caricati eccessivamente, n che un cuoco
seguisse la comitiva.
Francesco I era sicuro del cuore del popolo e volle imi
tare, alla lettera, il suo santo, quando si mosse da Assisi
per venire a chiedere il benestare della regola al suo pre
decessore. Neanche a dirlo il popolo fu generoso con il papa.
Le massaie durante il percorso fecero a gara per ristorare
Francesco lei suoi compagni, offrendo loro ogni ben di Dio.
Peraltro, ben presto tutti si accorsero della frugalit di
Francesco I: al mattino si accontentava di una tazzina di
latte, a mezzogiorno si limitava a chiedere il minestrone di
fagioli cos saporito in campagna, un po di verdura cotta,
del pane e innaffiava tutto con un paio di bicchieri di vino.
Alla sera, poi, si accontentava di un uovo, di un po di
latte, pane, acqua e frutta.
Tutto qui il desinare di Francesco I, l'appetito per
non gli mancava e diceva di stare benissimo.
Piuttosto in quei giorni si preoccup dei suoi ragazzi
e degli svizzeri, ma non ce ne fu bisogno. In un'atmosfera
di sagra le massaie delle localit toccate portarono, sempre,
vivande cos abbondanti che molte persone finivano per se
dersi sull'erba e consumavano in compagnia del pontefice
quella grazia di Dio.
Dopo venticinque giorni la comitiva, sul far del tra
monto, giunse alle fonti del Clitunno e poco dopo alla Ma
donna delle lacrime, un santuario seicentesco eretto alla
Vergine non molto lontano da Trevi.
Trevi appollaiata sulla collina, ricoperta di olivi scopre
alla vista tutta l'Umbria, con Montefalco davanti, Foligno
al centro della pianura, pi lontano Santa Maria degli An
geli, ancora altre colline, poi, Assisi e il monte Subasio e
pi lontano ancora Perugia e alle giornate chiare nereggia
all'orizzonte, con le sue gobbe, il Monte Amiata lontano,
che, a sua volta, domina le terre e i fiumi di Siena.
Questa zona dItalia, culla del misticismo europeo sem
bra far rimbalzare di villaggio in villaggio, di monte in
monte, di vallata in vallata i nomi di Francesco e di Ca
terina, di Chiara e di Iacopone.
La popolazione del luogo non colta di sorpresa dal
l'arrivo del pontefice l'accolse festante e tutta Trevi era alla
Madonna delle Lacrime insieme alla popolazione dei vil
laggi vicini.
131
Le donne ristorarono il papa con la cena. Poi tutti
insieme con il pontefice recitarono le preghiere della sera e
dopo si ritirarono per farlo riposare.
Allalba il pontefice si prepar per la messa.
Il tempio era a sua disposizione, ma prefer far instal
lare laltare da campo, vicino ad una quercia antistante alla
chiesa, mentre il sole cominciava ad emanare il suo dolce
tepore e a filtrare i suoi raggi nelle foglie degli alberi. Il po
polo mattiniero aveva gi riempito la piazza e si prepar a
partecipare alla liturgia. Non immaginava, per, che proprio
qui il pontefice avrebbe pronunciato il discorso pi signifi
cativo del pellegrinaggio.
Quando Francesco I lo annunci, il popolo in silenzio,
rotto dal canto degli uccelli stette tutto orecchi.
Figlioli, cominci Francesco I, il nostro pellegrinag
gio sta per concludersi. Ancora pochi chilometri e saremo
ad Assisi. Baceremo le mura della citt, che allatt il pi
grande santo dItalia.
Il nostro pellegrinaggio stato una restituzione di
visita.
stata una lezione del papa che ha voluto far proprio
linsegnamento dellanima religiosa di Francesco.
A distanza di secoli il popolo umbro e la natura
hanno fatto degna cornice al nostro viaggio, tanto che noi
durante la via ci siamo detti: questa .la stessa natura che
godeva Francesco e questo lo stesso popolo che pendeva
dalle sue labbra.
Adesso manca solo lui, bench lo sentiamo vicino
anche fisicamente: i santi hanno questo potere.
E al posto suo ci siamo noi investiti dellufficio di
vicario di Cristo.
Si, figlioli, Francesco dAssisi rivestito dellufficio di
vicario di Cristo: questo il prodigio del nostro tempo.
Noi siamo convinti, onestamente, di non essere un
santo come lui, abbiamo semplicemente tentato di portare
la santit di Francesco al vertice del governo della chiesa.
E da qui a macchia dolio si deve diffondere in ogni latitu
dine, alla sua base, tra gli ecclesiastici e i laici.
Noi, tra alcuni giorni, visitando la basilica di S. Fran
cesco, Santa Maria degli Angeli e S. Damiano potremmo par
132
lare diffusamente al popolo, ma ci sembrerebbe, anche con
la nostra parola, di profanare quei luoghi.
Nella citt di Francesco e davanti alla sua tomba noi
vogliamo raccoglierci nella preghiera e nella meditazione.
Ma ammesso che avessimo parlato ad Assisi non
avremmo fatto un panegirico su Francesco.
Per questo, meglio di noi artisti sommi, estasiati dalla
sua anima ci hanno preceduto. L'arte incorona la santit e
sprona gli uomini ad applicarla nella realt.
Noi dal nostro pellegrinaggio vogliamo trarre lo spun
to per interpretare l'anima religiosamente cosmica di Fran
cesco, rapportandola alla sua anima georgica e, facendo un
passo in avanti, alla sua anima pratica di contadino umbro
interprete del popolo rurale.
La nostra ermeneutica non cervellotica. N si ac
cusi Francesco d'Assisi e il suo lontano portavoce France
sco I di mancanza di senso pratico.
L'attributo di uomo pratico, fratelli, conviene sol
tanto ai grandi idealisti. Ad essi contraria la cronaca, non
la storia.
Ad essi non toccano gli onori, ma loro riservata la
gloria di Dio.
Francesco d'Assisi insegna al mondo la religiosit di
Cristo. La religiosit di Ges amore cosmico, nellunit
dei distinti, dell'umanit, della divinit e della natura. Dopo
Paolo non era pi apparso sulla terra un uomo come Fran
cesco capace di testimoniare in modo sublime questa verit.
Non ci sono stati filosofi, artisti e santi, che come
lui, sentissero l'inquietudine della divinit vivente nell'uma
nit e della umanit vivente nella divinit.
Forse, le anime di Leonardo e di Michelangelo, di
Spinoza e di Shakespeare, di Goethe, di Beethowen e di
Dostoiewski gli assomigliano un po'.
Che discorso interessante, potremmo seguitare!
Ma in questo momento a noi interessa l'anima di
Francesco, rapportata alla pratica del contadino e delleterna
malata : l'agricoltura.
Adesso, noi vi diremo chi sono i contadini: i conta
dini sono i filosofi e gli artisti pi qualificati dell'umanit.
I contadini sono i tecnici e gli scienziati dellagri
coltura.
Il mondo da millenni sogghigna: no, sono anime
rozze, immature, insufficienti, accessori degli animali. In al
cune epoche Pha detto chiaro e tondo, in altre Pha sot
tinteso, nel secolo XX, grazie al macero della storia, co
mincia a parlare di elevazione del mondo contadino.
Per la crisi delPagricoltura, che la crisi dellagri-
coltore, dellimpresa agraria e della comunit rurale, cio
del soggetto, delloggetto e del nesso delPagricoltura per
mane in ogni parte del mondo.
Perch, fratelli?
In terra umbra non difficile rispondere: perch lin-
segnamento di Francesco, pazzo di Dio e della natura per
ora stato capito soltanto dal mentecatto che stende il len
zuolo al suo passaggio, eternato nel famoso affresco di Giotto.
Per far rifiorire lagricoltura, per ridurre la terra ad
un giardino, nelle pianure fertili e nei deserti del Sahara
bisogna consegnarla ad agricoltori innamorati come Fran
cesco, che nel lavoro dei campi vi portano il tocco della
scienza e della poesia.
Non si pu essere agricoltori se non si poeti e
scienziati.
Il lavoro della terra conviene soltanto ai filosofi e
agli artisti.
Lagricoltura la filosofia della natura. Limpresa
agraria la pi alta forma di pedagogia, cio di filosofia
applicata. La comunit rurale costruisce luomo della natura
e a contatto con il fratello teandra, la pi alta forma di
convivenza civile.
Da millenni la terra stata affidata a creature, non
per colpa loro, rozze e immature, ignoranti e infantili, quan
do in natura tutto nobilt, universalit, sintesi, apertura
e orizzonte.
talmente vero questo, che nonostante la prostra
zione del contadino, condannato allisolamento e schernito
dalla belva umana, il suo tratto umano, se lo psicologo sa
scorgerlo, pi nobile di quello del cittadino, alienato dalla
citt e lontano dalla natura.
Se il cittadino talora ritrova se stesso, al di l del
langustia dellottusit e della volgarit, perch ricerca la
propria anima ancestralmente georgica.
Agricoltori, la vostra non una professione: una
missione sacra.
134
Le belve umane vi chiamarono contadini. In termini
diversi fu sempre sinonimo di servo.
Noi, da questo momento, esortiamo la cristianit ad
abolire questo vocabolo schiavofilo e di sostituirlo con quello
di agricoltore, di scienziato, di filosofo della terra.
Voi siete agricoltori, scienziati, filosofi della terra
i vostri figli vocati allagricoltura devono diventare questa
realt spirituale.
Lordina il papa e a lui fa eco, dopo tanto dolore,
il genere umano, nato dalla terra e che nella terra ha la
sua migliore riserva spirituale e biologica.
Francesco dAssisi e Francesco I vogliono la rivolu
zione dellamore. E se la rivoluzione dellamore deve farsi
con le categorie fondamentali del lavoro creativo, gli agri
coltori sono in prima linea per smantellare luomo belluino
e la sua societ, figliata dal selvatico.
Questo miracolo pu essere fatto da chi vive la legge
dellamore.
Lasciateci ripetere: anche voi fatevi banditori delleli
minazione del diritto di propriet egoistica. Siate apostoli
della propriet, come comunione e creazione. Con questa
visione dei mezzi di produzione costruite una rete di imprese
razionali e fate della terra un Eden.
Gli scienziati sono al vostro fianco e la vostra fatica
possibile. La nostra direttiva per le generazioni future.
La nostra parola dordine questa: agli uomini mi
gliori sia affidata lintrapresa agricola.
Tocchi loro questo onore, non prima dei trenta anni,
percorso Yiter educativo nellet evolutiva e dopo aver al
luniversit conquistato la laurea in scienze agrarie.
A queste schiere di uomini creatori il compito di
risolvere il problema della fame e di eliminarne langoscia.
Se la terra sar una buona volta in mano a scienziati e
santi il pane quotidiano diventer un non problema econo
mico. La belva umana fu un pessimo coltivatore.
Le pianure abbonderanno di maggesi, le colline, se
condo la natura dei terreni e del clima, saranno popolate
di viti, di olivi e di frutti, le alte colline abbonderanno di
pascoli e gli animali li brucheranno in numero sterminato
per darci lana e latte. I monti, fino alle cime pi alte,
saranno rimboschiti di castagni, di faggi e di abeti e tutta
la terra popolata di animali felici, accarezzata dal sole e
135
trasformata da colture razionali diventer un giardino. Lagri
coltore ha il compito di ricreare lEden perduto.
Anche nelle strade, nelle piazze e nei parchi delle
citt cresceranno frutti in abbondanza e gli uomini si do
vranno far scrupolo di non sprecare tanta grazia di Dio.
Ma oltre al problema del pane, voi cultori della terra,
insieme agli sportivi avete il compito di ridare alluomo
il corpo bello e unanima serena.
Gli uomini, a causa del disordine spirituale, biolo-
bico. e psicologico, della ipernutrizione e della ipoputrizione,
del benesserismo e del sedentarismo stanno imbruttendo.
O agricoltori viventi allaria e al sole, fuori della pri
gione del corpo, della casa e della citt insegnate agli uomini
a praticare una vita capace di trasformarli in esseri buoni
come agnelli e belli come leoni, aquile e destrieri.
Utopie? No, figlioli, realt.
Luomo ascolti la lezione di Francesco dAssisi e lap
pello del vicario di Cristo e voi, con gli scienziati e gli edu
catori mettetelo in pratica.
Noi vogliamo contribuire al rifiorimento dellagricol
tura mondiale e vi annunciamo, ora, una novit.
In ogni tempo la chiesa, per opera dei suoi figli
migliori soccorre le angoscie degli uomini sul piano spirituale
e materiale, creando istituzioni che incidono temporanea
mente e talora per secoli sul contesto sociale.
Chi pu negare linflusso dei fondatori degli ordini
religiosi, sorti in momenti storici, per particolari necessit?
Nati per tonificare lo spirito della societ, fecondi
taluni nello scorrere dei tempi, quanto pi fedeli ai propri
fondatori. Alcuni di questi uomini, infatti, hanno la forza
dei rivoluzionari.
La chiesa li benedice e li attende, di secolo in secolo,
a dispetto spesso dei prudentiores.
Pensate a Benedetto, a Francesco, a Ignazio, a Vin
cenzo e a Giovanni Bosco.
Benedetto aiuta la societ del proprio tempo a ria
versi da un periodo dimbarbarimento e la invita al lavoro
liturgico della terra.
Francesco in un periodo particolarmente litigioso e
smodatamente attaccato al diritto di propriet invita gli uo
mini al distacco e alla pi ardua delle rivoluzioni: quella
della povert nello spirito.
136
Ignazio, fratello di don Chisciotte il combattente
delPobbedienza all'amore.
Vincenzo getta nel mondo contemporaneo le fonda-
menta della assistenza, sorella della sicurezza sociale e della
sicurezza economica.
Giovanni Bosco il rivoluzionario della pedagogia
contemporanea.
Ebbene, anche il nostro tempo esige una spinta da
una specifica spiritualit, da applicare alla realt per tra
sformarla. La Provvidenza, forse, ha fatto sorgere un uomo
che avr una lunga vita per farsi araldo di un'idea solare.
Ascoltate. In questi giorni, mentre camminavamo per
le vostre campagne inondate di popolo il nostro giovane
accompagnatore John Flenegan, innamorato come noi della
natura ci ha detto:
Perch per contribuire a risolvere, in senso per
sonalista e comunitario la crisi dell'agricoltura mondiale non
creiamo un'ordine religioso di apostoli dell'agricoltura, i quali
si dedichino al lavoro della terra con competenza scientifica
e amore francescano?
Questa idea a noi sembrata una ispirazione di Dio.
E con entusiasmo gli abbiamo risposto:
Ottima idea e tu sarai il primo generale di questo
ordine. I tuoi compagni saranno i tuoi primi collaboratori
e noi vi saremo vicino con il prestigio della sede apostolica.
Finiti i vostri studi teologici e giuridici, vi laureerete
in scienze agrarie e all'opera.
E cos parlando, ripieni del fuoco di Dio, abbiamo
deciso di acquistare estensioni di terra da costruire in unit
aziendali produttive.
Le cederemo, naturalmente, in propriet alle singole
nazioni e noi metteremo a servizio del popolo l'amore per
la terra dei congregati dell'ordine e i prodotti di queste
imprese razionali.
Non vi sembra l'idea di Flenegan degna di Francesco
d'Assisi e della benedizione del vicario di Cristo?
Non vi sembra utile in un'era come la nostra? Pen
sate alle metropoli, sorte disordinatamente: esse divorano
tante energie rurali, le quali, a contatto della citt pseudo
paradiso, si sono spesso disumanate.
La chiesa ha il dovere dinteressare gli uomini vocati
al ritorno cosciente alla terra e all'edificazione scientifica di
137
imprese agrarie. Essa ha il dovere di creare gli apostoli del-
Pagricoltura per dare una mano alla soluzione del problema
fondamentale delPumanit.
2) ... Francesco I giunse ad Assisi nel pomeriggio del
29 maggio. I tocchi festosi delle campane si diffondevano per
la vallata. L'episcopato umbro attese alle porte della citt
il pontefice insieme al popolo. Ad Assisi c'era tanta letizia
e il popolo si domandava se non fosse ritornato per dav
vero il suo grande figlio.
La gente aveva voglia di osannare, ma la parola d'or
dine degli anziani, passata ai giovani, fu di contenere l'agi
tarsi incomposto. Il papa ad Assisi voleva pregare e meditare.
Francesco I si trattenne ad Assisi una settimana. Visit
con spirito di piet i monumenti del francescanesimo. Euse
bio Bland, francescanista tedesco di fama internazionale lo
accompagnava nelle visite. Nei limiti del possibile continu
l'attivit pastorale e il popolo faceva la fila per potersi con
fessare dal papa.
Durante le liturgie di quei giorni, stretto sempre dal
popolo come in un abbraccio, quando giungeva all'omelia,
si limit a ripetere il cantico di frate sole,
Il discorso di papa Francesco agli agricoltori, do
veroso rilevarlo, suscit nell'umanit un grande risveglio
per l'agricoltura.
Immenso fu pure l'influsso del discorso rurale del papa
sulla pedagogia. Ma la cosa pi sorprendente fu questa: nel
corso del secolo XXI il catonismo rurale scomparve gra
dualmente.
Lordine degli apostoli dell'agricoltura, fondato da pa
dre Flenegan contribui ad operare la rivoluzione verde e a
risolvere la crisi dell'agricoltura in molte parti del mondo.
138
Discorso di papa Francesco alle donne
1 ) I contemporanei con il trascorrere degli anni si
avvidero, tra laltro, che Francesco I aveva calato nella realt
umana la figura del papa facendo apparire il papa un uomo
tra gli uomini. Il nuovo stile era stato iniziato da Gio
vanni XXIII e allora don Primo Mazzolari aveva scritto di
Giovanni XXIII:
Abbiamo finalmente un papa di carne e tutto il mondo
ne sollevato. La paternit non un sentimento aereo:
tant vero che il figlio delluomo il Dio fatto carne ...
Giovanni XXIII ci fa respirare: il nuovo papa fa cadere
tante impalcature.
Don Mazzolari guardando ora dal regno di Dio lopera
di Francesco I avr certamente pensato: questo pontefice
porta alle logiche conseguenze i primi passi del prigioniero
del Vaticano.
Francesco I, vivendo nel suo tempo e del suo tempo,
tra gli altri problemi inquietanti, da anni aveva individuato
nella crisi della famiglia la madre di tutte le crisi. La crisi
della famiglia, pensava, fondamentalmente, crisi della donna.
E alla scuola di molti filosofi si pose il problema donna.
Frugava nella propria esperienza personale e non trovava
troppo da dire: fortunatamente aveva avuto una madre e
una moglie adorabili.
Per lattivit pastorale gli aveva fatto scoprire tanti
e tali abissi di sordidezza nel mondo femminile che anche
a lui sgomento veniva di pensare: ma cos la donna?
Equilibrato per temperamento non si lasci mai tra
sportare da mezze verit su questa creatura, tuttavia si do
mandava perch mai lo spirito femminile cos immaturo.
In quegli anni a Roma il costume morale era sensibil
mente migliorato, ma giungevano al papa voci preoccupate
di altre parti del mondo, in cui il materialismo volgare se
minava a larghe mani la corruzione per demolire la fami
glia, strumentalizzando la donna e alienando la giovent.
139
In molte citt i chioschi dei giornali erano diventati letamai
morali.
Il cinematografo e la telvisione imperversavano an
cora con la loro filosofia della violenza, dell'appello del sesso
e del facile successo. Padri e mariti che ancora riuscivano a
farsi obbedire erano costretti a non condurre pi le mogli
al cinema. Altri avevano venduto gli apparecchi televisivi,
per non avere in casa una scuola gratuita di adulterio e
di licenza. Il degradare del costume morale accentuatosi
sotto la pressione degli audiovisivi, controllati da forze oscu
ramente diaboliche era arrivato a tale bassezza, che sullo
scorcio della fine del secolo il vomito dell'opinione pub
blica accenn una reazione. Francesco I avvert la responsa
bilit di avallare questa specie di rinsavimento e si propose
di lanciare un appello accorato alPumanit.
L'occasione occasionale salt fuori nel '91. In quell'an
no il papa aveva deciso di proclamare santa Michiko Shingu,
un fiore delicato di donna giapponese, morta in odore di
santit, alcuni anni prima, dopo una vita spesa per Parte
e per la famiglia.
Francesco I il 6 gennaio convoc attorno a questa
donna, dominante dalla gloria del Bernini la basilica di
San Pietro le madri di famiglia dirigenti dell'azione cattolica
e del movimento unitario di categoria delle associazioni dei
lavoratori cristiani. Convoc, pure, per l'occasione le superiore
generali delle congregazioni femminili. L'opinione pubblica,
inutile ormai sottolinearlo, attendeva qualcosa di serio da
questo specifico incontro e le forze del male furono messe
in allarme.
E nella mattinata del sei nella basilica di S. Pietro,
affollata da un pittoresco pubblico femminile, rappresentante
le donne di tutti i continenti, terminata la liturgia della ca
nonizzazione di Michiko Shingu, il papa pronunci il se
guente discorso:
Figliole, sorelle, mamme, grande la gioia del papa
nell'avere attorno alla sua cattedra madri, educatrici e testi
moni di vita cristiana, venute da ogni parte della terra per
esaltare Michiko Shingu e per ascoltare, in questa occasione,
la parola di Pietro alle donne di tutta la terra.
Santa Michiko Shingu, dal tripudio della chiesa trion
fante ci sorride.
140
La nostra parola alle donne accorata e sincera,
preoccupata e fiduciosa.
Figliole, la chiesa non contenta della donna con
temporanea. Per colpa sua sta versando lacrime amare e si
domanda atterrita dove la sua figlia prediletta andr a bat
tere la testa, portando nella rovina gli uomini. La donna
in parte responsabile, s'intende, della sua perdizione spiri
tuale e fisica: nel gioco tragico delle contraddizioni dello spi
rito c' il pentimento di Dio per aver creato luomo e la
vergogna delluomo per aver abbandonato agli impulsi im
maturi e insufficienti la donna, senza essere stato capace di
adeguarla alla propria grandezza.
Fin dai tempi dell'orda e dell'orgia, corretti dalla
storia e dalla Provvidenza l'uomo decaduto approfitt, sem
pre, della debolezza della donna per strumentalizzarla.
La donna creatura autonoma ed , pariteticamente,
persona umana, nella differenziazione psicologica e biologica.
Dio, natura e storia affidarono alle donne una fun
zione specifica nell'economia dello spirito, prima della ca
duta di Adamo e riconfermata con la redenzione.
In tutti i secoli i nemici della donna, maschi e fem
mine si scagliarono contro di lei, per demolire la sua bel
lezza fisica e spirituale e per degradarla al di sotto del
l'animale.
Distruggendo la donna il cui archetipo Mjriam, re
gina degli angeli si distrugge nell'uomo la propria ansia di
divinizzazione e di bellezza spirituale.
Distruggendo la donna, la terra diventa una sentina
di mali e di dolori, di malattie e di torture.
Mai, come in questo momento della nostra vita, vor
remmo che parlassero le lacrime e il cuore. Noi portiamo
sulle spalle la croce di donne pure, di uomini onesti, di
bambini e di giovani offesi dalla malizia della femmina, al
leata di Satana e del maschio contro Dio e l'uomo.
Noi vediamo la devastazione spirituale e fisica com
piuta dalla malizia dlia femmina in mezzo all'umanit.
La donna pu portare l'uomo alle stelle, la femmina
lo conduce alla stalla.
La donna pu rendere l'uomo un angelo, la femmina
farne un demonio.
L'uomo tale nella sua completezza, quando uomo
pi donna, pi Dio. Lo complementarit della persona mu
141
liebre ha un'incidenza enorme nelPincivilimento umano e
nella salvezza delle anime.
Riducete met del genere umano a femmine, egoiste
e lussuriose, ottuse e furbe e colpite a morte l'umanit.
In ogni generazione il demonio invita la femmina a
scatenare la battaglia contro l'uomo e la donna, adattandosi
ai tempi. Non c' un riformatore pi abile di Satana e pi
aggiornato di lui.
Sarebbe interessante fare la storia delle male arti
della femmina, messe in moto dal primo incontro di va
con Satana.
Ma veniamo ai nostri giorni, inseriamoci nella fra
zione di tempo 1930-1990. Satana, femmina e maschio
hanno raddoppiato i propri sforzi contro la donna.
Scopriamo le loro arti per tentare di distruggere la
donna e la maternit, per annientare la regina della famiglia
e del suo istituto giuridico.
Per cercare di sommergere nel dolore l'infanzia, per
infognare adolescenti e giovani, per portare nella dispera
zione gli adulti.
Per annichilire l'autorit del padre e dello sposo.
In sintesi per colpire la ragione del governo della
politeia, fondato sulla paternit e sulla maternit, genera
trici della comunione e dell'anautorit, le forme pi perfette
di governo.
Nel nostro secolo la battaglia della corruzione contro
l'umanit affina le armi con gli strumenti che in mano della
legge morale potrebbero restituire l'uomo a Dio e Dio
all'uomo.
Stampa, propaganda, pubblicit, radio, televisione e.
cinema sono adoperate dalle forze del male, giorno per
giorno, a dosi subdole, ora qua ora l nel mondo, ignoranti
gli appelli del bene o facendo finta di obbedire, per ridurre
l'uomo in animale immondo e per estirpargli dalla mente
i valori etici.
In altre epoche gli uomini non avevano a disposizione
questi mezzi, per corrompere le anime. Oggi un solo film
immorale pu devastare anche 500 milioni di uomini. Un ro
tocalco immorale pu entrare in casa di milioni di sprov
veduti.
Un manifesto pornografico pu turbare Pequilibrio
sessuale di migliaia di adolescenti e spingerli alla mastur
142
bazione, di migliai^ di giovani e spingerli alla prostituzione
e di migliaia di sposi e spingerli alladulterio.
Donne, di fronte a tanto scempio dellangelo della
famiglia, fondamento della politela vi invitiamo a reagire.
Arrestate la marcia della distruzione della donna e della fa
miglia.
Francesco I un uomo pratico e da uomo pratico
facendo leva sullo spirito di concretezza muliebre vi invita
alla rivolta contro tutte le forze della corruzione morale.
Debellarle dovere per rendere felici i bambini del
2000 e serene le famiglie.
Anzitutto, donne, praticando linsegnamento di Paolo,
tornate ad essere parti docilmente soggette ai vostri sposi.
Paolo non vi conduce alla schiavit, ma alla libert. La fami
glia senza lautorit del padre schiava del vizio. La donna
la colonna dellautorit liberatrice. La crisi pi profonda
del nostro tempo crisi dellautorit, come fonte della libert
e come autocontrollo.
La donna obbediente ha in pugno la libert, come lo
scienziato domina la natura, se la obbedisce.
Paolo d alla donna il grimaldello per aprire il cuore
dello sposo, esortandola alla pazienza. Il primo attributo
dellamore la pazienza. Lo ripetiamo: la crisi del mondo
la crisi della famiglia. crisi di moltitudini esagitate sprov
viste damore e di pazienza divina.
La giustizia, la libert, la pace, lordine, idee vuote
di senso non sostanziate dai valori dello spirito si conqui
stano con lamore assistito dalla pazienza.
Questo il nostro primo consiglio alle donne: essere
pazienti per essere degne di essere madri.
Se le generazioni venture ristabiliranno lautorit libe
ratrice nella famiglia, come soave soggezione della donna
allo sposo, stimolato con lamore a vincere egoismo carnale
e spirituale tutto il resto verr da s.
Anzitutto diverrete madri di corpi e di spiriti e im
primerete in ogni uomo il sigillo della maternit.
Alle donne tocca educare luomo nellet evolutiva e
seguirlo nella sua maturit. Quale scempio fecero le fem
mine di anime e di corpi infantili e giovanili. Noi rabbri
vidiamo. Lurlo disperato dei bimbi, dei giovani, degli uo
mini mancati ci giunge allorecchio e ci dice: non avemmo
una madre educatrice.
143
Questo grido drammaticamente vero, nel nostro
tempo, in cui maschio e femmina instaurarono, tra Paltro,
la legge contronatura del monofiglismo.
Dal papa, almeno da 30 anni a questa parte sinvoca
una parola definitiva sulla regolazione delle nascite.
Eccola: procreate, genitori, secondo coscienza, ragione
e natura. Folli coloro che procreano sapendo di non poter
nutrire ed educare la prole, ma criminali coloro, che poten
dolo, per egoismo, ad una bella famiglia preferirono un solo
figlio. Questa regola valga per i coniugi e per i popoli.
E il papa ha il dovere di aggiungere che la cos detta
esplosione demografica, che pone dinnanzi allumanit lo spet
tro della fame, si debella con il ridimensionamento radicale
della politica e delleconomia abbattendo gli Stati e creando
lo Stato federale del Mondo, abbattendo il diritto di pro
priet e mondializzando tutti i mezzi di produzione con la
comunione dei beni. Si debella con la scienza e leducazione.
E non bastando tutto ci, unendo tutti gli sforzi, per trava
licare la terra con lesplorazione e la conquista delle stelle.
Donne, ricomposta lunit familiare con la restaura
zione dellautorit paterna, rispettata la legge della procrea
zione, banditi divorzio e separazione e praticata, nei casi pa
tologici, la ricognizione di nullit dei matrimoni aiutate luo
mo a fare il mondo secondo il disegno della redenzione.
La natura vi ha dato gli strumenti con i quali potete
compiere nella creazione divina e umana lopera del bulino
dello scultore..
Donne voi siete le perfezionatrici del creato.
Possedete il mistero della bellezza, la soavit del
lamore e lo stimolo del piacere.
Vi rendete conto, di quali forze siete vestali nellor
dine spirituale e biologico? Anche in epoche schiaviste foste
chiamate dominae . Nella lotta eterna, fatta di discordia
concorde del maschio e della femmina contro luomo e la
donna il maschio ebbe sempre la peggio. Il cos detto re
del creato fu spesso il trastullo della femmina.
La Bibbia rivelandoci da chi la societ fu quasi sem
pre guidata coni la sentenza: effeminati dominaverunt eos.
Donne, con Dio, grazie alla bellezza, allamore e al
piacere potete essere le corredentrici del genere umano.
Voi siete apostole della bellezza, dellamore e del
piacere nellordine della materia e dello spirito.
144
Con la bellezza capovolgete il mondo e portate luomo
ai fastigi del pensiero. Perch la poesia cant la donna in
funzione della catarsi? Non esalt, forse, il simbolo del-
laffrancamento dalle bassezze della politica, dominata dalla
superbia, della economia dominata dalla cupidigia e della
sociologia, alienata dalla ipocrisia?
Cos la bellezza? Ma la bellezza Dio, verit e
bont. Con il bello della natura creata, Lui natura increata,
sembra quasi volersi ornare, come voi con le vostre vesti.
Dio nellelemento muliebre nascose la sintesi di s.
Il mistero della bellezza insondato nellordine spirituale e
adombrato nellordine fisico. E tale mistero ancora pi
arduo a comprendere se collegato con lamore, di cui le donne
sono vestali specifiche.
Quale connubio pi alto di quello tra amore e bellezza
per condurre se stessi verso la perfezione.
Voi avete il compito di amare incessantemente come
madri, spose e sorelle chi vi sta vicino: lo sposo, il figlio,
il fratello, il padre.
La concretezza dellamore particolare, capace di fare
assurgere luomo allamore astratto tipicamente muliebre.
la via obbligata dellanalisi che permette la sintesi:
dellinduzione che permette la deduzione.
Quanto potremmo parlare sullamore.
Lamore essere-esistere se stessi con Dio nellessere-
esistere con Dio di chi ci sta vicino, al fine di fare una cosa
sola con la divinit nelleterno e nellinfinito.
La donna non distratta dalle ambizioni del potere e
dalle preoccupazioni dellavarizia pu versare la piena del
lamore sul suo prossimo. E lavorando di bulino con lamore
e la bellezza ingentilisce, sdirozza, addolcisce, nobilita, pu
rifica luomo. Luomo come un leone e tale deve rimanere,
ma bisogna infondere nellanimo delluomo lagnellino. Que
sto compito della donna.
Inoltre, natura vuole che la donna adoperi un altro
strumento nellordine biologico. Se si potesse immaginare
una umanit non bisognosa dei sensi si potrebbe pensare che
luomo possa farne a meno, ma fino a che esisteranno spiriti
materializzati nei corpi gli uomini godranno anche dei sensi.
Non meravigli, dunque, se il meccanismo fisiologico
destinato a collaborare con lamore spirituale una fonte
inesauribile di piacere sessuale.
145
Il piacere sessuale in mano vostra, donne, affinch
rendiate al genere umano Papporto del piacere, inserendolo
nelPordine della natura.
Santo e sacro il piacere, come lo sperma della vita.
Le vie del piacere, chiaro, non devono deragliare nel
disordine, con il lesbismo, Ponanismo, il masturbativismo, il
monofiglismo, il pornografismo, il prostituzionismo, lanti-
concezionismo, il divorzismo, il separatismo, Padulterismo e
il concubinismo.
Femmina e maschio vogliono il disordine.
Madri, scoccata Pora storica della presa di coscienza
della donna e del suo impegno di lotta contro il disordine
del piacere fonte di disordine biologico e psicologico.
A questo fine impegnatevi solennemente a far rispet
tare la seguente legge pedagogica: si educhi la donna nel-
Pet evolutiva e le si dia una assistenza pedagogica per tutta
la vita. Si crei per la donna la scuola dellamore e della
bellezza.
Le donne da millenni furono aree depresse dello spi
rito, perch non educate. Il regime scientifico ed educativo
deve partorire per la donna la scuola permeata di scienza,
di amore e di bellezza.
Leducazione e la scienza siano i pilastri per restituire
la donna a se stessa, alla famiglia e alla societ.
La chiesa offre alla donna la propria collaborazione
per la sua grande battaglia e la fa sua. E come prima inizia
tiva vi annunciamo questa: nel concilio ecumenico perma
nente della chiesa con Panno prossimo funzioner la sezione
muliebre.
Chiamiamo a parlamento metapolitico ecclesiale una
madre di ogni diocesi dellorbe cattolico. Cos le rappresen
tanti cristiane delle donne del mondo, per i secoli venturi,
dibatteranno i problemi dello spirito per la met del genere
umano.
I problemi della politeia, per tre quarti sono problemi
della persona e della famiglia. In questo modo anche voi
aiuterete il vicario di Cristo a governare le anime: anche voi
avete diritto alla cittadinanza nel governo della chiesa. Il
papa, come potete immaginare, ha gi pensato alla sede del
parlamento della madre.
In questi giorni abbiamo ottenuto dalla generosit
del governo italiano villa Falconieri.
146
Sar restaurata funzionalmente e sar vostra, figliole.
Vi comunichiamo, adesso, unaltra iniziativa che deve
riempire di fuoco le donne cristiane militanti.
In ogni secolo ci furono donne interamente votate al
bene e alla gloria di Dio.
Il nostro tempo, per vincere la crisi della famiglia,
ha bisogno urgente di donne, ripiene di amor di Dio.
Molte di quste anime furono le fondatrici delle con
gregazioni religiose. Esse popolarono il campo dellaposto
lato nelleducazione, nellassistenza e nella cultura.
Noi, oggi, in modo solenne, affidiamo a tutte le reli
giose il compito di diventare sorelle della bellezza e dellamore
e le esortiamo a diventare maestre della bellezza e del
lamore.
Che intendiamo dire?
Vogliamo che le donne votate al servizio della chiesa
si organizzino ih una sola famiglia e, unite nella distinzione
dei reparti e dei compiti, sotto la guida del papa e la dire
zione di una madre generale insegnino agli uomini e alle
donne a fare, con lesempio e la parola, lamore e la bellezza.
Non vi sconcerti lespressione: scientificamente
esatta.
Figliole, dora in poi le suore si chiameranno le so
relle della bellezza e dellamore. Nel grande ordine delle
sorelle della bellezza e dellamore dovranno entrare donne
dintelletto e possibilmente, dotate di bellezza fisica. Esse
con il loro esempio dovranno affermare che la perfezione di
Cristo raggiungibile da ogni donna.
Le suore dovranno essere belle tre volte: nel corpo,
neUintelligenza e nella volont.
E per raggiungere questo fine dovranno essere sotto
poste a regime di educazione integrale per tutta let evo
lutiva, come tutte le altre giovani.
Solo a 25 anni potranno liberamente decidere di
abbracciare lo stato religioso.
E ascoltate, figlie, come il papa vuole le dolci sorelle
dellamore di Cristo.
Esse non dovranno pi nascondere dietro paludamenti
anacronistici le forme del corpo. Non dovranno pi recidere
il sigillo della bellezza di un volto muliebre: i capelli.
Dovranno uniformarsi alla moda delle altre donne con
questa differenza: le sorelle dellamore dovranno superare le
147
altre donne nel gusto della moda, cercando di dare alla moda
lo spirito dell'eleganza, della semplicit e della modestia.
La femmina vest sempre la donna in modo provo
cante. Suore, voi alla moda porterete il tocco dell'arte e
della nobilt. Siate creatrici di moda. Deve venire il tempo
in cui, quando le altre donne vedranno una donna vestita
come si deve dicano: una suora.
La moda femminile degna quando concilia le forme
del corpo con la modestia dell'angelo. Se non esistesse la
lebbra della folle lussuria potreste camminare per la strada,
come va. La femmina attenta la protezione sessuale e proi
voca continuamente il giovane e l'adulto. Questa provoca
zione fonte di male.
Suore, alcune di voi anche oggi nascoste dietro i veli
monastici danno la precisa sensazione della donna angelicata
e l'uomo guardandovi sente dentro di s sentimenti indefi
nibili di catarsi.
A maggior ragione vi si guarder con questo nobile
sentire, se darete il tono alla moda.
Noi osservando le varie fogge di vestire della donna
abbiamo notato, spesso, con ammirato stupore, che la donna
dell'India modellata dal sari ricrea la moda pudica della
donna antica.
La giovane indiana non nasconde le forme del corpo,
ma quasi consapevole delle male arti di Circe con gusto sa
schermare le parti che possono creare squilibrio sessuale nel
l'occhio dell'uomo.
Noi lodiamo la moda femminile indiana. Le donne
d'occidente agirebbero con buon gusto se la imitassero.
Donne, con l'arma della bellezza voi potete capovol
gere il mondo e modellare l'uomo ad immagine della bellezza.
Non permettere che la malizia e la fragilit della femmina vi
tolgano dalle mani questa leva archimedea.
Figliole, ancora una raccomandazione.
Fate sentire lesigema civile, che sia inserito un nu
mero proporzionato di madri, nei parlamenti politici. E bat
tetevi, presso ogni popolo, perch nei governi vi sia il dica
stero della famiglia, retto da una madre.
La politeia ritrarr enormi benefici dalla collabora
zione della madre. La donna in parlamento e nel governo
della politeia deve far sentire all'uomo la bellezza, lamore
e la grandezza della famiglia.
148
Deve indurre luomo a capire che pace, ordine, giu
stizia, libert e tanti altri valori si possono realizzare, sol
tanto se le famiglie allevano figlioli educati, custodiscono
sposi laboriosi e padri, maestri di bont e di pazienza. Fi
gliole, allora, si spacca anche il guscio dellegoismo della
famiglia individualista e si opera il miracolo della nascita
della famiglia cristiana. La famiglia cristiana fa traboccare
lamore oltre le quattro mura egoiste della casa e identifica
se stessa, nei beni dello spirito e della materia, con i fratelli
della comunit di quartiere e di municipio.
Nasce cos lalba della gens fraterna degli uomini
liberi di una stessa citt: la concreta famiglia della comunit
locale, fondamento della democrazia sostanziale e diretta, na
zionale e supernazionale.
2) ... La parola di papa Francesco trov un terreno
fertile nellanimo della donna dellepoca?
Pare di s e negli anni successivi il mondo femminile
fu influenzato da questo buon seme. Interessante lincidenza
di Francesco I sul cambiamento della moda femminile del
2000.
Le suore cattoliche obbedirono al papa con entusiasmo.
Ho dimenticato di annotare che Francesco I conserv alle
suore cattoliche i voti di obbedienza, castit e povert, per
rinnovabili di anno in anno, riducendole praticamente allo
stato laicale di militanti. In tal modo nelle seguenti genera
zioni molte giovani presero labitudine di votarsi, per qualche
anno al servizio di Dio nel grande ordine delle religiose e
dopo ne uscivano per formarsi, come le altre un nido fa
miliare. Tra laltro linventivit caritativa delle religiose risol
se il problema del servizio domestico, razionalizzandolo. Al
lera delle serve successe quello delle assistenti familiari.
Erano suore preparate sotto ogni aspetto, che spendevano
la propria vita nellassistere nel mnage logistico e nella vita
educativa la famiglia di ogni categoria sociale.
I nuclei familiari dopo il 2000 si andarono gradual
mente diversificando dai vecchi schemi individualistici del
passato. Lo spirito gentilizio e comunitario cominci a per
meare la vita familiare e cittadina. Lurbanistica privata e
pubblica, la pedagogia familiare e scolastica, leconomia do
mestica e comunitaria furono molto diverse da quelle del
149
tempo nostro. Stenteremmo a riconoscerci in questi nostri
discendenti.
In breve la proiezione muliebre delle direttive di Fran
cesco I matur nel tempo il contesto sociale del mondo.
Le donne del parlamento metapolitico della chiesa, indub
biamente, incisero sulle generazioni del 2000 e seppero ac
cendere con i dicasteri della famiglia, inseriti a tutti i livelli
nei governi, della politeia la fiaccola delleterno femminino.
150
Discorso di papa Francesco agli sportivi
1) Nel 1991 le Olimpiadi si svolsero a Rio de Janeiro.
Questa manifestazione nella sua ennesima edizione stava as
sumendo nel mondo un carattere sempre pi significativo
dal punto di vista sportivo e come occasione di ravvicina
mento spirituale dei popoli.
Il progredire dei mezzi di trasporto ne favoriva, incre
dibilmente, la riuscita. La partecipazione degli atleti e degli
sportivi era diventata imponente.
A Rio in quellanno si dettero convegno gli atleti di
ogni popolo. Allinaugurazione ci si poteva rendere conto,
vedendo la numerosa schiera degli atleti negri, dello sviluppo
assunto dallo sport in Africa.
Lo sport aveva finito di essere il monopolio di pochi
paesi e si andava diffondendo ovunque un effettivo amore
per questo fondamentale aspetto delledificazione delluomo.
La chiesa sempre pronta a benedire tutto ci che bene
ne favoriva lo sviluppo, come aveva fatto in passato.
Francesco I, sulla scia dei predecessori, continu questa
nobile tradizione.
Quando, dunque, i dirigenti delle Olimpiadi ripeterono
al papa linvito di presenziare linaugurazione dei Giochi
Olimpici di Rio, essendo mature le circostanze per un in
contro del genere, fu doppiamente felice di accettarlo. Avreb
be anche avuto loccasione di visitare il Sudamerica.
La venuta del papa a Rio riemp di gioia il popolo
brasiliano e vi fu un grande fervore nei preparativi per una
degna accoglienza al pontefice. Corriamo pure, anche noi con
la nostra fantasia, a Rio, pavesata a festa e percorsa da mi
gliaia di turisti venuti da ogni parte. Il giorno dellinaugu
razione lo stadio Machado era gremito di popolo. Papa Fran
cesco, giunto a Rio il giorno prima, alle sedici del 25 aprile,
accolto dagli applausi del popolo entr nello stadio, accom
pagnato dal presidente della Repubblica Getulio Camoes.
Sorridente, bello nel suo volto di vecchio negro, bene
dicendo il popolo si diresse alla tribuna donore. Da qui,
151
come da un punta di una esedra si dominava il mare e sotto,
in un campo di verde, gli atleti delle nazioni, a falangi
schierate, contraddistinte dalle bandiere nazionali e torno
torno sulle scalinate dello stadio una marea di popolo.
Francesco I guardando uno spettacolo cos inusitato si
commosse e atteso che il popolo calmasse il proprio entu
siasmo pronunci il seguente discorso:
Figlioli, esord, la presenza del vicario di Cristo alla
manifestazione sportiva pi importante del mondo il rico
noscimento dello sport, come componente fondamentale del-
Peducazione delPuomo. Lo sport deve riscuotere presso ognu
no di noi, presso ogni famiglia e ogni popolo la pi grande
considerazione. Noi sintetizziamo natura, finalit ed essenza
dello sport in due parole: bellezza e salute.
Gli sportivi e, tutti, giovani e adulti, devono essere
sportivi praticanti, sono cultori di bellezza e di salute. Evi
dentemente per la concezione globale dell'uomo, nella vita
dello sport entra con piena cittadinanza non solo il tecnico
sportivo, ma il sacerdote, il medico, lo psicologo, il genitore
e l'educatore in genere.
Il sacerdote indica allo sport le mete della bellezza
spirituale, rappresentate dalla teoria delle virt cardinali e
teologali: fortezza, temperanza, giustizia e prudenza e fede,
speranza e carit.
Queste virt a loro volta partoriscono sincerit, ca
valleria, generosit, nobilt, rettitudine, caratteristiche tipiche
dello sportivo.
Non pu esistere un corpo bello, se l'animo dell'atleta
non vivificato dalle virt. L'uomo unit spirituale, psi
chica e fisica. Non si pu esercitare il corpo allo sport, se
non si educa lanimo alla virt. La contemporaneit del
l'esercizio delle virt spirituali e fisiche crea l'uomo sportivo,
alieno dall'essere mera corposit, agile supponiamo come una
scimmia, ma ottuso nella mente e fiacco nella volont.
Lo sport una forma di ascesi spirituale. Gli antichi
con il substine et abstine hanno intravisto nello sport
una ascesi negativa: il cristianesimo la positivizza e esorta
lo sportivo non solo a sopportare la fatica e ad astenersi dal
vizio, ma ad esercitare la volont, per renderla forte e a
coltivare l'intelligenza per renderla aperta.
Lo sport ascesi. Armonizza la vita del corpo, lo fa
152
padrone di se stesso e bello nelle forme. Il corpo delluomo
non semplice macchina. il mezzo che custodisce un
demento dipendente dal corpo, ma eterogeneo: lo spirito.
Il corpo custodisce lo spirito ed il tempio dello spirito
santo. Dio stesso alberga in noi, distinto da noi.
Voi sportivi, cultori di bellezza e di salute, aiutate i
sacerdoti, i medici, gli psicologi e gli educatori a conservare
nella bellezza la casa dello spirito: la casa di Dio.
Che avreste detto se noi venendo a Rio fossimo stati
ospitati in un tugurio? Avreste detto indegna ospitalit:
ebbene noi riserviamo una accoglienza peggiore allo spirito
e a Dio stesso tutte le volte che trascuriamo la bellezza e
la salute del corpo.
Luomo e la donna devono essere belli e avere salute.
Voi atleti adombrate la bellezza e la salute. Tutti gli
uomini devono essere belli, forti e nobili. Mi risponderete:
noi siamo giovani, non siamo logorati dalla vecchiaia.
Ma dovere delluomo essere consapevole che lo
spirito sempre giovane e nel mondo si deve lottare per
conservare la giovinezza dei corpi, cercando di abbattere ma
lattia, ignoranza, male, vecchiaia e morte.
Si scoprano le leggi antidisgregatrici della natura fisica.
Mete lontane, specialmente alcune, ma se non incominciamo
a credere nelle possibilit del teandra, mai inizieremo la
ricostruzione delluomo. Malattia, bruttezza, vecchiaia e morte
devono essere distrutte.
Leducazione fisica una componente della ricostru
zione delluomo. E voi, fattori di educazione fisica dovete
essere apostoli di bellezza, di salute, di giovinezza.
E vedete, mentre la nostra parola rivolta a voi, atleti
e tecnici sportivi, idealmente, si rivolge ad un altro uditorio:
i medici. A questi fratelli nostri noi diciamo: la medicina
deve cessare di essere terapia e deve diventare prevalente
mente profilassi.
La medicina studio della prevenzione della malattia,
collegata con il male, figliato dalla concupiscenza. La medi
cina esercizio di bellezza, di salute, di giovinezza, di anti
vecchiaia e di antimorte. I medici, insieme con gli educatori,
sono i collaboratori pi stretti per aiutare Olimpia a fare
in ogni famiglia, in ogni scuola, in ogni comunit una molti
tudine di giovani belli come Adone e Venere, casti come
153
Pier Giorgio Frassati e aperti al vero e praticanti il bene
come Biagio Pascal.
A questa missione la chiesa invita gli sportivi e i
medici. Mens sana in corpore sano .
Noi completiamo questa sentenza cos: lo spirito di Dio
nel corpo, santificato dallo spirito di Dio.
Queste mete non vi saranno regalate: dovrete con
quistarle.
Gli scienziati e i politici teandrici saranno al vostro
fianco in una fatica di generazioni. Ma il risultato deve essere
questo: costruire seminari di atleti, l dove sono fanciulli,
adolescenti, giovani e adulti.
E in sede olimpionica il papa ha il dovere di esaltare
la pi grande maestra di educazione fisica e dinvitare i
genitori, gli educatori e i giovani ad obbedirla.
Sparta, la maestra del vivere da forti.
Lasciate agli uomini inferiori il vizio e la mollezza.
Amate Sparta. Sparta viva. Ha bussato alle porte della
chiesa, stata benedetta e Cristo le impone di mettersi a
disposizione di tutti. Tutti diventino figli di Olimpia.
E sempre in tema di traguardi da raggiungere, grazia,
educazione e scienza dovranno avviare lumanit a sondare il
mistero della spiritualizzazione della materia e della mate
rializzazione dello spirito. Lo spirito nel corpo si materializza
e il corpo a contatto dello spirito si spiritualizza.
A noi uomini il rapporto tra materia e spirito sfugge.
Alcuni filosofi impari a sciogliere questo enigma ridus
sero la realt o a spirito o a materia. E fecero di Dio e del
luomo o un tutto spirito o un tutto materia e lo adorarono
come un idolo, scambiandolo con Dio, causa sostanziale dello
spirito e della materia.
Questi errori non si debbono fare. Di fatto, per,
ignoriamo il rapporto tra spirito e materia.
Nelloltre tomba i corpi gloriosi sono entit materiali
spiritualizzate e entit spirituali materializzate, libere dal peso,
dal volume, dalla incapacit di penetrazione. Libere dal do
lore, dalla bruttezza e dalla vecchiaia.
Medici, allopera per scoprire, quando avrete debellato
vecchiaia, malattia e bruttezza, per far gustare alluomo la
spiritualizzazione, anche ante mortem.
Se luomo si unir a Dio, se ritorner a lui cam
biando vita, Dio sveler alla creatura il mistero della vita.
154
Ma Dio vuole umilt e docilit dall'uomo.
I secoli XIX e XX non avvicinarono Puomo alla
scienza. Lo inorgoglirono. Lo allontanarono dalla grazia e
dalla scienza. Gli inibirono le conquiste che debbono por
tarci a vittorie, ritenute impossibili come la esplorazione
dell'universo, la conquista della giovinezza fisica e limmor-
talit fisica e spirituale con la spiritualizzazione della materia
corporea.
Figlioli, questi pensieri sono suggeriti al vicario di
Cristo dalPincontro con gli atleti di Olimpia e con gli allievi
d'Ippocrate. Francesco I incapace di sottigliezze filosofiche
un pastore tormentato da un solo pensiero: rifare Puomo
in modo che da belva diventi uomo e da uomo teandra.
Senza stancarci mai di ripetere vogliamo spronare gli
scienziati e gli educatori a costruire il regime della scienza
e delPeducazione.
Date, o sportivi, una mano lieta agli scienziati in
questa fatica, affinch bellezza regni nei corpi e negli spiriti.
Ma ridiscendiamo dalle altezze delle mete metafisiche
e fisiche a pensieri pi elementari, non meno importanti.
Anzitutto una lode agli atleti qui presenti: dal punto
in cui parliamo vi vediamo come se foste legioni quadrate
e ci sembra di scorgere nei vostri volti una forza meravigliosa.
Osserviamo ammirati la danza dei muscoli nelle vo
stre braccia, nei vostri petti, nelle vostre gambe. Ci sembra
quasi di ascoltare i palpiti del vostro cuore e d'intuire i
pensieri della vostra mente.
uno spettacolo di incomparabile bellezza. Sappiamo
pure dei sentimenti di cavalleria e di generosit per gli avz
versari con cui vi misurerete.
Voi avete ottenuto questi risultati con una prepara
zione quotidiana, fatta di atti d'intelligenza e di volont, di
sacrificio e di pazienza.
Cos allenati avete meritato di partecipare ai giochi
di Olimpia. Ebbene questo ammaestramento sia appreso da
tutti i giovani. Lo sport, come ricreazione del corpo e dello
spirito, come missione del dovere non deve essere soltanto
visto, osannato e letto.
Al contrario, data la debita importanza allo spetta
colo, alla lettura e al tifo sportivo deve essere conosciuto e
praticato secondo l'et e il sesso da tutti i fanciulli, gli ado
lescenti, i giovani e gli adulti.
155
Deve nascere un'era di sportivi praticanti. Tutti, alle
forme ricreative debilitanti corpo e animo, debbono preferire
l'educazione fisica, sostanziata dall'aria, dal sole, dalla sferza
del freddo e del caldo e dalle emozioni spirituali della natura.
Olimpionici, diventate apostoli di questa parola d'or
dine: far conoscere e praticare lo sport.
Sono pochi i giovani che praticano lo sport.
Ogni giovane secondo le proprie attitudini coltivi qual
che sport prediletto.
Con questa riserva: la specializzazione sportiva non
atrofizzi la globalit della vita fisica.
La specializzazione non deve sviluppare alcuni organi
a scapito dell'armonia di tutte le membra.
Lo sport deve operare ai fini del perfezionamento
globale dell'uomo: corpo, psiche, spirito.
E il corpo non soffochi la vita dello spirito. Se ci
avviene invece di costruire luomo si edifica lanimale spor
tivo.
Lasciatecelo ripetere: lo sport ascesi spirituale e
apertura intellettuale. Non c' vita sportiva in una palestra
se manca la circolazione della grazia di Dio, con l'intelli
genza e la volont dello spirito.
Tanto ci sta a cuore questa verit che abbiamo te
nuto in serbo anche per voi due contributi pratici.
Il primo questo: vogliamo aprire una nuova pa
gina dapostolato al sacerdozio cattolico creando i cappellani
dello sport.
Essi dovranno svolgere il proprio ministero, presso
tutti gli stadi, le palestre e le scuole d'atletica che ne desi
derino la libera collaborazione. Qualcuno, forse, dir: la
chiesa adopera i suoi sacerdoti come il prezzemolo e qualche
malignuccio potrebbe dire: come la gramigna. Dappertutto
cappellani: cappellani nelle officine, negli ospedali, nelle scuo
le, nelle caserme, nelle prigioni, nelle aziende. Perch? E ora
il papa li vuole mettere perfino accanto ai giocatori di calcio
o ai cultori di lotta giapponese.
Rispondiamo: noi preti siamo veramente zizzania ma
lefica quando non siamo degni di Ges, per, figlioli, quando
luomo di Dio degno della sacralit , credete, necessario.
Rappresenta nella vita dell'umanit lossigeno dello
spirito. Senza ossigeno si muore.
156
Il sacerdote il richiamo dell'uomo definitivo e del-
Peterno all'uomo provvisorio e del tempo.
Il sacerdote un promemoria del nostro destino etico
e religioso. l'occasione per accendere nel cuore umano la
scintilla della teandreia.
E il secondo contributo della chiesa allo sviluppo
dello sport sia questo: in ogni comunit parrocchiale si
faccia prosperare una scuola d'atletica. Lo sport diventi il
sorriso di tutti i giovani nella parrocchia. Sia dovere per
tutti i militanti cristiani.
" Gaudete, iterum dico vobis gaudete " insegna S.
Paolo. La letizia non pu non nascere da un ben conoscere
e praticare le molteplici forme dello sport.
I fanciulli e i giovani devono essere felici. Nelle ge
nerazioni passate hanno fatto soffrire troppo l'infanzia e la
giovinezza.
Olimpionici, aiutate la chiesa a far danzare la vita
dei muscoli dei giovani e a dare alle anime la possibilit di
conquistare la gloria di Dio, calpestando il male e il dolore
e impugnando, come fiaccola olimpica la virt.
2) ... Finito il discorso in segno di giubilo gli atleti,
dai campi dove erano schierati, cominciarono a volteggiare
le bandiere e a gridare i loro urr in tutte le lingue. Il fan
tastico carosello parve trasformare lo stadio Machado nella
piazza del Mangia di Siena, dove ogni anno il popolo si rac
coglie prima della corsa dei cavalli e i valletti delle contrade,
durante il corteo storico, gettano in alto le bandiere colorate,
le riprendono con agilit e le gettano in alto di nuovo. E il
popolo incita alla vittoria i propri cavalieri, il cielo sorride,
i colombi volano sopra la folla e l'acqua della fontana di
Iacopo della Quercia ciottola in mezzo al campo.
Francesco I si un alla gioia spontanea del popolo. Il pre
sidente Camoes vicino al pontefice, soddisfatto, parlando con
lui gli sussurrava:
Padre, voi avete il dominio del mondo contempo
raneo.
Dominio?... -fece meravigliato il papa, no,
caro presidente, il cuore...
Alla chiesa date le anime, il resto tenetelo voi.
L'uomo stanco* del dominio, brama la libert di Dio.
A Rio il papa si ferm dieci giorni e ne approfitt per
157
assistere alle gare, per conoscere atleti, per interessarsi alla
loro preparazione e per congratularsi con quelli che ripor
tarono i primi successi.
Assistendo un giorno ad una gara di salto, tra gruppi
di varie nazionalit, partecip con il cuore sospeso ad una
emozionante contesa, in cui, tra gli altri, si esib un negro
di Leopoldville.
Quando gli arbitri aggiudicarono all'atleta congolese la
medaglia olimpica, il papa non pot contenersi e di corsa
scese dalla tribuna e and ad abbracciare il suo giovane
connazionale. Non avendo nulla con s da donargli, confuso
e felice si tolse dal petto la croce pettorale e gliela mise
al collo. Gli domand come si chiamava, chi fosse suo padre,
dove abitasse e quando venne a sapere che suo padre era
lingegnere Plounda, una sua antica conoscenza la propria
felicit si raddoppi. E in quei giorni di permanenza a Rio
volle sempre a pranzo con s quel bravo giovanotto.
LAfrica non pi seconda a nessuno ripeteva a tutti,
felice come un bambino.
Il commiato di Rio con il pontefice avvenne allo stadio
Machado, gremito di popolo e di tutti gli atleti.
Il popolo gli gridava laffettuoso: ritorna Francesco.
Il papa commosso ebbe soltanto la forza di rispondere:
Grazie, figlioli e arrivederci tutti in paradiso.
Strinse in un abbraccio prolungato, significativamente
simbolico il presidente Camoes, baci la terra brasiliana e un
elicottero lo lev in alto per condurlo allaeroporto Engheo
Novo.
Le campane e le sirene della citt suonavano a distesa.
158
Discorso di papa Francesco ai militari
1) Rientrato a Roma Francesco I fu ripreso dal fervore
dei lavori conciliari. Le sessioni plenarie si riunivano, ogni
anno, in aprile, maggio e giugno, i mesi in cui il dibattito
parlamentare si pu svolgere bene, non intorbidito dal caldo.
I lavori procedevano con intelligenza. Il papa era soddi
sfatto dei padri e i padri delle tre sezioni facevano a gara
per disputarsi la partecipazione del pontefice ai lavori. Fran
cesco I, peraltro, raccomand sempre:
Lavorate liberi e fate conto che il papa sia con voi.
L'interessante lavorare con carit e sincerit, non perdere
il tempo, non disperdersi nelle cose marginali, guardare alla
sostanza e ai valori, rifuggire dagli astrattismi e dai filoso
femi, non fidarsi mai troppo di se stessi e far tesoro del
l'esperienza altrui. All'ordine del giorno delle sezioni
conciliari nel 1991 vi furono i seguenti problemi: i vescovi
dovevano dibattere il tema, i beni della chiesa, come opere
del popolo , i parroci le influenze fisiche, psichiche e spi
rituali degli audiovisivi sui fanciulli e i padri di famiglia
la rimunerazione, come premio della creativit della per
sona umana .
I dibattiti nelle tre assemblee si svolgevano con molto
impegno. La stampa informava con ampi servizi il pubblico
e a differenza di quel che era avvenuto al tempo del Va
ticano II i lavori conciliari erano seguiti non solo dagli
ecclesiastici, ma anche da larghe zone di opinione pubblica.
Forse perch i padri conciliari di quell'epoca riusci
rono meglio a portare l'anima della teologia nel cuore del
popolo. Il papa era convinto che se la parola non diventa
fatto serve a poco.
Nel 1991 anche i lavori di riadattamento di villa Fal
conieri continuarono con alacrit e Francesco I li stimolava
ansioso di vedere all'opera anche la sezione femminile del
Concilio.
Dopo il viaggio di Rio il papa credette di non muoversi
pi in quellanno da Roma, invece verso la met di agosto
159
gli fu rivolto linvito a partecipare ad una insperata riu
nione di alti ufficiali della Nato, della Seato e del Patto
di Varsavia.
Questi signori avevano stabilito dincontrarsi a Varsavia
per uno scambio di idee e per un tentativo di fraternizza-
zione.
Per capire limportanza del fatto bisogna pensare che
dal 1920 fino a quellepoca, a Ginevra, si erano succedute
uninfinit di estenuanti conferenze sul disarmo.
Grazie alla testardaggine delle parti in contrasto non
si era mai approdato a nulla. Anzi Occidente e Oriente
avevano continuato a sperperare miliardi di dollari per gli
armamenti: spesi per lagricoltura avrebbero permesso di
vincere la fame e per lastronautica avrebbero potuto far rag
giungere prima qualche grosso traguardo spaziale.
Cera solo da ringraziare Dio che la guerra atomica non
fosse scoppiata.
Papa Francesco non pot capire quale miracolo si fosse
operato. Che gli occidentali invitassero il papa a parlare
ai militari non lo meravigliava, ma che i russi avessero ac
consentito a un fatto simile lo sbalordiva e in cuor suo
preg con tanto fervore che venisse lora di Dio per la
Russia.
Il papa il due settembre giunse a Varsavia. Per la
prima volta il papa mise i piedi nellEuropa orientale e si
pu immaginare la sorpresa della notizia nellopinione pub
blica.
Ai viaggi di papa Francesco ci si and abituando, ma
il viaggio di Varsavia assunse uneccezionaiit senza paragoni.
Chi ne avvert limportanza particolare e ne prov una com
mozione indescrivibile fu il popolo della Polonia. Un fremito
di speranza, di passione patriottica, di fervore religioso e
di anelito profondo alla libert pervase lanima di questo
grande popolo. Per i polacchi seppero manifestare, cosa
ancora pi meravigliosa, i propri sentimenti con compostezza.
Il fatto stup perfino i capi del comuniSmo polacco.
Si resero conto della maturit del proprio popolo, che molti
anni prima aveva evitato grazie al suo equilibrio e alla sag
gezza del cardinale Wiszinsky la rappresaglia dei carri armati
di Kruscev. Il popolo polacco era maturo per la libert,
che non si impone con nessuna etichetta.
Piazza Madonna Czestowa, dominata dalla cattedrale di
160
Santo Stefano, ribattezzata sotto il regime comunista prima
piazza Stalin e, poi, piazza Kruscev era gremita di popolo,
quando il pontefice, vi fece il proprio ingresso.
Ricevettero il papa le autorit del regime comunista
polacco, spinte dalla correttezza diplomatica, dalla consa
pevolezza dellattaccamento del popolo alla sede di Pietro e,
per la verit, dal moto di simpatia universale, suscitato nel
mondo da papa Francesco. Moto pi intenso di quello del
tempo di papa Giovanni. Francesco I, infatti, imitando il
suo grande predecessore non adoper mai parole dure e
anatemi contro gli erranti e i detrattori della dottrina cri
stiana.
Tra i pensieri del suo diario lasci scritto: Dio pa
zienza con quelli che non riescono a conoscerlo e ad amarlo
e perfino con quelli che lo negano. Dio un problema troppo
grande per la mente limitata delluomo.
Ad accogliere il papa cerano tutti i vescovi di Polonia
con il cardinale primate. Ma cera soprattutto il popolo vivo
e accolse il papa, nel modo pi insolito.
Forse, il popolo polacco, per una intuizione del suo
genio, avvert, che con la venuta del papa in Polonia si
giocava una carta per la propria libert. Se una occasione
simile, per un qualsiasi popolo occidentale, si poteva pre
stare per unesplosione calorosa daffetto per il papa, a Var
savia non si potevano prevedere le conseguenze di una acco
glienza alloccidentale.
Quali sarebbero state le reazioni del regime?
E il popolo polacco intu una soluzione intelligentissima
manifestando il proprio attaccamento al vicario di Cristo con
una accoglienza, fatta di composto silenzio.
In piazza Czestowa cera tutta Varsavia e il cuore della
Polonia, come se si fosse radunato in un tempio, alla vista
del papa, seppe tacere.
Tuttavia papa Francesco in piedi sulla macchina, che a
passo duomo si apriva il varco tra due ali di folla, si ac
corse che tutta quella moltitudine lo guardava con occhi
pieni damore e che le lacrime rigavano le gote di molti
uomini, di giovani e di donne che gli protendevano le crea
ture. Improvvisamente, poi, le mani di tutta quella gente
cominciarono ad agitare una selva di bandierine: la ban
diera della Polonia e la bandiera rossa dellinternazionale co
munista. I capi del partito comunista si guardavano gli uni
161
con gli altri e non sapevano se unirsi alle lacrime di gioia
del popolo o trincerarsi dietro la maschera dell'impassibilit.
L'amore della propria terra e del proprio popolo prevalse
sull'ideologismo. Molti di essi si commossero e le lacrime
spuntarono pure negli occhi del capo del governo Vladimiro
Cormanski, un vecchio allievo di Kruscev, con delle strane
nostalgie staliniste.
Cormanski guardando la folla silenziosa e agitante verso
il papa la bandiera polacca e la bandiera rossa pensava tra
s: il popolo vuole la libert, ma non esclude l'edificazione
del socialismo.
Il corteo delle automibili, arrivato all'altezza della cat
tedrale si ferm: il papa scese dalla macchina e accompagnato
dal primate entr nel duomo di Varsavia.
Dietro il pontefice entrarono anche le autorit comu
niste e poi popolo, tanto popolo, finch ce ne pot entrare.
Chi non pot penetrare in chiesa rimase in attesa sulla
piazza, la quale invece di svuotarsi aument di gente, affluita
a Varsavia da tutte le parti della Polonia. Il papa si diresse
verso l'altare maggiore, si inginocchi davanti al Santissimo
e rimase a lungo in preghiera. Poi, si alz e in perfetto
francese, scusandosi di non poter parlare la lingua polacca
si rivolse al popolo, pregando il Cardinal Klond di tradurre
parola per parola quello che diceva.
E parl di Dio, del suo linguaggio, il silenzio, e della
sua bont e concluse affermando che nel mondo doveva
nascere l'era del bene. Che ci si doveva voler bene, l'uno
con l'altro, per davvero, come fratelli: le persone con le
persone, le famiglie con. le famiglie, i popoli con i popoli.
La terra allora sarebbe diventata un giardino e lumanit una
famiglia, in cui i capi sarebbero stati padri e i cittadini fra
telli e Dio ci avrebbe atteso nella felicit eterna, della quale
neppure lontanamente immaginiamo la beatitudine.
Parl alla buona ripetendo vecchi concetti, come un
parroco e senza l'ombra del paternalismo e la sufficienza dei
falsi umili.
Il giorno seguente il pontefice fu ricevuto nell'aula della
camera dei deputati, scelta come sede per la conferenza mi
litare di Varsavia. La dieta polacca non aveva mai visto una
cosa simile. Nella sua esedra presero posto mille generali in
alta uniforme.
In quel tempo, la moda militare aveva ripreso gusto
162
nlle belle divise, disprezzate negli anni 30-40 dal praticismo
americano dominante.
Gli ufficiali occidentali riuniti si distinguevano da quelli
orientali per la confezione delle divise, ma tutti indistinta
mente facevano bella mostra di s ed era un colpo docchio
meraviglioso. Avrebbe entusiasmato qualsiasi donna.
Francesco I entr in aula, seguito da molti ministri
della difesa. Anche il papa, in verit, rimase colpito da
quello spettacolo di soldati. Simboleggiavano la virilit dei
popoli e la tradizione militare del mondo.
Unovazione prolungata salut il pontefice. Poi un ge
nerale, con voce metallica grid, per papa Francesco urr,
urr, e in coro lassemblea rispose urr.
Seguirono gli scambi dei saluti: a nome degli occidentali
parl il generale americano John Mac Arthur, per gli orientali
parl il generale Stephan Dolkurikj, per gli asiatici il generale
Jkeda e per gli africani il generale Adoula. Quindi prese la
parola papa Francesco.
Signori ufficiali, esord, fratelli, il vicario di Cristo,
per luniversalit del proprio ufficio ha la possibilit di pro
vare emozioni sconvolgenti lanimo e di incontrarsi con una
infinit di creature, che farebbero vibrare la sensibilit dello
scrittore pi fervido.
Credeteci, lemozione di questo momento tra le pi
forti da noi vissute durante questi anni.
La gioia che pervade il nostro animo, essendo qui
con voi non labbiamo mai provata.
Voi siete gli uomini della guerra e della pace, gli
uomini leoni e agnelli. Voi siete la rappresentanza della vi
rilit, della forza e della bellezza delluomo.
Il soldato come il poeta, lapostolo e leducatore.
uninsegna di umanit superiore, che deve nascere nella
terra popolata da troppi uomini inferiori.
Noi al riparo della verit non vogliamo pi credere
nel male e nel dolore, nellignoranza e nella morte.
Vogliamo edificare luomo umano-divino, retto dal re
gime del bene e della felicit, della saggezza e della vita.
E anche voi, soldati, capi per antonomasia, anche voi
guerrieri dovete essere i costruttori della teandreia. Gli uo
mini allora saranno leoni ed agnelli e le spade si trasforme
163
ranno in vomeri e i proiettili in missili esploratori dell'uni
verso.
La belva umana infang il genio militare. Trasform
il soldato in belva da carneficina nelle guerre protrattesi fino
ai nostri giorni.
orribile. Se avessimo davanti la serie di sequenze
delle scene di guerra, di cui fu protagonista il soldato non
reggeremmo alla visione di tanto dolore. Potremmo leggervi
la storia della vergogna e della crudelt umana.
Fratelli, deve nascere lera voluta da Dio e dal dolore
del popolo. In questa era a voi sar applicata una esorta
zione del nostro predecessore Paolo VI.
Il papa nel 1964 a dei pellegrini, scampati ad una
strage, compiuta il 2 aprile 1944 nel villaggio di Asq da
alcuni soldati della seconda guerra mondiale, poco importa
ricordare a quale popolo appartenessero, disse loro:
Beati voi, che avete perdonato .
Beati voi che avete mutato lodio in amore, la ven
detta in amicizia e la guerra in pace. Benediciamo il Signore
che ci consola di tanti spettacoli di crudelt con la dolce
visione che ci portate .
Fratelli, la vostra conferenza militare, la prima nel
suo genere nella storia sia lo strumento antesignano di questa
profezia: che luomo dellodio si trasformi nelluomo del
lamore, luomo della vendetta nelluomo dellamicizia e luo
mo della guerra nelluomo della pace. E voi, militari, diven
tate gli uomini dellamore, dellamicizia e della pace. Questa
la vostra missione.
Neppure la belva umana, quando vi contorse tra le
sue spire riusc mai a distruggerla del tutto. Non certo per
adularvi vi diciamo questo: ma vero per stare nel nostro
tempo, che gli uomini moralmente pi sani delle ammini
strazioni degli stati sono gli ufficiali. Con indulgenza di pa
dre, noi, ex ufficiale ricordiamo i discorsi di belle donne alla
mensa ufficiali, ma altres vivo nel nostro cuore il ricordo
di tanti ufficiali, che ci hanno edificato, con il loro spirito
di sincerit, di signorilit, dintelligenza e di laboriosit.
Chi di noi non ricorda con venerazione il proprio
capitano o proprio colonnello?
Se provate ad interrogare qualsiasi ex soldato voi ve
drete che vi dir nome e cognome del proprio comandante.
Qual la ragione del rispetto, nutrita dal popolo
164
\ht so il militare, rappresentato qualificativamente dalluf-
liciale?
La ragione dellamore del popolo verso il soldato
la seguente. Noi la lasciamo a voi, ufficiali di tutto il mondo,
iinaiti qui per fraternizzare, per porre fine alle diatribe sul
lisarmo e per iniziare la costruzione della pace, allinsegna
<Iella scienza e delleducazione.
Il popolo, con il suo genio, ha sempre visto in voi
ufficiali i propri educatori, gli scienziati della guerra e gli
artefici dellordine, il frutto pi squisito della giustizia.
Che intendiamo dire qualificando lufficiale educatore,
sc ienziato e uomo metapolitico?
Voi siete destinati a condurre in porto lopera di sin-
irsi che scienziati, educatori e politici debbono perseguire,
per unificare il genere umano.
Il nostro ragionamento logico e la vostra missione
ci ispira un fotogramma preciso.
Certamente voi siete gli educatori del popolo da secoli.
Il popolo rozzo degli operai e dei contadini, che a stento,
in altre epoche, sapeva conoscere la mano sinistra dalla mano
destra, il popolo grande degli analfabeti, umiliati e offesi
dai potenti capit sotto di voi come creatura indifesa. Alcuni
di voi, da belve trattarono il genio della terra e il sale della
vita con crudelt, ma altri, autentici governanti di uomini
irattarono il popolo-soldato, come un figlio e un fratello.
Lo considerarono uomo, persona. Noi non conosciamo
la storia della pedagogia militare, ma sappiamo di dire la
verit affermando questo.
Ci avvenne al tempo di Ciro, di Gengiscan, di Ales
sandro, di Cesare, di Annibaie e con maggiore evidenza dopo
Cristo, al tempo di Carlo Magno, di Carlo V, di Cond, di
Federico di Prussia, di Napoleone, di Kutuzof, di Hindem-
bourg, di Cian Kai Shek, di Eisenhower, di Rommel e di
Zukof.
A maggior ragione e con consapevolezza deve avvenire
nel millennio che si apre. Voi dovete essere gli educatori
del popolo accanto ai sacerdoti, ai magistrati e agli insegnanti.
Educatori di umanesimo teandrico, di bellezza e di
forza.
Voi sapete con quanta insistenza noi ripetiamo: edu
chiamo luomo alla bellezza: al senso estetico. Non c abito
critico ed etico nelluomo se non c labito estetico.
165
Anche voi ufficiali dovete essere, nel senso pi pieno,
maestri di bellezza fisica e spirituale. La bellezza aiuta Puomo
a penetrare nel mistero della verit e della bont. La bellezza
madre della nobilt, nemica della volgarit.
Anche della fonte della bellezza marginale, la moda
maschile, voi dovete prendere il timone. La donna mo
derna, tranne quella indiana e giapponese, non sa vestire.
Ma soprattutto Puomo non ha pi il gusto estetico,
che armonizza le forme del corpo con la foggia del vestire.
Una volta voi eravate arbitri di eleganza maschile. Le vostre
divise, a cui certo non bisogna dare un eccessivo peso nella
gerarchia dei valori, hanno un potere dincivilimento se sanno
fare del cittadino che Pindossa un uomo dal portamento
nobile.
Anche labito fa Puomo nobile. Una foggia maschile
sciatta, come quella barbarica dei goffi calzoni ha contribuito
ad involgarire Pumanit. Luomo che indossa una divisa deve
sentirne lorgoglio e non infangarla con azioni ignominiose.
Ma non su questo aspetto secondario sul quale bi
sogna insistere per ricordarvi la vostra missione a servizio
della bellezza e della virilit.
Con spirito concreto vi diciamo ora: trasformate le
caserme in scuole militari. Trasformate il militarismo in mi-
litarit. Fate della militarit una componente dincivilimento
accanto alla scolasticit, alla ecclesialit e alla giuridicit.
Trasformate lordinamento militare nella sintesi e nel
perfezionamento dellordinamento scolastico del mondo.
Contribuite al perfezionamento della pedagogia e della
didattica. Voi vivete dalla mattina alla sera accanto ai gio
vani.
Voi siete addetti al governo degli uomini, ma il vero
governo delluomo conduce alla conquista dei valori pe
dagogici.
Questi valori sono la libert, la disciplina, la perso
nalit, come autodisciplina.
Ma voi ufficiali siete anche scienziati. Scienziati della
scienza delle scienze: la guerra.
Soldati, la vita guerra. La guerra santa. La mo
rale lotta. La morale la guerra del bene contro il male.
Ora, se la legge morale il sottofondo della scienza
e dellarte, la morale, la scienza e Parte sono la guerra del
bene, del vero e del bello contro il male, il falso e il brutto.
166
Il militarismo, deformazione della militarit diede alla
scienza della guerra un contenuto e un metodo falso, svi
la scienza militare, come genio dell'aggressione e della con
quista dell'uomo.
Quale fu il risultato? Uccidere, distruggere uomini
e cose. Distruzione, fuoco, sangue, polverizzazione e disin
tegrazione atomica furono i mezzi del militarismo per arri
vare alla vittoria di Pirro nelle battaglie combattute dalle
belve umane.
Fratelli, rovesciate il contenuto e il metodo della
scienza militare e date alla guerra altri obiettivi di lotta.
Noi, a titolo indicativo, additiamo alcune mete alla
strategia e alla tattica militare.
Scienziati della guerra, aggredite il problema della
fame e diventate soldati-agricoltori. Con le vostre macchine
da trasformare in macchine di pace e con i vostri uomini
trasformate il Sahara in un giardino e la Siberia in un
maggese.
Volete un'altra meta scientifica? Guardatevi attorno
e contemplate i mezzi di comunicazione e di trasporto. Luomo
attende da voi la conquista dello spazio e la distruzione del
tempo.
All'opera con i vostri uomini e le vostre macchine:
trasportate gli uomini in un baleno da Tokjo a Parigi. Da
teci mezzi di comunicazione audiovisiva, che perfezionino
fino all'incredibile la radio, il telefono e la televisione.
Distruggete tempo e spazio e fateci gustare anche in
terra l'eterno e l'infinito.
Trasformate le forze militari di terra, di mare e del
cielo in una molteplicit coordinata di armi specializzate e
diventate i costruttori e gli organizzatori delle comunica
zioni marine, terrestri e aeree.
Ma volete un traguardo pi suggestivo? Alzate gli
occhi al cielo. L'avvenire dell'uomo il cielo. Non siamo
pi nel periodo grossolano di Kruscev, in cui si diceva che
Gagarin non aveva trovato Dio alzandosi di pochi kilo-
metri sulla stratosfera.
Dio non lo troverete neppure nelle galassie.
Dio spirito, qui, in mezzo a noi e, come si insegna
ai ragazzi, in cielo, in terra e in ogni luogo.
Avanti, riunite le forze ed esplorate la Luna, i pianeti
del sistema solare e, gradualmente, le stelle infinite.
167
Aprite alla scienza della guerra unera nuova e date
al genio agonistico delluomo un aspetto di aggressione su
blime. Il cielo dei violenti.
Vi abbiamo accennato tre obiettivi strategici da ap
plicare tatticamente: la guerra contro la fame, per trasfor
mare la terra in Eden, la guerra contro spazio e tempo per
ravvicinare i popoli e la guerra contro le barriere del cielo
per conquistare luniverso, per spiritualizzare il corpo e per
arrivare in profondit a capire Dio: questo mistero irrag
giungibile.
E una meta ancora, prima di far balenare dinanzi ai
vostri occhi la terza caratteristica della vostra missione.
Da voi, gli educatori e gli scienziati si attendono una
collaborazione creativa, per costruire il regime educativo e
il regime scientifico, vaticinato da Bacon.
Realizzate le due fondamentali caratteristiche di edu
catori e di scienziati voi dovete essere gli artefici dellordine.
Lordine perfeziona la concordia degli animi, nella pace
viva e dinamica. Come artefici dellordine voi siete uomini
politici o meglio, come i magistrati, gli insegnanti e i sa
cerdoti, uomini metapolitici per eccellenza.
La politela nazionale e supernazionale, con frequenza,
ha bisogno di attingere capi, in mezzo a voi, in modo par
ticolare quando i popoli attraversano periodi di assestamento.
Il capo una merce rara, come le perle. Voi, capi
militari, nei momenti drammatici, avete in mano il destino
del popolo e il popolo guarda alle vostre scelte con spe
ranza e timore. Il mondo ha bisogno di capi militari, edu
catori, scienziati e metapolitici.
Ed ora, fratelli, di cuore vi auguriamo un buon lavoro
per la vostra conferenza.
Non chiacchierate: discutete. Non vi scontrate, incon
tratevi. Non rattoppate: cucite un vestito nuovo.
La diplomazia non ha combinato nulla nel secolo XX
in materia di disarmo. I metodi delle vecchie cancellerie,
ancorate alla politica del passato, da superare con la ribel
lione al passato in un tempo di trasformazioni in atto hanno
fatto perdere tempo di fronte a questo problema urgente
da risolvere. Si continuano a sciupare miliardi per gli arma
menti, rubandoli al sudore degli uomini e alle sofferenze
dei bambini.
Se la guerra atomica non scoppiata non merito
168
della diplomazia e della politica, ma della Provvidenza. la
(me del genere umano la guerra atomica.
La vostra conferenza sia la premessa di periodici in
contri tra i capi militari del mondo.
I popoli comprendano che vi riunite per fare della
guerra Parte della pace e dell'unificazione dell'umanit. Sia
questa la vostra consegna, soldati.
Noi non facciamo il profeta, ma crediamo fermamente
c he l'unificazione politica del mondo avverr in grazia di un
grande capo militare. Il popolo l'attende da millenni. Prima
o poi sorger il veltro dantesco, il capo, che da oriente a
occidente o da occidente a oriente perfezioner il sogno dei
capitani del passato: la costruzione di un unico impero:
l'impero della famiglia umana.
I pi famosi capitani della storia espressero la bramosia
di dominio mondiale. Questo istinto bestiale va trasformato
in fame razionale di unificazione religiosa, morale, politica
ed economica del genere umano .
2) ... Il discorso di papa Francesco ai militari, im
mediatamente, negli ambienti politici e diplomatici del tempo
fu definito un altro capitolo del libro dei sogni di Fran
cesco I.
La diplomazia, anzi, ebbe delle reazioni dure contro
il papa.
Per il fiume della storia, nonostante le apparenze con
trarie, era a fianco di questo semplice Chisciotte, che com
batteva da solo contro i mulini a vento dei potentati umani.
II popolo era con il papa. I popoli afferrarono che il
papa si era sforzato di dare un significato alla scienza mi
litare. Il movimento operaio internazionale, affinato, alla vi
gilia del 2000, da secoli di lotte fece proprie le tesi militari
di Francesco I. Tutto sommato fu un lievito fecondo. I po
steri ne avrebbero ricavati benefici.
Nei secoli XXII e XXIII dopo Cristo la guerra cominci
ad assumere a principi strategici e tattici i contenuti indicati
da Francesco I e i militari di quei tempi contribuirono a
trasformare l'agricoltura, da attivit empirica in attivit scien
tifica. Furono i militari d'occidente e doriente che collabo-
rarono al balzo in avanti dei voli spaziali e allesplorazione
delluniverso, portando nei mezzi di comunicazione e di tra
sporto una rivoluzione meravigliosa.
169
Come curiosit storica di quelle epoche un po pi
tranquille della nostra ricordiamo che nel mondo, ogni anno,
era celebrata la festa del soldato e in quelPoccasione gli
eserciti sfilavano nelle vie delle principali capitali, mostrando
al popolo strumenti sempre pi perfetti per lavorare la
terra, meravigliosi mezzi di trasporto e di comunicazione e
macchine, che noi non sapremmo descrivere, per i voli
spaziali.
170
Discorso di papa Francesco I ai giovani
1) Papa Francesco giunto, ormai al settantaduesimo
anno prese labitudine, con sempre maggiore consapevolezza,
di meditare sulla caducit della propria vita. Con ironia
contava gli anni del proprio pontificato. Non si faceva illu
sioni: al massimo un altro decennio e avrebbe lasciato il
timone della chiesa in altre mani.
La chiesa un vivaio di uomini superiori, pensava.
E quando i collaboratori gli dicevano:
Padre, chi potr sostituirvi? faceva una risata.
Tutti utili e nessuno necessario, rispondeva. Il vero
capo della chiesa Dio e il suo primo ministro lo Spirito
Santo.
E aggiungeva: in ogni secolo in mezzo a tante medio
crit il sacerdozio cattolico partorisce dei giganti. Per for
tuna nostra affrancano le scorie clericali.
Nonostante la sua buona salute rifletteva serenamente
sui propri anni e si vedeva come tutti gli altri sul letto di
morte. Il libro della propria vita non aveva avuto segreti
per nessuno. La sua coscienza era tranquilla. Le immense
ricchezze procurate alla chiesa le aveva messe a disposizione
del popolo.'Non si poteva, certo, accusare di nepotismo nei
confronti dei figli carnali e dei suoi nipoti.
Il figliolo che si era fatto prete, ora uomo maturo
era ancora cappellano nella parrocchia di Santa Anna a
Leopoldville e quando facevano osservare la cosa a Fran
cesco I per indurlo a rimediare a questa specie di ingiu
stizia il papa:
Ingiustizia! rispondeva, ma mio figlio mi
direbbe ingiusto se tentassi di farlo promuovere parroco...
Con battute analoghe faceva tacere qualsiasi interlocu
tore, allorch si trattava di far beneficiare, sia pure legitti
mamente i propri familiari. A suo conforto i figlioli non gli
dettero dispiaceri. Si comportavano da galantuomini: nes
suno eccelleva particolarmente. E ci per legge di natura.
rara leccezionaiit nellascendente e nel discendente. E,
171
poi, a onore dei familiari di papa Francesco, figli e nipoti,
educati molto bene desideravano vivere allombra del padre.
Spinto da questi pensieri il papa desider che il 92
fosse lanno del proprio testamento. Convinto di lasciare
niente di materiale a nessuno tranne gli indumenti e un
quattrocento libri in edizioni modestissime elabor il pro
prio testamento spirituale, ora che si sentiva in piena facolt
mentale e pens di leggerlo davanti ad un pubblico adatto.
E dopo aver riflettuto, decise di rivolgere la sua parola
alla giovent. I giovani erano stati loggetto delle sue pre
dilezioni. Si mise, dunque, a lavorare alla stesura del testo,
continuando la propria attivit pastorale e conciliare. Villa
Falconieri, dove era ansioso di vedere allopera la sezione
conciliare delle madri di famiglia era quasi pronta. A questo
proposito Francesco I interrogando gli antichi padri si do
mandava se sarebbe stato conveniente chiamare le madri di
famiglia nostre care coepiscope , come era solito chiamare
coepiscopi i padri di famiglia del concilio.
E tutte le volte che li chiamava in questo modo era
preso da commozione: dopo leconomia e la politica final
mente abbiamo sproletarizzato anche la religione rifletteva.
I laici sono stati i proletari della chiesa fino alla seconda
met del secolo XX, quasi che la chiesa fosse riducibile al
clero.
A questo punto mio dovere informare il lettore che
Francesco I impiegava molto tempo per stendere i suoi di
scorsi. Leggendoli sembrano limpidi e quasi improvvisati,
ma erano frutto di infiniti ripensamenti. Li faceva e li rifa
ceva, buttava via il superfluo ed era nemico dellaggettiva
zione. Si rammaricava sempre di non saper scrivere come
il suo prediletto Luca.
Deciso di parlare alla giovent fiss loccasione per rin
contro, la data e il luogo. Il luogo opportuno gli parve Roma
e il settembre romano la stagione adatta per dare il ben
venuto ai giovani dei cinque continenti.
Loccasione fu la beatificazione della guida alpina Conrad
Maurer, un giovane svizzero, fattosi santo praticando i valichi
alpini e morto nel tentativo di salvataggio di alcuni compagni
di cordata.
Le conferenze episcopali e il movimento cattolico gio
vanile del mondo informati del desiderio del papa, fin dai
primi mesi del 92 prepararono nei minimi dettagli il ra
172
duno. Sarebbero venuti a Roma due milioni di giovani, dal
lEuropa, dallAfrica, dallAmerica, dallAsia e dallAustralia.
Lamministrazione capitolina non ne fu preoccupata, tanto
era migliorata lorganizzazione alberghiera dellUrbe, tuttavia
si dovevano risolvere problemi logistici di non piccolo conto.
Si contava di potere organizzare delle tendopoli; sarebbe stato
difficile ospitare contemporaneamente negli alberghi una mol
titudine simile.
Roma abituata alle moltitudini, ma quando i primi
di settembre questo esercito di giovani affoll le sue vie,
essa stessa, ne fu meravigliata.
Giovani neri, bianchi, gialli, idiomi di tutte le parti, i
costumi pi impensati e allegria e manifestazioni di vita gio
vanile linvasero a tal punto che in quei giorni apparve come
una citt di ragazzi.
Il tre settembre il papa, nelle ore pomeridiane, parl
alla giovent raccolta in piazza San Pietro. Non bast la
piazza a contenere quella moltitudine. Una rete di schermi
televisivi dislocati dal Colosseo a Ponte Vittorio, il tratto
del percorso della grande sfilata, permise a tutti di vedere e
di ascoltare il papa.
I giovani europei, cavallerescamente, diedero la pre
cedenza nel corteo agli africani e agli asiatici e piazza S. Pietro,
in quelloccasione, risult gremita alPinverosimile di negri
e di gialli.
Finalmente apparve il papa. Attraversando piazza S. Pie
tro in sedia gestatoria, papa Francesco prov una gioia inde
scrivibile. Tanta Africa libera non era mai venuta a Roma.
Non riusciva a nascondere le lacrime e pensava a sua madre.
Come in altre circostanze, terminata la liturgia, sal
sulla cattedra, eretta davanti allaltare, posto sul piano del
lultima gradinata della basilica e parl in francese:
Figlioli, noi non abbiamo il dono delle lingue come
nella prima Pentecoste cristiana, ma siamo sicuri, in questo
momento, di farci intendere da tutti, nella lingua di Pascal.
Lappello lanciato allinizio del nostro pontificato di
adottare una lingua comune come seconda lingua stato
ascoltato da quasi tutte le scuole del mondo. Il buon senso
ha scelto la lingua francese.
Ringraziamo Dio. La babele delle lingue vinta e
ci comprendiamo. Voi, ora, giovani di ogni parte della terra
173
vi comprendete e vi comprenderete sempre meglio con il
passare delle generazioni.
Ed eccomi a voi, figlioli, venuti a trovare un vecchio
dairAustralia, dalFAmerica, dallAsia, dallEuropa e dallA
frica. Il vostro viaggio stato felice. Nessun incidente ha
turbato questo sorprendente spostamento di giovani. Tut
tavia vi raccomandiamo prudenza. Nessuno si ammali e si
imbatta in incidenti di altro genere. Qui voi avete un padre,
ma la maggior parte di voi a casa hanno pap e mamma:
pensano a voi e molti, davanti agli schermi televisivi, adesso,
vi seguono.
Figlioli, il vecchio che vi parla, vicino al tramonto
della propria esistenza, il vicario di Cristo, il cui ufficio
giovane. Vi abbiamo voluto qui per lasciarvi il nostro testa
mento e il ricordo del nostro passaggio terreno.
La vita, giovani, rappresentata da unalba e un tra
monto e finch il teandra non avr vinto la morte, legge,
che lo spirito abbandoni il corpo, per tuffarsi nella vita di
Dio. E anche noi, tra poco vi lasceremo, per dare a tutti gli
uomini lappuntamento in Dio. Noi guardiamo alla morte
con serenit.
In attesa della espiazione delle nostre colpe e di un
premio per le nostre poche opere buone anzitutto vi diciamo:
giovani, siate degni della vita di Dio sulla terra. Per troppi
secoli luomo non fu degno della vita e la sua vita fu follia
e crimine, ignoranza e miseria.
Noi colpiti da questa mostruosit, durante il nostro
meteorico passaggio abbiamo stimolato lumanit a ribellarsi
contro crimine e follia, ignoranza e miseria. Abbiamo sup
plicato luomo a ristabilire con Dio il patto della saggezza,
della bont, della felicit. Il mondo si scosso, dapprima
lentamente, poi svegliatosi dal suo torpore ha mostrato di
volersi vincere.
Segni di rinsavimento spirituale albeggiano, tra le ca
tegorie maestre delle relazioni umane.
Scienziati, governanti, educatori, militari, capitani di
impresa, magistrati hanno riempito di gioia il cuore di Dio,
obbedendo al Vicario di Cristo. Siamo appena agli inizi di
unera veramente buona.
La politica e leconomia, guidate dalla scienza e dal
leducazione opereranno miracoli. Non dimentichiamo, per,
che la belva umana in agguato. La mala bestia vuole in-
174
lerrompere ledifiicazione del regno della scienza e delledu
cazione.
Questo regno beato si propone larchitettura della po
litela della comunione e dellanautorit e la trasformazione
di ogni uomo in legislatore, giudice e governante delluni
verso e la sconfitta del dolore, del male, dellignoranza e
con il tempo, della morte.
Figlioli, tra poco vi lasceremo orfani del nostro amore.
La nostra presenza non ci sar pi, ma noi vogliamo rima
nere, per sempre, nel vostro cuore con la nostra disperata
speranza di bene, di vero e di bello. E voi a vostra volta
rimanete nel cuore dei vostri figli e cos via per tutti i secoli,
i figli dei vostri figli.
Lumanit un albero dal tronco immortale. La so
luzione di continuit delle generazioni il segno della sua
giovinezza.
Dobbiamo rigettare i difetti, retaggio della frattura del
patto di amore con Dio delle generazioni passate e custodire
le perle della loro bont e arricchirle allinfinito.
E dobbiamo costruire nel mondo almeno la giovinezza
degli spiriti e trasformare gli uomini in giovani vegliardi e
in vegliardi giovani.
Dio eterna giovinezza. Latto puro giovinezza,
fatta di verit. Nulla pi prezioso della giovinezza, ricca
di ingenuit, di fanciullezza, di realt teocosmica.
La giovinezza la riserva spirituale e biologica della
vita.
dovere conservarla: delitto danneggiarla.
Lumanit ha commesso troppi delitti contro la gio
vinezza. Indifesa stata sopraffatta dalle belve umane. Ma,
ora, non recriminiamo il passato, n facciamo la Cassandra.
Il nostro testamento una eredit costruttiva.
A voi, giovani, il papa lascia ledificazione del regime
della scienza e delleducazione su tutta la terra. A voi, il
papa comanda: costruite lunit della famiglia umana. Lut
unum sint di Cristo sia il nuovo cielo della vita.
A voi, il papa impone: edificate la teandreia, umanit
divina e seppellite la scimmia uomo. Luomo un ponte da
superare.
A voi il papa indica ledificazione del regno della fe
licit e della sapienza, dellarte e della bont.
Il papa vi lascia in eredit le mete additate ai filosofi
175
e agli scienziati, ai governanti e ai giudici, agli educatori e
ai sacerdoti. Vi lascia il testamento della sfida contro la
belva umana e vi consegna il lauro della vittoria, in anticipo.
E per raggiungere queste mete papa Francesco a voi
anime giovanili, sprazzi del genio di Dio, immagini dellamore
e della sua bellezza sussurra: vivete dideali.
Nutritevi di spirito. Mangiate le idee, bevete la bel
lezza. Satollatevi di saggezza e riempite lanima dinquietu
dine. Cercate la pace nella guerra per raggiungere lirrag
giungibile Iddio.
Siate ingenui. Prendete coscienza della forza dellinge
nuit. Riportate agli uomini il candore delle colombe.
Diventate buoni, giovani, per essere migliori.
Costruite sulla terra la santit. Diventate artisti, per
costruire sulla terra la bellezza. Diventate scienziati. Edifi
cate sulla verit.
Siate uomini veri, buoni e belli per essere degni di
diventare teandri.
Fate sorridere Dio. Dio ha pianto tanto per causa
delluomo.
Ascoltate, ancora, ci che vi vuol dire papa France
sco che ama ciascuno di voi come Caterina di Fontebranda.
Quanto stiamo per dirvi ludimmo molti anni fa qui in San
Pietro dalla bocca di un sacerdote polacco, che tenne testa
al bestione dellateismo, novello Davide di fronte a Golia.
Noi eravamo nascosti nella basilica, in mezzo ad una
folla di giovani: erano tutti leviti, speranza della chiesa.
Il cardinale Wiszinski, bello in volto come un fanciullo, com
memorando, davanti al nostro predecessore Paolo VI, il cen
tenario dellistituzione tridentina dei seminari ecclesiastici, ad
un certo punto disse:
Giovani, voi devete essere uniti con la Trinit, con
la chiesa, con il vescovo, con il popolo .
Queste espressioni ci entrarono nel cuore e toccarono
la nostra anima. Vorremmo trattenervi qui un anno, figlioli,
per commentarvi questo programma di vita.
Essere uniti con Dio, uno e trino che vuol dire?
Filosofia e teologia balbettano questa verit profonda,
come una voragine. Nessuno penetrato nella natura e nel
lessenza di questa verit. Ma luomo avverte il mistero del-
lunit del causato con la causa, del moto con il motore, del
contingente con lassoluto, del finito con linfinito, del tempo
176
con Tetemo. Luomo sente di essere pulviscolo divino che
viene da Dio e a Dio deve ritornare.
Essere uniti con Dio, padre della verit, con Dio
verbo del volere e con Dio spirito dellamare diventare
Dio. vivere da dei e sondare i misteri dello spirito e della
materia. Dello spirito che vive nella materia e della materia
che vive nello spirito. partecipare allopera della crea
zione. collaborarla. far felice il Padre, far sorridere il
Figlio, far lieto lo Spirito. potere tutto con Dio, il pos
sibile e limpossibile. vincere il male, lignoranza, il do
lore, la morte: la perfida morte.
pregustare la beatitudine eterna e in questa proie
zione trasformare la terra in Eden e popolarla di teandri.
amarlo e fare tutto ci che vogliamo. essere tre
miliardi di creature, come se fossimo una sola creatura con
Dio e quasi diventare la quarta persona della divinit.
Ed essere uniti con la chiesa che cosa vuol dire?
Figlioli, bisognerebbe essere poeti per inabissarci in
questa idea. La chiesa, che dal fonte battesimale alla estrema
unzione, ci tuffa nel divino non va identificata con questo o
quellecclesiastico o laico.
No, figlioli, questi sono uomini di chiesa, degni di
rispetto, se vivono da cristiani e riprovevoli se non lo sono. *
Questa la chiesa del divenire. Questa chiesa di secolo in
secolo risente gli umori difettosi e pregevoli delle generazioni.
Questa chiesa la gloriosa cristianit del I, del II e
del III secolo. la chiesa medievale, con le sue ombre
e le sue luci. la chiesa rinascimentale con i suoi peccati.
la chiesa del 1600 e del 1700 con la sua Controri
forma, talora, ipocrita e poco coraggiosa.
la chiesa.del 1800 spinta dal movimento operaio
che si sveglia dal proprio torpore.
la chiesa di papa Giovanni. Giovanni XXIII con
la bont compie una rottura sensazionale con il curialismo
prudentior e spiana la via alla rivoluzione vaticana, irrever
sibile sotto il nostro predecessore Paolo VI, che, peraltro,
rappresenta un tentativo di farle riprendere fiato, dopo la
svolta di papa Giovanni.
E questa la chiesa dei nostri giorni. la chiesa di
papa Francesco, il pi indegno dei servi dei servi di Dio.
Francesco I, premuto dai tempi del movimento ope
177
raio predica all'umanit Cristo, dinamite, capovolgimento,
distruzione, rivoluzione e catarsi.
E lui, il Cristo, la Chiesa e il suo vicario il timoniere
obbediente.
Essere uniti con la chiesa essere uniti con Cristo.
vivere la preghiera del padre nostro. praticare il discorso
delle beatitudini e quello dell'unit dell'ultima cena. spo
gliarsi del vestito dell'uomo per rivestirci del vestito del
l'agnello divino. crearsi un abito critico, etico ed estetico
divino e con questo conquistare l'Infinito.
Ed essere uniti con il vescovo che vuol dire?
Vuol dire fare sutura con la comunione dei santi della
terra, con i santi che si purificano in luogo di pena e con
i santi del cielo.
Il vescovo se non santo, non degno di essere pie
nezza sacerdotale. Sacerdote chi, in nome di Dio, d le
cose sacre, con la parola, con l'esempio e con i canali della
grazia.
Il sacerdote con il battesimo ci unisce a Cristo. Con
la cresima ci fa suoi militanti. Con la confessione ci conserva
sulla via di Cristo. Con l'eucarestia ci teandrizza. Con il
matrimonio ci rende procreatori di santit e reggitori della
famiglia e della politela. Con l'ordine ci garantisce i Cristi
viventi sulla terra. Con il sacramento degli infermi ci aiuta
a passare a miglior vita.
Il vescovo custode di questo patrimonio spirituale. -
responsabile dell'efficacia di questa pedagogia di
vina nella sua diocesi e per la legge dellunit dello spirito,
in tutta la chiesa collegialmente, con gli altri vescovi uniti
a Pietro.
Dunque essere uniti, con il vescovo essere uniti con
Dio, con la chiesa divina e con la chiesa umana diveniente
tra gli uomini.
E essere uniti con il popolo che vuol dire?
Il popolo di Dio il sale della terra. il fermento in
mezzo alla farina, il fuoco sotto la cenere. Il popolo una
creatura ingenua, da millenni nutrita di dolore e assetata di
amore. Il popolo lansia di giustizia e lo spasimo della
libert.
Il popolo l'anelito della fraternit e dell'eguaglianza.
la brama della pace e dellunit.
Il popolo il Cristoforo della guerra al male e San
178
Chisciotte, il buono. Il popolo ingenuit, fanciullezza e
natura. Il popolo la sublime idiozia di Cristo, del suo inter
prete migliore Paolo, del suo imitatore pi puro, Francesco
dAssisi e del suo artista pi tormentato Dostoiewski.
Generazione dellera atomica e spaziale, giovani del
futuro siate e conservatevi popolo.
Nei millenni passati Dio vissuto in catene, in mezzo
al dolore e alle speranze del popolo.
Tocca a voi, giovani, liberare il popolo dalle catene.
Date pane al suo corpo e cultura alla sua anima. Tocca
a voi, giovani, far gustare al popolo la teandreia e conser
vargli la sua anima ingenua. Questo vuol dire essere uniti
con la plebe di Dio.
E infine c un altro agganciamento, sottinteso nel-
lunit con Dio, con la chiesa, con il vescovo e con il popolo.
C lunit dei giovani con se stessi: con la giovinezza.
Giovani, siate fedeli alla giovinezza. lombra pi
evidente di Dio. Dio non invent vecchiaia e morte, laidezza
e bruttezza: da questo contagio bisogna liberare luomo. Dio
giovane, fanciullo.
Il vecchio e il mortale, il laido e il brutto offuscano
la creazione.
Nella fedelt alla giovinezza ritrovate, nelle future ge
nerazioni, il bandolo della spiritualizzazione della materia e
date al teandra un volto tutto spirito. Ridate allopera di
Dio la sua originaria bellezza. Fate una felice composizione
di materia e spirito, spiritualizzando la materia del corpo.
A voi generazioni nuove tocca il compito di trasmi
grare dalla terra. Andate alla ricerca di spazi vitali per la
famiglia umana, nel cielo tra i pianeti e le stelle.
Ma come riuscire in questa intrapresa, se non date alla
materia dei corpi le qualit dello spirito?
Figlioli non sono, questi, miraggi. Sono mete che at
tendono le generazioni, educate dalla grazia, dalla scienza e
dallamore, faticando, provando e riprovando.
Il papa per dimostrarvi la verit dei suoi assunti,
mentre vi invita alla conquista di Dio e delluniverso, ora,
vi fa una sua simbolica donazione testamentaria. Potr con
tribuire ad avviare, lera teandrica.
A Roma con il contributo di tutti i giovani della terra
costruiremo la prima Sapienza pansofica mondiale con docenti
e discepoli di ogni parte del mondo.
179
Vi saranno rappresentate tutte le facolt. Insieme ai
teologi, vi saranno i giuristi, i medici, gli economisti, i po
litici, gli ingegneri, i chimici, i fisici ecc. e accanto a loro
studenti delluniversit della scienza vi saranno i meccanici,
gli elettrotecnici, gli agricoltori, i cartellonisti, i tipografi, ecc.
gli studenti delluniversit tecnica e accanto agli studenti del
luniversit della scienza e della tecnica, vi saranno i pittori,
gli scultori, i musicisti, gli architetti, ecc., cio gli studenti
delluniversit dellarte.
Abbiamo deciso di costruire questa universit a due
passi da Roma, appollaiata sul colle di Rocca di Papa. Qui
sorger la pi bella universit del mondo.
Contribuite a fare delluniversit di Rocca di Papa
il tempio della sapienza. Ribattezzeremo Rocca di Papa e
la chiameremo Rocca dellAquila.
Nella vostra universit la bellezza dellarte si armo
nizzer con la bellezza della natura, la salubrit del clima con
la funzionalit della sede delle singole facolt, ospiti del fior
fiore dellintelligenza della terra.
In questo nido daquile, con Roma ai vostri piedi,
vicino al papa e al concilio, la rappresentanza ideale della
giovent del mondo, laica ed ecclesiastica si educher alla
metanoia cristiana. Sar il seminario ideale dei capi futuri
della chiesa e della politela, decisi a fare la chiesa umana
ad immagine della chiesa divina e lo Stato federale del mondo.
Figlioli, prima di congedarci da voi vogliamo gettare
nel vostro cuore qualche altro pensiero. Le mete additatevi
sono sublimi. Vi costeranno spine e talora le vostre mani
sanguineranno e i vostri cuori si avviliranno.
Siate forti. Non vi scoraggiate. Le tempeste preludono
il sereno, le ombre le luci, le scalate le cime, le fatiche
la gioia, gli errori la verit, i peccati il pentimento, il rimorso
la catarsi, la catarsi la redenzione, la redenzione le teandreia.
State tranquilli, costruirete una umanit superiore.
Il mondo sente il bisogno di vincere la tragedia dellateismo
e anela allunit.
Le generazioni future non si sapranno rendere conto
dellatteggiamento tragico del pensiero ateo contemporaneo
e dellipocrisia della cristianit. Dio non morto.
Forse, tutto stato provvidenziale: la bestemmia in
fantile dellateo e il vile comportamento dei cristiani.
180
Luomo agita le acque della vita, Dio le incanala nel
mare della verit.
Ascoltate, giovani, quanto diceva anni fa un uomo,
forse, sincero, ma sentimentale che avvertiva lansia del ritor
no delluomo a Dio.
Il mondo ad una svolta, leconomia cambiata.
Non ha pi senso n il liberalismo, n il socialismo, il mondo
del lavoro e della moneta hanno mutato la loro posizione.
Oggi si va verso la macchina che sostituisce il lavoratore,
verso la produzione che sostituisce la moneta. La moneta
non riesce pi a seguire la rapidit della produzione per cui
tutto in crisi. E la crisi questa: il mondo si rinnova in
Cristo, un mondo che diventa Cristo, un mondo che per
salvarsi deve donare, un mondo che per avere potere deve
umiliarsi, un mondo che per avere pace deve comprendere,
deve sacrificarsi, deve unirsi in un canto di vittoria: questo
Cristo, la radice dalla storia in una travolgente primavera
di speranza.
Quando luomo cerca la fedelt, la vita, la luce, la
pace, lamore delluomo in realt non cerca che Dio. Ecco
la via del grande ritorno a Dio, nel silenzio delle passioni,
nella meditazione serena, nella libert dalle ossessioni, nella
preghiera elevante, nellabbandono totale di lui, nostra spe
ranza.
Giovani, in guardia dai voli pindarici. Il ritorno a
Dio esige volont di ferro, di sangue, di fuoco, di guerra
e dintelligenza creativa. Dobbiamo aggredire morte e do
lore, ignoranza e concupiscenza. Esige come strumento dazio
ne il popolo del dolore umiliato e offeso. Esige la rivolu
zione cio la ribellione al mondo passato. Esige la consa
pevolezza del divenire e della trasformazione del reale.
Ribellatevi al male, al dolore, allignoranza e alla
morte, se volete Dio, figlioli.
Dio allora diventer una realt trasparente per
luomo .
2) ... Dopo alcuni giorni Roma fu abbandonata da
quella moltitudine di giovani e sembr rimanere orfana.
Ma i giovani del mondo sarebbero ritornati. Paolo Verro sei
mesi dopo present al pontefice il progetto della Sapienza
di Rocca dellAquila da edificare, a mo di immensa veranda
protesa su Roma sul colle omonimo. Si pose mano subito
181
ai lavori e dopo qualche anno la Sapienza di Roma divent
Puniversit esemplare del mondo.
Leviti, studenti del lavoro, dellarte e della scienza,
uniti, fraternizzarono per la prima volta nella storia della
pedagogia mondiale. Era lalba, della scomparsa della separa
zione tra intellettuali ed operai e contadini, sulla via di
diventare tecnici e intellettuali. I giovani del terzo mil
lennio avrebbero fatto morire le divisioni di classe e gli
uomini partendo da un punto di vera eguaglianza, la scuola,
si sarebbero tolti di dosso le squame d^l plebeismo, del
borghesismo e del sanguinoblismo.
Annotiamo che la Sapienza romana, inaugurata da Fran
cesco I nel 1998 fu la soddisfazione pi grande dei suoi
ultimi anni e tanto pi intima, perch era riuscito a rompere
nelleducazione lo spirito di casta dei chierici nei. confronti
dei laici.
Tutti i giovani, laici ed ecclesiastici, nelle distinte facolt
furono educati insieme. Si rompeva la vecchia tradizione,
che ha educato in sedi separate gli studenti di teologia e di
scienze militari.
Finalmente, i seminaristi avrebbero potuto svilupparsi
nel corpo e nello spirito, come fiori di campo.
182
Discorso di papa Francesco ai protestanti
1 ) difficile valutare il significato storico del pontificato
di papa Francesco. Francesco I pu sembrare un fungo im
provviso, sorto nella comunit ecclesiastica. In realt rap
presenta il frutto maturo della fermentazione dello spirito
evangelico. La buona novella si fa strada a fatica, tra le
piegature contraddittorie delPanima dei laici e degli eccle
siastici.. Francesco I port alla ribalta lo spirito sacerdotale
e laicale, che avrebbe dovuto informare, da venti secoli di
cristianesimo le azioni degli uomini della comunit cristiana.
Osservando, poi, i tempi vicini al suo momento sto
rico bisogna rilevare che il lievito evangelico, grazie a forze
spirituali endogene, fu pi fecondo nella chiesa. Erano saliti
da tempo, sulla cattedra di Pietro uomini superiori. Non
avevano, certo, portato alle conseguenze logiche lo spirito
di Ges, come Francesco I, ma gli avevano preparato il
terreno.
Pio IX, Leone XIII, Pio X, Benedetto XV, Pio XI,
Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI avevano contribuito
notevolmente alla ripresa della tradizione originaria del cri
stianesimo dei primi secoli, non interrotta mai del tutto e
illustrata nelle varie epoche da alcune figure di primo piano.
Indubbiamente nel secolo XX, travolto dallateismo fu pi
consapevole lesigenza della testimonianza cristiana.
E le influenze pi benefiche nacquero dal papato di
Giovanni XXIII. Il Concilio Vaticano II era riuscito a sve
gliare la gerarchia ai problemi essenziali del mondo, a darle
il senso della autocritica e a inchiodarla nella visione dello
squilibrio tra la realt ecclesiale e lidealit di Cristo. Il Va
ticano II era riuscito a dare al cattolicesimo una concezione
ecumenica pi autentica, liberandolo ulteriormente dal na
zionalismo, dal curialismo e dal servilismo nei confronti del
potere temporale. Aveva messo nel cuore della chiesa del di
venire la vergogna della divisione della cristianit e lansia
delP ut unum sint .
Tra cattolici, protestanti e ortodossi si veniva creando
183
una atmosfera nuova. Al clima di guerra e di diffidenza si
stava sostituendo unatmosfera di amicizia e di stima.
Consideriamo quello che ci unisce, non quello che ci
divide aveva predicato Giovanni XXIII e per primo aveva
aperte le porte del Vaticano agli esponenti delle chiese pro
testanti. Commovente era stato rincontro tra Giovanni XXIII
e il primate anglicano dInghilterra e storico labbraccio tra
Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli. Insomma lalto clero
cattolico, protestante e ortodosso, responsabile, in larga mi
sura, dei guai della cristianit cominci a far lesame di co
scienza. Avvert finalmente lassurdit di trasformare la reli
gione in un campo di battaglie teologiche.
Si attenu, di gran lunga, il temporalismo ecclesiastico
cesaro-papista e papista-cesareo, strumento a servizio del po
tere politico delle classi dominanti e autentica fonte del
loppio religionista.
In questo nuovo clima Francesco I pot perfezionare,
tra laltro, i rapporti tra cattolici, ortodossi e protestanti.
Non lasci passare circostanza per sottolineare il mutato
atteggiamento e si ripromise di sigillare con il prestigio del
suo ufficio il moto irreversibile verso lunit delle confessioni
cristiane.
Loccasione per fare il punto con i protestanti, i fra
telli pi lontani, dottrinalmente, dalla chiesa di Roma gliela
offr lInghilterra.
Il primate anglicano di Gran Bretagna invit il papa
a Londra nel 1993.
Francesco I il sei maggio per la prima volta visit
Londra per incontrarsi con il popolo inglese. Lavvenimento
produsse favorevole impressione in Inghilterra e negli am
bienti protestanti americani e nordeuropei. Gli inglesi ac
colsero il papa con sincera cordialit. Francesco I, come
Giovanni XXIII, aveva conquistato il cuore degli uomini
onesti.
Nel 93 regnava in Inghilterra Carlo, figlio di Elisa-
betta II, morta da qualche anno.
Re Carlo, nella sua qualit di capo di stato e di capo
della chiesa dInghilterra in questa circostanza si dimostr
un gran signore.
Londra con i suoi dodici milioni dabitanti fin dai primi
giorni di maggio, fu in agitazione. Il Lord Major Butler orga
nizz in modo impeccabile la regia dellaccoglienza. Il papa
184
accompagnato dal re e dal primate della chiesa dInghil
terra attravers Londra tra due ali di popolo, fino alla cat
tedrale di Westminster.
Papa Francesco durante la prima parte del percorso si
limit ad accenare dei gesti ampi con le mani verso la
moltitudine. Avrebbe voluto alzare la mano benedicente sul
popolo ma temeva di compiere un. atto scortese nei con
fronti del re, del primate anglicano e del p9polo fedele alla
chiesa anglicana. Fu, per, il re stesso che gli sedeva a fianco
nella macchina a toglierlo dimbarazzo dicendogli:
Padre, ci benedica, non vede la gioia del popolo?
La pace tra il Vaticano e Canterbury fatta.
Francesco I attraversando Londra pianse lacrime di
gioia e prov nellanimo sentimenti indescrivibili.
Nel suo diario, riferendosi allavvenimento, annot que
sto ricordo:
Signore, mi hai fatto degno di vedere ricomposto
il tessuto del corpo mistico della chiesa. Il popolo di Londra
mi ha procurato questa sensazione precisa ed entrato nel
mio cuore.
Il corteo papale, giunto alla cattedrale di Londra si
ferm. Il papa con il re e il primate entr nel massimo
tempio della chiesa dInghilterra gremito di popolo.
Raggiunto laltare maggiore, inginocchiatosi, si raccolse
in preghiera, mentre il primate, indossati i paramenti sacri
inizi un servizio divino.
Terminato il rito, il primate si avvicin al papa e ab
bracciatolo lo preg di salire sul' pulpito. E il papa davanti
al re e al popolo di Inghilterra parlando in inglese, con
voce commossa, inizi il suo discorso:
Nobile Re Carlo, fratello Paolo Ramsey, primate di
Inghilterra, popolo dInghilterra questo il giorno pi bello
della chiesa contemporanea e un giorno di gloria per il
popolo inglese. Il tessuto inconsutile della veste di Cristo,
dopo secoli di divisioni da distruggere, di rancori da dimen
ticare, di pettegolezzi da bandire, di teologismi e di prima-
tismi temporali da evitare, appare di nuovo agli occhi degli
uomini unitario. La cristianit offesa dalla divisione e umi
liata dalla discordia riprende il suo volto di mite sposa di
Cristo.
Grazie a Dio, allamore e al dolore. S, la pace e
185
la riconciliazione, lunione e lunit che noi oggi riportiamo
tra la chiesa di Roma e quella dInghilterra.
Ges per causa delle nostre lotte ha sofferto un cal
vario pi doloroso di quello del Golgota.
Il modo di comportarsi dei cristiani, immaturi e in
sufficienti e in particolare degli ecclesiastici, causa principale
delle discordie religiose stato malvagio. Noi cristiani sa
remmo degni di essere chiamati pazzi.
Fratelli della chiesa dInghilterra e di tutta larea pro
testante nordeuropea e nordamericana permettete anzitutto
al vicario di Cristo di non offendervi pi chiamandovi fra
telli separati. Vi offenderemmo involontariamente.
In profonda umilt, erede delle virt e dei difetti
della Chiesa di Roma vi chiediamo perdono.
Chi vuole riconciliarsi con il fratello offeso non deve
essere secondo nel chiedere perdono. Noi cattolici chiediamo
perdono a voi fratelli della chiesa dInghilterra e lo chie
diamo anche alle chiese nate dal genio di Calvino, di Huss,
di Zuiglio e di Lutero.
Vi chiediamo non solo perdono, ma vi ringraziamo
per il bene fatto alla chiesa di Dio.
A distanza di cinque secoli dalla protesta pu essere
valutata, obiettivamente, la riforma interiore della chiesa del
divenire operata dal protestantesimo.
Gli uomini di chiesa non degni della chiesa divina
hanno fatto apparire Roma, sede del vicario di Cristo e
centro della cristianit come Babilonia.
I semplici si scandalizzarono. I ribelli dello spirito pro
testarono. I santi accumularono nel cuore dolore.
Finalmente, la Provvidenza fa vedere a tutti le nostre
cattiverie. I ripicchi e le malevolenze, le calunnie e le astio
sit, i settarismi e le intolleranze, lamor proprio e il dottri
narismo, il male inteso senso del primato e della gerarchia
con tutte le altre forme di guerra di religione ci appaiono,
oggi, grossolane mancanze contro la legge della carit e
della verit.
In nome di Dio, accettate le scuse dei cattolici e cre
dete al nostro mea culpa.
E interpreti dei vostri sentimenti, come un padre amo
revole vi dispensiamo dal fare le vostre. Tendendovi le brac
cia, come abbiamo fatto poco fa, con Paolo Ramsey vi di
ciamo: pace tra la chiesa di Roma e la chiesa dInghilterra.
186
Pace e unit, tra la venerabile chiesa madre e tutte le
chiese sorte dalla protesta del '500.
E, ora, fratelli nella serenit degli animi decisi a riscat
tare il disordine del passato, che dobbiamo fare?
Forse, dobbiamo continuare a sopraffarci imponendo
gli uni agli altri i nostri punti di vista e rinunciando alle
nostre libere convinzioni intorno alla verit? Neppure per
sogno: cominciamo ad unire i nostri sforzi di dottrina e di
disciplina sui punti che ci uniscono. Il tempo e la grazia
appianeranno le divergenze. Cos parlerebbe ancora papa
Giovanni.
L'unit della chiesa la pi alta conquista dello spi
rito e non va confusa con l'unitarismo imposto.
Del resto la chiesa d'Inghilterra matura per l'unione
con Roma sul piano dottrinale e su quello disciplinare.
, quindi, doverosa per i cattolici e per gli anglicani la ricom
posizione del corpo mistico della chiesa, una, santa, cattolica.
L'unit interiore della chiesa non significa negazione della
molteplicit delle confessioni.
La chiesa unit sostanziale nella molteplicit for
male. una famiglia in cui vi un capo, una dottrina, un
patrimonio spirituale comune, ma vi sono molti membri, di
verse opinioni, tanti talenti. Il capo invisibile della chiesa
Cristo. Il capo visibile il vicario di Cristo, il primo vescovo
della chiesa. Pietro, il confermatore dei fratelli, in nome
di Dio. Ostica questa verit?
Certamente, se il successore di Pietro si presenta ai
fratelli, come un capo terreno, invasato di brame politiche,
di ricchezze terrene e di concupiscenze.
Ma se quest'uomo, da amare per l'ufficio conferitogli
da Ges, si presenta alla cristianit, come il servo dei servi
di Dio, spoglio di ogni potere temporale e custode, per volere
dello Spirito Santo, della dottrina di Cristo, contenuta nella
scrittura e nella tradizione, non cade, nei suoi confronti ogni
ostilit?
Era necessario questo dono di Dio per il bene del
genere umano. Se Dio non ce lavesse fatto sarebbe stato
opportuno inventare un'istituzione simile.
Osservate nel fluire delle generazioni quanti errori so
no stati compiuti dalla volont volubile dell'umanit, eterna
adolescente.
187
In ogni generazione Puomo sembra voglia rifare il
mondo.
bene, s, portare avanti il progresso con lapporto
di tutti, ma vero che Dio ha sigillato nella coscienza la
verit morale e religiosa, eterna e immutabile, valida per
sempre e per tutti, fondamento di ogni altro ordine di verit.
il patto della sua alleanza con Puomo, da far pro
gredire verso il regno della intendibilit, in un ritmo di per
fezione infinita. Estote perfecti ut Pater vester qui in
coelis est .
E il papa garante, per volont divina, che gli uomini
possano abbeverarsi alla dottrina di Dio, rivelata da Ges,
senza possibilit di errore. Dio ha avuto piet della debo
lezza delPuomo, donandogli Pufficio del confermatore nella
verit religiosa e morale, pietra angolare della cristianit.
Quanto hanno lottato Satana e le belve umane per
distruggere la chiesa: per scristianizzarla.
Tralasciate pure le discordie dei primi secoli. Soffer
matevi sulle ferite inferte alla chiesa nel mille con la mutila
zione del suo corpo per causa delle discordie tra Roma e
Bisanzio. Osservate quali ferite sub nel 1500 con le di
scordie tra Roma e Calvino, Lutero e Enrico Vili. Ma Sa
tana non fu soddisfatto. Dal 500 in poi sono stati inferti
alla chiesa colpi ancora pi dolorosi. Infatti, con la divisione
tra cattolici, protestanti e ortodossi essa ha conservato an
cora una vestigia religiosa, ma Satana vuole la morte della
chiesa per far credere nella morte di Dio.
E eccolo penetrare, con la cultura rinascimentale, illu
ministica, positivistica, idealistica e materialistica, fatta di ra
zionalismo e di immanentismo nel cuore della cristianit e
tentare di uccidere, del tutto, la chiesa di Dio.
I secoli XIX e XX strappano dalle viscere materne
della chiesa anche le masse contadine e operaie, sviate dal
lateismo e si fa apparire la chiesa agli occhi del popolo come
una vecchia signora, da relegare in un museo. Della chiesa
rimaneva. salva soltanto la testa dopo che era stata taglieg
giata in tutte le parti del corpo. Ma la testa della Chiesa
il vicario di Cristo e il suo ufficio era salvo.
Il clericalismo, peraltro, estremo alleato di Satana si
infiltrava pure nei vertici della curia della Chiesa di Roma e
nella stessa catena dei pontefici, tra cui molte le mediocrit e
rari i giganti dello spirito, ma Dio ha sempre conservato, con
188
Pietro, la fede e la morale alla cristianit e ha salvato il
mondo dal suicidio spirituale.
Ma se uno il capo della chiesa e una la dottrina, alle
cui fonti tutti i cristiani si debbono abbeverare Punita totale
nella sostanza , ripetiamo, molteplicit nella forma.
Dopo la protesta di Enrico, la chiesa inglese nella
attuale situazione disciplinare: vi rimanga.
L'episcopato anglicano, il suo clero e il suo laicato si
stringano attorno al primate di Canterbury e al capo della
chiesa inglese: il suo re.
Il vicario di Cristo vuole soltanto l'obbedienza del
vostro amore. Lo onorerete, se amerete Dio sostanzialmente,
se vivrete Cristo e se vi amerete tra di Voi, come Cristo
vuole. Se farete questo l'unit con Roma fatta. I teologi
diranno: le differenze rimangono.
Con voi anglicani le differenze dottrinali sono minime.
Con i luterani, i calvinisti e altri protestanti sono maggiori.
E con questo? Amate Dio, vivete Cristo in voi stessi,
nelle vostre famiglie e nel vostro popolo e l'unit con il
vicario di Cristo raggiunta. Esistono molti teologi e una
sola teologia, ripetiamo con Atenagora, il patriarca ortodosso
che tanto si batt, al tempo dei nostri predecessori, per
l'unit della chiesa.
L'unit della cristianit attorno ad un capo visibile
indispensabile. La si ottiene se il capo della chiesa un
catalizzatore di santit. Il processo di accusa contro la di
sintegrazione della unit della chiesa va fatto, principalmente,
al capo visibile della chiesa. Il vicario di Cristo deve essere
Cristoforo. Nessuno risponder di no al suo amore. L'amore
unit.
Questa verit si maturata dopo secoli di lacerazioni
dolorose.
Seguendo, ora, questo ordine ideale di pensieri po
treste domandarci: successore di Pietro, che cosa sei venuto
a fare in Inghilterra?
A interferire, forse, nelle questioni del governo in
glese?
A teologizzare sulle differenze dottrinali, tra cattoli
cesimo e anglicanesimo.
Noi, siamo qui, soltanto, per amarvi.
Per dirvi: tempo di essere una cosa con il Padre
celeste. Per ammonirvi: non ci amiamo se in mezzo a noi
189
c chi opprime e chi oppresso, chi sfrutta e chi sfruttato,
chi umilia e chi umiliato, chi offende e chi offeso.
In questo spirito sono ridicole le diatribe settarie.
Una la chiesa, retta da Dio nel regno dellinvisibile
e guidata da Dio in terra, anche con un segno visibile: da
Pietro, peccatore e confermatore, insediato al timone della
chiesa di Dio.
Il vicario di Cristo il vostro fratello. il servo
della libert dello spirito.
E Francesco I venuto in Inghilterra, la patria della
democrazia moderna per riconoscere al popolo inglese, tra
laltro, i meriti di questa nobile battaglia.
Continuatela senza errori, affinch luomo insatanito,
distruggendo lo spirito non bestemmi: a che serve la libert?
La libert lunit di Dio e delluomo. Lunit del
luomo con Dio la libert.
L'anima di verit del protestantesimo lamore per
la libert del mondo interiore e della creativit dello spirito.
La protesta continui con Cristo, primo protestante
contro chiunque osi attentare la libert dello spirito in
campo religioso e politico. Lumanit contemporanea ha bi
sogno dello spirito della libert della protesta.
Il tecnicismo e lideologismo, grottesche imitazioni del
religionismo fanno delluomo un animale totalitariamente
schiavo.
Luomo rischia di non saper pi protestare e l dove
c soltanto il subire non c vita interiore. Il secolo XX ha
inneggiato al lavoro. Il lavoro la brutta copia della crea
zione.
Il lavorare da animali e il creare da dei.
Il lavoro peso e la creazione felicit. LInghilterra
liberale e protestante e tutto il Nord-Europa e il Nord-Ame-
rica tornino allobbedienza damore del vicario di Cristo e
continuino a seminare la libert e la protesta dello spirito.
Alla vigilia del 2000 il fuoco dello spirito deve im
padronirsi del mondo.
Avanti, uomini spirituali, lasciate ai vostri figli le
fondamenta delle religiosit, della politicit, della economi
cit e della socialit. Il sogno di Bacon, lorganizzazione delle
scienze, si realizzi. Gli uomini pregustino la gioia dellunit
dello spirito, guardando al capo spirituale, il vicario di Cristo
e al futuro capo politico, il presidente degli Stati Uniti del
190
Mondo. La Chiesa diventi Panima dello spirito del mondo
e Pumanit in lotta contro i disvalori indossi la corazza dello
spirito: Dio e la sua chiesa.
Re Carlo e Primate Ramsey, ricevete, ora, un nostro
dono spirituale.
Noi, vicario di Cristo, nominiamo te, Re Carlo, cardi
nale di santa madre chiesa e ti riconosciamo il titolo di
Defensor fidei e Pufficio di reggitore della Chiesa di Inghil
terra. E nominiamo te, Paolo Ramsey, decano del collegio dei
cardinali della chiesa universale.
E supplichiamo te Carlo, capo formale della chiesa
dInghilterra di obbedire in materia di fede e di morale
il primate di Inghilterra, capo sostanziale della Chiesa dIn
ghilterra.
In questo modo ristabilirete la distinzione dei poteri:
date a Cesare quello che di Cesare e a Dio quello che
di Dio.
E preghiamo te, Arcivescovo di Canterbury di permet
terci di servirti, affinch te i tuoi figli possiate vivere, dora
in poi, in unit con il papa e sentire cum Ecclesia .
2) ... I tempi erano, forse, maturi per il discorso che
abbiamo finito di leggere, in merito ai rapporti tra cattoli
cesimo e protestantesimo.
Il termine protestante dallepoca di Francesco I assunse
il significato di uomo che vive in libert interiore: di vero
cristiano.
Per la verit storica va sottolineato che il clero angli
cano, calvinista e luterano dopo tante lotte teologiche non
fu meno generoso di Francesco I. LInghilterra dopo il suo
ritorno alla comunione con Roma, come aveva voluto Fran
cesco I, rimase nelle forme ecclesiastiche anglicane. Rista
bilita lunit fu riconosciuta allArcivescovo di Canterbury
la primazia sulla chiesa dInghilterra e gerarchia e clero
cattolico inglese passarono alle sue dipendenze.
In Germania evangelici e cattolici si fronteggiarono e
mano mano che sparivano le differenze, si stabilirono tra le
due comunit rapporti sempre pi fraterni.
Negli ultimi anni del suo pontificato Francesco I vide
affluire a Roma numerosissimi nord europei e nord ameri
cani protestanti.
I popoli cristiani, da quel tempo e per tutto il 2000, di
191
fatto, si abituarono a considerare Roma la citt di tutti, la
casa paterna e la capitale del mondo spirituale.
Ogni nazione vi port un pezzo di se stessa e Roma
crebbe come un mosaico intarsiato dalle pietre e dalla natura
e animato dalla fraternit dei popoli. Si and suddividendo
in rioni nazionali, fusi armonicamente. Il centro e la peri
feria irriconoscibili erano molto belli. I resti dellantichit
furono, come abbiamo gi rilevato, splendidamente isolati
nel verde della natura. Gli urbanisti realizzando le indica
zioni di Francesco sventrarono il volgare dei secoli pre
cedenti, e Roma ebbe aspetto regale in ogni suo angolo.
Per fare un esempio, il Pantheon fu liberato dalle
casupole che lo circondavano e inserito in una conca verde.
192
Discorso di papa Francesco ai comunisti
1) Nel '94 la cristianit si prepar a celebrare il de
cimo anniversario del pontificato di Francesco I. In ogni
parte del mondo si moltiplicarono le iniziative per festeg
giare il lieto evento. La salute del papa era buona. I 74 anni
di vita gli avevano modificato soltanto i capelli, ormai tutti
bianchi. Ma era ancora forte, energico, lavoratore infaticabile.
L'animo di Francesco I non scalfito dagli onori e affi
nato dall'amore per le creature e dal dolore umano era diven
tato sempre pi mite.
Ricreare la vita interiore di Ges, in ogni atteggiamento,
fu lo studio quotidiano del papa. Francesco I pregava molto
e invecchiando rub il maggior tempo possibile alle occupa
zioni per raccogliersi. Quando poteva andava all'eremo di
Camaldoli e si univa ai monaci per recitare le ore del mat
tutino.
L'esigenza del silenzio e della solitudine era pi forte
di lui. Il papa non mai solo, deve dimenticarsi, per an
che il papa uomo: e papa Francesco sentiva prepotente
l'ansia di fondersi con la natura e di nascondersi agli occhi
della gente.
La sua compagnia preferita rimasero i fanciulli. Era
capace di starsene per ore a guardare, in primavera, gli
occhiolini spaesati di una lucertolina che si godeva il sole
e l'andirivieni di un formicaio. E allora bramava tuffarsi in
Dio, per capire il mistero delle erbe degli animali e delle
piante. Il non sapere nulla di questo mondo, il non intendere
il linguaggio delle piante e degli animali lo faceva soffrire
e pregustava l'ora di Dio, in cui la parola mistero non sa
rebbe esistita. E se non avesse deciso di condurre in porto
il proprio disegno pastorale pi volte fu tentato di ritirarsi
nel cenobio di Camaldoli.
Anzi, una volta accenn questa idea al confessore, un
monaco che viveva in una radura pietrosa del monte Soratte:
il famoso padre David una specie di padre Pio di quell'epoca.
Padre David che veniva a Roma dal Soratte tutte le setti
193
mane per confessare il papa, quando Francesco I gliela
rivel, lo rimprover rudemente:
Caccia dallanima questa tentazione gli disse
Il tuo deserto sia la moltitudine di Dio, la tua penitenza sia
lesempio e la tua solitudine lamore per gli uomini. Devi
morire sulla breccia, Francesco.
Il 94 fu lanno di due fatti straordinari: la pacificazione
completa tra chiesa cattolica e ortodossa e la riconciliazione
tra il cattolicesimo e il comuniSmo. Sarebbe lunga lanalisi
della maturazione dei due avvenimenti. Francesco I ne rac
colse il frutto.
Papa Francesco ebbe per tutta la vita lansia di porre
fine alla separazione tra Roma e Costantinopoli e soffriva
nel vedere lumanit spaccata in occidente liberale e in
oriente comunista, luno contro laltro armato sul piano ideo
logico.
Ma perch? si domandava.
Non lasci intentato nulla per intrecciare relazioni con
Costantinopoli e provoc molti incontri con esponenti co
munisti. Voleva conoscere i capi del comuniSmo internazio
nale e far loro gustare almeno la nostalgia di Dio. E non
riusc mai a congedare i partner comunisti con una impres
sione sgradevole.
I comunisti cinesi furono i primi a intuire il cuore di
Francesco I. Lintesa tra Pechino e il Vaticano contribu a
far maturare la riconciliazione tra Roma e Mosca.
Francesco , I intu il bene o il male che avrebbe potuto
fare la Cina e con la sua politica salv il mondo dal pericolo
giallo.
Nel 94 nel monastero di Monte Athos si celebrava il
centenario della morte del monaco Costantino Caramansis,
morto in odore di santit e celebre studioso di storia del
cristianesimo. Il papa scrisse al patriarca ecumenico di Co
stantinopoli e al metropolita ortodosso di Atene che avrebbe
visitato volentieri il Monte Athos, luogo caro per tutta la
chiesa. Atenagora III di Costantinopoli ne fu felice e il
metropolita Crisostomo, dopo un po di perplessit, rispose
al papa che sarebbe stato lieto di vederlo.
Francesco I consapevole dello sforzo psicologico di
Crisostomo, portavoce ancora della fronda contro Roma, con
un gesto che pieg le resistenze della gerarchia ortodossa
rispose, che dopo la visita al Monte Athos, gli avrebbe reso
194
omaggio ad Atene. E siccome si trovava sulla strada del
l'oriente, compiendo un'altro gesto significativo, annunci al
Patriarca di Costantinopoli di volersi incontrare con lui a
Santa Sofia e di . l continuare il viaggio per il patriarcato di
Mosca.
A questa notizia, gli ambienti sovietici furono messi in
imbarazzo, ma tanta fu l'emozione dell'opinione pubblica,
che, fatto buon viso a cattiva sorte, subirono l'autoinvito del
papa in terra russa. Del resto altre ragioni indussero i co
munisti a non essere sgarbati con Francesco I.
E cos, verso la fine di aprile del '94 ebbe luogo il
viaggio del papa nell'oriente, con itinerario Monte Athos,
Atene, Costantinopoli e Mosca.
Il papa soggiorn a Costantinopoli, dopo le manifesta
zioni del Monte Athos e la sosta di Atene, per una setti
mana. Desiderava prepararsi bene al viaggio di Mosca e fu
aiutato molto da Atenagora III. Volle, anzi, che il due
maggio, data della partenza per Mosca, l'accompagnassero
Atenagora III e l'Arcivescovo di Canterbury.
L'arrivo a Mosca del papa con i leaders dell'ortodossia e
del protestantesimo riconciliati con Roma colp il popolo
russo e Pintelligenza dei capi del Cremlino.
Il popolo reag in modo inaspettatamente spontaneo.
Il sottofondo cristiano della Russia, mai venuto meno, nono
stante 77 anni di bolscevismo, esplose con la sincerit del
l'anima russa. Il premier Karaiew e i suoi colleghi non lo
poterono contenere e in fondo nessuno se la sentiva.
La stanchezza ideologica del comuniSmo, ancora atte
stato, ma non pi convintamente, nella negazione di Dio,
in un mondo che per ragioni scientifiche ne sentiva la
nostalgia, impose ai comunisti qualche cosa che ridesse fidu
cia nel rilancio del loro partito.
Senza religione il popolo non pu vivere.
Se Dio poteva essere questo qualcosa, venisse Dio ra
gionavano machievellicamente alcuni capi. Altri invece co
minciavano a convincersi che il comuniSmo avrebbe finito
per guadagnarci con l'accettare il problema di Dio e il
cristianesimo.
Dio, dopo tutto, rappresenta una scommessa, basata
sulla responsabilit morale e il cristianesimo in grado di
umanizzare il comuniSmo, facendolo diventare comunione e
195
pu rendere sostanziale la giustizia, facendola diventare
libert.
Papa Francesco and a Mosca in veste d'amico. Sarebbe
stato assurdo chiudergli in faccia le porte del Cremlino.
Il primo ministro Karaiew troppo russo e realista, per non
comprenderlo, si un alTentusiasmo popolare.
E da ospite squisito, come i russi sanno essere, permise
al papa di parlare davanti al Soviet supremo, alla presenza
dei rappresentanti del popolo. Affollata in tutti i suoi seggi
la camera delPURSS, la mattina del tre maggio accolse
il papa.
Dopo l'omaggio di Karaiew che si disse lieto di salutare
nel papa il leader della pace, papa Francesco pronunci il
seguente discorso.
Fratelli, mai attendemmo, con tanta trepidazione,
questo incontro con voi, nella Russia cristiana e ortodossa,
o costruttori della rivoluzione di Lenin, con voi popolo della
Santa Russia e con voi legittimi governanti.
I nostri predecessori sognarono il giorno della ricon
ciliazione di Roma con Mosca e Costantinopoli, ma non lo
videro. A noi fu concessa questa grazia. Tra cattolici e orto
dossi l'unit raggiunta, tra oriente e occidente la pace
fatta.
Le differenze tra cattolici e ortodossi sul piano della
dottrina non esistono.
La chiesa di Cristo, ora, abbattute le divisioni tra
mondo cattolico, ortodosso e protestante si presenta all'uma
nit ansiosa soltanto di portare agli uomini Dio e con Dio
lamore.
Il linguaggio di Dio il linguaggio dell'amore.
La chiesa, per bocca del vicario di Cristo, riconosciuto
in oriente e in occidente, sua pietra fondamentale eleva un
inno di grazie a Dio davanti al Soviet della Russia.
Non sembri anacronistico parlare di Dio davanti a
voi dirigenti del comuniSmo.
A Londra, un anno fa, ringraziammo la protesta: oggi
davanti a voi, i cristiani uniti chiedono perdono al comu
niSmo e lo ringraziano. Fu la nostra pochezza di uomini di
chiesa che gener la vostra reazione, pi violenta di quella
della protesta contro il clericalismo.
Se, infatti, Lutero protesta contro il clero e vuole
196
porre le basi di una religione evangelica, Lenin cosciente
del fallimento della protesta con una mossa temeraria e
provvidenziale decide di abbattere la stessa religione. Gli uo
mini addormentati dai preti si dovevano ribellare alPoppio
religioso.
Questa confessione in bocca nostra rappresenta la
condanna di chi trad Cristo.
Mai sarebbe avvenuta nel mondo una reazione anti
religiosa, cos violenta se Cristo avesse potuto irraggiarsi dal
cuore degli uomini di chiesa nell'anima del popolo.
Lenin tenta di strappare l'uomo a Dio, nella speranza
di toglierlo all'oppio del prete, traditore della chiesa. E ci
riuscito.
Dalla seconda met del secolo XIX vi stato un
graduale allontanamento del popolo dalla sua vicinanza. Il po
polo stato esasperato da secoli di ipocrisia e di religiosit
formale.
Il prete alleato di Epulone e elemosiniere di Lazzaro
aveva fatto l'impossibile per farlo bestemmiare e diventare
eretico.
Il cosiddetto scandalo dei secoli XIX e XX fu la diser
zione delle masse operaie e contadine dai preti e dalle chiese.
In realt fu la pi grande disintossicazione spirituale del po
polo dopo XX secoli di cristianesimo.
Il papa vi parla cos, prendendo le mosse da Cristo,
laico ribelle alla sinagoga ipocrita, in nome dei cristiani che
soffrirono divisi per causa del prete, deformatore del sacerdote
di Cristo.
Per, se l'opera di Lenin saggia e ha fatto il bene,
lo stesso Lenin, maturandosi, avrebbe compreso che la lotta
contro il prete deformatore del sacerdozio non va confusa
con la lotta contro Cristo e Dio. Al Lenin adolescente deve
succedere il Lenin maturo.
Lenin non poteva tirare questa conclusione. Occor
revano anni di crogiolo storico. Due generazioni sono state
impegnate nella lotta contro il prete e contro Dio. La lotta
contro il prete bene: contro Dio e il sacerdote male.
Anche questo per stato provvidenziale. Bisognava
liberare l'uomo dal tossico clericale e fargli capire che non
basta dire con la bocca: credo in Dio.
Bisognava fargli sorgere il problema, il tormento e
la nostalgia di Dio.
197
E il comuniSmo ha compiuto questa scavazione spi
rituale. Scandalizzando i credenti e facendo pensare i non
credenti, con la sua negazione, ha posto in crisi l'uomo
religioso.
Infatti l'umanit bambina per saper qualcosa sulla
esistenza di Dio, come infantile quando presume di negarne
l'esistenza.
Di qui la stanchezza ideologica di comuniSmo di
fronte al problema religioso: in alcuni machiavellica e in
altri soffertamente critica.
E di qui l'ansia di Dio dei cristiani e di tutti i cre
denti in Dio.
Ora, proprio la stanchezza ideologica ateistica e il
risveglio della religiosit sostanziale alla vigilia del 2000.
fanno prevedere un'umanit rispettosa della problematica
religiosa.
I credenti si porranno su un piano di problemati
cismo positivo: affermeranno sostanzialmente l'esistenza di
Dio. I non credenti su un piano di problematicismo ne
gativo: vinceranno la negazione. Per il comuniSmo Dio di
venter un problema da risolvere e il passo in avanti della
problematica negativa a quella positiva breve.
E intanto sul piano etico, politico e economico la
problematica negativa comunista si riconcilier con l'etica,
l'economia e la politica cristiana.
Su questo piano si stabilir l'incontro onesto tra cri
stianesimo e comuniSmo e il cristianesimo si alleer con il
comuniSmo, per aiutare l'uomo a risolvere il dramma della
libert e della giustizia.
Fratelli, il dramma della libert e della giustizia il
dramma dell'armonia dello spirito. La chiave per risolverlo
Dio, sostanza dello spirito. Quale mistero per noi creature,
folleggiami in campo fisico e metafisico. Non ce ne mera
vigliamo.
Dio ha sempre guardato alluomo come un padre
guarda ad un fanciullo.
L'uomo qualcosa nel cosmo se si innesca nella forza
energetica eterna e infinita della divinit. Michelangelo che
non aveva a disposizione lanalogia fisica dell'innesco dell'uo
mo nel divino fa toccare il dito dell'uomo con il ditq del
Padre eterno.
A chi sa guardare il dipinto della Sistina con l'occhio
198
<l<Ilo spirito sembra che quel contatto, da un momento al-
I;iIno, sprigioni una forza capovolgitrice e trasformatrice
li *1reale*
la forza delluomo indiato e di Dio umanizzato.
Il verbo fattosi carne ha insegnato questo alluomo:
uomo divinizzati e sarai tutto.
Fratelli, il comuniSmo un tentativo dinnesco nel
divino, cio nella forza capovolgitrice del reale.
Solo che nella sua baldanza giovanile, orgoglioso della
propria intuizione si scotta da s, con questa sua scoperta,
h bestemmiando la forza che lha bruciato, poich linnesco
dellumano nel divino difficile, si arrabatta, con la mano
dolorante, per trovare' una forza energetica meno difficile.
Ksono cento anni: ed stanco, quasi scoraggiato.
tentato di buttare via la presa e di lasciare lumanit
nelle sue follie, ma Ges qui con noi, per dirgli, figliolo
mio, dammi la presa dello spirito umano, ti aiuto io, luomo-
Dio ad innescarla nella divinit e vedrai lilluminazione nel
mondo*.
Il comuniSmo per bocca vostra, capi della Russia,
dica a Ges: innesca tu la presa dello spirito e si faccia la
rivoluzione.
Si risorga. Si trasformi il reale e salti ad oriente e a
occidente il male e lignoranza, il dolore e la morte.
Si stabilisca un ordine cosmico e gli uomini facciano
unit con Dio. La felicit cominci a regnare.
Il vicario di Cristo da Roma corso a Mosca per
aiutare il comuniSmo a innescare luomo nel divino.
Volete laiuto di Cristo e del suo vicario per far sal
tare la putredine del mondo e il cimitero dellesistenza?
Per realizzare il cosmo dello spirito e la vita dellessere?
Comunisti, non rifiutate laiuto dei cristiani. Non ri
fiutandolo dischiuderete a Mosca una grande missione. Roma
non ge]osa: una madre non nutre gelosie verso i propri figli.
Tu, Mosca, sei lavamposto dellEuropa cristiana, pro
tesa verso oriente. Tocca a te, Mosca, portare il nome di
Cristo tra i popoli dAsia. Dio a te ha dato questa missione.
E in parte lhai assolta, portando il cristianesimo impazzito
cio il comuniSmo nella Cina.
Mosca, fa un esame di coscienza: ritratta i tuoi pec
cati di orgoglio ed evangelizza i popoli dAsia, pronti a rice
vere il messaggio di Ges.
199
L'umanit stanca di essere orfana di Dio. In mano
dell'uomo senza Dio la giustizia diventa ingiustizia, la libert
oppressione, l'ordine disordine, la pace guerra.
Da sempre l'umanit si gira nel suo letto di dolore.
E per guarire chiede aiuto al comuniSmo, che spiana la via
alla comunione dello spirito.
Dio corregge gli aborti creativi delle sue creature.
Fratelli, mettere in comunione i beni materiali e spi
rituali, sostanzialmente, finalisticamente e universalmente
incominciare a guarire dalla lebbra dellegoismo.
Quando tutto in comune e i molti diventano uno
cessa lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e il dominio del
l'uomo sulluomo. E ognuno, attraccato alla divinit diventa
legislatore dell'universo e in questa atmosfera di anautorit
ogni essere cosciente vive in pienezza la propria felicit.
Fratelli, quando mai il vicario di Cristo avrebbe po
tuto parlare questo linguaggio? I comunisti gli hanno pre
parato la strada.
Il 2000 deve essere il millennio di Cristo: il mil
lennio della comunione e della anautorit.
I rapporti politici ed economici ossigenati dalla reli
giosit sostanziale devono subire trasformazioni radicali. Il vi
vere insieme sulla terra deve essere sereno.
Fratelli, lasciamo ai posteri godersi i nostri sogni. Noi
dobbiamo mettere le fondamenta del sogno di una terra
nuova, restaurata nell'amore e nella scienza. La chiesa al
suo posto: anima della politela per compiere il proprio
dovere.
La chiesa con la ricomposizione delle sue membra
spezzate, con il rinnovamento delle proprie strutture e con
la riforma interiore dei propri gerarchi si presenta come il
lievito del mondo da attraccare e innescare nel divino,
La chiesa del divenire ha fatto proprie le critiche dei
laici protestanti. Oggi si presenta pura. Ha le carte in regola
per essere madre e maestra e domanda a tutti: amatela e
fatevi servire.
La chiesa ha una missione religiosa, come la politela
una missione politica, l'universit una missione scientifica e
la scuola una missione educativa.
Il cammino del progresso interiore dell'uomo for
mato dall'intreccio della religione e della politica, della scienza
e dell'educazione.
200
Religione e politica, scienza ed educazione, per com
piere un lavoro incisivo sulluomo, debbono uscire dalla
forma.
Il primo e il secondo millennio dopo Cristo furono i
millenni della forma religiosa, politica, scientifica ed edu
cativa.
Inauguriamo nel mondo la sostanza della religione e
della politica, della scienza e della scuola per trasformare il
reale, grazie alPinnesco dellumano nel divino.
Se religione e politica, scienza e scuola sposano la so
stanza di Dio crimine e follia diminuiscono. E in tempi lon
tani e possibili saggezza e santit domineranno la terra.
A Mosca noi annunciamo lalba della teandreia. Basta
con le sette religiose e politiche. Purifichiamo laria dallideo
logismo. Costruiamo un mondo, fondato su Dio e sullamore,
sulla scienza e sulleducazione.
Sulle nostre spalle pesano il dolore, la follia e il cri
mine del genere umano: non ne possiamo pi.
Russia cristiana e comunista rientra in te stessa e d
allumanit il sorriso della libert.
Il vicario di Cristo ti vicino e per dimostrarti la
propria predilezione dora in poi venerer il patriarca ecu
menico di Costantinopoli condecano del sacro collegio e
offre al patriarca di Mosca il vicedecanato nel collegio dei
cardinali.
La cristianit unita, dallAtlantico agli Urali, si allea
con il comuniSmo per costruire unumanit buona e felice.
Fratelli, Dio non pu pi tollerare il dolore come
disordine e il disordine come dolore.
Impazziamo se non ritorniamo saggi come i fanciulli
che non sanno nulla della morte e del dolore.
Cristo vuole ritornare nel mondo: lasciatelo passare
uomini della terra.
Lasciate a lui il timone e il suo vicario sia il suo
messaggero.
Insista il papa nel portare i desiderata di Ges ai
sacerdoti, ai politici, agli scienziati, agli educatori, ai genitori,
ai giovani, ai giudici, ai capitani di intrapresa, agli agricoltori,
ai tecnici, ai medici e ai militari e alle donne e in tutti ponga
il tormento di Dio.
Sia distrutta la vergogna-uomo e sia edificato il teandra.
Dio e luomo si ricongiungano. Non ci siano pi la
201
crime. Il cielo sia eternamente sereno, senza nuvole.
Figlioli, ci mancano le parole, ma non Pamore per
esortarvi a percorrere la vostra missione, messianicamente,
a vantaggio del genere umano .
2) ... Francesco I aveva appena finito di pronunciare le
ultime parole che Karaiew, alzatosi, gli and incontro e lo
abbracci. Le telecamere puntate su quei due uomini li ripre
sero e, pochi istanti dopo, il mondo stupito li osservava.
I deputati del Soviet supremo si levarono in piedi e
cominciarono a battere le mani.
Dalla piazza antistante al Cremlino, dove si era radu
nata la folla dei moscoviti come un tuono si lev il grido
della moltitudine e uomini e donne invocarono Francesco I
e Karaiew.
E come per miracolo le campane delle chiese russe per
tanti anni silenziose, da Mosca a Pietroburgo, da Kaluga
a Kiew, cominciarono a suonare e il popolo sembr impaz
zire di gioia.
Quando nell'aula si ristabil il silenzio davanti a Fran
cesco I, commosso fino alle lacrime, Karaiev sal sul podio
dove aveva parlato il papa e disse:
Compagni, il popolo reclama la nostra presenza ed
mio dovere rispondere a Francesco I.
E cos dicendo invit il pontefice a seguirlo.
Alla notizia che Francesco I e Karaiew stavano per
scendere nella Piazza rossa, la folla raddoppi le invocazioni
e quando papa Francesco e Karaiew apparvero i cittadini di
Mosca sembrarono letteralmente impazzire di gioia.
Davanti al Cremlino fu improvvisato un palco per per
mettere al popolo di vedere i due vegliardi, che con giovanile
speditezza vi salirono.
Karaiew con gesti della mano riusc a fatica ad ottenere
il silenzio e bello come uno zar, solenne come un contadino,
illuminato da una forza incontenibile con voce chiara arring
il suo popolo:
Popolo di Russia di fronte al linguaggio di papa Fran
cesco, che da dieci anni tenta di scuotere il mondo con la
forza dellamore sostanziale, il comuniSmo, nato, per travol
gere le bassezze umane e per aprire agli uomini, dopo il
sacrificio, la felicit china riverente la testa. Il comuniSmo
202
non andr mai a Canossa, ma, al papa, che domanda perdono
al popolo delle colpe millenarie del clericalismo, alleato del
capitalismo stende la mano e accetta la pace.
<<Indubbiamente difficile per noi vecchi comunisti,
nati nella ribellione ateistica mutare idea.
Siamo atei: ci non significa che dobbiamo continuare
a trincerarci in una negazione sterile. Sarebbe un errore:
l'abbiamo capito, ammaestrati dall'esperienza storica.
Sarebbe follia, inoltre, da parte nostra impedire l'edi-
ficazione del comuniSmo, dottrina politica ed economica e
non religione continuando a considerare con sufficienza di
scriminatoria e persecutoria milioni di credenti solo perch
al nostro ragionamento sfugge la dimostrazione dell'esistenza
di Dio.
L'esigenza della divinit propria del genere umano.
E pi assurdo sarebbe il nostro comportamento ora
che dal capo della cristianit abbiamo ascoltato la condanna
della velenosa forma religiosa. La religione cristiana fu as
servita al formalismo, ma saremmo fuori della realt se ne
gassimo la bellezza del messaggio di amore, fonte della co
munione e delPanautorit di Cristo.
Cristo il battistrada dell'etica, delleconomia e della
politica del comuniSmo.
Il comuniSmo, come sostiene giustamente Francesco I,
si perfeziona nella comunione, per giungere all'anautorit.
Ed vero.
Cammino arduo quello indicato da Cristo: pi audace
se siamo sinceri di quello indicato da Marx e dal nostro
Lenin.
Continueremmo, altres, a commettere una stoltezza,
liberato Cristo dal fariseismo, rifiutandogli la cittadinanza nel
comuniSmo.
S, papa Francesco, sia pace tra i comunisti e i cri
stiani e i cristiani portino nel comuniSmo l'amore e l'amore
dia senso alla libert e la libert produca la giustizia concreta.
Se Dio non esiste l'individuo non ha senso e a nulla
serve la libert.
Il collettivismo l'unica logica politica, per anche
noi comunisti ci siamo accorti che il collettivismo senza il
personalismo non ha senso. Di qui la crisi della giustizia,
crisi della libert e la crisi della libert crisi di quel qual
cosa che si chiama spirito.
203
Noi comunisti non arriveremo tanto presto a Dio,
per siamo pronti ad incontrarci, a mezza strada, con i cri
stiani per risolvere la tragedia della libert, abbracciando la
dottrina delPamore.
E, ora, in omaggio alla pacificazione tra Roma e
Mosca annuncio, o popolo dellURSS, una grande novit.
Dora in poi in Russia ci sar la libert religiosa e la libert
politica.
Non vi sorprenda quanto sto per dire. Per il trionfo
del comuniSmo e per il suo rilancio nel mondo, in nome del
Soviet supremo annuncio che la dialettica politica in Russia
sar distinta in due schieramenti: lo schieramento comunista
conservatore e lo schieramento comunista rinnovatore. Que
sti due schieramenti, aspetti delPunit della democrazia si
alterneranno liberamente alla direzione del governo, nella
piena libert della circolazione delle idee.
Salve restando le conquiste del comuniSmo porteremo
avanti il progresso, in nome della scienza, felici di essere
aiutati dai cristiani .
Karaiew non aggiunse altro.
204
Discorso di papa Francesco agli operai.
1) L'incontro di papa Francesco con Mosca ebbe riper
cussioni politiche mondiali. Il dialogo tra cristianesimo e co
muniSmo finalmente sarebbe stato una felice e sincera realt.
Serv la stessa causa comunista rafforzando Punit nel campo
socialista. Gett un ponte tra oriente e occidente, tra comuni
Smo e democrazia, tra movimento operaio orientale e occi
dentale, tra socialismo e liberalismo.
Alla vigilia del terzo millennio, chiuso un ciclo del
processo storico con il papato di Paolo VI si apr una pagina
inedita del cristianesimo, occasionata da Francesco I. Gli uo
mini si persuasero del decadimento delle vecchie formule
politiche, economiche e sociali. E il 2000 promise di portare
avanti il progresso civile in nome della scienza e dell'etica.
L'era degli ideologismi fu un ricordo.
Si cominci anche a far tesoro della storia e a viverla.
Non invano passato nel mondo G. B. Vico. L'infantile
mentalit del far tabula rasa del passato scomparve.
Il passato, che poi presente, valido in ci che
merita di essere conservato e, poich tutto diviene, ne
cessario aggiornarsi decennio per decennio, anno per anno,
quotidianamente.
Insomma l'umanit si avvi a capire la lezione di Era
clito e a tener conto di quella di Parmenide: il divenire e
l'essere sono le guide della storia.
I preparativi dei festeggiamenti del decennio pontificale
di Francesco I si vissero nel clima suscitato dal discorso del
papa a Mosca. E coincisero con il quarantennio della fonda
zione delle associazioni cristiane dei lavoratori, create per
dare un'anima cristiana al movimento operaio nel lontano
1945. Francesco I aveva preso parte da giovane alla vita di
questo movimento e ricordava ancora il discorso di Pio XII
del 1955 in occasione del primo decennio delle ACLI.
Lieto della coincidenza e innamorato come allora della
formula educativa di questo strumento apostolico, sotto il
suo pontificato in pieno rigoglio in ogni parte della terra,
205
punt il proprio sforzo pastorale per una puntualizzazione
sul mondo del lavoro.
Infatti il primo maggio del 1995 Francesco I parl ai
lavoratori e i lavoratori del mondo, facendo felice il papa,
inviarono a Roma una rappresentanza superiore a quella dei
giovani del '92. Vi fu una vera gara tra i continenti.
Governi e sindacati agevolarono il viaggio di milioni di
uomini neri, gialli e bianchi, che si accamparono per una set
timana nell'Urbe.
Fu un raduno mai visto e se ne comprenda il significato,
pensando ai trascorsi dieci anni del pontificato di Fran
cesco I.
Era il popolo a rispondere all'appello del papa. Era il
lavoro, non retorizzato mai da Francesco I nei suoi discorsi,
ma a cui aveva consacrato l'esistenza.
Portiamoci ancora una volta in un meriggio di maggio
in piazza San Pietro, incapace di contenere i lavoratori di
tutto il mondo. Questa volta fu giocoforza smistare la mol
titudine per permettere a tutti di ascoltare e di vedere il papa
attraverso gli schermi televisivi.
Asiatici e africani si radunarono in piazza San Pietro,
gli europei si sistemarono lungo i Fori Imperiali e gli ame
ricani e gli australiani invasero il Circo Massimo. Cos siste
mati i lavoratori poterono seguire il discorso del papa e alla
fine Francesco I, volendo lasciare a tutti un ricordo partico
lare, prima si rec a piazza Venezia e poi al Circo Massimo
e qui con una benedizione solenne concluse la trionfale gior
nata del primo maggio del '95 sulla tarda sera.
I vecchi, superstiti della festa del primo maggio di qua
ranta anni prima, dissero che non era possibile fare un pa
ragone con questa.
Non devo dimenticare un dettaglio: dalla Russia co
munista erano venuti a Roma 100.000 operai. In quei giorni
Roma sembr una selva di bandiere rosse e si ebbe la sensa
zione che l'internazionale avesse voluto rendere omaggio al
vicario di Cristo.
Si grid al miracolo e le forze del male si rassegnarono
alla sconfitta. Ma basta con i commenti e ascoltiamo il papa
del 1 maggio del 1995:
Figlioli, esord Francesco I dalla balconata del Ma-
derno alla moltitudine dei lavoratori negri che stipavano
206
piazza San Pietro, il nostro settantacinquesimo anno coincide'
con il decennio del nostro pontificato e con il quarantennio
del movimento delle associazioni cristiane dei lavoratori.
Perch, direte, inizi le tue parole, Francesco, facendo
epicentro sulla tua persona. Chi sei tu?
Avete ragione, ma vedete, questo insignificante punto
ci serve per prendere la mossa. Francesco I ha sulle spalle
il papato, ufficio che sotto i vostri occhi ha sconvolto, in
parte, i disegni di Satana e della belva umana e ha toccato
il cuore dei popoli.
Non merito di chi vi parla: merito della storia e
di ci che vi sta sotto: Dio.
Lavoratori, voi siete il cuore del nostro cuore dal
tempo della nostra giovinezza. Allora lentrata nei campi,
nelle officine e negli uffici non aveva assunto la prospettiva
odierna e fare il contadino significava vivere ai margini della
societ, fare loperaio essere una macchina e fare limpiegato
essere considerato Travet. Essere dipendenti significava an
cora non essere felici neppure in sogno.
Voi vi sarete domandati, in questi anni, perch il
papa non ha mai parlato ex cattedra a voi. La ragione c.
Il papa vi ha sempre avuto nel cuore e voleva presentare al
popolo un consuntivo di opere per averne conforto.
Nel passato le classi dirigenti politiche e religiose fu
rono quasi sempre in funzione antipopolare. Doveva nascere
Ges, operaio ribelle contro le autorit religiose, responsabili
dellirresponsabilit di quelle politiche, per mettere sotto pro
cesso la religione dellipocrisia.
La religione impura ha il potere di deformare la po
litica e leconomia come la religione sostanziale ha il potere
di cambiarle.
Il colpo di Cristo contro il formalismo religioso avreb
be potuto essere mortale per le forze del male del primo
bimillennio, ma Satana e la belva umana, impedendo al
popolo di vedere il Salvatore, Thanno evitato fin ai nostri
giorni.
Posero un diaframma tra Cristo e il popolo e lotta
rono per mascherare il vero volto di Cristo.
Grazie a Dio il loro disegno non riusc. Quanto pi
viene seminato male e dolore tanto pi, prima o poi, si
generano reazioni di bene.
Il diaframma caduto e Cristo, liberato dal clerica
207
lismo non pi responsabile dei crimini della politica e della
economia. E la chiesa si presenta al popolo veramente maestra,
povera nello spirito, pura nel cuore e unita nellintelligenza.
E forte della povert, orgogliosa della purezza e felice della
unit, che le consentono di ragionare con la mente di Dio,
si pu, oggi, presentare allumanit per insegnarle vie nuove.
Le direttive del vicario di Cristo stanno diventando
lievito e i vostri figli mangeranno il pane dello spirito.
venuto il momento in cui chiesa e popolo si pos
sono guardare negli occhi e il popolo ascolta Cristo.
E che vuole Dio da voi, chiamati un tempo operai,
contadini e travetti?
Rimanete fanciulli per essere popolo: siate buoni per
essere popolo.
Questo il patrimonio di cui non vi dovete vergo
gnare mai.
E cos, fanciulli e buoni, iniettate nel vostro spirito
lamore della scienza, dellarte e delletica.
Non siate pi schiavi increativi, sfamati con zolle di
zucchero e tenuti a bada con il guinzaglio.
Cristo vi ha dischiuso gli orizzonti della creativit e
della ricerca del bene, del vero e del bello.
La chiesa durante questo ultimo decennio, quando
parlava per bocca nostra, ai dirigenti della politica, della eco
nomia e della cultura intendeva preparare per il mondo del
lavoro il mezzo sociologico e psicologico per agevolare la
nascita del teandra, distruttore delluomo.
Figlioli, lera degli operai, dei contadini e dei travetti
finita.
Voi siete teandri.
Nel sistema economico siete scienziati e tecnici, nel
sistema politico capi e legislatori e nel sistema della cultura
pansofi.
Verso queste mete Cristo spinge voi ex operai. Ogni
ostacolo, in nome dellamore, deve essere vinto.
E quali sono le basi logiche e storiche della rivolu
zione dellamore? Su quali termini logici e storici si fonda
la dottrina dellamore? Da quale localizzazione e determina
zione del pensiero nasce? In che modo possono essere rag
giunti i suoi obiettivi?
Rispondete cos: le moltitudini degli operai, umiliati
e offesi da millenni di dolore possono costruire nella storia
208
un uomo nuovo e una societ nuova edificando il regime
mondiale delleducazione e della scienza, il regime perso
nalista anautoritario e comunitario fondato sulla pansofia
logica, fisica e metafisica e sulla prassi cristologica.
Psicologia e biologia, economia e pedagogia, logica
minore e maggiore del sapere pansofico, aiutate dalle di
scipline fisiche e metafisiche sostanziate di Dio possono, nel
millennio prossimo, far fare passi da gigante alPumanit.
Lumanit si trasformi in popolo di teandri. Lamore
diventi realt. Ci che tocca lamore di Dio tutto cambia.
Leconomia e la politica della scimmia umana devono essere
distrutte se vogliamo avviare lera della pace.
Questa la prima proposizione logica da porre al
luomo.
Uomini, amate: verificherete il potere dellamore nella
sua storicit attuale e ne scorgerete il fondamento: Dio.
Ma a che tendono questi ragionamenti?
Semplicissimo: dare al popolo un ideale.
Quando quarantanni fa le associazioni cristiane dei
lavoratori celebrarono il primo decennio, il mondo si dibat
teva nei contorcimenti postumi della seconda guerra mon
diale e continuava a mordere il freno della miseria spirituale
e materiale. Era ancora tormentato dal clericalismo, dallatei
smo e dal capitalismo e in questa stessa piazza Pio XII invit
il lavoro a darsi unanima con leducazione e con lazione
per essere in grado di guidare il mondo.
Fu una parola metodologica inascoltata. Dobbiamo
dare a quella parola ancora valida un contenuto, riempiendolo
con le direttive poste durante il nostro pontificato.
Noi poniamo ai piedi degli operai questo contenuto
ideale, che indica loro il trionfo.
Il mondo per redimersi ha bisogno di un ideale per
manente. La religione dello spirito deve essere vissuta dal
popolo.
Cada la retorica sulle novit umane. Gli uomini non
costruirono mai nulla di nuovo.
Si apra unera di conquiste teandriche. La novit del
mondo il teandra: Cristo.
<; Voi, insistiamo, dovete promettere a Dio di diventare
persone colte. Questa la consegna che noi lasciamo al popolo.
Senza lideale della costruzione teandrica fondata su
basi logiche e storiche la follia della vita continuer.
209
Raccogliete l'appello delle conquiste da compiere in
campo politico ed economico, scientifico ed educativo.
Cristo non vi invita a edificare Utopia, ma la citt
del Cosmo. Il lavoro creazione, il popolo fanciullezza, il
popolo bont: ci sono le premesse per riuscire.
La scintilla divina nelTuomo permette l'attraccaggio
a Dio.
Costanza e sforzo e con l'aiuto degli scienziati a ser
vizio del lavoro il popolo potr cessare di versare lacrime.
Un'umanit nuova, le teandreia, con creature ristrut
turate nella intelligenza e nella volont, nel corpo e nello
spirito: questa la spinta di Cristo al mondo, con la prospet
tiva di giungere alle mete delPimpossibile, se l'uomo fa sutura
con Dio.
Retoriche altre parole. Il popolo non ama le chiac
chiere.
Vero ci che si fa. tempo di rimboccarsi le
maniche.
La strada lunga e il tempo di ogni generazione
breve. peccato perdere tempo e non bruciare la vita in
una missione. La vita missione per tutti.
E le mete immediate del movimento operaio disin
tossicato dall'ateismo e maturo in occidente e in oriente per
prendere il timone della direzione politica siano queste: sia
avviato sulla Terra il regime educativo affinch tutte le crea
ture dall'infanzia all'et adulta possano andare a scuola e
diventare pansofi.
Sia avviato il regime scientifico, affinch logica, fisica
e metafisica organizzate, mondialmente, nelle universit e
nelle imprese costruiscano contenutisticamente e metodologi
camente la pansofia individuale e collettiva.
In terzo luogo il movimento operaio ricomponga l'unit
del sistema economico mondiale nel momento produttivo,
trasformativo e distributivo e del sistema politico inaugurando
gli Stati Uniti del mondo.
Sia costruita la societ universale rispettando, peral
tro, la molteplicit delle famiglie locali e nazionali e intensi
ficando anzi il decentramento amministrativo.
Costruite con la lotta, l'unit e l'amore il regime
educativo del mondo.
Costruite con la lotta, l'unit e l'amore il regime scien
tifico del mondo.
210
Costruite con la lotta, Punita e Pamore Punit del
sistema economico del mondo.
Costruite con la lotta, Punit e Pamore Punit politica
del mondo.
Costruite con la lotta, Punit e Pamore il decentra
mento amministrativo nella Repubblica del mondo.
I vostri sindacati unitari, vestiti di abito critico lot
tino per dare al popolo un ordine nuovo.
Insistiamo sul decentramento. Non dobbiamo volere
n chiesa, n politeia centralizzata e macchinosa.
Il governo del mondo deve imparare da Dio.
Dio governa miliardi di creature e lascia fare come
se Puniverso dipendesse da ognuno di noi.
Dio odia la dittatura. un direttore dorchestra. Ogni
famiglia coniugale, locale regionale, nazionale e continentale
deve recitare la propria parte. Allora lumanit fa il concerto
politico. Il lavoro infuocato di amore, pervaso di lotta si so
stanzi di religiosit.
Dio non affiori nella bocca ma metta le radici vive
nel nostro essere. Ciascuno di noi realt, se legato con Dio
e con i fratelli con i quali facciamo unit. Cos la scintilla
divina in noi pone la necessit della bont e trasforma ogni
uomo in teandra.
Allora la rivoluzione riesce. Nella comunione dello
spirito lindividuo e il collettivo si conciliano.
Figlioli la rivoluzione dellamore suggestiva: si rea
lizza nella sua interezza nel macrocosmo delluniverso, come
nel microcosmo dellatomo, nella macrosociet e in ogni
singola anima.
Linfinitamente piccolo reale, come linfinitamente
grande. Dallatomo pu sprigionarsi una forza capace di ca
povolgere il mondo. Da ogni persona umana, in comunione
con Dio e con i fratelli si sprigiona la forza incandescente
della rivoluzione .
2) ... Negli anni successivi fino alla sua morte Fran
cesco I continu ad avere soddisfazioni dalle masse popolari.
Lo scisma tra chiesa e operai ebbe fine e il cosiddetto scan
dalo operaio si trasform in testimonianza evangelica per gli
uomini di chiesa. La fede religiosa riprese a scorrere nelle
vene del popolo.
In quegli anni ci fu il primo tentativo di arrivare
211
allunificazione politica del mondo. Al congresso dei sindacati
di Manila del 2002 fu decisa la creazione del sindacato mon
diale unitario. Vi aderirono oriente e occidente. Fu fondata
la confederazione mondiale unitaria del lavoro creativo e il
sindacalismo rinnovato divent veramente una scuola di or
ganizzazione scientifica del lavoro.
I lavoratori si appassionarono allazione sindacale e
diminu, fino a scomparire, lagnosticismo sindacale.
Veramente grandi dopo il 2000 i meriti dei sindaca
listi operai. Essi, pi di altri, prepararono la via allunifica
zione politica del mondo.
212
Discorso di papa Francesco I ai musulmani
1) L'ansia apostolica di papa Francesco, ovvio rile
varlo, sempre pi intensa si estese ai non cristiani. Il papa
era solito ripetere che se Dio l'avesse aiutato a sgominare
l'ateismo avrebbe raccolto tutte le forze della chiesa per una
crociata d'amore in mezzo ai musulmani, agli induisti e ai
buddisti. Potenzi, pertanto, il segretariato dei rapporti con
le religioni non cristiane elevandolo a congregazione e affi
dandolo ai cardinali Tien cinese, Sardhri indiano e Hamer
arabo. Moltiplic gli incontri, a tutti i livelli, con gli espo
nenti musulmani, induisti e buddisti.
Voleva rendersi conto anzitutto dei punti in comune
delle religioni d'oriente con la religione di Cristo. Strada
facendo ci si sarebbe accorti che sono molto pi numerosi
i punti d'incontro che non i punti di divisione. Grazie a
questi contatti con il mondo musulmano, induista e buddista
sarebbero caduti pregiudizi e barriere.
Francesco I impose ai cristiani di vincere in questi con
tatti le tentazioni di setta, di forma e d'intolleranza.
Dio amore, Cristo amore, la religione amore:
come possibile dividere gli animi per questioni religiose?
diceva Francesco I.
Il segreto per far amare il cristianesimo agli induisti,
ai musulmani e ai buddisti deve essere l'amore.
Si veda tutto con la mentalit di Cristo , ammoniva
il papa, e non sarebbe stato impossibile l'incontro.
Anzitutto dovevano cadere i motivi di scandalo della
cristianit: le sue divisioni e quel maledetto materialismo
volgare con il quale l'oriente identificava l'occidente cri
stiano insatanito.
LIndia continuava ad andare alla ricerca di se stessa
tentando di riscoprire la sua civilt e la sua religione. E Fran
cesco I saggiamente l'aiut a riscoprirsi.
Tutto sommato, forse, la civilt indiana superiore alla
civilt occidentale. In Giappone pure si sentiva il bisgno di
uscire dallo spirito d'imitazione dell'occidente.
213
In Cina il fenomeno di resipiscenza spiritualistica, in
senso cristiano e confuciano, era gi cominciato.
Cera poi il fermento africano in cui confluivano ele
menti di civilt negra, musulmana e cristiana da fondere in
una sintesi. Insomma allo spirito apostolico della chiesa mai
come allalba del 2000 si offr la prospettiva dell ut unum
sint .
E Francesco I voleva lasciare anche nel campo dei rap
porti con le religioni acristiane unorma. Nel 1996 il papa
pot cogliere un premio insperato in questa direzione.
Alla Mecca, come al solito, si celebrava il Ramadan e
i pellegrini accorrevano alla citt santa dellIslam. Francesco I
con un gesto improvviso del suo animo annunci che nel mese
di aprile si sarebbe recato a visitarla.
Il mondo arabo, sorpreso, accolse la notizia con soddi
sfazione. I capi religiosi e politici islamici si dettero conve
gno alla Mecca, per larrivo del papa. Dal re dellAfganistan
allimperatore di Persia, al re di Giordania, al re di Arabia,
di Libia, ai presidenti delle repubbliche di Irak, di Siria,
dEgitto, di Tunisia, di Algeria e del Marocco non manc
nessuno.
Il papa arriv a Medina il 29 Aprile, accompagnato
dal segretario di Stato.
Papa Francesco fu accolto da una marea di popolo fe
lice di accogliere il vicario di Cristo nella citt di Maometto
e Francesco I, vinto il primo stupore, entr immediatamente
in contatto cordiale con le autorit e con il popolo arabo.
E scortato dalle autorit e dal popolo, si avvi in pio
pellegrinaggio alla moschea di Medina dove il popolo arabo
venera la pietra nera. Dopo due ore di percorso in mezzo al
popolo osannante arriv davanti alla moschea: come tutti i
fedeli islamici, allingresso del tempio, si tolse le scarpe e
scalzo entr nel cuore religioso dellIslam raccogliendosi, poco
dopo, in preghiera.
Dietro il papa autorit e popolo gremirono il tempio.
Quando il gran muft Maomed Amed interruppe Francesco
in preghiera per invitarlo a parlare, il papa rispose che era
venuto alla Mecca soltanto per pregare.
Ma insistendo il gran mufti, anche a nome delle auto
rit, papa Francesco, levatosi in piedi, un po imbarazzato
allinizio, improvvis in francese il seguente discorso:
214
Fratelli dell'Islam, voi desiderate ascoltarci: in verit
avremmo preferito tacere. Il nostro pellegrinaggio alla Mecca
pi di un gesto di cortesia verso la vostra religione. Noi,
a nome dei cristiani, sparsi su tutta la terra tendiamo la mano
fraterna ai musulmani.
E stendiamo questo ponte con un fine preciso: amare
tutti quanti Dio, con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra
mente e con tutte le nostre forze e amarci tra di noi, come
noi stessi.
La legge del?amore deve trionfare, dopo incompren
sioni reciproche. Non hanno ragione di essere in una umanit
superiore, matura per bandire la guerra politica e religiosa,
per rinnegare le bassezze dell'umanit inferiore e avviare
un'era di bene e di saggezza.
Il vicario di Cristo ringrazia il Signore anzitutto per
aver fatto sorgere il profeta Maometto in questa terra e
averlo illuminato nella fondazione di una religione che ha
dato Dio a 500 milioni di creature umane.
L'Islam uno dei fenomeni pi grandi dell'incivili
mento umano. uno dei fondamentali superamenti storici,
con cui la Provvidenza ha guidato gli uomini. La ragione
dell'Islam giustificata nella storia e guai se venisse meno.
E ora, fratelli musulmani, forti della stessa fede in
Dio, come i cristiani parliamo un linguaggio comune e,
attorno a Dio-Padre, facciamo unit. Siamo tutti figli di Dio.
I moderni, forse, pi degli antichi si domandano cosa
Dio, c', esiste? Perch permette il male, il dolore, la
morte, l'ignoranza?
Questi interrogativi drammatici hanno una risposta
quietistica per il credente superficiale e inquieta per il cre
dente vero.
La fede in Dio, infatti, non un tesoro da pigri possi
denti della verit. Anche la fede ricerca, inquietudine:
talora nutrita di dubbio. psicologicamente umano ci e
dimostra la disadeguatezza dell'uomo nel rapporto con la
divinit e la sua infinita lontananza. L'idea di Dio nella sua
abissalit metafisica ci schiaccia. Il divino se, ora, lo potes
simo vedere, ci annichilirebbe, tanto occorre essere in istato
di grazia per fare una cosa sola con Dio.
Tutti i guai dell'uomo consistono nel non potere
fare in terra unit con Dio.
Gli uomini, ad intervalli storici, perdono la traccia
215
morale o intellettuale di Dio, quando non arrivano a dire,
per una specie di follia come lo stolto: Dio non c.
Se il genio religioso di Mos non avesse insegnato
che Dio c ed uno e Cristo non lavesse ripetuto e dopo
Maometto, alla scuola di Mos e di Cristo, non avesse riba
dita la stessa lezione dove sarebbe andata a finire lumanit
con la sua volont debole e con la sua mente ottenebrata?
Dio c ed uno. luno che sta sotto ogni ente.
E sullidea del Dio uno nota lintransigenza dellIslam, a
ragione timoroso di vedere deformata lidea delluno, del
lunico Dio.
Questo rigore anzi cos forte che lha posto
in contrasto con lidea cristiana della Trinit divina. La Tri
nit non infirma lunit e lunicit dello spirito di Dio, ma
sarebbe stato un errore se Maometto lavesse sostenuta al
suo popolo. La superstizione popolare lavrebbe trasformata
in tre divinit. un vero miracolo in campo cristiano se la
Trinit non diventata una mostruosa trimurti.
Dio lunit sostanziale del cosmo. difficile per il
filosofo afferrare lessenza di Dio. difficile per il fondatore
religioso inchiodare linfantilismo popolare a questa idea.
Lumanit deve essere grata ai filosofi, che hanno chi
nato la fronte davanti a Dio, ma soprattutto a Mos, a Cristo
e a Maometto che hanno inchiodato la mente del popolo
sullunit e unicit di Dio. Il concetto di rivelazione ostico
per il filosofo abituato a carpire la verit con la ragione, tut
tavia non irragionevole ritenere che Dio si rivelato con
Mos, con Cristo e Maometto, per salvaguardare alluomo
la verit essenziale.
Crollata lidea di Dio ogni altra costruzione dello
spirito cade. Rimane per luomo lantro della disperazione
e il non senso della vita dellindividuo, entit spirituale, di
pendente dalla materia ma eterogenea, parte della natura,
ma distinta, come Dio. Ma il singolo ha fame dimmortalit
e ansia di ricongiungersi con la realt divina da cui proviene
e senza della quale sente inquietudine.
La rivelazione, per dare la speranza alluomo, stata
necessaria. Non illogica. Dio si rivela non solo nellanimo del
genio religioso, ma anche in quello del genio artistico. La
grande opera darte rivelazione.
Dio necessario alluomo pi dellaria e del pane.
Aria e pane mettono in moto la macchina corporea ma luomo
216
vero spirito e lo spirito per rimanere in vita ha bisogno di
nutrimento spirituale. Dio il nutrimento e lossigeno dello
spirito. il suo respiro.
Luomo finora si avvicinato a Dio con lanima im
matura che si sgomenta e con una mentalit insufficiente che
non comprende. Di qui la fede e il problema di Dio.
Non vorremmo scandalizzare i credenti ma noi affer
miamo che aver fede in Dio come non credere in Dio.
Noi, in questo momento, non abbiamo fede nella vo
stra presenza ma la certezza che siete davanti a noi. Eppure
anche le religioni monoteiste furono costrette a insegnare al
luomo a avere fede. Perch? Chiedere la fede in Dio una
bestemmia. Dio non oggetto di fede, ma di certezza. Dio
reale, concreto, particolare'.
Come pure bestemmiare porre Dio come problema.
Peraltro, noi non ce la sentiremmo di condannare i
filosofi che si posero Dio come problema da risolvere. se
riet scientifica. Dimostra la difficolt per luomo di com
prendere qualcosa intorno a questa misteriosa realt. E che
dire infine dellaberrazione contemporanea che ha generato
la posizione idealistico-materialistica di negazione di Dio?
Ma lasciateci ripetere: noi non condanneremo mai gli atei.
Sono una prova dellincapacit intellettuale delluomo ad
afferrare linesplorata sostanza divina.
Eppure nonostante la fede, il problema, la negazione,
il dubbio la verit di Dio, la verit, come Dio perseguita
luomo e luomo sincero ripete a se stesso: non posso fare
a meno di Dio.
E si sforza di comprenderlo. Ad una architettura di
pensiero ne sostituisce unaltra, allatteggiamento di un filo
sofo ne preferisce unaltro, ritorna ad un filosofo che aveva
sotterrato e sotterra quello a cui aveva dato vita.
E durante il cammino del pensare atteggiamenti mo
nistici e dualistici, idealisti e materialisti, immanentisti e tra
scendenti si rincorrono. E lasciano la bocca amara alluomo
che pensa. Linafferrabile mistero di Dio e della sua esplora
zione e loggetto della sua indagine gli si allontanano alla
vista.
La disperazione avrebbe distrutto lumanit se la re
ligione non le avesse dato un po di speranza. E i grandi
fondatori di religione lhanno salvata dalla follia totale. Luo
mo ha bisogno di vivere. La incertezza luccide, ma la certezza
217
Dio e Tuonio nei suoi contorcimenti spirituali invoca Dio.
Dio tace. Gli vicino, nel suo cuore, ma non gli
dice con chiarezza: sono qui. Se facesse ci, infatti lo schiac-
cerebbe e non si manifesta in terra, nella sua vera essenza,
per non schiacciare la creatura.
Tuttavia, sapendo vedere qualcosa dentro il comporta
mento dellTrraggiungibile, se si sa togliere, con discrezione,
il velo fenomenico dal corpo di Maia ci si avvede che Dio
con il legame che lo stringe con luomo tenta di togliere
la creatura dal suo tormento.
La religione sostanzialmente etica e ascesi e in
fondo alletica e allascesi c il cambiamento e nel cambia
mento interiore c il dover essere e nel dover essere illumi
nante, il mezzo per intravedere Dio.
Nelloriente un fondatore di religione offre allumanit
unetica cio una certezza di vita morale ed gi un passo
per camminare verso Dio. La grandezza di Confucio questa.
Ma non basta letica. Letica pur interessando il volere-
conoscere rimane nel conoscere se non si impregna di ascesi.
E un altro illuminato, Gotamo il sublime, tenta di
rompere il velo di Maia insegnando ad educare la volont
con lesercizio ascetico.
Loccidente pi razionalista, con Mos e con Mao
metto, imbriglia lintelligenza dandogli una pallida ma esatta
idea di Dio.
Infine, Ges, crocevia doriente e occidente concilia
lintelligenza e la volont e permette il cambiamento interiore
delluomo e gli offre la via di diventare Dio.
Dio, tuttavia, rimane ancora lontano dalluomo e luo
mo rimane lontano da Dio, nonostante il passaggio di Mos,
di Confucio, di Budda, di Maometto e di Ges. Se luomo,
infatti, potesse essere certo di Dio e vivere con la volont la
sua vita di Dio, non sarebbe quello che .
Meglio non essere nati il grido della tragedia greca.
Maledictus homo qui confidit in hominem echeg
gia la Bibbia.
Toties ivi in medios homines minus homo redii
risponde il medio evo.
E allalba dellera moderna la filosofia, atterrita escla
ma: homo homini lupus .
E su questi motivi ha costruito lera contemporanea
218
illudendosi di realizzare una nuova cosmologia, predicando la
morte di Dio.
Ma Dio, mistero per luomo la nostra vita. Gli uo
mini non lo conoscono, non sanno che cos.
Il giorno in cui conosceremo Dio saremo Dio. Co
noscere essere e non saremo pi quelli che siamo.
Fratelli, il cristianesimo e lislamismo, bandite per
sempre le assurde discordie, debbono emularsi per ricondurre
gli uomini a Dio.
Per condurre una buona volta gli uomini a Dio vostro
e nostro.
E come fare per portare gli uomini a Dio?
Fratelli, la via una sola, la via dellamore. Giovanni,
il prediletto di Ges non faceva che ripetere: amatevi luno
con laltro.
Se vi amerete, uomini della terra, vedrete Dio. Dio
rimarr ignoto finch gli uomini non si ameranno come una
sola cosa in spirito e unit.
E a venti secoli di distanza dalla predicazione di Ges,
il verbo dellamore, permette che noi interpretiamo che
cosa significhi: amatevi luno con laltro.
Amarsi luno con laltro significa costruire un uomo di
vino, capace delloperazione pi alta dello spirito: amare.
Oh, potessimo intrattenerci a lungo sullamore e sul
massimo comandamento di Ges: ama Dio con tutto il cuore,
con tutta la mente e con tutte le tue forze e il prossimo tuo
come te stesso.
Il teandra, che luomo superiore di Confucio, luo
mo di Dio di Maometto, luomo divinizzato di Cristo
lessere capace di amare se stesso, il prossimo e Dio, cio di
conoscere-essere se stesso, il prossimo e Dio. E il teandra
sar costruito se ci lasceremo inondare dallamore di Dio.
Gli uomini bruciati dallamore dello Spirito edifiche
ranno il teandra, creatura angelica e divina e il mondo si
trasformer.
Allora lumanit capir il comando dellapostolo del
lApocalisse e si render conto perch Giovanni che aveva
visto terre e cieli nuovi raccomandava soltanto lamore per
rinnovare il mondo.
Allora gli uomini non ricercheranno la felicit fuori
di s.
219
La troveranno nella miniera della propria coscienza,
immersa nella coscienza di Dio.
Gli uomini attesero la felicit dallesterno e la chie
sero grossolanamente ai governi della politeia. Scambiarono
spesso il mezzo con il fine, lesteriore con Pinteriore, la ma
teria con lo spirito, il visibile con Pinvisibile, il fenomeno
con il noumeno, la forma con la sostanza.
La felicit interiore. frutto dello spirito, ricco
della verit della scienza, della bellezza dellarte e della bont
delletica.
Politica ed economia, finch gli uomini non saranno
teandri, sono semplici mezzi per la crescita dello spirito
delluomo.
Fratelli, dalla Mecca invitiamo gli uomini a conqui
stare Dio, a fare unit con Dio per avere la gioia di con
quistare se stessi e fare lunit con luomo.
Cristo e Maometto, per bocca nostra, supplicano un
miliardo di cristiani e cinquecento milioni di musulmani di
ascoltarci per realizzare unera di religiosit sostanziale, che
trasformi la societ e da selvatica la renda umana e da umana
divina.
Uomini dellodio ascoltate. Uomini dellignoranza e
della concupiscenza, cedete il timone del mondo allamore.
E di tre miliardi di macchine corporee, animate dallo
spirito fate una macchina cosmica meravigliosa, di cui ogni
cellula spirituale sia specchio del macrocosmo e del teo
cosmo...
2) ... A questo punto Francesco I fu incapace di an
dare avanti. Questo vecchio che parlava accorato davanti ai
popoli arabi, quasi reincarnando il profeta scoppi in un
pianto dirotto e, sopraffatto dalla commozione, cadde sve
nuto. Una cosa simile non era mai successa.
Quando il papa rinvenne si trov adagiato in un lettino
della infermeria della moschea di Omar, assistito dai medici.
Il popolo pietrificato dalla commozione usc lentamente
dal tempio e si rivers nella piazza della moschea in attesa
di notizie.
Finalmente Francesco I riprese i sensi e sollevato lani
mo del popolo e delle autorit di buon grado acconsent, an
cora, di mostrarsi al popolo.
220
Sost a lungo nel balcone della moschea gestendo pa
ternamente al popolo che lo acclamava.
E alla fine, prima di congedarsi, per la prima volta nella
storia, il papa pronunci in arabo la formula della benedizione
al popolo islamico, caduto spontaneamente in ginocchio.
La benedizione di Dio onnipotente discenda sopra di
voi e vi rimanga per sempre , echeggi nel cielo di Medina
la voce del papa. E questo grido damore rimbalz tra i tetti
bianchi e i minareti della citt.
Dal tempo del discorso di papa Francesco il clima
dei rapporti tra musulmani e cristiani cambi radicalmente.
Tutto il mondo islamico, gradualmente, non fatic a rico
noscere nel papa la guida morale dellumanit.
La parola del papa, in fatto di morale, divenne norma
di orientamento anche per il mondo musulmano. Uno dei
problemi risolti dal riavvicinamento tra cristianesimo e Islam
fu la disciplina matrimoniale. LIslam si adegu alla disci
plina monogamica e la chiesa persuase lIslam ad accogliere
la ricognizione di nullit dei matrimoni scompensati.
Tra Islam e Cristianesimo ci fu, poi, una vera gara per
il ritorno sostanziale allunico Dio. Dottrinalmente si tent
un avvicinamento l dove era possibile e si instaur una linea
di rispetto per le questioni controverse, come fanno i seguaci
di scuole diverse.
Francesco I ebbe la gioia di rilevare il fiorire in campo
islamico, della venerazione crescente nei confronti di Ges
e un attaccamento commovente verso la Vergine.
Daltra parte i cristiani smisero di considerare Maometto
come un eretico e lo si elev alla venerazione dei profeti
dellantico testamento.
Il nuovo clima di fraternit fra cristiani e musulmani si
consacr anche materialmente fin dal tempo di Francesco I.
Il papa daccordo con i capi dellIslam volle che a Roma
fosse edificata una moschea e i capi dellIslam nel centro
dellTslam eressero una chiesa cristiana.
Rileviamo, infine, che i popoli dAfrica, passando pro
gressivamente dal paganesimo al culto di Dio, con buon senso,
trovarono il modo di accogliere nella religione elementi isla
mici e cristiani e di conservarvi ancora validi motivi ani
mistici.
Ne venne fuori una religione sintetica, ma teologica
mente e moralmente sicura. Anche il terzo mondo colpito
221
dal prestigio del suo grande conterraneo accett la guida
morale del papa. Gli uomini compresero che se non ci fosse
stat sarebbe stato necessario inventare Pistituto del papato.
Ci si convinse che il capo spirituale necessario al
genere umano, per confermarlo nelle verit morali.
E certamente il leader spirituale del mondo avrebbe
agevolato, come aveva sempre ammonito Francesco I, la
nascita del capo politico atteso: il presidente degli Stati
Uniti del mondo.
222
Discorso di papa Francesco ai fanciulli
1) Tempora labuntur... stava fantasticando Francesco I
una mattina presto della primavera del 1997 guardandosi
allo specchio e, sorridendo al suo volto di vecchio, riandava
con il pensiero ai lineamenti della giovinezza.
Ci sei per poco, vecchio, continu a pensare, come
sono volati quattordici anni di pontificato. Non sto male,
per sento che le forze se ne vanno.
Coraggio, i papati lunghi danneggiano la chiesa.
Lo riscosse dal soliloquio, un busso concitato alla porta
della cella:
Avanti, disse il papa, ed entr preoccupato il
segretario particolare.
Che c' don Rinaldo fece il papa.
Brutte notizie, padre.
Parla...
giunto, ora, da Madrid un dispaccio che nel tardo
pomeriggio di ieri cento bambini sono bruciati in un cinema.
La notizia turb il pontefice e angosciato ripeteva al
Signore: perch?
L'episodio fu un'occasione per lui per raddoppiare le
proprie cure per i fanciulli del mondo.
In quellanno Francesco I non parl che dellinfanzia
e sembrava che per il papa esistessero solo i fanciulli.
E si commuoveva pi del solito quando poteva riceverli,
avvicinarli e interessarsi di loro.
E per loro nel 1997 stabil che fosse consacrata una
giornata mondiale e la volle abbinata alla festa di Natale.
E i bambini di Roma nel '97 non fecero che parlare
del prossimo Natale. Il papa, si diceva, aveva in mente per
loro una bella festa. Era passata lestate, l'autunno aveva
arrugginito le foglie e l'aria era rinfrescata e i ragazzi romani
facevano a gara per protrarre i giorni in cui mettersi i cap
potti. Volevano fare una bella figura con il papa, che li
voleva temprati come tanti piccoli spartani.
Francesco I si era sforzato di vivificare il significato
223
religioso del giorno di Natale, ma non scoraggi mai le
manifestazioni di letizia che avevano come centro la famiglia.
Roma, dal 20 al 25 dicembre del 97, fu una luminaria.
Le vetrine dei negozi sembravano sogni di fata e gli
alberi che popolavano le vie e le piazze erano inghirlandati
di coriandoli. I resti di Roma antica, i campaniletti medievali,
le basiliche rinascimentali e le belle chiese dellepoca sem
bravano occhieggiare, con stupore, alla gente contenta nelle
strade affollate.
Cosa insolita, in quei giorni, nevic e il giorno di Natale
Roma riluceva di sole che si rinfrangeva sui tetti bianchi di
neve. I ragazzi erano felici e ovunque regnava la letizia del
Natale. Papa Francesco partecip allallegria dei suoi monelli
e dedic loro tutto il pomeriggio di Natale.
Infatti era prevista unudienza per i fanciulli delle
scuole elementari e il papa li ricevette nella basilica dellAra
Coeli, dove si venera Ges Bambino.
Alle 14 le scolaresche, accompagnate dai maestri co
minciarono ad affluirvi e salendo la scalinata del tempio en
travano nelle sue belle navate.
Alle 15 papa Francesco, venendo da S. Pietro, seguito
da un curioso corteo di macchine giunse allAra Coeli, ac
colto da migliaia di bambini. Ho detto curioso corteo, per
ch accompagnavano il papa un centinaio di camions zeppi
di regali e sopra ognuno vi erano tanti babbi Natale. Roma
non ricordava una cosa del genere e il popolo divertito ai
lati delle vie guardava il papa.
Francesco I entrato in chiesa si raccolse per qualche
istante in preghiera e poi sedutosi su una poltrona davanti
allaltare maggiore, avendo davanti agli occhi tutta quella
innocenza diede il via allaccademia dei fanciulli.
Cominciarono esibizioni di canti, di poesie e di balletti
davanti al papa felice. Francesco I pendeva dalle labbra dei
bambini e quando qualcuno simpappinava, cavandosi di ta
sca delle caramelle, lo invitava a venire vicino a s e lo
aiutava a continuare.
Dopo, i babbi Natale tra il gridio dei fanciulli distri
buirono i doni. Per tutti era stato portato un giocattolo: una
bambola per le bambine e per i ragazzi un astronauta vo
lante. Quando il cicalio delle voci si calm, il papa, che
era pi felice dei ragazzi accenn di fare silenzio e parl
cos ai ragazzi del mondo :
224
Figlioli, ci siamo divertiti un po: adesso, ascoltateci
un momento e conservate nel vostro cuore le parole che vi
diremo. Ricordatele quando sarete grandi e, ripensando al
vecchio papa, che vi parla ripetetele ai vostri figli, allora
bimbi come voi.
Non vi preoccupate, se non comprenderete bene. Un
giorno vi sar tutto chiaro. Noi, ori, parliamo a voi, ma qui
on. noi ci sono i vostri maestri e . vostri genitori.
Linfanzia e la fanciullezza smo il sorriso della vita e
la immagine di Dio. Dio fanciullo. Gli uomini diventano
cattivi, perch calpestano il bambino Ges, il fanciullino Dio,
che dentro di loro. E non entreranno nel regno di Dio,
se non diventeranno fanciulli.
Ges da venti secoli invoca sinite parvulos venire
ad me , anchessi realt divina.
Gli uomini non faranno della terra il regno dellamore,
se non diverranno simili ai fanciulli.
. Gli adulti fecero a gara per distruggere il candore
al linfanzia e per renderli cattivi ca adulti e, talora, anche
da fanciulli.
I bambini sono buoni, ma aiche i bimbi possono di
ventare cattivi, sia pure irresponsabilmente, e quando la vita
appare crudele con la cattiveria dei bimbi una strega tale
da far dubitare perfino dellesistenza di Dio. Vien da pensare
che la vita sia essenzialmente folla e che tutto sia male.
Mentre, figlioli, non vero. Dio esiste ed buono e gli
uomini con Dio sono buoni. Ma gl uomini staccati da Dio
Iranno tentato di distruggere linfanzia e hanno reso resi
stenza, orribile come la storia, che, adesso, vi racconter.
Tanti anni fa, noi abbiamo conosciuto un uomo, che
aveva due bambine, una si chiamara Loretta e aveva undici
anni e laltra Natalia e ne aveva sriLEra un gentiluomo e
voleva bene alle sue figliole, ma loro non gliene volevano.
IT) consideravano come intruso nella loro esistenza e gli
sputavano addosso, gli davano cale e lo ferivano a sangue
con parolacce, quando lo vedevano
Insomma si comportavano on il babbo come non
possibile credere, immaginare e descrivere. E sapete perch?
Queste bambine avevano per manma una donna cattiva.
Aveva abbandonato e tradito il marito e si era comportata
come non deve una donna.
Questa femmina dallanima nera insegnava a Loretta
225
e a Natalia ad odiare il loro pap e rendeva le anime delle
due bimbe nere come la sua. Questo povero uomo poteva
vedere le sue creature soltanto la domenica e quando le
vedeva si accontentava di guardarle. Le amava infinitamente,
anche quando queste due piccole tigri lo aggredivano con
gli insulti pi laceranti.
Per non resse al dolore e un giorno in preda alla
disperazione simpicc in casa sua e lasci un biglietto.
O Dio, ci scrisse questo disgraziato, quando ho visto
la follia e il crimine negli adulti ho chiamato i dolori pro
curatimi da loro prove e le ho accettate. Ho continuato
credere in Te. Ma dopo che ho visto albergare la crudelt
nei fanciulli le ho difinite torture e ho cessato di credere
in Te. Non esisti, o Dio, e ammesso che tu esista, sei un
mostro, che ti diverti a tormentare le creature .
Figlioli, queste parole sono blasfeme: Dio certamente,
gli avr perdonato. Luomo stravolto dal dolore non ragiona.
Ma certo che se nel mondo anche i bimbi fossero invasati
da follia criminale, come quelle due bambine, ci sarebbe
da dubitare del Signore. La storia di Loretta e di Natalia
unennesima prova della cattiveria degli adulti, capaci di
seminare il male nei fanciulli.
Per questo Ges ha detto: meglio che un uomo si
leghi una pietra al collo,e si anneghi piuttosto che scanda
lizzi un fanciullo.
La vita, la felicit e lingenuit dei fanciulli sono i
beni pi grandi del mondo.
Anzitutto la vita! Adulti, vi ripetiamo, non uccidete
i bambini. Non impedite che nascano. Non abbiate timore
che i bambini, nati quanti ragione vuole, provochino la fame.
Non inventate teorie anticoncezionali e non cercate il
vicario di Cristo per giustificare operazioni contro natura.
Procreate in istato di cosciente responsabilit. Il piacere di
creare figli sia per voi eguale alla gioia con cui Dio crea
le anime.
Bambini, voi non potete capire, ma cercate di capire
questo: difendiamo la vita dai vostri carnefici. Imputano alla
vostra nascita la fame e non sanno che la terra feconda.
Produrrebbe il centuplo e conterrebbe il triplo della po
polazione.
Imputano a voi la causa del disagio economico: men
tre gli squilibri derivano dalla idolatria dellio e del diritto
226
privato di propriet e dall'assenza della comunione e dello
spirito dintrapresa creativa nel sistema economico.
Bambini, quando sarete grandi non uccidete i vostri
figli.
L'avvenire dell'uomo nello spirito e negli spazi inter-
siderei. Verr, tempo in cui gli uomini emigreranno dalla
Terra e andranno in altri mondi, in cerca di spazio vitale.
Questa la via per vincere ipotetici pericoli di sovrapopola-
mento della Terra. Vi abbiamo regalato, poco fa, l'astronauta
perch vi interessiate ai problemi spaziali e da grandi operiate
per portare Puomo nei cieli, dove lo attendono mete sugge
stive. Tanta felicit.
La vita deve essere felice come l'infanzia che non sa
del dolore, della morte e del male.
La vostra felicit va salvaguardata. Voi dovete essere
felici, ora, per essere felici per sempre. In passato la felicit
infantile fu turbata. L'opera educativa vi dovrebbe conser
vare questo dono. Lo portate con voi nascendo. Gli adulti
vi fecero piangere.
Raramente seppero educare l'infanzia e gli animali fu
rono pi bravi dell'uomo nell'allevamento della prole. I vo
stri corpi per crescere hanno bisogno di cibo adatto e non
di fame e di ipernutrizione. Hanno bisogno di vesti e non
di stracci e di indumenti effemminati.
Hanno bisogno di acqua, di aria, di sole, di luce, di
silenzio, di mare e di boschi e non di case strette, di vie
fetide, di innaturale asfalto, di chiuso, di ghetti.
Le vostre anime hanno bisogno di amore e di tene
rezza, condita quando lo meritate, di severit e non di vedere
scatenata la follia degli adulti davanti ai vostri occhi sgomenti.
Troppi genitori scandalizzano i figli, litigando davanti
a loro, separandosi e maltrattandovi con le loro malrepresse
passioni.
E avviene tutto ci con frequenza tale che in antico
e nell'era moderna alcuni filosofi, atterriti dal maltratta
mento dell'infanzia dichiararono, contro natura, l'affidamento
incontrollato della prole al capriccio dei coniugi.
E in un certo senso vero. I genitori sono respon
sabili delle proprie colpe ed eredi del disordine biologico
e psicologico delle generazioni precedenti e, a loro volta,
trasmettitori di tale disordine.
spaventoso. Voi non potete capire.
227
La naturalit della missione dei genitori legittima,
se viene riportato lordine nel matrimonio. Questo istituto
impazzito deve essere trasformato in uno strumento di felicit.
legittima la missione dei genitori, se il loro amore,
da istintivo diventa umano e da umano divino.
Allora, essi si comportano con voi, come in questo
momento.
Figlioli, qui, ora voi siete in molti e i vostri maestri vi
vogliono bene come i vostri genitori e i vostri genitori vi
amano come i vostri maestri.
Nessuno di loro, ora, penserebbe: purch stia bene
mio figlio... degli altri non me ne importa. Essi, ora, amano
quelli nati dalle proprie viscere e gli altri nello stesso modo.
Inoltre, ora, voi siete sotto le ali della chiesa, che
vi porta a Dio e sotto la protezione della politeia, che ha
il dovere di farvi crescere in regime scientifico e educativo.
I vostri genitori sono felici di avere come collaboratori
chiesa e stato.
Chiesa e Stato li aiutano nella loro fatica e hanno il
dovere di sostituirli, quando vengono meno al proprio man
dato di educatori.
E sapete perch la maternit e la paternit sono realt
sublimi? Sono immagini di Dio.
Dio governa luniverso da padre e il governo di Dio,
se imitato dai genitori, d alla famiglia la felicit.
E se i governanti imitano il governo della paternit
danno alla politeia il regime verso cui gli uomini devono
tendere: la comunione dei beni e lanautorit.
Figlioli, ancora un pensiero.
Insieme alla vita e alla felicit va salvaguardata la
ingenuit dellinfanzia. Tutti dobbiamo essere ingenui come
i fanciulli. La poesia ingenuit. Guai a chi attenta al can
dore delle vostre anime. Lingenuit del fanciullo consiste
nellassenza dellio e nellidentificazione del suo essere con
la natura e con Dio. Se luomo non impara ad abbandonarsi
e a dimenticarsi in Dio e nella natura, come il fanciullo,
sar sempre infelice.
Ed adesso tornate a casa e promettete a Ges di
essere buoni.
Non dite mai bugie. Siate, sempre, innocenti come
ora. Siate intelligenti e laboriosi.
Amatevi luno con laltro e aiutatevi reciprocamente.
228
E prometteteci ancora queste cose: crescete forti co
me leoni e miti come agnellini.
Non abbiate paura del freddo e del caldo. Tempratevi
alle intemperie e amatele. State poco in casa e amate Paria
e il sole.
Odiate la mollezza e il vizio, i piaceri superflui e le
comodit. Il vostro corpo e il vostro spirito ci guadagneranno.
E infine prometteteci unaltra cosa: parlate bene la
lingua materna e imparate a scriverla da artisti.
Non la rendete volgare con il dialetto plebeo e con
cantilene orribili. Fate tesoro delle lezioni di dizione e parlate
da attori naturali.
Non sporcate mai la lingua con parolacce e bestemmie.
E accanto allamore per la lingua materna prediligete il fran
cese, che sta diventando la lingua di tutti.
Amate questa lingua: vi permetter dintendervi con
tutti i bimbi del mondo. Essi sono gli uomini di domani
e sono fratelli vostri .
2) ... In verit i fanciulli non compresero tutto delle
parole di Francesco I. Una cosa certamente intuirono: quanto
fossero amati dal pontefice. E i ragazzi, si sa, sono felici di
essere amati. Il papa si trattenne a lungo con loro e quando
a frotte chiassose sciamarono di nuovo per la gradinata
dellAra Coeli era notte.
Francesco I rientrando a Santa Sabina pensava ancora
ai fanciulli e in cuor suo sorrideva a quelli che lo avevano
maggiormente assediato di domande.
Padre, gli aveva chiesto un maschietto con due
occhietti vispi, se Dio fanciullo e gli uomini debbono di
ventare fanciulli per entrare nel regno dei cieli, perch non
fanno papa un fanciullo?
229
Discorso di papa Francesco agli induisti
1) Giunti, ormai, verso la fine della biografia di papa
Francesco ho il dovere di ripetere che durante il suo ponti
ficato, nonostante le apparenze contrarie, non gli manca
rono dolori e resistenze.
La vita di ogni grande papa piena di difficolt. Le
forze delTimbecillit umana la ostacolano sempre. Fran
cesco I incise, vero, in quegli anni sullanima del genere
umano. Il prestigio della sua costruzione fu grande e le
speranze suscitate enormi.
I popoli ramavano, per le opposizioni allinterno della
chiesa e le esterne furono sempre forti. Le forze oscure del
male del mondo e la massoneria, il capitalismo, lateismo, il
laicismo e il sionismo non si arresero di fronte a questo
sacerdote. Francesco I aveva sconvolto i loro piani e non
10 lasciavano in pace. Non lasciavano passare unoccasione
per criticarlo con attacchi, tanto pi pericolosi, quanto pi
subdoli. Non osavano combatterlo, frontalmente, ma non
si stancavano, come la goccia dacqua di far cadere il freddo
sul fuoco di Francesco.
II papa ne soffr tanto. Era, per, rassegnato.
Il demonio, diceva bonariamente, non pu rimanere
disoccupato.
Del resto i risultati della incisione storica del papato di
Francesco I si sarebbero fatti sentire nel futuro millennio,
in cui, prevedibilmente, sarebbe sopravvissuta unumanit
trasformata o finita dalle bombe atomiche.
I maggiori dispiaceri li ricevette da certi ambienti del
loccidente e le gioie pi grandi dalloriente. Non fu solo
11rifiorire delle chiese doriente, animate, dopo lunione, di
rinnovato spirito apostolico, che procur al papa gioia inte
riore, ma il prestigio acquistato dalla Chiesa presso i popoli
del medio e dellestremo oriente. E se il 97 fu lanno del
ponte ideale tra cristianesimo e islamismo, nel 1998 fu get
tato il ponte tra cristianesimo e buddismo, confucianesimo e
induismo. Il merito principale fu della cristianit giapponese.
231
Questa giovane comunit prepar il terreno per rincontro
tra la chiesa di Roma e il mondo buddista e induista. I cri
stiani giapponesi erano diventati Tanima del neo-spirituali
smo asiatico, essendosi proposti di assimilare il meglio del
buddismo, del confucianesimo e delPinduismo e di conciliarlo
con il vangelo. Questo moto spiritualista fu guardato con
simpatia negli ambienti confuciani, buddisti e induisti in
Giappone, in Cina e in India. Francesco I aveva sempre
incoraggiato le iniziative del clero e del laicato giapponese.
Ed ormai era venuta Tor di premiare il loro fervore con
una visita a Tokjo.
In quellanno per iniziativa delle autorit buddiste cino-
giapponesi e di quelle induiste dellIndia si erano svolte a
Hiroshima grandi manifestazioni di ravvicinamento spirituale
cino-nippo-indiano.
Francesco I giunse a Tokjo il 15 aprile, in piena fioritura
dei ciliegi. Inutile descrivere laccoglienza al papa, cono
sciuto in oriente come luomo dellamore. Dallimperatore
allultimo cittadino nessuno manc allincontro e la citt nei
giorni di permanenza del pontefice a Tokjo fu una festa
di luci.
Il popolo, ovunque, ha intuizioni che collimano con le
ali della storia. Il papa pronunci il discorso ufficiale al
popolo in piazza Hiroito, alla presenza dellimperatore, della
dieta e delle massime autorit religiose del buddismo, del
linduismo e del confucianesimo del Giappone, della Gina e
dellIndia.
Fratelli dAsia, esord il papa, patria dellinduismo,
del buddismo e del confucianesimo, popoli professanti reli
gioni differenti da quella di un miliardo di cristiani e di
cinquecento milioni di musulmani permetteteci di gettare un
ponte ideale tra il cristianesimo e le religioni delloriente.
Sono maturi i tempi e le ragioni profonde dello spirito.
Fratelli, gli uomini religiosi sono arrivati al convinci
mento che la religione, come legame che unisce il visibile
allinvisibile, il fenomeno al noumenic, la natura alla sopra
natura, il finito allinfinito, il temporale alleterno, lumano
al divino una nella sostanza della dottrina e molteplice
negli accidenti della forma.
Questa verit stata conquistata e gli uomini tentano
di capire cosa ci sia sopra le loro teste. Le religioni doriente
232
e di occidente hanno cercato di dare una risposta alle ansie
dellumanit, infelice se non trova la propria ragione dessere
in qualcosa che la trascenda.
La risposta delle religioni ha procurato agli uomini,
nonostante tante deformazioni, motivi di conforto morale
e razionale.
Ci vero anche se certi filosofi non condividono
questa tesi. I benefattori pi grandi del genere umano sono
i fondatori religiosi da Mos a Budda, da Confucio a Mao
metto e tra questi, in modo preclaro, Ges. Milioni di
uomini si sono aggrappati a Mos, a Budda, a Confucio,
a Cristo e a Maometto e hanno chiesto loro: dateci il
trascendente, la ragione dessere della nostra esistenza. E loro
hanno fatto limpossibile per farsi intendere dagli uomini
affamati di divinit.
Ma Dio, dicono i filosofi, ha taciuto. E gli uomini
hanno creduto a vuoto e si sono proiettati in una realt
problematica. E la loro fede si nutrita di dubbi.
Gli uomini hanno invocato Dio e Dio non ha risposto.
Gli uomini vogliono Dio e non riescono a risolverne
il problema.
Sono incapaci dinserirsi nel sistema divino e di diven
tare soggetti esploranti la divinit.
Fratelli, ripetiamo sempre: per comprendere Dio bi
sogna essere Dio.
Ora, se in questo momento tra di noi un pazzo di
cesse io sono Dio e lo dimostrasse con i prodigi, con la
dottrina, con la vita e con la resurrezione da morte i casi
sarebbero due: o noi saremmo dei pazzi a non credergli
o la pazzia di questo uomo rappresenterebbe la verit.
Ebbene questo fatto, venti secoli fa, avvenuto in
un angolo della Palestina in mezzo a gente incolta, tra lo
scherno dellintellighenzia del tempo, contrarie le autorit
religiose e politiche e in una societ marcia e scettica.
E a questo pazzo si sono attaccati prima dodici pe
scatori e poi schiavi, donne, fanciulli, operai e intellettuali in
schiere sempre pi numerose e oggi sono dietro di lui un
miliardo di creature. E Lui imperterrito, bench lo abbiano
messo in croce e non lo abbiano pi schiodato, continua a
trarre a s le creature.
E per ora solo da questo pazzo abbiamo saputo qual
cosa di Dio e ci ha detto che Dio amore.
233
Bisogna dargli credito, perch se riflettete Pamore non
una propriet umana. Appartiene ad una essenza diversa.
Fratelli, cos' Pamore?
E non vero, che se regnasse Pamore Pinferno della
terra sarebbe un paradiso? L'amore trasformerebbe il reale
umano e deontologizzandolo lo teandrizzerebbe. Ma come
difficile divinizzare Pumanit. Occorreranno millenni.
E vedete, per ravvicinare i tempi della teandreia bi
sogna, tra l'altro, praticare la legge dell'unit della religione
sostanziale.
Con la nostra visita a Tokjo intendiamo rendere omag
gio alla sostanzialit delle religioni per indurle a raggiungere
l'unit sostanziale delle religioni.
Questo discorso avviato con l'Islam lo coroniamo, oggi,
davanti al confucianesimo, al buddismo e all'induismo, che
raccolgono i credenti d'oriente.
Lasciateci rilevare il bene delle religioni d'oriente ai
fini di condurre Pumanit alla religione sostanziale.
Il loro iter provvidenziale per fare incontrare le crea
ture umane nell'unica religione sostanziale pu essere di
mostrato.
Ascoltate. Per giungere alla verit religiosa, che, se
conosciuta e vissuta, trasforma e divinizza l'uomo occorre
un'etica e una ascetica. La vita di Dio schermata da un velo.
La mente umana non pu penetrarvi se non rivestita di
un abito divino e una volta penetrata nel santuario del mi
stero deve esser difesa dall'idologia per non essere buttati
nuovamente fuori dall'iniziata esplorazione divina.
Ora, non forse vero che il confucianesimo una
forma religiosa che insegna al popolo la norxtia di vita, per
indirizzarlo al bene, condizione sine qua non per entrare
nel mistero divino?
Non forse vero che il buddismo una forma reli
giosa che insegna il modo di esercitare la volont, onde di
ascesi in ascesi l'uomo possa praticare il bene, in cui con
fluisce il vero e il bello dell'Ente divino? Non forse vero
che l'induismo, la grande fonte religiosa dell'oriente insegna
all'uomo, una volta che abbia conosciuto il bene con l'in
telletto etico e lo abbia praticato con la volont ascetica, a
squarciare il velo di Maia, il fenomeno del mondo della follia
umana per introdurlo nel sacrario divino?
E a questo punto, nella pienezza dei tempi entra in
234
gioco Ges, il pazzo venuto da Dio che insegna che Dio
amore. E invita luomo a diventare Dio.
Luomo non ha capito la lezione del confucianesimo,
del buddismo, dellinduismo e del cristianesimo e dopo Cristo,
Maometto insegna che Dio lunico.
Ma che cosa significa che Dio lunico, se non che
loggetto delletica confuciana, dellascetica buddista, della
teodicea induista, della rivelazione cristiana la unica realt
da conquistare per essere divini?
In fondo alle religioni c la religione e in Dio si
conclude liter della ragion dessere della religione.
Il fine essenziale della religione la conquista di Dio
padre e luomo diventando suo figlio diventa simile al padre.
Ma non raggiungeremo mai questa meta se non saremo
unum e non tenderemo con tutte le nostre forze a Dio,
da soli e come comunit mondiale, spinti da una etica, da
una ascetica, da una noumenica, da una rivelazione e da
unorganizzazione ecclesiale ancorata al regime scientifico ed
educativo pansofico.
Fratelli, ascoltate le parole di questo vecchio.
Siate uomini religiosi, vivendo le verit confuciane,
buddiste, induiste e musulmane, affinch possano coronare la
verit di Cristo, a cui prepararono la via e ne consolidarono
la rotta.
Pace religiosa, invochiamo con tutte le nostre forze.
Pace religiosa significa unit della famiglia umana.
Se il mondo sar capace di unirsi, religiosamente, riuscir
a conquistare anche lunit politica ed economica .
2) ... Il seme gettato a Tokjo.da Francesco I ebbe fruttti
nel secolo successivo. Confuciani e buddisti, liberi delle pa
stoie del dogmatismo occidentale, nel rispetto profondo delle
loro tradizioni, si avviarono, gradualmente, a riconoscere
lesistenza di Dio cos come la teologia cristiana lintende e
a identificare i canoni della morale con quella di Cristo.
E non ebbero difficolt a riconoscere nel papa il leader
spirituale del mondo.
Un po pi laboriose le vie dellunificazione della reli
gione sostanziale tra cristianesimo e induismo. Per quanto
nessuno osasse mettere in dubbio il primato dellinterpre
tazione teologica induista gli indiani faticarono molto a riget
tare dalla religione certe deformazioni. Tuttavia con il tempo
235
in India, grazie allintesa cristiano-induista, si fin per ne
gare lassurdit della societ divisa in caste e ci si avvi
alla costruzione della societ senza classi.
Gli induisti pian piano dettero una interpretazione meno
esteriorizzante alla trimurti e riuscirono quasi a farla colli
mare con la Trinit cristiana.
In breve la sintesi cristiana-induista strapp allindui-
smo le scorie della sua teologia, rendendo un servigio al
popolo indiano e allineandolo su una posizione etica, atta a
permettergli un balzo in avanti nellincivilimento, senza rin
negare la civilt indiana.
Francesco I, praticamente, torn da Tokjo con le leader
ship spirituale di un altro miliardo di uomini e mise in mano
al papato la guida spirituale del mondo. Nessuno era mai
riuscito a tanto.
Ma cera una ragione storica, teologica e psicologica?
Anche gli sprovveduti avrebbero potuto rispondere: cer
tamente. Provi un uomo a rinnegare il proprio io e a sosti
tuirlo con Dio il miracolo di Francesco I non rappresenta,
come dicono gli imbecilli, unutopia.
236
Discorso di papa Francesco ai malati,
ai vecchi e ai detenuti
1) Nei primi mesi del 99 Francesco I fu turbato dalla
morte del segretario di Stato, con il quale per tanti anni
aveva lavorato amichevolmente.
Il vecchio pontefice gli voleva bene: il cardinale Tua-
moto era un uomo incapace di adulare. Adesso bisognava
fare il nuovo segretario e il papa mise gli occhi su Garcia
Maras, cardinale di Rio, tempra eccezionale di apostolo.
Nominandolo segretario sarebbe stato contento di indi
carlo come suo successore per continuare lopera di rinno
vamento della chiesa.
Proprio con Maras il papa stava conversando paca
tamente nel suo studio Vaticano una mattina di maggio,
dopo la solita udienza.
Avevano sbrigato alcuni affari importanti e il papa
intrattenne il suo amico familiarmente.
Garcia, come ti trovi a Roma gli domand.
Benissimo, padre, rispose il cardinale. - Roma
non ha nulla da invidiare a Rio. E poi, vede, ho trovato
anche qui molti giovani e quando ho un po di tempo libero
corro dai miei ragazzi.
I ragazzi doggi sono meravigliosi: pieni di problemi
e guardano alPavvenire con speranza.
Lo so, Garcia linterruppe il pontefice, e io
muoio contento sapendoli cos.
Si direbbe, riprese il cardinale, che lentu
siasmo del papa abbia contagiato la nostra epoca.
Questo non lo so, mio caro, certo continu Fran
cesco I, che il papato uno strumento meraviglioso per
capovolgere il mondo. la leva di Archimede. Troppi miei
predecessori, credi, avevano in mano questa leva e non la
usavano...
Ignavia, padre, conformismo, paura...
Garcia, non mormoriamo. Ges risorto ieri. I tempi
non erano maturi. Ma ora bisogna continuare per tutto il
237
duemila: torneranno di nuovo tempi neri, da Anticristo,
peggiori di quelli passati. Ma bisogna bruciare il terzo mil
lennio. Io vi lascer presto, Garcia, sono stanco.
Ma che dice, padre lo guard con affetto il car
dinale.
Garcia, sono vecchio riprese il papa, serena
mente. Grosso modo ho abbozzato larchitettura del go
verno di una chiesa evangelica, ma bisogna continuare. E tu
potresti perfezionare la mia opera.
Padre, per amor di Dio non. dica queste cose...
E cos dicendo il cardinale Maras cambi discorso. Ma
non cambi lidea di Francesco I e dal 99 in poi in ogni
circostanza significativa lo invi suo legato.
Il cardinale passando ad altri argomenti disse al papa:
perch non dedichiamo questo anno ai pi bisognosi e non
facciamo incontrare il papa con i malati, i vecchi e i detenuti?
unidea approv Francesco I.
E cos nacque il raduno dei malati, dei vecchi e dei
detenuti del 15 settembre 1999. Piazza San Pietro in quella
giornata fu popolata da un grande numero di carrozzelle ca
riche di paralitici di ogni tipo, spinte da infermieri della
croce rossa. Lo spettacolo era agghiacciante. Sembrava che
il dolore avesse messo le ruote.
Linvasero pure migliaia di vecchi ancora in gamba,
provenienti da molte parti della terra e gruppi di ergastolani
rappresentanti di molti penitenziari del mondo. Questi uo
mini, dai volti marcati, si videro per le vie di Roma seri
e in abito borghese, accompagnati da guardie carcerarie,
anchesse in borghese.
Cos aveva voluto Francesco I che si era battuto per
labolizione della divisa del forzato.
Il papa aveva informato i carcerati che si sarebbe as
sunto la responsabilit di ogni eventuale disordine. La cro
naca di questo fatto insolito nella storia carceraria lod,
peraltro, il comportamento di questi uomini apparsi ai ro
mani, come educatissimi turisti.
Lo spettacolo di questa moltitudine di vecchi, di malati
e di prigionieri meravigli anche piazza San Pietro. I giornali
dellepoca battezzarono lavvenimento: la marcia su Roma
del dolore. Francesco I non fu mai contento, come allora,
di poter parlare al popolo del dolore, nella sua bella piazza
e nella sua Roma adorata.
238
Figlioli, inizi il discorso, oggi a Roma si sono dati
convegno il dolore del corpo, il dolore dellanima e il dolore
dellanticamera della morte.
Se noi guardiamo lo spettacolo che abbiamo davanti
con gli occhi della materia rimaniamo atterriti. E sulle nostre
labbra affiora accorato un grido: perch il dolore?
E con un moto sincero della nostra anima vorremmo
portare tutto questo dolore sulle nostre spalle e liberarvene.
Non possiamo. Anche noi siamo un fragile vecchio,
acciaccato dal peso di 79 primavere. Volendo ragionare con
pensieri mortali verrebbe voglia di bestemmiare e di ribellarsi
a Dio. E alcuni di noi, stanchi e vinti dalla vita si buttano
in braccio alla disperazione e al suicidio e, per fortuna loro,
nel seno della misericordia di Dio.
Il dolore che strazia i corpi, che lacera le anime,
che logora la vita e la spezza deve essere vinto.
La predicazione cristiana la vittoria contro dolore
e morte. Nessuna filosofia ha mai saputo rispondere che cos
il dolore. Ma lamore di Cristo ci supplica di vincere il dolore.
Se luomo non riesce a vincere il dolore e la morte a che
serve la vita e perch la vita?
Ma come vincere il dolore, se la vita dolore direte
voi malati, immobilizzati nei vostri lettucci, voi prigionieri
dannati alla galera dalle vostre passioni e voi vecchi, che
contate gli anni che vi rimangono?
Come vincere il dolore procurato dalla malattia, dal
male e dalla vecchiaia? Quale medicina pu dare alluomo
una ricetta?
Uomini di tutta la terra la ricetta esiste. Lavete tra
le mani e non la sapete usare: Cristo.
Ges il medico delle turbe malate nel corpo e nello
spirito offre la guarigione totale.
Malati, vecchi, afflitti prendete il tesoro del dolore
che vi ha distaccato dalle vanit degli uomini e dite al mondo:
la vera realt Dio.
In Lui annegheremo il dolore e lo rigenereremo in
felicit.
Tra poco, voi, storpi, sordi, muti, paralitici, ciechi .
e lebbrosi e tutti voi torturati da malattie strazianti, vittime
del disordine biologico e psicologico delle generazioni sarete
risanati.
239
I vostri corpi saranno belli e giovani come gli efebi
di Olimpia.
. Tra qualche attimo, voi uomini consumati nel corpo
e nellanima dalle galere, eredi anche voi di disordini atavici
e vittime, talora, innocenti, sarete liberi. Gusterete la libert
di Dio e vi inabisserete nella sua felicit.
E anche voi vecchi, risorgerete tra poco alla giovi
nezza eterna e non conoscerete, come bimbi felici la morte
nella vita di Dio.
Bella maniera, la tua, di consolarci e di guarire il
dolore, direte. Intanto tocca a noi portare la croce tra lo
sguardo indifferente della gente. Non questa una ricetta
valida.
Figlioli, per abbattere il dolore non c che la filosofia
cristiana. Essa sola pu aiutare luomo nella lotta contro
la disperazione. Essa sola ci fa rifugiare in Dio e trasforma
il dolore in accettazione, in espiazione e in redenzione.
Per Ges, mentre invita al cupio dissolvi et esse
cum Deo per annientare il dolore, ordina di lottare contro
il dolore per debellarlo. Questa non davvero una ricetta
sentimentale.
Lumanit migliore dei nostri giorni ha compreso che
lo sforzo del nostro pontificato consistito nelladditare la
vittoria sul dolore agli uomini e nel dare loro la certezza
della scoperta della felicit.
E oggi a voi figli del dolore il papa dice queste verit:
Malati, dite a tutti: gli educatori e gli scienziati
del mondo, costruendo il regime scientifico, lottino contro i
mali del corpo, originati dal male dello spirito e facciano
conquistare agli uomini ordine biologico e psicologico e
quindi soma, psiche e spirito permeati di sanit e di bellezza.
La malattia deve essere vinta. Si vince abbattendo
concupiscenza e ignoranza. Si debella trasformando luomo
in teandra con la grazia, con la scienza e con leducazione.
Prigionieri, dite a tutti: noi vogliamo la ricostru
zione della societ, occasione di delitti senza numero, comin
ciando a trasformare la nostra coscienza. Gli educatori lot
tino in regime scientifico per garantire alluomo una natura
individuale e sociale essenzialmente e tendenzialmente buona.
Vecchi dite a tutti: gli scienziati lottino per con
servare agli uomini del futuro la giovinezza e la spiritualiz
zazione del corpo. Malati, siate gli apostoli della bellezza.
240
Prigionieri diventate gli apostoli della bont.
Vecchi siate i campioni della giovinezza e della spi
ritualizzazione dei corpi.
Questo il ricordo del papa ai simboli del dolore,
del male e della morte.
Non dite impossibile: ci che impossibile oggi sar
possibile domani. Volere potere. Il volere delluomo in
sieme al volere di Dio il potere del teandra sulla natura.
Non vi diciamo altro, figlioli. Anche noi siamo giunti
alla fine della nostra giornata.
Ci sentiamo sgomenti, vedendo nel mondo ancora
tanto dolore, tanto male e ancora la vecchiaia impotente e
la stupida morte.
La nostra ambizione morendo una sola: lasciare
allumanit le indicazioni per il rinnovamento radicale del
mondo per impedire in futuro agli occhi di piangere, ai
cuori di soffrire e alle menti di disperarsi .
2) ... Poco dopo papa Francesco, come attratto dalla
fiumana dei malati, si diresse verso di loro. E di gruppo in
gruppo, di barella in barella cominci ad abbracciare i suoi
prediletti. Porgeva a baciare la mano. Per ognuno ebbe parole
toccanti e per tutti un dono. A questo punto nostro dovere
annotare un fatto straordinario. La vita di Francesco I fu
di fatto un prodigio. Il suo inserimento nella storia fu un
avvenimento eccezionale. Per i contemporanei, bench con
sapevoli della vita intemerata di papa Francesco, non par
larono mai di fatti miracolosi compiuti dal papa.
E a chi gli diceva padre, Dio dovrebbe permetterle
di fare miracoli e la sua opera sarebbe completa, ri
spondeva:
La natura tutto un miracolo. superfluo che Dio
manifesti la sua potenza con fatterelli di poco conto.
Ma questa volta avvenne un fatto umanamente inspie
gabile. Il papa passando di malato in malato donava ad
ognuno un piccolo crocefisso doro. L per l nessuno ravvis
in questo un elemento straordinario. Ma quando ci si avvide
che continuava a donare i crocifissi la moltitudine intu che
stava accadendo qualcosa fuori dellordinario. Non poteva
essere la tasca di Francesco I fonda come il pozzo di san
Patrizio. Indubbiamente per una ragione ignota i crocifissi
si stavano moltiplicando.
241
Francesco I continuava sereno il suo giro, ma tra la
folla cominci a circolare la parola miracolo e a momenti
di delirio succedevano pause di silenzio.
L'unico a non scomporsi fu il papa. La folla come
impietrita dallo stupore non accennava ad allontanarsi da
piazza san Pietro.
Lasciati sulla sinistra i malati il papa si port prima
al centro tra i vecchi e poi sulla esedra di destra tra gli
ergastolani. Era gi notte. La luna illuminava il colonnato
del Bernini e accarezzava con la sua luce diafana la molti
tudine.
Francesco I sempre in mezzo ai suoi figli, dimentico
della stanchezza e dei suoi anni era deciso a non allontanarsi,
finch non avesse lasciato ad ognuno il suo ricordo.
Nei giornali di tutto il mondo, a caratteri cubitali, si
scrisse: papa Francesco ha fatto un miracolo.
La pubblicit intorno al miracolo al papa non piacque.
Preg insistentemente gli organi della stampa di non parlarne
e colto anche lui di sorpresa dal buon Dio gli ripeteva
piangendo:
Signore, mi- hai fatto un brutto scherzo. Gridano al
miracolo perch hanno visto moltiplicare un monile. Non ve
dono i miracoli che operi, ogni giorno, facendo sorgere e
tramontare il sole.
Non si accorgono neppure quale miracolo fai sotto
le specie eucaristiche e sono lontani dal considerare un mi
racolo la legge morale, dentro di noi e i cieli stellati so
pra di noi.
E per la prima volta, nel suo pontificato, stil una
lettera enciclica, la Miraculum verum Deus , in un mese
di notti insonni.
Il papa prov e riprov a fissare nella carta le parole
pi adatte per descrivere Dio e il suo amore e non riusciva.
Ci piangeva, come un bimbo incapace di fare il compito e
pensava che se una enciclica non tocca il cuore degli uomini
inutile scriverla.
Questo scritto di papa Francesco, ai contemporanei,
apparve ingenuo come i Fioretti di Francesco d'Assisi, umano
come le Confessioni di Agostino, inquieto come il Giudizio
di Michelangelo, sublime come il don Chisciotte di Cervantes,
innamorato come Le lettere di Caterina da Siena, profondo
come il genio di Paolo di Tarso.
242
Discorso di papa Francesco agli ebrei
1) Lanno 2000 scocc nel quadrante della storia. Una
parte degli uomini continuava a folleggiare e per questa la
data signific fare le solite stupidaggini di fine danno.
Unaltra parte, invece, intese il senso storico dellalba
del terzo millennio dopo Cristo. Indubbiamente il fatto sto
rico pi significativo, nellora del trapasso dal secondo mil
lennio al terzo, apparve agli uomini il papato di Francesco I.
Papa Francesco, considerato, di fatto, capo spirituale
del genere umano aveva definitivamente stemporafizzato il
papato, issandolo sulle vette dello spirito.
In Italia, finalmente libera dallipocrita regime clericale,
aveva testimoniato il Vangelo con lesempio di don Maz-
zolari e di Giovanni XXIII. E ovunque predicando una dot
trina religiosa e morale, che aveva finito per imporsi a tutte
le religioni, le politiche e le economie del mondo.
Le menti pi aperte guardavano al papato per prendere
conforto allavverarsi del sogno dellunificazione del mondo
sul piano religioso, politico ed economico.
Il papa fu contento di avere toccato il 2000. Ripen
sava alla sua giovinezza e gli sembrava di essere un soprav
vissuto con i suoi 80 anni. Il mondo, da allora, si era tra
sformato ed era irriconoscibile in confronto degli anni 1920,
1930, 1940.
Esaminando se stesso Francesco I si domandava se
avesse potuto operar meglio e la coscienza gli rimproverava
tutte le sue colpe di omissione e di azione.
Si consolava al pensiero che il successore sarebbe stato
migliore di lui. Nella sua umilt onesta non si rendeva conto
che con la sua bont evangelica aveva conquistato il cuore
degli uomini.
Come negli anni precedenti, allinizio del 2000 il papa
volle incominciare il terzo millennio, con un atto di pacifi
cazione spirituale e gli sembr che la teologia paolina gli
suggerisse questa fatica.
Getta, Francesco, un ponte definitivo anche agli ebrei.
243
gli diceva la coscienza e tenta di distruggere il razzismo
sionista. Ha fatto tanto male allumanit e al popolo ebreo.
Il problema ebraico assill sempre Francesco I e come
un chiodo gli torturava Lamina.
Allebraismo si deve il meglio della civilt mondiale,
pensava, ma perch la classe dirigente di questo popolo si
ostina in certe forme di razzismo spietato?.
Per tutta la vita aveva amato il popolo ebreo per il
suo genio religioso e morale. Lo sentiva il popolo pi vicino
al popolo di suo padre, ma era atterrito dallo spirito di razza
di cui imbevuta la classe dirigente di Israele dal tempo
di Cristo a quello di Hitler.
Nei secoli scorsi aveva provocato delle reazioni in parte
giustificate.
Lo amava e lo temeva. Da papa fece limpossibile per
riconciliarlo con il mondo cristiano e musulmano. E sarebbe
stato felice di chiudere gli occhi gettando almeno le pre
messe del sogno paolino e di liberare lumanit da un tossico
pericoloso : il sionismo.
E in verit le manifestazioni di comprensione di Fran
cesco I nei confronti di questo popolo non furono vane.
Israele, sparso in tutto il mondo, specialmente in Ame
rica, fu toccato da papa Francesco. Gli ebrei ravvisarono in
Francesco I un profeta, che conduceva lumanit verso una
concezione messianica della vita, congeniale con la loro anima
e faceva loro scoprire Ges.
I pregiudizi sionistici contro Ges venivano superati.
Gli ebrei cominciarono a non vergognarsi di aver dato i
natali al loro figlio pi grande. Ma lasciamo perdere i com
menti.
Ascoltiamo quello che Francesco I disse agli ebrei in
una giornata di ottobre del 2000 a Gerusalemme. Dal tempo
di Paolo VI il papa non era stato pi in terra santa. Fran
cesco I era stato in Palestina da giovane ed era rimasto
affascinato, per dirla con Renan, dal quinto vangelo.
Da allora non aveva avuto occasione di tornarvi. Da
papa prorog il pellegrinaggio a Gerusalemme per ragioni
di opportunit. Voleva far decantare certe implicazioni poli
tiche tra arabi ed ebrei e inoltre sentiva un profondo sgo
mento a mettere i piedi in terrasanta: non si sentiva degno.
Ma ora i tempi erano maturi e la sua riluttanza doveva
essere vinta. Decise di partire in pellegrinaggio per la Pa-
244
festina il 15 ottobre del 2000, ansioso di pregare sul santo
sepolcro e di chiedere a Dio una grazia particolare.
Part per Gerusalemme, come un pellegrino medievale.
Al medico personale che lo sconsigliava di avventurarsi senza
accompagnatori rispose:
Sta tranquillo, non giunta la mia ora.
Giuns nella citt santa, in compagnia soltanto del suo
sorriso e del suo ardore indomito. Peraltro la sua fama,
nutrita da vero e proprio amore filiale laveva preceduto
e laccoglienza tributatagli dagli ebrei e dagli arabi fu im
paragonabile.
Arabi ed ebrei strinsero come in un abbraccio questo
grande vegliardo che aveva bruciato la propria vita, affinch
tutti gli uomini si amassero come fratelli.
Questa volta i pap ebrei di Gerusalemme non risposero
imbarazzati alle domande dei loro figlioletti, chi il
papa? come al tempo di Paolo VI.
Ora, anche nelle scuole dIsraele sinsegnava che il
papa il rappresentante in terra di Cristo e che Cristo
lamore divino. E gli arabi amavano papa Francesco, forse,
pi dei cristiani.
Erano coscienti di quanto si era adoperato per leleva
zione spirituale e materiale di tutta lAfrica e ai propri figli
dicevano che il papa un amico del profeta e il capo spirituale
del mondo.
Francesco I messo piede in Palestina intraprese il pel
legrinaggio ai luoghi santi: preg a lungo sul santo sepol
cro, pianse come un fanciullo nellorto degli olivi. Visit
Betlem e Nazareth, singinocchi sul Tabor e a Gerusalemme
rifece la via crucis, portando sulle spalle una croce di legno,
per la via dolorosa fino al Golgota. E per tutto il tempo
che rimase in terra santa non si risparmi visitando infermi
e carcerati, confessando pellegrini e distribuendo il pane
degli angeli ai giovani.
Il popolo attendeva qualche miracolo, ma Dio non fa
miracoli a buon mercato. Se luomo non crede alla legge e
ai profeti anche se Dio risuscita i morti rimane incredulo.
Francesco I parlava sempre di miracolo del cuore e in
questo ci credeva e, certamente, Dio gli aveva concesso tale
demiurgia. Non si spiegherebbe la sua capacit dincidere
nel cuore degli uomini del suo tempo, ansioso di una nuova
245
dimensione umana dopo due mila anni di pseudocristia
nesimo.
Ma tempo che, anche noi ascoltiamo il discorso che
il papa fece agli ebrei sul lago di Tiberiade nel pomeriggio
del 30 ottobre del 2000.
Figlioli, inizi Francesco I rivolgendosi ad una molti
tudine immensa, da quindici giorni stiamo percorrendo la
terra pi suggestiva del mondo ed tanta la commozione
provata dal nostro cuore, che in certi momenti abbiamo avuto
la sensazione di venire meno.
Saremmo stati felici.
Avremmo ritenuto un privilegio finire la nostra gior
nata nella terra, bagnata dal sangue di Cristo.
Sapeste, quanto abbiamo amato, durante la nostra
vita Ges. Ed lamore di Dio verso lamore che ci ha
spinto a compiere, forse, il nostro ultimo viaggio, per parlare
al popolo ebreo.
Per una ragione comprensibile Ges, duemila anni fa,
fu respinto dalla classe dirigente del popolo ebreo e questa
trascin nella repulsa anche il popolo.
stato il fatto pi sconcertante della storia.
Il mondo deve al genio ebraico assistito da Dio la
religione, con Abramo, con Mos e, in modo definitivo, con
Cristo.
Perch la classe dirigente del popolo ebreo, simbolo
di ogni classe dirigente storica respinse il figlio migliore del
suo popolo? La ragione c: questo laico divino, bollandola
a sangue, fa scricchiolare limpalcatura religiosa, politica,
economica e sociale del mondo.
Anticipa millenni di storia e appena, oggi, dalPinci-
piente era astrale viene compreso dopo infiniti errori.
Cristo la nuova dimensione della storia: uccide la
scimmia, distrugge luomo e crea il teandra.
La classe dirigente del suo tempo, miope come quella
dei tempi posteriori alla sua non poteva non crocifiggere
questo divino don Chisciotte.
Risparmiargli la croce sarebbe stato un miracolo.
Dio ha compiuto tale prodigio soltanto, venti secoli
dopo, risparmiando la morte al vicario di Cristo che ha pre
dicato Cristo senza infingimenti.
E lha potuto fare essendo i tempi maturi.
246
decretato che nell'era degli astronauti del terzo
millennio la dottrina di Cristo debba inaugurare la teandreia.
Ed ora, ebrei d'Israele e della diaspora, siamo qui
per dirvi: pacificatevi con Ges.
Riconoscetelo e amatelo come salvatore e il messia
del mondo. Vincete pregiudizi e risentimenti. Il popolo ebreo
non responsabile di nessun deicidio. Ha ucciso Cristo un
gruppo di politicanti e di ecclesiasticanti.
Il popolo un bambino, ingannato fino a che la
classe dirigente politica ed ecclesiastica non sar riformata
dalla legge dell'amore.
La legge dell'amore la legge della luce del popolo.
la legge della maturit della sua anima e della conquista
della comunione e della anautorit dello spirito. la legge
della teandreia e della destinazione di ogni persona ad essere
governante, giudice e legislatrice dell'universo.
Quali difficolt per voi, figli d'Israele, allevati nella
religione di Mos accettare il perfezionamento della religione
e della religiosit del genio di Cristo?
Potete rinunciare, se volete, alla religione cristiana,
ma ognuno di voi insegni ai propri figli ad amare la religione
di Cristo.
Cristo la vostra gloria pi pura.
Se il mondo spiritualmente semita il merito di
Ges.
il genio religioso e morale del popolo eletto che
Cristo porta nel mondo, per trasformare e divinizzare il
mondo.
Ascoltatelo, fratelli, amatelo e rallegrate il cuore di
Paolo che vede, nella maturit dei tempi, la riconciliazione
tra Ebrei e Ges.
E sapete perch Ges il figlio di Dio?
Perch ha rivelato l'amore: l'amore una propriet
esclusiva della Divinit. Lamore tra gli uomini non esiste.
Soltanto se si sapranno vestire di amore divino la
faccia della terra cambier e l'universo diverr lo sgabello
dell'uomo, inginocchiato davanti a Dio.
Questa la prova decisiva della divinit di Cristo.
Ogni altra secondaria. La teofania della storia l'amore e
lamore concreto il vostro concittadino Ges.
In nome dell'amore di Dio Padre sia pace tra Israele
e Cristo. Tra ebrei e cristiani.
247
Si crei un clima di comprensione come si viene at
tuando tra cristiani, musulmani, buddisti e induisti e si
faccia unit anche con voi.
Cadano i pregiudizi di razza, inoculati nel popolo
ebreo dalle dottrine del sionismo. Tanto male ha fatto il
sionismo alPumanit e al popolo ebreo.
Tutte le razze sono uguali e non c differenza tra
neri, gialli e bianchi, tra giudei e greci, tra gentili e pagani,
tra semiti, camiti e ieffiti. Davanti a Dio siamo tutti figli
e fratelli.
E con la caduta dei pregiudizi di razza cadano i dissidi
politici. Il popolo ebreo di Palestina cerchi soluzioni giuste
e pacifiche con i fratelli arabi.
La citt santa cessi di essere spettatrice di lotte tra
i figli di Maometto e di Mos e gli uni e gli altri trovino
la fraternit nellamore di Cristo.
E gli ebrei che vivono nella diaspora in Europa, in
Africa, in Asia, in America e in Australia non si isolino pi
orgogliosamente nei loro ghetti plebei e aristocratici.
Non si sentano pi stato negli stati, nazione nelle
nazioni, razza nelle razze e non pretendano di dettare leggi
in casa daltri. Senza rinunciare alle loro tradizioni religiose
e morali si assimilino culturalmente con i loro confratelli
europei, americani, asiatici e australiani e non provochino
pi reazioni, come avvenuto in passato contro il popolo
ebreo.
Tali reazioni da condannare sul piano dei diritti umani
hanno avuto, talora, la loro giustificazione psicologica e sto
rica per le provocazioni razziali del sionismo.
Questa nefasta dottrina razziale ha preteso di elevare
il popolo ebreo al di sopra di tutti i popoli per farne uno
strumento di dominazione mondiale.
Gli altri popoli non sono greggi da opprimere con la
forza delloro e con la corruzione di Venere, scatenate da
Sionne.
Ci non bene. Non vi sorprenda la nostra fran
chezza. Non saremmo il vicario di Cristo se blandissimo con
la menzogna e ci nascondessimo dietro ladulazione.
La verit va sempre detta, per guarirci dalla ipocrisia.
La sincerit con noi stessi, con gli altri e con Dio la piatta
forma pi adatta per intenderci.
Dunque pacificazione tra ebraismo e cristianesimo,
248
tra ebraismo e islamismo e adorazione in spirito di verit
dell'unico Dio.
Con la pacificazione risplenda nel mondo pi fulgido
il genio ebraico e in gara con quello latino, celtico, americano,
slavo, cinese, indiano, africano, arabo porti il proprio con
tributo alla costruzione del regime scientifico e educativo,
affinch gli uomini, conquistando Dio, si trasformino in
teandri.
E sia bandito da Israele e da ogni popolo il farisei
smo religioso, politico ed economico.
Il fariseismo menzogna e l dove la menzogna non
c' religione, politica ed economia.
E permettete di concludere il nostro messaggio al
popolo di Israele con la raccomandazione, perennemente nuo
va, del veggente dell'Apocalisse.
Amatevi gli uni con gli altri, uomini della piccola
terra. Nel nostro tempo segnato dai presagi affascinanti delle
conquiste del Cosmo, fate che dalla culla dell'uomo scompaia
il veleno dell'odio. Si faccia largo all'amore di Dio. L'amore
* fuoco e sangue. distruzione e costruzione. sferza per
vincere l'ignavia e per condurre l'uomo verso l'unum, l'in
finito e l'eterno. L'amore catarsi, metanoia, rivoluzione.
Fratelli di tutto il mondo amatevi gli uni con gli
altri, come dei e come teandri: non come uomini.
Amare essere Dio. Fate uscire l'uomo dalla J^erra
esploratore vittorioso e signore delluniverso e dall'universo
della fisica l'uomo penetri nella metafisica: in Dio, Sat-Chit-
Ananda .
2) ... I frutti, non a immediata scadenza, del viaggio di
Francesco I, pienamente compreso da ebrei e arabi furono
copiosi. Per esempio Gerusalemme, nel primo ventennio del
2000, fu dichiarata citt libera e amministrata da un gover
natorato misto cristiano-ebreo-musulmano. I dissidi arabo
israeliani gradatamente si appianarono. La Palestina entr a
far parte, con pari diritti, della Repubblica araba unita, e
cos ebbe termine l'odio secolare tra ebrei e arabi.
Francesco I, lasciata la Palestina, bench accusasse dei
dolori fisici, volle continuare il suo viaggio, toccando molti
paesi dell'Africa. Visit Addis Abeba, incontrandosi con l'im
peratore Menelik IV e con l'Abuna Frumenzio. Qui rinno
249
v i rapporti pi cordiali con la chiesa copta riconciliandola
definitivamente con Roma.
Si spinse, poi, nel Madagascar, visit il Senegai e scese
a Citt del Capo. Port una ventata di libert in Angola e
in Mozambico e concluse il viaggio africano nella sua patria.
Leopoldville laccolse in delirio.
In Africa incoraggi le fiorenti comunit cristiane e
benedisse le comunit musulmane. In ogni parte port lansia
della concordia e supplic gli africani a realizzare, al pi
presto, lo Stato federale africano in stretta collaborazione
con gli Stati Uniti dEuropa. LEurafrica fu unidea fissa
per papa Francesco e la vedeva in funzione di nucleo cata
lizzatore per la creazione degli Stati Uniti del mondo.
Nellera astrale pens sempre Francesco I non si pu
pi ragionare in termini politici arcaici.
Un mondo nuovo veramente incominciato al tempo di
Gagarin e il Vangelo deve aiutarlo a vedere tutto sotto la
dimensione delluniversalit e della teandreia.
Questa fu la costante predicazione metapolitica di Fran
cesco I.
Torn a Roma verso la fine di giugno del 2001, stanco
e malato, anche se non voleva dirlo, per felice per la se
mina gettata in Africa. Altri avrebbe raccolto.
Il grande vecchio sentiva venir meno le proprie forze
e come chi sa di dover interrompere i propri affari desiderava
lasciare tutto in ordine.
Sindromi artritiche, postumi broncopolmonari e, da un
po di tempo, forme dolorosissime di emorroidi lo tormen
tavano e quando lo aggredivano di notte gli facevano su
dare freddo.
Durante il viaggio il papa soffr molto, ma delicato
come era, non aveva importunato nessuno.
Le sue condizioni fsiche erano veramente preoccupanti.
Il volto di papa Francesco si andava affinando e gli
occhi erano pi infossati del solito. Ma era contento. Pre
gustava la fine della propria giornata e non voleva sentire
parlare di riposo. Durante la notte, quando i dolori lo fa
cevano soffrire incredibilmente, stringendo le labbra metteva
la mano sulla sua povera croce, guardava Ges e con Paolo
balbettava: bonum certamen certavi .
250
Discorso di papa Francesco ai giornalisti
I ) Francesco I negli ultimi anni della propria vita cerc
sempre di non molestare n i collaboratori, n i familiari
con gli acciacchi della vecchiaia e con le malattie, che lo
tormentarono.
Il papa non pu permettersi il lusso di ammalarsi
ripeteva a chi lo invitava a moderare il lavoro.
Il papa deve morire sulla breccia diceva al card.
Maras, che si industriava di alleviargli le fatiche inutili.
E quando non pi buono a fare il proprio me-
stiere, aggiungeva, deve fare quello che fece Celestino V.
Il papa non ha diritto di danneggiare il governo della chiesa.
Coerente con se stesso, con mente costantemente lucida
non si risparmi fino alla morte. Il governo della chiesa
sotto il pontificato di Francesco I si era ingigantito. Il mondo
politico e religioso della Terra guardava sempre pi a Roma.
Non ci fu settore della religione e della politica che fosse
sfuggito alla sollecitudine di papa Francesco. E timoniere
creativo dello spirito guid fino allultimo la religione e sti
mol la politica mondiale, pi docile al richiamo morale.
Il concilio, inoltre, risiedeva in modo permanente a Roma
e il papa ne seguiva i lavori e spesso i dibattiti. Se si
pensa, infine, che Francesco I non rinunci mai a fare con
cretamente il pastore della sua diocesi, ce n di che per far
soccombere un uomo sotto il peso del papale ammanto.
Superato il 2000 Francesco I desider chiudere la trama
dei suoi discorsi e sentendo la morte vicina ci si prepar,
intensificando la vita di orazione e consumando se stesso nella
cura delle anime.
Quello che aveva voluto dire come pastore universale,
laveva detto. Gli premeva di parlare ancora a due categorie
di uomini da impegnare alla costruzione della teandreia e
poi pensava: Che il mio successore si sbizzarrisca a tro
vare un metodo migliore.
II papato, lasci scritto nel suo diario, come un vec
251
chio, conservatore del meglio del passato e come un giovane
entusiasta delle aperture rinnovatrici del divenire.
Dunque, prima di congedarsi dalla vita Francesco I fece
ancora due discorsi: uno ai giornalisti, convinto dellimpor
tanza dei mezzi di comunicazione sociale e laltro agli astro
nauti, ritenendo dovere del papato spingere lumanit ad
andare sulle stelle.
E se Dio gli avesse dato altri due anni di vita pensava
di riservare il 2001 ai giornalisti e il 2002 agli astronauti.
Avrebbe voluto incontrare gli uni e gli altri in qualche
parte del mondo, ma non gli fu pi possibile muoversi da
Roma.
Quando, dunque, in agosto annunci che il 25 ottobre
voleva incontrarsi con i giornalisti delle redazioni dei princi
pali giornali del mondo i professionisti della penna, uomini
in genere scettici e un tantino cinici, ma in fondo buoni
ragazzi anche quando hanno i capelli bianchi, si rimbalza
rono la notizia con soddisfazione.
Lincontro del papa con gli uomini del quarto potere
doveva riuscire imponente e fraterno. Per capire Pimportanza
annessa dal papa a questo raduno dobbiamo tener presente
che stampa, radio, televisione, telefono e telegrafo si erano
perfezionati in modo sorprendente e avevano operato una
profonda rivoluzione nelle relazioni umane.
In concomitanza con la spinta scientifica contribuivano
a modificare i rapporti politici, inducendo le nazioni a gareg
giare per tenersi al passo con il progresso.
Limportanza, assunta dai mezzi di comunicazione so
ciale, come strumenti di volgarizzazione culturale era diven
tata enorme.
Il 25 ottobre si dettero appuntamento a Roma i direttori
dei quotidiani delle capitali delle nazioni accompagnati da
numerosi redattori, i dirigenti e i giornalisti delle principali
compagnie R.T.V. e uninfinit di registi e giornalisti cine
matografici. Il raduno era stato stabilito in San Pietro e, qui,
papa Francesco rivolse la propria parola agli uomini del
quarto potere che affollavano la basilica.
Figlioli, cominci con voce stanca, per ancora chia
ra, perdonateci se vi abbiamo scomodato facendovi venire a
casa nostra, del resto anche vostra. Purtroppo la vecchiaia
non ci permette pi di lasciare Roma ed venuta lora che
252
un uomo migliore di noi insegni, con rinnovata energia, dalla
cattedra di Pietro.
Ma noi non potevamo partire per la casa del Padre
senza prima ringraziare voi, uomini dei mezzi di comunicazione
sociale. A voi dobbiamo se gli insegnamenti del nostro pon
tificato sono stati diffusi in modo efficace.
Voi avete contribuito con gli strumenti meravigliosi a
vostra disposizione ad erigere insieme con il papa le fonda-
menta del regime scientifico ed educativo, di cui ci siamo
sforzati di far comprendere il significato e di avviarlo a realt
per il terzo millennio, confortati dallansia delluomo, desi
deroso, dopo tante delusioni, di superarsi, di rinnovarsi, di
divinizzarsi.
Grazie e buon lavoro per il futuro.
Ulteriori scoperte scientifiche e applicazioni tecniche vi
attendono.
E mentre, ora, noi guardiamo al vostro successo vo
gliamo lasciarvi alcune osservazioni spirituali. Sosterranno la
vostra opera creativa.
Responsabili dei mezzi di comunicazione sociale, voi
state svegliando in maniera incisiva il cervello e il cuore degli
uomini al senso critico, estetico ed etico.
Se si escludono tra voi quelli che si servono dei mezzi
di comunicazione per corrompere, molti di voi, facendo' tesoro
della lezione della chiesa servono la verit, seminano la bont
e'stimolano la bellezza. E cosa ancora pi meritoria volgariz
zano, in modo attraente, le fatiche della ricerca scientifica, lo
sforzo della bont e la catarsi della bellezza in modo universale
e in maniera baconianamente coordinata.
Nel recente passato sono stati usati malamente i mezzi
di comunicazione. Se i responsabili dei mezzi di comunica
zione avessero continuato per quella strada criticamente men
zognera, esteticamente brutta ed eticamente immorale avreb
bero reso al genere umano un pessimo servigio.
Ringraziamo Dio del superamento di questo pericolo e
consideriamo questo fatto un vero miracolo. Continuate per la
via buona. E mentre gli scienziati perfezioneranno la telefonia,
la radiofonia, la televisione, la fotografia, la cinematografia,
nonch la gloriosa tipografia voi giornalisti, scrittori, registi,
fecondati dal pensiero scientifico, etico e artistico date un
nobile contenuto culturale ai mezzi tecnici.
In passato i mezzi di comunicazione sociale, per lo pi,
253
furono adoperati, per imbonire e cloroformizzare, avvelenare
e conformizzare il popolo.
Furono asserviti alla propaganda e alla pubblicit,
serve del lucro e dinteressi politici di setta. Non si mir
quasi mai al vero, al bene e al bello, n si permise che
educassero il popolo.
Non favorirono mai la formazione e la crescita del
labito critico, estetico ed etico dei lettori, degli ascoltatori e
degli spettatori. Con orrore ricordiamo il tempo in cui la
stampa quotidiana si presentava come una somma di men
zogne.
Con raccapriccio rammentiamo la stampa illustrata data
al popolo allinsegna della pornografia. Con pena stigmatiz
ziamo i tempi, in cui era vergogna condurre la propria sposa
in una sala cinematografica. Il cinema, allora, era quasi inte
ramente vittima della filosofia del successo, della violenza,
della lussuria e della superficialit.
Con dolore ricordiamo i tempi, in cui perfino i muri
delle nostre citt erano ricoperti di manifesti pornografici.
La protezione sessuale, capitolo delligiene sociale, al
lora, veniva impunemente calpestata.
E ci sovvengono gli stessi ricordi, pensando alla radio
e alla televisione degli anni 50-60, dirette da corruttori del
popolo, servi del potere politico e economico.
Ma dimentichiamo queste barbarie.
Figlioli, date al popolo un pasto quotidiano sempre
pi sostanziale con i mezzi a vostra disposizione. Il popolo
grande quando fanciullo e ingenuo, buono e colto. Voi
nutrite lanima del popolo con larte, con la scienza e con
la filosofia. La formazione e linformazione giornalistica e
radiotelevisiva sono strumenti meravigliosi.
E questo pasto spirituale sia vario e unitario confor
memente ai fatti del mondo.
E svegliate il popolo, sferzatelo quotidianamente. Non
fatelo dormire, n favorite linnata pigrizia delluomo.
tempo di uscire dalla culla e di andare nelle stelle e lintelli
genza degli uomini deve essere critica e la volont tenace.
Non ritornate alla palude del conformismo.
Fate a gara per dare al popolo letture, ascolti e spet
tacoli costruttivi. Si moltiplichino le stazioni radiofoniche e
televisive e i giornali. Si abbandoni ogni tipo di monopolio.
254
Il monopolio radiofonico e televisivo crea il conformismo.
Imbonisce e imbottiglia i cervelli.
Il popolo non deve essere servito da un solo pro
gramma televisivo e radiofonico. la maniera migliore per
cloroformizzarlo, per non farlo pensare e per portargli il
cervello all'ammasso.
la maniera per uccidere l'intelligenza e la volont
del popolo.
Unit nella molteplicit della formazione e della in
formazione dei mezzi di comunicazione sia la vostra parola
d'ordine. Il cinema in particolare si elevi ad arte. Ancora il
cinema non diventato arte. E arrivi al pi presto a pi
perfette applicazioni tecniche. Nello schermo dovete proiet
tare non solo suoni e colori, ma profumi e rilievi: la natura
cos com'.
Vi supplichiamo, producete films di valore artistico:
eleverete il popolo alla teandreia. Darete alla ricreazione lo
stimolo della creazione e gli uomini del futuro non si annoie
ranno. Lo stesso discorso valga per gli spettacoli televisivi.
Non portate la sonnolenza nelle famiglie, ma i fatti del cosmo
e. della terra.
E per amor di Dio non uccidete l'infanzia. Non per
mettete che i bambini vedano i programmi degli adulti.
Create la T.V. per i ragazzi e che i ragazzi non stiano
molto tempo davanti ai televisori. Li uccidiamo nel fisico e
nello spirito. Un'ora al giorno davanti al televisore suffi
ciente per i ragazzi.
All'inizio della vita del pi bel gioiello scientifico
del secolo XX sono stati uccisi milioni di ragazzi, responsabili
i genitori.
Figlioli, vi stiamo parlando con semplicit, ma vi di
ciamo delle cose importanti. Mettetele in pratica, rendete un
servigio alla chiesa e alla politeia mondiale.
Nessuno pi di voi comprende il valore del termine
universale. Un giornale pu essere letto da milioni di lettori.
Un film pu essere visto da un miliardo di creature, un'im
magine televisiva dall'intera umanit. Chi, dunque, meglio
di voi pu capire in dimensione di universalit la politica,
la religione e l'economia?
Un cinema impregnato di valori scientifici, artistici e
filosofici sani pu ricondurre gli uomini a Dio.
La Chiesa guarda a voi come ad alleati. Non per nulla
255
il diavolo ha fatto Pimpossibile per buttare nel fango gior
nalismo, radio, televisione e cinema.
E ora, figlioli, vi confidiamo una nostra piccola soddi
sfazione. Sappiamo di parlare ai pi grandi giornalisti del
mondo. Vediamo davanti a noi corrispondenti e registi fa
mosi: in un certo senso ci mettete soggezione.
Ebbene, sapete che cosa vi diciamo? Finalmente an
che il Vaticano ha un quotidiano, valido non solo dal punto
dellautorevolezza del contenuto ma anche dal punto di vista
tecnico.
LOsservatore Romano non era fatto male sotto
i nostri predecessori, ma respirava troppa aria italiana. Non
era elevato a interprete delle creature di tutta Pumanit ane
lanti allinfinito e alleterno e veniva condannato, per eccesso
di prudenza, al conformismo.
Era troppo in funzione del culto della persona del
papa. Ogni giorno quasi vi era la fotografia del papa e qual
siasi sua parola vi veniva riportata, sminuendo cos lufficio
del Vicario di Cristo.
I direttori di quellepoca credevano di rendere un
servigio al papato, in realt lo immiserivano.
Oggi, la tiratura quotidiana de LOsservatore Ro
mano , nella lingua inglese, francese e cinese di 20 mi
lioni di copie. E vogliamo cogliere questa occasione per lo
dare di cuore chi tra di voi invia servizi, interessanti, al
nostro giornale.
Non abbiamo parole per ringraziarvi. Voi rendete un
servigio alla Chiesa e legate il quotidiano del papa con i
vostri giornali. LOsservatore Romano impara da voi e,
modestamente, essendo il portavoce del papato d il proprio
contributo al progresso religioso e civile del mondo.
Sempre in tema di scambi di idee e di esperienze non
criticateci, se la Santa Sede ha finanziato in proprio nei
cinque continenti alcune case cinematografiche. Avete potuto
ammirare laltezza artistica di alcuni dei nostri films. E vi
siete resi conto della nostra funzione educatrice.
Figlioli, i beni della chiesa, come opere al servizio del
popolo, investiti in questo campo, sono produttivi ai fini della
elevazione del popolo.
Noi continueremo a produrre films e non ci stanche
remo di chiedere denaro per far dipingere i pittori nelle
256
chiese, per far scolpire gli scultori e per far costruire gli
architetti.
Larte la vita del popolo e la sua educatrice migliore.
Peraltro, noi riteniamo nostro dovere ritirarci dalla
produzione man mano che tutte le case cinematografiche fa
ranno films artisticamente e moralmente ad alto livello.
Faremmo della concorrenza fuori posto.
La chiesa nelle sue opere non deve perseguire fini di
lucro e i pubblici poteri debbono impedirglielo.
In tema di realizzazioni vi confidiamo pure che dopo
anni di studi anche la Santa Sede disporr di una sua sta
zione televisiva, collegata, tramite satelliti spaziali, con tutto
il mondo.
Si aggiunge cos alle stazioni esistenti unaltra voce
stimolatrice e unaltro strumento alla vostra collaborazione.
Lessersi messa la chiesa alla vostra scuola vi dica
la fondamentalit della vostra missione.
Siatene orgogliosi, chiedete a Dio luce, non tradite
la verit.
Nel 2000 la parola, il suono, il colore, limmagine
il pensiero, larte e la scienza siano mezzi umili e coraggiosi
per permettere alluomo di entrare in profondit nel mistero
di Dio .
2) ... Il papa non aveva finito il discorso, che fu col
pito da un forte attacco di tosse bronchiale. Un silenzio pe
noso simpadron di tutti i presenti.
Come Dio volle dopo circa un quarto dora pot ripren
dere fiato e la moltitudine dei giornalisti emise un respiro
di sollievo e non seppe trattenere un applauso commosso.
Ma Francesco I, pallido in volto, accenn di fare silenzio
e fattosi accostare il microfono, quasi a fior di labbra disse:
Avete visto che siamo? brutta la vecchiaia, figlioli.
Dio non vuole n vecchiaia, n morte.
Dite alle generazioni venture che il vicario di Cristo
invita gli uomini a lottare con Dio, per vincere la malattia,
la vecchiaia e la morte del corpo, non tanto con la iberna
zione della materia, quanto con la scoperta del segreto della
sua spiritualizzazione, come intuisce S. Paolo.
Pochi istanti dopo, tra la commozione generale sal in
sedia gestatoria e, lentamente, attravers la navata centrale
257
Sella basilica, benedicendo i giornalisti e i loro familiari. Non
manc anche in questa occasione un gentile episodio.
Al centro della navata, la moglie del direttore di un
quotidiano di Tokjo protese al passaggio del papa il suo bam
bino che tutto felice batteva le manine e gridava: vive le
pape .
Francesco I not il fanciullo e fatti fermare i sediari
vicino raccost alle sue ginocchia e accarezzatolo gli disse:
Mon enfant, parles-tu le fran^ais?
Oui, mon pre, voulez vous cela de tous les enfants
du monde, nest-pas? rispose il bimbo.
Cest vrais, annu il papa sorridendo, et toi comment
tappeles-tu?
Paul Tatsuo Doi...
Et toi es-tu gentil, Paul?
Maman le sait, mon pre, fece il bambino, volgen
dosi verso la madre e per niente intimorito.
Et le pape, riprese Francesco I, est-que tu laimes
un peu toi?
Je vous aime beaucoup, mon pre, car vous aimez
tous les enfants.
Francesco I pose fine alla ingenua conversazione con
quel giapponesino togliendosi dalla testa lo zucchetto e ag
giustandolo paternamente sulla testolina del bambino gli sus
surr allorecchio:
Paul, gardes-le en mon souvenir par peut-tre quun
jour tu retournes a Rome pape.
Poco dopo il papa scomparve dalla basilica, salutato da
applausi gioiosi e contrassegnati dalla melanconia, scolpita nel
volto di molti. Quel pubblico eccezionale, che aveva avuto
occasione di seguire Francesco I nei momenti pi splendidi
del suo pontificato percep che il grande vegliardo stava lot
tando invano con gli anni. Molti ebbero il presagio che
quella sarebbe stata lultima volta che vedevano Francesco I
e impressero nella propria memoria la sua canizie e il suo
sorriso di uomo giusto.
258
Discorso di papa Francesco agli astronauti
1) Il 2002 cominci ostile per Francesco I. Il papa
amato da tutti cadde gravemente malato. Lopinione pub
blica mondiale ne fu allarmata. Negli ultimi giorni di dicem
bre del 2001 fu colpito da una broncopolmonite, con febbri
altissime e spasma tale da far temere, da un momento allal
tro, per la vita del pontefice. Costretto allimmobilit del
letto il papa non perse, tuttavia, la propria lucidit e preoc
cupato del governo della chiesa lasci lordinaria amministra
zione in mano del Segretario di Stato. Lui continu a go
vernarla nella forma superiore, propria delle anime, capaci
di comandare con la forza del prestigio anche nelPinfermit.
Nonostante la malattia Francesco I rincuorava i propri col-
laboratori.
Era sicuro che si sarebbe ripreso. Lora sua non era
ancora giunta. Infatti, in maggio con lavanzare della bella
stagione le forze del papa ritornarono.
Se le sentiva addosso e un giorno, sorridente, disse al
cardinale Maras:
Maras, non dobbiamo lasciarci sfuggire queste ultime
forze: organizza il raduno degli astronauti. Vogliamo parlare
per la festa di Cristo Re e poi vi lascer soddisfatto.
Per capire lansia del papa nei confronti dei problemi
astronautici bisogna aver presente la situazione delle ricerche
e delle applicazioni spaziali dellepoca. Gli uomini erano
riusciti ad allunare*nel 1974. Questa meta fu un fatto storico.'
Daltra parte non manc di suscitare delusioni, non tanto
negli scienziati, quanto nei politici e negli uomini comuni.
Gli astronauti, giunti sulla Luna, dopo immense dif
ficolt, non vi trovarono che materia informe, assenza totale
di vita e, s, prospettive mirabili dal punto di vista scientifico,
ma nulle dal punto di vista pratico. Almeno per il momento
la Luna poteva rappresentare solo un punto di partenza.
Ma lanimo umano, si sa, contraddittorio e gli uomini sono
abituati a guardare pi alluovo di oggi che alla gallina di
domani.
259
Cera dunque bisogno che venissero invitati a non sco
raggiarsi. Bisognava continuare senza sosta negli studi astro-
nautici. La luna costituiva la, b, e di un pre-appuntamento
con il cielo e un pallido approccio con le imprese cosmiche.
Bisognava andare avanti. Assolutamente.
Non credibile che milioni di astri siano stati creati
senza possibilit di vita.
Francesco I durante i mesi che lo separarono dallincon
tro con gli astronauti ebbe frequenti colloqui con eminenti
scienziati e sinform dettagliatamente delle ultime conquiste
scientifiche in materia spaziale. Volle, pure, essere informato
degli ultimi preparativi del progetto Rotta Marte , che
avrebbe dovuto realizzare, grazie allo sforzo congiunto russo
americano, la conquista del pianeta Marte nel 2005.
Il trenta ottobre il pontefice, apparentemente ristabilito
ebbe la gioia di parlare in S. Pietro ad alcune migliaia di
astronauti. In maggioranza gli astronauti erano americani e
russi, ma anche francesi, italiani, tedeschi, africani e asiatici.
LAmerica e la Russia avevano aperto le accademie astro-
nautiche, ai volontari internazionali. Non mancarono allin
contro rappresentanze di generali di aviazione, interessati ai
voli cosmici e scienziati e tecnici spaziali, distinti per disci
pline. A quellepoca presso quasi tutte le universit esisteva
la facolt di astronautica e cosmogonia.
E ascoltiamo, ora, per lultima volta, il vecchio ponte
fice ottantaduenne nella basilica di S. Pietro, illuminata a*
giorno e animata di popolo.
Astronauti, avvi il discorso papa Francesco con voce
incerta e commossa, scienziati e tecnici della scienza e del
larte pi suggestiva dellavvenire, non potete credere quanta
gioia ci avete procurato rispondendo al nostro invito.
Schivi dal fare nei nostri discorsi ufficiali cenni per
sonali, ora, non possiamo non derogare la nostra abitudine.
Anche noi fummo aviatori e come voi avremmo desiderato,
se le circostanze lavessero permesso, frequentare una acca
demia internazionale di astronautica.
Conquistare il cielo e aggredire il mare furono le
gioie pi pure della nostra giovinezza.
Sia lecito a noi, della classe del 1920, per molti aspetti
legata ancora alla mentalit del 1800, incapace di prevedere
i progressi che si sarebbero realizzati nel mondo, di comuni
260
care a voi, giovani del 2000, la commozione provata nel
giorno, in cui un giovane russo di nome Gagarin, fece per
primo il giro della terra con un satellite artificiale.
La percorse in poco pi di un'ora, si elev da terra
di un paio di centinaia di chilometri, esperimento l'assenza
della gravit e gust le bellezze delle aurore astrali.
Noi rimanemmo, letteralmente, senza fiato e salutam
mo il novello Icaro come il pioniere di un'era veramente
nuova del mondo, sotto tutti i punti di vista: religioso, po
litico, economico, oltre che fisico e metafisico.
Da quel giorno sono passati molti anni. La scienza
cosmogonica e la tecnica astronautica hanno fatto progressi.
I profani sono sbalorditi, ma certamente voi amici dellinfi
nito non siete soddisfatti.
Ancora nel mondo non si formata una adeguata co
scienza cosmogonica e cosmonautica e negli ambienti pi sen
sibili non si ancora enucleata una approfondita filosofia
dello spazio. Gli uomini non avvertono consapevolmente l'im
portanza fondamentale dei vostri studi, delle vostre scoperte,
delle vostre applicazioni e delle vostre conquiste.
Anche oggi, non raro sentir dire: ma perch spendere
tanto denaro per andare sulla Luna, quando ancora sulla terra
c' gente che non ha pane, n medicine.
Certuni credono d'impostare correttamente il ragiona
mento sulla astronautica, partendo da considerazioni prag-
matiste. un grave; errore questo.
Il Vicario di Cristo nel secondo anno del terzo mil
lennio, che deve essere il millennio dell'amore e della scienza,
che deve dare una dimensione razionale e morale alla vita
delluomo dichiara all'umanit che l'interesse cosmico e co
smonautico deve essere primario.
Se ci sono da fare dei sacrifici di beni materiali e di
vite umane per questo fine non si rimpiangano. N ci si penta
del sangue immolato per una causa cos nobile.
E perch mai domanderanno gli sprovveduti?
Ma perch, figlioli, l'avvenire dell'uomo nuovo, il
teandra, di quella nobile creatura per la cui nascita in ogni
secolo si battuto Ges il cielo fisico e metafisico.
L'avvenire delluomo il cielo fisico e metafisico.
Lavvenire delluomo l'infinito dello spirito e della
materia.
Nell'infinito l'uomo calma la propria inquietudine. E vi
261
trova il suo mezzo ideale di vita. E qui dentro senza falsi
scopi, come lopprimere, lo sfruttare e Puccidere, pu usare
Pintelligenza, protesa verso Pinfnito e la sua volont ansiosa
di battersi con Pinfnito.
Giustamente qualche pensatore attribu allincipiente
astronautica il valore della spinta, della molla e della leva.
In sintesi della forza, capace di portare luomo fuori dallin-
. fantilismo spirituale, dalla pigrizia mentale e dalla concupi
scenza animalesca, per librarlo, di nuovo, nella sua natura
edenica.
Lera cosmonautica , in verit, pi che una spinta,
una molla e una leva critica, etica ed estetica.
la natura stessa delluomo teandrico, il cui fine il
cielo fisico e metafisico, linfinito fisico e metafisico, linfinito
spirituale e materiale.
Che occasione; giunti a questo punto, per intrecciare
considerazioni di filosofia cosmogonica e astronautica.
Figlioli, il papa avvia il discorso, continuatelo voi filo
sofi e scienziati.
Il nostro colloquio ha una meta precisa: indurre gli
uomini a ricercare Dio con la teoria e con lazione astro-
nautica e una volta trovatolo non staccarsi pi da Lui.
Figlioli, la vita per lindividuo e per ' lumanit ha
senso se c Dio.
Se non ci fosse, un assurdo senza soluzione.
Ma c di pi, nellascesa verso il cielo fisico e metafi
sico, cio verso il sondaggio dellinfinit e delleternit della
materia e linfinit e leternit dello spirito c una scommessa
spirituale dimportanza fondamentale per il teandra.
Figli cari, sondando in profondit spirito e materia
luomo rischia di ricreare con il beneplacito del Creatore
a posteriori lopera di Dio stesso.
In un certo senso e ci paradossale c il
rischio, per cos dire, che luomo crei Dio. Ma non la
creazione di Dio, che ci attende. ridicolo. Ripercorrendo
liter creativo di Dio, nel campo materiale e spirituale dellin
finito, alla fine luomo si trover faccia a faccia con Lui, con
chiarezza teandrica, senza le foschie del problematicismo.
Dio in noi: in noi si muove e vive immanente e
imminente, da noi distinto. Dio spirito e noi siamo piccole
scintille divine emanate da Lui.
Lateismo, quale reazione al materialismo religioso,
262
il fenomeno pi grave del nostro tempo ripetiamo con le
parole del nostro predecessore Paolo VI, ma pu essere vinto
solamente dalla metanoia della volont e dellintelligenza.
Luomo deve arrivare a conoscere i segreti della ma
teria e dello spirito, per vedere che c sotto: se il nulla
o Dio.
La chiesa troppo sicura di s per avere timore che
luomo arrivi a scoprire il nulla sotto le meraviglie eterne
e infinite della materia e dello spirito.
Luomo trover Dio. In anticipo i filosofi pi sublimi
glielo dicono.
La cosmologia e lastronautica nel campo della ricer
ca scientifica e filosofica, nel campo tecnico-applicativo e nel
campo dei voli esplorativi del sistema solare e degli altri
sistemi delluniverso costituiscano un dovere delluomo.
Insegnate ai bimbi ad amare il cielo stellato e ripetete
loro le parole di Kant: due cose sono divinamente belle: il
cielo stellato e la legge morale.
Astronauti, scienziati e tecnici degli spazi insegnate
agli uomini ad amare i cieli e ponete nel loro cuore la sete
di conquistarli.
E quando vi domanderanno, perch si debbono con
quistare le stelle rispondete che un vecchio pontefice, poco
prima di morire, con voce stanca, ma convinta vi disse:
Lapostolato astronautico un dovere religioso.
La sua meta permettere alluomo di vedere le me
raviglie di Dio e di ripercorrere la sua opera creativa e, quasi,
di ricrearla.
Lapostolato astronautico un dovere scientifico.
Grazie a questa spinta luomo Costruir il regime scien
tifico ed educativo della politeia. E questo regime gli dar
la convivenza della comunione e dellanautorit e lo far legi
slatore, giudice e governante delluniverso.
Lapostolato astronautico un dovere politico.
La politica influenzata dallastronautica, da produttrice
di barbarie e ingannatrice del popolo cambier metodo e
contenuto. Partorir capi-cittadini o cittadini-capi. Avr una
nuova dimensione e partorir la sua pi splendida creatura:
lunit della famiglia umana.
Lapostolato astronautico un dovere economico.
Leconomia influenzata dallastronautica, da problema
263
affannoso del pane quotidiano diverr non problema, come
laria. E permetter al genio umano di cimentarsi in cose
pi importanti del produrre, trasformare e distribuire beni
materiali.
Nellepoca del teandra gli uomini saranno soddisfatti
secondo la legge del necessario e liberati dalla schiavit del
lavoro e dalla dipendenza delluomo dalluomo.
E quale sar il premio alle vostre fatiche, incominciate
nella nostra generazione?
Voi cosmologi e astronauti coronate lopera del Crea
tore.
Voi preparate lumanit al grande esodo dalla Terra.
La Terra, prima o poi, per ragioni biologiche e demografiche
non potr pi contenerci. A voi affidata da Dio la missione
di popolare gli astri del Cosmo. Non sappiamo se altre in
telligenze vivono in altri mondi. Se ci realt: che luomo
sincontri con loro in pace e con loro lodi Dio.
Ma se queste intelligenze non esistono voi avete il
compito di portare la coscienza delluomo in ogni punto del
luniverso e di cantare linno della gratitudine a Dio.
Linfinito attende luomo e leterno. E neUinfinito la
creatura fa sutura, osmosi, assorbimento con il Creatore.
Figlioli, sapete quello che vi vogliamo dire antici
pando millenni?
Voi cosmologi e astronauti avete il compito di spi
ritualizzare il corpo, per renderlo veloce pi della luce, ca
pace di librarsi negli abissi e nei cieli^ nel fuoco e nelle te
nebre, l dove c la legge di gravit e dove non esiste, l
dove c latmosfera e l dove non esiste.
Non arriverete mai con le macchine e con il corpo,
nelle galassie. Dovrete arrivarci con lo spirito semplice.
Spiritualizzare il corpo umano vuol dire renderlo spi
rito come Dio, che in ogni istante entit sostanziale, in
cielo, in terra e in ogni luogo.
E luomo deve ottenere questo sgominando la morte.
Non gridate, figlioli, il papa impazzito.
Saremmo pazzi se, empiamente, credessimo di rag
giungere questi traguardi con il nostro io empirico, senza Dio.
Ma con Dio tutto possibile e per il teandra non
esiste la parola impossibile.
Dio con voi cosmologi e astronauti.
E voi trascinatevi dietro, come pegasi alati nellalto
264
dei cieli il gregge umano, da trasformare in moltitudine an
gelica, destinata a dare coscienza con Dio agli astri dellin
finito fisico.
In fondo vi si spalancher la porta dellinfinito meta
fisico, ancora pi sublime e di cui non sappiamo nulla .
2) ... Il discorso agli astronauti fu il canto del cigno
di papa Francesco. Il papa non parl pi fino alla sua morte
avvenuta due anni dopo. Non senza ragione lultimo mes
saggio di papa Francesco fu riservato alla categoria, destinata
a rinnovare la societ umana.
Lavventura cosmica, benedetta e stimolata da Fran
cesco I non ebbe pi soste nei secoli XXI e XXII.
E per quanto ancora lontani dalle mete additate da
Francesco I, ancora nel 2100, si lottava per raggiungerle.
In quei tempi gli uomini avevano risolto il battibecco ter
restre e stavano allargando nei cieli, con la conquista di
notizie e di fatti astrali nuovi, limpero della coscienza nel
cosmo.
265
Malattia e morte di papa Francesco
1) Dopo il colloquio con gli astronauti il papa visse
dei mesi felici. Malattie e morte venissero pure: non gliene
importava pi nulla. Anzi si raccomandava a Dio di portarlo
con s al pi presto.
La gente pensava ne deve avere abbastanza di me.
In verit non ci fu bisogno delle sue preghiere. Il peso
degli anni mise in difficolt la volont di Francesco I.
Passato linverno del 2003, a marzo, il papa ebbe di
nuovo un attacco broncopolmonare. Si allett per altri tre
mesi. Ma ancora una volta la sua fibra super la malattia e,
nonostante le suppliche dei collaboratori, intensific le visite
al popolo nelle parrocchie romane. Confessava per ore gio
vani e fanciulli.
La confessione era sempre stata una gioia per lui e
adesso che sentiva venir meno la vita voleva lasciare qualche
buon ricordo nel maggior numero di anime. I giovani che
sapevano quanto il papa li amasse accorrevano al confessio
nale di papa Francesco.
Il Cardinal Maras era riuscito ad alleggerire il papa di
molte udienze e Francesco I era soddisfatto di vedere impe
gnato il suo prediletto nel governo della chiesa. Non ne faceva
mistero con nessuno e andava ripetendo:
Adesso, la chiesa in buone mani.
Unico consiglio che accett dopo la convalescenza del
2003, preludio di altre cadute, che si ripeterono nel 2004
fu di riposarsi tornando a rivedere le bellezze di Roma.
Per capire questo suo tipo di riposo rammentiamo,
ancora, che Roma, a quellepoca, presentava i resti dellanti-
chit, in una cornice di splendido isolamento, incastonati nel
verde e la Roma contemporanea era stata letteralmente rico
struita con criteri urbanistici, funzionali ed estetici.
Il merito di questa Roma, definita la citt del verde e
dei marmi, quasi a sintetizzare lo sposalizio della natura con
larte, fatta scorrere di nuovo nel suo seno da tanti artisti fu,
in gran parte, di Francesco I.
267
Con la bont, per tutto* il suo pontificato, senza intro
mettersi negli affari della amministrazione italiana tanto ave
va detto che le brutture delle periferie, il sudiciume, i quar
tieri indecorosi, le piazze senza verde erano scomparsi del
tutto.
Curioso dettaglio del piano urbanistico dellepoca fu il
nuovo sistema di pavimentazione della citt.
Venne eliminato lasfalto dalle vie ritenuto veicolo di
malattie e di caldo nei mesi estivi.
Ora, Francesco I volle ammirare con calma la sua citt
e gli piacque, in quei mesi, recarsi nelle nuove chiese, nei
palazzi scolastici, nelle sedi dei municipi di sestiere e negli
ospedali.
E le sue visite non erano frettolose. Amava intratte
nersi con i .sovraintendenti alle arti e con gli amministratori
e come un artista mai soddisfatto della propria opera non
si stancava di dare amabilmente consigli.
Spesso agli interlocutori diceva: Vi raccomando,
non imbruttite pi Roma. Conservatele il verde. Il citta
dino deve vivere in citt e abitare nel seno della natura.
Purtroppo per anche $e lattivit del papa fu circo-
scritta alle cure pastorali, alle sue visite artistiche ed alleg
gerita del governo ordinario della chiesa, la sua salute resse
pochi mesi.
Linverno del 2004 fu superato in relativa salute dal
pontefice e lumanit, il concilio e la curia si cullarono nella
speranza che papa Francesco potesse durare. Nessuno poteva
rassegnarsi a perderlo.
Ma nel maggio del 2004 come un uragano che si abbatte
sopra una quercia avvenne il tracollo. La broncopolmonite
si abbatt maligna sul fragile corpo del grande vegliardo,
accompagnata questa volta, da dolori laceranti al decupito
della vescica.
Francesco I, con intuito, sent che era la fine e abituato
a guardare alla morte, con coraggio, preg il Signore di sbri
garsi a farlo morire, per liberare la chiesa di un peso nutile.
Familiari e medici si avvicendarono nella cella del con
vento dellAventino, dove, da venti anni, dimorava per ten
tare limpossibile. Ma il papa consolava i familiari dicendo
loro:
nellordine della natura che un vecchio se ne vada.
E ai medici: Se mi venite a trovare mi fate piacere,
268
ma vi prego nessuna terapia. Non siete in grado di guarire
i corpi e, pensieroso, aggiungeva, dovete spiritualizzare la
materia, allora la salute sarebbe eterna.
Poich non aveva mai avuto fiducia nei medici anche
allora non si sottopose a nessuna cura e sopport con stoi
cismo le lacerazioni della carne.
Era incredibile vederlo sereno anche nei momenti in
cui il dolore lo lancinava. Pallido, indebolito dal male che
lo consumava taceva, pregava e continuava a ricevere quoti
dianamente il segretario di Stato.
I contemporanei paragonarono la capacit di sopporta
zione al dolore di papa Francesco a quella di altri grandi
uomini del passato, compotes sui anche in mezzo ai pi
terribili strazi della carne.
La storia deve al Cardinal Maras la cronaca degli ultimi
mesi della vita di Francesco I. Il cardinale inform quoti
dianamente il mondo sul decorso della malattia e gli co
munic, fedelmente, i pensieri del papa presago della fine.
Di tanto in tanto Francesco I faceva delle riflessioni, quasi
volesse congedarsi, conversando con gli uomini.
Costituiscono un piccolo florilegio di un uomo consa
pevole dei propri limiti e dei propri mezzi, ansioso di lasciare
un solo insegnamento: che gli uomini cominciassero ad
amarsi.
II quindici giugno papa Francesco visibilmente torturato
dal dolore, congedando il cardinale Maras col il sorriso sulle
labbra gli disse: muoio felice, sono un uomo che riuscito
a distruggere ogni traccia temporale nel papato. Specialmente
gli italiani devono essere soddisfatti: quanto mi addolorava
sentire ripetere durante la mia giovinezza, Tltalia una
proiezione politica del Vaticano . Ora, lItalia libera dalla
influenza clericale.
Noi ecclesiastici siamo maestri in campo religioso e
morale, ma tutte le volte che ci siamo immischiati in cose
politiche abbiamo procurato grossi dolori agli uomini.
Il 20 giugno il papa dopo aver parlato di affari della
Chiesa con Maras con le lacrime agli occhi si espresse cos:
Ho amato tanto gli uomini, di tutte le razze, le religioni
e le idee. E li ringrazio perch hanno risposto contraccam
biando amicizia' verso il Vicario di Cristo. Continuino ad
amare il Vicario di Cristo e conquisteranno due paradisi: uno
di qua e uno di l.
269
Per tutto il mese di luglio febbri intermittenti e soprat
tutto dolori alla vescica non smisero di tormentare un se
condo il papa. Tuttavia non tralasci un giorno di confessare
i giovani e di ricevere il segretario di Stato.
In terra, disse al cardinale Maras la mattina del
30 luglio interrompendo una conversazione, che aveva come
oggetto la nomina di quattro cardinali, in terra il bene pi
grande la famiglia.
10 ho amato mia moglie e i miei figli con infinita te
nerezza. Sono stato felice, da papa, di essere riuscito a pro
curare felicit a molte famiglie liberandole dalla follia del
divorzio e della separazione.
Mi raccomando insegnate agli uomini a coltivare nel
matrimonio l'amicizia dello spirito. Rende meravigliose le
relazioni tra i coniugi e tra i genitori e figlioli.
L'amicizia la figlia dell'amore e la sua prediletta dopo
la pazienza.
I primi di agosto il Cardinal Maras e il medico personale
supplicarono il pontefice di volere sospendere, per la prima
volta, la sua permanenza a Roma, ma Francesco I rispose:
Figlioli, non mi sono mai concesso una vacanza da
sacerdote. Non vedo il motivo perch dovrei farne, una ora.
Tra poco, cari, mi prender uria vacanza meravigliosa...
Papa Francesco, infatti, non aveva mai lasciato Roma
nei mesi estivi per un periodo di riposo. Nei primi tempi
del suo pontificato i cittadini di Castel Gandolfo, residenza
estiva del papa erano rimasti scontenti della sua decisione.
Tra l'altro, rovinava la loro economia turistica. Il papa li
consol trasformando la villa pontificia, in un allevamento
di mucche da latte, con l'ordine di assegnarlo agli asili d'in
fanzia dei castelli romani. E per non spegnere la fonte di
lucro ai castellani e ai pellegrini, una passeggiata sul lago
di Castelgandolfo, da giugno a settembre, invece di tenere
in S. Pietro l'udienza del mercoled la teneva nella villa
pontificia.
11 15 Agosto il Cardinal Maras stava per congedarsi
dalla solita udienza e si affrettava ad uscire non riuscendo
a resistere allo spettacolo delle sofferenze del papa. Fran
cesco I, accortosene, lo richiam e gli disse:
Maras, il cristianesimo, non bisogna tanto predi
carlo, quanto praticarlo. Vedi, gli insulti che un tempo si sca
gliavano contro il papa si sono spenti e quella parte del
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popolo che ci odiava ci diventata amica. Di che possono
rimproverare, oggi, il papa: un uomo come tutti. Abbiamo
lavorato sempre, non siamo mai stati di peso neppure al
laltare. E se S. Paolo intrecciava canestri, noi abbiamo scritto
migliaia di articoli e tutto quello che abbiamo guadagnato
e quello che la generosit dei fedeli ha donato al papa lab
biamo dato al popolo. E non in elemosina, che una ver
gogna, ma in opere. Non lasciamo nulla e ritorniamo a Dio
come ci ha fatto la mamma.
In verit, riprese sorridendo, anche noi lasciamo
qualcosa.
Consegnerai il nostro breviario a Adolfo Gente, un
maestro elementare di Norma, un villaggio vicino a Latina.
Quando eravamo giovani e noi, un po pi anziani, ebbe
sempre fiducia nella nostra missione.
I nostri libri personali sono cinquecento: li lascia
mo ai nostri figli carnali. Grazie a Dio essi non hano bi
sogno di nulla. Lavorano tutti e hanno onorato il nome degli
Alberer. E tu, caro Maras, prendi quei pochi effetti per
sonali che ci rimangono. Tienili per ricordo.
I mesi del 2004 rotolarono veloci e la salute del pon
tefice si deterior inesorabilmente. Francesco I, per, non
si dava per vinto e continuava ad apparire normale, davanti
a chi sapeva quanto soffrisse. Morire in piedi era il suo
sogno.
Un pomeriggio di fine settembre si era fatto condurre
sulla spiaggia di Ostia semideserta e contemplava il mare.
Di tanto in tanto a fatica si abbassava sulla rena e racco
glieva qualche conchiglia e la guardava.
E a Maras che laccompagnava, quasi piangente sussurr:
Quanta bellezza anche in una conchiglia, quanta
variegatura di colori, quale precisione geometrica nelle cur
vature e che finezza nella dentatura: non c dettaglio in
natura che non abbia una teleologia. Come si fa a non
ammettere una mente creativa. Proprio non lo capisco.
E continuando a discorrere davanti al mare continu:
Maras, inginocchiamoci e ringraziamo Dio. Durante il
nostro pontificato sono stati vinti i malintesi tra le masse
popolari e la chiesa. E sono stati superati gli equivoci tra
la chiesa e le lites intellettuali.
Mi raccomando non scandalizzate pi i poveri. Ama
teli. Non dite loro vi amiamo ma siate loro. E non stranite
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pi Pintellighenzia del popolo: incoraggiate sempre gli artisti
e aprite loro le porte della chiesa lasciando sbizzarrire il
loro genio.
I veri artisti sono fanciulli.
Ottobre, novembre e dicembre non mutarono le con
dizioni di salute del pontefice. Lopinione pubblica sapeva
che il papa soffriva ma lo si vedeva ancora operare e non
si faceva morire la speranza per la sua vita. Il divieto di
pubblicare bollettini medici sulla salute del pontefice dato
dal papa stesso contribu a non creare allarmismi attorno
alla sua persona. Francesco I era nemico di ogni forma pub
blicitaria sulla sua persona. Queste cose lo irritavano.
Siamo tutti uguali, aveva ripetuto mille volte, ai
fedeli.
lora che dal principio dautorit si passi al prin
cipio di libert, dalla paternit si scenda alla fraternit, e
dallamare stando in alto si scenda alPamare stando accanto,
imitando per davvero Dio.
In quei mesi solo gli intimi poterono misurare la gra
vit delle condizioni del suo organismo eccezionalmente forte,
ma ormai impotente contro la malattia.
Il 23 dicembre in un momento di particolare dolore
Francesco I chiam nel suo studio il segretario di stato e
trattenendo a stento le lacrime gli disse:
Maras la fine. In nome di Dio ti d un ordine:
prega il governo italiano che mi metta a disposizione un aereo
e fammi accompagnare a Gerusalemme. Tu rimani a Roma,
fa il tuo dovere e che lo spirito di Dio vi illumini...
Padre, obiett con le lacrime agli occhi il cardinale
gettandosi in ginocchio, questo viaggio vi uccider.
Niente lacrime, linterruppe il papa facendolo alzare,
e con la sua voce di antico ufficiale continu:
Gli ordini del papa non si discutono, va e provvedi.
Il 24 dicembre Francesco I giunse a Gerusalemme, ac
colto per lultima volta dal popolo.
I dolori fisici tormentavano fino allo spasimo il corpo
del pontefice, ma il 25 dicembre volle celebrare la liturgia
nella chiesa del Santo Sepolcro con il patriarca ecumenico
di Costantinopoli e con il primate di Canterbury, volati a
Gerusalemme alla notizia che il papa aveva deciso di essere
l, quasi presaghi di dover raccogliere leredit spirituale
di papa Francesco.
272
Alla consacrazione del pane e del vino il papa pianse.
Alla fine del rito tent di parlare al popolo, ma non ci riusc.
Svenne. Amorevolmente, il patriarca ecumenico e il primate
dInghilterra lo condussero fuori del tempio. Il popolo com
mosso non riusc a trattenere le lacrime.
Il 26 e il 28 di dicembre Francesco I fu costretto a
letto in una cella del convento dei francescani del Santo
Sepolcro.
Il patriarca ecumenico e il primate di Canterbury non
labbandonarono un momento. Da Roma giungevano dispacci
e il segretario di Stato e i figli del pontefice telefonavano a
Gerusalemme. Per la prima volta, derogando il volere del
pontefice, fu emanato un bollettino medico e i giornali, a
caratteri cubitali, lo pubblicarono e il mondo in pianto non
nascose a se stesso lirreparabile.
Il 30 dicembre in una pausa di vana speranza il papa
si riebbe, anche se i dolori non lo abbandonavano. Volle
rialzarsi a tutti i costi e il 31 dicembre mattina celebr la
messa nella sua cella.
Pass il resto della mattinata a conversare, sia pure
affannosamente, con i due patriarchi. Nel pomeriggio rice
vette alcuni fanciulli ebrei e arabi, li benedisse e fece portare
loro dei giocattoli. Verso le 17 domand al patriarca Ate-
nagora di confessarlo e di amministrargli lestrema unzione.
Alle 20 il papa chiese di rimanere solo e aiutato a co
ricarsi, certo, ormai, di essere agli estremi, in serenit di
spirito preg a lungo, chiedendo perdono a Dio di tutte le
proprie colpe.
A mezzanotte del 31 dicembre il papa era ancora sve
glio e pensando agli uomini ebbe un sorriso indulgente e
gli venne in mente lecclesiaste: vanitas vanitatum omnia
vanitas .
Per tutta la notte, riarso dalla febbre, non prese sonno.
Un frate gli inumidiva, pietosamente, le labbra. Il 1 Gen
naio del 2005 si alz ancora e concelebr a fatica, per lultima
volta la messa con il Patriarca ecumenico e con il primate
dInghilterra. Era sfinito.
E ora, fratelli, disse alla fine al patriarca e al pri
mate, vi prego, andiamo a pregare nellorto degli olivi.
Non vi preoccupate, l Dio raccoglier la mia anima.
Il suo desiderio fu accolto. Fu coricato in una lettiga e
il patriarca ecumenico di Costantinopoli e il primate dIn
273
ghilterra lo seguirono. La piccola comitiva, solcante due ali
di popolo, giunse nellorto degli olivi. Qui il papa, facendo
uno sforzo supremo si alz da solo e quasi di schianto cadde
in ginocchio. i suoi lati singinocchiarono il patriarca e
il primate.
Vi prego, fratelli, sussurr, recitiamo il padre
nostro.
Finita la preghiera aggiunse:
Leggetemi il discorso della montagna.
Lo ascolt piangendo.
Il sudore freddo della morte inondava il suo corpo e
le forze gli vennero meno. Mormor ancora:
Non ho mai scandalizzato i poveri.
Sorrise e svanendo la voce con l anima pronunci que
ste ultime parole:
Ges... Raffaella... Paradiso...
E reclinato il capo sul petto del patriarca ecumenico
spir.
274
I NDI CE
Cenni biografici di papa Francesco .
pag.
7
Il conclave del 1985 . . 21
Discorso di papa Francesco ai parroci .
23
Discorso di papa Francesco ai vescovi . . . 29
Discorso di papa
ria romana
Francesco ai cardinali della cu-
33
Discorso di papa Francesco I ai laici . 47
Discorso di papa Francesco ai legislatori 57
Discorso di papa Francesco ai governanti . 71
Discorso di papa Francesco ai giudici . 85
Discorso di papa Francesco agli scienziati . 101
Discorso di papa Francesco agli educatori . 111
Discorso di papa Francesco ai capitani dimpresa 119
Discorso di papa Francesco agli agricoltori 127
Discorso di papa Francesco alle donne 139
Discorso di papa Francesco agli sportivi 151
Discorso di papa Francesco ai militari . 195
Discorso di papa Francesco ai giovani
171
Discorso di papa Francesco ai protestanti . 183
Discorso di papa Francesco ai comunisti 193
Discorso di papa Francesco agli operai 205
Discorso di papa Francesco ai musulmani . 213
Discorso di papa Francesco ai fanciulli 223
Discorso di papa Francesco agli induisti
231
Discorso di papa
e ai detenuti
Francesco ai malati, ai vecchi
237
Discorso di papa Francesco agli ebrei . 243
Discorso di papa Francesco ai giornalisti . . 251
Discorso di papa Francesco agli astronauti . 259
Malatta e morie di papa Francesco . 267
Finito di stampare nel maggio 1966
per conto della Editoriale Kursaal
nello stab. tip. Grafica Fiorentina
in S. Giovanni Valdarno (Arezzo)
lire milleseicento