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Teologia

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Teologia
La teologia (dal greco antico , theos, Dio
[1]
e , logos, "parola", "discorso", o "indagine") la disciplina
che studia Dio, ovvero le divinit nei caratteri che le varie religioni riconoscono come propri del divino in quanto
tale; accessoriamente, e in alcune religioni, si occupa di sviluppare elaborazioni teoretiche circa materie dogmatiche,
oggetto della fede dei credenti.
Origine del termine
Il termine "teologia" (, theologa) compare per la prima volta nel IV secolo a.C. nell'opera di Platone la
Repubblica (II, 379 A):
"Va bene - disse - ma tali direttive inerenti alla teologia quali potrebbero essere?"
"Pi o meno queste - risposi - come Dio si trova ad essere, cos andrebbe sempre raffigurato, sia che lo si faccia in versi
epici, o lirici, o nel testo di una tragedia."
(Platone, Repubblica (II, 379 A)
[2]
)
La teologia greco-romana
Per teologia greco-romana si intende l'indagine razionale sulla natura del Divino operata dai filosofi e teologi di
cultura greca e romana a partire da Talete (VII secolo a.C.) fino alla chiusura delle scuole filosofiche e teologiche
non-cristiane avvenuta nel 529 d.C. con la pubblicazione del Codex Iustinianus voluto dall'imperatore cristiano
Giustiniano e con la conseguente scomparsa di ogni forma di studio teologico o pratica religiosa "classica".
Nel contesto della cultura greca la "teologia" propria della fisica (nel significato greco antico del termine), della
metafisica e della ontologia.
Gi la Fisica presocratica fu "teologia" in quanto il principio primo (arch) ingenerato (agnetos) ed eterno (adios)
ricercato da questi autori, e alla base di ogni cosa, era considerato come il "Divino" immortale" e "indistruttibile".
L'acqua, l'aria, il fuoco indagati dai filosofi "presocratici" non corrispondono quindi agli elementi fisici della
concezione moderna ma a veri e propri principi teologici. Allo stesso modo la "Fisica" greco-antica non ha nulla a
che vedere con la Fisica moderna
[3]
.
Talete (640-547), riporta Diogene Laerzio, era convinto che il
Il principio dell'universo egli disse l'acqua, concep il mondo animato e pieno di Dimn ()
(Diogenis Laertii Vitae philosophorum I,1,27)
Di Dio Talete disse:
Dio l'essere pi antico; infatti non creato. La cosa pi bella l'universo, opera di Dio
(Diogenis Laertii Vitae philosophorum I,1,35)
e chiesto cosa fosse la divinit, rispose:
Quel che non ha principio n fine
(Diogenis Laertii Vitae philosophorum I,1,36)
Con Senofane (570 a.C.475 a.C.), gi nel VI secolo a.C. la teologia presocratica conduce una critica precisa
all'antropomorfismo della mitologia:
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Me se i buoi, i cavalli e i leoni avessero mani o potessero dipingere e compiere quelle opere che gli uomini compiono, con
le mani i cavalli dipingerebbero immagini degli Di simili ai cavalli, i buoi simili ai buoi, e plasmerebbero i corpi degli Dei
simili all'aspetto che ha ciascuno di essi .
(H. Diels e W. Kranz Die Fragmente der Vorsokratiker Vol.1 Berlino, 1951, pagg. 113-39, 21 B16)
ma anche l'attribuire agli Di le nefandezze proprie di alcune condotte umane
[4]
o il fatto che essi possano risultare
mortali
[5]
, infine il fatto che si identifichino con la divinit i fenomeni naturali
[6]
.
Con Protagora (486 a.C.411 a.C.) si affaccia il primo agnosticismo teologico,
Riguardo agli Dei io non ho modo di sapere n che sono n che non sono, perch si oppongono molte cose a questa
conoscenza, quali l'oscurit dell'argomento e la brevit della vita.
(Protagora in H. Diels e W. Kranz. Fragm. 4)
Ma anche, con Crizia (460 a.C.-403 a.C.), la denuncia delle divinit come 'invenzione' allo scopo di far rispettare le
leggi imposte dal potere politico
Allora io credo che un qualche uomo saggio e ingegnoso per primo abbia inventato per gli uomini il timore degli Dei, in
modo che ci fosse un spauracchio per i malvagi, anche per le azioni, le parole e pensieri nascosti. Per queste ragioni
introdusse la nozione di Divino, sotto forma di demone sempre di vita imperitura, che ascolta e vede con la sua mente, che
col pensiero sorveglia le azioni umane e che ha in s la natura divina
(Crizia in H. Diels e W. Kranz. Fragm. 25)
Socrate (469 a.C.-399 a.C.), come riporta Senofonte nei Memorabili, fu particolarmente votato all'indagine sul
"Divino": volendolo svincolare da ogni interpretazione precedente lo volle caratterizzare come "bene", "intelligenza"
e "provvidenza" per l'uomo
[7]
.
Egli affermava, come sostiene Platone, di credere in una particolare divinit, figlia degli di tradizionali, che
indicava come dimn: uno spirito-guida senza il quale ogni presunzione di sapere vana. In Socrate infatti ricorre
spesso il tema della sapienza divina pi volte contrapposta all'ignoranza umana:
Ma la verit diversa, o cittadini: unicamente sapiente il Dio; e questo egli volle significare nel suo oracolo, che poco
vale o nulla la sapienza dell'uomo.
(Platone, Apologia di Socrate, 23 a)
Concetto ribadito anche a conclusione della sua Apologia scritta da Platone:
Ma ecco l'ora di andare, per me di andare a morire, e per voi di continuare a vivere; chi di noi vada verso un migliore
destino oscuro a tutti, fuori che a Dio.
(Platone, Apologia di Socrate, 42 a)
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Platone e Aristotele, particolare della
formella del Campanile di Giotto di Luca
della Robbia, 1437-1439, Firenze
La prima teologia definita ed espressa in termini esaustivi pu essere
considerata la speculazione di Platone (427 a.C.-347 a.C.) nella sua
generalit. L'oggetto della dialettica colloquiale platonica sempre il divino
nelle sue varie forme: Platone infatti, come ricorda Werner Jaeger, non solo
il coniatore stesso del termine theologa, ma anche il primo grande "teologo"
dell'antichit classica:
Il punto centrale della sua teoria, la teoria del bene, non pu essere giustamente apprezzata che su questo sfondo
religioso
[8]
. Senza di lui non esisterebbe, della teologia n il nome n la cosa.
(Werner Jaeger. Paideia. Milano, Bompiani, 2003 pag.1181)
Il principale contributo di Platone alla "teologia" la scoperta della trascendenza attraverso la seconda
navigazione
[9]
:
Mi accingo infatti a mostrarti quale sia quella forma di causa su cui mi sono a fondo impegnato e, perci, torno su quelle
cose di cui molte volte si parlato, e da esse incomincio, partendo dal postulato che esista un bello in s e per s, un buono
in s e per s, un grande in s e per s, e cosi via.
(Platone Fedone (100 C)
[10]
)
All'origine del nostro mondo sensibile Platone pone il Demiurgo () il quale plasma la realt caotica
materiale guardando il mondo delle idee. Ci che spinge il Demiurgo ad agire in questo modo il "bene" che egli
rappresenta. Il Demiurgo inferiore al mondo delle idee ma superiore all'anima del mondo e alle altre anime che
produce insieme agli Di inferiori. Il Demiurgo media tra il mondo delle idee e il mondo sensibile. Le idee sono il
Divino impersonale mentre il Demiurgo il Dio personale, egli "buono":
Egli era buono e in un buono non nasce mai nessuna invidia per nessuna cosa. Egli volle che tutte le cose diventassero pi
possibile simili a lui. E chi ammettesse questo principio della generazione del mondo come principale, accettandolo da
uomini saggi, l'ammetterebbero assai rettamente. Infatti Dio volendo che tutte le cose fossero buone, e che nulla, nella
misura del possibile, fosse cattivo, prendendolo quanto era visibile e che non stava in quiete, ma si muoveva confusamente
disordinatamente, lo port dal disordine all'ordine, giudicando questo totalmente migliore di quello.
(Platone Timeo (29 E, 30 A)
[11]
)
Alcuni studiosi
[12]
ritengono che il cuore della Teologia platonica non risieda nella dottrina delle Idee ma in alcuni
insegnamenti non riportati nelle opere scritte e che possibile desumere per via indiretta grazie alle polemiche su
queste operate da Aristotele nella Metafisica (Libri I, XIII e XIV) e dai suoi commentatori Alessandro di Afrodisia e
Simplicio. In base a questo ritengono che per Platone l'intera realt (quindi sia quella sensibile che quella del mondo
delle Idee) il risultato di due Principi primi: l'Uno e la Diade. Tale concezione, di tipo pitagorico, intende l' Uno (il
Bene del dialoghi) come tutto ci che unitario e positivo mentre la Diade, ovvero il mondo delle differenze e della
molteplicit, genera il disordine. Le Idee "procedono" da questi due Principi partecipando dell'unit
distinguendosene per difetto o per eccesso; poi,le stesse Idee entrano in relazione con la materia e generano le cose
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sensibili, che partecipano dell'Idea corrispondente e se ne differenziano secondo la Diade, sempre per eccesso o per
difetto. Ne consegue che le stesse Idee sarebbero "generate", forse ab aeterno; il bene, poi, nel mondo sensibile, dove
non pu esservi unit, ma solo molteplicit, consiste nell'armonia delle parti, come si evince anche dai dialoghi.
Mentre Platone analizza il divino sotto diverse forme, dandone tutta una serie di elementi e attributi che permettono
di circoscrivere il contorno entro il quale opera la teologia, ma senza fissarla, Aristotele (384 a.C.-322 a.C.) ne d
invece una definizione pi precisa, ponendola al vertice delle attivit umane e ponendovi in subordine la matematica
e la fisica come scienze di pi basso profilo. Egli indica la sua ricerca "metafisica"
[13]
come "teologia", ovvero come
"filosofia prima", la filosofia pi elevata che si occupa dell' "essere in quanto essere" ovvero dell' Ousa () nel
suo significato pi stretto, ovvero nel significato Dio:
Infatti la fisica si occupa di enti che esistono separatamente ma non sono immobili, e dal canto suo, la matematica si
occupa di enti che sono s, immobili, ma che forse non esistono separatamente e sono come presenti in una materia, invece la
"scienza prima" si occupa di cose che esistono separatamente e che sono immobili. E se tutte le cause sono necessariamente
eterne, a maggior ragione lo sono quelle di cui si occupa questa scienza, giacch esse sono cause di quelle cose divine che si
manifestano ai sensi nostri. Quindi ci saranno tre specie di filosofie teoretiche, cio la matematica, la fisica e la teologia,
essendo abbastanza chiaro che, se la divinit presente in qualche luogo, essa presente in una natura siffatta, ed
indispensabile che la scienza pi veneranda si occupi del genere pi venerando.
(Aristotele. Metafisica. VI (), 1026, a 18-21)
E nel suo percorso speculativo egli identifica la "divinit prima" come il "primo motore" correlato con il Bene e
separato dal Mondo:
Il primo motore dunque un essere necessariamente esistente e in quanto la sua esistenza necessaria si identifica col
bene, e sotto tale profilo principio. [...] Se, pertanto, Dio sempre in uno stato di beatitudine, che noi conosciamo solo
qualche volta, un tale stato meraviglioso; e se la beatitudine di Dio ancora maggiore essa deve essere oggetto di
meraviglia ancora pi grande. Ma Dio, appunto, in tale stato!
(Aristotele. Metafisica. XII (), 1072, b 9-30)
Epicuro, copia romana
dell'originale greco (conservata
al Museo Nazionale Romano.
Anche Epicuro (341 a.C.-271 a.C.) ammette l'esistenza del Divino anche se nega
decisamente la sua interpretazione "popolare":
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Zenone di Cizio, fondatore dello
Stoicismo.
Plutarco di Cheronea, filosofo
medioplatonico, in una statua
conservata al Museo
archeologico di Delfi.
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Plotino, fondatore del Neoplatonismo,
in una antica scultura conservata nel
Museo di Ostia antica.
Per prima cosa devi ritenere che la divinit sia un essere vivente immortale e felice, cos come suggerito dalla comune
nozione del divino, e non attribuirle niente che sia estraneo all'immortalit e discorde alla beatitudine [...] Gli di esistono:
abbiamo di essi conoscenza evidente. Ma non esistono nella forma in cui li concepisce il volgo; e questo toglie loro ogni
fondamento reale nella forma in cui uso concepirli. Empio non colui che rinnega gli di del volgo, ma colui che applica
le nozioni del volgo agli di: infatti i giudizi di questo circa gli di non sono prenozioni, ma supposizioni false; e in base a
tali supposizioni si usa ricondurre agli di i pi grandi danni e i pi grandi benefizi. Non avendo intimit con la propria virt,
essi accolgono quelli che sono loro simili, considerando straniero chi non tale.
(Epicuro. Epistola III. A Meneceo)
Con la Stoa si affaccia il pensiero panteista monista. Ricorda Diogene Laerzio:
Zenone
[14]
sostiene che il cosmo intero e il cielo consistono di sostanza divina.
(Diogene Laerzio. Vite e dottrine dei pi celebri filosofi. Libro VII, 148)
Cos anche Ario Didimo
Per loro Dio non altro che l'intero cosmo con tutte le sue parti.
(Riportato da Eusebio Praeparatio evangelica. XV, 15)
Il Neostoicismo con Marco Aurelio Antonino riafferma il monismo panteistico:
Il fatto che l'armonia unica; e a quella guisa che l'universo forma e fa completo un corpo cos grande per mezzo di tutti
i corpi; cos da tutte le cause formato e fatto completo un destino, causa immensa del tutto.
(Marco Aurelio Antonino. Colloqui con se stesso. Libro V, 8)
Cos anche gli Scettici con Pirrone rispondono all'argomento teologico:
Io ti dir in verit come mi sembra che sia, prendendo come retto canone questa parola di verit: che viva eternamente una
natura del divino e del bene, da cui deriva all'uomo la vita pi eguale.
(Da Sesto Empirico Adversus mathematicos XI, 20)
Il Neopitagorismo con Nicomaco di Gerasa riconduce, in modo allegorico, la "teologia" alla matematica. Cos
Giamblico:
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I Pitagorici dunque chiamano l'Uno non solo Dio, ma anche intelligenza, e maschio-femmina: l'intelligenza perch il
potere egemonico di Dio, si trova sia nella sua capacit di creare il mondo che in generale in ogni sua attivit creativa e in
ogni suo potere razionale, anche se non manifesta nella materia individuale, intelligenza nell'agire [...] per questo che
l'Uno viene chiamato "Demiurgo" e "Plasmatore", poich con le sue progressioni e regressioni delinea le nature
matematiche, da cui derivano i processi di corporizzazione e di generazione di esseri viventi e di strutturazione del mondo.
(Da Giamblico Theologumena arithmeticae, in Francesco Romano Giamblico, il numero e il divino. Milano, Rusconi, 1995
pag.394)
Il Medioplatonismo recupera l'idea platonica della trascendenza di Dio, messa in discussione dagli stoici che
identificavano tutto il mondo fisico con la divinit stessa. Osserva Plutarco di Cheronea:
Non verosimile, n opportuno, come sostengono alcuni filosofi, che Dio si trovi mescolato ad una materia soggetta a
tutte le affezioni e a cose che subiscono innumerevoli forme di necessit, casualit, e mutamento?
(Da Plutarco di Cheronea Ad principem ineruditum. 781 e)
Con il Neoplatonismo la "teologia" diviene l'elemento centrale dell'indagine filosofica. Plotino, fondatore del
Neoplatonismo, che pure si considera erede di Platone, colloca Dio al di sopra dell'Essere, inaugurandone cos una
nuova concezione, del tutto originale nel panorama della filosofia greca: Dio, utilizzato in vari punti come sinonimo
di Uno,
[15]
ora una realt dinamica che genera continuamente se stessa, e il suo generarsi al contempo un
produrre il molteplice:
vogliamo dire che nell'atto di autocreazione l'Uno e il suo creare sono contemporanei, oppure che l'Uno coincide con il
suo creare e con quella che sarebbe lecito chiamare la sua eterna generazione; il Primo, e non il primo di una serie, ma
nel senso della forza e della potenza frutto di autodeterminazione e di purezza.
(Enneadi, VI, 8, 20)
Proprio perch l'Uno non una realt statica e definita, non pu essere compreso una volta per tutte; a Lui si pu
arrivare solo indirettamente, tramite quel modo peculiare di argomentare che sar definito come teologia negativa:
In realt, noi possediamo l'Uno in modo tale che possiamo parlare di Lui, pur senza poterlo definire: e infatti diciamo
quello che non , e non quello che ; cos parliamo di Lui a partire da quello che viene dopo di Lui. Nulla vieta per di
possederlo, anche senza parlarne.
(Enneadi, V, 3, 14)
Il Dio di Plotino assume cos due valenze, che sono il riflesso del suo procedere dialettico nelle ipostasi a lui inferiori
(l'Intelletto e l'Anima): una negativa, per cui Egli ci appare totalmente trascendente e ineffabile, l'altra positiva, che
lo vede immanente alle realt da Lui generate:
In Lui si trova la vita, tutto si trova in Lui.
(Enneadi V, 4, 2)
Gli esseri generati per ultimi si trovano in quelli che immediatamente vengono prima, e questi in quelli che il precedono, e
cos via fino a giungere al primo che il principio. Il principio, non avendo nulla che sia anteriore a Lui, non ha nessun altro
posto in cui stare. Ma se esso non ha un posto in cui stare e gli altri esseri stanno in quelli che li precedono, allora il principio
comprende tutti gli esseri, e nella misura in cui li comprende non si diffonde in essi, ma li possiede senza esserne posseduto.
E se possiede senza essere posseduto vuol dire che non c' luogo dove non sia, perch, in tal caso, questo non l'avrebbe.
tutto dovunque, nulla lo possiede, ma, daltra parte, nulla non lo possiede: in verit, ogni cosa in suo possesso.
(Enneadi V, 5, 9)
Si pu notare come Plotino riprenda il tema della gerarchia ontologica presente gi in Platone, ma mentre
quest'ultimo poneva il Bene al pi alto livello dell'Essere, Plotino lo pone al di sopra dell'essere stesso:
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Proprio perch nulla era in Lui, tutto pu derivare da Lui, affinch l'Essere possa esistere. Egli stesso non Essere, semmai
il padre dell'Essere: e questa , per cos dire, la prima generazione.
(Enneadi V, 2, 1)
La teologia ebraica
Per approfondire, vedi Chassidut, Era messianica, Nomi di Dio nell'ebraismo, Qabbalah, Qedushah, Shekhinah e
Tetragramma biblico.
L'Ebraismo incentra tutto il proprio sapere sulla rivelazione della Torah che sapienza divina e, in quanto tale, svela
la conoscenza di Dio e delle Sue modalit che si esprimono nei Tredici Attributi della Clemenza e nelle Sefirot: tutta
la Torah concerne quanto Dio desidera dagli uomini ed i segni della Sua provvidenza sul Mondo e sulle Sue creature.
Come insegna Maimonide nella Guida dei perplessi impossibile definire Dio nella Sua essenza e, in quanto
Altissimo e Perfetto, ogni qualifica ne sminuirebbe la percezione infatti ogni metafora antropomorfica, ogni
Attributo o aggettivo esprimono solo un aspetto di azioni particolarmente indirizzate sul Mondo Superiore o su
quello Inferiore, su creature celesti o Terrene, sugli uomini, sulla Natura ed il Mondo in genere ma Egli
Onnisciente ed Onnipotente. Per i limiti intellettuali degli individui resta comunque impossibile concepire
intellettualmente l'Essenza Inconoscibile di Dio.
Ricorda Luis Jacobs che la teologia ebraica si sviluppata soprattutto con i suoi pensatori medievali ma esiste da
prima in quanto tutta la Bibbia (con la sola eccezione del libro di Ester in cui il riferimento alla provvidenza divina
resta celato) scritta con riferimento a Dio, generalmente indicato con le espressioni Eloim e Jahv.
Dio ha rivelato la Torah al popolo ebraico come atto d'amore, giustizia e salvezza: come fa notare lo stesso
Jacobs,
[16]
per molti ebrei gli insegnamenti biblici e del Talmud sono incentrati sui comportamenti pratici piuttosto
che sulle speculazioni astratte. Per questo parlare di teologia nell'ebraismo argomento piuttosto spinoso.
La fede religiosa chiede sempre il rispetto della Legge nell'amore e nel timore verso Dio. Oltre alla ricerca di Dio
nella preghiera e nello studio, le Mizvot si fondano pertanto su ci che Dio vuole che gli uomini compiano
riconoscendovi l'importanza dell'intenzione e della volont nell'eseguirle.
Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme, nel mondo ebraico, nella maggior parte del periodo degli esili e
della Diaspora ebraica, l'assenza storica di autorit politiche ha determinato che gran parte delle riflessioni teologiche
si concentrassero, e anzi si limitassero, all'interno delle varie comunit, delle sinagoghe o all'interno di istituzioni
accademiche specializzate come le Yeshivot diffondendone gli insegnamenti tra il popolo. La teologia ebraica,
quando possibile, stata storicamente molto attiva anche nel confronto interreligioso. L'analogo ebraico della
discussione teologica cristiana la discussione rabbinica sulle Leggi e sui commenti ebraici biblici.
Teologia
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La teologia cristiana
Sant'Alberto Magno, patrono dei teologi cattolici
Per approfondire, vedi Teologia cristiana.
Nel mondo cristiano la teologia l'esercizio della ragione sul messaggio della rivelazione accolto dalla fede. Alla
base c', dunque, il rapporto tra fede e ragione che la tradizione cattolica, ma non solo, concepisce all'insegna della
complementarit. Gli apologeti cristiani definivano, infatti, la propria fede come "vera filosofia", cio come autentica
risposta alle domande filosofiche. La teologia cristiana assume comunque un'importanza fondamentale anche per gli
sviluppi di tutte le forme di cultura ad esso relative. Il teologo presbiteriano di Princeton Warfield (1851-1921),
grande biblista e studioso del pensiero cristiano, ha proposto una definizione poi diventata classica: "La teologia la
scienza di Dio e del Suo rapporto con l'uomo e con il mondo".
Il termine teologia non compare come tale nelle Sacre Scritture, sebbene l'idea vi sia ampiamente presente. Alcuni
scrittori cristiani, lavorando sulla scia di quelli ellenistici, iniziano presto ad usare il termine per i loro studi.
L'espressione teologia appare ad esempio in alcuni manoscritti all'inizio del libro dell'Apocalisse:
, Apocalisse di Giovanni il teologo.
L'idea di teologia nel senso di "organizzazione della dottrina", almeno nelle forme evolute posteriori, richiese anche
l'apporto della metafisica greca, che avrebbe cominciato a nutrire l'Ebraismo gi dall'inizio del I secolo attraverso
Filone di Alessandria, e un secolo dopo cominci a influenzare i primi pensatori cristiani, soprattutto Clemente
Alessandrino (150-215) e Origene (185-254).
La teologia cristiana si forma poi attraverso l'opera della Patristica (III-VIII secolo), che accolse numerosi apporti
della teologia di Platone e nella quale spicca Agostino d'Ippona; quindi si sviluppa soprattutto nel periodo della
Scolastica (XI -XIV secolo) dove a prevalere invece quella di Aristotele (per lo pi letta attraverso Averro), e
trova in Tommaso d'Aquino la sua migliore espressione, con l'opera Summa Theologiae. Bonaventura da Bagnoregio
e sant'Antonio da Padova si assunsero invece il compito di portare la teologia tra i francescani.
Gli influssi neoplatonici ritornano in Nicola Cusano e specialmente nella teologia di Giordano Bruno. Questi
ipostatizza un Dio-Natura sotto le spoglie dell'Infinito, essendo l'infinitezza la caratteristica fondamentale del divino.
Dio per Bruno insieme materiale e spirituale e l'Intelligenza divina pilota tutto l'essere. Egli fa dire nel dialogo De
l'infinito, universo e mondi a Filoteo:
Io dico Dio tutto Infinito, perch da s esclude ogni termine ed ogni suo attributo uno e infinito; e dico Dio totalmente
infinito, perch lui in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario dell'infinit de
l'universo, la quale totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, referendosi all'infinito, possono esse chiamate parti)
che noi possiamo comprendere in quello
Teologia
10
(Giordano Bruno, De infinito, universo e mondi
[17]
)
Nel mondo contemporaneo il termine teologia viene variamente qualificato con aggettivi che ne definiscono
l'indirizzo. Per esempio con Teologia della liberazione si indica una corrente del pensiero cristiano tipica
dell'America Latina della fine degli anni settanta che implica un forte elemento politico-sociologico di tipo
populistico e comunistico.
La teologia islamica
Averro, part. del Trionfo di San Tommaso di Andrea di
Bonaiuto, Cappellone degli Spagnoli di Santa Maria Novella,
Firenze
Per approfondire, vedi Kalam.
La teologia nell'Islam indicata dal termine arabo ilm al-kalm (arabo: ), anche se la parola si riferisce pi
appropriatamente alla cosiddetta teologia dogmatica.
In senso stretto le conoscenze teologiche possono essere acquisite solo per graziosa Rivelazione divina, che pu
avvenire solo per il tramite l'opera di un Profeta (nab) e di un Inviato (rasl), non essendo minimamente in grado
l'essere umano di concepire una realt soprannaturale infinita come quella di Dio (Allh).
Ci nonostante l'azione interpretativa dei dotti musulmani (ulam ) o, pi appropriatamente, mufassirn, ha
condotto a identificare taluni attributi divini (sift ) che sono stati pomo di profonda discordia fra i credenti,
originando ad esempio la non conciliata dissidenza del mutazilismo (che peraltro riusc ad affermarsi nel corso dei
califfati di al-Mamn, di al-Mutaim e di al-Wthiq).
Altre forme di teologia
Numerose religioni (politeistiche, monoteistiche, panteistiche e panteneistiche), hanno sviluppato ciascuna varie
forme di teologia, ora su base rivelativa, ora su base ragionativa, logica e dialettica.
Nel mondo indiano il divino assume le due forme del brahman e dello atman. In quello cinese il tao un dio-natura
panico che si esprime nella realt nei due aspetti yin e yang. Nel mondo occidentale il concetto di Dio ha trovato
espressioni e concetti svariati, e viene nominato indifferentemente come essere, logos, spirito, ragione, verit,
assoluto, intelletto, sommo bene, uno, natura, tutto, necessit e cos via.
Nel mondo pagano occidentale il termine si visto come fosse usato nella letteratura greca classica con il
senso di discorso riguardo agli dei o alla cosmologia, almeno secondo la testimonianza di Platone che fa
riferimento ai racconti dei poeti come a "teologie". Seguendo la scia greca, lo scrittore latino Varrone in Antiquitates
Teologia
11
rerum humanarum et divinarum, in 41 libri, esponeva uno schema della scienza del profano e del divino che sar
mantenuta anche da Sant'Agostino nel De civitate Dei.
[18]
Varrone distingueva tre forme teologiche: la "mitica"
(relativa al politeismo greco), la "naturale" o "razionale", tipica degli intellettuali della classe dirigente romana, e
infine la "civile" come teologia ufficiale dello stato e della politica, quella che concerne la ritualit ufficiale
dell'osservanza religiosa pubblica, indipendentemente dalle credenze personali di ogni individuo della comunit.
Un caso di teologia tangente al cristianesimo ma tendenzialmente panteistica il deismo, che nasce nel '600 e si
sviluppa nel '700 come forma dotta e intellettualistica di teologia. Religione razionalistica per eccellenza, il deismo si
proponeva come religione alternativa al cristianesimo non tanto nei contenuti e nell'oggetto teologico, Dio, ma nel
sostituire alla fede per rivelazione una fede "della ragione". Il procedimento razionalistico e logico per definire il
concetto di Dio, non in quanto rivelato, ma in quanto "razionalizzato e capito", ha visto aderirvi anche personaggi
come Voltaire e Rousseau. Nella prospettiva deista il cristianesimo viene considerato soltanto una forma rozza di
religione "superstiziosa" e popolare. Come gi aveva pensato Spinoza e spiegato nel suo Tractatus
Theologico-Politicus, superandolo nell'esposizione data nella Ethica di un panteismo acosmistico e spiritualistico,
dove tutta la realt " in Dio".
Secondo il gesuita e paleontologo Pierre Teilhard de Chardin, la teologia sarebbe stata nel periodo medievale
teocentrica, per poi passare nel periodo rinascimentale ad essere antropocentrica, mentre oggi, in seguito agli
ampliamenti della ricerca teologica alle nuove scoperte scientifiche,
[19]
la teologia divenuta la teologia
dell'universo, che in cammino verso il Punto Omega (Ges Cristo). Essa quindi si deve interessare non solo dei
rapporti tra Dio e l'Uomo, ma tra Dio e tutti gli esseri viventi animati (angeli, uomini, animali) che vivono nello
stesso "" o casa-ambiente. Da qui sono nati l'ecoteologia e la teologia degli animali.
Aspetti antropologici
Un modo particolare di considerare la teologia quello antropologico; in tal caso la si guarda dall'esterno, cercando
di capire le motivazioni soggettive che portano a indagare il divino, indipendentemente dai risultati a cui esse
approdano. Questo approccio "critico" nei contronti della teologia fu inaugurato da Ludwig Feuerbach, il quale,
esaltando l'ateismo come percorso di liberazione verso un nuovo umanesimo, individuava tuttavia nel Cristianesimo
un contenuto positivo in grado di condurre alla vera essenza dell'uomo, essendo per lui il Dio cristiano nient'altro che
l'ottativo del cuore,
[20]
ossia proiezione del desiderio umano; quest'ultimo andava riscoperto capovolgendo
appunto la teologia in antropologia.
Altre considerazioni miranti a ridimensionare l'aspetto religioso e a porre l'antropologia al centro della teologia
furono elaborate dai cosiddetti filosofi del sospetto, in particolare Marx, Nietzsche, Freud, i quali ritenevano che
ogni sorta di studio o di conoscenza su Dio andasse contestualizzata e riferita a motivazioni di carattere psichico o
politico, individuale o sociale. La "scienza del divino" andava cio destituita del suo fondamento assoluto e posta in
relazione al tipo di situazione, di cultura, o al livello di sviluppo di un certo contesto.
Anche in ambito religioso, tuttavia, si messo in luce come un approccio antropologico al problema religioso non
sia da respingere, ma che anzi possa servire a distinguere e chiarificare gli aspetti pi propriamente umani e terreni
della teologia, tanto pi in considerazione della natura storica del Dio cristiano. Il teologo cattolico Karl Rahner, ad
esempio, stato fautore di una svolta antropologica che conciliasse le problematicit esistenziali tipiche dell'uomo
con la sua esigenza di aprirsi a Dio e all'Assoluto.
[21]
Teologia
12
Note
[1] Anche se entrato nell'etimologia cristiana, il termine con cui i greci indicavano Dio non va sovrapposto al Dio della Bibbia. Cos Giovanni
Reale:
[2] Platone. Tutti gli scritti. Milano, Bompiani, 2008, pag.1127.
[3] Cfr.Werner Jaeger. Die Theologie der fr griechieschen Denker Stoccarda, 1953. Trad.it. La teologia dei primi pensatori greci. Firenze, La
Nuova Italia, 1961, pag. 47.
[4] [4] H. Diels e W. Kranz, 21 B11.
[5] [5] H. Diels e W. Kranz, 21 B26.
[6] [6] H. Diels e W. Kranz, 21 B32.
[7] Cfr. Senofonte. Memorabili I, 4.
[8] [8] In questo punto Jaeger inserisce la seguente nota n40:
[9] [9] Con "seconda navigazione" nell'antichit si indicava la navigazione per mezzo dei remi, utilizzata quando al calare dei venti le vele
divenivano inutili e venivano ammainate. Con questa metafora Platone vuole suggerire il fatto che l'indagine empirica per mezzo dei sensi
inadatta, ad esempio, nella matematica a rendere la nozione di eguale. Per tale verso occorre procedere con l'intelletto che conduce verso le
idee ovvero verso un mondo che non quello empirico e che contiene le idee.
[10] Platone. Tutti gli scritti. Milano, Bompiani, 2008, pag.107.
[11] Platone. Tutti gli scritti. Milano, Bompiani, 2008, pag.1362.
[12] Hans Joachim Krmer, Konrad Gaiser, Thomas Alexander Szlezk e Giovanni Reale.
[13] [13] Rispetto al termine "metafisica" occorre tener presente che Aristotele non ha mai denominato il suo libro "Metafisica", in quanto peraltro
egli non conosceva questo termine che, nel periodo storico in cui visse, non era ancora stato coniato. Il suo libro "Metafisica" fu cos titolato
successivamente dai curatori delle sue opere che assemblarono sotto tale titolo dei papiri autonomi di cui si sconosce la data di compilazione.
L'attribuzione di tale nome controverso. Esso potrebbe significare due cose: "ci che va oltre la fisica" in senso assiologico, oppure ci che
nella collocazione dei libri andava inserito dopo la Fisica.
[14] [14] 333 a.C.-263 a.C.
[15] Enneade VI, 5.
[16] In Encyclopedia Judaica, vol. XIX pagg. 692 e segg. New York, MacMillan, 2007.
[17] Giordano Bruno, De infinito, universo e mondi, nei Dialoghi Italiani, Firenze, Sansoni 1985, pp.382-385
[18] L'Antiquitates si suddivide in due sezioni, la I concernente le antichit profane o Res humanae (libri 1-25), la II le sacre Res divinae (libri
26-41).
[19] In particolare dopo il Concilio Vaticano II (Gaudium et spes, Mater et Magistra) la teologia ha ampliato il suo campo di ricerca mettendo al
centro l'universo stesso come creatura di Dio.
[20] Cfr. Feuerbach, Teogonia, 1857.
[21] Cfr. Karl Rahner, Uditori della Parola, 1941.
Voci correlate
Ateologia
Ateismo
Agnosticismo
Credenza religiosa
Filosofia ebraica
Fede
Filosofia della religione
Kalam
Metafisica
Monoteismo
Panteismo
Noncognitivismo teologico
Religione
Sacro
Scolastica
Teologia cristiana
Teologia negativa
Teologia
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