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LA BATTAGLIA DEL MONONGAHELA Seguirono giorni tetri e piovosi, durante i quali rimasi al forte e potei dunque partecipare alle

conversazioni fra Cornstalk e il capitano William McKee, il quale era giunto a Fort Randolph coi suoi volontari per partecipare alla spedizione, ormai abortita, del generale Hand. Una volta, nel corso di una lunga conversazione, il capitano McKee, esperto guerrigliero che aveva preso parte alla battaglia di Point Pleasant, disse a Cornstalk: Senza dubbio la battaglia in cui ci siamo affrontati qui alla foce del Kanawha stata la pi grande mai combattuta fra gli Indiani e i Lunghi Coltelli. Tuttavia rammento una battaglia, a cui partecipai molto tempo fa, che si pu senz'altro paragonare con quella di Point Pleasant. A quell'epoca, i Lunghi Coltelli erano ancora un solo popolo con gli Inglesi ed erano in guerra coi Francesi. Io ero con i Lunghi Coltelli del maggiore George Washington, aiutante di campo onorario del generale Braddock, quando ci scontrammo coi Francesi e gli Indiani dei Laghi presso il fiume Monongahela, nel 1755: fu una battaglia durissima. Forse ne hai sentito parlare, Cornstalk, anche se gli Shawnee non vi parteciparono... Mentre la pioggia cadeva all'esterno come una musica, il vecchio condottiero, che stava fumando la pipa, annu solennemente: Ti sbagli, capitano McKee. Un gruppo di guerrieri shawnee prese parte a quella battaglia. Nelle giornate pi sanguinose che i nostri popoli abbiano mai conosciuto, tu ed io ci siamo affrontati non una, bens due volte. Dici davvero? rispose McKee, meravigliato. Veramente hai partecipato alla battaglia del Monongahela? Di nuovo il vecchio capo annu: S. Risulta anche a me, intervenni. Ho potuto ascoltare i racconti di parecchi veterani di quella battaglia. Ebbene, il vecchio George Croghan mi disse che vi prese parte una banda di guerrieri shawnee guidata appunto da Cornstalk, nonch dal valoroso capo Catahecassa, famoso come oratore, oltre che come condottiero, e meglio noto a noi Bianchi come Black Hoof. Credevo che gli Shawnee e i Delaware fossero rimasti neutrali fino al periodo successivo alla sconfitta, rispose McKee. All'inizio non volevamo combattere, spieg Cornstalk. Ricordi il comandante delle giubbe rosse? Certo, annu McKee. Il comandante della spedizione, che era anche comandante in capo dell'esercito britannico in Nord America, era il generale di divisione Edward Braddock, un militare di lunga esperienza, che fra l'altro aveva combattuto con valore una decina di anni addietro nei monti e nelle forre della Scozia, durante la campagna con cui il duca di Cumberland aveva represso il tentativo da parte di Carlo Edoardo di restaurare la dinastia Stuart. Non so nulla di queste vicende, dichiar Cornstalk, impassibile. Non ne ho mai sentito parlare. Per ricordo bene il capo degli Inglesi, questo generale Braddock. Quando Catahecassa ed io, assieme a due capi delaware e due capi

mingo, lo incontrammo durante la marcia delle giubbe rosse verso il forte dei Francesi, e gli chiedemmo se la pace sarebbe stata possibile, nel caso che gli Inglesi avessero sconfitto i Francesi, e lo pregammo di non derubarci delle nostre terre, il generale Braddock rispose che gl'Inglesi dovevano assolutamente colonizzare quelle terre. Allora gli domandammo se avremmo potuto almeno vivere e commerciare fra gl'Inglesi, e conservare territori di caccia sufficienti a sostentare noi stessi e le nostre famiglie. E il generale ribatt che nessun selvaggio aveva diritto alla terra. Quando riferimmo le parole del condottiero inglese, il nostro popolo s'infuri, per decise di attendere l'esito della battaglia fra Inglesi e Francesi. Ma perch decideste di restare neutrali in attesa dell'esito della battaglia? chiese McKee. Eravate nostri alleati da anni, ormai, e senza dubbio era pi vantaggioso, per voi, commerciare coi nostri trafficanti che con quelli francesi. Non credevate che avremmo saputo batterci con valore, e vincere? Gli Inglesi avevano dimostrato di essere deboli e irresoluti, intervenni, cercando di chiarire il punto di vista indiano. Quando gli Shawnee avevano chiesto armi ed alleati per difendersi dalle aggressioni francesi, gli Inglesi avevano risposto con molte chiacchiere vane e pochi doni inutili. Quando i Francesi avevano depredato e catturato i loro trafficanti in tutta la Valle dell'Ohio, gli Inglesi erano fuggiti. Quando i soldati francesi avevano invaso le loro terre per costruirvi una catena di forti, gli Inglesi avevano temporeggiato. E quando il loro forte a Forks of Ohio era stato minacciato, lo avevano abbandonato. Poi avevano cercato di riprenderlo, ma stupidamente, e al primo scontro si erano arresi. Tutti i Bianchi, aggiunse Cornstalk, volevano arricchire con le pellicce pregiate che gli Indiani consegnavano loro, in cambio delle merci di cui avevano necessit. Per gli Inglesi, che gi da anni si recavano a commerciare nei villaggi di tutti gli Indiani dell'Ohio, si erano lasciati cacciare dai Francesi senza difendersi. E cos, conclusi, gli Shawnee rimasero privi degli utensili e delle altre merci che erano loro necessarie per vivere. Mmm... Credo di cominciare a capire, disse McKee, meditabondo. Ricordo che un giorno Catahecassa mi pose una domanda simile a quella che tu m hai fatto poc'anzi, capitano McKee, riprese Cornstalk. Eravamo stati inviati a Fort Duquesne dal nostro popolo, come osservatori. Ci muovevamo in silenzio nella foresta, ombre nell'ombra. Le pattuglie di fiancheggiatori che proteggevano l'avanzata delle truppe inglesi erano ignare della nostra vicinanza. Persino gli scorridori iroquois che cavalcavano avanti a tutti non si erano accorti di noi. Conoscevamo gli esploratori: George Croghan, Christopher Gist, e altri trafficanti; Andrew Montour, che era interprete ufficiale della Pennsylvania; e otto Iroquois, incluso il loro capo Scaroyady. Di quando in quando, immobili come alberi, sostavamo ad osservare. Molti soldati avevano la giubba rossa, altri avevano la giubba blu coi risvolti rossi, alcuni erano senza uniforme. Marciavano su un sentiero che era stato aperto alcuni anni prima da Christopher Gist, con l'aiuto di un gruppo di Delaware, e si concedevano lunghi periodi di riposo. Erano seguiti da un convoglio di carriaggi e somieri. L'avanguardia comprendeva i taglialegna che

ampliavano il sentiero. Gli Inglesi, che avevano paura della foresta, erano molto rumorosi nel marciare, ma noi, che amiamo la foresta, eravamo silenziosi come felini. Un giorno, una pattuglia di fiancheggiatori si avvicin a noi con cautela, scrutando fra la vegetazione: alcuni giorni prima, tre soldati che si erano avventurati oltre i picchetti erano stati uccisi e scotennati, e successivamente George Croghan e gli scorridori iroquois avevano scoperto una numerosa banda di Francesi e Indiani dei Laghi che l'avanguardia aveva scacciato. Catahecassa ed io restammo immobili e silenti finch la pattuglia si allontan e scomparve nel bosco. "Le giubbe rosse sono troppe e fanno troppo fracasso: non sanno muoversi nella foresta," comment Catahecassa. "Credi che sapranno battersi con valore, e vincere?" Il mio compagno, dunque, mi fece la tua stessa domanda, capitano McKee. Ed io risposi: "Se le giubbe rosse saranno sconfitte, dovremo combattere gl'Inglesi, perch i Francesi non commerceranno con noi, se non li aiuteremo nella guerra." Continuammo a spiare i soldati fino all'imbrunire, sempre silenziosi e furtivi come linci, poi tornammo al nostro bivacco nascosto. Per quel giorno avevamo osservato abbastanza. Per un poco fumammo tutti e tre in silenzio, mentre la pioggia continuava a crosciare e le fiamme del focolare combattevano l'umidit, prima che il capitano McKee commentasse: Quello che hai detto vero, Cornstalk. Le giubbe rosse, ossia i soldati regolari, avevano paura della foresta, e forse ci era vero anche per i provinciali, cio i soldati in giubba blu. Soltanto i miliziani, che non portavano alcuna uniforme, vale a dire i Lunghi Coltelli, conoscevano la foresta: erano backwoodsman duri ed esperti. Ma le giubbe rosse che venivano dal paese oltre il mare non erano esercitate a percepire la variet e la bellezza dei boschi, che si coglie soprattutto nei dettagli. Marciando nel verde crepuscolo della foresta, in quel buio labirinto di piante colossali e nel vasto silenzio, erano angosciati dalla visuale monotona e limitata: si sentivano smarriti, caduchi, piccini. Ciascuno di loro, obbligato a misurarsi col bosco che lo intimoriva e lo inquietava, si trovava anche ad un estremo confronto con se stesso. McKee fece una pausa, assorto nel ricordo, poi sorrise a Cornstalk: Per non c' da stupirsi se la nostra avanzata era rumorosa! L'intera brigata era composta da duemilaquattrocentonovantasette uomini: due reggimenti di fanteria regolare, otto compagnie di volontari virginiani, due compagnie della North Carolina e del Maryland, tre compagnie coloniali indipendenti, alcune decine di artiglieri e artificieri, nonch trenta marinai che avevano il compito di assistere con bozzelli e paranchi nel trasporto delle artiglierie ippotrainate: dieci cannoni da sei e dodici libbre, quattro howitzer e quattordici mortai. Al seguito della spedizione erano anche parecchie donne, in qualit di mogli, lavandaie o prostitute. La lentezza iniziale della nostra marcia ci aveva consigliato di formare due corpi, perci un reggimento composto da millequattrocento soldati, con soltanto otto cannoni, quattro howitzer, tre mortai e trentaquattro carriaggi, procedeva il pi rapidamente possibile, dopo aver lasciato il resto della brigata in retroguardia. Nell'umido caldo estivo, il reggimento saliva e scendeva erte, costeggiava dirupi, attraversava torrenti, valli, pantani. E intanto spianava il terreno, esplodeva macigni, edificava ponti. Lo ripeto: non certo una meraviglia se facevamo rumore! Eppure, schiocchi di scuri e fragorosi

crolli d'alberi, passi e voci di centinaia e centinaia di persone, zoccolare di una moltitudine di cavalli, e rotolare, cigolare, tintinnare, scricchiolare di carriaggi e artiglierie, non bastavano a sovrastare il silenzio, n ad attenuarne l'impressione. Ad ogni pausa, esso filtrava o rifluiva, e ci sommergeva. E proprio il silenzio era quel che pi spaventava le giubbe rosse. Senza dubbio condurre tante persone, tanti animali, tanti carri e cannoni nella foresta fu un'impresa molto ardua, riconobbe Cornstalk. Devo ammettere che il vostro numero e la vostra ostinazione ci spaventavano e ci preoccupavano. Sapevamo che le giubbe rosse giungevano da molto lontano ad invadere un paese che non comprendevano e non amavano. Ci chiedevamo perch venivate a combattere nei nostri boschi, anzich affrontare i Francesi nella vostra vecchia isola, oppure sul mare... La spedizione del generale Braddock, spieg il capitano McKee, era una delle quattro che gli Inglesi avevano progettato per la loro campagna militare di quell'anno qua in Nord America, contro i Francesi. L'obiettivo era la conquista di Fort Duquesne a Forks of Ohio, che, presidiato dai Francesi, era il principale accesso strategico e commerciale alla Valle dell'Ohio. Come Simon ha ricordato poco fa, l'anno precedente il maggiore George Washington aveva tentato di muovere con la milizia virginiana contro la guarnigione francese a Forks of Ohio, ma era stato sconfitto a Great Meadows. Cos, non ufficialmente ma di fatto, era cominciata la Guerra Franco-indiana. Il nostro punto di vista su quella guerra era molto diverso, afferm Cornstalk. Sapevamo che combattevate per disputarvi la nostra terra, senza neppure curarvi del fatto che apparteneva a noi. I Francesi, infatti, pretendevano di possedere tutte le terre su una riva dello Spay-lay-wi-theepi, il fiume Ohio, e voi Inglesi asserivate che tutte le terre sull'altra riva erano vostra propriet. Sapevamo, dunque, che cosa volevate, e una sera ne avemmo la conferma... Ci detto, Cornstalk raccont un episodio che avevo gi sentito narrare da un altro protagonista di quelle vicende: John Findlay. Dalla nativa Irlanda, Findlay era emigrato in Pennsylvania, dove si era dedicato ai traffici cogli Indiani; poi, a Paxtang, sul fiume Susquehanna, aveva sposato Elizabeth, figlia di John Harris, un famoso commerciante della regione. Quando le aggressioni francesi avevano interrotto le sue attivit, si era unito agli scorridori di George Croghan, assieme ad altri trafficanti. Nelle ombre ingannevoli dell'imbrunire, Cornstalk e Black Hoof si recarono ad osservare il bivacco britannico. Al canto del caprimulgo, attorno ai fuochi, i soldati cenavano con carne di maiale o manzo in salamoia, polenta, fagioli e gallette, che erano i loro principali alimenti. Talvolta mangiavano carne fresca, quando i cacciatori procacciavano selvaggina, o quando era macellato uno dei bovini appositamente condotti al seguito del convoglio. Quindi la stanchezza aveva il sopravvento su molti. Non ancora avvezzi agli spaventevoli rumori notturni della foresta, altri chiacchieravano sorseggiando caff o the, venduti dai vivandieri che accompagnavano la spedizione, oppure bevevano rum e birra, o ancora cercavano le donne. Fra i carrettieri, il cui compito, non meno sfibrante che marciare o costruire la strada, esigeva una cura instancabile e moltissima pazienza, Catahecassa

riconobbe John Findlay: lo aveva conosciuto alcuni anni prima, quando commerciava al villaggio shawnee di Ek-kip-pa-ki-thi-ki. In quel momento, Findlay stava raccontando una sua avventura a Daniel Boone, un backwoodsman con cui aveva fatto amicizia durante la lunga e faticosa spedizione. Diritto ed atletico, alto circa un metro e settantacinque, Boone aveva capelli scuri e fronte alta, occhi azzurri e naso quasi aquilino, labbra sottili e mento prominente, spalle larghe e torace ampio. Era nato e cresciuto in Pennsylvania, poi si era trasferito assieme alla famiglia nella North Carolina. Fin da bambino era devoto alla propria libert e non tollerava limitazioni alla propria indipendenza. Nulla lo soddisfava pi che vagabondare nella wilderness. Risoluto, calmo e meditativo, semplice e gentile, era un grande cacciatore e un abile tiratore. Per lui la caccia era una passione quasi ossessiva: soltanto quando cacciava e trappolava sembrava sentirsi davvero vivo. Partecipava alla spedizione come carrettiere, nella compagnia del capitano Waddell, della North Carolina. Avevo da tempo una stazione commerciale ad Es-kip-pa-ki-thi-ki, per trafficare con gli Shawnee, raccont Findlay, quando una cinquantina d'Indiani Ottawa e Caughnawaga, capitanati da un Iroquois e accompagnati da un rinnegato olandese, presero prigionieri otto trafficanti inglesi, cinque dei quali lavoravano per George Croghan, e rubarono merci per un valore di tre o quattrocento sterline. Quegli Indiani dei Laghi erano proprio diretti a compiere una scorreria contro i Cherokee, quando incontrarono i nostri ragazzi che tornavano con un gruppo di Cherokee da un villaggio dove avevano commerciato. Vi fu uno scontro, e un Caughnawaga fu ferito a un braccio. Dopo essere stato prigioniero per tre giorni, un trafficante riusc a fuggire. Vicino ai Laghi, un Francese e una banda ottawa catturarono alcuni altri trafficanti inglesi, derubandoli di cinque some di pelli. Questo accadde un paio d'anni fa, nel 1753. In precedenza, i Francesi e i loro Indiani avevano gi compiuto parecchie imprese del genere in tutta la Valle dell'Ohio. Croghan stava fuggendo attraverso i boschi con alcuni Indiani e trafficanti inglesi, e tutti gli altri Inglesi e Indiani stavano risalendo in gruppo l'Ohio, perch trecento Ottawa, alleati dei Francesi, stavano per arrivare a Lowertown, e un'altra banda di Franco-indiani stava scendendo il fiume. Gli Indiani dell'Ohio erano in una tale confusione che non si sapeva pi in chi confidare. Tre miei uomini furono uccisi e cos anch'io fui costretto a tagliare la corda, anche se mi dispiacque parecchio. Vuoi dire, chiese Daniel, che non eri contento di abbandonare una regione cos pericolosa? In quel momento non era molto sicura, certo, sorrise Findlay. Ma Es-kippa-khi-ti-ki sorgeva in una prateria bellissima, anche se non molto vasta, in una fertile regione pianeggiante: non ho mai veduto nessun luogo altrettanto bello! Quella vasta regione, il Kentucky, completamente disabitata, perch gl'Indiani vi si recano esclusivamente per cacciare. Immagina vaste foreste dove si pu vivere in abbondanza eterna e in assoluta libert. I canneti si stendono a perdita d'occhio e i pascoli sono lussureggianti. I tacchini sono cos numerosi, che in un'ora potresti ammazzarne abbastanza da nutrirti per una settimana. Orsi e

bisonti, wapiti e cervi, si radunano a centinaia intorno alle sorgenti salate, e popolano i boschi a moltitudini. A Falls of Ohio la corrente cos forte, che schianta anatre ed oche contro i sassi affioranti: basta appostarsi poco pi a valle per raccoglierne a volont, tutte grasse e succulente. Non si pu credere a quella meravigliosa fertilit senza esserne stati testimoni! In Kentucky tutto assume una dignit e uno splendore che non si trovano in nessun'altra parte del mondo. I fiori hanno tutte le tinte che la natura pu produrre, e sono pi belli e profumati di quelli del pi meraviglioso giardino. L'aria cos dolce e voluttuosa che inebria, e al tempo stesso rinvigorisce. L tutto colma di delizia e di gioia di vivere. Il Paradiso Terrestre dove Adamo ha vissuto dev'essere stato simile al Kentucky! Sarebbe meraviglioso cacciare in Kentucky... mormor Daniel, ormai rapito dal sogno della sua vita. Poi, senza distogliere gli occhi sfavillanti dalle fantasticherie in cui era assorto, domand: E' molto lontano? Come ci si arriva? Certo che lontano! rise Findlay. Il Kentucky oltre i monti Allegheny. Per raggiungerlo si pu anche scendere l'Ohio, ma per valicare le montagne conosco un sentiero indiano che si potrebbe agevolmente raggiungere dalla valle dello Yadkin, dove abiti tu stesso, amico mio. E nessun popolo indiano abita il Kentucky? chiese ancora Boone. N i Delaware, n gl'Illinois, n i Cherokee e i Catawba, n gli Shawnee, rispose Findlay. Per tutti questi Indiani, nonch altri, e soprattutto gli Shawnee e i Cherokee, vanno laggi a cacciare: la loro immensa riserva di caccia. Il nome Kentucky deriva dalla parola iroquois "kenta-ke", ossia "luogo dei campi" o "prateria". Per gl'Indiani il Kentucky il Middle Ground, il Territorio di Mezzo, perch nessuno lo abita. Lo chiamano anche Bloody Ground, Territorio Sanguinoso, dato che vi si sono combattute molte guerre terribili fra gli Indiani del Nord e quelli del Sud. Inoltre lo considerano un territorio sacro, giacch vi si trovano molte tombe della pi remota antichit. Come ho detto, questo episodio fu narrato al capitano McKee e a me da Cornstalk, il quale concluse con questo commento: Nascosti, Catahecassa ed io ascoltammo la conversazione tra John Findlay e il suo amico, e ne comprendemmo la sostanza. Riconoscemmo il sogno che sfavillava negli occhi di Daniel Boone e prevedemmo quello che sarebbe accaduto al Kentucky, la regione che dona la vita al nostro popolo e custodisce le salme degli antichi. E non sbagliammo: i Francesi sono sconfitti ormai da molti anni, mentre i vostri villaggi e le vostre fattorie sorgono in tutta la Pennsylvania, in tutta la Virginia, e da pochi anni persino in Kentucky. Forse fu proprio quella sera che decidemmo di combattere contro le giubbe rosse del generale Braddock. Questo commento fu seguito da un silenzio quasi angoscioso, perch l'argomento "Kentucky" era molto delicato, attuale, e riguardava direttamente l'ingiusta prigionia di Cornstalk. Di conseguenza, decisi che sarebbe stato preferibile continuare coi ricordi: Il punto di vista di Cornstalk chiaro, dissi. Ora, William, sta a te narrare la marcia di Braddock cos come fu vissuta dalle giubbe rosse e dai coloniali. Il capitano McKee non si fece pregare: Giorno dopo giorno, raccont, il reggimento attravers praterie variegate di fiori, cosparse di boschetti e

macchioni, dove scorrazzavano branchi di tetraoni e dove immensi stormi di piccioni ombreggiavano le erbe. Fu molto arduo valicare le catene montuose, basse, ma ripidissime ed impervie, talvolta rocciose, e cos dense di querce nane e lauracee che anche una sola persona sarebbe stata costretta ad aprirsi il passo con la scure. Finalmente ci addentrammo fra colline coperte di foreste di querce, castagni e noci, talvolta spartite da prati fioriti sparsi di sicomori e pioppi, ciliegi ed aceri. Quando gli era stato suggerito di guardarsi dall'abilit degli Indiani nel tendere micidiali imboscate nella foresta, Braddock aveva risposto: "Questi selvaggi possono, se mai, essere un nemico formidabile per la milizia americana, che ancora primitiva, ma impossibile che impressionino le disciplinate truppe regolari di Sua Maest!" Tuttavia non manc d'impiegare i propri esploratori. Quando capitava che un Inglese rimasto isolato oppure una sentinella fossero uccisi e scotennati dagli Indiani dei Laghi, che da sempre erano validi alleati dei Francesi, gli scorridori di Croghan e Gist, assieme ad alcuni volontari, tentavano di compiere rappresaglie. Il 19 giugno Scaroyady e suo figlio furono catturati, ma i Francesi furono obbligati a liberarli dai capi indiani loro alleati. Il 6 luglio avvenne una scaramuccia con gli Indiani dei Laghi: nel folto della foresta, nell'esplodere della tensione e della paura dopo tanti giorni in cui gli sguardi torvi delle spie franco-indiane si erano sempre sentiti quasi palpabilmente; e nel denso fumo di polvere pirica, nel disordine di movimenti fra i tronchi, con gli Indiani come spettri nell'ombra; le giubbe rosse spararono per errore agli Iroquois, uccidendo il figlio di Scaroyady. Quel medesimo 6 luglio, Christopher Gist torn da un'avanscoperta di tre giorni, dopo essere arrivato a mezzo miglio da Fort Duquesne. Persuasi da alcuni regali, due Iroquois l'avevano accompagnato, e avevano scotennato un ufficiale francese. Tutti e tre riferirono che la via era sgombra. E il 7 luglio, Croghan, Scaroyady e gli Iroquois si recarono in ricognizione. Dunque sapevate che la notizia del vostro avvicinamento era giunta per tempo a Fort Duquesne, osservai. Per non sapevate quale fosse esattamente la situazione al forte, vero? Beh, esattamente non lo sapevamo, confess McKee. Eravamo convinti che tutto si sarebbe risolto con un breve assedio. Cornstalk potr confermare quello che sto per dire, dichiarai. Negli anni in cui ho vissuto fra gli Indiani, e anche in seguito, ho potuto parlare sia con alcuni prigionieri bianchi che quell'estate furono condotti a Fort Duquesne, sia con parecchi condottieri e guerrieri che erano presenti. Ebbene, da quello che mi hanno raccontato risulta che al forte erano acquartierate alcune compagnie di soldati francesi e miliziani franco-canadesi. Attorno erano situati gli accampamenti di centinaia d'Indiani convenuti dai Grandi Laghi e dal fiume St. Lawrence: Huron, Abenaki, Caughnawaga, Chippewa, Potawatomi e Ottawa, nonch gruppetti di Iroquois, Shawnee e Delaware. Fra i condottieri pi famosi erano l'ottawa Pontiac, il seneca Kiasutha, che conosco benissimo, nonch i delaware Shingas e Tamaqua, lo huron Athanase, e naturalmente Cornstalk e Catahecassa. Il comandante francese, Pierre de Contrecoeur, era consapevole

di disporre di forze numericamente inferiori alle vostre, e soprattutto sapeva che il forte non avrebbe potuto resistere alle vostre artiglierie. Tuttavia i capitani Beaujeu e Dumas riuscirono a convincerlo a tendervi una imboscata in un luogo favorevole, ossia il guado del fiume Monongahela. Poi conferirono con gli Indiani e ne vinsero la riluttanza iniziale: "Sono deciso ad affrontare le giubbe rosse," dichiar Beaujeu. "Lascerete forse che vostro padre vada solo?" Cos, impressionati dall'audace risolutezza dimostrata dagli ufficiali francesi, gl'Indiani dei Laghi risolsero d'impugnare la scure di guerra. Anche Catahecassa ed io decidemmo di percorrere il rosso sentiero della guerra, disse Cornstalk, con voce grave, fiera e addolorata a un tempo. Ma fu per le ragioni che ho gi esposto, non a causa dei discorsi dei capitani francesi. E i pochi guerrieri shawnee che si trovavano con noi a Fort Duquesne accettarono con coraggio di seguirci in battaglia, perch erano consapevoli che avrebbero lottato in difesa del nostro popolo. La sera prima della battaglia, con le ciocche da scotennatura adorne di penne d'aquila e i volti dipinti di nero, celebrammo le danze e i canti di guerra. Noi, invece, la notte dell'8 luglio, bivaccammo a dodici miglia dal nostro obiettivo, raccont McKee, con voce vibrante, rivivendo l'entusiasmo della vigilia della battaglia. Per non percorrere una gola molto impervia, dove non si sarebbe potuto evitare di soccombere ad una eventuale imboscata nemica, Braddock e il suo stato maggiore decisero di guadare il fiume, di scenderlo per alcune miglia, e di guadarlo ancora: dopo quasi trenta giorni di marcia ad una media inferiore alle quattro miglia giornaliere, eravamo giunti finalmente al Monongahela, alla foce del quale sorgeva Fort Duquesne. Molto prima dell'alba del 9 luglio, il reggimento si pose in marcia. Avanti a tutti erano come sempre gli scorridori: George Croghan, Christopher Gist, Andrew Montour, Scaroyady e gli Iroquois, alcuni cavalleggeri virginiani e i genieri. L'avanguardia, comandata dal colonnello Thomas Gage, comprendeva una compagnia di granatieri, trecento soldati regolari divisi in tre gruppi, i taglialegna, due pezzi d'artiglieria, duecento regolari e Virginiani, e varie pattuglie di fiancheggiatori. Tutti questi corpi procedevano a breve distanza l'uno dall'altro, e sempre a breve distanza erano seguiti dal resto del reggimento: il generale col suo stato maggiore e i cinquanta regolari della sua guardia, trecentocinquanta uomini in due colonne ai lati delle salmerie e delle artiglierie, cento virginiani alla retroguardia, e duecento fiancheggiatori a pattuglie di dieci o venti individui che battevano i boschi a circa cento yarde dal grosso. Intanto, intervenni, i fumi dei camini e dei fuochi di bivacco si dissipavano nell'aria limpidissima sopra l'Ohio scintillante, che scaturiva dalla confluenza del verde, placido Monongahela col cristallino, impetuoso Allegheny, e si perdeva in lontananza fra le colline boscose. Un ragazzo bianco che quel giorno era prigioniero al forte mi descrisse cos vividamente la scena, che mi sembra di vederla: nella pianura, tra le acque diafane e le alture fosche di foreste, erano sparsi gli accampamenti indiani, attorno al forte bastionato di tronchi squadrati, con fossati lungo i due lati non difesi dai fiumi. Intorno a Fort Duquesne erano anche le capanne dei soldati che non potevano essere acquartierati nel forte, e i campi coltivati. Sulla piana verdebionda, i Francesi si radunarono attorno ai capitani Beaujeu, Dumas e Ligneris: poco pi di trenta

ufficiali e cadetti, circa settanta regolari, quasi centocinquanta miliziani. Molti, inclusi gli ufficiali, erano abbigliati all'indiana, con camicie, gambali e mocassini. All'ingresso del forte erano poste botti piene di palle di piombo e di polvere pirica. Ciascun guerriero pass a rifornirsi, poi ogni banda si raccolse attorno al suo capo: in tutto erano circa seicento Indiani. S, cos, conferm Cornstalk. Seminudi, coi volti e i corpi dipinti a strisce rosse e nere, noi e i nostri seguaci danzammo cantando attorno alle nostre armi ammucchiate, per infervorarci prima della marcia. Finalmente, Catahecassa ed io raccogliemmo le armi e partimmo di corsa, cantando una canzone di guerra per infondere coraggio e vigore. In fila indiana, i guerrieri ci seguirono. Noi ignoravamo che ci stavate venendo incontro, spieg McKee. Dopo aver guadato il Monongahela per la seconda volta, eravamo euforici, convinti che il peggio fosse passato e che ormai ci sarebbe bastato raggiungere il forte e mettere i cannoni in batteria, affinch i Francesi opponessero breve resistenza per salvare l'onore, e finalmente si arrendessero. Dinanzi a noi il sentiero deviava a sinistra, proseguiva parallelo al fiume, attraversava una forra e saliva un'altura, dominato da una ripida collina sulla destra, e costeggiato sulla sinistra da una forra nascosta dalla vegetazione. In quel momento, ramment Cornstalk, Catahecassa, i nostri guerrieri ed io eravamo gi nascosti nel bosco, fra gli alberi e i massi e i tronchi caduti, a spiare la vostra avanzata. Capimmo che i vostri capi avevano compiuto gravi errori che noi stessi non avremmo mai commesso. Lo scopo di un condottiero indiano, infatti, quello di salvaguardare per quanto possibile i suoi seguaci e uccidere il maggior numero possibile di nemici. In guerra, dunque, la cautela una virt pari al coraggio. Per evitare le imboscate occorre marciare rapidamente, in silenzio, a gruppetti. Gli schieramenti e le colonne debbono essere radi, ben protetti da scorridori che procedono all'avanguardia, ai fianchi e in retroguardia. Per annientarlo, conviene attirare il nemico in un agguato, o attaccarlo di sorpresa, e comunque circondarlo, se possibile. Ecco perch bisogna conoscere bene la regione in cui si combatte, e inviare in ogni caso abili scorridori in ricognizione per sapere con la massima esattezza possibile, prima di attaccare, dove sono i nemici, come sono appostati, quanti sono e come sono armati. Ebbene, il genrale Braddock non fece nulla di tutto ci, oppure lo fece male. Questa una questione molto controversa, rispose McKee. Tuttavia sono perfettamente d'accordo con te, Cornstalk. Neppure secondo le regole dell'arte militare europea avrebbero dovuto essere commesse simili trascuratezze. Innanzitutto, i vari corpi del reggimento erano tanto vicini gli uni agli altri, che quando furono attaccati non ebbero spazio per manovrare. La collina sulla destra del sentiero non era stata battuta dagli scorridori n occupata da un reparto. Gli scorridori e i fiancheggiatori erano cos vicini al resto delle truppe, che non poterono scoprire per tempo i nemici e avvertire gli ufficiali. S, cos, convenne Cornstalk. Mentre voi proseguivate la marcia con tanta negligenza e tanta sicumera, noi Shawnee ci riunimmo ai Francesi e al grosso delle bande indiane. Gli scorridori inviati dagl'Indiani dei Laghi tornarono. Poich il momento della battaglia era vicino, esortai i miei guerrieri

con queste parole: "State all'erta. Avanzate furtivi e cauti, e tenetevi nascosti. Attendete il segnale d'attacco, poi combattete con audacia e con vigore". Circa mezzo miglio a valle del guado, la foresta era spoglia di sottobosco e cos rada, che ovunque i cariaggi avrebbero potuto passare agevolmente fra gli alberi. Alla testa dell'avanguardia inglese, i granatieri raggiunsero la cima di una breve china, quando gli scorridori videro arrivare di corsa un Francese, abbigliato come un Indiano, ma con una vistosa gorgiera da ufficiale e col cappello in mano. Era il capitano Beaujeu. Alle sue spalle comparvero Dumas e Ligneris, Cornstalk e Black Hoof, Pontiac e gli altri condottieri indiani, seguiti dai guerrieri, soldati e miliziani. Alla vista di Croghan, Gist e Scaroyady, con gli scorridori, i genieri e i Virginiani, Beaujeu si blocc, si volse e agit il cappello. Il suo gesto fu ripetuto dagli altri capitani. Subito i Francesi e gli Indiani, lanciando urla di guerra, si dispersero fra gli alberi immensi, avanzando per aggirare il nemico, e aprirono il fuoco. Allora il gruppo di Croghan e Gist ripieg. Allarmato dalla fucileria improvvisa e avvertito dagli scorridori, il colonnello Gage ferm l'avanguardia, mentre i fiancheggiatori ritornavano, e schier i granatieri. Individualmente i regolari britannici erano tiratori pessimi a causa dello scarso addestramento e del tipo di fucili che usavano, per sviluppavano un volume di fuoco micidiale quando si schieravano su tre file, la prima delle quali in ginocchio, e potevano cos scaricare quattro raffiche al minuto contro avversari visibili e raggruppati. Senza por tempo in mezzo, dunque, i regolari passarono, dalla colonna per quattro della marcia, alle schiere di tiro ed esplosero alcune raffiche. Alla prima scarica la maggior parte dei Francocanadesi se la svign, gridando: Sauve qui peut! e alla terza il capitano Beaujeu fu ucciso. Tranne il fumo delle loro fucilate assordanti, nascosti fra i massi, dietro gli alberi, negli anfratti, gl'Indiani erano ormai invisibili: senza subire perdite, continuarono la loro manovra di aggiramento, finch le cannonate inglesi li indussero a cedere un poco di terreno. Col disperato coraggio del loro esempio, Dumas e Ligneris riorganizzarono i pochi regolari e miliziani ch'erano loro rimasti, lanciandosi in un attacco frontale. Riavutisi dalla sorpresa delle cannonate, gl'Indiani si dislocarono ai fianchi del nemico, guidati dai loro condottieri, e si attestarono nella forra e sulla collina. Echeggiavano urla di guerra e fucilate, fumi densi e vampe sbocciavano fra gli alberi, ma i guerrieri erano invisibili. Tra l'acre fumo che si librava e le piante colossali, sparando e ricaricando, Cornstalk vedeva il rosso delle giubbe inglesi. L'addestramento era inutile, le manovre erano impraticabili, e le raffiche colpivano soltanto gli alberi. Agghiacciati dalle grida indiane che udivano per la prima volta, falciati senza posa da piombo e dardi, i regolari britannici arretrarono fino alla posizione dei taglialegna, si schierarono ancora, esplosero alcune scariche, poi finalmente l'intera avanguardia di Gage si ritir. Ma il ripiegamento fu eseguito lentamente, in grande confusione. Fu allora che Braddock e il suo stato maggiore commisero gli errori fatali. Non ordinarono l'alt al grosso del reggimento, non richiamarono ordinatamente i fiancheggiatori, non inviarono una pattuglia in ricognizione per raccogliere informazioni e valutare adeguatamente la situazione, e non

tennero conto che i carriaggi limitavano ulterioremente la gi scarsa mobilit delle loro truppe. Invece cavalcarono immediatamente verso il luogo della battaglia, seguiti in assoluto disordine dai soldati della guardia; poi comandarono al resto del reggimento di avanzare in colonna e aprire il fuoco. Cos, la guardia del generale si scontr con l'avanguardia in ritirata, la testa delle truppe sopraggiunse in due colonne gridando al resto dei soldati di accorrere, e le pattuglie di fiancheggiatori, per timore di restare isolate, ripiegarono in disordine. Invano l'avanguardia intralciata cerc di schierarsi ancora. Il reggimento si trov cos confusamente accalcato che non pot manovrare, e intanto fu completamente circondato. Terrorizzati, sterminati dal nemico invisibile, gl'Inglesi sparavano macchinalmente, a casaccio, spesso uccidendosi a vicenda. L'orrore della battaglia era indescrivibile: il ricordo delle terrificanti urla indiane perseguita ancora i soldati superstiti. Di quando in quando, Cornstalk correva innanzi a spacciare col tomahawk una giubba rossa e scotennarla. Allo stesso modo dimostravano il loro valore Black Hoof e gli Shawnee, Pontiac e gli altri guerrieri, come fuggevoli spettri nell'acre fumo denso della fucileria. I bersagli pi facili erano gli ufficiali a cavallo, che rapidamente furono abbattuti: sessantatr su ottantasei furono uccisi o feriti. Pur restando illeso, il maggiore Washington perse due cavalli, e una pallottola gli trapass il cappello, e tre gli perforarono la giubba. Un gruppo di Lunghi Coltelli prese a battersi secondo le regole della guerriglia indiana, facendo fuoco dalla protezione degli alberi o dei tronchi caduti; ma Braddock, che giudicava codarda, indisciplinata e indegna una simile condotta, li obblig a piattonate a riformare i ranghi. Invano: ammassati, caricando e sparando senza bersaglio, nella fumana fenduta dal piombo e dai dardi, nell'assordante frastuono di urla e fucilate, i Britannici erano atterrati a dozzine. Nessuno volle seguire il generale in una carica per recuperare due cannoni perduti. Il tenente colonnello Burton guid un assalto per espugnare la collina da cui gl'Indiani rovesciavano palle e frecce con la maggiore efficacia, ma quando cadde ferito, i suoi cento uomini si dispersero. Ottanta Virginiani guidati dal capitano Waggoner si attestarono dietro un enorme tronco caduto, ma cinquanta caddero fulminati alle spalle dalle raffiche dei regolari, che li avevano scambiati per una banda francese. Cinque cavalli perse Braddock esponendosi ovunque con temerit, prima che una palla gli trafiggesse il braccio destro e un polmone, disarcionandolo al margine della strada. Trascorse tre ore di carneficina, la rotta delle truppe cominci. Il convoglio fu assalito dagli Indiani e molti carrettieri furono uccisi. Daniel Boone tagli i finimenti, mont in groppa a un cavallo, e scapp. Anche il resto dei carrettieri fugg montando cavalli staccati dai carriaggi. Tutto fu abbandonato: veicoli, provviste, artiglierie, persino lo scrigno coi documenti del generale. Per trasportare Braddock, che era gravemente ferito, il capitano Orme offr sessanta ghinee: nessun soldato accett. Furono Croghan e Washington a issare il generale dapprima in sella, poi su un carro, e infine a far fuoco per proteggerlo, respingendo i nemici, nel riattraversare il Monongahela. Poich furono ignorate le sue ripetute richieste di essere abbandonato a morire sul campo, Braddock cerc di strappare a Croghan una pistola con cui suicidarsi,

ma invano. Il maggiore Washington e George Croghan assistettero Braddock sino a mezzanotte, allorch furono inviati a rapporto dal colonnello Dunbar, gi lasciato alla guida del resto della brigata, il quale, come ufficiale pi anziano, doveva subentrare al generale nel comando. Oltre quattrocento defunti ebbero gl'Inglesi, tra cui otto donne, e quasi altrettanti feriti, in parte abbandonati sul luogo della battaglia. I Franco-indiani ebbero trenta deceduti e circa lo stesso numero di feriti, inclusi tre ufficiali morti, fra cui Beaujeu, e due ufficiali feriti. I fuggiaschi portarono il panico al bivacco di Dunbar, il quale, sebbene disponesse di forze due volte pi numerose di quelle avversarie, decise di scappare. In modo da disporre di pi cavalli e minor carico, fece bruciare oltre cento carri; esplodere le artiglierie, tranne pochi pezzi; seppellire il piombo; sfondare i bariglioni; gettare a fiume i viveri in eccesso. La rotta dei Britannici si concluse il 18 luglio a Fort Cumberland, da cui la spedizione era partita. Alle ventuno del 13 luglio per il generale Braddock, che disse fra l'altro, prima di spirare: Chi l'avrebbe previsto? Ma la prossima volta sapremo come regolarci... Lod il comportamento dei Lunghi Coltelli, ma ingiustamente disprezz i regolari, di cui aveva vergogna: Non sopporto la vista di una giubba rossa... dichiar. Fu sepolto con gli onori di guerra, e sulla sua tomba passarono i cavalli, i carriaggi e i soldati, affinch essa non fosse trovata e profanata dai nemici. Dopo la grande vittoria, insanguinato e sudato, impolverato e annerito dal fumo delle armi, con molti scalpi sanguigrondanti appesi alla cintura, Cornstalk indugi ad osservare il campo di battaglia. Gl'Indiani quasi subito rinunciarono ad inseguire gl'Inglesi per dedicarsi alla raccolta di un immenso bottino a loro abbandonato: cannoni, munizioni, fucili, carri, cavalli, bestiame, provviste, abiti, utensili, liquori. A gruppi lasciarono il campo di battaglia, portando cappelli militari, borracce, baionette, e conducendo alcune decine di prigionieri bianchi, uomini e donne. Tutti i guerrieri avevano scalpi sanguinanti: moltissimi scalpi. E per la gioia del trionfo gridavano, scaricando in aria i fucili. Questa la mia ricostruzione della battaglia, in base a quello che seppi non soltanto da Cornstalk e dal capitano McKee, ma anche da George Croghan e da parecchi altri partecipanti, bianchi e indiani. In quell'estate del 1755, anche gli Shawnee, e i loro nonni, i Delaware, dovettero impugnare la scure di guerra contro gl'Inglesi, come avevano fatto i loro fratelli maggiori, gli Huron, e i loro fratelli minori dei Tre Fuochi, Ottawa, Chippewa e Potawatomi. Per molti anni Cornstalk fu acerrimo nemico degl'Inglesi, dimostrando di essere cos terribile in guerra come era magnanimo in pace. Ma n la sua intrepida difesa del popolo Shawnee, n il suo successivo prodigarsi per la pace, erano valsi ad impedire che i Lunghi Coltelli profanassero anche le foreste del Kentucky, e che lui stesso fosse imprigionato a Fort Randolph.

(Alec Zayford, Lultimo addio, Bagnarola [BO], La Frontiera Edizioni, 1991, pp. 101-119.) *