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l’èra dei

campi
Le decine di migliaia di persone costrette a situazione di miseria dell’emigrazione, come
vivere in quei capolavori dell’odierna urbanisti- nomadizzazione forzata e separazione forzata.
ca del disprezzo costituita dai campi rom non È proprio questa “detenzione amministra-
hanno dubbi sul fatto che la “detenzione tiva” verso la quale gli abitanti dei campi rom
amministrativa” in cui sono forzati a vivere sia sono “indirizzati” a collocarli in modo del
un dispositivo di controllo su di una umanità tutto speciale in quel più generale processo di
mobile che si vuole utilizzare e sfruttare come inferiorizzazione e clandestinizzazione degli
la categoria più flessibile e vulnerabile all’inter- immigrati, additati come nemico e minaccia,
no della più generale precarizzazione della ma in realtà destinati, proprio in virtù del loro
forza-lavoro. La pletora dei luoghi di concen- status inesorabilmente provvisorio, a un duplice
tramento per migranti ridisegna le strategie di sfruttamento, in quanto lavoratori e in quanto
confinamento e fa proliferare sistematicamen- viventi.
te inedite figure di “cittadinanza imperfetta” Nella fattispecie degli abitanti dei campi
da assegnare a “zone definitivamente tempo- rom, tale sfruttamento da duplice diventa
ranee”, al contempo provvisorie e inesorabili. totale per la funzione di capro espiatorio
Questo dispositivo è il portato di una speci- ch’essi vengono a rivestire nella miseria del
fica modalità di cogestione che vede coinvolti presente: facendo perno sulla condizione giu-
una cricca di pretesi “rappresentanti” dei ridica dell’immigrato, le strutture di concen-
migranti, forze dell’ordine e Amministrazione. tramento per stranieri migranti sono il moto-
Come per i CPT, infatti, anche per i campi re che produce strati sociali degradati; gli
rom il compito di custodia degli immigrati amministratori delle condizioni di “detenzio-
rappresenta una considerevole fonte di gua- ne amministrativa”, per il loro stesso ruolo,
dagno per diverse organizzazioni e fondazio- non fanno che reiterare le stereotipie e perse-
ni caritatevoli del settore “no profit”, che sono guire la costruzione culturale dello zingaro,
solite mascherare la loro ben retribuita fun- per consegnarlo poi ai “media del padrone”
zione di “polizia ausiliaria” con indignate che lo ridipingono come l’asociale catalizzato-
denuncie dell’incremento della povertà di re di tutte le negatività da tenere sotto con-
massa, dello “sviluppo del sottosviluppo”. trollo e rieducare, foss’anche attraverso ope-
Ciò costituisce uno dei gangli fondamenta- razioni di maquillage (a Napoli è accaduto
li di quella “mobilità indotta” che, talvolta anche che i “campi nomadi” fossero ribattez-
spacciata come “tutela del diritto al noma- zati “villaggi d’accoglienza per rom”…) o in
dismo”, viene a costituirsi, nel vivo della quel moderno senso “multiculturale”, che
consiste nel definire le “minoranze” rinchiu- produzione delle emergenze, sul quale
dendole in gabbie immutabili: è questa la base Guantanamo aleggia come nume tutelare e
sulla quale le leghe di demagoghi da bar che del quale i campi costituiscono il cuore pul-
affollanno le istanze politiche d’ogni livello sante: se nelle alte sfere diplomatiche i gover-
possono blaterare su di una loro non assimi- ni europei contrattano coi loro comprimari
lazione e inassimilabilità. marocchini e libici “l’esternalizzazione del-
Sia che si tratti di persone che vi risiedono l’internamento” e ottengono, in cambio di
da decenni, o addirittura dalla nascita, sia milioni e milioni di euro, la costruzione di
che vi siano giunte alla mercé di una brutale campi d’oltremare in cui confinare clandestini
corrente, in fuga dalle condizioni di radicale provenienti dall’intera Africa, se le marine di
assenza di diritti in cui si dibatte, innanzitut- mezza Europa pattugliano le acque interna-
to e perlopiù, l’esistenza dei proletari nell’u- zionali per impedire agli africani di raggiun-
niverso intero delle relazioni capitalistiche gere il Vecchio Continente, nella bassezza
contemporanee, è la strategia del loro confina- delle beghe territoriali cittadine e strapaesane
mento a dare adito di continuo alle forme di basta l’ordinanza municipale, il proclama di
razzismo in tutta l’estensione del sistema che le un sindaco o di un prefetto per procedere allo
produce: nelle amministrazioni locali, che smantellamento di quelle strutture tanto
mettono ogni impegno nell’individuare lotti amorevolmente attrezzate per destinare le
di terra così oscenamente deturpati in segui- persone che vi abitano verso non si sa cosa, e
to alla crescita dei “sistemi urbani” e della perpetuare la morsa insensata sulla quale le
“mobilità” da porre, di per sé, la distanza fisica loro economie e le loro politiche allignano
e le “ragioni di conflittualità”; nei “cittadini”, sovrane.
allertati e chiamati a mettere in scena in Di fronte a tutto ciò che così sovranamente
forma omicida e perversa quella mania di trascina la vita nella trappola di un’esistenza
sicurezza né-di-sinistra-né-di-destra, nel cui miserabile costruita con le arti grossolane
nome tutte le forze e componenti politiche della menzogna, del ricatto, della persecuzio-
dell’“impacchettamento securitario” si dichia- ne, dello sfruttamento, della violenza non
rano pronte a destinare i loro strali, i loro basterà dire che è tempo di reagire: è ora di
“sforzi”, e finanziamenti e pattugliamenti finirla.
congiunti e accordi di cooperazione e colla- Milano, 14 giugno 2008
borazione alle frontiere e accordi di riammis-
sione o respingimento e, insomma, l’intero
armamentario di bestialità governamentale e
brutalità poliziesca con le quali si mira solo
alla produzione di emergenze sulle quali
esercitare la sorveglianza, perché sorvegliare
non solo è redditizio, è consustanziale alle
forme contemporanee dell’accumulazione
capitalistica, incentrata sul ciclo finanziario-
predatorio.
Questa sembra la risposta più congrua alla
domanda che, in maniera piuttosto inconclu-
dente, un gruppo di sociologi e filosofi si
poneva qualche tempo fa: «Esiste la possibili-
tà di ricondurre i campi del presente, in tutte
le loro possibili manifestazioni (per migranti,
sfollati, profughi, richiedenti asilo), a una
‘forma’ più generale?».
Non è chi non veda che i professionisti del-
l’allarme sociale e dei rastrellamenti non
fip milano

hanno alcun “progetto”, né formale né infor-


male, se non di alimentare questo modo di