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Usque ad capitulum decimum quintum Sesto, Tito ,Marco e Quinto sono scuola.

Quinto infatti sente orami di essere sano.,n il piede ormai gli fa male. I ragazzi siedono sulle sedie aspettando il maestro Diodoro. Non sono contenti, il maestro infatti arrabbiato. Il maestro entra saluta gli alunni, si siede ed ordina: alzati Quinto ed inizia a leggere ad alta voce daltuo libro. Quinto non si alza ma mostra il suo piede dicendo: non posso stare in piedi perch mi fa male ancora il piede, non posso leggere ad alta voce perch non posso vedere le lettere: i miei occhi sono malati. Il maestro: Se questo vero, tu stai male. Ma tuo fratello sta bene. Dunque alzati e leggi ad alta voce, Marco. Marco, toccando la sua fronte, dice: non sono sano: mi fa male la testa, ho bisogno di sedermi e stare in silenzio. Allora il maestro ordina a Tito: allora tu, Tito, alzati e leggi ad alta voce. Non posso leggere ad alta voce perch oggi non ho voce. Allora Sesto: ci che loro dicono- dice - non vero, maestro! Stanno tutti bene, ma ti temono e non vogliono leggere: pertanto dicono di essere malati. Usque ad capitulum decimum quintum La mattina Marco chiede al servo i suoi vestiti: Davo, dammi la tunica e la mia tog a. Vestimi! Davo non vuole vestire Marco, ma d ivestiti a Marco che (glieli) ordina. necessario che Marco indossi da s i propri vestiti. Mentre il fanciullo veste la tonaca e la toga, chiede a Davo: Perch non porti la toga? perch tu hai soltanto la tunica?. Ai servi non permesso portare la toga, n permesso ai Greci e ai barbari. Soltanto i signori romani e i loro figli portano la toga, risponde il servo. I barbari che non portano la toga n la tunica hanno una grande parte del corpo nuda. Soltanto il braccio destro nudo ad un uomo togato Un uomo togato non pu n correre n giocare con la palla. Davo: come tu dici: nessun uomo togato pu combattere. Il soldato che porta la spada con la mano destra e lo scudo con la sinistra non pu portare la toga. Ma tu non sei un soldato e non ti permesso combattere. Marco:che cosa dici? Non forse vero che mi consentito difendermi dagli altri ragazzi che mi picchiano e vogliono combattere con me?

Usque ad capitulum decimum Marco vede il bosco dietro il fiume e vuole entrarvi. Marco dice. Oh quanto splende questo sole. Ecco il bosco nel quale c nellombra. Vieni dietro di me nel bosco. Quinto invece non osa entrare nel bosco perch teme le bestie feroci. Pertanto Marco lascia Quinto nel campo e si dirige verso il bosco. Ormai Marco cammina senza timore tra gli alberi. Il lupo, che erra per il bosco e cerca il cibo, ulula. Marco sente il lupo ed spaventato. Il bambino si ferma e non osa muoversi, infatti sente che il lupo ulula nuovamente vicino a lui. Marco allora si nasconde tra gli alberi. Anche Giulio, mentre conta le pecore, sente urlare. Si guarda intorno a s, ma non vede Marco. Il padre allora gli chiede: Dov Marco? e lui risponde spaventato: non nel campo ma nel bosco. Bisogna cercarlo nel bosco. Giulio ed il pastore lasciano le pecore con il cane e cercano Marco nel bosco. Il pastore comanda al cane: cerca Marco. Il cane trova le orme del fanciullo per terra. Giulio grida a gran voce: Marco, vieni!. Marco sente il grido di Giulio ma non pu rispondere perch il lupo vicino e pu trovarlo. Ormai il lupo vede il ragazzo, ma ecco il cane accorre e dopo di lui Giulio insieme al pastore. Il cane abbaia e mostra i denti. Giulio muove il bastone poi grida: vai via, lupo! Il fanciullo non cibo tuo!. Il lupo vede il pastore, gli uomini, il cane arrabbiato e si allontana verso il monte.

Usque adcapitulum decimum Giulio, quando si dirige nuovamente da Tuscolo alla sua villa, ha un sacchetto pieno di monete. Nella lettiga ha anche ci che vuole dare ad Emilia e ai tre figli: dei gioielli, una grande palla ed un uccello vivo. Nella villa Emilia e i fanciulli aspettano. Il padrone giunge alla sua villa, esce dalla lettiga ed entra attraverso la porta

nellatrio con un servo che porta un grande sacco. Nellatrio il padre saluta la sua famiglia e viene salutato da loro. Il servo pone il sacco davanti al padrone e Giulio trae dal sacco perle ed altri gioielli, che d ad Emilia, una grande palla, che d a Quinto e a Marco ed un uccello che canta: d quelluccello a Sofia Giulia. Emilia rallegrata dai nuovi gioielli e d molti baci a suo marito. Anche i figli sono rallegrati dalla nuova palla e danno al proprio padre un bacio. E Giulia che lieta sente cantare il suo uccello, non solo d a Giulio dei baci ma anche delle rose. I fanciulli escono nellorto dove giocano con la palla tra le rose e i gigli. Syra, che li vede giocare l, arrabbiata perch i fanciulli corrono tra le rose e fanno a terra delle brutte orme. Pertanto Syra grida: O fanciulli cattivi lorto non un campo dove i fanciulli possono giocare con la palla. Allontanatevi dalle mie rose. Marco le chiede:Forse sono tue le rose che sono nellorto? Perch Giulia pu strappare le rose e giocare con la palla nellorto col suo cane Margherita? Syra risponde: Giulia d ad Emilia le rose che strappa, perch Emilia rallegrata dalle rose e con quelle abbellisce la villa. Forse non ti rallegrano le rosse con le quali vengono adornate le finestre della villa? N la ragazza quando gioca con la palla pone i piedi nelle rose: lei infatti ama le rose. I fanciulli non rispondono, si allontanano e tacciono.