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Testi del Magistero della Chiesa recente sul tema dellevoluzione A cura di P. Rafael Pascual, L.C.

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Roma

1. Pio XII, discorso ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, 30 settembre 1941 [cfr. AAS 33 (1941), p. 506]. Quel giorno, in cui Dio plasm l'uomo e gli coron la fronte del diadema della sua immagine e somiglianza, costituendolo re di tutti gli animali viventi del mare, del cielo e della terra (Gen., I, 26), quel giorno il Signore, Dio onnisciente, si fece maestro di lui. Gl'insegn l'agricoltura, a coltivare e custodire il delizioso giardino nel quale lo aveva posto (Gen., II, 15); condusse a lui tutti gli animali del campo e tutti gli uccelli dell'aria, perch vedesse come chiamarli; ed egli diede a ciascuno il suo vero e conveniente nome (Gen., II, 19-20); ma, pur in mezzo a quella moltitudine di esseri a lui sottoposti, si sentiva tristemente solo e cercava invano una fronte che somigliasse a lui e avesse un raggio di quella immagine divina, onde splende l'occhio di ogni figlio di Adamo. Dall'uomo soltanto poteva venire un altro uomo che lo chiamasse padre e progenitore; e l'aiuto dato da Dio al primo uomo viene pure da lui ed carne della sua carne, formata in compagna, che ha nome dall'uomo, perch da lui stata tratta (Gen., II. 28). In cima alla scala dei viventi l'uomo, dotato di un'anima spirituale, fu da Dio collocato principe e sovrano del regno animale. Le molteplici ricerche sia della paleontologia che della biologia e della morfologia su altri problemi riguardanti le origini dell'uomo non hanno finora apportato nulla di positivamente chiaro e certo. Non rimane quindi che lasciare all'avvenire la risposta al quesito, se un giorno la scienza, illuminata e guidata dalla rivelazione, potr dare sicuri e definitivi risultati sopra un argomento cos importante.

2. Pio XII, Enciclica Humani Generis, 1950: 3. Alcuni, senza prudenza n discernimento, ammettono e fanno valere per origine di tutte le cose il sistema evoluzionistico, pur non essendo esso indiscutibilmente provato nel campo stesso delle scienze naturali, e con temerariet sostengono l'ipotesi monistica e panteistica dell'universo soggetto a continua evoluzione. Di quest'ipotesi volentieri si servono i fautori del comunismo per farsi difensori e propagandisti del loro materialismo dialettico e togliere dalle menti ogni nozione di Dio. Le false affermazioni di siffatto evoluzionismo, per cui viene ripudiato quanto vi di assoluto, fermo ed immutabile, hanno preparato la strada alle aberrazioni di una nuova filosofia che, facendo concorrenza all'idealismo, all'immanentismo e al pragmatismo, ha preso il nome di "esistenzialismo" perch, ripudiate le essenze immutabili delle cose, si preoccupa solo della "esistenza" dei singoli individui. 29. [...] il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformit dell'attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell'evoluzionismo, in quanto cio essa fa ricerche sull'origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente sia Dio). Per questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cio di quella favorevole e di quella
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contraria all'evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria seriet, moderazione e misura e purch tutti siano pronti a sottostare al giudizio della Chiesa, alla quale Cristo ha affidato l'ufficio di interpretare autenticamente la Sacra Scrittura e di difendere i dogmi della fede (Cfr. Allocuzione Pont. ai membri dell'Accademia delle Scienze, 30 novembre 1941; AAS 33 [1941], p. 506). Per alcuni oltrepassano questa libert di discussione, agendo in modo come fosse gi dimostrata con totale certezza la stessa origine del corpo umano dalla materia organica preesistente, valendosi di dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui medesimi indizi; e ci come se nelle fonti della divina Rivelazione non vi fosse nulla che esiga in questa materia la pi grande moderazione e cautela. Per quando si tratta dell'altra ipotesi, cio del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della medesima libert. I fedeli non possono abbracciare quell'opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per generazione naturale, dal medesimo come da progenitore di tutti gli uomini, oppure che Adamo rappresenta l'insieme di molti progenitori; non appare in nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il peccato originale, che proviene da un peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente, e che, trasmesso a tutti per generazione, inerente in ciascun uomo come suo proprio (cfr. Rom. V, 12-19; Conc. Trident., sess. V, can. 1-4).

3. Pio XII, discorso ai partecipanti al Primum Symposium Internationale Geneticae Medicae, 7 settembre 1953 Nelle opere pi recenti di genetica si legge che nulla spiega meglio la connessione di tutti i viventi come l'immagine di un albero genealogico comune. Ma allo stesso tempo si fa notare che si tratta soltanto di un'immagine, di un'ipotesi e non di un fatto dimostrato. Si ritiene anche di dover aggiungere che se la maggior parte dei ricercatori presenta la dottrina della discendenza come un 'fatto', questo costituisce un giudizio affrettato. Si potrebbero altrettanto bene formulare altre ipotesi. Si dice inoltre che dei noti scienziati lo fanno senza con ci contestare che la vita si sia evoluta e che certe scoperte possano essere interpretate come preformazioni del corpo umano. Ma, si continua, questi ricercatori hanno rivelato nella maniera pi netta che, al loro avviso, non si conosce ancora con assoluta precisione che cosa significhino realmente ed esattamente le espressioni 'evoluzione', 'discendenza', 'passaggio'; che, d'altra parte, non si conosce nessun processo naturale mediante il quale un essere ne produca un altro di natura differente; che il processo con cui una specie ne genera un'altra resta del tutto impenetrabile, nonostante i numerosi stati intermedi; che non si ancora riusciti sperimentalmente a far derivare una specie da un'altra specie; e finalmente che noi non sapremmo assolutamente a quale stadio di evoluzione l'ominide ha varcato di colpo la soglia dell'umanit. Si segnalano ancora due scoperte speciali intorno a cui la controversia non si sarebbe ancora calmata: non si tratterebbe qui del grado avanzato di evoluzione del materiale scoperto, bens della datazione dello strato geologico. La conclusione ultima che si tira questa: a seconda che l'avvenire mostrer l'esattezza dell'uno o dell'altra interpretazione, l'immagine usuale dell'evoluzione dell'umanit si trover una conferma ovvero si dovr costruire un'immagine del tutto nuova. Si crede dover dire che le ricerche sull'origine dell'uomo sono ancora ai loro inizi; che la rappresentazione che oggi se ne fa non pu essere considerata
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come definitiva. Ecco ci che si dice sulle relazioni fra la teoria dell'eredit e quella dell'evoluzione.

4. Paolo VI, Il dogma del peccato originale e le scienze naturali moderne (11 luglio 1966) concessa, dunque, agli esegeti e ai teologi cattolici tutta quella libert di ricerca e di giudizio, ch richiesta dallindole scientifica dei loro studi e dal fine pastorale della salvezza delle anime, cui deve mirare, come a scopo supremo, ogni attivit in seno alla Chiesa. Vi sono, per, dei limiti, che lesegeta, il teologo, lo scienziato, che vogliano veramente salvaguardare ed illuminare la propria fede e quella degli altri cattolici, non possono e non devono imprudentemente oltrepassare. Questi limiti sono segnati dal Magistero vivo della Chiesa, ch norma prossima di verit per tutti i fedeli, come Noi stessi abbiamo ricordato nellEnciclica Mysterium Fidei. In questa, infatti, denunziando alcune spiegazioni del dogma della Transustanziazione che turbavano gli animi dei fedeli, abbiamo riprovata uneccessiva libert nella interpretazione dei dogmi della religione cristiana: Quasi cuique doctrinam semel ab Ecclesia definitam in oblivione adducere liceat aut eam. ita interpretari ut genuina verborum significatio, seu probata conceptuum vis extenuetur (A.A.S. LVII, 1965, p. 755). Abbiate, perci, Figli dilettissimi, sempre presenti nelle vostre discussioni e conclusioni i principi della sana esegesi cattolica, enunziati pi volte dai Nostri pi prossimi Predecessori e di recente confermati nella Costituzione dogmatica Dei Verbum, che tratta della divina rivelazione. Stando a questi princip, esiste un nesso intimo e imprescindibile tra la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, cos che il Concilio ha potuto conchiudere il capitolo II, riguardante la trasmissione della divina rivelazione affermando: Patet igitur Sacram Traditionem, Sacram Scripturam et Ecclesiae Magisterium, iuxta sapientissimum Dei consilium, ita inter se connecti et consociari, ut unum sine aliis non consistat, omniaque simuli singula suo modo sub actione unius Spiritus Sancti, ad animarum. salutem efficaciter conferant (c. II, n. 10). Convinti, pertanto, che la dottrina del peccato originale, sia quanto alla sua esistenza ed universalit, sia quanto alla sua indole di vero peccato nei discendenti di Adamo e alle sue tristi conseguenze per lanima e per il corpo, una verit rivelata da Dio in vari passi dei Libri dellAntico e del Nuovo Testamento, ma specialmente nei testi a voi notissimi del Genesi 3, 1-20 e della Lettera ai Romani, 5, 12-19, abbiate somma cura, nellapprofondire e precisare il senso dei testi biblici, di attenervi alle norme impreteribi, li, che scaturiscono dalla analogia fidei, dalle dichiarazioni e definizioni dei Concili sopra ricordati, dai documenti emanati dalla Sede Apostolica. In tal modo voi sarete sicuri di rispettare: id quod Ecclesia catholica ubique diffusa semper intellexit , cio il senso della Chiesa universale, docente e discente, che i Padri del II Concilio di Cartagine, che si occup del peccato originale, contro i Pelagiani, considerarono regulam fidei (can. 2). evidente, perci, che vi sembreranno inconciliabili con la genuina dottrina cattolica le spiegazioni che del peccato originale danno alcuni autori moderni, i quali, partendo dal presupposto, che non stato dimostrato, del poligenismo, negano, pi o meno chiaramente, che il peccato, donde derivata tanta colluvie di mali nellumanit, sia stato anzitutto la disobbedienza di Adamo primo uomo , figura di quello futuro (Conc. Vat. II, Const. Gaudium e spes, n. 22; cfr. anche n. 13) commessa allinizio della storia. Per conseguenza, tali spiegazioni neppur saccordano con linsegnamento della Sacra Scrittura, della Sacra
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Tradizione e del Magistero della Chiesa, secondo il quale il peccato del primo uomo trasmesso a tutti i suoi discendenti non per via dimitazione ma di propagazione, inest unicuique proprium , ed mors animae , cio privazione e non semplice carenza di santit e di giustizia anche nei bambini appena nati (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 2-3). Ma anche la teoria dellevoluzionismo non vi sembrer accettabile qualora non si accordi decisamente con la creazione immediata di tutte e singole le anime umane da Dio, e non ritenga decisiva limportanza che per le sorti dellumanit ha avuto l disobbedienza di Adesso, protoparente universale (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 2). La quale disubbidienza non dovr pensarsi come se non avesse fatto perdere ad Adamo la santit e giustizia in cui fu costituito (cfr. Conc. Trid., sess. V, can. 1).

5. Giovanni Paolo II, Udienza generale, L'uomo immagine di Dio, Mercoled 6 Dicembre 1978. Sono noti i numerosi tentativi che la scienza ha fatto - e continua a fare - nei vari campi, per dimostrare i legami dell'uomo con il mondo naturale e la sua dipendenza da esso, al fine di inserirlo nella storia della evoluzione delle diverse specie. Pur nel rispetto di tali ricerche, non possiamo limitarci ad esse. Se analizziamo l'uomo nel pi profondo del suo essere, vediamo che egli si differenzia pi di quanto somiglia al mondo della natura. In questo senso procedono anche l'antropologia e la filosofia, quando cercano di analizzare e comprendere l'intelligenza, la libert, la coscienza e la spiritualit dell'uomo. Il libro della Genesi sembra andare incontro a tutte queste esperienze della scienza, e, parlando dell'uomo come l'immagine di Dio, fa intendere che la risposta al mistero della sua umanit non si trova sulla strada della somiglianza col mondo della natura. L'uomo somiglia pi a Dio che alla natura. In questo senso dice il Salmo 82, 6: Voi siete dei, le parole che poi riprender Ges (cfr. Gv 10, 34). Questa affermazione audace. Bisogna aver fede per accettarla. Tuttavia la ragione, senza pregiudizi, non si oppone a tale verit sull'uomo, al contrario, vede in essa un complemento a ci che emerge dall'analisi della realt umana e soprattutto dello spirito umano.

6. Giovanni Paolo II, Ad un gruppo di scienziati, Nessun limite sia posto alla nostra comune ricerca del sapere, Luned 9 Maggio 1983. 3. (...) Si comprende cos pi chiaramente che la Rivelazione divina, di cui la Chiesa garante e testimone, non comporta per s stessa alcuna teoria scientifica dell'universo e l'assistenza dello Spirito Santo non garantisce le spiegazioni che professiamo riguardo la costituzione fisica della realt. Che la Chiesa abbia potuto avanzare con difficolt in un campo cos complesso, non ci deve sorprendere o scandalizzare. La Chiesa, fondata da Cristo che si dichiarato la Via, la Verit e la Vita, resta tuttavia costituita da uomini limitati e legati alla loro epoca culturale. Cos essa riconosce di essere sempre interessata alla conoscenza dell'universo fisico, biologico o psichico. E' solamente con uno studio umile e assiduo che impara a distinguere l'essenziale della fede dai sistemi scientifici di un'epoca, soprattutto in un momento in cui l'abituale lettura della Bibbia appariva come legata ad una cosmogonia obbligata.

7. Giovanni Paolo II, Al simposio Fede ed evoluzione - Citt del Vaticano (Roma), "Retta fede nella creazione, retto insegnamento dell'evoluzione", Venerd 26 Aprile 1985. Il concetto polivalente e considerato sotto il profilo filosofico di evoluzione si sta da tempo sviluppando sempre pi nel senso di un ampio paradigma della conoscenza del presente. Pretende di integrare la fisica, la biologia, l'antropologia, l'etica e la sociologia in una logica di spiegazione scientifica generale. Il paradigma dell'evoluzione si sviluppa, non ultimo, attraverso una letteratura in continua crescita, per diventare una specie di concezione del mondo chiusa, un'immagine del mondo evoluzionistica. Questa concezione del mondo si differenzia dall'immagine materialistica del mondo, che fu propagata alla svolta del secolo, per una vasta elaborazione e per una grande capacit d'integrare dimensioni apparentemente incommensurabili. Mentre il materialismo tradizionale cercava di smascherare come illusione la coscienza morale e religiosa dell'uomo e, talvolta, la combatteva attivamente, l'evoluzionismo biologico si sente abbastanza forte per motivare questa coscienza funzionalmente con i vantaggi della selezione ad essa legati e integrarla nel suo concetto generale. La conseguenza pratica ne che i fautori di questa concezione del mondo evoluzionaria hanno imposto una nuova definizione dei rapporti con la religione, che si differenzia notevolmente da quella del passato pi recente e di quello pi remoto. Per quanto riguarda l'aspetto puramente naturalistico della questione, gi il mio indimenticato predecessore papa Pio XII richiamava l'attenzione del 1950, nella sua enciclica Humani Generis, sul fatto che il dibattito sul modello esplicativo di evoluzione non viene ostacolato dalla fede se questa discussione rimane nel contesto del metodo naturalistico e delle sue possibilit. Egli sottolinea il limite della portata di questo metodo quando afferma che il magistero della Chiesa non vieta che in conformit dell'attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell'evoluzionismo, in quanto cio essa fa ricerche sull'origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente da Dio). Per questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cio di quella favorevole e di quella contraria all'evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria seriet, moderazione e misura (cfr. DS 3896). In base a queste considerazioni del mio predecessore, non creano ostacoli una fede rettamente compresa nella creazione o un insegnamento rettamente inteso dell'evoluzione: l'evoluzione infatti presuppone la creazione; la creazione si pone nella luce dell'evoluzione come un avvenimento che si estende nel tempo - come una creatio continua - in cui Dio diventa visibile agli occhi del credente come Creatore del cielo e della terra. (...). E' evidente che questo problema grave e urgente non pu essere risolto senza filosofia. Spetta proprio alla filosofia sottoporre a un esame critico la maniera in cui i risultati e le ipotesi vengono acquisiti, differenziare da estrapolazioni ideologiche il rapporto tra teorie e affermazioni singole, la collocazione delle affermazioni naturalistiche e la loro portata, in particolare il contenuto proprio delle asserzioni naturalistiche.

8. Giovanni Paolo II, Udienza generale, Le prove dell'esistenza di Dio, Mercoled 10 Luglio 1985. 2. Quando si parla di prove dell'esistenza di Dio, dobbiamo sottolineare che non si tratta di prove d'ordine scientifico-sperimentale. Le prove scientifiche, nel senso moderno della parola, valgono solo per le cose percettibili ai sensi, giacch solo su queste possono esercitarsi gli strumenti di indagine e di verifica, di cui la scienza si serve. Volere una prova scientifica di Dio, significherebbe abbassare Dio al rango degli esseri del nostro mondo, e quindi sbagliarsi gi metodologicamente su quello che Dio . La scienza deve riconoscere i suoi limiti e la sua impotenza a raggiungere l'esistenza di Dio: essa non pu n affermare, n negare questa esistenza. Da ci non deve tuttavia trarsi la conclusione che gli scienziati siano incapaci di trovare, nei loro studi scientifici, motivi validi per ammettere l'esistenza di Dio. Se la scienza, come tale, non pu raggiungere Dio, lo scienziato, che possiede un'intelligenza il cui oggetto non limitato alle cose sensibili, pu scoprire nel mondo le ragioni per affermare un essere che lo supera. Molti scienziati hanno fatto e fanno questa scoperta. Colui che, con uno spirito aperto, riflette su quello che implicato nell'esistenza dell'universo, non pu impedirsi di porre il problema dell'origine. Istintivamente, quando siamo testimoni di certi avvenimenti, ci chiediamo quali ne siano le cause. Come non fare la stessa domanda per l'insieme degli esseri e dei fenomeni che scopriamo nel mondo? 5. Tutte le osservazioni concernenti lo sviluppo della vita conducono a un'analoga conclusione. L'evoluzione degli esseri viventi, di cui la scienza cerca di determinare le tappe e discernere il meccanismo, presenta un interno finalismo che suscita l'ammirazione. Questa finalit che orienta gli esseri in una direzione, di cui non sono padroni n responsabili, obbliga a supporre uno Spirito che ne l'inventore, il creatore. 7. A tutte queste indicazioni sull'esistenza di Dio creatore, alcuni oppongono la virt del caso o di meccanismi propri della materia. Parlare di caso per un universo che presenta una cos complessa organizzazione negli elementi e un cos meraviglioso finalismo nella vita, significa rinunciare alla ricerca di una spiegazione del mondo come ci appare. In realt, ci equivale a voler ammettere degli effetti senza causa. Si tratta di una abdicazione dell'intelligenza umana, che rinuncerebbe cos a pensare, a cercare una soluzione ai suoi problemi. ln conclusione, una miriade di indizi spinge l'uomo, che si sforza di comprendere l'universo in cui vive, a orientare il proprio sguardo verso il Creatore. Le prove dell'esistenza di Dio sono molteplici e convergenti. Esse contribuiscono a mostrare che la fede non mortifica l'intelligenza umana, ma la stimola a riflettere e le permette di capire meglio tutti i perch posti dall'osservazione del reale.

9. Giovanni Paolo II, Udienza Generale, La creazione nella visione biblico-cristiana, Mercoled 8 Gennaio 1986 2. La domanda sulla creazione affiora sull'animo di tutti, dell'uomo semplice e del dotto. Si pu dire che la scienza moderna nata in stretto collegamento, anche se non sempre in buona armonia, con la verit biblica della creazione. E oggi, chiariti meglio i rapporti reciproci fra verit scientifica e verit religiosa, tantissimi scienziati, pur ponendo legittimamente problemi non piccoli come quelli riguardanti l'evoluzionismo delle forme
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viventi, dell'uomo in particolare, o quello circa il finalismo immanente al cosmo stesso nel suo divenire, vanno assumendo un atteggiamento maggiormente partecipe e rispettoso nei confronti della fede cristiana sulla creazione. Ecco dunque un campo che si apre per un dialogo benefico fra modi di approccio alla realt del mondo e dell'uomo riconosciuti lealmente come diversi, eppure convergenti a livello pi profondo a favore dell'unico uomo, creato - come dice la Bibbia nella sua prima pagina - quale immagine di Dio e quindi come dominatore intelligente e saggio del mondo (cfr. Gn 1,21-28).

10. Giovanni Paolo II, Udienza generale, Creazione, chiamata del mondo e dell'uomo dal nulla alla vita, Mercoled 29 Gennaio 1986 2. Il racconto dell'opera della creazione merita di essere spesso letto e meditato nella liturgia e fuori di essa. Per quanto riguarda i singoli giorni, si riscontra tra l'uno e l'altro una stretta continuit e una chiara analogia. Il racconto inizia con le parole: In principio Dio cre il cielo e la terra, cio tutto il mondo visibile, ma poi nella descrizione dei singoli giorni ritorna sempre l'espressione: Dio disse: Sia..., oppure un'espressione analoga. Per la potenza di questa parola del Creatore: fiat, sia, sorge gradatamente il mondo visibile: la terra all'inizio, informe e deserta (caos); in seguito, sotto l'azione della parola creatrice di Dio, essa diviene idonea alla vita e si riempie di esseri viventi, le piante e gli animali, in mezzo ai quali, alla fine, Dio crea l'uomo a sua immagine (Gn 1,27). 3. Questo testo ha una portata soprattutto religiosa e teologica. Non si possono cercare in esso elementi significativi dal punto di vista delle scienze naturali. Le ricerche sull'origine e sullo sviluppo delle singole specie in natura non trovano in questa descrizione alcuna norma vincolante, n apporti positivi di interesse sostanziale. Anzi, con la verit circa la creazione del mondo visibile - cos come presentata nel Libro della Genesi - non contrasta, in linea di principio, la teoria dell'evoluzione naturale, quando la si intenda in modo da non escludere la causalit divina. 4. Nel suo insieme l'immagine del mondo si delinea sotto la penna dell'autore ispirato, con le caratteristiche delle cosmogonie del tempo, nella quale egli inserisce con assoluta originalit la verit circa la creazione di ogni cosa ad opera dell'unico Dio: questa la verit rivelata. [] 5. Questa descrizione, insieme con tutto ci che la Sacra Scrittura dice in diversi luoghi circa l'opera della creazione e circa Dio Creatore, ci permette di porre in risalto alcuni elementi: 1) Dio ha creato il mondo da solo. La potenza creatrice non trasmissibile: incommunicabilis; 2) Dio ha creato il mondo di propria volont, senza alcuna costrizione esteriore n obbligo interiore. Poteva creare e non creare; poteva creare questo mondo o un altro; 3) Il mondo stato creato da Dio nel tempo, quindi esso non eterno: ha un inizio nel tempo; 4) Il mondo creato da Dio costantemente mantenuto dal Creatore nell'esistenza. Questo mantenere , in un certo senso, un continuo creare (Conservatio est continua creatio). 7. Secondo i Canones aggiunti a questo testo dottrinale, il Concilio Vaticano I ribadisce le seguenti verit: 1) L'unico, vero Dio Creatore e Signore delle cose visibili e invisibili (DS 3021); 2) E' contro la fede l'affermazione che esista soltanto la materia (materialismo) (DS 3022); 3) E' contro la fede l'affermazione che Dio s'identifichi essenzialmente con il mondo (panteismo) (DS 3023); 4) E' contro la fede sostenere che le creature, anche quelle spirituali, sono una emanazione della sostanza divina, o affermare che
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l'Essere divino col suo manifestarsi o evolversi diventi ogni cosa (DS 3024); 5) E' contro la fede la concezione secondo cui Dio l'essere universale ossia indefinito che determinandosi costituisce l'universo distinto in generi, specie e individui (DS 3024); 6) E' parimente contro la fede negare che il mondo e le cose tutte in esso contenute, sia spirituali che materiali, secondo tutta la loro sostanza sono state da Dio create dal nulla (DS 3025).

11. Giovanni Paolo II, Udienza generale, La creazione opera della Trinit, Mercoled 5 Marzo 1986 3. L'amore di Dio disinteressato: mira soltanto a che il bene venga all'esistenza, perduri e si sviluppi secondo la dinamica che gli propria. Dio Creatore Colui che tutto opera efficacemente, conforme alla sua volont (Ef 1,11). E tutta l'opera della creazione appartiene al piano della salvezza, il misterioso progetto nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell'Universo (Ef 3,9). Mediante l'atto della creazione del mondo, e in particolare dell'uomo, il piano della salvezza inizia a realizzarsi. La creazione opera della Sapienza che ama, come la Sacra Scrittura ricorda a pi riprese. E' chiaro quindi che la verit di fede sulla creazione si contrappone in modo radicale alle teorie della filosofia materialistica, che vedono il cosmo come risultato di una evoluzione della materia riconducibile a puro caso e necessit.

12. Giovanni Paolo II, Udienza generale, mercoled 16 aprile 1986 Nei tempi moderni una difficolt particolare contro la dottrina rivelata circa la creazione dell'uomo, quale essere composto di anima e corpo, stata sollevata dalla teoria dell'evoluzione. Molti cultori delle scienze naturali che, con metodi loro propri, studiano il problema dell'inizio della vita umana sulla terra, sostengono - contro altri loro colleghi - l'esistenza non soltanto di un legame dell'uomo con l'insieme della natura, ma anche la derivazione delle specie animali superiori. Questo problema, che sin dal secolo scorso, ha occupato gli scienziati, coinvolge vasti strati dell'opinione pubblica. La risposta del magistero stata offerta dall'enciclica Humani generis di Pio XII nell'anno 1950. In essa leggiamo: Il magistero della Chiesa non ha nulla in contrario a che la dottrina dell'evoluzionismo, in quanto esso indaga circa l'origine del corpo umano derivante da una materia preesistente e viva - la fede cattolica infatti ci obbliga a tenere fermo che le anime sono state create immediatamente da Dio - sia oggetto di investigazione e discussione da parte degli esperti... (DS 3896). Si pu dunque dire che, dal punto di vista della dottrina della fede, non si vedono difficolt nello spiegare l'origine dell'uomo, in quanto corpo, mediante l'ipotesi dell'evoluzionismo. Bisogna tuttavia aggiungere che l'ipotesi propone soltanto una probabilit, non una certezza scientifica. La dottrina della fede invece afferma invariabilmente che l'anima spirituale dell'uomo creata direttamente da Dio. E' cio possibile secondo l'ipotesi accennata, che il corpo umano, seguendo l'ordine impresso dal Creatore nelle energie della vita, sia stato gradatamente preparato nelle forme di esseri viventi antecedenti. L'anima umana, per, da cui dipende in definitiva l'umanit dell'uomo, essendo spirituale, non pu essere emersa dalla materia.

13. Giovanni Paolo II, Udienza generale, mercoled 1 ottobre 1986. Le conseguenze del peccato originale per l'intera umanit 1. Il Concilio di Trento ha formulato in un testo solenne la fede della Chiesa circa il peccato originale. Nella precedente catechesi abbiamo considerato l'insegnamento conciliare relativo al peccato personale dei progenitori. Ora vogliamo riflettere su quanto il Concilio dice circa le conseguenze che quel peccato ha avuto per l'umanit. Al riguardo, il testo del decreto tridentino fa una prima affermazione: 2. Il peccato di Adamo passato in tutti i suoi discendenti, cio in tutti gli uomini in quanto provenienti dai progenitori, e loro eredi nella natura umana, ormai privata dell'amicizia con Dio. Il decreto tridentino (cfr. DS 1512) lo afferma esplicitamente: il peccato di Adamo ha recato danno non solo a lui, ma a tutta la sua discendenza. La santit e la giustizia originali, frutto della grazia santificante, non sono state perse da Adamo solo per s, ma anche per noi (nobis etiam). Perci egli ha trasmesso a tutto il genere umano non solo la morte corporale e altre pene (conseguenze del peccato), ma anche il peccato stesso come morte dell'anima (Peccatum, quod mors est animae). 3. Qui il Concilio di Trento ricorre a un'osservazione di san Paolo nella Lettera ai Romani, alla quale faceva riferimento gi il Sinodo di Cartagine, riprendendo peraltro un insegnamento ormai diffuso nella Chiesa. Nella traduzione odierna il testo paolino suona cos: Come a causa di un solo uomo il peccato entrato nel mondo e con il peccato la morte, cos anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perch tutti hanno peccato (Rm 5,12). Nell'originale greco si legge: eph'o pantes emarton, espressione che nell'antica Volgata latina era tradotta: in quo omnes peccaverunt, nel quale (unico uomo) tutti hanno peccato; tuttavia i greci, sin dall'inizio, intendevano chiaramente ci che la Volgata traduce in quo come un perch o in quanto, senso ormai accolto comunemente dalle traduzioni moderne. Tuttavia questa diversit di interpretazioni dell'espressione non muta la verit di fondo contenuta nel testo di san Paolo, che cio il peccato di Adamo (dei progenitori) ha avuto conseguenze per tutti gli uomini. Del resto nello stesso capitolo della Lettera ai Romani l'Apostolo scrive: per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori. E nel versetto precedente: per la colpa di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna (Rm 5,19.18). San Paolo connette dunque la situazione di peccato di tutta l'umanit con la colpa di Adamo. 4. Le affermazioni di san Paolo, or ora citate e alle quali si richiamato il magistero della Chiesa, illuminano dunque la nostra fede sulle conseguenze che il peccato di Adamo ha per tutti gli uomini. Da questo insegnamento saranno sempre orientati gli esegeti e i teologi cattolici per valutare, con la sapienza della fede, le spiegazioni che la scienza offre sulle origini dell'umanit. In particolare si manifestano valide e stimolatrici di ulteriori ricerche a questo riguardo le parole rivolte dal Papa Paolo VI a un simposio di teologi e scienziati: E' evidente che vi sembreranno inconciliabili con la genuina dottrina cattolica le spiegazioni che del peccato originale danno alcuni autori moderni, i quali, partendo dal presupposto, che non stato dimostrato, del poligenismo, negano, pi o meno chiaramente, che il peccato, donde derivata tanta colluvie di mali nell'umanit, sia stato anzitutto la disobbedienza di Adamo "primo uomo", figura di quello futuro, commessa all'inizio della storia. 5. Un'altra affermazione contenuta nel decreto tridentino: il peccato di Adamo passa in tutti i discendenti, a causa della loro origine da lui, e non solo del cattivo esempio. Il decreto
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afferma: Questo peccato di Adamo, che per origine unico e trasmesso per propagazione non per imitazione, presente in tutti come proprio di ciascuno (DS 1513). Dunque il peccato originale viene trasmesso per via di generazione naturale. Questa convinzione della Chiesa indicata anche dalla pratica del battesimo ai neonati, alla quale si richiama il decreto conciliare. I neonati, incapaci di commettere un peccato personale, tuttavia ricevono, secondo la secolare tradizione della Chiesa, il battesimo poco dopo la nascita in remissione dei peccati. Il decreto dice: sono veracemente battezzati per la remissione dei peccati, affinch sia mondato nella rigenerazione ci che hanno contratto nella generazione (DS 1514). In questo contesto appare chiaro che il peccato originale in nessun discendente di Adamo possiede il carattere di colpa personale. Esso la privazione della grazia santificante in una natura che, per colpa dei progenitori, stata distorta dal suo fine soprannaturale. E' un peccato della natura, rapportabile solo analogicamente al peccato della persona. Nello stato di giustizia originale, prima del peccato, la grazia santificante era come la dote soprannaturale della natura umana. Nella logica interiore del peccato, che rifiuto della volont di Dio, datore di questo dono, contenuta la perdita di esso. La grazia santificante ha cessato di costituire l'arricchimento soprannaturale di quella natura, che i progenitori trasmisero a tutti i loro discendenti nello stato in cui si trovava quando diedero inizio alle generazioni umane. Perci l'uomo viene concepito e nasce senza la grazia santificante. Proprio questo stato iniziale dell'uomo, legato alla sua origine, costituisce l'essenza del peccato originale come un'eredit (peccatum originale originatum, come si suol dire). 6. Non possiamo chiudere questa catechesi senza ribadire quanto abbiamo affermato all'inizio del presente ciclo: cio che noi dobbiamo, considerare il peccato originale in costante riferimento al mistero della redenzione operata da Ges Cristo, Figlio di Dio, il quale per noi uomini e per la nostra salvezza... si fatto uomo. Questo articolo del Simbolo sulla finalit salvifica dell'Incarnazione si riferisce principalmente e fondamentalmente al peccato originale. Anche il decreto del Concilio di Trento interamente composto in riferimento a questa finalit, inserendosi cos nell'insegnamento di tutta la Tradizione, che trova il suo punto di partenza nella Sacra Scrittura, e prima di tutto nel cosiddetto protoevangelo, cio nella promessa di un futuro vincitore di satana e liberatore dell'uomo, gi fatta balenare nel Libro della Genesi (3,15) e poi in tanti altri testi, fino all'espressione pi piena di questa verit che ci data da san Paolo nella Lettera ai Romani. Secondo l'Apostolo, infatti, Adamo figura di colui che doveva venire (Rm 5,14). Se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto pi la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo Ges Cristo, si sono riversate in abbondanza su tutti gli uomini (Rm 5,15). Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, cos anche per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti (Rm 5,19). Come dunque per la colpa di uno solo si riversata su tutti gli uomini la condanna, cos anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che d vita (Rm 5,18). Il Concilio di Trento si riferisce particolarmente al testo paolino della Lettera ai Romani 5,12 come a cardine del suo insegnamento, vedendo affermata in esso l'universalit del peccato, ma anche l'universalit della redenzione. Il Concilio si richiama anche alla pratica del battesimo dei neonati, e lo fa a motivo dello stretto riferimento del peccato originale - come universale eredit ricevuta con la natura dai progenitori - alla verit dell'universale redenzione in Ges Cristo.

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14. Giovanni Paolo II, Lettera al P. Coyne, direttore della Specola Vaticana in occasione del terzo centenario della pubblicazione di Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, 1 giugno 1988 "Come le antiche cosmologie del vicino Oriente poterono essere purificate e assimilate nei primi capitoli del Genesi, non potrebbe la cosmologia contemporanea avere qualcosa da offrire alle nostre riflessioni sulla creazione? Pu una prospettiva evoluzionistica contribuire a far luce sulla teologia antropologica, sul significato della persona umana come imago Dei, sul problema della cristologia - e anche sullo sviluppo della dottrina stessa? Quali sono, se ve ne sono, le implicazioni escatologiche della cosmologia contemporanea, specialmente alla luce dell'immenso futuro del nostro universo? Pu il metodo teologico avvantaggiarsi facendo proprie le intuizioni della metodologia scientifica e della filosofia della scienza? Si potrebbero fare molte altre domande di questo tipo. Ma per continuare a proporne si richiederebbe quella specie di intenso dialogo con la scienza contemporanea che, generalmente parlando, mancato nei teologi impegnati nella ricerca e nell'insegnamento. Ci comporterebbe che almeno alcuni teologi fossero sufficientemente competenti nelle scienze per poter fare un uso genuino e creativo delle risorse offerte loro dalle teorie meglio affermate. Una tale conoscenza li difenderebbe dalla tentazione di fare, a scopo apologetico, un uso poco critico ed affrettato delle nuove teorie cosmologiche come quella del Big Bang. Cos pure li tratterrebbe dal non prendere affatto in considerazione il contributo che tali teorie possono dare all'approfondimento della conoscenza nei campi tradizionali della ricerca teologica.

15. Giovanni Paolo II, Ai Membri della Pontificia Accademia delle Scienze riuniti in Assemblea Plenaria, 22 Ottobre 1996. 2. Sono lieto del primo tema che avete scelto, quello dell'origine della vita e dell'evoluzione, un tema fondamentale che interessa vivamente la Chiesa, in quanto la Rivelazione contiene, da parte sua, insegnamenti concernenti la natura e le origini dell'uomo. In che modo s'incontrano le conclusioni alle quali sono giunte le diverse discipline scientifiche e quelle contenute nel messaggio della Rivelazione? Se, a prima vista, pu sembrare che vi siano apposizioni, in quale direzione bisogna muoversi per risolverle? Noi sappiamo in effetti che la verit non pu contraddire la verit (cfr Leone XIII, Enciclica Providentissimus Deus). Inoltre, per chiarire meglio la verit storica, le vostre ricerche sui rapporti della Chiesa con la scienza fra il XVI e il XVIII secolo rivestono grande importanza. Nel corso di questa sessione plenaria, voi conducete una "riflessione sulla scienza agli albori del terzo millennio" e iniziate individuando i principali problemi generati dalle scienze, che hanno un'incidenza sul futuro dell'umanit. Attraverso il vostro cammino, voi costellate le vie di soluzioni che saranno benefiche per tutta la comunit umana. Nell'ambito della natura inanimata e animata, l'evoluzione della scienza e delle sue applicazioni fa sorgere interrogativi nuovi. La Chiesa potr comprenderne ancora meglio l'importanza se ne conoscer gli aspetti essenziali. In tal modo, conformemente alla sua missione specifica, essa potr offrire criteri per discernere i comportamenti morali ai quali l'uomo chiamato in vista della sua salvezza integrale. 3. Prima di proporvi qualche riflessione pi specifica sul tema dell'origine della vita e dell'evoluzione, desidero ricordare che il Magistero della Chiesa si gi pronunciato su questi
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temi, nell'ambito della propria competenza. Citer qui due interventi. Nella sua Enciclica Humani generis (1950) il mio predecessore Pio XII aveva gi affermato che non vi era opposizione fra l'evoluzione e la dottrina della fede sull'uomo e sulla sua vocazione, purch non si perdessero di vista alcuni punti fermi (cfr AAS 42, 1950, pp. 575-576). Da parte mia, nel ricevere il 32 ottobre 1992 i partecipanti all'Assemblea plenaria della vostra Accademia, ho avuto l'occasione, a proposito di Galileo, di richiamare l'attenzione sulla necessit, per l'interpretazione corretta della parola ispirata, di una ermeneutica rigorosa. Occorre definire bene il senso proprio della Scrittura, scartando le interpretazioni indotte che le fanno dire ci che non nelle sue intenzioni dire. Per delimitare bene il campo del loro oggetto di studio, l'esegeta e il teologo devono tenersi informati circa i risultati ai quali conducono le scienze della natura (cfr AAS 85, 1993, pp. 764-772); Discorso alla Pontificia Commissione Biblica, 23 aprile 1993, che annunciava il documento su l'interpretazione della Bibbia nella Chiesa; AAS 86, 1994, pp. 232-243). 4. Tenuto conto dello stato delle ricerche scientifiche a quell'epoca e anche delle esigenze proprie della teologia, l'Enciclica Humani generis considerava la dottrina dell'"evoluzionismo" un'ipotesi seria, degna di una ricerca e di una riflessione approfondite al pari dell'ipotesi opposta. Pio XII aggiungeva due condizioni di ordine metodologico: che non si adottasse questa opinione come se si trattasse di una dottrina certa e dimostrata e come se ci si potesse astrarre completamente dalla Rivelazione riguardo alle questioni da essa sollevate. Enunciava anche la condizione necessaria affinch questa opinione fosse compatibile con la fede cristiana, punto sul quale ritorner. Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell'Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare pi la teoria dell'evoluzione una mera ipotesi. E degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all'attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata n provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per s un argomento significativo a favore di questa teoria. Qual l'importanza di una simile teoria? Affrontare questa questione, significa entrare nel campo dell'epistemologia. Una teoria un'elaborazione metascientifica, distinta dai risultati dell'osservazione, ma ad essi affine. Grazie ad essa, un insieme di dati e di fatti indipendenti fra loro possono essere collegati e interpretati in una spiegazione unitiva. La teoria dimostra la sua validit nella misura in cui suscettibile di verifica; costantemente valutata a livello dei fatti; laddove non viene pi dimostrata dai fatti, manifesta i suoi limiti e la sua inadeguatezza. Deve allora essere ripensata. Inoltre, l'elaborazione di una teoria come quella dell'evoluzione, pur obbedendo all'esigenza di omogeneit rispetto ai dati dell'osservazione, prende in prestito alcune nozioni dalla filosofia della natura. A dire il vero, pi che della teoria dell'evoluzione, conviene parlare delle teorie dell'evoluzione. Questa pluralit deriva da un lato dalla diversit delle spiegazione che sono state proposte sul meccanismo dell'evoluzione e dall'altro dalle diverse filosofie alle quali si fa riferimento. Esistono pertanto letture materialiste e riduttive e letture spiritualistiche. Il giudizio qui di competenza propria della filosofia e, ancora oltre, della teologia. 5. Il Magistero della Chiesa direttamente interessato alla questione dell'evoluzione, poich questa concerne la concezione dell'uomo, del quale la Rivelazione ci dice che stato creato a immagine e somiglianza di Dio (cfr Gn 1, 28-29). La Costituzione conciliare Gaudium et spes ha magnificamente esposto questa dottrina, che uno degli assi del pensiero cristiano. Essa ha ricordato che l'uomo "la sola creatura che Dio abbia voluto per se stesso" (n. 24). In altri termini, l'individuo umano non deve essere subordinato come un puro mezzo o come un mero strumento n alla specie n alla societ; egli ha valore per se stesso. E una persona. Grazie
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alla sua intelligenza e alla sua volont, capace di entrare in rapporto di comunione, di solidariet e di dono di s con i suoi simili. San Tommaso osserva che la somiglianza dell'uomo con Dio risiede soprattutto nella sua intelligenza speculativa, in quanto il suo rapporto con l'oggetto della sua conoscenza simile al rapporto che Dio intrattiene con la sua opera (Summa theologica, I-II, q. 3, a. 5, ad 1). L'uomo inoltre chiamato a entrare in un rapporto di conoscenza e di amore con Dio stesso, rapporto che avr il suo pieno sviluppo al di l del tempo, nell'eternit. Nel mistero di Cristo risorto ci vengono rivelate tutta la profondit e tutta la grandezza di questa vocazione (cfr Gaudium et spes, n. 22). E in virt della sua anima spirituale che la persona possiede, anche nel corpo, una tale diginit. Pio XII aveva sottolineato questo punto essenziale: se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l'anima spirituale immediatamente creata da Dio ("animas enim a Deo immediate creari catholica fides nos retinere iubet", Enciclica Humani generis, AAS 42, 1950, p.575). Di conseguenza, le teorie dell'evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verit dell'uomo. Esse sono inoltre incapaci di fondare la dignit della persona. 6. Con l'uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico, potremmo dire. Tuttavia proporre una tale discontinuit ontologica non significa opporsi a quella continuit fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull'evoluzione dal piano della fisica e della chimica? La considerazione del metodo utilizzato nei diversi ordini del sapere consente di conciliare due punti di vista apparentemente inconciliabili. Le scienze dell'osservazione descrivono e valutano con sempre maggiore precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all'ambito spirituale non oggetto di un'osservazione di questo tipo, che comunque pu rivelare, a livello sperimentale una serie di segni molto preziosi della specificit dell'essere umano. L'esperienza del sapere metafisico, della coscienza di s e della propria riflessivit, della coscienza morale, della libert e anche l'esperienza estetica e religiosa, sono per di competenza dell'analisi e della riflessione filosofiche, mentre la teologia ne coglie il senso ultimo secondo il disegno del Creatore.

16. Benedetto XVI, Incontro di Benedetto XVI con i giovani in p.zza san Pietro, giovedi 6 aprile 2006 La nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia. E cos vediamo che c' una razionalit soggettiva e una razionalit oggettivata nella materia, che coincidono. Naturalmente adesso nessuno pu provare - come si prova nell'esperimento, nelle leggi tecniche che ambedue siano realmente originate in un'unica intelligenza, ma mi sembra che questa unit dell'intelligenza, dietro le due intelligenze, appaia realmente nel nostro mondo. E quanto pi noi possiamo strumentalizzare il mondo con la nostra intelligenza, tanto pi appare il disegno della Creazione. Alla fine, per arrivare alla questione definitiva, direi: Dio o c' o non c'. Ci sono solo due opzioni. O si riconosce la priorit della ragione, della Ragione creatrice che sta all'inizio di tutto ed il principio di tutto - la priorit della ragione anche priorit della libert o si sostiene la priorit dell'irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale - la ragione sarebbe un
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prodotto della irrazionalit. Non si pu ultimamente provare l'uno o l'altro progetto, ma la grande opzione del Cristianesimo l'opzione per la razionalit e per la priorit della ragione. Questa mi sembra un'ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci. Ma il vero problema contro la fede oggi mi sembra essere il male nel mondo: ci si chiede come esso sia compatibile con questa razionalit del Creatore. E qui abbiamo bisogno realmente del Dio che si fatto carne e che ci mostra come Egli non sia solo una ragione matematica, ma che questa ragione originaria anche Amore. Se guardiamo alle grandi opzioni, l'opzione cristiana anche oggi quella pi razionale e quella pi umana. Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorit della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice amore, e che questo amore Dio.

17. Benedetto XVI, omelia nella Santa Messa per linizio del suo pontificato, domenica 24 aprile 2005 Non siamo il prodotto casuale e senza senso dellevoluzione. Ciascuno di noi il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi voluto, ciascuno amato, ciascuno necessario.

18. Benedetto XVI, Udienza generale, mercoled 9 novembre 2005 Trovo che le parole di questo Padre del IV secolo [san Basilio Magno] siano di una attualit sorprendente quando dice "tratti in inganno dall'ateismo che portavano dentro di s, immaginarono l'universo privo di guida e di ordine, come in bala del caso". Quanti sono questi "alcuni" oggi? Essi, tratti in inganno dall'ateismo, ritengono e cercano di dimostrare che scientifico pensare che tutto sia privo di guida e di ordine, come in bala del caso. Il Signore con la Sacra Scrittura risveglia la ragione che dorme e ci dice: all'inizio la Parola creatrice. All'inizio la Parola creatrice questa Parola che ha creato tutto, che ha creato questo progetto intelligente, che il cosmo anche amore.

19. Benedetto XVI, omelia per la Santa Messa nella spianata dellIslinger Feld di Regensburg, marted, 12 settembre 2006 Fin dall'Illuminismo, almeno una parte della scienza s'impegna con solerzia a cercare una spiegazione del mondo, in cui Dio diventi superfluo [...] Ma ogni qualvolta poteva sembrare che ci si fosse riusciti, sempre di nuovo appariva evidente: i conti non tornano! I conti sull'uomo, senza Dio non tornano, e i conti sul mondo, su tutto il vasto universo, senza di lui non tornano. In fin dei conti resta l'alternativa: che cosa esiste all'origine? La ragione creatrice, lo Spirito che opera tutto e suscita lo sviluppo, o l'irrazionalit che, prima di ogni ragione, stranamente produce un cosmo ordinato in modo matematico e anche l'uomo, la sua ragione. Questa, per sarebbe allora soltanto un risultato casuale dell'evoluzione e quindi, in fondo, anche una cosa irragionevole. Noi cristiani diciamo: "Credo in Dio Padre, Creatore del cielo e della terra" credo nello Spirito Creatore. Noi crediamo che all'origine c' il Verbo eterno, la Ragione e non
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l'Irrazionalit. Con questa fede non abbiamo bisogno di nasconderci, non dobbiamo temere di trovarci con essa in un vicolo cieco. Siamo lieti di poter conoscere Dio! E cerchiamo di dimostrare anche agli altri la ragionevolezza della fede, come san Pietro ci esorta a fare nella sua Prima Lettera (cfr 3,15)! Noi crediamo in Dio. Lo affermano le parti principali del Credo e lo sottolinea soprattutto la sua prima parte. Ma ora segue subito la seconda domanda: in quale Dio? Ebbene, crediamo appunto in quel Dio che Spirito Creatore, Ragione creativa, da cui proviene tutto e da cui proveniamo anche noi.

20. Benedetto XVI, Discorso al 4 Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona, gioved 19 ottobre 2006 La matematica come tale una creazione della nostra intelligenza: la corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali delluniverso che il presupposto di tutti i moderni sviluppi scientifici e tecnologici, gi espressamente formulato da Galileo Galilei con la celebre affermazione che il libro della natura scritto in linguaggio matematico suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che luniverso stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi ununica intelligenza originaria, che sia la comune fonte delluna e dellaltra. Cos proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il Logos creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato allirrazionale, al caso e alla necessit, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libert. Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalit, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dellintrinseca unit che le tiene insieme.

21. Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, marted 7 novembre 2006 Come hanno evidenziato alcune delle relazioni presentate negli ultimi giorni, il metodo scientifico stesso, nel suo raccogliere dati, nell'elaborarli e nell'utilizzarli nelle sue proiezioni, ha dei limiti insiti che necessariamente restringono la prevedibilit scientifica a contesti ed approcci specifici. La scienza, pertanto, non pu pretendere di fornire una rappresentazione completa, deterministica, del nostro futuro e dello sviluppo di ogni fenomeno da essa studiato. La filosofia e la teologia potrebbero dare un importante contributo a questa questione fondamentalmente epistemologica, per esempio aiutando le scienze empiriche a riconoscere la differenza tra l'incapacit matematica di prevedere determinati eventi e la validit del principio di causalit, o tra l'indeterminismo o la contingenza (casualit) scientifici e la causalit a livello filosofico o, pi radicalmente, tra l'evoluzione come origine ultima di una successione nello spazio e nel tempo e la creazione come prima origine dell'essere partecipato nell'Essere essenziale.

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22. Benedetto XVI, incontro con il Clero di Belluno-Feltre e Treviso, 24 luglio 2007 Vedo attualmente in Germania, ma anche negli Stati Uniti, un dibattito abbastanza accanito tra il cosiddetto creazionismo e levoluzionismo, presentati come fossero alternative che si escludono: chi crede nel Creatore non potrebbe pensare allevoluzione e chi invece afferma levoluzione dovrebbe escludere Dio. Questa contrapposizione unassurdit, perch da una parte ci sono tante prove scientifiche in favore di unevoluzione che appare come una realt che dobbiamo vedere e che arricchisce la nostra conoscenza della vita e dellessere come tale. Ma la dottrina dellevoluzione non risponde a tutti i quesiti e non risponde soprattutto al grande quesito filosofico: da dove viene tutto? e come il tutto prende un cammino che arriva finalmente alluomo?

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