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QUALE METAFISICA OGGI?

Rafael PASCUAL

Introduzione
Trentanni fa il Centro di studi filosofici di Gallarate organizz un Convegno di filosofia che
aveva come titolo proprio questo: Metafisica, oggi.1 Gi diversi anni prima la rivista Giornale di
Metafisica aveva dedicato unampia sezione alla pubblicazione di un lungo lavoro che raccoglieva i
risultati di uninchiesta sulla possibilit e la modalit di una metafisica oggi, con ben 36 interventi.2
Se questoggi, cio nel 2012, si facesse una simile indagine, probabilmente i risultati sarebbero
abbastanza diversi, almeno in parte, sebbene non mancherebbero elementi di continuit.
Quale metafisica oggi? Sicuramente la risposta dipende dallambito in cui ci si trova. In quello
nostro, cio delle universit ecclesiastiche, la metafisica dovrebbe prendere atto dalle indicazioni
dellenciclica Fides et ratio,3 nonch dal recente Decreto della Congregazione dellEducazione
Cattolica sulla riforma degli studi ecclesiastici.
Partiamo dunque dallenciclica e vediamo gli spunti che essa ci offre.
1. Una filosofia che abbia una portata autenticamente metafisica
In primo luogo, si insiste nella necessit di una filosofia che abbia una portata autenticamente
metafisica. Lo stesso testo spiega cosa sintende con questo: devessere capace di trascendere i dati
empirici per giungere, nella sua ricerca della verit, a qualcosa di assoluto, di ultimo, di fondante.4
Tale filosofia in grado di fare il passaggio dal fenomeno al fondamento.5
Non ci troviamo di fronte a una questione astrusa. Infatti, tale dimensione metafisica ha tante
conseguenze pratiche per luomo, giacch si tratta tra laltro di unesigenza propria della conoscenza
del bene morale, il cui fondamento ultimo il Bene sommo, Dio stesso.6 Anzi, lo stesso pontefice
spiega i motivi della sua insistenza su questa necessit: Se tanto insisto sulla componente metafisica,
perch sono convinto che questa la strada obbligata per superare la situazione di crisi che
pervade oggi grandi settori della filosofia e per correggere cos alcuni comportamenti erronei diffusi
nella nostra societ.7
Di nuovo nella parte conclusiva del documento pontificio troviamo un nuovo richiamo in
questo senso: il santo Padre esorta: a recuperare ed evidenziare al meglio la dimensione metafisica
della verit per entrare cos in un dialogo critico ed esigente tanto con il pensiero filosofico
contemporaneo quanto con tutta la tradizione filosofica.8

CENTRO DI STUDI FILOSOFICI DI GALLARATE, Metafisica, oggi: nuovi interventi in un dibattito sempre attuale
[contributi al XXXVII Convegno del Centro di studi filosofici di Gallarate, 7, 8, 9 aprile 1982], Morcelliana, Brescia
1983.
2
AA.VV., possibile una metafisica? Come si pone oggi il problema della Metafisica, in Giornale di Metafisica 11
(1956), pp. 419-758.
3
Giovanni Paolo II, lettera enciclica Fides et ratio, LEV, Citt del vaticano 1998 [di qui in poi FR].
4
FR, n. 83.
5
Ibid.
6
Ibid.
7
Ibid., il corsivo nostro.
8
FR, n. 105.

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2. Una metafisica come filosofia dellessere


Il secondo carattere di cui si insiste nellenciclica quello della metafisica come filosofia
dellessere.
Quando nellenciclica si fa un percorso lungo la storia della filosofia e si arriva a Tommaso
dAquino, si sottolinea precisamente il fatto che la sua veramente la filosofia dellessere e non del
semplice apparire.9
Nella stessa enciclica il santo Padre fa accenno ad un suo discorso all'Angelicum, dove present
san Tommaso d'Aquino come un esempio eloquente di questa filosofia dell'essere, a ragione del suo
spirito di apertura e universalismo, caratteristiche che difficile trovare in molte correnti del pensiero
contemporaneo. Questa filosofia potrebbe essere addirittura chiamata filosofia della proclamazione
dell'essere, il canto in onore dellesistente.10
Seguendo il Dottore Angelico, il santo Padre caratterizzava la metafisica appunto come la
considerazione della realt sub ratione entis, e concludeva sottolineando limportanza della novit della
proposta tomista riguardo alla concezione della metafisica: difficile sopravvalutare l'importanza
metodologica di questa scoperta per l'indagine filosofica, come, del resto, anche per la conoscenza
umana in generale.11
Troviamo nellAquinate, pertanto, un esempio concreto di come si debba portare avanti questa
filosofia dellessere auspicata dal sommo pontefice.
Questo un aspetto importante per capire come intesa la metafisica nellenciclica; infatti
lespressione filosofia dellessere appare lungo lenciclica per ben cinque volte.
Per accedere ad una tale filosofia dellessere necessario un atteggiamento di apertura, che sia
allo stesso tempo umile e coraggiosa, che ricuperi il coraggio della verit12 e non si fermi troppo
presto nella sua indagine. Questo atteggiamento si trova in contrasto sia con un pensiero arrogante, sia
con il cosiddetto pensiero debole, il quale evita limpegno della verit. Peraltro, questo
latteggiamento del vero filo-sofo, cio delluomo che cerca, per amore, la sapienza. Ma questa
apertura alla portata di tutti, giacch ovunque luomo scopre la presenza di un richiamo allassoluto
e al trascendente, l gli si apre uno spiraglio verso la dimensione metafisica del reale: nella verit, nella
bellezza, nei valori morali, nella persona altrui, nell'essere stesso, in Dio.13 Si potrebbe dire in questo
senso che luomo naturalmente metafisico.
Nellenciclica si presenta quindi la metafisica come filosofia dellessere sottolineando il suo
carattere dinamico, il quale si poggia sul dinamismo dellatto di essere. Questo carattere assicura
lapertura illimitata verso tutta la realt, e permette di raggiungere Dio come Colui che a tutto dona
compimento.14
3. La metafisica e la domanda radicale
Nellenciclica, ad un certo punto, si fa accenno a quello che si conosce come la domanda
metafisica radicale: Perch vi qualcosa?.15 Vorrei soffermarmi un attimo su questo argomento, che
mi sembra di grande attualit.

Ibid., n. 44.
GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Pontificio Ateneo Angelicum (17 novembre 1979), 6: Insegnamenti, II, 2 (1979),
1183-1185.
11
Ibid.
12
Cf. FR, n. 43.
13
Ibid., n. 83.
14
Ibid., n. 97.
15
Ibid., n. 76.
10

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Diversi autori stanno mettendo a galla limportanza di questa domanda, formulata in modo
esplicito a partire da Leibniz, sebbene sicuramente ci sono stati dei pensatori che lhanno anticipata.16
Ma Leibniz la tematizza e la presenta in modo esplicito e pregnante: La prima domanda che
si ha il diritto di porre sar: Perch esiste qualcosa piuttosto che nulla? Il Nulla, infatti, pi
semplice e pi facile del Qualcosa. In secondo luogo, ammesso che debbano esistere delle cose,
bisogna allora che sia possibile rendere ragione del perch esse devono essere cos e non
altrimenti.17
Oggi questa domanda sollevata anche dalla cosmologia scientifica, secondo alcune sue
versioni, come quella recentemente proposta da Lawrence Krauss nel suo libro pubblicato
recentemente: A Universe from Nothing. Why There Is Something Rather Than Nothing. Pu
sorprendere il fatto che un fisico, che ha un certo carisma mediatico, si senta in grado di dire la sua su
un argomento del genere. importante essere capaci di dare una risposta alle provocazioni di un tale
intento, come ha fatto per esempio il prof. William Carroll in un articolo pubblicato di recente.18 In
sintesi, sembra che gli autori come Lawrence Krauss o Steven Hawking, siano passati dal principio ex
nihilo nihil fit19 di lucreziana memoria a quello opposto ex nihilo omnia fiunt. legittimo un tale
passaggio? Come si potrebbe giustificare?
4. La metafisica e la domanda sul senso della vita
Questa domanda, che possiamo considerare pi esistenziale, oggi molto sentita. Ha anche a
che vedere con quello che abbiamo detto pocanzi. Infatti, se come oggi sostengono alcuni scienziati,
sia a partire dalla cosmologia scientifica secondo cui, in base a quello che dicono autori come il sopra
citato, saremmo figli delle stelle, piuttosto che figli di Dio , sia a partire dalla biologia la quale,
sempre secondo alcuni autori, dimostrerebbe che in natura non c nessun finalismo n disegno, per cui
siamo qui per puro e semplice caso.20
Ci sarebbe tanto da dire al riguardo, ma per questioni di spazio e di tempo mi limito a dire
questo: se la scienza moderna, per ragioni di carattere metodologico, ha lasciato da parte le questioni
della causa finale, per focalizzare lattenzione alla causa efficiente, allora non sembra legittimo che
successivamente intenda avere voce in capitolo riguardo la questione del senso e del finalismo; non
competente al riguardo; se entra in questo discorso commette uninvasione di campo. Invece, se si
vorr, e si dovr prima o poi, entrare nella questione della causa finale, allora si dovr prendere atto che
non si far pi con la veste dello scienziato, ma con quella del filosofo, e si dovr valutare se uno in

16

Sembra che tra i primi a sollevare la domanda fondamentale ci fosse stato Plutarco, nel Contra Colotem, il quale a sua
volta farebbe riferimento a Democrito; cf. P. SGRECCIA, Il pensiero di Luigi Pareyson. Una filosofia della libert e della
sofferenza, Vita e Pensiero, Milano 2006, p. 92.
17
G.W. LEIBNIZ, I principi razionali della natura e della grazia, in ID., Monadologia, Bompiani, Milano 20083, p. 47,
7. Ecco il testo originale francese: la premiere question quon a droit de faire, sera, Pourquoy il y a plustt quelque
chose que rien? Car le rien est plus simple et plus facile que quelque chose. De plus, suppos que des choses doivent
exister, il faut quon puisse rendre raison, pourquoy elles doivent exister ainsi, et non autrement (Principes de la
nature et de la grce fonds en raison [1718], 7). Cos si presenta invece la domanda fondamentale nella prima delle
24 tesi di Leibniz: Ratio est in Natura, cur aliquid potius existat quam nihil. Id consequens est magni illius principii,
quod nihil fiat sine ratione, quemadmodum etiam cur hoc potius existat quam aliud rationem esse oportet (Gerh. VII,
289).
18
W. CARROLL, Landscapes of Nothingness; in The Public Discourse (29 February 2012), cf.
http://www.thepublicdiscourse.com/2012/02/4852.
19
Cf. LUCREZIO, De rerum natura: res quoniam docui non posse creari de nihilo neque item genitas ad nil revocari.
20
Per fare qualche esempio, cf. J. MONOD, Il caso e la necessit, Mondadori, Milano 19713; G. BIONDI - O. RICKARDS,
Uomini per caso. Miti, fossili e molecole nella nostra storia evolutiva, Editori Riuniti, Roma 2001; T. PIEVANI, Siamo il
frutto del caso. Il non senso dellevoluzione umana, in MicroMega (2012/1), Almanacco della Scienza; interessante il
sottotitolo di questultimo articolo: Il non-senso dellevoluzione umana un dato scientifico accertato.

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grado di farlo, se non del mestiere, per cos dire. Lo stesso principio vale allinversa. Secondo me,
tanto rischioso lo scienziato che si improvvisa filosofo come il filosofo che si improvvisa scienziato.
5. Metafisica, scientia semper quaerenda
In fin dei conti, la metafisica la scienza che bisogna cercare sempre. Gi lo diceva Aristotele
nel libro Z: Ci che dallantichit, ed ora e sempre si cercato e sempre stato oggetto di indagine,
cio: che cos lente?.21 S, la metafisica in ultima istanza la scienza che ancora oggi noi stiamo
cercando, perch lunica scienza che ci permette di abbracciare tutta la realt, essendo l'unica scienza
vera e pienamente universale.
Per esprimere il senso di questa ricerca, possiamo aiutarci dalle riflessioni di uno studioso di
Aristotele che commenta in questo modo il brano sopra citato: La scienza che stiamo cercando
indica due caratteristiche della scienza universale. Primo, ancora non ne siamo in possesso, poich
la stiamo ancora cercando, Secondo, ci piacerebbe esserne in possesso, poich altrimenti non la
cercheremmo.22
Se noi cerchiamo ancora oggi questa scienza perch ancora ci sono delle difficolt da
risolvere, delle aporie.
Secondo lautore prima citato, infatti, ci sarebbero due tipi di aporie: quelle di carattere
metodologico, riguardanti la natura e la stessa possibilit della metafisica come scienza universale, e
quelle di carattere sostanziale, perch, come diceva Aristotele nello stesso testo gi citato, la domanda
sullente si risolve nella e si riduce alla domanda sulla sostanza (la ousa). Cos, le prime aporie,
metodologiche, mostrano che stiamo ancora cercando la scienza universale e che non labbiamo
ancora trovata, mentre le seconde, quelle sostanziali, mostrano che ci piacerebbe trovare questa
scienza, perch possiamo sollevare difficili aporie che sembrano insolubili all'interno di ognuna delle
scienze conosciute. Daltra parte, ambedue le aporie si rapportano a vicenda: Le aporie sostanziali
ci spingono, proprio per la loro presenza, a tentare di risolvere le aporie metodologiche; e ogni
soluzione accettabile delle aporie metodologiche deve descrivere una scienza che sia in grado di
risolvere le aporie sostanziali.23
Vorrei proporre qualche esempio di alcune aporie ancora irrisolte. In fondo, a mio avviso,
ancora oggi bisogna risolvere la questione dellunit della metafisica come scienza. E qui viene
chiamata in causa la quaestio disputata della metafisica come onto-teologia, non nel senso
heideggeriano, ma nel senso originario di Aristotele: la stessa la scienza che tratta sul primo ente (la
theologia) e quella del ente in generale o ens commune (lontologia), come si dice nel libro VI della
Metafisica.24 Cos lo ribadisce e spiega Tommaso dAquino: eadem enim est scientia primi entis et
entis communis25; e ancora eadem enim est scientia quae est de primis entibus, et quae est
universalis. Nam prima entia sunt principia aliorum.26
21

ARISTOTELE, Metaph., Z, 1, 1028 b 2-3.


T. IRWIN, I princpi primi di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano 1996, p. 203.
23
Ibid, p. 204.
24
Ecco il testo cruciale di Aristotele: Si potrebbe, ora, porre il problema se la filosofia prima sia universale, oppure se
riguardi un genere determinato e una realt particolare []. Orbene, se non esistesse un'altra sostanza oltre quelle che
costituiscono la natura, la fisica sarebbe la scienza prima; se, invece, esiste una sostanza immobile, la scienza di questa
sar anteriore (alle altre scienze) e sar filosofia prima, e in questo modo, ossia in quanto prima, essa sar universale, e
ad essa spetter il compito di studiare l'essere in quanto essere, cio che cosa l'essere sia e quali attributi, in quanto
essere, gli appartengano. ARISTOTELE, Metaph., E, 1, 1026a 23-32; traduzione a cura di Giovanni Reale, Rusconi,
Milano 1978.
25
TOMMASO DAQUINO, In VI Metaph., lc.1. In questo testo Tommaso fa riferimento anche allinizio del libro quarto:
ut in principio quarti habitum est. Sembra che si riferisca a questo passaggio: Omne principium est per se
principium et causa alicuius naturae: sed nos quaerimus prima rerum principia et altissimas causas, sicut in primo
dictum est: ergo sunt per se causa alicuius naturae. Sed non nisi entis. Quod ex hoc patet, quia omnes philosophi
elementa quaerentes secundum quod sunt entia, quaerebant huiusmodi principia, scilicet prima et altissima; ergo in
22

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Come ho detto altrove, infatti, la metafisica, per il fatto di essere la prima scientia, anche, e
per questo, la pi universale. Da questo deriva la sua unit (nel senso pi pieno, autentico e
genuino) onto-teologica, la quale condizione necessaria della metafisica come scienza. Per
Tommaso non ha senso dividere la metafisica n tra ontologia e teologia, n tra una metafisica
generale e speciale, come faranno dopo alcuni commentatori scolastici, con le conseguenze che si
avranno nella filosofia moderna e contemporanea, con la crisi della metafisica, fino alla sua
negazione. Se si intende tale unit onto-teologica nel senso originario aristotelico-tomistico, si
potranno risolvere le aporie suscitate sia da alcuni recenti studiosi di Aristotele (come Jaeger,
Merlan ed altri), sia dalle critiche sollevate da Heidegger ed alcuni dei suoi seguaci.27
Un altro problema legato al precedente sarebbe quello delloggetto (o subiectum) della
metafisica: lente in quanto ente, oppure lens commune, o ancora lens separatum28. Qui potrebbe
subentrare anche il problema, molto discusso nella cosiddetta neoscolastica, del punto di partenza della
metafisica.29
Unaltra serie di problemi gi accennata sarebbe quella del metodo. In Aristotele si potrebbe
parlare di un metodo aporetico-dialettico. In Tommaso alcuni autori, seguendo soprattutto Cornelio
Fabro, parlano del metodo risolutivo. Altri autori, seguendo la scia di Immanuel Kant, propongono di
applicare il metodo trascendentale.
Per concludere, c quindi ancora un ampio spazio aperto per la metafisica, quella scienza
universale e fondamentale che, ieri come oggi e negli anni venturi, continua ad essere la scientia
semper quaerenda.

hac scientia nos quaerimus principia entis inquantum est ens: ergo ens est subiectum huius scientiae, quia quaelibet
scientia est quaerens causas proprias sui subiecti. TOMMASO DAQUINO, In IV Metaph., lc. 1.
26
TOMMASO DAQUINO, In XI Metaph., lc.7.
27
R. PASCUAL, Lo statuto epistemologico della metafisica in Tommaso dAquino, in J. VILLAGRASA (a cura di),
Creazione e actus essendi. Originalit e interpretazioni della metafisica di Tommaso dAquino, ART edizioni - Ateneo
Pontificio Regina Apostolorum, Roma 2008, pp. 22-23. Si pu trovare qualche altro spunto e approfondimento al
riguardo nel nostro articolo La unidad onto-teolgica de la metafsica en santo Toms de Aquino, in Alpha Omega
(1999/2), pp. 81-121.
28
Cf. R. PASCUAL, Lo separado como el objeto de la metafsica, in Alpha Omega (1998/1), pp. 217-242.
29
Cf. J. MARCHAL, Le point de dpart de la metaphysique, Paris 1947.

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