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dovuto appunto allaver toccato concretamente la possibilit di poter perdere la propria vita proprio nel momento in cui sembrava quasi impossibile, stato il fatto che quello che si sviluppato nei venti giorni successivi al terremoto stato qualcosa di incredibilmente meraviglioso, cio la sinergia fra gli individui. Improvvisamente un evento, in questo caso geologico, ha fatto s che gli individui si trovassero alla pari, ovvero si sono annullate quelle che sono le differenze sociali, le differenze politiche, e soprattutto si stati accomunati da uno stato emotivo. Uno stato emotivo che lo mismo, il medesimo. Sono nate cose incredibili, la cooperazione, gli individui si sono trovati senza niente, nelle strade, con questa sensazione di panico e di precariet e si sono organizzati insieme. Mi ricordo benissimo che dalle pagine dei social network ho iniziato a lavorare chiedendo alle persone di analizzare bene quello che stavano vivendo, cio: le amministrazioni sono necessarie?, vi rendete conto che siamo riusciti a fare da soli quello che lo Stato o le amministrazioni locali non sono riusciti a fare? (ovvero lorganizzarci insieme in una situazione di emergenza e di precariet). Cos, nei sette giorni successivi alla scossa, prima che arrivasse la Protezione Civile Protezione Civile che sappiamo benissimo applica un codice degli antichi romani, cio loro a tutti gli effetti aprono un campo, un campo militare, proprio perch sanno che in questi casi pu sfuggire di mano la situazione , in quella settimana, stato incredibile. Sono nati campi spontanei, la gente si auto-organizzata, la gente si distribuiva il cibo, si distribuiva i vestiti, lacqua e si sentito un fortissimo senso di vicinanza anche dalle comunit pi lontane che facevano arrivare tutto ci che era necessario. Tengo a sottolineare che il terremoto, come il terremoto sociale, mette il dito nella piaga e fa capire che il nostro territorio stato talmente sfruttato nel nome delleconomia globale e del denaro, per cui non pi in grado di soddisfare le esigenze primarie degli individui, che sono appunto il mangiare e il bere; se improvvisamente, per via di una magia fantastica, potessero sparire gli ipermercati, non saremmo pi in grado di sopravvivere. Innanzitutto perch nessuno saprebbe pi coltivare la terra, la terra stata lentamente recuperata dai proprietari terrieri, le forme agrarie successive al crollo dello stato fascista sono state annullate dal fatto che oggi si sono ricreati i latifondi, e con loro le produzioni intensive hanno di fatto devastato la produttivit della terra, cos che oggi soltanto certi tipi di semi, trattati in un certo modo, possono sopravvivere ed essere produttivi. Lo stesso vale per i nostri corsi dacqua, che un tempo erano popolati di pesci, non nobili ma comunque commestibili come appunto il pesce gatto, le anguille, i branzini, lo storione, il luccio, ... tipologie di pesce, possibilit di cibo, che sono scomparse. E che cosa ha evidenziato questo? pochissimi punti: uno che non abbiamo bisogno delle amministrazioni, possiamo benissimo gestirci da soli con il buon senso, due, che il nostro territorio non pi in grado di fornirci ci che ci serve, le basi primarie, cio il cibo e lacqua. Lacqua inquinata, la terra non pi produttiva e siamo in balia delle multinazionali (e a quale prezzo! e qui potremmo aprire un capitolo enorme). ETCETERA: Beh, che cosa dire dopo questa riflessione su ci che significa oggi la solidariet Di una solidariet che non solo quella che si rappresenta nei termini di carit o quella delle Organizzazioni Non Governative che si trovano costantemente a rubare.

Di fatto le Organizzazioni Non Governative hanno rimpiazzato il ruolo dello Stato in questo periodo neoliberale; e noi siamo un po intimoriti da chi appunto si aspetta che il conflitto, la crisi, continuino, da chi ha bisogno di questo malessere sociale per continuare il profitto sulla miseria e sulle difficolt. Per c la solidariet che cresce, come quella che adesso vediamo fra Istanbul e il Brasile, una solidariet senza precedenti. tornata una parola che sembrava scomparsa dal vocabolario postmoderno, che rivoluzione, e adesso si presenta con diverse etichette, con diverse forme di rappresentazione. Una problematica come quella della sensazione di aver perso tutto, io lho sentita a Buenos Aires come in tutta lArgentina ed durata due o tre anni; in quel caso non era una questione geologica ma era legata alla macro-economia, ed ha portato al momento in cui lidea di rappresentanza di un paese diventato un gioco di rappresentanza, senza una vera connessione fra i cittadini e le persone che li rappresentano. Questa crisi di rappresentativit la vediamo anche qua, di fianco a questo senso di solidariet e di responsabilit sociale (e non quello del tipo Ok, veniamo, facciamo qualcosa per voi e ce ne andiamo, ma portato avanti con continuit). Come dicevi tu prima, non abbiamo bisogno dello Stato, siamo autonomi, ci possiamo organizzare, ma che fare quando le risorse economiche, la concentrazione della economia italiana fatta di tanti monopoli in poche mani?, come si pone lEmilia Romagna davanti ad uno Stato che si propone come responsabile? RADIO STRIKE: Unaltra cosa: creiamo dei nuovi immaginari collettivi, dove sono i filosofi?, dove sono i liberi pensatori?, sono tutti a libro paga di qualcuno, e qual il rischio? il rischio quello di parlare a nessuno. Quello che secondo me manca sono delle nuove prospettive; oggi questo posto frutto appunto dellimmaginazione delle persone. ETCETERA: Solo una piccola cosa. Per me quello che dici interessante perch un confronto con ci che successo in Argentina quando leconomia crollata. C stata la stessa situazione, quella di occupare lo spazio del lavoro per ritrovare la propria economia e capire come gestire questo spazio. Ora che si tornati alla normalit siamo in un, come lo chiama il nostro governo, capitalismo di amici, un capitalismo un po pi soft, pi sociale. Hanno utilizzato tutto il pensiero e limmaginario del movimento sociale per continuare ad affermare la forza della rappresentanza, con un governo molto populista ma completamente capitalista. Quello che tu dici della terra da noi stato dimenticato, e adesso in Argentina abbiamo la pi grande piantagione al mondo della Monsanto, siamo diventati un paese nemico dei popoli originari che hanno bisogno della terra. Per esempio in Bolivia hanno eliminato la Monsanto perch gli indigeni hanno bisogno di ci che mangiano, perch ci che mangiano anche qualcosa di culturale (come tu prima dicevi del pesce), e questo successo. Ora la nostra presidente parla spesso di progetto sociale, ma al tempo stesso ogni suo discorso parte dallidea di consumo. Per questo molto interessante ci che dici: bisogna perdere questa idea di consumare, torniamo ad essere di nuovo persone, esseri umani, esseri collettivi, si deve uscire da questa situazione di classe, perch quella del capitalismo una crisi costante, il capitalismo ha bisogno della crisi per poter andare avanti. RADIO STRIKE: Adesso continuamo con nuovi brani qui a Radio Strike
Musica in sottofondo Se viene el estallido, Bersuit Vergarabat (2000)

...which seemed almost impossible was the fact that what developed in the 20 days following the earthquake was something incredibly wonderful, which was the synergy among individuals. Suddenly, an event in this case geological made individuals find themselves as equals. It nullified those social differences, those political divides, and most of all they were united by an emotional state; a collective emotional state. Incredible things were born; cooperation individuals that found themselves with nothing, in the street, with this sensation of panic and instability, and they organized themselves. I remember very well, that on social network pages I began asking others to fully analyze what they were experiencing that is, Is the government necessary? Have you noticed that we've managed to do on our own what local governments haven't? (which was to organize ourselves together in an state of emergency and instability) So, in the seven days following the quake, before Civil Defense arrived Civil Defense which we know very well implement an ancient roman code; they set up a camp, a military camp, because they know that, in these cases, the situation can get out of hand that week was amazing. Spontaneous camps were created the people self-organized. The people distributed food, distributed clothes, water, and felt an incredibly strong sense of closeness even with distant communities who were sending everything that was needed. I should emphasize that the earthquake, like a social earthquake, stuck its finger in the wound and made us understand that our land has been so exploited in the name of money and the global economy that it's not longer able to satisfy the basic needs of individuals which are precisely that of eating and drinking. If suddenly, by some magic spell, supermarkets disappeared, we wouldn't be able to survive. First of all, nobody would know how to cultivate land. Land use has been slowly redeveloped by landowners. Agrarian methods which came into place after the collapse of the fascist state were made irrelevant by the fact that today they've recreated the plantation and with them the intensive production which has devastated the productivity of the soil, so that today only certain types of seeds, treated in a specific way, can survive and produce. The same can be said for our waterways, which at one time were populated by fish not exotic but nonetheless edible like catfish, eels, sea bass, sturgeon, pike a variety of fish, potential food, which has disappeared. And what does this prove? A few things: First is that we don't need government. We can organize ourselves successfully with common sense. Second, our land is no longer in any state to provide us with what we need, the basics food and water. The water is polluted, the land no longer productive and we're at the mercy of multinational corporations (and at what price? And it's here where we could open an enormous chapter...) ETCETERA: Well, what can be said after this reflection on what solidarity means today... Of a solidarity that's not just charity or that of Non-Governmental Organizations which are found stealing constantly. In fact, Non-Governmental Organizations have taken over the the role of the state in this neo-liberal period, and we're a bit intimidated by those who expect the conflict, the crisis, to continue, by those who need this social malaise to go on in order to continue profitting on misery and struggle. But there's a solidarity

that grows, like we're seeing now in Istanbul and Brazil; an unprecedented solidarity. A word has returned which seemed to have disappeared from the postmodern vocabulary, which is revolution, and now it comes in different labels, with different manifestations. A problem like that feeling of having lost everything I felt it in Buenos Aires, just as all over Argentina, and it lasted two or three years. In that case it wasn't a question of geology but connected to the macro-economy, and lead to the moment where the idea of representing a country became a game of representation; lacking any real connection between citizens and those representing them. We're seeing this crisis of representation here as well, alongside this feeling of solidarity and social responsibility (and not the type of Ok, we'll come and do something for you all but then we're leaving, but continues to move forward.) Like you were saying earlier, we don't need the State. We're autonomous, we can organize ourselves, but what can be done when economic resources the concentration of the Italian economy is comprised of various monopolies held by a handful of people? How does Emilia-Romagna rise up in front of a supposedly responsible government? RADIO STRIKE: Another thing: When we foster a new think tank, where are the philosophers? Where are the free thinkers? They're all on somebody else's payroll, and what's the risk? The risk is talking to no one. What's lacking, in my opinion, is a vision of the future today this place is the fruit of the imaginations of others. We've imagined things and built them, and we're here, in direct web-radio. There's a little festival of independent labels we've just decided that labels is a term we'll abolish from our vocabulary we have our Argentinian friends here, and so we've done something already. ETCETERA: Just one small thing. To me, what you say is interesting because it's a parallel with what happened in Argentina when the economy collapsed. There was the same situation; to occupy the job market to rediscover its economy and how to manage that space. Now that it's back to normal we're in, as our government likes to call it, friendly capitalism. A softer, more social capitalism. They used all of the thought and imagination of the social movement which was used to reinforce the power of representation with a very populist government which is nonetheless entirely capitalist. What you say about our land has been forgotten, and now in Argentina we have the largest Monsanto plantation in the world. We've become an enemy of the indigenous peoples who need the land. For example, in Bolivia, they've eliminated Monsanto because natives need something from what they eat, as what they eat also has a cultural component/is also cultural (like what you were saying about fish), and this has happened. Now our president talks frequently about the social project, but at the same time every speech includes the idea of consumption. For this reason what you're saying is very interesting: the need to lose this idea of consumption, to return to being normal people again, to be human, to be collective, to break free from the class system, because capitalism is a constant crisis. Capitalism needs crisis to be able to move forward. RADIO STRIKE: Coming up is more music here at Radio Strike.
Background music: Se viene el estallido, Bersuit Vergarabat (2000)

III TERREMOTO SOCIALE


che si svolto presso il centro sociale La Resistenza di Ferrara. Terremoto Sociale stata una chiacchierata trasmessa in radio e coordinata da Antonio Dondi con il supporto del collettivo di Radio Strike. Gli Strike sono una band ska patchanka di Ferrara attiva dal 1986 (per maggiori informazioni www.strikebaraonda.com) The third chapter of the project takes the earthquake as a metaphor of the crisis. Its composed by two parts: a radio interview with Radio Strike, and extracts from C un Tremore a publication of images and testimonials from Ferrara inhabitants affected by the 2012 earthquake. It was developed on June 22th in the framework of Borderline, Festival delle Etichette Indipendenti at Centro Sociale La

Il terzo capitolo del progetto ha individuato il terremoto come metafora della crisi. Si compone di due parti: un'intervista radio con Radio Strike e degli estratti di C' un tremore, una pubblicazione composta da immagini e testimonianze degli abitanti di Ferrara che nel 2012 furono colpiti dal terremoto. stato sviluppato il 22 giugno, nel contesto di Borderline - Festival delle etichette indipendenti

Resistenza in Ferrara. Terremoto Sociale was an open talk performed and broadcasted online coordinated by Antonio Dondi with the support of Radio Strike collective. Strike is a ska "patchanka" band from Ferrara active since 1986. (more info at www.strikebaraonda.com)

Estratto dellintervista TERREMOTO SOCIALE, realizzata sabato 22 giugno allinterno di Borderline, Festival delle etichette indipendenti, presso il Centro Sociale La Resistenza a Ferrara.
RADIO STRIKE: Che cos Radio Strike? Radio Strike una piattaforma libera, ed dal febbraio del 2013 che invitiamo le persone ad aiutarci a costruire questo progetto, che un progetto libero, un progetto sociale ed un progetto soprattutto di comunicazione, che ci porta a cercare di capire dove sta appunto lerrore. Noi siamo alla ricerca dellerrore e probabilmente nellerrore, nello sbaglio, sta la nostra risorsa maggiore e mi fa molto piacere, sono emozionato oggi ad avervi qui a Borderline.
Musica di sottofondo: London Calling, The Clash

RADIO STRIKE: Torniamo in diretta da via della Resistenza 34, Radio Strike, siamo qui con il Gruppo Etcetera, che sono Fede e Loreto. Loro sono qui a Bologna nell'ambito di un progetto internazionale, dove hanno realizzato un progetto che si chiama C.R.I.S.I. Poi ne parleremo meglio con loro. Sono una nostra vecchia conoscenza, loro sono venuti qui in Italia quando in Argentina ci fu il crollo della loro economia. La cosa che ci terrei di pi a dire che quando li invitammo a restare nel nostro paese dove la crisi economica era ancora una cosa abbastanza lontana, la risposta fu no, noi torniamo nel nostro paese perch era un momento che aspettavamo da anni e non vogliamo assolutamente perdercelo. Ora, a quasi dieci anni e pi di distanza da quel momento per loro da un certo punto di vista drammatico (ed al contempo culturale - forse il momento giusto per cercare di creare un nuovo movimento culturale che si allontanasse dalle logiche delleconomia del mercato globale), vengono nel nostro paese dove viviamo la stessa identica situazione. Quindi, Federico, Loreto, Etcetera, Erroristi e Radio Strike. ETCETERA: Bene, bene, ciao a tutti quelli che ci ascoltano, sia locali che internazionali. S, come hai detto prima per noi esiste questa situazione di vedere costantemente allo

specchio la situazione di crisi che abbiamo vissuto in Argentina nel 2001, cosicch ora la rivediamo in Grecia, Spagna, Portogallo e tanti altri luoghi. E qua in Italia la nostra sensazione che siamo ancora al preambolo, alluscio di una crisi pi profonda. Per noi non facile trovare una situazione dove si trova, ad esempio, la cosiddetta crisi di rappresentativit cio quando la fiducia nel rappresentante della democrazia comincia a diventare vuota o senza un senso profondo nel sentire come proprio un certo livello di partecipazione fisica. Noi ora vediamo la situazione italiana come un grande interrogazione e per questo per noi sviluppare un progetto sulla crisi una responsabilit che si pone anche verso il nostro contesto; non solo verso il tuo, il vostro, qua in Emilia Romagna. Stiamo abitando a Bologna da pi di un mese e abbiamo notato una sintomatologia comune: una la crisi di rappresentativit, poi c la mancanza di una prospettiva non chiaro verso dove tendono le cose, e questo porta ad una sensazione di confusione, come quando si perde il senso del percorso. Il consumismo sempre pi forte, per questo diciamo che quando la crisi diventa maggiormente profonda il momento leconomia reale viene svelata per quello che . Per noi la metafora tra terremoto sociale e terremoto della terra, del nostro pianeta, una metafora che si adatta bene al contesto dellEmilia Romagna. Cos, dopo dieci anni, importante tornare qua a parlare di questa metafora e confrontarci su ci che manca, su ci che si pu fare nel contesto di una crisi che si avvicina, creare anticorpi sociali pronti a resistere a questa situazione. RADIO STRIKE: Diciamo che tu hai colto il segno, personalmente, proprio come individuo e padre di famiglia con due figli il 20 maggio noi eravamo nella nostra casa di San Carlo, il paese noto per il fenomeno della liquefazione, e in pratica abbiamo perso tutto, abbiamo perso il mobilio, abbiamo perso la serenit posso dire che lanalogia con la crisi e terremoto sociale perfetta. La cosa che mi ha colpito di pi di quei giorni successivi, a parte il panico permanente ... Continua a pagina 4

Following are excerpts from TERREMOTO SOCIALE (Social Earthquake) interview which took place Saturday, June 22nd during Borderline, a festival of independent labels, at Centro Sociale La Resistenza in Ferrara, Italy.
RADIO STRIKE: What is Radio Strike? Radio Strike is an open forum, in which we, starting February 2013, have invited others to help us build this platform: a project which is autonomous, social, and above all in and of communication, which brings us to seeking understanding where problems lie. We're here to examine problems. And probably within these problems, these issues, is our greatest resource. I'm excited to have you here today at Borderline.
Background music: London Calling, The Clash

crisis situation that we lived through in Argentina in 2001, which we're seeing again in Greece, Spain, Portugal and so many other places, and here in Italy our feeling is that we're still in the preamble at the opening to an even deeper crisis. For us it's not easy to find a situation where it's, for example, a so-called crisis of representation when trust in democratic representatives starts to hollow out or lack a deep sense of feeling like this level of physical participation. We now see the Italian situation like a big question, and for us to develop a project on the crisis is a responsibility that also applies to our own situation not only for you and others here, in Emilia-Romagna. We've been living in Bologna for more then a month and have noticed a common symptom; one is the crisis of representation, then there's absence of any vision of where things are going it's unclear what the future holds, and this brings a sensation of confusion; like getting thrown off-track. You can see that consumerism is still strong, and what we are saying is that when the crisis deepens, you'll see the real economy. For us the metaphor between a social earthquake, and an earthquake of the earth, of our planet, is a metaphor which is fitting for the situation in Emilia-Romagna. So, after ten years, it's important to come back here and talk about this metaphor and confront what's lacking, what can be done in the context of an approaching crisis; to create social antibodies ready to resist this situation. RADIO STRIKE: You've pretty much hit the nail on the head. Personally, as an individual and family-man with two sons. May 20th we were at our house in San Carlo the Ferrara village known for the phenomenon of soil liquefaction, and practically speaking we lost everything. We lost furniture, serenity I can say that the analogy of the crisis as a social earthquake is perfect. The thing that struck me most of all in the days following aside from the permanent state of panic of having concretely felt the possibility of losing your life in a moment... Continued on page 4

RADIO STRIKE: Let's get back to via della Resistenza 34, Radio Strike. We're here with Fede and Loreto of Grupo Etcetera. They're here in Bologna as part of an international project, and while here, collaborated to realize C.R.I.S.I. a project about which we'll discuss more of later on. They're old friends of mine, and they came to Italy when the economy of Argentina collapsed. One thing worth mentioning is that when we invited them to remain in Italy, where the economic crisis was still some ways off, their response was, no, we'll return to our country because it's a moment we've been waiting for for years and we absolutely do not want to miss it. Now, after almost ten years since that moment for them, in a certain dramatic perspective and perhaps, at the same time, the right moment to create a new cultural movement which distances itself from the logic of the global economic market they've arrived to our country where we're going through the exact same situation. So Federico, Loreto, Etcetera, Errorists and Radio Strike. ETCETERA: Well, hello to all of our listeners, local and international. And yes, like you said before, for us there's this situation to constantly see in the mirror the

Il Premio Internazionale di Arte Partecipativa il primo premio al mondo che promuove e sostiene gli artisti che operano sul coinvolgimento del pubblico nel processo di produzione dellopera darte. Lidea di partecipazione alla base di queste pratiche artistiche che negli ultimi cinquantanni hanno conosciuto grande fortuna a livello internazionale con la nascita di progetti che riservano

unattenzione particolare a temi di impronta sociale e politica e instaurando con lo spettatore, che diviene coautore dellopera, non un rapporto passivo di fruizione, ma una relazione reciproca, spesso collettiva, di scambio, condivisione e di interazione. Promosso dallAssemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna in collaborazione con LaRete Art Projects e La Pillola, il Premio uniniziativa a cura di Julia Draganovic e co-curato da Claudia Lffelholz.

The International Award for Participatory Art is the first award world-wide promoting and sponsoring artists who involve their audiences in the process of producing works of art. The relation between artist and audience has been at the heart of the research of artists for more than a century. Over the last decades there have been innumerous experimentations and a variety of critical approaches regarding

the questions of authorship, the levels of involvement of the audience in production and in decision processes. Often these researches take the form of temporary interventions rather than objects meant to last in time. The Award is sponsored by the Legislative Assembly of the Emilia-Romagna Regional Government in collaboration with LaRete Art Projects and La Pillola. The biennial award is curated by Julia Draganovic and Claudia Lffelholz. www.artepartecipativa.it

crisiproject.org

Thanks to: Frida Falvo, Antonio Dondi, Ludovico e Eugenio, Filippo Landini, Licia Vignotto, Andrea Amaducci. Fotografia: Jimmy Michele Valieri. Traduzione e Correzione: Martina Marosi. Grazie a tutti i compagni del Centro Sociale La Resistenza. Dedicato a tutte le persone colpite dal terremoto e dalla crisi sociale.

radiostrike.info

C UN TREMORE
Svegliati. La ragazza americana tiene le gambe bianche piegate, seduta nel letto disfatto scuote la spalla di Luca, che non sembra avere nessuna intenzione di svegliarsi. Luca svegliati, grida pi forte, la mano magra sulla spalla del ragazzo. Niente da fare. Congelato nel sonno, il sabato sera finito solamente da un paio dore, la faccia sprofondata nel cuscino e i capelli crespi sparsi attorno. A che ora saranno tornati a casa ieri? Le due, le tre di notte? E adesso che ore sono? Arriva un altro strattone, pi violento questa volta. Lui sbatte le palpebre viola e lentamente mette a fuoco. Justine. Sweet heart Justine, cara Justine. Volatile Justine che tra una settimana torner a Minneapolis e chiss che ricordo conserver di questa primavera ferrarese. Lei apre la bocca. Lui la guarda. C un tremore dice. Gli occhi grigi spalancati lo fissano aspettando una reazione, una risposta che non viene. Troppe Moretti da sessantasei, troppi amari a stomaco vuoto, troppe sigarette come sempre e troppo, veramente troppo breve il tempo rimasto per riposare prima di andare al lavoro. Luca la domenica mattina lavora in centro, commesso in libreria, impiego part time ma contratto a tempo indeterminato. Invidiatissimo. Justine, sono le nove?, la voce rauca ancora impastata. No. Si volta dallaltra parte, aggrappa saldo il cuscino e scivola di nuovo nel sonno malandato da cui si era destato. Cosa possa significare tremore, nellitaliano sghembo e masticato della sua ragazza americana, ci penser domani.

C UN TREMORE
Wake up. The american girl sat upright in an unmade bed and nudged the shoulder of her boyfriend, Luca, who appeared to have no intention of waking up. Wake up, Luca she yells a little louder, her slender hand upon his shoulder. Nothing yet. Sleeping too deeply, a Saturday night out ending just a few hours earlier, his face buried into his pillow and disheveled hair tossed about. When did they get home last night? Two, maybe three at night? And now what time is it? She shoves him a little harder. He slowly blinks his sleepy eyes into focus. Justine, sweet, dear Justine. Justine who, in just a week, will spread her wings and fly back to Minneapolis. Who knows what memory she'll have of this spring abroad in Ferrara. She opens her mouth, he looks at her. C'e un tremore she says. Her gray eyes, wide awake and waiting a reply; a response that doesn't arrive. Too many beers on an empty stomach, too many cigarettes, and too little time left to sleep before work. Sunday mornings Luca works in a bookstore in the town center, on an enviable permanent contract as a part-time employee. Justine, is it nine? he mumbles hoarsely. No. He turns away, grabs the pillow and sets himself off to continue the exhausted slumber from which he was awoken. What tremore means, in the muddled and broken italian of that american girlfriend of his, he can think about tomorrow.

ALIMENTARI E ABBIGLIAMENTO
Se proprio devi, mettici una emme, liniziale del mio nome. Sai, non voglio comparire per esteso. Non mia intenzione farmi pubblicit. Che poi questa non nemmeno la prima volta che mi attivo con amici a prestare soccorsi. Sono stato anche a LAquila tre anni fa. Non ha molto senso per me parlare del mio 20 maggio. In fondo, quello che conta portare un aiuto diretto alla gente che ha bisogno. Poche chiacchiere, questa la mia testimonianza. Raccogliere generi alimentari e capi dabbigliamento, consegnarli nelle mani di chi ne ha bisogno e ricevere in cambio un sorriso. Cio, ognuno dei terremotati avrebbe avuto un motivo per essere arrabbiato, ma ci ha accolto con un sorriso. Tutta la merce, labbiamo portata noi, non si sa mai che qualcuno se ne approfitti. Siamo stati in tante zone in provincia di Ferrara, ma anche a Mirandola, allinterno del campo profughi. Cera gente che aspettava di sapere se poteva rientrare in casa. Qualcuno aveva bisogno di cibo, qualcun altro di vestiario. Poi abbiamo dato una mano a preparare le tende. I riflettori devono rimanere accesi su chi rimane, non tanto su chi va. Poi, sul concetto di riflettori c anche da intendersi. Una troupe televisiva, non ricordo neppure quale, ha puntato le sue telecamere davanti al municipio di SantAgostino, in attesa che crollasse. Due giorni appostati per fare lo scoop. Guarda, ho anche scattato una foto. Il dito pattina sul display dello smartphone. Saltella fra immagini che a occhio si assomigliano un po tutte, che sia una crepa o uno squarcio su un muro. Ma se le guardi da vicino c sempre un dettaglio che le distingue. Alla fine si ferma, fa un giro veloce con il polpastrello e il suono di un clic scandisce lo zoom. Non si capisce se quella struttura sia un edificio pubblico o un semplice modellino. Fragile al punto da sgretolarsi di l a poco. Forse un vero che le dirette tv colpiscano dritte alla pancia. Ma se la pancia ha fame cerca solo generi alimentari.

ALIMENTARI E ABBIGLIAMENTO (Food and clothing)


If you must, please capitalize the M in the beginning of my name. I'd prefer not to appear in full, as publicity doesn't interest me. This is not even the first time that friends and I have helped others. Three years ago, I was also in L'Aquila. So for me, it doesn't make sense to discuss my May 20th. In all, what matters is to bring help to those in need. Less talk, more action. To collect donations of food and clothing and put them in the hands of those in need and to receive a smile in exchange. Each person displaced by the earthquake had a reason and a right to be angry, but we were always warmly received. Of all the things we brought, we never got the feeling that someone would take advantage of the situation for their own profit. We traveled around many areas in the province of Ferrara, but we also visited Mirandola, inside the tent encampments. There were people waiting to know whether they could return inside their homes. Some needed food, and others needed clothes. We helped set up tents. The spotlight should be fixed on those who stay, not who go. With this in mind, there's still something to learn about the spotlight. A television news crew, I don't remember which, had their cameras pointed toward Sant'Agostino city hall, waiting for it to collapse. Posted up for two days to get a story. Look, I even got a picture. A journalist held his phone in his hand, jumping through images which all look a little alike, whether of a crack in the ground or a hole in the wall. But if you look close, there's always something, a detail, which sets it apart. He then stops, turns quickly and zooms in to take a picture. He can't tell whether this public building is real or a prop, fragile enough to collapse momentarily. Maybe it's true that television hits you at the pit of your stomach, but an empty stomach can only be filled with food.

RADIOCARCERE
Che io non sono mica razzista, ma insomma: stavo in cella tranquillo per gli affari miei, mi hanno spostato in mezzo a quattro africani. Non che mi piaccia lamentarmi, che qua dentro ci si abitua a tutto e anche di pi, ma insomma che sporco! Mi toccato prendere dallangolino in alto e cominciare a sgrassare le pareti. E adesso che finita la giornata non ho ancora finito. Stavo bene nella sezione di prima, eravamo pochi ma buoni e ci lasciavano anche pi liberi. Vabb, liberi. Liberi di gironzolare nel corridoio, di giocare a biliardino. Il terremoto stata una gran fregatura. Senza parlare della paura di quella notte: gente che urlava come se la stessero sgozzando, il corridoio vuoto di persone ma pieno di grida e singhiozzi. Si sentiva qualcuno piangere, altri furiosi chiedevano con tutto il fiato che avevano in gola di uscire. Alla fine ci hanno condotto in giardino, col freddo che cera, in mutande e maglietta da notte. Non tutti, solo chi voleva. Poi nei giorni seguenti mezzo carcere stato evacuato per sicurezza, scombinati tutti i piani e le stanze, i detenuti rimescolati come carte nel mazzo. Personalmente stavo pi tranquillo prima che ero al piano terra, ma dalle voci che circolano i pettegolezzi sono allordine del giorno, anzi: sono la prima fonte di informazione, qua li chiamiamo radio carcere credo che la sezione mia labbiano svuotata per intero. Adesso ci lasciano fuori dalla gabbia un paio dore la mattina e nel pomeriggio, che poi sarebbero gli unici ritagli di tempo che abbiamo per lavarci i panni, fare la doccia. Qui non c nemmeno il bagno interno, altro che biliardino. Per lavarsi ogni volta ci son di quelle code che ti passa la voglia. Si fa per dire, eh? Non giustifico mica gli africani! E nemmeno tutto lunto che m toccato grattar via. Pensavo che con meno gente qua dentro le guardie avessero pi tempo, non si lamentano sempre tutti del fatto che il vero problema qui il sovraffollamento? Mannaggia pure a loro, credevo ci avrebbero lasciati respirare un attimo. Invece niente, chiusi peggio di prima. I laboratori per la maggior parte son saltati, radiocarcere trasmessa in questo caso dal tizio calabrese che ieri mi ha prestato il detersivo per i panni - dice che vanno messi in sicurezza per via delle attrezzature pesanti. Mi ero iscritto a ceramica, chiss cosa mi credevo di fare.

RADIOCARCERE (Prison Radio)


I'm not racist, but anyway: I was quietly minding my own business in my cell, which they've put me in with four Africans. It's not that I like to complain, because around here you get used to everything and more, but what a dump! I started at one side of the cell to scrub the walls. Even by the end of the day I'm still not done. I was good where I was before. There were only a few of us, but we were alright and they also gave us more freedom. Freedom well, freedom to walk down the hallway, or play some foosball. The earthquake was a huge rip-off. Not to mention the fear of that night: people shrieking like their throats were being cut, empty hallways filled with screams and sobs. Some crying, others angrily shouting from the top of their lungs to be let out of their cells. Eventually, we were brought out to the courtyard, out in the cold, in our pajamas and underwear. Not everybody just who wanted to. Over the next few days the prison was evacuated for safety, mixing up all the floors and rooms. Prisoners shuffled back together like a deck of cards. Personally, I was better off when I was on the ground floor, but from the rumors around here, gossip is on the agenda; really, the primary source of information. We call it prison radio. I've heard that my old cell block has been cleared out entirely. Now they let us out of our cages for a few hours in the morning and afternoon, which is the only time we have to do laundry and take a shower. Here, there's not even a toilet in the cell, needless to say a foosball table. Every time, the line to take a shower is so long that you give up trying to wait. So to speak, anyway. I'm not giving a pass on the Africans, or all the dirt and grease I had to scrape off the walls. I thought that with fewer people here the guards would have more free time don't all of them always complain about how the real problem is overcrowding? To hell with them I thought they would have given us a little breathing room. Instead nothing. Now it's worse than before. Workshops have mostly been closed up. Prison radio the tranmission in this case heard from part of a Calebresan guy who yesterday gave me some laundry detergent said that they have to reinforce the buildings for the heavy machinery. I signed up for a pottery class, who knows what I was thinking.

C UN TREMORE

A un anno di distanza dalle prime violente scosse che fecero tremare lEmilia i mass media locali e nazionali continuano a seguire le vicende della ricostruzione, ma il terremoto in senso stretto uscito dal discorso comune. Non pi come nelle settimane immediatamente successive agli eventi sismici, quando in qualsiasi posto e a qualsiasi ora - in famiglia ma anche tra sconosciuti, al bar, sul posto di lavoro, in treno la domanda che le persone si rivolgevano a vicenda era una sola: ma tu doveri quando arrivato il terremoto?. Questo punto interrogativo stato ripetuto centinaia di volte e ha trovato altrettante centinaia di risposte: storie strampalate, autoironiche, episodi commoventi, difficolt ma anche risate. Il volume C un tremore stato pensato per raccoglierle, per fare in modo che non si vada a perdere la importante del terremoto come vissuto collettivo,

composto da una miriade di tante piccole narrazioni private. Il libro, edito dalleditore centese Freccia doro, raccoglie trenta racconti ispirati a fatti realmente accaduti, e altrettante fotografie. I racconti sono stati scritti da Licia Vignotto e Giuseppe Malaspina, ideatori del volume. Le immagini invece sono state messe a disposizione da tanti cittadini che hanno voluto sostenere e partecipare al progetto - a questo proposito stata creata, ed tuttora disponibile, una pagina Facebook dedicata, la si trova cercando Progettotremore. Essendo i testi dedicati ad accadimenti minimali, gli autori hanno invitato la popolazione a mandare per la pubblicazione immagini altrettanto minimali. Chi aprir le pagine del volume non trover ricordi strazianti n tanto meno le immagini di devastazione che per mesi hanno riempito le pagine dei giornali.

Trover frammenti di quotidianit, una narrazione corale e non retorica, fotografie sporche, poco professionali ma molto significative. Il ricavato delle vendite di C un tremore servir a ripristinare la biblioteca di Cento, tuttora chiusa per inagibilit. Il libro vuole essere soprattutto uno strumento per conservare la memoria commentano gli autori - e ci sembrato giusto che fosse utilizzato a favore di un luogo in cui, tutti i giorni, si lavora esattamente per lo stesso motivo. Affinch possa restare traccia di chi siamo stati e di chi siamo. Chiunque volesse ordinare una copia potr scrivere a ordini@casaeditricefrecciadoro.biz, o prenotarla presso i maggiori bookstore on line. Riportati sopra alcuni racconti estratti dal libro: C un tremore, La tazzina, Radiocarcere, (di Licia Vignotto), Alimentari e abbigliamento (di Giuseppe Malaspina). Fotografie di Jimmy Michele Valieri.

C UN TREMORE

A year has now passed since the first violent quake that shook the Italian region of Emilia. While local and national news media continue to follow reconstruction efforts, the earthquake in the strict sense of the term has disappeared from everyday conversation. It's no longer like the weeks following the initial seismic event, when anytime and everywhere whether talking with family or strangers, at work, down at the bar, or on a train the one question people had to ask each other was where were you during the earthquake? It was a question repeated hundreds of times and finding just as many answers: strange tales, self-deprecating anecdotes, emotional episodes; some heart-rending, others humorous. C un tremore, a compilation of personal narratives, was written with the idea to preserve evidence of the earthquake as collective experience.

The book, from Cento publisher Freccia d'Oro, brings together thirty stories inspired by real events, alongside photos which accompany the text. All stories were written by Licia Vignotto and Giuseppe Malaspina, who conceived and developed the project. Images, however, were provided in response to an open invite for anyone who wished to support and contribute to the project to post to facebook page, Progettotremore, which is still currently operating. As a compilation dedicated to the documentation of incidental events, the authors called on participants to submit visual content with likewise commonplace origins. Readers of this book will not see the same harrowing details nor images of devastation which filled newspapers for months. Instead, they will find fragments of the everyday; a narration shared by many voices, and amateur photography that speaks volumes.

All proceeds from C un tremore are used towards restoring the Cento library, which is still in a state of disrepair and currently closed to the public. The book is primarily a way to preserve a memory, note the authors, and it seemed fitting that it should be used for a place that, every day, serves this purpose; that we can keep track of who we were, and who we are. If you would like to purchase a copy of C un tremore, please contact ordini@casaeditricefrecciadoro.biz, or order a copy online from any major bookstore. Above are selected samples from the book: C un tremore, La tazzina, Radiocarcere (written by Licia Vignotto), Alimentari e abbigliamento (written by Giuseppe Malaspina). Pictures by Jimmy Michele Valieri.

facebook.com/progettotremore

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