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MANUALE filosofia medievale boezio e agostino mancano

Medioevo: dal 476 d.c caduta dellimpero romano dOccidente1492 scoperta dellAmerica Alto medioevo fino all X| sec. Basso medioevo fino al XV sec. Tra il 476 e l800 dopo le invasioni barbariche il mondo diviso in tre zone: Area bizantina Area araba Area romano germanica Alto medioevo: Chiesa di Roma diffonde tramite levangelizzazione una spiritualit{ comune tra i vari popoli. Monachesimo come attivit culturale e trasmissione dei testi antichi. Carlo Magno imperatore franco nell? 800 difensore della repubblica cristiana grazie al papa Leone ||| che lo premia per aver difeso loccidente da pressioni arabe e sassoni. Il papa al tempo stesso assume un ruolo politico. Limperatore carolingio si presenta come simbolo della lotta contro gli infedeli. Ottone | di Sassonia ferma poi le invasioni intorno nel 955 si presenta come il nuovo difensore della cristianit e viene incoronato da papa imperatore del sacro romano impero germanico. La corona passa dalla Francia alla Germania. Nel 1054 scisma fra il papa di Roma e il patriarca di Costantinopoli si comincia ad affermare un identit{ europea. Il successivo incremento demografico contribuisce allo sviluppo dellagricolture e alla ripresa della produzione. Lespansione economica porta cambiamenti sociali: nei centri urbani si afferma il ceto artigianale e quello mercantile. La crisi del papato trova il suo apice nello scontro tra il papa Bonifacio V||| e filippo il bello e in seguito nel trasferimento della sede pontificia ad Avignone. Inizia un processo di laicizzazione del potere basato sulle due classi dominanti: aristocrazia e ricca borghesia in ascesa. Nella riflessione filosofica tra il |X e il X|| sec. Anselmo dAosta, Pietro Abelardo, Bernardo di Clairvaux si occupano principalmente del rapporto tra fede e ragione ma assumono rilevanza anche questioni di logica e naturali (la natura oggetto di indagine razionale e sistematica). Nel X||| sec nascono le universit{ e nonostante lopposizione religiosa c una grande riscoperta delle opere aristoteliche. Fondamentale in questo periodo la riflessione di Tommaso dAcquino che tenta di rendere compatibile la filosofia aristotelica con la cultura cristiana. Ma progressivamente si assiste a una separazione tra filosofia e teologia. Una netta separazione rappresentata da Giovanni scoto e Guglielmo da Ockham, ma anche da Wicliff e Marsilio da Padova che confutano legemonia del papato.

TEOLOGIA LOGICA E FILOSOFIA NATURALE TRA IL |X E IL X|| SEC. Dopo un lungo periodo di declino tra lX||| e il |X sec. si sassiste a un risveglio della filosofia che si occupa di complesse questioni teologiche. NellX| sec Anselmo dAosta sostiene che la ragione delluomo entro i suoi limiti debba compiere sforzi per comprendere i contenuti di fede. Pietro Abelardo porta avanti il rifiuto di una fede fatta di formule vuote e ripetizioni prive di senso. Bernardo di Clairvaux, rappresentante del monachesimo invece si distingue. Nella storia della logica medievale il capostipite invece Severino Boezio: lui ha trasmesso la logica di Aristotele e ha sollevato il problema degli universali. Si fa strada anche un nuovo modo di vedere la natura, allinterno delle scuole cittadine la mentalit molto pi aperta rispetto che al monastero, i libri naturali di Aristotele offrono unimmagine della natura non facile da conciliare con la dottrina cristiana. Testi come il Timeo di Platone influirono notevolmente. LA RINASCITA CAROLINGIA Sul finire del V| sec. il regno franco fu attraversato da lotte di successione. Fu Carlo Martello ad avviare la ricostruzione del regno, poi nel 751 Pipino il Breve prese la corona con lapprovazione del pontefice che in cambio gli chiese di contrastare lespansione longobarda che minacciava i possedimenti della chiesa in Italia. Il figlio di pipino Carlo Magno incoronato la notte di Natale dal Papa consolid i rapporti con la chiesa divenendo unautorit{ universale in netto contrasto con limpero bizantino. Carlo riorganizz il sistema dellistruzione con lintenzione di formare un apparato di funzionari che grazie alla loro cultura indussero il sovrano a promuovere una capillare nascita di centri scolastici nuove scuole in monasteri e sedi vescovili. Il monaco a cui fu affidato lincarico della realizzazione del programma culturale fu Alcuino di York che diresse la scuola palatina portando con se numerosi manoscritti e incoraggiando la realizzazione di nuovi monasteri per copiare i testi. La politica culturale di Carlo favor la ripresa degli studi e la successiva generazione di intellettuali affront problemi teologici cruciali. Nel |X secolo il tema della predestinazione: secondo alcuni maestri Dio predestinava alcuni al bene e altri alla dannazione e sostenere una diversa tesi equivaleva a discutere lonnipotenza divina. Ma la tesi della duplice predestinazione indeboliva il clero svalutando il suo ruolo di mediatore per la grazia divina. Icmaro sosteneva che tale tesi privava gli uomini della volont di compiere buone azioni. A riguardo Giovanni Scoto difese il libero arbitrio umano senza il quale non ci sarebbe giustizia divina, neg ogni forma di predestinazione individuale. Dio pu operare in generale sulle creature solo mediante le leggi che ha dato alluniverso la predestinazione coincide con lordine naturale che fissa i limiti dellagire umano. Giovanni affronta i temi nel trattato La divisione della natura: La creazione del mondo una teofania: manifestarsi di Dio nella natura, non nella conoscenza umana si rivela in ci che crea. Le creature(molteplice) discendono da Dio (uno) e fanno ritorno a lui in uno schema circolare dispirazione neoplatonica.
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Senza il peccato originale non ci sarebbe stata corporeit ma solo un mondo intellegibile delle idee. Linferno non un luogo ma solo una condizione dellanima di chi compie il male. Riguardo alla disputa sulleucarestia: alcuni la consideravano reale altri simbolica. Berengario di Tours sosteneva che fosse da escludere una effettiva presenza della carne e del sangue di Cristo. Secondo Lanfranco invece pane e vino si mutavano realmente fisicamente. Si concluse con la condanna di Berengario. ANSELMO DAOSTA: (1033-1109) LA RAGIONE SULLA VIA DELLA FEDE: IL MONOLOGION (titolo originale: meditazioni sulla razionalit della fede) capacit della ragione umana di penetrare i contenuti della fede. impegno nel dimostrare lesistenza di Dio. Il primo passo in questa direzione fu il monologion (soliloquio) in cui si tratta di dimostrare lesistenza di Dio senza riferirsi allautorit{ delle scritture. Il protagonista nel monologo discute mentalmente far se e se. Procede con una serie di esperienze comuni a tutti anche da chi non conosce o non riconosce il cristianesimo. Sono prove a posteriori che si muovono da effetti sensibili e risalgono a ritroso verso la causa Dio. Per esempio le cose di tutti i giorni hanno diverse misure che noi riconosciamo solo grazie al fatto che esiste qualcosa di completo che abbia tutte le caratteristiche platone. Se riconosciamo delle cose buone solo perch deve esistere per forza un sommo bene. Lo stesso con i gradi di perfezione per arrivare a postulare lesistenza di un unico essere dal quale tutta la realt riceve diversi gradi di esistenza e valore. Essere supremosommo bene e assoluta perfezione, ogni cosa trae il proprio essere da lui. Dio ha creato gli esseri secondo un modello e forme esemplari di ogni creatura presenti nel suo intellettoparagonabile a un pittore. La ragione pu spingersi fino a comprendere la natura trinitaria solo riflettendo sulle qualit delluomo. LINTELIGENZA DELLA FEDE: IL PROSLOGION (titolo iniziale: la fede in cerca dellintelligenza) Vuole trovare un unico argomento che dimostri lesistenza di Dio. Lo espone nel pi celebre scritto il Proslogion (colloquio), un dialogo nel quale Anselmo impersona un uomo che si rivolge a Dio per aiutarlo a comprendere ci che crede la fede un dato di partenza irrinunciabile. Il motto di questo scritto credo per poter capire ogni fedele deve approfondire il pi possibile le verit{ rivelate ( intellectum fidei). Fra la semplice fede e la comprensione c una fede consapevole: partendo dalla tesi dellesistenza di Dio bisogna alimentare la fede comprendendo contenuti. Procede a priori argomento che precede lesperienza. Il Dio delle sacre scritture esiste tanto nellintelletto quanto nella realt. Infatti con la descrizione Dio ci di cui non si pu pensare nulla di maggiore lindividuo ignora che lessere cos descritto esiste realmente. Se Dio esistesse
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solo nellintelletto di chi ascolta la frase allora sarebbe possibile pensare unulteriore perfezione e non sarebbe davvero ci di cui non si pu pensare nulla di maggiore contraddizione. Dio esiste come necessario non pu essere pensato come non esistente. Ma lo stolto della Bibbia in cuor suo afferma Dio non esiste Anselmo in realt{ crede che egli si sia limitato a pensare a quelle parole senza comprenderne il significato come se cantasse una conzaone in una lingua che ignora. Gaunilone, un oppositore ritiene che sia impossibile per luomo pensare veramente a una definizione di Dio, ci di cui non esiste nulla di maggiore infatti fuori dalla portata umana. Anselmo risponde con una tesi analoga al Monologion secondo cui necessario fondare sulle cose di cui si ha esperienza il concetto di Dio. DIVINA ONNIPOTENZA E LIBERO ARBITRIO UMANO Lonnipotenza di Dio: comprende come non vi sia alcuna contraddizione fra il definire lonnipotente dio ed affermare che egli non in grado di compiere determinate azioni come mentire. in base a questo principio Anselmo nega nel De libertate arbitrii che il potere di negare sia un vero potere, nega che la facolt delluomo sia quella di decidere se peccare o no, qualora si accettasse questa definizione infatti Dio e gli angeli non sarebbero liberi. Il libero arbitrio la capacit di serbare la propria volont retta per amore della rettitudine cos come il termine vista significa vedere. Nel De concordia affronta poi la prescienza divina e il libero arbitrio. PIETRO ABELARDO: (1079-1142) costante applicazione della logica materia di cui docente, e della dialettica nei discorsi. dialettica e logica detengono il primato sulle altre conoscenze, la dialettica fornisce il metodo generale di tutte le scienze. Nel suo scritto Il sommo bene: strumenti tecnici per scorgere il significato e i contenuti dei termini dei testi sacri. Il compito del teologo chiarire il senso delle espressioni usate per riferirsi a Dio la cui natura ineffabile pu essere solo adombrata nelle parole delluomo. Lintelletto umano non comprende Dio, troppo diverso da noi, i nomi con cui lo indichiamo sono metafore. Bisogna decodificare le analogie scelte per parlare di Dio. Vale anche per la filosofia pagana che secondo Abelardo riserva grandi sorprese. Se si leggono alcuni scritti dellantichit{ infatti andando al di l{ del significato apparente si scopre che vi sono nascoste alcune verit di fede come limmortalit{ dellanima. C una naturale convergenza fra fede e ragione: attraverso metafore favolose i principali filosofi greci e latini sono pervenuti prima della rivelazione ai principali dogmi di fede lavoro di lettura allegorica dei testi filosofici pagani. Lostilit{ di chi non conosce valide le verit{ rivelate va combattuta con argomenti razionali. La dialettica la spada contro gli infedeli. Luso della logica in teologia necessario perch ridicolo insegnare o credere ci che non si capisce. Nel dialogo fra un filosofo un giudeo e un cristiano egli si ribella allidea
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di una fede non sorretta dalla ragione e sullaccettazione di una fede che si fondi solo su abitudine e sullaccettazione passiva degli insegnamenti. Altrimenti professare la fede porta allintolleranza, la fede deve essere compresa. LO SCONTRO TRA ABELARDO E BERNARDO DI CLAIRVAUX Erede del monachesimo altomedievale labate cistercense Bernardo di Clairvaux noto anche come Bernardo di Chiara valle si scaglia contro Abelardo e i suoi colleghi parigini in nome di una scuola completamente diversa che riconosce Cristo come solo fine di ogni sapere. La vita del monastero ha il compito di rieducare gli uomini allamore verso il creatore. In seguito al peccato originale luomo ha perduto la sintonia tra la propria volont{ e quella di Dio. Il monaco deve riconoscersi come immagine sfigurata di Dio e deve approvare allumilt{ che lo conduce a rinunciare ai suoi desideri e vivere nella volont divina. Avere consapevolezza della propria miseria porta a riconoscere anche quella altrui ed ad avere compassione. Lamore per gli uomini purifica lanima e ci rende simili a Dio. Nel percorso descritto non c spazio per unindagine razionale che ambisca alla conoscenza di Dio. Il culmine della conoscenza umana per Bernardo la sfera affettiva. Bernardo accusa Abelardo di voler render certa la fede, di volerla comprovare. La logica agli occhi del monaco lemblema della vana curiositas. Lo scontro fra i due culmina nel dibatto pubblico e nellaccusa di Abelardo nel Sinodo di Sens in cui ritiene lecito applicare alle verit rivelate le regole logiche purch purch si prendano in esame solo le parole in cui sono espresse tali verit e non i contenuti. UN METODO PER CONFRONTARSI CON LE OPINIONI DEI PADRI DELLA CHIESA In un opera chiamata Sic et Non Abelardo mette a confronto una molteplicit di passi tratti dalla letteratura patristica che sembrano in contraddizione tra loro su questioni di fede. Scrive una sorta di discorso sul metodo di analisi delle opere in cui le opinioni sono apparentemente divergenti. Come gi aveva detto Giovanni Scoto leggere i padri della chiesa non come leggere il testo sacro. Bisogna leggere i padri della chiesa con la libert di giudicarli e bisogna tenere in considerazione il contesto storico e le circostanze. Spesso il contrasto di posizione di diversi autori pu essere superato se si presta attenzione alle possibili variazioni di significato dei termini. Nel X|| sec si sviluppa la sententiae cio la raccolta sistematica delle opere dei padri della chiesa e dei pensatori cristiani. Pietro Lombardo, allievo di Abelardo insegnante di teologia scrisse una raccolta, un manuale dei Padri illustri con temi relativi a varie questioni. Fu cos importante che fu citato dopo la sua morte durante il Quarto Concilio lateranense e divent dopo la bibbia il libro pi influente e studiato delloccidente cristiano. LA LOGICA NELLE SCUOLE MEDIEVALI E LA QUESTIONE DEGLI UNIVERSALI DALLA LOGICA VERTUS ALLA LOGICA NOVA: il dibattito filosofico oltre che su temi teologici nel X|| sec si concentr anche sul tema degli universali oggetto di studio per maestri il cui principale interesse era
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la logica. Severino Boezio si era impegnato nel salvare il patrimonio antico, in particolare quello greco tra cui la Logica di Aristotele. Quella trasmessa da Boezio pi tardi sar chiamata logica vertus. Le cose iniziarono a cambiare quando nel 1130 si apr la stagione della cos detta logica nova: grazie alla riscoperta delle traduzioni boeziane. GLI UNIVERSALI E LA SOLUZIONE PROPOSTA DA BOEZIO Sono detti universali i termini che non indicano un individuo in particolare ma si riferiscono a una molteplicit di individui. La domanda : gli universali rimandano solo a una costruzione mentale come sostengono i nominalisti o vere e proprie realt come sostengono i realisti. Secondo la tesi realista gli individui che rientrano negli universali non hanno unessenza particolare ma una comune, cio un insieme ha maggior importanza delle sue componenti. Al contrario chi pensa che non esistano essenze universali conduce ad attribuire la realt solo alle singole parti della totalit. La spiegazione realista si presta meglio al peccato originale perch si presta meglio a spiegare come lintera umanit{ abbia potuto peccare in un solo uomo. Boezio affront la questione partendo da presupposto aristotelico secondo cui solo lindividuo reale poich i generi e le specie, ci che comune non costituisce una realt individuale. Boezio conclude che gli universali sono concetti, pur non corrispondenti ad alcuna res i predicati di genere e specie hanno comunque un fondamento reale nella relazione di somiglianza fra determinati insieme ed essere individuali. Caso analogo agli enti geometricila linea sebbene non abbia alcuna sussistenza sensibile fuori dai corpi al quale appartiene pu per essere colta mediante la mente. Egli sostiene la posizione aristotelica ma in realt anche quella platonica che ammette la realt degli universali come idee contenute nellintelletto divino. IL REALISMO DI GUGLIELMO DI CHAMPEAUX E LO SCONTRO CON ABELARDO Nei primi anni del X||sec. il dibattito sulla natura degli universali fu riacceso da Abelardo il quale si basa interamente sui sette codici di Boezio e muove dalla sua scia aristotelica delluniversale come ci che preposto alla predicazione di molti per poi esaminare la tesi che prende gli universali come vere e proprie realt. Secondo Abelardo ci sono due versioni della tesi realista tra cui quella assoluta di Guglielmo di Champeaux che attribuisce agli universali una res dotata di esistenza autonoma che prescinde dallesistenza dei singoli. Secondo questa tesi gli individui di stessa specie o genere hanno unessenza comune e si distinguono per qualit accidentali. Ma Abelardo osserva che se cos fosse lindividuo sarebbe solo il risultato di una somma di aspetti accidentali, tolti i quali non resterebbe nulla. Inoltre sarebbe paradossale una medesima essenza potrebbe contenere in se cose contraddittorie, una simultaneit di contrari non daccordo con il principio di non contraddizione. Ma in una seconda versione di Guglielmo si sarebbe appellato a una forma pi moderata in cui gli universali sarebbero semplicemente una non differenziazione che sussiste fra individui di una stesa specie. Pur essendo tra loro differenti gli individui di una specie presentano caratteri comuniteoria dellin-differenza secondo questa teoria
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generi e specie esistono esclusivamente nelle singole cose sensibili nelle quali non si distinguono solo per accidenti ma per essenza. Abelardo comunque rifiuta anche questa seconda tesi di realismo perch si parlerebbe di maggiori o minori gradi di indifferenza Guglielmo nel dibattito perde la cattedra. ABELARDO: GLI UNIVERSALI SONO PAROLE DOTATE DI SIGNIFICATO Ma qual la tesi con cu Abelardo trionf su Guglielmo? Gli universali non sono cose reali, non rientrano nel dominio delle cose ma in quello dei segni linguistici, sono termini che si predicano di pi individui, sono parole utilizzate per significare una realt di singole cose reali funzione significativa, sono termini dotati di significato e non consiste in un rapporto diretto fra parola e cosa ma nella capacit di generare un concetto in chi ascolta. Chi sente pronunciare un termine universale si forma unimmagine di cose che condividono determinati elementi. Il fondamento degli universali nella realt va ricercato nel comune modo dessere degli individui. Il significato degli universali non quindi una res come per i realisti ma uno stato di cose. Ma come si formano? Essi sono il risultato di unoperazione della mente, lintelletto ricava i concetti universali dalle cose sensibili a posteriori. un processo di astrazione: la mente umana considera separatamente ci che nella realt non separatoastrazione dei concetti universali. LA RISCOPERTA DELLA NATURA NEL X|| SEC. UNEPOCA DI RINASCITA Dopo lanno mille in Europa ci fu una stagione di grande sviluppo economico, la produzione agricola impanna grazie al progresso tecnico e alla bonifica di paludi e foreste. In soli 150 ci fu un grande boom demografico (15 milioni di persone in pi). Si assiste allo sviluppo del commercio e al risveglio dei centri urbani. La centralit delle citt non solo socio-economica ma culturale numerosi centri scolastici di nuova formazione che pongono fine al monopolio del sapere esercitato dai monasteri ed ne elaborano un tipo pi aperto. Nuove forme di sapere che non sono solo a finalit religiosa Il diritto la medicina e la fisica, nuove materie che acquistano autonomia rispetto alle Sacre Scritture. Ci sono nuovi destinatari dellinsegnamento: non solo giovani che vogliono diventare monaci ma un vasto pubblico che comprende i ceti urbani emergenti. Gli studenti frequentano attratti dalla fama dei docenti. Grande stagione di traduzioni: c un nuovo tipo di intellettuale( Abelardo). C un enorme lavoro di traduzione dal greco e soprattutto dallarabo che restituiscono allEuropa molti testi antichi tra cui Aristotele e Platone ma anche scritti scientifici come Euclide Tolomeo e Galeno. Il patrimonio delle conoscenze aumenta a dismisura. VERSO UNA NUOVA IMMAGINE DEL MONDO Nuovo modo di guardare la natura: diventa oggetto di unindagine razionale e sistematica e si fa strada lidea che le sue forze debbano essere spiegate. C un
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forte distacco dalla traduzione culturale precedente che vedeva i fenomeni naturali come una manifestazione immediata e diretta della volont di Dio. La cultura del monachesimo altomedievale agostiniana considerava che dio avesse scritto due libri: la bibbia e il libro della natura. Dietro a qualsiasi evento che fosse straordinario o consueto c il volere di Dio. Teofania natura come continua manifestazione di Dio. Lo studio delle cause dei fenomeni appariva come una perdita di tempo (vana curiositas). LA SCUOLA DI CHARTRES E LO STUDIO DEL MONDO FISICO X|| sec cambiamento di mentalit maestri che contestano soprattutto il ricorso alla volont divina come spiegazione necessaria e sufficiente di ogni evento naturale e affermano la legittimit fisica come disciplina di studio dotata di metodo e valore autonomo. Adelardo di Bath (1090- 1150) ritiene che sebbene i fenomeni come la comparsa di un filo derba abbiano luogo per volere di dio gli eventi devono essere interpretati per quanto possibile dalla scienza umana. Fa un soggiorno di studio presso la scuola salernitana dove impara la scienza araba che approfondisce in un viaggio in Siria. Adelardo dice di aver colto dei nessi casuali nella natura. Lo stesso atteggiamento quello di Guglielmo di Conches che critica chi non conoscendo la natura va continuo appello allonnipotenza divina in tutte le cose si deve dare ragione se dato trovarlamanifesto culturale. Lindagine fisica tra laltro non comporta un ridimensionamento del ruolo di Dio infatti non significa negare la dipendenza delle cose da Dio. Tanti maestri come Guglielmo considerarono legittimo dare una spiegazione scientifica della genesi commento filosofico della spiegazione della creazione. INFLUENZA DEL TIMEO E LUOMO AL CENTRO DEL COSMO Il presupposto da cui partono Guglielmo e altri maestri lidea della natura come insieme ordinato di cause che pu essere oggetto di una conoscenza razionale. Il Timeo di Platone assume un ruolo fondamentale da lui che i fisici di Chartres che ricavano la convinzione del mondo come grande organismo vivente dotato di anima armonica. Il celebre dialogo platonico da loro fiducia nella razionalit del cosmo in una sua pagina essi trovano in principio di causalit: nulla nasce senza una causa, linvito implicito a dare ragione a ogni fenomeno. Guglielmo e i compagni trovano nel Timeo una giustificazione razionale della genesi. Nel Timeo il divino artefice aveva ordinato agli astri di portare a termine la sua opera. Questo fa pensare ai maestri che Dio si limit a creare listante iniziale in cui vengono creati i 4 elementi. Da quel momento la natura si sviluppa autonomamente, creatore ha dato il compito a una serie di agenti intermedi di completare la sua opera. Fra questa serie di agenti di cause seconde, spiccano le stelle il cui calore permette di spiegare gran parte di avvenimenti della genesi. Oggetto della ricerca fisica deve essere il complesso di forze che regolano e conservano il cosmo. Viene recuperato anche il tema del fuoco divino che permea di s ordinandolo, un cosmo simile a un grande organismo vivente.
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Nuova collocazione delluomo nelluniverso: si diffonde lidea che sfruttando i nessi e le corrispondenze esistenti fra le varie componenti del cosmo soprattutto gli influssi dei corpi celesti, luomo possa inserirsi ne gioco di forze che determinano gli eventi fisici. Ecco co che si profila la possibilit di uscire dallottica monastica che aveva sempre trattato la natura come un oggetto da venerare, qualcosa di fronte a cui inginocchiarsi pieni di ammirazione per che lha creato. Scritture: ANSELMO DAOSTA COMPRENDERE LE VERITA DI FEDE Nelle prime pagine del proslogion Anselmo racconta di come giunto allesigenza di offrire ununica prova dellesistenza di Dio. E descrive le difficolt{ di chi si appresta ad approfondire le verit di fede. Nel secondo libro della teologia del sommo bene Abelardo svolge alcune importanti considerazioni metodologiche in cui dice che la logica usata in modo corretto serve a confutare gli eretici ed ad difendere la vera fede. LA FILOSOFIA ISLAMICA E QUELLA EBRAICA Limpero islamico era sorto in poco pi di un secolo inglobando alcuni centri culturali bizantini e persiani. Lincontro con le civilt{ orientali ebbe importanti conseguenze sul piano culturale: la compresenza di greci arabi cristiani ebrei arabi vivacizz la vita intellettuale delle civilt conquistate. A ci si aggiunge il lavoro dei califfi che fecero tradurre in lingua araba il meglio della produzione filosofica e scientifica dellantichit{ e misero questi testi a disposizione degli studiosi. Caratteri di filosofia islamica: coinvolse anche le minoranze come ebrei e cristiani nei confronti dei quali i conquistatori arabi mantennero una politica di tolleranza. Alcuni filosofi si confrontano con una religione il cui libro sacro il corano conteneva alcuni inviti a indagare la natura con la ragione. Allah lunico dominatore onnipresente delluniverso e nel creato bisogna cercare i suoi segni. Nonostante la propensione a rileggere la tradizione greca alla luce della verit dellislam i pensatori musulmani avvertirono meno la necessit di conciliare fede e ragione: nessuno di loro credette possibile scorgere nei grandi esponenti greci unanticipazione della rivelazione, n vi furono tentativi di islamizzare Platone o Aristotele. LA QUESTIONE DELLINTELLETTO DI AL-KINDI E AL-FARABI Al-Kindi (801-870) era un attento lettore di Aristotele e si concentra su un problema che il pensatore greco aveva sollevato nel terzo libro del de anima: qual la distinzione fra intelletto passivo( potenziale) e attivo (producente)? Il primo tipo di intelletto inteso come la capacit di ricevere concetti universali astratti dalle immagini sensibili che relazione ha con lintelletto attivo separato ed eterno che fa passare dalla potenza allatto le forme intellegibili? E cosa fornisce allintelletto passivo i concetti che egli predisposto ad accogliere? un argomento delicato perch a seconda di dove si colloca lintelletto attivo risulta
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pi o meno complicato affermare limmortalit{ personale. Al- Kindi fa propria la distinzione dei due intelletti aristotelica e attribuisce al singolo uomo esclusivamente quello potenziale che passa dalla potenza allatto (e quindi alla funzione conoscitiva) solo per linflusso dellintelletto attivo. Lintelletto attivo considerato da Al-Kindi unintelligenza trascendente separata da corpo e dallanima di ciascun individuo unica ed universale. Al-Kindi non identifica lintelletto agente con Dio ma lo pone a livello inferiore descrivendolo come una sostanza spirituale che agisce sullanima umana in modo da renderla intelligente in atto. Al- Farabi tiene nella sua opera ben distinti lambito religioso e quello filosofico e prende avvio dalla tesi di Al-Kindi: Al-Farabi colloca infatti lintelletto agente al grado pi basso di una scala dintelligenze ognuna delle quali presiede al movimento di una delle sfere celesti. Il nostro autore rilegge la teoria del De anima in chiave platonica vale a dire che lidea del cosmo sia formato da una molteplicit di intelligenze motrici che discendono da Dio per emanazione secondo un ordine gerarchico. METAFISICA E TEORIA DELLA CONOSCENZA IN AVICENNA Avicenna sottolinea come lintervento dellintelligenza agente sia determinante per attivare lintelletto di ogni uomo. Teoria della conoscenza, metafisica e cosmologia sono strettamente collegate. Avicenna ritiene che il punto di partenza obbligato della metafisica sia lessere in quanto tale la cui nozione stratta la prima a presentarsi al nostro intelletto: qualsiasi sia la cosa a cui pensiamo la pensiamo innanzitutto come ente dotato di esistenza. Le modalit dellessere sono possibile o necessario. Lessere necessario quello la cui non esistenza implica la contraddizione. Lessere possibile pu essere concepito come non esistente. Lesperienza sensibile per non ci fa conoscere nulla necessario di per s ma solo realt contingenti. Il mondo che conosciamo un insieme di esseri possibili la cui esistenza richiede una causa necessaria: Dio lunico nel quale esistenza ed essenza coincidono. Avicenna ritiene che il processo di creazione sia necessario ed terno non unintenzione creatrice. Dio produce una scala di intelligenze celesti ognuna delle quali genera la successiva, lultima di queste coincide come per Al-Farabi con lintelletto agente, intelligenza comune a tutta lumanit{. Lunione di anima e corpo per Avicenna accidentale, lanima (concorda con Platone) una sostanza spirituale indipendente dal corpo. Lattribuzione di un intelletto possibile a ogni essere umano mira a dimostrare limmortalit{ dellanima individuale in accordo con il corano. Lintelligenza in atto attiva queste facolt{. LA SFIDA DI AVERROE Il massimo esponente della cultura filosofica della spagna islamizzata. Commentatore degli scritti aristotelici. Averro condivide con Avicenna lidea di un intelletto agente, separato comune a tutti gli uomini ma colloca allesterno del singolo essere umano anche lintelletto passivo, che Averro chiama materiale. Se lintelletto materiale avesse una natura individualizzata priverebbe della loro
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universalit{ le forme intellegibili astratte dellintelletto. Averro elimina qualsiasi legame fra lanima intellettiva e il singolo essere umano solo lanima vegetativa e quella sensitiva possono dirsi veramente forma del corpo. Averro attribuisce limmortalit{ dellanima allumanit{ solo nel suo complesso concependola come sopravvivenza dellintelletto universale. Sotto questo profilo la disciplina averroista era impraticabile per chiunque professasse una religione fondata sul dogma dellimmortalit{ individuale nelloccidente latino incontr lopposizione della chiesa cristiana. Un altro aspetto polemico della riflessione di Averro riguarda la relazione tra filosofia e religione: vuole cercare di provare come la speculazione filosofica sia consentita e anzi prescritta dalla legge rivelata. Molti versetti del Corano incitano a studiare la natura. Tutti devono accogliere le verit religiose rispetto alle quali per gli uomini presentano capacit di apprendimento assai diverse. Ci sono tre categorie: 1. Volgo: massa di individui sprovvisti di istruzione e impossibilitati a spingersi oltre il significato letterale del corano 2. Teologi: le cui conclusioni sono ottenuti tramite sillogismi dialettici 3. Filosofi: gli unici ad avere una interpretazione certa della rivelazione coranica. Solo i filosofi sanno risolvere le questioni legate al testo sacro. diritto di praticare liberamente la filosofia senza indebite intromissioni dei teologi. filosofia e religione possono darsi reciproco sostegno. Trattano in modo diverso la medesima realt. AVICEBROM E IL PENSIERO EBRAICO NELL X| SEC Avicembrom sosteneva che escluso Dio tutti gli esseri sono composti da una forma e da una materia composizione ilomorfica. Questo significa attribuire materialit anche alle sostanze spirituali, materie non corporee ma spirituali va quindi intesa come un principio di indeterminazione che oppone resistenza alla forza ordinatrice della forma. In Avicembrom e in molti altri la teoria dell ilomorfismo si accompagna a quella della pluralit{ delle forme ovvero lidea che in ogni ente vi sia una molteplicit di forme. I corpi vengono determinati per quello che sono grazie a una progressiva acquisizione di forme ognuna delle quali si aggiunge ulteriormente qualificando il corpo in questione. La forma differisce un essere dallaltro mentre la materialit{ li accomuna. LINCONTRO FRA LA FILOSOFIA EBRAICA E LA CRISTIANITA: MAIMONIDE Lopera principale di Maimonide composta in arabo e tradotta in latino la guida dei perplessi dedicato a chi era incerto sul mondo in cui le conclusioni della filosofia potessero coesistere con le verit{ rivelate. Ci che ispir nelloccidente cristiano fu la convinzione che il pi delle volte la ragione sia in grado di dimostrare i dati di fede si accompagna alla possibilit di provare tutti i dogmi religiosi. Secondo Maimonide alcune verit rivelate restano fuori dalla portata della filosofia. Altri materiali che i filosofi cristiani trassero furono sul tema degli
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attributi di Dio. Le definizioni di Dio servono solo ad avere unidea di ci che non . ARISTOTELISMO MEDIEVALE. TOMMASO DACQUINO: tra il X|| e il X||| sec. le universit non soltanto danno un contributo straordinario negli studi negli ambiti pi diversi ma introducono novit nel modo di insegnare e fare ricerca per questo nel tardo medioevo il potere religioso esercita un rigido controllo dottrinale come nel caso di impedire la diffusione della metafisica di Aristotele. proprio alla filosofia aristotelica che si ispira Tommaso dAcquino e si propone di dare alla teologia un carattere scientifico secondo i criteri enunciati da Aristotele obbiettivo di conciliare fede e ragione attraverso riletture aristoteliche. LE ORIGINI E LORGANIZZAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO: Nella seconda met del X|| sec le universit sono corporazioni in cui vanno raggruppandosi i professori e gli studenti come a Parigi oppure solo gli studenti come a Bologna con lo scopo di tutelare i propri interessi. Si danno i propri capi e redigono un insieme di norme chiamate statuti. Gli studia sorgono in ogni parte dellEuropa latina danno grande slancio alla riflessione teologica e filosofica tardo medievale. Sono laboratori di ricerca fondati sul confronto. Per ottenere un riconoscimento legale molte universit istituiscono un rapporto con i centri del potere in particolare con il papato. Ci sono diverse facolt: il primo livello la facolt{ delle arti il cui insegnamento consisteva nellintroduzione alle sette arti liberali. Gli studenti poi erano destinati al livello superiore di diritto medicina e teologia. Alla facolt delle arti si entrava giovanissimi a 14 anni e durava almeno 7 anni poi si accedeva al secondo ciclo formativo dedicato alle arti del quadrivio ( aritmetica, musica, geometria e astronomia) e alla filosofia naturale. Al termine di questi studi alcuni maestri si dedicavano agli studi di teologia per diventare maestro prima si diventava baccelieri poi magister che erano tenuti ad insegnare nelle arti almeno 2 anni. Gli studenti brillanto ottenevano la docenza in teologia intorno ai trentacinque anni dopo una carriera di studi ventennale. Le dispute durante le lezioni erano il momento pi importante della carriera accademica. Il metodo pedagogico delle universit traeva la peculiarit proprio da questa da questa tecnica di insegnamento apprendimento e ricerca: una specie di torneo accademico in cui studenti discutevano sotto la direzione di un insegnante intorno a una questio. Cominciarono subito i controlli in quanto a nessuno sfuggiva limportanza strategica del vigilare sugli istituti di studi superiori in cui si formava la classe dirigente dellEuropa cristiana. Tutto ci diede luogo a interventi di natura censoria sempre pi frequenti. Il caso di Parigi: la libert intellettuale pur difesa dai docenti fu sottoposta a minacce nel corso del X||| e del X|V sec. nelluniversit{ di Sorbona la tutela del pontefice assicurava grandi privilegi ma allo stesso tempo rendeva inevitabile una stretta vigilanza dottrinale.

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LA DIFFUSIONE DEL CORPUS ARISTOTELICUM E LA FISICA DEL X||| SEC Sempre pi forte linfluenza di Aristotele fino a diventare il modello ideale di pensatore e la massima autorit{ filosofica. Tra la fine del X|| sec e linizio del X||| Aristotele non appare pi esclusivamente come il principe della logica ma grazie alle traduzioni avviene la riscoperta della metafisica delletica e della fisica. In particolare per quanto concerne la filosofia naturale nonostante lopposizione delle autorit ecclesiastiche il principale punto di riferimento dei physici non pi il Timeo ma la raccolta dei libri naturali di Aristotele. IL MONDO VISTO DA OXFORD La rilettura platonica di Aristotele era apparsa in sintonia con i principi della dottrina cristiana che attenu il senso di sgomento di fronte alla filofia pagana in cui erano contenute tesi in contrasto con le verit{ di fede. Per esempio leternit{ del mondo era inconciliabile con lidea della libera creazione di Dio. I primi ad accogliere il sistema aristotelico seppure in versione platonizzata furono i maestri inglesi delluniversit{ di Oxford, gli scritti di Grossatesta contengono un sistema filosofico che coniuga la scienza aristotelica e la filosofia platonica. Dalla tradizione neoplatonica trae uno dei cardini della sua fisica: la convinzione che la luce abbia un ruolo fondamentale e ha la tendenza a irradiarsi in tutte le direzioni. La luce rappresenta la prima di tutte le cose create Dio disse luce.. e la forma comune di tutti i corpi: in principio Dio crea la materia e la forma di questa la luce che si diffonde in ogni direzione. Il limite massimo della luce coincide con la prima sfera del cosmo aristotelica, ossia con le stelle. Grossatesta fonda il suo studio sulle scienze matematiche, le uniche capaci di individuare le ragioni di ogni fenomeno. Il suo allievo pi celebre fu Bacone che condivide con il suo maestro la struttura metafisica del mondo reale matematica e geometrica e condivide che la luce sia la pi adatta a rivelare la natura geometrica delluniverso. APRIRE LE PORTE AD ARISTOTELE: ALBERTO MAGNO Pensatore del X||| sec, il domenicano Alberto Magno avverte lesigenza di rendere comprensibili al mondo latino la filosofia e lopera scientifica di Aristotele insieme ai suoi commentatori. Alberto rivendica il diritto di studiare ed esporre contenuti anche in palese contrasto con la fede. Fa propria la tesi aristotelica secondo cui il divenire del mondo sub lunare dipende dal moto delle sfere celesti ma la rilegge alla luce dei commentatori islamici e dellinterpretazione platonizzante. Vedevano nei cieli gli strumenti attraverso cui le idee presenti nellintelletto divino si facevano materia. Ogni cosa naturale mossa in prima istanza dalle cose celesti (tranne anima razionale). La creazione un processo di emanazione da Dio pura luce da cui sgorga lintero cosmo che attraverso la mediazione delle intelligenze celesti d la materia a tutti gli esseri. IL CONTROLLO DOTTRINALE DELLE UNIVERSITA Lazione ecclesiastica fu volta immediatamente a contrastare la diffusione dei libri naturali e della metafisica di Aristotele. Divieti del 1210 e 1215
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alluniversit{ di Parigi: condanna alla filosofia naturale di Aristotele e a due maestri approdati al panteismo portando allestremo la teofania di Eriugena. Nessuno alla Sorbona doveva fare lezione sulla fisica aristotelica pena la scomunica. Una parziale inversione di tendenza si ebbe nel 1231 quando papa Gregorio |X decret che gli scritti d fisica e metafisica aristotelica non potevano essere nel programma di studi alla Sorbona finch non fossero stati esaminati da una commissione. Il papa mitigava cos i divieti rendendoli provvisori e sembrava riconoscere ai testi una qualche unit dialettica. Nel frattempo il corpus aristotelico continu a diffondersi. Nulla impediva il dilagare di nuove idee. TOMMASO DACQUINO Muove da Aristotele. possibile conferire al discorso teologico uno statuto scientifico ossia costruirlo come un sapere rigoroso? Che relazione c tra teologia e filosofia. Nasce nel 1225 nel Regno di Napoli in una famiglia di piccola nobilt entra in contatto con alcuni domenicani e decide di entrare nellordine. Ottiene poi la docenza allinsegnamento e dopo la docenza alluniversit parigina fa ritorno in Italia, dopo una permanenza di 10 anni fa ritorno per la seconda volta a insegnare teologia a Parigi. Tommaso fu coinvolto nelle polemiche e prese una posizione anti avverroista che si andava diffondendo in quegli anni. Muore nel 1274. Ha una produzione molto ampia da ricordare sono: commento alle sentenze, de ente et de essentia, la somma contro i Gentili, la somma teologia, il regime monarchico, il de eternitate mundi. LAPPRODO A UNA TEOLOGIA SCIENTIFICA Laspetto pi rilevante di Tommaso il modo in cui cerc di conferire alla teologia struttura e carattere scientifici. Nel farlo egli si cimenta in un problema se lo studio delle cose sacre sia una scienza?, se il sapere fondato sui contenuti della rivelazione possa essere impostato secondo i criteri di scientificit stabiliti dagli analitici secondi di Aristotele. Tommaso a differenza del suo maestro elabora un sistema di pensiero in cui filosofia e teologia sono 2 ambiti strettamente connessi. Intende dimostrare come sia possibile impostare il lavoro del teologo secondo criteri scientifici. Lostacolo maggiore di chi intraprendeva questo cammino era rappresentato dalla natura tuttaltro che evidente delle realt rivelate. Il domenicano sa che la ragione umana non potr mai avere piena comprensione delle verit di fede ritiene per che Dio illumini la mente del credente fino a conferire unevidenza speciale a quei principi. Tommaso si rif alla dottrina aristotelica della subalternatio delle scienze contenuta negli analitici secondi secondo la quale il cammino del sapere strutturato gerarchicamente. Ci sono scienze che ricevono da altre scienze i saperi di cui sono costituite farmacia e medicina. Qualcosa di molto simile accade nella teologia nostra che il sapere teologico a portata delluomo durante lesistenza terrena, levidenza di queste premesse deriva dal sapere che Dio ha di s. In definitiva dunque la ragione teologica procede applicando le
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regole della dimostrazione scientifica dei misteri della fede che Dio ha rivelato ma che per il credente restano parzialmente oscuri. TEOLOGIA E FILOSOFIA Tommaso ritiene impossibile che le conclusioni teologia e filosofia contrastino, la verit{ una e n il lume dellintelletto n le verit{ rivelate da Dio sono ingannevoli. Filosofi e teologi usano lo stesso metodo di ricerca strutturato secondo le procedure del analitici secondi. Differenti sono le premesse a cui le procedure si applicano: evidenti per il filosofo e per il teologo accettate per fede. Proprio questa differenza segna la superiorit della scienza teologica il cui carattere infallibile si poggia sulla rivelazione di Dio. La filosofia da cui la teologia assume il proprio impianto scientifico, deve sottostare poi ai risultati raggiunti dal teologo. Se il filoso approda a tesi contrastanti con la teologia Tommaso ritiene che sia dovuto a un uso scorretto della ratio, un abuso per cui non lecito chiamare filosofiche tali conclusioni. Viceversa ogni argomentazione propriamente filosofia non pu concordare con le tesi che la teologia deduce dalle verit di fede. La summa teologia riconosce piena legittimit alla teologia naturale che rientra nellambito del sapere filosofico e ha qualcosa di analogo allintelligenza della fede di Anselmo d Aosta poich mira ad intendere meglio i contenuti della rivelazione. LE VIE CHE CONDUCONO A DIO Una parte della summa contra gentiles dedicata alle verit rivelate che la filosofia pu raggiungere con le sole forze. La prima di queste verit{ lesistenza di Dio: dato che gli uomini non conoscono lessenza divina non possono formarsi un concetto di Dio e quindi non possono portare argomenti razionali. Lunico modo di dimostrare lesistenza di Dio a posteriori : si deve partire dallesistenza di Dio per dire che il reale presuppone lesistenza di Dio. Tommaso nel summa gentile e nella somma teologia individua cinque vie attraverso cui risalire a Dio. 1. Motore immobile: la cosi detta via cosmologica che parte dal fatto che in questo mondo alcune cose sono soggette a mutamento. Se qualcosa si muove significa che mosso da qualcosaltro per Aristotele. Ogni passaggio dalla potenza allatto avviene per mezzo di un ente gi in atto, un motore. Tommaso ritiene impossibile retrocedere allinfinito nella serie dei motori. Ne deriva che esiste un primo motore immobile il solo a non essere mosso da altri, immutabile: Dio. 2. Causa incausata: sempre di matrice aristotelica secondo cui il mondo naturale costituisce un insieme ordinato di cause efficienti per poi approvare a Dio come causa prima incausata. 3. Lunico essere di per s necessario: ogni ente soggetto a fenomeni di generazione e corruzione, pu essere o no, lente in questione non ha unesistenza necessaria ma solo possibile e nasce solo in virt di qualcosa che esiste necessariamente, Dio.
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4. La massima perfezione: si basa sui diversi gradi di perfezione delle cose sensibili, queste perfezioni vengono attribuite in maniera maggiore o minore a cose diverse a seconda di quanto esse si avvicinano a un termine di paragone assoluto. Dio identificato con lessere che detiene ogni perfezione in sommo grado. 5. La suprema intelligenza ordinatrice: lesigenza di un principio dotato di conoscenza e intelligenza dal quale tutte le cose di natura sono volte a uno scopo per esempio ci sono enti privi di intelligenza che operano in vista di un fine. RAPPORTO FRA DIO E MONDO Dio il solo a non ricevere da nessuno il suo puro essere ma ad averlo in s. Tutto ci che non Dio invece trae da lui il proprio essere, lo riceve per partecipazione, ha lessere ma non lessere. Lesistenza appare come una perfezione comunicata liberamente da Dio a ogni cosa mediante la creazione. Conferisce cio allessenza unesistenza effettiva. La composizione di essenza ed esistenza contraddistingue tutti gli enti diversi da Dio il cui essere non lo stesso delle cose create. Il rapporto fra Dio e le creature che esistono esclusivamente per partecipazione di analogia: nella misura in cui esistono le cose finite sono simili a Dio che per nella sua assoluta perfezione differisce radicalmente dal resto. Dio non mancherebbe di nulla nel caso in cui non ci fosse alcun mondo. Lintelligenza divina contiene in s tutte le essenze a cui la creazione conferisce lattualit{ concreta dellesistenza. Dio conosce ogni realt{ di cui causa efficiente, allo stesso tempo ogni ente esiste solo in quanto conosciuto e voluto da Dio. Il fatto che gli enti finiti siano fondati e sostenuti da Dio non autorizza assolutamente a negare loro ogni efficacia causale: privarli della capacit di produrre effetti sostenendo per esempio che non sia il fuoco a scaldare ma Dio che si presenta ogni qualvolta si in presenza di un fuoco. Secondo Tommaso un buon modo per iniziare a definire Dio sarebbe la cos detta teologia negativa: rimuovere quello che non possibile attribuirgli. Una secondo strada designarlo sulla base delle analogie che sussistono fra lui e le cose ossia riferendosi a quegli aspetti per i quali le creature gli sono parzialmente simili. IL MONDO E LUOMO Dallassoluta dipendenza delle cose finite da Dio ne deriva che la creazione dimostrabile tanto che alcuni filosofi pagani come Aristotele lesistenza di una causa universale da cui deriva tutto il resto. Solo la rivelazione ci dice che luniverso ha una data di nascita e non eterno lidea che il mondo abbia un inizio nel tempo per libera iniziativa di Dio rientra fra le verit di fede che superano la ragione. La scala degli esseri ha una struttura rigorosamente gerarchica. Al vertice ci sono gli angeli intelligenze motrici dei cieli sostanze semplici e immateriali. Poi luomo che in virt della sua natura ha una collocazione mediana al confine fra il mondo delle sostanze spirituali e il regno della corporeit{. In ogni uomo sono unite infatti lanima intellettiva che
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costituisce lultima delle intelligenze angeliche e il corpo. Luomo quindi una sostanza composta. Per Tommaso lanima umana rappresenta lunico caso in cui la forma di una sostanza composta anche contemporaneamente una forza semplice spirituale e immortale. Tommaso condivide con Aristotele lidea che la conoscenza umana cominci sempre dai sensi. Non avendo la semplicit delle intelligenze angeliche lanima umana pu conoscere la forma delle cose solo nella loro unione con i corpi grazie allesperienza sensibile. Oltre lintelletto fondamentale per ogni essere umano la volont: concepita da Tommaso come la tendenza delluomo a realizzare pienamente la sua natura. Ogni ente essendo esistente solo grazie a Dio esiste e tende a svolgere la funzione assegnatagli dal piano divino del mondo. Nelluomo tale tendenza a realizzarsi consapevole e razionale: egli conscio delle proprie finalit. La volont umana tende in maniera del tutto libera al bene, pertanto luomo mediante un ragionamento pratico mette a confronto diversi beni e sceglie quello che giudica pi utile a conseguire il suo fine. La libert della volont garantita dal fatto che opera secondo il giudizio dellintelletto. LUOMO LA SOCIETA E LO STATO Linfluenza aristotelica si fece sentire anche nellambito della riflessione politica di Tommaso. La riscoperta delletica di nicomachea e della politica avevano permesso agli intellettuali della seconda met del duecento di concepire lo stato in una prospettiva nuova. Fino ad allora era prevalsa la linea secondo cui senza il peccato originale gli uomini non avrebbero sentito il bisogno di associarsi e di instaurare tra loro rapporti di autorit{. La tesi aristotelica secondo cui luomo un animale sociale induce a considerare le costituzioni politiche come fenomeno naturale frutto di bisogni radicati nelluomo. La teoria politica di Tommaso si fonda proprio sulla naturalit{ dellassociazione politica. Il mondo in cui gli uomini operano un universo nel quale ciascuna cosa risponde a unidea divina che ha un compito preciso da svolgere. Tommaso chiama legge eterna lordine del creato nella mente di Dio e le creature razionali sono le sole a prender parte consapevolmente a tale piano provvidenziale. Legge naturale invece si riferisce alle indicazioni che luomo trova dentro di s, tale legge riflesso di quella eterna, e ordina a tutti gli esseri umani di perseguire volontariamente due principali scopi verso cui tendono per natura: linclinazione a conoscere la verit ed ad associarsi. Tommaso oltre che alla concezione finalistica delluniverso condivide dunque con Aristotele che vivere in societ sia una caratteristica tipica delluomo. Gli uomini da soli sono incapaci di soddisfare le proprie esigenze essenziali luomo naturalmente parte di un gruppo, per tanto il cittadino sacrifica s stesso per il bene comune ossia quella condizione di tranquillit senza cui non pu realizzare la sua natura. La tutela del bene comune affidata alle leggi dello stato che garantiscono la convivenza pacifica. Nella concezione di Tommaso quindi le leggi positive sono norme stabilite convenzionalmente e si fondano sulla legge di natura e ne specificano i precetti applicandoli alla vita civile. Il benessere collettivo non pu
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prescindere dalla presenza di unautorit{ suprema che funga da principio ordinatore dello stato. Il governo lanima del corpo politico. Richiamandosi alle forme costituzionali definite da Aristotele Tommaso individua tre tipi di regimi giusti: monarchia, aristocrazia e politia. E tre generi di regimi perversi: la tirannide, loligarchia e la democrazia che rappresentano le forme corrotte delle precedenti. La costituzione mista: Tommaso sembra non credere nellesistenza di un ordinamento politico perfetto e si esprime a favore di una costituzione mista nella quale il sovrano sia affiancato nelle funzioni di governo da un gruppo di uomini virtuosi e venga eletto per le sue qualit da tutti i cittadini. Grazie a un sistema politico in cui si mescolano elementi tratti dai tre regimi tradizionali possibile temperare il potere del principe e impedirgli di trasformarsi in un tiranno. Monarchia e tirannide: Tommaso giudica la monarchia la forma di governo pi indicata per dare allo stato una direzione unitaria, la sua corruzione, la tirannide la peggiore delle sciagure. I danni che pu provocare sono talmente gravi da giustificare quasi uninsurrezione e una rivolta. Prima di armarsi per Tommaso occorre quindi prevenire linstaurarsi della tirannide adottando modelli costituzionali che impongano limiti precisi allautorit{ del sovrano e prevedano strumenti legali per deporlo. La genesi del potere: la prudenza con cui Tommaso tratta la tirannide si spiega anche con ladesione alla tesi di S. Paolo: tutti i poteri vengono da Dio. Disobbedire allautorit{ quindi equivale a disobbedire al potere divino. Daltra parte Tommaso parte dal presupposto che ogni potere tragga la sua investitura dal basso: dio la fonte ultima di ogni potere temporale ma sono gli uomini a determinare chi lo debba esercitare. Il ruolo che riconosce al popolo una conseguenza della visione dello stato come prodotto dellistinto naturale delluomo. Gli ordinamenti politici hanno legittimit{ e valore in s a prescindere da qualsiasi considerazione di ordine religioso. Diverso il discorso relativo alla Chiesa che deve indirizzare luomo al suo fine ultimo cio alla forma pi alta di conoscenza. Gli uomini sono contraddistinti anche da un bisogno di verit che trova piena soddisfazione solo nella vita futura. Lo stato di beatitudine eterna, della contemplazione di Dio passa attraverso la mediazione del corpo ecclesiastico. Rapporti fra stato e chiesa: non viene trattato in modo conclusivo, a volte sembra che le autorit temporali debbano sottostare al potere spirituale. Altrove Tommaso si limita ad attribuire ai vertici ecclesiastici una superiorit morale e la semplice funzione di vigilanza sui governi temporali. LEREDITA DI TOMMASO Dopo la morte di Tommaso lordine domenicano avvert il dovere di diffondere che furono per oggetto di frequenti attacchi. Molti seguirono Tommaso senza implicare per unadesione incondizionata e acritica alle sue dottrine. Alla scuola tomista del X||| sec appartengono. Tolomeo da Lucca e il francese Erveo Nedellec ma anche importanti pensatori domenicani come Goffredo di Fontaines ed egidio Romano che differiscono fra loro soprattutto per il diverso modo di concepire essenza ed esistenza delle creature. La canonizzazione di Tommaso e
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la sua fortuna: papa Giovanni XX|| ai termini di un processo di canonizzazione proclam Tommaso santo data la crescente devozione popolare nei suoi confronti. Il suo pensiero fin per essere considerato lapice della filosofia cristiana una sorta di filosofia perenne alla quale la chiesa si richiama sempre pi spesso. La seconda scolastica: un gruppo di teologi nella Spagna del 1500 cerca di adattare la filosofia di Tommaso alle esigenze del loro tempo. Significativa la figura di Francesco la Vitoria che si servi di aspetti del pensiero tomista etico-filosofici per individuare norme giuridiche con cui regolare le relazioni internazionali e per argomentare in modo critico le giustificazioni che si davano nella conquista del nuovo mondo e la sottomissione degli abitanti. La ripresa della filosofia di Tommaso fu sancita ufficialmente da papa Leone X||| nel 1879 con un documento che invitava le scuole ecclesiastiche a basare i corsi sulle dottrine del maestro domenicano. LETTURE La teologia come scienza: la prima delle questioni affrontate nel summa teologia riguarda lo statuto epistemologico della sacra dottrina: Tommaso si domanda quale genere di sapere sia lo statuto delle cose sacre. Dio pienezza dessere: in questo brano Tommaso mostra come la ragione filosofica sia in grado di il pi importante degli attributi divini: Dio colui che ha lessere per essenzacontenuto nel summa contra gentiles. Lessere delle creature: se Dio il solo in cui essenza ed esistenza coincidono tutto il resto riceve da lui il proprio essere ossia egli causa dellessere di ogni latra cosa. Le cause naturali: questo brano contenuto nel summa contra gentiles contiene un duro attacco contro la dottrina secondo cui le cose sono sprovviste della capacit di produrre effetti, a detta di Tommaso sono le creature a produrre effetti naturali che vediamo ogni giorno sebbene agiscano con il sostegno di Dio. Parlare di Dio: brano del summa theologiae affronta la questione del modo in cui possibile riferirsi a Dio; cos come arriviamo a farci unidea di Dio ad averne una qualche conoscenza partendo dalle creature, allo stesso modo siamo soliti trarre da loro le espressioni con cui lo indichiamo. FILOSOFIA TEOLOGIA E POLITICA NEL TARDO MEDIOEVO Dalla seconda met del duecento a tutto il trecento si afferma sempre di pi la pratica filosofica basata sulla sola ragione naturale: fra alcuni importanti maestri accomunati da un aristotelismo radicale si diffonde infatti un modo nuovo di pensare filosofia e teologia visti come due saperi radicalmente distinti. Le difficolt{ dellinconciliazione del corpus aristotelico con le verit{ rivelate inducono Sigeri di Bramate, Boezio di Dacia e altri esponenti a collocare le discipline scientifiche in cui si colloca il sapere filosofico a un livello di analisi diverso da quello del discorso teologico per ambito di ricerca e strumenti. Nello studium di Parigi si afferma la possibilit di rinunciare a ogni sforzo diretto a
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ricondurre a unit filosofia e religione. I vertici ecclesiastici reagiranno con una celebre e dura condanna emessa dal vescovo di Parigi. Paradossalmente per la condanna del 1227 contribuir al fallimento del programma di comprensione della fede, persa ogni fiducia Giovanni Scoto e Guglielmo da Ockham giungono a teorizzare una netta separazione fra teologia e filosofia. Anche la riflessione politica incentrata sul rapporto tra potere della chiesa e quello temporale allarga i suoi orizzonti. Attraverso Marsilio da Padova, Wickliff e lo stesso Ockham la teoria dellassolutismo papale viene messa in discussione graduale declino dellegemonia politica della chiesa. LE SCIENZE NEI PROGETTI ENCICLOPEDICI Nel X||| sec la principale novit di progetti di rinnovamento culturale una concezione dinamica del sapere: lobbiettivo non pi soltanto di conservare e trasmettere il patrimonio culturale ma il costante ampliamento degli orizzonti del sapere nella continua ricerca della verit. Mutano anche i contenuti delle enciclopedie che non si organizzano pi secondo il tradizionale schema delle 7 arti liberali diventato ormai incapace di assorbire molte discipline. Un esempio il progetto di Alberto Magno che voleva mettere a disposizione della cultura latina il patrimonio filosofico e scientifico greco e arabo, in particolare lintero corpus di Aristotele e dei suoi commentatori mussulmani ed ebrei. Nel farlo non si limita a un lavoro di parafrasi, ma spiega commenta e chiarisce tramite argomenti personali. Nella sua produzione scientifica ispirata ai libri naturali c un gusto per losservazione, la descrizione meticolosa e la classificazione dei fenomeni e talvolta per correggere delle dottrine si rif{ allesperienza diretta. LA RIORGANIZZAZIONE DEL SAPERE IN RUGGERO BACONE Un forte interesse per le scienze naturali si trova anche in Bacone che per critica al contemporaneo Alberto e a molti altri di aver separato lambito della ricerca filosofica da quella teologica quando il compito della filosofia penetrare il sapere contenuto nei testi sacri. Il sapere umano deve dunque consistere in un continuo approfondimento della scrittura, nella quale le verit stanno in un pugno chiuso che aspetta di essere aperto. Critica vivacemente gran parte della cultura universitaria che chiama la feccia dei dotti necessaria una ricostruzione del sapere e la riorganizzazione delle universit. Le universit hanno perso di vista lunit{ isolando le singole discipline facendone oggetto di uno studio sterile e senza scopo, ogni scienza se separata dal contesto come un piede amputato. Bacone accusa gli intellettuali di ricorrere al principio di autorit e di essere inclini ad accettare passivamente il parere degli autori. Di fronte alla sapienza rivelata non esistono infatti monopoli: allarroganza dei maestri aristotelici Bacone contrappone lidea che ognuno con umilt{ e modestia pu cogliere un frammento di veritrivalutazione del sapere dei semplici. Loro acquistano conoscenza per via esperienziale, fra le colpe dei maestri spicca il tenere separate esperienza e ragione e di dissociare il sapere da ogni fine pratico. Occorre dar vita a un nuovo sapere interamente orientato a intervenire sulla realt{ naturale e a manipolarla per migliorare la vita delluomo. Bacone
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pone laccento sulla scientia experimentalis che implica limportanza da assegnare allosservazione diretta dei fenomeni. IL SOGNO DI RAIMONDO LULLO Il progetto enciclopedico Baconiano era originato dalla diffusa convinzione che la fine del mondo fosse prossima (tensioni interne alla cristianit, crescere di eresie, minacce esterne come lavanzata dei mongoli). Bacone voleva ricondurre a vera fede i fedeli e convertire gli infedeli con le sole armi del sapere rigoroso. La conversione pacifica anche lo scopo del catalano Raimondo Lullo. Dopo una crisi personale intraprese una vita missionaria e si sforza a costruire unarte in grado di far accogliere le verit di fede a tutti gli uomini. Il metodo ispirato ai modelli della geometria euclidea, i postulati da cui parte sono definizioni conosciute e accettate universalmente: le perfezioni di Dio che possibile ricavare dallosservazione degli esseri finiti che partecipano in diversa misura a tali attributi. Questi attributi sono i principi dellarte lulliana e i fondamenti di tutte le cose, gli elementi costitutivi di ogni aspetto reale. Lullo intende la sua arte come sapere supremo capace di ricostruire la struttura del mondo nel quale le perfezioni divine si esplicano. Luniverso un libro in cui ciascun essere parla di Dio. Larte di combinare nelle maniere possibili le propriet{ fondamentali delle creature svela a chi le possiede ogni combinazione delle perfezioni divine, nonch i segreti della natura. Per la sua arte usa simboli mobili organizzati in cerchi concentrici ruotabili per verificare meccanicamente tutte le possibili combinazioni. il tentativo di definire un linguaggio artificiale che semplifica il ragionamento mediante tecniche combinatorie e potenzia la memoria. Il valore di ogni scienza come la fisica consiste nel trovare nel creato tracce di Dio esigenza di ristabilire unit fra teologia e filosofia, solo questo rende possibile il progetto missionario di Lullo. TEOLOGIA E FILOSOFIA AL BIVIO I MAESTRI AVVERRISTI E LA CONDANNA DEL 1227 Gli avverroisti che alcuni definiscono aristotelici radicali concentravano linteresse su temi difficilmente armonizzabili con la dottrina cristiana. Avevano 2 capi saldi: 1. Da Dio causa prima deriva solo un effetto. 2. La tesi della eternit del mondo la cui derivazione da una causa prima un processo necessario. La conclusione che luniverso procede in maniera ordinata e necessaria da Dio attraverso una serie di discendenze di intelligenze separate ognuna delle quali presiedeva una sfera celeste. Questa concezione delluniverso fu il principale motivo di condanna ecclesiastiche del 1270 e 1277. Nella seconda condanna, la pi importante il vescovo di Parigi Etienne Tempier e i suoi collaboratori contrapposero alle dottrine degli avverroisti lassoluta onnipotenza del dio biblico non sottoposto ad alcuna regola. Egli raccolse un dossier in cui erano elencate tutte le dottrine pericolose per la fede cristiana. Sebbene il numero degli autori condannati fosse elevato la maggior parte delle censure erano tratte
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da due docenti delluniversit{ di Sorbona: Sigeri di Bramante e Boezio di Dacia esponenti dellaristotelismo radicale. Al centro della contestazione vi era una visione del cosmo che combinava il neoplatonismo di Avicenna con linterpretazione aristotelica: descrive il mondo come un universo gerarchizzato che discende dalla causa prima in virt di un processo necessario, non per libero atto creativo. Spicca anche la tesi secondo cui luomo agisce secondo un unico intelletto eterno comune a tutti gli uomini. La prima dottrina nega il libero arbitrio, la seconda equivale a sostenere che lanima intellettiva un intelligenza unica e separata dal singolo soggetto conoscente e in questo modo si attribuiva al soggetto solo lanima vegetativa e sensitiva negando limmortalit{ dellanima individuale. Viene contestata anche limpostazione metodologica dei maestri accusati di teorizzare una doppia verit: nel prologo egli sosterrebbero le loro tesi vere secondo la filosofia, ma non secondo la fede cattolica quasi esistessero 2 verit{ contrapposte. Sigeri di Bramante scrive nell anima intellettiva che i filosofi indagano il consueto corso delle cose mediante il lume della ragione e senza prendere in esame i miracoli divini. Boezio di Dacia, suo contemporaneo, concorda con Sigeri sul fatto che il filosofo segue la ragione e il dato di fede estraneo al suo lavoro lindagine filosofica va tenuta rigorosamente separata dalla religione. Con la condanna del 1277 i vertici della chiesa vollero colpire la consapevolezza dellautonomia teorica e professionale dei docenti di filosofia. Comune a tutti gli avverroisti infatti lidea che la filosofia si contraddistingua dalluso di procedimenti esclusivamente razionali. Ai maestri di Sorbona delle arti non si perdonava il fatto di sentirsi e autodefinirsi con orgoglio filosofi e rivendicare uno spazio autonomo per il proprio sapere. La condanna fu dunque anche conseguenza del fatto che nello studium parigino le arti non erano pi una facolt{ in cui si offriva una formazione di base ma unistituzione dedita in modo specialistico alla ricerca filosofica e scientifica. FINE DI UNERA: IL DIVORZIO FRA TEOLOGIA E FILOSOFIA I maestri avverroisti in caso di conflitto rimangono unanimemente convinti che la verit nel senso pieno del termine sia quella rivelata. Giustificano il proprio lavoro in quanto diverso da quello del teologo: era loro compito esporre con onest e senza omissione le tesi dei filosofi anche se contrarie alla rivelazione. Nelleternit{ del mondo Boezio ritiene impossibile dimostrare linizio del mondo nel tempo ma non per questo contesta lidea cristiana sullorigine delluniverso religione e filosofia possono coesistere grazie a una precisa delimitazione dei propri ambiti. Chi si dedica a fisica, metafisica, grammatica ecc.. non dimostra mai nulla in senso assoluto. Pertanto no esistono due verit contrapposte ma solo diverse prospettive. Per Boezio, Sigeri e compagni la filosofia si pone sul piano della probabilit e possiede un grado di certezza dichiaratamente inferiore a quello della religione. La verit{ della fede lunica dal punto di vista assoluto. Ma ci sono varie scienze che hanno verit particolari. Il sapere filosofico proclama una sovranit assoluta su un territorio limitato, non tollera intrusioni o interferenze. In ultima analisi possibile risalire a un codice
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deontologico, unetica professionale che impegna i docenti filosofi a riferire correttamente agli allievi ogni dottrina filosofica rilevante del passato e a trattare con obbiettivit le conseguenze di questo sapere. Viene meno laspirazione di una fede sorretta dalla ragione e tramonta lideale dellunit{ del sapere. DUNS SCOTO: LA TEOLOGIA IN CERCA DI NUOVE STRADE Al centro della sua riflessione filosofica vi il rifiuto del determinismo greco arabo, ossia il desiderio di spezzare i vincoli ai quali i commentatori arabi di Aristotele avevano sottoposto liniziativa divina. Filosofi come Avicenna e Avverro non erano infatti andati oltre Dio come causa prima, Scoto pone laccento sulla libert{ della volont{ divina e sul carattere contingente dei suoi effetti. Lo fa sapendo che la natura di Dio non pu essere colta dalla ragione naturale ma solo dalle verit rivelate. La debolezza della mente umana il fallimento della filosofia. Lonnipotenza essendo fuori portata per la ragione pu essere solo creduta per fede. Teologia e filosofia differiscono tanto nel metodo quanto nei risultati, parlano in modo diverso di cose diverse. Secondo Scoto la teologia non neppure una scienza o lo nel senso in senso particolare. Non lo nel senso speculativo basata su rigorose dimostrazioni. Al contrario una scienza pratica il cui fine regolare le azioni dei credenti per il raggiungimento della felicit{ ultraterrena. Il tipo di conoscenza che luomo in grado di ottenere su Dio si basa interamente sulla scrittura nella quale Dio ha rivelato verit utili alla salvezza conosciamo di Dio solo quello che egli vuole svelarci. Questa condizione delluomo effetto del peccato originale, luomo ha perso la capacit{ di conoscere la realt{ intellegibile direttamente tramite lintuizione intellettuale. Luomo pu apprendere concetti solo con i sensi. La sfera della volont invece secondo Scoto meno compromessa primato della volont sullintelletto del quale essa si serve come strumento. La libert{ del volere la capacit{ di autodeterminarsi, la forma pi alta di realizzazione delluomo. buona la volont che segue il bene, non esiste un bene oggettivo assoluto, ma bene ci che Dio decide di volere, lunica legge morale data dal comando di Dio onnipotente il quale pu modificare in ogni momento la nozione di bene. Le cose potevano essere anche diverse: le idee delle creature che Dio ha nella mente non sono modelli prefissati eternamente, non costituiscono un ordine preesistente (idee platoniche) che il creatore si limita ad attuare. Sono prodotti della mente divina nei confronti dei quali Dio conserva piena libert. Il solo limite alla potenza divina il principio di non contraddizione. La potenza ordinatrice di Dio cio potenza che si esprime in un ordinamento, ma Dio pu sempre stravolgere il presente ordine in virt della sua presenza assoluta una forma di azione divina straordinaria leffettiva possibilit che Dio agisca extra legem, per una legge diversa da quella consueta. GUGLIELMO DA OCKHAM: CONOSCERE UN DIO ONNIPOTENTE Anche la teologia del francescano inglese Guglielmo si fonda sullidea di un Diovolont onnipotente. Ockham si serve spesso della differenza fra potenza
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ordinaria e assoluto che per concepisce a differenza di Scoto come una differenza di ragione. Le due forme non indicano 2 diverse potenze ma solo due modi in cui possibile considerare lunico potere di Dio. Per Ockham lespressione potenza assoluta divina non implica leventualit{ di un intervento divino eccezionale, esso riassume linfinito delle possibilit{ che in origine Dio aveva davanti a se. La distinzione serve a mostrare che Dio non ha affatto agito per necessit nel dare vita a questo mondo il quale solo se avesse voluto sarebbe potuto essere differente. Ockham comunque condivide con Scoto lidea di onnipotenza di Dio filosoficamente indimostrabile. Alluomo preclusa anche una conoscenza intuitiva di Dio, vale a dire una conoscenza che permetta di conoscere in maniera diretta e immediata qualche caratteristica di Dio. Gli uomini non possono cogliere Dio in se stesso e formarsene un concetto semplice e proprio che lo significhi nella sua totalit, essi giungono invece ad avere una qualche conoscenza di Dio solo attraverso i concetti comuni a lui e lle sue creature. Luomo costretto a partire dalle conoscenze intuitive delle cose naturali e basarsi su concetti ricavati per astrazione da tali conoscenze. Sulla base di queste conoscenze limitate Ockham ritiene possibile dimostrare lesistenza di un essere primo perfettissimo. Inizia con esaminare la prova sullimpossibilit{ di un regresso infinito di una serie di cause ma la corregge applicando lo stesso tipo di dimostrazione delle cause conservanti: le cose una volta comparse nel mondo continuano ad esistere. Infatti nellordine delle cause efficienti possibile risalire allinfinito, queste non coesistono necessariamente con i loro effetti. Se davvero si vuole dimostrare una causa prima bisogna ricorrere alle cause conservanti ognuna delle quali coesiste con lente che mantiene in essere ma solo la fede permette di riferirci a Dio come causa prima. Ockham ammette la possibilit di una teologia razionale che tuttavia risente delle ridotte capacit{ conoscitive delluomo. Le argomentazioni che possiamo portare sono solo persuasive, plausibili, utili a smentire chi contraddice la fede, ma incapaci di eliminare ogni dubbio. Se infatti le argomentazioni razionali avessero una certezza assoluta la rivelazione perderebbe significato e la fede non sarebbe fede. ULTERIORI EFFETTI DELLA CONDANNA DEL 1277: NUOVE IPOTESI SCIENTIFICHE La condanna rese possibile prendere in ipotesi scientifiche escluse dalla dottrina aristotelica fra cui la rotazione terrestre e lesistenza del vuoto. Questo stato di cose fu il frutto della combinazione di due fattori: da un lato la condanna alla fisica gettava ombre anche su altre dottrine scientifiche di Aristotele, dallaltra i vescovi rivendicavano lassoluta libert{ di un Dio creatore onnipotente. Si diffuse una forma di ragionamento detta per imaginationem basata sullipotesi che Dio intervenga nel cosmo facendo ricorso alla sua potenza assoluta. Ci permise di costruire in alternativa alla spiegazione aristotelica del mondo nuove teorie di natura esclusivamente congetturale per cui bastava che rispettassero il
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principio di non contraddizione e non era richiesta alcuna verifica sperimentale. LA QUESTIONEDEGLI UNIVERSALI DOPO ABELARDO LA LOGICA DEI MODERNI Nella seconda met del X|| sec il nesso fra logica e grammatica va facendosi sempre pi stretto, il terreno comune lo studio delle propriet dei termini, i maestri volgevano la loro attenzione anche su un altro spetto: i modi significandi cio le modalit in cui un termine pu volgere la propria funzione semantica. Diventa centrale il significato dei termini intraproposizionale. Questo particolare tipo di significato chiamato suppositio perch indica ci che una parola sostituisce in un enunciato. Solo considerando il contesto proposizionale in cui inserito si pu determinare se il soggetto di una frase designa se stesso in quanto termine scritto o orale, oppure loggetto esteriore che rappresenta il suo significato. Pietro Ispano autore del pi famoso manuale di logica medievale e linglese Guglielmo di Sherwood svilupparono tecniche di analisi del linguaggio infatti si fa strada lidea che un gran numero di questioni fisiche etiche e teologiche nascano dalla natura equivoca dei termini usati nelle proposizioni. Cos troviamo casi in cui la distinzione fra due tipi di suppositio utilizzata per individuare la risposta a una questio, una questione risulter valida se le parole sono usate in modo rigoroso. UNIVERSALITA E INDIVIDUALITA IN DUNS SCOTO E OCKHAM La tendenza ad affrontare i problemi di teologia e filosofia a livello logico linguistico senzariferimento a realt esteriore uno dei principali effetti della diffusione delle dottrine di Guglielmo di Ockham sostenitore del proposizionalismo ( ogni conoscenza scientifica non ha per oggetto cose ma enunciati). La domanda se gli universali abbiano o meno una natura extramentale ancora al centro del dibattito. Secondo Scoto i concetti universali che la mente si forma sulla base dei sensi hanno una base oggettiva nelle cose singolari e sebbene queste siano le uniche effettivamente esistenti la base consiste nella natura comune (essenza) delle cose. Cio proprio lindeterminatezza delle cose comuni il loro carattere neutrale (aperto sia allindividualit{ che alluniversalit{) che fornisce allintelletto la materia da cui trarre gli universali mediante lastrazione. Scoto per spiegare come la natura comune si concretizza nelle singole cose postula lesistenza di unentit{ individuante che si aggiunge alla natura comune e la individua facendola essere questa cosa o questaltra. Scoto si serve del temine ecceit, questit, per indicare il principio di individuazione che rende la natura comune di volta in volta particolare nei vari individui che la condividono. A giudizio di Ockham il piano dellessere non contiene nemmeno unombra di universalit{: nella realt{ luniversale non esiste, essa consta solo di sostanze e qualit{ individuali. Alcune di queste sostanze sono tra loro simili e concorda con Scoto che la relazione di somiglianza a permetterci di assumere un dato insieme di cose sotto il medesimo concetto. Ma esclude che tale somiglianza sia una natura comune la
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somiglianza non una relazione a tre termini: perch si dia un rapporto di somiglianza fra due cose sufficiente che esistano. TERMINI E PROPOSIZIONI NELLA LOGICA DI OCKHAM Gli universali non hanno realt: sono segni mentali, concetti, predicabili di una molteplicit di enti particolari. Sono il frutto della relazione spontanea della mente umana, segni mentali di quando si trova in presenza di oggetti simili, gli attribuisce quindi una carattere intenzionale, cio una inclinazione naturale a indicare molteplici individui come simili. Per quanto riguarda il loro uso convenzionale sono strutture linguistiche che servono ad abbreviare i discorsi. Qualsiasi che rientra fra i componenti della proposizione nella quale suppone qualcosaltro sta al posto di qualcosa. La dottrina della suppositio rappresenta il punto pi originale della logica di Ockham, individua tre fondamentali supposizioni: personale, semplice e materiale. Personale quando il termine suppone per il suo significato proprio originario, cio quando sta al posto di cose o soggetti individuali (luomo pensa) capacit naturale di rinviare a realt singolari interne o esterne alla mente. La supposizione semplice nei casi in cui il termine sta al posto di un concetto che non costituisce il suo significato proprio, nella proposizione lippopotamo una specie lippopotamo non utilizzato nel suo significato naturale che rimanda a una moltitudine di ippopotami concretamente esistenti. Infine la supposizione materiale quando il termine in esame non viene preso nel suo significato proprio e suppone per se stesso in quanto suono o segno grafico: il cane un nome composto da due sillabe. La distinzione delle proposizioni pu sembrare pi astratta degli universali ma in realt{ ha unapplicazione concreta di grande importanza. Guglielmo tratta le condizioni di verit delle proposizioni e distingue due tipi fondamentali di proposizioni: categoriche (semplici) composte da un soggetto e un predicato, e quelle ipotetiche formate da pi proposizioni categoriche collegate da connettori. Una proposizione categorica come Ciro un uomo vera se soggetto e predicato suppongono la stessa cosa, quindi non richiede che lumanit{ di Ciro inerisca realmente a lui ma soltanto che esista un individuo al posto del quale stanno tanto il soggetto quanto il predicato. Le proposizioni ipotetiche, condizionali se Ciro un uomo allora ha il pene sono vere a patto che lo sia limplicazione antecedente e conseguente. Nelle proposizioni ipotetiche disgiuntive Ciro o no un uomo lo sono se vera una delle due categorie da cui sono composte e cos via (tavole verit). I criteri di verit sono dunque in tutti i casi rigorosamente formali ossia prescindono dal contenutola verit{ dellenunciato non nel riscontro con la realt{ ma sulla base del fatto che soggetto e predicato stiano o no al posto della medesima cosa. Il problema della verit{ viene ricondotto interamente allambito del linguaggio, viene determinata solo con la realt della proposizione, non dalla realt extra mentale. Per Guglielmo qualsiasi sapere rigoroso ha per oggetto solo proposizioni. IL PENSIERO POLITICO NEL TARDO MEDIOEVO
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Tra la fine del duecento e linizio del trecento avviene una svolta nella riflessione politica: fra potere temporale e Chiesa. Durante i pontificati di Innocenzo|||, Gregorio |X e Innocenzo |V si era perfezionata la dottrina ierocratica che attribuiva al papa primato spirituale e supremazia politica assoluta sulla cristianit. Questa dottrina conobbe la sua formulazione radicale con papa Bonifacio V|||che rivendic il controllo su chi governava sugli stati dellEuropa cristiana. Ma legemonia del papato fu subito spezzata dalle nascenti monarchie razionali che si avvalsero di eminenti teorici politici. MARSILIO DA PADOVA Fu il primo a scagliarsi contro la pienezza del potere papale. Lintento di smascherare linfondatezza delle pretese assolutistiche del Papa. La riflessione marsiliana si fonda sullidea che le diverse forme di comunit{ politica traggono origine dal desiderio innato che qualsiasi individuo ha di raggiungere e conservare unesistenza degna di essere vissuta. Gli uomini farebbero volentieri a meno di associarsi ma non c alternativa per la sopravvivenza. In disaccordo con la naturalit della socievolezza umana Marsilio insiste sulla presenza di tensioni come tratto dominante delle societ umane. La pace garantita dallimpedimento che ognuno persegua il proprio vantaggio a danno altrui, se non ci fossero leggi e un guardiano di queste lo stato non durerebbe. La validit{ delle leggi umane non dipende dalluniformarsi a una giustizia superiore ma dallessere emanate correttamente. Fissare norme spetta allassemblea dei cittadini. Il potere legislativo appartenente al popolo il cardine del credo politico di Marsilio. Di per s la legge divina non vincolante, manca di forza coercitiva: lobbedienza di chi fosse costretto a questa legge non gioverebbe alla sua salvezza, ma Cristo stesso volle che gli infedeli ai Vangeli fossero puniti nellaltra vita. Ci non esclude che per ragioni politiche uno stato possa considerare reato la violazione di un ordine divino. Comunque si tratta solo di decisioni che competono lautorit{ sovrana, i cittadini Natura non coercitiva dei precetti divini. Marsilio contesta ogni ricorso alla forza da parte del clero, in polemica con la pretesa del papato di esercitare potere temporale. Se un fedele si allontana dalla via indicata dal clero non pu farvi ritorno con minaccia e punizioni. Un medico non obbliga i pazienti a curarsi. La sopravvivenza di un corpo politico garantita solo dalla presenza di un unico governo supremo al quale i membri della comunit danno una autorit coercitiva necessaria ad applicare le leggi approvate dal popolo. Alla tesi secondo cui il papa avrebbe ereditato da Pietro una supremazia indiscussa sugli stati cristiani, Marsilio oppone che ogni organismo politico pu avere una sola testa e la nomina dellesecutivi spetta solo ai cittadini. GUGLIELMO DI OCKHAM Negli scritti politici contesta la dottrina ierocratica dopo lincontro con il confratello Michele da Cesena che lo coinvolse nella sua battaglia per difendere lideale di assoluta povert{ con cui si identificava lordine francescano. Lazione difensiva si era resa necessaria dopo la pubblicazione di scritti in cui Giovanni
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X||condannava la tesi secondo cui Cristo e apostoli avrebbero rinunciato a ogni propriet{ individuale e comune. Nello stesso documento teorizza limpossibilit{ di separare luso semplice dal dominio di un bene. Cos facendo impedivano ai francescani di usare beni della chiesa. Secondo Guglielmo la posizione del pontefice era giuridicamente insostenibile e contrastava con i precetti del Nuovo testamento. Cos elabor la tesi che giustificava iniziative di resistenza attiva qualora il papa cadesse in eresia. Insiste sul diritto dei fedeli di provvedere nel caso in cui il pontefice si allontani palesemente dalle scritture, infatti la chiesa un insieme di individui concreti che condividono la fede in Cristo. Nel X|V sec conscio degli elementi potenzialmente anarchici opta per una diversa soluzione: i governanti possono sconfinare nellambito spirituale assumendosi il compito di deporre un pontefice il cui operato sia in disaccordo con il testo sacro. Ockham teorizza una sostanziale autonomia del potere temporale e spirituale, i cui titolari sono legittimati in situazioni straordinarie a intromettersi nella sfera di competenza altrui. Ogni potere dipende da Dio attraverso gli uomini e potere temporale e chiesa non possono stare nelle stesse mani. Sul tema dellautorit{ papale elabora una concezione moderata della potest{ papale: fondata sul riconoscimento di poteri autonomi, non spetta al papa destituire limperatore. Ma esistono eccezioni in cui la giurisdizione papale si pu estendere: se non vi altra strada per liberare una comunit da un principio tirannico. GIOVANNI WYCLIFF Ultimo dei grandi teorici politici de trecento che confutano legemonia papale, filosofo e teologo. Nella sua riflessione si possono distinguere due fasi. Nel primo gruppo di scritti sul dominio divino e sul dominio temporale formula la sua utopia delineando la societ{ ideale di uomini liberi e uguali uniti nellamore per Dio e nella spontanea sottomissione alla sua legge. Una comunit di giusti che seguono lesempio evangelico senza bisogno di ricorrere alla forza o di un governo autorizzato. Muove da due assiomi: chiunque sia peccatore non pu avere dominio, chi invece si trova nella grazia di Dio ha signoria sui beni della terra. Il secondo assioma: il dominio che Wycliff chiama evangelico, lunico che si possa esercitare in comune: ogni uomo giusto signore delluniverso deve riconoscere che condivide la signoria con altri uomini giusti. Costoro devono tenersi lontano dalla forma di dominio civile, non pu essere diviso perch legato alla propriet privata. L dominio civile anzi un espediente umano sorto come conseguenza alla caduta. Sulla base di questi presupposti Wycliff intende segnare il passaggio da utopia a intervento concreto concepito per lInghilterra e applicabile allintera cristianit{. Attribuisce ai detentori del potere temporale il compito di sequestrare alla chiesa qualsiasi bene di cui abusa, questa punizione deve colpire tutti i membri del clero che pretendono di esercitare un dominio civile sulle offerte dei fedeli. Secondo Wycliff i re e i signori temporali sono strumenti di cui Dio si serve per smascherare gli impostori e ricondurre gli ecclesiastici alla purezza apostolica: ossia a trarre dai beni solo lindispensabile.
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Arriva a ipotizzare una sorta di riforma di stato il cui peso ricade sulle spalle del monarca rinunciando al sogno di una societ capace di auto conservarsi e di essere fedele alle regole evangeliche senza bisogno di un potere coercitivo. Ripara perci i signori temporali dalla tesi secondo cui nessun peccatore ha un potere legittimo che riguarda esclusivamente i detentori di cariche ecclesiastiche. Il potere ecclesiastico passibile di ogni obiezione si deve prestare ascolto a ci che meglio segue il vangelo.

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