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Andrew Garve Delitto a Mosca Scansione di Giorgio Fantinato ARNOLDO MONDADORI EDITORE LIBRI GIALLI - NUOVA SERIE - NUMERO

253 a cura di Alberto Tedeschi 5 Dicembre 1953 (Prima Edizione) Titolo dell'opera originale: MURDER IN MOSCOW Traduzione di Bruno River George Verney, corrispondente estero, viene mandato dal suo giornale a Mosca per rendersi conto della situazione del dopoguerra in Russia. Sente una grande nost algia della citt, dove ha lasciato un tempo tanti ricordi belli e brutti, e accetta l'incarico pi che volentieri. Ma spiacev olmente sorpreso d'incontrare in treno, durante il viaggio, una delegazione ingl ese filosovietica, composta da otto persone, tra cui due donne, che si recano a Mosca dietro invito del governo russo. Cerca di tenersi il pi lontano possibile d ai suoi compagni di viaggio, ma quando uno di essi viene assassinato a Mosca, Ve rney un poco per umanit e un poco per zelo professionale rifiuta di accettare la versione che le autorit vogliono dare del delitto. Esperto forse meglio di ogni a ltro nella tattica russa, svolge indagini per proprio conto e nel corso di quest e riesce a offrire al lettore una rappresentazione acuta ed efficace, spesso div ertente, della vita che si svolge dietro la Cortina di Ferro. PERSONAGGI PRINCIPALI GEORGE VERNEY giornalista inglese in missione a Mosca, JEFF CLAYTON giornalista americano, amico di George, il Rev. ANDREW MULLETT capo della delegazione inglese, ROBSON BOLTING, ISLWYN THOMAS, RICHARD TRANTER Il professor SCHOFIELD, JOE CRESSEY, PERDITA MANNING, la signora CLARKE, membri della delegazione, TANIA MIKHAILOVNA interprete amica di Jeff, KYRA sorella di Tania, NIKOLAI cameriere all'Albergo Astoria, la signora MIRNOVA Alto funzionario Sovietico, GANILOV capo del Dipartimento Stampa, POTTS e WATERHOUSE corrispondenti esteri, residenti a Mosca, ARTHUR GAIN impiegato del Centro Radio un inglese naturalizzato russo. PROPRIET LETTERARIA RISERVATA Editore: Arnoldo Mondadori - Via Bianca di Savoia, 20 o Marchiori - Pubblicazione autorizzata, Milano n. 1050 ne, pubblicit: Arnoldo Mondadori Editore Via Bianca di stampato in italia - printed in italy officine grafiche noldo mondadori DELITTO A MOSCA *** I. Ogni volta che ripenso a Mosca mi sento stranamente eccitato, e questo ha poco o nulla a che fare con la politica; si tratta solo di cose personali e profession Milano Responsabile: Gin Redazione, amministrazio Savoia, 20 - Milano veronesi dell'editore ar

ali. Tornano, alla mia mente, tutte le amarezze degli anni che vi passai in temp o di pace, quindi durante la guerra, e i ricordi mi opprimono col loro peso. Per ci, quando il mio direttore, all'inizio del 1951, mi chiese se volessi ritornare per un breve tempo a Mosca, a raccogliere materiale sui cambiamenti del dopoguer ra, dapprima esitai, ma alla fine vinsero la curiosit e il sentimento. Avevo una gran voglia di rivedere quei luoghi il cui pensiero ridestava in me tanti nostal gici ricordi. E accettai l'incarico. La cosa pi difficile da ottenere doveva essere il visto sul passaporto. Dopo la g uerra l'U.R.S.S. si dimostrava piuttosto restia a concedere il permesso d'entrar e nel paese a chi c'era gi stato, salvo che non si trattasse di persone particola rmente fidate, sulla cui opera propagandistica si potesse contare dopo il loro r itorno in Occidente. Dai russi, per, non si sa mai cosa aspettarsi: con mia grande sorpresa il permess o mi giunse in meno di un mese. Trassi dal baule il mio vecchio e ingombrante pellicciotto di pecora, e tenerame nte lo accarezzai. Cominciai a vuotarne le tasche, e ne uscirono molte palline d i naftalina, che andarono a rotolare- sul pavimento: in una delle tasche ritrova i il mio berretto di pelo con i paraorecchi. Mi sentii tutto elettrizzato. Alla met di febbraio ero gi partito. Dapprima andai in aereo fino a Berlino, dove avevo da sistemare una piccola questione con Barnes, il nostro corrispondente in Germania. Ma improvvise tormente di neve cominciarono a imperversare attraverso l'Europa orientale e le previsioni meteorologiche erano poco confortanti, si ch e non riuscivo a ripartire. Mi stancai delle inutili corse all'aeroporto e decis i di prendere il treno. Barnes allora volle organizzare in mio onore una festa d'addio, che rimase memor abile. Egli giudicava che la guerra fosse inevitabile e che un cataclisma dovesse scopp iare da un momento all'altro. Dopo la festa, quelli che se ne sentirono capaci, mi accompagnarono alla stazione. Presi posto in un vagone letto un po' antiquato , per smaltirvi gli effetti dell'ospitalit di Barnes. Per'cinque ore il treno rimase bloccato dalla tormenta a ovest di Poznan ma, del resto, la prima parte del viaggio si svolse senza incidenti. La vettura era riscaldata, i pasti nel vagone ristorante passabili, ed io ebbi tutto il tempo di leggere e osservare. Alla frontiera dell'Oder i passeggeri furono sottoposti alla visita doganale, ma i polacchi sembravano non volersi troppo interessare del contenuto del mio baga glio. Il treno riprese la corsa e non ci fu alcun altro intoppo. Alle undici del giorn o dopo entrammo nella stazione di Varsavia... e li cominci il bello. Era evidente, ancora prima che il treno si fermasse, che qualcosa di straordinar io si stava preparando. Una banda sonava molto rumorosamente, e sembrava che gra n parte del popolo di Varsavia, compresi i bambini, fosse stata mobilitata e riu nita sulla banchina fredda, esposta al vento. Stavano tutti ordinati dietro un p lotone della polizia, e battevano i piedi per riscaldarli. Alcuni recavano bandiere rosse e cartelli con iscrizioni come queste: Le democraz ie popolari lavorano per la pace. Al bando la bomba atomica . Lo spiazzo antistante al punto dove si era fermato il vagone letto era del tutto sgombro. In quest'area privilegiata stava un gruppo di circa mezza dozzina d'ufficiali de ll'Armata Rossa, in atteggiamento di noncurante indifferenza. Erano uomini tozzi , dal collo corto, e indossavano pesanti soprabiti grigi. Un po' distante da essi un gruppo pi numeroso di polacchi, civili e militari, stavan o discorrendo con otto persone, che dal modo di vestire erano facilmente riconos cibili per stranieri. Dal gruppo dei polacchi partivano risate rumorose. Quell'o stentata allegria mi fece capire che si rendevano gli onori in qualche delegazione di una certa importanza in viaggio verso Mosca, solo quando arrivai allo sportello della vettura e udii parlare il capo della delegazione, mi resi conto di che cosa si trattava. Una v olta udita quella voce, non si poteva pi dimenticarla. Deve essere la delegazione del reverendo Mullett pensai.

Il reverendo Mullett era uno zelantissimo fautore della politica sovietica, e sv olgeva a Londra un'attiva opera di propaganda. (Piuttosto contrariato tornai al mio scompartimento, ripulii il vetro del finest rino, che si era appannato e guardai fuori. Non avevo avuto mai occasione di inc ontrare Mullett personalmente. Lo avevo visto e sentito parlare a qualcuna delle frequenti riunioni che teneva a Londra, ma lo conoscevo bene per sentito dire. Egli si era dato un gran da fare perch tutti lo conoscessero. Aveva incominciato la sua carriera come semplice maestro elementare, nel quartie re sud-est di Londra ed era stato predicatore laico, prima di diventare ministro di culto in una delle libere Chiese. Credo che fosse stato sempre innamorato del suono della propria voce, e non manc ava di farne particolare uso dove la gente non gli poteva replicare. Il suo interesse per la Russia datava fin dal lontano 1920; gi allora egli si era formata la convinzione che l'Unione Sovietica fosse il solo p aese in cui il Discorso della Montagna potesse trovare la sua pratica attuazione . Non sapevo chi fossero gli altri delegati, comunque sulla piattaforma della stazione, nelle loro ampie pellicce di pecora, non si poteva praticamente distinguere gli uni dagli altri. Due erano donne, e una di esse, che indossava una giacca di finto leopardo pareva aver approfittato un po' troppo largamente d ell'ospitalit polacca. A meno che non facesse tutti quei movimenti per riscaldars i i piedi. Poco dopo la locomotiva fischi. Gli ufficiali dell'Armata Rossa scambiarono calor ose strette di mano coi delegati, mentre i facchini finivano frettolosamente di caricare le valige, sorvegliati da un polacco che ostentava una decorazione ross a sul risvolto del mantello. Qualcuno porse un microfono a Mullett, ed egli invi un breve messaggio in inglese ai suoi ascoltatori, che lo applaudirono entusiasticamente, sebbene pochi di es si avessero capito le sue parole. Finito il pistolotto, la banda inton una marcia , e il reverendo guid i suoi proseliti dentro la carrozza. Udii il polacco di prima scusarsi di non essere riuscito a procurare uno scompar timento per ciascun membro della delegazione, e Mullett rispondergli che non imp ortava: avrebbe pensato lui ad accomodare ogni cosa. Infatti per i dieci minuti che seguirono si diede da fare su e gi per i corridoi, come se avesse dovuto acca parrarsi addirittura i seggi nel Regno dei Cieli. Poco dopo dalla locomotiva part un altro fischio e dalla banchina si lev uno scros cio d'applausi. La donna nella pelliccia di leopardo strill: Addio compagni! , il polacco si fece indietro con un sorriso forzato, e il treno usc lentamente dalla stazione, accompagnato dal suono della banda. Ci fu un grande andirivieni nel corridoio, man mano che i delegati si accomodava no ai loro posti. Il mio scompartimento era all'angolo estremo del vagone e ci non mi permetteva di osservare agevolmente tutto quello che vi accadeva, ma di tanto in tanto riusci vo ad afferrare qualche frammento di conversazione. - impossibile che io debba dormire con quella donna odiosa - disse lamentosament e un'affettata voce femminile. - Non capisco proprio perch ce la siamo portata di etro. Sentitela. Una pausa, presumibilmente per ascoltare. La donna odiosa canticchiava col tono roco di chi leggermente ebbro. Un uomo dalla voce baritonale rise. - Certo una bella seccatura per voi. Comunqu e si pu sopportare. - Io dico invece che insopportabile. troppo chiassosa, volgare e ignorante. - Voi due siete sorelle spirituali, non lo dimenticate - cerc di motivare l'uomo. Un'altra pausa, poi la voce di Mullett rison per la vettura: - Se volete portarmi , Cressev, la vostra grammatica russa, possiamo rivedere quello che avete studia to. L'uomo di prima borbott: Asino presuntuoso!... Non c' male pensavo. E questa una delegazione che lavora per la pace. La donna che aveva cantato fece udire ancora qualche debole nota, e poi nessuno parl pi.

Mi affacciai al finestrino, osservando per un po' i quartieri bombardati di Vars avia, attraverso i quali il treno correva. Una delle pi belle citt d'Europa mi avevano detto un giorno. E qualche anno dopo, nel 1930, mentre contemplavo la Vistola dall'alto di uno dei suoi ponti, pensai che quel giudizio era esatto. Ora, l'aspetto della citt era dolorosamente mutato. Cominciai a sfogliare un libro. Dopo un po' qualcuno si mise a gironzolare davan ti alla mia porta, diede u-n'occhiata nell'interno dello scompartimento e sbott i n un'esclamazione di sorpresa. Ma George Verney! Era l'uomo che prima avevo udito discorrere nel corridoio. Per un momento non riuscii a ricordare dove l'avessi visto. Era alto, aveva le s palle larghe, l'aspetto florido, i capelli neri crespi, gli occhi scuri, e la bo cca sensuale. Dimostrava una trentina d'anni. Ero certo di averlo gi visto, ma ce rcavo di farmi venire in mente dove e quando. - Sono Islwyn Thomas - disse venendomi in aiuto. - Ricordate? Il discolo della m issione militare. Allora ricordai. Non gli avevo parlato pi di due o tre volte, forse, ma rammentav o l'incidente che gli aveva procurato un sacco di guai. Quell'uomo era un ardente fautore dell'indipendenza del Galles. Se nella cattedrale di Westminster fosse esistita una Pietra dell'Incoronazione ga llese, egli avrebbe trovato il modo di rubarla e se ne sarebbe gloriato. Un giorno, pieno d'eloquenza gallese e di vodka russa, schiaffeggi un Brigadiere, che, com'egli disse, aveva insultato la sua terra. Aveva gi dato parecchie noie prima, e quella volta non la pass liscia. - Che cosa accadde? - chiesi. - Foste giudicato dalla Corte marziale? Proprio cos, ma dichiarai che non riconoscevo la sua giurisdizione. Era una Corte inglese! Mi diedero tre mesi e mi rimossero dal grado. Era il solo genere di gi ustizia che mi aspettassi da loro. ora che farete? - chiesi. - Sperate che il Galles venga liberato dall'Unione Sov ietica? - Certo non vorr rimanere pi a lungo un satellite dell'Inghilterra. - Voi scherzate. Non ho mai parlato tanto seriamente in vita mia. E diceva la verit. Egli infatti era cos amareggiato per la remota conquista del Ga lles, come poteva esserlo un irlandese per le iniquit di Cromwell. Con gli occhi brillanti, cominci ad esaltare l'ideale di libert del suo paese, ecc itandosi sempre di pi. Era un fanatico anglofobo e riusciva a meravigliarmi con l a sua oratoria, veemente anche se nutrita di speciosi argomenti. - Il fatto - concluse - che la Russia Sovietica il solo paese che si preoccupi d ei diritti delle piccole nazioni. Questa, secondo me, era una mostruosit. Se avesse continuato a parlare sarebbe pr obabilmente riuscito ad attirarmi in una discussione, ma forse non aveva voglia di esser contraddetto, perch, non appena se ne rese conto, il torrente della sua eloquenza cess. Un po' imbarazzato sorrise e cambi argomento. - Dunque, Verney - mi chiese che cosa farete nei prossimi giorni? Lavorate ancora al Record? - A un mio cenno affermativo, aggrott le ciglia. - E i russi vi hanno concesso il visto? Credevo che i giornalisti stranieri che erano gi stati a Mosca durante la guerra non fossero pi ammessi in territorio sovietico . - Solo quelli che hanno pubblicato libri sulla Russia, una volta usciti. Io non ho mai scritto nulla. Egli sorrise e fece un gesto teatrale. Desideravate tornarci o lo fate per ragioni puramente professionali? - L'uno e l'altro. Per dire la verit, ho un gran desiderio di rivedere Mosca. Non credo che sia molto cambiata in sei anni. Oh, ne serbo parecchi ricordi davvero deliziosi: fra gli altri la Lepeshinskaya al Bolshoi, e l'arrosto di vitello St roganov innaffiato con una bottiglia di Mukuzani! - Sembrate un temperamento nostalgico. - Lo sono infatti. E poi, ho sempre amato questo popolo. La tragedia del nostro

secolo proprio questa: che non abbiamo mai potuto intenderci. - Non c' da meravigliarsi che vi abbiano dato il visto! - Perch amo il popolo russo. D'altronde nelle mie idee non c' nulla che possa osta colare un visto. Per non si sa mai... Accesi la pipa e mi accomodai in un angolo. Parlatemi della vostra delegazione. Chi ne fa parte? C' qualcuno che io conosca? - Ne dubito. Parecchi sono stati a Mosca durante la guerra, ma molto prima di vo i, credo. Voi c'eravate nel quarantatr, vero? Vediamo dunque. C' Mullett. - Quel pallone gonfiato? Ne so qualcosa. Mi guard di scancio, poi si mise a sghignazzare. - Gi, proprio lui. Non posso sopportare i suoi modi altezzosi. Poi c' Robson Bolti ng, il deputato laburista di Longside. L'avete mai incontrato? - Mai - dissi - ma lo conosco di fama. Robson Bolting era infatti conosciuto quasi come Mullett. Non sapevo molto del s uo passato, ma mi sembrava che fosse stato addetto all'Ambasciata a Mosca, all'i nizio della guerra. In quel periodo, preso dalla febbre pr Russia , si present come candidato alle elez ioni generali del 1945 quando la gente ancora credeva che le sinistre potessero intendersi con le sinistre , e le sue tendenze politiche lo aiutarono a entrare a l Parlamento. Da allora divenne capo d'un piccolo gruppo di tendenze estremiste. Io personalmente trovavo antipatico il suo modo di agire e pensare. Egli giungev a ad ammettere che la Russia aveva tutti i torti, per praticamente difendeva semp re la sua politica. Conveniva che i russi erano stati un osso duro , ma aveva sem pre fatto in modo da lasciar l'impressione che la rottura del dopoguerra fosse a vvenuta per colpa nostra. Disapprovava l'intolleranza comunista dietro la Cortin a di Ferro, ma questo non lo distoglieva dall'apporre il suo nome in calce a tel egrammi e a messaggi di amicizia, in determinate occasioni. Aveva sempre caloros amente smentito di essere comunista, ma non gli importava affatto di apparire ta le. Le sue tendenze nei riguardi degli Stati Uniti erano le stesse che nei rigua rdi della Russia, prese in senso contrario. Riconosceva che dobbiamo parecchio a ll'America, ma se si presentasse l'occasione di denigrarla, lo faceva molto vole ntieri. Non era n troppo intelligente, n troppo ingenuo, per quanto cercasse di ap parire tale. Se, come sembrava evidente, i russi facevano gran conto della deleg azione di Mullett, certo Rolting ne era uno dei membri pi favoriti. - Poi c' Schofield - continu Thomas - il professore di economia. E' stato anche lui a Mosca prima della guerra, per una certa missione economica. davvero quel che si dice un uomo brillante. Accennai di si col capo. Schofield non era molto pi che un puro nome per me, ma e ra un grande nome. Era uno degli intellettuali pi significativi che si erano schi erati dalla parte della Russia. C'era stato un tentativo di farlo allontanare da ll'Universit e privare della sua cattedra, ma era andato a vuoto. Mi sforzai di richiamare alla memoria qualcuno dei libri che aveva scritto. Eran o commenti a Marx e manuali dai titoli insignificanti, come Valute, prezzi, e pr ofitti , ma che per chi li comprendesse, celavano la dinamite. Poi c' la signorina Manning disse Thomas - Perdita Manning. sapete, la scultrice. Non la conoscevo. - Vale qualche cosa? - domandai. Oh, lo credo bene. La giudicano l'esponente pi autorevole del realismo socialista . Non che io ne sappia molto. Ma certo gode di un grande prestigio presso i sovi etici. Vogliono offrire un ricevimento speciale in suo onore. Vorrei sperare in un invito anch'io dissi. E chi c' ancora? C' un tale che si chiama Richard Tranter, rappresentante di una delle grandi Asso ciazioni per la pace. E un uomo simpatico, piuttosto tranquillo. Ha una gamba ri gida. Poi c' Cressey, operaio in una fabbrica, un protetto di Mullett. E infine, beninteso, la signora Clarke. La ballerina della piattaforma? Mi guard sorpreso, poi scoppi a ridere. Sembrava dotato di sufficiente umorismo, s alvo quando si toccava il Galles. - L'avete vista anche voi? una delle rappresentanti della Lega Femminile del qua rtiere sud di Londra. Perdita non pu sopportarla, ma sono le sole due donne della

delegazione e debbono tollerarsi a vicenda. Il guaio che, poveretta, non riesce ad abituarsi a tutte queste bevande, e ogni cosa le d alla testa. Credo che anch e ora stia dormendo per smaltire gli effetti di una sbornietta. Oso sperare che non far cos a Mosca. Sogghignai. - Contate pure su di me, se mai la doveste portare a braccia attrave rso le porte girevoli dell'Astoria. Lo sceglierete a vostro quartier generale, v ero? Credo di si. Non veramente un albergo di mio gradimento, ma prevedo di tornarci anche stavolta. ~ L'ultima volta che ci fui... Le sue reminiscenze furono bruscamente interrotte dall'apparizione della signori na Manning. Oh, Islwyn, siete qui! - esclam. Mi guard con aria di evidente superiorit, e poi Th omas fece le presentazioni. Era senza dubbio una donna attraente. Aveva i capell i bruni, lisci, pettinati con molta cura, gli occhi di un azzurro cupo risaltava no sotto le lunghe ciglia oscure, e i suoi lineamenti, pur essendo marcati, avev ano una certa finezza. Era di statura media, ma snella, e l'abito dal taglio per fetto la faceva sembrare pi alta. Sedette e guard pigramente verso di me. - Per quale giornale lavorate? - chiese. Per il Record. - Davvero? Come mai? - E la sua domanda tradiva una leggera irritazione. Poi si guard in giro ed evidentemente un po' seccata esclam: Non vorrete dirmi di esservi accaparrato tutto lo scompartimento. Sorrisi. - Perch no? Sono un vile capitalista. Dall'espressione del suo volto era chiaro che aveva voglia di ribattere, ma non lo fece. Immagino - disse che scriverete un sacco di sciocchezze intorno alla Russia. Non so ancora quello che scriver. Strano - obiett - la maggior parte dei giornalisti lo sanno prima di essere sul p osto. - Ma io ci sono gi stato replicai. - E voi? - Questa la quinta volta che ci vado - disse lei con sussiego. - I viaggi prima della guerra erano stati organizzati proprio bene osservai. - L eningrado e Mosca, qualche giro in Crimea, o nel Caucaso, gite sul Volga... Deli zioso davvero! - Vi sorprender forse, signor Verney, il sentire che io conosco perfettamente tut to il paese, e ci ho lavorato molto volentieri. l'unico luogo nel mondo dove un artista sappia fino a che punto pu arrivare. - Io ho conosciuto uno che arrivato fino ai lavori forzati. - Sciocchezze - disse con aria di cosciente superiorit, mentre Thomas l'ascoltava in estatica contemplazione. Io fremevo dentro di me e facevo ogni sforzo per dominarmi; fu una vera fortuna che proprio allora suonasse la campana della colazione. Perdita si lev con studiata eleganza. - Che seccatura! - e fece un cenno annoiato col capo. - Andiamo Islwyn? - Egli la segu tutto felice, come un cucciolo alle c alcagna del padrone. Io mi trattenni un po'. Ero infastidito all'idea di dovermi subire nel vagone ri storante una ben tornita apologia della Russia, inevitabile da parte di qualche delegato. Alla fine, un robusto appetito ebbe il sopravvento e mi convinse che l a signorina Manning aveva torto quando affermava che il mettersi a tavola una se ccatura. Mentre mi avviavo verso il vagone ristorante, per poco non urtai contro la signo ra Clarke, che usciva da uno scompartimento. Era una donna un po' tozza, dalla larga ossatura; aveva il collo grosso, su cui sporgev a un mento leggermente adiposo. Il suo volto era acceso e sembrava respirare con difficolt. - Si va a colazione, caro? - chiese distrattamente. Ma quando si fu accorta che non ero uno dei suoi cambi tono. - Scusatemi - disse, mentre si appuntava una cio cca di capelli, che tradivano la tintura. - Non sapevo... Io sorrisi. - la campana della colazione, signora.

- Non me la sento di andare a mangiare - spieg. - ;La prima colazione deve avermi fatto male. Se andate al vagone ristorante, volete avvertire i miei amici che m i sento un po' indisposta? - Volete alludere al signor Mullett e agli altri che sono con lui? Senz'altro, s ignora. - Siete molto gentile - e mi guard con vivo interesse. - Fate parte anche voi del la delegazione? - No, sono un giornalista. - Ah si, uno di quei tali? Be', badate almeno a scrivere la verit, questo tutto. La classe lavoratrice ha ottenuto in Russia i suoi pieni diritti, ricordatelo. Q ui non vi sono privilegiati, tutti sono uguali, mettetelo pure sul vostro giorna le, giovanotto, e non sbaglierete. - Lo far - promisi. - E il viaggio vi diverte, signora? - chiesi poi, per sviare il discorso. - piacevole - rispose - per vorrei gi essere arrivata, perch piuttosto faticoso. Ma sono dappertutto cos simpatici. Ci hanno gi fatto un'accoglienza veramente cordia le, e tutto senza distinzioni di classe. Guardate i magnifici fiori che hanno vo luto offrire alla signorina Manning e a me. un omaggio principesco. Belli veramente - dissi. - Ho avuto poco fa il piacere di conoscerla. La faccia della signora Clarke si illumin. - veramente una cara figliuola disse. - Noi due andiamo dovunque assieme. Da principio si mostrata un po' sostenuta, a dir il vero, ma a stare con me ha cambiato. Chiamatemi Ethel le dissi d'ora in po i lavoreremo assieme . Infatti siamo come due sorelle. Abbiamo passato assieme mo lte belle ore a riunioni e congressi, e anche a ricevimenti e teatri. E poi un'artista - continu la signora Clarke. - Fa statue e altre cose del genere . Sembrano vive, come quelle della signora Tussaud, bench siano di marmo. Io, a d ire il vero, le ho viste solo riprodotte in fotografia. Ne ha con s tante. Non vi potete immaginare quanto sia brava! A Mosca vorrebbe fare anche il busto di Sta lin. Ma lui, sapete, un uomo molto impegnato, e difficilmente potr interrompere l e sue occupazioni. fortunata, lei, lo dico sempre! Oh, ma io vi trattengo, e voi dovete andare a colazione. Ricordatevi, per favore di dire ai miei amici che, a parte il fatto che non mi sento di mangiare, non ho nulla di preoccupante. Promisi che me ne sarei ricordato, e mi diressi verso il vagone ristorante. Il c ameriere mi indic una tavola dalla parte opposta del corridoio, un po' distante d a quella della delegazione. Anche gli ufficiali dell'Armata Rossa mangiavano a u na tavola riservata per loro. Thomas mi accenn col capo e fece le presentazioni da un lato all'altro del vagone . Oh disse cortesemente Mullett, il signore della stampa. Per che giornale lavorat e, signor Verney? per il Record - risposi in tono livemente aggressivo. Per il Record! - esclam egli con Malcelata disapprovazione. - Non posso dire che sia un giornale che leggo molto spesso. Non Comunque... - e a sua volta mi present agli altri delegati. La signora Clarke - dissi - mi ha pregato di riferirvi che sta poco bene, e non si sente di venire a colazione. Povero me! - esclam Mullett. Voglio sperare che tutti questi ricevimenti non le abbiano fatto male. Robson Bolting diede uno sguardo a Perdita. - Non sarebbe bene vedere se ha bisogno di qualche cosa? - Ha bisogno solo di riposo - replic lei. - Credo che preferisca essere lasciata sola. Egli annu. - Forse avete ragione - e con ci l'argomento fu troncato. Islwyn Thomas cercava di attrarre a s l'attenzione di Perdita, mentre io, dal mio posto, osservavo i delegati. Mullett, un uomo grande e grosso sulla cinquantina avanzata, che, sulla banchina della stazione, mi aveva colpito per il suo aspetto imponente, li, fra quattro pareti, pareva che non avesse nulla di particolare. La sua fronte alta, i capelli rossi, gli occhi piccoli, leggermente socchiusi, c

he guardavano di sotto ai grossi occhiali con espressione singolarmente sospetto sa. La sua bocca era piccola e il mento prominente; i lineamenti risultavano poc o marcati per la sua faccia grossa. Aveva le mani bianche e carnose, con le quali amava gestire, ogni qual volta ci fosse da illustrare qualche suo punto di vista: cos ne metteva in mostra il dorso coperto d'efelidi e di peli rossicci. Il soprannome di Mullett "il Rosso" era evidentemente dovuto tanto al suo fisico quanto -anche alle sue convinzioni politiche. Alla sua destra sedeva con aria sottomessa il suo protetto, nonch alunno nello st udio della lingua russa, Joe Cressey, dalla figura robusta, tutto impettito nel suo nuovo abito blu scuro. La sua faccia liscia e rosea sembrava quella di un fa nciullo, ed i suoi capelli erano lisciati con meticolosa cura. Il grosso mento, poi, gli conferiva un aspetto serio, quasi dignitoso. Robson Bolting sedeva all'altro tavolo, in compagnia di Tranter e del professore . Se non avessi gi saputo qualcosa di lui, lo avrei giudicato un abile uomo d'aff ari, anzich un politico dalle vedute estremiste. Era un uomo di circa quarantacin que anni, dall'aspetto florido, vestito con eleganza, e dimostrava una gran sicu rezza e disinvoltura. Portava i folti capelli bruni pettinati a spazzola sopra l a fronte spaziosa, e aveva grossi occhiali, cerchiati di tartaruga. Bench detesta ssi le sue idee in fatto di politica, non mi dispiacque il suo volto che tradiva intelligenza e vivacit. Il professor Schofield, invece, aveva l'aspetto d'un uomo magro e macilento. Dov eva avere pressapoco l'et di Mullett, alto di statura, capelli grigi, le labbra s ottili, aperte in un sorriso sardonico. I suoi abiti penzolavano addirittura su di lui, in evidente contrasto con le tas che troppo gonfie. Di Tranter sapevo poco o nulla. La sua et era indefinibile. Po teva avere quaranta, come sessant'anni. La bella testa bianca gli conferiva l'as petto di un quacchero, ed il suo volto aveva lo sguardo serio e dignitoso di un uomo che consacra tutto se stesso a servire una causa. Ad osservare la loro conversazione, sembrava che Bolting e il professore andasse ro perfettamente d'accordo. Tranter interloquiva pochissimo, pur mostrando d'int eressarsi ai loro discorsi. L'altro tavolo era presieduto da Mullett, il quale stava raccontando una lunga s toria di come fosse stato frettolosamente evacuato da Mosca a Kuibisheo nel 1941 . Vidi che Perdita e Islwyn Thomas ascoltavano seccati quell'interminabile monol ogo. Approfittando del fatto che Mullett stava sorbendo il caff, Thomas cambi argo mento. - La neve deve essere in ottime condizioni, dopo questa abbondante caduta - osse rv. - Che ne direste, Perdita, se, a Mosca, si andasse un po' a sciare? Lei abbozz una smorfia. - Non c' nulla che detesti di pi - disse. Thomas si rivolse all'altro tavolo. - E voi, Bolting ci stareste? Bolting scosse il capo. - Mi dispiace, Islwyn, non fate affidamento su di me. L' ultima volta che ho sciato a Mosca, mi sono fratturato una spalla. Passer parecch io tempo prima che mi ci provi un'altra. - Dev'essere stato un brutto guaio - intervenne Mullett. - Comunque sono certo c he sarete stato assistito benissimo. una cosa, Cressey, su cui si pu fare affidam ento nell'Unione Sovietica. L'assistenza medica ottima. Mi ricordo... Ma non la facciamo questa gita? continuava a insistere Thomas. - Che ne direste voi Cressey? Questi guard Mullett. - Io ci starei, signor Thomas, ma mi dispiacerebbe dover in comodar qualcuno. Mullett intervenne a questo punto. Non dobbiamo dimenticare - disse che la nostra delegazione ha da affrontare un programma serio ed impegnativo. Co n questo non voglio dire che non ci possiamo concedere qualche piccolo svago, ma siccome i nostri ospiti non hanno badato a spese per farci venir qui, non dobbi amo sprecare tempo in cose inutili. Anzi, sarebbe proprio il caso di stabilire u na specie di programma. La signora Mirnova mi ha fatto sapere, del resto, poco p rima che lasciassimo Varsavia, che sarebbe stata ben lieta di soddisfare i desid eri che la delegazione avesse voluto esprimere.

All'improvviso s'interruppe come se si fosse accorto appena allora della mia pre senza. - Spero di non infastidirvi, signor Verney. Veramente tutto questo non v'interes sa come giornalista... - Sono fuori servizio - dissi seccamente. - Ah, si! - e si volse verso gli altri. - Siccome avremo a disposizione appena u na quindicina di giorni, bene organizzarci fin d'ora. Credo che voi, professore, desideriate abboccarvi con degli economisti, e dedicare qualche tempo alle Comm issioni Statali. Il signor Thomas vuole occuparsi soprattutto della questione de lle minoranze. Cressey parler ai lavoratori nelle fabbriche e nelle sedi del partito. La signora Clarke visiter gli asili infantili e le case. Il signor T rantei far un'inchiesta speciale sull'uomo della strada, mentre io spero di poter studiare la vita religiosa della comunit. Il professor Schofield abbozz un sorriso. - Credo che nessuno voglia privarvi di questo piacere, Mullett. - E voi, signorina Manning - continu egli, ostentando di ignorare il professore avete qualche cosa di particolare nel vostro programma? -- Per ora non ho preso nessuna decisione - rispose Perdita. - Spero in ogni mod o di poter fare il busto di Stalin - soggiunse dopo una pausa, col tono di chi g i sicuro del fatto suo. Il volto di Mullett si fece rosso. - Ah si? Non lo sapevo. Comunque mi sembra ch e una simile pretesa vada oltre i limiti dell'ospitalit offerta dai nostri amici. Non dobbiamo abusare della loro cortesia con assurde richieste. - Non ci vedo nulla di male -ribatt freddamente la scultrice. - Me ne accorgo. - Mullett riusciva a dominarsi a stento. - Mi permetto per di os servare che se avete delle mire, scusatemi, cos strettamente personali e assurde, non vi rimarr tempo disponibile per altre cose . Dopo tutto facciamo parte di una missione, e abbiamo ciascuno le nostre respon sabilit. Perdita gli diede uno sguardo micidiale. - Mi sembra che visitare le chiese sia altrettanto assurdo. Mullett replic con sussiego: - Pare, signorina Manning, che non ricordiate come l 'Unione Sovietica sia stata calunniata a questo riguardo, quanto mai importante che il mondo possa finalment e conoscere come il popolo russo sia perfettamente libero nell'esercizio del proprio culto. Cressey per esempio, probabilmente convinto , che in Russia Vigano le persecuzio ni religiose. Non cos, amico? Nulla invece, pi lontano-dalla realt. Schofield si lev la pipa di bocca. Vedo, Mullett, che la signorina Manning e voi avete punti di vista diversi. Comunque, se veramente disponiamo di tempo limitat o, bisogna dare la precedenza a quello che pi urge. Voi attribuite troppa importa nza a questioni di culto, mentre io sono convinto che il lavoratore inglese non si preoccupa d'immagini sacre, n tanto meno lo interessano i busti di Stalin, ma quello che gli importa di conoscere il tenore di vita russo, e quale sicurezza e possibilit offrano i piani economici dell'Unione. - Comprendo bene, caro Schofield - replic Mullett in tono conciliante - che abbiamo opinioni contrastanti su vari punti. Voi nel vostro campo, piuttos to ristretto, permettetemi di dirlo, siete evidentemente un esperto ma non dovet e sottovalutare l'importanza del fattore spirituale. La fede, sapete, muove le m ontagne. - Mi piacerebbe vederlo in pratica - osserv Schofield. Ma l'altro sembr non accorgersi dell'ironia di queste parole. - Non c' ragione - disse accennando ai camerieri - di tenere impegnata pi a lungo questa brava gente. - Con ci tutti si alzarono e uscirono dal vagone ristorante. Io mi trattenni per un po' a fumare e ripensare ai discorsi che avevo sentito. B ench fossero compagni e membri della stessa delegazione, mi sembrava che ognuno d i loro avesse un proprio motivo per recarsi a Mosca, e mi dissi che sarebbe stat o interessante conoscerli tutti.

Mullett era un caso abbastanza chiaro: era un mestatore vano e presuntuoso, che aveva abbracciato una causa solo perch servisse a metterlo bene in luce sulla rib alta politica. Non molto dissimili erano i motivi di Bolting, individuo ambizios o, ostinato, che vedeva nella missione un gradino verso la notoriet e un avanzame nto definitivo. Molta gente, infatti, che aveva iniziato la propria carriera nel Movimento del Lavoro aveva finito con l'ottenere posti preminenti al consiglio dei ministri. Il professore rappresentava un altro caso. Egli sembrava, come soleva dire Thoma s, una sorta di pesce dal sangue freddo, e il suo interesse per l'Unione Sovieti ca era relativo. Thomas poi era, in politica, una specie di adolescente sognatore; sognava di gua dagnarsi l'aureola del martirio in qualche moto sociale, ed era stato incluso ne lla delegazione appunto per le sue ideologie spinte all'eccesso. Perdita, invece, era la tipica comunista da salotto. Essa aveva in comune col pr oletariato press'a poco quello che avevo in comune io con Mullett. Mi era sembra to di capire che qualcosa di doloroso doveva esserle capitato nella vita: forse qualche torto ingiustamente subito, tale da spingerla verso i suoi attuali compa gni. A meno che, non avendo ottenuto in patria quello che riteneva un doveroso r iconoscimento delle sue capacit, non si fosse volta al marxismo, che in cambio di lusinghieri omaggi offriva eccellenti attrattive per chi, come lei, soffrisse evidentemente di un complesso d'inferiorit. Tranter mi sembrava il vero idealista. dai principi elevati, che di ogni cosa ve deva solo il lato ideologico. La signora Clarke era una delle tipiche casalinghe del Partito del Lavoro: si oc cupava di riunioni e organizzava comitati. Era di indole cordiale e generosa, e nutriva una sincera simpatia per la Russia Sovietica. Cressey era il pi puro rappresentante del piccolo lavoratore, e il suo resoconto del viaggio in Russia sarebbe stato del massimo interesse. I membri della delega zione erano stati senza dubbio accuratamente selezionati. Dopo poco andai a ispezionare il vagone letto. Mullett era riuscito ad attaccar discorso con uno degli ufficiali dell'Armata Rossa, leggendogli qualcosa intorno all'Unione Sovietica in pessimo russo. Thomas era nello scompartimento del professore e i due discutevano animatamente delle teorie storiche del "grand'uomo". Perdita ne aveva approfittato, ed era an data a sedersi nello scompartimento di Bolting, assumendo una posa molto decorat iva nell'evidente intento di flirtare con lui. Egli la guardava con un sorriso i nteressato ma leggermente ironico. Mentre mi dirigevo al mio scompartimento, incontrai Joe Cressey, che mi guard con un timido sorriso e si fece da parte, per cedermi il passo. - Come va con la lingua russa? - gli chiesi. La sua faccia si offusc. - Mi pare che sia troppo difficile, per me - disse. - Qu elle lettere, tutte capovolte, mi confondono. Il signor Tranter dice che sia inu tile perder tempo con l'alfabeto; dice che si arranger con qualche parola indispe nsabile e poche espressioni di uso comune. Il signor Mullett invece, sostiene ch e merita di essere studiata bene. - Il povero Cressey sembrava davvero preoccupa to. - Ho sentito poco fa il signor Mullett che parlava in russo - osservai. Non mi sembra davvero l'uomo pi adatto a insegnarlo. Io, se fossi in voi, non pre nderei la cosa troppo sul serio. Mi guard sorpreso. - Il metodo pi efficace per imparare il russo - continuai - vivere per un po' di tempo a Mosca: troverete sul posto qualche graziosa amichetta, che ve lo insegne r in quattro e quat-tr'otto. Questo rapidissimo sistema ha sempre dato ottimi ris ultati. ~ Credo che mia moglie non ne sarebbe troppo soddisfatta - rispose egli con aria preoccupata. - Non voleva nemmeno che mi aggregassi alla delegazione. - E perch l'avete fatto, allora? Si accarezz distrattamente il mento e rispose: - Vedete, mi hanno scelto loro, ed io ho dovuto accettare. andata cos. Io lavoro in una fabbrica di materiale elettrico, e il signor Mullett conosce i

l mio direttore. Sono ambedue metodisti o qualcosa del genere. Non so bene come sia accaduto, ma mi pare che un giorno, trovandosi a discorrere amichevolmente d ella Russia, il signor Mullett abbia chiesto al mio direttore perch non dava il p ermesso a qualcuno dei suoi ragazzi di far parte di questa missione, per vedere di persona come vanno le cose in Russia. Cos il signor Grove, il mio direttore, un uomo dalle idee estremiste, ci riun tutti e ci disse che si present ava la bella occasione di fare un viaggetto, una specie di ferie pagate. Il fort unato prescelto avrebbe dovuto in seguito fare una bella relazione della sua vis ita. E il prescelto, neanche a farlo apposta, sono stato proprio io che sono un semplice operaio e non capisco un'acca di questi loro discorsi! - Una bella responsabilit - osservai con un sorriso. - Per l'appunto, e questo mi preoccupa. Gli altri sono pi pratici di me, conoscon o ogni cosa del luogo, escluso il solo signor Tranter che ci va anche lui per la prima volta. A parte questo, per il resto non mi posso lamentare. Sono tutti mo lto gentili con me, soprattutto il signor Bolting. Mi fece veramente pena, e dissi fra me che Mullett aveva giocato questa volta un altro dei suoi soliti brutti scherzi. Aveva insistito per far aggregare alla de legazione quel povero ragazzo, che per quindici giorni sarebbe stato catechizzat o in lungo e in largo. I russi non avrebbero mancato di colmarlo d'attenzioni pe r dargli l'impressione di godere un'ospitalit generosa. Ne sarebbe certo rimasto impressionato, e alla fine del viaggio avrebbe steso una bellissima relazione de l suo piacevole soggiorno. - Che cosa pensate del signor Mullett? - gli chiesi. - A dirla tra noi - rispose con una smorfia di disgusto - ritengo che sia un vec chio scimunito pagato per dire quello che dice. Sorrisi compiaciuto, pensando che Cressey era pi intelligente di quanto non sembr asse, e tornai al mio posto. Raggiungemmo la frontiera russa nel tardo pomeriggio. Il treno ferm a una stazion e, che non avevo mai visto. L'accoglienza non fu molto dissimile da quella polac ca. I soliti archi adorni di festoni e bandiere erano stati elevati, e sopra cam peggiava la scritta in diverse lingue: "Lavoratori di tutto il mondo, unitevi. A ttraversammo la piattaforma coperta di neve, in mezzo a una folla di contadini t aciturni e un gruppo di bambini cenciosi, dall'aspetto malaticcio. I membri della delegazione furono dispensati da ogni formalit di dogana, e si mer avigliarono certamente che anche le mie valigie fossero oggetto di una visita mo lto superficiale. Passammo per una comoda sala d'aspetto, coperta da un tappeto, e con soffici pol trone in giro, ed entrammo in un ristorante dall'apparenza discreta. Qui segu la solita scissione. Mullett e il suo gruppo furono ufficialmente salutati da alcun e autorit locali e accompagnati a una tavola imbandita con ogni ben di Dio, accan to alla finestra. C'erano antipasti di ogni specie, carni fredde, selvaggina, bu dini ghiacciati, frutta, cioccolato, vodka, e diverse qualit di vini e liquori. N el centro spiccavano parecchie bandierine : quella della missione 'inglese, quel la sovietica con falce e martello, n mancava la croce di San Davide in onore di T homas. I russi erano insuperabili in occasioni come queste, e sapevano fare della loro innata ospitalit un abile strumento di politica. Per me allestirono un tavolino vicino, dove mi fecero accomodare e a dire il ver o, non ebbi affatto a lamentarmi del trattamento che mi usarono. Ordinai zakuski e vodka, ed osservai la gente intorno a me. Il banchetto si svolse secondo un programma evidentemente prestabilito. Il sindaco diede con un breve discorso il benvenuto alla delegazione. Mullett ri spose ringraziando, e poi tutti si misero a sedere. Alla sinistra di ognuno degl i invitati fu fatto accomodare un ospite russo, dal volto cordiale e sorridente, pronto a indovinare ogni minimo desiderio del suo vicino, disposto ad avviare l a conversazione pi appropriata e a offrire liquori e bibite. I russi brindarono a lla delegazione, e ogni membro della delegazione rispose individualmente al brin disi. Poi tutti brindarono alla cooperazione anglosovietica e alla pace. Islwyn Thomas brind nel suo ardente gallese a Stalin, e Perdita, per far una cosa originale, a Mao-Tse-Tung. Il sindaco brind a sua volta, galantemente, alle donn

e artiste, in particolare alle scultrici, e baci la mano di Perdita fra gli appla usi di tutti. Una insolita animazione regnava dovunque nella sala; sembrava di e ssere a qualche banchetto e non nella squallida stazione di un paesino di fronti era. Osservai che Mullett beveva solo acqua minerale: ma egli non aveva certo bisogno di alcool, per sciogliere la lingua. Cressey sedeva in silenzio accanto al suo vicino russo, un forte bevitore che cercava di convincerlo a buttar gi qualche bi cchierino. Il chiasso a poco divenne cos assordante, che potei afferrare solo qua lche brano della conversazione generale. Mullett non poteva trattenersi dal dirn e di tanto in tanto qualcuna delle sue. Lo udii che gridava a Crissey attraverso la tavola che la situazione alimentare in Russia era piu che soddisfacente, che la gente le privazioni le aveva sofferte solo durante la guerra, per poter aiut are gli alleati. Ch, se una volta giunti a Mosca, Cressey vedesse le code dinnanz i ai negozi alimentari, bene sappia che i russi fanno cos per consuetudine, poich sono un popolo molto socievole e amano fare gli acquisti in compagnia. Mentre si stava sturando lo champagne, si sentirono provenire dei rumori confusi dalla parte di una delle finestre prive di tende, e tre piccoli volti pallidi a pparvero, schiacciati contro il vetro. Il sindaco finse dapprima di non accorger sene, ma quando i sussurri dei bambini attrassero l'attenzione dei delegati, s'i nquiet e diede ordine al cameriere di allontanare quei piccoli importuni. Ma quel li, vistisi scoperti, se la diedero a gambe, e scomparvero nell'oscurit. - I ragazzi son ragazzi - osserv Mullett con un sorriso d'indulgenza. Colsi uno sguardo di Cressey, e a mia volta dissi: - Poverini non c' da meravigli arsi che siano curiosi. Cibi cos prelibati non sono spettacolo di tutti i giorni, per loro. Mullett mi lanci un'occhiata feroce, ma non fiat. Un'ora pi tardi ognuno fece ritorno al treno, e tutti andarono a coricarsi. All'i ndomani trovai tutta la delegazione piuttosto fredda e riservata: intuii che Mul lett aveva parlato di me. Era chiaro che non vedevano l'ora di liberarsi della m ia presenza, e questo pensiero mi rallegrava. Dopo colazione mi misi al finestrino, a osservare il paesaggio. Eravamo a trenta o quaranta chilometri da Mosca. Perdita, nel corridoio, stava magnificando ad I slwyn, con aria di competente presunzione la bellezza delle betulle argentee cop erte di neve, che offrivano uno spettacolo davvero attraente. Io, a quella vista mi sentii commosso, e mille ricordi affiorarono a poco a poco alla mia memoria. Quante volte mi era accaduto, come agli altri corrispondenti di guerra, di percorrere quella via dopo la ritirata dei tedeschi, servendomi di mezzi di fortuna, per la maggior parte traballanti carrette, attraverso lo scom piglio dei campi di battaglia abbandonati, dormendo in capanne di contadini, reg istrando le atrocit tedesche, intervistando prigionieri terrorizzati, nel silenzi o delle gelide notti! Erano tutti paesi a me noti, quelli: Wyazma, Gzatsk, Mozai sk. Le cose dovevano essere cambiate da allora, ma molto era certo rimasto tal q uale, quanto bastava, almeno, per rendermi nostalgico: il profumo delizioso dell a legna che ardeva nell'aria gelida, alla stazione di Varsavia, l'odore della ma korka, il surrogato del tabacco, i contadini tozzi coi loro berretti dai lunghi paraorecchi, coi caratteristici stivali di feltro, le pesanti slitte, le pittore sche chiesette e le case fatte coi tronchi d'albero, con le minuscole finestre.. . mi abbandonai a un dolce fantasticare. Intanto avevamo gi oltrepassato la periferia di Mosca, e Mullett girava di qua e di l, affaccendato, con aria di grande importanza. Per tutti i rubli della Russia non avrei voluto far parte della sua delegazione. Lo spettacolo dell'arrivo alla stazione non fu molto diverso da quello di Varsav ia, salvo che qui tutto appariva molto pi solenne. C'era la solita fanfara, ma la dimostrazione era pi rumorosa, e pi imponente il gruppo di personalit convenute ad accogliere gli ospiti. Tutto dimostrava che i russi ci tenevano molto alla dele gazione inglese. Non appena il treno si fu fermato, ravvisai in un gruppo parecchie persone a me note: Alexander Kropin, scrittore; Suvalov, poeta; un tale del ministero degli E steri Sovietico, vari funzionari di alto grado, e rappresentanze delle societ cul turali russe. C'era la signora Mirnova, grassoccia ma attraente, dagli zigomi pr

onunciati nel volto cordiale; tutto in lei spirava candore e semplicit, e nessuno avrebbe detto che fosse uno dei membri pi quotati del Partito di Mosca. Riconobb i anche una delle sue segretarie, la graziosa Tania, che aveva una sorella gemel la identica a lei. Tania aveva goduto molte simpatie tra i giornalisti stranieri durante la guerra, per il suo perfetto inglese. Aveva l'aria pi disinvolta di al lora e vestiva molto meglio; i suoi capelli biondi erano tagliati alla paggio. Io mi tenevo in disparte, lasciando che la delegazione se ne andasse per conto s uo. Islwyn Thomas mi fece un saluto affrettato mentre aiutava Perdita a scendere dal treno, e Cressey venne a stringermi la mano. Una certa confusione si cre dal mescolarsi dei due gruppi, mentre i fotografi fac evano scattare i loro lampi elettronici. L'inevitabile altoparlante, diffondendo la voce di Mullett rimbombava. Infine tutti se ne andarono, al suono della fanf ara, tra > applausi di tutti i presenti. Finalmente potei trovare un facchino e uscire dalla stazione. Feci ancora in tempo a vedere Tranter, che alzando a stento la sua gamba rigida, saliva in una delle cinque automobili che aspettavano. le autorit e gli ospiti. Un attimo dopo, il convoglio delle macchine si allontan ava. *** II. Come avevo immaginato, non si vedeva nemmeno l'ombra di un tassi: perci tornai ne ll'atrio della stazione e telefonai a un mio amico, Jefferson L. Clavton, giorna lista americano. Lo avevo conosciuto in occasione di un viaggio a Washington, e sapevo che in quei giorni si trovava a Mosca, dove era stato inviato in missione per tre mesi. Pensavo che disponesse d'un'automobile, e infatti era cos. Il coll ega colse la mia telefonata con grande cordialit, e si dichiar lietissimo di udire la mia voce. Era in procinto di recarsi a conferire con l'ambasciatore del suo paese, comunque mi avrebbe subito mandato la sua macchina. Lo ringraziai e riappesi. La certezza di non dover andare a piedi mi aveva messo di buon umore. Inoltre, avevo sempre gradito la compagnia di Jeff, che, tra le altre qualit, aveva quella di essere ragazzo serio e positivo. Mi misi a gironzol are, in attesa dell'automobile, che giunse dopo una ventina di minuti, guidata d a un giovane autista dalla faccia sorridente. A giudicare da quanto vedevo mentre scendevamo velocemente gi per la Tverskaya, l a citt in sei anni non era molto mutata, almeno in apparenza. Tutto sembrava scia lbo e sbiadito, in contrasto con la neve che copriva i tetti delle case. Qua e l sorgevano nuove imponenti costruzioni, dietro le quali per si intravvedevano anco ra aree desolate ingombre di macerie e legname accatastato alla rinfusa. Le stra de erano rumorose come una volta: tram e automobili facevano un chiasso infernal e. La voce sonora d'un altoparlante esortava i cittadini a dare il loro contribu to al Prestito Statale. I tram ancora di vecchio modello, passavano rumorosi sop ra i binari, zeppi di gente fino all'inverosimile. Squadre di donne che indossav ano corti e pesanti giacche, portavano scialli annodati sotto il mento, stavano spazzando la neve e il ghiaccio per rendere le strade libere al traffico. Uomini robusti, pesantemente calzati di feltro, trasportavano casse, pacchi e sacchi; ;,erano silenziosi e taciturni, ma i loro volti contratti rivelavano che soffriv ano il freddo. In un chiosco d'angolo si offrivano in vendita scialbi fiori di c arta, che sembravano prendersi gioco della primavera ancora lontana. Le cupole d orate e le torri del Cremlino contribuivano a dare uno sfondo incomparabile al t riste quadro invernale. Entrai nell'atrio ben riscaldato dell'Albergo Astoria, con le mani e i piedi int irizziti dal gelo. Ogni cosa, l dentro mi era familiare, come se ci fossi stato i l giorno prima: il grande tappeto rosso, gi tutto liso, il lampadario, che illumi nava scarsamente grandi specchi dentro le cornici dorate, il solito paralume ver de sul tavolino del portiere. Tutto parlava ancora di una ormai sbiadita e lonta na eleganza. Anche il portiere era lo stesso di prima, un uomo senza et, rispetto so, dai capelli grigi. Si chiamava Ivan. La mia camera era gi prenotata, perch avevo preavvisato telefonicamente Jeff della mia venuta ed egli si era incaricato di tutto. In cambio del mio passaporto mi

venne consegnata la chiave del numero 434, al quarto piano. Jeff stava al 436. S alii col grande ascensore traballante, mentre una strana eccitazione si imposses sava di me. Nulla sembrava cambiato, eccetto il volto delle sorveglianti, che vi gilavano a ogni angolo, una insolita animazione si notava al quarto piano: era e vidente che tutti i membri della delegazione sarebbero stati alloggiati sul mio stesso corridoio. Mentre si procedeva a sistemare i bagagli di ciascuno, Cressey e Tranter gironzolavano con aria di sbalordimento. Islwyn Thomas, che evidentem ente si era dato da fare per riavere la sua vecchia camera, rievocava a voce alt a i ricordi del suo ultimo giorno a Mosca. Mentre io entravo nella mia camera, M ullett usciva dalla sua, il 435, e mi fece un freddo cenno di saluto. Per un mom ento pensai di chiedere un'altra stanza, ma poi mi diedi dello sciocco ed entrai . (Era una delle solite camere dell'Astoria, alta, chiara, spaziosa, con un lett o a baldacchino, uno stanzino da bagno annesso. Il mobilio era una strana mescol anza di stili: le sedie e il sof arieggiavano il Luigi XV; completavano l'arredam ento uno stretto divano con uno specchio sovrastante, un armadio di poco prezzo, un grosso tavolo di mogano e il letto di ottone. Lo scostai dalla parete per ve dere se c'erano ancora gli scarafaggi. Per due anni durante la guerra, avevo sostenuto una lotta accanita con quegli insetti im mondi, ed ero quasi riuscito a vincerli. Ma ora le cose sembravano cambiate: i r adiatori, per esempio, erano caldissimi, e un piacevole tepore invadeva la camer a. Questa era una cosa importantissima in un mese in cui il termometro, fuori, s egnava circa trenta gradi sotto lo zero. Le alte porte-finestre, doppie, come de l resto in tutte le case russe, erano state sigillate lungo le fessure con largh e strisce di carta, per impedire che entrasse l'aria fredda. Se uno poi desidera va arieggiare la camera, bastava che aprisse una lunetta in alto, detta la forta chka, e la temperatura dell'ambiente diventava artica in pochi secondi. La porta-finestra dava su un balcone ricoperto da uno spesso strato di neve gela ta. Era piacevole starvi nella buona stagione, e osservare la larga piazza sotto stante, dominata dal massiccio Teatro Bolshoi. Il solo inconveniente era che il luogo fosse piuttosto rumoroso per il continuo passaggio di autobus e tram. Le c amere d'angolo in fondo al corridoio, erano invece migliori perch davano sopra un a via alquanto tranquilla. Mentre guardavo in basso vidi un pedone che, passando, tagliava diagonalmente la larga piazza, contravvenendo cos alle regole della circolazione. Un poliziotto, all'angolo, si tolse la sigaretta di bocca, e fece un fischio d'avvertimento, ma l'uomo sembr non accorgersene! Un nuovo fischio e altri ancora: il passante si v olt, ma poi continu imperterrito. Allora il poliziotto si mise a gridare e gli cor se dietro. L'uomo affrett il passo: l'altro si strinse nelle spalle, cessando l'i nseguimento, mentre si volgeva verso alcuni fanciulli, brontolando qualche cosa intorno alla disciplina socialista. Le scenette di questo genere erano abbastanz a comuni a Mosca. Avevo appena finito di vuotare le valige, quando Jeff si precipit in camera, e, c on esclamazioni di gioia, mi diede una vigorosa stretta di mano. Era un ragazzo alto, ben piantato, coi capelli bruni leggermente ondulati e il naso un po' schi acciato al centro della faccia rotonda. Pur senza esser bello, era un uomo assai piacente. Aveva girato il mondo in lungo e in largo, e conosceva molto bene il suo lavoro. Era profondamente onesto, non aveva peli sulla lingua, ed era lontan o dal disprezzare un buon whisky o la compagnia di una bella ragazza. Posava a c inico, ma era, in fondo, un sentimentale e si commoveva facilmente. Eravamo buon i amici, per quanto ce lo permetteva la nostra professione, e non c'erano mai st ate divergenze, fra noi, salvo una volta, a Londra, a proposito delle sigarette: egli sosteneva che le sue erano migliori delle mie, ed io viceversa; dopo una b reve discussione, ciascuno aveva mantenuto il proprio parere, e i propri gusti, e amici come prima. Jeff insistette perch celebrassimo con una solenne bevuta il nostro incontro, e m i trascin nella sua camera, dove, con abilit di maestro, stur una bottiglia di vodk a. - Evviva la civilt! - brind. E tenendo il capo rovesciato, buttammo gi d'un fiat o il liquore come fanno i bevitori di vodka. - Allora, vecchio - mi chiese il collega - come va col Paradiso conquistato?

- Vedi - risposi - una cosa strana. Desidero sempre tornare in Russia, e quando mi ci ritrovo da qualche ora, non riesco pi a spiegarmi la ragione del mio deside rio. - La Russia , per te, una specie di fissazione. - Credo che sia cos per tutti quelli che hanno passato un lungo periodo della lor o vita in un luogo, non importa quale - osservai. - A proposito, quasi me ne dim enticavo, grazie per avermi prenotato la camera. Ma figurati, vecchio mio - questo era uno dei soliti suoi appellativi. - A propo sito ho visto gente nuova nel corridoio, devono essere tuoi connazionali. - Lo so, sono quei buffoni della delegazione di Mullett. Abbiamo fatto il viaggi o assieme da Varsavia. - Anche se gli avessi detto che ero appena evaso da Dacha u, non sarebbe rimasto maggiormente sorpreso. - Disgraziato - esclam - hai viaggiato con quella canaglia di Mullett? - Lo conosci? - Ora te lo dir. L'anno scorso, quando mi trovavo di passaggio a Londra, scrissi di lui un breve profilo; ed egli ne fece un vero finimondo. Se avesse potuto bru ciarmi vivo, lo avrebbe fatto. Mi accus di aver pubblicato uno scritto diffamante , e Dio solo sa che cosa disse ancora, ma non pot venire a capo di nulla. - alloggiato proprio nella camera qui vicino, al 435. - Che dici? Gli combineremo qualche bel tiro - e tutto soddisfatto si vers dell'a ltra vodka. - Come va il tuo lavoro, Jeff? Mi diede uno sguardo torvo. - Maledettamente male disse. Non potei fare a meno di sorridere. L'avevo visto a Londra prima che partisse per la Russia, e come tutti i giornalisti, era convinto che avrebbe fatto cose che nessuno era mai riu scito a fare. Non che avesse particolari illusioni in fatto di politica, e nemme no il suo giornale ne aveva: ma privo di qualsiasi esperienza personale di Mosca , egli vi si era recato pensando di poter superare con la propria intelligenza i molti ostacoli che si opponevano al nostro lavoro. Non dite sciocchezze era sol ito dire. Voi non conoscete la via giusta. Non passer molto, che far di Vischnsky q uello che voglio io . - Hai avuto ragione tu - disse. - gi molto se danno a uno o due di noi il permess o di entrare. Ma ci detestano e ci trattano in modo inqualificabile. Non possiam o andare in nessun posto, n veder nulla, se non quanto non si pu assolutamente ten er nascosto; non abbiamo il permesso di parlare con nessuno. Ho fatto parecchi t entativi, ma non ci sono mai riuscito. ' un popolo che vive in preda allo spavent o, e non osa parlarci. Ogni nostra richiesta deve essere inoltrata all'Ufficio S tampa, e li rispondono con un aperto ostruzionismo. Sto aspettando da sei settim ane che la V.O.K.S., cio la societ russa per le relazioni culturali con l'estero, mi conceda una visita ad un asilo infantile. Vado tutti i giorni all'ufficio di Ganilov, che il capo della Sezione Stampa. Non fa altro che guardarmi attraverso le sue grosse lenti e mi esorta alla pazienza. Pazienza? ma chiaro che non si arriver a capo di nulla. Non mi pento di essere venuto, stata c omunque una piacevole esperienza! Ma per quello che concerne il mio lavoro, sar lieto di potermene andare. Io annuii, pieno di comprensione. - E quando te ne vuoi andare, Jeff? - Appena si degneranno di darmi il permesso d'uscita. Ho inoltrato ieri la doman da. - Peccato! Cerchiamo comunque di passarcela bene, intanto. A proposito come va c on la censura in questi giorni? - Tutto impenetrabile qui. Nulla deve trapelare. Non ti permettono nemmeno di di re, per esempio, che il balletto stato oggi una sfumatura di colori , perch second o loro una espressione ironica, e l'ironia qui pericolosa. - Hai ragione - la sola cosa raccogliere quanto pi materiale si possa, per farne uso in seguito. - Per te la cosa facile, perch conosci la lingua, ma per me la faccenda seria. Le poche parole che finora sono riuscito a imparare si possono usare solo a quattr 'occhi con una bella ragazza... Se desidero far domande, debbo condurre con me l a segretaria, altrimenti, se la gente si accorge che sono uno straniero, mi evit

ano come se fossi radioattivo. - Chi la tua segretaria, Jeff? Io la chiamo Zina, ha un nome che non si pu pronunciare. una brava ragazza e sono convinto che sarebbe un'ottima segretaria se ci fosse qualcosa da fare; ma allo stato attuale delle cose fa poco o nulla. Gli chiesi se c'erano altri giornalisti esteri a Mosca. Veramente - disse - ci sono delle agenzie, ma i loro corrispondenti non vivono a ll'albergo. Attualmente qui ce n' uno solo: un inglese e - si chiama Potts. un in dividuo curioso. Dicono che sia stato mandato qui da uno dei vostri periodici, m a io credo che stia raccogliendo materiale per conto proprio. Poi c' John Vaterho use che conosco poco; questo tutto, a eccezione dei corrispondenti comunisti. Dovreste vivere una vita piuttosto movimentata. Te lo lascio immaginare. A volte passano intere settimane prima che si riesca a vedere una faccia nuova. E come va con le Ambasciate? Vanno avanti col personale ridotto al minimo. Alcune tra le legazioni meno impor tanti hanno addirittura chiuso i battenti. Non vorrei davvero essere prigioniero di questa gente, se dovesse scoppiare la terza guerra mondiale... Accese una Lucky e si mise a fumarla rabbiosamente. - stata la peggior missione che mi ricordi di aver avuto. - Hai trovato un'amichetta...? - mi arrischiai infine a chiedergli. - L'ho trovata, si, ma sai come vanno qui le cose. Io voglio sceglierle da me e non prendere quelle fornite dallo Stato, ma qui non c' altro da fare: se ti accad e di avvicinare una ragazza per la strada, le procuri grane a non finire. La mia amichetta non brutta, ma non so se ami pi me o le calze che le regalo. - Dimmi chi , Jeff - chiesi. - Vorrei sapere se la conosco. - Pu anche darsi. Si chiama Tatiana. una della V..K.S. Lavora per Mirnova. - Ah, Tatiana Mikhailovna! sicuro che la conosco. L'ho vista non pi tardi di stam attina alla stazione. - Gi stata assegnata alla delegazione come interprete. molto carina. Oh, certo. E poi una ragazza che sa il fatto suo. - Abita anche lei qui all'albergo? Precisamente. Nella camera 433 proprio accanto alla tua. - Vuoi che facciamo il cambio? Cos le staresti pi vicino. - Non poi una gran distanza, rispose Jeff sorridendo. - Tania aveva una sorella gemella, Kyra Mikhailovna - dissi. - Si vede ancora in giro? - Oh si. Lavora al Sovkino. Fa da cicerone, quando si organizzano le mostre di p ittura a uso degli stranieri. E] graziosa, anche lei. Non manca di fare di tanto in tanto una scappata da queste parti. - Come fai a distinguerle? Jeff si mise a ridere. Usano una diversa vernice per le unghie. In quel momento si ud bussare all'uscio. - Avanti grid Jeff. Apparve un cameriere con una bottiglia di champagne e una di cognac. Depose il vassoio e fece per and arsene. Ma quando mi ebbe scorto, sbarr gli occhi dalla meraviglia, come se non p otesse credere a ci che vedeva. - Nikolai! Come va? - esclamai tutto contento. Il cameriere mi strinse la mano c on un sorriso che lasciava trapelare la sua contentezza. - Sono felice di rivede rvi - dissi - e di trovarvi in buona salute. Sono, sempre lo stesso, rispose, non mi posso lamentare. Voi, gospodin Verney? Non avrei mai osato sperare di rivedervi qui. - Non ho potuto starmene lontano, Nikolai. - Ma che cosa succede? intervenne Jeff. - Non sapevo che voi due foste amici. Sa rebbe bene procurarci un altro bicchiere. - Buona idea - approvai con entusiasmo. - Sono contento anch'io di rivedervi, Ni kolai. Il brav'uomo sembrava molto pi stanco di quando l'avevo visto l'ultima volta. For

se gli pesava la sessantina. Tuttavia conservava ancora la sua e spressione di m ite bont. Era stato, all'epoca degli Zar, domestico presso una ricca famiglia di Mosca, ma i suoi padroni, dispersi dalla Rivoluzione, erano finiti chiss dove. Ni kolai aveva cercato di adattarsi ai tempi nuovi, ma la cosa, da principio, non e ra stata facile, perch era molto affezionato alla famiglia dei padroni, ma poi av eva trovato modo di adattarsi. Il nuovo regime non gli garbava troppo, ed egli s i era tenuto sempre in disparte: ma doveva pensare a suo figlio, che era tutta l a sua speranza, e per amore del ragazzo, pi che per convinzione personale, aveva accettato lealmente quelle idee per lui strane. Mi aveva raccontato tutto anni a ddietro, intercalando la storia delle sue peripezie personali con narrazioni del la vecchia Russia. Ne accennai brevemente a Jeff, che per la terza volta mesceva la vodka. Il mio c ollega se ne mostr interessato, e gli dispiacque di non aver conosciuto prima que lla storia semplice e umana. - Vedi - osserv - succede sempre cos, quando non si conosce la lingua. Comunque be viamoci sopra E tutti brindammo alla nostra salute. - E come sta il vostro Boris? chiesi a Nikolai con una certa titubanza, poich in sei anni potevano essere accadute cose sgradevoli. Ma tutto andava bene: il figl io di Nikolai era medico in un ospedale, aveva moglie e tre figli, e le cose and avano a gonfie vele. - Per dire la verit - concluse il cameriere.,- mi piacerebbe che certe cose andas sero diversamente, ma debbo riconoscere che nei tempi passati Boris non avrebbe potuto studiare medicina. Sono felice che ci sia riuscito. Comunque vada il mond o, un medico ha sempre da lavorare. Merci, gospo-din Clayton, Dosvedanie gospodi n Verney! - Fece un cortese cenno di saluto e se ne and col suo vassoio. - Ho subito intuito che un gran brav'uomo - disse Jeff. - Anche Tania lo dice, m a non conoscevo tutta questa storia. Si udirono nuovi passi nel corridoio, e un istante dopo apparve John Waterhouse, con un tale che non avevo mai visto prima. - Entrate - disse Jeff - ma pulitevi prima i piedi. - Champagne! - esclam Waterhouse. - Siamo capitati a buon punto. Come state Georg e? Sono felice di rivedervi. - E mi strinse cordialmente la mano. - Vi presento Edward Potts, George Verney. Waterhouse non era molto cambiato. Una spolverata di bianco nei capelli, e basta . Era un uomo svelto e agile, sulla sessantina, e gli piaceva di sfoggiare crava tte sgargianti. Posava spudoratamente e gli piaceva di sballarle grosse, almeno quando parlava coi colleghi. Non era molto alto, aveva occhi vivaci, leggermente ironici, e all'occasione sapeva essere addirittura affascinante. Faceva il gior nalista a Mosca da molto tempo, abitava un piccolo ma comodo appartamento nei pr essi del cremlino, aveva a disposizione una domestica e contava in citt numerose amicizie contratte la maggior parte fin dai tempi della Rivoluzione. Come vivesse era un mistero per tutti, anche perch, pur essendo un corrispondente piuttosto ben quotato, non avev a mai mandato fuori dalla Russia articoli di nessun genere. Si diceva che scrive sse romanzi e novelle, nascondendosi sotto uno pseudonimo. Non c'era quasi nulla che egli non sapesse della situazione interna del paese ed i suoi apprezzamenti erano piuttosto scettici. Comunque, aveva saputo sempre barcamenarsi cos bene, da non giungere mai a offese o allusioni personali, e le autorit sovietich e, cosa incredibile, non lo avevano messo alla porta. Forse avevano pensato che era innocuo, come un vecchio buffone di corte. Un giorno gli avevo chiesto che c osa ci stava a fare in un paese dove c'era cos poco da lavorare, ed egli si era l imitato-a rispondere: L'arte per l'arte, caro ragazzo , con uno sguardo tra il se rio e il divertito. Io ero convinto che oramai ci si fosse abituato, e che non gli importasse di viv ere altrove. Diceva scherzando che aveva addirittura l'intenzione, una volta mor to, di far spargere le sue ceneri sul Mausoleo di Lenin. Potts era un individuo alto, esile e pallido in volto. Aveva il capo coperto da radi capelli, e portava lenti, attraverso le quali si leggeva uno sguardo serio e grave. Calzava stivali neri, i pi larghi che io abbia mai veduto. Non era affatto il tipo del giornalista.

Non potei fare a meno di ripensare con rammarico ai tempi passati, quando eravam o venti o trenta corrispondenti a Mosca, e rappresentavamo i pi grandi giornali d el mondo. Ora, a parte le poche agenzie, eravamo in quattro appena: di cui uno in procinto di andarsene, e un altro originale come poteva esserlo solo Potts! Jeff gli chiese come andavano le sue particolari ricerche, che stava allora face ndo. - interessantissimo - spieg Potts. - Oggi sono stato fuori tutto il giorno per st udiare le varie fogge locali dell'abbigliamento invernale. - Rovist per le tasche e ne trasse un libretto pieno di appunti. - Il quarantacinque per cento degli u omini portano scarpe di feltro, e il cinquantacinque altri tipi di calzature. Pe r le donne diverso. Il sessantotto per cento portano anch'esse scarpe e stivali di fltro, il resto non lo so ancora. - E diede un secco colpo di tosse. - Inoltre il quarantotto per cento, sempre delle donne, portano in testa scialli, mentre il cinquantadue per cento hanno come copricapo cappelli o berretti. Il settantot to per cento degli uomini portano berretti di pelo, il resto semplici cappelli. - Caspita! - esclam Jeff e lo guard sbalordito. - Queste sono le cose pi interessanti, per il pubblico - continu a spiegare Potts. - Tutte notizie molto utili che riesco a raccogliere qua e l. Sono riuscito a sc oprire, per esempio, che la met della popolazione femminile di Mosca dorme in sot toveste. Lo sapevate, Clayton? Io so appena che la met delle donne dorme in camicia, rispose Clayton, divertito. - E poi ho trovato qualche altra cosa, che vi sorprender certamente, continu Potts con la massima seriet. -Qua non si usano t. - Qua non si usano n si conoscono i letti a due piazze. Le camere non li potrebbero contenere. Lo guardai con curiosit. Il materiale che stava raccogliendo era evidentemente ro ba inutile, comunque la sua iniziativa era da ammirare. - Non temete - gli chies i - che uno di questi giorni vi colgano sul fatto e vi accusino di spionaggio? L e indiscrezioni sul loro tenore di vita vanno punite, e vi potreste pigliare com e minimo dieci anni, per aver fatto trapelare "segreti economici ". - Credete? - Potts sembrava seccato. - Mi sembra assurdo. - Tutto qui assurdo - intervenne Waterhouse. - A proposito, come va coi vostri s orci, signor Potts? - Male - rispose l'interpellato. - Ho notato un incremento del cinquanta per cen to la settimana passata. - Credevo che il personale dell'albergo vi avesse prestato una trappola - disse Jeff. - Me l'hanno data, ma se la sono ripresa subito; dicevano che un tale al terzo p iano aveva anche lui i sorci in camera, e siccome io ne avevo acchiappati due e lui nessuno, era chiaro che bisognava servirsene a turno. Cos ho dovuto fare una petizione per avere il gatto dell'albergo. - Avete detto "una petizione"? - Precisamente. In triplice copia, e mi hanno risposto che sarebbe stata esamina ta ed evasa nel minor tempo possibile. Scoppiammo a ridere, non tanto per quello che ci aveva detto, quanto per l'espre ssione comica del suo volto. Poi Jeff chiese a Waterhouse se sapeva qualcosa del la delegazione. Egli rispose di essere stato informato del suo arrivo e aggiunse di conoscerne piuttosto bene alcuni membri. Conosceva Schofield dal 1942, Bolti ng dal tempo in cui era stato addetto all'Ambasciata, e aveva fatto il viaggio c on Mullett da Mosca a Kuibiscev al tempo dello sfollamento. - Non molto simpatico - disse. - E un individuo pericoloso. Al Centro Radio c' un giovanotto che ha seguito i su oi consigli e si fatto mandar qui per lavoro; se n' pentito appena arrivato, ma o ra non pu pi andarsene. E non certamente il solo che si sia lasciato fuorviare cos. A proposito, non sapete se ci hanno invitati ad accompagnare la delegazione nel le sue visite? - Non credo - disse Jeff - non ne ho sentito dire nulla, almeno fino a pochi min uti fa.

- Se non l'hanno fatto ancora, lo faranno, caro ragazzo: si servono, come al sol ito in questi casi, della delegazione per la solita propaganda. Non avete visto che pubblicit sulla loro stampa e alla radio? - E noi dovremo adattarci ad ascoltre le loro sciocchezze! - osserv Jeff infastidi to. - Io sono del parere di approfittare d'ogni occasione - intervenni. - Potrebbe a nche darsi che tu avessi la fortuna, una volta tanto, di parlare con un russo. - Credi? - disse Jeff, interessato. - Quasi, quasi, allora li accompagnerei anch'io. *** III. Il mattino seguente, dopo colazione, cercai di compilare una specie di programma . Non m'illudevo certo che il Dipartimento Stampa mi venisse in aiuto, tuttavia mi preparai a fare le solite pratiche, bench con le autorit russe non si potesse m ai essere certi di ottenere qualcosa. Allora le relazioni dell'Unione Sovietica con l'Inghilterra erano meno tese che non con gli Stati Uniti, e c'era da aspett arsi che il Ministro degli Esteri Sovietico accentuasse questa differenza con qu alche concessione, anche se modesta. Pensai di approfittare della situazione che allora poteva dirsi favorevole e com pilai una nota accurata di quanto speravo che le autorit mi potessero concedere. Desideravo visitare due o tre ministeri, essere ragguagliato intorno al problema degli alloggi, ai salari, ai prezzi, alle tasse, conoscere alcune delle istituz ioni locali. Erano le richieste che ogni giornalista, appena arrivato presentava . Poi compilai una seconda nota, non ufficiosa, di cose personali che intendevo fare. Ero sicuro che sarei riuscito a circolare per negozi, mercati, giardini, e spettacoli pubblici, senza che nessuno s'accorgesse che ero straniero, e mi aug uravo di poter soddisfare la mia curiosit di giornalista ascoltando discorsi affe rrati casualmente qua e l. Inoltre conservavo ancora vecchi indirizzi di alcune persone alle quali in segui to avrei potuto telefonare. A dir il vero mi sembrava poco probabile il poter ri allacciare le antiche relazioni, tuttavia bisognava che tentassi ogni cosa. Mi recai anzitutto a ossequiare il mio ambasciatore, il quale mi accolse molto cordialmente. Mi offerse un eccellen te cherry, e sembr divertirsi molto al minuzioso resoconto che gli volli fare int orno ai membri della missione di Mullett. Dopo andai al ministero della Stampa, per vedere se potevo essere ricevuto dal capo dipartimento. Per quanto avessi avuto, la precauzione di preannunciarmi telefonicamente, dovet ti sottostare a parecchie noiosissime formalit prima di poter entrare nell'edifcio del ministero degli Esteri. Mi fecero andare prima nell'attiguo "ufficio di sicurezza-' perch mi fosse rilasc iato un lasciapassare provvisorio da un individuo con la testa pelata e lo sguar do severo, che stava dietro uno sportello. Una ventina di russi dal volto spauri to facevano la coda, aspettando pazientemente che si esaurissero le formalit buro cratiche. Riuscii ad avvicinarmi al primo della lunga fila e, dopo avergli chies to scusa del disturbo che gli causavo, bussai energicamente allo sportello. Appa rve l'uomo dalla testa rapata, mi guard come il direttore dell'ospizio deve aver guardato Oliver Twist, m'ingiunse brevemente di mettermi in fila, e richiuse lo sportello. Io ripresi a bussare e ne segu un colloquio eccitatissimo e snervante. Infine, dopo che ebbi fatto accenno a qualche conoscenza che avevo fra i membri del Politburo, l'uomo si degn di concedermi il lasciapassare. Entrai finalmente negli uffici del Dipartimento Stampa, dove il capo, Ganilov, m i fece aspettare tre quarti d'ora. Era questo uno dei sistemi pi in uso presso gl i uffici pubblici, sistema che mi aveva sempre esasperato. Mi misi a sedere nella sala d'aspetto popolata ora solo dagli spiriti del passato, e mi chiesi come, allora, avessi potuto resistere in un simile paese ben due ann i. Infine apparve Ganilov, che si degn di tendermi la mano sudaticcia. Era un uomo grosso e goffo, sulla quarantina, coi capelli neri piuttosto radi, l

e spalle cascanti e gli occhi socchiusi dietro le grosse lenti, si da nascondern e l'espressione. Mi fece entrare nella sua stanza, elegantemente ammobiliata, m' indic una delle due poltrone di pelle e mi offr una sigaretta. Poi mi chiese in un eccellente inglese se avessi fatto buon viaggio, mi disse che gli faceva piacer e che mi fossi deciso a tornare in Russia, e si mostr disposto a concedermi qualc he facilitazione durante la mia permanenza. Gli feci vedere la lista che avevo preparata. Se l'accost agli occhi; mentre la l eggeva le sue labbra si contrassero. - difficile, proprio ora - disse. - Tutti sono molto impegnati. Al ministero del l'Agricoltura stanno lavorando per la semina primaverile, la commissione degli A lloggi prepara nuove disposizioni... Sar difficile. Comunque, cercher di fare il p ossibile. Nel frattempo - e prese in mano un foglio dattilografato - siete invit ato ad accompagnare il signor Mullett e la sua delegazione nelle visite che fara nno in questi giorni. Come vedrete, hanno un programma impegnativo e interessant e. Per la stampa estera un'occasione da non lasciarsi sfuggire. - Diedi un'occhi ata al programma, che sembrava assai vasto, per quanto non precisamente original e; ma era chiaro che i delegati in quindici giorni avrebbero visto pi di quanto un giornali sta possa sperar di vedere in un anno di permanenza. - Disgraziatamente - osservai - il signor Mullett e la sua attivit non hanno inco ntrato molto favore in Inghilterra. Ganilov fece un cenno di comprensione. - Comunque - disse - i fatti restano semp re fatti. Sono certo che troverete materiale interessante per voi e per il vostr o giornale. Non potei fare a meno di sorridere. Ci intendevamo a meraviglia. I giorni che seguirono furono tra i pi laboriosi che avessi passato nell'Unione S ovietica. Subito la sera dopo partecipai ad un grande ''Raduno della Pace" al Te atro Bolshoi. I delegati erano tutti sul palcoscenico con i "pezzi grossi" del P artito, mentre la sala era gremita di rappresentanti delle varie associazioni so vietiche. Gli organizzatori avevano saputo creare l'atmosfera delle grandi occas ioni. L'orchestra sonava canti russi e inglesi, mentre operatori cinematografici e fotografi facevano scattare i loro apparecchi. Era chiaro che le fattezze dei delegati erano destinate a diventare tra breve fa miliari al pubblico russo. Questa volta fu Tranter a esibirsi. Si accost al micro fono col volto atteggiato a una specie di sorriso, apparentemente commosso dall' uragano di applausi che si era levato al suo apparire. Disse fra l'altro che i p opoli del mondo agognavano alla pace, non c'era perci ragione di non poterla univ ersalmente conseguire. Era quindi necessario che tutti si accordassero mediante reciproci compromessi, senza permettere ai loro capi di trascinarli in pericolose avven ture. A questo punto il pubblico espresse il suo caloroso compiacimento mentre i o mi dicevo che Tranter avrebbe fatto meglio a sprecare i suoi sforzi filantropi ci per un'altra causa. Seguirono altri discorsi in russo e in inglese, ma pi brevi. Le poche parole tagl ienti di Perdita trovarono ottima accoglienza. Thomas, assumendo pose drammatiche, esib una straordinaria eloquenza, ma parve di menticare che l'argomento della pace era lo scopo principale della riunione. La signora Clarke fu troppo stridula e confidenziale e la sua voce volgare e acuta contribu a raffreddare in me la simpatia che in primo tempo mi era sombrato di nu trire per lei. Bolting al contrario era calmo e compassato. Mentre tutti gli altri avevano dovu to servirsi dell'interprete, egli si espresse, con mia grande meraviglia, in ecc ellente russo. Il taglio perfetto del suo abito e il niveo candore della sua cam icia gli conferivano un aspetto di innegabile distinzione. Il professore non fu chiamato a parlare e nemmeno Cressey. Ma il numero pi sensazionale della riunione fu Mullett. Egli disse le solite paro le velenose sui guerrafondai imperialisti , che sembravano dettate da sincera con vinzione, e parve gradire molto il caloroso applauso che segu al suo discorso. Do po che gli oratori ebbero finito di parlare, si fecero varie proposte, e diverse decisioni furono sottoposte anche al parere della delegazione, che infine venne

invitata a partecipare a un grande banchetto in suo onore. Io tornai all'alberg o, e cercai, con la mia migliore eloquenza, di convincere Jeff a seguire anche lui, nel suo interesse di giornalista, le mosse della delegazione. La mattinata seguente fu assai impegnativa. Accompagnammo anzitutto la signora C larke e Perdita con un gruppo della V.O.K.S. a visitare un gruppo di case in cos truzione. La signora Clarke fece molte domande e prese appunti per la relazione che avrebbe fatto all'associazione delle "Donne Lavoratrici", che rappresentava. Perdita si tenne in disparte con aria di sussiego e prefer conversare con la signora Mirnova. Noi ci unimmo, poi, a Cressey e Tranter e an dammo a visitare una fabbrica di cioccolata. Ero riuscito a convincere Jeff che valeva la pena di accodarsi alla delegazione, e mentre tutti erano intenti a far e le loro interviste, con l'aiuto di Tania e della Mirnova, noi, per conto nostr o, riuscimmo ad attaccar discorso con alcuni russi che, normalmente, non avrebbe ro certo osato parlare con uno straniero. Il marted fummo portati tutti in macchina a visitare una fattoria collettiva. Era una giornata insolitamente radiosa e il termometro segnava appena dieci gradi s otto zero. Anche Mullett era insolitamente cordiale, e durante la mattinata trac ann di gusto ben sette bicchieri di latte appena munto. Fummo poi invitati a uno di quei caratteristici pranzi russi, durante i quali ve ngono presentate all'ospite incauto enormi quantit dei pi svariati cibi, e il disg raziato costretto a mangiare senza poter mai fermarsi. I volti di alcuni dei del egati cominciarono a farsi congestionati, quando fortunatamente ebbe termine il susseguirsi delle portate. Un'accesa discussione s'inizi alla nostra tavola, intorno a un fatto riportato da uno dei quotidiani della citt: un ragazzo, membro dei Giovani Comunisti si era m eritato un pubblico elogio per aver denunciato suo padre come fascista. Thomas a pprovava il fatto. La difesa della propria causa sopra ogni cosa, disse, e Perdi ta fu d'accordo con lui. Il professore fece alcune considerazioni, poco chiare, di ordine morale. Mullett esit ad esprimere il proprio giudizio, e si limit a osse rvare che in periodi di rivoluzione la vigilanza socialista" non mai troppa. La signora Clarke borbott alcune parole su quello che lei chiamava "vigilanza necess aria", per prudentemente non disse altro, perch il caso di ragazzi che denunciano il proprio padre non era certo frequente nelle consuetudini del gruppo "Donne La voratrici" del suo rione di Londra. Bolting sembr non occuparsi della cosa, e non espresse alcun parere. Poi si present un gruppo di giovani coloni della fattoria, uomini e donne, seguit o da un ragazzo con la balalaika, e cominciarono a cantare caratteristiche canzo ni locali. I russi, ospiti infaticabili, fecero quindi sgombrare uno spazio per le danze che vennero eseguite in nostro onore. C'era in mezzo ai danzatori una r agazza veramente bella - era una bruna cosacca del Don - che si produsse in danz e della sua terra. Subito dopo, la ragazza venne monopolizzata da Bolting, il qu ale, secondo quanto si poteva vedere, non era affatto sgradito alla danzatrice. E-gli sapeva godere quello che la vita offre di buono. Ma l'allegria non era destinata a durare. I rapporti fra le due signore della de legazione, gi piuttosto tesi fin dall'inizio del viaggio, erano andati irrigidend osi di giorno in giorno. Waterhouse profetizz una imminente e violenta rottura. L'atmosfera si era preannu nciata piuttosto minacciosa il mercoled; Perdita e la signora Clarke erano andate in mattinata a visitare un asilo infantile, e avevano intervistato nel pomerigg io una madre che si era guadagnata la medaglia, per aver messo al mondo ben diec i figli. Ma la rottura ufficiale avvenne la sera, durante la rappresentazione di un balletto. Le due donne, come di consueto, erano sedute l'una accanto all'alt ra, La signora Clarke, che per l'occasione sfoggiava un vistoso abito viola, sem brava di ottimo umore. Alla fine del secondo atto, con la consueta vivacit,, comi nci a parlare a Perdita di sua figlia Ruby, che era molto abile nella danza, e di sse che le sarebbe piaciuto che facesse la danzatrice anche lei. Infastidita inf ine dalle sue chiacchiere, Perdita diede all'improvviso in una esclamazione nerv osa: Per l'amor del cielo, basta! , e usc dal teatro. Le ripercussioni si videro i l giorno seguente. Perdita, che sembrava ancora seccata, tratt malissimo il pover

o Thomas, che ne rimase mortificato, prodigando invece tutte le sue premure e at tenzioni a Bolting. Scambi pochissime parole con Mullett e non degn d'una sola occ hiata la signora Clarke, che si era fatta anche lei insolitamente bisbetica e ir ascibile. Anche Cressey sembr risentire della tensione, che minacciava di diventare general e, e usc dal suo abituale riserbo. Il gioved, dopo una visita a un asilo, Mullett cominci a parlare dell'ottimo esito del grande "Raduno della Pa ce", esaltandone l'efficacia e lodando i russi per il loro spirito organizzativo . Disse che se ne sarebbe servito come spunto per una bellissima relazione. A interrompere la sequela delle sue parole, che minacciavano di degenerare in un a delle sue solite interminabili apologie, intervenne Cressey, il quale tra l'al tro espresse il desiderio che lo si ragguagliasse intorno a cose che non era riu scito a capir bene. Spieg che prima di partire da Londra aveva sentito alla radio un discorso del Ministro Attlee, che confermava come i popoli dell'occidente eu ropeo fossero tutti in stato di disarmo. Egli perci non comprendeva perch questi u ltimi venissero accusati di "minacciare la pace" e non lo fossero piuttosto i ru ssi che tenevano sempre pronte centosettanta divisioni e venticinquemila carri a rmati. Le sue parole furono accolte da generale disappunto, e i delegati cercarono di c onvincerlo dell'erroneit delle sue supposizioni, ma innegabile che da quel giorno Cressey fu considerato una vipera in seno alla missione. L'avvenimento culminante della settimana fu il ricevimento offerto il sabato dal la V.O.K.S. in onore di Perdita. Grande ne era l'attesa, anche perch tali ricevim enti erano rinomati per il raffinato e scelto buffet. Il trattenimento fu organizzato in un bel palazzo antico, dai soffitti ornati d' intagli, e tra gli invitati c'era l'elite artistica e intellettuale di Mosca. Perdita, a dispetto dei risentimenti passati, sembrava ottimamente disposta ad a ccettare omaggi, nel suo abito di velluto blu notte. Le fotografie che riproduce vano le sue sculture erano state accuratamente incorniciate e disposte lungo le pareti, e per la prima mezz'ora tutti le ammirarono, facendone i dovuti elogi, c ome l'uso vuole in tali occasioni. Dopo che ognuno ebbe magnificato il talento dell'artista - erano presenti anche parecchi scultori russi - si pass in un'altra sala, dove tante sedie erano state disposte in fila, come per una seduta. Prese la parola Vassiliev, il presidente della V.O.K.S., che fece un breve e sdo lcinato elogio della scultrice, la quale fu invitata a fare qualche dichiarazion e personale sull'arte. La signora Mirnova fece da interprete. Afferrai frasi come "la retorica magnificenza del Barocco" e "l'ardente e pura s emplicit dell'arte arcaica". Perdita parlava con tono compassato e sembrava molto sicura di s. Le sue parole furono seguite da un applauso generale, si che la don na, quando sedette, non pot celare una certa emozione. Dopo di lei parl un tale pi uttosto antipatico, un certo Rabinovitch, che si diceva fosse uno degli scultori pi quotati dell'Unione Sovietica, il quale fece di Perdita entusiastici elogi. Finalmente fummo introdotti nella sala del banchetto. Perdita fu invitata a onor are della sua presenza una tavola d'onore, destinata all'lite intellettuale, ment re noi giornalisti fummo attorniati da uno sciame di giovani e graziose fanciull e. La signora Clarke, che indossava il solito abito viola, fu avvicinata da un g iovane molto cortese. Una bella biondina si attacc a Islwyn Thomas, e Tania si mi se a conversare con Cressey. Jeff aveva attaccato bottone a un russo che conosceva qualche parol a di inglese. Io mi stavo servendo l'antipasto, quando Waterhouse mi venne accanto, guardandomi con un sorriso malizioso. - Ebbene, George chiese con la bocca piena di salmone che pensate di tutto quest o? - Non sono molto dotto in materia risposi - ma come ricevimento va un po' troppo per le lunghe. - Avete ragione: d'altronde questa donna, con tutto il suo esibizionismo, davver o disgustosa. - E con fare annoiato si vers un bicchierino di vodka. - In quanto

poi ai progressi culturali ed artistici della Russia... un'assurdit. L'arte non e siste nella Russia Sovietica. Fin dai primi giorni della Rivoluzione, il comunis mo l'ha annientata. Rivolse poi uno sguardo sardonico alla tavola degli intellettuali, da cui proven iva un gran fracasso di piatti e bicchieri e un ronzio indistinto di voci. Ma qu ella di Mullett rimbombava sopra tutte. - A proposito - continu Waterhouse - sapete che la Manning ha chiesto di poter fa re il busto a Stalin? - So che ne aveva manifestato il desiderio, ma non di pi. - Allora non conoscete la storia. Pare che la Mirnova abbia chiesto informazioni a Mullet sulle capacit artistiche della signorina, in tutta discrezione naturalm ente, per non urtare la sua suscettibilit. E quella canaglia, sapete che cosa ha risposto? Non credo che dobbiamo prendere troppo seriamente l'aspirazione della signorina Manning a immortalare Stalin. I russi sono ora imbarazzatissimi; la mi a segretaria lo ha udito dire all'Ufficio Stampa. Ma il bello che la signorina ne stata informata, e pare che sia andata su tutte le furie. - Adesso comprendo perch da qualche giorno non rivolge la parola a Mullett! - certo per questo! Carina la storia, non vero? Waterhouse si alz, come per andarsene, guardandosi in giro per la sala. I suoi oc chi si arrestarono un attimo su Tranter. - strano, sapete, ho l'impressione di aver gi visto quel tale in qualche luogo, m a non riesco a raccapezzarmi dove. Scusatemi. - Si allontan e poco dopo lo vidi c he parlava con uno dei giornalisti delle agenzie. Un cameriere mi pass accanto con un vassoio ricolmo: in quella mi ricordai di Cre ssey, e mi posi alla sua ricerca. Era in un gruppo con Tania e Tranter, e a loro si un anche Bolting. - Oh si, la visita alla fabbrica stata proprio soddisfacente - diceva Cressey a Tania, certo rispondendo a una sua domanda. - Ma devo confessare che tante altre cose mi sorprendono. Ora vi spiego. Stamani, per esempio, mentre guardavo fuori dalla mia finestra, ho visto che l'asta di presa del filobus saltata tre volte dal filo, sempre allo stesso posto. Un piccolo guasto, certamente, ma nessuno se mbrava preoccuparsene. La cosa mi ha un po' meravigliato. - Io ho osservato la stessa cosa sabato scorso - intervenne Potts, sopraggiunto in quell'istante. - accaduto ventidue volte in tre ore. - Il vostro spirito d'osservazione ammirevole, signor Potts! - osserv ironicament e Bolting. Veramente stavo leggendo - spieg Potts - ma tutti quei lampi hanno richiamato la mia attenzione. Cos tra l'altro ho potuto costatare che solo il settantatr per cen to dei filobus gira senza guasti di sorta. stato uno spettacolo divertente. Mi permetto di osservare, signor Potts disse gentilmente Tranter - che non diffi cile assistere a spettacoli dello stesso genere anche dalle vostre parti. - Era la prima volta che potevo vedere Tranter da vicino. Mi accorsi, osservandolo con attenzione, che il suo sguardo era freddo e tagliente, senza ombra di dolcezza. - Per lo meno, signor Cressey - intervenne Tania sorridendo - dovete riconoscere che le nostre conduttrici di filobus sono in grado di arrampicarsi sulla vettur a e riparare eventuali guasti, quando la necessit lo richieda. La guardai, era veramente carina nel suo vestito nero, ornato solo da una grossa spilla di metallo dorato. Sulle sue gambe spiccavano le belle calze di nylon re galatele da Jeff, e le eleganti scarpette che calzava erano troppo frivole per e ssere state comperate a Mosca. Era una ragazza attraente dal volto grazioso, sul quale risaltavano due occhi azzurri, sempre irrequieti. -' Mi giudichereste un nemico del popolo - chiese Bolting - se vi raccontassi un a buffa storia di cui fui testimone? - Niente affatto, signor Bolting - rispose Tania, lanciando a Cressey uno sguard o pieno di rimprovero. - Bene, il fatto accadde un giorno d'estate, durante la guerra. Stavo seduto sul mio balcone: proprio di fronte a me c'era la fermata dell'autobus. Un uomo innaffiava le strade con un tubo di gomma alimentato da un idrante. A un tr atto pos la pompa, non mi ricordo dove, e se ne and, senza per curarsi d'arrestare

il getto d'acqua. Faceva un caldo soffocante, e tutti gli autobus avevano i fine strini abbassati. Una delle vetture, si arrest proprio di fronte alla pompa, che continuava a innaffiare per proprio conto. I passeggeri, naturalmente, si misero a strillare, e il conducente, che non si era reso conto del fatto, immaginandos i chiss che cosa, credette bene di proseguire la corsa. La pompa per fece in tempo ad innaffiare tutta la vettura. I passeggeri erano bagnati come pulcini e stril lavano come pazzi. Questa stata una delle scene pi buffe che io abbia mai visto. - Meno male che era estate - comment Tania, sorridendo suo malgrado. - Ci avranno messo poco tempo ad asciugarsi. Avete fatto male, signor Cressey, a venire d'in verno. La Russia cos bella d'estate coi suoi immensi prati, i fiori, e i larghi f iumi. - bella anche d'inverno, dissi io - con l'interminabile distesa delle sue steppe , con le sue cime coperte di neve, che sembra dorata sotto i raggi del sole. mag nifico davvero! - Sono d'accordo con voi, signor Verney, ma io preferisco l'estate. Se vedeste c ome bello sul Caucaso! Ci sono stata l'anno scorso, sei settimane, per le ferie. - Avete avuto una vacanza piuttosto lunga - osserv Cressey. - Lass c' una casa di riposo per lavoratori. I nostri lavoratori, sapete, sono tra ttati magnificamente, e godono splendide vacanze in piena libert. Eravamo vicino al monte Elbruz, e durante un'escursione feci una scalata di mille metri, proprio fino al margine d'un ghiacciaio. Lass abbiamo celebrato la data della fondazione delle repubbliche Autonome. E' stato proprio emozionante, in mezzo a corde e picozze. Hanno emesso un francobollo speciale per ricordare l'avvenimento. - A proposito di francobolli disse Tranter - mi viene in mente che ho promesso a un mio nipote di portargliene a casa qualcuno. Bisogna che non me ne dimentichi . - Vi accompagner io stessa all'ufficio postale - si offr gentilmente Tania - e vi aiuter nella scelta. Anche voi, signor Cressey, dovreste portarvene a casa qualcu no. I nostri francobolli sono veramente artistici. - Ma non sono molto ricercati dai collezionisti - obiett Cressey. - Ne avete emes si troppi. Vedete... Ma mentre stava cominciando a spiegare il suo punto di vista, Jeff si precipit in mezzo a noi e afferr per un braccio Tania. - Tesoro - disse - vieni con me. C' un tale che cerca di spiegarmi qualcosa della meteorite che caduta l'anno scorso, ma non riesco a capirlo. - Scusatemi - disse Tania e segu Jeff, portandosi dietro anche Cressey. Tutti si misero a gironzolare, curiosando per le sale, eccetto il solo Bolting. Era rimasto al tavolo ad esaminare con attenzione l'etichetta di una bottiglia d i vino. - Tsinandali 1933 - disse - un vino eccellente in verit. Mi volete tener compagnia, signor Verney? - Con piacere. Siete un conoscitore? - Oh. non molto. - Riemp il mio bicchiere, poi il suo. - Sono convinto, signor Verney, che a dispetto dei vostri pregiudizi politici, voi amate questo paese. Brindiamo perci alla Russia immorta le. Sorrisi. - Ben volentieri, signor Bolting. - Bevemmo, gustando il vino che era d avvero eccellente. Bolting, che in quel momento era espansivo, disse a un tratto : - Io sono nato qui, sapete? - Ah! Allora mi posso spiegare il vostro perfetto russo. L'altro ieri sera sono rimasto sorpreso del vostro ottimo accento. - Veramente, son nato a Baku. I miei genitori erano inglesi. Mio padre era ingeg nere ai pozzi di petrolio. Vi ho frequentato le scuole fino all'et di dieci anni, quando lasciammo la Russia. - Non una zona molto salubre - osservai. - Nessuna citt lo vicino ai pozzi. Comunque avevamo si pu dire a portata di mano i l Caucaso e la Crimea, ed io mi sono molto affezionato a questi posti. Avete fat to mai, signor Verney, lunghe corse in slitta attraverso quelle steppe di cui pa rlavate poco fa?

- E una delle cose, purtroppo, che ho trascurato di fare. - E meraviglioso, soprattutto quando trovate quelle belle distese piane. Sembra di galleggiare sopra una nuvola - e sorrise compiaciuto. Dovetti convenire che Bolting era un uomo affascinante. Mi piaceva anche perch no n cercava d'imporsi ad ogni occasione con le sue vedute politiche, come Mullett. Dopo poco si un a noi Schofield. - Questi ricevimenti finiscono col diventare una seccatura - osserv. - Tutto questo baccano insopportabile. Bevete un bicchiere di Tsinandali, professore - disse Bolting - e cercate di non pensarci. Grazie, ma' ho gi mangiato e bevuto fin troppo. I nostri ospiti sono pieni di att enzioni. Professore gli chiesi - senza intavolare una lunga discussione, mi potreste dire , in poche parole, che cosa ha attirato la vostra simpatia verso l'Unione Soviet ica? - La forza di attrazione, signor Verney. Il marxismo una forza enorme, irresisti bile e in continuo aumento. Io sorrisi e cos fece Bolting. - A proposito di irresistibile - disse quest'ultim o - vi vorrei presentare, professore, a una donnina piena di spirito. Li lasciai ai loro discorsi e mi misi a curiosare. L'animazione e l'allegria era no insolite. Furono serviti ancora champagne e sorbetti in quantit enorme. Allegr e risate venivano da una tavola d'angolo, alla quale sedevano Tania, Jeff, Potts , Thomas e Cressey con un gruppo di russi. Alla tavola vicina la signora Clarke cinguettava allegramente, seduta tra Mullett e un colonnello russo, e sembrava e ssersi dei tutto dimenticata dei suoi risentimenti. Graziosamente piegata verso il reverendo Mullett cercava di convincerlo a bere lo champagne da una larga cop pa. - E un ricevimento simpatico, vero signor Verney? - risuon una voce alle mie spal le. Mi volsi e vidi il volto di Tranter, incorniciato dai bianchi capelli. - Certo - dissi. - In effetti, tra una cosa e l'altra se n' andata gi quasi una se ttimana. - Una settimana memorabile. Sono rimasto piacevolmente sorpreso, lo confesso, ne l trovare tutti cos cortesi e ospitali. E poi - continu - il raduno stato cos cordi ale, che mi meraviglio come la stampa inglese non lo abbia messo in maggior rili evo. Non voglio nemmeno pensare che un giorno ci potremmo trovare in guerra con un popolo cos ospitale. - Sarebbe una cosa tragica per tutti - dissi. - Soprattutto per chi c' gi stato una volta. Avete mai visto una battaglia, signor Verney? - Solo in veste di corrispondente. - Ah, si? Allora voi sapete che cosa significa. Io vedete, ne ho il ricordo. Que sta gamba - e tocc la coscia - la conseguenza di una ferita che ho avuto sulla So mme, durante la prima guerra mondiale. Avevo diciotto anni. Quando tornai a casa decisi che avrei dedicato il resto della mia vita a lottare per la pace. E una lotta dura, difficile e senza speranza. - E il Partito che rappresentate ha idee pacifiste? - chiesi. - Niente affatto. In questa delegazione, per esempio, sono io il solo ad averle. Nemmeno i russi sembrano fautori della pace, bisogna ammetterlo. D'altra parte questa gente ha tanto sofferto durante la guerra, che inconcepibile che ne possa desiderare un'altra. Ma ora bisogna che me ne vada... Mi feci servire un'altra coppa di champagne da un cameriere di passaggio e poi m i misi a gironzolare per vedere se potevo trovarmi anch'io un'amichetta. C'erano delle ragazze accanto alla tavola dell'lite e mi diressi l. Vidi che Perdita non aveva ancora smesso di far circolo. Anche la Mirnova ascoltava con ben studiata ammira zione le assurdit dell'ospite, ma ad un certo punto la interruppe - Speravo, signorina Manning, che avreste parlato alla radio sulla cultura sovie tica. - Lo avrei fatto - rispose Perdita - ma credevo che dovesse parlare il signor Mullett, quale capo della delegazione .

- Avete ragione. Infatti egli parler domani in lingua russa per i nostri ascoltat ori, e sarebbe simpatico se la prossima settimana lo faceste voi, dedicando la t rasmissione agli ascoltatori inglesi. Potrete dire, naturalmente, tutto quello c he vorrete. - Ne sono felice - disse la Manning. - Avvertir intanto il Centro Radio di mettersi in contatto con voi per gli accord i neccessari. - E ora, signori - annunci la signora Mirnova, fra entusiastici battimani - Madam e Lamarkina, si produrr per noi in alcune canzoni. *** IV. La sera della domenica, Jeff organizz uno dei suoi soliti trattenimenti, e poich, non avevo niente da fare, ci andai un po' presto. Era stata una giornata di ripo so, quella, per la delegazione, e tutti erano ancora ritirati nelle loro camere, a giudicare dal silenzio che regnava nei corridoi. Solo Nikolai andava e veniva , carico di bottiglie e d'altre cose. Zina, la segretaria di Jeff, mi fece entrare. Ormai ero abituato a vederla, ma n on posso negare che da principio l'avevo trovata repellente. Era molto tozza e molto bionda e scoppiava di vitali t russa. Per quanto non fosse pi giovane, prediligeva i colori vistosi, e indossav a abiti di seta esageratamente corti, forse per mettere in mostra le caviglie ch e erano piuttosto belle. Andava pazza per i ricevimenti, ai quali mancava mai d' intervenire. Jeff mi salut a gran voce dalla stanza da bagno e mi preg di preparare i cocktail. C'erano gi tutti gli ingredienti necessari: egli aveva provveduto fin dalla sett imana prima allo champagne e al cognac, e Tania si era fatta dare da Nikolai un grosso pezzo di ghiaccio. Dopo aver tagliato a fette alcune bucce di limone, agi tai adagio la miscela in un grosso recipiente di vetro. Zina stava preparando la cena a base di cibi freddi e chiese il mio aiuto per aprire una scatola. Poi ci mettemmo a riordinare la camera, che si trovava in un incredibile disordine e q uando Jeff, dopo non molto, fece la sua apparizione, l'ambiente era gi pi presenta bile. Il collega era di cattivo umore e gli chiesi che cosa avesse. - Tania sta ancora lavorando per la delegazione - spieg. - Batte a macchina per M ullett qualcuna delle solite sciocchezze. - Credi che non potr venire? Ha detto che far il possibile per non mancare, anche se arriver in ritardo. Assaggiamo intanto questo veleno. - E r abbiosamente si mise a riempire tre bicchierini, che buttammo gi. - Mica male - sentenzi. - Ah, ecco un altro che potr giudicare. Era entrato Waterhouse, seguito dalla sua segretaria, Vera, un tipino tutto diverso da Zina. Era snella, aveva i capelli neri, il volto fine sempre atteggia to a mestizia. Sembrava personificare tutte le pene e i dolori della Russia. Non mancava per di un sottile umorismo, sottolineato a volte da qualche raro sorriso . Waterhouse ci raccont subito il fatto saliente della giornata. Disse che la matti na si era trovato in compagnia di Joe Cressey cui stava raccontando un caso di c orruzione, nel quale era stato implicato un tale, amministratore di case. Perdit a che era presente, aveva obiettato in tono di rimprovero: Voi vedete solo i pes ci morti galleggiare nello stagno, e non guardate mai dentro la cristallina trasparenza delle acque sovietiche. La retorica di Perdita ci divert, e anche le segretarie sembravano d'accordo con noi. Erano due strane creature. Non si mostravano mai risentite dei commenti piu ttosto acri che non mancavamo di fare intorno alla Russia Sovietica; pareva anzi che non ci badassero affatto. Credo che a furia di stare con i corrispondenti e steri fossero diventate agnostiche in fatto di politica. Spraggiunse un gruppo di ragazzi dell'agenzia americana, trascinandosi dietro alc une avvenenti biondine. Uno di essi, Wheeler, quando ebbe chiuso la porta, disse : - Pare che la signora Clarke sia un po' brilla anche oggi. L'abbiamo vista nel

corridoio. Sembrava che rimbalzasse da una parte all'altra. - In quell'istante arriv Potts a completare la compagnia. Prima di salire da noi si era soffermato al secondo piano, dove aveva fatto le s olite osservazioni, ed era pronto a informarci sugli argomenti pi strani. - Stasera ci deve essere qualche avvenimento speciale - disse appena entrato. Credo un'adunanza, ho visto arrivare Goldstein. Questi era un pezzo grosso della sezione propaganda del Partito. - Avreste dovuto cogliere l'occasione per intervistarlo - osserv Waterhouse. - Non sarebbe stato possibile - replic Potts. - Il corridoio gremito da quelli de lla polizia politica. Mi domando perch portano tutti i berretti neri. Jeff gli cacci un bicchiere tra le mani. - Bevete, e non mi parlate, per l'amor d i Dio, n del Partito, n della polizia politica, n tanto meno della delegazione. Pu d arsi che questa sia l'ultima domenica che passo qui e non voglio andarmene con c attivi ricordi. E l'allegria ebbe inizio. La cena fredda di Zina fu rapidamente consumata tra l' unanime compiacimento, e dopo ci mettemmo a cantare. Zina aveva una bella voce di soprano e si produsse fra unanimi applausi. Le raga zze improvvisarono poi un coro, e infine Vera inton da sola un triste canto. Quan do ci fummo stancati di cantare, Zina, sempre inesauribile nelle sue risorse, ti r fuori da qualche parte un vecchio grammofono portatile e ci mettemmo a ballare. Jeff fece qualche giro con una delle biondine, poi all'improvviso si ferm di sca tto ed esclam: - Che ne direste se portassi qualcosa da bere a Tania? Povera bimb a, proprio vergognoso che se ne debba stare lontana. Noi fummo tutti del parere che lo facesse, ed egli riemp un bicchiere, e corse ve rso la porta in fretta, versando un po' di liquido sul pavimento. Vera, stanca, volle coricarsi e Potts disse che aveva male ad un piede e preferiva starsene seduto e cambiare i dischi al grammofono. Cos rimanemmo appena In quattro coppie a ballare. Erano da poco passate le nove, quando all'improvviso Waterhouse tese l'orecchio e disse: - Sentite, non Mullett che trasmette per radio? Infatti la ben nota voce sembrava giungere a noi dalla strada. Apersi un po' il vetro: era proprio uno dei soliti discorsi di Mullett, che l'altoparlante di fro nte a noi, all'angolo della via, trasmetteva. Il suo russo era stentato come sempre; e la voce, incerta, si arrestava di tanto in tanto. Diceva le solite cose. - Dobbiamo star a sentire quell'imbecille? - chiese Wheeler. Credevo che oggi fo sse giornata di riposo. Chiusi in fretta il vetro. Fuori dovevano esserci quasi venti gradi sotto lo zer o. Udii ancora indistintamente Mullett che continuava a parlare e poi la mia att enzione fu attratta da Zina che intanto aveva messo sul grammofono un disco ben noto. Ci rimettemmo a danzare allegramente. Dopo poco rientr Jeff, con la faccia piuttosto annuvolata. - Non riesco a portarla qui - disse imbronciato. - Queste dattilografe, non si a rrestano per un seicondo... - e afferr per la vita una delle ragazze. - Vieni bim ba, andiamo a ballare. Era un fox-trot allegro e tutti seguimmo il suo esempio. Le coppie urtavano inev itabilmente le une contro le altre, e risate allegre risonavano per la stanza. V era si era ridestata e canticchiava a bassa voce. In mezzo al chiasso potei afferrare il suono dell'altoparlante, che continuava ancora a tras mettere l'interminabile discorso di Mullett. A un tratto si udirono dei colpi alla porta, e grida concitate risonarono per il corridoio. Mi precipitai fuori e vidi Nikolai, bianco in volto come un cencio, che si torceva le mani, balbettando mezze parole: - Gospodin Verney, per piacere entrate... oh, terripile... - Cosa successo? - capitata una disgrazia, una terribile disgrazia... a gospodin Mullett, nella s ua camera... Oh bozhe moi, Dio mio, credo che sia morto... ***

V. La porta della camera di Mullett era spalancata, ed io mi ci precipitai, seguito da Jeff e dagli altri. Non c'era alcun dubbio: era proprio Mullett che giaceva per terra, accanto alla tavola, e il tappeto tutto intorno era una enorme chiazza di sangue. Mi chinai s u di lui, e costatai che era morto. Sparsi accanto al cadavere c'erano dei frant umi di una bottiglia d'acqua minerale. Un borsellino sporgeva da una delle tasche interne della sua giacca, all'altezza del petto, come cacciatovi in tutta fretta e delle carte erano sparpagliate in giro. - Mio Dio - dissi. - Lo hanno colpito con una bottiglia. stato assassinato! In quello stesso istante l'altoparlante all'angolo della strada, per una circost anza misteriosa, interruppe all' improvviso la trasmissione. - Strano - esclam Jeff, tutto pallido e sconvolto. - Che brutta faccenda. Intanto le ragazze, spaventatissime, si erano precipitate fuori dalla camera. Wa terhouse era corso a cercare il direttore, e Potts era andato a bussare alla por ta del medico, che stava allo stesso piano. I ragazzi dell'agenzia interrogavano Nikolai nel corridoio, e per un po' io e Je ff rimanemmo soli col cadavere. Jeff si guardava in giro e ad un tratto cacci un grido concitato: - Che cosa ques to affare sul pavimento? Prendiamolo presto! Io mi chinai. Era una busta, ancora suggellata, senza francobollo, indirizzata i n caratteri russi alla "Signorina Perdita Manning - Hotel Astoria". La feci vede re a Jeff e poi istintivamente me la cacciai in tasca. Egli approv con un cenno d el capo. Intanto una folla di curiosi era sopraggiunta da tutte le parti, facendo un inde scrivibile pandemonio. Una cameriera cacci dentro la testa e scapp strillando, Sch ofield, uscito dalla sua camera, attravers il corridoio, Tania entr per sapere che cosa era accaduto, ma non appena vide il cadavere di Mullett cadde svenuta. Arr iv la sorvegliante del corridoio, arrivarono Waterhouse col direttore e dopo poco giunse il medico. Vennero Thomas e Bolting e numerosi russi. Entr anche Perdita, esclamando: Mio Dio, orribile! e se ne and subito. Regnava una confusione indici bile dentro la camera e anche nel corridoio. A completare il caos sopraggiunse u n uomo del Centro Radio, portando un pacchetto per Mullett. Approfittai della confusione per osservare bene la camera e cercar di fissare ne lla mia mente ogni minimo particolare. Era praticamente uguale alla mia, salvo c he qui tutto era disposto in senso contrario. Per terra accanto alla porta c'era un vassoio, quello di Nikolai, con sopra ancora la bottiglia di acqua minerale. Un asciugamano spiegazzato giaceva accanto al cadavere, e dopo che ebbi dato un 'occhiata al bagno, vidi che mancava l'asciugamano di Mullett. Guardai automaticamente le porte vetrate, che davano sul balcone, ma erano chius e e sigillate. Non trovai nulla che mi potesse fornire alcun indizio, salvo un n umero della Pravda, tutto fradicio che portava la data di due giorni prima, e un recipiente vuoto, ancora bagnato all'interno, nascosto in fondo al cestino dell a carta, dove mi affrettai a riporlo. A prescindere ancora da un ritratto incorn iciato di Stalin, che pendeva leggermente obliquo alla parete, come se fosse sta to rimosso dal suo posto, nulla stava a indicare che una lotta violenta avesse a vuto luogo nella camera. A interrompere le mie indagini sopraggiunsero in quel momento due uomini della p olizia, e dopo breve discussione fummo fatti uscire tutti nel corridoio. La port a fu richiusa su Mullett e sul mistero della sua morte, e uno degli uomini rimas e a guardia della camera. L'altro ci raccomand di non allontanarci, ma non ci fec e alcuna domanda, evidentemente in attesa delle autorit. I giornalisti presenti approfittarono dell'occasione per raccogliere qualche par ticolare del delitto. Nikolai aveva gi detto tutto quello che sapeva. A quanto pa reva, egli attraversava il corridoio del quarto piano poco dopo le nove, dirigendosi verso la cucina, quando incontr Mullett che usciva dall'ascensore. Questi lo chiam e lo preg di portargli in camera una bottiglia di acqua minerale fresca. Nikolai and a prendere la bottiglia e anche della vodka, c he gli era stata ordinata da altri clienti. Arrivato alla porta di Mullett vide

che era socchiusa. Vi buss dapprima, ma poich nessuno rispondeva, entr in camera, p er lasciarvi l'acqua minerale e portar via la bottiglia vuota. Vide con raccapri ccio Mullett sul pavimento, in una pozza di sangue, e usc subito per avvertirci d ell'accaduto. Gli fu chiesto se avesse visto in quel frattempo qualcuno nel corr idoio, ed egli rispose di non aver osservato nulla. Ma era evidentemente troppo agitato, e certo non nelle migliori condizioni di spirito per ricordare i partic olari. Sembrava quasi impossibile farsi un quadro anche approssimativo dell'accaduto, d ata la grande confusione, che regnava dovunque, Ma la sorvegliante, che era stat a sempre seduta al suo tavolino accanto all'ascensore, pot fornire un indizio int eressante. Narr in tono concitato, senza accorgersi della mia presenza, che Mulle tt, uscito dall'ascensore, si era fermato per chiederle, come al solito, la chia ve della camera, e mentre vi si stava avviando, si era imbattuto lungo il corrid oio nella signora Clarke, che appariva in preda a una non lieve sbornia. Egli la rimprover per il suo contegno poco decoroso e la sign ora gli rispose con parole offensive, continuando a ingiuriarlo anche dopo che e gli fu entrato nella sua camera. Mi guardai in giro per trovare in qualche parte la signora Clarke, ma era uno dei pochi delegati che non si fosse fatto ancor vivo. Mi parve che valesse la pena di sapere che cosa le era accadut o e andai verso la sua camera. Era dentro, ma non si trovava nelle condizioni pi favorevoli per presentarsi in pubblico. Mi rispose con un sommesso: Andatevene, vi prego , e non si degn di dire altro, nemmeno quando le ebbi comunicato attraver so la porta che una disgrazia era avvenuta all'albergo. Poich tutti i miei tentat ivi risultarono vani, me ne tornai in mezzo alla confusione del corridoio. L'uomo del Centro Radio era ancora li col suo pacchetto in mano, e sembrava tutt o imbarazzato; evidentemente non sapeva a chi lasciarlo. Mi fermai per parlargli , nella speranza che potesse fornirmi qualche schiarimento in merito alla radiot rasmissione di Mullett, cos misteriosamente interrotta. Non aveva affatto il tipo russo, anzi a giudicare d al suo accento l'avrei detto un autentico inglese di Londra. E non sbagliavo. - Oh si - mi rispose col tono mellifluo di chi vuole ingraziarsi qualcuno - io v i posso dire qualcosa del signor Mullett. Venne da noi verso le sette per far la prova del discorso, ma il suo russo era cos stentato che non osammo farlo parlar e subito al microfono. Abbiamo dovuto provare tre registrazioni prima di ottener ne una passabile. proprio una cosa terribile, povero signor Mullett! - e accompa gn le parole con un gesto concitato. Poi accenn al pacchetto che teneva ancora in mano. E la registrazione del suo dis corso. Il nostro direttore, signor Kolarov, ha voluto mandargliela; pensavamo di fargli piacere. Ormai non mi resta che riportarlo al Centro Radio, purch la polizia me lo permetta. - E si guard attorno ansiosamente. Lo ringraziai per le sue informazioni e andai a cercare Jeff. Egli era nel corri doio, e cercava di ricostruire i fatti, ma senza venire a capo di nulla. Evident emente nessuno della delegazione aveva visto n sentito qualcosa che valesse a get tar luce sull'assassinio. Perdita, Bolting, Thomas e Schofield erano rimasti nel le rispettive camere per tutta la sera. Cressey era appena tornato da una passeg giata solitaria nei pressi del Cremlino. Di Tranter non si vedeva nemmeno l'ombr a e nessuno immaginava dove potesse essere. Dopo poco arrivarono le autorit, l'una dopo l'altra. Vennero degli uomini in abit o borghese, che entrarono nella camera di Mullett con i loro apparecchi fotograf ici, e la cortina di ferro si chiuse su di loro. Arrivarono poi alti funzionari compassati, venne la V.O.K.S. e la signora Mirnova esort alla calma la delegazion e. Vennero anche rappresentanti del ministero d'egli Esteri russo e il capo del Sovinform-buro. Un omino dalla testa calva e dallo sguardo intelligente ci fece parecchie domande, con molta cortesia, quasi temendo di offenderci. Ma nulla d'i mportante emerse dall'interrogatorio. Pareva che egli volesse sapere soprattutto se avevamo visto qualcuno entrare nel la camera di Mullett o uscirne, immediatamente dopo le nove. Nikolai torn a ripetere quello che gi aveva riferito, ma non seppe aggiungere altr

o. La sorvegliante del quarto piano accenn all'episodio della signora Clarke, la cosa venne messa discretamente a tacere. Fu chiesto a Jeff se avesse visto l a porta di Mullett socchiusa, quando era passato di li, per portare una bibita a Tania, ma egli rispose che non ci aveva badato. L'uomo del Centro Radio spieg pe rch era venuto e lasci il suo pacchetto a disposizione della polizia. Anche alcuni russi furono interrogati, ma senza risultato. I clienti dell'albergo vennero co rtesemente pregati di far ritorno alle loro camere, e tutto il gruppo dei funzio nari, accompagnato dai delegati, and nella stanza di Bolting, per discutere il do loroso incidente. Io compilai un marconigramma per il mio giornale, e diedi disposizioni perch lo s pedissero, dopo averlo fatto passare attraverso la censura. Entrai poi da Jeff per cercar di ricostruire con lui, almeno in parte, come i fa tti si erano svolti. Il tempo in cui l'assassinio era avvenuto poteva ssere circoscritto entro breviss imi limiti. Mullett doveva esser rientrato verso le nove e dieci, come Nikolai aveva riferit o alla polizia, e come era stato del resto confermato dalla sorvegliante: il suo cadavere era stato scoperto verso le nove e venticinque, proprio nello stesso m omento in cui l'altoparlante aveva taciuto. Quindici minuti in tutto! Da questi bisognava detrarre il tempo necessario a Mullett per avviarsi verso la sua camera lungo il corridoio, e scambiare qualche parola con la signora Clarke , e all'assassino per appostarsi in attesa della vittima, e fuggire, dopo aver c ompiuto il delitto. Certo il borsellino ritrovato accanto al cadavere poteva suggerire anche l'i dea di un furto. Ma per quale scopo? Nessuno di noi credeva che Mullett fosse stato ucciso per il denaro che portava addosso, anche perch non doveva averne molto. E poi del resto l'Astoria non era il luogo pi adatto per un furto di tal genere. Al massimo uno poteva aspettarsi di venir d erubato di qualche capo di biancheria, ma per colpi cos grossi, fatti alla svelta , andavano meglio i lunghi viali oscuri della citt. D'altra parte poteva anche darsi che si trattasse veramente di furto. In tal cas o non doveva trattarsi di denaro, ma di qualche altra cosa molto pi importante, c he non eravamo ancora in grado di precisare. Ma furti di tal genere richiedono p remeditazione, e qui invece tutto lasciava pensare il contrario. Anche l'asciuga mano, trovato accanto alla vittima, che forse era stato avvolto al collo della b ottiglia poteva fornire un indizio pericoloso per l'assassino, il quale, con tut ta probabilit, si era ferito alla mano. Non era poi improbabile che il borsellino e le carte in disordine intorno al cadavere fossero state lasciate li a bella p osta, per sviare le indagini. L'assassino era forse entrato all'improvviso, e do po una colluttazione con Mullett lo aveva colpito lasciando il campo all'ipotesi della non premeditazione. Ma era possibile che una disputa occasionale potesse condurre cos fulmineamente all'omicidio? C'erano anche altre circostanze poco chiare. Nessuno di noi due poteva spiegarsi in che modo fosse entrato l'assassino nella camera di Mullett e come di li foss e andato nel bagno: come avesse fatto, inoltre a prendere la bottiglia d'acqua minerale, ad avvolgerne il collo in un asciugamano e a colpire la vittima senza incontrare resistenza, almeno apparentemente. Era anche strano che avesse lasciato la porta socchiusa. Chiudendola avrebbe avu to pi agio di andarsene senza destar l'attenzione. Se invece il movente del delitto non era il furto, ma qualcosa di pi personale, l e indagini sarebbero state pi laboriose. Non era improbabile che, in uno dei suoi precedenti soggiorni in Russia, Mullett si fosse creato qualche nemico, ma non era nemmeno da escludere l'ipotesi che qualcuno dei delegati lo avesse ucciso. N on c'era alcun dubbio che Bolting, Thomas e Perdita al momento del delitto si tr ovassero nelle loro camere, come avevano dichiarato, ma l'occasione non era manc ata n alla Clarke n a Schofield. Bisognava poi chiarire se Cressey avesse fatto da vvero un giro nei pressi del Cremlino, e attendere l'alibi di Tranter. Molti sospetti potevano gravare sulla signora Clarke, che era stata vista, in ev idente stato di ubriachezza, litigare con Mullett. Poteva averlo seguito fin den

tro la sua camera, concludendo, cos, tragicamente la disputa, ma non era nemmeno il caso di escludere che si fosse invece ritirata nella propria stanza dopo uno scambio di parole. N io n Jeff pensavamo seriamente che la signora Clarke fosse gi unta al punto di colpire Mullett con una bottiglia. In fondo, a parte le sue deb olezze, era una brava donna, incapace di fare il male. E gli altri? Ripensai al lungo viaggio che avevo fatto con i membri della delega zione, e cercai di rievocare le piccole rivalit e le discussioni sorte fra loro. Certo, nessuno di essi aveva nut rito molta simpatia per Mullett. Bolting si era sempre astenuto dal fare apprezz amenti, ma Schofield aveva manifestato per lui un aperto disprezzo. Cressey si e ra mostrato piuttosto risentito nei suoi confronti e Perdita, a dir il vero, ave va sempre ostentato una ripugnanza addirittura esagerata. Forse egli, in qualche occasione, aveva offeso la sua vanit di artista. Ma avrebbe poi osato, con una b ottiglia?... Neppure Thomas aveva nutrito per lui troppa simpatia, ed era per gi unta una testa calda, ma era poi capace di riscaldarsi fino a quel punto? Stavamo vagliando le varie possibilit quando udimmo bussare alla porta. Era l'omi no che ci aveva interrogati poco prima. - Il signor Verney? - chiese, appena entrato. - Sono io - risposi. ~ Che cosa desiderate? - Potreste favorirmi la chiave della vostra camera, e mi permettereste di darvi un'occhiata? Un po' sorpreso, gli porsi la chiave. - Per quale ragione? - chiesi. - Si tratta solo di costatare - spieg - che cosa si pu sentire attraverso le paret i della camera del signor Mullett. Vorremmo fare una prova senza troppo importun arvi, perci approfitteremmo del fatto che in questo momento non ci siete. - Fate pure quello che volete - dissi, e l'omino se ne and ringraziandomi cortese mente. Jeff fece una smorfia. - Scommetto che sei anche tu nella lista dei sospetti! Mi piacerebbe sapere se hanno trovato qualche indizio. - Poi all'improvviso proruppe in un'esclamazione: - Sai, che siamo due buoni a nulla?... Che cos' il b iglietto che ti sei cacciato in tasca? A dir il vero, tutta quella confusione me lo aveva fatto dimenticare. Lo trassi di tasca ed esaminammo accuratamente la busta. - Apriamola - propose Jeff. Ma il contenuto ci lasci entrambi delusi. Avevamo sperato di trovarci qualche particolare interessante, invece si trattava solo d'un invito che il Centro Radio rivolgeva a Perdita, perch facesse, il giov ed seguente alle ore venti, una conversazione al microfono, dedicata all'Inghilte rra, sulla cultura sovietica. - Tutto qui! - disse Jeff seccato. - Sarebbe meglio richiudere la busta e caccia rla sotto l'uscio di Perdita. ; - Un momento - osservai. - Non sappiamo ancora come il biglietto sia andato a finire nella camera di Mullett. - chiaro - spieg lui. - Egli si sar trovato per caso al Centro Radio, e lo avranno pregato di recapitare il biglietto. Lui si era dimenticato di darglielo, poi, c hiss come, andato a finire per terra. - Non mi pare che sia proprio cos - obiettai. - Si trattava di una comunicazione ufficiale piuttosto importante, dal loro punto di vista. La burocrazia russa mol to precisa in certe cose, e poi Mullett non si sarebbe prestato a fare il fattor ino... E pi probabile che abbiano affidato il biglietto a quell'individuo, che er a venuto per recapitare il pacco. - Non dico che tu non abbia ragione. - A un tratto Jeff sobbalz tutto agitato. Rammenti che Waterhouse l'altro giorno ci aveva parlato di un tale al Centro rad io che ce l'aveva con Mullett perchh era stato lui a farlo venire qui? Non pu dars i che sia la stessa persona del pacco e che il colpo l'abbia fatto proprio lui? - Adagio Jeff - protestai. Devi ammettere che quell'uomo e arrivato dopo la scop erta del delitto, l'ho visto io stesso in mezzo alla folla. - Non ne dubito - replic Jeff ma non poteva trovarsi all'albergo fin da prima? Po trebbe essersi cacciato in qualche angolo, per uscirne solo al momento opportuno . Mi piacerebbe interrogarlo.

- Non dovrebbe essere troppo difficile - dissi. Andai al telefono e feci il nume ro del Centro Radio. Ora rammentavo anch'io il fare alquanto strano e ambiguo de ll'uomo. Avuta la comunicazione, chiesi della Sezione Trasmissioni Inglesi. Mi r ispose una voce di donna, dall'accento americano. - Sono George Verney del Record " dissi. - Ho parlato poco fa con uno dei vostri uomini, che era venuto a portare una registrazione all'Astoria. Sapreste dirmi dove potrei trovarlo? Ho bisogno di lui, ma non conosco il suo nome. - Aspettate - rispose la voce. Ci fu qualche istante di silenzio e poi sentii la voce di un uomo. - Pronto, signor Verney. Sono Arthur Gain. Desiderate parlarmi ? - Riconobbi l'accento strettamente inglese e il tono mellifluo che mi avevano gi colpito in lui la prima volta. - Precisamente - risposi. - Vorrei sapere se per caso non avete smarrito qui una lettera. - Un lungo si lenzio rispose dall'altra parte. Come se avesse abbassato il ricevitore. effettivamente l'ho smarrita - disse con una certa esitazione. - un po' un pasti ccio. L'avete forse ritrovata voi? Diedi a Jeff una rapida occhiata. - Si, l'ho ritrovata proprio io. - Oh! - esclam con sollievo. - Penso... penso che mi fareste proprio un grande fa vore a rimandarmela. Potete? - Non possibile finch non vi abbia parlato - risposi freddamente. - stata ritrova ta in circostanze del tutto particolari. Un altro silenzio significativo. - Bene - disse infine la voce. - Verr da voi, ma stasera non posso, sono di servizio. Passer domani mattina alle dieci. Va bene, signor Verney? ~ Benissimo. - Ma non vorrete... - e la voce, che tradiva una certa esitazione, si arrest. Imm aginai che qualcuno lo stava ascoltando. - Non ne parler a nessuno fino a quell'ora, se questo che mi volete dire - e riap pesi. Jeff si stiracchi, sbadigliando. - Che brutta faccenda - disse. - meglio che andi amo a dormire. *** VI. Gain venne la mattina dopo, alle dieci precise. Il suo palese nervosismo era evi dentemente in relazione con la presenza dell'uomo in borghese, che montava la gu ardia alla porta di Mullett. Era senza fiato, stanco e pallido, come se avesse p assato una notte insonne. - bene che vi togliate il mantello - gli dissi subito. - Forse dovrete fermarvi un poco. - Lo guardai con curiosit. Era circa sulla quarantina, magro, le guance scavate, i capelli neri spettinati; lo sguardo inquieto, e gli angoli della bocc a piegati all'indietro. Un uomo che non ispirava alcuna simpatia. Andai al telefono e avvertii Jeff della sua venuta. Gain mi guard spaventato: - M i avevate promesso che non ne avreste parlato a nessuno, signor Verney. - Il mio amico e collega Clayton era presente quando vi telefonai ieri sera - ri sposi. - E il solo che sia al corrente della cosa. Pi guardavo il mio interlocutore e meno mi piaceva. Era un individuo fiacco e smidollato. In fondo mi faceva pena, ma l'idea di un c olloquio con lui non mi arrideva davvero. Gi quasi pentito d'essermi cacciato in tasca quella lettera, mi rallegrava solo il pensiero che Jeff fosse con me a con dividere le seccature che ci saremmo tirati dietro. Il mio amico entr, diede una breve occhiata a Gain, e si lasci cadere sopra una se dia. - Bene, George, vediamo dunque! - disse. Io gli feci vedere la busta che era sta ta accuratamente rinchiusa ed egli la porse a Gain, il quale la guard con evident e sollievo. - Dove l'avete trovata, signor Verney? ~ Non lo immaginate? - Forse nella camera del signor Mullett? - chiese lui con una certa titubanza.

- Precisamente. - Sono contento che siate stato voi a trovarla. Quando, ieri sera, mi hanno chia mato al telefono, ero certo che si trattasse della polizia. - Signor Gain - dissi io - voi ieri sera avete dato a tutti l'impressione d'esse re arrivato all'albergo dopo il delitto. Per quanto noi non siamo le autorit inqu irenti, ci interesserebbe sapere come la lettera sia andata a finire dentro la c amera di Mullett. ? ~ Ve lo dir - rispose lui. - Siete inglese e ho fiducia in voi . Non ho nulla da nascondere, signor Verney. So che voi e il signor Clayton pens ate che... che sia stato io a uccidere il signor Mullett. Ma avete torto... - Ditemi della lettera - lo interruppe Jeff. - Ve lo dir. Ieri sera, poco dopo che il signor Mullett se ne era andato, il mio direttore mi chiam per dirmi di fare una scappata all'Astoria, per portare la reg istrazione del discorso e consegnare nello stesso tempo una lettera alla signori na Manning. Arrivato qui mi feci dare il numero delle due camere, e salii, dirig endomi dapprima verso quella occupata dal signor Mullett. - Avete visto nessuno nel corridoio? - chiese Jeff. - No, era vuoto. Dalla camera, invece sentii provenire delle voci. Credo che ci fossero due persone. Non ho potuto afferrar bene le parole, ma direi che parlass ero inglese. Bussai due volte, ma nessuno rispose, allora me ne andai, pensando che non desideravano essere importunati. - Litigavano forse? probabile. Ma non ve lo posso dire con certezza. E voi che cosa faceste, allora? - Pensai di consegnare la lettera alla signorina Manning e tornai dopo dal signor Mullett. Anche la lettera dovevo consegnarla personalmente, cos bussai alla porta della sua camera, ma la signorina non c'era - Volete dire che non vi ha risposto? - chiese Jeff. Gain sembr imbarazzato. Non c'era, signor Clayton, sono sicuro che non c'era! Ho bussato due volte. - Forse non vi avr sentito affermai seccamente. - Mi pare che stiate raccontando delle fandonie. La signorina dice che non uscita dalla camera in tutta la sera. - Vi giuro che la verit, signor Verney - balbett Gain. - Sono stato un po' anche i n ascolto, ma non ho sentito nulla. - Ricordate - domand Jeff - se la voce che avete sentito nella camera del signor Mullett era quella di una donna? - Potrebbe darsi, signor Clayton. Comunque non ne sono certo. Le sue parole mi parvero troppo evasive. Gain non era uomo di cui potersi fidare . - Finite il vostro racconto - lo esortai. - Che cosa avete fatto dopo? - Sono ritornato alla porta del signor Mullett, era socchiusa, ma sembrava che n ella stanza non ci fosse nessuno. Bussai e poich anche questa volta non ottenni r isposta, provai a cacciar dentro la testa. Vidi il signor Mullett che giaceva su l pavimento, e tutto intorno a lui era pieno di sangue. Entrai allora e compresi che era gi morto. Troppo allarmato per poterne parlare, avrei voluto precipitarm i fuori dall'albergo, ma non me ne potevo andare prima d'aver portato comunque a destinazione il pacchetto che mi era stato affidato. Allora uscii di corsa dalla camera e andai a cacciarmi nella toilette, per considerare il da farsi. Mi accorsi improvvisamente d'aver smarrito la lettera, l'avevo inf ilata sotto la cordicella che legava il pacco, ed evidentemente era scivolata fu ori. Fui invaso dallo spavento all'idea che fosse caduta nella camera di Mullett e venisse ritrovata dalla polizia; d'altronde non ero pi in grado di tornare in quella stanza. Infine il partito migliore mi parve quello di andare in cerca del la lettera, ma in quell'istante sentii una gran confusione nel corridoio e mi co nvinsi che il delitto doveva essere stato scoperto. Colto dal panico, mi cacciai in mezzo alla folla delle persone accorse da ogni parte, anche nella speranza d i poter rintracciare quella benedetta lettera, ma senza alcun risultato, e dovet ti rassegnarmi al pensiero che fosse andata a finire nelle mani della polizia. Q uesto tutto. Si asciug la fronte e ci guard preoccupato.

- Ma perch siete cosi allarmato signor Gain? - chiese Jeff. - In fondo, la vostra mancanza non grave. - Se mi avessero trovato sul luogo del delitto, avrebbero potuto accusarmi. Ques ta era la mia paura, e anche adesso non sono affatto tranquillo. - Conoscevate forse Mullett fin da prima, e avevate qualche risentimento persona le contro di lui? Il volto di Gain assunse di nuovo un'espressione allarmata. - Non precisamente cos, signor Clayton. La sera prima abbiamo avuto una piccola q uestione da niente al Centro Radio. Io... dissi al signor Mullett qualcosa che egli parve non gradire... e se ne lament col signor Kolarov. Temevo che volessero appurare il fatto, e addossare poi a me le responsabilit de ll'accaduto. - Quando avete incontrato il signor Mullett per la prima volta? - chiesi. - Lo conobbi che ero ancora bambino - rispose Gain. - Egli insegnava nella scuol a che io frequentavo a Deptford. - E come mai vi siete lasciato convincere da lui ad abbandonare l'Inghilterra e a venir qui? - stato nel 1931. Eravamo allora in periodo di crisi, ricordate? Io ero ancora u n ragazzo, facevo il montatore di macchine, quando c'era lavoro, ma pi spesso ero disoccupato. Eravamo in due milioni senza lavoro nel paese, signor Verney e per campare bisognava chiedere l'elemosina. Io, e tanti altri con me, cominciammo a interessarci della Russia e dei suoi problemi. Frequentammo numerose riunioni, e in una di queste ebbi occasione di sentire il signor Mullett che per l'appunto spiegava come i lavoratori vivessero bene in questo paese. Siccome lo conoscevo fin da bambino, come vi ho detto, lo seguii e gli chiesi quali possibilit di lav oro ci fossero in Russia per un giovane come me. Egli gentilmente conferm quanto aveva detto prima nel suo discorso, e soggiunse che qualsiasi giovane gi avviato a un buon mestiere, vi avrebbe trovato ottime occasioni di lavoro. Cos, per dirla in breve, incoraggiato dalle sue lusinghe, me ne venni qui, e siccome dapprinci pio tutto mi sembrava bello e buono decisi di rinunciare alla cittadinanza inglese e farmi cittadino sovietico. Questo accadde circa un mese dopo che mi tr ovavo a Mosca. - Ho capito. Quindi ieri sera, incontrando Mullett, gli avete voluto rinfacciare la cosa, non vero? Gli occhi di Gain ebbero uno strano scintillio, e dopo una breve esitazione egli riprese: - Non che gli abbia voluto rinfacciare nulla, signor Verney, perch le c ose, diciamo la verit, sarebbero potute andare anche peggio. Ma vedete, ieri sera mi sentivo un po' stanco e nervoso e quando il signor Mullett venne a dirmi che potevo dirmi fortunato, per aver scelto la Russia come patria di adozione, gli risposi con tutta calma che non mi venisse pi a raccontare tante storie, perch io non facevo parte della sua delegazione, e pare che se ne sia offeso. Ma in realt le cose non vanno poi male, e non posso davvero lamentarmi. Mi fece una gran pena. Intuii che volentieri avrebbe detto ben altro, ma era tro ppo spaventato per aprirmi il suo animo. Casi come il suo non erano infrequenti. Era partito da casa sua nel pieno vigore della giovent, trasportato dall'entusiasmo per le nuove idee rivoluzionarie; poi , quando non poteva pi tornare indietro, aveva capito d'aver commesso un grosso e rrore. La sua condizione era quella di tanti altri, senza pi la protezione del su o consolato, non cittadino russo n inglese; non accettato n respinto: una specie d i essere amorfo, dal punto di vista politico. A poco a poco aveva perduto le ill usioni che ancora gli rimanevano, sempre tormentato dal ricordo di quello che vo lontariamente aveva abbandonato, ed era divenuto un debole, incapace di agire La sua storia poteva suscitare anche in me interesse e simpatia, ma i precedenti non deponevano certo in suo favore. Non era affatto inverosimile che egli avesse seguito Mullett fin dentro la sua c amera, e poi lo avesse colpito per l'odio e il risentimento accumulati in tanti lunghi anni, lasciando cadere inavvertitamente la lettera. Buon per lui che non l'aveva trovata la polizia. Io mi sentivo disposto a credere alla verit delle sue parole, anche perch non mi p

areva che egli fosse capace di uccidere un uomo. Si sarebbe potuto pensare che a vesse reagito a una provocazione, ma l'ipotesi del delitto mi sembrava proprio d a escludere. Stavo per comunicare le mie impressioni a Jeff, quando la porta si spalanc, e Zin a entr precipitosamente. Teneva in mano un foglio di carta, rigirandolo con evide nte nervosismo. - Signor Clayton - disse - poco fa il Dipartimento Stampa ha diramato questo com unicato. Ma io non posso credere. Tutti e tre le fummo attorno e Zina lo tradusse per Jeff, mentre io e Gain legge vamo per conto nostro. Come noto - diceva il comunicato - il signor Andrew Mullett, capo della delegazi one britannica per la pace venuta recentemente a visitare l'Unione Sovietica, ie ri sera stato trovato assassinato nella sua camera. In seguito a rapide ed effic ienti indagini, la polizia in grado di comunicare che l'assassino stato individu ato nella persona di Nikolai Nikolaevitch Skaliga, cameriere dell'albergo Astoria, che ha cercato di nascondere il movente politico dell'omi cidio sotto l'apparente veste di furto. Egli ha confessato d'aver commesso l'ab ominevole delitto per istigazione di agenti anglo-americani, che minacciano la p ace, e perseguono l'intento di suscitare una nuova guerra mondiale. La vile cosp irazione stata subito smascherata. Rimasi come fulminato. Era una cosa incredibile, ridicola, addirittura mostruosa . Il mite, gentile, vecchio Nikolai avrebbe ucciso Mullett: impossibile! Gain parl per il primo: - Meno male: sembra che mi abbiano lasciato fuori da ques ta faccenda. - Disgraziato - urlai - non ci vorrete mica credere... Si strinse nelle spalle. Sembrava disposto a credere qualunque cosa, purch valess e ad allontanare ogni sospetto da lui. - E stato arrestato - disse - e ha confessato! - Confessato? - Avevo voglia di prenderlo per il collo. - Pezzo d'animale che no n siete altro, non avete mai sentito parlare di confessioni estorte? Comunque, r icordatevi che con voi non abbiamo ancora finito, e non vi lasceremo andare, fin ch non ci avrete dato altri chiarimenti. Indietreggi d'un passo. - Non so che altro potrei dirvi - dichiar. - Vi ho gi detto ogni cosa. - Ci avete detto che nel bussare la prima volta alla porta di Mullett avevate se ntito dall'interno una conversazione, o disputa, in inglese, anzi, pi una disputa che una conversazione. Probabilmente Mullett litigava con l'assassino. Ora, chi unque si fosse allora trovato con Mullett, non poteva certo essere Nikolai, che non sa una parola di inglese. Perci signor Gain, la vostra testimonianza in quest o particolare potr esserci di somma utilit nella difesa di Nikolai, prima che la p olizia scopra chi il vero autore del delitto... Egli impallid e per un momento non seppe che cosa dire. Finalmente ritrov la parol a. - Ho mentito - balbett. - Ho mentito per paura d'esser sospettato e magari accusa to. La verit che non ho udito nulla. - Canaglia - borbott fra i denti Jeff. - E la storia della signorina Manning? - chiesi. - una bugia anche quella? - Non una bugia, signor Verney. Vi giuro che sono andato a bussare alla sua port a. - Era in camera? - No, non c'era. Non si sentiva niente, in camera sua. E questo non una bugia, s ignor Verney, ma la pura verit, credetemi. Lo congedai con un cenno. Egli si avvi alla porta. - Che ne farete della lettera? - chiese in tono lamentevole. - Avr parecchie secc ature, se non verr recapitata. - Mi dispiace per voi - dissi - tanto quanto a voi dispiace per Nikolai. Fece un ultimo tentativo. - Non dite nulla alla polizia, signor Verney, per favore. - Andatevene! - gli ingiunsi, e lo cacciai fuori.

*** VII. - Abbiamo bisogno d'un po' d'aria fresca - disse Jeff ed aperse la fortachka. Grazie Zina, per le notizie - e le diede un amichevole buffetto. La ragazza se n e and, insolitamente abbattuta. Sedetti nauseato al pensiero che i poliziotti erano andati forse a prelevare il vecchio Nikolai durante la notte, e magari lo avevano cacciato in una delle loro celle sotterranee. - Almeno - osserv Jeff, come indovinando il mio pensiero - fo sse tanto intelligente da dire tutto quello che vogliono, senza provare a difend ersi. Forse cos eviterebbe di essere maltrattato. - Loro non amano le facili confessioni - risposi. - Preferiscono quelle ottenute a suon di legnate, o con altri sistemi violenti. Rilessi il comunicato con indignazione sempre crescente, non solo per il suo con tenuto assurdo, ma per la sconcertante sicurezza con cui denunciava al pubblico l'assassino, non ritenendo necessario avviare indagini pi accurate. - una sfrontatezza inaudita - dissi. - Probabilmente l'hanno gi trasmesso anche p er radio. un insulto alla libert e all'intelligenza umana. Prendersela col povero Nikolai! Non si potrebbe trovare un uomo pi mite e buono, anche a cercarlo col l anternino. Come se non bastasse, poi, vanno a tirar fuori gli istigatori di una nuova guerra ! - E tu, che ne pensi di tutta la faccenda? - mi chiese Jeff. - Dio solo lo sa. Immagino che non siano troppo contenti di questo assassinio avvenuto in casa loro, e hanno scelto la prima persona a portata di m ano per capro espiatorio. - Ma perch inscenare la storia della cospirazione? L'ipotesi di un furto sarebbe certo stata pi verosimile. Mi strinsi nelle spalle. Avranno appurato che Nikolai era legato all'antico regime, e non hanno saputo resistere alla tentazione di fare del caso una questione politica. Credo che questa sia l' unica spiegazione plausibile. Jeff si alz. - Vado al Dipartimento Stampa per vedere se hanno emesso qualche alt ro comunicato. Arrivederci. Accesi la pipa di malumore. Mi sentivo demoralizzato al pensiero che si stava co mmettendo una enorme ingiustizia, che forse nessuno avrebbe potuto scongiurare. Conoscevo bene i metodi russi, ed ero certo che non ci sarebbe voluto molto perc h anche Boris e la sua famiglia venissero coinvolti nella faccenda. Anche se l'ev idenza dei fatti avesse dimostrato che l'assassino era un altro, non sarebbe pi v also a nulla. Era stato deciso che Nikolai fosse l'assassino, e il poveretto era perduto. Molto probabilmente non lo avrebbero pi nemmeno interrogato, consideran do ormai chiuso il caso Mullett. Ma io non mi potevo dar pace. Avrei finito col trovar l'assassino, ne ero certo, e una volta messo di fronte all'evidenza del suo delitto, egli non avrebbe potu to negarlo. E pensai ad avviare indagini personali. C'erano anzitutto due o tre cosette che bisognava mettere in chiaro. Dovevo in primo luogo definire una questione con Perdita. Mi avviai verso la sua camera - era il 470 - in fondo al corridoio e bussai. Venne subito ad aprirmi. Era vestita con molta ricercatezza, pi del consueto, e non sembrava che gli avvenimenti della sera prima l'avessero eccessivamente turbata. - Posso entrare un momento? - chiesi. - Ho qualcosa da consegnarvi. Sembr sorpresa, tuttavia cortesemente mi accenn di entrare. Vidi un foglio stampat o sul tavolino, una copia del comunicato stampa, e Perdita evidentemente, era oc cupata a studiarlo con l'aiuto del vocabolario. Certamente l'avevano ricevuto tu tti i delegati. Le porsi la lettera. - Ho trovato un tale della Stazione Radio, e mi ha pregato di consegnarvela - dissi. - Siete molto gentile - rispose lei, e apr la busta, senza osservare che era stat a aperta e richiusa. Io intanto mi guardai attorno. La camera era meno vasta della mia, ma sembrava pi tranquilla. Le finestre davano

infatti su una via poco animata, piuttosto silenziosa. In giro erano sparpaglia te delle fotografie e sopra la toilette due busti in porcellana di Lenin e Stali n. Saranno omaggi di Mosca pensai. - Benissimo, grazie infinite - disse intanto lei, e pos la lettera sul tavolo. Po i mi rivolse uno dei suoi soliti sorrisi conturbanti. - Hanno trovato l'assassino del signor Mullett - e la sua voce sonava come una s fida. - Ci credete anche voi, a queste sciocchezze? - le chiesi. - Sicuro che ci credo: come volete che pubblichino una notizia cos importante, senza esserne sicuri? - Da questa gente c' tutto da aspettarsi - affermai rabbiosamente. - Non pi di due settimane fa scrissero addirittura che aviatori americani avevano fatto cadere sulla Germania orientale una vera invasione di scarafaggi del Colo rado. Dicono tutto quello che fa loro comodo. Sono capaci d'affermare che il bia nco nero, e che tutti gli uomini hanno quattro gambe. Lo sapete anche voi, del r esto. - Sciocchezze! - ribatt lei, acida. - Comunque il cameriere ha confessato. - Lo conosco troppo bene, per crederci. un uomo buono e gentile. - Pu darsi che lo sia, ma anche un nemico del popolo, un traditore. La signora Mi rnova mi ha raccontato tutta la storia. Del resto non c' da meravigliarsene, con i suoi precedenti. Mi sentii montare il sangue alla testa. - Precedenti? Che cosa volete dire? Qualche cretino che voglia far dello spirito chiamer forse precedenti un servizio di lunghi anni, devoto e fedele, presso una famiglia del vecchio regime! Ma vi pare che un uomo simile, il quale ha fatto i l domestico tutta la vita per dare una posizione onorata a suo figlio, esponga a un pericolo cos grave s e la famiglia per uno stupido delitto politico? Lo accusa no di cospirazione. Ma un cospiratore si fornisce di armi adatte, e non di botti glie che si frantumano in mano. Se poi fosse lui l'assassino, non avrebbe avuto il coraggio di denunciare immediatamente il fatto. Dio buono, qualsiasi tribunal e decente sarebbe in grado di riconoscere subito l'assurdit delle accuse rivolte contro quel povero vecchio, - E una questione che riguarda la sicurezza dello St ato, non un'avventura per gli appassionati di Sherlock Holmes - disse lei - e se non stato il cameriere, chi stato, secondo voi? - Non ne ho la minima idea. ; - Sono convinta che sprechiate inutilmente il vostro tempo. - Questo resta da vedere. Finir col venire a capo di qualche cosa. Voglio fare al cune indagini per conto mio. M'interessa di sapere dove stata certa gente ieri s era. Un'ombra d'inquietudine vel il volto di Perdita. - Certa gente? Alludete forse alla delegazione? - Precisamente. Non c' nulla di male a voler controllare le loro storie, e anche la vostra. Mi guard sbalordita. - Mio caro, credo che siate impazzito. Vi assicuro che sono stata nella mia camera tutta la sera. - Gi e avete fatto in modo da svegliarvi proprio quando scoppiato quel po' po' di pandemonio. - Svegliarmi? Ma io non dormivo mica. - Ne siete sicura? - Sicurissima. - Tutto questo molto interessante. Perch, vedete, ieri sera, proprio poco prima c he Mullet venisse assassinato, venuto qualcuno da voi. Ha bussato parecchie volt e alla vostra porta, ma non ha ottenuto risposta, perch non c'era nessuno. Mi guard con gli occhi sbarrati. - Con questo - continuai non voglio dire che siate stata voi a colpire Mullett c on una bottiglia. Ma dopo un delitto di uso che chi innocente lo provi alla poli zia - Voi non siete la polizia. Non vedo perch ve ne immischiate. Mi strinsi nelle spalle. Forse anche per interesse professionale - risposi. - Ho

intenzione di studiare il caso, per poi scriverne sul mio giornale, una volta t ornato a casa. - Non dimenticate che la legge punisce la diffamazione. - Cara signorina, non si chiama diffamazione accusare uno di un delitto comprova to. Sono certo, del resto che avr molte difficolt da superare, ma intanto il primo passo gi stato fatto. La signorina Perdita Manning non ha saputo dire dove si tr ovasse al momento del delitto. Come punto di partenza non va male, vero? - Siete impazzito! - esclam lei. - Si sa inoltre che la signorina ha litigato con l'ucciso, il quale l'aveva osta colata nell'attuazione di un suo particolare desiderio. La scultrice arross lievemente. - Non dite sciocchezze! Vi ripeto che sono stata in camera tutta la sera. - Vedremo - dissi. - Del resto come va la delegazione? Quando intende partire? - Ci dobbiamo riunire questo pomeriggio per decidere - rispose lei freddamente. Le feci un cenno di saluto e me ne andai. Non avevo il menomo dubbio che mi avesse mentito, ed ero sicuro che al momento d el delitto, lei era in qualche posto che non voleva rivelare. Comunque ero convi nto che non era stata lei a colpire Mullett. In cima alla scalinata incontrai Joe Cressey. Aveva l'espressione smarrita e triste. - Buon giorno, signor Verney - mi disse gentilmente. - Avete sentito che cos'ha fatto quello sciagurato cameriere? - Ho sentito - risposi. - E voi che ne pensate? Scosse il capo. - Doveva esser pazzo furioso, in quel momento. Dal canto mio, vo rrei non aver detto quello che voi sapete del signor Mullett. In realt le sue int enzioni non erano cattive. Ieri sera quando sono rincasato e m'han detto che era morto, non riuscivo a crederlo. - Capisco. meglio non parlarne. Piuttosto, vi piace il Cremlino al chiaro di lun a? - uno spettacolo bellissimo. Del resto tutta Mosca innegabilmente interessante. Ma ora preferisco tornarmene a casa. Questa brutta faccenda ha guastato tutto. Dopo averlo salutato con simpatia me ne andai. Non c'era ragione di dubitare, pe nsavo, che fosse stato veramente a passeggiare nei pressi del Cremlino. D'altron de, si trattava d'uno spettacolo davvero incantevole, soprattutto per un foresti ero, e due o tre giorni prima avevo sentito qualcuno raccomandargli caldamente d i non lasciarselo sfuggire. Io per non ero in grado di stabilire la verit o meno d elle sue parole. In Inghilterra le cose sarebbero andate diversamente, e la poli zia si sarebbe curata, per prima cosa, di accertare tutti i movimenti delle pers one che avevano potuto avvicinare la vittima. Cos riflettendo scesi nel vestibolo per chiedere qualche particolare a I-van, il portiere, e mi imbattei in Tranter, che rientrava proprio allora. - Buon giorno, signor Tranter - dissi. - Brutta faccenda quella di ieri sera! Egli rispose seccamente al mio saluto. - Brutta davvero, signor Verney. terribil e che una carriera cos piena di promesse sia stata stroncata da un brutale atto d i violenza - e fece per andarsene. Avrei voluto continuare la conversazione sull'argomento, perci gli tenni dietro. - E quando lo avete saputo? - chiesi. Si volt e sembrava che mi volesse trafiggere col suo sguardo gelido. - Quando sono rientrato dal cinema - rispose ancor pi seccamente di prima. - Ah, siete stato al cinema - esclamai. - Non vi pare che questi film russi sian o poco divertenti? O si trattava forse di una pellicola americana? I suoi occhi freddi mi fissarono in volto. - Mi dispiace, signor Verney, ma non sono disposto a concedervi un'intervista - e scomparve nell'ascensore. Ed eccomi a rimuginare daccapo. Il signor Tranter al cinema? A quale cinema, poi ? A che ora sar uscito?.... Ma no, inutile sprecare il tempo. Ivan era intento a trasportare alcune valigie nell'atrio, ed io mi misi a gironz olare, con l'aria del perfetto sfaccendato. Vidi Potts che rientrava proprio allora. - Salve George - disse - avete sentito

la faccenda di Nikolai? Wa-terhouse dice che non ancora finita. Ora verr la volta di Attlee, Eisenhower e John Foster Dulles, che questa gente ac cuser di averlo assoldato per ammazzare Mullett. Certo non pu finire cos sempliceme nte... - e fece una smorfia di disgusto. - Mi piacerebbe proprio di venire a cap o della cosa. - Piacerebbe anche a me - risposi. - Intanto, per cominciare, vorrei sapere se T ranter ieri sera stato davvero al cinema. - Al cinema? - fece Potts coll'aria di chi sta raccogliendo i propri pensieri. Lasciatemi ricordare un po'! Debbo averlo visto in qualche posto. Ah, ora ramme nto, stato al secondo piano, mentre salivo da Jeff. Era uscito dall'ascensore e stava parlando con la sorvegliante del corridoio. Doveva essere appena rientrato . -- C' qualche novit al Dipartimento Stampa? - chiesi allora. - Assolutamente nulla. So che Jeff ha parlato con Ganilov, ma non so che cosa ab biano concluso. Arrivederci a colazione e sal al piano di sopra. Lentamente ritornai verso le porte a bussola dell'ingresso, e mi misi ad osserva re la strada ricoperta di neve. Era una bella giornata, fredda ma asciutta. Tutti i passanti avevano i paraorecchi abbassati. Ivan da poco era tornato al su o posto, dinanzi all'entrata. - Buon giorno - gli dissi con studiata indifferenza - quest'oggi abbiamo proprio una bella giornata. - Molto bella, gospodin - rispose cortesemente. - Posso offrire? - e gli porsi un pacchetto di Players. Ne prese una. - Potete tenervele tutte - dissi. - Ne ho fin troppe, per me. Si guard in giro con evidente inquietudine, e in tutta fretta fece sparire il pacchetto. Ivan - chiesi - conoscete di vista il signor Cressey? uno dei delegati. Quel tal e dal mento grosso. Mi disse che lo conosceva. - Lo avete visto uscire, ieri sera? Stette un po' a pensare. - Credo di si, gospodin, anzi ne sono sicuro. - A che ora? Si gratt le tempie brizzolate. - Non ve lo so dire esattamente. stato comunque di sera. - L'avete visto rientrare? - Scosse il capo. - Non so... Non credo. Tante cose s ono accadute ieri sera. Tutta quella confusione? Mi dispiace, ma non ve lo sapre i dire. - E il signor Tranter uscito anche lui? Il volto rugoso di Ivan si illumin. - Si, di lui mi ricordo proprio. uscito alle otto e mezzo ed tornato un po' prim a delle undici. - Ne siete sicuro? - Sicurissimo. Mi disse che andava al cinema. Lo conosco bene. quel signore che zoppica. Si, uscito alle otto e mezzo ed rientrato alle undici. proprio cos. Si guard in giro con un certo nervosismo, come temendo che qualcuno potesse aver sentito o per lo meno osservato il nostro dialogo, mentre io me ne andavo piutto sto sconcertato dalle sue parole. *** VIII. Passai il resto della mattina a considerare l'inutilit dei miei tentativi. Ero sc oraggiato e mi sembrava quasi impossibile di riuscire a far luce in una faccenda cos complicata. Verso le Undici feci una visita alla mia Ambasciata, per conoscere il punto di vista dell'ambasciatore, ma dalle parole del primo segret ario compresi che l'Ambasciata era meno al corrente di noi. Volli ragguagliare del fatto il mio giornale e pensai di scrivere al direttore, con la speranza di affidare la lettera al mio amico Jeff, il quale sarebbe parti to, presumibilmente, di li a pochi giorni. Andai al Dipartimento Stampa per incontrarlo, ma invece di lui vi trovai Waterho

use col quale ebbi un lungo colloquio. Sembrava divertito, forse anche segretame nte ammirato della tecnica del tutto americana di cui Jeff aveva dato prova al D ipartimento, nel far valere i suoi diritti di giornalista. Vincendo ogni opposiz ione era riuscito a cacciarsi dentro l'ufficio di Ganilov, al quale aveva presen tato domanda scritta per intervistare il capo della polizia politica, l'avvocato difensore, e perfino il prigioniero. Voleva anche che gli si indicasse il luogo dove Nikolai era detenuto, nonch la data della prima udienza. - Quando Ganilov usc dalla sua stanza - soggiunse maliziosamente Waterhouse - sem brava veramente spossato. Sorrisi divertito. Poi mi feci prestare una macchina da scrivere, buttai gi un mi nuzioso resoconto del fatto, e lo lasciai all'Ufficio Censura. Quindi uscimmo co n Waterhouse. Ero da poco rientrato nella mia camera, quando Jeff vi si precipit con una faccia che non prometteva nulla di buono. - Hai saputo ninte di Tania? - mi chiese. - No, che cos' accaduto? - Dicono che ammalata. L'hanno gi fatta partire per la Crimea. - Oh, mi dispiace proprio. Che ci sia qualcosa sotto? . - Ma, poco chiaro. Kyra, sua sorella, dice che si stancata troppo con la deleg azione, e questa storia di Mullett le ha prodotto stanotte un attacco di nervi. Le ho chiesto se si trattava di una cosa seria, ma mi ha detto di no. Per ora pr ender lei il posto di Tania; gi alloggiata nella camera vicina. Fan presto loro a mandar le persone in Crimea, per convalescenza!... - Almeno una localit salubre - cercai di consolarlo. - Per strano che le abbiano f atto far fagotto cos alla svelta. - quello che penso anch'io. Certo deve aver avuto un bel colpo, ieri sera, pover ina, ma poi si era ripresa. Quando sopraggiunta la polizia, stava gi meglio ed er a in grado di rispondere alle loro domande. Se poi avesse avuto un improvviso co llasso durante la notte, sarebbe venuta a chiamarmi. Era sullo stesso corridoio, alla distanza di due porte appena! - E Kyra non ne sa nulla? , - Dice di non conoscere i particolari, mi ha dato il suo indirizzo di Simferop ol, e le ho gi mandato un telegramma, bench Dio solo sappia se arriver a destinazio ne. Kyra mi assicura che Tania si rimetter presto, e mi dice di non preoccuparmi inutilmente. - Forse ha ragione. E tu che cosa ne pensi? - Ma, secondo me la polizia e questi tizi della polizia politica devono essere s tati qui in giro tutta la notte. Avranno continuato a interrogare varie altre persone, fra cui anche la pvera Tania. Sai che era affezionata a Nikolai, p erci avr forse mostrato di non credere a tutta la storia. E poi pu aver visto o udi to cose che non si accordano con la loro versione ufficiale... Avranno pensato di metterla per un po' di tempo al s icuro, in Crimea, tanto pi che, oltretutto, debbono averci visti spesso assieme. Le sue supposizioni mi parvero purtroppo fondate. Non era concepibile che Tania fosse partita cos,- sui due piedi, per volont propria, senza salutare Jeff, che fr a giorni doveva lasciare il paese. La sua improvvisa partenza, nottetempo, dovev a essere in relazione coi fatti recenti. Le autorit sovietiche non si lasciavano commovere dai sentimenti personali, e quando un tale non faceva loro comodo, lo rimovevano, come se fosse un vagone merci. Permettevano, anzi, favorivano le rel azioni di amicizia tra certe loro ragazze e gli stranieri, ma poi, sul pi bello, una povera diavola, senza il minimo preavviso, veniva spedita ad Arcangelo, a Ta skent o a Vladivostok, e ogni sforzo per rintracciarla era vano. Lettere e teleg rammi rimanevano senza risposta, finch un bel giorno il disgraziato, che magari c i aveva lasciato il cuore, veniva invitato ad abbandonare il paese. Ma forse il caso di Tania non era disperato. - Vedrai che domani o dopo ti dar su e notizie - gli dissi - non avvilirti cos. - Ci credo poco - rispose lui tristemente e se ne and. Subito dopo colazione i delegati si riunirono per discutere sulle decisioni che avrebbero preso, e quindi Bolting, alla presenza di tutti, tenne nella sua camera una conferenza stampa. Sembrava stanco e abbattuto. La

raucedine che avevo gi avvertito nella sua voce al "Raduno della Pace" sembrav a peggiorata, anche a giudicare dalla sciarpa di seta che portava avvolta al col lo. Nemmeno gli altri si trovavano nelle migliori condizioni. La signora Clarke era pallida e insolitamente silenziosa, Cressey sembrava trova rsi a disagio: certo era seccato all'idea di essere coinvolto in una cos brutta f accenda. Tranter, poi, era addirittura una mummia. Il professore sedeva con aria assente, come disinteressandosi della discussione generale, e Thomas sembrava r ievocare mentalmente i ricordi del passato. Il volto di Perdita esprimeva chiara mente la sua disapprovazione. Mullett non era molto popolare pensai ma certo la sua morte ha tolto ogni vitali t alla delegazione . Bolting cominci a leggere una breve relazione sulla dolorosa perdita subita, e po i aggiunse che in seguito a consultazioni con la V.O.K.S. era stato deciso che la delegazione non avrebbe interrotto il suo programma, pe r la parte che egli chiamava educativa . La parte sociale invece non sarebbe stat a svolta, in ossequio alla memoria di Mullett. Annunci poi che tutti sarebbero ripartiti di li a una settimana. Venne la volta dei giornalisti, che mostrarono d'interessarsi pi che altro della morte di Mullett e fecero parecchie domande. - Siete soddisfatto - chiese Jeff - della versione ufficiale, che i russi hanno data dell'accaduto? Bolting si strinse nelle spalle. La polizia - disse - sa presumibilmente quello che fa. Non sono in grado di disc utere su questo argomento. - Io sono perfettamente soddisfatta - intervenne Perdita, provocando un mormorio di generale approvazione. - Spero che lo impicchino - soggiunse la signora Clarke, mentre il professore co ntinuava, apparentemente, a disinteressarsi della cosa. Facemmo altre domande, ma presto risult evidente che Bolting ne sapeva quanto noi . Seppe ragguagliarci solo di un particolare. Quando Waterhouse gli chiese se il cadavere di Mullett fosse stato sottoposto al le consuete perizie mediche, Bolting rispose che, secondo i medici, il cranio de ll'ucciso era insolitamente sottile, altrimenti il colpo inferto con la bottigli a non sarebbe stato sufficiente a provocarne la morte. Dopo di che fummo congedati. Nel corridoio potei parlare con Cressey, che, da pa rte sua, avrebbe voluto far subito i bagagli e andarsene; disse che di questo pa rere erano anche Bolting e il professore, ma Tranter e Perdita avevano invece ob iettato che non potevano partire prima d'aver terminato il loro lavoro. Poich anc he la V.O.K.S. sembrava della stessa opinione, era prevalso il parere degli ulti mi due. Appena rientrato in camera, vi trovai un telegramma del mio direttore che diceva : Attendo interesse particolari affare Mullett. Andai al Dipartimento Stampa e feci subito la risposta, piuttosto laconica: Atte ndo anch'io. Vidi molti corrispondenti dei vari giornali dell'Europa Orientale, che inviavano lunghi dispacci sul delitto sensazionale. Povero Nikolai, messo al livello dei pi grandi delinquenti!... Era una cosa proprio pietosa! Ritornato all'albergo vidi che l'uomo di guardia alla camera di Mullett era stat o sostituito. Ora c'era un individuo piuttosto basso, dalle spalle robuste, dall o sguardo truce. Era seduto proprio di fronte alla porta di Mullett e mi guard con un certo astio, quando gli passai dinanzi. Bussai alla porta di Jeff, ma nessuno mi rispose. - uscito - disse l'uomo feroce. Lo ringraziai con un cenno del capo e me ne anda i in camera mia a dormire. Le emozioni delle ultime ventiquattro ore mi avevano stancato e ben presto caddi in un sonno profondo. Quando mi svegliai feci il numero di Jeff, ma nessuno venne all'apparecchio. Ric ordai allora che era andato a un ricevimento all'Ambasciata Americana, presi un libro e mi misi a leggere per passare il tempo. Ma non riuscivo a concentrarmi.

I miei pensieri tornavano sempre al povero, vecchio Nikolai, che a quell'ora era probabilmente gi in viaggio verso i lavori forzati, e pensai a Tania, anche lei probabilmente nei pasticci. Mi ossessionava soprattutto l'idea che a pochi passi da me c'era la camera dove si era svolto il delitto. E pi ci pensavo, pi mi sembr ava assurda e ridicola la versione ufficiale del fatto. Non riuscivo a spiegarmi come l'assassino avesse potuto impossessarsi della bottiglia e colpire Mullett, senza che questi se ne accorgesse. Sarebbe stato sufficiente che egli avesse al zato un solo braccio, per sviare il colpo. Come mai non l'aveva fatto? Non avevo visto nulla che rivelasse il minimo tentativo di resistenza. Mi sarebbe piaciuto di tornare nella camera fatale, per esaminarla con maggior a ttenzione. Forse avrei trovato qualche Indizio che in un primo tempo poteva essermi sfuggit o. Perch, d'altronde, le autorit insistevano a far sorvegliare la camera? Vagliai la possibilit di corrompere l'agente di guardia e farmi dare la chiave, ma la sca rtai subito. Cominciai ad andare avanti e indietro per la camera, finch non mi arrestai dinanz i alla grande porta-finestra, gettando uno sguardo fuori sulla piazza. Era gi sce so il crepuscolo; attraverso i vetri annebbiati distinguevo a malapena la luce d elle lampadine che illuminavano la piazza e il bagliore intermittente degli auto bus, che passavano di sotto. Un'idea improvvisa mi fece sobbalzare. Innanzi alla mia mente si profilava una s ia pur tenue probabilit di riuscita. Mi avvolsi in fretta nel mio pellicciotto, m i coprii il capo col berretto, presi un lume, e impugnai con forza la maniglia d ella porta-finestra. Avrei pensato dopo al modo di sigillarla un'altra volta. La porta per un po' resistette ma poi fin col cedere. Le strisce di carta incollate sulle fessure vennero gi a pezzetti, e dopo un istante ero sul balcone. Faceva un freddo pungente, ma quello che vidi valse a non farmelo avvertire. Da quel lato dell'albergo c'era un balcone per ogni due stanze, e quello su cui ero affacciato io immetteva anche nella camera di Mullett. Ero fortunato. La neve ghiacciata scricchiolava sotto i miei piedi. Mi trovavo a circa quindici metri sopra la strada e c'era poca probabilit che venissi scorto. Cercai di aprire la pi esterna delle due porte-finestre, che non era sigillata. P oco dopo ero gi sguisciato dentro la stretta apertura, girai la maniglia della po rta interna e la spinsi con forza. Il cuore mi tremava anche per paura che il feroce custode sul corridoio potesse avvertire qualche rumore, e per un istante trattenni il respiro. Mi sembr di sent ir scricchiolare una sedia, ma nulla avvenne. Mi trovavo paurosamente solo, in mezzo all'oscurit della tragica stanza, e nel si lenzio mi sembrava di avvertire i battiti del mio polso. Richiusi adagio la porta-finestra, passai sopra il tappeto in punta di piedi e a ccesi la luce. La camera era vuota, non c'era nessuno che mi aspettasse con una bottiglia! Non ho mai preteso di essere un eroe, e confesso d'aver provato, in q uell'occasione, una grande paura. L'aspetto della camera non era per nulla mutato dalla sera precedente, salvo che il cadavere non c'era pi, e anche i frantumi della bottiglia rotta erano stati p ortati via. Il tappeto era tutto macchiato di sangue, e gli effetti personali di Mullet giacevano sparpagliati qua e l. Il cestino della carta era sempre tutto p ieno; pensai di rimuoverne il contenuto e vidi che la copia della Pravda era sco mparsa, e anche il recipiente. La cosa mi lasci alquanto perplesso. Continuai a guardarmi in giro per vedere se potevo scoprire qualcuno di quei pic coli oggetti, che possono costituire un indizio: qualche bottone, un fermaglio, o un fazzoletto con le iniziali o che so io. Ma non c'era traccia di nulla, del resto la polizia aveva certo provveduto a portar via tutto ci che poteva esserle utile. Osservai rapidam ente gli oggetti personali di Mullet. Non c'era proprio nulla di interessante. D iedi una scossa alle carte sul tavolo : erano per la maggior parte appunti delle varie visite fatte dalla delegazione. Ma tra i fogli vidi a un tratto una cosa che attrasse la mia attenzione, era una busta con sopra un indirizzo di Mosca, scritto con tenue inchiostro verde, ed u n francobollo di Ceylon. Mi cacciai tutto in tasca, proponendomi di esaminarlo p

i tardi. Stavo per andarmene e gi tendevo la mano per spegnere la luce, quando mi accorsi che la tenda di velluto, che pendeva dal lato sinistro della porta-finestra, era stata staccata in due punti dagli anelli di sostegno. Non mi sembrava di essere stato io, tuttavia volli esaminarla attentamente, e mi accorsi che le strisce d i carta incollate sulla porta-finestra, e che io avevo rotto entrando, erano umi de. Ne staccai un pezzetto e vidi che la colla era fresca. Osservai le altre strisce incollate sopra il vetro, rotto in vari punti, ma qui la colla era del tutto asciutta. Non c'era dubbio, la porta-finestra era stata a perta e sigillata nelle ultime ventiquattro ore. Per questo aveva ceduto cos faci lmente al minimo urto. Credetti dapprima che fosse stata la polizia per qualche ragione particolare, ma poi un'idea mi balen alla mente. Qui forse c'era la spiegazione del come l'assas sino avesse colpito Mullett di sorpresa, senza destare la sua attenzione. Forse era sgattaiolato nella camera approfittando della porta aperta, e si era appiatt ato nello stretto spazio fra le due vetrate, gi armato della bottiglia, e aveva a tteso li il ritorno di Mullett in una posizione piuttosto scomoda, ma comunque n ascosto a ogni sguardo. Molte altre circostanze rimanevano tuttavia inspiegabili. Se l'assassino aveva a gito cos presumibilmente prima d'andarsene avrebbe pensato a sigillare un'altra v olta la porta-finestra. Ero certo che la sera del delitto le strisce di carta er ano intatte, le avevo esaminate con molta attenzione. Se l'assassino fosse stato previdente si sarebbe fornito in tempo della colla e delle strisce di carta, ma d'altronde in soli dieci minuti, dal rientro in camera di Mullett fino alla sco perta del delitto, gli sarebbe mancato il tempo materiale per effettuare l'opera zione. Comunque provai una certa soddisfazione per aver fatto un passo avanti, sia pure con una semplice ipotesi. Spensi la luce e uscii sul balcone. Non avevo modo di rimediare ai sigilli rotti, e compresi che mi sarei cacciato in un serio perico lo se la polizia si fosse accorta che ero entrato nella camera tanto gelosamente vigilata, ma ritenni per il momento di non preoccuparmene. Ritornato in camera, mi levai in fretta gli abiti, stropicciai le orecchie che m i ronzavano e mi versai da bere. Volli sigillare le fessure della mia porta-finestra perch, intanto, la temperatur a dell'ambiente si era fatta rigida, e mi ricordai che Potts aveva un rotolino d i carta gommata. Tentai di chiamarlo, ma quel dannato telefono era muto. Quello era uno dei soliti inconvenienti dell'Astoria. Abbassai il ricevitore e decisi d i andare nella camera di Kyra, per vedere se mi potevo servire del suo telefono ed avvertire il tecnico addetto del guasto capitato al mio apparecchio. Era molto tempo che non la vedevo, e mi rallegrai di ritrovarla. Mi aperse subito la porta. Era un po' p i alta di Tania, e la sua testa non sembrava quella di un paggetto, ma i capelli d'un bel biondo artificiale erano pettinati in tanti riccioli minuti. Aveva la s tessa espressione dolce di sua sorella ed era attraente come lei. M'aspettavo che mi salutasse pi cordialmente, perch eravamo stati molto amici, un tempo, invece il suo: Buon giorno, signor Verney, come state? suon freddo e senza entusiasmo. Indossava una veste da camera alquanto discinta, e quando intravvid i due gambe maschili spuntare di sotto la tavola compresi d'aver scelto un momen to poco opportuno. - Il mio apparecchio guasto - cercai di giustificarmi - ma non voglio disturbarv i, vedo che siete occupata. - E feci per andarmene, ma vidi all'improvviso muove rsi le gambe sotto il tavolo, e poco dopo ne fece capolino la testa di Joe Cress ey. - Hello Joe - dissi. - Come va? Kyra indietreggi di un passo. Servitevi pure del telefono - disse - entrate. La seguii dentro la camera. Cressey era gi seduto sul sof, e sul tavolo di fronte stava aperto il libro degli esercizi di lingua russa. - Stiamo studiando - spieg Cressey piuttosto imbarazzato. Kyra continua a fare qu ello che Tania ha lasciato pensai, e mi venne in mente il particolare della sign

ora Cressey, che poco volentieri aveva permesso a suo marito di partire. - Mi dispiace, Joe - dissi. Si tratta solo di qualche minuto. Debbo avvertire che mi vengano a riparare il t elefono. Mentre aspettavo la comunicazione, Kyra aveva gi raggiunto Joe sul sof. La stanza era impregnata del suo profumo, ma il buon Joe non ne pareva conturbato, e nemme no la provocante scollatura della veste di Kyra riusciva a distogliere la sua at tenzione dal libro. Lo sentii ripetere in un russo stentato: io conosco, tu conosci, egli conosce ... Mentre attendevo all'apparecchio la risposta del tecnico il mio sguardo errava p er la camera. Ad un tratto sussultai. Le strisce di carta, che chiudevano le fes sure della porta-finestra, anche qui sembravano umidicce. Kyra era intenta a far ripetere al suo alunno i verbi russi. Ne approfittai per scalfire coll'unghia u na delle strisce, che, molle come era, si stacc immediatamente. - Grazie - dissi e riagganciai il ricevitore. I pi vari e disperati pensieri mi cominciarono a turbinare nella mente. Cercai di ricostruire la visione delle lunghe file di balconi. Tra l'uno e l'altro c'era un vuoto di forse un metro appena, facilissimo a super arsi per una persona agile e dotata di una certa audacia. Rievocai, non senza un lieve tuffo al cuore, il racconto che Tania mi aveva fatto della sua ardita asc esa. Per una che era riuscita a scalare nientemeno che il monte Elbruz, un vuoto di u n metro appena, anche se all'altezza di quindici metri dalla strada, costituiva non pi d'uno scherzo da bambini! *** IX. Rientrato nella mia camera, mi avvolsi nel pellicciotto, e tornai sul balcone, p er osservare la neve, al lume di una torcia. Non c'erano orme, all'infuori delle mie, ma vidi qualche altra cosa che mi fece trasalire. Per terra, nel mezzo del balcone, lungo una striscia piuttosto estesa, la neve aveva perduto la candida levigatezza che ha quando intatta, e mostrava una traccia appena visibile che si estendeva da una parte fino alla camera di Mullett, e dall'altra fino al limite estremo del balcone stesso. Osservai il vuoto che separava il mio balcone da quello di Tania. Era largo appe na un metro, ma ai miei occhi sembrava una distanza insuperabile. Guardai in basso, e vidi proprio sotto di me, a circa quindici metri, una siepe irta di ferro, che cingeva tutto all'intorno un'area abbandonata. Mi sentii rabb rividire, e pensai che chi si era arrischiato a compiere quel pericolosissimo pa ssaggio, doveva essere certo spinto da motivi fuori dell'ordinario. Illuminai il vuoto con la torcia, senza per poter costatare qual era la condizione della neve sul balcone adiacente. Volevo sincerarmi se, anche l ci fossero delle tracce per terra, ma per far questo non c'era altro che superare in qualche modo il vuoto pauroso, che separava i due balconi. Pensai anzitutto di sbarazzarmi del mio pellicciotto troppo ingombrante, e andai in camera per indossare una giacca di lana e avvolgermi il capo in una pesante sciarpa. Uscito un'altra volta, misurai ancora con l'occhio la distanza di sotto. La ringhiera, che correva tutto intorno al balcone, era piutt osto alta ma levigata in cima, e non sembrava troppo difficile a scavalcarsi. Un a specie di sostegno in cemento sporgeva tutto intorno, largo pochi centimetri, sufficiente appena per appoggiarvi un piede. L'impresa era pericolosa, ma non im possibile, bastava avere buoni nervi e sufficiente dose di coraggio. Mentre all' angolo opposto della via l'inevitabile altoparlante continuava a strombazzare, v idi sbucare dalla Piazza Lubianka una squadra di ausiliarie dell'Armata Rossa, c he marciavano col petto eretto, cantando inni di guerra. Attesi che passassero o ltre, e poi mi afferrai a una delle solide sbarre della ringhiera, non senza ave r prima calzato un paio di grossi guanti. Faceva un freddo pungente, bisognava c he mi affrettassi, prima che le mani si intirizzissero. La traversata fu, a dire il vero, meno terribile di quel che poteva sembrare a p rima vista, e dopo pochi secondi ero gi sano e salvo sul balcone di Tania, cio di

Kyra, col cuore in gola. Mi chinai subito sulla neve con la torcia accesa, e, co me mi attendevo, vidi le stesse tracce che avevo gi osservate sul mio balcone. Le seguii fino alle porte di Kyra, dove sembrava si fossero arrestate. Tutto all'i ntorno la neve era candida, intatta. Non c'era pi il minimo dubbio: il vuoto paur oso era stato superato da qualcuno, che dalla camera di Tania era andato fino a quella di Mullett, cercando evidentemente di far sparire le tracce del' passaggi o. Mi venne in mente il giornale fradicio, che avevo trovato nel cestino di Mull ett. Ripiegato, poteva servire benissimo allo scopo. Confidavo che anche il ritorno si sarebbe svolto senza incidenti, ma prtroppo, me ntre mi stavo bilanciando tra i due balconi, ed ero gia riuscito a metter piede sull'angolo del riparo di cemento, questo, forse gi in crinato, si stacc dal resto , feci in tempo ad aggrapparmi con tutt'e due le mani alla ringhiera, mentre, co s sospeso nel vuoto, cercavo disperatamente un altro punto di sostegno per i miei piedi. Il cemento sfaldato cadde con un tonfo pesante nell'area sottostante, ed io mi strinsi alle sbarre, pregando Dio che nessuno passasse di sotto. Attesi q ualche secondo mentre il cuore mi batteva furiosamente, ma non avvertii alcun al larme in basso. Un momento dopo ero gi sano e salvo nella mia camera, e confesso di non aver provato mai tanto piacere nel rivederla. Scesi al piano di sotto per farmi dare da Potts il rotolo di carta gommata, e mi trattenni un po' per fare una bella bevuta in sua compagnia. Tornato in camera mi ci vollero buoni quindici minuti per riattaccare i sigilli, e infine, soddisfatto del mio lavoro, mi lasciai cadere in una poltrona e acces i la pipa. Gli eventi della notte prima sembravano assai mutati alla luce della mia nuova s coperta. Non era ancora possibile appurare quanto era avvenuto nella camera di M ullett, ma i nuovi indizi erano di grande'aiuto. Per esempio ora riuscivo a spiegarmi come le porte di Mullett potevano essere st ate sigillate di nuovo. L'assassino era entrato evidentemente attraverso la port a-finestra del balcone, e aveva compiuto l'operazione in attesa della vittima. Si era certo fornito in p recedenza della colla, ed era rimasto ad aspettare con la bottiglia in mano. Com piuto il delitto era sgusciato fuori, lasciando la porta socchiusa, forse per sv iare le indagini. Ma chi era poi, questo assassino? Lui o lei?... Pensai con una certa riluttanza a questa seconda possibilit e compresi che sarei stato molto imbarazzato nel comunicare a Jeff le mie supposizioni, tutt'altro ch e piacevoli. Dopo qualche minuto di riflessione, a dire il vero, mi ero gi pentito di aver cac ciato il naso negli affari degli altri. Forse, mi dicevo, le relazioni tra Jeff e Tania si erano limitate a una delle solite avventure di passaggio: Jeff era tr oppo intelligente per mettersi nei pasticci con una ragazza russa, e nelle circo stanze comuni l'avrebbe abbandonata senza molti rimpianti. Tuttavia egli aveva d ato prove di attaccamento per Tania, e la sua ansia per la sorte della ragazza e ra troppo evidente. Aspettai quindi con una certa apprensione il suo ritorno dall'Ambasciata. Venne verso le undici, canticchiando allegramente; non volli guastargli la serata e pe nsai di parlargli il giorno dopo. Ma purtroppo egli venne a bussare rumorosament e alla mia porta. - Sei solo, vecchio misantropo! - esclam sprofondandosi in una poltrona. - Guarda , l'ho trovato proprio ora. - E mi porse un telegramma. - Hai avuto ragione tu, George. Era un dispaccio da Simferopol, in inglese e diceva: Spiacente di esser partita all'improvviso senza salutare. Sto meglio, cordialit. Tania. Era stato spedito a mezzogiorno e si era incrociato presumibilmente col dispaccio di Jeff. Lo rilessi, piuttosto imbarazzato. - Meno male - dissi - senonch le cose nel frat tempo si sono complicate. Mi guard sorpreso. - Ho fatto strane scoperte - spiegai - e gli dissi della porta-finestra sul balc

one, aperta e sigillata di nuovo, delle tracce sulla neve, del giornale fradicio e del recipiente con le tracce d'acqua, ritrovati in fondo al cestino della car ta. Non feci nessuna allusione a Tania, aspettavo che fosse lui ad accennarmene per primo. Un'espressione di sgomento apparve sul suo volto sempre cordiale e sorridente, e un breve silenzio segu. Rovist le sue tasche in cerca di una sigaretta, e l'acces e nervosamente. Infine ruppe il silenzio. - Sei stato bravo - disse. - Qualche f arabutto sar andato nella camera di Tania mentre lei non c'era e se ne sar servito per i suoi loschi fini. Compresi che le sue supposizioni erano di ben altro genere, ma gli mancava il co raggio di manifestarle. - Ma non avranno mica consegnato le sue chiavi a uno qualunque - cercai di obiet tare debolmnte. - Del resto Tania era rimasta in camera tutta la sera, a lavorare . - Pu essere uscita per un momento. - Questo vero. Il suo sguardo, sempre mite, si fece all'improvviso duro e non potei fare a meno di ripensare alla sera in cui avevamo litigato per la storia delle sigarette. ; - Supponi forse che sia stata Tania a colpire Mullett? - chiese. - Ho vagliato anche questa probabilit - dissi - bench a malincuore. Vuoi che pia ntiamo tutta la faccenda, ora che ci siamo gi messi d'impegno? - Tutt'altro, voglio vederci chiaro anch'io. Premetto per che Tania non il tipo d a ammazzare uno con una bottiglia. Del resto basta vedere la sua statura. Avrebb e dovuto mettersi sopra una sedia per colpire Mullett, e vuoi che lui non se ne accorgesse? pazzesco!... Sconcertato, accesi la pipa. - Vedi - gli dissi - il cranio di Mullett era molto sottile; d'altronde lei una ragazza robusta abituata ad ascensioni in alta mont agna. Potrebbe anche essere portata alla violenza. Lo so, Jeff, che sembra inver osimile, ma l'evidenza dei fatti, purtroppo... - Per l'amor del cielo! - sbuff Jeff. - Che cosa vuoi che avesse di particolare c ontro Mullett? - Nulla, che io sappia. Forse lo avr conosciuto qui durante la guerra. Magari ci sar stato fra loro qualcosa, per quanto, lo confesso, non ho mai sentito dire che Mullett si sia messo in pasticci con le donne. - Ed io non ho mai sentito dire che Tania abbia avuto nulla a che fare con Mulle tt - replic il mio amico, indignato. - E poi ti pare che una donna, che ha da poc o spaccato con una bottiglia il cranio di un uomo, debba svenire nel vederne il cadavere? - Uno svenimento si pu simulare. - Senti, ragazzo: sono stato io a portarla via. Era proprio fuori dei sensi, pov era piccola. Ha saputo del delitto nell'istante in cui ha visto il cadavere sul pavimento e non prima, ci potrei giurare e rabbiosamente mandava fu ori il fumo a boccate. D'altra parte non avrebbe avuto neppure il tempo di farlo . Sono stato con lei fino alle nove e un quarto. Mullett, allora, probabilmente era gi spacciato. E anche se noi la cosa l'abbiamo saputa appena dieci minuti dop o, certo che Tania non ha potuto in questo breve tempo andare fino alla sua came ra, uccidere Mullett e sigillarne anche la porta-finestra. Mi dispiace per te, m a hai preso un granchio... Mi sentii come alleggerito da un grave peso. Era vero, non poteva essere stata l ei. A convincermi fu proprio l'ultimo argomento, ed io non ci avevo pensato. - Sono stato proprio un imbecille, Jeff - dissi - scusami, non mi sarei potuto r assegnare a vederla coinvolta in questa brutta faccenda. La sua faccia si illumin di un sorriso cordiale. - Beviamoci su, ragazzo, e non p arliamone pi. - Comunque - obiettai - non possiamo lasciarla fuori del tutto. - Perch? - chiese lui incuriosito. - L'assassino deve aver raggiunto la camera di Mullett uscendo sul balcone attra verso la stanza di Tania. E chi stato a sigillare le porte vetrate una volta che egli era gi uscito? - Vedi - disse Jeff soprappensiero - sar stato l'assassino stesso a rientrare. Il

pandemonio era tale, qui, ieri sera, che la cosa poteva essere abbastanza facil e. - E nel frattempo, Jeff? Tania deve pure aver sentito qualcosa! inconcepibile ch e se ne sia stata tranquillamente a sedere in camera senza accorgersi di quanto succedeva fuori. Ma quando le ho portato da bere non c'era nulla di straordinario di cui accorger si. -Gi, perch le porte-finestre erano forse gi sigillate. Egli si mise le mani nei capelli. - terribile - disse. - Pu anche darsi che Tania fosse al corrente del fatto, ma questo punto lo voglio chiarire assolutamente. Perch pur ammettendo qualsiasi cosa, non posso immaginare la mia Tania complice d i un assassino. E poi per tornare al punto di prima perch sarebbe svenuta? - Altro - dissi - l'essere al corrente di un delitto, e altro il trovarsi dinanz i allo spettacolo del delitto stesso. - Non posso crederlo - insistette Jeff. Ci fu un lungo e penoso silenzio. Entrambi cercavamo disperatamente un appiglio a cui aggrapparci. Ma non c'era dubbio: Tania doveva essere almeno stata al corr ente del fatto. Tutto ad un tratto Jeff balz in piedi. - Mi domando - disse - come mai la polizia abbia trascurato di fare un sopralluogo anche sul balcone. - Saranno stati troppo occupati nel corridoio, per pensare ad altro - osservai. - Di fronte a un delitto le indagini sono, di solito, pi minuziose - borbott lui, poco convinto. - E poi perch non hanno portato via il giornale e il recipiente ch e era in fondo al cestino della carta? - Avranno pensato che si tratta di indizi troppo preziosi, per asportarli. Jeff scosse il capo, dubbioso. - Oh Dio! - esclamai improvvisamente. Ora capisco perch han voluto entrare nella mia camera. Si saranno accorti che la porta-finestra di Mullett era stata forzat a dal di fuori, e siccome abbiamo il balcone in comune, avranno voluto vedere se anche la mia porta-finestra non era stata aperta. Ti pare? - Proprio cos - approv Jeff. - Avranno costatato che i tuoi sigilli erano intatti, e saranno giunti alle tue stesse supposizioni, cio che qualcuno sia passato da u n balcone all'altro. Avranno osservato le tracce nella neve ed infine saranno en trati in camera di Tania, dove avranno scoperto che le sue porte-finestre erano state aperte e sigillate un'altra volta. Si tolse di tasca il telegramma e lo rilesse. Poi lo appallottol e lo gett con dis perazione in un angolo. - Dio mio! - esclam. - Non per motivi di salute che l'han fatta partire! Non osai contraddirlo. - Comunque - continu - le cose bisogna chiarirle. Lei non c'entra per niente. Avr detto ogni cosa, che l'individuo era entrato nella sua camera, che l'aveva attra versata, per uscire sul balcone. Quindi loro sanno chi l'assassino, ma hanno arr estato invece di lui un povero cameriere innocente, e hanno messo fuori di circo lazione Tania, perch al corrente del fatto. E ora credono di essere al sicuro. Ma la cosa non ancora finita! - un delitto visto attraverso lo specchio - dissi io. *** X. Nessuna ipotesi ci sembrava arrischiata, dal momento che entrambi eravamo giunti alla conclusione che i russi ci tenevano all'impunit del vero assassino. - Forse sar stata la polizia politica a ucciderlo - congettur Jeff. - Fanno presto loro, a far sparire le tracce. Pensai che la sua supposizione non doveva essere molto lontana dalla verit. Forse avevano deciso di sbarazzarsi di Mullett, e uno dei loro era stato incaricato d ella bisogna. Costui si era servito della camera di Tania per uscire inosservato sul balcone; la ragazza aveva rimesso i sigilli alle porte-finestre, quindi era stata spedita il pi lontano possibile, dove sarebbe rimasta almeno finch l'affare non fosse passato agli atti.

- Ma per quale ragione avrebbero desiderato sbarazzarsi di Mullett? - chiesi. Sono stati loro a farlo venire qua. - Questo vero - disse Jeff. - Ma noi che cosa sappiamo effettivamente di questo Mullett? D'altronde, da questa gente ci si pu aspettare qualsiasi sorpresa. E poi , per quanto la cosa possa sembrare assurda, non hai mai pensato che egli poteva essere un agente britannico? Ammetti che la sua attivit spionistica sia stata sc operta... - Conosci poco l'Intelligence Service, per supporre che abbiano mandato qui un u omo come Mullett. D'altronde tutte le sciocchezze che egli diceva, sembravano de ttate da sincera convinzione. Non credo che i russi si sarebbero lasciati menare per il naso. - Hai ragione - convenne Jeff. - Supponiamo allora che sia stato invece un agent e russo, e che questa gente, chiss per quale ragione, non lo abbia pi giudicato el emento di cui potersi fidare. Non sarebbe del resto il primo caso. Forse lo avranno fatto venire qui apposta per toglierlo di mezzo. - Potrei anche sbagliare dissi ma mi pare che questa volta le autorit non c'entri no affatto. La storia della bottiglia ha poi un sapore piuttosto romanzesco. - E perch, secondo te, ci tendono a nascondere la vera identit dell'assassino? Mi strinsi nelle spalle. Perch si tratter probabilmente di qualche pezzo grosso, u tile allo Stato, che deve rimanere nell'ombra, per evitare uno scandalo. - E se fosse qualcuno dei delegati? - Ci ho gi pensato anch'io! esclamai elettrizzato. - Infatti, l'arresto, per esempio, di Bolting, o di Schofield o di Tranter conti nu Jeff - arrecherebbe un serio danno alla loro propaganda. Ma queste sono suppos izioni. Come possiamo averne la conferma? - Senti - dissi - tentiamo di avere qualche schiarimento da Kyra. Deve essere al corrente di molte cose. E inoltre andiamo alla ricerca di quell'indirizzo scrit to sulla busta che ho trovato nella camera di Mullett; ho idea che sia in relazi one col delitto. O meglio ancora, infischiamoci del fatto e lasciamo andare le c ose come vogliono. - Ci mancherebbe altro. Credo invece che possiamo fare affidamento su Kyra. - Anch'io sono dello stesso parere. Debbo parlarle io o ci vai tu? - Io no. Voi inglesi avete un'arte speciale per ottenere tutto quel che volete. Parlale tu. Arrivederci George. Rimasi a pensare come me la sarei cavata con Kyra. Era una cosa tutt'altro che f acile. Anzitutto non sapevo fino a qual punto fosse al corrente del fatto; in se condo luogo, avrebbe forse opposto una certa resistenza che bisognava vincere per tentar di chiarire il mistero della scomparsa di Tania. All'indomani, poco dopo le nove, bussavo alla sua porta. Era gi pronta per uscire con la delegazione. Seppe abilmente nascondere la propria sorpresa nel vedermi, ma la sua accoglienz a sembr piuttosto riservata. Avevo l'impressione che fosse stata messa in guardia in modo speciale contro i giornalisti. Le dissi che desideravo parlarle di una cosa molto importante, ma non l'avrei tr attenuta a lungo. Guard verso l'agente che montava ancora la guardia alla camera di Mullett, e poi mi fece entrare. - Mi dispiace - disse: - ho esaurito la mia riserva di caff. - Grazie, l'ho preso proprio ora. E senza preamboli venni al nocciolo della questione. - Kyra, Jeff molto preoccupato per Tania. Sorrise, mettendo in mostra la sua perfetta dentatura. - Lo so - rispose. - Fa m ale a fare cos. Non pi tardi di ieri gli ho detto che non c'era alcuna ragione per preoccuparsene. - vero ma voi sapete come vanno le cose, qua. Le ragazze a volte scompaiono... e non c' speranza di rivederle per un pezzo. Quel povero diavolo vuol bene a Tania , sul serio, e lei lo ha lasciato cos, all'improvviso. - Ne avr notizie presto. - Ha gi ricevuto un telegramma. Ma non soddisfatto. Vorrebbe andare anche in capo al mondo, pur di ritrovrla.

Kyra sorrise gentilmente. - Gli americani sono cos impetuosi, e Jeff proprio un c aro ragazzo. Credo che non faranno difficolt a concedergli un permesso per rivede re Tania, prima che parta da Mosca. - Non vorr chiederlo - osservai. - Sapete come fatto. Kyra, ditemi, avete visto v ostra sorella prima che se ne andasse? - Io no. Ma la signora Mirnova, che andata a salutarla all'aereo, dice che non s ta male, solo ancora sconvolta. naturale, del resto, dopo quanto accaduto. Vi as sicuro, signor Verney, che non c' ragione di allarmarsi. Anch'io voglio bene a mi a sorella, e dovrei essere la prima ad allarmarmi, se ce ne fosse motivo. - Semb rava del tutto tranquilla, e il candido sguardo dei suoi occhi azzurri mi disarm Se fnge una vera artista , pensai. Prima di andarmene volli fare un ultimo tentativo, pi efficace. Mi avvicinai alla grande porta-finestra e scalfii con l'unghia la striscia di carta-che la sigill ava. Non era ancora asciutta. - Questo non vi fa pensare - le chiesi - che la porta-finestra deve essere stata aperta e richiusa da poco? Vidi che faceva uno sforzo per dominarsi, ma questa volta non ci riusc. Il suo vo lto si fece pallido come un cencio. Nemmeno una confessione scritta avrebbe potu to rivelarmi di pi. - Non vi comprendo - balbett - forse l'avranno aperta, non so, io non c'entro per niente. - Se non ne sapete nulla, ve lo dico io - esclamai allora. - L'assassino di Mull ett passato attraverso questa porta, Tania ne al corrente, la polizia l'ha fatta sparire e ha mandato qui voi a coprir le cose. Tutta la storia della Crimea una menzogna. Mi guard inorridita. - Siete impazzito. Fareste meglio ad andarvene. < - Non anco ra. Mi dovete dire il nome dell'assassino. Voi lo sapete. - stato Nikolai, il ca meriere. Avrete pur letto i giornali, no? Non posso dirvi altro. - La sua voce t radiva una malcelata emozione. - Kyra, voi state ripetendo la lezione, che vi hanno insegnato. Vi hanno mandata qui per gettarci polvere negli occhi. Perch vi comportate cos? Vi hanno forse min acciata di togliere di mezzo Tania, se rivelerete a qualcuno la verit? Mi sembr che facesse un cenno appena percettibile, poi bisbigli con angoscia: - An datevene, vi prego. Mi fece pena. - Povera bimba spaventata - esclamai. - Bene, me ne vado. Arrivato alla porta mi rivolsi a lei ancora una volta. - Non vi preoccupate, Kyr a. Se quella gente dovesse interrogarvi, dite pure che io vi ho fatto tante doma nde, ma voi non avete risposto. D'accordo? Buona fortuna! *** XI. Me ne andai difilato da Jeff. Le nostre supposizioni erano evidentemente esatte: i russi, con le loro complicate manipolazioni, facevano di tutto per non lascia r trapelare la verit sul caso Mullett. I risultati, comunque, non erano gran che soddisfacenti, perch non sapevamo ancora chi fosse l'assassino, e inoltre mi preo ccupava non poco la sorte di Tania. L'espressione d'angoscia che avevo sorpreso sul volto di Kyra non era valsa a rassicurarmi. Jeff accolse il mio rapporto di malumore. Aveva sperato che Kyra mi desse maggio ri ragguagli su sua sorella. Era arrivato il suo permesso d'uscita, e di li a po chi giorni avrebbe abbandonato il paese. Mi fece una gran pena, ma non ero in grado di dargli notizie pi confortan ti. Dopo colazione venne Waterhouse a sollevarci un po'. Due o tre settimane prima e gli aveva scritto un breve articolo su una dimostrazione contro Viscinsky, e non ostante si fosse tenuto su un tono obiettivo e per nulla personale, la censura l o aveva fermato. Pare che egli avesse menzionato un incidente, durante il quale il signor Viscins ky era stato colpito con una pietra e il censore se ne era offeso. Chi potrebbe o sare - aveva detto di colpire il signor Viscinsky? . Ed egli era stato costretto a correggere la frase.

Nemmeno Waterhouse aveva da darci nuovi ragguagli sul delitto, salvo il fatto ch e in seguito a consultazioni telegrafiche coi parenti dell'ucciso a Londra, i fu nerali erano stati fissati per il giorno dopo alle undici del mattino. Inoltre e ra stato deciso di non inumare Mullett sotto le mura del Cremlino con gli eroi d ella Rivoluzione, come si era stabilito in un primo tempo. Per quanto ci potesse sembrare un atto di irriverenza per il defunto, i giornali non mancavano di fare i suoi elogi in lungo e largo. Si continuava a dar gran rilievo al nome di Niko lai e alla cricca di cospiratori , ma non si faceva il nome di altri possibili co mplici, n si davano nuovi particolari. Poich Jeff aveva da sbrigare alcune faccende personali, ne approfittai per visita re, sempre con la delegazione, alcune scuole e case di correzione per minorenni. Era una visita indubbiamente interessante, ma i delegati sembravano disinteress arsi di tutto. L'ombra di Mullett pareva sospesa su di loro. Avevano tutti l'ari a stranamente assente, perfino la signora Mirnova non aveva pi la sua solita espr essione gentile, e Kyra cercava di evitare il mio sguardo. Nel pomeriggio andai in compagnia di Jeff a pattinare coi pattini che mi ero por tato da Londra. Il ghiaccio era in condizioni ottime, e dimenticammo per un po' le nostre preocc upazioni. Ma, appena tornato all'albergo, trovammo una notizia che prometteva poco di buon o. Il Dipartimento Stampa ci aveva chiamati entrambi telefonicamente, perch passa ssimo al pi presto nell'ufficio del Capo, signor Ganilov, per comunicazioni. Dieci minuti pi tardi, entrando negli uffici del Dipartimento, vi avvertimmo un'a tmosfera del tutto ostile. I segretari non ci degnarono di un solo sguardo, come se fossero stati prevenuti contro di noi. Ganilov, per, non si mostr diverso dal solito. Ci venne incontro, e dopo averci stretto la mano, ci fece cortesemente a ccomodare in due poltrone di pelle. Egli stesso sedette alla sua massiccia scriv ania, nascondendo gli occhi con le grosse, impenetrabili lenti da poliziotto. Cominci con uno dei suoi soliti sardonici commenti. - Sono certo - disse - che entrambi siete soddisfatti delle visite che avete avu to agio di fare con la delegazione. - E stata la sola possibilit che ci avete dato - replic Jeff. Ganilov sembr non dare alcun peso all'osservazione. - Forse - continu rosicchiandosi pensieroso un'unghia - la disgrazia della fine d el signor Mullett vi avr sconvolti. A proposito, mi consta che entrambi ne avete fatto un resoconto piuttosto dettagliato. - Siete informato bene - disse Jeff. - Del resto, chi potrebbe esserlo se non vo i? Ganilov sorrise. Il suo sorriso era come uno di quei radiatori elettrici, che se mbrano emanar calore, ma in realt sono freddi. Credo che per noi non avesse n simp atia n antipatia. Gli eravamo indifferenti, e se gli fosse stato detto di dare un banchetto in nostro onore, lo avrebbe fatto, con la solita imperturbabilit. Era un uomo che ci teneva alla forma e sapeva conservare le apparenze. - Noi nell'Unione Sovietica - continu con apparente indifferenza - crediamo che l e speculazioni di cronaca su delitti individuali non debbano costituire argoment o di speciale interesse per il pubblico. - Ma noi non scriviamo per il pubblico dell'Unione Sovietica - ribattei. - Nei n ostri paesi la gente si interessa molto, invece, a delitti di questo genere. - Per ho sempre saputo, signor Verney, che nei vostri paesi un caso non deve esse re commentato, fino a che non sia del tutto definito, dal punto di vista giudizi ario. - Perfettamente, signor Ganilov. Ma per essere definito, come dite voi, bisogna che il caso sia discusso in tribunale. Qui invece stata la polizia politica a de cidere, e in precedenza, come voi sapete. Ganilov fece un cenno di disapprovazione. - Quando vi abbiamo dato il permesso d i far ritorno in Russia, eravamo convinti, signor Verney, che foste null'altro c he un osservatore obiettivo. Le vostre parole, invece, ci convincono del contrar io. Non feci alcun commento. - Vi siete permesso, inoltre - continu - di formulare le pi fantastiche ed assurde

supposizioni, proprio alla maniera dei giornalisti che lavorano contro di noi. Mi stato riferito, ad esempio, che continuate ad asserire che il cameriere Nikol ai Skaliga non stato l'assassino di Mullett, e che tutta la cosa stata da noi inscenata pe r nostre ragioni particolari. Pare anzi che abbiate espresso questo vostro giudi zio pi di una volta. Mi strinsi nelle spalle. - Perch non dovrei? quello che penso. - Anche voi la pensate cos, signor Clayton? - Certamente. - un intollerabile insulto per l'Unione Sovietica - osserv Ganilov con ben simula ta indignazione - il voler insinuare che il nostro sistema giudiziario sia corro tto. Jeff fece un cenno d'impazienza. - Signor Ganilov - disse - io non so perch ci abbiate invitati qui, ma so che ora di smetterla con queste finzioni. Voi siete perfettamente al corrente di come n oi la pensiamo in merito al vostro sistema poliziesco, quindi inutile continuare questa vana schermaglia di parole. Diteci piuttosto: che cosa avete intenzione di fare? Ganilov si alz, percorse, due o tre volte la stanza, poi torn a sedere. - Sono al corrente, signor Verney - disse sorridendo amabilmente - delle vostre ativit d'in vestigatore dilettante. Avete fatto qualche scoperta interessante o mi sbaglio? Non vi sbagliate. So che l'assassino di Mullett passato attraverso il balcone: d el resto inutile fingere, lo sapete benissimo anche voi. Cos? Ma anche a non voler considerare il fatto, piuttosto sconveniente, che vi si ete permesso di entrare mediante scasso in un locale custodito dalla polizia, no n vi sembrato piuttosto pericoloso il voler interferire in cose che non vi rigua rdano? - E una minaccia, signor Ganilov? - Una minaccia? - Egli parve sinceramente risentito. - Oh no, signor Verney, sol o che, data la vostra aperta ostilit nei confronti del Soviet, potremmo ad esempi o riesaminare la vostra posizione di corrispondente estero e ritirarvi, tanto pe r incominciare, la tessera di giornalista. Speriamo che voi stesso finiate col r iconoscere l'irragionevolezza, anzi diciamo il pericolo di questa vostra attitud ine ostile. - Non vi capisco. A quale pericolo volete alludere? - Ora ve lo spiego - riprese a rosicchiarsi l'unghia. - possibile, vedete, che l a nostra polizia, pur agendo in buona fede, abbia sbagliato. Lo guardai con diffidenza. - Gi - continu Ganilov - anche noi possiamo sbagliare. Dal primo interrogatorio pa rve certo che l'assassino fosse il cameriere, Skaliga. Ma poi, altri fatti vennero alla luce: indizi che anche voi, signor Ve rney, siete riuscito a scoprire per conto vostro. Per quanto sia ancora difficil e accertarsene, sembra che Skaliga non sia stato l'esecutore del delitto. - Ma se ha confessato - osserv ironicamente Jeff. - vero, signor Clayton - disse Ganilov, per nulla impressionato da questo tono s ardonico - che stato coinvolto in una cospirazione antisovietica. Questo ha volu to confessare. Il fatto che abbia ammesso d'essere stato lui l'uccisore del sign or Mullett fu forse dovuto alla preoccupazione di placare i suoi accusatori. Ma questa evidenza di nuove circostanze pu condurre, naturalmente, a un atto di accu sa nei confronti di qualche altra persona. - Di chi? - chiese Jeff incuriosito. - Di voi stesso, signor Clayton - afferm Ganilov, e le sue grosse lenti sembravan o scintillare. - Figlio di... - url Jeff, alzandosi con violenza. - Adagio jeff - cercai di calmarlo - sentiamo prima quello che dice questo signo re. - Sembra, signor Clayton - continu Ganilov osservandosi con attenzione le unghie - che voi e il signor Mullett vi conosceste da parecchio tempo. Egli stesso me n e parl pochi giorni prima della sua morte, al ricevimento in onore della signorin a Manning, per essere precisi. Mi accenn a un articolo che avevate scritto su di

lui, un articolo piuttosto offensivo, anzi soggiunse d'aver avuto con voi una di scussione poco simpatica in merito. - Continuate pure - disse Jeff con fare sprezzante. - Voi effettivamente nutrivate per lui un'aperta avversione. La sera di domenica scorsa vi sembr che fosse giunto il momento propizio per regolare i conti. Stava te offrendo, ne sono benissimo informato, un piccolo ricevimento a certi amici. Alle nove e un quarto avete abbandonato i vostri ospiti, col pretesto di portare qualche rinfresco alla signorina che faceva l'interprete presso la delegazione, Tatiana Mikhailovna. Siete rimasto fuori circa mezz'ora. esatto? - Precisamente. Ero con Tania. - Voi dite cos. Sembra evidente, comunque, che in questo frattempo siete riuscito a raggiungere l'altro balcone, e ad entrare nella camera del signor Mullett. Av ete aspettato che ritornasse, vi siete preso la rivincita e poi tranquillamente avete fatto ritorno ai vostri ospiti. La polizia ha trovato nella camera del sig nor Mullett un barattolo di latta, uguale alle scatole in vostro possesso, ed in oltre un giornale, che vi sar servito per far sparire le tracce del vostro passag gio; in un angolo anzi c'era il vostro nome, tracciato a matita, quasi invisibil e. stata una svista imperdonabile, questa. Se poi la ricostruzione del fatto esatta - continu amabilmente - avete avuto biso gno di un aiutante, di un complice insomma. Le vostre relazioni con Tatiana Mikh ailovna erano piuttosto amichevoli. L'avevate probabilmente convinta a cooperare con voi, e pu darsi che sia stata lei a rimettere i sigilli alle porte, una volt a che siete uscito sul balcone. Disgraziatamente la signorina non in condizione di poter essere interrogata attualmente, ma spero che, una Volta ristabilita, si convincer della necessit di confermare che la verit questa. Mi sentii quasi mancare. Guardai Jeff e vidi la sua fronte imperlata di sudore. Il pensiero che Tania fosse alla merc di quella gente era per entrambi insopporta bile. Certo essi erano in condizione di farle dire quel che volevano. Le avrebbero det to che si trattava della vita di Jeff, l'avrebbero obbligata a giurare che quell a era la verit, anche in pieno tribunale. Era del resto il solito procedimento: c olpire la gente nel punto debole... Ganilov sembrava gingillarsi con le sue carte; mi parve che fosse piuttosto secc ato di tutta la cosa. Passarono pochi istanti e Jeff osserv con tutta calma: - Quello che dite, signor Ganilov, non corrisponde affatto alla verit. addirittur a ridicolo. Anzitutto, il signor Mullett non ha mai avuto serie discussioni con me, n io ho mai avuto motivi di rancore cntro di lui. vero che io e Tania siamo am ici, ma lei non mi avrebbe mai aiutato a compiere un delitto. Il fatto che io po ssegga dei barattoli uguali a quello che voi avete trovato non significa nulla, anche altre persone ne hanno; io stesso, del resto, ne ho regalati parecchi. In quanto poi al giornale, era vecchio, chiunque avrebbe potuto impadronirsene. - Avete perfettamente ragione - convenne Ganilov amabilmente - mi ero permesso d i avanzare appena qualche ipotesi. Sono anzi il primo a riconoscere che i fatti sono tutt'altro che conclusivi... Ci fu una pausa imbarazzante. Sembrava che Ganilov volesse continuare, ma poi si rimise a sedere, quasi significando che da parte sua il colloquio era chiuso. I nfine Jeff chiese: - Quali sono ora le vostre intenzioni? - Le mie intenzioni? - L'espressione di Ganilov era la pi innocente di questo mon do. - Non ne ho alcuna, per il momento. Come ripeto, si tratta solo di qualche supposizione. Del resto attualmente le relazioni tra il v ostro paese e il mio sono piuttosto lese, e ci dispiacerebbe accusare di un deli tto, proprio ora, un cittadino americano. Sarebbe auspicabile evitare da ambo le parti incidenti spiacevoli. Io vi ho spiegato ora il nostro punto di vista, e s ono certo che voi due, nel vostro stesso interesse, cercherete di dimenticare il caso Mullett. - Siete un volgare ricattatore... - salt su a dire Jeff. Ganilov ritir la mano, tesa in segno di commiato, e parve non dare alcun peso all a frase insultante. ***

XII. Il linguaggio che Jeff us quando ci trovammo fuori dell'ufficio di Ganilov, non s i pu riprodurre. Credo che se avesse potuto colpire, in quel momento, il Cremlino con una bomba atomica, lo avrebbe fatto senza esitazione. Finalmente, dopo aver lanciato invettive d'ogni genere contro quella gente, si lasci convincere a cons iderare con maggior calma quello che avremmo dovuto fare. Io ero preoccupato. - Vedi, se obbligano Tania a fare qualche deposizione contro di te, finirai col trovarti in serio pericolo - dissi. Jeff mi rivolse uno sguardo di derisione. - E tu ci credi? Non capisci che lo fa nno per spaventarmi? - Non ne sono troppo sicuro - obiettai. - Hanno deciso di usare qualunque mezzo, pur di non lasciar trapelare la verit sulla morte di Mullett. Non esagero, Jeff, credimi, hanno gettato in carcere altri stranieri, prima di noi, e per sospetti molto meno gravi. - Crcano di spaventarmi insistette egli - ma riusciranno ben poco. - E che ne sar di Tania: chiesi. Non rispose. Certo che avevamo poco da fare, con Tania nelle mani della polizia. - Credo che faremmo meglio a di sinteressarci della cosa - osservai. Tu te ne an drai fra due o tre giorni. Anzi, prima te ne vai, meglio . E una volta partito, n on c' ragione che se la debbano prendere ancora con Tania. Cos levi dai pasticci t e e quella povera figliola. - Ma ci significherebbe prestarsi al loro gioco - osserv egli rabbiosamente. - Pre ferisco restituire il permesso di uscita, e starmene qui a vedere come andranno a finire le cose. - Sarebbe una pazzia - cercai di convincerlo. - Forse hai ragione, George. Ma non avrei mai creduto di dover fare i comodi di questa gente. A proposito - esclam all'improvviso - bisognerebbe andare all'indir izzo scritto sulla busta, che hai trovato nella camera di Mullett. Se usi pruden za, nessuno sapr dove sei stato. - Sicuro che ci andr. - Mi guardai in giro e poi chiesi: - Vuoi fare un giretto c on me? Egli sembr sorpreso. - Non vorrai mica andarci subito!... - No. Desidero fare un piccolo esperimento. - Va bene, vengo. - Ci dirigemmo verso la linea della Circolare A. Il pallido so le stava tramontando nel cielo limpido, ma freddo. Bisognava che ci movessimo ra pidamente, per riscaldarci un po'. Il termometro, all'angolo di un palazzo segna va diciotto sotto lo zero. Sai gli dissi - che una volta mi sono tagliato la faccia col mio stesso fazzolet to! stato a Stalingrado, circa in questo periodo. Il gelo era cos pungente che mi faceva lacrimare. Mi asciugai il volto col fazzoletto, e questo mi si congel in tasca. Quando poi me ne dovetti servire mi ferii la faccia. Erano trentotto grad i sotto lo zero. Mi guard dubbioso. - Questa grossa davvero. - Lo dicevo per distrarti - spiegai. - Sei una canaglia - sorrise - ma dove mi conduci? - Non ti preoccupare. Passammo rapidamente attraverso la via Tverskaya, affollata in quell'ora da gente che se ne tornava alle proprie ca se ma, nei pressi della linea della Circolare la folla cominci a diradarsi. Affer rai Jeff per un braccio e lo spinsi in una via trasversale. Era deserta, nessuno ci passava in quell'istante, solo una ragazza si intravvedeva a una certa dista nza da noi. - Bene - dissi - proprio questo voglio. - Mi fermai e trassi di tasca una sigare tta. - Accendimela - soggiunsi - e tieni gli occhi bene aperti. Jeff mi porse il fiammifero acceso e fece per accendere anche la propria sigaret ta, quando due uomini svoltarono l'angolo e ci sorpassarono senza badare a noi. Erano come un milione di altri russi, uomini dalla corporatura tozza, dal collo corto e dalla faccia larga. L'uno indossava un mantello col collo di pelliccia,

e un berretto pure di pelo, l'altro invece una corta giacchetta foderata e in te sta aveva un copricapo di astrakan. Sembravano due impiegati che se ne andassero per i fatti loro. Aspettammo un istante, per vedere se nessun altro comparisse all'angolo, ; poi t ornammo sui nostri passi e rifacemmo velocemente, gi per la Tverskava, la strada gi percorsa. L'esser pedinato era per me un fatto nuovo. Di solito ai corrisponde nti esteri le autorit non davano noia. I diplomatici, invece, avevano sempre alle calcagna qualcuno, col pretesto della loro incolumit personale; e mi ricordo a q uesto proposito che uno di essi durante la guerra mi aveva descritto tutti gli e spedienti cui era ricorso per sfuggire all'odioso inseguimento. Era solito tra l 'altro noleggiare un'imbarcazione sulle rive della Moscova e remare per cinque m iglia a tutta velocit. Ma era un inglese! Pensai che parecchie cose che mi aveva narrato avrebbero potuto essere attuate anche da me. Non avevamo percorso altri cinquanta metri, quando i due riapparvero all'angolo della strada. Ci rivolsero un'occhiata poi si diressero in senso contrario al no stro. Questo volevo sapere; tornammo all'albergo senza imbatterci in altri pedinatori, mentre Jeff sembrava piuttosto soprappensiero. Credo che fosse finalmente convi nto che Ganilov faceva le cose sul serio. La sera stessa egli ebbe un colloquio con Dowson, un diplomatico di carriera che aveva una grande esperienza dei paesi oltre Cortina. Questi gli enumer una serie impressionante di casi toccati a stra nieri, che erano stati imprigionati senza alcun motivo plausibile. Consigliava J eff di partire immediatamente, col primo aereo. Per me non c'era null'altro da fare, per quel giorno, perch era gi sceso il crepus colo: decisi perci di recarmi l'indomani all'indirizzo misterioso. I funerali di Mullett ebbero luogo il mattino seguente, con la partecipazione di quasi tutti i delegati, sicch l'albergo rimase quasi deserto. Scrissi alcune let tere, per nulla compromettenti, feci delle annotazioni, e prima di colazione sce si per farmi prestare da Potts una pianta di Mosca, che avevo visto nella sua c amera. L'indirizzo sulla busta, scritto a stampatello, con caratteri piuttosto stentati , come se fosse stato ricopiato da qualcuno che doveva aver avuto poca familiari t con la lingua era: Via I'uskinskaya 137, per A.A. Liefschitz. Segnai la via sul la pianta, e organizzai mentalmente il mio itinerario. Alle tre del pomeriggio e ro gi uscito dall'albergo. Avevo osservato i due individui del giorno prima gironzolare nell'atrio, anzi un a macchina della polizia politica era ferma dinanzi all'ingresso, con dentro alt ri due uomini. Mi incamminai adagio verso la stazione del Metro, e li feci un biglietto per Arb at. L'uomo dal collo di pelliccia era a pochi metri dietro di me. Pass oltre senz a prendere il biglietto, mormorando qualche cosa al controllore. Egli sapeva evidentemente che mi ero accorto di lui, ma sembr non preoccuparsene. Un istante dopo eravamo ambedue sulla piattaforma, in una marea di gente in att esa. L'uomo sembrava seccato, e a ragione, perch a Mosca non v' nulla di pi congestionan te che trovarsi nel Metro, dove il contegno dei passeggeri non tale da aiutare u n segugio. Non appena la mia vettura fu arrivata, mi spinsi in avanti a forza di gomiti, im precando e ingoiando imprecazioni, secondo le usanze locali. Riuscii a cacciarmi proprio in mezzo poi mi guardai in giro, per vedere se l'uom o dal collo di pelliccia c'era ancora. Lo vidi a poca distanza da me. Riuscii a farmi largo tra una zappa e un sacco di patate, e cacciai un respiro di sollievo . Man mano che ci avvicinavamo ad Arbat, cercavo di accostarmi alle porte, cambi ando posto con chi non doveva scendere ancora. Vidi che il mio uomo mi teneva se mpre d'occhio. - Scendete, compagno? - chiesi a un individuo corpulento, che era vicino alla po rta. - Si - rispose quello. Sorrisi al mio pedinatore, mentre il treno si arrestava alla fermata dell'Arbat. Sulla banchina c'era gi molta gente ad attendere. La vettura fu presa d'assalto,

l'individuo corpulento vicino a me si stava facendo largo per scendere, ed io fa cevo altrettanto. L'uomo dal collo di pelliccia si trov evidentemente in difficol t, e la sua attenzione sembr per un momento sviata. Le "porte cominciavano a richi udersi sulla folla che scendeva ancora, sollevando proteste e imprecazioni. Il mio uomo parve rassegnato al l'idea che entrambi saremmo rimasti bloccati fin o alla prossima fermata. Approfittando della generale confusione mi feci largo f ino alla porta e riuscii a sgusciar fuori ma il mio inseguitore ce la fece anche lui. Allora prima che le porte si richiudessero balzai di nuovo sulla vettura c he ripart lasciandolo con tanto di naso. Dopo un quarto d'ora scendevo nei pressi del Mercato Centrale, dirigendomi in tu tta fretta verso la via Puskinskaya. *** XIII. Liberatomi dal mio inseguitore, mi parve che le difficolt fossero ormai superate. Ma la realt era diversa. Trovai abbastanza presto la via Puskinskaya, ma non riu scivo a rintracciare il numero 137, come avevo letto sulla busta. Al numero 135 sorgeva una casa d'abitazione, al 139 un'altra, mentre il 137, una tozza nuova c ostruzione a due piani, a giudicare dalla mancanza di camini e finestre doveva e ssere piuttosto una specie di magazzino. L'ingresso era chiuso e non si scorgeva nessuno nelle vicinanze. Pensai che forse avevo sbagliato e volli controllare ancora una volta la busta. Mi sembr con un po' d'immaginazione che il numero sette potesse essere anche un u no: mi diressi perci verso il fabbricato 131, da cui proprio allora una donna sta va uscendo. Alla mia domanda rispose che secondo lei in quella casa non abitava nessuno che portasse il nome Liefschitz. Le feci vedere la busta con sopra il nu mero 137. - Oh poveretto - disse - capisco che non riusciate a rintracciare la casa, stata distrutta da un bombardamento durante la guerra, e per nove anni rimasta cos. - E se ne and per i fatti suoi. Mi sentii scoraggiato. In tutta Mosca una dozzina appena di edifici erano stati distrutti, e fra questi ci doveva essere proprio la casa che cercavo io! Non c'e ra altro che ricorrere ai soliti stratagemmi del provetto giornalista. A pochi m etri di distanza sorgeva un chiosco di giornali. Mi avvicinai, e feci finta di l eggere le iscrizioni dei quotidiani, , finch mi decisi a comperare per venticinqu e | copeks una copia dei Problemi Leniniani di Stalin. - Ho fatto la strada per niente - borbottai fra me, mentre il giornalaio mi dava il resto. - Speravo di trovare una persona che abitava al centotrentasette, ma mi hanno detto che la casa stata distrutta da una bomba. - Proprio cos, compagno - conferm il giornalaio. Era un vecchio dalla testa canuta . - Si vede che siete un forestiero - e mi guard con una certa curiosit. - Vengo dall'Ucraina - spiegai. - Cerco un mio cugino che abitava qui un tempo: si chiama Liefschitz. Mi dispiac e molto di non poterlo ritrovare. - Capisco - disse il giornalaio con un cenno di comprensione. - Purtroppo c' anco ra gente che vuol rintracciare i propri parenti,. Forse l'ufficio qui vicino pot rebbe esservi di aiuto - aggiunse confidenzialmente. L'ufficio era una specie di agenzia d'informazioni, per chi non aveva pi notizie de i propri congiunti, dalla fine della guerra, era comunque l'ultimo posto dove mi sarei rivolto, - Grazie, compagno - dissi e feci per anda rmene, ma il vecchio mi richiam. - Ora mi ricordo che alcune delle famiglie del 1 37 hanno traslocato in quel grande edificio rosso, all'angolo. Lo vedete? il num ero 128, credo. Forse loro vi potranno dare qualche indicazione. Lo ringraziai un'altra volta e mi avviai verso la casa indicata. Era una costruz ione alta e stretta, tirata su con materiale di poco prezzo, sui muri sporgevano balconi mal rifiniti, il tipico esemplare mi dissi, di architettura del Piano Qu inquennale di Quattro anni . Comunque, per quei tempi era una casa che molti sare bbero stati felici di poter abitare, e se il signor Liefschitz era riuscito a ca cciarvisi poteva dirsi fortunato. Salii pochi gradini, spinsi il portone che non

era stato ancora verniciato e passai in un oscuro ingresso. Non c'era alcun seg no di vita, ma, dall'odore dei cavoli diffuso per ogni dove, dedussi che gli inq uilini dovevano essere appena rientrati dal lavoro, ed erano occupati a preparar si il pranzo. Decisi di bussare di porta in porta, per rintracciare la persona c he cercavo, quando sentii un colpo di tosse provenire da non lontano. Mi avviai verso quella direzione. In un ristretto sgabuzzino vidi una vecchia con uno scia lle sul capo, che si riscaldava a una stufetta di ferro, intenta a rosicchiar un pezzo di pane nero. La vecchia mi diede uno sguardo del tutto indifferente. - Ebbene? - chiese. - Sto cercando il compagno Liefschitz, che abitava un tempo al 137. Non sta qui, ora, per caso? - Oh si - disse lei, ma appena uscito. andato al mercato a comperare le patate. - A che appartamento sta? chiesi. - Al numero 8. Il mercato poco lontano - continu la vecchia rassicurata dal mio a ccento e dal mio modo di vestire, che non mi rivelavano per uno straniero. - Se ci andate lo troverete certamente. - Che aspetto ha? - chiesi. - Porta gli occhiali. - Era questo un buon segno di riconoscimento, perch a Mosca su cento persone dieci appena portano gli occhiali. Le dissi che se non lo avessi trovato, sarei tornato di li a una diecina di minu ti, e me ne andai. Il mercato di Mosca offre allo straniero uno spettacolo molto interessante e mi dispiacque che Joe Cressey non fosse con me. Nell'interno del grande edificio dove si vendeva latte, verdura e carne, si move va una folla di persone dall'aspetto equivoco, coll'apparente scopo di fare acqu isti. Erano i venditori clandestini, che a voce bassa offrivano la loro merce. Volete sapone? - Chi ha bisogno di pane? E c'era uno scambio continuo di merce e moneta. Ma in mezzo a questi non vidi nessuno che portasse gli occhiali. Passai nel recinto vicino, ove delle donne offrivano in vendita casseruole e bri cchi da t, altre una variet di cose di ogni genere, dai calzini rammendati alle me le acerbe. Agenti di polizia vigilavano da ogni parte, pronti a intervenire e a far pagare la multa, dove si contravvenisse alle disposizioni di legge. Sfuggend o alla loro vigilanza, uomini e ragazzi offrivano sigarette, frutta e uova, guar dandosi in giro con fare circospetto. Era un mercato povero, non ricco o pittoresco come sono in genere i mercati orie ntali. Comunque lo spettacolo che offriva era interessante. Dopo averne fatto due volte il giro senza concludere nulla, decisi di tornare da lla vecchia di prima che, secondo me, doveva essere la portinaia dello stabile. Stavo gi per lasciare il recinto, quando un ometto mi pass accanto, portando una r eticella piena di patate. Accelerai il passo e lo raggiunsi. Vidi che portava gli occhiali. - Scusate compagno - gli chiesi - non vi chiamate per caso Liefschitz? Mi guard sorpreso. Era un uomo di circa quarantanni, indossava un soprabito nero, ormai tutto lustro, e in testa portava un berretto di astrakan. Il suo volto ri velava vivacit e intelligenza. - Mi chiamo proprio cos - rispose. - E voi chi siete? - Anche se vi dicessi il mio nome, non lo conoscereste. Vi sarei infinitamente g rato se mi voleste concedere un colloquio di pochi minuti. Mi guard dall'alto in basso. - Per quale ragione? - domand con fare cortese, ma pi uttosto circospetto. Gli feci vedere la busta. - Credo che sia stata spedita al vostro indirizzo - sp iegai. Egli depose sulla neve la rete con le patate, ed esamin la busta rigirandola con attenzione. - Siete straniero? - mi chiese infine. Mi sembr preferibile parlargli apertamente: - Si, sono inglese dissi. M'aspettavo di vederlo afferrare la sua rete e andarsene di corsa, ma non lo fec e. Il suo volto s'apr invece a un sorriso ed egli afferr la mia mano, e la strinse calorosamente. - Un inglese - esclam. - Sono felice di fare la vostra conoscenza. | Anch'io parl

o un poco l'inglese, - E capii che voleva darmi una prova della sua erudizione l inguistica. - meglio che parliamo in russo - lo interruppi. Si guard in giro, un po' inquieto. - Avete ragione, andiamo. - E mi restitu la busta, dopo aver preso il suo carico di patate. - ' tanto piacevole parlare con un inglese. Durante la guerra eravamo al leati, n e ho conosciuto molti, anche a cerimonie ufficiali. A quei tempi si poteva parla re liberamente. Ma ora.. - e scosse il capo - ora abbiamo paura tutti. Del resto gli stranieri rimasti a Mosca sono ormai cos pochi. Siete forse un diplomatico? - Oh no, faccio il giornalista. - splendido. Anch'io pubblico qualcosa, su riviste letterarie, non sulla Pravda ... - E mi sorrise con sprezzo. - Siete troppo audace, amico mio, - osservai. - Che volete. Incontrare qualcuno dell'Occidente, cos raro, che vale anche la pen a di arrischiar qualcosa... Venite con me, voglio offrirvi un t. Il mio alloggio qui a due passi. Per un istante esitai. Non mi sentivo di affida rmi all'omino prima di sapere, almeno in parte, quale relazione ci fosse tra Mul lett, la busta misteriosa e il suo invito cos cordiale. Forse egli comprese la mia esitazione, e un'ombra di tristezza offusc il suo volt o. E - Venite, ve ne prego - insistette. - Non vorrei causarvi delle seccature. E - Non vi preoccupate. Nessuno direbbe che non siete russo. Sembrate un giovane commissario di polizia. E poi avete l'accento caratteristico del Sud , come mai? - Ho vissuto per un po' nell'Ucraina - spiegai. - anche questo che mi aiuta spes so a Mosca a nascondere la mia origine. Eravamo giunti intanto al numero 128. - Ecco abito qui - disse il mio compagno - sono scapolo, nessuno ci disturber. Facemmo parecchi gradini e ci fermammo dinanzi alla porta dell'appartamento nume ro 8. - Seguitemi - mormor - non abbiate paura. Mi precedette per uno stretto corridoio, nel quale si avvertiva, accentuato, il disgustoso odore del cavolo. L'appartamento era composto di quattro o cinque loc ali, occupati ciascuno da almeno una famiglia. Si sentiva un gran chiasso e voci acute di bambini risonavano dovunque. In fondo al corridoio egli apr un'altra porta e mi fece entrare in uno stretto st anzino. - la mia casa - disse come scusandosi - non vi posso offrire altro. Sapete come vanno qui le cose. Prego, toglietevi la pelliccia e accomodatevi. Mi guardai in giro. Era una stanza molto piccola, quadrata. Vi stava un divano l etto, una specie di dispensa piena di libri ed effetti personali, un cassettone, anch'esso ingombro di libri, una scrivania, un tavolino ed una sola sedia. C'er a a mala pena lo spazio per muoversi in mezzo ai mobili. - Accomodatevi sul letto mi disse - non poi tanto duro Di fronte agli altri mi p osso considerare fortunato. Ho per lo meno una stanza tutta per me, gli altri, s apete, hanno appena lo spazio per dormire Mi hanno voluto fare una concessione s peciale perch sono artista e ho bisogno di quiete per il mio lavoro. Apr la creden za e ne trasse un involto. - Prego, non vi disturbate per me - dissi, intuendo che mi volesse offrire qualc osa. I suoi occhi brillarono di malcelato piacere. - Amico mio - disse - occasioni come queste sono troppo rare. Mangiamo, beviamo e facciamo una bella chiacchierata assieme. O forse avete fretta? - chiese con e vidente inquietudine. - Affatto - volli assicurarlo - ma non vorrei che esauriste per me le vostre pro vviste. - un piacere - disse semplicemente, e compresi che sarebbe stato assurdo insiste

re. Mi offr della carne un po' dura, aringhe e salsiccia. Poi stur una bottiglia d i vino, e prepar il t sul fornello elettrico. Parlammo dei pi vari argomenti, di li bri e giornali, di cinema e teatro, del prossimo Festival di Londra, della mia u ltima visita a Parigi, dei balletti, della moda femminile, di musica, degli aiut i Marshall, della Corea, e delle possibilit di guerra o di pace. Nonostante sembr asse abbastanza al corrente delle cose, mi ascoltava con religiosa attenzione, come un oracolo. Era addirittura co mmovente. Intanto il tempo passava, ed erano gi le dieci di sera. Diede infine un gran sosp iro, e avvi la conversazione su quello che costituiva l'argomento della mia visit a. - A proposito - chiese - volevate che vi dessi qualche ragguaglio sulla busta , non vero? Feci un cenno affermativo. Me ne ero quasi dimenticato. - Posso vederla un'altra volta? - e la osserv con attenzione. - Chi ve l'ha data, amico mio? - L'ho trovata all'Albergo Astoria - risposi - e ho pensato che mi sarebbe piaci uto parlare con la persona cui indirizzata. Mi guard sorpreso. - Si tratta di un malinteso, di un grande malinteso. La busta non diretta a me. Io mi chiamo Stefan Alexandrovitch Liefschitz. diretta a mio p adre, Alexander Alexandrovitch Liefschitz. molto vecchia. Guardate il timbro. No n vi siete accorto che del 1931? Era vero. Avevo sbagliato io. Il timbro, che mi pareva fosse del 1951 era invece del 1931, e la testa impressa sul francobollo era quella di Giorgio V, non di G iorgio VI, come mi era sembrato. Ero stato un osservatore molto superficiale. Lo guardai disorientato. - strano davvero... - semplicissimo invece - spieg sorridendo. - Vedete, sebbene mio padre fosse un s ovrintendente ai musei, aveva la passione dei francobolli. Ne possedeva una bell issima raccolta, ed era continuamente in corrispondenza con collezionisti di tut to il mondo. Questa busta senza dubbio faceva parte della sua collezione. Mi sentii stranamente eccitato: nuove possibilit nuovi orizzonti si profilarono a ll'improvviso nella mia mente. - ancora vivo, vostro padre? - chiesi. - No, purtroppo, abitavamo assieme al numero 137, dove cadde la bomba. Io non er o in casa, lui invece, poveretto, rimase sepolto sotto le macerie. In seguito po i traslocai in questa casa. - Mi sapreste dire - chiesi incuriosito - come mai questa busta sia andata a fin ire all'Astoria? - Ve lo dico subito. Durante la guerra la vita era molto dura a Mosca. C'era poc o da mangiare, e i prezzi della merce erano iperbolici. La gente vendeva tutto q uello che possedeva, pur di procurarsi qualcosa. Io non avevo altro che la colle zione dei francobolli di mio padre, ma era difficile trovare un compratore. Chi aveva un po' di quattrini preferiva comperarsi uova e carne, e non carta. Comunq ue un giorno, mentre mi trovavo a una cerimonia, cui presenziavano anche parecch i membri delle Ambasciate, eravamo nella primavera del 1942, dopo la ritirata te desca, fui avvicinato da una ragazza russa. Mi disse che aveva saputo il mio nom e da un conoscente comune, e avrebbe desiderato acquistare dei francobolli, per conto di terzi. Dopo qualche giorno ci incontrammo nel Parco dei Sokoli, io le feci vedere la mia collezione e lei se la port via dicendo che fra una settimana mi avrebbe dato la risposta. D opo otto giorni infatti la ragazza mi riport l'album dei francobolli; se n'era tr attenuta una cinquantina circa, e disse che desiderava acquistarli. Discutemmo i l prezzo, poi lei per maggior sicurezza mise i francobolli in una busta, che, se ben rammento doveva essere proprio quella che voi avete trovato. Me ne ricordo dall'inchiostro verde, - Mi potreste descrivere l'aspetto della ragazza? - chies i. - Era giovane, carina, con lunghi capelli biondi a frangetta. Era molto attraent e, e lavorava, credo per la V.O.K.S. - E non sapevate per conto di chi avesse comprato i francobolli?

- Per uno straniero, ma non ne ricordo il nome. Sono passati tanti anni, da allo ra. - Vi hanno pagato bene? Sorrise. - Mica male per quei tempi; mi hanno dato una scatola di burro american o, un chilogrammo circa, quattro scatole di carne in conserva molto buona, poi d ue paia di calze di nylon che ho venduto per una somma favolosa, e un paio di ca lzoni che conservo ancora. La ragazza sembrava piuttosto soddisfatta dell'affare , tanto che si fece dare da me l'indirizzo di altri collezionisti, e son rimasto soddisfatto anch'io. - Non vi spiacerebbe farmi vedere quei calzoni? - chiesi, in preda a una improvv isa eccitazione. Si mise a ridere. - Se non volete altro... - Cominci a rovistare in un cassetto, e me li esib dopo qualche istante. Erano comuni calzoni di tessuto diagonale, e s enza dubbio avevano fatto parte di un completo. Erano ormai tutti consunti e pie ni di toppe e macchie. Dal taglio giudicai che non erano stati confezionati in R ussia. Non portavano l'etichetta del sarto. ma sotto la cintura si intravvedeva il contrassegno, ormai sbiadito, di una lava nderia o pulitura a secco. - Erano troppo lunghi per me - spieg Liefschitz ma ci ho rimediato presto. Mi han no reso un buon servizio per ora non si possono pi portare. - A me invece potrebbero essere molto utili - gli dissi allora. Se vi pagassi ru bli sufficienti per comprarvene un paio di nuovi me li potreste cedere? - assurdo - replic. Se li volete ve li do gratis. Sono ormai consunti, amico mio. - Non c' ragione di regalarmeli - insistetti. - Mi fate proprio un favore, se me li vendete. Si strinse nelle spalle, sorridendo. - Ve li vendo, giacch ci tenete tanto. - Li piieg con cura e me li porse con lo sg uardo un po' preoccupato. - M'incuriosite - soggiunse. Mi sentii imbarazzato. - meglio che vi dica tutto. Avete il diritto di saperlo. Vedete, la ragazza cui avete venduto i francobolli, coinvolta in un delitto e qu esti calzoni possono essere un indizio. - In un delitto? - e mi sbarr in faccia due occhi spaventati. - ' meglio che non m i raccontiate altro, amico mio. Con tanti problemi che abbiamo da risolvere, un delitto non ci vuole proprio. - Si alz e con una certa esitazione nella voce chie se: Ci rivedremo? - Non credo che sia troppo prudente - risposi. - Vi sono molto grato per la vost ra ospitalit e il vostro aiuto. Mi piacerebbe fare qualche altra chiacchieratina con voi, ma sarebbe pericoloso. Mi comprendete? Oh si, rispose tristemente - succede sempre cos. Si respira un po' d'aria fresca, s'intravede un raggio di luce, ma poi lasciamo che tutto si rinchiuda un'altra volta sopra di noi... Avvolse i calzoni in un vecchio giornale, mentre io deponevo sul tavolo una banc onota da mille rubli. Sembr non accorgersene, e mi aiut con gentilezza a indossare il mio pellicciotto: lo ringraziai di nuovo e insieme ci avviammo verso l'uscita. - Arrivederci amico mio - mi disse, sporgendosi sul parapetto per darmi un ultim o saluto - arrivederci - e la sua voce si affievol in un sussurro appena percetti bile. - Fortunato voi, che siete nato inglese. *** XIV. Quanto Liefschitz mi aveva raccontato, parve portare una nuova luce sugli eventi . Fino allora ero convinto che la morte di Mullett fosse dovuta a motivi di ranc ore personale, odio, vendetta o forse anche paura, ma ora un altro elemento si e ra sovrapposto: quello finanziario. Strada facendo rimuginavo tra me sull'accaduto, meravigliato che tanto denaro fo sse stato messo in gioco. Anche senza essere un esperto in materia di filatelica, sapevo che una collezion

e di francobolli poteva valere grosse cifre, e mi convinsi che il forestiero di Liefschitz aveva dovuto approfittare di un'occasione eccezionale. La Russia per molti anni era stata tagliata fuori, si pu dire, da qualsiasi scambio con l'ester o, e chiunque fosse stato molto scaltro poteva approfittarne per realizzare guadagni favolosi. L'impresa doveva essere stata co ndotta su vasta scala, e Liefschi: ne costituiva solo uno dei gradini intermedi. L'affare era stato senza dubbio molto lucrativo, e chiunque era entrato in posse sso dei francobolli, nei mercati liberi del dopoguerra in Occidente aveva certo potuto realizzare una vera fortuna: e ci in cambio di pochi generi alimentari, di calze di nylon, e d'un paio di calzoni! Il forestiero, che non doveva essere stato di troppi scrupoli, aveva certo fatto in modo da non mettersi in luce, per non attirare l'attenzione dei russi in un periodo cos critico. Probabilmente si era servito di Tania come mediatrice ed egl i aveva aspettato il momento opportuno per entrare in possesso dell'inattesa for tuna. Mi meravigliai che la ragazza si fosse prestata al gioco. D'altronde una g iovane donna, in mezzo alle privazioni della guerra, si lascia facilmente adesca re anche solo da qualche oggetto personale, allettata forse da promesse di altri regali. Si trattava ora di chiarire quale nesso ci fosse tra una storia vecchia di parec chi anni e il delitto attuale. Perch un legame ci doveva essere. Se il prezioso bottino fosse gi stato venduto, come sembrava probabile dopo tanti anni, non avrebbe potuto essere il movente di un delitto. D'altronde come si spiegava la presenza di una vecchia busta, riapparsa dopo tan to tempo? O forse tutto era stato nascosto, ed era tornato alla luce, per qualch e circostanza casuale? Qualsiasi ipotesi poteva apparire accettabile; la sola co sa che non riuscivo a spiegarmi era la connessione di Mullett con la complicata faccenda. Nonostante non avessi mai avuto troppa stima di lui, non riuscivo ad immaginarme lo come accaparratore e tanto meno compratore d'occasione. Del resto non era da escludersi che fosse stato segretamente un appassionato di francobolli: per sincerarsene non c'era miglior cosa che fare un altro accurato sopralluogo nella sua camera. Pochi minuti dopo mezzanotte ero di nuovo sopra il tappeto macchiato di sangue. La camera era ancora tutta sot-tosopra, come quando l'avevo lasciata l'ultima vo lta. Il personale dell'albergo evidentemente aveva avuto l'ordine di non ripulir la, fino a quando la delegazione non fosse ripartita. Andai in cerca degli effetti personali di Mullett. Ammesso che egli fosse stato un collezionista di francobolli, nella camera ci doveva essere qualche traccia c he rivelasse tale sua mania. I filatelici di solito lasciano in giro cataloghi, album, annotazioni di compravendita, anche qualche francobollo sciolto. Impiegai pi di un'ora a rovistare per i cassetti e ad osservare tutti gli effetti persona li, a uno a uno. Ma a parte la vecchia busta trovata in precedenza, non c'era nu lla che potesse fornirmi il minimo indizio. Fui invaso da un grande scoraggiamento. Dopo il colloquio con Lief-schitz mi ero illuso di far luce sulla complicata faccenda, ma ora mi parve di aver perduto n uovamente ogni traccia. Sedetti di malumore in una poltrona e accesi una sigaretta per riordinare un po' le mie idee. Forse Jeff domani, sapr suggerirmi qualche cosa pensai cercando di consolarmi. gi mi disponevo ad andarmene, quando il mio sguardo cadde sul volto enigmatico di Stalin, il cui ritratto incorniciato pendeva sopra il divano. Trasalii e mi avv icinai meglio. La pesante cornice dorata, che l'ultima volta si trovava in posiz ione leggermente obliqua, era stata da qualcuno rimessa a posto. Sorrisi. Forse il rispetto meticoloso della polizia aveva provveduto a far spari re ogni traccia di lesa maest; nei confronti del ritratto del Grande Capo. Comunque il particolare, per quanto potesse sembrare irrilevante, mi dava da pensare. St accai il ritratto dal suo gancio, e con cura lo deposi sul tappeto. Esaminai poi la parete toccando l'intonaco con la punta delle dita, nella speranza di scopri re qualche vuoto. Ma non trovai nulla. Mi chinai per sollevare il ritratto, ma q

ualche cosa attrasse la mia attenzione. La cornice era molto vecchia, e sopra vi ammuffiva la polvere di parecchi anni; anche il vetro ra molto sporco. Tutto par lava di una grande trascuratezza. Ma la parte posteriore del ritratto era ripuli ta, e sembrava che il cartone di riparo, fermato con due chiodini, fosse stato r imesso da poco, anche a giudicare dai segni dei chiodi piuttosto recenti. Fui tentato di levare il cartone e sincerarmi che cosa ci fosse dietro. Coll'aiu to di un paio di forbici, trovate sul tavolino da toilette, feci l'operazione e riuscii a sollevarlo un po'. Quello che vidi, mentre allentavo con precauzione i chiodini, mi strapp un grido di sorpresa. Sulla tela del ritratto, ingiallita da l tempo era chiaramente visibile un rettangolo sbiadito, lungo circa venticinque centime tri e alto venti. Sul cartone, poi, in corrispondenza del rettangolo, c'era una debole, ma inconfondibile ammaccatura, come se qualcosa di poco sporgente fosse stato compresso l in mezzo, e anche per parecchio tempo. Solo il volgere di anni poteva produrre tracce cos evidenti. Cercai di riconnettere i fatti. Indubbiamente un oggetto, nascosto dietro il ritratto per vari anni, era stato r ecentemente tirato fuori, e tutto era in relazione col delitto. Doveva trattarsi d'un pacchettino di francobolli. Lo dedussi dalla strana coincidenza della bust a ritrovata sul tavolo di Mullett. La collezione doveva esser stata occultata in quell'insolito nascondiglio sin dal 1942. Il fatto che fosse riapparsa appena o ra stava a dimostrare che l'uccisione di Mullett era dovuta a un tentativo di ri prendere i francobolli. Per riprenderli o per rubarli? Cominciai a riflettere. Poteva anche darsi che l'originale collezionista fosse s tato Mullett in persona. Era la prima volta che ritornava a Mosca dopo la guerra con l'intenzione forse, di riprendersi i francobolli e probabilmente si era fat to dare la stessa camera, che gi un tempo aveva occupato. Rientrato in possesso d ei francobolli, ne aveva parlato a Tania, la quale riferendo la cosa a qualcun a ltro, aveva con ogni probabilit suggerito involontariamente l'idea di un furto e magari del delitto. Questa ipotesi, per, mi parve poco fondata, soprattutto per quello che concerneva Mullett e Tania. . Sussisteva un'altra possibilit. Poteva darsi che a Mullett fosse stata data quest a volta la camera gi occupata da un collezionista durante la guerra, e quest'ulti mo avesse commesso il delitto nel tentativo di ricuperare i francobolli dal nasc ondiglio, dove li aveva cacciati nove anni prima. Incerto fra queste due ipotesi, non dubitavo per che l'assassino dovesse, essere uno dei delegati, anche perch la collezione era stata comperata e nascosta nel 19 42, quando la maggior parte di essi erano in missione a Mosca. L'assassino, chiunque fosse, era entrato nella camera, approfittando dell'assenz a di Mullett, per ricuperare la busta preziosa e non certo con l'intento di amma zzare qualcuno. Se Mullett non fosse fatalmente rientrato all'improvviso, certo sarebbe stato ancora in vita. Cos quella che doveva essere una semplice avventura agli occhi del suo ideatore, si era trasformata in un disastro irrimediabile. A poco a poco riuscii a ricostruire tutto. L'assassino era passato attraverso la camera di Tania, verso le otto e mezzo, non pi tardi, perch, quando Jeff era entr ato per portare il rinfresco, la porta era gi Richiusa. Si era provvisto della co lla, delle strisce di carta, e di una vecchia copia della Pravda, trovata probab ilmente in camera di Tania, alla quale Jeff era solito passare i suoi giornali. Poi aveva attraversato i balconi, senza troppa fretta, poich era sicuro di aver t utto il tempo a disposizione. Non era difficile intuire il resto. Una volta entrato nella camera di Mullett av eva voluto accertarsi se i francobolli erano ancora al posto dove li aveva lasci ati nove anni prima. Staccato il quadro, si era impossessato del prezioso bottino, e aveva quindi riattaccato il ritratto alla parete. I francobolli intanto probabilmente erano stati posati sul divano o sul tavolo. Poi dopo aver accuratamente risigillato la porta-finest ra, era andato nel bagno per lavarsi e sciacquare il recipiente della colla, che poi aveva gettato col giornale fradicio in fondo al cestino della carta.

Intanto erano giunte le nove. La voce rimbombante di Mullett, trasmessa dall'alt oparlante, lo rassicurava. Poi, all'improvviso, ecco la chiave che gira nella se rratura... La scena era cos viva nella mia mente che mi sembr di vivere io stesso per qualche istante il panico di quel momento, e provai una sensazione di malessere fisico. Certo l'assassino aveva creduto che si trattasse della cameriera e si era nascos to in un angolo. Poi si era accorto con terrore che, contro ogni aspettativa, Mu llett rientrava in camera. Che cosa era accaduto allora? Le pi disparate supposizioni mi cominciarono a turb inare nella testa. Mi sembr probabile che Mullett notando lo strano involto, sul tavolo o altrove, si fosse seduto per esaminarlo pi comodamente. Intanto l'assassino, nel suo poco sicuro nascondiglio vagliava tutte le possibil i spiegazioni da dare, qualora venisse scoperto, cosa del resto molto probabile. L'umiliazione che avrebbe dovuto subire di fronte a Mullett, le giustificazioni che avrebbe dovuto fornirgli. un'eventuale perdita dei preziosi francobolli. Tu tto questo gli era certo balenato alla mente. Cos aveva preso con prontezza la propria decisione: o perdere tutto, o sbarazzarsi dell'uomo seduto al tavolo. Non sarebbe stato necessario ucciderlo, bastava scivolare adagio adagio fuori dal nascondiglio, colpirlo alla testa e poi andarsene in fretta Afferrato l'oggetto pi vicino, una bottiglia d'acqua, era sgusciato fuori e aveva colpito di sorpresa l'uomo anziano, il quale, contro ogni previsione, anche per ch aveva il cranio eccezionalmente sottile, era stramazzato esanime al suolo. L'assassino impressionato in un primo momento, aveva pensato poi a mettersi in s alvo con i suoi francobolli; solo la busta che Mullett aveva esaminata per prima , era rimasta inavvertitamente sul tavolo. Dopo aver rovistato le tasche della v ittima, per dare l'impressione del furto, se n'era andato, lasciando la porta so cchiusa. Deve essere stato un uomo di sangue eccezionalmente freddo pensai ma gli eventi successivi dovevano aver contribuito non poco a logorargli i nervi. Un innocente accusato, una ragazza, terrorizzata, fatta allontanare, la consapevolezza che l a polizia era al corrente di tutto, che egli era alla sua completa merc, tutto qu esto era troppo gravoso per non doverne risentire. Non lo invidiavo davvero! . Mi fece solo piacere la costatazione che la parte di Tania in tutta la faccenda era ben diversa da quanto avevo temuto. Certo, aveva facilitato non poco l'impre sa concedendo il passaggio attraverso la sua stanza, ma non doveva aver pensato nemmeno per un secondo a un possibile delitto. Non c'era da meravigliarsi che fo sse svenuta al solo vedere il cadavere di Mullett! Piuttosto preoccupato, riappesi il ritratto alla parete. Un altro compito pi difficile ancora mi attendeva: stabilire l'identit dell'assass ino. E dire che come indizio non avevo nelle mani altro che un misero paio di ca lzoni! *** XV. Quando, il giorno dopo, riferii l'accaduto a Jeff, egli sembr sollevato da un gra n peso. Credo che fosse stato depresso pi dal pensiero che Tania avesse potuto av ere qualche parte nel delitto, che non dalla preoccupazione per l'incolumit perso nale della ragazza. Si mostr subito propenso a esonerarla da qualsiasi responsabi lit. - Vedi - esclam - non mi sono ingannato quando ti dissi che non la credevo capace di rendersi complice d'un assassino. Per il resto deve esser stata influenzata da quel mascalzone... Tu stesso lo sai come qui le ragazze mancavano durante la guerra di quegli accessori tanto necessari a ogni donna, giovane e bella, e ne m ancano tuttora. Be', cosa vuoi che ti dica, ogni altra ragazza al suo posto avre bbe fatto altrettanto. - Non hai torto - convenni - per aiutare qualcuno ad entrare abusivamente nella c amera di un altro, mi pare che non sia precisamente molto onesto. - Lui le avr detto che i francobolli erano suoi, che non voleva altro che ricuper are il proprio. Poverina, non le sar nemmeno sembrato di commettere una illegalit

- cerc di difenderla Jeff. - Non dico che non avrebbe fatto meglio a non immischi arsene, ma comunque siano andate le cose, lei] I sempre una cara piccina. - Il guaio ora - osservai io - che la delegazione sta per ripartire tra qualche giorno e noi non abbiamo in mano la minima prva contro nessuno di loro. - Abbiamo un paio di calzoni - borbott Jeff. - A proposito, fammeli vedere. Andai a prenderli nel cassetto dove li avevo richiusi. - Devono esser stati discreti - osserv Jeff - avranno visto giorni migliori. Vedi amo un po' la taglia. Peccato non poterli fare indossare a tutti i delegati. - Me li sono provati - dissi. - A parte il fatto che sono stati accorciati, non mi vanno neanche male. Jeff mi guard soprappensiero. - Se cos potrebbero andar bene anche per Bolting, ch e ha press'a poco la tua statura, anzi anche per Islwyn Thomas. Per il professor e andrebbero un po' larghi a meno che non sia stato pi grasso a quel tempo. Invec e n Tranter n Cressey li potrebbero infilare. - Anch'io ho pensato la stessa cosa - risposi. - Comunque c' sempre un dubbio. E se non fossero stati comperati per l'assassino? Mi guard sorpreso. - Che cosa vuoi dire? - Pu darsi benissimo - spiegai - che in previsione del suo viaggio in Russia si sia fornito d'oggetti di vestia rio, senza badare alla taglia. Anzi, se mai avr cercato di procurarsi indumenti d i varia misura, per ogni occorrenza. Mi sono spiegato? - Deve essere stato molto accorto per provvedere a tutto - osserv Jeff. - A me sembra pi probabile che se ne sia rifornito una volta sul luogo. Ma guarda un po', devono essere stati ripu liti, e non in Russia a quanto pare, dal marchio. Con un po' di pazienza si rius cirebbe anche a decifrarlo. - un problema serio far chiaro sulla vera provenienz a di questi calzoni - dissi - sono gi passati troppi anni. - E che altro diede ancora, Tania al tuo amico Liefschitz? - chiese egli. - Non c' nulla che ci possa fornire qualche indizio pi chiaro? -- Carne conservata nelle solite scatole americane - risposi. - Ma che vuoi, tutti ne avevano durante la guerra. L'albergo stesso ne era pieno. In quanto poi alle calze di nylon l'assas sino se le sar portate con s. Le aveva comperate magari al Cairo o a Teheran, nel venire qui. | - Niente di pi probabile - ammise Jeff, soffiando grandi boccate di fumo. - Quello che mi fa pensare, piuttosto, - come mai il nostro uomo se ne sia venuto via senza i francobolli, dopo aver fatto tanto per procurarseli. - Io invece me lo spiego benissimo - replicai. - Una volta completata la sua col lezione, avr voluto metterla al sicuro, e deve aver scelto il ritratto di Stalin, per sottrarlo alla eventuale curiosit delle cameriere. In seguito, per una ragio ne che noi non conosciamo, si sar trovato nell'impossibilit di ritirare i francobo lli, che devono essere rimasti nel loro nascondiglio per tutta la durata della g uerra. - Certo nel 1942 ad uno potevano capitare le cose pi inaspettate - ammise Jeff. A proposito, vero che Mullett in una sola notte ha dovuto sfollare da Mosca a K uibishev? - Verissimo, stato per nel 1941. Del resto lui la vittima, non l'assassino. - Hai ragione. Ma pu darsi, vedi, che anche altri come lui siano stati costretti ad abbandonare precipitosamen te Mosca per l'incalzare degli avvenimenti o altro . - Infatti ora che mi ricordo Islwyn Thomas dovette andarsene in fretta - esclama i. - Lo arrestarono all'improvviso, perch aveva percosso un ufficiale di alto gra do. Lo ricondussero all'albergo sotto scorta, e non credo che abbia avuto il tem po sufficiente per riprendersi il bottino, se era suo. - Ti ricordi quale camera occupasse allora? - Quella che occupa attualmente - risposi - cos al meno ci ha detto. - Forse avr voluto gettarvi polvere negli occhi. Si sar fatto dare magari la camer a di Mullett, creandosi un alibi in precedenza. - Non impossibile - convenni. - Ma mi pare un temperamento ingenuo, irriflessivo quasi.

- Non per per quello che riguarda il suo paese - obiett lui. - Avr avuto bisogno di francobolli per rivenderli e ricavarne il necessario per organizzare la rivolta nel Galles. - Tania non ti ha mai detto d'averlo conosciuto prima? - chiese. - Non ne ha fatto il minimo accenno. Ma a me quell'individuo, a dir il vero, pia ce poco. - Cerchiamo ora di vedere gli altri - continuai. - Chiss se anche Schofield se ne sar andato in tutta fretta. - Secondo me, le missioni ufficiali dovrebbero avere sempre un preavviso di alme no dodici ore - osserv Jeff. - Avrebbe potuto essere richiamato in patria improvvisamente per qualche importa nte consultazione. D'altronde per chi al corrente della cosa, pochi minuti sono sufficienti per togliere i francobolli dal loro nascondiglio. - E poi anche un esperto in materia economica - fece Jeff. - Avrebbe potuto valu tare esattamente la collezione. - Per non mi sembra il tipo - obiettai. - Purch abbia la sua pipa, i suoi abiti, a nche di foggia antiquata, ma comodi, ed il suo mucchio di libri, non credo si po ssa preoccupare d'altro. - Io invece non sono del tuo parere - disse Jeff. - Uomini che vivono, come lui, una vita priva di ogni agio e di ogni godimento, quando si trovano dinanzi a un 'occasione insperata, perdono facilmente la testa. E per lui si sar trattato di u n minimo rischio. Ha la camera proprio di fronte a quella di Tania. Ma che ne di resti a proposito di Bolting? Non sai in quali circostanze sia partito di qui ne l 1942? - Ma, mi pare che nel treno mi avesse accennato ad un incidente. Credo che si si a fratturato il cranio, durante un'escursione con gli sci. Varrebbe la pena di s apere come la cosa andata a finire. - In questo sono d'accordo con te - dichiar Jeff. - Anche perch un uomo capace di abbindolare qualsiasi donna. un elemento piuttosto sospetto sotto ogni riguardo. Non ti ricordi che stato il primo a proporre alla delegazione di fare le valigi e ed andarsene subito, appena scoperto il delitto? Avr avuto fretta di porre in s alvo il suo bottino, sicuro di non rimettere pi piede in Russia. Waterhouse deve essere qui fra poco - lo interruppi. - Forse egli ci sapr dire qu alcosa di pi. Jeff si mise a camminare su e gi, soprappensiero, per la stanza, poi all'improvvi so si ferm. - Se vero - disse, 'continuando le sue congetture - che sia stato Bol ting ad acquistare i francobolli, suppongo che ritornato a Londra avr fatto l'imp ossibile per venirsene un'altra volta in Russia. Tu dovresti saper qualcosa. - A voler indagare la cosa da questo punto di vista - replicai - tutti i membri della delegazione sono da considerarsi allo stesso livello. Bolting in Parlament o ha sempre proposto discussioni sulla Russia, Schofield spesso si offerto come organizzatore di missioni. Tutti, pi o meno, hanno svolto un'abile ed efficace pr opaganda in favore dell'Unione Sovietica. Non devi dimenticare che si sono trova ti qui circa all'inizio della guerra, nel 1942; le cose allora andavano bene, er a la loro epoca d'oro, e una volta rientrati in patria avranno continuato sulla stessa linea di condotta. . - giusto quello che dici - ammise Jeff. - Senti, mi viene un'altra idea. Chiunqu e si sia impossessato dei francobolli, deve averli messi al sicuro in tutta fret ta nella propria camera. Che ne dici? Sorrisi. - esatto. Ma non vorrai mica entrare abusivamente nelle camere dei dele gati? Sarebbe una cosa pericolosa; d'altronde impossibile farsene dare le chiavi , - Hai ragione. Eppure sarebbe l'unica soluzione. In quel momento sopraggiunse Waterhouse. Jeff prepar il caff sul mio fornello elet trico, e tutti e tre continuammo a discutere sulla posizione dei vari delegati. - La chiave di tutto il mistero - intervenni io ad un certo punto - sta nell'app urare con certezza in quali circostanze i membri della delegazione siano partiti da Mosca nel' 1942. Voi. Waterhouse, potreste esserci di grande aiuto. Non rico rdate i particolari? Egli prese il suo caff e si accomod in una soffice poltrona, - In quanto al focoso gallese - disse - non so precisarvi nulla, eccetto il fatt

o che all'improvviso cadde in disgrazia. Era sorvegliato pi che arrestato e ricor do a questo proposito che si prepar da solo le valigie. Schofield, poi lasciatemi pensare, partito in gran fretta, lui. Gli hanno dato dieci minuti circa per i p reparativi della partenza. Il problema dei trasporti era difficilissimo allora e bisognava approfittare di ogni occasione, - Non ricordate - gli chiesi - quale camera occupasse? - No, caro amico, non me ne ricordo proprio. - E di Bolting mi sapete dire nulla? - continuai a insistere. - Mi pare che aves se avuto un brutto incidente. - Me ne ricordo. Era andato a sciare con una ragazza sopra un pendio piuttosto e rto per lui. Fin col fracassarsi contro un albero. Non so chi fosse la ragazza e diede a Jeff uno sguardo di traverso. - Male - borbott questi, seccato. - Tutto quanto vi posso dire che la sua stata una brutta caduta. Lo hanno portat o all'ospedale, ma non ne uscito del tutto guarito; pare che avesse perduto la m emoria. Cos col primo aereo lo hanno rimandato a casa. - Ha perduto la memoria? ripetei. - gi un buon indizio, allora. Una volta in Ingh ilterra, non avr certo pensato alla collezione dei francobolli! Sapreste dirmi qu alche altro particolare? - Ben poco. A quei tempi era uno dei membri meno conosciuti della colonia ingles e, tanto che mi sono proprio meravigliato quando ho saputo che era stato eletto al Parlamento. - Come ha fatto a farsi mandare qui? - Credo ne abbia inoltrato richiesta all'Armata, e lo hanno accontentato, anche perch parla il russo. E poi deve aver combattuto; mi pare sia venuto qui dal dese rto. - Quindi - conclusi io - gli indizi gravano su Bolting, Schofield e Thomas, su B olting principalmente. Tranter, Cressey e la signora Clarke non sono mai stati p rima di ora in Russia, e mi consta che la signorina Manning non c' mai venuta dur ante la guerra. Quindi questi ultimi sono fuori di ogni discussione, va bene? Waterhouse conferm con un cenno del capo le mie supposizioni. - Sentite - ripresi - mi pareva che mi aveste detto al ricevimento dell'altro gi orno che vi sembrava di aver conosciuto in qualche parte Tranter. Non cos? - Infatti vero - ammise egli -ma non riesco a raccapezzarmi dove sia stato. Sto pensando - aggiunse - a un'altra cosa. Voi dicevate che l'assassino, partito all 'improvviso nel 1942, era stato costretto a lasciar qui i francobolli. Ma forse voi non vi movete su una traccia esatta. Un ritratto appeso a una parete pu essere spostato, soprat tutto un ritratto di Stalin; ora pu anche darsi che pochi giorni prima che l'assa ssino abbandonasse Mosca, il quadro sia stato rimosso, forse in occasione di un banchetto, dentro o anche fuori dell'albergo. In tali circostanze quel mascalzon e non avrebbe pi potuto metterci sopra le mani. Lo guardai con ammirazione. N io n Jeff avevamo pensato a una simile possibilit. - E inutile perderci in queste complicazioni - intervenne Jeff allora. - Secondo me la miglior cosa conoscere precisamente chi abbia occupato la camera di Mulle tt nel 1942. - Del resto - obiettai io a questo punto - non detto che un ritratto si debba tr ovare sempre nello stesso posto. Non c' niente di pi facile che in nove anni il pe rsonale dell'albergo lo abbia spostato da un ambiente all'altro. Che cosa ne dit e voi, Waterhouse? - possibile - rispose quello - d'altronde io conosco l'albergo da quasi trent'an ni, e non vi ho mai notato grandi spostamenti. Penso che il ritratto deve essere rimasto sempre allo stesso posto a meno che non sia stato temporaneamente rimos so per qualche avvenimento eccezionale. - Sar cos - annuii io col capo - meglio piuttosto scoprire chi abbia occupato la c amera nel 1942. Non sar molto facile, ma, con un po' di fortuna, spero di riuscir ci. - Se stato quell'antipatico gallese - esclam Jeff - ti voglio offrire una bottigl ia di champagne. Andiamo ora a sentire tutte le frottole che ci racconteranno.

*** XVI. Passai il resto della mattinata a dare la caccia alle cameriere. Mi rendevo esat tamente conto del fatto che non avrebbero mancato di commentare con evidente cur iosit le mie domande, ma d'altronde non avevo altri mezzi a cui ricorrere. C'era Katya, una ragazza recentemente trasferita dal quarto al terzo piano, che fu in grado di darmi informazioni piuttosto esatte. Mi disse di ricordare con pr ecisione che il ritratto di Stalin era stato sempre appeso nella camera 435, que lla di Mullett, e gi prima della guerra. Alle mie insistenze soggiunse che forse era stato temporaneamente rimosso per una conferenza o un banchetto, ma comunque dovevano poi averlo riappeso al posto di prima. Il punto di vista di Waterhouse sembrava pienamente confermato. Ogni camera aveva il suo arredamento particolar e, anzi a questo proposito mi venne in mente che forse ci doveva essere anche un inventario. La direzione dell'albergo non permetteva troppo volentieri eventual i spostamenti: la burocrazia russa era rigida sotto ogni aspetto. Mi ricordai le complicazioni che c'erano state solo per spostare senza permesso una sedia da u na camera vicina, anche se libera, e mi vennero in mente le formalit a cui era do vuto sottostare il povero Potts per farsi dare il gatto dell'albergo. Fui rassicurato dalle parole di Katya e in segno della mia gratitudine le offers i due saponi da toilette, che lei parve gradire moltissimo, tanto che mi fece un profondo inchino. A parte tutti questi preziosi ragguagli, nessuna delle cameriere fu pi in grado di ricordare chi avesse occupato la camera di Mullett nel 1942. Qualcuna d i esse sembr avesse delle reminiscenze piuttosto vaghe e ci, soprattutto, nel vede re i saponi di Katya, ma le loro parole erano confuse e contraddittorie. Nemmeno i camerieri parvero in grado di darmi ragguagli pi sicuri. Mi dissi che non sare bbe stato male ispezionare gli archivi dell'albergo, ma entrare di nascosto nell 'ufficio del direttore mi sembr piuttosto arrischiato. Feci colazione in compagnia di Jeff e Potts, ma mi guardai bene dallo accennare a qualunque cosa, perch a poca distanza da me sedevano tutti i delegat i. Potts fu in grado di mettermi al corrente delle loro decisioni: entro la sera st essa avrebbero esaurito il loro programma, riservandosi di abbozzare all'indoman i le relazioni. Al mattino del giorno dopo, che era un luned, sarebbero ripartiti col primo aereo. Si sperava che Bolting, costretto ad un riposo forzato, potess e essere completamente ristabilito per allora. Mi dissi che avevamo a disposizio ne poco pi di un giorno per arrivare a qualche conclusione. Ci ritirammo poi tutti e tre nella mia camera, ed in breve anche Waterhouse ci r aggiunse, impaziente di conoscere i risultati delle mie inchieste. Ma tutti fini mmo col convenire, piuttosto scoraggiati, che nessun nuovo indizio era emerso. - Per essere investigatori dilettanti - osserv Jeff, dopo un breve silenzio - siamo giunti, in fondo, a un buon punto. Non ricordate il nostro colloquio con quel tale Gain? Allora, a dire il vero, non avevamo ancora in mano il bench minimo indizio ! e dire, che sono passati appena pochi giorni Mi alzai di scatto. Me ne ero quasi scordato. - Che tipo! esclamai e come sembra va spaventato. - Non gli deve essere ancora passata - intervenne Potts. - L'ho visto ieri mentr e usciva dall'Albergo Lux. Appena mi riconobbe, se la svign in gran fretta. - E voi che cosa facevate al Lux? - gli chiese Jeff. - Sono andato a trovare dei conoscenti. - Un bell'ambiente - osservai Con ironia. Il Lux era un piccolo albergo riservato esclusivamente per comunisti stranieri. Molti rappresentanti del Comin-form vi avevano abitato un tempo, e durante la gu erra vi risiedevano vari membri del Partito, parecchi dei quali erano attualment e in giro, per svolgere la loro propaganda nei paesi satelliti dell'U.R.S.S. Lo avevo visitato molti anni prima e mi era sembrato pi una prigione che un albergo. I visitatori dovevano riempire un formulario per ottenere il permesso di entrar e, ed anche gli stessi ospiti dell'albergo erano obbligati ad esibire i document

i ogni volta che volevano entrare o uscirne. Waterhouse, che fino a quel momento se ne era stato a sedere con la fronte corru gata, diede in un'improvvisa esclamazione. - Ecco, ora mi ricordo - grid, puntando trionfalmente verso di noi l'indice teso - l'ho visto al Lux! - Spiegatevi meglio - gli dissi con una certa impazienza nella voce. - Ricordo perfettamente - continu. - Tranter usciva allora proprio dal Lux. Lo guardai sbalordito. - Allora? Quando? Deve essere stato durante i primi anni della guerra spieg. - Oh, lo riconoscerei fra mille. Ora si fatto pi robusto ed ha i capelli quasi bianchi, ma zoppicava co me allora. Anzi, mi rammento che stava in compagnia di un tale Ledere, un comuni sta francese, che io avevo conosciuto, e forse stato proprio questo particolare, che deve avere attirato la mia attenzione. - Ne siete sicuro, John? - chiese Jeff. - Se fosse stato qui durante la guerra, anche altri lo avrebbero visto. - Non era indispensabile - rispose Waterhouse. - Al Lux stavano parecchi comunis ti, molto noti, che noi giornalisti conoscevamo bene, e Ledere era uno di questi ; ma ci stavano pure degli altri, poco conosciuti. Erano venuti per una specie d i tirocinio, se cos si pu chiamarlo, ed erano tutte persone che dovevano dare affi damento di svolgere un'attiva propaganda per l'U.R.S.S., una volta rientrati in patria. Tranter sar stato uno di essi, ancora troppo giovane allora per essere co nosciuto. - un abile dissimulatore - osserv Potts - a sentirlo parlare ognuno rimane convin to che veramente la prima volta che viene in Russia. - Gli voglio giocare un brutto scherzo - dissi a questo punto. Andai al telefono e feci il numero della sua camera. Una voce un po' velata rispose, - Qui Trante r. - Sono il direttore dell'albergo - gli dissi in russo. - Vorreste per favore sce ndere nel mio ufficio? Il compagno Goldstein desidera parlarvi d'urgenza. Nessuno rispose. Che succede? - chiese Jeff. - Gli ho detto di passare dal direttore. - E lui che cosa ha risposto? - Nulla. Deve aver riagganciato. - Andai alla porta e la socchiusi. - Ascolta dissi. Sentimmo una porta aprirsi e richiudersi in fondo al corridoio. Subito do po si avvertirono dei passi affrettati, ma piuttosto irregolari, conforme all'in cedere inconfondibile di uno che zoppica. Si allontanarono in direzione dell'asc ensore, dove si perdettero a poco a poco. - chiaro - fece Jeff - secondo me l'assassino deve essere Tranter. - Ma vi pare - obiett Potts - che possa essersi mischiato in una faccenda privata , per giunta cos infamante? Un rivoluzionario puro e di vecchia data non si macch ia di un volgare assassinio. - Perch no? Niente di pi strano che in mezzo a tante pecore nere, ce ne sia un'alt ra, pi nera di tutte. Non credo si possa esonerarlo dalla responsabilit del delitt o. - A meno che nel 1942 abbia abitato al Lux e non qui - osserv Waterhouse. - Questo un particolare, difficile a mettersi in chiaro. Pu darsi che abitasse al Lux, come anche possibile che vi si sia recato solo per trovare qualcuno. Non p oi da escludere che abbia occupato qui, all'Astoria, la camera attuale di Mullet t. Waterhouse mi guard dubbioso. - Comunque, mi sembra che al momento del delitto eg li si trovasse al cinema. - Non un alibi sufficiente - replicai. - Mi ha colpito del resto il fatto che l' inchiesta del commissario nei suoi riguardi stata superficiale. |> - E esatto - ammise Jeff. - Supponiamo pure che sia stato lui l'autore del de litto. I russi avranno fatto di tutto per non far trapelare il minimo indizio. T ranter ora al centro di una importantissima campagna di propaganda, e giudicarlo colpevole di un delitto sarebbe troppo imbarazzante in un momento delicato, com e questo. Avranno abilmente concertato la storia che gi tutti sappiamo, magari an che di comune accordo con la polizia. E probabilmente Tranter, invece di essere

andato al cinema, avr bighellonato nell'albergo, in attesa di effettuare il suo c riminoso progetto. Io l'ho incontrato al secondo piano disse Potts. - Ricordate George, ve l'avevo detto. E non pu essere anche andato a qualche importante riunione dei pezzi gross i del Partito? - Potts potrebbe avere ragione - osservai. - Avr tenuto a non far sapere le relaz ioni che ha con quella gente. ed interrogato avr inventato li per li la storia de l cinema. - Sono tutte supposizioni - intervenne Jeff. - Io sono sempre del parere che sia lui l'assassino. - Siamo degli imbecilli - esclamai io improvvisamente. - Come volete che con que lla gamba rigida abbia potuto effettuare il pericoloso passaggio tra i -due balc oni? impossibile. Jeff, seduto nella poltrona, mi ascoltava sconcertato. Ad un tratto balz in piedi . - Allora, secondo te, non lui l'assassino! Supponiamo pure che non fosse in gr ado di passare da un balcone all'altro, e qui sono d'accordo. Ma se invece di lu i fosse stata Tania a passare oltre? Se fosse andata lei nella camera di Mullett , per aprire in qualche modo la porta dall'interno, e dare cos a Tranter la possibilit di entra re dal corridoio? Lo guardammo in silenzio. *** XVII. Per circa dieci secondi ci sembr di avere trovato finalmente la risposta a tutte le nostre domande. Eravamo in presenza di un uomo senza dubbio pericoloso, la cu i vera professione consisteva nell'organizzare trame e complotti, di un uomo abi tuato a tutti i rischi. Nel 1942 egli doveva essere stato a Mosca, e avervi cono sciuto Tania. Dopo il lungo periodo di ascetismo, fino allora professato, doveva essersi lasciato tentare dalla prospettiva di un lucro inatteso. Naturalmente e ra rimasto nell'ombra, anche perch la disciplina del suo Partito non ammetteva pe r un proprio affiliato la raccolta di francobolli esteri, e dovette ricorrere al la mediazione di Tania. Il suo alibi era piuttosto dubbio e ci contribuiva maggio rmente a far gravare su di lui i nostri sospetti. - Vedete - dissi - Tranter ci ha imbrogliati tutti, perch contrariamente alle nos tre supposizioni, era venuto in Russia gi altre volte. Vorrei vedere se anche gli altri non ci hanno raccontato frottole. Che ne pensate di questo Cressey, per e sempio? - Che diamine - fece Jeff. - Non vorrai mica sospettare anche lui. - Non si sa mai - risposi. - Certo non cos ottuso, come sembrerebbe. E poi, a dir e il vero, dopo questa storia di Tranter non ho pi fiducia in nessuno. Chi ci gar antisce che Cressey non sia uno dei loro? Ma, a quanto pare - disse Waterhouse - sono stati i suoi superiori a farlo venir e qui. - Infatti cos mi ha detto e vorrei poterlo credere: ma con questa gente non si sa mai. Sanno fingere cos bene! E poi stato troppo in giro con Tania. Anche la stor ia delle lezioni di russo mi convince poco. - Ma se fosse gi stato qui durante la guerra - osserv Waterhouse - non avrebbe un cos brutto accento. - Poi del resto ha un alibi indiscutibile -- soggiunse Potts : - lo hanno visto uscire dall'albergo. - N pi n meno come Tranter - replicai. - Ivan asserisce che uscito, ma chi vi dice che non siano stati i russi a creargli questo alibi improvvisato? - Comunque - disse Jeff - non risulta che si sia trovato qui durante la guerra, mentre per il caso di Tranter non sussiste alcun dubbio. E chi altro sospetti an cora? Sorrisi. - Per dir la verit questa Manning mi piace poco. L'abbiamo lasciata fuor i discussione, perch sembrava che nel 1942 non si fosse trovata in Russia. Ma ne possiamo esser sicuri? Inoltre una donna fredda, calcolatrice; ha sempre dimostr ato un'aperta avversione per Mullett, avrebbe provato un vero piacere a colpirlo

. Poi anche scultrice e le sue cognizioni anatomiche possono averla aiutata ad i ndividuare il punto esatto. Ma del resto, anche a parte tutto questo, sono certo che ha mentito quando ha affermato di essere rimasta nella sua camera tutta la sera. Jeff sbuff. - Certo. Se la sar passata piacevolmente con Islwyn Thomas o anche con Bolting. Persone "distinte" come lei hanno una certa ritrosia nel confessare le loro avventure... Ma, la sciamo andare. E alla signora Clarke hai pensato, George? - Non mi pare che possa essere stata lei - dissi. - L'hanno sentita discutere co n Mullett nel corridoio, poco prima del delitto. Sarebbe stato materialmente imp ossibile che in pochi minuti fosse passata attraverso i balconi e avesse aperto i sigilli delle porte-finestre. - Chi che l'ha sentita discutere? - Mi pare la sorvegliante del corridoio. - Te l'ho gi detto che alla testimonianza di questa gente bisogna credere poco o nulla. Anche la Clarke ad esempio potrebbe essere una dei loro. Io invece sono p iuttosto propenso a ritenere che l'assassino non deve essere mai stato in Russia , prima di ora. Penso che abbia commesso il delitto per incarico di qualcuno, ch e ci gi stato. Potts lo guard incredulo. - Niente di pi facile - spieg Jeff. - Supponiamo che ci sia un tale in qualche par te dell'Inghilterra, che sia stato in Russia durante la guerra e qui abbia concl uso l'affare dei francobolli, con l'aiuto di Tania. Per qualche ragione era stat o costretto a lasciare qui il suo bottino, e approfittando ora del viaggio della delegazione, ha magari incaricato qualcuno dei membri di ritirarlo. Lo ha istru ito per filo e per segno, promettendogli in cambio un grosso compenso. Costui, a llettato dalla possibilit di un guadagno, e sempre approfittando della cooperazio ne di Tania, che, dati i precedenti, questa volta non poteva pi esimersene, si la sciato indurre a tentare il colpo. Mi sentii scoraggiato, perch mi parve che questa ulteriore supposizione contribui sse a complicare ancora di pi la faccenda gi cos intricata per se stessa. Mi venner o allora alla mente i famosi calzoni: nessuno ci pensava pi, ma io ero convinto c he mi sarebbero serviti ancora a qualche cosa. Stanchi infine delle inutili disc ussioni, ce ne andammo ognuno per conto -nostro. La sera stessa scesi a pranzo nel ristorante, dove ebbi agio di osservare attent amente i delegati, gi seduti a tavola. Dai loro atteggiamenti mi sembrava impossi bile dedurre chi di essi potesse essersi macchiato dell'infamante delitto. Bolti ng, ancora sofferente della sua recente indisposizione, ascoltava attentamente q uanto Tranter gli stava spiegando, e nessuno dei due mostrava sul volto il bench minimo segno di preoccupazione. Schofield sembrava tutto intento a ripulire la s ua pipa, come astraendosi da quanto accadeva intorno a lui. Islwyn Thomas e Perd ita chiacchieravano allegramente e la signora Clarke stava raccontando di una su a conferenza tenuta al Partito del Lavoro, mentre Cressey l'ascoltava con la sua consueta cortesia. Immaginare qualcuno di essi colpevole di un delitto mi sembr allora la cosa pi ridicola ed assurda del mondo. D'altronde mi dissi che un assas sino scaltrito deve sapere nascondere e tenere abilmente a freno i propri sentim enti; perci era inutile starmene li a spiare volti ed atteggiamenti sospetti. Mi misi a congetturare chi di essi potesse essere esperto in materia di filateli ca. La passione per i francobolli una cosa piuttosto comune, mi dissi l'hanno i re, gli scolari, i giudici, gli esploratori, gli uomini d'azione e perfino i letterati. C' chi lo fa per passatempo e chi per speculazione. Dei sette delegati seduti al tavolo mi parve che Schofield, Bolting, Tranter e Cressey potessero anche interessarsene, Perdita non si sarebbe abbassata a fare la collezionista, Thomas era troppo impu lsivo per dedicarsi e la signora Clarke invece troppo affaccendata con le sue or ganizzazioni femminili. Dopo un ponderato esame delle pi disparate ipotsi, mi parve di potr escludere dalla responsabilit del delitto solo due delegati: la signora Clarke e Cressey. la pri ma, perch priva dell'intelligenza necessaria all'uopo, il secondo perch di caratte re bonario e di animo piuttosto sensibile.

Li osservai mentre conversavano e sentii di odiarli tutti indistintamente. Mi di spiaceva che il povero Nikolai, innocente, e Tania dovessero espiare per colpa d i uno di essi e mi sentivo sdegnato all'idea che Mosca avesse un'altra volta inv entato le solite storie, assurdamente mostruose, che noi dovevamo accettare, ben ch fossimo convinti che si trattava di menzogne. I delegati, una volta rientrati in Inghilterra, avrebbero fatto una relazione qu anto mai lusinghiera, e la morte di Mullett sarebbe divenuta il consueto fatto d i cronaca destinato a cadere in dimenticanza. Il vero colpevole avrebbe denuncia to a gran voce il delitto, come il pi mostruoso assassinio politico del dopoguerr a, ed in seguito si sarebbe goduto in santa pace i frutti del suo atto infame. Mi sarebbe piaciuto poterli interrogare a uno a uno, d'altronde io li conoscevo poco, ed essi avevano sempre apertamente dimostrato di non gradire la mia presenza. Se avessi fatto loro dell e domande avrebbero mostrato di giudicare come un'intrusione la mia ben motivata curiosit. A questo punto delle mie riflessioni, Perdita si degn di onorarmi d'uno sguardo, e come se avesse letto i miei pensieri, mi sorrise piuttosto ironicame nte. E Non ne potei pi: traboccante d'ira, mi alzai di scatto e raggiunsi velocemente il quarto piano. La porta di Jeff era aperta ed io entrai rumorosamente nella su a camera. Stava chino sopra una valigia, - Hallo, George - disse voltandosi. Ma appena mi vide, ammutol di colpo. - Mio Dio, che cosa ti accaduto? - Jeff - dissi - assolutamente necessario che noi facciamo luce su questo delitt o prima che i delegati se ne tornino in Inghilterra, perch rintracciarli poi sare bbe un affare serio. Io li metter a uno a uno dinanzi all'evidenza dei fatti, e v edremo se anche allora mi rideranno in faccia. In tutti gli altri paesi la poliz ia usa questo metodo, del resto il solo mezzo efficace per farli confessare. - Per, sangue freddo, mi raccomando - mi ammon Jeff affettuosamente. - Vuoi bere q ualcosa? - No, grazie. - Guarda un po' - osserv egli - non pi tardi di due o tre giorni fa mi hai consigliato di badare alla mia pelle. Ed ora vorresti arrischiare la t ua. - La cosa diversa - dissi. - Nel caso tuo si trattava di un evidente pericolo, q ui non c' nulla che lo faccia supporre. - Comunque, non dimenticare che ti troverai di fronte all'assassino, stai in gua rdia. Vuoi che ti dia una mano? - Preferisco sbrigarmela da solo. Volevo solo informarti che ora mi caccio nella gabbia delle bestie feroci... - Preferisco accompagnarti. - meglio che tu non lo faccia, per ora. Comunque, se me la vedessi brutta, sarei contento di poter contare sul tuo aiuto. - Star all'erta, amico, non ti preoccupare. Me ne andai in fretta, lasciandolo poco convinto. Attesi nella mia camera fino a che tutti i delegati avessero presumibilmente lasciato il ristorante e poi al t elefono feci il numero di Bolting. *** XVIII. Recatomi da lui dopo un quarto d'ora, trovai i delegati raccolti nella sua camer a. Perdita, graziosamente poggiata sull'angolo di un vecchio sof, mi guardava con aperta ostilit. Islwyn Thomas sedeva accigliato su una sedia. Cressey sembrava t rovarsi in evidente disagio fisico e morale, e vicino a lui stava seduta la sign ora Clarke, il cui volto acceso tradiva un'inquietudine non lieve. Il professore si era messo a sedere accanto alla finestra, con un cuscino sulle ginocchia e m i guardava con curiosit. Tranter e Bolting stavano dietro al tavolo, nell'atteggi amento di due giudici. Cominci a parlare Bolting, con voce appena percettibile. - Sedete, per favore, si gnor Verney. - Aveva una sciarpa al collo, e sembrava facesse fatica ad aprire la bocca. Mi sedetti su una sedia, evidentemente riservata per me. Tenevo avvolti accurata

mente in un pezzo di carta i famosi calzoni, deciso a farli vedere quanto pi tard i fosse possibile. - Il signor Tranter parler anche per me - fece Bolting, con voce rauca. - Mi vorr ete scusare, ma ho mal di gola - e indic la sciarpa di lana. Tranter infatti prese subito la parola. - Siamo qui tutti riuniti, signor Verney - disse. In contrasto con gli altri sembrava piuttosto gentile e ben disposto. - Ma abbiamo per una gran fretta. Come sapete, siamo in procinto di partire: sare mmo perci lieti se veniste subito alla questione. Che cosa ci dovete dire di cos u rgente in merito alla morte del signor Mullett? - Nulla di speciale - risposi. - Voglio portarvi solo a conoscenza del fatto che stato uno di voi a ucciderlo. La reazione non fu molto diversa da quanto mi aspettavo. Tranter sbarr tanto di o cchi, Bolting scosse il capo, e un coro generale di proteste si lev dagli altri. Perdita mormor uno sprezzante ridicolo, e la signora Clarke esclam sbalordita: Ma gu arda, cosa dice! . Un silenzio generale segu al primo istante di sbalordimento. Perdita riprese a parlare. - Perch sprechiamo inutilmente il nostro tempo? palese che il signor Verney odia la nostra delegazione e cerca in tutti i modi di farc i del male. un volgare reazionario, e la sua non altro che un'abile mossa politica, oppure vuole trovare l'argomento per un sensa zionale articolo, da pubblicare su quel suo miserabile giornale. Suggerisco di f arne un rapporto al Dipartimento Stampa, ci penser poi il signor Ganilov a dargli una buona lezione... - Del resto noi tutti conosciamo le circostanze in cui morto il povero signor Mu llett - salt su a strillare la signora Clarke. - stato quella canaglia di camerie re ad ammazzarlo, come dicono anche i giornali. Si, un vile reazionario, anch'io sono di questo parere. - Un momento, signori - intervenne Tranter con studiata calma. - Cerchiamo di no n farne una cosa di pubblico dominio. - Ditegli di andare altrove a contare le sue bugie -- continu la signora con voce stridula. - ci che intendo fare - intervenni a questo punto. - Perci ho pensato che ognuno d i voi avesse interesse a sapere come vanno le cose, per potersi eventualmente gi ustificare, una volta rientrati in Inghilterra. - Per quanto le accuse del signor Verney non siano altro che un puro prodotto di fantasia - osserv Tranter - ritengo che sia opportuno sentire quello che vorr dir ci. Parlate pure, signor Verney, vi ascoltiamo. Sedetti e cominciai ad esporre i fatti, come erano per filo e per segno. Sostenn i anzitutto, con le dovute argomentazioni che Nikolai non poteva essere l'assass ino, poi accennai agli indizi scoperti nella camera di Mullett, alla scomparsa d i Tania, al fatto che i russi erano al corrente di tutto, ma avevano abilmente cercato di mettere al coperto l'assassino, e infine alla faccenda dei francobolli. Non feci invece il minimo accenno a liefschitz, e mi astenni da qualsiasi allusione personale. La mia esposizione non rimase senza effetto. Un silenzio generale, prolungato, t enne dietro alle mie parole. Anche questa volta Perdita ricominci a parlare con la sua solita disinvoltura. Il signor Verney ha giustificato con sufficiente chiarezza i motivi che lo hanno indotto a farci riunire qui. Per, come gi prima ho osservato, si tratta sempre de lla solita montatura per motivi politici. Come se qui si volesse arrestare un uo mo, di cui si sa che innocente! Sono tutte fandonie, dalla prima all'ultima paro la, Tranter annu col capo. - A parte poi ogni altra cosa - osserv - mi sembra improbab ile che valga la pena di esporsi a tanti rischi per una semplice collezione di f rancobolli. - Oh, ne vale la pena, e come, signor Tranter! - intervenne a questo punto Cress ey. - Io stesso me ne intendo un po'. Ci sono francobolli che valgono da soli ve nti o trenta sterline, per non parlare poi dei pezzi rari, che possono valerne a volte anche mille, - Grazie, Joe - mormorai sottovoce. Mi ero scordato della sua esperienza in mate ria di filatelica.

Lo sguardo indagatore di Tranter si pos su di lui per un breve istante. - Comunqu e - disse - le accuse sono piuttosto vaghe, e non sostenute da alcuna evidenza t angibile. - Saranno meno vaghe - replicai - se si proceder ad un accurato sopralluogo nella camera di Ognuno. Il pacco dei francobolli deve essere in qualche parte nell'al bergo. - Io non ho nulla in contrario a che la mia camera venga perquisita disse Cresse y, ma la sua risposta incontr una generale disapprovazione. - Io invece non lo permetterei assolutamente - grid Perdita velenosa. - Che dirit to avete di procurarci tutti questi fastidi? - In un paese dove la polizia collabora col criminale ho tutti i diritti - replicai. - Del resto sono in possesso di un indizio piuttosto tangibile. - E sfasciai il mio pacco, togliendone i logori calzoni di Lief-schitz. - L'uomo che nel 1942 ha voluto entrare in possesso della collezione dei francobolli - conti nuai - ha dato in cambio tra l'altro anche quest'indumento. Forse qualcuno dei signor i in grado di riconoscerlo? Perdita arricci il naso con disgusto, la signora Clarke fece sottovoce un comment o, ma gli uomini si alzarono per esaminare i calzoni da vicino: Ognuno naturalme nte si affrett a dichiarare che quell'indumento non era roba sua. - Peccato - esclamai. - Veramente non faccio il poliziotto di mestiere e sono ce rto che questi calzoni mi daranno un sacco di fastidi. Perch una volta di ritorno in Inghilterra, con l'aiuto di Scotland Yard, dove conto parecchi buoni amici, dovr rintracciare la lavanderia che li ha ripuliti; il marchio c' ancora, per quan to poco visibile. E poi sono di lana piuttosto buona, qualunque esperto in mater ia sar senza dubbio in grado di stabilirne la provenienza. Non impossibile inoltr e che uno degli amici o conoscenti dell'assassino stesso non li possa riconoscer e, anche dopo tanti anni. Infine, c' la misura e questo un indizio infallibile. - E voi credete - mi interruppe Schofield - che un tribunale inglese possa eserc itare la sua giurisdizione nei riguardi di un delitto, commesso in Russia, come voi asserite? - Vuol dire che se l'assassino non ci rimetter la testa, ci rimetter per la riputaz ione - fu la mia secca risposta. - E anche questo conta. Del resto - continuai, mentre riavvolgevo i calzoni nella carta - saremmo gi a miglior punto, se voi, co operando con me, mi deste alcune utili delucidazioni. Per esempio, vorrei sapere quale camera hanno occupato i delegati, quando sono stati qui l'altra volta, ne l 1942. Schofield mi guard sbalordito, ma poi si strinse nelle spalle. - Se questo vi pu a iutare - disse - ad allontanare i vostri infondati sospetti, la mia camera era a l secondo piano, in fondo al corridoio. Aveva il numero 284, lo ricordo esattame nte. - Grazie, professore - e mi rivolsi a Thomas. - Credo che voi abbiate avuto la m edesima camera, che occupate ora, vero? - All'inferno voi e la camera - borbott lui. - Si, vero. - Visto che tutti sono cos ben disposti ad aiutarvi - intervenne Bolting - la mia camera era al terzo piano, al numero 370. - La conosco - annuii. - Era una bella camera quieta, che dava su una viuzza tra nquilla; ai miei tempi ci stava un agente di polizia. E la vostra che numero ave va, signor Tranter? L'interpellato mi diede uno sguardo gelido. - Che cosa vi fa supporre, signor Ve rney, che io sia stato qui nel 1942? - Qualcuno, che vi ha visto allora, vi ha riconosciuto - risposi tranquillamente . - Voi siete uno dei vecchi affiliati al Partito, signor Tranter, una specie di lupo sotto le spoglie di agnello. A proposito, vi chiedo scusa della telefonata di ieri sera. Mi spiace che abbiate dovuto fare le scale inutilmente. Non era i l compagno Goldstein che vi chiamava, ero io che mi sono preso il gusto di fare uno scherzo. Poco originale, vero? Non rispose, ma sembrava mi volesse fulminare con lo sguardo minaccioso. - Se a volte circostanze speciali possono indurre una persona a non accennare a fatti p assati - disse infine - ci non significa per che si tratti di un assassino.

Un silenzio glaciale accolse le sue parole. Certo i delegati non si erano aspett ati una cos inattesa rivelazione. - E voi Joe - continuai, rivolgendomi a Cressey - siete stato qui nel 1942? - Oh no, signor Verney - fece quello spaventato. - Vi avevo detto come erano and ate le cose per me. - Me ne rammento - risposi rassicurato. Bolting si chin verso Tranter, e fra i due ci fu un breve scambio di parole. Poi quest'ultimo si rivolse a me. - Signor Verney - disse con palese ironia - la vos tra storia molto interessante, e ha divertito tutti i presenti. Ma ora vorremmo che ci chiariste una questione, la pi importante di tutte. A parte questi calzoni , che non costituiscono certo una prova sufficiente, avete indizi fondati nei conf ronti di singole persone? Lanciai uno sguardo a Perdita. - Ho appena un lieve indizio - dissi - ma mi rise rvo di appurarlo fra non molto. Buona notte, compagni - e uscii col prezioso inv olto sotto il braccio. *** XIX. Tornai di buon umore da Jeff, per narrargli l'accaduto. Mi sentivo soddisfatto p er avere affrontato la delegazione e cacciato fuori la bile che da tempo mi rode va. Egli mi ascolt con evidente compiacenza, ma poi il suo volto paffuto assunse un'e spressione piuttosto preoccupata. - Speriamo - disse - che le tue parole non abbiano inasprito qualcuno di quei si gnori. Chi si trova in una situazione disperata, arrischia tutto per tutto. - In questo hai ragione - ammisi. - Cercher di stare all'erta il pi possibile. - Comunque, puoi sempre contare sul mio aiuto - e le sue parole tradivano un lie ve nervosismo. - A proposito, che cosa vuoi fare di questi pantaloni? - Ho pensato di metterli nella mia camera. - Sarebbe meglio che tu li lasciassi qui - osserv egli soprappensiero. - Non si s a mai, l'assassino potrebbe essere tentato d'impossessarsene. Li metter al sicuro . - Mi preoccupa piuttosto come portarli fuori - esclamai. - I russi saranno gi inf ormati dell'acaduto e al momento opportuno faranno di tutto per averli. - Penser io a nasconderli tra i miei bagagli - disse. - Credo che il signor Ganil ov non mi vorr dare molti fastidi, cos almeno le sue parole davano a supporre. Li depositer poi per te a Londra. - Hai gi fissato la partenza? - chiesi. - Non ancora definitivamente. Dicono che ci sar un aereo mercoled. Ganilov mi ha p romesso un posto, ma con lui non si sa mai. - Perch non gli chiedi di partire assieme alla delegazione? Digli che ti richiama no d'urgenza per una missione nell'America del Sud. Credo che sarebbe contento d i spedirti al pi presto. E poi, viaggiando con quella gente avresti il vantaggio di evitare le solite seccature della dogana. - Mi prover a dirglielo - e dopo avermi salutato, se ne and. Ritornai in camera e mi misi a sfogliare un libro sull'Algeria. Era senza dubbio interessante, ma la mia attenzione era rivolta altrove. Pensavo all'assassino, il quale si doveva trovare in una situazione piuttosto imbarazzante. Se una volt a in Inghilterra il mistero dei calzoni fosse stato chiarito, tutto avrebbe fini to col parlare contro di lui. Ed anche se per legge non avesse potuto essere pro cessato in patria, si sarebbe rovinata la riputazione e la carriera. D'altronde era necessario che rientrasse in Inghilterra, perch i russi in cambio della sua i mpunit avrebbero preteso da lui che svolgesse in Occidente una vasta ed efficace propaganda in loro "favore. Mi chiesi un po' preoccupato quali potessero essere presentemente i suoi piani. Un brusco colpo alla porta mi fece sussultare. Mi alzai per aprirla, convinto ch e si trattasse di Jeff, ma, ricordandomi dei suoi avvertimenti, per prudenza tra ttenni la mano sulla maniglia. - Chi ? - chiesi.

- Sono Islwyn Thomas. Apersi a met la porta, e gli diedi un rapido sguardo. A quanto potei vedere, non aveva nulla nelle mani. - Venite - dissi rassicurato. Lo feci entrare, lasciando la porta socchiusa alle sue spalle. - Son venuto, Verney - disse --per avvertirvi nel vostro stesso interesse di las ciar fuori la signorina Manning da tutti questi sporchi intrighi. Perch, altrimen ti... - e la sua voce si fece minacciosa - ve la farei pagar cara. - Grazie per l'avvertimento. Vi servireste forse di una bottiglia...? Sembr per un istante che volesse colpirmi e fui grato a me stesso per avere avuto la precauzione di lasciare la porta socchiusa. - Siete pazzo a supporre che io abbia a che fare con la storia di Mullett - escl am dominandosi a stento. - Sono preoccupato unicamente per la signorina, ve lo ri peto. Non voglio che la sua riputazione venga minimamente intaccata, mi avete ca pito? - Non mi sembra di avere offeso la sua onorabilit - replicai con ironia. - E che cosa significano allora le vostre dannate allusioni? - ribatt con violenz a. - Al momento del delitto la signorina si trovava casualmente in mia compagnia , ma non desidera che se ne parli. Va bene? - E ha incaricato voi di venire a minacciarmi! Ma sono cose ormai fuori di moda, amico mio - osservai con un risolino sprezzante. - Farabutto che non siete altro - url egli fuori d s. - Perch siete cos esasperato, Thomas? - gli chiesi con tutta calma. - Se la signor ina si trovava con voi al momento del delitto, affar vostro e non mi interessa p roprio niente. Purch sia vero quello che affermate. - Cosa volete dire? - strinse i pugni in atto di minaccia. - Oh, voglio dire solo che non ci sono prove - risposi calmo. - Per quello che c oncerne la sua riputazione, ve ne potete andare tranquillamente. Ma se cercate i nvece di crearle un alibi, per proteggerla dall'accusa di un delitto forse comme sso, allora sprecate inutilmente il vostro tempo, perch io non temo le vostre min acce. Mi guard torvo per un istante, poi si strinse nelle spalle ed usc. M'accinsi ad andare a letto piuttosto inquieto. Paurose supposizioni mi turbinav ano nella mente. Pensavo che l'assassino avrebbe fatto senza dubbio un ultimo, d isperato tentativo e non era da escludersi che lo facesse quella notte stessa. L a scena con Thomas aveva sconvolto la mia solita calma: era gi arrischiato per se stesso il trovarsi in pieno giorno di fronte a una masnada di delinquenti, ma b en diverso era lo starsene a letto in una camera d'albergo nel silenzio della no tte ed aspettare coi nervi tesi che qualche cosa di pauroso succedesse da un ist ante all'altro. Il coraggio morale e quello fisico sono due cose ben distinte, e d io non sono stato mai un eroe, lo confesso. Mi sembr che la porta della mia cam era fosse poco resistente; una vigorosa spallata sarebbe bastata per sfondarla ) > mi dissi. Tendevo l'orecchio, e, in qualsiasi rumore esterno mi pareva di indi viduare dei passi sospetti che si avvicinavano. L'idea di essere aggredito nel s onno mi terrorizzava e mi tenevo pronto a balzar dal letto ed affrontare il mio immaginario aggressore. Mi sentivo malsicuro. Mi preoccupava il pensiero che l'assassino, impossessatosi in qualche modo della chiave di Mullett, si potesse introdurre nella mia camera attraverso il balcone. Non era improbabile che venisse anche dalla stanza di Ky ra: pratico, come era ormai, avrebbe agevolmente rifatto la via gi percorsa. Anche la polizia politica potrebbe tentare un colpo pensai niente di pi facile che vogliano sbarazzarsi di me . Mi diedi del pazzo per essermi messo in un cos brutto pasticcio, mentre un f reddo sudore m'imperlava la fronte. Infine balzato dal letto, collocai una sedia dinanzi alla grande porta-finestra che dava sul balcone e spostai l'armadio in modo da coprire l'uscio del corridoi o. Ero contento che Jeff non mi vedesse in quell'atteggiamento. Prima di tornare a letto, tolsi dalla valigia uno dei miei pattini e lo posai accanto a me sul t avolino da notte. Dopo questi preparativi i miei timori si dissiparono e caddi p resto in un sonno profondo. La mattina dopo, ai primi chiarori del giorno, le mie precauzioni mi sembravano

ridicole e assurde e mi affrettai a ricollocare i mobili al loro posto di prima. Avevo appena finito di vestirmi, quando squill il telefono Era Gressey, che desi derava sapere se poteva venire da me per una cosa piuttosto urgente. Gli dissi che lo aspettavo. Non sapevo che cosa potesse volere e attesi il suo a rrivo con una certa impazienza. Dopo pochi minuti era gi dentro la mia camera. - Ho desiderato parlarvi, signor V erney - disse piuttosto imbarazzato - perch mi trovo in un serio impiccio e voi s iete la sola persona a cui mi posso rivolgere. - Che cosa successo? - chiesi. - Oh, terribile! Dopo quello che accaduto ieri sera mi trattano come se fossi io l'uccisore del signor Mullett. - Come mai? Vi hanno detto qualche cosa? - Non mi hanno detto nulla, ma sono certo che lo pensano. Sono stati sempre cos g entili con me, ma da ieri mi trattano con disprezzo, come se fossi un essere rip ugnante. - Probabilmente fanno cos - dissi - perch siete stato d'accordo con me nel valutar e preziosa la collezione di francobolli. Son canaglie, sapete. Mi guard dubbioso. - Secondo me, invece sono convinti che io sia l'assassino, per ch fra tutti, pare, sono il solo che si intenda un po' di francobolli. -- Ma Joe - cercai di rassicurarlo - voi non siete stato qui nel 1942, e siete f uori di ogni sospetto. Ce l'hanno con voi, perch devono avere capito che non la p ensate come loro. Mi diede uno sguardo sconsolato. Forse avete ragione, signor Verney. E poi sono d'accordo con voi. Sar stato uno d i essi... Sono contento di tornarmene a casa. Non ho tempo io di occuparmi di qu este cose. Signor Verney - chiese infine con una certa esitazione - vi posso ess ere di aiuto in qualche cosa? - Grazie Joe - gli feci - non ho bisogno di niente. Se mai ve lo far sapere. - Ho pensato - continu un po' titubante - che mi potreste affidare i calzoni. Ve li porterei in Inghilterra. Suppongo che non vorranno visitare il mio bagaglio, dato che faccio parte della delegazione. Lo guardai con stupore, misto ad una certa diffidenza: Possibile che si nasconda qualche cosa dietro a questo sguardo onesto, quasi ingenuo? mi chiesi. Decisi di metterlo alla prova. Cominciai a parlargli in russo, accusandolo dell' assassinio di Mullett. Mi guard con tale perplessit, che mio malgrado mi misi a ridere, completamente ras sicurato. - Scusatemi Joe - cercai di giustificarmi - stavo pensando a qualche c osa. Andatevene pure e non vi preoccupate per me. Ai calzoni penser io. - Benissimo, signor Verney. Me ne vado per stendere quel disgraziato rapporto. C i tengono molto che lo si faccia prima della partenza, ed io non so proprio che cosa dire. - Non fatelo per ora. Dite che ci dovete ripensare, prima di stenderlo. Buona fo rtuna, Joe. - Anche a voi, signor Verney - e, dopo avere abbozzato un goffo cenno di saluto, usc. Il resto della giornata pass senza incidenti. I delegati si erano tutti raccolti nella camera di Bolting, evidentemente per accordarsi circa la relazione, e non ne vidi alcuno. Cominciarono a preparare i loro bagagli verso sera. Alle diciann ove circa Bolting e Tranter entrarono nella camera di Mullett, per raccogliere i suoi effetti personali, che all'indomani avrebbero provveduto a far spedire, in sieme ai bagagli di tutti gli altri. Poi scesero al ristorante per partecipare a l banchetto di addio, offerto in loro onore dalla signora Mirnova e dalla V.O.K. S. Jeff intanto aveva avuto da Ganilov il permesso di partire in aereo con la deleg azione. Attesi che ultimasse i suoi preparativi, e poi tutti noi ci raccogliemmo per festeggiarlo. Il trattenimento non fu certo lieto come le altre volte, ma c omunque quando tutti ce ne andammo a mezzanotte passata, nessuno pareva pi preocc uparsi n del delitto n dlla delegazione. Me ne andai a letto senza pi pensare ai pau rosi incubi della notte scorsa e non mi presi il fastidio di spostare i mobili. Ero certo che il caso Mullett era gi definitivamente liquidato, e rassicurato da

tale convinzione, mi addormentai tranquillamente. *** XX. Il giorno dopo mi svegliai di pessimo umore, come presentendo che qualche cosa d i sinistro sarebbe accaduto entro la giornata. , Se da una parte mi sentivo sollevato all'idea che fra non molto la delegazione a vrebbe sgomberato l'albergo, d'altro lato mi rincresceva di perdere la compagnia del mio caro Jeff, e mi dissi che Potts non avrebbe potuto riempire il vuoto de lla sua partenza. La mia missione poi mi pareva | che dovesse concludersi in fal limento, anche perch dopo il colloquio con Ganilov era inutile che facessi affida mento sui favori che egli si era degnato di concedermi, di tanto in tanto. Pensa i addirittura che non mi sarebbe dispiaciuta l'idea di partire con l'aereo di Je ff. Infine per rischiararmi un po' le idee, feci una bella doccia e finii col co nsolarmi al pensiero che in fondo me la sarei cavata in qualche modo, e che avre i cercato di supplire con la compagnia di Waterhouse a quella dell'amico Jeff. A colazione lessi i giornali del mattino, pieni di sensazionali notizie sulla pr ossima partenza della delegazione. La Pravda aveva addirittura pubblicato le fot ografie di ognuno dei delegati, e una pagina intera era dedicata alle interviste e agli ultimi messaggi. Un altro giornale portava scritto in alto, a caratteri cubitali La Delegazione della Pace reca i migliori saluti e auguri ai lavoratori dell'Occidente. Quando uscii dalla mia camera, una gran confusione regnava gi nel corridoio. La p orta di Mullett era aperta, e vidi Ivan, che usciva curvo sotto due pesanti vali gie, il cui contenuto mi era ormai familiare. Schofeld, in tenuta da viaggio, fum ava la pipa con la sua solita aria assente. La signora Clarke, nella sua pellicc ia, che aveva la pretesa di essere leopardo vero, stava accanto alla porta della sua camera, reggendo nella mano un'enorme mazzo di fiori di serra. Cressey stava seduto sopra la sua valigia, immerso nei propri pensieri. Bolting irricono scibile sotto la sua larga pelliccia, con la testa coperta da un berretto e la s ua inseparabile sciarpa sul collo, parlava con Tranter. , Mi imbattei in Jeff e gli dissi a quale indirizzo avrebbe dovuto depositare i ca lzoni, per quanto fossi quasi sicuro che una volta rientrato in Inghilterra avre i finito col disinteressarmi di tutta la faccenda. Neanche l'assassino si era pi preoccupato di riavere il suo indumento, probabilmente nella certezza che non av rebbe condotto a nessun risultato positivo. Rallegrato da questa costatazione, s cesi nell'atrio, per godermi da vicino lo spettacolo della partenza. In basso era gi raccolto tutto il bagaglio dei delegati, pronto ad essere spedito all'aereoporto. Il vestibolo era affollato dal personale dell'albergo, come per le grandi occasioni, da funzionari della polizia politica, e da una rappresenta nza della V.O.K.S, guidata dalla signora Mir-nova. Perdita e Islwyn Thomas conve rsavano con Kyra, e Bolting stava scendendo le scale con la signora Clarke. Ness uno mi degn di una sola occhiata, come se non si fossero nemmeno accorti della mi a presenza. Pareva che per essi non fossi altro che un volgare imbroglione, il q uale aveva voluto intromettersi in faccende che non lo riguardavano, e quasi qua si mi rallegrai della loro ostentata noncuranza nei miei confronti. Un incessante andirivieni segu nei prossimi quindici minuti. I delegati sembravan o inquieti, e parlavano raccogliendosi in piccoli gruppi. Sentivo la signora Mir nova raccomandare a Bolting di tenere la gola coperta; afferrai ancora qualche frammento della conversazione fra Thomas e Schofield, e udii Tranter che diceva alla signora Clarke che le condizioni atmosferiche erano piuttosto confortanti per il volo. Dissi poche parole di commiato a Cressey, mentre la signora Mir-nov a faceva riunire tutta la delegazione. Le macchine non erano ancora arrivate, e nemmeno Jeff era sceso. Pensai di salir e, per conoscere la ragione del suo ritardo, ma nel fare le scale mi ricordai ch e avevo ancora da consegnargli la lettera per il mio giornale, che egli mi aveva promesso di far recapitare. Il corridoio sembrava ora tutto deserto. Le porte delle camere, gi occupate dai d elegati, erano spalancate. Mi chiesi che cosa stesse facendo Jeff e perch non fos

se gi sceso insieme agli altri. Misi la chiave nella serratura ed entrai nella mia camera, per prendere la lette ra. Era ancora sul cassettone, accanto alla finestra. Avvertii una sensazione di freddo, che mi fece rabbrividire. Guardai automaticamente ai vetri, convinto ch e una delle cameriere avesse arieggiato la stanza e si fosse poi dimenticata di chiud erli. Ma in quell'istante vidi qualcosa che mi fece agghiacciare il sangue nelle vene. I sigilli alle porte-finestre erano stati rotti. Qualcuno, approfittando della mia assenza, era entrato dal balcone nella camera. Sarei stato capace di mettermi a piangere. Proprio allora avrei dovuto stare all 'erta, nel momento della confusione, di cui l'assassino aveva abilmente saputo a pprofittare. Egli era venuto presumibilmente attraverso la camera aperta di Mullett, per veder d'impos sessarsi all'ultimo momento dei calzoni, ed io mi ero lasciato sfuggire l'ultima occasione. Non avrei mai pi potuto conoscere la sua vera identit! Profondamente contrariato feci per uscire dalla camera, ma in quell'istante osse rvai che qualche cosa si moveva dietro il tendaggio del letto. Dio mio, l'assass ino era ancora nascosto li dentro! Mi guardai in giro in cerca di un oggetto con cui difendermi, ma ormai era tardi . Attraverso le tende semiaperte vidi lo scintillio di un pattino d'acciaio e du e occhi che mi guardavano minacciosi. Imprecando mi gettai a tuffo contro le gam be dell'assassino. Andammo a finire con un pauroso fracasso per terra, accanto a l letto, trascinando con noi le tende, e ci avvinghiammo selvaggiamente in quel ristretto spazio. Si trattava di saldare un'ultima partita, la vita stessa era i n gioco. Rotolammo sul pavimento, colpendoci violentemente e graffiandoci, feroci, con le unghie, mezzi impigliati nelle tende. Cos avvinti finimmo non so come nello stan zino da bagno: intravidi ancora l'altro pattino e maledissi me stesso per averlo lasciato li. Improvvisamente l'assassino divincol il polso dalla mia stretta. Compresi che mir ava a colpirmi. Riuscii a sviare il pattino diretto verso di me, ma mentre mi al zavo dal pavimento, urtai con il capo contro il lavandino: un colpo terribile se mbr mi squarciasse il cranio e poi non vidi pi nulla. *** XXI I delegati erano stati dispensati dalle formalit doganali all'aeroporto, e i facc hini cominciavano gi a caricare le valigie nell'aereo DC-3, di costruzione russa, che li doveva portare fino a Praga. Jeff Clayton, lieto perch le previsioni di V erney erano state esatte e nessuno si era curato di esaminare il contenuto del s uo bagaglio chiacchierava allegramente con Cressey, nella sala d'aspetto. Il res to dei delegati si era raccolto intorno a Tranter e Perdita, che stavano abbozza ndo un messaggio di ringraziamento per Stalin. Dopo poco la signora Mirnova si avvicin al gruppo. - Vi restano ancora dieci minu ti di tempo - annunci, e poi guardandosi in giro. - Oh, signor Bolting - fece - i l signor Vassiliev ha mandato un piccolo omaggio per voi. L'interpellato si stacc dal gruppo dei delegati e segu la signora. - Chiss come si sentir a disagio - osserv Jeff - imbacuccato com'. - Poveraccio - annui bonariamente Cressey - avrebbe dovuto andarsene gi da qualch e giorno. Credo che stia veramente poco bene. Perdita intanto aveva finito di compilare il messaggio. - Credo che possa andare - disse e cominci a leggerlo. - Nell'abbandonare il territorio dell'Unione Sovie tica, noi sottoscrtti desideriamo ringraziarvi, compagno Stalin, per l'amichevole ospitalit che ci avete cos generosamente offerto. plaudiamo agli sforzi che fa l'Unione Sovietica per il mantenimento della pace e condanniamo la vile macchin azione degli imperialisti, che cercano di fomentare una nuova guerra mondiale. C' qualcuno che non sia soddisfatto del test o? - e guard in giro con aria di sfida. Bolting era rientrato con un pacco sotto il braccio. Lesse il messaggio e fece u n cenno di assenso. Anche gli altri delegati diedero la loro approvazione, ad ec

cezione di Cressey, che levatosi, si diresse verso Perdita. Scusatemi signorina Manning - disse - ma io non intendo firmare. Una breve e accesa discussione segu a queste parole. Thomas sugger infine di inser ire nel contesto i delegati anzich noi sottoscritti e la sua proposta venne accet tata. La signora Clarke, fremente di sdegno, disse a Cressey che il suo modo di agire era vergognoso, ma quello non sembrava preoccuparsi affatto delle sue esca ndescenze. - Che cosa c' in quel pacco? - chiese Schofield. Bolting si chin verso il suo orecchio. - Caviale - gli sussurr quasi impercettibil mente. - Ce n' un barattolo per uno. un dono della V.O.K.S. Volete dirlo per favo re anche agli altri? Io faccio fatica a parlare. Ad alta voce Schofield fece l'importante comunicazione. - un dono molto gradito - osserv Tranter, e rivolgendosi a Jeff: - mi spiace per voi, signor Clayton - disse - ma temo che non siate incluso nell'elenco dei dest inatari. Quello non si degn di rispondere. Poco dopo la Mirnova ricomparve. - Andiamo, signori - disse - l'aereo pronto. La delegazione si avvi. Fuori faceva un freddo da mozzare il fiato. La seguiva un a comitiva di russi, che andavano in volo fino a Praga. Accanto all'aereo c'erano gi numerosi fotografi, in attesa della delegazione. Poi Vassiliev, la Mirnova e Kyra strinsero le mani a tutti, e poch i istanti dopo l'apparecchio era gi in volo. Jeff guardava in basso le torri del Cremlino, la Moscova gelata e i tetti delle case e si chiedeva dove mai potesse esser la sua Tania. Sent il bisogno di una si garetta e l'accese, mentre il suo volto si faceva freddo, quasi senza espression e. L'aereo aveva gi raggiunto una quota discreta, quando Perdita, seduta al lato opp osto, lo chiam. - Siete contento di partire, signor Clayton? - Ve lo lascio indovinare - fece quello seccamente. - Avevo sperato di vedere all'aeroporto il signor Verney, vostro amico - continu lei in tono canzonatorio. - Lo aspettavo anch'io - fece Jeff burbero. - Suppongo che sia stato trattenuto. - Peccato che abbia sempre qualche contrattempo - replic lei ironicamente. - Anch e tutte le sue laboriose indagini sono andate a finire cos miseramente, senza alc un successo... - Non illudetevi che la faccenda sia gi liquidata - fece Jeff. - Se voi non ci si ete pi, c' ancora lui. E un uomo molto tenace, sapete... - Non vorrete mica credere anche voi a quella ridicola storia? - fece Perdita, l eggermente allarmata. Egli non rispose e torn a guardare fuori dal finestrino. Non desiderava parlare c on quella donna, era troppo velenosa. Non desiderava parlare con nessuno di tutt a la compagnia. Si tir il pellicciotto fin sopra le orecchie, augurandosi che la temperatura dell'ambiente si facesse un po' meno rigida. L'aereo ora volava pi in basso, ma non c'era molto da vedere. Solo conifere e nud e betulle dovunque. Nessuno parlava pi, perch ogni minimo suono veniva sopraffatto dal rombo dell'apparecchio, e dopo poco tutti cominciarono a sonnecchiare. Anch e Jeff si lasci vincere dalla sonnolenza, era del resto il solo modo per ingannar e il tempo. L'aereo atterr in Polonia per il rifornimento, i delegati ne approfittarono per r ifocillarsi un po', e ripartirono subito dopo. Salvo incidenti, l'arrivo a Londr a era previsto per la sera stessa. All'aeroporto di Praga, dove giunsero verso le ore quattordici, gi li attendeva u n altro apparecchio. I delegati vennero accolti da una ristretta rappresentanza di autorit, e furono invitati a partecipare ad un rinfresco nell'aeroporto stesso . Cressey dichiar che non si sentiva di prendere nulla e si sedette in disparte, in compagnia di Bolting, che chiese solo un bicchiere di latte caldo per la sua gola infiammata. Jeff si era cacciato sopra uno degli sgabelli del bar, da cui, tra un bicchiere e l'altro di birra Pilsen, flirtava con la graziosa ragazza, ch e stava dietro al banco. Un'insolita animazione si era impossessata di lui all'i dea che fra non molto sarebbe stato lontano dalla Cortina di Ferro, e non vedeva

gi l'ora di atterrare in Inghilterra. Poco dopo la delegazione venne accompagnata ad un altro aereo, che li doveva con durre direttamente a Northolt. I russi se ne erano andati per i fatti loro, ed e ssi erano rimasti i soli passeggeri nell'apparecchio. Tutti ripresero a dormire, Jeff solo non poteva pi prendere sonno. A poco a poco si era fatto scuro. Fecero ancora un altro atterraggio, ma questa volta nessuno dei delegati scese. La signora Clarke dava gi segni di impazienza, Schofield cercava di calmarla. Perdita e Islwyn Tho mas chiacchieravano, comodamente seduti, con una coperta sulle ginocchia. Trante r, immerso nei suoi pensieri sedeva in disparte. Di Bolting, tutto avviluppato i n una grossa coperta, si intravvedeva appena il copricapo di pelliccia, ed una m ano inanellata, rimasta fuori. L'aereo riprese il suo rapido volo verso la tappa finale. Cressey si volse a Jef f. - Fra non molto ci siamo, signor Clayton - disse sorridendo. Il nervosismo di Jeff aumentava di minuto in minuto. Guardava fuori dal finestri no per cercar di individuare quale localit stessero sorvolando, e faceva tutte le possibili previsioni meteorologiche per il rimanente volo. Qua e l si scorgeva i nnegabilmente qualche nuvola, ma nulla dava a prevedere un eventuale atterraggio di fortuna, da lui temuto. Egli continuava a fumare una sigaretta dopo l'altra e la sua tensione nervosa era ormai divenuta insopportabile. Se si potesse affre ttare il tempo si disse. Cerc di leggere, ma non riusciva a concentrarsi. Cont fin o a mille e torn un'altra volta daccapo, pur di allontanare in qualche modo da s l 'inquietudine, che non gli dava tregua. Purch non ci facciano ritornare pens terro rizzato. Sarebbero ancora in tempo . Non appena scorgeva qualcuno del personale d i volo entrare nel salone, i battiti accelerati del cuore gli davano quasi la se nsazione di venir meno. Poi, all'improvviso, non ci furono pi luci in basso. L'aereo stava sorvolando il mare, l'ultimo pericolo era scongiu rato. Ormai i russi non li avrebbero pi raggiunti. Poco dopo le nove l'incandesce nza delle luci della grande metropoli rischiar il cielo. I delegati cominciarono ad alzarsi dai loro posti, il marconista mise fuori il naso. -Dieci minuti ancor a - disse, sorridendo. Jeff cacci un grosso sospiro. Poi spense la sigaretta e si asciug il volto grondan te di sudore. Le luci della citt erano ormai molto vicine. L'aereo cominci a volte ggiare sopra l'abitato e mentre i passeggeri s'abbandonavano alle loro emozioni, lentamente atterr. Tutti mandarono un sospiro di sollievo. Jeff sciolse la sua c intura di sicurezza, e si alz dal sedile. Il motore emise ancora un rombo e poi o gni rumore dell'aereo si spense. Rapidamente egli si diresse verso la figura che sedeva ancora tutta imbacuccata. - Ciao, George - esclam - togliti tutti questi stracci. Siamo arrivati. Mi liberai della coperta, del pellicciotto, del copricapo e dei grossi occhiali, che mi avevano procurato un insopportabile mal di capo. - Salve, amici - esclam ai. I delegati mi guardarono esterrefatti per un istante. La signora Clarke cacc i un urlo acuto, Perdita divenne tutta pallida in volto e si appoggi al braccio di Thomas, Schofield esclam: Dio mio , mentre Cressey apriva tanto di ganasce. Il pilota, passando di li, si accost al gruppo: - C' qualche cosa che non va? - ch iese. -- Oh nulla - rispose Jeff - scendiamo fra poco. Fu Tranter che si riebbe per primo dalla sorpresa. - Che significa questo? - chiese. - Dove vi siete cacciato per t utto il tempo, Verney? A proposito, dov' Bolting? Piuttosto lontano di qui - rispose Jeff. - E steso sul pavimento nella camera di Verney, all'Astoria, con un bel buco in testa, a meno che non l'abbiano gi ritro vato. - Volete dire che... morto? - Non crederei. Gli ho dovuto assestare un bel colpo, vero, ma si riprender. Ha i l cranio pi resistente del povero Mullett. - E come ricordandosene appena allora, aggiunse: - stato lui a ucciderlo, sapete. - Sciocchezze - esclam Perdita, ma questa volta le sue parole suonavano poco sicu re.

- Purtroppo vero - intervenni a questo punto - mi ha aggredito nella mia camera. Voleva riprendersi i suoi pantaloni. Non ve ne ricordate? - Poi mi toccai la gu ancia ancora tutta gonfia. - Sono desolato, signorina Manning - esclamai - di es sere cos malconcio, altrimenti invece di Stalin mi sarei fatto ritrarre io. Non mi rispose ed and a raccogliere i suoi effetti personali. Islwyn Thomas l'aiu tava in silenzio. Schofield con volto truce cercava di rendersi utile alla signo ra Clarke, che sembrava in preda ad un attacco di isterismo; Cressey era gi disce so. Tranter si avvicin a me. - incredibile - disse - che canaglia! - Anche per voi, signor Tranter? - chiesi ironicamente. Radun le sue cose e se ne and senza pi degnarmi di uno sguardo. Bolting per lui non era altro che un traditore della causa. - Andiamo - fece Jeff, con l'aria pi soddisfatta del mondo. - Amico mio, questa volta l'abbiamo scampata bella. *** XXII. Allontanai da me il piatto vuoto, buttai gi un sorso di buon caff, ed accesi la si garetta offertami da Jeff. Eravamo nel ristorante dell'aeroporto, dove, dopo ben ventiquattro ore, mi potevo concedere finalmente il lusso di una abbondante col azione. - Cos va meglio - e cacciai un sospirone di sollievo. - Ma se mi capitasse ancora di dover impersonare qualcuno, vorr accertarmi in precedenza che si tratti di un individuo normale, in grado di bere, mangiare e fumare, soprattutto. Jeff mi guard con attenzione. - Non sembri ancora precisamente in gamba, ragazzo. Come va con la testa? - Potrebbe andare peggio. A proposito, grazie di tutto, Jeff. - Non vale la pena di parlarne. - Mi avrebbe ucciso, lo sai. Lo a -vevo capito dai suoi occhi. - Avrebbe ucciso anche me. Per questo l'ho colpito con il pattino. - Era a portata di mano, fortunatamente. - Infatti. Ho avvertito il rumore, mi sono precipitato dentro, attraverso la cam era di Mullett; tu eri gi per terra, mezzo svenuto e quella canaglia stava in att o di colpirti. E stata questione di un attimo. - stata anche la fortunata coincidenza che tu ti sia trovato proprio allora al q uarto piano. A proposito, che cosa stavi facendo? Mi guard un po' vergognoso. Sai, a dirti 'la verit, stavo scrivendo due righe per Tania. Avevo pensato che un giorno o l'altro sarebbe pur ritornata e Kyra avrebbe pensato a farle avere la mia lettera. Mi spiaceva andarmene cos, senza un saluto. - Hai fatto bene - dissi affettuosamente. - stata la mia salvezza. Le cose comun que sono andate per la meglio. Pensa, in che imbarazzo ci saremmo trovati se Bol ting non avesse avuto addosso i suoi soliti indumenti. - Gi, il travestimento riuscito alla perfezione - esclam egli. - Fortunatamente ha i la sua stessa statura, e poi anche questi occhiali ci sono serviti a meravigli a; con la coperta per giunta eri proprio irriconoscibile. Quasi quasi avresti tr atto in inganno anche me. - Comunque ho passato qualche brutto momento. Quando ad esempio bisognava sottos crivere il messaggio per Stalin ed io non avevo la minima idea di come Bolting f osse solito firmare. Confesso di avere avuto paura in quell'istante. E nell'aere o, quando dopo un po' il caldo cominci a farsi sentire ed io temevo che qualcuno mi consigliasse di liberarmi di tutti quei grossi indumenti! Ma certo il momento pi critico stato quando la Mirnova mi ha fatto uscire per parlare con Vassiliev. - Ero piuttosto preoccupato anch'io. Ma perch non l'hanno portato loro il caviale ? - E stato un pretesto, non era Vassiliev che doveva parlarmi. Era la dogana che mi voleva. - La dogana? - Gi. Mi aspettavano due tizi, dallo sguardo truce, che non avevo mai visto prima . Fuori le chiavi ,

disse uno in tono perentorio. Cominciai a frugarmi le tasche col cuore in gola. Finalmente sentii risonare quelle maledette chiavi. Bene, per dirtela in breve, i due apersero le valigie, e trovarono subito il pacchetto dei francobolli, in u n posto visibilissimo. Lo levarono, senza dire una sola parola, richiusero la va ligia a chiave e me la resero. Poi fui chiamato da Vassiliev, che mi consegn il c aviale e la Mirnova mi ricondusse nell'atrio dell'albergo. Tutto questo si era s volto in pochi minuti, senza che nessuno dei russi avesse pronunciato la minima parola. Io poi, figurati, mi guardai bene dall'aprir bocca... - E una cosa un po' strana. - Allora anch'io lo pensavo, ma ora non pi. Mettiti al posto di Bolting... - Che ti salta in testa? - Scatt Jeff. Mi misi a ridere. - Egli sapeva - spiegai - che i russi erano al corrente di tut to, ed era convinto che lo lasciavano partire solo perch egli era uno dei loro ag enti, della cui opera si ripromettevano ancora di servirsi. Immaginava per che i famosi francobolli avrebbero voluto trattenerseli loro. Ed in tale previsione av r pensato a metterli nella valigia, bene in vista, a portata di mano. Infatti tut to si svolto senza incidenti. - Poco male - rispose Jeff. - Non avremmo saputo che farcene noi. - Oh, io mi sarei comperata una nuova macchina da scrivere - feci un po' rammari cato, mentre accendevo un'altra sigaretta. - Sai, Jeff - continuai - mi pare che siamo stati tutti e due poco accorti. Avremmo dovuto renderci conto subito che era Bolting il colpevole. Che cosa vuoi dire? - fece egli incuriosito. - Ti ricordi che mi disse che nel 1942 aveva occupato una camera al terzo piano, che dava su una via laterale, tranquilla? - Gi, ha detto cos. - Ma c' un'altro fatto. Quando ci siamo trovati al ricevimento della V.O.K.S. ci raccont la storia dell'autobus; ma forse tu non c'eri allora. Disse insomma che u n giorno durante la guerra, mentre stava seduto sul balcone della sua camera, av eva assistito alla scena piuttosto divertente di un autobus con i relativi passe ggeri, tutti innaffiati all'improvviso dalla pompa di un idrante. Ora i due fatt i sono in contraddizione, perch dalla camera che egli affermava di avere avuto al lora non era certo in grado di vedere gli autobus, che non passavano da quella v ia laterale. La sua stata una bugia grande e grossa e noi non ci abbiamo fatto a ttenzione. - Se la sarebbe cavata comunque - osserv Jeff. - Avremmo dovuto coglierlo in flag rante, ecco tutto. - Mi domando che cosa gli sar capitato ora. - feci io. - Non possibile che una volta rinvenuto si sia buttato gi dal balcone. Sarebbe st ata del resto la migliore delle soluzioni. - Non mi posso immaginare Bolting nelle vesti di un suicida - osservai - un uomo troppo sicuro di s. - Ma dai russi ormai ha ben poco da sperare - replic Jeff. - La sua responsabilit in tutta la storia evidente, e credo ci tengano poco a lui, tanto pi che non se n e possono pi servire per i loro scopi. Scommetto anzi che saranno seccatissimi. Si interruppe, guardandomi soprappensiero. Cercai di indovinare le sue preoccupa zioni. Eravamo stati sempre cos cauti e guardinghi, per non pregiudicare la sorte di Tania, ma poi gli eventi erano precipitati, senza che avessimo il tempo mate riale per pensarci. E se i russi una volta avessero voluto prendersi una rivinci ta, infierendo magari contro la ragazza? Questo pensiero non mi dava pace. - Se si potesse almeno fare qualche cosa per quei due... - azzardai timidamente. - E quello che stavo pensando anch'io - fu la sua risposta. - Ti sembrer forse pa zzo, ma mi venuta una idea... Dimmi, George, che cosa ci guadagniamo noi a spiff erare fuori tutta la storia? La delegazione ormai si sciolta, Mullett morto, Bol ting non conta pi e Tranter prferir metterci sopra una pietra anche lui... Lo guardai sorpreso. Non capivo dove volesse arrivare. - Non sono del tuo parere - obiettai. - La storia farebbe qui un enorme scalpore , e tutto a danno dei sovietici. - Pu anche darsi, ma Tania e Nikolai ne pagherebbero le conseguenze. La vita di d ue persone vale pi di ogni addebito che ne potremmo fare alla polizia politica. T

utti e due detestiamo quei signori del Cremlino, non dobbiamo perci seguire la lo ro linea di condotta: in primo luogo ci sono gli esseri umani, le ideologie veng ono dopo. - In questo sono d'accordo con te - dissi - ma temo che siano essi a decidere de lla sorte di Tania e Nikolai, qualunque cosa noi possiamo fare in loro favore. - E se offrissimo loro di tenere chiusa la bocca sull'accaduto, in cambio del ri lascio dei due? Per un istante rimasi senza parole. - Non si presterebbero mai ad un tale compromesso. - Perch no? Mi pare che ci guadagnerebbero molto. Tutta questa storia stomachevol e sarebbe messa a tacere, nemmeno Tania e Nikolai ne parlerebbero, questo del re sto comprensibile e la cosa finirebbe 'col cadere in dimenticanza. - Ma non pensi che se questo per un miracolo dovesse avverarsi, avremmo di nuovo fra i piedi quell'odioso Bolting, libero come prima e pieno di boria, e ci dovr emmo digerirvi tutte le sue solite sciocchezze, senza potere reagire minimamente , per non pregiudicare i due ostaggi in Russia? Io non mi sentirei di sopportarl o un'altra volta. - Bolting non deve ritornare - replic egli con una certa impazienza. - Dobbiamo fare in precedenza i patti: se egli rimette piede qui gli accordi non valgono pi. Credo .che di fronte a queste condizioni i russi preferiranno tratte nerlo. - Ma sempre un suddito britannico -'' obiettai. - Per avere il diritto di tratte nerlo, bisognerebbe che lo accusassero apertamente del delitto, ed allora tutta la storia finirebbe per saltar fuori lo stesso. - Potrebbero per esempio minacciarlo di rendere palese tutto, nel caso che chied esse il permesso di rimpatrio - fece egli dopo qualche istante di riflessione. Era un'ottima idea: ne dovetti convenire. - Comunque - ribattei - siamo in grado di fare questo compromesso? E se qualche altro dovesse parlare? - Chi vuoi che lo faccia? Non certo questi scemi di delegati. Ci terranno a non essere coinvolti in una faccenda cos stomachevole. ,Se ne staranno zitti, per non compromettere la loro riputazione, e se mai dovessero essere interrogati da qua lcuno, diranno che Bolting rimasto a Mosca, perch ammalato. Io almeno la penso co s. Nessun altro al corrente dell'accaduto. Nemmeno i nostri colleghi a Mosca sono stati messi mai dinanzi all'evidenza dei fatti. Tentiamo, George. Se i russi no n accetteranno, peggio per noi, ma se non rifiutassero, allora... ecco, non mi s entirei pi cos infelice. Gli ammiccai sorridendo. - Credo che la ragazza ti abbia fatto proprio girare la testa, Jeff. - Mi sono sempre piaciuti i tipi come lei - fece allegramente, e sottobraccio ce ne andammo. *** XXIII. La sera stessa chiamai al telefono Schofield e gli dissi che per ragioni nostre particolari proponevamo che per il presente l'affare Mullett fosse messo nel dim enticatoio nella speranza che anche la delegazione si mostrasse del medesimo par ere, nel proprio interesse. Egli parve accogliere la mia proposta con un certo s ollievo, assumendosi addirittura la responsabilit di porre un freno anche alla sm odata loquacit della signora Clarke, che non esit a definire elemento troppo vocal e . A prescindere dalle sue particolari ideologie mi sembr quasi di poter simpatiz zare con lui. Il giorno dopo andai a conferire con le autorit competenti. Feci la relazione del l'accaduto, che venne seguita col massimo interesse. Non fu necessario accennare al piano che io e Jeff avevamo concertato, perch anche secondo il loro stesso pu nto di vista sarebbe stato inopportuno, almeno per allora, divulgare il fatto, s oprattutto in considerazione di una decisiva conferenza internazionale che dovev a tenersi proprio in quei giorni.

Poi andai dal mio direttore, il quale in verit non fu molto soddisfatto, per ovvi e ragioni professionali, del mio improvviso ritorno, ma dinanzi all'evidenza dei fatti fin col convincersi che ci era dovuto a motivi estranei alla mia volont. Si trattava ora di indurre abilmente i russi ad accettare il compromesso da noi ideato. Sono gente che amano poco le decisioni concrete e preferiscono tergivers are, portando le cose per le lunghe. Non era quindi un compito facile. Infine ri uscimmo a mettere insieme una lettera compilata con arte, e rimanemmo pienamente soddisfatti della nostra abilit retorica. Prendemmo anzitutto le mosse da Bolting, descrivendo minutamente tutte le sue tr ame ed i suoi oscuri intrighi, fino al momento dell'aggressione. Dimostrammo poi come anche le autorit sovietiche fossero implicate nella questione, sino dalla s coperta iniziale delle tracce sul balcone, a cui si aggiungeva anche l'accusa di essersi impossessate della collezione di francobolli, sotto i miei stessi occhi . Accennammo ipocritamente all'inopportunit di turbare le relazioni fra i nostri pa esi, in un momento cos cruciale della politica internazionale. In tali circostanze non ritenevamo prudente dare alcuna pubblicit a quanto era accad uto ed insistemmo sul fatto che il ritorno di Bolting in patria avrebbe seriamen te ostacolato questo nostro desiderio. Dicemmo infine che l'innocenza di Nikolai era ormai provata ed anche la responsa bilit di Tania risultava minima, perci nutrivamo fiducia che essi sarebbero stati rilasciati, in nome della giustizia e della clemenza. Nessuna comunicazione ufficiale ci pervenne mai in risposta alla nostra lettera, n allora n dopo. Qualche breve notizia di tanto in tanto trapelava dalla Russia, e tra l'altro poche righe che dicevano come il signor Robson Bolting fosse stato impedito dal far ritorno in patria col resto della delegazione, per una malatti a che lo aveva costretto alla degenza all'ospedale. Intanto i giorni passavano e ben presto Jeff dovette tornare in America. Promisi di tenerlo al corrente di eventuali notizie. Il mio giornale mi diede l'incarico di una breve missione, che per mi tenne parec chio impegnato ed a poco a poco finii col non pensare al caso Mullett. Circa un mese pi tardi mi giunse una lettera da Waterhouse, per via privata. Ecco ne i brani principali: ... Siamo rimasti tutti molto sconcertati dalla vostra improvvisa ed inaspettata partenza e spero che un giorno mi vorrete mettere al corrente dell'accaduto. I russi, come sempre, sono chiusi, e non hanno dato alcuna spiegazione del fatto. Hanno solo comunicato ufficialmente che Bolting stato ricoverato all'ospedale pe r polmonite. I funzionari dell'Ambasciata sono andati a trovarlo e pare che stia gi meglio. Ci stiamo domandando perch abbiate lasciato qui il vostro bagaglio e t emo che vi sar difficile riaverlo. Son lieto di farvi sapere all'occasione che Nikolai ha ripreso il suo servizio. Tutto stato fatto senza alpuna spiegazione, n alcun commento. Nemmeno lui ne parl a, e penso che ci sia molto sensato da parte sua. un po' pi magro, per sembra molto soddisfatto, perch suo figlio ha ottenuto un ottimo posto all'Ospedale Lenin. Vi manda i suoi saluti e spera di essere ricordato da voi. So che la notizia vi fa r piacere. Anche Tania, la biondina di Jeff, ritornata in circolazione. Mi pare c he abbia avuto un incarico alla Facolt d'Inglese dell'Universit. Sembra un po' abb attuta, del resto sempre la stessa bella figliola di prima. Confesso che non ved evo l'ora di rivederla... Spedii un dispaccio a Jeff e gli mandai per posta la lettera. Mi rispose subito con un telegramma traboccante di entusiasmo. Pochi giorni dopo il mio bagaglio m i venne recapitato in ufficio. Era stato trasportato da un piroscafo russo; il s uo contenuto era intatto, fino all'ultima lametta per barba. E la storia avrebbe gi anche potuto finire a questo punto, se una sera non fossi incidentalmente passato sopra un autobus affollato per una delle vie del centro, dove la mia attenzione fu attratta da un'edizione straordinaria del giornale de lla sera. In alto stava scritto a caratteri cubitali: NOTIZIA SENSAZIONALE, ment re un ristretto comunicato annunciava pi sotto: Robson Bolting prende la cittadin anza russa. Pensai ad Arthur Gain. Comunque Bolting avesse agito, doveva espiare fin troppo.

E quasi quasi mi fece pena. FINE