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Le luci della casa

Come avevo girato la curva e visto le luci accese avevo capito. Quelle luci non erano un
faro, una guida sicura, ma la materializzazione del mio incubo peggiore, uscito dai
miei sogni si materializzava nella serata scura e ventilata. Un tremore misto a paura e
rabbia si impossesava di tutto il mio corpo, mentre la mia mente annulata dalla
stanchezza della lunga giornata passata nella sala di aspetto di un giudice indolente era
solo capace di fissare quelle luci senza reazione. “Mamma cosa c´e´, perche ti fermi?
sono stanca, andiamo a casa.” Guardai la bambina, come fosse un extraterrestre caduto
dentro la macchina, per una frazzione di secondo avevo scordato tutta la mia vita,
dimenticato che quella piccola con gli occhi rossi per il sonno, i capelli spettinati e la
divisa scolare abbastanza sporca era mia figlia. Si era lei, avevo partorito 6 anni fa e da
allora ha riempito la mia vita di tenerezza ed amore, come potevo dimenticarla ? Il
potere di quel muro di luci era distruttivo, come distruttiva era la mano che le aveva
accese. Scossa dalle parole della bimba decisi di passare davanti alla casa, nel garage
c’era la sua macchina, non la mia come avrebbe dovuto essere, sulla porta c´era gente
estranea, non la bambina ed io entrando stanche per mangiare, lavarci e dormire.
Accellerai e cercando nella mia borsa l’ordine di proitezione del giudice nei confronti
del mio ex esposo, che tra le altre cose le proibiva entrare nella casa, in quella casa a qui
aveva acceso le luci. Arrivai alla polizia, sotto schok ma animata di speranza, con il
mio ordine di protezione. Il colonnello mi accompagana, entra nel giardino parla con l’
avvocato del mio ex esposo e torna dicendomi chew non puo’ fare nulla. Fare nulla? Ma
quella e’ la mia casa, li ci sono tutti i nostri averi, della bambina e miei, come faccio e
dove dormo ? Il polizziotto alza letteralmente le spalle, mentre cerco di afferrare il gatto
che la bambina non vuole lasciare li perche ha paura che papa’ lo uccida. Le nove e
trenta della sera, guidavo senza sapere di preciso dove andare, mai la frase ingoiata nella
notte mi era stata tanto chiara. Senza pensare e neppure sapere come mi ritrovai nella
camera di un hotel, che acettava gatti, senza sapere come sopravvissi, senza sapere
come riuscii ad andare avanti senza soldi, punti fissi e speranza. Senza sapere come
trovai un monolocale dove vivere e riusci a fare in modo che la bambina non persdesse
tanti giorni di scuola. Senza sapere come, improvvisamente una mattina mi svegliai nel
mio letto nuovo, aprii la porta di casa e passeggiai per il nuovo quartiere, sorridevo e la
gente mi sorrideva, parlavo e la gente mi parlava, ridevo e la gente rideva.
Improvvisamente, sapendo come, trovai lavoro, sicurezza e tranquillita’ . Le immagini
del mostro si sono sbiadite nella mia mente, mentre le luci di quella casa sono diventate
per me un faro di avviso, che mi hanno spinto verso una vita migliore e piena di
opportunita’ allontanandomi dalle paure che riempivano la mia vita cuando vivevo in
quella casa, relizzando il peggior incubo perche’ non possa torenare mai piu’ ad
accompagnare la mie notti.