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1250 ne d abiti concettuali (Il fissarsi della credenza, mondo a un assoluto stato di perfezione, raziona1877).

Il particolare abito che determina lo svol- lit e simmetria (L'architettura delle teorie, 1891). gersi di ogni singola inferenza, articolato in una II costante aumento di complessit nell'universo proposizione, ne assume la funzione di principio si spiega soltanto con la permanenza di un fattore direttivo, guidandone lo sviluppo verso una con- di spontaneit o casualit all'interno dei processi clusione cogente per il soggetto ma indipendente in esso coinvolti (Esame della dottrina della necesdall'effettivo valore di verit dimostrato dal con- sit, 1892). AI principio del tichismo si affianca fronto con la realt. L'attivit logica infatti mos- la legge cosmologica del sinechisrno (l'evolusa dall'irritazione per la persistenza di un dubbio, zione universale secondo un principio di contiche spinge alla ricerca di una credenza stabile, de- nuit tra spirito e materia) che si specifica entro finibile come una regola d'azione. Tra i quattro una prospettiva da Peirce definita come realismo metodi enumerati da Peirce - della tenacia, del- logico o idealismo oggettivo (La legge dello l'autorit, a priori, scientifico - il pi soddisfacen- spirito, 1892). All'analisi del rapporto tra gli te a tal fine l'ultimo, in quanto la sua universa- aspetti fisici e psichici di una sostanza, nonch allizzazione condurrebbe ogni soggetto a medesime la critica delle dottrine che ne presuppongono conclusioni ultime sulla natura delle cose. Tale una distinzione assoluta, viene dedicato L'essenza punto di vista risulta ribadito nel saggio Come vitrea dell'uomo (1892),mentre nell'ultimo saggio rendere chiare le nostre idee (1878), dove, a una della raccolta (Amore evolutivo, 1893) Peirce torcritica delle nozioni cartesiane e leibniziane di na a riflettere sulla teoria evolutiva, contrappochiarezza, oscurit e distinzione della conoscenza, nendo alle prospettive deterministiche una teoria si affianca l'enunciazione di una regola che traccia dell' amore creativo o agapismo- che consente i contorni del pragmatismo professato da Peirce: di integrare il tichismo entro un paradigma pi considerare quali effetti, che possono concepi- comprensivo caratterizzato da un principio di fibilmente avere portate pratiche, noi pensiamo nalit e di continuit dello spirito. che l'oggetto della nostra concezione abbia. [...] la Le tesi contenute nei saggi di questa raccolta, pur concezione di questi effetti l'intera nostra con- contribuendo in maniera determinante alla forcezione dell'oggetto. I caratteri delle cose do- mazione della corrente filosofica del pragmativranno dunque venir considerati come relativi smo, hanno avuto inizialmente scarsa risonanza e alle percezioni e alle forze attive degli esseri vi- solo in un secondo tempo hanno influenzato moventi, nonch alla loro intelligenza, alla loro ca- vimenti quali il realismo critico e il comportamenpacit di riconoscere la presenza di leggi e di tismo, nonch la filosofia del linguaggio e la seuniformit (L'ordine della natura, 1878). In La miotica contemporanee, ispirando pensatori quadottrina della probabilit (1878) lo studio del cal- li W. James, J. Royce, J. Dewey, ex Ogden, I.A colo probabilistico conduce a una ricollocazione Richards, G.H. Mead, Ch. Morris, H. Putnam, della logica all'interno dell'ambito sociale: la ne- W.V.O. Quine, K.O. Apel, J. Habermas, U. Eco. cessit di basare il processo di acquisizione di C .... pragmatico; pragmatismo). nuove conoscenze sul rilevamento di un numero Categorie di Aristotele (Kathegorfai, sec. rv a.C, elevato di prove evitando l'universalizzazione di Trad. it. di G. Colli, in Opere, Roma-Bari, Latersingoli casi rivela come il sentimento sociale (l'i- za, 1973; M. Zanatta. in Organon, Torino, Utet, dentificazione degli interessi di ciascuno con quel- 1996). li di una comunit illirnitata) rappresenti un'esi- Prima opera dell' Organon aristotelico e dell'integenza indispensabile della logica. La probabilit ro CD/pUS nella sistemazione tradizionale degli dell'induzione (1878) e Deduzione, induzione e scritti dello Stagirita, questo trattato rappresenta ipotesi (1878) costituiscono un importante contri- la tappa iniziale di un percorso che va dal semplibuto alla definizione del metodo scientifico, indi- ce al complesso: esso si occupa infatti dei termini viduando nei processi di inferenza sintetica rap- isolati, che hanno un significato compiuto anche presentati dai ragionamenti induttivi e ipotetici il al di fuori di una proposizione e che, inoltre, cofondamento della logica della conoscenza scienti- stituiscono il punto di partenza per l'analisi di tefica. Nella seconda parte della raccolta, intitolata mi pi complessi quali le proposizioni, i silIogismi Amore e caso, viene delineato quello che Peirce e i luoghi logici o topoi. definisce come l'orientamento cosmologico Nella sezione introduttiva (capp. 1-3) sono innandella sua filosofia. Identificando la sola primaria zitutto definiti (cap. l) i concetti di omonimia C che e fondamentale legge dell'azione mentale con si verifica quando la stessa parola viene riferita a una tendenza alla generalizzazione che si oppo- cose diverse con significati diversi), sinonimia (la ne all'esatta uniformit richiesta dalle leggi fisi- stessa parola viene riferita a cose diverse con lo che, Peirce introduce le nozioni, presentate come stesso significato), paronimia (parole identiche ricorrenti nelle costruzioni filosofiche e scientifi- nella radice ma diverse nella desinenza vengono che, di Primo (concezione di esistenza indipen- riferite a cose diverse con significati tra loro condente), di Secondo (concetto di relazione), di nessi); quindi (cap. 2), chiarito il fatto che il predio Terzo (concetto di mediazione tra primo e se- cato di una proposizione sempre costituito da condo). Tali principi costituiscono i cardini di una un termine universale, si introduce la distinzione filosofia cosmogonica: entro l'originario caos o tra essere in un soggetto e dirsi di un soggetto, sensazione spersonalizzata, !'instaurarsi di una cio, rispettivamente, tra il predicare un accidente tendenza generalizzante creatrice di abiti, e cos di di una sostanza e il predicare un universale di un regolarit, manifesta un'inclinazione a condurre il particolare; si tratta infine brevemente (cap. 3) dei

Categorie

1251 rapporti di coordinazione e di subordinazione delle specie e dei generi tra loro. L'insieme di questi argomenti fu indicato nella tradizione logica successiva come antepraedicamenta, in quanto precede la trattazione vera e propria delle categorie o praedicamenta, che occupa la sezione centrale dell'opera (capp. 4-9). Le categorie sono predicati o generi sommi che non possono essere sussunti sotto predicati ancor pi generali; secondo l'elenco aristotelico esse sono sostanza, quantit, qualit, relazione, dove, quando, essere in una posizione, avere, fare, patire. Nella trattazione sono costantemente compresenti e sovrapposti due piani: quello logico, in base a cui le categorie sono i diversi modi nei quali un predicato pu essere attribuito a un soggetto, e quello ontologico, secondo il quale le categorie sono da intendere come i diversi sensi fondamentali dell'essere. Fra le categorie, la pi importante e fondamentale la sostanza (cap. 5): essa sia il soggetto di ogni predicazione ( infatti ci di cui si dice il predicato), sia il sostrato dell'inerenza di qualsiasi accidente ( ci in cui o a cui inerisce l'accidente). Si possono distinguere la sostanza prima, cio]' essere individuale e non definibile ma solo indicabile con il suo nome, che rappresenta l'accezione fondamentale, e la sostanza seconda, costituita dalle determinazioni universali che si dicono di un soggetto e ne esprimono l'essenza, ovvero le specie e i generi. La quantit, che segue nella trattazione (cap. 6), si divide da un lato in discreta (nella quale le parti non hanno un confine comune) e continua (che il contrario di quella discreta), dall'altro in quantit costituita da parti che hanno posizione le une rispetto alle altre oppure costituita da parti che non hanno posizione. La relazione (cap. 7) ha invece due successive definizioni: la prima afferma che relativo tutto ci che si dice di un'altra cosa o comunque in riferimento a un'altra cosa; la seconda, pi specifica, afferma che la relazione un legame essenziale, poich due cose sono relative qualora non siano provviste di un essere autonomo se considerate indipendentemente da ci a cui sono relative. Infine, la qualit (cap. 8) definita paronimicamente per mezzo del concetto di quale, ovvero come ci per cui alcune cose si dicono qualificate da una propriet, di cui sono successivamente distinte quattro specie. La parte conclusiva dell'opera (capp. 10-15) dedicata a cinque nuovi concetti (opposizione, anteriorit, simultaneit, movimento e avere, detti anche postpraedicamenta); la labile relazione con la trattazione precedente, ha fatto sorgere dubbi riguardo all'autenticit di questa sezione dell'opera. Ripetutamente commentata tra la tarda antichit e l'alto medioevo, anche perch considerata elementare e introduttiva agli studi filosofici,l'opera ha visto scemare la propria fortuna a partire dal basso medioevo, periodo in cui l'attenzione cominci a spostarsi sulla logica nova, fino all'Ottocento, quando torn in auge in concomitanza con il crescente interesse per la logica formale; essa rimane tuttavia alla base della logica aristotelica, oltre a costituire il referente della critica kantiana

Citt di Dio, La

formulata nel lO dell'Analitica trascendentale della Critica della ragion pura. C .... categoria; logica; qualit; quantit; sostanza). Citt del sole, la di T. Campanella (1623. Ed. a cura di N. Bobbio, Torino, Einaudi, 1941). Scritta in carcere nel 1602, La citt del Sole o idea di una repubblica filosofica viene redatta in italiano ma pubblicata per la prima volta in latino. L'opera, la pi celebre di Campanella, appartiene al genere delle utopie politico-sociali. In essa si condensano molti dei principi della metafisica naturalistica elaborata da Campanella nelle sue opere filosofiche. La citt campanelliana, la cui descrizione affidata, come nell'opera di T. Moro, al resoconto di un viaggiatore (un ammiraglio genovese), una teocrazia governata dal Sole o Metafisico, affiancato da tre magistrati - Pon, Sin, Mor - che incarnano le tre primalit dell'essere, del sapere e del volere teorizzate nella Metafisica. Pon (Potenza) presiede alle guerre e alle paci, occupandosi dell'addestramento militare, che coinvolge tutti i cittadini, donne incluse. Sin (Sapienza) preposto alle scienze e alle arti liberali e meccaniche; possiede un unico libro in cui raccolto tutto lo scibile umano che ha fatto dipingere sulle mura interne dei sette gironi in cui si suddivide la citt, perch tutti i cittadini possano acquisire le diverse conoscenze senza sforzo e fin da bambini. Mor (Amore) infine si occupa della generazione, rigidamente regolata secondo le cognizioni astrologiche su cui si regge tutta la vita della citt, nonch dell'educazione e della cura. II regime socioeconomico fondato sull'abolizione della propriet privata e della famiglia. Vige una sorta di sistema comunistico dove ogni bene deve essere messo in comune (comprese le donne) e ogni aspetto della vita quotidiana rigidamente regolamentato. La giornata lavorativa di 4 ore; il resto del tempo destinato all'attivit fisica e ai servizi in favore della comunit. I Solari, gli abitanti della citt, seguono una religione naturale attraverso la quale si trovano a essere tanto vicini al cristianesimo, che nulla aggiunge alla legge naturale si non i sacramenti. Per la radicalit delle sue idee, l'opera di Campanella fece molto scalpore ed ebbe larga diffusione. Caduta per molto tempo nell'oblio, tornata nel Novecento a essere oggetto di rinnovata attenzione da parte di studiosi, italiani CL.Firpo) e non, e delle correnti di filosofia politica interessate al genere utopistico (E. Bloch). C ..... comunismo; utopia). Citt di Dio, La di A. Agostino (De civitate Dei, 413-426. Trad. it. di L. Alici, Milano, Rusconi, 1984). L'opera, in 22 libri, fu occasionata dal sacco di Roma da parte di Alarico nel 410 e dalla necessit di rispondere alle accuse mosse dai pagani ai cristiani, ritenuti responsabili della corruzione della civilt romana e della decadenza dell'impero, Oltre a costituire un commento agli avvenimenti politici dei primi anni del sec. v, La citt di Dio offre un grande affresco di storia romana e una sintesi deiIJfincipaIi motivi teologici agostiniani. La tesi

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Castelvetro Castelvetro Lodovico (Modena 1505 - Chiavenna 1571) letterato italiano, autore della Poetica d'Aristotele vulgarizzata (1570). Studioso versatile e polemico, fu costretto a lasciare l'Italia in seguito all'accusa di ateismo, e a vivere a Ginevra, Lione e Vienna. La poesia ha, per Castelvetro, un unico scopo: procurare piacere; in questa prospettiva anche la catarsi di Aristotele risulta finalizzata al diletto. Per questo motivo la poesia, a differenza della poetica, riservata agli uomini dotati di cultura, indirizzata al piacere della rozza moltitudine. Castelvetro abbozza anche una sorta di sistema delle arti: alcune fra esse, e precisamente l'architettura e la retorica, producono cose utili e necessarie; altre, pittura, scultura e poesia, servono a conservare la memoria di determinati eventi. Il concetto dell'imitazione non dunque sufficiente per comprendere il principio generale dell'arte. Castelvetro, differenziandosi da numerosi altri trattatisti del Cinquecento, insiste sulla profonda diversit fra pittura e poesia, pure unite dal legame della memoria: la pittura tende a essere fedeIc al vero mentre la poesia si limita al verosimile, ammettendo la possibilit di abbellimenti. Castoriadis Cornelius (Istanbul 1922 - Parigi 1997) filosofo francese di origine greca. All'attivit di ricerca un una lunga militanza politica che lo vide animatore, insieme a C. Lefort, del gruppo di ispirazione marxista raccolto intorno alla rivista Socialisme ou Barbarie (1948-66). La riflessione di Castoriadis prende avvio da una critica del regime staliniano, poi estesa fino al distacco dal pensiero marxista, sancito da Marxismo e teoria rivoluzionaria (1964-65). Nella sua opera maggiore, L'istituzione immaginaria della societ (1975), il mutamento storico considerato un processo di auto-istituzione dove la realt produce s stessa attraverso una dialettica fra societ istituita e societ istituente. L'uomo tuttavia non si rassegna alla propria autonomia fondativa e cerca un principio esterno di legittimit, variamente identificato nella razionalit o nella garanzia religiosa; a questo Castoriadis oppone il progetto di una societ autonoma che nel riconoscimento del carattere autoistituito, e dunque contingente, della propria esistenza, sappia cogliere la possibilit pi ampia della sua costante trasformazione. Nella stessa direzione si pone la raccolta di saggi Gli incroci del labirinto (1978), dedicati a psicoanalisi, economia politica, epistemologia, castrazione, complesso di ... complesso. catafatico ... apofatico - catafatico. catari termine di origine greca indicante, nella storia del cristianesimo, gruppi e sette religiose che si richiamavano a un particolare stato di purezza dottrinaria e morale (dalgr. katharos, puro). In particolare, nel medioevo il nome di catari usato per designare un vasto movimento settario che si diffonde nell'Europa centrale tra il sec. XI e il XIII, interessando soprattutto la Francia meridionale con al centro Tolosa e Albi (da cui il nome di albigesi assegnato ai catari di questa regione) e la Lombardia (Concorezzo, Desenzano). E opinione diffusa che il movimento sia giunto a ra-

I~H dicalizzarsi solo verso la met del sec. XII grazie nll'influsso delle sette bulgare dei bogomili. In realt, gli influssi di sette orientali furono piuttosto tardi; pi probabile che all'origine del movimento vi sia una lettura rigorista e letteralista di alcuni passi del Nuovo Testamento (Dio e Mal11mona, Dio e il principe di questo mondo, le due leggi che combattono nell'uomo ecc.). Elementi caratteristici della dottrina e della prassi catare sono il rifiuto dei sacramenti, dell'inferno, dell'incarnazione, dell'Antico Testamento (tranne i libri profetici), della propriet privata, della guerra; la creazione di una propria organizzazione ecclesiastica: la distinzione tra perfetti o iniziati, in numero molto ristretto, e semplici eredenti: i primi soltanto praticavano rigorosamente la morale catara, astenendosi dal matrimonio o dall'uso di carne, latte, uova, e ricevevano il COlisolamentum, cio il battesimo spirituale mediante l'imposizione delle mani; i semplici credenti rinviavano invece il consolamentum al punto di morte. Frequentemente l'ascetismo dei perfetti giungeva, nel suo rifiuto del mondo materiale, fino all'endura, ossia alla morte per fame. Raggiunta sul finire del sec. XII la massima espansione, le selle catare si trovarono di fronte alla crescente ostilit del papato, che organizz nel 1209 una crociatu contro di loro; ne seguirono un massacro e la quasi totale estinzione del movimento. catarsi termine che in greco iktharsisi designava la purificazione rituale da una contaminazione (miasma), visibile o invisibile, come il sangue o 111 colpa; alla catarsi religiosa associata anche quella magica del capro espiatorio. Col sec. v a.c. e 111 medicina ippocratica, catarsi diviene termine 111~" dico a significare l'evacuazione di escrementi o di umori patogeni, naturale o provocata da emetici li purganti (in tale accezione anche sinonimo di mestruazione). In senso filosofico, Platone definisce la morte una purificazione (separazione) del f' l'anima dal corpo e la vita filosofica esercizio e ClI' ra di tale purificazione, che sola pu restituire a I l'anima la trasparenza delle specie ideali tFedo- ~ ne). Catarsi filosofica anche, nel Sofista, la puri. ficazione dell'anima distinta da quella del corpo, I come una liberazione dai mali interiori, la cattive ria e l'ignoranza; e la catarsi pi intima e fondamentale del pensiero quella che confuta il sapere presunto e la falsa opinione di s, l'arte dellll:, nobile sofistica di Socrate. In Aristotele, invece, ! insieme all'uso medico del termine, compare, nel ' la Poetica, il celebre tema della catarsi tragica c, nella Politica, quello della catarsi musicale. Secondo l'interpretazione tradizionale, la catarsi della tragedia la purificazione dell'anima dello spettatore dalle passioni dolorose della piet (compassione) e della paura attraverso la piet c la paura ispirate dalla stessa azione tragica. LII tragedia un'imitazione drammatica di fatti gravl e luttuosi; cos la piet e la paura che tale imituzione suscita non sono la piet e la paura che ~I provano di fronte a fatti reali; ma l'imitazione tragica trasforma la pena reale in piacere, purificano do il simile col simile (ma si veda anche -+ Aristotele).

1,'1 , nl.utico, metodo metodo psicoterapeutico per , "' rl paziente, indotto a rievocare verbalmente o 1.01"",a rivivere eventi traumatici, abreagisce (_ oI"':I/.ione) gli affetti patogeni a essi associati. Il "', 1".10 catartico appartiene agli inizi della psi"'.II':llisi (1880-85), ed strettamente legato all'u" ,l<-lIa suggestione e dell'ipnosi, prima che I " Il.1lo sostituisca col metodo delle associazioni 101" ,,'. Tuttavia, se non come metodo, come fatto I., ,.00arsi continua a costituire una delle compoIl' '011 del trattamento psicoanalitico, soprattutto a Il,,110 dell'attualizzazione del transfert. Diversa"" 111, dalla psicoanalisi, altre forme di psicoteral'''' ""Ille la narcoanalisi e lo psicodramma, mira"" "';dusivamente a provocare l'effetto catartico. , nt.rtonla letteralmente, abbassamento di ten" "" .,,;i: una sindrome caratterizzata da stupore e ,L, IlIlmobilit assoluta del corpo, o viceversa da 'l'' i.ruivit accompagnata da manifestazioni di I, otipia o di mimetismo dei gesti e delle parole 'i< , ,'on[ronti delle persone vicine. Diversamente ,1,00Lo pscudocatatonia isterica, la catatonia spes" ,I, .vuta a fattori organici e in particolare tossici, , "", .. stato messo in luce dallo psichiatra france, Il. Ilaruk. , IIIf'gorematico termine che designa un elemenI" 111, guistico di per s significante; in particolare, "Il" termini categorematici i soggetti grammati,01,., predicati e le proposizioni. Categorematico , ",,', >11 trapposizione a sincategorematico, ovvero I ,1"I11~nto linguistico che assume significato ''''"l'iuto solo se applicato a termini categoremaI" r , :;, >110, per es., termini sincategorematici i con", ruvi (_ connettivo) e i -+ quantificatori. , IIIf'goria termine impiegato da Aristotele tkate, "//'/) per designare i predicati ultimi e pi gene,,011 ,ilc si possono attribuire a qualsivoglia cosa. I "Il lecategorie (elencate per lo pi in numero di ,Io,,,: sostanza, qualit, quantit, relazione, luogo, ""//''', posizione, condizione, azione, passione) vr r.olelc d soluzione al problema del giudizio ,I, uuitorio gi avanzato da Platone. Le categorie "1'.1,ucliche svolgono pertanto una funzione logi" ,. ontologica: consentono di definire esatta""1111'gli enti in quanto li riconducono alla loro .r "'/a pi generale. Poich la logica aristotelica " '.1" alla base della filosofia del medioevo e di ,".11' parte di quella moderna, il problema delle "l, ,!,.mie non present sostanziali modifiche sino I I-. .II,t, che ne rinnov completamente l'impianto 1.11""0 e metodologico. In virt della rivoluzione , ''l'' -ruicana di Kant le categorie non designano l'"' i modi d'essere della realt, ma il nostro modo .10 , I uroscerla; esse sono pertanto funzioni a priori .h llintclletto (concetti puri) che determinano le , ""di/.ioni trascendentali dell'esperienza, ovvero I. lonne universali che i fenomeni devono assu"', ". per divenire oggetti di conoscenza. Kant , (,,,,'a dodici categorie, disposte in triadi (secon.t . un nesso di tesi, antitesi e sintesi) e sotto quatI, Iit"li generali: della quantit (unit, pluralit, ,. 'l,dlll); della qualit (realt, negazione, limitazioIl, 1..Iclla relazione (sostanza e inerenza, causalit , .tuu-ndenzu. azione reciproca); della modalit I}', -ssibilit e impossibilit, esistenza e non esisten-

Cattaneo z, necessit e contingenza). Kant ritenne il suo elenco, ricavato da un'analisi di tutte le possibili forme del giudizio, sistematico e definitivo, mentre Fichte ne tentava la deduzione logica, non dalle forme empiriche del giudizio, ma dallo svolgersi dialettico del pensiero o lo puro. L'innovazione fichtiana apriva la via all'idealismo, sicch in Hegelle categorie perdono la loro connotazione puramente logica, per assumere il carattere di determinazioni dell'Idea o realt assoluta nel suo progressivo svolgimento dialettico (dall'essere puro alla natura e allo spirito). Ispirandosi a Hegel anche G. Gentile e B. Croce intendono le categorie come momenti del divenire sia del reale sia del pensiero (arte, religione e filosofia designano in Gentile le tappe dialettiche del pensiero come atto puro; estetica, logica, economia e morale sono invece i distinti in cui si svolge circolarmente e storicamente la vita dello spirito secondo Croce). Nella filosofia contemporanea l'impostazione trascendentale del problema delle categorie per lo pi abbandonato. Esso conserva ancora una valenza ontologica nell'indirizzo fenomenologico dove le categorie designano le strutture ideali che la descrizione pura ricava dalla realt. Nella logica matematica di B. Russell !e categorie esprimono, invece, il tipo logico impiegato, nel calcolo proposizionale e negli sviluppi linguistici che G. Ryle e P.F. Strawson hanno dato all'empirismo logico le categorie presiedono all'uso dei concetti sia nei linguaggi specializzati sia nel linguaggio comune. La categoria diviene pertanto l'insieme dei modi convenzionali che presiedono all'uso del termine corrispettivo, Cattaneo Carlo (Milano 1801 - Castagnola, Lugano, 1869) filosofo, storico, uomo politico italiano. Discepolo di G.D. Romagnosi, si present sempre come prosecutore della tradizione i1luministica ed empiristica, in polemica con le filosofie spiritualistiche ed idealistiche dell'epoca. Nel 1839 fond la rivista Il Politecnico, per la diffusione della cultura scientifica e tecnica. Protagonista dell'insurrezione milanese del 1848, al fallimento di questa ripar in Svizzera, dove dal 1852 al 1865 fu professore di filosofia nel Liceo di Lugano. Le sue lezioni sono raccolte nel Corso di filosofia, pubblicato postumo, suddiviso in cinque sezioni: Cosmologia, Psicologia, Ideologia, Logica, Diritto e morale. Vanno ricordati inoltre alcuni saggi (Sulla Scienza Nuova di Vico, 1839; Considerazioni sul principio della filosofia, 1844; Un invito alli amatori della jilosofia. 1857) e soprattutto la Psicologia delle menti associate (1859-66). L'impianto enciclopedico del Corso di filosofia mostra gi la sua concezione della filosofia come sintesi delle scienze, in quanto fondata sui risultati e sui metodi di esse. Concezione per cui fu poi considerato come l'iniziatore del positivismo in Italia, anche se la sua filosofia non derivava n da A. Comte n da H. Spencer, che non conobbe, ma dalla vasta pratica delle scienze sociali, della storia e della linguistica. Al centro delle sue riflessioni filosofiche c' il collegamento della psicologia (compresa l'indagine sull'origine delle idee, che in quell'epoca si denominava, in Francia e in

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Sorel possibile) e sopravvenienza nomologica (la relazione vale in ogni mondo naturalmente possibile). La nozione di sopravvenienza intende fissare l'idea che le propriet di livello superiore dipendono ontologicamente dalle propriet di livello inferiore, nel senso di esserne completamente determinate, senza tuttavia essere con queste identificabili (non riducibilit). Negli ultimi anni il concetto ha trovato larga applicazione in filosofia della -+ mente, in quanto dischiude la possibilit di pi livelli esplicativi in una cornice teorica fisicalista: non ci sono enti mentali che non siano enti fisici, ma le propriet mentali non sono riducibili a propriet fisiche. Sorel Georges (Cherbourg 1847 - Boulogne-surSeine 1922) teorico politico francese. Figlio di un commerciante, studi all'Ecole Polytechnique di Parigi e svolse la professione di ingegnere civile alle dipendenze dello stato in Algeria e in Francia. Si dimise nel 1892 per ritirarsi a Boulognesur-Seine e dedicarsi a studi di filosofia politica e di scienze sociali. Formatosi sulle letture di P.-J. Proudhon, di Nietzsche, di Marx e di H. Bergson, di cui segu i corsi al Collge de France, tent una rielaborazione originale, con forti accentuazioni etiche e idealistiche, di concetti desunti da questi autori, modificando via via le sue posizioni in rapporto alle vicende politiche e ai dibattiti teorici che impegnarono la sinistra europea tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. All'inizio degli anni Novanta ader al marxismo, collabor alle riviste L're nouvelle e Devenir soci al e strinse rapporti con A. Labriola e altri socialisti italiani; partecip al dibattito sul revisionismo su posizioni per certi aspetti vicine a quelle di B. Croce, con il quale ebbe un nutrito carteggio (anche per Sorel il marxismo non una teoria scientifica, ma un canone empirico utile all'azione). Separandosi sempre pi dal socialismo parlamentare e riformistico che faceva capo a J. J aurs, critic a fondo qualsiasi tentativo di organizzazione della classe operaia in partito politico e identific il nucleo rivoluzionario del marxismo nella guerra di classe che si auto-organizza spontaneamente a partire dalle condizioni immediate di esistenza del proletariato; divent cos uno dei teorici del sindacalismo rivoluzionario francese, o anarco-sindacalismo. In L'avvenire socialista dei sindacati (1898), ripreso poi nei Materiali per una teoria del proletariato (1919), in Le illusioni del progresso, La decomposizione del marxismo, e soprattutto nella raccolta di articoli intitolata Riflessioni sulla violenza* (tutti pubblicati nel 1908), Sorel svilupp una polemica radicale contro la mediocrit- della democrazia parlamentare, l'economicismo e il materialismo, la filosofia della storia ottimistica che le organizzazioni socialiste avrebbero ereditato dall'utilitarismo e dal razionalismo borghesi. Il fattore essenziale del mutamento storico per Sorella violenza proletaria, sorta di slancio vitale bergsoniano creatore di nuovi valori etici e sociali. Suo momento culminante lo sciopero generale, che Sorel non intende come mezzo per raggiungere risnltati determinati - per molti settori socialisti del tempo que-

1064 sto risultato era il suffragio universale - ma come mito propulsivo di azione: un complesso di immagini capace di evocare con la forza dell'istinto tutti i sentimenti che corrispondono alle diverse manifestazioni della guerra ingaggiata dal socialismo contro la societ moderna. Deluso dagli anarco-sindacalisti, Sorel si avvicin nel 1910 alla destra della Action franaise, quindi condann la partecipazione della Francia alla prima guerra mondiale, infine aggiunse alla quarta edizione delle sue Riflessioni sulla violenza una Difesa di Lenin (1919), la cui figura gli sembr essere il marxismo vivente suscitato dalla decomposizione del socialismo parlamentare; ma guard anche con simpatia alle prime manifestazioni del fascismo, dimostrando ancora una volta l'ambiguit teorico-politica di un pensiero che fu rivendicato da orientamenti politici opposti. sorite in filosofia, termine (dal gr. soros, cumulo) che designa l'argomento di -+ Eubulide di Mileto contro la molteplicit. In logica, sorite indica il prosillogismo, o sillogismo composito, nelle sue due forme possibili: quella regressiva (o aristotelica), dove il predicato di ciascuna premessa costituisce il soggetto della premessa successiva, in una sequenza di pi premesse intermedie tale per cui il predicato della conclusione risponde al soggetto della premessa maggiore (A B; B C; C D; D E; dunque A E); e quella progressiva (o goclenica, da R. -+ Goclenio che per primo la formul), dove invece la conclusione di un sillogismo costituisce la premessa maggiore del sillogismo successivo (D E, C D, dunque C E; C E, B C, dunque B E; B E, A B, dunque A E). In retorica, infine, si intende per sorite ogni cumulo di premesse, e ogni sequenza di sillogismi tronchi. Sorokin Pitirim Aleksandrovi (Turya, Ucraina, 1889 - Winchester, Massachusetts, 1968) sociologo e filosofo statunitense di origine ucraina. Insegn a Pietroburgo, a Praga e poi negli USA, nell'universit del Minnesota e a Harvard. Nelle sue opere principali (La dinamica sociale e culturale, 1937-41; Societ, cultura e personalit, 1947) Sorokin ha elaborato un complesso sistema d'interpretazione, in termini organicistici e idealistici, della dinamica delle societ e della storia umana. A tre sistemi distinti e parziali di verit e di valore (ideazionale, fondato sulla rivelazione religiosa; sensista, per il quale l'unico criterio di giudizio dato dall'esperienza sensoriale; idealistico, che costituisce una sintesi o una forma intermedia tra gli altri due) corrispondono nella storia tre tipi fondamentali di sovrasistemi socioculturali, che si fondano appunto su quelle premesse conoscitive e morali. Ma come nessuna delle tre forme di verit coincide con la verit integrale, cos nessuno dei tre sovrasistemi-tipo rappresenta uno stadio di un processo unidirezionale. Ogni sistema pu rafforzarsi o declinare o passare a uno stadio tipico differente, di modo che la dinamica delle trasformazioni assume la forma della fluttuazione cielica dei tre tipi fondamentali. Ma pi che per i suoi tentativi di sistemazione, Sorokin ha influenzato la storia delle scienze sociali in particolare

1065 con la distinzione tra societ, cultura e personalit (1947), che precede di alcuni anni l'analoga tripartizione delineata da T. Parsons. A un'altra sua opera, Mobilit sociale (1927), si deve la diffusione della nozione stessa di mobilit e la proposta di un sistema di categorie analitiche coerenti (posizione sociale, spazio sociale, distanza sociale ecc.), unite a un'analisi delle forme, dei fattori, dei canali e delle conseguenze della mobilit, che anticipa gran parte dei temi di ricerca successivi. Importanti per la mole di informazione raccolta e per sintesi critica sono le sue opere di storia del pensiero sociologico (Le teorie sociologiche contemporanee, 1928; Teorie sociologiche di oggi, 1966). sostanza termine (dal lat. substantia, traduzione del gr. ousia) che nell'uso comune significa ci che uno possiede, gli averi o sostanze; nell'uso filosofico invece, a partire da Platone, esso assume i significati di esistenza, di modo di essere di ci che realmente , cio delle idee, e inoltre di idea dell' essere e di essenza; infine, con Aristotele, assume il significato tradizionale di sostanza o fondamento della realt. La concezione aristotelica. La teoria aristotelica della sostanza esposta per la prima volta nelle Categorie, e poi ripresa ampliata e modificata nella Metafisica. Nelle Categorie la sostanza in primo luogo la sostanza prima, o individuo (tode ti, questo qualcosa o la cosa cos e cos, la cosa singola), per es.I'uomo tal dei tali, questo tavolo, questa pianta ecc.; definita come ci che non detto di un soggetto n in un soggetto, ed distinta dalla sostanza seconda, cio dai generi e dalle specie naturali (animale, uomo ecc.), e opposta alle propriet accidentali (qualit, quantit ecc). Nella Metafisica Aristotele sostiene che il problema di ogni filosofia, cio che cosa l'ente?, si riduce al problema di che cosa sia la sostanza, perch l'ente, ci che vi , in primo luogo la sostanza. Si distinguono tre tipi di sostanza: 1) la sostanza sensibile ed eterna, cio i corpi celesti; 2) la sostanza sensibile e peri tura, cio i corpi del mondo sublunare, piante, animali ecc.; 3) la sostanza immutabile. Le sostanze del primo e del secondo tipo sono composte e il problema di sapere quale parte di esse la sostanza fondamentale. La scelta ricade fra quattro accezioni di sostanza, che sono: I) il soggetto o sostrato materiale (hypokimenon); II) il genere (gnos); m) l'universale (kath61ou); e IV) l'essenza (ti esti). Quest'ultima per Aristotele quella fondamentale. La sostanza in senso proprio della Metafisica aristotelica l'essenza o specie formale (idos), immanente in ciascun individuo, che appunto sinolo o composto di materia e forma. Delle sostanze composte Aristotele tratta nella Fisica e nel Cielo, mentre il problema delle sostanze immutabili affrontato nel libro XIl della Metafisica. La loro esistenza presupposta dal fatto che il movimento naturale perenne e quindi postula un primo motore immobile, che muova come causa finale, senza essere a sua volta in movimento. Il pensiero medievale e l'et moderna. Il concetto platonico-aristotelico di sostanza costitu un

sostanza punto di riferimento costante per il pensiero medievale. Gli scolastici vi introdussero specificazioni e distinzioni; parlarono per es. di sostanza trascendentale (la sostanza divina in quanto prescinde dalla separazione di essenza ed esistenza) e di sostanza predicamentale (i generi e le specie sotto i quali si raccolgono gli enti finiti e creati). Con l'et moderna prese invece avvio un processo sia di trasformazione sia di dissoluzione del concetto classico di sostanza. Il primo venne inaugurato da Cartesio, che alla tradizionale sostanza divina come unit di essenza e di esistenza affianc le due sostanze derivate del pensiero (res cogitans) e della materia (res extensa). Di qui la polemica anticartesiana di Spinoza: se la sostanza, come lo stesso Cartesio dice, ci che in s e si concepisce di per s, n il pensiero n l'estensione sono sostanze. L'estensione infatti, in quanto divisibile all'infinito, non in s; il pensiero, a sua volta, non essendo causa di s stesso (causa sui), pu essere concepito, cio colto nella sua essenza, solo risalendo alla sostanza infinita di Dio. Queste critiche preludono alla soluzione spinoziana del problema della sostanza intesa come unit del divino con l'ordine geometrico dell'universo. Sussistendo assolutamente in s stesso. Dio si concepisce attraverso infiniti attributi, due dei quali sono il pensiero e l'estensione (gli unici accessibili all'uomo, che ne costituito nella sua realt di modo della sostanza divina). Questa soluzione gener le note accuse di panteismo e di ateismo e motiv la correzione leibniziana intesa a salvaguardare la concezione cristiana relativa ai rapporti tra Dio e gli enti creati. All'unica sostanza divina inglobante ogni aspetto dell'universo, Leibniz affianca pertanto una molteplicit infinita di sostanze create (monadi), le quali si concepiscono (ovvero realizzano la propria essenza) mediante l'unit della loro visione dell'universo in Dio. Ogni monade concepisce cos il medesimo universo, ma dal suo particolare punto di vista, il che salvaguarderebbe appunto la sostanzialit degli individui. Le concezioni di Locke, Berkeley, Hume. A questi sviluppi razionalistici del concetto di sostanza si affianc peraltro il processo di dissoluzione iniziato da Locke, il quale non nega l'esistenza di una realt ultima, sia materiale sia spirituale (secondo il dualismo delle res cartesiane), ma rileva che tali supposte realt non cadono nell'esperienza e non possono pertanto venir conosciute. Noi conosciamo soltanto le propriet o accidenti delle cose (per es. le qualit di una mela) e ne deriviamo riflessivamente e per composizione un'idea di sostanzialit intesa come supporto o fondamento di quelle propriet. Tale fondamento non per pi che la somma delle sue propriet: in s stesso puramente inconoscibile e vuoto (conosciamo le qualit della mela, non la sostanza mela). Tale posizione venne criticata da Berkeley: non c' ragione di supporre delle sostanze materiali esterne e inconoscibili; dal momento ehe conosciamo solo idee (percezioni), bisogna coerentemente concludere che la materia non che un'idea posta da Dio nello spirito del-

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l'uomo. In tal modo la soluzione di Berkeley si apparenta, ma con maggiore radicalit, a quelle dell' ....occasionalismo (Malebranchc) c di Leibniz. Ma con Hume anche la sostanza spirituale viene poi negata come mero prodotto dell'associazionismo psiehico; dietro le impressioni non c' che l'abitudine a percepire una certa costanza nell'esperienza; questa abitudine psicologica viene indebitamente scambiata per un sostrato ontologico. Il criticismo kantiano e l'idealismo assoluto. Muovendo da tale conclusione scettica Kant ripropone il problema della sostanza nell'ambito delle sue categorie dell'intelletto, in quanto funzioni trascendentali del conoscere. Ci consente di legittimare il carattere universale e necessario del concetto di sostanza, ma a prezzo della sua totale subiettivazione (cio come modo di ordinare l'esperienza da parte dell'iopenso: rivoluzione copernicana) e col risultato, per certi versi ancofa lockiano, di negare alla sostanza ogni validit ontologica: per l'uomo l'esperienza pu configurarsi solo sotto il profilo di cose o sostanze (causalisticamente connesse), ma quale realt in s corrisponda a tali entit sostanziali dell'esperienza non possibile sapere n dire. Con Kant il dibattito sulla sostanza conclude, per cos dire, la sua fase classica. Nel passaggio dal critcismo all'idealismo si determina invece quell'ulteriore sviluppo che fa della sostanza un concetto dinamico, opposto all'idea di immutabilit e di fondamento inconcusso ereditata dal pensiero greeo. La sostanza si configura allora come processo: o dell'Io (Fichte) o dell'assoluto (Schelling e Hegel). Tale processo coinvolge la natura e la storia (come nel positivismo evoluzionistico) o si caratterizza soprattutto per i suoi fondamenti strutturali socioeconomici (Marx e Engels). Cos si pu dire che la sostanza tenda a risolvere unitariamente in s la tradizionale opposizione tra sostrato e fenomeno, soggetto e predicato, essenza ed esistenza, privilegiando il secondo termine dell'alternativa: il fenomeno, come nella fenomenologia di Husserl, oppure l'esistenza nel suo primato rispetto all'essenza, come nell'esistenzialismo sartriano. Il pensiero contemporaneo. Il carattere dinamico del concetto contemporaneo di sostanza trova una delle sue pi compiute realizzazioni nella nozione di supergetto avanzata da A.N. -+ Whitehead; ci che d senso al processo della realt non un soggetto sostanziale presupposto, ma un soggetto in cammino e in via di costituzione, un supergetto, appunto, che eredita e porta a compimento il processo della sua stessa generazione. In ci peraltro da vedere una ripresa moderna del concetto hegeliano di spirito come sostanzialit dinamico-dialettica. Nell'ambito della filosofia analitica, alcuni (come A.J. Ayer e il tardo Russell) hanno sostenuto che la nozione di sostanza come soggetto di propriet incompatibile con un empirismo rigoroso, e hanno identificato i normali oggetti fisici con fasci (bundles) di propriet. Altri invece (come G. Bergmann) hanno sostenuto che l'idea di oggetti distinti ma qnalita-

1066 tivamente indistinguibili del tutto coerente e plausibile, e che ogni oggetto incorpora un costituente che altro rispetto alle propriet ehe associamo all'oggetto. Bergmann ha chiamato questi costituenti individui nudi (bare particulars). Essi non sono, tuttavia, sostanze nel senso aristotelico: gli oggetti che Aristotele considerava sostanze sono costruzioni a partire da elementi ontologici pi primitivi (gli oggetti del senso comune non sono cose, bens fatti). Altri ancora (come P.F. Strawson) hanno difeso l'irriducibilit ontologica e il carattere sostanziale degli oggetti del senso comune, spesso sostenendo una qualche forma di essenzialismo. soteriologia ....redenzione. Souriau Etienne (Lilla 1892 - Parigi 1979) filosofo ed estetico francese. Insegn filosofia ed estetica nelle universit di Aix-en-Provence, di Lione e, dal 1941, alla Sorbona. Nel 1948 fond, con R. Bayer e Ch. Lalo, la Revue d'esthtique. Di formazione spiritualistica, orient il proprio pensiero nella direzione di una filosofia personalistica, nella quale assume un rilievo decisivo il concetto di instaurazione, il processo dialettico per cui l'individuo perviene, attraverso un progressivo perfezionamento, alla realizzazione dell'essere che gli proprio (L'astrazione sentimentale, 1925; L'instaurazione filosofica, 1939; Diversi modi di esistenza, 1943). Il concetto di instaurazione, che presiede alle attivit etiche e teoretiche dell'individuo, per, nella visione di Souriau, di natura essenzialmente estetica, in quanto la progettualit che informa la vita e il pensiero individuale si modella sulla base di meccanismi formativi- (cio di forme ideali di vita) analoghi alla progettualit che anima l'artista nella produzione delle sue opere (L'avvenire dell'estetica, 1929; La corrispondenza delle arti, 1947; Le duecentomila situazioni drammatiche, 1950; Il senso artistico degli animali, 1965). Spaventa Bertrando (Bomba, Chieti, 1817 - Napoli 1883) filosofo italiano. Fin dalla giovinezza ader all'hegelismo, notevolmente diffuso a Napoli prima del '48. In seguito, esule in Piemonte, fu impegnato in battaglie pnbblicistiche contro i gesuiti e i moderati, su posizioni prima democratiche avanzate e filosocialiste, e poi liberali. Dal 1861 professore di filosofia all'universit di Napoli, fu l'ideologo della Destra storica, con la sua teorizzazione dello Stato etico. Nel primo corso napoletano (noto col titolo datogli da G. Gentile, La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filosofia europea) sostenne che il pensiero moderno era sorto in Italia, nel rinascimento, con Campanella e Bruno, e poi era stato proseguito da Vico, precursori rispettivamente di Cartesio, Spinoza e Kant; e interpretava idealisticamente Rosmini e Gioberti, come i corrispettivi italiani, seppur in forma inconsapevole, di Kant e di Hegel. Per Spaventa il superamento del contrasto fra A. Rosmini e V. Gioberti, i quali s'erano rispettivamente accusati di psicologismo e di ontologismo, era rappresentato da una nuova metafisica, la metafisica della mente inaugurata da Hegel. La rielaborazione spaventiana della logica di Hegel (inti-

1067

spazio

tolata da Gentile Logica e metafisica, 1867) ne riale, governata dalle pure leggi meccaniche del Newton introduce il in realt una riforma, ispirata a quella di K. Fi- moto (.... meccanicismo). concetto fisico di spazio assoluto, pur ravvisanscher. Il Nulla che per Hegel si oppone all'Essere, nella prima triade della logica, per Spaventa do nello spazio anche una sorta di sensorium Dei, l' atto del pensare, che si afferma di contro al- di organo sensoriale col quale Dio imprime nella l'immobilit dell'Essere; in seguito Spaventa ac- materia il movimento. AI sorgere dell'et moderna, dunque, influenze fisiche, cosmologiche e teocentuer ulteriormente il primato del pensiero logiche si intrecciano ancora nella concezione delsull'essere, concludendo su posizioni soggettivistilo spazio. Contro la soluzione proposta da Newche, pi vicine a Fichte che a Hegel, dalle quali prender poi le mosse Gentile. L'ultima parte del- ton si batte peraltro Leibniz, in una celebre polemica col newtoniano S. Clarke. Leibniz nega la la vita di Spaventa fu impegnata nella battaglia contro il positivismo, in difesa dell'a priori e del realt oggettiva e assoluta dello spazio: lo spazio pensiero speculativo, come mostra anche la sua l' ordine di coesistenza dei corpi e dunque qualcosa di relativo e non separabile da essi. Egli nega opera postuma Esperienza e metafisica. spazio nel senso ordinario di spazio fisico, che lo spazio possa ridursi a mera estensione, essendo questa una semplice conseguenza delle forestensione illimitata in tutte le direzioni nella quaze (<<forza viva) che agiscono nell'nniverso. Le le - secondo la nostra intuizione del mondo reale - si collocano i corpi materiali. La riflessione filo- obiezioni di Leibniz non si limitano peraltro a eriticare la concezione fisico-naturale dello spazio sofica sul concetto di spazio ha risentito, nel corso dei secoli, delle varie teorie o credenze cosmo 10- newtoniano; esse risentono delle pi generali polemiche contro la scienza sollevate da ernpiristi e giche, scientifiche e religiose che con tale concetto spiritualisti. In Berkeley e in Hume lo spazio si risi sono intrecciate. Le dottrine antiche dello spazio. Alle origini del duce a mera funzione psicologica: sia ad associazione delle idee percepite dalla vista e dal tatto, pensiero greco l'influenza predominante quella della cosmogonia mitica. Da Pitagora agli eleati e sia ad associazione di impressioni contigue. Di qui agli atomisti il concetto di spazio viene messo in il grande tentativo kantiano di salvare l'oggettivit della scienza newtoniana, senza peraltro porelazione con i primi sviluppi dell'aritmo-geomestulare uno spazio assoluto in s. Lo spazio divietria pitagorica. Zenone di Elea, con i suoi celebri ne in Kant un a priori formale della intuizione paradossi, mette in luce le difficolt inerenti a uno sensibile e cio una struttura trascendentale (unispazio concepito dai pitagorici in modo geometrico, divisibile all'infinito. Le difficolt logiche sol- versale e necessaria) di ogni possibile esperienza. Il tentativo kantiano di tenere unite scienza e filolevate dagli eleati vengono aggirate da Leucippo L'elaborae Democrito, che riducono lo spazio al vuoto infi- sofia ha poco seguito nell'Ottocento. zione puramente concettuale della nozione di nito che circonda gli atomi materiali. N Platone spazio tentata nei sistemi idealistici di Schelling e n Aristotele, per, accolgono il meccanicismo democriteo, sicch solo in et moderna l'idea di di Hegel (per i quali lo spazio il modo in cui lo spirito assoluto o idea si aliena nella natura) non uno spazio vuoto elaborata dagli atomisti trover influisce sulle ricerche fisiche, che si attengono alnuovi sviluppi. PI~tone tenta nel Ti'!leo una riprelo sperimentalismo newtoniano. Anche le critiche sa del concetto pltagonco di regione (chora), intesa come spazio cosmico originario in cui la degli spiritualisti francesi, da J.-G.-F. RavaissonMollien a H. Bergson (che rivelano l'astrattezza materia primordiale e le forme ideali si compenetrano dando vita all'universo. Per Aristotele, in- intellettualistica del concetto fisico e meccanico di vece, lo spazio si identifica con il luogo (t6pos) o spazio e propongono invece di concepire la spazialit come un arresto ripetitivo, un' abitudine limite dei corpi; lo spazio dell'universo risulta pertanto dall'insieme di tutti i limiti corporei. Ne de- che si instaura nello sviluppo spirituale della natura), non distolgono la fisica dalle sue concezioni riva che lo spazio un'entit finita coincidente con l'ultimo cielo delle stelle fisse. L'universo ari- tradizionali. E solo con la rivoluzione scientifica di stotelico non dunque situato in alcun luogo o Einstein che il concetto di spazio torna a essere oggetto di comuni dibattiti tra filosofi e scienziati. spazio e non comprende, n all'interno n all'esterno, il vuoto. In polemica con Aristotele gli In particolare sono AN. Whitehead, S. Alexander e G.H. Mead a tener conto del concetto einstoici e gli epicurei pensano lo spazio come un'estensione infinita e incorporea, che si estende ol- steiniano di spazio-tempo e a tentarne una pi getre i limiti del cosmo: secondo Lucrezio (De re- nerale spiegazione filosofica che non sia in contrasto con i risultati della fisica. Nel contempo, rum natura, v), una freccia scagliata oltre i confini dell'universo finisce sempre in qualche luogo o tuttavia, il concetto di spazio continua a svilupparsi in sede puramente filosofica, presso le corspazio. La concezione stoica, unitamente a quella renti della fenomenologia e dell'esistenzialismo, neoplatonica, che considera lo spazio come un'eil cui scopo quello di ricostruire la genesi dell' emanazione dell'Uno divino, domina l'alto mesperienza vissuta dello spazio. Tale analisi fenodioevo, mentre la tarda scolastica preferisce collemenologica, avviata da Husserl, trova sviluppi in garsi alle concezioni aristoteliche. l-P. Sartre, in M. Merleau-Ponty e soprattutto in Lo spazio nel pensiero moderno. Con l'avvento della moderna scienza matematica della natura il Heidegger, che considera lo spazio una struttura originaria dell' essere-nel-mondo dell'uomo: concetto di spazio acquista una realt sostanziale l'uomo infatti si costituisce, come coscienza ine autonoma. Cartesio considera infatti l'estensiocarnata, mediante un quotidiano commercio ne come l'attributo specifico della sostanza mate-

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1)23 posizione delle qualit primarie alle secondarie, ma non la soggettivit delle qualit secondarie: piuttosto, dal momento che noi siamo incapaci di lormarci la nozione delle propriet spaziali di una cosa in assenza di una nozione delle sue propriet sensibili (le figure sono concepibili solo come delimitazione di campi caratterizzati da differenti qualit), egli ritiene che anche le determinazioni geometrico-meccaniche debbano essere intese come soggettive (Principi della conoscenza umana, I, par. 87). Kant conduce ai suoi estremi sviluppi la contestazione moderna dell'autonomia del qualitativo, proponendo di interpretare le qualit sensibili stesse come un particolare genere di quantit: le quantit intensive, caratterizzate da un grado e distinte dalle quantit estensive spazio-temporali per il fatto di avere parti non suscettibili di essere separate le une dalle alIre (non possibile togliere un grado intermedio cos come invece possibile togliere un segmento da una linea); la variet delle quantit estensive discende dalla forma dell'intuizione sensibile, quella delle quantit intensive dalla sua materia (Critica del/a ragion pura, B 202-218). Anche Hegel contesta l'autonomia concettuale della descrizione qualitativa e sostiene le esigenze della riduzione del qualitativo a un pi complesso sistema di determinazioni. Nell'ambito della sua teoria delle categorie come possibili definizioni dell'assoluto, egli individua nella qualit una categoria pi povera rispetto alla quantit: infatti il vero, pensato sotto la determinazione della qualit, non pu essere inteso che come finito e quindi suscettibile all'infinito di essere annullato nel corso del mutamento. Husserl interpreta il senso di tutta questa polemica moderna contro l'oggettivit delle qualit sensibili quando descrive la realt fisica come oggetto trascendente a cui rimanda l'oggetto dei sensi che abita lo spazio percettivo, ma che per parte sua determinato solo matematicamente, esiste in uno spazio euclideo e JlUessere rappresentato soltanto per via di simboli (Idee, I, par. 40). D'altra parte, Husserl assume nei confronti dell'oggetto completamente geometrizzato l'atteggiamento puramente descrittivo caratteristico della fenomenologia: egli non presume, come aveva fatto il pensiero dei tre secoli precedenti, che tale oggetto costituisca la vera struttura della realt fisica. Anche nella filosofia degli ultimi decenni molto presente l'esigenza di non derealizzare il qualitativo: rivendicano realt e irriducibilit dei qualia filosofi analitici come J. Margolis, F. Jackson, C. McGinn, e soprattutto Th. Nagel. Nagel ritiene che non sia possibile negare una consistenza ontologica ai differenti aspetti qualitativi con cui le cose sono vissute soggettivamente, a seconda delle differenti strutture degli apparati percettivi: per lui la realt non coincide con l'oggettivit e include anche ci che dato solo nell'esperienza soggettiva (Che effetto fa essere un pipistrellor; Uno sguardo da nessun luogo). In senso logico, fino dall'antichit si parlato di qualit dei giudizi per intendere la distinzione di questi in affermativi e negativi. Kant aggiunse

quanti, teoria dei l'ulteriore specie del giudizio infinito: quello della forma 'A non-B'. quanti, teoria dei espressione con cui si indica un complesso di ipotesi vertenti sui fenomeni della cosiddetta microfisica; si tratta di ipotesi tuttora in corso di elaborazione e via via formulate nel corso di un complicato processo di assestamento tra idee teoriche e risultati sperimentali. Questo processo ha conosciuto la sua fase pi importante nel primo trentennio del ventesimo secolo con la costruzione della meccanica quantistica, alla quale hanno variamente contribuito tutti i maggiori protagonisti della ricerca fisica novecentesca. Con la teoria quantistica si giunge essenzialmente a un superamento della tradizionale divisione fra la materia (concepita come un insieme di minuscole entit discrete individuabili nello spazio e nel tempo) e la radiazione (intesa come un fenomeno continuo e ondulatorio): le cosiddette particelle elementari sono passibili di descrizioni in termini di ondulatoriet e discontinuit; d'altra parte, i fenomeni di radiazione e di scambio di energia (emissione e assorbimento) possono essere progressivamente ricondotti all'ipotesi della discontinuit e della corpuscolarit. Le notevoli implicazioni filosofiche ed epistemologiche di questi sviluppi della scienza fisica sono state elaborate dalla scuola di Copenaghen (N. Bohr, W. Heisenberg, P. Jordan, L. Rosenfeld ccc.), soprattutto in riferimento al famoso principio di indeterminazione formulato da _ Heisenberg nel 1927. Secondo questi autori, nella microfisica i fenomeni studiati non possono prescindere dagli effetti (o azione di disturbo) provocati dall' osservatore, che va pertanto assunto come parte integrante del fenomeno. Ne derivano sia l'impossibilit di una rigorosa separazione del mondo in soggetto e oggetto (Heisenberg), sia l'impossibilit teorica (e non solo pratica, come accadeva per la fisica classica) di pervenire a una descrizione rigidamente deterministica dei fenomeni naturali. A causa della relazione di indeterminazione, infatti, risulta di principio esclusa la possibilit di quella conoscenza completa delle condizioni iniziali degli eventi spazio-temporali (o degli stati iniziali dei sistemi fisici) dalla quale ricavare, secondo la legge causale e il determinismo, tutti i successivi stati assoluti e obiettivi del mondo (secondo il programma ideale del meccanicismo di P.-S. Laplace di comprendere in un'unica formula matematica i movimenti dei pi grandi corpi dell'universo e, insieme, quelli dell'atomo pi leggero). Ci non comporta peraltro un'adesione dei teorici della scuola di Copenaghen all'idealismo o al fenomenismo, o comunque a filosofie che neghino l'oggettivit scientifica e l'esistenza del cosiddetto mondo fisico; ma indubbio che le loro posizioni filosofiche (criticate da altri maestri della fisica quantistica come M. Planck e E. Schrodinger) appaiono inconciliabili con il modello di spiegazione generale difeso, come l'unico scientificamente corretto, da A. Einstein: fornire la descrizione completa di ogni situazione reale (individuale) che si suppone possa esistere indipendentemente da ogni atto di osservazione e di verifi-

cie principali nella categoria della qualit: gli slll ti, le capacit, le apparenze sensibili, le figure. I Il scolastica medievale si attiene alla carattcrizzn A LV1~11~1,"J..L, zione aristotelica, mentre nella filosofia seiccuusca la riflessione sulla qualit consegue nuovi ,I gnificativi sviluppi. In primo luogo, grazie :dlll geometria analitica inaugurata da Descartes, I:I Il gura viene riportata all'ambito del numerico ("" pure a quello multidimensionale delle teme onll <;><5nate di numeri reali), e dunque alla quantit. 111 secondo luogo, si generalizza la polemica cOIIIIO il concetto di capacit (e con esso contro l]lIdll correlati di disposizione e di potere) ritenuto 1"1 I (>,0~~ p:) vo di valore esplicativo dagli scienziati di oriL'1111I mento meccanicista: tali concetti devono POI"II' essere analizzati in termini di possibilit diruuui che inerenti alle strutture materiali, in ragione di configurazione e movimento dei corpuscoli c, 1111 ponenti. La polemica particolarmente difl'lIsli '0 I contro le cosiddette qualit occulte (come w SUBCONTRARIE nivano chiamate le cause sconosciute degli dklll Secondo la quantit, le proposizioni si distinguomanifesti): per es., circola ampiamente (e Vil'II" no in universali e particolari; secondo la qualit, in ripresa anche da Molire) la satira del sapiente affermative e negative. Pertanto, dati due termini, aristotelico come indagatore che si illude di sllI<' di cui uno (per es. uomo) funge da soggetto e gare il potere ipnotico dell'oppio postulando 111111 uno (per es. saggio) da predicato, possibile indeterminata virtus dormitiva. Lo stesso com ..1 combinarli in quattro modi diversi, cos da formato newtoniano di una forza di gravit parve cril i re una proposizione universale affermativa (<<tutti cabile a una parte degli scienziati meccanici si i, " gli uomini sono saggi), una universale negativa soprattutto a quelli di ispirazione cartesiana, 11<'1 (vnessun uomo saggio), una particolare afferch si ritenne che equivalesse appunto a una SIII mativa (<<qualche uomo saggio) e una particorettizia riproposizione delle qualit occulte. 111 lare negativa (vqualchc uomo non saggio). Tadiffidenza nei confronti dei concetti di disposivii I li forme proposizionali sono indicate rispettivane, capacit e potere rimasta a lungo nel JlL'II mente dalle lettere A, E, I, O (dalle parole latine siero moderno. La piena ripresa di un interessiaffirmo e nego), Se due proposizioni hanno per tali concetti pu essere fatta datare da COli la stessa quantit ma differiscono per qualit, al- trol/abilit e significato (1936-37) di R. Carnup, lora non possono essere entrambe vere se sono che si inserisce nel processo di graduale liberali, universali, e non possono essere entrambe false zazione dell'empirismo logico: la problernulku se sono particolari; nel primo caso si parla di prodei concetti disposizionali, e quella connessa <il'! posizioni contrarie, nel secondo caso di proposicondizionale _ controfattuale, resta da allora "f', zioni subcontrarie. Se due proposizioni differiscogetto di costante attenzione da parte di logici L' fi no sia per qualit sia per quantit, allora la verit losofi del linguaggio. Un ruolo di particolare im dell'una implica la falsit dell'altra, e viceversa; in portanza ha assegnato a questi concetti G. Ryl.-, tal caso le due proposizioni si dicono contraddittoche in Lo spirito come comportamento (1949) 1111 rie. Infine, tra due proposizioni di qualit identica interpretato come disposizioni al comportamcnr. I ma diverse per quantit vige il rapporto di subalmanifesto una parte significativa degli stati meli ternanza, e la verit dell'universale (o subaltertali. Inoltre nella filosofia moderna viene diffusa nante) implica la verit della particolare (o subalmente criticato il presupposto aristotelico di uun temata). Quest'ultimo uno dei principali punti di oggettivit delle qualit sensibili. Il meccanicisn I dissenso tra logica tradizionale e logica contcmseicentesco riprende infatti l'idea, sostenuta d, '1.',1 i poranea. Per la logica contemporanea, infatti, una antichi atomisti (Diels, fr, 9), che sapori, odori, proposizione universale affermativa (A) del tipo colori ecc. non fossero propriet delle cose in s,' di Tutti gli S sono P non implica la corrisponstesse, bens caratteri che noi proiettiamo sulkdente particolare affermativa (I), cio Alcuni S cose in virt della struttura soggettiva dei nostri sono P, perch A - al contrario di I - pu esser apparati percettivi: solo le propriet geometri l'ti vera senza che esistano S. Analogamente per le meccaniche appartengono alle cose stesse. I" I proposizioni negative. scienziato R. Boyle contrappone alla oggcttivuu qualia gli aspetti irriducibilmente qualitativi del- di queste ultime (qualit primarie) la soggettivi Ii! l'esperienza (_ qualit). delle qualit sensibili (qualit secondarie), ma li! qualit tra le _ categorie distinte da Aristotele, soggettivit delle qualit sensibili rilevata anclnquella che comprende le determinazioni che da Galileo (Saggiatore, in Opere, ed. naz. VI, l'. pertinente enunciare in risposta alla domanda su 348), da P. Gassendi (Opera omnia, I, pp. 362-(). come la cosa, e in virt delle quali la cosa detda Cartesio (Mondo, cap. 1; Meditazioni, 6), da ta essere simile a o dissimile da altre. Nelle Cate- Hobbes (De corpore, cap. 25,3), da Locke (Sl/g gorie (8b-lla), Aristotele distingue quattro spe- gio, II, 8, 9). Berkeley aveva rifiutato la contrup

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quantificatori sollevate da pi parti tanto in campo fisico quanto in sede filosofica, i teorici della scuola di Copenaghen hanno fatto fronte appoggiandosi anche a un altro famoso principio teorico gi intravisto da Bohr nello stesso anno in cui Heisenberg formulava quello di indeterminazione: il principio di complementarit, secondo il quale i modelli ondulatorio e corpuscolare andrebbero considerati come due descrizioni parimenti legittime e necessarie dei fenomeni della microfisica. Definito da Schrodinger mascheramento verbale di una sconfitta teorica, tale principio invece considerato da Bohr e dai suoi seguaci, non solo una soluzione del tradizionale dualismo onda-corpuscolo, ma anche un criterio estensibile alla ricerca biologica, per es. allo scopo di abbracciare in una visione unitaria gli aspetti fisico-chimici e propriamente vitali presentati dai fenomeni biologici. quantificatori in logica, le espressioni 'qualcosa' (quantificatore esistenziale) e 'ogni cosa' (quantificatore universale), nonch le loro controparti simboliche (rispettivamente :3 e 'd nella notazione oggi pi usata). Si deve a G .... Frege l'intuizione che i quantificatori possono essere pensati come denotanti concetti di concetti. Si consideri per es. l'enunciato 'Qualcosa si muove': lo si pu parafrasare dicendo che il concetto denotato da 'si muove' ha estensione non vuota. Risulta perci naturale pensare il quantificatore esistenziale come denotante il concetto "di secondo livello" sotto cui cadono tutti e solo quei concetti "di primo livello" la cui estensione non vuota. Considerazioni analoghe rendono plausibile pensare il quantificatore universale come denotante il concetto di secondo livello sotto cui cadono tutti e solo quei concetti di primo livello la cui estensione contiene tutti gli oggetti. L'analisi freghiana dei quantificatori viene oggi riespressa di solito dicendo che i quantificatori esistenziale e universale denotano insiemi di insiemi. Per riferirsi a espressioni qualsiasi, eventualmente diverse da 'qualcosa' e 'ogni cosa', che possono essere pensate come denotanti insiemi di insiemi, si parla di quantificatori generalizzati. In ambito logico-matematico lo studio dei quantificatori generalizzati fu avviato negli anni Cinquanta da A. Mostowski, mentre pi di recente (soprattutto per merito di J. Barwise e R. Cooper) stata riconosciuta anche l'importanza della nozione di quantificatore generalizzato per la semantica del linguaggio naturale. quantit tra le ... categorie distinte da Aristotele, quella che comprende le determinazioni che esprimono la grandezza della cosa. Platone aveva sostenuto che la quantit soggetta alla opposizione del grande e del piccolo, e tuttavia, essendo la piccolezza un concetto puramente negativo, aveva affermato anche che l'idea della quantit fosse unica (Fedone, 100-101). Aristotele invece rifiuta che il grande e il piccolo possano essere intesi come termini contrari. Egli definisce la quantit come ci che divisibile in parti determinate (che d'altronde non hanno esistenza in atto, ma solo in potenza), e stabilisce la distinzione tra la
ca. Alle obiezioni

924 quantit numerabile, divisibile in parti discrete, e la quantit misurabile. divisibile in parti continue (Metafisica, v, 13). La scolastica medievale riprende diffusamente l'analisi aristotelica. Nel pensiero moderno, in connessione con l'emergere di unii scienza meccanicistica della natura, la categoria della quantit viene ad assumere un ruolo tanto pi importante quanto pi appaiono povere e prive di valore esplicativo le determinazioni imme diate e sensibili. Cartesio immagina cos la possibilit di una scienza unificata nella forma di una mathesis universalis, intesa appunto come scienza dell'ordine o misura (Regole, IV): idcn che resta cruciale in tutto il pensiero di derivazione cartesiana, almeno fino alla rielaborazione che ne d Leibniz. Anche Kant e Hegel si muovono nell'ambito della tradizione moderna che svaluta il potere euristico della categoria della ... qualit. Hegel in particolare vede nelle categorie della quantit e della misura il punto di passaggio tra In logica dell'essere e la logica dell'essenza, che cn ratterizzata dal rendersi manifesto di quei rappor ti di mediazione che reggono, sia pure implicita mente, anche la prima (Scienza della logica, I, scz. 2-3). Nel pensiero contemporaneo, soprattutto il opera di E. Mach, H. Poincar, N.R. Campbell (' P.W. Bridgman, si sviluppa l'analisi rigorosa dei concetti di quantit, attraverso la definizione degli assiomi che valgono a caratterizzare una relazio ne d'ordine come una relazione di carattere qUHII titativo. In senso logico, si usato distinguere i giudizi Sl' condo la quantit in universali (della forma 'Ogni A B'), particolari (della forma 'Qualche A 13'). singolari (della forma 'x B'), indefiniti (quando la quantit del giudizio non sia precisata). Tutta 101 materia della quantit del giudizio stata poi da borata in modo pi rigoroso dalla logica contem poranea attraverso la teoria dei ... quantificatori. querelle des anciens et des modernes esprcs sione che designa il dibattito, sviluppatosi in Fra Il cia nella seconda met del Seicento, tra i sostcni tori della lingua e della letteratura classica antL'1I e i sostenitori della lingua e della letteratura 1110 derna. Sorto come polemica letteraria, il dibauiu l si spost rapidamente su pi ampie questioni filo sofiche ed estetiche, tanto da costituire un 1110 mento decisivo del processo che condusse dal ,di bertinage rudit (... libertini) alle concezioni il luministiche, e al declino del classicismo in esteri ca. Accanto a N. Boileau (Riflessioni su Longino, 1692), il pi autorevole sostenitore degli aliti chi, si schierarono Racine, Arnauld, La Bruycn-, Fleury, J. de La Fontaine (Epistola a Huet, l6H'1l Tra i moderni intervennero Desmarets d,' Saint-Sorlin (Comparazione della lingua e drll poesia francese con quella greca e latina, 167-1l. Ch. Perrault (Parallelo tra antichi e moderi Il. 1688-97), Benserade, Charpentier, Fontenellc, 1,1 disputa risorse brevemente, all'inizio del Sctt cento, tra M.me Dacier (Le cause della eD rruriour del gusto, 1714) e H. de la Motte (Riflessioni .11/110 critica, 1715). Al centro della querelle si poneva essenzialmente l'antitesi, tipica della filosofia dL"l Seicento, tra autorit e ragione, e quella, gi illu

925 ministica, tra pregiudizio e progresso. I pi radicali sostenitori degli antichi (in particolare H. de Longepierre, nel Discorso sugli antichi, 1687, a cui risposero Perrault e Fontenelle) affermavano l'impossibilit di inventare, in arte, effetti pari alla grandezza dei modelli antichi; ai moderni 110nrestava quindi che riprendere o perfezionare il gi fatto. A questa tesi Perrault obiett, in primo luogo, che era quasi impossibile agli antichi non inventare, perch costretti dalle necessit pressanti della natura; e, in secondo luogo, che il perfezionamento delle opere del passato si poneva comunque sempre a un grado superiore rispetto a esse. Sviluppando gli argomenti di Perrault, Fontenelle sostenne la tesi (condivisa da tutti i modernisti) dell'immutabilit della natura: poich la natura sempre identica a s stessa, vano chiedersi se i suoi prodotti antichi siano superiori o inferiori a quelli moderni (la correlazione tra arte e natura era una delle tesi pi care al classicismo, e agli stessi sostenitori degli antichi); piuttosto, occorre ammettere che sulla permanenza sostanziale della natura si articola il divenire delle opere (originate dalle passioni umane), in modo tale che i moderni, se pure privati dell'originalit assoluta degli antichi, possono essere avvantaggiati a due livelli: da un lato perch la ragione pu servirsi positivamente delle opere gi esistenti; dall'altro perch, esaminandole, pu evitare di ripeterne gli errori. Fontenelle precisava cos per la prima volta la categoria storiografica di ... progresso che pi tardi sarebbe stata fondamentale per gli scritti storici di Voltaire, Turgot, Condorcet. Quesnay Franois (Mr, Seine-et-Oise, 1694 Versailles 1774) economista francese. Naturalista di formazione (l'opera pi importante del suo primo periodo il Saggio fisico sull'economia animale, 1746), dopo aver praticato la medicina con molto successo collabor all' Enciclopedia di Diderot e d'Alernbert con articoli d'argomento economico e filosofico (Evidenza). L'opera Quadro economico, pubblicata nel 1758, a cui egli aggiunse poi un'Analisi divulgativa, ne fece l'iniziatore della -. fisiocrazia. quiddit nella terminologia filosofica medievale, sinonimo di ... essenza o forma di una cosa (ossia ci che fa s che una cosa sia quella e non un'altra). La quiddit (dallat. quid, che cosa) viene espressa mediante la definizione logica ed il prodotto dell'astrazione che viene operata dall'intelletto sulla realt sensibile. Quidditativa detta ogni questione, come pure ogni propriet, la quale riguardi ci che una cosa (quid sit) e prescinda quindi dal fatto della sua esistenza (an sit). Quidort Jcan, detto anche Giovanni di Parigi (Parigi 1260 ca - Bordeaux 1306) teologo e filosofo francese. Insegn nella facolt di teologia dell'universit di Parigi, dove tuttavia incontr vivaci opposizioni, le quali alla fine portarono alla sua destituzione. Fedele seguace di Tommaso d'Aquino. ne difese il pensiero e le dottrine in opere polemiche come il Correctorium Corruptorii Thomae. Nel De potestate regia et papali (1302-03) sostenne la separazione del potere politico da quel-

Quine lo religioso e rivendic il carattere fondamentalmente morale dell'autorit ecclesiastica, mentre attribu il potere coattivo all'autorit civile. quietismo dottrina mistica che si propone il conseguimento dell'unione con Dio attraverso uno stato di quiete, cio di annullamento della volont umana. Atteggiamenti quietistici sono presenti nelle religioni non cristiane (induismo, buddhismo, ermetismo, neoplatonismo), nel cristianesimo orientale (... esicasmo) e in alcuni movimenti occidentali come i fratelli del ... libero spirito, i begardi e gli alumbrados (... illuminati). In senso pi specifico il termine quietismo designa quelle correnti che durante il Seicento propugnarono un rapporto immediato con Dio, attraverso uno stato di passivit e di inerzia, ottenuto con la sospensione di ogni attivit intellettuale, l'annegamento della volont, l'abbandono perinde ac cadaver in Dio. Il quietismo disprezza le attivit ordinarie della vita cristiana (preghiere orali, meditazione, frequenza ai sacramenti, esercizi devoti, pratica della virt), alle quali sostituisce la contemplazione, l'abbandono affettivo, il silenzio interiore, la santa indifferenza, il riposo in Dio. Pervenuta allo stato di annichilazione, l'anima non pu pi peccare, anche se esteriormente sembra violare i comandamenti di Dio. In Italia, il Breve compendio intorno alla perfezione cristiana (1611) del gesuita A. Gagliardi anticip gli atteggiamenti dei due pi significativi esponenti del quietismo: il cardinale P.M. Petrucci (Lettere e trattati. spirituali e mistici, 1679; Il nulla delle creature e il tutto di Dio, 1682; Mistici enigmi disvelati, 1683) e lo spagnolo M. de Molinos (Guida spirituale, 1675). Ma ad atteggiamenti quietistici si riallacciarono anche la confraternita di santa Pelagia, fondata dal laico milanese F. Casolo e diffusa soprattutto in val Camonica, i seguaci del canonico Ricasoli a Firenze, di suor Giulia De Marchi a Napoli e del prete umbro Lombardi, i Pii operai a Napoli, i preti secolari Cicogna a Venezia e Beccarelli a Brescia. Il quietismo italiano non si fond su grandi figure, ma su una trama di gruppi e conventicole diffusi in tutta la penisola. Una delle cause di tale diffusione fu l'esigenza di reagire a un tipo di religiosit che si era andata via via irrigidendo in pratiche, metodi, schemi fissi, e di realizzare una vita interiore libera e immediata. Nel 1687 Innocenzo XI condann 67 proposizioni estratte da scritti di Molinos; nel 1688 furono messe all'Indice le opere del cardinale Petrucci. Mentre il quietismo italiano si basava sull'annichilimento delle potenze dell'anima e sulla totale passivit, quello francese svilupp, con F. Fnelon e M.me Guyon, la dottrina dell'amor puro, cio totalmente disinteressato, e dell'abbandono totale alla volont di Dio. Nel 1699 Innocenzo XII dichiar che 23 proposizioni tratte dall'opera di Fnelon Spiegazione delle massime dei santi sulla vita interiore (1697) erano scandalose e temerarie. Le condanne determinarono non solo il declino del quietismo, ma anche il crepuscolo della mistica. Ouine Willard Van Orman (Akron, Ohio, 1908 Boston 2000) filosofo e logico statunitense. Lau-