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A NAUGHTY BOY

Le avventure d'un italiano birichino in Palestina

Prologo

2 La strada statale che da Ashkelon, a nord di Gaza Stripe, (estremo lembo sud-occidentale dello stato d'Israele, bagnato dal Mar Mediterraneo e da poco ritornato sotto il controllo palestinese), porta a Tel Aviv soleggiata ed altamente frequentata, come al solito, un'umanit eterogenea e variopinta la percorre giornalmente per recarsi a lavorare o badare ai propri affari. Le auto con targa dai numeri neri su fondo giallo, si fermano al minimo accenno per caricare i giovani militari dell'Hagan (forze armate israeliane), che solitamente in gruppetti di due o tre, si spostano da una caserma all'altra o vanno verso casa per una breve licenza, con un sistema qui largamente diffuso e praticato: l'autostop. Non passano pi di tre minuti dal momento in cui una qualsiasi persona, alzando ed abbassando ritmicamente il braccio teso, vede fermarsi al suo fianco l'auto che la porter a destinazione, o quantomeno nelle sue vicinanze. Belle ragazze, pelle abbronzata, occhi fiammeggianti e capelli corvini, autentiche sabra (letteralmente fico d'India, cos amano definire s stessi gli ebrei nati e cresciuti in Israele: dolci e succosi ma ricoperti da una miriade di finissime, dolorose spine), procurano un po' d'apprensione col loro Uzi o Galil, (rispettivamente mitraglietta e fucile d'assalto di fabbricazione israeliana), col

3 selettore sempre sulla posizione di FUOCO, portato a spalla con la stessa disinvoltura con cui le loro coetanee europee portano a spasso la loro borsetta. Le auto con targa argento e numeri neri, invece, caricano solo palestinesi, ragazzi che vanno a lavorare nei fecondi campi coltivati a frutta e verdura o nelle piantagioni di cotone, ma soprattutto donne, rigorosamente vestite di scuro ed a capo coperto, da Gaza Stripe vanno verso i souk (tipici mercati della cultura araba) di Gerusalemme o di Jafo, a Tel Aviv, torneranno solo a sera, cariche delle provviste per la settimana, magari col bus, molto pi indicato per portare a casa anche due o tre galline od una capretta o un agnellino. Molto pi rare, almeno da queste parti, le auto con targa azzurra, colore che designa le auto degli abitanti originari dei cos detti territori occupati che vanno da Gerusalemme verso nord-est, in Cisgiordania e nell'Alta Galilea, fino alle alture del Golan, al confine con la Siria, territori che lo stato d'Israele s' annesso dopo la guerra dei 6 giorni che dur appunto dal 5 all'11 giugno 1967, durante i quali sbaragli contemporaneamente e su tre differenti fronti gli eserciti di Siria, Giordania ed Egitto. Purtroppo questi territori hanno sempre rappresentato una spina

4 nel fianco per lo stato sionista, data la scarsa disponibilit dei suoi abitanti originari ad integrarsi nel suo sistema. Queste targhe automobilistiche di diversi colori, ma sottoposte ad una sola autorit, fanno provare un sottile senso di disagio, portando alla memoria altri mezzi discriminatori che in un passato neanche troppo remoto, qualcuno usava cucire sui vestiti, invece che attaccare dietro le automobili, ma questa un' altra Storia... La strada statale si snoda su d'un territorio sostanzialmente pianeggiante che permette, volgendo gl'occhi verso occidente, alcuni rapidi sguardi all'azzurro del mare, quando le dune ricoperte da striscianti piante grasse, si diradano, abbassandosi fino a mischiare la loro sabbia con quella della spiaggia dell'estremo angolo sud-est del Mar Mediterraneo. Verso oriente, invece, campi bicromatici di cotone s'intercalano di tanto in tanto con pi colorate coltivazioni d'ortaggi: fave e piselli, insalate e patate, pomodori e peperoni, vegetali preziosi, data l'aridit del suolo sabbioso, tenuti in vita da uno dei miracoli israeliani del XX secolo: centinaia di chilometri di tubo di PVC, dotato di milioni di minuscoli forellini, con un'estremit tappata e l'altra collegata ad una presa d'acqua, sono sotterrati ad una ventina di centimetri di profondit e ad un metro circa l'uno

5 dall'altro. Invece d'innaffiare in modo tradizionale vaste ed in parte improduttive aree, con grande evaporazione, dato il sole che qui brilla per pi di 300 giorni all'anno, con questo sistema l'uso della preziosa acqua viene fortemente ottimizzato e mirato quasi esclusivamente all'apparato radicale dei vegetali, apportandovi anche vari preziosi nutrimenti, gi disciolti artificialmente in essa. Il viaggiatore, preso dall'ammirazione che sorge spontanea, per questo popolo che in meno di 30 anni ha saputo trasformare un deserto in un giardino tropicale, quasi non si rende conto che il rosso bus della EGGED ha ormai oltrepassato la grande centrale elettrica di Rishon Lezyon ed i primi sobborghi di Tel Aviv stanno via via sempre meno impercettibilmente rubando il terreno a coltivazioni d'ortaggi ed agrumeti. Il traffico si fa pi intenso e caotico, mentre l'importante via di comunicazione si ramifica in diverse strade secondarie che come i nervi d'un gigantesco sistema nervoso, arrivano a contatto fin dell'ultimo, pi insignificante ganglio. Alla fine di una di queste tortuose ramificazioni, la stretta via gi oppressa da una moltitudine vociante, si allarga nel grande piazzale che ospita da una lato uno dei pi grandi mercati all'aperto di tutto il Paese e sul versante opposto, la stazione cui fanno capo i numerosi autobus delle due

6 compagnie di trasporti pubblici nazionali: la DAN e la EGGED. La piazza molto grande ed estremamente caotica, moschea a parte, vuoi per la tipica atmosfera, vuoi per i colori e gli odori, ricorda a chi ha avuto il piacere di frequentarla, la famosa piazza Jemaa el Fna di Marrakesh, infatti in ranghi concentrici che lasciano uno spazio men che esiguo alla normale circolazione stradale, sono disposte decine e decine di bancarelle, sulle quali si vende pressoch di tutto: ortaggi e frutta, pesci e carni, macellate secondo il rito kosher o secondo il rito islamico, vestiti di foggia orientale e scarpe di fattura occidentale, cappelli di ogni tipo e colore: dal Borsalino che ogni ebreo di una certa et porta quando esce di casa, alla chipph, la papalina buona per tutte le et ed i ceti sociali. Poi ombrelli, cinture ed utensili; sacchi di juta con l'imboccatura arrotolata, lasciano intravvedere al loro interno i colori caldi o brillanti di numerosissime spezie, mentre diffondono nell'aria circostante profumi inebrianti che si mischiano, nella tipica alchimia mediorientale, con gli odori di fritture dei venditori ambulanti di falafel e kebab, serviti con le varie salse locali: theina, farina di semi di sesamo stemperata in olio d'oliva, humus, crema di piselli novelli, shemenet, cetrioli affettati finemente ed immersi nello yogurt naturale,

7 molto dissetanti. Una gran parte della popolazione, generalmente, dopo una sostanziosa colazione mattutina, preferisce consumare il pasto di met giornata per strada, scegliendo tra le diverse opportunit offerte dalle decine di venditori ambulanti che affollano le principali strade e piazze; solo il pasto serale, verr nuovamente consumato in casa propria con tutta la famiglia. Perfettamente a suo agio, totalmente mimetizzato tra la fiumana di indigeni, abbronzato ed in pantaloncini corti, come uno qualsiasi tra i mille che affollavano la grande piazza, Gianni si compr una falafel al banchetto di Jossi e sbocconcellandola si avvi a passo tranquillo lungo la Ben Yehouda, in direzione di Hayarkon St.

Dady

9 La vicina di casa di Yves si chiama Liki; una yemenita, minuta, segaligna, con folti capelli ricci, occhi neri e brillanti, anche un po' lesbica, secondo quanto raccont un giorno Yves a Gianni ma questi, fortemente refrattario ad ogni forma trovato con lei in competizione per la stessa donna, orientamenti sessuali lo lasciavano del tutto indifferente. Liki una buona figliola, vive lontano dal suo paese e dalla sua gente e Gianni, ogniqualvolta si trova a passare per Hayarkon St, sul lungomare di Tel Aviv, vuoi per una visita all'amico Yves, vuoi per una birra al Blue Star Bar, passa da casa sua per un saluto, oltretutto, anche se proibito in Israele, da buona yemenita, Liki una fanatica consumatrice di qat (piantina annuale simile al th ma dagli effetti molto pi marcati ed anoressizzanti, tipica dello Yemen), che si fa arrivare, Dio solo sa come, dal suo villaggio natale e Gianni affascinato pi dal rito che dagli effetti, spera sempre di coglierla in flagrante preparazione ed esserne cos invitato. A cuor leggero e con innocenti propositi in mente, Gianni si trov cos a suonare il campanello della villetta che s'affaccia sul Mar Mediterraneo, in un caldo pomeriggio dell'estate 1983...!?! i di suoi pettegolezzo, si limit a rispondergli che fintanto che non si fosse

10 invece che dalla piccola, arcigna yemenita, la porta fu aperta da un pezzo di figliola alta un metro e ottanta, capelli neri, lunghi e lisci ed un profilo da Cleopatra che subito fecero accelerare la "pompetta sanguigna" del povero Gianni, colto totalmente impreparato ad una visione tanto procace. Seguendone i contorni con lo sguardo, affascinato come il topolino che ormai ipnotizzato, segue la danza ondeggiante e mortale del crotalo ritto di fronte a s, la voce esce stentata e non gi per il poco sicuro e zoppicante israeliano: -Shlak-li, be-eif Liki, bvakkash? (Scusa, dov' Liki, per cortesia?)- Lei lo guarda con un sorriso enigmatico e risponde: -Oh Liki lo babaita...- la sua voce un po' roca, all'Amanda Lear, calda e vellutata come un espresso napoletano, fa vibrare piacevolmente il nervo acustico, indi il cervello, il midollo spinale e poi gi! gi lungo ad esso, fino a dove Kundalini che dormiva placida ed ignara, si risvegli di colpo con una piacevole ed avvolgente vampata di calore, seguita da un formicolio ondiforme e stimolante...-Oh Liki non in casa...- poi avuto un subitaneo feeling che Gianni non fosse israeliano, pass ad un pi rapido e sbrigativo inglese: -So come in, J'm too waiting for Liki, so let's wait together. Do you want some tea or coffee?-, -Niente eccitanti!! 'ch gi lo sono pi che

11 abbastanza su di giri!- pens Gianni, trattenendosi a fatica dallo esprimere ad alta voce la sua reale condizione. -Magari una camomilla!- stava per dire, lasciandosi poi invece tentare da un th: -Ah... ok, let's have some tea.-. Dady, cos si chiama la fanciulla, indossa una leggera maglietta di cotone ed un paio di shorts di tela kaki molto stretti che le fasciano i fianchi ed inducono in Gianni peccaminosi, infantili ricordi di Silvana Mangano nel film -Riso amaro-. Racconta che sta prestando servizio militare e data la sua professione civile di fotografa, stata destinata ad una base militare persa tra i monti attorno a Gerusalemme, dove sviluppa e stampa le pellicole che arrivano diverse volte al giorno, dai satelliti spia americani, circa i movimenti di truppe potenzialmente ostili che stanno oltre i confini con la Giordania e la Siria. -Caspita! bel lavoro! Io ho sempre avuto una passione per la fotografia!- esclam Gianni, rendendosi immediatamente conto che la sua vecchia passione stava subendo un ben conscio transfert dall'oggetto al soggetto. Il tempo vola piacevolmente, tra una facezia ed una disquisizione filosofica, i due scoprono mano a mano di avere molto in comune, oltre ad una certa attrazione fisica. La confidenza cresce e lentamente prende ad instaurarsi quella specie di complicit del

12 tipo -io so che tu sai che io so- in pratica ambedue gi sapevano che sarebbero arrivati a strapparsi i vestiti di dosso, con le unghie e coi denti! Alle cinque del pomeriggio, Liki non ancora tornata ed allora Dady propone di andare a fare un bagno, (ehh...it's sea time.); il tempo, nonostante si sia solo alla prima settimana di maggio, piacevolmente caldo, il mare azzurro/zaffiro occhieggia invitante, attraverso la finestra, appena aldil di Hayarkon St. Attraversano la strada, animata dal traffico indolente del pomeriggio mediorientale ed appena in spiaggia Dady si sfila la maglietta, non porta reggiseno ehh...whow!!! che busto! altroch quello di Poppea che sta a Roma! (o no!?, beh, Poppea comunque un bel nome per un busto!). Si cala i pantaloncini e rimane con un minuscolo slip di cotone bianco che risalta abbacinante sulla sua pelle abbronzata. Gianni trascinato dall'euforia e per non "esser da meno", anche se in quel periodo della sua vita, non vestiva boxer o altre mutande di sorta, dopo essersi tolta la maglietta, si cala i pantaloncini e rimane nudo come un verme! ma siiihh!! crepi l'avarizia! tanto c' un muretto che divide la spiaggia da Hayarkon St. e poi gli israeliani non si formalizzano troppo per queste cose. Si prendono per mano, una breve corsa e splashh!!! un bel tuffo

13 nell'acqua fresca e corroborante: -Ahhh! bello!!-, quattro "bracciate", un paio di "capriole"e via! fuori dall'acqua, dove i due prendono ad asciugarsi vicendevolmente col telo da spiaggia che Gianni aveva previdentemente afferrato al volo prima di uscire dalla casa di Liki. Pochi minuti dopo i due scoprono che la padrona di casa non ancora tornata, Dady prepara un th e Gianni dopo averlo bevuto, le chiede l'indirizzo della caserma in cui presta servizio e con la promessa di farle visita nel giro di una settimana, la saluta e si avvia lungo la strada, in direzione di Takan Markasit, per prendere un bus e tornare a casa sua ad Ashkelon. Dady era allegra ed eccitata e quando Liki torn a casa e la baci sulla bocca, subito avvert una certa ritrosia da parte sua, -Makkarh?!?(Che ti succede?!?)-Dady rispose con fastidio: -Niente, niente, sono solo un po' stanca.- poi, l'eccitazione traspar, mentre aggiungeva: -Oggi venuto a cercarti Gianni, l'italiano; abbiamo passato il pomeriggio a parlare, poi siamo andati a farci una nuotata.- gi il gelo era sceso sul volto di Liki, ma Dady maliziosa continu: -Gianni un tipo interessante, gl'ho detto di venirmi a trovare, s a Jerushalaim.- Liki inarc le sopracciglia, evidentemente contrariata e si permise di ribattere: -Mhhh, non ti fidare troppo di lui, divertente, simpatico s, ma

14 ancora non ho capito cosa faccia nella vita; a volte arriva con le tasche piene di dollari americani, va a cambiarli vicino allo Sheraton, sai, dove ci sono quelli che fanno il "mercato nero", capirai, invece dei 70 shekelin per ogni dollaro che prendi in banca, l arrivi anche a cambiare 1 a 400. Ma non un lavoro onesto n serio, e poi sempre in giro, io non so neanche se abbia una casa, viaggia da un kibbutz all'altro e si ferma per 2-3 giorni in ognuno come "visitatore", capirai, conosce gente sparsa un po' per tutti i kibbutz che ci sono in Israele!...- La sottile vena di gelosia che intrideva le obiezioni di Liki, spinse Dady ad optare per la "ritirata" ed andarsene: -Ok, lyla-tov Liki, li-troth! (Ok, buonanotte Liki e arrivederci!)-. In cuor suo Dady sapeva che mentre l'augurio che Liki potesse passare bene la notte che stava scendendo, era sincero, l' "arrivederci" era puramente formale, ne aveva veramente abbastanza della piccola, possessiva yemenita, ok, c'erano stati tra di loro momenti dolci e piacevoli, ma ora Dady non se la sentiva pi di dover fronteggiare le stressanti scenate di gelosia, cui la sottoponeva, a giorni alterni, la sua amichetta. E poi, a lei gli uomini piacevano! quel Gianni poi, l'attirava in modo pazzesco, quel suo fare un po' scanzonato ma premuroso, la sua pelle abbronzata, coperta da una fine peluria

15 bionda e quel fisico asciutto, come lei aveva sempre immaginato dovesse avere il capitano Akhab... Un fremito ed una vampata di calore le scossero il corpo in una serie di ondate successive che si irradiavano dalla bocca dello stomaco, mentre ricordava il calore che si sprigionava dalle sue mani, attraversando il telo da bagno, quando solo un paio d'ore prima, lui aveva preso a frizionarle il corpo, aiutandola ad asciugarsi subito dopo l'ultima nuotata. Il mattino dopo, nella caserma di Jerushalaim, Dady arross violentemente al "buongiorno" della sua compagna di camera, causa il dubbio totalmente irrazionale che questa avesse avuto sentore dei sogni che le avevano allietato il sonno durante la notte appena trascorsa. Erano passati alcuni giorni dal suo incontro con Dady e Gianni conduceva la solita vita, al mattino si recava al Blue Star Bar per fare colazione e sfogliare il "Jerusalem Post". Gli avventori abituali del B.S.B. erano per la maggior parte dei "fuoriusciti", almeno cos li chiamava Gianni, infatti erano tutti stranieri, nel senso che nessuno era israeliano, pochi erano di religione ebraica e tutti erano arrivati in Terra Santa per causa di qualche problema in patria. Julius era un gran bravo ragazzo di colore, era stato "playmaker" in un'importante squadra americana ed ora giocava con lo stesso ruolo nel Maccabee, l'orgoglio del basket israeliano;

16 una volta aveva accennato di aver dovuto lasciare gli "States" a causa di una violenta lite con un alto dirigente della squadra per la quale giocava, Gianni aveva capito che per lui, l'argomento era ancora una ferita aperta e non aveva chiesto ulteriori spiegazioni. Bobby, canadese di Toronto, viveva ormai da diversi anni a Tel Aviv, ma la circospezione con cui si muoveva, era la stessa dei primi giorni in cui era arrivato nella "Promised Land". Qualsiasi essere umano non completamente "acefalo" avrebbe avuto paura, dopo essere sparito con una valigetta contenente 200.000 dollari americani, destinati al pagamento di una "non meglio specificata" fornitura per conto di un piccolo boss della malavita canadese. Poi c'erano Blanca e Marisol, due amiche particolari spagnole, che avevano semplicemente deciso di venire a vivere la loro storia in un paese non troppo lontano dalla natia Europa, ma dal clima quasi tropicale e dalla popolazione aperta e cosmopolita. Eran e Mody erano i due soci proprietari del bar; Eran era il classico "sabra", dal carattere spigoloso, ombroso e poco adatto al contatto col pubblico, fortunatamente, al suo opposto era Mody, aperto e gioviale, era nato in Olanda, l si era formato e solo verso i trent'anni, aveva seguito l'istinto che spinge ogni ebreo a far ritorno e se possibile fermarsi nella terra degli avi.

17 Un mattino come tanti altri, dopo la solita abbondante colazione ed un'oretta dedicata alle pubbliche relazioni coi vari "fuoriusciti", Gianni stava tornando a casa, quando passando per un vicolo, vide steso su d'un filo ad asciugare qualcosa che gli serviva. Come faceva di solito in caso di bisogno, stacc dalle mollette un paio di magliette ed un pantalone militare, infil il tutto nel sacchetto della spesa che portava con s e prosegu verso casa. Appena giuntovi, si sfil i pantaloncini e la maglietta che portava indosso e si prov gl'indumenti che aveva appena ricevuto come "involontario dono". Guardandosi allo specchio, non pot fare a meno di complimentarsi ad alta voce con s stesso, per l'ottima scelta operata: -Perfetto!! non potevo scegliere meglio! sembro uscito dalle pagine centrali di "Soldiers of Fortune", nell'articolo dedicato all'Hagan!!Euforico per il suo nuovo aspetto, decise subito di sperimentarne l'efficacia, recandosi a Gerusalemme per fare una visita alla sua nuova amichetta israeliana. Lungo la strada fece una breve sosta al vecchio ex-moshav (sorta di villaggio simile al kibbutz, solitamente di ispirazione religiosa, ma retto da uno pseudosocialismo), di Be'er Yakov, per salutare l'amico Raphi, il rabbino pi buono del mondo! La sosta non dur pi d'una ventina di minuti, poich all'arrivo di Gianni, il religioso

18 era in procinto i recarsi all'appuntamento con alcuni amici che lo attendevano a Tel Aviv. -Eh s!- pens Gianni, riprendendo il bus per Gerusalemme e soppesando con la mano dentro la tasca, il regalino che aveva appena ricevuto dall'amico, -Raphi veramente una brava persona, la sua casa sempre aperta, chiunque vi passi, sia esso ebreo o musulmano, cristiano o finanche ateo, il benvenuto e pu rifocillarsi sia il corpo che lo spirito! Cos dovrebbero essere tutti i rabbini politicanti e tromboni che stanno a Gerusalemme, a strapparsi l'un l'altro, con le unghie e coi denti, il potere per governare sotto banco questo Paese! In fondo questi sono i valori che veramente contano! La carit, la tolleranza verso chi diverso da noi e la disponibilit verso tutti gli appartenenti al genere umano... e se poi una una bella marziana, ben venga!!!un'aperta risata si pales sul volto di Gianni, mentre considerava l'unica debolezza, tipicamente umana ma non ritenuta opportuna dall'ortodossia religiosa, del suo amico Raphi. Due religiosi, ortodossi askenaziti, col loro caratteristico copricapo di pelliccia, sedevano nei sedili di fianco a quello di Gianni e dopo aver notato la sua "risata in solitaria" ed aver scambiato sommessamente alcune parole tra di loro, si alzarono e cambiarono di posto, volgendosi di tanto in tanto per lanciare occhiate furtive ed un po'

19 preoccupate al suo indirizzo. Gianni considerato che la "frittata" era ormai fatta, pens d'insaporirla con un po' di pepe e grid con fare declamatorio ai due religiosi: -Be blessed the poor in spirit! 'cause to him belongs the realm of Heaven!!- facendo seguire la sua biblica frase da un'altisonante e grassa risata. Pochi chilometri dopo aver oltrepassato il kibbutz Kiriyat Anavim e la seguente citt di Latrun, (secondo alcuni storici, cos chiamata in ricordo del "buon ladrone", crocefisso accanto a Ges Cristo), lasciata la pianura a Bab al Wad (Porta della Valle), l'autostrada per Gerusalemme comincia a salire, la pianura costiera di Tel Aviv, coi suoi campi coltivati, cede il passo prima agli uliveti ed ai pini d'Aleppo e poi ai superbi cedri di biblica memoria, che inseguono con le loro radici le falde d'acqua che vanno sempre pi sprofondando nelle viscere delle montagne. Il potente motore dell'autobus affronta con caparbiet le curve ed i primi tornanti; qua e l sul fondovalle, gli scheletri ormai corrosi dalla ruggine di vecchi carri armati russi T 55, ricordano una guerra non pi combattuta ma sempre latente con la vicina Siria e la non lontana Giordania. L'altezza ormai raggiunta, permette incantevoli colpi d'occhio: sulla destra, adagiato sul fondovalle, il villaggio di Ain Karem, dove nacque S. Giovanni il Battista, cugino di Ges, a sinistra, in

20 mezzo ad una salubre pineta, il sanatorio di Arza. Ancora pochi tornanti ed ecco apparire, poco pi in alto, i quartieri pi esterni della citt di Gerusalemme, la "citt santa" per eccellenza; mentre l'autobus vi si addentra, seguendo un ampio viale alberato, una visione densa di storia colpisce anche il viaggiatore pi smaliziato: sovrastando un ampia spianata, un muro alto una decina di metri e lungo circa 150, costituito da blocchi di pietra del peso di parecchie tonnellate cadauno, resta come ultima testimonianza dell'antico e primitivo splendore cui era giunta questa citt quando tocc i suoi massimi storici. Ai suoi piedi, in qualsiasi ora del giorno o della notte ed in ogni periodo dell'anno, possibile vedere una moltitudine di pellegrini, dalle torme di turisti che armati di una semplice macchina fotografica s'illudono d'immortalarne il phatos e le vibrazioni che sprigiona, ai religiosi ortodossi e non che si radunano ai suoi piedi per battersi il petto ed operare cos il "rito del lamento", da cui il nome di "muro del pianto", o semplicemente per pregare e ricordare tutto quello che la possente costruzione ha rappresentato nel passare dei millenni e continua a rappresentare per la societ ebraica. Un centinaio di metri sulla sinistra del Muro del Pianto, 185 kg. d'oro zecchino ricoprono la cupola di una delle pi belle moschee

21 del mondo: Qubbat as-Sahra (Cupola della Roccia), cos chiamata perch al suo interno permane uno spuntone di roccia che offr rifugio e nascondiglio al profeta dell'Islam quando questi era perseguitato. La stazione centrale dei bus di Gerusalemme sicuramente meno ampia di quella di Tel Aviv, ma non per questo meno pittoresca e caotica. I venditori si affannano nel decantare le qualit delle loro merci, quasi a voler sottolineare che una falafel comprata e mangiata a Gerusalemme, sar sicuramente pi gustosa e nutriente di una comprata in qualsiasi altro posto del mondo. Gianni si fece imbonire e compratasi una falafel, si diresse al terminal dal quale sarebbe partito il bus che l'avrebbe portato a trovare la sua nuova fiamma. Il bus part poco tempo dopo e seguendo le curve ed i sali-scendi della strada che s'inoltra tra boschi ed ampie abetaie, immersa in un paesaggio che ricorda molto di pi le Alpi italiane che non un paese del Medio Oriente, nel breve volgere di tempo d'un'ora, Gianni fu avvisato dal solerte conducente a cui aveva chiesto aiuto, che le basse costruzioni che poteva vedere, sparse nella piccola vallata alla sua destra, facevano parte della caserma che lui cercava. Gianni ringrazi, salut il gentile autista e scese. Il giovane caporale, dal suo piccolo ufficio del corpo di guardia,

22 nell'andirivieni di giovani militari, not un volto non familiare che s'apprestava ad entrare, l'uniforme che portava era regolare ma per scrupolo usc e fronteggi con fare interrogativo il nuovo arrivato. Gianni lo salut formalmente: -Bo-ker tov, an rotz Dady Shakir, bvakkash. (Buongiorno, vorrei Dady Shakir, per cortesia.)-, -Can, rega. (Si, aspetta un momento.)- rispose il graduato prendendo il telefono e componendo un numero interno al quale rifer che una certa Dady Shakir era attesa al corpo di guardia. Gianni lo ringrazi ed usc sul piazzale antistante. Osservando i fiori variopinti che facevano bella mostra di s in alcune aiuole, stava considerando quanto il tocco di una mano femminile possa essere importante, anche durante il servizio militare, quando alzati gli occhi, riconobbe la sagoma di Dady che da una ventina di passi stava arrivando. La smorfia di allarmato stupore che si andava pericolosamente disegnando sul suo volto, fu prontamente coperta da un caloroso abbraccio e da una serie di baci da parte di Gianni, mentre impercettibilmente, la indirizzava, spingendola col corpo, verso l'esterno della base, in una zona un po' pi defilata e tranquilla. -Oh my God!! you're really crazy!!!sbott lei con un tono di voce che pareva pi un lamento che un'accusa, -Perch?- domand Gianni con un candore che avrebbe intenerito Mangiafuoco in persona, -Avevo troppa voglia di

23 vederti, di toccarti, baciarti... e poi me l'hai detto tu di venirti a trovare noh?! M'hai pure dato l'indirizzo, se no come diavolo ci sarei arrivato io fin qui?- Dady si rese conto che stava per giocarsi la carriera in seno alle forze armate e potenzialmente anche qualcosa di pi ma il rischio la eccitava, cos come la eccitava 'sto pazzo d'italiano, vestito con una divisa israeliana che sorrideva di fronte a lei. -Ok, ok, vieni dentro, parla inglese il pi a bassa voce possibile, anzi, non parlare proprio e cerca di evitare qualsiasi contatto con chicchessia! dai s! Andiamo in camera mia; meno male che m'hanno dato una stanzetta vicino al laboratorio fotografico dove lavoro, perch in caso contrario non avrei certo potuto portarti in camerata con tutte le altre! E poi scusa, ma dove l'hai presa quella divisa che hai indosso? Oh mio Dio! se ti dovessero mai "beccare", ti fucilano come spia! Io stampo pellicole classificate "segrete"! Ma tu sei proprio matto!-, -Oh yeah! J'm crazy about you! You should know it already!rispose Gianni con quel sorriso disarmante che a lei intrigava moltissimo. Pochi minuti dopo, complice una languida e sensuale musica orientale che Dady aveva posto sul suo piccolo stereo ed un "joint" di discreto "libanese" che Gianni aveva avuto in dono dall'amico Raphi, i due si amavano con passione.

24 Sicuramente, la non proprio ortodossa situazione contingente era di per s stessa un discreto eccitante, ma anche Dady ci metteva dell'impegno, rendendola a dir poco esplosiva! Dopo aver fatto l'amore con svariati ritmi e posture, Dady ribalt violentemente Gianni, poi inginocchiata a cavalcioni del suo petto, scivol fino a portargli il sesso a portata di bocca: Gianni constatato che era "di buon umore", si applic di buon grado; lo fece con tanto impegno che Dady ci prese eccessivo gusto e cominci a premere sempre pi forte, fino a che Gianni, in debito d'ossigeno, chiese "time out", battendo ritmicamente l'unica mano libera sul bordo del letto. Dady non diede ad intendere d'aver capito, anzi, intensific la propria azione. Gianni si sentiva come se una maschera da sub, discretamente oliata, gli fosse scivolata dagli occhi a coprirgli il naso e la bocca, stava letteralmente soffocando. Sicuramente morire durante una delle operazioni pi saporite della vita umana, era meglio che finire "spiaccicato" sotto un camion, ma Gianni in quel momento si sentiva semplicemente "immaturo", non pronto al grande balzo. Fortunatamente, Dady raggiunse il suo scopo e con un urlo gorgogliante ed a bassa frequenza, scivol via e prese a leccargli la faccia, incurante del suo fiatone. I suoi lineamenti, sudati e stravolti, dimostravano un certo appagamento e ci unito allo scampato pericolo di morte per

25 soffocamento, procur a Gianni un piacevole rilassamento. Gianni si rilass talmente bene che in capo ad un paio di minuti, prese a russare sommessamente; Dady si sollev appoggiandosi ad un gomito, lo stava osservando con un'espressione vagamente materna e comprensiva, quando il suo sguardo si pos sulla sveglia che teneva sul comodino..!!!col batticuore si rese conto di quanto il tempo fosse volato, doveva assolutamente andare a sviluppare e stampare le ultime pellicole giunte durante la sua assenza dal laboratorio. Si alz con cautela, cercando di non disturbare il suo amore dormiente, si rivest ed usc dalla stanza per recarsi sul luogo del dovere, nel laboratorio situato alcune porte accanto, lungo il medesimo corridoio. Gianni sonnecchi per una buona mezz'ora poi apr gl'occhi, si stir con metodo, sbadigli, si alz e si rivest. Vide su di un tavolino tutto il necessario e cominci a prepararsi un th. L'acqua stava cominciando a bollire e Gianni si stava apprestando a lasciar cadere nel pentolino un cucchiaino di th alla menta, quando dopo un leggero bussare, la porta si apr ed un aitante giovanotto che portava applicati sul taschino della camicia militare i gradi da tenente, entr e senza tanti preamboli chiese dov'era Dady poich il comandante aveva urgente bisogno delle

26 ultime pellicole sviluppate. Gianni fece un rapido calcolo delle scarse possibilit che aveva per cavarsi indenne dal ginepraio in cui s'era venuto repentinamente a trovare e decise che solo facendo lo scemo avrebbe avuto qualche esigua possibilit di non dover pagare il proverbiale dazio. -Slikh, an lo mevin hivrit. (Scusi ma non capisco l'ebraico.)Il giovane tenente rimase alcuni secondi interdetto poi riprese: -Ma, at lo mevin hivrit? At ledaber hivrit! Be-eif at?(Come non capisci l'ebraico? Lo stai parlando! Di dove sei tu?)- Il volto di Gianni s'illumin involontariamente d'un sorriso orgoglioso mentre rispondeva -Oh an italkit!-... Passarono alcuni secondi di estrema tensione, durante i quali il tenente valut che se tutto quanto era uno scherzo e lui vi avesse prestato troppa attenzione, sarebbe finito come protagonista di molte barzellette che sarebbero girate tra le fila dell'Hagan, per i prossimi anni a venire; d'altraparte, se il tipo che aveva di fronte, vestito come un militare del suo stesso esercito, era veramente uno straniero che s'era introdotto chiss come e soprattutto chiss perch in quella base militare e lui non si fosse comportato secondo regolamento, si sarebbe ritrovato sotto processo per inettitudine e conseguentemente degradato a caporale. ...Le sue valutazioni lo portarono a considerare che tutto sommato

27 si sarebbe sentito molto meglio nei panni di un tenente idiota ma ligio al dovere, piuttosto che in quelli di un caporale superficiale... estrasse dalla fondina che portava sul fianco la sua pistola d'ordinanza, ne arm il percussore e la punt su di Gianni, muovendo ritmicamente la canna dal basso verso l'alto per indicargli di alzare le mani. Contemporaneamente port alla bocca il fischietto che teneva appeso con una sottile catenella ad uno dei bottoni della camicia e vi soffi con forza, producendone tre sonori fischi. In meno di mezzo minuto, arrivarono di corsa un caporale e due militari di truppa che, seguendo l'ordine concitato del tenente, sollevarono Gianni di peso e lo portarono via. Gianni impieg alcuni minuti per riadattare le sue pupille all'oscurit in cui si trovava immerso, si sforz di rallentare la respirazione e di calmare i battiti impazziti del cuore che spingeva con tale forza il sangue nelle vene, da fargli dolere le tempie. Una sottile lama di luce penetrava da sotto il portoncino blindato, permettendogli almeno di distinguere i contorni e la superficie del pavimento. Prese ad ispezionare, tastandoli con le mani, i muri della cella in cui si trovava: su uno dei due lati pi lunghi che misuravano circa tre passi, era imbullonata, ad una altezza di circa mezzo metro dal pavimento, una branda metallica che terminava

28 contro il muro opposto alla porta. Il resto dello spazio, peraltro esiguo, era totalmente vuoto e Gianni lo sfrutt per passeggiare: tre passi, dietrofront, tre passi, dietrofront, tre passi...

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