Sei sulla pagina 1di 15

Simone Bordini Let media nellet dei media: lEmilia medievale nel Web.

[Edito a stampa in Uno storico e un territorio: Vito Fumagalli e lEmilia occidentale nel Medioevo, a cura di Roberto Greci e Daniela Romagnoli, Bologna 2005, pp. 405-420. Simone Bordini. Distribuito in formato digitale da Itinerari Medievali ]

Non si fa giustizia al nuovo tipo umano senza la coscienza di ci che subisce continuamente, sin nelle fibre pi riposte, dalle cose del mondo circostante. Theodor W. Adorno, Minima moralia

Ogni volta che avviamo un confronto tra studi medievali e rivoluzione digitale su un punto in particolare in fin dei conti, perspicuo sarebbe opportuno trovarsi da subito in sintonia: la rete ha richiamato il medievista a una duplice responsabilit professionale: quella strettamente connessa al proprio specialismo e quella (che dovrebbe invero sovrintendere la prima) riconducibile piuttosto al mestiere di storico tout court che egli esercita nella e, prima di tutto, per la societ in cui opera e vive. Da un lato, difatti, linternet, per le proprie intrinseche peculiarit (affrettatamente sintetizzabili nei tre concetti oramai popolari di multimedialit1, ipertestualit2 e
Rigorosa la definizione di multimedialit fornita da Peppino Ortoleva, che ha segnalato come tale termine non rinvii sic et simpliciter alla convergenza e alla cooperazione di media in precedenza distinti. Elaborando dati diversamente codificati (testi, suoni, fotografie, video), un multimedium pone difatti in rapporto tra loro pi sensi (sinestesia), pi modelli percettivo-cognitivi e persino pi corpora normativi, dato che le leggi rigorosamente separate che prima regolamentavano i diversi media devono ora giocoforza confluire e interrelarsi. Cfr. P. ORTOLEVA, Mediastoria. Mezzi di comunicazione e cambiamento sociale nel mondo contemporaneo, Milano 2002, pp. 263-268. 2 Come noto, lipertestualit la caratteristica che influisce pi in profondit sulla lettura e sulla scrittura del testo digitale. I links, consentendo limmediatezza del confronto incrociato, esplicitando cio quei processi mentali che da sempre fanno parte dellesperienza del lettore, hanno reso i testi scentrati, fluidi, continuamente estensibili. Cfr. M. RICCIARDI, Studi umanistici e nuove tecnologie, in Oltre il testo: gli ipertesti, a cura di M. Ricciardi, Milano 1994, p. 30. Sullipertestuatualit, vd. Da Memex a Hypertext. Vannevar Bush e la Macchina della Mente, a cura di J. M. NYCE, P. KAHN, Padova 1992; G. P. LANDOW, Lipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria, Milano 1998; A. CADIOLI, Il critico navigante. Saggio sullipertesto e la critica letteraria, Genova 1998; M. RICCIARDI, M. AGOSTI, M. MELUCCI, Ipertesti e information retrivial, Lecce 1999. Utile la critica alle concezioni landowiane che si ottiene contemperando G. RONCAGLIA, Ipertesti e argomentazione, in P. CARBONE, P. FERRI (a cura di), Le comunit virtuali e i saperi umanistici, Milano 1999, pp. 219-242, <http://www.merzweb.com/testi/saggi/ipertesti_e_argomentazione.htm> con J. CLMENT, Du texte lhypertexte: vers une pistemologie de la discursivit hypertextuelle, in J.
1

interattivit3) e per la capillarit con cui si diramato presso la comunit scientifica, ha introdotto anche nel settore medievistico questioni inaspettate4, rimettendo in discussione e talora scompaginando pratiche di ricerca5 e griglie tassonomiche che si reputavano consolidate in via pressoch definitiva6. Dallaltro lato, proprio questo stesso multiversum7
BALPE, P. A. LELU, I. SALEH (coords.), Hypertextes et hypermdias: Ralisations, Outils, Mthodes, Paris 1995, <http://hypermedia.univ-paris8.fr/jean/articles/discursivite.htm>. 3 Lintreccio di rimandi interni ed esterni che contraddistingue i documenti ipertestuali ha reso la loro lettura disintermediata. Non esiste pi un unico percorso di lettura: la lettura multisequenziale prende il posto della lettura eterodiretta. Cfr. F. CARLINI, Lo stile del Web. Parole e immagini nella comunicazione di rete, Torino 1999, p. 13. Pi discutibile una quarta caratteristica dei supporti digitali e, per estensione, della rete: leconomicit. Una vera e propria rivoluzione, nelle parole di Manfred Thaller, che ha rimarcato come il costo della trascrizione intellettualmente rispettabile di un documento sia molto pi ingente rispetto a quello della sua riproduzione digitale. Convinzione, questultima, che va comunque sfumata, poich unopera sistematica di digitalizzazione documentaria si rivela in egual modo dispendiosa. Basti considerare le cospicue spese sostenute dallArchivio di Stato di Firenze per acquisire digitalmente lintero fondo Mediceo avanti il Principato. Cfr. M. THALLER, Limmagine del passato: archiviare ed accedere alle fonti culturali visive, in Schede umanistiche n.s., 2 (1997), p. 164. Sulla conversione digitale del fondo MAP, cfr. F. KLEIN, Una fonte documentaria on line: il Mediceo avanti il Principato, in I Medici in rete: ricerca e progettualit scientifica a proposito dellarchivio Mediceo avanti il Principato. Atti del Convegno (Firenze, 18-19 settembre 2000), Firenze 2003. 4 Si pensi allo spettro di problematiche introdotto dal trattamento digitale dei testi e dei documenti. Per quanto concerne i documenti, vd. M. ANSANI, Diplomatica (e diplomatisti) nellarena digitale, in Scrineum, 1, 1999; IDEM, Sulledizione digitale di fonti documentarie, in R. GRECI (a cura di), Medioevo in rete tra ricerca e didattica, Bologna 2002, pp. 33-46; Sulla codifica dei testi cfr. almeno F. CIOTTI, Il testo elettronico: memorizzazione, codifica e edizione informatica del testo, in C. LEOPARDI, M. MORELLI, F. SANTI (a cura di), Macchine per leggere. Tradizioni per leggere. Tradizioni e nuove tecnologie per comprendere i testi, Spoleto-Todi 1994, pp. 213-230; D. BUZZETTI Il testo fluido. Sulluso dellinformatica nella critica e nellanalisi testuale, in Filosofia e informatica, a cura di L. Floridi Torino 1996; ID., Archiviazione digitale dei dati e adeguatezza della rappresentazione del testo, in Schede umanistiche, n.s. 2 (1999), pp. 208-218; ID, Ambiguit diacritica e markup. Note sulledizione critica digitale, in Soluzioni informatiche e telematiche per la filologia. Atti del convegno. Pavia, 30-31 marzo 2000, <http://lettere.unipv.it/dipslamm/putel/Atti2000/dino_buzzetti.htm>. 5 Sullinfluenza degli strumenti telematici nella ricerca storica vd. P. ORTOLEVA, La rete e la catena. Mestiere di storico al tempo di Internet, in Memoria e Ricerca, 3, 1999, pp. 31-39; G. ABBATTISTA, Ricerca storica e telematica in Italia. Un bilancio provvisorio, in Cromohs, 4 (1999), pp. 1-31, <http://www.unifi.it/riviste/cromohs/4_99/abba.htm>; R. MINUTI, Internet e il mestiere di storico. Riflessioni sulle incertezze di una mutazione, in Cromohs, 6 (2001), pp. 1-75 <http://www.cromohs.unifi.it/6_2001/rminuti.html>; ma si veda soprattutto leccellente lavoro di sintesi di S. VITALI, Un passato digitale. Le fonti dello storico nellera del computer, Milano 2004. 6 Un termine come quello di metafonte, coniato da Jean-Philippe Genet, risulta a tuttoggi congruo per etichettare mi appoggio alle parole di Andrea Zorzi, che di questo concetto ha poi sviluppato le potenzialit quella inedita tipologia di risorse immateriali ed eterogenee che alla riproduzione in formato digitale dei documenti accompagna trascrizioni o edizioni critiche, strumenti informativi (regesti, descrizioni e inventari archivistici, etc.), banche dati, bibliografie, saggi e altri materiali miscellanei, come anche

che risulta meritevole di un analisi storica, e certo non soltanto perch il suo fulmineo processo evolutivo8 copre di gi un arco cronologico pi che quarantennale. Per ritenere linternet degno di interesse storico, sarebbe daltronde sufficiente contestualizzarne il momento genetico, ricordando come questo nuovo mezzo di comunicazione di massa sia in fondo un portato della Guerra Fredda9. Chiariamoci: non spetta certo al medievista la puntuale ricostruzione evenemenziale e valutativa della storia dei new media10, ma vero altres che, nel momento in cui cultura digitale e mezzi telematici si intrecciano cos in profondit con gli strumenti di mediazione della ricerca (riviste, cataloghi di biblioteche, inventari archivistici, repertori bibliografici ecc.) e con le fonti (siano esse documentarie, cartografiche, archeologiche o iconografiche)11, prendere in considerazione la vicenda storica del mezzo di
strumenti di ricerca sempre pi affinati (motori e softwares dedicati). Cfr. J. Ph. GENET, Source, Mtasource, Texte, Histoire, in F. BOCCHI, P. DENLEY (a cura di), Storia & Multimedia. Proceedings of the Seventh International Congress of the Association for History and Computing, Bologna 1994, pp. 3-17; A. ZORZI, Documenti, archivi digitali, metafonti, in Archivi e computer, 3 (2000), pp. 274-291, <http://www.storia.unifi.it/_PIM/AIM/metafonti.htm>. 7 Adotto la felice definizione di cui si serve Lorenzo De Carli per evidenziare come, essendo composta di molte aree distinte, la rete appaia appunto pi che un solo universo un multiversum. Cfr. L. DE CARLI, Internet. Memoria e oblio, Torino 1997, p. 56. 8 Effettivamente, linternet il medium che si diffuso pi velocemente nella storia delle comunicazioni di massa. Cfr. M. CALVO F. CIOTTI G. RONCAGLIA M. A. ZELA, Internet 2000. Manuale per luso della rete, Roma-Bari, 1999, p. 433. 9 Linternet originariamente Arpanet difatti una ideazione del Dipartimento della difesa statunitense, che, agendo mediante una propria agenzia creata ad hoc (Advanced Research Project Agency), intese implementare un sistema di telecomunicazione atomizzato in pi nodi interconnessi. Tali nodi, dislocati in luoghi diversi del territorio nazionale, avrebbero affiancato o sostituito i tradizionali sistemi di comunicazione nel caso in cui questultimi fossero stati seriamente danneggiati nel corso di un conflitto bellico. Linternet, perci, nasce letteralmente come rete a prova di bomba, come ebbe a notare argutamente Giuseppe Gigliozzi. Cfr. G. GIGLIOZZI, Introduzione alluso del computer negli studi letterari, Milano 2003, p. 163. La storia dellinternet ricostruita in K. HAFNER, M. LYON, La storia del futuro. Le origini di Internet, Milano 1998; J. GILLIES, R. CAILLIAU. Com nato il Web, Milano 2000; T. BERNERS LEE, Larchitettura del nuovo web. Dallinventore della rete, il progetto di una comunicazione democratica, interattiva e intercreativa, Milano 2001; M. CASTELLS, La galassia Internet, Milano 2002. 10 Cfr. G. BETTETINI, F. PASQUALI (a cura di), Le nuove tecnologie di comunicazione, Milano 1993; G. BETTETINI, S. GARASSINI, B. GASPARINI, N. VITTADINI, I nuovi strumenti del comunicare, Milano 2001; F. PASQUALI, I nuovi media. Tecnologie e discorsi sociali, Roma 2003. 11 Sia beninteso che differentemente da quanto avviene per gli storici della contemporaneit, per i quali i mezzi di comunicazione di massa restano spesso vincolanti per lindagine la rete non ha arricchito lo spettro di fonti cui il medievista usa abitualmente riferirsi, ma ha semmai modificato, rendendoli pi confortevoli e tempestivi, i mezzi tramite cui alcune tipologie di fonti sono raggiungibili e interrogabili. Riflessioni sullequazione media = fonte storica, si trovano in G. GALASSO, Nientaltro che storia. Saggi di teoria e metodologia della storia, Bologna 2000, pp. 346 ss.

comunicazione di cui si fruisce quotidianamente diviene importante anche per lo specialista del Medioevo, nella misura in cui tale mezzo va appunto a rideterminare prassi che non sono soltanto di natura euristica12, ma anche di natura scrittoria13, ecdotica14 e didattica15. Con linternet, insomma, si fa storia, ma linternet anche storia16, dato che non certo esagerato pensare le reti telematiche come vere e proprie infrastrutture fondamentali della societ odierna, nella misura in cui lo sono state, e lo sono tuttora, le reti stradali e ferroviarie17. E come tutte le infrastrutture, daltronde, le reti telematiche attraggono e muovono lintera gamma degli interessi umani, da quelli sacri a quelli profani. Riferendosi al ruolo economico ed ecumenico (potremmo anche dire econumenico, azzardando lennesimo neologismo dellera digitale) rivestito oggi dallinternet nella sua qualit di summa degli strumenti telematici, allora giusto considerare questo mezzo di comunicazione come il luogo di cucitura tra il tempo della Chiesa e quello del mercante. La rete, fa notare Federico Valacchi, sta insomma avviandosi a divenire nello stesso tempo strumento
Se valutiamo come mediante la rete anche gli strumenti, gli studi e le riviste risulteranno raggiungibili in modo sempre pi veloce, si pu ragionevolmente sostenere che la professione storica andr sempre pi stanzializzandosi. E non detto comunque che tale evoluzione sia da avversare. Limitare i propri spostamenti fisici significher difatti incrementare il tempo a disposizione per lo studio e per la pratica scrittoria. Con ci non intendo sminuire la centralit per qualsiasi storico di un rapporto in vivo con le fonti, ma certo asserire che la rete torner sempre pi indispensabile per le operazioni perimetrali di ricognizione bibliografica e documentaria (prima della ricerca) e di verifica-rifinitura (dopo la ricerca). 13 Cfr. A. ZORZI, Linguaggi storici e nuovi media: qualche considerazione, in Medioevo preso in rete. Una guida selezionata alle risorse telematiche per lo studio e per la ricerca, a cura di ID., PIM, 2002, <http://www.dssg.unifi.it/scriptorium/az/newmedia.htm>, [a stampa in Comunicare storia, atti del seminario (Arezzo, 22-23 febbraio), numero monografico di Storia e problemi contemporanei, 29 (2002), pp. 161-169]. 14 Cfr. A. CADIOLI Dalleditoria moderna alleditoria multimediale. Il testo, ledizione, la lettura dal Settecento ad oggi, Milano 2001, soprattutto pp. 55-91; B. LONGO, La nuova editoria. Mercato, strumenti e linguaggi del libro in internet, Milano 2001. 15 Che si tratti o meno di questioni oziose, non pu per esempio sfuggire come linternet sia da considerarsi agente corrosivo dei presupposti sui quali si struttura da sempre la formazione universitaria. Secondo Lucio Gallino, la rete ha addirittura minato i capisaldi del sistema epistemologico universitario, incrinando lidea che il mondo fosse comprensibile e, per conseguenza, che fossero prontamente disponibili modelli del mondo che consentivano di abbracciarlo. Insomma, laddove la comprensibilit del mondo richiedeva lindividuazione di confini, lidea stessa di questi viene nella rete a svanire. Oggi la vera sfida allora quella di volgere proprio alla rete, vale a dire allo strumento che ha contribuito a tale logoramento, per servirsene nei processi di formazione universitaria. Cfr. L. GALLINO, LUniversit corrosa dalla Rete, in La Repubblica, XXVIII, gioved 30 gennaio 2003, p. 36. 16 Sullimportanza dellinternet allinterno della storia dei mezzi di comunicazione di massa, vd. F. BARBIER, C. BERTHO LAVENIR, La storia dei media. La comunicazione da Diderot a Internet, Milano 2002. 17 F. CIOTTI G. RONCAGLIA, Il mondo digitale. Introduzione ai nuovi media, Roma-Bari 2000, p. 126.
12

di evangelizzazione e pilastro (sia pure traballante) sulleconomia mondiale18. Non va poi tralasciato un altro aspetto il fondamentale, forse per comprendere appieno come il profilo storico della rete risulti importante anche presso gli studiosi del Medioevo. La storia della stampa, quella della scrittura e del libro sono da tempo oggetto di studi storici indicati, e non solo di carattere squisitamente settoriale, ma aperti anzi a un utilizzo obliquo e transdisciplinare.19 Basti ad esempio pensare agli studi condotti da Henry-Jean Martin, da Armando Petrucci e da Attilio Bartoli Langeli sulla storia della scrittura o a quelli condotti da Guglielmo Cavallo e Roger Chartier sulla storia del supporto-libro. Le indagini condotte da questi studiosi risultano in effetti patentemente diagonali a pi settori umanistici; a esse possono attingere ricercatori di diversa formazione e con differenti finalit. in questo preciso significato che alla rete va riservato il nostro interesse. Esattamente come il libro, come la scrittura, come la stampa, linternet uno strumento di conoscenza e di comunicazione che ha condizionato, plasmato e sovvertito i modi, i tempi e i contenuti del sapere. Giova sottolineare dunque che la storia, e nel nostro caso specifico la storia medievale, oggi come ieri, anche storia della comunicazione. Entro questo stato di cose si inserisce certo non casualmente la nascita recente dellInformatica umanistica, disciplina che sorta dallindividuazione di quelle problematiche comuni a tutte le tradizioni disciplinari umanistiche, laddove queste sintersecano con i nuovi strumenti e le nuove forme della comunicazione costituisce linevitabile liason fra due ambiti di studio, informatica e scienze umane, la cui dialettica diventa inevitabile giacch inscritta nel genoma di entrambe20. Linformatica umanistica e questa pi che unimpressione va sempre pi prefigurandosi come disciplina ausiliaria anche per gli studi medievali. Sar
F. VALACCHI, I siti web come strumento per la ricerca archivistica, Archivio Storico Italiano, CLX, 593 (2002), disp. III, p. 589. 19 Gino Roncaglia ha constatato come proprio chi ha messo in rilievo la portata dei cambiamenti introdotti dalla rivoluzione gutemberghiana nelle forme della testualit si disinteressi ora delle peculiarit e delle potenzialit della testualit elettronica, dellinterattivit, dellintegrazione multimediale, non intravedendo nellInformatica umanistica la disciplina tramite cui approfondire tematiche quali levoluzione del libro o della scrittura, le nuove forme di comunicazione allinterno della comunit scientifica. Cfr. G. RONCAGLIA, Informatica umanistica: le ragioni di una disciplina, in <http://www.merzweb.com/testi/saggi/informatica_umanistica.htm> [a stampa in Intersezioni, 4 (2002), pp. 353-376]. Per un inquadramento generale della disciplina, cfr. T. ORLANDI, Informatica umanistica, Roma 1990; G. GIGLIOZZI, Il testo e il computer. Manuale di informatica per gli studi letterari, Milano 1997; ora nella nuova edizione a cura di Fabio Ciotti, GIGLIOZZI, Introduzione alluso del computer cit. Si veda inoltre G. GIGLIOZZI, R. MORDENTI, A. ZAMPOLLI, La bella e la bestia (Italianistica e informatica), in A tre voci. Seminari dellIstituto di Filologia Moderna. Universit degli studi di Parma, 2 (2000). 20 RONCAGLIA, Informatica umanistica cit.
18

proprio da questo ambito di indagini, insomma, che proverranno le risposte a tutte quelle questioni di natura metodologica, speculativa o cognitiva21 che, per ovvie ragioni di coerenza disciplinare, non possono trovare spazio allinterno dei singoli insegnamenti umanistici. Allinformatica umanistica, in definitiva, non ci rivolgeremo soltanto per ottenere delucidazioni di banale profilo tecnico-operativo, ma anche per essere aggiornati sui progressi delle tecnologie digitali e sullo stato dellarte della riflessione teorica a proposito di new media. Ci detto, non va comunque dimenticato che la medievistica che del resto ha frequentato linformatica sin dai suoi albori si rapportata allinternet piuttosto presto. Consapevolezza, rigore e una certa dose di temerariet non sono infatti mancati a quegli studiosi (un ristretto gruppo inizialmente, ma che nel giro di pochi anni riuscito a rendere partecipe la propria comunit di riferimento) che, anche in Italia22, hanno guardato al mondo digitale in modo dubbioso ma non apocalittico, fiducioso ma non infervorato. Credo che questo sguardo composto e analitico sia per lo pi il frutto di un approccio empirico ai nuovi media. stato un confronto vissuto sul campo, ovvero in continuo contatto con le metodologie telematiche23,
Siccome linternet fruito massicciamente soltanto da pochi anni, impostare considerazioni risolute sui processi cognitivi appare senza dubbio prematuro. noto che ogni mutamento tecnologico sia pi rapido e pi rapidamente avvertibile del mutamento culturale di cui causa. Basti osservare che sulle modificazione impresse dalla televisione ai processi cognitivi si possono trarre conclusioni assennate soltanto oggi, a pi di un cinquantennio di distanza dalla diffusione di massa di tale mezzo. Sul rapporto tra televisione e processi di apprendimento mi sembrano degni di nota, ancorch draconiani, i giudizi espressi da Giovanni Sartori, in particolare laddove vengono presi in considerazione gli irreversibili guasti antropogenetici che la televisione avrebbe determinato nei processi conoscitivi umani. Secondo Sartori, lhomo videns (lessere formatosi davanti alla televisione) e la sua naturale prosecuzione in homo digitalis sarebbero oramai disabituati allelucubrazione, nonch allutilizzo e alla comprensione delle figure metaforiche. Cfr. G. SARTORI, Homo videns. Televisione e post-pensiero, Roma-Bari 1999, p. 14. 22 Per la variet delle angolature da cui la metamorfosi digitale stata letta, essenziali momenti di sintesi e di riflessione sono state le giornate di studio: Medioevo in Rete tra ricerca e didattica, convegno organizzato da Roberto Greci e Daniela Romagnoli che si tenuto a Parma il 24 gennaio 2001, gli atti sono confluiti in Medioevo in rete tra ricerca e didattica, a cura di R. Greci, Bologna 2002; Medium-evo. Gli studi medievali e il mutamento digitale. I workshop nazionale di studi medievali e cultura digitale, Firenze, 2122 giugno, 2001 (la pubblicazione degli atti prevista entro la fine del 2004), <http://www.storia.unifi.it/_PIM/medium-evo/>; Didattica delle discipline umanistiche e trasformazione digitale. Mutamenti e resistenze. II workshop nazionale di studi medievali e cultura digitale (Trento, 21-22 giugno 2002), <http://www.storia.unifi.it/_PIM/CILMI/ws/default.htm>; La ricerca digitale. Esperienze a confronto, IV workshop nazionale di studi medievali e cultura digitale, Firenze 18 giugno 2004. 23 Di questo approccio pratico stata fondamentale testimonianza il I Seminario e laboratorio di formazione su Studi medievali e cultura digitale che promosso dal Coordinamento delle iniziative on line per la medievistica italiana (Reti Medievali. Iniziative on line per gli studi medievistici; Scrineum. Saggi e materiali on-line di scienze
21

che ha consentito insomma a questi studiosi di distinguere ci che effettivamente sarebbe cambiato nel proprio mestiere da ci che era superfluo paventare. Si evitato cos di declinare liniziale disorientamento di fronte allinternet (e al suo inedito glossario) nei due soliti atteggiamenti fieramente antitetici che, contraddistinguono il sopraggiungere di ogni nuova tecnologia in ambito accademico: misoneismo (intolleranza epidermica per linedito) e neofilia (adesione incondizionata a qualsiasi dernier cri delle scienze tecnologiche). Forse, stato prontamente compreso che questi due orientamenti erano solo in apparenza incompatibili e perdurassero viceversa in ciascuna coscienza individuale sotto forma di un binomio in continuo assestamento, smosso da quei due sentimenti paura e desiderio dal cui turbolento conflitto scaturiscono da sempre la gran parte dei pi alti prodotti dellintelletto e delle umane frustrazioni. Sta di fatto che stata questa posizione a collocare i nuovi mezzi di comunicazione di massa entro la loro reale dimensione. Cos, in ambito medievistico, latteggiamento oggi prevalente quello che considera gli strumenti telematici un completamento degli usuali strumenti del mestiere di storico. Non di sostituzione o di rinnovamento radicale di consuetudini inveterate si dovrebbe quindi disquisire, ma di una ben pi sensata giustapposizione e integrazione tra vecchi e nuovi strumenti di lavoro. Riflettere sulle responsabilit professionali del medievista, riflettere sugli strumenti di questo lavoro, riflettere addirittura sul senso odierno degli studi medievali: anche a questo ha indotto il mutamento digitale, va riconosciuto. La rete, in definitiva, come se avesse rivitalizzato il settore medievistico, invitandolo a ripensare e rimodulare le proprie abitudini. valutato proprio sotto tale aspetto che linternet mi conduce a Vito Fumagalli, il quale quasi istintivamente sapeva guidare il Medioevo fuori dagli archivi, dalle biblioteche e dai musei per situarlo tra le cose viventi, sforando in tal modo dalla convenzionalit dei confini cronologici e disciplinari fissi e invalicabili. Pi ancora che negli scritti, questa forte apertura alla contemporaneit e al vivente, mi pare emergesse soprattutto nel corso delle lezioni, quando Fumagalli illustrava mediante avvincenti digressioni le tracce di Medioevo rinvenibili nella Recherche proustiana, nelle sperimentazioni pittoriche di Victor Hugo, nei componimenti musicali di Richard Wagner o nelle architetture similcastrensi di taluni centri commerciali emiliani. Ecco perch la sua concezione della storia mi
del documento e del libro medievali; e Scriptorium del Polo informatico medievistico dell'Universit di Firenze) si tenuto dal 2 al 7 settembre 2002 presso il Dipartimento di Scienze Storiche Geografiche Carlo M. Cipolla dellUniversit di Pavia. Per un resoconto di queste giornate, vd. S. BORDINI, Studi medievali e cultura digitale (2-7 settembre, 2002), Nuova Rivista Storica, LXXXVII, fasc. II (2003), pp. 491-496. Il successo di questa settimana seminariale confermato dal fatto che nel 2004 si giunti alla terza edizione dellappuntamento, <http://dobc.unipv.it/seminario>.

sempre parsa non solo esistenziale, come del resto opportuno riconoscere sia stata, ma anche quasi antiteticamente pragmatica 24. Nulla in effetti pi utile e, appunto, pratico per un lettore di storia che trovarsi di fronte a uno studioso che gli permetta di scorgere eventuali segni di continuit o scollamenti tra sistemi culturali e strutture mentali appartenenti a et differenti. Facendo miei i suggerimenti (che definire metodologici sarebbe davvero restrittivo) che Vito Fumagalli ci dispensava a lezione, raduno ora le seguenti considerazioni. Sia chiaro che, essendo queste incentrate sul rapporto tra storia medievale e mezzi telematici, nulla hanno in comune con gli interessi principali dello storico parmense, il quale per di pi venne a mancare proprio nellanno stesso (il 1997) in cui linternet iniziava solo timidamente diffondersi in Italia. Il mio contributo trova semmai la propria ragione dessere su un pi solido punto di raccordo con gli studi fumagalliani: il territorio emiliano. Questa area che senzaltro stata lambito privilegiato delle indagini di Fumagalli oggi infatti il perno su cui ruota Emilia Medievale. Risorse per lo studio delEmilia nel Medioevo, un sito web che, ideato da Roberto Greci e dal sottoscritto, si propone di mettere a disposizione del ricercatore e dello studioso pi generico saggi, strumenti e fonti per affrontare, secondo differenti livelli, lo studio dellEmilia nel periodo medievale25. Prima di addentrarmi nella descrizione della struttura di questo repertorio di risorse on line, ritengo per opportuno precisare di che cosa parliamo quando parliamo di Emilia medievale. Diciamo subito che tale definizione risente dellinevitabile artificiosit di ogni etichetta applicata a posteriori, dal momento che, conciliando passati e presenti confini geografici, non tiene conto dellodierno perimetro regionale. Con questa espressione, intendiamo infatti delimitare ci che in verit nel Medioevo non era mai stato demarcato, non esistendo pi lAemilia (Octava regio augustea). In sostanza, sotto la dicitura Emilia medievale comprendiamo quel tratto della regione Emilia-Romagna in cui, procedendo da est verso ovest, lattuale via Emilia incrocia sul proprio tragitto le citt e i territori di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza. dellEmilia occidentale, insomma, che stiamo parlando; una Emilia in vitro, con contorni tutti
Anche Massimo Montanari ha rammentato come gli interessi di studioso di Vito Fumagalli furono tuttaltro che racchiusi nella pagina scritta, dato che essi guardavano sempre fuori, allimpatto che poteva derivarne sul lettore, sul suo modo di percepire la realt, di pensare il territorio, di organizzare nei limiti in cui ciascuno pu farlo il proprio intervento nel mondo. Cfr. M. MONTANARI, Ricordo di un maestro. Vito Fumagalli 1938-1997, in Intersezioni 2 (1997), p. 180. 25 Il sito, supervisionato scientificamente da Roberto Greci, annovera nel proprio organico anche Marina Gazzini, responsabile insieme al sottoscritto della redazione. I redattori di Emilia Medievale sono: Francesco Bianchi, Elda Biggi, Valeria Braidi, Fabrizia Dalc, Tommaso Duranti, Massimo Guenza, Stella Lepri, Adelaide Ricci. Webmaster del sito Alfredo Cosco.
24

ridisegnati che vanno a escludere due importanti citt oggi emiliane come Bologna e Ferrara, perch storicamente troppo dissimili dalle altre realt cittadine sopra elencate26. Riteniamo nondimeno che lambito appena circoscritto sia con ragionevolezza studiabile come territorio a s stante, e questo in virt di talune manifeste affinit che, su pi fronti (primariamente di carattere istituzionale e politico), lo rendono coerente sotto il profilo storico. Possiamo per esempio rilevare come, considerando quale limes tra Longobardia e Impero (tra cultura germanica e cultura bizantina) il fiume modenese Panaro27, facciano parte dellovest emiliano tutte quelle realt urbane che in et alto medievale ospitarono insediamenti longobardi. Non secondariamente, e ci come effetto stesso del dominio longobardo, questo territorio considerabile nella sua qualit di area di strada28. La stradalit diviene cio determinante nel trasformare questa porzione di Emilia in uno snodo territoriale nevralgico. In questarea, insomma, emergono appieno come puntualizzato da Giuseppe Sergi le funzioni esercitate dallitinerario stradale come canalizzatore di sviluppi sociopolitici, come generatore di modelli sociali e insediativi29, come

Nel basso Medioevo, tra le citt della vecchia Emilia longobarda e quelle della Romnia, ora papali, Ferrara e Bologna si situeranno precisamente come una vera e propria cerniera. Cfr. A. VASINA, Il mondo emiliano-romagnolo nel periodo delle Signorie (secoli XIII-XVI), in A. BERSELLI (a cura di), Storia dellEmilia-Romagna, I, Bologna 1976, p. 676. Si veda inoltre R. GRECI, Gli stati minori della Padania: un anacronismo funzionale, in Storia della societ italiana, VIII, Milano 1988, pp. 203-232. 27 Sui fluidi confini tra parte longobarda e parte bizantina (in et rotariana definitivamente fissati sul Panaro), vd. C. AZZARA, I territori di Parma e Piacenza in et longobarda, in R. GRECI (a cura di), Studi sullEmilia occidentale nel Medioevo: societ e istituzioni, , Bologna 2001, pp. 25-41, pp. 26 ss. 28 Con larea di strada si vuole negare lidea che le vie medievali, anche quelle pi curate dai poteri maggiori come la via Francigena, fossero caratterizzate da un tracciato nettamente disegnabile. Larea di strada il territorio con cui interagiscono transiti varabili ma duraturi nel tempo: teatro di direzioni di flusso che sarebbe sbagliato precisare troppo, contiene varianti di percorso [], assiste a oscillazioni dello stesso percorso principale, costituisce bacino di condizionamento della strada sul territorio e sulla societ locale: cfr. G. SERGI, Evoluzione dei modelli interpretativi sul rapporto strade-societ nel Medioevo, in R. GRECI (a cura di), Unarea di strada: lEmilia occidentale nel Medioevo, Bologna 2000, p. 4. 29 Si pensi soltanto ai numerosi borghi franchi fondati ex novo per volont signorile o principesca sui tratti stradali emiliani nel corso del XII e soprattutto XIII secolo. La fondazione di queste ville franche procedeva ovviamente da pi ragioni, non ultima quella di controllo economico e militare del territorio. Non un caso che diversi borghi franchi siano ubicati lungo aree di confine e di frizione. Si pensi ad esempio alla posizione di Rubiera che, fondata nel 1201, ancora oggi lultimo insediamento reggiano prima di Modena. Sui borghi franchi emiliani, vd. A. I. PINI, La politica del comune citt-stato nellItalia padana, in Unarea di strada: lEmilia occidentale nel Medioevo cit., pp. 152 ss.; A. A. SETTIA, La fondazione dei borghi nuovi in et medievale, in Castel San Giovanni, ieri e oggi: 1290-1990, Piacenza 1990, pp. 49-54. Per il caso rubierese, cfr. L. ARTIOLI, Circa castrum Yrberie. La nascita di un borgo franco, Rubiera 2003. Sui borghi

26

motore di processi storici e, infine, come regolatore, dei rapporti tra re e principi territoriali con i signori locali30. Se poi ci riferiamo ai regimi comunali sorti allinizio del XII secolo, tanto per Modena e Reggio quanto per Parma e Piacenza, la magistratura consolare fu costituita dagli esponenti di quel patriziato urbano che, tra X e XI secolo, era cresciuto allombra del potere vescovile. Studi rigorosi hanno inoltre certificato che, in questa prima fase di sviluppo del movimento comunale, per tutte e quattro i comuni il processo di comitatinanza fu debole e incompleto31. Quandanche si verific lassoggettamento dei territori del contado da parte dei comuni (ed questo il caso di Piacenza), si tratt pur sempre di un controllo moderato dalla ingombrante presenza nel territorio extracittadino dei dominatus signorili e dai grandi complessi abbaziali, con i quali appunto occorreva fatalmente scendere a compromissori patti di concordia32. Non va inoltre tralasciato che, a cavallo tra XIV e XV secolo, e proprio a causa della presenza nei territori a esse afferenti di una aristocrazia feudale indomabile, queste quattro citt emiliane presentano un ulteriore comune denominatore che le rende oggi studiabili organicamente. Modena, Reggio, Parma e Piacenza non sono infatti mai riuscite a produrre in et medievale signorie cittadine autoctone di rilievo. A pi riprese, Giorgio Chittolini ha avuto modo di riscontrare come fu anzi proprio questo vuoto di potenza, questa assenza di egemonie signorili locali di una certa entit e durata, il tratto distintivo dellEmilia occidentale nel Medioevo. Per questo periodo si constata insomma lassenza di un centro capace di porsi come nucleo di aggregazione delle altre citt emiliane e dei loro contadi33. Va da s che, mancando un baricentro politico, manc altres la percezione di una dimensione regionale autonoma, tanto che, come abbiamo gi detto, nelle fonti dellepoca mai si parla di Emilia. Fu anche questo vuoto di potere a trasformare lEmilia occidentale in una zona di confine, dove i grandi potentati forestieri si incontravano e scontravano nel tentativo di esercitare il proprio controllo su citt delle quali certo non trascuravano le capacit economiche e la crucialit nelle comunicazioni. Si comprende, dunque, la ragione per cui, secondo modalit
franchi in generale si veda invece R. COMBA, A. SETTIA (a cura di), I borghi nuovi. Secoli XII-XIV, Cuneo 1993. 30 SERGI, Evoluzione dei modelli interpretativi cit., pp. 10 ss. 31 G. M. VARANINI, Dal comune allo stato regionale, in La Storia. I grandi problemi del Medioevo allItalia Contemporanea, diretta da N. TRANFAGLIA M. FIRPO, I, Torino 1989, p. 700. 32 G. M. VARANINI, Lorganizzazione del distretto cittadino nellItalia padana nei secoli XIII-XIV (Marca Trevigiana, Lombardia, Emilia), in G. CHITTOLINI, D. WILLOWEIT (a cura di), Lorganizzazione del territorio in Italia e Germania, Bologna 1994, pp. 233 ss. 33 G. CHITTOLINI, Il particolarismo signorile e feudale in Emilia fra Quattro e Cinquecento, in La formazione dello stato regionale e le istituzioni del contado. Secoli XIV e XVI, Torino 1979, p. 255.

10

e decorsi differenti, questi centri urbani unitamente ai propri territori furono pesantemente influenzati dallegemonia politica delle maggiori famiglie del Nord Italia: Visconti, Sforza, Este e Gonzaga. Le ragioni di questa assenza di potere vanno ricondotte a quel riottoso particolarismo signorile che, dalle terre del contado, condizion in modo profondo la politica cittadina e, per conseguenza, anche quella viscontea (Reggio, Parma e Piacenza) ed estense (Modena). Nel corso del XIV e XV secolo, dominando queste citt, i Visconti e gli Este si configurarono in pratica come supervisori e come disciplinatori dei rapporti conflittuali tra i poteri feudali arroccati nelle fortezze disseminate lungo il contado modenese, reggiano, parmense e piacentino34 e le famiglie patrizie ai vertici delle magistrature comunali delle singole citt. Si trattava di due realt, quelle feudali-comitatine e quelle urbane-comunali, che sappiamo essere ancora in continua contrapposizione ancora alla fine del Quattrocento35. La persistente asprezza dei contrasti tra comuni e aristocrazia feudale derivava dallambizione dei signori del contado di configurare i propri domini come piccoli Stati signorili che, pur riconoscendo la superiorit visconteo-sforzesca, intendevano da questi ultimi farsi riconoscere come alleati piuttosto che vassalli (prediligendo il patto di aderenza al pi vincolante rapporto vassallatico). Questo fu lostacolo reale allo sviluppo di uno Stato regionale unitario emiliano36. Mi rendo conto di avere rozzamente snellito circostanze storiche che furono in realt nientaffatto rettilinee.
Si trattava delle famiglie autoctone che prima dallarrivo dei Visconti e degli Este signoreggiavano in citt. questo il caso dei Fogliani di Reggio Emilia, che, dopo aver ceduto la citt ai Gonzaga nel 1335, ottengono le giurisdizioni di Scandiano e altri abitati del contado reggiano. Stesse modalit di successione sono riscontrabili per Modena, dove i Pio lasciano la citt agli Estensi per arroccarsi a Carpi e San Felice. Anche per Piacenza si riscontra una situazione simile: gli Scotti cedettero la citt ai Visconti per poi spostarsi nel contado. Cfr. Ibidem, pp. 258 ss. 35 Per quanto concerne Parma, ad esempio, il compilatore anonimo del Diarium parmense che sviluppa il proprio racconto entro un arco cronologico i cui estremi sono il 1477 e il 1482 lascia una dettagliata testimonianza dei continui conflitti tra le casate feudali di Parma (Rossi, Pallavicino, Sanvitale, da Correggio), appoggiate in citt da rispettive squadre armate. Cfr. Diarium parmense auctore Anonymo, cur. L. A. Muratori, RIS, XXII, Mediolani 1733. La complicata situazione quattrocentesca di Parma descritta in R. GRECI, Parma nella realt politica padana del Quattrocento, in Parma e lUmanesimo italiano. Atti del convegno internazionale di studi umanistici (Parma, 20 ottobre 1984), Padova 1986, pp. 9-38, ora in IDEM, Il travaglio quattrocentesco e lesplosione del disagio, in ID., Parma medievale. Economia e societ nel Parmense dal Tre al Quattrocento, Parma 1992, pp. 198-226; per Parma, si veda anche M. GENTILE, Terra e poteri. Parma e il Parmense nel ducato visconteo allinizio del Quattrocento, Milano 2001. Per Reggio Emilia, il macchinoso e ambiguo rapporto tra feudalit, poteri comunali e squadre in et viscontea sviscerato in A. GAMBERINI, La citt assediata. Poteri e identit politiche a Reggio in et viscontea, Roma 2003, pp. 11 ss., p. 15, pp. 36-40, pp. 57-60, pp. 147-242; IDEM, La faida e la costruzione della parentela. Qualche nota sulle famiglie signorili reggiane alla fine del Medioeovo, in Societ e storia, 94 (2001), pp. 659 ss. 36 CHITTOLINI, Il particolarismo signorile e feudale cit., pp. 266-269.
34

11

Ciononostante ritengo di aver delineato motivazioni sufficienti per ritenere questa porzione di Emilia racchiudibile entro una etichetta plausibile, ancorch fittizia. Fatte le necessarie precisazioni cartografiche, entriamo finalmente a trattare delle ragioni che ci hanno spinto a ideare e realizzare Emilia Medievale. Questo repertorio tematico di risorse nasce anzitutto da una esigenza che credo sia avvertita da qualsiasi studioso di storia nelle fasi preliminari della ricerca. Sto riferendomi a quella (spesso scoraggiante) disseminazione di fonti, di strumenti e di studi che lo storico deve ricomporre e armonizzare nella parte iniziale della propria indagine. Ecco allora che questo repertorio potrebbe realmente consentire il superamento della frammentariet di questi ambiti e momenti differenti di cui si compone linvestigazione, predisponendo presso un unico spazio, on line appunto, risorse utili a indirizzare e attivare la propria ricerca. In secondo luogo, in quanto studiosi del Medioevo, avvertiamo lesigenza di riappropriarci del nostro campo di interessi, che nella rete sembra invece essere, se proprio non colonizzato, quantomeno fuorviato da una non trascurabile quantit di pagine web di dubbio gusto e di chiara improbabilit, dalle quali emerge di frequente un Medioevo che, inteso per lo pi come pretesto o come altrove, come fuga o come deformazione filmico-fumettistica, sembra adatto al vaglio critico degli psicanalisti (o pi consono, comunque, ad una storiografia percettiva)37 piuttosto che a quello dei medievisti. Va chiarito che si tratta pur sempre di prodotti che risultano in fin dei conti inoffensivi e persino divertenti, ma che al contempo sono da controindicare a chiunque si appresti a ricostruire il passato in maniera corretta, anche se mediante indagini condotte a livello domestico e per fini dichiaratamente amatoriali. Limpegno in prima persona dello specialista va pertanto nella direzione di assicurare allutente della strada uno spazio ben delimitato entro cui la storia trattata professionalmente risulti subito individuabile. Circoscrivere adeguatamente un ambito di studio significa soprattutto servirsi di parametri formali ricorrenti che, nella loro similitudine o uniformit, assicurino unimmediata riconoscibilit alle produzioni web di spessore scientifico. Lo studioso verr senza dubbio facilitato nel ritrovare la stessa ratio organizzativa e tematica e analogie di funzionamento in pi siti: questo un primo passo per iniziare a riconoscere le realizzazioni di spessore scientifico. Sobriet cromatica, strutture semplici, moderazione nellutilizzo delle tecnologie la page (come Macromedia Flash, ad esempio), pagine di
Come, pur non riferendosi alla rete, ha inteso plasticamente definire Giuseppe Sergi la storiografia delle distorsioni. Cfr. G. SERGI, La rilettura odierna della societ medievale: i miti sopravvissuti, in Medioevo reale, Medioevo immaginario. Confronti e percorsi culturali tra regioni dEuropa. Atti del convegno, Torino 26 e 27 maggio 2000, Torino 2002, p. 89.
37

12

default chiare con chiari rimandi agli atenei di appartenenza mi sembrano criteri indispensabili per aiutare lutente inesperto a districarsi nella selva selvaggia di data smog e di pubblicazioni digitali inattendibili. Daltro canto, questa essenziale funzione di sostegno nelle operazioni di scrematura non risulterebbe vantaggiosa soltanto a chi ne fruisce, ma anche a chi la esercita. Il medievista potrebbe in effetti riproporsi in una veste aggiornata al proprio uditorio, rinvigorendo cos ulteriormente il proprio ruolo di mediatore delle fonti e degli studi. Anche per questultima ragione sono fermamente convinto che le straordinarie potenzialit mass-mediologiche dellinternet vadano fatalmente impiegate per restituire alla medievistica una dimensione di pubblica utilit. Valutando limportanza di tale prospettiva, abbiamo pensato a una apposita sezione finalizzata a catturare lattenzione degli studenti degli istituti medi superiori. Itinerari, questo il titolo del nostro spazio aperto alla divulgazione, predisporr alcuni percorsi tematici. Si tratter di una sezione in cui verranno pubblicati diversi interventi incentrati sugli aspetti preminenti della vita politica, sociale, economica e culturale del Medioevo emiliano. Caratteristiche di questi saggi di carattere divulgativo comunque compilati da specialisti della materia saranno lesigua lunghezza e il ruolo certo non secondario dellapparato iconografico. Questa sezione vorrebbe insomma rassomigliare il pi possibile a una sorta di manuale digitale, in cui il testo scritto sarebbe integrato da immagini, cronologie, cartine e fonti38. Attraverso questa spazio il sito diventerebbe cos consultabile secondo pi livelli, assumendo una forma stratificata e multitutente modellata sul libro a strati o piramidale teorizzato da Robert Darnton39. Itinerari si presenterebbe inoltre come la sezione pi idonea ove depositare in via definitiva quella cospicua banca dati (alla cui trascrizione digitale io e Massimo Guenza stiamo da tempo lavorando) prodottasi nel corso del progetto di ricerca La Via Francigena, itinerario culturale dEuropa nelle province di Parma e Piacenza40. Lintervento saggistico appositamente dedicato allitinerario francigeno nellEmilia occidentale potrebbe cos rimandare, attraverso appositi collegamenti ipertestuali, alle schede inventariate nel corso di questa ricerca. Senza sottovalutare che la pubblicazione on line di questi dati si presenterebbe come uno dei rari
Lutilizzabilit per fini didattici dellipertestualit e della multimedialit rende sempre pi plausibile la realizzazione di manuali e di libri di testo in formato digitale. Cfr. P. CORRAO, Storia nella rete, storia con la rete, <http://www.unipa.it/~pcorrao/nefftxt.htm> [a stampa in Nuove effemeridi. Rassegna trimestrale di cultura, 52 (2000), III, pp. 5360]. 39 Cfr. R. DARNTON, The New Age of the Book, <http://www.nybooks.com/nyrev/WWWarchdisplay.cgi?19990318005F>. Sulla didattica in rete, cfr. P. GHISLANDI, Webliografia sulla didattica on line, <http://www.storia.unive.it/_RM/didattica/corsi/ghislandiweb.htm>. 40 Cfr. R. GRECI (a cura di), La Via Francigena nellEmilia occidentale. Ricerche archivistiche e bibliografiche, Bologna 2002.
38

13

sguardi specialistici sulla Via Francigena, quando in rete su tale argomento si rintracciano soprattutto siti ideati con finalit scopertamente o malcelatamente turistiche41. Considerato sotto questultimo profilo, il nostro sito potrebbe perci tornare efficace come grimaldello per penetrare nelle abitudini di studio dei pi giovani e degli storici non professionisti al fine di ripresentare loro un Medioevo secondo forme e contenuti scientifici, un Medioevo fatto di studi ma anche e soprattutto di documenti. infatti nostra idea quella di mettere a disposizione degli utenti un catalogo di saggi full text e un corpus virtuale di fonti. Due sono le sezioni che sono state concepite per soddisfare queste esigenze. Biblioteca conterr saggi in versione integrale gi editi o appositamente concepiti per il sito, resoconti di convegni, le cronache seisettecentesche (che abbiamo chiamato Storie erudite) riferibili alle singole citt, e riferimenti dettagliati alle tesi di laurea e di dottorato incentrate sullargomento di nostro interesse; proporremo invece la versione integrale dei lavori di tesi solo nel caso in cui questi siano ritenuti di notevole interesse. La sezione Fonti, una delle principali della nostra realizzazione, presenter invece documenti sia di carattere scritto (fonti narrative e documentarie) sia di carattere non scritto (fonti iconografiche, materiali, cartografiche). Lidea, per lesattezza, sarebbe quella di trascrivere le compilazioni statutarie comunali, ospedaliere e corporative, le cronache cittadine, i libri iurium di ciascuna citt e, parallelamente, in accordo con gli Archivi di Stato e le biblioteche cittadine, acquisire in formato digitale i documenti originali pi significativi. Emilia Medievale offrir anche una serie di Strumenti utili alla ricerca, come i profili bio-bibliografici degli studiosi locali e non che nel tempo si sono cimentati con la storia di questa area42 e una cronologia dettagliata dei principali avvenimenti della storia medievale, che dovrebbe rivelarsi utile a raffrontare le circostanze storiche locali al contesto pi generale degli eventi italiani ed europei. Il calendario delle iniziative convegnistiche e la sezione dei Links (bipartita in una serie di collegamenti che rinviano ai principali siti italiani e una serie invece diretta per quelli internazionali) chiudono il nostro men. Liniziativa evidentemente ambiziosa. Solo il tempo ci far intendere se la fiducia che riponiamo in questo sito sar stata proporzionata alle aspettative. Per ora siamo persuasi nel convincimento che oggi pi che mai, per fare storia, occorra sfruttare appieno le qualit intrinseche delle cosiddette tecnologie relazionali. La rete ci mette in grado di praticare allinterno del medesimo spazio la doppia rotta di un linguaggio scientifico
Cfr. A. SALARELLI, La Via Francigena in Internet, in Ibidem, pp. 287-294. Per Parma e Piacenza, un buon punto di partenza sarebbe gi la Bibliografia generale delle antiche province parmensi, Parma 1974, a cura di FELICE DA MARETO con gli aggiornamenti apportati da R. LASAGNI, Bibliografia parmigiana 1974-1983, Parma 1991.
42 41

14

e divulgativo. Non servirsi di tale potenzialit sarebbe come acquistare un fuoristrada per muoversi soltanto in pianura.

15